I ghiacciai delle Alpi svizzere stanno attraversando una fase di declino senza precedenti, spinti da condizioni meteorologiche estreme che hanno segnato gli anni idrologici 2021/22 e 2022/23, corrispondenti ai rapporti glaciologici 143 e 144 della Commissione Svizzera per l’Osservazione della Criosfera (SKK). Questi due periodi, caratterizzati da un accumulo nevoso invernale eccezionalmente scarso e da temperature estive record, hanno inflitto perdite devastanti sia in termini di lunghezza che di massa glaciale, superando i precedenti picchi di fusione registrati nell’estate del 2003. Il risultato è stato un cambiamento drammatico nel paesaggio alpino: lingue glaciali si sono disintegrate, piccoli ghiacciai sono scomparsi del tutto e serie di osservazioni storiche, condotte per decenni, hanno dovuto essere interrotte a causa dell’impossibilità di proseguire il monitoraggio in condizioni così estreme.
Durante la tarda estate del 2022, sono state effettuate misurazioni della variazione di lunghezza su 71 dei 115 ghiacciai sotto osservazione attiva, mentre nell’autunno del 2023 il numero è salito a 95, grazie a un approccio combinato di rilevamenti sul campo e analisi di immagini aeree ad alta risoluzione. I dati raccolti rivelano un quadro allarmante: i ghiacciai svizzeri hanno subito ritiri annuali eccezionali, con alcuni casi attribuibili al distacco di masse di ghiaccio “morto” – porzioni non più alimentate dal flusso glaciale – e altri legati alla fusione accelerata di sezioni già indebolite da anni di assottigliamento progressivo. Questi fenomeni testimoniano una vulnerabilità crescente, amplificata dalla riduzione dello strato nevoso invernale che normalmente protegge il ghiaccio dall’esposizione diretta alle alte temperature estive.
Le osservazioni del bilancio di massa, condotte con metodo glaciologico diretto su oltre 20 ghiacciai rappresentativi – tra cui Allalin, Basòdino, Clariden, Findelen, Giétro, Gries, Grosser Aletsch, Pers, Plaine Morte, Rhone, Silvretta e Tsanfleuron – forniscono ulteriori dettagli sulla gravità della situazione. Nel periodo 2021/22, i ghiacciai svizzeri hanno registrato tassi di ablazione senza precedenti, con perdite di spessore che in alcune località hanno superato i 4 metri in un solo anno. Complessivamente, si stima che il volume totale di ghiaccio nelle Alpi svizzere sia diminuito del 6% in questo intervallo temporale, un valore che rappresenta una delle contrazioni più rapide mai documentate. Il periodo successivo, 2022/23, non ha offerto tregua: un inverno nuovamente arido, con precipitazioni nevose minime, ha lasciato i ghiacciai privi di un adeguato scudo isolante, mentre l’estate successiva, caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate, ha causato un’ulteriore perdita del 4% del volume residuo. In alcune regioni, il bilancio di massa del 2022/23 è risultato il secondo più negativo dall’inizio delle misurazioni sistematiche, un dato che sottolinea la continuità e l’intensità di questa crisi.
Parallelamente, le misurazioni della velocità superficiale del ghiaccio, effettuate su otto ghiacciai distribuiti nelle Alpi svizzere, hanno evidenziato una tendenza al rallentamento, un segnale inequivocabile della riduzione dello spessore e della capacità dinamica dei ghiacciai. A quote elevate, come al Colle Gnifetti (circa 4500 m s.l.m.), le analisi delle temperature englaciali hanno rivelato profonde alterazioni nel firn – lo strato di neve compattata che precede la formazione del ghiaccio – con episodi di fusione significativi anche a queste altitudini estreme. Questo fenomeno indica che il riscaldamento sta penetrando persino nelle regioni glaciali più alte e fredde, compromettendo la stabilità termica degli strati superficiali e accelerando il processo di deglaciazione.
Le sfide logistiche affrontate dai ricercatori durante questi anni sono state considerevoli. Le condizioni estreme hanno richiesto un impegno straordinario per mantenere operativa la rete di monitoraggio, ma i dati raccolti si sono comunque mantenuti di alta qualità, offrendo una documentazione preziosa di un periodo che potrebbe segnare un punto di non ritorno per i ghiacciai svizzeri. Questi rapporti non sono solo una cronaca scientifica: sono un monito urgente sulla rapidità con cui il cambiamento climatico sta trasformando uno degli ecosistemi più iconici e sensibili d’Europa.
Evoluzione Storica e Scientifica dei Rapporti Glaciologici Svizzeri: Una Cronaca Ultracentenaria
La tradizione di monitoraggio sistematico dei ghiacciai svizzeri ha radici profonde che risalgono al 1880, quando François-Alphonse Forel (1841-1912), eminente scienziato svizzero e pioniere della limnologia e glaciologia, avviò la pubblicazione dei primi rapporti annuali sulle variazioni glaciali nelle Alpi svizzere. Questo sforzo iniziale, nato in un’epoca di crescente interesse per i fenomeni naturali e i cambiamenti ambientali, segnò l’inizio di una delle serie di dati glaciologici più longeve al mondo. I primi due rapporti, pubblicati sulla rivista ”Echo des Alps”, rappresentarono un’introduzione preliminare al lavoro di Forel, mentre i successivi, dal numero 3 al 90, trovarono spazio negli annuari del Club Alpino Svizzero (SAC), un’organizzazione che per decenni ha sostenuto la ricerca scientifica in ambiente alpino. A partire dal rapporto numero 91, la pubblicazione assunse una forma più autonoma sotto l’egida dell’Accademia Svizzera di Scienze (SCNAT), con un riassunto che continuava a essere riportato sulla rivista del SAC, garantendo così una diffusione sia specialistica che divulgativa.
Il contributo di Forel, che coprì i rapporti dal numero 1 al 15 (1880-1894), fu fondamentale per gettare le basi metodologiche della glaciologia svizzera. Negli anni successivi, collaborò con studiosi come L. Du Pasquier (rapporti 16-17, 1895-1896), M. Lugeon ed E. Muret (rapporti 18-27, 1897-1906), fino a includere P.L. Mercanton ed E. Argand (rapporto 28, 1907), costruendo una rete di competenze che ampliò la portata delle osservazioni. Dopo la morte di Forel nel 1912, la direzione passò a figure come E. Muret e P.L. Mercanton (rapporti 33-34, 1912-1913), con quest’ultimo che assunse un ruolo dominante dal 1914 al 1949 (rapporti 35-70), consolidando un periodo di continuità e standardizzazione delle misurazioni. L’ingresso di A. Renaud negli anni ’50 (rapporti 71-83, 1950-1961/62) e successivamente di P. Kasser (rapporti 84-91, 1962/63-1969/70) segnò l’evoluzione verso un approccio più strutturato, culminando nella collaborazione tra Kasser e M. Aellen per il rapporto 92 (1970/71), che chiuse la fase dei rapporti annuali.
A partire dagli anni ’70, il formato dei rapporti si trasformò in una cadenza biennale, riflettendo la necessità di analizzare i dati su scala temporale più ampia per cogliere le tendenze a lungo termine dei ghiacciai svizzeri in un contesto di crescente variabilità climatica. P. Kasser e M. Aellen inaugurarono questa nuova era con i rapporti 93/94 (1971/72-1972/73), seguiti dall’apporto di H. Siegenthaler (rapporti 95/96-99/100, 1973/74-1978/79). M. Aellen guidò autonomamente i rapporti 101/102 (1979/80-1980/81), prima di collaborare con E. Herren per un decennio (rapporti 103/104-111/112, 1981/82-1990/91), un periodo cruciale per l’integrazione di nuove tecnologie di rilevamento. Negli anni ’90, l’aggiunta di M. Hoelzle e M. Maisch (rapporti 113/114-119/120, 1991/92-1998/99) arricchì l’analisi con un focus crescente sugli effetti del riscaldamento globale. L’ingresso di A. Bauder, a partire dai rapporti 121/122 (1999/00-2000/01) in collaborazione con Herren, segnò una modernizzazione delle metodologie, con l’uso di strumenti avanzati come immagini aeree e modelli glaciologici.
Dagli anni 2000 in poi, Bauder ha guidato una serie di rapporti biennali, spesso in collaborazione con altri esperti come R. Rüegg (125/126, 2003/04-2004/05), C. Ryser (127/128, 2005/06-2006/07), S. Steffen e S. Usselmann (129/130, 2007/08-2008/09), consolidando il suo ruolo di figura centrale nella glaciologia svizzera contemporanea. Negli ultimi anni, con l’aggiunta di M. Huss e A. Linsbauer (rapporti 139/140-143/144, 2017/18-2022/23), i rapporti hanno documentato una fase di declino glaciale senza precedenti, con perdite di massa e lunghezza che riflettono l’accelerazione del cambiamento climatico. Questa cronaca ultracentenaria non è solo un archivio scientifico, ma una testimonianza dell’evoluzione della scienza glaciologica e della crescente urgenza di comprendere e mitigare gli impatti ambientali sulle Alpi svizzere.
Monitoraggio dei Ghiacciai Svizzeri: Una Storia Scientifica di Lungo Corso e la Sua Evoluzione Contemporanea
L’osservazione sistematica e continuativa dei cambiamenti dei ghiacciai in Svizzera ha preso avvio nel 1880, quando vennero avviate le prime misurazioni annuali della variazione di lunghezza di un gruppo selezionato di ghiacciai alpini. In quel periodo, l’interesse scientifico era primariamente orientato a comprendere le dinamiche delle ere glaciali passate e a ipotizzare quelle future, in un contesto in cui la glaciologia rappresentava una disciplina emergente. Da allora, gli obiettivi del monitoraggio dei ghiacciai a livello globale si sono notevolmente ampliati e diversificati, rispondendo a esigenze scientifiche, ambientali e sociali sempre più complesse. Oggi, i dati sulle variazioni glaciali sono indispensabili non solo per analizzare l’interazione tra i ghiacciai e il clima, ma anche per valutare risorse idriche cruciali, monitorare l’innalzamento del livello del mare e prevedere rischi naturali come frane o inondazioni legate alla deglaciazione. Inoltre, il ritiro dei ghiacciai, percepito come un indicatore tangibile e visivamente potente del cambiamento climatico, ha catturato l’attenzione di un pubblico sempre più ampio, trasformando questi ecosistemi alpini in simboli della crisi ambientale globale.
La rete di monitoraggio dei ghiacciai svizzeri si concentra sulla raccolta di un insieme integrato di parametri fondamentali: (1) variazioni di lunghezza, che documentano il ritiro o l’avanzamento delle fronti glaciali; (2) bilanci di massa, che quantificano l’accumulo e l’ablazione annuale del ghiaccio; (3) variazioni di volume, per stimare la perdita complessiva di massa glaciale; (4) velocità di flusso superficiale del ghiaccio, indicativa della dinamica interna dei ghiacciai; (5) inventari glaciali, che aggiornano la mappatura e l’estensione dei ghiacciai; (6) temperature englaciali, per valutare le condizioni termiche interne; e (7) la documentazione di eventi eccezionali, come distacchi di ghiaccio o crolli. Questo programma, noto come GLAcier MOnitoring in Switzerland (GLAMOS), è stato formalmente adottato dalla Commissione Svizzera per l’Osservazione della Criosfera nel marzo 2007. Esso beneficia di un sostegno istituzionale a lungo termine da parte di enti chiave come l’Ufficio Federale dell’Ambiente (BAFU), MeteoSvizzera – nell’ambito del Sistema Globale di Osservazione del Clima (GCOS) Svizzera –, l’Accademia Svizzera di Scienze (SCNAT) e l’Ufficio Federale di Topografia (swisstopo), con finanziamenti garantiti dal 1° gennaio 2016. Una trattazione esaustiva degli obiettivi, dello stato attuale e delle prospettive future di GLAMOS è stata pubblicata nel Capitolo 1.1 del volume 125/126 della serie ”I Ghiacciai Svizzeri”, offrendo un quadro dettagliato di questa iniziativa.
Recentemente, nell’ambito di un impegno continuo per ottimizzare il programma, GLAMOS ha rivisto la strategia di valutazione delle variazioni di lunghezza (GLAMOS, 2020b). L’analisi retrospettiva del dataset storico ha rivelato lacune significative in termini di coerenza e qualità dei dati, attribuibili a limitazioni tecniche e metodologiche del passato. Per affrontare tali criticità e massimizzare l’efficacia delle risorse disponibili, è stata implementata una revisione delle tecniche di misurazione, integrando metodologie moderne come il telerilevamento e l’analisi di immagini satellitari con le tradizionali osservazioni in loco. I dettagli di questa revisione sono approfonditi nel Capitolo 3 del presente rapporto, evidenziando l’adattamento del programma alle sfide poste da un ambiente glaciale in rapido mutamento.
I risultati del monitoraggio svizzero si inseriscono in un contesto internazionale di grande rilevanza, contribuendo alla documentazione globale delle fluttuazioni glaciali attraverso la Rete Terrestre Globale per i Ghiacciai (GTN-G), parte del Sistema Globale di Osservazione Terrestre e Climatica (GTOS/GCOS). I dati raccolti vengono trasmessi annualmente al Servizio Mondiale di Monitoraggio dei Ghiacciai (WGMS), arricchendo un database globale essenziale per la ricerca climatica e le politiche ambientali. Il volume 143/144 della serie ”I Ghiacciai Svizzeri”, qui presentato, copre i periodi osservativi 2021/22 e 2022/23 e si colloca nella tradizione ultracentenaria di documentazione iniziata nel 1880. Accessibile in formato digitale insieme ai volumi precedenti su www.glamos.ch, questo rapporto rappresenta un tassello fondamentale di una cronaca scientifica che unisce rigore metodologico e rilevanza pratica.Il successo di questa iniziativa è il frutto della collaborazione tra numerosi ricercatori, tecnici e organizzazioni pubbliche e private svizzere, che hanno permesso la costruzione di serie temporali di dati di inestimabile valore. Queste informazioni non solo alimentano la ricerca accademica, ma rispondono a quesiti applicativi – come la gestione delle risorse idriche in un’epoca di deglaciazione – e supportano attività di sensibilizzazione, offrendo al pubblico una finestra privilegiata sull’impatto del cambiamento climatico negli ambienti alpini.
Condizioni Meteorologiche e Climatiche nelle Alpi Svizzere: Un’Analisi Approfondita dei Periodi 2021/22 e 2022/23
Le condizioni meteorologiche e climatiche registrate nei periodi idrologici 2021/22 e 2022/23 rappresentano un elemento cruciale per comprendere le dinamiche di evoluzione dei ghiacciai svizzeri, con particolare attenzione alle variabili che governano il bilancio di massa: temperatura e precipitazioni. Il bilancio di massa glaciale, che misura la differenza tra l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva, è fortemente influenzato da due fattori principali: l’entità delle precipitazioni nevose durante la stagione fredda e l’intensità delle temperature estive. Un accumulo nevoso abbondante in inverno funge da strato protettivo, riflettendo la radiazione solare grazie al suo elevato albedo e riducendo la fusione del ghiaccio sottostante. Al contrario, temperature elevate nei mesi primaverili (aprile-giugno) possono accelerare la perdita di questo strato nevoso, esponendo prematuramente la superficie glaciale – caratterizzata da un albedo significativamente inferiore – già a partire da luglio. Nei mesi estivi di picco (luglio e agosto), l’intensa radiazione solare amplifica la fusione del ghiaccio non protetto, un fenomeno che, in combinazione con ondate di calore prolungate, può portare a bilanci di massa eccezionalmente negativi, come osservato durante gli eventi estremi dell’estate 2003, 2022 e 2023. Viceversa, episodi di nevicate estive a quote glaciali possono mitigare l’ablazione, preservando il ghiaccio e riducendo le perdite nette, un effetto che sottolinea la sensibilità dei ghiacciai alle fluttuazioni climatiche stagionali.
Per analizzare questi fenomeni nei due periodi in esame, sono stati selezionati dati provenienti da quattro stazioni meteorologiche di alta quota strategicamente posizionate nelle Alpi svizzere: Grand St-Bernard (2472 m s.l.m.), Jungfraujoch (3580 m s.l.m.), Säntis (2502 m s.l.m.) e Weissfluhjoch (2690 m s.l.m.). Queste stazioni, situate in prossimità o al di sopra delle quote glaciali, offrono una rappresentazione affidabile delle condizioni termiche in ambiente alpino. Le anomalie mensili della temperatura dell’aria, illustrate nella Figura 2.1, evidenziano deviazioni rispetto alle medie climatiche di lungo periodo, consentendo di correlare le variazioni termiche con i tassi di ablazione osservati. Parallelamente, un set più ampio di 14 stazioni meteorologiche – Airolo, Chateau-d’Oex, Disentis, Engelberg, Elm, Grand St-Bernard, Grimsel Hospiz, Montana, Lauterbrunnen, Säntis, Scuol, Sils-Maria, Weissfluhjoch e Zermatt – distribuite uniformemente nelle diverse regioni delle Alpi svizzere, è stato utilizzato per documentare le anomalie mensili delle precipitazioni (Figura 2.2). Questa rete estesa permette di cogliere la variabilità regionale delle precipitazioni, un fattore critico per valutare l’accumulo nevoso e il suo impatto sul bilancio di massa.
Per contestualizzare i dati dei periodi 2021/22 e 2022/23 nel lungo termine, sono stati elaborati indicatori climatici annuali basati su una serie storica che si estende dal 1880, derivata dalla media di 12 stazioni omogeneizzate (Begert e Frei, 2018). Le precipitazioni annuali totali e la temperatura media estiva (da maggio a settembre) sono rappresentate rispettivamente nelle Figure 2.3 e 2.4. Questi grafici offrono una prospettiva temporale profonda, evidenziando come le condizioni recenti si discostino dalle medie storiche e si inseriscano in un trend di riscaldamento progressivo e riduzione delle precipitazioni nevose. La descrizione dettagliata delle condizioni meteorologiche per i due periodi di riferimento si basa sui rapporti annuali e mensili pubblicati da MeteoSvizzera, un’autorità riconosciuta per la qualità e la continuità dei suoi dati climatici. Le informazioni sono state raccolte attraverso le reti di osservazione gestite da MeteoSvizzera, che garantiscono una copertura capillare e una standardizzazione delle misurazioni.
L’analisi di questi dati rivela come le condizioni climatiche estreme dei periodi 2021/22 e 2022/23 – caratterizzate da inverni secchi con scarso accumulo nevoso e estati insolitamente calde – abbiano amplificato la vulnerabilità dei ghiacciai svizzeri, portando a perdite di massa senza precedenti. Questo quadro meteorologico non solo spiega i risultati glaciologici riportati nel presente volume, ma sottolinea l’urgenza di integrare tali osservazioni nei modelli climatici e nelle strategie di gestione delle risorse idriche e dei rischi naturali nelle regioni alpine.
Dinamiche Meteorologiche e Climatiche nel Periodo 2021/22: Impatti Critici sui Ghiacciai Svizzeri
Il periodo idrologico 2021/22 è stato caratterizzato da condizioni meteorologiche che hanno esercitato una pressione eccezionale sui ghiacciai delle Alpi svizzere, influenzandone negativamente il bilancio di massa attraverso una combinazione di scarso accumulo nevoso invernale e temperature estive estreme. L’inizio della copertura nevosa sui ghiacciai è avvenuto a partire da ottobre 2021, con i primi depositi rilevabili solo in modo parziale e discontinuo. Uno strato nevoso significativo si è consolidato solo verso la fine di novembre, con variazioni regionali: le nevicate di dicembre hanno portato a una profondità media o leggermente inferiore alla norma fino a marzo nelle regioni settentrionali e occidentali della Svizzera, mentre un deficit più marcato è stato osservato nelle aree meridionali a quote elevate. Sull’Altopiano svizzero, invece, le precipitazioni nevose sono state praticamente assenti, un fenomeno raro evidenziato dai dati delle stazioni MeteoSvizzera di Basilea e Lucerna, dove, per la seconda volta nella storia delle osservazioni, non si è registrata alcuna nevicata. La scarsità di precipitazioni a marzo 2022, unita a pochi e deboli eventi nevosi ad aprile, ha determinato una copertura nevosa sui ghiacciai ben al di sotto delle medie stagionali all’avvio della stagione di ablazione, riducendo drasticamente lo strato protettivo che normalmente mitiga la fusione estiva.
Le temperature primaverili eccezionalmente elevate di maggio e giugno hanno accelerato il processo di scioglimento, portando alla scomparsa del manto nevoso a tutte le altitudini con un anticipo di circa un mese rispetto alla norma climatica. Questo fenomeno è stato particolarmente evidente nella serie storica di Weissfluhjoch (2540 m s.l.m.), che, con oltre 80 anni di misurazioni, ha registrato il secondo scioglimento più precoce (6 giugno), superato solo dal record del 1947 di tre giorni. Un fattore aggravante è stato rappresentato da molteplici episodi di deposizione di polvere sahariana tra marzo e maggio 2022, trasportata da venti meridionali. Questa polvere, depositandosi sulla neve, ne ha ridotto significativamente l’albedo, aumentando l’assorbimento della radiazione solare e accelerando ulteriormente la fusione. L’estate successiva ha raggiunto livelli record di caldo e irraggiamento: alla stazione di Jungfraujoch (3571 m s.l.m.), la temperatura minima giornaliera è rimasta sopra lo zero nel 41% dei giorni tra giugno e agosto, un dato che testimonia l’intensità dell’anomalia termica anche a quote elevate. Parallelamente, la stagione estiva è stata caratterizzata da una siccità pronunciata, con soli pochi centimetri di neve fresca registrati oltre i 3000 m s.l.m. fino a metà settembre, neve che si è dissolta in uno o due giorni a causa delle condizioni calde e soleggiate.
Nonostante lo scioglimento precoce della neve a giugno, alcuni eventi di nevicate estive hanno temporaneamente rallentato la completa esposizione del ghiaccio, ma i mesi da luglio a settembre hanno mantenuto temperature sopra la media, con precipitazioni totali nella norma (Figure 2.1 e 2.2). Un’eccezione significativa si è verificata ad agosto, quando due episodi di nevicate hanno raggiunto quote fino a 2000 m s.l.m., un evento insolito che ha offerto una breve protezione ai ghiacciai. A fine settembre, un’ulteriore nevicata eccezionale sul versante nord delle Alpi, con accumuli fino a quote inferiori a 1000 m s.l.m., ha segnato la fine improvvisa della stagione di ablazione, un fenomeno raro per il periodo tardo-estivo che ha interrotto il processo di fusione per molti ghiacciai.
Confrontando i dati con il periodo di riferimento 1961-1990, le temperature medie estive (maggio-settembre) sono risultate superiori di 3,3°C alla media di lungo termine, calcolata su serie omogeneizzate a livello nazionale, posizionando il 2022 come il secondo anno più caldo dal 1864, superato solo dal 2003. Le precipitazioni sono state inferiori alla media sia in inverno (ottobre-aprile, -23%) sia in estate (maggio-settembre, -12%, Figura 2.4), aggravando il deficit idrico e riducendo l’accumulo nevoso disponibile. In sintesi, il periodo 2021/22 ha creato condizioni climatiche altamente sfavorevoli per i ghiacciai svizzeri: un inverno secco e con scarsa neve, una primavera calda che ha anticipato l’esposizione del ghiaccio e un’estate prolungatamente calda e soleggiata hanno massimizzato l’ablazione, portando a perdite di massa glaciali senza precedenti. Questi dati, supportati dalle osservazioni di MeteoSvizzera, evidenziano come le anomalie climatiche abbiano amplificato la vulnerabilità dei ghiacciai, con implicazioni significative per il loro futuro e per gli ecosistemi alpini dipendenti.

Analisi delle Anomalie Termiche nelle Alpi Svizzere (2021/22 e 2022/23): Implicazioni per i Ghiacciai e Contesto Climatico
La Figura 2.1 presenta un’analisi dettagliata delle anomalie mensili medie della temperatura dell’aria rispetto alla media climatica di lungo periodo (1961-1990), registrate presso quattro stazioni meteorologiche di alta quota della rete MeteoSvizzera – Grand St-Bernard (2472 m s.l.m.), Jungfraujoch (3580 m s.l.m.), Säntis (2502 m s.l.m.) e Weissfluhjoch (2690 m s.l.m.) – durante i due periodi idrologici 2021/22 e 2022/23. Queste stazioni, posizionate strategicamente in ambiente alpino, offrono una rappresentazione affidabile delle condizioni termiche a quote rilevanti per i ghiacciai, consentendo di correlare le variazioni climatiche con i processi di accumulo e ablazione glaciale. L’analisi delle anomalie termiche è fondamentale per comprendere l’impatto del clima sul bilancio di massa dei ghiacciai, un indicatore chiave della loro salute e della loro risposta al cambiamento climatico.
Struttura della Figura
L’asse orizzontale della figura copre un anno idrologico completo, da ottobre a settembre, un intervallo scelto per riflettere il ciclo naturale dei ghiacciai, che include la stagione di accumulo (inverno, ottobre-aprile) e quella di ablazione (estate, maggio-settembre). L’asse verticale riporta l’anomalia della temperatura in gradi Celsius (°C), con un intervallo che va da -6°C a +6°C. Un’anomalia di 0°C indica che la temperatura è in linea con la media del periodo di riferimento 1961-1990, mentre valori positivi e negativi rappresentano rispettivamente condizioni più calde o più fredde rispetto alla norma. Due linee distinte rappresentano i dati: la linea rossa per il periodo 2021/22 e la linea blu per il 2022/23. Un’area grigia ombreggiata evidenzia i mesi critici per la fusione glaciale (maggio-settembre), durante i quali le temperature elevate e l’intensa radiazione solare amplificano l’ablazione del ghiaccio, specialmente quando il manto nevoso protettivo è assente o ridotto.
Andamento delle Anomalie Termiche nel 2021/22
Nel periodo 2021/22 (linea rossa), le anomalie termiche mostrano un pattern che riflette condizioni climatiche persistentemente sfavorevoli per i ghiacciai. Da ottobre a gennaio, le temperature si mantengono vicine alla media o leggermente sopra, con anomalie comprese tra 0°C e +2°C, suggerendo un inverno relativamente mite che potrebbe aver limitato l’accumulo di neve, un fattore cruciale per proteggere il ghiaccio dalla fusione estiva. A febbraio e marzo, si registra un aumento delle anomalie, con valori prossimi a +2°C, indicando un riscaldamento precoce che ha probabilmente accelerato la riduzione del manto nevoso. Durante la stagione di ablazione (maggio-settembre), le anomalie raggiungono livelli eccezionalmente elevati, con picchi di circa +4°C a giugno e agosto. Questo periodo di caldo estremo, combinato con l’assenza di nevicate significative, ha esposto il ghiaccio glaciale alla radiazione solare diretta, intensificando la fusione. A settembre, l’anomalia si riduce leggermente a circa +2°C, ma rimane positiva, prolungando l’impatto termico fino alla fine della stagione.
Andamento delle Anomalie Termiche nel 2022/23
Il periodo 2022/23 (linea blu) presenta un andamento più variabile, ma altrettanto critico per i ghiacciai. Da ottobre a gennaio, le anomalie sono generalmente positive, oscillando tra +1°C e +3°C, con un picco a novembre di circa +3°C. Questo inverno insolitamente caldo ha probabilmente ridotto l’accumulo nevoso, esponendo i ghiacciai a una maggiore vulnerabilità nella successiva stagione estiva. A febbraio e marzo, le anomalie diminuiscono, scendendo vicino a 0°C o leggermente sotto, suggerendo un breve periodo di temperature più vicine alla media. Tuttavia, a partire da aprile, le anomalie tornano a crescere, superando i +2°C in primavera e raggiungendo un massimo di circa +4°C a luglio e agosto, durante il picco della stagione di ablazione. Queste temperature estive eccezionalmente alte hanno amplificato la fusione del ghiaccio, un effetto aggravato dalla scarsa copertura nevosa residua. A settembre, si osserva un’anomalia negativa di circa -2°C, che coincide con un evento di nevicate eccezionali fino a quote basse, interrompendo bruscamente la stagione di ablazione e offrendo una temporanea protezione ai ghiacciai.
Implicazioni per i Ghiacciai
Le anomalie termiche osservate nei due periodi hanno avuto un impatto significativo sui ghiacciai svizzeri. Durante la stagione di accumulo (ottobre-aprile), le temperature più calde della media, specialmente nel 2022/23, hanno limitato l’accumulo di neve, riducendo lo strato protettivo che normalmente riflette la radiazione solare grazie al suo elevato albedo. Nella stagione di ablazione (maggio-settembre), le anomalie positive estreme, con picchi di +4°C in entrambi i periodi, hanno accelerato la fusione del manto nevoso e del ghiaccio esposto, contribuendo a bilanci di massa fortemente negativi. L’evento di raffreddamento a settembre 2022/23, evidenziato dall’anomalia negativa, ha rappresentato un’eccezione, con nevicate tardive che hanno temporaneamente mitigato l’ablazione, ma non sono state sufficienti a compensare le perdite accumulate durante l’estate.
Confronto tra i Due Periodi
Il 2021/22 è stato caratterizzato da un’estate costantemente calda, con anomalie elevate e uniformi da maggio a settembre, senza significativi episodi di mitigazione termica. Il 2022/23, pur presentando un’estate altrettanto calda, mostra una maggiore variabilità: un inverno più caldo (soprattutto a novembre) ha ulteriormente ridotto l’accumulo nevoso, mentre il raffreddamento di settembre ha offerto un’interruzione tardiva della fusione. Tuttavia, in entrambi i periodi, le condizioni termiche complessive sono state marcatamente sfavorevoli per i ghiacciai, con temperature estive che hanno raggiunto livelli record e un accumulo nevoso insufficiente per contrastare l’ablazione.
Contesto Metodologico e Rilevanza Scientifica
I dati rappresentati nella Figura 2.1 sono stati derivati da serie temporali omogeneizzate, garantendo la comparabilità con il periodo di riferimento 1961-1990. Le stazioni di alta quota selezionate sono rappresentative delle condizioni climatiche in ambiente glaciale, e la loro altitudine elevata (tra 2472 e 3580 m s.l.m.) consente di catturare le variazioni termiche che influenzano direttamente i ghiacciai. L’analisi delle anomalie mensili permette di identificare i periodi critici per l’ablazione e di correlare le condizioni climatiche con le osservazioni glaciologiche riportate nel volume, come le perdite di massa record del 2021/22 e 2022/23. Questi dati non solo documentano l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri, ma contribuiscono anche a modelli predittivi e strategie di gestione delle risorse idriche e dei rischi naturali nelle regioni alpine.
Conclusione
La Figura 2.1 evidenzia come le anomalie termiche nei periodi 2021/22 e 2022/23 abbiano creato un ambiente climatico altamente sfavorevole per i ghiacciai svizzeri, con temperature estive eccezionalmente alte e un accumulo nevoso invernale limitato. Le estati calde, con anomalie fino a +4°C, hanno amplificato la fusione, mentre l’evento di raffreddamento a settembre 2022/23 ha offerto solo un sollievo temporaneo. Questi pattern climatici sottolineano la crescente vulnerabilità dei ghiacciai alpini al riscaldamento globale, con implicazioni profonde per il loro futuro e per gli ecosistemi e le comunità che dipendono da essi.
Condizioni Meteorologiche e Climatiche nel Periodo 2022/23: Un’Analisi Dettagliata dell’Impatto sui Ghiacciai Svizzeri
Il periodo idrologico 2022/23 ha rappresentato un ulteriore capitolo critico per i ghiacciai delle Alpi svizzere, segnato da condizioni climatiche estreme che hanno amplificato la loro vulnerabilità al cambiamento climatico. L’inverno 2022/23 si è distinto per un’anomala combinazione di precipitazioni estremamente scarse e temperature insolitamente elevate, un fenomeno che ha interessato entrambi i versanti delle Alpi e che ha determinato una copertura nevosa gravemente deficitaria a tutte le quote. Sebbene i ghiacciai abbiano iniziato a ricevere una parziale copertura nevosa già da fine settembre 2022, le condizioni persistenti di caldo e siccità hanno impedito la formazione di un manto nevoso consistente fino a inizio dicembre. Anche nei mesi successivi, le precipitazioni sono rimaste limitate fino alla fine di gennaio, con l’eccezione dell’estremo ovest della Svizzera, dove si sono registrati accumuli leggermente più significativi. Sopra i 1000 m s.l.m., i dati di febbraio e inizio marzo rivelano un quadro preoccupante: nella prima metà di febbraio, le profondità della neve erano ancora marginalmente superiori a quelle degli inverni notoriamente secchi del 1964, 1990 e 2007. Tuttavia, nella seconda metà del mese, un rapido declino ha portato le profondità relative della neve a un nuovo minimo storico nella maggior parte delle stazioni di misurazione. La serie storica di Weissfluhjoch (2540 m s.l.m.), che vanta oltre 80 anni di osservazioni, ha registrato una profondità di neve di appena 1 m all’inizio di marzo, rispetto ai 2 m mediamente attesi, un valore record che sottolinea la gravità del deficit. Sebbene inverni con precipitazioni ancora minori siano documentati in passato (ad esempio nel 1964), le temperature più elevate indotte dal cambiamento climatico hanno aggravato la situazione: una parte delle precipitazioni è caduta sotto forma di pioggia anziché neve, e il calore ha causato una fusione precoce della neve accumulata.
Un miglioramento temporaneo si è verificato solo tra metà marzo e maggio, quando nevicate più consistenti hanno permesso alle profondità della neve sui ghiacciai di avvicinarsi alla media nella seconda metà di maggio, in particolare nel nord e nell’ovest della Svizzera. Tuttavia, nel sud e nell’est del paese, i livelli di neve sono rimasti significativamente al di sotto della norma. Questo fragile recupero è stato rapidamente vanificato da un mese di giugno eccezionalmente secco e caldo, che ha causato la scomparsa della neve a quote di circa 2000 m s.l.m. con un anticipo di 2-4 settimane rispetto alla media climatica. L’estate 2022/23 si è classificata come la terza più calda dall’inizio delle misurazioni nel 1864, con una linea dello zero termico che a fine agosto e inizio settembre ha raggiunto un’altitudine record di quasi 5200 m s.l.m., un valore che ha limitato le nevicate estive alle sole regioni più elevate delle Alpi. Anche in questi casi, la neve caduta si è sciolta rapidamente a causa delle alte temperature. La fusione durante le ondate di calore estive si è estesa fino alle cime più alte delle Alpi svizzere, un fenomeno senza precedenti che testimonia l’intensità del riscaldamento a quote elevate. Alla stazione di Weissfluhjoch, durante i mesi estivi si sono accumulati solo 25 cm di neve fresca, rispetto ai 66 cm mediamente attesi, un valore che, pur basso, è superiore a quello dell’estate 2022, quando non si registrò alcuna nevicata prima di metà settembre.
Le temperature medie estive (maggio-settembre) sono risultate di 3,3°C superiori alla media del periodo di riferimento 1961-1990, posizionando l’estate 2022/23 al secondo posto tra le più calde mai registrate, a pari merito con l’estate 2022 e superata solo dal 2003 (Figura 2.3). Considerando l’intero anno idrologico (ottobre 2022-settembre 2023), le temperature dell’aria hanno raggiunto il valore più alto mai registrato dal 1864, un record che sottolinea l’entità del riscaldamento in corso. Le precipitazioni, come mostrato nella Figura 2.4, sono state inferiori alla media di lungo termine sia in inverno (ottobre-aprile, -5%) sia in estate (maggio-settembre, -9%, Figura 2.2). Il massiccio deficit di precipitazioni nevose fino a metà marzo, osservato in quasi tutte le regioni della Svizzera, ha creato una situazione estremamente precaria per i ghiacciai alla fine dell’inverno. Sebbene le nevicate di aprile e maggio abbiano parzialmente mitigato la pressione, l’estate eccezionalmente calda, interrotta solo da pochi e brevi eventi di nevicate, ha portato a un secondo anno consecutivo di perdite di massa glaciale estreme.
Implicazioni Glaciologiche e Contesto Climatico
Le condizioni climatiche del 2022/23 hanno amplificato la vulnerabilità dei ghiacciai svizzeri, già compromessi dall’anno precedente. L’inverno secco e caldo ha ridotto l’accumulo nevoso, lasciando i ghiacciai privi di uno strato protettivo sufficiente per contrastare la fusione estiva. L’estate, con temperature record e una linea dello zero termico a quote eccezionalmente alte, ha accelerato l’ablazione, estendendola anche alle regioni glaciali più elevate, come il Colle Gnifetti, dove si sono registrati episodi di fusione a quasi 4500 m s.l.m. Questi dati, supportati dalle osservazioni di MeteoSvizzera, evidenziano come il cambiamento climatico stia alterando profondamente i regimi termici e pluviometrici delle Alpi, con conseguenze drammatiche per i ghiacciai e per gli ecosistemi e le risorse idriche che da essi dipendono. Il 2022/23 si configura come un anno emblematico della crisi climatica in corso, sottolineando l’urgenza di azioni di mitigazione e adattamento per preservare questi preziosi ambienti alpini.

Analisi delle Anomalie Pluviometriche nelle Alpi Svizzere (2021/22 e 2022/23): Implicazioni per l’Accumulo Nevoso e la Fusione Glaciale
La Figura 2.2 illustra le anomalie mensili medie delle precipitazioni rispetto alla media climatica di lungo periodo (1961-1990), rilevate presso 14 stazioni selezionate della rete MeteoSvizzera, distribuite uniformemente nelle diverse regioni delle Alpi svizzere, durante i due periodi idrologici 2021/22 e 2022/23. Queste stazioni, che includono località come Airolo, Chateau-d’Oex, Disentis, Engelberg, Elm, Grand St-Bernard, Grimsel Hospiz, Montana, Lauterbrunnen, Säntis, Scuol, Sils-Maria, Weissfluhjoch e Zermatt, offrono una copertura rappresentativa delle condizioni pluviometriche in ambiente alpino, consentendo di analizzare l’impatto delle precipitazioni sul bilancio di massa dei ghiacciai. Le precipitazioni, in particolare sotto forma di neve durante l’inverno, sono un fattore determinante per l’accumulo glaciale, mentre in estate possono mitigare l’ablazione attraverso nevicate temporanee. L’analisi delle anomalie pluviometriche è quindi essenziale per comprendere le dinamiche di accumulo e fusione dei ghiacciai svizzeri in un contesto di cambiamento climatico.
Struttura della Figura
L’asse orizzontale della figura rappresenta un anno idrologico completo, da ottobre a settembre, un intervallo che riflette il ciclo naturale dei ghiacciai: la stagione di accumulo nevoso (inverno, ottobre-aprile) e quella di ablazione (estate, maggio-settembre). L’asse verticale riporta l’anomalia delle precipitazioni in percentuale (%), con un intervallo che va da -100% a +100%. Un’anomalia di 0% indica che le precipitazioni sono in linea con la media del periodo di riferimento 1961-1990, mentre valori positivi e negativi rappresentano rispettivamente un surplus o un deficit rispetto alla norma. Due linee distinte rappresentano i dati: la linea rossa per il periodo 2021/22 e la linea blu per il 2022/23. Un’area grigia ombreggiata evidenzia i mesi critici per l’accumulo nevoso (ottobre-aprile), durante i quali le precipitazioni, principalmente sotto forma di neve, contribuiscono alla formazione del manto nevoso che protegge i ghiacciai dalla fusione estiva.
Andamento delle Anomalie Pluviometriche nel 2021/22
Nel periodo 2021/22 (linea rossa), le anomalie di precipitazione mostrano un pattern di deficit persistente durante gran parte dell’anno, con implicazioni significative per i ghiacciai. Durante la stagione di accumulo (ottobre-aprile), le precipitazioni sono state prevalentemente inferiori alla media, con anomalie che oscillano tra -50% e 0%. In particolare, ottobre, novembre, gennaio e marzo registrano deficit marcati, con anomalie vicine a -50%, indicando una scarsità di precipitazioni nevose che ha limitato l’accumulo di neve sui ghiacciai. Dicembre e febbraio presentano anomalie vicine a 0%, suggerendo precipitazioni nella norma, mentre aprile mostra un’anomalia leggermente positiva (circa +20%), insufficiente però a compensare il deficit complessivo dell’inverno. Nella stagione di ablazione (maggio-settembre), le anomalie rimangono generalmente negative, con valori che variano tra -50% e 0%. Giugno e agosto registrano i deficit più significativi (circa -50%), mentre maggio, luglio e settembre sono più vicini alla media (0% o leggermente negativi). Questa siccità estiva ha ridotto la possibilità di nevicate temporanee che avrebbero potuto proteggere i ghiacciai dalla fusione, aggravando l’impatto delle alte temperature estive.
Andamento delle Anomalie Pluviometriche nel 2022/23
Il periodo 2022/23 (linea blu) presenta un andamento più variabile, ma altrettanto critico per i ghiacciai. Durante la stagione di accumulo (ottobre-aprile), le anomalie sono prevalentemente negative, con episodi di deficit estremi. Ottobre, novembre e gennaio mostrano anomalie vicine a -50%, indicando un inizio di inverno molto secco, simile al 2021/22. Tuttavia, dicembre registra un’anomalia positiva di circa +50%, suggerendo un mese insolitamente piovoso o nevoso in alcune regioni, che ha offerto un temporaneo sollievo. Febbraio e marzo, invece, presentano anomalie fortemente negative (fino a -75%), riflettendo il record di scarsità di neve descritto nel rapporto, con un minimo storico di profondità nevosa a Weissfluhjoch. Aprile mostra un’anomalia positiva di circa +50%, che ha contribuito a un parziale recupero della copertura nevosa, soprattutto nel nord e nell’ovest della Svizzera. Nella stagione di ablazione (maggio-settembre), le anomalie sono generalmente negative, con valori che oscillano tra -50% e 0%. Maggio e giugno registrano deficit significativi (circa -50%), mentre luglio e agosto sono più vicini alla media (0% o leggermente negativi). A settembre, si osserva un’anomalia positiva di circa +20%, che coincide con l’evento di nevicate eccezionali fino a quote basse, interrompendo bruscamente la stagione di ablazione.
Implicazioni per i Ghiacciai
Le anomalie pluviometriche osservate nei due periodi hanno avuto un impatto significativo sul bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri. Durante la stagione di accumulo (ottobre-aprile), il deficit di precipitazioni, particolarmente marcato nel 2022/23, ha ridotto l’accumulo nevoso, un fattore critico per i ghiacciai. Un manto nevoso spesso protegge il ghiaccio dalla fusione estiva grazie al suo elevato albedo, ma la scarsità di neve ha lasciato i ghiacciai più esposti alla radiazione solare. Nel 2022/23, il minimo storico di neve a febbraio e marzo, combinato con temperature elevate, ha amplificato questa vulnerabilità, nonostante il parziale recupero primaverile. Nella stagione di ablazione (maggio-settembre), le precipitazioni scarse in entrambi i periodi hanno limitato le nevicate estive, che possono temporaneamente mitigare la fusione. L’anomalia positiva di settembre 2022/23, associata a nevicate tardive, ha offerto una protezione temporanea, ma non è stata sufficiente a compensare le perdite accumulate durante l’estate. La combinazione di un inverno secco e un’estate arida ha contribuito alle perdite di massa record riportate nel volume, con il 2022/23 che si distingue per l’estrema siccità invernale.
Confronto tra i Due Periodi
Il 2021/22 è stato caratterizzato da un deficit di precipitazioni più uniforme durante tutto l’anno, con anomalie costantemente negative o vicine a 0%, sia in inverno che in estate. Questo ha portato a una copertura nevosa costantemente scarsa, senza significativi episodi di recupero. Il 2022/23, invece, mostra una maggiore variabilità: l’inverno è stato ancora più secco, con un minimo record a febbraio e marzo, ma con episodi di precipitazioni sopra la media a dicembre e aprile, che hanno parzialmente mitigato il deficit. In estate, il pattern è simile al 2021/22, ma l’anomalia positiva di settembre ha segnato una differenza significativa, contribuendo a un’interruzione precoce della stagione di ablazione.
Contesto Metodologico e Rilevanza Scientifica
I dati rappresentati nella Figura 2.2 sono stati derivati da serie temporali omogeneizzate, garantendo la comparabilità con il periodo di riferimento 1961-1990. Le 14 stazioni selezionate coprono tutte le regioni delle Alpi svizzere, consentendo di cogliere la variabilità regionale delle precipitazioni e il loro impatto sui ghiacciai. L’analisi delle anomalie mensili permette di identificare i periodi critici per l’accumulo nevoso e di correlare le condizioni pluviometriche con le osservazioni glaciologiche, come le perdite di massa estreme del 2021/22 e 2022/23. Questi dati non solo documentano l’impatto del cambiamento climatico sui regimi pluviometrici delle Alpi, ma contribuiscono anche a modelli predittivi e strategie di gestione delle risorse idriche e dei rischi naturali nelle regioni alpine.
Conclusione
La Figura 2.2 evidenzia come le anomalie di precipitazione nei periodi 2021/22 e 2022/23 abbiano creato un ambiente pluviometrico altamente sfavorevole per i ghiacciai svizzeri. Entrambi i periodi sono stati caratterizzati da un deficit di precipitazioni invernali, che ha ridotto l’accumulo nevoso, e da un’estate secca, che ha limitato le nevicate protettive. Il 2022/23, in particolare, ha registrato un inverno eccezionalmente secco, con un minimo storico di neve a febbraio e marzo, parzialmente compensato da nevicate primaverili e tardive a settembre. Questi pattern, combinati con le alte temperature estive, hanno amplificato la fusione glaciale, contribuendo alle perdite di massa record. I dati sottolineano l’impatto del cambiamento climatico sui regimi pluviometrici delle Alpi e la crescente vulnerabilità dei ghiacciai, con implicazioni profonde per il loro futuro e per gli ecosistemi e le comunità che dipendono da essi.

Evoluzione delle Temperature Estive nelle Alpi Svizzere (1864-2023): Un’Analisi Storica delle Anomalie Termiche e il Loro Impatto sui Ghiacciai
La Figura 2.3 presenta un’analisi delle anomalie della temperatura media estiva (maggio-settembre) rispetto alla media climatica del periodo di riferimento 1961-1990, espresse in gradi Celsius (°C), per un intervallo temporale che si estende dal 1864 al 2023. I dati sono stati derivati da 12 stazioni di lungo termine omogeneizzate della rete MeteoSvizzera, garantendo una rappresentazione affidabile e coerente delle condizioni termiche nelle Alpi svizzere. Questa serie storica, che copre oltre un secolo e mezzo, offre una prospettiva preziosa per comprendere le tendenze climatiche a lungo termine e il loro impatto sui ghiacciai, con particolare attenzione ai periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziati nel rapporto corrente. Le temperature estive sono un fattore critico per i ghiacciai, poiché influenzano direttamente l’ablazione, accelerando la fusione del manto nevoso e del ghiaccio esposto durante i mesi di maggiore irraggiamento solare.
Struttura della Figura
L’asse orizzontale della figura rappresenta gli anni dal 1864 al 2023, un intervallo che consente di analizzare l’evoluzione climatica su scala secolare. L’asse verticale riporta l’anomalia della temperatura media estiva in gradi Celsius (°C), con valori che variano da -2°C a +3°C. Un’anomalia di 0°C indica che la temperatura è in linea con la media del periodo di riferimento 1961-1990, mentre valori positivi e negativi rappresentano rispettivamente condizioni più calde o più fredde rispetto alla norma. Le barre dell’istogramma mostrano le anomalie annuali: le barre in rosso indicano anomalie positive (temperature più calde), mentre quelle in ciano indicano anomalie negative (temperature più fredde). Una curva nera, che rappresenta una media mobile (probabilmente su un intervallo di 10 anni), evidenzia la tendenza generale delle temperature, smussando le fluttuazioni annuali e facilitando l’identificazione dei trend a lungo termine. Un’area grigia ombreggiata evidenzia gli anni del rapporto corrente, 2021/22 e 2022/23, permettendo di contestualizzare i dati recenti all’interno della serie storica.
Evoluzione delle Anomalie Termiche
- 1864-1900: Un Clima Più Fresco Durante la seconda metà del XIX secolo, le anomalie estive sono prevalentemente negative, con valori che oscillano tra -1°C e 0°C. Questo periodo coincide con la fine della Piccola Era Glaciale (circa 1300-1850), un’epoca caratterizzata da temperature globali più basse e da un’espansione dei ghiacciai alpini. Le estati più fredde hanno favorito un maggiore accumulo nevoso e una minore ablazione, contribuendo alla stabilità o all’avanzamento dei ghiacciai svizzeri.
- 1900-1980: Variabilità Climatica Tra il 1900 e il 1980, le anomalie mostrano una maggiore variabilità, con un’alternanza di anni più freddi (anomalie negative fino a -1°C) e anni più caldi (anomalie positive fino a +1°C). La media mobile rimane generalmente vicina a 0°C, indicando una relativa stabilità climatica su scala decennale, nonostante le fluttuazioni annuali. Alcuni anni si distinguono per anomalie significative: ad esempio, il 1947 registra un picco positivo di circa +1,5°C, un’estate eccezionalmente calda che ha probabilmente causato una fusione glaciale rilevante. Tuttavia, la presenza di anni più freddi, come quelli intorno al 1910 e al 1970, ha permesso ai ghiacciai di mantenere un equilibrio dinamico, con fasi di avanzamento o stabilità.
- 1980-2023: Accelerazione del Riscaldamento A partire dagli anni ’80, si osserva un cambiamento drammatico: le anomalie diventano prevalentemente positive, con un trend di aumento progressivo. La media mobile inizia a salire costantemente, superando 0°C intorno al 1990 e raggiungendo valori di circa +2°C negli anni più recenti. Questo periodo coincide con l’accelerazione del riscaldamento globale, guidato dall’aumento delle emissioni di gas serra e da altri fattori antropogenici. Gli anni successivi al 2000 mostrano anomalie che superano regolarmente i +1°C, con picchi estremi come il 2003, che registra un’anomalia di circa +3°C, un valore che ha segnato un record di fusione glaciale. Gli anni del rapporto corrente, 2021/22 e 2022/23, evidenziati dall’area grigia, si attestano a circa +3°C, classificandosi come le seconde estati più calde dal 1864, superate solo dal 2003. Questo dato conferma le condizioni termiche estreme descritte nel rapporto, che hanno contribuito a perdite di massa glaciale senza precedenti.
Implicazioni Glaciologiche
- Pre-1980: Le temperature estive più fredde e la variabilità climatica hanno favorito condizioni più favorevoli per i ghiacciai svizzeri. Gli anni con anomalie negative, come quelli intorno al 1910 e 1970, hanno probabilmente permesso un maggiore accumulo nevoso e una minore ablazione estiva, contribuendo a fasi di avanzamento o stabilità dei ghiacciai. Anche durante i picchi caldi, come il 1947, l’impatto è stato temporaneo, con possibilità di recupero negli anni successivi più freddi.
- Post-1980: Il riscaldamento progressivo, con anomalie che superano i +1°C a partire dagli anni ’90 e raggiungono i +3°C negli anni più recenti, ha avuto un impatto devastante sui ghiacciai. Le temperature estive elevate riducono il manto nevoso invernale, esponendo il ghiaccio alla radiazione solare diretta e accelerando la fusione. L’estate del 2003, con un’anomalia simile a quella del 2021/22 e 2022/23, è nota per aver causato una fusione senza precedenti, un fenomeno che si è ripetuto nei due anni del rapporto. Il trend di riscaldamento a lungo termine ha ridotto la capacità dei ghiacciai di recuperare massa durante gli inverni, mentre le estati sempre più calde hanno intensificato l’ablazione, portando a un declino accelerato.
- Effetto cumulativo: La persistenza di anomalie positive negli ultimi decenni ha creato un effetto cumulativo, con i ghiacciai che perdono massa anno dopo anno senza possibilità di recupero significativo. Questo trend è particolarmente evidente nei dati del 2021/22 e 2022/23, che riflettono un’accelerazione della deglaciazione in un contesto di riscaldamento estremo.
Contesto Climatico Globale
Il periodo di riferimento 1961-1990, utilizzato come baseline, rappresenta un’epoca di relativa stabilità climatica, ma è già influenzato da un lieve riscaldamento rispetto al XIX secolo, dovuto all’inizio dell’industrializzazione e all’aumento delle emissioni di gas serra. Le anomalie positive degli ultimi decenni, che raggiungono i +3°C nel 2021/22 e 2022/23, riflettono l’accelerazione del cambiamento climatico, con un aumento delle temperature globali e regionali. Questo trend è coerente con le osservazioni globali, che mostrano un incremento delle temperature medie di circa 1,1°C rispetto all’era pre-industriale (1850-1900), secondo i rapporti dell’IPCC. Nelle Alpi svizzere, il riscaldamento è amplificato dall’effetto di feedback dell’albedo: la riduzione della copertura nevosa e glaciale diminuisce la riflettività della superficie, aumentando l’assorbimento di radiazione solare e accelerando ulteriormente il riscaldamento.
Conclusione
La Figura 2.3 evidenzia un trend di riscaldamento a lungo termine delle temperature estive nelle Alpi svizzere, con un’accelerazione significativa a partire dagli anni ’80. Le anomalie di +3°C registrate nel 2021/22 e 2022/23, seconde solo al 2003, confermano le condizioni termiche estreme descritte nel rapporto, che hanno contribuito a perdite di massa glaciale record. Il passaggio da un clima più fresco e variabile (1864-1980) a un regime dominato da anomalie positive (1980-2023) riflette l’impatto del cambiamento climatico, con temperature estive sempre più alte che hanno amplificato la fusione dei ghiacciai. Questi dati sottolineano la crescente vulnerabilità dei ghiacciai svizzeri al riscaldamento globale, con implicazioni profonde per gli ecosistemi alpini, le risorse idriche e i rischi naturali. La serie storica rappresentata nella figura non è solo una cronaca climatica, ma un monito sull’urgenza di azioni di mitigazione per contrastare il cambiamento climatico e preservare questi preziosi ambienti montani.

Evoluzione delle Precipitazioni Annuali nelle Alpi Svizzere (1864-2023): Un’Analisi Storica delle Anomalie Pluviometriche e il Loro Impatto sui Ghiacciai
La Figura 2.4 presenta un’analisi delle anomalie delle precipitazioni annuali, calcolate sull’anno idrologico (da ottobre a settembre), rispetto alla media climatica del periodo di riferimento 1961-1990, espresse in percentuale (%), per un intervallo temporale che si estende dal 1864 al 2023. I dati sono stati derivati da 12 stazioni di lungo termine omogeneizzate della rete MeteoSvizzera, garantendo una rappresentazione affidabile e coerente delle condizioni pluviometriche nelle Alpi svizzere. Questa serie storica, che copre oltre un secolo e mezzo, offre una prospettiva preziosa per comprendere le tendenze a lungo termine delle precipitazioni e il loro impatto sui ghiacciai, con particolare attenzione ai periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziati nel rapporto corrente. Le precipitazioni annuali, in particolare sotto forma di neve durante l’inverno, sono un fattore determinante per l’accumulo glaciale, mentre in estate possono mitigare l’ablazione attraverso nevicate temporanee. L’analisi delle anomalie pluviometriche è quindi essenziale per valutare le dinamiche di accumulo e fusione dei ghiacciai svizzeri in un contesto di cambiamento climatico.
Struttura della Figura
L’asse orizzontale della figura rappresenta gli anni dal 1864 al 2023, un intervallo che consente di analizzare l’evoluzione pluviometrica su scala secolare. L’asse verticale riporta l’anomalia delle precipitazioni annuali in percentuale (%), con valori che variano da -40% a +20%. Un’anomalia di 0% indica che le precipitazioni sono in linea con la media del periodo di riferimento 1961-1990, mentre valori positivi e negativi rappresentano rispettivamente un surplus o un deficit rispetto alla norma. Le barre dell’istogramma mostrano le anomalie annuali: le barre in rosso indicano anomalie negative (precipitazioni inferiori alla media), mentre quelle in ciano indicano anomalie positive (precipitazioni superiori alla media). Una curva nera, che rappresenta una media mobile (probabilmente su un intervallo di 10 anni), evidenzia la tendenza generale delle precipitazioni, smussando le fluttuazioni annuali e facilitando l’identificazione dei trend a lungo termine. Un’area grigia ombreggiata evidenzia gli anni del rapporto corrente, 2021/22 e 2022/23, permettendo di contestualizzare i dati recenti all’interno della serie storica.
Evoluzione delle Anomalie Pluviometriche
- 1864-1900: Variabilità Pre-Industriale Durante la seconda metà del XIX secolo, le anomalie delle precipitazioni mostrano una variabilità significativa, con anni di deficit marcati (anomalie negative fino a -40%) e anni di surplus (anomalie positive fino a +20%). Il 1879 si distingue per un’anomalia di circa -40%, uno dei deficit più estremi dell’intera serie, che probabilmente ha avuto un impatto significativo sull’accumulo nevoso e sulla stabilità dei ghiacciai. La media mobile oscilla intorno a 0%, indicando una relativa stabilità su scala decennale, tipica di un periodo pre-industriale in cui le forzanti antropogeniche erano limitate. Questo intervallo coincide con la fine della Piccola Era Glaciale, un’epoca in cui i ghiacciai alpini erano in una fase di espansione, supportata da un accumulo nevoso generalmente adeguato, nonostante le fluttuazioni annuali.
- 1900-1980: Alternanza di Periodi Secchi e Piovosi Tra il 1900 e il 1980, la variabilità delle precipitazioni rimane elevata, con un’alternanza di anni secchi e anni piovosi. Si osservano periodi di deficit prolungati, come negli anni ’20 e ’60, con anomalie che raggiungono il -30%, e periodi di surplus, come negli anni ’40 e ’70, con anomalie positive fino a +20%. La media mobile mostra fluttuazioni moderate, senza un trend chiaro di aumento o diminuzione delle precipitazioni, riflettendo una variabilità climatica naturale. Gli anni secchi, come il 1921 e il 1964, hanno probabilmente ridotto l’accumulo nevoso, aumentando la vulnerabilità dei ghiacciai alla fusione estiva, mentre gli anni piovosi, come il 1940 e il 1970, hanno favorito un maggiore accumulo, contribuendo a fasi di stabilità o avanzamento dei ghiacciai.
- 1980-2023: Tendenza verso la Siccità A partire dagli anni ’80, si osserva un cambiamento significativo: le anomalie tendono a essere più frequentemente negative, con un numero maggiore di anni secchi. La media mobile mostra un lieve trend discendente, che si accentua negli ultimi decenni, indicando una riduzione delle precipitazioni annuali rispetto alla media 1961-1990. Questo trend è particolarmente evidente negli anni 2000, con pochi anni che registrano anomalie positive significative. Un’eccezione è il 2014, che mostra un’anomalia di circa +20%, uno degli anni più piovosi dell’ultimo mezzo secolo. Gli anni del rapporto corrente, 2021/22 e 2022/23, evidenziati dall’area grigia, si attestano rispettivamente a circa -23% e -5%, confermando un deficit di precipitazioni che ha contribuito alla scarsità di accumulo nevoso descritta nel rapporto. Il 2021/22, con un’anomalia di -23%, è stato particolarmente secco, mentre il 2022/23, con un’anomalia di -5%, mostra un deficit meno marcato, ma comunque significativo.
Implicazioni Glaciologiche
- Pre-1980: La variabilità delle precipitazioni ha avuto un impatto alternato sui ghiacciai svizzeri. Gli anni con anomalie positive, come quelli negli anni ’40 e ’70, hanno probabilmente favorito un maggiore accumulo nevoso, contribuendo a fasi di stabilità o avanzamento dei ghiacciai. Al contrario, gli anni secchi, come il 1879, il 1921 e il 1964, hanno ridotto l’accumulo, aumentando la vulnerabilità dei ghiacciai alla fusione estiva. Tuttavia, la presenza di anni piovosi ha permesso un certo equilibrio dinamico, con i ghiacciai che potevano recuperare massa durante i periodi più favorevoli.
- Post-1980: La tendenza verso precipitazioni inferiori alla media, combinata con il riscaldamento estivo (come mostrato nella Figura 2.3), ha avuto un impatto devastante sui ghiacciai. La riduzione delle precipitazioni nevose invernali ha limitato l’accumulo, lasciando i ghiacciai più esposti alla radiazione solare diretta durante l’estate. Gli anni del rapporto, 2021/22 (-23%) e 2022/23 (-5%), riflettono questa tendenza, con un deficit che ha contribuito alla scarsità di neve e alle perdite di massa record descritte nel rapporto. La combinazione di un minore accumulo nevoso e temperature estive elevate ha creato condizioni altamente sfavorevoli, con i ghiacciai che hanno perso massa anno dopo anno senza possibilità di recupero significativo.
- Effetto combinato: La riduzione delle precipitazioni, unita al riscaldamento globale, ha amplificato la vulnerabilità dei ghiacciai. Un minore accumulo nevoso significa una protezione ridotta contro la radiazione solare, mentre le estati calde intensificano l’ablazione, portando a un declino accelerato. Questo effetto è particolarmente evidente nei dati del 2021/22 e 2022/23, che si inseriscono in un contesto di siccità crescente.
Contesto Climatico Globale
Il periodo di riferimento 1961-1990 rappresenta un’epoca di relativa stabilità pluviometrica, ma è già influenzato da cambiamenti climatici incipienti, con un lieve aumento delle temperature globali rispetto al XIX secolo. La tendenza verso anomalie negative negli ultimi decenni riflette l’impatto del riscaldamento globale, che altera i regimi pluviometrici nelle Alpi. Il riscaldamento aumenta la proporzione di precipitazioni che cadono sotto forma di pioggia anziché neve, specialmente a quote intermedie, e accelera la fusione della neve accumulata, riducendo l’accumulo netto sui ghiacciai. Questo fenomeno è aggravato dall’effetto di feedback dell’albedo: la riduzione della copertura nevosa e glaciale diminuisce la riflettività della superficie, aumentando l’assorbimento di radiazione solare e amplificando il riscaldamento. Le proiezioni climatiche, come quelle dell’IPCC, prevedono una ulteriore riduzione delle precipitazioni nevose nelle Alpi a causa del cambiamento climatico, un trend che i dati del 2021/22 e 2022/23 sembrano confermare.
Conclusione
La Figura 2.4 evidenzia una variabilità a lungo termine delle precipitazioni annuali nelle Alpi svizzere, con una tendenza verso anomalie negative più frequenti a partire dagli anni ’80. Le anomalie di -23% nel 2021/22 e -5% nel 2022/23 confermano un deficit di precipitazioni che ha contribuito alla scarsità di accumulo nevoso, aggravando le perdite di massa glaciale record descritte nel rapporto. La riduzione delle precipitazioni, combinata con il riscaldamento estivo, ha creato condizioni sfavorevoli per i ghiacciai, con un minore accumulo nevoso e una maggiore esposizione alla fusione. Questi dati sottolineano l’impatto del cambiamento climatico sui regimi pluviometrici delle Alpi e la crescente vulnerabilità dei ghiacciai, con implicazioni profonde per gli ecosistemi alpini, le risorse idriche e i rischi naturali. La serie storica rappresentata nella figura non è solo una cronaca pluviometrica, ma un monito sull’urgenza di azioni di mitigazione per contrastare il cambiamento climatico e preservare questi preziosi ambienti montani.

Documentazione Visiva del Ritiro Glaciale nelle Alpi Svizzere: Glacier de Moiry e Glacier du Brenay nel 2022
La figura presenta due fotografie che documentano il significativo ritiro di due ghiacciai svizzeri durante i periodi di osservazione del rapporto, 2021/22 e 2022/23, evidenziando l’impatto delle condizioni climatiche estreme sui sistemi glaciali delle Alpi svizzere. Le immagini, scattate rispettivamente a settembre e agosto 2022, mostrano il Glacier de Moiry e il Glacier du Brenay, due ghiacciai monitorati per le variazioni di lunghezza nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland). Queste fotografie non sono solo una testimonianza visiva del declino glaciale, ma anche un’importante fonte di dati qualitativi che integrano le misurazioni quantitative riportate nel rapporto, come le perdite di massa record e le variazioni di lunghezza, attribuibili a temperature estive eccezionalmente elevate e a un deficit di precipitazioni nevose.
Immagine Superiore: Glacier de Moiry (Settembre 2022)
L’immagine superiore ritrae il Glacier de Moiry, situato nel Canton Vallese (VS), fotografato a settembre 2022 da F. Fellay (DN/VS). Il ghiacciaio, che si sviluppa in un’ampia valle alpina circondata da ripide pareti rocciose, appare in una fase avanzata di ritiro. La lingua glaciale, che in passato si estendeva più in basso lungo il pendio, è ora ridotta a una porzione limitata, con una superficie in gran parte priva di neve fresca. Questo espone il ghiaccio sottostante, che appare scuro e frammentato, un segno evidente dell’intensa ablazione estiva. La mancanza di neve fresca è coerente con le condizioni climatiche descritte nel rapporto per il 2021/22: un inverno secco con un deficit di precipitazioni del 23% e un’estate eccezionalmente calda, con temperature medie estive di 3,3°C sopra la media 1961-1990, che hanno accelerato la fusione del manto nevoso e del ghiaccio. Sul lato sinistro dell’immagine, si osserva un piccolo lago glaciale di colore verde-turchese, un fenomeno tipico delle regioni alpine in deglaciazione. Questi laghi si formano dall’accumulo di acqua di fusione in depressioni create dal ritiro del ghiacciaio, e il loro colore è dovuto alla presenza di sedimenti glaciali fini (farina glaciale) in sospensione. Le pareti rocciose circostanti, prive di vegetazione, sottolineano l’ambiente d’alta quota, con quote che superano i 3000 m s.l.m., dove le condizioni climatiche estreme hanno amplificato l’impatto del riscaldamento globale.
Immagine Inferiore: Glacier du Brenay (Agosto 2022)
L’immagine inferiore mostra il Glacier du Brenay, fotografato ad agosto 2022 da C. Chabloz. Situato in una valle alpina stretta e circondato da cime rocciose, questo ghiacciaio presenta anch’esso segni evidenti di un ritiro significativo. La lingua glaciale appare ridotta e frammentata, con una superficie che mostra ampie aree di ghiaccio esposto, coperto solo parzialmente da neve residua. La fotografia, scattata in pieno agosto, cattura il ghiacciaio nel picco della stagione di ablazione, un periodo in cui le alte temperature estive, combinate con la scarsità di nevicate estive (solo 25 cm di neve fresca a Weissfluhjoch rispetto ai 66 cm mediamente attesi), hanno intensificato la fusione. Il cielo sereno e l’intensa luce solare visibile nell’immagine suggeriscono condizioni di irraggiamento elevato, un fattore che, in assenza di una copertura nevosa protettiva, accelera la fusione del ghiaccio a causa del ridotto albedo della superficie glaciale. Le pareti rocciose circostanti, prive di vegetazione e segnate da detriti morenici, testimoniano il ritiro del ghiacciaio, che ha lasciato esposte ampie aree di terreno precedentemente coperte dal ghiaccio. La posizione del Glacier du Brenay, probabilmente a quote comprese tra i 2500 e i 3500 m s.l.m., lo rende particolarmente vulnerabile al riscaldamento, come evidenziato dalla linea dello zero termico record di 5200 m s.l.m. registrata a fine agosto 2022.
Implicazioni Ambientali e Climatiche
Le fotografie del Glacier de Moiry e del Glacier du Brenay documentano visivamente l’impatto delle condizioni climatiche estreme del 2021/22 e 2022/23, descritte nel rapporto. Entrambi i periodi sono stati caratterizzati da temperature estive eccezionalmente alte (3,3°C sopra la media 1961-1990) e da un deficit di precipitazioni (rispettivamente -23% e -5% per i due anni), che hanno ridotto l’accumulo nevoso invernale e amplificato l’ablazione estiva. La scarsità di neve fresca visibile in entrambe le immagini è un indicatore diretto della siccità invernale e primaverile, che ha lasciato i ghiacciai privi di uno strato protettivo contro la radiazione solare. Inoltre, eventi come la deposizione di polvere sahariana nel 2022, menzionata nel rapporto, hanno ulteriormente ridotto l’albedo della superficie nevosa, accelerando la fusione. Il ritiro di questi ghiacciai ha implicazioni significative: la formazione di laghi glaciali, come quello visibile al Glacier de Moiry, aumenta il rischio di inondazioni improvvise (glacial lake outburst floods), mentre la perdita di massa glaciale contribuisce all’innalzamento del livello del mare e alla riduzione delle risorse idriche disponibili per le comunità alpine, che dipendono dall’acqua di fusione per l’irrigazione e l’approvvigionamento idrico.
Contesto Scientifico e Rilevanza
Queste immagini si inseriscono nel contesto del monitoraggio a lungo termine dei ghiacciai svizzeri, condotto nell’ambito del programma GLAMOS, che documenta le variazioni di lunghezza, il bilancio di massa e altri parametri glaciali. Il Glacier de Moiry e il Glacier du Brenay, selezionati per questa documentazione visiva, sono rappresentativi della tendenza generale di deglaciazione osservata nelle Alpi svizzere, dove i ghiacciai hanno perso circa il 60% del loro volume dal 1850, con un’accelerazione negli ultimi decenni a causa del cambiamento climatico. Le fotografie, scattate a fine estate, catturano i ghiacciai nel momento di massima ablazione, offrendo una testimonianza diretta dell’impatto delle condizioni climatiche estreme del 2022, come le ondate di calore e la linea dello zero termico record. Questi dati visivi, combinati con le misurazioni quantitative riportate nel rapporto, sottolineano la necessità di continuare il monitoraggio glaciologico e di implementare strategie di mitigazione e adattamento per affrontare le conseguenze del riscaldamento globale nelle regioni alpine.
Conclusione
Le fotografie del Glacier de Moiry e del Glacier du Brenay, scattate rispettivamente a settembre e agosto 2022, offrono una documentazione visiva potente del ritiro glaciale nelle Alpi svizzere, riflettendo l’impatto delle condizioni climatiche estreme del 2021/22 e 2022/23. La riduzione della lingua glaciale, la scarsità di neve fresca e la formazione di laghi glaciali testimoniano un declino accelerato, guidato da temperature estive record e da un deficit di precipitazioni nevose. Queste immagini non sono solo una rappresentazione visiva della deglaciazione, ma anche un monito sull’urgenza di affrontare il cambiamento climatico per preservare i ghiacciai svizzeri e mitigare le sue conseguenze ambientali, come la perdita di risorse idriche, l’aumento dei rischi naturali e l’impatto sugli ecosistemi alpini.
Monitoraggio delle Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai Svizzeri: Evoluzione Metodologica e Prospettive Future
Introduzione al Monitoraggio delle Variazioni di Lunghezza
Il monitoraggio sistematico delle variazioni di lunghezza dei ghiacciai nelle Alpi svizzere ha avuto inizio nel 1880, segnando l’avvio di uno dei programmi di osservazione glaciologica più longevi al mondo. Grazie a un impegno coordinato e continuo, sono state raccolte serie temporali estese e ininterrotte che documentano l’evoluzione della lunghezza di un ampio numero di ghiacciai, rappresentativi delle diverse regioni delle Alpi svizzere. Questo programma, gestito attraverso una rete collaborativa di osservatori, ha coinvolto fin dall’inizio personale locale e scienziati che hanno effettuato rilevamenti annuali su ghiacciai di varie dimensioni e caratteristiche morfologiche, coprendo l’intero arco alpino svizzero. La semplicità delle tecniche di misurazione adottate, che non richiedevano formazione specialistica né strumentazioni avanzate, si è rivelata un elemento cruciale per il successo di questo monitoraggio su larga scala. Collaboratori locali, spesso senza esperienza scientifica formale, hanno utilizzato metodi di base, come la misurazione diretta della posizione della fronte glaciale rispetto a punti di riferimento fissi, garantendo la continuità delle osservazioni anche in contesti remoti e difficili.
Sfide e Limiti del Dataset Esistente
Nonostante il valore storico delle serie temporali, un’analisi critica del dataset ha evidenziato due principali limitazioni che ne compromettono l’accuratezza e l’affidabilità per studi scientifici moderni. In primo luogo, le misurazioni storiche si sono concentrate esclusivamente sulla variazione di lunghezza, senza registrare con precisione la posizione geolocalizzata dei punti di misura. Questa mancanza di informazioni spaziali rende difficile correlare le variazioni di lunghezza con i cambiamenti effettivi dell’estensione glaciale, specialmente quando si confrontano i dati con altre fonti, come immagini aeree o rilievi topografici. In secondo luogo, il metodo di calcolo basato sulla somma delle differenze incrementali annuali ha introdotto errori sistematici e bias significativi. Quando queste variazioni cumulative vengono confrontate con le distanze effettive dell’estensione glaciale, determinate ad esempio attraverso l’analisi di immagini aeree o caratteristiche morfologiche del terreno (come morene datate), emergono discrepanze rilevanti. Inoltre, molte delle serie a lungo termine presentano lacune temporali, che possono estendersi da pochi anni a interi decenni, compromettendo la continuità dei dati e la loro utilità per analisi di lungo periodo. Queste lacune sono spesso il risultato di difficoltà logistiche, eventi storici (come le guerre mondiali) o limitazioni di risorse, che hanno interrotto le osservazioni in determinati periodi.
Revisione Strategica e Nuovi Obiettivi
Per affrontare queste sfide, la strategia di monitoraggio è stata recentemente rivista nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland), con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’affidabilità dei dati, pur mantenendo la continuità delle serie storiche. Gli obiettivi principali della nuova strategia includono: (1) la preservazione delle serie a lungo termine esistenti, che rappresentano un patrimonio scientifico unico per lo studio dell’evoluzione glaciale; (2) lo sviluppo di una metodologia di valutazione coerente, standardizzata e riproducibile, che consenta di confrontare i dati nel tempo e tra diversi ghiacciai; (3) l’adozione esclusiva di misurazioni geolocalizzate, per garantire una maggiore precisione spaziale e una migliore integrazione con altre fonti di dati, come i rilievi aerei e satellitari. Questi obiettivi sono stati definiti tenendo conto della necessità di ottimizzare l’uso delle risorse disponibili e di integrare nuove tecnologie di misurazione, in un contesto in cui le risorse finanziarie e logistiche per il monitoraggio glaciologico sono spesso limitate.
Innovazioni Metodologiche e Nuove Tecnologie
Un elemento chiave della nuova strategia è l’utilizzo dei prodotti dell’Ufficio Federale di Topografia swisstopo, che offre un notevole potenziale per migliorare la qualità dei dati. Grazie a rilievi aerei periodici più frequenti e a un’elaborazione fotogrammetrica operativa, swisstopo fornisce dati ad alta risoluzione spaziale e temporale, che possono essere utilizzati per tracciare con precisione i contorni dei ghiacciai e monitorare le variazioni di lunghezza. Inoltre, è stato introdotto un cambiamento concettuale nel principio di osservazione, passando da rilevamenti annuali a osservazioni pluriennali. Questo approccio, descritto in dettaglio nel rapporto GLAMOS (2020b), mira a rendere l’acquisizione dei dati più efficiente, riducendo i costi e gli sforzi logistici, pur mantenendo un’elevata qualità dei dati attraverso misurazioni geolocalizzate. La nuova strategia si basa su un sistema di acquisizione dei dati a più livelli, che combina quattro tipi di osservazione complementari:
- CAMPO: Osservazioni annuali sul campo, condotte da squadre di rilevatori che misurano direttamente la posizione della fronte glaciale e, periodicamente, tracciano i contorni del ghiacciaio. Questo metodo garantisce continuità con le serie storiche e un’elevata precisione, grazie alla verifica diretta sul terreno.
- AEREO: Rilevamenti aerei con copertura spaziale elevata e risoluzione annuale, che forniscono dati accurati e omogenei su un gran numero di ghiacciai. Questo approccio sfrutta le immagini aeree ad alta risoluzione per monitorare le variazioni di lunghezza e l’estensione glaciale in modo sistematico.
- MISTO: Una combinazione di misurazioni biennali sul campo e contorni derivati dai prodotti operativi di swisstopo. Questo metodo offre un’ampia copertura spaziale, dati omogenei e un’alta risoluzione temporale, bilanciando precisione e sostenibilità logistica.
- TLM (Topographic Landscape Model): Dati omogenei acquisiti a intervalli triennali, con uno sforzo e costi significativamente ridotti. Questo approccio utilizza modelli topografici digitali per monitorare le variazioni di lunghezza, garantendo una copertura uniforme a lungo termine.
Implicazioni per la Glaciologia e Prospettive Future
La revisione della strategia di monitoraggio rappresenta un passo avanti significativo per la glaciologia svizzera, rispondendo alle esigenze di un’era in cui il cambiamento climatico sta accelerando il ritiro dei ghiacciai a un ritmo senza precedenti. L’adozione di misurazioni geolocalizzate e l’integrazione di tecnologie avanzate, come la fotogrammetria e i rilievi aerei, migliorano la qualità e l’affidabilità dei dati, consentendo una migliore comprensione delle dinamiche glaciali e una più precisa modellizzazione dei futuri scenari di deglaciazione. Inoltre, il passaggio a osservazioni pluriennali ottimizza l’uso delle risorse, rendendo il monitoraggio più sostenibile senza compromettere la continuità delle serie storiche. Questi dati non solo contribuiscono alla ricerca scientifica, ma hanno anche implicazioni pratiche per la gestione delle risorse idriche, la mitigazione dei rischi naturali (come le inondazioni da laghi glaciali) e l’adattamento al cambiamento climatico nelle regioni alpine. La nuova strategia, con il suo approccio multilivello, rappresenta un modello per il monitoraggio glaciologico globale, dimostrando come tradizione e innovazione possano coesistere per affrontare le sfide del XXI secolo.
La selezione dei ghiacciai da monitorare nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland) è stata effettuata considerando una serie di criteri scientifici e logistici, tra cui la qualità delle serie temporali esistenti, la necessità di una distribuzione geografica equilibrata che rappresenti tutte le regioni delle Alpi svizzere e i diversi tipi di ghiacciai (in termini di dimensioni, forma e caratteristiche morfologiche), le proiezioni sull’evoluzione futura dei ghiacciai, la loro accessibilità per le osservazioni sul campo e le esigenze specifiche dei collaboratori locali coinvolti nel monitoraggio. In totale, i 121 ghiacciai con serie temporali di variazioni di lunghezza disponibili e osservazioni recenti sono stati assegnati ai quattro nuovi tipi di osservazione definiti nella strategia aggiornata. Di questi, 43 ghiacciai, pari al 35% del totale, sono stati selezionati per continuare con osservazioni annuali sul campo (CAMPO), un metodo che garantisce continuità con le serie storiche e un’elevata precisione grazie alla misurazione diretta della posizione della fronte glaciale. Altri 19 ghiacciai, corrispondenti al 16%, sono stati destinati al tipo di osservazione AEREO, che sfrutta rilievi aerei ad alta risoluzione per una copertura spaziale estesa e dati omogenei a cadenza annuale. Un ulteriore gruppo di 22 ghiacciai, pari al 18%, è stato assegnato al tipo di osservazione MISTO, che combina misurazioni biennali sul campo con i contorni derivati dai prodotti operativi di swisstopo, offrendo un compromesso tra precisione, copertura e sostenibilità logistica. Infine, i restanti 37 ghiacciai, equivalenti al 31%, sono stati destinati alla valutazione basata sui prodotti operativi SWISSIMAGE e TLM di swisstopo, con osservazioni a intervalli triennali, un approccio che riduce significativamente i costi e gli sforzi logistici pur mantenendo una buona qualità dei dati. L’implementazione di queste modifiche alla strategia di osservazione è iniziata in modo graduale a partire dal 2020, con l’obiettivo di ottimizzare le risorse e migliorare l’affidabilità delle misurazioni.
Durante i due periodi coperti dal rapporto, ovvero gli anni idrologici 2021/22 e 2022/23, 102 dei 157 ghiacciai con fluttuazioni di lunghezza documentate sono stati attivamente monitorati, come riportato nelle Figure 3.1, 3.2 e nella Tabella 3.1. I restanti ghiacciai non sono stati osservati regolarmente a causa di condizioni che ne hanno compromesso la fattibilità del monitoraggio: molti di essi si sono ritirati drasticamente, riducendosi a dimensioni minime, oppure sono pesantemente coperti da detriti morenici, rendendo difficile la misurazione della fronte glaciale. Di conseguenza, questi ghiacciai vengono osservati solo a intervalli irregolari, spesso in concomitanza con campagne di rilevamento specifiche o quando le condizioni lo consentono. La nuova strategia di osservazione, con il suo approccio multilivello, ha introdotto un miglioramento significativo nella gestione dei dati: le informazioni sulle variazioni di lunghezza dei ghiacciai osservati periodicamente attraverso i prodotti operativi di swisstopo (come SWISSIMAGE e TLM) saranno integrate nel database anche dopo il periodo di riferimento del rapporto, garantendo un aggiornamento continuo e una maggiore completezza delle serie temporali.
Nel corso dei due anni in esame, 2021/22 e 2022/23, i ghiacciai svizzeri hanno subito ulteriori perdite di lunghezza, proseguendo una tendenza di ritiro che si è intensificata negli ultimi decenni a causa del cambiamento climatico. La maggior parte delle misurazioni effettuate in questi periodi ha registrato variazioni di lunghezza comprese tra 0 e -30 metri, un intervallo che riflette il trend generale di arretramento osservato negli ultimi anni. Tuttavia, questa tendenza media è stata superata, in entrambi gli anni, da alcuni valori di ritiro eccezionalmente elevati, che in alcuni casi hanno raggiunto o superato i 30 metri. Questi valori estremi sono spesso il risultato di fattori locali, come la morfologia del terreno, la presenza di laghi proglaciali che accelerano la fusione, o l’esposizione a condizioni microclimatiche particolari. In alcuni casi, i valori di ritiro più significativi si riferiscono a periodi di osservazione più lunghi, poiché i ghiacciai osservati a intervalli pluriennali accumulano variazioni di lunghezza che vengono registrate solo al momento del rilevamento successivo. Questi ritiri estremi non sono inaspettati, ma rappresentano l’esito di processi di deglaciazione che si sviluppano su scale temporali più lunghe, come la perdita progressiva di massa glaciale e l’esposizione di ghiaccio a quote sempre più elevate, dove le temperature estive sono state particolarmente elevate, come documentato nel rapporto (ad esempio, con una linea dello zero termico record di 5200 m s.l.m. nel 2022).
Implicazioni Scientifiche e Prospettive
L’adozione della nuova strategia di osservazione ha permesso di bilanciare le esigenze scientifiche con le limitazioni logistiche, garantendo una copertura rappresentativa dei ghiacciai svizzeri e migliorando la qualità dei dati attraverso l’uso di misurazioni geolocalizzate e tecnologie avanzate. La distribuzione dei ghiacciai tra i quattro tipi di osservazione riflette un approccio mirato a massimizzare l’efficienza del monitoraggio, mantenendo al contempo la continuità delle serie storiche, che sono fondamentali per comprendere le dinamiche di lungo periodo della deglaciazione. I dati raccolti nel 2021/22 e 2022/23 confermano l’accelerazione del ritiro glaciale, un fenomeno guidato dal riscaldamento globale e dalla riduzione delle precipitazioni nevose, come evidenziato nelle sezioni precedenti del rapporto. Le variazioni di lunghezza osservate, sebbene generalmente comprese tra 0 e -30 metri, sono indicative di un processo di deglaciazione che sta alterando profondamente i paesaggi alpini, con implicazioni significative per gli ecosistemi, le risorse idriche e i rischi naturali, come le inondazioni da laghi glaciali. La nuova strategia di monitoraggio, con la sua flessibilità e l’integrazione di dati aerei e topografici, rappresenta un passo avanti per la glaciologia svizzera, fornendo una base solida per future analisi e per lo sviluppo di strategie di adattamento al cambiamento climatico nelle regioni alpine.
Analisi delle Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai Svizzeri nel Periodo 2021/22: Impatti delle Condizioni Climatiche Estreme e Dinamiche Locali
Condizioni di Rilevamento e Risultati Generali
Nel corso dell’autunno 2022, a seguito di un’estate caratterizzata da condizioni climatiche eccezionalmente calde che hanno provocato una fusione intensa dei ghiacciai svizzeri, si sono create condizioni ottimali per i rilevamenti sul campo. Le alte temperature estive, con anomalie di +3,3°C rispetto alla media 1961-1990, come riportato nella sezione 2 del rapporto, hanno accelerato l’ablazione, riducendo la copertura nevosa e esponendo il ghiaccio glaciale alla radiazione solare diretta. Queste condizioni, pur sfavorevoli per i ghiacciai, hanno facilitato le misurazioni della posizione della fronte glaciale, permettendo una chiara identificazione dei margini in assenza di neve residua. Le variazioni di lunghezza rispetto agli anni precedenti sono state determinate per un totale di 71 ghiacciai, come illustrato nella Figura 3.1. Di questi, 68 ghiacciai hanno registrato una recessione, uno non ha mostrato variazioni significative, mentre due ghiacciai hanno evidenziato un avanzamento. La maggior parte delle misurazioni, corrispondenti a circa il 73% del totale, ha mostrato variazioni di lunghezza comprese tra -1 e -30 metri, un intervallo che riflette la tendenza generale di ritiro osservata negli ultimi decenni nelle Alpi svizzere. Tuttavia, con l’eccezione di otto ghiacciai, i valori estremi hanno spaziato da un ritiro massimo di -54 metri, registrato al Glatscher da Lavaz, a un leggero avanzamento di circa +4 metri, osservato sia al Bisgletscher che al Sulzgletscher.
Analisi dei Valori Estremi di Ritiro
Gli otto ghiacciai che hanno registrato ritiri più significativi, superiori ai 30 metri, meritano un’analisi approfondita, poiché tali valori includono anche variazioni accumulate su periodi pluriennali, in linea con la nuova strategia di osservazione che prevede rilevamenti a intervalli più lunghi per alcuni ghiacciai. Questi ritiri eccezionali non sono un fenomeno isolato del 2021/22, ma rappresentano l’esito di un’evoluzione decennale dei ghiacciai, resa prevedibile dalle condizioni climatiche degli ultimi anni. In particolare, la continua assenza di un flusso di ghiaccio significativo dall’area di accumulo, dovuta a un accumulo nevoso invernale insufficiente (deficit di precipitazioni del 23% nel 2021/22), ha portato a un assottigliamento progressivo delle lingue glaciali. Inoltre, l’aumento dello spessore della copertura detritica su molti ghiacciai ha alterato le dinamiche di fusione, rallentando il ritiro lineare della fronte in alcuni anni, ma favorendo un’ablazione irregolare. In queste condizioni, il ghiaccio alla fronte si è gradualmente indebolito, fino a quando, nell’estate 2022, una combinazione di alte temperature e irraggiamento solare intenso ha causato il distacco o la fusione completa di grandi sezioni di ghiaccio. Questo processo ha determinato uno spostamento improvviso e marcato della fronte dinamica all’indietro, un fenomeno noto come “collasso della lingua glaciale”, che spiega i valori di ritiro più elevati osservati.
Dinamiche Locali nei Ghiacciai in Avanzamento
I due ghiacciai che hanno mostrato un avanzamento, il Bisgletscher e il Sulzgletscher, con un incremento di lunghezza di circa +4 metri ciascuno, rappresentano casi particolari che richiedono un’interpretazione attenta. Nel caso del Sulzgletscher, l’avanzamento non è attribuibile a un aumento del flusso di ghiaccio dall’area di accumulo, che rimane limitato a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli. Piuttosto, il cambiamento positivo è il risultato di dinamiche locali alla fronte glaciale. Il Sulzgletscher è caratterizzato da una spessa e continua copertura detritica, che riduce significativamente la fusione superficiale, proteggendo il ghiaccio sottostante dall’ablazione. Inoltre, la ripida parete di ghiaccio incisa al portale della fronte ha subito uno spostamento laterale, un movimento che, combinato con la protezione detritica, ha portato a un apparente avanzamento della posizione della fronte. Tuttavia, in tali condizioni, l’individuazione precisa del margine glaciale è complessa e può portare a interpretazioni errate, specialmente in presenza di detriti che mascherano il confine tra ghiaccio e terreno. Nonostante queste incertezze, l’impatto di tali variazioni locali sulla variazione cumulativa di lunghezza è trascurabile, poiché eventuali errori si compensano nelle misurazioni successive, garantendo l’affidabilità delle serie temporali a lungo termine.
Il Bisgletscher, invece, presenta una dinamica diversa. La sua lingua glaciale, ripida e ancora dinamicamente attiva, ha beneficiato di un flusso di ghiaccio sufficiente a compensare la fusione estiva alla fronte. Questo equilibrio tra flusso e ablazione, un fenomeno raro nel contesto del riscaldamento globale, ha permesso un leggero avanzamento della fronte nel 2021/22. Tuttavia, questo avanzamento non indica una ripresa del ghiacciaio, ma piuttosto una risposta transitoria a condizioni locali, come una topografia favorevole che facilita il movimento del ghiaccio verso valle. Entrambi i casi sottolineano l’importanza di considerare le specificità morfologiche e dinamiche di ciascun ghiacciaio nell’interpretazione delle variazioni di lunghezza.
Implicazioni Scientifiche e Metodologiche
I dati del 2021/22 confermano la tendenza al ritiro dei ghiacciai svizzeri, un processo guidato dal cambiamento climatico e amplificato dalle condizioni estreme dell’estate 2022, come le temperature record e la scarsità di nevicate estive. La distribuzione delle variazioni di lunghezza, con la maggior parte dei ghiacciai che registra ritiri tra -1 e -30 metri, riflette un declino generalizzato, mentre i valori estremi di ritiro e i rari casi di avanzamento evidenziano la complessità delle dinamiche glaciali, influenzate sia da fattori climatici globali che da condizioni locali. La nuova strategia di osservazione, implementata gradualmente dal 2020, ha permesso di ottimizzare i rilevamenti, garantendo una copertura rappresentativa e una maggiore precisione attraverso l’uso di misurazioni geolocalizzate. Questi dati non solo documentano l’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai svizzeri, ma forniscono anche una base per modellizzare l’evoluzione futura dei ghiacciai e per sviluppare strategie di adattamento alle conseguenze della deglaciazione, come la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi naturali.
Analisi delle Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai Svizzeri nel Periodo 2022/23: Impatti del Cambiamento Climatico e Dinamiche di Ritiro
Condizioni di Rilevamento e Risultati Generali
Nell’autunno 2023, a seguito di un’estate caratterizzata da condizioni climatiche estreme, sono stati raccolti i dati sulle variazioni di lunghezza per un totale di 95 ghiacciai svizzeri, come illustrato nella Figura 3.2. L’estate 2023, come descritto nelle sezioni precedenti del rapporto, è stata la terza più calda mai registrata dal 1864, con temperature medie estive di 3,3°C sopra la media 1961-1990 e una linea dello zero termico che ha raggiunto un’altitudine record di quasi 5200 m s.l.m. a fine agosto. Queste condizioni hanno provocato un’intensa fusione dei ghiacciai, riducendo la copertura nevosa e esponendo ampie aree di ghiaccio alla radiazione solare diretta. Tale scenario, pur rappresentando una sfida per la salute dei ghiacciai, ha creato condizioni ottimali per i rilevamenti sul campo, permettendo una chiara identificazione della posizione della fronte glaciale in assenza di neve residua. Dei 95 ghiacciai monitorati, 92 hanno registrato un accorciamento della loro lunghezza, uno ha mantenuto la posizione della fronte invariata, mentre un altro ha mostrato un leggero avanzamento. Con l’eccezione di dieci ghiacciai, le variazioni di lunghezza osservate si collocano in un intervallo che va da un ritiro massimo di -53 metri, registrato al Glatscher dil Vorab, a un avanzamento di +2 metri, osservato all’Ammertengletscher. Circa il 65% delle misurazioni, corrispondente a quasi due terzi del totale, ha mostrato ritiri compresi tra -1 e -30 metri, un intervallo che riflette la tendenza generale di recessione dei ghiacciai svizzeri, in linea con le osservazioni degli ultimi decenni.
Dinamiche di Ritiro e Valori Estremi
La prevalenza di valori di ritiro compresi tra -1 e -30 metri è coerente con le condizioni climatiche del 2022/23, caratterizzate da un deficit di precipitazioni (-5% sull’anno idrologico) e da temperature estive eccezionalmente elevate, che hanno limitato l’accumulo nevoso invernale e amplificato l’ablazione estiva. Tuttavia, due ghiacciai, il Paradiesgletscher e il Vadret Calderas, si distinguono per aver registrato riduzioni di lunghezza eccezionalmente elevate, nell’ordine di diverse centinaia di metri. Questi valori estremi, come nel periodo 2021/22, non sono il risultato di un evento isolato, ma rappresentano l’esito di un processo di deglaciazione in corso da molti anni, che si è intensificato nell’ultimo decennio. Entrambi i ghiacciai hanno subito un assottigliamento progressivo della loro lingua glaciale, un fenomeno attribuibile a due fattori principali: l’elevato tasso di fusione estiva, causato dal riscaldamento globale, e la mancanza di un apporto significativo di ghiaccio dall’area di accumulo, dovuta a un accumulo nevoso invernale insufficiente. Nel caso del Vadret Calderas, una sezione ripida della lingua glaciale ha perso connessione con il corpo principale del ghiacciaio, un processo noto come “distacco della lingua”, che ha causato uno spostamento improvviso della fronte dinamica all’indietro. Per il Paradiesgletscher, invece, la superficie piatta e sottile della lingua si è disintegrata lungo una linea di divisione del ghiaccio, un fenomeno che si verifica quando il ghiaccio residuo, indebolito da anni di fusione, non è più in grado di mantenere la sua integrità strutturale. Questi eventi, pur drammatici, erano attesi, poiché riflettono l’evoluzione a lungo termine dei ghiacciai in un contesto di cambiamento climatico.
Eccezioni e Dinamiche Locali
Tra i 95 ghiacciai monitorati, l’Ammertengletscher rappresenta un’eccezione, avendo registrato un leggero avanzamento di +2 metri. Questo incremento di lunghezza, sebbene minimo, è un fenomeno raro nel contesto del ritiro generalizzato osservato negli ultimi decenni. Tuttavia, come nel caso del Sulzgletscher nel 2021/22, questo avanzamento non è indicativo di una ripresa del ghiacciaio, ma è probabilmente il risultato di dinamiche locali, come un movimento laterale della fronte o un temporaneo accumulo di detriti che ha alterato la posizione apparente del margine glaciale. L’assenza di un flusso significativo di ghiaccio dall’area di accumulo, unita alle condizioni climatiche sfavorevoli del 2022/23, rende improbabile un avanzamento reale del ghiacciaio. Il ghiacciaio che non ha mostrato variazioni nella posizione della fronte, invece, potrebbe essere in una fase di equilibrio transitorio, in cui la fusione estiva è stata compensata da un flusso di ghiaccio minimo o da una protezione detritica che ha rallentato l’ablazione.
Implicazioni Scientifiche e Contesto Climatico
I dati del 2022/23 confermano l’accelerazione del ritiro glaciale nelle Alpi svizzere, un processo guidato dal cambiamento climatico e amplificato dalle condizioni estreme dell’estate 2023. La distribuzione delle variazioni di lunghezza, con la maggior parte dei ghiacciai che registra ritiri tra -1 e -30 metri, riflette un declino generalizzato, mentre i valori estremi di ritiro, come quelli del Paradiesgletscher e del Vadret Calderas, evidenziano la vulnerabilità di alcuni ghiacciai a processi di deglaciazione a lungo termine. La scarsità di nevicate estive, combinata con temperature record e una linea dello zero termico a quote eccezionalmente alte, ha esacerbato la fusione, riducendo la capacità dei ghiacciai di mantenere la loro massa e lunghezza. Questi dati non solo documentano l’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai svizzeri, ma forniscono anche una base per modellizzare l’evoluzione futura dei ghiacciai e per sviluppare strategie di adattamento alle conseguenze della deglaciazione, come la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi naturali, come le inondazioni da laghi glaciali. La nuova strategia di osservazione, con il suo approccio multilivello, ha permesso di ottimizzare i rilevamenti, garantendo una copertura rappresentativa e una maggiore precisione, e rappresenta un passo avanti per la glaciologia svizzera in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Analisi Sintetica delle Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai Svizzeri nel Bacino del Fiume Rodano: Periodi 2021/22 e 2022/23
Contesto e Metodologia di Rilevamento
I dati relativi alle variazioni di lunghezza dei ghiacciai svizzeri nel bacino del fiume Rodano per i periodi idrologici 2021/22 e 2022/23 offrono un quadro dettagliato dell’impatto delle condizioni climatiche estreme sui sistemi glaciali delle Alpi svizzere. Le misurazioni, condotte nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland), coprono un totale di 48 ghiacciai situati principalmente nel Canton Vallese (VS) e in parte nel Canton Vaud (VD). Questi ghiacciai, che variano per dimensioni, altitudine e caratteristiche morfologiche, sono stati selezionati per rappresentare la diversità dei sistemi glaciali nel bacino del Rodano, un’area critica per le risorse idriche delle Alpi svizzere. Le variazioni di lunghezza sono state rilevate attraverso una combinazione di osservazioni sul campo (CAMPO), rilievi aerei (AEREO), approcci misti (MISTO) e analisi basate sui prodotti operativi di swisstopo (TLM), come descritto nella sezione 3.1 del rapporto. Le misurazioni sono state effettuate in date variabili tra luglio e ottobre di ciascun anno, a seconda delle condizioni logistiche e climatiche, con altitudini delle fronti glaciali comprese tra 1602 m s.l.m. (Grosser Aletsch) e 2920 m s.l.m. (Chessjen). I dati riflettono l’impatto delle condizioni climatiche estreme del 2021/22 e 2022/23, caratterizzate da temperature estive record (anomalie di +3,3°C rispetto alla media 1961-1990) e un deficit di precipitazioni (rispettivamente -23% e -5% nei due anni), che hanno amplificato l’ablazione e ridotto l’accumulo nevoso.
Tendenze Generali delle Variazioni di Lunghezza
I dati mostrano una tendenza predominante al ritiro dei ghiacciai in entrambi i periodi, con variazioni di lunghezza che riflettono l’intensa fusione estiva e la scarsità di accumulo nevoso invernale. Nel 2021/22, le variazioni di lunghezza sono state registrate per 29 dei 48 ghiacciai, con valori che spaziano da un ritiro massimo di -635 m (Arolla, Mont Collon) a un avanzamento di +4,4 m (Bisgletscher). Nel 2022/23, le misurazioni coprono 47 ghiacciai, con variazioni che vanno da un ritiro massimo di -475 m (Fee) a un avanzamento di -4,9 m (Grand Plan Névé). La maggior parte dei ghiacciai ha registrato ritiri compresi tra -1 e -30 metri in entrambi gli anni, un intervallo che rappresenta circa il 73% delle misurazioni nel 2021/22 e il 65% nel 2022/23, come riportato nelle sezioni 3.2 e 3.3. Tuttavia, alcuni ghiacciai hanno mostrato ritiri eccezionalmente elevati, spesso associati a processi di deglaciazione a lungo termine, come il distacco di sezioni della lingua glaciale o la disintegrazione di ghiaccio residuo.
Analisi dei Ritiri Significativi
I ritiri più marcati nel 2021/22 sono stati osservati al Glacier d’Arolla (Mont Collon) con -635 m e al Glacier de Moiry con -550 m, entrambi situati nel Canton Vallese. Questi valori estremi, registrati rispettivamente il 17 settembre 2021 e il 1° settembre 2021, sono il risultato di un processo di assottigliamento della lingua glaciale che si è protratto per anni, culminato in un’estate eccezionalmente calda che ha causato il distacco di grandi sezioni di ghiaccio. Nel 2022/23, il Glacier de Fee ha registrato il ritiro più significativo, con -475 m, misurato il 6 settembre 2023. Questo valore, che copre un periodo pluriennale (osservazione di tipo TLM), riflette un collasso della lingua glaciale, un fenomeno comune nei ghiacciai che hanno subito un assottigliamento progressivo a causa della mancanza di apporto di ghiaccio dall’area di accumulo e di tassi di fusione elevati. Altri ghiacciai con ritiri significativi nel 2022/23 includono l’Otemma (-141,2 m), il Corbassière (-134 m) e il Glacier de Brenay (-134,4 m), tutti misurati il 7 settembre 2023. Questi valori estremi sono coerenti con le condizioni climatiche del 2022/23, che hanno visto una linea dello zero termico record di 5200 m s.l.m. e una scarsità di nevicate estive, fattori che hanno amplificato l’ablazione e ridotto la protezione del ghiaccio.
Eccezioni e Dinamiche Locali
Un’eccezione degna di nota è il Bisgletscher, che nel 2021/22 ha registrato un avanzamento di +4,4 m, misurato il 14 agosto 2021, a un’altitudine di 2440 m s.l.m. Come descritto nella sezione 3.2, questo avanzamento è attribuibile a un flusso di ghiaccio sufficiente a compensare la fusione estiva, un fenomeno raro in un contesto di ritiro generalizzato. Tuttavia, nel 2022/23, lo stesso ghiacciaio ha subito un ritiro di -13,9 m, indicando che l’avanzamento del 2021/22 era un evento transitorio, probabilmente legato a dinamiche locali come una topografia favorevole al movimento del ghiaccio. Altri ghiacciai, come il Turtmann e l’Otemma, non hanno dati per uno dei due anni, riflettendo la natura irregolare delle osservazioni per i ghiacciai pesantemente coperti da detriti o in avanzato stato di ritiro, come descritto nella sezione 3.1.
Implicazioni Glaciologiche e Climatiche
I dati del 2021/22 e 2022/23 confermano l’accelerazione del ritiro glaciale nelle Alpi svizzere, un processo guidato dal cambiamento climatico e amplificato dalle condizioni estreme dei due periodi. La prevalenza di ritiri compresi tra -1 e -30 metri riflette un declino generalizzato, mentre i valori estremi, come quelli di Arolla, Moiry e Fee, evidenziano la vulnerabilità di alcuni ghiacciai a processi di deglaciazione a lungo termine. L’assenza di nevicate estive significative, combinata con temperature record e una linea dello zero termico a quote eccezionalmente alte, ha esacerbato la fusione, riducendo la capacità dei ghiacciai di mantenere la loro massa e lunghezza. Questi dati non solo documentano l’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai svizzeri, ma forniscono anche una base per modellizzare l’evoluzione futura dei ghiacciai e per sviluppare strategie di adattamento alle conseguenze della deglaciazione, come la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi naturali, come le inondazioni da laghi glaciali. La variabilità delle date di misurazione, che spaziano da luglio a ottobre, riflette le differenze logistiche e climatiche tra i ghiacciai, ma sottolinea anche la necessità di un approccio standardizzato per migliorare la comparabilità dei dati, un obiettivo della nuova strategia di osservazione implementata dal 2020.
Conclusione
Le variazioni di lunghezza dei ghiacciai nel bacino del fiume Rodano nel 2021/22 e 2022/23 evidenziano un ritiro generalizzato, con valori medi compresi tra -1 e -30 metri e ritiri estremi che raggiungono i -635 m (Arolla, 2021/22) e i -475 m (Fee, 2022/23). Questi dati, raccolti in un contesto di temperature estive record e deficit di precipitazioni, riflettono l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri, con implicazioni significative per gli ecosistemi alpini, le risorse idriche e i rischi naturali. La nuova strategia di osservazione, con il suo approccio multilivello, ha permesso di ottimizzare i rilevamenti, garantendo una copertura rappresentativa e una maggiore precisione, e rappresenta un passo avanti per la glaciologia svizzera in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Analisi delle Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai nel Bacino del Fiume Aare (Ia): Periodi 2021/22 e 2022/23
Contesto e Metodologia di Rilevamento
I dati relativi alle variazioni di lunghezza dei ghiacciai nel bacino del fiume Aare (Ia) per i periodi idrologici 2021/22 e 2022/23 forniscono un quadro dettagliato dell’evoluzione dei sistemi glaciali in una delle regioni chiave delle Alpi svizzere, nota per la presenza di ghiacciai iconici come quelli di Grindelwald e Trift. Le misurazioni, condotte nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland), coprono 18 ghiacciai situati principalmente nel Canton Berna (BE), con un’eccezione nel Canton Vallese (VS), il Lämmern. Questi ghiacciai, che variano per dimensioni, altitudine e caratteristiche morfologiche, sono stati selezionati per rappresentare la diversità dei sistemi glaciali nel bacino dell’Aare, un’area cruciale per le risorse idriche e il turismo alpino. Le variazioni di lunghezza sono state rilevate attraverso una combinazione di osservazioni sul campo (CAMPO), rilievi aerei (AEREO) e approcci misti (MISTO), come descritto nella sezione 3.1 del rapporto. Le misurazioni sono state effettuate in date variabili tra luglio e ottobre di ciascun anno, con altitudini delle fronti glaciali comprese tra 1587,1 m s.l.m. (Unterer Grindelwald) e 2820 m s.l.m. (Lämmern). I dati riflettono l’impatto delle condizioni climatiche estreme del 2021/22 e 2022/23, caratterizzate da temperature estive record (anomalie di +3,3°C rispetto alla media 1961-1990) e un deficit di precipitazioni (rispettivamente -23% e -5% nei due anni), che hanno amplificato l’ablazione e ridotto l’accumulo nevoso.
Tendenze Generali delle Variazioni di Lunghezza
I dati evidenziano una tendenza predominante al ritiro dei ghiacciai in entrambi i periodi, con variazioni di lunghezza che riflettono l’intensa fusione estiva e la scarsità di accumulo nevoso invernale. Nel 2021/22, le variazioni di lunghezza sono state registrate per 10 dei 18 ghiacciai, con valori che spaziano da un ritiro massimo di -35,2 m (Rätzli) a un ritiro minimo di -0,1 m (Trift, Gadmen). Nel 2022/23, le misurazioni coprono 12 ghiacciai, con variazioni che vanno da un ritiro massimo di -66 m (Lämmern) a un avanzamento di +2,4 m (Ammerten). La maggior parte dei ghiacciai ha registrato ritiri compresi tra -1 e -30 metri in entrambi gli anni, un intervallo che rappresenta circa il 73% delle misurazioni nel 2021/22 e il 65% nel 2022/23, come riportato nelle sezioni 3.2 e 3.3. Tuttavia, alcuni ghiacciai hanno mostrato ritiri più significativi, spesso associati a processi di deglaciazione a lungo termine, mentre un caso isolato di avanzamento (Ammerten) evidenzia la complessità delle dinamiche glaciali.
Analisi dei Ritiri Significativi
I ritiri più marcati nel 2021/22 sono stati osservati al Rätzli (-35,2 m, misurato il 21 agosto 2021 a 2467,6 m s.l.m.) e all’Unteraar (-35,1 m, misurato il 26 agosto 2021 a 1970 m s.l.m.). Questi valori riflettono l’impatto delle alte temperature estive e della scarsità di nevicate estive, che hanno ridotto la protezione del ghiaccio e amplificato l’ablazione. Nel 2022/23, il Lämmern ha registrato il ritiro più significativo, con -66 m, misurato il 26 settembre 2023 a 2820 m s.l.m. Questo valore, che copre un periodo biennale (osservazione di tipo MISTO), è indicativo di un assottigliamento progressivo della lingua glaciale, un fenomeno comune nei ghiacciai a quote elevate che hanno subito una riduzione dell’accumulo nevoso. Altri ghiacciai con ritiri significativi nel 2022/23 includono il Tschingel (-54,3 m, misurato il 6 settembre 2023 a 2310 m s.l.m.) e l’Unterer Grindelwald (-52,6 m, misurato il 20 agosto 2023 a 1587,1 m s.l.m.). Questi ritiri sono coerenti con le condizioni climatiche del 2022/23, che hanno visto una linea dello zero termico record di 5200 m s.l.m. e una scarsità di nevicate estive, fattori che hanno amplificato l’ablazione e ridotto la protezione del ghiaccio.
Eccezioni e Dinamiche Locali
Un’eccezione degna di nota è l’Ammerten, che nel 2022/23 ha registrato un avanzamento di +2,4 m, misurato il 1° ottobre 2023 a 2360 m s.l.m. Come descritto nella sezione 3.3, questo incremento di lunghezza, sebbene minimo, è un fenomeno raro nel contesto del ritiro generalizzato osservato negli ultimi decenni. Tuttavia, questo avanzamento non è indicativo di una ripresa del ghiacciaio, ma è probabilmente il risultato di dinamiche locali, come un movimento laterale della fronte o un temporaneo accumulo di detriti che ha alterato la posizione apparente del margine glaciale. L’assenza di un flusso significativo di ghiaccio dall’area di accumulo, unita alle condizioni climatiche sfavorevoli del 2022/23, rende improbabile un avanzamento reale del ghiacciaio. Il Trift (Gadmen), invece, ha mostrato una variazione minima nel 2021/22 (-0,1 m, misurato il 20 agosto 2021 a 2111,5 m s.l.m.), suggerendo un equilibrio transitorio tra fusione e flusso di ghiaccio, prima di registrare un ritiro più significativo di -7,5 m nel 2022/23. Diversi ghiacciai, come il Gauli, lo Steinlimi, l’Eiger, il Blüemlisalp, il Dungel e il Gelten, non hanno dati disponibili per uno o entrambi gli anni, riflettendo la natura irregolare delle osservazioni per i ghiacciai in avanzato stato di ritiro o pesantemente coperti da detriti, come descritto nella sezione 3.1.
Implicazioni Glaciologiche e Climatiche
I dati del 2021/22 e 2022/23 confermano l’accelerazione del ritiro glaciale nel bacino dell’Aare, un processo guidato dal cambiamento climatico e amplificato dalle condizioni estreme dei due periodi. La prevalenza di ritiri compresi tra -1 e -30 metri riflette un declino generalizzato, mentre i valori più significativi, come quelli del Lämmern e del Tschingel, evidenziano la vulnerabilità di alcuni ghiacciai a processi di deglaciazione a lungo termine. L’assenza di nevicate estive significative, combinata con temperature record e una linea dello zero termico a quote eccezionalmente alte, ha esacerbato la fusione, riducendo la capacità dei ghiacciai di mantenere la loro massa e lunghezza. Questi dati non solo documentano l’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai svizzeri, ma forniscono anche una base per modellizzare l’evoluzione futura dei ghiacciai e per sviluppare strategie di adattamento alle conseguenze della deglaciazione, come la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi naturali, come le inondazioni da laghi glaciali. La variabilità delle date di misurazione, che spaziano da luglio a ottobre, riflette le differenze logistiche e climatiche tra i ghiacciai, ma sottolinea anche la necessità di un approccio standardizzato per migliorare la comparabilità dei dati, un obiettivo della nuova strategia di osservazione implementata dal 2020.
Conclusione
Le variazioni di lunghezza dei ghiacciai nel bacino del fiume Aare nel 2021/22 e 2022/23 evidenziano un ritiro generalizzato, con valori medi compresi tra -1 e -30 metri e ritiri significativi che raggiungono i -66 m (Lämmern, 2022/23) e i -54,3 m (Tschingel, 2022/23). Questi dati, raccolti in un contesto di temperature estive record e deficit di precipitazioni, riflettono l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri, con implicazioni significative per gli ecosistemi alpini, le risorse idriche e i rischi naturali. La nuova strategia di osservazione, con il suo approccio multilivello, ha permesso di ottimizzare i rilevamenti, garantendo una copertura rappresentativa e una maggiore precisione, e rappresenta un passo avanti per la glaciologia svizzera in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Analisi delle Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai nei Bacini dei Fiumi Reuss (Ib) e Linth/Limmat (Ic): Periodi 2021/22 e 2022/23
Contesto e Metodologia di Rilevamento
I dati relativi alle variazioni di lunghezza dei ghiacciai nei bacini dei fiumi Reuss (Ib) e Linth/Limmat (Ic) per i periodi idrologici 2021/22 e 2022/23 offrono un quadro dettagliato dell’evoluzione dei sistemi glaciali in due regioni significative delle Alpi svizzere, note per la loro importanza idrologica e paesaggistica. Le misurazioni, condotte nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland), coprono un totale di 11 ghiacciai nel bacino del Reuss, situati nei Cantoni di Uri (UR) e Obvaldo (OW), e 6 ghiacciai nel bacino del Linth/Limmat, situati nei Cantoni di Glarona (GL) e San Gallo (SG). Questi ghiacciai, che variano per dimensioni, altitudine e caratteristiche morfologiche, sono stati selezionati per rappresentare la diversità dei sistemi glaciali in queste regioni, contribuendo al monitoraggio delle risorse idriche e alla comprensione delle dinamiche di deglaciazione. Le variazioni di lunghezza sono state rilevate attraverso una combinazione di osservazioni sul campo (CAMPO), rilievi aerei (AEREO) e approcci misti (MISTO), come descritto nella sezione 3.1 del rapporto. Le misurazioni sono state effettuate in date variabili tra agosto e ottobre di ciascun anno, con altitudini delle fronti glaciali comprese tra 1810 m s.l.m. (Sulz) e 2670 m s.l.m. (Tiefen). I dati riflettono l’impatto delle condizioni climatiche estreme del 2021/22 e 2022/23, caratterizzate da temperature estive record (anomalie di +3,3°C rispetto alla media 1961-1990) e un deficit di precipitazioni (rispettivamente -23% e -5% nei due anni), che hanno amplificato l’ablazione e ridotto l’accumulo nevoso.
Tendenze Generali nel Bacino del Fiume Reuss (Ib)
Nel bacino del Reuss, i dati mostrano una tendenza predominante al ritiro dei ghiacciai in entrambi i periodi, con variazioni di lunghezza che riflettono l’intensa fusione estiva e la scarsità di accumulo nevoso invernale. Nel 2021/22, le variazioni di lunghezza sono state registrate per 6 degli 11 ghiacciai, con valori che spaziano da un ritiro massimo di -300 m (Wallenbur) a un ritiro minimo di -16,5 m (Tiefen). Nel 2022/23, le misurazioni coprono 8 ghiacciai, con variazioni che vanno da un ritiro massimo di -159,3 m (Damma) a un ritiro minimo di -5 m (Sankt Anna). La maggior parte dei ghiacciai ha registrato ritiri compresi tra -1 e -30 metri in entrambi gli anni, un intervallo che rappresenta circa il 73% delle misurazioni nel 2021/22 e il 65% nel 2022/23, come riportato nelle sezioni 3.2 e 3.3. Tuttavia, alcuni ghiacciai hanno mostrato ritiri più significativi, spesso associati a processi di deglaciazione a lungo termine.
Il ritiro più marcato nel 2021/22 è stato osservato al Wallenbur (-300 m, misurato il 19 ottobre 2021 a 2320 m s.l.m.), un valore che riflette un collasso della lingua glaciale, un fenomeno comune nei ghiacciai che hanno subito un assottigliamento progressivo a causa della mancanza di apporto di ghiaccio dall’area di accumulo e di tassi di fusione elevati. Nel 2022/23, il Damma ha registrato il ritiro più significativo, con -159,3 m, misurato il 5 ottobre 2023 a 2500 m s.l.m. Questo valore, che copre un periodo biennale (osservazione di tipo MISTO), è indicativo di un processo di deglaciazione accelerato, amplificato dalle condizioni climatiche estreme del 2022/23, che hanno visto una linea dello zero termico record di 5200 m s.l.m. e una scarsità di nevicate estive. Altri ghiacciai con ritiri significativi includono il Tiefen (-37,5 m nel 2022/23, misurato l’8 settembre 2023 a 2670 m s.l.m.) e il Wallenbur (-39 m nel 2022/23, misurato l’11 ottobre 2023), che continuano a mostrare un declino marcato.
Tendenze Generali nel Bacino del Fiume Linth/Limmat (Ic)
Nel bacino del Linth/Limmat, i dati mostrano una tendenza simile al ritiro, sebbene con una maggiore variabilità nei valori. Nel 2021/22, le variazioni di lunghezza sono state registrate per 5 dei 6 ghiacciai, con valori che spaziano da un ritiro massimo di -31,9 m (Plattalva) a un avanzamento di +3,9 m (Sulz). Nel 2022/23, le misurazioni coprono 3 ghiacciai, con variazioni che vanno da un ritiro di -7,4 m (Sulz) a un ritiro minimo di -5,2 m (Pizol). La maggior parte dei ghiacciai ha registrato ritiri compresi tra -1 e -30 metri, in linea con le tendenze generali osservate nelle Alpi svizzere.
Un’eccezione degna di nota è il Sulz, che nel 2021/22 ha registrato un avanzamento di +3,9 m, misurato il 30 settembre 2021 a 1810 m s.l.m. Come descritto nella sezione 3.2, questo incremento di lunghezza è attribuibile a dinamiche locali, come un movimento laterale della fronte o una protezione detritica che ha rallentato la fusione, piuttosto che a un flusso di ghiaccio significativo dall’area di accumulo. Tuttavia, nel 2022/23, lo stesso ghiacciaio ha subito un ritiro di -7,4 m, misurato il 25 settembre 2023, indicando che l’avanzamento del 2021/22 era un evento transitorio. Il ritiro più significativo nel 2021/22 è stato osservato al Plattalva (-31,9 m, misurato il 7 ottobre 2022 a 2635 m s.l.m.), un valore che copre un periodo biennale e riflette un assottigliamento progressivo della lingua glaciale.
Implicazioni Glaciologiche e Climatiche
I dati del 2021/22 e 2022/23 nei bacini del Reuss e del Linth/Limmat confermano l’accelerazione del ritiro glaciale nelle Alpi svizzere, un processo guidato dal cambiamento climatico e amplificato dalle condizioni estreme dei due periodi. La prevalenza di ritiri compresi tra -1 e -30 metri riflette un declino generalizzato, mentre i valori più significativi, come quelli del Wallenbur (-300 m nel 2021/22) e del Damma (-159,3 m nel 2022/23), evidenziano la vulnerabilità di alcuni ghiacciai a processi di deglaciazione a lungo termine. L’assenza di nevicate estive significative, combinata con temperature record e una linea dello zero termico a quote eccezionalmente alte, ha esacerbato la fusione, riducendo la capacità dei ghiacciai di mantenere la loro massa e lunghezza. Questi dati non solo documentano l’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai svizzeri, ma forniscono anche una base per modellizzare l’evoluzione futura dei ghiacciai e per sviluppare strategie di adattamento alle conseguenze della deglaciazione, come la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi naturali, come le inondazioni da laghi glaciali. La variabilità delle date di misurazione, che spaziano da agosto a ottobre, riflette le differenze logistiche e climatiche tra i ghiacciai, ma sottolinea anche la necessità di un approccio standardizzato per migliorare la comparabilità dei dati, un obiettivo della nuova strategia di osservazione implementata dal 2020.
Conclusione
Le variazioni di lunghezza dei ghiacciai nei bacini del Reuss e del Linth/Limmat nel 2021/22 e 2022/23 evidenziano un ritiro generalizzato, con valori medi compresi tra -1 e -30 metri e ritiri significativi che raggiungono i -300 m (Wallenbur, 2021/22) e i -159,3 m (Damma, 2022/23). Questi dati, raccolti in un contesto di temperature estive record e deficit di precipitazioni, riflettono l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri, con implicazioni significative per gli ecosistemi alpini, le risorse idriche e i rischi naturali. La nuova strategia di osservazione, con il suo approccio multilivello, ha permesso di ottimizzare i rilevamenti, garantendo una copertura rappresentativa e una maggiore precisione, e rappresenta un passo avanti per la glaciologia svizzera in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Analisi delle Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai nei Bacini del Fiume Reno/Lago di Costanza (Id) e del Fiume Inn (V): Periodi 2021/22 e 2022/23
Contesto e Metodologia di Rilevamento
I dati relativi alle variazioni di lunghezza dei ghiacciai nei bacini del fiume Reno/Lago di Costanza (Id) e del fiume Inn (V) per i periodi idrologici 2021/22 e 2022/23 forniscono un quadro dettagliato dell’evoluzione dei sistemi glaciali in due regioni significative delle Alpi svizzere orientali, note per la loro importanza idrologica e per la presenza di ghiacciai iconici come il Morteratsch e il Paradies. Le misurazioni, condotte nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland), coprono un totale di 11 ghiacciai nel bacino del Reno/Lago di Costanza, situati nei Cantoni dei Grigioni (GR) e di San Gallo (SG), e 7 ghiacciai nel bacino dell’Inn, tutti situati nei Grigioni (GR). Questi ghiacciai, che variano per dimensioni, altitudine e caratteristiche morfologiche, sono stati selezionati per rappresentare la diversità dei sistemi glaciali in queste regioni, contribuendo al monitoraggio delle risorse idriche e alla comprensione delle dinamiche di deglaciazione. Le variazioni di lunghezza sono state rilevate attraverso una combinazione di osservazioni sul campo (CAMPO), rilievi aerei (AEREO) e approcci misti (MISTO), come descritto nella sezione 3.1 del rapporto. Le misurazioni sono state effettuate in date variabili tra luglio e ottobre di ciascun anno, con altitudini delle fronti glaciali comprese tra 2142 m s.l.m. (Morteratsch) e 2880 m s.l.m. (Calderas). I dati riflettono l’impatto delle condizioni climatiche estreme del 2021/22 e 2022/23, caratterizzate da temperature estive record (anomalie di +3,3°C rispetto alla media 1961-1990) e un deficit di precipitazioni (rispettivamente -23% e -5% nei due anni), che hanno amplificato l’ablazione e ridotto l’accumulo nevoso.
Tendenze Generali nel Bacino del Fiume Reno/Lago di Costanza (Id)
Nel bacino del Reno/Lago di Costanza, i dati mostrano una tendenza predominante al ritiro dei ghiacciai in entrambi i periodi, con variazioni di lunghezza che riflettono l’intensa fusione estiva e la scarsità di accumulo nevoso invernale. Nel 2021/22, le variazioni di lunghezza sono state registrate per 8 degli 11 ghiacciai, con valori che spaziano da un ritiro massimo di -950 m (Punteglias) a un ritiro minimo di -11,2 m (Sardona). Nel 2022/23, le misurazioni coprono 9 ghiacciai, con variazioni che vanno da un ritiro massimo di -550 m (Paradies) a un ritiro minimo di -3,5 m (Punteglias). La maggior parte dei ghiacciai ha registrato ritiri compresi tra -1 e -30 metri in entrambi gli anni, un intervallo che rappresenta circa il 73% delle misurazioni nel 2021/22 e il 65% nel 2022/23, come riportato nelle sezioni 3.2 e 3.3. Tuttavia, alcuni ghiacciai hanno mostrato ritiri eccezionalmente elevati, spesso associati a processi di deglaciazione a lungo termine.
Il ritiro più marcato nel 2021/22 è stato osservato al Punteglias (-950 m, misurato il 23 settembre 2022 a 2655 m s.l.m.), un valore che copre un periodo pluriennale (osservazione di tipo 4a) e riflette un collasso della lingua glaciale, un fenomeno comune nei ghiacciai che hanno subito un assottigliamento progressivo a causa della mancanza di apporto di ghiaccio dall’area di accumulo e di tassi di fusione elevati. Nel 2022/23, il Paradies ha registrato il ritiro più significativo, con -550 m, misurato il 20 settembre 2023 a 2793 m s.l.m. Questo valore, come descritto nella sezione 3.3, è il risultato di un processo di deglaciazione in corso da anni, culminato in un’estate eccezionalmente calda che ha causato la disintegrazione di una sezione della lingua glaciale. Altri ghiacciai con ritiri significativi includono il Verstankla (-97,7 m nel 2022/23, misurato il 20 settembre 2023 a 2438 m s.l.m.) e il Lenta (-70 m nel 2022/23, misurato il 5 ottobre 2023 a 2740 m s.l.m.), che continuano a mostrare un declino marcato.
Tendenze Generali nel Bacino del Fiume Inn (V)
Nel bacino dell’Inn, i dati mostrano una tendenza simile al ritiro, con variazioni di lunghezza che riflettono le stesse condizioni climatiche avverse. Nel 2021/22, le variazioni di lunghezza sono state registrate per 5 dei 7 ghiacciai, con valori che spaziano da un ritiro massimo di -50,5 m (Tschierva) a un ritiro minimo di -10,8 m (Sesvenna). Nel 2022/23, le misurazioni coprono 5 ghiacciai, con variazioni che vanno da un ritiro massimo di -270 m (Calderas) a un ritiro minimo di -5,7 m (Tiatscha). La maggior parte dei ghiacciai ha registrato ritiri compresi tra -1 e -30 metri, in linea con le tendenze generali osservate nelle Alpi svizzere.
Il ritiro più significativo nel 2022/23 è stato osservato al Calderas (-270 m, misurato il 18 ottobre 2023 a 2880 m s.l.m.), un valore che, come descritto nella sezione 3.3, è il risultato di un processo di deglaciazione a lungo termine, culminato in un distacco di una sezione ripida della lingua glaciale. Questo fenomeno è stato amplificato dalle condizioni climatiche estreme del 2022/23, che hanno visto una linea dello zero termico record di 5200 m s.l.m. e una scarsità di nevicate estive. Altri ghiacciai con ritiri significativi includono il Morteratsch (-37,4 m nel 2022/23, misurato il 3 ottobre 2023 a 2142 m s.l.m.) e il Tschierva (-31,4 m nel 2022/23, misurato il 12 settembre 2023 a 2324 m s.l.m.), che continuano a mostrare un declino marcato.
Implicazioni Glaciologiche e Climatiche
I dati del 2021/22 e 2022/23 nei bacini del Reno/Lago di Costanza e dell’Inn confermano l’accelerazione del ritiro glaciale nelle Alpi svizzere orientali, un processo guidato dal cambiamento climatico e amplificato dalle condizioni estreme dei due periodi. La prevalenza di ritiri compresi tra -1 e -30 metri riflette un declino generalizzato, mentre i valori più significativi, come quelli del Punteglias (-950 m nel 2021/22), del Paradies (-550 m nel 2022/23) e del Calderas (-270 m nel 2022/23), evidenziano la vulnerabilità di alcuni ghiacciai a processi di deglaciazione a lungo termine. L’assenza di nevicate estive significative, combinata con temperature record e una linea dello zero termico a quote eccezionalmente alte, ha esacerbato la fusione, riducendo la capacità dei ghiacciai di mantenere la loro massa e lunghezza. Questi dati non solo documentano l’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai svizzeri, ma forniscono anche una base per modellizzare l’evoluzione futura dei ghiacciai e per sviluppare strategie di adattamento alle conseguenze della deglaciazione, come la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi naturali, come le inondazioni da laghi glaciali. La variabilità delle date di misurazione, che spaziano da luglio a ottobre, riflette le differenze logistiche e climatiche tra i ghiacciai, ma sottolinea anche la necessità di un approccio standardizzato per migliorare la comparabilità dei dati, un obiettivo della nuova strategia di osservazione implementata dal 2020.
Conclusione
Le variazioni di lunghezza dei ghiacciai nei bacini del Reno/Lago di Costanza e dell’Inn nel 2021/22 e 2022/23 evidenziano un ritiro generalizzato, con valori medi compresi tra -1 e -30 metri e ritiri significativi che raggiungono i -950 m (Punteglias, 2021/22), i -550 m (Paradies, 2022/23) e i -270 m (Calderas, 2022/23). Questi dati, raccolti in un contesto di temperature estive record e deficit di precipitazioni, riflettono l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri, con implicazioni significative per gli ecosistemi alpini, le risorse idriche e i rischi naturali. La nuova strategia di osservazione, con il suo approccio multilivello, ha permesso di ottimizzare i rilevamenti, garantendo una copertura rappresentativa e una maggiore precisione, e rappresenta un passo avanti per la glaciologia svizzera in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Analisi delle Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai nei Bacini dei Fiumi Adda (IV) e Ticino (III): Periodi 2021/22 e 2022/23
Contesto e Metodologia di Rilevamento
I dati relativi alle variazioni di lunghezza dei ghiacciai nei bacini dei fiumi Adda (IV) e Ticino (III) per i periodi idrologici 2021/22 e 2022/23 offrono un quadro dettagliato dell’evoluzione dei sistemi glaciali in due regioni significative delle Alpi svizzere meridionali, note per la loro importanza idrologica e per la presenza di ghiacciai rilevanti come il Palü e il Basòdino. Le misurazioni, condotte nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland), coprono un totale di 5 ghiacciai nel bacino dell’Adda, tutti situati nel Canton Grigioni (GR), e 8 ghiacciai nel bacino del Ticino, situati principalmente nel Canton Ticino (TI), con un’eccezione nel Canton Vallese (VS), il Rossboden. Questi ghiacciai, che variano per dimensioni, altitudine e caratteristiche morfologiche, sono stati selezionati per rappresentare la diversità dei sistemi glaciali in queste regioni, contribuendo al monitoraggio delle risorse idriche e alla comprensione delle dinamiche di deglaciazione. Le variazioni di lunghezza sono state rilevate attraverso una combinazione di osservazioni sul campo (CAMPO), rilievi aerei (AEREO) e approcci misti (MISTO), come descritto nella sezione 3.1 del rapporto. Le misurazioni sono state effettuate in date variabili tra agosto e ottobre di ciascun anno, con altitudini delle fronti glaciali comprese tra 2188 m s.l.m. (Albigna) e 2998 m s.l.m. (Bresciana). I dati riflettono l’impatto delle condizioni climatiche estreme del 2021/22 e 2022/23, caratterizzate da temperature estive record (anomalie di +3,3°C rispetto alla media 1961-1990) e un deficit di precipitazioni (rispettivamente -23% e -5% nei due anni), che hanno amplificato l’ablazione e ridotto l’accumulo nevoso.
Tendenze Generali nel Bacino del Fiume Adda (IV)
Nel bacino dell’Adda, i dati mostrano una tendenza predominante al ritiro dei ghiacciai in entrambi i periodi, con variazioni di lunghezza che riflettono l’intensa fusione estiva e la scarsità di accumulo nevoso invernale. Nel 2021/22, le variazioni di lunghezza sono state registrate per tutti i 5 ghiacciai, con valori che spaziano da un ritiro massimo di -49,0 m (Cambrena) a un ritiro minimo di -15,6 m (Paradisino, Campo). Nel 2022/23, le misurazioni coprono anch’essi tutti i 5 ghiacciai, con variazioni che vanno da un ritiro massimo di -49,6 m (Forno) a un ritiro minimo di -8,3 m (Paradisino, Campo). La maggior parte dei ghiacciai ha registrato ritiri compresi tra -1 e -30 metri in entrambi gli anni, un intervallo che rappresenta circa il 73% delle misurazioni nel 2021/22 e il 65% nel 2022/23, come riportato nelle sezioni 3.2 e 3.3.
Il ritiro più marcato nel 2021/22 è stato osservato al Cambrena (-49,0 m, misurato il 1° ottobre 2021 a 2690 m s.l.m.), un valore che riflette l’impatto delle alte temperature estive e della scarsità di nevicate estive, che hanno ridotto la protezione del ghiaccio e amplificato l’ablazione. Nel 2022/23, il Forno ha registrato il ritiro più significativo, con -49,6 m, misurato il 7 settembre 2023 a 2228 m s.l.m. Questo valore è indicativo di un processo di deglaciazione accelerato, amplificato dalle condizioni climatiche estreme del 2022/23, che hanno visto una linea dello zero termico record di 5200 m s.l.m. e una scarsità di nevicate estive. Altri ghiacciai con ritiri significativi includono il Palü (-42,9 m nel 2021/22 e -33,8 m nel 2022/23, misurato rispettivamente il 18 agosto 2021 e il 9 ottobre 2023 a 2595 m s.l.m.), che continua a mostrare un declino marcato.
Tendenze Generali nel Bacino del Fiume Ticino (III)
Nel bacino del Ticino, i dati mostrano una tendenza simile al ritiro, con variazioni di lunghezza che riflettono le stesse condizioni climatiche avverse. Nel 2021/22, le variazioni di lunghezza sono state registrate per 5 degli 8 ghiacciai, con valori che spaziano da un ritiro massimo di -295 m (Cavagnoli) a un ritiro minimo di -15 m (Croslina). Nel 2022/23, le misurazioni coprono 5 ghiacciai, con variazioni che vanno da un ritiro massimo di -28,9 m (Valleggia) a un ritiro minimo di -0,3 m (Rossboden). La maggior parte dei ghiacciai ha registrato ritiri compresi tra -1 e -30 metri, in linea con le tendenze generali osservate nelle Alpi svizzere.
Il ritiro più significativo nel 2021/22 è stato osservato al Cavagnoli (-295 m, misurato il 13 settembre 2022 a 2763 m s.l.m.), un valore che copre un periodo pluriennale e riflette un collasso della lingua glaciale, un fenomeno comune nei ghiacciai che hanno subito un assottigliamento progressivo a causa della mancanza di apporto di ghiaccio dall’area di accumulo e di tassi di fusione elevati. Nel 2022/23, il Valleggia ha registrato un ritiro significativo di -28,9 m, misurato il 12 settembre 2023 a 2428 m s.l.m., un valore che indica un declino continuo. Un’eccezione degna di nota è il Rossboden, che nel 2022/23 ha registrato una variazione minima di -0,3 m, misurata il 20 agosto 2023 a 2705 m s.l.m., suggerendo un equilibrio transitorio tra fusione e flusso di ghiaccio, un fenomeno raro in un contesto di ritiro generalizzato.
Implicazioni Glaciologiche e Climatiche
I dati del 2021/22 e 2022/23 nei bacini dell’Adda e del Ticino confermano l’accelerazione del ritiro glaciale nelle Alpi svizzere meridionali, un processo guidato dal cambiamento climatico e amplificato dalle condizioni estreme dei due periodi. La prevalenza di ritiri compresi tra -1 e -30 metri riflette un declino generalizzato, mentre i valori più significativi, come quello del Cavagnoli (-295 m nel 2021/22), evidenziano la vulnerabilità di alcuni ghiacciai a processi di deglaciazione a lungo termine. L’assenza di nevicate estive significative, combinata con temperature record e una linea dello zero termico a quote eccezionalmente alte, ha esacerbato la fusione, riducendo la capacità dei ghiacciai di mantenere la loro massa e lunghezza. Questi dati non solo documentano l’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai svizzeri, ma forniscono anche una base per modellizzare l’evoluzione futura dei ghiacciai e per sviluppare strategie di adattamento alle conseguenze della deglaciazione, come la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi naturali, come le inondazioni da laghi glaciali. La variabilità delle date di misurazione, che spaziano da agosto a ottobre, riflette le differenze logistiche e climatiche tra i ghiacciai, ma sottolinea anche la necessità di un approccio standardizzato per migliorare la comparabilità dei dati, un obiettivo della nuova strategia di osservazione implementata dal 2020.
Conclusione
Le variazioni di lunghezza dei ghiacciai nei bacini dell’Adda e del Ticino nel 2021/22 e 2022/23 evidenziano un ritiro generalizzato, con valori medi compresi tra -1 e -30 metri e ritiri significativi che raggiungono i -295 m (Cavagnoli, 2021/22). Questi dati, raccolti in un contesto di temperature estive record e deficit di precipitazioni, riflettono l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri, con implicazioni significative per gli ecosistemi alpini, le risorse idriche e i rischi naturali. La nuova strategia di osservazione, con il suo approccio multilivello, ha permesso di ottimizzare i rilevamenti, garantendo una copertura rappresentativa e una maggiore precisione, e rappresenta un passo avanti per la glaciologia svizzera in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Convenzioni e Metodologie per il Monitoraggio delle Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai Svizzeri: Un’Analisi Dettagliata
Introduzione al Sistema di Monitoraggio
Il monitoraggio delle variazioni di lunghezza dei ghiacciai svizzeri, condotto nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland), si basa su un sistema standardizzato di raccolta e registrazione dei dati, progettato per garantire la comparabilità e l’affidabilità delle misurazioni nel tempo. Le convenzioni adottate per la documentazione delle osservazioni, come quelle descritte nella legenda, sono fondamentali per interpretare correttamente i dati e per comprendere le dinamiche glaciologiche in un contesto di cambiamento climatico accelerato. Queste convenzioni includono simboli per indicare lo stato del ghiacciaio (avanzamento, ritiro, stazionarietà), codici per specificare le condizioni di osservazione (ad esempio, copertura nevosa o assenza di dati) e annotazioni per fornire informazioni aggiuntive sul periodo di misurazione, l’altitudine della fronte glaciale e il contesto storico delle serie temporali. Questo sistema, sviluppato e affinato a partire dalla fine del XIX secolo, consente di mantenere la continuità delle serie storiche, un aspetto cruciale per analizzare l’evoluzione a lungo termine dei ghiacciai svizzeri e per modellizzare i futuri scenari di deglaciazione.
Simboli e Indicatori delle Variazioni di Lunghezza
Le variazioni di lunghezza dei ghiacciai sono rappresentate attraverso un insieme di simboli che descrivono lo stato dinamico del ghiacciaio in un dato periodo. Un segno positivo (+) indica un avanzamento del ghiacciaio, un evento raro nel contesto attuale di riscaldamento globale, spesso associato a dinamiche locali come un temporaneo aumento del flusso di ghiaccio o una protezione detritica che rallenta la fusione. Un segno negativo (−) denota un ritiro, che è la condizione predominante per la maggior parte dei ghiacciai svizzeri, riflettendo l’impatto delle alte temperature estive e della riduzione dell’accumulo nevoso invernale. La designazione “st” (stazionario) è utilizzata quando la variazione di lunghezza è minima, entro un intervallo di ±1 metro, indicando un equilibrio transitorio tra fusione e flusso di ghiaccio. La presenza di un simbolo “x” segnala che il valore non è stato determinato, spesso a causa di difficoltà logistiche o condizioni avverse durante il rilevamento, mentre “n” indica che il ghiacciaio non è stato osservato in quel periodo, un’eventualità comune per i ghiacciai in avanzato stato di ritiro o pesantemente coperti da detriti. Infine, il simbolo “sn” (snow covered) evidenzia che la fronte glaciale era coperta da neve al momento del rilevamento, rendendo impossibile una misurazione precisa della posizione del margine glaciale.
Identificazione e Localizzazione dei Ghiacciai
Ogni ghiacciaio monitorato è identificato da un numero univoco (indicato con “a”) all’interno della rete di osservazione GLAMOS, che consente di collegare i dati alle rappresentazioni grafiche, come le Figure 3.1 e 3.2 del rapporto, dove sono riportate le posizioni geografiche e le variazioni di lunghezza. Questa identificazione numerica facilita il confronto tra i ghiacciai e la loro localizzazione all’interno dei diversi bacini idrografici delle Alpi svizzere. Inoltre, per i ghiacciai che si estendono su più cantoni, la convenzione “b” specifica che il cantone indicato nella tabella è quello in cui si trova la lingua glaciale osservata, un dettaglio importante per contestualizzare le misurazioni in termini di condizioni microclimatiche e logistiche. Ad esempio, un ghiacciaio che si estende tra il Canton Grigioni e il Canton Vallese potrebbe avere la sua lingua glaciale nel Vallese, e quindi essere indicato come appartenente a quel cantone, anche se altre parti del ghiacciaio si trovano in un’area amministrativa diversa.
Gestione dei Dati Pluriannuali e delle Altitudini
Un aspetto critico del monitoraggio glaciologico è la gestione delle variazioni di lunghezza che si estendono su più anni, indicate con la convenzione “c”. Quando un valore si riferisce a un periodo pluriennale, il numero di anni è specificato con un suffisso, ad esempio “−40 2a”, che indica una diminuzione di 40 metri in 2 anni. Questa notazione è essenziale per i ghiacciai osservati a intervalli pluriennali, come quelli monitorati con il metodo TLM (Topographic Landscape Model), che prevede rilevamenti ogni 3 anni. Tale approccio, introdotto nella nuova strategia di osservazione a partire dal 2020, consente di ottimizzare le risorse, ma richiede una chiara documentazione del periodo di riferimento per evitare interpretazioni errate. Inoltre, la convenzione “d” riguarda l’altitudine della lingua glaciale: se questa non è stata misurata nel 2023, viene indicato l’anno dell’ultima misurazione disponibile, ad esempio “2210.9 16”, che significa 2210,9 m s.l.m., misurato nel 2016. Questa annotazione è cruciale per monitorare l’evoluzione altitudinale delle fronti glaciali, un indicatore chiave della risposta dei ghiacciai al cambiamento climatico, poiché il ritiro verso quote più alte è spesso associato a temperature più elevate e a una linea dello zero termico in aumento.
Note Aggiuntive e Serie Storiche
Le annotazioni “e” e “f” forniscono informazioni supplementari sui ghiacciai monitorati. La designazione “e” rimanda all’Appendice B del rapporto, dove sono riportate note specifiche sui singoli ghiacciai, come condizioni particolari di osservazione, eventi significativi (ad esempio, distacchi della lingua glaciale) o anomalie nelle misurazioni. Questo permette di contestualizzare i dati e di comprendere eventuali discrepanze o peculiarità. La designazione “f” identifica i ghiacciai con serie di dati quasi complete dall’inizio delle misurazioni alla fine del XIX secolo, un gruppo selezionato di 73 ghiacciai rappresentati nella Figura 3.4 del rapporto. Questi ghiacciai, che includono sistemi glaciali iconici come il Palü e il Basòdino, sono di particolare importanza per gli studi a lungo termine, poiché le loro serie temporali continue consentono di analizzare le tendenze di deglaciazione su scala secolare e di correlarle con i cambiamenti climatici globali, come l’aumento delle temperature medie e la riduzione delle precipitazioni nevose.
Implicazioni per il Monitoraggio Glaciologico
Le convenzioni descritte nella legenda sono il risultato di oltre un secolo di esperienza nel monitoraggio glaciologico, un’attività iniziata in Svizzera nel 1880 e che si è evoluta per rispondere alle sfide del cambiamento climatico e alle limitazioni logistiche. L’uso di simboli standardizzati, come quelli per indicare avanzamento, ritiro o stazionarietà, facilita la comunicazione dei risultati e la loro integrazione in database globali, come il World Glacier Monitoring Service (WGMS). La gestione dei dati pluriennali e delle altitudini, con le relative annotazioni, garantisce la trasparenza e la riproducibilità delle misurazioni, un aspetto fondamentale per la validazione scientifica dei dati. Inoltre, l’identificazione dei ghiacciai con serie storiche complete (convenzione “f”) sottolinea l’importanza di preservare queste serie temporali, che rappresentano un patrimonio scientifico unico per comprendere l’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai svizzeri. Queste convenzioni, combinate con la nuova strategia di osservazione implementata dal 2020, che include approcci multilivello come CAMPO, AEREO, MISTO e TLM, migliorano la qualità e l’efficienza del monitoraggio, fornendo dati affidabili per la modellizzazione climatica e la gestione delle risorse idriche nelle regioni alpine.
Conclusione
Le convenzioni adottate per il monitoraggio delle variazioni di lunghezza dei ghiacciai svizzeri, come descritte nella legenda, rappresentano un sistema robusto e standardizzato per la raccolta e l’interpretazione dei dati glaciologici. Simboli come “+” per l’avanzamento, “−” per il ritiro e “st” per la stazionarietà, insieme a codici per indicare dati mancanti o condizioni particolari, consentono di documentare con precisione l’evoluzione dei ghiacciai in un contesto di cambiamento climatico. Le annotazioni relative all’identificazione dei ghiacciai, alla localizzazione cantonale, ai periodi pluriennali e alle altitudini forniscono un quadro completo per l’analisi dei dati, mentre le note sui ghiacciai con serie storiche complete evidenziano il valore scientifico di queste osservazioni a lungo termine. Questo sistema, affinato nel corso di oltre un secolo, è essenziale per comprendere le dinamiche di deglaciazione nelle Alpi svizzere e per sviluppare strategie di adattamento alle conseguenze del riscaldamento globale, come la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi naturali.

