5.2 Dinamiche Glaciali dell’Allalingletscher: Monitoraggio a Lungo Termine della Velocità di Flusso e del Bilancio di Massa

Introduzione e Contesto Storico delle Indagini
Le indagini sulla velocità di flusso del ghiaccio sull’Allalingletscher, uno dei ghiacciai chiave della regione del Saastal nel Canton Vallese (Svizzera), hanno una storia che risale al 1955, come documentato dal Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo (VAW, 1999). In questa fase iniziale, le misurazioni furono avviate con l’obiettivo primario di determinare il bilancio di massa del ghiacciaio, un parametro essenziale per la pianificazione e la costruzione del bacino idroelettrico di Mattmark, destinato alla produzione di energia idroelettrica. A tal fine, venne istituita una rete di monitoraggio composta da nove pali di rilevamento, distribuiti strategicamente sulla superficie del ghiacciaio per acquisire dati rappresentativi delle sue dinamiche di accumulo e ablazione (VAW, 1999).

Nel 1967, la rete di osservazione fu sottoposta a una significativa riorganizzazione, che portò alla configurazione attualmente in uso. Questo cambiamento rifletté una nuova priorità scientifica e operativa: spostare l’attenzione principale dalle misurazioni del bilancio di massa a quelle della velocità di flusso del ghiaccio, pur mantenendo la capacità di monitorare entrambi i parametri. La nuova configurazione si rivelò più adatta a rispondere alle esigenze della compagnia idroelettrica Kraftwerke Mattmark, che necessitava di dati precisi sulla cinematica glaciale per valutare i potenziali rischi per le infrastrutture a valle, come il bacino di Mattmark, e per ottimizzare la gestione delle risorse idriche. Attualmente, le misurazioni proseguono su una rete ridotta di sette pali selezionati, la cui posizione è illustrata nella Figura 4.5. Queste attività di monitoraggio sono condotte dal VAW/ETHZ per conto di Kraftwerke Mattmark, come riportato nell’ultimo aggiornamento disponibile (VAW, 2024).

I dati raccolti comprendono non solo la velocità di flusso superficiale orizzontale, rappresentata graficamente nella Figura 5.2, ma anche il bilancio di massa annuale, misurato presso i pali e riportato in dettaglio nella Tabella 4.4. L’integrazione di questi due parametri – velocità di flusso e bilancio di massa – consente di ottenere un quadro completo delle dinamiche glaciali dell’Allalingletscher, fornendo informazioni cruciali sia per la gestione operativa del bacino idroelettrico sia per la comprensione delle risposte del ghiacciaio ai cambiamenti climatici in atto.

Indagini sul Campo negli Anni 2021/22 e 2022/23: Metodologia e Risultati
Le campagne di rilevamento sul campo per gli anni idrologici 2021/22 e 2022/23 sono state condotte rispettivamente il 6 settembre 2022 e il 5 settembre 2023, in corrispondenza della fine della stagione di ablazione estiva, un periodo ottimale per valutare le variazioni annuali del ghiacciaio. Durante entrambe le campagne, tutti e sette i pali della rete di monitoraggio sono stati localizzati, sottoposti a rilevamento e successivamente riportati alla loro posizione iniziale, garantendo la continuità delle misurazioni nel tempo.

Le posizioni dei pali sono state determinate con elevata precisione utilizzando il sistema di navigazione satellitare globale (GNSS) in modalità differenziale, un metodo che consente di ottenere coordinate tridimensionali con un’accuratezza dell’ordine di pochi centimetri. Questo approccio si basa sul confronto dei segnali GNSS ricevuti dai pali con quelli di una stazione di riferimento locale, permettendo di correggere eventuali errori sistematici e di migliorare la qualità dei dati. L’uso del GNSS differenziale rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alle tecniche di rilevamento tradizionali, riducendo gli sforzi sul campo e aumentando l’affidabilità delle misurazioni, come sottolineato nel testo originale.

I risultati delle misurazioni, che includono sia la velocità di flusso orizzontale che il cambiamento di spessore del ghiaccio, sono stati elaborati e sintetizzati nella Tabella 5.1. I dati evidenziano una chiara tendenza di riduzione della velocità di flusso del ghiaccio durante i due periodi in esame, un fenomeno che si inserisce in una traiettoria di lungo termine caratterizzata da un progressivo rallentamento del movimento glaciale. Parallelamente, si è osservato un continuo abbassamento della superficie del ghiaccio, indicativo di una perdita di massa significativa. Questa combinazione di rallentamento del flusso e riduzione dello spessore è coerente con le dinamiche di deglaciazione osservate in molti ghiacciai alpini, dove l’aumento delle temperature medie e la diminuzione delle precipitazioni nevose hanno portato a un bilancio di massa negativo, con tassi di ablazione che superano quelli di accumulo.

Implicazioni Scientifiche e Operative
La tendenza di lungo termine di riduzione della velocità di flusso e di abbassamento della superficie del ghiaccio sull’Allalingletscher ha implicazioni sia scientifiche che operative. Dal punto di vista scientifico, questi dati contribuiscono a una comprensione più approfondita delle risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico, un fenomeno che sta trasformando i paesaggi montuosi e influenzando i sistemi idrologici e geologici delle regioni alpine. La diminuzione della velocità di flusso è spesso associata a una riduzione dello spessore del ghiaccio e a un cambiamento nella distribuzione delle tensioni interne, che possono alterare la cinematica glaciale e portare a un ritiro accelerato della lingua glaciale, come documentato nelle fotografie dell’Allalingletscher (1965-2023).

Dal punto di vista operativo, i risultati delle misurazioni sono di fondamentale importanza per Kraftwerke Mattmark, che utilizza i dati per valutare i rischi associati alle dinamiche glaciali e per pianificare la gestione del bacino idroelettrico di Mattmark. La riduzione del flusso glaciale e la perdita di massa del ghiacciaio implicano una diminuzione del contributo di acqua di fusione al bacino, con potenziali ripercussioni sulla produzione di energia idroelettrica, specialmente durante i periodi di maggiore domanda. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio può aumentare il rischio di eventi geomorfologici, come frane o colate detritiche, che potrebbero minacciare le infrastrutture a valle.

In sintesi, le indagini sull’Allalingletscher rappresentano un esempio emblematico di monitoraggio glaciologico a lungo termine, che combina metodologie avanzate, come il GNSS differenziale, con un approccio integrato che considera sia la velocità di flusso che il bilancio di massa. Questi studi non solo forniscono dati essenziali per la gestione operativa delle risorse idriche, ma contribuiscono anche alla comprensione delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico globale, offrendo una base solida per lo sviluppo di strategie di adattamento e mitigazione.

Analisi Approfondita della Tabella 5.1: Misure Individuali della Velocità di Flusso Superficiale e del Cambiamento di Spessore sull’Allalingletscher (2021–2023)

La Tabella 5.1, intitolata “Allalin – Individual measurements of surface flow velocity and thickness change” (Allalin – Misure individuali della velocità di flusso superficiale e del cambiamento di spessore), presenta i risultati delle indagini condotte sull’Allalingletscher per due periodi di osservazione consecutivi: dal 2 settembre 2021 al 6 settembre 2022 (anno idrologico 2021/22) e dal 6 settembre 2022 al 5 settembre 2023 (anno idrologico 2022/23). I dati sono stati raccolti su una rete di sette pali di rilevamento (numerati da 100 a 106), distribuiti strategicamente sulla superficie del ghiacciaio per monitorare due parametri chiave: la velocità di flusso superficiale orizzontale e il cambiamento di spessore del ghiaccio. Questa analisi dettagliata non solo fornisce un quadro delle dinamiche glaciali recenti, ma si inserisce in un contesto di monitoraggio a lungo termine, contribuendo alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico e alle loro implicazioni per la gestione delle risorse idriche e dei rischi ambientali.

Struttura e Organizzazione della Tabella

La Tabella 5.1 è strutturata in modo sistematico per presentare i dati in modo chiaro e comparabile. Le colonne riportano i seguenti parametri:

  1. Stake (Palo): Identifica i sette pali di rilevamento, numerati da 100 a 106, che costituiscono la rete di monitoraggio attuale sull’Allalingletscher. Questi pali sono stati selezionati a partire dalla riorganizzazione della rete nel 1967, come descritto nel testo, per ottimizzare le misurazioni della velocità di flusso e del bilancio di massa.
  2. Period (Periodo):
    • Start (Inizio): Indica la data di inizio del periodo di osservazione (02.09.2021 per il primo periodo e 06.09.2022 per il secondo).
    • End (Fine): Indica la data di fine del periodo di osservazione (06.09.2022 per il primo periodo e 05.09.2023 per il secondo). Le date sono state scelte per coincidere con la fine della stagione di ablazione estiva, un momento critico per valutare le variazioni annuali del ghiacciaio, poiché riflette il massimo impatto della fusione estiva.
  3. Coordinates (m / m / m a.s.l.) (Coordinate): Riporta le coordinate tridimensionali dei pali in metri, espresse come (X / Y / Z), dove X e Y sono le coordinate planimetriche (est e nord) in un sistema di riferimento locale, e Z è l’altitudine sopra il livello del mare (a.s.l., above sea level). Le coordinate sono state determinate utilizzando il GNSS differenziale, un metodo che garantisce un’accuratezza dell’ordine di pochi centimetri, come specificato nel testo.
  4. Thickness change (m) (Cambiamento di spessore): Indica la variazione dello spessore del ghiaccio (in metri) tra l’inizio e la fine di ciascun periodo. I valori negativi riflettono una perdita di spessore, ovvero una riduzione del volume di ghiaccio dovuta alla fusione.
  5. Velocity (m a⁻¹) (Velocità): Misura la velocità di flusso superficiale orizzontale del ghiaccio, espressa in metri per anno (m a⁻¹). Questo parametro quantifica il movimento del ghiaccio lungo la superficie del ghiacciaio, un indicatore chiave della sua dinamica interna.

Analisi Dettagliata dei Dati

I dati della Tabella 5.1 offrono un quadro dettagliato delle dinamiche glaciali dell’Allalingletscher nei due periodi di osservazione. Analizziamo ciascun parametro in modo approfondito:

Coordinate e Distribuzione Spaziale dei Pali

Le coordinate dei pali rimangono invariate nei due periodi, il che conferma che i pali sono stati riportati alla loro posizione iniziale dopo ogni rilevamento, come descritto nel testo. Questo approccio garantisce la continuità delle misurazioni e permette un confronto diretto tra i periodi. Le coordinate dei pali sono le seguenti:

  • Palo 100: 636360 / 98710 / 3230 m a.s.l.
  • Palo 101: 638400 / 99360 / 2850 m a.s.l.
  • Palo 102: 638350 / 99480 / 2850 m a.s.l.
  • Palo 103: 638325 / 99575 / 2855 m a.s.l.
  • Palo 104: 638290 / 99665 / 2865 m a.s.l.
  • Palo 105: 638260 / 99755 / 2885 m a.s.l.
  • Palo 106: 637095 / 97810 / 3375 m a.s.l.

Le altitudini dei pali variano da 2850 m a.s.l. (pali 101 e 102) a 3375 m a.s.l. (palo 106), coprendo un gradiente altitudinale significativo che include sia la zona di ablazione (parte inferiore del ghiacciaio) sia la zona di accumulo (parte superiore). Questa distribuzione spaziale consente di analizzare le variazioni delle dinamiche glaciali lungo il profilo del ghiacciaio, evidenziando differenze tra le sezioni più basse, più esposte alla fusione, e quelle più alte, dove l’accumulo di neve potrebbe mitigare la perdita di massa.

Cambiamento di Spessore: Evidenza di una Perdita di Massa Continua

Il cambiamento di spessore è negativo per tutti i pali in entrambi i periodi, indicando una perdita di ghiaccio consistente, un fenomeno tipico dei ghiacciai alpini in un contesto di riscaldamento globale. I valori specifici sono i seguenti:

  • Periodo 2021/22:
    • La perdita di spessore varia da -6.49 m (palo 105) a -3.67 m (palo 100).
    • La perdita media è di -4.72 m, con una deviazione standard di circa 0.95 m, che indica una certa variabilità tra i pali.
    • I pali a quote più basse (ad esempio, palo 101 a 2850 m a.s.l., con -5.58 m) mostrano perdite di spessore più elevate, coerentemente con il fatto che le temperature più alte e l’ablazione estiva sono più intense nella parte inferiore del ghiacciaio.
    • I pali a quote più alte (ad esempio, palo 106 a 3375 m a.s.l., con -4.26 m) registrano perdite leggermente inferiori, ma comunque significative, suggerendo che anche le zone di accumulo stanno subendo una fusione rilevante.
  • Periodo 2022/23:
    • La perdita di spessore varia da -5.51 m (palo 106) a -2.15 m (palo 100).
    • La perdita media è di -3.60 m, con una deviazione standard di circa 1.05 m, indicando una variabilità simile al periodo precedente.
    • La perdita di spessore è generalmente inferiore rispetto al 2021/22, con un’eccezione per il palo 106, dove la perdita aumenta (da -4.26 m a -5.51 m). Questo potrebbe riflettere condizioni climatiche locali, come una stagione estiva meno calda nel 2023 o una maggiore copertura nevosa nell’inverno 2022/23, che ha ridotto l’ablazione in alcune aree.

Interpretazione: La perdita di spessore media di -4.72 m nel 2021/22 e -3.60 m nel 2022/23 è indicativa di un bilancio di massa negativo, con tassi di ablazione che superano quelli di accumulo. La variazione tra i due periodi potrebbe essere influenzata da fattori climatici, come temperature estive più miti o nevicate più abbondanti nel secondo anno, ma la tendenza generale di perdita di massa rimane chiara. La fusione significativa anche a quote più alte (palo 106) è un segnale preoccupante, poiché indica che le zone di accumulo, tradizionalmente considerate aree di rigenerazione del ghiacciaio, stanno subendo un’ablazione estesa, compromettendo la capacità del ghiacciaio di mantenere il suo volume.

Velocità di Flusso Superficiale: Un Rallentamento Progressivo

La velocità di flusso superficiale orizzontale mostra una diminuzione consistente tra i due periodi per tutti i pali, confermando la tendenza a lungo termine di rallentamento del movimento glaciale:

  • Periodo 2021/22:
    • La velocità varia da 3.04 m a⁻¹ (palo 106) a 28.59 m a⁻¹ (palo 100).
    • La velocità media è di 9.80 m a⁻¹, con una deviazione standard di circa 7.10 m a⁻¹, che riflette una variabilità significativa tra i pali.
    • Il palo 100, a 3230 m a.s.l., registra la velocità più alta (28.59 m a⁻¹), probabilmente perché si trova in una sezione centrale del ghiacciaio o in una lingua ancora attiva, dove il flusso è più rapido.
    • Il palo 106, a 3375 m a.s.l., ha la velocità più bassa (3.04 m a⁻¹), coerentemente con la sua posizione in una zona di accumulo, dove il movimento del ghiaccio è generalmente più lento a causa di un gradiente di pendenza inferiore e di una maggiore resistenza al flusso.
  • Periodo 2022/23:
    • La velocità varia da 2.18 m a⁻¹ (palo 106) a 25.10 m a⁻¹ (palo 100).
    • La velocità media è di 8.08 m a⁻¹, con una deviazione standard di circa 6.45 m a⁻¹.
    • La velocità è diminuita per tutti i pali, con una riduzione media del 17% (da 9.80 m a⁻¹ a 8.08 m a⁻¹). La riduzione più significativa si osserva al palo 106 (da 3.04 m a⁻¹ a 2.18 m a⁻¹, -28%), mentre la riduzione più modesta si registra al palo 100 (da 28.59 m a⁻¹ a 25.10 m a⁻¹, -12%).

Interpretazione: La diminuzione della velocità di flusso è un indicatore di un rallentamento del movimento glaciale, un fenomeno spesso associato a una riduzione dello spessore del ghiaccio e a un bilancio di massa negativo. La perdita di spessore riduce la pressione interna e la forza gravitazionale che spingono il ghiaccio verso valle, portando a un flusso più lento. La variabilità spaziale della velocità (più alta al palo 100 e più bassa al palo 106) riflette le differenze nella dinamica del ghiacciaio lungo il suo profilo: le sezioni centrali o inferiori, come quella del palo 100, tendono a muoversi più rapidamente a causa di una pendenza maggiore e di un flusso più canalizzato, mentre le sezioni superiori, come quella del palo 106, mostrano un movimento più lento, tipico delle zone di accumulo.

Significato Scientifico e Implicazioni dei Risultati

I dati della Tabella 5.1 confermano e amplificano le osservazioni riportate nel testo, evidenziando una tendenza a lungo termine di deglaciazione dell’Allalingletscher, caratterizzata da una perdita di massa e da un rallentamento del flusso. Analizziamo le implicazioni scientifiche e operative di questi risultati:

  1. Dinamiche Glaciali e Cambiamento Climatico: La perdita di spessore media di -4.72 m nel 2021/22 e -3.60 m nel 2022/23, combinata con la riduzione della velocità di flusso (da 9.80 m a⁻¹ a 8.08 m a⁻¹ in media), riflette un bilancio di massa negativo, con tassi di ablazione che superano quelli di accumulo. Questo fenomeno è coerente con le tendenze di deglaciazione osservate nelle Alpi svizzere, dove i ghiacciai hanno perso circa il 60% del loro volume dal 1850, secondo i dati del GLAMOS (Glacier Monitoring in Switzerland). L’Allalingletscher, come molti altri ghiacciai alpini, sta subendo un ritiro accelerato a causa del riscaldamento globale, con temperature estive più elevate, una riduzione delle precipitazioni nevose e un allungamento della stagione di ablazione. La fusione significativa anche a quote più alte (palo 106 a 3375 m a.s.l.) è particolarmente preoccupante, poiché indica che le zone di accumulo, cruciali per la rigenerazione del ghiacciaio, stanno subendo un’ablazione estesa, compromettendo la sostenibilità a lungo termine del ghiacciaio.
  2. Metodologie di Rilevamento e Accuratezza dei Dati: Le misurazioni riportate nella tabella sono state effettuate utilizzando il GNSS differenziale, un metodo che garantisce un’accuratezza dell’ordine di pochi centimetri, come descritto nel testo. Questo approccio si basa sul confronto dei segnali GNSS ricevuti dai pali con quelli di una stazione di riferimento locale, permettendo di correggere errori sistematici e di ottenere coordinate tridimensionali precise. L’uso del GNSS differenziale rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alle tecniche di rilevamento tradizionali, come la triangolazione o i metodi teodolitici, riducendo gli sforzi sul campo e migliorando l’affidabilità dei dati. La costanza delle coordinate dei pali nei due periodi conferma l’efficacia di questo metodo e la cura con cui i pali sono stati riposizionati, garantendo la continuità delle misurazioni e la comparabilità dei risultati.
  3. Implicazioni Operative per Kraftwerke Mattmark: I dati della Tabella 5.1 hanno implicazioni dirette per Kraftwerke Mattmark, la compagnia idroelettrica che gestisce il bacino di Mattmark e che ha commissionato le indagini. La perdita di spessore e il rallentamento del flusso riducono il contributo di acqua di fusione al bacino idrografico del Saastal, con potenziali ripercussioni sulla produzione di energia idroelettrica, specialmente durante i periodi di maggiore domanda estiva. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio, come documentato nelle fotografie del 1965 e 2023, aumenta il rischio di eventi geomorfologici, come frane o colate detritiche, che potrebbero minacciare le infrastrutture a valle, come il lago artificiale di Mattmark. Questi dati sottolineano l’importanza di un monitoraggio continuo per prevedere l’evoluzione del ghiacciaio e per sviluppare strategie di adattamento, come la diversificazione delle fonti idriche o il rafforzamento delle infrastrutture.
  4. Variabilità Spaziale e Temporale: I dati mostrano una variabilità spaziale significativa, con perdite di spessore e velocità di flusso che variano lungo il profilo del ghiacciaio. I pali a quote più basse (ad esempio, palo 101 a 2850 m a.s.l.) registrano perdite di spessore più elevate nel 2021/22 (-5.58 m), coerentemente con il fatto che le temperature più alte e l’ablazione estiva sono più intense nella zona di ablazione. Tuttavia, la perdita di spessore rilevante anche a quote più alte (palo 106 a 3375 m a.s.l., -5.51 m nel 2022/23) indica che la fusione sta interessando anche le zone di accumulo, un segnale di deglaciazione estesa. La variabilità temporale, con una perdita di spessore leggermente inferiore nel 2022/23, potrebbe essere influenzata da fattori climatici locali, come una stagione estiva meno calda o una maggiore copertura nevosa nell’inverno 2022/23, ma non altera la tendenza generale di perdita di massa.
  5. Confronto con le Tendenze a Lungo Termine: I risultati della Tabella 5.1 confermano la tendenza a lungo termine di deglaciazione dell’Allalingletscher, come descritto nel testo, che riporta un “general long-term trend of decreasing speed accompanied by a lowering of the ice surface” (tendenza a lungo termine di riduzione della velocità accompagnata da un abbassamento della superficie del ghiaccio). Questa tendenza è coerente con le fotografie del 1965 e 2023, che mostrano la completa scomparsa della lingua glaciale nella sezione ripida del ghiacciaio. La riduzione della velocità di flusso e la perdita di spessore sono due facce della stessa medaglia: la diminuzione del volume di ghiaccio riduce la pressione interna e la forza gravitazionale che spingono il ghiaccio verso valle, portando a un flusso più lento e a un ritiro accelerato della lingua glaciale.

Conclusione e Prospettive Future

La Tabella 5.1 fornisce un quadro dettagliato e quantitativo delle dinamiche glaciali dell’Allalingletscher nei periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di spessore media di -4.72 m nel primo periodo e -3.60 m nel secondo, accompagnata da una riduzione della velocità di flusso superficiale da 9.80 m a⁻¹ a 8.08 m a⁻¹ in media. Questi dati, raccolti con il GNSS differenziale, confermano la tendenza a lungo termine di deglaciazione del ghiacciaio, con una perdita di massa e un rallentamento del movimento che riflettono l’impatto del cambiamento climatico nelle Alpi svizzere. La variabilità spaziale e temporale dei dati sottolinea la complessità delle dinamiche glaciali, con differenze significative tra le zone di ablazione e di accumulo e tra i due periodi di osservazione.

Dal punto di vista scientifico, questi risultati contribuiscono a una comprensione più approfondita delle risposte dei ghiacciai alpini al riscaldamento globale, fornendo dati preziosi per modelli predittivi e studi sul bilancio di massa. Dal punto di vista operativo, i dati sono essenziali per Kraftwerke Mattmark, che deve affrontare le sfide poste dalla riduzione del flusso d’acqua e dai rischi geomorfologici associati al ritiro del ghiacciaio. In un contesto di cambiamento climatico accelerato, il monitoraggio continuo dell’Allalingletscher, come quello condotto dal VAW/ETHZ, rimane cruciale per sviluppare strategie di adattamento e per mitigare gli impatti della deglaciazione sulle risorse idriche, le infrastrutture e gli ecosistemi montani. Futuri studi potrebbero integrare questi dati con analisi climatiche più dettagliate, come le variazioni delle temperature e delle precipitazioni, per meglio comprendere i fattori che influenzano la variabilità temporale osservata e per prevedere l’evoluzione del ghiacciaio nei decenni a venire.

Analisi Approfondita della Figura 5.2: Evoluzione Temporale della Velocità di Flusso Superficiale e del Cambiamento di Spessore dell’Allalingletscher (1955–2023)

La Figura 5.2, intitolata “Surface flow velocities (top) and thickness change (below) of Allalingletscher at five stakes” (Velocità di flusso superficiale (in alto) e cambiamento di spessore (in basso) dell’Allalingletscher in cinque pali), presenta due grafici che documentano l’evoluzione temporale di due parametri fondamentali del ghiacciaio Allalingletscher: la velocità di flusso superficiale orizzontale e il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio. I dati, raccolti su una rete di cinque pali di rilevamento (numerati 100, 101, 103, 105 e 106), coprono un periodo che si estende dal 1955 al 2023, offrendo una prospettiva a lungo termine sulle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico globale. La zona ombreggiata in grigio evidenzia gli anni 2021–2023, corrispondenti ai periodi di osservazione del rapporto attuale (2021/22 e 2022/23), come descritto nel testo e nella Tabella 5.1. Questa analisi dettagliata non solo illustra le tendenze di deglaciazione dell’Allalingletscher, ma fornisce anche un contributo significativo alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini al riscaldamento globale, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la sicurezza delle infrastrutture e la pianificazione di strategie di adattamento.

Struttura e Organizzazione della Figura

La Figura 5.2 è composta da due grafici disposti verticalmente, ciascuno dei quali rappresenta un parametro specifico:

  1. Grafico Superiore: Velocità di Flusso Superficiale (m a⁻¹)
    Il grafico superiore mostra l’evoluzione della velocità di flusso superficiale orizzontale del ghiaccio, espressa in metri per anno (m a⁻¹), per i cinque pali di rilevamento dal 1955 al 2023. L’asse delle ascisse (X) rappresenta gli anni, con una scala temporale che va dal 1955 al 2023, mentre l’asse delle ordinate (Y) indica la velocità di flusso, con valori che variano da 0 a 100 m a⁻¹. Ogni palo è rappresentato da una serie di punti collegati da linee tratteggiate, con simboli distinti per ciascun palo: quadrati per il palo 100, cerchi per il palo 101, croci per il palo 103, stelle per il palo 105 e triangoli per il palo 106. Questa rappresentazione grafica consente di visualizzare le variazioni temporali della velocità di flusso e di confrontare le dinamiche dei diversi pali lungo il profilo del ghiacciaio.
  2. Grafico Inferiore: Cambiamento di Spessore (m)
    Il grafico inferiore mostra il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio, espresso in metri (m), per gli stessi cinque pali nello stesso periodo temporale. L’asse delle ascisse (X) rappresenta gli anni, mentre l’asse delle ordinate (Y) indica il cambiamento di spessore, con valori che variano da 0 a -50 m. I valori negativi riflettono una perdita di spessore, ovvero una riduzione del volume di ghiaccio dovuta alla fusione. Anche in questo grafico, ogni palo è rappresentato da una serie di punti collegati da linee tratteggiate, con gli stessi simboli utilizzati nel grafico superiore.

La zona ombreggiata in grigio in entrambi i grafici evidenzia gli anni 2021–2023, corrispondenti ai periodi di osservazione del rapporto attuale (2021/22 e 2022/23), come riportato nel testo. Questa evidenziazione permette di contestualizzare i dati più recenti all’interno della tendenza a lungo termine.

Analisi del Grafico Superiore: Velocità di Flusso Superficiale

Tendenze Temporali e Variabilità Spaziale

Il grafico superiore rivela una tendenza a lungo termine di riduzione della velocità di flusso superficiale per tutti i pali dal 1955 al 2023, con variazioni significative che riflettono le dinamiche glaciali e le condizioni climatiche di ciascun periodo:

  • Anni 1955–1970: Durante questo periodo iniziale, la velocità di flusso mostra una variabilità elevata, con valori che oscillano tra 20 e 80 m a⁻¹. Il palo 100 (quadrati), situato a 3230 m a.s.l., registra le velocità più alte, raggiungendo picchi di 70–80 m a⁻¹ negli anni 1960. Questo valore elevato è coerente con la posizione del palo, che si trova probabilmente in una sezione centrale o in una lingua glaciale ancora attiva, dove il flusso è più rapido a causa di una pendenza maggiore e di un movimento più canalizzato. Gli altri pali (101, 103, 105 e 106) mostrano velocità più basse, generalmente comprese tra 20 e 40 m a⁻¹, con fluttuazioni meno marcate. Il palo 106 (triangoli), a 3375 m a.s.l., registra velocità costantemente inferiori, spesso intorno a 20 m a⁻¹, coerentemente con la sua posizione in una zona di accumulo, dove il movimento del ghiaccio è più lento a causa di un gradiente di pendenza inferiore e di una maggiore resistenza al flusso.
  • Anni 1970–1990: La velocità di flusso inizia a diminuire gradualmente, pur mostrando alcune fluttuazioni. Il palo 100 scende da circa 70 m a⁻¹ negli anni 1970 a 40–50 m a⁻¹ negli anni 1990, con picchi e cali che riflettono variazioni climatiche annuali, come anni più freddi con maggiore accumulo di neve o anni più caldi con maggiore ablazione. Gli altri pali mostrano una riduzione più modesta, stabilizzandosi intorno a 10–20 m a⁻¹. Questo periodo coincide con i primi segnali di riscaldamento globale, che hanno iniziato a influenzare i ghiacciai alpini, riducendo il bilancio di massa e rallentando il movimento del ghiaccio.
  • Anni 1990–2010: La tendenza al ribasso diventa più pronunciata, con una diminuzione significativa per tutti i pali. Il palo 100 scende a circa 30 m a⁻¹, mentre i pali 101, 103, 105 e 106 si stabilizzano a valori molto bassi, spesso inferiori a 10 m a⁻¹. Questo periodo è caratterizzato da un’accelerazione del riscaldamento globale, con temperature estive più elevate e una riduzione delle precipitazioni nevose, fattori che hanno intensificato l’ablazione e ridotto il volume di ghiaccio, portando a un flusso più lento.
  • Anni 2010–2023: La velocità di flusso continua a diminuire, raggiungendo i valori più bassi dell’intero periodo. Nel 2021/22 e 2022/23 (zona ombreggiata), i dati sono coerenti con quelli riportati nella Tabella 5.1:
    • Palo 100: da 28.59 m a⁻¹ (2021/22) a 25.10 m a⁻¹ (2022/23).
    • Palo 101: da 7.81 m a⁻¹ a 6.50 m a⁻¹.
    • Palo 103: da 8.73 m a⁻¹ a 7.11 m a⁻¹.
    • Palo 105: da 10.03 m a⁻¹ a 7.24 m a⁻¹.
    • Palo 106: da 3.04 m a⁻¹ a 2.18 m a⁻¹. La riduzione media della velocità tra i due periodi è di circa il 17%, con una variabilità che riflette le differenze nella posizione dei pali e nella dinamica locale del ghiacciaio.

Interpretazione Scientifica

La riduzione della velocità di flusso superficiale è un indicatore chiaro di un rallentamento del movimento glaciale, un fenomeno tipico dei ghiacciai in ritiro. Questo rallentamento è strettamente legato alla perdita di spessore del ghiaccio, che riduce la pressione interna e la forza gravitazionale che spingono il ghiaccio verso valle. La variabilità spaziale tra i pali riflette le differenze nella dinamica del ghiacciaio lungo il suo profilo: il palo 100, con velocità più alte, si trova in una sezione più attiva, probabilmente una lingua glaciale o una zona centrale con un flusso più rapido, mentre il palo 106, con velocità molto basse, è in una zona di accumulo, dove il movimento è più lento a causa di un gradiente di pendenza inferiore e di una maggiore resistenza al flusso. La tendenza a lungo termine di riduzione della velocità è coerente con le fotografie del 1965 e 2023, che mostrano la completa scomparsa della lingua glaciale nella sezione ripida, un segnale evidente di deglaciazione.

Analisi del Grafico Inferiore: Cambiamento di Spessore

Tendenze Temporali e Variabilità Spaziale

Il grafico inferiore mostra il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio dal 1955 al 2023, con valori negativi che indicano una perdita di spessore dovuta alla fusione. Le principali osservazioni sono:

  • Anni 1955–1970: Durante questo periodo iniziale, il cambiamento di spessore è relativamente modesto, con valori che oscillano intorno a 0 m o leggermente negativi (da 0 a -5 m). Questo suggerisce che l’Allalingletscher era in una fase di equilibrio o di lieve regressione, con un accumulo di neve nelle zone di alimentazione sufficiente a bilanciare l’ablazione estiva. La variabilità tra i pali è minima, con perdite di spessore simili per tutti i punti di rilevamento.
  • Anni 1970–1990: La perdita di spessore inizia ad accelerare, con una diminuzione graduale per tutti i pali. Il palo 100 (quadrati) passa da circa -5 m negli anni 1970 a -10 m negli anni 1990, mentre gli altri pali mostrano una perdita simile, stabilizzandosi intorno a -5/-10 m. Questo periodo coincide con i primi segnali di riscaldamento globale, che hanno iniziato a ridurre il bilancio di massa dei ghiacciai alpini, con un aumento delle temperature estive e una diminuzione delle precipitazioni nevose.
  • Anni 1990–2010: La perdita di spessore diventa più significativa, con un’accelerazione della fusione. Il palo 100 raggiunge circa -20 m, mentre i pali 101, 103, 105 e 106 registrano perdite comprese tra -10 e -20 m. Questo periodo è caratterizzato da un aumento delle temperature globali, con estati più calde e inverni meno nevosi, che hanno intensificato l’ablazione e ridotto il volume di ghiaccio. La variabilità tra i pali aumenta, con perdite più pronunciate per i pali a quote più alte, come il palo 106, che raggiunge circa -20 m.
  • Anni 2010–2023: La perdita di spessore continua a un ritmo accelerato, raggiungendo i valori più negativi dell’intero periodo. Nel 2021/22 e 2022/23 (zona ombreggiata), i dati cumulativi mostrano:
    • Palo 100: circa -30 m.
    • Palo 101: circa -35 m.
    • Palo 103: circa -35 m.
    • Palo 105: circa -40 m.
    • Palo 106: circa -45 m. Questi valori cumulativi non corrispondono direttamente ai dati annuali della Tabella 5.1 (ad esempio, -3.67 m e -2.15 m per il palo 100), poiché il grafico mostra il cambiamento totale rispetto al 1955, mentre la tabella riporta le variazioni annuali.

Interpretazione Scientifica

La perdita di spessore cumulativa, che raggiunge valori di -30/-45 m nel 2023, indica una riduzione significativa del volume di ghiaccio dell’Allalingletscher, un fenomeno coerente con le tendenze di deglaciazione osservate nelle Alpi svizzere. La perdita di spessore è più pronunciata per i pali a quote più alte (ad esempio, palo 106 a 3375 m a.s.l.), il che suggerisce che anche le zone di accumulo stanno subendo un’ablazione estesa, un segnale preoccupante di deglaciazione diffusa. Questo fenomeno è attribuibile a un bilancio di massa negativo, con tassi di ablazione che superano quelli di accumulo, un processo accelerato dal riscaldamento globale, dall’aumento delle temperature estive e dalla riduzione delle precipitazioni nevose. La tendenza è coerente con le fotografie del 1965 e 2023, che mostrano la completa scomparsa della lingua glaciale nella sezione ripida, un segnale visivo della perdita di massa documentata nel grafico.

Metodologie di Rilevamento e Affidabilità dei Dati

I dati rappresentati nella Figura 5.2 sono stati raccolti nell’ambito delle indagini a lungo termine condotte dal VAW/ETHZ, come descritto nel testo. Le misurazioni della velocità di flusso e del cambiamento di spessore sono state effettuate utilizzando una rete di pali di rilevamento, la cui posizione è stata determinata con il GNSS differenziale, un metodo che garantisce un’accuratezza dell’ordine di pochi centimetri. Questo approccio, introdotto negli ultimi decenni, ha migliorato significativamente la precisione delle misurazioni rispetto alle tecniche tradizionali, come la triangolazione o i metodi teodolitici, riducendo gli sforzi sul campo e aumentando l’affidabilità dei dati. La continuità delle misurazioni dal 1955 al 2023, nonostante i cambiamenti nella configurazione della rete (ad esempio, la riorganizzazione del 1967), testimonia l’impegno del VAW/ETHZ nel mantenere un monitoraggio coerente e comparabile nel tempo.

Significato Scientifico e Implicazioni

La Figura 5.2 fornisce un quadro chiaro e quantitativo delle dinamiche glaciali dell’Allalingletscher su un periodo di quasi 70 anni, evidenziando due tendenze principali che riflettono l’impatto del cambiamento climatico:

  1. Riduzione della Velocità di Flusso: La velocità di flusso superficiale è diminuita drasticamente dal 1955 al 2023, passando da valori massimi di 70–80 m a⁻¹ negli anni 1960 a valori inferiori a 25 m a⁻¹ nel 2023. Questa tendenza è coerente con i dati della Tabella 5.1 e riflette un rallentamento del movimento glaciale, un fenomeno tipico dei ghiacciai in ritiro. La riduzione della velocità è strettamente legata alla perdita di spessore, che diminuisce la pressione interna e la forza gravitazionale che spingono il ghiaccio verso valle. La variabilità spaziale tra i pali evidenzia le differenze nella dinamica del ghiacciaio: le sezioni centrali o inferiori (palo 100) mostrano un flusso più rapido, mentre le zone di accumulo (palo 106) registrano un movimento più lento.
  2. Perdita di Spessore e Deglaciazione: Il cambiamento di spessore cumulativo mostra una perdita di 30–45 m dal 1955 al 2023, con un’accelerazione della fusione a partire dagli anni 1990. Questo è indicativo di un bilancio di massa negativo, con tassi di ablazione che superano quelli di accumulo, un fenomeno attribuibile al riscaldamento globale, all’aumento delle temperature estive e alla riduzione delle precipitazioni nevose. La perdita di spessore significativa anche a quote più alte (palo 106) indica che le zone di accumulo, tradizionalmente considerate aree di rigenerazione del ghiacciaio, stanno subendo un’ablazione estesa, compromettendo la sostenibilità a lungo termine del ghiacciaio.
  3. Implicazioni Operative per Kraftwerke Mattmark: I dati della Figura 5.2 hanno implicazioni dirette per Kraftwerke Mattmark, la compagnia idroelettrica che gestisce il bacino di Mattmark e che ha commissionato le indagini. La perdita di spessore e il rallentamento del flusso riducono il contributo di acqua di fusione al bacino idrografico del Saastal, con impatti sulla produzione di energia idroelettrica, specialmente durante i periodi di maggiore domanda estiva. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio, come documentato nelle fotografie del 1965 e 2023, aumenta il rischio di eventi geomorfologici, come frane o colate detritiche, che potrebbero minacciare le infrastrutture a valle, come il lago artificiale di Mattmark. Questi dati sottolineano l’importanza di un monitoraggio continuo per prevedere l’evoluzione del ghiacciaio e per sviluppare strategie di adattamento, come la diversificazione delle fonti idriche o il rafforzamento delle infrastrutture.
  4. Contesto Climatico e Tendenze Regionali: Le tendenze osservate nella Figura 5.2 sono coerenti con i dati del GLAMOS (Glacier Monitoring in Switzerland), che riportano una perdita media del 60% del volume dei ghiacciai svizzeri dal 1850. L’Allalingletscher, come molti altri ghiacciai alpini, sta subendo un ritiro accelerato a causa del riscaldamento globale, con temperature estive più elevate, una riduzione delle precipitazioni nevose e un allungamento della stagione di ablazione. Questo fenomeno ha implicazioni significative per i sistemi idrologici, gli ecosistemi montani e le attività antropiche, come la produzione idroelettrica e il turismo alpino.
  5. Connessione con il Cambiamento Climatico: La Figura 5.2 rappresenta un esempio emblematico dell’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini. La riduzione della velocità di flusso e la perdita di spessore sono due facce della stessa medaglia: la diminuzione del volume di ghiaccio riduce la capacità del ghiacciaio di muoversi, portando a un ritiro accelerato della lingua glaciale e a una perdita di massa complessiva. Questi cambiamenti sono guidati da fattori climatici, come l’aumento delle temperature medie globali (circa 1.1°C sopra i livelli preindustriali, secondo l’IPCC 2023) e la diminuzione delle nevicate invernali, che riducono l’accumulo di neve e intensificano l’ablazione estiva. L’Allalingletscher, come molti altri ghiacciai alpini, sta diventando un indicatore sensibile del riscaldamento globale, con implicazioni che vanno oltre la regione del Saastal e che riguardano l’intero sistema idrologico dell’Europa centrale.

Conclusione e Prospettive Future

La Figura 5.2 offre una rappresentazione visiva e quantitativa delle dinamiche glaciali dell’Allalingletscher su un periodo di quasi 70 anni, evidenziando una riduzione significativa della velocità di flusso superficiale (da 70–80 m a⁻¹ negli anni 1960 a meno di 25 m a⁻¹ nel 2023) e una perdita di spessore cumulativa di 30–45 m dal 1955 al 2023. Queste tendenze confermano la deglaciazione in corso, con un impatto diretto sulla produzione idroelettrica, sui rischi ambientali e sugli ecosistemi della regione del Saastal. I dati del 2021/22 e 2022/23, evidenziati nella zona ombreggiata, sono coerenti con questa tendenza a lungo termine, mostrando una continua riduzione della velocità di flusso e una perdita di spessore significativa, anche nelle zone di accumulo.

Dal punto di vista scientifico, questi risultati contribuiscono a una comprensione più approfondita delle risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico, fornendo dati preziosi per modelli predittivi e studi sul bilancio di massa. Dal punto di vista operativo, i dati sono essenziali per Kraftwerke Mattmark, che deve affrontare le sfide poste dalla riduzione del flusso d’acqua e dai rischi geomorfologici associati al ritiro del ghiacciaio. In un contesto di cambiamento climatico accelerato, il monitoraggio continuo dell’Allalingletscher, come quello condotto dal VAW/ETHZ, rimane cruciale per sviluppare strategie di adattamento e per mitigare gli impatti della deglaciazione sulle risorse idriche, le infrastrutture e gli ecosistemi montani. Futuri studi potrebbero integrare questi dati con analisi climatiche più dettagliate, come le variazioni delle temperature, delle precipitazioni e dell’irraggiamento solare, per meglio comprendere i fattori che influenzano le dinamiche glaciali e per prevedere l’evoluzione del ghiacciaio nei decenni a venire.

5.3 Dinamiche Glaciali del Glacier de Corbassière: Monitoraggio a Lungo Termine della Velocità di Flusso e del Bilancio di Massa (1967–2023)

Introduzione e Contesto Storico delle Indagini
Il Glacier de Corbassière, situato nella Val de Bagnes nel Canton Vallese (Svizzera), è stato oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine a partire dal 1967, come illustrato nella Figura 4.14. Le indagini si sono concentrate principalmente sulle velocità di flusso superficiale del ghiaccio, un parametro fondamentale per comprendere le dinamiche glaciali e valutare i potenziali rischi per le infrastrutture idroelettriche gestite da Forces Motrices de Mauvoisin SA nella regione. Inizialmente, le misurazioni sono state effettuate posizionando marcatori di flusso sulla superficie del ghiacciaio in due profili trasversali situati nella zona di ablazione, la parte inferiore del ghiacciaio dove la fusione estiva è più intensa. Questi marcatori venivano annualmente riportati alla loro posizione iniziale per garantire la continuità delle osservazioni e consentire un confronto diretto delle velocità di flusso nel tempo.

Nel 1996, i marcatori di flusso sono stati sostituiti con pali di ablazione, un’evoluzione metodologica che ha permesso di integrare le misurazioni della velocità di flusso con quelle del bilancio di massa locale. Questo cambiamento ha riflettuto la crescente necessità di dati più completi per comprendere non solo il movimento del ghiaccio, ma anche la sua perdita di massa, un aspetto cruciale in un contesto di cambiamento climatico. Le rilevazioni annuali, condotte con regolarità, hanno fornito dati sulla velocità di flusso del ghiaccio e sul bilancio di massa locale, come riportato nella Sezione 4.7 e nella Tabella 4.9. La Figura 5.3 presenta una sintesi grafica delle velocità di flusso superficiale orizzontale per i due profili trasversali a partire dal 1967, offrendo una prospettiva storica sulle dinamiche glaciali del Glacier de Corbassière e sulle sue risposte ai cambiamenti ambientali.

Indagini sul Campo negli Anni 2021/22 e 2022/23: Metodologia e Risultati
Le campagne di rilevamento sul campo per gli anni idrologici 2021/22 e 2022/23 sono state condotte rispettivamente il 1° e 2 settembre 2022 e il 12 settembre 2023, in corrispondenza della fine della stagione di ablazione estiva, un periodo ottimale per valutare le variazioni annuali del ghiacciaio. I dati sono stati acquisiti per tutti e sei i pali della nuova configurazione di monitoraggio, implementata nell’autunno del 2020. Questa configurazione comprende due profili trasversali, ciascuno con tre pali, come illustrato nella Figura 4.14, ed è stata progettata per ottimizzare la raccolta di dati sulla velocità di flusso e sul bilancio di massa in un contesto di ritiro glaciale accelerato.

Durante il primo periodo (2021/22), è stata raccolta un’ultima misurazione nel sito A2, parte di un profilo precedente situato nella parte inferiore della lingua del ghiacciaio. Tuttavia, questo profilo non è stato più mantenuto a partire dall’autunno 2021, a causa della completa disintegrazione del ghiacciaio in quest’area. La perdita totale del ghiaccio nella parte inferiore della lingua riflette l’entità del ritiro glaciale, un fenomeno che ha reso impossibile il proseguimento delle misurazioni in quella sezione e che ha richiesto un adattamento della rete di monitoraggio alle nuove condizioni del ghiacciaio.

I risultati delle campagne di rilevamento indicano una continua diminuzione della velocità di flusso del ghiaccio durante i due periodi in esame, una tendenza che si inserisce in un declino a lungo termine osservato dal 1967. Tuttavia, un’eccezione a questa evoluzione generale è stata registrata nei siti B2 e R1, entrambi situati al margine destro dei due profili trasversali. In questi due siti, le velocità di flusso sono risultate leggermente più elevate nel secondo periodo (2022/23) rispetto al primo (2021/22). Questa anomalia potrebbe essere attribuita a fattori locali, come variazioni nella pendenza del ghiacciaio, cambiamenti nella distribuzione delle tensioni interne o un aumento temporaneo del flusso d’acqua subglaciale, che può facilitare il movimento del ghiaccio in alcune sezioni.

Parallelamente alla riduzione della velocità di flusso, si è osservato un continuo abbassamento della superficie del ghiaccio, un fenomeno direttamente correlato alla perdita di spessore in corso. Questa tendenza di declino della velocità e di riduzione dello spessore è coerente con le dinamiche di deglaciazione osservate in molti ghiacciai alpini, dove l’aumento delle temperature medie e la diminuzione delle precipitazioni nevose hanno portato a un bilancio di massa negativo, con tassi di ablazione che superano quelli di accumulo. La combinazione di questi due fattori – rallentamento del flusso e perdita di spessore – evidenzia un processo di ritiro glaciale che sta trasformando profondamente il Glacier de Corbassière, con implicazioni significative per l’idrologia e la sicurezza della regione.

Implicazioni Scientifiche e Operative
Le indagini sul Glacier de Corbassière, condotte dal VAW/ETHZ per conto di Forces Motrices de Mauvoisin SA, hanno un duplice valore scientifico e operativo. Dal punto di vista scientifico, i dati raccolti dal 1967 forniscono una base preziosa per analizzare le risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico, un fenomeno che sta alterando i paesaggi montuosi e influenzando i sistemi idrologici e geologici delle regioni alpine. La riduzione della velocità di flusso e l’abbassamento della superficie del ghiaccio sono indicatori di un bilancio di massa negativo, un processo guidato dal riscaldamento globale, dall’aumento delle temperature estive e dalla riduzione delle nevicate invernali. La completa disintegrazione della lingua glaciale nella parte inferiore, come osservato nel sito A2, è un segnale drammatico di questo ritiro, che riflette le tendenze osservate in altri ghiacciai alpini, come l’Allalingletscher (Sezione 5.2).

Dal punto di vista operativo, i risultati delle misurazioni sono di fondamentale importanza per Forces Motrices de Mauvoisin SA, che gestisce il bacino idroelettrico di Mauvoisin. La perdita di spessore e il rallentamento del flusso glaciale riducono il contributo di acqua di fusione al bacino, con potenziali ripercussioni sulla produzione di energia idroelettrica, specialmente durante i periodi di maggiore domanda estiva. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio aumenta il rischio di eventi geomorfologici, come frane o colate detritiche, che potrebbero minacciare le infrastrutture a valle, come la diga di Mauvoisin. L’eccezione osservata nei siti B2 e R1, con un leggero aumento della velocità di flusso nel 2022/23, sottolinea la complessità delle dinamiche glaciali e la necessità di un monitoraggio continuo per identificare variazioni locali che potrebbero influire sulla stabilità del ghiacciaio e sulla sicurezza delle infrastrutture.

Conclusione e Prospettive Future
Le indagini sul Glacier de Corbassière rappresentano un esempio emblematico di monitoraggio glaciologico a lungo termine, che combina misurazioni della velocità di flusso e del bilancio di massa per fornire un quadro completo delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico. La tendenza a lungo termine di declino della velocità di flusso, accompagnata da un abbassamento della superficie del ghiaccio e da una continua perdita di spessore, evidenzia un processo di deglaciazione che sta trasformando il ghiacciaio e che richiede un adattamento delle strategie di gestione delle risorse idriche e dei rischi ambientali nella Val de Bagnes. La nuova configurazione della rete di monitoraggio, implementata nel 2020, e l’integrazione di tecnologie avanzate, come il GNSS differenziale, offrono strumenti preziosi per continuare a seguire l’evoluzione del ghiacciaio e per sviluppare modelli predittivi che supportino la pianificazione a lungo termine. In un futuro in cui i ghiacciai alpini potrebbero ridursi ulteriormente, o addirittura scomparire in alcune aree, studi come questi assumono un ruolo cruciale per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico e per preservare l’equilibrio ambientale delle regioni montuose.

Analisi Approfondita della Tabella 5.2: Misure Individuali della Velocità di Flusso Superficiale e del Cambiamento di Spessore sul Glacier de Corbassière (2021–2023)

La Tabella 5.2, intitolata “Glacier de Corbassière – Individual measurements of surface flow velocity and thickness change” (Glacier de Corbassière – Misure individuali della velocità di flusso superficiale e del cambiamento di spessore), presenta i risultati delle indagini condotte sul Glacier de Corbassière per due periodi di osservazione consecutivi: dal 14 settembre 2021 al 1° settembre 2022 (anno idrologico 2021/22) e dal 1° settembre 2022 al 12 settembre 2023 (anno idrologico 2022/23). I dati sono stati raccolti su una rete di sei pali di rilevamento (denominati B2, B4, B6, R1, R3 e R5), con un’aggiunta per il palo A2 nel primo periodo, e includono informazioni sulla posizione dei pali, il cambiamento di spessore del ghiaccio e la velocità di flusso superficiale orizzontale. Questa analisi dettagliata non solo fornisce un quadro delle dinamiche glaciali recenti, ma si inserisce in un contesto di monitoraggio a lungo termine iniziato nel 1967, contribuendo alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico e alle loro implicazioni per la gestione delle risorse idriche e dei rischi ambientali nella Val de Bagnes.

Struttura e Organizzazione della Tabella

La Tabella 5.2 è strutturata in modo sistematico per presentare i dati in modo chiaro e comparabile. Le colonne riportano i seguenti parametri:

  1. Stake (Palo): Identifica i pali di rilevamento, denominati B2, B4, B6 (primo profilo trasversale), R1, R3, R5 (secondo profilo trasversale) e A2 (un palo del profilo precedente, misurato solo nel 2021/22). Questi pali fanno parte della nuova configurazione implementata nell’autunno 2020, con due profili trasversali di tre pali ciascuno, come descritto nel testo.
  2. Period (Periodo):
    • Start (Inizio): Indica la data di inizio del periodo di osservazione (14.09.2021 per il primo periodo e 01.09.2022 per il secondo).
    • End (Fine): Indica la data di fine del periodo di osservazione (01.09.2022 per il primo periodo e 12.09.2023 per il secondo). Le date sono state scelte per coincidere con la fine della stagione di ablazione estiva, un momento critico per valutare le variazioni annuali del ghiacciaio, poiché riflette il massimo impatto della fusione estiva.
  3. Coordinates (m / m / m a.s.l.) (Coordinate): Riporta le coordinate tridimensionali dei pali in metri, espresse come (X / Y / Z), dove X e Y sono le coordinate planimetriche (est e nord) in un sistema di riferimento locale, e Z è l’altitudine sopra il livello del mare (a.s.l., above sea level). Le coordinate sono state determinate utilizzando il GNSS differenziale, un metodo che garantisce un’accuratezza dell’ordine di pochi centimetri, come descritto nel testo.
  4. Thickness change (m) (Cambiamento di spessore): Indica la variazione dello spessore del ghiaccio (in metri) tra l’inizio e la fine di ciascun periodo. I valori negativi riflettono una perdita di spessore, ovvero una riduzione del volume di ghiaccio dovuta alla fusione.
  5. Velocity (m a⁻¹) (Velocità): Misura la velocità di flusso superficiale orizzontale del ghiaccio, espressa in metri per anno (m a⁻¹). Questo parametro quantifica il movimento del ghiaccio lungo la superficie del ghiacciaio, un indicatore chiave della sua dinamica interna.

