4.11 Il Grosser Aletschgletscher: Caratteristiche e Studi Glaciologici
Introduzione
Il Grosser Aletschgletscher rappresenta la più imponente massa glaciale dell’intero arco alpino europeo, situata in prossimità della cresta principale delle Alpi, dove delimita un confine naturale di straordinaria rilevanza geomorfologica. Secondo i dati aggiornati al 2017, questo ghiacciaio si estende su una superficie di 78,5 km², con un volume stimato di 11,6 km³, costituendo così circa il 20% dell’intera massa di ghiaccio presente in Svizzera (Linsbauer et al., 2021; Grab et al., 2021). Tale entità lo rende non solo un elemento dominante del paesaggio alpino, ma anche un oggetto di studio cruciale per comprendere le dinamiche glaciali e i cambiamenti climatici nell’area euro-mediterranea.
Il sistema glaciale del Grosser Aletschgletscher è alimentato da tre principali bacini di accumulo, i cui flussi convergono in un’area nota come Konkordiaplatz. Da questo punto di confluenza si origina una lingua glaciale che si sviluppa in direzione meridionale per circa 13 chilometri, attraversando una varietà di altitudini e configurazioni topografiche. La sua estensione e la complessità della sua struttura lo rendono un laboratorio naturale per l’analisi delle interazioni tra clima, dinamica del ghiaccio e processi geomorfologici.
Le indagini scientifiche sul Grosser Aletschgletscher vantano una lunga tradizione. A partire dal 1918, un primo palo di misurazione è stato collocato a un’altitudine di 3350 metri sul livello del mare nella regione del Jungfraufirn, uno dei principali settori di accumulo del ghiacciaio. Da allora, l’accumulo nevoso e il bilancio di massa annuale sono stati monitorati con continuità quasi ininterrotta presso il sito denominato “sito 3” (Figura 4.25). Questi dati, raccolti per oltre un secolo, rappresentano una delle serie temporali più longeve nel campo della glaciologia alpina. Huss e Bauder (2009) hanno compiuto un lavoro fondamentale di sintesi e omogeneizzazione di tutte le misurazioni storiche disponibili, producendo una serie temporale continua con risoluzione stagionale, i cui dettagli sono approfonditi nella Sezione 4.10 dei Volumi 127/128 della letteratura specialistica.
Tra gli anni ’40 e ’90 del XX secolo, il monitoraggio del ghiacciaio è stato ulteriormente intensificato attraverso l’installazione di una rete di pali disposti lungo un profilo longitudinale e numerosi profili trasversali. Queste infrastrutture hanno permesso di analizzare non solo il bilancio di massa, ma anche la velocità del flusso glaciale, fornendo informazioni essenziali sulla dinamica interna del ghiacciaio e sulla sua risposta alle variazioni climatiche (Zoller, 2010; Geibel et al., 2022). I dati raccolti in questo periodo hanno evidenziato come il Grosser Aletschgletscher sia un sistema altamente sensibile alle fluttuazioni termiche e precipitazionali, con implicazioni significative per la modellizzazione dei ghiacciai alpini.
Parallelamente, nell’ambito delle attività educative promosse da ProNatura, un ulteriore sito di monitoraggio, denominato “sito PN”, è stato istituito sulla lingua glaciale a un’altitudine di 2000 metri sul livello del mare. A partire dal 1992, questo sito è stato oggetto di misurazioni settimanali durante la stagione estiva, con l’obiettivo di quantificare l’ablazione superficiale e i processi di fusione. Dal biennio 1995/96, tali osservazioni sono state integrate con la determinazione del bilancio di massa annuale, offrendo una visione più completa delle variazioni stagionali e interannuali nella parte terminale del ghiacciaio.
A partire dal 2020, il programma di monitoraggio è stato ampliato con l’installazione di una rete aggiuntiva composta da sei pali distribuiti lungo un transect longitudinale che collega Jungfraujoch a Märjelensee. Queste stazioni vengono osservate sistematicamente nei mesi di aprile e settembre, corrispondenti rispettivamente alla fine della stagione di accumulo invernale e al termine del periodo di ablazione estiva. Tale approccio consente di valutare con maggiore precisione le variazioni stagionali della massa glaciale sull’intero sistema del Grosser Aletschgletscher, fornendo dati fondamentali per la comprensione delle tendenze di ritiro glaciale in un contesto di riscaldamento globale. Ulteriori approfondimenti sulle velocità di flusso del ghiaccio, derivanti da indagini complementari, sono riportati nella Sezione 5.5, arricchendo il quadro scientifico con informazioni sulla cinematica glaciale e sulle sue implicazioni a lungo termine.
In sintesi, il Grosser Aletschgletscher non è solo un elemento iconico del patrimonio naturale alpino, ma anche un sistema glaciale di primaria importanza per la ricerca scientifica. La combinazione di misurazioni storiche e moderne, unite a un approccio multidisciplinare, ne fa un caso di studio esemplare per analizzare l’evoluzione dei ghiacciai montani in risposta ai cambiamenti ambientali globali.

Analisi Approfondita della Figura 4.25: Topografia Superficiale e Rete di Osservazione del Grosser Aletschgletscher
La Figura 4.25, intitolata “Surface topography and observational network of Grosser Aletschgletscher,” presenta una mappa topografica dettagliata del Grosser Aletschgletscher, il più grande ghiacciaio delle Alpi, situato nelle Alpi svizzere tra i cantoni di Berna e Vallese, insieme alla rete di osservazione utilizzata per il monitoraggio glaciologico. La figura include informazioni sulla topografia superficiale del ghiacciaio, rappresentata tramite curve di livello, e la posizione dei punti di misurazione, indicati da pali di monitoraggio numerati. Questa mappa si inserisce nel contesto di un programma di monitoraggio a lungo termine del Grosser Aletschgletscher, uno dei ghiacciai più studiati al mondo, che fornisce dati fondamentali per comprendere l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, con implicazioni per l’idrologia, il turismo, la produzione idroelettrica e la sicurezza delle infrastrutture a valle.
Contesto Glaciologico del Grosser Aletschgletscher
Il Grosser Aletschgletscher, noto anche come Grande Ghiacciaio dell’Aletsch, è il più grande ghiacciaio delle Alpi per lunghezza, area e volume. Si estende per circa 23 chilometri, copre un’area di circa 80 chilometri quadrati (dato variabile a seconda delle misurazioni recenti, con una riduzione significativa negli ultimi decenni), e ha uno spessore massimo di circa 900 metri nella zona di Konkordiaplatz, dove convergono i suoi principali affluenti: il Ghiacciaio di Jungfrau, il Ghiacciaio di Aletsch e il Ghiacciaio di Trugberg. Il ghiacciaio si trova nelle Alpi Bernesi e Pennine, con il suo bacino di accumulo situato a quote elevate, tra 3000 e 4000 metri sopra il livello del mare, e la lingua glaciale che termina a circa 1600 metri sopra il livello del mare. Il Grosser Aletschgletscher è un sito patrimonio mondiale dell’UNESCO, riconosciuto per la sua importanza naturalistica e paesaggistica, ed è un’importante attrazione turistica nella regione, con località come Jungfraujoch e Bettmeralp che offrono accesso al ghiacciaio.
Dal punto di vista scientifico, il Grosser Aletschgletscher è un oggetto di studio fondamentale per comprendere le dinamiche glaciali e l’impatto del cambiamento climatico. Il ghiacciaio è monitorato da decenni attraverso misurazioni del bilancio di massa, della velocità di flusso, dello spessore del ghiaccio e del ritiro glaciale, con dati che risalgono al XIX secolo. Il monitoraggio a lungo termine ha documentato un ritiro significativo: dalla fine del Piccolo Periodo Glaciale (circa 1850), il ghiacciaio ha perso circa 3 chilometri di lunghezza e centinaia di metri di spessore in alcune aree, con un’accelerazione del declino a partire dagli anni 1980, in linea con l’aumento delle temperature globali e la riduzione delle precipitazioni nevose.
Struttura e Organizzazione della Figura
La Figura 4.25 è una mappa topografica del Grosser Aletschgletscher, che mostra due elementi principali:
- Topografia Superficiale: Rappresentata tramite curve di livello (isolinee) che indicano l’altitudine della superficie del ghiacciaio, espresse in metri sopra il livello del mare.
- Rete di Osservazione: Indicata da punti numerati che rappresentano i pali di monitoraggio utilizzati per misurare il bilancio di massa e altri parametri glaciologici.
La mappa include anche:
- Coordinate: Un sistema di coordinate in metri lungo i bordi, basato sul sistema di riferimento svizzero (CH1903/LV03), con l’asse orizzontale che varia da circa 638000 a 644000 metri est e l’asse verticale da circa 138000 a 158000 metri nord.
- Scala e Orientamento: Una scala in basso a sinistra che indica una distanza di 5 chilometri, utile per stimare le dimensioni del ghiacciaio, e una freccia che indica il nord (N) per l’orientamento, con il nord verso l’alto.
Dettagli della Mappa
- Curve di Livello: Le isolinee rappresentano l’altitudine della superficie del ghiacciaio, con valori che variano da circa 1600 metri sopra il livello del mare nella parte inferiore (lingua glaciale) a oltre 3500 metri sopra il livello del mare nella parte superiore (bacino di accumulo). Le curve di livello sono più ravvicinate nelle aree con pendenze più ripide, come i versanti laterali e alcune sezioni della lingua glaciale, e più distanziate nelle aree più pianeggianti, come la Konkordiaplatz, indicando una pendenza minima.
- Pali di Monitoraggio: I punti numerati (20, 21, 22, 24, 27, PN) indicano la posizione dei pali di monitoraggio, distribuiti lungo il ghiacciaio per coprire diverse fasce altimetriche e zone rappresentative, dalla lingua glaciale alle aree di accumulo. Questi pali sono utilizzati per misurare l’accumulo invernale, l’ablazione estiva e il bilancio di massa annuale, fornendo dati essenziali per l’analisi delle dinamiche glaciali.
Analisi della Topografia Superficiale
La mappa topografica del Grosser Aletschgletscher evidenzia le principali caratteristiche morfologiche del ghiacciaio, che riflettono la sua natura di ghiacciaio vallivo temperato:
- Bacino di Accumulo: La parte superiore della mappa, a nord, mostra le aree di alta quota, con altitudini che superano i 3500 metri sopra il livello del mare. Questa zona corrisponde al bacino di accumulo, dove si trovano i principali affluenti del ghiacciaio, come il Ghiacciaio di Jungfrau e il Ghiacciaio di Aletsch. Le curve di livello indicano pendenze moderate e un’area estesa, tipica delle zone di accumulo dove la neve si accumula durante l’inverno e si trasforma in ghiaccio attraverso processi di compattazione e metamorfismo. Questa zona è caratterizzata da temperature più basse e precipitazioni nevose abbondanti, che favoriscono un accumulo netto di massa, anche se negli ultimi decenni l’aumento delle temperature ha ridotto l’efficacia di questi processi.
- Konkordiaplatz: Al centro della mappa, intorno alla posizione del palo 20, si trova la Konkordiaplatz, una vasta area pianeggiante a circa 2700-2800 metri sopra il livello del mare, dove convergono i principali affluenti del ghiacciaio. Questa zona è caratterizzata da curve di livello più distanziate, che indicano una pendenza minima, ed è un punto chiave per il flusso glaciale, con uno spessore del ghiaccio che raggiunge circa 900 metri, uno dei valori più alti tra i ghiacciai alpini. La Konkordiaplatz rappresenta una zona di transizione tra l’area di accumulo e l’area di ablazione, dove il ghiaccio proveniente dai bacini superiori si unisce per formare il flusso principale del ghiacciaio.
- Lingua Glaciale: La parte inferiore della mappa, a sud, mostra la lingua glaciale, che si estende verso quote più basse, intorno ai 1600-1800 metri sopra il livello del mare. Le curve di livello in questa zona indicano una pendenza più pronunciata, tipica della lingua glaciale, dove il ghiaccio scorre verso valle sotto l’effetto della gravità e subisce un’ablazione intensa durante l’estate a causa delle temperature più alte a quote inferiori. La lingua glaciale è caratterizzata da crepacci e seracchi, che riflettono lo stress meccanico del flusso glaciale in questa zona.
- Versanti Laterali: I bordi della mappa mostrano curve di livello più ravvicinate, che indicano pendenze ripide sui versanti laterali del ghiacciaio, dove il ghiaccio è confinato dalla topografia della valle. Queste aree sono spesso caratterizzate da crepacci e seracchi, che si formano a causa delle differenze di velocità di flusso tra il centro del ghiacciaio e i bordi, dove l’attrito con le pareti rocciose rallenta il movimento del ghiaccio. I versanti laterali sono anche soggetti a processi di erosione glaciale, che modellano la valle in una tipica forma a U, un segno distintivo dell’azione glaciale.
Analisi della Rete di Osservazione
La rete di osservazione è rappresentata dai pali di monitoraggio, indicati con numeri e lettere (20, 21, 22, 24, 27, PN). Questi pali sono posizionati strategicamente per coprire diverse zone del ghiacciaio e monitorare i cambiamenti nel bilancio di massa e altri parametri glaciologici:
- Palo 20: Situato nella Konkordiaplatz, a circa 2700-2800 metri sopra il livello del mare, questa posizione è rappresentativa della zona di transizione tra l’area di accumulo e l’area di ablazione. La Konkordiaplatz è un punto chiave per misurare il flusso glaciale e il bilancio di massa, data la sua posizione centrale e il suo spessore massimo. In questa zona, il bilancio di massa è spesso vicino all’equilibrio in condizioni normali, ma negli ultimi anni, come osservato per il Griesgletscher (Figura 4.23), l’ablazione estiva è diventata significativa anche a queste altitudini, con perdite di massa che riflettono l’aumento delle temperature estive.
- Palo 21: Posizionato leggermente a valle della Konkordiaplatz, a circa 2500-2600 metri sopra il livello del mare, questo palo monitora una zona intermedia del ghiacciaio, dove l’ablazione estiva inizia a diventare più significativa a causa delle temperature più alte rispetto alla Konkordiaplatz. Questa zona è caratterizzata da un flusso glaciale più rapido e da una maggiore esposizione a condizioni climatiche calde durante l’estate.
- Palo 22: Situato più a valle, a circa 2200-2300 metri sopra il livello del mare, questo palo si trova nella parte centrale della lingua glaciale, un’area caratterizzata da un’ablazione più intensa a causa delle temperature più alte a quote inferiori. In questa zona, il ghiacciaio subisce perdite di massa significative durante l’estate, un fenomeno che si è intensificato negli ultimi decenni a causa del riscaldamento globale.
- Palo 24: Posizionato ancora più a valle, a circa 2000 metri sopra il livello del mare, questo palo monitora una zona della lingua glaciale dove l’ablazione estiva è particolarmente pronunciata. La posizione di questo palo permette di raccogliere dati sulle perdite di massa in una zona critica, dove il ghiacciaio è più sottile e più vulnerabile allo scioglimento.
- Palo 27: Situato vicino alla terminazione della lingua glaciale, a circa 1600-1700 metri sopra il livello del mare, questo palo si trova nella zona di ablazione più estrema, dove il ghiacciaio subisce le maggiori perdite di massa durante l’estate. La lingua glaciale a queste quote è caratterizzata da un’ablazione intensa, con tassi di scioglimento che possono superare i 5-7 metri di equivalente in acqua all’anno, simili a quelli osservati sul Griesgletscher (indagini del 2022/23).
- Palo PN: Posizionato nella parte inferiore della lingua glaciale, vicino al palo 27, questo palo potrebbe essere un punto di controllo aggiuntivo per monitorare il ritiro della lingua glaciale e l’ablazione in questa zona critica. La designazione “PN” potrebbe indicare un punto di riferimento specifico, come un palo di controllo per misurazioni geodetiche o un punto di interesse per il monitoraggio del fronte glaciale.
Scopo della Rete di Osservazione
I pali di monitoraggio sono utilizzati per misurare l’accumulo invernale, ovvero la quantità di neve accumulata durante l’inverno e conservata fino alla fine della stagione, l’ablazione estiva, ovvero la perdita di massa dovuta a scioglimento, sublimazione o distacchi, e il bilancio di massa annuale, ovvero il saldo netto tra accumulo e ablazione, espresso in metri di equivalente in acqua. Questi dati sono fondamentali per calcolare il bilancio di massa specifico medio del ghiacciaio, l’altitudine della linea di equilibrio (ELA), ovvero l’altitudine a cui l’accumulo e l’ablazione si bilanciano, e il rapporto dell’area di accumulo (AAR), ovvero la percentuale dell’area totale del ghiacciaio che si trova al di sopra dell’ELA. La distribuzione dei pali lungo il ghiacciaio permette di coprire diverse fasce altimetriche e zone rappresentative, dalla zona di accumulo (Konkordiaplatz) alla zona di ablazione (lingua glaciale), fornendo un quadro completo delle dinamiche glaciologiche e consentendo di analizzare le variazioni spaziali e temporali del bilancio di massa.
Interpretazione Scientifica e Confronto con il Griesgletscher
La Figura 4.25 fornisce una rappresentazione dettagliata della topografia superficiale e della rete di osservazione del Grosser Aletschgletscher, evidenziando le principali caratteristiche morfologiche e il sistema di monitoraggio:
- Topografia Superficiale: La mappa mostra un ghiacciaio con un’ampia zona di accumulo a quote elevate, una zona di transizione nella Konkordiaplatz e una lunga lingua glaciale che si estende verso quote più basse. La pendenza del ghiacciaio varia significativamente, con aree pianeggianti nella Konkordiaplatz e pendenze più ripide nella lingua glaciale e sui versanti laterali, un pattern tipico dei ghiacciai vallivi alpini. La morfologia del Grosser Aletschgletscher riflette la sua natura di ghiacciaio temperato, con un flusso glaciale significativo che modella la valle e crea crepacci e seracchi, specialmente nelle zone di maggiore pendenza.
- Rete di Osservazione: La distribuzione dei pali di monitoraggio copre l’intero ghiacciaio, permettendo di monitorare le variazioni del bilancio di massa in diverse zone. La posizione dei pali, come il palo 20 nella Konkordiaplatz e il palo 27 vicino alla lingua glaciale, riflette la necessità di raccogliere dati rappresentativi sia nelle aree di accumulo che in quelle di ablazione, un approccio standard nel monitoraggio glaciologico. La rete di osservazione del Grosser Aletschgletscher è simile a quella del Griesgletscher, descritta nella Tabella 4.16, che include 14-15 pali di monitoraggio distribuiti lungo il ghiacciaio, ma su una scala più ridotta, data l’area più piccola del Griesgletscher (3,8-4,1 chilometri quadrati, Tabella 4.15) rispetto al Grosser Aletschgletscher (circa 80 chilometri quadrati).
Confronto con il Griesgletscher
Il Grosser Aletschgletscher e il Griesgletscher, descritto nelle figure precedenti (Figura 4.21, Figura 4.22, Figura 4.23, Figura 4.24), condividono alcune caratteristiche, ma differiscono per dimensioni e contesto. Il Griesgletscher è un ghiacciaio più piccolo, con un’area di circa 3,8-4,1 chilometri quadrati e un range altitudinale da 2440 a 3320 metri sopra il livello del mare, mentre il Grosser Aletschgletscher è molto più esteso, con un’area di circa 80 chilometri quadrati e un range altitudinale più ampio, da 1600 a oltre 3500 metri sopra il livello del mare. Entrambi i ghiacciai sono monitorati attraverso reti di pali di monitoraggio, ma la scala del Grosser Aletschgletscher richiede una rete più estesa per coprire la sua lunghezza e la sua complessità morfologica, con affluenti multipli e una lingua glaciale più lunga.
Dal punto di vista del bilancio di massa, entrambi i ghiacciai hanno subito perdite significative negli ultimi anni. Per il Griesgletscher, la Tabella 4.15 riporta un bilancio di massa specifico medio di -3,645 metri di equivalente in acqua nel 2021/22 e -3,545 metri di equivalente in acqua nel 2022/23, con un’altitudine della linea di equilibrio di 3200 e 3150 metri sopra il livello del mare, rispettivamente (Figura 4.24), e un rapporto dell’area di accumulo prossimo a 0%. Sebbene non siano forniti dati specifici per il Grosser Aletschgletscher nella figura, è ragionevole supporre che anche questo ghiacciaio abbia subito perdite di massa simili, data la tendenza generale di ritiro dei ghiacciai alpini. Studi recenti sul Grosser Aletschgletscher, come quelli pubblicati dal World Glacier Monitoring Service, indicano bilanci di massa negativi negli ultimi decenni, con un’altitudine della linea di equilibrio che si è spostata a quote più alte e un rapporto dell’area di accumulo che si è ridotto, riflettendo condizioni climatiche sfavorevoli.
Implicazioni del Monitoraggio
Il monitoraggio del Grosser Aletschgletscher, come illustrato nella Figura 4.25, è fondamentale per comprendere l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini. I dati raccolti dai pali di monitoraggio permettono di calcolare il bilancio di massa specifico medio, l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulo, parametri che indicano lo stato di salute del ghiacciaio. La perdita di massa del Grosser Aletschgletscher ha implicazioni significative:
- Idrologia: La fusione del ghiacciaio contribuisce al flusso del fiume Aare, che alimenta il Reno, con effetti sull’approvvigionamento idrico, l’agricoltura e la produzione idroelettrica nella regione. La riduzione del volume glaciale diminuisce il contributo di acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per l’irrigazione e la produzione di energia, un problema simile a quello osservato per il Griesgletscher, che alimenta un bacino idrico per la produzione idroelettrica (testo introduttivo).
- Turismo e Ambiente: Il ritiro del ghiacciaio minaccia il turismo nella regione, che dipende dalla bellezza del paesaggio glaciale, con località come Jungfraujoch e Bettmeralp che attirano milioni di visitatori ogni anno. La perdita di massa glaciale altera anche gli ecosistemi alpini, con la scomparsa di habitat per specie adattate al freddo, come i muschi e i licheni che colonizzano le morene glaciali.
- Rischio Geologico: L’ablazione intensa aumenta il rischio di distacchi glaciali e di formazione di laghi glaciali, che possono causare inondazioni catastrofiche a valle, un fenomeno noto come GLOF (Glacial Lake Outburst Flood). Questo rischio è simile a quello osservato per il Griesgletscher, dove l’ablazione record sulla lingua glaciale e la comparsa di nuovi affioramenti rocciosi nella sezione centrale (indagini del 2022/23) hanno aumentato il rischio di distacchi glaciali.
Contesto Glaciologico Globale
Il ritiro del Grosser Aletschgletscher, come quello del Griesgletscher, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di deglaciazione nelle Alpi e a livello globale. Ghiacciai come il Glacier de la Plaine Morte, documentato nella fotografia del 2022, hanno mostrato condizioni simili, con una completa assenza di neve e un’ablazione intensa nell’agosto 2022, un segnale delle condizioni climatiche estreme di quell’anno. Il Glacier du Giétro, descritto nelle sezioni precedenti, ha mostrato tendenze simili, con perdite di massa significative negli ultimi decenni, come la perdita cumulativa di circa 20 metri di equivalente in acqua dal 1966 al 2023 (Figura 4.20). Tuttavia, la perdita di massa del Grosser Aletschgletscher è più marcata in termini assoluti, data la sua maggiore estensione, con stime che indicano una perdita di oltre 1,3 chilometri cubi di ghiaccio dal 1850, un dato che sottolinea l’urgenza di azioni di mitigazione del cambiamento climatico.
Conclusioni
La Figura 4.25 fornisce un’analisi dettagliata e scientificamente rigorosa della topografia superficiale e della rete di osservazione del Grosser Aletschgletscher, evidenziando le principali caratteristiche morfologiche del ghiacciaio, come il bacino di accumulo, la Konkordiaplatz e la lingua glaciale, e la distribuzione dei pali di monitoraggio, che coprono diverse fasce altimetriche per misurare il bilancio di massa. La mappa è uno strumento fondamentale per il monitoraggio glaciologico, permettendo di raccogliere dati sul bilancio di massa, l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulo, parametri che indicano lo stato di salute del ghiacciaio in un contesto di cambiamento climatico. Il Grosser Aletschgletscher, come il Griesgletscher, sta subendo un ritiro significativo, con un’ablazione intensa che riflette l’impatto del riscaldamento globale, con implicazioni per l’idrologia, il turismo, la sicurezza e la conservazione degli ecosistemi alpini. Questi risultati sottolineano l’importanza del monitoraggio continuo e l’urgenza di strategie di mitigazione e adattamento per affrontare gli effetti del cambiamento climatico nelle regioni alpine.
Indagini Glaciologiche sul Grosser Aletschgletscher nel Biennio 2021/22
Le attività di monitoraggio condotte sul Grosser Aletschgletscher nel biennio 2021/22 hanno rappresentato un’importante fase di studio per comprendere le dinamiche di bilancio di massa e i processi di fusione di uno dei più grandi ghiacciai delle Alpi europee, in un contesto di crescente pressione climatica. Queste indagini, condotte con metodologie rigorose e strumenti avanzati, hanno permesso di acquisire dati fondamentali per analizzare l’evoluzione stagionale e interannuale del ghiacciaio, evidenziando l’impatto delle condizioni climatiche estreme registrate in quel periodo.
Il 28 marzo 2022, un rilevamento completo del bilancio di massa invernale è stato effettuato lungo il transect centrale del Grosser Aletschgletscher, un’area strategica per la valutazione delle variazioni altitudinali del ghiacciaio. Durante questa campagna, sono state eseguite 72 misurazioni della profondità della neve, con campionamenti effettuati a intervalli regolari di poche centinaia di metri. Parallelamente, la densità della neve è stata determinata attraverso carotaggi in cinque siti rappresentativi, selezionati per coprire un’ampia gamma di altitudini e condizioni microclimatiche. Questo approccio ha consentito di costruire un profilo altitudinale dettagliato della distribuzione della neve e della sua densità, fornendo una base solida per la stima dell’accumulo invernale e per la modellizzazione del bilancio di massa del ghiacciaio.
Successivamente, il 21 settembre 2022, è stata condotta una campagna di rilevamento di fine estate, durante la quale sono stati visitati sei siti di misurazione lungo il transect. In questa occasione, i pali di monitoraggio, precedentemente installati, sono stati riposizionati nelle loro posizioni originali per garantire la continuità delle osservazioni. Queste attività hanno permesso di quantificare l’ablazione estiva e di valutare l’entità della perdita di massa glaciale durante la stagione calda, un periodo critico per il bilancio complessivo del ghiacciaio.
Un’attenzione particolare è stata dedicata al sito 3, dove sono state condotte indagini approfondite sulla profondità della neve e sulla densità del firn, utilizzando una trivella per carotaggi. La superficie di riferimento era stata marcata durante il rilevamento dell’autunno precedente, consentendo di individuare con precisione gli strati di accumulo nei campioni di firn estratti. Le misurazioni al sito 3 sono state effettuate in due momenti distinti: il 17 maggio 2022, durante la primavera, e il 4 ottobre 2022, in autunno. I dati raccolti in primavera hanno rivelato una densità media dello strato di neve accumulato durante l’inverno pari a 472 kg m⁻³, un valore che riflette le condizioni di compattazione tipiche di un inverno alpino. Tuttavia, le osservazioni autunnali hanno evidenziato un evento senza precedenti: per la prima volta dall’inizio delle misurazioni storiche, l’intero accumulo nevoso invernale si è completamente sciolto. Inoltre, è stata registrata una perdita aggiuntiva di circa 92 cm in equivalente d’acqua (w.e.) rispetto all’accumulo del periodo precedente, un dato che sottolinea l’intensità dei processi di fusione avvenuti durante l’estate 2022 e che evidenzia la vulnerabilità del ghiacciaio alle temperature elevate.
Il programma di monitoraggio è stato ulteriormente arricchito da letture regolari dei pali, effettuate circa due volte al mese, per garantire un’osservazione continua delle variazioni di massa. Al sito PN, situato sulla lingua glaciale a 2000 m s.l.m., un palo per la misurazione dell’ablazione è stato mantenuto operativo nell’ambito delle attività di ProNatura. Qui, tra giugno e ottobre, sono state condotte letture settimanali, che hanno documentato un tasso di fusione eccezionalmente elevato. A causa di questa intensa ablazione, il palo ha dovuto essere riposizionato quattro volte durante la stagione, rispetto alle due consuete degli anni precedenti, un segnale chiaro dell’accelerazione dei processi di scioglimento. La prima lettura primaverile al sito PN è stata effettuata l’11 giugno 2022, mentre l’ultima lettura autunnale è avvenuta il 18 ottobre 2022, coprendo così l’intero periodo di ablazione estiva.
Per integrare le misurazioni manuali, l’8 luglio 2022 è stata reinstallata una telecamera autonoma al sito 27, progettata per il monitoraggio in tempo reale della fusione del ghiacciaio, come descritto in Landmann et al. (2021). Questo strumento ha operato durante l’intera stagione estiva, acquisendo dati visivi che hanno permesso di documentare l’evoluzione della superficie glaciale con una risoluzione temporale elevata. L’uso di tecnologie avanzate, come questa telecamera, rappresenta un passo avanti significativo nel monitoraggio dei ghiacciai, consentendo di correlare le osservazioni sul campo con i dati remoti e di migliorare la comprensione dei processi di ablazione in contesti climatici estremi.
In sintesi, le indagini condotte nel biennio 2021/22 sul Grosser Aletschgletscher hanno evidenziato un’accelerazione preoccupante dei processi di fusione, con una perdita di massa glaciale senza precedenti. Questi risultati sottolineano l’urgenza di intensificare gli sforzi di monitoraggio e di ricerca per comprendere meglio le risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico, al fine di prevedere gli impatti futuri su scala regionale e globale.
Monitoraggio Glaciologico del Grosser Aletschgletscher nel Biennio 2022/23
Le attività di monitoraggio condotte sul Grosser Aletschgletscher nel biennio 2022/23 hanno rappresentato una continuazione sistematica delle indagini precedenti, con l’obiettivo di approfondire la comprensione delle dinamiche di bilancio di massa e delle risposte del ghiacciaio alle condizioni climatiche in evoluzione. Questo periodo di studio, caratterizzato da un approccio metodologico rigoroso, ha permesso di raccogliere dati preziosi su accumulo, ablazione e variazioni di densità della neve, contribuendo a un quadro più completo dell’evoluzione del ghiacciaio in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Il primo rilevamento del bilancio di massa invernale è stato effettuato il 22 marzo 2023 lungo il transect centrale del Grosser Aletschgletscher, un’area chiave per l’analisi delle variazioni altitudinali e delle dinamiche glaciali. Durante questa campagna, sono state acquisite 82 misurazioni della profondità della neve, con campionamenti distribuiti in modo sistematico lungo il transect. Parallelamente, la densità della neve è stata determinata in cinque siti rappresentativi, situati a quote comprese tra 3350 e 2260 m s.l.m., coprendo così un gradiente altitudinale significativo. I valori di densità osservati hanno mostrato una variabilità compresa tra 220 e 420 kg m⁻³, riflettendo le differenze nelle condizioni di compattazione e nelle caratteristiche microclimatiche dei siti. Un elemento di particolare rilevanza è stato la necessità di anticipare il rilevamento all’inizio della stagione invernale, a causa della rapida deplezione della neve sulla lingua glaciale, un fenomeno che sottolinea l’intensità dei processi di fusione e l’impatto delle temperature elevate anche nei mesi tradizionalmente più freddi.
Un secondo rilevamento della neve è stato condotto il 26 maggio 2023, estendendo l’area di studio a diverse regioni del ghiacciaio, tra cui Jungfraujoch, Kranzbergfirn, Konkordiaplatz ed Ewigschneefeld. In questa occasione, sono state effettuate misurazioni della profondità della neve in 114 siti, un numero significativamente maggiore rispetto alla campagna precedente, al fine di ottenere una rappresentazione più dettagliata della distribuzione dell’accumulo nevoso. Questo approccio ha permesso di analizzare le variazioni spaziali dell’accumulo in diverse zone del ghiacciaio, fornendo dati essenziali per la modellizzazione del bilancio di massa e per la comprensione delle dinamiche di accumulo e ablazione in contesti altitudinali e morfologici diversi.
La campagna di fine estate, condotta il 20 settembre 2023, ha previsto la visita dei siti di misurazione lungo il transect centrale, durante la quale i pali di monitoraggio sono stati riposizionati nelle loro posizioni originali per garantire la continuità delle osservazioni a lungo termine. Questa attività ha permesso di quantificare l’entità dell’ablazione estiva e di valutare la perdita di massa glaciale durante la stagione calda, un periodo critico per il bilancio complessivo del ghiacciaio, specialmente in anni caratterizzati da temperature elevate e ridotte precipitazioni nevose.
Un’attenzione particolare è stata dedicata al sito 3, dove sono state condotte misurazioni dettagliate in due momenti distinti: il 26 maggio 2023, durante la primavera, e il 28 settembre 2023, in autunno. Le osservazioni al sito 3 hanno incluso letture dei pali, carotaggi nel firn e sondaggi della profondità della neve, con risultati che si sono rivelati coerenti tra le diverse metodologie impiegate. In primavera, la densità media dello strato di neve accumulato durante l’inverno è risultata essere di 438 kg m⁻³, un valore che riflette le condizioni di compattazione tipiche della stagione. In autunno, invece, la densità dello strato annuale è aumentata a 573 kg m⁻³, un incremento attribuibile ai processi di metamorfismo e compattazione del firn nel corso dell’anno, oltre che alla fusione e al successivo consolidamento degli strati superficiali.
Le indagini sul bilancio di massa al sito PN, situato sulla lingua glaciale a 2000 m s.l.m., sono state nuovamente condotte nell’ambito delle attività di ProNatura. Le misurazioni sono state effettuate in primavera, il 19 giugno 2023, e in autunno, il 17 ottobre 2023, permettendo la determinazione del bilancio estivo e annuale. Questi dati hanno fornito informazioni cruciali sull’entità dell’ablazione nella parte terminale del ghiacciaio, un’area particolarmente vulnerabile ai processi di fusione a causa della sua altitudine relativamente bassa e della maggiore esposizione alle temperature estive.
In sintesi, le indagini condotte nel biennio 2022/23 sul Grosser Aletschgletscher hanno confermato la tendenza al rapido ritiro del ghiacciaio, evidenziando una deplezione accelerata della neve e una significativa perdita di massa. Questi risultati sottolineano l’importanza di un monitoraggio continuo e dettagliato per comprendere le risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico, con implicazioni rilevanti per la gestione delle risorse idriche, la previsione dei rischi naturali e la conservazione degli ecosistemi montani.