Interpretazione e Contesto Metodologico della Legenda della Figura 3.1: Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai Svizzeri nell’Autunno 2022
Introduzione al Monitoraggio Glaciologico
La Figura 3.1, intitolata “Investigated glaciers for length variations in fall 2022” (“Ghiacciai studiati per le variazioni di lunghezza nell’autunno 2022”), rappresenta una sintesi visiva delle osservazioni condotte nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland), un’iniziativa volta a monitorare l’evoluzione dei ghiacciai svizzeri in risposta al cambiamento climatico. La legenda associata alla figura fornisce le informazioni necessarie per interpretare i simboli e i colori utilizzati nella mappa, che indicano lo stato dinamico dei ghiacciai (avanzamento, stazionarietà o ritiro) e identificano i casi in cui i dati non sono stati classificati. Queste convenzioni, standardizzate a livello internazionale e affinate nel corso di oltre un secolo di monitoraggio glaciologico in Svizzera, sono fondamentali per garantire la comparabilità dei dati e per analizzare le tendenze di deglaciazione su scala regionale e globale. La legenda, quindi, non è solo una chiave interpretativa, ma anche un riflesso delle metodologie e delle sfide del monitoraggio glaciologico in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Simboli e Colori per le Variazioni di Lunghezza
La legenda della Figura 3.1 utilizza un sistema di simboli e colori per rappresentare le variazioni di lunghezza dei ghiacciai svizzeri nell’autunno 2022, riflettendo le dinamiche glaciologiche osservate in quel periodo. I simboli sono i seguenti:
- Punto blu (●) – Avanzamento: Un punto blu indica un ghiacciaio che ha registrato un avanzamento della sua fronte nel 2022. Questo stato è estremamente raro nel contesto attuale di riscaldamento globale, poiché la maggior parte dei ghiacciai svizzeri è in fase di ritiro a causa delle alte temperature estive e della riduzione dell’accumulo nevoso invernale. Un esempio di avanzamento è il Bisgletscher (n. 107), che ha registrato un incremento di +4,4 m nel 2021/22, come riportato nella sezione 3.2 del rapporto. Tuttavia, tali avanzamenti sono spesso transitori e attribuibili a dinamiche locali, come un temporaneo aumento del flusso di ghiaccio dall’area di accumulo o una protezione detritica che rallenta la fusione superficiale, piuttosto che a una ripresa del ghiacciaio su scala più ampia.
- Punto verde (●) – Stazionario (±1 m): Un punto verde indica un ghiacciaio che è rimasto stazionario, con una variazione di lunghezza compresa tra ±1 metro. Questo stato suggerisce un equilibrio transitorio tra la fusione estiva e il flusso di ghiaccio, un fenomeno raro ma possibile in ghiacciai con condizioni locali favorevoli, come una copertura detritica spessa che riduce l’ablazione o una topografia che facilita il movimento del ghiaccio verso valle. Un esempio potrebbe essere il Sulzgletscher, che ha mostrato una variazione minima nel 2021/22, come descritto nella sezione 3.2, anche se non è esplicitamente indicato nella mappa con un punto verde. La stazionarietà, tuttavia, non implica una stabilità a lungo termine, ma piuttosto una condizione temporanea in un contesto di deglaciazione generalizzata.
- Punto rosso (●) – Ritiro: Un punto rosso indica un ghiacciaio che ha subito un ritiro, ovvero una riduzione della sua lunghezza, nel 2022. Questo è il simbolo più comune nella mappa, riflettendo la tendenza predominante di deglaciazione nelle Alpi svizzere, guidata dal cambiamento climatico. La maggior parte dei ghiacciai monitorati, come il Grosser Aletsch (n. 5, -36,5 m nel 2022/23), il Paradies (n. 86, -550 m nel 2022/23) e il Morteratsch (n. 94, -37,4 m nel 2022/23), è rappresentata da punti rossi, evidenziando l’impatto delle condizioni climatiche estreme del 2022, che hanno visto temperature estive record (anomalie di +3,3°C rispetto alla media 1961-1990) e una linea dello zero termico a quote eccezionalmente alte (5200 m s.l.m.), come riportato nelle sezioni precedenti del rapporto.
- Punto grigio (●) – Non classificato: Un punto grigio indica un ghiacciaio per il quale la variazione di lunghezza non è stata classificata nel 2022. Questo può essere dovuto a diverse ragioni, come l’assenza di osservazioni (indicate con “n” nelle tabelle), difficoltà logistiche nel rilevamento, o la copertura nevosa (indicata con “sn”) che ha impedito una misurazione precisa della posizione della fronte glaciale. Ghiacciai come il Gauli (n. 52) e l’Eiger (n. 59), che non hanno dati disponibili per il 2022/23, sono rappresentati con punti grigi, evidenziando le sfide del monitoraggio in condizioni avverse o per ghiacciai in avanzato stato di ritiro, dove la fronte glaciale può essere difficile da individuare a causa della copertura detritica o della frammentazione del ghiaccio.
Contesto Metodologico del Monitoraggio
I simboli e i colori della legenda sono il risultato di un sistema di monitoraggio standardizzato, sviluppato nell’ambito del programma GLAMOS e in linea con le linee guida del World Glacier Monitoring Service (WGMS). Le variazioni di lunghezza sono misurate attraverso una combinazione di approcci, tra cui osservazioni sul campo (CAMPO), rilievi aerei (AEREO), approcci misti (MISTO) e analisi basate sui prodotti operativi di swisstopo (TLM), come descritto nella sezione 3.1 del rapporto. La nuova strategia di osservazione, implementata a partire dal 2020, ha introdotto un approccio multilivello che ottimizza la copertura e la precisione dei dati, consentendo di monitorare un numero rappresentativo di ghiacciai nonostante le sfide logistiche, come l’accessibilità dei siti e le condizioni meteorologiche avverse. La classificazione dei ghiacciai in avanzamento, stazionari, in ritiro o non classificati si basa su misurazioni precise della posizione della fronte glaciale, effettuate in date variabili tra luglio e ottobre di ciascun anno, a seconda delle condizioni locali e delle esigenze logistiche.
Implicazioni Scientifiche e Climatiche
La legenda della Figura 3.1 riflette le dinamiche glaciologiche osservate nel 2022, un anno caratterizzato da condizioni climatiche estreme che hanno accelerato il ritiro dei ghiacciai svizzeri. La predominanza dei punti rossi (ritiro) è coerente con le tendenze a lungo termine di deglaciazione nelle Alpi svizzere, un processo guidato dal riscaldamento globale e amplificato da eventi estremi, come le ondate di calore estive e la riduzione dell’accumulo nevoso invernale. Le temperature estive record del 2022, con anomalie di +3,3°C rispetto alla media 1961-1990, e la linea dello zero termico a 5200 m s.l.m., hanno esacerbato la fusione, riducendo la capacità dei ghiacciai di mantenere la loro massa e lunghezza. I pochi casi di ghiacciai stazionari (punti verdi) o in avanzamento (punti blu) sono eccezioni che non invertono la tendenza generale, ma piuttosto riflettono dinamiche locali, come la protezione detritica o un temporaneo aumento del flusso di ghiaccio. La presenza di ghiacciai non classificati (punti grigi) sottolinea le sfide del monitoraggio, specialmente per i ghiacciai in avanzato stato di ritiro o coperti da detriti, che rendono difficile l’individuazione della fronte glaciale.
Significato per la Glaciologia e la Gestione delle Risorse
La legenda della Figura 3.1 non è solo una chiave interpretativa, ma anche un riflesso delle priorità scientifiche e delle sfide del monitoraggio glaciologico. La classificazione dei ghiacciai in avanzamento, stazionari, in ritiro o non classificati fornisce una sintesi visiva delle tendenze di deglaciazione, che hanno implicazioni significative per gli ecosistemi alpini, le risorse idriche e i rischi naturali. Il ritiro generalizzato dei ghiacciai, come evidenziato dalla predominanza dei punti rossi, contribuisce alla riduzione del flusso dei fiumi alpini, come il Rodano, l’Aare e l’Inn, con conseguenze per l’approvvigionamento idrico, l’irrigazione e la produzione idroelettrica. Inoltre, la fusione accelerata aumenta il rischio di eventi naturali estremi, come le inondazioni da laghi glaciali, un fenomeno sempre più frequente nelle Alpi svizzere. I dati rappresentati nella mappa, interpretati attraverso la legenda, sono quindi essenziali per sviluppare strategie di adattamento al cambiamento climatico, come la gestione sostenibile delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi naturali.
Conclusione
La legenda della Figura 3.1 fornisce una chiave interpretativa fondamentale per comprendere le variazioni di lunghezza dei ghiacciai svizzeri nell’autunno 2022, rappresentate attraverso punti blu (avanzamento), verdi (stazionarietà, ±1 m), rossi (ritiro) e grigi (non classificati). Questi simboli riflettono le dinamiche glaciologiche osservate in un anno caratterizzato da condizioni climatiche estreme, con un ritiro generalizzato che conferma l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri. La legenda, inserita nel contesto del programma GLAMOS e della nuova strategia di osservazione implementata dal 2020, evidenzia l’importanza di un monitoraggio standardizzato e multilivello per garantire la qualità e la comparabilità dei dati. Questi dati, interpretati attraverso la legenda, non solo documentano l’evoluzione dei ghiacciai svizzeri, ma forniscono anche una base scientifica per affrontare le sfide del cambiamento climatico, dalla gestione delle risorse idriche alla mitigazione dei rischi naturali, in un contesto di deglaciazione accelerata.

Analisi Dettagliata della Figura 3.2: Variazioni di Lunghezza dei Ghiacciai Svizzeri nell’Autunno 2023
Contesto e Obiettivi del Monitoraggio Glaciologico
La Figura 3.2, intitolata “Investigated glaciers in fall 2023” (“Ghiacciai studiati nell’autunno 2023”), rappresenta una sintesi visiva delle osservazioni condotte nell’ambito del programma GLAMOS (GLAcier MOnitoring in Switzerland), un’iniziativa volta a monitorare l’evoluzione dei ghiacciai svizzeri in risposta al cambiamento climatico. La mappa mostra la distribuzione geografica dei ghiacciai monitorati per le variazioni di lunghezza durante l’autunno del 2023, utilizzando simboli e colori per indicare lo stato dinamico di ciascun ghiacciaio (avanzamento, stazionarietà, ritiro o non classificato). Questa figura è complementare alla Figura 3.1, che riportava i dati per l’autunno 2022, e consente di analizzare l’evoluzione delle tendenze glaciologiche su scala annuale. Il monitoraggio delle variazioni di lunghezza, condotto attraverso una combinazione di osservazioni sul campo (CAMPO), rilievi aerei (AEREO), approcci misti (MISTO) e analisi basate sui prodotti operativi di swisstopo (TLM), è essenziale per comprendere l’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai svizzeri e per valutare le conseguenze sulla disponibilità di risorse idriche, sugli ecosistemi alpini e sui rischi naturali, come le inondazioni da laghi glaciali.
Descrizione della Mappa e della Legenda
La Figura 3.2 presenta una mappa topografica della Svizzera, con un’evidente rappresentazione delle principali catene montuose delle Alpi svizzere, dove si concentrano i ghiacciai monitorati. I ghiacciai sono indicati da punti numerati, ciascuno corrispondente a un ghiacciaio specifico identificato nella rete di osservazione GLAMOS, con numeri che si riferiscono alla convenzione “a” delle tabelle precedenti (ad esempio, il ghiacciaio Rhone è il n. 1, il Grosser Aletsch il n. 5). La distribuzione dei punti riflette la concentrazione dei ghiacciai nelle regioni alpine, in particolare nei Cantoni Vallese (VS), Grigioni (GR), Berna (BE), Uri (UR) e Ticino (TI), che ospitano i principali sistemi glaciali svizzeri, come le Alpi Pennine, le Alpi Bernesi e le Alpi Retiche.
La legenda in basso a destra della figura fornisce le informazioni necessarie per interpretare i simboli e i colori utilizzati:
- Punto blu (●): Indica un ghiacciaio in avanzamento nel 2023, un evento raro nel contesto del riscaldamento globale, spesso associato a dinamiche locali come un temporaneo aumento del flusso di ghiaccio o una protezione detritica che rallenta la fusione.
- Punto verde (●): Indica un ghiacciaio stazionario, con una variazione di lunghezza compresa tra ±1 metro, suggerendo un equilibrio transitorio tra fusione e flusso di ghiaccio.
- Punto rosso (●): Indica un ghiacciaio in ritiro, ovvero che ha subito una riduzione della sua lunghezza, la condizione più comune a causa delle alte temperature e della scarsità di nevicate.
- Punto grigio (●): Indica un ghiacciaio non classificato, per il quale non è stato possibile determinare la variazione di lunghezza, spesso a causa di difficoltà logistiche, copertura nevosa (sn) o assenza di osservazioni (n).
Tendenze Glaciologiche nell’Autunno 2023
L’analisi visiva della mappa rivela una predominanza di punti rossi, che indicano un ritiro generalizzato dei ghiacciai svizzeri nel 2023. Questo trend è coerente con le condizioni climatiche avverse che hanno caratterizzato gli ultimi anni, come quelle descritte per il 2022, con temperature estive record (anomalie di +3,3°C rispetto alla media 1961-1990) e una linea dello zero termico a quote eccezionalmente alte (5200 m s.l.m.). Sebbene i dati climatici specifici per il 2023 non siano riportati nella figura, è ragionevole assumere che condizioni simili abbiano persistito, contribuendo al ritiro continuo dei ghiacciai. Ghiacciai come il Rhone (n. 1, -95,5 m nel 2022/23), il Grosser Aletsch (n. 5, -36,5 m nel 2022/23) e il Paradies (n. 86, -550 m nel 2022/23) sono rappresentati da punti rossi, confermando il loro declino.
Un’eccezione degna di nota è l’Ammerten (n. 111), indicato con un punto blu, che ha registrato un avanzamento di +2,4 m nel 2022/23, come riportato nella sezione 3.5. Questo avanzamento, tuttavia, non è indicativo di una ripresa del ghiacciaio, ma piuttosto di dinamiche locali, come un movimento laterale della fronte o un temporaneo accumulo di detriti che ha alterato la posizione apparente del margine glaciale. Il Bisgletscher (n. 107), indicato con un punto verde, è classificato come stazionario nel 2023, nonostante abbia registrato un ritiro di -13,9 m nel 2022/23. Questa classificazione potrebbe riflettere una misurazione specifica del 2023 che ha mostrato una variazione minima (±1 m), suggerendo un equilibrio transitorio. Diversi ghiacciai, come il Gauli (n. 52), l’Eiger (n. 59) e il Cavagnoli (n. 119), sono indicati con punti grigi, riflettendo l’assenza di osservazioni (n) o difficoltà logistiche nel rilevamento, un problema comune per i ghiacciai in avanzato stato di ritiro o coperti da detriti.
Confronto con la Figura 3.1 (2022)
Un confronto con la Figura 3.1, che riporta i dati per l’autunno 2022, permette di analizzare l’evoluzione delle tendenze glaciologiche tra i due anni. La predominanza dei punti rossi in entrambe le mappe conferma che il ritiro è la tendenza dominante, con ghiacciai come il Grosser Aletsch (n. 5) che mostrano un ritiro continuo (-17,1 m nel 2021/22 e -36,5 m nel 2022/23) e il Morteratsch (n. 94) che segue un trend simile (-22,6 m nel 2021/22 e -37,4 m nel 2022/23). Tuttavia, ci sono alcune differenze significative:
- Avanzamenti e Stazionarietà: Nel 2022, il Bisgletscher (n. 107) era in avanzamento (+4,4 m nel 2021/22), ma nel 2023 è indicato come stazionario (punto verde), suggerendo una stabilizzazione temporanea dopo l’avanzamento iniziale. L’Ammerten (n. 111), che non era in avanzamento nel 2022, mostra un avanzamento nel 2023 (+2,4 m nel 2022/23), evidenziato da un punto blu, un’eccezione che sottolinea la variabilità delle dinamiche locali.
- Non Classificati: Il numero di ghiacciai non classificati (punti grigi) è simile tra i due anni, con ghiacciai come il Gauli (n. 52) e l’Eiger (n. 59) che rimangono non osservati in entrambi i periodi, riflettendo le difficoltà logistiche del monitoraggio, specialmente per i ghiacciai in aree remote o in avanzato stato di frammentazione.
- Copertura dei Dati: La mappa del 2023 mostra una copertura leggermente più ampia rispetto al 2022, con un maggior numero di ghiacciai osservati, come il Cavagnoli (n. 119), che non era classificato nel 2022 ma è indicato come non classificato nel 2023, suggerendo un miglioramento nella raccolta dei dati, probabilmente grazie alla nuova strategia di osservazione GLAMOS.
Implicazioni Scientifiche e Climatiche
La Figura 3.2 evidenzia l’impatto continuo del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri, con un ritiro generalizzato che riflette le condizioni climatiche avverse del 2023, probabilmente simili a quelle del 2022, caratterizzate da temperature elevate e scarsità di precipitazioni nevose. La predominanza dei punti rossi (ritiro) è coerente con le tendenze a lungo termine di deglaciazione nelle Alpi svizzere, un processo guidato dal riscaldamento globale e amplificato da eventi estremi, come le ondate di calore estive e la riduzione dell’accumulo nevoso invernale. I pochi casi di ghiacciai stazionari o in avanzamento (punti verdi e blu) sono eccezioni che non invertono la tendenza generale, ma piuttosto riflettono dinamiche locali, come la protezione detritica o un temporaneo aumento del flusso di ghiaccio. La presenza di ghiacciai non classificati (punti grigi) sottolinea le sfide logistiche del monitoraggio, specialmente per i ghiacciai in avanzato stato di ritiro o coperti da detriti, che rendono difficile l’individuazione della fronte glaciale.
Le implicazioni di queste tendenze sono significative per gli ecosistemi alpini e le risorse idriche. Il ritiro dei ghiacciai, come quello del Grosser Aletsch e del Morteratsch, contribuisce alla riduzione del flusso dei fiumi alpini, come il Rodano e l’Inn, con conseguenze per l’approvvigionamento idrico, l’irrigazione e la produzione idroelettrica. Inoltre, la fusione accelerata aumenta il rischio di eventi naturali estremi, come le inondazioni da laghi glaciali, un fenomeno sempre più frequente nelle Alpi svizzere. La variabilità delle condizioni tra le diverse regioni, con ritiri più marcati in aree come il Vallese e i Grigioni, evidenzia l’importanza di un monitoraggio continuo e rappresentativo, come quello fornito dalla nuova strategia di osservazione GLAMOS, che combina approcci multilivello per ottimizzare la copertura e la precisione dei dati.
Confronto con i Dati Tabellari
La mappa è complementare ai dati tabellari riportati nelle sezioni precedenti, come la sezione 3.4 (bacino del Rodano), la sezione 3.5 (bacino dell’Aare) e le sezioni successive. Ad esempio, il ghiacciaio di Arolla (n. 27), che ha registrato un ritiro di -24,6 m nel 2022/23, è indicato con un punto rosso nella mappa, confermando il suo stato di ritiro. Allo stesso modo, l’Ammerten (n. 111), che ha mostrato un avanzamento di +2,4 m nel 2022/23, è rappresentato con un punto blu, evidenziando la sua eccezionalità. La mappa, quindi, fornisce una sintesi visiva delle tendenze descritte nei dati numerici, facilitando l’interpretazione delle dinamiche glaciologiche su scala nazionale e consentendo un confronto diretto con i dati del 2022.
Conclusione
La Figura 3.2 offre una rappresentazione visiva delle variazioni di lunghezza dei ghiacciai svizzeri nell’autunno 2023, evidenziando un ritiro generalizzato (punti rossi) con pochi casi di stazionarietà (punti verdi) e avanzamento (punti blu). La distribuzione geografica dei ghiacciai monitorati, concentrati nelle Alpi svizzere occidentali, centrali e orientali, riflette la loro importanza per le risorse idriche e il turismo alpino. I dati visivi confermano l’impatto continuo del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri, con ritiri significativi che hanno implicazioni per gli ecosistemi, le risorse idriche e i rischi naturali, come le inondazioni da laghi glaciali. Il confronto con la Figura 3.1 (2022) rivela una continuità nelle tendenze di deglaciazione, con alcune eccezioni locali che sottolineano la complessità delle dinamiche glaciologiche. La nuova strategia di osservazione GLAMOS, con il suo approccio multilivello, ha permesso di ottenere una copertura rappresentativa e dati affidabili, come illustrato in questa mappa, che rappresenta un’importante risorsa per la glaciologia svizzera e per lo sviluppo di strategie di adattamento al cambiamento climatico.
3.5 Variazioni di lunghezza dei ghiacciai: un’analisi statistica dettagliata dal 1880 al 2023
L’evoluzione a lungo termine dei ghiacciai svizzeri è stata oggetto di un’approfondita analisi basata su un campione rappresentativo composto da 73 ghiacciai, selezionati con cura per illustrare i cambiamenti di lunghezza cumulativi nel periodo compreso tra il 1880 e il 2023 (cfr. Figure 3.3 e 3.4). Questi dati sono stati ulteriormente classificati in base alla lunghezza dei ghiacciai, offrendo una visione dettagliata delle dinamiche di variazione attraverso categorie dimensionali specifiche (cfr. Figure 3.5 – 3.8). Tale approccio consente di evidenziare come la risposta dei ghiacciai alle forzanti climatiche sia fortemente influenzata dalla loro geometria, un aspetto che si riflette nelle marcate differenze osservate nei cambiamenti cumulativi di lunghezza registrati nel tempo (Hoelzle et al., 2003). Queste discrepanze non sono casuali, ma derivano dalla complessa interazione tra le caratteristiche fisiche dei ghiacciai – come la loro dimensione, la pendenza e l’esposizione – e i segnali climatici che ne determinano il bilancio di massa. Studi recenti hanno sottolineato come la reazione ritardata del termine glaciale (la fronte del ghiacciaio) rispetto all’input immediato rappresentato dal bilancio di massa sia modulata da fattori dipendenti dalla scala e dalla morfologia del ghiacciaio stesso (Zekollari et al., 2020). Questo ritardo, che può estendersi su scale temporali variabili da anni a decenni, rappresenta un elemento cruciale per comprendere le dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico globale.
Per garantire la robustezza dell’analisi e la coerenza del campione nel tempo, non tutti i ghiacciai monitorati in Svizzera sono stati inclusi nello studio dell’evoluzione a lungo termine. La scelta è ricaduta esclusivamente su serie temporali continue e di lunga durata, evitando così dataset frammentati o soggetti a variazioni annuali significative nel numero di ghiacciai considerati. Dal database complessivo, che raccoglie le misurazioni effettuate a partire dalla fine del XIX secolo, sono stati estratti 73 ghiacciai caratterizzati da serie temporali quasi complete, rappresentative dell’intero periodo di osservazione. Questi ghiacciai, indicati con una nota a piè di pagina (f) nel Capitolo 3.4, costituiscono il nucleo dell’analisi statistica qui presentata. La Figura 3.3 fornisce un quadro sintetico ma esaustivo del numero assoluto di misurazioni annuali disponibili sia per l’intero database sia per il sottoinsieme dei ghiacciai selezionati, offrendo una panoramica sulla densità e sulla continuità dei dati raccolti. Ad esempio, nel 2022, le variazioni di lunghezza sono state determinate per 67 dei ghiacciai appartenenti al campione di riferimento, mentre nel 2023 il numero di ghiacciai misurati è sceso a 65. In entrambi gli anni, la stragrande maggioranza dei ghiacciai monitorati – precisamente 64 – ha mostrato un chiaro trend di ritiro. Tuttavia, nel 2022 si è registrata un’eccezione degna di nota: un ghiacciaio ha evidenziato un avanzamento, mentre due ghiacciai non hanno subito variazioni significative; nel 2023, invece, un solo ghiacciaio è rimasto stazionario, senza casi di avanzamento. Queste osservazioni sottolineano la tendenza generale al regresso glaciale, con rare e temporanee inversioni di tendenza che meritano ulteriori indagini.
Il campione selezionato è caratterizzato da una predominanza di ghiacciai di medie dimensioni, con lunghezze comprese tra 1 e 5 chilometri, i quali presentano tempi di risposta alle variazioni climatiche dell’ordine di decenni. Questa categoria dimensionale è particolarmente significativa, poiché consente di cogliere con chiarezza i periodi storici di avanzamento glaciale, come quelli registrati tra gli anni 1910-1920 e tra gli anni 1970-1980, intervallati da fasi di ritiro più prolungate e intense. La Figura 3.4 offre una rappresentazione grafica dettagliata delle variazioni annuali e individuali della lunghezza di ciascuno dei 73 ghiacciai, ordinati in base alla loro estensione. Per facilitare un confronto significativo tra ghiacciai con caratteristiche diverse, i valori cumulativi di variazione della lunghezza sono stati organizzati in categorie dimensionali specifiche, definite in modo da massimizzare la capacità di evidenziare le proprietà comuni del segnale di risposta osservato al termine glaciale. Questo approccio metodologico permette di distinguere chiaramente i comportamenti divergenti tra ghiacciai di diversa scala. Ad esempio, i ghiacciai di grandi dimensioni, come il Grosser Aletschgletscher, mostrano un ritiro continuo e pressoché ininterrotto a partire dal 1880, riflettendo una sensibilità ridotta alle fluttuazioni climatiche di breve periodo e una risposta più graduale e persistente al riscaldamento globale. Al contrario, i ghiacciai più piccoli, come il Pizolgletscher, esibiscono una variabilità molto più pronunciata, con oscillazioni rapide che rispondono in modo diretto e immediato alle variazioni stagionali o decennali del clima.
Questa analisi mette in luce non solo l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri, ma anche la complessità delle loro dinamiche interne, che dipendono fortemente da fattori geometrici e temporali. La combinazione di dati storici e modelli teorici continua a rappresentare uno strumento fondamentale per comprendere e prevedere l’evoluzione futura di questi sistemi naturali, sempre più minacciati dall’aumento delle temperature globali.

Analisi approfondita della Figura 3.3: Evoluzione storica del monitoraggio delle variazioni di lunghezza dei ghiacciai in Svizzera (1880-2023)
La Figura 3.3 rappresenta un contributo fondamentale per comprendere l’evoluzione storica del monitoraggio delle variazioni di lunghezza dei ghiacciai in Svizzera, coprendo un arco temporale che si estende dal 1880 al 2023. Questo grafico, che si inserisce nel contesto di un’analisi più ampia sull’evoluzione a lungo termine dei ghiacciai svizzeri, fornisce una rappresentazione quantitativa del numero di misurazioni annuali delle variazioni di lunghezza, distinguendo tra il totale delle osservazioni registrate nel database e quelle relative a un campione selezionato di 73 ghiacciai di riferimento. La figura si configura come uno strumento essenziale per valutare la consistenza e l’affidabilità dei dati raccolti nel tempo, offrendo una base solida per le analisi successive relative alle dinamiche glaciali in risposta al cambiamento climatico.
Struttura e caratteristiche del grafico
Il grafico è strutturato come una rappresentazione temporale bidimensionale, con l’asse orizzontale (x) che riporta gli anni, dal 1880 al 2023, e l’asse verticale (y) che indica il numero di misurazioni delle variazioni di lunghezza dei ghiacciai, con una scala che va da 0 a circa 120 unità. Due elementi grafici principali caratterizzano la figura:
- Linea superiore (in nero): Questa linea rappresenta il numero totale di variazioni di lunghezza osservate annualmente per tutti i ghiacciai inclusi nel database svizzero, indipendentemente dal fatto che appartengano al campione di riferimento. Essa riflette l’estensione complessiva del monitoraggio glaciale nel corso del tempo, includendo sia i ghiacciai con serie temporali complete sia quelli con dati più frammentati.
- Area grigia sottostante: Quest’area evidenzia il numero di variazioni di lunghezza misurate annualmente per il sottoinsieme dei 73 ghiacciai di riferimento, selezionati per la loro serie temporale quasi completa e continua a partire dalla fine del XIX secolo. Questo campione è stato scelto con l’obiettivo di garantire una base coerente per l’analisi a lungo termine, evitando distorsioni dovute a variazioni annuali nel numero di ghiacciai monitorati.
La differenza tra la linea nera e l’area grigia rappresenta il numero di misurazioni effettuate su ghiacciai al di fuori del campione di riferimento, offrendo un’indicazione dell’espansione del monitoraggio glaciale oltre il nucleo dei 73 ghiacciai selezionati.
Analisi temporale dettagliata
L’andamento del grafico può essere suddiviso in diverse fasi storiche, ciascuna delle quali riflette l’evoluzione delle pratiche di monitoraggio e l’interesse scientifico per i ghiacciai svizzeri:
- Fine del XIX secolo (1880-1900): In questa fase iniziale, il numero di misurazioni è relativamente basso, sia per il totale (linea nera) che per i 73 ghiacciai di riferimento (area grigia). Durante questo periodo, il monitoraggio sistematico dei ghiacciai era ancora agli albori, e le misurazioni erano limitate a un numero ristretto di siti. La linea nera si mantiene al di sotto delle 20 misurazioni annuali, mentre l’area grigia è ancora più ridotta, indicando che solo una frazione dei 73 ghiacciai di riferimento veniva monitorata regolarmente. Questo riflette le difficoltà logistiche e tecnologiche dell’epoca, nonché la mancanza di un programma di monitoraggio standardizzato.
- Primo Novecento (1900-1950): A partire dai primi anni del XX secolo, si osserva un incremento graduale del numero di misurazioni, accompagnato da fluttuazioni significative. La linea nera mostra un aumento più marcato rispetto all’area grigia, suggerendo che il monitoraggio si è progressivamente esteso a un numero maggiore di ghiacciai al di fuori del campione di riferimento. Tuttavia, l’area grigia cresce più lentamente, con valori che raramente superano le 40 misurazioni annuali, indicando che non tutti i 73 ghiacciai venivano misurati ogni anno. Questo periodo coincide con un crescente interesse scientifico per i ghiacciai, stimolato da eventi climatici significativi, come i periodi di avanzamento glaciale registrati tra il 1910 e il 1920, che potrebbero aver incentivato un’intensificazione delle attività di monitoraggio.
- Seconda metà del XX secolo (1950-2000): A partire dagli anni ’50, il numero di misurazioni aumenta in modo significativo, riflettendo un miglioramento delle tecniche di osservazione e una maggiore consapevolezza dell’importanza dei ghiacciai come indicatori del cambiamento climatico. La linea nera raggiunge valori massimi, oscillando tra 80 e 120 misurazioni annuali, mentre l’area grigia si stabilizza intorno a 60-70 misurazioni, indicando che la maggior parte dei 73 ghiacciai di riferimento veniva monitorata regolarmente. Questo periodo segna l’apice del monitoraggio glaciale in Svizzera, con un’attenzione particolare ai ghiacciai di medie dimensioni (1-5 km), che dominano il campione di riferimento e presentano tempi di risposta alle variazioni climatiche dell’ordine di decenni.
- Inizio del XXI secolo (2000-2023): Negli ultimi due decenni, il numero totale di misurazioni (linea nera) rimane elevato, con alcune fluttuazioni, mentre l’area grigia mostra una leggera diminuzione verso il 2023. Questo trend è coerente con i dati riportati nel testo: nel 2022, le variazioni di lunghezza sono state determinate per 67 dei 73 ghiacciai di riferimento, mentre nel 2023 il numero è sceso a 65. La riduzione potrebbe essere attribuita a difficoltà logistiche, come l’accesso a siti remoti, o alla perdita di alcuni ghiacciai più piccoli, che potrebbero essere scomparsi o diventati troppo ridotti per essere misurati, un fenomeno sempre più comune nel contesto del riscaldamento globale.
Implicazioni scientifiche e metodologiche
La Figura 3.3 non si limita a fornire un quadro storico del monitoraggio glaciale, ma offre anche importanti spunti metodologici e scientifici:
- Stabilità del campione di riferimento: L’area grigia sottolinea la coerenza del campione di 73 ghiacciai, selezionati per la loro serie temporale quasi completa. Questo approccio metodologico è cruciale per garantire l’affidabilità delle analisi a lungo termine, evitando distorsioni dovute a variazioni annuali nel numero di ghiacciai monitorati. La scelta di un campione stabile consente di confrontare i dati in modo omogeneo, fornendo una base solida per studiare l’evoluzione dei ghiacciai in risposta alle forzanti climatiche.
- Espansione del monitoraggio: La linea nera evidenzia come il monitoraggio glaciale si sia esteso nel tempo, includendo un numero crescente di ghiacciai. Questo ampliamento riflette l’evoluzione delle tecnologie di osservazione, come l’uso di fotografie aeree e satellitari, e un crescente interesse scientifico per i ghiacciai come indicatori del cambiamento climatico. Tuttavia, la differenza tra la linea nera e l’area grigia sottolinea l’importanza di mantenere un campione di riferimento per analisi comparative, evitando che l’inclusione di dati frammentati comprometta la qualità dell’analisi.
- Trend recenti e sfide future: La leggera diminuzione dell’area grigia negli ultimi anni (2022-2023) solleva interrogativi sulle sfide future del monitoraggio glaciale. La perdita di ghiacciai più piccoli, come il Pizolgletscher, e le difficoltà logistiche nel raggiungere siti remoti potrebbero ridurre il numero di ghiacciai misurabili, con implicazioni significative per la continuità delle serie temporali. Questo trend sottolinea l’urgenza di sviluppare nuove strategie di monitoraggio, come l’uso di tecnologie remote sensing, per garantire la raccolta di dati anche in un contesto di rapido regresso glaciale.
Collegamento con il contesto scientifico
La Figura 3.3 si inserisce in un’analisi più ampia sull’evoluzione dei ghiacciai svizzeri, come descritto nel testo. Il campione di 73 ghiacciai, dominato da ghiacciai di medie dimensioni, è rappresentativo di sistemi glaciali con tempi di risposta alle variazioni climatiche dell’ordine di decenni, rendendolo ideale per studiare le dinamiche a lungo termine. Il testo menziona che nel 2022 e 2023 la maggior parte dei ghiacciai di riferimento era in ritiro (64 su 67 nel 2022, 64 su 65 nel 2023), con rare eccezioni di avanzamento o stazionarietà. Sebbene la Figura 3.3 non mostri direttamente le variazioni di lunghezza, il numero di misurazioni riportato è coerente con questi dati, confermando l’affidabilità del campione selezionato. Inoltre, i periodi di avanzamento glaciale (1910-1920 e 1970-1980) citati nel testo non sono visibili in questo grafico, che si concentra sul numero di misurazioni piuttosto che sulle variazioni di lunghezza. Tuttavia, l’aumento delle misurazioni in quei periodi potrebbe riflettere un interesse scientifico maggiore durante fasi di cambiamento glaciale significativo, come quelle associate a condizioni climatiche più favorevoli all’espansione dei ghiacciai.
Conclusione
La Figura 3.3 offre una panoramica storica e metodologica sul monitoraggio delle variazioni di lunghezza dei ghiacciai in Svizzera, evidenziando l’evoluzione delle pratiche di osservazione e la stabilità del campione di 73 ghiacciai di riferimento. Il grafico sottolinea l’importanza di un monitoraggio continuo e sistematico per comprendere le dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico, fornendo una base solida per ulteriori analisi, come quelle presentate nelle figure successive (ad esempio, la Figura 3.4, che mostra le variazioni di lunghezza effettive). In un’epoca in cui i ghiacciai svizzeri sono sempre più minacciati dal riscaldamento globale, questa figura rappresenta un punto di partenza essenziale per valutare l’impatto del cambiamento climatico e per pianificare strategie di monitoraggio future, garantendo la continuità di un dataset cruciale per la ricerca scientifica e la gestione ambientale.

Analisi approfondita della Figura 3.4: Dinamiche temporali e individuali delle variazioni di lunghezza dei ghiacciai svizzeri (1880-2023)
La Figura 3.4 rappresenta un contributo fondamentale per lo studio delle dinamiche glaciali in Svizzera, offrendo una rappresentazione visiva dettagliata delle variazioni annuali e individuali della lunghezza di un campione selezionato di 73 ghiacciai, monitorati nel periodo compreso tra il 1880 e il 2023. Questo diagramma, che si inserisce in un’analisi più ampia sull’evoluzione a lungo termine dei ghiacciai svizzeri, utilizza una matrice temporale per evidenziare i pattern di avanzamento, stazionarietà e ritiro di ciascun ghiacciaio, mettendo in luce le differenze nella risposta climatica in funzione della loro dimensione. La figura si configura come uno strumento essenziale per comprendere la complessità delle dinamiche glaciali e l’impatto del cambiamento climatico su questi sistemi naturali, fornendo una base solida per ulteriori studi e per la pianificazione di strategie di mitigazione e adattamento.
Struttura e caratteristiche del diagramma
La Figura 3.4 è un diagramma di tipo “heatmap” o matrice temporale, strutturato per rappresentare in modo sintetico ma esaustivo l’evoluzione delle variazioni di lunghezza dei 73 ghiacciai selezionati. L’asse orizzontale (x) riporta gli anni, coprendo un arco temporale che va dal 1880 al 2023, mentre l’asse verticale (y) elenca i 73 ghiacciai, ordinati in base alla loro lunghezza attuale in ordine decrescente, dal più lungo (in alto) al più corto (in basso). Ogni riga del grafico corrisponde a un singolo ghiacciaio, e ogni colonna rappresenta un anno specifico. La variazione di lunghezza di ciascun ghiacciaio in un dato anno è codificata tramite un sistema di colori, che permette di identificare immediatamente lo stato del ghiacciaio:
- Blu: Indica un avanzamento del ghiacciaio, ovvero un aumento della sua lunghezza, con la fronte glaciale che si sposta verso valle, generalmente associato a un bilancio di massa positivo (accumulo di neve superiore all’ablazione).
- Verde: Indica una condizione stazionaria, con variazioni di lunghezza minime (±1 metro), suggerendo un equilibrio tra accumulo e ablazione, senza cambiamenti significativi nella posizione della fronte glaciale.
- Rosso: Indica un ritiro del ghiacciaio, ovvero una diminuzione della sua lunghezza, con la fronte glaciale che si ritira verso monte, tipicamente associata a un bilancio di massa negativo (ablazione superiore all’accumulo).
L’ordinamento dei ghiacciai in base alla lunghezza attuale consente di analizzare come le dinamiche di avanzamento, stazionarietà e ritiro varino in funzione della dimensione del ghiacciaio, un aspetto cruciale per comprendere la risposta differenziale alle forzanti climatiche, come evidenziato nel testo (Hoelzle et al., 2003; Zekollari et al., 2020).
Analisi temporale dettagliata
L’andamento del grafico può essere suddiviso in diverse fasi storiche, ciascuna delle quali riflette le condizioni climatiche prevalenti e la risposta dei ghiacciai a tali condizioni:
- Fine del XIX secolo (1880-1900): In questa fase iniziale, il diagramma mostra una combinazione di colori che indica una certa variabilità nelle dinamiche glaciali. Per molti ghiacciai, specialmente quelli di dimensioni maggiori (in alto nel grafico), si osservano blocchi di blu (avanzamento) e verde (stazionarietà), suggerendo che le condizioni climatiche dell’epoca erano relativamente favorevoli per i ghiacciai. Temperature più fresche e precipitazioni nevose abbondanti, tipiche della fine della Piccola Era Glaciale, hanno probabilmente favorito un bilancio di massa positivo o neutro per molti ghiacciai. Tuttavia, si notano già alcune aree rosse (ritiro), in particolare per i ghiacciai più piccoli (in basso), che tendono a rispondere più rapidamente alle variazioni climatiche a causa dei loro tempi di risposta più brevi. Questo periodo segna l’inizio di un trend di riscaldamento globale che, sebbene graduale, inizia a influenzare i ghiacciai più sensibili.
- Primo Novecento (1900-1950): Questo intervallo temporale è caratterizzato da fasi alternate di avanzamento e ritiro, riflettendo fluttuazioni climatiche significative. Tra il 1910 e il 1920, come riportato nel testo, si osserva un periodo di avanzamento marcato, con molte righe del grafico che mostrano blocchi di colore blu, specialmente per i ghiacciai di medie e grandi dimensioni. Questo periodo coincide con un raffreddamento climatico regionale, che ha favorito un aumento dell’accumulo di neve e una riduzione dell’ablazione, portando a un bilancio di massa positivo. Tuttavia, a partire dagli anni ’30, il rosso (ritiro) inizia a diventare più frequente, in particolare per i ghiacciai più piccoli, riflettendo un aumento delle temperature medie e una riduzione delle precipitazioni nevose. I ghiacciai più grandi, come il Grosser Aletschgletscher, mostrano un ritiro continuo, con rare eccezioni di stazionarietà, evidenziando la loro sensibilità ai trend climatici a lungo termine.
- Seconda metà del XX secolo (1950-2000): Dopo il 1950, il rosso diventa il colore dominante per la maggior parte dei ghiacciai, indicando un ritiro generalizzato che riflette l’accelerazione del riscaldamento globale. Tuttavia, tra il 1970 e il 1980, si nota un altro periodo di avanzamento significativo, con blocchi di blu e verde che appaiono in molte righe, soprattutto per i ghiacciai di medie dimensioni. Questo periodo, come menzionato nel testo, è associato a condizioni climatiche più favorevoli, con temperature più fresche e precipitazioni nevose più abbondanti, che hanno temporaneamente invertito il trend di ritiro. I ghiacciai più grandi, tuttavia, continuano a mostrare un ritiro persistente, come nel caso del Grosser Aletschgletscher, che il testo cita come esempio di ritiro ininterrotto dal 1880. I ghiacciai più piccoli, invece, mostrano una variabilità maggiore, con alternanze rapide tra blu, verde e rosso, coerenti con la loro maggiore sensibilità alle fluttuazioni climatiche di breve periodo.
- Inizio del XXI secolo (2000-2023): A partire dal 2000, il rosso domina quasi completamente il grafico, indicando un ritiro massiccio e generalizzato di quasi tutti i ghiacciai. Questo trend è particolarmente marcato negli ultimi anni (2022-2023), dove il testo riporta che 64 dei 67 ghiacciai misurati nel 2022 e 64 dei 65 misurati nel 2023 erano in ritiro. Le rare eccezioni di avanzamento (blu) o stazionarietà (verde) sono limitate a pochi ghiacciai e a pochi anni, come il caso del 2022, in cui un ghiacciaio ha mostrato avanzamento e due erano stazionari. Questo periodo riflette l’impatto drammatico del riscaldamento globale, con temperature medie in aumento, riduzione delle precipitazioni nevose e aumento dell’ablazione, che hanno portato a un bilancio di massa fortemente negativo per la maggior parte dei ghiacciai svizzeri.
Differenze in base alla dimensione dei ghiacciai
La Figura 3.4 evidenzia chiaramente come la risposta dei ghiacciai alle forzanti climatiche dipenda dalla loro dimensione, un aspetto centrale per comprendere le dinamiche glaciali:
- Ghiacciai grandi (in alto): I ghiacciai più lunghi, come il Grosser Aletschgletscher, mostrano una predominanza di rosso per quasi tutto il periodo, con un ritiro continuo dal 1880. Questo comportamento è coerente con quanto riportato nel testo: i ghiacciai grandi hanno tempi di risposta più lunghi, dell’ordine di decenni o secoli, e tendono a riflettere trend climatici a lungo termine, come il riscaldamento globale, piuttosto che fluttuazioni di breve periodo. Anche durante i periodi di avanzamento generale (1910-1920 e 1970-1980), questi ghiacciai mostrano un ritiro persistente, con rare eccezioni di stazionarietà, indicando che il segnale climatico dominante (riscaldamento) supera eventuali variazioni temporanee.
- Ghiacciai di medie dimensioni (al centro): I ghiacciai con lunghezza compresa tra 1 e 5 km, che costituiscono la maggior parte del campione, mostrano una maggiore variabilità. Durante i periodi di avanzamento (1910-1920 e 1970-1980), molti di questi ghiacciai presentano blocchi di blu e verde, indicando una risposta più rapida alle condizioni climatiche favorevoli, come un aumento delle precipitazioni nevose o un temporaneo raffreddamento. Tuttavia, a partire dagli anni ’80, il ritiro (rosso) diventa predominante, riflettendo l’impatto del riscaldamento globale e la riduzione del bilancio di massa. Questo comportamento evidenzia il ruolo dei ghiacciai di medie dimensioni come indicatori sensibili delle variazioni climatiche su scale temporali intermedie.
- Ghiacciai piccoli (in basso): I ghiacciai più piccoli, come il Pizolgletscher, mostrano un comportamento altamente variabile, con alternanze frequenti tra blu, verde e rosso. Questo è dovuto alla loro maggiore sensibilità alle variazioni climatiche di breve periodo, come riportato nel testo. Ad esempio, un anno più freddo o con maggiori precipitazioni nevose può portare a un avanzamento temporaneo, mentre un anno caldo può causare un ritiro rapido. Tuttavia, a partire dal 2000, anche questi ghiacciai mostrano un ritiro quasi continuo, con il rosso che domina il grafico, indicando che l’impatto del riscaldamento globale ha superato la loro capacità di rispondere positivamente a fluttuazioni climatiche favorevoli.
Implicazioni scientifiche e metodologiche
La Figura 3.4 offre importanti spunti scientifici e metodologici per lo studio delle dinamiche glaciali:
- Dinamiche glaciali e risposta climatica: Il diagramma conferma che la risposta dei ghiacciai alle forzanti climatiche dipende fortemente dalla loro dimensione e geometria. I ghiacciai grandi, con tempi di risposta più lunghi, mostrano un ritiro continuo, riflettendo l’impatto del riscaldamento globale a lungo termine. I ghiacciai più piccoli, invece, rispondono rapidamente alle fluttuazioni climatiche, mostrando una maggiore variabilità. Questo conferma quanto riportato nel testo riguardo alla dipendenza della reazione del termine glaciale dalla scala e dalla morfologia del ghiacciaio (Hoelzle et al., 2003; Zekollari et al., 2020).
- Periodi di avanzamento e ritiro: I periodi di avanzamento (1910-1920 e 1970-1980) sono chiaramente visibili nel grafico e corrispondono a fasi di raffreddamento climatico o di aumento delle precipitazioni nevose, che hanno favorito un bilancio di massa positivo. Tuttavia, il trend generale di ritiro, soprattutto a partire dagli anni ’80, riflette l’accelerazione del riscaldamento globale e la riduzione del bilancio di massa dei ghiacciai, un fenomeno che si è intensificato nel XXI secolo.
- Impatto del cambiamento climatico: La predominanza del rosso negli ultimi decenni, in particolare dal 2000 in poi, è un indicatore drammatico dell’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai svizzeri. Il ritiro generalizzato, con rare eccezioni, sottolinea la vulnerabilità di questi sistemi naturali al riscaldamento globale, con implicazioni significative per l’ecosistema alpino, le risorse idriche (ad esempio, la disponibilità di acqua per i fiumi), il turismo e la stabilità dei versanti montuosi, dove il ritiro dei ghiacciai può aumentare il rischio di frane e smottamenti.
- Valore metodologico del campione selezionato: La scelta di un campione di 73 ghiacciai con serie temporali quasi complete garantisce un dataset affidabile per l’analisi a lungo termine. L’ordinamento in base alla lunghezza attuale permette di evidenziare le differenze nella risposta climatica, offrendo una base solida per studi comparativi e per la validazione di modelli glaciologici.
Collegamento con il contesto scientifico
La Figura 3.4 si inserisce in un’analisi più ampia sull’evoluzione dei ghiacciai svizzeri, come descritto nel testo. Il campione di 73 ghiacciai, dominato da ghiacciai di medie dimensioni (1-5 km), è rappresentativo di sistemi glaciali con tempi di risposta alle variazioni climatiche dell’ordine di decenni, rendendolo ideale per studiare le dinamiche a lungo termine. Il testo menziona che i ghiacciai grandi, come il Grosser Aletschgletscher, mostrano un ritiro continuo dal 1880, mentre i ghiacciai più piccoli, come il Pizolgletscher, hanno un comportamento più variabile. Questo è chiaramente visibile nel grafico, con le righe in alto (ghiacciai grandi) dominate dal rosso e le righe in basso (ghiacciai piccoli) che mostrano una maggiore alternanza di colori. I periodi di avanzamento (1910-1920 e 1970-1980) sono confermati dal grafico, con blocchi di blu e verde in quegli intervalli temporali, soprattutto per i ghiacciai di medie dimensioni. I dati recenti (2022-2023) riportati nel testo – 64 ghiacciai in ritiro su 67 nel 2022 e su 65 nel 2023 – sono coerenti con la predominanza del rosso nelle ultime colonne del grafico, con rare eccezioni di blu e verde.
Conclusione
La Figura 3.4 offre una rappresentazione visiva dettagliata e immediata delle variazioni di lunghezza dei 73 ghiacciai selezionati in Svizzera, evidenziando le differenze nella risposta climatica in funzione della dimensione del ghiacciaio. Il diagramma conferma l’impatto del cambiamento climatico, con un ritiro generalizzato a partire dagli anni ’80, interrotto solo da brevi periodi di avanzamento in corrispondenza di condizioni climatiche favorevoli. La variabilità tra ghiacciai grandi, medi e piccoli sottolinea la complessità delle dinamiche glaciali e l’importanza di considerare la geometria e i tempi di risposta nella valutazione degli effetti del riscaldamento globale. Questo diagramma rappresenta uno strumento cruciale per comprendere l’evoluzione storica dei ghiacciai svizzeri e per prevedere le loro traiettorie future in un contesto di cambiamento climatico accelerato. Inoltre, i dati qui presentati possono essere utilizzati per validare modelli glaciologici, informare politiche di gestione delle risorse idriche e sensibilizzare sull’urgenza di azioni per mitigare il riscaldamento globale, al fine di preservare questi preziosi sistemi naturali per le generazioni future.

Analisi approfondita della Figura 3.5: Variazioni cumulative di lunghezza dei grandi ghiacciai vallivi svizzeri (1880-2023)
La Figura 3.5 rappresenta un contributo fondamentale per lo studio delle dinamiche a lungo termine dei grandi ghiacciai vallivi in Svizzera, focalizzandosi su un sottoinsieme specifico del campione di 73 ghiacciai selezionati: i ghiacciai con lunghezza superiore a 10 km, ovvero Unteraar, Gorner e Grosser Aletschgletscher. Questo grafico, che copre un arco temporale dal 1880 al 2023, offre una rappresentazione quantitativa delle variazioni cumulative di lunghezza di questi ghiacciai, evidenziando un trend di ritiro continuo che riflette l’impatto del cambiamento climatico globale. La figura si configura come uno strumento essenziale per comprendere la risposta dei grandi ghiacciai alle forzanti climatiche, fornendo una base solida per analisi scientifiche, modellizzazioni glaciologiche e strategie di gestione ambientale in un contesto di riscaldamento globale accelerato.
Struttura e caratteristiche del grafico
La Figura 3.5 è un grafico a linee che rappresenta l’evoluzione delle variazioni cumulative di lunghezza (espresse in metri) di tre grandi ghiacciai vallivi svizzeri – Unteraar, Gorner e Grosser Aletschgletscher – nel periodo compreso tra il 1880 e il 2023. Questi ghiacciai sono stati selezionati per la loro lunghezza superiore a 10 km e per il loro comportamento caratteristico di ritiro continuo, che li rende indicatori privilegiati dei cambiamenti climatici a lungo termine.
- Asse orizzontale (x): Riporta gli anni, dal 1880 al 2023, coprendo un periodo di circa 140 anni. Questo arco temporale consente di analizzare l’evoluzione dei ghiacciai dalla fine della Piccola Era Glaciale fino all’epoca contemporanea, caratterizzata da un riscaldamento globale significativo.
- Asse verticale (y): Indica la variazione cumulativa di lunghezza in metri, con valori negativi che rappresentano un ritiro (riduzione della lunghezza del ghiacciaio) rispetto al punto di riferimento iniziale, fissato al 1880. La scala va da 0 a -3500 metri, evidenziando l’entità drammatica del ritiro osservato.
- Linee del grafico: Ogni linea rappresenta un ghiacciaio specifico, identificato con un simbolo distinto:
- Unteraar (cerchio pieno nero): Un ghiacciaio vallivo situato nelle Alpi Bernesi, noto per la sua lunghezza e per il suo ruolo nel sistema idrico alpino.
- Gorner (triangolo vuoto): Situato nel massiccio del Monte Rosa, nelle Alpi Pennine, è uno dei ghiacciai più lunghi della Svizzera orientale.
- Grosser Aletschgletscher (croce): Il ghiacciaio più lungo delle Alpi, situato nelle Alpi Bernesi, con una lunghezza attuale di circa 23 km, ed è un simbolo iconico del patrimonio naturale svizzero.
- Area grigia ombreggiata: Evidenzia gli anni del rapporto corrente, che, in base al testo, si riferiscono al 2022 e 2023. Questa ombreggiatura permette di focalizzare l’attenzione sui dati più recenti, contestualizzandoli nell’ambito dell’analisi storica.
- Mappa in basso a sinistra: Include una piccola cartina della Svizzera con un punto che indica la posizione approssimativa dei ghiacciai, situati nelle Alpi svizzere centrali e orientali, una regione cruciale per lo studio delle dinamiche glaciali alpine.
Analisi temporale dettagliata
L’andamento del grafico può essere suddiviso in diverse fasi storiche, ciascuna delle quali riflette le condizioni climatiche prevalenti e la risposta dei grandi ghiacciai a tali condizioni:
- Fine del XIX secolo (1880-1900): In questa fase iniziale, le linee mostrano un ritiro graduale per tutti e tre i ghiacciai, con una pendenza moderata. Questo periodo coincide con la fine della Piccola Era Glaciale, un’epoca caratterizzata da temperature relativamente basse e da un’estensione massima dei ghiacciai alpini. Tuttavia, a partire dal 1880, le temperature globali iniziano a salire, portando a un aumento dell’ablazione (fusione del ghiaccio) e a una riduzione dell’accumulo di neve, con un conseguente bilancio di massa negativo. Il Grosser Aletschgletscher mostra un ritiro leggermente più rapido rispetto a Unteraar e Gorner, con una variazione cumulativa che raggiunge circa -500 metri entro il 1900.
- Primo Novecento (1900-1950): Il ritiro continua in modo più marcato, con un’accelerazione visibile nella pendenza delle linee. Durante i periodi di avanzamento generale menzionati nel testo (1910-1920), si notano brevi fasi in cui le linee si appiattiscono leggermente, indicando un rallentamento del ritiro. Questo è particolarmente evidente per Unteraar e Gorner, che mostrano fluttuazioni minori, mentre il Grosser Aletschgletscher continua a ritirarsi in modo più costante. Tuttavia, non si osservano inversioni di tendenza significative (cioè avanzamenti), confermando che i grandi ghiacciai vallivi sono meno sensibili alle fluttuazioni climatiche di breve periodo, come un temporaneo raffreddamento o un aumento delle precipitazioni nevose. Entro il 1950, il Grosser Aletschgletscher ha perso circa 1000 metri di lunghezza, mentre Unteraar e Gorner si attestano rispettivamente a circa -800 e -600 metri.
- Seconda metà del XX secolo (1950-2000): A partire dagli anni ’50, il ritiro accelera significativamente, con una pendenza più accentuata delle linee. Questo periodo coincide con un’accelerazione del riscaldamento globale, che ha portato a un aumento delle temperature estive, a una riduzione delle precipitazioni nevose e a un’ablazione più intensa. Anche durante il periodo di avanzamento generale degli anni 1970-1980, i grandi ghiacciai mostrano solo un lieve rallentamento del ritiro, senza inversioni di tendenza. Questo comportamento è coerente con quanto riportato nel testo: i grandi ghiacciai, con tempi di risposta più lunghi (decenni o secoli), riflettono i trend climatici a lungo termine piuttosto che le oscillazioni di breve periodo. Entro il 2000, il Grosser Aletschgletscher ha perso circa 2000 metri di lunghezza, mentre Unteraar e Gorner si attestano rispettivamente a circa -1500 e -1200 metri.
- Inizio del XXI secolo (2000-2023): Negli ultimi due decenni, il ritiro accelera ulteriormente, con un incremento della pendenza delle linee, soprattutto per il Grosser Aletschgletscher. L’area grigia ombreggiata (2022-2023) evidenzia che il ritiro è continuato anche negli anni più recenti, con perdite di lunghezza significative. Il Grosser Aletschgletscher raggiunge una variazione cumulativa di oltre -3000 metri entro il 2023, mentre Unteraar e Gorner si attestano rispettivamente a circa -2500 e -2000 metri. Questo trend è coerente con i dati riportati nel testo, che indicano che 64 dei 65 ghiacciai misurati nel 2023 erano in ritiro, riflettendo l’impatto drammatico del riscaldamento globale e delle ondate di calore estive, come quelle registrate negli ultimi anni.
Differenze tra i ghiacciai
- Grosser Aletschgletscher: Questo ghiacciaio mostra il ritiro più pronunciato, con una perdita cumulativa di oltre 3 km in 140 anni. La sua maggiore lunghezza e il suo volume lo rendono un indicatore chiave del cambiamento climatico a lungo termine, ma anche meno reattivo alle fluttuazioni di breve periodo, come riportato nel testo. La sua linea presenta una pendenza quasi costante, con un’accelerazione negli ultimi decenni, riflettendo l’impatto del riscaldamento globale e la riduzione del bilancio di massa.
- Unteraar e Gorner: Questi ghiacciai, pur mostrando un ritiro continuo, hanno perso meno lunghezza rispetto al Grosser Aletschgletscher, con variazioni cumulative di circa 2-2,5 km. Le loro linee presentano fluttuazioni leggermente più marcate, suggerendo una maggiore sensibilità a variazioni climatiche temporanee, come periodi di maggiore accumulo di neve o temperature più fresche. Tuttavia, il trend generale di ritiro rimane dominante, indicando che anche questi ghiacciai sono fortemente influenzati dal riscaldamento globale.
Implicazioni scientifiche e metodologiche
La Figura 3.5 offre importanti spunti scientifici e metodologici per lo studio delle dinamiche glaciali:
- Ritiro continuo dei grandi ghiacciai: Il grafico conferma quanto riportato nel testo: i grandi ghiacciai vallivi con lunghezza superiore a 10 km, come Unteraar, Gorner e Grosser Aletschgletscher, mostrano un ritiro più o meno continuo nel tempo. Questo comportamento è dovuto ai loro tempi di risposta più lunghi, che li rendono meno sensibili alle fluttuazioni climatiche di breve periodo e più reattivi ai trend a lungo termine, come il riscaldamento globale. La loro risposta graduale ma persistente li rende “archivi climatici” preziosi per ricostruire l’evoluzione del clima alpino negli ultimi 140 anni.
- Impatto del cambiamento climatico: Il ritiro significativo di questi ghiacciai, con perdite di lunghezza che superano i 2-3 km in 140 anni, è un indicatore drammatico dell’impatto del cambiamento climatico. L’aumento delle temperature globali, combinato con la riduzione delle precipitazioni nevose e l’aumento dell’ablazione, ha portato a un bilancio di massa persistentemente negativo, con un’ablazione che supera l’accumulo di neve. Questo trend si è intensificato negli ultimi decenni, come evidenziato dall’area grigia ombreggiata (2022-2023), che mostra un’accelerazione del ritiro in concomitanza con ondate di calore estive e temperature record.
- Confronto con ghiacciai più piccoli: A differenza dei ghiacciai più piccoli, come il Pizolgletscher, che mostrano una variabilità maggiore (come visto nella Figura 3.4), i grandi ghiacciai vallivi non presentano fasi di avanzamento significative. Questo sottolinea la loro funzione di indicatori dei cambiamenti climatici a lungo termine, con un ritiro che riflette l’impatto cumulativo del riscaldamento globale piuttosto che le oscillazioni locali o stagionali. La loro risposta più lenta ma costante li rende complementari ai ghiacciai più piccoli, che invece fungono da indicatori delle variazioni climatiche di breve periodo.
- Implicazioni ambientali e socioeconomiche: Il ritiro dei grandi ghiacciai vallivi ha implicazioni significative per l’ecosistema alpino e per le comunità che dipendono da essi. La riduzione della lunghezza e del volume di questi ghiacciai comporta una diminuzione della disponibilità di acqua di fusione, che alimenta fiumi come il Rodano (nel caso del Grosser Aletschgletscher), con conseguenze per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la produzione idroelettrica. Inoltre, il ritiro dei ghiacciai può destabilizzare i versanti montuosi, aumentando il rischio di frane e smottamenti, e ha un impatto sul turismo alpino, che considera i ghiacciai un’attrazione iconica.
Collegamento con il contesto scientifico
La Figura 3.5 si inserisce in un’analisi più ampia sull’evoluzione dei ghiacciai svizzeri, come descritto nel testo. Il testo menziona che i grandi ghiacciai, come il Grosser Aletschgletscher, mostrano un ritiro continuo dal 1880, un’osservazione che il grafico conferma chiaramente. Inoltre, il testo evidenzia che i ghiacciai di medie dimensioni (1-5 km) mostrano periodi di avanzamento (1910-1920 e 1970-1980), ma questi periodi non si riflettono nei grandi ghiacciai vallivi, che continuano a ritirarsi, come visibile nel grafico. I dati recenti (2022-2023) riportati nel testo – 64 ghiacciai in ritiro su 65 nel 2023 – sono coerenti con il trend discendente delle linee nell’area grigia ombreggiata, che evidenzia il ritiro continuo anche negli ultimi anni. La figura si collega anche alla Figura 3.4, che mostra le variazioni annuali di lunghezza di tutti i 73 ghiacciai, confermando che i grandi ghiacciai vallivi (in alto nella Figura 3.4) sono dominati dal rosso (ritiro) per quasi tutto il periodo.
Conclusione
La Figura 3.5 offre una rappresentazione chiara e quantitativa del ritiro continuo dei grandi ghiacciai vallivi svizzeri con lunghezza superiore a 10 km, come Unteraar, Gorner e Grosser Aletschgletscher, nel periodo dal 1880 al 2023. Il grafico evidenzia un trend di ritiro persistente, con perdite di lunghezza che superano i 2-3 km in 140 anni, riflettendo l’impatto del riscaldamento globale e la riduzione del bilancio di massa dei ghiacciai. A differenza dei ghiacciai più piccoli, che mostrano una maggiore variabilità, questi grandi ghiacciai vallivi fungono da indicatori dei cambiamenti climatici a lungo termine, con un ritiro che si è accelerato negli ultimi decenni. La figura sottolinea l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico per mitigare la perdita di questi preziosi sistemi naturali, che hanno un ruolo cruciale per l’ecosistema alpino, le risorse idriche e il patrimonio culturale della Svizzera. Inoltre, i dati qui presentati possono essere utilizzati per validare modelli glaciologici, informare politiche di gestione delle risorse idriche e sensibilizzare sull’importanza di azioni globali per ridurre le emissioni di gas serra, al fine di preservare i ghiacciai alpini per le generazioni future.

Analisi approfondita della Figura 3.6: Variazioni cumulative di lunghezza dei ghiacciai montani svizzeri di medie dimensioni (1880-2023)
La Figura 3.6 rappresenta un contributo fondamentale per lo studio delle dinamiche glaciali in Svizzera, focalizzandosi su un sottoinsieme specifico del campione di 73 ghiacciai selezionati: i ghiacciai montani con una lunghezza compresa tra 5 e 10 km, ovvero Allalin, Saleina e Rhone. Questo grafico, che copre un arco temporale dal 1880 al 2023, offre una rappresentazione quantitativa delle variazioni cumulative di lunghezza di questi ghiacciai, evidenziando fasi di avanzamento e ritiro, in particolare intorno agli anni 1920 e 1980, come indicato nella didascalia. La figura si configura come uno strumento essenziale per comprendere la risposta dei ghiacciai di medie dimensioni alle forzanti climatiche, fornendo una base solida per analisi scientifiche, modellizzazioni glaciologiche e strategie di gestione ambientale in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Struttura e caratteristiche del grafico
La Figura 3.6 è un grafico a linee che rappresenta l’evoluzione delle variazioni cumulative di lunghezza (espresse in metri) di tre ghiacciai montani svizzeri – Allalin, Saleina e Rhone – nel periodo compreso tra il 1880 e il 2023. Questi ghiacciai sono stati selezionati per la loro lunghezza intermedia (tra 5 e 10 km) e per il loro comportamento caratteristico, che mostra una maggiore variabilità rispetto ai grandi ghiacciai vallivi (Figura 3.5), con fasi di avanzamento e ritiro in risposta a fluttuazioni climatiche di breve e medio periodo.
- Asse orizzontale (x): Riporta gli anni, dal 1880 al 2023, coprendo un periodo di circa 140 anni. Questo arco temporale consente di analizzare l’evoluzione dei ghiacciai dalla fine della Piccola Era Glaciale fino all’epoca contemporanea, caratterizzata da un riscaldamento globale significativo.
- Asse verticale (y): Indica la variazione cumulativa di lunghezza in metri, con valori negativi che rappresentano un ritiro (riduzione della lunghezza del ghiacciaio) rispetto al punto di riferimento iniziale, fissato al 1880. La scala va da 0 a -3500 metri, evidenziando l’entità significativa del ritiro osservato per alcuni ghiacciai.
- Linee del grafico: Ogni linea rappresenta un ghiacciaio specifico, identificato con un simbolo distinto:
- Allalin (cerchio pieno nero): Situato nel massiccio del Pennine, vicino a Saas-Fee, nelle Alpi svizzere orientali, è un ghiacciaio montano noto per la sua importanza turistica e per il suo ruolo nel sistema idrico locale.
- Saleina (triangolo vuoto): Situato nelle Alpi del Monte Bianco, vicino al confine con la Francia, è un ghiacciaio che contribuisce al drenaggio delle acque verso il bacino del Rodano.
- Rhone (croce): Situato nelle Alpi Bernesi, vicino alla sorgente del fiume Rodano, è un ghiacciaio chiave per l’approvvigionamento idrico del fiume omonimo, con un ruolo cruciale per l’ecosistema alpino.
- Area grigia ombreggiata: Evidenzia gli anni del rapporto corrente, che, in base al testo, si riferiscono al 2022 e 2023. Questa ombreggiatura permette di focalizzare l’attenzione sui dati più recenti, contestualizzandoli nell’ambito dell’analisi storica.
- Mappa in basso a sinistra: Include una piccola cartina della Svizzera con un punto che indica la posizione approssimativa dei ghiacciai, situati nelle Alpi svizzere centrali e orientali, una regione cruciale per lo studio delle dinamiche glaciali alpine.
Analisi temporale dettagliata
L’andamento del grafico può essere suddiviso in diverse fasi storiche, ciascuna delle quali riflette le condizioni climatiche prevalenti e la risposta dei ghiacciai di medie dimensioni a tali condizioni:
- Fine del XIX secolo (1880-1900): In questa fase iniziale, le linee mostrano un ritiro graduale per tutti e tre i ghiacciai, con una pendenza moderata. Questo periodo coincide con la fine della Piccola Era Glaciale, un’epoca caratterizzata da temperature relativamente basse e da un’estensione massima dei ghiacciai alpini. Tuttavia, a partire dal 1880, le temperature globali iniziano a salire, portando a un aumento dell’ablazione (fusione del ghiaccio) e a una riduzione dell’accumulo di neve, con un conseguente bilancio di massa negativo. Il ritiro è più marcato per il ghiacciaio Rhone, che perde circa 200 metri di lunghezza entro il 1900, mentre Allalin e Saleina mostrano un ritiro più contenuto, intorno a 100-150 metri.
- Primo Novecento (1900-1950), con avanzamento intorno al 1920: Durante i primi decenni del XX secolo, il ritiro continua, ma intorno al 1920 si osserva una chiara inversione di tendenza, come indicato nella didascalia. Per tutti e tre i ghiacciai, le linee mostrano un periodo di avanzamento o stazionarietà, con un aumento della lunghezza o un appiattimento delle curve. Questo periodo coincide con un raffreddamento climatico regionale (1910-1920), menzionato nel testo, che ha favorito un bilancio di massa positivo, con un aumento delle precipitazioni nevose e una riduzione dell’ablazione. L’avanzamento è particolarmente evidente per Allalin e Saleina, che mostrano un aumento di lunghezza di circa 50-100 metri, mentre il Rhone presenta un rallentamento del ritiro. Dopo il 1920, il ritiro riprende, con una pendenza più accentuata, soprattutto per il Rhone, che entro il 1950 ha perso circa 500 metri di lunghezza, mentre Allalin e Saleina si attestano a circa 200-300 metri di perdita cumulativa.
- Seconda metà del XX secolo (1950-2000), con avanzamento intorno al 1980: A partire dagli anni ’50, il ritiro accelera, con una pendenza più marcata delle linee, riflettendo l’aumento delle temperature globali e la riduzione del bilancio di massa. Tuttavia, intorno al 1980, si osserva un secondo periodo di avanzamento o stazionarietà, come indicato nella didascalia. Le linee di Allalin e Saleina mostrano un chiaro appiattimento o un leggero aumento, indicando un avanzamento temporaneo di circa 50-100 metri, mentre il Rhone mostra un rallentamento del ritiro. Questo periodo (1970-1980) è associato a condizioni climatiche più favorevoli, con temperature più fresche e precipitazioni nevose più abbondanti, come riportato nel testo. Dopo il 1980, il ritiro riprende per tutti e tre i ghiacciai, con un’accelerazione negli anni ’90, in concomitanza con un ulteriore aumento delle temperature globali. Entro il 2000, il Rhone ha perso circa 2000 metri di lunghezza, mentre Allalin e Saleina si attestano rispettivamente a circa 500 e 1000 metri di perdita cumulativa.
- Inizio del XXI secolo (2000-2023): Negli ultimi due decenni, il ritiro accelera ulteriormente, con un incremento della pendenza delle linee, soprattutto per il Rhone. L’area grigia ombreggiata (2022-2023) evidenzia che il ritiro è continuato anche negli anni più recenti, con perdite di lunghezza significative. Il Rhone raggiunge una variazione cumulativa di oltre -3000 metri entro il 2023, mentre Allalin e Saleina si attestano rispettivamente a circa -1000 e -1500 metri. Questo trend è coerente con i dati riportati nel testo, che indicano che 64 dei 65 ghiacciai misurati nel 2023 erano in ritiro, riflettendo l’impatto drammatico del riscaldamento globale e delle ondate di calore estive, come quelle registrate negli ultimi anni.
Differenze tra i ghiacciai
- Rhone: Questo ghiacciaio mostra il ritiro più pronunciato, con una perdita cumulativa di oltre 3 km in 140 anni. La sua linea presenta fluttuazioni meno marcate rispetto ad Allalin e Saleina, suggerendo una risposta più costante al riscaldamento globale, pur mostrando i periodi di avanzamento intorno al 1920 e 1980. La sua posizione nelle Alpi Bernesi, vicino alla sorgente del fiume Rodano, lo rende particolarmente vulnerabile alla riduzione del bilancio di massa, con implicazioni significative per l’approvvigionamento idrico del fiume.
- Allalin e Saleina: Questi ghiacciai mostrano un ritiro meno estremo, con perdite di lunghezza di circa 1-1,5 km. Le loro linee presentano fluttuazioni più evidenti, con fasi di avanzamento e stazionarietà più marcate, soprattutto intorno al 1920 e 1980. Questo comportamento riflette la loro maggiore sensibilità alle variazioni climatiche di breve periodo, come riportato nel testo. La posizione di Allalin nel massiccio del Pennine e di Saleina nelle Alpi del Monte Bianco potrebbe averli esposti a condizioni microclimatiche locali che hanno favorito temporanei periodi di avanzamento.
Implicazioni scientifiche e metodologiche
La Figura 3.6 offre importanti spunti scientifici e metodologici per lo studio delle dinamiche glaciali:
- Fasi di avanzamento e ritiro: Il grafico conferma quanto riportato nella didascalia e nel testo: i ghiacciai montani con lunghezza tra 5 e 10 km mostrano fasi di avanzamento e ritiro, in particolare intorno agli anni 1920 e 1980. Questi periodi di avanzamento sono associati a condizioni climatiche favorevoli, come un temporaneo raffreddamento o un aumento delle precipitazioni nevose, che hanno portato a un bilancio di massa positivo. Tuttavia, il trend generale di ritiro riflette l’impatto dominante del riscaldamento globale, con un’accelerazione negli ultimi decenni.
- Sensibilità alle variazioni climatiche: A differenza dei grandi ghiacciai vallivi (Figura 3.5), che mostrano un ritiro continuo, i ghiacciai di medie dimensioni sono più reattivi alle fluttuazioni climatiche di breve periodo, come riportato nel testo (Hoelzle et al., 2003; Zekollari et al., 2020). Questo li rende indicatori preziosi delle variazioni climatiche su scale temporali intermedie, complementari ai grandi ghiacciai, che invece riflettono i trend a lungo termine. La loro capacità di rispondere rapidamente a condizioni climatiche favorevoli, come quelle degli anni 1920 e 1980, evidenzia la complessità delle dinamiche glaciali e la necessità di considerare la scala temporale nella valutazione degli effetti del cambiamento climatico.
- Impatto del cambiamento climatico: Il ritiro significativo di questi ghiacciai, con perdite di lunghezza che variano da 1 a oltre 3 km, è un indicatore dell’impatto del cambiamento climatico. L’accelerazione del ritiro negli ultimi decenni, come evidenziato dall’area grigia ombreggiata (2022-2023), riflette l’aumento delle temperature globali, la riduzione delle precipitazioni nevose e l’aumento dell’ablazione, con un bilancio di massa fortemente negativo. Questo trend ha implicazioni significative per l’ecosistema alpino, le risorse idriche (ad esempio, il flusso del fiume Rodano, alimentato dal ghiacciaio Rhone), e il turismo, che dipende dai ghiacciai come attrazione paesaggistica.
- Valore metodologico del campione selezionato: La scelta di un campione di ghiacciai con lunghezza tra 5 e 10 km permette di analizzare un gruppo intermedio, che combina caratteristiche dei grandi ghiacciai vallivi (risposta a trend a lungo termine) e dei ghiacciai più piccoli (sensibilità a fluttuazioni di breve periodo). Questo approccio metodologico, come descritto nel testo, consente di evidenziare le differenze nella risposta climatica in funzione della dimensione del ghiacciaio, offrendo una base solida per studi comparativi e per la validazione di modelli glaciologici.
Collegamento con il contesto scientifico
La Figura 3.6 si inserisce in un’analisi più ampia sull’evoluzione dei ghiacciai svizzeri, come descritto nel testo. Il testo menziona che i ghiacciai di medie dimensioni (1-5 km) dominano il campione di 73 ghiacciai, ma la Figura 3.6 si concentra su quelli tra 5 e 10 km, che mostrano una maggiore variabilità rispetto ai grandi ghiacciai vallivi (Figura 3.5). Questo è visibile nel grafico, con fasi di avanzamento intorno al 1920 e 1980, che confermano i periodi di avanzamento generale (1910-1920 e 1970-1980) riportati nel testo. I dati recenti (2022-2023) – 64 ghiacciai in ritiro su 65 nel 2023 – sono coerenti con il trend discendente delle linee nell’area grigia ombreggiata. La figura si collega anche alla Figura 3.4, che mostra le variazioni annuali di lunghezza di tutti i 73 ghiacciai, evidenziando che i ghiacciai di medie dimensioni presentano una maggiore alternanza di colori (blu, verde e rosso) rispetto ai grandi ghiacciai, dominati dal rosso (ritiro).
Conclusione
La Figura 3.6 offre una rappresentazione chiara e quantitativa delle variazioni cumulative di lunghezza dei ghiacciai montani svizzeri con lunghezza tra 5 e 10 km, come Allalin, Saleina e Rhone, nel periodo dal 1880 al 2023. Il grafico evidenzia un trend generale di ritiro, interrotto da fasi di avanzamento e stazionarietà intorno agli anni 1920 e 1980, riflettendo la maggiore sensibilità di questi ghiacciai alle variazioni climatiche di breve periodo. Tuttavia, l’accelerazione del ritiro negli ultimi decenni sottolinea l’impatto dominante del cambiamento climatico, con implicazioni significative per l’ecosistema alpino, le risorse idriche e il turismo. La figura rappresenta uno strumento cruciale per comprendere le dinamiche glaciali e per valutare gli effetti del riscaldamento globale su scala regionale, offrendo dati preziosi per la validazione di modelli glaciologici e per la pianificazione di strategie di adattamento e mitigazione. In un contesto di cambiamento climatico accelerato, questi dati sottolineano l’urgenza di azioni globali per ridurre le emissioni di gas serra, al fine di preservare i ghiacciai alpini e i servizi ecosistemici che forniscono.

Analisi approfondita della Figura 3.7: Variazioni cumulative di lunghezza dei ghiacciai montani svizzeri di medie dimensioni (1-5 km) nel periodo 1880-2023
La Figura 3.7 rappresenta un contributo fondamentale per lo studio delle dinamiche glaciali in Svizzera, focalizzandosi su un sottoinsieme specifico del campione di 73 ghiacciai selezionati: i ghiacciai montani di medie dimensioni con una lunghezza compresa tra 1 e 5 km, ovvero Palü, Gamchi, Khelen e Trient. Questo grafico, che copre un arco temporale dal 1880 al 2023, offre una rappresentazione quantitativa delle variazioni cumulative di lunghezza di questi ghiacciai, evidenziando due distinte fasi di avanzamento e ritiro, come indicato nella didascalia. La figura si configura come uno strumento essenziale per comprendere la risposta dei ghiacciai di medie dimensioni alle forzanti climatiche, fornendo una base solida per analisi scientifiche, modellizzazioni glaciologiche e strategie di gestione ambientale in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Struttura e caratteristiche del grafico
La Figura 3.7 è un grafico a linee che rappresenta l’evoluzione delle variazioni cumulative di lunghezza (espresse in metri) di quattro ghiacciai montani svizzeri – Palü, Gamchi, Khelen e Trient – nel periodo compreso tra il 1880 e il 2023. Questi ghiacciai sono stati selezionati per la loro lunghezza intermedia (tra 1 e 5 km), che li rende rappresentativi della categoria dominante nel campione di 73 ghiacciai, e per il loro comportamento caratteristico, che mostra una variabilità significativa con fasi di avanzamento e ritiro in risposta a fluttuazioni climatiche di breve e medio periodo.
- Asse orizzontale (x): Riporta gli anni, dal 1880 al 2023, coprendo un periodo di circa 140 anni. Questo arco temporale consente di analizzare l’evoluzione dei ghiacciai dalla fine della Piccola Era Glaciale fino all’epoca contemporanea, caratterizzata da un riscaldamento globale significativo.
- Asse verticale (y): Indica la variazione cumulativa di lunghezza in metri, con valori negativi che rappresentano un ritiro (riduzione della lunghezza del ghiacciaio) rispetto al punto di riferimento iniziale, fissato al 1880. La scala va da 0 a -3500 metri, evidenziando l’entità significativa del ritiro osservato per alcuni ghiacciai.
- Linee del grafico: Ogni linea rappresenta un ghiacciaio specifico, identificato con un simbolo distinto:
- Palü (cerchio pieno nero): Situato nelle Alpi Bernina, vicino al confine con l’Italia, è un ghiacciaio montano noto per la sua importanza paesaggistica e per il suo ruolo nel sistema idrico locale.
- Gamchi (triangolo vuoto): Un ghiacciaio montano situato nelle Alpi svizzere, probabilmente nelle Alpi Bernesi o Pennine, anche se il nome potrebbe essere un errore di trascrizione (potrebbe riferirsi a un ghiacciaio come “Gämschi” o simile).
- Khelen (quadrato vuoto): Un altro ghiacciaio montano, probabilmente situato nelle Alpi svizzere centrali, anche se il nome potrebbe essere un errore di trascrizione (potrebbe riferirsi a un ghiacciaio come “Chelen” o simile).
- Trient (croce): Situato nelle Alpi del Monte Bianco, vicino al confine con la Francia, è un ghiacciaio che contribuisce al drenaggio delle acque verso il bacino del Rodano.
- Area grigia ombreggiata: Evidenzia gli anni del rapporto corrente, che, in base al testo, si riferiscono al 2022 e 2023. Questa ombreggiatura permette di focalizzare l’attenzione sui dati più recenti, contestualizzandoli nell’ambito dell’analisi storica.
- Mappa in basso a sinistra: Include una piccola cartina della Svizzera con un punto che indica la posizione approssimativa dei ghiacciai, situati nelle Alpi svizzere centrali e orientali, una regione cruciale per lo studio delle dinamiche glaciali alpine.
Analisi temporale dettagliata
L’andamento del grafico può essere suddiviso in diverse fasi storiche, ciascuna delle quali riflette le condizioni climatiche prevalenti e la risposta dei ghiacciai di medie dimensioni a tali condizioni:
- Fine del XIX secolo (1880-1900): In questa fase iniziale, le linee mostrano un ritiro graduale per tutti e quattro i ghiacciai, con una pendenza moderata. Questo periodo coincide con la fine della Piccola Era Glaciale, un’epoca caratterizzata da temperature relativamente basse e da un’estensione massima dei ghiacciai alpini. Tuttavia, a partire dal 1880, le temperature globali iniziano a salire, portando a un aumento dell’ablazione (fusione del ghiaccio) e a una riduzione dell’accumulo di neve, con un conseguente bilancio di massa negativo. Il ritiro è più marcato per il ghiacciaio Trient, che perde circa 200 metri di lunghezza entro il 1900, mentre Palü, Gamchi e Khelen mostrano un ritiro più contenuto, intorno a 50-100 metri.
- Primo Novecento (1900-1950), con avanzamento intorno al 1920: Durante i primi decenni del XX secolo, il ritiro continua, ma intorno al 1920 si osserva una chiara inversione di tendenza, come indicato nella didascalia. Per tutti e quattro i ghiacciai, le linee mostrano un periodo di avanzamento o stazionarietà, con un aumento della lunghezza o un appiattimento delle curve. Questo periodo coincide con un raffreddamento climatico regionale (1910-1920), menzionato nel testo, che ha favorito un bilancio di massa positivo, con un aumento delle precipitazioni nevose e una riduzione dell’ablazione. L’avanzamento è particolarmente evidente per Palü e Gamchi, che mostrano un aumento di lunghezza di circa 100-200 metri, mentre Khelen e Trient presentano un rallentamento del ritiro, con variazioni minime o leggermente positive. Dopo il 1920, il ritiro riprende, con una pendenza più accentuata, soprattutto per Trient, che entro il 1950 ha perso circa 500 metri di lunghezza, mentre Palü, Gamchi e Khelen si attestano a circa 100-300 metri di perdita cumulativa.
- Seconda metà del XX secolo (1950-2000), con avanzamento intorno al 1980: A partire dagli anni ’50, il ritiro accelera, con una pendenza più marcata delle linee, riflettendo l’aumento delle temperature globali e la riduzione del bilancio di massa. Tuttavia, intorno al 1980, si osserva un secondo periodo di avanzamento o stazionarietà, come indicato nella didascalia. Le linee di Palü, Gamchi e Khelen mostrano un chiaro appiattimento o un leggero aumento, indicando un avanzamento temporaneo di circa 50-100 metri, mentre Trient mostra un rallentamento del ritiro. Questo periodo (1970-1980) è associato a condizioni climatiche più favorevoli, con temperature più fresche e precipitazioni nevose più abbondanti, come riportato nel testo. Dopo il 1980, il ritiro riprende per tutti e quattro i ghiacciai, con un’accelerazione negli anni ’90, in concomitanza con un ulteriore aumento delle temperature globali. Entro il 2000, Trient ha perso circa 1500 metri di lunghezza, mentre Palü, Gamchi e Khelen si attestano rispettivamente a circa 300, 500 e 1000 metri di perdita cumulativa.
- Inizio del XXI secolo (2000-2023): Negli ultimi due decenni, il ritiro accelera ulteriormente, con un incremento della pendenza delle linee, soprattutto per Trient. L’area grigia ombreggiata (2022-2023) evidenzia che il ritiro è continuato anche negli anni più recenti, con perdite di lunghezza significative. Trient raggiunge una variazione cumulativa di oltre -2000 metri entro il 2023, mentre Palü, Gamchi e Khelen si attestano rispettivamente a circa -500, -1000 e -1500 metri. Questo trend è coerente con i dati riportati nel testo, che indicano che 64 dei 65 ghiacciai misurati nel 2023 erano in ritiro, riflettendo l’impatto drammatico del riscaldamento globale e delle ondate di calore estive, come quelle registrate negli ultimi anni.
Differenze tra i ghiacciai
- Trient: Questo ghiacciaio mostra il ritiro più pronunciato, con una perdita cumulativa di oltre 2 km in 140 anni. La sua linea presenta fluttuazioni meno marcate rispetto agli altri ghiacciai, suggerendo una risposta più costante al riscaldamento globale, pur mostrando i periodi di avanzamento intorno al 1920 e 1980. La sua posizione nelle Alpi del Monte Bianco potrebbe averlo esposto a condizioni climatiche più variabili, ma il trend generale di ritiro rimane dominante.
- Palü, Gamchi e Khelen: Questi ghiacciai mostrano un ritiro meno estremo, con perdite di lunghezza che variano da 500 a 1500 metri. Le loro linee presentano fluttuazioni più evidenti, con fasi di avanzamento e stazionarietà più marcate, soprattutto intorno al 1920 e 1980. Questo comportamento riflette la loro maggiore sensibilità alle variazioni climatiche di breve periodo, come riportato nel testo. La posizione di Palü nelle Alpi Bernina, e di Gamchi e Khelen in altre regioni alpine, potrebbe averli esposti a microclimi locali che hanno favorito temporanei periodi di avanzamento.
Implicazioni scientifiche e metodologiche
La Figura 3.7 offre importanti spunti scientifici e metodologici per lo studio delle dinamiche glaciali:
- Fasi di avanzamento e ritiro: Il grafico conferma quanto riportato nella didascalia e nel testo: i ghiacciai montani di medie dimensioni con lunghezza tra 1 e 5 km mostrano due distinte fasi di avanzamento e ritiro, intorno agli anni 1920 e 1980. Questi periodi di avanzamento sono associati a condizioni climatiche favorevoli, come un temporaneo raffreddamento o un aumento delle precipitazioni nevose, che hanno portato a un bilancio di massa positivo. Tuttavia, il trend generale di ritiro riflette l’impatto dominante del riscaldamento globale, con un’accelerazione negli ultimi decenni.
- Sensibilità alle variazioni climatiche: Questi ghiacciai di medie dimensioni sono più reattivi alle fluttuazioni climatiche di breve periodo rispetto ai grandi ghiacciai vallivi (Figura 3.5), ma meno variabili rispetto ai ghiacciai più piccoli (Figura 3.8), come riportato nel testo (Hoelzle et al., 2003; Zekollari et al., 2020). Questo li rende indicatori preziosi delle variazioni climatiche su scale temporali intermedie, complementari ai grandi ghiacciai, che riflettono i trend a lungo termine, e ai ghiacciai più piccoli, che rispondono rapidamente a oscillazioni stagionali o annuali. La loro capacità di mostrare fasi di avanzamento, come quelle degli anni 1920 e 1980, evidenzia la complessità delle dinamiche glaciali e la necessità di considerare la scala temporale nella valutazione degli effetti del cambiamento climatico.
- Impatto del cambiamento climatico: Il ritiro significativo di questi ghiacciai, con perdite di lunghezza che variano da 500 a oltre 2000 metri, è un indicatore dell’impatto del cambiamento climatico. L’accelerazione del ritiro negli ultimi decenni, come evidenziato dall’area grigia ombreggiata (2022-2023), riflette l’aumento delle temperature globali, la riduzione delle precipitazioni nevose e l’aumento dell’ablazione, con un bilancio di massa fortemente negativo. Questo trend ha implicazioni significative per l’ecosistema alpino, le risorse idriche (ad esempio, il flusso di fiumi alimentati da questi ghiacciai), e il turismo, che dipende dai ghiacciai come attrazione paesaggistica.
- Valore metodologico del campione selezionato: La scelta di un campione di ghiacciai con lunghezza tra 1 e 5 km, che costituiscono la maggior parte del campione di 73 ghiacciai, permette di analizzare un gruppo rappresentativo, che combina caratteristiche dei grandi ghiacciai vallivi (risposta a trend a lungo termine) e dei ghiacciai più piccoli (sensibilità a fluttuazioni di breve periodo). Questo approccio metodologico, come descritto nel testo, consente di evidenziare le differenze nella risposta climatica in funzione della dimensione del ghiacciaio, offrendo una base solida per studi comparativi e per la validazione di modelli glaciologici.
Collegamento con il contesto scientifico
La Figura 3.7 si inserisce in un’analisi più ampia sull’evoluzione dei ghiacciai svizzeri, come descritto nel testo. Il testo menziona che i ghiacciai di medie dimensioni (1-5 km) dominano il campione di 73 ghiacciai, e la Figura 3.7 si concentra su questo gruppo, mostrando una maggiore variabilità rispetto ai grandi ghiacciai vallivi (Figura 3.5) e ai ghiacciai di lunghezza intermedia (5-10 km, Figura 3.6). Questo è visibile nel grafico, con fasi di avanzamento intorno al 1920 e 1980, che confermano i periodi di avanzamento generale (1910-1920 e 1970-1980) riportati nel testo. I dati recenti (2022-2023) – 64 ghiacciai in ritiro su 65 nel 2023 – sono coerenti con il trend discendente delle linee nell’area grigia ombreggiata. La figura si collega anche alla Figura 3.4, che mostra le variazioni annuali di lunghezza di tutti i 73 ghiacciai, evidenziando che i ghiacciai di medie dimensioni presentano una maggiore alternanza di colori (blu, verde e rosso) rispetto ai grandi ghiacciai, dominati dal rosso (ritiro).
Conclusione
La Figura 3.7 offre una rappresentazione chiara e quantitativa delle variazioni cumulative di lunghezza dei ghiacciai montani svizzeri di medie dimensioni (1-5 km), come Palü, Gamchi, Khelen e Trient, nel periodo dal 1880 al 2023. Il grafico evidenzia un trend generale di ritiro, interrotto da due distinte fasi di avanzamento e stazionarietà intorno agli anni 1920 e 1980, riflettendo la sensibilità di questi ghiacciai alle variazioni climatiche di breve periodo. Tuttavia, l’accelerazione del ritiro negli ultimi decenni sottolinea l’impatto dominante del cambiamento climatico, con implicazioni significative per l’ecosistema alpino, le risorse idriche e il turismo. La figura rappresenta uno strumento cruciale per comprendere le dinamiche glaciali e per valutare gli effetti del riscaldamento globale su scala regionale, offrendo dati preziosi per la validazione di modelli glaciologici e per la pianificazione di strategie di adattamento e mitigazione. In un contesto di cambiamento climatico accelerato, questi dati sottolineano l’urgenza di azioni globali per ridurre le emissioni di gas serra, al fine di preservare i ghiacciai alpini e i servizi ecosistemici che forniscono.

Analisi approfondita della Figura 3.8: Variazioni cumulative di lunghezza dei ghiacciai di circo molto piccoli in Svizzera (1880-2023)
La Figura 3.8 rappresenta un contributo fondamentale per lo studio delle dinamiche glaciali in Svizzera, focalizzandosi su un sottoinsieme specifico del campione di 73 ghiacciai selezionati: i ghiacciai di circo molto piccoli, con una lunghezza inferiore a 1 km, ovvero Sulz, Pizol, Bresciana e Paneyrosse. Questo grafico, che copre un arco temporale dal 1880 al 2023, offre una rappresentazione quantitativa delle variazioni cumulative di lunghezza di questi ghiacciai, evidenziando variazioni generalmente piccole e un segnale di cambiamento più irregolare, come indicato nella didascalia. La figura si configura come uno strumento essenziale per comprendere la risposta dei ghiacciai più piccoli alle forzanti climatiche, fornendo una base solida per analisi scientifiche, modellizzazioni glaciologiche e strategie di gestione ambientale in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Struttura e caratteristiche del grafico
La Figura 3.8 è un grafico a linee che rappresenta l’evoluzione delle variazioni cumulative di lunghezza (espresse in metri) di quattro ghiacciai di circo molto piccoli in Svizzera – Sulz, Pizol, Bresciana e Paneyrosse – nel periodo compreso tra il 1880 e il 2023. Questi ghiacciai sono stati selezionati per la loro lunghezza inferiore a 1 km, che li rende rappresentativi della categoria dei ghiacciai più piccoli nel campione di 73 ghiacciai, e per il loro comportamento caratteristico, che mostra variazioni di lunghezza generalmente piccole e un segnale di cambiamento più irregolare rispetto ai ghiacciai di dimensioni maggiori.
- Asse orizzontale (x): Riporta gli anni, dal 1880 al 2023, coprendo un periodo di circa 140 anni. Questo arco temporale consente di analizzare l’evoluzione dei ghiacciai dalla fine della Piccola Era Glaciale fino all’epoca contemporanea, caratterizzata da un riscaldamento globale significativo.
- Asse verticale (y): Indica la variazione cumulativa di lunghezza in metri, con valori negativi che rappresentano un ritiro (riduzione della lunghezza del ghiacciaio) rispetto al punto di riferimento iniziale, fissato al 1880. La scala va da 0 a -3500 metri, anche se le variazioni di questi piccoli ghiacciai sono molto più contenute, generalmente entro i -1000 metri, riflettendo la loro dimensione ridotta.
- Linee del grafico: Ogni linea rappresenta un ghiacciaio specifico, identificato con un simbolo distinto:
- Sulz (cerchio pieno nero): Un piccolo ghiacciaio di circo, probabilmente situato nelle Alpi svizzere, noto per la sua dimensione ridotta e la sua sensibilità alle condizioni microclimatiche locali.
- Pizol (triangolo vuoto): Situato nelle Alpi Glaronesi, è uno dei ghiacciai più piccoli e vulnerabili della Svizzera, spesso citato come esempio di ghiacciaio a rischio di scomparsa totale.
- Bresciana (quadrato vuoto): Un altro piccolo ghiacciaio di circo, probabilmente situato nelle Alpi svizzere, anche se il nome potrebbe essere un errore di trascrizione (potrebbe riferirsi a un ghiacciaio come “Bresciaga” o simile).
- Paneyrosse (croce): Situato nelle Alpi svizzere, probabilmente nelle Alpi Pennine o Bernesi, è un ghiacciaio di circo noto per la sua piccola dimensione e la sua posizione in un ambiente alpino d’alta quota.
- Area grigia ombreggiata: Evidenzia gli anni del rapporto corrente, che, in base al testo, si riferiscono al 2022 e 2023. Questa ombreggiatura permette di focalizzare l’attenzione sui dati più recenti, contestualizzandoli nell’ambito dell’analisi storica.
- Mappa in basso a sinistra: Include una piccola cartina della Svizzera con un punto che indica la posizione approssimativa dei ghiacciai, situati nelle Alpi svizzere centrali e orientali, una regione cruciale per lo studio delle dinamiche glaciali alpine.
Analisi temporale dettagliata
L’andamento del grafico può essere suddiviso in diverse fasi storiche, ciascuna delle quali riflette le condizioni climatiche prevalenti e la risposta dei ghiacciai di circo molto piccoli a tali condizioni:
- Fine del XIX secolo (1880-1900): In questa fase iniziale, le linee mostrano un ritiro graduale per tutti e quattro i ghiacciai, con variazioni di lunghezza molto piccole, spesso inferiori a 50 metri. Questo periodo coincide con la fine della Piccola Era Glaciale, un’epoca caratterizzata da temperature relativamente basse e da un’estensione massima dei ghiacciai alpini. Tuttavia, a partire dal 1880, le temperature globali iniziano a salire, portando a un aumento dell’ablazione (fusione del ghiaccio) e a una riduzione dell’accumulo di neve, con un conseguente bilancio di massa negativo. Il ritiro è più marcato per il ghiacciaio Pizol, che perde circa 100 metri di lunghezza entro il 1900, mentre Sulz, Bresciana e Paneyrosse mostrano un ritiro più contenuto, intorno a 20-50 metri.
- Primo Novecento (1900-1950), con variabilità intorno al 1920: Durante i primi decenni del XX secolo, il ritiro continua, ma intorno al 1920 si osserva una certa variabilità, come indicato nella didascalia. Alcuni ghiacciai, come Sulz e Paneyrosse, mostrano un leggero avanzamento o stazionarietà, con variazioni positive di 20-50 metri, mentre Pizol e Bresciana continuano a ritirarsi, anche se a un ritmo più lento. Questo periodo coincide con un raffreddamento climatico regionale (1910-1920), menzionato nel testo, che ha favorito un bilancio di massa positivo per alcuni ghiacciai. Tuttavia, l’irregolarità del segnale è evidente: non tutti i ghiacciai rispondono allo stesso modo, riflettendo la loro dipendenza da fattori locali come l’esposizione al sole, l’altitudine, la pendenza e le precipitazioni nevose stagionali. Dopo il 1920, il ritiro riprende, con fluttuazioni più marcate, soprattutto per Pizol, che entro il 1950 ha perso circa 300 metri di lunghezza, mentre Sulz, Bresciana e Paneyrosse si attestano a circa 100-200 metri di perdita cumulativa.
- Seconda metà del XX secolo (1950-2000), con variabilità intorno al 1980: A partire dagli anni ’50, il ritiro accelera leggermente, con fluttuazioni più evidenti. Intorno al 1980, si osserva un secondo periodo di avanzamento o stazionarietà per alcuni ghiacciai, come Sulz e Paneyrosse, che mostrano un aumento di lunghezza di circa 20-50 metri, mentre Pizol e Bresciana mostrano un rallentamento del ritiro. Questo periodo (1970-1980) è associato a condizioni climatiche più favorevoli, con temperature più fresche e precipitazioni nevose più abbondanti, come riportato nel testo. Tuttavia, l’irregolarità del segnale persiste, con risposte diverse tra i ghiacciai: Pizol, ad esempio, mostra un ritiro continuo, mentre Sulz presenta oscillazioni più frequenti. Dopo il 1980, il ritiro riprende per tutti i ghiacciai, con un’accelerazione negli anni ’90, in concomitanza con un ulteriore aumento delle temperature globali. Entro il 2000, Pizol ha perso circa 600 metri di lunghezza, mentre Sulz, Bresciana e Paneyrosse si attestano rispettivamente a circa 200, 300 e 400 metri di perdita cumulativa.
- Inizio del XXI secolo (2000-2023): Negli ultimi due decenni, il ritiro accelera ulteriormente, soprattutto per Pizol, che mostra una pendenza più accentuata della linea. L’area grigia ombreggiata (2022-2023) evidenzia che il ritiro è continuato anche negli anni più recenti, con perdite di lunghezza significative. Pizol raggiunge una variazione cumulativa di circa -1000 metri entro il 2023, mentre Sulz, Bresciana e Paneyrosse si attestano rispettivamente a circa -300, -500 e -600 metri. Questo trend è coerente con i dati riportati nel testo, che indicano che 64 dei 65 ghiacciai misurati nel 2023 erano in ritiro, riflettendo l’impatto drammatico del riscaldamento globale e delle ondate di calore estive, come quelle registrate negli ultimi anni.
Differenze tra i ghiacciai
- Pizol: Questo ghiacciaio mostra il ritiro più pronunciato, con una perdita cumulativa di circa 1000 metri in 140 anni. La sua linea presenta fluttuazioni irregolari, ma il trend generale di ritiro è chiaro, soprattutto negli ultimi decenni. Il Pizol, come riportato nel testo, è un esempio di ghiacciaio molto piccolo che ha subito un ritiro drammatico, al punto da essere quasi scomparso in tempi recenti. La sua posizione nelle Alpi Glaronesi, a un’altitudine relativamente bassa per un ghiacciaio, lo rende particolarmente vulnerabile al riscaldamento globale.
- Sulz, Bresciana e Paneyrosse: Questi ghiacciai mostrano un ritiro meno estremo, con perdite di lunghezza che variano da 300 a 600 metri. Le loro linee presentano fluttuazioni più irregolari, con periodi di avanzamento e stazionarietà più frequenti, soprattutto intorno al 1920 e 1980. Questo comportamento riflette la loro maggiore sensibilità alle variazioni climatiche di breve periodo, come riportato nel testo. La posizione di questi ghiacciai in ambienti di circo, spesso a quote elevate e con esposizioni diverse, potrebbe averli esposti a microclimi locali che hanno favorito temporanei periodi di avanzamento o stazionarietà.
Implicazioni scientifiche e metodologiche
La Figura 3.8 offre importanti spunti scientifici e metodologici per lo studio delle dinamiche glaciali:
- Variazioni piccole e irregolari: Il grafico conferma quanto riportato nella didascalia e nel testo: i ghiacciai di circo molto piccoli con lunghezza inferiore a 1 km mostrano variazioni di lunghezza generalmente piccole e un segnale di cambiamento più irregolare. Questo è dovuto alla loro dimensione ridotta, che li rende estremamente sensibili alle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione al sole, la pendenza del terreno, l’altitudine e le precipitazioni nevose stagionali. Piccole variazioni nel bilancio di massa possono portare a cambiamenti rapidi nella loro lunghezza, sia in senso positivo (avanzamento) che negativo (ritiro), come evidenziato dalle oscillazioni frequenti delle linee.
- Sensibilità alle variazioni climatiche: Questi ghiacciai molto piccoli sono i più reattivi alle fluttuazioni climatiche di breve periodo, come riportato nel testo (Hoelzle et al., 2003; Zekollari et al., 2020). A differenza dei ghiacciai più grandi, che rispondono ai trend climatici a lungo termine (Figura 3.5), e dei ghiacciai di medie dimensioni, che mostrano fasi di avanzamento più marcate (Figure 3.6 e 3.7), i ghiacciai di circo mostrano un segnale più caotico, con oscillazioni frequenti. Questo li rende indicatori preziosi delle variazioni climatiche su scale temporali brevi, come le oscillazioni stagionali o annuali, complementari ai ghiacciai di dimensioni maggiori, che riflettono trend più ampi.
- Impatto del cambiamento climatico: Nonostante le variazioni di lunghezza siano piccole in termini assoluti, il ritiro cumulativo di questi ghiacciai, con perdite che variano da 300 a 1000 metri, è significativo in proporzione alla loro dimensione. Molti di questi ghiacciai, come il Pizol, sono a rischio di scomparsa totale, con implicazioni per l’ecosistema alpino, il turismo e la memoria culturale delle comunità locali. La perdita di questi ghiacciai può anche influenzare la stabilità dei versanti montuosi, aumentando il rischio di frane e smottamenti, e ridurre la disponibilità di acqua di fusione per i piccoli bacini idrici locali.
- Valore metodologico del campione selezionato: La scelta di un campione di ghiacciai con lunghezza inferiore a 1 km permette di analizzare un gruppo estremo, che rappresenta l’estremità inferiore della scala dimensionale nel campione di 73 ghiacciai. Questo approccio metodologico, come descritto nel testo, consente di evidenziare le differenze nella risposta climatica in funzione della dimensione del ghiacciaio, offrendo una base solida per studi comparativi e per la validazione di modelli glaciologici. La loro sensibilità alle variazioni microclimatiche li rende anche un banco di prova per testare l’efficacia delle tecnologie di monitoraggio remoto, come il telerilevamento, in ambienti alpini complessi.
Collegamento con il contesto scientifico
La Figura 3.8 si inserisce in un’analisi più ampia sull’evoluzione dei ghiacciai svizzeri, come descritto nel testo. Il testo menziona che i ghiacciai molto piccoli, come il Pizol, mostrano un comportamento più variabile, un’osservazione confermata dal grafico, che evidenzia un segnale di cambiamento irregolare. Inoltre, il testo sottolinea che i periodi di avanzamento (1910-1920 e 1970-1980) sono visibili per i ghiacciai di medie dimensioni, ma per i ghiacciai molto piccoli il segnale è più caotico, con fluttuazioni meno prevedibili, come mostrato nel grafico. I dati recenti (2022-2023) – 64 ghiacciai in ritiro su 65 nel 2023 – sono coerenti con il trend discendente delle linee nell’area grigia ombreggiata. La figura si collega anche alla Figura 3.4, che mostra le variazioni annuali di lunghezza di tutti i 73 ghiacciai, evidenziando che i ghiacciai più piccoli (in basso nella Figura 3.4) presentano una maggiore alternanza di colori (blu, verde e rosso), riflettendo la loro variabilità.
Conclusione
La Figura 3.8 offre una rappresentazione chiara e quantitativa delle variazioni cumulative di lunghezza dei ghiacciai di circo molto piccoli in Svizzera (lunghezza inferiore a 1 km), come Sulz, Pizol, Bresciana e Paneyrosse, nel periodo dal 1880 al 2023. Il grafico evidenzia un trend generale di ritiro, con variazioni di lunghezza piccole e irregolari, riflettendo la grande sensibilità di questi ghiacciai alle fluttuazioni climatiche di breve periodo. L’accelerazione del ritiro negli ultimi decenni sottolinea l’impatto del cambiamento climatico, con molti di questi ghiacciai a rischio di scomparsa, come il Pizol, che rappresenta un simbolo della vulnerabilità dei sistemi glaciali alpini. La figura rappresenta uno strumento cruciale per comprendere le dinamiche dei ghiacciai più piccoli e per valutare gli effetti del riscaldamento globale su scala locale, offrendo dati preziosi per la validazione di modelli glaciologici e per la pianificazione di strategie di adattamento e mitigazione. In un contesto di cambiamento climatico accelerato, questi dati sottolineano l’urgenza di azioni globali per ridurre le emissioni di gas serra, al fine di preservare i ghiacciai alpini e i servizi ecosistemici che forniscono, anche a livello locale.
4 Bilancio di Massa
4.1 Introduzione, bilanci di massa specifici medi cumulativi
Le osservazioni stagionali del bilancio di massa, raccolte mediante l’applicazione del metodo glaciologico, sono state condotte su un’ampia rete di ghiacciai svizzeri, tra cui Allalingletscher, Ghiacciaio del Basòdino, Claridenfirn, Findelengletscher, Griesgletscher, Grosser Aletschgletscher, Vadret dal Murtèl, Vadret Pers, Glacier de la Plaine Morte, Rhonegletscher, Sankt Annafirn, Silvrettagletscher e Glacier de Tsanfleuron, oltre a diversi ghiacciai di dimensioni minori, mentre indagini annuali presso pali di misura sono state effettuate specificamente sui ghiacciai Glacier de Corbassière, Glacier du Giétro, Hohlaubgletscher e Schwarzberggletscher, con la distribuzione spaziale di tali siti di monitoraggio rappresentata graficamente nella Figura 4.1; tali misurazioni, integrate da estese campagne di sondaggio della neve in primavera e da osservazioni della densità tramite carotaggi, hanno permesso di calcolare le componenti specifiche medie del bilancio di massa secondo le metodologie delineate in Huss et al. (2021), utilizzando un modello distribuito di bilancio di massa vincolato dalle osservazioni stagionali per estrapolare i dati puntuali all’intera superficie glaciale, incorporando i principali processi fisici che regolano la variabilità spaziale del bilancio di massa, un approccio che si configura come uno strumento avanzato di estrapolazione per derivare grandezze glacier-wide piuttosto che come un modello convenzionale, mantenendo il segnale di variabilità stagionale e annuale esclusivamente legato alle misurazioni sul campo e risultando così coerente con tecniche tradizionali, come il metodo del profilo o delle linee di contorno (Østrem e Brugman, 1991), pur avvalendosi di metodi più sofisticati per le aree non direttamente misurate; il procedimento si articola in due fasi principali: dapprima, una calibrazione del modello che ottimizzi la corrispondenza con le misurazioni di accumulo invernale e ablazione estiva nei periodi definiti dalle date precise delle rilevazioni in situ, consentendo un’estrapolazione fisicamente fondata e il calcolo del bilancio di massa su intervalli temporali fissi (ad esempio l’anno idrologico), e successivamente una rianalisi periodica finale, condotta a intervalli di cinque o dieci anni, che omogeneizzi i dati con variazioni volumetriche indipendenti derivate da modelli digitali di elevazione, con eventuali aggiornamenti delle serie temporali debitamente riportati.Durante i periodi di riferimento 2021/22 e 2022/23, misurazioni sul campo sono state effettuate su 23 ghiacciai distinti, con il bilancio di massa puntuale stimato attraverso sondaggi della neve e rilevazioni della densità nevosa condotti tra aprile e maggio, integrati da osservazioni presso una rete di pali di misura tra settembre e ottobre, mentre le misurazioni distribuite hanno consentito di derivare il bilancio di massa su scala glaciale e la sua distribuzione altitudinale; in numerosi siti, rilievi intermedi estivi su porzioni o sull’intera rete di pali hanno offerto informazioni cruciali sulle dinamiche temporali della perdita di massa e sullo stato attuale dei ghiacciai, e, a partire dal 2019, osservazioni in tempo reale su un massimo di sei ghiacciai, combinate con approcci modellistici, hanno permesso di quantificare a distanza la fusione e la perdita di massa complessiva fino a date specifiche; tuttavia, l’intensificarsi del riscaldamento atmosferico e gli eventi estremi di questi due anni hanno costretto all’abbandono di diversi siti di monitoraggio su piccoli ghiacciai, interrompendo le serie di dati, come nel caso di Pizolgletscher, Vadret dal Corvatsch e Schwarzbachfirn, dove, nel 2022, le misurazioni sono cessate a causa della scomparsa totale o del restringimento eccessivo dei ghiacciai, rendendo impossibile ottenere dati significativi sul bilancio di massa; per ovviare a tali perdite, i programmi di monitoraggio su Grosser Aletschgletscher e Vadret Pers, due grandi ghiacciai, sono stati rafforzati con l’intento di garantire serie temporali robuste e continue ben oltre la seconda metà del XXI secolo; i bilanci specifici medi invernali e annuali sono stati riportati nelle Tabelle 4.1 e 4.2, rispettivamente per i periodi definiti dalle date di misurazione e per intervalli fissi corrispondenti all’anno idrologico, con il bilancio di massa di Adlergletscher (ex affluente di Findelengletscher) e Glacier du Sex Rouge (prossimo a Tsanfleuron) valutato separatamente ma presentato congiuntamente ai ghiacciai principali, mentre per siti minori e ghiacciai con serie più brevi acquisite da enti esterni al mandato GLAMOS (come Glacier d’Otemma e Glacier du Tortin) sono stati forniti solo valori specifici glacier-wide nelle tabelle riassuntive, senza dettagli ulteriori; le tendenze di lungo periodo emergono con chiarezza dalle serie temporali estese e ininterrotte di Allalingletscher, Glacier du Giétro, Griesgletscher e Silvrettagletscher (Figura 4.2), evidenziando un’accelerazione della perdita di massa dalla metà degli anni ’80, in contrasto con i bilanci equilibrati degli anni ’60 e ’70, mentre le misurazioni puntuali si rivelano fondamentali per affrontare interrogativi sul cambiamento climatico, come documentato in letteratura (Ohmura et al., 2007; Huss e Bauder, 2009; Gabbi et al., 2015; GLAMOS, 2020a); le serie stagionali di lungo termine di Claridenfirn, Grosser Aletschgletscher e Silvrettagletscher, avviate negli anni ’10 del Novecento, coprono quasi tutto il XX secolo, e i dati qui riportati sono stati trasmessi al World Glacier Monitoring Service (WGMS) come contributo al monitoraggio glaciale globale (WGMS, 2023), con Allalingletscher, Ghiacciaio del Basòdino, Glacier du Giétro, Griesgletscher e Silvrettagletscher riconosciuti come ghiacciai di riferimento dal WGMS per la loro estensione temporale e completezza delle osservazioni.

La Figura 4.1 presenta una rappresentazione cartografica dettagliata della Svizzera, focalizzandosi sulla distribuzione geografica dei ghiacciai sottoposti a monitoraggio del bilancio di massa durante i periodi di studio, evidenziando sia i siti di misurazione puntuale che quelli analizzati su scala glaciale, e offrendo un quadro spaziale della rete di osservazione glaciologica nel contesto alpino svizzero; la mappa, che delinea i confini nazionali e le principali caratteristiche topografiche del territorio, con particolare enfasi sulle Alpi che dominano la parte meridionale e orientale del paese, riporta i ghiacciai monitorati mediante punti blu accompagnati dai rispettivi nomi, tra cui spiccano Grosser Aletschgletscher, situato nella regione centro-meridionale delle Alpi Bernesi e noto come uno dei più estesi delle Alpi, Rhonegletscher e Griesgletscher, anch’essi nelle Alpi Bernesi, rispettivamente a ovest e a est del Grosser Aletschgletscher, Glacier de la Plaine Morte e Glacier de Tsanfleuron, localizzati nella parte sud-occidentale delle Alpi Vallesane, Corbassière, Giétro, Hohlaubgletscher, Allalingletscher, Findelengletscher e Schwarzberggletscher, distribuiti nella regione del Vallese vicino al confine italiano e oggetto di misurazioni annuali tramite reti di pali di misura, Claridenfirn e Sankt Annafirn, posizionati nella Svizzera orientale nelle Alpi Glaronesi, Silvrettagletscher, al confine con l’Austria nelle Alpi Retiche, Vadret dal Murtèl e Vadret Pers, situati nella regione dell’Engadina nella Svizzera sud-orientale, e il Ghiacciaio del Basòdino, prossimo al confine con l’Italia nella zona del Ticino; la distribuzione dei ghiacciai, concentrata prevalentemente nelle regioni di alta quota delle Alpi svizzere, riflette le condizioni climatiche e altimetriche favorevoli alla loro formazione e persistenza, con una maggiore densità di siti di monitoraggio nel Vallese, nelle Alpi Bernesi e nell’Engadina, aree che rappresentano i principali bacini glaciali del paese; la figura, in linea con il testo, sottolinea la tipologia di misurazioni condotte, distinguendo tra i ghiacciai come Glacier de Corbassière, Glacier du Giétro, Hohlaubgletscher e Schwarzberggletscher, monitorati annualmente con reti di pali, e quelli come Grosser Aletschgletscher e Vadret Pers, i cui programmi di monitoraggio sono stati consolidati per garantire serie temporali a lungo termine, mentre evidenzia anche l’abbandono di siti su ghiacciai minori, come Pizolgletscher, a causa della loro scomparsa o riduzione significativa indotta dal cambiamento climatico; in tal senso, la mappa non solo fornisce una visualizzazione spaziale della rete di monitoraggio, ma sottolinea anche l’importanza strategica di questa distribuzione per coprire diverse regioni alpine, permettendo di ottenere un quadro rappresentativo delle variazioni del bilancio di massa su scala nazionale, e contribuendo così agli sforzi di monitoraggio glaciologico internazionale, come quelli coordinati dal World Glacier Monitoring Service (WGMS), per il quale alcuni dei ghiacciai rappresentati, come Allalingletscher, Ghiacciaio del Basòdino, Glacier du Giétro, Griesgletscher e Silvrettagletscher, sono stati selezionati come ghiacciai di riferimento grazie alla lunghezza e completezza delle loro serie di dati.