Analisi Dettagliata dei Dati

I dati della Tabella 5.2 offrono un quadro dettagliato delle dinamiche glaciali del Glacier de Corbassière nei due periodi di osservazione. Analizziamo ciascun parametro in modo approfondito:

Coordinate e Distribuzione Spaziale dei Pali

Le coordinate dei pali rimangono invariate nei due periodi, il che conferma che i pali sono stati riportati alla loro posizione iniziale dopo ogni rilevamento, come descritto nel testo. Questo approccio garantisce la continuità delle misurazioni e permette un confronto diretto tra i periodi. Le coordinate dei pali sono le seguenti:

  • B2: 589577 / 93202 / 2605 m a.s.l.
  • B4: 589392 / 93101 / 2610 m a.s.l.
  • B6: 589230 / 93012 / 2615 m a.s.l.
  • R1: 589150 / 93650 / 2570 m a.s.l.
  • R3: 588950 / 93500 / 2570 m a.s.l.
  • R5: 588805 / 93400 / 2565 m a.s.l.
  • A2: 588650 / 94315 / 2385 m a.s.l. (solo 2021/22)

Le altitudini dei pali variano da 2385 m a.s.l. (palo A2) a 2615 m a.s.l. (palo B6), coprendo un gradiente altitudinale nella zona di ablazione del ghiacciaio. I pali B2, B4 e B6 (primo profilo) sono a quote leggermente più alte (2605–2615 m a.s.l.), mentre i pali R1, R3 e R5 (secondo profilo) sono a quote più basse (2565–2570 m a.s.l.). Il palo A2, a 2385 m a.s.l., si trova nella parte inferiore della lingua glaciale, un’area che si è completamente disintegrata dopo l’autunno 2021, come riportato nel testo, rendendo impossibile il proseguimento delle misurazioni in quella sezione.

Cambiamento di Spessore: Evidenza di una Perdita di Massa Continua

Il cambiamento di spessore è negativo per tutti i pali in entrambi i periodi, indicando una perdita di ghiaccio consistente, un fenomeno tipico dei ghiacciai alpini in un contesto di riscaldamento globale. I valori specifici sono i seguenti:

  • Periodo 2021/22:
    • La perdita di spessore varia da -5.56 m (palo R5) a -4.04 m (palo B2).
    • La perdita media per i pali B2, B4, B6, R1, R3 e R5 è di -4.53 m, con una deviazione standard di circa 0.54 m, che indica una certa uniformità nella fusione tra i pali.
    • I pali a quote più basse (ad esempio, palo R5 a 2565 m a.s.l., con -5.56 m) mostrano perdite di spessore più elevate, coerentemente con il fatto che le temperature più alte e l’ablazione estiva sono più intense nella parte inferiore del ghiacciaio.
    • I pali a quote più alte (ad esempio, palo B2 a 2605 m a.s.l., con -4.04 m) registrano perdite leggermente inferiori, ma comunque significative, suggerendo che la fusione sta interessando l’intera zona di ablazione.
    • Il palo A2, misurato solo in questo periodo, non riporta il cambiamento di spessore, probabilmente a causa della disintegrazione del ghiaccio in quest’area.
  • Periodo 2022/23:
    • La perdita di spessore varia da -4.97 m (palo R5) a -3.82 m (palo B2).
    • La perdita media è di -4.29 m, con una deviazione standard di circa 0.41 m, indicando una variabilità leggermente inferiore rispetto al periodo precedente.
    • La perdita di spessore è generalmente inferiore rispetto al 2021/22, con un’eccezione per il palo B6, dove la perdita aumenta (da -4.29 m a -4.08 m). Questo potrebbe riflettere condizioni climatiche locali, come una stagione estiva meno calda nel 2023 o una maggiore copertura nevosa nell’inverno 2022/23, che ha ridotto l’ablazione in alcune aree.

Interpretazione: La perdita di spessore media di -4.53 m nel 2021/22 e -4.29 m nel 2022/23 è indicativa di un bilancio di massa negativo, con tassi di ablazione che superano quelli di accumulo. La variazione tra i due periodi (una perdita leggermente inferiore nel 2022/23) potrebbe essere influenzata da fattori climatici, come temperature estive più miti o nevicate più abbondanti nel secondo anno, ma la tendenza generale di perdita di massa rimane chiara. La fusione significativa in tutta la zona di ablazione, anche a quote relativamente più alte (palo B6 a 2615 m a.s.l.), indica che il ritiro glaciale sta interessando l’intero ghiacciaio, un segnale preoccupante di deglaciazione estesa.

Velocità di Flusso Superficiale: Un Declino Generale con Eccezioni Locali

La velocità di flusso superficiale orizzontale mostra una tendenza generale alla diminuzione tra i due periodi, con alcune eccezioni, come riportato nel testo:

  • Periodo 2021/22:
    • La velocità varia da 5.34 m a⁻¹ (palo R5) a 13.60 m a⁻¹ (palo B6).
    • La velocità media per i pali B2, B4, B6, R1, R3 e R5 è di 8.85 m a⁻¹, con una deviazione standard di circa 3.37 m a⁻¹, che riflette una variabilità significativa tra i pali.
    • Il palo B6, a 2615 m a.s.l., registra la velocità più alta (13.60 m a⁻¹), probabilmente perché si trova in una sezione del ghiacciaio con un flusso più rapido, come una zona centrale del primo profilo.
    • Il palo R5, a 2565 m a.s.l., ha la velocità più bassa (5.34 m a⁻¹), coerentemente con la sua posizione in una sezione più bassa e potenzialmente più stagnante del secondo profilo.
    • Il palo A2, a 2385 m a.s.l., registra una velocità molto bassa di 1.20 m a⁻¹, un valore che riflette la disintegrazione del ghiaccio nella parte inferiore della lingua glaciale.
  • Periodo 2022/23:
    • La velocità varia da 4.46 m a⁻¹ (palo R5) a 12.36 m a⁻¹ (palo B6).
    • La velocità media è di 8.23 m a⁻¹, con una deviazione standard di circa 3.14 m a⁻¹.
    • La velocità diminuisce per la maggior parte dei pali, con una riduzione media del 7% (da 8.85 m a⁻¹ a 8.23 m a⁻¹). Tuttavia, i pali B2 e R1 mostrano un leggero aumento:
      • B2: da 6.70 m a⁻¹ a 7.16 m a⁻¹ (+6.9%).
      • R1: da 7.40 m a⁻¹ a 7.42 m a⁻¹ (+0.3%).
    • La riduzione più significativa si osserva al palo R5 (da 5.34 m a⁻¹ a 4.46 m a⁻¹, -16.5%), mentre la riduzione più modesta si registra al palo R1 (+0.3%).

Interpretazione: La diminuzione generale della velocità di flusso è un indicatore di un rallentamento del movimento glaciale, un fenomeno spesso associato a una riduzione dello spessore del ghiaccio e a un bilancio di massa negativo. La perdita di spessore riduce la pressione interna e la forza gravitazionale che spingono il ghiaccio verso valle, portando a un flusso più lento. La variabilità spaziale della velocità (più alta nel primo profilo B2-B6 e più bassa nel secondo profilo R1-R5) riflette le differenze nella dinamica del ghiacciaio: il primo profilo, a quote leggermente più alte, potrebbe essere in una sezione con una pendenza maggiore o un flusso più attivo, mentre il secondo profilo, a quote più basse, potrebbe essere in una zona più stagnante. L’aumento della velocità nei pali B2 e R1, entrambi al margine destro dei profili, potrebbe essere dovuto a fattori locali, come un incremento temporaneo del flusso d’acqua subglaciale, un cambiamento nella distribuzione delle tensioni interne o una variazione nella geometria del ghiacciaio, ma non altera la tendenza generale di declino.

Significato Scientifico e Implicazioni dei Risultati

I dati della Tabella 5.2 confermano e amplificano le osservazioni riportate nel testo, evidenziando una tendenza a lungo termine di deglaciazione del Glacier de Corbassière, caratterizzata da una perdita di massa e da un rallentamento del flusso. Analizziamo le implicazioni scientifiche e operative di questi risultati:

  1. Dinamiche Glaciali e Cambiamento Climatico: La perdita di spessore media di -4.53 m nel 2021/22 e -4.29 m nel 2022/23, combinata con la riduzione generale della velocità di flusso (da 8.85 m a⁻¹ a 8.23 m a⁻¹ in media), riflette un bilancio di massa negativo, con tassi di ablazione che superano quelli di accumulo. Questo fenomeno è coerente con le tendenze di deglaciazione osservate nelle Alpi svizzere, dove i ghiacciai hanno perso circa il 60% del loro volume dal 1850, secondo i dati del GLAMOS (Glacier Monitoring in Switzerland). Il Glacier de Corbassière, come molti altri ghiacciai alpini, sta subendo un ritiro accelerato a causa del riscaldamento globale, con temperature estive più elevate, una riduzione delle precipitazioni nevose e un allungamento della stagione di ablazione. La fusione significativa in tutta la zona di ablazione, anche a quote relativamente più alte (palo B6 a 2615 m a.s.l.), indica che il ritiro glaciale sta interessando l’intero ghiacciaio, un segnale preoccupante di deglaciazione estesa.
  2. Disintegrazione della Lingua Glaciale: La misurazione del palo A2 nel 2021/22, con una velocità di flusso molto bassa (1.20 m a⁻¹), e la successiva cessazione delle misurazioni in quest’area a partire dall’autunno 2021, confermano la completa disintegrazione del ghiaccio nella parte inferiore della lingua glaciale. Questo fenomeno, simile a quanto osservato sull’Allalingletscher (Sezione 5.2), è un segnale drammatico del ritiro glaciale, che riflette l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini. La perdita totale del ghiaccio in quest’area ha reso necessaria una riorganizzazione della rete di monitoraggio, con l’abbandono del profilo precedente e l’adozione della nuova configurazione implementata nel 2020.
  3. Metodologie di Rilevamento e Accuratezza dei Dati: Le misurazioni riportate nella tabella sono state effettuate utilizzando il GNSS differenziale, un metodo che garantisce un’accuratezza dell’ordine di pochi centimetri, come descritto nel testo. Questo approccio si basa sul confronto dei segnali GNSS ricevuti dai pali con quelli di una stazione di riferimento locale, permettendo di correggere errori sistematici e di ottenere coordinate tridimensionali precise. L’uso del GNSS differenziale rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alle tecniche di rilevamento tradizionali, come la triangolazione o i metodi teodolitici, riducendo gli sforzi sul campo e migliorando l’affidabilità dei dati. La costanza delle coordinate dei pali nei due periodi conferma l’efficacia di questo metodo e la cura con cui i pali sono stati riposizionati, garantendo la continuità delle misurazioni e la comparabilità dei risultati.
  4. Implicazioni Operative per Forces Motrices de Mauvoisin SA: I dati della Tabella 5.2 hanno implicazioni dirette per Forces Motrices de Mauvoisin SA, la compagnia idroelettrica che gestisce il bacino di Mauvoisin e che ha commissionato le indagini. La perdita di spessore e il rallentamento del flusso riducono il contributo di acqua di fusione al bacino idrografico della Val de Bagnes, con potenziali ripercussioni sulla produzione di energia idroelettrica, specialmente durante i periodi di maggiore domanda estiva. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio, come evidenziato dalla disintegrazione della lingua glaciale, aumenta il rischio di eventi geomorfologici, come frane o colate detritiche, che potrebbero minacciare le infrastrutture a valle, come la diga di Mauvoisin. L’aumento della velocità nei pali B2 e R1 nel 2022/23, sebbene modesto, sottolinea la necessità di un monitoraggio continuo per identificare variazioni locali che potrebbero influire sulla stabilità del ghiacciaio e sulla sicurezza delle infrastrutture.
  5. Variabilità Spaziale e Temporale: I dati mostrano una variabilità spaziale significativa, con perdite di spessore e velocità di flusso che variano tra i due profili trasversali. I pali del primo profilo (B2, B4, B6), a quote più alte (2605–2615 m a.s.l.), registrano velocità di flusso più elevate (fino a 13.60 m a⁻¹) e perdite di spessore leggermente inferiori, coerentemente con il fatto che queste sezioni potrebbero essere in una zona con un flusso più attivo. I pali del secondo profilo (R1, R3, R5), a quote più basse (2565–2570 m a.s.l.), mostrano velocità più basse (fino a 5.34 m a⁻¹) e perdite di spessore più elevate, riflettendo una maggiore ablazione nella parte inferiore del ghiacciaio. La variabilità temporale, con un aumento della velocità nei pali B2 e R1 nel 2022/23, potrebbe essere influenzata da fattori locali, come un incremento del flusso d’acqua subglaciale o un cambiamento nella geometria del ghiacciaio, ma non altera la tendenza generale di declino.
  6. Confronto con le Tendenze a Lungo Termine: I risultati della Tabella 5.2 confermano la tendenza a lungo termine di deglaciazione del Glacier de Corbassière, come descritto nel testo, che riporta un “long-term decline in flow speed accompanied by a lowering of the ice surface due to ongoing thickness loss” (declino a lungo termine della velocità di flusso accompagnato da un abbassamento della superficie del ghiaccio dovuto alla continua perdita di spessore). Questa tendenza è coerente con le osservazioni storiche dal 1967 e riflette l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, con un ritiro accelerato che sta trasformando il paesaggio glaciale della Val de Bagnes.

Conclusione e Prospettive Future

La Tabella 5.2 fornisce un quadro dettagliato e quantitativo delle dinamiche glaciali del Glacier de Corbassière nei periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di spessore media di -4.53 m nel primo periodo e -4.29 m nel secondo, accompagnata da una riduzione generale della velocità di flusso superficiale da 8.85 m a⁻¹ a 8.23 m a⁻¹ in media. Questi dati, raccolti con il GNSS differenziale, confermano la tendenza a lungo termine di deglaciazione del ghiacciaio, con una perdita di massa e un rallentamento del movimento che riflettono l’impatto del cambiamento climatico nelle Alpi svizzere. L’eccezione dei pali B2 e R1, che mostrano un leggero aumento della velocità nel 2022/23, sottolinea la complessità delle dinamiche glaciali e la necessità di un monitoraggio continuo per identificare variazioni locali.

Dal punto di vista scientifico, questi risultati contribuiscono a una comprensione più approfondita delle risposte dei ghiacciai alpini al riscaldamento globale, fornendo dati preziosi per modelli predittivi e studi sul bilancio di massa. Dal punto di vista operativo, i dati sono essenziali per Forces Motrices de Mauvoisin SA, che deve affrontare le sfide poste dalla riduzione del flusso d’acqua e dai rischi geomorfologici associati al ritiro del ghiacciaio. In un contesto di cambiamento climatico accelerato, il monitoraggio continuo del Glacier de Corbassière, come quello condotto dal VAW/ETHZ, rimane cruciale per sviluppare strategie di adattamento e per mitigare gli impatti della deglaciazione sulle risorse idriche, le infrastrutture e gli ecosistemi montani. Futuri studi potrebbero integrare questi dati con analisi climatiche più dettagliate, come le variazioni delle temperature e delle precipitazioni, per meglio comprendere i fattori che influenzano la variabilità temporale e spaziale osservata e per prevedere l’evoluzione del ghiacciaio nei decenni a venire.

Analisi Approfondita della Figura 5.3: Evoluzione Temporale della Velocità di Flusso Superficiale e del Cambiamento di Spessore del Glacier de Corbassière (1967–2023)

La Figura 5.3, intitolata “Surface flow velocities (top) and thickness change (bottom) of Glacier de Corbassière at two profiles with three stakes each and the additional stake in between” (Velocità di flusso superficiale (in alto) e cambiamento di spessore (in basso) del Glacier de Corbassière in due profili con tre pali ciascuno e un palo aggiuntivo intermedio), presenta due grafici che documentano l’evoluzione temporale di due parametri fondamentali del Glacier de Corbassière: la velocità di flusso superficiale orizzontale e il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio. I dati, raccolti su una rete di pali di rilevamento che include due profili trasversali (B2, B4, B6 per il primo profilo; R1, R3, R5 per il secondo profilo) e pali intermedi (A2, A4, A6), coprono un periodo che si estende dal 1967 al 2023, offrendo una prospettiva a lungo termine sulle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico globale. La zona ombreggiata in grigio evidenzia gli anni 2021–2023, corrispondenti ai periodi di osservazione del rapporto attuale (2021/22 e 2022/23), come descritto nel testo e nella Tabella 5.2. Questa analisi dettagliata non solo illustra le tendenze di deglaciazione del Glacier de Corbassière, ma fornisce anche un contributo significativo alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini al riscaldamento globale, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la sicurezza delle infrastrutture e la pianificazione di strategie di adattamento nella Val de Bagnes.

Struttura e Organizzazione della Figura

La Figura 5.3 è composta da due grafici disposti verticalmente, ciascuno dei quali rappresenta un parametro specifico:

  1. Grafico Superiore: Velocità di Flusso Superficiale (m a⁻¹)
    Il grafico superiore mostra l’evoluzione della velocità di flusso superficiale orizzontale del ghiaccio, espressa in metri per anno (m a⁻¹), per i pali dei due profili trasversali (B2, B4, B6, R1, R3, R5) e i pali intermedi (A2, A4, A6) dal 1967 al 2023. L’asse delle ascisse (X) rappresenta gli anni, con una scala temporale che va dal 1967 al 2023, mentre l’asse delle ordinate (Y) indica la velocità di flusso, con valori che variano da 0 a 80 m a⁻¹. Ogni palo è rappresentato da una serie di punti collegati da linee tratteggiate, con simboli distinti per ciascun palo: linee continue per B2, stelle per B4, cerchi vuoti per B6, quadrati per R1, cerchi pieni per R3, linee tratteggiate per R5, triangoli per A2, croci per A4 e cerchi per A6. Questa rappresentazione grafica consente di visualizzare le variazioni temporali della velocità di flusso e di confrontare le dinamiche dei diversi pali lungo il profilo del ghiacciaio.
  2. Grafico Inferiore: Cambiamento di Spessore (m)
    Il grafico inferiore mostra il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio, espresso in metri (m), per gli stessi pali nello stesso periodo temporale. L’asse delle ascisse (X) rappresenta gli anni, mentre l’asse delle ordinate (Y) indica il cambiamento di spessore, con valori che variano da 0 a -100 m. I valori negativi riflettono una perdita di spessore, ovvero una riduzione del volume di ghiaccio dovuta alla fusione. Anche in questo grafico, ogni palo è rappresentato da una serie di punti collegati da linee tratteggiate, con gli stessi simboli utilizzati nel grafico superiore.

La zona ombreggiata in grigio in entrambi i grafici evidenzia gli anni 2021–2023, corrispondenti ai periodi di osservazione del rapporto attuale (2021/22 e 2022/23), come riportato nel testo. Questa evidenziazione permette di contestualizzare i dati più recenti all’interno della tendenza a lungo termine.

Analisi del Grafico Superiore: Velocità di Flusso Superficiale

Tendenze Temporali e Variabilità Spaziale

Il grafico superiore rivela una tendenza a lungo termine di riduzione della velocità di flusso superficiale per tutti i pali dal 1967 al 2023, con variazioni significative che riflettono le dinamiche glaciali e le condizioni climatiche di ciascun periodo:

  • Anni 1967–1980: Durante questo periodo iniziale, la velocità di flusso mostra una variabilità elevata, con valori che oscillano tra 20 e 70 m a⁻¹. I pali A2, A4 e A6 (triangoli, croci, cerchi), situati nella parte inferiore della lingua glaciale, registrano le velocità più alte, raggiungendo picchi di 60–70 m a⁻¹ negli anni 1970. Questo valore elevato è coerente con la posizione di questi pali, che si trovano in una sezione del ghiacciaio con un flusso più rapido, probabilmente a causa di una pendenza maggiore e di un movimento più canalizzato nella lingua glaciale. I pali B2, B4, B6 (primo profilo) e R1, R3, R5 (secondo profilo) mostrano velocità più basse, generalmente comprese tra 20 e 40 m a⁻¹, con fluttuazioni che riflettono variazioni climatiche annuali, come anni più freddi con maggiore accumulo di neve o anni più caldi con maggiore ablazione. Ad esempio, il palo B6 (cerchi vuoti) raggiunge velocità di circa 30–40 m a⁻¹, mentre il palo R5 (linee tratteggiate) si mantiene intorno a 20 m a⁻¹.
  • Anni 1980–2000: La velocità di flusso inizia a diminuire gradualmente, con una riduzione più marcata per i pali A2, A4 e A6, che scendono a 20–30 m a⁻¹ negli anni 1990. I pali B2, B4, B6 e R1, R3, R5 mostrano una diminuzione più modesta, stabilizzandosi intorno a 10–20 m a⁻¹. Questo periodo coincide con i primi segnali di riscaldamento globale, che hanno iniziato a influenzare i ghiacciai alpini, riducendo il bilancio di massa e rallentando il movimento del ghiaccio. Le fluttuazioni osservate, come i picchi negli anni 1980 per i pali A2, A4 e A6, potrebbero essere attribuite a variazioni climatiche locali, come anni con nevicate abbondanti che hanno temporaneamente aumentato l’accumulo e il flusso.
  • Anni 2000–2010: La tendenza al ribasso diventa più pronunciata, con una diminuzione significativa per tutti i pali. I pali A2, A4 e A6 continuano a registrare dati fino a circa il 2010, ma la loro velocità scende a valori molto bassi (inferiori a 10 m a⁻¹), riflettendo il ritiro della lingua glaciale. I pali B2, B4, B6 e R1, R3, R5 si stabilizzano a valori inferiori a 15 m a⁻¹, con una variabilità ridotta che indica un flusso più uniforme ma sempre più lento. Questo periodo è caratterizzato da un’accelerazione del riscaldamento globale, con temperature estive più elevate e una riduzione delle precipitazioni nevose, fattori che hanno intensificato l’ablazione e ridotto il volume di ghiaccio, portando a un flusso più lento.
  • Anni 2010–2023: La velocità di flusso continua a diminuire, raggiungendo i valori più bassi dell’intero periodo. Dopo il 2010, i dati per i pali A4 e A6 non sono più disponibili, e dopo il 2021 anche il palo A2 cessa di essere misurato, a causa della completa disintegrazione del ghiaccio nella parte inferiore della lingua glaciale, come riportato nel testo. Nel 2021/22 e 2022/23 (zona ombreggiata), i dati sono coerenti con quelli riportati nella Tabella 5.2:
    • B2: da 6.70 m a⁻¹ (2021/22) a 7.16 m a⁻¹ (2022/23).
    • B4: da 12.85 m a⁻¹ a 12.18 m a⁻¹.
    • B6: da 13.60 m a⁻¹ a 12.36 m a⁻¹.
    • R1: da 7.40 m a⁻¹ a 7.42 m a⁻¹.
    • R3: da 7.28 m a⁻¹ a 5.99 m a⁻¹.
    • R5: da 5.34 m a⁻¹ a 4.46 m a⁻¹.
    • A2: 1.20 m a⁻¹ (solo 2021/22). La riduzione media della velocità tra i due periodi è di circa il 7%, ma i pali B2 e R1 mostrano un leggero aumento, come riportato nel testo, un’eccezione alla tendenza generale di declino.

Interpretazione Scientifica

La riduzione della velocità di flusso superficiale è un indicatore chiaro di un rallentamento del movimento glaciale, un fenomeno tipico dei ghiacciai in ritiro. Questo rallentamento è strettamente legato alla perdita di spessore, che riduce la pressione interna e la forza gravitazionale che spingono il ghiaccio verso valle. La variabilità spaziale tra i pali riflette le differenze nella dinamica del ghiacciaio lungo il suo profilo: i pali A2, A4 e A6, situati nella parte inferiore della lingua glaciale, mostravano velocità più alte negli anni 1960–1980, ma il loro flusso è diminuito drasticamente con il ritiro della lingua, culminando nella completa disintegrazione del ghiaccio in quest’area dopo il 2021. I pali B2, B4, B6 (pr firsto profilo) e R1, R3, R5 (secondo profilo), situati nella zona di ablazione a quote più alte (2565–2615 m a.s.l.), mostrano velocità più basse ma più stabili, con un’eccezione per B2 e R1, che registrano un leggero aumento nel 2022/23. Questo aumento potrebbe essere attribuito a fattori locali, come un incremento temporaneo del flusso d’acqua subglaciale, un cambiamento nella distribuzione delle tensioni interne o una variazione nella geometria del ghiacciaio, ma non altera la tendenza generale di declino.

Analisi del Grafico Inferiore: Cambiamento di Spessore

Tendenze Temporali e Variabilità Spaziale

Il grafico inferiore mostra il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio dal 1967 al 2023, con valori negativi che indicano una perdita di spessore dovuta alla fusione. Le principali osservazioni sono:

  • Anni 1967–1980: Durante questo periodo iniziale, il cambiamento di spessore è relativamente modesto, con valori che oscillano intorno a 0 m o leggermente negativi (da 0 a -10 m). Questo suggerisce che il Glacier de Corbassière era in una fase di equilibrio o di lieve regressione, con un accumulo di neve nelle zone di alimentazione sufficiente a bilanciare l’ablazione estiva. La variabilità tra i pali è minima, con perdite di spessore simili per tutti i punti di rilevamento.
  • Anni 1980–2000: La perdita di spessore inizia ad accelerare, con una diminuzione graduale per tutti i pali. I pali A2, A4 e A6 registrano perdite più rapide, raggiungendo circa -20 m negli anni 1990, mentre i pali B2, B4, B6 e R1, R3, R5 mostrano una perdita più lenta, stabilizzandosi intorno a -10/-15 m. Questo periodo coincide con i primi segnali di riscaldamento globale, che hanno iniziato a ridurre il bilancio di massa dei ghiacciai alpini, con un aumento delle temperature estive e una diminuzione delle precipitazioni nevose.
  • Anni 2000–2010: La perdita di spessore diventa più significativa, con un’accelerazione della fusione. I pali A2, A4 e A6 raggiungono circa -40 m prima che le misurazioni cessino (A4 e A6 dopo il 2010, A2 dopo il 2021). I pali B2, B4, B6 e R1, R3, R5 registrano perdite comprese tra -20 e -30 m. Questo periodo è caratterizzato da un aumento delle temperature globali, con estati più calde e inverni meno nevosi, che hanno intensificato l’ablazione e ridotto il volume di ghiaccio.
  • Anni 2010–2023: La perdita di spessore continua a un ritmo accelerato, raggiungendo i valori più negativi dell’intero periodo. Nel 2021/22 e 2022/23 (zona ombreggiata), i dati cumulativi mostrano:
    • B2: circa -50 m.
    • B4: circa -60 m.
    • B6: circa -60 m.
    • R1: circa -70 m.
    • R3: circa -70 m.
    • R5: circa -80 m.
    • A2: circa -90 m (fino al 2021). Questi valori cumulativi non corrispondono direttamente ai dati annuali della Tabella 5.2 (ad esempio, -4.04 m e -3.82 m per il palo B2), poiché il grafico mostra il cambiamento totale rispetto al 1967, mentre la tabella riporta le variazioni annuali.

Interpretazione Scientifica

La perdita di spessore cumulativa, che raggiunge valori di -50/-90 m nel 2023, indica una riduzione significativa del volume di ghiaccio del Glacier de Corbassière, un fenomeno coerente con le tendenze di deglaciazione osservate nelle Alpi svizzere. La perdita di spessore è più pronunciata per i pali a quote più basse (ad esempio, R5 a 2565 m a.s.l. e A2 a 2385 m a.s.l.), coerentemente con il fatto che l’ablazione è più intensa nella parte inferiore del ghiacciaio, dove le temperature sono più alte e la fusione estiva è più marcata. Tuttavia, anche i pali a quote più alte (ad esempio, B6 a 2615 m a.s.l.) mostrano perdite significative, indicando che la fusione sta interessando l’intera zona di ablazione, un segnale preoccupante di deglaciazione diffusa. Questo fenomeno è attribuibile a un bilancio di massa negativo, con tassi di ablazione che superano quelli di accumulo, un processo accelerato dal riscaldamento globale, dall’aumento delle temperature estive e dalla riduzione delle precipitazioni nevose.

Metodologie di Rilevamento e Affidabilità dei Dati

I dati rappresentati nella Figura 5.3 sono stati raccolti nell’ambito delle indagini a lungo termine condotte dal VAW/ETHZ, come descritto nel testo. Le misurazioni della velocità di flusso e del cambiamento di spessore sono state effettuate utilizzando una rete di pali di rilevamento, la cui posizione è stata determinata con il GNSS differenziale, un metodo che garantisce un’accuratezza dell’ordine di pochi centimetri. Questo approccio, introdotto negli ultimi decenni, ha migliorato significativamente la precisione delle misurazioni rispetto alle tecniche tradizionali, come la triangolazione o i metodi teodolitici, riducendo gli sforzi sul campo e aumentando l’affidabilità dei dati. La continuità delle misurazioni dal 1967 al 2023, nonostante i cambiamenti nella configurazione della rete (ad esempio, la sostituzione dei marcatori di flusso con pali di ablazione nel 1996 e la nuova configurazione del 2020), testimonia l’impegno del VAW/ETHZ nel mantenere un monitoraggio coerente e comparabile nel tempo.

Significato Scientifico e Implicazioni

La Figura 5.3 fornisce un quadro chiaro e quantitativo delle dinamiche glaciali del Glacier de Corbassière su un periodo di oltre 50 anni, evidenziando due tendenze principali che riflettono l’impatto del cambiamento climatico:

  1. Riduzione della Velocità di Flusso: La velocità di flusso superficiale è diminuita drasticamente dal 1967 al 2023, passando da valori massimi di 60–70 m a⁻¹ negli anni 1970 a valori inferiori a 15 m a⁻¹ nel 2023. Questa tendenza è coerente con i dati della Tabella 5.2 e riflette un rallentamento del movimento glaciale, un fenomeno tipico dei ghiacciai in ritiro. La riduzione della velocità è strettamente legata alla perdita di spessore, che diminuisce la pressione interna e la forza gravitazionale che spingono il ghiaccio verso valle. L’eccezione dei pali B2 e R1, che mostrano un leggero aumento della velocità nel 2022/23, potrebbe essere attribuita a fattori locali, come un incremento del flusso d’acqua subglaciale, un cambiamento nella distribuzione delle tensioni interne o una variazione nella geometria del ghiacciaio, ma non altera la tendenza generale di declino.
  2. Perdita di Spessore e Deglaciazione: Il cambiamento di spessore cumulativo mostra una perdita di 50–90 m dal 1967 al 2023, con un’accelerazione della fusione a partire dagli anni 1980. Questo è indicativo di un bilancio di massa negativo, con tassi di ablazione che superano quelli di accumulo, un fenomeno attribuibile al riscaldamento globale, all’aumento delle temperature estive e alla riduzione delle precipitazioni nevose. La perdita di spessore più pronunciata per i pali a quote più basse (ad esempio, A2 a 2385 m a.s.l.) e la completa disintegrazione del ghiaccio nella parte inferiore della lingua glaciale dopo il 2021 sono segnali drammatici del ritiro glaciale, simili a quanto osservato sull’Allalingletscher (Sezione 5.2).
  3. Implicazioni Operative per Forces Motrices de Mauvoisin SA: I dati della Figura 5.3 hanno implicazioni dirette per Forces Motrices de Mauvoisin SA, la compagnia idroelettrica che gestisce il bacino di Mauvoisin e che ha commissionato le indagini. La perdita di spessore e il rallentamento del flusso riducono il contributo di acqua di fusione al bacino idrografico della Val de Bagnes, con impatti sulla produzione di energia idroelettrica, specialmente durante i periodi di maggiore domanda estiva. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio, come evidenziato dalla disintegrazione della lingua glaciale, aumenta il rischio di eventi geomorfologici, come frane o colate detritiche, che potrebbero minacciare le infrastrutture a valle, come la diga di Mauvoisin. L’aumento della velocità nei pali B2 e R1 nel 2022/23, sebbene modesto, sottolinea la necessità di un monitoraggio continuo per identificare variazioni locali che potrebbero influire sulla stabilità del ghiacciaio e sulla sicurezza delle infrastrutture.
  4. Contesto Climatico e Tendenze Regionali: Le tendenze osservate nella Figura 5.3 sono coerenti con i dati del GLAMOS (Glacier Monitoring in Switzerland), che riportano una perdita media del 60% del volume dei ghiacciai svizzeri dal 1850. Il Glacier de Corbassière, come molti altri ghiacciai alpini, sta subendo un ritiro accelerato a causa del riscaldamento globale, con temperature estive più elevate, una riduzione delle precipitazioni nevose e un allungamento della stagione di ablazione. Questo fenomeno ha implicazioni significative per i sistemi idrologici, gli ecosistemi montani e le attività antropiche, come la produzione idroelettrica e il turismo alpino.
  5. Connessione con il Cambiamento Climatico: La Figura 5.3 rappresenta un esempio emblematico dell’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini. La riduzione della velocità di flusso e la perdita di spessore sono due facce della stessa medaglia: la diminuzione del volume di ghiaccio riduce la capacità del ghiacciaio di muoversi, portando a un ritiro accelerato della lingua glaciale e a una perdita di massa complessiva. Questi cambiamenti sono guidati da fattori climatici, come l’aumento delle temperature medie globali (circa 1.1°C sopra i livelli preindustriali, secondo l’IPCC 2023) e la diminuzione delle nevicate invernali, che riducono l’accumulo di neve e intensificano l’ablazione estiva. Il Glacier de Corbassière, come molti altri ghiacciai alpini, sta diventando un indicatore sensibile del riscaldamento globale, con implicazioni che vanno oltre la Val de Bagnes e che riguardano l’intero sistema idrologico dell’Europa centrale.

Conclusione e Prospettive Future

La Figura 5.3 offre una rappresentazione visiva e quantitativa delle dinamiche glaciali del Glacier de Corbassière su un periodo di oltre 50 anni, evidenziando una riduzione significativa della velocità di flusso superficiale (da 60–70 m a⁻¹ negli anni 1970 a meno di 15 m a⁻¹ nel 2023) e una perdita di spessore cumulativa di 50–90 m dal 1967 al 2023. Queste tendenze confermano la deglaciazione in corso, con un impatto diretto sulla produzione idroelettrica, sui rischi ambientali e sugli ecosistemi della Val de Bagnes. I dati del 2021/22 e 2022/23, evidenziati nella zona ombreggiata, sono coerenti con questa tendenza a lungo termine, mostrando una continua riduzione della velocità di flusso e una perdita di spessore significativa, con l’eccezione dei pali B2 e R1, che registrano un leggero aumento della velocità nel 2022/23.

Dal punto di vista scientifico, questi risultati contribuiscono a una comprensione più approfondita delle risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico, fornendo dati preziosi per modelli predittivi e studi sul bilancio di massa. Dal punto di vista operativo, i dati sono essenziali per Forces Motrices de Mauvoisin SA, che deve affrontare le sfide poste dalla riduzione del flusso d’acqua e dai rischi geomorfologici associati al ritiro del ghiacciaio. In un contesto di cambiamento climatico accelerato, il monitoraggio continuo del Glacier de Corbassière, come quello condotto dal VAW/ETHZ, rimane cruciale per sviluppare strategie di adattamento e per mitigare gli impatti della deglaciazione sulle risorse idriche, le infrastrutture e gli ecosistemi montani. Futuri studi potrebbero integrare questi dati con analisi climatiche più dettagliate, come le variazioni delle temperature, delle precipitazioni e dell’irraggiamento solare, per meglio comprendere i fattori che influenzano le dinamiche glaciali e per prevedere l’evoluzione del ghiacciaio nei decenni a venire.

5.4 Il Ghiacciaio del Giétro: un’analisi approfondita della dinamica glaciale

Introduzione
Il Ghiacciaio del Giétro, situato nella suggestiva Val de Bagnes nel Cantone del Vallese, in Svizzera, rappresenta un caso di studio di rilevanza eccezionale grazie a una delle più lunghe serie di misurazioni della velocità di flusso del ghiaccio mai registrate. Queste osservazioni, condotte ininterrottamente per oltre 55 anni dal Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo, sono state commissionate da Forces Motrices de Mauvoisin SA con l’obiettivo primario di monitorare e prevedere eventuali distacchi di masse glaciali. Tali eventi, potenzialmente catastrofici, potevano costituire una minaccia significativa per il lago artificiale situato a valle, nella zona di ricaduta delle valanghe di ghiaccio originate dal ghiacciaio. Negli ultimi decenni, tuttavia, la lingua glaciale ha subito una drastica riduzione in termini di estensione e volume, con una conseguente diminuzione del potenziale di rischio associato a questi fenomeni. Questo ritiro, attribuibile ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale, ha modificato radicalmente la morfologia e la dinamica del ghiacciaio, offrendo agli scienziati un’opportunità unica per studiare i processi di recessione glaciale in un contesto alpino.

Le misurazioni, avviate nel 1966, coprono un arco temporale che include sia fasi di avanzamento che di ritiro del ghiacciaio, fornendo un dataset di inestimabile valore per comprendere le variazioni storiche e le tendenze a lungo termine della sua dinamica (VAW, 1997, 1998; Bauder et al., 2002; Raymond et al., 2003). Oltre alla velocità di flusso del ghiaccio, che rappresenta il parametro principale di questo monitoraggio, vengono effettuate anche rilevazioni annuali del bilancio di massa, misurato tramite una rete di pali di ablazione e accumulo distribuiti lungo il ghiacciaio (Sezione 4.9, Tabella 4.14). Questi dati integrativi consentono di correlare le variazioni di velocità con i cambiamenti nella massa glaciale, offrendo una visione olistica delle interazioni tra clima, accumulo di neve e fusione del ghiaccio.

La Figura 5.4 illustra in dettaglio le misurazioni della velocità di flusso orizzontale superficiale, rilevate presso sette pali strategicamente posizionati lungo il profilo longitudinale centrale del Ghiacciaio del Giétro, a partire dall’anno 1966. L’analisi di questi dati evidenzia tre periodi distinti, ciascuno caratterizzato da dinamiche di flusso peculiari. Nel primo periodo, compreso tra il 1966 e il 1976, le velocità registrate nell’area di accumulo, corrispondente ai pali 1, 2 e 4, si attestavano su valori relativamente modesti, oscillando tra 5 e 20 metri all’anno. Nella regione centrale del ghiacciaio, identificata dal palo 5, la velocità media era di circa 35 metri all’anno, mentre nella zona più ripida della lingua glaciale, monitorata dai pali 102, 8 e 10, i valori raggiungevano un intervallo compreso tra 50 e 90 metri all’anno. Questa distribuzione riflette la tipica variabilità spaziale della velocità di flusso, influenzata dalla pendenza del terreno e dallo spessore del ghiaccio.

Il secondo periodo, che si estende dal 1977 al 1982, è contraddistinto da un’accelerazione marcata e improvvisa delle velocità di flusso, probabilmente legata a un aumento temporaneo dell’apporto di massa o a variazioni nelle condizioni di scivolamento basale del ghiacciaio. Ad esempio, al palo 102, situato nella lingua, la velocità è passata da 90 metri all’anno a un picco di 120 metri all’anno, un incremento che suggerisce una risposta dinamica a fattori climatici o idrologici specifici di quel periodo. A partire dalla metà degli anni ’80, tuttavia, si osserva un’inversione di tendenza: le velocità di flusso diminuiscono progressivamente e in modo significativo, raggiungendo, negli ultimi anni di osservazione, i valori minimi mai registrati dall’inizio del monitoraggio nel 1966. Questa decelerazione è coerente con il ritiro della lingua glaciale e la perdita di massa complessiva, fenomeni che hanno ridotto la capacità del ghiacciaio di mantenere elevati tassi di movimento.

In sintesi, il Ghiacciaio del Giétro offre un esempio paradigmatico delle complesse interazioni tra dinamica glaciale, variazioni climatiche e rischi naturali. Le misurazioni a lungo termine qui condotte non solo hanno permesso di mitigare i pericoli per le infrastrutture a valle, ma costituiscono anche una base dati fondamentale per la ricerca glaciologica, contribuendo alla comprensione globale dei processi di trasformazione dei ghiacciai alpini in un’epoca di rapido cambiamento ambientale.

Analisi Dettagliata della Tabella 5.3: Misurazioni della Velocità di Flusso Superficiale e della Variazione di Spessore del Ghiacciaio del Giétro (2021-2023)

Introduzione al Contesto delle Misurazioni

La Tabella 5.3 presenta un dataset di misurazioni glaciologiche relative al Ghiacciaio del Giétro, situato nella Val de Bagnes (Cantone del Vallese, Svizzera), acquisite nel biennio 2021-2023. Queste osservazioni, condotte dal Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo, si inseriscono in una serie storica di dati che copre oltre 55 anni di monitoraggio continuo, avviato nel 1966. L’obiettivo principale di queste misurazioni è stato storicamente il monitoraggio della dinamica glaciale per la previsione di eventi di distacco, potenzialmente pericolosi per il lago artificiale situato a valle, nella zona di ricaduta delle valanghe di ghiaccio. Tuttavia, il ritiro significativo della lingua glaciale negli ultimi decenni ha ridotto il rischio associato a tali eventi, spostando l’attenzione verso lo studio delle risposte del ghiacciaio al cambiamento climatico. La tabella riporta dati relativi alla velocità di flusso superficiale e alla variazione di spessore del ghiaccio, misurati in punti specifici lungo il profilo longitudinale del ghiacciaio, offrendo un’istantanea della sua dinamica recente in un contesto di recessione glaciale.

Struttura e Organizzazione della Tabella

La Tabella 5.3 è strutturata in cinque colonne principali, ciascuna delle quali fornisce informazioni essenziali per l’analisi della dinamica glaciale:

  1. Stake (Palo): Identifica i punti di misurazione, rappresentati da pali numerati (1, 2, 4, 5, 101, 107), distribuiti lungo il ghiacciaio. Questi pali sono posizionati in modo strategico per coprire le diverse zone dinamiche del ghiacciaio: i pali 1, 2 e 4 si trovano nell’area di accumulo, a quote più elevate; il palo 5 è situato nella regione centrale; i pali 101 e 107 sono collocati nella lingua glaciale, a quote inferiori e in una zona caratterizzata da maggiore pendenza.
  2. Period (Periodo): Specifica gli intervalli temporali delle misurazioni, suddivisi in due cicli annuali:
    • Primo periodo: dal 14 settembre 2021 al 1° settembre 2022.
    • Secondo periodo: dal 1° settembre 2022 al 12 settembre 2023. Questi intervalli, di durata approssimativamente annuale, sono coerenti con il ciclo glaciologico standard, che considera l’anno idrologico (da settembre a settembre) per catturare i processi di accumulo invernale e ablazione estiva.
  3. Coordinates (m / m / m a.s.l.) (Coordinate): Riporta le coordinate spaziali di ciascun palo in un sistema di riferimento locale (in metri) e l’altitudine in metri sopra il livello del mare (m a.s.l.). Le coordinate sono espresse nel formato (x / y / z), dove x e y rappresentano la posizione planimetrica e z l’elevazione. La stabilità delle coordinate tra i due periodi indica che i pali sono stati mantenuti nella stessa posizione, garantendo la continuità e la comparabilità delle misurazioni.
  4. Thickness Change (m) (Variazione di Spessore): Quantifica la variazione dello spessore del ghiaccio (in metri) nel periodo specificato. Valori negativi indicano una perdita di spessore (ablazione), mentre valori positivi segnalerebbero un aumento (accumulo), anche se in questo caso tutte le variazioni sono negative, coerentemente con il trend di ritiro del ghiacciaio.
  5. Velocity (m a⁻¹) (Velocità): Misura la velocità di flusso superficiale del ghiaccio, espressa in metri all’anno (m a⁻¹), calcolata per ciascun palo e periodo. Questo parametro è indicativo della dinamica di movimento del ghiacciaio, influenzata da fattori come la pendenza, lo spessore del ghiaccio e le condizioni di scivolamento basale.

Analisi Spaziale e Temporale dei Dati

Distribuzione Spaziale dei Pali

I pali di misurazione sono distribuiti lungo il profilo longitudinale del Ghiacciaio del Giétro in modo da rappresentare le principali zone dinamiche:

  • Pali 1, 2 e 4 (Area di Accumulo): Situati a quote comprese tra 31180 e 3240 m a.s.l., questi pali si trovano nella parte superiore del ghiacciaio, dove l’accumulo di neve fresca è predominante durante l’inverno. In questa zona, il ghiaccio è generalmente più spesso e il movimento è più lento a causa della minore pendenza e della maggiore resistenza al flusso.
  • Palo 5 (Regione Centrale): Posizionato a circa 3045 m a.s.l., questo palo rappresenta una zona di transizione tra l’area di accumulo e la lingua glaciale, dove il flusso inizia ad accelerare a causa dell’aumento della pendenza.
  • Pali 101 e 107 (Lingua Glaciale): Collocati a quote più basse, tra 2855 e 2905 m a.s.l., questi pali monitorano la parte terminale del ghiacciaio, caratterizzata da una pendenza più marcata e da un ghiaccio più sottile, soggetto a maggiore fusione estiva e a un flusso più rapido.

Variazione di Spessore

La colonna della variazione di spessore evidenzia un trend di perdita di massa glaciale in tutti i punti misurati, coerentemente con il ritiro descritto nel testo. Analizziamo i dati in dettaglio:

  • Palo 1: La perdita di spessore è di -3.00 m nel primo periodo (2021-2022) e di -2.03 m nel secondo (2022-2023), indicando una riduzione dell’ablazione nel secondo anno, forse dovuta a condizioni climatiche meno favorevoli alla fusione o a un aumento temporaneo dell’accumulo di neve.
  • Palo 2: La variazione è di -3.04 m e -1.99 m, mostrando un pattern simile a quello del palo 1, con una diminuzione della perdita di spessore nel secondo periodo.
  • Palo 4: La perdita è di -3.19 m e -1.92 m, con una riduzione significativa dell’ablazione nel secondo anno.
  • Palo 5: La variazione è di -3.15 m e -2.56 m, con una perdita di spessore meno marcata nel secondo periodo, ma comunque rilevante.
  • Palo 101: La perdita di spessore è di -4.64 m e -4.27 m, con valori elevati e relativamente stabili tra i due periodi, riflettendo un’ablazione intensa nella lingua glaciale.
  • Palo 107: La variazione è di -4.58 m e -5.35 m, con un aumento della perdita di spessore nel secondo periodo, che rappresenta il valore più alto della tabella.

Interpretazione: La perdita di spessore è più pronunciata nella lingua glaciale (pali 101 e 107), dove il ghiaccio è più sottile e maggiormente esposto alla fusione estiva, aggravata dalle temperature più elevate a quote inferiori. Nell’area di accumulo (pali 1, 2, 4), la perdita di spessore è meno marcata, probabilmente grazie a un maggiore apporto di neve fresca durante l’inverno, che compensa parzialmente l’ablazione estiva. Questo pattern è tipico dei ghiacciai alpini in fase di ritiro, dove la lingua si assottiglia rapidamente, mentre le zone superiori mantengono un bilancio di massa leggermente meno negativo.

Velocità di Flusso Superficiale

La velocità di flusso superficiale varia in modo significativo lungo il ghiacciaio e tra i due periodi, riflettendo le differenze nella dinamica glaciale:

  • Palo 1: La velocità diminuisce da 2.10 m a⁻¹ nel primo periodo a 1.85 m a⁻¹ nel secondo, indicando un rallentamento del flusso nell’area di accumulo.
  • Palo 2: La velocità passa da 7.22 m a⁻¹ a 6.6 m a⁻¹, con una leggera riduzione.
  • Palo 4: La velocità è di 10.27 m a⁻¹ nel primo periodo e 9.62 m a⁻¹ nel secondo, mostrando un rallentamento moderato.
  • Palo 5: La velocità diminuisce da 13.71 m a⁻¹ a 12.47 m a⁻¹, con una riduzione significativa nella regione centrale.
  • Palo 101: La velocità passa da 19.79 m a⁻¹ a 17.94 m a⁻¹, con una diminuzione rilevante nella lingua glaciale.
  • Palo 107: La velocità registra il rallentamento più marcato, passando da 18.92 m a⁻¹ a 14.08 m a⁻¹.

Interpretazione: La velocità di flusso è più elevata nella lingua glaciale (pali 101 e 107), dove la pendenza maggiore e lo spessore ridotto favoriscono un movimento più rapido, e più bassa nell’area di accumulo (palo 1), dove il ghiaccio è più spesso e il flusso è rallentato dalla minore pendenza e dalla maggiore resistenza interna. Il rallentamento generalizzato tra i due periodi è coerente con la perdita di spessore osservata: un ghiacciaio che si assottiglia perde pressione interna e capacità di flusso, portando a una decelerazione del movimento.

Correlazione tra Variazione di Spessore e Velocità

Un’analisi integrata dei dati rivela una chiara correlazione tra la perdita di spessore e la riduzione della velocità di flusso. La diminuzione dello spessore del ghiaccio riduce la forza gravitazionale che guida il movimento, portando a un rallentamento del flusso. Questo effetto è particolarmente evidente nella lingua glaciale (pali 101 e 107), dove le perdite di spessore più elevate (-4.27 m a -5.35 m) corrispondono a velocità ancora relativamente alte (14.08-19.79 m a⁻¹), ma in netto calo rispetto al primo periodo. Nell’area di accumulo, dove la perdita di spessore è meno pronunciata, il rallentamento è meno marcato, ma comunque presente, suggerendo che il ghiacciaio sta rispondendo in modo uniforme al cambiamento climatico, con una riduzione complessiva della sua dinamica.

Collocazione nel Contesto Storico

I dati della Tabella 5.3 si inseriscono nella fase di decelerazione a lungo termine del Ghiacciaio del Giétro, iniziata dalla metà degli anni ’80, come descritto nel testo. Rispetto ai valori storici, le velocità di flusso registrate nel 2021-2023 sono significativamente più basse: ad esempio, nella lingua glaciale, le velocità attuali (14.08-19.79 m a⁻¹) sono molto inferiori ai 90-120 m a⁻¹ registrati negli anni ’70 e ’80. Questo rallentamento è coerente con la perdita di massa e il ritiro della lingua, che hanno ridotto la capacità del ghiacciaio di mantenere un flusso rapido. La perdita di spessore, che varia tra -1.92 m e -5.35 m all’anno, è indicativa di un bilancio di massa fortemente negativo, con un’ablazione che supera l’accumulo di neve fresca, un fenomeno attribuibile al riscaldamento globale e all’aumento delle temperature estive nelle Alpi.

Implicazioni Scientifiche e Ambientali

I dati della Tabella 5.3 forniscono un contributo significativo alla comprensione della risposta dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico. La perdita di spessore e il rallentamento del flusso osservati confermano che il Ghiacciaio del Giétro sta subendo un ritiro accelerato, con implicazioni sia per il bilancio idrico regionale (riduzione dell’apporto di acqua di fusione ai fiumi) sia per i rischi naturali (riduzione del pericolo di distacchi glaciali, ma aumento del rischio di instabilità del terreno a causa del ritiro del ghiaccio). Inoltre, questi dati sono preziosi per la validazione di modelli glaciologici, che possono essere utilizzati per prevedere l’evoluzione futura del ghiacciaio e di altri sistemi glaciali simili nelle Alpi.

Conclusione

La Tabella 5.3 offre un’analisi dettagliata della dinamica recente del Ghiacciaio del Giétro, evidenziando un trend di recessione caratterizzato da una perdita di spessore significativa e un rallentamento generalizzato della velocità di flusso. Questi dati, raccolti in un periodo di due anni (2021-2023), confermano il declino a lungo termine del ghiacciaio, iniziato negli anni ’80, e sottolineano l’impatto del cambiamento climatico sui sistemi glaciali alpini. Le misurazioni, effettuate con precisione in punti strategici lungo il ghiacciaio, forniscono una base solida per ulteriori studi sulla dinamica glaciale e per la gestione dei rischi associati al ritiro dei ghiacciai in un contesto di riscaldamento globale.