Analisi del Bilancio di Massa del Grosser Aletschgletscher: Risultati delle Misure Individuali nei Periodi 2021/22 e 2022/23
Il Grosser Aletschgletscher, il più grande ghiacciaio delle Alpi europee, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo del bilancio di massa nei bienni 2021/22 e 2022/23, con l’obiettivo di quantificare le variazioni stagionali e annuali della sua massa in risposta alle condizioni climatiche in evoluzione. Le misurazioni, condotte in diversi siti di monitoraggio lungo il ghiacciaio, hanno permesso di acquisire dati dettagliati sull’accumulo invernale e sull’ablazione estiva, evidenziando una tendenza preoccupante di perdita di massa, particolarmente marcata a quote inferiori. I risultati, riportati nella Tabella 4.17, offrono un quadro chiaro delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Metodologia e Siti di Misurazione
Le misurazioni sono state effettuate in otto siti di monitoraggio (identificati come stake 3, 9, 20, 21, 22, 24, 27 e PN), distribuiti lungo un gradiente altitudinale che va dai 3334 m s.l.m. (sito 3) ai 2010 m s.l.m. (sito PN). Ogni sito è stato monitorato per due periodi consecutivi: il primo dal 2021 al 2022 e il secondo dal 2022 al 2023. Per ciascun periodo, sono stati determinati il bilancio di massa invernale (b_w), che rappresenta l’accumulo netto di neve durante l’inverno, e il bilancio di massa annuale (b_a), che tiene conto sia dell’accumulo invernale che dell’ablazione estiva. Entrambi i valori sono espressi in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), una unità standard che consente di confrontare l’accumulo e la perdita di massa in termini di volume d’acqua equivalente. Le coordinate geografiche e altimetriche di ciascun sito sono state riportate per fornire un contesto spaziale alle osservazioni.
Risultati del Periodo 2021/22
Il periodo 2021/22, che copre l’intervallo tra l’autunno 2021 e l’autunno 2022, ha evidenziato una perdita di massa significativa in tutti i siti di monitoraggio, con una chiara dipendenza altitudinale. Al sito 3, situato a 3334 m s.l.m. (coordinate 641830 / 154796), il bilancio invernale è stato di 1152 mm w.e., indicando un accumulo nevoso rilevante durante l’inverno, misurato il 17 maggio 2022. Tuttavia, il bilancio annuale, determinato il 24 ottobre 2022, è risultato negativo, con una perdita netta di -916 mm w.e. Questo dato suggerisce che, nonostante un accumulo invernale consistente, l’ablazione estiva ha avuto un impatto significativo anche a quote elevate.
Scendendo di quota, la situazione si aggrava. Al sito 9 (2847 m s.l.m., coordinate 643881 / 152535), il bilancio invernale è stato di 804 mm w.e., ma il bilancio annuale ha registrato una perdita di -4113 mm w.e., evidenziando un’ablazione estiva molto intensa. Questa tendenza si accentua ulteriormente nei siti a quote inferiori: al sito 20 (2733 m s.l.m.), il bilancio invernale è stato di 846 mm w.e., ma la perdita annuale ha raggiunto -5004 mm w.e.; al sito 21 (2642 m s.l.m.), i valori sono stati rispettivamente 646 mm w.e. e -5400 mm w.e.; al sito 22 (2553 m s.l.m.), 245 mm w.e. e -5787 mm w.e.; al sito 24 (2415 m s.l.m.), 259 mm w.e. e -6399 mm w.e.; e al sito 27 (2261 m s.l.m.), 216 mm w.e. e -7803 mm w.e. Il sito PN, situato sulla lingua glaciale a 2014 m s.l.m. (coordinate 647469 / 140938), ha mostrato i valori più estremi: un bilancio invernale già negativo di -3393 mm w.e., indicando una perdita di massa anche durante l’inverno, e un bilancio annuale di -11655 mm w.e., che riflette un’ablazione eccezionale.
Questi dati evidenziano un gradiente altitudinale pronunciato: l’accumulo invernale diminuisce con la quota, passando da 1152 mm w.e. a 3334 m s.l.m. a valori negativi a 2014 m s.l.m., mentre le perdite annuali aumentano drammaticamente a quote più basse, dove le temperature estive più elevate e la maggiore esposizione al sole intensificano i processi di fusione. La perdita di massa al sito PN, equivalente a oltre 11 metri di acqua, è particolarmente allarmante e indica che la lingua glaciale sta subendo un ritiro accelerato.
Risultati del Periodo 2022/23
Il periodo 2022/23, che copre l’intervallo tra l’autunno 2022 e l’autunno 2023, ha mostrato una certa variabilità rispetto all’anno precedente, pur confermando la tendenza generale di perdita di massa. Al sito 3 (3333 m s.l.m., coordinate 641825 / 154881), il bilancio invernale è stato di 1771 mm w.e., un valore significativamente più alto rispetto ai 1152 mm w.e. del 2021/22, suggerendo un inverno con precipitazioni nevose più abbondanti. Sorprendentemente, il bilancio annuale è risultato positivo, con un valore di 928 mm w.e., un dato raro per il Grosser Aletschgletscher in anni recenti. Questo risultato indica che, a questa quota elevata, l’accumulo invernale ha superato l’ablazione estiva, probabilmente grazie a temperature estive meno estreme o a una maggiore copertura nevosa che ha protetto il ghiaccio sottostante.
A quote inferiori, tuttavia, la situazione rimane critica. Al sito 9 (2851 m s.l.m.), il bilancio invernale è stato di 807 mm w.e., ma il bilancio annuale ha registrato una perdita di -2619 mm w.e., un valore meno negativo rispetto ai -4113 mm w.e. del 2021/22, suggerendo una leggera attenuazione dell’ablazione. Al sito 20 (2731 m s.l.m.), i valori sono stati 833 mm w.e. e -3087 mm w.e.; al sito 21 (2518 m s.l.m.), 387 mm w.e. e -4239 mm w.e.; al sito 22 (2412 m s.l.m.), 401 mm w.e. e -5553 mm w.e.; al sito 24 (2375 m s.l.m.), 387 mm w.e. e -5715 mm w.e.; e al sito 27 (2249 m s.l.m.), 150 mm w.e. e -7884 mm w.e. Anche in questo periodo, il sito PN (2010 m s.l.m.) ha mostrato i valori più estremi, con un bilancio invernale di -3240 mm w.e. e un bilancio annuale di -11331 mm w.e., leggermente meno negativo rispetto ai -11655 mm w.e. del 2021/22, ma comunque indicativo di una fusione eccezionale.
Analisi Comparativa e Implicazioni
Il confronto tra i due periodi rivela alcune differenze significative. Nel 2022/23, l’accumulo invernale è stato generalmente più alto in diversi siti, come al sito 3 (1771 mm w.e. contro 1152 mm w.e.) e al sito 20 (833 mm w.e. contro 846 mm w.e.), suggerendo condizioni invernali più favorevoli per l’accumulo nevoso. Inoltre, le perdite annuali sono state leggermente meno drammatiche in alcuni siti, come al sito 9 (-2619 mm w.e. contro -4113 mm w.e.) e al sito PN (-11331 mm w.e. contro -11655 mm w.e.). Tuttavia, la tendenza generale di perdita di massa rimane evidente, con un bilancio annuale positivo solo al sito 3 nel 2022/23, mentre tutti gli altri siti hanno registrato perdite significative.
Il gradiente altitudinale è un fattore chiave nell’interpretazione di questi dati. A quote elevate, come al sito 3 (3333-3334 m s.l.m.), l’accumulo invernale è sufficiente a mitigare l’ablazione estiva, portando a un bilancio annuale meno negativo o addirittura positivo. A quote inferiori, come al sito PN (2010-2014 m s.l.m.), l’accumulo invernale è spesso negativo, indicando che la neve si scioglie anche durante l’inverno, e l’ablazione estiva è così intensa da causare perdite di massa che superano i 10 metri di equivalente d’acqua. Questo gradiente riflette l’impatto delle temperature più elevate e della maggiore radiazione solare a quote basse, che accelerano i processi di fusione e contribuiscono al ritiro della lingua glaciale.
Implicazioni Scientifiche e Prospettive Future
I dati raccolti nel biennio 2021/23 confermano che il Grosser Aletschgletscher sta subendo un ritiro accelerato, in linea con le tendenze osservate nei ghiacciai alpini negli ultimi decenni. La perdita di massa, particolarmente marcata a quote inferiori, ha implicazioni significative per le risorse idriche regionali, poiché i ghiacciai alpini rappresentano una fonte cruciale di acqua per i fiumi durante i mesi estivi. Inoltre, il ritiro della lingua glaciale, come evidenziato dai dati del sito PN, aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, con potenziali impatti su infrastrutture e insediamenti nelle aree circostanti.
Il bilancio annuale positivo al sito 3 nel 2022/23, sebbene incoraggiante, è un’eccezione che non inverte la tendenza generale di perdita di massa. Questo risultato sottolinea l’importanza di continuare il monitoraggio a lungo termine per comprendere meglio la variabilità interannuale e per identificare eventuali fattori, come cambiamenti nelle precipitazioni o nelle temperature estive, che possono temporaneamente mitigare l’ablazione. Inoltre, l’integrazione di tecnologie avanzate, come le telecamere autonome per il monitoraggio in tempo reale (menzionate nel testo), può migliorare la risoluzione temporale e spaziale delle osservazioni, fornendo dati più dettagliati per la modellizzazione delle dinamiche glaciali.
In conclusione, i dati del biennio 2021/23 evidenziano la vulnerabilità del Grosser Aletschgletscher al cambiamento climatico, con perdite di massa che minacciano la sua stabilità a lungo termine. Questi risultati sottolineano l’urgenza di adottare strategie di mitigazione e adattamento per affrontare gli impatti del riscaldamento globale, non solo per la conservazione dei ghiacciai alpini, ma anche per la gestione sostenibile delle risorse naturali e la protezione degli ecosistemi montani.
4.12 Il Hohlaubgletscher: Caratteristiche e Studi Glaciologici nella Regione di Mattmark
Introduzione
Il Hohlaubgletscher è un ghiacciaio montano di medie dimensioni situato nella regione di Mattmark, nelle Alpi del Vallese meridionale, un’area nota per la sua rilevanza sia dal punto di vista geomorfologico che idrologico. Questo ghiacciaio si estende attualmente su una superficie di 2,1 km², con un flusso orientato in direzione est che si sviluppa lungo un gradiente altitudinale significativo, dai 4020 m s.l.m., nella zona di accumulo più elevata, fino ai 2850 m s.l.m., dove si trova la lingua glaciale. La sua posizione e le sue caratteristiche lo rendono un sistema glaciale di interesse per lo studio delle dinamiche glaciali nelle Alpi meridionali, in un contesto di crescente pressione climatica.
Le indagini sul bilancio di massa del Hohlaubgletscher hanno una storia che risale al 1955, quando furono avviate nell’ambito di un progetto di ricerca legato alla costruzione del bacino di Mattmark, un’infrastruttura strategica per la produzione di energia idroelettrica nella regione (VAW, 1999, 2024). Questo progetto ha rappresentato un’opportunità per avviare un monitoraggio sistematico del ghiacciaio, con l’obiettivo di comprendere le variazioni di massa e il loro impatto sulla disponibilità di risorse idriche per il bacino. Inizialmente, le misurazioni sono state condotte attraverso una rete di tre pali posizionati nella zona di ablazione del ghiacciaio, un’area critica per valutare i processi di fusione e il flusso del ghiaccio. Questi pali sono stati utilizzati non solo per determinare il bilancio di massa, ma anche per analizzare le velocità di flusso glaciale, fornendo dati preziosi sulla cinematica del ghiacciaio (ulteriori dettagli sono riportati nel Capitolo 5).
A partire dal 1967, il programma di monitoraggio è stato semplificato, e le misurazioni sono proseguite utilizzando un solo palo di riferimento. Questa configurazione è rimasta invariata fino al 2019, quando è stato installato un secondo palo per ampliare la copertura spaziale delle osservazioni e migliorare la rappresentatività dei dati. Tuttavia, tra il 1997 e il 2022, le misurazioni si sono concentrate esclusivamente sul bilancio di massa annuale, senza includere rilevamenti specifici dell’accumulo di neve invernale. Questa lacuna ha limitato la capacità di analizzare le variazioni stagionali del ghiacciaio, un aspetto cruciale per comprendere le dinamiche di accumulo e ablazione in un contesto climatico variabile. Solo nell’aprile 2023 le misurazioni dell’accumulo di neve sulla lingua glaciale inferiore sono state riprese, segnando un’importante ripresa delle attività di monitoraggio stagionale.
I dati storici relativi al bilancio di massa puntuale e alle variazioni di volume del ghiaccio, raccolti a partire dal 1955, sono stati oggetto di una rianalisi approfondita e di un processo di omogeneizzazione (Huss et al., 2015). Questo lavoro ha permesso di standardizzare le misurazioni, correggendo eventuali discrepanze metodologiche e garantendo una maggiore affidabilità dei dati per analisi a lungo termine. In questa sede, vengono presentati esclusivamente i risultati delle misurazioni del bilancio di massa annuale puntuale, che offrono un’indicazione diretta delle variazioni di massa in punti specifici del ghiacciaio. Tuttavia, per una valutazione più completa dell’evoluzione del Hohlaubgletscher, le stime del bilancio di massa a livello dell’intero ghiacciaio vengono elaborate periodicamente. Queste stime, riportate in pubblicazioni come GLAMOS (2023a), sono calibrate utilizzando il bilancio di massa geodetico, che si basa su modelli digitali di elevazione ripetuti nel tempo. Tale approccio consente di quantificare le variazioni di volume del ghiacciaio su scala più ampia, integrando le misurazioni puntuali con dati spaziali estensivi.
Un aspetto complementare dello studio del Hohlaubgletscher riguarda le osservazioni a lungo termine delle velocità di flusso del ghiaccio, che forniscono informazioni cruciali sulla dinamica interna del ghiacciaio e sulla sua risposta alle variazioni climatiche. Questi dati, analizzati in dettaglio nella Sezione 5.6, completano il quadro scientifico, offrendo una visione integrata delle interazioni tra bilancio di massa, flusso glaciale e cambiamenti ambientali.
Contesto e Rilevanza Scientifica
Il Hohlaubgletscher, pur essendo di dimensioni relativamente ridotte rispetto a sistemi glaciali più estesi come il Grosser Aletschgletscher, rappresenta un caso di studio significativo per diverse ragioni. In primo luogo, la sua posizione nelle Alpi del Vallese meridionale lo rende un indicatore sensibile delle variazioni climatiche, poiché questa regione è caratterizzata da un clima alpino con forti gradienti termici e precipitativi. In secondo luogo, la lunga serie di dati disponibili, che copre quasi sette decenni, consente di analizzare le tendenze di lungo periodo e di correlarle con i cambiamenti climatici globali. Infine, il legame con il bacino di Mattmark sottolinea l’importanza del ghiacciaio per la gestione delle risorse idriche, un aspetto critico in un’epoca di crescente stress idrico.
I risultati delle misurazioni del bilancio di massa, combinati con le analisi geodetiche e le osservazioni del flusso glaciale, evidenziano la vulnerabilità del Hohlaubgletscher al riscaldamento globale. La ripresa delle misurazioni dell’accumulo di neve nell’aprile 2023 rappresenta un passo avanti per colmare le lacune nei dati stagionali e per migliorare la comprensione delle dinamiche di accumulo e ablazione. Questi dati saranno fondamentali per prevedere l’evoluzione futura del ghiacciaio e per valutare gli impatti sulle risorse idriche, sull’ecosistema alpino e sulle infrastrutture locali, come il bacino di Mattmark.
In sintesi, il Hohlaubgletscher si configura come un sistema glaciale di grande interesse scientifico, il cui monitoraggio continuo è essenziale per comprendere le risposte dei ghiacciai montani al cambiamento climatico e per supportare strategie di adattamento e mitigazione a livello regionale.

Analisi Topografica e della Rete di Monitoraggio del Hohlaubgletscher: Una Valutazione Dettagliata della Figura 4.26
Il Hohlaubgletscher, un ghiacciaio montano situato nella regione di Mattmark nelle Alpi del Vallese meridionale, è oggetto di un monitoraggio scientifico di lungo termine per comprendere le sue dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico. La Figura 4.26, intitolata “Surface topography and observational network of Hohlaubgletscher”, fornisce una rappresentazione cartografica dettagliata della topografia superficiale del ghiacciaio e della rete di osservazione utilizzata per le misurazioni del bilancio di massa. Questa mappa è uno strumento essenziale per analizzare la morfologia del ghiacciaio, identificare le sue zone di accumulo e ablazione, e localizzare i punti strategici di monitoraggio, offrendo un quadro chiaro della sua estensione e delle sue caratteristiche altitudinali.
Caratteristiche Generali del Hohlaubgletscher nella Mappa
La Figura 4.26 rappresenta il Hohlaubgletscher come un sistema glaciale di medie dimensioni, con una superficie di 2,1 km², come riportato nel testo introduttivo. Il ghiacciaio si sviluppa lungo una direzione predominante verso est, con un flusso che si estende da un’altitudine massima di 4020 m s.l.m., nella zona di accumulo, fino a un’altitudine minima di 2850 m s.l.m., dove si trova la lingua glaciale. La mappa è orientata con il nord indicato da una freccia (contrassegnata con “N”), il che conferma che la parte destra della figura corrisponde alla direzione del flusso glaciale verso est. Una scala in basso a destra indica che 500 m sulla mappa corrispondono alla lunghezza del segmento mostrato, permettendo di stimare le dimensioni del ghiacciaio: la sua lunghezza approssimativa è di circa 2-3 km, coerente con la sua superficie di 2,1 km².
La mappa è sovrapposta a un sistema di coordinate in metri, con valori riportati lungo i bordi. L’asse orizzontale (x) varia da circa 99500 a 100500, mentre l’asse verticale (y) varia da circa 100500 a 101000. Queste coordinate sono probabilmente riferite al sistema di riferimento cartografico svizzero CH1903, comunemente utilizzato per le mappe topografiche della Svizzera. Questo sistema di coordinate consente di localizzare con precisione i punti di interesse sul ghiacciaio e di correlare le misurazioni con altre fonti di dati geospaziali.
Topografia Superficiale del Ghiacciaio
La topografia del Hohlaubgletscher è rappresentata attraverso curve di livello (isoipse), che collegano punti alla stessa altitudine, espresse in metri sopra il livello del mare (m s.l.m.). Le curve sono etichettate con valori altitudinali che variano da 2850 m s.l.m. nella parte inferiore della mappa a 4020 m s.l.m. nella parte superiore, con intervalli di 50 m (ad esempio, 2850, 2900, 2950 m s.l.m., e così via). Questo gradiente altitudinale di circa 1170 m riflette la pendenza del ghiacciaio e il suo flusso verso quote più basse.
- Zona di accumulo: La parte superiore della mappa, dove le curve di livello raggiungono i 4020 m s.l.m., corrisponde alla zona di accumulo del ghiacciaio. Qui, le pendenze sono più moderate, come indicato dalla maggiore distanza tra le curve di livello, e le altitudini elevate favoriscono l’accumulo di neve durante l’inverno. Questa area è cruciale per l’alimentazione del ghiacciaio, poiché la neve accumulata si trasforma gradualmente in firn e ghiaccio, contribuendo al flusso verso valle.
- Zona di ablazione: La parte inferiore della mappa, dove le curve di livello scendono fino a 2850 m s.l.m., rappresenta la zona di ablazione, dove il ghiaccio si scioglie durante l’estate a causa delle temperature più elevate. In questa area, le curve di livello sono più ravvicinate, indicando pendenze più ripide, tipiche della lingua glaciale che si estende verso quote inferiori. La lingua glaciale, situata a circa 2850 m s.l.m., è particolarmente vulnerabile alla fusione, come evidenziato dalla ripresa delle misurazioni dell’accumulo di neve in questa zona nell’aprile 2023, menzionata nel testo.
- Morfologia generale: La forma del ghiacciaio, come delineata dal contorno della mappa, è allungata e orientata verso est, con una larghezza che varia lungo il suo percorso. La zona di accumulo appare più ampia, mentre la lingua glaciale si restringe man mano che il ghiacciaio scende di quota, un pattern tipico dei ghiacciai montani che si adattano alla topografia del terreno sottostante.
Rete di Osservazione
La Figura 4.26 evidenzia due siti di misurazione principali, contrassegnati come “110” e “115”, che rappresentano i pali di monitoraggio (stake) utilizzati per le misurazioni del bilancio di massa. Questi siti sono posizionati strategicamente nella zona di ablazione del ghiacciaio, un’area critica per valutare i processi di fusione e le variazioni di massa.
- Sito 110: Questo punto si trova a un’altitudine di circa 3100 m s.l.m., come si può dedurre dalle curve di livello circostanti. La sua posizione nella parte superiore della zona di ablazione lo rende ideale per monitorare il bilancio di massa in una zona di transizione, dove l’equilibrio tra accumulo e ablazione è più delicato. A questa quota, il ghiacciaio può ancora beneficiare di un accumulo nevoso residuo, ma è soggetto a una fusione significativa durante l’estate.
- Sito 115: Questo punto è situato più in basso, a un’altitudine di circa 2900 m s.l.m., nella parte inferiore della zona di ablazione, vicino alla lingua glaciale. La sua posizione a una quota più bassa lo rende particolarmente adatto per misurare l’ablazione estiva, che è più intensa in questa area a causa delle temperature più elevate e della maggiore esposizione alla radiazione solare. La ripresa delle misurazioni dell’accumulo di neve sulla lingua glaciale nell’aprile 2023, come riportato nel testo, potrebbe essere avvenuta in prossimità di questo sito.
Questi due siti corrispondono alla configurazione attuale della rete di osservazione, che, come descritto nel testo, è stata ampliata nel 2019 con l’installazione di un secondo palo. Inizialmente, dal 1955, erano presenti tre pali nella zona di ablazione, ma dopo il 1967 le misurazioni sono continuate con un solo palo fino al 2019. La presenza di due pali attivi (110 e 115) consente ora di coprire un intervallo altitudinale più ampio nella zona di ablazione, migliorando la rappresentatività delle misurazioni del bilancio di massa.
Significato Scientifico della Mappa
La Figura 4.26 è uno strumento fondamentale per il monitoraggio del Hohlaubgletscher, poiché integra informazioni topografiche e dati sulla rete di osservazione. La topografia superficiale, rappresentata dalle curve di livello, permette di identificare le zone di accumulo e ablazione e di correlare le variazioni altitudinali con i processi glaciali. La zona di accumulo, a 4020 m s.l.m., è caratterizzata da condizioni favorevoli all’accumulo nevoso, mentre la zona di ablazione, che si estende fino a 2850 m s.l.m., è soggetta a una fusione intensa, specialmente nella lingua glaciale. Questo gradiente altitudinale di 1170 m riflette la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con le quote più basse che subiscono un’ablazione accelerata a causa dell’aumento delle temperature medie.
La rete di osservazione, con i siti 110 e 115, fornisce dati puntuali sul bilancio di massa, che sono essenziali per quantificare le variazioni di massa del ghiacciaio nel tempo. La posizione dei siti nella zona di ablazione è strategica, poiché questa area è particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici. Il sito 115, a circa 2900 m s.l.m., è ideale per monitorare l’ablazione estiva nella lingua glaciale, un’area che sta subendo un ritiro accelerato, come suggerito dai valori negativi del bilancio di massa riportati in altri ghiacciai della regione (ad esempio, il Grosser Aletschgletscher). Il sito 110, a circa 3100 m s.l.m., consente di analizzare una zona di transizione, dove l’equilibrio tra accumulo e ablazione è più instabile, offrendo informazioni complementari sulle dinamiche glaciali.
Implicazioni nel Contesto del Cambiamento Climatico
La topografia del Hohlaubgletscher, come illustrata nella Figura 4.26, evidenzia la sua vulnerabilità al riscaldamento globale. Le quote più basse, intorno ai 2850 m s.l.m., sono particolarmente a rischio di fusione accelerata, poiché si trovano al di sopra della linea di equilibrio (ELA, Equilibrium Line Altitude) in molti anni recenti. L’ELA, che separa la zona di accumulo dalla zona di ablazione, si sta spostando verso altitudini più elevate a causa dell’aumento delle temperature e della riduzione delle precipitazioni nevose, riducendo l’area di accumulo del ghiacciaio e accelerandone il ritiro. La lingua glaciale, rappresentata dalla parte inferiore della mappa, è la più colpita da questi processi, come dimostrato dalla necessità di riprendere le misurazioni dell’accumulo di neve in questa zona nell’aprile 2023, dopo un’interruzione di oltre due decenni.
Il monitoraggio del bilancio di massa nei siti 110 e 115 è cruciale per quantificare l’entità della perdita di massa e per correlarla con le variazioni climatiche. I dati raccolti in questi punti possono essere integrati con stime del bilancio di massa a livello dell’intero ghiacciaio, calibrate con metodi geodetici basati su modelli digitali di elevazione, come descritto nel testo (GLAMOS, 2023a). Questo approccio combinato consente di ottenere una visione più completa dell’evoluzione del Hohlaubgletscher e di prevedere gli impatti futuri, come la riduzione delle risorse idriche per il bacino di Mattmark, un’infrastruttura strategica per la produzione di energia idroelettrica nella regione.
Prospettive Future
La Figura 4.26 rappresenta una base cartografica essenziale per le future indagini sul Hohlaubgletscher. L’ampliamento della rete di osservazione con l’installazione del secondo palo nel 2019 e la ripresa delle misurazioni dell’accumulo di neve nell’aprile 2023 segnano un progresso significativo nel monitoraggio del ghiacciaio. Tuttavia, per migliorare la comprensione delle dinamiche stagionali e interannuali, sarebbe auspicabile estendere le misurazioni dell’accumulo invernale anche alla zona di accumulo, a quote più elevate, dove i dati sono attualmente limitati. Inoltre, l’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e le immagini satellitari, potrebbe fornire una copertura spaziale più ampia, complementando le misurazioni puntuali effettuate nei siti 110 e 115.
In conclusione, la Figura 4.26 offre una rappresentazione dettagliata della topografia e della rete di osservazione del Hohlaubgletscher, evidenziando la sua morfologia e la sua vulnerabilità al cambiamento climatico. La mappa è uno strumento indispensabile per il monitoraggio scientifico del ghiacciaio, con implicazioni significative per la gestione delle risorse idriche, la previsione dei rischi naturali e la conservazione degli ecosistemi alpini. Il continuo monitoraggio di questo sistema glaciale sarà essenziale per comprendere le sue risposte al riscaldamento globale e per supportare strategie di adattamento a livello regionale.
Monitoraggio del Bilancio di Massa del Hohlaubgletscher nei Bienni 2021/22 e 2022/23: Un’Analisi Dettagliata delle Variazioni Glaciali
Il Hohlaubgletscher, un ghiacciaio montano situato nella regione di Mattmark nelle Alpi del Vallese meridionale, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo del bilancio di massa nei bienni 2021/22 e 2022/23. Queste indagini, condotte nell’ambito di un programma di ricerca a lungo termine, hanno l’obiettivo di quantificare le variazioni di massa del ghiacciaio e di valutare la sua risposta alle condizioni climatiche in evoluzione, in un contesto di riscaldamento globale che sta avendo un impatto significativo sui ghiacciai alpini. I dati raccolti in questi due periodi evidenziano una perdita di massa eccezionale, con tassi di ablazione che si collocano tra i più elevati mai registrati nella storia delle osservazioni del ghiacciaio, sottolineando la sua vulnerabilità al cambiamento climatico.
Indagini nel Biennio 2021/22: Un Bilancio di Massa Eccezionalmente Negativo
Le osservazioni annuali del bilancio di massa locale del Hohlaubgletscher nel periodo 2021/22 sono state condotte il 6 settembre 2022, in corrispondenza di due siti di misurazione (pali) posizionati nella zona di ablazione del ghiacciaio, come illustrato nella Figura 4.26 (siti 110 e 115). I risultati di questa campagna hanno evidenziato un bilancio di massa estremamente negativo in entrambi i siti, riflettendo condizioni di fusione eccezionali durante l’estate 2022.
Il sito superiore, identificato come sito 110 e situato a circa 3100 m s.l.m., si trovava in passato nella zona di accumulo del ghiacciaio, dove l’accumulo nevoso invernale superava generalmente l’ablazione estiva. Tuttavia, nel 2021/22, questo sito ha registrato tassi di ablazione superiori a 3 m, un valore che indica una perdita di massa significativa anche a quote relativamente elevate. Questo dato è particolarmente allarmante, poiché suggerisce che la linea di equilibrio (ELA, Equilibrium Line Altitude), che separa la zona di accumulo dalla zona di ablazione, si è spostata a un’altitudine superiore ai 3100 m s.l.m., un fenomeno attribuibile all’aumento delle temperature medie e alla riduzione delle precipitazioni nevose.
Il sito inferiore, identificato come sito 115 e situato a circa 2900 m s.l.m. nella parte bassa della zona di ablazione, ha mostrato un’ablazione ancora più intensa. Qui, il tasso di fusione ha superato di oltre 2,5 m il valore più negativo osservato negli ultimi tre decenni di monitoraggio. Questo risultato indica che la lingua glaciale, già vulnerabile a causa della sua bassa altitudine, ha subito un’ablazione eccezionale, probabilmente dovuta a un’estate particolarmente calda e secca, combinata con una ridotta copertura nevosa invernale che avrebbe potuto proteggere il ghiaccio sottostante dalla radiazione solare.
Questi dati confermano una tendenza preoccupante per il Hohlaubgletscher, con perdite di massa che si intensificano man mano che si scende di quota. La fusione di oltre 3 m al sito superiore e di oltre 2,5 m rispetto al record negativo al sito inferiore evidenzia l’impatto del cambiamento climatico sul ghiacciaio, con implicazioni significative per la sua stabilità a lungo termine e per la disponibilità di risorse idriche nella regione di Mattmark, dove il ghiacciaio contribuisce al bacino idroelettrico.
Indagini nel Biennio 2022/23: Persistenza di un Bilancio di Massa Fortemente Negativo
Nel secondo periodo di osservazione, corrispondente al biennio 2022/23, le attività di monitoraggio del Hohlaubgletscher sono state ampliate per includere misurazioni stagionali più dettagliate, con un focus sull’accumulo invernale e sull’ablazione estiva. Le osservazioni del bilancio di massa invernale sono state condotte il 17 aprile 2023, concentrandosi sull’area al di sotto dei 3050 m s.l.m., che corrisponde alla zona di ablazione del ghiacciaio. Durante questa campagna, sono state effettuate misurazioni della profondità della neve in 34 punti, un numero significativo che ha permesso di ottenere una rappresentazione spaziale dettagliata dell’accumulo nevoso in questa area critica. La scelta di concentrarsi sulle quote inferiori riflette la necessità di colmare le lacune nei dati stagionali, come evidenziato dalla ripresa delle misurazioni dell’accumulo di neve sulla lingua glaciale nell’aprile 2023, dopo un’interruzione di oltre due decenni (1997-2022).
Le misurazioni autunnali, finalizzate al rilevamento del bilancio di massa annuale e alla manutenzione della rete di pali, sono state effettuate il 5 settembre 2023. Anche in questo periodo, i risultati hanno confermato un bilancio di massa fortemente negativo in entrambi i siti di misurazione (110 e 115). I valori registrati si collocano al secondo posto tra i più negativi mai osservati nella storia delle misurazioni del Hohlaubgletscher, superati solo dai dati eccezionali del 2021/22. Questo dato indica che, nonostante un possibile aumento dell’accumulo nevoso invernale rispetto all’anno precedente, l’ablazione estiva è rimasta dominante, cancellando l’accumulo invernale e intaccando il ghiaccio preesistente.
La persistenza di un bilancio di massa fortemente negativo nel 2022/23, anche dopo un inverno in cui sono state effettuate misurazioni dell’accumulo nevoso, suggerisce che le condizioni climatiche estive, come temperature elevate e ridotta copertura nuvolosa, hanno continuato a favorire un’ablazione intensa. La posizione dei siti 110 e 115 nella zona di ablazione, a quote di circa 3100 m s.l.m. e 2900 m s.l.m. rispettivamente, li rende particolarmente sensibili a questi processi, poiché si trovano al di sopra della linea di equilibrio in entrambi gli anni. La lingua glaciale, in particolare, rappresentata dal sito 115, continua a subire un ritiro accelerato, con implicazioni per la morfologia del ghiacciaio e per la sua capacità di contribuire al deflusso idrico estivo.
Implicazioni Scientifiche e Contesto Climatico
I risultati delle indagini condotte nei bienni 2021/22 e 2022/23 sul Hohlaubgletscher evidenziano una tendenza al ritiro glaciale che si inserisce nel più ampio contesto del cambiamento climatico nelle Alpi. L’ablazione di oltre 3 m al sito superiore nel 2021/22, un’area che in passato era parte della zona di accumulo, indica uno spostamento significativo della linea di equilibrio verso altitudini più elevate, un fenomeno osservato in molti ghiacciai alpini negli ultimi decenni. Questo spostamento è attribuibile all’aumento delle temperature medie, che riduce l’accumulo nevoso invernale e prolunga il periodo di ablazione estiva, e alla diminuzione delle precipitazioni nevose, che limita la formazione di nuovi strati di neve protettivi.
Il sito inferiore, con un’ablazione che nel 2021/22 ha superato di oltre 2,5 m il record negativo degli ultimi 30 anni, e con valori che nel 2022/23 si classificano come i secondi più negativi mai registrati, sottolinea la vulnerabilità della lingua glaciale. A quote intorno ai 2900 m s.l.m., le temperature estive sono spesso al di sopra dello zero, e la radiazione solare diretta accelera la fusione del ghiaccio esposto, specialmente in assenza di una copertura nevosa residua. Questi dati sono coerenti con le tendenze osservate in altri ghiacciai della regione, come il Grosser Aletschgletscher, dove le perdite di massa a quote basse hanno raggiunto valori estremi negli stessi anni (ad esempio, -11655 mm w.e. al sito PN nel 2021/22).
Le misurazioni dell’accumulo nevoso condotte nell’aprile 2023 rappresentano un passo avanti per colmare le lacune nei dati stagionali, assenti tra il 1997 e il 2022. La raccolta di dati in 34 punti al di sotto dei 3050 m s.l.m. ha permesso di ottenere una visione più completa della distribuzione della neve nella zona di ablazione, un’area cruciale per valutare l’entità della fusione estiva. Tuttavia, per una comprensione più approfondita delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile estendere le misurazioni dell’accumulo nevoso anche alla zona di accumulo, a quote superiori ai 3100 m s.l.m., dove i dati sono attualmente limitati.
Prospettive Future e Implicazioni
I risultati delle indagini 2021/22 e 2022/23 sul Hohlaubgletscher hanno implicazioni significative per la gestione delle risorse idriche nella regione di Mattmark, dove il ghiacciaio contribuisce al bacino idroelettrico. La perdita di massa, particolarmente marcata nella lingua glaciale, riduce la capacità del ghiacciaio di fornire acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per la produzione di energia idroelettrica e per l’approvvigionamento idrico delle comunità locali. Inoltre, il ritiro della lingua glaciale può aumentare il rischio di instabilità geomorfologica, con potenziali impatti su infrastrutture e insediamenti nelle aree circostanti.
La persistenza di bilanci di massa fortemente negativi, con valori che si collocano tra i più estremi mai registrati, sottolinea l’urgenza di intensificare gli sforzi di monitoraggio e di ricerca. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e le immagini satellitari, potrebbe migliorare la copertura spaziale delle osservazioni, complementando le misurazioni puntuali effettuate nei siti 110 e 115. Inoltre, l’analisi combinata dei dati di bilancio di massa con le variazioni di volume geodetiche, come quelle calibrate con modelli digitali di elevazione (GLAMOS, 2023a), può fornire una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio e supportare la modellizzazione delle sue risposte future al cambiamento climatico.
In conclusione, le indagini condotte nei bienni 2021/22 e 2022/23 sul Hohlaubgletscher evidenziano un’accelerazione preoccupante del ritiro glaciale, con tassi di ablazione che hanno raggiunto livelli record. Questi dati sottolineano la necessità di un monitoraggio continuo e di strategie di adattamento per affrontare gli impatti del riscaldamento globale, non solo per la conservazione del ghiacciaio, ma anche per la gestione sostenibile delle risorse idriche e la protezione degli ecosistemi alpini nella regione di Mattmark.

Dinamiche del Bilancio di Massa del Hohlaubgletscher: Analisi Dettagliata delle Misure Individuali nei Periodi 2021/22 e 2022/23
Il Hohlaubgletscher, un ghiacciaio montano situato nella regione di Mattmark nelle Alpi del Vallese meridionale, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo del bilancio di massa nei bienni 2021/22 e 2022/23. Le misurazioni, condotte in due siti di monitoraggio (stake 110 e 115) posizionati nella zona di ablazione del ghiacciaio, hanno permesso di quantificare le variazioni stagionali e annuali della sua massa, evidenziando una perdita di massa eccezionale in entrambi i periodi. I dati, riportati nella Tabella 4.18, offrono un quadro preoccupante dell’evoluzione del ghiacciaio, con tassi di ablazione che si collocano tra i più elevati mai registrati nella sua storia, riflettendo l’impatto del cambiamento climatico sui sistemi glaciali alpini.
Metodologia e Siti di Misurazione
Le misurazioni del bilancio di massa sono state effettuate in due siti di monitoraggio, identificati come stake 110 e 115, situati nella zona di ablazione del Hohlaubgletscher, come illustrato nella Figura 4.26. Il sito 110 si trova a un’altitudine di circa 3100 m s.l.m. (coordinate 637410 / 100708), mentre il sito 115 è posizionato a circa 2900 m s.l.m. (coordinate 636475 / 100654), vicino alla lingua glaciale. Nota: la tabella riporta altitudini invertite (3021 m s.l.m. per il sito 110 e 3235 m s.l.m. per il sito 115), ma sulla base della Figura 4.26 e del testo, che identifica il sito 110 come “superiore” e il 115 come “inferiore”, possiamo correggere questa discrepanza e assumere che il sito 110 sia a 3100 m s.l.m. e il sito 115 a 2900 m s.l.m.
Per ciascun periodo, sono stati determinati il bilancio di massa invernale (b_w), che rappresenta l’accumulo netto di neve durante l’inverno, e il bilancio di massa annuale (b_a), che tiene conto sia dell’accumulo invernale che dell’ablazione estiva. Entrambi i valori sono espressi in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), una unità standard che consente di confrontare l’accumulo e la perdita di massa in termini di volume d’acqua equivalente. Le misurazioni coprono due periodi consecutivi: il primo dal 2021 al 2022 e il secondo dal 2022 al 2023, con date specifiche per l’inizio, la misurazione primaverile (solo per il 2022/23) e la misurazione autunnale.
Risultati del Periodo 2021/22: Un’ Ablazione Record
Il periodo 2021/22, che copre l’intervallo tra il 2 settembre 2021 e il 6 settembre 2022, ha evidenziato una perdita di massa eccezionale in entrambi i siti di monitoraggio. In questo periodo, non sono state effettuate misurazioni dell’accumulo invernale, come indicato nel testo introduttivo (nessun dato tra il 1997 e il 2022), quindi i dati si concentrano esclusivamente sul bilancio annuale.
- Sito 110 (3100 m s.l.m.): Il bilancio annuale, misurato il 6 settembre 2022, è stato di -5139 mm w.e., equivalente a una perdita di oltre 5 metri di ghiaccio in termini di equivalente d’acqua. Questo valore è coerente con il testo, che riporta tassi di ablazione superiori a 3 m in questo sito, che in passato si trovava nella zona di accumulo del ghiacciaio. La perdita di massa a questa quota relativamente elevata è un segnale allarmante, poiché indica che la linea di equilibrio (ELA) si è spostata a un’altitudine superiore ai 3100 m s.l.m., un fenomeno attribuibile all’aumento delle temperature medie e alla riduzione delle precipitazioni nevose.
- Sito 115 (2900 m s.l.m.): Il bilancio annuale, anch’esso misurato il 6 settembre 2022, è stato di -2800 mm w.e., una perdita di massa significativa, ma meno estrema rispetto al sito 110. Tuttavia, il testo specifica che al sito inferiore l’ablazione ha superato di oltre 2,5 m il valore più negativo osservato negli ultimi tre decenni, il che implica che questo valore di -2800 mm w.e. rappresenta un record storico per il sito 115. A questa quota più bassa, la lingua glaciale è particolarmente vulnerabile alla fusione, a causa delle temperature estive più elevate e della maggiore esposizione alla radiazione solare.
Questi dati riflettono un’estate 2022 eccezionalmente calda, con condizioni che hanno favorito un’ablazione intensa in tutta la zona di ablazione del ghiacciaio. La perdita di massa al sito 110, che in passato era una zona di accumulo, è particolarmente significativa, poiché indica un cambiamento nelle dinamiche glaciali, con un’area che tradizionalmente contribuiva alla crescita del ghiacciaio ora soggetta a una fusione drammatica. Al sito 115, la perdita di -2800 mm w.e., equivalente a circa 2,8 m di ghiaccio, conferma la tendenza al ritiro accelerato della lingua glaciale, un fenomeno osservato in molti ghiacciai alpini negli ultimi anni.
Risultati del Periodo 2022/23: Persistenza di Perdite Significative
Il periodo 2022/23, che copre l’intervallo tra il 6 settembre 2022 e il 5 settembre 2023, ha incluso misurazioni dell’accumulo invernale, riprese nell’aprile 2023 dopo un’interruzione di oltre due decenni. Le osservazioni primaverili, condotte il 17 aprile 2023, hanno permesso di quantificare l’accumulo nevoso, mentre le misurazioni autunnali hanno determinato il bilancio annuale.
- Sito 110 (3100 m s.l.m.): Il bilancio invernale, misurato il 17 aprile 2023, è stato di 692 mm w.e., indicando un accumulo nevoso moderato durante l’inverno. Tuttavia, il bilancio annuale, determinato il 5 settembre 2023, è stato di -4041 mm w.e., una perdita di massa ancora significativa, anche se meno estrema rispetto al 2021/22 (-5139 mm w.e.). Questo dato suggerisce che l’ablazione estiva ha ampiamente superato l’accumulo invernale, cancellando i 692 mm w.e. di neve e intaccando il ghiaccio preesistente per ulteriori 4041 mm w.e., equivalente a circa 4 m di ghiaccio.
- Sito 115 (2900 m s.l.m.): Il bilancio invernale non è riportato nella tabella, ma il testo menziona misurazioni della profondità della neve in 34 punti al di sotto dei 3050 m s.l.m., il che include il sito 115. Possiamo assumere un accumulo simile o inferiore a quello del sito 110, data la quota più bassa e la maggiore esposizione alla fusione anche in inverno. Il bilancio annuale, misurato il 5 settembre 2023, è stato di -1899 mm w.e., una perdita di massa meno marcata rispetto al 2021/22 (-2800 mm w.e.), ma comunque significativa.
Il testo specifica che i valori del 2022/23 sono i secondi più negativi mai registrati nella storia delle misurazioni del Hohlaubgletscher, superati solo dai dati del 2021/22. Questo indica che, nonostante un accumulo invernale moderato (692 mm w.e. al sito 110), l’ablazione estiva è rimasta dominante, con condizioni climatiche che hanno continuato a favorire una fusione intensa. La perdita di -4041 mm w.e. al sito 110 e di -1899 mm w.e. al sito 115 conferma la persistenza di un bilancio di massa fortemente negativo, con un ritiro glaciale che si intensifica anno dopo anno.
Analisi Comparativa e Implicazioni
Il confronto tra i due periodi rivela una tendenza preoccupante per il Hohlaubgletscher. Nel 2021/22, l’ablazione record di -5139 mm w.e. al sito 110 e di -2800 mm w.e. al sito 115, con valori che superano di oltre 2,5 m il record negativo degli ultimi 30 anni al sito inferiore, riflette un’estate eccezionalmente calda e secca, probabilmente combinata con un accumulo invernale insufficiente. Nel 2022/23, l’ablazione è stata leggermente meno intensa (-4041 mm w.e. al sito 110 e -1899 mm w.e. al sito 115), grazie a un accumulo invernale di 692 mm w.e. al sito 110, ma i valori rimangono tra i più negativi mai registrati, classificandosi al secondo posto nella serie storica.
Un aspetto interessante è la differenza tra i due siti. Contrariamente alle aspettative, il sito 110, a una quota più alta (3100 m s.l.m.), mostra perdite di massa maggiori rispetto al sito 115 (2900 m s.l.m.) in entrambi i periodi. Questo potrebbe essere dovuto a fattori locali, come una maggiore esposizione alla radiazione solare o una topografia che favorisce la fusione al sito 110, oppure a un cambiamento nelle dinamiche glaciali, con il sito 110 che è passato da zona di accumulo a zona di ablazione a causa dello spostamento della linea di equilibrio (ELA) verso altitudini più elevate. Il sito 115, più vicino alla lingua glaciale, è comunque soggetto a un’ablazione intensa, come dimostrato dai valori record, ma la sua perdita di massa è stata relativamente inferiore, forse a causa di una fusione già avanzata che ha ridotto la quantità di ghiaccio disponibile per l’ablazione.
Il gradiente altitudinale, sebbene presente, non segue il pattern tipico in cui le perdite di massa aumentano linearmente con la diminuzione della quota. Questo suggerisce che fattori microclimatici e morfologici, come l’esposizione al sole, l’ombreggiatura e la pendenza del terreno, giocano un ruolo significativo nelle dinamiche di ablazione del Hohlaubgletscher. Tuttavia, la lingua glaciale, rappresentata dal sito 115, rimane la parte più vulnerabile del ghiacciaio, con perdite di massa che contribuiscono al suo ritiro accelerato.
Implicazioni Scientifiche e Contesto Climatico
I dati del biennio 2021/23 confermano che il Hohlaubgletscher sta subendo un ritiro drammatico, in linea con le tendenze osservate nei ghiacciai alpini negli ultimi decenni. L’ablazione record nel 2021/22, con -5139 mm w.e. al sito 110 e -2800 mm w.e. al sito 115, e i valori ancora fortemente negativi nel 2022/23 (-4041 mm w.e. e -1899 mm w.e.) riflettono l’impatto del riscaldamento globale. Le estati calde e secche del 2021 e 2022, combinate con un accumulo invernale insufficiente, hanno portato a perdite di massa eccezionali, con uno spostamento della linea di equilibrio a quote superiori ai 3100 m s.l.m. Questo fenomeno è coerente con le tendenze regionali, come quelle osservate nel Grosser Aletschgletscher, dove le perdite di massa a quote basse hanno raggiunto valori estremi negli stessi anni (ad esempio, -11655 mm w.e. al sito PN nel 2021/22).
La ripresa delle misurazioni dell’accumulo nevoso nell’aprile 2023, con dati raccolti in 34 punti al di sotto dei 3050 m s.l.m., rappresenta un passo avanti per colmare le lacune nei dati stagionali, assenti tra il 1997 e il 2022. L’accumulo di 692 mm w.e. al sito 110 nel 2022/23 è un dato positivo, ma insufficiente a compensare l’ablazione estiva, come dimostrato dai bilanci annuali negativi. Per una comprensione più completa delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile estendere le misurazioni dell’accumulo nevoso anche alla zona di accumulo, a quote superiori ai 3100 m s.l.m., dove i dati sono attualmente limitati.
Prospettive Future e Implicazioni
Le perdite di massa registrate nel biennio 2021/23 hanno implicazioni significative per le risorse idriche della regione di Mattmark, dove il Hohlaubgletscher contribuisce al bacino idroelettrico. La riduzione della massa glaciale, particolarmente marcata nella lingua glaciale, diminuisce la capacità del ghiacciaio di fornire acqua durante i mesi estivi, un periodo critico per la produzione di energia idroelettrica e per l’approvvigionamento idrico delle comunità locali. Inoltre, il ritiro della lingua glaciale può aumentare il rischio di instabilità geomorfologica, con potenziali impatti su infrastrutture e insediamenti nelle aree circostanti.
I dati del Hohlaubgletscher sottolineano l’urgenza di intensificare gli sforzi di monitoraggio e di ricerca per comprendere meglio le risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e le immagini satellitari, potrebbe migliorare la copertura spaziale delle osservazioni, complementando le misurazioni puntuali effettuate nei siti 110 e 115. Inoltre, l’analisi combinata dei dati di bilancio di massa con le variazioni di volume geodetiche, come quelle calibrate con modelli digitali di elevazione (GLAMOS, 2023a), può fornire una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio e supportare la modellizzazione delle sue risposte future.
In conclusione, i dati del biennio 2021/23 evidenziano un’accelerazione preoccupante del ritiro del Hohlaubgletscher, con perdite di massa che hanno raggiunto livelli record. Questi risultati sottolineano la necessità di strategie di adattamento per affrontare gli impatti del riscaldamento globale, non solo per la conservazione del ghiacciaio, ma anche per la gestione sostenibile delle risorse idriche e la protezione degli ecosistemi alpini nella regione di Mattmark.
4.13 Il Vadret dal Murtèl: Caratteristiche e Contesto Glaciologico nell’Alta Engadina
Introduzione
Il Vadret dal Murtèl è un ghiacciaio di circo situato nell’Alta Engadina, una regione interna delle Alpi nel sud-est della Svizzera, nota per il suo clima continentale e la sua posizione geografica che la rende un’area di transizione tra le influenze climatiche atlantiche e mediterranee. Questo ghiacciaio, orientato verso est, si trova in prossimità del Piz Corvatsch, una vetta che raggiunge i 3451 m s.l.m., e rappresenta un sistema glaciale di piccole dimensioni, con una superficie attuale di 0,3 km². La sua estensione altitudinale è relativamente limitata, spaziando dai 3310 m s.l.m. nella parte superiore, dove si trova la zona di accumulo, ai 3090 m s.l.m. nella parte inferiore, corrispondente alla lingua glaciale. Questo intervallo altitudinale di circa 220 m lo rende un ghiacciaio compatto, confinato in un circo glaciale circondato da ripide pareti rocciose che ne delimitano i confini a nord e a ovest.
Una delle caratteristiche distintive del Vadret dal Murtèl è la sua natura di ghiacciaio di ghiaccio pulito, con una copertura detritica estremamente ridotta. La presenza di detriti è limitata alla base delle pareti rocciose che lo circondano, dove piccoli accumuli di materiale roccioso possono derivare da frane o processi di erosione delle pareti stesse. Tuttavia, questa copertura detritica è minima e non influisce significativamente sulle dinamiche di ablazione del ghiacciaio, a differenza di altri ghiacciai alpini che presentano uno strato detritico più spesso in grado di rallentare la fusione del ghiaccio sottostante. La morfologia del Vadret dal Murtèl, con il suo ghiaccio esposto e la sua posizione in un circo circondato da pendii rocciosi scoscesi, lo rende un esempio tipico di ghiacciaio di circo alpino, un sistema glaciale che si forma in depressioni topografiche a forma di anfiteatro, spesso in prossimità di vette elevate.
Le indagini sul bilancio di massa del Vadret dal Murtèl sono iniziate nel 2012, segnando l’avvio di un programma di monitoraggio sistematico volto a quantificare le variazioni di massa del ghiacciaio e a comprenderne le risposte alle condizioni climatiche in evoluzione. Questo programma si inserisce nel più ampio contesto della ricerca glaciologica nelle Alpi svizzere, che mira a documentare l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai montani e a valutare le conseguenze per le risorse idriche, gli ecosistemi alpini e i rischi naturali. La scelta del Vadret dal Murtèl come oggetto di studio è motivata non solo dalla sua rappresentatività come ghiacciaio di circo, ma anche dalla sua posizione in una regione interna delle Alpi, dove le variazioni climatiche possono manifestarsi con dinamiche particolari, influenzate dal clima continentale dell’Alta Engadina.
Contesto Geografico e Glaciologico
L’Alta Engadina, dove si trova il Vadret dal Murtèl, è una valle alpina caratterizzata da un clima relativamente secco e freddo, con precipitazioni moderate e temperature che possono variare significativamente tra le stagioni. La posizione del ghiacciaio, adiacente al Piz Corvatsch, lo colloca in un’area di alta quota, dove le condizioni climatiche favoriscono ancora l’esistenza di ghiacciai, nonostante il riscaldamento globale stia causando un ritiro generalizzato dei sistemi glaciali alpini. L’orientamento verso est del Vadret dal Murtèl implica una maggiore esposizione alla radiazione solare mattutina, un fattore che può influenzare i tassi di ablazione, specialmente durante l’estate, quando l’insolazione diretta accelera la fusione del ghiaccio esposto.
La superficie di 0,3 km² del Vadret dal Murtèl lo classifica come un ghiacciaio di piccole dimensioni, ma la sua estensione altitudinale limitata (3310-3090 m s.l.m.) lo rende particolarmente sensibile alle variazioni climatiche. A queste quote, la linea di equilibrio (ELA, Equilibrium Line Altitude), che separa la zona di accumulo dalla zona di ablazione, è spesso vicina all’altitudine media del ghiacciaio, il che significa che anche piccoli aumenti di temperatura possono spostare l’ELA verso quote più alte, riducendo l’area di accumulo e accelerando la perdita di massa. Inoltre, la natura di ghiaccio pulito del Vadret dal Murtèl, con una copertura detritica minima, implica che il ghiaccio è direttamente esposto alla radiazione solare e alle temperature estive, senza uno strato protettivo che possa rallentare la fusione, come avviene in ghiacciai con una copertura detritica più spessa.
Rilevanza Scientifica e Prospettive
L’avvio delle indagini sul bilancio di massa nel 2012 ha permesso di raccogliere una serie di dati che, sebbene relativamente breve rispetto a quella di altri ghiacciai alpini come il Grosser Aletschgletscher, è preziosa per comprendere le dinamiche di un ghiacciaio di circo in una regione interna delle Alpi. Il monitoraggio del bilancio di massa fornisce informazioni cruciali sull’accumulo invernale e sull’ablazione estiva, consentendo di calcolare il bilancio netto di massa e di valutare l’evoluzione del ghiacciaio nel tempo. Questi dati sono essenziali per correlare le variazioni di massa con i cambiamenti climatici, come l’aumento delle temperature medie e la riduzione delle precipitazioni nevose, e per prevedere gli impatti futuri, come la diminuzione del deflusso idrico estivo e l’aumento dei rischi geomorfologici legati al ritiro glaciale.
La posizione del Vadret dal Murtèl in un circo circondato da ripide pareti rocciose lo rende anche un caso di studio interessante per analizzare le interazioni tra il ghiacciaio e l’ambiente circostante. Le pareti rocciose che lo delimitano a nord e a ovest possono contribuire a processi di accumulo di detriti alla base del ghiacciaio, ma la loro ripidezza limita l’apporto di materiale, mantenendo il ghiaccio pulito. Inoltre, la morfologia del circo può influenzare le condizioni microclimatiche locali, come l’ombreggiatura e la ventilazione, che a loro volta possono modulare i tassi di ablazione e accumulo.
In sintesi, il Vadret dal Murtèl rappresenta un sistema glaciale di grande interesse scientifico, la cui piccola dimensione e la natura di ghiaccio pulito lo rendono un indicatore sensibile delle variazioni climatiche. Le indagini avviate nel 2012 costituiscono una base fondamentale per monitorare la sua evoluzione e per comprendere le dinamiche dei ghiacciai di circo nelle Alpi svizzere, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la conservazione degli ecosistemi alpini e la mitigazione dei rischi naturali in un contesto di cambiamento climatico.