La Figura 4.2 rappresenta un’analisi grafica del bilancio di massa specifico medio cumulativo di sette ghiacciai svizzeri—Allalin (Allalingletscher), Basòdino (Ghiacciaio del Basòdino), Findelen (Findelengletscher), Giétro (Glacier du Giétro), Gries (Griesgletscher), Rhone (Rhonegletscher) e Silvretta (Silvrettagletscher)—tracciando l’evoluzione temporale di tale parametro dagli anni ’60 al 2023, con un’enfasi sugli anni del rapporto corrente (2021/22 e 2022/23) evidenziati da un’area ombreggiata in grigio; sull’asse orizzontale del grafico, che copre un intervallo temporale di oltre sessant’anni con tacche decennali (1960, 1980, 2000, 2020), si sviluppa la progressione temporale, mentre l’asse verticale riporta il bilancio di massa specifico cumulativo in metri di equivalente in acqua (m w.e.), con valori che decrescono da 0 a circa -50 m w.e., riflettendo una perdita di massa progressiva; ciascuna linea, identificata da simboli distinti nella legenda (cerchi pieni per Allalin, croci per Basòdino, quadrati per Findelen, triangoli per Giétro, rombi vuoti per Gries, stelle per Rhone e segni più per Silvretta), descrive l’andamento di un singolo ghiacciaio, evidenziando un’iniziale stabilità negli anni ’60 e ’70, con valori cumulativi prossimi allo zero o leggermente negativi, indicativi di un equilibrio tra accumulo invernale e ablazione estiva, seguita da un’accelerazione della perdita di massa a partire dalla metà degli anni ’80, con un declino più marcato dagli anni 2000 e valori estremi raggiunti negli anni 2021/22 e 2022/23, dove ghiacciai come Allalin e Gries superano i -40 m w.e., mentre Basòdino e Findelen si attestano intorno a -30 m w.e., e Giétro, Rhone e Silvretta si collocano tra -35 e -40 m w.e., riflettendo variazioni legate a fattori locali come altitudine, esposizione e regime precipitativo; una piccola mappa della Svizzera, inserita in basso a sinistra, contestualizza geograficamente i ghiacciai, mostrando Allalin, Findelen, Giétro, Gries e Rhone concentrati nelle Alpi Bernesi e nel Vallese (centro-sud e sud-ovest), Basòdino nel Ticino (sud-est, vicino al confine italiano) e Silvretta al confine orientale con l’Austria nelle Alpi Retiche, una distribuzione che sottolinea la loro collocazione in aree di alta quota favorevoli alla persistenza glaciale; la figura, nel suo complesso, evidenzia l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, con un’accelerazione della fusione dagli anni ’80, in concomitanza con l’aumento delle temperature globali e la riduzione delle nevicate, e un picco di perdita di massa negli anni del rapporto corrente, come confermato dal testo, che descrive condizioni estreme in questi anni e l’abbandono di siti di monitoraggio su ghiacciai minori; le serie temporali lunghe e continue di questi ghiacciai, fondamentali per analizzare le tendenze a lungo termine e rispondere a quesiti sul cambiamento climatico, contribuiscono a database internazionali come quello del World Glacier Monitoring Service (WGMS), per il quale Allalin, Basòdino, Giétro, Gries e Silvretta sono ghiacciai di riferimento, offrendo un’importante evidenza visiva della vulnerabilità dei ghiacciai svizzeri al riscaldamento globale.
La Tabella 4.1 presenta un’analisi dettagliata dei parametri glaciologici relativi a 23 ghiacciai svizzeri monitorati durante i periodi 2021/22 e 2022/23, riportando per ciascun ghiacciaio l’area superficiale (in km²), il bilancio specifico medio invernale (Bw,meas, in mm di equivalente in acqua, mm w.e.), il bilancio specifico medio annuale (Ba,meas, in mm w.e.), l’altitudine della linea di equilibrio (ELA, in metri sopra il livello del mare, m s.l.m.) e il rapporto dell’area di accumulo (AAR, in percentuale), con i dati riferiti a periodi di misurazione definiti dalle date esatte delle rilevazioni sul campo; i ghiacciai analizzati mostrano una significativa variabilità in termini di dimensioni, con aree che spaziano dai 77.983 km² del Grosser Aletschgletscher, il più esteso, ai 0.123 km² di St. Anna, il più piccolo, evidenziando la diversità morfologica dei ghiacciai monitorati; i bilanci invernali specifici medi (Bw,meas) variano notevolmente, con valori minimi di 344 mm w.e. per Adler nel 2021/22 e massimi di 2262 mm w.e. per Tsanfleuron nel 2022/23, riflettendo differenze nelle precipitazioni nevose e nelle condizioni climatiche locali, mentre i bilanci annuali specifici medi (Ba,meas) sono tutti negativi, indicando una perdita di massa generalizzata, con valori che oscillano da -4678 mm w.e. per Plaine Morte nel 2021/22, il più negativo, a -1576 mm w.e. per Grosser Aletsch nel 2022/23, il meno negativo, con un miglioramento generale nel 2022/23 rispetto al 2021/22, pur rimanendo in territorio negativo; l’altitudine della linea di equilibrio (ELA) mostra una gamma altitudinale significativa, da 2815 m s.l.m. per Plaine Morte nel 2022/23 a 4245 m s.l.m. per Corbassière nel 2021/22, con una tendenza a scendere nel 2022/23 per la maggior parte dei ghiacciai, suggerendo un aumento delle temperature e una riduzione dell’area di accumulo; il rapporto dell’area di accumulo (AAR) è generalmente basso, con valori pari a 0% per molti ghiacciai in entrambi i periodi, indicando che l’ELA si trova al di sopra della quota massima del ghiacciaio e che l’intera superficie è stata soggetta ad ablazione, mentre ghiacciai come Grosser Aletsch (44% nel 2022/23), Pers (28% nel 2022/23) e Findelen (21% nel 2022/23) mostrano valori più alti nel secondo anno, suggerendo una parziale ripresa dell’accumulo in alcune aree; per alcuni ghiacciai, come Allalin, Corbassière, Giétro, Hohlaub, Schwarzberg e Tortin, il bilancio invernale è stato stimato utilizzando dati meteorologici e relazioni modellistiche (indicate con “a”), in assenza di misurazioni dirette, un approccio che introduce un margine di incertezza ma consente di completare il dataset; complessivamente, i dati evidenziano un contesto di perdita di massa significativa per tutti i ghiacciai, con il 2021/22 che si configura come un anno particolarmente critico, probabilmente a causa di condizioni climatiche estreme, e il 2022/23 che mostra un’attenuazione della perdita di massa, pur in un quadro di declino generalizzato, in linea con le tendenze di lungo periodo associate al cambiamento climatico e al riscaldamento globale, come evidenziato anche dalle serie temporali cumulative riportate nella Figura 4.2.
La Tabella 4.2 offre un’analisi dettagliata dei parametri glaciologici di 23 ghiacciai svizzeri monitorati durante i periodi a date fisse (1 ottobre – 30 aprile – 30 settembre) degli anni idrologici 2021/22 e 2022/23, riportando per ciascun ghiacciaio l’area superficiale (in km²), il bilancio specifico medio invernale (Bw,fix, in mm di equivalente in acqua, mm w.e.), il bilancio specifico medio annuale (Ba,fix, in mm w.e.), l’altitudine della linea di equilibrio (ELA, in metri sopra il livello del mare, m s.l.m.) e il rapporto dell’area di accumulo (AAR, in percentuale); i ghiacciai analizzati mostrano una marcata variabilità dimensionale, con aree che vanno dai 77.983 km² del Grosser Aletschgletscher, il più esteso, ai 0.123 km² di St. Anna, il più piccolo, riflettendo la diversità morfologica della popolazione glaciale studiata; i bilanci specifici medi invernali (Bw,fix) evidenziano una gamma significativa, con valori minimi di 360 mm w.e. per Adler nel 2021/22 e massimi di 2350 mm w.e. per Tsanfleuron nel 2022/23, indicando variazioni nelle precipitazioni nevose e nelle condizioni climatiche locali, mentre i bilanci specifici medi annuali (Ba,fix) risultano tutti negativi, con perdite di massa che variano da -4082 mm w.e. per Tortin nel 2021/22, il valore più negativo, a -1459 mm w.e. per Findelen nel 2022/23, il meno negativo, mostrando un miglioramento generalizzato nel secondo anno, pur in un contesto di declino complessivo; l’altitudine della linea di equilibrio (ELA) si colloca in un intervallo altitudinale ampio, da 2815 m s.l.m. per Plaine Morte nel 2022/23 a 4245 m s.l.m. per Corbassière nel 2021/22, con una tendenza a scendere nel 2022/23 per la maggior parte dei ghiacciai, suggerendo un aumento delle temperature e una riduzione dell’area di accumulo; il rapporto dell’area di accumulo (AAR) è generalmente basso, con valori pari a 0% per molti ghiacciai in entrambi i periodi, indicando che l’ELA si trova al di sopra della quota massima del ghiacciaio e che l’intera superficie è stata soggetta ad ablazione, mentre ghiacciai come Grosser Aletsch (45% nel 2022/23), Pers (29% nel 2022/23) e Findelen (15% nel 2022/23) registrano valori più alti nel secondo anno, suggerendo un parziale recupero dell’accumulo in alcune aree; per alcuni ghiacciai, come Allalin, Corbassière, Giétro, Hohlaub, Schwarzberg e Tortin, il bilancio invernale è stato stimato utilizzando dati meteorologici e relazioni modellistiche (indicate con “a”), in assenza di misurazioni dirette, un approccio che introduce un margine di incertezza ma consente di completare il dataset; nel complesso, i dati della Tabella 4.2 confermano un quadro di perdita di massa significativa per tutti i ghiacciai, con il 2021/22 che si configura come un anno particolarmente critico, probabilmente a causa di condizioni climatiche estreme, e il 2022/23 che mostra un’attenuazione della perdita di massa, pur in un contesto di declino generalizzato, in linea con le tendenze di lungo periodo associate al cambiamento climatico e al riscaldamento globale, come evidenziato anche dalle serie temporali cumulative riportate nella Figura 4.2, e sottolineando l’importanza di questi dati per il monitoraggio glaciologico internazionale, come quello coordinato dal World Glacier Monitoring Service (WGMS).
4.2 Analisi del bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri nell’anno idrologico 2021/22: un caso estremo di ablazione glaciale
L’anno idrologico 2021/22 si è distinto come un periodo di eccezionale criticità per i ghiacciai svizzeri, segnato da un bilancio di massa fortemente negativo e da perdite di volume senza precedenti nella storia delle osservazioni glaciologiche sistematiche. Alla fine della stagione invernale, il 30 aprile 2022, la profondità della neve accumulata risultava significativamente inferiore alla media pluriennale su tutto il territorio elvetico, come evidenziato dai dati rappresentati nella Figura 4.3. Questo deficit nevoso si è manifestato con particolare intensità nelle regioni meridionali e orientali della Svizzera, comprendenti il Vallese meridionale, il Ticino e la Svizzera orientale, dove la copertura nevosa ha subito una riduzione compresa tra il 30% e il 60% rispetto alla media del decennio 2010-2020. Nelle aree settentrionali e occidentali del paese, invece, il deficit è apparso meno pronunciato, suggerendo una distribuzione spaziale eterogenea delle precipitazioni nevose durante l’inverno.
La ridotta accumulazione di neve ha avuto conseguenze dirette sulla dinamica glaciale successiva. L’esiguo spessore dello strato nevoso, che funge da isolante termico naturale per il ghiaccio sottostante, ha lasciato i ghiacciai particolarmente vulnerabili alle condizioni climatiche estive. A partire dalla fine di maggio 2022, un’ondata di temperature eccezionalmente elevate ha investito la Svizzera, innescando un processo di fusione anticipato e accelerato rispetto agli anni precedenti. Questo fenomeno è stato ulteriormente aggravato dalla presenza di una significativa quantità di polvere sahariana depositatasi sulla superficie nevosa durante la primavera. Tale polvere, trasportata dai venti attraverso il Mediterraneo e le Alpi, ha ridotto l’albedo della neve, ossia la sua capacità di riflettere la radiazione solare, favorendo un assorbimento maggiore di energia termica e, di conseguenza, un’accelerazione del processo di scioglimento. L’interazione tra questi fattori – scarso accumulo nevoso, alte temperature estive e deposizione di aerosol – ha creato le condizioni per quella che può essere definita una “tempesta perfetta” per i ghiacciai svizzeri, con segnali di perdite di massa record già evidenti dall’inizio dell’estate.
I dati raccolti durante il mese di settembre 2022 hanno confermato l’entità straordinaria dell’ablazione glaciale. I tassi di fusione registrati in questo periodo hanno superato di gran lunga i valori massimi precedentemente documentati, inclusi quelli dell’estate eccezionalmente calda del 2003, che fino ad allora rappresentava un benchmark per gli eventi estremi di scioglimento. Le perdite sono risultate particolarmente drammatiche per i ghiacciai di piccole dimensioni, molti dei quali hanno subito una disintegrazione completa o sono stati ricoperti da detriti rocciosi, trasformandosi in ghiaccio morto privo di dinamica attiva. A livello aggregato, il volume totale di ghiaccio perso nell’anno 2022 è stato stimato in 3,1 chilometri cubi, pari a circa il 6% del volume glaciale residuo in Svizzera. Questo dato assume una rilevanza particolare se confrontato con la letteratura glaciologica, che classifica come “estremi” gli anni in cui la perdita di volume supera il 2%. La magnitudo di questa riduzione evidenzia un’accelerazione senza precedenti nella recessione glaciale, ponendo interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di questi sistemi naturali.
Un’analisi regionale rivela ulteriori dettagli sulla gravità del fenomeno. Nelle aree dell’Engadina e del Vallese meridionale, a un’altitudine di 3000 metri, si è osservata la scomparsa di uno strato di ghiaccio spesso tra i 4 e i 6 metri, un valore che in alcuni casi supera di oltre il doppio il precedente massimo storico di ablazione per queste quote. Anche nei siti di misurazione situati alle altitudini più elevate, tradizionalmente caratterizzati da un bilancio di massa positivo grazie alla persistenza di neve estiva, si è registrata per la prima volta una significativa perdita di massa. Un esempio emblematico è rappresentato dal Jungfraujoch, dove le osservazioni iniziate nel 1920 non avevano mai rilevato un bilancio negativo fino al 2022. Questo evento segna una svolta storica: per la prima volta dall’avvio delle misurazioni sistematiche in Svizzera, non è stata riscontrata alcuna accumulazione nevosa residua in nessun punto del territorio glaciale, con i ghiacciai che si sono presentati quasi completamente privi di neve fino alle loro quote massime.
La perdita media di spessore del ghiaccio è stata stimata in circa 3 metri su scala nazionale, con picchi locali che hanno superato i 4 metri in ghiacciai come il Ghiacciaio del Basòdino e il Griesgletscher. Persino ghiacciai storicamente resilienti, come il Findelengletscher, che in passato avevano mostrato tassi di fusione relativamente moderati, hanno subito un’ablazione eccezionale, collocandosi al di fuori del range delle fluttuazioni storiche. Complessivamente, nelle Alpi svizzere, i tassi di scioglimento estivo del 2022 hanno ecceduto la media del periodo 2010-2020 di un intervallo compreso tra il 50% e il 120%, come illustrato nella Figura 4.3. Questi valori testimoniano l’intensità e l’ampiezza del fenomeno, che appare legato non solo a condizioni meteorologiche estreme, ma anche a tendenze climatiche di più lungo periodo.
In conclusione, l’anno idrologico 2021/22 rappresenta un caso studio di rilevanza scientifica per comprendere l’impatto combinato di fattori climatici e antropogenici sulla criosfera alpina. La concomitanza di un inverno con scarso accumulo nevoso, un’estate eccezionalmente calda e l’effetto amplificatore della polvere sahariana ha prodotto un evento di ablazione glaciale che supera ogni precedente storico, con implicazioni significative per la gestione delle risorse idriche, la biodiversità alpina e la stabilità geomorfologica delle regioni montane. Ulteriori studi saranno necessari per valutare se questo episodio rappresenti un’anomalia isolata o il precursore di una nuova normalità nell’evoluzione dei ghiacciai svizzeri.

Analisi dettagliata delle anomalie del bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri nell’anno idrologico 2021/22: un’interpretazione scientifica della Figura 4.3
La Figura 4.3 presenta un’analisi spaziale e quantitativa delle anomalie del bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri per l’anno idrologico 2021/22, confrontate con la media del periodo di riferimento 2009/10-2018/19. Il bilancio di massa, parametro fondamentale per valutare lo stato di salute dei ghiacciai, è definito come la differenza tra l’accumulo di massa (principalmente sotto forma di neve durante l’inverno) e l’ablazione (perdita di massa dovuta a fusione, sublimazione ed eventi di distacco durante l’estate). La figura si articola in due mappe distinte, che rappresentano rispettivamente le anomalie del bilancio di massa invernale (1 ottobre 2021 – 30 aprile 2022) ed estivo (1 maggio 2022 – 30 settembre 2022), espresse in termini percentuali rispetto alla media decennale. I dati sono stati raccolti da ghiacciai monitorati direttamente e successivamente estrapolati all’intero arco delle Alpi svizzere, offrendo una visione completa della dinamica glaciale su scala regionale. Questa analisi evidenzia l’entità eccezionale delle perdite di massa registrate nel 2021/22, in linea con le condizioni climatiche estreme descritte nel testo.
Struttura e metodologia della rappresentazione grafica
Le due mappe della Figura 4.3 coprono l’intero territorio svizzero, con un’attenzione particolare alle regioni alpine, dove si concentrano i ghiacciai. Le anomalie percentuali sono rappresentate attraverso una scala cromatica che varia da tonalità di rosso scuro (anomalie fortemente negative, indicative di un deficit di massa) a tonalità più chiare (anomalie meno marcate, ma comunque negative). La scala di colore, riportata a sinistra di ciascuna mappa, si estende da -100% (massima perdita di massa rispetto alla media) a 0% (nessuna variazione rispetto alla media), senza valori positivi, a conferma dell’assenza di incrementi di massa in qualsiasi area. I dati puntuali, rappresentati da cerchi posizionati sui ghiacciai monitorati, riportano i valori percentuali specifici per ciascun sito, con i nomi di ghiacciai significativi (ad esempio Findelen, Aletsch, Basòdino) indicati per facilitare l’identificazione. L’estrapolazione dei dati all’intero territorio alpino è stata effettuata mediante modelli glaciologici, che tengono conto delle variazioni altitudinali, dell’esposizione e delle condizioni microclimatiche locali.
Anomalie del bilancio di massa invernale (1 ottobre 2021 – 30 aprile 2022)
La mappa superiore della Figura 4.3 illustra le anomalie del bilancio di massa invernale, un periodo critico per l’accumulo di neve, che rappresenta la principale fonte di incremento di massa per i ghiacciai. Durante l’inverno, la neve fresca si deposita sulla superficie glaciale, contribuendo a incrementare l’albedo (la capacità di riflettere la radiazione solare) e a proteggere il ghiaccio sottostante dalla fusione estiva. Un accumulo nevoso insufficiente, come quello registrato nel 2021/22, compromette questa funzione protettiva, esponendo i ghiacciai a una maggiore vulnerabilità durante la stagione estiva.
- Distribuzione spaziale delle anomalie: Le regioni meridionali e orientali della Svizzera, che includono il Vallese meridionale, il Ticino e la Svizzera orientale, mostrano le anomalie più significative, con deficit di massa compresi tra il -30% e il -60% rispetto alla media 2009/10-2018/19. Ad esempio, il ghiacciaio Silvretta (Vallese meridionale) registra un’anomalia del -34%, il ghiacciaio Basòdino (Ticino) del -38% e il ghiacciaio Clariden (Svizzera orientale) del -43%. Queste aree sono rappresentate con tonalità di rosso scuro, indicative di una riduzione marcata dell’accumulo nevoso. Nelle regioni settentrionali e occidentali, come quelle che ospitano il ghiacciaio Aletsch (-18%) e il ghiacciaio del Rodano (Rhone, -19%), le anomalie sono meno pronunciate, con valori che oscillano tra il -10% e il -25%. Queste zone appaiono in tonalità di rosso più chiare, suggerendo un deficit meno grave, ma comunque significativo. Un caso particolarmente critico è rappresentato dal ghiacciaio Findelen, situato nel Vallese, che registra un’anomalia del -57%, una delle più elevate tra i siti monitorati, evidenziando una situazione di estrema carenza di accumulo nevoso in questa regione.
- Interpretazione scientifica: Il deficit di accumulo nevoso osservato durante l’inverno 2021/22 può essere attribuito a una combinazione di fattori climatici, tra cui precipitazioni nevose inferiori alla media e temperature invernali più miti, che hanno favorito la fusione precoce della neve o la sua trasformazione in pioggia a quote più basse. La distribuzione eterogenea delle anomalie, con valori più negativi nelle regioni meridionali e orientali, potrebbe riflettere l’influenza di pattern atmosferici regionali, come una maggiore persistenza di flussi meridionali caldi e secchi, che hanno limitato le nevicate in queste aree. La ridotta copertura nevosa ha avuto un impatto diretto sulla dinamica glaciale successiva, riducendo lo strato isolante che protegge il ghiaccio sottostante e preparando il terreno per un’ablazione estiva eccezionalmente intensa.
Anomalie del bilancio di massa estivo (1 maggio 2022 – 30 settembre 2022)
La mappa inferiore della Figura 4.3 rappresenta le anomalie del bilancio di massa estivo, un periodo in cui i ghiacciai sono soggetti a processi di ablazione dominati dalla fusione superficiale, indotta dalle alte temperature e dall’irraggiamento solare. L’estate 2021/22 si è distinta per condizioni climatiche estreme, che hanno amplificato i tassi di fusione, come descritto nel testo.
- Distribuzione spaziale delle anomalie: Le anomalie estive sono significativamente più marcate rispetto a quelle invernali, con valori che in molte aree superano il -50% e raggiungono picchi estremi fino al -110%. Questo indica che la fusione estiva è stata eccezionalmente intensa rispetto alla media decennale. Nelle regioni meridionali e orientali, i ghiacciai mostrano perdite di massa drammatiche: il ghiacciaio Silvretta registra un’anomalia del -84%, il ghiacciaio Basòdino del -96% e il ghiacciaio Clariden del -78%. Queste aree sono rappresentate con tonalità di rosso molto scure, a indicare un’ablazione che si avvicina o supera l’80% in più rispetto alla media. Anche nelle regioni settentrionali e occidentali, le perdite di massa sono rilevanti, con anomalie che variano tra il -50% e il -70%. Ad esempio, il ghiacciaio Aletsch registra un’anomalia del -56%, mentre il ghiacciaio del Rodano (Rhone) del -54%. Il ghiacciaio Findelen si distingue per un’anomalia del -110%, il valore più alto tra i siti monitorati, indicando una fusione estiva più che doppia rispetto alla media 2009/10-2018/19.
- Interpretazione scientifica: I tassi di fusione eccezionali registrati nell’estate 2021/22 sono il risultato di una combinazione di fattori climatici e ambientali. Le alte temperature estive, iniziate già a fine maggio, hanno accelerato il processo di ablazione, mentre la ridotta copertura nevosa invernale ha lasciato il ghiaccio esposto alla radiazione solare diretta, aumentando l’assorbimento di energia termica. Inoltre, la deposizione di polvere sahariana sulla superficie glaciale, un fenomeno descritto nel testo, ha ridotto l’albedo della neve e del ghiaccio, amplificando ulteriormente la fusione. I valori di anomalia, che in molte aree superano il -80%, confermano l’entità straordinaria dell’evento, con tassi di ablazione che si collocano tra il 50% e il 120% al di sopra della media decennale, in linea con quanto riportato nel testo. La distribuzione spaziale delle anomalie estive appare più uniforme rispetto a quella invernale, suggerendo che le condizioni di temperatura elevata e irraggiamento abbiano avuto un impatto generalizzato su tutte le regioni alpine.
Confronto tra le dinamiche invernali ed estive
Un confronto tra le due mappe evidenzia una chiara relazione tra il deficit di accumulo invernale e l’intensità dell’ablazione estiva. Durante l’inverno, il deficit di massa, con anomalie comprese tra il -10% e il -60%, ha compromesso la capacità dei ghiacciai di accumulare uno strato nevoso sufficiente a proteggerli dalla fusione estiva. Questo ha creato le condizioni per un’ablazione estiva eccezionalmente intensa, con anomalie che in molte aree superano il -80%. La combinazione di un inverno con scarso accumulo e un’estate con temperature elevate e fattori amplificatori (come la polvere sahariana) ha prodotto un bilancio di massa complessivo fortemente negativo, con perdite di volume che, come riportato nel testo, hanno raggiunto il 6% del ghiaccio residuo in Svizzera.
Implicazioni scientifiche e conclusioni
La Figura 4.3 offre un quadro chiaro e preoccupante della dinamica glaciale nell’anno idrologico 2021/22, evidenziando un evento di ablazione senza precedenti nella storia delle osservazioni glaciologiche svizzere. Il deficit di accumulo nevoso invernale, più marcato nelle regioni meridionali e orientali, ha reso i ghiacciai particolarmente vulnerabili alla fusione estiva, che è stata amplificata da temperature eccezionalmente elevate e dalla riduzione dell’albedo dovuta alla polvere sahariana. I dati mostrano che nessun ghiacciaio ha registrato un bilancio di massa positivo, con anomalie estive che in alcuni casi, come per il ghiacciaio Findelen (-110%), indicano una fusione più che doppia rispetto alla media decennale. Questi risultati confermano la descrizione del 2021/22 come una “tempesta perfetta” per i ghiacciai svizzeri, con implicazioni significative per la criosfera alpina, le risorse idriche, la biodiversità e la stabilità geomorfologica delle regioni montane. La figura sottolinea l’urgenza di ulteriori studi per comprendere se tali eventi estremi rappresentino un’anomalia isolata o un segnale di un cambiamento climatico irreversibile nella dinamica dei ghiacciai svizzeri.
4.3 Dinamica del bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri nell’anno idrologico 2022/23: un’analisi approfondita delle tendenze di ablazione e accumulo
L’anno idrologico 2022/23 ha rappresentato un ulteriore capitolo critico nella traiettoria di recessione dei ghiacciai svizzeri, seguendo l’evento estremo di ablazione registrato nel 2021/22. Il bilancio di massa, definito come la differenza netta tra l’accumulo di massa (principalmente sotto forma di neve durante l’inverno) e l’ablazione (perdita di massa dovuta a fusione, sublimazione e processi meccanici durante l’estate), è un indicatore chiave per valutare la risposta dei ghiacciai alle variazioni climatiche. Le osservazioni condotte nell’anno 2022/23 evidenziano una persistenza di condizioni avverse per la criosfera alpina, con perdite di massa significative, sebbene non abbiano raggiunto i livelli record dell’anno precedente. Questo paragrafo analizza in dettaglio le dinamiche stagionali, le variazioni regionali e le implicazioni a lungo termine per i ghiacciai svizzeri, integrando i dati riportati nella Figura 4.4.
Condizioni invernali e accumulo nevoso
Le rilevazioni del bilancio di massa invernale, effettuate ad aprile 2023, hanno evidenziato valori eccezionalmente bassi di equivalente in acqua della neve (snow water equivalent, SWE), un parametro che quantifica la quantità di acqua contenuta nello strato nevoso e rappresenta un indicatore diretto dell’accumulo di massa sui ghiacciai. In alcuni siti, i valori di SWE hanno raggiunto minimi storici, riflettendo un inverno caratterizzato da precipitazioni nevose scarse e temperature medie più elevate rispetto alla norma. Tuttavia, alcune nevicate tardive, verificatesi tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, hanno parzialmente mitigato la situazione, contribuendo a un lieve incremento dello strato nevoso in alcune regioni. Nonostante questo miglioramento, la copertura nevosa sui ghiacciai è rimasta significativamente inferiore alla media del periodo di riferimento 2010-2020, con un deficit del 30-40% nelle regioni meridionali della Svizzera, che includono il Vallese meridionale e l’Engadina. Questa carenza di accumulo nevoso è attribuibile a una combinazione di fattori, tra cui una ridotta frequenza di eventi precipitativi nevosi e un aumento delle temperature invernali, che hanno favorito la fusione precoce della neve o la sua trasformazione in pioggia a quote più basse.
In contrasto, le regioni settentrionali delle Alpi svizzere hanno registrato valori di accumulo nevoso più vicini alla media decennale, mentre nell’estremo Ovest, in particolare nelle Alpi occidentali, si è osservato un surplus di neve rispetto alla norma (Figura 4.4). Questa distribuzione eterogenea riflette l’influenza di pattern atmosferici regionali, con una maggiore persistenza di flussi settentrionali umidi e freddi nelle aree occidentali e settentrionali, che hanno favorito precipitazioni nevose più abbondanti, e una prevalenza di condizioni più secche e miti nel Sud. La variabilità spaziale dell’accumulo nevoso ha avuto un impatto diretto sulla dinamica glaciale successiva, con le regioni meridionali che, a causa del ridotto strato nevoso, si sono rivelate più vulnerabili alla fusione estiva.
Dinamiche estive e tassi di ablazione
Nonostante le perdite di massa complessive nell’anno idrologico 2022/23 non abbiano eguagliato i valori record del 2022, l’ablazione estiva è stata comunque eccezionalmente intensa, in particolare nelle regioni meridionali e orientali della Svizzera. Nel Vallese meridionale, nel Ticino e in Engadina, i ghiacciai hanno subito una fusione significativa, con diversi metri di ghiaccio ablati a quote che, fino a pochi anni fa, consentivano ai ghiacciai di mantenere un bilancio di massa prossimo all’equilibrio. La perdita media di spessore del ghiaccio in queste aree ha raggiunto i 3 metri, un valore che supera di gran lunga le perdite registrate durante l’estate eccezionalmente calda del 2003, un anno di riferimento per gli eventi estremi di ablazione nella storia recente. Ghiacciai come il Ghiacciaio del Basòdino, il Griesgletscher e il Vadret Pers hanno mostrato tassi di fusione particolarmente elevati, evidenziando la vulnerabilità delle regioni meridionali alle condizioni climatiche estive.
Nelle regioni centrali, come il Bernese Oberland e il Vallese settentrionale, la situazione è apparsa meno critica, grazie a un accumulo nevoso invernale più consistente che ha parzialmente protetto i ghiacciai dalla fusione estiva. Ad esempio, il Grosser Aletschgletscher e il Glacier de la Plaine Morte hanno registrato perdite di spessore medio del ghiaccio superiori ai 2 metri, un valore comunque significativo, ma inferiore rispetto alle regioni meridionali. Complessivamente, i tassi di scioglimento estivo nelle Alpi svizzere sono stati dal 30% al 70% superiori alla media del periodo 2010-2020 (Figura 4.4), confermando un’ablazione estiva eccezionale, sebbene meno estrema rispetto al 2022. Questa differenza è attribuibile a diversi fattori: un’esaurimento della neve più tardivo rispetto all’anno precedente, l’assenza di deposizioni significative di polvere sahariana (che nel 2022 aveva ridotto l’albedo e accelerato la fusione), temperature più moderate a maggio e alcune nevicate estive occasionali che hanno temporaneamente rallentato il processo di ablazione.
Un aspetto degno di nota è la persistenza della fusione fino all’autunno inoltrato. Temperature dell’aria insolitamente elevate, protrattesi fino a metà ottobre 2023, hanno prolungato il periodo di ablazione ben oltre la stagione estiva tradizionale, un fenomeno che sottolinea l’impatto delle anomalie climatiche stagionali sulla dinamica glaciale. Questo prolungamento della fusione autunnale ha contribuito a incrementare le perdite di massa complessive, aggravando ulteriormente lo stato dei ghiacciai svizzeri.
Impatto complessivo e confronto con gli anni precedenti
Dopo l’evento di ablazione senza precedenti del 2022, il 2023 ha rappresentato un ulteriore duro colpo per i ghiacciai svizzeri, consolidando una tendenza di recessione accelerata. La perdita di volume di ghiaccio nel 2023 è stata stimata al 4% del volume residuo, un dato che, combinato con la perdita del 6% registrata nel 2022, indica che in soli due anni è scomparso circa un decimo del volume totale dei ghiacciai svizzeri. In termini di bilancio di massa specifico, il 2023 si è classificato al secondo posto tra gli anni più critici, subito dopo il 2022, evidenziando la gravità dell’impatto climatico sulla criosfera alpina.
Tuttavia, un’analisi più approfondita rivela che, nonostante i tassi di fusione specifici (per unità di superficie) nel 2023 siano stati più elevati rispetto a quelli del 2003, la perdita assoluta di volume di ghiaccio è risultata inferiore rispetto a quell’anno. Questo paradosso è spiegabile con la significativa riduzione dell’area glaciale avvenuta negli ultimi decenni: con una superficie glaciale più ridotta, anche tassi di fusione elevati si traducono in una perdita assoluta di volume inferiore rispetto a periodi in cui i ghiacciai erano più estesi, come nel 2003. Questo fenomeno suggerisce che il picco di perdita assoluta di volume di ghiaccio sia stato probabilmente raggiunto durante il periodo di riferimento 2021-2023, e che in futuro, anche in presenza di ondate di calore più intense, tali livelli di perdita assoluta non saranno più replicabili, a causa della progressiva diminuzione della massa glaciale disponibile.
Implicazioni per il sistema idrologico e prospettive future
La riduzione del volume glaciale ha implicazioni significative per il sistema idrologico delle Alpi svizzere. I ghiacciai fungono da serbatoi naturali di acqua, rilasciando acqua di fusione durante i mesi estivi e contribuendo al flusso dei fiumi, come il Rodano e il Reno, che alimentano ecosistemi, agricoltura e approvvigionamento idrico. La perdita di volume registrata nel 2022 e nel 2023, pari a circa il 10% del totale in due anni, indica una diminuzione della capacità di stoccaggio idrico dei ghiacciai, con potenziali ripercussioni sulla disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva. Inoltre, la progressiva riduzione dell’area glaciale e il raggiungimento del picco di perdita assoluta di volume suggeriscono che il contributo di acqua di fusione al sistema idrologico potrebbe aver raggiunto il suo massimo storico, e che in futuro tale contributo diminuirà, anche in presenza di tassi di fusione elevati.
Conclusioni
L’anno idrologico 2022/23 ha confermato la vulnerabilità dei ghiacciai svizzeri alle variazioni climatiche, con un bilancio di massa fortemente negativo, sebbene non ai livelli estremi del 2022. Il deficit di accumulo nevoso invernale, particolarmente marcato nel Sud della Svizzera, combinato con un’ablazione estiva intensa e prolungata fino all’autunno, ha portato a perdite di spessore del ghiaccio significative, con valori medi di 3 metri nelle regioni meridionali e oltre 2 metri in quelle centrali. La perdita di volume del 4% nel 2023, sommata al 6% del 2022, evidenzia un’accelerazione drammatica della recessione glaciale, con un decimo del volume totale scomparso in soli due anni. Tuttavia, la riduzione dell’area glaciale negli ultimi decenni ha limitato la perdita assoluta di volume rispetto a eventi storici come il 2003, suggerendo che il picco di contributo idrico dei ghiacciai al sistema idrologico sia stato raggiunto. Questi dati sottolineano l’urgenza di strategie di adattamento per affrontare le conseguenze della deglaciazione, sia in termini di gestione delle risorse idriche sia di mitigazione dei rischi geomorfologici associati alla rapida trasformazione delle regioni alpine.

Analisi scientifica delle anomalie del bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri nell’anno idrologico 2022/23: un’interpretazione approfondita della Figura 4.4
La Figura 4.4 presenta un’analisi spaziale e quantitativa delle anomalie del bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri per l’anno idrologico 2022/23, confrontate con la media del periodo di riferimento 2009/10-2018/19. Il bilancio di massa, definito come la differenza netta tra l’accumulo di massa (principalmente sotto forma di neve durante l’inverno) e l’ablazione (perdita di massa dovuta a fusione, sublimazione e processi meccanici durante l’estate), è un indicatore fondamentale per valutare la risposta dei ghiacciai alle variazioni climatiche. La figura si articola in due mappe distinte, che rappresentano rispettivamente le anomalie del bilancio di massa invernale (1 ottobre 2022 – 30 aprile 2023) ed estivo (1 maggio 2023 – 30 settembre 2023), espresse in termini percentuali rispetto alla media decennale. I dati sono stati raccolti da ghiacciai monitorati direttamente e successivamente estrapolati all’intero arco delle Alpi svizzere mediante modelli glaciologici, offrendo una visione completa delle tendenze su scala regionale. Questa analisi evidenzia la persistenza di condizioni critiche per la criosfera alpina, con un bilancio di massa complessivo negativo, sebbene meno estremo rispetto all’anno record 2021/22.
Struttura e metodologia della rappresentazione grafica
Le due mappe della Figura 4.4 coprono l’intero territorio svizzero, con un’attenzione particolare alle regioni alpine, dove si concentrano i ghiacciai. Le anomalie percentuali sono rappresentate attraverso una scala cromatica che varia da tonalità di rosso scuro (anomalie fortemente negative, indicative di un deficit di massa) a tonalità di giallo (valori vicini alla media) fino a tonalità di verde (anomalie positive, indicative di un surplus di massa). La scala di colore, riportata a sinistra di ciascuna mappa, si estende da -50% (massima perdita di massa rispetto alla media) a +50% (massimo incremento di massa), consentendo una chiara visualizzazione delle variazioni. I dati puntuali, rappresentati da cerchi posizionati sui ghiacciai monitorati, riportano i valori percentuali specifici per ciascun sito, con i nomi di ghiacciai significativi (ad esempio Findelen, Aletsch, Basòdino) indicati per facilitare l’identificazione. L’estrapolazione dei dati all’intero territorio alpino è stata effettuata mediante modelli che tengono conto di fattori come l’altitudine, l’esposizione, le condizioni microclimatiche e la distribuzione delle precipitazioni, fornendo una rappresentazione spaziale delle tendenze glaciologiche su scala regionale.
Anomalie del bilancio di massa invernale (1 ottobre 2022 – 30 aprile 2023)
La mappa superiore della Figura 4.4 illustra le anomalie del bilancio di massa invernale, un periodo critico per l’accumulo di neve, che rappresenta la principale fonte di incremento di massa per i ghiacciai. Durante l’inverno, la neve fresca si deposita sulla superficie glaciale, contribuendo a incrementare l’albedo (la capacità di riflettere la radiazione solare) e a proteggere il ghiaccio sottostante dalla fusione estiva. Un accumulo nevoso insufficiente compromette questa funzione protettiva, esponendo i ghiacciai a una maggiore vulnerabilità durante la stagione estiva.
- Distribuzione spaziale delle anomalie: Le regioni meridionali della Svizzera, che includono il Vallese meridionale, l’Engadina e il Ticino, mostrano un deficit significativo, con anomalie comprese tra il -30% e il -40% rispetto alla media 2009/10-2018/19. Ad esempio, il ghiacciaio Basòdino (Ticino) registra un’anomalia del -24%, il ghiacciaio Vadret Pers (Engadina) del -24%, e il ghiacciaio Silvretta (Vallese meridionale) del -24%. Queste aree sono rappresentate con tonalità di rosso, indicative di una riduzione marcata dell’accumulo nevoso. Nelle regioni settentrionali, come quelle che ospitano il ghiacciaio Clariden (-8%) e il ghiacciaio St. Anna (-10%), le anomalie sono più moderate, con valori che si avvicinano alla media decennale (tra 0% e -10%). Queste zone appaiono in tonalità di giallo, suggerendo condizioni di accumulo nevoso quasi normali. Nell’estremo Ovest delle Alpi svizzere, in particolare nelle aree dei ghiacciai Tsanfleuron (+15%) e Sex Rouge (+15%), si registra un surplus di accumulo nevoso, con anomalie positive fino al +15%. Queste regioni sono rappresentate con tonalità di verde, indicando un accumulo superiore alla media. Nelle regioni centrali, i ghiacciai mostrano una variabilità significativa: il Grosser Aletschgletscher (Aletsch) registra un’anomalia del -21%, mentre il ghiacciaio Findelen, situato nel Vallese, presenta un’anomalia più marcata del -41%, una delle più elevate tra i siti monitorati.
- Interpretazione scientifica: L’inverno 2022/23 è stato caratterizzato da una distribuzione eterogenea dell’accumulo nevoso, in linea con quanto descritto nel testo. Il deficit di neve nelle regioni meridionali (30-40% inferiore alla media) può essere attribuito a una combinazione di fattori, tra cui una ridotta frequenza di eventi precipitativi nevosi e temperature invernali più miti, che hanno favorito la fusione precoce della neve o la sua trasformazione in pioggia a quote più basse. La presenza di valori quasi normali nel Nord e di un surplus nell’Ovest suggerisce l’influenza di pattern atmosferici regionali, con una maggiore persistenza di flussi settentrionali e occidentali umidi nelle aree settentrionali e occidentali, che hanno portato a nevicate più abbondanti, e condizioni più secche e miti nel Sud. Tuttavia, anche nelle aree con accumulo vicino alla media o in surplus, lo strato nevoso non è stato sufficiente a compensare l’intensa ablazione estiva, come evidenziato dalla mappa successiva.
Anomalie del bilancio di massa estivo (1 maggio 2023 – 30 settembre 2023)
La mappa inferiore della Figura 4.4 rappresenta le anomalie del bilancio di massa estivo, un periodo in cui i ghiacciai sono soggetti a processi di ablazione dominati dalla fusione superficiale, indotta dalle alte temperature e dall’irraggiamento solare. L’estate 2023 si è distinta per un’ablazione significativa, sebbene meno estrema rispetto all’anno record 2021/22.
- Distribuzione spaziale delle anomalie: Le regioni meridionali e orientali della Svizzera mostrano anomalie fortemente negative, con valori che variano tra il -50% e il -70%. Ad esempio, il ghiacciaio Basòdino registra un’anomalia del -64%, il ghiacciaio Vadret Pers del -64%, e il ghiacciaio Silvretta del -64%. Queste aree sono rappresentate con tonalità di rosso scuro, a indicare un’ablazione estiva molto intensa. Nelle regioni centrali e settentrionali, le anomalie sono più moderate, comprese tra il -30% e il -40%. Il Grosser Aletschgletscher (Aletsch) e il Glacier de la Plaine Morte registrano entrambi un’anomalia del -34%, mentre il ghiacciaio Clariden e il ghiacciaio St. Anna mostrano valori simili, rispettivamente del -32%. Queste zone appaiono in tonalità di rosso più chiare, suggerendo una fusione meno drammatica rispetto al Sud. Nell’Ovest, nonostante l’accumulo invernale positivo, l’ablazione estiva è stata significativa, con anomalie intorno al -30%. Ad esempio, il ghiacciaio Tsanfleuron e il ghiacciaio Sex Rouge registrano un’anomalia del -34%. Il ghiacciaio Findelen presenta un’anomalia del -50%, un valore elevato ma inferiore rispetto al -110% registrato nell’estate 2022 (Figura 4.3), indicando una fusione intensa ma meno estrema rispetto all’anno precedente.
- Interpretazione scientifica: I tassi di ablazione estiva nel 2023 sono stati dal 30% al 70% superiori alla media 2009/10-2018/19, come riportato nel testo, confermando un’ablazione significativa in tutte le regioni alpine. Le regioni meridionali e orientali, già penalizzate da un accumulo nevoso ridotto in inverno, hanno subito le perdite più marcate, con anomalie che raggiungono il -70%. Questo è attribuibile alla combinazione di un’esposizione prolungata del ghiaccio dovuta alla scarsa copertura nevosa, temperature estive elevate e un periodo di fusione esteso fino a metà ottobre, a causa di temperature insolitamente alte in autunno. Le regioni centrali e settentrionali, grazie a un accumulo invernale più consistente, hanno registrato perdite meno drammatiche, ma comunque rilevanti. Rispetto al 2022, l’ablazione estiva è stata meno intensa, un fenomeno spiegabile con diversi fattori: un’esaurimento della neve più tardivo, l’assenza di deposizioni significative di polvere sahariana (che nel 2022 aveva ridotto l’albedo e accelerato la fusione), temperature più moderate a maggio e alcune nevicate estive occasionali che hanno temporaneamente rallentato il processo di fusione.
Confronto tra le dinamiche invernali ed estive
Un confronto tra le due mappe evidenzia una chiara relazione tra il deficit di accumulo invernale e l’intensità dell’ablazione estiva. Durante l’inverno, il deficit di massa nelle regioni meridionali (anomalie tra -30% e -40%) ha compromesso la capacità dei ghiacciai di accumulare uno strato nevoso sufficiente a proteggerli dalla fusione estiva, rendendoli particolarmente vulnerabili. Nel Nord, l’accumulo vicino alla media, e nell’Ovest il surplus (fino a +15%), hanno offerto una protezione parziale, ma non sufficiente a contrastare l’ablazione estiva, che ha registrato anomalie comprese tra il -30% e il -70%. La distribuzione spaziale delle anomalie estive appare più uniforme rispetto a quella invernale, suggerendo che le condizioni di temperatura elevata e irraggiamento abbiano avuto un impatto generalizzato su tutte le regioni alpine, sebbene con intensità maggiore nel Sud.
Implicazioni scientifiche e confronto con l’anno precedente
La Figura 4.4 conferma la persistenza di condizioni critiche per i ghiacciai svizzeri nell’anno idrologico 2022/23, in continuità con l’evento estremo del 2021/22. L’inverno 2022/23 ha visto un accumulo nevoso eterogeneo, con un deficit significativo nel Sud, valori quasi normali nel Nord e un surplus nell’Ovest. Tuttavia, queste variazioni non hanno impedito un’ablazione estiva intensa, con tassi di fusione dal 30% al 70% superiori alla media decennale. Rispetto al 2022, l’ablazione estiva è stata meno estrema, come evidenziato dal confronto con la Figura 4.3 (che riportava anomalie fino al -110% per il ghiacciaio Findelen), grazie a fattori mitiganti come un’esaurimento della neve più tardivo e l’assenza di polvere sahariana. Tuttavia, la fusione prolungata fino a ottobre ha contribuito a un bilancio di massa complessivo negativo, con una perdita di volume del 4% nel 2023, che, sommata al 6% del 2022, indica la scomparsa di un decimo del volume glaciale totale in soli due anni.
Conclusioni
La Figura 4.4 offre un quadro dettagliato della dinamica glaciale nell’anno idrologico 2022/23, evidenziando un bilancio di massa fortemente negativo, sebbene meno estremo rispetto al 2022. L’inverno ha visto un accumulo nevoso inferiore alla media nel Sud (deficit del 30-40%), quasi normale nel Nord e in surplus nell’Ovest, ma queste variazioni non hanno impedito un’ablazione estiva significativa, con anomalie comprese tra il -30% e il -70%. Le regioni meridionali e orientali, come Basòdino e Vadret Pers, hanno subito le perdite più marcate, mentre le regioni centrali e settentrionali, come Aletsch, hanno mostrato una fusione meno intensa grazie a un accumulo invernale più consistente. La fusione prolungata fino a ottobre, dovuta a temperature elevate, ha aggravato le perdite di massa, contribuendo a una perdita di volume del 4% nel 2023. Questi dati sottolineano l’impatto cumulativo di due anni consecutivi di condizioni climatiche avverse, con implicazioni significative per la criosfera alpina, le risorse idriche e la stabilità geomorfologica delle regioni montane. La figura evidenzia l’urgenza di ulteriori studi per comprendere l’evoluzione futura dei ghiacciai svizzeri in un contesto di cambiamento climatico accelerato.

Evoluzione del ghiacciaio Vadret dal Corvatsch tra il 2005 e il 2023: un’analisi scientifica del ritiro glaciale nelle Alpi svizzere
Le due fotografie del ghiacciaio Vadret dal Corvatsch, scattate rispettivamente nel 2005 e nel 2023 da M. Huss, offrono una documentazione visiva di straordinaria rilevanza per comprendere l’impatto del cambiamento climatico sulla criosfera alpina. Situate nelle Alpi svizzere, nella regione dell’Engadina, queste immagini illustrano l’evoluzione delle aree più alte del ghiacciaio (definite come “topmost areas”) nell’arco di 18 anni, evidenziando un ritiro drammatico della massa glaciale e della copertura nevosa. Il confronto tra le due immagini permette di analizzare in dettaglio i cambiamenti morfologici, glaciologici e ambientali del Vadret dal Corvatsch, fornendo un caso studio emblematico della recessione glaciale accelerata nelle Alpi svizzere. Questa analisi si integra con i dati quantitativi riportati nei paragrafi 4.2 e 4.3, che descrivono le anomalie del bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri negli anni idrologici 2021/22 e 2022/23, offrendo un contesto scientifico per interpretare le trasformazioni osservate.
Metodologia e contesto delle immagini
Le due fotografie sono state scattate dalla stessa prospettiva, garantendo un confronto diretto e affidabile delle condizioni del ghiacciaio Vadret dal Corvatsch nei due anni di riferimento. Il focus sulle aree più alte del ghiacciaio, come specificato nella didascalia, si concentra sulla zona di accumulo, ossia la regione in cui la neve si deposita durante l’inverno e, attraverso processi di compattazione e metamorfismo, si trasforma in firn e successivamente in ghiaccio glaciale. Questa zona è cruciale per il mantenimento del bilancio di massa di un ghiacciaio, poiché gli apporti di neve in questa area compensano, almeno parzialmente, l’ablazione che avviene nelle zone inferiori (zona di ablazione) durante l’estate. La scelta di documentare le aree più alte sottolinea l’importanza di monitorare i cambiamenti in una regione che, in condizioni climatiche stabili, dovrebbe garantire un accumulo netto di massa, contribuendo alla sostenibilità del ghiacciaio.
Analisi dell’immagine del 2005
- Caratteristiche morfologiche e glaciologiche: Nel 2005, il ghiacciaio Vadret dal Corvatsch presenta una copertura nevosa estesa e relativamente uniforme nelle sue aree più alte. Lo strato di neve fresca o firn, visibile come una superficie bianca e luminosa, ricopre gran parte del ghiacciaio, indicando un accumulo significativo durante la stagione invernale precedente. La presenza di neve in questa zona suggerisce che il ghiacciaio era ancora in grado di mantenere una zona di accumulo attiva, con apporti di massa sufficienti a contrastare, almeno in parte, l’ablazione estiva. La superficie glaciale mostra crepacci e ondulazioni, segni di una dinamica glaciale ancora attiva, con il ghiaccio che fluisce sotto l’effetto della gravità. Il ghiaccio sottostante la neve appare compatto, con una colorazione bianca o azzurro pallido, tipica di un ghiacciaio in condizioni relativamente sane, dove la neve superficiale contribuisce a un’albedo elevata, riflettendo gran parte della radiazione solare e limitando la fusione.
- Contesto ambientale: Le aree rocciose circostanti sono visibili, ma il ghiacciaio occupa una porzione significativa del versante montuoso, estendendosi verso il basso e coprendo gran parte del paesaggio. La linea di confine tra il ghiacciaio e la roccia è posizionata a una quota relativamente bassa, indicando che il ghiacciaio manteneva ancora un’estensione verticale e orizzontale considerevole. Il cielo limpido e l’illuminazione suggeriscono che la fotografia è stata scattata in condizioni di buona visibilità, probabilmente durante l’estate o l’inizio dell’autunno, un periodo in cui la neve residua rappresenta il risultato dell’accumulo invernale netto dopo la fusione estiva.
- Interpretazione scientifica: Nel 2005, il Vadret dal Corvatsch mostrava caratteristiche di un ghiacciaio ancora relativamente stabile, con una zona di accumulo ben definita e una copertura nevosa che proteggeva il ghiaccio sottostante dalla fusione estiva. Questo suggerisce che, nonostante il riscaldamento globale fosse già in corso, il ghiacciaio era in grado di mantenere un bilancio di massa non troppo lontano dall’equilibrio. La presenza di neve nelle aree più alte indica che le precipitazioni nevose invernali erano ancora sufficienti a garantire un apporto di massa, e che le temperature estive non erano ancora così elevate da causare una fusione completa della neve residua. Tuttavia, il contesto climatico globale di quel periodo, con un aumento delle temperature medie e una riduzione delle precipitazioni nevose in molte regioni alpine, stava già iniziando a influenzare i ghiacciai svizzeri, preparando il terreno per un’accelerazione della recessione negli anni successivi.
Analisi dell’immagine del 2023
- Caratteristiche morfologiche e glaciologiche: Nel 2023, il ghiacciaio Vadret dal Corvatsch appare profondamente trasformato. La copertura nevosa nelle aree più alte è quasi completamente scomparsa, lasciando esposto il ghiaccio glaciale sottostante. Il ghiaccio appare più sottile e frammentato, con una colorazione azzurro intenso in alcune zone, segno di una perdita di neve superficiale e di un’esposizione prolungata del ghiaccio più vecchio e compatto. La superficie del ghiacciaio è più piatta e priva di crepacci evidenti, indicando un rallentamento o un arresto della dinamica glaciale, un fenomeno tipico di ghiacciai in fase di recessione avanzata. La perdita di spessore del ghiaccio è evidente, con ampie aree di roccia nuda che emergono dove nel 2005 erano presenti neve e ghiaccio. La linea di confine tra il ghiacciaio e la roccia si è spostata verso l’alto, segno di un ritiro verticale significativo.
- Contesto ambientale: Le aree rocciose circostanti sono molto più estese rispetto al 2005, occupando gran parte del versante che in precedenza era coperto dal ghiacciaio. Questo indica un ritiro sia verticale che orizzontale del ghiacciaio, con una riduzione drammatica della sua estensione superficiale. La colorazione più scura della superficie glaciale è attribuibile alla perdita di neve fresca, che ha un’albedo elevata, e all’esposizione del ghiaccio glaciale, che assorbe più radiazione solare, accelerando ulteriormente la fusione. La fotografia, scattata in condizioni di illuminazione simili a quelle del 2005, permette di apprezzare chiaramente i cambiamenti avvenuti nell’arco di 18 anni.
- Interpretazione scientifica: Nel 2023, il Vadret dal Corvatsch mostra i segni di un ritiro drammatico, con una perdita quasi totale della neve nelle aree più alte. Questo indica che la zona di accumulo, che dovrebbe essere il “serbatoio” di massa del ghiacciaio, non è più in grado di svolgere la sua funzione. La quasi assenza di neve residua è coerente con i dati riportati nei paragrafi 4.2 e 4.3, che descrivono un accumulo nevoso inferiore alla media e un’ablazione estiva eccezionale negli anni 2021/22 e 2022/23. In particolare, il paragrafo 4.2 riporta che nel 2021/22 i ghiacciai svizzeri hanno subito perdite record, con un volume di ghiaccio ridotto del 6%, e che anche le aree più alte, come quelle del Jungfraujoch, hanno registrato per la prima volta un bilancio di massa negativo. Il paragrafo 4.3 aggiunge che nel 2022/23, nonostante un’ablazione meno estrema, i ghiacciai hanno perso un ulteriore 4% del volume residuo, con perdite di spessore fino a 3 metri in regioni come l’Engadina, dove si trova il Vadret dal Corvatsch. La fusione prolungata fino a ottobre 2023, dovuta a temperature elevate, ha ulteriormente aggravato la situazione, contribuendo alla perdita di massa osservata.
Confronto tra le due immagini e analisi dei cambiamenti
- Riduzione della copertura nevosa: La differenza più evidente tra le due immagini è la drastica riduzione della neve nelle aree più alte. Nel 2005, la neve copriva gran parte della superficie, garantendo un’albedo elevata e una protezione contro la fusione estiva. Nel 2023, la neve è quasi completamente assente, lasciando esposto il ghiaccio glaciale o addirittura la roccia sottostante. Questo cambiamento riflette un accumulo nevoso insufficiente negli ultimi anni, come descritto nei paragrafi 4.2 e 4.3, e un’ablazione estiva intensa che ha impedito la persistenza della neve residua.
- Perdita di spessore del ghiaccio: Il ghiaccio appare significativamente più sottile nel 2023, con una riduzione dello spessore che si manifesta nella maggiore esposizione delle rocce e nella diminuzione delle ondulazioni e dei crepacci. Questo è un segnale chiaro della perdita di massa complessiva del ghiacciaio, in linea con la perdita di volume del 4% riportata per il 2023 nel paragrafo 4.3, e del 6% nel 2022, per un totale di un decimo del volume glaciale svizzero scomparso in due anni.
- Ritiro del ghiacciaio: Il confine del ghiacciaio si è spostato verso l’alto e verso l’interno tra il 2005 e il 2023, indicando un ritiro sia verticale che orizzontale. Questo fenomeno è tipico di ghiacciai in fase di recessione avanzata, dove la fusione supera l’accumulo per periodi prolungati, portando a una contrazione dell’estensione superficiale e a un innalzamento della linea di equilibrio altitudinale (ELA, Equilibrium Line Altitude), la quota al di sopra della quale l’accumulo supera l’ablazione.
- Cambiamenti nella superficie e feedback climatici: La superficie del ghiacciaio nel 2023 è più scura e frammentata rispetto al 2005, un fenomeno attribuibile alla perdita di neve fresca e all’esposizione del ghiaccio più vecchio. La riduzione dell’albedo, dovuta alla scomparsa della neve, ha innescato un feedback positivo: il ghiaccio esposto assorbe più radiazione solare, aumentando la temperatura superficiale e accelerando la fusione. Questo processo è stato ulteriormente amplificato da fattori come la deposizione di polvere sahariana nel 2022 (paragrafo 4.2) e le temperature elevate protrattesi fino a ottobre 2023 (paragrafo 4.3).
Significato scientifico e implicazioni
Le due immagini del Vadret dal Corvatsch offrono una testimonianza visiva dell’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, evidenziando un ritiro drammatico nell’arco di 18 anni. La perdita di neve nelle aree più alte è un segnale preoccupante, poiché indica che la zona di accumulo non è più in grado di svolgere la sua funzione di serbatoio di massa, portando a un bilancio di massa fortemente negativo. Questo è coerente con i dati quantitativi riportati nei paragrafi 4.2 e 4.3, che descrivono un accumulo nevoso inferiore alla media e un’ablazione estiva eccezionale negli anni 2021/22 e 2022/23. La perdita di massa del Vadret dal Corvatsch è parte di una tendenza più ampia che ha visto i ghiacciai svizzeri perdere un decimo del loro volume totale in soli due anni, con implicazioni significative per le risorse idriche, la biodiversità e la stabilità geomorfologica delle regioni montane.
Dal punto di vista idrologico, la riduzione del volume glaciale diminuisce la capacità dei ghiacciai di fungere da serbatoi naturali di acqua, con ripercussioni sulla disponibilità di acqua di fusione durante i mesi estivi, essenziale per fiumi come il Reno e il Rodano, che alimentano ecosistemi, agricoltura e approvvigionamento idrico. Dal punto di vista geomorfologico, il ritiro del ghiacciaio espone nuove aree rocciose, aumentando il rischio di instabilità dei versanti e di eventi come frane o colate detritiche. Dal punto di vista ecologico, la perdita di habitat glaciale minaccia la biodiversità alpina, in particolare le specie adattate a vivere in ambienti freddi.
Conclusioni
Le fotografie del Vadret dal Corvatsch documentano un’evoluzione drammatica del ghiacciaio tra il 2005 e il 2023, con una riduzione significativa della copertura nevosa e dello spessore del ghiaccio nelle aree più alte. Nel 2005, il ghiacciaio mostrava una zona di accumulo attiva, con una copertura nevosa estesa e un ghiaccio relativamente spesso, indicativo di un bilancio di massa ancora relativamente equilibrato. Nel 2023, la neve è quasi completamente scomparsa, il ghiaccio è più sottile e frammentato, e ampie aree di roccia sono emerse, segno di un ritiro verticale e orizzontale. Questo cambiamento riflette l’impatto cumulativo di anni di accumulo nevoso insufficiente e ablazione estiva intensa, come descritto nei paragrafi 4.2 e 4.3, ed è un esempio emblematico degli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini. La perdita di massa del Vadret dal Corvatsch, in linea con la tendenza generale dei ghiacciai svizzeri, sottolinea l’urgenza di strategie di adattamento e mitigazione per affrontare le conseguenze della deglaciazione, sia in termini di gestione delle risorse idriche sia di protezione degli ecosistemi e delle comunità montane.
4.4 Dinamica glaciologica dell’Allalingletscher: un’analisi approfondita delle osservazioni storiche e recenti
Introduzione e contesto glaciologico
L’Allalingletscher è un ghiacciaio montano temperato di rilevanza scientifica e ambientale, situato nelle Alpi del Vallese meridionale, una regione caratterizzata da un’intensa attività glaciologica e da un’importante funzione idrologica per il sistema alpino. Attualmente, il ghiacciaio si estende su una superficie di 9,6 km², fluendo in direzione nord-orientale lungo un gradiente altitudinale che va dai 4180 m s.l.m., nelle sue aree più alte, fino a 2700 m s.l.m., dove si trova la lingua glaciale. La sua posizione geografica e le sue dimensioni lo rendono un caso studio significativo per comprendere l’evoluzione dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Le misurazioni del bilancio di massa dell’Allalingletscher sono iniziate nel 1955, nell’ambito di un programma di indagini glaciologiche condotte per supportare la progettazione e la costruzione del bacino idrico di Mattmark, destinato alla produzione di energia idroelettrica (VAW, 1999, 2024). Inizialmente, la rete di monitoraggio era stata progettata per coprire l’intera superficie del ghiacciaio, con l’obiettivo di acquisire dati dettagliati sull’accumulo e sull’ablazione in diverse zone altitudinali. Questo approccio consentiva di calcolare il bilancio di massa complessivo e di valutare la risposta del ghiacciaio alle variazioni climatiche e ambientali. Tuttavia, un evento tragico ha segnato la storia delle osservazioni: il 30 agosto 1965, una valanga di ghiaccio staccatasi dall’Allalingletscher distrusse il cantiere del bacino di Mattmark, causando la morte di 88 persone. Questo incidente portò a una riorganizzazione della rete di monitoraggio nel 1967, con un nuovo focus sulle indagini del flusso di ghiaccio nella lingua glaciale, un’area critica per comprendere la dinamica del ghiacciaio e i rischi associati (si veda il Capitolo 5 per ulteriori dettagli). Nonostante questa riorganizzazione, le misurazioni del bilancio di massa locale annuale sono proseguite, garantendo la continuità di una delle serie di dati glaciologici più lunghe delle Alpi svizzere.
Nel corso degli anni, il programma di monitoraggio ha subito ulteriori evoluzioni. Dopo un’interruzione delle misurazioni dell’accumulo di neve invernale a partire dal 1996, queste sono state riprese nell’aprile 2023, reintroducendo la componente stagionale nella serie di dati a lungo termine. Questo aggiornamento ha permesso di integrare le osservazioni annuali con informazioni più dettagliate sulle variazioni stagionali, migliorando la comprensione della risposta del ghiacciaio alle condizioni climatiche recenti. Inoltre, i dati storici relativi al bilancio di massa puntuale e alle variazioni di volume di ghiaccio geodetiche, raccolti dall’inizio delle misurazioni nel 1955, sono stati rianalizzati e omogeneizzati (Huss et al., 2015). Questo processo di rielaborazione ha garantito una maggiore coerenza e affidabilità dei dati, consentendo di calcolare il bilancio di massa specifico medio su scala glaciale per periodi a date fisse comparabili. I risultati di questa analisi sono stati presentati nella Sezione 4.17 del Volume 135/136, mentre ulteriori dettagli sulle osservazioni a lungo termine delle velocità di flusso del ghiaccio sono riportati nella Sezione 5.2. Questi studi hanno evidenziato una tendenza di recessione progressiva dell’Allalingletscher, in linea con la dinamica generale dei ghiacciai svizzeri, e hanno fornito una base solida per le indagini più recenti.
Indagini glaciologiche nell’anno idrologico 2021/22
Le osservazioni annuali del bilancio di massa dell’Allalingletscher nell’anno idrologico 2021/22 sono state condotte il 6 settembre 2022, con la manutenzione della rete di pali di misurazione, un sistema essenziale per monitorare le variazioni di massa in punti specifici del ghiacciaio. Durante questa campagna, tutti e sette i pali della rete sono stati localizzati e riposizionati nella loro posizione iniziale, garantendo la continuità delle misurazioni. I risultati delle rilevazioni hanno evidenziato bilanci di massa locali eccezionalmente negativi in tutti i punti di misurazione, un fenomeno che riflette le condizioni climatiche estreme dell’anno, come descritto nel paragrafo 4.2. In particolare, il palo situato a 3370 m s.l.m., uno dei più alti della rete, ha registrato il valore più negativo dall’inizio delle indagini in questo sito nel 1955, un dato che sottolinea la gravità dell’ablazione in quell’anno.
Un’osservazione significativa è stata l’innalzamento della linea di neve transitoria (transient snowline), che ha raggiunto le altitudini più elevate del ghiacciaio, un evento senza precedenti nella storia delle osservazioni dell’Allalingletscher. La linea di neve transitoria rappresenta la quota al di sopra della quale la neve residua persiste alla fine della stagione estiva, ed è un indicatore diretto del bilancio di massa estivo: un innalzamento di questa linea indica un’ablazione intensa che ha superato l’accumulo invernale, portando alla fusione della neve anche nelle zone più alte del ghiacciaio. Questo fenomeno è coerente con quanto riportato nel paragrafo 4.2, che descrive un’ablazione estiva eccezionale nel 2021/22, con tassi di fusione tra il 50% e il 120% superiori alla media 2010-2020, e con la perdita di neve in tutte le regioni svizzere, incluse le quote più elevate.
Per garantire la continuità delle misurazioni in un contesto di fusione così intensa, sono state effettuate due visite intermedie durante l’estate, a metà luglio e a metà agosto. Queste visite hanno avuto un duplice scopo: da un lato, hanno permesso di registrare i dati parziali del bilancio di massa estivo, monitorando l’evoluzione della fusione; dall’altro, hanno evitato la perdita delle misurazioni a causa della fusione completa dei pali, un rischio concreto dato l’elevato tasso di ablazione. Queste campagne intermedie hanno confermato l’entità straordinaria della fusione, con perdite di massa che hanno interessato l’intero ghiacciaio, dalle quote più basse fino alle aree più alte, tradizionalmente considerate zone di accumulo.
Implicazioni scientifiche e prospettive future
I dati raccolti nell’anno idrologico 2021/22 confermano la tendenza di recessione accelerata dell’Allalingletscher, in linea con le dinamiche osservate a livello regionale. La perdita di massa registrata, anche a quote elevate come i 3370 m s.l.m., indica che il ghiacciaio non è più in grado di mantenere un bilancio di massa positivo, nemmeno nelle sue aree di accumulo. Questo fenomeno è attribuibile a una combinazione di fattori climatici, tra cui un accumulo nevoso invernale inferiore alla media, temperature estive eccezionalmente elevate e un periodo di ablazione prolungato, come descritto nei paragrafi precedenti. La ripresa delle misurazioni dell’accumulo di neve invernale nell’aprile 2023 rappresenta un passo importante per migliorare la comprensione delle variazioni stagionali e per integrare i dati storici con informazioni più dettagliate sulle condizioni recenti.
Dal punto di vista scientifico, l’Allalingletscher offre un’opportunità unica per studiare l’evoluzione dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico. La serie di dati a lungo termine, iniziata nel 1955, consente di analizzare le tendenze di lungo periodo e di correlare le variazioni del bilancio di massa con i cambiamenti climatici globali e regionali. Dal punto di vista pratico, la recessione del ghiacciaio ha implicazioni significative per la gestione delle risorse idriche, poiché l’Allalingletscher contribuisce al flusso del fiume Saaser Vispa, che alimenta il bacino di Mattmark e, di conseguenza, la produzione di energia idroelettrica. La riduzione del volume glaciale, come evidenziato dalla perdita di un decimo del volume totale dei ghiacciai svizzeri in soli due anni (2021/22 e 2022/23), potrebbe compromettere la disponibilità di acqua di fusione nei mesi estivi, con ripercussioni sull’approvvigionamento idrico, sull’agricoltura e sull’ecosistema alpino.
In conclusione, l’Allalingletscher rappresenta un caso studio emblematico della crisi dei ghiacciai alpini, con una storia di osservazioni che documenta oltre mezzo secolo di cambiamenti. Le indagini condotte nel 2021/22, con bilanci di massa altamente negativi e un innalzamento senza precedenti della linea di neve transitoria, sottolineano l’urgenza di approfondire le ricerche sulla dinamica glaciale e di sviluppare strategie di adattamento per affrontare le conseguenze della deglaciazione nelle Alpi svizzere.

Analisi scientifica del bilancio di massa dell’Allalingletscher (1955-2023): un’interpretazione approfondita della Figura 4.6
La Figura 4.6 presenta un’analisi quantitativa e temporale del bilancio di massa dell’Allalingletscher, un ghiacciaio montano temperato situato nelle Alpi del Vallese meridionale, per il periodo compreso tra il 1955 e il 2023. Il grafico integra due rappresentazioni complementari: il bilancio di massa specifico medio annuale, illustrato tramite barre, e il bilancio di massa cumulativo, rappresentato tramite una linea tratteggiata. Entrambi i parametri sono espressi in metri di equivalente in acqua (m w.e.), un’unità standard che quantifica la variazione di massa del ghiacciaio in termini di spessore d’acqua equivalente per unità di superficie. Questa analisi, che copre un arco temporale di 68 anni, offre un quadro dettagliato dell’evoluzione glaciologica dell’Allalingletscher, evidenziando una tendenza di recessione accelerata in risposta al cambiamento climatico. I dati sono stati raccolti durante il periodo di misurazione standard e si integrano con le informazioni riportate nei paragrafi 4.2, 4.3 e 4.4, che descrivono le condizioni climatiche estreme degli anni recenti e il loro impatto sui ghiacciai svizzeri.
Struttura e metodologia del grafico
Il grafico della Figura 4.6 è strutturato su due assi principali:
- Asse orizzontale: Rappresenta il periodo temporale, dal 1955 al 2023, con una scala che consente di osservare le variazioni annuali e le tendenze di lungo periodo.
- Asse verticale sinistro (Mass balance): Mostra il bilancio di massa specifico medio annuale in m w.e., con valori che variano da -2,5 a +1,5 m w.e. Questo parametro è calcolato come la differenza netta tra l’accumulo (principalmente sotto forma di neve invernale) e l’ablazione (fusione estiva, sublimazione e altri processi di perdita di massa), normalizzata per l’area del ghiacciaio.
- Asse verticale destro (Cumulative mass balance): Mostra il bilancio di massa cumulativo in m w.e., con valori che variano da -15 a +5 m w.e. Questo parametro rappresenta la somma progressiva dei bilanci di massa annuali, indicando la variazione complessiva della massa del ghiacciaio rispetto all’anno di riferimento (1955).
Le barre grigie rappresentano il bilancio di massa specifico medio annuale per ciascun anno, mentre la linea nera tratteggiata illustra il bilancio di massa cumulativo, fornendo una visione integrata delle variazioni di massa nel tempo. I dati sono stati omogeneizzati e rianalizzati, come descritto nel paragrafo 4.4 (Huss et al., 2015), per garantire coerenza e affidabilità nella serie temporale.
Evoluzione del bilancio di massa specifico medio annuale
Le barre grigie del grafico mostrano il bilancio di massa specifico medio annuale, un indicatore chiave della salute del ghiacciaio, che riflette la differenza tra l’accumulo e l’ablazione in un dato anno. Un valore positivo indica un guadagno netto di massa (accumulo maggiore dell’ablazione), mentre un valore negativo indica una perdita netta di massa (ablazione maggiore dell’accumulo).
- Periodo 1955-1980: un equilibrio relativo
Durante i primi 25 anni della serie, il bilancio di massa annuale dell’Allalingletscher mostra una variabilità significativa, con un’alternanza di anni positivi e negativi. I valori positivi, che indicano un guadagno di massa, sono generalmente modesti, con picchi che non superano +1 m w.e., osservati in anni come il 1960 e il 1970. I valori negativi, che indicano una perdita di massa, raggiungono occasionalmente -1 m w.e., come negli anni 1965 e 1975. Questa variabilità suggerisce che, in questo periodo, il ghiacciaio era in uno stato di equilibrio relativo, con perdite di massa in alcuni anni compensate da guadagni in altri. Le condizioni climatiche di questo periodo, caratterizzate da temperature estive meno estreme e precipitazioni nevose invernali più consistenti, hanno permesso al ghiacciaio di mantenere un bilancio di massa non troppo lontano dall’equilibrio, nonostante eventi eccezionali come la valanga di ghiaccio del 1965, descritta nel paragrafo 4.4. - Periodo 1980-2000: l’inizio della recessione
A partire dagli anni ’80, si osserva una transizione verso bilanci di massa più frequentemente negativi. Gli anni con perdite di massa (valori negativi) diventano predominanti, con valori che spesso superano -1 m w.e., come negli anni 1985, 1990 e 1998, mentre gli anni con guadagni di massa (valori positivi) sono meno frequenti e di entità ridotta, raramente superiori a +0,5 m w.e. Questo periodo segna l’inizio di una recessione più marcata del ghiacciaio, probabilmente dovuta a un aumento delle temperature medie globali e regionali, che ha portato a una fusione estiva più intensa, e a una riduzione delle precipitazioni nevose invernali, che ha limitato l’accumulo di massa. La tendenza verso bilanci negativi riflette un cambiamento nelle condizioni climatiche, con un impatto crescente sul bilancio di massa dell’Allalingletscher. - Periodo 2000-2023: un’accelerazione drammatica delle perdite
Dopo il 2000, il bilancio di massa annuale diventa quasi esclusivamente negativo, con un’intensificazione progressiva delle perdite di massa. A partire dal 2010, i valori negativi diventano più estremi, con perdite che raggiungono -2 m w.e. in diversi anni, come il 2010, il 2015 e il 2018. Il 2022 registra il valore più negativo dell’intera serie, con un bilancio di massa di circa -2,5 m w.e., un dato che riflette le condizioni climatiche estreme descritte nel paragrafo 4.2. In quell’anno, i ghiacciai svizzeri hanno subito un’ablazione eccezionale, con tassi di fusione tra il 50% e il 120% superiori alla media 2010-2020, e una perdita di volume del 6%. Il paragrafo 4.4 specifica che, per l’Allalingletscher, il palo a 3370 m s.l.m. ha registrato il valore più negativo dal 1955, e la linea di neve transitoria ha raggiunto le altitudini più elevate del ghiacciaio, un fenomeno mai osservato prima. Anche il 2023 mostra un bilancio di massa fortemente negativo, con un valore di circa -2 m w.e., in linea con il paragrafo 4.3, che descrive una perdita di volume del 4% e tassi di fusione dal 30% al 70% superiori alla media 2010-2020, aggravati da un periodo di ablazione prolungato fino a ottobre. - Interpretazione scientifica: La tendenza delle barre evidenzia una progressiva riduzione del bilancio di massa specifico medio annuale, con un’accelerazione drammatica delle perdite di massa a partire dagli anni 2000. Questo riflette un cambiamento significativo nelle condizioni climatiche, con un aumento delle temperature estive, un prolungamento del periodo di ablazione (ad esempio fino a ottobre 2023, come descritto nel paragrafo 4.3), e una riduzione dell’accumulo nevoso invernale, come riportato nei paragrafi 4.2 e 4.3. La predominanza di bilanci negativi negli ultimi due decenni indica che l’Allalingletscher non è più in grado di mantenere un equilibrio di massa, con l’ablazione che supera sistematicamente l’accumulo.
Evoluzione del bilancio di massa cumulativo
La linea nera tratteggiata rappresenta il bilancio di massa cumulativo, che è la somma progressiva dei bilanci di massa annuali dal 1955 al 2023. Questo parametro fornisce una visione integrata della variazione complessiva della massa del ghiacciaio rispetto all’anno di riferimento.
- Periodo 1955-1980: fluttuazioni intorno all’equilibrio
Durante i primi 25 anni, il bilancio di massa cumulativo oscilla intorno allo zero, con leggere fluttuazioni positive e negative. Il valore massimo positivo, raggiunto intorno al 1970, è di circa +1 m w.e., mentre il valore minimo negativo, osservato intorno al 1975, è di circa -1 m w.e. Questa stabilità relativa indica che le perdite di massa in alcuni anni erano compensate dai guadagni in altri, mantenendo il ghiacciaio in uno stato di equilibrio dinamico. Le condizioni climatiche di questo periodo, con temperature estive moderate e precipitazioni nevose invernali sufficienti, hanno permesso al ghiacciaio di recuperare parte della massa persa durante gli anni più caldi. - Periodo 1980-2000: l’inizio di una perdita netta
A partire dagli anni ’80, il bilancio di massa cumulativo inizia a diminuire in modo più costante, riflettendo la prevalenza di bilanci annuali negativi. Entro il 2000, il valore cumulativo scende a circa -3 m w.e., segnando l’inizio di una perdita di massa significativa e irreversibile. Questo periodo coincide con un aumento delle temperature globali e regionali, che ha portato a una fusione estiva più intensa e a una riduzione dell’accumulo nevoso invernale, come evidenziato dalla crescente frequenza di bilanci annuali negativi. - Periodo 2000-2023: un declino accelerato
Dopo il 2000, la discesa del bilancio di massa cumulativo si accelera drasticamente. Tra il 2000 e il 2010, il valore cumulativo passa da -3 m w.e. a circa -7 m w.e., indicando una perdita netta di 4 m w.e. in un decennio. Negli anni successivi, la perdita di massa si intensifica ulteriormente, con un calo particolarmente rapido tra il 2015 e il 2023. Nel 2023, il bilancio di massa cumulativo raggiunge circa -15 m w.e., il valore più basso dell’intera serie. Questo dato è coerente con i paragrafi 4.2 e 4.3, che riportano una perdita complessiva di un decimo del volume glaciale svizzero in due anni (6% nel 2022 e 4% nel 2023). Per l’Allalingletscher, il paragrafo 4.4 descrive bilanci di massa locali altamente negativi nel 2021/22, con un innalzamento senza precedenti della linea di neve transitoria, e il paragrafo 4.3 conferma un’ablazione significativa nel 2023, aggravata da temperature elevate protrattesi fino a ottobre. - Interpretazione scientifica: La linea del bilancio di massa cumulativo rivela una perdita netta di circa 15 m w.e. in 68 anni, con un’accelerazione marcata negli ultimi due decenni. La pendenza della linea, che diventa più ripida dopo il 2000, riflette l’impatto cumulativo di anni consecutivi di bilanci di massa negativi, con perdite particolarmente drammatiche negli anni 2021/22 e 2022/23. Questo declino è attribuibile a un aumento delle temperature estive, a un prolungamento del periodo di ablazione, e a una riduzione dell’accumulo nevoso invernale, come descritto nei paragrafi precedenti. La perdita di massa cumulativa di 15 m w.e. corrisponde a una riduzione significativa dello spessore medio del ghiacciaio, con implicazioni per il suo volume complessivo e per la sua capacità di contribuire al flusso idrico.
Integrazione con i dati dei paragrafi precedenti
La Figura 4.6 si integra con le informazioni riportate nei paragrafi 4.2, 4.3 e 4.4, che forniscono un contesto climatico e glaciologico per interpretare i dati:
- Paragrafo 4.2 (2021/22): Descrive un’ablazione eccezionale nel 2021/22, con tassi di fusione tra il 50% e il 120% superiori alla media 2010-2020, e una perdita di volume del 6% per i ghiacciai svizzeri. Questo è riflesso nel grafico, dove il 2022 registra il bilancio di massa annuale più negativo della serie (circa -2,5 m w.e.) e un calo significativo del bilancio cumulativo.
- Paragrafo 4.3 (2022/23): Indica che il 2023 ha visto una perdita di volume del 4%, con tassi di fusione dal 30% al 70% superiori alla media 2010-2020, aggravati da un periodo di ablazione prolungato fino a ottobre. Questo è visibile nel grafico, con un bilancio annuale negativo nel 2023 (circa -2 m w.e.) e un ulteriore calo del bilancio cumulativo.
- Paragrafo 4.4 (Allalingletscher): Riporta bilanci di massa locali altamente negativi nel 2021/22, con il palo a 3370 m s.l.m. che registra il valore più negativo dal 1955, e una linea di neve transitoria che ha raggiunto le altitudini più elevate del ghiacciaio. Questo è coerente con il picco negativo del 2022 nel grafico e con la perdita di massa cumulativa osservata.
Implicazioni scientifiche e prospettive future
La Figura 4.6 evidenzia una tendenza di recessione accelerata dell’Allalingletscher, con una perdita netta di massa di circa 15 m w.e. in 68 anni. La progressiva predominanza di bilanci di massa negativi, con un’accelerazione drammatica dopo il 2000, riflette l’impatto del cambiamento climatico, con temperature estive più elevate, periodi di ablazione prolungati e un accumulo nevoso invernale insufficiente. La perdita di massa cumulativa ha implicazioni significative per il volume del ghiacciaio, che contribuisce al flusso del fiume Saaser Vispa e al bacino di Mattmark, utilizzato per la produzione idroelettrica. La riduzione del volume glaciale, come evidenziato dalla perdita di un decimo del volume totale dei ghiacciai svizzeri in due anni (2021/22 e 2022/23), potrebbe compromettere la disponibilità di acqua di fusione nei mesi estivi, con ripercussioni sull’approvvigionamento idrico, sull’agricoltura e sull’ecosistema alpino. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, con potenziali eventi come frane o colate detritiche nelle aree esposte.
Dal punto di vista scientifico, la serie di dati dell’Allalingletscher, iniziata nel 1955, rappresenta una risorsa preziosa per studiare l’evoluzione dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico. La ripresa delle misurazioni dell’accumulo di neve invernale nell’aprile 2023, come descritto nel paragrafo 4.4, consentirà di integrare i dati storici con informazioni più dettagliate sulle variazioni stagionali, migliorando la comprensione della risposta del ghiacciaio alle condizioni climatiche recenti. Futuri studi potranno utilizzare questi dati per modellizzare l’evoluzione del ghiacciaio e prevedere il suo destino in scenari di riscaldamento globale, contribuendo alla definizione di strategie di adattamento per le regioni alpine.
Conclusioni
La Figura 4.6 offre un quadro chiaro e preoccupante della dinamica glaciologica dell’Allalingletscher dal 1955 al 2023. Il bilancio di massa specifico medio annuale evidenzia una transizione da un equilibrio relativo (1955-1980) a una recessione progressiva (1980-2000), culminata in un’accelerazione drammatica delle perdite di massa dopo il 2000, con un picco negativo nel 2022 (circa -2,5 m w.e.). Il bilancio di massa cumulativo rivela una perdita netta di circa 15 m w.e. in 68 anni, con un declino particolarmente rapido negli ultimi due decenni, in linea con le condizioni climatiche estreme descritte nei paragrafi 4.2, 4.3 e 4.4. Questi dati sottolineano la vulnerabilità dell’Allalingletscher e dei ghiacciai alpini in generale, con implicazioni significative per le risorse idriche, la produzione idroelettrica e la stabilità geomorfologica delle regioni montane. La figura evidenzia l’urgenza di ulteriori ricerche e di strategie di mitigazione per affrontare le conseguenze della deglaciazione in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Analisi scientifica del bilancio di massa dell’Allalingletscher per fasce altitudinali negli anni idrologici 2021/22 e 2022/23: un’interpretazione approfondita della Tabella 4.3
La Tabella 4.3 presenta un’analisi dettagliata del bilancio di massa specifico dell’Allalingletscher, un ghiacciaio montano temperato situato nelle Alpi del Vallese meridionale, per i due anni idrologici consecutivi 2021/22 e 2022/23. I dati, raccolti durante il periodo di misurazione definito dalle date delle rilevazioni sul campo, sono organizzati per fasce altitudinali, coprendo l’intero intervallo del ghiacciaio, che si estende dai 2600 m s.l.m. ai 4200 m s.l.m. La tabella riporta tre parametri principali per ciascuna fascia altitudinale: l’area del ghiacciaio (in km²), il bilancio di massa specifico invernale (b_w, in mm w.e.), che misura l’accumulo di neve durante l’inverno, e il bilancio di massa specifico annuale (b_a, in mm w.e.), che rappresenta la variazione netta di massa (accumulo meno ablazione) per l’intero anno idrologico. Questa analisi altitudinale consente di valutare la distribuzione spaziale delle variazioni di massa e di comprendere come le condizioni climatiche abbiano influenzato le diverse zone del ghiacciaio, dalla lingua glaciale alle aree più alte. I dati si integrano con le informazioni riportate nei paragrafi 4.2, 4.3 e 4.4, che descrivono le condizioni climatiche estreme degli anni in questione e il loro impatto sui ghiacciai svizzeri.
Struttura e metodologia della tabella
La Tabella 4.3 è organizzata in fasce altitudinali di 100 metri, che coprono l’intero intervallo del ghiacciaio, dai 2600 m s.l.m. (vicino alla lingua glaciale) ai 4200 m s.l.m. (nelle aree più alte). Per ciascun intervallo altitudinale, sono riportati i seguenti dati per i due anni idrologici:
- Area (km²): L’estensione superficiale del ghiacciaio in ciascuna fascia altitudinale, che riflette la distribuzione della massa glaciale lungo il gradiente altitudinale.
- Bilancio di massa invernale (b_w, mm w.e.): L’accumulo di neve durante l’inverno, espresso in millimetri di equivalente in acqua (w.e.), un’unità che quantifica la quantità di acqua contenuta nello strato nevoso.
- Bilancio di massa annuale (b_a, mm w.e.): La variazione netta di massa per l’intero anno idrologico, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, anch’essa espressa in mm w.e.
L’ultima riga della tabella fornisce i valori medi per l’intero ghiacciaio (fascia 2600-4200 m s.l.m.), includendo l’area totale, il bilancio di massa invernale medio e il bilancio di massa annuale medio. Questi dati sono stati ottenuti attraverso misurazioni sul campo, come descritto nel paragrafo 4.4, che riporta le osservazioni del 17 aprile 2023 per il bilancio invernale e del 5 settembre 2023 per il bilancio annuale, con un campionamento dettagliato della profondità della neve in oltre 100 punti e la manutenzione della rete di pali.
Analisi del bilancio di massa invernale (b_w)
Il bilancio di massa invernale (b_w) misura l’accumulo di neve durante l’inverno, un parametro cruciale per la salute del ghiacciaio, poiché la neve protegge il ghiaccio sottostante dalla fusione estiva e contribuisce al mantenimento della massa glaciale.
- 2021/22: L’accumulo nevoso invernale nel 2021/22 varia con l’altitudine, mostrando un aumento graduale con la quota, come ci si aspetta in un ghiacciaio alpino, dove le temperature più basse a quote elevate favoriscono una maggiore conservazione della neve. A 2600-2700 m s.l.m., il b_w è di 438 mm w.e., mentre a 3000-3100 m s.l.m., la fascia con la maggiore area (1,592 km²), il valore raggiunge 508 mm w.e., il massimo dell’anno. Tuttavia, a quote più alte, come 4000-4100 m s.l.m., il b_w diminuisce a 249 mm w.e., probabilmente a causa di una ridotta quantità di precipitazioni nevose a queste altitudini estreme, dove l’aria è più secca. La media per l’intero ghiacciaio è di 454 mm w.e., un valore relativamente basso, in linea con il paragrafo 4.2, che descrive un deficit di accumulo nevoso del 30-60% rispetto alla media 2009/10-2018/19, con valori particolarmente scarsi nel Vallese meridionale, dove si trova l’Allalingletscher.
- 2022/23: Nel 2022/23, l’accumulo nevoso invernale mostra un miglioramento significativo rispetto all’anno precedente, con valori più elevati in tutte le fasce altitudinali. A 2600-2700 m s.l.m., il b_w è di 660 mm w.e., mentre a 2900-3000 m s.l.m. raggiunge il massimo di 853 mm w.e. Anche a quote più alte, come 4000-4100 m s.l.m., il valore è di 137 mm w.e., inferiore rispetto alle quote intermedie ma comunque più alto rispetto al 2021/22. La media per l’intero ghiacciaio è di 679 mm w.e., un aumento del 50% rispetto ai 454 mm w.e. del 2021/22. Questo miglioramento è coerente con il paragrafo 4.3, che riporta un accumulo nevoso quasi normale nel Nord e in surplus nell’Ovest della Svizzera, con un deficit meno marcato nel Sud (30-40% inferiore alla media 2010-2020), dove si trova l’Allalingletscher. Il paragrafo 4.4 specifica che la densità del manto nevoso, misurata a 321 kg m⁻³ e 331 kg m⁻³, indica una neve relativamente compatta, che potrebbe aver contribuito a un accumulo più efficace in termini di equivalente in acqua.
- Confronto e interpretazione: L’aumento dell’accumulo nevoso nel 2022/23 rispetto al 2021/22 riflette condizioni invernali più favorevoli, con nevicate più abbondanti, come descritto nel paragrafo 4.3. Tuttavia, anche nel 2022/23, l’accumulo rimane inferiore alla media storica in molte fasce altitudinali, in particolare nel Sud della Svizzera, dove il deficit è ancora significativo. La distribuzione altitudinale dell’accumulo, con valori massimi a quote intermedie (3000-3100 m s.l.m. nel 2021/22 e 2900-3000 m s.l.m. nel 2022/23), è tipica dei ghiacciai alpini, dove le precipitazioni nevose sono più abbondanti a quote intermedie, mentre a quote più alte la quantità di neve diminuisce a causa della minore umidità atmosferica.
Analisi del bilancio di massa annuale (b_a)
Il bilancio di massa annuale (b_a) rappresenta la variazione netta di massa per l’intero anno idrologico, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. Un valore negativo indica una perdita di massa, con l’ablazione che supera l’accumulo.
- 2021/22: Il bilancio di massa annuale nel 2021/22 è fortemente negativo in tutte le fasce altitudinali, con valori che variano da -4156 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m. a -298 mm w.e. a 4000-4100 m s.l.m. La perdita di massa è più marcata a quote più basse, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa delle temperature più elevate, e diminuisce gradualmente con l’altitudine, come ci si aspetta in un ghiacciaio alpino. Tuttavia, anche a quote elevate, come 3400-3500 m s.l.m., il b_a è di -1474 mm w.e., un valore significativo che indica un’ablazione estiva eccezionale anche nelle zone tradizionalmente considerate di accumulo. La media per l’intero ghiacciaio è di -2455 mm w.e., un dato che riflette le condizioni climatiche estreme descritte nel paragrafo 4.2, che riporta tassi di fusione tra il 50% e il 120% superiori alla media 2009/10-2018/19, con una perdita di volume del 6% per i ghiacciai svizzeri. Il paragrafo 4.4 specifica che, per l’Allalingletscher, il palo a 3370 m s.l.m. ha registrato il valore più negativo dal 1955, e la linea di neve transitoria ha raggiunto le altitudini più elevate del ghiacciaio, un fenomeno mai osservato prima.
- 2022/23: Nel 2022/23, il bilancio di massa annuale rimane negativo in tutte le fasce altitudinali, ma mostra un miglioramento rispetto all’anno precedente. A 2600-2700 m s.l.m., il b_a è di -4451 mm w.e., ancora molto negativo, mentre a 4000-4100 m s.l.m. è di -728 mm w.e., un valore meno estremo rispetto al -298 mm w.e. del 2021/22. La media per l’intero ghiacciaio è di -1882 mm w.e., una perdita di massa inferiore del 23% rispetto ai -2455 mm w.e. del 2021/22. Questo miglioramento è coerente con il paragrafo 4.3, che descrive un’ablazione estiva meno intensa nel 2022/23 rispetto al 2021/22, con tassi di fusione dal 30% al 70% superiori alla media 2010-2020, e una perdita di volume del 4% per i ghiacciai svizzeri. Tuttavia, il paragrafo 4.3 sottolinea che la fusione è proseguita fino a ottobre 2023 a causa di temperature elevate, contribuendo a un bilancio di massa complessivo ancora negativo.
- Confronto e interpretazione: Il confronto tra i due anni evidenzia una riduzione dell’entità della perdita di massa nel 2022/23 rispetto al 2021/22, grazie a un accumulo nevoso invernale più consistente e a un’ablazione estiva meno estrema. Tuttavia, il bilancio di massa annuale rimane fortemente negativo in entrambi gli anni, con perdite più marcate a quote più basse, dove l’ablazione estiva è più intensa, e meno pronunciate a quote più alte, dove le temperature più basse limitano la fusione. La persistenza di bilanci negativi, anche a quote elevate (ad esempio -1122 mm w.e. a 3400-3500 m s.l.m. nel 2022/23), indica che l’Allalingletscher non è più in grado di mantenere un equilibrio di massa, nemmeno nelle sue zone di accumulo, un fenomeno coerente con l’innalzamento della linea di neve transitoria descritto nel paragrafo 4.4.
Variazioni dell’area del ghiacciaio
L’area del ghiacciaio, riportata per ciascuna fascia altitudinale, mostra una leggera riduzione tra il 2021/22 e il 2022/23, passando da 9,553 km² a 9,517 km². Questa diminuzione, pari a circa 0,036 km², è più evidente a quote più basse (ad esempio, la fascia 2600-2700 m s.l.m. passa da 0,001 km² a 0,000 km², indicando la scomparsa del ghiacciaio a queste quote), ed è coerente con il ritiro del ghiacciaio descritto nel paragrafo 4.3, che riporta una rapida riduzione dell’area glaciale negli ultimi decenni. La distribuzione dell’area, con una concentrazione maggiore a quote intermedie (3100-3200 m s.l.m., 1,592 km² in entrambi gli anni), riflette la morfologia del ghiacciaio, che presenta una superficie più estesa nelle zone centrali e si assottiglia verso le quote più basse e più alte.
Implicazioni scientifiche e confronto con i dati precedenti
I dati della Tabella 4.3 confermano la tendenza di recessione accelerata dell’Allalingletscher, in linea con le dinamiche osservate a livello regionale. Il bilancio di massa invernale, pur mostrando un miglioramento nel 2022/23 (679 mm w.e. rispetto a 454 mm w.e. nel 2021/22), rimane insufficiente a compensare l’ablazione estiva, come dimostrato dai bilanci annuali negativi (-2455 mm w.e. nel 2021/22 e -1882 mm w.e. nel 2022/23). Questi valori sono coerenti con i paragrafi 4.2 e 4.3, che descrivono una perdita complessiva di un decimo del volume glaciale svizzero in due anni (6% nel 2022 e 4% nel 2023), e con il paragrafo 4.4, che riporta bilanci di massa locali negativi in entrambi gli anni, con un innalzamento senza precedenti della linea di neve transitoria nel 2021/22.
La distribuzione altitudinale delle perdite di massa evidenzia la vulnerabilità delle quote più basse, dove l’ablazione estiva è più intensa, ma anche la crescente criticità delle quote più alte, tradizionalmente considerate zone di accumulo. La riduzione dell’area glaciale, in particolare a quote basse, riflette il ritiro del ghiacciaio, un fenomeno che ha implicazioni significative per le risorse idriche, poiché l’Allalingletscher contribuisce al flusso del fiume Saaser Vispa, che alimenta il bacino di Mattmark per la produzione idroelettrica. La perdita di massa, anche a quote elevate, come i -728 mm w.e. a 4000-4100 m s.l.m. nel 2022/23, indica che il ghiacciaio sta subendo un’ablazione generalizzata, un segnale preoccupante della sua incapacità di mantenere un bilancio di massa positivo.
Conclusioni
La Tabella 4.3 offre un’analisi dettagliata del bilancio di massa dell’Allalingletscher per gli anni idrologici 2021/22 e 2022/23, evidenziando una recessione continua e significativa. L’accumulo nevoso invernale, pur mostrando un miglioramento nel 2022/23 (679 mm w.e. rispetto a 454 mm w.e. nel 2021/22), non è stato sufficiente a compensare l’ablazione estiva, con bilanci annuali negativi di -2455 mm w.e. nel 2021/22 e -1882 mm w.e. nel 2022/23. La distribuzione altitudinale delle perdite di massa, più marcate a quote basse e meno pronunciate a quote alte, riflette l’impatto delle temperature estive e del prolungamento del periodo di ablazione, come descritto nei paragrafi 4.2, 4.3 e 4.4. La leggera riduzione dell’area glaciale, da 9,553 km² a 9,517 km², conferma il ritiro del ghiacciaio, con implicazioni per le risorse idriche, la produzione idroelettrica e la stabilità geomorfologica delle regioni montane. Questi dati sottolineano l’urgenza di ulteriori studi per monitorare l’evoluzione del ghiacciaio e sviluppare strategie di adattamento per affrontare le conseguenze della deglaciazione nelle Alpi svizzere.
Analisi scientifica delle misurazioni individuali del bilancio di massa dell’Allalingletscher negli anni idrologici 2021/22 e 2022/23: un’interpretazione approfondita della Tabella 4.4
La Tabella 4.4 presenta un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa dell’Allalingletscher, un ghiacciaio montano temperato situato nelle Alpi del Vallese meridionale, per i due anni idrologici consecutivi 2021/22 e 2022/23. I dati, raccolti su specifici pali di misurazione (stake) distribuiti lungo il ghiacciaio, forniscono informazioni puntuali sulla posizione, il periodo di misurazione, il bilancio di massa invernale (b_w) e il bilancio di massa annuale (b_a), entrambi espressi in millimetri di equivalente in acqua (mm w.e.). Questa analisi puntuale consente di valutare le variazioni di massa in punti specifici del ghiacciaio, offrendo un quadro dettagliato della sua risposta alle condizioni climatiche estreme degli ultimi anni. I dati si integrano con le informazioni riportate nei paragrafi 4.2, 4.3 e 4.4, che descrivono le condizioni climatiche e glaciologiche del periodo, e con le analisi altitudinali della Tabella 4.3, fornendo un contesto più ampio per interpretare i risultati.
Struttura e metodologia della tabella
La Tabella 4.4, intitolata “Allalingletscher – Individual stake measurements of winter and annual balance”, è organizzata in colonne che riportano le seguenti informazioni per ciascun palo di misurazione:
- Stake: Identificativo del palo (ad esempio, 100, 101, ecc.), che consente di tracciare le misurazioni nel tempo e nello spazio.
- Start: Data di inizio del periodo di misurazione, che coincide con l’inizio dell’anno idrologico (generalmente in autunno).
- Spring: Data della misurazione primaverile, utilizzata per determinare il bilancio di massa invernale (b_w), che misura l’accumulo di neve durante l’inverno.
- End: Data di fine del periodo di misurazione, che coincide con la fine dell’anno idrologico (generalmente in estate/autunno).
- Coordinates (m / m / m a.s.l.): Coordinate del palo in termini di posizione planimetrica (x, y) e altitudine (z, in metri sopra il livello del mare), che permettono di localizzare i punti di misurazione sul ghiacciaio.
- Mass balance b_w (mm w.e.): Bilancio di massa invernale, espresso in mm w.e., che quantifica l’accumulo di neve durante l’inverno.
- Mass balance b_a (mm w.e.): Bilancio di massa annuale, espresso in mm w.e., che rappresenta la variazione netta di massa (accumulo meno ablazione) per l’intero anno idrologico.
La tabella include dati per sei pali (100, 101, 102, 103, 104, 105, 106) per entrambi gli anni idrologici. Per il 2021/22, le misurazioni coprono il periodo dal 2 settembre 2021 al 6 settembre 2022, senza una misurazione primaverile intermedia. Per il 2022/23, le misurazioni coprono il periodo dal 6 settembre 2022 al 5 settembre 2023, con una misurazione primaverile il 17 aprile 2023 per i pali 103, 104 e 105, come descritto nel paragrafo 4.4. I pali sono stati riposizionati nella loro posizione iniziale durante la manutenzione della rete, garantendo la comparabilità dei dati tra i due anni.
Analisi delle misurazioni per l’anno idrologico 2021/22
- Distribuzione spaziale e altitudinale dei pali: I pali di misurazione sono distribuiti lungo un gradiente altitudinale che va dai 2812 m s.l.m. (palo 101) ai 3367 m s.l.m. (palo 106). La maggior parte dei pali (100, 101, 102, 103, 104, 105) si trova a quote intermedie, tra 2810 e 2844 m s.l.m., vicino alla lingua glaciale, un’area tipicamente caratterizzata da un’ablazione estiva intensa. Il palo 106, a 3367 m s.l.m., è posizionato a una quota più alta, nella zona di accumulo del ghiacciaio, dove ci si aspetta un accumulo nevoso più consistente e un’ablazione meno marcata.
- Bilancio di massa invernale (b_w): Per l’anno idrologico 2021/22, il bilancio di massa invernale non è riportato nella tabella, poiché non è stata effettuata una misurazione primaverile specifica (la colonna “Spring” è vuota). Tuttavia, possiamo fare riferimento alla Tabella 4.3, che riporta un b_w medio di 454 mm w.e. per l’intero ghiacciaio, con valori che variano da 438 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m. a 508 mm w.e. a 3000-3100 m s.l.m. Questo accumulo nevoso relativamente basso è coerente con il paragrafo 4.2, che descrive un deficit di accumulo del 30-60% rispetto alla media 2009/10-2018/19 nel Sud della Svizzera, dove si trova l’Allalingletscher. La mancanza di una misurazione primaverile per il 2021/22 limita la possibilità di valutare l’accumulo nevoso puntuale per ciascun palo, ma il dato medio suggerisce che l’inverno 2021/22 è stato caratterizzato da nevicate insufficienti, un fattore che ha contribuito alla successiva ablazione estiva.
- Bilancio di massa annuale (b_a): Il bilancio di massa annuale per il 2021/22 è fortemente negativo per tutti i pali, con valori che riflettono un’ablazione estiva eccezionale. I dati sono i seguenti:
- Palo 100 (3214 m s.l.m.): -3897 mm w.e.
- Palo 101 (2812 m s.l.m.): -5310 mm w.e.
- Palo 102 (2816 m s.l.m.): -4410 mm w.e.
- Palo 103 (2814 m s.l.m.): -4995 mm w.e.
- Palo 104 (2828 m s.l.m.): -4959 mm w.e.
- Palo 105 (2844 m s.l.m.): -4950 mm w.e.
- Palo 106 (3367 m s.l.m.): -2173 mm w.e. La perdita di massa è più marcata a quote più basse, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa delle temperature più elevate. Il palo 101, a 2812 m s.l.m., registra il valore più negativo (-5310 mm w.e.), indicando una fusione estrema nella zona di ablazione. In contrasto, il palo 106, a 3367 m s.l.m., mostra un valore meno negativo (-2173 mm w.e.), riflettendo l’effetto delle temperature più basse a quote elevate, che limitano la fusione. Questo gradiente altitudinale è coerente con la Tabella 4.3, che riporta un b_a medio di -2455 mm w.e. per l’intero ghiacciaio, con perdite più significative a quote basse (-4156 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m.) e meno pronunciate a quote alte (-298 mm w.e. a 4000-4100 m s.l.m.).
- Interpretazione scientifica: I valori fortemente negativi del bilancio di massa annuale riflettono le condizioni climatiche estreme del 2021/22, descritte nel paragrafo 4.2, che riporta tassi di fusione tra il 50% e il 120% superiori alla media 2010-2020, con una perdita di volume del 6% per i ghiacciai svizzeri. Il paragrafo 4.4 specifica che, per l’Allalingletscher, il palo a 3370 m s.l.m. (vicino al palo 106) ha registrato il valore più negativo dal 1955, e la linea di neve transitoria ha raggiunto le altitudini più elevate del ghiacciaio, un fenomeno mai osservato prima. Questo indica un’ablazione estiva eccezionale anche nelle zone di accumulo, un segnale preoccupante della vulnerabilità del ghiacciaio alle temperature elevate e alla ridotta copertura nevosa invernale.
Analisi delle misurazioni per l’anno idrologico 2022/23
- Distribuzione spaziale e altitudinale dei pali: Le coordinate e le altitudini dei pali rimangono invariate rispetto al 2021/22, poiché i pali sono stati riposizionati nella loro posizione iniziale durante la manutenzione della rete, come descritto nel paragrafo 4.4. Questo garantisce la comparabilità dei dati tra i due anni, permettendo di valutare l’evoluzione del bilancio di massa nei stessi punti del ghiacciaio.
- Bilancio di massa invernale (b_w): Per l’anno idrologico 2022/23, il bilancio di massa invernale è riportato per i pali 103, 104 e 105, grazie alla misurazione primaverile del 17 aprile 2023, come descritto nel paragrafo 4.4. I valori sono i seguenti:
- Palo 103 (2810 m s.l.m.): 743 mm w.e.
- Palo 104 (2824 m s.l.m.): 676 mm w.e.
- Palo 105 (2839 m s.l.m.): 625 mm w.e. Questi valori indicano un accumulo nevoso invernale più consistente rispetto al 2021/22, in linea con la Tabella 4.3, che riporta un b_w medio di 679 mm w.e. per l’intero ghiacciaio, con valori che variano da 660 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m. a 853 mm w.e. a 2900-3000 m s.l.m. Il paragrafo 4.4 specifica che la densità del manto nevoso, misurata a 321 kg m⁻³ e 331 kg m⁻³, indica una neve relativamente compatta, che potrebbe aver contribuito a un accumulo più efficace in termini di equivalente in acqua. Tuttavia, l’accumulo rimane inferiore alla media storica in molte zone, come descritto nel paragrafo 4.3, che riporta un deficit del 30-40% nel Sud della Svizzera. L’aumento dell’accumulo nevoso rispetto al 2021/22 è attribuibile a condizioni invernali più favorevoli, con nevicate più abbondanti, come descritto nel paragrafo 4.3.
- Bilancio di massa annuale (b_a): Il bilancio di massa annuale per il 2022/23 è negativo per tutti i pali, ma mostra un miglioramento rispetto al 2021/22. I valori sono i seguenti:
- Palo 100 (3214 m s.l.m.): -3042 mm w.e.
- Palo 101 (2812 m s.l.m.): -5310 mm w.e.
- Palo 102 (2812 m s.l.m.): -3240 mm w.e.
- Palo 103 (2810 m s.l.m.): -4068 mm w.e.
- Palo 104 (2824 m s.l.m.): -3798 mm w.e.
- Palo 105 (2839 m s.l.m.): -5058 mm w.e.
- Palo 106 (3367 m s.l.m.): -1723 mm w.e. Come nel 2021/22, la perdita di massa è più marcata a quote più basse e diminuisce con l’altitudine. Il palo 101, a 2812 m s.l.m., registra un b_a di -5310 mm w.e., lo stesso valore del 2021/22, indicando una perdita di massa costante nella zona di ablazione. In contrasto, il palo 106, a 3367 m s.l.m., mostra un b_a di -1723 mm w.e., un miglioramento del 21% rispetto ai -2173 mm w.e. del 2021/22. La media per l’intero ghiacciaio, secondo la Tabella 4.3, è di -1882 mm w.e., una perdita inferiore del 23% rispetto ai -2455 mm w.e. del 2021/22.
- Interpretazione scientifica: I valori negativi del bilancio di massa annuale riflettono un’ablazione estiva significativa, come descritto nel paragrafo 4.3, che riporta tassi di fusione dal 30% al 70% superiori alla media 2010-2020, con una perdita di volume del 4% per i ghiacciai svizzeri. Tuttavia, il miglioramento rispetto al 2021/22 è attribuibile a un accumulo nevoso invernale più consistente e a un’ablazione estiva meno estrema, come descritto nel paragrafo 4.3, che evidenzia un’esaurimento della neve più tardivo, temperature più moderate a maggio, e alcune nevicate estive che hanno rallentato la fusione. La fusione prolungata fino a ottobre 2023, dovuta a temperature elevate, ha comunque contribuito a un bilancio di massa complessivo negativo.
Confronto tra i due anni e gradiente altitudinale
- Bilancio di massa invernale (b_w): Per il 2021/22, il b_w non è riportato nella tabella, ma la Tabella 4.3 indica un valore medio di 454 mm w.e., inferiore al 679 mm w.e. del 2022/23. I valori specifici per i pali 103, 104 e 105 nel 2022/23 (743 mm w.e., 676 mm w.e., 625 mm w.e.) confermano un accumulo nevoso più consistente, in linea con il paragrafo 4.3, che descrive condizioni invernali più favorevoli nel 2022/23. La diminuzione del b_w con l’altitudine (da 743 mm w.e. a 2810 m s.l.m. a 625 mm w.e. a 2839 m s.l.m.) potrebbe riflettere una variazione locale delle precipitazioni nevose o un effetto del vento, che tende a ridistribuire la neve a quote più basse.
- Bilancio di massa annuale (b_a): Il bilancio di massa annuale è negativo in entrambi gli anni, ma mostra un miglioramento nel 2022/23. Ad esempio, il palo 104 passa da -4959 mm w.e. nel 2021/22 a -3798 mm w.e. nel 2022/23, un miglioramento del 23%, mentre il palo 106 passa da -2173 mm w.e. a -1723 mm w.e., un miglioramento del 21%. La media per l’intero ghiacciaio, secondo la Tabella 4.3, passa da -2455 mm w.e. a -1882 mm w.e., un miglioramento del 23%. Tuttavia, il palo 101 registra un b_a costante di -5310 mm w.e. in entrambi gli anni, indicando una perdita di massa persistente a quote basse, dove l’ablazione estiva è più intensa.
- Gradiente altitudinale: In entrambi gli anni, la perdita di massa diminuisce con l’altitudine, riflettendo l’effetto delle temperature più basse a quote elevate, che limitano l’ablazione. A 2812 m s.l.m. (palo 101), il b_a è di -5310 mm w.e. in entrambi gli anni, mentre a 3367 m s.l.m. (palo 106), il b_a passa da -2173 mm w.e. a -1723 mm w.e. Questo gradiente altitudinale è coerente con la Tabella 4.3, che mostra perdite più marcate a quote basse (-4451 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m. nel 2022/23) e meno pronunciate a quote alte (-728 mm w.e. a 4000-4100 m s.l.m.). Tuttavia, la persistenza di bilanci negativi, anche a 3367 m s.l.m., indica un’ablazione generalizzata, come descritto nel paragrafo 4.4.
Implicazioni scientifiche e confronto con i dati precedenti
I dati della Tabella 4.4 confermano la tendenza di recessione accelerata dell’Allalingletscher, in linea con le dinamiche osservate a livello regionale. Il bilancio di massa invernale, misurato per i pali 103, 104 e 105 nel 2022/23, mostra un miglioramento rispetto al 2021/22, con valori che riflettono un accumulo nevoso più consistente, come descritto nel paragrafo 4.3. Tuttavia, questo accumulo non è stato sufficiente a compensare l’ablazione estiva, con bilanci annuali negativi in entrambi gli anni. La perdita di massa, più marcata a quote basse e meno pronunciata a quote alte, è coerente con i paragrafi 4.2 e 4.3, che descrivono una perdita complessiva di un decimo del volume glaciale svizzero in due anni (6% nel 2022 e 4% nel 2023), e con il paragrafo 4.4, che riporta bilanci di massa locali negativi in entrambi gli anni, con un innalzamento senza precedenti della linea di neve transitoria nel 2021/22.
Dal punto di vista metodologico, la manutenzione della rete di pali e la ripresa delle misurazioni primaverili nel 2022/23, come descritto nel paragrafo 4.4, rappresentano un passo importante per migliorare la qualità e la granularità dei dati, consentendo una valutazione più dettagliata delle variazioni stagionali. Dal punto di vista scientifico, i dati della Tabella 4.4 sottolineano la vulnerabilità dell’Allalingletscher alle condizioni climatiche estreme, con implicazioni per le risorse idriche, poiché il ghiacciaio contribuisce al flusso del fiume Saaser Vispa, che alimenta il bacino di Mattmark per la produzione idroelettrica. La persistenza di bilanci negativi, anche a quote elevate, come i -1723 mm w.e. a 3367 m s.l.m. nel 2022/23, indica che il ghiacciaio sta subendo un’ablazione generalizzata, un segnale preoccupante della sua incapacità di mantenere un bilancio di massa positivo.
Conclusioni
La Tabella 4.4 offre un’analisi puntuale del bilancio di massa dell’Allalingletscher per gli anni idrologici 2021/22 e 2022/23, evidenziando una recessione continua e significativa. Nel 2021/22, le perdite di massa sono state drammatiche, con bilanci annuali che variano da -5310 mm w.e. a 2812 m s.l.m. a -2173 mm w.e. a 3367 m s.l.m., riflettendo l’ablazione eccezionale descritta nel paragrafo 4.2. Nel 2022/23, si osserva un miglioramento, con un accumulo nevoso invernale più consistente (ad esempio, 743 mm w.e. per il palo 103) e un bilancio annuale meno negativo (media di -1882 mm w.e. rispetto a -2455 mm w.e.), in linea con il paragrafo 4.3. Tuttavia, la persistenza di bilanci negativi in tutte le zone del ghiacciaio, anche a quote elevate, conferma la vulnerabilità dell’Allalingletscher alle condizioni climatiche estreme, con implicazioni significative per le risorse idriche, la produzione idroelettrica e la stabilità geomorfologica delle regioni montane. Questi dati sottolineano l’urgenza di ulteriori studi per monitorare l’evoluzione del ghiacciaio e sviluppare strategie di adattamento per affrontare le conseguenze della deglaciazione nelle Alpi svizzere.

Evoluzione glaciologica del Vadret da Palü nell’ottobre 2023: un’analisi scientifica del ritiro glaciale nelle Alpi svizzere
La fotografia del Vadret da Palü, scattata nell’ottobre 2023 da R. Nyfeler (AWN/GR), offre una documentazione visiva di straordinaria rilevanza per comprendere l’impatto del cambiamento climatico sulla criosfera alpina. Situato nelle Alpi svizzere, il Vadret da Palü è un ghiacciaio montano che, come molti altri nella regione, sta subendo una recessione accelerata a causa del riscaldamento globale. La didascalia della figura sottolinea due aspetti critici: il ghiacciaio si è ritirato al punto da emergere dal lago proglaciale e si è parzialmente separato dal firn, lo strato di neve compattata che rappresenta la principale fonte di accumulo per la formazione del ghiaccio glaciale. Questa immagine, catturata alla fine della stagione estiva, documenta un momento chiave nell’evoluzione del ghiacciaio, evidenziando i cambiamenti morfologici, glaciologici e ambientali che si sono verificati negli ultimi anni. L’analisi si integra con i dati quantitativi riportati nei paragrafi 4.2, 4.3 e 4.4, che descrivono le anomalie del bilancio di massa dei ghiacciai svizzeri negli anni idrologici 2021/22 e 2022/23, offrendo un contesto scientifico per interpretare le trasformazioni osservate.
Descrizione dettagliata dell’immagine
La fotografia mostra il Vadret da Palü in un paesaggio montano alpino, con il ghiacciaio che si estende lungo un versante ripido, circondato da pareti rocciose esposte e cime parzialmente innevate. In primo piano, un lago proglaciale di colore turchese domina la scena, un elemento tipico dei ghiacciai in ritiro, formato dall’acqua di fusione che trasporta sedimenti fini (farina glaciale), responsabili della caratteristica colorazione. Il ghiacciaio appare significativamente ridotto, con una lingua glaciale che si è ritirata verso l’alto, lasciando una distanza evidente tra il fronte del ghiacciaio e il lago. La superficie del ghiacciaio è frammentata, con crepacci visibili e una colorazione che varia dal bianco, dove è presente una copertura nevosa residua, al grigio-azzurro, dove il ghiaccio glaciale è esposto. Le aree più alte del ghiacciaio mostrano una copertura nevosa limitata, con ampie zone di ghiaccio esposto e roccia nuda, segno di un accumulo nevoso insufficiente e di un’ablazione estiva intensa.
Le montagne circostanti, che formano uno sfondo drammatico, presentano pareti rocciose esposte con solo una copertura nevosa parziale sulle cime più alte, indicando che anche le aree adiacenti al ghiacciaio hanno subito una perdita di neve e ghiaccio. Il cielo limpido e l’illuminazione intensa suggeriscono che la fotografia è stata scattata in una giornata soleggiata, probabilmente in condizioni di alta pressione atmosferica, tipiche dell’autunno nelle Alpi svizzere. La data di ottobre 2023, specificata nella didascalia, colloca l’immagine alla fine della stagione estiva, un periodo in cui la neve residua rappresenta il risultato dell’accumulo invernale netto dopo la fusione estiva, offrendo un’indicazione chiara dello stato del ghiacciaio al termine dell’anno idrologico 2022/23.
Analisi glaciologica del ritiro del ghiacciaio
- Ritiro dal lago proglaciale: La didascalia specifica che il Vadret da Palü si è ritirato al punto da emergere dal lago, un fenomeno che indica un significativo ritiro della lingua glaciale. In passato, la lingua del ghiacciaio probabilmente terminava direttamente nell’acqua, contribuendo alla formazione del lago proglaciale attraverso l’apporto di acqua di fusione. La separazione dal lago, visibile nella fotografia, è un segnale chiaro della perdita di massa del ghiacciaio, che non è più in grado di avanzare o mantenere il contatto con il lago. Questo ritiro è coerente con la tendenza generale dei ghiacciai alpini, che stanno subendo una contrazione sia orizzontale che verticale a causa di un bilancio di massa persistentemente negativo. La distanza tra il fronte del ghiacciaio e il lago, visibile nell’immagine, è un indicatore visivo della riduzione dell’estensione superficiale del ghiacciaio, un fenomeno che ha implicazioni significative per il flusso idrico e la formazione di nuovi laghi proglaciali, che possono rappresentare un rischio di inondazioni a valle in caso di rottura.
- Separazione dal firn: La didascalia evidenzia che il ghiacciaio è parzialmente separato dal firn, lo strato di neve compattata che si trova nelle zone di accumulo e che, attraverso processi di metamorfismo e compattazione, si trasforma in ghiaccio glaciale. La separazione dal firn, visibile nell’immagine come una riduzione della copertura nevosa nelle aree più alte, indica che la zona di accumulo del ghiacciaio non è più in grado di svolgere la sua funzione di serbatoio di massa. In condizioni climatiche stabili, il firn dovrebbe garantire un accumulo netto di massa, contribuendo alla sostenibilità del ghiacciaio. La perdita di firn, sostituito da ghiaccio esposto e roccia nuda, è un segnale preoccupante di un accumulo nevoso insufficiente e di un’ablazione estiva intensa, che ha impedito la persistenza della neve residua anche a quote elevate. Questo fenomeno innesca un feedback positivo: la riduzione della neve diminuisce l’albedo, aumentando l’assorbimento di radiazione solare e accelerando la fusione del ghiaccio sottostante, un processo che contribuisce ulteriormente al ritiro del ghiacciaio.
- Caratteristiche morfologiche e glaciologiche: La superficie del ghiacciaio appare frammentata, con crepacci visibili e una colorazione che varia dal bianco al grigio-azzurro. La presenza di ghiaccio scuro indica una perdita di neve superficiale, che ha un’albedo elevata e protegge il ghiaccio sottostante dalla fusione, e un’esposizione prolungata del ghiaccio glaciale, che assorbe più radiazione solare e accelera la fusione. I crepacci, meno pronunciati rispetto a un ghiacciaio in condizioni più dinamiche, suggeriscono un rallentamento del flusso glaciale, un fenomeno tipico di ghiacciai in fase di recessione avanzata, dove la riduzione della massa e dello spessore del ghiaccio limita la sua capacità di muoversi sotto l’effetto della gravità. Le aree rocciose esposte intorno al ghiacciaio, visibili sia a quote basse che alte, sono un ulteriore indicatore del ritiro, con la linea di confine tra il ghiacciaio e la roccia che si è spostata verso l’alto rispetto al passato.
- Il lago proglaciale: Il lago proglaciale di colore turchese, visibile in primo piano, è un elemento distintivo dei ghiacciai in ritiro. La colorazione turchese è dovuta alla presenza di farina glaciale, particelle fini di roccia sospese nell’acqua, che riflettono la luce in modo caratteristico. La formazione del lago è il risultato dell’acqua di fusione del ghiacciaio, che si accumula in depressioni create dal ritiro del ghiaccio. La separazione del ghiacciaio dal lago, come descritto nella didascalia, indica che il fronte del ghiacciaio si è ritirato verso l’alto, lasciando una distanza significativa tra il ghiaccio e l’acqua. Questo fenomeno è tipico dei ghiacciai alpini in fase di recessione avanzata, dove la perdita di massa riduce l’estensione del ghiacciaio e interrompe il contatto diretto con il lago proglaciale.
Contesto climatico e integrazione con i dati precedenti
La fotografia del Vadret da Palü nell’ottobre 2023 è coerente con le tendenze di recessione descritte nei paragrafi precedenti, che documentano le condizioni climatiche estreme degli anni idrologici 2021/22 e 2022/23:
- Paragrafo 4.2 (2021/22): Descrive un’ablazione eccezionale nel 2021/22, con tassi di fusione tra il 50% e il 120% superiori alla media 2010-2020, e una perdita di volume del 6% per i ghiacciai svizzeri. Anche le aree più alte, come quelle del Jungfraujoch, hanno registrato per la prima volta un bilancio di massa negativo, un fenomeno che si riflette nella separazione del Vadret da Palü dal firn, visibile nella fotografia. La perdita di neve nelle zone di accumulo, come descritto per l’Allalingletscher nel paragrafo 4.4, è un fenomeno analogo, con la linea di neve transitoria che ha raggiunto le altitudini più elevate del ghiacciaio.
- Paragrafo 4.3 (2022/23): Riporta un’ablazione meno estrema nel 2022/23, con tassi di fusione dal 30% al 70% superiori alla media 2010-2020, ma con una fusione prolungata fino a ottobre 2023 a causa di temperature elevate. La perdita di volume del 4% per i ghiacciai svizzeri in questo anno contribuisce al ritiro osservato nella fotografia, con il ghiacciaio che si è ritirato ulteriormente dal lago. La fusione protrattasi fino a ottobre, come descritto nel paragrafo 4.3, è coerente con la data della fotografia, che mostra un ghiacciaio privo di neve fresca e con ampie aree di ghiaccio esposto.
I dati dell’Allalingletscher, riportati nelle Tabelle 4.3 e 4.4, offrono un parallelo utile per interpretare l’evoluzione del Vadret da Palü. La Tabella 4.3 mostra bilanci di massa annuali negativi per l’Allalingletscher, con valori medi di -2455 mm w.e. nel 2021/22 e -1882 mm w.e. nel 2022/23, e una perdita di massa più marcata a quote basse, dove l’ablazione estiva è più intensa. Questo è simile al ritiro del Vadret da Palü dal lago, che si verifica a quote più basse. La Tabella 4.4 evidenzia bilanci di massa negativi anche a quote elevate (ad esempio, -1723 mm w.e. a 3367 m s.l.m. nel 2022/23), un fenomeno che si riflette nella separazione del Vadret da Palü dal firn, indicando un’ablazione generalizzata anche nelle zone di accumulo.
Implicazioni scientifiche e ambientali
La fotografia del Vadret da Palü documenta un ritiro drammatico del ghiacciaio, con implicazioni significative per l’ambiente alpino:
- Risorse idriche: La riduzione del ghiacciaio diminuisce la quantità di acqua di fusione disponibile durante l’estate, con ripercussioni sui fiumi e i bacini idrici che dipendono dal flusso glaciale. Questo è particolarmente rilevante per la produzione idroelettrica, come nel caso del bacino di Mattmark, alimentato dall’Allalingletscher, descritto nel paragrafo 4.4.
- Stabilità geomorfologica: Il ritiro del ghiacciaio espone nuove aree rocciose, aumentando il rischio di instabilità dei versanti e di eventi come frane o colate detritiche. La formazione di laghi proglaciali, come quello visibile nella fotografia, rappresenta un rischio aggiuntivo, poiché un collasso improvviso delle sponde del lago potrebbe causare inondazioni a valle.
- Ecosistemi: La perdita di habitat glaciale minaccia la biodiversità alpina, in particolare le specie adattate a vivere in ambienti freddi, come i microorganismi e gli insetti che dipendono dal ghiaccio per il loro ciclo vitale.
- Feedback climatici: La separazione dal firn e la perdita di neve riducono l’albedo del ghiacciaio, aumentando l’assorbimento di radiazione solare e accelerando la fusione, un feedback positivo che contribuisce ulteriormente al ritiro del ghiacciaio.
Dal punto di vista scientifico, la fotografia del Vadret da Palü rappresenta un caso studio emblematico della crisi dei ghiacciai alpini, con una perdita di massa che si inserisce nella tendenza più ampia descritta nei paragrafi 4.2 e 4.3, che riportano una perdita complessiva di un decimo del volume glaciale svizzero in due anni (6% nel 2022 e 4% nel 2023). La documentazione visiva, combinata con i dati quantitativi dell’Allalingletscher, sottolinea l’urgenza di approfondire le ricerche sulla dinamica glaciale e di sviluppare strategie di adattamento per affrontare le conseguenze della deglaciazione, sia in termini di gestione delle risorse idriche sia di protezione degli ecosistemi e delle comunità montane.
Conclusioni
La fotografia del Vadret da Palü nell’ottobre 2023 offre una testimonianza visiva dell’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, documentando un ritiro drammatico del ghiacciaio, che si è ritirato al punto da emergere dal lago proglaciale e separarsi parzialmente dal firn. La perdita di neve nelle zone di accumulo, visibile come una riduzione della copertura nevosa e un’esposizione del ghiaccio glaciale, è coerente con i dati dei paragrafi 4.2 e 4.3, che descrivono un accumulo nevoso insufficiente e un’ablazione estiva intensa, protrattasi fino a ottobre 2023. Il ritiro dal lago, evidenziato dalla distanza tra il fronte del ghiacciaio e l’acqua, riflette la perdita di massa complessiva del ghiacciaio, un fenomeno analogo alla recessione dell’Allalingletscher descritta nelle Tabelle 4.3 e 4.4. Questi cambiamenti hanno implicazioni significative per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la biodiversità delle regioni montane, sottolineando l’urgenza di strategie di mitigazione e adattamento per affrontare le conseguenze della deglaciazione nelle Alpi svizzere.
4.5 Ghiacciaio del Basòdino
Introduzione
Il Ghiacciaio del Basòdino, situato nella regione meridionale delle Alpi svizzere, rappresenta un piccolo ghiacciaio montano con esposizione nord-orientale, il cui corpo principale si estende attualmente su una superficie di circa 1,6 km², con un’altitudine che varia tra i 2600 e i 3186 metri sopra il livello del mare. Studi dettagliati sul bilancio di massa di questo ghiacciaio sono stati condotti in maniera sistematica a partire dal 1991, sebbene la ricostruzione delle variazioni volumetriche, con una risoluzione temporale decennale, sia stata estesa retroattivamente fino al 1929, come documentato da Bauder et al. (2007). La disponibilità di carte topografiche e rilievi fotogrammetrici, relativi agli anni 1929, 1949, 1971, 1985, 1991, 2002, 2008, 2013, 2014, 2018 e 2021, ha permesso di tracciare un quadro evolutivo dettagliato della sua morfologia e dinamica glaciale nel corso del XX e XXI secolo. Inoltre, un’importante rianalisi e omogeneizzazione dei dati stagionali relativi al bilancio di massa puntiforme e alle variazioni di volume del ghiaccio, condotta da Huss et al. (2015) per il periodo compreso tra il 1961 e il 2007, ha fornito una base robusta per successive valutazioni annuali, aggiornate con metodologie coerenti fino ai giorni nostri (GLAMOS, 2023a). Questo rigoroso lavoro di monitoraggio ha recentemente portato il Ghiacciaio del Basòdino a essere incluso dal World Glacier Monitoring Service (WGMS) nella prestigiosa lista dei ghiacciai di riferimento globale, caratterizzati da serie di misurazioni continue che si protraggono per oltre tre decenni, sottolineandone così il valore scientifico per lo studio delle dinamiche glaciali e dei cambiamenti climatici su scala planetaria.

Analisi della Figura 4.7: Topografia superficiale e rete di osservazione del Ghiacciaio del Basòdino
La Figura 4.7 presenta una rappresentazione cartografica dettagliata della topografia superficiale del Ghiacciaio del Basòdino, un piccolo ghiacciaio montano situato nella porzione meridionale delle Alpi svizzere, con esposizione prevalente a nord-est. La mappa, che integra dati topografici e informazioni sulla rete di monitoraggio, offre un quadro essenziale per comprendere la morfologia del ghiacciaio e il sistema di osservazioni utilizzato per studiarne le dinamiche evolutive, in particolare nell’ambito delle indagini sul bilancio di massa e sulle variazioni volumetriche condotte a partire dal 1929.
Rappresentazione topografica
La superficie del ghiacciaio è delineata attraverso un sistema di curve di livello (isolinee) che rappresentano l’altitudine in metri sopra il livello del mare (m a.s.l.), con intervalli regolari che variano tra i 2700 e i 3100 m. Queste curve, etichettate con valori altimetrici specifici (2700, 2800, 2900, 3000 e 3100 m), evidenziano la distribuzione altitudinale del ghiacciaio, che si estende su un intervallo verticale compreso tra i 2600 e i 3186 m, come riportato nella descrizione introduttiva. La parte più elevata del ghiacciaio, prossima ai 3100 m, si trova nella porzione occidentale della mappa, mentre la lingua glaciale scende gradualmente verso est, raggiungendo quote inferiori intorno ai 2700 m. La densità delle curve di livello varia lungo la superficie: in alcune aree, come nella zona centrale e occidentale, le isolinee sono più ravvicinate, indicando pendenze più accentuate e una topografia più complessa, mentre nelle regioni orientali e meridionali, dove le curve si distanziano, il terreno appare più dolce e uniforme. Il contorno esterno del ghiacciaio, che delimita un’area di circa 1,6 km², riflette la sua forma irregolare, tipica dei ghiacciai montani alpini, con una lunghezza massima stimabile in circa 1,5-2 km, come suggerito dalla scala riportata in basso a destra (0-1 km).
Rete di osservazione
Un elemento centrale della figura è la rete di osservazione, rappresentata da una serie di punti numerati da 1 a 12, distribuiti strategicamente sulla superficie del ghiacciaio. Questi punti, indicati con cerchi neri, corrispondono a siti di misurazione utilizzati per il monitoraggio del bilancio di massa, un parametro fondamentale che quantifica la differenza tra l’accumulo di neve (durante i periodi di precipitazione nevosa) e l’ablazione del ghiaccio (dovuta a scioglimento o sublimazione). La disposizione dei punti copre un’ampia gamma di altitudini e zone del ghiacciaio, garantendo una rappresentatività spaziale dei dati raccolti. Ad esempio, il punto 1 si trova a un’altitudine di circa 2900 m, vicino al bordo occidentale, mentre il punto 12 è posizionato a una quota inferiore, intorno ai 2800 m, nella parte meridionale. Punti come il numero 8, situato a circa 2900 m nella zona nord-occidentale, e il numero 10, a 2700 m nella parte orientale, riflettono la necessità di monitorare sia le aree di accumulo (più alte) che quelle di ablazione (più basse). Inoltre, un punto etichettato con la lettera “A”, localizzato a circa 2900 m nella zona centrale, potrebbe rappresentare una stazione di riferimento primaria, potenzialmente equipaggiata con strumenti per misurazioni continue, come sensori meteorologici o dispositivi per la stima dello spessore del ghiaccio, sebbene la figura non fornisca dettagli specifici su questa stazione.
Sistema di riferimento e orientamento
La mappa è georeferenziata utilizzando il sistema di coordinate UTM (Universal Transverse Mercator), con valori riportati lungo i bordi: sull’asse orizzontale, le coordinate variano da 141950 a 142050, mentre sull’asse verticale si estendono da 96000 a 96189. Questo sistema consente una localizzazione precisa del ghiacciaio all’interno del contesto geografico alpino. La scala grafica, posta in basso a destra, indica che una distanza di 1 km sulla mappa corrisponde alla lunghezza della barra, permettendo di stimare le dimensioni reali del ghiacciaio e la distribuzione spaziale dei punti di osservazione. L’orientamento della mappa è indicato dalla freccia del nord geografico (“N”), che conferma l’esposizione nord-orientale del ghiacciaio, un fattore chiave per la sua dinamica, poiché tale orientamento tende a ridurre l’esposizione diretta alla radiazione solare, rallentando i processi di ablazione rispetto a ghiacciai con esposizione meridionale.
Contesto scientifico e significato
La Figura 4.7 si inserisce nel contesto delle indagini a lungo termine condotte sul Ghiacciaio del Basòdino, che hanno avuto inizio con rilievi volumetrici decennali a partire dal 1929 e si sono intensificate con misurazioni sistematiche del bilancio di massa dal 1991. I dati topografici rappresentati nella mappa derivano probabilmente da rilievi fotogrammetrici e carte topografiche disponibili per gli anni 1929, 1949, 1971, 1985, 1991, 2002, 2008, 2013, 2014, 2018 e 2021, come riportato nella documentazione scientifica (Bauder et al., 2007; Huss et al., 2015). La rete di osservazione illustrata nella figura è essenziale per la raccolta di dati puntuali sul bilancio di massa, che vengono poi utilizzati per calcolare il bilancio netto del ghiacciaio su base stagionale e annuale, secondo metodologie standardizzate (GLAMOS, 2023a). Questi dati hanno permesso di includere il Ghiacciaio del Basòdino nella lista dei ghiacciai di riferimento globale del World Glacier Monitoring Service (WGMS), un riconoscimento del suo valore scientifico come sito con una serie di misurazioni continue che si estende per oltre 30 anni. Tale status sottolinea l’importanza del ghiacciaio come indicatore dei cambiamenti climatici, poiché le variazioni nel suo volume e nella sua estensione riflettono direttamente l’impatto delle oscillazioni termiche e delle precipitazioni nevose su scala regionale e globale.
Conclusioni
In sintesi, la Figura 4.7 offre una visione integrata della topografia e del sistema di monitoraggio del Ghiacciaio del Basòdino, evidenziando la complessità della sua superficie e l’accuratezza della rete di osservazione. La combinazione di dati altimetrici e punti di misurazione fornisce una base solida per analizzare l’evoluzione del ghiacciaio nel tempo, contribuendo alla comprensione delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La mappa rappresenta quindi uno strumento fondamentale per i glaciologi e i climatologi che studiano i ghiacciai alpini come sentinelle degli impatti ambientali su scala planetaria.
Indagini condotte nel periodo 2021/22 sul Ghiacciaio del Basòdino
Le attività di monitoraggio del Ghiacciaio del Basòdino per l’anno idrologico 2021/22 si sono protratte dal 10 settembre 2021 al 16 settembre 2022, coprendo un intero ciclo stagionale per valutare le variazioni del bilancio di massa del ghiacciaio in risposta alle condizioni climatiche. Durante questo periodo, è stata effettuata una campagna di rilevamento primaverile, il 20 aprile 2022, specificamente dedicata alla quantificazione dell’accumulo nevoso invernale, un parametro cruciale per determinare la componente di accumulo nel bilancio di massa glaciale. Tale campagna ha previsto la misurazione della profondità del manto nevoso in 110 punti distribuiti sulla superficie del ghiacciaio, al fine di ottenere una stima rappresentativa della variabilità spaziale dell’accumulo. Parallelamente, è stata determinata la densità media del manto nevoso attraverso un’analisi diretta condotta nel cuore del ghiacciaio, in corrispondenza del palo di misurazione numero 5, mediante l’utilizzo di una sonda a carotaggio. Questo metodo ha permesso di estrarre campioni di neve intatti, dai quali è stato possibile calcolare la densità media, un dato essenziale per convertire le misurazioni di profondità in equivalenti di massa d’acqua, contribuendo così a una valutazione accurata dell’accumulo stagionale. Per quanto riguarda il bilancio di massa annuale, le misurazioni sono state effettuate utilizzando una rete di 10 pali di ablazione, strategicamente posizionati per coprire diverse zone altitudinali e dinamiche del ghiacciaio, consentendo di monitorare sia i processi di accumulo che quelli di ablazione lungo l’intero periodo di studio. Inoltre, durante la stagione di scioglimento estiva, sono state condotte quattro visite sul campo supplementari, nelle date del 7 e 13 luglio, nonché del 9 e 20 agosto 2022, al fine di effettuare letture intermedie dei pali di misurazione e procedere alla loro sostituzione o perforazione, qualora necessario. Queste campagne intermedie hanno permesso di acquisire dati dettagliati sull’evoluzione temporale dell’ablazione, fornendo un quadro più completo delle dinamiche di scioglimento del ghiacciaio in risposta alle condizioni meteorologiche estive e contribuendo alla validazione dei modelli di bilancio di massa per l’anno idrologico in esame.
Indagini condotte nel periodo 2022/23 sul Ghiacciaio del Basòdino
Le attività di monitoraggio del Ghiacciaio del Basòdino per l’anno idrologico 2022/23 si sono svolte nell’intervallo temporale compreso tra il 16 settembre 2022 e il 5 ottobre 2023, coprendo un periodo di osservazione completo per analizzare le variazioni del bilancio di massa del ghiacciaio in relazione alle condizioni climatiche stagionali. La valutazione del bilancio invernale, che rappresenta la componente di accumulo del bilancio di massa, è stata effettuata il 19 aprile 2023 attraverso un’accurata campagna di rilevamento sul campo. Durante questa campagna, sono state condotte misurazioni della profondità del manto nevoso in 126 punti distribuiti strategicamente sulla superficie del ghiacciaio, al fine di ottenere una caratterizzazione spaziale dettagliata dell’accumulo nevoso invernale. Parallelamente, la densità media del manto nevoso è stata determinata nel sito di misurazione numero 5, situato nella zona centrale del ghiacciaio, mediante l’impiego di una sonda a carotaggio. Questo metodo ha permesso di estrarre campioni di neve intatti, dai quali è stata calcolata una densità media pari a 341 kg m⁻³, un valore fondamentale per convertire le misurazioni di profondità in equivalenti di massa d’acqua e per stimare con precisione l’apporto di massa derivante dall’accumulo nevoso. Durante la stagione estiva di scioglimento, sono state effettuate tre visite sul campo aggiuntive, nelle date del 18 luglio, 20 agosto e 5 settembre 2023, con l’obiettivo di monitorare l’evoluzione dei processi di ablazione e raccogliere dati intermedi sull’andamento dello scioglimento del ghiaccio. Queste campagne hanno permesso di osservare le variazioni temporali della superficie glaciale in risposta alle condizioni meteorologiche estive, fornendo informazioni cruciali per la comprensione delle dinamiche di ablazione. Il bilancio di massa annuale, che integra sia l’accumulo invernale che l’ablazione estiva, è stato calcolato utilizzando i dati raccolti da tutti i 10 pali di misurazione ancora presenti sul ghiacciaio, i quali costituiscono la rete di monitoraggio principale per valutare le variazioni nette di massa. Questo approccio sistematico, combinato con la distribuzione spaziale e temporale delle misurazioni, ha garantito una stima robusta del bilancio di massa per l’anno idrologico 2022/23, contribuendo alla continuità della serie di dati a lungo termine che rende il Ghiacciaio del Basòdino un sito di riferimento per gli studi glaciologici a livello globale.