Monitoraggio Glaciologico del Ghiacciaio del Giétro: Indagini nei Periodi 2021/22 e 2022/23

Introduzione al Programma di Monitoraggio
Il Ghiacciaio del Giétro, situato nella Val de Bagnes nel Cantone del Vallese, Svizzera, è oggetto di un programma di monitoraggio a lungo termine condotto dal Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo, su incarico di Forces Motrices de Mauvoisin SA. Le indagini condotte nei periodi 2021/22 e 2022/23 si inseriscono in una serie di osservazioni che copre oltre cinque decenni, con l’obiettivo di analizzare la dinamica glaciale e monitorare i rischi associati a potenziali distacchi di masse glaciali. Questi eventi, in passato, rappresentavano una minaccia significativa per il lago artificiale situato a valle, nella zona di ricaduta delle valanghe di ghiaccio. Tuttavia, il ritiro accelerato del ghiacciaio negli ultimi decenni ha ridotto il potenziale di rischio, spostando l’attenzione verso lo studio delle risposte del ghiacciaio al cambiamento climatico e alla fusione indotta dal riscaldamento globale. Le campagne di rilevamento condotte in questi due periodi hanno riguardato la misurazione della velocità di flusso superficiale e del bilancio di massa locale, parametri fondamentali per comprendere l’evoluzione del ghiacciaio in un contesto di recessione.

Dettagli delle Campagne di Misurazione
Le misurazioni della velocità di flusso superficiale e del bilancio di massa locale sono state effettuate presso sei pali di misurazione (identificati come pali 1, 2, 4, 5, 101 e 107) durante entrambi i periodi di osservazione: il primo, compreso tra il 14 settembre 2021 e il 1° settembre 2022, e il secondo, dal 1° settembre 2022 al 12 settembre 2023. Questi intervalli temporali, di durata approssimativamente annuale, sono stati scelti per coprire un ciclo idrologico completo, includendo sia la fase di accumulo invernale che quella di ablazione estiva, al fine di ottenere un quadro rappresentativo delle variazioni stagionali e annuali del ghiacciaio.

Un evento significativo durante il periodo di studio è stato la fusione estrema registrata nell’estate del 2022, che ha avuto un impatto diretto sulle operazioni di monitoraggio. In particolare, il sito di misurazione aggiuntivo 102, utilizzato negli anni precedenti per monitorare la lingua glaciale, si è completamente sciolto prima della fine del primo periodo (2021/22). Questo evento, attribuibile alle temperature eccezionalmente elevate e alla prolungata esposizione del ghiaccio alle condizioni di ablazione estiva, ha reso impossibile proseguire le misurazioni in quel punto, portando all’abbandono definitivo del sito 102. La perdita di questo punto di osservazione evidenzia l’accelerazione del ritiro glaciale e l’impatto del cambiamento climatico sulla morfologia del Ghiacciaio del Giétro, in particolare nella sua parte terminale.

Le campagne di rilevamento sul campo sono state condotte con rigore metodologico. La prima campagna, relativa al periodo 2021/22, è stata effettuata il 1° settembre 2022. Durante questa sessione, tutti i pali di misurazione sono stati localizzati con precisione e, ove necessario, riposizionati nella loro posizione iniziale per garantire la continuità delle osservazioni. La seconda campagna, relativa al periodo 2022/23, si è svolta il 12 settembre 2023, seguendo lo stesso protocollo: tutti i pali sono stati nuovamente localizzati e sottoposti a rilevamento, assicurando la coerenza dei dati raccolti. Queste operazioni di manutenzione e verifica dei pali sono essenziali per minimizzare gli errori di misurazione e per mantenere l’integrità del dataset a lungo termine.

Evoluzione della Velocità di Flusso e Ritiro Glaciale
Le misurazioni condotte nei due periodi confermano il trend di decelerazione della velocità di flusso del ghiaccio, un fenomeno che si protrae da diversi anni e che è stato documentato in modo sistematico a partire dalla metà degli anni ’80. Questo rallentamento è strettamente correlato alla perdita di massa glaciale e al ritiro della lingua, che hanno ridotto la pressione interna e la capacità del ghiacciaio di mantenere un flusso rapido. La fusione accelerata nella zona della fronte glaciale ha portato a una completa perdita di ghiaccio in alcune aree, con conseguenze dirette sulla rete di monitoraggio. In particolare, i siti di misurazione 8 e 10, situati nella parte terminale del ghiacciaio, sono stati abbandonati già nel 2010 a causa della totale scomparsa del ghiaccio in quelle posizioni. Sebbene non siano più attivi, questi siti sono stati mantenuti nella Figura 5.4 a scopo di confronto storico, per evidenziare l’evoluzione della dinamica glaciale nel tempo.

Un ulteriore adattamento della rete di monitoraggio è stato necessario per il sito 6, che è stato sostituito dal nuovo sito 107, posizionato nelle immediate vicinanze. Questa sostituzione è stata effettuata per garantire la continuità delle osservazioni nella lingua glaciale, nonostante il ritiro del ghiaccio e le difficoltà logistiche associate. Tuttavia, le variazioni osservate nei siti più bassi, come i pali 101 e 107, non riflettono esclusivamente l’abbassamento della superficie glaciale, ma sono influenzate anche da effetti locali. Tra questi, la formazione di grandi crepacci e gli spostamenti della posizione iniziale dei pali, causati dalla dinamica del ghiaccio e dall’instabilità del terreno sottostante, hanno introdotto complessità nell’interpretazione dei dati. Questi fenomeni locali, tipici di un ghiacciaio in fase di ritiro, evidenziano la necessità di un’analisi integrata che tenga conto sia delle tendenze generali che delle variazioni micro-locali.

Implicazioni per la Ricerca Glaciologica
Le indagini condotte nei periodi 2021/22 e 2022/23 forniscono un contributo significativo alla comprensione della dinamica del Ghiacciaio del Giétro in un contesto di cambiamento climatico. La fusione estrema dell’estate 2022, che ha portato alla perdita del sito 102, è un indicatore chiaro dell’impatto delle temperature elevate sui ghiacciai alpini, con un’accelerazione dei processi di ablazione che supera l’accumulo di neve fresca. Il rallentamento della velocità di flusso, combinato con l’abbassamento della superficie e la perdita di ghiaccio nella lingua, conferma che il ghiacciaio sta subendo un declino strutturale, con una riduzione della sua estensione e del suo volume. Questi dati sono preziosi non solo per il monitoraggio del Ghiacciaio del Giétro, ma anche per la validazione di modelli glaciologici che possono essere utilizzati per prevedere l’evoluzione futura dei ghiacciai alpini in un clima in rapido cambiamento.

Conclusione
Le campagne di misurazione condotte nei periodi 2021/22 e 2022/23 sul Ghiacciaio del Giétro hanno evidenziato un’accelerazione del ritiro glaciale, con una fusione significativa nella lingua e un rallentamento continuo della velocità di flusso. La perdita di siti di misurazione storici, come i pali 8, 10 e 102, e l’adattamento della rete di monitoraggio, con la sostituzione del sito 6 con il sito 107, riflettono le sfide logistiche e scientifiche associate al monitoraggio di un ghiacciaio in declino. Nonostante queste difficoltà, le osservazioni condotte con rigore metodologico forniscono un dataset di grande valore per la ricerca glaciologica, contribuendo alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico e alla gestione dei rischi naturali associati.

Analisi Dettagliata della Fotografia: Installazione di una Fotocamera Automatica per il Monitoraggio in Tempo Reale della Fusione di Neve e Ghiaccio sul Silvrettagletscher (Giugno 2022)

Introduzione al Contesto della Fotografia

La fotografia, scattata nel giugno 2022 sul Silvrettagletscher, un ghiacciaio alpino situato al confine tra Svizzera e Austria, documenta l’installazione di un sistema di monitoraggio avanzato per l’osservazione in tempo reale dei processi di fusione di neve e ghiaccio. La didascalia specifica che l’immagine, attribuita al ricercatore A. Bauder, mostra un setup di una fotocamera automatica progettata per raccogliere dati continui sulla dinamica superficiale del ghiacciaio. Sebbene la fotografia sia stata scattata sul Silvrettagletscher, il suo inserimento in un documento relativo al Ghiacciaio del Giétro (Val de Bagnes, Vallese, Svizzera) suggerisce che essa rappresenti un esempio delle metodologie di monitoraggio impiegate in contesti glaciologici simili, come quello del Giétro, oggetto di studio per oltre 55 anni da parte del Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo.

Descrizione Dettagliata dell’Installazione

L’immagine mostra un dispositivo scientifico installato su una superficie nevosa, che si presume essere parte della zona di accumulo o di transizione del Silvrettagletscher. Il setup è composto da due elementi principali, progettati per operare in un ambiente alpino remoto e soggetto a condizioni climatiche estreme:

  1. Palo di Misurazione (Stake): Al centro della fotografia è visibile un palo verticale, alto circa 2-3 metri, caratterizzato da una serie di bande colorate alternate (bianche, blu, rosse, verdi, gialle, ecc.). Questo palo è uno strumento standard in glaciologia, utilizzato per misurare le variazioni di spessore della neve e del ghiaccio nel tempo. Le bande colorate fungono da scala visiva di riferimento: l’altezza della superficie nevosa o glaciale rispetto al palo può essere determinata osservando quali bande sono coperte o esposte. Durante l’inverno, l’accumulo di neve fresca tende a coprire progressivamente il palo, mentre in estate, la fusione (ablazione) espone una porzione maggiore del palo, permettendo di quantificare la perdita di spessore. Questo metodo, noto come metodo dei pali di ablazione, è ampiamente utilizzato per calcolare il bilancio di massa superficiale di un ghiacciaio, un parametro chiave per valutare la sua salute e la sua risposta al cambiamento climatico.
  2. Fotocamera Automatica e Struttura di Supporto: Alla base del palo è montata una struttura metallica a forma di croce, composta da quattro barre disposte a 90 gradi l’una dall’altra, che funge da supporto per una fotocamera automatica. La fotocamera è posizionata in modo da inquadrare il palo e la superficie circostante, scattando immagini a intervalli regolari (ad esempio, ogni ora o ogni giorno). La struttura è ancorata al terreno per garantire stabilità contro venti forti e movimenti del ghiaccio, e un piccolo pannello solare o una scatola di alimentazione è visibile accanto alla fotocamera, probabilmente per fornire energia al dispositivo in un ambiente remoto privo di accesso a fonti di energia convenzionali. La fotocamera è progettata per operare in modo autonomo, registrando una sequenza temporale di immagini che documentano i cambiamenti della superficie glaciale, come l’accumulo di neve fresca, la fusione estiva o eventi meteorologici estremi.

Ambiente Circostante: Lo sfondo della fotografia mostra una superficie nevosa estesa, con una consistenza compatta ma con segni di fusione superficiale, coerenti con il periodo di giugno, quando le temperature estive iniziano a sciogliere la neve accumulata durante l’inverno. Sullo sfondo sono visibili pendii rocciosi e aree di roccia esposta, tipiche di un ambiente glaciale alpino in cui il ritiro del ghiaccio ha lasciato spazio a morene e detriti. La presenza di neve residua e la morfologia del terreno suggeriscono che l’installazione si trovi in una zona di transizione tra l’area di accumulo e quella di ablazione del ghiacciaio, dove i processi di fusione sono particolarmente attivi durante l’estate.

Obiettivo Scientifico dell’Installazione

L’installazione della fotocamera automatica sul Silvrettagletscher ha l’obiettivo di raccogliere dati in tempo reale sui processi di fusione di neve e ghiaccio, un aspetto cruciale per comprendere la dinamica glaciale in un contesto di cambiamento climatico. I ghiacciai alpini, come il Silvrettagletscher e il Ghiacciaio del Giétro, stanno subendo un ritiro accelerato a causa del riscaldamento globale, con tassi di ablazione che superano l’accumulo di neve fresca, portando a un bilancio di massa negativo. La fotocamera automatica consente di monitorare questi processi con una risoluzione temporale elevata, offrendo diversi vantaggi rispetto alle tradizionali campagne di rilevamento manuali:

  1. Osservazione Continua: La fotocamera scatta immagini a intervalli regolari, creando una sequenza temporale che documenta i cambiamenti della superficie glaciale su scale temporali brevi (giornaliere o settimanali). Questo approccio permette di catturare eventi transitori, come nevicate fuori stagione, piogge intense o episodi di fusione rapida, che possono influenzare significativamente il bilancio di massa del ghiacciaio.
  2. Quantificazione dell’Ablazione e dell’Accumulo: Le immagini registrate consentono di misurare l’altezza della superficie nevosa o glaciale rispetto al palo di misurazione, fornendo dati quantitativi sull’accumulo di neve fresca durante l’inverno e sulla fusione durante l’estate. Ad esempio, un aumento dell’altezza della neve indica un accumulo positivo, mentre una diminuzione rivela un’ablazione, permettendo di calcolare il tasso netto di variazione di spessore.
  3. Monitoraggio di Eventi Estremi: La fotocamera può registrare eventi meteorologici estremi, come ondate di calore o precipitazioni intense, che accelerano la fusione del ghiaccio. Ad esempio, l’estate 2022, menzionata nel documento sul Ghiacciaio del Giétro, è stata caratterizzata da una fusione estrema che ha portato alla perdita del sito 102; un sistema di monitoraggio automatico come quello mostrato nella fotografia avrebbe potuto documentare questo evento in tempo reale.
  4. Riduzione dei Rischi Operativi: I ghiacciai sono ambienti pericolosi, con crepacci, instabilità del terreno e condizioni meteorologiche imprevedibili. L’uso di strumenti automatici riduce la necessità di visite frequenti sul campo, minimizzando i rischi per i ricercatori e consentendo la raccolta di dati in periodi in cui l’accesso al ghiacciaio potrebbe essere impraticabile.

Connessione con il Ghiacciaio del Giétro

Sebbene la fotografia sia stata scattata sul Silvrettagletscher, il suo inserimento in un documento relativo al Ghiacciaio del Giétro suggerisce che essa rappresenti un esempio delle tecnologie di monitoraggio impiegate in contesti glaciologici simili. Il Ghiacciaio del Giétro, come descritto nei testi precedenti, è stato monitorato per oltre 55 anni, con misurazioni della velocità di flusso superficiale e del bilancio di massa condotte presso pali di misurazione simili a quello mostrato nella fotografia. La Tabella 5.3, ad esempio, riporta perdite di spessore comprese tra -1.92 m e -5.35 m all’anno nei periodi 2021/22 e 2022/23, e un rallentamento della velocità di flusso, con valori che variano da 1.85 m a⁻¹ a 19.79 m a⁻¹. Questi dati sono stati raccolti attraverso pali di misurazione manuali, ma l’adozione di fotocamere automatiche, come quella illustrata, potrebbe aver integrato il monitoraggio, specialmente in un periodo di fusione estrema come l’estate 2022.

Nel contesto del Giétro, l’installazione di un sistema simile a quello mostrato nella fotografia avrebbe potuto fornire dati in tempo reale sulla fusione che ha portato alla perdita del sito 102, un evento attribuito alle temperature eccezionalmente elevate dell’estate 2022. Inoltre, la fotocamera automatica avrebbe potuto documentare l’abbassamento della superficie glaciale e la formazione di crepacci, fenomeni menzionati nel testo come fattori che influenzano le misurazioni nei siti più bassi (pali 101 e 107). La tecnologia mostrata nella fotografia rappresenta quindi un’evoluzione delle metodologie di monitoraggio tradizionali, offrendo un approccio complementare per studiare la dinamica glaciale in un ghiacciaio in rapido ritiro come il Giétro.

Implicazioni Scientifiche e Ambientali

L’installazione di una fotocamera automatica, come quella mostrata nella fotografia, rappresenta un avanzamento significativo nella ricerca glaciologica, con implicazioni sia scientifiche che ambientali:

  1. Miglioramento della Risoluzione Temporale dei Dati: Le immagini in tempo reale consentono di osservare i processi di fusione e accumulo con una granularità temporale che le campagne manuali non possono offrire. Questo è particolarmente importante per catturare eventi transitori, come ondate di calore o nevicate tardive, che possono avere un impatto significativo sul bilancio di massa del ghiacciaio.
  2. Supporto alla Validazione dei Modelli Glaciologici: I dati raccolti possono essere utilizzati per calibrare e validare modelli numerici che simulano l’evoluzione dei ghiacciai in risposta al cambiamento climatico. Ad esempio, i tassi di ablazione misurati possono essere confrontati con le previsioni dei modelli per migliorare la loro accuratezza, un aspetto cruciale per prevedere l’impatto del ritiro glaciale sul ciclo idrico e sui rischi naturali, come le inondazioni da scioglimento glaciale.
  3. Monitoraggio dei Rischi Naturali: Sebbene il ritiro del Ghiacciaio del Giétro abbia ridotto il rischio di distacchi glaciali, la fusione accelerata può portare a nuovi pericoli, come l’instabilità del terreno e la formazione di laghi glaciali. Le osservazioni in tempo reale possono aiutare a identificare precocemente questi rischi, consentendo interventi di mitigazione.
  4. Contributo alla Comprensione del Cambiamento Climatico: I dati raccolti sul Silvrettagletscher e, per estensione, sul Ghiacciaio del Giétro, forniscono un contributo fondamentale alla comprensione degli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini. La fusione estrema dell’estate 2022, documentata sia sul Giétro che in altri ghiacciai alpini, è un indicatore chiaro dell’impatto delle temperature elevate, con implicazioni per il bilancio idrico regionale e la disponibilità di acqua per i fiumi alpini.

Confronto con le Metodologie Tradizionali

Rispetto alle metodologie tradizionali di monitoraggio, come le campagne manuali condotte sul Ghiacciaio del Giétro (ad esempio, il 1° settembre 2022 e il 12 settembre 2023), l’uso di fotocamere automatiche offre diversi vantaggi. Le campagne manuali, pur essendo essenziali per misurazioni dettagliate come la velocità di flusso e il bilancio di massa, sono limitate a pochi momenti dell’anno e non possono catturare le variazioni giornaliere o settimanali. La fotocamera automatica, invece, fornisce un flusso continuo di dati, permettendo di osservare l’evoluzione del ghiacciaio in modo più dinamico. Tuttavia, i due approcci sono complementari: le campagne manuali forniscono dati di alta precisione su parametri specifici, mentre le fotocamere automatiche offrono una visione continua e a lungo termine.

Conclusione

La fotografia scattata nel giugno 2022 sul Silvrettagletscher documenta l’installazione di un sistema di monitoraggio avanzato, composto da un palo di misurazione e una fotocamera automatica, progettato per osservare in tempo reale i processi di fusione di neve e ghiaccio. Questo setup rappresenta un esempio delle tecnologie moderne utilizzate nella ricerca glaciologica, probabilmente applicate anche al Ghiacciaio del Giétro per integrare le misurazioni manuali condotte nei periodi 2021/22 e 2022/23. L’immagine sottolinea l’importanza di strumenti automatizzati per raccogliere dati continui in ambienti remoti e in rapido cambiamento, contribuendo alla comprensione degli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini. Nel contesto del Giétro, questa tecnologia potrebbe aver aiutato a documentare eventi critici, come la fusione estrema dell’estate 2022, e a monitorare il rallentamento della velocità di flusso e la perdita di spessore, fornendo dati preziosi per la ricerca e la gestione dei rischi naturali.

Analisi Dettagliata della Figura 5.4: Evoluzione Temporale della Velocità di Flusso Superficiale e della Variazione di Spessore del Ghiacciaio del Giétro (1966-2023)

Introduzione al Contesto della Figura

La Figura 5.4 presenta una rappresentazione grafica dell’evoluzione a lungo termine di due parametri glaciologici fondamentali del Ghiacciaio del Giétro, situato nella Val de Bagnes, nel Cantone del Vallese, Svizzera: la velocità di flusso superficiale e la variazione di spessore del ghiaccio. Questi dati, raccolti presso sette pali di misurazione distribuiti lungo il profilo longitudinale del ghiacciaio, coprono un periodo di oltre 55 anni, dal 1966 al 2023. Le misurazioni, condotte dal Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo su incarico di Forces Motrices de Mauvoisin SA, sono state avviate con l’obiettivo di monitorare la dinamica glaciale per prevedere distacchi di masse glaciali, potenzialmente pericolosi per il lago artificiale situato a valle. Tuttavia, il ritiro significativo del ghiacciaio negli ultimi decenni ha ridotto tali rischi, spostando l’attenzione verso lo studio delle risposte del ghiacciaio al cambiamento climatico. La figura, composta da due pannelli, offre un’analisi visiva delle tendenze storiche e recenti, con un’area ombreggiata in grigio che evidenzia gli anni del rapporto corrente (2021-2023).

Struttura della Figura

La Figura 5.4 è suddivisa in due pannelli verticali, ciascuno dei quali rappresenta un parametro glaciologico misurato presso i pali 1, 2, 4, 5, 6, 8 e 10, identificati con simboli distinti (ad esempio, quadrati per il palo 1, triangoli per il palo 4, ecc.). I pali sono distribuiti in modo da coprire le principali zone dinamiche del ghiacciaio: i pali 1, 2 e 4 si trovano nell’area di accumulo (parte superiore), il palo 5 nella regione centrale, e i pali 6, 8 e 10 nella lingua glaciale (parte inferiore). L’asse orizzontale di entrambi i pannelli rappresenta il tempo, dal 1966 al 2023, mentre gli assi verticali riportano rispettivamente la velocità di flusso superficiale e la variazione di spessore.

Pannello Superiore: Velocità di Flusso Superficiale

  • Asse Y (Verticale): La velocità di flusso superficiale del ghiaccio, espressa in metri all’anno (m a⁻¹), varia da 0 a 120 m a⁻¹.
  • Asse X (Orizzontale): Gli anni, dal 1966 al 2023.
  • Serie di Dati: Ogni linea rappresenta un palo di misurazione, con simboli che distinguono i diversi punti lungo il ghiacciaio.

Analisi Temporale:

  1. Periodo 1966-1976 (Fase di Stabilità): Durante i primi dieci anni di osservazione, le velocità di flusso mostrano una relativa stabilità, con variazioni moderate. Nell’area di accumulo (pali 1, 2, 4), le velocità si attestano tra 5 e 20 m a⁻¹, riflettendo un movimento lento tipico di una zona in cui il ghiaccio è più spesso e la pendenza è ridotta. Nella regione centrale (palo 5), le velocità sono più elevate, intorno a 35 m a⁻¹, mentre nella lingua glaciale (pali 6, 8, 10), dove la pendenza aumenta, i valori oscillano tra 50 e 90 m a⁻¹, con il palo 10 che registra le velocità più alte. Questa distribuzione spaziale è coerente con la dinamica tipica di un ghiacciaio alpino, in cui il flusso è accelerato dalla gravità nelle zone più ripide.
  2. Periodo 1977-1982 (Fase di Accelerazione): A partire dal 1977, si osserva un’accelerazione marcata delle velocità di flusso, con un picco intorno al 1980. Nella lingua glaciale, il palo 10 raggiunge velocità di 120 m a⁻¹, mentre il palo 5 nella regione centrale supera i 60 m a⁻¹. Anche nell’area di accumulo si registra un aumento, con il palo 4 che raggiunge circa 30 m a⁻¹. Questa accelerazione potrebbe essere attribuita a un aumento temporaneo dell’accumulo di neve, che ha incrementato la massa del ghiacciaio, o a condizioni di scivolamento basale migliorate, ad esempio a causa di un aumento della pressione dell’acqua subglaciale, che riduce l’attrito alla base del ghiacciaio.
  3. Dalla metà degli anni ’80 al 2023 (Fase di Decelerazione): Dopo il picco del 1980, le velocità di flusso diminuiscono progressivamente, con un declino che si accentua negli anni 2000. Negli ultimi anni (2021-2023, area ombreggiata), le velocità raggiungono i minimi storici: nell’area di accumulo (pali 1, 2, 4) scendono sotto i 10 m a⁻¹ (ad esempio, 1.85 m a⁻¹ al palo 1 nel 2022/23, come riportato nella Tabella 5.3), nella regione centrale (palo 5) si attestano intorno a 12-13 m a⁻¹, e nella lingua glaciale (palo 6) scendono sotto i 20 m a⁻¹ (ad esempio, 17.94 m a⁻¹ al palo 101, che ha sostituito il palo 6). I pali 8 e 10, abbandonati nel 2010 a causa della completa fusione del ghiaccio nella lingua, non riportano dati recenti, ma le loro serie storiche mostrano un declino simile fino al momento dell’abbandono.

Pannello Inferiore: Variazione di Spessore

  • Asse Y (Verticale): La variazione di spessore del ghiaccio, espressa in metri (m), varia da +20 m a -60 m. Valori positivi indicano un aumento di spessore (accumulo), mentre valori negativi indicano una perdita (ablazione).
  • Asse X (Orizzontale): Gli anni, dal 1966 al 2023, allineati con il pannello superiore.
  • Serie di Dati: Le linee rappresentano gli stessi pali del pannello superiore, con gli stessi simboli.

Analisi Temporale:

  1. Periodo 1966-1980 (Fluttuazioni con Accumulo Temporaneo): Durante i primi anni, la variazione di spessore mostra un’alternanza tra accumulo e ablazione. Intorno al 1980, si osserva un picco di accumulo, con un aumento di spessore di circa 10-20 m in alcuni pali (ad esempio, il palo 5), che coincide con l’accelerazione della velocità di flusso nel pannello superiore. Questo suggerisce che un maggiore apporto di neve fresca abbia temporaneamente incrementato la massa del ghiacciaio, favorendo un flusso più rapido.
  2. Dagli anni ’80 al 2023 (Perdita di Spessore Predominante): Dopo il 1980, la variazione di spessore diventa prevalentemente negativa, indicando una perdita di massa glaciale che si accentua nel tempo. La lingua glaciale (pali 6, 8, 10) subisce le perdite più significative, con diminuzioni cumulative di spessore che raggiungono -50/-60 m entro il 2023. Questo è attribuibile alla maggiore esposizione della lingua alla fusione estiva, aggravata dalle temperature più elevate a quote inferiori e dalla ridotta alimentazione di neve dall’alto. Nell’area di accumulo (pali 1, 2, 4) e nella regione centrale (palo 5), la perdita di spessore è meno pronunciata, con valori cumulativi che si attestano intorno a -20/-30 m, riflettendo un maggiore apporto di neve fresca che compensa parzialmente l’ablazione.
  3. Anni 2021-2023 (Area Ombreggiata): La perdita di spessore continua, con valori annuali che corrispondono ai dati della Tabella 5.3. Ad esempio, il palo 107 (che ha sostituito il palo 6) registra una perdita di -5.35 m nel 2022/23, mentre il palo 1 mostra una perdita di -2.03 m nello stesso periodo. Questi dati confermano l’intensa fusione nella lingua glaciale, aggravata da eventi estremi come l’estate 2022, che ha portato alla perdita del sito 102.

Correlazione tra Velocità di Flusso e Variazione di Spessore

I due pannelli evidenziano una chiara correlazione tra i due parametri:

  • Periodo di Accelerazione (1977-1982): L’aumento di spessore (accumulo) intorno al 1980 è associato a un incremento della velocità di flusso, poiché un maggiore spessore del ghiaccio aumenta la pressione interna e la forza gravitazionale che guida il movimento. Questo è particolarmente evidente nella lingua glaciale, dove l’accumulo temporaneo ha portato a velocità di flusso fino a 120 m a⁻¹.
  • Periodo di Decelerazione (dagli anni ’80 in poi): La perdita di spessore (ablazione) è accompagnata da un rallentamento del flusso, poiché la riduzione della massa glaciale diminuisce la pressione interna e la capacità del ghiacciaio di mantenere un movimento rapido. Questo effetto è più pronunciato nella lingua glaciale, dove la fusione intensa ha portato a una perdita di spessore significativa e a un rallentamento marcato delle velocità.
  • Anni Recenti (2021-2023): La correlazione tra perdita di spessore e decelerazione del flusso è evidente nei dati della Tabella 5.3: ad esempio, il palo 107, che registra una perdita di -5.35 m nel 2022/23, mostra una velocità di flusso di 14.08 m a⁻¹, in netto calo rispetto ai 18.92 m a⁻¹ del periodo precedente.

Contesto Storico e Ambientale

La Figura 5.4 si inserisce nel contesto delle osservazioni a lungo termine sul Ghiacciaio del Giétro, che hanno evidenziato tre fasi distinte nella sua dinamica:

  1. 1966-1976 (Fase di Stabilità): Durante questo periodo, il ghiacciaio mostra un equilibrio relativo tra accumulo e ablazione, con velocità di flusso moderate e variazioni di spessore limitate. Questo suggerisce condizioni climatiche relativamente stabili, con un apporto di neve invernale sufficiente a compensare la fusione estiva.
  2. 1977-1982 (Fase di Accelerazione): L’aumento delle velocità di flusso e l’accumulo temporaneo di spessore indicano una possibile variazione climatica o idrologica, come un periodo di maggiore precipitazione nevosa o un aumento della pressione dell’acqua subglaciale, che ha facilitato il movimento del ghiaccio.
  3. Dalla metà degli anni ’80 al 2023 (Fase di Decelerazione e Ritiro): Il declino delle velocità di flusso e la perdita di spessore riflettono l’impatto del cambiamento climatico, con un aumento delle temperature estive e una riduzione dell’accumulo di neve invernale nelle Alpi. L’estate 2022, in particolare, è stata caratterizzata da una fusione estrema, come evidenziato dalla perdita del sito 102 e dalle perdite di spessore riportate nella Tabella 5.3, che confermano un bilancio di massa fortemente negativo.

Implicazioni Scientifiche e Ambientali

La Figura 5.4 fornisce un contributo significativo alla comprensione della risposta dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico:

  1. Evidenza del Ritiro Glaciale: La perdita di spessore e il rallentamento del flusso confermano che il Ghiacciaio del Giétro sta subendo un declino strutturale, con una riduzione della sua estensione e del suo volume. Questo trend è coerente con le osservazioni a livello regionale, che mostrano un ritiro accelerato dei ghiacciai alpini a causa del riscaldamento globale.
  2. Impatto sul Ciclo Idrico: La fusione del ghiaccio contribuisce all’apporto di acqua ai fiumi alpini, ma un ritiro prolungato ridurrà questa risorsa nel lungo termine, con implicazioni per l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile.
  3. Rischi Naturali: Sebbene il ritiro della lingua glaciale abbia ridotto il rischio di distacchi, la fusione accelerata può portare a nuovi pericoli, come l’instabilità del terreno e la formazione di laghi glaciali, che possono causare inondazioni catastrofiche.
  4. Validazione dei Modelli Glaciologici: I dati a lungo termine presentati nella figura possono essere utilizzati per calibrare modelli numerici che simulano l’evoluzione dei ghiacciai, migliorando le previsioni sull’impatto del cambiamento climatico sui sistemi glaciali alpini.

Confronto con i Dati Recenti

I dati del periodo 2021-2023, evidenziati nell’area ombreggiata, sono coerenti con le tendenze a lungo termine. La Tabella 5.3 riporta velocità di flusso che variano da 1.85 m a⁻¹ (palo 1) a 17.94 m a⁻¹ (palo 101) nel 2022/23, e perdite di spessore comprese tra -1.92 m e -5.35 m all’anno, confermando il declino del ghiacciaio. Questi valori sono significativamente più bassi rispetto ai picchi storici (ad esempio, 120 m a⁻¹ al palo 10 nel 1980), riflettendo la perdita di massa e la riduzione della capacità di flusso del ghiacciaio.

Conclusione

La Figura 5.4 offre una rappresentazione visiva dettagliata dell’evoluzione del Ghiacciaio del Giétro dal 1966 al 2023, evidenziando tre fasi distinte: una fase di stabilità (1966-1976), una fase di accelerazione (1977-1982), e una fase di decelerazione e ritiro (dagli anni ’80 in poi). La perdita di spessore, particolarmente marcata nella lingua glaciale, e il rallentamento delle velocità di flusso riflettono l’impatto del cambiamento climatico, con un bilancio di massa fortemente negativo aggravato da eventi estremi come l’estate 2022. Questi dati, raccolti con rigore metodologico per oltre cinque decenni, forniscono una base solida per la ricerca glaciologica, contribuendo alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini al riscaldamento globale e alla gestione dei rischi naturali associati. La figura sottolinea l’importanza di un monitoraggio continuo per documentare i cambiamenti in atto e per informare strategie di adattamento in un contesto di rapido cambiamento ambientale.

5.5 Grosser Aletschgletscher: Monitoraggio a Lungo Termine della Dinamica Glaciale

Introduzione
Il Grosser Aletschgletscher, il più grande ghiacciaio delle Alpi, situato tra i cantoni del Vallese e di Berna in Svizzera (Figura 4.25), rappresenta un caso di studio di primaria importanza per la glaciologia alpina. Questo ghiacciaio, che si estende per circa 23 km e copre un’area di oltre 80 km², è stato oggetto di osservazioni sistematiche delle velocità di flusso superficiale del ghiaccio per diversi decenni, grazie alla sua rilevanza sia scientifica che ambientale. A partire dagli anni ’40 e fino agli anni ’80, è stata mantenuta una rete di pali di misurazione distribuiti lungo un profilo longitudinale e diversi profili trasversali, con l’obiettivo di monitorare sia il bilancio di massa che la velocità di flusso del ghiaccio (Zoller, 2010). Questo programma di monitoraggio, avviato in un’epoca in cui i ghiacciai alpini erano ancora relativamente stabili, ha permesso di raccogliere un dataset storico di grande valore per comprendere l’evoluzione del ghiacciaio in risposta alle variazioni climatiche.

Nell’ambito delle indagini in corso sul bilancio di massa, un’attenzione particolare è stata dedicata al palo 3, situato in prossimità di Jungfraujoch, a un’altitudine di circa 3.500 m sopra il livello del mare, nella parte superiore del ghiacciaio, vicino all’area di accumulo. A partire dal 2004, la posizione di questo palo è stata rilevata sistematicamente con tecnologie di alta precisione, consentendo la determinazione accurata della velocità di flusso superficiale e della variazione di spessore del ghiaccio. Queste misurazioni, integrate con le osservazioni del bilancio di massa, forniscono un quadro dettagliato della dinamica glaciale in una zona chiave del Grosser Aletschgletscher. I risultati delle osservazioni sul bilancio di massa, che includono dati sull’accumulo di neve fresca e sull’ablazione estiva, sono riportati nella Sezione 4.11 e nella Tabella 4.17 di questo rapporto, offrendo un contesto complementare per l’interpretazione delle variazioni di flusso e spessore.

Indagini nei Periodi 2021/22 e 2022/23
Le campagne di rilevamento sul campo condotte nei periodi 2021/22 e 2022/23 hanno seguito un approccio stagionale, con misurazioni effettuate in momenti strategici dell’anno idrologico per catturare le variazioni stagionali nella dinamica glaciale. Per il periodo 2021/22, le rilevazioni sono state effettuate il 17 maggio 2022, durante la primavera, e il 4 ottobre 2022, in autunno, al termine della stagione di ablazione estiva. Per il periodo 2022/23, le misurazioni sono state condotte il 26 maggio 2023 e il 28 settembre 2023, rispettivamente. Queste date sono state scelte per rappresentare i momenti di transizione tra le fasi di accumulo invernale e di ablazione estiva, consentendo di valutare l’impatto delle condizioni climatiche stagionali sul ghiacciaio.

Le misurazioni sono state effettuate utilizzando un sistema GNSS (Global Navigation Satellite System) differenziale ad alta precisione, che ha permesso di determinare con accuratezza millimetrica la posizione del palo 3. Durante le campagne autunnali, il palo è stato riposizionato nella sua posizione iniziale per garantire la continuità delle osservazioni, un’operazione necessaria a causa del movimento del ghiaccio e della fusione superficiale che possono spostare i pali nel corso dell’anno. I risultati della velocità di flusso superficiale orizzontale annuale e della variazione di spessore del ghiaccio per i due periodi di misurazione sono stati raccolti e analizzati, e sono presentati in dettaglio nella Tabella 5.4 di questo rapporto.

Risultati e Analisi
I dati raccolti nei periodi 2021/22 e 2022/23 evidenziano alcune tendenze significative nella dinamica del Grosser Aletschgletscher. Durante il secondo periodo (2022/23), la velocità di flusso superficiale orizzontale annuale al palo 3 ha raggiunto il valore più basso mai registrato dal 2004, anno di inizio delle misurazioni sistematiche in questo sito. Questo rallentamento è indicativo di una riduzione della capacità di flusso del ghiacciaio, probabilmente legata alla perdita di massa e alla diminuzione dello spessore del ghiaccio, un fenomeno che si inserisce nel trend di ritiro a lungo termine osservato in molti ghiacciai alpini.

Un’analisi stagionale delle velocità di flusso rivela differenze tra i due periodi. Nel primo periodo (2021/22), è stata registrata una velocità di flusso estiva (da maggio a ottobre) del 10% superiore rispetto a quella invernale (da ottobre a maggio), un risultato che riflette l’influenza delle temperature più elevate e della maggiore presenza di acqua di fusione subglaciale durante l’estate, che riduce l’attrito alla base del ghiacciaio e facilita il movimento. Nel secondo periodo (2022/23), invece, le variazioni stagionali sono state meno pronunciate, con una differenza di solo il 3% tra le velocità estive e invernali. Questa riduzione delle variazioni stagionali potrebbe essere attribuita a condizioni climatiche più uniformi o a una diminuzione della disponibilità di acqua subglaciale, che limita l’effetto lubrificante sul flusso del ghiaccio.

I risultati della velocità di flusso superficiale orizzontale annuale e della variazione di spessore dal 2004 sono rappresentati graficamente nella Figura 5.5, che mostra un andamento relativamente stabile con fluttuazioni interannuali di entità limitata. Queste fluttuazioni sono attribuite a variazioni nel bilancio di massa, influenzate da fattori climatici come l’intensità delle precipitazioni nevose invernali e l’entità della fusione estiva. Un confronto con i dati storici, riportati da Zoller (2010), rivela che tra il 1957 e il 1966 le velocità di flusso superficiale annuali al sito 3 erano comprese tra 30 m a⁻¹ e 40 m a⁻¹, valori leggermente superiori a quelli osservati negli ultimi due decenni, che si attestano generalmente al di sotto di questa soglia. Questa diminuzione delle velocità di flusso è coerente con il ritiro del ghiacciaio e la perdita di massa, che riducono la pressione interna e la forza gravitazionale che guidano il movimento del ghiaccio.

Evoluzione dello Spessore del Ghiaccio
Negli ultimi 17 anni di osservazione continua (2004-2023), lo spessore del ghiaccio al sito 3 è diminuito di circa 7 m, con un tasso medio di perdita di circa 0,41 m all’anno. Questa riduzione, sebbene graduale, è indicativa di un bilancio di massa negativo, in cui l’ablazione estiva supera l’accumulo invernale. Le fluttuazioni interannuali osservate nella variazione di spessore sono strettamente legate a variazioni climatiche, come anni con nevicate abbondanti o estati particolarmente calde. Ad esempio, l’estate 2022, caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate in tutta Europa, ha probabilmente contribuito a un’ablazione più intensa, come osservato anche in altri ghiacciai alpini, tra cui il Ghiacciaio del Giétro (Sezione 5.4).

Implicazioni Scientifiche e Ambientali
Il monitoraggio a lungo termine del Grosser Aletschgletscher fornisce un contributo fondamentale alla comprensione della risposta dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico. La diminuzione delle velocità di flusso e la perdita di spessore al sito 3 riflettono un trend di ritiro che si inserisce nel contesto più ampio del declino dei ghiacciai alpini, guidato dal riscaldamento globale e dalla riduzione delle precipitazioni nevose. Questi cambiamenti hanno implicazioni significative per il ciclo idrico regionale, poiché il Grosser Aletschgletscher è una fonte importante di acqua di fusione per il fiume Rodano, con ripercussioni sull’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile.

Inoltre, i dati raccolti al palo 3 possono essere utilizzati per calibrare modelli glaciologici, migliorando le previsioni sull’evoluzione futura del ghiacciaio e dei sistemi glaciali simili. La stabilità relativa delle fluttuazioni interannuali suggerisce che il Grosser Aletschgletscher, grazie alla sua grande massa e alla sua posizione in alta quota, potrebbe essere meno sensibile a variazioni climatiche a breve termine rispetto a ghiacciai più piccoli, come il Ghiacciaio del Giétro. Tuttavia, la perdita di spessore di 7 m in 17 anni indica che anche un ghiacciaio di grandi dimensioni come il Grosser Aletschgletscher non è immune agli effetti del cambiamento climatico.

Conclusione
Il Grosser Aletschgletscher rappresenta un laboratorio naturale per lo studio della dinamica glaciale, con un programma di monitoraggio che copre diverse decadi e che ha permesso di documentare i cambiamenti nella velocità di flusso e nello spessore del ghiaccio. Le indagini condotte nei periodi 2021/22 e 2022/23 al palo 3, vicino a Jungfraujoch, confermano un trend di rallentamento delle velocità di flusso, con un minimo storico raggiunto nel 2022/23, e una perdita di spessore di circa 7 m dal 2004. Questi dati, supportati da misurazioni storiche e da tecnologie moderne come il GNSS differenziale, evidenziano l’impatto del cambiamento climatico sul ghiacciaio, con fluttuazioni interannuali legate a variazioni del bilancio di massa. Il monitoraggio continuo del Grosser Aletschgletscher non solo contribuisce alla ricerca glaciologica, ma fornisce anche informazioni cruciali per la gestione delle risorse idriche e dei rischi naturali in un contesto di rapido cambiamento ambientale.

Analisi Dettagliata della Tabella 5.4: Misurazioni Individuali della Velocità di Flusso Superficiale e della Variazione di Spessore del Grosser Aletschgletscher (2021-2023)

Introduzione al Contesto delle Misurazioni

La Tabella 5.4 presenta un dataset di misurazioni glaciologiche relative al Grosser Aletschgletscher, il più grande ghiacciaio delle Alpi, situato tra i cantoni del Vallese e di Berna in Svizzera. Le osservazioni, condotte presso il palo 3 vicino a Jungfraujoch, coprono i periodi 2021/22 e 2022/23 e si inseriscono in un programma di monitoraggio a lungo termine avviato negli anni ’40. Questo programma, inizialmente focalizzato sul bilancio di massa e sulla velocità di flusso del ghiaccio, ha acquisito un’importanza crescente negli ultimi decenni per comprendere le risposte del ghiacciaio al cambiamento climatico. Il palo 3, situato a un’altitudine di 3335 m sopra il livello del mare in una zona di accumulo, è stato monitorato sistematicamente dal 2004 utilizzando tecnologie avanzate come il GNSS differenziale ad alta precisione, consentendo la determinazione accurata della velocità di flusso superficiale e della variazione di spessore del ghiaccio. La tabella fornisce un’istantanea dettagliata della dinamica glaciale recente, integrando le informazioni riportate nel testo e nella Figura 5.5, e offre un contributo significativo alla comprensione dell’evoluzione del Grosser Aletschgletscher in un contesto di riscaldamento globale.

Struttura e Organizzazione della Tabella

La Tabella 5.4 è strutturata in cinque colonne principali, ciascuna delle quali fornisce informazioni essenziali per l’analisi della dinamica glaciale:

  1. Stake (Palo): Identifica il punto di misurazione, in questo caso il palo 3, situato in prossimità di Jungfraujoch, nella parte superiore del ghiacciaio, vicino all’area di accumulo.
  2. Period (Periodo): Specifica gli intervalli temporali delle misurazioni, suddivisi in due cicli annuali:
    • Primo periodo: dal 30 settembre 2021 al 4 ottobre 2022.
    • Secondo periodo: dal 4 ottobre 2022 al 28 settembre 2023. Questi intervalli, di durata approssimativamente annuale, sono allineati con il ciclo idrologico standard (da autunno ad autunno), che include sia la fase di accumulo invernale che quella di ablazione estiva, consentendo di catturare le variazioni stagionali e annuali del ghiacciaio.
  3. Coordinates (m / m / m a.s.l.) (Coordinate): Riporta le coordinate spaziali del palo 3 in un sistema di riferimento locale (in metri) e l’altitudine in metri sopra il livello del mare (m a.s.l.). Le coordinate sono espresse nel formato (x / y / z), dove x e y rappresentano la posizione planimetrica e z l’elevazione.
  4. Thickness Change (m) (Variazione di Spessore): Quantifica la variazione dello spessore del ghiaccio (in metri) nel periodo specificato. Valori negativi indicano una perdita di spessore (ablazione), mentre valori positivi segnalerebbero un aumento (accumulo).
  5. Velocity (m a⁻¹) (Velocità): Misura la velocità di flusso superficiale del ghiaccio, espressa in metri all’anno (m a⁻¹), calcolata per il palo 3 in ciascun periodo.

Analisi Spaziale e Temporale dei Dati

Posizione del Palo e Coordinate

Il palo 3 è situato a una quota di 3335 m a.s.l., con coordinate (641825 / 154810 / 3335), in una zona di accumulo del Grosser Aletschgletscher, vicino a Jungfraujoch. Questa posizione, nella parte superiore del ghiacciaio, è caratterizzata da un apporto significativo di neve fresca durante l’inverno e da una fusione estiva meno intensa rispetto alla lingua glaciale, grazie all’altitudine elevata e alle temperature più basse. La stabilità delle coordinate tra i due periodi indica che il palo è stato mantenuto nella stessa posizione o riposizionato con precisione durante le campagne di rilevamento autunnali, come descritto nel testo, per garantire la continuità e la comparabilità delle misurazioni.

Variazione di Spessore

La colonna della variazione di spessore evidenzia una perdita di massa glaciale in entrambi i periodi, coerentemente con il trend di ritiro a lungo termine del ghiacciaio:

  • Periodo 2021/22 (30/09/2021 – 04/10/2022): La perdita di spessore è di -3.24 m, un valore significativo che riflette un’ablazione intensa, probabilmente influenzata dall’estate 2022, che è stata caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate in tutta Europa. Questo evento di fusione estrema, documentato anche in altri ghiacciai alpini come il Ghiacciaio del Giétro (Sezione 5.4), ha accelerato la perdita di massa, specialmente in un anno in cui le condizioni climatiche hanno favorito un’ablazione prolungata.
  • Periodo 2022/23 (04/10/2022 – 28/09/2023): La perdita di spessore si riduce a -1.45 m, un valore inferiore di circa il 55% rispetto al periodo precedente. Questa diminuzione dell’ablazione potrebbe essere attribuita a condizioni climatiche meno estreme nell’estate 2023, con temperature più moderate o una maggiore copertura nuvolosa che ha ridotto l’irraggiamento solare, oppure a un maggiore accumulo di neve durante l’inverno 2022/23, che ha parzialmente compensato la fusione estiva.

Interpretazione: La perdita di spessore totale nei due periodi è di -4.69 m (-3.24 m + -1.45 m), che si inserisce nel trend di riduzione dello spessore del ghiaccio al palo 3, stimato in circa 7 m negli ultimi 17 anni (2004-2023), come riportato nel testo. Questo corrisponde a un tasso medio di perdita di circa 0.41 m all’anno, ma i dati della tabella mostrano che la perdita può variare significativamente da un anno all’altro, con un’ablazione più intensa nel 2021/22, probabilmente a causa dell’estate 2022, e una perdita più moderata nel 2022/23. Queste fluttuazioni interannuali sono attribuite a variazioni del bilancio di massa, influenzate da fattori climatici come l’intensità delle precipitazioni nevose invernali e l’entità della fusione estiva.

Velocità di Flusso Superficiale

La velocità di flusso superficiale al palo 3 mostra una diminuzione tra i due periodi, coerentemente con il trend di rallentamento a lungo termine descritto nel testo:

  • Periodo 2021/22 (30/09/2021 – 04/10/2022): La velocità di flusso è di 31.98 m a⁻¹, un valore relativamente alto rispetto agli anni recenti. Il testo specifica che in questo periodo è stata registrata una velocità estiva (maggio-ottobre) del 10% superiore a quella invernale (ottobre-maggio), una variazione stagionale tipica dei ghiacciai alpini. Durante l’estate, l’aumento delle temperature e la presenza di acqua di fusione subglaciale riducono l’attrito alla base del ghiacciaio, facilitando il movimento. Questo effetto è stato probabilmente amplificato dall’estate 2022, che ha prodotto una maggiore quantità di acqua di fusione, contribuendo a una velocità di flusso più elevata.
  • Periodo 2022/23 (04/10/2022 – 28/09/2023): La velocità di flusso diminuisce a 27.35 m a⁻¹, il valore più basso dal 2004, come indicato nel testo. Inoltre, le variazioni stagionali sono meno pronunciate, con una differenza di solo il 3% tra le velocità estive e invernali. Questa riduzione delle variazioni stagionali potrebbe essere attribuita a una minore disponibilità di acqua subglaciale, dovuta a un’ablazione meno intensa nell’estate 2023, o a condizioni climatiche più uniformi durante l’anno, che hanno limitato l’effetto lubrificante sul flusso del ghiaccio.

Interpretazione: La diminuzione della velocità di flusso da 31.98 m a⁻¹ a 27.35 m a⁻¹ (una riduzione di circa il 14%) riflette il rallentamento a lungo termine del ghiacciaio, legato alla perdita di massa e alla riduzione dello spessore del ghiaccio. Il testo riporta che le velocità storiche al palo 3, misurate tra il 1957 e il 1966, erano comprese tra 30 e 40 m a⁻¹, valori leggermente superiori a quelli recenti, confermando un declino graduale della dinamica glaciale negli ultimi decenni. Il minimo storico raggiunto nel 2022/23 è indicativo di una riduzione della capacità di flusso del ghiacciaio, un fenomeno comune nei ghiacciai in ritiro, dove la perdita di massa diminuisce la pressione interna che guida il movimento.

Correlazione tra Variazione di Spessore e Velocità di Flusso

Un’analisi integrata dei dati rivela una relazione tra la perdita di spessore e la velocità di flusso:

  • Nel periodo 2021/22, la maggiore perdita di spessore (-3.24 m) coincide con una velocità di flusso più alta (31.98 m a⁻¹). Questo suggerisce che l’ablazione estiva, particolarmente intensa nell’estate 2022, abbia prodotto una maggiore quantità di acqua di fusione, che ha facilitato il movimento del ghiaccio riducendo l’attrito alla base. La variazione stagionale del 10% tra estate e inverno supporta questa ipotesi, indicando un’influenza significativa delle condizioni estive sul flusso.
  • Nel periodo 2022/23, la perdita di spessore più bassa (-1.45 m) è associata a una velocità di flusso ridotta (27.35 m a⁻¹), con variazioni stagionali minime (3%). Una minore ablazione ha probabilmente ridotto la disponibilità di acqua subglaciale, limitando l’effetto lubrificante e contribuendo al rallentamento del flusso.

Questa correlazione è coerente con i principi della dinamica glaciale: un ghiacciaio che perde spessore tende a rallentare, poiché la riduzione della massa diminuisce la forza gravitazionale che guida il movimento. Tuttavia, le variazioni stagionali della velocità, più marcate nel 2021/22, indicano che fattori climatici a breve termine, come le temperature estive e la produzione di acqua di fusione, possono temporaneamente influenzare il flusso, anche in un contesto di declino a lungo termine.

Collocazione nel Contesto Storico

I dati della Tabella 5.4 si inseriscono nel contesto delle osservazioni a lungo termine sul Grosser Aletschgletscher, che hanno documentato un declino graduale della sua dinamica negli ultimi decenni. Il palo 3, monitorato sistematicamente dal 2004, ha registrato una perdita di spessore di circa 7 m in 17 anni, con un tasso medio di -0.41 m all’anno. I dati del 2021/22 e 2022/23 confermano questo trend, con una perdita totale di -4.69 m nei due anni, ma mostrano anche fluttuazioni interannuali significative, come la maggiore ablazione nel 2021/22, probabilmente legata all’estate 2022, e una perdita più moderata nel 2022/23.

Il confronto con i dati storici di Zoller (2010), che riportano velocità di flusso di 30-40 m a⁻¹ tra il 1957 e il 1966, evidenzia un declino della dinamica glaciale, con valori recenti che si attestano al di sotto di questa soglia (31.98 m a⁻¹ nel 2021/22 e 27.35 m a⁻¹ nel 2022/23). Questo rallentamento è attribuibile alla perdita di massa glaciale, che riduce la pressione interna e la capacità di flusso del ghiacciaio, un fenomeno comune nei ghiacciai alpini in risposta al cambiamento climatico.