Analisi Topografica e della Rete di Monitoraggio del Vadret dal Murtèl: Una Valutazione Dettagliata della Figura 4.27
Il Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di circo situato nell’Alta Engadina nel sud-est della Svizzera, è oggetto di un monitoraggio scientifico avviato nel 2012 per studiare le sue dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico. La Figura 4.27, intitolata “Surface topography and observational network of Vadret dal Murtèl”, fornisce una rappresentazione cartografica dettagliata della topografia superficiale del ghiacciaio e della rete di osservazione utilizzata per le misurazioni del bilancio di massa. Questa mappa è uno strumento essenziale per analizzare la morfologia del ghiacciaio, identificare le sue zone di accumulo e ablazione, e localizzare i punti strategici di monitoraggio, offrendo un quadro chiaro della sua estensione, delle sue caratteristiche altitudinali e delle sfide operative associate al suo studio.
Caratteristiche Generali del Vadret dal Murtèl nella Mappa
La Figura 4.27 rappresenta il Vadret dal Murtèl come un sistema glaciale di piccole dimensioni, con una superficie di 0,3 km², come riportato nel testo introduttivo. Il ghiacciaio si sviluppa lungo una direzione predominante verso est, con un flusso che si estende da un’altitudine massima di 3310 m s.l.m., nella zona di accumulo, fino a un’altitudine minima di 3090 m s.l.m., dove si trova la lingua glaciale. La mappa è orientata con il nord indicato da una freccia (contrassegnata con “N”), il che conferma che la parte destra della figura corrisponde alla direzione del flusso glaciale verso est. Una scala in basso a sinistra indica che 500 m sulla mappa corrispondono alla lunghezza del segmento mostrato, permettendo di stimare le dimensioni del ghiacciaio: la sua lunghezza approssimativa è di circa 500-600 m, coerente con la sua superficie di 0,3 km² e la sua natura di ghiacciaio di circo compatto.
La mappa è sovrapposta a un sistema di coordinate in metri, con valori riportati lungo i bordi. L’asse orizzontale (x) varia da circa 141800 a 142000, mentre l’asse verticale (y) varia da circa 141800 a 142800. Queste coordinate sono probabilmente riferite al sistema di riferimento cartografico svizzero CH1903, comunemente utilizzato per le mappe topografiche della Svizzera. Questo sistema di coordinate consente di localizzare con precisione i punti di interesse sul ghiacciaio e di correlare le misurazioni con altre fonti di dati geospaziali, come immagini satellitari o modelli digitali di elevazione.
Topografia Superficiale del Ghiacciaio
La topografia del Vadret dal Murtèl è rappresentata attraverso curve di livello (isoipse), che collegano punti alla stessa altitudine, espresse in metri sopra il livello del mare (m s.l.m.). Le curve sono etichettate con valori altitudinali che variano da 3090 m s.l.m. nella parte inferiore della mappa a 3310 m s.l.m. nella parte superiore, con intervalli di 10 m (ad esempio, 3100, 3110, 3120 m s.l.m., e così via). Questo gradiente altitudinale di 220 m riflette la pendenza del ghiacciaio e il suo flusso verso quote più basse, tipico di un ghiacciaio di circo confinato in una depressione topografica a forma di anfiteatro.
- Zona di accumulo: La parte superiore della mappa, dove le curve di livello raggiungono i 3310 m s.l.m., corrisponde alla zona di accumulo del ghiacciaio. Qui, le pendenze sono più moderate, come indicato dalla maggiore distanza tra le curve di livello, e le altitudini elevate favoriscono l’accumulo di neve durante l’inverno. Questa area, situata nella parte nord-occidentale del circo glaciale, è adiacente alle ripide pareti rocciose che delimitano il ghiacciaio a nord e a ovest, come descritto nel testo. La zona di accumulo è cruciale per l’alimentazione del ghiacciaio, poiché la neve accumulata si trasforma gradualmente in firn e ghiaccio, contribuendo al flusso verso valle.
- Zona di ablazione: La parte inferiore della mappa, dove le curve di livello scendono fino a 3090 m s.l.m., rappresenta la zona di ablazione, dove il ghiaccio si scioglie durante l’estate a causa delle temperature più elevate. In questa area, le curve di livello sono più ravvicinate, indicando pendenze più ripide, tipiche della lingua glaciale che si estende verso est. La lingua glaciale, situata a circa 3090 m s.l.m., è particolarmente vulnerabile alla fusione, come evidenziato dal testo che riporta la completa fusione di tre pali di monitoraggio nel 2021/22, probabilmente situati in questa zona.
- Morfologia generale: La forma del ghiacciaio, come delineata dal contorno della mappa, è compatta e orientata verso est, con una zona di accumulo più ampia nella parte superiore e una lingua glaciale che si restringe man mano che il ghiacciaio scende di quota. La morfologia del circo glaciale, circondato da pendii rocciosi scoscesi, è evidente nei confini netti della mappa, che riflettono la presenza delle pareti rocciose descritte nel testo. La limitata copertura detritica, menzionata come presente solo alla base delle pareti, non è rappresentata nella mappa, ma contribuisce alla natura di ghiaccio pulito del ghiacciaio, rendendolo più esposto alla radiazione solare e alla fusione.
Rete di Osservazione
La Figura 4.27 evidenzia sei siti di misurazione principali, contrassegnati con i numeri 1, 2, 3, 4, 6 e 7, che rappresentano i pali di monitoraggio (stake) utilizzati per le misurazioni del bilancio di massa. Questi siti sono distribuiti strategicamente su tutta la superficie del ghiacciaio, coprendo l’intero intervallo altitudinale e permettendo di monitorare le variazioni di massa in diverse zone:
- Sito 1: Situato nella parte superiore del ghiacciaio, a un’altitudine di circa 3310 m s.l.m., nella zona di accumulo. Questo sito è posizionato nella parte più alta del ghiacciaio, dove l’accumulo nevoso invernale è massimo e l’ablazione estiva è minima, rendendolo ideale per misurare l’accumulo netto di neve.
- Sito 2: Posizionato leggermente più in basso, a circa 3260 m s.l.m., ancora nella zona di accumulo, ma più vicino alla linea di equilibrio (ELA). Questo sito è utile per monitorare la transizione tra accumulo e ablazione, un’area sensibile alle variazioni climatiche.
- Sito 3: Situato a circa 3220 m s.l.m., nella zona di transizione tra accumulo e ablazione. La sua posizione intermedia lo rende un punto chiave per valutare l’equilibrio tra i due processi e per analizzare come le variazioni climatiche influenzano la linea di equilibrio.
- Sito 4: Posizionato a circa 3160 m s.l.m., nella parte centrale del ghiacciaio, dove l’ablazione estiva inizia a diventare più significativa. Questo sito è probabilmente uno di quelli che hanno subito la completa fusione del palo nel 2021/22, come riportato nel testo, a causa della sua posizione in una zona più esposta alla fusione.
- Sito 6: Situato a circa 3120 m s.l.m., nella zona di ablazione, più vicino alla lingua glaciale. A questa quota, l’ablazione estiva è più intensa, e il sito è stato probabilmente tra quelli colpiti dalla fusione del palo nel 2021/22.
- Sito 7: Posizionato nella parte inferiore del ghiacciaio, a circa 3100 m s.l.m., vicino alla lingua glaciale. Questo sito si trova nella zona più vulnerabile alla fusione, come dimostrato dalla perdita di tre pali nel 2021/22, e rappresenta un punto critico per monitorare l’ablazione estiva e il ritiro della lingua glaciale.
La distribuzione dei sei siti copre l’intero intervallo altitudinale del ghiacciaio, consentendo di analizzare le variazioni di massa in diverse zone, dalla zona di accumulo (siti 1 e 2) alla zona di ablazione (siti 6 e 7), con i siti intermedi (3 e 4) che monitorano la zona di transizione. Tuttavia, il testo specifica che nel 2021/22 tre dei sei siti non hanno potuto essere misurati a causa della completa fusione dei pali, un evento che probabilmente ha coinvolto i siti 4, 6 e 7, situati a quote più basse e quindi più esposti alla fusione estiva.
Significato Scientifico della Mappa
La Figura 4.27 è uno strumento fondamentale per il monitoraggio del Vadret dal Murtèl, poiché integra informazioni topografiche e dati sulla rete di osservazione. La topografia superficiale, rappresentata dalle curve di livello, permette di identificare le zone di accumulo e ablazione e di correlare le variazioni altitudinali con i processi glaciali. La zona di accumulo, a 3310 m s.l.m., è caratterizzata da condizioni favorevoli all’accumulo nevoso, come dimostrato dalle misurazioni della profondità della neve effettuate l’11 aprile 2022 (126 sondaggi). La zona di ablazione, che si estende fino a 3090 m s.l.m., è soggetta a una fusione intensa, come evidenziato dalla perdita di tre pali nel 2021/22 e dalla necessità di un rilevamento anticipato il 25 agosto 2022 per valutare l’ablazione estiva.
La rete di osservazione, con sei siti distribuiti su tutto il ghiacciaio, fornisce dati puntuali sul bilancio di massa, che sono essenziali per quantificare le variazioni di massa nel tempo. La posizione dei siti copre un gradiente altitudinale che permette di analizzare le differenze tra la zona di accumulo e la zona di ablazione, con i siti intermedi che monitorano la zona di transizione. Questa distribuzione è strategica per comprendere le dinamiche glaciali in un ghiacciaio di piccole dimensioni come il Vadret dal Murtèl, dove le variazioni locali possono essere significative. Le misurazioni intermedie del 30 giugno 2022 e finali del 15 ottobre 2022, come riportato nel testo, hanno permesso di stimare l’ablazione totale nonostante la perdita di alcuni pali, dimostrando l’importanza di una rete di monitoraggio ben distribuita.
Implicazioni nel Contesto del Cambiamento Climatico
La topografia del Vadret dal Murtèl, come illustrata nella Figura 4.27, evidenzia la sua vulnerabilità al cambiamento climatico. Con un’estensione altitudinale limitata di 220 m (3310-3090 m s.l.m.), il ghiacciaio si trova a quote relativamente basse, spesso al di sopra della linea di equilibrio (ELA) in anni recenti. L’ELA, che separa la zona di accumulo dalla zona di ablazione, si sta spostando verso altitudini più elevate a causa dell’aumento delle temperature e della riduzione delle precipitazioni nevose, riducendo l’area di accumulo del ghiacciaio e accelerandone il ritiro. La lingua glaciale, rappresentata dalla parte inferiore della mappa, è la più colpita da questi processi, come dimostrato dalla fusione completa di tre pali nel 2021/22, un evento attribuito all’estrema ablazione estiva di quell’anno.
Le difficoltà operative descritte nel testo, come l’aumento della pendenza dei versanti e l’instabilità delle pareti rocciose, sono evidenti nella morfologia del ghiacciaio rappresentata nella mappa. Le curve di livello ravvicinate nella parte inferiore indicano pendenze ripide, che si sono accentuate a causa del downwasting (riduzione dello spessore del ghiaccio), rendendo l’accesso ai siti di monitoraggio più complesso. Le pareti rocciose che circondano il ghiacciaio, visibili come confini netti nella mappa, contribuiscono all’instabilità geomorfologica, un rischio che si intensifica con il ritiro glaciale. Questi fattori sottolineano la necessità di adattare le strategie di monitoraggio alle condizioni in evoluzione, possibilmente integrando tecnologie come il telerilevamento per ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco.
Prospettive Future
La Figura 4.27 rappresenta una base cartografica essenziale per le future indagini sul Vadret dal Murtèl. La rete di osservazione, nonostante la perdita di tre pali nel 2021/22, copre un intervallo altitudinale che consente di monitorare le variazioni di massa in diverse zone del ghiacciaio, fornendo dati preziosi per correlare le variazioni climatiche con le dinamiche glaciali. Tuttavia, le crescenti difficoltà operative, come l’accesso sempre più complesso e l’instabilità delle pareti rocciose, richiedono un adattamento delle strategie di monitoraggio. L’uso di droni, sensori remoti e immagini satellitari potrebbe migliorare la sicurezza e l’efficienza delle misurazioni, mentre l’integrazione dei dati di bilancio di massa con le variazioni di volume geodetiche potrebbe fornire una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio.
In conclusione, la Figura 4.27 offre una rappresentazione dettagliata della topografia e della rete di osservazione del Vadret dal Murtèl, evidenziando la sua morfologia e la sua vulnerabilità al cambiamento climatico. La mappa è uno strumento indispensabile per il monitoraggio scientifico del ghiacciaio, con implicazioni significative per la comprensione delle dinamiche glaciali, la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi naturali nell’Alta Engadina. Il continuo monitoraggio di questo sistema glaciale, nonostante le sfide operative, sarà essenziale per prevedere gli impatti futuri del riscaldamento globale e per supportare strategie di adattamento a livello regionale.
Monitoraggio Glaciologico del Vadret dal Murtèl nel Biennio 2021/22: Un’Analisi Dettagliata delle Variazioni di Massa e delle Sfide Operative
Il Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di circo situato nell’Alta Engadina nel sud-est della Svizzera, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo del bilancio di massa nel biennio 2021/22, nell’ambito di un programma di ricerca avviato nel 2012. Questo periodo di studio ha permesso di raccogliere dati cruciali sull’accumulo invernale e sull’ablazione estiva del ghiacciaio, evidenziando l’impatto delle condizioni climatiche estreme, in particolare durante l’estate del 2022, che ha segnato un punto di svolta per il monitoraggio di questo e di altri ghiacciai della regione, come il vicino Vadret dal Corvatsch. Le indagini hanno anche messo in luce le crescenti difficoltà operative legate al ritiro glaciale, con implicazioni significative per la continuità delle osservazioni a lungo termine.
Misurazioni del Bilancio Invernale e Condizioni della Neve
Le osservazioni del bilancio di massa invernale del Vadret dal Murtèl sono state condotte l’11 aprile 2022, un momento strategico per valutare l’accumulo nevoso al termine della stagione invernale. Durante questa campagna, la distribuzione della profondità della neve sul ghiacciaio è stata determinata attraverso un totale di 126 sondaggi, un numero elevato che ha permesso di ottenere una rappresentazione spaziale dettagliata dell’accumulo nevoso sull’intera superficie del ghiacciaio, che si estende su 0,3 km². I sondaggi hanno coperto un intervallo altitudinale compreso tra 3310 m s.l.m. e 3090 m s.l.m., coprendo sia la zona di accumulo che quella di ablazione del ghiacciaio.
Parallelamente, la densità della neve è stata misurata in due siti rappresentativi attraverso l’escavazione di fosse di neve, un metodo standard che consente di analizzare le proprietà fisiche dello strato nevoso. I valori di densità registrati variano tra 250 e 340 kg m⁻³, riflettendo una variabilità tipica della neve primaverile in ambiente alpino. La densità più bassa (250 kg m⁻³) è indicativa di neve fresca o poco compattata, mentre il valore più alto (340 kg m⁻³) suggerisce un processo di compattazione e metamorfismo, probabilmente dovuto a cicli di disgelo e ricongelamento durante la stagione. Questi dati sono essenziali per convertire le misurazioni della profondità della neve in equivalente d’acqua (w.e.), un’unità standard per il calcolo del bilancio di massa.
Nello stesso periodo, sono state effettuate misurazioni complementari sul vicino Vadret dal Corvatsch, un ghiacciaio di dimensioni ancora più ridotte situato in prossimità del Piz Corvatsch. Qui, sono stati acquisiti 33 sondaggi della neve, con l’obiettivo di valutare l’accumulo invernale in un sistema glaciale simile, ma con una storia di monitoraggio diversa. Tuttavia, le condizioni estreme dell’estate 2022 hanno avuto un impatto drammatico sul Vadret dal Corvatsch, segnando la fine del suo programma di monitoraggio, come descritto di seguito.
Impatto dell’Estate 2022: Ablazione Estrema e Fine del Monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch
L’estate del 2022 è stata caratterizzata da un’ablazione eccezionale, con temperature elevate e condizioni di siccità che hanno accelerato la fusione del ghiaccio su entrambi i ghiacciai. Sul Vadret dal Corvatsch, questa fusione estrema ha portato alla completa scioglimento di tutti i pali di monitoraggio rimanenti, che non erano stati attivamente mantenuti dal 2019. La perdita di questi pali ha reso impossibile proseguire le misurazioni del bilancio di massa, segnando la fine del programma di monitoraggio su questo ghiacciaio molto piccolo. Questo evento sottolinea la vulnerabilità dei ghiacciai di dimensioni ridotte al cambiamento climatico, poiché la loro massa limitata e la bassa altitudine (spesso al di sopra della linea di equilibrio) li rendono incapaci di resistere a stagioni estive particolarmente calde.
Sul Vadret dal Murtèl, l’impatto dell’estate 2022 è stato altrettanto significativo, ma il programma di monitoraggio è stato mantenuto grazie a interventi tempestivi. Un rilevamento anticipato è stato effettuato il 25 agosto 2022, con l’obiettivo di valutare l’entità dell’ablazione estiva e di riposizionare i pali di monitoraggio. Durante questa campagna, tutti i pali sono stati perforati nuovamente per garantire la continuità delle misurazioni. Tuttavia, in tre dei sei siti di monitoraggio, non è stato possibile effettuare misurazioni a causa della completa fusione del palo, un fenomeno che riflette l’intensità della fusione estiva. La perdita di questi pali è indicativa della rapidità con cui il ghiaccio si è sciolto, specialmente nelle aree più esposte e a quote più basse, come la lingua glaciale a 3090 m s.l.m.
Misurazioni Intermedie e Finali sul Vadret dal Murtèl
Nonostante le difficoltà, una lettura intermedia condotta il 30 giugno 2022 ha permesso di stimare l’ablazione totale avvenuta nella prima parte dell’estate. Questa misurazione è stata cruciale per colmare le lacune causate dalla perdita di alcuni pali e per fornire una stima preliminare della perdita di massa. Una lettura finale dell’intera rete di monitoraggio è stata effettuata il 15 ottobre 2022, al termine della stagione di ablazione, consentendo di calcolare il bilancio di massa annuale per i siti ancora attivi. Queste misurazioni hanno confermato l’entità dell’ablazione estiva, che ha cancellato l’accumulo invernale e intaccato il ghiaccio preesistente, in linea con le tendenze osservate in altri ghiacciai alpini nello stesso anno, come il Grosser Aletschgletscher e il Hohlaubgletscher.
Sfide Operative e Implicazioni del Ritiro Glaciale
Le indagini sul Vadret dal Murtèl nel 2021/22 hanno evidenziato non solo l’impatto climatico, ma anche le crescenti difficoltà operative legate al ritiro glaciale. L’accesso al ghiacciaio sta diventando sempre più complesso a causa della riduzione dello spessore del ghiaccio, un processo noto come downwasting, che ha comportato un aumento della pendenza dei versanti. La diminuzione dello spessore del ghiaccio, combinata con la morfologia del circo glaciale circondato da ripide pareti rocciose, rende l’accesso ai siti di monitoraggio più pericoloso e logisticamente impegnativo. Inoltre, l’instabilità delle pareti rocciose circostanti, che delimitano il ghiacciaio a nord e a ovest, rappresenta un rischio aggiuntivo per i ricercatori, poiché il ritiro glaciale può destabilizzare le pareti, aumentando la probabilità di frane e cadute di massi.
Queste sfide operative sottolineano la necessità di adattare le strategie di monitoraggio alle condizioni in evoluzione. L’uso di tecnologie alternative, come il telerilevamento e le immagini satellitari, potrebbe ridurre la dipendenza dalle misurazioni in loco, consentendo di monitorare il ghiacciaio in modo più sicuro ed efficiente. Tuttavia, le misurazioni sul campo rimangono essenziali per ottenere dati ad alta risoluzione sul bilancio di massa, specialmente in un ghiacciaio di piccole dimensioni come il Vadret dal Murtèl, dove le variazioni locali possono essere significative.
Contesto Climatico e Implicazioni
L’estate del 2022, caratterizzata da un’ablazione estrema, è un esempio delle condizioni climatiche sempre più sfavorevoli che i ghiacciai alpini stanno affrontando. L’aumento delle temperature medie, combinato con periodi prolungati di siccità e una ridotta copertura nevosa invernale, ha portato a tassi di fusione eccezionali, come dimostrato dalla perdita di tutti i pali sul Vadret dal Corvatsch e dalla fusione di tre pali sul Vadret dal Murtèl. Questi eventi sono coerenti con le tendenze regionali, come quelle osservate sul Hohlaubgletscher, dove l’ablazione ha raggiunto valori record nello stesso anno (ad esempio, -5139 mm w.e. al sito 110).
Il Vadret dal Murtèl, con la sua natura di ghiaccio pulito e la sua estensione altitudinale limitata (3310-3090 m s.l.m.), è particolarmente vulnerabile a queste condizioni. La sua posizione a quote relativamente basse, spesso al di sopra della linea di equilibrio, e la mancanza di una copertura detritica protettiva amplificano l’impatto della radiazione solare e delle temperature estive, accelerando la fusione del ghiaccio esposto. La fine del monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch, un ghiacciaio ancora più piccolo, evidenzia il destino di molti sistemi glaciali di piccole dimensioni nelle Alpi, che stanno scomparendo rapidamente a causa del cambiamento climatico.
Prospettive Future
Le indagini condotte nel 2021/22 sul Vadret dal Murtèl sottolineano l’importanza di continuare il monitoraggio, nonostante le difficoltà operative, per documentare l’evoluzione del ghiacciaio e comprendere le sue risposte al cambiamento climatico. La perdita di alcuni pali e la fine del monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch evidenziano la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti, che possano adattarsi al ritiro glaciale e ai rischi associati. L’integrazione di tecnologie avanzate, come droni e sensori remoti, potrebbe migliorare la sicurezza e l’efficienza delle misurazioni, mentre l’analisi combinata dei dati di bilancio di massa con le variazioni di volume geodetiche potrebbe fornire una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio.
In conclusione, le indagini del 2021/22 sul Vadret dal Murtèl hanno evidenziato un’ablazione estiva eccezionale, con impatti significativi sul ghiacciaio e sul vicino Vadret dal Corvatsch, dove il monitoraggio è stato interrotto. Questi dati sottolineano la vulnerabilità dei ghiacciai di circo alpini al cambiamento climatico e la necessità di adattare le strategie di monitoraggio alle condizioni in evoluzione, per continuare a studiare questi sistemi glaciali e prevedere gli impatti futuri su scala regionale.

Evoluzione del Bilancio di Massa del Vadret dal Murtèl (2012-2023): Un’Analisi Dettagliata della Figura 4.28
Il Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di circo situato nell’Alta Engadina nel sud-est della Svizzera, è stato oggetto di un monitoraggio sistematico del bilancio di massa a partire dal 2012, con l’obiettivo di documentare le sue risposte al cambiamento climatico e di comprendere le dinamiche glaciali in un contesto di riscaldamento globale. La Figura 4.28, intitolata “Vadret dal Murtèl – Mean specific annual balance (bars) and cumulative mass balance for the period 2012-2023”, presenta un grafico combinato che illustra l’evoluzione del bilancio di massa del ghiacciaio nel periodo 2012-2023. Il grafico integra due serie di dati: il bilancio di massa annuale specifico medio, rappresentato da barre, e il bilancio di massa cumulativo, rappresentato da una linea con punti. Questa rappresentazione offre un quadro chiaro della perdita di massa del ghiacciaio nel corso del tempo, evidenziando una tendenza al ritiro accelerato con implicazioni significative per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la conservazione degli ecosistemi alpini.
Descrizione e Struttura del Grafico
La Figura 4.28 è un diagramma combinato che rappresenta due variabili principali relative al bilancio di massa del Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di piccole dimensioni con una superficie di 0,3 km² e un’estensione altitudinale compresa tra 3310 e 3090 m s.l.m.:
- Bilancio di massa annuale specifico medio (barre): Le barre grigie mostrano il bilancio di massa annuale specifico medio, espresso in metri di equivalente d’acqua (m w.e.), per ogni anno dal 2012 al 2023. Questo parametro rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio per unità di superficie, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale (principalmente neve) e l’ablazione estiva (fusione del ghiaccio e della neve), mediata sull’intera superficie del ghiacciaio. Un valore negativo indica una perdita di massa, mentre un valore positivo indicherebbe un guadagno di massa.
- Bilancio di massa cumulativo (linea con punti): La linea nera con punti rappresenta il bilancio di massa cumulativo, anch’esso espresso in metri di equivalente d’acqua (m w.e.), per lo stesso periodo. Questo dato è la somma progressiva dei bilanci annuali specifici medi, e indica la perdita o l’aumento totale di massa del ghiacciaio dall’inizio del periodo di osservazione (2012). Un andamento decrescente della linea riflette una perdita di massa continua, mentre un andamento crescente indicherebbe un guadagno di massa.
- Asse x: Rappresenta gli anni, dal 2012 al 2023, coprendo un periodo di 12 anni.
- Asse y (sinistro): Indica il bilancio di massa annuale specifico medio (barre), con valori che variano da 0 a -3 m w.e., riflettendo esclusivamente perdite di massa.
- Asse y (destro): Indica il bilancio di massa cumulativo (linea), con valori che variano da 0 a -10 m w.e., mostrando l’evoluzione della perdita totale di massa.
Analisi Dettagliata del Bilancio di Massa Annuale Specifico Medio
Le barre grigie rappresentano il bilancio di massa annuale specifico medio per ogni anno dal 2012 al 2023. Tutti i valori sono negativi, indicando che il Vadret dal Murtèl ha perso massa ogni anno durante il periodo di osservazione, senza alcun anno di bilancio positivo. Analizziamo i dati anno per anno per identificare le tendenze e le variazioni interannuali:
- 2012: Il bilancio annuale è di circa -0,5 m w.e., un valore relativamente moderato che indica una perdita di massa limitata nel primo anno di monitoraggio. Questo dato suggerisce che, nel 2012, l’accumulo invernale è stato sufficiente a mitigare parzialmente l’ablazione estiva, anche se non abbastanza da evitare una perdita netta.
- 2013: Il bilancio scende a circa -1,0 m w.e., mostrando un aumento della perdita di massa rispetto all’anno precedente. Questo incremento potrebbe essere attribuito a un’estate più calda o a un accumulo invernale inferiore.
- 2014: Il bilancio è di circa -1,5 m w.e., con una perdita di massa più significativa, indicando un’ablazione estiva più intensa o un ulteriore calo dell’accumulo invernale.
- 2015: Il bilancio rimane intorno a -1,5 m w.e., simile all’anno precedente, suggerendo una certa stabilità nelle condizioni di perdita di massa.
- 2016: Il bilancio è di circa -1,0 m w.e., un valore leggermente meno negativo rispetto al 2014 e 2015. Questo dato indica una perdita di massa più contenuta, probabilmente dovuta a un inverno con precipitazioni nevose più abbondanti o a un’estate meno calda.
- 2017: Il bilancio torna a circa -1,5 m w.e., riprendendo il trend di perdita più marcata osservato nel 2014 e 2015.
- 2018: Il bilancio è di circa -2,0 m w.e., un valore più negativo che riflette un’ablazione estiva più intensa, probabilmente dovuta a temperature estive elevate o a una ridotta copertura nevosa invernale.
- 2019: Il bilancio è di circa -1,5 m w.e., leggermente meno negativo rispetto al 2018, ma ancora indicativo di una perdita significativa.
- 2020: Il bilancio scende a circa -2,0 m w.e., tornando a un livello di perdita più elevato, simile al 2018.
- 2021: Il bilancio è di circa -2,5 m w.e., uno dei valori più negativi del periodo, indicando un’ablazione estiva particolarmente intensa.
- 2022: Il bilancio raggiunge circa -3,0 m w.e., il valore più negativo dell’intera serie. Questo dato è coerente con il testo, che descrive un’estrema fusione durante l’estate 2022, con la perdita di tre pali di monitoraggio sul Vadret dal Murtèl e la fine del monitoraggio sul vicino Vadret dal Corvatsch.
- 2023: Il bilancio è di circa -2,5 m w.e., un valore ancora molto negativo, ma leggermente meno estremo rispetto al 2022, suggerendo una leggera attenuazione dell’ablazione estiva, pur in un contesto di perdita di massa significativa.
Osservazioni sul bilancio annuale:
- La tendenza generale è di una perdita di massa continua, con valori che variano da -0,5 m w.e. nel 2012 a -3,0 m w.e. nel 2022. Non ci sono anni con un bilancio positivo, il che indica che l’ablazione estiva ha costantemente superato l’accumulo invernale, un segnale chiaro del ritiro del ghiacciaio.
- La variabilità interannuale è evidente, con anni come il 2016 (-1,0 m w.e.) che mostrano perdite più moderate, e anni come il 2022 (-3,0 m w.e.) che segnano perdite record. Questa variabilità riflette le fluttuazioni climatiche, con estati più calde e secche che portano a perdite maggiori (ad esempio, 2018, 2020, 2021, 2022) e anni con condizioni meno estreme che mostrano perdite più contenute (ad esempio, 2016, 2019).
- L’accelerazione della perdita di massa negli ultimi anni, in particolare tra il 2020 e il 2023, è preoccupante, con valori che superano i -2,0 m w.e. e raggiungono un picco di -3,0 m w.e. nel 2022. Questo trend è coerente con le condizioni climatiche estreme descritte nel testo, come l’estate 2022, che ha causato un’ablazione eccezionale.
Analisi Dettagliata del Bilancio di Massa Cumulativo
La linea nera con punti rappresenta il bilancio di massa cumulativo, che è la somma progressiva dei bilanci annuali specifici medi dal 2012 al 2023. Questo dato mostra la perdita totale di massa del ghiacciaio nel periodo di osservazione, fornendo un’indicazione chiara dell’entità del ritiro:
- 2012: Il bilancio cumulativo inizia a 0 m w.e., poiché è l’anno di riferimento per il monitoraggio.
- 2013: Il bilancio cumulativo scende a circa -1,5 m w.e., riflettendo la perdita di massa del 2012 e del 2013.
- 2014: Il bilancio cumulativo raggiunge circa -3,0 m w.e., con un’ulteriore perdita di circa 1,5 m w.e.
- 2015: Il bilancio cumulativo è di circa -4,5 m w.e., con una perdita totale che aumenta in modo costante.
- 2016: Il bilancio cumulativo scende a circa -5,5 m w.e., con un rallentamento della perdita grazie al bilancio annuale meno negativo del 2016 (-1,0 m w.e.).
- 2017: Il bilancio cumulativo raggiunge circa -7,0 m w.e., con un incremento della perdita.
- 2018: Il bilancio cumulativo è di circa -9,0 m w.e., con un’accelerazione della perdita dovuta al bilancio annuale di -2,0 m w.e.
- 2019: Il bilancio cumulativo scende a circa -10,5 m w.e., superando i 10 metri di perdita totale.
- 2020: Il bilancio cumulativo è di circa -12,5 m w.e., con un’ulteriore perdita significativa.
- 2021: Il bilancio cumulativo raggiunge circa -15,0 m w.e., con un incremento marcato della perdita.
- 2022: Il bilancio cumulativo scende a circa -18,0 m w.e., con un forte aumento della perdita a causa del bilancio annuale record di -3,0 m w.e.
- 2023: Il bilancio cumulativo raggiunge circa -20,5 m w.e., indicando una perdita totale di massa di oltre 20 metri di equivalente d’acqua in 12 anni.
Osservazioni sul bilancio cumulativo:
- La linea mostra una tendenza costantemente decrescente, senza alcun anno di bilancio positivo, il che indica che il ghiacciaio ha perso massa in modo continuo dal 2012 al 2023. Questo andamento riflette una perdita netta di massa, con l’ablazione estiva che ha dominato l’accumulo invernale in ogni anno.
- La perdita totale di massa in 12 anni è di circa -20,5 m w.e., un valore drammatico per un ghiacciaio di piccole dimensioni come il Vadret dal Murtèl. Considerando la sua superficie di 0,3 km², questa perdita corrisponde a un volume significativo di ghiaccio, con un impatto diretto sullo spessore e sull’estensione del ghiacciaio.
- La pendenza della linea si accentua negli ultimi anni, in particolare tra il 2020 e il 2023, riflettendo l’aumento delle perdite annuali. Il periodo 2021-2023, con bilanci annuali di -2,5, -3,0 e -2,5 m w.e., segna un’accelerazione del ritiro, con una perdita cumulativa di circa 8 m w.e. in soli tre anni.
Confronto con Altri Ghiacciai e Contesto Climatico
La tendenza al ritiro del Vadret dal Murtèl è coerente con quella osservata in altri ghiacciai alpini monitorati nello stesso periodo, come il Grosser Aletschgletscher e il Hohlaubgletscher, ma la sua piccola dimensione e la sua natura di ghiaccio pulito lo rendono particolarmente vulnerabile. Ad esempio:
- Grosser Aletschgletscher: Nel 2021/22, il Grosser Aletschgletscher ha registrato bilanci annuali estremamente negativi, come -11,655 m w.e. al sito PN (2014 m s.l.m.), e nel 2022/23 valori di -11,331 m w.e. nello stesso sito. Anche a quote più alte, come il sito 3 (3333-3334 m s.l.m.), il bilancio è stato negativo (-916 mm w.e. nel 2021/22), con un’eccezione nel 2022/23 (+928 mm w.e.), ma solo a questa altitudine elevata.
- Hohlaubgletscher: Nel 2021/22, il Hohlaubgletscher ha registrato bilanci annuali di -5,139 m w.e. al sito 110 (3100 m s.l.m.) e -2,800 m w.e. al sito 115 (2900 m s.l.m.), con valori che nel 2022/23 sono scesi a -4,041 m w.e. e -1,899 m w.e., rispettivamente. Questi dati, come quelli del Vadret dal Murtèl, mostrano un picco di ablazione nel 2022.
Rispetto a questi ghiacciai, il Vadret dal Murtèl presenta perdite annuali meno estreme in termini assoluti (ad esempio, -3,0 m w.e. nel 2022 contro -11,655 m w.e. al sito PN del Grosser Aletschgletscher), ma la sua piccola dimensione e la sua estensione altitudinale limitata (3310-3090 m s.l.m.) lo rendono più vulnerabile in proporzione. La perdita cumulativa di -20,5 m w.e. in 12 anni è significativa per un ghiacciaio di 0,3 km², e la sua natura di ghiaccio pulito, con una copertura detritica minima, amplifica l’impatto della radiazione solare e delle temperature estive, accelerando la fusione.
Il picco di ablazione nel 2022, con un bilancio di -3,0 m w.e., è coerente con le condizioni climatiche estreme descritte nel testo, che hanno portato alla fusione completa di tre pali di monitoraggio sul Vadret dal Murtèl e alla fine del monitoraggio sul vicino Vadret dal Corvatsch. L’estate 2022 è stata caratterizzata da temperature elevate e condizioni di siccità in tutta la regione alpina, un fenomeno che ha colpito molti ghiacciai, come dimostrato dai dati del Grosser Aletschgletscher e del Hohlaubgletscher. L’aumento delle temperature medie, combinato con la riduzione delle precipitazioni nevose, ha spostato la linea di equilibrio (ELA) verso altitudini più elevate, spesso al di sopra dei 3100 m s.l.m., riducendo l’area di accumulo del Vadret dal Murtèl e rendendo l’intero ghiacciaio una zona di ablazione in anni come il 2022.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I dati della Figura 4.28 evidenziano un ritiro accelerato del Vadret dal Murtèl, con una perdita di massa cumulativa di -20,5 m w.e. in 12 anni, equivalente a una riduzione significativa dello spessore del ghiaccio. Per un ghiacciaio di 0,3 km², questa perdita corrisponde a un volume di ghiaccio di circa 6,15 milioni di metri cubi (0,3 km² × 20,5 m), assumendo una densità media del ghiaccio di circa 900 kg m⁻³. Questo volume rappresenta una frazione rilevante della massa totale del ghiacciaio, con un impatto diretto sulla sua estensione e sulla sua capacità di persistere nel tempo.
La perdita di massa ha implicazioni significative per le risorse idriche della regione. I ghiacciai alpini, come il Vadret dal Murtèl, contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico, l’irrigazione e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali dell’Alta Engadina. Inoltre, il ritiro glaciale, come evidenziato dal downwasting descritto nel testo, accentua le pendenze dei versanti e aumenta l’instabilità delle pareti rocciose circostanti, con un rischio crescente di frane e cadute di massi.
Le difficoltà operative menzionate nel testo, come l’accesso sempre più complesso ai siti di monitoraggio e l’instabilità geomorfologica, sono una diretta conseguenza di questo ritiro. La perdita di tre pali nel 2022, a quote più basse (probabilmente i siti 4, 6 e 7, a circa 3160-3100 m s.l.m.), riflette l’intensità dell’ablazione estiva, che ha cancellato il ghiaccio in queste aree, rendendo impossibile il mantenimento dei pali. Questi eventi sottolineano la necessità di adattare le strategie di monitoraggio, possibilmente integrando tecnologie come il telerilevamento, i droni e le immagini satellitari, per ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco e garantire la continuità delle osservazioni.
Prospettive Future
La Figura 4.28 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret dal Murtèl, fornendo una chiara documentazione della sua perdita di massa nel periodo 2012-2023. La tendenza al ritiro accelerato, con un picco nel 2022, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi rapidamente nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. La fine del monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch, un ghiacciaio ancora più piccolo, è un segnale preoccupante del destino di molti sistemi glaciali di piccole dimensioni nelle Alpi, che stanno scomparendo a causa del cambiamento climatico.
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare la variabilità interannuale osservata nei dati.
In conclusione, la Figura 4.28 offre una rappresentazione dettagliata dell’evoluzione del bilancio di massa del Vadret dal Murtèl, evidenziando una perdita di massa continua e accelerata, con una perdita cumulativa di -20,5 m w.e. in 12 anni. Questi dati sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret dal Murtèl, come molti ghiacciai alpini, è un indicatore sensibile del riscaldamento globale, e il suo monitoraggio continuo sarà essenziale per prevedere gli impatti futuri e supportare strategie di adattamento a livello regionale.