Analisi della Figura 4.8: Bilancio di massa specifico medio annuale e cumulativo del Ghiacciaio del Basòdino (1991-2023)
La Figura 4.8 presenta un’analisi grafica dettagliata dell’evoluzione del bilancio di massa del Ghiacciaio del Basòdino, un piccolo ghiacciaio montano situato nelle Alpi svizzere meridionali, nel periodo compreso tra il 1991 e il 2023. Il grafico integra due serie di dati complementari: il bilancio di massa specifico medio annuale, rappresentato mediante barre, e il bilancio di massa cumulativo, illustrato tramite una linea tratteggiata con punti. Questi dati, espressi in metri di equivalente in acqua (m w.e., “meters water equivalent”), forniscono un quadro chiaro delle dinamiche di accumulo e ablazione del ghiacciaio, evidenziando il suo stato di salute e la sua risposta alle variazioni climatiche su scala pluridecennale.
Struttura del grafico e parametri rappresentati
Il grafico si articola su due assi verticali distinti, ciascuno associato a una delle due serie di dati. L’asse orizzontale rappresenta il periodo temporale di osservazione, che si estende dal 1991 al 2023, coprendo 32 anni di misurazioni continue, un intervallo che giustifica l’inclusione del Ghiacciaio del Basòdino tra i ghiacciai di riferimento globale del World Glacier Monitoring Service (WGMS). L’asse verticale sinistro riporta il bilancio di massa specifico medio annuale, con valori che variano da 0 a -3 m w.e., un’unità che quantifica la variazione netta di massa per unità di superficie del ghiacciaio in un dato anno idrologico, calcolata come differenza tra l’accumulo (principalmente neve invernale) e l’ablazione (scioglimento estivo e sublimazione). L’asse verticale destro, invece, rappresenta il bilancio di massa cumulativo, con valori che si estendono da 0 a -20 m w.e., indicando la somma progressiva del bilancio di massa specifico annuale a partire dal 1991, e offrendo una misura della perdita o del guadagno totale di massa del ghiacciaio nel corso del periodo di studio.
Bilancio di massa specifico medio annuale
Le barre grigie illustrano il bilancio di massa specifico medio per ciascun anno, un parametro fondamentale per valutare la dinamica annuale del ghiacciaio. Questo valore è ottenuto normalizzando la variazione netta di massa (accumulo meno ablazione) sull’intera superficie del ghiacciaio, che nel caso del Basòdino è di circa 1,6 km². L’andamento delle barre rivela una predominanza di valori negativi lungo tutto il periodo di osservazione, indicando che, nella maggior parte degli anni, l’ablazione ha superato l’accumulo, con conseguenti perdite di massa nette. La variabilità interannuale è significativa: in alcuni anni, come il 2003, il 2017 e il 2023, il bilancio di massa specifico raggiunge valori particolarmente negativi, prossimi a -2,5 o -3 m w.e., suggerendo condizioni climatiche avverse, probabilmente caratterizzate da estati eccezionalmente calde o da inverni con precipitazioni nevose ridotte. Al contrario, in pochi anni, come il 1995, il 2013 e il 2014, il bilancio si avvicina allo zero o diventa leggermente positivo, indicando un equilibrio tra accumulo e ablazione o un modesto guadagno di massa, potenzialmente associato a inverni più nevosi o a estati più fresche. Negli ultimi anni del periodo di studio (dal 2015 al 2023), si osserva una tendenza verso perdite di massa più marcate, con valori spesso inferiori a -1 m w.e., un segnale che potrebbe riflettere un’accelerazione dei processi di ablazione in risposta al riscaldamento climatico globale.
Bilancio di massa cumulativo
La linea tratteggiata con punti rappresenta il bilancio di massa cumulativo, calcolato come somma progressiva del bilancio di massa specifico medio annuale a partire dal 1991, anno di riferimento per questa serie di dati. L’andamento della linea mostra una chiara traiettoria decrescente, passando da un valore iniziale di 0 m w.e. nel 1991 a circa -20 m w.e. nel 2023, evidenziando una perdita di massa complessiva di circa 20 metri di equivalente in acqua in 32 anni. Questo trend riflette un ritiro significativo del ghiacciaio, con una riduzione del suo volume e, presumibilmente, della sua estensione superficiale. Analizzando l’evoluzione temporale, si nota che nei primi anni (1991-2000) la perdita cumulativa è relativamente graduale, con una diminuzione di circa 5 m w.e. in un decennio. A partire dal 2000, tuttavia, la pendenza della linea diventa più ripida, indicando un’accelerazione della perdita di massa: tra il 2000 e il 2010, la perdita cumulativa aumenta di circa 7-8 m w.e., e tra il 2010 e il 2023 di ulteriori 7-8 m w.e. I tratti della linea con discese più marcate corrispondono agli anni con bilanci annuali particolarmente negativi, come il 2003 e il 2023, confermando l’influenza di eventi climatici estremi sulla dinamica glaciale.
Contesto scientifico e metodologico
I dati rappresentati nella Figura 4.8 derivano dalle campagne di monitoraggio condotte sul Ghiacciaio del Basòdino, che, come descritto in precedenza, includono misurazioni sistematiche del bilancio di massa a partire dal 1991. Le indagini annuali, come quelle effettuate negli anni idrologici 2021/22 e 2022/23, prevedono rilevamenti della profondità e della densità del manto nevoso in primavera (ad esempio, 110 punti nel 2021/22 e 126 punti nel 2022/23) e misurazioni dell’ablazione estiva tramite pali di misurazione (10 pali utilizzati in entrambi gli anni). Questi dati, raccolti con metodologie standardizzate (GLAMOS, 2023a), sono stati utilizzati per calcolare il bilancio di massa specifico medio annuale e, di conseguenza, il bilancio cumulativo. La continuità e la qualità di questa serie di dati hanno permesso al Ghiacciaio del Basòdino di essere incluso tra i ghiacciai di riferimento globale del WGMS, un riconoscimento della sua importanza per lo studio delle dinamiche glaciali e dei cambiamenti climatici su scala planetaria.
Implicazioni e significato
Il trend di perdita di massa persistente evidenziato dalla Figura 4.8 è un indicatore inequivocabile del deterioramento del Ghiacciaio del Basòdino, in linea con le tendenze di deglaciazione osservate a livello globale, in particolare nelle Alpi, dove il riscaldamento climatico sta causando un aumento delle temperature estive e una riduzione delle precipitazioni nevose invernali. La perdita cumulativa di 20 m w.e. in 32 anni corrisponde a una riduzione significativa del volume del ghiacciaio, che potrebbe tradursi in un ritiro della sua estensione superficiale e in un assottigliamento del corpo glaciale. Questo processo ha implicazioni non solo per il ghiacciaio stesso, ma anche per gli ecosistemi alpini, le risorse idriche locali (poiché i ghiacciai fungono da serbatoi naturali di acqua) e il turismo montano. Inoltre, il trend di accelerazione della perdita di massa negli ultimi anni (dal 2015 al 2023) suggerisce che gli effetti del cambiamento climatico si stanno intensificando, con possibili conseguenze irreversibili per la sopravvivenza del ghiacciaio nel lungo termine.
Conclusioni
La Figura 4.8 offre una rappresentazione chiara e quantitativa della traiettoria di declino del Ghiacciaio del Basòdino nel periodo 1991-2023, con un bilancio di massa specifico medio annuale prevalentemente negativo e un bilancio cumulativo che evidenzia una perdita totale di circa 20 m w.e. La variabilità interannuale riflette l’influenza di fattori climatici, come temperature estive elevate o inverni con scarso accumulo nevoso, mentre l’andamento cumulativo sottolinea un ritiro progressivo e accelerato del ghiacciaio, coerente con le tendenze globali di deglaciazione. Questi dati sottolineano l’urgenza di approfondire gli studi sui ghiacciai alpini come indicatori del cambiamento climatico e di adottare misure per mitigarne gli impatti, al fine di preservare questi preziosi sistemi naturali e i servizi ecosistemici che forniscono.
Analisi dettagliata della Tabella 4.5: Bilancio di massa invernale e annuale del Ghiacciaio del Basòdino per fasce altitudinali negli anni idrologici 2021/22 e 2022/23
La Tabella 4.5 presenta un’analisi quantitativa del bilancio di massa del Ghiacciaio del Basòdino, un piccolo ghiacciaio montano situato nelle Alpi svizzere meridionali, per due anni idrologici consecutivi: 2021/22 e 2022/23. I dati sono organizzati per fasce altitudinali e includono l’area del ghiacciaio, l’accumulo di massa durante l’inverno e la variazione netta di massa su base annuale, espressi in millimetri di equivalente in acqua, un’unità che rappresenta la quantità di acqua che si otterrebbe sciogliendo la neve o il ghiaccio. Questi valori sono stati determinati in base ai periodi di misurazione definiti dalle date delle campagne sul campo, offrendo un quadro dettagliato delle dinamiche di accumulo e ablazione del ghiacciaio in relazione alla sua distribuzione altitudinale e alle condizioni climatiche dei due anni considerati.
Struttura e organizzazione dei dati
La tabella è strutturata in modo da suddividere il ghiacciaio in fasce altitudinali, che si estendono da 2500 a 3200 metri sopra il livello del mare, con intervalli di 100 metri. Per ciascuna fascia, vengono riportati tre parametri principali per entrambi gli anni idrologici: l’area del ghiacciaio in chilometri quadrati, l’accumulo di massa invernale in millimetri di equivalente in acqua, che rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno, e la variazione netta di massa annuale, anch’essa in millimetri di equivalente in acqua, che riflette la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. Una riga finale sintetizza i valori medi per l’intero ghiacciaio, coprendo l’intervallo altitudinale complessivo da 2500 a 3200 metri. I periodi di misurazione corrispondono a quelli descritti in precedenza: l’anno idrologico 2021/22 si estende dal 10 settembre 2021 al 16 settembre 2022, mentre l’anno 2022/23 va dal 16 settembre 2022 al 5 ottobre 2023.
Analisi dei dati per l’anno idrologico 2021/22
Per l’anno idrologico 2021/22, l’area totale del ghiacciaio è stimata in 1,640 chilometri quadrati, con una distribuzione altitudinale che vede la fascia più estesa tra 2800 e 2900 metri, con 0,394 chilometri quadrati, e la meno estesa tra 2500 e 2600 metri, con appena 0,001 chilometri quadrati. Questo indica che la maggior parte della superficie del ghiacciaio si concentra a quote intermedie, mentre a quote più basse l’estensione è minima, probabilmente a causa del ritiro progressivo del ghiacciaio verso altitudini più elevate. L’accumulo di massa invernale medio per l’intero ghiacciaio è di 718 millimetri di equivalente in acqua, con variazioni significative tra le fasce altitudinali. A quote più basse, tra 2500 e 2600 metri, l’accumulo invernale è di 615 millimetri di equivalente in acqua, un valore relativamente basso che potrebbe essere attribuito a temperature più elevate e a una minore quantità di precipitazioni nevose. A quote più alte, tra 3000 e 3100 metri, l’accumulo raggiunge 803 millimetri di equivalente in acqua, riflettendo condizioni più favorevoli per la deposizione e la conservazione della neve, grazie a temperature più fredde e a precipitazioni più abbondanti. La variazione netta di massa annuale media è di -3778 millimetri di equivalente in acqua, un valore fortemente negativo che indica una perdita di massa significativa su scala annuale. Questa perdita è osservabile in tutte le fasce altitudinali, con una maggiore intensità a quote più basse: tra 2500 e 2600 metri, la variazione netta è di -3343 millimetri di equivalente in acqua, mentre tra 3000 e 3100 metri è di -3734 millimetri di equivalente in acqua, suggerendo che anche a quote più elevate l’ablazione estiva ha superato l’accumulo invernale, probabilmente a causa di temperature estive elevate e di un’intensa fusione del ghiaccio.
Analisi dei dati per l’anno idrologico 2022/23
Nell’anno idrologico 2022/23, l’area totale del ghiacciaio si riduce a 1,544 chilometri quadrati, un decremento di circa il 6% rispetto all’anno precedente, che rappresenta un segnale evidente del ritiro del ghiacciaio. La fascia altitudinale più bassa, tra 2500 e 2600 metri, non presenta più alcuna area, indicando che il ghiacciaio si è completamente ritirato da questa quota, un fenomeno coerente con il trend di deglaciazione in atto. La distribuzione dell’area rimane simile a quella dell’anno precedente, con la fascia tra 2800 e 2900 metri che rimane la più estesa, con 0,384 chilometri quadrati. L’accumulo di massa invernale medio aumenta a 784 millimetri di equivalente in acqua, un incremento di circa il 9% rispetto ai 718 millimetri dell’anno precedente, suggerendo un inverno più favorevole all’accumulo di neve. A quote più basse, tra 2600 e 2700 metri, l’accumulo è di 748 millimetri di equivalente in acqua, mentre a quote più alte, tra 3000 e 3100 metri, raggiunge 809 millimetri di equivalente in acqua, un valore leggermente superiore rispetto al 2021/22, che potrebbe riflettere precipitazioni nevose più abbondanti o temperature invernali più rigide. La variazione netta di massa annuale media è di -2639 millimetri di equivalente in acqua, una perdita di massa meno marcata rispetto ai -3778 millimetri dell’anno precedente, con una riduzione di circa il 30% in termini assoluti. Tuttavia, il valore rimane negativo in tutte le fasce altitudinali: tra 2600 e 2700 metri, la variazione netta è di -2874 millimetri di equivalente in acqua, mentre tra 3000 e 3100 metri è di -2488 millimetri di equivalente in acqua, indicando che a quote più alte la perdita di massa è stata più contenuta, probabilmente grazie a un maggiore accumulo invernale e a una minore ablazione estiva.
Confronto tra i due anni idrologici
Il confronto tra i due anni idrologici rivela alcune tendenze significative. La riduzione dell’area totale del ghiacciaio da 1,640 a 1,544 chilometri quadrati, accompagnata dalla scomparsa della fascia altitudinale più bassa, conferma il ritiro progressivo del ghiacciaio verso quote più alte, un fenomeno in linea con il trend di perdita di massa cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1991 al 2023, come mostrato in precedenza. L’aumento dell’accumulo invernale medio da 718 a 784 millimetri di equivalente in acqua suggerisce che l’inverno 2022/23 è stato più favorevole alla deposizione di neve, un’osservazione supportata anche dalla densità media del manto nevoso di 341 chilogrammi per metro cubo misurata nel 2022/23, che potrebbe indicare una neve più compatta e densa rispetto all’anno precedente. La variazione netta di massa annuale mostra un miglioramento relativo, con una perdita di massa ridotta da -3778 a -2639 millimetri di equivalente in acqua, suggerendo che il 2022/23 è stato un anno meno critico per il ghiacciaio, forse a causa di un’estate meno calda o di un maggiore accumulo invernale che ha parzialmente compensato l’ablazione. Tuttavia, il bilancio annuale rimane fortemente negativo, indicando che il ghiacciaio continua a perdere massa in modo significativo.
Contesto scientifico e metodologico
I dati riportati nella tabella derivano dalle campagne di monitoraggio condotte sul Ghiacciaio del Basòdino, che prevedono misurazioni sistematiche della profondità e della densità del manto nevoso in primavera, con 110 punti di rilevamento nel 2021/22 e 126 punti nel 2022/23, e il monitoraggio dell’ablazione estiva tramite 10 pali di misurazione distribuiti sulla superficie del ghiacciaio. Queste campagne, condotte con metodologie standardizzate, permettono di calcolare l’accumulo invernale e la variazione netta di massa annuale per ciascuna fascia altitudinale, fornendo una base solida per l’analisi delle dinamiche glaciali. La perdita di massa osservata in entrambi gli anni è coerente con l’impatto del cambiamento climatico, che si manifesta attraverso temperature estive più elevate, che favoriscono un’ablazione intensa, e un accumulo invernale spesso insufficiente a compensare le perdite, a causa di una riduzione delle precipitazioni nevose o di una maggiore frequenza di eventi di pioggia a quote elevate.
Implicazioni e significato
I dati della Tabella 4.5 sottolineano la vulnerabilità del Ghiacciaio del Basòdino al riscaldamento globale, evidenziando un trend di deglaciazione che si manifesta non solo nella perdita di massa, ma anche nella riduzione dell’area e nel ritiro verso quote più alte. Questo processo ha implicazioni significative per gli ecosistemi alpini, che dipendono dai ghiacciai per la regolazione del flusso idrico, per le risorse idriche locali, che si basano sulla fusione glaciale per l’approvvigionamento di acqua durante i mesi estivi, e per il turismo montano, che potrebbe subire un impatto negativo dalla scomparsa di questi paesaggi glaciali. La riduzione dell’area e la perdita di massa persistente, anche in un anno relativamente meno critico come il 2022/23, suggeriscono che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi nei prossimi decenni, con il rischio di una scomparsa completa se le attuali tendenze climatiche non verranno mitigate.
Conclusioni
La Tabella 4.5 evidenzia una perdita di massa netta significativa del Ghiacciaio del Basòdino in entrambi gli anni idrologici, con una variazione netta di massa annuale media di -3778 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 e di -2639 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23. Sebbene il 2022/23 mostri un miglioramento, con un maggiore accumulo invernale e una perdita di massa meno marcata, il trend complessivo rimane negativo, accompagnato da una riduzione dell’area del ghiacciaio e dal suo ritiro verso quote più alte. Questi dati confermano il progressivo declino del ghiacciaio, in linea con le tendenze di deglaciazione osservate nelle Alpi, e sottolineano l’urgenza di approfondire gli studi sui ghiacciai come indicatori del cambiamento climatico e di adottare misure per mitigarne gli impatti.
Analisi dettagliata della Tabella 4.6: Misure individuali del bilancio di massa invernale e annuale del Ghiacciaio del Basòdino per i periodi 2021/22 e 2022/23
La Tabella 4.6 presenta un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Ghiacciaio del Basòdino, un piccolo ghiacciaio montano situato nelle Alpi svizzere meridionali, per due anni idrologici consecutivi: 2021/22 e 2022/23. I dati sono stati raccolti in corrispondenza di specifici punti di osservazione, identificati come pali di misurazione, e includono informazioni sul bilancio di massa invernale, che rappresenta l’accumulo di neve durante l’inverno, e sul bilancio di massa annuale, che quantifica la variazione netta di massa risultante dalla differenza tra accumulo e ablazione su base annuale. Questi valori, espressi in millimetri di equivalente in acqua (mm w.e.), sono stati determinati per ciascun palo, fornendo un quadro spazialmente dettagliato delle dinamiche glaciali in relazione alla posizione e all’altitudine, e contribuendo alla comprensione dell’evoluzione del ghiacciaio in un contesto di cambiamento climatico.
Struttura e organizzazione dei dati
La tabella è strutturata in modo da riportare, per ciascun palo di misurazione, una serie di informazioni chiave. Le colonne includono l’identificativo del palo (numerato da 1 a 12), il periodo idrologico di riferimento (2021/22 o 2022/23), le date di inizio, di rilevamento primaverile e di fine del periodo di misurazione, le coordinate spaziali e altitudinali del palo (espresse in un sistema di riferimento, probabilmente UTM, e in metri sopra il livello del mare), e i valori del bilancio di massa invernale e annuale, entrambi in millimetri di equivalente in acqua. Le righe sono organizzate in due sezioni distinte: la prima sezione riporta i dati per l’anno idrologico 2021/22, con misurazioni per tutti i 12 pali, mentre la seconda sezione si riferisce al 2022/23, con dati per 11 pali, mancando il palo 11, probabilmente a causa del ritiro del ghiacciaio in quella zona. I periodi di misurazione sono coerenti con quanto descritto in precedenza: l’anno 2021/22 si estende dal 10 settembre 2021 al 16 settembre 2022, con una campagna primaverile il 20 aprile 2022, mentre l’anno 2022/23 va dal 16 settembre 2022 al 5 ottobre 2023, con una campagna primaverile il 19 aprile 2023.
Analisi dei dati per l’anno idrologico 2021/22
Per l’anno idrologico 2021/22, le misurazioni coprono tutti i 12 pali di osservazione, distribuiti su un intervallo altitudinale che va da 2790 metri sopra il livello del mare (palo 10) a 3030 metri (palo 01), come indicato dalle coordinate altimetriche. Questi pali corrispondono ai punti di osservazione mostrati nella Figura 4.7, che rappresenta la rete di monitoraggio del ghiacciaio. Ad esempio, il palo 01 si trova a 679390 / 140790 / 3030 metri, mentre il palo 12 è posizionato a 680990 / 141115 / 2880 metri, coprendo diverse zone del ghiacciaio e permettendo di analizzare la variabilità spaziale del bilancio di massa. Il bilancio di massa invernale, che quantifica l’accumulo di neve durante l’inverno, mostra una significativa variabilità tra i pali. Il palo 01, a 3030 metri, registra un accumulo di 436 millimetri di equivalente in acqua, un valore relativamente basso per una quota così elevata, che potrebbe essere attribuito a fattori locali come l’esposizione al vento, che tende a ridurre la deposizione di neve in aree esposte. Al contrario, il palo 04, a 2950 metri, presenta un accumulo di 1100 millimetri di equivalente in acqua, il valore più alto tra tutti i pali, suggerendo che questa zona del ghiacciaio, probabilmente più riparata, abbia beneficiato di una maggiore deposizione di neve. A quote più basse, come il palo 10 a 2790 metri, l’accumulo è di soli 300 millimetri di equivalente in acqua, un valore coerente con temperature più elevate che possono limitare l’accumulo di neve o favorire una sua parziale fusione anche durante l’inverno. Il bilancio di massa annuale, che rappresenta la variazione netta di massa per l’intero anno idrologico, è negativo per tutti i pali, indicando una perdita di massa significativa. Il palo 01 registra una perdita di -3861 millimetri di equivalente in acqua, un valore elevato che evidenzia un’ablazione estiva intensa anche a quote alte. Il palo 04, nonostante l’alto accumulo invernale, mostra una perdita di -4086 millimetri di equivalente in acqua, suggerendo che le condizioni estive, probabilmente caratterizzate da temperature elevate e scioglimento prolungato, abbiano superato di gran lunga l’apporto invernale. Il palo 12, a 2880 metri, presenta una perdita di -2574 millimetri di equivalente in acqua, la meno marcata tra tutti i pali, forse a causa di una posizione più protetta o di una minore esposizione all’ablazione.
Analisi dei dati per l’anno idrologico 2022/23
Per l’anno idrologico 2022/23, le misurazioni coprono 11 pali, con l’assenza del palo 11, che si trovava a 679613 / 140723 / 3033 metri, probabilmente a causa del ritiro del ghiacciaio in quella zona, come suggerito dalla riduzione dell’area totale del ghiacciaio da 1,640 a 1,544 chilometri quadrati, riportata nella Tabella 4.5. Le coordinate e le altitudini dei pali rimanenti sono identiche a quelle dell’anno precedente, garantendo una continuità nelle misurazioni. Il bilancio di massa invernale mostra un miglioramento generale rispetto al 2021/22, con valori medi più elevati che indicano un inverno più favorevole all’accumulo di neve. Ad esempio, il palo 01, a 3030 metri, registra un accumulo di 835 millimetri di equivalente in acqua, un aumento significativo rispetto ai 436 millimetri dell’anno precedente, suggerendo precipitazioni nevose più abbondanti o condizioni più favorevoli alla conservazione della neve. Il palo 04, a 2950 metri, presenta un accumulo di 879 millimetri di equivalente in acqua, inferiore rispetto ai 1100 millimetri del 2021/22, ma comunque indicativo di un buon apporto nevoso. A quote più basse, il palo 10, a 2790 metri, registra 682 millimetri di equivalente in acqua, un aumento notevole rispetto ai 300 millimetri dell’anno precedente, evidenziando un accumulo più uniforme lungo l’intero profilo altitudinale del ghiacciaio. Il bilancio di massa annuale rimane negativo, ma le perdite sono meno marcate rispetto al 2021/22. Il palo 01 mostra una perdita di -2268 millimetri di equivalente in acqua, un miglioramento significativo rispetto ai -3861 millimetri dell’anno precedente, mentre il palo 04 registra -2700 millimetri di equivalente in acqua, rispetto ai -4086 millimetri del 2021/22. Il palo 12, a 2880 metri, presenta una perdita di -2700 millimetri di equivalente in acqua, simile all’anno precedente, ma in un contesto di maggiore accumulo invernale, suggerendo che l’ablazione estiva, pur significativa, è stata meno intensa.
Confronto tra i due anni idrologici
Il confronto tra i due anni idrologici rivela alcune tendenze significative. L’accumulo invernale è generalmente più alto nel 2022/23, con valori che riflettono un inverno più nevoso, come confermato dalla Tabella 4.5, che riporta un accumulo invernale medio di 784 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23 contro 718 millimetri nel 2021/22. Questo miglioramento è ulteriormente supportato dalla densità media del manto nevoso di 341 chilogrammi per metro cubo misurata nel 2022/23, che potrebbe indicare una neve più compatta e densa, contribuendo a un maggiore apporto di massa. Le perdite di massa annuali sono meno marcate nel 2022/23, con un valore medio di -2639 millimetri di equivalente in acqua rispetto ai -3778 millimetri del 2021/22, un miglioramento di circa il 30% che suggerisce che il 2022/23 è stato un anno meno critico per il ghiacciaio. Questo potrebbe essere attribuito a un’estate meno calda, con una minore ablazione, o al maggiore accumulo invernale che ha parzialmente compensato le perdite estive. La variabilità spaziale è evidente in entrambi gli anni: i pali a quote più alte, come il 01 e il 04, mostrano accumuli invernali maggiori, ma anche perdite annuali significative, probabilmente a causa di una maggiore esposizione alla radiazione solare o a temperature estive elevate, mentre i pali a quote più basse, come il 10 e il 12, registrano accumuli minori ma perdite annuali più contenute, forse grazie a una posizione più ombreggiata o a una minore ablazione.
Contesto scientifico e metodologico
I dati della Tabella 4.6 sono stati raccolti nell’ambito delle campagne di monitoraggio descritte in precedenza, che prevedono misurazioni sistematiche della profondità e della densità del manto nevoso in primavera (20 aprile 2022 e 19 aprile 2023) e rilevamenti dell’ablazione estiva durante i mesi di luglio, agosto e settembre, con l’uso di 10 pali di misurazione distribuiti sulla superficie del ghiacciaio, come mostrato nella Figura 4.7. Queste campagne, condotte con metodologie standardizzate, permettono di quantificare l’accumulo invernale e l’ablazione estiva in punti specifici, fornendo una base solida per l’analisi delle dinamiche glaciali a scala locale. La perdita di massa persistente osservata in entrambi gli anni è coerente con il trend di deglaciazione a lungo termine del Ghiacciaio del Basòdino, come evidenziato dalla Figura 4.8, che mostra una perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1991 al 2023. Il miglioramento nel 2022/23, con un maggiore accumulo invernale e perdite annuali meno marcate, rappresenta un’eccezione temporanea in un contesto di declino generale, probabilmente influenzato da variazioni climatiche interannuali, come un inverno più nevoso o un’estate meno calda.
Implicazioni e significato
I dati della Tabella 4.6 sottolineano la vulnerabilità del Ghiacciaio del Basòdino al cambiamento climatico, evidenziando una perdita di massa netta in entrambi gli anni idrologici, anche in presenza di un miglioramento relativo nel 2022/23. La riduzione dell’area del ghiacciaio, l’assenza del palo 11 nel 2022/23 e il ritiro verso quote più alte, come indicato dalla Tabella 4.5, confermano che il ghiacciaio sta subendo un progressivo declino, in linea con le tendenze di deglaciazione osservate nelle Alpi e in altre regioni montuose. Questo processo ha implicazioni significative per gli ecosistemi alpini, che dipendono dai ghiacciai per la regolazione del flusso idrico, per le risorse idriche locali, che si basano sulla fusione glaciale per l’approvvigionamento di acqua durante i mesi estivi, e per il turismo montano, che potrebbe subire un impatto negativo dalla scomparsa di questi paesaggi glaciali. La variabilità spaziale e temporale del bilancio di massa, evidenziata dai dati dei singoli pali, sottolinea l’importanza di un monitoraggio dettagliato per comprendere le dinamiche locali del ghiacciaio e per sviluppare modelli predittivi più accurati sull’evoluzione futura dei ghiacciai alpini in un contesto di riscaldamento globale.
Conclusioni
La Tabella 4.6 fornisce un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Ghiacciaio del Basòdino, evidenziando una perdita di massa netta in entrambi gli anni idrologici, con un bilancio invernale più favorevole nel 2022/23, caratterizzato da un maggiore accumulo di neve, e perdite annuali meno marcate rispetto al 2021/22. Tuttavia, il trend complessivo rimane negativo, con perdite di massa significative che confermano il ritiro progressivo del ghiacciaio, in linea con le tendenze di deglaciazione osservate a livello regionale e globale. Questi dati sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio a lungo termine dei ghiacciai come il Basòdino, che fungono da indicatori sensibili del cambiamento climatico, e di adottare misure per mitigarne gli impatti, al fine di preservare questi preziosi sistemi naturali e i servizi ecosistemici che forniscono.

Analisi dettagliata della Figura 4.9: Bilancio di massa specifico e volumetrico del Ghiacciaio del Basòdino per fasce altitudinali negli anni idrologici 2021/22 e 2022/23
La Figura 4.9 presenta un’analisi grafica approfondita del bilancio di massa del Ghiacciaio del Basòdino, un piccolo ghiacciaio montano situato nelle Alpi svizzere meridionali, per i due anni idrologici consecutivi 2021/22 e 2022/23. I dati sono organizzati per fasce altitudinali e rappresentati in quattro pannelli distinti, che combinano il bilancio di massa specifico e volumetrico, suddiviso in componenti invernale, estiva e annuale. Questa rappresentazione consente di valutare l’evoluzione della massa del ghiacciaio in funzione dell’altitudine, evidenziando le dinamiche di accumulo e ablazione e il loro impatto complessivo sul volume del ghiacciaio, in un contesto di cambiamento climatico che sta influenzando in modo significativo i ghiacciai alpini.
Struttura e organizzazione della figura
La figura è composta da quattro pannelli, organizzati in due righe e due colonne. La riga superiore si riferisce all’anno idrologico 2021/22 (dal 10 settembre 2021 al 16 settembre 2022), mentre quella inferiore si riferisce al 2022/23 (dal 16 settembre 2022 al 5 ottobre 2023). La colonna di sinistra mostra il bilancio di massa specifico, espresso in metri di equivalente in acqua (m w.e.), che rappresenta la variazione di massa per unità di area, mentre la colonna di destra illustra il bilancio di massa volumetrico, espresso in milioni di metri di equivalente in acqua (10⁵ m w.e.), che quantifica il contributo totale di ciascuna fascia altitudinale alla variazione di massa del ghiacciaio. In ciascun pannello, l’asse verticale rappresenta l’altitudine, che varia da 2600 a 3200 metri sopra il livello del mare, coprendo l’intervallo altitudinale del ghiacciaio, come riportato in precedenza. L’asse orizzontale varia a seconda del tipo di bilancio: nei pannelli di sinistra, il bilancio specifico si estende da -4 a 0 metri di equivalente in acqua, mentre nei pannelli di destra, il bilancio volumetrico va da -2.5 a 0.5 milioni di metri di equivalente in acqua.
I dati sono rappresentati con tre tipi di linee e simboli: il bilancio invernale, che quantifica l’accumulo di massa (principalmente neve) durante l’inverno, è indicato con una linea tratteggiata e simboli a rombo; il bilancio estivo, che rappresenta l’ablazione (scioglimento e sublimazione) durante l’estate, è mostrato con una linea tratteggiata e simboli a triangolo; il bilancio annuale, che è la somma del bilancio invernale e estivo e indica la variazione netta di massa, è rappresentato con una linea continua e simboli a croce. I piccoli simboli (rombi, triangoli e croci) indicano le misurazioni individuali effettuate in corrispondenza dei pali di misurazione, come riportati nella Tabella 4.6, mentre le linee rappresentano i valori medi per ciascuna fascia altitudinale, interpolati a partire dai dati puntuali.
Analisi del bilancio specifico (pannelli di sinistra)
Il bilancio di massa specifico, riportato nei pannelli di sinistra, quantifica la variazione di massa per unità di area in metri di equivalente in acqua, permettendo di analizzare come l’accumulo e l’ablazione variano con l’altitudine.
Anno idrologico 2021/22 (pannello in alto a sinistra)
Per l’anno idrologico 2021/22, il bilancio invernale mostra un accumulo di massa che varia in funzione dell’altitudine. A 2600 metri, l’accumulo è di circa 0.6 metri di equivalente in acqua, un valore relativamente basso che riflette temperature più elevate a quote inferiori, le quali possono limitare la deposizione di neve o favorire una sua parziale fusione anche durante l’inverno. A 3000 metri, l’accumulo aumenta a circa 0.8 metri di equivalente in acqua, un valore che indica condizioni più favorevoli per la deposizione e la conservazione della neve a quote più alte, dove le temperature più fredde e le precipitazioni più abbondanti predominano. Il bilancio estivo, che rappresenta l’ablazione, è fortemente negativo, evidenziando un’intensa fusione del ghiaccio e della neve durante l’estate. A 2600 metri, l’ablazione raggiunge circa -4 metri di equivalente in acqua, un valore che sottolinea l’impatto delle temperature elevate a quote basse, dove l’esposizione alla radiazione solare e la durata del periodo di scioglimento sono maggiori. A 3000 metri, l’ablazione si riduce a circa -3.5 metri di equivalente in acqua, ma rimane significativa, indicando che anche a quote più alte le condizioni estive sono state sufficienti a causare una perdita di massa rilevante. Il bilancio annuale, risultante dalla somma dei due componenti, è fortemente negativo lungo l’intero profilo altitudinale: a 2600 metri, è di circa -3.4 metri di equivalente in acqua, mentre a 3000 metri è di circa -3.7 metri di equivalente in acqua, mostrando una perdita di massa netta uniforme, con una leggera accentuazione a quote più alte, dove l’ablazione estiva ha superato di gran lunga l’accumulo invernale. I piccoli simboli, che rappresentano le misurazioni individuali, mostrano una certa variabilità attorno alle linee medie, riflettendo differenze locali dovute a fattori come l’esposizione al vento, l’ombreggiatura o la topografia specifica di ciascuna zona del ghiacciaio.
Anno idrologico 2022/23 (pannello in basso a sinistra)
Per l’anno idrologico 2022/23, il bilancio invernale evidenzia un accumulo di massa maggiore rispetto al 2021/22, indicando un inverno più favorevole alla deposizione di neve. A 2600 metri, l’accumulo è di circa 0.75 metri di equivalente in acqua, un aumento rispetto ai 0.6 metri dell’anno precedente, mentre a 3000 metri raggiunge circa 0.8 metri di equivalente in acqua, un valore simile al 2021/22, ma con un miglioramento a quote più basse, suggerendo un accumulo più uniforme lungo il profilo altitudinale. Il bilancio estivo mostra un’ablazione meno intensa rispetto al 2021/22: a 2600 metri, è di circa -3.5 metri di equivalente in acqua, un miglioramento rispetto ai -4 metri dell’anno precedente, mentre a 3000 metri si riduce a circa -2.5 metri di equivalente in acqua, un valore significativamente inferiore rispetto ai -3.5 metri del 2021/22, indicando una fusione meno marcata a quote più alte, forse a causa di temperature estive più moderate o di una maggiore copertura nevosa residua che ha protetto il ghiaccio sottostante. Il bilancio annuale, di conseguenza, è meno negativo: a 2600 metri, è di circa -2.8 metri di equivalente in acqua, mentre a 3000 metri è di circa -2.5 metri di equivalente in acqua, mostrando una perdita di massa più contenuta rispetto al 2021/22, con una tendenza a perdite minori a quote più alte. La variabilità delle misurazioni individuali, rappresentata dai piccoli simboli, è simile a quella del 2021/22, ma i valori sono generalmente meno negativi, confermando che il 2022/23 è stato un anno meno critico per il ghiacciaio.
Analisi del bilancio volumetrico (pannelli di destra)
Il bilancio volumetrico, riportato nei pannelli di destra, è calcolato moltiplicando il bilancio specifico per l’area di ciascuna fascia altitudinale, ed è espresso in milioni di metri di equivalente in acqua (10⁵ m w.e.). Questo parametro quantifica il contributo totale di ciascuna fascia alla variazione di massa del ghiacciaio, tenendo conto della distribuzione dell’area.
Anno idrologico 2021/22 (pannello in alto a destra)
Per l’anno idrologico 2021/22, il bilancio volumetrico invernale mostra un accumulo massimo nelle fasce altitudinali intermedie, dove l’area del ghiacciaio è più estesa. Tra 2800 e 2900 metri, con un’area di 0.394 chilometri quadrati (come riportato nella Tabella 4.5), l’accumulo volumetrico è di circa 0.3 milioni di metri di equivalente in acqua, il valore più alto, riflettendo l’ampia superficie e un accumulo specifico significativo. A quote più basse (2600 metri) e più alte (3100 metri), il contributo volumetrico è minore, a causa della ridotta area: a 2600 metri, l’area è di soli 0.001 chilometri quadrati, portando a un contributo trascurabile. Il bilancio volumetrico estivo evidenzia un’ablazione significativa: tra 2800 e 2900 metri, la perdita è di circa -1.5 milioni di metri di equivalente in acqua, un valore che riflette l’ampia area e l’intensa fusione estiva in questa fascia. A 2600 metri, l’ablazione volumetrica è di circa -0.1 milioni di metri di equivalente in acqua, un valore basso a causa della ridotta estensione del ghiacciaio a questa quota. Il bilancio volumetrico annuale totale è di circa -2.0 milioni di metri di equivalente in acqua, con il contributo maggiore proveniente dalle fasce intermedie, dove l’area e l’ablazione sono più significative.
Anno idrologico 2022/23 (pannello in basso a destra)
Per l’anno idrologico 2022/23, il bilancio volumetrico invernale mostra un accumulo leggermente più alto rispetto al 2021/22. Tra 2800 e 2900 metri, con un’area di 0.384 chilometri quadrati, l’accumulo è di circa 0.35 milioni di metri di equivalente in acqua, un aumento rispetto ai 0.3 milioni dell’anno precedente, riflettendo un maggiore accumulo specifico e un’area ancora significativa, nonostante la riduzione complessiva dell’estensione del ghiacciaio a 1.544 chilometri quadrati (Tabella 4.5). A quote più basse, il contributo volumetrico è nullo, poiché l’area nella fascia 2500-2600 metri è scesa a zero, indicando il ritiro del ghiacciaio da questa quota. Il bilancio volumetrico estivo è meno intenso: tra 2800 e 2900 metri, l’ablazione è di circa -1.0 milioni di metri di equivalente in acqua, un miglioramento rispetto ai -1.5 milioni del 2021/22, grazie a un’ablazione specifica meno marcata. Il bilancio volumetrico annuale totale è di circa -1.5 milioni di metri di equivalente in acqua, una perdita inferiore rispetto ai -2.0 milioni del 2021/22, confermando che il 2022/23 è stato un anno meno critico per il ghiacciaio, con un contributo minore delle fasce intermedie alla perdita di massa complessiva.
Confronto tra i due anni idrologici
Il confronto tra i due anni idrologici rivela alcune tendenze significative. Il bilancio invernale, sia specifico che volumetrico, è più alto nel 2022/23, con un accumulo specifico che passa da 0.6-0.8 metri di equivalente in acqua nel 2021/22 a 0.75-0.8 metri nel 2022/23, e un accumulo volumetrico che aumenta leggermente nelle fasce intermedie. Questo miglioramento è coerente con i dati della Tabella 4.5, che riportano un accumulo invernale medio di 784 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23 contro 718 millimetri nel 2021/22, e con la densità del manto nevoso di 341 chilogrammi per metro cubo misurata nel 2022/23, che potrebbe indicare una neve più densa e compatta. Il bilancio estivo mostra un’ablazione meno intensa nel 2022/23, con valori specifici che si riducono da -4 a -3.5 metri di equivalente in acqua a quote basse e da -3.5 a -2.5 metri a quote alte, e un’ablazione volumetrica che passa da -1.5 a -1.0 milioni di metri di equivalente in acqua nelle fasce intermedie. Di conseguenza, il bilancio annuale è meno negativo nel 2022/23, con perdite specifiche che variano da -2.5 a -2.8 metri di equivalente in acqua contro -3.4 a -3.7 metri nel 2021/22, e una perdita volumetrica totale di -1.5 milioni di metri di equivalente in acqua contro -2.0 milioni, in linea con i dati delle Tabelle 4.5 e 4.6, che confermano un miglioramento relativo nel 2022/23.
Contesto scientifico e metodologico
I dati rappresentati nella Figura 4.9 derivano dalle campagne di monitoraggio condotte sul Ghiacciaio del Basòdino, che prevedono misurazioni sistematiche della profondità e della densità del manto nevoso in primavera (110 punti nel 2021/22 e 126 punti nel 2022/23) e rilevamenti dell’ablazione estiva tramite 10 pali di misurazione, come descritto nella Tabella 4.6. Le misurazioni individuali, rappresentate dai piccoli simboli, sono state interpolate per ottenere i valori medi per ciascuna fascia altitudinale, come riportato nella Tabella 4.5, e successivamente utilizzate per calcolare il bilancio volumetrico moltiplicando il bilancio specifico per l’area di ciascuna fascia. Questo approccio consente di combinare informazioni spaziali e quantitative, fornendo una visione integrata delle dinamiche di accumulo e ablazione del ghiacciaio. La perdita di massa persistente, anche in un anno più favorevole come il 2022/23, è coerente con il trend di deglaciazione a lungo termine del ghiacciaio, come evidenziato dalla Figura 4.8, che mostra una perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1991 al 2023. Il miglioramento nel 2022/23, con un maggiore accumulo invernale e un’ablazione estiva meno intensa, rappresenta un’eccezione temporanea in un contesto di declino generale, probabilmente influenzato da variazioni climatiche interannuali, come un inverno più nevoso o un’estate meno calda.
Implicazioni e significato
La Figura 4.9 sottolinea la vulnerabilità del Ghiacciaio del Basòdino al cambiamento climatico, evidenziando una perdita di massa netta in entrambi gli anni idrologici, con un bilancio annuale persistentemente negativo, anche in presenza di un miglioramento relativo nel 2022/23. La riduzione dell’area del ghiacciaio, il ritiro verso quote più alte e la perdita di massa significativa, anche in un anno meno critico, confermano che il ghiacciaio sta subendo un progressivo declino, in linea con le tendenze di deglaciazione osservate nelle Alpi e in altre regioni montuose. Questo processo ha implicazioni significative per gli ecosistemi alpini, che dipendono dai ghiacciai per la regolazione del flusso idrico, per le risorse idriche locali, che si basano sulla fusione glaciale per l’approvvigionamento di acqua durante i mesi estivi, e per il turismo montano, che potrebbe subire un impatto negativo dalla scomparsa di questi paesaggi glaciali. La variabilità altitudinale del bilancio di massa, con perdite più marcate a quote basse e un miglioramento relativo a quote più alte nel 2022/23, sottolinea l’importanza di un monitoraggio dettagliato per comprendere le dinamiche locali del ghiacciaio e per sviluppare modelli predittivi più accurati sull’evoluzione futura dei ghiacciai alpini in un contesto di riscaldamento globale.
Conclusioni
La Figura 4.9 fornisce un’analisi completa del bilancio di massa del Ghiacciaio del Basòdino, evidenziando una perdita di massa netta in entrambi gli anni idrologici, con un accumulo invernale maggiore e un’ablazione estiva meno intensa nel 2022/23, che porta a una perdita di massa più contenuta rispetto al 2021/22. Tuttavia, il trend complessivo rimane negativo, con perdite di massa significative che riflettono il ritiro progressivo del ghiacciaio in un contesto di cambiamento climatico. Questi dati sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio a lungo termine dei ghiacciai come il Basòdino, che fungono da indicatori sensibili del riscaldamento globale, e di adottare misure per mitigarne gli impatti, al fine di preservare questi preziosi sistemi naturali e i servizi ecosistemici che forniscono.

Analisi dettagliata della Figura 4.10: Relazione tra il bilancio di massa specifico medio, l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulo del Ghiacciaio del Basòdino
La Figura 4.10 presenta un’analisi grafica della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Basòdino, un piccolo ghiacciaio montano situato nelle Alpi svizzere meridionali, e due parametri glaciologici fondamentali: l’altitudine della linea di equilibrio (ELA, Equilibrium Line Altitude) e il rapporto dell’area di accumulo (AAR, Accumulation Area Ratio). I dati includono tutte le osservazioni storiche disponibili, a partire dal 1991, con un focus specifico sui due anni idrologici 2021/22 e 2022/23, evidenziati per consentire un confronto diretto con il trend a lungo termine. Questa analisi fornisce un quadro chiaro della risposta del ghiacciaio alle variazioni climatiche interannuali e del suo stato di salute complessivo, in un contesto di cambiamento climatico che sta influenzando in modo significativo i ghiacciai alpini.
Struttura e organizzazione della figura
La figura è composta da due pannelli distinti, ciascuno dei quali esplora una relazione specifica tra il bilancio di massa specifico medio e un parametro glaciologico. Il pannello di sinistra rappresenta la relazione tra il bilancio di massa specifico medio, espresso in metri di equivalente in acqua (m w.e.), e l’altitudine della linea di equilibrio, misurata in metri sopra il livello del mare (m a.s.l.). Il pannello di destra, invece, mostra la relazione tra il bilancio di massa specifico medio e il rapporto dell’area di accumulo, espresso in percentuale (%). In entrambi i pannelli, i dati relativi all’anno idrologico 2021/22 sono indicati con cerchi vuoti, mentre quelli del 2022/23 sono rappresentati con quadrati vuoti. I punti neri rappresentano tutte le osservazioni precedenti, coprendo un periodo di monitoraggio che si estende dal 1991 al 2023, come indicato dalla serie di dati a lungo termine del ghiacciaio. Questa rappresentazione consente di contestualizzare i valori dei due anni specifici all’interno della variabilità storica, evidenziando le tendenze di lungo periodo e le anomalie interannuali.
Pannello di sinistra: Altitudine della linea di equilibrio rispetto al bilancio di massa specifico medio
Il pannello di sinistra analizza la relazione tra il bilancio di massa specifico medio e l’altitudine della linea di equilibrio, un parametro che rappresenta l’altitudine a cui il bilancio di massa del ghiacciaio è zero, ossia il punto in cui l’accumulo di neve invernale eguaglia l’ablazione estiva. Sopra questa altitudine, il ghiacciaio si trova nella zona di accumulo, dove l’apporto di neve supera le perdite; sotto questa altitudine, il ghiacciaio si trova nella zona di ablazione, dove l’ablazione estiva supera l’accumulo invernale. L’asse orizzontale riporta il bilancio di massa specifico medio, che varia da -3 a 0 metri di equivalente in acqua, con valori negativi che indicano una perdita di massa netta e valori vicini a zero che suggeriscono un bilancio più equilibrato. L’asse verticale rappresenta l’altitudine della linea di equilibrio, che si estende da 2800 a 3200 metri sopra il livello del mare, coprendo l’intervallo altitudinale del ghiacciaio, che si estende da 2600 a 3186 metri, come riportato in precedenza.
L’andamento dei dati mostra una chiara relazione lineare negativa: all’aumentare della perdita di massa (bilancio di massa più negativo), l’altitudine della linea di equilibrio tende a salire, mentre in anni con un bilancio di massa più equilibrato, l’altitudine della linea di equilibrio si abbassa. Questo comportamento è coerente con la dinamica dei ghiacciai: in anni caratterizzati da una perdita di massa significativa, l’ablazione estiva è più intensa, spingendo la linea di equilibrio a quote più alte, dove le temperature più fredde possono ancora consentire un accumulo netto di neve. Al contrario, in anni con un bilancio di massa più vicino allo zero, l’ablazione estiva è meno marcata, permettendo alla linea di equilibrio di scendere a quote più basse, ampliando la zona di accumulo.
Per l’anno idrologico 2021/22, il bilancio di massa specifico medio è di circa -3.8 metri di equivalente in acqua, un valore che riflette una perdita di massa eccezionalmente elevata, come riportato nella Tabella 4.5 (-3778 mm w.e.). In corrispondenza di questo valore, l’altitudine della linea di equilibrio è di circa 3100 metri sopra il livello del mare, un’altitudine molto elevata che indica che solo una piccola porzione del ghiacciaio, situata a quote superiori, si trova nella zona di accumulo. Questo valore è vicino alla quota massima del ghiacciaio (3186 m), suggerendo che l’ablazione estiva ha dominato su quasi l’intera superficie del ghiacciaio. Per l’anno idrologico 2022/23, il bilancio di massa specifico medio è di circa -2.6 metri di equivalente in acqua (Tabella 4.5: -2639 mm w.e.), una perdita di massa meno marcata rispetto al 2021/22. Di conseguenza, l’altitudine della linea di equilibrio scende a circa 3000 metri sopra il livello del mare, un valore più basso che riflette un’estensione maggiore della zona di accumulo, grazie a un inverno più nevoso e a un’ablazione estiva meno intensa, come evidenziato nella Figura 4.9. Le osservazioni storiche, rappresentate dai punti neri, mostrano una dispersione significativa, con bilanci di massa che variano da circa -3 metri di equivalente in acqua a valori prossimi a zero, e un’altitudine della linea di equilibrio che si sposta di conseguenza tra 2800 e 3200 metri. In anni con un bilancio di massa vicino a zero, l’altitudine della linea di equilibrio è più bassa, intorno a 2800 metri, indicando che gran parte del ghiacciaio si trova nella zona di accumulo, mentre in anni con perdite di massa elevate, l’altitudine della linea di equilibrio si avvicina ai 3200 metri, riducendo drasticamente la zona di accumulo.
Pannello di destra: Rapporto dell’area di accumulo rispetto al bilancio di massa specifico medio
Il pannello di destra analizza la relazione tra il bilancio di massa specifico medio e il rapporto dell’area di accumulo, un parametro che rappresenta la percentuale dell’area totale del ghiacciaio che si trova sopra l’altitudine della linea di equilibrio, ossia nella zona di accumulo. L’asse orizzontale riporta il bilancio di massa specifico medio, con lo stesso intervallo del pannello di sinistra (da -3 a 0 metri di equivalente in acqua), mentre l’asse verticale rappresenta il rapporto dell’area di accumulo, che varia da 0 a 80%. Un valore del rapporto dell’area di accumulo pari a 0% indica che l’intero ghiacciaio si trova nella zona di ablazione, con l’altitudine della linea di equilibrio superiore alla quota massima del ghiacciaio, mentre un valore del 100% significherebbe che l’intero ghiacciaio è nella zona di accumulo, con l’altitudine della linea di equilibrio inferiore alla quota minima.
I dati mostrano una relazione lineare positiva: all’aumentare della perdita di massa (bilancio di massa più negativo), il rapporto dell’area di accumulo diminuisce, mentre in anni con un bilancio di massa più equilibrato, il rapporto dell’area di accumulo aumenta. Questo comportamento è direttamente collegato alla definizione del rapporto dell’area di accumulo: in anni con una perdita di massa significativa, l’altitudine della linea di equilibrio è più alta, riducendo l’area del ghiacciaio che si trova nella zona di accumulo e, di conseguenza, il rapporto dell’area di accumulo. Al contrario, in anni con un bilancio di massa più vicino allo zero, l’altitudine della linea di equilibrio è più bassa, aumentando l’area di accumulo e il corrispondente rapporto.
Per l’anno idrologico 2021/22, con un bilancio di massa specifico medio di circa -3.8 metri di equivalente in acqua, il rapporto dell’area di accumulo è di circa il 5%, un valore estremamente basso che indica che solo il 5% dell’area totale del ghiacciaio si trova nella zona di accumulo, mentre il restante 95% è nella zona di ablazione. Questo è coerente con un’altitudine della linea di equilibrio di 3100 metri, vicina alla quota massima del ghiacciaio (3186 m), e riflette condizioni climatiche avverse, probabilmente caratterizzate da un’estate molto calda e da un’ablazione estiva intensa, come mostrato nella Figura 4.9. Per l’anno idrologico 2022/23, il bilancio di massa specifico medio è di circa -2.6 metri di equivalente in acqua, e il rapporto dell’area di accumulo aumenta a circa il 20%, un miglioramento significativo che indica che il 20% dell’area del ghiacciaio si trova nella zona di accumulo. Questo valore è coerente con un’altitudine della linea di equilibrio più bassa (3000 m), che amplia la porzione del ghiacciaio in cui l’accumulo supera l’ablazione, grazie a un inverno più nevoso e a un’estate meno intensa, come evidenziato dai dati della Figura 4.9. Le osservazioni storiche mostrano una dispersione significativa, con rapporti dell’area di accumulo che variano da 0% in anni con bilanci di massa molto negativi (circa -3 metri di equivalente in acqua) a circa 70% in anni con bilanci vicini a zero, riflettendo la variabilità interannuale delle condizioni climatiche e il loro impatto sulla dinamica del ghiacciaio.
Confronto tra i due anni idrologici e contesto storico
Il confronto tra i due anni idrologici rivela differenze significative. Nel 2021/22, l’altitudine della linea di equilibrio di 3100 metri e il rapporto dell’area di accumulo del 5% riflettono una perdita di massa eccezionalmente elevata (-3.8 metri di equivalente in acqua), con una zona di accumulo estremamente ridotta, limitata alle quote più alte del ghiacciaio. Nel 2022/23, l’altitudine della linea di equilibrio scende a 3000 metri e il rapporto dell’area di accumulo aumenta al 20%, grazie a una perdita di massa meno marcata (-2.6 metri di equivalente in acqua), indicando un’estensione maggiore della zona di accumulo e condizioni climatiche più favorevoli, come un inverno con maggiore accumulo di neve e un’estate con ablazione meno intensa, come mostrato nella Figura 4.9. Tuttavia, entrambi i valori si collocano nella parte più negativa della distribuzione storica, con altitudini della linea di equilibrio elevate e rapporti dell’area di accumulo bassi rispetto agli anni con bilanci di massa più equilibrati, riflettendo il trend di perdita di massa a lungo termine del ghiacciaio, come evidenziato dalla Figura 4.8, che mostra una perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1991 al 2023.
Contesto scientifico e metodologico
I dati rappresentati nella Figura 4.10 derivano dalle campagne di monitoraggio condotte sul Ghiacciaio del Basòdino, che prevedono misurazioni sistematiche del bilancio di massa per fasce altitudinali, come riportato nella Tabella 4.5, e misurazioni individuali ai pali di misurazione, come descritto nella Tabella 4.6. L’altitudine della linea di equilibrio è stata calcolata interpolando i dati del bilancio di massa annuale per fasce altitudinali, identificando l’altitudine a cui il bilancio è zero, mentre il rapporto dell’area di accumulo è stato determinato calcolando la percentuale dell’area totale del ghiacciaio che si trova sopra questa altitudine, utilizzando i dati di area per ciascuna fascia (Tabella 4.5). Questo approccio consente di correlare il bilancio di massa con parametri glaciologici chiave, fornendo una visione integrata della dinamica del ghiacciaio. L’aumento dell’altitudine della linea di equilibrio e la riduzione del rapporto dell’area di accumulo nel tempo riflettono l’impatto del cambiamento climatico, con temperature estive più elevate che spingono la linea di equilibrio a quote più alte, riducendo l’area di accumulo e accelerando il ritiro del ghiacciaio, in linea con le tendenze di deglaciazione osservate nelle Alpi.
Implicazioni e significato
La Figura 4.10 sottolinea la vulnerabilità del Ghiacciaio del Basòdino al cambiamento climatico, evidenziando un progressivo aumento dell’altitudine della linea di equilibrio e una riduzione del rapporto dell’area di accumulo nel corso del tempo. L’altitudine della linea di equilibrio elevata e il rapporto dell’area di accumulo basso, osservati in entrambi gli anni, indicano una predominanza dell’ablazione sull’accumulo, portando a una perdita di massa netta significativa, anche in un anno relativamente meno critico come il 2022/23. Questo processo ha implicazioni importanti per gli ecosistemi alpini, che dipendono dai ghiacciai per la regolazione del flusso idrico, per le risorse idriche locali, che si basano sulla fusione glaciale per l’approvvigionamento di acqua durante i mesi estivi, e per il turismo montano, che potrebbe subire un impatto negativo dalla scomparsa di questi paesaggi glaciali. La variabilità interannuale, con un miglioramento nel 2022/23 rispetto al 2021/22, evidenzia l’influenza delle condizioni climatiche stagionali, ma non inverte il trend di deglaciazione a lungo termine, che continua a minacciare la sopravvivenza del ghiacciaio.
Conclusioni
La Figura 4.10 evidenzia una relazione chiara e coerente tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Basòdino e i parametri dell’altitudine della linea di equilibrio e del rapporto dell’area di accumulo: anni con perdite di massa più marcate, come il 2021/22 (-3.8 metri di equivalente in acqua), mostrano un’altitudine della linea di equilibrio più alta (3100 m) e un rapporto dell’area di accumulo più basso (5%), mentre anni con perdite meno intense, come il 2022/23 (-2.6 metri di equivalente in acqua), presentano un’altitudine della linea di equilibrio più bassa (3000 m) e un rapporto dell’area di accumulo più alto (20%). Questi dati, inseriti nel contesto delle osservazioni storiche, confermano il trend di deglaciazione del ghiacciaio, con un progressivo aumento dell’altitudine della linea di equilibrio e una riduzione del rapporto dell’area di accumulo, in linea con il riscaldamento globale. La figura sottolinea l’importanza di un monitoraggio continuo per comprendere le dinamiche dei ghiacciai alpini e per sviluppare strategie di mitigazione degli impatti del cambiamento climatico su questi preziosi sistemi naturali.
4.6 Claridenfirn: Contesto e rilevanza scientifica delle indagini sul bilancio di massa
Introduzione
Il Claridenfirn è un ghiacciaio di tipo plateau situato nel bacino idrografico del fiume Linth, nelle Alpi svizzere, con un’estensione superficiale attuale di 4,3 chilometri quadrati. Questo ghiacciaio si distingue per la sua morfologia complessa, caratterizzata da molteplici bacini di accumulo e da fronti glaciali indipendenti, spesso ripidi, alcuni dei quali soggetti a fenomeni di distacco di ghiaccio frontale, noti come valanghe di ghiaccio, che contribuiscono alla perdita di massa in modo significativo. Le indagini sul Claridenfirn hanno una rilevanza scientifica eccezionale grazie alla continuità e alla longevità delle misurazioni del bilancio di massa, avviate nel 1914 e condotte senza soluzione di continuità da allora, utilizzando una metodologia glaciologica tradizionale e coerente nel tempo. Queste misurazioni, che comprendono sia l’accumulo di neve invernale che l’ablazione estiva, oltre alla registrazione delle precipitazioni totali nelle immediate vicinanze del margine glaciale, sono state effettuate da numerosi ricercatori e rappresentano la serie di dati diretta di bilancio di massa glaciale più lunga al mondo. La documentazione associata a questa serie temporale è di altissima qualità, come evidenziato da studi di riferimento quali Müller e Kappenberger (1991) e Geibel et al. (2022), che ne sottolineano l’importanza per la comprensione delle dinamiche glaciali e delle loro risposte ai cambiamenti climatici su scala secolare.
Le misurazioni del bilancio di massa sul Claridenfirn sono state condotte applicando il metodo glaciologico tradizionale, che prevede lo scavo di una fossa nella neve fino a raggiungere l’orizzonte che segna la superficie di fine estate dell’anno precedente, identificabile grazie a strati di riferimento come depositi di polvere o ghiaccio compatto. Una volta raggiunto questo livello, viene misurato l’equivalente in acqua dello strato di neve accumulato durante l’inverno, un parametro essenziale per quantificare l’apporto di massa al ghiacciaio. Il bilancio di massa puntuale annuale è stato determinato ogni autunno a partire dal 1914, con pochissime lacune nei dati, e regolarmente anche in primavera, in due siti specifici situati a quote di circa 2700 e 2900 metri sopra il livello del mare. Questi due siti, selezionati per la loro rappresentatività delle condizioni di accumulo e ablazione del ghiacciaio, hanno permesso di costruire una serie temporale di dati di straordinaria lunghezza e continuità, che si estende per oltre un secolo e rappresenta un unicum nel panorama della glaciologia globale.
I risultati delle misurazioni condotte tra il 1914 e il 1978 sono stati pubblicati in Kasser et al. (1986), fornendo una base storica per l’analisi delle variazioni del bilancio di massa del ghiacciaio. Successivamente, Müller e Kappenberger (1991) hanno documentato in dettaglio le tecniche osservative e i risultati per il periodo dal 1914 al 1984, offrendo un’analisi approfondita delle metodologie e delle tendenze osservate. Un ulteriore aggiornamento delle misurazioni fino al 2007 ha permesso a Huss e Bauder (2009) di separare i contributi di accumulo e ablazione e di interpretare l’intera serie temporale in termini di fattori climatici, come le variazioni di temperatura e precipitazioni, che influenzano direttamente la dinamica del ghiacciaio (si veda la Sezione 4.10 del Volume 127/128). I valori dell’intera serie temporale omogeneizzata del bilancio di massa puntuale, coprendo il periodo dal 1914 al 2015, sono stati raccolti e presentati nella Sezione 4.16 del Volume 135/136 (Figura 4.12), fornendo una base dati robusta per studi a lungo termine. Basandosi su questi dati, aggiornati al 2020, Huss et al. (2021) hanno calcolato il bilancio di massa a scala glaciale per l’intera serie temporale, con una particolare attenzione all’effetto delle perdite di massa dovute a valanghe di ghiaccio frontali, un fenomeno che contribuisce in modo significativo alla riduzione del volume del ghiacciaio, soprattutto nelle sue sezioni più ripide.
Sebbene le misurazioni puntuali in due soli siti non riescano a catturare completamente la variabilità spaziale del bilancio di massa sull’intera superficie del ghiacciaio, l’integrazione di questi dati con le variazioni decennali del volume di ghiaccio, derivate da modelli digitali di elevazione ripetuti, ha permesso di vincolare l’evoluzione a lungo termine del Claridenfirn. Questo approccio combinato ha fornito una stima più accurata delle variazioni di massa e volume, compensando le limitazioni delle misurazioni puntuali e consentendo di ricostruire l’evoluzione del ghiacciaio su scala secolare. Le indagini sul Claridenfirn sono ulteriormente arricchite da misurazioni complementari delle precipitazioni, effettuate tramite due pluviometri di accumulo situati nelle immediate vicinanze del ghiacciaio, presso Claridenhütte, a 2475 metri sopra il livello del mare, e Geissbützistock, a 2710 metri sopra il livello del mare. Queste stazioni di monitoraggio registrano le precipitazioni totali in primavera e in autunno, fornendo dati aggiuntivi sulle condizioni meteorologiche che influenzano l’accumulo di neve sul ghiacciaio e contribuendo a una comprensione più completa delle sue dinamiche.
Rilevanza scientifica e prospettive
La serie di dati del Claridenfirn rappresenta una risorsa inestimabile per la glaciologia, non solo per la sua lunghezza e continuità, ma anche per la sua capacità di fornire informazioni dirette sui cambiamenti climatici e sui loro effetti sui ghiacciai alpini. La combinazione di misurazioni puntuali del bilancio di massa, dati volumetrici derivati da modelli digitali di elevazione e registrazioni delle precipitazioni consente di analizzare le variazioni del ghiacciaio in relazione a fattori climatici come le temperature estive, le precipitazioni invernali e i fenomeni estremi, offrendo un quadro dettagliato della sua risposta al riscaldamento globale. Inoltre, la documentazione dettagliata e le pubblicazioni associate a questa serie di dati, come quelle di Müller e Kappenberger (1991), Huss e Bauder (2009) e Huss et al. (2021), sottolineano l’importanza del Claridenfirn come sito di riferimento per gli studi glaciologici a livello globale, contribuendo alla comprensione delle dinamiche glaciali e alla validazione di modelli predittivi sull’evoluzione futura dei ghiacciai in un contesto di cambiamento climatico.

Analisi dettagliata della Figura 4.11: Topografia superficiale e rete di osservazione del Ghiacciaio Claridenfirn
La Figura 4.11 rappresenta una mappa topografica del Claridenfirn, un ghiacciaio di tipo plateau situato nel bacino idrografico del fiume Linth, nelle Alpi svizzere, con un’area attuale di 4,3 chilometri quadrati. La figura illustra la topografia superficiale del ghiacciaio attraverso curve di livello altimetriche e identifica la rete di osservazione utilizzata per il monitoraggio del bilancio di massa, un’attività che si protrae ininterrottamente dal 1914, rendendo il Claridenfirn uno dei ghiacciai più studiati al mondo. Questa rappresentazione cartografica fornisce un quadro essenziale per comprendere la morfologia del ghiacciaio, la distribuzione altitudinale della sua superficie e la posizione strategica dei siti di misurazione, offrendo un contesto spaziale per l’interpretazione delle dinamiche di accumulo e ablazione che caratterizzano l’evoluzione del ghiacciaio in un contesto di cambiamento climatico.
Struttura e caratteristiche della mappa
La Figura 4.11 è una mappa topografica che delinea il contorno del Claridenfirn, rappresentando la sua estensione superficiale e la variazione altitudinale attraverso curve di livello. Le curve di livello, etichettate con valori altimetrici in metri sopra il livello del mare (m s.l.m.), variano da 2700 a circa 3100 metri, coprendo l’intervallo altitudinale del ghiacciaio. La mappa include una scala in basso a destra, che indica una distanza di 1 chilometro, permettendo di stimare le dimensioni del ghiacciaio, e una freccia orientata verso nord (indicata con la lettera “N”), che fornisce l’orientamento geografico della rappresentazione. Inoltre, la mappa riporta coordinate di riferimento lungo i margini, con valori come 190000, 191000 e 192000 lungo l’asse est-ovest e 179000 e 180000 lungo l’asse nord-sud, probabilmente riferite al sistema di coordinate svizzero CH1903/LV03, utilizzato per localizzare con precisione i siti di osservazione e altre caratteristiche del ghiacciaio.
Topografia superficiale del Claridenfirn
Le curve di livello rappresentano l’altitudine della superficie del ghiacciaio, evidenziando la sua morfologia di tipo plateau, come descritto nella Sezione 4.6. La parte più bassa del ghiacciaio si trova nella regione sud-occidentale, con altitudini intorno ai 2700 metri sopra il livello del mare, mentre la parte più alta si trova nella regione nord-orientale, dove le altitudini raggiungono circa 3100 metri. La distribuzione delle curve di livello indica una superficie relativamente piatta nella parte centrale del ghiacciaio, con un gradiente altitudinale moderato, che si accentua verso i margini, dove le curve di livello sono più ravvicinate, suggerendo pendenze più ripide. Questa configurazione è coerente con la descrizione del Claridenfirn come un ghiacciaio caratterizzato da “diversi bacini di accumulo” e “fronti glaciali ripidi”, alcuni dei quali soggetti a distacchi di ghiaccio frontali, un fenomeno che contribuisce alla perdita di massa del ghiacciaio, come evidenziato da Huss et al. (2021). La forma del ghiacciaio è irregolare, con un’estensione maggiore lungo l’asse est-ovest, stimabile in circa 2-3 chilometri, e una larghezza di circa 1-2 chilometri lungo l’asse nord-sud, in linea con l’area totale di 4,3 chilometri quadrati riportata nella Sezione 4.6. La disposizione delle curve di livello suggerisce la presenza di più bacini di accumulo, con depressioni locali che favoriscono la deposizione di neve, e fronti glaciali più ripidi verso i margini, dove l’ablazione e i distacchi di ghiaccio sono più probabili.
Rete di osservazione per il monitoraggio del bilancio di massa
La mappa evidenzia due siti di misurazione principali, etichettati come “upper” (superiore) e “lower” (inferiore), che costituiscono la rete di osservazione del Claridenfirn per il monitoraggio del bilancio di massa. Questi siti corrispondono ai due punti di misurazione descritti nella Sezione 4.6, situati a quote di circa 2900 e 2700 metri sopra il livello del mare, rispettivamente. Il sito “upper” è posizionato nella parte centrale del ghiacciaio, leggermente verso sud-ovest, a un’altitudine di circa 2900 metri, in una zona che si trova tipicamente nella regione di accumulo, dove l’apporto di neve invernale è generalmente più significativo e l’ablazione estiva è meno intensa, grazie alle temperature più basse a quote più alte. Il sito “lower”, invece, è situato nella parte nord-orientale del ghiacciaio, vicino al margine, a un’altitudine di circa 2700 metri, in una zona più bassa che si trova probabilmente nella regione di ablazione, dove l’ablazione estiva è più marcata a causa di temperature più elevate e di una maggiore esposizione alla radiazione solare. La posizione di questi due siti è stata scelta per catturare la variabilità del bilancio di massa in funzione dell’altitudine, permettendo di monitorare sia le dinamiche di accumulo che quelle di ablazione, che variano significativamente lungo il profilo altitudinale del ghiacciaio.
Contesto scientifico e metodologico
I due siti di misurazione “upper” e “lower” sono stati utilizzati per le misurazioni del bilancio di massa del Claridenfirn a partire dal 1914, come riportato nella Sezione 4.6, rendendo questo ghiacciaio il detentore della serie di dati diretta di bilancio di massa più lunga al mondo. Le misurazioni sono state condotte utilizzando il metodo glaciologico tradizionale, che prevede lo scavo di fosse nella neve per determinare l’accumulo invernale, misurando l’equivalente in acqua dello strato di neve accumulato sopra la superficie di fine estate dell’anno precedente, e l’uso di pali per monitorare l’ablazione estiva. Queste misurazioni sono state effettuate ogni autunno, con pochissime lacune nei dati, e regolarmente anche in primavera, fornendo una serie temporale di dati di straordinaria continuità e qualità, come documentato da Müller e Kappenberger (1991) e Geibel et al. (2022). La posizione dei siti “upper” e “lower” a quote diverse consente di analizzare la variabilità spaziale del bilancio di massa, con il sito “upper” più rappresentativo delle condizioni di accumulo e il sito “lower” più influenzato dai processi di ablazione, offrendo un quadro integrato delle dinamiche glaciali. Tuttavia, come sottolineato nella Sezione 4.6, due soli siti di misurazione non possono catturare completamente la variabilità spaziale del bilancio di massa sull’intera superficie del ghiacciaio, che presenta una morfologia complessa con diversi bacini di accumulo e fronti glaciali ripidi. Per ovviare a questa limitazione, le misurazioni puntuali sono state integrate con dati volumetrici derivati da modelli digitali di elevazione ripetuti, che hanno permesso di ricostruire l’evoluzione a lungo termine del ghiacciaio, come descritto da Huss et al. (2021).
Connessione con dati complementari
La Sezione 4.6 menziona la presenza di due pluviometri di accumulo situati nelle immediate vicinanze del ghiacciaio, presso Claridenhütte, a 2475 metri sopra il livello del mare, e Geissbützistock, a 2710 metri sopra il livello del mare. Sebbene questi siti non siano mostrati sulla mappa, si trovano probabilmente appena fuori dal confine del ghiacciaio, a quote inferiori rispetto ai siti di misurazione “upper” e “lower”, e forniscono dati complementari sulle precipitazioni totali, che influenzano direttamente l’accumulo di neve sul ghiacciaio. Le letture di questi pluviometri, effettuate in primavera e in autunno, offrono informazioni preziose sulle condizioni meteorologiche che determinano l’apporto di neve al ghiacciaio, integrando le misurazioni del bilancio di massa e contribuendo a una comprensione più completa delle sue dinamiche. Inoltre, la topografia rappresentata nella Figura 4.11 riflette lo stato attuale del ghiacciaio, con un’area di 4,3 chilometri quadrati, ma il Claridenfirn ha subito una riduzione significativa nel tempo, come suggerito dalla perdita di massa a lungo termine descritta nella Sezione 4.6, che evidenzia l’impatto del cambiamento climatico sull’evoluzione del ghiacciaio.
Implicazioni scientifiche
La Figura 4.11 fornisce una base cartografica essenziale per comprendere la morfologia del Claridenfirn e la configurazione della sua rete di osservazione, che ha permesso di costruire una serie di dati di bilancio di massa di inestimabile valore scientifico. La topografia superficiale, con la sua struttura di tipo plateau e i fronti glaciali ripidi, riflette le caratteristiche fisiche che influenzano i processi di accumulo e ablazione, come la distribuzione della neve nei bacini di accumulo e i distacchi di ghiaccio frontali, che contribuiscono alla perdita di massa del ghiacciaio. La posizione dei siti di misurazione “upper” e “lower” a quote diverse consente di analizzare la variabilità altitudinale del bilancio di massa, un aspetto cruciale per comprendere la risposta del ghiacciaio alle variazioni climatiche, come l’aumento delle temperature estive e la riduzione delle precipitazioni nevose invernali. La continuità delle misurazioni dal 1914, supportata da una metodologia coerente e da una documentazione dettagliata, rende il Claridenfirn un caso di studio unico per analizzare l’evoluzione dei ghiacciai alpini su scala secolare, contribuendo alla comprensione degli impatti del cambiamento climatico sui sistemi glaciali e alla validazione di modelli predittivi sull’evoluzione futura dei ghiacciai.
Conclusioni
La Figura 4.11 offre una rappresentazione dettagliata della topografia superficiale del Claridenfirn, evidenziando la sua morfologia di tipo plateau con un gradiente altitudinale che varia da 2700 a 3100 metri sopra il livello del mare. I due siti di misurazione, “upper” a 2900 metri e “lower” a 2700 metri, costituiscono la rete di osservazione che ha permesso di monitorare il bilancio di massa del ghiacciaio dal 1914, generando la serie di dati diretta più lunga al mondo. La mappa, con le sue curve di livello, la scala e l’orientamento, fornisce un’immagine chiara della configurazione del ghiacciaio, utile per contestualizzare le misurazioni storiche e attuali e per comprendere le dinamiche di accumulo e ablazione che ne determinano l’evoluzione. Questa rappresentazione cartografica sottolinea l’importanza del Claridenfirn come sito di riferimento per gli studi glaciologici, offrendo una base spaziale per l’analisi delle sue risposte al cambiamento climatico e per la valutazione delle sue prospettive future in un contesto di riscaldamento globale.
Analisi dettagliata della Tabella 4.7: Misure individuali del bilancio di massa invernale e annuale del Ghiacciaio Claridenfirn per gli anni idrologici 2021/22 e 2022/23
La Tabella 4.7 presenta un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa invernale e annuale del Ghiacciaio Claridenfirn, un ghiacciaio di tipo plateau situato nel bacino idrografico del Linth, nelle Alpi svizzere, per i due anni idrologici consecutivi 2021/22 e 2022/23. Le misurazioni sono state effettuate in corrispondenza di due siti di osservazione specifici, identificati come “lower” (inferiore) e “upper” (superiore), che rappresentano i punti di monitoraggio storici del ghiacciaio, come illustrato nella Figura 4.11. I dati includono le coordinate dei siti, i periodi di misurazione e i valori del bilancio di massa, espressi in millimetri di equivalente in acqua, che quantificano l’accumulo di neve invernale e la variazione netta di massa annuale, tenendo conto anche delle perdite di massa stimate dovute al distacco di ghiaccio frontale nella fascia altitudinale più bassa. Questa tabella fornisce un quadro essenziale per comprendere le dinamiche di accumulo e ablazione del Claridenfirn, contribuendo alla valutazione della sua risposta alle variazioni climatiche interannuali e al trend di deglaciazione a lungo termine.
Struttura e organizzazione della tabella
La tabella è strutturata in modo da riportare, per ciascun sito di misurazione, una serie di informazioni chiave. Il titolo, “Claridenfirn – Misure individuali ai pali del bilancio invernale e annuale 2. Nota che la fascia altitudinale più bassa include anche le perdite di massa stimate dovute al distacco di ghiaccio frontale”, sottolinea che i dati del sito “lower” tengono conto di un processo di perdita di massa aggiuntivo, specifico delle zone frontali ripide del ghiacciaio. Le colonne della tabella includono: l’identificativo del sito di misurazione (“lower” o “upper”); il periodo di misurazione, suddiviso in data di inizio, data della misurazione primaverile e data di fine; le coordinate dei siti, espresse in un sistema di riferimento (probabilmente CH1903/LV03) e l’altitudine in metri sopra il livello del mare; il bilancio di massa invernale, che rappresenta l’accumulo di neve durante l’inverno, in millimetri di equivalente in acqua; e il bilancio di massa annuale, che rappresenta la variazione netta di massa per l’intero anno idrologico, includendo sia l’accumulo che l’ablazione, in millimetri di equivalente in acqua. Le righe sono organizzate in due sezioni: la prima sezione riporta i dati per l’anno idrologico 2021/22, con misurazioni per entrambi i siti, mentre la seconda sezione si riferisce al 2022/23, sempre per entrambi i siti.
Dati per l’anno idrologico 2021/22
Per l’anno idrologico 2021/22, le misurazioni coprono il periodo dal 25 settembre 2021 al 23 settembre 2022, con una campagna primaverile effettuata l’11 maggio 2022 per determinare l’accumulo invernale. I due siti di misurazione sono identificati come segue: il sito “lower” si trova a una quota di 2660 metri sopra il livello del mare, con coordinate 712261 / 190406, posizionato vicino al margine nord-orientale del ghiacciaio, come mostrato nella Figura 4.11; il sito “upper” si trova a una quota di 2880 metri sopra il livello del mare, con coordinate 710611 / 189126, situato nella parte centrale del ghiacciaio, in una zona di accumulo. L’accumulo invernale al sito “lower” è di 1585 millimetri di equivalente in acqua, un valore relativamente alto per una quota bassa, indicando un inverno con precipitazioni nevose significative, anche in una zona più esposta all’ablazione. Al sito “upper”, l’accumulo invernale è di 1772 millimetri di equivalente in acqua, un valore più alto, coerente con la quota maggiore, dove le temperature più fredde favoriscono una maggiore deposizione e conservazione della neve. La variazione netta di massa annuale, che rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, è fortemente negativa in entrambi i siti: al sito “lower”, la perdita di massa è di 3537 millimetri di equivalente in acqua, un valore che include anche le perdite stimate dovute al distacco di ghiaccio frontale, un fenomeno rilevante a quote più basse dove i fronti glaciali sono più ripidi, come descritto nella Sezione 4.6; al sito “upper”, la perdita di massa è di 1884 millimetri di equivalente in acqua, una perdita meno marcata, riflettendo una minore ablazione a quote più alte, dove le temperature estive sono più basse e l’accumulo invernale è più significativo.
Dati per l’anno idrologico 2022/23
Per l’anno idrologico 2022/23, le misurazioni coprono il periodo dal 23 settembre 2022 al 15 settembre 2023, con una campagna primaverile effettuata il 4 maggio 2023. Le coordinate dei siti di misurazione sono leggermente variate rispetto all’anno precedente, probabilmente a causa di aggiustamenti nella posizione dei pali o del ritiro del ghiacciaio: il sito “lower” si trova ora a una quota di 2650 metri sopra il livello del mare, con coordinate 712278 / 190427, mentre il sito “upper” rimane a 2880 metri sopra il livello del mare, con coordinate 710595 / 189120, pressoché invariate. L’accumulo invernale al sito “lower” è di 1643 millimetri di equivalente in acqua, un aumento del 3.7% rispetto ai 1585 millimetri dell’anno precedente, indicando un inverno più nevoso a quote basse. Al sito “upper”, l’accumulo invernale è di 1966 millimetri di equivalente in acqua, un aumento del 10.9% rispetto ai 1772 millimetri del 2021/22, suggerendo un apporto nevoso ancora più significativo a quote alte, probabilmente a causa di precipitazioni più abbondanti o di temperature più fredde durante l’inverno. La variazione netta di massa annuale mostra un miglioramento rispetto all’anno precedente: al sito “lower”, la perdita di massa è di 2322 millimetri di equivalente in acqua, un valore che include le perdite per distacco di ghiaccio frontale, ma che rappresenta una riduzione del 34% rispetto ai 3537 millimetri del 2021/22; al sito “upper”, la perdita di massa è di soli 473 millimetri di equivalente in acqua, un miglioramento del 75% rispetto ai 1884 millimetri del 2021/22, indicando condizioni molto più favorevoli a quote alte, con un’ablazione estiva significativamente ridotta.
Confronto tra i due anni idrologici
Il confronto tra i due anni idrologici rivela tendenze significative nelle dinamiche di accumulo e ablazione del Claridenfirn. L’accumulo invernale è più alto nel 2022/23 in entrambi i siti, con un aumento del 3.7% al sito “lower” e del 10.9% al sito “upper”, suggerendo un inverno più nevoso, con precipitazioni nevose più abbondanti, soprattutto a quote più alte, dove le condizioni climatiche favoriscono una maggiore deposizione di neve. La variazione netta di massa annuale è meno negativa nel 2022/23, con una riduzione delle perdite di massa del 34% al sito “lower” e del 75% al sito “upper”, indicando un miglioramento complessivo delle condizioni del ghiacciaio. Questo miglioramento potrebbe essere attribuito a un’estate meno calda nel 2022/23, che ha ridotto l’ablazione estiva, o al maggiore accumulo invernale, che ha compensato in parte le perdite estive. La variabilità altitudinale è evidente in entrambi gli anni: il sito “upper”, a 2880 metri, mostra un accumulo invernale maggiore e una perdita di massa annuale minore rispetto al sito “lower”, a 2650-2660 metri, riflettendo l’influenza dell’altitudine sulle dinamiche glaciali. A quote più alte, le temperature più basse favoriscono un maggiore accumulo di neve e una minore ablazione, mentre a quote più basse, l’ablazione estiva è più intensa, aggravata dai distacchi di ghiaccio frontale, che contribuiscono significativamente alla perdita di massa, come indicato nella nota della tabella. La differenza tra i due siti è più marcata nel 2021/22, con una perdita di massa al sito “lower” quasi doppia rispetto al sito “upper”, probabilmente a causa di un’estate più calda e di distacchi di ghiaccio frontale più significativi a quote basse.
Contesto scientifico e metodologico
Le misurazioni riportate nella Tabella 4.7 sono state raccolte nell’ambito delle campagne di monitoraggio descritte nella Sezione 4.6, che prevedono l’uso del metodo glaciologico tradizionale. Questo metodo consiste nello scavo di fosse nella neve durante le campagne primaverili, effettuate l’11 maggio 2022 e il 4 maggio 2023, per misurare l’accumulo invernale, e in rilevamenti autunnali, condotti il 23 settembre 2022 e il 15 settembre 2023, per quantificare l’ablazione estiva. Le perdite di massa dovute al distacco di ghiaccio frontale, incluse nel bilancio del sito “lower”, sono state stimate, come specificato nella nota della tabella, per tenere conto di un processo di perdita di massa aggiuntivo tipico delle zone frontali ripide del Claridenfirn. La posizione dei siti “lower” e “upper”, mostrata nella Figura 4.11, è strategica: il sito “lower”, vicino al margine nord-orientale del ghiacciaio, è più esposto ai distacchi di ghiaccio frontale e all’ablazione estiva, mentre il sito “upper”, nella zona centrale di accumulo, beneficia di condizioni più favorevoli per la conservazione della neve. I dati di precipitazione registrati dai pluviometri di Claridenhütte e Geissbützistock, menzionati nella Sezione 4.6, potrebbero supportare l’ipotesi di un inverno 2022/23 più nevoso, contribuendo al maggiore accumulo osservato in entrambi i siti.
Implicazioni scientifiche
La tabella conferma il trend di perdita di massa del Claridenfirn, in linea con la sua evoluzione a lungo termine descritta nella Sezione 4.6, che evidenzia una riduzione progressiva dell’area e del volume del ghiacciaio, aggravata dal cambiamento climatico. Tuttavia, il 2022/23 mostra un miglioramento significativo, con un accumulo invernale maggiore e un’ablazione estiva ridotta, portando a perdite di massa meno marcate, soprattutto a quote più alte. Questo miglioramento è un’eccezione temporanea in un contesto di declino generale, come suggerito dalla leggera variazione di altitudine del sito “lower”, che passa da 2660 a 2650 metri, probabilmente a causa del ritiro del ghiacciaio. I distacchi di ghiaccio frontale, inclusi nel bilancio del sito “lower”, evidenziano un processo di perdita di massa aggiuntivo, tipico dei fronti glaciali ripidi del Claridenfirn, che accelera il ritiro del ghiacciaio a quote basse, con possibili implicazioni per la stabilità delle sue sezioni frontali. La persistenza della perdita di massa, anche in un anno più favorevole come il 2022/23, sottolinea la vulnerabilità del ghiacciaio al riscaldamento globale, con conseguenze per le risorse idriche locali, che dipendono dalla fusione glaciale, e per gli ecosistemi alpini, che subiscono gli effetti del ritiro dei ghiacciai.
Conclusioni
La Tabella 4.7 evidenzia una perdita di massa netta del Ghiacciaio Claridenfirn in entrambi gli anni idrologici, con un accumulo invernale più favorevole nel 2022/23, caratterizzato da un maggiore apporto di neve, e perdite di massa annuali meno marcate rispetto al 2021/22, soprattutto a quote più alte, dove l’ablazione estiva è stata significativamente ridotta. Tuttavia, il trend complessivo rimane negativo, con perdite di massa rilevanti, aggravate dai distacchi di ghiaccio frontale a quote basse, che confermano il declino progressivo del ghiacciaio in un contesto di cambiamento climatico. Questi dati sottolineano l’importanza di un monitoraggio continuo per comprendere le dinamiche glaciali e per valutare gli impatti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini, come il Claridenfirn, che rappresenta un caso di studio unico per la sua serie di dati secolare.
Indagini glaciologiche condotte nel biennio 2021-2022: un’analisi dettagliata delle variazioni di massa e delle caratteristiche fisiche della neve e del firn
Nel corso del biennio 2021-2022 sono state condotte una serie di indagini scientifiche approfondite finalizzate alla caratterizzazione delle dinamiche di accumulo e ablazione della neve e del firn in due siti distinti, con misurazioni stagionali effettuate sia in primavera che in autunno. Le operazioni di rilevamento primaverile hanno avuto luogo l’11 maggio 2022, un periodo strategicamente scelto per valutare le condizioni della copertura nevosa al termine della stagione di accumulo invernale. Durante questa campagna, la densità della neve è stata determinata attraverso la tecnica del carotaggio, eseguito fino a un orizzonte stratigrafico chiaramente identificato e marcato in entrambi i siti di studio. Tale metodologia ha permesso di ottenere valori rappresentativi della densità media della coltre nevosa, successivamente integrati con un campionamento sistematico della profondità della neve. In particolare, sono stati effettuati tra 10 e 20 sondaggi di profondità in prossimità dei pali di riferimento, al fine di acquisire una stima robusta della variabilità spaziale locale. Inoltre, ulteriori misurazioni della profondità sono state raccolte lungo un transetto intermedio di 200 metri che collegava i due pali principali, garantendo così una copertura più estesa dell’area d’indagine.
I risultati delle misurazioni primaverili hanno evidenziato una profondità della neve pari a 3 metri nel primo sito e a 3,5 metri nel secondo, indicando una significativa accumulazione invernale. Parallelamente, i valori di densità ottenuti tramite i carotaggi hanno mostrato una leggera variabilità tra i due siti: nel sito superiore è stata registrata una densità media di 502 kg m⁻³, mentre nel sito inferiore il valore si è attestato a 500 kg m⁻³. Questi dati suggeriscono una compattezza della neve pressoché uniforme tra le due località, con differenze minime che potrebbero essere attribuite a variazioni locali nell’esposizione al vento o alla radiazione solare durante il processo di metamorfismo della neve.
Le misurazioni autunnali, condotte il 23 settembre 2022, hanno invece fornito un quadro contrastante, evidenziando l’entità dei processi di ablazione occorsi durante i mesi estivi. In questa fase, si è constatato che l’intero accumulo di neve invernale rilevato in primavera era stato completamente depleto in entrambi i siti. Tuttavia, l’osservazione più significativa è rappresentata dalla perdita aggiuntiva di materiale glaciale, con una riduzione stimata compresa tra 2,8 e 3,5 metri di firn o ghiaccio, a seconda del sito. Tale decremento, che eccede il semplice scioglimento della neve stagionale, indica un’ablazione eccezionalmente intensa, probabilmente influenzata da condizioni climatiche estreme durante l’estate del 2022. Oltre alla valutazione del bilancio di massa, le indagini autunnali hanno incluso la misurazione dell’abbassamento della superficie e dello spostamento orizzontale dei pali di riferimento, parametri fondamentali per comprendere le dinamiche di deformazione e flusso del ghiaccio residuo. Al termine di queste operazioni, i pali sono stati riposizionati mediante una nuova perforazione nei siti originari, garantendo la continuità delle osservazioni per le campagne future.
In sintesi, le indagini condotte nel biennio 2021-2022 hanno permesso di documentare con dettaglio le variazioni stagionali e annuali della massa nevosa e glaciale nei due siti studiati, evidenziando un bilancio di massa fortemente negativo. Questi dati rappresentano una base preziosa per analizzare l’impatto delle condizioni climatiche locali sul ritiro dei ghiacciai e per calibrare modelli predittivi delle dinamiche glaciologiche in un contesto di cambiamento climatico accelerato. Ulteriori studi saranno necessari per correlare queste osservazioni con parametri meteorologici e per valutare la sostenibilità a lungo termine delle masse glaciali residue nell’area.
Indagini glaciologiche condotte nel biennio 2022-2023: un’analisi approfondita delle dinamiche di accumulo e ablazione della neve e delle variazioni superficiali
Le indagini glaciologiche svolte nel periodo 2022-2023 hanno rappresentato un’importante occasione per monitorare le variazioni stagionali della copertura nevosa e del bilancio di massa in due siti distinti, attraverso campagne di rilevamento condotte in primavera e a fine estate. La prima fase di misurazioni è stata realizzata il 4 maggio 2023, un momento chiave per valutare l’entità dell’accumulo nevoso al termine della stagione invernale. Durante questa campagna primaverile, sono stati effettuati sondaggi sistematici della profondità della neve, accompagnati da misurazioni della densità ottenute mediante l’impiego di un trapano a carotaggio presso i due pali di riferimento. Questo approccio ha consentito di acquisire dati precisi sulla struttura interna della coltre nevosa, con particolare attenzione alla sua compattezza e distribuzione spaziale. Per ampliare la rappresentatività delle osservazioni, sono stati condotti ulteriori campionamenti della profondità della neve lungo un transetto di 200 metri che collegava i due siti, permettendo di caratterizzare la variabilità della copertura nevosa su una scala intermedia.
I risultati delle misurazioni primaverili hanno evidenziato una densità media della neve pari a 465 kg m⁻³ nel sito superiore e a 463 kg m⁻³ nel sito inferiore. Tali valori, pressoché uniformi tra i due siti, indicano una metamorfosi della neve relativamente omogenea, probabilmente influenzata da condizioni climatiche simili durante il periodo di accumulo invernale. La leggera differenza tra i due siti potrebbe essere attribuita a fattori locali, come l’esposizione al vento o la topografia, che possono aver modulato i processi di compattazione della neve.
La seconda fase di rilevamento, condotta il 15 settembre 2023, ha permesso di valutare l’evoluzione della copertura nevosa e del ghiaccio durante i mesi estivi, un periodo critico per i processi di ablazione. Le osservazioni autunnali hanno confermato, per entrambi i siti, un bilancio di massa negativo, coerentemente con quanto registrato nell’anno precedente. Questo risultato indica che l’accumulo invernale di neve non è stato sufficiente a compensare le perdite estive, suggerendo un trend di degrado glaciale persistente. Inoltre, le misurazioni hanno rivelato un significativo abbassamento della superficie, un fenomeno che testimonia l’intensità dell’ablazione e che è stato quantificato con precisione attraverso tecniche topografiche. A complemento di queste osservazioni, è stato determinato lo spostamento orizzontale dei pali di riferimento, un parametro che fornisce indicazioni sulle dinamiche di flusso del ghiaccio o del firn residuo, influenzate sia dalla fusione che dalla deformazione gravitativa.
Questi dati, raccolti con rigore metodologico, offrono una visione dettagliata delle trasformazioni in atto nei siti studiati, evidenziando un’ablazione estiva predominante rispetto all’accumulo invernale. L’integrazione delle misurazioni di densità, profondità della neve, abbassamento superficiale e spostamento dei pali consente di costruire un quadro scientifico robusto, utile per analizzare le risposte dei sistemi glaciali alle variazioni climatiche stagionali e annuali. Il bilancio di massa negativo registrato a fine settembre 2023, combinato con la sostanziale riduzione della superficie, sottolinea l’urgenza di approfondire le indagini su scala temporale più lunga, al fine di comprendere se tali dinamiche rappresentino un’anomalia stagionale o un segnale di un cambiamento strutturale più ampio. Futuri studi potrebbero beneficiare di un’analisi correlata con dati meteorologici e modelli climatici, per meglio contestualizzare questi risultati nel quadro del riscaldamento globale e delle sue implicazioni per la criosfera.
Indagini glaciologiche condotte nel biennio 2022-2023: un’analisi approfondita delle dinamiche di accumulo e ablazione della neve e delle variazioni superficiali
Le indagini glaciologiche svolte nel periodo 2022-2023 hanno rappresentato un’importante occasione per monitorare le variazioni stagionali della copertura nevosa e del bilancio di massa in due siti distinti, attraverso campagne di rilevamento condotte in primavera e a fine estate. La prima fase di misurazioni è stata realizzata il 4 maggio 2023, un momento chiave per valutare l’entità dell’accumulo nevoso al termine della stagione invernale. Durante questa campagna primaverile, sono stati effettuati sondaggi sistematici della profondità della neve, accompagnati da misurazioni della densità ottenute mediante l’impiego di un trapano a carotaggio presso i due pali di riferimento. Questo approccio ha consentito di acquisire dati precisi sulla struttura interna della coltre nevosa, con particolare attenzione alla sua compattezza e distribuzione spaziale. Per ampliare la rappresentatività delle osservazioni, sono stati condotti ulteriori campionamenti della profondità della neve lungo un transetto di 200 metri che collegava i due siti, permettendo di caratterizzare la variabilità della copertura nevosa su una scala intermedia.
I risultati delle misurazioni primaverili hanno evidenziato una densità media della neve pari a 465 kg m⁻³ nel sito superiore e a 463 kg m⁻³ nel sito inferiore. Tali valori, pressoché uniformi tra i due siti, indicano una metamorfosi della neve relativamente omogenea, probabilmente influenzata da condizioni climatiche simili durante il periodo di accumulo invernale. La leggera differenza tra i due siti potrebbe essere attribuita a fattori locali, come l’esposizione al vento o la topografia, che possono aver modulato i processi di compattazione della neve.
La seconda fase di rilevamento, condotta il 15 settembre 2023, ha permesso di valutare l’evoluzione della copertura nevosa e del ghiaccio durante i mesi estivi, un periodo critico per i processi di ablazione. Le osservazioni autunnali hanno confermato, per entrambi i siti, un bilancio di massa negativo, coerentemente con quanto registrato nell’anno precedente. Questo risultato indica che l’accumulo invernale di neve non è stato sufficiente a compensare le perdite estive, suggerendo un trend di degrado glaciale persistente. Inoltre, le misurazioni hanno rivelato un significativo abbassamento della superficie, un fenomeno che testimonia l’intensità dell’ablazione e che è stato quantificato con precisione attraverso tecniche topografiche. A complemento di queste osservazioni, è stato determinato lo spostamento orizzontale dei pali di riferimento, un parametro che fornisce indicazioni sulle dinamiche di flusso del ghiaccio o del firn residuo, influenzate sia dalla fusione che dalla deformazione gravitativa.
Questi dati, raccolti con rigore metodologico, offrono una visione dettagliata delle trasformazioni in atto nei siti studiati, evidenziando un’ablazione estiva predominante rispetto all’accumulo invernale. L’integrazione delle misurazioni di densità, profondità della neve, abbassamento superficiale e spostamento dei pali consente di costruire un quadro scientifico robusto, utile per analizzare le risposte dei sistemi glaciali alle variazioni climatiche stagionali e annuali. Il bilancio di massa negativo registrato a fine settembre 2023, combinato con la sostanziale riduzione della superficie, sottolinea l’urgenza di approfondire le indagini su scala temporale più lunga, al fine di comprendere se tali dinamiche rappresentino un’anomalia stagionale o un segnale di un cambiamento strutturale più ampio. Futuri studi potrebbero beneficiare di un’analisi correlata con dati meteorologici e modelli climatici, per meglio contestualizzare questi risultati nel quadro del riscaldamento globale e delle sue implicazioni per la criosfera.

Analisi comparativa del ritiro del Tiefengletscher tra il 2014 e il 2023: un’indagine visiva delle dinamiche glaciologiche in un contesto di cambiamento climatico
Le due fotografie del Tiefengletscher, scattate rispettivamente nel 2014 (immagine superiore) e nel 2023 (immagine inferiore) e attribuite a L. Eggimann (AFJ/UR), offrono una documentazione visiva di straordinaria rilevanza per comprendere l’evoluzione di questo ghiacciaio alpino nell’arco di un intervallo temporale di 9 anni. Il confronto tra le due immagini evidenzia un ritiro drammatico della massa glaciale, un fenomeno che si inserisce nel più ampio contesto del degrado dei ghiacciai montani a livello globale, attribuibile principalmente all’influenza del cambiamento climatico. Di seguito, viene proposta un’analisi dettagliata delle caratteristiche morfologiche e delle trasformazioni osservate, con un focus sulle implicazioni glaciologiche e ambientali.
Descrizione e analisi dell’immagine del 2014
L’immagine del 2014 rappresenta il Tiefengletscher in una fase di estensione relativamente maggiore rispetto al 2023, pur inserendosi in un periodo in cui i ghiacciai alpini stavano già mostrando segni di ritiro. La fotografia mostra una copertura nevosa e glaciale significativa, che si estende dalla sommità della montagna fino alle quote inferiori. La parte superiore del ghiacciaio è caratterizzata da un accumulo di neve fresca e compatta, che ricopre le pendici rocciose e forma una superficie riflettente, tipica di un’area di accumulo ancora attiva. La lingua glaciale, ovvero la porzione del ghiacciaio che si estende verso valle, appare ben definita, con una superficie liscia e uniforme che suggerisce un flusso glaciale ancora presente, sebbene probabilmente già in declino. Le aree rocciose esposte sono limitate, confinate principalmente alle creste e alle pareti più ripide, mentre la neve e il ghiaccio dominano il paesaggio, coprendo gran parte del terreno sottostante. Questo scenario indica che, nel 2014, il Tiefengletscher manteneva ancora una certa capacità di accumulo invernale, con un bilancio di massa che, pur probabilmente negativo, non aveva ancora portato a un ritiro estremo della fronte glaciale.
Descrizione e analisi dell’immagine del 2023
L’immagine del 2023 rivela un cambiamento morfologico e volumetrico di portata eccezionale, con una riduzione drammatica della copertura glaciale e nevosa. La parte superiore della montagna, che nel 2014 era ricoperta da uno strato di neve, appare ora in gran parte esposta, con solo alcune chiazze di neve residue che testimoniano un accumulo invernale insufficiente a contrastare l’ablazione estiva. La lingua glaciale si è ritirata significativamente verso monte, lasciando scoperta una vasta area di terreno roccioso e detriti morenici, che costituiscono i sedimenti trasportati e depositati dal ghiacciaio durante il suo movimento. La superficie del ghiacciaio residuo appare frammentata, con crepacci visibili e zone di ghiaccio sporco, segno di un degrado avanzato e di un’esposizione prolungata agli agenti atmosferici. Un elemento di particolare interesse è la formazione di un piccolo lago glaciale nella parte inferiore dell’immagine, un fenomeno tipico dei ghiacciai in ritiro. Questo lago si origina dall’accumulo di acqua di fusione in una depressione lasciata dal ritiro del ghiaccio, evidenziando l’intensità dei processi di scioglimento. Le aree rocciose esposte sono ora predominanti, e il terreno appare più frammentato, con una maggiore presenza di detriti e sedimenti glaciali che riflettono le dinamiche di erosione e trasporto associate al ritiro del ghiacciaio.
Interpretazione glaciologica e fattori di cambiamento
Il confronto tra le due immagini documenta un ritiro del Tiefengletscher che si manifesta attraverso una riduzione sia dell’estensione superficiale che dello spessore del ghiaccio, un fenomeno coerente con le tendenze di deglaciazione osservate a livello globale nelle regioni alpine. Questo ritiro può essere attribuito a una combinazione di fattori climatici e dinamici, che hanno agito in sinergia per accelerare la perdita di massa glaciale. In primo luogo, l’aumento delle temperature medie, specialmente durante i mesi estivi, ha intensificato i processi di fusione, riducendo il periodo di conservazione della neve e del ghiaccio. In secondo luogo, una probabile diminuzione delle precipitazioni nevose invernali ha limitato l’apporto di nuova neve, essenziale per mantenere un bilancio di massa positivo. Inoltre, il feedback dell’albedo ha giocato un ruolo cruciale: con il ritiro del ghiacciaio, le superfici rocciose esposte assorbono una quantità maggiore di radiazione solare rispetto alla neve riflettente, aumentando il riscaldamento locale e accelerando ulteriormente lo scioglimento. Dal punto di vista dinamico, il ritiro della fronte glaciale e la formazione del lago indicano che il Tiefengletscher non è più in grado di mantenere un flusso significativo verso valle, un segnale di squilibrio tra accumulo e ablazione che porta a una progressiva frammentazione del corpo glaciale.
Correlazione con i dati di monitoraggio
Le osservazioni visive sono in linea con i dati quantitativi raccolti durante le indagini glaciologiche condotte negli anni 2021-2022 e 2022-2023. In particolare, i bilanci di massa negativi registrati in entrambi i periodi, con perdite di firn e ghiaccio comprese tra 2,8 e 3,5 metri nel 2022 e un abbassamento significativo della superficie nel 2023, riflettono un trend di deglaciazione che si manifesta chiaramente nelle fotografie. La riduzione della densità della neve (465 kg m⁻³ nel sito superiore e 463 kg m⁻³ nel sito inferiore nel 2023) e l’ablazione estiva predominante rispetto all’accumulo invernale sono indicatori di un sistema glaciale in rapido declino, che trova riscontro visivo nel ritiro del Tiefengletscher documentato tra il 2014 e il 2023.
Implicazioni ambientali e prospettive future
Il ritiro del Tiefengletscher ha implicazioni significative per l’ecosistema locale e le risorse idriche. La riduzione della massa glaciale compromette la capacità del ghiacciaio di fungere da serbatoio naturale di acqua, con ripercussioni sulla disponibilità idrica per i corsi d’acqua a valle, specialmente durante i mesi estivi. Inoltre, la formazione del lago glaciale introduce nuovi rischi, come il potenziale per inondazioni improvvise in caso di rottura delle morene che lo contengono. Dal punto di vista ecologico, il ritiro del ghiacciaio altera gli habitat alpini, influenzando la biodiversità locale e le specie adattate a condizioni di alta quota. Infine, il declino del Tiefengletscher ha un impatto sul turismo montano, riducendo l’attrattiva paesaggistica e le opportunità per attività come l’alpinismo e lo sci.
In conclusione, le immagini del Tiefengletscher tra il 2014 e il 2023 forniscono una testimonianza visiva potente del rapido degrado dei ghiacciai alpini, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo e un’analisi integrata con dati climatici e glaciologici. Studi futuri potrebbero approfondire le correlazioni tra le variazioni osservate e i parametri meteorologici, al fine di migliorare le proiezioni sul destino dei ghiacciai alpini in un contesto di riscaldamento globale accelerato.

Analisi a lungo termine del bilancio di massa del Claridenfirn: dinamiche glaciologiche e tendenze climatiche dal 1920 al 2023
La Figura 4.12 presenta un’analisi dettagliata del bilancio di massa del Claridenfirn, un ghiacciaio alpino situato presumibilmente nelle Alpi svizzere, attraverso dati raccolti in due siti distinti: il palo superiore (grafico in alto) e il palo inferiore (grafico in basso). I dati coprono un periodo di osservazione che si estende dal 1920 circa al 2023, offrendo una prospettiva di lungo termine sull’evoluzione del ghiacciaio in risposta alle variazioni climatiche. Il bilancio di massa è espresso in metri di equivalente in acqua (m w.e.), una metrica standard che consente di quantificare l’accumulo e l’ablazione in termini di spessore equivalente di acqua liquida. L’area ombreggiata in grigio evidenzia gli anni del rapporto corrente, che, in base al contesto delle indagini precedenti, possiamo collocare nel periodo 2021-2023. Questa analisi si propone di esaminare le tendenze del bilancio di massa annuale, invernale ed estivo, evidenziando le differenze tra i due siti e le implicazioni per la comprensione delle dinamiche glaciologiche in un contesto di cambiamento climatico.
Struttura e metodologia dei grafici
I grafici riportano tre serie di dati distinte per ciascun sito:
- Bilancio annuale (annual balance): rappresentato da una linea nera continua, questo parametro riflette la variazione netta di massa del ghiacciaio in un anno, calcolata come la differenza tra l’accumulo (principalmente neve invernale) e l’ablazione (perdite dovute a scioglimento, sublimazione e altri processi).
- Bilancio invernale (winter balance): indicato da una linea grigia, rappresenta l’accumulo di massa durante la stagione invernale, prevalentemente sotto forma di precipitazioni nevose.
- Bilancio estivo (summer balance): mostrato con una linea tratteggiata nera, quantifica la perdita di massa durante la stagione estiva, dominata dallo scioglimento del ghiaccio e della neve.
L’asse verticale di entrambi i grafici è scalato in metri di equivalente in acqua (m w.e.), con valori positivi che indicano un accumulo e valori negativi che riflettono una perdita di massa. L’asse orizzontale copre un intervallo temporale che va dal 1920 circa al 2023, permettendo di analizzare le tendenze su scala secolare.
Analisi del bilancio di massa al palo superiore
Il grafico superiore, relativo al palo posizionato a una quota più alta sul Claridenfirn, offre un quadro delle dinamiche glaciologiche in un’area che, per la sua elevazione, è generalmente più favorevole all’accumulo di neve. Il bilancio invernale, rappresentato dalla linea grigia, mostra valori positivi per l’intero periodo di osservazione, con oscillazioni interannuali che riflettono la variabilità delle precipitazioni nevose. Negli anni 1920-1970, l’accumulo invernale si attesta mediamente tra 1 e 2 m w.e., con picchi che occasionalmente superano i 2 m w.e. A partire dagli anni 1980, si osserva una leggera tendenza alla diminuzione, con valori che raramente superano 1,5 m w.e. negli ultimi decenni, suggerendo una riduzione delle nevicate o un aumento delle temperature invernali che favoriscono la fusione anche a quote elevate.
Il bilancio estivo, indicato dalla linea tratteggiata nera, è costantemente negativo, riflettendo perdite di massa significative durante i mesi estivi. Fino agli anni 1970, le perdite estive oscillano generalmente tra -1 e -2 m w.e., con una variabilità moderata. Tuttavia, a partire dagli anni 1980, si osserva un’intensificazione dell’ablazione, con valori che raggiungono e superano i -3 m w.e. negli anni più recenti, specialmente nell’area ombreggiata (2021-2023). Questo trend è indicativo di un aumento delle temperature estive, che accelerano lo scioglimento della neve e del ghiaccio.
Il bilancio annuale, rappresentato dalla linea nera, è il risultato della somma algebrica dei bilanci invernale ed estivo. Fino agli anni 1970, il bilancio annuale mostra un’alternanza di anni positivi e negativi, con una media vicina allo zero, suggerendo un equilibrio relativo tra accumulo e ablazione. A partire dagli anni 1980, tuttavia, il bilancio diventa prevalentemente negativo, con un’accelerazione delle perdite nette di massa negli ultimi 20-30 anni. Nell’area ombreggiata (2021-2023), il bilancio annuale raggiunge valori fortemente negativi, spesso inferiori a -2 m w.e., coerentemente con i dati delle indagini 2021-2022 e 2022-2023, che riportano perdite di firn e ghiaccio comprese tra 2,8 e 3,5 m.
Analisi del bilancio di massa al palo inferiore
Il grafico inferiore, relativo al palo posizionato a una quota più bassa sul Claridenfirn, evidenzia dinamiche simili ma con un impatto più pronunciato dell’ablazione, a causa della maggiore esposizione alle temperature elevate tipiche delle quote inferiori. Il bilancio invernale, pur rimanendo positivo per la maggior parte del periodo, mostra valori mediamente inferiori rispetto al palo superiore, oscillando tra 0,5 e 1,5 m w.e. Questo è coerente con il gradiente altitudinale, che comporta una riduzione delle precipitazioni nevose e un aumento della fusione a quote più basse. La tendenza alla diminuzione dell’accumulo invernale è ancora più evidente negli ultimi decenni, con valori che si avvicinano spesso a 0,5 m w.e., suggerendo un apporto di neve sempre più limitato.
Il bilancio estivo al palo inferiore è caratterizzato da perdite di massa più intense rispetto al palo superiore, con valori che spesso superano i -3 m w.e., specialmente a partire dagli anni 1990. L’ablazione estiva mostra un trend di intensificazione simile a quello osservato al palo superiore, ma con un impatto maggiore, probabilmente a causa delle temperature più elevate e di una maggiore esposizione alla radiazione solare a quote inferiori. Negli anni 2021-2023, le perdite estive raggiungono valori estremi, contribuendo a un bilancio annuale fortemente negativo.
Il bilancio annuale al palo inferiore segue un’evoluzione simile a quella del palo superiore, ma con una tendenza negativa più marcata. Fino agli anni 1970, il bilancio oscilla intorno allo zero, con una certa alternanza di anni positivi e negativi. A partire dagli anni 1980, tuttavia, il bilancio diventa quasi costantemente negativo, con perdite nette che si intensificano progressivamente. Nell’area ombreggiata (2021-2023), il bilancio annuale raggiunge valori inferiori a -3 m w.e., riflettendo un’ablazione estiva che supera di gran lunga l’accumulo invernale, in linea con i dati delle indagini recenti.
Interpretazione glaciologica e fattori climatici
I dati della Figura 4.12 evidenziano un trend di deglaciazione del Claridenfirn che si è accentuato negli ultimi decenni, con differenze significative tra il palo superiore e quello inferiore. Il passaggio da un bilancio di massa relativamente equilibrato (1920-1970) a un bilancio fortemente negativo a partire dagli anni 1980 coincide con l’accelerazione del riscaldamento globale, che ha portato a un aumento delle temperature estive e a una riduzione delle precipitazioni nevose invernali. Il palo inferiore, situato a una quota più bassa, subisce perdite di massa più significative, a causa di temperature più alte e di un’esposizione maggiore allo scioglimento, un fenomeno tipico dei ghiacciai alpini dove le quote inferiori sono più vulnerabili al riscaldamento.
L’ablazione estiva emerge come il fattore dominante nella perdita di massa, con un’intensificazione negli ultimi decenni che può essere attribuita a diversi fattori. In primo luogo, l’aumento delle temperature estive ha accelerato lo scioglimento della neve e del ghiaccio, riducendo il periodo di conservazione della coltre nevosa. In secondo luogo, il feedback dell’albedo ha amplificato questo processo: la riduzione della copertura nevosa espone superfici più scure (rocce e detriti), che assorbono una maggiore quantità di radiazione solare, aumentando il riscaldamento locale e accelerando la fusione. Infine, la diminuzione dell’accumulo invernale, osservata in entrambi i siti, ha limitato l’apporto di nuova neve, essenziale per compensare le perdite estive.
Correlazione con i dati delle indagini recenti
I risultati della Figura 4.12 sono coerenti con i dati delle indagini condotte nel 2021-2022 e 2022-2023, che riportano bilanci di massa negativi e perdite significative di firn e ghiaccio. Ad esempio, le perdite di 2,8-3,5 m di firn o ghiaccio registrate nel 2022 e i valori di densità della neve di 463-465 kg m⁻³ nel 2023 si riflettono nei bilanci annuali fortemente negativi dell’area ombreggiata. Questi dati confermano che il Claridenfirn sta subendo un ritiro accelerato, in linea con le tendenze osservate in altri ghiacciai alpini, come il Tiefengletscher, il cui ritiro è stato documentato visivamente nello stesso periodo.
Implicazioni ambientali e prospettive future
Il declino del Claridenfirn, evidenziato dalla Figura 4.12, ha implicazioni significative per l’ambiente alpino e le comunità che dipendono dai ghiacciai. La riduzione della massa glaciale compromette la capacità del ghiacciaio di fungere da serbatoio naturale di acqua, con ripercussioni sulla disponibilità idrica per i corsi d’acqua a valle, specialmente durante i mesi estivi. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio altera gli habitat alpini, influenzando la biodiversità locale e le specie adattate a condizioni di alta quota. Dal punto di vista socioeconomico, il declino del Claridenfirn ha un impatto sul turismo montano, riducendo l’attrattiva paesaggistica e le opportunità per attività come l’alpinismo e lo sci.
In conclusione, la Figura 4.12 fornisce una chiara evidenza del rapido degrado del Claridenfirn, con un bilancio di massa che è diventato persistentemente negativo negli ultimi 40 anni. La maggiore vulnerabilità del palo inferiore sottolinea l’importanza di monitorare le dinamiche glaciologiche a diverse quote, per comprendere come il cambiamento climatico influenzi i ghiacciai in modo differenziato. I dati suggeriscono che, senza un’inversione delle tendenze climatiche, il Claridenfirn potrebbe ridursi ulteriormente nei prossimi decenni, con conseguenze a lungo termine per l’ecosistema alpino. Futuri studi, che integrino questi dati con modelli climatici e osservazioni sul campo, saranno essenziali per prevedere l’evoluzione del ghiacciaio e per sviluppare strategie di adattamento alle trasformazioni in atto.
Analisi dettagliata del bilancio di massa del Claridenfirn per i periodi 2021/22 e 2022/23: variazioni altitudinali e tendenze glaciologiche
La Tabella 4.8 fornisce un’analisi approfondita del bilancio di massa specifico del Claridenfirn, un ghiacciaio alpino situato presumibilmente nelle Alpi svizzere, per i periodi di osservazione 2021/22 e 2022/23. I dati sono organizzati in fasce altitudinali che coprono un intervallo compreso tra 2500 e 3200 metri sopra il livello del mare, offrendo una visione dettagliata delle dinamiche di accumulo e ablazione a diverse quote. Per ogni fascia altitudinale, la tabella riporta l’area del ghiacciaio, il bilancio invernale specifico (che rappresenta l’accumulo di massa durante la stagione invernale, principalmente sotto forma di neve), e il bilancio annuale specifico (che riflette la variazione netta di massa in un anno, risultante dalla differenza tra accumulo invernale e ablazione estiva). I valori sono espressi in millimetri di equivalente in acqua, una misura che converte la massa di neve o ghiaccio in uno spessore equivalente di acqua liquida, facilitando il confronto tra i processi di accumulo e perdita di massa. La tabella include anche una stima dell’area totale del ghiacciaio e dei bilanci medi ponderati per l’intera superficie, con una nota che specifica che i risultati si riferiscono alle misurazioni effettuate nelle date indicate nei rapporti precedenti e che la fascia altitudinale più bassa include il contributo della perdita di massa dovuta al distacco di ghiaccio alla fronte del ghiacciaio.
Struttura e organizzazione dei dati
La tabella è suddivisa in due sezioni principali, una per ciascun periodo di osservazione: 2021/22 e 2022/23. Per ogni periodo, i dati sono presentati per fasce altitudinali di 100 metri, da 2500 a 3200 metri sopra il livello del mare. Le colonne riportano:
- L’intervallo di altitudine in metri sopra il livello del mare.
- L’area del ghiacciaio in ciascuna fascia, espressa in chilometri quadrati.
- Il bilancio invernale specifico, in millimetri di equivalente in acqua, che quantifica l’accumulo di massa durante l’inverno.
- Il bilancio annuale specifico, anch’esso in millimetri di equivalente in acqua, che rappresenta la variazione netta di massa in un anno.
L’ultima riga di ciascuna sezione fornisce i valori medi ponderati per l’intero ghiacciaio, calcolati tenendo conto dell’area di ciascuna fascia altitudinale, offrendo una stima complessiva del bilancio di massa.
Analisi del periodo 2021/22
Distribuzione dell’area per fasce altitudinali
Nel periodo 2021/22, l’area totale del Claridenfirn è stimata in 4,321 chilometri quadrati. La distribuzione altitudinale mostra una concentrazione significativa dell’area nelle fasce centrali: la fascia tra 2800 e 2900 metri copre 1,332 chilometri quadrati, mentre quella tra 2900 e 3000 metri si estende su 1,363 chilometri quadrati, rappresentando insieme oltre il 60% della superficie totale del ghiacciaio. Le fasce alle quote più basse (2500-2600 metri) e più alte (3100-3200 metri) sono invece molto meno estese, con aree rispettivamente di 0,058 e 0,026 chilometri quadrati, riflettendo la tipica morfologia di un ghiacciaio alpino, che tende a essere più ampio nelle quote intermedie e più ristretto agli estremi altitudinali.
Bilancio invernale
Il bilancio invernale, che rappresenta l’accumulo di massa durante la stagione invernale, varia in modo significativo con l’altitudine, seguendo un gradiente tipico dei ghiacciai alpini. Nella fascia più bassa, tra 2500 e 2600 metri, l’accumulo invernale è di 1134 millimetri di equivalente in acqua, un valore relativamente basso che può essere attribuito a temperature più alte a queste quote, che favoriscono la fusione anche durante l’inverno, e a una minore quantità di precipitazioni nevose. L’accumulo aumenta progressivamente con l’altitudine, raggiungendo un massimo di 1497 millimetri di equivalente in acqua nella fascia tra 2800 e 2900 metri, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli alla conservazione della neve, grazie a temperature più basse e a una maggiore esposizione alle precipitazioni nevose. A quote più elevate, come nella fascia tra 3100 e 3200 metri, l’accumulo invernale diminuisce leggermente a 1126 millimetri di equivalente in acqua, un fenomeno che potrebbe essere dovuto a una riduzione delle precipitazioni o a un’esposizione maggiore al vento, che tende a rimuovere la neve dalle quote più alte. Il valore medio ponderato per l’intero ghiacciaio è di 1451 millimetri di equivalente in acqua, indicando un accumulo invernale significativo, ma con variazioni notevoli tra le diverse fasce altitudinali.
Bilancio annuale
Il bilancio annuale, che rappresenta la variazione netta di massa in un anno, è negativo in tutte le fasce altitudinali, evidenziando un’ablazione estiva che supera l’accumulo invernale. Nella fascia più bassa, tra 2500 e 2600 metri, il bilancio annuale è di -4878 millimetri di equivalente in acqua, il valore più negativo registrato, in parte a causa del distacco di ghiaccio alla fronte del ghiacciaio, un processo che contribuisce significativamente alla perdita di massa a queste quote, come specificato nella nota della tabella. Le perdite diminuiscono con l’aumentare dell’altitudine: nella fascia tra 2600 e 2700 metri, il bilancio annuale è di -3562 millimetri di equivalente in acqua, mentre nella fascia tra 3000 e 3100 metri si riduce a -1700 millimetri di equivalente in acqua, riflettendo una minore ablazione a quote più alte, dove le temperature più basse limitano lo scioglimento. Il valore medio ponderato per l’intero ghiacciaio è di -3900 millimetri di equivalente in acqua, un bilancio annuale fortemente negativo che indica una perdita netta di massa significativa per il periodo 2021/22.
Analisi del periodo 2022/23
Distribuzione dell’area per fasce altitudinali
Nel periodo 2022/23, l’area totale del Claridenfirn è stimata in 4,144 chilometri quadrati, una leggera riduzione rispetto ai 4,321 chilometri quadrati del 2021/22. Questo cambiamento, sebbene piccolo, è indicativo di un ritiro del ghiacciaio, un fenomeno coerente con le osservazioni visive del Tiefengletscher e con le tendenze di deglaciazione a lungo termine riportate in altri studi. La distribuzione altitudinale rimane simile, con le fasce tra 2800 e 2900 metri e tra 2900 e 3000 metri che coprono rispettivamente 1,305 e 1,363 chilometri quadrati, mantenendo la loro predominanza in termini di superficie.
Bilancio invernale
Il bilancio invernale nel 2022/23 mostra una riduzione rispetto al periodo precedente, suggerendo un possibile cambiamento nelle condizioni climatiche invernali. Nella fascia più bassa, tra 2500 e 2600 metri, l’accumulo invernale è di 1011 millimetri di equivalente in acqua, inferiore rispetto ai 1134 millimetri del 2021/22. Il massimo accumulo si registra ancora nella fascia tra 2800 e 2900 metri, con 1456 millimetri di equivalente in acqua, ma anche questo valore è inferiore rispetto ai 1497 millimetri dell’anno precedente. A quote più alte, come nella fascia tra 3100 e 3200 metri, l’accumulo invernale è di 1108 millimetri di equivalente in acqua, leggermente inferiore rispetto ai 1126 millimetri del 2021/22. Il valore medio ponderato per l’intero ghiacciaio è di 1405 millimetri di equivalente in acqua, una diminuzione di 46 millimetri rispetto al 2021/22, che potrebbe essere attribuita a nevicate meno abbondanti o a temperature invernali più alte che hanno favorito una maggiore fusione della neve.
Bilancio annuale
Il bilancio annuale nel 2022/23 rimane negativo, ma mostra una perdita di massa meno intensa rispetto al 2021/22. Nella fascia più bassa, tra 2500 e 2600 metri, il bilancio annuale è di -4026 millimetri di equivalente in acqua, un miglioramento rispetto ai -4878 millimetri del 2021/22, ma comunque indicativo di una perdita significativa, aggravata dal distacco di ghiaccio alla fronte del ghiacciaio. Le perdite diminuiscono con l’aumentare dell’altitudine: nella fascia tra 2600 e 2700 metri, il bilancio annuale è di -2407 millimetri di equivalente in acqua, mentre nella fascia tra 3100 e 3200 metri si riduce a -713 millimetri di equivalente in acqua, il valore meno negativo, riflettendo una minore ablazione a quote più alte. Il valore medio ponderato per l’intero ghiacciaio è di -1950 millimetri di equivalente in acqua, una perdita netta di massa meno severa rispetto ai -3900 millimetri del 2021/22, suggerendo che l’ablazione estiva nel 2022/23 è stata meno intensa, forse a causa di temperature estive più moderate o di una maggiore copertura nuvolosa che ha ridotto l’irraggiamento solare.
Interpretazione scientifica e confronto tra i periodi
Gradiente altitudinale e dinamiche glaciologiche
I dati della tabella confermano il gradiente altitudinale tipico dei ghiacciai alpini: l’accumulo invernale aumenta con l’altitudine fino a una certa quota (2800-2900 metri), dove le condizioni sono ottimali per la conservazione della neve, per poi diminuire leggermente a quote più elevate, probabilmente a causa di una riduzione delle precipitazioni o dell’azione del vento. L’ablazione estiva, invece, è più intensa a quote inferiori, dove le temperature più alte accelerano lo scioglimento, e diminuisce progressivamente con l’altitudine. La fascia più bassa, tra 2500 e 2600 metri, subisce le perdite più significative, in parte a causa del distacco di ghiaccio alla fronte del ghiacciaio, un processo che amplifica la perdita di massa a queste quote e che è tipico dei ghiacciai in ritiro.
Tendenze tra i due periodi
Il confronto tra i due periodi rivela alcune tendenze significative. In primo luogo, si osserva una riduzione dell’accumulo invernale medio, che passa da 1451 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 a 1405 millimetri nel 2022/23. Questa diminuzione potrebbe essere il risultato di nevicate meno abbondanti o di temperature invernali più alte, che hanno favorito una maggiore fusione della neve anche durante la stagione fredda. In secondo luogo, il bilancio annuale medio mostra un miglioramento, passando da -3900 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 a -1950 millimetri nel 2022/23, indicando un’ablazione estiva meno intensa nel secondo periodo. Questo potrebbe essere dovuto a condizioni estive meno estreme, come temperature più basse o una maggiore copertura nuvolosa, che hanno ridotto l’irraggiamento solare e quindi lo scioglimento del ghiaccio. Infine, la riduzione dell’area totale del ghiacciaio, da 4,321 a 4,144 chilometri quadrati, è un segnale chiaro del ritiro del Claridenfirn, un fenomeno coerente con le osservazioni visive del Tiefengletscher e con le tendenze di deglaciazione a lungo termine riportate in altri studi.
Correlazione con i dati delle indagini precedenti
I dati della tabella sono in linea con le indagini sul campo condotte nel 2021/22 e 2022/23. Ad esempio, il bilancio invernale medio di 1451 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 è coerente con le densità della neve di 500-502 chilogrammi per metro cubo e le profondità di 3-3,5 metri riportate, mentre il bilancio annuale di -3900 millimetri riflette le perdite di 2,8-3,5 metri di firn o ghiaccio. Nel 2022/23, il bilancio invernale di 1405 millimetri e le densità di 463-465 chilogrammi per metro cubo indicano una riduzione dell’accumulo, mentre il bilancio annuale di -1950 millimetri conferma un trend negativo, ma meno severo rispetto all’anno precedente. Questi dati si integrano anche con la Figura 4.12, che mostra un bilancio di massa persistentemente negativo negli ultimi decenni, con un’intensificazione delle perdite a partire dagli anni 1980.
Implicazioni ambientali e prospettive future
I dati della tabella evidenziano un bilancio di massa persistentemente negativo per il Claridenfirn, con perdite più significative a quote inferiori, dove l’ablazione estiva e il distacco di ghiaccio alla fronte del ghiacciaio amplificano la perdita di massa. La riduzione dell’accumulo invernale e dell’area glaciale tra i due periodi è indicativa di un ritiro accelerato, in linea con le tendenze di deglaciazione osservate a livello globale nelle regioni alpine. Questo declino ha implicazioni significative per l’ambiente alpino: la riduzione della massa glaciale compromette la capacità del ghiacciaio di fungere da serbatoio naturale di acqua, con ripercussioni sulla disponibilità idrica per i corsi d’acqua a valle, specialmente durante i mesi estivi. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio altera gli habitat alpini, influenzando la biodiversità locale, e ha un impatto sul turismo montano, riducendo l’attrattiva paesaggistica e le opportunità per attività come l’alpinismo e lo sci.
In conclusione, la tabella fornisce una base solida per comprendere le dinamiche glaciologiche del Claridenfirn, evidenziando un trend di deglaciazione che richiede un monitoraggio continuo. L’integrazione di questi dati con modelli climatici e osservazioni sul campo sarà essenziale per prevedere l’evoluzione futura del ghiacciaio e per sviluppare strategie di adattamento alle trasformazioni in atto, sia a livello ambientale che socioeconomico. Ulteriori studi potrebbero approfondire le cause della riduzione dell’accumulo invernale e dell’ablazione estiva, analizzando parametri meteorologici come le temperature, le precipitazioni e l’irraggiamento solare, al fine di meglio contestualizzare questi risultati nel quadro del cambiamento climatico globale.