Implicazioni Scientifiche e Ambientali

I dati della Tabella 5.4 forniscono un contributo significativo alla comprensione della risposta del Grosser Aletschgletscher al cambiamento climatico:

  1. Evidenza del Ritiro Glaciale: La perdita di spessore e il rallentamento del flusso confermano un bilancio di massa negativo, con un’ablazione che supera l’accumulo di neve fresca. Questo trend è coerente con le osservazioni a livello regionale, che mostrano un ritiro accelerato dei ghiacciai alpini a causa del riscaldamento globale.
  2. Impatto sul Ciclo Idrico: Il Grosser Aletschgletscher è una fonte importante di acqua di fusione per il fiume Rodano, e la perdita di spessore ridurrà questa risorsa nel lungo termine, con implicazioni per l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile.
  3. Rischi Naturali: Sebbene il palo 3 si trovi in una zona di accumulo, il ritiro del ghiacciaio può portare a nuovi pericoli, come l’instabilità del terreno e la formazione di laghi glaciali, che possono causare inondazioni catastrofiche.
  4. Validazione dei Modelli Glaciologici: I dati raccolti possono essere utilizzati per calibrare modelli numerici che simulano l’evoluzione dei ghiacciai, migliorando le previsioni sull’impatto del cambiamento climatico sui sistemi glaciali alpini.

Confronto con il Ghiacciaio del Giétro

Un confronto con il Ghiacciaio del Giétro (Sezione 5.4) rivela alcune differenze e somiglianze. Entrambi i ghiacciai mostrano un trend di ritiro, con perdite di spessore significative e un rallentamento delle velocità di flusso. Tuttavia, il Grosser Aletschgletscher, grazie alla sua grande massa e alla posizione in alta quota, sembra meno sensibile a variazioni climatiche a breve termine, con fluttuazioni interannuali più moderate rispetto al Giétro, che ha subito una fusione estrema nell’estate 2022 (ad esempio, -5.35 m al palo 107). Le velocità di flusso al palo 3 del Grosser Aletschgletscher (27.35-31.98 m a⁻¹) sono più alte rispetto a quelle del Giétro (1.85-19.79 m a⁻¹), riflettendo la maggiore massa e la dinamica più sostenuta del primo.

Conclusione

La Tabella 5.4 offre un’analisi dettagliata della dinamica recente del Grosser Aletschgletscher al palo 3, evidenziando un trend di ritiro caratterizzato da una perdita di spessore di -3.24 m nel 2021/22 e -1.45 m nel 2022/23, e un rallentamento della velocità di flusso da 31.98 m a⁻¹ a 27.35 m a⁻¹, il valore più basso dal 2004. Questi dati riflettono l’impatto del cambiamento climatico sul ghiacciaio, con un bilancio di massa negativo aggravato da eventi estremi come l’estate 2022. Le variazioni stagionali della velocità, più marcate nel 2021/22, indicano l’influenza delle condizioni climatiche a breve termine, mentre il declino a lungo termine della velocità di flusso è coerente con la perdita di massa glaciale. Questi risultati sottolineano l’importanza di un monitoraggio continuo per comprendere l’evoluzione dei ghiacciai alpini e per valutare le implicazioni per il ciclo idrico, i rischi naturali e la gestione delle risorse in un contesto di rapido cambiamento ambientale.

Analisi Dettagliata della Figura 5.5: Evoluzione Temporale della Velocità di Flusso Superficiale e della Variazione di Spessore del Grosser Aletschgletscher al Palo 3 (2004-2023)

Introduzione al Contesto della Figura

La Figura 5.5 presenta una rappresentazione grafica dell’evoluzione a lungo termine di due parametri glaciologici fondamentali del Grosser Aletschgletscher, il più grande ghiacciaio delle Alpi, situato tra i cantoni del Vallese e di Berna in Svizzera: la velocità di flusso superficiale e la variazione di spessore del ghiaccio. Questi dati, raccolti presso il palo 3 (indicato come P3), situato in prossimità di Jungfraujoch a un’altitudine di 3335 m sopra il livello del mare, coprono un periodo di 19 anni, dal 2004 al 2023. Le misurazioni, condotte con tecnologie avanzate come il GNSS differenziale ad alta precisione, si inseriscono in un programma di monitoraggio a lungo termine avviato negli anni ’40, inizialmente focalizzato sul bilancio di massa e sulla velocità di flusso del ghiaccio, e successivamente orientato a comprendere le risposte del ghiacciaio al cambiamento climatico. La figura, composta da due pannelli, offre un’analisi visiva delle tendenze storiche e recenti, con un’area ombreggiata in grigio che evidenzia gli anni del rapporto corrente (2021-2023), integrando i dati riportati nella Tabella 5.4 e nel testo della Sezione 5.5.

Struttura della Figura

La Figura 5.5 è suddivisa in due pannelli verticali, ciascuno dei quali rappresenta un parametro glaciologico misurato presso il palo 3, situato in una zona di accumulo del Grosser Aletschgletscher, dove l’apporto di neve fresca è predominante durante l’inverno e la fusione estiva è meno intensa rispetto alla lingua glaciale. L’asse orizzontale di entrambi i pannelli rappresenta il tempo, dal 2004 al 2023, mentre gli assi verticali riportano rispettivamente la velocità di flusso superficiale e la variazione di spessore.

Pannello Superiore: Velocità di Flusso Superficiale

  • Asse Y (Verticale): La velocità di flusso superficiale del ghiaccio, espressa in metri all’anno (m a⁻¹), varia da 0 a 40 m a⁻¹.
  • Asse X (Orizzontale): Gli anni, dal 2004 al 2023.
  • Serie di Dati: Una singola linea con punti rappresenta le misurazioni annuali della velocità di flusso al palo 3 (P3).

Analisi Temporale:

  1. Andamento Generale (2004-2023): La velocità di flusso superficiale al palo 3 mostra un andamento relativamente stabile, con fluttuazioni interannuali moderate. I valori oscillano principalmente tra 25 e 35 m a⁻¹, con una media approssimativa di circa 30 m a⁻¹. Questo intervallo è inferiore ai valori storici riportati da Zoller (2010) per il periodo 1957-1966, che erano compresi tra 30 e 40 m a⁻¹, indicando un rallentamento graduale della dinamica glaciale negli ultimi decenni. Il declino delle velocità di flusso è attribuibile alla perdita di massa glaciale, che riduce la pressione interna e la forza gravitazionale che guidano il movimento del ghiaccio.
  2. Fluttuazioni Interannuali: Si osservano alcuni picchi e minimi nel corso del periodo. Ad esempio, intorno al 2005, 2010 e 2017, la velocità di flusso raggiunge circa 35 m a⁻¹, mentre intorno al 2008 e 2013 scende a circa 25 m a⁻¹. Queste fluttuazioni possono essere attribuite a variazioni climatiche e idrologiche, come anni con maggiore accumulo di neve, che aumenta la pressione interna del ghiaccio, o anni con maggiore produzione di acqua di fusione subglaciale, che riduce l’attrito alla base e facilita il flusso. Ad esempio, un picco di velocità potrebbe riflettere un inverno con nevicate abbondanti, seguito da un’estate con temperature elevate che producono acqua di fusione, mentre un minimo potrebbe essere associato a un anno con minore accumulo o ablazione intensa, che riduce la massa del ghiacciaio e il suo movimento.
  3. Anni 2021-2023 (Area Ombreggiata): Negli ultimi anni del periodo di osservazione, la velocità di flusso mostra un trend decrescente. Nel 2021/22, la velocità è di 31.98 m a⁻¹, un valore relativamente alto rispetto agli anni recenti, con una variazione stagionale del 10% tra estate e inverno, come riportato nel testo. Questa variazione stagionale è tipica dei ghiacciai alpini, dove l’aumento delle temperature estive e la presenza di acqua di fusione subglaciale riducono l’attrito alla base, facilitando il movimento. Tuttavia, nel 2022/23, la velocità diminuisce a 27.35 m a⁻¹, il valore più basso dal 2004, con una variazione stagionale ridotta al 3%. Questo rallentamento è coerente con la perdita di spessore osservata nel pannello inferiore e con una possibile riduzione della disponibilità di acqua subglaciale, dovuta a un’ablazione meno intensa nell’estate 2023.

Pannello Inferiore: Variazione di Spessore

  • Asse Y (Verticale): La variazione di spessore del ghiaccio, espressa in metri (m), varia da 0 a -10 m. Valori negativi indicano una perdita di spessore (ablazione), mentre valori positivi indicherebbero un aumento (accumulo).
  • Asse X (Orizzontale): Gli anni, dal 2004 al 2023, allineati con il pannello superiore.
  • Serie di Dati: Una singola linea con punti rappresenta le misurazioni annuali della variazione di spessore al palo 3 (P3).

Analisi Temporale:

  1. Trend Negativo (2004-2023): La variazione di spessore mostra un trend negativo complessivo, con una perdita cumulativa di circa 7 m in 17 anni (2004-2023), come indicato nel testo. Questo corrisponde a un tasso medio di perdita di circa -0.41 m all’anno, riflettendo un bilancio di massa negativo in cui l’ablazione estiva supera l’accumulo invernale. Il grafico mostra una diminuzione graduale, con un andamento che si accentua in alcuni anni, come intorno al 2005 e 2022, e si attenua in altri, come intorno al 2010 e 2015.
  2. Fluttuazioni Interannuali: La perdita di spessore varia da anno ad anno, con valori che oscillano tra circa -0.5 m e -3.5 m. Ad esempio, si osserva una perdita significativa di circa -3.5 m intorno al 2005, seguita da un periodo di perdite più moderate (circa -1 m all’anno) fino al 2015. Un’altra perdita marcata si registra nel 2021/22, con -3.24 m, come riportato nella Tabella 5.4, probabilmente legata all’estate 2022, che ha causato una fusione estrema in molti ghiacciai alpini. Nel 2022/23, la perdita si riduce a -1.45 m, un valore più moderato che potrebbe riflettere condizioni climatiche meno estreme, con temperature più moderate o un maggiore accumulo di neve nell’inverno 2022/23.
  3. Anni 2021-2023 (Area Ombreggiata): La perdita di spessore è di -3.24 m nel 2021/22, un valore elevato che coincide con l’estate 2022, caratterizzata da temperature eccezionalmente alte in tutta Europa, che hanno accelerato la fusione dei ghiacciai alpini. Nel 2022/23, la perdita si riduce a -1.45 m, contribuendo a una perdita totale di -4.69 m nei due anni. Questa perdita significativa rappresenta una parte rilevante della riduzione cumulativa di 7 m dal 2004, evidenziando l’impatto del cambiamento climatico sul ghiacciaio.

Correlazione tra Velocità di Flusso e Variazione di Spessore

I due pannelli evidenziano una relazione tra i due parametri:

  • Periodo 2021/22: La maggiore perdita di spessore (-3.24 m) coincide con una velocità di flusso relativamente alta (31.98 m a⁻¹). Questo suggerisce che l’ablazione estiva, particolarmente intensa nell’estate 2022, abbia prodotto una maggiore quantità di acqua di fusione, che ha facilitato il movimento del ghiaccio riducendo l’attrito alla base. La variazione stagionale del 10% tra estate e inverno supporta questa ipotesi, indicando un’influenza significativa delle condizioni estive sul flusso.
  • Periodo 2022/23: La perdita di spessore più bassa (-1.45 m) è associata a una velocità di flusso ridotta (27.35 m a⁻¹), con variazioni stagionali minime (3%). Una minore ablazione ha probabilmente ridotto la disponibilità di acqua subglaciale, limitando l’effetto lubrificante e contribuendo al rallentamento del flusso.

Questa correlazione è coerente con i principi della dinamica glaciale: un ghiacciaio che perde spessore tende a rallentare, poiché la riduzione della massa diminuisce la pressione interna che guida il movimento. Tuttavia, fattori a breve termine, come la produzione di acqua di fusione, possono temporaneamente influenzare il flusso, come osservato nel 2021/22.

Contesto Storico e Ambientale

La Figura 5.5 si inserisce nel contesto delle osservazioni a lungo termine sul Grosser Aletschgletscher, che hanno documentato un declino graduale della sua dinamica negli ultimi decenni. Il palo 3, monitorato sistematicamente dal 2004, si trova in una zona di accumulo, meno esposta alla fusione intensa rispetto alla lingua glaciale, ma mostra comunque un bilancio di massa negativo, con una perdita di spessore di 7 m in 17 anni. I dati del 2021-2023 confermano questo trend:

  1. Rallentamento della Velocità di Flusso: Le velocità di flusso attuali (25-35 m a⁻¹) sono inferiori ai valori storici di 30-40 m a⁻¹ registrati tra il 1957 e il 1966 (Zoller, 2010), indicando un declino della dinamica glaciale attribuibile al cambiamento climatico e alla riduzione dell’accumulo di neve.
  2. Perdita di Spessore: La perdita cumulativa di 7 m dal 2004 riflette un bilancio di massa negativo, aggravato da eventi estremi come l’estate 2022, che ha causato un’ablazione intensa in molti ghiacciai alpini, come osservato anche sul Ghiacciaio del Giétro (Sezione 5.4).
  3. Fluttuazioni Interannuali: Le variazioni annuali nella velocità di flusso e nella perdita di spessore sono attribuite a fattori climatici, come l’intensità delle nevicate invernali e l’entità della fusione estiva. Ad esempio, la perdita di -3.24 m nel 2021/22 è probabilmente legata all’estate 2022, mentre la perdita più moderata di -1.45 m nel 2022/23 potrebbe riflettere condizioni climatiche meno estreme.

Implicazioni Scientifiche e Ambientali

La Figura 5.5 fornisce un contributo significativo alla comprensione della risposta del Grosser Aletschgletscher al cambiamento climatico:

  1. Evidenza del Ritiro Glaciale: La perdita di spessore e il rallentamento del flusso confermano un bilancio di massa negativo, con un’ablazione che supera l’accumulo di neve fresca. Questo trend è coerente con le osservazioni a livello regionale, che mostrano un ritiro accelerato dei ghiacciai alpini a causa del riscaldamento globale.
  2. Impatto sul Ciclo Idrico: Il Grosser Aletschgletscher è una fonte importante di acqua di fusione per il fiume Rodano, e la perdita di spessore ridurrà questa risorsa nel lungo termine, con implicazioni per l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile.
  3. Rischi Naturali: Sebbene il palo 3 si trovi in una zona di accumulo, il ritiro del ghiacciaio può portare a nuovi pericoli, come l’instabilità del terreno e la formazione di laghi glaciali, che possono causare inondazioni catastrofiche.
  4. Validazione dei Modelli Glaciologici: I dati a lungo termine presentati nella figura possono essere utilizzati per calibrare modelli numerici che simulano l’evoluzione dei ghiacciai, migliorando le previsioni sull’impatto del cambiamento climatico sui sistemi glaciali alpini.

Confronto con il Ghiacciaio del Giétro

Un confronto con il Ghiacciaio del Giétro (Figura 5.4) rivela alcune differenze e somiglianze. Entrambi i ghiacciai mostrano un trend di ritiro, con perdite di spessore significative e un rallentamento delle velocità di flusso. Tuttavia, il Grosser Aletschgletscher, grazie alla sua grande massa e alla posizione in alta quota del palo 3, mostra fluttuazioni interannuali più moderate (velocità di flusso tra 25 e 35 m a⁻¹, perdita di spessore di -0.5 a -3.5 m all’anno) rispetto al Giétro, che ha subito variazioni più marcate (velocità di flusso da 1.85 a 19.79 m a⁻¹, perdita di spessore fino a -5.35 m all’anno). Questo suggerisce che il Grosser Aletschgletscher potrebbe essere meno sensibile a variazioni climatiche a breve termine, ma non immune agli effetti del cambiamento climatico a lungo termine.

Conclusione

La Figura 5.5 offre una rappresentazione visiva dettagliata dell’evoluzione del Grosser Aletschgletscher al palo 3 dal 2004 al 2023, evidenziando un trend di rallentamento della velocità di flusso, con un minimo storico di 27.35 m a⁻¹ nel 2022/23, e una perdita di spessore cumulativa di circa 7 m. Le fluttuazioni interannuali, attribuite a variazioni del bilancio di massa, riflettono l’influenza di fattori climatici, come l’estate 2022, che ha causato un’ablazione intensa. I dati recenti (2021-2023) confermano il declino del ghiacciaio, con una perdita di spessore di -4.69 m nei due anni e un rallentamento del flusso, sottolineando l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini. Questi risultati, raccolti con rigore metodologico, forniscono una base solida per la ricerca glaciologica, contribuendo alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini al riscaldamento globale e alla gestione delle risorse idriche e dei rischi naturali in un contesto di rapido cambiamento ambientale.

5.6 Il Ghiacciaio Hohlaubgletscher: Studi sulla Dinamica Glaciale e il Bilancio di Massa
Introduzione e Contesto Storico
Le prime indagini sistematiche relative alla velocità di flusso del ghiaccio sul ghiacciaio Hohlaubgletscher, situato in una regione alpina di notevole interesse scientifico e ingegneristico, risalgono al 1955, come documentato da VAW (1999). Queste misurazioni iniziali furono condotte attraverso l’installazione di una rete composta da tre pali di riferimento, progettata con lo scopo primario di acquisire dati sul bilancio di massa del ghiacciaio. Tali informazioni erano essenziali per supportare la pianificazione e la successiva realizzazione del serbatoio di Mattmark, un’infrastruttura strategica destinata alla produzione di energia idroelettrica nella regione (VAW, 1999). Le indagini di quel periodo rappresentarono un passo fondamentale per comprendere le dinamiche glaciali in relazione alle esigenze di sfruttamento delle risorse idriche, evidenziando l’interconnessione tra studi glaciologici e applicazioni pratiche.

A partire dal 1967, tuttavia, il programma di monitoraggio subì una significativa semplificazione: la rete di osservazione fu ridotta a un unico palo di misurazione, riflettendo probabilmente una razionalizzazione delle risorse o un cambiamento nelle priorità operative. Questa configurazione minimale rimase in uso per diversi decenni, fino al 2019, quando il programma fu ampliato con l’aggiunta di un secondo sito di monitoraggio (Figura 4.26). Tale espansione è avvenuta nell’ambito di un progetto di ricerca condotto dal Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo, in collaborazione con la compagnia idroelettrica di Mattmark (VAW, 2024). L’obiettivo di questo rinnovato sforzo scientifico era duplice: da un lato, continuare a monitorare la velocità di flusso del ghiaccio, un indicatore chiave della dinamica glaciale; dall’altro, integrare tali misurazioni con la valutazione annuale del bilancio di massa, ottenuta attraverso rilevamenti puntuali presso i due siti (Tabella 4.18). Questo approccio combinato ha permesso di ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio in un contesto di cambiamenti climatici accelerati.

Metodologia e Campagne di Misurazione nel 2021/22 e 2022/23
Le più recenti campagne di rilevamento sul campo sono state condotte con un rigoroso protocollo scientifico nelle date del 6 settembre 2022 e del 5 settembre 2023. Durante ciascuna di queste sessioni, i pali di misurazione installati sul ghiacciaio sono stati individuati con precisione, sottoposti a rilevamenti dettagliati e successivamente riposizionati nelle loro coordinate originarie per garantire la continuità dei dati nel tempo. La localizzazione spaziale dei pali è stata determinata utilizzando un sistema di posizionamento GNSS (Global Navigation Satellite System) differenziale, calibrato rispetto a una stazione di riferimento locale. Questa tecnologia ha permesso di ottenere misurazioni di elevata accuratezza, fondamentali per analizzare i movimenti del ghiaccio e le variazioni morfologiche del ghiacciaio. I risultati derivanti da queste campagne, che includono sia la velocità di flusso orizzontale superficiale sia le variazioni di spessore del ghiaccio, sono stati raccolti e sintetizzati nella Tabella 5.5, offrendo una base quantitativa per l’interpretazione dei fenomeni osservati.

Risultati e Implicazioni Scientifiche
L’analisi dei dati ha rivelato una tendenza significativa: in entrambi i siti monitorati è stata registrata una riduzione della velocità di flusso orizzontale superficiale su base annuale. Questo rallentamento potrebbe essere indicativo di una diminuzione della mobilità del ghiacciaio, potenzialmente legata a variazioni nella sua massa o a cambiamenti nelle condizioni termiche e idrologiche alla base del ghiaccio. Parallelamente, le misurazioni hanno evidenziato una variazione di spessore particolarmente marcata nel periodo 2021/22, attribuita a un episodio di scioglimento eccezionalmente intenso verificatosi durante l’estate del 2022. Tale fenomeno, descritto come “straordinariamente alto”, sottolinea l’impatto delle ondate di calore estive sulla perdita di massa glaciale, un processo che si inserisce nel più ampio contesto del ritiro dei ghiacciai alpini indotto dal riscaldamento globale.

Questi risultati non solo arricchiscono la comprensione della dinamica del Hohlaubgletscher, ma forniscono anche dati preziosi per la gestione sostenibile delle risorse idriche legate al serbatoio di Mattmark. Inoltre, essi contribuiscono al corpus di conoscenze scientifiche necessarie per prevedere l’evoluzione futura dei ghiacciai in risposta ai cambiamenti climatici, un tema di crescente rilevanza sia per la comunità scientifica sia per i decisori politici.

Analisi Dettagliata dei Dati di Flusso e Variazione di Spessore del Ghiacciaio Hohlaubgletscher: Risultati delle Campagne 2021-2023

La tabella 5.5 presenta i risultati delle misurazioni condotte sul ghiacciaio Hohlaubgletscher, un ghiacciaio alpino di rilevante interesse scientifico e applicativo, nel contesto delle indagini condotte dal Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo per la compagnia idroelettrica di Mattmark. Le misurazioni, effettuate in due siti identificati dai pali di riferimento (stake) 110 e 115, coprono due periodi annuali: dal 2 settembre 2021 al 6 settembre 2022 e dal 6 settembre 2022 al 5 settembre 2023. I dati riportati includono le coordinate dei siti, la variazione di spessore del ghiaccio (thickness change) e la velocità di flusso orizzontale superficiale (velocity), offrendo un quadro quantitativo delle dinamiche glaciali in un periodo caratterizzato da significativi cambiamenti climatici. Di seguito, analizziamo i dati in dettaglio, suddividendo l’interpretazione per sito e periodo, e contestualizzandoli nel più ampio quadro della glaciologia alpina.

Struttura e Metodologia dei Dati

La tabella è strutturata in modo da fornire un resoconto completo delle osservazioni effettuate:

  • Stake: Identificativo dei due siti di monitoraggio (pali 110 e 115), posizionati in punti strategici del ghiacciaio per rappresentare diverse zone dinamiche.
  • Period: Intervallo temporale delle misurazioni, con date di inizio (Start) e fine (End), che coprono due cicli annuali consecutivi.
  • Coordinates (m / m / m a.s.l.): Coordinate georeferenziate dei pali, espresse in un sistema di riferimento locale (X / Y / Z), dove X e Y rappresentano le coordinate planimetriche (in metri) e Z l’altitudine sopra il livello del mare (m a.s.l.). Queste informazioni consentono di localizzare con precisione i siti e di monitorare eventuali variazioni altimetriche.
  • Thickness change (m): Variazione dello spessore del ghiaccio nel periodo considerato, espressa in metri. Valori negativi indicano una perdita di massa per scioglimento (ablazione), mentre valori positivi indicherebbero un accumulo di neve o ghiaccio (non osservato in questo caso).
  • Velocity (m a⁻¹): Velocità di flusso orizzontale superficiale del ghiaccio, misurata in metri per anno (m a⁻¹), che rappresenta un indicatore chiave della dinamica glaciale e della risposta del ghiacciaio alle variazioni di massa e alle condizioni ambientali.

Le misurazioni sono state effettuate utilizzando un sistema GNSS differenziale, calibrato rispetto a una stazione di riferimento locale, garantendo un’elevata precisione nella determinazione delle posizioni e dei movimenti dei pali. Questo approccio metodologico è standard nella glaciologia moderna e consente di ottenere dati affidabili per l’analisi delle dinamiche glaciali.

Risultati per il Sito 110

Il palo 110 è posizionato a una quota relativamente bassa, con un’altitudine iniziale di 3025 m a.s.l. nel periodo 2021-2022, che si riduce a 3020 m a.s.l. nel periodo successivo. Le coordinate planimetriche (637405 / 100710) rimangono invariate tra i due periodi, indicando che il palo è stato riposizionato nello stesso punto dopo ogni campagna di rilevamento, come previsto dal protocollo di monitoraggio.

  • Variazione di spessore: Nel primo periodo (2021-2022), il ghiacciaio in corrispondenza del palo 110 ha subito una perdita di spessore di 4.66 metri, un valore eccezionalmente alto che riflette l’intenso scioglimento estivo del 2022, come evidenziato nel testo. Questo episodio di ablazione è probabilmente legato a temperature estive elevate e a un prolungato periodo di condizioni meteorologiche favorevoli alla fusione, un fenomeno sempre più frequente nelle Alpi a causa del riscaldamento globale. Nel secondo periodo (2022-2023), la perdita di spessore si riduce a 2.54 metri, un valore ancora significativo ma indicativo di una diminuzione dell’intensità dell’ablazione. La differenza di altitudine tra i due periodi (da 3025 m a 3020 m) è coerente con la perdita di spessore cumulativa, suggerendo che il dato altimetrico rifletta direttamente la riduzione della superficie glaciale.
  • Velocità di flusso: La velocità di flusso orizzontale superficiale al palo 110 mostra una chiara tendenza al rallentamento. Nel periodo 2021-2022, la velocità è di 9.73 m/anno, mentre nel periodo 2022-2023 si riduce a 7.70 m/anno, con una diminuzione del 20.9%. Questo rallentamento è un segnale importante della risposta del ghiacciaio alla perdita di massa: un ghiacciaio più sottile genera una minore pressione gravitazionale, riducendo la forza che guida il flusso del ghiaccio. Inoltre, la diminuzione della velocità potrebbe essere influenzata da cambiamenti nelle condizioni idrologiche alla base del ghiacciaio, come una riduzione dell’acqua di fusione che agisce come lubrificante tra il ghiaccio e il substrato roccioso.

Risultati per il Sito 115

Il palo 115 è situato a una quota più elevata, a 3240 m a.s.l., e mostra una dinamica glaciale diversa rispetto al palo 110. Le coordinate planimetriche variano leggermente tra i due periodi (da 636465 / 100640 a 636460 / 100625), un cambiamento che potrebbe essere attribuito al movimento del ghiaccio o a un leggero riposizionamento del palo durante le campagne di rilevamento. L’altitudine rimane costante a 3240 m, ma ciò non esclude variazioni di spessore, poiché il dato altimetrico potrebbe essere arrotondato o riferito a un datum di riferimento.

  • Variazione di spessore: Nel periodo 2021-2022, il palo 115 registra una perdita di spessore di 4.7 metri, un valore leggermente superiore a quello del palo 110, ma comunque indicativo di un’intensa ablazione durante l’estate 2022. Nel periodo 2022-2023, la perdita si riduce a 2.5 metri, un valore molto simile a quello del palo 110, suggerendo che la tendenza alla diminuzione dell’ablazione tra i due anni sia uniforme su diverse porzioni del ghiacciaio. La perdita di spessore in entrambi i siti evidenzia l’impatto significativo delle condizioni climatiche estive sulla massa glaciale, con un episodio di scioglimento particolarmente marcato nel 2022.
  • Velocità di flusso: La velocità di flusso al palo 115 è notevolmente più alta rispetto al palo 110, con un valore di 33.33 m/anno nel periodo 2021-2022, che si riduce a 28.80 m/anno nel periodo 2022-2023, con una diminuzione del 13.6%. La velocità iniziale più elevata suggerisce che il palo 115 si trovi in una zona del ghiacciaio caratterizzata da una dinamica più rapida, probabilmente a causa di una maggiore pendenza o di uno spessore del ghiaccio più significativo, che favoriscono un flusso più intenso. Il rallentamento osservato, sebbene meno marcato rispetto al palo 110, segue la stessa tendenza generale e può essere attribuito alla perdita di massa e alla conseguente riduzione della forza gravitazionale che guida il movimento del ghiaccio.

Confronto tra i Siti e Implicazioni Glaciologiche

Il confronto tra i due siti rivela differenze significative nella dinamica glaciale, che possono essere attribuite alla loro posizione sul ghiacciaio. Il palo 110, a un’altitudine di 3020-3025 m, si trova probabilmente nella zona di ablazione del ghiacciaio, dove lo scioglimento estivo predomina sull’accumulo di neve. Al contrario, il palo 115, a 3240 m, potrebbe essere posizionato più vicino alla zona di accumulo o in una regione di transizione, dove il flusso del ghiaccio è più rapido, come indicato dalla velocità di flusso significativamente più alta (33.33 m/anno contro 9.73 m/anno nel 2021-2022). Questa differenza altitudinale e dinamica riflette la tipica zonazione di un ghiacciaio alpino, con un gradiente di velocità e ablazione che varia lungo il profilo longitudinale.

La perdita di spessore è simile nei due siti, con valori di 4.66-4.7 m nel 2021-2022 e 2.5-2.54 m nel 2022-2023, indicando che l’impatto dell’estate 2022 è stato uniforme su diverse porzioni del ghiacciaio. Tuttavia, il rallentamento della velocità di flusso è più pronunciato al palo 110 (20.9%) rispetto al palo 115 (13.6%), suggerendo che la zona di ablazione, dove il ghiaccio è più sottile, sia più sensibile alla perdita di massa in termini di dinamica del flusso.

Implicazioni Scientifiche e Applicative

I dati della tabella 5.5 confermano le osservazioni qualitative riportate nel testo: il ghiacciaio Hohlaubgletscher sta subendo un ritiro significativo, con una perdita di spessore rilevante, soprattutto nel periodo 2021-2022, a causa dell’intenso scioglimento estivo del 2022. La diminuzione della velocità di flusso in entrambi i siti è coerente con un ghiacciaio che perde massa: un ghiaccio più sottile esercita una pressione minore sul substrato, riducendo la forza che guida il movimento. Inoltre, la riduzione dello scioglimento nel 2022-2023 rispetto al periodo precedente potrebbe indicare una variabilità interannuale delle condizioni climatiche, ma non inverte la tendenza generale di deglaciazione, che si inserisce nel più ampio contesto del ritiro dei ghiacciai alpini indotto dal cambiamento climatico.

Dal punto di vista applicativo, questi dati sono cruciali per la gestione del serbatoio di Mattmark, che dipende dal contributo di acqua di fusione glaciale per la produzione di energia idroelettrica. La perdita di massa del ghiacciaio potrebbe ridurre la disponibilità di acqua a lungo termine, richiedendo strategie di adattamento per garantire la sostenibilità della produzione energetica. Dal punto di vista scientifico, i dati forniscono informazioni preziose per modellare l’evoluzione futura del ghiacciaio e per comprendere meglio la risposta dei ghiacciai alpini alle forzanti climatiche, un tema di crescente rilevanza in un contesto di riscaldamento globale accelerato.

Conclusioni

Le misurazioni condotte sul ghiacciaio Hohlaubgletscher tra il 2021 e il 2023 evidenziano una chiara tendenza al ritiro, con una perdita di spessore significativa e un rallentamento del flusso glaciale. Questi risultati sottolineano l’impatto delle condizioni climatiche estreme, come l’estate 2022, sulla dinamica glaciale, e forniscono una base quantitativa per ulteriori studi sulla risposta dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico. Le differenze osservate tra i due siti di monitoraggio offrono un’opportunità per approfondire la variabilità spaziale delle dinamiche glaciali, contribuendo a una comprensione più completa dell’evoluzione del Hohlaubgletscher e dei suoi impatti ambientali e socioeconomici.

Dinamiche Glaciali del Hohlaubgletscher: Analisi Approfondita delle Variazioni di Spessore e Velocità di Flusso Superficiale (2021-2023)

La tabella 5.5 riporta i risultati delle misurazioni condotte sul ghiacciaio Hohlaubgletscher, un ghiacciaio alpino situato nella regione del Mattmark, in Svizzera, oggetto di studio per il suo ruolo cruciale sia dal punto di vista scientifico che applicativo, in particolare per la produzione di energia idroelettrica. Le indagini, condotte dal Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo, si inseriscono in un programma di monitoraggio a lungo termine avviato nel 1955 e sono state effettuate in due siti identificati dai pali di riferimento (stake) 110 e 115. I dati coprono due periodi annuali consecutivi: dal 2 settembre 2021 al 6 settembre 2022 e dal 6 settembre 2022 al 5 settembre 2023. Le misurazioni includono le coordinate georeferenziate dei siti, la variazione di spessore del ghiaccio (thickness change) e la velocità di flusso orizzontale superficiale (velocity), fornendo un quadro quantitativo delle dinamiche glaciali in un periodo caratterizzato da significativi cambiamenti climatici. Di seguito, analizziamo i dati in dettaglio, suddividendo l’interpretazione per sito e periodo, e contestualizzandoli nel più ampio quadro della glaciologia alpina e delle forzanti climatiche globali.

Metodologia di Raccolta Dati e Struttura della Tabella

Le misurazioni sono state condotte utilizzando un sistema GNSS (Global Navigation Satellite System) differenziale in tempo reale ad alta precisione, calibrato rispetto a una stazione di riferimento locale. Questo approccio metodologico, ampiamente adottato nella glaciologia moderna, garantisce un’elevata accuratezza nella determinazione delle posizioni dei pali e dei loro movimenti, consentendo di monitorare con precisione sia la velocità di flusso che le variazioni altimetriche del ghiacciaio. La tabella 5.5 è strutturata per fornire un resoconto dettagliato delle osservazioni effettuate:

  • Stake: Identificativo dei due siti di monitoraggio (pali 110 e 115), posizionati in punti strategici del ghiacciaio per rappresentare diverse zone dinamiche, rispettivamente nella zona di ablazione e in una regione di transizione verso la zona di accumulo.
  • Period: Intervallo temporale delle misurazioni, con date di inizio (Start) e fine (End), che coprono due cicli annuali consecutivi, ciascuno di durata approssimativamente pari a un anno.
  • Coordinates (m / m / m a.s.l.): Coordinate georeferenziate dei pali in un sistema di riferimento locale (X / Y / Z), dove X e Y sono le coordinate planimetriche (in metri) e Z rappresenta l’altitudine sopra il livello del mare (m a.s.l.). Queste informazioni consentono di localizzare con precisione i siti e di monitorare eventuali variazioni altimetriche associate alla perdita o all’accumulo di massa glaciale.
  • Thickness change (m): Variazione dello spessore del ghiaccio nel periodo considerato, espressa in metri. Valori negativi indicano una perdita di massa per scioglimento (ablazione), mentre valori positivi indicherebbero un accumulo di neve o ghiaccio, un fenomeno non osservato in questo caso.
  • Velocity (m a⁻¹): Velocità di flusso orizzontale superficiale del ghiaccio, misurata in metri per anno (m a⁻¹), che rappresenta un indicatore fondamentale della dinamica glaciale e della risposta del ghiacciaio alle variazioni di massa, alla pendenza e alle condizioni ambientali, come la temperatura e la presenza di acqua di fusione alla base.

I dati raccolti offrono una base quantitativa per analizzare l’evoluzione del ghiacciaio Hohlaubgletscher in un contesto di riscaldamento globale, con particolare attenzione agli effetti delle condizioni climatiche estreme, come l’estate eccezionalmente calda del 2022.

Analisi dei Dati per il Sito 110

Il palo 110 è posizionato a una quota relativamente bassa, con un’altitudine iniziale di 3025 m a.s.l. nel periodo 2021-2022, che si riduce a 3020 m a.s.l. nel periodo 2022-2023. Le coordinate planimetriche (637405 / 100710) rimangono invariate tra i due periodi, indicando che il palo è stato riposizionato nello stesso punto dopo ogni campagna di rilevamento, come previsto dal protocollo di monitoraggio. Questa stabilità planimetrica consente di attribuire le variazioni altimetriche esclusivamente alla perdita di spessore del ghiaccio.

  • Variazione di spessore: Nel primo periodo (2021-2022), il ghiacciaio in corrispondenza del palo 110 ha subito una perdita di spessore di 4.66 metri, un valore eccezionalmente elevato che riflette l’intenso scioglimento estivo del 2022. Questo episodio di ablazione è probabilmente legato a temperature estive record e a un prolungato periodo di condizioni meteorologiche favorevoli alla fusione, un fenomeno sempre più frequente nelle Alpi a causa del riscaldamento globale. L’estate 2022, in particolare, è stata caratterizzata da ondate di calore prolungate e da una ridotta copertura nevosa, che hanno amplificato l’esposizione del ghiaccio alle radiazioni solari, accelerando il processo di fusione. Nel secondo periodo (2022-2023), la perdita di spessore si riduce a 2.54 metri, un valore ancora significativo ma indicativo di una diminuzione dell’intensità dell’ablazione. La differenza di altitudine tra i due periodi (da 3025 m a 3020 m) è coerente con la perdita di spessore cumulativa, suggerendo che il dato altimetrico rifletta direttamente la riduzione della superficie glaciale. La riduzione dell’ablazione nel secondo periodo potrebbe essere attribuita a condizioni climatiche meno estreme o a una diminuzione della massa di ghiaccio disponibile per la fusione, un fenomeno tipico nei ghiacciai in ritiro.
  • Velocità di flusso: La velocità di flusso orizzontale superficiale al palo 110 mostra una chiara tendenza al rallentamento. Nel periodo 2021-2022, la velocità è di 9.73 m/anno, mentre nel periodo 2022-2023 si riduce a 7.70 m/anno, con una diminuzione del 20.9%. Questo rallentamento è un segnale significativo della risposta del ghiacciaio alla perdita di massa: un ghiacciaio più sottile genera una minore pressione gravitazionale, riducendo la forza che guida il flusso del ghiaccio, secondo la relazione fondamentale della dinamica glaciale che lega la velocità di flusso allo spessore del ghiaccio e alla pendenza della superficie. Inoltre, la diminuzione della velocità potrebbe essere influenzata da cambiamenti nelle condizioni idrologiche alla base del ghiacciaio, come una riduzione dell’acqua di fusione che agisce come lubrificante tra il ghiaccio e il substrato roccioso. Questo effetto è particolarmente rilevante nella zona di ablazione, dove il palo 110 è posizionato, poiché la presenza di acqua di fusione tende a variare stagionalmente e a diminuire con la riduzione della massa glaciale.

Analisi dei Dati per il Sito 115

Il palo 115 è situato a una quota più elevata, a 3240 m a.s.l., e mostra una dinamica glaciale diversa rispetto al palo 110. Le coordinate planimetriche variano leggermente tra i due periodi (da 636465 / 100640 a 636460 / 100625), un cambiamento che potrebbe essere attribuito al movimento del ghiaccio o a un leggero riposizionamento del palo durante le campagne di rilevamento. L’altitudine rimane costante a 3240 m, ma ciò non esclude variazioni di spessore, poiché il dato altimetrico potrebbe essere arrotondato o riferito a un datum di riferimento.

  • Variazione di spessore: Nel periodo 2021-2022, il palo 115 registra una perdita di spessore di 4.7 metri, un valore leggermente superiore a quello del palo 110, ma comunque indicativo di un’intensa ablazione durante l’estate 2022. Nel periodo 2022-2023, la perdita si riduce a 2.5 metri, un valore molto simile a quello del palo 110, suggerendo che la tendenza alla diminuzione dell’ablazione tra i due anni sia uniforme su diverse porzioni del ghiacciaio. La perdita di spessore in entrambi i siti evidenzia l’impatto significativo delle condizioni climatiche estive sulla massa glaciale, con un episodio di scioglimento particolarmente marcato nel 2022, probabilmente amplificato dalla ridotta albedo del ghiaccio esposto e dall’assenza di una copertura nevosa protettiva.
  • Velocità di flusso: La velocità di flusso al palo 115 è notevolmente più alta rispetto al palo 110, con un valore di 33.33 m/anno nel periodo 2021-2022, che si riduce a 28.80 m/anno nel periodo 2022-2023, con una diminuzione del 13.6%. La velocità iniziale più elevata suggerisce che il palo 115 si trovi in una zona del ghiacciaio caratterizzata da una dinamica più rapida, probabilmente a causa di una maggiore pendenza o di uno spessore del ghiaccio più significativo, che favoriscono un flusso più intenso. La posizione a una quota più alta, potenzialmente vicina alla zona di accumulo o a una regione di transizione, potrebbe contribuire a questa dinamica, poiché le zone superiori di un ghiacciaio tendono a mostrare un flusso più rapido a causa della maggiore massa di ghiaccio in movimento. Il rallentamento osservato, sebbene meno marcato rispetto al palo 110, segue la stessa tendenza generale e può essere attribuito alla perdita di massa e alla conseguente riduzione della forza gravitazionale che guida il movimento del ghiaccio.

Confronto Spaziale e Temporale tra i Siti

Il confronto tra i due siti rivela differenze significative nella dinamica glaciale, che possono essere attribuite alla loro posizione altitudinale e alla zonazione del ghiacciaio. Il palo 110, a un’altitudine di 3020-3025 m, si trova probabilmente nella zona di ablazione del ghiacciaio, dove lo scioglimento estivo predomina sull’accumulo di neve, come indicato dalla perdita di spessore significativa e dalla velocità di flusso relativamente bassa. Al contrario, il palo 115, a 3240 m, potrebbe essere posizionato in una regione di transizione o più vicina alla zona di accumulo, dove il flusso del ghiaccio è più rapido, come evidenziato dalla velocità di flusso iniziale di 33.33 m/anno, circa tre volte superiore a quella del palo 110. Questa differenza riflette la tipica zonazione di un ghiacciaio alpino, con un gradiente di velocità e ablazione che varia lungo il profilo longitudinale: le zone superiori, più ripide e con maggiore spessore di ghiaccio, mostrano un flusso più rapido, mentre le zone inferiori, più sottili e soggette a scioglimento, tendono a rallentare.
La perdita di spessore è simile nei due siti, con valori di 4.66-4.7 m nel 2021-2022 e 2.5-2.54 m nel 2022-2023, indicando che l’impatto dell’estate 2022 è stato uniforme su diverse porzioni del ghiacciaio. Tuttavia, il rallentamento della velocità di flusso è più pronunciato al palo 110 (20.9%) rispetto al palo 115 (13.6%), suggerendo che la zona di ablazione, dove il ghiaccio è più sottile, sia più sensibile alla perdita di massa in termini di dinamica del flusso. Questo comportamento è coerente con la teoria glaciologica, che prevede una relazione non lineare tra spessore del ghiaccio e velocità di flusso: nelle zone di ablazione, dove lo spessore è già ridotto, ulteriori perdite di massa hanno un impatto proporzionalmente maggiore sulla dinamica del flusso.

Contesto Climatico e Implicazioni Glaciologiche

I dati della tabella 5.5 confermano le osservazioni qualitative riportate nel testo: il ghiacciaio Hohlaubgletscher sta subendo un ritiro significativo, con una perdita di spessore rilevante, soprattutto nel periodo 2021-2022, a causa dell’intenso scioglimento estivo del 2022. Questo episodio di ablazione eccezionale si inserisce nel contesto di un’estate caratterizzata da temperature record in Europa, con ondate di calore che hanno amplificato la fusione dei ghiacciai alpini. La riduzione dello scioglimento nel 2022-2023, con perdite di spessore di circa 2.5 metri in entrambi i siti, potrebbe riflettere una variabilità interannuale delle condizioni climatiche, con un’estate 2023 meno estrema rispetto alla precedente. Tuttavia, questa riduzione non inverte la tendenza generale di deglaciazione, che si colloca nel più ampio contesto del ritiro dei ghiacciai alpini indotto dal cambiamento climatico. Studi recenti indicano che i ghiacciai delle Alpi hanno perso circa il 50% del loro volume dal 1900, con un’accelerazione significativa negli ultimi decenni a causa dell’aumento delle temperature globali e della diminuzione delle precipitazioni nevose.
La diminuzione della velocità di flusso in entrambi i siti è coerente con un ghiacciaio che perde massa: un ghiaccio più sottile esercita una pressione minore sul substrato, riducendo la forza gravitazionale che guida il movimento, secondo la legge di flusso del ghiaccio (legge di Glen), che descrive la velocità di deformazione del ghiaccio come proporzionale alla quarta potenza dello spessore. Inoltre, la riduzione della velocità potrebbe essere influenzata da cambiamenti nelle condizioni idrologiche alla base del ghiacciaio, come una diminuzione dell’acqua di fusione che riduce la lubrificazione al contatto con il substrato roccioso, un fenomeno particolarmente rilevante durante i periodi di ablazione intensa.

Implicazioni Scientifiche e Applicative

Dal punto di vista scientifico, i dati forniscono informazioni preziose per modellare l’evoluzione futura del ghiacciaio Hohlaubgletscher e per comprendere meglio la risposta dei ghiacciai alpini alle forzanti climatiche. La perdita di spessore e il rallentamento del flusso osservati sono indicatori chiave del disequilibrio del ghiacciaio, che sta perdendo massa a un ritmo superiore a quello di accumulo, un fenomeno tipico dei ghiacciai alpini in un contesto di riscaldamento globale. Questi dati possono essere utilizzati per calibrare modelli glaciologici, come i modelli di flusso del ghiaccio o i modelli di bilancio di massa, al fine di prevedere il ritiro futuro del ghiacciaio e il suo impatto sull’idrologia regionale. Inoltre, le differenze osservate tra i due siti offrono un’opportunità per approfondire la variabilità spaziale delle dinamiche glaciali, contribuendo a una comprensione più completa dei processi che governano l’evoluzione dei ghiacciai in ambienti montani.
Dal punto di vista applicativo, i risultati hanno implicazioni significative per la gestione del serbatoio di Mattmark, che dipende dal contributo di acqua di fusione glaciale per la produzione di energia idroelettrica. La perdita di massa del ghiacciaio potrebbe ridurre la disponibilità di acqua a lungo termine, con conseguenze sulla produzione energetica e sulla gestione delle risorse idriche nella regione. In particolare, la riduzione del flusso di acqua di fusione potrebbe richiedere strategie di adattamento, come l’ottimizzazione della gestione del serbatoio o la diversificazione delle fonti energetiche, per garantire la sostenibilità della produzione idroelettrica. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio potrebbe avere impatti ambientali più ampi, come l’aumento del rischio di instabilità dei versanti e la perdita di habitat per le specie alpine dipendenti dagli ambienti glaciali.

Conclusioni e Prospettive Future

Le misurazioni condotte sul ghiacciaio Hohlaubgletscher tra il 2021 e il 2023 evidenziano una chiara tendenza al ritiro, con una perdita di spessore significativa e un rallentamento del flusso glaciale, in particolare nella zona di ablazione. Questi risultati sottolineano l’impatto delle condizioni climatiche estreme, come l’estate 2022, sulla dinamica glaciale, e confermano la vulnerabilità dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico. La variabilità spaziale osservata tra i due siti di monitoraggio evidenzia la complessità delle dinamiche glaciali e la necessità di un monitoraggio continuo per comprendere appieno i processi in atto.n prospettiva, ulteriori studi potrebbero integrare questi dati con misurazioni geofisiche, come il rilevamento dello spessore del ghiaccio tramite radar, o con analisi climatiche più dettagliate, per quantificare meglio l’impatto delle forzanti climatiche sul bilancio di massa del ghiacciaio. Inoltre, l’espansione della rete di monitoraggio, con l’aggiunta di nuovi siti in diverse zone del ghiacciaio, potrebbe fornire un quadro più completo della variabilità spaziale e temporale delle dinamiche glaciali, contribuendo a migliorare le previsioni sull’evoluzione futura del Hohlaubgletscher e dei suoi impatti ambientali e socioeconomici.

5.7 Il Ghiacciaio Rhonegletscher: Monitoraggio della Dinamica Glaciale e del Bilancio di Massa (2006-2023)

Introduzione e Contesto delle Indagini

Il ghiacciaio Rhonegletscher, situato nelle Alpi svizzere, rappresenta un sito di studio di primaria importanza per la glaciologia alpina, sia per il suo valore scientifico che per le sue implicazioni ambientali e socioeconomiche, in particolare per il ruolo che svolge nell’approvvigionamento idrico e nella produzione di energia idroelettrica. A partire dal 2006, nell’ambito delle indagini sul bilancio di massa condotte su questo ghiacciaio (illustrate nella Figura 4.36), è stato avviato un programma sistematico di monitoraggio che include anche la misurazione della velocità di flusso superficiale del ghiaccio. Questo approccio integrato è stato implementato attraverso il rilevamento delle posizioni di tutti i pali di riferimento (stake) installati sul ghiacciaio, con l’obiettivo di analizzare non solo il bilancio di massa, ma anche la dinamica del flusso glaciale, un indicatore chiave per comprendere l’evoluzione del ghiacciaio in risposta alle forzanti climatiche.

Negli ultimi due decenni, il Rhonegletscher ha subito un’intensa perdita di massa e un significativo ritiro, un fenomeno comune a molti ghiacciai alpini e attribuibile al riscaldamento globale. Questo processo di deglaciazione ha reso necessaria una continua modifica della rete di osservazione, al fine di adattarla alla nuova configurazione del ghiacciaio e garantire la continuità delle misurazioni. Nonostante tali adattamenti, sono state acquisite diverse serie temporali continue della velocità di flusso superficiale, distribuite lungo un transetto longitudinale che attraversa diverse zone del ghiacciaio, dalla lingua glaciale alle quote più elevate. Queste serie temporali rappresentano una risorsa preziosa per analizzare l’evoluzione spaziale e temporale della dinamica glaciale. I risultati dettagliati delle osservazioni sul bilancio di massa, complementari alle misurazioni della velocità di flusso, sono riportati nella Sezione 4.16 e nella Tabella 4.26 di questo rapporto, offrendo un quadro completo dello stato del ghiacciaio e della sua risposta ai cambiamenti ambientali.

Metodologia e Campagne di Rilevamento nel 2021/22 e 2022/23

Le campagne di rilevamento condotte nei periodi 2021/22 e 2022/23 hanno riguardato la misurazione della velocità di flusso superficiale e del bilancio di massa in corrispondenza di una rete di 11 pali di riferimento, distribuiti strategicamente lungo il profilo longitudinale del ghiacciaio. Tuttavia, il continuo ritiro del Rhonegletscher ha imposto un adattamento della rete di monitoraggio: il palo situato nella posizione più bassa, sulla lingua glaciale, è stato abbandonato dopo il primo periodo di misurazione (2021-2022), a causa dell’arretramento della fronte glaciale che ha reso il sito non più rappresentativo.

La prima campagna di rilevamento sul campo è stata effettuata il 9 settembre 2022. Durante questa sessione, tutti gli 11 pali sono stati localizzati con precisione, ma solo 10 di essi sono stati riportati alla loro posizione iniziale, a causa della perdita del palo più basso. La seconda campagna è stata condotta l’8 settembre 2023, completando il ciclo di misurazioni per il secondo periodo. In entrambe le campagne, le posizioni dei pali sono state rilevate utilizzando un sistema GNSS (Global Navigation Satellite System) differenziale in tempo reale ad alta precisione, calibrato rispetto a una stazione di riferimento locale. Questo metodo, standard nella glaciologia moderna, garantisce un’accuratezza elevata nella determinazione delle coordinate e dei movimenti dei pali, consentendo di calcolare con precisione sia la velocità di flusso orizzontale superficiale che le variazioni di spessore del ghiaccio.

I risultati delle misurazioni, che includono la velocità di flusso orizzontale superficiale annuale e la variazione dello spessore del ghiaccio per i due periodi considerati, sono sintetizzati nella Tabella 5.6. Le velocità di flusso osservate mostrano una marcata variabilità altitudinale: i valori variano da circa 6 m/anno in corrispondenza del palo più basso sulla lingua glaciale, una zona caratterizzata da un flusso lento e da un’intensa ablazione, a circa 60 m/anno in corrispondenza dei pali situati a quote più elevate, rispettivamente a 2700 m a.s.l., 2750 m a.s.l. e 3100 m a.s.l. Questa variabilità riflette la tipica dinamica di un ghiacciaio alpino, con un flusso più rapido nelle zone superiori, dove lo spessore del ghiaccio e la pendenza sono maggiori, e un flusso più lento nella zona di ablazione, dove il ghiaccio è più sottile e soggetto a scioglimento.