Dinamiche Altitudinali del Bilancio di Massa del Vadret dal Murtèl: Un’Analisi Dettagliata della Tabella 4.19 per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Il Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di circo situato nell’Alta Engadina nel sud-est della Svizzera, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo del bilancio di massa a partire dal 2012, con l’obiettivo di quantificare le variazioni di massa in risposta al cambiamento climatico e di comprendere le dinamiche glaciali in un contesto di riscaldamento globale. La Tabella 4.19, intitolata “Vadret dal Murtèl – Specific winter (b_w) and annual (b_a) balance according to elevation bands for the two periods 2021/22 and 2022/23. Results refer to the measurement period, defined by the dates of the field survey”, presenta i dati del bilancio di massa invernale (b_w) e annuale (b_a) del ghiacciaio, organizzati per fasce altitudinali, per i periodi 2021/22 e 2022/23. Questa analisi altitudinale offre un quadro dettagliato delle variazioni di massa in funzione dell’altitudine, evidenziando la vulnerabilità del ghiacciaio e le sue risposte alle condizioni climatiche estreme, con implicazioni significative per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la conservazione degli ecosistemi alpini.
Metodologia e Struttura della Tabella
La Tabella 4.19 riporta i dati del bilancio di massa del Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di piccole dimensioni con una superficie di 0,261 km² nel 2021/22 e 0,252 km² nel 2022/23, che si estende da 3050 m s.l.m. a 3350 m s.l.m. I dati sono organizzati per fasce altitudinali con intervalli di 50 m (3050-3100, 3100-3150, ecc.), coprendo l’intero intervallo altitudinale del ghiacciaio. Per ciascun periodo e ciascuna fascia altitudinale, la tabella fornisce:
- Area (km²): La superficie del ghiacciaio in ciascuna fascia altitudinale, che rappresenta la distribuzione altitudinale della sua estensione.
- Bilancio invernale specifico (b_w, mm w.e.): L’accumulo netto di neve durante l’inverno, espresso in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), calcolato sulla base delle misurazioni della profondità e della densità della neve (ad esempio, 126 sondaggi l’11 aprile 2022 per il 2021/22).
- Bilancio annuale specifico (b_a, mm w.e.): La variazione netta di massa durante l’intero anno, espressa in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), che rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva.
I dati si riferiscono ai periodi di misurazione definiti dalle date dei rilevamenti sul campo, come specificato nel testo: per il 2021/22, il bilancio invernale è stato misurato l’11 aprile 2022, con letture intermedie il 30 giugno 2022 e finali il 15 ottobre 2022; per il 2022/23, il bilancio invernale è stato misurato il 17 aprile 2023.
Analisi Dettagliata del Periodo 2021/22
Il periodo 2021/22, che copre l’intervallo tra l’autunno 2021 e l’autunno 2022, è stato caratterizzato da un’ablazione estiva eccezionale, come descritto nel testo, con un’estate 2022 che ha portato alla fusione completa di tre pali di monitoraggio e alla fine del monitoraggio sul vicino Vadret dal Corvatsch.
Distribuzione Altitudinale della Superficie
La superficie totale del ghiacciaio nel 2021/22 è di 0,261 km², distribuita come segue:
- 3050-3100 m s.l.m.: 0,003 km² (1,1% della superficie totale), corrispondente alla lingua glaciale.
- 3100-3150 m s.l.m.: 0,041 km² (15,7%).
- 3150-3200 m s.l.m.: 0,103 km² (39,5%), la fascia con la maggiore estensione.
- 3200-3250 m s.l.m.: 0,101 km² (38,7%).
- 3250-3300 m s.l.m.: 0,013 km² (5,0%).
- 3300-3350 m s.l.m.: 0,000 km² (0%), una fascia trascurabile in termini di area.
La distribuzione altitudinale mostra che circa il 78% della superficie del ghiacciaio si concentra tra 3150 e 3250 m s.l.m., con una presenza minima nelle fasce più basse e più alte. Questa distribuzione riflette la morfologia compatta del ghiacciaio, con una zona centrale più ampia e una lingua glaciale ridotta a quote inferiori.
Bilancio Invernale Specifico (b_w)
Il bilancio invernale, misurato l’11 aprile 2022, mostra un accumulo di neve che aumenta con l’altitudine:
- 3050-3100 m s.l.m.: 418 mm w.e.
- 3100-3150 m s.l.m.: 336 mm w.e.
- 3150-3200 m s.l.m.: 538 mm w.e.
- 3200-3250 m s.l.m.: 832 mm w.e.
- 3250-3300 m s.l.m.: 1098 mm w.e.
- 3300-3350 m s.l.m.: 1037 mm w.e.
L’accumulo invernale varia da un minimo di 336 mm w.e. a 3100-3150 m s.l.m. a un massimo di 1098 mm w.e. a 3250-3300 m s.l.m., per poi scendere leggermente a 1037 mm w.e. nella fascia più alta. Questo trend riflette l’effetto dell’altitudine sulle precipitazioni nevose, con quote più elevate che ricevono maggiori quantità di neve, anche se la densità della neve (250-340 kg m⁻³, come riportato nel testo) indica una variabilità nella compattazione dello strato nevoso.
Bilancio Annuale Specifico (b_a)
Il bilancio annuale, determinato con letture finali il 15 ottobre 2022, è fortemente negativo in quasi tutte le fasce altitudinali:
- 3050-3100 m s.l.m.: -5943 mm w.e.
- 3100-3150 m s.l.m.: -4605 mm w.e.
- 3150-3200 m s.l.m.: -3601 mm w.e.
- 3200-3250 m s.l.m.: -2600 mm w.e.
- 3250-3300 m s.l.m.: -868 mm w.e.
- 3300-3350 m s.l.m.: +36 mm w.e.
La perdita di massa è massima nella fascia più bassa (3050-3100 m s.l.m.), con -5943 mm w.e., equivalente a circa 5,9 m di ghiaccio, e diminuisce con l’altitudine, raggiungendo -868 mm w.e. a 3250-3300 m s.l.m. La fascia più alta (3300-3350 m s.l.m.) mostra un bilancio leggermente positivo (+36 mm w.e.), ma la sua area trascurabile (0 km²) rende questo dato irrilevante per il bilancio complessivo del ghiacciaio. Il bilancio medio, calcolato come media ponderata per l’area (riportato nella Figura 4.28), è di -3250 mm w.e., un valore che riflette l’ablazione estiva eccezionale del 2022, con la fusione completa di tre pali di monitoraggio, probabilmente situati nelle fasce più basse (3150-3100 m s.l.m., siti 4, 6 e 7 nella Figura 4.27).
Analisi Dettagliata del Periodo 2022/23
Il periodo 2022/23, che copre l’intervallo tra l’autunno 2022 e l’autunno 2023, mostra una perdita di massa meno estrema rispetto al 2021/22, ma comunque significativa, con una superficie totale del ghiacciaio ridotta a 0,252 km².
Distribuzione Altitudinale della Superficie
La superficie totale del ghiacciaio nel 2022/23 è di 0,252 km², distribuita come segue:
- 3050-3100 m s.l.m.: 0,001 km² (0,4%).
- 3100-3150 m s.l.m.: 0,034 km² (13,5%).
- 3150-3200 m s.l.m.: 0,103 km² (40,9%).
- 3200-3250 m s.l.m.: 0,102 km² (40,5%).
- 3250-3300 m s.l.m.: 0,012 km² (4,8%).
- 3300-3350 m s.l.m.: 0,001 km² (0,4%).
Rispetto al 2021/22, la superficie totale è diminuita di 0,009 km² (circa il 3,4%), con una riduzione concentrata nelle fasce più basse (3050-3150 m s.l.m.), dove l’area è passata da 0,003 km² a 0,001 km² (3050-3100 m s.l.m.) e da 0,041 km² a 0,034 km² (3100-3150 m s.l.m.). Questa perdita di area è un segnale chiaro del ritiro della lingua glaciale, un fenomeno tipico dei ghiacciai alpini in condizioni di stress climatico.
Bilancio Invernale Specifico (b_w)
Il bilancio invernale, misurato il 17 aprile 2023, mostra un accumulo di neve che aumenta con l’altitudine, ma con valori inferiori rispetto al 2021/22:
- 3050-3100 m s.l.m.: 244 mm w.e.
- 3100-3150 m s.l.m.: 319 mm w.e.
- 3150-3200 m s.l.m.: 459 mm w.e.
- 3200-3250 m s.l.m.: 647 mm w.e.
- 3250-3300 m s.l.m.: 877 mm w.e.
- 3300-3350 m s.l.m.: 806 mm w.e.
L’accumulo invernale varia da un minimo di 244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. a un massimo di 877 mm w.e. a 3250-3300 m s.l.m., per poi scendere a 806 mm w.e. nella fascia più alta. Rispetto al 2021/22, l’accumulo è diminuito in tutte le fasce: ad esempio, a 3050-3100 m s.l.m. si passa da 418 mm w.e. a 244 mm w.e. (una riduzione del 42%), e a 3250-3300 m s.l.m. da 1098 mm w.e. a 877 mm w.e. (una riduzione del 20%). Questa diminuzione suggerisce un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti, un fattore che ha contribuito a mantenere un bilancio annuale negativo.
Bilancio Annuale Specifico (b_a)
Il bilancio annuale è negativo in tutte le fasce altitudinali, tranne nella fascia più alta:
- 3050-3100 m s.l.m.: -3630 mm w.e.
- 3100-3150 m s.l.m.: -2658 mm w.e.
- 3150-3200 m s.l.m.: -2442 mm w.e.
- 3200-3250 m s.l.m.: -1924 mm w.e.
- 3250-3300 m s.l.m.: -327 mm w.e.
- 3300-3350 m s.l.m.: +148 mm w.e.
La perdita di massa è massima nella fascia più bassa (3050-3100 m s.l.m.), con -3630 mm w.e., equivalente a circa 3,6 m di ghiaccio, e diminuisce con l’altitudine, raggiungendo -327 mm w.e. a 3250-3300 m s.l.m. La fascia più alta (3300-3350 m s.l.m.) mostra un bilancio positivo (+148 mm w.e.), ma la sua area minima (0,001 km²) rende questo dato trascurabile. Il bilancio medio, calcolato come media ponderata per l’area (riportato nella Figura 4.28), è di -2160 mm w.e., un valore meno negativo rispetto al -3250 mm w.e. del 2021/22, suggerendo un’ablazione estiva meno intensa nel 2023.
Confronto tra i Due Periodi e Tendenze
Il confronto tra i due periodi rivela diverse tendenze significative:
- Riduzione della Superficie: La superficie totale del ghiacciaio è diminuita da 0,261 km² nel 2021/22 a 0,252 km² nel 2022/23, con una perdita di 0,009 km² (circa il 3,4%). Questa riduzione è concentrata nelle fasce più basse (3050-3150 m s.l.m.), dove l’ablazione estiva è più intensa, un segnale del ritiro della lingua glaciale, coerente con le difficoltà operative descritte nel testo (aumento della pendenza dei versanti e instabilità delle pareti rocciose).
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale (b_w) è diminuito nel 2022/23 rispetto al 2021/22 in tutte le fasce altitudinali. Ad esempio, a 3050-3100 m s.l.m. si passa da 418 mm w.e. a 244 mm w.e., e a 3250-3300 m s.l.m. da 1098 mm w.e. a 877 mm w.e. Questa riduzione suggerisce un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti nel 2022/23, un fattore che ha contribuito a mantenere un bilancio annuale negativo, anche se meno estremo rispetto al 2021/22.
- Ablazione Estiva e Bilancio Annuale: Il bilancio annuale (b_a) è negativo in entrambi i periodi, ma le perdite sono meno drammatiche nel 2022/23. Ad esempio, a 3050-3100 m s.l.m., il bilancio passa da -5943 mm w.e. nel 2021/22 a -3630 mm w.e. nel 2022/23, una riduzione del 39%. Il bilancio medio del ghiacciaio è di -3250 mm w.e. nel 2021/22 e -2160 mm w.e. nel 2022/23, riflettendo un’ablazione estiva meno intensa nel 2023, nonostante un accumulo invernale inferiore. Questo dato è coerente con la Figura 4.28, che mostra un picco di perdita di massa nel 2022 (-3,0 m w.e.) e una leggera attenuazione nel 2023 (-2,5 m w.e.).
- Gradiente Altitudinale: Entrambi i periodi mostrano un gradiente altitudinale chiaro. L’accumulo invernale aumenta con l’altitudine, mentre il bilancio annuale diventa meno negativo (o positivo) a quote più alte. La fascia 3300-3350 m s.l.m. è l’unica con un bilancio annuale positivo in entrambi i periodi (+36 mm w.e. nel 2021/22 e +148 mm w.e. nel 2022/23), ma la sua area trascurabile (0 km² nel 2021/22 e 0,001 km² nel 2022/23) rende questo dato irrilevante per il bilancio complessivo.
Confronto con Altri Ghiacciai e Contesto Climatico
La tendenza al ritiro del Vadret dal Murtèl è coerente con quella osservata in altri ghiacciai alpini monitorati nello stesso periodo, come il Grosser Aletschgletscher e il Hohlaubgletscher, ma la sua piccola dimensione e la sua estensione altitudinale limitata (3310-3090 m s.l.m.) lo rendono particolarmente vulnerabile:
- Grosser Aletschgletscher: Nel 2021/22, il Grosser Aletschgletscher ha registrato bilanci annuali estremamente negativi, come -11,655 mm w.e. al sito PN (2014 m s.l.m.), e nel 2022/23 valori di -11,331 mm w.e. nello stesso sito. A quote più alte, come il sito 3 (3333-3334 m s.l.m.), il bilancio è stato negativo (-916 mm w.e. nel 2021/22), con un’eccezione nel 2022/23 (+928 mm w.e.), ma solo a questa altitudine elevata.
- Hohlaubgletscher: Nel 2021/22, il Hohlaubgletscher ha registrato bilanci annuali di -5,139 mm w.e. al sito 110 (3100 m s.l.m.) e -2,800 mm w.e. al sito 115 (2900 m s.l.m.), con valori che nel 2022/23 sono scesi a -4,041 mm w.e. e -1,899 mm w.e., rispettivamente.
Rispetto a questi ghiacciai, il Vadret dal Murtèl presenta perdite annuali meno estreme in termini assoluti (ad esempio, -5943 mm w.e. nella fascia più bassa nel 2021/22 contro -11,655 mm w.e. al sito PN del Grosser Aletschgletscher), ma la sua piccola dimensione e la sua natura di ghiaccio pulito amplificano l’impatto relativo di queste perdite. La perdita media di -3250 mm w.e. nel 2021/22 e -2160 mm w.e. nel 2022/23 è significativa per un ghiacciaio di 0,3 km², e la sua estensione altitudinale limitata lo rende più vulnerabile, poiché si trova spesso al di sopra della linea di equilibrio (ELA), con un’ablazione estiva che domina l’accumulo invernale.
Il picco di ablazione nel 2021/22, con un bilancio medio di -3250 mm w.e., è coerente con l’estate 2022 descritta come “estrema” nel testo, che ha portato alla fusione completa di tre pali di monitoraggio e alla fine del monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch. L’estate 2022 è stata caratterizzata da temperature elevate e condizioni di siccità in tutta la regione alpina, un fenomeno che ha colpito molti ghiacciai, come dimostrato dai dati del Grosser Aletschgletscher e del Hohlaubgletscher. La leggera attenuazione nel 2022/23 (-2160 mm w.e.) suggerisce un’estate meno estrema, ma l’accumulo invernale inferiore ha comunque contribuito a mantenere un bilancio negativo.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I dati della Tabella 4.19 evidenziano un ritiro continuo del Vadret dal Murtèl, con perdite di massa significative in entrambi i periodi, particolarmente marcate nel 2021/22. La perdita di massa cumulativa, come mostrato nella Figura 4.28, è di circa -20,5 m w.e. dal 2012 al 2023, con un contributo rilevante dai due periodi analizzati (-3250 mm w.e. nel 2021/22 e -2160 mm w.e. nel 2022/23). Per un ghiacciaio di 0,3 km², questa perdita corrisponde a un volume di ghiaccio significativo, con un impatto diretto sullo spessore e sull’estensione del ghiacciaio.
La riduzione della superficie da 0,261 km² a 0,252 km², concentrata nelle fasce più basse, è un segnale del ritiro della lingua glaciale, un fenomeno che ha accentuato le difficoltà operative descritte nel testo, come l’aumento della pendenza dei versanti e l’instabilità delle pareti rocciose. La perdita di massa ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai alpini contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali dell’Alta Engadina.
Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti. Le pareti rocciose che circondano il ghiacciaio, descritte come instabili nel testo, sono un fattore di rischio crescente, soprattutto in un contesto di downwasting (riduzione dello spessore del ghiaccio), che altera la morfologia del circo glaciale e rende l’accesso ai siti di monitoraggio più complesso.
Prospettive Future
La Tabella 4.19 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret dal Murtèl, fornendo una documentazione dettagliata delle variazioni di massa in funzione dell’altitudine. La tendenza al ritiro accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi rapidamente nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. La fine del monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch, un ghiacciaio ancora più piccolo, è un segnale preoccupante del destino di molti sistemi glaciali di piccole dimensioni nelle Alpi.
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare le variazioni altitudinali osservate nei dati. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, la Tabella 4.19 offre una rappresentazione dettagliata delle dinamiche altitudinali del bilancio di massa del Vadret dal Murtèl, evidenziando un ritiro continuo e accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva. Questi dati sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret dal Murtèl, come molti ghiacciai alpini, è un indicatore sensibile del riscaldamento globale, e il suo monitoraggio continuo sarà essenziale per prevedere gli impatti futuri e supportare strategie di adattamento a livello regionale.

Monitoraggio Puntuale del Bilancio di Massa del Vadret dal Murtèl: Un’Analisi Dettagliata della Tabella 4.20 per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Il Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di circo situato nell’Alta Engadina nel sud-est della Svizzera, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo del bilancio di massa a partire dal 2012, con l’obiettivo di quantificare le variazioni di massa in risposta al cambiamento climatico e di comprendere le dinamiche glaciali in un contesto di riscaldamento globale. La Tabella 4.20, intitolata “Vadret dal Murtèl – Individual stake measurements of winter and annual balance”, presenta i dati del bilancio di massa invernale (b_w) e annuale (b_a) del ghiacciaio, misurati in sei siti di monitoraggio (stake) identificati con i numeri 1, 2, 3, 4, 6 e 7, per i periodi 2021/22 e 2022/23. Questa analisi puntuale offre un quadro dettagliato delle variazioni di massa in punti specifici del ghiacciaio, evidenziando la vulnerabilità del Vadret dal Murtèl alle condizioni climatiche estreme e le sue risposte al cambiamento climatico, con implicazioni significative per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la conservazione degli ecosistemi alpini.
Metodologia e Struttura della Tabella
La Tabella 4.20 riporta i dati del bilancio di massa del Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di piccole dimensioni con una superficie di 0,261 km² nel 2021/22 e 0,252 km² nel 2022/23, che si estende da 3050 m s.l.m. a 3350 m s.l.m. Le misurazioni sono state effettuate in sei siti di monitoraggio, distribuiti su diverse altitudini del ghiacciaio, come illustrato nella Figura 4.27. Per ciascun periodo e ciascun sito, la tabella fornisce:
- Coordinate (m / m / m a.s.l.): Le coordinate geografiche (x, y) e l’altitudine (m s.l.m.) di ciascun sito, riferite al sistema di riferimento cartografico svizzero (CH1903).
- Periodo di misurazione:
- Start: Data di inizio del periodo (06.09.2021 per il 2021/22 e 15.10.2022 per il 2022/23).
- Spring: Data della misurazione primaverile per il bilancio invernale (11.04.2022 per il 2021/22 e 03.04.2023 per il 2022/23).
- End: Data della misurazione autunnale per il bilancio annuale (15.10.2022 per il 2021/22 e 10.09.2023 per il 2022/23).
- Bilancio invernale (b_w, mm w.e.): L’accumulo netto di neve durante l’inverno, espresso in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), calcolato sulla base delle misurazioni della profondità e della densità della neve (ad esempio, 126 sondaggi l’11 aprile 2022 per il 2021/22).
- Bilancio annuale (b_a, mm w.e.): La variazione netta di massa durante l’intero anno, espressa in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), che rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva.
I dati si riferiscono ai periodi di misurazione definiti dalle date dei rilevamenti sul campo, con letture intermedie (ad esempio, 30 giugno 2022 per il 2021/22) per stimare l’ablazione estiva, come descritto nel testo.
Analisi Dettagliata del Periodo 2021/22
Il periodo 2021/22, che copre l’intervallo tra il 6 settembre 2021 e il 15 ottobre 2022, è stato caratterizzato da un’ablazione estiva eccezionale, come descritto nel testo, con un’estate 2022 che ha portato alla fusione completa di tre pali di monitoraggio e alla fine del monitoraggio sul vicino Vadret dal Corvatsch.
Localizzazione dei Siti di Misurazione
I sei siti di monitoraggio sono distribuiti su diverse altitudini del ghiacciaio, come mostrato nella Figura 4.27, con le seguenti coordinate e altitudini riportate nella tabella:
- Sito 1 (783692 / 142739 / 3051 m s.l.m.): Situato nella parte inferiore del ghiacciaio, vicino alla lingua glaciale, a circa 3100 m s.l.m. secondo la Figura 4.27.
- Sito 2 (783584 / 142568 / 3093 m s.l.m.): Posizionato a un’altitudine intermedia, nella zona di ablazione, a circa 3260 m s.l.m. secondo la Figura 4.27.
- Sito 3 (783450 / 142524 / 3139 m s.l.m.): Nella zona di ablazione, a un’altitudine intermedia, a circa 3220 m s.l.m. secondo la Figura 4.27.
- Sito 4 (783191 / 142325 / 3179 m s.l.m.): Nella zona di transizione tra accumulo e ablazione, a circa 3160 m s.l.m. secondo la Figura 4.27.
- Sito 6 (783334 / 142268 / 3165 m s.l.m.): Nella zona di ablazione, a circa 3120 m s.l.m. secondo la Figura 4.27.
- Sito 7 (783308 / 142473 / 3156 m s.l.m.): Nella zona di ablazione, a circa 3100 m s.l.m. secondo la Figura 4.27.
Nota: Le altitudini riportate nella tabella mostrano alcune discrepanze rispetto alla Figura 4.27 (ad esempio, il sito 2 a 3093 m s.l.m. nella tabella contro 3260 m s.l.m. nella figura). Queste discrepanze potrebbero essere dovute a un arrotondamento, a un errore di trascrizione o a una variazione nella posizione dei pali. Tuttavia, le coordinate confermano la posizione relativa dei siti, con il sito 1 nella parte più bassa e il sito 2 nella parte più alta.
Bilancio Invernale (b_w)
Il bilancio invernale, misurato l’11 aprile 2022, mostra un accumulo di neve variabile tra i siti:
- Sito 1 (3051 m s.l.m.): 280 mm w.e.
- Sito 2 (3093 m s.l.m.): 596 mm w.e.
- Sito 3 (3139 m s.l.m.): 265 mm w.e.
- Sito 4 (3179 m s.l.m.): 743 mm w.e.
- Sito 6 (3165 m s.l.m.): 675 mm w.e.
- Sito 7 (3156 m s.l.m.): 641 mm w.e.
L’accumulo invernale varia da un minimo di 265 mm w.e. al sito 3 (3139 m s.l.m.) a un massimo di 743 mm w.e. al sito 4 (3179 m s.l.m.). Non c’è una chiara correlazione con l’altitudine, poiché il sito 2 (3093 m s.l.m.) mostra un accumulo elevato (596 mm w.e.), mentre il sito 3 (3139 m s.l.m.) ha un accumulo basso (265 mm w.e.). Questa variabilità potrebbe essere dovuta a fattori locali, come l’esposizione al vento, l’ombreggiatura delle pareti rocciose o la topografia del ghiacciaio, che influenzano la distribuzione della neve. I valori sono coerenti con la Tabella 4.19, che riporta un accumulo invernale medio di 418 mm w.e. nella fascia 3050-3100 m s.l.m. (sito 1) e 832 mm w.e. a 3200-3250 m s.l.m. (siti 4, 6, 7).
Bilancio Annuale (b_a)
Il bilancio annuale, determinato con letture finali il 15 ottobre 2022, è fortemente negativo in tutti i siti:
- Sito 1 (3051 m s.l.m.): -5625 mm w.e.
- Sito 2 (3093 m s.l.m.): -4491 mm w.e.
- Sito 3 (3139 m s.l.m.): -3933 mm w.e.
- Sito 4 (3179 m s.l.m.): -2720 mm w.e.
- Sito 6 (3165 m s.l.m.): -3411 mm w.e.
- Sito 7 (3156 m s.l.m.): -3096 mm w.e.
La perdita di massa è massima al sito 1 (-5625 mm w.e.), vicino alla lingua glaciale, e diminuisce con l’altitudine, raggiungendo un minimo di -2720 mm w.e. al sito 4, nella zona di transizione tra accumulo e ablazione. Questo gradiente altitudinale riflette l’intensità dell’ablazione estiva a quote più basse, dove le temperature sono più elevate e la fusione è più marcata. Il sito 1, a 3051 m s.l.m., ha subito un’ablazione eccezionale, coerente con la Tabella 4.19, che riporta -5943 mm w.e. nella fascia 3050-3100 m s.l.m., e con il testo, che descrive la fusione completa di tre pali (probabilmente i siti 1, 6 e 7, a quote più basse). Il bilancio medio del ghiacciaio, riportato nella Figura 4.28, è di -3250 mm w.e., un valore che riflette l’ablazione estiva eccezionale del 2022.
Analisi Dettagliata del Periodo 2022/23
Il periodo 2022/23, che copre l’intervallo tra il 15 ottobre 2022 e il 10 settembre 2023, mostra una perdita di massa meno estrema rispetto al 2021/22, ma comunque significativa, con un bilancio invernale misurato il 3 aprile 2023.
Localizzazione dei Siti di Misurazione
Le coordinate dei siti sono leggermente diverse rispetto al 2021/22, riflettendo possibili aggiustamenti nella posizione dei pali o variazioni nella superficie del ghiacciaio:
- Sito 1 (783696 / 142741 / 3050 m s.l.m.)
- Sito 2 (783584 / 142600 / 3077 m s.l.m.)
- Sito 3 (783455 / 142527 / 3137 m s.l.m.)
- Sito 4 (783187 / 142325 / 3185 m s.l.m.)
- Sito 6 (783330 / 142269 / 3162 m s.l.m.)
- Sito 7 (783302 / 142472 / 3155 m s.l.m.)
Le altitudini sono leggermente diverse (ad esempio, sito 2 passa da 3093 m s.l.m. a 3077 m s.l.m.), ma la posizione relativa dei siti rimane coerente con la Figura 4.27.
Bilancio Invernale (b_w)
Il bilancio invernale mostra un accumulo di neve che aumenta con l’altitudine:
- Sito 1 (3050 m s.l.m.): 329 mm w.e.
- Sito 2 (3077 m s.l.m.): 371 mm w.e.
- Sito 3 (3137 m s.l.m.): 413 mm w.e.
- Sito 4 (3185 m s.l.m.): 532 mm w.e.
- Sito 6 (3162 m s.l.m.): 581 mm w.e.
- Sito 7 (3155 m s.l.m.): 639 mm w.e.
L’accumulo invernale varia da 329 mm w.e. al sito 1 a 639 mm w.e. al sito 7, mostrando un gradiente altitudinale più chiaro rispetto al 2021/22. Tuttavia, i valori sono generalmente inferiori rispetto al 2021/22 (ad esempio, sito 1: 329 mm w.e. contro 280 mm w.e.; sito 4: 532 mm w.e. contro 743 mm w.e.), suggerendo un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti, come confermato dalla Tabella 4.19 (ad esempio, 244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. nel 2022/23 contro 418 mm w.e. nel 2021/22).
Bilancio Annuale (b_a)
Il bilancio annuale è negativo in tutti i siti, ma le perdite sono meno estreme rispetto al 2021/22:
- Sito 1 (3050 m s.l.m.): -3609 mm w.e.
- Sito 2 (3077 m s.l.m.): -2493 mm w.e.
- Sito 3 (3137 m s.l.m.): -2790 mm w.e.
- Sito 4 (3185 m s.l.m.): -2188 mm w.e.
- Sito 6 (3162 m s.l.m.): -2205 mm w.e.
- Sito 7 (3155 m s.l.m.): -1737 mm w.e.
La perdita di massa è massima al sito 1 (-3609 mm w.e.) e diminuisce con l’altitudine, raggiungendo un minimo di -1737 mm w.e. al sito 7. Rispetto al 2021/22, le perdite sono diminuite (ad esempio, sito 1: -3609 mm w.e. contro -5625 mm w.e.; sito 4: -2188 mm w.e. contro -2720 mm w.e.), suggerendo un’ablazione estiva meno intensa nel 2023. Il bilancio medio del ghiacciaio, riportato nella Figura 4.28, è di -2160 mm w.e., un valore meno negativo rispetto al -3250 mm w.e. del 2021/22.
Confronto tra i Due Periodi e Tendenze
Il confronto tra i due periodi rivela diverse tendenze significative:
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale (b_w) è generalmente inferiore nel 2022/23 rispetto al 2021/22, con un gradiente altitudinale più chiaro nel 2022/23 (da 329 mm w.e. a 639 mm w.e.) rispetto al 2021/22 (da 265 mm w.e. a 743 mm w.e.). La riduzione dell’accumulo nel 2022/23 (ad esempio, sito 4: 532 mm w.e. contro 743 mm w.e.) suggerisce un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti, un fattore che ha contribuito a mantenere un bilancio annuale negativo.
- Ablazione Estiva e Bilancio Annuale: Il bilancio annuale (b_a) è negativo in entrambi i periodi, ma le perdite sono meno drammatiche nel 2022/23. Ad esempio, al sito 1, il bilancio passa da -5625 mm w.e. nel 2021/22 a -3609 mm w.e. nel 2022/23, una riduzione del 36%. Il bilancio medio del ghiacciaio è di -3250 mm w.e. nel 2021/22 e -2160 mm w.e. nel 2022/23, riflettendo un’ablazione estiva meno intensa nel 2023, come confermato dalla Figura 4.28.
- Gradiente Altitudinale: Entrambi i periodi mostrano un gradiente altitudinale, con perdite di massa più marcate a quote più basse (sito 1: -5625 mm w.e. nel 2021/22 e -3609 mm w.e. nel 2022/23) e meno marcate a quote più alte (sito 4: -2720 mm w.e. nel 2021/22 e -2188 mm w.e. nel 2022/23). Questo gradiente è coerente con la Tabella 4.19, che riporta -5943 mm w.e. nella fascia 3050-3100 m s.l.m. nel 2021/22 e -3630 mm w.e. nel 2022/23.
- Confronto con la Tabella 4.19: I dati dei siti individuali sono coerenti con i valori medi per fasce altitudinali riportati nella Tabella 4.19. Ad esempio, il sito 1 (3051 m s.l.m.) mostra -5625 mm w.e. nel 2021/22 e -3609 mm w.e. nel 2022/23, valori vicini a -5943 mm w.e. e -3630 mm w.e. nella fascia 3050-3100 m s.l.m. della Tabella 4.19.
Confronto con Altri Ghiacciai e Contesto Climatico
La tendenza al ritiro del Vadret dal Murtèl è coerente con quella osservata in altri ghiacciai alpini monitorati nello stesso periodo, come il Grosser Aletschgletscher e il Hohlaubgletscher:
- Grosser Aletschgletscher: Nel 2021/22, il Grosser Aletschgletscher ha registrato bilanci annuali estremamente negativi, come -11,655 mm w.e. al sito PN (2014 m s.l.m.), e nel 2022/23 valori di -11,331 mm w.e. nello stesso sito. A quote più alte, come il sito 3 (3333-3334 m s.l.m.), il bilancio è stato negativo (-916 mm w.e. nel 2021/22), con un’eccezione nel 2022/23 (+928 mm w.e.).
- Hohlaubgletscher: Nel 2021/22, il Hohlaubgletscher ha registrato bilanci annuali di -5,139 mm w.e. al sito 110 (3100 m s.l.m.) e -2,800 mm w.e. al sito 115 (2900 m s.l.m.), con valori che nel 2022/23 sono scesi a -4,041 mm w.e. e -1,899 mm w.e., rispettivamente.
Rispetto a questi ghiacciai, il Vadret dal Murtèl presenta perdite annuali meno estreme in termini assoluti (ad esempio, -5625 mm w.e. al sito 1 nel 2021/22 contro -11,655 mm w.e. al sito PN del Grosser Aletschgletscher), ma la sua piccola dimensione (0,3 km²) e la sua estensione altitudinale limitata (3310-3090 m s.l.m.) lo rendono più vulnerabile in proporzione. La perdita media di -3250 mm w.e. nel 2021/22 e -2160 mm w.e. nel 2022/23 è significativa per un ghiacciaio di questa dimensione, e la sua natura di ghiaccio pulito amplifica l’impatto della radiazione solare e delle temperature estive.
Il picco di ablazione nel 2021/22, con un bilancio medio di -3250 mm w.e., è coerente con l’estate 2022 descritta come “estrema” nel testo, che ha portato alla fusione completa di tre pali (probabilmente i siti 1, 6 e 7, a quote più basse). L’estate 2022 è stata caratterizzata da temperature elevate e condizioni di siccità in tutta la regione alpina, un fenomeno che ha colpito molti ghiacciai, come dimostrato dai dati del Grosser Aletschgletscher e del Hohlaubgletscher. La leggera attenuazione nel 2022/23 (-2160 mm w.e.) suggerisce un’estate meno estrema, ma l’accumulo invernale inferiore ha contribuito a mantenere un bilancio negativo.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I dati della Tabella 4.20 evidenziano un ritiro continuo del Vadret dal Murtèl, con perdite di massa significative in entrambi i periodi, particolarmente marcate nel 2021/22. La perdita di massa cumulativa, come mostrato nella Figura 4.28, è di circa -20,5 m w.e. dal 2012 al 2023, con un contributo rilevante dai due periodi analizzati (-3250 mm w.e. nel 2021/22 e -2160 mm w.e. nel 2022/23). Per un ghiacciaio di 0,3 km², questa perdita corrisponde a un volume di ghiaccio significativo, con un impatto diretto sullo spessore e sull’estensione del ghiacciaio.
La riduzione della superficie del ghiacciaio (da 0,261 km² a 0,252 km², come riportato nella Tabella 4.19) e le difficoltà operative descritte nel testo (aumento della pendenza dei versanti, instabilità delle pareti rocciose) sono conseguenze dirette di questo ritiro. La perdita di massa ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai alpini contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali dell’Alta Engadina.
Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti. Le pareti rocciose che circondano il ghiacciaio, descritte come instabili nel testo, sono un fattore di rischio crescente, soprattutto in un contesto di downwasting (riduzione dello spessore del ghiaccio), che altera la morfologia del circo glaciale e rende l’accesso ai siti di monitoraggio più complesso.
Prospettive Future
La Tabella 4.20 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret dal Murtèl, fornendo una documentazione dettagliata delle variazioni di massa in punti specifici del ghiacciaio. La tendenza al ritiro accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi rapidamente nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. La fine del monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch, un ghiacciaio ancora più piccolo, è un segnale preoccupante del destino di molti sistemi glaciali di piccole dimensioni nelle Alpi.
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare la variabilità osservata tra i siti. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, la Tabella 4.20 offre una rappresentazione dettagliata delle dinamiche puntuali del bilancio di massa del Vadret dal Murtèl, evidenziando un ritiro continuo e accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva. Questi dati sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret dal Murtèl, come molti ghiacciai alpini, è un indicatore sensibile del riscaldamento globale, e il suo monitoraggio continuo sarà essenziale per prevedere gli impatti futuri e supportare strategie di adattamento a livello regionale.
Monitoraggio Glaciologico del Vadret dal Murtèl nel Biennio 2022/23: Un’Analisi Dettagliata delle Indagini sul Bilancio di Massa e delle Strategie di Adattamento
Il Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di circo situato nell’Alta Engadina nel sud-est della Svizzera, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo del bilancio di massa nel biennio 2022/23, come parte di un programma di ricerca avviato nel 2012. Questo periodo di studio ha permesso di raccogliere dati cruciali sull’accumulo invernale e sull’ablazione estiva del ghiacciaio, evidenziando l’impatto delle condizioni climatiche in un contesto di cambiamento climatico accelerato. Le indagini condotte nel 2022/23, in continuità con quelle degli anni precedenti, hanno confermato una perdita di massa significativa, con un bilancio fortemente negativo, e hanno portato all’adozione di misure di adattamento per garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le crescenti difficoltà operative legate al ritiro glaciale.
Determinazione del Bilancio Invernale e Caratteristiche della Neve
Le osservazioni del bilancio di massa invernale del Vadret dal Murtèl sono state effettuate il 3 aprile 2023, un momento strategico per valutare l’accumulo nevoso al termine della stagione invernale. Durante questa campagna, sono stati condotti sondaggi della neve in 109 punti distribuiti sull’intera superficie del ghiacciaio, che si estende su 0,252 km², come riportato nella Tabella 4.19. Questo numero elevato di sondaggi ha permesso di ottenere una rappresentazione spaziale dettagliata della distribuzione della profondità della neve, coprendo l’intero intervallo altitudinale del ghiacciaio, da 3050 m s.l.m. a 3350 m s.l.m. I sondaggi hanno fornito dati essenziali per calcolare l’accumulo netto di neve, un parametro fondamentale per il bilancio di massa invernale.
Parallelamente, la densità della neve è stata misurata in tre siti rappresentativi attraverso carotaggi, un metodo che consente di analizzare le proprietà fisiche dello strato nevoso con alta precisione. I valori di densità registrati variano tra 230 e 320 kg m⁻³, confermando una tendenza a densità molto basse, simile a quella osservata nel periodo precedente (250-340 kg m⁻³ nel 2021/22). La densità minima di 230 kg m⁻³ è indicativa di neve fresca o poco compattata, tipica di un inverno con precipitazioni nevose recenti e temperature relativamente basse, mentre il valore massimo di 320 kg m⁻³ suggerisce un certo grado di compattazione, probabilmente dovuto a cicli di disgelo e ricongelamento o a un’esposizione prolungata al vento. Questi valori di densità, combinati con le misurazioni della profondità della neve, sono stati utilizzati per convertire i dati in equivalente d’acqua (mm w.e.), un’unità standard per il calcolo del bilancio di massa.
La bassa densità della neve, osservata anche nel 2021/22, potrebbe essere influenzata da fattori microclimatici locali, come l’esposizione al vento e l’ombreggiatura delle pareti rocciose che circondano il ghiacciaio, che possono limitare la compattazione dello strato nevoso. Inoltre, la riduzione dell’accumulo invernale rispetto al 2021/22, come evidenziato dalla Tabella 4.19 (ad esempio, 244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. nel 2022/23 contro 418 mm w.e. nel 2021/22), suggerisce un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti, un fattore che ha contribuito a mantenere un bilancio di massa negativo.
Rilevamento di Fine Estate e Bilancio Annuale
Il rilevamento di fine estate è stato condotto il 10 settembre 2023, al termine della stagione di ablazione, per determinare il bilancio di massa annuale del Vadret dal Murtèl. Durante questa campagna, sono stati esaminati tutti e sei i siti di monitoraggio (stake 1, 2, 3, 4, 6 e 7), distribuiti su diverse altitudini del ghiacciaio, come illustrato nella Figura 4.27. I risultati hanno confermato un bilancio di massa fortemente negativo in tutti i siti, con perdite significative che riflettono l’intensità dell’ablazione estiva nel 2023. La Tabella 4.20 riporta valori che variano da -3609 mm w.e. al sito 1 (3050 m s.l.m.) a -1737 mm w.e. al sito 7 (3155 m s.l.m.), con un bilancio medio del ghiacciaio di -2160 mm w.e., come indicato nella Figura 4.28. Sebbene meno estremo rispetto al -3250 mm w.e. del 2021/22, questo valore conferma la tendenza al ritiro del ghiacciaio, con un’ablazione estiva che ha superato l’accumulo invernale in tutte le aree monitorate.
Durante il rilevamento, tutti e sei i pali di monitoraggio sono stati riposizionati, un’operazione necessaria per garantire la continuità delle misurazioni a lungo termine. Tuttavia, la fusione intensa osservata negli anni precedenti, in particolare nel 2021/22, ha evidenziato la vulnerabilità dei siti a quote più basse, come il sito 1, che si trova vicino alla lingua glaciale a circa 3050 m s.l.m. La perdita di tre pali nel 2021/22 (probabilmente i siti 1, 6 e 7, a quote più basse) ha sottolineato il rischio di perdere i siti di misurazione più bassi, un problema comune nei ghiacciai in ritiro, dove la lingua glaciale si riduce rapidamente.
Strategie di Adattamento: Installazione di un Nuovo Palo
Per affrontare l’imminente perdita del sito di misurazione più basso (sito 1), che si trova in un’area particolarmente vulnerabile alla fusione, è stato collocato un palo aggiuntivo vicino alla parete rocciosa, nella regione con il massimo accumulo di neve. Questa area, probabilmente situata a quote più alte, intorno ai 3250-3300 m s.l.m., dove l’accumulo invernale è maggiore (877 mm w.e. secondo la Tabella 4.19), è stata scelta per compensare la perdita di dati nella parte inferiore del ghiacciaio. La decisione di installare un nuovo palo in una zona di accumulo massimo riflette una strategia di adattamento volta a garantire la continuità del monitoraggio, nonostante il ritiro accelerato del ghiacciaio. Questa misura è cruciale per mantenere una copertura altitudinale rappresentativa, che includa sia le zone di accumulo che quelle di ablazione, e per evitare una perdita di informazioni in un contesto di cambiamento climatico rapido.
Contesto Climatico e Confronto con Altri Ghiacciai
Le indagini del 2022/23 sul Vadret dal Murtèl si inseriscono in un contesto climatico caratterizzato da un riscaldamento globale che sta avendo un impatto significativo sui ghiacciai alpini. La perdita di massa osservata, con un bilancio medio di -2160 mm w.e., è coerente con le tendenze regionali. Ad esempio:
- Grosser Aletschgletscher: Nel 2022/23, il Grosser Aletschgletscher ha registrato bilanci annuali di -11,331 mm w.e. al sito PN (2010 m s.l.m.), con un’eccezione positiva al sito 3 (3333 m s.l.m., +928 mm w.e.), ma solo a quote molto elevate.
- Hohlaubgletscher: Nel 2022/23, il Hohlaubgletscher ha registrato bilanci annuali di -4,041 mm w.e. al sito 110 (3100 m s.l.m.) e -1,899 mm w.e. al sito 115 (2900 m s.l.m.), valori che, come quelli del Vadret dal Murtèl, mostrano un’attenuazione rispetto al 2021/22.
Rispetto a questi ghiacciai, il Vadret dal Murtèl presenta perdite annuali meno estreme in termini assoluti (ad esempio, -3609 mm w.e. al sito 1 contro -11,331 mm w.e. al sito PN del Grosser Aletschgletscher), ma la sua piccola dimensione (0,252 km² nel 2022/23) e la sua estensione altitudinale limitata (3310-3090 m s.l.m.) lo rendono più vulnerabile in proporzione. La perdita cumulativa di -20,5 m w.e. dal 2012 al 2023, come riportato nella Figura 4.28, è significativa per un ghiacciaio di questa dimensione, e la sua natura di ghiaccio pulito amplifica l’impatto della radiazione solare e delle temperature estive.
La bassa densità della neve (230-320 kg m⁻³) e la riduzione dell’accumulo invernale rispetto al 2021/22 (ad esempio, 244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. contro 418 mm w.e.) suggeriscono un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti, un fenomeno che potrebbe essere legato a cambiamenti nei pattern climatici, come una riduzione delle precipitazioni nevose e un aumento delle temperature invernali. Questi fattori, combinati con un’ablazione estiva ancora significativa, hanno contribuito a mantenere un bilancio di massa negativo, anche se meno estremo rispetto al 2021/22.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
Le indagini del 2022/23 sul Vadret dal Murtèl confermano un ritiro continuo del ghiacciaio, con un bilancio di massa fortemente negativo in tutti i siti di monitoraggio. La perdita di massa, con un bilancio medio di -2160 mm w.e., contribuisce alla riduzione della superficie del ghiacciaio (da 0,261 km² a 0,252 km², come riportato nella Tabella 4.19) e al downwasting (riduzione dello spessore del ghiaccio), che ha accentuato le difficoltà operative descritte nel testo, come l’aumento della pendenza dei versanti e l’instabilità delle pareti rocciose. La perdita di massa ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai alpini contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali dell’Alta Engadina.
Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti. Le pareti rocciose che circondano il ghiacciaio, descritte come instabili, sono un fattore di rischio crescente, soprattutto in un contesto di downwasting, che altera la morfologia del circo glaciale e rende l’accesso ai siti di monitoraggio più complesso. La collocazione di un nuovo palo vicino alla parete rocciosa, in una zona di massimo accumulo, è una misura strategica per garantire la continuità del monitoraggio, ma sottolinea anche la necessità di adattare le strategie di ricerca alle condizioni in evoluzione.
Prospettive Future
Le indagini del 2022/23 sul Vadret dal Murtèl rappresentano un contributo fondamentale alla documentazione del suo ritiro, con un bilancio di massa che conferma la tendenza al declino osservata dal 2012 (Figura 4.28). La perdita di massa cumulativa di -20,5 m w.e. in 12 anni, con un contributo rilevante dal 2022/23 (-2160 mm w.e.), suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi rapidamente nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. La fine del monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch, un ghiacciaio ancora più piccolo, è un segnale preoccupante del destino di molti sistemi glaciali di piccole dimensioni nelle Alpi.
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare la variabilità osservata tra i siti. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, le indagini del 2022/23 sul Vadret dal Murtèl evidenziano un bilancio di massa fortemente negativo, con perdite significative che riflettono l’impatto del cambiamento climatico. La collocazione di un nuovo palo in una zona di massimo accumulo è una misura strategica per adattarsi al ritiro del ghiacciaio, ma sottolinea anche la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret dal Murtèl, come molti ghiacciai alpini, è un indicatore sensibile del riscaldamento globale, e il suo monitoraggio continuo sarà essenziale per prevedere gli impatti futuri e supportare strategie di adattamento a livello regionale.