Evoluzione del bilancio di massa del Claridenfirn dal 1914 al 2023: un’analisi integrata delle dinamiche glaciologiche e delle implicazioni climatiche
La Figura 4.13 offre un’analisi dettagliata e di lungo termine del bilancio di massa del Claridenfirn, un ghiacciaio alpino situato presumibilmente nelle Alpi svizzere, coprendo un periodo di osservazione che si estende dal 1914 al 2023. Il grafico integra due rappresentazioni complementari: il bilancio di massa specifico annuale, illustrato tramite barre, e il bilancio di massa cumulativo, rappresentato da una linea. Entrambi i parametri sono espressi in metri di equivalente in acqua (m w.e.), una metrica standard che converte la massa di neve o ghiaccio in uno spessore equivalente di acqua liquida, permettendo una quantificazione uniforme delle variazioni di massa del ghiacciaio. L’asse orizzontale riporta gli anni, dal 1914 al 2023, mentre l’asse verticale sinistro indica il bilancio di massa specifico annuale (in m w.e.), e l’asse verticale destro mostra il bilancio di massa cumulativo (in m w.e.). Questa analisi si propone di esaminare le tendenze di lungo periodo, identificare i fattori climatici che hanno influenzato le dinamiche glaciologiche e correlare i risultati con le osservazioni precedenti, al fine di comprendere l’evoluzione del Claridenfirn in un contesto di cambiamento climatico globale.
Struttura e metodologia del grafico
Il grafico combina due tipi di dati per fornire un quadro completo delle variazioni di massa del Claridenfirn:
- Bilancio di massa specifico annuale (barre): Le barre grigie rappresentano il bilancio di massa specifico annuale, ovvero la variazione netta di massa del ghiacciaio in un dato anno, calcolata come la differenza tra l’accumulo (principalmente sotto forma di precipitazioni nevose invernali) e l’ablazione (perdite dovute a scioglimento estivo, sublimazione e altri processi). Valori positivi indicano un accumulo netto di massa, mentre valori negativi riflettono una perdita netta, con l’asse verticale sinistro che varia da circa -3 a +1 m w.e.
- Bilancio di massa cumulativo (linea): La linea nera mostra il bilancio di massa cumulativo, che rappresenta la somma progressiva del bilancio di massa specifico annuale dall’inizio del periodo di osservazione (1914). Questo parametro fornisce un’indicazione della perdita o dell’aumento totale di massa del ghiacciaio nel corso del tempo, con l’asse verticale destro che varia da 0 a -25 m w.e.
Analisi del bilancio di massa specifico annuale
Le barre del bilancio di massa specifico annuale evidenziano una marcata variabilità interannuale, con periodi di accumulo e ablazione che si alternano nel corso del secolo, ma con una chiara tendenza verso perdite più significative negli ultimi decenni:
- 1914-1940: Durante questa fase iniziale, il bilancio di massa specifico annuale oscilla intorno allo zero, con una certa alternanza di anni positivi e negativi. Alcuni anni mostrano un accumulo netto, con valori che raggiungono circa 1 m w.e., mentre altri registrano perdite moderate, fino a circa -1,5 m w.e. Questa variabilità suggerisce un equilibrio dinamico tra accumulo e ablazione, con il ghiacciaio che alterna fasi di crescita e contrazione senza una tendenza netta a lungo termine.
- 1940-1980: In questo periodo, la variabilità interannuale rimane elevata, ma si osserva una tendenza verso bilanci più negativi in alcuni decenni. Negli anni 1940, ad esempio, si registrano perdite significative, con barre che scendono a circa -2 m w.e., probabilmente a causa di estati particolarmente calde. Negli anni 1960, invece, si notano alcuni anni con bilanci positivi, con valori che si avvicinano a 1 m w.e., indicando periodi di accumulo più favorevoli. Tuttavia, la tendenza generale rimane incerta, con un’alternanza di fasi di perdita e recupero.
- 1980-2000: A partire dagli anni 1980, il bilancio di massa specifico annuale diventa prevalentemente negativo, segnando l’inizio di un trend di deglaciazione più marcato. La maggior parte delle barre si colloca al di sotto dello zero, con perdite che spesso superano -1 m w.e., e alcuni anni, come intorno al 1990, che registrano perdite vicine a -2 m w.e. Questo periodo coincide con un’accelerazione del riscaldamento globale, che ha portato a un aumento delle temperature estive e a una riduzione delle precipitazioni nevose invernali, favorendo un’ablazione più intensa.
- 2000-2023: Dopo il 2000, il bilancio di massa specifico annuale è quasi costantemente negativo, con un’intensificazione delle perdite di massa. Negli ultimi 20 anni, le barre mostrano valori che spesso superano i -2 m w.e., con picchi di ablazione che raggiungono i -3 m w.e. o più, come negli anni 2003, 2018 e 2022-2023. Questo trend riflette un’ablazione estiva sempre più dominante, probabilmente dovuta a temperature estive più elevate, a una riduzione dell’accumulo invernale e a un feedback dell’albedo, per cui la riduzione della copertura nevosa espone superfici più scure che assorbono maggiore radiazione solare, accelerando la fusione.
Analisi del bilancio di massa cumulativo
La linea del bilancio di massa cumulativo offre una visione sintetica della perdita totale di massa del Claridenfirn nel corso del tempo, evidenziando tre fasi distinte:
- 1914-1940: In questa fase iniziale, il bilancio cumulativo oscilla intorno allo zero, con fluttuazioni moderate che riflettono l’alternanza di anni positivi e negativi nel bilancio specifico annuale. La linea mostra un andamento relativamente stabile, con variazioni che non superano i ±2 m w.e., indicando che le fasi di accumulo e ablazione si bilanciano nel lungo periodo.
- 1940-1980: A partire dagli anni 1940, la linea inizia a mostrare una tendenza discendente, con alcune fasi di perdita più marcate. Negli anni 1940, ad esempio, si osserva una discesa significativa, che porta il bilancio cumulativo a circa -5 m w.e., a causa di bilanci annuali fortemente negativi. Negli anni 1960, la linea si stabilizza o mostra un leggero recupero, grazie ad anni con bilanci positivi, ma la tendenza generale rimane verso una perdita netta di massa. Entro il 1980, il bilancio cumulativo si attesta intorno a -5 m w.e., indicando una perdita moderata ma persistente.
- 1980-2000: Dopo il 1980, la discesa della linea diventa più netta, riflettendo il trend di bilanci annuali prevalentemente negativi. La perdita di massa cumulativa accelera, passando da circa -5 m w.e. negli anni 1980 a circa -10 m w.e. intorno al 2000. Questo periodo segna un punto di svolta, con un’accelerazione della deglaciazione che coincide con l’aumento delle temperature globali e regionali.
- 2000-2023: A partire dal 2000, la linea del bilancio cumulativo mostra una discesa ancora più ripida, con un’accelerazione drammatica della perdita di massa. Negli ultimi 20 anni, il bilancio cumulativo diminuisce rapidamente, raggiungendo circa -25 m w.e. nel 2023. Questo indica che, dall’inizio del periodo di osservazione, il Claridenfirn ha perso uno spessore equivalente a 25 metri di acqua liquida, un segnale inequivocabile di un ritiro significativo e di un degrado avanzato del ghiacciaio.
Interpretazione scientifica e fattori climatici
Tendenze di lungo periodo
La Figura 4.13 evidenzia un trend di deglaciazione del Claridenfirn che si è accentuato nel corso del tempo, con tre fasi distinte:
- 1914-1980: In questa fase, il ghiacciaio mostra un equilibrio relativo, con periodi di accumulo e ablazione che si alternano. Il bilancio cumulativo rimane vicino allo zero, con fluttuazioni moderate, suggerendo che il ghiacciaio era in uno stato di stabilità dinamica, nonostante alcune perdite significative in anni specifici, come negli anni 1940.
- 1980-2000: A partire dagli anni 1980, il bilancio di massa specifico annuale diventa prevalentemente negativo, e il bilancio cumulativo inizia a scendere in modo più marcato. Questo periodo coincide con l’accelerazione del riscaldamento globale, che ha portato a un aumento delle temperature estive e a una riduzione delle precipitazioni nevose invernali, favorendo un’ablazione più intensa e un declino progressivo del ghiacciaio.
- 2000-2023: Dopo il 2000, la perdita di massa si intensifica ulteriormente, con bilanci annuali quasi costantemente negativi e un bilancio cumulativo che raggiunge valori estremi. La perdita di 25 metri di equivalente in acqua in poco più di un secolo è un segnale drammatico del ritiro del ghiacciaio, in linea con le tendenze globali di deglaciazione nelle regioni alpine.
Fattori climatici e dinamiche glaciologiche
Il trend negativo osservato è attribuibile a una combinazione di fattori climatici e dinamici:
- Aumento delle temperature estive: L’incremento delle temperature medie estive, particolarmente marcato a partire dagli anni 1980, ha intensificato lo scioglimento del ghiaccio e della neve, come evidenziato dai bilanci annuali fortemente negativi negli ultimi decenni. Questo fenomeno è particolarmente evidente negli anni con picchi di ablazione, come il 2003 e il 2022-2023, che coincidono con ondate di calore estive documentate a livello regionale.
- Riduzione dell’accumulo invernale: Una diminuzione delle precipitazioni nevose invernali ha limitato l’apporto di nuova neve, essenziale per compensare le perdite estive. Questo trend è coerente con i dati della Figura 4.12, che mostrano una riduzione dell’accumulo invernale negli ultimi decenni, e con la Tabella 4.8, che riporta un calo del bilancio invernale medio da 1451 mm w.e. nel 2021/22 a 1405 mm w.e. nel 2022/23.
- Feedback dell’albedo: La riduzione della copertura nevosa e glaciale ha esposto superfici più scure, come rocce e detriti morenici, che assorbono una maggiore quantità di radiazione solare rispetto alla neve riflettente. Questo feedback ha amplificato il riscaldamento locale, accelerando ulteriormente la fusione, un processo visibile anche nelle immagini del Tiefengletscher, che mostrano un aumento delle aree rocciose esposte tra il 2014 e il 2023.
- Dinamiche glaciologiche: La perdita di massa cumulativa ha probabilmente influenzato il flusso del ghiacciaio, riducendo la sua capacità di trasportare ghiaccio verso le quote inferiori. Questo ha portato a un ritiro della fronte glaciale, come documentato nella Tabella 4.8, che include il contributo del distacco di ghiaccio alla fronte del ghiacciaio nella fascia più bassa.
Correlazione con i dati precedenti
I dati della Figura 4.13 si integrano con le informazioni fornite nelle indagini precedenti, confermando le tendenze di deglaciazione osservate:
- La Tabella 4.8 riporta bilanci annuali medi di -3900 mm w.e. nel 2021/22 e -1950 mm w.e. nel 2022/23, valori che si riflettono nelle barre fortemente negative degli ultimi anni nel grafico. La perdita meno intensa nel 2022/23 rispetto al 2021/22 è visibile anche nella Figura 4.13, dove la barra del 2023 è leggermente meno negativa rispetto a quella del 2022.
- La Figura 4.12, che mostra il bilancio di massa per i pali superiore e inferiore, evidenzia un trend negativo a partire dagli anni 1980, con un’intensificazione delle perdite negli ultimi decenni, in linea con la discesa della linea del bilancio cumulativo nella Figura 4.13. La maggiore vulnerabilità del palo inferiore, evidenziata nella Figura 4.12, è coerente con le perdite più significative nelle fasce altitudinali inferiori riportate nella Tabella 4.8.
- Le immagini del Tiefengletscher (2014-2023) mostrano un ritiro visivo che corrisponde alla perdita di massa cumulativa del Claridenfirn, con una riduzione significativa della copertura glaciale nello stesso periodo. Questo parallelismo conferma che i ghiacciai alpini stanno subendo un declino accelerato, guidato da fattori climatici comuni.
Implicazioni ambientali e prospettive future
La Figura 4.13 fornisce una chiara evidenza del declino del Claridenfirn, con una perdita di massa cumulativa di circa 25 metri di equivalente in acqua in poco più di un secolo. Questo trend ha implicazioni significative per l’ambiente alpino e le comunità che dipendono dai ghiacciai:
- Risorse idriche: La riduzione della massa glaciale compromette la capacità del ghiacciaio di fungere da serbatoio naturale di acqua, con ripercussioni sulla disponibilità idrica per i corsi d’acqua a valle, specialmente durante i mesi estivi, quando la domanda di acqua è più alta.
- Ecosistemi alpini: Il ritiro del ghiacciaio altera gli habitat di alta quota, influenzando la biodiversità locale e le specie adattate a condizioni glaciali, come alcune piante alpine e microfaune.
- Turismo e attività economiche: Il declino del Claridenfirn ha un impatto sul turismo montano, riducendo l’attrattiva paesaggistica e le opportunità per attività come l’alpinismo e lo sci, con conseguenze economiche per le comunità locali.
- Rischi naturali: La perdita di massa glaciale può aumentare il rischio di eventi come inondazioni improvvise, specialmente in presenza di laghi glaciali, come osservato nel Tiefengletscher nel 2023.
I dati suggeriscono che, senza un’inversione delle tendenze climatiche, il Claridenfirn potrebbe ridursi ulteriormente nei prossimi decenni, con conseguenze a lungo termine per l’ecosistema alpino e le risorse idriche regionali. Futuri studi, che integrino questi dati con modelli climatici e osservazioni sul campo, saranno essenziali per prevedere l’evoluzione del ghiacciaio e per sviluppare strategie di adattamento. In particolare, sarà importante analizzare l’impatto delle variazioni climatiche stagionali, come le ondate di calore estive e la riduzione delle nevicate invernali, per comprendere meglio i fattori che guidano la deglaciazione e per valutare le possibili misure di mitigazione a livello locale e globale.
4.7 Il Ghiacciaio de Corbassière: un’introduzione al monitoraggio glaciologico e alle dinamiche di lungo termine
Il Ghiacciaio de Corbassière, situato presumibilmente nella regione alpina svizzera, rappresenta un importante oggetto di studio per comprendere le dinamiche glaciologiche e le risposte dei ghiacciai alpini ai cambiamenti climatici. A partire dal 1967, questo ghiacciaio è stato posto sotto osservazione continua da parte della compagnia energetica Mauvoisin, che sfrutta le risorse idriche del bacino di drenaggio del ghiacciaio per la produzione di energia idroelettrica. Tale interesse economico ha favorito l’implementazione di un programma di monitoraggio sistematico, che ha permesso di raccogliere dati preziosi sulle variazioni di massa e sul flusso glaciale, contribuendo alla comprensione delle trasformazioni in atto nel contesto di un riscaldamento globale accelerato.
Le attività di monitoraggio si sono concentrate su due profili specifici situati nell’area di ablazione del ghiacciaio, come illustrato nella Figura 4.14. In queste sezioni, sono stati condotti rilevamenti annuali per misurare i cambiamenti di spessore del ghiaccio e la velocità del flusso glaciale, parametri fondamentali per valutare la dinamica del ghiacciaio e il suo bilancio di massa. Questi dati, raccolti con regolarità, hanno fornito una base solida per analizzare l’evoluzione del Ghiacciaio de Corbassière nel corso del tempo, con particolare attenzione alle variazioni stagionali e annuali. Ulteriori dettagli su queste misurazioni, che includono anche aspetti metodologici e tecnici, sono riportati nel Capitolo 5, dedicato alle osservazioni di lungo termine.
A partire dal 1996, il programma di monitoraggio è stato ampliato con l’introduzione di pali di riferimento, installati per misurare con maggiore precisione le quantità annuali di velocità del flusso di ghiaccio e il bilancio di massa locale. Questi pali hanno permesso di ottenere dati puntuali, essenziali per quantificare i processi di accumulo e ablazione in punti specifici del ghiacciaio. Le misurazioni del bilancio di massa puntuale annuale, integrate con le analisi delle variazioni del volume di ghiaccio, sono state utilizzate per calcolare il bilancio di massa specifico medio a livello dell’intero ghiacciaio, con un approccio metodologico standardizzato che garantisce la comparabilità dei dati nel tempo. In particolare, per il periodo compreso tra il 1996 e il 2015, tali analisi sono state condotte in modo sistematico, come riportato nello studio di Huss et al. (2015), che ha fornito una base di riferimento per le successive osservazioni.
Dal 2015 in poi, gli aggiornamenti annuali del bilancio di massa sono stati effettuati seguendo una metodologia coerente, come documentato nel rapporto GLAMOS (2023a). Questo approccio ha permesso di mantenere una continuità nei dati, essenziale per analizzare le tendenze di lungo periodo e per confrontare i risultati con quelli di altri ghiacciai alpini. In questa sede, l’attenzione è focalizzata esclusivamente sui risultati delle misurazioni del bilancio di massa puntuale annuale, che offrono un’indicazione diretta delle variazioni di massa in punti specifici del ghiacciaio. Questi dati, pur rappresentando solo una parte delle osservazioni condotte, sono cruciali per comprendere le dinamiche locali e per identificare eventuali gradienti altitudinali o spaziali nel bilancio di massa.
Per un’analisi più approfondita delle velocità del flusso di ghiaccio, che costituiscono un aspetto complementare dello studio del Ghiacciaio de Corbassière, si rimanda alla Sezione 5.3, dove vengono presentati i risultati delle osservazioni a lungo termine. Queste misurazioni, che includono dati sulla cinematica del ghiacciaio, sono fondamentali per valutare come le variazioni di massa influenzino il movimento del ghiaccio e per comprendere i meccanismi che regolano il flusso glaciale in un contesto di ritiro accelerato. In sintesi, il monitoraggio del Ghiacciaio de Corbassière rappresenta un esempio significativo di come le osservazioni scientifiche possano contribuire alla gestione sostenibile delle risorse idriche e alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini alle pressioni climatiche, offrendo dati preziosi per la ricerca glaciologica e per le strategie di adattamento al cambiamento climatico.

Analisi topografica e della rete di monitoraggio del Ghiacciaio de Corbassière: un’indagine spaziale per lo studio delle dinamiche glaciologiche
La Figura 4.14 rappresenta una mappa topografica dettagliata del Ghiacciaio de Corbassière, un ghiacciaio alpino situato presumibilmente nella regione delle Alpi svizzere, e illustra la rete di osservazione utilizzata per il monitoraggio glaciologico. La mappa integra informazioni sulla morfologia del ghiacciaio, rappresentata attraverso curve di livello che indicano l’altitudine, con la localizzazione dei punti di misurazione, contrassegnati da marker specifici. Questa rappresentazione cartografica è fondamentale per comprendere la distribuzione spaziale delle osservazioni condotte sul ghiacciaio, come descritto nella sezione introduttiva (4.7), e per correlare i dati di bilancio di massa e flusso glaciale con le caratteristiche topografiche del terreno. La figura si inserisce nel contesto di un programma di monitoraggio a lungo termine, avviato nel 1967 dalla compagnia energetica Mauvoisin, che sfrutta le risorse idriche del bacino di drenaggio del ghiacciaio, e fornisce una base essenziale per analizzare le risposte del ghiacciaio ai cambiamenti climatici e le sue dinamiche evolutive.
Descrizione dettagliata della mappa topografica
La mappa topografica del Ghiacciaio de Corbassière è strutturata per evidenziare sia la morfologia del ghiacciaio che la rete di monitoraggio:
- Curve di livello e altitudine: La topografia del ghiacciaio è rappresentata tramite curve di livello, che indicano l’altitudine in metri sopra il livello del mare (m s.l.m.). Le curve sono etichettate con valori che variano da 2500 m s.l.m. nella parte inferiore della mappa, corrispondente alla zona di ablazione, a 4000 m s.l.m. nella parte superiore, che rappresenta la zona di accumulo. Questo gradiente altitudinale di circa 1500 metri riflette la struttura tipica di un ghiacciaio alpino, con una zona di accumulo a quote elevate, dove le precipitazioni nevose sono più abbondanti e le temperature più basse favoriscono la conservazione della neve, e una zona di ablazione a quote inferiori, dove il ghiaccio è soggetto a scioglimento o distacco a causa delle temperature più alte.
- Estensione e orientamento del ghiacciaio: Il contorno del ghiacciaio è delineato con precisione, mostrando una forma allungata con un’orientazione generale da nord a sud. La parte settentrionale della mappa, a quote più alte, corrisponde alla zona di accumulo, dove il ghiacciaio riceve il maggior apporto di neve. La parte meridionale, a quote più basse, rappresenta la zona di ablazione, dove il ghiaccio si scioglie o si distacca, formando la fronte glaciale. Questa configurazione suggerisce un flusso glaciale diretto principalmente verso sud, con una dinamica influenzata dal gradiente altitudinale e dalla topografia circostante.
- Rete di osservazione: La mappa include una serie di punti di misurazione, contrassegnati con marker ed etichette specifiche (A2, A6, R0, R1, R5, B2, B4, B6). Questi punti rappresentano i siti in cui sono stati installati pali o altri strumenti per monitorare il bilancio di massa puntuale e la velocità del flusso di ghiaccio, come descritto nella sezione 4.7. I marker sono distribuiti lungo due profili principali, situati prevalentemente nell’area di ablazione, coerentemente con le osservazioni annuali di spessore e flusso glaciale condotte a partire dal 1967 e con le misurazioni più dettagliate avviate nel 1996.
- Elementi cartografici: La mappa include una scala in alto a sinistra, che indica una distanza di 1 chilometro, e una freccia che mostra l’orientamento nord (N), facilitando l’interpretazione spaziale. Le coordinate UTM (Universal Transverse Mercator) sono riportate sui bordi della mappa, con valori che variano da 87500 a 89500 sull’asse est-ovest e da 95000 a 96000 sull’asse nord-sud. Queste coordinate permettono di localizzare il ghiacciaio in un sistema di riferimento geografico standard, utile per confronti con altre mappe o dati geospaziali.
Analisi della rete di monitoraggio
La rete di osservazione illustrata nella Figura 4.14 è progettata per coprire un’ampia gamma di quote e aree del Ghiacciaio de Corbassière, garantendo una rappresentatività spaziale delle misurazioni:
- Punti a quote elevate (A2, A6, R0, R1, R5): Questi marker sono situati nella parte settentrionale e centrale della mappa, a quote comprese tra 3000 e 4000 m s.l.m., che corrispondono alla zona di accumulo o alla transizione tra zona di accumulo e ablazione. La presenza di punti di misurazione a queste altitudini consente di monitorare l’accumulo di neve invernale, che rappresenta il principale apporto di massa per il ghiacciaio, e di valutare le variazioni di spessore del ghiaccio in aree dove il bilancio di massa è generalmente più positivo. Questi dati sono cruciali per comprendere i processi di accumulo e per calcolare il contributo della zona di accumulo al bilancio di massa complessivo.
- Punti a quote inferiori (B2, B4, B6): Questi marker sono posizionati nella parte meridionale della mappa, a quote comprese tra 2500 e 3000 m s.l.m., che corrispondono alla zona di ablazione. In questa regione, il ghiaccio è soggetto a un’ablazione più intensa a causa delle temperature più alte, e i punti di misurazione permettono di quantificare le perdite di massa e il flusso glaciale in un’area critica per il bilancio di massa complessivo. La zona di ablazione è particolarmente rilevante per valutare l’impatto del riscaldamento estivo e del distacco di ghiaccio alla fronte glaciale, processi che contribuiscono significativamente alla perdita di massa.
- Distribuzione lungo i profili: I punti di misurazione sono distribuiti lungo due profili principali, che attraversano il ghiacciaio in direzione longitudinale, coprendo un gradiente altitudinale significativo. Questa disposizione consente di catturare le variazioni spaziali e altitudinali del bilancio di massa e del flusso glaciale, fornendo dati rappresentativi per l’intero ghiacciaio. La scelta di concentrare i profili nell’area di ablazione, come indicato nella sezione 4.7, riflette l’interesse per le dinamiche di perdita di massa, che sono più pronunciate a quote inferiori e hanno un impatto diretto sul ritiro della fronte glaciale.
Interpretazione scientifica e correlazioni
Morfologia e dinamiche glaciologiche
La topografia del Ghiacciaio de Corbassière, come rappresentata dalle curve di livello, evidenzia un dislivello significativo di circa 1500 metri, che influenza direttamente le dinamiche glaciologiche. La zona di accumulo, a quote comprese tra 3500 e 4000 m s.l.m., beneficia di temperature più basse e di un maggiore apporto di precipitazioni nevose, favorendo l’accumulo di massa. La zona di ablazione, a quote inferiori (2500-3000 m s.l.m.), è invece caratterizzata da un’ablazione estiva più intensa, con scioglimento del ghiaccio e, potenzialmente, distacco di blocchi alla fronte glaciale, un processo comune nei ghiacciai in ritiro. La forma allungata del ghiacciaio e il suo orientamento nord-sud suggeriscono un flusso glaciale diretto verso sud, con una dinamica influenzata dalla pendenza del terreno e dalla distribuzione altitudinale della massa glaciale.
Ruolo della rete di monitoraggio
La rete di osservazione illustrata nella Figura 4.14 è progettata per monitorare due parametri fondamentali: il bilancio di massa puntuale e la velocità del flusso di ghiaccio. I punti di misurazione, distribuiti lungo due profili e coprendo un intervallo altitudinale che va da 2500 a 4000 m s.l.m., permettono di catturare il gradiente altitudinale del bilancio di massa, con accumuli maggiori a quote elevate e perdite più significative a quote inferiori. Questa distribuzione è coerente con quanto descritto nella sezione 4.7, che riporta osservazioni annuali di spessore e flusso glaciale a partire dal 1967, e misurazioni più dettagliate di bilancio di massa e velocità del flusso a partire dal 1996, con pali installati per quantificare questi parametri. I dati raccolti in questi punti sono stati utilizzati per derivare il bilancio di massa specifico medio a livello dell’intero ghiacciaio, come riportato nello studio di Huss et al. (2015) per il periodo 1996-2015, e negli aggiornamenti annuali di GLAMOS (2023a), garantendo una continuità metodologica essenziale per l’analisi delle tendenze di lungo periodo.
Correlazione con i dati precedenti
La Figura 4.14 si integra con le informazioni fornite nelle sezioni precedenti sul Claridenfirn e sul Tiefengletscher, evidenziando un approccio di monitoraggio simile, ma con alcune differenze significative:
- La distribuzione dei punti di misurazione a diverse quote è analoga a quella del Claridenfirn, dove i dati di bilancio di massa sono stati raccolti per fasce altitudinali (Tabella 4.8). Tuttavia, il Ghiacciaio de Corbassière si estende fino a 4000 m s.l.m., un’altitudine superiore rispetto al Claridenfirn (2500-3200 m s.l.m.), suggerendo una zona di accumulo più estesa e una maggiore variabilità altitudinale, che potrebbe influenzare le dinamiche di accumulo e ablazione.
- La perdita di massa osservata nel Claridenfirn (Figura 4.13), con un bilancio cumulativo di -25 m w.e. dal 1914 al 2023, e il ritiro visivo del Tiefengletscher (2014-2023) indicano che anche il Ghiacciaio de Corbassière stia subendo un declino simile. I punti di misurazione nella zona di ablazione (B2, B4, B6) sono particolarmente rilevanti per quantificare le perdite di massa, che probabilmente riflettono le stesse tendenze di ablazione estiva intensa osservate negli altri ghiacciai, come l’aumento delle temperature estive e la riduzione dell’accumulo invernale.
- La rete di osservazione del Ghiacciaio de Corbassière, con punti distribuiti lungo due profili, è simile a quella del Claridenfirn, dove i dati sono stati raccolti in due siti (palo superiore e inferiore). Tuttavia, la maggiore estensione altitudinale del Ghiacciaio de Corbassière consente di monitorare un gradiente più ampio, offrendo un quadro più completo delle variazioni di bilancio di massa e flusso glaciale.
Implicazioni scientifiche e prospettive future
La Figura 4.14 fornisce una rappresentazione dettagliata della topografia e della rete di osservazione del Ghiacciaio de Corbassière, sottolineando l’importanza di un monitoraggio spazialmente distribuito per comprendere le dinamiche glaciologiche in un contesto di cambiamento climatico. La disposizione dei punti di misurazione lungo due profili, che coprono un intervallo altitudinale significativo, permette di catturare le variazioni di bilancio di massa e flusso glaciale in diverse zone del ghiacciaio, dalla zona di accumulo a quella di ablazione. Questi dati sono fondamentali per derivare il bilancio di massa specifico medio a livello dell’intero ghiacciaio, come riportato negli studi citati, e per analizzare le risposte del ghiacciaio alle pressioni climatiche, come l’aumento delle temperature estive e la riduzione delle precipitazioni nevose invernali.
Il Ghiacciaio de Corbassière, come il Claridenfirn e il Tiefengletscher, è probabilmente soggetto a un trend di deglaciazione, con perdite di massa più significative a quote inferiori, dove l’ablazione estiva è più intensa. La rete di osservazione illustrata nella Figura 4.14 rappresenta uno strumento essenziale per continuare il monitoraggio di queste dinamiche, fornendo dati che possono essere utilizzati per calibrare modelli glaciologici e prevedere l’evoluzione futura del ghiacciaio. Ulteriori analisi, che integrino i dati di bilancio di massa con le misurazioni di flusso glaciale (riportate nella Sezione 5.3), saranno cruciali per comprendere come le variazioni di massa influenzino il movimento del ghiaccio e per valutare le implicazioni a lungo termine per le risorse idriche, gli ecosistemi alpini e le attività economiche locali, come la produzione di energia idroelettrica da parte della compagnia Mauvoisin. In un contesto di riscaldamento globale, il monitoraggio continuo del Ghiacciaio de Corbassière sarà essenziale per sviluppare strategie di adattamento e per mitigare gli impatti del ritiro glaciale sull’ambiente e sulle comunità alpine.
Monitoraggio glaciologico del Ghiacciaio de Corbassière: analisi delle indagini condotte nei periodi 2021/22 e 2022/23
Il Ghiacciaio de Corbassière, oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine avviato nel 1967 dalla compagnia energetica Mauvoisin, è stato sottoposto a indagini annuali per valutare il bilancio di massa e le variazioni glaciologiche nei periodi 2021/22 e 2022/23. Queste campagne di rilevamento, condotte con rigore metodologico, hanno permesso di acquisire dati fondamentali per comprendere le dinamiche di perdita di massa del ghiacciaio, in un contesto di cambiamento climatico che sta influenzando in modo significativo i ghiacciai alpini. Le osservazioni si sono concentrate su una rete di pali distribuiti lungo profili specifici, come illustrato nella Figura 4.14, e hanno evidenziato un trend di deglaciazione persistente, con bilanci di massa locali fortemente negativi in entrambi i periodi.
Indagini condotte nel periodo 2021/22
Le attività di monitoraggio per il periodo 2021/22 sono state effettuate il 1° e il 2 settembre 2022, in concomitanza con le operazioni di manutenzione della rete di pali di riferimento. Durante questa campagna, sono state condotte misurazioni del bilancio di massa puntuale in corrispondenza dei pali installati, con l’obiettivo di quantificare le variazioni di massa a livello locale. I risultati hanno rivelato un bilancio di massa locale estremamente negativo in tutti i siti di misurazione, un segnale chiaro di un’ablazione estiva predominante rispetto all’accumulo invernale. Questo fenomeno è coerente con le tendenze di deglaciazione osservate in altri ghiacciai alpini, come il Claridenfirn e il Tiefengletscher, e può essere attribuito a temperature estive elevate e a una riduzione delle precipitazioni nevose invernali.
Un aspetto significativo di questa campagna è stato il progressivo deterioramento delle condizioni di monitoraggio nella parte inferiore del ghiacciaio. A causa del rapido assottigliamento del ghiaccio e della completa perdita di massa registrata negli anni precedenti, i siti del profilo più basso, identificati dai pali A2, A4 e A6 (situati a quote comprese tra 2500 e 3000 m s.l.m., come mostrato nella Figura 4.14), sono stati ritenuti non più sostenibili per le misurazioni. Questi siti, localizzati nella zona di ablazione, hanno subito un ritiro così marcato da rendere impossibile il mantenimento dei pali in posizione. Di conseguenza, nell’autunno del 2020, la rete di monitoraggio è stata riorganizzata, con l’obiettivo di individuare nuove posizioni di misurazione più rappresentative e sostenibili a lungo termine. Tuttavia, il palo A2 è stato mantenuto più a lungo rispetto agli altri, consentendo un’ultima misurazione nell’autunno del 2022, prima di essere definitivamente abbandonato. Questa decisione riflette la necessità di adattare le strategie di monitoraggio alle condizioni in rapido cambiamento del ghiacciaio, garantendo la continuità delle osservazioni in siti che possano fornire dati significativi per l’analisi del bilancio di massa complessivo.
Indagini condotte nel periodo 2022/23
La campagna di rilevamento per il periodo 2022/23 si è svolta il 12 settembre 2023, seguendo la riorganizzazione della rete di monitoraggio avviata nel 2020. Durante questa indagine, sono stati misurati sei pali della rete rinnovata, che erano stati precedentemente riposizionati in siti più rappresentativi e stabili. Dopo le misurazioni, i pali sono stati perforati nuovamente per garantire la loro stabilità e consentire osservazioni future. I risultati di questa campagna hanno confermato le tendenze osservate nell’anno precedente: in tutti i pali è stato determinato un bilancio di massa locale marcatamente negativo, indicando una perdita di massa significativa anche nel periodo 2022/23. Questo dato sottolinea la persistenza di un’ablazione estiva intensa, che continua a superare l’accumulo invernale, contribuendo al ritiro complessivo del ghiacciaio.
La riorganizzazione della rete di monitoraggio ha permesso di concentrare le misurazioni in siti che meglio rappresentano le condizioni attuali del Ghiacciaio de Corbassière, come i punti a quote più alte (ad esempio, R0, R1, R5, situati tra 3000 e 4000 m s.l.m., come mostrato nella Figura 4.14), dove il ghiaccio è ancora presente in quantità sufficiente per le osservazioni. Tuttavia, il bilancio di massa negativo registrato in tutti i siti, anche a quote più elevate, suggerisce che il ghiacciaio stia subendo un declino generalizzato, con implicazioni significative per la sua stabilità a lungo termine.
Interpretazione scientifica e correlazioni
I risultati delle indagini 2021/22 e 2022/23 sono coerenti con le tendenze di deglaciazione osservate in altri ghiacciai alpini, come il Claridenfirn e il Tiefengletscher, e riflettono l’impatto del cambiamento climatico sui sistemi glaciali. Il bilancio di massa locale estremamente negativo registrato in entrambi i periodi è in linea con i dati del Claridenfirn (Figura 4.13), che mostrano un bilancio cumulativo di -25 m w.e. dal 1914 al 2023, e con il ritiro visivo del Tiefengletscher (2014-2023), che evidenzia una significativa riduzione della copertura glaciale. La perdita di massa nel Ghiacciaio de Corbassière è particolarmente pronunciata nella zona di ablazione, come dimostrato dall’abbandono dei pali A2, A4 e A6, un fenomeno analogo alla riduzione dell’area glaciale del Claridenfirn (da 4,321 km² nel 2021/22 a 4,144 km² nel 2022/23, secondo la Tabella 4.8).
Le condizioni di rapido assottigliamento e la completa perdita di massa nella parte inferiore del ghiacciaio sono indicative di un’ablazione estiva intensa, probabilmente aggravata da temperature estive elevate e da un feedback dell’albedo, per cui la riduzione della copertura nevosa espone superfici più scure che assorbono maggiore radiazione solare, accelerando la fusione. La riorganizzazione della rete di monitoraggio nel 2020 rappresenta una risposta adattativa a queste condizioni, con l’obiettivo di garantire la continuità delle osservazioni in un contesto di ritiro glaciale accelerato. Tuttavia, il persistente bilancio di massa negativo anche nella rete riorganizzata suggerisce che il declino del Ghiacciaio de Corbassière non si limita alla zona di ablazione, ma coinvolge l’intero corpo glaciale, con implicazioni per le risorse idriche, gli ecosistemi alpini e le attività economiche legate alla produzione di energia idroelettrica.
In conclusione, le indagini condotte nel 2021/22 e 2022/23 evidenziano un trend di deglaciazione preoccupante per il Ghiacciaio de Corbassière, con bilanci di massa locali fortemente negativi che riflettono l’impatto del cambiamento climatico. La riorganizzazione della rete di monitoraggio e l’abbandono dei siti più bassi testimoniano la necessità di adattare le strategie di osservazione alle condizioni in evoluzione, mentre i dati raccolti sottolineano l’urgenza di approfondire le analisi sulle cause di questo declino, integrando le misurazioni di bilancio di massa con dati climatici e modelli predittivi per valutare l’evoluzione futura del ghiacciaio e le sue implicazioni a lungo termine.

Analisi dettagliata del bilancio di massa puntuale del Ghiacciaio de Corbassière: misurazioni individuali per i periodi 2021/22 e 2022/23
La Tabella 4.9 presenta un’analisi approfondita delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Ghiacciaio de Corbassière, un ghiacciaio alpino monitorato dalla compagnia energetica Mauvoisin, per i periodi di osservazione 2021/22 e 2022/23. I dati riportano il bilancio di massa invernale e annuale per ciascun palo di misurazione, insieme alle coordinate spaziali e altitudinali dei pali e alle date di inizio, primavera e fine del periodo di osservazione. I valori del bilancio di massa sono espressi in millimetri di equivalente in acqua (mm w.e.), una metrica standard che converte la massa di neve o ghiaccio in uno spessore equivalente di acqua liquida, facilitando il confronto tra i processi di accumulo e ablazione. La tabella si inserisce nel contesto delle indagini descritte nella sezione 4.7 e nelle campagne di rilevamento del 2021/22 e 2022/23, offrendo un quadro dettagliato delle variazioni di massa a livello locale e contribuendo alla comprensione delle dinamiche glaciologiche in un contesto di cambiamento climatico.
Struttura e metodologia della tabella
La tabella è organizzata in diverse colonne che forniscono informazioni dettagliate per ciascun palo di misurazione:
- La colonna “Stake” identifica il palo di misurazione (B4, B6, R1, R3, R5, A2, B2), corrispondente ai punti indicati nella rete di osservazione della Figura 4.14.
- La sezione “Period” riporta le date di inizio, primavera e fine del periodo di osservazione per ciascun palo. Il periodo 2021/22 copre dal 14 settembre 2021 al 2 settembre 2022, mentre il periodo 2022/23 va dal 1° settembre 2022 al 12 settembre 2023, in linea con le date delle campagne di rilevamento descritte.
- La sezione “Coordinates” fornisce le coordinate spaziali (in metri, secondo il sistema UTM) e l’altitudine (in metri sopra il livello del mare, m s.l.m.) di ciascun palo, permettendo di localizzare i punti di misurazione sulla mappa topografica del ghiacciaio.
- La sezione “Mass balance” include due parametri:
- Il bilancio invernale (bwb_w
b_w), espresso in mm w.e., che quantifica l’accumulo di massa durante la stagione invernale, principalmente sotto forma di precipitazioni nevose. - Il bilancio annuale (bab_a
b_a), anch’esso in mm w.e., che rappresenta la variazione netta di massa in un anno, risultante dalla differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, che include scioglimento, sublimazione e altri processi di perdita di massa.
- Il bilancio invernale (bwb_w
Analisi del periodo 2021/22
Date e pali di misurazione
Le misurazioni per il periodo 2021/22 sono state condotte per cinque pali (B4, B6, R1, R3, A2), con un periodo di osservazione che si estende dal 14 settembre 2021 (data di inizio) al 1° settembre 2022 (rilevamento primaverile) e al 2 settembre 2022 (data di fine), come riportato nella sezione sulle indagini 2021/22. Questi pali rappresentano una parte della rete di monitoraggio originaria, prima della riorganizzazione avvenuta nell’autunno del 2020, e includono il palo A2, che è stato mantenuto per un’ultima misurazione prima del suo abbandono.
Coordinate e altitudine
I pali sono distribuiti nella zona di ablazione del ghiacciaio, come mostrato nella Figura 4.14, con altitudini che variano tra 2387 e 2615 m s.l.m.:
- Il palo B4 si trova a 589381/93105 (coordinate UTM) e a 2611 m s.l.m.
- Il palo B6 è posizionato a 589231/93022, a 2615 m s.l.m.
- Il palo R1 si trova a 589148/93503, a 2566 m s.l.m.
- Il palo R3 è situato a 588806/93406, a 2566 m s.l.m.
- Il palo A2, il più basso, è localizzato a 586655/94313, a 2387 m s.l.m.
I pali B4, B6, R1 e R3 si trovano a quote intermedie nella zona di ablazione, mentre A2 è posizionato nella parte più bassa del ghiacciaio, vicino alla fronte glaciale, un’area che ha subito un rapido assottigliamento e una perdita di massa significativa, come evidenziato nella sezione sulle indagini 2021/22.
Bilancio di massa
- Bilancio invernale: I valori del bilancio invernale sono tutti positivi, indicando un accumulo di neve durante la stagione invernale:
- B4: 5085 mm w.e.
- B6: 4968 mm w.e.
- R1: 4923 mm w.e.
- R3: 5175 mm w.e.
- A2: 8307 mm w.e. Il palo A2 registra un accumulo invernale eccezionalmente alto (8307 mm w.e.), che potrebbe essere attribuito a un effetto locale, come un’area di deposito di neve trasportata dal vento o una maggiore esposizione alle precipitazioni nevose a quote più basse. Gli altri pali, a quote leggermente più alte, mostrano valori più uniformi, compresi tra 4923 e 5175 mm w.e., riflettendo un accumulo invernale più tipico per la zona di ablazione.
- Bilancio annuale: Tutti i valori del bilancio annuale sono negativi, indicando una perdita netta di massa significativa:
- B4: -4968 mm w.e.
- B6: -5562 mm w.e.
- R1: -4923 mm w.e.
- R3: -5175 mm w.e.
- A2: -8307 mm w.e. Il bilancio annuale è estremamente negativo, con perdite che corrispondono esattamente all’accumulo invernale in ciascun palo. Questo indica che l’ablazione estiva ha completamente cancellato l’accumulo invernale, senza lasciare alcun margine positivo di massa. Il palo A2 registra la perdita più significativa (-8307 mm w.e.), coerentemente con la sua posizione a quote più basse, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa di temperature più alte e di una maggiore esposizione alla radiazione solare. Questo dato è in linea con il rapido assottigliamento che ha portato all’abbandono del palo A2 nell’autunno del 2022, come riportato nella sezione sulle indagini.
Analisi del periodo 2022/23
Date e pali di misurazione
Le misurazioni per il periodo 2022/23 sono state effettuate per sei pali (B2, B4, B6, R1, R3, R5), con un periodo di osservazione che va dal 1° settembre 2022 (data di inizio) al 12 settembre 2023 (data di fine), come indicato nella sezione sulle indagini 2022/23. Questi pali appartengono alla rete riorganizzata nel 2020, che ha escluso il palo A2 a causa della sua posizione insostenibile e ha introdotto nuovi punti di misurazione, come B2 e R5, per garantire una maggiore rappresentatività delle osservazioni.
Coordinate e altitudine
I pali si trovano a quote comprese tra 2560 e 2611 m s.l.m., nella zona di ablazione del ghiacciaio:
- Il palo B2 si trova a 589577/93207, a 2602 m s.l.m.
- Il palo B4 è posizionato a 589383/93107, a 2607 m s.l.m.
- Il palo B6 si trova a 589222/93015, a 2611 m s.l.m.
- Il palo R1 è situato a 589142/93642, a 2567 m s.l.m.
- Il palo R3 si trova a 588948/93503, a 2562 m s.l.m.
- Il palo R5 è posizionato a 588799/93399, a 2560 m s.l.m.
Rispetto al periodo precedente, la rete riorganizzata si concentra su quote leggermente più alte, evitando le aree più basse (come quella di A2), dove il ghiaccio è ormai troppo sottile per consentire misurazioni affidabili. Tuttavia, tutti i pali rimangono nella zona di ablazione, come mostrato nella Figura 4.14, dove l’ablazione estiva è il processo dominante.
Bilancio di massa
- Bilancio invernale: I valori del bilancio invernale sono tutti positivi, ma inferiori rispetto al 2021/22:
- B2: 4842 mm w.e.
- B4: 5157 mm w.e.
- B6: 4950 mm w.e.
- R1: 4248 mm w.e.
- R3: 4842 mm w.e.
- R5: 5157 mm w.e. L’accumulo invernale varia tra 4248 e 5157 mm w.e., con una media più bassa rispetto al 2021/22, dove i valori erano compresi tra 4923 e 8307 mm w.e. Questa riduzione potrebbe essere attribuita a una diminuzione delle precipitazioni nevose invernali o a un aumento della fusione durante l’inverno, un fenomeno coerente con le tendenze di riscaldamento climatico osservate a livello regionale.
- Bilancio annuale: Anche in questo periodo, tutti i valori del bilancio annuale sono negativi:
- B2: -4842 mm w.e.
- B4: -5157 mm w.e.
- B6: -4950 mm w.e.
- R1: -4248 mm w.e.
- R3: -4842 mm w.e.
- R5: -5157 mm w.e. Come nel 2021/22, le perdite annuali corrispondono esattamente all’accumulo invernale, indicando che l’ablazione estiva ha completamente cancellato l’accumulo invernale in ciascun palo. Tuttavia, le perdite sono leggermente meno intense rispetto al 2021/22, con un massimo di -5157 mm w.e. rispetto a -8307 mm w.e. per A2 nel periodo precedente. Questo miglioramento potrebbe essere dovuto a condizioni estive meno estreme nel 2022/23, come temperature più basse o una maggiore copertura nuvolosa, che ha ridotto l’assorbimento di radiazione solare e quindi l’ablazione.
Interpretazione scientifica
Variazioni altitudinali e spaziali
I dati della Tabella 4.9 confermano il gradiente altitudinale tipico dei ghiacciai alpini: i pali a quote più basse, come A2 a 2387 m s.l.m., subiscono perdite di massa più significative, a causa di temperature più alte e di un’ablazione estiva più intensa. Questo è evidente nel bilancio annuale di A2 nel 2021/22 (-8307 mm w.e.), che riflette l’impatto delle condizioni climatiche a quote inferiori, dove il ghiaccio è più vulnerabile allo scioglimento. I pali a quote leggermente più alte (2560-2615 m s.l.m.), come B2, B4, B6, R1, R3 e R5, mostrano perdite meno estreme, ma comunque significative, con bilanci annuali che variano tra -4248 e -5562 mm w.e. Questo gradiente altitudinale è coerente con la distribuzione dei punti di misurazione mostrata nella Figura 4.14, dove A2 si trova nella parte più bassa della zona di ablazione, mentre gli altri pali sono a quote intermedie, ancora nella zona di ablazione ma in aree dove il ghiaccio è leggermente più spesso.
Confronto tra i due periodi
Il confronto tra i due periodi evidenzia alcune tendenze significative:
- Riduzione dell’accumulo invernale: L’accumulo invernale è diminuito nel 2022/23 rispetto al 2021/22, passando da una media di circa 5000-8300 mm w.e. a una media di circa 4200-5100 mm w.e. Questa riduzione potrebbe essere il risultato di nevicate meno abbondanti o di temperature invernali più alte, che hanno favorito una maggiore fusione della neve durante la stagione fredda, un fenomeno coerente con le tendenze di riscaldamento globale.
- Variazione dell’ablazione estiva: Le perdite annuali rimangono significative in entrambi i periodi, ma sono meno intense nel 2022/23, con un massimo di -5157 mm w.e. rispetto a -8307 mm w.e. nel 2021/22. Questo miglioramento potrebbe essere attribuito a condizioni estive meno estreme nel 2022/23, come temperature più moderate o una maggiore copertura nuvolosa, che ha ridotto l’irraggiamento solare e quindi lo scioglimento del ghiaccio.
- Riorganizzazione della rete di monitoraggio: L’abbandono del palo A2 e l’introduzione di nuovi pali come B2 e R5 riflettono la necessità di adattare la rete di monitoraggio al ritiro del ghiacciaio. La scelta di concentrare le misurazioni a quote leggermente più alte (2560-2611 m s.l.m.) è una risposta al rapido assottigliamento della parte inferiore del ghiacciaio, come descritto nella sezione sulle indagini 2021/22, e mira a garantire la continuità delle osservazioni in siti più rappresentativi e sostenibili.
Correlazione con i dati precedenti
I dati della Tabella 4.9 si integrano con le informazioni fornite nelle sezioni precedenti sul Claridenfirn e il Tiefengletscher, evidenziando un trend di deglaciazione comune ai ghiacciai alpini:
- Il bilancio annuale negativo del Ghiacciaio de Corbassière è coerente con i dati del Claridenfirn (Tabella 4.8), che riportano bilanci annuali medi di -3900 mm w.e. nel 2021/22 e -1950 mm w.e. nel 2022/23, e con la Figura 4.13, che mostra un bilancio cumulativo di -25 m w.e. dal 1914 al 2023. La perdita meno intensa nel 2022/23 rispetto al 2021/22 è simile a quanto osservato nel Claridenfirn, suggerendo che le condizioni climatiche del 2022/23 potrebbero essere state meno estreme a livello regionale.
- Il ritiro della fronte glaciale del Ghiacciaio de Corbassière, che ha portato all’abbandono del palo A2, è analogo a quello osservato nel Tiefengletscher (2014-2023), dove la fronte si è ritirata significativamente, lasciando spazio a un lago glaciale. Questo parallelismo conferma che i ghiacciai alpini stanno subendo un declino accelerato, guidato da fattori climatici comuni, come l’aumento delle temperature estive e la riduzione dell’accumulo invernale.
- La posizione dei pali nella zona di ablazione, come mostrato nella Figura 4.14, è simile a quella del Claridenfirn, dove i dati sono stati raccolti per fasce altitudinali (Tabella 4.8). Tuttavia, il Ghiacciaio de Corbassière si estende fino a 4000 m s.l.m., suggerendo una zona di accumulo più estesa, che potrebbe influenzare le dinamiche di accumulo e ablazione rispetto al Claridenfirn.
Implicazioni scientifiche e prospettive future
La Tabella 4.9 evidenzia un bilancio di massa persistentemente negativo per il Ghiacciaio de Corbassière, con perdite significative in entrambi i periodi, particolarmente marcate a quote più basse, come dimostrato dal palo A2 nel 2021/22. La riorganizzazione della rete di monitoraggio e l’abbandono del palo A2 testimoniano il rapido ritiro del ghiacciaio, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo per comprendere le sue implicazioni a lungo termine. La riduzione dell’accumulo invernale e l’ablazione estiva dominante sono indicatori di un declino accelerato, in linea con le tendenze di deglaciazione osservate a livello globale nelle regioni alpine.
Questi dati hanno implicazioni significative per le risorse idriche, poiché i ghiacciai alpini fungono da serbatoi naturali di acqua, essenziali per i corsi d’acqua a valle, specialmente durante i mesi estivi. La perdita di massa del Ghiacciaio de Corbassière, come quella del Claridenfirn e del Tiefengletscher, potrebbe ridurre la disponibilità idrica per la produzione di energia idroelettrica, un’attività centrale per la compagnia Mauvoisin. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio altera gli habitat alpini, con ripercussioni sulla biodiversità locale, e ha un impatto sul turismo montano, riducendo l’attrattiva paesaggistica e le opportunità per attività come l’alpinismo e lo sci.
In conclusione, la Tabella 4.9 fornisce una documentazione quantitativa del declino del Ghiacciaio de Corbassière, evidenziando la necessità di continuare il monitoraggio per comprendere l’evoluzione futura del ghiacciaio e le sue implicazioni ambientali e socioeconomiche. L’integrazione di questi dati con modelli climatici e osservazioni sul campo sarà cruciale per prevedere gli scenari futuri e sviluppare strategie di adattamento alle trasformazioni in atto, in un contesto di cambiamento climatico che continua a esercitare una pressione crescente sui sistemi glaciali alpini. Ulteriori studi potrebbero approfondire le cause della riduzione dell’accumulo invernale e dell’ablazione estiva, analizzando parametri meteorologici come le temperature, le precipitazioni e l’irraggiamento solare, al fine di meglio contestualizzare questi risultati e valutare le possibili misure di mitigazione.
4.8 Il Findelengletscher: Caratteristiche e Contesto Glaciologico
Introduzione
Il Findelengletscher, con una superficie estesa di 12,4 chilometri quadrati, rappresenta uno dei ghiacciai più significativi della regione meridionale del Vallese, situato nelle immediate vicinanze dell’area di Zermatt, in Svizzera. Questo ghiacciaio, insieme al suo antico affluente, l’Adlergletscher, che copre un’area di 2,0 chilometri quadrati, occupa un vasto intervallo altimetrico, estendendosi dai 2580 metri sul livello del mare fino a raggiungere i 4120 metri sul livello del mare. Tale range altitudinale conferisce ai due ghiacciai una notevole diversità morfologica e dinamica, rendendoli un soggetto di grande interesse per gli studi glaciologici.
Il Findelengletscher si distingue per la sua esposizione occidentale, una caratteristica che influenza significativamente i processi di accumulo e ablazione della massa glaciale. La sua morfologia è definita da ampi bacini di accumulo situati nelle zone di alta quota, dove le pendenze risultano generalmente moderate, favorendo l’accumulo di neve durante i periodi freddi. Questi bacini si contrappongono alla parte inferiore del ghiacciaio, dove la lingua glaciale assume una conformazione più stretta e allungata, riflettendo una transizione verso un regime di flusso più concentrato. L’Adlergletscher, pur essendo stato in passato un tributario del Findelengletscher, presenta oggi una propria identità distinta, sebbene condivida con esso alcune peculiarità ambientali e climatiche.
La regione in cui si collocano questi ghiacciai è nota per il suo clima relativamente arido, una condizione che si riflette nelle altitudini della linea di equilibrio (ELA, Equilibrium Line Altitude) tra le più elevate dell’intero arco alpino. Questa linea, che separa la zona di accumulo da quella di ablazione, si posiziona a quote superiori rispetto a molti altri ghiacciai alpini, suggerendo una ridotta precipitazione nevosa annuale e un’influenza significativa delle temperature estive sull’equilibrio di massa. Tale peculiarità climatica rende il Findelengletscher e l’Adlergletscher sistemi particolarmente sensibili alle variazioni climatiche, offrendo un’opportunità unica per monitorare gli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini.
Dal punto di vista scientifico, l’interesse per il Findelengletscher è ulteriormente accresciuto dall’avvio di un programma di misurazioni del bilancio di massa, iniziato nell’autunno del 2004. Questo programma, che ha permesso di raccogliere dati sistematici sulla variazione annuale della massa glaciale, è stato successivamente ampliato nell’autunno del 2005 per includere anche l’Adlergletscher. La rete di osservazione, implementata con strumenti e metodologie avanzate, ha consentito di ottenere informazioni dettagliate sull’evoluzione di questi ghiacciai, contribuendo alla comprensione dei processi di ritiro glaciale e delle dinamiche di risposta ai cambiamenti ambientali. Questi dati si inseriscono in un contesto più ampio di monitoraggio glaciologico, essenziale per valutare l’impatto delle forzanti climatiche sui sistemi criosferici delle Alpi e per sviluppare modelli predittivi sull’evoluzione futura dei ghiacciai nella regione.
In sintesi, il Findelengletscher e l’Adlergletscher rappresentano un laboratorio naturale di straordinaria rilevanza, non solo per le loro caratteristiche fisiche e geografiche, ma anche per il ruolo che svolgono come indicatori dei cambiamenti climatici in corso. La loro posizione, morfologia e il programma di monitoraggio in atto offrono una base solida per approfondite indagini scientifiche, contribuendo alla conoscenza globale dei processi glaciologici nelle Alpi.

Analisi Dettagliata della Figura 4.15: Topografia Superficiale e Sistema di Monitoraggio del Findelengletscher e dell’Adlergletscher
Introduzione e Contesto Glaciologico
La Figura 4.15 rappresenta una mappa topografica dettagliata del Findelengletscher e del suo antico affluente, l’Adlergletscher, due ghiacciai situati nella regione meridionale del Vallese, nelle Alpi svizzere, in prossimità dell’area di Zermatt. Questa rappresentazione cartografica ha l’obiettivo di illustrare la morfologia superficiale di questi sistemi glaciali e di evidenziare la rete di osservazione implementata per il monitoraggio del loro bilancio di massa, un parametro fondamentale per comprendere la risposta dei ghiacciai alle variazioni climatiche. La mappa include curve di livello altimetriche, punti di misurazione e informazioni sulla perimetrazione dei ghiacciai, offrendo una base essenziale per studi glaciologici e per l’analisi delle dinamiche di ritiro glaciale in un contesto alpino. La scelta di un perimetro omogeneizzato per le misurazioni, come specificato nella didascalia, riflette l’esigenza di standardizzare i dati, escludendo aree con caratteristiche che potrebbero introdurre variabili complesse, come la copertura detritica spessa o affluenti non più connessi al corpo principale del ghiacciaio.
Caratteristiche Topografiche dei Ghiacciai
La mappa rappresenta il Findelengletscher, con una superficie di 12,4 km², e l’Adlergletscher, con un’estensione di 2,0 km², attraverso un sistema di curve di livello che descrivono l’andamento altimetrico dei due ghiacciai. L’intervallo altitudinale complessivo si estende dai 2580 m s.l.m., corrispondenti alla terminazione della lingua glaciale del Findelengletscher, fino ai 4120 m s.l.m., raggiunti nelle zone di accumulo più elevate. Le curve di livello, tracciate a intervalli regolari, permettono di analizzare la morfologia superficiale e le variazioni di pendenza dei ghiacciai, evidenziando le differenze tra le zone di accumulo e quelle di ablazione.
- Findelengletscher: Situato nella parte sinistra della mappa, il Findelengletscher presenta una configurazione tipica dei ghiacciai alpini di tipo vallivo. Le altitudini più elevate, comprese tra i 3900 e i 4000 m s.l.m., si trovano nella porzione superiore della mappa, corrispondente ai bacini di accumulo. Queste aree, caratterizzate da pendenze dolci (come descritto nel testo introduttivo), favoriscono l’accumulo di neve durante i periodi freddi, contribuendo alla formazione e al mantenimento della massa glaciale. La distribuzione delle curve di livello in questa zona è più distanziata, indicando una topografia relativamente uniforme e adatta all’accumulo di neve. Scendendo verso quote inferiori, le curve di livello si avvicinano, segnalando un aumento della pendenza nella zona della lingua glaciale, che si restringe progressivamente fino a raggiungere altitudini di circa 2600-2700 m s.l.m. Questa conformazione riflette un regime di flusso più concentrato nella parte inferiore del ghiacciaio, dove i processi di ablazione dominano a causa delle temperature più elevate e della minore copertura nevosa. L’esposizione occidentale del Findelengletscher, come indicato nel testo introduttivo, influenza ulteriormente i processi di ablazione, esponendo il ghiacciaio a una maggiore radiazione solare pomeridiana.
- Adlergletscher: Posizionato nella parte destra della mappa, l’Adlergletscher mostra un’estensione più limitata rispetto al Findelengletscher, ma condivide un intervallo altimetrico simile. Le altitudini più elevate, intorno ai 3900 m s.l.m., si trovano nella zona superiore, mentre la parte inferiore del ghiacciaio si estende verso sud-est, terminando a quote comprese tra i 2700 e i 2800 m s.l.m. La topografia dell’Adlergletscher appare meno complessa rispetto a quella del Findelengletscher, con una distribuzione delle curve di livello che suggerisce pendenze relativamente uniformi e una configurazione più compatta. La sua posizione come antico affluente del Findelengletscher indica che in passato i due ghiacciai erano connessi, ma il ritiro glaciale ha portato alla loro separazione, un fenomeno comune nelle Alpi a causa del riscaldamento globale.
La scala della mappa, indicata in basso a sinistra (0-1 km), consente di valutare le dimensioni reali dei ghiacciai, mentre le coordinate UTM (Universal Transverse Mercator) riportate sui bordi (ad esempio, 96000 e 62000) forniscono un riferimento geospaziale per la localizzazione precisa dei ghiacciai. Un simbolo di orientamento (freccia del nord) facilita l’interpretazione della disposizione geografica, confermando l’esposizione occidentale del Findelengletscher, un fattore che influenza i processi di accumulo e ablazione a causa dell’esposizione al sole e ai venti dominanti.
Rete di Osservazione del Bilancio di Massa
Un elemento centrale della Figura 4.15 è la rappresentazione della rete di osservazione utilizzata per il monitoraggio del bilancio di massa dei ghiacciai. I punti di misurazione sono contrassegnati con etichette alfanumeriche: F1, F3, F4, F7, F8, F9, F10, F11, F82, F93, F94 per il Findelengletscher e A2, A4 per l’Adlergletscher. Questi punti rappresentano i siti in cui vengono effettuate misurazioni glaciologiche, come l’accumulo di neve, l’ablazione del ghiaccio e altri parametri legati al bilancio di massa, un indicatore chiave della salute di un ghiacciaio.
- Distribuzione dei punti sul Findelengletscher: I punti di osservazione sono distribuiti strategicamente lungo l’intero profilo altimetrico del ghiacciaio, coprendo sia le zone di accumulo che quelle di ablazione. Nelle aree di alta quota, come i punti F3, F4 e F7 (situati tra i 3700 e i 3900 m s.l.m.), le misurazioni si concentrano sull’accumulo di neve, che rappresenta la principale fonte di alimentazione del ghiacciaio. A quote intermedie, come i punti F8, F82 e F93 (tra i 3000 e i 3500 m s.l.m.), i dati raccolti riflettono una transizione tra accumulo e ablazione, spesso vicina alla linea di equilibrio (ELA). Nella lingua glaciale, i punti F9, F10, F11 e F94 (tra i 2600 e i 3000 m s.l.m.) monitorano principalmente i processi di ablazione, dove il ghiaccio si scioglie a causa delle temperature più elevate e della ridotta copertura nevosa. Questa distribuzione spaziale consente di ottenere un quadro completo delle variazioni di massa lungo l’intero ghiacciaio, essenziale per calcolare il bilancio di massa netto annuale.
- Distribuzione dei punti sull’Adlergletscher: I punti A2 e A4 sono posizionati in modo simile, coprendo diverse altitudini per monitorare l’evoluzione di questo ghiacciaio più piccolo. Il punto A2, situato a circa 3800 m s.l.m., si trova nella zona di accumulo, mentre A4, a una quota di circa 3400 m s.l.m., è posizionato in una zona di transizione. Sebbene l’Adlergletscher sia più piccolo, la rete di osservazione è progettata per catturare le principali dinamiche di accumulo e ablazione, permettendo un confronto con i dati del Findelengletscher.
Le misurazioni del bilancio di massa, avviate nell’autunno del 2004 per il Findelengletscher e nell’autunno del 2005 per l’Adlergletscher, sono condotte con metodologie standardizzate, come il metodo glaciologico diretto, che prevede la misurazione dell’accumulo di neve in inverno e dell’ablazione in estate attraverso pali di ablazione e carotaggi. Questi dati sono fondamentali per valutare l’evoluzione dei ghiacciai nel tempo e per quantificare il loro contributo al ciclo idrologico e al livello del mare.
Perimetro Omogeneizzato e Implicazioni Metodologiche
La didascalia della figura specifica che il bilancio di massa del Findelengletscher e dell’Adlergletscher viene valutato su un perimetro omogeneizzato, escludendo alcune aree con caratteristiche particolari che potrebbero introdurre distorsioni nei dati. Questo approccio metodologico è cruciale per garantire la coerenza e la rappresentatività delle misurazioni:
- Aree con copertura detritica spessa: Le zone in cui il ghiaccio è coperto da uno spesso strato di detriti (rocce, sedimenti e materiale morenico) sono escluse dall’analisi. La copertura detritica, se sufficientemente spessa, riduce l’ablazione del ghiaccio sottostante, creando un microclima che rallenta lo scioglimento. Questo fenomeno, noto come effetto isolante dei detriti, può alterare il bilancio di massa locale, rendendo i dati meno rappresentativi delle dinamiche glaciali complessive. Escludere queste aree consente di concentrarsi sulle porzioni di ghiaccio esposto, dove i processi di accumulo e ablazione sono più direttamente influenzati dalle condizioni climatiche.
- Affluenti non connessi al di sotto dello Stockhorn: Lo Stockhorn, una montagna situata nelle vicinanze, delimita alcune porzioni di ghiaccio che non sono più collegate al corpo principale del ghiacciaio. Questi affluenti, probabilmente separati a causa del ritiro glaciale, non contribuiscono al flusso glaciale del Findelengletscher o dell’Adlergletscher e vengono quindi esclusi dal perimetro di valutazione. Questa scelta riflette l’evoluzione dinamica dei ghiacciai, che nel tempo hanno subito una frammentazione a causa del riscaldamento globale e della riduzione della massa glaciale.
L’adozione di un perimetro omogeneizzato garantisce che le misurazioni del bilancio di massa siano rappresentative delle dinamiche principali dei ghiacciai, riducendo l’influenza di fattori locali che potrebbero complicare l’interpretazione dei dati. Questo approccio è particolarmente importante in un contesto di monitoraggio a lungo termine, dove la coerenza metodologica è essenziale per confrontare i dati nel tempo e tra diversi ghiacciai.
Significato Scientifico e Contesto Climatico
La Figura 4.15 non è solo una rappresentazione topografica, ma anche uno strumento fondamentale per comprendere l’evoluzione del Findelengletscher e dell’Adlergletscher in un contesto di cambiamento climatico. La rete di osservazione, implementata a partire dal 2004 per il Findelengletscher e dal 2005 per l’Adlergletscher, fornisce dati cruciali per monitorare i seguenti aspetti:
- Accumulo e ablazione: I dati raccolti nei punti di misurazione permettono di quantificare l’accumulo di neve in inverno e l’ablazione del ghiaccio in estate, due processi che determinano il bilancio di massa netto del ghiacciaio. Questi dati sono essenziali per calcolare la variazione annuale della massa glaciale e per valutare la salute complessiva del ghiacciaio.
- Ritiro glaciale: La posizione della lingua glaciale, che si estende fino a circa 2600-2700 m s.l.m., può essere confrontata con dati storici per valutare il ritiro del ghiacciaio nel tempo. Il Findelengletscher e l’Adlergletscher, come molti ghiacciai alpini, stanno subendo un ritiro significativo a causa del riscaldamento globale, un fenomeno che può essere quantificato attraverso il monitoraggio a lungo termine.
- Dinamiche altimetriche: Le variazioni di spessore del ghiaccio in diverse zone del ghiacciaio, dedotte dai dati di bilancio di massa, forniscono informazioni sulle dinamiche di flusso e sulla risposta del ghiacciaio alle forzanti climatiche. Ad esempio, un assottigliamento della lingua glaciale può indicare un aumento dell’ablazione, mentre un ispessimento nelle zone di accumulo può riflettere un aumento delle precipitazioni nevose.
La posizione dei ghiacciai in una regione arida, con una linea di equilibrio (ELA) tra le più alte delle Alpi, li rende particolarmente sensibili alle variazioni climatiche. La linea di equilibrio, che separa la zona di accumulo da quella di ablazione, si trova a quote elevate a causa delle ridotte precipitazioni nevose e delle alte temperature estive, condizioni tipiche della regione di Zermatt. Questa sensibilità rende il Findelengletscher e l’Adlergletscher indicatori preziosi dei cambiamenti climatici, offrendo dati che possono essere utilizzati per validare modelli glaciologici e per prevedere l’evoluzione futura dei ghiacciai alpini.
Implicazioni per la Ricerca e il Monitoraggio Futuro
I dati raccolti attraverso la rete di osservazione rappresentata nella Figura 4.15 contribuiscono a un quadro più ampio di monitoraggio glaciologico nelle Alpi, un’area critica per lo studio degli effetti del cambiamento climatico. Il Findelengletscher e l’Adlergletscher, grazie alla loro posizione e alle loro caratteristiche, offrono un’opportunità unica per analizzare i processi di ritiro glaciale, la variazione del bilancio di massa e l’impatto delle forzanti climatiche sui sistemi criosferici. Questi dati possono essere integrati con altre tecniche di monitoraggio, come il telerilevamento e le misurazioni geodetiche, per ottenere una comprensione più completa delle dinamiche glaciali.
Inoltre, i ghiacciai alpini come il Findelengletscher e l’Adlergletscher svolgono un ruolo cruciale nel ciclo idrologico, contribuendo al flusso dei fiumi e alla disponibilità di acqua per le comunità locali. La loro riduzione, documentata attraverso il monitoraggio del bilancio di massa, ha implicazioni significative per la gestione delle risorse idriche, l’agricoltura e il turismo nella regione di Zermatt, un’area nota per le sue attività sciistiche e alpinistiche.
Conclusione
La Figura 4.15 offre una visione dettagliata della topografia e del sistema di monitoraggio del Findelengletscher e dell’Adlergletscher, due ghiacciai di rilevanza scientifica nella regione di Zermatt. Le curve di livello evidenziano la morfologia dei ghiacciai, con ampie zone di accumulo a pendenza dolce in alta quota e lingue glaciali più strette a quote inferiori. La rete di osservazione, con punti distribuiti strategicamente lungo l’intero profilo altimetrico, consente di raccogliere dati essenziali sul bilancio di massa, un indicatore chiave della risposta dei ghiacciai al cambiamento climatico. La scelta di un perimetro omogeneizzato per le misurazioni riflette l’esigenza di dati coerenti, escludendo aree con dinamiche complesse come quelle coperte da detriti o non più connesse al ghiacciaio principale. Questa mappa rappresenta uno strumento fondamentale per gli studi glaciologici, contribuendo alla comprensione dei cambiamenti climatici nelle Alpi e alla gestione sostenibile delle risorse naturali nella regione.
Indagini Glaciologiche nel Periodo 2021/22: Bilancio di Massa Invernale e Annuale del Findelengletscher e dell’Adlergletscher
Introduzione al Monitoraggio Glaciologico
Le indagini condotte nel periodo 2021/22 sul Findelengletscher e sull’Adlergletscher, due ghiacciai situati nella regione meridionale del Vallese, in Svizzera, nelle vicinanze di Zermatt, rappresentano un contributo significativo al monitoraggio a lungo termine dei sistemi glaciali alpini. Questi ghiacciai, con superfici rispettivamente di 12,4 km² e 2,0 km², sono stati oggetto di un programma di misurazione del bilancio di massa avviato nel 2004 per il Findelengletscher e nel 2005 per l’Adlergletscher. Il bilancio di massa, che quantifica il guadagno o la perdita netta di massa glaciale su base stagionale e annuale, è un indicatore fondamentale per valutare la risposta dei ghiacciai alle variazioni climatiche, in particolare in un contesto di riscaldamento globale. Le attività di monitoraggio condotte nel 2021/22 hanno incluso misurazioni dettagliate del bilancio di massa invernale e annuale, con un focus particolare sulle condizioni eccezionali registrate durante questo periodo, come l’anomalo spessore ridotto della neve e l’intensa ablazione estiva.
Misurazioni del Bilancio di Massa Invernale
Il bilancio di massa invernale del Findelengletscher e dell’Adlergletscher è stato determinato il 6 aprile 2022 attraverso un lavoro di campo coordinato che ha coinvolto tre squadre di ricercatori operanti simultaneamente. Le misurazioni sono state effettuate con un approccio metodologico rigoroso, basato su tecniche standard di glaciologia. In totale, sono stati condotti sondaggi della neve in 318 punti distribuiti su entrambi i ghiacciai, coprendo un’ampia gamma di altitudini e zone funzionali, dalle aree di accumulo in alta quota alle zone di ablazione più basse. Questi sondaggi hanno permesso di quantificare lo spessore della neve accumulata durante la stagione invernale, un parametro essenziale per calcolare l’apporto di massa al ghiacciaio.
Parallelamente, la densità della neve è stata misurata attraverso carotaggi effettuati in cinque siti rappresentativi, selezionati in modo da coprire l’intero intervallo altimetrico dei ghiacciai, che si estende dai 2580 m s.l.m. ai 4120 m s.l.m. I carotaggi, che consistono nell’estrazione di campioni cilindrici di neve per analizzarne le proprietà fisiche, hanno rivelato densità della neve eccezionalmente basse, comprese tra 270 kg m⁻³ e 340 kg m⁻³. Questi valori, significativamente inferiori alla media tipica per i ghiacciai alpini (che spesso si attesta intorno ai 400-500 kg m⁻³), sono stati attribuiti a un’altezza della neve insolitamente ridotta durante l’inverno 2021/22. La bassa densità della neve è indicativa di condizioni di scarsa compattazione, probabilmente dovuta a temperature più miti e a una ridotta frequenza di cicli di gelo-disgelo, che normalmente favoriscono la formazione di strati di neve più densi. Questo fenomeno riflette le condizioni climatiche anomale registrate nella regione, con precipitazioni nevose inferiori alla norma e temperature invernali più elevate, in linea con le tendenze di riscaldamento globale osservate nelle Alpi.
Monitoraggio Continuo e Tecnologie di Supporto
Per integrare le misurazioni manuali, è stata mantenuta operativa una stazione autonoma progettata per il monitoraggio continuo dell’accumulo di neve in inverno e dell’ablazione del ghiaccio durante i mesi estivi. Questa stazione, dotata di una webcam che osserva un palo di riferimento (stake), ha permesso di registrare in tempo reale le variazioni dello spessore della neve e del ghiaccio, fornendo dati complementari alle misurazioni puntuali effettuate sul campo. L’uso di tecnologie automatizzate, come webcam e sensori, rappresenta un’innovazione significativa nel monitoraggio glaciologico, consentendo di acquisire dati ad alta risoluzione temporale anche in condizioni climatiche avverse o in periodi in cui l’accesso diretto al ghiacciaio è limitato. Questi strumenti sono particolarmente utili per catturare eventi estremi, come nevicate tardive o episodi di ablazione intensa, che possono influenzare significativamente il bilancio di massa stagionale.
Misurazioni del Bilancio di Massa Annuale
Le attività di monitoraggio sono proseguite con una seconda campagna di campo il 5 settembre 2022, durante la quale tutti i pali di misurazione del bilancio di massa (mass balance stakes) sono stati visitati e, dove necessario, perforati nuovamente per garantire la continuità delle misurazioni. I pali di misurazione, installati in punti strategici lungo il profilo altimetrico dei ghiacciai, servono a quantificare l’ablazione del ghiaccio durante la stagione estiva, confrontando l’altezza del palo esposta con i dati registrati in primavera. Tuttavia, a causa di un’ablazione estiva particolarmente pronunciata e dell’impossibilità di effettuare un rilevamento intermedio durante l’estate per la manutenzione della rete di pali, si sono verificati alcuni problemi operativi. In particolare, tre pali situati in prossimità dell’altitudine tipica della linea di equilibrio (ELA), che separa la zona di accumulo da quella di ablazione, sono stati completamente esposti a causa dello scioglimento del ghiaccio circostante. Questo fenomeno, noto come “melt-out”, indica un’ablazione eccezionalmente intensa, che ha portato alla perdita di questi punti di misurazione per il calcolo del bilancio di massa annuale.
L’ablazione significativa non si è limitata alle quote intermedie, ma ha interessato anche le zone più elevate dei ghiacciai. Al sito di misurazione più alto, situato a 3480 m s.l.m., è stata registrata un’ablazione rilevante, un evento insolito per un’altitudine così elevata, dove normalmente i processi di accumulo dominano anche durante l’estate. Questo dato evidenzia l’impatto delle temperature estive eccezionalmente alte registrate nel 2022, che hanno accelerato lo scioglimento del ghiaccio anche nelle aree di alta quota, riducendo il volume complessivo dei ghiacciai.
Nonostante queste difficoltà, il bilancio di massa annuale è stato determinato con successo per un totale di tredici punti di misurazione: dieci sul Findelengletscher e tre sull’Adlergletscher. Questi dati, sebbene limitati da alcune perdite nella rete di monitoraggio, forniscono un quadro rappresentativo delle dinamiche di massa dei ghiacciai durante il periodo 2021/22, evidenziando una perdita netta di massa significativa, in linea con le tendenze di ritiro glaciale osservate nelle Alpi negli ultimi decenni.
Implicazioni Scientifiche e Contesto Climatico
Le indagini condotte nel 2021/22 sul Findelengletscher e sull’Adlergletscher confermano l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, in particolare in una regione come quella di Zermatt, caratterizzata da un clima relativamente arido e da altitudini della linea di equilibrio tra le più elevate delle Alpi. La bassa densità della neve e l’altezza ridotta del manto nevoso registrate in inverno, combinate con l’intensa ablazione estiva, riflettono condizioni climatiche anomale, con temperature più alte e precipitazioni nevose inferiori alla media. Questi fattori hanno contribuito a un bilancio di massa negativo, accelerando il ritiro dei ghiacciai e riducendo il loro spessore, un fenomeno che ha implicazioni significative per il ciclo idrologico, la disponibilità di risorse idriche e gli ecosistemi alpini.
Il monitoraggio continuo, supportato da tecnologie come la stazione autonoma con webcam, rappresenta un passo avanti nella comprensione delle dinamiche glaciali, consentendo di acquisire dati in tempo reale e di catturare eventi estremi che possono sfuggire alle misurazioni manuali. Tuttavia, le difficoltà operative incontrate durante l’estate 2022, come la perdita di alcuni pali di misurazione, sottolineano la necessità di intensificare gli sforzi di manutenzione della rete di monitoraggio, soprattutto in un contesto di ablazione accelerata. Questi dati, combinati con le informazioni topografiche e le misurazioni storiche, contribuiscono a un quadro più ampio di monitoraggio glaciologico, essenziale per prevedere l’evoluzione futura dei ghiacciai e per sviluppare strategie di adattamento ai cambiamenti climatici nella regione.
Conclusione
Le indagini condotte nel periodo 2021/22 sul Findelengletscher e sull’Adlergletscher hanno fornito dati preziosi sul bilancio di massa invernale e annuale dei due ghiacciai, nonostante le sfide poste da condizioni climatiche anomale e da un’ablazione estiva eccezionalmente intensa. Le misurazioni, effettuate attraverso sondaggi della neve, carotaggi e una rete di pali di misurazione, hanno evidenziato una bassa densità della neve e un’altezza del manto nevoso ridotta in inverno, seguite da un’ablazione significativa che ha interessato anche le quote più elevate dei ghiacciai. L’uso di tecnologie autonome, come la stazione di monitoraggio con webcam, ha permesso di integrare le misurazioni manuali, offrendo un quadro più completo delle dinamiche glaciali. Questi risultati sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio a lungo termine dei ghiacciai alpini, al fine di comprendere meglio gli effetti del cambiamento climatico e di supportare la gestione sostenibile delle risorse naturali nelle regioni montane.

Analisi Dettagliata della Figura 4.16: Evoluzione del Bilancio di Massa del Findelengletscher nel Periodo 2004-2023
Introduzione e Contesto Glaciologico
La Figura 4.16 presenta un’analisi grafica del bilancio di massa del Findelengletscher, un ghiacciaio situato nella regione meridionale del Vallese, nelle Alpi svizzere, in prossimità di Zermatt, per il periodo compreso tra il 2004 e il 2023. Il Findelengletscher, con una superficie di 12,4 km², è uno dei ghiacciai più significativi della zona, oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine avviato nell’autunno del 2004 per valutare la sua risposta alle variazioni climatiche. Il grafico combina due serie di dati: il bilancio di massa specifico medio annuale, rappresentato tramite barre, e il bilancio di massa cumulativo, illustrato tramite una linea tratteggiata con punti. Questi dati forniscono un quadro quantitativo dell’evoluzione del ghiacciaio in un contesto di cambiamento climatico, evidenziando le dinamiche di perdita di massa e le loro implicazioni per il sistema criosferico alpino.
Descrizione del Grafico e Struttura dei Dati
La Figura 4.16 è un grafico a due assi che riporta le variazioni del bilancio di massa del Findelengletscher su un arco temporale di 19 anni, dal 2004 al 2023. La struttura del grafico è la seguente:
- Asse x (orizzontale): Rappresenta gli anni, dal 2004 al 2023, che corrispondono al periodo di monitoraggio del bilancio di massa del ghiacciaio.
- Asse y sinistro (verticale): Indica il bilancio di massa specifico medio annuale, espresso in metri di equivalente in acqua (m w.e., “meters water equivalent”). Questo parametro misura la variazione netta di massa per unità di superficie del ghiacciaio, calcolata come la differenza tra l’accumulo (principalmente neve in inverno) e l’ablazione (scioglimento del ghiaccio e della neve in estate). L’intervallo sull’asse y sinistro va da 0 a -2,5 m w.e., con valori negativi che indicano una perdita di massa e valori positivi che indicherebbero un guadagno di massa (non presente in questo caso).
- Asse y destro (verticale): Mostra il bilancio di massa cumulativo, anch’esso espresso in metri di equivalente in acqua (m w.e.), che rappresenta la somma progressiva del bilancio di massa specifico annuale a partire dal 2004. Questo dato riflette la perdita o il guadagno totale di massa del ghiacciaio nel periodo considerato. L’intervallo sull’asse y destro va da 0 a -15 m w.e.
Il grafico include due elementi principali:
- Barre grigie: Rappresentano il bilancio di massa specifico medio annuale per ciascun anno, calcolato come media sull’intera superficie del ghiacciaio.
- Linea tratteggiata con punti: Illustra l’andamento del bilancio di massa cumulativo, calcolato sommando i valori annuali del bilancio di massa specifico a partire dall’anno iniziale (2004).
Analisi del Bilancio di Massa Specifico Annuale
Le barre grigie rappresentano il bilancio di massa specifico medio annuale del Findelengletscher, un indicatore chiave della salute del ghiacciaio. Il bilancio di massa specifico è calcolato come la differenza tra l’accumulo di massa (principalmente sotto forma di neve fresca durante l’inverno) e l’ablazione (perdita di massa dovuta allo scioglimento del ghiaccio e della neve, alla sublimazione e ad altri processi di rimozione durante l’estate), espressa in metri di equivalente in acqua per unità di superficie. Un valore positivo indica un guadagno netto di massa, mentre un valore negativo indica una perdita netta.
- Trend generale: Tutte le barre sono al di sotto della linea dello zero, indicando che il bilancio di massa specifico è stato costantemente negativo in ogni anno del periodo 2004-2023. Questo significa che l’ablazione ha sempre superato l’accumulo, portando a una perdita di massa annuale persistente. L’assenza di anni con bilancio positivo evidenzia una tendenza di declino continuo del ghiacciaio, coerente con le condizioni climatiche avverse che caratterizzano le Alpi negli ultimi decenni.
- Variazioni annuali:
- 2004-2009: Nei primi anni del periodo di monitoraggio, il bilancio di massa specifico varia tra circa -0,5 e -1,0 m w.e. Ad esempio, il 2004 e il 2006 mostrano perdite relativamente moderate, intorno a -0,5 m w.e., mentre il 2005 e il 2007 registrano perdite più significative, vicine a -1,0 m w.e. Queste fluttuazioni riflettono variazioni interannuali nelle condizioni climatiche, come la quantità di precipitazioni nevose in inverno e l’intensità delle temperature estive.
- 2010-2015: In questo intervallo, si osserva una certa variabilità nel bilancio di massa specifico. Gli anni 2012 e 2014 mostrano perdite più contenute, intorno a -0,5 m w.e., suggerendo condizioni climatiche relativamente favorevoli, come inverni più nevosi o estati meno calde. Al contrario, il 2011 e il 2015 registrano perdite più marcate, vicine a -1,0 m w.e., probabilmente a causa di estati più calde o di una riduzione dell’accumulo invernale.
- 2016-2023: A partire dal 2016, il bilancio di massa specifico mostra un peggioramento significativo, con perdite più consistenti. Gli anni 2017, 2019 e 2020 registrano valori particolarmente negativi, vicini o superiori a -1,5 m w.e., indicando un’ablazione eccezionalmente intensa. Il 2022 si distingue come l’anno con la perdita più marcata, con un bilancio di massa specifico che si avvicina a -2,0 m w.e., un valore che riflette condizioni estreme, probabilmente legate a temperature estive record e a una ridotta copertura nevosa invernale. L’ultimo anno, il 2023, presenta una barra grigia più chiara, che potrebbe indicare dati preliminari o incompleti, con una perdita stimata intorno a -1,0 m w.e.
Questo andamento riflette l’impatto del cambiamento climatico sul Findelengletscher, con un aumento delle temperature medie, una riduzione delle precipitazioni nevose e un allungamento della stagione di ablazione, tutti fattori che hanno contribuito a un’accelerazione della perdita di massa negli ultimi anni.
Analisi del Bilancio di Massa Cumulativo
La linea tratteggiata con punti rappresenta il bilancio di massa cumulativo, calcolato sommando i valori del bilancio di massa specifico annuale a partire dal 2004. Questo dato fornisce una misura della perdita totale di massa del ghiacciaio nel periodo di monitoraggio, espressa in metri di equivalente in acqua.
- Trend generale: La linea mostra un trend discendente continuo, indicando una perdita di massa cumulativa progressiva senza interruzioni. Non ci sono anni in cui il bilancio di massa cumulativo aumenta, il che conferma che il ghiacciaio non ha mai registrato un guadagno netto di massa nel periodo considerato. Questo andamento è indicativo di un declino strutturale del Findelengletscher, con una perdita di massa che si accumula anno dopo anno.
- Valori specifici:
- Nel 2004, il bilancio di massa cumulativo parte da zero, che rappresenta il punto di riferimento per il calcolo.
- Entro il 2010, la perdita cumulativa raggiunge circa -5 m w.e., riflettendo una perdita media di circa -0,8 m w.e. all’anno nei primi sei anni di monitoraggio.
- Tra il 2010 e il 2015, la perdita cumulativa continua a crescere, raggiungendo circa -7 m w.e. nel 2015, con una perdita media annuale simile a quella del periodo precedente.
- Dal 2016 in poi, la pendenza della linea diventa più ripida, indicando un’accelerazione della perdita di massa. Entro il 2020, il bilancio cumulativo scende a circa -10 m w.e., con un incremento della perdita media annuale a circa -1,0 m w.e. negli ultimi anni.
- Nel 2023, la perdita cumulativa totale raggiunge circa -13 m w.e., il che significa che, in 19 anni, il Findelengletscher ha perso l’equivalente di 13 metri di acqua su tutta la sua superficie, corrispondente a una perdita media di circa 0,68 m w.e. all’anno.
Questo trend discendente evidenzia un ritiro glaciale significativo, con una perdita di massa che si è intensificata negli ultimi anni, probabilmente a causa di estati più calde, inverni meno nevosi e un aumento della linea di equilibrio altitudinale (ELA), che separa la zona di accumulo da quella di ablazione.
Contesto Climatico e Fattori di Influenza
L’evoluzione del bilancio di massa del Findelengletscher rappresentata nella Figura 4.16 è coerente con le tendenze osservate in molti ghiacciai alpini, dove il cambiamento climatico ha portato a un aumento delle temperature medie, a una riduzione delle precipitazioni nevose e a un allungamento della stagione di ablazione. Il Findelengletscher, situato in una regione arida con una linea di equilibrio a quote elevate (tra le più alte delle Alpi), è particolarmente vulnerabile a queste variazioni climatiche. Diversi fattori possono aver contribuito alla perdita di massa osservata:
- Aumento delle temperature: Le temperature estive più elevate hanno intensificato l’ablazione, come dimostrato dai valori particolarmente negativi del bilancio di massa specifico in anni come il 2017, 2019, 2020 e 2022. Questi anni corrispondono a ondate di calore record nelle Alpi, che hanno accelerato lo scioglimento del ghiaccio e della neve.
- Riduzione dell’accumulo: La diminuzione delle precipitazioni nevose in inverno, un fenomeno legato al cambiamento climatico, ha ridotto l’apporto di massa al ghiacciaio, contribuendo a un bilancio di massa negativo. Questo è particolarmente critico per il Findelengletscher, che si trova in una regione con un clima relativamente arido.
- Feedback positivi: La perdita di massa del ghiacciaio può innescare feedback positivi, come la riduzione dell’albedo (la capacità del ghiacciaio di riflettere la radiazione solare). Con il ritiro del ghiaccio, le aree esposte di roccia o detriti assorbono più calore, accelerando ulteriormente l’ablazione.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I dati rappresentati nella Figura 4.16 hanno implicazioni significative per diversi ambiti di studio e gestione ambientale:
- Cambiamento climatico: La perdita di massa persistente del Findelengletscher è un indicatore chiaro dell’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini. La tendenza negativa del bilancio di massa cumulativo, con una perdita totale di circa 13 m w.e. in 19 anni, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi nei prossimi decenni, con un rischio di scomparsa a lungo termine se le condizioni climatiche non migliorano. Questi dati possono essere utilizzati per validare modelli climatici e glaciologici, contribuendo alla comprensione delle forzanti climatiche che influenzano i sistemi criosferici.
- Risorse idriche: I ghiacciai alpini come il Findelengletscher sono una fonte cruciale di acqua per i fiumi e le comunità locali, specialmente durante l’estate, quando lo scioglimento del ghiaccio contribuisce al flusso idrico. La perdita di massa riduce questa riserva naturale, con potenziali conseguenze per l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile nella regione di Zermatt. A lungo termine, il ritiro del ghiacciaio potrebbe portare a una diminuzione del flusso idrico estivo, con impatti significativi sull’ecosistema e sull’economia locale.
- Turismo e biodiversità: La regione di Zermatt è nota per le sue attività turistiche legate alla montagna, come lo sci e l’alpinismo, che dipendono in parte dalla presenza dei ghiacciai. Il ritiro del Findelengletscher potrebbe avere un impatto negativo su queste attività, riducendo l’attrattiva paesaggistica e le opportunità per gli sport invernali. Inoltre, la perdita di ghiaccio può alterare gli ecosistemi alpini, influenzando la flora e la fauna che dipendono dalle condizioni criosferiche per la loro sopravvivenza.
- Monitoraggio futuro: I dati del bilancio di massa del Findelengletscher sottolineano l’importanza di continuare il monitoraggio a lungo termine dei ghiacciai alpini. L’integrazione di questi dati con altre tecniche, come il telerilevamento e le misurazioni geodetiche, può fornire un quadro più completo dell’evoluzione del ghiacciaio, migliorando le previsioni sul suo futuro e supportando strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.
Conclusione
La Figura 4.16 offre una rappresentazione quantitativa e dettagliata dell’evoluzione del bilancio di massa del Findelengletscher nel periodo 2004-2023, evidenziando una perdita di massa persistente e progressiva. Le barre del bilancio di massa specifico annuale mostrano un trend costantemente negativo, con valori che variano tra -0,5 e -2,0 m w.e., e un peggioramento significativo negli ultimi anni, in particolare nel 2017, 2019, 2020 e 2022. La linea del bilancio di massa cumulativo conferma questa tendenza, registrando una perdita totale di circa 13 m w.e. in 19 anni, equivalente a una perdita media di 0,68 m w.e. all’anno. Questi dati riflettono l’impatto del cambiamento climatico sul ghiacciaio, con temperature più elevate, precipitazioni nevose ridotte e un’ablazione intensificata che hanno portato a un declino strutturale del Findelengletscher. Le implicazioni di questa perdita di massa si estendono oltre l’ambito glaciologico, influenzando le risorse idriche, il turismo e gli ecosistemi alpini, e sottolineano l’urgenza di azioni per mitigare gli effetti del riscaldamento globale e per adattarsi ai cambiamenti in corso.
Indagini Glaciologiche nel Periodo 2022/23: Monitoraggio del Bilancio di Massa del Findelengletscher e dell’Adlergletscher
Introduzione al Programma di Monitoraggio
Le indagini condotte nel periodo 2022/23 sul Findelengletscher e sull’Adlergletscher, due ghiacciai situati nella regione meridionale del Vallese, in Svizzera, nelle vicinanze di Zermatt, rappresentano una fase significativa del programma di monitoraggio a lungo termine avviato rispettivamente nel 2004 e nel 2005 per questi sistemi glaciali. Il Findelengletscher, con una superficie di 12,4 km², e l’Adlergletscher, con un’estensione di 2,0 km², sono stati oggetto di studi sistematici per valutare il loro bilancio di massa, un parametro fondamentale per comprendere la risposta dei ghiacciai alle variazioni climatiche in un contesto di riscaldamento globale. Le attività di monitoraggio nel 2022/23 hanno incluso misurazioni dettagliate dell’accumulo di neve in inverno, dell’ablazione estiva e del bilancio di massa complessivo, con particolare attenzione alle condizioni ambientali estreme registrate durante questo periodo, come la bassa densità della neve e le difficoltà operative legate al ritiro glaciale.
Campagna Invernale di Rilevamento
La campagna invernale di rilevamento è stata effettuata il 18 aprile 2023, con l’obiettivo di quantificare l’accumulo di neve sui ghiacciai Findelengletscher e Adlergletscher durante la stagione fredda. Sono stati condotti un totale di 240 sondaggi della neve, distribuiti in modo rappresentativo sull’intera superficie dei due ghiacciai, coprendo un’ampia gamma di altitudini e zone funzionali, dalle aree di accumulo in alta quota alle zone di ablazione più basse. I sondaggi, effettuati mediante l’inserimento di sonde nel manto nevoso per misurarne lo spessore, hanno fornito dati essenziali per stimare l’apporto di massa al ghiacciaio durante l’inverno, un elemento cruciale per il calcolo del bilancio di massa stagionale.
Parallelamente, la densità della neve è stata misurata attraverso carotaggi in cinque siti selezionati strategicamente, distribuiti lungo l’intero intervallo altimetrico dei ghiacciai, che si estende dai 2580 m s.l.m. ai 4120 m s.l.m. I carotaggi, che consistono nell’estrazione di campioni cilindrici di neve per analizzarne le proprietà fisiche, hanno rivelato densità della neve eccezionalmente basse, comprese tra 210 kg m⁻³ e 290 kg m⁻³. Questi valori, significativamente inferiori alla media tipica per i ghiacciai alpini (che spesso si attesta intorno ai 400-500 kg m⁻³), indicano una neve poco compatta, probabilmente a causa di temperature invernali più miti e di una ridotta frequenza di cicli di gelo-disgelo, che normalmente favoriscono la formazione di strati di neve più densi. La bassa densità della neve, combinata con una profondità del manto nevoso limitata, ha avuto implicazioni significative non solo per il bilancio di massa, ma anche per la sicurezza operativa durante le attività di campo. La ridotta copertura nevosa ha infatti aumentato il rischio di caduta nei crepacci, rendendo le operazioni di rilevamento più pericolose e richiedendo un’attenzione particolare nella pianificazione e nell’esecuzione delle attività sul ghiacciaio.
Monitoraggio Estivo e Aggiornamento della Rete di Pali
Le attività di monitoraggio sono proseguite nella stagione estiva con due campagne di campo mirate a valutare l’ablazione del ghiaccio e a mantenere operativa la rete di pali di misurazione (mass balance stakes). Il 12 settembre 2023, la parte inferiore della rete di pali sul Findelengletscher e sull’Adlergletscher è stata sottoposta a una nuova perforazione, un’operazione necessaria per garantire la continuità delle misurazioni in presenza di un’ablazione significativa. I pali di misurazione, installati in punti strategici lungo il profilo altimetrico dei ghiacciai, servono a quantificare lo scioglimento del ghiaccio durante l’estate, confrontando l’altezza del palo esposta con i dati registrati in primavera.
Successivamente, il 19 settembre 2023, l’intera rete di pali sul Findelengletscher è stata visitata per un controllo completo, permettendo di raccogliere dati aggiornati sull’ablazione estiva. Il bilancio di massa annuale è stato determinato per un totale di 16 punti di misurazione: 13 sul Findelengletscher e 3 sull’Adlergletscher. Questi dati, ottenuti attraverso il metodo glaciologico diretto, che combina le misurazioni dell’accumulo invernale e dell’ablazione estiva, forniscono un quadro rappresentativo delle dinamiche di massa dei ghiacciai durante il periodo 2022/23, evidenziando l’impatto delle condizioni climatiche estreme registrate in quell’anno.
Monitoraggio Continuo con Tecnologie Autonome
Per integrare le misurazioni manuali, è stata mantenuta operativa una telecamera autonoma in tempo reale, progettata per monitorare l’accumulo di neve in inverno e lo scioglimento del ghiaccio in estate. Questo strumento, posizionato in un sito strategico sul ghiacciaio, ha permesso di acquisire dati continui sulle variazioni dello spessore della neve e del ghiaccio, fornendo informazioni complementari alle misurazioni puntuali effettuate durante le campagne di campo. L’uso di tecnologie autonome rappresenta un’innovazione significativa nel monitoraggio glaciologico, consentendo di registrare in tempo reale eventi estremi, come nevicate tardive o episodi di ablazione intensa, che possono influenzare il bilancio di massa stagionale. Questi dati ad alta risoluzione temporale sono particolarmente utili per calibrare modelli glaciologici e per migliorare la comprensione delle dinamiche di risposta dei ghiacciai alle forzanti climatiche.
Osservazioni sull’Accumulo di Firn
Un’osservazione degna di nota riguarda il sito di misurazione più alto, situato a un’altitudine non specificata ma probabilmente vicina ai 4000 m s.l.m., dove è stato registrato un accumulo di firn molto limitato. Il firn, uno stadio intermedio tra la neve fresca e il ghiaccio glaciale, si forma attraverso la compattazione e la parziale fusione della neve nel corso di più stagioni. La presenza di firn in alta quota è un indicatore della capacità del ghiacciaio di mantenere una zona di accumulo stabile, ma in questo caso l’accumulo è stato descritto come “molto limitato”, suggerendo che anche le quote più elevate del ghiacciaio hanno subito un’ablazione significativa durante l’estate 2023. La densità del firn in questo sito non è stata misurata, probabilmente a causa di difficoltà logistiche o della scarsa quantità di materiale presente, ma questa osservazione sottolinea l’impatto delle temperature elevate anche nelle zone di alta quota, un fenomeno sempre più comune nei ghiacciai alpini a causa del cambiamento climatico.
Interruzione del Monitoraggio dell’Adlergletscher
Dopo 18 anni di rilevamenti, si è deciso di interrompere il monitoraggio dell’Adlergletscher a partire dal 2023. Questa decisione è stata motivata da due fattori principali. In primo luogo, il ritiro glaciale ha reso l’accesso al ghiacciaio sempre più difficile, aumentando i rischi operativi e i costi logistici delle campagne di campo. L’Adlergletscher, come antico affluente del Findelengletscher, ha subito una riduzione significativa della sua estensione e del suo spessore, rendendo le operazioni di monitoraggio più complesse e pericolose. In secondo luogo, il valore scientifico aggiuntivo delle osservazioni sull’Adlergletscher è stato ritenuto limitato rispetto a quello offerto dal Findelengletscher. Data la vicinanza geografica e le condizioni climatiche simili dei due ghiacciai, i dati raccolti sull’Adlergletscher non hanno fornito informazioni significativamente diverse da quelle ottenute dal Findelengletscher, che rimane il focus principale del programma di monitoraggio. Questa scelta riflette una strategia di ottimizzazione delle risorse, concentrando gli sforzi sul ghiacciaio più grande e rappresentativo della regione.
Implicazioni Scientifiche e Contesto Climatico
Le indagini condotte nel 2022/23 sul Findelengletscher e sull’Adlergletscher confermano l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, in particolare in una regione come quella di Zermatt, caratterizzata da un clima relativamente arido e da altitudini della linea di equilibrio tra le più elevate delle Alpi. La bassa densità della neve (210-290 kg m⁻³) e la ridotta profondità del manto nevoso registrate in inverno, combinate con un’ablazione estiva significativa, riflettono condizioni climatiche anomale, con temperature più alte e precipitazioni nevose inferiori alla media. Questi fattori hanno contribuito a un bilancio di massa negativo, accelerando il ritiro dei ghiacciai e riducendo il loro spessore, un fenomeno che ha implicazioni significative per il ciclo idrologico, la disponibilità di risorse idriche e gli ecosistemi alpini.
La decisione di interrompere il monitoraggio dell’Adlergletscher evidenzia le sfide operative associate al ritiro glaciale, un problema che riguarda molti ghiacciai alpini. La perdita di accessibilità, combinata con la riduzione dell’estensione e del volume dei ghiacciai, rende il monitoraggio sempre più complesso, richiedendo un adattamento delle strategie di ricerca per garantire la continuità dei dati a lungo termine. Tuttavia, il mantenimento del monitoraggio sul Findelengletscher, supportato da tecnologie autonome come la telecamera in tempo reale, rappresenta un passo avanti nella comprensione delle dinamiche glaciali, offrendo un quadro più completo delle risposte dei ghiacciai al cambiamento climatico.
Conclusione
Le indagini condotte nel periodo 2022/23 sul Findelengletscher e sull’Adlergletscher hanno fornito dati preziosi sul bilancio di massa dei due ghiacciai, nonostante le sfide poste da condizioni climatiche estreme e difficoltà operative. Le misurazioni, effettuate attraverso sondaggi della neve, carotaggi e una rete di pali di misurazione, hanno evidenziato una bassa densità della neve e un’altezza del manto nevoso ridotta in inverno, con conseguenti rischi operativi legati ai crepacci. L’ablazione estiva, monitorata attraverso la rete di pali e una telecamera autonoma, ha confermato un’ulteriore perdita di massa, con un accumulo di firn limitato anche nelle quote più elevate. La decisione di interrompere il monitoraggio dell’Adlergletscher dopo 18 anni riflette le crescenti difficoltà di accesso e il valore scientifico limitato delle osservazioni rispetto a quelle del Findelengletscher. Questi risultati sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio a lungo termine dei ghiacciai alpini, al fine di comprendere meglio gli effetti del cambiamento climatico e di supportare la gestione sostenibile delle risorse naturali nelle regioni montane.
Analisi Dettagliata della Tabella 4.10: Bilancio di Massa Invernale e Primaverile del Findelengletscher e dell’Adlergletscher nei Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione e Contesto Glaciologico
La Tabella 4.10 presenta un dataset dettagliato relativo al bilancio di massa invernale e primaverile del Findelengletscher e dell’Adlergletscher, due ghiacciai situati nella regione meridionale del Vallese, nelle Alpi svizzere, in prossimità di Zermatt. Il Findelengletscher, con una superficie di 12,4 km², e l’Adlergletscher, con un’estensione di 2,0 km², sono stati oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine avviato rispettivamente nel 2004 e nel 2005, con l’obiettivo di valutare la loro risposta alle variazioni climatiche in un contesto di riscaldamento globale. I dati riportati nella tabella si riferiscono a misurazioni individuali effettuate in specifici punti di monitoraggio (stake) durante due periodi distinti: il 2021/22 e il 2022/23. Queste misurazioni, che includono coordinate, altitudini e valori di bilancio di massa, forniscono un quadro quantitativo dell’accumulo di neve invernale e primaverile, un elemento cruciale per comprendere le dinamiche di massa dei ghiacciai e il loro stato di salute in un periodo di rapido cambiamento ambientale.
Struttura e Metodologia della Tabella
La Tabella 4.10 è organizzata in diverse colonne che riportano informazioni specifiche per ciascun punto di misurazione:
- Stake: Identificativo del punto di monitoraggio, indicato con la lettera “F” per il Findelengletscher (es. F3, F4, ecc.) e con la lettera “A” per l’Adlergletscher (es. A2, A6). Questi punti corrispondono a pali di misurazione (mass balance stakes) installati in posizioni strategiche lungo il profilo altimetrico dei ghiacciai.
- Start: Data di inizio del periodo di misurazione, che corrisponde al momento in cui sono stati effettuati i rilevamenti autunnali dell’anno precedente per stabilire un punto di riferimento per l’accumulo invernale.
- Period: Periodo di riferimento per le misurazioni, che copre due anni idrologici: 2021/22 e 2022/23.
- End: Data di fine del periodo di misurazione, che corrisponde al momento in cui sono stati effettuati i rilevamenti primaverili per quantificare l’accumulo di neve invernale.
- Coordinates (m): Coordinate UTM (Universal Transverse Mercator) del punto di misurazione, espresse in metri, che indicano la posizione esatta del palo sul ghiacciaio. Sono riportate due coordinate: X (est-ovest) e Y (nord-sud).
- m a.s.l.: Altitudine del punto di misurazione, espressa in metri sul livello del mare (m s.l.m.), che varia tra 2640 m s.l.m. e 3477 m s.l.m., coprendo un’ampia gamma altitudinale dei ghiacciai.
- Mass balance (mm w.e.): Bilancio di massa invernale e primaverile, espresso in millimetri di equivalente in acqua (mm w.e., “millimeters water equivalent”). Questo valore rappresenta la variazione netta di massa in un determinato periodo, con valori positivi che indicano un accumulo di massa (neve o firn) e valori negativi che indicano una perdita di massa (ablazione). In questo caso, i dati si riferiscono al bilancio invernale e primaverile, quindi ci si aspetta che i valori siano generalmente positivi, riflettendo l’accumulo di neve prima dell’inizio della stagione di ablazione estiva.
La tabella è suddivisa in due sezioni principali:
- 2021/22 Spring: Dati relativi al bilancio di massa invernale e primaverile per il periodo 2021/22, con misurazioni effettuate tra il 22/09/2021 e il 06/04/2022.
- 2022/23 Spring: Dati relativi al bilancio di massa invernale e primaverile per il periodo 2022/23, con misurazioni effettuate tra il 05/09/2022 e il 19/09/2023, ma con i dati primaverili riferiti al 18/04/2023, come indicato nel testo precedente.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22 (Spring)
Findelengletscher
I dati per il Findelengletscher nel periodo 2021/22 mostrano un accumulo di neve positivo in tutti i punti di misurazione, coerentemente con il focus sul bilancio invernale e primaverile, che si concentra sull’accumulo di neve prima dell’inizio della stagione di ablazione estiva.
- Stake F3: Posizionato a 631104 m (X), 95499 m (Y), a un’altitudine di 2765 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +701 mm w.e. Questo valore, il più alto tra i punti del Findelengletscher, indica un accumulo significativo di neve a una quota relativamente bassa, probabilmente a causa di una maggiore esposizione alle precipitazioni nevose o di una minore ablazione precoce.
- Stake F4: Situato a 631504 m (X), 95383 m (Y), a 2776 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +205 mm w.e. L’accumulo è notevolmente inferiore rispetto a F3, nonostante la quota simile, suggerendo variazioni locali nella distribuzione della neve, forse dovute a differenze nell’esposizione al vento o alla radiazione solare.
- Stake F5: Posizionato a 621616 m (X), 95010 m (Y), a 2916 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +400 mm w.e. A una quota leggermente più alta, l’accumulo aumenta rispetto a F4, riflettendo condizioni più favorevoli per la conservazione della neve.
- Stake F7: Situato a 632528 m (X), 94348 m (Y), a 3027 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +535 mm w.e. Questo valore indica un accumulo significativo a una quota intermedia, coerente con l’aumento dell’altitudine e la riduzione delle temperature.
- Stake F8: Posizionato a 632678 m (X), 93876 m (Y), a 3115 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +348 mm w.e. L’accumulo è inferiore rispetto a F7, forse a causa di una maggiore esposizione al vento, che può rimuovere la neve in questa zona.
- Stake F81: Situato a 632836 m (X), 94534 m (Y), a 3141 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +477 mm w.e. Questo valore, simile a quello di F7, indica condizioni favorevoli per l’accumulo a questa quota.
- Stake F82: Posizionato a 634385 m (X), 94209 m (Y), a 3202 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +341 mm w.e. L’accumulo è leggermente inferiore rispetto a F81, ma ancora positivo, riflettendo una tendenza generale di accumulo a quote più alte.
- Stake F9: Situato a 632927 m (X), 93102 m (Y), a 3233 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +376 mm w.e. Un accumulo moderato, coerente con l’altitudine.
- Stake F10: Posizionato a 634905 m (X), 93957 m (Y), a 3338 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +323 mm w.e. A una quota più alta, l’accumulo diminuisce leggermente, forse a causa di una minore quantità di precipitazioni nevose o di una maggiore esposizione al vento.
- Stake F11: Situato a 634395 m (X), 92677 m (Y), a 3477 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +454 mm w.e. Questo punto, uno dei più alti, mostra un accumulo significativo, riflettendo condizioni più fredde e favorevoli alla conservazione della neve in alta quota.
Adlergletscher
- Stake A2: Posizionato a 635948 m (X), 95509 m (Y), a 3335 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +491 mm w.e. Questo valore indica un accumulo significativo, simile a quello dei punti a quote comparabili sul Findelengletscher.
- Stake A6: Situato nello stesso sito di A2 (635948 m, 95509 m), a 3335 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +316 mm w.e. L’accumulo è inferiore rispetto ad A2, forse a causa di una misurazione in un punto leggermente diverso o di variazioni locali nella distribuzione della neve.
Osservazioni Generali per il 2021/22
- Tutti i punti di misurazione mostrano un bilancio di massa positivo, con valori che variano tra +205 mm w.e. (F4) e +701 mm w.e. (F3). Questo è coerente con il focus sul bilancio invernale e primaverile, che si concentra sull’accumulo di neve prima dell’inizio della stagione di ablazione estiva.
- L’accumulo tende a essere più alto a quote intermedie e basse (es. F3, F7, F81) e leggermente inferiore a quote più alte (es. F10, F11). Questo potrebbe riflettere una distribuzione non uniforme delle precipitazioni nevose, con una maggiore deposizione di neve a quote più basse, dove le precipitazioni sono più abbondanti, e una rimozione della neve da parte del vento in alta quota.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23 (Spring)
Findelengletscher
I dati per il periodo 2022/23 mostrano un accumulo di neve positivo in tutti i punti di misurazione, ma con valori generalmente inferiori rispetto al 2021/22, riflettendo condizioni climatiche meno favorevoli.
- Stake F3: Posizionato a 631106 m (X), 95410 m (Y), a 2640 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +700 mm w.e. L’altitudine è più bassa rispetto al 2021/22 (2765 m s.l.m.), probabilmente a causa del ritiro del ghiacciaio, ma l’accumulo è quasi identico (+701 mm w.e.), indicando condizioni di accumulo stabili a questa quota.
- Stake F4: Situato a 631448 m (X), 95378 m (Y), a 2769 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +570 mm w.e. L’accumulo è significativamente più alto rispetto al 2021/22 (+205 mm w.e.), suggerendo una maggiore deposizione di neve in questa zona.
- Stake F5: Posizionato a 621471 m (X), 95033 m (Y), a 2904 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +429 mm w.e. L’accumulo è leggermente superiore rispetto al 2021/22 (+400 mm w.e.), con una variazione minima.
- Stake F7: Situato a 632678 m (X), 94348 m (Y), a 3027 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +498 mm w.e. L’accumulo è inferiore rispetto al 2021/22 (+535 mm w.e.), ma ancora significativo.
- Stake F8: Posizionato a 632836 m (X), 94534 m (Y), a 3141 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +564 mm w.e. L’accumulo è notevolmente più alto rispetto al 2021/22 (+348 mm w.e.), indicando condizioni più favorevoli a questa quota.
- Stake F81: Situato a 632836 m (X), 94534 m (Y), a 3141 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +340 mm w.e. L’accumulo è inferiore rispetto al 2021/22 (+477 mm w.e.), riflettendo una riduzione dell’accumulo di neve.
- Stake F82: Posizionato a 634385 m (X), 94209 m (Y), a 3202 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +320 mm w.e. L’accumulo è leggermente inferiore rispetto al 2021/22 (+341 mm w.e.).
- Stake F9: Situato a 632927 m (X), 93102 m (Y), a 3233 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +260 mm w.e. L’accumulo è significativamente inferiore rispetto al 2021/22 (+376 mm w.e.), suggerendo condizioni meno favorevoli.
- Stake F10: Posizionato a 634905 m (X), 93957 m (Y), a 3338 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +220 mm w.e. L’accumulo è inferiore rispetto al 2021/22 (+323 mm w.e.), con una riduzione marcata.
- Stake F11: Situato a 634395 m (X), 92677 m (Y), a 3477 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +379 mm w.e. L’accumulo è inferiore rispetto al 2021/22 (+454 mm w.e.), ma ancora positivo.
Adlergletscher
- Stake A2: Posizionato a 635360 m (X), 95601 m (Y), a 3323 m s.l.m., registra un bilancio di massa di +360 mm w.e. L’accumulo è inferiore rispetto al 2021/22 (+491 mm w.e.), riflettendo una riduzione dell’accumulo di neve.
- Stake A6: Situato a 635948 m (X), 95509 m (Y), a 3335 m s.l.m., presenta un bilancio di massa di +270 mm w.e. L’accumulo è inferiore rispetto al 2021/22 (+316 mm w.e.), coerentemente con la tendenza generale.
Osservazioni Generali per il 2022/23
- Anche nel 2022/23, tutti i punti di misurazione mostrano un bilancio di massa positivo, con valori che variano tra +220 mm w.e. (F10) e +700 mm w.e. (F3). Tuttavia, l’accumulo è generalmente più basso rispetto al 2021/22, con una riduzione media di circa il 10-30% in molti punti.
- La tendenza mostra un accumulo più basso a quote più alte (es. F9, F10, F11) rispetto al 2021/22, il che potrebbe riflettere una riduzione delle precipitazioni nevose o un aumento dell’ablazione precoce in primavera, come suggerito dalla bassa densità della neve (210-290 kg m⁻³) riportata nel testo precedente.
Confronto tra i Due Periodi e Implicazioni Climatiche
- Variazioni nell’accumulo: In entrambi i periodi, l’accumulo di neve è positivo, ma nel 2022/23 i valori sono generalmente più bassi rispetto al 2021/22. Ad esempio, il punto F9 passa da +376 mm w.e. nel 2021/22 a +260 mm w.e. nel 2022/23, e il punto F11 da +454 mm w.e. a +379 mm w.e. Questa riduzione è coerente con le condizioni climatiche anomale riportate per il 2022/23, come la bassa densità della neve e la ridotta profondità del manto nevoso, che riflettono temperature più miti e precipitazioni nevose inferiori alla norma.
- Altitudini e ritiro glaciale: Le altitudini dei punti di misurazione mostrano alcune variazioni tra i due periodi. Ad esempio, il punto F3 passa da 2765 m s.l.m. nel 2021/22 a 2640 m s.l.m. nel 2022/23, una differenza che potrebbe essere attribuita al ritiro del ghiacciaio, che ha abbassato la quota del punto di misurazione, o a un aggiustamento della posizione del palo per adattarsi ai cambiamenti nella morfologia del ghiacciaio.
- Adlergletscher: I dati per l’Adlergletscher mostrano un accumulo inferiore nel 2022/23 rispetto al 2021/22, coerentemente con la decisione di interrompere il monitoraggio di questo ghiacciaio a partire dal 2023, a causa delle crescenti difficoltà di accesso e del valore scientifico limitato rispetto al Findelengletscher.
Significato Scientifico e Implicazioni
I dati della Tabella 4.10 forniscono un quadro dettagliato dell’accumulo di neve invernale e primaverile sul Findelengletscher e sull’Adlergletscher, evidenziando le variazioni interannuali e altitudinali. Questi dati hanno diverse implicazioni scientifiche:
- Bilancio di massa complessivo: I valori positivi riportati nella tabella si riferiscono al bilancio invernale e primaverile, che si concentra sull’accumulo di neve. Tuttavia, per determinare il bilancio di massa netto annuale, è necessario considerare anche l’ablazione estiva, che, come suggerito dai dati di bilancio di massa cumulativo riportati in precedenza, ha probabilmente portato a un bilancio negativo complessivo. La riduzione dell’accumulo di neve nel 2022/23 rispetto al 2021/22 potrebbe aver contribuito a un bilancio di massa netto ancora più negativo, accelerando il ritiro dei ghiacciai.
- Cambiamento climatico: La riduzione dell’accumulo di neve nel 2022/23, combinata con la bassa densità della neve (210-290 kg m⁻³), riflette l’impatto del riscaldamento globale. Temperature più miti e precipitazioni nevose inferiori alla norma hanno ridotto l’apporto di massa ai ghiacciai, un fenomeno che si inserisce nel contesto più ampio di declino dei ghiacciai alpini. Il Findelengletscher e l’Adlergletscher, situati in una regione arida con una linea di equilibrio a quote elevate, sono particolarmente vulnerabili a queste variazioni climatiche.
- Sicurezza operativa: La bassa profondità della neve nel 2022/23, come riportato nel testo precedente, ha aumentato i rischi di caduta nei crepacci, evidenziando le sfide operative del monitoraggio glaciologico in un contesto di ritiro glaciale. Questo aspetto sottolinea la necessità di sviluppare strategie di sicurezza più robuste per le campagne di campo, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico che rende i ghiacciai sempre più instabili.
- Gestione delle risorse idriche: L’accumulo di neve invernale è un elemento cruciale per il bilancio idrico della regione, poiché contribuisce al flusso idrico estivo attraverso lo scioglimento del ghiaccio e della neve. Una riduzione dell’accumulo, come osservato nel 2022/23, potrebbe avere implicazioni per la disponibilità di acqua nella regione di Zermatt, con potenziali conseguenze per l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e il turismo.
Conclusione
La Tabella 4.10 offre una panoramica dettagliata e quantitativa del bilancio di massa invernale e primaverile del Findelengletscher e dell’Adlergletscher per i periodi 2021/22 e 2022/23. I dati mostrano un accumulo di neve positivo in entrambi gli anni, con valori che variano tra +205 e +701 mm w.e. nel 2021/22 e tra +220 e +700 mm w.e. nel 2022/23. Tuttavia, l’accumulo è generalmente più basso nel 2022/23, riflettendo condizioni climatiche meno favorevoli, come temperature più miti e precipitazioni nevose inferiori, che hanno contribuito a una bassa densità della neve e a una ridotta profondità del manto nevoso. Queste variazioni interannuali, combinate con le informazioni sull’ablazione estiva, sono essenziali per comprendere l’evoluzione dei ghiacciai in un contesto di cambiamento climatico e per supportare la gestione sostenibile delle risorse idriche e ambientali nella regione di Zermatt. I dati sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio a lungo termine dei ghiacciai alpini, al fine di documentare gli effetti del riscaldamento globale e di sviluppare strategie di adattamento per mitigarne gli impatti.

Analisi Dettagliata della Tabella 4.11: Bilancio di Massa Invernale e Annuale del Findelengletscher nei Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione e Contesto Glaciologico
La Tabella 4.11 presenta un dataset dettagliato relativo al bilancio di massa del Findelengletscher, un ghiacciaio situato nella regione meridionale del Vallese, nelle Alpi svizzere, in prossimità di Zermatt, per i periodi 2021/22 e 2022/23. Il Findelengletscher, con una superficie di 12,4 km², è uno dei ghiacciai più significativi della zona, oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine avviato nell’autunno del 2004 per valutare la sua risposta alle variazioni climatiche in un contesto di riscaldamento globale. La tabella riporta il bilancio di massa invernale (b_w) e annuale (b_a) in funzione dell’altitudine, suddividendo il ghiacciaio in fasce altimetriche di 100 metri, e include informazioni sull’area corrispondente a ciascuna fascia. I dati si riferiscono al periodo di misurazione definito dalle date dei rilevamenti sul campo, come specificato nei testi precedenti (06/04/2022 per il 2021/22 e 18/04/2023 per il 2022/23). Questa analisi fornisce un quadro quantitativo delle dinamiche di accumulo e ablazione del ghiacciaio, evidenziando le variazioni interannuali e altitudinali e le loro implicazioni nel contesto del cambiamento climatico.
Struttura e Metodologia della Tabella
La Tabella 4.11 è organizzata in diverse colonne che riportano informazioni specifiche per ciascuna fascia altitudinale del Findelengletscher:
- Altitude (m a.s.l.): Fasce altimetriche del ghiacciaio, espresse in metri sul livello del mare (m s.l.m.), con intervalli di 100 metri. Le fasce coprono l’intero intervallo altimetrico del ghiacciaio, che si estende dai 2500 m s.l.m. (lingua glaciale) ai 3900 m s.l.m. (zone di accumulo in alta quota).
- Area (km²): Area del ghiacciaio corrispondente a ciascuna fascia altitudinale, espressa in chilometri quadrati (km²). Questa colonna è riportata per entrambi i periodi (2021/22 e 2022/23), permettendo di confrontare eventuali variazioni nell’estensione del ghiacciaio.
- b_w (mm w.e.): Bilancio di massa invernale, espresso in millimetri di equivalente in acqua (mm w.e., “millimeters water equivalent”). Questo valore rappresenta l’accumulo netto di massa (principalmente neve) durante l’inverno, misurato in primavera. Valori positivi indicano un accumulo di massa, come ci si aspetta per il bilancio invernale, che si concentra sull’accumulo di neve prima dell’inizio della stagione di ablazione estiva.
- b_a (mm w.e.): Bilancio di massa annuale, espresso in millimetri di equivalente in acqua (mm w.e.). Questo valore rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio nell’intero anno idrologico, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale (b_w) e l’ablazione estiva. Valori negativi indicano una perdita di massa (ablazione superiore all’accumulo), mentre valori positivi indicherebbero un guadagno di massa (non presente in questo caso).
La tabella è suddivisa in due sezioni principali:
- 2021/22: Dati relativi al bilancio di massa invernale e annuale per il periodo 2021/22, con misurazioni effettuate tra il 22/09/2021 (rilevamenti autunnali dell’anno precedente) e il 06/04/2022 (rilevamenti primaverili per l’accumulo invernale), e completate con i rilevamenti autunnali del 05/09/2022 per il bilancio annuale.
- 2022/23: Dati relativi al bilancio di massa invernale e annuale per il periodo 2022/23, con misurazioni effettuate tra il 05/09/2022 e il 18/04/2023 (rilevamenti primaverili), e completate con i rilevamenti autunnali del 19/09/2023.
L’ultima riga della tabella riporta i valori medi di bilancio di massa specifico (specific mass balance) per l’intero ghiacciaio, calcolati come media ponderata in base all’area di ciascuna fascia altitudinale.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Distribuzione dell’Area del Ghiacciaio
L’area totale del Findelengletscher nel 2021/22 è di 12,511 km², distribuita tra le diverse fasce altimetriche:
- 2500-2700 m s.l.m.: Le fasce più basse coprono un’area minima, con 0,033 km² a 2500-2600 m s.l.m. e 0,104 km² a 2600-2700 m s.l.m. Queste fasce corrispondono alla lingua glaciale, che si trova a quote più basse e rappresenta una porzione limitata della superficie totale del ghiacciaio.
- 2700-3400 m s.l.m.: Le fasce intermedie coprono aree più estese, con valori che variano tra 0,296 km² (2700-2800 m s.l.m.) e 2,313 km² (3400-3500 m s.l.m.). La fascia 3400-3500 m s.l.m. è la più estesa, indicando che la maggior parte della superficie del ghiacciaio si trova a queste quote, che includono sia zone di transizione che aree di accumulo.
- 3500-3900 m s.l.m.: Le fasce più alte coprono aree più piccole, con valori che variano tra 0,250 km² (3700-3800 m s.l.m.) e 0,601 km² (3500-3600 m s.l.m.). Queste fasce corrispondono ai bacini di accumulo in alta quota, dove le condizioni aride e ventose limitano l’estensione del ghiacciaio.
Bilancio di Massa Invernale (b_w)
Il bilancio di massa invernale (b_w) rappresenta l’accumulo netto di neve durante l’inverno, misurato il 06/04/2022. Tutti i valori sono positivi, coerentemente con il focus sul bilancio invernale, che si concentra sull’accumulo di neve prima dell’inizio della stagione di ablazione estiva.
- 2500-2600 m s.l.m.: +74 mm w.e. Un accumulo molto basso, probabilmente a causa della quota bassa, dove le temperature più alte possono favorire una maggiore compattazione o ablazione precoce della neve, riducendo l’accumulo netto.
- 2600-2700 m s.l.m.: +138 mm w.e. L’accumulo aumenta leggermente, ma rimane limitato, riflettendo condizioni simili a quelle della fascia precedente, con temperature relativamente alte e una possibile ablazione precoce.
- 2700-2800 m s.l.m.: +350 mm w.e. Un aumento significativo dell’accumulo, probabilmente a causa di temperature più basse e di una maggiore deposizione di neve a queste quote.
- 2800-2900 m s.l.m.: +424 mm w.e. L’accumulo continua ad aumentare con l’altitudine, coerentemente con la diminuzione delle temperature e una minore ablazione.
- 2900-3000 m s.l.m.: +494 mm w.e. Un accumulo ancora più alto, riflettendo condizioni favorevoli per la conservazione della neve a queste quote intermedie.
- 3000-3100 m s.l.m.: +519 mm w.e. L’accumulo raggiunge un valore elevato, indicando una buona deposizione di neve in questa fascia altitudinale.
- 3100-3200 m s.l.m.: +564 mm w.e. Il valore più alto di accumulo invernale, registrato a quote intermedie, dove le precipitazioni nevose sono abbondanti e le temperature basse favoriscono la conservazione della neve.
- 3200-3300 m s.l.m.: +528 mm w.e. L’accumulo diminuisce leggermente rispetto alla fascia precedente, forse a causa di una maggiore esposizione al vento, che può rimuovere la neve in questa zona.
- 3300-3400 m s.l.m.: +491 mm w.e. Un accumulo ancora significativo, ma in calo rispetto alle quote inferiori, probabilmente a causa di una riduzione delle precipitazioni nevose.
- 3400-3500 m s.l.m.: +514 mm w.e. Un leggero aumento dell’accumulo, coerentemente con l’altitudine e la presenza di bacini di accumulo.
- 3500-3600 m s.l.m.: +295 mm w.e. Una riduzione marcata dell’accumulo, probabilmente a causa di una minore quantità di precipitazioni nevose o di una maggiore rimozione della neve da parte del vento in alta quota.
- 3600-3700 m s.l.m.: +237 mm w.e. L’accumulo continua a diminuire, riflettendo condizioni più aride e ventose in alta quota.
- 3700-3800 m s.l.m.: +203 mm w.e. Un accumulo ancora più basso, tipico delle quote più alte, dove le precipitazioni sono meno abbondanti.
- 3800-3900 m s.l.m.: +162 mm w.e. Il valore più basso di accumulo invernale, registrato nella fascia altitudinale più alta, dove le condizioni aride e ventose limitano la deposizione di neve.
Bilancio di Massa Annuale (b_a)
Il bilancio di massa annuale (b_a) rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio nell’intero anno idrologico, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. Tutti i valori sono negativi, indicando una perdita di massa complessiva.
- 2500-2600 m s.l.m.: -808 mm w.e. Una perdita significativa, riflettendo un’ablazione intensa a quote basse, dove le temperature estive sono più alte e l’accumulo invernale è minimo.
- 2600-2700 m s.l.m.: -734 mm w.e. Una perdita leggermente inferiore, ma ancora marcata, coerentemente con la quota bassa e l’alta ablazione estiva.
- 2700-2800 m s.l.m.: -594 mm w.e. La perdita di massa diminuisce con l’aumento dell’altitudine, grazie a temperature più basse e a un accumulo invernale maggiore.
- 2800-2900 m s.l.m.: -484 mm w.e. La perdita continua a diminuire, ma rimane significativa, indicando un’ablazione ancora rilevante.
- 2900-3000 m s.l.m.: -404 mm w.e. Una perdita più moderata, riflettendo un migliore equilibrio tra accumulo e ablazione a queste quote.
- 3000-3100 m s.l.m.: -412 mm w.e. Una perdita simile a quella della fascia precedente, indicando un’ablazione ancora rilevante a queste quote intermedie.
- 3100-3200 m s.l.m.: -372 mm w.e. La perdita di massa diminuisce ulteriormente, grazie a un accumulo invernale più alto e a temperature più basse.
- 3200-3300 m s.l.m.: -282 mm w.e. Una perdita più contenuta, riflettendo condizioni più favorevoli a quote intermedie, dove l’ablazione estiva è meno intensa.
- 3300-3400 m s.l.m.: -191 mm w.e. La perdita di massa è ancora più bassa, coerentemente con l’aumento dell’altitudine e la riduzione dell’ablazione.
- 3400-3500 m s.l.m.: -116 mm w.e. Una perdita minima, indicando che a queste quote l’accumulo invernale è quasi sufficiente a bilanciare l’ablazione estiva.
- 3500-3600 m s.l.m.: -181 mm w.e. Una perdita leggermente più alta rispetto alla fascia precedente, forse a causa di una maggiore esposizione al vento o a una riduzione dell’accumulo invernale.
- 3600-3700 m s.l.m.: -154 mm w.e. Una perdita moderata, coerentemente con l’altitudine e la riduzione dell’ablazione.
- 3700-3800 m s.l.m.: -142 mm w.e. Una perdita ancora più bassa, riflettendo condizioni più fredde in alta quota e un’ablazione minima.
- 3800-3900 m s.l.m.: -283 mm w.e. Una perdita più alta rispetto alla fascia precedente, forse a causa di un accumulo invernale molto basso, che non è stato sufficiente a compensare l’ablazione estiva.
Valori Medi per il 2021/22
- b_w medio: +466 mm w.e. L’accumulo invernale medio sull’intero ghiacciaio è positivo, indicando un apporto di massa significativo durante l’inverno, con un picco a quote intermedie (3100-3200 m s.l.m.).
- b_a medio: -281 mm w.e. Il bilancio di massa annuale medio è negativo, riflettendo una perdita netta di massa, con l’ablazione estiva che supera l’accumulo invernale. La perdita è più marcata a quote basse e diminuisce con l’aumento dell’altitudine.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Distribuzione dell’Area del Ghiacciaio
L’area totale del Findelengletscher nel 2022/23 è di 12,383 km², leggermente inferiore rispetto al 2021/22 (12,511 km²), indicando una riduzione dell’estensione del ghiacciaio di circa 0,128 km² in un anno. Questa riduzione è coerente con il ritiro glaciale in corso, come evidenziato dai dati di bilancio di massa cumulativo riportati nella Figura 4.16 (circa -13 m w.e. dal 2004 al 2023).
- 2500-2700 m s.l.m.: Le fasce più basse mostrano una riduzione dell’area, con 0,014 km² a 2500-2600 m s.l.m. (rispetto a 0,033 km² nel 2021/22) e 0,087 km² a 2600-2700 m s.l.m. (rispetto a 0,104 km²). Questa perdita di area riflette il ritiro della lingua glaciale, che è più esposta all’ablazione a quote basse.
- 2700-3400 m s.l.m.: Le fasce intermedie mostrano variazioni minime, con una leggera riduzione in alcune fasce (es. 3100-3200 m s.l.m. passa da 1,634 km² a 1,597 km²). La fascia 3400-3500 m s.l.m. rimane la più estesa, con 2,283 km².
- 3500-3900 m s.l.m.: Le fasce più alte rimangono relativamente stabili, con variazioni trascurabili (es. 3700-3800 m s.l.m. passa da 0,250 km² a 0,253 km²), indicando che il ritiro glaciale è meno pronunciato in alta quota.
Bilancio di Massa Invernale (b_w)
- 2500-2600 m s.l.m.: +382 mm w.e. Un accumulo significativamente più alto rispetto al 2021/22 (+74 mm w.e.), forse a causa di una maggiore deposizione di neve a quote basse o di temperature più basse che hanno favorito la conservazione della neve.
- 2600-2700 m s.l.m.: +209 mm w.e. Un accumulo più alto rispetto al 2021/22 (+138 mm w.e.), ma ancora limitato, riflettendo condizioni di accumulo moderate a queste quote.
- 2700-2800 m s.l.m.: +467 mm w.e. Un aumento rispetto al 2021/22 (+350 mm w.e.), indicando condizioni più favorevoli per l’accumulo di neve.
- 2800-2900 m s.l.m.: +468 mm w.e. Un accumulo simile al 2021/22 (+424 mm w.e.), con una leggera variazione positiva.
- 2900-3000 m s.l.m.: +537 mm w.e. Un accumulo più alto rispetto al 2021/22 (+494 mm w.e.), riflettendo un aumento dell’accumulo a queste quote intermedie.
- 3000-3100 m s.l.m.: +468 mm w.e. Una riduzione rispetto al 2021/22 (+519 mm w.e.), ma il valore rimane significativo.
- 3100-3200 m s.l.m.: +543 mm w.e. Una leggera riduzione rispetto al 2021/22 (+564 mm w.e.), ma il valore rimane alto, indicando un buon accumulo a queste quote.
- 3200-3300 m s.l.m.: +468 mm w.e. Una riduzione rispetto al 2021/22 (+528 mm w.e.), riflettendo una minore deposizione di neve.
- 3300-3400 m s.l.m.: +413 mm w.e. Una riduzione rispetto al 2021/22 (+491 mm w.e.), coerentemente con una tendenza generale di accumulo inferiore.
- 3400-3500 m s.l.m.: +519 mm w.e. Un leggero aumento rispetto al 2021/22 (+514 mm w.e.), indicando condizioni stabili a queste quote.
- 3500-3600 m s.l.m.: +253 mm w.e. Una riduzione rispetto al 2021/22 (+295 mm w.e.), riflettendo una minore deposizione di neve in alta quota.
- 3600-3700 m s.l.m.: +576 mm w.e. Un aumento significativo rispetto al 2021/22 (+237 mm w.e.), indicando un accumulo eccezionalmente alto a queste quote, forse a causa di nevicate intense o di una minore rimozione della neve da parte del vento.
- 3700-3800 m s.l.m.: +452 mm w.e. Un aumento rispetto al 2021/22 (+203 mm w.e.), riflettendo condizioni più favorevoli per l’accumulo.
- 3800-3900 m s.l.m.: +70 mm w.e. Una riduzione marcata rispetto al 2021/22 (+162 mm w.e.), riflettendo condizioni aride in alta quota e una minore deposizione di neve.
Bilancio di Massa Annuale (b_a)
- 2500-2600 m s.l.m.: -787 mm w.e. Una perdita simile al 2021/22 (-808 mm w.e.), indicando un’ablazione intensa a quote basse, nonostante un accumulo invernale maggiore.
- 2600-2700 m s.l.m.: -712 mm w.e. Una perdita leggermente inferiore rispetto al 2021/22 (-734 mm w.e.), coerentemente con un accumulo invernale più alto.
- 2700-2800 m s.l.m.: -625 mm w.e. Una perdita leggermente più alta rispetto al 2021/22 (-594 mm w.e.), nonostante un accumulo invernale maggiore, suggerendo un’ablazione estiva più intensa.
- 2800-2900 m s.l.m.: -497 mm w.e. Una perdita simile al 2021/22 (-484 mm w.e.), con una variazione minima.
- 2900-3000 m s.l.m.: -399 mm w.e. Una perdita simile al 2021/22 (-404 mm w.e.), indicando un’ablazione stabile a queste quote.
- 3000-3100 m s.l.m.: -390 mm w.e. Una perdita leggermente inferiore rispetto al 2021/22 (-412 mm w.e.), coerentemente con un accumulo invernale più alto.
- 3100-3200 m s.l.m.: -309 mm w.e. Una perdita inferiore rispetto al 2021/22 (-372 mm w.e.), riflettendo un miglioramento del bilancio di massa.
- 3200-3300 m s.l.m.: -206 mm w.e. Una perdita inferiore rispetto al 2021/22 (-282 mm w.e.), coerentemente con un accumulo invernale più alto.
- 3300-3400 m s.l.m.: -153 mm w.e. Una perdita inferiore rispetto al 2021/22 (-191 mm w.e.), indicando un miglioramento del bilancio di massa a queste quote.
- 3400-3500 m s.l.m.: -65 mm w.e. Una perdita minima, significativamente inferiore rispetto al 2021/22 (-116 mm w.e.), suggerendo un equilibrio quasi raggiunto tra accumulo e ablazione.
- 3500-3600 m s.l.m.: -53 mm w.e. Una perdita molto bassa, significativamente inferiore rispetto al 2021/22 (-181 mm w.e.), indicando condizioni più favorevoli in alta quota.
- 3600-3700 m s.l.m.: -70 mm w.e. Una perdita inferiore rispetto al 2021/22 (-154 mm w.e.), coerentemente con un accumulo invernale eccezionalmente alto.
- 3700-3800 m s.l.m.: -195 mm w.e. Una perdita più alta rispetto al 2021/22 (-142 mm w.e.), forse a causa di un’ablazione estiva più intensa.
- 3800-3900 m s.l.m.: -1594 mm w.e. Una perdita eccezionalmente alta, molto superiore rispetto al 2021/22 (-283 mm w.e.). Questo valore anomalo potrebbe indicare un errore nei dati, un’ablazione estrema in alta quota o un evento eccezionale, come un’esposizione di ghiaccio scuro che ha ridotto l’albedo e accelerato lo scioglimento.
Valori Medi per il 2022/23
- b_w medio: +660 mm w.e. L’accumulo invernale medio è più alto rispetto al 2021/22 (+466 mm w.e.), indicando un aumento dell’accumulo di neve sull’intero ghiacciaio.
- b_a medio: -195 mm w.e. Il bilancio di massa annuale medio è meno negativo rispetto al 2021/22 (-281 mm w.e.), suggerendo una perdita di massa leggermente inferiore, probabilmente a causa di un accumulo invernale maggiore.
Confronto tra i Due Periodi e Implicazioni Climatiche
- Variazioni nell’Area del Ghiacciaio: L’area totale del Findelengletscher è diminuita da 12,511 km² nel 2021/22 a 12,383 km² nel 2022/23, una riduzione di 0,128 km² che riflette il ritiro glaciale in corso. La perdita di area è più marcata a quote basse (2500-2700 m s.l.m.), dove l’ablazione estiva è più intensa, mentre le fasce più alte mostrano variazioni minime, indicando che il ritiro glaciale è meno pronunciato in alta quota.
- Bilancio di Massa Invernale (b_w): L’accumulo invernale medio è aumentato da +466 mm w.e. nel 2021/22 a +660 mm w.e. nel 2022/23, un incremento di circa il 42%. Questo aumento è più evidente a quote basse e intermedie (es. 2500-2600 m s.l.m. passa da +74 a +382 mm w.e.), ma meno pronunciato in alta quota (es. 3800-3900 m s.l.m. passa da +162 a +70 mm w.e.). La bassa densità della neve nel 2022/23 (210-290 kg m⁻³, come riportato nel testo precedente) potrebbe aver contribuito a un accumulo apparente più alto, ma con una neve meno compatta e più suscettibile all’ablazione precoce.
- Bilancio di Massa Annuale (b_a): La perdita di massa annuale media è diminuita in valore assoluto da -281 mm w.e. nel 2021/22 a -195 mm w.e. nel 2022/23, un miglioramento di circa il 31%. Questo miglioramento è attribuibile all’aumento dell’accumulo invernale, che ha parzialmente compensato l’ablazione estiva. Tuttavia, il valore anomalo di -1594 mm w.e. a 3800-3900 m s.l.m. nel 2022/23 potrebbe distorcere il dato medio; escludendo questa fascia, la perdita di massa annuale media sarebbe ancora più bassa, indicando un miglioramento più significativo del bilancio di massa.
- Dinamiche Altitudinali: In entrambi i periodi, il bilancio di massa annuale mostra una chiara dipendenza dall’altitudine, con perdite più marcate a quote basse (dove l’ablazione estiva è più intensa) e perdite minori a quote alte (dove l’accumulo invernale è più significativo e l’ablazione è ridotta). Tuttavia, il 2022/23 mostra un miglioramento del bilancio di massa a quote intermedie e alte (es. 3400-3500 m s.l.m. passa da -116 a -65 mm w.e.), suggerendo condizioni più favorevoli in queste zone.
Significato Scientifico e Implicazioni
I dati della Tabella 4.11 forniscono un quadro dettagliato dell’evoluzione del bilancio di massa del Findelengletscher, evidenziando le seguenti tendenze e implicazioni:
- Accumulo Invernale: L’aumento dell’accumulo invernale medio nel 2022/23 (+660 mm w.e.) rispetto al 2021/22 (+466 mm w.e.) suggerisce condizioni più favorevoli per la deposizione di neve, soprattutto a quote basse e intermedie. Tuttavia, la bassa densità della neve nel 2022/23 (210-290 kg m⁻³) indica una neve poco compatta, che potrebbe essere più suscettibile all’ablazione precoce, riducendo l’effetto positivo dell’accumulo sul bilancio di massa complessivo.
- Perdita di Massa Annuale: La perdita di massa annuale media è meno negativa nel 2022/23 (-195 mm w.e.) rispetto al 2021/22 (-281 mm w.e.), ma il ghiacciaio continua a perdere massa, coerentemente con il trend di ritiro glaciale evidenziato dai dati di bilancio di massa cumulativo (circa -13 m w.e. dal 2004 al 2023). Il miglioramento del bilancio di massa annuale nel 2022/23 è attribuibile all’aumento dell’accumulo invernale, che ha parzialmente compensato l’ablazione estiva.
- Ritiro Glaciale: La riduzione dell’area del ghiacciaio (da 12,511 km² a 12,383 km²) conferma il ritiro in corso, con una perdita più marcata a quote basse, dove l’ablazione è più intensa. Questo ritiro è coerente con il bilancio di massa negativo e riflette l’impatto del cambiamento climatico sul ghiacciaio.
- Cambiamento Climatico: I dati riflettono l’impatto del riscaldamento globale, con temperature estive elevate che causano un’ablazione significativa, anche a quote alte (es. -1594 mm w.e. a 3800-3900 m s.l.m. nel 2022/23). La variabilità dell’accumulo invernale e la persistenza di un bilancio di massa annuale negativo sottolineano la vulnerabilità del Findelengletscher alle variazioni climatiche, in particolare in una regione arida con una linea di equilibrio a quote elevate.
- Implicazioni Ambientali: La perdita di massa del Findelengletscher ha implicazioni significative per le risorse idriche, il turismo e gli ecosistemi alpini nella regione di Zermatt. La riduzione dell’area e del volume del ghiacciaio diminuisce il suo contributo al flusso idrico estivo, con potenziali conseguenze per l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile. Inoltre, il ritiro glaciale può influire negativamente sulle attività turistiche, come lo sci e l’alpinismo, e alterare gli ecosistemi alpini che dipendono dalla presenza del ghiaccio.
Conclusione
La Tabella 4.11 offre una panoramica dettagliata e quantitativa del bilancio di massa del Findelengletscher per i periodi 2021/22 e 2022/23, suddividendo i dati per fasce altimetriche. L’accumulo invernale medio è aumentato da +466 mm w.e. nel 2021/22 a +660 mm w.e. nel 2022/23, indicando un miglioramento dell’accumulo di neve, soprattutto a quote basse e intermedie. Tuttavia, il bilancio di massa annuale rimane negativo, con una perdita media di -281 mm w.e. nel 2021/22 e -195 mm w.e. nel 2022/23, riflettendo una perdita netta di massa dovuta a un’ablazione estiva che supera l’accumulo invernale. La riduzione dell’area del ghiacciaio (da 12,511 km² a 12,383 km²) e la persistenza di un bilancio di massa negativo confermano il ritiro in corso, con implicazioni per le risorse idriche, il turismo e gli ecosistemi alpini nella regione di Zermatt. Questi dati sottolineano l’importanza di continuare il monitoraggio a lungo termine per comprendere gli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini e per sviluppare strategie di adattamento per mitigarne gli impatti.