Implicazioni Scientifiche e Prospettive

I dati raccolti nel periodo 2021-2023 confermano la tendenza al ritiro del Rhonegletscher, un processo che si inserisce nel più ampio contesto della deglaciazione delle Alpi, guidata dal riscaldamento globale e dall’aumento delle temperature estive. La perdita del palo più basso sulla lingua glaciale è un indicatore diretto dell’arretramento della fronte, un fenomeno che non solo riduce l’estensione del ghiacciaio, ma altera anche la sua dinamica complessiva, con potenziali impatti sull’idrologia regionale. La variabilità della velocità di flusso lungo il transetto longitudinale evidenzia la complessità delle dinamiche glaciali, con un gradiente chiaro tra le zone di ablazione e le zone superiori, dove il flusso è più rapido a causa della maggiore massa di ghiaccio in movimento.

Dal punto di vista scientifico, queste misurazioni forniscono dati preziosi per calibrare modelli glaciologici, come i modelli di flusso del ghiaccio e i modelli di bilancio di massa, al fine di prevedere l’evoluzione futura del ghiacciaio e il suo contributo al deflusso idrico. Dal punto di vista applicativo, i risultati hanno implicazioni significative per la gestione delle risorse idriche nella regione, in particolare per la produzione di energia idroelettrica, che dipende dal flusso di acqua di fusione glaciale. Il ritiro del Rhonegletscher potrebbe ridurre la disponibilità di acqua a lungo termine, richiedendo strategie di adattamento per garantire la sostenibilità delle attività economiche e la resilienza degli ecosistemi alpini.

In prospettiva, il monitoraggio del Rhonegletscher dovrebbe essere ulteriormente intensificato, con l’aggiunta di nuovi siti di misurazione e l’integrazione di tecniche complementari, come il telerilevamento e le misurazioni geofisiche dello spessore del ghiaccio, per ottenere un quadro più completo della sua evoluzione. Questi dati saranno fondamentali per comprendere meglio la risposta dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico e per sviluppare strategie di mitigazione e adattamento in un contesto di crescente pressione antropica e ambientale.

Evoluzione Dinamica del Ghiacciaio Rhonegletscher: Analisi Approfondita delle Variazioni di Spessore e Velocità di Flusso Superficiale (2021-2023)

La tabella 5.6 presenta i risultati delle misurazioni condotte sul ghiacciaio Rhonegletscher, un ghiacciaio alpino di rilevante interesse scientifico e applicativo situato nelle Alpi svizzere, nel contesto delle indagini condotte dal Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo. Le misurazioni, effettuate in 11 siti identificati dai pali di riferimento (stake) 01, 02, 03, 04, 05, 06, 07, 08, 09, 12 e 13, coprono due periodi annuali consecutivi: dal 8 settembre 2021 al 9 settembre 2022 e dal 9 settembre 2022 all’8 settembre 2023. I dati riportati includono le coordinate georeferenziate dei siti, la variazione di spessore del ghiaccio (thickness change) e la velocità di flusso orizzontale superficiale (velocity), offrendo un quadro quantitativo delle dinamiche glaciali in un periodo caratterizzato da significativi cambiamenti climatici. Di seguito, analizziamo i dati in dettaglio, suddividendo l’interpretazione per sito e periodo, e contestualizzandoli nel più ampio quadro della glaciologia alpina e delle forzanti climatiche globali.

Metodologia di Raccolta Dati e Struttura della Tabella

Le misurazioni sono state condotte utilizzando un sistema GNSS (Global Navigation Satellite System) differenziale in tempo reale ad alta precisione, calibrato rispetto a una stazione di riferimento locale. Questo approccio metodologico, standard nella glaciologia moderna, garantisce un’elevata accuratezza nella determinazione delle posizioni dei pali e dei loro movimenti, consentendo di calcolare con precisione sia la velocità di flusso orizzontale superficiale che le variazioni di spessore del ghiaccio. La tabella 5.6 è strutturata per fornire un resoconto dettagliato delle osservazioni effettuate:

  • Stake: Identificativo dei siti di monitoraggio (pali 01, 02, …, 13), posizionati lungo un transetto longitudinale del ghiacciaio per rappresentare diverse zone dinamiche, dalla lingua glaciale alle quote più elevate.
  • Period: Intervallo temporale delle misurazioni, con date di inizio (Start) e fine (End), che coprono due cicli annuali consecutivi, ciascuno di durata approssimativamente pari a un anno.
  • Coordinates (m / m / m a.s.l.): Coordinate georeferenziate dei pali in un sistema di riferimento locale (X / Y / Z), dove X e Y sono le coordinate planimetriche (in metri) e Z rappresenta l’altitudine sopra il livello del mare (m a.s.l.). Queste informazioni consentono di localizzare con precisione i siti e di monitorare eventuali variazioni altimetriche associate alla perdita o all’accumulo di massa glaciale.
  • Thickness change (m): Variazione dello spessore del ghiaccio nel periodo considerato, espressa in metri. Valori negativi indicano una perdita di massa per scioglimento (ablazione), mentre valori positivi indicherebbero un accumulo di neve o ghiaccio, un fenomeno non osservato in questo caso.
  • Velocity (m a⁻¹): Velocità di flusso orizzontale superficiale del ghiaccio, misurata in metri per anno (m a⁻¹), che rappresenta un indicatore fondamentale della dinamica glaciale e della risposta del ghiacciaio alle variazioni di massa, alla pendenza e alle condizioni ambientali, come la temperatura e la presenza di acqua di fusione alla base.

I dati raccolti offrono una base quantitativa per analizzare l’evoluzione del ghiacciaio Rhonegletscher in un contesto di riscaldamento globale, con particolare attenzione agli effetti delle condizioni climatiche estreme, come l’estate eccezionalmente calda del 2022.

Analisi dei Dati per Sito

Palo 01 (3235-3230 m a.s.l.)

Il palo 01 è posizionato a una quota elevata, con un’altitudine iniziale di 3235 m a.s.l. nel periodo 2021-2022, che si riduce a 3230 m a.s.l. nel periodo 2022-2023. Le coordinate planimetriche (673815 / 166615) rimangono invariate, indicando che il palo è stato riposizionato nello stesso punto dopo ogni campagna di rilevamento.

  • Variazione di spessore: Nel primo periodo (2021-2022), il ghiacciaio in corrispondenza del palo 01 ha subito una perdita di spessore di 3.88 metri, un valore significativo che riflette l’intenso scioglimento estivo del 2022. Nel secondo periodo (2022-2023), la perdita si riduce drasticamente a 0.97 metri, suggerendo condizioni meno favorevoli all’ablazione, forse a causa di temperature estive meno estreme o di una maggiore copertura nevosa.
  • Velocità di flusso: La velocità di flusso nel periodo 2021-2022 è di 20.38 m/anno, un valore relativamente basso per una quota elevata, ma coerente con la posizione del palo 01, che si trova sulla lingua glaciale, una zona caratterizzata da un flusso lento (circa 6 m/anno, come indicato nel testo). Il dato per il 2022-2023 non è riportato, poiché il palo è stato abbandonato a causa del ritiro della fronte glaciale, un fenomeno che ha reso il sito non più rappresentativo.

Palo 02 (3125-3120 m a.s.l.)

  • Variazione di spessore: La perdita di spessore è di 5.3 metri nel 2021-2022, riducendosi a 1.3 metri nel 2022-2023.
  • Velocità di flusso: La velocità di flusso è elevata, con 57.45 m/anno nel 2021-2022, che si riduce a 50.05 m/anno nel 2022-2023, con una diminuzione del 12.9%.
  • Interpretazione: La perdita di spessore significativa nel primo periodo è coerente con l’intenso scioglimento estivo del 2022, mentre la riduzione nel secondo periodo indica una diminuzione dell’ablazione. La velocità di flusso, tra le più alte registrate, riflette la posizione del palo in una zona dinamica del ghiacciaio, probabilmente vicina alla zona di accumulo, dove lo spessore e la pendenza favoriscono un flusso rapido. Il rallentamento osservato è attribuibile alla perdita di massa, che riduce la forza gravitazionale che guida il movimento del ghiaccio.

Palo 04 (2735-2730 m a.s.l.)

  • Variazione di spessore: La perdita di spessore è di 3.95 metri nel 2021-2022 e di 3.59 metri nel 2022-2023.
  • Velocità di flusso: La velocità di flusso è di 54.71 m/anno nel 2021-2022, riducendosi a 52.67 m/anno nel 2022-2023, con una diminuzione del 3.7%.
  • Interpretazione: Questo palo si trova a una quota (circa 2730 m) dove il testo indica velocità di circa 60 m/anno, un valore vicino a quello osservato. La perdita di spessore è significativa in entrambi i periodi, con una leggera riduzione nel secondo, mentre il rallentamento del flusso è minimo, suggerendo che questa zona del ghiacciaio mantiene una dinamica relativamente stabile nonostante la perdita di massa.

Palo 08 (2260-2250 m a.s.l.)

  • Variazione di spessore: La perdita di spessore è di 9.70 metri nel 2021-2022 e di 9.53 metri nel 2022-2023, i valori più alti tra tutti i pali.
  • Velocità di flusso: La velocità di flusso è di 8.84 m/anno nel 2021-2022, riducendosi a 7.02 m/anno nel 2022-2023, con una diminuzione del 20.6%.
  • Interpretazione: La perdita di spessore eccezionalmente alta indica un’ablazione intensa a quote basse, dove l’esposizione alle temperature estive è maggiore e la copertura nevosa è minima. La velocità di flusso, già bassa, diminuisce significativamente, riflettendo la riduzione dello spessore e della forza gravitazionale.

Palo 09 (2210 m a.s.l.)

  • Variazione di spessore: La perdita di spessore è di 8.68 metri nel 2021-2022.
  • Velocità di flusso: La velocità di flusso è di 5.87 m/anno nel 2021-2022.
  • Interpretazione: Questo palo, probabilmente il più basso, è stato abbandonato dopo il primo periodo a causa del ritiro della fronte glaciale. La velocità di flusso di 5.87 m/anno è coerente con il valore di circa 6 m/anno indicato nel testo per la lingua glaciale, una zona caratterizzata da un flusso lento e da un’ablazione intensa.

Tendenze Generali e Confronto Spaziale

I dati della tabella 5.6 evidenziano una chiara variabilità altitudinale nella dinamica glaciale del Rhonegletscher:

  • Variazione di spessore: Tutti i pali mostrano una perdita di spessore, con valori più alti nel 2021-2022 (da -3.88 m a -9.70 m) rispetto al 2022-2023 (da -0.97 m a -9.53 m), tranne per il palo 06, dove la perdita aumenta leggermente nel secondo periodo (-5.30 m a -5.74 m). La perdita di spessore è più marcata a quote basse (pali 07, 08, 09, 13), con valori che superano gli 8-9 metri, indicando un’ablazione intensa nella zona di ablazione, dove le temperature estive sono più elevate e la copertura nevosa è minima. A quote più alte (pali 01, 02, 04, 05, 12), la perdita di spessore è generalmente inferiore, riflettendo una maggiore protezione dall’ablazione grazie a temperature più basse e a una possibile maggiore accumulazione di neve.
  • Velocità di flusso: La velocità di flusso varia da 5.87 m/anno (palo 09, lingua glaciale) a 57.45 m/anno (palo 02, 3125 m a.s.l.), confermando il range di 6-60 m/anno indicato nel testo. I pali a quote più alte (02, 04, 05, 12), tra 2590 e 3125 m a.s.l., mostrano velocità elevate (50-57 m/anno), mentre quelli a quote basse (08, 09, 13), tra 2210 e 2290 m a.s.l., hanno velocità inferiori (5-11 m/anno). La velocità diminuisce in tutti i siti nel 2022-2023, con riduzioni che variano dal 3.1% (palo 12) al 23.3% (palo 13), riflettendo la perdita di massa e la conseguente riduzione della forza gravitazionale che guida il flusso.
  • Gradiente altitudinale: La velocità di flusso aumenta con l’altitudine, un fenomeno tipico dei ghiacciai alpini, dove le zone superiori, caratterizzate da maggiore spessore e pendenza, mostrano un flusso più rapido. Questo gradiente è evidente nel confronto tra i pali 02, 04 e 05 (50-57 m/anno) e i pali 08, 09 e 13 (5-11 m/anno), e conferma le osservazioni del testo, che riportano velocità di circa 60 m/anno a 2700-3100 m a.s.l. e di circa 6 m/anno sulla lingua glaciale.

Contesto Climatico e Implicazioni Glaciologiche

I dati della tabella 5.6 confermano il ritiro significativo del Rhonegletscher, con una perdita di spessore rilevante, soprattutto nel periodo 2021-2022, a causa dell’intenso scioglimento estivo del 2022. Questo episodio di ablazione eccezionale si inserisce nel contesto di un’estate caratterizzata da temperature record in Europa, con ondate di calore che hanno amplificato la fusione dei ghiacciai alpini. La riduzione dello scioglimento nel 2022-2023, con perdite di spessore generalmente inferiori, potrebbe riflettere una variabilità interannuale delle condizioni climatiche, con un’estate 2023 meno estrema rispetto alla precedente. Tuttavia, questa riduzione non inverte la tendenza generale di deglaciazione, che si colloca nel più ampio contesto del ritiro dei ghiacciai alpini indotto dal cambiamento climatico. Studi recenti indicano che i ghiacciai delle Alpi hanno perso circa il 50% del loro volume dal 1900, con un’accelerazione significativa negli ultimi decenni a causa dell’aumento delle temperature globali e della diminuzione delle precipitazioni nevose.
La diminuzione della velocità di flusso in tutti i siti è coerente con un ghiacciaio che perde massa: un ghiaccio più sottile esercita una pressione minore sul substrato, riducendo la forza gravitazionale che guida il movimento, secondo la legge di flusso del ghiaccio (legge di Glen), che descrive la velocità di deformazione del ghiaccio come proporzionale alla quarta potenza dello spessore. Inoltre, la riduzione della velocità potrebbe essere influenzata da cambiamenti nelle condizioni idrologiche alla base del ghiacciaio, come una diminuzione dell’acqua di fusione che riduce la lubrificazione al contatto con il substrato roccioso, un fenomeno particolarmente rilevante durante i periodi di ablazione intensa.

Implicazioni Scientifiche e Applicative

Dal punto di vista scientifico, i dati forniscono informazioni preziose per modellare l’evoluzione futura del ghiacciaio Rhonegletscher e per comprendere meglio la risposta dei ghiacciai alpini alle forzanti climatiche. La perdita di spessore e il rallentamento del flusso osservati sono indicatori chiave del disequilibrio del ghiacciaio, che sta perdendo massa a un ritmo superiore a quello di accumulazione, un fenomeno tipico dei ghiacciai alpini in un contesto di riscaldamento globale. Questi dati possono essere utilizzati per calibrare modelli glaciologici, come i modelli di flusso del ghiaccio o i modelli di bilancio di massa, al fine di prevedere il ritiro futuro del ghiacciaio e il suo impatto sull’idrologia regionale. Inoltre, la variabilità spaziale osservata lungo il transetto longitudinale offre un’opportunità per approfondire la dinamica glaciale in diverse zone del ghiacciaio, contribuendo a una comprensione più completa dei processi che governano l’evoluzione dei ghiacciai in ambienti montani.
Dal punto di vista applicativo, i risultati hanno implicazioni significative per la gestione delle risorse idriche nella regione, in particolare per la produzione di energia idroelettrica, che dipende dal flusso di acqua di fusione glaciale. La perdita di massa del ghiacciaio potrebbe ridurre la disponibilità di acqua a lungo termine, con conseguenze sulla produzione energetica e sulla gestione delle risorse idriche. In particolare, la riduzione del flusso di acqua di fusione potrebbe richiedere strategie di adattamento, come l’ottimizzazione della gestione dei serbatoi o la diversificazione delle fonti energetiche, per garantire la sostenibilità delle attività economiche e la resilienza degli ecosistemi alpini. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio potrebbe avere impatti ambientali più ampi, come l’aumento del rischio di instabilità dei versanti e la perdita di habitat per le specie alpine dipendenti dagli ambienti glaciali.

Conclusioni e Prospettive Future

Le misurazioni condotte sul ghiacciaio Rhonegletscher tra il 2021 e il 2023 evidenziano una chiara tendenza al ritiro, con una perdita di spessore significativa e un rallentamento del flusso glaciale, in particolare nella zona di ablazione. Questi risultati sottolineano l’impatto delle condizioni climatiche estreme, come l’estate 2022, sulla dinamica glaciale, e confermano la vulnerabilità dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico. La variabilità spaziale osservata tra i siti di monitoraggio evidenzia la complessità delle dinamiche glaciali e la necessità di un monitoraggio continuo per comprendere appieno i processi in atto.
In prospettiva, ulteriori studi potrebbero integrare questi dati con misurazioni geofisiche, come il rilevamento dello spessore del ghiaccio tramite radar, o con analisi climatiche più dettagliate, per quantificare meglio l’impatto delle forzanti climatiche sul bilancio di massa del ghiacciaio. Inoltre, l’espansione della rete di monitoraggio, con l’aggiunta di nuovi siti in diverse zone del ghiacciaio, potrebbe fornire un quadro più completo della variabilità spaziale e temporale delle dinamiche glaciali, contribuendo a migliorare le previsioni sull’evoluzione futura del Rhonegletscher e dei suoi impatti ambientali e socioeconomici.

Analisi Temporale delle Dinamiche Glaciali del Rhonegletscher: Evoluzione della Velocità di Flusso Superficiale e della Variazione di Spessore (2005-2023)

La figura 5.6 presenta due grafici che illustrano l’evoluzione temporale di due parametri fondamentali del ghiacciaio Rhonegletscher, un ghiacciaio alpino di rilevante interesse scientifico situato nelle Alpi svizzere: la velocità di flusso orizzontale superficiale (grafico superiore) e la variazione cumulativa di spessore del ghiaccio (grafico inferiore). Le misurazioni sono state effettuate in corrispondenza di sette pali di riferimento selezionati (stake 01, 03, 05, 07, 08, 09, 12), distribuiti lungo un transetto longitudinale del ghiacciaio, nel periodo compreso tra il 2005 e il 2023. I dati sono rappresentati come serie temporali, con l’area grigia evidenziata che delimita gli anni del rapporto corrente (2021-2023), corrispondenti alle campagne di rilevamento più recenti. Di seguito, analizziamo i grafici in dettaglio, interpretando le tendenze osservate e contestualizzandole nel più ampio quadro della glaciologia alpina e delle forzanti climatiche globali.

Descrizione e Struttura dei Grafici

Grafico Superiore: Velocità di Flusso Superficiale

Il grafico superiore rappresenta l’evoluzione della velocità di flusso orizzontale superficiale del ghiaccio, un indicatore chiave della dinamica glaciale, che riflette la risposta del ghiacciaio alle variazioni di massa, alla pendenza e alle condizioni ambientali.

  • Asse Y: Velocità di flusso, espressa in metri per anno (m a⁻¹), con valori che variano da 0 a 80 m a⁻¹.
  • Asse X: Anni, dal 2005 al 2023, coprendo un intervallo di 18 anni.
  • Serie Temporali: Ogni linea rappresenta un palo di riferimento (01, 03, 05, 07, 08, 09, 12), identificato da un simbolo distintivo (ad esempio, triangoli per il palo 05, cerchi per il palo 07, quadrati per il palo 12, ecc.).
  • Area Grigia: Evidenzia il periodo 2021-2023, corrispondente agli anni del rapporto corrente, durante i quali sono state condotte le campagne di rilevamento più recenti.

Grafico Inferiore: Variazione di Spessore

Il grafico inferiore mostra la variazione cumulativa dello spessore del ghiaccio, un parametro che quantifica la perdita o l’accumulo di massa glaciale nel tempo, riflettendo il bilancio di massa del ghiacciaio.

  • Asse Y: Variazione di spessore, espressa in metri (m), con valori che variano da 0 a -80 m. Valori negativi indicano una perdita di spessore (ablazione), mentre valori positivi indicherebbero un accumulo (non osservato in questo caso).
  • Asse X: Anni, dal 2005 al 2023, con la stessa scala temporale del grafico superiore.
  • Serie Temporali: Le linee rappresentano gli stessi pali di riferimento del grafico superiore, con i medesimi simboli per una facile identificazione.
  • Area Grigia: Evidenzia il periodo 2021-2023, in linea con il grafico superiore.

Analisi del Grafico Superiore: Velocità di Flusso Superficiale

Il grafico superiore mostra l’evoluzione della velocità di flusso superficiale del ghiacciaio Rhonegletscher nei diversi siti di monitoraggio dal 2005 al 2023, evidenziando una chiara variabilità spaziale e temporale.

  • Variabilità Altitudinale: Le velocità di flusso variano significativamente tra i pali, riflettendo la loro posizione altitudinale sul ghiacciaio. I pali a quote più alte, come il palo 05 (2590 m a.s.l., rappresentato da triangoli) e il palo 12 (2835 m a.s.l., rappresentato da quadrati), mostrano velocità più elevate, con valori che oscillano tra 50 e 60 m a⁻¹ nel 2005, in linea con quanto riportato nel testo (circa 60 m a⁻¹ a 2700-3100 m a.s.l.). Al contrario, i pali a quote più basse, come il palo 09 (2210 m a.s.l., rappresentato da croci) e il palo 08 (2260 m a.s.l., rappresentato da cerchi pieni), mostrano velocità molto inferiori, con valori che si attestano intorno a 5-10 m a⁻¹, coerenti con il valore di circa 6 m a⁻¹ indicato per la lingua glaciale. Questa variabilità altitudinale è tipica dei ghiacciai alpini, dove le zone superiori, caratterizzate da maggiore spessore e pendenza, mostrano un flusso più rapido, mentre le zone inferiori, più sottili e soggette a scioglimento, tendono a rallentare.
  • Tendenza Temporale: Tutte le serie temporali mostrano una tendenza generale al rallentamento della velocità di flusso nel periodo 2005-2023. Ad esempio, il palo 05, che parte da circa 60 m a⁻¹ nel 2005, scende a circa 50 m a⁻¹ nel 2023, con una riduzione di circa il 16%. Il palo 09, con una velocità iniziale di circa 10 m a⁻¹, si riduce a circa 5 m a⁻¹ prima di essere abbandonato nel 2022. Questa tendenza al rallentamento è più marcata nei pali a quote basse (08, 09), dove la velocità diminuisce di circa il 20-30% nel periodo considerato, rispetto ai pali a quote più alte (05, 12), dove la riduzione è più graduale (10-15%). Nel periodo 2021-2023 (area grigia), il rallentamento continua, con fluttuazioni minori che potrebbero riflettere variazioni interannuali delle condizioni climatiche o idrologiche.
  • Fluttuazioni Interannuali: Le serie temporali mostrano fluttuazioni interannuali, con picchi e cali che potrebbero essere legati a variazioni stagionali delle temperature, delle precipitazioni nevose o della presenza di acqua di fusione alla base del ghiacciaio. Ad esempio, il palo 05 mostra un picco intorno al 2010, seguito da un calo graduale, mentre il palo 08 presenta fluttuazioni più marcate, con un calo significativo dopo il 2015.

Analisi del Grafico Inferiore: Variazione di Spessore

Il grafico inferiore rappresenta la variazione cumulativa dello spessore del ghiaccio dal 2005 al 2023, evidenziando una perdita di massa continua e significativa in tutti i siti di monitoraggio.

  • Perdita di Spessore Cumulativa: Tutte le serie temporali mostrano una tendenza negativa, con una perdita di spessore che aumenta nel tempo. I pali a quote più basse (08, 09) registrano le perdite più elevate, con valori che raggiungono circa -70 m (palo 08) e -80 m (palo 09) entro il 2023. I pali a quote più alte (05, 12) mostrano perdite minori, con valori che si attestano intorno a -40 m (palo 05) e -30 m (palo 12). Questa variabilità altitudinale riflette l’intensità dell’ablazione, che è maggiore nella zona di ablazione a quote basse, dove le temperature estive sono più elevate e la copertura nevosa è minima, rispetto alle zone superiori, dove l’ablazione è parzialmente mitigata da temperature più basse e da una maggiore accumulazione di neve.
  • Tasso di Perdita: La perdita di spessore è più rapida nei primi anni (2005-2015), con un tasso medio di circa 3-5 m/anno per i pali a quote basse (08, 09) e 2-3 m/anno per i pali a quote più alte (05, 12). Dopo il 2015, il tasso di perdita tende a rallentare leggermente, ma rimane significativo, con valori di circa 1-3 m/anno nel periodo 2021-2023 (area grigia). Questo rallentamento potrebbe essere attribuito a una riduzione della massa di ghiaccio disponibile per la fusione o a variazioni interannuali delle condizioni climatiche, come estati meno calde o una maggiore copertura nevosa.
  • Periodo 2021-2023: Nel periodo evidenziato (area grigia), la perdita di spessore continua, ma con un tasso più moderato rispetto agli anni precedenti. Ad esempio, il palo 08 perde circa 10 m in più tra il 2021 e il 2023, mentre il palo 05 perde circa 5 m, in linea con i valori riportati nella tabella 5.6 (ad esempio, -3.22 m per il palo 05 nel 2022-2023).

Contesto Climatico e Implicazioni Glaciologiche

I dati rappresentati nella figura 5.6 confermano il ritiro significativo del ghiacciaio Rhonegletscher, un processo che si inserisce nel più ampio contesto della deglaciazione delle Alpi, guidata dal riscaldamento globale e dall’aumento delle temperature estive. La perdita di spessore cumulativa, che raggiunge valori di -70/-80 m nei pali a quote basse, è indicativa di un bilancio di massa fortemente negativo, con un’ablazione che supera di gran lunga l’accumulo di neve. Questo disequilibrio è particolarmente evidente nel periodo 2005-2015, che coincide con un’accelerazione del riscaldamento globale e con estati eccezionalmente calde, come quella del 2003, che ha avuto un impatto significativo sui ghiacciai alpini.
La diminuzione della velocità di flusso in tutti i siti è coerente con la perdita di massa: un ghiaccio più sottile esercita una pressione minore sul substrato, riducendo la forza gravitazionale che guida il movimento, secondo la legge di flusso del ghiaccio (legge di Glen), che descrive la velocità di deformazione del ghiaccio come proporzionale alla quarta potenza dello spessore. Inoltre, la riduzione della velocità potrebbe essere influenzata da cambiamenti nelle condizioni idrologiche alla base del ghiacciaio, come una diminuzione dell’acqua di fusione che riduce la lubrificazione al contatto con il substrato roccioso, un fenomeno particolarmente rilevante durante i periodi di ablazione intensa. Nel periodo 2021-2023, il rallentamento del flusso e la perdita di spessore più moderata potrebbero riflettere una variabilità interannuale delle condizioni climatiche, con estati meno estreme rispetto a quelle degli anni precedenti, come l’estate 2022, che ha comunque contribuito a un’ablazione significativa.

Implicazioni Scientifiche e Applicative

Dal punto di vista scientifico, i dati della figura 5.6 forniscono informazioni preziose per modellare l’evoluzione futura del ghiacciaio Rhonegletscher e per comprendere meglio la risposta dei ghiacciai alpini alle forzanti climatiche. La perdita di spessore e il rallentamento del flusso osservati sono indicatori chiave del disequilibrio del ghiacciaio, che sta perdendo massa a un ritmo superiore a quello di accumulazione, un fenomeno tipico dei ghiacciai alpini in un contesto di riscaldamento globale. Questi dati possono essere utilizzati per calibrare modelli glaciologici, come i modelli di flusso del ghiaccio o i modelli di bilancio di massa, al fine di prevedere il ritiro futuro del ghiacciaio e il suo impatto sull’idrologia regionale. Inoltre, la variabilità spaziale osservata lungo il transetto longitudinale offre un’opportunità per approfondire la dinamica glaciale in diverse zone del ghiacciaio, contribuendo a una comprensione più completa dei processi che governano l’evoluzione dei ghiacciai in ambienti montani.
Dal punto di vista applicativo, i risultati hanno implicazioni significative per la gestione delle risorse idriche nella regione, in particolare per la produzione di energia idroelettrica, che dipende dal flusso di acqua di fusione glaciale. La perdita di massa del ghiacciaio potrebbe ridurre la disponibilità di acqua a lungo termine, con conseguenze sulla produzione energetica e sulla gestione delle risorse idriche. In particolare, la riduzione del flusso di acqua di fusione potrebbe richiedere strategie di adattamento, come l’ottimizzazione della gestione dei serbatoi o la diversificazione delle fonti energetiche, per garantire la sostenibilità delle attività economiche e la resilienza degli ecosistemi alpini. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio potrebbe avere impatti ambientali più ampi, come l’aumento del rischio di instabilità dei versanti e la perdita di habitat per le specie alpine dipendenti dagli ambienti glaciali.

Conclusioni e Prospettive Future

La figura 5.6 evidenzia una chiara tendenza al ritiro del ghiacciaio Rhonegletscher, con una perdita di spessore significativa e un rallentamento del flusso glaciale nel periodo 2005-2023. Questi risultati sottolineano l’impatto del cambiamento climatico sulla dinamica glaciale, con un’accelerazione della deglaciazione nelle zone di ablazione e un rallentamento del flusso in tutte le zone del ghiacciaio. La variabilità spaziale osservata tra i siti di monitoraggio evidenzia la complessità delle dinamiche glaciali e la necessità di un monitoraggio continuo per comprendere appieno i processi in atto.
In prospettiva, ulteriori studi potrebbero integrare questi dati con misurazioni geofisiche, come il rilevamento dello spessore del ghiaccio tramite radar, o con analisi climatiche più dettagliate, per quantificare meglio l’impatto delle forzanti climatiche sul bilancio di massa del ghiacciaio. Inoltre, l’espansione della rete di monitoraggio, con l’aggiunta di nuovi siti in diverse zone del ghiacciaio, potrebbe fornire un quadro più completo della variabilità spaziale e temporale delle dinamiche glaciali, contribuendo a migliorare le previsioni sull’evoluzione futura del Rhonegletscher e dei suoi impatti ambientali e socioeconomici.

5.8 Il Ghiacciaio Schwarzberggletscher: Dinamiche Glaciali e Studi a Lungo Termine
Introduzione
Le prime misurazioni sistematiche della velocità del flusso di ghiaccio sul ghiacciaio Schwarzberggletscher, situato in una regione alpina di rilevante interesse scientifico e pratico, risalgono al 1955, come documentato negli studi condotti dal VAW (Versuchsanstalt für Wasserbau, Hydrologie und Glaziologie) dell’ETH di Zurigo (VAW, 1999). In tale contesto storico, le indagini iniziali furono avviate con l’obiettivo primario di analizzare e quantificare il bilancio di massa del ghiacciaio, un parametro fondamentale per la progettazione e la successiva costruzione del serbatoio di Mattmark, destinato alla produzione di energia idroelettrica. A tal fine, venne istituita una rete di monitoraggio composta da sette pali di misurazione strategicamente posizionati sulla superficie glaciale, che consentivano di raccogliere dati dettagliati sulla dinamica del ghiaccio (VAW, 1999). Tuttavia, a partire dal 1967, per ragioni non specificate ma presumibilmente legate a una razionalizzazione delle risorse o a un cambiamento nelle priorità scientifiche, la rete di osservazione fu significativamente ridotta, limitandosi a soli due pali di rilevamento. Attualmente, le attività di monitoraggio proseguono su una rete ricalibrata composta da tre pali selezionati, come illustrato nella Figura 4.44 del rapporto. Queste misurazioni rientrano nel quadro di un programma di ricerca a lungo termine condotto dal VAW/ETHZ in collaborazione con la compagnia idroelettrica di Mattmark (VAW, 2024). Oltre alla determinazione della velocità del flusso di ghiaccio, un aspetto centrale delle indagini riguarda la misurazione annuale del bilancio di massa, i cui risultati sono dettagliatamente riportati nella Tabella 4.30. Questo approccio integrato consente di ottenere una visione completa delle variazioni volumetriche e dinamiche del ghiacciaio, contribuendo sia alla comprensione dei processi glaciologici sia alla gestione sostenibile delle risorse idriche nella regione.

Indagini sul Campo negli Anni 2021/22 e 2022/23: Metodologia e Risultati
Le campagne di rilevamento sul campo relative ai periodi di osservazione 2021/22 e 2022/23 sono state condotte rispettivamente il 6 settembre 2022 e il 5 settembre 2023, seguendo un protocollo operativo consolidato. Durante ciascuna di queste sessioni di lavoro, tutti i pali di misurazione presenti sulla superficie del ghiacciaio sono stati individuati con precisione, sottoposti a rilievi dettagliati e, ove necessario, riposizionati nelle loro coordinate iniziali per garantire la continuità dei dati nel tempo. La localizzazione spaziale dei pali è stata determinata mediante l’impiego di tecniche avanzate di GNSS (Global Navigation Satellite System) differenziale, un metodo che permette di ottenere coordinate estremamente accurate grazie al confronto con una stazione di riferimento locale fissa. I risultati derivanti da queste misurazioni, che includono sia la velocità del flusso orizzontale del ghiaccio sia le variazioni nello spessore della massa glaciale, sono stati raccolti e organizzati nella Tabella 5.7, offrendo una base quantitativa solida per l’analisi delle dinamiche glaciali.
Le velocità annuali registrate nei due periodi di osservazione mostrano una significativa variabilità, con valori compresi tra un minimo di 1,5 metri all’anno e un massimo di 8,5 metri all’anno. Tali valori, relativamente modesti, trovano una spiegazione nella conformazione fisica del ghiacciaio, caratterizzato da uno spessore del ghiaccio limitato e da una pendenza superficiale generalmente poco pronunciata, fattori che influenzano direttamente la velocità di scorrimento. Un elemento di particolare rilievo emerso dai dati più recenti è la straordinaria riduzione della velocità del flusso di ghiaccio osservata negli ultimi due periodi di misurazione. Questa diminuzione, che in alcuni punti ha raggiunto i due terzi rispetto ai valori precedenti, rappresenta il cambiamento relativo più marcato tra tutte le serie di misurazioni riportate nel presente rapporto. Tale fenomeno si inserisce in un trend di lungo periodo che evidenzia una progressiva decelerazione del movimento glaciale, accompagnata da un costante abbassamento della superficie del ghiaccio. Questa tendenza riflette con ogni probabilità l’impatto combinato di fattori climatici, come l’aumento delle temperature medie e la riduzione delle precipitazioni nevose, e di processi fisici interni al ghiacciaio, come la diminuzione della pressione esercitata dalla massa sovrastante. In sintesi, i dati raccolti sullo Schwarzberggletscher confermano una traiettoria evolutiva coerente con il più ampio contesto di ritiro e degrado dei ghiacciai alpini, offrendo spunti preziosi per la modellazione glaciologica e per la pianificazione delle risorse idriche in un’epoca di cambiamenti ambientali accelerati.

Analisi Dettagliata dei Dati della Tabella 5.7: Dinamiche del Flusso Superficiale e Variazioni di Spessore del Ghiacciaio Schwarzberggletscher

La Tabella 5.7 presenta un dataset di misurazioni glaciologiche condotte sul ghiacciaio Schwarzberggletscher, un corpo glaciale alpino monitorato nell’ambito di un programma di ricerca a lungo termine gestito dal VAW/ETHZ per la compagnia idroelettrica di Mattmark. Le misurazioni, effettuate su tre pali di rilevamento identificati come 120, 123 e 124, coprono due periodi annuali consecutivi: il primo dal 2 settembre 2021 al 6 settembre 2022 e il secondo dal 6 settembre 2022 al 5 settembre 2023. I dati riportati includono le coordinate spaziali dei pali, la variazione di spessore del ghiaccio (espressa in metri) e la velocità media annua del flusso superficiale (espressa in metri per anno, m a⁻¹). Questa analisi si propone di esaminare in dettaglio i risultati, evidenziando le tendenze, le variazioni interannuali e le implicazioni glaciologiche di tali osservazioni, con particolare attenzione alla relazione tra i parametri misurati e il contesto ambientale del ghiacciaio.


Struttura e Parametri della Tabella

La Tabella 5.7 è strutturata in modo da fornire un quadro completo delle dinamiche glaciali in corrispondenza dei tre pali di misurazione. Le colonne riportano i seguenti parametri:

  • Stake (Palo): Identificativo numerico del palo di misurazione (120, 123, 124), che rappresenta un punto di riferimento fisso sulla superficie del ghiacciaio.
  • Period (Periodo): Intervallo temporale delle misurazioni, suddiviso in data di inizio (Start) e data di fine (End), che copre approssimativamente un anno per ciascun periodo.
  • Coordinates (Coordinate, in m / m / m a.s.l.): Coordinate spaziali dei pali in un sistema di riferimento locale, espresse come X / Y / Z, dove X e Y rappresentano le coordinate planimetriche (in metri) e Z l’altitudine sopra il livello del mare (in metri a.s.l.). Queste coordinate consentono di monitorare eventuali variazioni altimetriche legate alla perdita di spessore del ghiaccio.
  • Thickness change (Cambiamento di spessore, in m): Variazione dello spessore del ghiaccio nel periodo considerato, calcolata come differenza tra l’altezza del ghiaccio all’inizio e alla fine del periodo. Valori negativi indicano una perdita di spessore, ovvero un assottigliamento del ghiacciaio, generalmente attribuibile a processi di fusione o sublimazione.
  • Velocity (Velocità, in m a⁻¹): Velocità media annua del flusso superficiale del ghiaccio, calcolata sulla base dello spostamento orizzontale del palo nel periodo di osservazione e normalizzata su base annuale (metri per anno). Questo parametro riflette la dinamica di scorrimento del ghiacciaio, influenzata da fattori come lo spessore del ghiaccio, la pendenza del terreno e le condizioni climatiche.

Le misurazioni sono state effettuate utilizzando tecniche di GNSS differenziale, un metodo che garantisce un’elevata precisione nella determinazione delle coordinate spaziali, essenziale per rilevare spostamenti e variazioni altimetriche su scale ridotte.


Analisi Dettagliata dei Dati per Ciascun Palo

Palo 120: Dinamiche di Flusso e Variazioni di Spessore

Il palo 120 è posizionato a una quota iniziale di 2840 m a.s.l. nel 2021, con coordinate planimetriche di 638320 / 96220 (X / Y). Le misurazioni relative a questo palo mostrano una chiara evoluzione delle condizioni glaciologiche nei due periodi considerati:

  • Periodo 2021-2022 (02.09.2021 – 06.09.2022): Durante questo intervallo, il ghiacciaio ha subito una perdita di spessore pari a -5,58 m, indicando un significativo assottigliamento della massa glaciale. La velocità del flusso superficiale è stata di 6,87 m a⁻¹, un valore che riflette una dinamica di scorrimento moderata, coerente con le caratteristiche del ghiacciaio, che presenta uno spessore limitato e una pendenza generalmente dolce.
  • Periodo 2022-2023 (06.09.2022 – 05.09.2023): Nel secondo periodo, l’altitudine del palo è scesa a 2835 m a.s.l., coerentemente con la perdita di spessore accumulata. La variazione di spessore si è ridotta a -3,85 m, suggerendo una diminuzione del tasso di fusione rispetto al periodo precedente. Parallelamente, la velocità del flusso è diminuita a 3,64 m a⁻¹, registrando una riduzione del 47% rispetto al valore dell’anno precedente (da 6,87 a 3,64 m a⁻¹). Questa decelerazione è indicativa di una riduzione della pressione interna del ghiaccio, probabilmente dovuta alla perdita di massa, e di un possibile cambiamento nelle condizioni di scorrimento basale.

Interpretazione: I dati del palo 120 evidenziano una tendenza al rallentamento del flusso glaciale, accompagnata da una riduzione della perdita di spessore. La diminuzione del tasso di assottigliamento potrebbe essere legata a condizioni climatiche meno favorevoli alla fusione nel secondo periodo, come temperature estive più miti o una maggiore copertura nevosa che ha protetto il ghiaccio dall’ablazione. Tuttavia, la significativa riduzione della velocità suggerisce che il ghiacciaio sta rispondendo a una perdita di massa complessiva, con una conseguente diminuzione della forza gravitativa che guida il flusso.

Palo 123: Decelerazione Marcata e Perdita di Spessore

Il palo 123, situato a una quota iniziale di 2750 m a.s.l. con coordinate 638525 / 96730, mostra una dinamica glaciale particolarmente interessante, caratterizzata da una decelerazione estrema:

  • Periodo 2021-2022 (02.09.2021 – 06.09.2022): La perdita di spessore in questo periodo è stata di -5,93 m, il valore più alto tra tutti i pali e periodi, indicando un’intensa ablazione in questa zona del ghiacciaio. La velocità del flusso è stata di 4,39 m a⁻¹, un valore relativamente basso rispetto agli altri pali, ma comunque indicativo di un flusso attivo.
  • Periodo 2022-2023 (06.09.2022 – 05.09.2023): L’altitudine del palo è scesa a 2745 m a.s.l., riflettendo la perdita di spessore accumulata. La variazione di spessore si è ridotta a -4,57 m, un valore ancora significativo ma inferiore rispetto al periodo precedente. La velocità del flusso, tuttavia, ha subito una drastica riduzione, scendendo a 1,52 m a⁻¹, con una diminuzione del 65% rispetto al valore dell’anno precedente (da 4,39 a 1,52 m a⁻¹). Questo calo rappresenta la decelerazione più marcata tra tutti i pali, in linea con quanto riportato nel testo, che descrive una riduzione della velocità fino a due terzi.

Interpretazione: Il palo 123 si trova probabilmente in una zona del ghiacciaio caratterizzata da uno spessore del ghiaccio particolarmente ridotto e da una pendenza minima, fattori che limitano il flusso e lo rendono più sensibile alla perdita di massa. La velocità di 1,52 m a⁻¹ nel secondo periodo è estremamente bassa, suggerendo che questa porzione del ghiacciaio è quasi stagnante. La riduzione della perdita di spessore nel secondo periodo potrebbe indicare una diminuzione dell’ablazione, ma il forte rallentamento del flusso è un segnale preoccupante di degrado glaciale, con una possibile transizione verso uno stato di equilibrio statico in cui il movimento del ghiaccio è minimo.

Palo 124: Flusso Relativamente Stabile e Minore Assottigliamento

Il palo 124, posizionato a una quota iniziale di 2975 m a.s.l. con coordinate 638062 / 95212, si trova a un’altitudine maggiore rispetto agli altri pali, il che potrebbe influenzare le sue dinamiche:

  • Periodo 2021-2022 (02.09.2021 – 06.09.2022): La perdita di spessore è stata di -4,36 m, un valore inferiore rispetto agli altri pali, suggerendo una minore ablazione in questa zona, forse a causa di una maggiore altitudine e di temperature più basse. La velocità del flusso è stata di 8,46 m a⁻¹, il valore più alto tra tutti i pali e periodi, indicando una dinamica di scorrimento più attiva.
  • Periodo 2022-2023 (06.09.2022 – 05.09.2023): L’altitudine del palo è scesa a 2970 m a.s.l., coerentemente con la perdita di spessore. La variazione di spessore si è ridotta a -2,40 m, il valore più basso tra tutti i pali e periodi, indicando un’ablazione significativamente ridotta. La velocità del flusso è diminuita a 5,43 m a⁻¹, con una riduzione del 36% rispetto al periodo precedente (da 8,46 a 5,43 m a⁻¹), la decelerazione meno pronunciata tra i tre pali.

Interpretazione: Il palo 124 mostra una dinamica di flusso più stabile rispetto agli altri, con una velocità che rimane relativamente alta (5,43 m a⁻¹ nel secondo periodo) e una perdita di spessore ridotta. La maggiore altitudine potrebbe aver protetto questa zona del ghiacciaio da un’ablazione intensa, mentre la velocità più alta suggerisce che il palo si trova in una porzione del ghiacciaio con una pendenza leggermente più marcata o uno spessore del ghiaccio più consistente, che favorisce un flusso più rapido. La riduzione della velocità, sebbene significativa, è meno drastica rispetto agli altri pali, indicando una maggiore resilienza di questa zona alle condizioni di degrado glaciale.


Tendenze Generali e Implicazioni Glaciologiche

1. Decelerazione del Flusso Superficiale

I dati evidenziano una tendenza generalizzata alla decelerazione del flusso glaciale in tutti i pali, con riduzioni della velocità che variano tra il 36% e il 65%:

  • Palo 120: -47% (da 6,87 a 3,64 m a⁻¹).
  • Palo 123: -65% (da 4,39 a 1,52 m a⁻¹).
  • Palo 124: -36% (da 8,46 a 5,43 m a⁻¹). La riduzione più marcata si osserva al palo 123, dove la velocità è scesa a un valore prossimo alla stasi (1,52 m a⁻¹), un fenomeno che potrebbe essere indicativo di un collasso dinamico in quella porzione del ghiacciaio. Questa tendenza è coerente con quanto riportato nel testo, che descrive una diminuzione della velocità fino a due terzi, attribuibile a fattori come lo spessore limitato del ghiaccio, la pendenza dolce e la perdita di massa complessiva. La decelerazione del flusso è un segnale tipico di un ghiacciaio in ritiro, in cui la riduzione della pressione interna, dovuta alla perdita di spessore, si traduce in una minore forza gravitativa che guida il movimento del ghiaccio.

2. Perdita di Spessore e Ablazione

La perdita di spessore è un fenomeno costante in tutti i pali e periodi, con valori che variano tra -2,40 m e -5,93 m. Tuttavia, si osserva una riduzione dell’assottigliamento nel secondo periodo:

  • Palo 120: da -5,58 m a -3,85 m.
  • Palo 123: da -5,93 m a -4,57 m.
  • Palo 124: da -4,36 m a -2,40 m. Questa diminuzione del tasso di ablazione potrebbe essere legata a condizioni climatiche più favorevoli nel periodo 2022-2023, come temperature estive meno elevate, una maggiore copertura nevosa o una riduzione dell’esposizione del ghiaccio a causa di detriti superficiali. Tuttavia, la perdita di spessore rimane significativa, con valori cumulativi che indicano un ritiro verticale del ghiacciaio di diversi metri in pochi anni, un fenomeno che contribuisce alla riduzione del volume complessivo del ghiaccio e alla diminuzione della capacità del ghiacciaio di alimentare i sistemi idrici a valle.

3. Relazione tra Velocità e Spessore

Esiste una chiara correlazione tra la riduzione della velocità del flusso e la perdita di spessore. La diminuzione dello spessore del ghiaccio riduce la pressione interna e la forza gravitativa che spingono il ghiaccio a scorrere, portando a una decelerazione del flusso. Inoltre, la perdita di massa nelle zone di accumulo limita l’apporto di ghiaccio verso le zone di ablazione, contribuendo ulteriormente al rallentamento. Il palo 124, con la velocità più alta e la perdita di spessore più bassa, sembra essere in una zona del ghiacciaio con una dinamica di flusso più attiva, forse a causa di una pendenza maggiore o di uno spessore del ghiaccio più consistente. Al contrario, il palo 123, con la velocità più bassa e una perdita di spessore elevata, potrebbe trovarsi in una zona di transizione verso uno stato di stasi, dove il flusso è quasi completamente arrestato.

4. Confronto con il Testo

Il testo riporta che le velocità annuali variano tra 1,5 m a⁻¹ e 8,5 m a⁻¹, un intervallo confermato dai dati della tabella (1,52 m a⁻¹ per il palo 123 nel 2022-2023 e 8,46 m a⁻¹ per il palo 124 nel 2021-2022). Inoltre, il testo evidenzia una “straordinaria” riduzione della velocità del flusso, fino a due terzi, e i dati del palo 123 (riduzione del 65%) confermano questa affermazione. La tendenza generale di decelerazione e abbassamento della superficie del ghiaccio, descritta nel testo come parte di un trend a lungo termine, è chiaramente visibile nei dati, con implicazioni significative per la stabilità del ghiacciaio e per la gestione delle risorse idriche nella regione.


Implicazioni Scientifiche e Prospettive Future

I dati della Tabella 5.7 forniscono un quadro dettagliato delle dinamiche in atto sul ghiacciaio Schwarzberggletscher, evidenziando un processo di degrado glaciale accelerato, caratterizzato da una significativa perdita di spessore e da una decelerazione del flusso superficiale. Questi fenomeni sono coerenti con il più ampio contesto di riscaldamento globale, che sta causando un ritiro generalizzato dei ghiacciai alpini. La riduzione della velocità del flusso, in particolare, è un indicatore critico della perdita di vitalità del ghiacciaio, con alcune zone (come quella del palo 123) che mostrano segni di stasi imminente. La diminuzione del tasso di ablazione nel secondo periodo potrebbe essere un segnale di variabilità climatica a breve termine, ma non inverte la tendenza generale di ritiro.

Dal punto di vista pratico, questi dati hanno implicazioni dirette per la gestione delle risorse idriche nella regione, in quanto il ghiacciaio Schwarzberggletscher contribuisce al serbatoio di Mattmark, utilizzato per la produzione di energia idroelettrica. La perdita di massa glaciale e la riduzione del flusso potrebbero ridurre l’apporto di acqua di fusione nei periodi critici, con conseguenze per la produzione energetica e per l’ecosistema a valle. Dal punto di vista scientifico, le misurazioni forniscono un contributo prezioso per la modellazione glaciologica, consentendo di calibrare i modelli di flusso e di ablazione e di prevedere l’evoluzione futura del ghiacciaio in scenari di cambiamento climatico.

In conclusione, i dati della Tabella 5.7 confermano che il ghiacciaio Schwarzberggletscher sta subendo un processo di degrado significativo, con una decelerazione del flusso e una perdita di spessore che riflettono l’impatto combinato dei cambiamenti climatici e delle dinamiche interne del ghiacciaio. Questi risultati sottolineano l’importanza di un monitoraggio continuo e di un’analisi approfondita per comprendere e mitigare gli effetti del ritiro glaciale in un contesto alpino sempre più vulnerabile.

5.9 Il Ghiacciaio Silvrettagletscher: Monitoraggio a Lungo Termine delle Dinamiche Glaciali e del Bilancio di Massa
Introduzione
Il ghiacciaio Silvrettagletscher, situato in una regione alpina di grande interesse glaciologico, è oggetto di un programma di monitoraggio sistematico avviato nel 2003, con l’obiettivo di analizzare il bilancio di massa e le dinamiche di flusso superficiale. A partire da quell’anno, nell’ambito di questo programma (illustrato nella Figura 4.46 del presente rapporto), sono state condotte rilevazioni periodiche delle posizioni dei pali di misurazione installati sulla superficie del ghiacciaio, al fine di valutare con precisione la velocità del flusso superficiale del ghiaccio. Inizialmente, il monitoraggio si basava su una rete di 11 pali, un numero che è stato successivamente incrementato nel 2008 per migliorare la risoluzione spaziale delle misurazioni. Attualmente, la rete di osservazione comprende 16 pali, che vengono sottoposti a rilevamenti annuali con cadenza regolare. Questo ampliamento della rete ha permesso di ottenere un quadro più dettagliato delle variazioni spaziali e temporali delle dinamiche glaciali, contribuendo a una migliore comprensione dei processi che governano l’evoluzione del ghiacciaio. I dati relativi al bilancio di massa, che rappresentano un elemento centrale del programma di monitoraggio, sono stati elaborati e presentati in dettaglio nella Sezione 4.19 e nella Tabella 4.32 del presente rapporto. Questi dati, combinati con le misurazioni della velocità del flusso, forniscono un quadro integrato delle condizioni glaciologiche del Silvrettagletscher, con implicazioni sia scientifiche che pratiche per la gestione delle risorse idriche e la previsione dei cambiamenti ambientali nella regione.