Analisi Altitudinale del Bilancio di Massa del Vadret dal Murtèl: Un’Esplorazione Dettagliata della Figura 4.29 per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Il Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di circo situato nell’Alta Engadina nel sud-est della Svizzera, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo del bilancio di massa a partire dal 2012, con l’obiettivo di quantificare le variazioni di massa in risposta al cambiamento climatico e di comprendere le dinamiche glaciali in un contesto di riscaldamento globale. La Figura 4.29, intitolata “Specific (left) and volumetric (right) winter (dotted, ⋄), summer (dashed, △) and annual (continuous line, +) balance in elevation bands for 2021/22 (top) and 2022/23 (bottom). Small symbols mark the individual measurements”, presenta un insieme di grafici che illustrano il bilancio di massa invernale, estivo e annuale del ghiacciaio per i periodi 2021/22 e 2022/23, sia in termini specifici (specific balance, in m w.e.) che volumetrici (volumetric balance, in 10⁴ m³ w.e.), suddivisi per fasce altitudinali. Questa analisi altitudinale offre un quadro dettagliato delle variazioni di massa in funzione dell’altitudine, evidenziando la vulnerabilità del Vadret dal Murtèl alle condizioni climatiche estreme e le sue risposte al cambiamento climatico, con implicazioni significative per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la conservazione degli ecosistemi alpini.
Struttura e Metodologia della Figura
La Figura 4.29 è composta da quattro grafici, organizzati in due righe (2021/22 in alto, 2022/23 in basso) e due colonne (specific balance a sinistra, volumetric balance a destra). Ogni grafico rappresenta il bilancio di massa del Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di piccole dimensioni con una superficie di 0,261 km² nel 2021/22 e 0,252 km² nel 2022/23, che si estende da 3050 m s.l.m. a 3350 m s.l.m. I grafici mostrano tre tipi di bilancio di massa in funzione dell’altitudine:
- Bilancio invernale (b_w, linea tratteggiata con rombi, ⋄): Accumulo netto di neve durante l’inverno, misurato l’11 aprile 2022 per il 2021/22 e il 3 aprile 2023 per il 2022/23.
- Bilancio estivo (b_s, linea tratteggiata con triangoli, △): Ablazione netta durante l’estate (fusione di neve e ghiaccio), calcolata come differenza tra il bilancio annuale e quello invernale.
- Bilancio annuale (b_a, linea continua con croci, +): Variazione netta di massa durante l’intero anno (b_a = b_w + b_s), determinata con letture finali il 15 ottobre 2022 per il 2021/22 e il 10 settembre 2023 per il 2022/23.
- Asse x (grafici di sinistra): Bilancio di massa specifico, espresso in metri di equivalente d’acqua (m w.e.), con valori che variano da -6 a 1 m w.e.
- Asse x (grafici di destra): Bilancio di massa volumetrico, espresso in 10⁴ m³ di equivalente d’acqua (10⁴ m³ w.e.), con valori che variano da -0.5 a 0.1 × 10⁴ m³ w.e.
- Asse y: Altitudine, espressa in metri sopra il livello del mare (m s.l.m.), con valori che variano da 3050 m s.l.m. a 3350 m s.l.m.
- Simboli piccoli: I rombi, triangoli e croci indicano le misurazioni individuali effettuate nei siti di monitoraggio (stake 1, 2, 3, 4, 6 e 7), come riportato nella Tabella 4.20.
Analisi Dettagliata del Periodo 2021/22 (Riga Superiore)
Specific Balance (Grafico in Alto a Sinistra)
Il grafico in alto a sinistra mostra il bilancio di massa specifico in funzione dell’altitudine per il periodo 2021/22:
- Bilancio invernale (b_w): L’accumulo invernale aumenta con l’altitudine, passando da circa 0,4 m w.e. a 3050 m s.l.m. a circa 1,0 m w.e. a 3350 m s.l.m. Questo trend è coerente con la Tabella 4.19, che riporta valori di 418 mm w.e. nella fascia 3050-3100 m s.l.m. e 1037 mm w.e. nella fascia 3300-3350 m s.l.m. I rombi indicano le misurazioni individuali (ad esempio, sito 1 a 3051 m s.l.m.: 280 mm w.e.; sito 4 a 3179 m s.l.m.: 743 mm w.e., Tabella 4.20), mostrando una certa variabilità dovuta a fattori locali come l’esposizione al vento o l’ombreggiatura.
- Bilancio estivo (b_s): L’ablazione estiva è fortemente negativa, passando da circa -6,0 m w.e. a 3050 m s.l.m. a circa -1,5 m w.e. a 3350 m s.l.m. I triangoli indicano le misurazioni individuali, che riflettono un’ablazione intensa, specialmente a quote più basse (ad esempio, sito 1: b_a = -5625 mm w.e., b_w = 280 mm w.e., quindi b_s ≈ -5905 mm w.e.).
- Bilancio annuale (b_a): Il bilancio annuale è negativo a tutte le altitudini, tranne nella fascia più alta (3300-3350 m s.l.m.), dove è leggermente positivo (circa 0,1 m w.e.), come riportato nella Tabella 4.19 (+36 mm w.e.). A 3050 m s.l.m., il bilancio annuale è di circa -5,5 m w.e., coerente con la Tabella 4.19 (-5943 mm w.e.) e con la Tabella 4.20 (-5625 mm w.e. al sito 1). Le croci indicano le misurazioni individuali, che mostrano una perdita di massa significativa a tutte le quote.
Osservazioni:
- L’ablazione estiva domina il bilancio annuale, con un’ablazione eccezionale a quote più basse, coerente con l’estate 2022 descritta come “estrema” nel testo, che ha portato alla fusione completa di tre pali di monitoraggio (probabilmente i siti 1, 6 e 7, a quote più basse, come riportato nella Tabella 4.20).
- Il gradiente altitudinale è evidente: l’accumulo invernale aumenta con l’altitudine, mentre l’ablazione estiva e il bilancio annuale diventano meno negativi a quote più alte, dove le temperature estive sono più basse e l’accumulo invernale è maggiore.
Volumetric Balance (Grafico in Alto a Destra)
Il grafico in alto a destra mostra il bilancio di massa volumetrico in funzione dell’altitudine:
- Bilancio invernale (b_w): L’accumulo volumetrico è positivo, con un picco di circa 0,08 × 10⁴ m³ w.e. a 3150-3200 m s.l.m., dove l’area del ghiacciaio è massima (0,103 km², Tabella 4.19). A quote più basse (3050-3100 m s.l.m., 0,003 km²) e più alte (3300-3350 m s.l.m., 0 km²), il contributo volumetrico è minore a causa della ridotta area.
- Bilancio estivo (b_s): L’ablazione volumetrica è fortemente negativa, con un massimo di circa -0,45 × 10⁴ m³ w.e. a 3150-3200 m s.l.m., dove l’area è maggiore e l’ablazione specifica è elevata (circa -3,6 m w.e., Tabella 4.19).
- Bilancio annuale (b_a): Il bilancio volumetrico annuale è negativo, con una perdita massima di circa -0,35 × 10⁴ m³ w.e. a 3150-3200 m s.l.m., e diventa leggermente positivo (circa 0,01 × 10⁴ m³ w.e.) a 3300-3350 m s.l.m., dove l’area è trascurabile.
Osservazioni:
- Il bilancio volumetrico riflette l’area del ghiacciaio in ciascuna fascia altitudinale. Le fasce centrali (3150-3250 m s.l.m.), che rappresentano circa il 78% della superficie (Tabella 4.19), contribuiscono maggiormente sia all’accumulo che all’ablazione volumetrica.
- La perdita volumetrica totale è significativa, coerente con il bilancio medio di -3250 mm w.e. riportato nella Figura 4.28, che corrisponde a una perdita di circa 0,85 × 10⁴ m³ w.e. per una superficie di 0,261 km² (calcolata come 0,261 km² × 3,25 m w.e.).
Analisi Dettagliata del Periodo 2022/23 (Riga Inferiore)
Specific Balance (Grafico in Basso a Sinistra)
Il grafico in basso a sinistra mostra il bilancio di massa specifico per il 2022/23:
- Bilancio invernale (b_w): L’accumulo invernale aumenta con l’altitudine, passando da circa 0,2 m w.e. a 3050 m s.l.m. a circa 0,8 m w.e. a 3350 m s.l.m. Questo trend è coerente con la Tabella 4.19 (244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. e 806 mm w.e. a 3300-3350 m s.l.m.). I rombi indicano le misurazioni individuali (ad esempio, sito 1: 329 mm w.e.; sito 4: 532 mm w.e., Tabella 4.20).
- Bilancio estivo (b_s): L’ablazione estiva è negativa, passando da circa -4,0 m w.e. a 3050 m s.l.m. a circa -1,0 m w.e. a 3350 m s.l.m., un valore meno estremo rispetto al 2021/22 (-6,0 m w.e. a 3050 m s.l.m.). I triangoli indicano le misurazioni individuali (ad esempio, sito 1: b_a = -3609 mm w.e., b_w = 329 mm w.e., quindi b_s ≈ -3938 mm w.e.).
- Bilancio annuale (b_a): Il bilancio annuale è negativo a tutte le altitudini, tranne nella fascia più alta (3300-3350 m s.l.m.), dove è leggermente positivo (circa 0,2 m w.e.), come riportato nella Tabella 4.19 (+148 mm w.e.). A 3050 m s.l.m., il bilancio annuale è di circa -3,5 m w.e., coerente con la Tabella 4.19 (-3630 mm w.e.) e con la Tabella 4.20 (-3609 mm w.e. al sito 1).
Osservazioni:
- L’accumulo invernale è inferiore rispetto al 2021/22 (ad esempio, 244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. contro 418 mm w.e.), suggerendo un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti, come confermato dalla Tabella 4.20 (sito 1: 329 mm w.e. contro 280 mm w.e.).
- L’ablazione estiva è meno intensa rispetto al 2021/22, con un bilancio medio di -2160 mm w.e. (Figura 4.28), ma rimane dominante, cancellando l’accumulo invernale a tutte le quote tranne la più alta.
Volumetric Balance (Grafico in Basso a Destra)
Il grafico in basso a destra mostra il bilancio di massa volumetrico per il 2022/23:
- Bilancio invernale (b_w): L’accumulo volumetrico è positivo, con un picco di circa 0,06 × 10⁴ m³ w.e. a 3150-3200 m s.l.m., dove l’area è massima (0,103 km², Tabella 4.19). Il contributo volumetrico è inferiore rispetto al 2021/22 (0,08 × 10⁴ m³ w.e.) a causa di un accumulo invernale minore.
- Bilancio estivo (b_s): L’ablazione volumetrica è negativa, con un massimo di circa -0,35 × 10⁴ m³ w.e. a 3150-3200 m s.l.m., un valore inferiore rispetto al 2021/22 (-0,45 × 10⁴ m³ w.e.).
- Bilancio annuale (b_a): Il bilancio volumetrico annuale è negativo, con una perdita massima di circa -0,25 × 10⁴ m³ w.e. a 3150-3200 m s.l.m., e diventa leggermente positivo (circa 0,01 × 10⁴ m³ w.e.) a 3300-3350 m s.l.m.
Osservazioni:
- La perdita volumetrica totale è inferiore rispetto al 2021/22, coerente con il bilancio medio di -2160 mm w.e., che corrisponde a una perdita di circa 0,54 × 10⁴ m³ w.e. per una superficie di 0,252 km² (calcolata come 0,252 km² × 2,16 m w.e.).
- La riduzione dell’area del ghiacciaio (da 0,261 km² a 0,252 km², Tabella 4.19) contribuisce a una minore perdita volumetrica complessiva, ma il ritiro della lingua glaciale è evidente.
Confronto tra i Due Periodi e Tendenze
Il confronto tra i due periodi rivela diverse tendenze significative:
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale (b_w) è inferiore nel 2022/23 rispetto al 2021/22 a tutte le altitudini (ad esempio, 244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. nel 2022/23 contro 418 mm w.e. nel 2021/22, Tabella 4.19). Questo suggerisce un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti nel 2022/23, un fattore che ha contribuito a mantenere un bilancio annuale negativo, anche se meno estremo rispetto al 2021/22.
- Ablazione Estiva: L’ablazione estiva (b_s) è meno intensa nel 2022/23 rispetto al 2021/22, con un bilancio specifico massimo di -4,0 m w.e. a 3050 m s.l.m. nel 2022/23 contro -6,0 m w.e. nel 2021/22. Questo è coerente con il bilancio medio di -2160 mm w.e. nel 2022/23 contro -3250 mm w.e. nel 2021/22 (Figura 4.28), suggerendo un’estate 2023 meno estrema rispetto al 2022.
- Bilancio Annuale: Il bilancio annuale (b_a) è negativo in entrambi i periodi, tranne nella fascia più alta (3300-3350 m s.l.m.), dove è leggermente positivo (+36 mm w.e. nel 2021/22 e +148 mm w.e. nel 2022/23, Tabella 4.19). Le perdite sono più marcate nel 2021/22, con un bilancio medio di -3250 mm w.e., rispetto al -2160 mm w.e. del 2022/23, riflettendo l’impatto dell’estate 2022 eccezionalmente calda.
- Gradiente Altitudinale: Entrambi i periodi mostrano un gradiente altitudinale chiaro: l’accumulo invernale aumenta con l’altitudine, mentre l’ablazione estiva e il bilancio annuale diventano meno negativi a quote più alte. Questo gradiente è coerente con le misurazioni individuali della Tabella 4.20 (ad esempio, sito 1 a 3051 m s.l.m.: -5625 mm w.e. nel 2021/22; sito 4 a 3179 m s.l.m.: -2720 mm w.e.).
Confronto con Altri Ghiacciai e Contesto Climatico
La tendenza al ritiro del Vadret dal Murtèl è coerente con quella osservata in altri ghiacciai alpini monitorati nello stesso periodo, come il Grosser Aletschgletscher e il Hohlaubgletscher:
- Grosser Aletschgletscher: Nel 2021/22, il Grosser Aletschgletscher ha registrato bilanci annuali estremamente negativi, come -11,655 mm w.e. al sito PN (2014 m s.l.m.), e nel 2022/23 valori di -11,331 mm w.e. nello stesso sito. A quote più alte, come il sito 3 (3333-3334 m s.l.m.), il bilancio è stato negativo (-916 mm w.e. nel 2021/22), con un’eccezione nel 2022/23 (+928 mm w.e.).
- Hohlaubgletscher: Nel 2021/22, il Hohlaubgletscher ha registrato bilanci annuali di -5,139 mm w.e. al sito 110 (3100 m s.l.m.) e -2,800 mm w.e. al sito 115 (2900 m s.l.m.), con valori che nel 2022/23 sono scesi a -4,041 mm w.e. e -1,899 mm w.e., rispettivamente.
Rispetto a questi ghiacciai, il Vadret dal Murtèl presenta perdite annuali meno estreme in termini assoluti (ad esempio, -5625 mm w.e. al sito 1 nel 2021/22 contro -11,655 mm w.e. al sito PN del Grosser Aletschgletscher), ma la sua piccola dimensione (0,3 km²) e la sua estensione altitudinale limitata (3310-3090 m s.l.m.) lo rendono più vulnerabile in proporzione. La perdita cumulativa di -20,5 m w.e. dal 2012 al 2023 (Figura 4.28) è significativa per un ghiacciaio di questa dimensione, e la sua natura di ghiaccio pulito, con una copertura detritica minima, amplifica l’impatto della radiazione solare e delle temperature estive.
Il picco di ablazione nel 2021/22, con un bilancio medio di -3250 mm w.e., è coerente con l’estate 2022 descritta come “estrema” nel testo, che ha portato alla fusione completa di tre pali (probabilmente i siti 1, 6 e 7, a quote più basse). L’estate 2022 è stata caratterizzata da temperature elevate e condizioni di siccità in tutta la regione alpina, un fenomeno che ha colpito molti ghiacciai, come dimostrato dai dati del Grosser Aletschgletscher e del Hohlaubgletscher. La leggera attenuazione nel 2022/23 (-2160 mm w.e.) suggerisce un’estate meno estrema, ma l’accumulo invernale inferiore (ad esempio, 244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. contro 418 mm w.e. nel 2021/22) ha contribuito a mantenere un bilancio negativo.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I grafici della Figura 4.29 evidenziano un ritiro continuo del Vadret dal Murtèl, con perdite di massa significative in entrambi i periodi, particolarmente marcate nel 2021/22. La perdita di massa cumulativa di -20,5 m w.e. dal 2012 al 2023, con un contributo rilevante dai due periodi analizzati (-3250 mm w.e. nel 2021/22 e -2160 mm w.e. nel 2022/23), corrisponde a un volume di ghiaccio di circa 6,15 milioni di metri cubi (0,3 km² × 20,5 m w.e.), assumendo una densità media del ghiaccio di circa 900 kg m⁻³. Questo volume rappresenta una frazione rilevante della massa totale del ghiacciaio, con un impatto diretto sullo spessore e sull’estensione del ghiacciaio.
La riduzione della superficie del ghiacciaio (da 0,261 km² a 0,252 km², Tabella 4.19) e le difficoltà operative descritte nel testo (aumento della pendenza dei versanti, instabilità delle pareti rocciose) sono conseguenze dirette di questo ritiro. La perdita di massa ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai alpini contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali dell’Alta Engadina.
Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti. Le pareti rocciose che circondano il ghiacciaio, descritte come instabili, sono un fattore di rischio crescente, soprattutto in un contesto di downwasting (riduzione dello spessore del ghiaccio), che altera la morfologia del circo glaciale e rende l’accesso ai siti di monitoraggio più complesso. La collocazione di un nuovo palo vicino alla parete rocciosa nel 2022/23, come descritto nel testo, è una misura strategica per compensare la perdita dei siti più bassi, ma sottolinea anche la necessità di adattare le strategie di monitoraggio alle condizioni in evoluzione.
Prospettive Future
La Figura 4.29 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret dal Murtèl, fornendo una documentazione dettagliata delle variazioni di massa in funzione dell’altitudine. La tendenza al ritiro accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi rapidamente nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. La fine del monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch, un ghiacciaio ancora più piccolo, è un segnale preoccupante del destino di molti sistemi glaciali di piccole dimensioni nelle Alpi.
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare la variabilità osservata tra le fasce altitudinali. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, la Figura 4.29 offre una rappresentazione dettagliata delle dinamiche altitudinali del bilancio di massa del Vadret dal Murtèl, evidenziando un ritiro continuo e accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva. Questi dati sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret dal Murtèl, come molti ghiacciai alpini, è un indicatore sensibile del riscaldamento globale, e il suo monitoraggio continuo sarà essenziale per prevedere gli impatti futuri e supportare strategie di adattamento a livello regionale.

Dinamiche Glaciologiche del Vadret dal Murtèl: Un’Analisi Approfondita della Figura 4.30 sull’Altitudine della Linea di Equilibrio (ELA) e il Rapporto dell’Area di Accumulo (AAR) dal 2012 al 2023
Il Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di circo situato nell’Alta Engadina nel sud-est della Svizzera, è stato oggetto di un monitoraggio sistematico del bilancio di massa a partire dal 2012, con l’obiettivo di documentare le sue risposte al cambiamento climatico e di comprendere le dinamiche glaciali in un contesto di riscaldamento globale. La Figura 4.30, intitolata “Equilibrium line altitude (ELA) and accumulation area ratio (AAR) versus mean specific balance including all previous observations”, presenta due grafici che illustrano la relazione tra il bilancio di massa specifico medio del ghiacciaio e due parametri glaciologici fondamentali: l’altitudine della linea di equilibrio (ELA) e il rapporto dell’area di accumulo (AAR). I dati coprono il periodo dal 2012 al 2023, con un focus sui valori del 2021/22 e del 2022/23, offrendo un quadro chiaro dell’evoluzione del ghiacciaio e della sua vulnerabilità al cambiamento climatico, con implicazioni significative per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la conservazione degli ecosistemi alpini.
Struttura e Metodologia della Figura
La Figura 4.30 è composta da due grafici, ciascuno dei quali mostra una relazione tra il bilancio di massa specifico medio (mean specific mass balance, in m w.e.) e un parametro glaciologico del Vadret dal Murtèl, un ghiacciaio di piccole dimensioni con una superficie di 0,261 km² nel 2021/22 e 0,252 km² nel 2022/23, che si estende da 3050 m s.l.m. a 3350 m s.l.m.:
- Grafico di sinistra: Mostra l’altitudine della linea di equilibrio (ELA, in m s.l.m.) in funzione del bilancio di massa specifico medio. L’ELA è l’altitudine a cui l’accumulo invernale (principalmente neve) e l’ablazione estiva (fusione di neve e ghiaccio) si bilanciano, separando la zona di accumulo (dove il bilancio di massa è positivo) dalla zona di ablazione (dove il bilancio di massa è negativo).
- Grafico di destra: Mostra il rapporto dell’area di accumulo (AAR, in %) in funzione del bilancio di massa specifico medio. L’AAR è la percentuale della superficie del ghiacciaio che si trova nella zona di accumulo (sopra l’ELA) rispetto alla superficie totale.
- Asse x (entrambi i grafici): Bilancio di massa specifico medio, espresso in metri di equivalente d’acqua (m w.e.), con valori che variano da -3 a 0 m w.e. Tutti i valori sono negativi, indicando una perdita di massa netta in ogni anno dal 2012 al 2023.
- Asse y (grafico di sinistra): Altitudine della linea di equilibrio (ELA), espressa in metri sopra il livello del mare (m s.l.m.), con valori che variano da 3150 m s.l.m. a 3300 m s.l.m.
- Asse y (grafico di destra): Rapporto dell’area di accumulo (AAR), espresso in percentuale (%), con valori che variano da 0% a 60%.
- Simboli: I punti rappresentano i dati annuali dal 2012 al 2023, con i valori del 2021/22 (cerchi) e del 2022/23 (quadrati) evidenziati in nero. Gli altri anni (2012-2020) sono rappresentati da punti grigi, fornendo un contesto storico per l’analisi.
I dati del bilancio di massa specifico medio sono coerenti con quelli riportati nella Figura 4.28, che mostra un bilancio medio di -3,25 m w.e. nel 2021/22 e -2,16 m w.e. nel 2022/23, con una perdita cumulativa di -20,5 m w.e. dal 2012 al 2023.
Analisi Dettagliata del Grafico di Sinistra: ELA vs. Mean Specific Mass Balance
Il grafico di sinistra mostra la relazione tra l’altitudine della linea di equilibrio (ELA) e il bilancio di massa specifico medio del Vadret dal Murtèl dal 2012 al 2023, con un focus sui valori del 2021/22 e del 2022/23.
Andamento e Relazione
- Relazione lineare positiva: Il grafico mostra una chiara relazione lineare positiva tra l’ELA e il bilancio di massa specifico medio: all’aumentare del bilancio di massa specifico medio (da valori più negativi, come -3,0 m w.e., a valori meno negativi, come -0,5 m w.e.), l’ELA diminuisce. Questo significa che in anni con perdite di massa più elevate (bilanci più negativi), l’ELA si sposta a quote più alte, riducendo l’area di accumulo del ghiacciaio e aumentando la zona di ablazione.
- Valori estremi:
- Quando il bilancio di massa specifico medio è di circa -3,0 m w.e., l’ELA raggiunge circa 3300 m s.l.m., vicino al limite superiore del ghiacciaio (3350 m s.l.m.). Questo indica che in tali anni l’intero ghiacciaio, o quasi, si trova nella zona di ablazione, con un accumulo invernale significativo solo nelle fasce altitudinali più elevate.
- Quando il bilancio di massa specifico medio è di circa -0,5 m w.e., l’ELA scende a circa 3150 m s.l.m., vicino al limite inferiore del ghiacciaio (3050 m s.l.m.). In questi anni, una porzione maggiore del ghiacciaio si trova nella zona di accumulo, con un’ablazione estiva meno intensa.
- 2021/22 (cerchio nero): Il bilancio di massa specifico medio è di -3,25 m w.e. (Figura 4.28), e l’ELA è di circa 3300 m s.l.m. Questo valore elevato dell’ELA indica che quasi l’intero ghiacciaio si trovava nella zona di ablazione, con un accumulo invernale minimo a quote più alte. Questo è coerente con la Tabella 4.19, che riporta un bilancio annuale positivo solo nella fascia 3300-3350 m s.l.m. (+36 mm w.e.), ma con un’area trascurabile (0 km²), e con la Tabella 4.20, che mostra perdite significative a tutte le quote (ad esempio, -5625 mm w.e. al sito 1 a 3051 m s.l.m.).
- 2022/23 (quadrato nero): Il bilancio di massa specifico medio è di -2,16 m w.e. (Figura 4.28), e l’ELA è di circa 3250 m s.l.m. Questo valore è inferiore rispetto al 2021/22, suggerendo un’ablazione estiva meno intensa e un accumulo invernale leggermente più favorevole, anche se l’ELA rimane a un’altitudine elevata. La Tabella 4.19 conferma un bilancio annuale positivo nella fascia 3300-3350 m s.l.m. (+148 mm w.e.), con un’area minima (0,001 km²), mentre le perdite a quote più basse sono ancora significative (ad esempio, -3609 mm w.e. al sito 1, Tabella 4.20).
Osservazioni
- La relazione lineare tra ELA e bilancio di massa specifico medio è un fenomeno ben documentato nei ghiacciai alpini: un bilancio più negativo (maggiore ablazione) sposta l’ELA verso altitudini più alte, riducendo l’area di accumulo e accelerando il ritiro del ghiacciaio. Questo è particolarmente evidente nel 2021/22, quando l’ELA di 3300 m s.l.m. indica che solo una frazione minima del ghiacciaio (sopra i 3300 m s.l.m.) si trovava nella zona di accumulo.
- L’ELA di 3250 m s.l.m. nel 2022/23, sebbene più bassa, è ancora elevata rispetto all’intervallo altitudinale del ghiacciaio (3050-3350 m s.l.m.), suggerendo che la zona di accumulo era limitata alle quote più alte. Questo è coerente con la Figura 4.29, che mostra un bilancio annuale positivo solo sopra i 3300 m s.l.m., e con la Tabella 4.19, che riporta un accumulo invernale di 806 mm w.e. a 3300-3350 m s.l.m., ma un bilancio annuale negativo a tutte le quote inferiori.
- La variabilità dell’ELA tra gli anni (da circa 3150 m s.l.m. a 3300 m s.l.m.) riflette le fluttuazioni climatiche, con anni come il 2021/22 caratterizzati da un’ablazione estiva eccezionale (descritta come “estrema” nel testo) e anni come il 2022/23 con un’ablazione meno intensa, ma ancora dominante.
Analisi Dettagliata del Grafico di Destra: AAR vs. Mean Specific Mass Balance
Il grafico di destra mostra la relazione tra il rapporto dell’area di accumulo (AAR) e il bilancio di massa specifico medio dal 2012 al 2023, con un focus sui valori del 2021/22 e del 2022/23.
Andamento e Relazione
- Relazione lineare negativa: Il grafico mostra una chiara relazione lineare negativa tra l’AAR e il bilancio di massa specifico medio: all’aumentare del bilancio di massa specifico medio (da valori più negativi a valori meno negativi), l’AAR aumenta. Questo significa che in anni con perdite di massa più elevate (bilanci più negativi), l’AAR diminuisce, indicando una riduzione della zona di accumulo e un aumento della zona di ablazione.
- Valori estremi:
- Quando il bilancio di massa specifico medio è di circa -3,0 m w.e., l’AAR è vicino a 0%, indicando che quasi l’intero ghiacciaio si trova nella zona di ablazione, con un’area di accumulo trascurabile.
- Quando il bilancio di massa specifico medio è di circa -0,5 m w.e., l’AAR raggiunge circa 50%, indicando che circa la metà della superficie del ghiacciaio si trova nella zona di accumulo, con un’ablazione estiva meno intensa.
- 2021/22 (cerchio nero): Con un bilancio di massa specifico medio di -3,25 m w.e., l’AAR è di circa 0%, indicando che l’intero ghiacciaio era nella zona di ablazione. Questo è coerente con un’ELA di 3300 m s.l.m., che si trova vicino al limite superiore del ghiacciaio, lasciando poca o nessuna area sopra l’ELA. La Tabella 4.19 conferma che solo la fascia 3300-3350 m s.l.m. ha un bilancio annuale positivo (+36 mm w.e.), ma con un’area di 0 km².
- 2022/23 (quadrato nero): Con un bilancio di massa specifico medio di -2,16 m w.e., l’AAR è di circa 10%, indicando che solo una piccola frazione della superficie del ghiacciaio (circa il 10%) si trovava nella zona di accumulo. Questo è coerente con un’ELA di 3250 m s.l.m., che lascia una porzione limitata del ghiacciaio (sopra i 3250 m s.l.m.) nella zona di accumulo. La Tabella 4.19 mostra che la fascia 3300-3350 m s.l.m. ha un bilancio annuale positivo (+148 mm w.e.), con un’area di 0,001 km², mentre la fascia 3250-3300 m s.l.m. (0,012 km²) ha un bilancio negativo (-327 mm w.e.), suggerendo che l’area di accumulo effettiva è molto ridotta.
Osservazioni
- La relazione lineare negativa tra AAR e bilancio di massa specifico medio è un fenomeno atteso: un bilancio più negativo (maggiore ablazione) riduce l’area di accumulo, abbassando l’AAR. Un AAR di 0% nel 2021/22 indica che l’intero ghiacciaio ha subito una perdita di massa, senza alcuna zona di accumulo significativa, un evento estremo che riflette l’ablazione eccezionale dell’estate 2022.
- L’AAR di 10% nel 2022/23 suggerisce un miglioramento rispetto al 2021/22, ma rimane molto basso, indicando che la maggior parte del ghiacciaio (90%) si trovava nella zona di ablazione. Questo è coerente con la Figura 4.29, che mostra un bilancio annuale positivo solo sopra i 3300 m s.l.m., e con la Tabella 4.19, che riporta un’area totale di 0,252 km², di cui solo una frazione minima (circa 0,013 km² sopra i 3250 m s.l.m.) potrebbe essere considerata nella zona di accumulo.
- La variabilità dell’AAR tra gli anni (da 0% a circa 50%) riflette le fluttuazioni climatiche, con anni come il 2021/22 caratterizzati da un’ablazione estiva eccezionale e anni con bilanci meno negativi (ad esempio, -0,5 m w.e.) che mostrano un AAR più alto, indicando una maggiore estensione della zona di accumulo.
Confronto con Altri Ghiacciai e Contesto Climatico
La tendenza al ritiro del Vadret dal Murtèl, evidenziata dalla relazione tra ELA, AAR e bilancio di massa specifico medio, è coerente con quella osservata in altri ghiacciai alpini monitorati nello stesso periodo, come il Grosser Aletschgletscher e il Hohlaubgletscher:
- Grosser Aletschgletscher: Nel 2021/22, il Grosser Aletschgletscher ha registrato bilanci annuali estremamente negativi, come -11,655 mm w.e. al sito PN (2014 m s.l.m.), e nel 2022/23 valori di -11,331 mm w.e. nello stesso sito. A quote più alte, come il sito 3 (3333-3334 m s.l.m.), il bilancio è stato negativo (-916 mm w.e. nel 2021/22), con un’eccezione nel 2022/23 (+928 mm w.e.), indicando che solo a quote molto elevate (sopra i 3300 m s.l.m.) si trova una zona di accumulo significativa. Questo è simile al Vadret dal Murtèl, dove l’ELA di 3300 m s.l.m. nel 2021/22 ha lasciato poca o nessuna area di accumulo.
- Hohlaubgletscher: Nel 2021/22, il Hohlaubgletscher ha registrato bilanci annuali di -5,139 mm w.e. al sito 110 (3100 m s.l.m.) e -2,800 mm w.e. al sito 115 (2900 m s.l.m.), con valori che nel 2022/23 sono scesi a -4,041 mm w.e. e -1,899 mm w.e., rispettivamente. Anche in questo caso, l’ELA si è spostata verso altitudini più alte in anni con bilanci più negativi, riducendo l’AAR, un fenomeno simile a quello osservato nel Vadret dal Murtèl.
Rispetto a questi ghiacciai, il Vadret dal Murtèl presenta perdite annuali meno estreme in termini assoluti (ad esempio, -3,25 m w.e. nel 2021/22 contro -11,655 mm w.e. al sito PN del Grosser Aletschgletscher), ma la sua piccola dimensione (0,3 km²) e la sua estensione altitudinale limitata (3310-3090 m s.l.m.) lo rendono più vulnerabile in proporzione. La perdita cumulativa di -20,5 m w.e. dal 2012 al 2023 (Figura 4.28) corrisponde a un volume di ghiaccio di circa 6,15 milioni di metri cubi (0,3 km² × 20,5 m w.e.), assumendo una densità media del ghiaccio di circa 900 kg m⁻³, un valore significativo per un ghiacciaio di questa dimensione.
Il picco di ablazione nel 2021/22, con un bilancio medio di -3,25 m w.e., un’ELA di 3300 m s.l.m. e un AAR di 0%, è coerente con l’estate 2022 descritta come “estrema” nel testo, che ha portato alla fusione completa di tre pali di monitoraggio (probabilmente i siti 1, 6 e 7, a quote più basse, come riportato nella Tabella 4.20). L’estate 2022 è stata caratterizzata da temperature elevate e condizioni di siccità in tutta la regione alpina, un fenomeno che ha colpito molti ghiacciai, come dimostrato dai dati del Grosser Aletschgletscher e del Hohlaubgletscher. La leggera attenuazione nel 2022/23, con un bilancio medio di -2,16 m w.e., un’ELA di 3250 m s.l.m. e un AAR di 10%, suggerisce un’estate meno estrema, ma l’accumulo invernale inferiore (ad esempio, 244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. contro 418 mm w.e. nel 2021/22, Tabella 4.19) ha contribuito a mantenere un bilancio negativo.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I grafici della Figura 4.30 evidenziano un ritiro continuo del Vadret dal Murtèl, con un’ELA che si sposta verso altitudini più alte e un AAR che si riduce, riflettendo un’ablazione estiva che domina l’accumulo invernale. L’ELA di 3300 m s.l.m. nel 2021/22 e di 3250 m s.l.m. nel 2022/23, entrambe al di sopra dell’altitudine media del ghiacciaio (circa 3200 m s.l.m.), indicano che la zona di accumulo è stata limitata a una frazione minima della superficie del ghiacciaio, con un AAR di 0% nel 2021/22 e di 10% nel 2022/23. Questo è un segnale preoccupante del declino del ghiacciaio, poiché un AAR basso implica che la maggior parte del ghiacciaio è soggetta a una perdita di massa, accelerando il ritiro.
La perdita di massa cumulativa di -20,5 m w.e. dal 2012 al 2023, con un contributo rilevante dai due periodi analizzati (-3,25 m w.e. nel 2021/22 e -2,16 m w.e. nel 2022/23), ha un impatto significativo sulla morfologia del ghiacciaio. La riduzione della superficie (da 0,261 km² a 0,252 km², Tabella 4.19) e il downwasting (riduzione dello spessore del ghiaccio) hanno accentuato le difficoltà operative descritte nel testo, come l’aumento della pendenza dei versanti e l’instabilità delle pareti rocciose, rendendo l’accesso ai siti di monitoraggio più complesso. La collocazione di un nuovo palo vicino alla parete rocciosa nel 2022/23, in una zona di massimo accumulo, è una misura strategica per compensare la perdita dei siti più bassi, ma sottolinea anche la necessità di adattare le strategie di monitoraggio alle condizioni in evoluzione.
La perdita di massa ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai alpini contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali dell’Alta Engadina. Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti, un problema aggravato dall’instabilità delle pareti rocciose che circondano il ghiacciaio.
Prospettive Future
La Figura 4.30 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret dal Murtèl, fornendo una documentazione dettagliata dell’evoluzione dell’ELA e dell’AAR in relazione al bilancio di massa specifico medio. La tendenza al ritiro accelerato, con un’ELA che si sposta verso altitudini più alte e un AAR che si riduce, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi rapidamente nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. La fine del monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch, un ghiacciaio ancora più piccolo, è un segnale preoccupante del destino di molti sistemi glaciali di piccole dimensioni nelle Alpi.
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare le fluttuazioni annuali dell’ELA e dell’AAR. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, la Figura 4.30 offre una rappresentazione dettagliata delle dinamiche glaciologiche del Vadret dal Murtèl, evidenziando un ritiro continuo e accelerato, con un’ELA che si sposta verso altitudini più alte (3300 m s.l.m. nel 2021/22, 3250 m s.l.m. nel 2022/23) e un AAR che si riduce (0% nel 2021/22, 10% nel 2022/23). Questi dati sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret dal Murtèl, come molti ghiacciai alpini, è un indicatore sensibile del riscaldamento globale, e il suo monitoraggio continuo sarà essenziale per prevedere gli impatti futuri e supportare strategie di adattamento a livello regionale.
4.14 Il Vadret Pers: Caratteristiche Glaciologiche e Ruolo nel Monitoraggio a Lungo Termine nella Svizzera Sud-Orientale
Introduzione
Il Vadret Pers, situato nella Svizzera orientale, rappresenta un ghiacciaio di significativa rilevanza glaciologica, originariamente un importante tributario del Vadret dal Morteratsch, il più esteso ghiacciaio vallivo della regione. Tuttavia, intorno al 2017, il Vadret Pers si è separato dal Vadret dal Morteratsch, diventando un’entità glaciale indipendente. Attualmente, il ghiacciaio si estende su una superficie di 6,5 km², coprendo un intervallo altitudinale che va dai 3900 m s.l.m., nella sua zona di accumulo più elevata, fino a 2450 m s.l.m., dove si trova la sua fronte glaciale. La morfologia del Vadret Pers è caratterizzata da una struttura complessa, che include una lingua glaciale con crepacci moderati, la cui ampiezza si restringe progressivamente verso la fronte, una sezione intermedia ampia e dolcemente inclinata, e un’area di accumulo a quote più alte, contraddistinta da pendenze ripide e modellata da seracchi e frequenti valanghe di ghiaccio. Queste caratteristiche riflettono la diversità delle dinamiche glaciologiche che operano su questo ghiacciaio, rendendolo un caso di studio ideale per analizzare le risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico.
Nel 2019, il Vadret Pers è stato selezionato da GLAMOS (Glacier Monitoring Switzerland) come sito rappresentativo per il monitoraggio a lungo termine del bilancio di massa nella Svizzera sud-orientale. Questa scelta è stata motivata da diversi fattori. In primo luogo, il ghiacciaio beneficia di una lunga storia di misurazioni di ablazione locale, condotte annualmente a partire dal 2002 da un team di glaciologi belgi, come documentato da Zekollari e Huybrechts (2018). Queste misurazioni hanno fornito una base di dati preziosa per comprendere le variazioni di massa del ghiacciaio nel tempo. In secondo luogo, il Vadret Pers mostra una notevole resilienza al cambiamento climatico, grazie alla sua estensione altitudinale che raggiunge quasi i 3900 m s.l.m., un’altitudine che consente un accumulo nevoso significativo anche in un contesto di aumento delle temperature. Questa caratteristica lo distingue da molti altri ghiacciai alpini di dimensioni simili, che spesso si trovano a quote più basse e sono più vulnerabili alla fusione estiva.
Il programma di monitoraggio del Vadret Pers è condotto attraverso una collaborazione tra GLAMOS e la Vrije Universiteit Brussel (VUB). La VUB si occupa dei rilevamenti annuali del bilancio di massa, concentrandosi su una rete di pali di monitoraggio posizionati in alcune parti dell’area di ablazione del ghiacciaio, come descritto da Van Tricht et al. (2021). Questi rilevamenti forniscono dati dettagliati sull’ablazione estiva e sulle variazioni di massa nella zona inferiore del ghiacciaio, dove la fusione è più intensa. Il contributo di GLAMOS integra queste misurazioni con osservazioni nell’area di accumulo, a quote più elevate, e nelle parti più remote dell’area di ablazione, che sono spesso difficili da raggiungere. Inoltre, GLAMOS effettua misurazioni dell’accumulo di neve invernale, un parametro essenziale per calcolare il bilancio di massa complessivo del ghiacciaio. Questa collaborazione permette di ottenere un quadro completo delle dinamiche glaciologiche del Vadret Pers, coprendo sia la zona di accumulo che quella di ablazione, e di analizzare le variazioni di massa in un contesto di cambiamento climatico.
Contesto Geografico e Glaciologico
Il Vadret Pers si trova nella Svizzera orientale, una regione caratterizzata da un clima alpino con forti gradienti termici e precipitativi, influenzato sia dalle masse d’aria atlantiche che da quelle mediterranee. La sua separazione dal Vadret dal Morteratsch intorno al 2017 è un evento significativo, che riflette il ritiro glaciale in corso nella regione, un fenomeno comune a molti ghiacciai alpini a causa del riscaldamento globale. La superficie attuale di 6,5 km² e l’estensione altitudinale da 3900 m s.l.m. a 2450 m s.l.m. conferiscono al Vadret Pers una struttura morfologica diversificata, che lo rende un laboratorio naturale per lo studio delle dinamiche glaciali.
La lingua glaciale del Vadret Pers, situata a quote più basse (2450 m s.l.m.), presenta crepacci moderati e si restringe progressivamente verso la fronte, un segno del ritiro in corso e della riduzione della portata del flusso glaciale. La sezione intermedia, a quote comprese tra circa 3000 e 3500 m s.l.m., è ampia e dolcemente inclinata, favorendo un flusso glaciale più stabile e una distribuzione uniforme dell’accumulo e dell’ablazione. L’area di accumulo, a quote superiori ai 3500 m s.l.m., è caratterizzata da pendenze ripide, seracchi e valanghe di ghiaccio, che modellano la superficie del ghiacciaio e contribuiscono all’apporto di ghiaccio verso le quote inferiori. Questa configurazione altitudinale, con un’estensione che raggiunge quasi i 3900 m s.l.m., consente al Vadret Pers di mantenere un accumulo nevoso significativo anche in anni con temperature estive elevate, conferendogli una certa resilienza al cambiamento climatico rispetto a ghiacciai situati a quote più basse.
Rilevanza Scientifica e Ruolo nel Monitoraggio a Lungo Termine
La selezione del Vadret Pers come sito rappresentativo per il monitoraggio a lungo termine nella Svizzera sud-orientale da parte di GLAMOS nel 2019 è un riconoscimento della sua importanza scientifica. La lunga serie di dati di ablazione locale, iniziata nel 2002 dai glaciologi belgi, fornisce un contesto storico prezioso per analizzare le tendenze di lungo periodo e correlarle con i cambiamenti climatici. Gli studi di Zekollari e Huybrechts (2018) hanno evidenziato come il Vadret Pers abbia mostrato una certa stabilità rispetto ad altri ghiacciai della regione, grazie alla sua estensione altitudinale e alla capacità di mantenere un accumulo nevoso a quote elevate. Tuttavia, il ritiro glaciale in corso, come dimostrato dalla separazione dal Vadret dal Morteratsch e dalla riduzione della superficie della lingua glaciale, sottolinea la necessità di un monitoraggio continuo per comprendere l’evoluzione del ghiacciaio in un contesto di riscaldamento globale.
Il programma di monitoraggio congiunto tra GLAMOS e la Vrije Universiteit Brussel (VUB) rappresenta un approccio integrato per lo studio del Vadret Pers. La VUB si concentra sull’area di ablazione, dove una rete di pali di monitoraggio consente di misurare l’ablazione estiva e le variazioni di massa a quote più basse, come descritto da Van Tricht et al. (2021). Queste misurazioni sono essenziali per quantificare la fusione del ghiaccio e della neve durante l’estate, un processo che domina il bilancio di massa del ghiacciaio in anni con temperature elevate. GLAMOS, d’altra parte, estende il monitoraggio all’area di accumulo, a quote superiori ai 3500 m s.l.m., dove l’accumulo nevoso è più significativo, e alle parti più remote dell’area di ablazione, che sono spesso difficili da raggiungere a causa della morfologia ripida e della presenza di seracchi. Inoltre, GLAMOS effettua misurazioni dell’accumulo di neve invernale, un parametro cruciale per calcolare il bilancio di massa complessivo e per comprendere le dinamiche stagionali del ghiacciaio.
Implicazioni per il Cambiamento Climatico
Il Vadret Pers, con la sua estensione altitudinale che raggiunge quasi i 3900 m s.l.m., è considerato un ghiacciaio relativamente resiliente al cambiamento climatico rispetto a molti altri ghiacciai alpini di dimensioni simili, che spesso si trovano a quote più basse e sono più vulnerabili alla fusione estiva. Tuttavia, la separazione dal Vadret dal Morteratsch e la riduzione della superficie della lingua glaciale indicano che anche questo ghiacciaio sta subendo gli effetti del riscaldamento globale. Il monitoraggio a lungo termine condotto da GLAMOS e VUB è essenziale per quantificare questi cambiamenti, analizzare le tendenze di lungo periodo e prevedere gli impatti futuri.
Il Vadret Pers rappresenta un caso di studio ideale per comprendere le risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico, grazie alla sua morfologia diversificata e alla sua estensione altitudinale. I dati raccolti attraverso il programma di monitoraggio congiunto forniscono informazioni cruciali per correlare le variazioni di massa con i cambiamenti climatici, come l’aumento delle temperature medie e la riduzione delle precipitazioni nevose, e per valutare le conseguenze per le risorse idriche, gli ecosistemi alpini e i rischi naturali. La collaborazione tra GLAMOS e VUB, con un approccio integrato che copre sia l’area di accumulo che quella di ablazione, consente di ottenere un quadro completo delle dinamiche glaciologiche del Vadret Pers, contribuendo alla comprensione più ampia del declino dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico globale.
Prospettive Future
Il Vadret Pers, con la sua lunga storia di misurazioni e il suo ruolo come sito rappresentativo per il monitoraggio a lungo termine, continuerà a essere un punto di riferimento per la ricerca glaciologica nella Svizzera sud-orientale. La collaborazione tra GLAMOS e VUB, che integra misurazioni nell’area di accumulo, nell’area di ablazione e sull’accumulo invernale, rappresenta un modello di monitoraggio integrato che potrebbe essere applicato ad altri ghiacciai alpini. Tuttavia, il ritiro glaciale in corso, come evidenziato dalla separazione dal Vadret dal Morteratsch e dalla riduzione della lingua glaciale, sottolinea l’urgenza di intensificare gli sforzi di monitoraggio e di ricerca per comprendere meglio le risposte dei ghiacciai al cambiamento climatico e per sviluppare strategie di adattamento a livello regionale.
In sintesi, il Vadret Pers si configura come un sistema glaciale di grande interesse scientifico, la cui morfologia diversificata e la resilienza al cambiamento climatico lo rendono un caso di studio ideale per analizzare le dinamiche glaciologiche nelle Alpi svizzere. Il programma di monitoraggio congiunto tra GLAMOS e VUB fornisce dati essenziali per documentare l’evoluzione del ghiacciaio, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche, la mitigazione dei rischi naturali e la conservazione degli ecosistemi alpini in un contesto di cambiamento climatico.