Analisi Dettagliata della Tabella 4.12: Bilancio di Massa Invernale e Annuale dell’Adlergletscher nei Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione e Contesto Glaciologico
La Tabella 4.12 presenta un dataset dettagliato relativo al bilancio di massa dell’Adlergletscher, un ghiacciaio situato nella regione meridionale del Vallese, nelle Alpi svizzere, in prossimità di Zermatt, per i periodi 2021/22 e 2022/23. L’Adlergletscher, con una superficie di circa 1,979 km², è un antico affluente del Findelengletscher e rappresenta un sistema glaciale di dimensioni più ridotte rispetto al vicino Findelengletscher, ma altrettanto significativo per lo studio delle dinamiche glaciali nelle Alpi. Il ghiacciaio è stato oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine avviato nel 2005, con l’obiettivo di valutare la sua risposta alle variazioni climatiche in un contesto di riscaldamento globale. La tabella riporta il bilancio di massa invernale (b_w) e annuale (b_a) in funzione dell’altitudine, suddividendo il ghiacciaio in fasce altimetriche di 100 metri, e include informazioni sull’area corrispondente a ciascuna fascia. I dati si riferiscono al periodo di misurazione definito dalle date dei rilevamenti sul campo, come specificato nei testi precedenti (06/04/2022 per il 2021/22 e 18/04/2023 per il 2022/23). Questa analisi fornisce un quadro quantitativo delle dinamiche di accumulo e ablazione dell’Adlergletscher, evidenziando le variazioni interannuali e altitudinali e le loro implicazioni nel contesto del cambiamento climatico.
Struttura e Metodologia della Tabella
La Tabella 4.12 è organizzata in diverse colonne che riportano informazioni specifiche per ciascuna fascia altitudinale dell’Adlergletscher:
- Altitude (m a.s.l.): Fasce altimetriche del ghiacciaio, espresse in metri sul livello del mare (m s.l.m.), con intervalli di 100 metri. Le fasce coprono l’intero intervallo altimetrico del ghiacciaio, che si estende dai 3000 m s.l.m. (lingua glaciale) ai 4200 m s.l.m. (zone di accumulo in alta quota).
- Area (km²): Area del ghiacciaio corrispondente a ciascuna fascia altitudinale, espressa in chilometri quadrati (km²). Questa colonna è riportata per entrambi i periodi (2021/22 e 2022/23), permettendo di confrontare eventuali variazioni nell’estensione del ghiacciaio.
- b_w (mm w.e.): Bilancio di massa invernale, espresso in millimetri di equivalente in acqua (mm w.e., “millimeters water equivalent”). Questo valore rappresenta l’accumulo netto di massa (principalmente neve) durante l’inverno, misurato in primavera. Valori positivi indicano un accumulo di massa, come ci si aspetta per il bilancio invernale, che si concentra sull’accumulo di neve prima dell’inizio della stagione di ablazione estiva.
- b_a (mm w.e.): Bilancio di massa annuale, espresso in millimetri di equivalente in acqua (mm w.e.). Questo valore rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio nell’intero anno idrologico, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale (b_w) e l’ablazione estiva. Valori negativi indicano una perdita di massa (ablazione superiore all’accumulo), mentre valori positivi indicherebbero un guadagno di massa (non presente in questo caso).
La tabella è suddivisa in due sezioni principali:
- 2021/22: Dati relativi al bilancio di massa invernale e annuale per il periodo 2021/22, con misurazioni effettuate tra il 22/09/2021 (rilevamenti autunnali dell’anno precedente) e il 06/04/2022 (rilevamenti primaverili per l’accumulo invernale), e completate con i rilevamenti autunnali del 05/09/2022 per il bilancio annuale.
- 2022/23: Dati relativi al bilancio di massa invernale e annuale per il periodo 2022/23, con misurazioni effettuate tra il 05/09/2022 e il 18/04/2023 (rilevamenti primaverili), e completate con i rilevamenti autunnali del 19/09/2023.
L’ultima riga della tabella riporta i valori medi di bilancio di massa specifico (specific mass balance) per l’intero ghiacciaio, calcolati come media ponderata in base all’area di ciascuna fascia altitudinale.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Distribuzione dell’Area del Ghiacciaio
L’area totale dell’Adlergletscher nel 2021/22 è di 1,979 km², distribuita tra le diverse fasce altimetriche:
- 3000-3100 m s.l.m.: La fascia più bassa copre un’area minima di 0,006 km², corrispondente alla lingua glaciale, che si trova a quote più basse e rappresenta una porzione limitata della superficie totale del ghiacciaio.
- 3100-3500 m s.l.m.: Le fasce intermedie coprono aree più estese, con valori che variano tra 0,123 km² (3100-3200 m s.l.m.) e 0,278 km² (3400-3500 m s.l.m.). La fascia 3400-3500 m s.l.m. è la più estesa, indicando che la maggior parte della superficie del ghiacciaio si trova a queste quote, che includono sia zone di transizione che aree di accumulo.
- 3500-4200 m s.l.m.: Le fasce più alte coprono aree più piccole, con valori che variano tra 0,004 km² (4000-4100 m s.l.m.) e 0,246 km² (3500-3600 m s.l.m.). Queste fasce corrispondono ai bacini di accumulo in alta quota, dove le condizioni aride e ventose limitano l’estensione del ghiacciaio.
Bilancio di Massa Invernale (b_w)
Il bilancio di massa invernale (b_w) rappresenta l’accumulo netto di neve durante l’inverno, misurato il 06/04/2022. Tutti i valori sono positivi, coerentemente con il focus sul bilancio invernale, che si concentra sull’accumulo di neve prima dell’inizio della stagione di ablazione estiva.
- 3000-3100 m s.l.m.: +523 mm w.e. Un accumulo significativo, nonostante la quota bassa, probabilmente a causa di una buona deposizione di neve in questa fascia, che potrebbe beneficiare di precipitazioni più abbondanti a quote inferiori.
- 3100-3200 m s.l.m.: +412 mm w.e. L’accumulo diminuisce rispetto alla fascia precedente, forse a causa di una maggiore esposizione al vento o di una minore quantità di precipitazioni nevose a queste quote.
- 3200-3300 m s.l.m.: +370 mm w.e. L’accumulo continua a diminuire, riflettendo una possibile riduzione delle precipitazioni nevose o un aumento della rimozione della neve da parte del vento.
- 3300-3400 m s.l.m.: +313 mm w.e. Un accumulo più basso, coerentemente con l’aumento dell’altitudine e la riduzione delle precipitazioni nevose.
- 3400-3500 m s.l.m.: +286 mm w.e. L’accumulo diminuisce ulteriormente, indicando condizioni meno favorevoli per la deposizione di neve a queste quote.
- 3500-3600 m s.l.m.: +276 mm w.e. Un accumulo ancora più basso, tipico delle quote più alte, dove le precipitazioni sono meno abbondanti e il vento può rimuovere la neve.
- 3600-3700 m s.l.m.: +208 mm w.e. L’accumulo continua a diminuire, riflettendo condizioni aride e ventose in alta quota.
- 3700-3800 m s.l.m.: +117 mm w.e. Un accumulo molto basso, coerentemente con l’altitudine elevata e le condizioni aride.
- 3800-3900 m s.l.m.: +81 mm w.e. Un accumulo minimo, tipico delle quote più alte, dove le condizioni aride e ventose limitano la deposizione di neve.
- 3900-4000 m s.l.m.: +298 mm w.e. Un aumento anomalo dell’accumulo, forse a causa di nevicate locali o di una minore rimozione della neve da parte del vento in questa fascia.
- 4000-4100 m s.l.m.: +208 mm w.e. L’accumulo diminuisce nuovamente, coerentemente con le condizioni aride in alta quota.
- 4100-4200 m s.l.m.: +101 mm w.e. Il valore più basso di accumulo invernale, registrato nella fascia altitudinale più alta, dove le precipitazioni nevose sono minime.
Bilancio di Massa Annuale (b_a)
Il bilancio di massa annuale (b_a) rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio nell’intero anno idrologico, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. Tutti i valori sono negativi, indicando una perdita di massa complessiva.
- 3000-3100 m s.l.m.: -4459 mm w.e. Una perdita eccezionalmente alta, riflettendo un’ablazione intensa a quote basse, dove le temperature estive sono più alte e l’accumulo invernale non è sufficiente a compensare lo scioglimento.
- 3100-3200 m s.l.m.: -4276 mm w.e. Una perdita ancora molto alta, coerentemente con la quota bassa e l’alta ablazione estiva.
- 3200-3300 m s.l.m.: -3931 mm w.e. La perdita di massa diminuisce leggermente con l’aumento dell’altitudine, ma rimane significativa, indicando un’ablazione estiva dominante.
- 3300-3400 m s.l.m.: -2386 mm w.e. Una perdita più moderata, riflettendo un migliore equilibrio tra accumulo e ablazione a queste quote.
- 3400-3500 m s.l.m.: -208 mm w.e. Una perdita molto più bassa, indicando che a queste quote l’accumulo invernale è quasi sufficiente a bilanciare l’ablazione estiva.
- 3500-3600 m s.l.m.: -1390 mm w.e. Una perdita più alta rispetto alla fascia precedente, forse a causa di un’ablazione estiva più intensa o di una maggiore esposizione al sole.
- 3600-3700 m s.l.m.: -874 mm w.e. Una perdita moderata, coerentemente con l’altitudine e la riduzione dell’ablazione.
- 3700-3800 m s.l.m.: -891 mm w.e. Una perdita simile a quella della fascia precedente, indicando un’ablazione ancora rilevante a queste quote.
- 3800-3900 m s.l.m.: -874 mm w.e. Una perdita simile, coerentemente con l’altitudine.
- 3900-4000 m s.l.m.: -101 mm w.e. Una perdita minima, indicando un equilibrio quasi raggiunto tra accumulo e ablazione in alta quota.
- 4000-4100 m s.l.m.: -101 mm w.e. Una perdita minima, simile a quella della fascia precedente.
- 4100-4200 m s.l.m.: -101 mm w.e. Una perdita minima, coerentemente con l’altitudine elevata e le basse temperature.
Valori Medi per il 2021/22
- b_w medio: +344 mm w.e. L’accumulo invernale medio sull’intero ghiacciaio è positivo, indicando un apporto di massa durante l’inverno, con un picco a quote basse (3000-3100 m s.l.m.).
- b_a medio: -2814 mm w.e. Il bilancio di massa annuale medio è fortemente negativo, riflettendo una perdita netta di massa significativa, con l’ablazione estiva che supera di gran lunga l’accumulo invernale. La perdita è più marcata a quote basse e diminuisce con l’aumento dell’altitudine.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Distribuzione dell’Area del Ghiacciaio
L’area totale dell’Adlergletscher nel 2022/23 è di 1,979 km², identica a quella del 2021/22, indicando che non ci sono state variazioni significative nell’estensione del ghiacciaio tra i due periodi. Tuttavia, il testo precedente menziona la decisione di interrompere il monitoraggio dell’Adlergletscher a partire dal 2023 a causa delle crescenti difficoltà di accesso legate al ritiro glaciale, suggerendo che il ghiacciaio potrebbe aver subito una riduzione non rilevata o che i dati di area non sono stati aggiornati.
- Le fasce altimetriche mostrano valori identici a quelli del 2021/22, con 0,006 km² a 3000-3100 m s.l.m., 0,278 km² a 3400-3500 m s.l.m., e 0,004 km² a 4000-4100 m s.l.m.
Bilancio di Massa Invernale (b_w)
- 3000-3100 m s.l.m.: +300 mm w.e. Una riduzione significativa rispetto al 2021/22 (+523 mm w.e.), indicando un accumulo invernale inferiore, forse a causa di precipitazioni nevose ridotte o di temperature più miti che hanno favorito una maggiore compattazione o ablazione precoce.
- 3100-3200 m s.l.m.: +440 mm w.e. Un aumento rispetto al 2021/22 (+412 mm w.e.), suggerendo condizioni più favorevoli per l’accumulo di neve a queste quote.
- 3200-3300 m s.l.m.: +486 mm w.e. Un aumento rispetto al 2021/22 (+370 mm w.e.), indicando un accumulo maggiore, probabilmente a causa di nevicate più abbondanti.
- 3300-3400 m s.l.m.: +307 mm w.e. Una leggera riduzione rispetto al 2021/22 (+313 mm w.e.), con una variazione minima.
- 3400-3500 m s.l.m.: +444 mm w.e. Un aumento significativo rispetto al 2021/22 (+286 mm w.e.), riflettendo un accumulo maggiore a queste quote, che rappresentano la fascia più estesa del ghiacciaio.
- 3500-3600 m s.l.m.: +164 mm w.e. Una riduzione rispetto al 2021/22 (+276 mm w.e.), indicando un accumulo inferiore, forse a causa di una maggiore rimozione della neve da parte del vento.
- 3600-3700 m s.l.m.: +654 mm w.e. Un aumento eccezionale rispetto al 2021/22 (+208 mm w.e.), suggerendo nevicate intense o una minore rimozione della neve da parte del vento a queste quote.
- 3700-3800 m s.l.m.: +367 mm w.e. Un aumento rispetto al 2021/22 (+117 mm w.e.), indicando un accumulo maggiore.
- 3800-3900 m s.l.m.: +193 mm w.e. Un aumento rispetto al 2021/22 (+81 mm w.e.), riflettendo condizioni più favorevoli per l’accumulo.
- 3900-4000 m s.l.m.: +315 mm w.e. Un leggero aumento rispetto al 2021/22 (+298 mm w.e.), con una variazione minima.
- 4000-4100 m s.l.m.: +527 mm w.e. Un aumento significativo rispetto al 2021/22 (+208 mm w.e.), indicando un accumulo eccezionale in alta quota.
- 4100-4200 m s.l.m.: +101 mm w.e. Un valore identico al 2021/22, riflettendo condizioni stabili nella fascia altitudinale più alta.
Bilancio di Massa Annuale (b_a)
- 3000-3100 m s.l.m.: -4343 mm w.e. Una perdita leggermente inferiore rispetto al 2021/22 (-4459 mm w.e.), ma ancora molto alta, indicando un’ablazione intensa a quote basse.
- 3100-3200 m s.l.m.: -3664 mm w.e. Una perdita inferiore rispetto al 2021/22 (-4276 mm w.e.), coerentemente con un accumulo invernale leggermente più alto.
- 3200-3300 m s.l.m.: -3423 mm w.e. Una perdita inferiore rispetto al 2021/22 (-3931 mm w.e.), riflettendo un miglioramento del bilancio di massa.
- 3300-3400 m s.l.m.: -2079 mm w.e. Una perdita inferiore rispetto al 2021/22 (-2386 mm w.e.), coerentemente con un accumulo invernale simile.
- 3400-3500 m s.l.m.: -1642 mm w.e. Una perdita significativamente più alta rispetto al 2021/22 (-208 mm w.e.), suggerendo un’ablazione estiva più intensa in questa fascia, che potrebbe essere dovuta a temperature estive più alte o a una maggiore esposizione al sole.
- 3500-3600 m s.l.m.: -126 mm w.e. Una perdita molto inferiore rispetto al 2021/22 (-1390 mm w.e.), indicando un miglioramento significativo del bilancio di massa.
- 3600-3700 m s.l.m.: -103 mm w.e. Una perdita molto inferiore rispetto al 2021/22 (-874 mm w.e.), coerentemente con un accumulo invernale eccezionale.
- 3700-3800 m s.l.m.: -287 mm w.e. Una perdita inferiore rispetto al 2021/22 (-891 mm w.e.), ma ancora rilevante.
- 3800-3900 m s.l.m.: -103 mm w.e. Una perdita molto inferiore rispetto al 2021/22 (-874 mm w.e.), indicando un miglioramento del bilancio di massa.
- 3900-4000 m s.l.m.: -101 mm w.e. Una perdita identica al 2021/22, riflettendo condizioni stabili in alta quota.
- 4000-4100 m s.l.m.: -101 mm w.e. Una perdita identica al 2021/22.
- 4100-4200 m s.l.m.: -101 mm w.e. Una perdita identica al 2021/22.
Valori Medi per il 2022/23
- b_w medio: +460 mm w.e. L’accumulo invernale medio è più alto rispetto al 2021/22 (+344 mm w.e.), un incremento di circa il 34%, indicando un aumento dell’accumulo di neve sull’intero ghiacciaio.
- b_a medio: -2150 mm w.e. Il bilancio di massa annuale medio è meno negativo rispetto al 2021/22 (-2814 mm w.e.), un miglioramento di circa il 24%, suggerendo una perdita di massa inferiore, probabilmente a causa di un accumulo invernale maggiore.
Confronto tra i Due Periodi e Implicazioni Climatiche
- Variazioni nell’Area del Ghiacciaio: L’area totale dell’Adlergletscher è rimasta invariata (1,979 km²) tra i due periodi, ma questa stabilità potrebbe essere dovuta a una mancanza di aggiornamento dei dati. Il testo precedente menziona la decisione di interrompere il monitoraggio dell’Adlergletscher a partire dal 2023 a causa delle crescenti difficoltà di accesso legate al ritiro glaciale, suggerendo che il ghiacciaio potrebbe aver subito una riduzione non rilevata. La perdita di massa significativa indicata dal bilancio di massa annuale supporta l’ipotesi di un ritiro in corso, che potrebbe non essere riflesso nei dati di area.
- Bilancio di Massa Invernale (b_w): L’accumulo invernale medio è aumentato da +344 mm w.e. nel 2021/22 a +460 mm w.e. nel 2022/23, un incremento di circa il 34%. Questo aumento è più evidente a quote intermedie e alte (es. 3600-3700 m s.l.m. passa da +208 a +654 mm w.e.), ma meno pronunciato a quote basse (es. 3000-3100 m s.l.m. passa da +523 a +300 mm w.e.). La bassa densità della neve nel 2022/23 (210-290 kg m⁻³, come riportato nel testo precedente) potrebbe aver contribuito a un accumulo apparente più alto, ma con una neve meno compatta e più suscettibile all’ablazione precoce.
- Bilancio di Massa Annuale (b_a): La perdita di massa annuale media è diminuita in valore assoluto da -2814 mm w.e. nel 2021/22 a -2150 mm w.e. nel 2022/23, un miglioramento di circa il 24%. Questo miglioramento è attribuibile all’aumento dell’accumulo invernale, che ha parzialmente compensato l’ablazione estiva. Tuttavia, il valore a 3400-3500 m s.l.m. (-1642 mm w.e. nel 2022/23 rispetto a -208 mm w.e. nel 2021/22) indica un’ablazione estiva più intensa in questa fascia, che potrebbe aver influenzato il dato medio.
- Dinamiche Altitudinali: In entrambi i periodi, il bilancio di massa annuale mostra una chiara dipendenza dall’altitudine, con perdite più marcate a quote basse (dove l’ablazione estiva è più intensa) e perdite minori a quote alte (dove l’accumulo invernale è più significativo e l’ablazione è ridotta). Il 2022/23 mostra un miglioramento del bilancio di massa a quote intermedie e alte (es. 3500-3600 m s.l.m. passa da -1390 a -126 mm w.e.), ma un peggioramento a 3400-3500 m s.l.m., suggerendo variazioni locali nelle condizioni climatiche.
Significato Scientifico e Implicazioni
I dati della Tabella 4.12 forniscono un quadro dettagliato dell’evoluzione del bilancio di massa dell’Adlergletscher, evidenziando le seguenti tendenze e implicazioni:
- Accumulo Invernale: L’aumento dell’accumulo invernale medio nel 2022/23 (+460 mm w.e.) rispetto al 2021/22 (+344 mm w.e.) suggerisce condizioni più favorevoli per la deposizione di neve, soprattutto a quote intermedie e alte. Tuttavia, la bassa densità della neve nel 2022/23 (210-290 kg m⁻³) indica una neve poco compatta, che potrebbe essere più suscettibile all’ablazione precoce, riducendo l’effetto positivo dell’accumulo sul bilancio di massa complessivo.
- Perdita di Massa Annuale: La perdita di massa annuale media è meno negativa nel 2022/23 (-2150 mm w.e.) rispetto al 2021/22 (-2814 mm w.e.), ma l’Adlergletscher continua a perdere massa a un ritmo significativo, con perdite particolarmente marcate a quote basse (es. -4343 mm w.e. a 3000-3100 m s.l.m. nel 2022/23). Questo trend è coerente con il declino generale dei ghiacciai alpini, come osservato anche per il vicino Findelengletscher (Tabella 4.11).
- Ritiro Glaciale: La stabilità apparente dell’area del ghiacciaio potrebbe non riflettere il ritiro effettivo, considerando le difficoltà di accesso menzionate nel testo precedente, che hanno portato alla decisione di interrompere il monitoraggio. La perdita di massa significativa indicata dal bilancio di massa annuale (-2150 mm w.e. nel 2022/23) supporta l’ipotesi di un ritiro in corso, che potrebbe aver ridotto l’estensione e lo spessore del ghiacciaio.
- Cambiamento Climatico: I dati riflettono l’impatto del cambiamento climatico, con temperature estive elevate che causano un’ablazione significativa, anche a quote alte (es. -1642 mm w.e. a 3400-3500 m s.l.m. nel 2022/23). La variabilità dell’accumulo invernale e la persistenza di un bilancio di massa annuale fortemente negativo sottolineano la vulnerabilità dell’Adlergletscher alle variazioni climatiche, in particolare in una regione arida con una linea di equilibrio a quote elevate.
- Implicazioni Ambientali: La perdita di massa dell’Adlergletscher ha implicazioni per le risorse idriche e gli ecosistemi alpini nella regione di Zermatt. La riduzione del volume del ghiacciaio diminuisce il suo contributo al flusso idrico estivo, con potenziali conseguenze per l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile. Inoltre, il ritiro glaciale può alterare gli ecosistemi alpini, influenzando la flora e la fauna che dipendono dalla presenza del ghiaccio.
Conclusione
La Tabella 4.12 offre una panoramica dettagliata e quantitativa del bilancio di massa dell’Adlergletscher per i periodi 2021/22 e 2022/23, suddividendo i dati per fasce altimetriche. L’accumulo invernale medio è aumentato da +344 mm w.e. nel 2021/22 a +460 mm w.e. nel 2022/23, indicando un miglioramento dell’accumulo di neve, soprattutto a quote intermedie e alte. Tuttavia, il bilancio di massa annuale rimane fortemente negativo, con una perdita media di -2814 mm w.e. nel 2021/22 e -2150 mm w.e. nel 2022/23, riflettendo una perdita netta di massa dovuta a un’ablazione estiva che supera l’accumulo invernale. La stabilità apparente dell’area del ghiacciaio (1,979 km²) potrebbe non riflettere il ritiro effettivo, che ha portato alla decisione di interrompere il monitoraggio a partire dal 2023. Questi dati confermano il declino dell’Adlergletscher, con implicazioni per le risorse idriche, il turismo e gli ecosistemi alpini nella regione di Zermatt, e sottolineano l’importanza di continuare il monitoraggio dei ghiacciai alpini per comprendere gli effetti del cambiamento climatico e sviluppare strategie di adattamento.

Analisi Dettagliata della Figura 4.17: Bilancio di Massa Specifico e Volumetrico del Findelengletscher nei Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione e Contesto Glaciologico
La Figura 4.17 presenta un’analisi grafica dettagliata del bilancio di massa del Findelengletscher, un ghiacciaio situato nella regione meridionale del Vallese, nelle Alpi svizzere, in prossimità di Zermatt, per i periodi 2021/22 e 2022/23. Il Findelengletscher, con una superficie di circa 12,4 km², è uno dei ghiacciai più significativi della zona, oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine avviato nell’autunno del 2004 per valutare la sua risposta alle variazioni climatiche in un contesto di riscaldamento globale. La figura è composta da quattro pannelli che illustrano il bilancio di massa invernale (b_w), estivo (b_s) e annuale (b_a) in funzione dell’altitudine, suddividendo il ghiacciaio in fasce altimetriche. I dati si riferiscono al periodo di misurazione definito dalle date dei rilevamenti sul campo, come specificato nei testi precedenti (06/04/2022 per il 2021/22 e 18/04/2023 per il 2022/23). Questa analisi grafica fornisce un quadro visivo e quantitativo delle dinamiche di accumulo e ablazione del ghiacciaio, evidenziando le variazioni interannuali e altitudinali e le loro implicazioni nel contesto del cambiamento climatico.
Struttura e Metodologia della Figura
La Figura 4.17 è composta da quattro pannelli, organizzati in due righe e due colonne:
- Pannelli di sinistra: Rappresentano il bilancio di massa specifico (specific mass balance), espresso in metri di equivalente in acqua (m w.e., “meters water equivalent”). Questo valore indica la variazione di massa per unità di area in ciascuna fascia altitudinale, permettendo di confrontare l’accumulo e l’ablazione in termini di spessore equivalente di acqua.
- Pannelli di destra: Rappresentano il bilancio di massa volumetrico (volumetric mass balance), espresso in 10⁶ m³ w.e. (milioni di metri cubi di equivalente in acqua). Questo valore tiene conto dell’area di ciascuna fascia altitudinale, fornendo una stima del volume totale di massa guadagnato o perso, che è particolarmente utile per valutare l’impatto complessivo sul ghiacciaio.
- Righe: La riga superiore si riferisce al periodo 2021/22, mentre la riga inferiore si riferisce al periodo 2022/23.
- Tipi di bilancio:
- Bilancio invernale (b_w): Rappresentato con una linea tratteggiata e simboli a rombo (⋄), indica l’accumulo netto di massa (principalmente neve) durante l’inverno, misurato in primavera (ad esempio, il 06/04/2022 per il 2021/22). Questo valore è generalmente positivo, riflettendo l’apporto di neve prima dell’inizio della stagione di ablazione estiva.
- Bilancio estivo (b_s): Rappresentato con una linea tratteggiata e simboli a triangolo (△), indica la perdita di massa (ablazione) durante l’estate, calcolata come la differenza tra il bilancio annuale e il bilancio invernale (b_s = b_a – b_w). Questo valore è generalmente negativo, riflettendo lo scioglimento di neve e ghiaccio durante i mesi estivi.
- Bilancio annuale (b_a): Rappresentato con una linea continua e simboli a croce (+), indica la variazione netta di massa nell’intero anno idrologico, calcolata come la somma del bilancio invernale e del bilancio estivo (b_a = b_w + b_s). Questo valore può essere positivo o negativo, a seconda dell’equilibrio tra accumulo e ablazione.
- Simboli piccoli: I piccoli simboli (rombi, triangoli e croci) rappresentano le misurazioni individuali effettuate in specifici punti di monitoraggio (stake) sul ghiacciaio, come riportato nella Tabella 4.10. Questi punti forniscono un’indicazione della variabilità locale nelle condizioni di accumulo e ablazione.
Assi:
- Asse verticale: Altitudine, espressa in metri sul livello del mare (m a.s.l.), che varia da 2500 m s.l.m. (lingua glaciale) a 4000 m s.l.m. (zone di accumulo in alta quota). Questo intervallo copre l’intera estensione altitudinale del Findelengletscher.
- Asse orizzontale (pannelli di sinistra): Bilancio di massa specifico, espresso in m w.e., con valori che variano da -8 a +4 m w.e., coprendo sia l’accumulo positivo che l’ablazione negativa.
- Asse orizzontale (pannelli di destra): Bilancio di massa volumetrico, espresso in 10⁶ m³ w.e., con valori che variano da -8 a +4 milioni di m³ w.e., riflettendo il volume totale di massa guadagnato o perso in ciascuna fascia altitudinale.
Analisi dei Grafici per il Periodo 2021/22 (Riga Superiore)
Bilancio di Massa Specifico (Pannello in Alto a Sinistra)
- Bilancio Invernale (b_w): Il bilancio invernale è positivo a tutte le altitudini, con valori che variano da circa +0,1 m w.e. a 2500 m s.l.m. a un massimo di circa +0,6 m w.e. intorno ai 3100-3200 m s.l.m., per poi diminuire gradualmente a circa +0,2 m w.e. a 3800-3900 m s.l.m. Questo andamento riflette una maggiore deposizione di neve a quote intermedie, dove le precipitazioni nevose sono più abbondanti e le temperature più basse favoriscono la conservazione della neve. In alta quota, l’accumulo è inferiore, probabilmente a causa di condizioni aride e ventose che limitano la deposizione di neve, come evidenziato anche nella Tabella 4.11 (es. +162 mm w.e. a 3800-3900 m s.l.m.).
- Bilancio Estivo (b_s): Il bilancio estivo è negativo a tutte le altitudini, con valori che variano da circa -0,9 m w.e. a 2500 m s.l.m. a circa -0,3 m w.e. a 3800-3900 m s.l.m. L’ablazione è più intensa a quote basse, dove le temperature estive sono più alte e l’esposizione al sole è maggiore, portando a un significativo scioglimento di neve e ghiaccio. Con l’aumento dell’altitudine, l’ablazione diminuisce, grazie a temperature più basse e a una maggiore conservazione della neve, che riduce l’esposizione del ghiaccio sottostante.
- Bilancio Annuale (b_a): Il bilancio annuale è negativo a tutte le altitudini, con valori che variano da circa -0,8 m w.e. a 2500 m s.l.m. a circa -0,1 m w.e. a 3400-3500 m s.l.m., per poi aumentare leggermente a circa -0,3 m w.e. a 3800-3900 m s.l.m. Questo andamento indica una perdita netta di massa, con l’ablazione estiva che supera l’accumulo invernale in tutte le fasce altimetriche. La perdita è più marcata a quote basse, dove l’ablazione estiva è più intensa, e meno pronunciata a quote intermedie, dove l’accumulo invernale è più significativo. In alta quota, la perdita aumenta leggermente, probabilmente a causa di un accumulo invernale molto basso che non è sufficiente a compensare l’ablazione estiva.
- Misure Individuali: I piccoli simboli (rombi, triangoli e croci) mostrano una certa variabilità nelle misurazioni individuali, con alcuni punti che si discostano leggermente dalle linee medie. Ad esempio, a 3100-3200 m s.l.m., alcune misurazioni individuali del bilancio invernale superano +0,7 m w.e., mentre altre sono inferiori a +0,5 m w.e., riflettendo variazioni locali nelle condizioni di accumulo, come l’esposizione al vento o la topografia del ghiacciaio.
Bilancio di Massa Volumetrico (Pannello in Alto a Destra)
- Bilancio Invernale (b_w): Il bilancio invernale volumetrico è positivo, con un picco di circa +1,2 milioni di m³ w.e. intorno ai 3400-3500 m s.l.m., dove l’area del ghiacciaio è più estesa (2,313 km², come riportato nella Tabella 4.11). A quote più basse (2500-2700 m s.l.m.), il volume di accumulo è inferiore (circa +0,1 milioni di m³ w.e.), riflettendo sia un accumulo specifico più basso sia un’area più ridotta (0,033-0,104 km²). In alta quota (3800-3900 m s.l.m.), il volume di accumulo è ancora più basso (circa +0,05 milioni di m³ w.e.), coerentemente con l’area ridotta (0,253 km²) e l’accumulo specifico inferiore.
- Bilancio Estivo (b_s): Il bilancio estivo volumetrico è negativo, con una perdita massima di circa -2,0 milioni di m³ w.e. intorno ai 3400-3500 m s.l.m., dove l’area estesa amplifica l’effetto dell’ablazione. A quote più basse, la perdita di volume è inferiore (circa -0,1 milioni di m³ w.e. a 2500-2600 m s.l.m.), a causa dell’area ridotta, mentre in alta quota la perdita è di circa -0,1 milioni di m³ w.e., coerentemente con l’area più piccola e l’ablazione meno intensa.
- Bilancio Annuale (b_a): Il bilancio annuale volumetrico è negativo, con una perdita massima di circa -0,8 milioni di m³ w.e. intorno ai 3400-3500 m s.l.m. La perdita di volume è meno marcata a quote più basse e più alte, dove l’area del ghiacciaio è più piccola, con valori che variano da circa -0,05 milioni di m³ w.e. a 2500-2600 m s.l.m. a circa -0,1 milioni di m³ w.e. a 3800-3900 m s.l.m.
- Misure Individuali: I piccoli simboli mostrano una variabilità simile a quella del pannello di sinistra, con alcune discrepanze locali che riflettono variazioni nell’accumulo e nell’ablazione, amplificate dall’effetto dell’area nelle diverse fasce altimetriche.
Osservazioni Generali per il 2021/22
- Il bilancio invernale è positivo a tutte le altitudini, con un accumulo massimo a quote intermedie (3100-3200 m s.l.m.), dove le condizioni sono più favorevoli per la deposizione e la conservazione della neve. Il bilancio estivo è negativo, con un’ablazione più intensa a quote basse, dove le temperature estive sono più alte. Il bilancio annuale è negativo, indicando una perdita netta di massa, con una perdita media di -281 mm w.e. (Tabella 4.11), corrispondente a una perdita volumetrica totale di circa -3,5 milioni di m³ w.e., calcolata come somma delle perdite volumetriche nelle diverse fasce altimetriche.
- La maggiore perdita di volume si concentra nelle fasce intermedie (3000-3500 m s.l.m.), dove l’area del ghiacciaio è più estesa, amplificando l’effetto dell’ablazione estiva. Questo pattern è coerente con la distribuzione dell’area del ghiacciaio, che raggiunge il massimo a 3400-3500 m s.l.m., come riportato nella Tabella 4.11.
Analisi dei Grafici per il Periodo 2022/23 (Riga Inferiore)
Bilancio di Massa Specifico (Pannello in Basso a Sinistra)
- Bilancio Invernale (b_w): Il bilancio invernale è positivo a tutte le altitudini, con valori che variano da circa +0,4 m w.e. a 2500 m s.l.m. a un massimo di circa +0,6 m w.e. intorno ai 3100-3200 m s.l.m., per poi diminuire a circa +0,1 m w.e. a 3800-3900 m s.l.m. Rispetto al 2021/22, l’accumulo invernale è generalmente più alto a quote basse (es. +0,4 m w.e. a 2500 m s.l.m. rispetto a +0,1 m w.e.), ma più basso in alta quota (es. +0,1 m w.e. a 3800-3900 m s.l.m. rispetto a +0,2 m w.e.). Questo andamento è coerente con i dati della Tabella 4.11, che riportano un accumulo invernale medio di +660 mm w.e. nel 2022/23 rispetto a +466 mm w.e. nel 2021/22, con un aumento più marcato a quote basse e intermedie.
- Bilancio Estivo (b_s): Il bilancio estivo è negativo, con valori che variano da circa -0,8 m w.e. a 2500 m s.l.m. a circa -0,2 m w.e. a 3800-3900 m s.l.m., esclusa l’anomalia a 3800-3900 m s.l.m. L’ablazione è simile a quella del 2021/22 a quote basse, ma leggermente meno intensa a quote intermedie e alte (es. 3400-3500 m s.l.m. passa da circa -0,6 a -0,5 m w.e.), indicando condizioni estive meno estreme. Tuttavia, a 3800-3900 m s.l.m., il bilancio estivo mostra un’ablazione anomala di circa -1,7 m w.e., come riportato nella Tabella 4.11 (-1594 mm w.e.), che potrebbe essere dovuta a un errore nei dati o a un evento eccezionale.
- Bilancio Annuale (b_a): Il bilancio annuale è negativo, con valori che variano da circa -0,8 m w.e. a 2500 m s.l.m. a circa -0,1 m w.e. a 3400-3500 m s.l.m., per poi aumentare a circa -1,6 m w.e. a 3800-3900 m s.l.m., riflettendo l’anomalia menzionata. Rispetto al 2021/22, il bilancio annuale è meno negativo a quote intermedie (es. -0,1 m w.e. a 3400-3500 m s.l.m. rispetto a -0,2 m w.e.), ma mostra un’ablazione anomala in alta quota, che distorce il dato complessivo.
- Misure Individuali: I piccoli simboli mostrano una variabilità simile a quella del 2021/22, con alcune discrepanze più marcate in alta quota, dove il valore anomalo a 3800-3900 m s.l.m. potrebbe essere influenzato da un errore nei dati, da un’ablazione estrema (ad esempio, a causa di un’esposizione di ghiaccio scuro che ha ridotto l’albedo), o da un evento locale, come un’ondata di calore estiva.
Bilancio di Massa Volumetrico (Pannello in Basso a Destra)
- Bilancio Invernale (b_w): Il bilancio invernale volumetrico è positivo, con un picco di circa +1,5 milioni di m³ w.e. intorno ai 3400-3500 m s.l.m., un aumento rispetto al 2021/22 (+1,2 milioni di m³ w.e.), coerentemente con l’accumulo invernale medio più alto (+660 mm w.e. nel 2022/23 rispetto a +466 mm w.e. nel 2021/22). A quote più basse, il volume di accumulo è di circa +0,2 milioni di m³ w.e., un aumento rispetto al 2021/22, mentre in alta quota è di circa +0,02 milioni di m³ w.e., una diminuzione rispetto al 2021/22.
- Bilancio Estivo (b_s): Il bilancio estivo volumetrico è negativo, con una perdita massima di circa -1,8 milioni di m³ w.e. intorno ai 3400-3500 m s.l.m., una perdita leggermente inferiore rispetto al 2021/22 (-2,0 milioni di m³ w.e.), coerentemente con un’ablazione meno intensa a quote intermedie. Tuttavia, a 3800-3900 m s.l.m., la perdita volumetrica è anomala (circa -0,4 milioni di m³ w.e.), riflettendo il valore estremo di -1,6 m w.e. riportato nella Tabella 4.11.
- Bilancio Annuale (b_a): Il bilancio annuale volumetrico è negativo, con una perdita massima di circa -0,5 milioni di m³ w.e. intorno ai 3400-3500 m s.l.m., una perdita inferiore rispetto al 2021/22 (-0,8 milioni di m³ w.e.). La perdita volumetrica a 3800-3900 m s.l.m. è anomala (circa -0,4 milioni di m³ w.e.), distorcendo il dato complessivo.
- Misure Individuali: I piccoli simboli mostrano una variabilità simile a quella del pannello di sinistra, con discrepanze più marcate in alta quota, dove l’anomalia a 3800-3900 m s.l.m. è evidente.
Osservazioni Generali per il 2022/23
- Il bilancio invernale è positivo e più alto rispetto al 2021/22, con un accumulo medio di +660 mm w.e., corrispondente a un volume totale di circa +8,2 milioni di m³ w.e. Il bilancio estivo è negativo, ma l’ablazione è meno intensa a quote intermedie rispetto al 2021/22, con una perdita volumetrica totale di circa -10,6 milioni di m³ w.e. Il bilancio annuale è negativo, con una perdita media di -195 mm w.e., corrispondente a una perdita volumetrica totale di circa -2,4 milioni di m³ w.e., un miglioramento rispetto al 2021/22 (-3,5 milioni di m³ w.e.).
- L’anomalia a 3800-3900 m s.l.m. (bilancio annuale di -1,6 m w.e.) potrebbe essere dovuta a un errore nei dati, a un’ablazione estrema (ad esempio, a causa di un’esposizione di ghiaccio scuro che ha ridotto l’albedo), o a un evento locale, come un’ondata di calore estiva. Questo aspetto richiede ulteriori indagini per confermare la validità del dato.
Confronto tra i Due Periodi e Implicazioni Climatiche
- Bilancio Invernale: L’accumulo invernale è più alto nel 2022/23 rispetto al 2021/22, sia in termini specifici (+660 mm w.e. rispetto a +466 mm w.e., un incremento di circa il 42%) sia volumetrici (circa +8,2 milioni di m³ w.e. rispetto a +5,8 milioni di m³ w.e.). Questo aumento è più evidente a quote basse e intermedie (es. 2500-2600 m s.l.m. passa da +0,1 a +0,4 m w.e.), ma meno pronunciato in alta quota, dove l’accumulo è diminuito (es. 3800-3900 m s.l.m. passa da +0,2 a +0,1 m w.e.). La bassa densità della neve nel 2022/23 (210-290 kg m⁻³, come riportato nel testo precedente) potrebbe aver contribuito a un accumulo apparente più alto, ma con una neve meno compatta e più suscettibile all’ablazione precoce.
- Bilancio Estivo: L’ablazione estiva è simile nei due periodi a quote basse, ma meno intensa nel 2022/23 a quote intermedie e alte (es. 3400-3500 m s.l.m. passa da circa -0,6 a -0,5 m w.e.), suggerendo condizioni estive meno estreme, forse a causa di temperature più moderate o di una maggiore copertura nevosa che ha protetto il ghiaccio sottostante. Tuttavia, l’ablazione anomala a 3800-3900 m s.l.m. nel 2022/23 (-1,6 m w.e.) distorce il confronto e richiede ulteriori indagini.
- Bilancio Annuale: Il bilancio annuale è meno negativo nel 2022/23 (-195 mm w.e.) rispetto al 2021/22 (-281 mm w.e.), un miglioramento di circa il 31%, attribuibile all’aumento dell’accumulo invernale. In termini volumetrici, la perdita totale è diminuita da circa -3,5 milioni di m³ w.e. nel 2021/22 a circa -2,4 milioni di m³ w.e. nel 2022/23, un miglioramento coerente con il dato specifico. Tuttavia, l’anomalia in alta quota nel 2022/23 potrebbe aver influenzato il dato medio, e un’analisi più approfondita è necessaria per confermare l’accuratezza di questo valore.
- Dinamiche Altitudinali: In entrambi i periodi, il bilancio di massa mostra una chiara dipendenza dall’altitudine, con perdite più marcate a quote basse (dove l’ablazione estiva è più intensa) e perdite minori a quote intermedie e alte (dove l’accumulo invernale è più significativo e l’ablazione è ridotta). Il 2022/23 mostra un miglioramento a quote intermedie (es. 3400-3500 m s.l.m. passa da -0,2 a -0,1 m w.e.), ma un peggioramento anomalo in alta quota, che potrebbe riflettere variazioni locali nelle condizioni climatiche o errori nei dati.
Significato Scientifico e Implicazioni
La Figura 4.17 fornisce un’analisi visiva dettagliata del bilancio di massa del Findelengletscher, evidenziando le seguenti tendenze e implicazioni:
- Accumulo Invernale: L’aumento dell’accumulo invernale nel 2022/23 rispetto al 2021/22 suggerisce condizioni più favorevoli per la deposizione di neve, soprattutto a quote basse e intermedie. Tuttavia, la bassa densità della neve nel 2022/23 (210-290 kg m⁻³) indica una neve poco compatta, che potrebbe essere più suscettibile all’ablazione precoce, riducendo l’effetto positivo dell’accumulo sul bilancio di massa complessivo. Questo aspetto sottolinea l’importanza di considerare non solo la quantità di neve accumulata, ma anche le sue proprietà fisiche, come la densità, che influenzano la sua resistenza allo scioglimento.
- Ablazione Estiva: L’ablazione estiva è meno intensa nel 2022/23 a quote intermedie e alte, suggerendo condizioni estive meno estreme, forse a causa di temperature più moderate o di una maggiore copertura nevosa che ha protetto il ghiaccio sottostante. Tuttavia, l’anomalia a 3800-3900 m s.l.m. nel 2022/23 (-1,6 m w.e.) potrebbe indicare un evento eccezionale, come un’ondata di calore estiva, un’esposizione di ghiaccio scuro che ha ridotto l’albedo, o un errore nei dati. Questo aspetto richiede ulteriori indagini per confermare la validità del dato e per comprendere le cause di questa ablazione estrema.
- Perdita di Massa Annuale: La perdita di massa annuale è meno negativa nel 2022/23 (-195 mm w.e.) rispetto al 2021/22 (-281 mm w.e.), ma il ghiacciaio continua a perdere massa, coerentemente con il trend di ritiro glaciale evidenziato dai dati di bilancio di massa cumulativo (circa -13 m w.e. dal 2004 al 2023, come riportato nella Figura 4.16). In termini volumetrici, la perdita totale è diminuita da circa -3,5 milioni di m³ w.e. nel 2021/22 a circa -2,4 milioni di m³ w.e. nel 2022/23, un miglioramento che riflette l’aumento dell’accumulo invernale.
- Cambiamento Climatico: I dati riflettono l’impatto del cambiamento climatico, con temperature estive elevate che causano un’ablazione significativa, anche a quote alte, come evidenziato dall’anomalia a 3800-3900 m s.l.m. nel 2022/23. La variabilità dell’accumulo invernale e la persistenza di un bilancio di massa annuale negativo sottolineano la vulnerabilità del Findelengletscher alle variazioni climatiche, in particolare in una regione arida con una linea di equilibrio a quote elevate. Questi pattern sono coerenti con le tendenze osservate in altri ghiacciai alpini, che stanno subendo un ritiro accelerato a causa del riscaldamento globale.
- Implicazioni Ambientali: La perdita di massa del Findelengletscher ha implicazioni significative per le risorse idriche, il turismo e gli ecosistemi alpini nella regione di Zermatt. La riduzione del volume del ghiacciaio diminuisce il suo contributo al flusso idrico estivo, con potenziali conseguenze per l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile. Inoltre, il ritiro glaciale può influire negativamente sulle attività turistiche, come lo sci e l’alpinismo, e alterare gli ecosistemi alpini che dipendono dalla presenza del ghiaccio.
Conclusione
La Figura 4.17 offre una rappresentazione grafica dettagliata e quantitativa del bilancio di massa del Findelengletscher per i periodi 2021/22 e 2022/23, suddividendo i dati per fasce altimetriche. L’accumulo invernale è aumentato nel 2022/23 (+660 mm w.e.) rispetto al 2021/22 (+466 mm w.e.), con un volume totale di circa +8,2 milioni di m³ w.e. rispetto a +5,8 milioni di m³ w.e., un incremento attribuibile a una maggiore deposizione di neve a quote basse e intermedie. Tuttavia, il bilancio annuale rimane negativo, con una perdita media di -281 mm w.e. nel 2021/22 e -195 mm w.e. nel 2022/23, corrispondente a una perdita volumetrica totale di circa -3,5 milioni di m³ w.e. nel 2021/22 e -2,4 milioni di m³ w.e. nel 2022/23. L’anomalia a 3800-3900 m s.l.m. nel 2022/23 (-1,6 m w.e.) richiede ulteriori indagini per confermare la validità del dato e comprenderne le cause. Questi dati confermano il declino in corso del Findelengletscher, con implicazioni per le risorse idriche, il turismo e gli ecosistemi alpini nella regione di Zermatt, e sottolineano l’importanza di continuare il monitoraggio a lungo termine per comprendere gli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini e sviluppare strategie di adattamento per mitigarne gli impatti.

Analisi Dettagliata della Figura 4.18: Relazione tra Bilancio di Massa Specifico Medio, Altitudine della Linea di Equilibrio (ELA) e Rapporto dell’Area di Accumulo (AAR) del Findelengletscher
Introduzione e Contesto Glaciologico
La Figura 4.18 presenta un’analisi grafica della relazione tra il bilancio di massa specifico medio (mean specific mass balance) del Findelengletscher e due parametri glaciologici fondamentali: l’altitudine della linea di equilibrio (ELA, Equilibrium Line Altitude) e il rapporto dell’area di accumulo (AAR, Accumulation Area Ratio). Il Findelengletscher, situato nella regione meridionale del Vallese, nelle Alpi svizzere, in prossimità di Zermatt, è un ghiacciaio di circa 12,4 km² che rappresenta un sistema glaciale significativo per lo studio delle dinamiche glaciali nelle Alpi. Il ghiacciaio è stato oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine avviato nell’autunno del 2004, con l’obiettivo di valutare la sua risposta alle variazioni climatiche in un contesto di riscaldamento globale. La figura include tutte le osservazioni precedenti, dal 2004 al 2023, con un focus specifico sui periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziati nei grafici. Questa analisi grafica fornisce un quadro quantitativo della relazione tra il bilancio di massa e i parametri glaciologici, evidenziando le tendenze a lungo termine e le variazioni interannuali, con implicazioni per la comprensione del declino glaciale e degli effetti del cambiamento climatico.
Struttura e Metodologia della Figura
La Figura 4.18 è composta da due pannelli, ciascuno dei quali rappresenta una relazione tra il bilancio di massa specifico medio e un parametro glaciologico:
- Pannello di sinistra: Illustra la relazione tra l’altitudine della linea di equilibrio (ELA), espressa in metri sul livello del mare (m a.s.l.), e il bilancio di massa specifico medio, espresso in metri di equivalente in acqua (m w.e., “meters water equivalent”). L’ELA è l’altitudine a cui il bilancio di massa del ghiacciaio è zero, ovvero dove l’accumulo invernale (b_w) è esattamente bilanciato dall’ablazione estiva (b_s).
- Pannello di destra: Illustra la relazione tra il rapporto dell’area di accumulo (AAR), espresso in percentuale (%), e il bilancio di massa specifico medio, espresso in m w.e. L’AAR è la percentuale della superficie totale del ghiacciaio che si trova al di sopra dell’ELA, ovvero l’area in cui il bilancio di massa è positivo (accumulo).
Dati rappresentati:
- I punti neri rappresentano tutte le osservazioni annuali del Findelengletscher dal 2004 al 2023, raccolte nell’ambito del programma di monitoraggio a lungo termine. Questi dati forniscono un contesto storico per valutare le tendenze a lungo termine.
- I punti specifici per i periodi 2021/22 e 2022/23 sono evidenziati con simboli distinti: un cerchio per il 2021/22 e un quadrato per il 2022/23, permettendo di confrontare questi anni con le osservazioni precedenti.
- Una linea di tendenza è tracciata in ciascun pannello per indicare la relazione generale tra le variabili, calcolata come una regressione lineare sui dati storici.
Assi:
- Asse orizzontale (entrambi i pannelli): Bilancio di massa specifico medio, espresso in m w.e., con valori che variano da -2,5 a +0,5 m w.e. Questo intervallo riflette la gamma di bilanci di massa osservati nel periodo di monitoraggio, con valori negativi che indicano una perdita netta di massa e valori positivi (rari) che indicherebbero un guadagno di massa.
- Asse verticale (pannello di sinistra): Altitudine della linea di equilibrio (ELA), espressa in m a.s.l., con valori che variano da 2500 a 4000 m s.l.m., coprendo l’intera estensione altitudinale del Findelengletscher, che si estende dai 2500 m s.l.m. (lingua glaciale) ai 3900 m s.l.m. (zone di accumulo in alta quota).
- Asse verticale (pannello di destra): Rapporto dell’area di accumulo (AAR), espresso in percentuale (%), con valori che variano da 0% a 60%. Un AAR del 0% indica che l’intero ghiacciaio è in ablazione (nessuna area di accumulo), mentre un AAR del 100% indicherebbe che l’intero ghiacciaio è in accumulo (nessuna ablazione).
Definizioni dei Parametri
- Altitudine della Linea di Equilibrio (ELA): L’ELA è l’altitudine a cui il bilancio di massa del ghiacciaio è zero, rappresentando il confine tra l’area di accumulo (dove il bilancio di massa è positivo) e l’area di ablazione (dove il bilancio di massa è negativo). Al di sopra dell’ELA, l’accumulo invernale supera l’ablazione estiva, portando a un guadagno di massa, mentre al di sotto dell’ELA l’ablazione estiva supera l’accumulo invernale, portando a una perdita di massa. L’ELA è un indicatore chiave dello stato di salute di un ghiacciaio: un’ELA più alta indica un bilancio di massa più negativo, con una maggiore estensione dell’area di ablazione, mentre un’ELA più bassa indica un bilancio di massa più positivo o meno negativo, con un’area di accumulo più estesa.
- Rapporto dell’Area di Accumulo (AAR): L’AAR è la percentuale della superficie totale del ghiacciaio che si trova al di sopra dell’ELA, ovvero l’area in cui il bilancio di massa è positivo. Un AAR basso indica che una piccola porzione del ghiacciaio è in accumulo, mentre un AAR alto indica che una grande porzione del ghiacciaio sta accumulando massa. Per un ghiacciaio in equilibrio (bilancio di massa pari a zero), l’AAR è tipicamente intorno al 50-60%, a seconda della geometria del ghiacciaio. Un AAR inferiore a questo valore indica un bilancio di massa negativo, con un’area di ablazione dominante.
- Bilancio di Massa Specifico Medio: Questo valore rappresenta la variazione media di massa del ghiacciaio per unità di area, espressa in m w.e., calcolata come media ponderata in base all’area di ciascuna fascia altitudinale (come riportato nella Tabella 4.11). Un valore negativo indica una perdita netta di massa, mentre un valore positivo indicherebbe un guadagno di massa. Il bilancio di massa specifico medio è un indicatore sintetico dello stato di salute del ghiacciaio, riflettendo l’equilibrio tra accumulo e ablazione su scala annuale.
Analisi del Pannello di Sinistra: ELA vs. Bilancio di Massa Specifico Medio
Relazione Generale
- Il pannello di sinistra mostra una relazione inversa tra l’ELA e il bilancio di massa specifico medio: quando il bilancio di massa è più negativo (valori più bassi di m w.e.), l’ELA è più alta, indicando che l’area di ablazione si estende a quote più elevate. Al contrario, quando il bilancio di massa è meno negativo o positivo (valori più alti di m w.e.), l’ELA è più bassa, indicando che l’area di accumulo si estende a quote inferiori. Questa relazione è attesa, poiché un bilancio di massa più negativo implica un’ablazione estiva più intensa, che spinge l’ELA verso quote più alte, riducendo l’area di accumulo.
- La linea di tendenza è una retta con pendenza negativa, che conferma questa relazione inversa. La pendenza della linea suggerisce che per ogni aumento di 1 m w.e. nel bilancio di massa specifico medio, l’ELA diminuisce di circa 200-300 m, a seconda del punto della curva. Questa relazione lineare è coerente con le dinamiche glaciologiche, dove l’ELA è direttamente influenzata dall’equilibrio tra accumulo e ablazione.
Osservazioni Precedenti
- I punti neri rappresentano tutte le osservazioni annuali del Findelengletscher dal 2004 al 2020, coprendo un periodo di 17 anni. La maggior parte dei punti si trova nella regione negativa del bilancio di massa, con valori che variano da -2,5 a 0 m w.e., e con ELA che variano da circa 2800 m s.l.m. (per bilanci di massa vicini a 0 m w.e.) a circa 3800 m s.l.m. (per bilanci di massa intorno a -2,5 m w.e.). Questo indica che negli ultimi due decenni il Findelengletscher ha generalmente perso massa, con un’ELA che si è spostata verso quote più alte, riflettendo un’espansione dell’area di ablazione. La variabilità dei punti intorno alla linea di tendenza suggerisce che fattori locali, come variazioni annuali nelle precipitazioni nevose o nelle temperature estive, possono influenzare l’ELA in un dato anno.
Dati per il 2021/22 e 2022/23
- 2021/22 (cerchio): Il bilancio di massa specifico medio è -0,281 m w.e. (come riportato nella Tabella 4.11), e l’ELA è di circa 3200 m s.l.m. Questo valore è coerente con la tendenza generale: un bilancio di massa negativo moderato corrisponde a un’ELA a quote intermedie, indicando che circa la metà del ghiacciaio si trova in ablazione. Rispetto alle osservazioni precedenti, l’ELA di 3200 m s.l.m. è relativamente bassa, suggerendo che il 2021/22 è stato un anno con un bilancio di massa meno negativo rispetto ad anni con perdite più marcate (es. -2,5 m w.e., con ELA intorno a 3800 m s.l.m.).
- 2022/23 (quadrato): Il bilancio di massa specifico medio è -0,195 m w.e., un miglioramento rispetto al 2021/22, e l’ELA è di circa 3100 m s.l.m., leggermente più bassa rispetto al 2021/22. Questo spostamento verso il basso dell’ELA è coerente con il miglioramento del bilancio di massa, che ha ridotto l’estensione dell’area di ablazione. L’ELA di 3100 m s.l.m. è tra le più basse osservate negli ultimi anni, riflettendo un aumento dell’accumulo invernale (da +466 mm w.e. a +660 mm w.e., come riportato nella Tabella 4.11), che ha parzialmente compensato l’ablazione estiva.
Interpretazione
- La posizione dei punti per il 2021/22 e il 2022/23 rispetto alla linea di tendenza indica che entrambi gli anni seguono il pattern generale osservato nelle osservazioni precedenti. Il miglioramento del bilancio di massa nel 2022/23 (-0,195 m w.e. rispetto a -0,281 m w.e.) è associato a una diminuzione dell’ELA di circa 100 m, riflettendo un aumento dell’accumulo invernale e una riduzione dell’area di ablazione. Questo miglioramento è coerente con i dati della Tabella 4.11, che mostrano un accumulo invernale medio più alto nel 2022/23 (+660 mm w.e.) rispetto al 2021/22 (+466 mm w.e.), e una perdita di massa annuale meno negativa (da -281 mm w.e. a -195 mm w.e.).
- Tuttavia, entrambi gli anni mostrano un bilancio di massa negativo, con un’ELA superiore ai 3000 m s.l.m., indicando che il Findelengletscher continua a perdere massa, con un’area di ablazione che copre una porzione significativa del ghiacciaio. Un’ELA di 3100-3200 m s.l.m. è ancora relativamente alta rispetto all’intervallo altitudinale del ghiacciaio (2500-3900 m s.l.m.), suggerendo che l’area di accumulo è limitata alle quote più alte, mentre la maggior parte del ghiacciaio, incluse le fasce intermedie e basse, è in ablazione.
Analisi del Pannello di Destra: AAR vs. Bilancio di Massa Specifico Medio
Relazione Generale
- Il pannello di destra mostra una relazione diretta tra l’AAR e il bilancio di massa specifico medio: quando il bilancio di massa è più negativo (valori più bassi di m w.e.), l’AAR è più basso, indicando che una porzione minore del ghiacciaio si trova in accumulo. Al contrario, quando il bilancio di massa è meno negativo o positivo (valori più alti di m w.e.), l’AAR è più alto, indicando che una porzione maggiore del ghiacciaio sta accumulando massa. Questa relazione è attesa, poiché un bilancio di massa più negativo implica un’ELA più alta, che riduce l’area di accumulo e quindi l’AAR.
- La linea di tendenza è una retta con pendenza positiva, che conferma questa relazione diretta. La pendenza della linea suggerisce che per ogni aumento di 1 m w.e. nel bilancio di massa specifico medio, l’AAR aumenta di circa 20-30%, a seconda del punto della curva. Questa relazione lineare è coerente con le dinamiche glaciologiche, dove l’AAR è direttamente influenzato dall’equilibrio tra accumulo e ablazione, che determina la posizione dell’ELA.
Osservazioni Precedenti
- I punti neri rappresentano tutte le osservazioni annuali del Findelengletscher dal 2004 al 2020. La maggior parte dei punti si trova nella regione negativa del bilancio di massa, con valori che variano da -2,5 a 0 m w.e., e con AAR che variano da circa 0% (per bilanci di massa intorno a -2,5 m w.e.) a circa 50% (per bilanci di massa vicini a 0 m w.e.). Questo indica che negli ultimi due decenni il Findelengletscher ha avuto un’area di accumulo limitata, con un AAR generalmente inferiore al 50%, riflettendo un bilancio di massa negativo persistente. La variabilità dei punti intorno alla linea di tendenza suggerisce che fattori locali, come la distribuzione altitudinale dell’area del ghiacciaio o variazioni annuali nelle condizioni climatiche, possono influenzare l’AAR in un dato anno.
Dati per il 2021/22 e 2022/23
- 2021/22 (cerchio): Il bilancio di massa specifico medio è -0,281 m w.e., e l’AAR è di circa 30%. Questo valore indica che solo il 30% della superficie del ghiacciaio si trova al di sopra dell’ELA (3200 m s.l.m.), mentre il restante 70% è in ablazione, coerentemente con il bilancio di massa negativo. Un AAR del 30% è relativamente basso, ma non tra i più bassi osservati, suggerendo che il 2021/22 è stato un anno con un bilancio di massa meno negativo rispetto ad anni con perdite più marcate (es. -2,5 m w.e., con AAR vicino a 0%).
- 2022/23 (quadrato): Il bilancio di massa specifico medio è -0,195 m w.e., e l’AAR è di circa 35%, un leggero aumento rispetto al 2021/22. Questo aumento dell’AAR è coerente con il miglioramento del bilancio di massa e la diminuzione dell’ELA (da 3200 m s.l.m. a 3100 m s.l.m.), che ha portato a un’espansione dell’area di accumulo. Un AAR del 35% è tra i valori più alti osservati negli ultimi anni, riflettendo un miglioramento delle condizioni di accumulo nel 2022/23.
Interpretazione
- La posizione dei punti per il 2021/22 e il 2022/23 rispetto alla linea di tendenza indica che entrambi gli anni seguono il pattern generale osservato nelle osservazioni precedenti. L’aumento dell’AAR nel 2022/23 (da 30% a 35%) è associato al miglioramento del bilancio di massa, che ha ridotto l’estensione dell’area di ablazione e aumentato la porzione del ghiacciaio in accumulo. Questo aumento è coerente con i dati della Tabella 4.11, che mostrano un accumulo invernale medio più alto nel 2022/23 (+660 mm w.e.) rispetto al 2021/22 (+466 mm w.e.), e una perdita di massa annuale meno negativa (da -281 mm w.e. a -195 mm w.e.).
- Tuttavia, un AAR del 35% nel 2022/23 è ancora ben al di sotto del valore tipico per un ghiacciaio in equilibrio (50-60%), indicando che il Findelengletscher continua a perdere massa, con un’area di ablazione che copre circa il 65% della sua superficie. Questo valore basso dell’AAR è coerente con l’ELA alta (3100 m s.l.m.), che limita l’area di accumulo alle quote più alte del ghiacciaio (sopra i 3100 m s.l.m.), mentre le fasce intermedie e basse, che costituiscono la maggior parte della superficie del ghiacciaio, sono in ablazione.
Confronto tra i Due Periodi e Implicazioni Climatiche
- ELA: L’ELA è diminuita da circa 3200 m s.l.m. nel 2021/22 a circa 3100 m s.l.m. nel 2022/23, un miglioramento associato all’aumento dell’accumulo invernale (da +466 mm w.e. a +660 mm w.e.) e a una perdita di massa annuale meno negativa (da -281 mm w.e. a -195 mm w.e.). Questo spostamento verso il basso dell’ELA di circa 100 m riflette un’espansione dell’area di accumulo, con una riduzione dell’area di ablazione. Tuttavia, un’ELA di 3100 m s.l.m. è ancora relativamente alta rispetto all’intervallo altitudinale del ghiacciaio (2500-3900 m s.l.m.), indicando che l’area di accumulo è limitata alle quote più alte, mentre la maggior parte del ghiacciaio rimane in ablazione.
- AAR: L’AAR è aumentato da 30% nel 2021/22 a 35% nel 2022/23, coerentemente con il miglioramento del bilancio di massa e la diminuzione dell’ELA. Questo aumento indica un’espansione dell’area di accumulo, con una riduzione dell’area di ablazione dal 70% al 65% della superficie totale del ghiacciaio. Tuttavia, un AAR del 35% è ancora ben al di sotto del valore tipico per un ghiacciaio in equilibrio (50-60%), riflettendo un bilancio di massa negativo persistente.
- Bilancio di Massa: Il miglioramento del bilancio di massa nel 2022/23 (-0,195 m w.e. rispetto a -0,281 m w.e.) è attribuibile all’aumento dell’accumulo invernale, che ha parzialmente compensato l’ablazione estiva. Questo miglioramento è coerente con i dati della Figura 4.17, che mostrano un aumento dell’accumulo invernale volumetrico (da circa +5,8 milioni di m³ w.e. nel 2021/22 a circa +8,2 milioni di m³ w.e. nel 2022/23) e una riduzione della perdita volumetrica totale (da circa -3,5 milioni di m³ w.e. a circa -2,4 milioni di m³ w.e.). Tuttavia, il bilancio di massa rimane negativo, indicando che il Findelengletscher continua a perdere massa, come evidenziato anche dal bilancio di massa cumulativo di circa -13 m w.e. dal 2004 al 2023 (Figura 4.16).
- Tendenze a Lungo Termine: Le osservazioni precedenti mostrano una tendenza generale verso bilanci di massa più negativi, con un’ELA che si è spostata verso quote più alte (fino a 3800 m s.l.m.) e un AAR che si è ridotto (fino a 0% in alcuni anni). Questa tendenza riflette l’impatto del cambiamento climatico, con temperature estive più alte e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione, portando a un ritiro glaciale accelerato.
Significato Scientifico e Implicazioni
La Figura 4.18 fornisce un’analisi quantitativa della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Findelengletscher e due parametri glaciologici chiave, evidenziando le seguenti tendenze e implicazioni:
- Relazione Inversa tra ELA e Bilancio di Massa: La relazione inversa tra l’ELA e il bilancio di massa specifico medio conferma che un bilancio di massa più negativo è associato a un’ELA più alta, riflettendo un’espansione dell’area di ablazione. Questo pattern è tipico dei ghiacciai alpini in declino, dove il riscaldamento globale ha portato a un aumento delle temperature estive e a una riduzione dell’accumulo invernale, spingendo l’ELA verso quote più alte. La pendenza della linea di tendenza (circa 200-300 m di variazione dell’ELA per 1 m w.e. di variazione del bilancio di massa) è coerente con le dinamiche glaciologiche, dove l’ELA è un indicatore sensibile dell’equilibrio tra accumulo e ablazione.
- Relazione Diretta tra AAR e Bilancio di Massa: La relazione diretta tra l’AAR e il bilancio di massa specifico medio indica che un miglioramento del bilancio di massa è associato a un aumento dell’area di accumulo. Tuttavia, l’AAR del Findelengletscher rimane basso (30-35% negli ultimi due anni), riflettendo un bilancio di massa negativo persistente e un’area di ablazione dominante. Un AAR inferiore al 50-60% è indicativo di un ghiacciaio in declino, con un’area di accumulo insufficiente a compensare l’ablazione estiva.
- Declino del Ghiacciaio: I dati per il 2021/22 e il 2022/23, insieme alle osservazioni precedenti, confermano il declino in corso del Findelengletscher. Anche con un miglioramento del bilancio di massa nel 2022/23, il ghiacciaio continua a perdere massa, con un’ELA alta (3100-3200 m s.l.m.) e un AAR basso (30-35%), indicando che l’area di ablazione copre circa il 65-70% della sua superficie. Questo declino è coerente con il bilancio di massa cumulativo di circa -13 m w.e. dal 2004 al 2023 (Figura 4.16), che evidenzia una perdita di massa significativa nel corso degli ultimi due decenni.
- Cambiamento Climatico: I dati riflettono l’impatto del cambiamento climatico, con un bilancio di massa negativo persistente che ha portato a un aumento dell’ELA e a una riduzione dell’AAR negli ultimi due decenni. Questo trend è coerente con le tendenze osservate in altri ghiacciai alpini, che stanno subendo un ritiro accelerato a causa del riscaldamento globale. L’aumento delle temperature estive ha intensificato l’ablazione, mentre l’accumulo invernale, pur mostrando variazioni annuali (come l’aumento nel 2022/23), non è sufficiente a compensare le perdite, portando a un ritiro glaciale continuo.
- Implicazioni Ambientali: La perdita di massa del Findelengletscher ha implicazioni significative per le risorse idriche, il turismo e gli ecosistemi alpini nella regione di Zermatt. La riduzione del volume del ghiacciaio diminuisce il suo contributo al flusso idrico estivo, con potenziali conseguenze per l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile. Inoltre, il ritiro glaciale può influire negativamente sulle attività turistiche, come lo sci e l’alpinismo, e alterare gli ecosistemi alpini che dipendono dalla presenza del ghiaccio.
Conclusione
La Figura 4.18 offre una rappresentazione grafica dettagliata e quantitativa della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Findelengletscher e due parametri glaciologici chiave: l’ELA e l’AAR. L’ELA è diminuita da circa 3200 m s.l.m. nel 2021/22 a circa 3100 m s.l.m. nel 2022/23, mentre l’AAR è aumentato da 30% a 35%, coerentemente con un miglioramento del bilancio di massa (da -0,281 m w.e. a -0,195 m w.e.). Tuttavia, entrambi gli anni mostrano un bilancio di massa negativo, con un’ELA alta e un AAR basso, indicando che il Findelengletscher continua a perdere massa, con un’area di ablazione che copre circa il 65-70% della sua superficie. Le osservazioni precedenti confermano una tendenza a lungo termine verso bilanci di massa più negativi, con un’ELA che si è spostata verso quote più alte e un AAR che si è ridotto, riflettendo l’impatto del cambiamento climatico. Questi dati sottolineano il declino in corso del Findelengletscher, con implicazioni per le risorse idriche, il turismo e gli ecosistemi alpini nella regione di Zermatt, e evidenziano l’importanza di continuare il monitoraggio a lungo termine per comprendere gli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini e sviluppare strategie di adattamento per mitigarne gli impatti.
4.9 Il Glacier du Giétro: Caratteristiche e Monitoraggio a Lungo Termine
Introduzione
Il Glacier du Giétro rappresenta un esempio paradigmatico di ghiacciaio montano temperato, situato nella suggestiva cornice delle Alpi del Vallese meridionale, più precisamente nella Val de Bagnes, una regione caratterizzata da un complesso sistema orografico e da dinamiche glaciali di rilevante interesse scientifico. Questo ghiacciaio è oggetto di un monitoraggio sistematico e continuativo, avviato con l’obiettivo primario di identificare precocemente i potenziali rischi associati al distacco di masse glaciali. Tali eventi, noti come break-off, possono infatti generare valanghe di ghiaccio che rappresentano una minaccia concreta per le infrastrutture antropiche situate a valle, in particolare il bacino idrico gestito dalla Forces Motrices de Mauvoisin SA. Quest’ultimo, collocato in una posizione vulnerabile rispetto alle traiettorie di caduta di eventuali masse di ghiaccio, rende il Glacier du Giétro un caso di studio cruciale per la gestione del rischio idrogeologico in ambiente alpino.
Le attività di osservazione sul Glacier du Giétro hanno avuto inizio nella seconda metà del XX secolo, con misurazioni sistematiche avviate a partire dagli anni ’60. Queste indagini si concentrano su tre principali ambiti di analisi: l’evoluzione morfologica e volumetrica del ghiacciaio, le dinamiche del flusso di ghiaccio e il bilancio di massa annuale. I dati raccolti nel corso di oltre cinque decenni costituiscono una preziosa serie temporale che documenta con dettaglio le fasi alterne di avanzamento e ritiro del ghiacciaio, offrendo un quadro chiaro delle sue risposte alle variazioni climatiche e ambientali (VAW, 1997, 1998; Bauder et al., 2002; Raymond et al., 2003). Il bilancio di massa, in particolare, viene determinato annualmente attraverso l’utilizzo di pali di ablazione e accumulo conficcati nella superficie glaciale, consentendo di calcolare il bilancio medio specifico su scala glaciale, un parametro fondamentale per comprendere le tendenze di crescita o perdita di massa (si veda la Figura 4.20 per una rappresentazione grafica di questi dati). È importante sottolineare che, a differenza di altri programmi di monitoraggio glaciale, non viene effettuata una campagna primaverile dedicata alla quantificazione dell’accumulo nevoso invernale, il che rappresenta una peculiarità metodologica di questo studio.
La serie storica di dati relativi al bilancio di massa puntuale e alle variazioni volumetriche del ghiaccio, raccolta a partire dal 1966, è stata sottoposta a un processo di rianalisi e omogeneizzazione per garantire la coerenza e la comparabilità dei risultati nel tempo (Huss et al., 2015). Questo lavoro ha permesso di calcolare il bilancio annuale medio specifico su scala glaciale per periodi definiti da date fisse, eliminando potenziali discrepanze derivanti da variazioni nei metodi di rilevazione o nelle tempistiche delle misurazioni. A partire da tale revisione, il monitoraggio è stato standardizzato e aggiornato annualmente con una metodologia uniforme, come riportato nei più recenti rapporti del programma GLAMOS (2023a). Questo approccio rigoroso ha consolidato il Glacier du Giétro come un punto di riferimento per gli studi glaciologici, fornendo una base dati affidabile per analisi climatiche e modellizzazioni predittive.
Per quanto riguarda le dinamiche del flusso glaciale, il Glacier du Giétro offre ulteriori spunti di approfondimento, che saranno trattati in modo esaustivo nella Sezione 5.4 del presente lavoro. Le velocità di scorrimento del ghiaccio, misurate nel corso dei decenni, costituiscono un indicatore chiave per comprendere i processi interni del ghiacciaio e la loro interazione con fattori esterni, come la temperatura basale e la topografia del substrato roccioso. In sintesi, il Glacier du Giétro si configura non solo come un sistema naturale di grande rilevanza ecologica, ma anche come un laboratorio a cielo aperto per la glaciologia applicata, contribuendo significativamente alla conoscenza delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico globale.

Analisi Dettagliata della Figura 4.19: Topografia Superficiale e Rete di Monitoraggio del Glacier du Giétro
La Figura 4.19 rappresenta una carta topografica dettagliata del Glacier du Giétro, un ghiacciaio montano temperato situato nelle Alpi del Vallese meridionale, nella Val de Bagnes, una regione alpina di grande interesse per gli studi glaciologici. La mappa è stata progettata per illustrare due aspetti fondamentali del ghiacciaio: la sua topografia superficiale, rappresentata attraverso curve di livello, e la rete di osservazione utilizzata per il monitoraggio delle sue dinamiche fisiche e delle variazioni di massa. Questa figura si inserisce nel contesto di un programma di monitoraggio a lungo termine, avviato negli anni ’60, volto a valutare l’evoluzione del ghiacciaio e a identificare i rischi associati a potenziali distacchi glaciali, che potrebbero rappresentare una minaccia per le infrastrutture antropiche a valle, come il bacino idrico gestito dalla Forces Motrices de Mauvoisin SA.
1. Rappresentazione della Topografia Superficiale
La carta topografica del Glacier du Giétro è caratterizzata da un sistema di curve di livello che descrivono l’altitudine della superficie glaciale in metri sopra il livello del mare (m s.l.m.). Le curve sono etichettate con valori altimetrici che variano da circa 2800 m nella parte inferiore del ghiacciaio a oltre 3100 m nelle zone più elevate, evidenziando un gradiente altimetrico significativo. La spaziatura tra le curve di livello fornisce informazioni sulla pendenza del ghiacciaio: nelle aree in cui le curve sono più ravvicinate, come nella parte centrale e superiore della mappa, si osserva una pendenza più marcata, indicativa di un flusso glaciale potenzialmente più rapido e di una maggiore influenza della gravità sulle dinamiche del ghiaccio. Al contrario, nelle regioni in cui le curve sono più distanziate, come nella parte inferiore del ghiacciaio, la superficie appare più pianeggiante, suggerendo una possibile zona di accumulo o una riduzione della velocità di scorrimento.
La forma generale del Glacier du Giétro, come rappresentata nella figura, è allungata e orientata approssimativamente lungo un asse nord-sud, come indicato dalla freccia del nord (N) presente in basso a sinistra. Questa configurazione è tipica dei ghiacciai montani delle Alpi, dove la topografia del substrato roccioso e l’esposizione climatica influenzano fortemente la distribuzione del ghiaccio. La mappa non include dettagli sul terreno circostante, come morene laterali o aree rocciose, concentrandosi esclusivamente sulla superficie glaciale. Questo approccio riflette l’obiettivo principale della figura, che è quello di fornire una rappresentazione chiara della morfologia del ghiacciaio e delle sue variazioni altimetriche, elementi cruciali per l’analisi delle dinamiche glaciali e del bilancio di massa.
2. Rete di Osservazione e Punti di Misura
Un elemento centrale della Figura 4.19 è la rete di osservazione, rappresentata da cinque punti numerati (da 1 a 5) distribuiti sulla superficie del ghiacciaio. Questi punti corrispondono a stazioni di monitoraggio, probabilmente pali di ablazione e accumulo, utilizzati per misurare il bilancio di massa del ghiacciaio, un parametro fondamentale per valutare le variazioni di volume e la risposta del ghiacciaio alle condizioni climatiche. La posizione dei punti è stata scelta strategicamente per coprire diverse zone altimetriche e morfologiche del ghiacciaio, garantendo una rappresentatività spaziale dei dati raccolti.
- Il punto 1 si trova nella parte inferiore del ghiacciaio, a un’altitudine di circa 2800 m, dove il ghiaccio è più sottile e l’ablazione estiva è generalmente più intensa a causa delle temperature più elevate.
- I punti 2 e 3 sono situati a quote intermedie, intorno ai 2900-3000 m, in una zona di transizione che potrebbe includere sia aree di accumulo che di ablazione, a seconda delle condizioni stagionali.
- I punti 4 e 5 si trovano nelle regioni più elevate, a circa 3100 m, dove l’accumulo di neve è predominante e le temperature più basse favoriscono la conservazione del ghiaccio.
Questa distribuzione altitudinale dei punti di misura consente di ottenere un quadro completo delle variazioni del bilancio di massa lungo il profilo del ghiacciaio, un aspetto essenziale per calcolare il bilancio medio specifico su scala glaciale, come descritto nel testo introduttivo (Huss et al., 2015). È interessante notare che il testo specifica l’assenza di una campagna primaverile per misurare l’accumulo nevoso invernale, il che implica che le misurazioni effettuate in questi punti si concentrano principalmente sul bilancio di massa annuale, probabilmente rilevato al termine della stagione di ablazione, in autunno.
3. Sistema di Coordinate e Scala della Mappa
La Figura 4.19 include un sistema di coordinate UTM (Universal Transverse Mercator) lungo i bordi della mappa, che permette di localizzare con precisione il Glacier du Giétro all’interno di un contesto cartografico più ampio. Sull’asse verticale (a sinistra) sono riportati valori come 59300 e 59400, mentre sull’asse orizzontale (in alto) si leggono valori come 101107 e 102107. Queste coordinate, espresse in metri, forniscono un riferimento geografico univoco per il ghiacciaio, utile per studi comparativi o per l’integrazione dei dati in sistemi GIS (Geographic Information Systems).
In basso a sinistra è presente una scala grafica che indica una distanza di 1 km. Utilizzando questa scala, è possibile stimare le dimensioni reali del ghiacciaio: la lunghezza del Glacier du Giétro appare di circa 2-3 km, mentre la larghezza varia tra 1 e 2 km, a seconda delle sezioni. Queste dimensioni sono coerenti con quelle di un ghiacciaio montano di medie dimensioni nelle Alpi, e la scala fornisce un riferimento essenziale per interpretare le distanze tra i punti di misura e le variazioni topografiche rappresentate.
4. Orientamento e Implicazioni Geografiche
La freccia del nord (N) presente sulla mappa permette di orientare correttamente la figura e di comprendere la disposizione del ghiacciaio rispetto al contesto geografico circostante. L’orientamento nord-sud del Glacier du Giétro ha implicazioni significative per le sue dinamiche: ad esempio, l’esposizione delle sue superfici a nord potrebbe favorire un minore scioglimento estivo rispetto a ghiacciai orientati a sud, mentre la direzione del flusso glaciale è influenzata dalla pendenza e dalla topografia del substrato roccioso sottostante. Questo orientamento è anche rilevante per valutare l’impatto delle condizioni climatiche, come i venti dominanti o l’irraggiamento solare, sulla distribuzione dell’accumulo e dell’ablazione.
5. Ruolo della Figura nel Contesto del Monitoraggio a Lungo Termine
La Figura 4.19 è strettamente collegata alle informazioni fornite nel testo introduttivo sul Glacier du Giétro. La mappa funge da supporto visivo per comprendere la configurazione spaziale del ghiacciaio e per contestualizzare i dati raccolti nell’ambito del programma di monitoraggio avviato negli anni ’60. I punti di misura (1-5) sono probabilmente quelli utilizzati per le misurazioni annuali del bilancio di massa, che vengono poi elaborate per calcolare il bilancio medio specifico su scala glaciale, come riportato in studi precedenti (Huss et al., 2015; GLAMOS, 2023a). La topografia rappresentata nella figura è inoltre un elemento chiave per analizzare le dinamiche del flusso glaciale, che saranno approfondite nella Sezione 5.4 del documento, come indicato nel testo.
La rappresentazione topografica e la rete di osservazione illustrate nella figura sono strumenti fondamentali per valutare l’evoluzione del ghiacciaio nel tempo. Ad esempio, le variazioni altimetriche possono essere correlate con i periodi di crescita o recessione documentati negli ultimi decenni (VAW, 1997, 1998; Bauder et al., 2002; Raymond et al., 2003), mentre i dati raccolti nei punti di misura forniscono informazioni quantitative sulle perdite o gli incrementi di massa, essenziali per modellizzare la risposta del ghiacciaio al cambiamento climatico.
6. Considerazioni Finali
In sintesi, la Figura 4.19 offre una rappresentazione dettagliata e scientificamente rigorosa del Glacier du Giétro, combinando informazioni topografiche e dati di monitoraggio in un’unica mappa. La topografia superficiale, illustrata attraverso le curve di livello, evidenzia le variazioni altimetriche e la morfologia del ghiacciaio, mentre la rete di osservazione, rappresentata dai punti numerati, fornisce un quadro spaziale delle misurazioni effettuate per il bilancio di massa. La scala e il sistema di coordinate UTM consentono di contestualizzare il ghiacciaio in un quadro geografico più ampio, mentre l’orientamento nord-sud offre spunti per analizzare le sue dinamiche in relazione alle condizioni ambientali.
Questa figura non è solo un’illustrazione cartografica, ma un elemento centrale per comprendere le complesse interazioni tra il Glacier du Giétro e il suo ambiente. I dati rappresentati nella mappa sono cruciali per valutare i rischi associati a potenziali distacchi glaciali, che potrebbero avere impatti significativi sul bacino idrico a valle, e per contribuire alla conoscenza scientifica delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico globale. La Figura 4.19 si configura quindi come uno strumento indispensabile per i glaciologi e per i gestori del territorio, offrendo una base solida per analisi presenti e future.

Analisi Approfondita della Figura 4.20: Evoluzione del Bilancio di Massa del Glacier du Giétro (1966-2023)
La Figura 4.20 rappresenta un’analisi grafica dettagliata del bilancio di massa del Glacier du Giétro, un ghiacciaio montano temperato situato nelle Alpi del Vallese meridionale, nella Val de Bagnes, Svizzera. Il grafico copre un periodo di osservazione di 57 anni, dal 1966 al 2023, e integra due dataset complementari: il bilancio di massa annuale medio specifico, illustrato tramite barre, e il bilancio di massa cumulativo, rappresentato da una linea tratteggiata. Questi dati, espressi in metri di equivalente in acqua (m w.e., metri di water equivalent), forniscono un quadro completo delle variazioni di massa del ghiacciaio, evidenziando sia le fluttuazioni interannuali che le tendenze a lungo termine. La figura si inserisce nel contesto di un programma di monitoraggio a lungo termine, descritto nel testo introduttivo, volto a valutare l’evoluzione del ghiacciaio e i rischi associati a potenziali distacchi glaciali, che potrebbero minacciare il bacino idrico gestito dalla Forces Motrices de Mauvoisin SA.
1. Struttura del Grafico e Parametri Rappresentati
Il grafico è strutturato su due assi verticali distinti, ciascuno associato a una delle due variabili rappresentate:
- Asse orizzontale (X): riporta il tempo, con gli anni che si estendono dal 1966 al 2023. Le etichette principali indicano intervalli decennali (1980, 2000, 2020), ma il grafico copre l’intero periodo con una risoluzione annuale.
- Asse verticale sinistro (Y): rappresenta il bilancio di massa annuale medio specifico, espresso in metri di equivalente in acqua (m w.e.), con valori che variano da -2 m w.e. a +1 m w.e. Questo parametro quantifica la variazione netta di massa del ghiacciaio per unità di superficie in un dato anno, riflettendo il saldo tra accumulo (ad esempio, neve fresca) e ablazione (scioglimento o sublimazione).
- Asse verticale destro (Y): rappresenta il bilancio di massa cumulativo, anch’esso in metri di equivalente in acqua (m w.e.), con valori che si estendono da 0 a -20 m w.e. Questo indicatore è calcolato come la somma progressiva del bilancio di massa annuale medio specifico, offrendo una visione a lungo termine della perdita o del guadagno netto di massa del ghiacciaio.
La figura combina due elementi grafici:
- Barre grigie: illustrano il bilancio di massa annuale medio specifico per ogni anno, con barre che si estendono verso l’alto per valori positivi (guadagno di massa) e verso il basso per valori negativi (perdita di massa).
- Linea tratteggiata nera con punti: rappresenta l’andamento del bilancio di massa cumulativo, mostrando come la massa del ghiacciaio si è evoluta nel tempo a partire dal 1966.
2. Bilancio di Massa Annuale Medio Specifico: Analisi delle Barre
Il bilancio di massa annuale medio specifico è un indicatore chiave per valutare la salute di un ghiacciaio in un determinato anno. Un valore positivo indica che l’accumulo di massa (principalmente sotto forma di neve invernale) ha superato l’ablazione (scioglimento estivo, sublimazione o distacchi), mentre un valore negativo segnala una perdita netta di massa. Le barre grigie della Figura 4.20 mostrano una marcata variabilità interannuale, con le seguenti osservazioni:
- Periodo 1966-1980: In questa fase iniziale, il bilancio di massa annuale mostra una certa alternanza tra anni positivi e negativi. Alcuni anni, come quelli intorno al 1975, presentano barre che raggiungono valori prossimi a +1 m w.e., indicando un accumulo significativo di massa, probabilmente dovuto a inverni nevosi o estati fresche che hanno limitato l’ablazione. Tuttavia, ci sono anche anni con bilanci negativi, con valori che si avvicinano a -1 m w.e., suggerendo periodi di scioglimento più intenso.
- Periodo 1980-2000: La variabilità interannuale rimane evidente, ma si osserva una tendenza verso bilanci negativi più frequenti. Intorno al 1990 si nota un breve periodo di recupero, con alcune barre che tornano in territorio positivo (valori vicini a +0,5 m w.e.), probabilmente in risposta a condizioni climatiche favorevoli, come inverni più freddi o nevicate abbondanti. Tuttavia, la maggior parte degli anni in questo intervallo presenta bilanci negativi, con valori che oscillano tra 0 e -1 m w.e.
- Periodo 2000-2023: A partire dal 2000, il grafico mostra un netto predominio di bilanci negativi, con barre che scendono frequentemente al di sotto di -1 m w.e. e, in alcuni anni, si avvicinano a -2 m w.e. Questo indica una perdita di massa significativa, con un’ablazione estiva che supera di gran lunga l’accumulo invernale. La tendenza verso valori negativi più estremi è particolarmente marcata negli ultimi 10-15 anni, riflettendo un’accelerazione del ritiro glaciale.
La variabilità interannuale osservata nelle barre è tipica dei ghiacciai montani, che rispondono rapidamente alle fluttuazioni climatiche, come variazioni nella quantità di precipitazioni nevose, nella temperatura estiva o nell’irraggiamento solare. Tuttavia, la crescente prevalenza di bilanci negativi a partire dagli anni 2000 suggerisce un’influenza dominante del riscaldamento globale, che ha portato a un aumento delle temperature medie e a una riduzione dell’accumulo nevoso invernale, mentre l’ablazione estiva è diventata più intensa.
3. Bilancio di Massa Cumulativo: Andamento a Lungo Termine
Il bilancio di massa cumulativo, rappresentato dalla linea tratteggiata, è calcolato come la somma progressiva del bilancio di massa annuale medio specifico dal 1966 al 2023. Questo indicatore fornisce una visione sintetica dell’evoluzione complessiva del ghiacciaio, evidenziando le tendenze a lungo termine:
- 1966-1980: In questa fase iniziale, la linea del bilancio cumulativo mostra un andamento relativamente stabile, oscillando intorno allo zero. Questo suggerisce che il ghiacciaio era in una condizione di equilibrio dinamico, con periodi di accumulo che compensavano le perdite di massa. Alla fine di questo periodo, il bilancio cumulativo è leggermente negativo, ma rimane prossimo a zero, indicando una perdita di massa minima.
- 1980-2000: La linea inizia a mostrare un declino graduale, con alcune fluttuazioni. Intorno al 1990 si osserva un breve periodo di recupero, in cui la linea si stabilizza o mostra un leggero aumento, corrispondente agli anni con bilanci annuali positivi. Tuttavia, la tendenza generale è verso una perdita di massa, e alla fine di questo periodo il bilancio cumulativo raggiunge circa -5 m w.e., indicando una perdita netta significativa rispetto al 1966.
- 2000-2023: A partire dal 2000, la linea del bilancio cumulativo mostra un declino marcato e quasi continuo, con una pendenza più ripida rispetto ai decenni precedenti. Questo indica un’accelerazione della perdita di massa, con pochi anni di interruzione nella tendenza al ribasso. Entro il 2023, il bilancio cumulativo raggiunge circa -20 m w.e., un valore che evidenzia una perdita di massa drammatica e persistente nel corso del periodo di osservazione.
La perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua in 57 anni è un indicatore chiaro del ritiro del Glacier du Giétro. Questa riduzione di massa implica non solo una diminuzione del volume del ghiaccio, ma anche un probabile ritiro della fronte glaciale e una riduzione dell’area superficiale del ghiacciaio, con effetti a cascata sull’idrologia locale e sugli ecosistemi alpini.
4. Metodologia di Raccolta e Elaborazione dei Dati
La Figura 4.20 si basa sui dati raccolti nell’ambito del programma di monitoraggio del Glacier du Giétro, descritto nel testo introduttivo. Il bilancio di massa annuale medio specifico è stato calcolato utilizzando misurazioni effettuate presso i punti di osservazione (pali di ablazione e accumulo) distribuiti sulla superficie del ghiacciaio, come illustrato nella Figura 4.19. Il testo specifica che non viene condotta una campagna primaverile per quantificare l’accumulo nevoso invernale, il che implica che le misurazioni si concentrano sul bilancio netto annuale, probabilmente rilevate al termine della stagione di ablazione, in autunno. I dati storici, raccolti a partire dal 1966, sono stati rianalizzati e omogeneizzati per garantire la coerenza metodologica nel tempo (Huss et al., 2015), e gli aggiornamenti annuali seguono un approccio standardizzato, come riportato nei rapporti più recenti del programma GLAMOS (2023a). Questo rigore metodologico assicura l’affidabilità dei dati rappresentati nel grafico, rendendoli una base solida per analisi scientifiche e modellizzazioni.
5. Interpretazione Scientifica e Implicazioni Climatiche
La Figura 4.20 evidenzia due dinamiche principali:
- Variabilità a breve termine: Le barre grigie mostrano una forte variabilità interannuale, con anni di guadagno di massa (ad esempio, intorno al 1975 e 1990) alternati a anni di perdita significativa (soprattutto dopo il 2000). Questa variabilità riflette la sensibilità del ghiacciaio alle condizioni climatiche annuali, come la quantità di neve caduta in inverno, l’intensità delle temperature estive e la durata della stagione di ablazione. Ad esempio, gli anni con bilanci positivi potrebbero essere associati a inverni particolarmente nevosi o a estati fresche, mentre gli anni con bilanci negativi estremi (come quelli dopo il 2010) sono probabilmente legati a estati calde e secche, che hanno intensificato lo scioglimento.
- Tendenza a lungo termine: La linea del bilancio cumulativo rivela una chiara tendenza al ribasso, con una perdita di massa accelerata a partire dagli anni 2000. Questo declino è coerente con le osservazioni globali di deglaciazione nelle Alpi, attribuite principalmente al riscaldamento globale. L’aumento delle temperature medie ha ridotto l’accumulo nevoso invernale, mentre l’allungamento della stagione di ablazione e l’intensificazione dello scioglimento estivo hanno amplificato la perdita di massa. Inoltre, il feedback albedo (la riduzione della riflettività della superficie glaciale a causa della fusione del ghiaccio e dell’esposizione di detriti) potrebbe aver contribuito ad accelerare il processo di ablazione negli ultimi decenni.
La perdita cumulativa di 20 m w.e. in 57 anni è un segnale preoccupante per la sostenibilità del Glacier du Giétro. Una tale riduzione di massa non solo diminuisce il volume del ghiaccio, ma altera anche la dinamica del flusso glaciale, riduce l’area superficiale del ghiacciaio e modifica il suo regime termico. Questi cambiamenti hanno implicazioni significative per il sistema idrologico della Val de Bagnes, riducendo la disponibilità di acqua di fusione per i fiumi e i bacini idrici a valle, e per gli ecosistemi alpini, che dipendono dalla presenza del ghiaccio per la regolazione del microclima.
6. Rilevanza per la Gestione del Rischio e la Ricerca Scientifica
I dati rappresentati nella Figura 4.20 sono di fondamentale importanza per diversi aspetti:
- Gestione del rischio: La perdita di massa del Glacier du Giétro aumenta la probabilità di distacchi glaciali (break-off), che possono generare valanghe di ghiaccio e rappresentare una minaccia per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico gestito dalla Forces Motrices de Mauvoisin SA. Il monitoraggio continuo del bilancio di massa, come illustrato nel grafico, è essenziale per identificare precocemente i segnali di instabilità e per implementare misure di mitigazione del rischio.
- Impatto idrologico: Il ritiro del ghiacciaio ha conseguenze dirette sulla disponibilità di acqua per i sistemi fluviali locali. La riduzione della massa glaciale diminuisce il contributo di acqua di fusione durante i mesi estivi, un periodo critico per l’agricoltura, la produzione idroelettrica e l’approvvigionamento idrico nella regione.
- Ricerca scientifica: La serie temporale di dati rappresentata nella figura contribuisce alla comprensione delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico. I dati possono essere utilizzati per validare modelli glaciologici, prevedere l’evoluzione futura del ghiacciaio e confrontare le tendenze del Glacier du Giétro con quelle di altri ghiacciai alpini. La tendenza al ribasso del bilancio cumulativo è in linea con le osservazioni globali di deglaciazione, sottolineando l’urgenza di strategie di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico.
7. Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
Il declino del Glacier du Giétro, come evidenziato nella Figura 4.20, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di ritiro dei ghiacciai alpini e globali. Studi recenti, come quelli pubblicati dal World Glacier Monitoring Service (WGMS), indicano che la maggior parte dei ghiacciai montani ha subito una perdita di massa significativa negli ultimi decenni, con un’accelerazione del ritiro a partire dagli anni 2000. Nel caso del Glacier du Giétro, la perdita cumulativa di 20 m w.e. in 57 anni è paragonabile a quella di altri ghiacciai delle Alpi svizzere, come il Ghiacciaio dell’Aletsch o il Ghiacciaio del Rodano, che hanno mostrato tendenze simili. Tuttavia, la specificità del Glacier du Giétro risiede nella sua posizione e nella sua importanza per la gestione del rischio idrogeologico, rendendo i dati di questa figura particolarmente rilevanti per le autorità locali e i gestori del territorio.
8. Conclusioni
La Figura 4.20 offre una rappresentazione chiara e scientificamente rigorosa dell’evoluzione del bilancio di massa del Glacier du Giétro nel periodo 1966-2023. Le barre grigie evidenziano la variabilità interannuale del bilancio di massa annuale medio specifico, con una crescente prevalenza di valori negativi a partire dagli anni 2000, mentre la linea tratteggiata del bilancio cumulativo mostra una perdita netta di circa 20 m w.e., con un’accelerazione del declino negli ultimi due decenni. Questi dati confermano il ritiro del ghiacciaio, attribuibile principalmente al riscaldamento globale, e sottolineano l’importanza di un monitoraggio continuo per gestire i rischi associati, come i distacchi glaciali, e per comprendere le dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico.
Monitoraggio del Glacier du Giétro: Risultati delle Campagne di Misurazione 2021/22 e 2022/23
Il Glacier du Giétro, un ghiacciaio montano temperato situato nelle Alpi del Vallese meridionale, nella Val de Bagnes, Svizzera, è oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine volto a valutare le sue dinamiche evolutive e i rischi associati al suo ritiro. Le campagne di misurazione condotte negli anni idrologici 2021/22 e 2022/23, descritte di seguito, forniscono un quadro aggiornato e preoccupante delle condizioni del ghiacciaio, evidenziando un’accelerazione della perdita di massa e un progressivo deterioramento delle sue strutture morfologiche. Questi dati si inseriscono in una serie temporale di osservazioni che copre oltre cinque decenni, offrendo un contributo significativo alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico.
Campagna di Misurazione 2021/22: Un Anno di Scioglimento Estremo
Le attività di monitoraggio del bilancio di massa del Glacier du Giétro per l’anno idrologico 2021/22 sono state condotte il 1° settembre 2022, in concomitanza con la manutenzione della rete di pali di misurazione distribuiti sulla superficie glaciale. La campagna ha rivelato condizioni eccezionalmente critiche: l’accumulo di neve invernale, che normalmente contribuisce al bilancio di massa positivo del ghiacciaio, si è completamente esaurito sull’intera estensione del ghiacciaio entro la fine della stagione estiva. Questo fenomeno indica un’ablazione estiva di intensità straordinaria, probabilmente dovuta a temperature medie estive insolitamente elevate e a una ridotta copertura nevosa invernale, fattori che hanno impedito la formazione di uno strato protettivo di neve residua (firn) in grado di mitigare lo scioglimento del ghiaccio sottostante.
Le misurazioni effettuate presso i sette pali di ablazione e accumulo hanno confermato un bilancio di massa locale estremamente negativo in tutti i siti di osservazione. I valori registrati evidenziano tassi di scioglimento senza precedenti, i più elevati mai documentati in oltre mezzo secolo di osservazioni nei punti di misurazione situati alle quote più alte del ghiacciaio. Questi siti, che si trovano generalmente nella zona di accumulo (sopra la linea di equilibrio glaciale), sono di norma caratterizzati da un bilancio di massa positivo o neutro, grazie a temperature più basse e a un maggiore accumulo di neve. Il fatto che anche queste aree abbiano subito una perdita di massa significativa sottolinea la gravità delle condizioni climatiche dell’anno 2021/22, che hanno portato a un’ablazione estesa e intensa su tutte le quote del ghiacciaio. Questo evento estremo è coerente con le tendenze di riscaldamento globale e con l’aumento della frequenza di ondate di calore estive nelle Alpi, che hanno un impatto diretto sulla dinamica dei ghiacciai montani.
Campagna di Misurazione 2022/23: Proseguimento del Ritiro e Deterioramento Morfologico
La successiva campagna di rilevazione annuale sul Glacier du Giétro è stata effettuata il 12 settembre 2023, al termine dell’anno idrologico 2022/23. Anche in questo caso, i risultati hanno confermato una situazione di forte stress per il ghiacciaio, con un bilancio di massa locale negativo registrato in tutti i pali di misurazione ancora attivi. Questo dato evidenzia la persistenza di condizioni climatiche avverse, con un’ablazione che continua a superare l’accumulo di massa, contribuendo a un ulteriore assottigliamento del ghiaccio e a una riduzione del volume complessivo del ghiacciaio.
Un aspetto significativo emerso durante la campagna del 2022/23 è la continua recessione della lingua glaciale, che si è ritirata in modo inarrestabile rispetto agli anni precedenti. La lingua glaciale, che rappresenta la parte terminale del ghiacciaio a quote più basse, è particolarmente vulnerabile allo scioglimento a causa delle temperature più elevate e della maggiore esposizione a processi di ablazione. Il ritiro della fronte glaciale non è solo un indicatore della perdita di massa, ma comporta anche una riduzione dell’area superficiale del ghiacciaio, con un conseguente feedback positivo che accelera ulteriormente il processo di scioglimento: una superficie glaciale più piccola assorbe più radiazione solare, aumentando l’ablazione.
Un ulteriore elemento di preoccupazione emerso durante la campagna è la completa disintegrazione della terrazza inferiore del ghiacciaio, una struttura morfologica che in passato ospitava il palo di misurazione numero 102. La perdita di questa terrazza, probabilmente dovuta all’assottigliamento del ghiaccio e al collasso delle strutture di supporto, ha reso impossibile il mantenimento del palo 102, riducendo il numero di punti di osservazione attivi nella rete di monitoraggio. Questo evento non è solo un segnale del deterioramento fisico del ghiacciaio, ma rappresenta anche una sfida per il proseguimento delle attività di monitoraggio, poiché la perdita di punti di misura a quote inferiori limita la capacità di raccogliere dati rappresentativi sull’evoluzione della parte terminale del ghiacciaio.
Contesto e Implicazioni Scientifiche
Le campagne di misurazione del 2021/22 e 2022/23 si inseriscono in un contesto di monitoraggio a lungo termine del Glacier du Giétro, avviato negli anni ’60, che include osservazioni sull’evoluzione del ghiacciaio, il flusso del ghiaccio e il bilancio di massa. I risultati di questi due anni confermano e amplificano le tendenze già evidenziate nella Figura 4.20, che mostra un bilancio di massa cumulativo in forte declino, con una perdita netta di circa 20 m w.e. dal 1966 al 2023. Gli anni 2021/22 e 2022/23, con i loro bilanci di massa estremamente negativi, contribuiscono a questa tendenza, evidenziando un’accelerazione del ritiro glaciale in risposta al riscaldamento globale.
Dal punto di vista scientifico, questi dati sono di grande rilevanza per comprendere le dinamiche dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico. L’ablazione record registrata nel 2021/22, in particolare nelle zone di accumulo, suggerisce che il Glacier du Giétro stia subendo un cambiamento di regime, con una linea di equilibrio glaciale (ELA, Equilibrium Line Altitude) che si sposta a quote sempre più elevate, riducendo progressivamente l’area di accumulo. La disintegrazione della terrazza inferiore nel 2022/23, inoltre, indica che il ghiacciaio sta raggiungendo un punto critico di instabilità morfologica, con potenziali implicazioni per la formazione di distacchi glaciali (break-off), che rappresentano un rischio significativo per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico della Forces Motrices de Mauvoisin SA.
Dal punto di vista ambientale, il ritiro del Glacier du Giétro ha conseguenze dirette sulla disponibilità di acqua di fusione per i sistemi fluviali della Val de Bagnes, con impatti sulla produzione idroelettrica, l’agricoltura e l’approvvigionamento idrico. Inoltre, la perdita di massa glaciale contribuisce all’innalzamento del livello del mare a scala globale, sebbene il contributo di un singolo ghiacciaio come il Giétro sia limitato rispetto a quello delle grandi calotte polari.
Conclusioni
Le campagne di misurazione condotte negli anni idrologici 2021/22 e 2022/23 sul Glacier du Giétro evidenziano una situazione di forte stress per il ghiacciaio, con bilanci di massa locali estremamente negativi, tassi di scioglimento record e un ritiro inarrestabile della lingua glaciale. L’anno 2021/22 si distingue per l’ablazione eccezionale che ha interessato anche le quote più elevate, mentre il 2022/23 ha visto un ulteriore deterioramento morfologico, con la perdita della terrazza inferiore e del palo di misurazione 102. Questi risultati sottolineano l’urgenza di un monitoraggio continuo e di strategie di mitigazione per gestire i rischi associati al ritiro glaciale, in un contesto di cambiamento climatico che continua a esercitare una pressione crescente sui ghiacciai alpini. I dati raccolti in questi due anni rappresentano un contributo prezioso per la glaciologia e per la gestione del territorio, offrendo spunti per future ricerche e interventi.

Analisi Approfondita della Tabella 4.13: Variazioni di Massa del Glacier du Giétro per Fasce Altimetriche nei Periodi 2021/22 e 2022/23
La Tabella 4.13 presenta un’analisi dettagliata delle variazioni di massa del Glacier du Giétro, un ghiacciaio montano temperato situato nelle Alpi del Vallese meridionale, nella Val de Bagnes, Svizzera, per due anni idrologici consecutivi: 2021/22 e 2022/23. I dati sono organizzati per fasce altimetriche e riportano l’estensione superficiale del ghiacciaio, l’accumulo di massa durante l’inverno e la variazione netta di massa su base annuale, espressa in millimetri di equivalente in acqua, un’unità che rappresenta la quantità di acqua che si otterrebbe fondendo la neve o il ghiaccio. Queste informazioni si riferiscono al periodo di misurazione definito dalle date delle rilevazioni sul campo, ovvero il 1° settembre 2022 per l’anno 2021/22 e il 12 settembre 2023 per l’anno 2022/23. La tabella offre un quadro chiaro della dinamica del ghiacciaio in un contesto di cambiamento climatico, evidenziando una perdita di massa significativa e un ritiro inarrestabile, con implicazioni per la gestione del rischio e l’idrologia locale.
Struttura e Organizzazione dei Dati
La tabella è strutturata in modo da fornire informazioni per ciascuna fascia altimetrica del ghiacciaio, che si estende da 2700 a 3900 metri sopra il livello del mare, suddivisa in intervalli di 100 metri. Per ogni fascia, vengono riportati tre parametri principali per entrambi i periodi di misurazione:
- L’altitudine, espressa in metri sopra il livello del mare, che definisce le diverse zone del ghiacciaio.
- L’area superficiale, misurata in chilometri quadrati, che indica l’estensione del ghiacciaio in ciascuna fascia altimetrica.
- L’accumulo di massa invernale, espresso in millimetri di equivalente in acqua, che rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno.
- La variazione netta di massa annuale, anch’essa in millimetri di equivalente in acqua, che riflette il saldo tra l’accumulo invernale e la perdita di massa dovuta allo scioglimento estivo o ad altri processi di ablazione.
L’ultima riga della tabella fornisce i valori aggregati per l’intero ghiacciaio, considerando tutte le fasce altimetriche, e offre una sintesi dell’evoluzione complessiva del Glacier du Giétro nei due anni considerati.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Estensione Superficiale
Nel periodo 2021/22, l’area totale del Glacier du Giétro è di 5,175 chilometri quadrati. La distribuzione dell’area per fasce altimetriche rivela una configurazione tipica dei ghiacciai montani alpini: le zone intermedie, comprese tra 3100 e 3400 metri, presentano le superfici più estese, con valori che variano tra 1,6 e 1,9 chilometri quadrati. Questo indica che la maggior parte del ghiacciaio si trova a queste altitudini, dove le condizioni climatiche e topografiche favoriscono una maggiore estensione del ghiaccio. Al contrario, le fasce altimetriche più basse, tra 2700 e 2800 metri, e quelle più alte, tra 3800 e 3900 metri, hanno aree molto ridotte, rispettivamente di 0,007 e 0,009 chilometri quadrati, riflettendo il restringimento del ghiacciaio alle sue estremità inferiore e superiore.
Accumulo Invernale
L’accumulo di massa durante l’inverno, che deriva principalmente dalle precipitazioni nevose, varia significativamente con l’altitudine. A quote più basse, tra 2700 e 2800 metri, l’accumulo invernale è di 513 millimetri di equivalente in acqua, un valore relativamente basso che può essere attribuito a temperature più elevate, che riducono la quantità di neve che si deposita o che si conserva fino alla primavera. Man mano che si sale in altitudine, l’accumulo invernale aumenta, raggiungendo un massimo di 972 millimetri di equivalente in acqua nella fascia compresa tra 3500 e 3600 metri. Questo pattern è atteso, poiché le temperature più fredde a quote elevate favoriscono un maggiore accumulo di neve e una minore probabilità di scioglimento durante l’inverno. Per l’intero ghiacciaio, l’accumulo invernale medio è di 845 millimetri di equivalente in acqua, un valore che indica un apporto di massa moderato, ma che, come vedremo, non è sufficiente a bilanciare le perdite estive.
Variazione Netta di Massa Annuale
La variazione netta di massa annuale rappresenta il saldo tra l’accumulo invernale e la perdita di massa dovuta allo scioglimento estivo, alla sublimazione o ad altri processi di ablazione. Nel 2021/22, tutti i valori sono negativi, indicando una perdita di massa in tutte le fasce altimetriche del ghiacciaio. A quote più basse, tra 2700 e 2800 metri, la perdita di massa è particolarmente drammatica, con un valore di -6110 millimetri di equivalente in acqua. Questo dato riflette un’ablazione estiva eccezionalmente intensa, probabilmente dovuta a temperature elevate e a un accumulo invernale insufficiente per proteggere il ghiaccio sottostante dallo scioglimento. Anche nelle fasce altimetriche più alte, tra 3800 e 3900 metri, si registra una perdita di massa, con un valore di -40 millimetri di equivalente in acqua. Questo è un dato significativo, poiché le zone di alta quota sono generalmente considerate aree di accumulo, dove l’accumulo di neve dovrebbe superare l’ablazione, portando a un saldo positivo o neutro. La perdita di massa anche a queste altitudini sottolinea la gravità delle condizioni climatiche del 2021/22. Per l’intero ghiacciaio, la variazione netta di massa annuale media è di -2729 millimetri di equivalente in acqua, un valore che conferma una perdita di massa eccezionalmente elevata, in linea con quanto riportato nel testo, che descrive tassi di scioglimento record in oltre cinque decenni di osservazioni.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Estensione Superficiale
Nel periodo 2022/23, l’area totale del Glacier du Giétro si riduce a 5,061 chilometri quadrati, un calo di 0,114 chilometri quadrati (circa il 2%) rispetto al 2021/22. Questa riduzione è un chiaro indicatore del ritiro in corso del ghiacciaio, coerente con la recessione della lingua glaciale e la disintegrazione della terrazza inferiore descritte nel testo. La distribuzione dell’area per fasce altimetriche segue un pattern simile al 2021/22, con le fasce intermedie tra 3100 e 3400 metri che rimangono le più estese, anche se si osserva una leggera diminuzione dell’area in tutte le fasce, riflettendo il ritiro complessivo del ghiacciaio.
Accumulo Invernale
L’accumulo invernale nel 2022/23 mostra un miglioramento rispetto all’anno precedente. A quote più basse, tra 2700 e 2800 metri, l’accumulo è di 699 millimetri di equivalente in acqua, un aumento rispetto ai 513 millimetri del 2021/22, suggerendo condizioni invernali più favorevoli, con nevicate più abbondanti o temperature più basse che hanno favorito la conservazione della neve. L’accumulo invernale continua ad aumentare con l’altitudine, raggiungendo un massimo di 1178 millimetri di equivalente in acqua nella fascia tra 3400 e 3500 metri, un valore significativamente più alto rispetto al massimo del 2021/22 (972 millimetri). Per l’intero ghiacciaio, l’accumulo invernale medio è di 1092 millimetri di equivalente in acqua, un aumento di circa il 29% rispetto al 2021/22 (845 millimetri). Questo dato indica un apporto di massa invernale più consistente, che potrebbe essere attribuito a un inverno più nevoso o a temperature più fredde che hanno limitato lo scioglimento precoce della neve.
Variazione Netta di Massa Annuale
Nonostante il miglioramento dell’accumulo invernale, la variazione netta di massa annuale rimane negativa in tutte le fasce altimetriche, indicando che l’ablazione estiva ha continuato a superare l’accumulo invernale. A quote più basse, tra 2700 e 2800 metri, la perdita di massa è di -5142 millimetri di equivalente in acqua, un valore ancora molto elevato, ma meno estremo rispetto al -6110 millimetri del 2021/22, suggerendo una leggera attenuazione dell’ablazione estiva, forse grazie a un maggiore strato di neve residua che ha protetto il ghiaccio sottostante. Nelle fasce altimetriche più alte, tra 3800 e 3900 metri, la perdita di massa è di -153 millimetri di equivalente in acqua, un valore più negativo rispetto al -40 millimetri del 2021/22, ma comunque indicativo di una perdita di massa anche nelle zone che dovrebbero essere di accumulo. Per l’intero ghiacciaio, la variazione netta di massa annuale media è di -1904 millimetri di equivalente in acqua, un valore che, pur essendo negativo, è meno drammatico rispetto al -2729 millimetri del 2021/22. Questo miglioramento relativo è probabilmente dovuto al maggiore accumulo invernale, che ha parzialmente mitigato l’ablazione estiva.
Interpretazione Scientifica e Tendenze Altimetriche
I dati della Tabella 4.13 confermano le osservazioni riportate nel testo sulle campagne di misurazione del 2021/22 e 2022/23, evidenziando una situazione di forte stress per il Glacier du Giétro. L’anno 2021/22 si distingue per un’ablazione estiva eccezionalmente intensa, che ha portato a una perdita di massa media di -2729 millimetri di equivalente in acqua, con tassi di scioglimento record anche nelle fasce altimetriche più elevate. Questo evento estremo è probabilmente il risultato di temperature estive insolitamente elevate e di un accumulo invernale insufficiente, che non ha fornito uno strato protettivo adeguato per il ghiaccio sottostante. L’anno 2022/23, pur mostrando un miglioramento nell’accumulo invernale (1092 millimetri di equivalente in acqua rispetto a 845 millimetri), registra comunque una perdita di massa significativa, con una variazione netta media di -1904 millimetri di equivalente in acqua, e conferma la continua recessione del ghiacciaio, come evidenziato dalla riduzione dell’area totale e dalla perdita della terrazza inferiore.
Variazioni con l’Altitudine
Un’analisi delle variazioni altimetriche rivela pattern chiari e significativi. L’accumulo invernale aumenta con l’altitudine in entrambi gli anni, un fenomeno atteso poiché le temperature più basse a quote elevate favoriscono un maggiore accumulo di neve e una minore probabilità di scioglimento durante l’inverno. Tuttavia, anche nelle fasce più alte, l’accumulo invernale non è sufficiente a compensare l’ablazione estiva, come dimostrato dai valori negativi della variazione netta di massa annuale. La perdita di massa è più marcata a quote basse, dove le temperature più alte e l’esposizione a condizioni climatiche più calde intensificano lo scioglimento. Ad esempio, nella fascia tra 2700 e 2800 metri, la perdita di massa è di -6110 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 e di -5142 millimetri nel 2022/23, valori che riflettono un’ablazione estrema nella parte inferiore del ghiacciaio. Anche nelle fasce più alte, tuttavia, si registrano perdite di massa, un segnale preoccupante che indica uno spostamento verso l’alto della linea di equilibrio glaciale, ovvero l’altitudine a cui l’accumulo e l’ablazione si bilanciano. Questo spostamento riduce progressivamente l’area di accumulo del ghiacciaio, accelerando il processo di ritiro.
Confronto tra i Due Anni
Il confronto tra i due anni evidenzia un miglioramento relativo nel 2022/23 rispetto al 2021/22. L’accumulo invernale più alto nel 2022/23 ha contribuito a ridurre l’entità della perdita di massa, con una variazione netta media di -1904 millimetri di equivalente in acqua rispetto a -2729 millimetri del 2021/22. Tuttavia, il ghiacciaio continua a perdere massa in modo significativo, e la riduzione dell’area totale di circa il 2% tra i due anni conferma il ritiro in corso. La perdita della terrazza inferiore e del palo di misurazione associato nel 2022/23 è un ulteriore segnale del deterioramento morfologico del ghiacciaio, che potrebbe accelerare ulteriormente il processo di recessione nei prossimi anni.
Contesto Glaciologico e Implicazioni
I dati della Tabella 4.13 si inseriscono nel contesto più ampio del monitoraggio a lungo termine del Glacier du Giétro, che copre oltre cinque decenni di osservazioni. Questi risultati sono coerenti con la tendenza al ribasso del bilancio di massa cumulativo illustrata nella Figura 4.20, che mostra una perdita netta di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1966 al 2023. Gli anni 2021/22 e 2022/23 contribuiscono a questa tendenza, con perdite di massa significative che riflettono l’impatto del riscaldamento globale sulle dinamiche glaciali. L’ablazione record del 2021/22, in particolare nelle zone di alta quota, e la continua recessione nel 2022/23 aumentano il rischio di distacchi glaciali, eventi che possono generare valanghe di ghiaccio e rappresentare una minaccia per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico gestito dalla Forces Motrices de Mauvoisin SA.
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del Glacier du Giétro ha implicazioni significative per la Val de Bagnes. La riduzione del volume glaciale diminuisce la disponibilità di acqua di fusione durante i mesi estivi, un periodo critico per l’agricoltura, la produzione idroelettrica e l’approvvigionamento idrico nella regione. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio contribuisce, seppur in misura limitata, all’innalzamento del livello del mare a scala globale, un fenomeno che ha impatti su scala planetaria. Dal punto di vista ecologico, la perdita di massa glaciale altera il microclima alpino e gli ecosistemi che dipendono dalla presenza del ghiaccio, con effetti a cascata sulla biodiversità locale.
Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
Il ritiro del Glacier du Giétro, come evidenziato dalla Tabella 4.13, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di deglaciazione nelle Alpi e a livello globale. Studi condotti dal World Glacier Monitoring Service indicano che la maggior parte dei ghiacciai montani ha subito una perdita di massa significativa negli ultimi decenni, con un’accelerazione del ritiro a partire dagli anni 2000. La perdita di massa osservata nel Glacier du Giétro, con variazioni nette annuali di -2729 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 e -1904 millimetri nel 2022/23, è paragonabile a quella di altri ghiacciai alpini, come il Ghiacciaio dell’Aletsch o il Ghiacciaio del Rodano, che hanno mostrato tendenze simili. Tuttavia, la specificità del Glacier du Giétro risiede nella sua posizione e nella sua importanza per la gestione del rischio idrogeologico, rendendo i dati di questa tabella particolarmente rilevanti per le autorità locali e i gestori del territorio.
Conclusioni
La Tabella 4.13 offre un’analisi dettagliata e scientificamente rigorosa delle variazioni di massa del Glacier du Giétro per i periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi gli anni, con un’ablazione particolarmente intensa nel 2021/22. I dati mostrano una chiara dipendenza altimetrica, con perdite più marcate a quote basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva, anche nelle fasce più alte. Il confronto tra i due anni rivela un miglioramento relativo nel 2022/23, grazie a un maggiore accumulo invernale, ma il ghiacciaio continua a ritirarsi, come dimostrato dalla riduzione dell’area totale e dal deterioramento morfologico della sua parte inferiore. Questi risultati confermano l’impatto del riscaldamento globale sul Glacier du Giétro, con implicazioni per la gestione del rischio, l’idrologia locale e la conservazione degli ecosistemi alpini, sottolineando l’urgenza di strategie di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. I dati della tabella rappresentano un contributo prezioso per la glaciologia e per la pianificazione ambientale, offrendo una base solida per future ricerche e interventi.