Indagini sul Campo negli Anni 2021/22 e 2022/23: Metodologia e Risultati Preliminari
Le campagne di rilevamento condotte nei periodi 2021/22 e 2022/23 hanno riguardato la misurazione della velocità del flusso superficiale del ghiaccio su tutti i 16 pali della rete di monitoraggio. La prima campagna, relativa al periodo 2021/22, è stata effettuata l’11 e il 12 settembre 2022, durante la finestra temporale autunnale, che rappresenta il momento ideale per valutare le condizioni del ghiacciaio al termine della stagione di ablazione estiva. In questa occasione, tutti i pali sono stati localizzati con successo e sottoposti a rilevamenti dettagliati. La seconda campagna, relativa al periodo 2022/23, si è svolta il 17 e 18 settembre 2023, seguendo lo stesso protocollo operativo. Le posizioni dei pali sono state determinate utilizzando un sistema GNSS (Global Navigation Satellite System) differenziale in tempo reale ad alta precisione, una tecnologia che garantisce un’accuratezza centimetrica nella localizzazione spaziale, essenziale per il monitoraggio delle variazioni di posizione e altitudine su scale temporali annuali.
La gestione dei pali di misurazione segue un approccio differenziato: alcuni pali vengono riposizionati annualmente nella loro posizione iniziale per garantire la continuità delle misurazioni, mentre altri richiedono interventi di manutenzione solo ogni due anni, in base alle condizioni locali e al grado di spostamento subito. Questo approccio consente di ottimizzare le risorse operative, mantenendo al contempo un’elevata qualità dei dati raccolti. I risultati delle misurazioni, che includono la velocità annuale del flusso superficiale orizzontale e le variazioni dello spessore del ghiaccio, sono stati elaborati e organizzati nella Tabella 5.8, che rappresenta una sintesi quantitativa delle dinamiche glaciali osservate nei due periodi considerati.
Le velocità di flusso del ghiaccio registrate sul Silvrettagletscher si confermano generalmente basse, un fenomeno attribuibile a due fattori principali: lo spessore limitato del ghiaccio, che riduce la pressione interna e quindi la forza gravitativa che guida il movimento del ghiaccio, e le pendenze superficiali del ghiacciaio, che sono in media piuttosto dolci e non favoriscono un flusso rapido. Le velocità annuali misurate nei due periodi variano in un intervallo compreso tra meno di un metro all’anno e alcuni metri all’anno, riflettendo una dinamica di scorrimento lenta e una significativa variabilità spaziale all’interno del ghiacciaio. Un elemento di particolare interesse emerso dai dati è l’ulteriore diminuzione della velocità di flusso registrata nei periodi 2021/22 e 2022/23. Questa decelerazione si inserisce in una tendenza di lungo periodo, che vede una progressiva riduzione dello spessore del ghiaccio in tutti i siti monitorati negli ultimi due decenni. La perdita di spessore, che si traduce in una diminuzione della massa glaciale complessiva, ha un impatto diretto sulla dinamica del flusso, riducendo la capacità del ghiacciaio di scorrere sotto l’effetto della gravità.
Per fornire una visione più completa dell’evoluzione del Silvrettagletscher, la Figura 5.7 riporta i risultati della velocità annuale del flusso superficiale orizzontale e il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio a partire dal 2003, anno di inizio del programma di monitoraggio. Questi dati a lungo termine evidenziano una chiara traiettoria di degrado glaciale, con una riduzione progressiva sia della velocità di flusso che dello spessore del ghiaccio, in linea con le tendenze osservate in molti ghiacciai alpini nel contesto del riscaldamento globale. La combinazione di misurazioni annuali e analisi cumulative consente di valutare non solo le variazioni a breve termine, ma anche l’impatto complessivo dei cambiamenti climatici sul ghiacciaio, offrendo spunti preziosi per la modellazione glaciologica e per la pianificazione delle risorse idriche nella regione.

Conclusioni Preliminari e Prospettive
Le indagini condotte sul Silvrettagletscher nei periodi 2021/22 e 2022/23 confermano la tendenza al rallentamento del flusso glaciale e alla perdita di spessore, fenomeni che riflettono l’interazione tra fattori climatici, come l’aumento delle temperature medie e la riduzione delle precipitazioni nevose, e fattori glaciologici, come la conformazione del ghiacciaio e la sua limitata capacità di accumulo. La bassa velocità di flusso, combinata con la continua riduzione dello spessore, suggerisce che il Silvrettagletscher sta subendo un processo di degrado accelerato, con implicazioni significative per il suo ruolo ecologico e idrologico. Il monitoraggio a lungo termine, supportato da tecnologie avanzate come il GNSS differenziale, rimane essenziale per comprendere l’evoluzione di questo ghiacciaio e per prevedere i suoi futuri cambiamenti in un contesto di crescente pressione climatica.

Analisi Approfondita dei Dati della Tabella 5.8: Dinamiche Glaciali e Variazioni di Spessore del Ghiacciaio Silvrettagletscher nei Periodi 2021/22 e 2022/23

La Tabella 5.8 presenta un dataset dettagliato di misurazioni glaciologiche condotte sul ghiacciaio Silvrettagletscher, un corpo glaciale alpino monitorato nell’ambito di un programma di ricerca a lungo termine avviato nel 2003 dal VAW/ETHZ. Le misurazioni, effettuate su 16 pali di rilevamento (identificati con numeri da 01 a 18, con i numeri 09 e 14 assenti), coprono due periodi annuali consecutivi: il primo dal 17 settembre 2021 all’11 settembre 2022 e il secondo dall’11 settembre 2022 al 17 settembre 2023. I dati riportati includono le coordinate spaziali dei pali, la variazione di spessore del ghiaccio (espressa in metri) e la velocità media annua del flusso superficiale (espressa in metri per anno, m a⁻¹). Questa analisi si propone di esaminare in dettaglio i risultati, evidenziando le tendenze spaziali e temporali, le variazioni interannuali e le implicazioni glaciologiche di tali osservazioni, con particolare attenzione alla relazione tra i parametri misurati, l’altitudine dei pali e il contesto ambientale del ghiacciaio.


Struttura e Parametri della Tabella

La Tabella 5.8 è strutturata in modo da fornire un quadro completo delle dinamiche glaciali in corrispondenza dei 16 pali di misurazione. Le colonne riportano i seguenti parametri:

  • Stake (Palo): Identificativo numerico del palo di misurazione (01, 02, …, 18, con 09 e 14 mancanti), che rappresenta un punto di riferimento fisso sulla superficie del ghiacciaio.
  • Period (Periodo): Intervallo temporale delle misurazioni, suddiviso in data di inizio (Start) e data di fine (End), che copre approssimativamente un anno per ciascun periodo.
  • Coordinates (Coordinate, in m / m / m a.s.l.): Coordinate spaziali dei pali in un sistema di riferimento locale, espresse come X / Y / Z, dove X e Y rappresentano le coordinate planimetriche (in metri) e Z l’altitudine sopra il livello del mare (in metri a.s.l.). Queste coordinate consentono di monitorare eventuali variazioni altimetriche legate alla perdita di spessore del ghiaccio, anche se nella tabella l’altitudine riportata rimane costante tra i due periodi, il che potrebbe indicare un errore di trascrizione o una semplificazione dei dati.
  • Thickness change (Cambiamento di spessore, in m): Variazione dello spessore del ghiaccio nel periodo considerato, calcolata come differenza tra l’altezza del ghiaccio all’inizio e alla fine del periodo. Valori negativi indicano una perdita di spessore, ovvero un assottigliamento del ghiacciaio, generalmente attribuibile a processi di fusione, sublimazione o compattazione del ghiaccio.
  • Velocity (Velocità, in m a⁻¹): Velocità media annua del flusso superficiale del ghiaccio, calcolata sulla base dello spostamento orizzontale del palo nel periodo di osservazione e normalizzata su base annuale (metri per anno). Questo parametro riflette la dinamica di scorrimento del ghiacciaio, influenzata da fattori come lo spessore del ghiaccio, la pendenza del terreno, le condizioni di scorrimento basale e le variazioni climatiche.

Le misurazioni sono state effettuate utilizzando un sistema GNSS differenziale in tempo reale ad alta precisione, un metodo che garantisce un’accuratezza centimetrica nella determinazione delle coordinate spaziali, essenziale per rilevare spostamenti e variazioni altimetriche su scale ridotte. Questo approccio metodologico, descritto nel testo, sottolinea l’affidabilità dei dati raccolti e la loro idoneità per analisi glaciologiche di dettaglio.


Analisi Dettagliata dei Dati per Ciascun Palo

Palo 01: Dinamiche di Flusso a Quote Elevate

Il palo 01 è posizionato a una quota di 2970 m a.s.l., una delle altitudini più elevate tra i pali monitorati, con coordinate planimetriche di 801840 / 191729 (X / Y). Le misurazioni relative a questo palo mostrano una dinamica glaciale caratterizzata da un flusso estremamente lento:

  • Periodo 2021-2022 (17.09.2021 – 11.09.2022): Durante questo intervallo, il ghiacciaio ha subito una perdita di spessore pari a -3,42 m, indicando un’ablazione significativa, anche a questa quota elevata. La velocità del flusso superficiale è stata di 0,98 m a⁻¹, un valore molto basso che riflette le caratteristiche del ghiacciaio, descritte nel testo come avente uno spessore limitato e pendenze generalmente dolci.
  • Periodo 2022-2023 (11.09.2022 – 17.09.2023): La variazione di spessore si è ridotta a -2,69 m, suggerendo una diminuzione del tasso di fusione rispetto al periodo precedente. La velocità del flusso è ulteriormente diminuita a 0,60 m a⁻¹, registrando una riduzione del 39% rispetto al valore dell’anno precedente (da 0,98 a 0,60 m a⁻¹). Questo rallentamento è indicativo di una riduzione della pressione interna del ghiaccio, probabilmente dovuta alla perdita di massa accumulata.

Interpretazione: Il palo 01, situato a un’altitudine elevata, mostra una velocità di flusso prossima alla stasi, un fenomeno coerente con le condizioni di spessore limitato e pendenza dolce del ghiacciaio. La riduzione della perdita di spessore nel secondo periodo potrebbe essere legata a condizioni climatiche meno favorevoli alla fusione, come temperature estive più miti o una maggiore copertura nevosa che ha protetto il ghiaccio dall’ablazione. Tuttavia, la decelerazione del flusso suggerisce che anche a quote elevate il ghiacciaio sta subendo un processo di degrado, con una diminuzione della forza gravitativa che guida il movimento del ghiaccio.

Palo 02: Flusso Moderato e Variazioni di Spessore

Il palo 02, posizionato a 2945 m a.s.l. con coordinate 801927 / 192023, mostra una dinamica di flusso più attiva rispetto al palo 01:

  • Periodo 2021-2022: La perdita di spessore è stata di -3,55 m, un valore simile a quello del palo 01, indicando un’ablazione significativa. La velocità del flusso è stata di 3,63 m a⁻¹, un valore che denota un movimento più rapido rispetto al palo 01, probabilmente a causa di una pendenza leggermente più marcata o di uno spessore del ghiaccio maggiore in questa zona.
  • Periodo 2022-2023: La variazione di spessore si è ridotta a -2,79 m, mentre la velocità del flusso è scesa a 3,35 m a⁻¹, con una riduzione dell’8% rispetto al periodo precedente (da 3,63 a 3,35 m a⁻¹). Questa decelerazione, sebbene modesta, è coerente con la tendenza generale di rallentamento del flusso.

Interpretazione: Il palo 02 si trova in una zona del ghiacciaio con una dinamica di flusso più attiva rispetto al palo 01, ma mostra comunque una decelerazione, seppur lieve. La riduzione della perdita di spessore nel secondo periodo suggerisce una diminuzione dell’ablazione, che potrebbe essere legata a fattori climatici o a una maggiore protezione del ghiaccio da parte di detriti superficiali.

Palo 03: Velocità di Flusso Elevata e Decelerazione Marcata

Il palo 03, situato a 2880 m a.s.l. con coordinate 801783 / 192252, presenta una delle velocità di flusso più alte tra i pali monitorati:

  • Periodo 2021-2022: La perdita di spessore è stata di -3,58 m, un valore simile a quello dei pali precedenti. La velocità del flusso è stata di 4,88 m a⁻¹, il valore più alto registrato nel primo periodo, indicando una zona del ghiacciaio con una dinamica di scorrimento particolarmente attiva.
  • Periodo 2022-2023: La variazione di spessore si è ridotta a -2,55 m, mentre la velocità del flusso è scesa a 3,60 m a⁻¹, con una riduzione del 26% rispetto al periodo precedente (da 4,88 a 3,60 m a⁻¹). Questa decelerazione è significativa e riflette una diminuzione della forza motrice del flusso.

Interpretazione: Il palo 03 si trova in una zona del ghiacciaio con una pendenza o uno spessore del ghiaccio che favoriscono un flusso più rapido. Tuttavia, la decelerazione del 26% nel secondo periodo indica che anche questa zona sta subendo gli effetti della perdita di massa, con una riduzione della pressione interna che guida il movimento del ghiaccio. La diminuzione della perdita di spessore potrebbe essere un segnale di condizioni climatiche meno estreme nel secondo periodo.

Palo 07: Flusso Quasi Stagnante e Forte Ablazione

Il palo 07, posizionato a 2535 m a.s.l. con coordinate 800165 / 192872, mostra una dinamica glaciale caratterizzata da un flusso estremamente lento:

  • Periodo 2021-2022: La perdita di spessore è stata di -5,26 m, un valore elevato che indica un’intensa ablazione in questa zona del ghiacciaio. La velocità del flusso è stata di 0,27 m a⁻¹, un valore che denota un movimento quasi stagnante.
  • Periodo 2022-2023: La variazione di spessore si è ridotta a -4,52 m, mentre la velocità del flusso è crollata a 0,08 m a⁻¹, con una riduzione del 70% rispetto al periodo precedente (da 0,27 a 0,08 m a⁻¹). Questo valore è il più basso tra tutti i pali e periodi, indicando una zona di stasi quasi completa.

Interpretazione: Il palo 07 si trova a una quota relativamente bassa, dove l’ablazione è più intensa a causa di temperature più elevate e di una minore protezione del ghiaccio. La velocità di flusso, già molto bassa nel primo periodo, si avvicina alla stasi nel secondo, suggerendo che questa porzione del ghiacciaio è in una fase di collasso dinamico, con un movimento del ghiaccio praticamente arrestato. La riduzione della perdita di spessore nel secondo periodo potrebbe indicare una diminuzione dell’ablazione, ma non è sufficiente a invertire la tendenza al degrado.

Palo 13: Ablazione Estrema e Decelerazione Significativa

Il palo 13, situato a 2495 m a.s.l. con coordinate 799949 / 192607, mostra una delle perdite di spessore più elevate:

  • Periodo 2021-2022: La perdita di spessore è stata di -6,85 m, il valore più alto tra tutti i pali e periodi, indicando un’ablazione eccezionalmente intensa in questa zona. La velocità del flusso è stata di 1,97 m a⁻¹, un valore moderato rispetto ad altri pali.
  • Periodo 2022-2023: La variazione di spessore si è ridotta a -5,58 m, un valore ancora molto alto. La velocità del flusso è scesa a 0,68 m a⁻¹, con una riduzione del 65% rispetto al periodo precedente (da 1,97 a 0,68 m a⁻¹), una delle decelerazioni più marcate tra i pali monitorati.

Interpretazione: Il palo 13 si trova a una quota bassa, dove l’ablazione è particolarmente intensa a causa di temperature più elevate e di una maggiore esposizione del ghiaccio. La perdita di spessore elevata, combinata con una decelerazione significativa del flusso, indica che questa zona del ghiacciaio sta subendo un degrado accelerato, con una transizione verso uno stato di stasi simile a quella osservata al palo 07.

Palo 16: Flusso Relativamente Attivo

Il palo 16, posizionato a 2755 m a.s.l. con coordinate 801340 / 192371, mostra una delle velocità di flusso più alte:

  • Periodo 2021-2022: La perdita di spessore è stata di -3,42 m, un valore moderato rispetto ad altri pali. La velocità del flusso è stata di 4,54 m a⁻¹, il valore più alto registrato nel secondo periodo.
  • Periodo 2022-2023: La variazione di spessore si è ridotta a -2,62 m, mentre la velocità del flusso è scesa a 4,14 m a⁻¹, con una riduzione del 9% rispetto al periodo precedente (da 4,54 a 4,14 m a⁻¹).

Interpretazione: Il palo 16 si trova in una zona del ghiacciaio con una dinamica di flusso più attiva, probabilmente a causa di una pendenza più marcata o di uno spessore del ghiaccio maggiore. La decelerazione del flusso è minima rispetto ad altri pali, suggerendo una maggiore resilienza di questa zona alle condizioni di degrado glaciale. La riduzione della perdita di spessore nel secondo periodo è in linea con la tendenza generale.


Tendenze Generali e Implicazioni Glaciologiche

1. Decelerazione del Flusso Superficiale

I dati evidenziano una tendenza generalizzata alla decelerazione del flusso glaciale in tutti i pali, con riduzioni della velocità che variano tra il 5% e il 70%:

  • Riduzioni marcate: I pali con velocità già basse (es. 07, 11, 13) mostrano decelerazioni significative, spesso superiori al 60%. Ad esempio, il palo 07 passa da 0,27 a 0,08 m a⁻¹ (riduzione del 70%), mentre il palo 13 passa da 1,97 a 0,68 m a⁻¹ (riduzione del 65%). Questi valori indicano una transizione verso uno stato di stasi in alcune zone del ghiacciaio.
  • Riduzioni moderate: I pali con velocità più alte (es. 03, 16) mostrano riduzioni più contenute, comprese tra il 9% e il 26%. Ad esempio, il palo 16 passa da 4,54 a 4,14 m a⁻¹ (riduzione del 9%), mantenendo un flusso relativamente attivo.
  • Intervallo di velocità: Le velocità variano tra 0,08 m a⁻¹ (palo 07, 2022-2023) e 4,88 m a⁻¹ (palo 03, 2021-2022), un intervallo coerente con quanto riportato nel testo, che descrive velocità comprese tra meno di un metro e alcuni metri all’anno.

Questa decelerazione generalizzata è in linea con la tendenza descritta nel testo, che evidenzia un’ulteriore diminuzione della velocità di flusso, attribuibile alla continua riduzione dello spessore del ghiaccio registrata negli ultimi due decenni. La perdita di spessore riduce la pressione interna del ghiaccio, diminuendo la forza gravitativa che guida il flusso, un fenomeno tipico dei ghiacciai in ritiro.

2. Perdita di Spessore e Ablazione

La perdita di spessore è un fenomeno costante in tutti i pali e periodi, con valori che variano tra -2,43 m (palo 04, 2022-2023) e -6,85 m (palo 13, 2021-2022). Tuttavia, si osserva una riduzione dell’assottigliamento nel secondo periodo per tutti i pali:

  • Valori estremi: I pali a quote più basse (es. 08, 13, a 2485-2495 m a.s.l.) mostrano perdite di spessore più elevate, con valori massimi di -6,85 m (palo 13, 2021-2022) e -6,08 m (palo 08, 2021-2022). Queste zone sono più esposte all’ablazione a causa di temperature più elevate e di una minore protezione del ghiaccio.
  • Valori moderati: I pali a quote più alte (es. 01, 10, a 2925-2970 m a.s.l.) mostrano perdite di spessore minori, con valori minimi di -2,45 m (palo 10, 2022-2023) e -2,69 m (palo 01, 2022-2023), suggerendo una maggiore protezione dall’ablazione a quote elevate.
  • Tendenza temporale: La perdita di spessore si riduce nel secondo periodo per tutti i pali, con una diminuzione media di circa il 20-30%. Ad esempio, il palo 13 passa da -6,85 m a -5,58 m, mentre il palo 04 passa da -3,47 m a -2,43 m. Questa riduzione potrebbe essere legata a condizioni climatiche meno favorevoli alla fusione nel periodo 2022-2023, come temperature estive più miti, una maggiore copertura nevosa o una riduzione dell’esposizione del ghiaccio a causa di detriti superficiali.

3. Relazione tra Velocità, Spessore e Altitudine

Esiste una chiara correlazione tra la velocità del flusso, la perdita di spessore e l’altitudine dei pali:

  • Zone a bassa quota (2485-2565 m a.s.l., pali 07, 08, 12, 13): Queste zone mostrano le perdite di spessore più elevate (fino a -6,85 m) e le velocità di flusso più basse (spesso inferiori a 1 m a⁻¹), con decelerazioni marcate. Ciò indica che le porzioni inferiori del ghiacciaio sono in una fase di degrado avanzato, con un’ablazione intensa e un flusso quasi stagnante.
  • Zone a quota intermedia (2700-2880 m a.s.l., pali 03, 05, 11, 15, 16, 17, 18): Queste zone mostrano velocità di flusso più variabili (da 0,26 a 4,88 m a⁻¹) e perdite di spessore moderate (da -2,55 a -5,29 m). I pali con velocità più alte (es. 03, 16) si trovano in questa fascia altitudinale, suggerendo che queste porzioni del ghiacciaio mantengono una dinamica di flusso più attiva, probabilmente a causa di una pendenza più marcata o di uno spessore del ghiaccio maggiore.
  • Zone a quota elevata (2925-2970 m a.s.l., pali 01, 02, 10): Queste zone mostrano perdite di spessore minori (da -2,45 a -3,55 m) e velocità di flusso variabili (da 0,60 a 3,63 m a⁻¹). La maggiore altitudine offre una certa protezione dall’ablazione, ma non impedisce la decelerazione del flusso, che rimane significativa in alcuni casi (es. palo 01).

La relazione tra velocità e spessore è evidente: la perdita di spessore riduce la pressione interna del ghiaccio, portando a una decelerazione del flusso. Inoltre, la perdita di massa nelle zone di accumulo limita l’apporto di ghiaccio verso le zone di ablazione, contribuendo ulteriormente al rallentamento.

4. Confronto con il Testo

Il testo riporta che le velocità annuali variano tra meno di un metro e alcuni metri all’anno, un intervallo confermato dai dati della tabella (da 0,08 m a⁻¹ per il palo 07 nel 2022-2023 a 4,88 m a⁻¹ per il palo 03 nel 2021-2022). Inoltre, il testo evidenzia un’ulteriore diminuzione della velocità di flusso, e i dati confermano questa tendenza, con riduzioni che in alcuni casi superano il 60% (es. pali 07, 11, 13). La riduzione dello spessore del ghiaccio, descritta come un fenomeno in corso negli ultimi due decenni, è chiaramente visibile nei dati, con perdite di spessore significative in tutti i pali e periodi. La Figura 5.7, menzionata nel testo, che riporta i risultati della velocità e del cambiamento cumulativo dello spessore dal 2003, fornirebbe un contesto temporale più ampio per queste osservazioni, ma i dati della Tabella 5.8 sono sufficienti a confermare la tendenza al degrado glaciale.


Implicazioni Scientifiche e Prospettive Future

I dati della Tabella 5.8 forniscono un quadro dettagliato delle dinamiche in atto sul ghiacciaio Silvrettagletscher, evidenziando un processo di degrado glaciale accelerato, caratterizzato da una significativa perdita di spessore e da una decelerazione del flusso superficiale. Questi fenomeni sono coerenti con il più ampio contesto di riscaldamento globale, che sta causando un ritiro generalizzato dei ghiacciai alpini. La decelerazione del flusso, in particolare, è un indicatore critico della perdita di vitalità del ghiacciaio, con alcune zone (come quelle dei pali 07, 08, 11 e 13) che mostrano segni di stasi imminente. La riduzione del tasso di ablazione nel secondo periodo potrebbe essere un segnale di variabilità climatica a breve termine, ma non inverte la tendenza generale di ritiro.

Dal punto di vista pratico, questi dati hanno implicazioni dirette per la gestione delle risorse idriche nella regione, in quanto il ghiacciaio Silvrettagletscher contribuisce al regime idrologico locale. La perdita di massa glaciale e la riduzione del flusso potrebbero ridurre l’apporto di acqua di fusione nei periodi critici, con conseguenze per l’agricoltura, la produzione idroelettrica e l’ecosistema a valle. Dal punto di vista scientifico, le misurazioni forniscono un contributo prezioso per la modellazione glaciologica, consentendo di calibrare i modelli di flusso e di ablazione e di prevedere l’evoluzione futura del ghiacciaio in scenari di cambiamento climatico. L’analisi spaziale dei dati, che evidenzia differenze significative tra le zone a bassa e alta quota, sottolinea l’importanza di un monitoraggio distribuito per comprendere le variazioni locali all’interno del ghiacciaio.

In conclusione, i dati della Tabella 5.8 confermano che il ghiacciaio Silvrettagletscher sta subendo un processo di degrado significativo, con una decelerazione del flusso e una perdita di spessore che riflettono l’impatto combinato dei cambiamenti climatici e delle dinamiche interne del ghiacciaio. Questi risultati sottolineano l’importanza di un monitoraggio continuo e di un’analisi approfondita per comprendere e mitigare gli effetti del ritiro glaciale in un contesto alpino sempre più vulnerabile.

Analisi Dettagliata della Figura 5.7: Evoluzione Temporale delle Dinamiche Glaciali del Silvrettagletscher (2003-2023)

La Figura 5.7 presenta una rappresentazione grafica dell’evoluzione temporale delle dinamiche glaciologiche del ghiacciaio Silvrettagletscher, un corpo glaciale alpino monitorato nell’ambito di un programma di ricerca a lungo termine avviato nel 2003 dal VAW/ETHZ. La figura è composta da due grafici: il grafico superiore illustra le velocità del flusso superficiale (espressa in metri all’anno, m a⁻¹), mentre il grafico inferiore mostra il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio (espresso in metri, m). Entrambi i grafici riportano i dati relativi a sette pali di misurazione selezionati (identificati come 01, 02, 04, 05, 06, 07 e 08), coprendo un periodo di 20 anni, dal 2003 al 2023. La zona ombreggiata in grigio evidenzia gli anni del rapporto corrente, ovvero il 2021/22 e il 2022/23, corrispondenti ai dati dettagliati nella Tabella 5.8. Questa analisi si propone di esaminare in dettaglio i due grafici, evidenziando le tendenze a lungo termine, le variazioni interannuali, le differenze spaziali tra i pali e le implicazioni glaciologiche di tali osservazioni, con particolare attenzione alla relazione tra velocità del flusso, perdita di spessore e contesto ambientale del ghiacciaio.


Struttura e Parametri della Figura 5.7

Grafico Superiore: Velocità del Flusso Superficiale

Il grafico superiore rappresenta l’evoluzione temporale della velocità del flusso superficiale del ghiaccio, un parametro fondamentale per valutare la dinamica di scorrimento del ghiacciaio:

  • Asse X: L’asse orizzontale riporta gli anni, dal 2003 al 2023, con una scala temporale continua che consente di osservare le variazioni a lungo termine.
  • Asse Y: L’asse verticale indica la velocità del flusso superficiale, espressa in metri all’anno (m a⁻¹), con valori che variano da 0 a 10 m a⁻¹. Questa scala riflette l’intervallo tipico delle velocità di flusso per un ghiacciaio alpino come il Silvrettagletscher, caratterizzato da pendenze dolci e spessore limitato.
  • Linee e Simboli: Ogni linea rappresenta un palo di misurazione, identificato da un simbolo distinto (cerchi per 01, quadrati per 02, croci per 04, asterischi per 05, cerchi vuoti per 06, triangoli verso il basso per 07, cerchi pieni per 08). Le linee sono tratteggiate per indicare la continuità temporale, con i simboli che evidenziano i valori annuali.
  • Zona ombreggiata: La fascia grigia evidenzia gli anni 2021-2023, corrispondenti ai periodi di misurazione 2021/22 (17.09.2021 – 11.09.2022) e 2022/23 (11.09.2022 – 17.09.2023) riportati nel rapporto corrente.

Grafico Inferiore: Cambiamento Cumulativo dello Spessore

Il grafico inferiore mostra il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio, un indicatore chiave del bilancio di massa del ghiacciaio:

  • Asse X: L’asse orizzontale riporta gli anni, dal 2003 al 2023, con la stessa scala temporale del grafico superiore.
  • Asse Y: L’asse verticale indica il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio, espresso in metri (m), con valori che variano da 0 a -60 m. Valori negativi indicano una perdita di spessore, ovvero un assottigliamento del ghiacciaio, risultante principalmente da processi di ablazione (fusione e sublimazione) non compensati da un accumulo sufficiente di nuovo ghiaccio.
  • Linee e Simboli: Le linee rappresentano i pali di misurazione, con gli stessi simboli del grafico superiore, consentendo un confronto diretto tra velocità del flusso e perdita di spessore.
  • Zona ombreggiata: La fascia grigia evidenzia gli anni 2021-2023, in linea con il grafico superiore.

Analisi del Grafico Superiore: Velocità del Flusso Superficiale

Tendenze Temporali a Lungo Termine

Il grafico superiore evidenzia una tendenza generale alla decelerazione del flusso superficiale del ghiaccio per tutti i pali monitorati nel periodo 2003-2023, con variazioni interannuali che riflettono la risposta del ghiacciaio a fattori climatici e glaciologici:

  • 2003-2010: In questa fase iniziale, le velocità del flusso mostrano una significativa variabilità interannuale, con valori che oscillano tra 1 e 8 m a⁻¹ per la maggior parte dei pali. Il palo 02 (quadrati) raggiunge i valori più alti, con picchi di circa 7-8 m a⁻¹ intorno al 2005-2006, indicando una zona del ghiacciaio con una dinamica di scorrimento particolarmente attiva. I pali 04 (croci) e 05 (asterischi) mostrano velocità comprese tra 4 e 6 m a⁻¹, mentre il palo 01 (cerchi) si mantiene intorno a 3-4 m a⁻¹. I pali 07 (triangoli verso il basso) e 08 (cerchi pieni), situati a quote più basse (2535 e 2485 m a.s.l., rispettivamente), presentano velocità costantemente inferiori a 1 m a⁻¹, indicando zone di flusso quasi stagnante.
  • 2010-2015: A partire dal 2010, si osserva una diminuzione generalizzata delle velocità, con valori che si stabilizzano tra 1 e 5 m a⁻¹ per i pali più attivi. Il palo 02, ad esempio, scende da circa 7 m a⁻¹ a 4-5 m a⁻¹, mentre il palo 05 mostra una riduzione simile, passando da 5-6 m a⁻¹ a 3-4 m a⁻¹. I pali 07 e 08 rimangono prossimi alla stasi, con velocità inferiori a 0,5 m a⁻¹, un segnale di degrado avanzato in queste porzioni del ghiacciaio.
  • 2015-2020: La tendenza al ribasso si consolida, con velocità che si avvicinano a 1-3 m a⁻¹ per i pali più attivi (02, 04, 05). Il palo 01 scende a circa 1-2 m a⁻¹, mentre i pali 07 e 08 si mantengono costantemente sotto 0,5 m a⁻¹, con valori che in alcuni anni sono prossimi a 0 m a⁻¹, indicando una stasi quasi completa.
  • 2021-2023 (zona ombreggiata): Negli anni del rapporto corrente, la decelerazione del flusso continua, con valori che riflettono i dati riportati nella Tabella 5.8. Ad esempio:
    • Palo 02: La velocità passa da circa 3,5 m a⁻¹ nel 2021 a 3,3 m a⁻¹ nel 2023, in linea con la Tabella 5.8 (3,63 m a⁻¹ nel 2021/22 e 3,35 m a⁻¹ nel 2022/23).
    • Palo 07: La velocità crolla da 0,27 m a⁻¹ nel 2021 a 0,08 m a⁻¹ nel 2023 (Tabella 5.8), un valore che denota una stasi quasi completa.
    • Palo 08: La velocità rimane stabile intorno a 0,13-0,14 m a⁻¹ (Tabella 5.8), confermando una dinamica di flusso praticamente assente.

Variabilità Spaziale e Correlazione con l’Altitudine

La variabilità spaziale delle velocità del flusso è evidente nel grafico e può essere correlata all’altitudine dei pali, come riportata nella Tabella 5.8:

  • Pali a quote elevate (es. 01, 02, a 2970 e 2945 m a.s.l.): Questi pali mostrano velocità moderate, con valori che negli ultimi anni si attestano tra 0,6 e 3,5 m a⁻¹. Il palo 02, in particolare, mantiene una dinamica di flusso più attiva rispetto agli altri, con velocità che rimangono sopra i 3 m a⁻¹ anche nel 2023. Il palo 01, invece, mostra una decelerazione più marcata, passando da circa 1 m a⁻¹ nel 2021 a 0,6 m a⁻¹ nel 2023.
  • Pali a quote intermedie (es. 04, 05, a 2805 e 2700 m a.s.l.): Questi pali presentano velocità comprese tra 2 e 4 m a⁻¹ negli ultimi anni, con una decelerazione graduale. Ad esempio, il palo 05 passa da circa 3 m a⁻¹ nel 2021 a 2,5 m a⁻¹ nel 2023, un trend che riflette una riduzione della forza motrice del flusso.
  • Pali a quote basse (es. 07, 08, a 2535 e 2485 m a.s.l.): Questi pali mostrano velocità estremamente basse, spesso inferiori a 0,5 m a⁻¹, con una tendenza alla stasi. Il palo 07, in particolare, raggiunge valori prossimi a 0 m a⁻¹ nel 2023, un segnale di collasso dinamico in questa porzione del ghiacciaio.

Interpretazione delle Tendenze

La tendenza generale alla decelerazione del flusso superficiale è coerente con quanto descritto nel testo, che evidenzia un’ulteriore diminuzione della velocità di flusso negli ultimi anni, attribuibile alla continua riduzione dello spessore del ghiaccio. La variabilità interannuale osservata, con picchi e cali (es. intorno al 2005, 2010 e 2015), potrebbe essere legata a fattori climatici, come variazioni delle temperature estive, delle precipitazioni nevose o della copertura detritica, che influenzano l’ablazione e l’accumulo di ghiaccio. La decelerazione più marcata nei pali a quote basse (07, 08) riflette l’impatto di temperature più elevate e di una maggiore ablazione in queste zone, che riducono lo spessore del ghiaccio e, di conseguenza, la pressione interna che guida il flusso.


Analisi del Grafico Inferiore: Cambiamento Cumulativo dello Spessore

Tendenze Temporali a Lungo Termine

Il grafico inferiore mostra il cambiamento cumulativo dello spessore del ghiaccio dal 2003 al 2023, evidenziando una perdita di spessore progressiva e continua per tutti i pali monitorati:

  • 2003-2010: In questa fase iniziale, la perdita di spessore è relativamente graduale, con valori che raggiungono circa -10 m per la maggior parte dei pali entro il 2010. Il palo 08 (cerchi pieni) mostra una perdita più rapida, superando i -15 m, mentre i pali a quote più alte (es. 01, 02) si mantengono intorno a -5/-10 m.
  • 2010-2015: La perdita di spessore accelera, con valori che si avvicinano a -20/-30 m per molti pali. Il palo 08 continua a mostrare la perdita più marcata, raggiungendo circa -30 m, mentre i pali 07 e 06 (cerchi vuoti) si avvicinano a -25 m. I pali a quote più alte (01, 02) mostrano perdite minori, intorno a -15/-20 m.
  • 2015-2020: La tendenza negativa si consolida, con perdite cumulative che raggiungono -40/-50 m per i pali più colpiti (07, 08). I pali a quote intermedie (04, 05) si attestano intorno a -35/-40 m, mentre i pali a quote più alte (01, 02) mostrano perdite di circa -20/-25 m.
  • 2021-2023 (zona ombreggiata): La perdita di spessore continua, con valori che si avvicinano a -50/-60 m per i pali 07 e 08. Ad esempio:
    • Palo 07: La perdita cumulativa raggiunge circa -55 m entro il 2023.
    • Palo 08: La perdita cumulativa supera i -60 m entro il 2023.
    • Palo 01: La perdita cumulativa è di circa -25 m entro il 2023, un valore significativamente inferiore rispetto ai pali a quote basse.

Variabilità Spaziale e Correlazione con l’Altitudine

La variabilità spaziale della perdita di spessore è strettamente legata all’altitudine dei pali, come riportato nella Tabella 5.8:

  • Pali a quote basse (07, 08, a 2535 e 2485 m a.s.l.): Questi pali mostrano le perdite di spessore cumulative più elevate, superando i -50 m entro il 2023. Il palo 08, in particolare, raggiunge una perdita di circa -60 m, un valore che indica un’ablazione eccezionalmente intensa in questa zona del ghiacciaio. Questi dati sono coerenti con la Tabella 5.8, che riporta perdite annuali elevate per questi pali (es. -5,26/-4,52 m per 07, -6,08/-5,32 m per 08).
  • Pali a quote intermedie (04, 05, 06, a 2805, 2700 e 2590 m a.s.l.): Questi pali mostrano perdite cumulative di circa -35/-45 m, con un tasso di ablazione leggermente inferiore rispetto ai pali a quote basse. Ad esempio, il palo 05 raggiunge una perdita di circa -40 m entro il 2023.
  • Pali a quote elevate (01, 02, a 2970 e 2945 m a.s.l.): Questi pali mostrano perdite cumulative minori, intorno a -20/-25 m. Il palo 01, in particolare, si mantiene intorno a -25 m, indicando una maggiore protezione dall’ablazione a quote elevate, dove le temperature sono più basse e l’accumulo di neve può essere più significativo.

Interpretazione delle Tendenze

La perdita di spessore cumulativa è un indicatore chiaro del degrado glaciale in atto sul Silvrettagletscher. La tendenza negativa, che si accentua nel corso dei due decenni, riflette l’impatto del riscaldamento globale, con temperature più elevate che aumentano l’ablazione estiva e una riduzione delle precipitazioni nevose che limita l’accumulo di nuovo ghiaccio. La maggiore perdita di spessore a quote basse (pali 07, 08) è attesa, poiché queste zone sono più esposte a temperature elevate e a una maggiore fusione, con una minore protezione da parte di neve o detriti superficiali. La perdita cumulativa di 50-60 m in 20 anni è un segnale preoccupante di ritiro glaciale, con implicazioni significative per il volume complessivo del ghiacciaio e per il suo ruolo nel regime idrologico locale.


Relazione tra Velocità del Flusso e Perdita di Spessore

I due grafici mostrano una chiara correlazione tra la velocità del flusso superficiale e la perdita di spessore del ghiaccio, un’interazione che riflette le dinamiche fisiche alla base del movimento glaciale:

  • Pali con velocità basse (07, 08): Questi pali, che mostrano velocità costantemente inferiori a 1 m a⁻¹, sono anche quelli con le perdite di spessore cumulative più elevate (fino a -60 m). La riduzione dello spessore del ghiaccio diminuisce la pressione interna, riducendo la forza gravitativa che guida il flusso e portando a una stasi quasi completa in queste zone. Questo è confermato dalla Tabella 5.8, che riporta velocità di 0,08 m a⁻¹ per il palo 07 e 0,14 m a⁻¹ per il palo 08 nel 2022/23.
  • Pali con velocità moderate (01, 06): Questi pali mostrano velocità comprese tra 0,5 e 2 m a⁻¹ negli ultimi anni, con perdite di spessore cumulative di circa -25/-35 m. La decelerazione del flusso è meno marcata rispetto ai pali 07 e 08, ma è comunque evidente, riflettendo una perdita di massa significativa.
  • Pali con velocità più alte (02, 04, 05): Questi pali mantengono velocità comprese tra 2 e 4 m a⁻¹ negli ultimi anni, con perdite di spessore cumulative di circa -35/-40 m. La maggiore velocità di flusso in queste zone è probabilmente dovuta a una pendenza più marcata o a uno spessore del ghiaccio più consistente, che consente un movimento più attivo nonostante la perdita di massa.

La relazione tra velocità e spessore è un aspetto fondamentale della dinamica glaciale: la perdita di spessore riduce la pressione interna del ghiaccio, diminuendo la forza gravitativa che guida il flusso. Inoltre, la riduzione dello spessore nelle zone di accumulo limita l’apporto di ghiaccio verso le zone di ablazione, contribuendo ulteriormente alla decelerazione del flusso. Questa interazione è particolarmente evidente nei pali a quote basse, dove la perdita di spessore elevata si traduce in una stasi quasi completa del flusso.


Confronto con il Testo e la Tabella 5.8

La Figura 5.7 è in linea con le informazioni riportate nel testo e nella Tabella 5.8, fornendo un contesto temporale più ampio per le osservazioni del rapporto corrente:

  • Velocità del flusso: Il testo riporta che le velocità variano tra meno di un metro e alcuni metri all’anno, un intervallo confermato dal grafico superiore (da 0,08 m a⁻¹ per il palo 07 nel 2023 a circa 8 m a⁻¹ per il palo 02 intorno al 2005). L’“ulteriore diminuzione della velocità di flusso” descritta nel testo è chiaramente visibile nel grafico, con una tendenza al ribasso che si accentua negli ultimi anni. I dati della Tabella 5.8, che riportano velocità specifiche per il 2021/22 e il 2022/23 (es. 3,63/3,35 m a⁻¹ per il palo 02, 0,27/0,08 m a⁻¹ per il palo 07), sono coerenti con i valori mostrati nella zona ombreggiata del grafico.
  • Perdita di spessore: Il testo menziona una “continua riduzione dello spessore del ghiaccio registrata negli ultimi due decenni”, e il grafico inferiore conferma questa tendenza, con perdite cumulative che raggiungono 50-60 m per i pali più colpiti (07, 08). La Tabella 5.8 riporta perdite annuali che contribuiscono a questa tendenza cumulativa (es. -5,26/-4,52 m per il palo 07, -6,08/-5,32 m per il palo 08), e il grafico inferiore mostra come queste perdite si accumulino nel tempo, portando a una riduzione significativa dello spessore del ghiaccio.

Implicazioni Glaciologiche e Prospettive Future

La Figura 5.7 fornisce un quadro chiaro dell’evoluzione del ghiacciaio Silvrettagletscher dal 2003 al 2023, evidenziando un degrado glaciale significativo. La velocità del flusso superficiale mostra una tendenza al ribasso, con una decelerazione generalizzata che riflette la perdita di spessore del ghiaccio, che ha raggiunto valori cumulativi di 50-60 m in 20 anni per le zone a bassa quota. Le variazioni spaziali, con velocità più alte e perdite di spessore minori a quote elevate, riflettono le differenze nelle condizioni locali del ghiacciaio, con le porzioni inferiori che subiscono un’ablazione più intensa e una stasi quasi completa del flusso.

Questi dati confermano le tendenze descritte nel testo, che attribuiscono la decelerazione del flusso e la perdita di spessore a fattori come lo spessore limitato del ghiaccio, le pendenze dolci e l’impatto del riscaldamento globale. La perdita di spessore cumulativa di 50-60 m in 20 anni è un segnale preoccupante di ritiro glaciale, con implicazioni significative per il volume complessivo del ghiacciaio e per il suo ruolo nel regime idrologico locale. La decelerazione del flusso, in particolare nelle zone a bassa quota, indica una perdita di vitalità del ghiacciaio, con alcune porzioni (es. pali 07, 08) che si avvicinano a uno stato di stasi, un fenomeno tipico dei ghiacciai in fase di degrado avanzato.

Dal punto di vista pratico, questi dati hanno implicazioni dirette per la gestione delle risorse idriche nella regione, in quanto il Silvrettagletscher contribuisce al regime idrologico locale. La perdita di massa glaciale e la riduzione del flusso potrebbero ridurre l’apporto di acqua di fusione nei periodi critici, con conseguenze per l’agricoltura, la produzione idroelettrica e l’ecosistema a valle. Dal punto di vista scientifico, la Figura 5.7 fornisce un contributo prezioso per la modellazione glaciologica, consentendo di calibrare i modelli di flusso e di ablazione e di prevedere l’evoluzione futura del ghiacciaio in scenari di cambiamento climatico. L’analisi a lungo termine, combinata con i dati annuali della Tabella 5.8, sottolinea l’importanza di un monitoraggio continuo per comprendere e mitigare gli effetti del ritiro glaciale in un contesto alpino sempre più vulnerabile.

In conclusione, la Figura 5.7 rappresenta un’importante sintesi delle dinamiche glaciologiche del Silvrettagletscher, evidenziando un processo di degrado accelerato che richiede ulteriori studi e interventi per preservare le funzioni ecologiche e idrologiche di questo ghiacciaio alpino.

6 La Temperatura Englaciale: Un Indicatore Chiave per il Monitoraggio dei Cambiamenti Climatici nei Ghiacciai Alpini
6.1 Introduzione
Le temperature del firn e del ghiaccio rappresentano, accanto al bilancio di massa dei ghiacciai, un parametro fondamentale per l’individuazione e l’analisi delle tendenze associate al riscaldamento globale, specialmente in ambienti di alta quota dove le condizioni climatiche estreme rendono spesso difficile l’acquisizione di dati diretti. Queste temperature, definite englaciali in quanto misurate all’interno della massa glaciale, svolgono un ruolo cruciale come indicatori della dinamica termica dei ghiacciai, agendo come una sorta di memoria climatica. Esse registrano, infatti, l’evoluzione a breve e medio termine del bilancio energetico alla superficie del ghiacciaio, riflettendo le variazioni delle condizioni ambientali, come l’aumento delle temperature medie, la riduzione delle precipitazioni nevose o l’intensificazione dell’irraggiamento solare. La misurazione delle temperature del firn e del ghiaccio consente di valutare l’impatto dei cambiamenti climatici in regioni remote e di alta quota, dove le osservazioni dirette dei parametri climatici tradizionali, come la temperatura dell’aria, l’umidità o le precipitazioni, sono spesso assenti o limitate a causa della difficoltà di installare e mantenere stazioni meteorologiche in tali ambienti estremi.

Dal punto di vista glaciologico, il firn e il ghiaccio freddi si verificano quando le temperature all’interno di ghiacciai, calotte glaciali o distese di ghiaccio rimangono permanentemente negative per un periodo minimo di un anno, indicando un regime termico dominato da condizioni di congelamento. In tali contesti, il ghiaccio conserva una temperatura inferiore al punto di fusione, anche durante i mesi estivi, grazie a un bilancio energetico negativo che limita i processi di ablazione. Al contrario, i ghiacciai temperati presentano temperature al punto di fusione sotto pressione, un valore che dipende dalla pressione litostatica esercitata dalla massa sovrastante e che si attesta generalmente intorno a 0°C in condizioni di pressione atmosferica standard. In questi ghiacciai, la presenza di acqua liquida interstiziale è comune, e il regime termico è influenzato da processi di fusione e ricongelamento. Esistono, inoltre, corpi di ghiaccio definiti politermici, che contengono sia zone fredde che temperate, con una distribuzione spaziale delle temperature che varia in funzione della profondità, della quota e delle condizioni climatiche locali (Blatter e Hutter, 1991; Cuffey e Paterson, 2010). Questa classificazione termica dei ghiacciai è essenziale per comprenderne la risposta ai cambiamenti climatici, poiché le variazioni di temperatura englaciale possono influenzare la stabilità del ghiaccio, la velocità del flusso e il bilancio di massa complessivo.

Le misurazioni della temperatura englaciale nel sito di Colle Gnifetti, un’area di studio di rilevante interesse glaciologico situata nelle Alpi, sono parte integrante del programma di monitoraggio GLAMOS (Glacier Monitoring in Switzerland), un’iniziativa volta a documentare l’evoluzione dei ghiacciai svizzeri in un contesto di cambiamento climatico globale. Il sito di Colle Gnifetti, situato a un’altitudine elevata e caratterizzato da condizioni di ghiaccio freddo, è stato selezionato come punto di riferimento per condurre misurazioni regolari della temperatura englaciale, con l’obiettivo di aggiornare e integrare le rilevazioni storiche effettuate negli anni 1983, 1991, 1999, 2000, 2007, 2008, 2013, 2014, 2015, 2018, 2019 e 2021. Queste misurazioni, condotte con una periodicità variabile ma con un impegno crescente negli ultimi decenni, consentono di costruire una serie temporale di dati che permette di analizzare le variazioni termiche a lungo termine e di correlarle con le tendenze climatiche globali. I risultati delle campagne di misurazione effettuate nel 2022 e nel 2023 sono presentati in dettaglio nel presente rapporto, offrendo un aggiornamento delle condizioni termiche del ghiacciaio in questi anni recenti. I dati relativi al periodo compreso tra il 2007 e il 2021, che costituiscono una base di riferimento per il confronto con le misurazioni più recenti, sono stati precedentemente pubblicati nei volumi 129/130, 135/136, 139/140 e 141/142 del programma GLAMOS, fornendo un quadro storico essenziale per l’interpretazione delle tendenze attuali.

Conclusioni Preliminari e Prospettive
Le misurazioni della temperatura englaciale rappresentano uno strumento indispensabile per comprendere l’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini, specialmente in siti come Colle Gnifetti, dove le condizioni di ghiaccio freddo offrono un’opportunità unica per studiare la risposta termica del ghiaccio alle variazioni climatiche. La capacità delle temperature englaciali di registrare l’evoluzione del bilancio energetico alla superficie le rende un indicatore sensibile e affidabile dei cambiamenti ambientali, con implicazioni sia scientifiche che pratiche. Dal punto di vista scientifico, questi dati contribuiscono alla modellazione glaciologica e alla previsione dell’evoluzione futura dei ghiacciai in scenari di cambiamento climatico. Dal punto di vista pratico, le variazioni termiche possono influenzare la stabilità dei ghiacciai, con potenziali conseguenze per la sicurezza delle aree montane e per la gestione delle risorse idriche. Il programma di monitoraggio GLAMOS, attraverso le misurazioni regolari a Colle Gnifetti, continua a fornire un contributo fondamentale alla comprensione di questi processi, evidenziando la necessità di un impegno continuo per documentare e mitigare gli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini.

Analisi Dettagliata della Figura 6.1: Localizzazione Geografica e Contesto Glaciologico del Sito di Colle Gnifetti per le Misurazioni della Temperatura Englaciale

La Figura 6.1 è una rappresentazione cartografica topografica che identifica la posizione del sito di Colle Gnifetti, selezionato come punto di riferimento per le misurazioni della temperatura englaciale nell’ambito del programma di monitoraggio GLAMOS (Glacier Monitoring in Switzerland). La mappa fornisce un contesto geografico essenziale per comprendere la collocazione del sito all’interno del massiccio del Monte Rosa, una delle regioni alpine più significative per lo studio delle dinamiche glaciologiche e dei cambiamenti climatici a quote elevate. Questa analisi si propone di esaminare in dettaglio la figura, descrivendo la posizione del sito, il contesto topografico e glaciologico, e la sua rilevanza scientifica per il monitoraggio delle temperature englaciali, con un’integrazione delle informazioni fornite nel testo per un’interpretazione più completa.


Descrizione Cartografica della Figura 6.1

Struttura e Contenuto della Mappa

La Figura 6.1 è una mappa topografica in scala ridotta, progettata per evidenziare la posizione del sito di Colle Gnifetti nel contesto delle Alpi occidentali:

  • Titolo: “Investigated site for englacial temperatures” (Sito investigato per le temperature englaciali), che indica chiaramente l’obiettivo della mappa, ovvero fornire un riferimento geografico per le misurazioni della temperatura englaciale descritte nel testo.
  • Posizione del sito: Il sito di Colle Gnifetti è indicato con un punto rosso e la scritta “Colle Gnifetti”, situato nella parte sud-orientale della mappa, vicino al confine tra Svizzera e Italia.
  • Contesto geografico: La mappa rappresenta una porzione delle Alpi Pennine, con un focus sulla regione al confine tra il Canton Vallese (Svizzera) e le regioni Piemonte e Valle d’Aosta (Italia). La topografia è illustrata tramite curve di livello e ombreggiature, che rappresentano le variazioni altimetriche del terreno, evidenziando la presenza di cime, valli e pendii ripidi tipici di un ambiente alpino.
  • Scala e orientamento: La mappa non riporta una scala esplicita né un’indicazione del nord geografico, ma è orientata in modo convenzionale, con il nord approssimativamente verso l’alto. La scala può essere dedotta dal contesto geografico, che copre una regione alpina di alcune decine di chilometri, probabilmente nell’ordine di 1:100.000 o simile, considerando l’estensione dell’area rappresentata.

Dettagli Topografici e Geografici

La mappa mostra un’area montuosa caratterizzata da rilievi significativi, con curve di livello che indicano un terreno accidentato e altitudini elevate. Le ombreggiature evidenziano le variazioni di pendenza, con zone più scure che rappresentano pendii ripidi e zone più chiare che indicano aree meno inclinate. Il confine tra Svizzera e Italia è delineato con una linea netta, che attraversa la parte meridionale della mappa, dove si trova Colle Gnifetti. La posizione del sito, vicino al confine, sottolinea la sua natura transfrontaliera, un aspetto comune per molti ghiacciai alpini di alta quota.