Topografia e Rete di Monitoraggio del Vadret Pers: Un’Analisi Dettagliata della Figura 4.31 per lo Studio delle Dinamiche Glaciologiche nella Svizzera Orientale
Il Vadret Pers, un ghiacciaio situato nella Svizzera orientale, rappresenta un sistema glaciale di grande interesse scientifico, originariamente un tributario del Vadret dal Morteratsch, il più esteso ghiacciaio vallivo della regione, ma separato da esso intorno al 2017, diventando un’entità glaciale indipendente. La Figura 4.31, intitolata “Surface topography and observational network of the Vadret Pers”, fornisce una rappresentazione cartografica dettagliata della topografia superficiale del ghiacciaio e della rete di osservazione utilizzata per il monitoraggio del bilancio di massa. Questa mappa è uno strumento essenziale per analizzare la morfologia del ghiacciaio, identificare le sue zone di accumulo e ablazione, e localizzare i punti strategici di monitoraggio, offrendo un quadro chiaro della sua estensione, delle sue caratteristiche altitudinali e delle sfide operative associate al suo studio, con implicazioni significative per la comprensione delle dinamiche glaciali nella Svizzera orientale in un contesto di cambiamento climatico.
Caratteristiche Generali del Vadret Pers nella Mappa
La Figura 4.31 rappresenta il Vadret Pers, un ghiacciaio con una superficie di 6,5 km², che si estende da un’altitudine massima di 3900 m s.l.m. a un’altitudine minima di 2450 m s.l.m., come indicato nel testo introduttivo. La mappa è orientata con il nord indicato da una freccia (contrassegnata con “N”), mostrando che il ghiacciaio si sviluppa principalmente in direzione sud-est, con la fronte glaciale orientata verso sud-est. Una scala in alto a destra indica che 1 km sulla mappa corrisponde alla lunghezza del segmento mostrato, permettendo di stimare le dimensioni del ghiacciaio: la sua lunghezza approssimativa è di circa 4-5 km, coerente con una superficie di 6,5 km² e la sua natura di ghiacciaio vallivo.
La mappa è sovrapposta a un sistema di coordinate in metri, con valori riportati lungo i bordi. L’asse orizzontale (x) varia da circa 139500 a 143500, mentre l’asse verticale (y) varia da circa 142000 a 144000. Queste coordinate sono probabilmente riferite al sistema di riferimento cartografico svizzero CH1903, comunemente utilizzato per le mappe topografiche della Svizzera. Questo sistema di coordinate consente di localizzare con precisione i punti di interesse sul ghiacciaio e di correlare le misurazioni con altre fonti di dati geospaziali, come immagini satellitari o modelli digitali di elevazione.
Topografia Superficiale del Ghiacciaio
La topografia del Vadret Pers è rappresentata attraverso curve di livello (isoipse), che collegano punti alla stessa altitudine, espresse in metri sopra il livello del mare (m s.l.m.). Le curve sono etichettate con valori altitudinali che variano da 2450 m s.l.m. nella parte inferiore della mappa a 3900 m s.l.m. nella parte superiore, con intervalli di 50 m (ad esempio, 2450, 2500, 2550 m s.l.m., e così via). Questo gradiente altitudinale di 1450 m riflette la pendenza del ghiacciaio e il suo flusso verso quote più basse, coerente con la descrizione del testo che evidenzia una struttura morfologica complessa.
- Zona di accumulo (superiore, 3500-3900 m s.l.m.): La parte superiore della mappa, dove le curve di livello raggiungono i 3900 m s.l.m., corrisponde alla zona di accumulo del ghiacciaio, dove la neve si accumula durante l’inverno e si trasforma in firn e ghiaccio. Questa area è caratterizzata da pendenze molto ripide, come indicato dalle curve di livello ravvicinate, e da seracchi e valanghe di ghiaccio, che modellano la superficie del ghiacciaio, come descritto nel testo. La pendenza ripida e la presenza di seracchi suggeriscono un’area dinamica, dove il flusso glaciale è influenzato da eventi gravitativi, e l’accumulo nevoso è massimo grazie alle alte quote e alle basse temperature. I siti di monitoraggio 33 e 39 si trovano in questa zona, a circa 3700-3800 m s.l.m., dove l’accumulo invernale è più significativo.
- Sezione intermedia (2800-3500 m s.l.m.): A quote intermedie, il ghiacciaio presenta una sezione ampia e dolcemente inclinata, come indicato dalle curve di livello più distanziate. Questa area, che si estende tra circa 2800 e 3500 m s.l.m., è caratterizzata da un flusso glaciale più stabile e da una distribuzione uniforme dell’accumulo e dell’ablazione. I siti di monitoraggio 5, 6, 21, 22 e 26 si trovano in questa zona, a circa 2800-3100 m s.l.m., dove la pendenza moderata facilita l’accesso per le misurazioni e rende questa area ideale per il monitoraggio del bilancio di massa. La sezione intermedia rappresenta una zona di transizione tra accumulo e ablazione, dove l’equilibrio tra i due processi è più delicato e sensibile alle variazioni climatiche.
- Zona di ablazione (inferiore, 2450-2800 m s.l.m.): La parte inferiore della mappa, dove le curve di livello scendono fino a 2450 m s.l.m., rappresenta la zona di ablazione, dove il ghiaccio si scioglie durante l’estate a causa delle temperature più elevate. La lingua glaciale, che include i siti 2 e 4 a circa 2450-2600 m s.l.m., presenta crepacci moderati e si restringe progressivamente verso la fronte, come descritto nel testo. Le curve di livello ravvicinate in questa zona indicano pendenze più ripide, un segno del ritiro in corso e della riduzione della portata del flusso glaciale. La fronte glaciale, a 2450 m s.l.m., è la parte più vulnerabile del ghiacciaio, dove l’ablazione estiva è più intensa, come evidenziato dalla necessità di installare nuovi pali per compensare la perdita dei siti più bassi (descritta per il Vadret dal Murtèl).
- Morfologia generale: La forma del ghiacciaio, come delineata dal contorno della mappa, è allungata e orientata verso sud-est, con una zona di accumulo ripida nella parte superiore, una sezione intermedia ampia e una lingua glaciale ristretta nella parte inferiore. Questo pattern riflette la morfologia complessa del Vadret Pers, che combina caratteristiche tipiche di un ghiacciaio vallivo (lingua glaciale e sezione intermedia) con quelle di un ghiacciaio di circo (area di accumulo ripida con seracchi). La pendenza varia significativamente lungo il ghiacciaio, con gradienti più ripidi nella zona di accumulo e nella lingua glaciale, e una pendenza più moderata nella sezione intermedia.
Rete di Osservazione
La Figura 4.31 evidenzia nove siti di misurazione, contrassegnati con i numeri 2, 4, 5, 6, 21, 22, 26, 33 e 39, che rappresentano i pali di monitoraggio utilizzati per le misurazioni del bilancio di massa. Questi siti sono distribuiti strategicamente su tutto il ghiacciaio, coprendo l’intero intervallo altitudinale e permettendo di monitorare le variazioni di massa in diverse zone:
- Sito 2: Situato nella parte inferiore della lingua glaciale, a circa 2450 m s.l.m., nella zona di ablazione più bassa. Questo sito si trova vicino alla fronte glaciale, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa delle temperature più elevate e della maggiore esposizione alla radiazione solare. La sua posizione lo rende ideale per misurare la fusione del ghiaccio e della neve nella parte terminale del ghiacciaio, un’area particolarmente vulnerabile al ritiro.
- Sito 4: Posizionato leggermente più in alto, a circa 2600 m s.l.m., ancora nella zona di ablazione, vicino alla fronte glaciale. Questo sito consente di monitorare l’ablazione estiva in una zona leggermente meno esposta rispetto al sito 2, ma comunque soggetta a una fusione significativa.
- Sito 5: Situato a circa 2800 m s.l.m., nella sezione intermedia del ghiacciaio, dove la pendenza è più moderata. Questo sito si trova in una zona di transizione tra ablazione e accumulo, rendendolo ideale per analizzare l’equilibrio tra i due processi.
- Sito 6: Posizionato a circa 2900 m s.l.m., nella sezione intermedia, vicino al sito 5. La sua posizione consente di monitorare le variazioni di massa in una zona con pendenza moderata, dove il flusso glaciale è più stabile.
- Sito 21: Situato a circa 3000 m s.l.m., nella sezione intermedia, in una zona di transizione tra ablazione e accumulo. Questo sito è strategico per valutare come le variazioni climatiche influenzano l’equilibrio tra accumulo e ablazione a quote intermedie.
- Sito 22: Posizionato a circa 3100 m s.l.m., nella sezione intermedia, a un’altitudine simile al sito 21. La sua posizione consente di monitorare le variazioni di massa in una zona con pendenza moderata, dove l’accumulo invernale e l’ablazione estiva sono più bilanciati.
- Sito 26: Situato a circa 3100 m s.l.m., nella sezione intermedia, vicino ai siti 21 e 22. Questo sito contribuisce a una copertura densa della sezione intermedia, che rappresenta una porzione significativa della superficie del ghiacciaio.
- Sito 33: Posizionato nella zona di accumulo, a circa 3700 m s.l.m., dove l’accumulo nevoso è massimo e la pendenza è ripida. Questo sito è cruciale per misurare l’accumulo invernale e valutare l’apporto di ghiaccio verso le quote inferiori, in un’area caratterizzata da seracchi e valanghe di ghiaccio.
- Sito 39: Situato nella zona di accumulo, a circa 3800 m s.l.m., vicino al limite superiore del ghiacciaio. Questo sito si trova in un’area dinamica, dove l’accumulo nevoso è massimo, ma il flusso glaciale è influenzato da eventi gravitativi, come valanghe di ghiaccio.
La distribuzione dei siti di monitoraggio riflette l’approccio integrato descritto nel testo, con la Vrije Universiteit Brussel (VUB) che si concentra sull’area di ablazione (siti 2, 4, 5, 6) e GLAMOS che aggiunge misurazioni nell’area di accumulo (siti 33, 39) e nelle parti più remote dell’area di ablazione (siti 21, 22, 26). Questa rete consente di coprire l’intero intervallo altitudinale del ghiacciaio, garantendo una visione completa delle dinamiche glaciali, dall’accumulo invernale nelle zone alte all’ablazione estiva nelle zone basse.
Significato Scientifico della Mappa
La Figura 4.31 è uno strumento fondamentale per il monitoraggio del Vadret Pers, poiché integra informazioni topografiche e dati sulla rete di osservazione, offrendo una base cartografica per analizzare le dinamiche glaciologiche del ghiacciaio. La topografia superficiale, rappresentata dalle curve di livello, permette di identificare le zone di accumulo, transizione e ablazione, e di correlare le variazioni altitudinali con i processi glaciali:
- Zona di accumulo (3500-3900 m s.l.m.): La pendenza ripida e la presenza di seracchi e valanghe di ghiaccio indicano un’area dinamica, dove l’accumulo nevoso è massimo, ma il flusso glaciale è influenzato da eventi gravitativi. I siti 33 e 39, posizionati a circa 3700-3800 m s.l.m., sono strategici per misurare l’accumulo invernale e valutare l’apporto di ghiaccio verso le quote inferiori, un processo cruciale per il mantenimento del flusso glaciale.
- Sezione intermedia (2800-3500 m s.l.m.): La pendenza moderata e l’ampia estensione rendono questa zona ideale per il monitoraggio del bilancio di massa, come dimostrato dalla concentrazione di siti (5, 6, 21, 22, 26). Questa area rappresenta una zona di transizione tra accumulo e ablazione, dove l’equilibrio tra i due processi è più delicato e sensibile alle variazioni climatiche. La presenza di cinque siti in questa zona consente una copertura densa, garantendo dati rappresentativi per una porzione significativa della superficie del ghiacciaio.
- Zona di ablazione (2450-2800 m s.l.m.): La lingua glaciale, con crepacci moderati e una fronte ristretta, è la parte più vulnerabile del ghiacciaio, come indicato dai siti 2 e 4 a circa 2450-2600 m s.l.m. La pendenza più ripida in questa zona riflette il ritiro in corso, un fenomeno comune nei ghiacciai alpini, come evidenziato dalla separazione del Vadret Pers dal Vadret dal Morteratsch intorno al 2017.
La rete di osservazione, con nove siti distribuiti su tutto il ghiacciaio, fornisce dati puntuali sul bilancio di massa, che sono essenziali per quantificare le variazioni di massa nel tempo. La collaborazione tra GLAMOS e VUB, come descritto nel testo, consente di coprire sia l’area di accumulo che quella di ablazione, garantendo una visione completa delle dinamiche glaciali. Le misurazioni dell’accumulo invernale da parte di GLAMOS e dell’ablazione estiva da parte di VUB permettono di calcolare il bilancio di massa complessivo e di correlarlo con i cambiamenti climatici, come l’aumento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni nevose. La scelta del Vadret Pers come sito rappresentativo per il monitoraggio a lungo termine nella Svizzera sud-orientale, avviata da GLAMOS nel 2019, è supportata dalla sua estensione altitudinale (2450-3900 m s.l.m.) e dalla sua resilienza al cambiamento climatico, grazie alla presenza di un’area di accumulo a quote elevate.
Confronto con Altri Ghiacciai e Contesto Climatico
La morfologia del Vadret Pers, con una zona di accumulo ripida, una sezione intermedia ampia e una lingua glaciale ristretta, è simile a quella di altri ghiacciai alpini monitorati, come il Vadret dal Murtèl, ma la sua estensione altitudinale più ampia (1450 m contro 220 m del Vadret dal Murtèl) e la sua superficie maggiore (6,5 km² contro 0,3 km²) lo rendono più resiliente al cambiamento climatico. Tuttavia, il ritiro in corso, come evidenziato dalla separazione dal Vadret dal Morteratsch e dalla riduzione della lingua glaciale, è coerente con le tendenze osservate in altri ghiacciai alpini:
- Vadret dal Murtèl: La Figura 4.27 mostra un ghiacciaio più piccolo (0,3 km²) con un intervallo altitudinale limitato (3050-3350 m s.l.m.), dove l’ELA ha raggiunto 3300 m s.l.m. nel 2021/22, con un AAR di 0% (Figura 4.30), indicando che l’intero ghiacciaio era nella zona di ablazione. Il Vadret Pers, con un’ELA probabilmente più bassa grazie alla sua estensione altitudinale, potrebbe mantenere una zona di accumulo più significativa, ma è comunque soggetto a un ritiro accelerato.
- Grosser Aletschgletscher: La Figura 4.25 mostra un ghiacciaio molto più grande (78,5 km²), con un intervallo altitudinale simile (2000-3350 m s.l.m.), ma con perdite di massa più estreme a quote basse (ad esempio, -11,655 mm w.e. al sito PN nel 2021/22, Tabella 4.17). Il Vadret Pers, con una lingua glaciale a 2450 m s.l.m., è meno esposto a quote così basse, ma la sua fronte è comunque vulnerabile alla fusione estiva.
Il Vadret Pers si trova in un contesto climatico caratterizzato da un aumento delle temperature medie e una riduzione delle precipitazioni nevose, che hanno spostato l’ELA verso altitudini più alte e ridotto l’AAR, come osservato nel Vadret dal Murtèl (Figura 4.30). La sua estensione altitudinale, che raggiunge i 3900 m s.l.m., gli conferisce una certa resilienza, poiché le quote più alte possono mantenere un accumulo nevoso significativo anche in anni con temperature estive elevate. Tuttavia, la separazione dal Vadret dal Morteratsch e la riduzione della lingua glaciale indicano che anche questo ghiacciaio sta subendo gli effetti del cambiamento climatico, con un ritiro che potrebbe accelerare nei prossimi anni se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
La Figura 4.31 rappresenta una base cartografica essenziale per il monitoraggio a lungo termine del Vadret Pers, fornendo una visione dettagliata della sua topografia e della rete di osservazione. La morfologia complessa del ghiacciaio, con una zona di accumulo ripida, una sezione intermedia ampia e una lingua glaciale ristretta, riflette la diversità delle dinamiche glaciologiche che operano su questo sistema. La rete di osservazione, con nove siti che coprono l’intero intervallo altitudinale, consente di documentare le variazioni di massa in diverse zone, dall’accumulo invernale nelle zone alte all’ablazione estiva nelle zone basse, fornendo dati preziosi per correlarle con i cambiamenti climatici.
Il Vadret Pers, selezionato da GLAMOS nel 2019 come sito rappresentativo per la Svizzera sud-orientale, è un caso di studio ideale per analizzare le risposte dei ghiacciai alpini al cambiamento climatico. La sua estensione altitudinale e la sua resilienza, grazie alla presenza di un’area di accumulo a quote elevate, lo distinguono da ghiacciai più piccoli come il Vadret dal Murtèl, ma il ritiro in corso sottolinea la necessità di un monitoraggio continuo. La collaborazione tra GLAMOS e VUB, che integra misurazioni nell’area di accumulo, nell’area di ablazione e sull’accumulo invernale, rappresenta un approccio integrato che potrebbe essere applicato ad altri ghiacciai alpini, garantendo una visione completa delle dinamiche glaciali.
La perdita di massa del Vadret Pers, come quella osservata in altri ghiacciai alpini, ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali. Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti, un problema che potrebbe essere aggravato dalla presenza di seracchi e valanghe di ghiaccio nella zona di accumulo.
Prospettive Future
La Figura 4.31 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret Pers, fornendo una documentazione dettagliata della sua topografia e della rete di osservazione. La tendenza al ritiro, come evidenziata dalla separazione dal Vadret dal Morteratsch e dalla riduzione della lingua glaciale, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. La fine del monitoraggio sul Vadret dal Corvatsch, un ghiacciaio più piccolo, è un segnale preoccupante del destino di molti sistemi glaciali nelle Alpi, ma la resilienza del Vadret Pers, grazie alla sua estensione altitudinale, potrebbe consentirgli di persistere più a lungo, rendendolo un sito chiave per il monitoraggio a lungo termine.
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare le variazioni altitudinali osservate nei dati. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco, specialmente nella zona di accumulo ripida, e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, la Figura 4.31 offre una rappresentazione dettagliata della topografia e della rete di osservazione del Vadret Pers, evidenziando la sua morfologia complessa e la sua vulnerabilità al cambiamento climatico. La mappa è uno strumento indispensabile per il monitoraggio scientifico del ghiacciaio, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret Pers, come sito rappresentativo per la Svizzera sud-orientale, continuerà a essere un punto di riferimento per la ricerca glaciologica, contribuendo alla comprensione più ampia del declino dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico globale.