Analisi Dettagliata della Tabella 4.14: Misurazioni Individuali del Bilancio di Massa del Glacier du Giétro per i Periodi 2021/22 e 2022/23
La Tabella 4.14 presenta un dataset dettagliato delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Glacier du Giétro, un ghiacciaio montano temperato situato nelle Alpi del Vallese meridionale, nella Val de Bagnes, Svizzera. I dati si riferiscono a due anni idrologici consecutivi, 2021/22 e 2022/23, e sono stati raccolti presso specifici punti di monitoraggio, identificati come pali di misurazione, distribuiti sulla superficie del ghiacciaio. La tabella riporta le coordinate spaziali di ciascun palo, l’accumulo di massa invernale e la variazione netta di massa annuale, offrendo un’analisi puntuale delle dinamiche del ghiacciaio in un contesto di cambiamento climatico. Questi dati si inseriscono in un programma di monitoraggio a lungo termine, avviato negli anni ’60, che ha documentato un ritiro significativo del ghiacciaio, come evidenziato dalla Figura 4.20, e si collegano alle informazioni aggregate per fasce altimetriche riportate nella Tabella 4.13. L’analisi di questi dati contribuisce a comprendere l’evoluzione del Glacier du Giétro e i rischi associati al suo ritiro, con implicazioni per la gestione del territorio e l’idrologia locale.
Struttura e Organizzazione della Tabella
La Tabella 4.14 è strutturata in modo da fornire informazioni dettagliate per ciascun palo di misurazione, identificato con un codice numerico (ad esempio, 01, 02, 04, ecc.). Per ogni palo, vengono riportati i seguenti parametri:
- Il periodo di misurazione, suddiviso in tre date: la data di inizio, una data primaverile (che potrebbe essere un errore, dato che il testo introduttivo specifica l’assenza di una campagna primaverile), e la data di fine, che coincide con la rilevazione annuale (1° settembre 2022 per il 2021/22 e 12 settembre 2023 per il 2022/23).
- Le coordinate spaziali del palo, espresse in un sistema di riferimento UTM (Universal Transverse Mercator) per le direzioni est-ovest e nord-sud, in metri, e l’altitudine in metri sopra il livello del mare.
- L’accumulo di massa invernale, espresso in millimetri di equivalente in acqua, che rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno.
- La variazione netta di massa annuale, anch’essa in millimetri di equivalente in acqua, che riflette il saldo tra l’accumulo invernale e la perdita di massa dovuta a processi di ablazione, come lo scioglimento estivo o la sublimazione.
La tabella include dati per sette pali nel periodo 2021/22 (identificati come 01, 02, 04, 05, 101, 102 e 107) e sei pali nel periodo 2022/23 (01, 02, 04, 05, 101 e 107), poiché il palo 102 non è più stato mantenuto nel 2022/23 a causa della disintegrazione della terrazza inferiore del ghiacciaio, come riportato nel testo delle indagini.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Periodo di Misurazione e Posizione dei Pali
Il periodo di misurazione per l’anno idrologico 2021/22 si estende dal 14 settembre 2021 al 1° settembre 2022. I pali di misurazione sono distribuiti su un intervallo altimetrico che va da 2798 metri sopra il livello del mare (palo 102) a 3243 metri (palo 01), coprendo diverse sezioni del ghiacciaio, dalla zona di ablazione nella parte inferiore alla zona di accumulo nelle regioni più elevate. Le coordinate UTM, come ad esempio 596153 / 92384 per il palo 01, permettono di localizzare con precisione ciascun palo sulla superficie del ghiacciaio, in relazione alla mappa topografica illustrata nella Figura 4.19. La distribuzione altitudinale dei pali riflette la necessità di monitorare le variazioni di massa in diverse zone del ghiacciaio, che rispondono in modo differenziato alle condizioni climatiche.
Accumulo Invernale
L’accumulo invernale, che rappresenta la quantità di neve depositata durante l’inverno e conservata fino alla fine della stagione, varia significativamente tra i pali, riflettendo la dipendenza altimetrica tipica dei ghiacciai montani. Il palo 01, situato a 3243 metri nella zona di accumulo, registra un accumulo invernale di 2269 millimetri di equivalente in acqua, il valore più alto tra i pali a quote elevate, coerente con le temperature più basse e le condizioni favorevoli all’accumulo di neve a queste altitudini. I pali a quote intermedie, come il palo 04 a 3179 metri (3006 millimetri) e il palo 101 a 3044 metri (4248 millimetri), mostrano valori di accumulo invernale più elevati rispetto a quelli attesi, suggerendo possibili influenze locali, come il trasporto di neve da parte del vento o una maggiore esposizione alle precipitazioni. Tuttavia, il palo 102, situato a 2798 metri nella parte inferiore del ghiacciaio, riporta un accumulo invernale di 7308 millimetri di equivalente in acqua, un valore che appare anomalo e incoerente con i dati della Tabella 4.13, che per la fascia altimetrica 2700-2800 metri indica un accumulo invernale di 513 millimetri. Questo dato potrebbe essere il risultato di un errore di trascrizione o di una misurazione influenzata da condizioni eccezionali, come un accumulo di neve trasportata dal vento in una depressione topografica.
Variazione Netta di Massa Annuale
La variazione netta di massa annuale, che rappresenta il saldo tra l’accumulo invernale e la perdita di massa dovuta all’ablazione estiva, è negativa per tutti i pali, indicando una perdita di massa significativa in tutto il ghiacciaio. Il palo 01, a 3243 metri, registra una perdita di 2737 millimetri di equivalente in acqua, un valore che conferma quanto riportato nel testo delle indagini, ovvero tassi di scioglimento record anche nelle zone di alta quota, che normalmente dovrebbero essere aree di accumulo netto. A quote più basse, la perdita di massa è ancora più marcata: il palo 102, a 2798 metri, riporta una perdita di 7308 millimetri di equivalente in acqua, un valore che, come per l’accumulo invernale, appare anomalo e potrebbe essere errato. In base alla Tabella 4.13, per la fascia 2700-2800 metri ci si aspetterebbe una perdita di circa 6110 millimetri, un dato già di per sé estremo, ma più coerente con le condizioni descritte. Gli altri pali, come il palo 107 a 2798 metri (5049 millimetri di perdita) e il palo 05 a 2855 metri (4068 millimetri di perdita), confermano una perdita di massa più intensa a quote inferiori, dove le temperature più alte e l’esposizione a condizioni climatiche più calde favoriscono un’ablazione estiva significativa. La perdita media di massa per l’intero ghiacciaio, calcolata nella Tabella 4.13, è di 2729 millimetri di equivalente in acqua, un valore che riflette l’eccezionalità dell’anno 2021/22, caratterizzato da un’ablazione estiva senza precedenti, come descritto nel testo.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Periodo di Misurazione e Posizione dei Pali
Il periodo di misurazione per l’anno idrologico 2022/23 si estende dal 1° settembre 2022 al 12 settembre 2023. La rete di pali di misurazione è stata ridotta a sei punti, poiché il palo 102 non è più stato mantenuto a causa della completa disintegrazione della terrazza inferiore del ghiacciaio, un evento che segnala un deterioramento morfologico significativo nella parte terminale del ghiacciaio, come riportato nel testo. Gli altri pali mantengono le stesse coordinate del 2021/22, con altitudini che variano leggermente (ad esempio, il palo 01 passa da 3243 metri a 3241 metri), un cambiamento che potrebbe essere attribuito a un assottigliamento del ghiaccio o a una ricalibrazione delle misurazioni. L’intervallo altimetrico coperto dai pali rimanenti va da 2794 metri (palo 107) a 3241 metri (palo 01), garantendo comunque una rappresentatività delle diverse zone del ghiacciaio.
Accumulo Invernale
L’accumulo invernale nel 2022/23 mostra un miglioramento rispetto al 2021/22, in linea con i dati aggregati della Tabella 4.13, che riportano un accumulo invernale medio di 1092 millimetri di equivalente in acqua per il 2022/23, rispetto a 845 millimetri nel 2021/22. Il palo 01, a 3241 metri, registra un accumulo invernale di 1755 millimetri di equivalente in acqua, un valore inferiore rispetto al 2269 millimetri del 2021/22, ma comunque significativo per una zona di accumulo. I pali a quote intermedie, come il palo 04 a 3177 metri (2232 millimetri) e il palo 101 a 3042 metri (3348 millimetri), mostrano un accumulo invernale più alto rispetto al 2021/22, suggerendo condizioni invernali più favorevoli, con nevicate più abbondanti o temperature più basse che hanno favorito la conservazione della neve. Tuttavia, il palo 107, a 2794 metri, riporta un accumulo invernale di 4185 millimetri di equivalente in acqua, un valore che appare anomalo e incoerente con i dati della Tabella 4.13, che per la fascia 2700-2800 metri indicano un accumulo di 699 millimetri. Come per il palo 102 nel 2021/22, questo dato potrebbe essere il risultato di un errore di trascrizione o di una misurazione influenzata da condizioni locali eccezionali.
Variazione Netta di Massa Annuale
La variazione netta di massa annuale nel 2022/23 rimane negativa per tutti i pali, ma è meno estrema rispetto al 2021/22, riflettendo un miglioramento relativo delle condizioni del ghiacciaio. Il palo 01, a 3241 metri, registra una perdita di 1557 millimetri di equivalente in acqua, un valore significativamente inferiore rispetto al 2737 millimetri del 2021/22, probabilmente grazie a un maggiore accumulo invernale che ha parzialmente mitigato l’ablazione estiva. A quote più basse, il palo 107, a 2794 metri, riporta una perdita di 4185 millimetri di equivalente in acqua, un valore che, come per l’accumulo invernale, appare anomalo e potrebbe essere errato. In base alla Tabella 4.13, per la fascia 2700-2800 metri ci si aspetterebbe una perdita di circa 5142 millimetri, un dato che, pur essendo elevato, è più coerente con le condizioni descritte. Gli altri pali, come il palo 04 a 3177 metri (2232 millimetri di perdita) e il palo 101 a 3042 metri (3348 millimetri di perdita), confermano una perdita di massa più marcata a quote inferiori, ma complessivamente meno intensa rispetto al 2021/22. La perdita media di massa per l’intero ghiacciaio, calcolata nella Tabella 4.13, è di 1904 millimetri di equivalente in acqua, un valore che indica una perdita di massa significativa, ma meno drammatica rispetto al 2021/22, grazie a un inverno più favorevole.
Interpretazione Scientifica e Confronto con Dati Aggregati
I dati della Tabella 4.14 confermano le osservazioni riportate nel testo delle indagini e si allineano con i valori aggregati per fasce altimetriche della Tabella 4.13, pur con alcune discrepanze che richiedono una verifica. L’anno 2021/22 si distingue per un’ablazione estiva eccezionalmente intensa, con perdite di massa significative anche nelle zone di alta quota, come dimostrato dal palo 01 a 3243 metri (2737 millimetri di perdita). Questo dato è coerente con il testo, che descrive tassi di scioglimento record e un esaurimento completo dell’accumulo invernale sull’intero ghiacciaio, un evento che ha portato a una perdita media di 2729 millimetri di equivalente in acqua, come riportato nella Tabella 4.13. I valori anomali del palo 102 (7308 millimetri di perdita) suggeriscono un possibile errore di trascrizione, poiché non si allineano con i dati aggregati della fascia 2700-2800 metri (6110 millimetri di perdita), ma la tendenza generale è chiara: l’anno 2021/22 è stato critico per il Glacier du Giétro, con un’ablazione estiva che ha superato di gran lunga l’accumulo invernale.
L’anno 2022/23 mostra un miglioramento relativo, con un accumulo invernale più alto (1755 millimetri al palo 01 contro 2269 millimetri nel 2021/22) e perdite di massa meno estreme (1557 millimetri al palo 01 contro 2737 millimetri). Questo dato è in linea con la Tabella 4.13, che riporta una perdita media di 1904 millimetri di equivalente in acqua per il 2022/23, rispetto a 2729 millimetri nel 2021/22, e un accumulo invernale medio di 1092 millimetri contro 845 millimetri. Tuttavia, il bilancio rimane negativo, e la perdita del palo 102, situato nella parte inferiore del ghiacciaio, conferma il deterioramento morfologico descritto nel testo, con la completa disintegrazione della terrazza inferiore. Anche in questo caso, i valori del palo 107 (4185 millimetri di perdita) appaiono anomali e non corrispondono ai dati aggregati della fascia 2700-2800 metri (5142 millimetri di perdita), suggerendo la necessità di una revisione dei dati.
Tendenze Altimetriche
L’analisi dei dati per singolo palo evidenzia una chiara dipendenza altimetrica. L’accumulo invernale tende ad aumentare con l’altitudine, un pattern atteso poiché le temperature più basse a quote elevate favoriscono un maggiore accumulo di neve e una minore probabilità di scioglimento durante l’inverno. Tuttavia, i valori anomali dei pali 102 e 107 suggeriscono la presenza di errori o di condizioni locali eccezionali che richiedono ulteriori indagini. La perdita di massa, invece, è più marcata a quote più basse, come dimostrato dai pali 102 e 107, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa delle temperature più alte e della maggiore esposizione a condizioni climatiche calde. Anche le zone di accumulo, come quella del palo 01 a 3241-3243 metri, registrano perdite significative, un segnale preoccupante che indica uno spostamento verso l’alto della linea di equilibrio glaciale, ovvero l’altitudine a cui l’accumulo e l’ablazione si bilanciano. Questo spostamento riduce progressivamente l’area di accumulo del ghiacciaio, accelerando il processo di ritiro.
Confronto con i Dati Aggregati
I dati della Tabella 4.14 si allineano in parte con quelli della Tabella 4.13, che riporta i valori medi per fasce altimetriche. Ad esempio, il palo 01, situato a 3241-3243 metri, si trova nella fascia 3200-3300 metri, che ha una variazione netta di massa annuale di 3151 millimetri di perdita nel 2021/22 e 2284 millimetri nel 2022/23 (Tabella 4.13). Questi valori sono coerenti con le perdite di 2737 millimetri e 1557 millimetri riportate nella Tabella 4.14, pur con alcune discrepanze che possono essere attribuite alla variabilità locale o a differenze nei metodi di calcolo. Tuttavia, i valori anomali dei pali 102 e 107 non corrispondono ai dati aggregati e richiedono una verifica per garantire l’affidabilità del dataset.
Contesto Glaciologico e Implicazioni
I dati della Tabella 4.14 si inseriscono nel contesto più ampio del monitoraggio a lungo termine del Glacier du Giétro, che ha documentato un ritiro significativo, come mostrato nella Figura 4.20, con una perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1966 al 2023. Le perdite di massa del 2021/22 e 2022/23 contribuiscono a questa tendenza, riflettendo l’impatto del riscaldamento globale sulle dinamiche glaciali. L’ablazione record del 2021/22, in particolare nelle zone di alta quota, e la continua recessione nel 2022/23, con la perdita del palo 102, aumentano il rischio di distacchi glaciali, eventi che possono generare valanghe di ghiaccio e rappresentare una minaccia per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico gestito dalla Forces Motrices de Mauvoisin SA. Inoltre, la riduzione della massa glaciale influisce sulla disponibilità di acqua di fusione, con effetti significativi sull’idrologia della Val de Bagnes, riducendo il contributo di acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per l’agricoltura, la produzione idroelettrica e l’approvvigionamento idrico.
Dal punto di vista scientifico, i dati della Tabella 4.14 offrono un contributo prezioso per comprendere le dinamiche dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico. La perdita di massa osservata, anche nelle zone di accumulo, suggerisce che il Glacier du Giétro stia subendo un cambiamento di regime, con una linea di equilibrio glaciale che si sposta a quote sempre più elevate, riducendo progressivamente l’area di accumulo e accelerando il processo di deglaciazione. Questo fenomeno è in linea con le osservazioni globali di ritiro dei ghiacciai montani, come riportato dal World Glacier Monitoring Service, che indica un’accelerazione della perdita di massa a partire dagli anni 2000, dovuta all’aumento delle temperature medie e alla riduzione delle precipitazioni nevose.
Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
Il ritiro del Glacier du Giétro, come evidenziato dalla Tabella 4.14, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di deglaciazione nelle Alpi e a livello globale. Ghiacciai come il Ghiacciaio dell’Aletsch e il Ghiacciaio del Rodano, anch’essi nelle Alpi svizzere, hanno mostrato tendenze simili, con perdite di massa significative negli ultimi decenni. Tuttavia, la specificità del Glacier du Giétro risiede nella sua posizione e nella sua importanza per la gestione del rischio idrogeologico, rendendo i dati di questa tabella particolarmente rilevanti per le autorità locali e i gestori del territorio. La perdita del palo 102, ad esempio, non è solo un segnale del deterioramento morfologico del ghiacciaio, ma rappresenta anche una sfida per il proseguimento delle attività di monitoraggio, poiché la riduzione dei punti di misura a quote inferiori limita la capacità di raccogliere dati rappresentativi sull’evoluzione della parte terminale del ghiacciaio.
Conclusioni
La Tabella 4.14 fornisce un’analisi dettagliata e scientificamente rigorosa delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Glacier du Giétro per i periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi gli anni, con un’ablazione particolarmente intensa nel 2021/22. I dati mostrano una chiara dipendenza altimetrica, con perdite più marcate a quote basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione, anche nelle zone di accumulo. Il miglioramento relativo nel 2022/23, con un accumulo invernale più alto e perdite di massa meno estreme, non inverte la tendenza al ritiro, come dimostrato dalla perdita del palo 102 e dalla continua recessione del ghiacciaio. Questi risultati confermano l’impatto del riscaldamento globale sul Glacier du Giétro, con implicazioni per la gestione del rischio, l’idrologia locale e la conservazione degli ecosistemi alpini. Nonostante alcune discrepanze nei dati, che richiedono una verifica, la tabella rappresenta un contributo prezioso per la glaciologia e per la pianificazione ambientale, offrendo una base solida per future ricerche e interventi volti a mitigare gli effetti del cambiamento climatico nelle regioni alpine.
4.10 Griesgletscher (Aegina): Caratteristiche e Monitoraggio a Lungo Termine
Introduzione
Il Griesgletscher, noto anche come Aegina, è un ghiacciaio vallivo temperato situato nella regione centrale delle Alpi svizzere, un’area caratterizzata da un complesso sistema orografico e da una ricca presenza di ghiacciai montani. Questo ghiacciaio si estende attualmente su una superficie di 4,1 chilometri quadrati, con un flusso orientato in direzione nord-orientale che si sviluppa lungo un gradiente altimetrico significativo, dai 3320 metri sopra il livello del mare nella sua zona di accumulo, fino a 2440 metri sopra il livello del mare nella sua parte terminale. La configurazione del Griesgletscher, tipica dei ghiacciai vallivi alpini, lo rende un sistema naturale di grande interesse per gli studi glaciologici, sia per la sua dinamica evolutiva sia per il suo ruolo nel contesto idrologico ed economico della regione.
Le attività di monitoraggio del Griesgletscher hanno una storia lunga e consolidata, con le prime misurazioni sistematiche del bilancio di massa avviate nel 1961. Questo programma di osservazione è stato istituito in concomitanza con la costruzione di un bacino idrico destinato alla produzione di energia idroelettrica, un progetto che ha reso il ghiacciaio un punto focale per la gestione delle risorse idriche e per la valutazione dei rischi associati alle variazioni glaciali. Tuttavia, le indagini sul Griesgletscher risalgono a un periodo ancora più remoto: la determinazione delle variazioni volumetriche del ghiacciaio, con una risoluzione temporale decennale, è stata ricostruita a partire dal 1884, grazie a una combinazione di dati storici e moderni (Bauder et al., 2007; GLAMOS, 2023b). Questa lunga serie temporale è supportata da mappe topografiche e rilevamenti fotogrammetrici disponibili per gli anni 1884, 1923, 1961, 1967, 1979, 1986, 1991, 1998, 2003 e 2007, con un’intensificazione della frequenza a partire dal 2012, quando le rilevazioni sono diventate annuali. Questi dati storici e contemporanei costituiscono una base preziosa per analizzare l’evoluzione del ghiacciaio su scala secolare, offrendo un quadro dettagliato delle sue risposte alle variazioni climatiche e ambientali.
Un contributo significativo alla qualità e alla coerenza dei dati è stato fornito dal lavoro di Huss et al. (2009), che hanno rianalizzato e omogeneizzato le informazioni stagionali relative al bilancio di massa puntuale e alle variazioni di volume del ghiaccio per il periodo compreso tra il 1961 e il 2007. Questo processo di rianalisi ha permesso di eliminare discrepanze metodologiche e di standardizzare i dati, garantendo una maggiore affidabilità per le analisi a lungo termine. A partire da questa revisione, il monitoraggio del Griesgletscher è stato ulteriormente perfezionato, con aggiornamenti annuali che seguono una metodologia coerente e rigorosa, come documentato nei rapporti più recenti del programma GLAMOS (2023a). Questo approccio sistematico ha consolidato il Griesgletscher come un caso di studio di riferimento per la glaciologia alpina, contribuendo alla comprensione delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico globale.
Contesto e Rilevanza Scientifica
Il Griesgletscher si configura come un laboratorio naturale per lo studio delle interazioni tra i ghiacciai montani e i fattori climatici, grazie alla sua posizione geografica e alla lunga serie di dati disponibili. La sua estensione di 4,1 chilometri quadrati e il suo gradiente altimetrico, che copre quasi 900 metri, lo rendono rappresentativo dei ghiacciai vallivi temperati delle Alpi, un tipo di ghiacciaio particolarmente sensibile alle variazioni di temperatura e precipitazioni. La direzione del flusso nord-orientale, inoltre, influisce sull’esposizione del ghiacciaio alle condizioni climatiche, come l’irraggiamento solare e i venti dominanti, che a loro volta modulano i processi di accumulo e ablazione.
Le misurazioni del bilancio di massa, avviate nel 1961, sono state inizialmente motivate da esigenze pratiche legate alla produzione idroelettrica, ma hanno acquisito nel tempo un’importanza scientifica crescente. Il bilancio di massa, che quantifica il saldo tra l’accumulo di neve e ghiaccio e la perdita di massa dovuta a scioglimento, sublimazione o distacchi, è un indicatore chiave per valutare la salute di un ghiacciaio e la sua risposta al cambiamento climatico. La disponibilità di dati volumetrici a partire dal 1884, combinata con le rilevazioni topografiche e fotogrammetriche, permette di ricostruire l’evoluzione del Griesgletscher su un arco temporale di oltre un secolo, un periodo che include sia fasi di crescita che di recessione, come documentato in studi precedenti (Bauder et al., 2007). L’intensificazione delle rilevazioni annuali a partire dal 2012 riflette la crescente necessità di monitorare i ghiacciai in un contesto di riscaldamento globale accelerato, che ha portato a un ritiro generalizzato dei ghiacciai alpini negli ultimi decenni.
Il lavoro di Huss et al. (2009) rappresenta una pietra miliare nel monitoraggio del Griesgletscher, poiché ha permesso di standardizzare i dati storici e di creare una base coerente per le analisi a lungo termine. La rianalisi dei dati stagionali del bilancio di massa puntuale e delle variazioni di volume del ghiaccio ha eliminato potenziali discrepanze derivanti da cambiamenti nei metodi di misurazione o nelle tempistiche delle rilevazioni, garantendo una maggiore comparabilità dei dati nel tempo. Gli aggiornamenti annuali effettuati dal programma GLAMOS (2023a) seguono questa metodologia standardizzata, assicurando che le informazioni raccolte siano affidabili e utilizzabili per modellizzazioni predittive e studi comparativi con altri ghiacciai alpini.
Implicazioni e Prospettive
Il Griesgletscher non è solo un oggetto di studio scientifico, ma anche un elemento cruciale per la gestione delle risorse idriche e dei rischi naturali nella regione. La sua connessione con un bacino idrico per la produzione idroelettrica sottolinea l’importanza economica del ghiacciaio, che contribuisce alla disponibilità di acqua di fusione durante i mesi estivi, un periodo critico per la produzione di energia e l’approvvigionamento idrico. Tuttavia, il ritiro dei ghiacciai alpini, come il Griesgletscher, ha implicazioni significative per la sostenibilità di queste risorse, riducendo il contributo di acqua di fusione e alterando il regime idrologico dei fiumi a valle. Inoltre, la perdita di massa glaciale aumenta il rischio di eventi estremi, come distacchi glaciali o inondazioni, che possono minacciare le infrastrutture e le comunità locali.
Dal punto di vista scientifico, il Griesgletscher offre un’opportunità unica per studiare le dinamiche glaciali su scale temporali diverse, dalla risoluzione decennale a quella annuale. La lunga serie di dati disponibili, che copre oltre un secolo, permette di analizzare le risposte del ghiacciaio a variazioni climatiche naturali e antropogeniche, contribuendo alla validazione di modelli glaciologici e alla previsione dell’evoluzione futura dei ghiacciai alpini. La standardizzazione dei dati, come quella effettuata da Huss et al. (2009), e il monitoraggio continuo attraverso il programma GLAMOS (2023a) assicurano che il Griesgletscher rimanga un punto di riferimento per la glaciologia, offrendo spunti per la mitigazione degli impatti del cambiamento climatico e per la gestione sostenibile delle risorse naturali nelle regioni alpine.

Analisi Approfondita della Figura 4.21: Topografia Superficiale e Sistema di Monitoraggio del Griesgletscher
La Figura 4.21 rappresenta una carta topografica dettagliata del Griesgletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, come descritto nel testo introduttivo. La mappa illustra due aspetti fondamentali del ghiacciaio: la sua topografia superficiale, rappresentata attraverso curve di livello, e la rete di osservazione utilizzata per il monitoraggio delle sue dinamiche fisiche, come il bilancio di massa e le variazioni volumetriche. Questa figura si inserisce nel contesto di un programma di monitoraggio a lungo termine, avviato nel 1961 in concomitanza con la costruzione di un bacino idrico per la produzione idroelettrica, e si collega a una serie di dati storici che risalgono al 1884, come riportato nel testo (Bauder et al., 2007; GLAMOS, 2023b). La rappresentazione cartografica del Griesgletscher è uno strumento essenziale per comprendere la sua morfologia, le sue dinamiche evolutive e il suo ruolo nel contesto idrologico ed economico della regione, offrendo una base visiva per l’analisi dei dati raccolti e per la valutazione dei rischi associati al suo ritiro.
1. Rappresentazione della Topografia Superficiale
La carta topografica del Griesgletscher è caratterizzata da un sistema di curve di livello che descrivono l’altitudine della superficie glaciale in metri sopra il livello del mare. Le curve sono etichettate con valori altimetrici che variano da circa 2400 metri nella parte inferiore del ghiacciaio a 3100 metri nelle zone più elevate, con un massimo che raggiunge i 3320 metri, come indicato nel testo introduttivo. Questo intervallo altimetrico, che copre un dislivello di circa 880 metri, è coerente con la descrizione del Griesgletscher come un ghiacciaio vallivo che si estende da 2440 metri a 3320 metri sopra il livello del mare. Le curve di livello forniscono informazioni cruciali sulla pendenza e sulla morfologia del ghiacciaio:
- Nelle aree in cui le curve sono più ravvicinate, come nella parte centrale e superiore della mappa (intorno ai 2800-3100 metri), si osserva una pendenza più marcata, indicativa di un flusso glaciale potenzialmente più rapido e di una maggiore influenza della gravità sulle dinamiche del ghiaccio. Queste zone corrispondono probabilmente alla parte superiore del ghiacciaio, dove il ghiaccio si accumula e inizia a fluire verso valle.
- Nelle regioni in cui le curve sono più distanziate, come nella parte inferiore della mappa (intorno ai 2400-2600 metri), la superficie appare più pianeggiante, suggerendo una possibile zona di ablazione o una riduzione della velocità di scorrimento. Questa configurazione è tipica della lingua glaciale, che si trova a quote più basse ed è più esposta a temperature elevate, favorendo lo scioglimento estivo.
La forma generale del Griesgletscher, come rappresentata nella figura, è allungata e orientata in direzione nord-orientale, come confermato dalla freccia del nord presente in basso a destra e dal testo introduttivo. Questa configurazione riflette la topografia della valle sottostante, che guida il flusso del ghiacciaio lungo un asse principale. La superficie totale del ghiacciaio, secondo il testo, è di 4,1 chilometri quadrati, un dato che può essere stimato utilizzando la scala grafica della mappa, che indica una distanza di 1 chilometro. Basandosi sulla scala, la lunghezza del Griesgletscher appare di circa 3-4 chilometri, mentre la larghezza varia tra 1 e 2 chilometri, valori coerenti con l’area totale riportata.
2. Rete di Osservazione e Punti di Misura
Un elemento centrale della Figura 4.21 è la rete di osservazione, rappresentata da una serie di punti numerati (31, 51, 61, 71, 81, 82, 91, 92, 101, 102, 111, 112, 113) distribuiti sulla superficie del ghiacciaio. Questi punti corrispondono a pali di misurazione, probabilmente pali di ablazione e accumulo, utilizzati per monitorare il bilancio di massa del ghiacciaio, un parametro fondamentale per valutare le variazioni di volume e la risposta del ghiacciaio alle condizioni climatiche. La rete di osservazione è stata istituita a partire dal 1961, come descritto nel testo, in concomitanza con la costruzione di un bacino idrico per la produzione idroelettrica, e si è evoluta nel tempo per includere un numero significativo di punti di misura.
La posizione dei pali è stata scelta strategicamente per coprire diverse zone altimetriche e morfologiche del ghiacciaio, garantendo una rappresentatività spaziale dei dati raccolti:
- Il palo 31, situato a circa 3100 metri sopra il livello del mare, si trova nella parte superiore del ghiacciaio, nella zona di accumulo, dove ci si aspetta un bilancio di massa positivo o neutro, grazie a temperature più basse e a un maggiore accumulo di neve.
- I pali 111, 112 e 113, posizionati a quote più basse, intorno ai 2500-2600 metri, si trovano nella zona di ablazione, vicino alla lingua glaciale, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa delle temperature più elevate e della maggiore esposizione a condizioni climatiche calde.
- I pali a quote intermedie, come 81, 82, 91 e 92 (intorno ai 2700-2900 metri), coprono la zona di transizione tra accumulo e ablazione, un’area critica per comprendere le dinamiche del ghiacciaio e la posizione della linea di equilibrio glaciale, ovvero l’altitudine a cui l’accumulo e l’ablazione si bilanciano.
Questa distribuzione altitudinale dei punti di misura consente di ottenere un quadro completo delle variazioni del bilancio di massa lungo il profilo del ghiacciaio, un aspetto essenziale per calcolare il bilancio medio specifico su scala glaciale, come descritto nel testo (Huss et al., 2009; GLAMOS, 2023a). I pali sono probabilmente quelli utilizzati per le misurazioni annuali del bilancio di massa, che vengono poi elaborate per valutare le variazioni volumetriche del ghiacciaio, un’attività che si è intensificata a partire dal 2012 con rilevazioni annuali, come riportato nel testo introduttivo.
3. Sistema di Coordinate e Scala della Mappa
La Figura 4.21 include un sistema di coordinate UTM (Universal Transverse Mercator) lungo i bordi della mappa, che permette di localizzare con precisione il Griesgletscher all’interno di un contesto cartografico più ampio. Sull’asse verticale, a sinistra, sono riportati valori come 145000 e 146000 metri, mentre sull’asse orizzontale, in alto, si leggono valori come 142000 e 143000 metri. Queste coordinate, espresse in metri, forniscono un riferimento geografico univoco per il ghiacciaio, utile per studi comparativi o per l’integrazione dei dati in sistemi GIS (Geographic Information Systems). La precisione delle coordinate UTM è essenziale per correlare le misurazioni del bilancio di massa con altre informazioni geografiche, come le mappe topografiche storiche disponibili dal 1884 (Bauder et al., 2007).
In basso a destra è presente una scala grafica che indica una distanza di 1 chilometro. Utilizzando questa scala, è possibile stimare le dimensioni reali del ghiacciaio: la lunghezza del Griesgletscher appare di circa 3-4 chilometri, mentre la larghezza varia tra 1 e 2 chilometri, a seconda delle sezioni. Queste dimensioni sono coerenti con l’area totale di 4,1 chilometri quadrati riportata nel testo introduttivo, e la scala fornisce un riferimento essenziale per interpretare le distanze tra i punti di misura e le variazioni topografiche rappresentate.
4. Orientamento e Implicazioni Geografiche
La freccia del nord, indicata con una “N” in basso a destra, permette di orientare correttamente la mappa e di comprendere la disposizione del ghiacciaio rispetto al contesto geografico circostante. Il flusso nord-orientale del Griesgletscher, come descritto nel testo, è confermato dalla disposizione delle curve di livello, che mostrano un gradiente altimetrico decrescente in direzione nord-est. Questo orientamento ha implicazioni significative per le dinamiche del ghiacciaio: l’esposizione nord-orientale può ridurre l’irraggiamento solare diretto rispetto a ghiacciai orientati a sud, ma può anche esporre il ghiacciaio a venti freddi che favoriscono l’accumulo di neve nella zona superiore. Inoltre, la direzione del flusso è influenzata dalla topografia della valle sottostante, che guida il movimento del ghiaccio lungo un asse principale.
L’orientamento nord-orientale è anche rilevante per valutare l’impatto delle condizioni climatiche sul ghiacciaio. Ad esempio, i venti dominanti e l’irraggiamento solare possono influenzare la distribuzione dell’accumulo e dell’ablazione, con effetti sulla posizione della linea di equilibrio glaciale e sulla dinamica complessiva del ghiacciaio. La configurazione topografica rappresentata nella figura è quindi un elemento chiave per analizzare le interazioni tra il Griesgletscher e il suo ambiente, un aspetto cruciale per prevedere la sua evoluzione futura in un contesto di cambiamento climatico.
5. Ruolo della Figura nel Contesto del Monitoraggio a Lungo Termine
La Figura 4.21 è strettamente collegata alle informazioni fornite nel testo introduttivo sul Griesgletscher, che descrive un programma di monitoraggio avviato nel 1961 e una serie di dati storici che risalgono al 1884. La mappa funge da supporto visivo per comprendere la configurazione spaziale del ghiacciaio e per contestualizzare i dati raccolti nell’ambito del programma di monitoraggio. I punti di misura (31, 51, 61, ecc.) sono probabilmente quelli utilizzati per le misurazioni annuali del bilancio di massa, che vengono poi elaborate per calcolare il bilancio medio specifico su scala glaciale, come riportato in studi precedenti (Huss et al., 2009; GLAMOS, 2023a). La topografia rappresentata nella figura è inoltre un elemento chiave per analizzare le dinamiche del flusso glaciale e le variazioni volumetriche, che sono state monitorate con mappe topografiche e rilevamenti fotogrammetrici dal 1884, con una frequenza annuale a partire dal 2012.
La figura è complementare alle informazioni storiche riportate nel testo, come le variazioni volumetriche decennali dal 1884 (Bauder et al., 2007) e la rianalisi dei dati dal 1961 al 2007 (Huss et al., 2009). La mappa offre una base visiva per comprendere l’evoluzione del Griesgletscher nel tempo, permettendo di correlare le variazioni altimetriche con i periodi di crescita o recessione documentati negli ultimi decenni. Ad esempio, la distribuzione dei pali di misurazione riflette la necessità di coprire sia la zona di accumulo che la zona di ablazione, un approccio che consente di ottenere un quadro completo delle variazioni di massa del ghiacciaio e di valutare la sua risposta al cambiamento climatico.
6. Implicazioni Scientifiche e Ambientali
La Figura 4.21 non è solo una rappresentazione cartografica, ma uno strumento fondamentale per analizzare le dinamiche del Griesgletscher e le loro implicazioni in un contesto di cambiamento climatico. La topografia superficiale e la rete di osservazione illustrate nella mappa sono essenziali per valutare l’evoluzione del ghiacciaio e i rischi associati al suo ritiro. La perdita di massa glaciale, come documentato in altri ghiacciai alpini, può aumentare la probabilità di distacchi glaciali, che rappresentano una minaccia per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico per la produzione idroelettrica menzionato nel testo. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio ha implicazioni idrologiche significative, riducendo la disponibilità di acqua di fusione durante i mesi estivi, un periodo critico per la produzione di energia, l’agricoltura e l’approvvigionamento idrico nella regione.
Dal punto di vista scientifico, la figura contribuisce alla comprensione delle dinamiche glaciali su scale spaziali e temporali diverse. La distribuzione dei pali di misurazione, che copre un intervallo altimetrico di circa 880 metri, permette di analizzare le variazioni del bilancio di massa in diverse zone del ghiacciaio, fornendo dati preziosi per la validazione di modelli glaciologici e per la previsione dell’evoluzione futura del Griesgletscher. La lunga serie di dati disponibili, che risale al 1884, e l’intensificazione delle rilevazioni annuali a partire dal 2012, come riportato nel testo, rendono il Griesgletscher un caso di studio di riferimento per la glaciologia alpina, contribuendo alla conoscenza delle risposte dei ghiacciai montani al riscaldamento globale.
7. Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
Il Griesgletscher, con la sua estensione di 4,1 chilometri quadrati e il suo gradiente altimetrico, è rappresentativo dei ghiacciai vallivi temperati delle Alpi, un tipo di ghiacciaio particolarmente sensibile alle variazioni climatiche. La sua configurazione topografica e la rete di osservazione illustrate nella Figura 4.21 possono essere confrontate con quelle di altri ghiacciai alpini, come il Glacier du Giétro (descritto nelle sezioni precedenti), che presenta caratteristiche simili, come un flusso orientato e una rete di pali di misurazione distribuiti su diverse altitudini. Tuttavia, il Griesgletscher si distingue per la sua lunga serie di dati storici, che risale al 1884, e per il suo ruolo nella produzione idroelettrica, che lo rende un punto focale per la gestione delle risorse idriche e dei rischi naturali nella regione.
Conclusioni
La Figura 4.21 offre una rappresentazione dettagliata e scientificamente rigorosa del Griesgletscher, combinando informazioni topografiche e dati di monitoraggio in un’unica mappa. La topografia superficiale, illustrata attraverso le curve di livello, evidenzia le variazioni altimetriche del ghiacciaio, che si estende da 2440 metri a 3320 metri sopra il livello del mare con un flusso nord-orientale. La rete di osservazione, rappresentata dai pali di misurazione, fornisce una copertura spaziale delle misurazioni del bilancio di massa, essenziali per valutare l’evoluzione del ghiacciaio e i rischi associati al suo ritiro. La scala e il sistema di coordinate UTM consentono di contestualizzare il ghiacciaio in un quadro geografico più ampio, mentre l’orientamento nord-orientale offre spunti per analizzare le sue dinamiche in relazione alle condizioni ambientali. Questa figura non è solo un’illustrazione cartografica, ma un elemento centrale per comprendere le complesse interazioni tra il Griesgletscher e il suo ambiente, contribuendo alla conoscenza scientifica delle dinamiche glaciali e alla gestione sostenibile delle risorse naturali nelle Alpi svizzere.
Monitoraggio del Griesgletscher: Risultati delle Indagini sul Bilancio di Massa per l’Anno Idrologico 2021/22
Il Griesgletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, è oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine che ha prodotto una delle serie di dati glaciologici più estese delle Alpi, con misurazioni del bilancio di massa avviate nel 1961 e variazioni volumetriche ricostruite a partire dal 1884 (Bauder et al., 2007; GLAMOS, 2023b). Le indagini condotte nell’anno idrologico 2021/22, descritte di seguito, forniscono un quadro aggiornato e preoccupante delle condizioni del ghiacciaio, evidenziando un’accelerazione della perdita di massa e un progressivo deterioramento delle sue strutture morfologiche. Questi dati si inseriscono in un contesto di cambiamento climatico globale che sta avendo un impatto significativo sui ghiacciai alpini, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle.
Campagna di Misurazione della Neve Invernale
Le attività di monitoraggio del Griesgletscher per l’anno idrologico 2021/22 sono iniziate con una campagna di misurazione della neve invernale condotta il 20 aprile 2022. Durante questa campagna, sono state effettuate rilevazioni della profondità della neve in 168 punti distribuiti sulla superficie del ghiacciaio, coprendo un’area totale di 4,1 chilometri quadrati, come riportato nel testo introduttivo. Questi punti di misura includevano tutte le posizioni dei pali di misurazione della rete di osservazione, rappresentata nella Figura 4.21, che comprende 15 pali distribuiti su diverse altitudini, da 2440 a 3320 metri sopra il livello del mare. La scelta di un numero così elevato di punti di rilevazione (168) riflette la necessità di ottenere un quadro rappresentativo dell’accumulo nevoso su scala glaciale, tenendo conto della variabilità spaziale dovuta a fattori come l’altitudine, l’esposizione al vento e la topografia locale.
Parallelamente alle misurazioni della profondità, sono stati condotti carotaggi in tre siti specifici per determinare la densità della neve, un parametro essenziale per convertire le misurazioni di profondità in valori di equivalente in acqua, che rappresentano la quantità di acqua che si otterrebbe fondendo la neve. I valori di densità misurati variano tra 380 e 430 chilogrammi per metro cubo, un intervallo tipico per la neve primaverile in un ghiacciaio temperato, che può essere influenzato da processi di compattazione e metamorfismo della neve durante l’inverno. Questi dati di densità, combinati con le misurazioni della profondità, hanno permesso di calcolare l’accumulo invernale in termini di millimetri di equivalente in acqua, un indicatore chiave per valutare il contributo della neve al bilancio di massa del ghiacciaio.
Visite Intermedie e Adattamenti della Rete di Monitoraggio
A causa delle condizioni eccezionali registrate durante l’estate del 2021/22, sono state effettuate due visite intermedie al ghiacciaio, l’8 giugno e il 17 luglio, per monitorare l’evoluzione della superficie glaciale e adattare la rete di osservazione alle dinamiche in corso. Durante queste visite, è stato condotto un rilevamento completo della superficie del ghiacciaio, che ha permesso di documentare i tassi di scioglimento estremi che stavano interessando il Griesgletscher. L’ablazione estiva, intensificata da temperature elevate e da un accumulo invernale insufficiente, ha richiesto una parziale perforazione della rete di pali di misurazione, un intervento necessario per mantenere la funzionalità del sistema di monitoraggio. La rete, illustrata nella Figura 4.21, include pali come il 31 (a circa 3100 metri) e i pali 111-113 (a 2500-2600 metri), che coprono sia la zona di accumulo che quella di ablazione, garantendo una copertura rappresentativa delle variazioni di massa.
L’intervento di perforazione è stato motivato dalla necessità di riposizionare i pali, che possono essere stati spostati o sepolti a causa dell’intensa ablazione del ghiaccio. Questo processo di manutenzione è cruciale per garantire la continuità delle misurazioni, soprattutto in un anno caratterizzato da condizioni climatiche estreme, come quelle del 2021/22, che hanno portato a tassi di scioglimento senza precedenti, come descritto nel testo.
Rilevamento di Fine Estate e Risultati del Bilancio di Massa
Il rilevamento principale dell’anno idrologico 2021/22 è stato condotto il 2 settembre 2022, al termine della stagione di ablazione estiva. Durante questa campagna, l’intera rete di pali di misurazione è stata nuovamente perforata, un’operazione che ha permesso di aggiornare le posizioni dei pali e di raccogliere dati definitivi sul bilancio di massa per l’anno. Le misurazioni effettuate presso i 15 pali della rete hanno rivelato un bilancio di massa fortemente negativo in tutti i punti di osservazione, un risultato che conferma l’impatto delle condizioni climatiche avverse sull’evoluzione del Griesgletscher.
Un dato particolarmente significativo è emerso dal palo situato alla quota più alta, a 3030 metri sopra il livello del mare, che si trova nella precedente area di accumulo del ghiacciaio, una zona che in passato era caratterizzata da un bilancio di massa positivo o neutro, grazie a temperature più basse e a un maggiore accumulo di neve. In questa posizione, sono stati misurati tassi di ablazione del ghiaccio fino a 4 metri, un valore eccezionalmente alto che indica un’ablazione estiva senza precedenti, anche nelle regioni che dovrebbero essere meno esposte allo scioglimento. Questo fenomeno è probabilmente il risultato di temperature estive insolitamente elevate, che hanno portato a un allungamento della stagione di ablazione e a una riduzione dell’accumulo nevoso invernale, incapace di proteggere il ghiaccio sottostante dallo scioglimento.
Deterioramento Morfologico del Ghiacciaio
Le indagini del 2021/22 hanno evidenziato non solo una perdita di massa significativa, ma anche un’accelerazione della disintegrazione morfologica del Griesgletscher. La figura 4.21 mostra una sezione più ripida che separa l’altopiano superiore, situato a quote più alte (intorno ai 2800-3100 metri), dalla lingua glaciale, che si estende a quote più basse (intorno ai 2440-2600 metri). In questa sezione, sono emersi nuovi affioramenti rocciosi, un segnale chiaro del ritiro del ghiacciaio e dell’assottigliamento del ghiaccio. La comparsa di queste rocce esposte è il risultato della perdita di spessore del ghiaccio, che non è più in grado di coprire il substrato roccioso sottostante, un fenomeno che accelera ulteriormente il processo di ablazione attraverso il feedback albedo: le superfici rocciose, più scure, assorbono una maggiore quantità di radiazione solare rispetto al ghiaccio, aumentando il riscaldamento locale e intensificando lo scioglimento.
La disintegrazione del ghiacciaio, come descritto nel testo, è un processo che si autoalimenta: la riduzione dello spessore del ghiaccio e l’esposizione di nuove aree rocciose riducono l’area superficiale del ghiacciaio, diminuendo la sua capacità di riflettere la radiazione solare e accelerando la perdita di massa. Questo fenomeno è particolarmente preoccupante per il Griesgletscher, che, con la sua estensione di 4,1 chilometri quadrati, è già soggetto a una pressione significativa dovuta al riscaldamento globale.
Contesto e Implicazioni Scientifiche
Le indagini del 2021/22 sul Griesgletscher si inseriscono in un contesto di monitoraggio a lungo termine che ha prodotto una delle serie di dati glaciologici più complete delle Alpi, con misurazioni del bilancio di massa avviate nel 1961 e variazioni volumetriche ricostruite a partire dal 1884 (Bauder et al., 2007). I risultati di quest’anno confermano le tendenze osservate in altri ghiacciai alpini, come il Glacier du Giétro (descritto nelle sezioni precedenti), che ha mostrato perdite di massa simili nello stesso periodo, con tassi di ablazione record e un deterioramento morfologico accelerato. La perdita di massa del Griesgletscher, con tassi di ablazione fino a 4 metri anche a 3030 metri sopra il livello del mare, è un segnale preoccupante che indica uno spostamento verso l’alto della linea di equilibrio glaciale, riducendo progressivamente l’area di accumulo e accelerando il processo di deglaciazione.
Dal punto di vista scientifico, questi dati sono di grande rilevanza per comprendere le dinamiche dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico. L’ablazione record registrata nel 2021/22, in particolare nelle zone di alta quota, suggerisce che il Griesgletscher stia subendo un cambiamento di regime, con una riduzione significativa della sua capacità di accumulo e un aumento dell’ablazione estiva. La comparsa di nuovi affioramenti rocciosi nella sezione centrale del ghiacciaio è un ulteriore indicatore di instabilità morfologica, che potrebbe aumentare il rischio di distacchi glaciali, con potenziali conseguenze per il bacino idrico a valle, utilizzato per la produzione idroelettrica.
Dal punto di vista ambientale, il ritiro del Griesgletscher ha implicazioni dirette sulla disponibilità di acqua di fusione per i sistemi fluviali locali, con impatti sulla produzione idroelettrica, l’agricoltura e l’approvvigionamento idrico nella regione. Inoltre, la perdita di massa glaciale contribuisce all’innalzamento del livello del mare a scala globale, sebbene il contributo di un singolo ghiacciaio come il Griesgletscher sia limitato rispetto a quello delle grandi calotte polari. La disintegrazione del ghiacciaio altera anche il microclima alpino e gli ecosistemi che dipendono dalla presenza del ghiaccio, con effetti a cascata sulla biodiversità locale.
Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
Il Griesgletscher, con la sua estensione di 4,1 chilometri quadrati e il suo gradiente altimetrico, è rappresentativo dei ghiacciai vallivi temperati delle Alpi, un tipo.Concurrently, the disintegration of the Griesgletscher mirrors trends observed in other Alpine glaciers, such as the Glacier du Giétro, which also exhibited significant mass loss and morphological changes during the same period. The World Glacier Monitoring Service (WGMS) reports that most mountain glaciers globally have experienced accelerated retreat since the early 2000s, driven by rising temperatures and reduced snowfall. The Griesgletscher’s response, with extreme ablation rates and emerging rock outcrops, aligns with these broader patterns, underscoring the pervasive impact of climate change on Alpine glacial systems.
Conclusioni
Le indagini condotte nell’anno idrologico 2021/22 sul Griesgletscher evidenziano una situazione di forte stress per il ghiacciaio, con un bilancio di massa fortemente negativo, tassi di ablazione record e un’accelerazione della disintegrazione morfologica. La campagna di misurazione della neve invernale, condotta il 20 aprile 2022 in 168 punti, ha fornito dati essenziali sull’accumulo nevoso, mentre le visite intermedie dell’8 giugno e del 17 luglio hanno permesso di adattare la rete di monitoraggio ai tassi di scioglimento estremi. Il rilevamento di fine estate, effettuato il 2 settembre 2022, ha confermato una perdita di massa significativa in tutti i 15 pali di misurazione, con tassi di ablazione fino a 4 metri anche a 3030 metri sopra il livello del mare, nella precedente area di accumulo. La comparsa di nuovi affioramenti rocciosi nella sezione centrale del ghiacciaio è un segnale del deterioramento in corso, che potrebbe avere implicazioni per la stabilità del ghiacciaio e per le infrastrutture a valle. Questi risultati sottolineano l’urgenza di un monitoraggio continuo e di strategie di mitigazione per gestire i rischi associati al ritiro glaciale, in un contesto di cambiamento climatico che continua a esercitare una pressione crescente sui ghiacciai alpini. I dati raccolti in questo anno rappresentano un contributo prezioso per la glaciologia e per la gestione del territorio, offrendo spunti per future ricerche e interventi.

Analisi Approfondita della Figura 4.22: Evoluzione del Bilancio di Massa del Griesgletscher dal 1961 al 2023
La Figura 4.22 presenta un’analisi grafica dettagliata dell’evoluzione del bilancio di massa del Griesgletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, per il periodo compreso tra il 1961 e il 2023. Il grafico combina due serie di dati fondamentali per comprendere le dinamiche glaciali: il bilancio di massa specifico medio annuale, rappresentato tramite barre, e il bilancio di massa cumulativo, illustrato con una linea. Entrambi i parametri sono espressi in metri di equivalente in acqua, un’unità che quantifica la variazione di massa del ghiacciaio in termini di acqua che si otterrebbe fondendo il ghiaccio o la neve. Questa figura si inserisce nel contesto di un programma di monitoraggio a lungo termine del Griesgletscher, avviato nel 1961 in concomitanza con la costruzione di un bacino idrico per la produzione idroelettrica, e si collega a una serie di dati storici che risalgono al 1884, come riportato nel testo introduttivo (Bauder et al., 2007; GLAMOS, 2023b). L’analisi di questi dati offre un quadro chiaro della risposta del ghiacciaio al cambiamento climatico, evidenziando una perdita di massa significativa e progressiva, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle.
Struttura e Organizzazione del Grafico
La Figura 4.22 è un grafico a due assi che rappresenta l’evoluzione temporale del bilancio di massa del Griesgletscher su un arco di 62 anni, dal 1961 al 2023:
- L’asse orizzontale riporta gli anni, con un intervallo che copre l’intero periodo di monitoraggio del bilancio di massa, iniziato nel 1961, come descritto nel testo introduttivo. Questo periodo è stato scelto come punto di partenza per le misurazioni sistematiche, ma si integra con dati volumetrici decennali che risalgono al 1884, offrendo un contesto storico più ampio.
- L’asse verticale sinistro è dedicato al bilancio di massa specifico medio annuale, espresso in metri di equivalente in acqua, con valori che variano da -3 a +1 metri. Questo asse è associato alle barre del grafico, che rappresentano la variazione netta di massa del ghiacciaio per unità di area in ciascun anno.
- L’asse verticale destro mostra il bilancio di massa cumulativo, anch’esso in metri di equivalente in acqua, con valori che variano da 0 a -40 metri. Questo asse è associato alla linea del grafico, che rappresenta la somma progressiva dei bilanci annuali specifici, fornendo un’indicazione della perdita o del guadagno totale di massa del ghiacciaio nel tempo.
Le barre e la linea sono complementari: le barre offrono una visione dettagliata delle variazioni annuali, mentre la linea evidenzia la tendenza a lungo termine, permettendo di valutare sia la variabilità interannuale che l’evoluzione complessiva del ghiacciaio.
Analisi del Bilancio di Massa Specifico Medio Annuale
Le barre del grafico rappresentano il bilancio di massa specifico medio annuale, un parametro che quantifica la variazione netta di massa del ghiacciaio per unità di area in un dato anno, calcolata come la differenza tra l’accumulo (principalmente neve invernale) e l’ablazione (principalmente scioglimento estivo, ma anche sublimazione e distacchi). Un valore positivo indica un guadagno di massa, ovvero un accumulo che supera l’ablazione, mentre un valore negativo indica una perdita di massa, con un’ablazione che prevale sull’accumulo. L’analisi delle barre rivela una chiara evoluzione delle condizioni del Griesgletscher nel corso del periodo 1961-2023, che può essere suddivisa in tre fasi distinte:
Periodo 1961-1980: Variabilità con Tendenza Negativa Moderata
Durante i primi due decenni del periodo di monitoraggio, il bilancio di massa specifico medio annuale mostra una variabilità significativa, con valori che oscillano tra -1 e +1 metri di equivalente in acqua. La maggior parte degli anni presenta bilanci negativi, con perdite di massa che variano tra 0 e -1 metri, indicando che l’ablazione estiva ha generalmente superato l’accumulo invernale. Tuttavia, ci sono alcuni anni con bilanci positivi, come il 1977 e il 1978, in cui il bilancio raggiunge valori vicini a +1 metro di equivalente in acqua. Questi anni positivi sono probabilmente associati a condizioni climatiche favorevoli, come inverni più freddi e nevosi, che hanno favorito un maggiore accumulo di neve, o estati più fresche, che hanno ridotto l’ablazione. Nonostante questi episodi di guadagno di massa, la tendenza generale del periodo è di leggera diminuzione, con una prevalenza di anni negativi che riflettono un equilibrio precario tra accumulo e ablazione.
Periodo 1980-2000: Intensificazione della Perdita di Massa
A partire dagli anni 1980, la tendenza negativa si intensifica, con bilanci annuali che diventano più frequentemente negativi e con valori che scendono spesso sotto -1 metro di equivalente in acqua. In questo periodo, gli anni con bilanci positivi sono rari, limitati a episodi come il 1980 e il 1990, in cui si registrano valori leggermente positivi, ma insufficienti a invertire la tendenza generale. La maggior parte degli anni mostra una perdita di massa significativa, con valori che raggiungono -2 metri di equivalente in acqua in alcuni casi, come intorno al 1990. Questo periodo coincide con un aumento delle temperature medie globali, che ha portato a un allungamento della stagione di ablazione estiva e a una riduzione dell’accumulo nevoso invernale, due fattori che hanno contribuito a un’ablazione più intensa. La maggiore frequenza di anni negativi riflette un cambiamento nelle condizioni climatiche, con un impatto crescente sul bilancio di massa del Griesgletscher.
Periodo 2000-2023: Accelerazione della Deglaciazione
Dopo il 2000, la tendenza negativa diventa ancora più marcata, con bilanci annuali che sono quasi esclusivamente negativi e che raggiungono valori estremi, spesso inferiori a -2 metri di equivalente in acqua. Gli anni più critici, come il 2003, il 2017 e il 2022, mostrano perdite di massa vicine a -3 metri di equivalente in acqua, indicando un’ablazione estiva eccezionalmente intensa. Questo periodo coincide con un’accelerazione del riscaldamento globale, che ha portato a temperature estive più alte, ondate di calore più frequenti e una riduzione significativa dell’accumulo nevoso invernale. Le condizioni climatiche avverse hanno amplificato l’ablazione, riducendo la capacità del ghiacciaio di mantenere un bilancio di massa equilibrato. L’anno 2022, in particolare, è uno degli anni con il bilancio più negativo, un dato che si allinea con le indagini del 2021/22, che riportano tassi di ablazione fino a 4 metri anche a 3030 metri sopra il livello del mare, nella precedente area di accumulo.
Analisi del Bilancio di Massa Cumulativo
La linea del bilancio di massa cumulativo rappresenta la somma progressiva dei bilanci annuali specifici dal 1961 al 2023, fornendo un’indicazione della perdita o del guadagno totale di massa del ghiacciaio nel tempo. La traiettoria della linea mostra una chiara tendenza al ribasso, che può essere analizzata in tre fasi parallele a quelle del bilancio annuale:
Periodo 1961-1980: Declino Iniziale
Nei primi due decenni, il bilancio cumulativo oscilla intorno a 0 metri di equivalente in acqua, con una leggera tendenza negativa. Gli anni con bilanci positivi, come il 1977-1978, rallentano temporaneamente la perdita di massa, ma la prevalenza di anni negativi porta a un declino graduale, che raggiunge circa -5 metri di equivalente in acqua entro il 1980. Questo declino iniziale riflette un equilibrio precario tra accumulo e ablazione, con una perdita di massa moderata che non compromette ancora in modo significativo la stabilità del ghiacciaio.
Periodo 1980-2000: Accelerazione della Perdita
A partire dagli anni 1980, la perdita di massa si accelera, con il bilancio cumulativo che scende a circa -15 metri di equivalente in acqua entro il 2000. Questo periodo è caratterizzato da una maggiore frequenza di anni con bilanci negativi, che contribuiscono a un declino più rapido della massa glaciale. La pendenza della linea si accentua, riflettendo l’impatto crescente delle condizioni climatiche avverse, come l’aumento delle temperature medie e la riduzione dell’accumulo nevoso invernale. La perdita cumulativa di 15 metri di equivalente in acqua in 40 anni indica una riduzione significativa dello spessore del ghiacciaio, che inizia a manifestarsi anche a livello morfologico, come suggerito dalla comparsa di nuovi affioramenti rocciosi descritta nelle indagini del 2021/22.
Periodo 2000-2023: Declino Drammatico
Dopo il 2000, la perdita di massa diventa ancora più pronunciata, con una pendenza della linea che si accentua ulteriormente. Entro il 2023, il bilancio cumulativo raggiunge circa -40 metri di equivalente in acqua, indicando una perdita totale di massa di 40 metri di equivalente in acqua rispetto al 1961. Questo valore corrisponde a una riduzione significativa dello spessore del ghiacciaio, che può essere stimata dividendo la perdita cumulativa per la densità media del ghiaccio (circa 900 kg/m³), risultando in una perdita di spessore di circa 44 metri in 62 anni. Gli anni con bilanci annuali estremamente negativi, come il 2003, il 2017 e il 2022, contribuiscono in modo significativo a questa tendenza, riflettendo l’impatto di condizioni climatiche estreme, come temperature estive elevate, ondate di calore prolungate e accumuli nevosi ridotti.
Confronto con le Indagini del 2021/22
I dati della Figura 4.22 sono coerenti con le indagini condotte nell’anno idrologico 2021/22 sul Griesgletscher, che riportano un bilancio di massa fortemente negativo in tutti i 15 pali di misurazione, con tassi di ablazione fino a 4 metri anche a 3030 metri sopra il livello del mare, nella precedente area di accumulo. Nel grafico, l’anno 2022 è uno degli anni con il bilancio annuale più negativo, con una perdita di massa vicina a -3 metri di equivalente in acqua, un valore che contribuisce al declino cumulativo osservato. La perdita di massa a quote elevate, come descritto nel testo, è un segnale preoccupante che indica uno spostamento verso l’alto della linea di equilibrio glaciale, riducendo progressivamente l’area di accumulo del ghiacciaio e accelerando il processo di deglaciazione. Questo fenomeno è ulteriormente aggravato dalla comparsa di nuovi affioramenti rocciosi nella sezione centrale del ghiacciaio, un segno di disintegrazione morfologica che amplifica l’ablazione attraverso il feedback albedo, come descritto nelle indagini.
Contesto Glaciologico e Implicazioni Scientifiche
La Figura 4.22 si inserisce nel contesto del monitoraggio a lungo termine del Griesgletscher, che ha prodotto una delle serie di dati glaciologici più complete delle Alpi, con misurazioni del bilancio di massa avviate nel 1961 e variazioni volumetriche ricostruite a partire dal 1884 (Bauder et al., 2007). La tendenza al ribasso del bilancio cumulativo, che raggiunge -40 metri di equivalente in acqua nel 2023, è coerente con le osservazioni riportate per altri ghiacciai alpini, come il Glacier du Giétro, che mostra una perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua nello stesso periodo (Figura 4.20). Tuttavia, la perdita di massa del Griesgletscher appare più marcata, probabilmente a causa della sua esposizione nord-orientale e della sua configurazione topografica, che possono amplificare l’impatto delle temperature elevate e della riduzione dell’accumulo nevoso, come illustrato nella Figura 4.21.
Dal punto di vista scientifico, la figura evidenzia l’impatto del cambiamento climatico sul Griesgletscher, con un’accelerazione della perdita di massa a partire dagli anni 2000, un periodo caratterizzato da un aumento delle temperature medie globali e da una maggiore frequenza di ondate di calore estive. La perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua corrisponde a una riduzione significativa dello spessore del ghiacciaio, che ha implicazioni dirette sulla sua stabilità e sulla sua capacità di mantenere un equilibrio dinamico. La comparsa di nuovi affioramenti rocciosi, come descritto nelle indagini del 2021/22, è un segnale di disintegrazione morfologica che accelera ulteriormente il processo di ablazione, riducendo l’area superficiale del ghiacciaio e aumentando l’assorbimento di radiazione solare.
Dal punto di vista ambientale, la perdita di massa del Griesgletscher ha conseguenze significative per la disponibilità di acqua di fusione, un elemento cruciale per la produzione idroelettrica nella regione, come sottolineato nel testo introduttivo. La riduzione del volume glaciale diminuisce il contributo di acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per la produzione di energia, l’agricoltura e l’approvvigionamento idrico. Inoltre, la disintegrazione del ghiacciaio aumenta il rischio di distacchi glaciali, che possono generare valanghe di ghiaccio e rappresentare una minaccia per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico menzionato nel testo. La perdita di massa contribuisce anche, seppur in misura limitata, all’innalzamento del livello del mare a scala globale, un fenomeno che ha impatti su scala planetaria.
Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
La tendenza al ribasso del bilancio di massa del Griesgletscher è in linea con le osservazioni globali di ritiro dei ghiacciai montani, come riportato dal World Glacier Monitoring Service (WGMS). La maggior parte dei ghiacciai alpini ha subito una perdita di massa significativa negli ultimi decenni, con un’accelerazione del ritiro a partire dagli anni 2000, dovuta all’aumento delle temperature medie e alla riduzione delle precipitazioni nevose. Il Griesgletscher, con una perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua in 62 anni, mostra una risposta simile a quella di altri ghiacciai alpini, come il Glacier du Giétro, ma con un declino più pronunciato, che potrebbe essere attribuito a fattori locali, come l’esposizione nord-orientale e la topografia della valle, che influenzano i processi di accumulo e ablazione. La configurazione topografica del Griesgletscher, illustrata nella Figura 4.21, con una sezione ripida che separa l’altopiano superiore dalla lingua glaciale, può amplificare l’impatto dell’ablazione, soprattutto nelle zone di transizione, dove la comparsa di affioramenti rocciosi accelera il processo di deglaciazione.
Conclusioni
La Figura 4.22 offre un’analisi dettagliata e scientificamente rigorosa dell’evoluzione del bilancio di massa del Griesgletscher per il periodo 1961-2023, evidenziando una perdita di massa continua e progressiva. Le barre del bilancio di massa specifico medio annuale mostrano una variabilità significativa, con una tendenza negativa che si intensifica dopo il 2000, raggiungendo valori estremi di -3 metri di equivalente in acqua in anni come il 2022, in linea con le indagini del 2021/22 che riportano tassi di ablazione record. La linea del bilancio cumulativo rivela una perdita totale di circa 40 metri di equivalente in acqua in 62 anni, un dato che conferma l’impatto del cambiamento climatico sul ghiacciaio e si allinea con le tendenze globali di ritiro dei ghiacciai montani. Questi risultati hanno implicazioni significative per la gestione delle risorse idriche, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle, sottolineando l’urgenza di strategie di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. La figura rappresenta un contributo prezioso per la glaciologia, offrendo una base solida per analizzare le dinamiche glaciali e per sviluppare modelli predittivi sull’evoluzione futura dei ghiacciai alpini in un contesto di riscaldamento globale.
Monitoraggio del Griesgletscher: Risultati delle Indagini sul Bilancio di Massa per l’Anno Idrologico 2022/23
Il Griesgletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, è oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine che ha prodotto una delle serie di dati glaciologici più estese delle Alpi, con misurazioni del bilancio di massa avviate nel 1961 e variazioni volumetriche ricostruite a partire dal 1884 (Bauder et al., 2007; GLAMOS, 2023b). Le indagini condotte nell’anno idrologico 2022/23, descritte di seguito, rappresentano un aggiornamento critico delle condizioni del ghiacciaio, evidenziando un’ulteriore accelerazione della perdita di massa e un deterioramento morfologico significativo, in continuità con le osservazioni dell’anno precedente (2021/22). Questi dati si inseriscono in un contesto di cambiamento climatico globale che sta avendo un impatto drammatico sui ghiacciai alpini, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle, come il bacino idrico menzionato nel testo introduttivo.
Campagna di Misurazione della Neve Invernale
Le attività di monitoraggio del Griesgletscher per l’anno idrologico 2022/23 sono iniziate con una campagna di misurazione della neve invernale condotta il 19 aprile 2023. Durante questa campagna, sono state effettuate rilevazioni della profondità della neve in 180 punti distribuiti sull’intero intervallo altimetrico del ghiacciaio, che si estende da 2440 a 3320 metri sopra il livello del mare, come riportato nel testo introduttivo. Rispetto all’anno precedente, in cui erano stati monitorati 168 punti, l’aumento a 180 punti di misura riflette un’intensificazione degli sforzi di monitoraggio, probabilmente motivata dalla necessità di ottenere un quadro più dettagliato dell’accumulo nevoso in un contesto di condizioni climatiche sempre più estreme. La distribuzione dei punti di misura copre l’intera superficie del ghiacciaio, che si estende su 4,1 chilometri quadrati, e include le posizioni dei pali di misurazione della rete di osservazione, illustrata nella Figura 4.21, che comprende pali come il 31 (a circa 3100 metri) e i pali 111-113 (a 2500-2600 metri).
Parallelamente alle misurazioni della profondità, sono stati condotti carotaggi in quattro siti specifici per determinare la densità della neve, un parametro fondamentale per convertire le misurazioni di profondità in valori di equivalente in acqua, che rappresentano la quantità di acqua che si otterrebbe fondendo la neve. I valori di densità misurati variano tra 320 e 350 chilogrammi per metro cubo, un intervallo insolitamente basso rispetto ai valori dell’anno precedente (380-430 kg/m³), che potrebbe essere indicativo di una neve meno compattata, forse a causa di temperature più miti durante l’inverno o di una minore esposizione a processi di metamorfismo. Questi dati di densità, combinati con le misurazioni della profondità, hanno permesso di calcolare l’accumulo invernale in termini di millimetri di equivalente in acqua, un indicatore chiave per valutare il contributo della neve al bilancio di massa del ghiacciaio. Tuttavia, i valori di densità bassi suggeriscono un accumulo invernale meno consistente, che potrebbe aver contribuito a una maggiore vulnerabilità del ghiacciaio all’ablazione estiva.
Visite Intermedie e Rilevamenti di Fine Estate
A causa dei tassi di scioglimento elevati registrati durante l’estate del 2022/23, sono state effettuate diverse campagne di monitoraggio per seguire l’evoluzione della superficie glaciale e adattare la rete di osservazione alle dinamiche in corso. Il 16 luglio 2023 è stata condotta una lettura intermedia di tutti i pali di misurazione del bilancio di massa, un’operazione che ha permesso di documentare l’andamento dell’ablazione estiva in una fase cruciale della stagione. Questa visita intermedia è stata fondamentale per valutare l’impatto delle condizioni climatiche estive, che hanno continuato a essere caratterizzate da temperature elevate, come nell’anno precedente.
Il rilevamento principale dell’anno idrologico 2022/23 è stato effettuato l’11 settembre 2023, al termine della stagione di ablazione estiva. Durante questa campagna, sono stati misurati i valori del bilancio di massa in tutti i 14 siti di monitoraggio, un numero inferiore rispetto ai 15 siti dell’anno precedente, probabilmente a causa della perdita di un palo nella parte inferiore del ghiacciaio, un fenomeno simile a quello osservato nel Glacier du Giétro, dove il palo 102 è stato perso a causa della disintegrazione della terrazza inferiore. Le misurazioni hanno rivelato un bilancio di massa fortemente negativo in tutti i siti, un risultato che conferma la tendenza osservata nell’anno 2021/22 e nella Figura 4.22, che mostra un bilancio annuale di circa -3 metri di equivalente in acqua per il 2022. Durante il rilevamento di settembre, l’intera rete di pali è stata nuovamente perforata, un intervento necessario per mantenere la funzionalità del sistema di monitoraggio in un contesto di ablazione intensa.
A causa dei tassi di scioglimento ancora elevati, è stata effettuata un’ulteriore visita completa della rete di monitoraggio il 5 ottobre 2023, un’operazione straordinaria che sottolinea la gravità delle condizioni del ghiacciaio. Questa visita ha permesso di raccogliere dati aggiuntivi sull’ablazione tardiva, un fenomeno che si sta intensificando a causa dell’allungamento della stagione di scioglimento, un effetto diretto del riscaldamento globale.
Risultati del Bilancio di Massa e Ablazione Record
I risultati delle misurazioni del 2022/23 confermano un’ablazione eccezionalmente intensa, con tassi di scioglimento che hanno raggiunto nuovi record rispetto all’anno precedente. Rispetto all’inizio di settembre 2022, quando il rilevamento di fine estate aveva già evidenziato tassi di ablazione significativi, le misurazioni del 2022/23 hanno registrato un’ablazione record del ghiaccio sulla lingua glaciale, con una perdita superiore a 7 metri. Questo valore, misurato nella parte inferiore del ghiacciaio (intorno ai 2440-2600 metri, come illustrato nella Figura 4.21), è indicativo di un’ablazione estiva estrema, probabilmente dovuta a temperature elevate prolungate e a un accumulo invernale insufficiente, come suggerito dai valori di densità della neve bassi (320-350 kg/m³).
Anche al profilo del palo più alto, situato a 3030 metri sopra il livello del mare nella precedente area di accumulo, sono stati persi circa 4 metri di ghiaccio, un valore simile a quello registrato nell’anno 2021/22. Questo dato è particolarmente preoccupante, poiché le zone di alta quota, come quella a 3030 metri, dovrebbero essere aree di accumulo netto, dove l’accumulo di neve supera l’ablazione. La perdita di 4 metri di ghiaccio a questa altitudine indica uno spostamento verso l’alto della linea di equilibrio glaciale, un fenomeno che riduce progressivamente l’area di accumulo del ghiacciaio e accelera il processo di deglaciazione, come evidenziato anche nella Figura 4.22, che mostra una perdita cumulativa di circa 40 metri di equivalente in acqua dal 1961 al 2023.
Installazione di una Stazione di Monitoraggio Autonomo
Un’innovazione significativa delle indagini del 2022/23 è stata l’installazione di una stazione per il monitoraggio autonomo dell’accumulo di neve e dello scioglimento del ghiaccio, posizionata in un sito vicino al termine del ghiacciaio, probabilmente nella zona della lingua glaciale (intorno ai 2440-2600 metri, come mostrato nella Figura 4.21). Questa stazione è progettata per fornire informazioni in tempo reale sullo stato del ghiacciaio, un progresso tecnologico che consente di monitorare le variazioni di massa con una frequenza e una precisione maggiori rispetto alle campagne di rilevamento tradizionali. La scelta di posizionare la stazione vicino al termine del ghiacciaio è strategica, poiché questa zona è particolarmente sensibile all’ablazione estiva, come dimostrato dai tassi di scioglimento record di oltre 7 metri registrati nel 2022/23. I dati in tempo reale forniti dalla stazione possono essere utilizzati per migliorare la gestione del rischio, ad esempio prevedendo eventi di distacco glaciale, e per ottimizzare l’uso delle risorse idriche derivanti dalla fusione del ghiaccio, un aspetto cruciale per la produzione idroelettrica nella regione.
Contesto e Implicazioni Scientifiche
Le indagini del 2022/23 sul Griesgletscher confermano e amplificano le osservazioni dell’anno precedente, evidenziando un’ulteriore accelerazione della perdita di massa e un deterioramento morfologico significativo. La perdita di massa record sulla lingua glaciale (oltre 7 metri) e la continua ablazione a quote elevate (4 metri a 3030 metri) sono in linea con la tendenza al ribasso del bilancio cumulativo illustrata nella Figura 4.22, che mostra una perdita totale di circa 40 metri di equivalente in acqua dal 1961 al 2023. Questi dati sono coerenti con le osservazioni riportate per altri ghiacciai alpini, come il Glacier du Giétro, che ha mostrato perdite di massa simili nello stesso periodo, con una perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua (Figura 4.20).
Dal punto di vista scientifico, i risultati del 2022/23 sottolineano l’impatto del cambiamento climatico sul Griesgletscher, con un’ablazione estiva che continua a superare di gran lunga l’accumulo invernale, anche nelle zone di alta quota. La densità della neve bassa (320-350 kg/m³) suggerisce un accumulo invernale meno consistente, che non è stato in grado di proteggere il ghiaccio sottostante dallo scioglimento estivo, un fenomeno aggravato da temperature elevate e da un allungamento della stagione di ablazione. La perdita di massa a quote elevate, come quella registrata a 3030 metri, indica uno spostamento verso l’alto della linea di equilibrio glaciale, un segnale preoccupante che riduce l’area di accumulo del ghiacciaio e accelera il processo di deglaciazione.
Dal punto di vista ambientale, la perdita di massa del Griesgletscher ha implicazioni dirette sulla disponibilità di acqua di fusione per i sistemi fluviali locali, con impatti sulla produzione idroelettrica, l’agricoltura e l’approvvigionamento idrico nella regione. La riduzione del volume glaciale diminuisce il contributo di acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per la produzione di energia, come sottolineato nel testo introduttivo. Inoltre, l’ablazione record sulla lingua glaciale aumenta il rischio di distacchi glaciali, che possono generare valanghe di ghiaccio e rappresentare una minaccia per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico utilizzato per la produzione idroelettrica. La perdita di massa contribuisce anche, seppur in misura limitata, all’innalzamento del livello del mare a scala globale, un fenomeno che ha impatti su scala planetaria.
Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
Il Griesgletscher, con la sua estensione di 4,1 chilometri quadrati e il suo gradiente altimetrico, è rappresentativo dei ghiacciai vallivi temperati delle Alpi, un tipo di ghiacciaio particolarmente sensibile alle variazioni climatiche. La perdita di massa record registrata nel 2022/23, con tassi di ablazione di oltre 7 metri sulla lingua glaciale, è in linea con le tendenze globali di ritiro dei ghiacciai montani, come riportato dal World Glacier Monitoring Service (WGMS). La maggior parte dei ghiacciai alpini ha subito una perdita di massa significativa negli ultimi decenni, con un’accelerazione del ritiro a partire dagli anni 2000, dovuta all’aumento delle temperature medie e alla riduzione delle precipitazioni nevose. Il Griesgletscher, con una perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua in 62 anni, mostra una risposta simile a quella di altri ghiacciai alpini, come il Glacier du Giétro, ma con un declino più pronunciato, che potrebbe essere attribuito a fattori locali, come l’esposizione nord-orientale e la topografia della valle, che influenzano i processi di accumulo e ablazione.
Conclusioni
Le indagini condotte nell’anno idrologico 2022/23 sul Griesgletscher evidenziano una situazione di forte stress per il ghiacciaio, con un bilancio di massa fortemente negativo, tassi di ablazione record e un’ulteriore accelerazione della disintegrazione morfologica. La campagna di misurazione della neve invernale, condotta il 19 aprile 2023 in 180 punti, ha rivelato un accumulo nevoso meno consistente, con densità della neve basse (320-350 kg/m³), mentre le visite intermedie del 16 luglio e del 5 ottobre, insieme al rilevamento di fine estate dell’11 settembre, hanno documentato un’ablazione eccezionalmente intensa, con perdite di oltre 7 metri sulla lingua glaciale e 4 metri al palo più alto a 3030 metri sopra il livello del mare. L’installazione di una stazione di monitoraggio autonomo vicino al termine del ghiacciaio rappresenta un progresso tecnologico significativo, fornendo dati in tempo reale che possono migliorare la gestione del rischio e l’uso delle risorse idriche. Questi risultati confermano l’impatto del cambiamento climatico sul Griesgletscher, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle, sottolineando l’urgenza di strategie di mitigazione e adattamento. I dati raccolti in questo anno rappresentano un contributo prezioso per la glaciologia, offrendo spunti per future ricerche e interventi in un contesto di riscaldamento globale che continua a esercitare una pressione crescente sui ghiacciai alpini.
Analisi Approfondita della Fotografia: Monitoraggio Glaciologico sul Glacier de la Plaine Morte nell’Agosto 2022
La fotografia, intitolata “Drilling an ablation stake on the completely snow-free Glacier de la Plaine Morte in August 2022 (Photo: M. Huss),” cattura un momento significativo delle attività di monitoraggio glaciologico sul Glacier de la Plaine Morte, un ghiacciaio situato nelle Alpi svizzere. Scattata nell’agosto 2022, l’immagine documenta un’operazione di installazione di un palo di ablazione, un’attività fondamentale per misurare la perdita di massa del ghiacciaio dovuta allo scioglimento estivo, in un contesto di condizioni climatiche estreme che hanno portato alla completa assenza di neve sulla superficie glaciale. Questa fotografia non è solo una testimonianza visiva, ma un documento scientifico che evidenzia l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, con implicazioni per l’idrologia, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle. L’analisi della fotografia, integrata con i dati e le osservazioni sul Griesgletscher, offre un quadro dettagliato delle dinamiche glaciali in un periodo critico per i ghiacciai montani.
Descrizione Dettagliata della Scena
La fotografia mostra due ricercatori al lavoro sulla superficie del Glacier de la Plaine Morte, un ghiacciaio alpino situato nelle Alpi svizzere, durante una campagna di monitoraggio condotta nell’agosto 2022. I ricercatori sono impegnati nell’installazione di un palo di ablazione, un’operazione che consiste nel perforare il ghiaccio per fissare un palo che servirà a misurare la perdita di spessore del ghiacciaio nel tempo. La scena si svolge in un paesaggio glaciale completamente privo di neve, con una superficie di ghiaccio esposta che appare irregolare, segnata da crepacci, piccole depressioni e segni di scioglimento, tipici di un ghiacciaio in fase di ablazione avanzata.
Elementi Principali della Fotografia
- Ricercatori e Attività: I due ricercatori sono equipaggiati con abbigliamento tecnico adatto alle condizioni alpine, un aspetto essenziale per operare in un ambiente montano ad alta quota. Indossano giacche a vento, pantaloni impermeabili, scarponi da montagna e cappelli per proteggersi dal sole, un dettaglio che sottolinea l’esposizione diretta alla radiazione solare, un fattore chiave nell’ablazione estiva. Il ricercatore a destra è in piedi e sta utilizzando un trapano manuale per perforare il ghiaccio, un’operazione necessaria per fissare il palo di ablazione a una profondità nota. Il ricercatore a sinistra è in posizione accovacciata, probabilmente per assistere nella preparazione dell’attrezzatura o per stabilizzare il palo durante la perforazione. Questa collaborazione riflette la natura complessa e laboriosa del monitoraggio glaciologico, che richiede un lavoro di squadra per garantire la precisione delle misurazioni.
- Attrezzatura sul Campo: Sul ghiaccio sono visibili diversi strumenti e materiali, tra cui uno zaino, un paio di sci e una custodia per l’attrezzatura, che suggeriscono che i ricercatori abbiano raggiunto il sito a piedi o con gli sci, un metodo comune per spostarsi su un ghiacciaio, soprattutto in assenza di neve che faciliti il movimento. Il trapano manuale utilizzato per l’installazione del palo di ablazione è uno strumento essenziale nella glaciologia: il palo, una volta fissato, funge da punto di riferimento per misurare la perdita di spessore del ghiaccio nel tempo, un dato cruciale per calcolare il bilancio di massa del ghiacciaio.
- Superficie del Ghiacciaio: La superficie del Glacier de la Plaine Morte appare completamente priva di neve, un dettaglio significativo evidenziato nella didascalia. Il ghiaccio esposto è di colore grigio-bluastro, con una texture irregolare che mostra segni di scioglimento, crepacci e piccole depressioni, indicativi di un’ablazione intensa. L’assenza di neve è un fenomeno eccezionale per un ghiacciaio alpino in agosto, poiché la neve fresca, con il suo alto albedo, riflette la radiazione solare, proteggendo il ghiaccio sottostante dallo scioglimento. Senza questo strato protettivo, il ghiaccio assorbe una maggiore quantità di radiazione solare, accelerando il processo di ablazione attraverso un feedback positivo noto come feedback albedo.
- Sfondo e Condizioni Ambientali: Sullo sfondo si intravedono le montagne circostanti, con cime rocciose e alcune aree innevate a quote più elevate, un elemento che sottolinea la posizione del ghiacciaio in un contesto alpino ad alta quota. Il cielo è parzialmente nuvoloso, ma la presenza di luce solare diretta, come indicato dall’illuminazione della scena e dalle ombre dei ricercatori, suggerisce che le condizioni meteorologiche siano favorevoli per l’ablazione, con temperature probabilmente superiori allo zero, tipiche di agosto nelle Alpi svizzere. La combinazione di temperature elevate e radiazione solare diretta è un fattore chiave nell’intensa ablazione osservata.
Contesto Scientifico e Glaciologico
La fotografia è stata scattata nell’agosto 2022, un periodo dell’anno in cui l’ablazione estiva è al suo picco, e documenta un’attività di monitoraggio del bilancio di massa sul Glacier de la Plaine Morte. L’installazione di un palo di ablazione è una pratica standard nella glaciologia per misurare la perdita di massa del ghiacciaio: il palo viene fissato nel ghiaccio a una profondità nota, e la sua esposizione progressiva nel tempo, dovuta allo scioglimento del ghiaccio circostante, permette di quantificare l’ablazione in termini di spessore perso. Questo dato, combinato con le misurazioni dell’accumulo invernale (ad esempio, tramite sondaggi della neve, come quelli condotti sul Griesgletscher), consente di calcolare il bilancio di massa netto del ghiacciaio, un parametro fondamentale per valutare la sua salute e la sua risposta al cambiamento climatico.
Condizioni Eccezionali del 2022
La didascalia sottolinea che il Glacier de la Plaine Morte è completamente privo di neve nell’agosto 2022, un fenomeno eccezionale che riflette le condizioni climatiche estreme di quell’anno. La neve, che normalmente si accumula durante l’inverno e persiste in parte durante l’estate, funge da strato protettivo per il ghiaccio sottostante, riflettendo la radiazione solare grazie al suo alto albedo, che può raggiungere valori superiori all’80%. Quando la neve si scioglie completamente, il ghiaccio esposto, con un albedo più basso (tipicamente intorno al 20-40%), assorbe una maggiore quantità di radiazione solare, aumentando il riscaldamento locale e accelerando il processo di ablazione. Questo feedback positivo è un fattore chiave nel ritiro dei ghiacciai alpini, come evidenziato anche per il Griesgletscher nelle indagini del 2021/22 e 2022/23, che riportano tassi di ablazione record e la comparsa di nuovi affioramenti rocciosi, un fenomeno che amplifica ulteriormente l’ablazione attraverso lo stesso meccanismo.
Confronto con il Griesgletscher
La situazione del Glacier de la Plaine Morte nell’agosto 2022 è simile a quella del Griesgletscher nello stesso periodo, come documentato nelle indagini e nei dati correlati. Le indagini del 2021/22 sul Griesgletscher riportano un’ablazione di 4 metri a 3030 metri sopra il livello del mare, nella precedente area di accumulo, e un’ablazione record sulla lingua glaciale, con perdite significative di massa. Nel 2022/23, l’ablazione sulla lingua glaciale del Griesgletscher ha raggiunto oltre 7 metri, un dato che si allinea con l’intensa perdita di massa osservata sul Glacier de la Plaine Morte. La Figura 4.22, che mostra il bilancio di massa del Griesgletscher dal 1961 al 2023, evidenzia un bilancio di massa specifico medio annuale di circa -3 metri di equivalente in acqua per il 2022, un valore che riflette condizioni di ablazione estreme simili a quelle documentate nella fotografia. La Tabella 4.15, che presenta i dati del bilancio di massa del Griesgletscher per fasce altimetriche, conferma questa tendenza, con una perdita di massa media di 3645 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 e 3545 millimetri nel 2022/23, valori che riflettono un’ablazione estiva senza precedenti.
Metodologia di Monitoraggio
L’installazione del palo di ablazione, come mostrato nella fotografia, è parte di un programma di monitoraggio a lungo termine, simile a quello descritto per il Griesgletscher, che ha prodotto una delle serie di dati glaciologici più complete delle Alpi, con misurazioni del bilancio di massa avviate nel 1961. Sul Glacier de la Plaine Morte, questa attività consente di raccogliere dati diretti sull’ablazione estiva, che possono essere combinati con le misurazioni dell’accumulo invernale per calcolare il bilancio di massa netto. Sul Griesgletscher, le indagini del 2021/22 e 2022/23 riportano attività simili, con perforazioni dei pali di ablazione e rilevamenti sul campo per misurare la perdita di massa. Ad esempio, le indagini del 2021/22 sul Griesgletscher descrivono una campagna di misurazione della neve invernale il 20 aprile 2022, seguita da visite intermedie l’8 giugno e il 17 luglio, e un rilevamento di fine estate il 2 settembre 2022, durante il quale sono stati perforati i pali di ablazione. Nel 2022/23, un’attività simile è stata condotta, con un’ulteriore visita il 5 ottobre 2023 per monitorare l’ablazione tardiva. La fotografia del Glacier de la Plaine Morte si inserisce in questo contesto metodologico, rappresentando un momento specifico di un processo di monitoraggio continuo.
Contesto Climatico e Ambientale del 2022
L’agosto 2022 è stato un periodo critico per i ghiacciai alpini, caratterizzato da temperature estive eccezionalmente elevate, ondate di calore prolungate e una riduzione significativa dell’accumulo nevoso invernale. Le indagini del 2021/22 sul Griesgletscher riportano valori di densità della neve di 380-430 chilogrammi per metro cubo, mentre nel 2022/23 la densità è scesa a 320-350 chilogrammi per metro cubo, indicando un accumulo invernale meno consistente, che non è stato in grado di proteggere il ghiaccio sottostante dall’ablazione estiva. Sul Glacier de la Plaine Morte, la completa assenza di neve nell’agosto 2022, come mostrato nella fotografia, è un segnale di queste condizioni estreme: l’accumulo invernale insufficiente, combinato con temperature elevate e radiazione solare diretta, ha portato a un’ablazione intensa, esponendo il ghiaccio e accelerando la perdita di massa.
Questo fenomeno è in linea con le tendenze globali di ritiro dei ghiacciai montani, come riportato dal World Glacier Monitoring Service (WGMS), che indica un’accelerazione della perdita di massa a partire dagli anni 2000, dovuta all’aumento delle temperature medie globali e alla riduzione delle precipitazioni nevose. La situazione del Glacier de la Plaine Morte nel 2022 è simile a quella di altri ghiacciai alpini, come il Griesgletscher e il Glacier du Giétro, che hanno mostrato perdite di massa significative nello stesso periodo. Ad esempio, la Figura 4.22 del Griesgletscher evidenzia una perdita cumulativa di circa 40 metri di equivalente in acqua dal 1961 al 2023, con un’accelerazione del declino dopo il 2000, mentre il Glacier du Giétro ha registrato una perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua nello stesso periodo (Figura 4.20). La completa assenza di neve sul Glacier de la Plaine Morte nell’agosto 2022 è un segnale estremo di questa tendenza, che riflette l’impatto del riscaldamento globale sulle dinamiche glaciali.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
La fotografia del Glacier de la Plaine Morte nell’agosto 2022 non è solo una documentazione visiva, ma un’immagine che cattura un momento critico nella storia dei ghiacciai alpini, evidenziando l’impatto del cambiamento climatico sulle loro dinamiche. La completa assenza di neve e l’ablazione intensa osservata hanno diverse implicazioni, che possono essere analizzate in parallelo con le osservazioni sul Griesgletscher:
Perdita di Massa e Ritiro del Ghiacciaio
La perdita di massa documentata sul Glacier de la Plaine Morte è coerente con i dati del Griesgletscher, che mostrano una perdita cumulativa di circa 40 metri di equivalente in acqua dal 1961 al 2023 (Figura 4.22). La completa esposizione del ghiaccio, come mostrato nella fotografia, accelera il processo di ablazione attraverso il feedback albedo: il ghiaccio, con un albedo più basso rispetto alla neve, assorbe una maggiore quantità di radiazione solare, aumentando il riscaldamento locale e intensificando lo scioglimento. Questo fenomeno è simile a quello descritto per il Griesgletscher, dove la comparsa di nuovi affioramenti rocciosi nella sezione centrale, riportata nelle indagini del 2021/22 e 2022/23, ha ulteriormente amplificato l’ablazione. Sul Griesgletscher, l’ablazione record di oltre 7 metri sulla lingua glaciale nel 2022/23 (Tabella 4.15) è un segnale della stessa dinamica osservata sul Glacier de la Plaine Morte, dove la superficie esposta del ghiaccio ha probabilmente portato a perdite di massa simili.
Impatto Idrologico
La perdita di massa del Glacier de la Plaine Morte ha implicazioni dirette sulla disponibilità di acqua di fusione per i sistemi fluviali locali, un aspetto cruciale per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la produzione idroelettrica nella regione. Sul Griesgletscher, la riduzione del volume glaciale ha già influenzato il bacino idrico a valle, utilizzato per la produzione di energia, come sottolineato nel testo introduttivo, e un fenomeno simile è probabile per il Glacier de la Plaine Morte. La completa assenza di neve nell’agosto 2022 suggerisce che il ghiacciaio abbia contribuito in modo significativo al flusso idrico estivo, ma a scapito della sua massa, un processo insostenibile a lungo termine. La riduzione della massa glaciale diminuisce il contributo di acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per la produzione idroelettrica e l’irrigazione, con effetti a cascata sull’economia e sull’ecosistema della regione.
Rischi Naturali
L’ablazione intensa e la disintegrazione del ghiacciaio, come osservato nella fotografia, aumentano il rischio di distacchi glaciali, eventi che possono generare valanghe di ghiaccio e rappresentare una minaccia per le infrastrutture a valle. Sul Griesgletscher, la comparsa di nuovi affioramenti rocciosi nella sezione centrale, descritta nelle indagini del 2021/22 e 2022/23, è un segnale di instabilità morfologica, e un fenomeno simile è probabile per il Glacier de la Plaine Morte. La superficie esposta e irregolare del ghiaccio, con crepacci e depressioni visibili nella fotografia, potrebbe favorire la formazione di crepacci più profondi e distacchi, aumentando il rischio di eventi pericolosi. Questo aspetto è particolarmente rilevante in un contesto di cambiamento climatico, che sta intensificando i processi di deglaciazione e rendendo i ghiacciai alpini più instabili.
Contributo alla Glaciologia
La fotografia, scattata da M. Huss, un ricercatore noto per i suoi studi sui ghiacciai alpini (come citato nel testo introduttivo, Huss et al., 2009), rappresenta un contributo visivo prezioso per la glaciologia. L’immagine documenta le condizioni estreme del 2022 e fornisce un contesto visivo per i dati quantitativi raccolti, come quelli riportati nella Tabella 4.15 per il Griesgletscher, che mostrano bilanci di massa fortemente negativi per il 2021/22 e 2022/23. La fotografia può essere utilizzata per sensibilizzare il pubblico e la comunità scientifica sull’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, sottolineando l’urgenza di strategie di mitigazione e adattamento. Inoltre, l’immagine offre un punto di riferimento visivo per future ricerche comparative, permettendo di documentare l’evoluzione del Glacier de la Plaine Morte nel tempo e di correlare le osservazioni visive con i dati quantitativi.
Confronto con il Griesgletscher e Altri Ghiacciai Alpini
Sebbene la fotografia si riferisca al Glacier de la Plaine Morte, le condizioni mostrate sono rappresentative di quelle osservate sul Griesgletscher nello stesso periodo, come documentato nelle indagini e nei dati correlati. La Figura 4.21 del Griesgletscher mostra una rete di pali di misurazione distribuiti su diverse altitudini, simili a quelli che potrebbero essere stati installati sul Glacier de la Plaine Morte, come il palo di ablazione visibile nella fotografia. Le indagini del 2021/22 e 2022/23 sul Griesgletscher riportano attività di monitoraggio analoghe, con perforazioni dei pali di ablazione e rilevamenti sul campo per misurare la perdita di massa. Ad esempio, la Tabella 4.15 del Griesgletscher evidenzia un’ablazione intensa nel 2022/23, con perdite di oltre 7 metri sulla lingua glaciale, un dato che si allinea con le condizioni estreme documentate nella fotografia del Glacier de la Plaine Morte.
La situazione del Glacier de la Plaine Morte è anche paragonabile a quella di altri ghiacciai alpini, come il Glacier du Giétro, che ha mostrato perdite di massa significative nello stesso periodo, con una perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1966 al 2023 (Figura 4.20). Tuttavia, la perdita di massa del Griesgletscher appare più marcata, con una perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua nello stesso periodo (Figura 4.22), un dato che potrebbe essere attribuito a fattori locali, come l’esposizione nord-orientale e la topografia della valle, che influenzano i processi di accumulo e ablazione, come illustrato nella Figura 4.21. La completa assenza di neve sul Glacier de la Plaine Morte nell’agosto 2022 è un segnale estremo di questa tendenza, che riflette l’impatto del riscaldamento globale sulle dinamiche glaciali a scala regionale.
Conclusioni
La fotografia “Drilling an ablation stake on the completely snow-free Glacier de la Plaine Morte in August 2022 (Photo: M. Huss)” offre una testimonianza visiva e scientifica delle condizioni estreme dei ghiacciai alpini nell’estate del 2022, un anno caratterizzato da un’ablazione record e dalla completa assenza di neve sulla superficie glaciale. L’immagine mostra due ricercatori al lavoro per installare un palo di ablazione, un’attività cruciale per il monitoraggio del bilancio di massa, in un paesaggio glaciale esposto e segnato da un’ablazione intensa, con una superficie di ghiaccio priva di neve e caratterizzata da crepacci e depressioni. Le condizioni documentate sul Glacier de la Plaine Morte sono simili a quelle osservate sul Griesgletscher nello stesso periodo, con tassi di ablazione record e una perdita di massa significativa, come riportato nelle indagini, nella Tabella 4.15 e nella Figura 4.22. La fotografia non è solo una documentazione scientifica, ma un’immagine che cattura l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, con implicazioni per l’idrologia, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle. Questo contributo visivo, realizzato da M. Huss, sottolinea l’urgenza di un monitoraggio continuo e di strategie di mitigazione per affrontare le sfide poste dal riscaldamento globale nelle regioni alpine, offrendo un punto di riferimento per future ricerche e interventi volti a preservare questi ecosistemi fragili.


Analisi Dettagliata della Tabella 4.15: Accumulo Invernale e Bilancio di Massa Annuale del Griesgletscher per Fasce Altimetriche nei Periodi 2021/22 e 2022/23
La Tabella 4.15 presenta un dataset dettagliato dell’accumulo invernale e del bilancio di massa annuale del Griesgletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, per i due anni idrologici consecutivi 2021/22 e 2022/23. I dati sono organizzati per fasce altimetriche, coprendo l’intero intervallo altitudinale del ghiacciaio, che si estende da 2400 a 3400 metri sopra il livello del mare, e includono informazioni sull’area di ciascuna fascia, l’accumulo invernale specifico e il bilancio di massa annuale specifico, entrambi espressi in millimetri di equivalente in acqua. Questi valori si riferiscono al periodo di misurazione definito dalle date dei rilevamenti sul campo, come specificato nel testo delle indagini: per il 2021/22, il rilevamento di fine estate è stato effettuato il 2 settembre 2022, mentre per il 2022/23 è stato condotto l’11 settembre 2023, con un’ulteriore visita il 5 ottobre 2023. L’analisi di questi dati contribuisce a comprendere l’evoluzione del Griesgletscher in un contesto di cambiamento climatico, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle, come il bacino idrico gestito per la produzione di energia.
Struttura e Organizzazione della Tabella
La Tabella 4.15 è strutturata in due sezioni principali, una per ciascun anno idrologico, e presenta i dati suddivisi in fasce altimetriche con un intervallo di 100 metri, che coprono l’intero range altitudinale del Griesgletscher, da 2400 a 3400 metri sopra il livello del mare. Per ogni fascia altimetrica, vengono riportati tre parametri principali:
- L’intervallo altitudinale, espresso in metri sopra il livello del mare, che definisce la fascia, ad esempio 2400-2500 metri.
- L’area corrispondente a ciascuna fascia, espressa in chilometri quadrati, che rappresenta la superficie del ghiacciaio in quella specifica fascia altimetrica.
- L’accumulo invernale specifico, espresso in millimetri di equivalente in acqua, che quantifica la quantità di neve accumulata durante l’inverno e conservata fino alla fine della stagione.
- Il bilancio di massa annuale specifico, anch’esso in millimetri di equivalente in acqua, che rappresenta il saldo netto tra l’accumulo invernale e la perdita di massa dovuta a processi di ablazione, come lo scioglimento estivo, la sublimazione o i distacchi.
La tabella include anche una riga finale che riporta i valori medi ponderati per l’intero ghiacciaio, calcolati tenendo conto dell’area di ciascuna fascia altimetrica, fornendo un’indicazione complessiva dell’accumulo invernale e del bilancio di massa annuale per ciascun anno idrologico.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Distribuzione dell’Area per Fasce Altimetriche
Nel periodo 2021/22, la superficie totale del Griesgletscher è di 4,102 chilometri quadrati, un valore che si allinea con l’area di 4,1 chilometri quadrati riportata nel testo introduttivo, confermando la coerenza dei dati. La distribuzione dell’area per fasce altimetriche evidenzia una variazione significativa lungo il profilo altitudinale del ghiacciaio:
- Le fasce più basse, come quella compresa tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, coprono un’area di 0,103 chilometri quadrati, mentre la fascia tra 2500 e 2600 metri si estende su 0,482 chilometri quadrati. Queste aree relativamente piccole riflettono la posizione della lingua glaciale, che si trova a quote inferiori ed è più ristretta, come illustrato nella Figura 4.21.
- Le fasce intermedie, come quella tra 2700 e 2800 metri (0,233 chilometri quadrati) e quella tra 2800 e 2900 metri (0,528 chilometri quadrati), mostrano aree più estese, indicando una maggiore larghezza del ghiacciaio in queste zone, che corrispondono alla parte centrale del corpo glaciale.
- Le fasce più alte, come quella tra 3100 e 3200 metri (0,275 chilometri quadrati) e quella tra 3200 e 3300 metri (0,113 chilometri quadrati), coprono aree più limitate, mentre la fascia più alta, tra 3300 e 3400 metri, è estremamente ridotta, con soli 0,003 chilometri quadrati. Questa distribuzione è coerente con la morfologia del Griesgletscher, che presenta un altopiano superiore a quote elevate, come mostrato nella Figura 4.21, dove l’area si restringe a causa della topografia più ripida.
Accumulo Invernale Specifico
L’accumulo invernale specifico, che rappresenta la quantità di neve depositata durante l’inverno e conservata fino alla fine della stagione, varia in modo significativo con l’altitudine, riflettendo la dipendenza altimetrica tipica dei ghiacciai montani:
- Nella fascia più bassa, tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, l’accumulo invernale è di 262 millimetri di equivalente in acqua, un valore relativamente basso che può essere attribuito a temperature più alte a queste quote, che favoriscono una fusione parziale della neve durante l’inverno o una minore quantità di precipitazioni nevose.
- L’accumulo aumenta progressivamente con l’altitudine, raggiungendo 684 millimetri di equivalente in acqua nella fascia tra 2500 e 2600 metri, 874 millimetri nella fascia tra 2700 e 2800 metri, e 961 millimetri nella fascia tra 2800 e 2900 metri. Questo trend è atteso, poiché le temperature più basse a quote elevate riducono la probabilità di scioglimento e favoriscono un maggiore accumulo di neve.
- Il valore massimo di accumulo si registra nella fascia tra 3200 e 3300 metri, con 1018 millimetri di equivalente in acqua, mentre nella fascia più alta, tra 3300 e 3400 metri, l’accumulo è di 1019 millimetri di equivalente in acqua. Questo valore leggermente inferiore potrebbe essere influenzato dalla ridotta area di questa fascia (0,003 chilometri quadrati), che potrebbe essere più esposta al vento, un fattore che può ridurre l’accumulo effettivo di neve trasportandola altrove.
- La media ponderata dell’accumulo invernale sull’intero ghiacciaio, calcolata tenendo conto dell’area di ciascuna fascia, è di 907 millimetri di equivalente in acqua. Questo valore riflette un accumulo invernale moderato, ma insufficiente a compensare l’ablazione estiva, come vedremo analizzando il bilancio di massa annuale.
Bilancio di Massa Annuale Specifico
Il bilancio di massa annuale specifico, che rappresenta il saldo netto tra l’accumulo invernale e la perdita di massa dovuta all’ablazione estiva, è fortemente negativo in tutte le fasce altimetriche, indicando una perdita di massa significativa per l’intero ghiacciaio:
- Nella fascia più bassa, tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, il bilancio di massa annuale è di -6015 millimetri di equivalente in acqua, un valore estremamente negativo che riflette un’ablazione estiva intensa a queste quote. Le temperature più alte e l’esposizione prolungata a condizioni climatiche calde favoriscono uno scioglimento significativo, che supera di gran lunga l’accumulo invernale di 262 millimetri.
- La perdita di massa diminuisce con l’aumentamento dell’altitudine, ma rimane significativa: nella fascia tra 2500 e 2600 metri, il bilancio è di -5533 millimetri di equivalente in acqua, nella fascia tra 2600 e 2700 metri è di -4668 millimetri, e nella fascia tra 2700 e 2800 metri è di -3726 millimetri. Questo trend è coerente con la maggiore ablazione a quote più basse, dove le temperature estive sono più elevate e l’accumulo invernale è insufficiente a proteggere il ghiaccio sottostante.
- Anche nelle fasce più alte, il bilancio di massa rimane negativo: nella fascia tra 3200 e 3300 metri, la perdita è di 2499 millimetri di equivalente in acqua, mentre nella fascia tra 3300 e 3400 metri è di 1160 millimetri. La perdita di massa a quote elevate è un segnale preoccupante, poiché queste zone, che includono il palo più alto a 3030 metri sopra il livello del mare (riportato nelle indagini del 2021/22 con un’ablazione di 4 metri), dovrebbero essere aree di accumulo netto, dove l’accumulo di neve supera l’ablazione. La perdita significativa a queste altitudini indica uno spostamento verso l’alto della linea di equilibrio glaciale, ovvero l’altitudine a cui l’accumulo e l’ablazione si bilanciano, riducendo progressivamente l’area di accumulo del ghiacciaio.
- La media ponderata del bilancio di massa annuale sull’intero ghiacciaio è di -3645 millimetri di equivalente in acqua, un valore che conferma una perdita di massa drammatica per l’anno 2021/22. Questo dato è coerente con le indagini del 2021/22, che riportano un bilancio fortemente negativo in tutti i 15 siti di misurazione, con tassi di ablazione record anche nelle zone di alta quota.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Distribuzione dell’Area per Fasce Altimetriche
Nel periodo 2022/23, la superficie totale del Griesgletscher è di 3,809 chilometri quadrati, un valore inferiore rispetto ai 4,102 chilometri quadrati del 2021/22, indicando una riduzione dell’area del ghiacciaio di circa 0,293 chilometri quadrati in un solo anno. Questa perdita di area è un segnale chiaro del ritiro del ghiacciaio, coerente con la disintegrazione morfologica descritta nelle indagini del 2022/23, che riportano nuovi affioramenti rocciosi nella sezione centrale e un’ablazione record sulla lingua glaciale:
- Le fasce più basse, come quella tra 2400 e 2500 metri (0,176 chilometri quadrati) e quella tra 2500 e 2600 metri (0,337 chilometri quadrati), mostrano un aumento dell’area rispetto al 2021/22, un dato che appare anomalo considerando la perdita complessiva di area del ghiacciaio. Questo aumento potrebbe essere il risultato di un errore nei dati o di una ricalibrazione delle fasce altimetriche, ma è più probabile che rifletta un’interpretazione errata, poiché la tendenza generale è di riduzione dell’area, come confermato dalla disintegrazione della lingua glaciale.
- Le fasce intermedie, come quella tra 2700 e 2800 metri (0,203 chilometri quadrati) e quella tra 2800 e 2900 metri (0,519 chilometri quadrati), mostrano una riduzione dell’area rispetto al 2021/22, indicando un ritiro del ghiacciaio in queste zone, che corrispondono alla parte centrale del corpo glaciale, come illustrato nella Figura 4.21.
- Le fasce più alte, come quella tra 3100 e 3200 metri (0,236 chilometri quadrati) e quella tra 3200 e 3300 metri (0,099 chilometri quadrati), presentano una riduzione dell’area rispetto al 2021/22, mentre la fascia tra 3300 e 3400 metri è quasi scomparsa, con soli 0,001 chilometri quadrati. Questo dato è un segnale del ritiro del ghiacciaio a quote elevate, dove l’altopiano superiore si sta riducendo a causa dell’assottigliamento del ghiaccio.
Accumulo Invernale Specifico
L’accumulo invernale specifico nel 2022/23 mostra un miglioramento rispetto al 2021/22 in alcune fasce altimetriche, ma rimane relativamente basso, come suggerito anche dalla densità della neve bassa (320-350 chilogrammi per metro cubo) riportata nelle indagini:
- Nella fascia più bassa, tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, l’accumulo invernale è di 415 millimetri di equivalente in acqua, un valore superiore ai 262 millimetri del 2021/22, indicando un inverno più favorevole a queste quote, con nevicate più abbondanti o temperature più basse che hanno favorito la conservazione della neve.
- L’accumulo aumenta con l’altitudine, raggiungendo 408 millimetri di equivalente in acqua nella fascia tra 2500 e 2600 metri, 638 millimetri nella fascia tra 2700 e 2800 metri, e 709 millimetri nella fascia tra 2800 e 2900 metri. Questo trend è simile a quello del 2021/22, ma i valori sono generalmente più alti a quote basse e intermedie, suggerendo condizioni invernali più favorevoli rispetto all’anno precedente.
- Il valore massimo di accumulo si registra nella fascia tra 3100 e 3200 metri, con 1035 millimetri di equivalente in acqua, mentre nella fascia tra 3200 e 3300 metri l’accumulo è di 662 millimetri, un valore inferiore rispetto ai 1018 millimetri del 2021/22. Nella fascia più alta, tra 3300 e 3400 metri, l’accumulo è di 433 millimetri, un valore significativamente più basso rispetto ai 1019 millimetri del 2021/22, probabilmente a causa della ridotta area di questa fascia (0,001 chilometri quadrati), che potrebbe essere più esposta al vento.
- La media ponderata dell’accumulo invernale sull’intero ghiacciaio è di 830 millimetri di equivalente in acqua, un valore inferiore ai 907 millimetri del 2021/22. Questo dato appare in contrasto con i valori individuali più alti in alcune fasce, ma può essere influenzato dalla riduzione dell’area totale del ghiacciaio, che altera il peso delle fasce altimetriche nel calcolo della media.
Bilancio di Massa Annuale Specifico
Il bilancio di massa annuale specifico nel 2022/23 rimane fortemente negativo, ma è leggermente meno estremo rispetto al 2021/22, indicando un miglioramento relativo:
- Nella fascia più bassa, tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, il bilancio di massa annuale è di -6493 millimetri di equivalente in acqua, un valore più negativo rispetto ai -6015 millimetri del 2021/22. Questo dato è coerente con l’ablazione record di oltre 7 metri sulla lingua glaciale riportata nelle indagini del 2022/23, che evidenzia un’ablazione estiva eccezionalmente intensa a queste quote, probabilmente dovuta a temperature elevate prolungate e a un accumulo invernale insufficiente.
- La perdita di massa diminuisce con l’aumentamento dell’altitudine: nella fascia tra 2500 e 2600 metri, il bilancio è di -5813 millimetri di equivalente in acqua, nella fascia tra 2600 e 2700 metri è di -4141 millimetri, e nella fascia tra 2700 e 2800 metri è di -3572 millimetri. Questi valori sono meno estremi rispetto al 2021/22, indicando un miglioramento relativo, probabilmente dovuto a un accumulo invernale leggermente più alto in queste fasce.
- Nelle fasce più alte, il bilancio di massa è di -2740 millimetri di equivalente in acqua nella fascia tra 3200 e 3300 metri e di -1736 millimetri nella fascia tra 3300 e 3400 metri. Questi valori confermano una perdita di massa significativa anche a quote elevate, come i 4 metri di ablazione a 3030 metri sopra il livello del mare riportati nelle indagini del 2022/23, un dato che sottolinea la continua riduzione dell’area di accumulo del ghiacciaio.
- La media ponderata del bilancio di massa annuale sull’intero ghiacciaio è di -3545 millimetri di equivalente in acqua, un valore leggermente meno negativo rispetto ai -3645 millimetri del 2021/22, ma che conferma una perdita di massa drammatica per il 2022/23.
Interpretazione Scientifica e Confronto con Dati Precedenti
I dati della Tabella 4.15 confermano le osservazioni riportate nelle indagini del 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa per il Griesgletscher in entrambi gli anni, con un’ablazione particolarmente intensa nel 2022/23 sulla lingua glaciale. L’analisi dei dati per fasce altimetriche rivela pattern chiari e tendenze preoccupanti:
Tendenze Altimetriche
L’accumulo invernale specifico aumenta con l’altitudine in entrambi gli anni, un pattern atteso poiché le temperature più basse a quote elevate favoriscono un maggiore accumulo di neve e una minore probabilità di scioglimento durante l’inverno. Tuttavia, i valori di accumulo nel 2022/23 sono generalmente più alti a quote basse e intermedie rispetto al 2021/22, suggerendo un inverno più favorevole, con nevicate più abbondanti o temperature più basse che hanno favorito la conservazione della neve. A quote elevate, invece, l’accumulo è più basso nel 2022/23, un dato che potrebbe essere influenzato dalla ridotta area di queste fasce, come quella tra 3300 e 3400 metri, che è quasi scomparsa (0,001 chilometri quadrati).
Il bilancio di massa annuale specifico è più negativo a quote basse, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa delle temperature più alte e dell’esposizione prolungata a condizioni climatiche calde. Tuttavia, la perdita di massa rimane significativa anche a quote elevate, un segnale preoccupante che indica una riduzione dell’area di accumulo del ghiacciaio. La perdita di 4 metri di ghiaccio a 3030 metri sopra il livello del mare, riportata nelle indagini di entrambi gli anni, è coerente con i valori della tabella per la fascia tra 3200 e 3300 metri (-2499 millimetri nel 2021/22 e -2740 millimetri nel 2022/23), confermando un’ablazione estiva senza precedenti anche nelle zone che dovrebbero essere di accumulo netto.
Confronto tra i Due Anni
L’anno 2021/22 si distingue per un’ablazione estiva eccezionalmente intensa, con una perdita di massa media di 3645 millimetri di equivalente in acqua, un valore che riflette tassi di scioglimento record, come i 4 metri di ghiaccio persi a 3030 metri sopra il livello del mare. L’accumulo invernale medio di 907 millimetri di equivalente in acqua è stato insufficiente a compensare l’ablazione, portando a una perdita di massa significativa in tutte le fasce altimetriche. L’anno 2022/23 mostra un miglioramento relativo, con un bilancio di massa medio di -3545 millimetri di equivalente in acqua, ma la perdita di massa rimane drammatica, con un’ablazione record di oltre 7 metri sulla lingua glaciale, corrispondente a una perdita di 6493 millimetri nella fascia tra 2400 e 2500 metri. L’accumulo invernale medio di 830 millimetri di equivalente in acqua è inferiore al 2021/22, un dato che potrebbe essere influenzato dalla densità della neve bassa (320-350 chilogrammi per metro cubo) riportata nelle indagini, che suggerisce un accumulo meno consistente.
Confronto con la Figura 4.22
I dati della Tabella 4.15 sono coerenti con la Figura 4.22, che mostra un bilancio di massa specifico medio annuale di circa -3 metri di equivalente in acqua per il 2022, un valore che si allinea con il bilancio medio di 3545 millimetri di equivalente in acqua del 2022/23. La perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua dal 1961 al 2023, riportata nella Figura 4.22, è il risultato di anni consecutivi di bilanci negativi, come quelli documentati nella tabella. La tendenza al ribasso del bilancio cumulativo, che si accentua dopo il 2000, è riflessa nei valori estremi del 2021/22 e 2022/23, che contribuiscono in modo significativo al declino complessivo del ghiacciaio.
Contesto Glaciologico e Implicazioni
La Tabella 4.15 si inserisce nel contesto del monitoraggio a lungo termine del Griesgletscher, che ha documentato un ritiro significativo, come mostrato nella Figura 4.22, con una perdita cumulativa di circa 40 metri di equivalente in acqua dal 1961 al 2023. Le perdite di massa del 2021/22 e 2022/23 contribuiscono a questa tendenza, riflettendo l’impatto del riscaldamento globale sulle dinamiche glaciali. L’ablazione record del 2021/22, in particolare nelle zone di alta quota, e la continua recessione nel 2022/23, con una perdita di area del ghiacciaio (da 4,102 a 3,809 chilometri quadrati), aumentano il rischio di distacchi glaciali, eventi che possono generare valanghe di ghiaccio e rappresentare una minaccia per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico gestito per la produzione idroelettrica. Inoltre, la riduzione della massa glaciale influisce sulla disponibilità di acqua di fusione, con effetti significativi sull’idrologia locale, riducendo il contributo di acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per l’agricoltura, la produzione idroelettrica e l’approvvigionamento idrico.
Dal punto di vista scientifico, i dati della Tabella 4.15 offrono un contributo prezioso per comprendere le dinamiche dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico. La perdita di massa osservata, anche nelle zone di accumulo, suggerisce che il Griesgletscher stia subendo un cambiamento di regime, con una linea di equilibrio glaciale che si sposta a quote sempre più elevate, riducendo progressivamente l’area di accumulo e accelerando il processo di deglaciazione. Questo fenomeno è in linea con le osservazioni globali di ritiro dei ghiacciai montani, come riportato dal World Glacier Monitoring Service, che indica un’accelerazione della perdita di massa a partire dagli anni 2000, dovuta all’aumento delle temperature medie e alla riduzione delle precipitazioni nevose.
Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
Il ritiro del Griesgletscher, come evidenziato dalla Tabella 4.15, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di deglaciazione nelle Alpi e a livello globale. Ghiacciai come il Glacier du Giétro, descritto nelle sezioni precedenti, hanno mostrato tendenze simili, con perdite di massa significative negli ultimi decenni, come la perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1966 al 2023 (Figura 4.20). Tuttavia, la perdita di massa del Griesgletscher appare più marcata, con una perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua nello stesso periodo (Figura 4.22), un dato che potrebbe essere attribuito a fattori locali, come l’esposizione nord-orientale e la topografia della valle, che influenzano i processi di accumulo e ablazione, come illustrato nella Figura 4.21.
Conclusioni
La Tabella 4.15 fornisce un’analisi dettagliata e scientificamente rigorosa dell’accumulo invernale e del bilancio di massa annuale del Griesgletscher per i periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi gli anni, con un’ablazione particolarmente intensa nel 2022/23 sulla lingua glaciale, dove si registrano perdite di oltre 7 metri. I dati mostrano una chiara dipendenza altimetrica, con un accumulo invernale che aumenta con l’altitudine, ma che rimane insufficiente a compensare l’ablazione estiva, e un bilancio di massa annuale che è più negativo a quote basse, ma significativo anche a quote elevate. Il miglioramento relativo nel 2022/23, con un bilancio di massa medio di 3545 millimetri di equivalente in acqua rispetto ai 3645 millimetri del 2021/22, non inverte la tendenza al ritiro, come dimostrato dalla perdita di area del ghiacciaio e dalla continua recessione a quote elevate. Questi risultati confermano l’impatto del riscaldamento globale sul Griesgletscher, con implicazioni per la gestione del rischio, l’idrologia locale e la conservazione degli ecosistemi alpini, offrendo una base solida per future ricerche e interventi volti a mitigare gli effetti del cambiamento climatico nelle regioni alpine.

Analisi Approfondita della Tabella 4.16: Misurazioni Individuali dell’Accumulo Invernale e del Bilancio di Massa Annuale sul Griesgletscher per i Periodi 2021/22 e 2022/23
La Tabella 4.16, intitolata “Griesgletscher – Individual stake measurements of winter and annual balance,” presenta un dataset dettagliato delle misurazioni individuali dell’accumulo invernale e del bilancio di massa annuale effettuate su singoli pali di monitoraggio sul Griesgletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, per i due anni idrologici consecutivi 2021/22 e 2022/23. I dati sono organizzati per palo di misurazione, con informazioni sulle date di inizio e fine del periodo di monitoraggio, le coordinate geografiche dei pali, e i valori dell’accumulo invernale e del bilancio di massa annuale, entrambi espressi in millimetri di equivalente in acqua. Questa tabella si inserisce nel contesto di un programma di monitoraggio a lungo termine del Griesgletscher, avviato nel 1961 in concomitanza con la costruzione di un bacino idrico per la produzione idroelettrica, e offre un’analisi dettagliata delle dinamiche glaciali in un periodo critico, caratterizzato da un’ablazione intensa e da un ritiro significativo del ghiacciaio, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle.
Struttura e Organizzazione della Tabella
La Tabella 4.16 è strutturata in due sezioni principali, una per ciascun anno idrologico, e presenta i dati per 15 pali di monitoraggio nel 2021/22 e 14 pali nel 2022/23. Ogni riga corrisponde a un palo di monitoraggio e riporta le seguenti informazioni:
- L’identificativo del palo, che permette di distinguere i diversi punti di misurazione sul ghiacciaio, come il palo 31, il palo 61, il palo 111, e così via.
- La data di inizio del periodo di monitoraggio, che coincide con l’inizio dell’anno idrologico e il rilevamento iniziale della neve invernale.
- L’intervallo temporale del monitoraggio, che copre l’intero anno idrologico, dal rilevamento iniziale a quello finale.
- La data di fine del periodo di monitoraggio, che coincide con il rilevamento di fine estate, con un’ulteriore visita nel 2022/23 per monitorare l’ablazione tardiva.
- Le coordinate geografiche del palo, espresse in metri per la posizione planimetrica e in metri sopra il livello del mare per l’altitudine, che indicano la posizione esatta del palo sul ghiacciaio.
- I valori dell’accumulo invernale specifico, espressi in millimetri di equivalente in acqua, che quantificano la quantità di neve accumulata durante l’inverno e conservata fino alla fine della stagione.
- I valori del bilancio di massa annuale specifico, anch’essi in millimetri di equivalente in acqua, che rappresentano il saldo netto tra l’accumulo invernale e la perdita di massa dovuta a processi di ablazione, come lo scioglimento estivo, la sublimazione o i distacchi.
I dati si riferiscono al periodo di misurazione definito dalle date dei rilevamenti sul campo, come specificato nel testo delle indagini: per il 2021/22, il rilevamento iniziale è stato effettuato il 20 aprile 2022 e quello finale il 2 settembre 2022, mentre per il 2022/23 il rilevamento iniziale è stato il 19 aprile 2023 e quello finale l’11 settembre 2023, con un’ulteriore visita il 5 ottobre 2023 per monitorare l’ablazione tardiva.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Pali di Misurazione e Posizioni
Nel periodo 2021/22, sono stati monitorati 15 pali, identificati con i numeri 31, 61, 71, 81, 82, 91, 92, 101, 102, 111, 112, 113, 121, 122 e HF. Le coordinate geografiche indicano la posizione di ciascun palo sul Griesgletscher, che si estende da 2440 a 3320 metri sopra il livello del mare, come riportato nel testo introduttivo:
- Il palo 31, situato a 666094 metri est, 141713 metri nord e 2503 metri sopra il livello del mare, si trova nella parte inferiore del ghiacciaio, vicino alla lingua glaciale, una zona particolarmente sensibile all’ablazione estiva, come mostrato nella Figura 4.21.
- I pali 61, 71, 81 e 82, posizionati a quote intermedie tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, coprono la parte centrale del ghiacciaio, una zona di transizione tra la lingua glaciale e l’altopiano superiore.
- I pali 91, 92, 101 e 102, situati a quote più alte, tra 2700 e 2900 metri sopra il livello del mare, si trovano nella zona di transizione tra la parte centrale e l’altopiano superiore, un’area che dovrebbe essere di accumulo netto in condizioni normali.
- I pali 111, 112, 113, 121 e 122, posizionati a quote elevate, tra 2900 e 3100 metri sopra il livello del mare, si trovano nell’altopiano superiore, che dovrebbe essere la principale area di accumulo del ghiacciaio, come illustrato nella Figura 4.21.
- Il palo HF, situato a 666950 metri est, 144959 metri nord e 2515 metri sopra il livello del mare, si trova in una posizione simile al palo 31, vicino alla lingua glaciale, e rappresenta un punto di controllo aggiuntivo nella parte inferiore del ghiacciaio.
Periodo di Monitoraggio
Il periodo di monitoraggio per tutti i pali è compreso tra il 18 ottobre 2021, che segna l’inizio dell’anno idrologico, e il 2 settembre 2022, data del rilevamento di fine estate. Il rilevamento iniziale della neve invernale è stato effettuato il 20 aprile 2022, come riportato nelle indagini del 2021/22, mentre le visite intermedie sono avvenute l’8 giugno e il 17 luglio 2022, per monitorare l’evoluzione della superficie glaciale durante la stagione di ablazione.
Accumulo Invernale Specifico
L’accumulo invernale specifico, che rappresenta la quantità di neve depositata durante l’inverno e conservata fino alla fine della stagione, varia in modo significativo tra i pali, riflettendo la dipendenza altimetrica e le condizioni locali sul ghiacciaio:
- Il palo 31, situato a 2503 metri sopra il livello del mare, registra un accumulo invernale di 449 millimetri di equivalente in acqua, un valore relativamente basso che può essere attribuito alla sua posizione a bassa quota, dove le temperature più alte possono favorire una fusione parziale della neve durante l’inverno o una minore quantità di precipitazioni nevose.
- I pali 61, 71, 81 e 82, posizionati a quote intermedie, mostrano un accumulo invernale rispettivamente di 500, 706, 963 e 875 millimetri di equivalente in acqua. Questo aumento con l’altitudine è atteso, poiché le temperature più basse a quote più alte riducono la probabilità di scioglimento e favoriscono un maggiore accumulo di neve.
- I pali 91, 92, 101 e 102, situati a quote più alte, registrano un accumulo invernale uniforme di 1008 millimetri di equivalente in acqua, un valore che indica un accumulo più consistente in questa zona di transizione, come ci si aspetterebbe in un’area che dovrebbe essere di accumulo netto.
- I pali 111, 112, 113, 121 e 122, posizionati nell’altopiano superiore, mostrano una variabilità significativa: il palo 111 registra un accumulo di 1155 millimetri di equivalente in acqua, il valore più alto tra tutti i pali, mentre i pali 112, 113, 121 e 122 registrano rispettivamente 968, 763, 763 e 763 millimetri di equivalente in acqua. Questa variabilità potrebbe essere dovuta a fattori locali, come l’esposizione al vento, che può trasportare la neve e ridurre l’accumulo effettivo in alcune aree dell’altopiano superiore.
- Il palo HF, situato a 2515 metri sopra il livello del mare, registra un accumulo invernale di 449 millimetri di equivalente in acqua, un valore identico al palo 31, coerente con la sua posizione a bassa quota vicino alla lingua glaciale.
Bilancio di Massa Annuale Specifico
Il bilancio di massa annuale specifico, che rappresenta il saldo netto tra l’accumulo invernale e la perdita di massa dovuta all’ablazione estiva, è fortemente negativo per tutti i pali, indicando una perdita di massa significativa per l’intero ghiacciaio:
- Il palo 31 registra una perdita di massa di 5940 millimetri di equivalente in acqua, un valore estremamente negativo che riflette un’ablazione estiva intensa nella zona della lingua glaciale, dove le temperature più alte e l’esposizione prolungata a condizioni climatiche calde favoriscono uno scioglimento significativo, superando di gran lunga l’accumulo invernale di 449 millimetri.
- I pali 61, 71, 81 e 82, a quote intermedie, mostrano perdite di massa rispettivamente di 5908, 4797, 2907 e 3928 millimetri di equivalente in acqua, indicando una perdita decrescente con l’aumentamento dell’altitudine, un pattern atteso poiché l’ablazione estiva è meno intensa a quote più alte, dove le temperature sono più basse.
- I pali 91, 92, 101 e 102, nella zona di transizione, registrano perdite di massa rispettivamente di 2946, 2942, 2942 e 2942 millimetri di equivalente in acqua, valori che indicano una perdita significativa anche a quote più alte, dove ci si aspetterebbe un bilancio più equilibrato.
- I pali 111, 112, 113, 121 e 122, nell’altopiano superiore, mostrano perdite di massa rispettivamente di 3771, 3306, 3239, 3239 e 3239 millimetri di equivalente in acqua. La perdita di massa a quote elevate, come quella a 3030 metri sopra il livello del mare (riportata nelle indagini del 2021/22 con un’ablazione di 4 metri), è un segnale preoccupante, poiché queste zone dovrebbero essere aree di accumulo netto, dove l’accumulo di neve supera l’ablazione. La perdita significativa a queste altitudini indica uno spostamento verso l’alto della linea di equilibrio glaciale, ovvero l’altitudine a cui l’accumulo e l’ablazione si bilanciano, riducendo progressivamente l’area di accumulo del ghiacciaio.
- Il palo HF registra una perdita di massa di 5678 millimetri di equivalente in acqua, un valore simile al palo 31, coerente con la sua posizione a bassa quota vicino alla lingua glaciale.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Pali di Misurazione e Posizioni
Nel periodo 2022/23, sono stati monitorati 14 pali, con l’assenza del palo 122 rispetto al 2021/22, un dato che suggerisce la perdita di questo palo a causa dell’ablazione intensa o della disintegrazione del ghiacciaio in quella zona, un fenomeno simile a quello osservato sul Glacier du Giétro, dove il palo 102 è stato perso a causa della disintegrazione della terrazza inferiore. Le coordinate dei pali rimanenti sono identiche a quelle del 2021/22, indicando che i pali sono stati riposizionati nelle stesse località, un’operazione necessaria per mantenere la continuità delle misurazioni in un contesto di ablazione intensa.
Periodo di Monitoraggio
Il periodo di monitoraggio per tutti i pali è compreso tra il 2 ottobre 2022, che segna l’inizio dell’anno idrologico, e il 10 ottobre 2023, data del rilevamento finale. Il rilevamento iniziale della neve invernale è stato effettuato il 19 aprile 2023, come riportato nelle indagini del 2022/23, mentre il rilevamento di fine estate è stato l’11 settembre 2023, con un’ulteriore visita il 5 ottobre 2023 per monitorare l’ablazione tardiva, un’operazione straordinaria motivata dai tassi di scioglimento ancora elevati.
Accumulo Invernale Specifico
L’accumulo invernale specifico nel 2022/23 mostra un miglioramento rispetto al 2021/22 per alcuni pali, ma rimane relativamente basso, come suggerito anche dalla densità della neve bassa (320-350 chilogrammi per metro cubo) riportata nelle indagini:
- Il palo 31 registra un accumulo invernale di 584 millimetri di equivalente in acqua, un aumento rispetto ai 449 millimetri del 2021/22, indicando un inverno più favorevole a bassa quota, con nevicate più abbondanti o temperature più basse che hanno favorito la conservazione della neve.
- I pali 61, 71, 81 e 82, a quote intermedie, mostrano un accumulo invernale uniforme di 584 millimetri di equivalente in acqua, un valore inferiore rispetto ai 706 e 963 millimetri registrati dai pali 71 e 81 nel 2021/22, ma superiore ai 500 millimetri del palo 61, suggerendo una distribuzione più uniforme dell’accumulo in questa zona.
- I pali 91, 92, 101 e 102, nella zona di transizione, registrano un accumulo invernale uniforme di 923 millimetri di equivalente in acqua, un valore inferiore ai 1008 millimetri del 2021/22, ma che indica un accumulo più consistente a quote più alte, come atteso.
- I pali 111, 112, 113 e 121, nell’altopiano superiore, mostrano un accumulo invernale uniforme di 817 millimetri di equivalente in acqua, un valore inferiore rispetto ai 1155 millimetri del palo 111 e ai 968 millimetri del palo 112 nel 2021/22, un dato che potrebbe riflettere condizioni invernali meno favorevoli o un’esposizione maggiore al vento, che ha ridotto l’accumulo effettivo.
- Il palo HF registra un accumulo invernale di 584 millimetri di equivalente in acqua, un valore identico al palo 31, coerente con la sua posizione a bassa quota vicino alla lingua glaciale.
Bilancio di Massa Annuale Specifico
Il bilancio di massa annuale specifico nel 2022/23 rimane fortemente negativo, ma è meno estremo rispetto al 2021/22 per alcuni pali, indicando un miglioramento relativo:
- Il palo 31 registra una perdita di massa di 4331 millimetri di equivalente in acqua, un valore meno negativo rispetto ai 5940 millimetri del 2021/22, ma che conferma un’ablazione intensa sulla lingua glaciale, coerente con l’ablazione record di oltre 7 metri riportata nelle indagini del 2022/23.
- I pali 61, 71, 81 e 82, a quote intermedie, mostrano perdite di massa rispettivamente di 4331, 4331, 3735 e 3735 millimetri di equivalente in acqua, valori che indicano un miglioramento rispetto al 2021/22 (5908, 4797, 2907 e 3928 millimetri), ma una perdita di massa ancora significativa, riflettendo un’ablazione estiva intensa.
- I pali 91, 92, 101 e 102, nella zona di transizione, registrano perdite di massa uniformi di 3933 millimetri di equivalente in acqua, un valore più alto rispetto ai 2942-2946 millimetri del 2021/22, indicando un’ablazione più intensa in questa zona nel 2022/23.
- I pali 111, 112, 113 e 121, nell’altopiano superiore, mostrano perdite di massa uniformi di 2611 millimetri di equivalente in acqua, un miglioramento rispetto ai 3306-3771 millimetri del 2021/22, ma che conferma una perdita di massa significativa anche a quote elevate, come i 4 metri di ablazione a 3030 metri sopra il livello del mare riportati nelle indagini.
- Il palo HF registra una perdita di massa di 4331 millimetri di equivalente in acqua, un valore identico al palo 31, coerente con la sua posizione a bassa quota.
Interpretazione Scientifica e Confronto con Dati Precedenti
I dati della Tabella 4.16 confermano le osservazioni riportate nelle indagini del 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa per il Griesgletscher in entrambi gli anni, con un’ablazione particolarmente intensa nel 2022/23 sulla lingua glaciale. L’analisi dei dati per i singoli pali rivela pattern chiari e tendenze preoccupanti:
Tendenze Altimetriche
L’accumulo invernale specifico aumenta con l’altitudine in entrambi gli anni, un pattern atteso poiché le temperature più basse a quote elevate favoriscono un maggiore accumulo di neve e una minore probabilità di scioglimento durante l’inverno. Tuttavia, i valori nel 2022/23 sono più uniformi tra i pali, ma inferiori a quote alte rispetto al 2021/22, un dato che potrebbe riflettere condizioni invernali meno favorevoli, come un accumulo nevoso meno consistente, come suggerito dalla densità della neve bassa (320-350 chilogrammi per metro cubo) riportata nelle indagini del 2022/23, o un’esposizione maggiore al vento, che ha ridotto l’accumulo effettivo in alcune aree.
Il bilancio di massa annuale specifico è più negativo a quote basse, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa delle temperature più alte e dell’esposizione prolungata a condizioni climatiche calde. Tuttavia, la perdita di massa rimane significativa anche a quote elevate, un segnale preoccupante che indica una riduzione dell’area di accumulo del ghiacciaio. La perdita di 4 metri di ghiaccio a 3030 metri sopra il livello del mare, riportata nelle indagini di entrambi gli anni, è coerente con i valori dei pali 111-121, che mostrano perdite di circa 3200-3300 millimetri nel 2021/22 e 2611 millimetri nel 2022/23, confermando un’ablazione estiva senza precedenti anche nelle zone che dovrebbero essere di accumulo netto.
Confronto tra i Due Anni
L’anno 2021/22 si distingue per un’ablazione estiva eccezionalmente intensa, con perdite di massa che variano da 5940 millimetri di equivalente in acqua sulla lingua glaciale (palo 31) a 1160 millimetri a quote più alte (palo 113). L’accumulo invernale varia da 449 millimetri a bassa quota a 1155 millimetri a quote elevate, ma è insufficiente a compensare l’ablazione, portando a una perdita di massa significativa in tutte le zone del ghiacciaio. L’anno 2022/23 mostra un miglioramento relativo, con perdite di massa meno estreme per alcuni pali, come il palo 31 (4331 millimetri rispetto a 5940 millimetri) e i pali 111-121 (2611 millimetri rispetto a 3306-3771 millimetri). Tuttavia, l’ablazione rimane intensa, con perdite di oltre 7 metri sulla lingua glaciale, come riportato nelle indagini, coerenti con i valori dei pali 31 e HF. L’accumulo invernale è più uniforme, ma inferiore a quote elevate rispetto al 2021/22, un dato che potrebbe essere influenzato dalla densità della neve bassa, che suggerisce un accumulo meno consistente.
Confronto con la Tabella 4.15 e la Figura 4.22
I dati della Tabella 4.16 sono coerenti con la Tabella 4.15, che riporta i valori medi per fasce altimetriche. Ad esempio, il palo 31, situato a 2503 metri sopra il livello del mare, si trova nella fascia 2400-2500 metri, che ha un bilancio di massa annuale di 6015 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 e 6493 millimetri nel 2022/23, valori che si allineano con i 5940 millimetri e 4331 millimetri del palo 31. La Figura 4.22, che mostra il bilancio di massa del Griesgletscher dal 1961 al 2023, evidenzia un bilancio di massa specifico medio annuale di circa 3 metri di equivalente in acqua per il 2022, un valore che si allinea con i dati medi della Tabella 4.16. La perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua dal 1961 al 2023, riportata nella Figura 4.22, è il risultato di anni consecutivi di bilanci negativi, come quelli documentati nella tabella.
Contesto Glaciologico e Implicazioni
La Tabella 4.16 si inserisce nel contesto del monitoraggio a lungo termine del Griesgletscher, che ha documentato un ritiro significativo, come mostrato nella Figura 4.22, con una perdita cumulativa di circa 40 metri di equivalente in acqua dal 1961 al 2023. Le perdite di massa del 2021/22 e 2022/23 contribuiscono a questa tendenza, riflettendo l’impatto del riscaldamento globale sulle dinamiche glaciali. L’ablazione record del 2021/22, in particolare nelle zone di alta quota, e la continua recessione nel 2022/23, con una perdita di area del ghiacciaio (da 4,102 a 3,809 chilometri quadrati, come riportato nella Tabella 4.15), aumentano il rischio di distacchi glaciali, eventi che possono generare valanghe di ghiaccio e rappresentare una minaccia per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico gestito per la produzione idroelettrica.
Dal punto di vista scientifico, i dati della Tabella 4.16 offrono un contributo prezioso per comprendere le dinamiche dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico. La perdita di massa osservata, anche nelle zone di accumulo, suggerisce che il Griesgletscher stia subendo un cambiamento di regime, con una linea di equilibrio glaciale che si sposta a quote sempre più elevate, riducendo progressivamente l’area di accumulo e accelerando il processo di deglaciazione. Questo fenomeno è in linea con le osservazioni globali di ritiro dei ghiacciai montani, come riportato dal World Glacier Monitoring Service, che indica un’accelerazione della perdita di massa a partire dagli anni 2000, dovuta all’aumento delle temperature medie e alla riduzione delle precipitazioni nevose.
Dal punto di vista ambientale, la perdita di massa del Griesgletscher ha implicazioni dirette sulla disponibilità di acqua di fusione per i sistemi fluviali locali, con effetti sull’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la produzione idroelettrica nella regione. La riduzione del volume glaciale diminuisce il contributo di acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per la produzione di energia, come sottolineato nel testo introduttivo. Inoltre, la perdita di un palo (122) nel 2022/23 e l’ablazione record sulla lingua glaciale aumentano il rischio di distacchi glaciali, con potenziali impatti sulla sicurezza delle infrastrutture a valle.
Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
Il ritiro del Griesgletscher, come evidenziato dalla Tabella 4.16, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di deglaciazione nelle Alpi e a livello globale. Ghiacciai come il Glacier de la Plaine Morte, documentato nella fotografia del 2022, hanno mostrato condizioni simili, con una completa assenza di neve e un’ablazione intensa nell’agosto 2022, un segnale delle condizioni climatiche estreme di quell’anno. Il Glacier du Giétro, descritto nelle sezioni precedenti, ha mostrato tendenze simili, con perdite di massa significative negli ultimi decenni, come la perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1966 al 2023 (Figura 4.20). Tuttavia, la perdita di massa del Griesgletscher appare più marcata, con una perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua nello stesso periodo (Figura 4.22), un dato che potrebbe essere attribuito a fattori locali, come l’esposizione nord-orientale e la topografia della valle, che influenzano i processi di accumulo e ablazione, come illustrato nella Figura 4.21.
Conclusioni
La Tabella 4.16 fornisce un’analisi dettagliata e scientificamente rigorosa delle misurazioni individuali dell’accumulo invernale e del bilancio di massa annuale sul Griesgletscher per i periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi gli anni, con un’ablazione particolarmente intensa nel 2022/23 sulla lingua glaciale, dove si registrano perdite di oltre 7 metri. I dati mostrano una chiara dipendenza altimetrica, con un accumulo invernale che aumenta con l’altitudine, ma che rimane insufficiente a compensare l’ablazione estiva, e un bilancio di massa annuale che è più negativo a quote basse, ma significativo anche a quote elevate, come dimostrato dalla perdita di 4 metri a 3030 metri sopra il livello del mare. Il miglioramento relativo nel 2022/23, con perdite di massa meno estreme per alcuni pali, non inverte la tendenza al ritiro, come dimostrato dalla perdita di un palo e dalla continua recessione a quote elevate. Questi risultati confermano l’impatto del riscaldamento globale sul Griesgletscher, con implicazioni per la gestione del rischio, l’idrologia locale e la conservazione degli ecosistemi alpini, offrendo una base solida per future ricerche e interventi volti a mitigare gli effetti del cambiamento climatico nelle regioni alpine.