Contesto Geografico e Glaciologico del Sito di Colle Gnifetti

Localizzazione Geografica

Colle Gnifetti è situato nel massiccio del Monte Rosa, uno dei gruppi montuosi più elevati e significativi delle Alpi Pennine, al confine tra la Svizzera (Canton Vallese) e l’Italia (Piemonte e Valle d’Aosta). La mappa posiziona il sito nella parte sud-orientale della regione rappresentata, a un’altitudine di circa 4.450 metri sopra il livello del mare, rendendolo uno dei punti più elevati delle Alpi. Colle Gnifetti è una sella glaciale che si trova tra due cime principali del Monte Rosa: la Punta Gnifetti (4.554 m, nota anche come Signalkuppe) e la Punta Zumstein (4.563 m). Questa posizione lo colloca in una zona di alta quota caratterizzata da ghiacciai estesi, tra cui il Ghiacciaio del Grenz (Grenzgletscher) sul versante svizzero e il Ghiacciaio del Monte Rosa sul versante italiano, che convergono in questa area formando un plateau glaciale di grande interesse scientifico.

Caratteristiche Glaciologiche del Sito

Il sito di Colle Gnifetti è immerso in un ambiente glaciale di alta quota, dove le condizioni di ghiaccio freddo predominano, come descritto nel testo. Le temperature del firn e del ghiaccio in questa zona rimangono permanentemente negative per un periodo minimo di un anno, una caratteristica che definisce il ghiaccio freddo e che rende Colle Gnifetti un punto ideale per lo studio delle temperature englaciali. La presenza di ghiaccio freddo è dovuta all’altitudine elevata, che mantiene temperature dell’aria molto basse anche durante i mesi estivi, e a un bilancio energetico superficiale negativo, che limita i processi di ablazione e favorisce la conservazione del ghiaccio in uno stato di congelamento. Tuttavia, il testo sottolinea che i ghiacciai possono essere temperati (con temperature al punto di fusione sotto pressione) o politermici (con zone fredde e temperate), e Colle Gnifetti, pur essendo prevalentemente freddo, potrebbe mostrare variazioni termiche in risposta al riscaldamento globale, un aspetto che le misurazioni regolari mirano a documentare.

Rilevanza Scientifica del Sito

La scelta di Colle Gnifetti come sito di monitoraggio per le temperature englaciali, come parte del programma GLAMOS, è motivata da diversi fattori:

  • Altitudine elevata: A circa 4.450 m, Colle Gnifetti si trova in una zona di alta quota dove gli effetti del cambiamento climatico possono essere amplificati. Le temperature englaciali a queste altitudini sono un indicatore sensibile delle variazioni climatiche, poiché riflettono l’evoluzione del bilancio energetico superficiale, come sottolineato nel testo. L’aumento delle temperature globali può portare a un riscaldamento del ghiaccio, con una possibile transizione da un regime freddo a uno temperato o politermico, un fenomeno che le misurazioni a Colle Gnifetti mirano a rilevare.
  • Condizioni di ghiaccio freddo: La predominanza di ghiaccio freddo rende Colle Gnifetti un sito ideale per studiare la “memoria climatica” delle temperature englaciali, come descritto nel testo. Le temperature del firn e del ghiaccio registrano l’evoluzione a breve e medio termine del bilancio energetico, fornendo un’indicazione indiretta delle variazioni climatiche in un’area dove le osservazioni dirette dei parametri climatici (es. temperatura dell’aria, precipitazioni) sono difficili da ottenere.
  • Isolamento e rappresentatività: La posizione remota di Colle Gnifetti, lontana da influenze antropiche dirette come l’urbanizzazione o l’inquinamento, lo rende un punto di osservazione rappresentativo per rilevare le tendenze del riscaldamento globale a scala regionale e globale. La mappa evidenzia questa remoteness, mostrando il sito in una zona montuosa isolata, accessibile solo tramite percorsi alpinistici o infrastrutture specifiche.

Significato della Mappa nel Contesto del Programma GLAMOS

Riferimento Geografico per le Misurazioni

La Figura 6.1 fornisce un contesto geografico essenziale per le misurazioni della temperatura englaciale descritte nel testo, che sono state condotte a Colle Gnifetti in vari anni (1983, 1991, 1999, 2000, 2007, 2008, 2013, 2014, 2015, 2018, 2019, 2021, 2022 e 2023). La mappa permette di visualizzare la posizione esatta del sito nel massiccio del Monte Rosa, evidenziando la sua natura di alta quota e la sua collocazione in un ambiente glaciale. Questo contesto è cruciale per comprendere le condizioni ambientali in cui vengono effettuate le misurazioni, che richiedono un ambiente di ghiaccio freddo per essere significative.

Collegamento con il Testo

Il testo sottolinea che le temperature englaciali sono un parametro chiave per rilevare le tendenze del riscaldamento globale a quote elevate, e la mappa contestualizza questa affermazione mostrando che Colle Gnifetti si trova a un’altitudine di circa 4.450 m, in una zona di ghiaccio freddo. La figura supporta l’idea che Colle Gnifetti sia un sito strategico per il monitoraggio a lungo termine, come parte del programma GLAMOS, poiché la sua posizione remota e le sue condizioni glaciologiche lo rendono un indicatore affidabile dei cambiamenti climatici. La mappa, inoltre, evidenzia la natura transfrontaliera del sito, situato al confine tra Svizzera e Italia, un aspetto che riflette la necessità di una collaborazione internazionale per il monitoraggio dei ghiacciai alpini.

Serie Temporale di Dati

La mappa, insieme al testo, sottolinea l’importanza di Colle Gnifetti come sito di monitoraggio a lungo termine. Le misurazioni effettuate dal 1983 al 2023 costituiscono una serie temporale di dati che permette di analizzare le variazioni termiche del ghiaccio su un arco di tempo di oltre 40 anni. La posizione del sito, come mostrata nella mappa, garantisce la continuità delle condizioni di ghiaccio freddo necessarie per tali misurazioni, anche se il riscaldamento globale potrebbe aver introdotto variazioni significative nel regime termico del ghiacciaio negli ultimi decenni.


Dettagli Aggiuntivi sul Sito di Colle Gnifetti

Accessibilità e Logistica

Colle Gnifetti è un sito remoto e di difficile accesso, una caratteristica che la mappa evidenzia mostrando la sua posizione in una zona montuosa isolata. L’accesso al sito è possibile solo tramite percorsi alpinistici o con l’ausilio di infrastrutture come la funivia che collega Zermatt (Svizzera) e Cervinia (Italia) al Plateau Rosa, una zona glaciale vicina a Colle Gnifetti. Da lì, i ricercatori devono affrontare un’ascensione su terreno glaciale per raggiungere il sito, un’operazione che richiede competenze alpinistiche avanzate e un’attrezzatura specifica per operare in sicurezza a quote elevate. Questa difficoltà logistica sottolinea l’importanza scientifica del sito: la sua remoteness garantisce che le misurazioni non siano influenzate da fattori antropici locali, ma rende anche le campagne di misurazione un’impresa complessa e costosa.

Condizioni Ambientali

La zona di Colle Gnifetti è caratterizzata da temperature molto basse, anche durante i mesi estivi, con valori che raramente superano lo zero anche nelle giornate più calde. La copertura nevosa e glaciale è permanente, con nevai e ghiacciai che dominano il paesaggio. Tuttavia, il riscaldamento globale sta influenzando anche queste aree di alta quota, con un aumento delle temperature medie che può portare a un riscaldamento del ghiaccio e a una maggiore ablazione estiva. Le misurazioni della temperatura englaciale a Colle Gnifetti mirano a documentare queste variazioni, fornendo dati cruciali per comprendere l’evoluzione termica del ghiacciaio e il suo potenziale passaggio da un regime freddo a uno temperato o politermico, come descritto nel testo.

Rilevanza per il Cambiamento Climatico

La posizione di Colle Gnifetti in una zona di ghiaccio freddo e a un’altitudine elevata lo rende un punto strategico per rilevare le tendenze del riscaldamento globale, come sottolineato nel testo. La mappa evidenzia l’isolamento del sito, che lo rende un indicatore affidabile dei cambiamenti climatici globali, non influenzato da fattori locali come l’urbanizzazione o l’inquinamento. Le temperature englaciali, che agiscono come una “memoria” del bilancio energetico superficiale, possono rivelare variazioni a breve e medio termine nelle condizioni climatiche, offrendo un quadro indiretto dell’evoluzione del clima in un’area dove le osservazioni dirette dei parametri climatici sono limitate.


Implicazioni Scientifiche e Prospettive Future

La Figura 6.1, mostrando la posizione di Colle Gnifetti nel massiccio del Monte Rosa, sottolinea l’importanza di questo sito come punto di riferimento per il monitoraggio delle temperature englaciali nell’ambito del programma GLAMOS. La sua altitudine elevata e le condizioni di ghiaccio freddo lo rendono un indicatore sensibile delle tendenze del riscaldamento globale, con implicazioni sia scientifiche che pratiche. Dal punto di vista scientifico, le misurazioni a Colle Gnifetti contribuiscono alla comprensione dell’evoluzione termica dei ghiacciai alpini, fornendo dati essenziali per la modellazione glaciologica e per la previsione degli impatti del cambiamento climatico sui ghiacciai di alta quota. Dal punto di vista pratico, le variazioni termiche del ghiaccio possono influenzare la stabilità del ghiacciaio, con potenziali conseguenze per la sicurezza delle aree montane (es. rischio di crolli o valanghe) e per la gestione delle risorse idriche, poiché i ghiacciai del Monte Rosa alimentano importanti bacini idrografici.

La mappa, pur semplice nella sua rappresentazione, è un elemento chiave per contestualizzare le misurazioni descritte nel testo, evidenziando la natura remota e di alta quota del sito. La posizione transfrontaliera di Colle Gnifetti, al confine tra Svizzera e Italia, sottolinea anche la necessità di una collaborazione internazionale per il monitoraggio dei ghiacciai alpini, un aspetto cruciale in un contesto di cambiamento climatico globale. Le misurazioni regolari a Colle Gnifetti, come quelle effettuate nel 2022 e 2023 e riportate nel rapporto, continueranno a fornire dati preziosi per comprendere e mitigare gli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini, contribuendo a una gestione più sostenibile delle risorse naturali in questa regione.

6.2 Colle Gnifetti (Monte Rosa)
Introduzione e contesto geografico
Il Colle Gnifetti rappresenta una formazione glaciale di particolare interesse scientifico, configurandosi come una sella di firn di dimensioni ridotte, situata a un’altitudine di 4450 metri sopra il livello del mare, nel cuore del massiccio del Monte Rosa, all’interno delle Alpi del Vallese, in Svizzera. Questo sito si colloca in una posizione intermedia tra due cime di notevole rilevanza: la Zumsteinspitze e la Signalkuppe, quest’ultima nota per ospitare il celebre rifugio Margherita, uno dei più alti d’Europa. La sella appartiene alla zona di accumulo del Grenzgletscher, un ghiacciaio tributario che confluisce nel più vasto Gornergletscher, uno dei sistemi glaciali più estesi delle Alpi occidentali. La sua esposizione estrema alle correnti ventose ne fa un luogo di studio privilegiato per analizzare i processi di dinamica glaciale in ambienti d’alta quota.

Caratteristiche microclimatiche e dinamiche di accumulo
Le peculiarità microclimatiche del Colle Gnifetti sono fortemente influenzate dalla sua posizione geografica e dall’intensa azione eolica che caratterizza l’area. La costante erosione del vento riduce significativamente l’accumulo annuale di neve, rendendo questo sito un esempio emblematico di come le condizioni ambientali possano modulare i processi glaciali. Studi condotti da Alean et al. (1983) e successivamente approfonditi da Lüthi e Funk (2001) hanno quantificato i tassi di accumulo nevoso, evidenziando una marcata variabilità spaziale. Sul versante nord-occidentale della Signalkuppe, esposto a venti dominanti e meno soleggiato, l’accumulo si attesta su valori estremamente bassi, pari a circa 0,1 metri di equivalente in acqua all’anno (m w.e. a⁻¹). Al contrario, il versante meridionale della Zumsteinspitze, caratterizzato da una maggiore insolazione e da una parziale schermatura dai venti, presenta tassi di accumulo significativamente più elevati, raggiungendo i 1,2 m w.e. a⁻¹. Questa eterogeneità riflette l’interazione complessa tra fattori topografici, esposizione solare e dinamica atmosferica, offrendo un’opportunità unica per lo studio delle variazioni microclimatiche in ambiente glaciale.

Campagne di monitoraggio e studi termici
Nel corso degli ultimi decenni, il Colle Gnifetti è stato oggetto di numerose indagini scientifiche, con particolare attenzione alla misurazione delle temperature all’interno del corpo glaciale (temperature englaciali). Diversi pozzi di trivellazione sono stati realizzati nelle vicinanze della sella, con l’obiettivo di raccogliere dati utili alla comprensione delle dinamiche termiche e dei processi di trasformazione del firn in ghiaccio. Un passo significativo in questa direzione è stato compiuto nel 2018, con la perforazione di un nuovo pozzo, denominato CG18-1, situato esattamente al centro della sella. Questo pozzo è stato equipaggiato con una catena di termistori installata in modo permanente, un dispositivo che consente il monitoraggio continuo delle temperature a diverse profondità nel corso dell’anno. Tale infrastruttura rappresenta un’evoluzione rispetto alle campagne precedenti, permettendo di acquisire dati a lungo termine con una risoluzione temporale e spaziale senza precedenti.

Gradienti termici e analisi storiche
Le differenze nell’esposizione superficiale della sella, determinate dall’orientamento dei versanti e dall’intensità dell’irraggiamento solare, generano gradienti termici significativi all’interno del firn. Queste variazioni sono state documentate in dettaglio da studi come quelli di Suter e Hoelzle (2002) e Mattea et al. (2021), i quali hanno evidenziato come la struttura termica del ghiacciaio sia fortemente influenzata dalle condizioni ambientali superficiali. Il monitoraggio tramite il pozzo CG18-1 ha ulteriormente confermato l’esistenza di tali gradienti, offrendo un quadro più chiaro delle interazioni tra atmosfera e corpo glaciale. Un aspetto di particolare rilevanza scientifica è la possibilità di confrontare i dati recenti con misurazioni storiche effettuate nella stessa area. Sebbene alcune di queste misurazioni siano state condotte in punti non esattamente coincidenti con la posizione del pozzo CG18-1, la loro prossimità spaziale è considerata sufficiente per consentire un’analisi retrospettiva del riscaldamento englaciale. Attraverso questo approccio comparativo, è possibile valutare l’evoluzione delle temperature all’interno del ghiacciaio negli ultimi 40 anni, contribuendo a una migliore comprensione degli effetti del cambiamento climatico sui sistemi glaciali alpini.

Indagini termiche al Colle Gnifetti: Campagne di misurazione nel 2022 e 2023
Le ricerche condotte presso il Colle Gnifetti, un sito glaciale di rilevanza scientifica situato nel massiccio del Monte Rosa, hanno previsto una serie di misurazioni ripetute all’interno del pozzo di trivellazione CG18-1, localizzato esattamente nel punto centrale della sella (si veda la Tabella 6.1 per i dettagli tecnici). Queste campagne di monitoraggio sono state effettuate durante visite specifiche al sito negli anni 2022 e 2023, con l’obiettivo di aggiornare e integrare il database termico relativo a questo ambiente d’alta quota. I risultati ottenuti, rappresentati graficamente nella Figura 6.2, comprendono i profili di temperatura registrati nel periodo di riferimento e sono stati messi a confronto con le serie storiche di dati raccolti a partire dal 1982. Questo approccio consente di tracciare un’evoluzione termica pluridecennale del firn e del ghiaccio sottostante, offrendo una prospettiva preziosa sui cambiamenti climatici in atto nei sistemi glaciali alpini.

Andamenti termici a lungo termine e anomalie
Un’analisi approfondita delle temperature misurate a una profondità di 20 metri, livello sufficientemente isolato dalle fluttuazioni stagionali e annuali, rivela una tendenza al riscaldamento significativa a partire dal 1991. Questo incremento termico, quantificato in un valore medio di 0,46 °C per decennio, evidenzia un processo di riscaldamento continuo e sostenuto nel tempo. Tale interpretazione, tuttavia, esclude deliberatamente i dati raccolti negli anni 2008 e 2013, riportati nei volumi precedenti della documentazione scientifica. Queste misurazioni sono state temporaneamente escluse dall’analisi in quanto mostrano irregolarità marcate rispetto alla tendenza generale di lungo periodo. Inoltre, presentano incertezze elevate nella determinazione delle temperature termicamente equilibrate, un aspetto che ha spinto la comunità scientifica a intraprendere una rivalutazione critica di questi valori, come sottolineato da Gastaldello et al. (2024). Tale revisione è fondamentale per garantire la robustezza delle conclusioni tratte e per affinare i modelli interpretativi del comportamento termico del ghiacciaio.

Evoluzione dei gradienti termici superficiali
Un elemento di particolare interesse emerso dalle indagini è la trasformazione del gradiente termico nei primi 30 metri di firn, osservabile lungo l’arco temporale di 40 anni coperto dai dati. I profili storici, come il CG82-1/82, descritto da Haeberli e Funk (1991), possono essere considerati rappresentativi di uno stato stazionario, in cui le condizioni termiche risultavano relativamente stabili e in equilibrio con il clima dell’epoca. Al contrario, il profilo più recente, denominato CG18-1/23, evidenzia una netta evoluzione verso un gradiente termico fortemente negativo, quantificato in -0,042 °C m⁻¹. Questa variazione è attribuibile all’influenza crescente del riscaldamento atmosferico superficiale, che ha alterato in modo significativo la distribuzione della temperatura nei primi strati del firn. La rotazione del gradiente termico osservata riflette quindi una risposta diretta del ghiacciaio alle forcing climatiche esterne, con implicazioni rilevanti per la comprensione dei meccanismi di trasferimento del calore in ambienti glaciali esposti al cambiamento climatico.

Dinamiche termiche in profondità e confronto con il bedrock
Le indagini più recenti hanno ampliato il campo di osservazione includendo profili termici acquisiti a maggiori profondità, in particolare verso il versante della Signalkuppe, come documentato dal pozzo CG21-1/21. Questi dati indicano che il riscaldamento, sebbene evidente negli strati superficiali, tende a perdere intensità oltre i 40 metri di profondità. Si osserva infatti un punto di inflessione nel gradiente termico, oltre il quale le temperature englaciali invertono la loro tendenza, iniziando ad aumentare con la profondità. Questo fenomeno culmina in prossimità del bedrock, dove le temperature raggiungono valori prossimi a -12,3 °C, come già riportato da Haeberli e Funk (1991). Tale comportamento suggerisce una parziale schermatura degli strati più profondi rispetto alle variazioni climatiche superficiali, con il ghiaccio profondo che conserva una memoria termica delle condizioni climatiche più fredde del passato. Questa stratificazione termica complessa evidenzia la necessità di un approccio integrato per modellizzare i processi di riscaldamento glaciale, combinando dati superficiali e profondi per una valutazione olistica.

Implicazioni scientifiche e prospettive future
Le campagne di misurazione condotte nel 2022 e 2023 al Colle Gnifetti rafforzano l’importanza di un monitoraggio continuo per comprendere l’evoluzione dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico globale. La combinazione di dati storici e recenti offre un quadro dettagliato delle dinamiche termiche, mettendo in luce sia le tendenze di lungo periodo sia le variazioni spaziali all’interno del corpo glaciale. Questi risultati non solo contribuiscono alla validazione dei modelli glaciologici, ma aprono anche la strada a ulteriori studi volti a chiarire l’interazione tra atmosfera, firn e ghiaccio profondo, con particolare attenzione agli effetti del riscaldamento antropogenico sugli ecosistemi d’alta quota.

Analisi approfondita della Figura 6.2: Evoluzione dei profili di temperatura del firn al Colle Gnifetti (1982-2023)

La Figura 6.2 rappresenta un contributo fondamentale per lo studio delle dinamiche termiche nei ghiacciai alpini, illustrando i profili di temperatura del firn misurati al Colle Gnifetti, una sella glaciale situata a 4450 m s.l.m. nel massiccio del Monte Rosa, nelle Alpi del Vallese, Svizzera. I dati coprono un arco temporale di oltre 40 anni, dal 1982 al 2023, e sono stati acquisiti attraverso campagne di misurazione condotte in diversi pozzi di trivellazione, tra cui CG82-1, CG91-A, CG99-2, CG00-A e CG18-1. Questa analisi consente di tracciare l’evoluzione termica del firn in risposta al cambiamento climatico, evidenziando sia le variazioni superficiali sia le dinamiche a maggiore profondità.

Struttura del grafico e dati rappresentati

Il grafico è strutturato con due assi principali:

  • Asse verticale (Y): indica la profondità (in metri) all’interno del firn, con valori che variano da 0 m (superficie) a 30 m.
  • Asse orizzontale (X): riporta la temperatura (in °C), con un intervallo che va da -15 °C a -11 °C, riflettendo le condizioni tipiche di un ghiacciaio freddo d’alta quota.

I profili di temperatura sono rappresentati per ciascun anno di misurazione, identificati con simboli e colori distinti nella legenda:

  • 1982.07.23 (CG82-1/82): triangoli pieni neri, riferiti a Haeberli e Funk (1991).
  • 1991.98.07 (CG91-A/91): triangoli vuoti neri, riportati da Laternser (1992) e Suter et al. (2001).
  • 1999.05.28 (CG99-2/99): rombi pieni neri, documentati da Suter (2002) e Suter e Hoelzle (2002).
  • 2000.08.01 (CG00-A/00): rombi vuoti neri, anch’essi riportati da Suter (2002) e Suter e Hoelzle (2002).
  • 2018.12.14 (CG18-1/18): triangoli pieni grigi, e 2019.06.25 (CG18-1/19): triangoli vuoti grigi, analizzati da Mattea et al. (2021).
  • 2021.03.30 (CG18-1/21): cerchi pieni neri.
  • 2022.07.02 (CG18-1/22): cerchi pieni blu, e 2023.12.18 (CG18-1/23): stelle blu.

Le misurazioni più recenti (2022 e 2023) sono evidenziate in blu per sottolinearne l’importanza nel contesto del presente rapporto. Inoltre, viene specificato che i pozzi CG82-1 e CG08-1 si trovano nella stessa posizione, mentre i pozzi CG91-A e CG00-A sono leggermente spostati verso nord-est, un dettaglio che potrebbe introdurre variazioni locali dovute a differenze nell’esposizione o nell’accumulo di neve.

Evoluzione dei profili di temperatura nel tempo

I profili di temperatura mostrano una chiara evoluzione termica nel corso dei 40 anni analizzati, riflettendo l’impatto del riscaldamento globale sugli strati superficiali e intermedi del firn.

  1. Profilo del 1982 (CG82-1/82):
    • Questo profilo, rappresentato con triangoli pieni neri, è considerato un punto di riferimento per le condizioni di stato stazionario (Haeberli e Funk, 1991). In tale contesto, le temperature erano in equilibrio con il clima dell’epoca, mostrando un gradiente termico relativamente stabile.
    • La temperatura superficiale (0 m) è di circa -14,5 °C, con una diminuzione graduale fino a -14,8 °C a 30 metri di profondità. Questo gradiente leggermente negativo è tipico di un ghiacciaio freddo in cui il trasferimento di calore è dominato dalla conduzione e le variazioni climatiche superficiali hanno un impatto limitato sugli strati più profondi.
  2. Profili degli anni 1991, 1999 e 2000:
    • I profili di questi anni (triangoli vuoti, rombi pieni e rombi vuoti) mostrano un progressivo spostamento verso temperature più calde rispetto al 1982, segno di un riscaldamento incipiente.
    • Nel 1991 (CG91-A/91), la temperatura superficiale si attesta intorno a -14 °C, con un gradiente termico che inizia a mostrare segni di cambiamento, in particolare nei primi 10-15 metri, dove il riscaldamento è più evidente. I profili del 1999 e del 2000 confermano questa tendenza, con temperature superficiali che si avvicinano a -13,5 °C e un gradiente termico che si modifica gradualmente.
  3. Profili dal 2018 al 2023:
    • I profili più recenti, a partire dal 2018, evidenziano un cambiamento drammatico. In particolare, il profilo del 2023 (CG18-1/23, stelle blu) mostra un gradiente termico fortemente negativo nei primi 30 metri, quantificato in -0,042 °C m⁻¹.
    • La temperatura superficiale nel 2023 è di circa -11,5 °C, un valore significativamente più caldo rispetto al 1982, e diminuisce rapidamente con la profondità, raggiungendo circa -12,5 °C a 30 metri. Questo gradiente negativo è indicativo di un forte riscaldamento atmosferico che si propaga verso il basso, influenzando gli strati superficiali del firn in modo marcato.

Tendenze di riscaldamento a lungo termine

L’analisi dei dati a 20 metri di profondità, un livello sufficientemente isolato dalle fluttuazioni stagionali, rivela un trend di riscaldamento continuo a partire dal 1991. Il tasso di incremento termico è stato quantificato in 0,46 °C per decennio, un valore che sottolinea la sensibilità del ghiacciaio alle variazioni climatiche globali. Questo dato esclude le misurazioni del 2008 e del 2013, che presentano irregolarità e incertezze elevate (Gastaldello et al., 2024), e si basa su un confronto tra i profili storici e quelli più recenti.

Rotazione del gradiente termico e dinamiche in profondità

Un aspetto cruciale evidenziato dalla Figura 6.2 è la “rotazione” del gradiente termico nei primi 30 metri nel corso dei 40 anni. Nel 1982, il gradiente era quasi costante o leggermente negativo, riflettendo un equilibrio termico. Nei profili più recenti (2022 e 2023), invece, il gradiente è diventato fortemente negativo, con un valore di -0,042 °C m⁻¹, a causa del riscaldamento atmosferico superficiale. Questo fenomeno è il risultato di un aumento delle temperature dell’aria, che si trasferisce al firn attraverso processi di conduzione e convezione, alterando la distribuzione termica negli strati superficiali.

Sebbene il grafico si limiti ai primi 30 metri, il testo associato fornisce informazioni sulle dinamiche a maggiore profondità. Dati raccolti verso il versante della Signalkuppe (CG21-1/21) indicano che il riscaldamento è meno pronunciato oltre i 40 metri. Dopo un punto di inflessione nel gradiente termico, le temperature englaciali tornano ad aumentare con la profondità, raggiungendo -12,3 °C in prossimità del bedrock (Haeberli e Funk, 1991). Questo comportamento suggerisce che gli strati più profondi del ghiacciaio conservano una memoria termica delle condizioni climatiche più fredde del passato, risultando parzialmente schermati dalle variazioni superficiali.

Confronto tra i pozzi e implicazioni metodologiche

La posizione dei pozzi di trivellazione è un fattore importante per l’interpretazione dei dati. I pozzi CG82-1 e CG08-1 si trovano nella stessa posizione, garantendo una continuità spaziale nei dati e permettendo un confronto diretto tra le misurazioni. I pozzi CG91-A e CG00-A, invece, sono leggermente spostati verso nord-est, il che potrebbe introdurre variazioni locali dovute a differenze nell’esposizione al sole, nell’accumulo di neve o nell’azione del vento. Tuttavia, le tendenze generali di riscaldamento osservate nei diversi pozzi sono coerenti, rafforzando la validità delle conclusioni tratte.

Implicazioni scientifiche e prospettive

La Figura 6.2 offre un quadro chiaro dell’impatto del cambiamento climatico sul Colle Gnifetti, evidenziando un riscaldamento significativo degli strati superficiali del firn. L’aumento delle temperature superficiali, che passano da -14,5 °C nel 1982 a -11,5 °C nel 2023, è un indicatore diretto dell’influenza del riscaldamento globale. Il gradiente termico negativo osservato nei profili recenti riflette la propagazione del calore dall’atmosfera verso il firn, un processo che potrebbe accelerare la fusione superficiale e alterare la stabilità del ghiacciaio nel lungo termine.

Questi dati sono fondamentali per la validazione dei modelli glaciologici e per la previsione dei futuri cambiamenti nei sistemi glaciali alpini. Inoltre, sottolineano l’importanza di un monitoraggio continuo, come quello effettuato con il pozzo CG18-1, per comprendere le risposte dei ghiacciai alle forcing climatiche. Le informazioni raccolte possono essere integrate con studi su altri ghiacciai per sviluppare strategie di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, con particolare attenzione alla gestione delle risorse idriche e alla protezione degli ecosistemi d’alta quota.

Analisi approfondita della Tabella 6.1: Misurazioni termiche englaciali al Colle Gnifetti nel 2022 e 2023

La Tabella 6.1, intitolata “Colle Gnifetti – Englacial temperature measurements in 2022 and 2023 in the borehole CG18-1. Repeat measurements with a fixed thermistor chain”, presenta un dataset di grande rilevanza per lo studio delle dinamiche termiche nei ghiacciai alpini. Le misurazioni sono state effettuate nel pozzo di trivellazione CG18-1, situato al centro della sella del Colle Gnifetti, a 4450 m s.l.m. nel massiccio del Monte Rosa, nelle Alpi del Vallese, Svizzera. I dati coprono tre campagne di monitoraggio condotte il 27 aprile 2022 (CG18-1/22a), il 2 luglio 2022 (CG18-1/22b) e il 18 dicembre 2023 (CG18-1/23), utilizzando una catena di termistori fissa, un sistema che consente di registrare le temperature a diverse profondità con elevata precisione e continuità temporale. Questa analisi permette di esaminare sia le variazioni stagionali sia le tendenze di riscaldamento a lungo termine, offrendo un contributo significativo alla comprensione degli effetti del cambiamento climatico sui sistemi glaciali d’alta quota.

Struttura della tabella e metodologia

La tabella è organizzata in tre sezioni, ciascuna corrispondente a una delle campagne di misurazione. Per ogni data, sono riportate due colonne:

  • Profondità (m): varia da circa 5.5 m a 30.5 m, con incrementi di circa 1 metro tra le misurazioni, coprendo gli strati superficiali e intermedi del firn.
  • Temperatura (°C): i valori, tutti negativi, oscillano tra -13.56 °C e -10.48 °C, riflettendo le condizioni tipiche di un ghiacciaio freddo in un ambiente alpino.

L’uso di una catena di termistori fissa garantisce una continuità spaziale e temporale nelle misurazioni, riducendo le incertezze associate a variazioni nella posizione dei sensori o a differenze nelle condizioni di misura. Questo approccio consente di tracciare con precisione l’evoluzione termica del firn e di analizzare i gradienti termici a diverse profondità, un aspetto cruciale per comprendere i processi di trasferimento del calore in un ghiacciaio.

Analisi dettagliata dei profili termici

1. Campagna del 27.04.2022 (CG18-1/22a)

  • Temperatura superficiale (5.48 m): -13.56 °C.
  • Temperatura a 30.48 m: -12.91 °C.
  • Andamento con la profondità:
    • Nei primi strati, la temperatura diminuisce da -13.56 °C a 5.48 m a -12.31 °C a 11.48 m, con un gradiente termico negativo di circa -0.04 °C m⁻¹. Questo gradiente indica che gli strati superficiali sono più freddi rispetto a quelli immediatamente sottostanti, un fenomeno attribuibile al riscaldamento atmosferico che ha riscaldato gli strati intermedi più rapidamente rispetto alla superficie durante il periodo invernale-primaverile.
    • Dopo i 11.48 m, la temperatura si stabilizza intorno a -12.4 °C fino a 18.08 m, mostrando una zona di transizione in cui il gradiente termico si avvicina a zero.
    • A profondità maggiori, la temperatura aumenta gradualmente, raggiungendo -12.91 °C a 30.48 m, suggerendo che gli strati più profondi sono influenzati da condizioni termiche più stabili e meno sensibili alle variazioni superficiali.
  • Interpretazione:
    • Il gradiente termico negativo nei primi 10-12 metri è coerente con l’influenza del riscaldamento atmosferico, che si propaga verso il basso attraverso il firn. Tuttavia, la temperatura superficiale di -13.56 °C, registrata in primavera, riflette ancora condizioni relativamente fredde, tipiche di un periodo dell’anno in cui l’irraggiamento solare è moderato e le temperature atmosferiche sono basse.

2. Campagna del 02.07.2022 (CG18-1/22b)

  • Temperatura superficiale (5.75 m): -13.05 °C.
  • Temperatura a 30.75 m: -12.91 °C.
  • Andamento con la profondità:
    • La temperatura superficiale è aumentata di 0.51 °C rispetto ad aprile, passando da -13.56 °C a -13.05 °C, un incremento significativo in poco più di due mesi.
    • La temperatura diminuisce da -13.05 °C a 5.75 m a -12.51 °C a 11.75 m, con un gradiente termico negativo di circa -0.03 °C m⁻¹, leggermente meno marcato rispetto ad aprile.
    • Dopo i 12 metri, la temperatura si stabilizza intorno a -12.5 °C, con variazioni minime, e raggiunge -12.91 °C a 30.75 m, un valore identico a quello di aprile a questa profondità.
  • Interpretazione:
    • Il riscaldamento superficiale tra aprile e luglio 2022 è attribuibile a fattori stagionali, come l’aumento dell’irraggiamento solare e delle temperature atmosferiche durante l’estate. Luglio, essendo un mese estivo, è caratterizzato da un maggiore apporto di calore alla superficie del ghiacciaio, che si riflette nell’aumento della temperatura superficiale.
    • La stabilità della temperatura a 30 metri (-12.91 °C) indica che le variazioni stagionali non si propagano oltre i primi 15-20 metri, un comportamento tipico dei ghiacciai freddi, in cui il firn agisce come un isolante termico, limitando il trasferimento di calore verso gli strati più profondi.

3. Campagna del 18.12.2023 (CG18-1/23)

  • Temperatura superficiale (5.59 m): -10.48 °C.
  • Temperatura a 30.59 m: -12.84 °C.
  • Andamento con la profondità:
    • La temperatura superficiale è aumentata drasticamente rispetto a luglio 2022, passando da -13.05 °C a -10.48 °C, un incremento di 2.57 °C in circa 17 mesi.
    • La temperatura diminuisce rapidamente da -10.48 °C a 5.59 m a -11.77 °C a 11.59 m, con un gradiente termico negativo più pronunciato, pari a circa -0.05 °C m⁻¹.
    • Dopo i 12 metri, la temperatura continua a diminuire, ma a un ritmo più lento, stabilizzandosi intorno a -12.3 °C tra 18 e 20 metri, per poi raggiungere -12.84 °C a 30.59 m, un valore leggermente più caldo rispetto al 2022 a questa profondità.
  • Interpretazione:
    • Il forte aumento della temperatura superficiale nel 2023 è indicativo di un riscaldamento atmosferico significativo, che va oltre le normali variazioni stagionali. Questo incremento di 2.57 °C in meno di un anno e mezzo è molto più rapido del tasso di riscaldamento medio di 0.46 °C per decennio riportato nel testo, suggerendo un possibile evento di riscaldamento eccezionale, come un’estate particolarmente calda nel 2023 o un inverno più mite.
    • Il gradiente termico negativo più marcato nei primi 12 metri riflette un trasferimento di calore più rapido dalla superficie verso gli strati sottostanti, un fenomeno amplificato dal riscaldamento atmosferico. La temperatura a 30 metri, leggermente più alta rispetto al 2022 (-12.84 °C contro -12.91 °C), indica che il riscaldamento sta iniziando a influenzare anche gli strati più profondi, sebbene a un ritmo più lento.

Tendenze termiche e gradienti

L’analisi dei dati evidenzia due tendenze principali:

  1. Variazioni stagionali nel 2022:
    • Tra aprile e luglio 2022, il riscaldamento superficiale di 0.51 °C è coerente con l’andamento stagionale, con temperature più calde in estate a causa dell’aumento dell’irraggiamento solare e delle temperature atmosferiche. Tuttavia, questo effetto è limitato ai primi 10-15 metri, come dimostrato dalla stabilità delle temperature a 30 metri.
  2. Riscaldamento a lungo termine (2022-2023):
    • Il confronto tra luglio 2022 e dicembre 2023 mostra un incremento drammatico della temperatura superficiale, da -13.05 °C a -10.48 °C. Questo aumento di 2.57 °C in 17 mesi è un segnale chiaro dell’impatto del cambiamento climatico, che sta accelerando il riscaldamento dei ghiacciai alpini.
    • A 20 metri di profondità, la temperatura passa da -12.55 °C (luglio 2022) a -12.38 °C (dicembre 2023), un aumento di 0.17 °C. Questo valore è più in linea con il tasso di riscaldamento a lungo termine di 0.46 °C per decennio, confermando che gli strati più profondi rispondono più lentamente alle variazioni climatiche.

Il gradiente termico negativo osservato in tutte e tre le campagne (da -0.03 °C m⁻¹ a -0.05 °C m⁻¹ nei primi 12 metri) è il risultato del riscaldamento atmosferico, che riscalda gli strati superficiali più rapidamente rispetto a quelli sottostanti. Dopo i 12 metri, il gradiente si inverte, con un aumento della temperatura verso le profondità maggiori, un comportamento coerente con quanto riportato nel testo: oltre i 40 metri, le temperature englaciali tornano ad aumentare, raggiungendo -12.3 °C al bedrock, un valore che riflette le condizioni termiche più fredde del passato.

Implicazioni scientifiche

I dati della Tabella 6.1 offrono un quadro dettagliato delle dinamiche termiche al Colle Gnifetti, evidenziando l’interazione tra variazioni stagionali e tendenze di riscaldamento a lungo termine. Il forte aumento della temperatura superficiale nel 2023 (-10.48 °C a 5.59 m) rispetto al 2022 è un segnale preoccupante dell’impatto del cambiamento climatico. Temperature superficiali più calde possono accelerare la fusione del firn, riducendo l’albedo del ghiacciaio e innescando un feedback positivo che amplifica il riscaldamento. Questo processo potrebbe avere conseguenze significative per il bilancio di massa del ghiacciaio, con una potenziale riduzione del volume di ghiaccio e un impatto sul ciclo idrologico delle Alpi, dove i ghiacciai svolgono un ruolo cruciale come riserve d’acqua.

La stabilità relativa delle temperature a profondità maggiori (circa -12.9 °C a 30 m) indica che il ghiacciaio conserva ancora una memoria termica delle condizioni più fredde del passato. Tuttavia, il progressivo aumento delle temperature anche a 20 metri suggerisce che il riscaldamento sta iniziando a penetrare più in profondità, un fenomeno che potrebbe alterare la struttura termica del ghiacciaio nel lungo termine. Questi dati, combinati con i profili storici della Figura 6.2, confermano che il Colle Gnifetti sta subendo un riscaldamento significativo, con un tasso di 0.46 °C per decennio a 20 metri di profondità dal 1991, come riportato nel testo.

Prospettive e raccomandazioni

Il monitoraggio continuo con la catena di termistori fissa nel pozzo CG18-1 è essenziale per comprendere l’evoluzione futura del Colle Gnifetti in un contesto di cambiamento climatico globale. I dati raccolti possono essere utilizzati per validare modelli glaciologici e per prevedere i cambiamenti nel bilancio di massa, nella dinamica del ghiaccio e nella risposta del ghiacciaio alle forcing climatiche. Inoltre, queste informazioni possono essere integrate con studi su altri ghiacciai alpini per sviluppare strategie di mitigazione e adattamento, con particolare attenzione alla gestione delle risorse idriche e alla protezione degli ecosistemi d’alta quota. Future campagne di misurazione dovrebbero includere analisi isotopiche e chimiche del firn per correlare le variazioni termiche con i cambiamenti nell’accumulo di neve e nelle condizioni atmosferiche, fornendo un quadro più completo delle interazioni tra clima e ghiacciaio.

7 La Fotografia Ripetuta come Strumento di Studio e Comunicazione
7.1 Introduzione e Contesto Scientifico
La fotografia ripetuta dei ghiacciai si configura come una metodologia di straordinaria efficacia per documentare e comunicare gli impatti del cambiamento climatico sugli ambienti glaciali, offrendo un mezzo visivo diretto e accessibile per illustrare le trasformazioni in atto. Le immagini fotografiche dei ghiacciai, raccolte sistematicamente nel corso di decenni, rappresentano una testimonianza preziosa dell’evoluzione di questi sistemi naturali. In alcuni casi, la documentazione si estende a epoche ancora più remote grazie alla disponibilità di dipinti e illustrazioni risalenti a diversi secoli fa, che raffigurano i fronti glaciali con un livello di dettaglio sorprendente (Nussbaumer e Zumbühl, 2012). Quando la posizione esatta del fotografo o dell’artista è stata registrata o può essere ricostruita con precisione attraverso tecniche di georeferenziazione, diventa possibile replicare tali immagini storiche, creando confronti visivi che mettono in evidenza la drammatica perdita di massa glaciale avvenuta nel tempo intercorso. Questi confronti fotografici, che possono coprire intervalli temporali di oltre un secolo, hanno dimostrato di possedere un impatto comunicativo eccezionale, riuscendo a sensibilizzare un pubblico ampio e non specialistico sul ritmo accelerato del ritiro dei ghiacciai e sulle profonde trasformazioni che tale processo induce nel paesaggio alpino d’alta quota.

Il Ruolo della Fotografia Ripetuta nella Sensibilizzazione sul Cambiamento Climatico
La capacità della fotografia ripetuta di tradurre dati scientifici complessi in immagini immediatamente comprensibili la rende uno strumento privilegiato per la comunicazione ambientale. Le immagini che mostrano il ritiro dei ghiacciai, con fronti glaciali che si ritirano di centinaia di metri o intere valli un tempo coperte di ghiaccio che si trasformano in paesaggi rocciosi, offrono una rappresentazione tangibile degli effetti del riscaldamento globale. Questo approccio visivo non solo facilita la comprensione delle dinamiche climatiche da parte del pubblico generale, ma contribuisce anche a stimolare un senso di urgenza e responsabilità collettiva di fronte alla crisi climatica. La potenza evocativa di tali confronti fotografici risiede nella loro capacità di condensare in un’unica immagine cambiamenti che si sviluppano su scale temporali lunghe, rendendo visibile ciò che altrimenti potrebbe rimanere astratto o difficile da percepire.

Il Progetto GLAMOS: Una Raccolta Strutturata di Fotografie di Ghiacciai
Riconoscendo il valore scientifico e comunicativo della fotografia ripetuta, il programma GLAMOS (Glacier Monitoring in Switzerland) ha avviato un’iniziativa volta a creare una raccolta strutturata e sistematica di fotografie di ghiacciai. Questo progetto, che si prevede crescerà significativamente nei prossimi anni, ha l’obiettivo di costituire un archivio completo di immagini di ghiacciai scattate dalla stessa posizione, coprendo un’ampia gamma di intervalli temporali. Tali intervalli possono estendersi fino a un secolo, nel caso di confronti con fotografie storiche, ma includono anche periodi più brevi, come pochi anni o addirittura giorni, grazie all’utilizzo di fotocamere automatiche che consentono un monitoraggio ad alta risoluzione temporale. La raccolta mira a includere diversi tipi di ghiacciai, dai piccoli ghiacciai di circo ai grandi ghiacciai vallivi, rappresentativi delle varie regioni delle Alpi svizzere, al fine di documentare la variabilità delle risposte glaciali al cambiamento climatico.

Obiettivi e Accessibilità del Dataset Fotografico
L’obiettivo principale di questa iniziativa è quello di stabilire un dataset fotografico completo e ben documentato, che possa essere utilizzato come risorsa per attività di sensibilizzazione e divulgazione. Le immagini raccolte vengono rese pubblicamente disponibili, con l’intento di supportare campagne di comunicazione sul cambiamento climatico e di fornire materiale visivo a educatori, ricercatori e organizzazioni impegnate nella promozione della consapevolezza ambientale. Al momento, il progetto non prevede una valutazione quantitativa del dataset, come ad esempio l’analisi della variazione del volume di ghiaccio o della posizione del fronte glaciale attraverso tecniche fotogrammetriche. Piuttosto, l’attenzione è posta sullo sfruttamento del potenziale qualitativo delle immagini, che si rivela particolarmente efficace per comunicare l’entità e la rapidità dei cambiamenti in atto nei ghiacciai alpini.

Contenuti del Rapporto e Prospettive Future
In questo rapporto vengono presentati alcuni esempi selezionati di confronti fotografici, che illustrano in modo chiaro e immediato il ritiro dei ghiacciai in diverse località delle Alpi svizzere. Questi esempi sono accompagnati da una discussione approfondita su vari aspetti legati alla gestione del dataset, tra cui la disponibilità delle immagini storiche, le modalità di acquisizione delle nuove fotografie e le sfide associate alla loro elaborazione e archiviazione. Inoltre, vengono analizzati i risultati dei confronti fotografici, evidenziando come le immagini possano essere utilizzate per comunicare efficacemente i cambiamenti nel paesaggio alpino. Guardando al futuro, il progetto GLAMOS mira a espandere ulteriormente la raccolta, integrando nuove tecnologie come la fotografia aerea tramite droni e l’uso di sistemi di imaging automatizzati, per migliorare la risoluzione temporale e spaziale delle osservazioni. Questo approccio consentirà di monitorare i ghiacciai con maggiore dettaglio, contribuendo sia alla ricerca scientifica sia alla sensibilizzazione pubblica sul cambiamento climatico.

Analisi Approfondita della Figura 7.1: Distribuzione Geografica dei Ghiacciai nel Progetto di Fotografia Ripetuta di GLAMOS

La Figura 7.1, intitolata “Glaciers in the dataset of repeat photography where panoramas have been retaken (orange) and are selected to be visited (blue)”, rappresenta un elemento chiave del progetto di monitoraggio dei ghiacciai svizzeri condotto da GLAMOS (Glacier Monitoring in Switzerland). La figura consiste in una mappa topografica della Svizzera che illustra la distribuzione geografica dei ghiacciai inclusi nel dataset di fotografia ripetuta, un’iniziativa volta a documentare i cambiamenti dei ghiacciai attraverso immagini scattate dalla stessa posizione in momenti diversi. La mappa utilizza una codifica cromatica per distinguere i ghiacciai già monitorati da quelli selezionati per future campagne, offrendo una panoramica chiara dello stato attuale e delle prospettive future del progetto. Questa analisi approfondita esplora i dettagli della figura, interpreta i dati rappresentati e discute le implicazioni scientifiche e comunicative di questa iniziativa nel contesto del cambiamento climatico globale.

Descrizione e Struttura della Mappa

La Figura 7.1 è una mappa topografica che copre l’intero territorio svizzero, con un’attenzione particolare alle regioni alpine, dove si concentrano i ghiacciai. La mappa è in scala di grigi, con linee di contorno che rappresentano le variazioni altimetriche del terreno, evidenziando le principali catene montuose delle Alpi svizzere. I ghiacciai sono indicati da punti colorati, con due categorie distinte:

  • Punti arancioni: rappresentano i ghiacciai per i quali le fotografie panoramiche sono già state ripetute, cioè dove sono state scattate nuove immagini dalla stessa posizione di quelle storiche, consentendo un confronto visivo dei cambiamenti avvenuti nel tempo.
  • Punti blu: indicano i ghiacciai selezionati per future visite, dove si prevede di effettuare nuove campagne fotografiche per ampliare il dataset e continuare il monitoraggio.

La legenda della figura specifica che i punti arancioni corrispondono a ghiacciai già inclusi nel dataset di fotografia ripetuta, mentre i punti blu rappresentano siti di interesse per il futuro, riflettendo una strategia di espansione del progetto. La mappa non fornisce dettagli sui singoli ghiacciai (come i loro nomi o dimensioni), ma si concentra sulla loro distribuzione geografica, offrendo una visione d’insieme delle attività di monitoraggio.

Distribuzione Geografica dei Ghiacciai Monitorati

Concentrazione nelle Alpi Svizzere

La distribuzione dei ghiacciai rappresentati nella mappa è fortemente concentrata nelle Alpi svizzere, che occupano la parte centrale e meridionale del territorio nazionale. Questa concentrazione è coerente con la geografia fisica della Svizzera, dove le Alpi rappresentano l’ambiente ideale per la formazione e la persistenza dei ghiacciai, grazie alle elevate altitudini e alle basse temperature medie annuali. Le principali regioni alpine rappresentate includono:

  • Alpi Bernesi, situate nella parte centro-occidentale della Svizzera, che ospitano alcuni dei ghiacciai più grandi e iconici, come il Ghiacciaio dell’Aletsch, il più esteso delle Alpi.
  • Alpi Pennine, al confine con l’Italia, dove si trovano ghiacciai significativi come quelli del massiccio del Monte Rosa (incluso il Colle Gnifetti, discusso in sezioni precedenti del rapporto).
  • Alpi Retiche, nella parte orientale della Svizzera, che includono ghiacciai più piccoli ma altrettanto importanti per lo studio delle dinamiche glaciali.

Non si osservano ghiacciai nelle regioni settentrionali della Svizzera, come l’Altopiano svizzero, a causa dell’altitudine più bassa e delle temperature più elevate, che non favoriscono la formazione o la conservazione del ghiaccio perenne.

Punti Arancioni: Ghiacciai con Fotografie Ripetute

I punti arancioni, che indicano i ghiacciai per i quali le fotografie panoramiche sono già state ripetute, sono distribuiti principalmente nelle Alpi Bernesi e nelle Alpi Pennine, con una presenza più limitata nelle Alpi Retiche. Questa distribuzione suggerisce che il progetto di fotografia ripetuta ha inizialmente privilegiato le regioni che ospitano i ghiacciai più grandi e storicamente ben documentati. Ad esempio:

  • Nelle Alpi Bernesi, la presenza di numerosi punti arancioni potrebbe riflettere il monitoraggio di ghiacciai come il Ghiacciaio dell’Aletsch o il Ghiacciaio di Kander, che sono stati oggetto di studio per decenni e per i quali esistono fotografie storiche risalenti al XIX e XX secolo.
  • Nelle Alpi Pennine, i punti arancioni potrebbero includere ghiacciai come il Ghiacciaio del Gorner o il Ghiacciaio del Rodano, noti per la loro accessibilità e per la disponibilità di immagini storiche.

La concentrazione di punti arancioni in queste aree indica che il progetto ha già prodotto confronti fotografici significativi, che probabilmente mostrano una perdita di ghiaccio drammatica nel corso del tempo. Questi confronti sono strumenti potenti per comunicare gli effetti del cambiamento climatico, come descritto nella sezione introduttiva del rapporto.

Punti Blu: Ghiacciai Selezionati per Future Visite

I punti blu, che rappresentano i ghiacciai selezionati per future campagne fotografiche, sono più numerosi e distribuiti in modo più uniforme rispetto ai punti arancioni. Essi coprono non solo le regioni già monitorate (Alpi Bernesi e Pennine), ma anche aree meno rappresentate, come le Alpi Retiche a est e alcune zone remote delle Alpi Pennine. Questa distribuzione più ampia riflette l’obiettivo di GLAMOS di espandere il dataset fotografico, includendo un numero maggiore di ghiacciai e garantendo una copertura più completa delle Alpi svizzere. Alcuni aspetti notevoli:

  • La presenza di punti blu in aree già coperte da punti arancioni suggerisce che in queste località si prevede di continuare il monitoraggio, possibilmente con fotografie ripetute a intervalli più brevi (ad esempio, annuali o stagionali), per documentare cambiamenti a scale temporali più fini.
  • L’espansione verso le Alpi Retiche e altre aree meno studiate indica un interesse a includere ghiacciai minori, che potrebbero essere più vulnerabili al cambiamento climatico a causa delle loro dimensioni ridotte e della loro esposizione a temperature più elevate.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

Obiettivi del Progetto GLAMOS

La Figura 7.1 riflette la strategia di GLAMOS di creare un dataset fotografico completo e rappresentativo per documentare i cambiamenti dei ghiacciai svizzeri. La distinzione tra punti arancioni e blu evidenzia un approccio in due fasi: da un lato, l’analisi di dati storici attraverso fotografie già ripetute; dall’altro, la pianificazione di nuove campagne per ampliare il monitoraggio. Come sottolineato nel testo, l’obiettivo principale del progetto è sfruttare il potenziale qualitativo delle immagini per comunicare gli effetti del cambiamento climatico, sensibilizzando il pubblico sul rapido ritiro dei ghiacciai e sulle trasformazioni del paesaggio alpino. La mappa mostra che il progetto è in una fase di crescita, con un numero significativo di ghiacciai selezionati per future visite, il che suggerisce un impegno a lungo termine nel monitoraggio e nella documentazione.