Dinamiche del Bilancio di Massa del Vadret Pers: Un’Analisi Dettagliata della Tabella 4.21 per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Il Vadret Pers, un ghiacciaio situato nella Svizzera orientale, rappresenta un sistema glaciale di grande interesse scientifico, originariamente un tributario del Vadret dal Morteratsch, ma separato da esso intorno al 2017, diventando un’entità glaciale indipendente. La Tabella 4.21, intitolata “Vadret Pers – Individual stake measurements of winter and annual balance”, presenta i dati relativi al bilancio di massa invernale (b_w) e annuale (b_a) del ghiacciaio per i periodi 2021/22 e 2022/23, misurati in nove siti di monitoraggio (stake) distribuiti su diverse altitudini, come illustrato nella Figura 4.31. Questa analisi puntuale offre un quadro dettagliato delle variazioni di massa in punti specifici del ghiacciaio, evidenziando la vulnerabilità del Vadret Pers al cambiamento climatico e le sue risposte alle condizioni climatiche estreme, con implicazioni significative per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la conservazione degli ecosistemi alpini nella Svizzera orientale.
Metodologia e Struttura della Tabella
La Tabella 4.21 riporta i dati del bilancio di massa del Vadret Pers, un ghiacciaio con una superficie di 6,5 km², che si estende da 2450 m s.l.m. a 3900 m s.l.m., come descritto nel testo introduttivo. Le misurazioni sono state effettuate in nove siti di monitoraggio, identificati con i numeri 04, 05, 06, 07, 21, 24, 26, 33, 38 per il 2021/22, e 02, 04, 05, 06, 07, 21, 24, 33, 41 per il 2022/23, corrispondenti ai siti indicati nella Figura 4.31. Per ciascun periodo e ciascun sito, la tabella fornisce:
- Coordinate (m / m / m a.s.l.): Le coordinate geografiche (x, y) e l’altitudine (m s.l.m.) di ciascun sito, riferite al sistema di riferimento cartografico svizzero (CH1903).
- Periodo di misurazione:
- Start: Data di inizio del periodo (06.09.2021 per il 2021/22 e 12.09.2022 per il 2022/23).
- Spring: Data della misurazione primaverile per il bilancio invernale (12.04.2022 per il 2021/22 e 04.04.2023 per il 2022/23).
- End: Data della misurazione autunnale per il bilancio annuale (12.09.2022 per il 2021/22 e 30.09.2023 per il 2022/23).
- Bilancio invernale (b_w, mm w.e.): L’accumulo netto di neve durante l’inverno, espresso in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.).
- Bilancio annuale (b_a, mm w.e.): La variazione netta di massa durante l’intero anno, espressa in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), che rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva.
I dati si riferiscono ai periodi di misurazione definiti dalle date dei rilevamenti sul campo, condotti nell’ambito della collaborazione tra GLAMOS e la Vrije Universiteit Brussel (VUB), come descritto nel testo introduttivo.
Analisi Dettagliata del Periodo 2021/22
Il periodo 2021/22, che copre l’intervallo tra il 6 settembre 2021 e il 12 settembre 2022, è stato caratterizzato da un’ablazione estiva eccezionale, come evidenziato in altri ghiacciai alpini nello stesso periodo (ad esempio, il Vadret dal Murtèl). Le misurazioni del bilancio invernale sono state effettuate il 12 aprile 2022, mentre il bilancio annuale è stato determinato con letture finali il 12 settembre 2022.
Localizzazione dei Siti di Misurazione
I nove siti di monitoraggio sono distribuiti su diverse altitudini del ghiacciaio, come mostrato nella Figura 4.31, con le seguenti coordinate e altitudini riportate nella tabella:
- Sito 04 (793385 / 140909 / 2932 m s.l.m.): Nella sezione intermedia del ghiacciaio, a un’altitudine intermedia.
- Sito 05 (793317 / 141547 / 2808 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, vicino al sito 5 della Figura 4.31 (circa 2800 m s.l.m.).
- Sito 06 (793301 / 142448 / 2687 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, vicino al sito 6 della Figura 4.31 (circa 2900 m s.l.m.).
- Sito 07 (793328 / 141596 / 2752 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, a un’altitudine simile al sito 05.
- Sito 21 (794065 / 141617 / 2798 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, vicino al sito 21 della Figura 4.31 (circa 3000 m s.l.m.).
- Sito 24 (794406 / 141613 / 3002 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, vicino al sito 22 della Figura 4.31 (circa 3100 m s.l.m.).
- Sito 26 (793254 / 142733 / 2618 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, vicino al sito 26 della Figura 4.31 (circa 3100 m s.l.m.).
- Sito 33 (793297 / 142636 / 2633 m s.l.m., probabilmente 3700 m s.l.m.): Nella sezione intermedia o nella zona di accumulo, come indicato dalla Figura 4.31 (sito 33 a circa 3700 m s.l.m.).
- Sito 38 (792350 / 142768 / 2457 m s.l.m.): Nella zona di ablazione, vicino alla lingua glaciale, a un’altitudine simile al sito 2 della Figura 4.31 (circa 2450 m s.l.m.).
Nota: Le altitudini riportate nella tabella mostrano alcune discrepanze rispetto alla Figura 4.31 (ad esempio, il sito 33 a 2633 m s.l.m. nella tabella contro 3700 m s.l.m. nella figura). Queste discrepanze potrebbero essere dovute a un errore di trascrizione o a un arrotondamento. Basandoci sulla Figura 4.31, possiamo assumere che il sito 33 sia a circa 3700 m s.l.m., il sito 38 a circa 2450 m s.l.m., e gli altri siti siano correttamente posizionati nella sezione intermedia.
Bilancio Invernale (b_w)
Il bilancio invernale, misurato il 12 aprile 2022, mostra un accumulo di neve variabile tra i siti:
- Sito 04 (2932 m s.l.m.): 503 mm w.e.
- Sito 05 (2808 m s.l.m.): 600 mm w.e.
- Sito 06 (2687 m s.l.m.): 249 mm w.e.
- Sito 07 (2752 m s.l.m.): 236 mm w.e.
- Sito 21 (2798 m s.l.m.): 511 mm w.e.
- Sito 24 (3002 m s.l.m.): 529 mm w.e.
- Sito 26 (2618 m s.l.m.): 670 mm w.e.
- Sito 33 (2633 m s.l.m., probabilmente 3700 m s.l.m.): 494 mm w.e.
- Sito 38 (2457 m s.l.m.): 244 mm w.e.
L’accumulo invernale varia da un minimo di 236 mm w.e. al sito 07 (2752 m s.l.m.) a un massimo di 670 mm w.e. al sito 26 (2618 m s.l.m.). Non c’è una chiara correlazione con l’altitudine, poiché il sito 26, a una quota più bassa, mostra un accumulo elevato, mentre il sito 33, che dovrebbe essere a 3700 m s.l.m., ha un accumulo di 494 mm w.e. Questa variabilità potrebbe essere dovuta a fattori locali, come l’esposizione al vento, l’ombreggiatura delle pareti rocciose o la topografia del ghiacciaio, che influenzano la distribuzione della neve. I valori sono coerenti con le condizioni invernali del 2021/22, che hanno mostrato un accumulo moderato in altri ghiacciai alpini, come il Vadret dal Murtèl (418 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m., Tabella 4.19).
Bilancio Annuale (b_a)
Il bilancio annuale, determinato con letture finali il 12 settembre 2022, è fortemente negativo in tutti i siti:
- Sito 04 (2932 m s.l.m.): -4167 mm w.e.
- Sito 05 (2808 m s.l.m.): -4770 mm w.e.
- Sito 06 (2687 m s.l.m.): -5085 mm w.e.
- Sito 07 (2752 m s.l.m.): -6345 mm w.e.
- Sito 21 (2798 m s.l.m.): -5751 mm w.e.
- Sito 24 (3002 m s.l.m.): -3906 mm w.e.
- Sito 26 (2618 m s.l.m.): -3933 mm w.e.
- Sito 33 (2633 m s.l.m., probabilmente 3700 m s.l.m.): -6624 mm w.e.
- Sito 38 (2457 m s.l.m.): -8751 mm w.e.
La perdita di massa è massima al sito 38 (-8751 mm w.e.), vicino alla lingua glaciale a circa 2450 m s.l.m., e diminuisce a quote più alte, con un minimo di -3906 mm w.e. al sito 24 (3002 m s.l.m.), nella sezione intermedia. Questo gradiente altitudinale riflette l’intensità dell’ablazione estiva a quote più basse, dove le temperature sono più elevate e la fusione è più marcata. Tuttavia, il sito 33, che dovrebbe essere a 3700 m s.l.m., mostra una perdita elevata (-6624 mm w.e.), suggerendo che anche a quote più alte l’ablazione estiva è stata significativa, probabilmente a causa dell’estate 2022 eccezionalmente calda, come descritto nel testo per il Vadret dal Murtèl. La perdita media del ghiacciaio, calcolata come media ponderata per l’area, è probabilmente vicina a -5000 mm w.e., considerando la distribuzione dei siti e le perdite osservate.
Analisi Dettagliata del Periodo 2022/23
Il periodo 2022/23, che copre l’intervallo tra il 12 settembre 2022 e il 30 settembre 2023, mostra una perdita di massa meno estrema rispetto al 2021/22, ma comunque significativa. Il bilancio invernale è stato misurato il 4 aprile 2023.
Localizzazione dei Siti di Misurazione
I siti di monitoraggio sono simili a quelli del 2021/22, con l’aggiunta del sito 02 e la sostituzione del sito 38 con il sito 41:
- Sito 02 (795320 / 141494 / 3097 m s.l.m., probabilmente 2450 m s.l.m.): Nella zona di ablazione, vicino alla lingua glaciale, a un’altitudine simile al sito 2 della Figura 4.31 (circa 2450 m s.l.m.).
- Sito 04 (793394 / 140923 / 2928 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, come nel 2021/22.
- Sito 05 (793306 / 141517 / 2815 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, come nel 2021/22.
- Sito 06 (793386 / 141941 / 2779 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, come nel 2021/22.
- Sito 07 (793678 / 142489 / 2677 m s.l.m.): Nella sezione intermedia W, come nel 2021/22.
- Sito 21 (794406 / 141617 / 3000 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, come nel 2021/22.
- Sito 24 (794028 / 142094 / 2760 m s.l.m.): Nella sezione intermedia, come nel 2021/22.
- Sito 33 (792380 / 142644 / 2627 m s.l.m., probabilmente 3700 m s.l.m.): Nella sezione intermedia o nella zona di accumulo, come nel 2021/22.
- Sito 41 (792853 / 142858 / 2477 m s.l.m.): Nella zona di ablazione, vicino alla lingua glaciale, a un’altitudine simile al sito 2 della Figura 4.31 (circa 2450 m s.l.m.).
Nota: Le discrepanze nelle altitudini (ad esempio, sito 02 a 3097 m s.l.m. nella tabella contro 2450 m s.l.m. nella Figura 4.31) suggeriscono un possibile errore di trascrizione. Basandoci sulla Figura 4.31, possiamo assumere che il sito 02 sia a circa 2450 m s.l.m., il sito 33 a circa 3700 m s.l.m., e il sito 41 a circa 2450 m s.l.m.
Bilancio Invernale (b_w)
Il bilancio invernale mostra un accumulo di neve variabile tra i siti:
- Sito 02 (3097 m s.l.m., probabilmente 2450 m s.l.m.): 667 mm w.e.
- Sito 04 (2928 m s.l.m.): 440 mm w.e.
- Sito 05 (2815 m s.l.m.): 322 mm w.e.
- Sito 06 (2779 m s.l.m.): 314 mm w.e.
- Sito 07 (2677 m s.l.m.): 243 mm w.e.
- Sito 21 (3000 m s.l.m.): 641 mm w.e.
- Sito 24 (2760 m s.l.m.): 436 mm w.e.
- Sito 33 (2627 m s.l.m., probabilmente 3700 m s.l.m.): 120 mm w.e.
- Sito 41 (2477 m s.l.m.): 137 mm w.e.
L’accumulo invernale varia da un minimo di 120 mm w.e. al sito 33 (probabilmente 3700 m s.l.m.) a un massimo di 667 mm w.e. al sito 02 (probabilmente 2450 m s.l.m.). La variabilità non segue un chiaro gradiente altitudinale, poiché il sito 33, che dovrebbe essere a 3700 m s.l.m., mostra un accumulo molto basso, mentre il sito 02, a una quota più bassa, ha un accumulo elevato. Questo potrebbe essere dovuto a fattori locali, come l’esposizione al vento o l’ombreggiatura, o a un errore di trascrizione dell’altitudine. Rispetto al 2021/22, l’accumulo invernale è generalmente inferiore (ad esempio, sito 04: 440 mm w.e. contro 503 mm w.e.; sito 05: 322 mm w.e. contro 600 mm w.e.), suggerendo un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti.
Bilancio Annuale (b_a)
Il bilancio annuale è negativo in tutti i siti, ma le perdite sono meno estreme rispetto al 2021/22:
- Sito 02 (3097 m s.l.m., probabilmente 2450 m s.l.m.): -416 mm w.e.
- Sito 04 (2928 m s.l.m.): -3483 mm w.e.
- Sito 05 (2815 m s.l.m.): -4005 mm w.e.
- Sito 06 (2779 m s.l.m.): -4275 mm w.e.
- Sito 07 (2677 m s.l.m.): -5076 mm w.e.
- Sito 21 (3000 m s.l.m.): -3635 mm w.e.
- Sito 24 (2760 m s.l.m.): -5148 mm w.e.
- Sito 33 (2627 m s.l.m., probabilmente 3700 m s.l.m.): -5301 mm w.e.
- Sito 41 (2477 m s.l.m.): -7479 mm w.e.
La perdita di massa è massima al sito 41 (-7479 mm w.e.), vicino alla lingua glaciale a circa 2450 m s.l.m., e diminuisce a quote più alte, con un minimo di -3483 mm w.e. al sito 04 (2928 m s.l.m.). Il sito 02 mostra una perdita anomala (-416 mm w.e.), che potrebbe essere dovuta a un errore di trascrizione o a un dato non rappresentativo. Rispetto al 2021/22, le perdite sono diminuite (ad esempio, sito 04: -3483 mm w.e. contro -4167 mm w.e.; sito 21: -3635 mm w.e. contro -5751 mm w.e.), indicando un’ablazione estiva meno intensa nel 2023.
Confronto tra i Due Periodi e Tendenze
Il confronto tra i due periodi rivela diverse tendenze significative:
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale (b_w) è generalmente inferiore nel 2022/23 rispetto al 2021/22, con un gradiente altitudinale poco chiaro in entrambi i periodi. Ad esempio, al sito 04, l’accumulo è passato da 503 mm w.e. a 440 mm w.e., e al sito 05 da 600 mm w.e. a 322 mm w.e. Questa riduzione suggerisce un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti nel 2022/23, un fattore che ha contribuito a mantenere un bilancio annuale negativo, anche se meno estremo rispetto al 2021/22.
- Ablazione Estiva e Bilancio Annuale: Il bilancio annuale (b_a) è negativo in entrambi i periodi, ma le perdite sono meno drammatiche nel 2022/23. Ad esempio, al sito 04, il bilancio è passato da -4167 mm w.e. nel 2021/22 a -3483 mm w.e. nel 2022/23, una riduzione del 16%, e al sito 21 da -5751 mm w.e. a -3635 mm w.e., una riduzione del 37%. La perdita massima al sito 41 (-7479 mm w.e.) è inferiore rispetto al sito 38 nel 2021/22 (-8751 mm w.e.), suggerendo un’ablazione estiva meno intensa nel 2023, come osservato anche nel Vadret dal Murtèl (bilancio medio di -2160 mm w.e. nel 2022/23 contro -3250 mm w.e. nel 2021/22, Figura 4.28).
- Gradiente Altitudinale: Entrambi i periodi mostrano un gradiente altitudinale, con perdite di massa più marcate a quote più basse (sito 38/41: -8751 mm w.e. nel 2021/22, -7479 mm w.e. nel 2022/23) e meno marcate a quote più alte (sito 24: -3906 mm w.e. nel 2021/22, -5148 mm w.e. nel 2022/23). Tuttavia, le discrepanze nelle altitudini (ad esempio, sito 33 a 2633 m s.l.m. nella tabella contro 3700 m s.l.m. nella Figura 4.31) rendono difficile un’analisi precisa del gradiente altitudinale.
- Confronto con Altri Ghiacciai: Le perdite di massa del Vadret Pers sono meno estreme rispetto a quelle del Grosser Aletschgletscher (-11,655 mm w.e. al sito PN nel 2021/22, Tabella 4.17) o del Hohlaubgletscher (-5,139 mm w.e. al sito 110 nel 2021/22, Tabella 4.18), ma la sua estensione altitudinale (2450-3900 m s.l.m.) gli conferisce una certa resilienza, con perdite meno marcate a quote più alte. Rispetto al Vadret dal Murtèl, che ha un intervallo altitudinale più limitato (3050-3350 m s.l.m.), il Vadret Pers mostra una maggiore variabilità altitudinale, con siti a quote più alte (ad esempio, sito 33 a 3700 m s.l.m.) che potrebbero mantenere un accumulo invernale più significativo.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I dati della Tabella 4.21 evidenziano un ritiro continuo del Vadret Pers, con perdite di massa significative in entrambi i periodi, particolarmente marcate nel 2021/22 a causa dell’estate 2022 eccezionalmente calda, come osservato in altri ghiacciai alpini (ad esempio, Vadret dal Murtèl, Figura 4.28). La perdita massima di -8751 mm w.e. al sito 38 nel 2021/22, equivalente a circa 8,75 m di ghiaccio, e di -7479 mm w.e. al sito 41 nel 2022/23, riflette l’intensità dell’ablazione estiva a quote più basse, dove la lingua glaciale è più vulnerabile. Anche a quote più alte, come al sito 33 (probabilmente 3700 m s.l.m.), le perdite sono significative (-6624 mm w.e. nel 2021/22, -5301 mm w.e. nel 2022/23), suggerendo che l’ablazione estiva ha avuto un impatto anche nelle zone di accumulo, un fenomeno preoccupante per la stabilità a lungo termine del ghiacciaio.
La riduzione dell’accumulo invernale nel 2022/23 rispetto al 2021/22, combinata con un’ablazione estiva ancora significativa, ha contribuito a mantenere un bilancio negativo, anche se meno estremo. Questo è coerente con le tendenze osservate in altri ghiacciai alpini, come il Vadret dal Murtèl, dove l’ELA si è spostata verso altitudini più alte (3300 m s.l.m. nel 2021/22, 3250 m s.l.m. nel 2022/23, Figura 4.30), riducendo l’AAR (0% nel 2021/22, 10% nel 2022/23). Per il Vadret Pers, l’ELA è probabilmente più bassa grazie alla sua estensione altitudinale (fino a 3900 m s.l.m.), ma il ritiro della lingua glaciale e la separazione dal Vadret dal Morteratsch indicano che anche questo ghiacciaio sta subendo gli effetti del cambiamento climatico.
La perdita di massa del Vadret Pers ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai alpini contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali. Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti, un problema aggravato dalla presenza di seracchi e valanghe di ghiaccio nella zona di accumulo, come descritto nel testo.
Prospettive Future
La Tabella 4.21 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret Pers, fornendo una documentazione dettagliata delle variazioni di massa in punti specifici del ghiacciaio. La tendenza al ritiro accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. Tuttavia, la sua estensione altitudinale (2450-3900 m s.l.m.) e la sua resilienza, grazie alla presenza di un’area di accumulo a quote elevate, potrebbero consentirgli di persistere più a lungo rispetto a ghiacciai più piccoli, come il Vadret dal Murtèl.
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare la variabilità osservata tra i siti. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco, specialmente nella zona di accumulo ripida, e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, la Tabella 4.21 offre una rappresentazione dettagliata delle dinamiche puntuali del bilancio di massa del Vadret Pers, evidenziando un ritiro continuo e accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva. Questi dati sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret Pers, come sito rappresentativo per la Svizzera sud-orientale, continuerà a essere un punto di riferimento per la ricerca glaciologica, contribuendo alla comprensione più ampia del declino dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico globale.
Monitoraggio Glaciologico del Vadret Pers nel Biennio 2021/22: Un’Analisi Dettagliata delle Indagini sul Bilancio di Massa e delle Sfide Operative
Il Vadret Pers, un ghiacciaio situato nella Svizzera orientale e separato dal Vadret dal Morteratsch intorno al 2017, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo del bilancio di massa nel biennio 2021/22, nell’ambito di un programma di ricerca a lungo termine avviato da GLAMOS nel 2019, in collaborazione con la Vrije Universiteit Brussel (VUB). Questo periodo di studio ha permesso di raccogliere dati cruciali sull’accumulo invernale e sull’ablazione estiva del ghiacciaio, evidenziando l’impatto delle condizioni climatiche estreme, in particolare durante l’estate del 2022, che ha segnato un punto di svolta per il Vadret Pers e per altri ghiacciai alpini, come il Vadret dal Murtèl. Le indagini hanno anche messo in luce le crescenti difficoltà operative legate al ritiro glaciale, con implicazioni significative per la continuità delle osservazioni a lungo termine e per la comprensione delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico.
Determinazione del Bilancio Invernale e Caratteristiche della Neve
Le osservazioni del bilancio di massa invernale del Vadret Pers sono state condotte l’11 aprile 2022, un momento strategico per valutare l’accumulo nevoso al termine della stagione invernale. Durante questa campagna, sono stati effettuati 136 sondaggi della neve, distribuiti sull’intera superficie del ghiacciaio, che si estende su 6,5 km², coprendo un intervallo altitudinale da 2450 m s.l.m. a 3900 m s.l.m. I sondaggi sono stati acquisiti in prossimità di tutti i pali di monitoraggio della rete, garantendo una copertura spaziale completa delle diverse zone del ghiacciaio, dalla lingua glaciale alla zona di accumulo. Un aspetto significativo di questa campagna è stata la salita con gli sci fino a Schnapsboden, l’unica sezione pianeggiante dell’area di accumulo, situata a un’altitudine di 3400 m s.l.m. Questa area, caratterizzata da pendenze più moderate rispetto al resto della zona di accumulo, ha permesso di effettuare misurazioni in una regione critica per l’accumulo nevoso, dove la neve si trasforma in firn e ghiaccio, contribuendo al flusso glaciale verso le quote inferiori.
Parallelamente, la densità della neve è stata misurata in tre siti rappresentativi attraverso carotaggi, un metodo che consente di analizzare le proprietà fisiche dello strato nevoso con alta precisione. I valori di densità registrati variano tra 260 e 370 kg m⁻³, indicando densità basse, tipiche di neve fresca o poco compattata. La densità minima di 260 kg m⁻³ è indicativa di neve recente, con una compattazione limitata, mentre il valore massimo di 370 kg m⁻³ suggerisce un certo grado di metamorfismo, probabilmente dovuto a cicli di disgelo e ricongelamento o a un’esposizione prolungata al vento. Questi valori di densità, combinati con le misurazioni della profondità della neve, sono stati utilizzati per convertire i dati in equivalente d’acqua (mm w.e.), un’unità standard per il calcolo del bilancio di massa. La bassa densità della neve, simile a quella osservata nel Vadret dal Murtèl nello stesso periodo (250-340 kg m⁻³), potrebbe essere influenzata da fattori microclimatici locali, come l’esposizione al vento e l’ombreggiatura delle pareti rocciose, che limitano la compattazione dello strato nevoso.
Rilevamenti Intermedi e Autunnali: Adattamenti alle Condizioni Estreme
L’estate del 2022 è stata caratterizzata da una fusione eccezionale, come evidenziato in altri ghiacciai alpini, come il Vadret dal Murtèl, dove un bilancio medio di -3250 mm w.e. è stato registrato (Figura 4.28). A causa di questa fusione eccessiva, è stato necessario un rilevamento intermedio sul campo il 21 luglio 2022, per affrontare il rischio di perdita dei pali di monitoraggio. Diversi pali, specialmente quelli situati a quote più basse nella zona di ablazione, erano sul punto di sciogliersi completamente, un fenomeno che riflette l’intensità dell’ablazione estiva. Durante questo rilevamento, i pali a rischio sono stati riposizionati, un’operazione cruciale per garantire la continuità delle misurazioni e per evitare la perdita di dati in un anno critico per il bilancio di massa del ghiacciaio.
Il rilevamento autunnale di GLAMOS è stato effettuato il 12 settembre 2022, al termine della stagione di ablazione, per determinare il bilancio di massa annuale. Durante questa campagna, sono stati visitati tutti i pali della rete di monitoraggio, che include sia i siti gestiti da VUB nell’area di ablazione che quelli gestiti da GLAMOS nelle parti più alte del ghiacciaio. I pali situati nelle zone superiori, al di fuori della rete VUB, sono stati riposizionati per garantire la continuità delle misurazioni a lungo termine. Tuttavia, a causa di un forte crepacciamento, non è stato possibile raggiungere il sito di misurazione più alto a Schnapsboden, a 3400 m s.l.m., dove nessun palo è stato mantenuto dal 2021. Questo sito, situato nell’unica sezione pianeggiante dell’area di accumulo, è particolarmente difficile da raggiungere a causa della morfologia ripida e della presenza di seracchi e valanghe di ghiaccio, come descritto nel testo introduttivo.
I pali della rete VUB, concentrati nell’area di ablazione, sono stati visitati e riposizionati tra il 1° e il 3 ottobre 2022, in una campagna separata che ha completato il rilevamento autunnale. Questa collaborazione tra GLAMOS e VUB, che integra misurazioni a diverse altitudini e in diverse zone del ghiacciaio, ha permesso di ottenere un quadro completo del bilancio di massa annuale, nonostante le difficoltà operative legate al crepacciamento e alla fusione intensa.
Risultati del Bilancio di Massa Annuale
Nell’arco del periodo annuale 2021/22, è stato determinato un bilancio di massa record, negativo, in tutti gli 11 siti della rete di monitoraggio del Vadret Pers. La Tabella 4.21 riporta valori che variano da -8751 mm w.e. al sito 38 (2457 m s.l.m.), vicino alla lingua glaciale, a -3906 mm w.e. al sito 24 (3002 m s.l.m.), nella sezione intermedia. La perdita massima al sito 38, equivalente a circa 8,75 m di ghiaccio, riflette l’intensità dell’ablazione estiva a quote più basse, dove le temperature sono più elevate e la fusione è più marcata. Anche a quote più alte, come al sito 33 (probabilmente 3700 m s.l.m.), la perdita di -6624 mm w.e. indica che l’ablazione estiva ha avuto un impatto significativo, un fenomeno coerente con l’estate 2022 eccezionalmente calda, che ha causato perdite record in altri ghiacciai alpini, come il Vadret dal Murtèl (bilancio medio di -3250 mm w.e., Figura 4.28).
Il gradiente altitudinale è evidente, con perdite di massa più marcate a quote più basse (sito 38: -8751 mm w.e.) e meno marcate a quote più alte (sito 24: -3906 mm w.e.), riflettendo l’influenza delle temperature estive e della radiazione solare sulle diverse zone del ghiacciaio. Tuttavia, la perdita elevata al sito 33 (-6624 mm w.e.), che dovrebbe essere a 3700 m s.l.m., è anomala e potrebbe essere dovuta a un errore di trascrizione dell’altitudine o a un’ablazione estiva eccezionale anche a quote elevate, un fenomeno che richiede ulteriori indagini per comprendere le dinamiche locali del ghiacciaio.
Confronto con Altri Ghiacciai e Contesto Climatico
La tendenza al ritiro del Vadret Pers, con un bilancio di massa record negativo nel 2021/22, è coerente con quella osservata in altri ghiacciai alpini nello stesso periodo:
- Vadret dal Murtèl: La Tabella 4.20 riporta perdite massime di -5625 mm w.e. al sito 1 (3051 m s.l.m.) nel 2021/22, con un bilancio medio di -3250 mm w.e. (Figura 4.28). L’ELA del Vadret dal Murtèl ha raggiunto 3300 m s.l.m. nel 2021/22, con un AAR di 0% (Figura 4.30), indicando che l’intero ghiacciaio era nella zona di ablazione. Il Vadret Pers, con un intervallo altitudinale più ampio (2450-3900 m s.l.m.), potrebbe avere un’ELA più bassa, ma le perdite record a tutte le quote suggeriscono un impatto simile dell’estate 2022.
- Grosser Aletschgletscher: La Tabella 4.17 riporta perdite massime di -11,655 mm w.e. al sito PN (2014 m s.l.m.) nel 2021/22, con un bilancio medio probabilmente superiore a -5000 mm w.e. a quote basse. Il Vadret Pers, con una lingua glaciale a 2450 m s.l.m., mostra perdite meno estreme (-8751 mm w.e. al sito 38), ma la sua estensione altitudinale gli consente di mantenere un accumulo invernale più significativo a quote alte.
- Hohlaubgletscher: La Tabella 4.18 riporta perdite massime di -5,139 mm w.e. al sito 110 (3100 m s.l.m.) nel 2021/22, con un bilancio medio di circa -4000 mm w.e. Il Vadret Pers mostra perdite simili a quote intermedie (ad esempio, sito 04: -4167 mm w.e.), ma la sua resilienza a quote più alte (fino a 3900 m s.l.m.) potrebbe mitigare l’impatto a lungo termine.
L’estate 2022, descritta come “estrema” nel testo per il Vadret dal Murtèl, ha avuto un impatto significativo sul Vadret Pers, con un’ablazione estiva che ha dominato l’accumulo invernale a tutte le quote, portando a un bilancio di massa record negativo. Questo fenomeno è coerente con le tendenze regionali, dove l’aumento delle temperature medie e la riduzione delle precipitazioni nevose hanno spostato l’ELA verso altitudini più alte, riducendo l’AAR e accelerando il ritiro glaciale.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I dati della Tabella 4.21 evidenziano un ritiro drammatico del Vadret Pers nel 2021/22, con perdite di massa record che riflettono l’impatto del cambiamento climatico. La perdita massima di -8751 mm w.e. al sito 38, equivalente a circa 8,75 m di ghiaccio, e le perdite significative anche a quote più alte (ad esempio, -6624 mm w.e. al sito 33, probabilmente a 3700 m s.l.m.) indicano che l’ablazione estiva ha avuto un impatto su tutte le zone del ghiacciaio, un fenomeno preoccupante per la sua stabilità a lungo termine. La collaborazione tra GLAMOS e VUB, che integra misurazioni nell’area di accumulo e nell’area di ablazione, ha permesso di ottenere un quadro completo del bilancio di massa, nonostante le difficoltà operative legate al crepacciamento e alla fusione intensa.
La perdita di massa del Vadret Pers ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai alpini contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali. Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti, un problema aggravato dalla presenza di seracchi e valanghe di ghiaccio nella zona di accumulo, come descritto nel testo.
Prospettive Future
La Tabella 4.21 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret Pers, fornendo una documentazione dettagliata delle variazioni di massa nel 2021/22. La tendenza al ritiro accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. Tuttavia, la sua estensione altitudinale (2450-3900 m s.l.m.) e la sua resilienza, grazie alla presenza di un’area di accumulo a quote elevate, potrebbero consentirgli di persistere più a lungo rispetto a ghiacciai più piccoli, come il Vadret dal Murtèl.
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare la variabilità osservata tra i siti. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco, specialmente nella zona di accumulo ripida, e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, la Tabella 4.21 offre una rappresentazione dettagliata delle dinamiche puntuali del bilancio di massa del Vadret Pers nel 2021/22, evidenziando un ritiro drammatico, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva. Questi dati sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret Pers, come sito rappresentativo per la Svizzera sud-orientale, continuerà a essere un punto di riferimento per la ricerca glaciologica, contribuendo alla comprensione più ampia del declino dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico globale.

Dinamiche Altitudinali del Bilancio di Massa del Vadret Pers: Un’Analisi Approfondita della Tabella 4.22 per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Il Vadret Pers, un ghiacciaio situato nella Svizzera orientale e separato dal Vadret dal Morteratsch intorno al 2017, rappresenta un sistema glaciale di grande interesse scientifico, selezionato da GLAMOS nel 2019 come sito rappresentativo per il monitoraggio a lungo termine del bilancio di massa nella Svizzera sud-orientale. La Tabella 4.22, intitolata “Vadret Pers – Specific winter (b_w) and annual (b_a) balance according to elevation bands for the two periods 2021/22 and 2022/23. Results refer to the measurement period, defined by the dates of the field survey”, presenta i dati del bilancio di massa invernale (b_w) e annuale (b_a) del ghiacciaio, organizzati per fasce altitudinali, per i periodi 2021/22 e 2022/23. Questa analisi altitudinale offre un quadro dettagliato delle variazioni di massa in funzione dell’altitudine, evidenziando la vulnerabilità del Vadret Pers al cambiamento climatico e le sue risposte alle condizioni climatiche estreme, con implicazioni significative per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la conservazione degli ecosistemi alpini nella regione.
Metodologia e Struttura della Tabella
La Tabella 4.22 riporta i dati del bilancio di massa del Vadret Pers, un ghiacciaio con una superficie di 6,661 km² nel 2021/22 e 6,537 km² nel 2022/23, che si estende da 2450 m s.l.m. a 3900 m s.l.m., come descritto nel testo introduttivo. I dati sono organizzati per fasce altitudinali con intervalli di 50 m (2400-2500, 2500-2600, ecc.), coprendo l’intero intervallo altitudinale del ghiacciaio. Per ciascun periodo e ciascuna fascia altitudinale, la tabella fornisce:
- Area (km²): La superficie del ghiacciaio in ciascuna fascia altitudinale, che rappresenta la distribuzione altitudinale della sua estensione.
- Bilancio invernale specifico (b_w, mm w.e.): L’accumulo netto di neve durante l’inverno, espresso in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), calcolato sulla base delle misurazioni della profondità e della densità della neve (ad esempio, 136 sondaggi l’11 aprile 2022 per il 2021/22).
- Bilancio annuale specifico (b_a, mm w.e.): La variazione netta di massa durante l’intero anno, espressa in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), che rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva.
I dati si riferiscono ai periodi di misurazione definiti dalle date dei rilevamenti sul campo: per il 2021/22, il bilancio invernale è stato misurato l’11 aprile 2022, con letture finali il 12 settembre 2022; per il 2022/23, il bilancio invernale è stato misurato il 4 aprile 2023, con letture finali il 30 settembre 2023. Le misurazioni sono state condotte nell’ambito della collaborazione tra GLAMOS e la Vrije Universiteit Brussel (VUB), come descritto nel testo introduttivo.
Analisi Dettagliata del Periodo 2021/22
Il periodo 2021/22, che copre l’intervallo tra il 6 settembre 2021 e il 12 settembre 2022, è stato caratterizzato da un’ablazione estiva eccezionale, come descritto nel testo, con un’estate 2022 che ha portato a perdite di massa record in tutti i siti di monitoraggio del Vadret Pers e in altri ghiacciai alpini, come il Vadret dal Murtèl.
Distribuzione Altitudinale della Superficie
La superficie totale del ghiacciaio nel 2021/22 è di 6,661 km², distribuita come segue:
- 2400-2500 m s.l.m.: 0,053 km² (0,8% della superficie totale), corrispondente alla lingua glaciale.
- 2500-2600 m s.l.m.: 0,152 km² (2,3%).
- 2600-2700 m s.l.m.: 0,491 km² (7,4%).
- 2700-2800 m s.l.m.: 0,768 km² (11,5%).
- 2800-2900 m s.l.m.: 0,722 km² (10,8%).
- 2900-3000 m s.l.m.: 1,431 km² (21,5%), la fascia con la maggiore estensione.
- 3000-3100 m s.l.m.: 0,780 km² (11,7%).
- 3100-3200 m s.l.m.: 0,486 km² (7,3%).
- 3200-3300 m s.l.m.: 0,364 km² (5,5%).
- 3300-3400 m s.l.m.: 0,361 km² (5,4%).
- 3400-3500 m s.l.m.: 0,307 km² (4,6%).
- 3500-3600 m s.l.m.: 0,274 km² (4,1%).
- 3600-3700 m s.l.m.: 0,203 km² (3,0%).
- 3700-3800 m s.l.m.: 0,166 km² (2,5%).
- 3800-3900 m s.l.m.: 0,104 km² (1,6%).
La distribuzione altitudinale mostra che circa il 55% della superficie del ghiacciaio si concentra tra 2700 e 3100 m s.l.m., con la fascia 2900-3000 m s.l.m. che rappresenta la porzione più estesa (1,431 km², 21,5%). Le fasce più basse (2400-2500 m s.l.m.) e più alte (3800-3900 m s.l.m.) rappresentano una frazione minima della superficie, riflettendo la morfologia del ghiacciaio, con una lingua glaciale ristretta a quote basse e un’area di accumulo limitata a quote alte, come illustrato nella Figura 4.31.
Bilancio Invernale Specifico (b_w)
Il bilancio invernale, misurato l’11 aprile 2022, mostra un accumulo di neve che aumenta con l’altitudine:
- 2400-2500 m s.l.m.: 215 mm w.e.
- 2500-2600 m s.l.m.: 245 mm w.e.
- 2600-2700 m s.l.m.: 448 mm w.e.
- 2700-2800 m s.l.m.: 496 mm w.e.
- 2800-2900 m s.l.m.: 635 mm w.e.
- 2900-3000 m s.l.m.: 772 mm w.e.
- 3000-3100 m s.l.m.: 950 mm w.e.
- 3100-3200 m s.l.m.: 1101 mm w.e.
- 3200-3300 m s.l.m.: 1171 mm w.e.
- 3300-3400 m s.l.m.: 1305 mm w.e.
- 3400-3500 m s.l.m.: 1181 mm w.e.
- 3500-3600 m s.l.m.: 970 mm w.e.
- 3600-3700 m s.l.m.: 837 mm w.e.
- 3700-3800 m s.l.m.: 850 mm w.e.
- 3800-3900 m s.l.m.: 771 mm w.e.
L’accumulo invernale varia da un minimo di 215 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m., nella lingua glaciale, a un massimo di 1305 mm w.e. a 3300-3400 m s.l.m., nella zona di accumulo, per poi scendere leggermente a 771 mm w.e. nella fascia più alta (3800-3900 m s.l.m.). Questo trend riflette l’effetto dell’altitudine sulle precipitazioni nevose, con quote più elevate che ricevono maggiori quantità di neve, anche se la densità della neve (260-370 kg m⁻³, come riportato nel testo) indica una variabilità nella compattazione dello strato nevoso, probabilmente influenzata da fattori microclimatici come l’esposizione al vento e l’ombreggiatura delle pareti rocciose.
Bilancio Annuale Specifico (b_a)
Il bilancio annuale, determinato con letture finali il 12 settembre 2022, è fortemente negativo nelle fasce altitudinali inferiori, ma diventa positivo sopra i 3400 m s.l.m.:
- 2400-2500 m s.l.m.: -8254 mm w.e.
- 2500-2600 m s.l.m.: -7809 mm w.e.
- 2600-2700 m s.l.m.: -6580 mm w.e.
- 2700-2800 m s.l.m.: -5559 mm w.e.
- 2800-2900 m s.l.m.: -4220 mm w.e.
- 2900-3000 m s.l.m.: -3739 mm w.e.
- 3000-3100 m s.l.m.: -2428 mm w.e.
- 3100-3200 m s.l.m.: -1337 mm w.e.
- 3200-3300 m s.l.m.: -602 mm w.e.
- 3300-3400 m s.l.m.: -70 mm w.e.
- 3400-3500 m s.l.m.: +82 mm w.e.
- 3500-3600 m s.l.m.: +47 mm w.e.
- 3600-3700 m s.l.m.: +165 mm w.e.
- 3700-3800 m s.l.m.: +345 mm w.e.
- 3800-3900 m s.l.m.: +311 mm w.e.
La perdita di massa è massima nella fascia più bassa (2400-2500 m s.l.m.), con -8254 mm w.e., equivalente a circa 8,25 m di ghiaccio, e diminuisce con l’aumentare dell’altitudine, diventando positiva sopra i 3400 m s.l.m., con un massimo di +345 mm w.e. a 3700-3800 m s.l.m. Il bilancio medio del ghiacciaio, calcolato come media ponderata per l’area, è di -3024 mm w.e., un valore che riflette l’ablazione estiva eccezionale del 2022, coerente con l’estate 2022 descritta come “estrema” nel testo per il Vadret dal Murtèl, che ha portato a un bilancio medio di -3250 mm w.e. (Figura 4.28). La Tabella 4.21 conferma questa tendenza, con perdite massime di -8751 mm w.e. al sito 38 (2457 m s.l.m.) e perdite significative anche a quote più alte (ad esempio, -6624 mm w.e. al sito 33, probabilmente a 3700 m s.l.m.).
Analisi Dettagliata del Periodo 2022/23
Il periodo 2022/23, che copre l’intervallo tra il 12 settembre 2022 e il 30 settembre 2023, mostra una perdita di massa meno estrema rispetto al 2021/22, ma comunque significativa, con una superficie totale del ghiacciaio ridotta a 6,537 km².
Distribuzione Altitudinale della Superficie
La superficie totale del ghiacciaio nel 2022/23 è di 6,537 km², distribuita come segue:
- 2400-2500 m s.l.m.: 0,041 km² (0,6%).
- 2500-2600 m s.l.m.: 0,139 km² (2,1%).
- 2600-2700 m s.l.m.: 0,464 km² (7,1%).
- 2700-2800 m s.l.m.: 0,721 km² (11,0%).
- 2800-2900 m s.l.m.: 0,703 km² (10,8%).
- 2900-3000 m s.l.m.: 1,427 km² (21,8%).
- 3000-3100 m s.l.m.: 0,779 km² (11,9%).
- 3100-3200 m s.l.m.: 0,485 km² (7,4%).
- 3200-3300 m s.l.m.: 0,364 km² (5,6%).
- 3300-3400 m s.l.m.: 0,361 km² (5,5%).
- 3400-3500 m s.l.m.: 0,307 km² (4,7%).
- 3500-3600 m s.l.m.: 0,274 km² (4,2%).
- 3600-3700 m s.l.m.: 0,203 km² (3,1%).
- 3700-3800 m s.l.m.: 0,166 km² (2,5%).
- 3800-3900 m s.l.m.: 0,104 km² (1,6%).
Rispetto al 2021/22, la superficie totale è diminuita di 0,124 km² (circa l’1,9%), con una riduzione concentrata nelle fasce più basse (2400-2500 m s.l.m.: da 0,053 km² a 0,041 km²; 2500-2600 m s.l.m.: da 0,152 km² a 0,139 km²), un segnale del ritiro della lingua glaciale, un fenomeno comune nei ghiacciai alpini in condizioni di stress climatico.
Bilancio Invernale Specifico (b_w)
Il bilancio invernale, misurato il 4 aprile 2023, mostra un accumulo di neve che aumenta con l’altitudine, ma con valori generalmente inferiori a quote basse rispetto al 2021/22:
- 2400-2500 m s.l.m.: 73 mm w.e.
- 2500-2600 m s.l.m.: 165 mm w.e.
- 2600-2700 m s.l.m.: 28 mm w.e.
- 2700-2800 m s.l.m.: 232 mm w.e.
- 2800-2900 m s.l.m.: 374 mm w.e.
- 2900-3000 m s.l.m.: 695 mm w.e.
- 3000-3100 m s.l.m.: 974 mm w.e.
- 3100-3200 m s.l.m.: 1167 mm w.e.
- 3200-3300 m s.l.m.: 1238 mm w.e.
- 3300-3400 m s.l.m.: 1377 mm w.e.
- 3400-3500 m s.l.m.: 1284 mm w.e.
- 3500-3600 m s.l.m.: 1097 mm w.e.
- 3600-3700 m s.l.m.: 924 mm w.e.
- 3700-3800 m s.l.m.: 959 mm w.e.
- 3800-3900 m s.l.m.: 852 mm w.e.
L’accumulo invernale varia da un minimo di 28 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m. a un massimo di 1377 mm w.e. a 3300-3400 m s.l.m., per poi scendere a 852 mm w.e. nella fascia più alta. Rispetto al 2021/22, l’accumulo è significativamente inferiore a quote basse (ad esempio, 73 mm w.e. contro 215 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m.; 28 mm w.e. contro 448 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m.), ma simile o leggermente superiore a quote più alte (ad esempio, 1377 mm w.e. contro 1305 mm w.e. a 3300-3400 m s.l.m.). Questa riduzione a quote basse suggerisce un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti, un fenomeno coerente con le tendenze osservate in altri ghiacciai alpini, come il Vadret dal Murtèl (244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. nel 2022/23 contro 418 mm w.e. nel 2021/22, Tabella 4.19).
Bilancio Annuale Specifico (b_a)
Il bilancio annuale è negativo nelle fasce altitudinali inferiori, ma diventa positivo sopra i 3100 m s.l.m.:
- 2400-2500 m s.l.m.: -6261 mm w.e.
- 2500-2600 m s.l.m.: -6467 mm w.e.
- 2600-2700 m s.l.m.: -4978 mm w.e.
- 2700-2800 m s.l.m.: -3984 mm w.e.
- 2800-2900 m s.l.m.: -3714 mm w.e.
- 2900-3000 m s.l.m.: -3062 mm w.e.
- 3000-3100 m s.l.m.: -943 mm w.e.
- 3100-3200 m s.l.m.: -40 mm w.e.
- 3200-3300 m s.l.m.: +314 mm w.e.
- 3300-3400 m s.l.m.: +785 mm w.e.
- 3400-3500 m s.l.m.: +701 mm w.e.
- 3500-3600 m s.l.m.: +645 mm w.e.
- 3600-3700 m s.l.m.: +931 mm w.e.
- 3700-3800 m s.l.m.: +855 mm w.e.
- 3800-3900 m s.l.m.: +963 mm w.e.
La perdita di massa è massima nella fascia 2500-2600 m s.l.m., con -6467 mm w.e., equivalente a circa 6,47 m di ghiaccio, e diminuisce con l’aumentare dell’altitudine, diventando positiva sopra i 3100 m s.l.m., con un massimo di +963 mm w.e. a 3800-3900 m s.l.m. Rispetto al 2021/22, le perdite sono meno estreme (ad esempio, -6261 mm w.e. contro -8254 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m.), e il bilancio medio del ghiacciaio è di -1963 mm w.e., un valore meno negativo rispetto al -3024 mm w.e. del 2021/22, indicando un’ablazione estiva meno intensa nel 2023. La Tabella 4.21 conferma questa tendenza, con perdite massime di -7479 mm w.e. al sito 41 (2477 m s.l.m.) nel 2022/23, contro -8751 mm w.e. al sito 38 nel 2021/22.
Confronto tra i Due Periodi e Tendenze
Il confronto tra i due periodi rivela diverse tendenze significative:
- Riduzione della Superficie: La superficie totale del ghiacciaio è diminuita da 6,661 km² nel 2021/22 a 6,537 km² nel 2022/23, con una perdita di 0,124 km² (circa l’1,9%), concentrata nelle fasce più basse (2400-2500 m s.l.m.: da 0,053 km² a 0,041 km²; 2500-2600 m s.l.m.: da 0,152 km² a 0,139 km²). Questa riduzione è un segnale chiaro del ritiro della lingua glaciale, un fenomeno comune nei ghiacciai alpini, come osservato anche nel Vadret dal Murtèl (da 0,261 km² a 0,252 km², Tabella 4.19).
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale (b_w) è diminuito nel 2022/23 rispetto al 2021/22 a quote più basse (ad esempio, 73 mm w.e. contro 215 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m.; 28 mm w.e. contro 448 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m.), ma è simile o leggermente superiore a quote più alte (ad esempio, 1377 mm w.e. contro 1305 mm w.e. a 3300-3400 m s.l.m.). Questa riduzione a quote basse suggerisce un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti nel 2022/23, un fattore che ha contribuito a mantenere un bilancio annuale negativo, anche se meno estremo rispetto al 2021/22.
- Ablazione Estiva e Bilancio Annuale: Il bilancio annuale (b_a) è negativo in entrambi i periodi a quote inferiori, ma le perdite sono meno drammatiche nel 2022/23. Ad esempio, a 2400-2500 m s.l.m., il bilancio è passato da -8254 mm w.e. nel 2021/22 a -6261 mm w.e. nel 2022/23, una riduzione del 24%. Il bilancio medio del ghiacciaio è di -1963 mm w.e. nel 2022/23, contro -3024 mm w.e. nel 2021/22, riflettendo un’ablazione estiva meno intensa nel 2023, come osservato anche nel Vadret dal Murtèl (bilancio medio di -2160 mm w.e. nel 2022/23 contro -3250 mm w.e. nel 2021/22, Figura 4.28). Inoltre, il bilancio annuale diventa positivo a quote più basse nel 2022/23 (sopra i 3100 m s.l.m.) rispetto al 2021/22 (sopra i 3400 m s.l.m.), indicando una maggiore resilienza a quote intermedie.
- Gradiente Altitudinale: Entrambi i periodi mostrano un gradiente altitudinale chiaro: l’accumulo invernale aumenta con l’altitudine, mentre il bilancio annuale passa da valori fortemente negativi a quote basse a valori positivi a quote più alte. Nel 2021/22, il bilancio diventa positivo sopra i 3400 m s.l.m., mentre nel 2022/23 sopra i 3100 m s.l.m., suggerendo un miglioramento delle condizioni di accumulo a quote intermedie nel 2022/23.
Confronto con Altri Ghiacciai e Contesto Climatico
La tendenza al ritiro del Vadret Pers è coerente con quella osservata in altri ghiacciai alpini monitorati nello stesso periodo:
- Vadret dal Murtèl: La Tabella 4.19 riporta perdite massime di -5943 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. nel 2021/22, con un bilancio medio di -3250 mm w.e., e -3630 mm w.e. nel 2022/23, con un bilancio medio di -2160 mm w.e. (Figura 4.28). L’ELA del Vadret dal Murtèl ha raggiunto 3300 m s.l.m. nel 2021/22, con un AAR di 0% (Figura 4.30), indicando che l’intero ghiacciaio era nella zona di ablazione. Il Vadret Pers, con un intervallo altitudinale più ampio (2450-3900 m s.l.m.), mostra un’ELA più bassa (probabilmente intorno a 3400 m s.l.m. nel 2021/22 e 3100 m s.l.m. nel 2022/23), con un AAR maggiore, grazie alla sua estensione a quote alte.
- Grosser Aletschgletscher: La Tabella 4.17 riporta perdite massime di -11,655 mm w.e. al sito PN (2014 m s.l.m.) nel 2021/22, con un bilancio medio probabilmente superiore a -5000 mm w.e. a quote basse. Il Vadret Pers, con una lingua glaciale a 2450 m s.l.m., mostra perdite meno estreme (-8254 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m. nel 2021/22), ma la sua estensione altitudinale gli consente di mantenere un accumulo invernale più significativo a quote alte, con bilanci positivi sopra i 3100 m s.l.m. nel 2022/23.
- Hohlaubgletscher: La Tabella 4.18 riporta perdite massime di -5,139 mm w.e. al sito 110 (3100 m s.l.m.) nel 2021/22, con un bilancio medio di circa -4000 mm w.e. Il Vadret Pers mostra perdite simili a quote intermedie (ad esempio, -3739 mm w.e. a 2900-3000 m s.l.m. nel 2021/22), ma la sua resilienza a quote più alte (fino a 3900 m s.l.m.) è evidente, con bilanci positivi sopra i 3100 m s.l.m. nel 2022/23.
L’estate 2022, descritta come “estrema” nel testo per il Vadret dal Murtèl, ha avuto un impatto significativo sul Vadret Pers, con un’ablazione estiva che ha dominato l’accumulo invernale a tutte le quote inferiori a 3400 m s.l.m., portando a un bilancio medio di -3024 mm w.e. La leggera attenuazione nel 2022/23, con un bilancio medio di -1963 mm w.e., suggerisce un’estate meno estrema, ma l’accumulo invernale inferiore a quote basse ha contribuito a mantenere un bilancio negativo, un fenomeno coerente con le tendenze regionali, dove l’aumento delle temperature medie e la riduzione delle precipitazioni nevose hanno spostato l’ELA verso altitudini più alte, riducendo l’AAR.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I dati della Tabella 4.22 evidenziano un ritiro continuo del Vadret Pers, con perdite di massa significative nel 2021/22, attenuate nel 2022/23, e un gradiente altitudinale che mostra un accumulo invernale maggiore a quote alte, ma insufficiente a compensare l’ablazione estiva a quote basse. La perdita massima di -8254 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m. nel 2021/22, equivalente a circa 8,25 m di ghiaccio, e di -6467 mm w.e. a 2500-2600 m s.l.m. nel 2022/23, riflette l’intensità dell’ablazione estiva nella lingua glaciale, un’area vulnerabile alla fusione, come evidenziato dalla riduzione della superficie (da 6,661 km² a 6,537 km²) e dalla necessità di riposizionare i pali di monitoraggio a causa della fusione eccessiva (descritta nel testo).
Il bilancio annuale positivo sopra i 3100 m s.l.m. nel 2022/23 (ad esempio, +963 mm w.e. a 3800-3900 m s.l.m.) indica una certa resilienza del ghiacciaio a quote elevate, dove l’accumulo invernale supera l’ablazione estiva, grazie alle basse temperature e alle maggiori precipitazioni nevose. Tuttavia, la predominanza dell’ablazione a quote inferiori, che rappresentano la maggior parte della superficie del ghiacciaio (circa il 55% tra 2700 e 3100 m s.l.m.), ha portato a una perdita di massa complessiva significativa, con un bilancio medio di -3024 mm w.e. nel 2021/22 e -1963 mm w.e. nel 2022/23. Questa perdita ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai alpini contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali.
Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti, un problema aggravato dalla presenza di seracchi e valanghe di ghiaccio nella zona di accumulo, come descritto nel testo. La difficoltà di raggiungere siti come Schnapsboden (3400 m s.l.m.), a causa del forte crepacciamento, sottolinea le sfide operative legate al monitoraggio a lungo termine, che richiedono strategie di adattamento, come l’integrazione di tecnologie avanzate (ad esempio, telerilevamento e droni) per ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco.
Prospettive Future
La Tabella 4.22 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret Pers, fornendo una documentazione dettagliata delle variazioni di massa in funzione dell’altitudine. La tendenza al ritiro accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. Tuttavia, la sua estensione altitudinale (2450-3900 m s.l.m.) e la sua resilience, grazie alla presenza di un’area di accumulo a quote elevate, potrebbero consentirgli di persistere più a lungo rispetto a ghiacciai più piccoli, come il Vadret dal Murtèl, che ha un intervallo altitudinale più limitato (3050-3350 m s.l.m.).
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare le variazioni altitudinali osservate nei dati. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco, specialmente nella zona di accumulo ripida, e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, la Tabella 4.22 offre una rappresentazione dettagliata delle dinamiche altitudinali del bilancio di massa del Vadret Pers, evidenziando un ritiro continuo e accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva. Questi dati sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret Pers, come sito rappresentativo per la Svizzera sud-orientale, continuerà a essere un punto di riferimento per la ricerca glaciologica, contribuendo alla comprensione più ampia del declino dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico globale.
Monitoraggio Glaciologico del Vadret Pers nel Biennio 2022/23: Un’Analisi Dettagliata delle Indagini sul Bilancio di Massa e delle Sfide Operative in un Contesto di Cambiamento Climatico
Il Vadret Pers, un ghiacciaio situato nella Svizzera orientale e separato dal Vadret dal Morteratsch intorno al 2017, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo del bilancio di massa nel biennio 2022/23, nell’ambito di un programma di ricerca a lungo termine avviato da GLAMOS nel 2019, in collaborazione con la Vrije Universiteit Brussel (VUB). Questo periodo di studio ha permesso di raccogliere dati cruciali sull’accumulo invernale e sull’ablazione estiva del ghiacciaio, evidenziando l’impatto delle condizioni climatiche in un contesto di cambiamento climatico accelerato. Le indagini condotte nel 2022/23, in continuità con quelle degli anni precedenti, hanno confermato una perdita di massa significativa, con un bilancio fortemente negativo, e hanno messo in luce le crescenti difficoltà operative legate al ritiro glaciale, con implicazioni significative per la continuità delle osservazioni a lungo termine e per la comprensione delle dinamiche glaciali in un contesto di riscaldamento globale.
Determinazione del Bilancio Invernale e Caratteristiche della Neve
Le osservazioni del bilancio di massa invernale del Vadret Pers sono state condotte il 4 aprile 2023, un momento strategico per valutare l’accumulo nevoso al termine della stagione invernale. Durante questa campagna, sono stati effettuati 138 sondaggi della neve, distribuiti su gran parte della superficie del ghiacciaio, che si estende su 6,537 km², coprendo un intervallo altitudinale da 2450 m s.l.m. a 3900 m s.l.m., come riportato nella Tabella 4.22. I sondaggi hanno coperto il ghiacciaio fino a un’altitudine di 3500 m s.l.m., includendo sia la zona di ablazione che le fasce inferiori e intermedie della zona di accumulo. Questo numero elevato di sondaggi ha permesso di ottenere una rappresentazione spaziale dettagliata della distribuzione della profondità della neve, coprendo diverse zone del ghiacciaio, dalla lingua glaciale alla sezione intermedia, fino alle quote più alte accessibili.
Parallelamente, la densità della neve è stata misurata in tre siti rappresentativi attraverso carotaggi, un metodo che consente di analizzare le proprietà fisiche dello strato nevoso con alta precisione. I siti di misurazione sono stati selezionati a diverse altitudini: circa 3100 m s.l.m., nella sezione intermedia del ghiacciaio, 2780 m s.l.m., nella zona di ablazione superiore, e 2500 m s.l.m., vicino alla lingua glaciale. I valori di densità registrati variano tra 170 kg m⁻³ e 360 kg m⁻³, confermando una tendenza a densità estremamente basse, simile a quella osservata nel periodo precedente (260-370 kg m⁻³ nel 2021/22). La densità minima di 170 kg m⁻³, rilevata in presenza di poca neve e strati di brina di profondità (depth hoar), è indicativa di neve fresca o poco compattata, tipica di un inverno con precipitazioni nevose limitate e temperature basse che favoriscono la formazione di cristalli di brina. Il valore massimo di 360 kg m⁻³, riscontrato in corrispondenza di un manto nevoso più spesso nell’area di accumulo, suggerisce un certo grado di compattazione, probabilmente dovuto a un accumulo nevoso più consistente e a cicli di disgelo e ricongelamento. Questi valori di densità, combinati con le misurazioni della profondità della neve, sono stati utilizzati per convertire i dati in equivalente d’acqua (mm w.e.), un’unità standard per il calcolo del bilancio di massa.
La bassa densità della neve, osservata anche nel Vadret dal Murtèl nello stesso periodo (230-320 kg m⁻³), potrebbe essere influenzata da fattori microclimatici locali, come l’esposizione al vento e l’ombreggiatura delle pareti rocciose, che limitano la compattazione dello strato nevoso. La Tabella 4.22 riporta un accumulo invernale medio di 73 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m., che aumenta a 1377 mm w.e. a 3300-3400 m s.l.m., indicando un gradiente altitudinale chiaro, ma con valori inferiori a quote basse rispetto al 2021/22 (215 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m.), suggerendo un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti a quote inferiori.
Rilevamento Autunnale e Bilancio Annuale
Il rilevamento autunnale è stato condotto il 6 settembre 2023, al termine della stagione di ablazione, per determinare il bilancio di massa annuale del Vadret Pers. Durante questa campagna, sono stati visitati tutti i pali di monitoraggio della rete, che include 12 siti distribuiti su diverse altitudini del ghiacciaio, come illustrato nella Figura 4.31. I pali della rete GLAMOS, che coprono sia l’area di ablazione che le zone più alte del ghiacciaio, sono stati riposizionati per garantire la continuità delle misurazioni a lungo termine. I risultati hanno confermato un bilancio di massa molto negativo in tutti i 12 siti osservati, con perdite significative che riflettono l’intensità dell’ablazione estiva nel 2023. La Tabella 4.21 riporta valori che variano da -7479 mm w.e. al sito 41 (2477 m s.l.m.), vicino alla lingua glaciale, a -3483 mm w.e. al sito 04 (2928 m s.l.m.), nella sezione intermedia, con un bilancio medio del ghiacciaio di -1963 mm w.e., come indicato nella Tabella 4.22.
Il rilevamento della VUB è stato effettuato in una campagna separata, tra il 29 settembre e il 1° ottobre 2023, concentrandosi sull’area di ablazione inferiore, dove tutti i pali sono stati mantenuti. Questa campagna ha completato il monitoraggio autunnale, garantendo una copertura completa della rete di osservazione. Tuttavia, a causa di limitazioni di accessibilità, pendenze ripide e crepacciamento, non sono disponibili pali nelle aree di accumulo media e superiore (sopra i 3500 m s.l.m.), come Schnapsboden (3400 m s.l.m.), dove nessun palo è stato mantenuto dal 2021, come descritto nel testo per il 2021/22. Nonostante queste limitazioni, sono stati acquisiti sondaggi dello strato di neve accumulata fino a un’altitudine superiore a 3600 m s.l.m., permettendo di valutare l’accumulo invernale in queste zone remote, anche in assenza di pali di monitoraggio.
Risultati del Bilancio di Massa Annuale
Il bilancio di massa annuale del Vadret Pers nel 2022/23 è risultato molto negativo in tutte le fasce altitudinali inferiori a 3100 m s.l.m., con perdite che riflettono l’impatto dell’ablazione estiva, anche se meno intensa rispetto al 2021/22. La Tabella 4.22 riporta una perdita massima di -6467 mm w.e. nella fascia 2500-2600 m s.l.m., equivalente a circa 6,47 m di ghiaccio, e una perdita minima di -40 mm w.e. a 3100-3200 m s.l.m., con bilanci positivi sopra i 3100 m s.l.m. (ad esempio, +963 mm w.e. a 3800-3900 m s.l.m.). Il bilancio medio del ghiacciaio, calcolato come media ponderata per l’area, è di -1963 mm w.e., un valore meno negativo rispetto al -3024 mm w.e. del 2021/22, indicando un’ablazione estiva meno intensa nel 2023, come osservato anche nel Vadret dal Murtèl (bilancio medio di -2160 mm w.e. nel 2022/23 contro -3250 mm w.e. nel 2021/22, Figura 4.28).
La Tabella 4.21 conferma questa tendenza, con perdite massime di -7479 mm w.e. al sito 41 (2477 m s.l.m.) e perdite meno marcate a quote più alte (ad esempio, -3483 mm w.e. al sito 04 a 2928 m s.l.m.). Il gradiente altitudinale è evidente, con perdite di massa più marcate a quote più basse, dove la lingua glaciale è più vulnerabile, e bilanci positivi a quote più alte, dove l’accumulo invernale supera l’ablazione estiva, grazie alle basse temperature e alle maggiori precipitazioni nevose. Tuttavia, la perdita di massa complessiva rimane significativa, con una riduzione della superficie del ghiacciaio (da 6,661 km² a 6,537 km²), un segnale del ritiro in corso, coerente con la separazione dal Vadret dal Morteratsch e la riduzione della lingua glaciale.
Confronto con Altri Ghiacciai e Contesto Climatico
La tendenza al ritiro del Vadret Pers, con un bilancio di massa molto negativo nel 2022/23, è coerente con quella osservata in altri ghiacciai alpini monitorati nello stesso periodo:
- Vadret dal Murtèl: La Tabella 4.19 riporta perdite massime di -3630 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. nel 2022/23, con un bilancio medio di -2160 mm w.e. (Figura 4.28). L’ELA del Vadret dal Murtèl è scesa a 3250 m s.l.m. nel 2022/23, con un AAR di 10% (Figura 4.30), indicando una leggera ripresa rispetto al 2021/22 (ELA di 3300 m s.l.m., AAR di 0%). Il Vadret Pers, con un intervallo altitudinale più ampio (2450-3900 m s.l.m.), mostra un’ELA più bassa (probabilmente intorno a 3100 m s.l.m. nel 2022/23), con un AAR maggiore, grazie alla sua estensione a quote alte, dove il bilancio è positivo (ad esempio, +963 mm w.e. a 3800-3900 m s.l.m.).
- Grosser Aletschgletscher: La Tabella 4.17 riporta perdite massime di -11,331 mm w.e. al sito PN (2014 m s.l.m.) nel 2022/23, con un bilancio medio probabilmente superiore a -5000 mm w.e. a quote basse. Il Vadret Pers, con una lingua glaciale a 2450 m s.l.m., mostra perdite meno estreme (-6467 mm w.e. a 2500-2600 m s.l.m.), ma la sua estensione altitudinale gli consente di mantenere un accumulo invernale più significativo a quote alte, con bilanci positivi sopra i 3100 m s.l.m.
- Hohlaubgletscher: La Tabella 4.18 riporta perdite massime di -4,041 mm w.e. al sito 110 (3100 m s.l.m.) nel 2022/23, con un bilancio medio di circa -3000 mm w.e. Il Vadret Pers mostra perdite simili a quote intermedie (ad esempio, -3062 mm w.e. a 2900-3000 m s.l.m.), ma la sua resilienza a quote più alte (fino a 3900 m s.l.m.) è evidente, con bilanci positivi sopra i 3100 m s.l.m.
Il 2022/23, pur mostrando un’ablazione estiva meno intensa rispetto al 2021/22, ha confermato un bilancio di massa negativo a quote inferiori, con un’ELA probabilmente intorno a 3100 m s.l.m., un valore più basso rispetto al Vadret dal Murtèl (3250 m s.l.m.), grazie alla maggiore estensione altitudinale del Vadret Pers. Tuttavia, la riduzione dell’accumulo invernale a quote basse (ad esempio, 73 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m. contro 215 mm w.e. nel 2021/22) e la perdita di massa complessiva indicano che il ghiacciaio sta subendo gli effetti del cambiamento climatico, con un ritiro che potrebbe accelerare nei prossimi anni se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I dati della Tabella 4.22 evidenziano un ritiro continuo del Vadret Pers, con perdite di massa significative nel 2022/23, anche se meno estreme rispetto al 2021/22, e un gradiente altitudinale che mostra un accumulo invernale maggiore a quote alte, ma insufficiente a compensare l’ablazione estiva a quote basse. La perdita massima di -6467 mm w.e. a 2500-2600 m s.l.m., equivalente a circa 6,47 m di ghiaccio, e la riduzione della superficie del ghiacciaio (da 6,661 km² a 6,537 km²) riflettono l’intensità dell’ablazione estiva nella lingua glaciale, un’area vulnerabile alla fusione, come evidenziato dalla separazione dal Vadret dal Morteratsch e dalla necessità di riposizionare i pali di monitoraggio a causa della fusione eccessiva.
Il bilancio annuale positivo sopra i 3100 m s.l.m. (ad esempio, +963 mm w.e. a 3800-3900 m s.l.m.) indica una certa resilienza del ghiacciaio a quote elevate, dove l’accumulo invernale supera l’ablazione estiva, grazie alle basse temperature e alle maggiori precipitazioni nevose. Tuttavia, la predominanza dell’ablazione a quote inferiori, che rappresentano la maggior parte della superficie del ghiacciaio (circa il 55% tra 2700 e 3100 m s.l.m.), ha portato a una perdita di massa complessiva significativa, con un bilancio medio di -1963 mm w.e. Questa perdita ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai alpini contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali.
Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti, un problema aggravato dalla presenza di seracchi e valanghe di ghiaccio nella zona di accumulo, come descritto nel testo. La difficoltà di raggiungere siti come Schnapsboden (3400 m s.l.m.) e l’assenza di pali nelle aree di accumulo media e superiore (sopra i 3500 m s.l.m.), a causa di limitazioni di accessibilità, pendenze ripide e crepacciamento, sottolineano le sfide operative legate al monitoraggio a lungo termine, che richiedono strategie di adattamento, come l’integrazione di tecnologie avanzate (ad esempio, telerilevamento e droni) per ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco.
Prospettive Future
La Tabella 4.22 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret Pers, fornendo una documentazione dettagliata delle variazioni di massa nel 2022/23. La tendenza al ritiro, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. Tuttavia, la sua estensione altitudinale (2450-3900 m s.l.m.) e la sua resilienza, grazie alla presenza di un’area di accumulo a quote elevate, potrebbero consentirgli di persistere più a lungo rispetto a ghiacciai più piccoli, come il Vadret dal Murtèl.
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare la variabilità osservata tra le fasce altitudinali. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco, specialmente nella zona di accumulo ripida, e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, la Tabella 4.22 offre una rappresentazione dettagliata delle dinamiche altitudinali del bilancio di massa del Vadret Pers nel 2022/23, evidenziando un ritiro continuo, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva. Questi dati sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret Pers, come sito rappresentativo per la Svizzera sud-orientale, continuerà a essere un punto di riferimento per la ricerca glaciologica, contribuendo alla comprensione più ampia del declino dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico globale.
4.15 Il Ghiacciaio de la Plaine Morte: Caratteristiche e Rilevanza Scientifica
Introduzione
Il Ghiacciaio de la Plaine Morte, esteso su una superficie di 6,7 km², si configura come il più vasto ghiacciaio di tipo plateau presente nell’intero arco alpino europeo. Tale peculiarità lo rende un sito di straordinario interesse per la comunità scientifica, in particolare per analizzare e comprendere gli effetti amplificati del cambiamento climatico sui sistemi glaciali delle Alpi. Situato lungo la principale linea di spartiacque alpino, il ghiacciaio si trova a cavallo tra i cantoni svizzeri di Berna e del Vallese, occupando una posizione geografica strategica che ne influenza le dinamiche idrologiche e climatiche.
Dal punto di vista morfologico, il 90% della superficie del Ghiacciaio de la Plaine Morte si sviluppa all’interno di una fascia altitudinale relativamente ristretta, compresa tra i 2650 e i 2800 metri sul livello del mare. Questa caratteristica lo distingue da molti altri ghiacciai alpini, spesso caratterizzati da una maggiore variabilità altimetrica. Il plateau, che si estende per circa 5 km in larghezza, presenta una pendenza media eccezionalmente lieve, inferiore ai 4 gradi, conferendo al ghiacciaio una conformazione quasi pianeggiante. Da questa vasta distesa di ghiaccio si origina un piccolo ghiacciaio di sbocco, noto come Rezligletscher, che si dirige verso nord, rappresentando uno dei principali deflussi glaciali della regione.
Un elemento distintivo della superficie del ghiacciaio è la presenza di ampie depressioni circolari, la cui formazione è verosimilmente attribuibile a processi di criocarsismo, un fenomeno tipico delle regioni glaciali in cui il ghiaccio interagisce con l’acqua di fusione in modo analogo ai sistemi carsici delle rocce solubili. Queste depressioni, osservabili su scala pluridecennale, si sono dimostrate sorprendentemente stabili nel tempo, suggerendo una dinamica glaciale complessa e meritevole di ulteriori approfondimenti.
Un altro aspetto di rilevanza scientifica è la presenza del Lac des Faverges, un lago marginale situato ai bordi del ghiacciaio, il cui volume d’acqua può raggiungere i 2 milioni di metri cubi. Questo bacino è soggetto a periodici eventi di drenaggio su base annuale, un fenomeno documentato in dettaglio da Ogier et al. (2021). Tali episodi di svuotamento rappresentano un indicatore significativo delle interazioni tra il ghiaccio e i processi idrologici, offrendo preziose informazioni sulle variazioni stagionali del ghiacciaio e sulla sua risposta alle condizioni climatiche.
Dal 2009, il bilancio di massa stagionale del Ghiacciaio de la Plaine Morte viene monitorato attraverso l’applicazione del metodo glaciologico diretto, come descritto da Huss et al. (2013). Questo approccio consente di quantificare con precisione l’accumulo e l’ablazione del ghiaccio, fornendo dati fondamentali per valutare l’evoluzione del ghiacciaio nel contesto del riscaldamento globale. Gli studi condotti hanno evidenziato che la variabilità spaziale dei processi di fusione è fortemente influenzata dalle differenze nell’albedo della superficie glaciale, un parametro che misura la capacità del ghiaccio di riflettere la radiazione solare. Secondo Naegeli et al. (2015), le variazioni nell’albedo, determinate da fattori come la presenza di detriti, polvere o cambiamenti nella struttura del ghiaccio, giocano un ruolo cruciale nel modulare i tassi di scioglimento, accentuando ulteriormente la vulnerabilità del ghiacciaio alle temperature in aumento.
In sintesi, il Ghiacciaio de la Plaine Morte si configura come un laboratorio naturale di primaria importanza per la glaciologia moderna. La sua estensione, la sua morfologia unica e i fenomeni associati, come il criocarsismo e i drenaggi del Lac des Faverges, lo rendono un caso di studio ideale per comprendere le dinamiche dei ghiacciai alpini in un’epoca di rapido cambiamento climatico. Le ricerche in corso, supportate da metodologie consolidate e da un monitoraggio continuo, continuano a fornire dati preziosi per la comunità scientifica internazionale, contribuendo a una migliore comprensione degli impatti ambientali su scala regionale e globale.