Analisi Approfondita della Figura 4.23: Bilancio di Massa Specifico e Volumetrico del Griesgletscher per i Periodi 2021/22 e 2022/23
La Figura 4.23, intitolata “Specific (left) and volumetric (right) winter (dotted, ⋄), summer (dashed, △) and annual (continuous line, +) balance in elevation bands for 2021/22 (top) and 2022/23 (bottom),” presenta un’analisi grafica dettagliata del bilancio di massa del Griesgletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, per i due anni idrologici consecutivi 2021/22 e 2022/23. La figura è composta da quattro grafici, organizzati in due righe (una per ciascun anno) e due colonne (bilancio specifico a sinistra e volumetrico a destra), che illustrano l’accumulo invernale, l’ablazione estiva e il bilancio di massa annuale in funzione dell’altitudine, coprendo l’intero range altitudinale del ghiacciaio, da 2400 a 3400 metri sopra il livello del mare. Questa analisi grafica si inserisce nel contesto di un programma di monitoraggio a lungo termine del Griesgletscher, avviato nel 1961 in concomitanza con la costruzione di un bacino idrico per la produzione idroelettrica, e offre un contributo significativo alla comprensione delle dinamiche glaciali in un periodo critico, caratterizzato da un’ablazione intensa e da un ritiro accelerato del ghiacciaio, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle.
Struttura e Organizzazione della Figura
La Figura 4.23 è strutturata in quattro grafici, organizzati come segue:
- La riga superiore presenta i dati per l’anno idrologico 2021/22, mentre la riga inferiore si riferisce all’anno idrologico 2022/23.
- La colonna di sinistra mostra il bilancio di massa specifico, espresso in metri di equivalente in acqua, che rappresenta la variazione di massa per unità di area in ciascuna fascia altimetrica.
- La colonna di destra mostra il bilancio di massa volumetrico, espresso in milioni di metri cubi di equivalente in acqua, che rappresenta la variazione di massa totale per ciascuna fascia altimetrica, tenendo conto dell’area del ghiacciaio in quella fascia.
Ogni grafico illustra tre componenti principali del bilancio di massa:
- L’accumulo invernale, rappresentato da una linea tratteggiata con simboli a rombo, che quantifica la quantità di neve accumulata durante l’inverno e conservata fino alla fine della stagione.
- L’ablazione estiva, rappresentata da una linea tratteggiata con simboli a triangolo, che quantifica la perdita di massa dovuta a processi di scioglimento estivo, sublimazione o distacchi.
- Il bilancio di massa annuale, rappresentato da una linea continua con simboli a croce, che rappresenta il saldo netto tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, fornendo un’indicazione della variazione complessiva della massa del ghiacciaio.
L’asse verticale di ogni grafico rappresenta l’altitudine, espressa in metri sopra il livello del mare, e varia da 2400 a 3400 metri, coprendo l’intero range altitudinale del Griesgletscher, come riportato nel testo introduttivo. L’asse orizzontale rappresenta il bilancio di massa: nei grafici a sinistra, in metri di equivalente in acqua, con valori che variano da -7 a 2 metri; nei grafici a destra, in milioni di metri cubi di equivalente in acqua, con valori che variano da -3 a 1 milioni di metri cubi. I piccoli simboli (rombi, triangoli e croci) indicano le misurazioni individuali effettuate sui pali di monitoraggio, come riportate nella Tabella 4.16, mentre le linee rappresentano i valori medi per fasce altimetriche, come riportate nella Tabella 4.15.
Analisi dei Grafici per il Periodo 2021/22 (Riga Superiore)
Bilancio di Massa Specifico (Grafico in Alto a Sinistra)
Il grafico in alto a sinistra mostra il bilancio di massa specifico per l’anno idrologico 2021/22 in funzione dell’altitudine, evidenziando le tre componenti del bilancio di massa:
- Accumulo Invernale Specifico: La linea tratteggiata con simboli a rombo mostra un accumulo invernale che varia da circa 0,3 metri di equivalente in acqua a 2400 metri sopra il livello del mare a circa 1,0 metro a 3300 metri sopra il livello del mare. Questo aumento con l’altitudine è un pattern atteso, poiché le temperature più basse a quote elevate favoriscono un maggiore accumulo di neve e una minore probabilità di scioglimento durante l’inverno. I valori sono coerenti con la Tabella 4.15, che riporta un accumulo invernale di 262 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2400-2500 metri e 1019 millimetri nella fascia 3300-3400 metri, e con la Tabella 4.16, che mostra misurazioni individuali come 449 millimetri per il palo 31, situato a 2503 metri sopra il livello del mare, e 1155 millimetri per il palo 111, situato a circa 3100 metri sopra il livello del mare. La media ponderata sull’intero ghiacciaio, come riportato nella Tabella 4.15, è di 907 millimetri di equivalente in acqua, un valore che riflette un accumulo invernale moderato, ma insufficiente a compensare l’ablazione estiva.
- Ablazione Estiva Specifica: La linea tratteggiata con simboli a triangolo mostra un’ablazione estiva fortemente negativa, che varia da circa 6,5 metri di equivalente in acqua a 2400 metri sopra il livello del mare a circa 2,5 metri a 3300 metri sopra il livello del mare. Questo trend riflette l’intensa ablazione a quote basse, dove le temperature estive sono più alte e l’esposizione prolungata a condizioni climatiche calde favorisce uno scioglimento significativo, e una riduzione dell’ablazione con l’aumentare dell’altitudine, dove le temperature sono più basse e l’ablazione è meno intensa. I valori sono coerenti con le indagini del 2021/22, che riportano un’ablazione di 4 metri a 3030 metri sopra il livello del mare, nella precedente area di accumulo, un dato che si allinea con l’ablazione di circa 2,5 metri nella fascia 3100-3200 metri.
- Bilancio di Massa Annuale Specifico: La linea continua con simboli a croce mostra un bilancio di massa annuale negativo a tutte le altitudini, che varia da circa 6,0 metri di equivalente in acqua a 2400 metri sopra il livello del mare a circa 1,5 metri a 3300 metri sopra il livello del mare. Questo indica una perdita di massa significativa in tutto il ghiacciaio, anche nelle zone di alta quota che dovrebbero essere di accumulo netto, un segnale preoccupante che riflette uno spostamento verso l’alto della linea di equilibrio glaciale, ovvero l’altitudine a cui l’accumulo e l’ablazione si bilanciano. I valori sono coerenti con la Tabella 4.15, che riporta un bilancio di massa annuale di 6015 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2400-2500 metri e 1160 millimetri nella fascia 3300-3400 metri, e con la Tabella 4.16, che mostra perdite individuali come 5940 millimetri per il palo 31 e 3239 millimetri per il palo 113, situato a circa 3100 metri sopra il livello del mare.
Bilancio di Massa Volumetrico (Grafico in Alto a Destra)
Il grafico in alto a destra mostra il bilancio di massa volumetrico per l’anno idrologico 2021/22, che tiene conto dell’area del ghiacciaio in ciascuna fascia altimetrica:
- Accumulo Invernale Volumetrico: La linea tratteggiata con simboli a rombo mostra un accumulo invernale volumetrico che varia da circa 0,1 milioni di metri cubi di equivalente in acqua a 2400 metri sopra il livello del mare a circa 0,5 milioni di metri cubi a 3100 metri sopra il livello del mare, per poi diminuire a quote più alte a causa della ridotta area del ghiacciaio, che è di soli 0,003 chilometri quadrati nella fascia 3300-3400 metri, come riportato nella Tabella 4.15. Questo trend riflette l’aumento dell’accumulo con l’altitudine, ma anche l’influenza della distribuzione dell’area del ghiacciaio, che è più estesa nelle fasce intermedie (ad esempio, 0,528 chilometri quadrati nella fascia 2800-2900 metri) e più ridotta a quote estreme.
- Ablazione Estiva Volumetrica: La linea tratteggiata con simboli a triangolo mostra un’ablazione estiva volumetrica fortemente negativa, con valori che raggiungono circa 2,5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri, dove l’area del ghiacciaio è più estesa. La perdita diminuisce a quote più alte, raggiungendo circa 0,5 milioni di metri cubi a 3300 metri sopra il livello del mare, un dato che riflette la riduzione dell’area del ghiacciaio a queste altitudini e una minore ablazione dovuta a temperature più basse.
- Bilancio di Massa Annuale Volumetrico: La linea continua con simboli a croce mostra un bilancio di massa annuale volumetrico negativo a tutte le altitudini, con una perdita massima di circa 2,0 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri e una perdita minima di circa 0,1 milioni di metri cubi nella fascia 3300-3400 metri. La media ponderata sull’intero ghiacciaio, come riportato nella Tabella 4.15, è di 3645 millimetri di equivalente in acqua, che corrisponde a una perdita volumetrica totale di circa 14,95 milioni di metri cubi di equivalente in acqua, calcolata moltiplicando il bilancio specifico per l’area totale del ghiacciaio, che è di 4,102 chilometri quadrati nel 2021/22.
Analisi dei Grafici per il Periodo 2022/23 (Riga Inferiore)
Bilancio di Massa Specifico (Grafico in Basso a Sinistra)
Il grafico in basso a sinistra mostra il bilancio di massa specifico per l’anno idrologico 2022/23 in funzione dell’altitudine:
- Accumulo Invernale Specifico: La linea tratteggiata con simboli a rombo mostra un accumulo invernale che varia da circa 0,4 metri di equivalente in acqua a 2400 metri sopra il livello del mare a circa 0,9 metri a 3100 metri sopra il livello del mare, per poi diminuire a 0,4 metri a 3300 metri sopra il livello del mare. Questo trend è simile a quello del 2021/22, ma i valori sono generalmente più alti a quote basse (415 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2400-2500 metri, come riportato nella Tabella 4.15) e più bassi a quote alte (433 millimetri nella fascia 3300-3400 metri), come confermato dalla Tabella 4.16, che mostra misurazioni individuali di 584 millimetri per il palo 31 e 817 millimetri per il palo 111. La media ponderata sull’intero ghiacciaio è di 830 millimetri di equivalente in acqua, un valore inferiore ai 907 millimetri del 2021/22, un dato che potrebbe essere influenzato dalla densità della neve bassa (320-350 chilogrammi per metro cubo) riportata nelle indagini del 2022/23.
- Ablazione Estiva Specifica: La linea tratteggiata con simboli a triangolo mostra un’ablazione estiva ancora più negativa rispetto al 2021/22 a quote basse, raggiungendo circa 7,0 metri di equivalente in acqua a 2400 metri sopra il livello del mare, e diminuisce a circa 2,5 metri a 3300 metri sopra il livello del mare. Questo riflette un’ablazione estiva eccezionalmente intensa, come riportato nelle indagini del 2022/23, che descrivono una perdita di oltre 7 metri sulla lingua glaciale, un dato che si allinea con l’ablazione di 6493 millimetri nella fascia 2400-2500 metri (Tabella 4.15) e con la perdita di 4331 millimetri registrata dal palo 31 (Tabella 4.16).
- Bilancio di Massa Annuale Specifico: La linea continua con simboli a croce mostra un bilancio di massa annuale negativo a tutte le altitudini, che varia da circa 6,5 metri di equivalente in acqua a 2400 metri sopra il livello del mare a circa 1,7 metri a 3300 metri sopra il livello del mare. I valori sono coerenti con la Tabella 4.15, che riporta un bilancio di massa annuale di 6493 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2400-2500 metri e 1736 millimetri nella fascia 3300-3400 metri, e con la Tabella 4.16, che mostra perdite individuali come 4331 millimetri per il palo 31 e 2611 millimetri per il palo 111.
Bilancio di Massa Volumetrico (Grafico in Basso a Destra)
Il grafico in basso a destra mostra il bilancio di massa volumetrico per l’anno idrologico 2022/23:
- Accumulo Invernale Volumetrico: La linea tratteggiata con simboli a rombo mostra un accumulo invernale volumetrico che varia da circa 0,1 milioni di metri cubi di equivalente in acqua a 2400 metri sopra il livello del mare a circa 0,4 milioni di metri cubi a 3100 metri sopra il livello del mare, per poi diminuire a quote più alte a causa della ridotta area del ghiacciaio, che è di soli 0,001 chilometri quadrati nella fascia 3300-3400 metri (Tabella 4.15). La media ponderata sull’intero ghiacciaio è di 830 millimetri di equivalente in acqua, corrispondente a circa 3,16 milioni di metri cubi di equivalente in acqua, calcolata per l’area totale di 3,809 chilometri quadrati nel 2022/23.
- Ablazione Estiva Volumetrica: La linea tratteggiata con simboli a triangolo mostra un’ablazione estiva volumetrica che raggiunge circa 2,5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri, dove l’area è più estesa (0,519 chilometri quadrati, Tabella 4.15), e diminuisce a circa 0,5 milioni di metri cubi a 3300 metri sopra il livello del mare.
- Bilancio di Massa Annuale Volumetrico: La linea continua con simboli a croce mostra un bilancio di massa annuale volumetrico negativo, con una perdita massima di circa 2,0 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri e una perdita minima di circa 0,1 milioni di metri cubi nella fascia 3300-3400 metri. La media ponderata sull’intero ghiacciaio è di 3545 millimetri di equivalente in acqua, corrispondente a una perdita volumetrica totale di circa 13,50 milioni di metri cubi di equivalente in acqua.
Interpretazione Scientifica e Confronto con Dati Precedenti
La Figura 4.23 conferma le osservazioni riportate nelle indagini del 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa per il Griesgletscher in entrambi gli anni, con un’ablazione particolarmente intensa nel 2022/23 sulla lingua glaciale. L’analisi dei grafici rivela pattern chiari e tendenze preoccupanti:
Tendenze Altimetriche
L’accumulo invernale specifico aumenta con l’altitudine in entrambi gli anni, un pattern atteso poiché le temperature più basse a quote elevate favoriscono un maggiore accumulo di neve e una minore probabilità di scioglimento durante l’inverno. Tuttavia, i valori nel 2022/23 sono più alti a quote basse e più bassi a quote alte rispetto al 2021/22, un dato che potrebbe riflettere condizioni climatiche variabili, come un inverno più nevoso a quote inferiori e un’esposizione maggiore al vento a quote elevate, che ha ridotto l’accumulo effettivo, come suggerito dalla densità della neve bassa riportata nelle indagini.
L’ablazione estiva specifica è più intensa a quote basse, dove le temperature estive sono più alte e l’esposizione prolungata a condizioni climatiche calde favorisce uno scioglimento significativo, e diminuisce con l’aumentare dell’altitudine, dove le temperature sono più basse. Tuttavia, l’ablazione rimane significativa anche a quote elevate, un segnale preoccupante che indica una riduzione dell’area di accumulo del ghiacciaio. La perdita di 4 metri di ghiaccio a 3030 metri sopra il livello del mare, riportata nelle indagini di entrambi gli anni, è coerente con i valori di ablazione di circa 2,5 metri nelle fasce 3100-3200 metri, confermando un’ablazione estiva senza precedenti anche nelle zone che dovrebbero essere di accumulo netto.
Il bilancio di massa annuale specifico è negativo a tutte le altitudini, con perdite più marcate a quote basse e un miglioramento relativo a quote alte nel 2022/23 rispetto al 2021/22, ma senza invertire la tendenza al ritiro. La perdita di massa a quote elevate, come quella a 3030 metri sopra il livello del mare, suggerisce uno spostamento verso l’alto della linea di equilibrio glaciale, riducendo progressivamente l’area di accumulo e accelerando il processo di deglaciazione.
Confronto tra i Due Anni
L’anno 2021/22 si distingue per un’ablazione estiva eccezionalmente intensa, con perdite di circa 6,0 metri di equivalente in acqua a bassa quota e una media ponderata sull’intero ghiacciaio di 3645 millimetri di equivalente in acqua, corrispondente a una perdita volumetrica totale di circa 14,95 milioni di metri cubi di equivalente in acqua. L’accumulo invernale medio di 907 millimetri di equivalente in acqua è stato insufficiente a compensare l’ablazione, portando a una perdita di massa significativa in tutte le fasce altimetriche. L’anno 2022/23 mostra un’ablazione estiva ancora più intensa a quote basse, con perdite di circa 7,0 metri di equivalente in acqua a 2400 metri sopra il livello del mare, coerenti con l’ablazione record di oltre 7 metri sulla lingua glaciale riportata nelle indagini. Il bilancio di massa annuale medio è di 3545 millimetri di equivalente in acqua, corrispondente a una perdita volumetrica totale di circa 13,50 milioni di metri cubi di equivalente in acqua, un valore leggermente inferiore al 2021/22, ma che riflette una perdita di massa drammatica.
Confronto con la Figura 4.22 e Altri Dati
La Figura 4.22, che mostra il bilancio di massa cumulativo del Griesgletscher dal 1961 al 2023, riporta una perdita cumulativa di circa 40 metri di equivalente in acqua, con un’accelerazione del declino dopo il 2000. I dati della Figura 4.23 per il 2021/22 e 2022/23 contribuiscono a questa tendenza, con bilanci di massa annuali fortemente negativi che si allineano con il valore medio di circa 3 metri di equivalente in acqua per il 2022 riportato nella Figura 4.22. I dati sono anche coerenti con la Tabella 4.15, che riporta i valori medi per fasce altimetriche, e con la Tabella 4.16, che fornisce le misurazioni individuali sui pali di monitoraggio, confermando la coerenza tra le diverse fonti di dati.
Contesto Glaciologico e Implicazioni
La Figura 4.23 si inserisce nel contesto del monitoraggio a lungo termine del Griesgletscher, che ha documentato un ritiro significativo, come mostrato nella Figura 4.22, con una perdita cumulativa di circa 40 metri di equivalente in acqua dal 1961 al 2023. Le perdite di massa del 2021/22 e 2022/23 contribuiscono a questa tendenza, riflettendo l’impatto del riscaldamento globale sulle dinamiche glaciali. L’ablazione record del 2021/22, in particolare nelle zone di alta quota, e la continua recessione nel 2022/23, con una perdita di area del ghiacciaio (da 4,102 a 3,809 chilometri quadrati, come riportato nella Tabella 4.15), aumentano il rischio di distacchi glaciali, eventi che possono generare valanghe di ghiaccio e rappresentare una minaccia per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico gestito per la produzione idroelettrica.
Dal punto di vista scientifico, i dati della Figura 4.23 offrono un contributo prezioso per comprendere le dinamiche dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico. La perdita di massa osservata, anche nelle zone di accumulo, suggerisce che il Griesgletscher stia subendo un cambiamento di regime, con una linea di equilibrio glaciale che si sposta a quote sempre più elevate, riducendo progressivamente l’area di accumulo e accelerando il processo di deglaciazione. Questo fenomeno è in linea con le osservazioni globali di ritiro dei ghiacciai montani, come riportato dal World Glacier Monitoring Service, che indica un’accelerazione della perdita di massa a partire dagli anni 2000, dovuta all’aumento delle temperature medie e alla riduzione delle precipitazioni nevose.
Dal punto di vista ambientale, la perdita di massa del Griesgletscher ha implicazioni dirette sulla disponibilità di acqua di fusione per i sistemi fluviali locali, con effetti sull’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la produzione idroelettrica nella regione. La riduzione del volume glaciale diminuisce il contributo di acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per la produzione di energia, come sottolineato nel testo introduttivo. Inoltre, l’ablazione record sulla lingua glaciale e la comparsa di nuovi affioramenti rocciosi nella sezione centrale, come riportato nelle indagini, aumentano il rischio di distacchi glaciali, con potenziali impatti sulla sicurezza delle infrastrutture a valle.
Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
Il ritiro del Griesgletscher, come evidenziato dalla Figura 4.23, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di deglaciazione nelle Alpi e a livello globale. Ghiacciai come il Glacier de la Plaine Morte, documentato nella fotografia del 2022, hanno mostrato condizioni simili, con una completa assenza di neve e un’ablazione intensa nell’agosto 2022, un segnale delle condizioni climatiche estreme di quell’anno. Il Glacier du Giétro, descritto nelle sezioni precedenti, ha mostrato tendenze simili, con perdite di massa significative negli ultimi decenni, come la perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1966 al 2023 (Figura 4.20). Tuttavia, la perdita di massa del Griesgletscher appare più marcata, con una perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua nello stesso periodo (Figura 4.22), un dato che potrebbe essere attribuito a fattori locali, come l’esposizione nord-orientale e la topografia della valle, che influenzano i processi di accumulo e ablazione, come illustrato nella Figura 4.21.
Conclusioni
La Figura 4.23 fornisce un’analisi grafica dettagliata e scientificamente rigorosa del bilancio di massa del Griesgletscher per i periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi gli anni, con un’ablazione estiva particolarmente intensa nel 2022/23, che ha raggiunto oltre 7 metri sulla lingua glaciale. I grafici mostrano una chiara dipendenza altimetrica, con un accumulo invernale che aumenta con l’altitudine, ma che rimane insufficiente a compensare l’ablazione estiva, e un bilancio di massa annuale fortemente negativo, anche a quote elevate, come dimostrato dalla perdita di 4 metri a 3030 metri sopra il livello del mare. Il miglioramento relativo nel 2022/23, con perdite di massa leggermente meno estreme rispetto al 2021/22, non inverte la tendenza al ritiro, come dimostrato dalla perdita di area del ghiacciaio e dalla continua recessione a quote elevate. Questi risultati confermano l’impatto del riscaldamento globale sul Griesgletscher, con implicazioni per la gestione del rischio, l’idrologia locale e la conservazione degli ecosistemi alpini, offrendo una base solida per future ricerche e interventi volti a mitigare gli effetti del cambiamento climatico nelle regioni alpine.

Analisi Approfondita della Figura 4.24: Relazione tra Bilancio di Massa Specifico Medio, Altitudine della Linea di Equilibrio e Rapporto dell’Area di Accumulo sul Griesgletscher
La Figura 4.24, intitolata “Equilibrium line altitude (ELA) and accumulation area ratio (AAR) versus mean specific balance including all previous observations,” presenta un’analisi grafica della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Griesgletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, e due parametri glaciologici fondamentali: l’altitudine della linea di equilibrio (ELA) e il rapporto dell’area di accumulo (AAR). La figura è composta da due grafici, uno a sinistra che mostra l’ELA in funzione del bilancio di massa specifico medio e uno a destra che mostra l’AAR in funzione dello stesso parametro, con dati che coprono tutte le osservazioni effettuate dal 1961 al 2023, inclusi i due anni idrologici 2021/22 e 2022/23. Questa analisi si inserisce nel contesto di un programma di monitoraggio a lungo termine del Griesgletscher, avviato nel 1961 in concomitanza con la costruzione di un bacino idrico per la produzione idroelettrica, e offre un contributo significativo alla comprensione delle dinamiche glaciali in un periodo critico, caratterizzato da un’ablazione intensa e da un ritiro accelerato del ghiacciaio, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle.
Struttura e Organizzazione della Figura
La Figura 4.24 è strutturata in due grafici, organizzati come segue:
- Il grafico a sinistra mostra l’altitudine della linea di equilibrio, espressa in metri sopra il livello del mare, in funzione del bilancio di massa specifico medio, espresso in metri di equivalente in acqua.
- Il grafico a destra mostra il rapporto dell’area di accumulo, espresso in percentuale, in funzione del bilancio di massa specifico medio, anch’esso in metri di equivalente in acqua.
In entrambi i grafici:
- L’asse orizzontale rappresenta il bilancio di massa specifico medio, che varia da circa -3,5 a 1,5 metri di equivalente in acqua, coprendo un range che include bilanci di massa sia negativi (perdita di massa) che positivi (guadagno di massa).
- I punti rappresentano le osservazioni annuali, con i dati per gli anni 2021/22 e 2022/23 evidenziati: il 2021/22 è indicato con un cerchio nero e il 2022/23 con un quadrato nero. Gli altri punti rappresentano le osservazioni precedenti, dal 1961 al 2020, come suggerito dal contesto del monitoraggio a lungo termine del Griesgletscher, che ha prodotto una delle serie di dati glaciologici più complete delle Alpi.
- Una linea di tendenza è tracciata in entrambi i grafici per evidenziare la relazione media tra il bilancio di massa specifico medio e i parametri ELA e AAR, fornendo un’indicazione delle tendenze a lungo termine.
Definizioni dei Parametri
- Altitudine della Linea di Equilibrio (ELA): L’ELA è l’altitudine a cui l’accumulo invernale e l’ablazione estiva si bilanciano, ovvero dove il bilancio di massa è zero. Al di sopra dell’ELA, il ghiacciaio accumula massa, con un bilancio positivo, mentre al di sotto dell’ELA il ghiacciaio perde massa, con un bilancio negativo. Un’ELA più alta indica una riduzione dell’area di accumulo e un aumento dell’area di ablazione, un segnale di stress per il ghiacciaio, spesso associato a temperature estive più alte o a un accumulo invernale insufficiente.
- Rapporto dell’Area di Accumulo (AAR): L’AAR è la percentuale dell’area totale del ghiacciaio che si trova al di sopra dell’ELA, ovvero l’area in cui il bilancio di massa è positivo. Un AAR più basso indica che una porzione minore del ghiacciaio è in accumulo, un segnale di ritiro glaciale, mentre un AAR più alto indica una maggiore estensione dell’area di accumulo, tipica di un ghiacciaio in equilibrio o in crescita. Per un ghiacciaio in equilibrio, l’AAR è generalmente intorno al 60-70%, ma può variare in base alla morfologia e al clima locale.
- Bilancio di Massa Specifico Medio: È il bilancio di massa annuale medio sull’intero ghiacciaio, espresso in metri di equivalente in acqua, calcolato come media ponderata per l’area delle diverse fasce altimetriche, come riportato nella Tabella 4.15. Un valore negativo indica una perdita di massa netta, mentre un valore positivo indica un guadagno di massa netta.
Analisi del Grafico a Sinistra: Altitudine della Linea di Equilibrio in Funzione del Bilancio di Massa Specifico Medio
Il grafico a sinistra mostra la relazione tra l’altitudine della linea di equilibrio e il bilancio di massa specifico medio, con dati che coprono tutte le osservazioni dal 1961 al 2023:
- Asse Verticale: L’altitudine della linea di equilibrio varia da circa 2400 metri sopra il livello del mare a circa 3400 metri sopra il livello del mare, coprendo l’intero range altitudinale del Griesgletscher, che si estende da 2440 a 3320 metri sopra il livello del mare, come riportato nel testo introduttivo.
- Asse Orizzontale: Il bilancio di massa specifico medio varia da circa -3,5 metri di equivalente in acqua, che rappresenta una perdita di massa significativa, a circa 1,5 metri di equivalente in acqua, che rappresenta un guadagno di massa.
Osservazioni Generali
I punti mostrano una chiara relazione inversa tra l’altitudine della linea di equilibrio e il bilancio di massa specifico medio: quando il bilancio di massa specifico medio è più negativo, indicando una maggiore perdita di massa, l’altitudine della linea di equilibrio è più alta, riflettendo una riduzione dell’area di accumulo e un’espansione dell’area di ablazione. Al contrario, quando il bilancio di massa specifico medio è positivo, indicando un guadagno di massa, l’altitudine della linea di equilibrio è più bassa, riflettendo un’espansione dell’area di accumulo. Questa relazione inversa è attesa, poiché un bilancio di massa negativo implica che l’ablazione estiva supera l’accumulo invernale su una porzione maggiore del ghiacciaio, spingendo la linea di equilibrio a quote più alte, dove le temperature più basse possono ancora consentire un accumulo netto.
La linea di tendenza, che rappresenta la relazione media tra l’altitudine della linea di equilibrio e il bilancio di massa specifico medio, ha una pendenza negativa, confermando questa relazione inversa. Un bilancio di massa specifico medio di zero metri di equivalente in acqua, che rappresenta un equilibrio tra accumulo e ablazione, corrisponde a un’altitudine della linea di equilibrio di circa 2900 metri sopra il livello del mare. Questo valore rappresenta l’altitudine media di equilibrio per il Griesgletscher nel periodo di osservazione, un dato che può essere utilizzato come riferimento per valutare lo stato di salute del ghiacciaio: un’altitudine della linea di equilibrio superiore a questo valore indica condizioni di stress, mentre un’altitudine inferiore indica condizioni più favorevoli.
Dati per il 2021/22 e 2022/23
- Anno Idrologico 2021/22 (Cerchio Nero): Il bilancio di massa specifico medio per il 2021/22 è di -3,645 metri di equivalente in acqua, come riportato nella Tabella 4.15, e l’altitudine della linea di equilibrio è di circa 3200 metri sopra il livello del mare. Questo valore estremamente elevato dell’altitudine della linea di equilibrio indica che l’area di accumulo era drasticamente ridotta in quell’anno, con la maggior parte del ghiacciaio in condizioni di ablazione. Questo dato è coerente con l’ablazione intensa riportata nelle indagini del 2021/22, che descrivono una perdita di 4 metri a 3030 metri sopra il livello del mare, nella precedente area di accumulo, e con la Figura 4.23, che mostra un bilancio di massa negativo a tutte le altitudini, anche a 3300 metri sopra il livello del mare (-1,5 metri di equivalente in acqua). Un’altitudine della linea di equilibrio di 3200 metri sopra il livello del mare, vicina al limite superiore del ghiacciaio (3320 metri sopra il livello del mare), suggerisce che solo una frazione minima dell’area totale del ghiacciaio (4,102 chilometri quadrati, Tabella 4.15) era in accumulo, un segnale di condizioni climatiche estreme.
- Anno Idrologico 2022/23 (Quadrato Nero): Il bilancio di massa specifico medio per il 2022/23 è di -3,545 metri di equivalente in acqua (Tabella 4.15), e l’altitudine della linea di equilibrio è di circa 3150 metri sopra il livello del mare, leggermente più bassa rispetto al 2021/22, ma ancora molto alta. Questo indica un miglioramento relativo, con una perdita di massa leggermente inferiore, ma conferma che l’area di accumulo rimane limitata, come evidenziato dall’ablazione record di oltre 7 metri sulla lingua glaciale riportata nelle indagini del 2022/23. La Figura 4.23 mostra un bilancio di massa negativo fino a 3300 metri sopra il livello del mare (-1,7 metri di equivalente in acqua), coerente con un’altitudine della linea di equilibrio di 3150 metri sopra il livello del mare, che lascia una porzione minima dell’area totale (3,809 chilometri quadrati, Tabella 4.15) al di sopra della linea di equilibrio.
Confronto con le Osservazioni Precedenti
Le osservazioni precedenti, dal 1961 al 2020, mostrano una variabilità significativa dell’altitudine della linea di equilibrio in funzione del bilancio di massa specifico medio. Negli anni con bilanci di massa specifici medi positivi, ad esempio tra 0,5 e 1,5 metri di equivalente in acqua, l’altitudine della linea di equilibrio si trova a quote più basse, intorno a 2600-2700 metri sopra il livello del mare, indicando un’espansione dell’area di accumulo e un ghiacciaio in condizioni più favorevoli, con un bilancio di massa positivo che consente una crescita o un mantenimento della massa glaciale. Negli anni con bilanci di massa specifici medi fortemente negativi, ad esempio tra -2,0 e -3,5 metri di equivalente in acqua, l’altitudine della linea di equilibrio si sposta a quote più alte, spesso superando i 3100 metri sopra il livello del mare, come osservato nel 2021/22 e 2022/23. Questo trend riflette l’impatto del riscaldamento globale, che ha portato a temperature estive più alte e a un accumulo invernale insufficiente, spingendo l’altitudine della linea di equilibrio verso altitudini sempre più elevate e riducendo progressivamente l’area di accumulo del ghiacciaio.
Analisi del Grafico a Destra: Rapporto dell’Area di Accumulo in Funzione del Bilancio di Massa Specifico Medio
Il grafico a destra mostra la relazione tra il rapporto dell’area di accumulo e il bilancio di massa specifico medio, con dati che coprono tutte le osservazioni dal 1961 al 2023:
- Asse Verticale: Il rapporto dell’area di accumulo varia da 0%, che indica l’assenza di area di accumulo (l’intero ghiacciaio è in ablazione), a circa 80%, che indica che la maggior parte del ghiacciaio è in accumulo.
- Asse Orizzontale: Il bilancio di massa specifico medio varia da circa -3,5 a 1,5 metri di equivalente in acqua, come nel grafico a sinistra.
Osservazioni Generali
I punti mostrano una chiara relazione diretta tra il rapporto dell’area di accumulo e il bilancio di massa specifico medio: quando il bilancio di massa specifico medio è più negativo, indicando una maggiore perdita di massa, il rapporto dell’area di accumulo è più basso, riflettendo una porzione minore del ghiacciaio in accumulo. Al contrario, quando il bilancio di massa specifico medio è positivo, indicando un guadagno di massa, il rapporto dell’area di accumulo è più alto, riflettendo un’espansione dell’area di accumulo. Questa relazione diretta è attesa, poiché un bilancio di massa negativo implica che l’ablazione estiva supera l’accumulo invernale su una porzione maggiore del ghiacciaio, riducendo l’area al di sopra della linea di equilibrio, mentre un bilancio di massa positivo consente un’espansione dell’area di accumulo, con una porzione maggiore del ghiacciaio al di sopra della linea di equilibrio.
La linea di tendenza, che rappresenta la relazione media tra il rapporto dell’area di accumulo e il bilancio di massa specifico medio, ha una pendenza positiva, confermando questa relazione diretta. Un bilancio di massa specifico medio di zero metri di equivalente in acqua, che rappresenta un equilibrio tra accumulo e ablazione, corrisponde a un rapporto dell’area di accumulo di circa 30-40%, un valore che rappresenta il rapporto medio di accumulo per il Griesgletscher in condizioni di equilibrio. Questo valore è inferiore al tipico 60-70% atteso per un ghiacciaio in equilibrio, un dato che potrebbe essere influenzato dalla morfologia del Griesgletscher, che ha un’area significativa a quote intermedie (ad esempio, 0,519-0,528 chilometri quadrati nella fascia 2800-2900 metri, Tabella 4.15), dove l’ablazione estiva è più intensa.
Dati per il 2021/22 e 2022/23
- Anno Idrologico 2021/22 (Cerchio Nero): Con un bilancio di massa specifico medio di -3,645 metri di equivalente in acqua, il rapporto dell’area di accumulo è di circa 0%, indicando che l’intero ghiacciaio era in condizioni di ablazione, senza alcuna area di accumulo. Questo dato è coerente con l’altitudine della linea di equilibrio di 3200 metri sopra il livello del mare, che si trova a un’altitudine molto alta, vicina al limite superiore del ghiacciaio (3320 metri sopra il livello del mare), lasciando poca o nessuna area al di sopra della linea di equilibrio. La Figura 4.23 conferma questa osservazione, mostrando un bilancio di massa negativo a tutte le altitudini, anche a 3300 metri sopra il livello del mare, un segnale di condizioni di ablazione estrema.
- Anno Idrologico 2022/23 (Quadrato Nero): Con un bilancio di massa specifico medio di -3,545 metri di equivalente in acqua, il rapporto dell’area di accumulo è di circa 5%, un miglioramento rispetto al 2021/22, ma ancora estremamente basso. Questo indica che solo una piccola porzione del ghiacciaio (circa il 5% dell’area totale di 3,809 chilometri quadrati) era in accumulo, coerente con un’altitudine della linea di equilibrio di 3150 metri sopra il livello del mare, che lascia una frazione minima dell’area totale al di sopra della linea di equilibrio. La Figura 4.23 mostra un bilancio di massa negativo fino a 3300 metri sopra il livello del mare, supportando questa osservazione.
Confronto con le Osservazioni Precedenti
Le osservazioni precedenti, dal 1961 al 2020, mostrano una variabilità significativa del rapporto dell’area di accumulo in funzione del bilancio di massa specifico medio. Negli anni con bilanci di massa specifici medi positivi, ad esempio tra 0,5 e 1,5 metri di equivalente in acqua, il rapporto dell’area di accumulo si trova a valori più alti, intorno al 60-80%, indicando che la maggior parte del ghiacciaio era in accumulo, un segnale di condizioni favorevoli per la crescita o il mantenimento del ghiacciaio. Negli anni con bilanci di massa specifici medi fortemente negativi, ad esempio tra -2,0 e -3,5 metri di equivalente in acqua, il rapporto dell’area di accumulo si avvicina a 0%, come osservato nel 2021/22 e 2022/23, indicando che l’intero ghiacciaio o quasi era in ablazione, un segnale di stress estremo per il ghiacciaio, coerente con l’ablazione intensa riportata nelle indagini, come la perdita di 4 metri a 3030 metri sopra il livello del mare e oltre 7 metri sulla lingua glaciale.
Interpretazione Scientifica e Confronto con Dati Precedenti
La Figura 4.24 evidenzia una relazione chiara e attesa tra il bilancio di massa specifico medio, l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulo, confermando le dinamiche glaciologiche del Griesgletscher nel contesto del cambiamento climatico:
- Relazione Inversa tra Altitudine della Linea di Equilibrio e Bilancio di Massa: Un bilancio di massa specifico medio più negativo porta a un’altitudine della linea di equilibrio più alta, riducendo l’area di accumulo e aumentando l’area di ablazione. Questo è evidente nei dati del 2021/22 e 2022/23, che mostrano un’altitudine della linea di equilibrio molto alta (3200 e 3150 metri sopra il livello del mare) in corrispondenza di bilanci di massa fortemente negativi (-3,645 e -3,545 metri di equivalente in acqua), un segnale di condizioni climatiche estreme, con temperature estive elevate e un accumulo invernale insufficiente, come suggerito dalla densità della neve bassa (320-350 chilogrammi per metro cubo) riportata nelle indagini del 2022/23.
- Relazione Diretta tra Rapporto dell’Area di Accumulo e Bilancio di Massa: Un bilancio di massa specifico medio più negativo porta a un rapporto dell’area di accumulo più basso, indicando una riduzione dell’area di accumulo. I valori di rapporto dell’area di accumulo prossimi a 0% nel 2021/22 e al 5% nel 2022/23 riflettono una situazione critica, in cui l’intero ghiacciaio o quasi era in ablazione, un fenomeno coerente con l’ablazione intensa riportata nelle indagini e con la Figura 4.23, che mostra bilanci di massa negativi a tutte le altitudini.
Confronto con la Figura 4.23 e la Tabella 4.15
La Figura 4.23, che mostra il bilancio di massa specifico e volumetrico per fasce altimetriche, conferma i dati della Figura 4.24. Nel 2021/22, il bilancio di massa specifico medio di -3,645 metri di equivalente in acqua (Tabella 4.15) è associato a un’altitudine della linea di equilibrio di 3200 metri sopra il livello del mare, un valore che si allinea con il fatto che il bilancio di massa specifico è negativo a tutte le altitudini, anche a 3300 metri sopra il livello del mare (-1,5 metri di equivalente in acqua, Figura 4.23). Nel 2022/23, il bilancio di massa specifico medio di -3,545 metri di equivalente in acqua è associato a un’altitudine della linea di equilibrio di 3150 metri sopra il livello del mare, coerente con un bilancio di massa negativo fino a 3300 metri sopra il livello del mare (-1,7 metri di equivalente in acqua, Figura 4.23). Questi dati supportano l’osservazione che l’area di accumulo era minima o assente in entrambi gli anni, con un rapporto dell’area di accumulo prossimo a 0%.
Confronto con la Figura 4.22
La Figura 4.22, che mostra il bilancio di massa cumulativo del Griesgletscher dal 1961 al 2023, riporta una perdita cumulativa di circa 40 metri di equivalente in acqua, con un’accelerazione del declino dopo il 2000. I dati del 2021/22 e 2022/23, con bilanci di massa specifici medi di -3,645 e -3,545 metri di equivalente in acqua, contribuiscono a questa tendenza, posizionandosi tra i valori più negativi dell’intera serie storica, un segnale dell’impatto del riscaldamento globale. La perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua è il risultato di anni consecutivi di bilanci negativi, come quelli documentati nella Figura 4.24, che mostrano un’altitudine della linea di equilibrio sempre più alta e un rapporto dell’area di accumulo sempre più basso.
Confronto con la Tabella 4.16
La Tabella 4.16, che riporta le misurazioni individuali sui pali di monitoraggio, conferma le osservazioni della Figura 4.24. Nel 2021/22, il palo 31, situato a 2503 metri sopra il livello del mare, registra una perdita di massa di 5940 millimetri di equivalente in acqua, mentre il palo 111, a circa 3100 metri sopra il livello del mare, registra una perdita di 3771 millimetri, valori che riflettono un’ablazione intensa anche a quote elevate, coerente con un’altitudine della linea di equilibrio di 3200 metri sopra il livello del mare. Nel 2022/23, il palo 31 registra una perdita di 4331 millimetri, e il palo 111 una perdita di 2611 millimetri, un miglioramento relativo, ma che conferma un’altitudine della linea di equilibrio di 3150 metri sopra il livello del mare, con un rapporto dell’area di accumulo limitato al 5%.
Contesto Glaciologico e Implicazioni
La Figura 4.24 si inserisce nel contesto del monitoraggio a lungo termine del Griesgletscher, che ha documentato un ritiro significativo, come mostrato nella Figura 4.22, con una perdita cumulativa di circa 40 metri di equivalente in acqua dal 1961 al 2023. Le condizioni estreme del 2021/22 e 2022/23, con un’altitudine della linea di equilibrio molto alta e un rapporto dell’area di accumulo prossimo a 0%, riflettono l’impatto del riscaldamento globale, con temperature estive più alte e un accumulo invernale insufficiente. La perdita di area del ghiacciaio, da 4,102 chilometri quadrati nel 2021/22 a 3,809 chilometri quadrati nel 2022/23 (Tabella 4.15), e l’ablazione record sulla lingua glaciale, con perdite di oltre 7 metri nel 2022/23, aumentano il rischio di distacchi glaciali, eventi che possono generare valanghe di ghiaccio e rappresentare una minaccia per le infrastrutture a valle, come il bacino idrico gestito per la produzione idroelettrica.
Dal punto di vista scientifico, i dati della Figura 4.24 offrono un contributo prezioso per comprendere le dinamiche dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico. L’aumento dell’altitudine della linea di equilibrio e la riduzione del rapporto dell’area di accumulo osservati nel 2021/22 e 2022/23 suggeriscono che il Griesgletscher stia subendo un cambiamento di regime, con una linea di equilibrio glaciale che si sposta a quote sempre più elevate, riducendo progressivamente l’area di accumulo e accelerando il processo di deglaciazione. Questo fenomeno è in linea con le osservazioni globali di ritiro dei ghiacciai montani, come riportato dal World Glacier Monitoring Service, che indica un’accelerazione della perdita di massa a partire dagli anni 2000, dovuta all’aumento delle temperature medie e alla riduzione delle precipitazioni nevose.
Dal punto di vista ambientale, la perdita di massa del Griesgletscher ha implicazioni dirette sulla disponibilità di acqua di fusione per i sistemi fluviali locali, con effetti sull’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la produzione idroelettrica nella regione. La riduzione del volume glaciale diminuisce il contributo di acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per la produzione di energia, come sottolineato nel testo introduttivo. Inoltre, l’ablazione record sulla lingua glaciale e la comparsa di nuovi affioramenti rocciosi nella sezione centrale, come riportato nelle indagini, aumentano il rischio di distacchi glaciali, con potenziali impatti sulla sicurezza delle infrastrutture a valle.
Confronto con il Contesto Glaciologico Globale
Il ritiro del Griesgletscher, come evidenziato dalla Figura 4.24, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di deglaciazione nelle Alpi e a livello globale. Ghiacciai come il Glacier de la Plaine Morte, documentato nella fotografia del 2022, hanno mostrato condizioni simili, con una completa assenza di neve e un’ablazione intensa nell’agosto 2022, un segnale delle condizioni climatiche estreme di quell’anno. Il Glacier du Giétro, descritto nelle sezioni precedenti, ha mostrato tendenze simili, con perdite di massa significative negli ultimi decenni, come la perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1966 al 2023 (Figura 4.20). Tuttavia, la perdita di massa del Griesgletscher appare più marcata, con una perdita cumulativa di 40 metri di equivalente in acqua nello stesso periodo (Figura 4.22), un dato che potrebbe essere attribuito a fattori locali, come l’esposizione nord-orientale e la topografia della valle, che influenzano i processi di accumulo e ablazione, come illustrato nella Figura 4.21.
Conclusioni
La Figura 4.24 fornisce un’analisi grafica dettagliata e scientificamente rigorosa della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Griesgletscher, l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulo, evidenziando una perdita di massa significativa nel 2021/22 e 2022/23, con un’altitudine della linea di equilibrio molto alta (3200 e 3150 metri sopra il livello del mare) e un rapporto dell’area di accumulo prossimo a 0%, indicativi di condizioni di ablazione estrema. La relazione inversa tra l’altitudine della linea di equilibrio e il bilancio di massa, e la relazione diretta tra il rapporto dell’area di accumulo e il bilancio di massa, confermano le dinamiche attese per un ghiacciaio in ritiro, con un’area di accumulo che si riduce progressivamente a causa del riscaldamento globale. Questi risultati sottolineano l’impatto del cambiamento climatico sul Griesgletscher, con implicazioni per la gestione del rischio, l’idrologia locale e la conservazione degli ecosistemi alpini, offrendo una base solida per future ricerche e interventi volti a mitigare gli effetti del cambiamento climatico nelle regioni alpine.

Analisi Dettagliata della Tabella 4.26: Misurazioni Individuali del Bilancio di Massa del Ghiacciaio del Rodano per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Tabella 4.26 presenta un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, noto in ambito scientifico come Rhonegletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, tra i cantoni di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, che si estende su una superficie di circa 15,2 chilometri quadrati e rappresenta la sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La sua lunga storia di osservazioni, che risale al 1874, con le prime misurazioni del bilancio di massa effettuate nel 1884, lo rende uno dei ghiacciai meglio documentati al mondo, offrendo un’opportunità unica per analizzare l’evoluzione dei ghiacciai alpini attraverso diverse fasi climatiche. La tabella copre due periodi di misurazione, 2021/22 e 2022/23, e fornisce dati specifici per ciascuno dei pali di misurazione distribuiti sulla superficie del ghiacciaio, offrendo un quadro dettagliato delle variazioni locali del bilancio di massa e contribuendo a una migliore comprensione dell’evoluzione del ghiacciaio in risposta alle condizioni climatiche.
Struttura della Tabella e Parametri Analizzati
La tabella è organizzata in modo da fornire informazioni specifiche per ciascuno dei pali di misurazione, identificati con i numeri da 1 a 13, che rappresentano i siti di osservazione della rete di monitoraggio del Ghiacciaio del Rodano, come mostrato nella Figura 4.36. La tabella copre due periodi annuali, 2021/22 e 2022/23, e include i seguenti parametri per ciascun palo:
- Il periodo di misurazione, suddiviso in tre date: l’inizio del periodo, la data della misurazione primaverile per l’accumulo di neve invernale, e la data della misurazione finale per la variazione netta di massa annuale.
- Le coordinate del palo, espresse in un sistema di riferimento geografico (probabilmente il sistema svizzero CH1903), insieme all’altitudine in metri sopra il livello del mare, che indica la posizione altitudinale del palo sul ghiacciaio.
- L’accumulo di neve invernale, che rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno, espressa in millimetri di equivalente in acqua, una misura standard in glaciologia che quantifica la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve.
- La variazione netta di massa annuale, che rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva (fusione di neve e ghiaccio) durante l’intero anno, anch’essa espressa in millimetri di equivalente in acqua.
Questi parametri consentono di valutare l’equilibrio tra i processi di accumulo e ablazione a scala locale, offrendo un’indicazione chiara della salute del ghiacciaio in ciascun punto di osservazione e della sua risposta alle condizioni climatiche in ciascun anno.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Periodo di Misurazione
Il periodo di misurazione per il 2021/22 è definito dalle seguenti date, uguali per tutti i pali:
- L’inizio del periodo è l’8 settembre 2021, che coincide con l’inizio dell’anno idrologico, una convenzione comune in glaciologia per definire l’inizio del ciclo annuale di accumulo e ablazione.
- La misurazione primaverile, che rappresenta il momento in cui viene quantificato l’accumulo di neve invernale, è stata effettuata il 21 aprile 2022, come riportato nelle indagini 2021/22, in corrispondenza del picco massimo di accumulo stagionale.
- La misurazione finale, che permette di calcolare la variazione netta di massa annuale, è stata effettuata il 13 settembre 2022, come indicato nelle indagini 2021/22, che menzionano visite il 6 e il 13 settembre 2022, al termine della stagione di fusione estiva.
Posizione dei Pali di Misurazione
I pali di misurazione sono distribuiti strategicamente sulla superficie del Ghiacciaio del Rodano, come mostrato nella Figura 4.36, per coprire diverse aree del ghiacciaio e catturare la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione. Le coordinate e le altitudini dei pali sono le seguenti:
- Il palo numero 1 si trova a 673812 / 166605, con un’altitudine di 3231 metri sopra il livello del mare, nella parte superiore del ghiacciaio, nella zona di accumulazione.
- Il palo numero 2 si trova a 673507 / 166905, con un’altitudine di 3105 metri sopra il livello del mare, nella parte centrale-superiore del ghiacciaio.
- Il palo numero 3 si trova a 673104 / 164905, con un’altitudine di 2917 metri sopra il livello del mare, nella parte centrale del ghiacciaio.
- Il palo numero 4 si trova a 673358 / 162760, con un’altitudine di 2737 metri sopra il livello del mare, nella parte centrale del ghiacciaio.
- Il palo numero 5 si trova a 672506 / 161898, con un’altitudine di 2585 metri sopra il livello del mare, nella parte centrale-inferiore del ghiacciaio.
- Il palo numero 6 si trova a 672415 / 160847, con un’altitudine di 2448 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
- Il palo numero 7 si trova a 672658 / 160174, con un’altitudine di 2332 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
- Il palo numero 8 si trova a 672680 / 159725, con un’altitudine di 2262 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
- Il palo numero 9 si trova a 672925 / 159566, con un’altitudine di 2216 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale (abbandonato nel 2021/22).
- Il palo numero 10 si trova a 673508 / 163950, con un’altitudine di 2832 metri sopra il livello del mare, nella parte centrale del ghiacciaio.
- Il palo numero 11 si trova a 672707 / 159939, con un’altitudine di 2289 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
- Il palo numero 12 si trova a 672925 / 159566, con un’altitudine di 2216 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
- Il palo numero 13 si trova a 672711 / 159934, con un’altitudine di 2276 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
Le altitudini dei pali variano tra 2216 metri sopra il livello del mare (pali 9 e 12) e 3231 metri sopra il livello del mare (palo 1), coprendo l’escursione altitudinale del ghiacciaio, che si estende da 2200 a 3600 metri sopra il livello del mare, come descritto nel testo introduttivo. Questa distribuzione altitudinale permette di monitorare sia la zona di accumulazione, sopra i 3000 metri sopra il livello del mare, sia la lingua glaciale, al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, un’area particolarmente sensibile alle variazioni climatiche e monitorata annualmente dal 2012.
Accumulo di Neve Invernale
L’accumulo di neve invernale, misurato il 21 aprile 2022, rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno in ciascun punto di misurazione. I valori per ciascun palo sono i seguenti:
- Al palo numero 1, l’accumulo è di 1813 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 2, l’accumulo è di 1499 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, l’accumulo è di 1136 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, l’accumulo è di 243 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, l’accumulo è di 127 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, l’accumulo è di 221 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 7, l’accumulo è di 450 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 8, l’accumulo è di 763 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 9, l’accumulo è di 1068 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 10, l’accumulo è di 1440 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 11, l’accumulo è di 435 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 12, l’accumulo è di 3459 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 13, l’accumulo è di -8055 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
I valori mostrano un trend generale di accumulo decrescente con l’altitudine decrescente, con un massimo di 1813 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 1, situato a 3231 metri sopra il livello del mare nella zona di accumulazione, e un minimo di 127 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 5, situato a 2585 metri sopra il livello del mare nella parte centrale-inferiore del ghiacciaio. Questo pattern è coerente con i dati altitudinali della Tabella 4.25, che riportano un accumulo invernale di 127 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2200-2300 metri sopra il livello del mare e 1645 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2900-3000 metri sopra il livello del mare, indicando una maggiore quantità di precipitazioni nevose a quote più elevate, dove le temperature più basse favoriscono l’accumulo di neve. Tuttavia, i valori anomali per i pali 12 e 13 (3459 mm w.e. e -8055 mm w.e.) sono chiaramente errori di trascrizione o misurazione, poiché un accumulo invernale non può essere negativo, e un valore di 3459 mm w.e. è incoerente con i dati altitudinali della Tabella 4.25, che riportano un accumulo di circa 127 mm w.e. a 2200-2300 m. Escludendo questi valori anomali, la media degli altri pali è di circa 900 millimetri di equivalente in acqua, un valore inferiore alla media pesata di 1309 millimetri di equivalente in acqua riportata nella Tabella 4.25, suggerendo una variabilità spaziale significativa nell’accumulo di neve, con i pali posizionati in zone che potrebbero non essere pienamente rappresentative dell’intera fascia altitudinale.
Variazione Netta di Massa Annuale
La variazione netta di massa annuale, misurata il 13 settembre 2022, rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva in ciascun punto di misurazione. I valori per ciascun palo sono i seguenti:
- Al palo numero 1, la perdita di massa è di 457 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 2, la perdita di massa è di 1920 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, la perdita di massa è di 4014 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, la perdita di massa è di 6138 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, la perdita di massa è di 7785 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, la perdita di massa è di 7632 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 7, la perdita di massa è di 7632 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 8, la perdita di massa è di 6327 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 9, la perdita di massa è di 3459 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 10, la perdita di massa è di 8055 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 11, la perdita di massa è di 8055 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 12, la perdita di massa è di 8055 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 13, la perdita di massa è di 8055 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
La perdita di massa varia tra 457 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 1 e 8055 millimetri di equivalente in acqua ai pali 10, 11, 12 e 13, con una media (escludendo i valori anomali) di circa 5500 millimetri di equivalente in acqua in perdita. I valori anomali di 8055 mm w.e. per i pali 10, 11, 12 e 13 sono chiaramente errori di trascrizione o misurazione, poiché non sono coerenti con i dati altitudinali della Tabella 4.25, che riportano una perdita di massa di circa 7878 mm w.e. a 2200-2300 m e 3166 mm w.e. a 2800-2900 m. Basandoci sulla Tabella 4.25, i valori per i pali 11, 12 e 13 (tutti nella fascia 2200-2300 m) dovrebbero essere intorno a 7878 mm w.e., e il valore per il palo 10 (2832 m) dovrebbe essere intorno a 3166 mm w.e. Correggendo questi valori, la perdita di massa media è di circa 5500 mm w.e., un valore più negativo rispetto alla media pesata di 2653 mm w.e. riportata nella Tabella 4.25, suggerendo che i pali sono posizionati in zone con ablazione più intensa, come la lingua glaciale, dove la fusione estiva è più significativa. La perdita più contenuta al palo 1 (457 mm w.e.) è coerente con la sua posizione nella zona di accumulazione, dove le temperature più basse riducono l’ablazione, mentre le perdite più marcate, come 7785 mm w.e. al palo 5, si registrano nella lingua glaciale, dove l’ablazione è più intensa.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Periodo di Misurazione
Il periodo di misurazione per il 2022/23 è definito dalle seguenti date, uguali per tutti i pali:
- L’inizio del periodo è il 9 settembre 2022, che coincide con la fine del periodo precedente e segna l’inizio del nuovo anno idrologico.
- La misurazione primaverile, per quantificare l’accumulo di neve invernale, è stata effettuata il 19 aprile 2023, come riportato nelle indagini 2022/23, in corrispondenza del picco massimo di accumulo stagionale.
- La misurazione finale, per calcolare la variazione netta di massa annuale, è stata effettuata il 17 ottobre 2023, come indicato nelle indagini 2022/23, che menzionano un ulteriore rilevamento il 17 ottobre 2023, a causa dei tassi di fusione significativi protratti fino a ottobre.
Posizione dei Pali di Misurazione
Le coordinate e le altitudini dei pali sono identiche a quelle del periodo 2021/22, ma il sito 9 è stato abbandonato, come descritto nelle indagini 2021/22, a causa del ritiro del ghiacciaio e dell’espansione del lago proglaciale, che ha reso il sito inaccessibile o sommerso.
Accumulo di Neve Invernale
L’accumulo di neve invernale, misurato il 19 aprile 2023, rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno, con una densità media di 413 e 358 chilogrammi per metro cubo nei siti 3 e 13, come riportato nelle indagini 2022/23. I valori per ciascun palo sono i seguenti:
- Al palo numero 1, l’accumulo è di 1740 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 2, l’accumulo è di 1203 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, l’accumulo è di 1540 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, l’accumulo è di 1006 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, l’accumulo è di 639 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, l’accumulo è di 468 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 7, l’accumulo è di 793 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 8, l’accumulo è di 1548 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 10, l’accumulo è di 639 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 11, l’accumulo è di -842 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 12, l’accumulo è di -2484 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 13, l’accumulo è di -8010 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
I valori variano tra 468 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 6 e 1740 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 1, con un trend simile al 2021/22, ma con un accumulo generalmente più alto a quote basse, ad esempio 793 millimetri di equivalente in acqua al palo 7 (2332 m s.l.m.) contro 450 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22, e 1548 millimetri di equivalente in acqua al palo 8 (2262 m s.l.m.) contro 763 millimetri di equivalente in acqua. Questo aumento dell’accumulo a quote basse è coerente con la Tabella 4.25, che riporta un accumulo invernale di 396 mm w.e. a 2200-2300 m nel 2022/23 contro 127 mm w.e. nel 2021/22, indicando un inverno con precipitazioni nevose più consistenti a quote inferiori. I valori anomali per i pali 11, 12 e 13 (-842, -2484 e -8010 mm w.e.) sono chiaramente errori, poiché un accumulo invernale non può essere negativo. Basandoci sulla Tabella 4.25, i valori per i pali 11, 12 e 13 (tutti nella fascia 2200-2300 m) dovrebbero essere intorno a 396 mm w.e. Escludendo questi valori anomali, la media degli altri pali è di circa 1100 mm w.e., inferiore alla media pesata di 1328 mm w.e. riportata nella Tabella 4.25, suggerendo una variabilità spaziale nell’accumulo di neve.
Variazione Netta di Massa Annuale
La variazione netta di massa annuale, misurata il 17 ottobre 2023, rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. I valori sono:
- Al palo numero 1, l’accumulo netto è di 572 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 2, la perdita di massa è di 1017 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, la perdita di massa è di 1380 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, la perdita di massa è di 3906 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, la perdita di massa è di 7992 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, la perdita di massa è di 8793 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 7, la perdita di massa è di 842 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 8, la perdita di massa è di 2484 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 10, la perdita di massa è di 8010 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 11, la perdita di massa è di 8010 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 12, la perdita di massa è di 8010 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 13, la perdita di massa è di 8010 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
L’accumulo netto al palo 1 (572 mm w.e.) è coerente con le indagini 2022/23, che riportano un accumulo netto nei siti 1 e 2, e con la Tabella 4.25, che mostra un accumulo netto nelle fasce sopra i 3200 m s.l.m. (ad esempio, 147 mm w.e. a 3200-3300 m). La perdita di massa varia tra 842 mm w.e. (palo 7) e 8793 mm w.e. (palo 6), con i valori anomali di 8010 mm w.e. per i pali 10, 11, 12 e 13 che sono chiaramente errori. Basandoci sulla Tabella 4.25, i valori per i pali 11, 12 e 13 (fascia 2200-2300 m) dovrebbero essere intorno a 8030 mm w.e., e il valore per il palo 10 (2832 m) dovrebbe essere intorno a 2549 mm w.e. Correggendo questi valori, la perdita di massa media è di circa 4000 mm w.e., più negativa rispetto alla media pesata di 2129 mm w.e. riportata nella Tabella 4.25, suggerendo che i pali sono posizionati in zone con ablazione più intensa.
Confronto tra i Due Periodi
- Accumulo Invernale: L’accumulo di neve è generalmente più alto nel 2022/23 a quote basse (ad esempio, 793 mm w.e. al palo 7 contro 450 mm w.e.), ma simile a quote alte (1740 mm w.e. al palo 1 contro 1813 mm w.e.).
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita di massa è più marcata nel 2022/23 in alcuni siti (ad esempio, -8793 mm w.e. al palo 6 contro -7632 mm w.e.), ma l’accumulo netto al palo 1 (572 mm w.e.) è un miglioramento rispetto al 2021/22 (-457 mm w.e.), coerentemente con le indagini 2022/23.
- Errori nei Dati: I valori anomali in entrambi gli anni (ad esempio, -8055 mm w.e. e -8010 mm w.e.) sono stati corretti per un’interpretazione più accurata, ma suggeriscono la necessità di una revisione dei dati originali.
Implicazioni Scientifiche
La Tabella 4.26 evidenzia la variabilità spaziale del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, con un accumulo netto a quote alte nel 2022/23, ma una perdita significativa a quote basse, coerentemente con il trend di ritiro del ghiacciaio e l’espansione del lago proglaciale. I dati, una volta corretti, forniscono un quadro dettagliato delle dinamiche glaciali, con implicazioni per le risorse idriche a valle e i rischi idrogeologici.
Conclusione
La Tabella 4.26 offre un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, evidenziando un trend di perdita di massa significativo, con un miglioramento limitato a quote alte nel 2022/23. I dati corretti confermano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, sottolineando l’importanza di un monitoraggio continuo per gestire gli impatti ambientali.

Analisi dettagliata della Figura 4.40: Topografia superficiale e rete di osservazione del ghiacciaio di Sankt Annafirn
Introduzione alla rappresentazione cartografica
La Figura 4.40 rappresenta una mappa topografica dettagliata del ghiacciaio di Sankt Annafirn, un piccolo ghiacciaio di tipo circo situato nelle Alpi svizzere centrali, con un’esposizione prevalente verso nord. Questo ghiacciaio, che copre un’area di circa 0,12 km² (dato aggiornato al momento della redazione del testo), è protetto da ripide pareti rocciose che collegano il Sankt Annahorn (2937 m s.l.m.) e il Chastelhorn (2973 m s.l.m.), due cime che delimitano la conca glaciale. La mappa, oltre a illustrare la morfologia superficiale del ghiacciaio attraverso curve di livello, mostra la rete di osservazione istituita a partire dal 2012 per monitorare il bilancio di massa del ghiacciaio, un parametro fondamentale per comprendere le sue dinamiche di accumulo e ablazione. La figura include anche elementi cartografici essenziali, come un sistema di coordinate, una scala di riferimento e un’indicazione dell’orientamento, che permettono di contestualizzare il ghiacciaio sia dal punto di vista spaziale che scientifico.
Descrizione della topografia superficiale
La mappa è caratterizzata da curve di livello che rappresentano l’andamento altimetrico del ghiacciaio e delle aree immediatamente circostanti. Le altitudini riportate variano tra 2700 m e 2800 m sopra il livello del mare, con un intervallo di quota che, sebbene non esplicitamente indicato, può essere stimato in 10 o 20 m tra una curva e l’altra, una convenzione comune per mappe topografiche di questa scala. La parte più alta del ghiacciaio si trova a circa 2800 m, nella zona settentrionale della mappa (vicino al punto di osservazione 3), mentre la parte più bassa si colloca intorno ai 2700 m, nella zona sud-orientale (vicino al punto 1). Questo gradiente altimetrico riflette la tipica morfologia di un ghiacciaio di circo, caratterizzato da una conca centrale che si sviluppa in una depressione circondata da pareti rocciose e che degrada verso valle. La pendenza relativamente moderata, con un dislivello di circa 100 m su una distanza orizzontale di 300-400 m (come deducibile dalla scala), suggerisce che il ghiacciaio ha una conformazione compatta, tipica dei glacierets, ossia ghiacciai di piccole dimensioni che occupano nicchie topografiche ben definite.
La scala riportata in fondo alla mappa indica una distanza di 500 m, che permette di stimare le dimensioni del ghiacciaio. Considerando che l’area del Sankt Annafirn è di 0,12 km², possiamo calcolare che il ghiacciaio si estende approssimativamente per 300-400 m in lunghezza e larghezza, una stima coerente con la rappresentazione cartografica. L’orientamento della mappa è indicato da una freccia con la lettera N, che conferma l’esposizione a nord del ghiacciaio, una caratteristica che influisce significativamente sul suo regime termico e sul bilancio di massa. I ghiacciai esposti a nord, infatti, ricevono una minore quantità di radiazione solare diretta rispetto a quelli esposti a sud, il che tende a ridurre i tassi di ablazione e a favorire l’accumulo di neve, almeno in condizioni climatiche stabili. Tuttavia, come evidenziato nel testo, il rapido ritiro del ghiacciaio indica che anche questa esposizione favorevole non è sufficiente a contrastare gli effetti del riscaldamento globale.
Rete di osservazione e distribuzione dei punti di monitoraggio
Un elemento centrale della Figura 4.40 è la rete di osservazione, rappresentata da punti numerati da 1 a 8, che indicano le posizioni delle stazioni di monitoraggio utilizzate per misurare il bilancio di massa del ghiacciaio. Questi punti sono stati selezionati strategicamente per coprire le diverse zone del ghiacciaio, permettendo di raccogliere dati rappresentativi delle variazioni di massa stagionali e annuali. Il bilancio di massa di un ghiacciaio è definito come la differenza tra l’accumulo (principalmente sotto forma di neve durante l’inverno) e l’ablazione (scioglimento del ghiaccio e sublimazione durante l’estate), ed è un indicatore chiave della salute del ghiacciaio e della sua risposta alle forcing climatiche.
- Punto 1: Situato nella parte più bassa del ghiacciaio, a circa 2700 m, questo punto si trova probabilmente nella zona di ablazione, dove i tassi di scioglimento sono più elevati a causa delle temperature più alte e della minore copertura nevosa estiva. Questo sito è cruciale per monitorare il margine inferiore del ghiacciaio, che tende a ritirarsi verso quote più alte in risposta al riscaldamento climatico.
- Punto 2: Posizionato a un’altitudine intermedia, intorno ai 2750 m, questo punto si trova in una zona di transizione tra la zona di ablazione e quella di accumulo, nota come linea di equilibrio (ELA, Equilibrium Line Altitude). La ELA è il livello altimetrico in cui l’accumulo e l’ablazione si bilanciano; la sua posizione varia di anno in anno in base alle condizioni climatiche e può fornire indicazioni sul trend di crescita o declino del ghiacciaio.
- Punto 3: Collocato nella parte più alta del ghiacciaio, a circa 2800 m, questo punto si trova nella zona di accumulo, dove la neve si accumula durante l’inverno e si compatta gradualmente in ghiaccio. Le misurazioni in questa zona sono essenziali per quantificare l’apporto di nuova massa al ghiacciaio.
- Punto 4: Situato leggermente al di fuori del corpo principale del ghiacciaio, a nord, questo punto potrebbe essere posizionato su una cresta rocciosa o su un’area adiacente al ghiacciaio, forse per monitorare le condizioni ambientali circostanti, come la temperatura o le precipitazioni nevose, che influenzano il ghiacciaio.
- Punti 5, 6, 7 e 8: Questi punti sono distribuiti nella parte inferiore e occidentale del ghiacciaio, a quote più basse (intorno ai 2700 m). La loro posizione suggerisce che siano stati scelti per monitorare il ritiro del margine glaciale e i processi di ablazione in aree particolarmente vulnerabili. La concentrazione di punti in questa zona potrebbe riflettere l’interesse scientifico nel documentare il rapido declino del ghiacciaio, come evidenziato nel testo.
La distribuzione dei punti di osservazione copre quindi l’intero spettro altimetrico e funzionale del ghiacciaio, permettendo di calcolare il bilancio di massa netto e di analizzare le variazioni spaziali e temporali dei processi glaciologici. Tuttavia, il testo sottolinea che le osservazioni sono state interrotte oltre il 2023 a causa delle difficoltà crescenti legate al ritiro del ghiacciaio, alla disintegrazione del corpo glaciale e alle interferenze antropiche e naturali.
Sistema di coordinate e localizzazione geografica
La mappa include un sistema di coordinate in formato UTM (Universal Transverse Mercator), con valori riportati sui bordi: sull’asse verticale (a sinistra) si leggono 167500 e 167550, mentre sull’asse orizzontale (in alto e a destra) si leggono 164800 e 165000. Queste coordinate permettono di localizzare il ghiacciaio all’interno di una griglia cartografica più ampia, facilitando la sua collocazione geografica nelle Alpi svizzere centrali. La differenza di 50 unità sull’asse verticale e di 200 unità sull’asse orizzontale è coerente con la scala di 500 m riportata in fondo alla mappa, indicando che ogni unità corrisponde a circa 1 metro. Questo sistema di riferimento è essenziale per integrare i dati raccolti sul Sankt Annafirn con altre informazioni geografiche e per confrontare le sue dinamiche con quelle di altri ghiacciai nella regione.
Contesto glaciologico e dinamiche di degrado
La Figura 4.40 non mostra direttamente l’evoluzione temporale del ghiacciaio, ma il testo fornisce un contesto che permette di interpretare la mappa in chiave dinamica. Il Sankt Annafirn, come molti ghiacciai alpini di piccola scala, sta subendo un rapido ritiro, con processi di frammentazione e disintegrazione che ne compromettono l’integrità strutturale. La mappa rappresenta probabilmente lo stato del ghiacciaio in un momento specifico (presumibilmente intorno al 2012, quando sono iniziate le misurazioni), ma il testo evidenzia che il ghiacciaio ha subito un declino significativo negli anni successivi. Il vicino Schwarzbachfirn, menzionato nel testo, è quasi scomparso entro il 2021, e il Sankt Annafirn potrebbe seguire una traiettoria simile. I punti di osservazione a quote più basse (come il punto 1) sono particolarmente importanti per documentare il ritiro del margine glaciale, che si sta spostando verso quote più alte a causa dell’aumento delle temperature e della riduzione delle precipitazioni nevose.
Il testo menziona anche fattori antropici e naturali che complicano il monitoraggio del ghiacciaio. Le operazioni legate all’area sciistica, probabilmente situata a sud o a ovest del ghiacciaio (dove le quote sono più basse e accessibili), possono alterare le condizioni superficiali del ghiacciaio, ad esempio attraverso la compattazione della neve o l’introduzione di detriti. Inoltre, gli eventi di caduta massi, probabilmente originati dalle pareti rocciose che circondano il ghiacciaio (come quelle tra il Sankt Annahorn e il Chastelhorn), rappresentano un rischio per la sicurezza delle misurazioni e un segnale del degrado ambientale della zona. Questi eventi sono spesso legati al ritiro del ghiacciaio e al degrado del permafrost, che destabilizzano le pareti rocciose sovrastanti.
Implicazioni idrologiche e ambientali
Il Sankt Annafirn, pur di dimensioni ridotte, contribuisce al regime idrologico del bacino del fiume Reuss, uno dei principali corsi d’acqua della Svizzera centrale. Il ritiro del ghiacciaio ha implicazioni significative per la disponibilità di acqua, soprattutto durante i mesi estivi, quando lo scioglimento del ghiaccio fornisce un apporto idrico essenziale per i fiumi alpini. La mappa, mostrando la distribuzione altitudinale del ghiacciaio, permette di stimare il volume di ghiaccio presente e di prevedere l’impatto della sua scomparsa sul bilancio idrico della regione. Inoltre, il declino del ghiacciaio ha conseguenze ecologiche, come la perdita di habitat per specie adattate agli ambienti freddi, e geomorfologiche, come l’aumento dell’instabilità dei versanti.
Conclusione
La Figura 4.40 offre una rappresentazione dettagliata e scientificamente rilevante della topografia superficiale e della rete di osservazione del ghiacciaio di Sankt Annafirn. La mappa evidenzia la conformazione tipica di un ghiacciaio di circo, con un gradiente altimetrico che va dai 2700 m ai 2800 m, e mostra come i punti di osservazione siano stati distribuiti per coprire le diverse zone del ghiacciaio, dalla zona di accumulo a quella di ablazione. Tuttavia, il contesto descritto nel testo sottolinea la fragilità di questo ghiacciaio, che sta subendo un rapido declino a causa del cambiamento climatico, delle interferenze antropiche (come le attività sciistiche) e dei processi geomorfologici (come la caduta di massi). La decisione di interrompere le misurazioni oltre il 2023 riflette le difficoltà crescenti nel mantenere una rete di osservazione significativa su un ghiacciaio in fase di scomparsa. La figura, quindi, non è solo una rappresentazione statica, ma un punto di partenza per comprendere le dinamiche di degrado dei ghiacciai alpini di piccola scala, un fenomeno che ha implicazioni profonde per l’idrologia, l’ecosistema e le attività umane nella regione del fiume Reuss.

Analisi Dettagliata della Figura 4.38: Bilancio di Massa Specifico e Volumetrico del Ghiacciaio del Rodano per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Figura 4.38 presenta un’analisi grafica dettagliata del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, noto in ambito scientifico come Rhonegletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, tra i cantoni di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, che si estende su una superficie di circa 15,2 chilometri quadrati e rappresenta la sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La sua lunga storia di osservazioni, che risale al 1874, con le prime misurazioni del bilancio di massa effettuate nel 1884, lo rende uno dei ghiacciai meglio documentati al mondo, offrendo un’opportunità unica per analizzare l’evoluzione dei ghiacciai alpini attraverso diverse fasi climatiche. La figura copre due periodi di misurazione, 2021/22 e 2022/23, e mostra l’evoluzione del bilancio di massa in funzione dell’altitudine, suddividendo i dati in fasce altitudinali che vanno da 2200 a 3500 metri sopra il livello del mare, un intervallo che riflette l’escursione altitudinale del ghiacciaio (2200-3600 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo). I grafici illustrano sia il bilancio di massa specifico, che rappresenta la variazione di massa per unità di superficie, sia il bilancio di massa volumetrico, che rappresenta la variazione totale di massa per ciascuna fascia altitudinale, distinguendo tra l’accumulo invernale, l’ablazione estiva e la variazione netta di massa annuale, offrendo un quadro completo delle dinamiche glaciali e della risposta del ghiacciaio alle condizioni climatiche.
Struttura della Figura e Parametri Rappresentati
La Figura 4.38 è composta da quattro grafici, organizzati in due righe e due colonne. La riga superiore si riferisce al periodo 2021/22, mentre quella inferiore si riferisce al periodo 2022/23. La colonna di sinistra mostra il bilancio di massa specifico, espresso in metri di equivalente in acqua, che rappresenta la variazione di massa per unità di superficie, mentre la colonna di destra mostra il bilancio di massa volumetrico, espresso in milioni di metri cubi di equivalente in acqua, che rappresenta la variazione totale di massa per ciascuna fascia altitudinale, tenendo conto dell’area. In ciascun grafico:
- L’asse verticale rappresenta l’altitudine, che varia da 2200 a 3500 metri sopra il livello del mare, coprendo l’intera estensione altitudinale del ghiacciaio, che si estende da 2200 a 3600 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo.
- L’asse orizzontale rappresenta il bilancio di massa, con scale diverse per il bilancio specifico (da -8 a 2 metri di equivalente in acqua nei grafici di sinistra) e il bilancio volumetrico (da -15 a 5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nei grafici di destra).
I grafici distinguono tre componenti del bilancio di massa:
- L’accumulo invernale, rappresentato da una linea tratteggiata con simboli a rombo, che mostra la quantità di neve accumulata durante l’inverno.
- L’ablazione estiva, rappresentata da una linea tratteggiata con simboli a triangolo, che mostra la quantità di neve e ghiaccio persi per fusione durante l’estate.
- La variazione netta di massa annuale, rappresentata da una linea continua con simboli a croce, che mostra la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, indicando la variazione complessiva di massa del ghiacciaio durante l’intero anno.
I piccoli simboli (rombi, triangoli e croci) indicano le misurazioni individuali, probabilmente effettuate tramite i pali di misurazione descritti nella Tabella 4.26, che forniscono dati puntuali per ciascun punto di osservazione sul ghiacciaio.
Analisi dei Grafici per il Periodo 2021/22 (Parte Superiore)
Bilancio di Massa Specifico (Grafico in Alto a Sinistra)
Il grafico in alto a sinistra mostra il bilancio di massa specifico per il periodo 2021/22, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio di massa specifico sull’asse orizzontale, che varia da -8 a 2 metri di equivalente in acqua. Questo parametro rappresenta la variazione di massa per unità di superficie, una misura standard in glaciologia che permette di confrontare i tassi di accumulo e ablazione in diverse fasce altitudinali.
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale, misurato il 21 aprile 2022, come riportato nelle indagini 2021/22, varia tra circa -0,1 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 1,7 metri di equivalente in acqua nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare, mostrando un trend crescente con l’altitudine. Questo pattern è coerente con i dati della Tabella 4.25, che riportano un accumulo invernale di -21 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a -0,021 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 1701 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 1,701 metri di equivalente in acqua) nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare. Il valore negativo a quote basse indica una fusione precoce o un accumulo trascurabile, un fenomeno coerente con le temperature più elevate nella lingua glaciale, dove la neve può sciogliersi anche durante l’inverno. A quote più elevate, l’accumulo aumenta grazie a temperature più basse e a una maggiore quantità di precipitazioni nevose, che favoriscono la conservazione della neve.
- Ablazione Estiva: L’ablazione estiva, che rappresenta la quantità di neve e ghiaccio persi per fusione durante l’estate, varia tra circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e -1 metro di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare. L’ablazione è più marcata a quote basse, dove le temperature più elevate e la maggiore esposizione alla radiazione solare favoriscono una fusione intensa, mentre diminuisce a quote più elevate, dove le temperature più basse riducono l’ablazione. Questo pattern è coerente con i dati della Tabella 4.25, che mostrano una perdita di massa significativa nelle fasce inferiori, come 7947 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 7,947 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La variazione netta di massa annuale, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, varia tra circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 0,3 metri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare. Questo è in linea con i dati della Tabella 4.25, che riportano un bilancio annuale di -7947 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a -7,947 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 296 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 0,296 metri di equivalente in acqua) nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare. Il bilancio annuale è negativo in tutte le fasce altitudinali, tranne a quote molto alte (sopra i 3300 metri sopra il livello del mare), dove si registra un leggero accumulo netto, coerentemente con le temperature più basse che riducono l’ablazione.
- Misurazioni Individuali: I piccoli simboli corrispondono ai dati dei pali riportati nella Tabella 4.26, ad esempio un accumulo invernale di 1813 millimetri di equivalente in acqua al palo 1 (3231 metri sopra il livello del mare) e una variazione netta di massa annuale di -457 millimetri di equivalente in acqua nello stesso punto, riflettendo la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione. Tuttavia, alcuni valori anomali nella Tabella 4.26, come -8055 millimetri di equivalente in acqua per i pali 10, 11, 12 e 13, sono chiaramente errori di trascrizione o misurazione, e non sono rappresentati nei grafici, che si basano sui dati corretti della Tabella 4.25.
Bilancio di Massa Volumetrico (Grafico in Alto a Destra)
Il grafico in alto a destra mostra il bilancio di massa volumetrico per il periodo 2021/22, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio volumetrico sull’asse orizzontale, che varia da -15 a 5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua. Questo parametro rappresenta la variazione totale di massa per ciascuna fascia altitudinale, tenendo conto dell’area, e fornisce un’indicazione del volume complessivo di acqua guadagnato o perso dal ghiacciaio.
- Accumulo Invernale: L’accumulo volumetrico invernale è positivo, con un picco di circa 3,5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, dove l’area è più estesa, pari a 2,255 chilometri quadrati, come riportato nella Tabella 4.25. L’accumulo è minimo nelle fasce altitudinali estreme, come 2200-2400 metri sopra il livello del mare e 3500-3600 metri sopra il livello del mare, dove l’area è molto piccola (0,340 e 0,376 chilometri quadrati, rispettivamente), riflettendo la distribuzione spaziale del ghiacciaio.
- Ablazione Estiva: La perdita volumetrica estiva è significativa, con un picco di circa -12 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, dove l’ampia area e l’elevata ablazione specifica (circa -3,2 metri di equivalente in acqua, Tabella 4.25) si combinano per produrre una perdita di massa rilevante. La perdita è più contenuta nelle fasce altitudinali estreme, dove l’area è ridotta, e a quote molto alte, dove l’ablazione è minore.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita volumetrica annuale totale è di circa -10 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, con valori più contenuti alle altitudini estreme. La perdita totale per l’intero ghiacciaio può essere stimata moltiplicando il bilancio specifico medio, pari a -2,653 metri di equivalente in acqua (Tabella 4.25), per l’area totale del ghiacciaio, pari a 15,174 chilometri quadrati, ottenendo circa -40,2 milioni di metri cubi di equivalente in acqua, un valore che rappresenta la perdita complessiva di massa del ghiacciaio nel 2021/22.
Analisi dei Grafici per il Periodo 2022/23 (Parte Inferiore)
Bilancio di Massa Specifico (Grafico in Basso a Sinistra)
Il grafico in basso a sinistra mostra il bilancio di massa specifico per il periodo 2022/23, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio di massa specifico sull’asse orizzontale, che varia da -8 a 2 metri di equivalente in acqua.
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale, misurato il 19 aprile 2023, come riportato nelle indagini 2022/23, varia tra circa 0,4 metri di equivalente in acqua nella fascia 2200-2300 metri sopra il livello del mare e 1,6 metri di equivalente in acqua nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare, mostrando un trend crescente con l’altitudine, simile al 2021/22, ma con un miglioramento a quote basse. Questo è coerente con i dati della Tabella 4.25, che riportano un accumulo invernale di 396 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 0,396 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2200-2300 metri sopra il livello del mare e 1589 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 1,589 metri di equivalente in acqua) nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare. L’aumento dell’accumulo a quote basse rispetto al 2021/22 (396 mm w.e. contro -21 mm w.e.) indica un inverno con precipitazioni nevose più consistenti a quote inferiori, probabilmente a causa di condizioni climatiche più favorevoli per l’accumulo di neve.
- Ablazione Estiva: L’ablazione estiva varia tra circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e -0,5 metri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare, valori simili al 2021/22, ma con una perdita leggermente inferiore a quote alte, coerentemente con le temperature più basse che riducono l’ablazione a queste altitudini.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La variazione netta di massa annuale varia tra circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 0,8 metri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare, in linea con i dati della Tabella 4.25, che riportano -8357 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a -8,357 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 760 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 0,760 metri di equivalente in acqua) nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare. Il miglioramento a quote alte rispetto al 2021/22 (0,8 m w.e. contro 0,3 m w.e.) è coerente con le indagini 2022/23, che riportano un accumulo netto nei siti 1 e 2, situati a 3231 e 3105 metri sopra il livello del mare.
- Misurazioni Individuali: I simboli corrispondono ai dati dei pali, ad esempio un accumulo invernale di 1740 millimetri di equivalente in acqua al palo 1 (3231 metri sopra il livello del mare) e una variazione netta di massa annuale di 572 millimetri di equivalente in acqua nello stesso punto, coerentemente con le indagini 2022/23 che riportano un accumulo netto nei siti 1 e 2. Anche in questo caso, i valori anomali per i pali 11, 12 e 13 (-8010 mm w.e.) sono errori e non sono rappresentati nei grafici.
Bilancio di Massa Volumetrico (Grafico in Basso a Destra)
Il grafico in basso a destra mostra il bilancio di massa volumetrico per il periodo 2022/23, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio volumetrico sull’asse orizzontale, che varia da -15 a 5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua.
- Accumulo Invernale: L’accumulo volumetrico invernale è simile a quello del 2021/22, con un picco di circa 3,5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, dove l’area è di 2,274 chilometri quadrati (Tabella 4.25). L’accumulo è minimo nelle fasce altitudinali estreme, dove l’area è ridotta.
- Ablazione Estiva: La perdita volumetrica estiva è di circa -10 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, un valore leggermente inferiore rispetto al 2021/22, riflettendo una minore ablazione specifica (circa -2,5 metri di equivalente in acqua, Tabella 4.25) e una riduzione dell’area del ghiacciaio.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita volumetrica annuale totale è di circa -8 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, con una perdita totale per l’intero ghiacciaio di circa -32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua, calcolata moltiplicando il bilancio specifico medio, pari a -2,129 metri di equivalente in acqua (Tabella 4.25), per l’area totale del ghiacciaio, pari a 15,011 chilometri quadrati, ottenendo circa -32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua.
Confronto tra i Due Periodi di Misurazione
Confronto del Bilancio di Massa Specifico
- Accumulo Invernale: Nel 2022/23, l’accumulo di neve è più alto a quote basse rispetto al 2021/22, con valori di circa 0,4 metri di equivalente in acqua nella fascia 2200-2300 metri sopra il livello del mare contro -0,1 metri di equivalente in acqua, indicando un miglioramento delle precipitazioni nevose a quote inferiori, probabilmente a causa di condizioni climatiche più favorevoli per l’accumulo di neve. A quote più alte, l’accumulo è simile nei due anni, con valori di circa 1,6 metri di equivalente in acqua nel 2022/23 contro 1,7 metri di equivalente in acqua nel 2021/22 nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare, suggerendo una certa stabilità nell’accumulo a quote elevate. La media pesata dell’accumulo invernale è leggermente più alta nel 2022/23, con 1328 millimetri di equivalente in acqua contro 1309 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 (Tabella 4.25), indicando un inverno con precipitazioni nevose leggermente più consistenti.
- Ablazione Estiva: L’ablazione estiva è simile nei due anni a quote basse, con valori di circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare, riflettendo temperature estive elevate e una forte esposizione alla radiazione solare nella lingua glaciale. A quote più alte, l’ablazione è leggermente inferiore nel 2022/23, con valori di circa -0,5 metri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare contro -1 metro di equivalente in acqua nel 2021/22, coerentemente con temperature estive meno estreme a quote elevate o con una maggiore protezione del ghiaccio da parte di strati di neve residua.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La variazione netta di massa annuale è simile nei due anni a quote basse, con una perdita di circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare, ma nel 2022/23 si osserva un miglioramento a quote alte, con un accumulo netto di circa 0,8 metri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare contro 0,3 metri di equivalente in acqua nel 2021/22. Questo miglioramento è coerente con le indagini 2022/23, che riportano un accumulo netto nei siti 1 e 2, situati a 3231 e 3105 metri sopra il livello del mare, e con la Tabella 4.26, che mostra un accumulo netto di 572 millimetri di equivalente in acqua al palo 1.
Confronto del Bilancio di Massa Volumetrico
- Accumulo Invernale: L’accumulo volumetrico invernale è simile nei due anni, con un picco di circa 3,5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, dove l’area è più estesa. La leggera riduzione dell’area del ghiacciaio nel 2022/23 (da 15,174 a 15,011 chilometri quadrati, Tabella 4.25) non influisce significativamente sull’accumulo volumetrico, grazie al maggiore accumulo specifico a quote basse.
- Ablazione Estiva: La perdita volumetrica estiva è leggermente inferiore nel 2022/23, con un picco di circa -10 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, rispetto a -12 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2021/22, riflettendo una minore ablazione specifica e una riduzione dell’area del ghiacciaio.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita volumetrica annuale totale è di circa -32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2022/23, rispetto a -40 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2021/22, una differenza che riflette la minore ablazione nel 2023 e la riduzione dell’area del ghiacciaio. Questi valori sono coerenti con la perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023 (Figura 4.37), un trend che sottolinea la deglaciazione in corso del ghiacciaio.
Integrazione con le Indagini di Campo
I dati rappresentati nella Figura 4.38 sono coerenti con le informazioni fornite nei testi delle indagini e nelle tabelle precedenti:
- Le indagini 2021/22 riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, con una perdita di massa media di 2653 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.25), che si riflette nei grafici del bilancio specifico e volumetrico, con una perdita annuale di circa -8 metri di equivalente in acqua nelle fasce basse e una perdita volumetrica totale di circa -40 milioni di metri cubi di equivalente in acqua. Questo è in linea con la Figura 4.37, che mostra un bilancio di massa specifico di circa 2 metri di equivalente in acqua in perdita per il 2022, uno dei valori più negativi del periodo 2006-2023.
- Le indagini 2022/23 descrivono tassi di fusione significativi protratti fino a ottobre, con un accumulo netto nei siti 1 e 2, coerentemente con i grafici, che mostrano un accumulo netto a quote alte (0,8 m w.e. a 3400-3500 m s.l.m.) e una perdita di massa media di 2129 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.25), che si riflette in una perdita volumetrica totale di circa -32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua.
- La posizione dei pali, come mostrata nella Figura 4.36, e i dati individuali della Tabella 4.26, sono rappresentati dai piccoli simboli nei grafici, ad esempio un accumulo invernale di 1740 millimetri di equivalente in acqua al palo 1 (3231 metri sopra il livello del mare) nel 2022/23 e una variazione netta di massa annuale di 572 millimetri di equivalente in acqua nello stesso punto, riflettendo la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Figura 4.38 fornisce un quadro chiaro e dettagliato del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi i periodi, con un impatto più marcato nel 2021/22, ma con un miglioramento a quote alte nel 2022/23, dove si registra un accumulo netto. La variabilità altitudinale dei processi di accumulo e ablazione sottolinea l’influenza delle condizioni climatiche, come le temperature estive e i pattern di precipitazione, sulle dinamiche glaciali. La maggiore ablazione nelle fasce altitudinali inferiori, tra 2200 e 2700 metri sopra il livello del mare, riflette l’effetto delle temperature più alte in queste aree, mentre il leggero accumulo netto a quote superiori ai 3200 metri sopra il livello del mare è dovuto a condizioni più fredde che riducono la fusione del ghiaccio. La variabilità temporale, con una perdita di massa più contenuta nel 2022/23, potrebbe essere attribuita a condizioni climatiche meno estreme, come temperature estive più moderate o una maggiore presenza di neve invernale a quote basse, come indicato dalla Tabella 4.25.
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni rilevanti per le risorse idriche a valle. Il Ghiacciaio del Rodano è la sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche. La perdita volumetrica di circa 40 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2021/22 e 32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2022/23 contribuisce alla perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023 (Figura 4.37), riducendo il volume di ghiaccio disponibile e influenzando la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva, con potenziali conseguenze per le comunità locali e gli ecosistemi fluviali. Inoltre, l’espansione del lago proglaciale, descritta nelle indagini 2021/22, e il ritiro della lingua glaciale aumentano il rischio di eventi di piena improvvisi, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo per mitigare gli impatti.
Dal punto di vista scientifico, i grafici della Figura 4.38 offrono un’analisi dettagliata delle dinamiche glaciali a scala altitudinale, evidenziando la vulnerabilità del Ghiacciaio del Rodano al cambiamento climatico. La combinazione di dati specifici e volumetrici, insieme alle misurazioni individuali dei pali, fornisce un quadro completo dei processi di accumulo e ablazione, permettendo di analizzare le variazioni spaziali e temporali del bilancio di massa. Questi dati possono essere utilizzati per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio, contribuendo a una migliore comprensione degli impatti del riscaldamento globale sui sistemi glaciali alpini e supportando lo sviluppo di strategie di mitigazione degli impatti ambientali.
Conclusione
La Figura 4.38 offre una rappresentazione chiara e scientificamente significativa del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano per i periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi gli anni, con un impatto più marcato nel 2021/22, ma con un miglioramento a quote alte nel 2022/23, dove si registra un accumulo netto. I grafici del bilancio specifico mostrano una perdita di massa più pronunciata nelle fasce altitudinali inferiori, mentre i grafici del bilancio volumetrico evidenziano l’importanza dell’area del ghiacciaio nel determinare la perdita totale di massa, con un picco nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare. La variabilità altitudinale e temporale del bilancio di massa, combinata con le misurazioni individuali dei pali, fornisce un quadro completo delle dinamiche glaciali, confermando la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico e l’urgenza di continuare il monitoraggio per comprendere gli impatti del riscaldamento globale e per gestire i rischi idrogeologici associati, come l’espansione del lago proglaciale, offrendo una base solida per studi futuri e per lo sviluppo di strategie di mitigazione degli impatti ambientali nelle regioni alpine.

Analisi Dettagliata della Figura 4.39: Relazione tra il Bilancio di Massa Specifico Medio, l’Altitudine della Linea di Equilibrio e il Rapporto dell’Area di Accumulazione del Ghiacciaio del Rodano
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Figura 4.39 presenta un’analisi grafica della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Rodano, noto in ambito scientifico come Rhonegletscher, e due parametri glaciologici fondamentali: l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione. Il Ghiacciaio del Rodano, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, si estende su una superficie di circa 15,2 chilometri quadrati e rappresenta la sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale, che scorre attraverso la Svizzera e la Francia fino a sfociare nel Mar Mediterraneo. Questo ghiacciaio è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali, grazie alla sua accessibilità e alla sua lunga storia di osservazioni, che risale al 1874, con le prime misurazioni del bilancio di massa effettuate nel 1884, le prime di questo tipo a livello mondiale. La figura copre l’intero periodo di osservazione del ghiacciaio, con un focus specifico sui dati relativi ai periodi 2021/22 e 2022/23, e fornisce un quadro dettagliato della relazione tra la perdita di massa del ghiacciaio e l’evoluzione della sua zona di accumulazione, offrendo informazioni cruciali sulla sua risposta al cambiamento climatico e sulla sua vulnerabilità a lungo termine.
Struttura della Figura e Parametri Analizzati
La Figura 4.39 è composta da due grafici, uno a sinistra e uno a destra, che illustrano la relazione tra il bilancio di massa specifico medio del ghiacciaio e due parametri chiave: l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione. Entrambi i grafici utilizzano il bilancio di massa specifico medio, espresso in metri di equivalente in acqua, come variabile indipendente sull’asse orizzontale, che varia da -2,5 a 0 metri di equivalente in acqua, riflettendo il trend di perdita di massa del ghiacciaio in tutti gli anni di osservazione. I dati rappresentati includono tutte le osservazioni precedenti, a partire dal 2006, quando è stato ripreso il monitoraggio sistematico del bilancio di massa, come indicato nel testo introduttivo, con i punti specifici per i periodi 2021/22 (rappresentati da cerchi) e 2022/23 (rappresentati da quadrati) evidenziati per un confronto diretto.
- Grafico a sinistra: Mostra l’altitudine della linea di equilibrio sull’asse verticale, espressa in metri sopra il livello del mare, che varia da 2500 a 3500 metri sopra il livello del mare. Questo parametro rappresenta l’altitudine a cui l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva si bilanciano esattamente, risultando in una variazione netta di massa pari a zero.
- Grafico a destra: Mostra il rapporto dell’area di accumulazione sull’asse verticale, espresso in percentuale, che varia da 0 a 60%. Questo parametro rappresenta la percentuale della superficie del ghiacciaio che si trova al di sopra dell’altitudine della linea di equilibrio, ovvero nella zona di accumulazione, dove l’accumulo di neve supera l’ablazione.
Definizione dei Parametri Glaciologici
- Bilancio di Massa Specifico Medio: Questo parametro rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio per unità di superficie, calcolata come media sull’intera superficie del ghiacciaio, ed è espresso in metri di equivalente in acqua, una misura standard in glaciologia che quantifica la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve o del ghiaccio. Valori negativi indicano una perdita di massa netta, ovvero un’ablazione estiva che supera l’accumulo invernale, un fenomeno che caratterizza tutti gli anni rappresentati nella figura, riflettendo il trend di deglaciazione del ghiacciaio.
- Altitudine della Linea di Equilibrio: Questo parametro indica l’altitudine a cui l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva si bilanciano esattamente, risultando in una variazione netta di massa pari a zero. Al di sopra di questa altitudine, il ghiacciaio accumula massa, formando la zona di accumulazione, mentre al di sotto perde massa, formando la zona di ablazione. Un’altitudine della linea di equilibrio più alta indica una maggiore perdita di massa, poiché una porzione più piccola del ghiacciaio si trova nella zona di accumulazione, un fenomeno tipico di anni con un bilancio di massa fortemente negativo.
- Rapporto dell’Area di Accumulazione: Questo parametro rappresenta la percentuale della superficie totale del ghiacciaio che si trova al di sopra dell’altitudine della linea di equilibrio, ovvero nella zona di accumulazione. Un rapporto dell’area di accumulazione più basso indica una zona di accumulazione più piccola, che è tipica di anni con una perdita di massa significativa, poiché l’altitudine della linea di equilibrio si sposta a quote più elevate, riducendo l’area in cui l’accumulo di neve supera la fusione.
Analisi del Grafico a Sinistra: Altitudine della Linea di Equilibrio
Il grafico a sinistra mostra la relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Rodano e l’altitudine della linea di equilibrio, con l’asse orizzontale che rappresenta il bilancio di massa specifico medio, da -2,5 a 0 metri di equivalente in acqua, e l’asse verticale che rappresenta l’altitudine della linea di equilibrio, da 2500 a 3500 metri sopra il livello del mare. I punti rappresentano i valori dell’altitudine della linea di equilibrio per ciascun anno di osservazione, con una linea di tendenza tratteggiata che evidenzia la relazione generale tra i due parametri.
- Trend Generale: La linea di tendenza mostra una relazione inversa tra l’altitudine della linea di equilibrio e il bilancio di massa specifico medio: quando il bilancio di massa è più negativo, indicando una maggiore perdita di massa, l’altitudine della linea di equilibrio è più alta, riflettendo una riduzione della zona di accumulazione e un’espansione della zona di ablazione. Questo comportamento è atteso, poiché una maggiore ablazione estiva, come quella osservata in anni con temperature più alte o una minore copertura nevosa, sposta la linea di equilibrio a quote più elevate, riducendo l’area del ghiacciaio in cui l’accumulo di neve supera la fusione.
- Valori per il Periodo 2021/22: Il punto per il 2021/22, rappresentato da un cerchio, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -2,65 metri di equivalente in acqua, con un’altitudine della linea di equilibrio di circa 3400 metri sopra il livello del mare. Questo valore è coerente con i dati della Tabella 4.25, che riportano un bilancio di massa specifico medio di -2653 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a -2,653 metri di equivalente in acqua, per il 2021/22, e con le indagini 2021/22, che descrivono tassi di ablazione record di 4-5 metri di ghiaccio persi e un’esaurimento completo della neve invernale sull’intera superficie del ghiacciaio. Un’altitudine della linea di equilibrio di 3400 metri sopra il livello del mare è estremamente alta, considerando che il Ghiacciaio del Rodano si estende da 2200 a 3600 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo. Questo implica che solo una piccola porzione della superficie del ghiacciaio, al di sopra dei 3400 metri sopra il livello del mare, era nella zona di accumulazione, mentre la maggior parte della superficie, inclusa la lingua glaciale e le fasce intermedie, era nella zona di ablazione, con una perdita di massa significativa su quasi tutta la sua estensione.
- Valori per il Periodo 2022/23: Il punto per il 2022/23, rappresentato da un quadrato, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -2,13 metri di equivalente in acqua, con un’altitudine della linea di equilibrio di circa 3300 metri sopra il livello del mare. Questo valore è coerente con i dati della Tabella 4.25, che riportano un bilancio di massa specifico medio di -2129 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a -2,129 metri di equivalente in acqua, per il 2022/23, e con le indagini 2022/23, che descrivono tassi di fusione significativi ma inferiori a quelli del 2022, con un accumulo netto nei siti 1 e 2, situati a 3231 e 3105 metri sopra il livello del mare. Un’altitudine della linea di equilibrio di 3300 metri sopra il livello del mare è più bassa rispetto al 2021/22, ma si trova ancora a un livello molto alto, indicando che la maggior parte della superficie del ghiacciaio era nella zona di ablazione, anche se una porzione leggermente più ampia, al di sopra dei 3200 metri sopra il livello del mare, ha registrato un accumulo netto, come mostrato nella Tabella 4.25, che riporta un accumulo netto di 147 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare.
- Altri Anni di Osservazione: I punti sparsi rappresentano gli anni precedenti, a partire dal 2006, quando è stato ripreso il monitoraggio sistematico del bilancio di massa, come indicato nel testo introduttivo. L’altitudine della linea di equilibrio varia generalmente tra 2600 e 3500 metri sopra il livello del mare, con valori più bassi, intorno a 2600 metri sopra il livello del mare, associati a bilanci di massa meno negativi, intorno a -0,5 metri di equivalente in acqua, e valori più alti, fino a 3500 metri sopra il livello del mare, associati a bilanci di massa più negativi, intorno a -2,5 metri di equivalente in acqua. Questo trend conferma la progressiva perdita di massa del ghiacciaio nel tempo, con un’altitudine della linea di equilibrio che tende a salire, come evidenziato anche dalla Figura 4.37, che mostra una perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua dal 2006 al 2023, un segnale chiaro della deglaciazione in corso.
Analisi del Grafico a Destra: Rapporto dell’Area di Accumulazione
Il grafico a destra mostra la relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Rodano e il rapporto dell’area di accumulazione, con l’asse orizzontale che rappresenta il bilancio di massa specifico medio, da -2,5 a 0 metri di equivalente in acqua, e l’asse verticale che rappresenta il rapporto dell’area di accumulazione, da 0 a 60%. I punti rappresentano i valori del rapporto dell’area di accumulazione per ciascun anno di osservazione, con una linea di tendenza tratteggiata che evidenzia la relazione generale tra i due parametri.
- Trend Generale: La linea di tendenza mostra una relazione diretta tra il rapporto dell’area di accumulazione e il bilancio di massa specifico medio: quando il bilancio di massa è più negativo, indicando una maggiore perdita di massa, il rapporto dell’area di accumulazione è più basso, riflettendo una riduzione della zona di accumulazione e un’espansione della zona di ablazione. Questo comportamento è atteso, poiché una maggiore ablazione estiva sposta l’altitudine della linea di equilibrio a quote più elevate, riducendo l’area del ghiacciaio in cui l’accumulo di neve supera la fusione, e di conseguenza diminuendo la percentuale della superficie nella zona di accumulazione.
- Valori per il Periodo 2021/22: Il punto per il 2021/22, rappresentato da un cerchio, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -2,65 metri di equivalente in acqua, con un rapporto dell’area di accumulazione di circa 5%. Questo valore indica che nel 2021/22 solo il 5% della superficie del ghiacciaio si trovava nella zona di accumulazione, coerentemente con un’altitudine della linea di equilibrio di 3400 metri sopra il livello del mare, che è al di sopra della maggior parte della superficie del ghiacciaio, situata tra 2200 e 3600 metri sopra il livello del mare. Questo risultato è in linea con le indagini 2021/22, che riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, e con la Tabella 4.25, che mostra un accumulo netto solo sopra i 3300 metri sopra il livello del mare, con un’area totale di circa 0,781 chilometri quadrati nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare, che rappresenta circa il 5% dell’area totale di 15,174 chilometri quadrati.
- Valori per il Periodo 2022/23: Il punto per il 2022/23, rappresentato da un quadrato, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -2,13 metri di equivalente in acqua, con un rapporto dell’area di accumulazione di circa 10%. Questo valore indica che nel 2022/23 circa il 10% della superficie del ghiacciaio si trovava nella zona di accumulazione, coerentemente con un’altitudine della linea di equilibrio di 3300 metri sopra il livello del mare, che è leggermente più bassa rispetto al 2021/22. La Tabella 4.25 mostra che l’area nella fascia 3300-3400 metri sopra il livello del mare è di 0,966 chilometri quadrati nel 2022/23, che corrisponde a circa il 6,4% dell’area totale di 15,011 chilometri quadrati, ma un rapporto dell’area di accumulazione del 10% suggerisce che una porzione della fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare, che ha un’area di 1,470 chilometri quadrati, potrebbe essere stata al di sopra dell’altitudine della linea di equilibrio, per un totale di circa 1,5 chilometri quadrati (10% di 15,011 km²), un’area che rappresenta una porzione leggermente più ampia rispetto al 2021/22.
- Altri Anni di Osservazione: I punti sparsi rappresentano gli anni precedenti, con il rapporto dell’area di accumulazione che varia generalmente tra 0 e 50%. Valori più alti, intorno al 50%, sono associati a bilanci di massa meno negativi, intorno a -0,5 metri di equivalente in acqua, indicando che in quegli anni una porzione più significativa del ghiacciaio si trovava nella zona di accumulazione. Valori più bassi, intorno allo 0%, sono associati a bilanci di massa più negativi, intorno a -2,5 metri di equivalente in acqua, come osservato nel 2021/22, indicando che in quegli anni l’intera superficie del ghiacciaio era nella zona di ablazione. Questo trend conferma che in anni con una maggiore perdita di massa, la zona di accumulazione si riduce drasticamente, mentre in anni con una perdita di massa più contenuta, come il 2022/23, una porzione più ampia del ghiacciaio può ancora accumulare massa.
Confronto tra i Due Periodi di Misurazione
- Altitudine della Linea di Equilibrio: L’altitudine della linea di equilibrio è più alta nel 2021/22, a circa 3400 metri sopra il livello del mare, rispetto al 2022/23, a circa 3300 metri sopra il livello del mare, riflettendo la maggiore perdita di massa nel 2021/22, con un bilancio di massa specifico medio di -2,653 metri di equivalente in acqua, rispetto al 2022/23, con un bilancio di massa specifico medio di -2,129 metri di equivalente in acqua. In entrambi gli anni, l’altitudine della linea di equilibrio è al di sopra della fascia altitudinale principale del ghiacciaio, che si trova tra 2200 e 3600 metri sopra il livello del mare, indicando che la maggior parte della superficie era nella zona di ablazione. Tuttavia, la riduzione dell’altitudine della linea di equilibrio nel 2022/23 suggerisce una leggera ripresa della zona di accumulazione, coerentemente con una perdita di massa più moderata e con l’accumulo netto nei siti 1 e 2, come riportato nelle indagini 2022/23.
- Rapporto dell’Area di Accumulazione: Il rapporto dell’area di accumulazione è del 5% nel 2021/22, indicando che solo una piccola porzione del ghiacciaio, circa 0,76 chilometri quadrati (5% di 15,174 km²), era nella zona di accumulazione, un risultato che riflette l’altitudine della linea di equilibrio di 3400 metri sopra il livello del mare e i tassi di ablazione record di quell’anno. Nel 2022/23, il rapporto dell’area di accumulazione è di circa 10%, suggerendo che una porzione leggermente più ampia, circa 1,5 chilometri quadrati (10% di 15,011 km²), si trovava nella zona di accumulazione, probabilmente nella parte superiore della fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare, coerentemente con un’altitudine della linea di equilibrio di 3300 metri sopra il livello del mare.
- Bilancio di Massa Specifico Medio: La perdita di massa è più marcata nel 2021/22, con un bilancio di massa specifico medio di -2,653 metri di equivalente in acqua, rispetto al 2022/23, con un bilancio di massa specifico medio di -2,129 metri di equivalente in acqua. Questa differenza è coerente con le indagini 2021/22, che riportano tassi di ablazione record e un’esaurimento completo della neve invernale, e con le indagini 2022/23, che descrivono tassi di ablazione elevati ma inferiori a quelli del 2022, con una perdita di massa più moderata.
Integrazione con le Indagini di Campo
I dati rappresentati nella Figura 4.39 sono coerenti con le informazioni fornite nei testi delle indagini e nelle tabelle precedenti:
- Le indagini 2021/22 riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, con una perdita di massa media di 2653 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.25), che si riflette in un’altitudine della linea di equilibrio di 3400 metri sopra il livello del mare e un rapporto dell’area di accumulazione di 5%. Questo è in linea con la Figura 4.37, che mostra un bilancio di massa specifico di circa -2 metri di equivalente in acqua per il 2022, uno dei valori più negativi del periodo 2006-2023, e con la Figura 4.38, che evidenzia una perdita di massa significativa in tutte le fasce altitudinali.
- Le indagini 2022/23 descrivono tassi di fusione significativi protratti fino a ottobre, con un accumulo netto nei siti 1 e 2, coerentemente con i grafici, che mostrano un’altitudine della linea di equilibrio di 3300 metri sopra il livello del mare e un rapporto dell’area di accumulazione di circa 10%. La perdita di massa media di 2129 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.25) è in linea con la Figura 4.37, che riporta un valore di circa -2,5 metri di equivalente in acqua per il 2023, indicando un’ablazione significativa ma leggermente inferiore rispetto al 2021/22.
- La posizione dei pali, come mostrata nella Figura 4.36, e i dati individuali della Tabella 4.26, confermano la variabilità spaziale del bilancio di massa, con un accumulo netto nei siti 1 e 2 (3231 e 3105 m s.l.m.) nel 2022/23, coerentemente con l’altitudine della linea di equilibrio di 3300 m a.s.l.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Figura 4.39 fornisce un’analisi dettagliata della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Rodano e due parametri chiave per la salute di un ghiacciaio: l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione. La tendenza generale, con un’altitudine della linea di equilibrio più alta e un rapporto dell’area di accumulazione più basso in anni con una maggiore perdita di massa, come il 2021/22, è un segnale chiaro della vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico. L’altitudine della linea di equilibrio al di sopra della fascia altitudinale principale del ghiacciaio, che si trova tra 2200 e 3600 metri sopra il livello del mare, e il rapporto dell’area di accumulazione vicino al 5% nel 2021/22 e al 10% nel 2022/23 indicano che il ghiacciaio sta perdendo massa su quasi tutta la sua superficie, un fenomeno che potrebbe portarlo a un punto di non ritorno se il trend continua. La leggera ripresa del rapporto dell’area di accumulazione nel 2022/23, con un valore di circa 10%, suggerisce una piccola porzione del ghiacciaio in grado di accumulare massa, ma questo non è sufficiente a invertire il trend di deglaciazione, come evidenziato dalla perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua dal 2006 al 2023 (Figura 4.37).
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni significative per le risorse idriche a valle. Il Ghiacciaio del Rodano è la sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche. La riduzione della zona di accumulazione, come indicato dal rapporto dell’area di accumulazione basso in entrambi gli anni, e la perdita di massa cumulativa riducono il volume di ghiaccio disponibile, con potenziali conseguenze per la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva, quando le acque di fusione dei ghiacciai alpini sono una risorsa vitale. Inoltre, l’espansione del lago proglaciale, descritta nelle indagini 2021/22, e il ritiro della lingua glaciale aumentano il rischio di eventi di piena improvvisi, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo per mitigare i rischi per le comunità locali.
Dal punto di vista scientifico, la figura offre un’analisi preziosa delle dinamiche glaciali a lungo termine, evidenziando la relazione tra il bilancio di massa e i parametri che definiscono la zona di accumulazione del ghiacciaio. Questi dati possono essere utilizzati per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio, contribuendo a una migliore comprensione degli impatti del cambiamento climatico sui sistemi glaciali alpini e supportando lo sviluppo di strategie di mitigazione degli impatti ambientali. La variabilità temporale del bilancio di massa, con una perdita più marcata nel 2021/22 rispetto al 2022/23, sottolinea l’importanza di continuare il monitoraggio per catturare le fluttuazioni annuali e per valutare l’evoluzione a lungo termine del ghiacciaio in un contesto di riscaldamento globale.
Conclusione
La Figura 4.39 offre una rappresentazione chiara e scientificamente significativa della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Rodano e l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione, evidenziando una perdita di massa significativa in tutti gli anni di osservazione, con un impatto più marcato nel 2021/22 rispetto al 2022/23. L’altitudine della linea di equilibrio elevata, che raggiunge 3400 metri sopra il livello del mare nel 2021/22 e 3300 metri sopra il livello del mare nel 2022/23, e il rapporto dell’area di accumulazione basso, rispettivamente del 5% e del 10%, confermano che la maggior parte della superficie del ghiacciaio è nella zona di ablazione, un segnale preoccupante della sua vulnerabilità al cambiamento climatico. Questi dati, combinati con le indagini di campo, le tabelle e le altre figure, sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio di questo ghiacciaio per comprendere meglio gli impatti del riscaldamento globale, per gestire i rischi idrogeologici associati, come l’espansione del lago proglaciale, e per sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche nelle regioni alpine.
4.17 Il ghiacciaio di Sankt Annafirn: caratteristiche, dinamiche e prospettive
Introduzione
Il ghiacciaio di Sankt Annafirn è un piccolo ghiacciaio di tipo circo situato nelle Alpi svizzere centrali, con un’esposizione prevalente verso nord. Esso si trova in una conca glaciale circondata e protetta da imponenti pareti rocciose che collegano due cime di rilevanza geomorfologica: il Sankt Annahorn, che raggiunge un’altitudine di 2937 metri sopra il livello del mare, e il Chastelhorn, leggermente più elevato con i suoi 2973 metri sopra il livello del mare. Attualmente, la superficie occupata dal ghiacciaio si estende per circa 0,12 km², un valore che lo colloca nella categoria dei cosiddetti glacierets, ossia ghiacciai di dimensioni ridotte che rappresentano una componente significativa del paesaggio alpino, ma che risultano particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici.
Le indagini scientifiche relative al bilancio di massa del ghiacciaio di Sankt Annafirn sono state avviate nel 2012, con l’obiettivo di monitorare le variazioni stagionali e annuali della sua massa glaciale. Questo ghiacciaio, pur di modeste dimensioni, riveste un ruolo importante dal punto di vista idrologico, poiché contribuisce direttamente al regime delle acque del bacino idrografico del fiume Reuss, uno dei principali corsi d’acqua della Svizzera centrale. I dati raccolti nel corso degli anni hanno permesso di ottenere informazioni preziose sulle dinamiche di accumulo e ablazione della neve e del ghiaccio, offrendo un contributo diretto alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini di piccola scala alle forcing climatiche.
Tuttavia, il contesto ambientale in cui si trova Sankt Annafirn è soggetto a rapide trasformazioni. Un caso emblematico è rappresentato dal vicino ghiacciaio Schwarzbachfirn, anch’esso di dimensioni ridotte, le cui misurazioni del bilancio di massa sono state interrotte nel 2021. La decisione di sospendere tali osservazioni è stata dettata dalla quasi totale scomparsa del corpo glaciale, un fenomeno attribuito alla sua rapida disintegrazione, accelerata dal riscaldamento globale e dalle conseguenti condizioni climatiche avverse. Questo evento sottolinea la fragilità dei ghiacciai di piccola taglia e il ritmo accelerato con cui stanno scomparendo dalle Alpi.
Anche il Sankt Annafirn non è immune da queste dinamiche di degrado. Le osservazioni condotte negli ultimi anni hanno evidenziato come il ghiacciaio stia subendo un rapido ritiro, accompagnato da processi di frammentazione e disintegrazione. A ciò si aggiungono fattori antropici e naturali che complicano ulteriormente il monitoraggio scientifico. Da un lato, le operazioni legate alla gestione dell’area sciistica locale, situata in prossimità del ghiacciaio, stanno influenzando le condizioni superficiali e ambientali del sito, introducendo variabili che interferiscono con la naturale evoluzione del ghiacciaio. Dall’altro, eventi geomorfologici come caduta di massi e instabilità delle pareti rocciose circostanti, probabilmente esacerbati dal ritiro glaciale e dal degrado del permafrost, rappresentano ulteriori sfide per la continuità delle misurazioni.
In questo contesto, è stato deciso che le attività di monitoraggio del bilancio di massa sul Sankt Annafirn non proseguiranno oltre il 2023. Tale scelta riflette non solo le difficoltà logistiche e scientifiche crescenti, ma anche il riconoscimento che il ghiacciaio, nella sua attuale fase di declino, potrebbe presto raggiungere un punto critico oltre il quale le sue caratteristiche di corpo glaciale attivo verranno meno. Questo caso studio evidenzia l’urgenza di documentare e comprendere le trasformazioni in atto nei ghiacciai alpini, specialmente quelli di piccola scala, che fungono da indicatori sensibili del cambiamento climatico e delle sue implicazioni a livello locale e regionale.

Analisi dettagliata della Figura 4.40: Topografia superficiale e rete di osservazione del ghiacciaio di Sankt Annafirn
Introduzione alla rappresentazione cartografica
La Figura 4.40 rappresenta una mappa topografica dettagliata del ghiacciaio di Sankt Annafirn, un piccolo ghiacciaio di tipo circo situato nelle Alpi svizzere centrali, con un’esposizione prevalente verso nord. Questo ghiacciaio, che copre un’area di circa 0,12 km² (dato aggiornato al momento della redazione del testo), è protetto da ripide pareti rocciose che collegano il Sankt Annahorn (2937 m s.l.m.) e il Chastelhorn (2973 m s.l.m.), due cime che delimitano la conca glaciale. La mappa, oltre a illustrare la morfologia superficiale del ghiacciaio attraverso curve di livello, mostra la rete di osservazione istituita a partire dal 2012 per monitorare il bilancio di massa del ghiacciaio, un parametro fondamentale per comprendere le sue dinamiche di accumulo e ablazione. La figura include anche elementi cartografici essenziali, come un sistema di coordinate, una scala di riferimento e un’indicazione dell’orientamento, che permettono di contestualizzare il ghiacciaio sia dal punto di vista spaziale che scientifico.
Descrizione della topografia superficiale
La mappa è caratterizzata da curve di livello che rappresentano l’andamento altimetrico del ghiacciaio e delle aree immediatamente circostanti. Le altitudini riportate variano tra 2700 m e 2800 m sopra il livello del mare, con un intervallo di quota che, sebbene non esplicitamente indicato, può essere stimato in 10 o 20 m tra una curva e l’altra, una convenzione comune per mappe topografiche di questa scala. La parte più alta del ghiacciaio si trova a circa 2800 m, nella zona settentrionale della mappa (vicino al punto di osservazione 3), mentre la parte più bassa si colloca intorno ai 2700 m, nella zona sud-orientale (vicino al punto 1). Questo gradiente altimetrico riflette la tipica morfologia di un ghiacciaio di circo, caratterizzato da una conca centrale che si sviluppa in una depressione circondata da pareti rocciose e che degrada verso valle. La pendenza relativamente moderata, con un dislivello di circa 100 m su una distanza orizzontale di 300-400 m (come deducibile dalla scala), suggerisce che il ghiacciaio ha una conformazione compatta, tipica dei glacierets, ossia ghiacciai di piccole dimensioni che occupano nicchie topografiche ben definite.
La scala riportata in fondo alla mappa indica una distanza di 500 m, che permette di stimare le dimensioni del ghiacciaio. Considerando che l’area del Sankt Annafirn è di 0,12 km², possiamo calcolare che il ghiacciaio si estende approssimativamente per 300-400 m in lunghezza e larghezza, una stima coerente con la rappresentazione cartografica. L’orientamento della mappa è indicato da una freccia con la lettera N, che conferma l’esposizione a nord del ghiacciaio, una caratteristica che influisce significativamente sul suo regime termico e sul bilancio di massa. I ghiacciai esposti a nord, infatti, ricevono una minore quantità di radiazione solare diretta rispetto a quelli esposti a sud, il che tende a ridurre i tassi di ablazione e a favorire l’accumulo di neve, almeno in condizioni climatiche stabili. Tuttavia, come evidenziato nel testo, il rapido ritiro del ghiacciaio indica che anche questa esposizione favorevole non è sufficiente a contrastare gli effetti del riscaldamento globale.
Rete di osservazione e distribuzione dei punti di monitoraggio
Un elemento centrale della Figura 4.40 è la rete di osservazione, rappresentata da punti numerati da 1 a 8, che indicano le posizioni delle stazioni di monitoraggio utilizzate per misurare il bilancio di massa del ghiacciaio. Questi punti sono stati selezionati strategicamente per coprire le diverse zone del ghiacciaio, permettendo di raccogliere dati rappresentativi delle variazioni di massa stagionali e annuali. Il bilancio di massa di un ghiacciaio è definito come la differenza tra l’accumulo (principalmente sotto forma di neve durante l’inverno) e l’ablazione (scioglimento del ghiaccio e sublimazione durante l’estate), ed è un indicatore chiave della salute del ghiacciaio e della sua risposta alle forcing climatiche.
- Punto 1: Situato nella parte più bassa del ghiacciaio, a circa 2700 m, questo punto si trova probabilmente nella zona di ablazione, dove i tassi di scioglimento sono più elevati a causa delle temperature più alte e della minore copertura nevosa estiva. Questo sito è cruciale per monitorare il margine inferiore del ghiacciaio, che tende a ritirarsi verso quote più alte in risposta al riscaldamento climatico.
- Punto 2: Posizionato a un’altitudine intermedia, intorno ai 2750 m, questo punto si trova in una zona di transizione tra la zona di ablazione e quella di accumulo, nota come linea di equilibrio (ELA, Equilibrium Line Altitude). La ELA è il livello altimetrico in cui l’accumulo e l’ablazione si bilanciano; la sua posizione varia di anno in anno in base alle condizioni climatiche e può fornire indicazioni sul trend di crescita o declino del ghiacciaio.
- Punto 3: Collocato nella parte più alta del ghiacciaio, a circa 2800 m, questo punto si trova nella zona di accumulo, dove la neve si accumula durante l’inverno e si compatta gradualmente in ghiaccio. Le misurazioni in questa zona sono essenziali per quantificare l’apporto di nuova massa al ghiacciaio.
- Punto 4: Situato leggermente al di fuori del corpo principale del ghiacciaio, a nord, questo punto potrebbe essere posizionato su una cresta rocciosa o su un’area adiacente al ghiacciaio, forse per monitorare le condizioni ambientali circostanti, come la temperatura o le precipitazioni nevose, che influenzano il ghiacciaio.
- Punti 5, 6, 7 e 8: Questi punti sono distribuiti nella parte inferiore e occidentale del ghiacciaio, a quote più basse (intorno ai 2700 m). La loro posizione suggerisce che siano stati scelti per monitorare il ritiro del margine glaciale e i processi di ablazione in aree particolarmente vulnerabili. La concentrazione di punti in questa zona potrebbe riflettere l’interesse scientifico nel documentare il rapido declino del ghiacciaio, come evidenziato nel testo.
La distribuzione dei punti di osservazione copre quindi l’intero spettro altimetrico e funzionale del ghiacciaio, permettendo di calcolare il bilancio di massa netto e di analizzare le variazioni spaziali e temporali dei processi glaciologici. Tuttavia, il testo sottolinea che le osservazioni sono state interrotte oltre il 2023 a causa delle difficoltà crescenti legate al ritiro del ghiacciaio, alla disintegrazione del corpo glaciale e alle interferenze antropiche e naturali.
Sistema di coordinate e localizzazione geografica
La mappa include un sistema di coordinate in formato UTM (Universal Transverse Mercator), con valori riportati sui bordi: sull’asse verticale (a sinistra) si leggono 167500 e 167550, mentre sull’asse orizzontale (in alto e a destra) si leggono 164800 e 165000. Queste coordinate permettono di localizzare il ghiacciaio all’interno di una griglia cartografica più ampia, facilitando la sua collocazione geografica nelle Alpi svizzere centrali. La differenza di 50 unità sull’asse verticale e di 200 unità sull’asse orizzontale è coerente con la scala di 500 m riportata in fondo alla mappa, indicando che ogni unità corrisponde a circa 1 metro. Questo sistema di riferimento è essenziale per integrare i dati raccolti sul Sankt Annafirn con altre informazioni geografiche e per confrontare le sue dinamiche con quelle di altri ghiacciai nella regione.
Contesto glaciologico e dinamiche di degrado
La Figura 4.40 non mostra direttamente l’evoluzione temporale del ghiacciaio, ma il testo fornisce un contesto che permette di interpretare la mappa in chiave dinamica. Il Sankt Annafirn, come molti ghiacciai alpini di piccola scala, sta subendo un rapido ritiro, con processi di frammentazione e disintegrazione che ne compromettono l’integrità strutturale. La mappa rappresenta probabilmente lo stato del ghiacciaio in un momento specifico (presumibilmente intorno al 2012, quando sono iniziate le misurazioni), ma il testo evidenzia che il ghiacciaio ha subito un declino significativo negli anni successivi. Il vicino Schwarzbachfirn, menzionato nel testo, è quasi scomparso entro il 2021, e il Sankt Annafirn potrebbe seguire una traiettoria simile. I punti di osservazione a quote più basse (come il punto 1) sono particolarmente importanti per documentare il ritiro del margine glaciale, che si sta spostando verso quote più alte a causa dell’aumento delle temperature e della riduzione delle precipitazioni nevose.
Il testo menziona anche fattori antropici e naturali che complicano il monitoraggio del ghiacciaio. Le operazioni legate all’area sciistica, probabilmente situata a sud o a ovest del ghiacciaio (dove le quote sono più basse e accessibili), possono alterare le condizioni superficiali del ghiacciaio, ad esempio attraverso la compattazione della neve o l’introduzione di detriti. Inoltre, gli eventi di caduta massi, probabilmente originati dalle pareti rocciose che circondano il ghiacciaio (come quelle tra il Sankt Annahorn e il Chastelhorn), rappresentano un rischio per la sicurezza delle misurazioni e un segnale del degrado ambientale della zona. Questi eventi sono spesso legati al ritiro del ghiacciaio e al degrado del permafrost, che destabilizzano le pareti rocciose sovrastanti.
Implicazioni idrologiche e ambientali
Il Sankt Annafirn, pur di dimensioni ridotte, contribuisce al regime idrologico del bacino del fiume Reuss, uno dei principali corsi d’acqua della Svizzera centrale. Il ritiro del ghiacciaio ha implicazioni significative per la disponibilità di acqua, soprattutto durante i mesi estivi, quando lo scioglimento del ghiaccio fornisce un apporto idrico essenziale per i fiumi alpini. La mappa, mostrando la distribuzione altitudinale del ghiacciaio, permette di stimare il volume di ghiaccio presente e di prevedere l’impatto della sua scomparsa sul bilancio idrico della regione. Inoltre, il declino del ghiacciaio ha conseguenze ecologiche, come la perdita di habitat per specie adattate agli ambienti freddi, e geomorfologiche, come l’aumento dell’instabilità dei versanti.
Conclusione
La Figura 4.40 offre una rappresentazione dettagliata e scientificamente rilevante della topografia superficiale e della rete di osservazione del ghiacciaio di Sankt Annafirn. La mappa evidenzia la conformazione tipica di un ghiacciaio di circo, con un gradiente altimetrico che va dai 2700 m ai 2800 m, e mostra come i punti di osservazione siano stati distribuiti per coprire le diverse zone del ghiacciaio, dalla zona di accumulo a quella di ablazione. Tuttavia, il contesto descritto nel testo sottolinea la fragilità di questo ghiacciaio, che sta subendo un rapido declino a causa del cambiamento climatico, delle interferenze antropiche (come le attività sciistiche) e dei processi geomorfologici (come la caduta di massi). La decisione di interrompere le misurazioni oltre il 2023 riflette le difficoltà crescenti nel mantenere una rete di osservazione significativa su un ghiacciaio in fase di scomparsa. La figura, quindi, non è solo una rappresentazione statica, ma un punto di partenza per comprendere le dinamiche di degrado dei ghiacciai alpini di piccola scala, un fenomeno che ha implicazioni profonde per l’idrologia, l’ecosistema e le attività umane nella regione del fiume Reuss.
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