Rappresentatività e Variabilità dei Ghiacciai

La distribuzione dei punti arancioni e blu indica che il progetto mira a coprire un’ampia varietà di ghiacciai, rappresentativi delle diverse regioni delle Alpi svizzere e delle loro caratteristiche. I ghiacciai delle Alpi Bernesi e Pennine, spesso più grandi e situati a quote più elevate, possono mostrare tassi di ritiro diversi rispetto ai ghiacciai più piccoli delle Alpi Retiche, che sono più esposti a temperature elevate e a una minore accumulazione di neve. Includendo ghiacciai di diverse dimensioni, altitudini ed esposizioni, il dataset di GLAMOS consente di analizzare la variabilità delle risposte glaciali al cambiamento climatico, un aspetto cruciale per comprendere le dinamiche globali dei ghiacciai alpini.

Potenziale per la Comunicazione e la Ricerca

I punti arancioni rappresentano ghiacciai per i quali sono già disponibili confronti fotografici, che possono essere utilizzati per comunicare in modo efficace gli effetti del cambiamento climatico. Ad esempio, un confronto tra una fotografia del Ghiacciaio dell’Aletsch scattata nel 1900 e una scattata nel 2023 mostrerebbe una perdita di ghiaccio significativa, con il fronte glaciale che si è ritirato di diversi chilometri e intere valli un tempo coperte di ghiaccio ora esposte. Queste immagini hanno un impatto visivo immediato, rendendo tangibili i cambiamenti che si sviluppano su scale temporali lunghe e sensibilizzando il pubblico sull’urgenza di affrontare il riscaldamento globale.

I punti blu, invece, offrono un’opportunità per ampliare il dataset e includere ghiacciai che potrebbero non essere stati monitorati in passato. Questo approccio consente di documentare i cambiamenti in ghiacciai meno studiati, che potrebbero essere più vulnerabili al riscaldamento a causa delle loro dimensioni ridotte o della loro posizione geografica. Inoltre, l’uso di tecnologie moderne, come fotocamere automatiche o droni, potrebbe consentire di scattare fotografie a intervalli più frequenti (ad esempio, giornalieri o stagionali), catturando eventi come la fusione estiva o l’accumulo di neve invernale e migliorando la risoluzione temporale del monitoraggio.

Sfide Logistiche e Prospettive Future

La mappa evidenzia alcune sfide logistiche associate al progetto. La presenza di punti blu in aree remote, come le Alpi Retiche o zone meno accessibili delle Alpi Pennine, suggerisce la necessità di organizzare spedizioni sul campo in località difficili da raggiungere, un’attività che richiede risorse significative in termini di tempo, personale e attrezzature. Inoltre, la ricostruzione delle posizioni esatte delle fotografie storiche può essere complessa, soprattutto per i ghiacciai meno documentati, e potrebbe richiedere tecniche avanzate di georeferenziazione o l’analisi di archivi storici.

D’altra parte, la distribuzione dei punti blu offre un’opportunità per ampliare il dataset e migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali in Svizzera. Future campagne fotografiche potrebbero integrare tecnologie avanzate, come la fotografia aerea tramite droni o l’installazione di fotocamere automatiche, per aumentare la frequenza delle osservazioni e catturare cambiamenti a scale temporali più brevi. Questo approccio non solo arricchirebbe il dataset di GLAMOS, ma potrebbe anche aprire la strada a un’analisi quantitativa delle immagini, come la stima della variazione del volume di ghiaccio o della posizione del fronte glaciale attraverso tecniche fotogrammetriche, un’eventualità che al momento non è prevista ma che potrebbe essere considerata in futuro.

Conclusioni

La Figura 7.1 fornisce una panoramica chiara e sintetica del progetto di fotografia ripetuta condotto da GLAMOS, mostrando la distribuzione geografica dei ghiacciai svizzeri già monitorati (punti arancioni) e di quelli selezionati per future visite (punti blu). La mappa evidenzia l’impegno del progetto nel coprire un’ampia gamma di ghiacciai, dalle regioni più studiate, come le Alpi Bernesi e Pennine, ad aree meno rappresentate, come le Alpi Retiche, garantendo una documentazione diversificata e rappresentativa dei cambiamenti glaciali. La presenza di un numero maggiore di punti blu rispetto a quelli arancioni indica che il progetto è in una fase di espansione, con l’obiettivo di ampliare il dataset fotografico e migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali in un contesto di riscaldamento globale. Questi dati non solo supportano la ricerca scientifica, ma svolgono un ruolo cruciale nella comunicazione del cambiamento climatico, offrendo immagini potenti che possono sensibilizzare il pubblico sull’urgenza di proteggere i ghiacciai e gli ecosistemi alpini.

7.2 Raccolta e analisi dei dati relativi ai ghiacciai
La documentazione fotografica dei ghiacciai, proveniente da un’ampia varietà di fonti, rappresenta una risorsa preziosa per lo studio delle dinamiche glaciali nel tempo. Recentemente, nell’ambito del progetto denominato “Discovering Forgotten Glacier Images in a New Glance” (DEFOGGING), finanziato da MeteoSwiss e inserito nel contesto del programma GCOS Svizzera, è stato intrapreso un ambizioso lavoro di recupero e valorizzazione di diverse migliaia di immagini storiche di ghiacciai. Queste fotografie, raccolte nel corso di decenni di monitoraggio sistematico e coordinato dei ghiacciai svizzeri, sono state sottoposte a un processo di digitalizzazione avanzata, georeferenziazione precisa e successiva integrazione nel database e-pics, una piattaforma digitale all’avanguardia gestita dalla biblioteca dell’ETH di Zurigo. Tale archivio, accessibile al pubblico senza restrizioni, si configura come uno strumento fondamentale per la ricerca scientifica e la divulgazione.

Tra le collezioni più significative per la ricostruzione dello stato dei ghiacciai svizzeri di circa un secolo fa spicca il corpus di immagini terrestri curato da swisstopo (consultabile al sito https://www.swisstopo.admin.ch/it/immagini-terrestri). Si tratta di fotografie stereoscopiche ad alta risoluzione, acquisite prevalentemente nel corso degli anni ’30 del XX secolo, con un intervallo temporale che si estende dal 1916 al 1947. Queste immagini, realizzate nell’ambito delle attività di mappatura nazionale condotte dall’Ufficio federale di topografia, offrono una rappresentazione dettagliata e senza precedenti dei ghiacciai svizzeri dell’epoca. La loro qualità è ulteriormente valorizzata dalla presenza di metadati accurati, che includono informazioni spaziali e temporali di grande precisione, consentendo agli studiosi di identificare con esattezza i punti di ripresa e di pianificare nuove campagne fotografiche ripetute negli stessi luoghi.

Un contributo significativo alla quantificazione delle variazioni glaciali è stato fornito dallo studio di Mannerfelt et al. (2022), che ha utilizzato tecniche fotogrammetriche avanzate per elaborare modelli digitali di elevazione (DEM) a partire da queste immagini storiche. I risultati di tale analisi hanno permesso di stimare che, a partire dal 1930, oltre il 50% del volume totale di ghiaccio presente nei ghiacciai svizzeri è andato perduto, evidenziando l’entità del ritiro glaciale in un periodo relativamente breve. Parallelamente, tra il 2021 e il 2024, un progetto di ripetizione fotografica ha portato alla riscoperta e alla nuova acquisizione di 41 panorami fotografici risalenti agli anni ’30, che documentano i principali ghiacciai svizzeri. Inoltre, sono stati individuati ulteriori 109 siti, selezionati dal dataset TERRA, ritenuti particolarmente idonei per future campagne di ripresa, programmate per le stagioni estive dei prossimi anni (cfr. Figura 7.1). Questi siti sono stati scelti sulla base di criteri che ne garantiscono la rappresentatività e la qualità per il confronto temporale.

Per supportare tali attività, è stato sviluppato un database dedicato (accessibile all’indirizzo http://doi.glamos.ch/repeatphoto/index.html), progettato non solo per archiviare e visualizzare i confronti fotografici completati, ma anche per fornire indicazioni precise sulle coordinate geografiche dei punti di ripresa delle immagini storiche di elevata qualità, che si prevede di replicare in futuro. L’esperienza acquisita nel corso di queste campagne ha dimostrato che, per ottenere ripetizioni fotografiche efficaci, non è indispensabile utilizzare una lunghezza focale identica a quella delle immagini originali, poiché le fotografie devono comunque essere sottoposte a processi di sovrapposizione e distorsione digitale per allinearle correttamente. Tuttavia, si raccomanda l’impiego di fotocamere ad alta risoluzione e l’adozione di una strategia di acquisizione che privilegi una copertura estesa, realizzata attraverso una sequenza di scatti individuali sovrapposti, al fine di massimizzare la qualità e l’utilità dei dati raccolti.

Le immagini panoramiche sovrapposte vengono conservate nel database nella loro forma grezza, mantenendo spesso i bordi originali e i segni distintivi delle fotografie storiche, come annotazioni o imperfezioni fisiche. Tuttavia, un trattamento successivo può essere applicato per estrarre viste ingrandite e specifiche porzioni di interesse, oppure per animare i confronti temporali, rendendo così più intuitiva e immediata la percezione delle trasformazioni avvenute. Questo approccio non solo facilita l’analisi scientifica, ma si rivela anche efficace per scopi divulgativi, permettendo agli utenti di comprendere visivamente l’evoluzione dei ghiacciai e del paesaggio circostante.

Nelle sezioni successive di questo rapporto vengono presentati quattro esempi emblematici, selezionati tra i ghiacciai chiave della Svizzera, che illustrano in modo chiaro e dettagliato il drammatico ritiro glaciale e le profonde modificazioni del territorio circostante intervenute nel corso del tempo. Per un’ulteriore esemplificazione, si rimanda al confronto relativo al Fieschergletscher, riportato sulla copertina del presente documento, che offre una testimonianza visiva immediata e significativa di tali cambiamenti.

Analisi comparativa delle fotografie ripetute del Triftgletscher: un’evidenza visiva del ritiro glaciale nelle Alpi svizzere (1928-2021)

La figura presenta un confronto fotografico del Triftgletscher (Trift Glacier), un ghiacciaio situato nelle Alpi svizzere, attraverso due immagini scattate a distanza di 93 anni: la prima nel 1928, acquisita da swisstopo (Ufficio federale di topografia svizzero), e la seconda nel 2021, realizzata dal VAW (Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia) dell’ETH di Zurigo. Questo tipo di analisi, noto come “repeat photography”, rappresenta una metodologia consolidata in glaciologia per documentare le variazioni morfologiche e volumetriche dei ghiacciai nel tempo, offrendo un’evidenza visiva diretta delle trasformazioni indotte dal cambiamento climatico e dai processi naturali. Il Triftgletscher, uno dei ghiacciai chiave delle Alpi svizzere, è stato selezionato per questo confronto grazie alla disponibilità di immagini storiche di alta qualità e alla sua rappresentatività delle dinamiche glaciali nella regione.

Descrizione dell’immagine storica (1928, swisstopo)

L’immagine superiore, scattata nel 1928, è una fotografia in bianco e nero che fa parte della collezione di immagini terrestri di swisstopo, acquisite tra il 1916 e il 1947 nell’ambito delle attività di mappatura nazionale svizzera. Queste fotografie, spesso stereoscopiche, sono caratterizzate da un’elevata risoluzione e da metadati dettagliati, che includono informazioni sulla posizione esatta del punto di ripresa, permettendo una precisa georeferenziazione e la possibilità di replicare le acquisizioni in epoche successive. Nel 1928, il Triftgletscher si presenta come un corpo glaciale imponente, con una lingua glaciale che si estende in modo significativo verso la valle sottostante. La superficie del ghiacciaio appare ampia, continua e coperta da uno spesso strato di neve e ghiaccio, occupando gran parte del paesaggio visibile nella fotografia. Le montagne circostanti, sebbene parzialmente innevate, sono dominate dalla presenza massiccia del ghiacciaio, che mostra una morfologia tipica dei ghiacciai alpini dell’epoca, con crepacci ben visibili e un fronte glaciale avanzato. La fotografia, nonostante la tecnologia monocromatica dell’epoca, offre un livello di dettaglio sufficiente per analizzare la struttura del ghiacciaio, inclusi i gradienti di spessore del ghiaccio e le caratteristiche superficiali, come le zone di accumulo e ablazione.

Descrizione dell’immagine moderna (2021, VAW/ETHZ)

L’immagine inferiore, acquisita nel 2021, è una fotografia a colori realizzata dal VAW/ETHZ come parte di un progetto di ripetizione fotografica volto a monitorare i cambiamenti nei ghiacciai svizzeri. Il punto di ripresa è stato scelto per corrispondere il più possibile a quello del 1928, garantendo un confronto diretto e affidabile. Rispetto all’immagine storica, il Triftgletscher del 2021 mostra un ritiro drammatico: la lingua glaciale si è ritirata di diversi chilometri, confinando il ghiacciaio a quote più alte e riducendone significativamente l’estensione superficiale e volumetrica. La porzione inferiore della valle, precedentemente occupata dal ghiaccio, è ora caratterizzata dalla presenza di un lago glaciale di colore turchese, un fenomeno comune nei ghiacciai in ritiro, causato dall’accumulo di acqua di fusione in depressioni create dal ritiro del ghiaccio. Il colore distintivo del lago è dovuto alla presenza di sedimenti glaciali fini, noti come farina glaciale, che riflettono la luce solare in modo caratteristico, conferendo tonalità che variano dal turchese al verde chiaro.

Il paesaggio circostante ha subito una trasformazione ecologica profonda: le aree rocciose esposte, un tempo coperte dal ghiaccio, mostrano segni di erosione e deposizione di detriti morenici, mentre la vegetazione alpina, assente o minima nel 1928, ha colonizzato ampie porzioni del terreno. La presenza di prati verdi e di specie vegetali tipiche delle quote alpine indica un processo di successione ecologica in corso, favorito dall’esposizione di nuovi substrati e dal cambiamento delle condizioni microclimatiche. Le montagne circostanti, pur mantenendo alcune aree innevate, mostrano una riduzione significativa della copertura nevosa rispetto al 1928, un ulteriore segnale del riscaldamento climatico che ha caratterizzato il XX e il XXI secolo.

Analisi comparativa e implicazioni glaciologiche

Il confronto tra le due immagini evidenzia in modo inequivocabile l’entità del ritiro del Triftgletscher nel corso di quasi un secolo. La perdita di ghiaccio è coerente con le stime quantitative riportate da Mannerfelt et al. (2022), che, utilizzando tecniche fotogrammetriche per estrarre modelli digitali di elevazione (DEM) dalle immagini storiche di swisstopo, hanno calcolato una perdita di oltre il 50% del volume di ghiaccio svizzero dal 1930. Nel caso del Triftgletscher, il ritiro della lingua glaciale ha comportato non solo una riduzione dell’estensione superficiale, ma anche un cambiamento significativo nella dinamica del ghiacciaio, con una probabile diminuzione del flusso glaciale e un aumento dei processi di ablazione rispetto a quelli di accumulo.

La formazione del lago glaciale rappresenta un elemento di particolare interesse scientifico. Questi laghi, noti come laghi proglaciali, si formano tipicamente in depressioni lasciate dal ritiro del ghiaccio e possono rappresentare un rischio naturale significativo, come le inondazioni da rottura di dighe moreniche (glacial lake outburst floods, GLOF). Inoltre, la presenza del lago contribuisce a modificare il bilancio di massa del ghiacciaio, accelerando lo scioglimento del ghiaccio a contatto con l’acqua attraverso processi di calving e di trasferimento di calore. La farina glaciale sospesa nell’acqua, responsabile del colore turchese, è composta da particelle di roccia finemente macinate dal movimento del ghiacciaio, e la sua presenza indica un’attività erosiva passata significativa.

Dal punto di vista ecologico, il ritiro del ghiacciaio ha aperto nuovi spazi per la colonizzazione vegetale, un processo che richiede decenni e che testimonia la resilienza degli ecosistemi alpini di alta quota. Tuttavia, questo cambiamento ha anche implicazioni per la biodiversità locale, con la possibile perdita di habitat per specie adattate a condizioni glaciali e l’introduzione di nuove specie competitive. Inoltre, il ritiro del Triftgletscher ha conseguenze idrologiche rilevanti: i ghiacciai alpini fungono da serbatoi naturali di acqua, rilasciando gradualmente acqua di fusione durante i mesi estivi e contribuendo al flusso dei fiumi. La riduzione del volume di ghiaccio minaccia la disponibilità di questa risorsa idrica, con potenziali impatti su settori come l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e l’approvvigionamento idrico delle comunità locali.

Metodologia della ripetizione fotografica

Le immagini del Triftgletscher sono state acquisite nell’ambito di un progetto più ampio descritto nel testo, che utilizza la ripetizione fotografica per monitorare i ghiacciai svizzeri. Questa metodologia, come sottolineato, non richiede una corrispondenza esatta della lunghezza focale tra le immagini storiche e moderne, poiché le fotografie vengono comunque sottoposte a processi di sovrapposizione e distorsione digitale per allinearle correttamente. Tuttavia, si raccomanda l’uso di fotocamere ad alta risoluzione e l’adozione di una strategia di acquisizione che privilegi una copertura ampia, ottenuta attraverso una sequenza di scatti individuali sovrapposti. Le immagini vengono poi archiviate in un database dedicato (http://doi.glamos.ch/repeatphoto/index.html), dove possono essere visualizzate e analizzate. In alcuni casi, i confronti vengono animati per facilitare la percezione visiva dei cambiamenti, un approccio che si rivela particolarmente efficace sia per scopi scientifici che divulgativi.

Implicazioni per il cambiamento climatico

Il confronto fotografico del Triftgletscher è un’evidenza visiva potente degli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini. L’aumento delle temperature medie, documentato a livello globale e regionale, ha accelerato i processi di scioglimento, portando a un ritiro glaciale senza precedenti. Questo fenomeno non è isolato al Triftgletscher, ma riflette una tendenza generale osservata in tutta la regione alpina, dove i ghiacciai stanno perdendo massa a un ritmo allarmante. Le immagini del 1928 e del 2021 sottolineano l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico attraverso strategie di mitigazione e adattamento, nonché la necessità di continuare a monitorare i ghiacciai come indicatori sensibili delle variazioni ambientali. Progetti come quello del VAW/ETHZ, supportati da iniziative come DEFOGGING e GCOS Svizzera, sono fondamentali per costruire una base di dati solida che possa informare le politiche ambientali e la ricerca scientifica futura.

In conclusione, le fotografie ripetute del Triftgletscher offrono una testimonianza visiva e scientifica del profondo impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, evidenziando non solo la perdita di ghiaccio, ma anche le trasformazioni ecologiche, idrologiche e geomorfologiche associate. Questo confronto sottolinea l’importanza di preservare e studiare questi ecosistemi fragili, che rappresentano un patrimonio naturale unico e un indicatore cruciale della salute del nostro pianeta.

Analisi comparativa delle fotografie ripetute del Ghiacciaio del Basòdino: un’evidenza visiva del ritiro glaciale nelle Alpi svizzere (1929-2021)

La figura presenta un confronto fotografico del Ghiacciaio del Basòdino (Ghiacciaio del Basodino), situato nelle Alpi svizzere nel Canton Ticino, attraverso due immagini scattate a distanza di 92 anni: la prima nel 1929, acquisita da swisstopo (Ufficio federale di topografia svizzero), e la seconda nel 2021, realizzata dal VAW (Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia) dell’ETH di Zurigo. Questo tipo di analisi, noto come “repeat photography”, rappresenta una metodologia consolidata in glaciologia per documentare le variazioni morfologiche, volumetriche e ambientali dei ghiacciai nel tempo, offrendo un’evidenza visiva diretta delle trasformazioni indotte dal cambiamento climatico e dai processi naturali. Il Ghiacciaio del Basòdino, uno dei ghiacciai più significativi delle Alpi svizzere meridionali, è stato selezionato per questo confronto grazie alla disponibilità di immagini storiche di alta qualità e alla sua rappresentatività delle dinamiche glaciali nella regione alpina.

Descrizione dell’immagine storica (1929, swisstopo)

L’immagine superiore, scattata nel 1929, è una fotografia in bianco e nero che fa parte della collezione di immagini terrestri di swisstopo, acquisite tra il 1916 e il 1947 nell’ambito delle attività di mappatura nazionale svizzera. Queste fotografie, spesso stereoscopiche, sono caratterizzate da un’elevata risoluzione e da metadati dettagliati, che includono informazioni sulla posizione esatta del punto di ripresa, permettendo una precisa georeferenziazione e la possibilità di replicare le acquisizioni in epoche successive. Nel 1929, il Ghiacciaio del Basòdino si presenta come un corpo glaciale esteso e ben sviluppato, con una vasta superficie coperta da uno spesso strato di neve e ghiaccio che occupa gran parte del paesaggio montano visibile. La lingua glaciale si estende verso la valle sottostante, mostrando una presenza massiccia e continua, tipica dei ghiacciai alpini dell’epoca. Le montagne circostanti, sebbene parzialmente innevate, sono dominate dalla presenza del ghiacciaio, che evidenzia una morfologia complessa con zone di accumulo (in alto, dove la neve fresca si deposita e si compatta in ghiaccio) e zone di ablazione (più in basso, dove il ghiaccio si scioglie o sublima). La fotografia, pur in bianco e nero, offre un livello di dettaglio sufficiente per analizzare la struttura del ghiacciaio, inclusi i crepacci, le variazioni di spessore del ghiaccio e le caratteristiche superficiali, come le linee di flusso e i detriti morenici incorporati nel ghiaccio.

Descrizione dell’immagine moderna (2021, VAW/ETHZ)

L’immagine inferiore, acquisita nel 2021, è una fotografia a colori realizzata dal VAW/ETHZ come parte di un progetto di ripetizione fotografica volto a monitorare i cambiamenti nei ghiacciai svizzeri. Il punto di ripresa è stato scelto per corrispondere il più possibile a quello del 1929, garantendo un confronto diretto e affidabile. Rispetto all’immagine storica, il Ghiacciaio del Basòdino del 2021 mostra un ritiro drammatico: la lingua glaciale si è ritirata di diversi chilometri, confinando il ghiacciaio a quote più alte e riducendone significativamente l’estensione superficiale e volumetrica. La porzione inferiore della valle, precedentemente occupata dal ghiaccio, è ora caratterizzata dalla presenza di un paesaggio roccioso esposto e da un piccolo lago glaciale di colore verde, visibile in primo piano, formatosi a causa dell’accumulo di acqua di fusione in una depressione creata dal ritiro del ghiaccio. Il colore verde del lago è dovuto alla presenza di sedimenti glaciali fini, noti come farina glaciale, che riflettono la luce solare in modo caratteristico, conferendo tonalità che variano dal verde al turchese.

Il paesaggio circostante ha subito una trasformazione ecologica profonda: le aree rocciose esposte, un tempo coperte dal ghiaccio, mostrano segni di erosione e deposizione di detriti morenici, mentre la vegetazione alpina, assente o minima nel 1929, ha colonizzato ampie porzioni del terreno. La presenza di prati verdi e di specie vegetali tipiche delle quote alpine indica un processo di successione ecologica in corso, favorito dall’esposizione di nuovi substrati e dal cambiamento delle condizioni microclimatiche. Le montagne circostanti, pur mantenendo alcune aree innevate, mostrano una riduzione significativa della copertura nevosa rispetto al 1929, un ulteriore segnale del riscaldamento climatico che ha caratterizzato il XX e il XXI secolo. La qualità dell’immagine a colori permette di distinguere chiaramente i contrasti tra il ghiaccio residuo, le rocce esposte, il lago glaciale e la vegetazione, offrendo una visione dettagliata delle trasformazioni avvenute.

Analisi comparativa e implicazioni glaciologiche

Il confronto tra le due immagini evidenzia in modo inequivocabile l’entità del ritiro del Ghiacciaio del Basòdino nel corso di 92 anni. La perdita di ghiaccio è coerente con le stime quantitative riportate da Mannerfelt et al. (2022), che, utilizzando tecniche fotogrammetriche per estrarre modelli digitali di elevazione (DEM) dalle immagini storiche di swisstopo, hanno calcolato una perdita di oltre il 50% del volume di ghiaccio svizzero dal 1930. Nel caso del Ghiacciaio del Basòdino, il ritiro della lingua glaciale ha comportato non solo una riduzione dell’estensione superficiale, ma anche un cambiamento significativo nella dinamica del ghiacciaio, con una probabile diminuzione del flusso glaciale e un aumento dei processi di ablazione rispetto a quelli di accumulo. Questo squilibrio nel bilancio di massa è un indicatore diretto dell’aumento delle temperature medie, che ha accelerato lo scioglimento del ghiaccio e ridotto l’accumulo di neve nelle zone di alimentazione del ghiacciaio.

La formazione del lago glaciale rappresenta un elemento di particolare interesse scientifico. Questi laghi, noti come laghi proglaciali, si formano tipicamente in depressioni lasciate dal ritiro del ghiaccio e possono rappresentare un rischio naturale significativo, come le inondazioni da rottura di dighe moreniche (glacial lake outburst floods, GLOF). Inoltre, la presenza del lago contribuisce a modificare il bilancio di massa del ghiacciaio, accelerando lo scioglimento del ghiaccio a contatto con l’acqua attraverso processi di calving e di trasferimento di calore. La farina glaciale sospesa nell’acqua, responsabile del colore verde, è composta da particelle di roccia finemente macinate dal movimento del ghiacciaio, e la sua presenza indica un’attività erosiva passata significativa. La formazione di questi laghi è un fenomeno comune nei ghiacciai alpini in ritiro e rappresenta un indicatore chiave delle trasformazioni geomorfologiche indotte dal cambiamento climatico.

Dal punto di vista ecologico, il ritiro del ghiacciaio ha aperto nuovi spazi per la colonizzazione vegetale, un processo che richiede decenni e che testimonia la resilienza degli ecosistemi alpini di alta quota. Le aree precedentemente coperte dal ghiaccio sono ora colonizzate da specie vegetali alpine, come muschi, licheni e piante erbacee, che iniziano a stabilizzare il terreno e a favorire la formazione di suoli. Tuttavia, questo cambiamento ha anche implicazioni per la biodiversità locale, con la possibile perdita di habitat per specie adattate a condizioni glaciali e l’introduzione di nuove specie competitive. Inoltre, il ritiro del Ghiacciaio del Basòdino ha conseguenze idrologiche rilevanti: i ghiacciai alpini fungono da serbatoi naturali di acqua, rilasciando gradualmente acqua di fusione durante i mesi estivi e contribuendo al flusso dei fiumi, come il fiume Ticino, che origina in questa regione. La riduzione del volume di ghiaccio minaccia la disponibilità di questa risorsa idrica, con potenziali impatti su settori come l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e l’approvvigionamento idrico delle comunità locali.

Metodologia della ripetizione fotografica

Le immagini del Ghiacciaio del Basòdino sono state acquisite nell’ambito di un progetto più ampio descritto nel testo iniziale, che utilizza la ripetizione fotografica per monitorare i ghiacciai svizzeri. Questa metodologia, come sottolineato, non richiede una corrispondenza esatta della lunghezza focale tra le immagini storiche e moderne, poiché le fotografie vengono comunque sottoposte a processi di sovrapposizione e distorsione digitale per allinearle correttamente. Tuttavia, si raccomanda l’uso di fotocamere ad alta risoluzione e l’adozione di una strategia di acquisizione che privilegi una copertura ampia, ottenuta attraverso una sequenza di scatti individuali sovrapposti. Le immagini vengono poi archiviate in un database dedicato (http://doi.glamos.ch/repeatphoto/index.html), dove possono essere visualizzate e analizzate. In alcuni casi, i confronti vengono animati per facilitare la percezione visiva dei cambiamenti, un approccio che si rivela particolarmente efficace sia per scopi scientifici che divulgativi.

Implicazioni per il cambiamento climatico

Il confronto fotografico del Ghiacciaio del Basòdino è un’evidenza visiva potente degli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini. L’aumento delle temperature medie, documentato a livello globale e regionale, ha accelerato i processi di scioglimento, portando a un ritiro glaciale senza precedenti. Questo fenomeno non è isolato al Ghiacciaio del Basòdino, ma riflette una tendenza generale osservata in tutta la regione alpina, dove i ghiacciai stanno perdendo massa a un ritmo allarmante. Le immagini del 1929 e del 2021 sottolineano l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico attraverso strategie di mitigazione e adattamento, nonché la necessità di continuare a monitorare i ghiacciai come indicatori sensibili delle variazioni ambientali. Progetti come quello del VAW/ETHZ, supportati da iniziative come DEFOGGING e GCOS Svizzera, sono fondamentali per costruire una base di dati solida che possa informare le politiche ambientali e la ricerca scientifica futura.

Contesto regionale e significato del Ghiacciaio del Basòdino

Il Ghiacciaio del Basòdino, situato nelle Alpi Lepontine al confine tra Svizzera e Italia, è il più grande ghiacciaio del Canton Ticino e uno dei pochi ghiacciai svizzeri meridionali ancora attivi. La sua posizione geografica lo rende particolarmente sensibile alle variazioni climatiche, poiché si trova a una latitudine e altitudine che lo espongono a temperature più elevate rispetto ai ghiacciai delle Alpi centrali o settentrionali. Il ritiro osservato tra il 1929 e il 2021 è rappresentativo delle tendenze regionali, ma assume un’importanza particolare in questa area, dove i ghiacciai contribuiscono in modo significativo al regime idrologico del fiume Ticino, un affluente del Po, e quindi al sistema idrico della Pianura Padana. La perdita di ghiaccio in questa regione ha implicazioni transfrontaliere, influenzando non solo la Svizzera, ma anche l’Italia, e sottolinea l’importanza di un approccio coordinato alla gestione delle risorse idriche e alla mitigazione dei rischi naturali.

In conclusione, le fotografie ripetute del Ghiacciaio del Basòdino offrono una testimonianza visiva e scientifica del profondo impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, evidenziando non solo la perdita di ghiaccio, ma anche le trasformazioni ecologiche, idrologiche e geomorfologiche associate. Questo confronto sottolinea l’importanza di preservare e studiare questi ecosistemi fragili, che rappresentano un patrimonio naturale unico e un indicatore cruciale della salute del nostro pianeta.

Analisi comparativa delle fotografie ripetute del Findelegletscher: un’evidenza visiva del ritiro glaciale nelle Alpi Pennine (1930-2023)

La figura presenta un confronto fotografico del Findelegletscher (Ghiacciaio di Findelen), situato nelle Alpi Pennine svizzere nei pressi di Zermatt, attraverso due immagini scattate a distanza di 93 anni: la prima nel 1930, acquisita da swisstopo (Ufficio federale di topografia svizzero), e la seconda nel 2023, realizzata dal VAW (Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia) dell’ETH di Zurigo. Questo tipo di analisi, noto come “repeat photography”, rappresenta una metodologia consolidata in glaciologia per documentare le variazioni morfologiche, volumetriche e ambientali dei ghiacciai nel tempo, offrendo un’evidenza visiva diretta delle trasformazioni indotte dal cambiamento climatico e dai processi naturali. Il Findelegletscher, uno dei ghiacciai significativi delle Alpi svizzere, è stato selezionato per questo confronto grazie alla disponibilità di immagini storiche di alta qualità e alla sua rappresentatività delle dinamiche glaciali nella regione alpina, in particolare nelle Alpi Pennine, un’area nota per la presenza di ghiacciai estesi e di grande rilevanza ecologica e idrologica.

Descrizione dell’immagine storica (1930, swisstopo)

L’immagine superiore, scattata nel 1930, è una fotografia in bianco e nero che fa parte della collezione di immagini terrestri di swisstopo, acquisite tra il 1916 e il 1947 nell’ambito delle attività di mappatura nazionale svizzera. Queste fotografie, spesso stereoscopiche, sono caratterizzate da un’elevata risoluzione e da metadati dettagliati, che includono informazioni sulla posizione esatta del punto di ripresa, permettendo una precisa georeferenziazione e la possibilità di replicare le acquisizioni in epoche successive. Nel 1930, il Findelegletscher si presenta come un corpo glaciale imponente, con una lingua glaciale che si estende in modo significativo verso la valle sottostante. La superficie del ghiacciaio appare ampia, continua e coperta da uno spesso strato di neve e ghiaccio, occupando gran parte del paesaggio montano visibile nella fotografia. Le montagne circostanti, parzialmente innevate, sono dominate dalla presenza massiccia del ghiacciaio, che mostra una morfologia tipica dei ghiacciai alpini dell’epoca, con crepacci ben visibili e un fronte glaciale avanzato. La fotografia, nonostante la tecnologia monocromatica dell’epoca, offre un livello di dettaglio sufficiente per analizzare la struttura del ghiacciaio, inclusi i gradienti di spessore del ghiaccio, le linee di flusso e le caratteristiche superficiali, come le zone di accumulo (in alto, dove la neve si accumula e si compatta in ghiaccio) e le zone di ablazione (più in basso, dove il ghiaccio si scioglie o sublima).

Descrizione dell’immagine moderna (2023, VAW/ETHZ)

L’immagine inferiore, acquisita nel 2023, è una fotografia a colori realizzata dal VAW/ETHZ come parte di un progetto di ripetizione fotografica volto a monitorare i cambiamenti nei ghiacciai svizzeri. Il punto di ripresa è stato scelto per corrispondere il più possibile a quello del 1930, garantendo un confronto diretto e affidabile. Rispetto all’immagine storica, il Findelegletscher del 2023 mostra un ritiro drammatico: la lingua glaciale si è ritirata di diversi chilometri, confinando il ghiacciaio a quote più alte e riducendone significativamente l’estensione superficiale e volumetrica. La porzione inferiore della valle, precedentemente occupata dal ghiaccio, è ora caratterizzata da un paesaggio roccioso esposto e da ampie aree verdi, segno di una colonizzazione vegetale in corso. A differenza di altri ghiacciai come il Triftgletscher, non è visibile un lago glaciale in primo piano, ma il terreno esposto mostra segni di erosione e deposizione di detriti morenici, indicativi dei processi geomorfologici associati al ritiro glaciale.

Il paesaggio circostante ha subito una trasformazione ecologica profonda: le aree rocciose esposte, un tempo coperte dal ghiaccio, mostrano segni di erosione e di formazione di nuovi substrati, mentre la vegetazione alpina, assente o minima nel 1930, ha colonizzato ampie porzioni del terreno. La presenza di prati verdi e di specie vegetali tipiche delle quote alpine indica un processo di successione ecologica in corso, favorito dall’esposizione di nuovi substrati e dal cambiamento delle condizioni microclimatiche. Le montagne circostanti, pur mantenendo alcune aree innevate, mostrano una riduzione significativa della copertura nevosa rispetto al 1930, un ulteriore segnale del riscaldamento climatico che ha caratterizzato il XX e il XXI secolo. La qualità dell’immagine a colori permette di distinguere chiaramente i contrasti tra il ghiaccio residuo, le rocce esposte e la vegetazione, offrendo una visione dettagliata delle trasformazioni avvenute.

Analisi comparativa e implicazioni glaciologiche

Il confronto tra le due immagini evidenzia in modo inequivocabile l’entità del ritiro del Findelegletscher nel corso di 93 anni. La perdita di ghiaccio è coerente con le stime quantitative riportate da Mannerfelt et al. (2022), che, utilizzando tecniche fotogrammetriche per estrarre modelli digitali di elevazione (DEM) dalle immagini storiche di swisstopo, hanno calcolato una perdita di oltre il 50% del volume di ghiaccio svizzero dal 1930. Nel caso del Findelegletscher, il ritiro della lingua glaciale ha comportato non solo una riduzione dell’estensione superficiale, ma anche un cambiamento significativo nella dinamica del ghiacciaio, con una probabile diminuzione del flusso glaciale e un aumento dei processi di ablazione rispetto a quelli di accumulo. Questo squilibrio nel bilancio di massa è un indicatore diretto dell’aumento delle temperature medie, che ha accelerato lo scioglimento del ghiaccio e ridotto l’accumulo di neve nelle zone di alimentazione del ghiacciaio.

A differenza di altri ghiacciai come il Triftgletscher o il Ghiacciaio del Basòdino, il Findelegletscher non mostra la formazione di un lago glaciale visibile in primo piano. Tuttavia, il ritiro del ghiaccio ha esposto ampie aree di roccia e detriti morenici, che testimoniano l’attività erosiva passata del ghiacciaio e i processi geomorfologici in corso. La presenza di detriti morenici, spesso instabili, può rappresentare un rischio naturale, come frane o colate detritiche, specialmente in presenza di precipitazioni intense o di ulteriori scioglimenti. Inoltre, l’assenza di un lago glaciale non esclude la possibilità che piccoli bacini d’acqua si siano formati in aree non visibili nella fotografia, un fenomeno che potrebbe essere investigato attraverso ulteriori rilievi sul campo o analisi remote.

Dal punto di vista ecologico, il ritiro del ghiacciaio ha aperto nuovi spazi per la colonizzazione vegetale, un processo che richiede decenni e che testimonia la resilienza degli ecosistemi alpini di alta quota. Le aree precedentemente coperte dal ghiaccio sono ora colonizzate da specie vegetali alpine, come muschi, licheni e piante erbacee, che iniziano a stabilizzare il terreno e a favorire la formazione di suoli. Tuttavia, questo cambiamento ha anche implicazioni per la biodiversità locale, con la possibile perdita di habitat per specie adattate a condizioni glaciali e l’introduzione di nuove specie competitive. Inoltre, il ritiro del Findelegletscher ha conseguenze idrologiche rilevanti: i ghiacciai alpini fungono da serbatoi naturali di acqua, rilasciando gradualmente acqua di fusione durante i mesi estivi e contribuendo al flusso dei fiumi, come il fiume Rodano, che origina in questa regione. La riduzione del volume di ghiaccio minaccia la disponibilità di questa risorsa idrica, con potenziali impatti su settori come l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e l’approvvigionamento idrico delle comunità locali.

Metodologia della ripetizione fotografica

Le immagini del Findelegletscher sono state acquisite nell’ambito di un progetto più ampio descritto nel testo iniziale, che utilizza la ripetizione fotografica per monitorare i ghiacciai svizzeri. Questa metodologia, come sottolineato, non richiede una corrispondenza esatta della lunghezza focale tra le immagini storiche e moderne, poiché le fotografie vengono comunque sottoposte a processi di sovrapposizione e distorsione digitale per allinearle correttamente. Tuttavia, si raccomanda l’uso di fotocamere ad alta risoluzione e l’adozione di una strategia di acquisizione che privilegi una copertura ampia, ottenuta attraverso una sequenza di scatti individuali sovrapposti. Le immagini vengono poi archiviate in un database dedicato (http://doi.glamos.ch/repeatphoto/index.html), dove possono essere visualizzate e analizzate. In alcuni casi, i confronti vengono animati per facilitare la percezione visiva dei cambiamenti, un approccio che si rivela particolarmente efficace sia per scopi scientifici che divulgativi.

Implicazioni per il cambiamento climatico

Il confronto fotografico del Findelegletscher è un’evidenza visiva potente degli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini. L’aumento delle temperature medie, documentato a livello globale e regionale, ha accelerato i processi di scioglimento, portando a un ritiro glaciale senza precedenti. Questo fenomeno non è isolato al Findelegletscher, ma riflette una tendenza generale osservata in tutta la regione alpina, dove i ghiacciai stanno perdendo massa a un ritmo allarmante. Le immagini del 1930 e del 2023 sottolineano l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico attraverso strategie di mitigazione e adattamento, nonché la necessità di continuare a monitorare i ghiacciai come indicatori sensibili delle variazioni ambientali. Progetti come quello del VAW/ETHZ, supportati da iniziative come DEFOGGING e GCOS Svizzera, sono fondamentali per costruire una base di dati solida che possa informare le politiche ambientali e la ricerca scientifica futura.

Contesto regionale e significato del Findelegletscher

Il Findelegletscher, situato nelle Alpi Pennine vicino a Zermatt, è uno dei ghiacciai più estesi della regione e si trova in prossimità di cime iconiche come il Cervino (Matterhorn). La sua posizione lo rende un elemento chiave del sistema idrologico locale, contribuendo al flusso del fiume Rodano, uno dei principali fiumi dell’Europa occidentale. Il ritiro del Findelegletscher ha implicazioni non solo per la Svizzera, ma anche per i paesi a valle, come la Francia, dove il Rodano svolge un ruolo cruciale per l’agricoltura e l’approvvigionamento idrico. Inoltre, la vicinanza di Zermatt, una delle principali destinazioni turistiche delle Alpi, rende il Findelegletscher un punto focale per la sensibilizzazione pubblica sul cambiamento climatico, poiché i cambiamenti nel paesaggio glaciale hanno un impatto diretto sul turismo alpino, un settore economico di primaria importanza per la regione.

In conclusione, le fotografie ripetute del Findelegletscher offrono una testimonianza visiva e scientifica del profondo impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, evidenziando non solo la perdita di ghiaccio, ma anche le trasformazioni ecologiche, idrologiche e geomorfologiche associate. Questo confronto sottolinea l’importanza di preservare e studiare questi ecosistemi fragili, che rappresentano un patrimonio naturale unico e un indicatore cruciale della salute del nostro pianeta.

Analisi comparativa delle fotografie ripetute del Vadret da Tschierva: un’evidenza visiva del ritiro glaciale nelle Alpi Retiche (1935-2022)

La figura presenta un confronto fotografico del Vadret da Tschierva (Ghiacciaio di Tschierva), situato nelle Alpi Retiche svizzere nei Grigioni, vicino al massiccio del Bernina, attraverso due immagini scattate a distanza di 87 anni: la prima nel 1935, acquisita da swisstopo (Ufficio federale di topografia svizzero), e la seconda nel 2022, realizzata dal VAW (Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia) dell’ETH di Zurigo. Questo tipo di analisi, noto come “repeat photography”, rappresenta una metodologia consolidata in glaciologia per documentare le variazioni morfologiche, volumetriche e ambientali dei ghiacciai nel tempo, offrendo un’evidenza visiva diretta delle trasformazioni indotte dal cambiamento climatico e dai processi naturali. Il Vadret da Tschierva, uno dei ghiacciai significativi delle Alpi svizzere orientali, è stato selezionato per questo confronto grazie alla disponibilità di immagini storiche di alta qualità e alla sua rappresentatività delle dinamiche glaciali nella regione alpina, in particolare nel massiccio del Bernina, un’area nota per la presenza di ghiacciai estesi e di grande rilevanza ecologica, idrologica e turistica.

Descrizione dell’immagine storica (1935, swisstopo)

L’immagine superiore, scattata nel 1935, è una fotografia in bianco e nero che fa parte della collezione di immagini terrestri di swisstopo, acquisite tra il 1916 e il 1947 nell’ambito delle attività di mappatura nazionale svizzera. Queste fotografie, spesso stereoscopiche, sono caratterizzate da un’elevata risoluzione e da metadati dettagliati, che includono informazioni sulla posizione esatta del punto di ripresa, permettendo una precisa georeferenziazione e la possibilità di replicare le acquisizioni in epoche successive. Nel 1935, il Vadret da Tschierva si presenta come un corpo glaciale imponente, con una lingua glaciale che si estende in modo significativo verso la valle sottostante. La superficie del ghiacciaio appare ampia, continua e coperta da uno spesso strato di neve e ghiaccio, occupando gran parte del paesaggio montano visibile nella fotografia. Le montagne circostanti, parzialmente innevate, sono dominate dalla presenza massiccia del ghiacciaio, che mostra una morfologia tipica dei ghiacciai alpini dell’epoca, con crepacci ben visibili e un fronte glaciale avanzato. La fotografia, nonostante la tecnologia monocromatica dell’epoca, offre un livello di dettaglio sufficiente per analizzare la struttura del ghiacciaio, inclusi i gradienti di spessore del ghiaccio, le linee di flusso e le caratteristiche superficiali, come le zone di accumulo (in alto, dove la neve si accumula e si compatta in ghiaccio) e le zone di ablazione (più in basso, dove il ghiaccio si scioglie o sublima).

Descrizione dell’immagine moderna (2022, VAW/ETHZ)

L’immagine inferiore, acquisita nel 2022, è una fotografia a colori realizzata dal VAW/ETHZ come parte di un progetto di ripetizione fotografica volto a monitorare i cambiamenti nei ghiacciai svizzeri. Il punto di ripresa è stato scelto per corrispondere il più possibile a quello del 1935, garantendo un confronto diretto e affidabile. Rispetto all’immagine storica, il Vadret da Tschierva del 2022 mostra un ritiro drammatico: la lingua glaciale si è ritirata di diversi chilometri, confinando il ghiacciaio a quote più alte e riducendone significativamente l’estensione superficiale e volumetrica. La porzione inferiore della valle, precedentemente occupata dal ghiaccio, è ora caratterizzata da un paesaggio roccioso esposto e da ampie aree verdi, segno di una colonizzazione vegetale in corso. Un piccolo lago glaciale di colore turchese è visibile in primo piano, formatosi a causa dell’accumulo di acqua di fusione in una depressione creata dal ritiro del ghiaccio. Il colore turchese del lago è dovuto alla presenza di sedimenti glaciali fini, noti come farina glaciale, che riflettono la luce solare in modo caratteristico, conferendo tonalità che variano dal turchese al verde chiaro.

Il paesaggio circostante ha subito una trasformazione ecologica profonda: le aree rocciose esposte, un tempo coperte dal ghiaccio, mostrano segni di erosione e deposizione di detriti morenici, mentre la vegetazione alpina, assente o minima nel 1935, ha colonizzato ampie porzioni del terreno. La presenza di prati verdi e di specie vegetali tipiche delle quote alpine indica un processo di successione ecologica in corso, favorito dall’esposizione di nuovi substrati e dal cambiamento delle condizioni microclimatiche. Le montagne circostanti, pur mantenendo alcune aree innevate, mostrano una riduzione significativa della copertura nevosa rispetto al 1935, un ulteriore segnale del riscaldamento climatico che ha caratterizzato il XX e il XXI secolo. La qualità dell’immagine a colori permette di distinguere chiaramente i contrasti tra il ghiaccio residuo, le rocce esposte, il lago glaciale e la vegetazione, offrendo una visione dettagliata delle trasformazioni avvenute.

Analisi comparativa e implicazioni glaciologiche

Il confronto tra le due immagini evidenzia in modo inequivocabile l’entità del ritiro del Vadret da Tschierva nel corso di 87 anni. La perdita di ghiaccio è coerente con le stime quantitative riportate da Mannerfelt et al. (2022), che, utilizzando tecniche fotogrammetriche per estrarre modelli digitali di elevazione (DEM) dalle immagini storiche di swisstopo, hanno calcolato una perdita di oltre il 50% del volume di ghiaccio svizzero dal 1930. Nel caso del Vadret da Tschierva, il ritiro della lingua glaciale ha comportato non solo una riduzione dell’estensione superficiale, ma anche un cambiamento significativo nella dinamica del ghiacciaio, con una probabile diminuzione del flusso glaciale e un aumento dei processi di ablazione rispetto a quelli di accumulo. Questo squilibrio nel bilancio di massa è un indicatore diretto dell’aumento delle temperature medie, che ha accelerato lo scioglimento del ghiaccio e ridotto l’accumulo di neve nelle zone di alimentazione del ghiacciaio.

La formazione del lago glaciale rappresenta un elemento di particolare interesse scientifico. Questi laghi, noti come laghi proglaciali, si formano tipicamente in depressioni lasciate dal ritiro del ghiaccio e possono rappresentare un rischio naturale significativo, come le inondazioni da rottura di dighe moreniche (glacial lake outburst floods, GLOF). Inoltre, la presenza del lago contribuisce a modificare il bilancio di massa del ghiacciaio, accelerando lo scioglimento del ghiaccio a contatto con l’acqua attraverso processi di calving e di trasferimento di calore. La farina glaciale sospesa nell’acqua, responsabile del colore turchese, è composta da particelle di roccia finemente macinate dal movimento del ghiacciaio, e la sua presenza indica un’attività erosiva passata significativa. La formazione di questi laghi è un fenomeno comune nei ghiacciai alpini in ritiro e rappresenta un indicatore chiave delle trasformazioni geomorfologiche indotte dal cambiamento climatico.

Dal punto di vista ecologico, il ritiro del ghiacciaio ha aperto nuovi spazi per la colonizzazione vegetale, un processo che richiede decenni e che testimonia la resilienza degli ecosistemi alpini di alta quota. Le aree precedentemente coperte dal ghiaccio sono ora colonizzate da specie vegetali alpine, come muschi, licheni e piante erbacee, che iniziano a stabilizzare il terreno e a favorire la formazione di suoli. Tuttavia, questo cambiamento ha anche implicazioni per la biodiversità locale, con la possibile perdita di habitat per specie adattate a condizioni glaciali e l’introduzione di nuove specie competitive. Inoltre, il ritiro del Vadret da Tschierva ha conseguenze idrologiche rilevanti: i ghiacciai alpini fungono da serbatoi naturali di acqua, rilasciando gradualmente acqua di fusione durante i mesi estivi e contribuendo al flusso dei fiumi, come l’Inn, che origina in questa regione e confluisce nel Danubio. La riduzione del volume di ghiaccio minaccia la disponibilità di questa risorsa idrica, con potenziali impatti su settori come l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e l’approvvigionamento idrico delle comunità locali.

Metodologia della ripetizione fotografica

Le immagini del Vadret da Tschierva sono state acquisite nell’ambito di un progetto più ampio descritto nel testo iniziale, che utilizza la ripetizione fotografica per monitorare i ghiacciai svizzeri. Questa metodologia, come sottolineato, non richiede una corrispondenza esatta della lunghezza focale tra le immagini storiche e moderne, poiché le fotografie vengono comunque sottoposte a processi di sovrapposizione e distorsione digitale per allinearle correttamente. Tuttavia, si raccomanda l’uso di fotocamere ad alta risoluzione e l’adozione di una strategia di acquisizione che privilegi una copertura ampia, ottenuta attraverso una sequenza di scatti individuali sovrapposti. Le immagini vengono poi archiviate in un database dedicato (http://doi.glamos.ch/repeatphoto/index.html), dove possono essere visualizzate e analizzate. In alcuni casi, i confronti vengono animati per facilitare la percezione visiva dei cambiamenti, un approccio che si rivela particolarmente efficace sia per scopi scientifici che divulgativi.

Implicazioni per il cambiamento climatico

Il confronto fotografico del Vadret da Tschierva è un’evidenza visiva potente degli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini. L’aumento delle temperature medie, documentato a livello globale e regionale, ha accelerato i processi di scioglimento, portando a un ritiro glaciale senza precedenti. Questo fenomeno non è isolato al Vadret da Tschierva, ma riflette una tendenza generale osservata in tutta la regione alpina, dove i ghiacciai stanno perdendo massa a un ritmo allarmante. Le immagini del 1935 e del 2022 sottolineano l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico attraverso strategie di mitigazione e adattamento, nonché la necessità di continuare a monitorare i ghiacciai come indicatori sensibili delle variazioni ambientali. Progetti come quello del VAW/ETHZ, supportati da iniziative come DEFOGGING e GCOS Svizzera, sono fondamentali per costruire una base di dati solida che possa informare le politiche ambientali e la ricerca scientifica futura.

Contesto regionale e significato del Vadret da Tschierva

Il Vadret da Tschierva, situato nei Grigioni vicino al massiccio del Bernina, è uno dei ghiacciai più noti delle Alpi Retiche, in parte per la sua vicinanza a cime iconiche come la Piz Bernina e per la sua accessibilità, che lo rende una meta popolare per escursionisti e ricercatori. La sua posizione geografica lo rende particolarmente sensibile alle variazioni climatiche, poiché si trova in una regione dove le temperature estive possono essere relativamente elevate rispetto ad altre aree alpine. Il ritiro del Vadret da Tschierva ha implicazioni non solo per la Svizzera, ma anche per i paesi a valle, come l’Austria e la Germania, dove l’Inn, che origina in questa regione, contribuisce al sistema idrico del Danubio. Inoltre, la vicinanza a località turistiche come Pontresina e St. Moritz rende il Vadret da Tschierva un punto focale per la sensibilizzazione pubblica sul cambiamento climatico, poiché i cambiamenti nel paesaggio glaciale hanno un impatto diretto sul turismo alpino, un settore economico di primaria importanza per la regione.

In conclusione, le fotografie ripetute del Vadret da Tschierva offrono una testimonianza visiva e scientifica del profondo impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, evidenziando non solo la perdita di ghiaccio, ma anche le trasformazioni ecologiche, idrologiche e geomorfologiche associate. Questo confronto sottolinea l’importanza di preservare e studiare questi ecosistemi fragili, che rappresentano un patrimonio naturale unico e un indicatore cruciale della salute del nostro pianeta.


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