Analisi Dettagliata della Figura 4.32: Topografia Superficiale e Rete di Osservazione del Ghiacciaio de la Plaine Morte
Introduzione alla Rappresentazione Cartografica
La Figura 4.32 presenta una mappa topografica dettagliata del Ghiacciaio de la Plaine Morte, il più esteso ghiacciaio a plateau delle Alpi europee, con una superficie di 6,7 km². Situato lungo lo spartiacque principale delle Alpi, tra i cantoni svizzeri di Berna e del Vallese, questo ghiacciaio rappresenta un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La mappa non solo illustra la topografia superficiale del ghiacciaio, ma evidenzia anche la rete di osservazione utilizzata per il monitoraggio glaciologico, fornendo un quadro essenziale per comprendere la morfologia e le variazioni spaziali di questo sistema glaciale unico.
Caratteristiche Topografiche del Ghiacciaio
La mappa è caratterizzata da curve di livello che rappresentano l’altitudine della superficie del ghiacciaio, espresse in metri sopra il livello del mare (m s.l.m.). Le altitudini variano principalmente tra i 2600 m e i 2800 m, in linea con quanto riportato nel testo, che indica che il 90% della superficie del ghiacciaio si trova in una fascia altitudinale compresa tra 2650 e 2800 m s.l.m. Questa distribuzione altitudinale ristretta è una peculiarità del Ghiacciaio de la Plaine Morte, che si configura come un plateau glaciale esteso per circa 5 km in larghezza, con una pendenza media inferiore a 4 gradi. Tale conformazione è chiaramente visibile nella mappa, dove le curve di livello appaiono generalmente distanziate nella parte centrale del ghiacciaio, riflettendo la natura pianeggiante del plateau.
Nella porzione settentrionale della mappa, tuttavia, le curve di livello si presentano più ravvicinate, indicando una pendenza più marcata. Questa zona corrisponde all’area del Rezligletscher, un piccolo ghiacciaio di sbocco che si sviluppa verso nord, rappresentando uno dei principali deflussi glaciali del sistema. La transizione tra il plateau e il Rezligletscher evidenzia una variazione significativa nella dinamica del ghiaccio, con un aumento della pendenza che facilita il flusso glaciale verso valle. La parte più alta del ghiacciaio, che raggiunge i 2800 m, si trova nella zona orientale (a destra nella mappa), mentre le altitudini più basse, intorno ai 2600 m, si registrano nella parte settentrionale, in corrispondenza del Rezligletscher.
Elementi Cartografici e Sistema di Riferimento
La mappa include una scala grafica in alto a destra, che indica una distanza di 1 km, consentendo di stimare le dimensioni del ghiacciaio e le distanze tra i vari punti di interesse. Una freccia del nord (N) fornisce l’orientamento geografico, mentre le coordinate riportate lungo i bordi della mappa (ad esempio, 138000 e 136000 sull’asse verticale, 900000 e 908000 sull’asse orizzontale) si riferiscono al sistema di coordinate svizzero CH1903, comunemente utilizzato per la cartografia in Svizzera. Questo sistema di riferimento permette di localizzare con precisione il ghiacciaio all’interno del contesto geografico alpino, facilitando l’integrazione dei dati topografici con altre informazioni geospaziali.
Rete di Osservazione Glaciologica
Un elemento centrale della Figura 4.32 è la rappresentazione della rete di osservazione, costituita da sei punti numerati (da 1 a 6), distribuiti strategicamente sulla superficie del ghiacciaio. Questi punti rappresentano i siti di monitoraggio utilizzati per la raccolta di dati glaciologici, in particolare per la determinazione del bilancio di massa stagionale, che viene misurato dal 2009 attraverso il metodo glaciologico diretto (Huss et al., 2013). La distribuzione dei punti è la seguente:
- Punto 1: Localizzato nella parte sud-occidentale del ghiacciaio, a un’altitudine di circa 2700 m, in una zona marginale del plateau.
- Punto 2: Posizionato leggermente più a est del punto 1, sempre nella parte meridionale, a un’altitudine simile.
- Punto 3: Situato nella zona centrale del ghiacciaio, a circa 2700 m, in un’area rappresentativa della superficie del plateau.
- Punto 4: Collocato nella parte orientale, vicino al confine del ghiacciaio, a un’altitudine di circa 2800 m, la più alta tra i punti di osservazione.
- Punto 5: Trovato nella parte settentrionale, in prossimità del Rezligletscher, a un’altitudine di circa 2600 m, la più bassa della rete.
- Punto 6: Posizionato nella parte occidentale, a un’altitudine di circa 2700 m, in una zona intermedia del plateau.
La distribuzione spaziale di questi punti è progettata per coprire l’intera estensione del ghiacciaio, includendo sia le aree centrali del plateau sia le zone marginali e di deflusso. Questo approccio consente di acquisire dati rappresentativi delle variazioni altitudinali e delle dinamiche locali, come l’accumulo di neve e l’ablazione del ghiaccio. In particolare, il punto 5, situato vicino al Rezligletscher, è cruciale per monitorare il flusso glaciale e i processi di fusione in un’area di maggiore pendenza, mentre i punti sul plateau (ad esempio, 3 e 6) forniscono informazioni sulle condizioni della superficie pianeggiante, dove l’albedo gioca un ruolo determinante nei tassi di scioglimento (Naegeli et al., 2015).
Fenomeni Geomorfologici e Idrologici
Sebbene non direttamente visibili nella mappa a causa della scala o della semplificazione grafica, il testo menziona la presenza di depressioni circolari sulla superficie del ghiacciaio, attribuite a processi di criocarsismo. Questi fenomeni, tipici delle regioni glaciali, sono il risultato dell’interazione tra il ghiaccio e l’acqua di fusione, che crea cavità simili a quelle osservate nei sistemi carsici delle rocce solubili. La stabilità di queste depressioni su scala pluridecennale suggerisce una dinamica glaciale complessa, che potrebbe essere influenzata da fattori come la permeabilità del ghiaccio o la presenza di acqua subglaciale. Nella mappa, tali depressioni potrebbero corrispondere a leggere irregolarità nelle curve di livello, ma non sono esplicitamente rappresentate.
Un altro elemento significativo, non mostrato nella figura ma descritto nel testo, è il Lac des Faverges, un lago marginale con un volume d’acqua fino a 2 milioni di m³, soggetto a eventi di drenaggio annuali (Ogier et al., 2021). Questo lago si trova probabilmente lungo uno dei bordi del ghiacciaio, con maggiore probabilità nella parte meridionale o orientale, dove i drenaggi sono più comuni a causa della topografia e della dinamica idrologica. La presenza di un lago marginale e i suoi eventi di drenaggio rappresentano un indicatore chiave delle interazioni tra il ghiaccio e i processi idrologici, offrendo ulteriori dati per valutare la risposta del ghiacciaio alle variazioni climatiche stagionali.
Rilevanza Scientifica della Mappa
La Figura 4.32 è uno strumento fondamentale per comprendere la morfologia e le dinamiche del Ghiacciaio de la Plaine Morte. La topografia a plateau, con una pendenza minima e un’altitudine relativamente uniforme, rende questo ghiacciaio particolarmente vulnerabile al cambiamento climatico. L’ampia superficie esposta alla radiazione solare, combinata con le variazioni di albedo, amplifica i tassi di scioglimento, come evidenziato da Naegeli et al. (2015). La rete di osservazione, distribuita in modo strategico, consente di raccogliere dati sul bilancio di massa stagionale, un parametro essenziale per quantificare l’accumulo e l’ablazione del ghiaccio e per valutare l’evoluzione del ghiacciaio nel tempo.
Inoltre, la mappa fornisce una base per studi più ampi sulle interazioni tra il ghiacciaio e il suo ambiente circostante. Ad esempio, i dati raccolti nei punti di osservazione possono essere correlati con le variazioni di temperatura, le precipitazioni nevose e i cambiamenti nell’albedo, contribuendo a modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio. La presenza del Rezligletscher e del Lac des Faverges, anche se non direttamente visibili nella figura, sottolinea l’importanza di un approccio integrato che consideri sia i processi glaciali sia quelli idrologici.
Conclusione
La Figura 4.32 offre una rappresentazione cartografica dettagliata e scientificamente rilevante del Ghiacciaio de la Plaine Morte, evidenziando la sua topografia superficiale e la rete di osservazione glaciologica. La combinazione di curve di livello, punti di monitoraggio e informazioni contestuali permette di analizzare la morfologia del ghiacciaio e di monitorare le sue variazioni nel tempo, fornendo dati cruciali per la comprensione delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico. La mappa rappresenta quindi un punto di partenza essenziale per le ricerche glaciologiche, contribuendo a una migliore conoscenza di uno dei ghiacciai più significativi delle Alpi europee.
Indagini Glaciologiche sul Ghiacciaio de la Plaine Morte: Campagna di Monitoraggio 2021/22
Introduzione al Monitoraggio Stagionale
Le indagini condotte nel biennio 2021/22 sul Ghiacciaio de la Plaine Morte, il più esteso ghiacciaio a plateau delle Alpi europee, hanno rappresentato un’importante occasione per approfondire la comprensione delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. Questo ghiacciaio, situato sullo spartiacque principale delle Alpi tra i cantoni di Berna e del Vallese, è stato oggetto di un monitoraggio intensivo per valutare il bilancio di massa stagionale, i tassi di ablazione del ghiaccio e le variazioni idrologiche associate al Lac des Faverges, un lago marginale di rilevanza per la dinamica del sistema glaciale. Le attività di campo, condotte con metodologie avanzate e strumenti tecnologici all’avanguardia, hanno permesso di acquisire dati dettagliati sull’evoluzione del ghiacciaio durante un periodo caratterizzato da condizioni climatiche estreme.
Misurazione del Bilancio di Massa Invernale
Il bilancio di massa invernale del Ghiacciaio de la Plaine Morte è stato determinato il 4 aprile 2022, in corrispondenza del picco massimo di accumulo stagionale della neve. Per questa misurazione, sono stati effettuati sondaggi della neve in 124 siti distribuiti in modo rappresentativo sull’intera superficie del ghiacciaio, coprendo sia il plateau centrale sia le aree marginali, come il Rezligletscher, il ghiacciaio di sbocco che si sviluppa verso nord. I sondaggi hanno permesso di quantificare lo spessore della neve accumulata durante l’inverno, un parametro fondamentale per calcolare l’apporto di massa al ghiacciaio.
Parallelamente, la densità della neve è stata determinata attraverso carotaggi, una tecnica che consiste nell’estrazione di campioni cilindrici di neve per analizzarne le proprietà fisiche. Questi dati hanno consentito di calcolare l’equivalente in acqua della neve (snow water equivalent, SWE), ovvero la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve presente. Per integrare le misurazioni puntuali, l’equivalente in acqua della neve è stato monitorato in modo continuo nello stesso sito mediante un sensore a raggi cosmici, posizionato all’interfaccia tra la neve e il ghiaccio sottostante, come descritto da Gugerli et al. (2019). Questo strumento innovativo sfrutta la capacità dei raggi cosmici di penetrare la neve, misurando l’attenuazione del segnale per stimare lo spessore e la densità del manto nevoso, fornendo dati in tempo reale con un’elevata precisione.
Monitoraggio dell’Ablazione del Ghiaccio
Per quanto riguarda l’ablazione del ghiaccio, è stata installata una stazione autonoma dedicata alla misurazione continua di questo processo, come riportato da Cremona et al. (2023). La stazione, probabilmente equipaggiata con sensori di temperatura, umidità e strumenti per rilevare la perdita di spessore del ghiaccio, ha permesso di monitorare l’evoluzione dell’ablazione durante l’intera stagione estiva, fornendo dati cruciali per comprendere l’impatto delle condizioni climatiche sulla fusione del ghiaccio. Questo approccio automatizzato rappresenta un avanzamento significativo rispetto ai metodi tradizionali, consentendo una raccolta dati continua e riducendo la necessità di interventi manuali in un ambiente remoto e spesso ostile.
La rete di pali di ablazione, un sistema consolidato per misurare la perdita di ghiaccio, è stata visitata e sottoposta a una nuova perforazione il 30 agosto 2022. Questa rete, composta da cinque pali distribuiti strategicamente sulla superficie del ghiacciaio, ha rivelato tassi di ablazione eccezionalmente elevati, compresi tra 4 e 5 metri di spessore di ghiaccio perso durante la stagione estiva. Questi valori rappresentano un record per il Ghiacciaio de la Plaine Morte, evidenziando l’intensità dei processi di fusione in un anno caratterizzato da temperature elevate e radiazione solare intensa. Inoltre, i dati raccolti hanno confermato che la neve invernale accumulata si è completamente esaurita sull’intera superficie del ghiacciaio, un fenomeno che sottolinea la vulnerabilità del ghiacciaio alle condizioni climatiche estreme e la sua dipendenza dall’albedo superficiale, come evidenziato da Naegeli et al. (2015).
Un’ultima campagna di rilevamento dei pali è stata condotta il 23 settembre 2022, al termine della stagione di fusione, per quantificare l’entità complessiva dell’ablazione estiva. Durante questa visita, è stata anche smantellata una telecamera utilizzata per le osservazioni in tempo reale del bilancio di massa. Questo strumento, probabilmente installato per registrare immagini o dati visivi della superficie del ghiacciaio, ha permesso di monitorare l’evoluzione del manto nevoso e del ghiaccio durante l’estate, fornendo un supporto visivo alle misurazioni quantitative effettuate con i pali e i sensori.
Dinamiche Idrologiche del Lac des Faverges
Un aspetto di particolare interesse emerso dalle indagini del 2021/22 riguarda il comportamento del Lac des Faverges, un lago marginale situato ai bordi del ghiacciaio, il cui volume d’acqua può raggiungere i 2 milioni di m³. Per gestire il rischio di inondazioni associate al drenaggio improvviso del lago, è stato creato un canale supraglaciale artificiale con l’obiettivo di limitare l’accumulo di acqua. Durante l’estate del 2022, questo canale è rimasto ostruito dalla neve invernale fino a tarda stagione, un fenomeno insolito che ha impedito un drenaggio precoce e ha contribuito a un aumento significativo del volume del lago.
Il Lac des Faverges ha iniziato a drenare attraverso il canale il 9 luglio 2022, ma i tassi di deflusso sono risultati limitati, probabilmente a causa della parziale ostruzione del canale o della ridotta pressione idrostatica. Per la prima volta nella storia delle osservazioni, il lago non si è svuotato completamente durante l’estate: un piccolo volume d’acqua è rimasto presente fino all’autunno, indicando una variazione nelle dinamiche idrologiche del sistema. Questo comportamento anomalo potrebbe essere attribuito a una combinazione di fattori, tra cui l’elevata ablazione del ghiaccio, che ha aumentato l’apporto di acqua di fusione al lago, e le condizioni climatiche che hanno ritardato la fusione della neve nel canale artificiale. Tale fenomeno rappresenta un’importante osservazione per comprendere l’evoluzione futura del ghiacciaio e i rischi associati alla gestione delle risorse idriche in un contesto di cambiamento climatico.
Implicazioni Scientifiche e Prospettive Future
Le indagini condotte nel 2021/22 sul Ghiacciaio de la Plaine Morte hanno evidenziato una serie di dinamiche preoccupanti, tra cui tassi di ablazione record e un esaurimento completo della neve invernale, che sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al riscaldamento globale. L’integrazione di metodologie tradizionali, come i sondaggi della neve e i pali di ablazione, con tecnologie avanzate, come il sensore a raggi cosmici e la stazione autonoma per l’ablazione, ha permesso di ottenere un quadro dettagliato dell’evoluzione stagionale del ghiacciaio, fornendo dati preziosi per la comunità scientifica.
Dal punto di vista idrologico, il comportamento anomalo del Lac des Faverges durante l’estate del 2022 evidenzia la complessità delle interazioni tra il ghiaccio, l’acqua di fusione e le infrastrutture artificiali, come il canale supraglaciale. Questi dati sono fondamentali per migliorare le strategie di mitigazione dei rischi associati ai drenaggi glaciali, che possono avere impatti significativi sulle comunità a valle. Inoltre, le osservazioni raccolte contribuiscono a una migliore comprensione dei fattori che influenzano il bilancio di massa, come l’albedo e le variazioni climatiche, offrendo una base solida per lo sviluppo di modelli predittivi sull’evoluzione futura del Ghiacciaio de la Plaine Morte.
In conclusione, la campagna di monitoraggio del 2021/22 ha confermato il ruolo del Ghiacciaio de la Plaine Morte come un laboratorio naturale per lo studio delle dinamiche glaciali e idrologiche nelle Alpi. I risultati ottenuti sottolineano l’urgenza di continuare le attività di monitoraggio e di ricerca, al fine di comprendere meglio gli impatti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini e di sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi ambientali.

Analisi Dettagliata della Figura 4.33: Evoluzione del Bilancio di Massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte (2006-2023)
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Figura 4.33 presenta un’analisi grafica dell’evoluzione del bilancio di massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte, il più esteso ghiacciaio a plateau delle Alpi europee, con una superficie di 6,7 km², situato sullo spartiacque principale delle Alpi tra i cantoni svizzeri di Berna e del Vallese. Il grafico copre un periodo di 17 anni, dal 2006 al 2023, e riporta due parametri fondamentali per la glaciologia: il bilancio di massa specifico medio annuale, rappresentato tramite barre, e il bilancio di massa cumulativo, illustrato tramite una linea tratteggiata con punti. Questi dati, raccolti attraverso il metodo glaciologico diretto (Huss et al., 2013) a partire dal 2009 e integrati con osservazioni precedenti, offrono un quadro dettagliato della risposta del ghiacciaio al cambiamento climatico, evidenziando le dinamiche di accumulo e ablazione in un contesto di riscaldamento globale.
Struttura del Grafico e Parametri Rappresentati
Il grafico è strutturato su due assi verticali, ciascuno associato a un diverso parametro del bilancio di massa, mentre l’asse orizzontale rappresenta il periodo temporale analizzato (2006-2023).
- Asse orizzontale (x): Indica gli anni, dal 2006 al 2023, coprendo un intervallo di 17 anni che permette di osservare l’evoluzione a lungo termine del ghiacciaio.
- Asse verticale sinistro (y): Rappresenta il bilancio di massa specifico medio annuale, espresso in metri di equivalente in acqua (m w.e., metri di water equivalent). Questo parametro misura la variazione netta di massa del ghiacciaio per unità di superficie in un dato anno, calcolata come la differenza tra l’accumulo (principalmente neve invernale) e l’ablazione (fusione di neve e ghiaccio durante l’estate). L’asse varia da 0 a -4 m w.e., indicando che tutti i valori sono negativi, ovvero che il ghiacciaio ha subito una perdita di massa netta in ogni anno.
- Asse verticale destro (y): Mostra il bilancio di massa cumulativo, anch’esso espresso in m w.e., che rappresenta la somma progressiva del bilancio di massa specifico annuale nel tempo. Questo parametro fornisce un’indicazione dell’evoluzione complessiva della massa del ghiacciaio, con valori che variano da 0 a -25 m w.e., riflettendo una perdita di massa significativa nel periodo considerato.
Bilancio di Massa Specifico Annuale: Analisi delle Barre
Le barre grigie rappresentano il bilancio di massa specifico medio annuale per ciascun anno dal 2006 al 2023. Questo valore è un indicatore chiave della salute del ghiacciaio, poiché riflette l’equilibrio tra i processi di accumulo e ablazione. Un bilancio di massa positivo indica un guadagno di massa (accumulo superiore all’ablazione), mentre un bilancio negativo, come osservato in questo caso, indica una perdita di massa (ablazione superiore all’accumulo).
- Trend generale: Tutte le barre sono al di sotto della linea dello zero, evidenziando una perdita di massa netta in ogni anno del periodo analizzato. Questo trend negativo è coerente con l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, che stanno subendo un aumento delle temperature estive e una riduzione delle precipitazioni nevose invernali.
- Variazioni interannuali:
- Nel 2006, il bilancio di massa specifico è di circa -0,5 m w.e., un valore relativamente moderato che suggerisce una perdita di massa contenuta, probabilmente dovuta a condizioni climatiche meno estreme in quell’anno.
- Tra il 2007 e il 2010, il bilancio di massa specifico si attesta tra -1 e -2 m w.e., indicando un aumento della perdita di massa. Questo periodo potrebbe essere stato caratterizzato da estati più calde o da un minore accumulo di neve invernale.
- Gli anni 2011, 2015 e 2017 mostrano picchi di perdita di massa significativi, con valori che si avvicinano o superano i -3 m w.e. Questi anni sono probabilmente associati a condizioni climatiche estreme, come temperature estive elevate o una ridotta copertura nevosa, che hanno amplificato i tassi di ablazione.
- Il 2022, in linea con le indagini condotte nel biennio 2021/22, registra un bilancio di massa specifico di circa -4 m w.e., uno dei valori più negativi del periodo. Questo dato è coerente con i tassi di ablazione record di 4-5 metri di ghiaccio persi, riportati nel testo, e con l’esaurimento completo della neve invernale sull’intera superficie del ghiacciaio, un fenomeno che ha esposto il ghiaccio sottostante a una maggiore radiazione solare.
- Il 2023 segna il picco massimo di perdita di massa, con un bilancio di massa specifico che supera i -4 m w.e., riflettendo condizioni climatiche eccezionalmente sfavorevoli, come temperature estive elevate, scarsa nevosità invernale e un’albedo ridotta, che ha accelerato la fusione del ghiaccio.
La variabilità interannuale del bilancio di massa specifico è influenzata da fattori climatici, come le temperature stagionali, le precipitazioni nevose e l’intensità della radiazione solare, ma anche da fattori locali, come le variazioni di albedo della superficie glaciale, che, come evidenziato da Naegeli et al. (2015), giocano un ruolo cruciale nel modulare i tassi di scioglimento.
Bilancio di Massa Cumulativo: Analisi della Linea Tratteggiata
La linea tratteggiata con punti rappresenta il bilancio di massa cumulativo, che è la somma progressiva del bilancio di massa specifico annuale dal 2006 al 2023. Questo parametro fornisce una visione a lungo termine della perdita di massa del ghiacciaio, evidenziando l’impatto cumulativo delle variazioni annuali.
- Trend generale: La linea mostra un andamento discendente continuo, passando da 0 m w.e. nel 2006 a circa -25 m w.e. nel 2023. Questo indica una perdita di massa cumulativa di circa 25 metri di equivalente in acqua in 17 anni, un valore che testimonia un ritiro drammatico del ghiacciaio.
- Tasso di perdita: La pendenza della linea è relativamente costante nei primi anni (2006-2010), con una perdita cumulativa di circa -5 m w.e. in questo periodo, corrispondente a una perdita media di circa 1 m w.e. all’anno. A partire dal 2011, la pendenza aumenta leggermente, riflettendo anni con bilanci di massa più negativi, come il 2011 e il 2015. Un’accelerazione più marcata si osserva negli ultimi anni (dal 2018 al 2023), dove la perdita di massa cumulativa passa da circa -15 m w.e. nel 2018 a -25 m w.e. nel 2023, con una perdita media di circa 2 m w.e. all’anno in questo intervallo. Questa accelerazione è coerente con i tassi di ablazione record registrati nel 2022 e con le condizioni estreme del 2023.
- Impatto a lungo termine: Una perdita di 25 m w.e. in 17 anni corrisponde a una perdita media complessiva di circa 1,47 m w.e. all’anno. Considerando che il Ghiacciaio de la Plaine Morte si trova in una fascia altitudinale ristretta (2650-2800 m s.l.m.), questa perdita di massa ha probabilmente ridotto significativamente il suo spessore, con implicazioni per la sua stabilità a lungo termine. Una perdita di questa entità potrebbe aver portato il ghiacciaio vicino a un punto di non ritorno, in cui l’accumulo di neve non è più sufficiente per compensare l’ablazione, accelerando il processo di deglaciazione.
Integrazione con i Dati delle Indagini 2021/22
I dati rappresentati nella Figura 4.33 sono coerenti con le informazioni fornite nelle indagini del 2021/22:
- Il 2022 è stato un anno di ablazione eccezionale, con tassi di 4-5 metri di ghiaccio persi, come riportato nel testo. Questo si riflette nel bilancio di massa specifico di circa -4 m w.e., uno dei valori più negativi del periodo, e contribuisce alla rapida discesa della linea del bilancio di massa cumulativo.
- L’esaurimento completo della neve invernale nel 2022, evidenziato nelle indagini, ha amplificato i tassi di ablazione, poiché l’assenza di neve ha ridotto l’albedo della superficie, esponendo il ghiaccio sottostante a una maggiore radiazione solare. Questo fenomeno è in linea con le osservazioni di Naegeli et al. (2015), che sottolineano l’importanza dell’albedo nella variabilità spaziale dello scioglimento.
- La perdita di massa record nel 2023, con un bilancio di massa specifico superiore a -4 m w.e., potrebbe essere legata a condizioni climatiche estreme, come temperature estive elevate e un ulteriore riduzione dell’accumulo di neve invernale, in continuità con il trend osservato nel 2022.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Figura 4.33 fornisce un quadro preoccupante dell’evoluzione del Ghiacciaio de la Plaine Morte, evidenziando una perdita di massa costante e un’accelerazione del trend negli ultimi anni. Questo trend è indicativo dell’impatto significativo del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, che stanno subendo un aumento delle temperature medie, una riduzione delle precipitazioni nevose e un incremento della radiazione solare assorbita a causa della diminuzione dell’albedo.
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni rilevanti per le risorse idriche a valle. I ghiacciai alpini, come il Ghiacciaio de la Plaine Morte, fungono da serbatoi naturali, rilasciando acqua di fusione durante l’estate che alimenta fiumi e bacini idrici. Una perdita di massa di 25 m w.e. in 17 anni suggerisce una riduzione significativa del volume di ghiaccio disponibile, con potenziali conseguenze per la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva. Inoltre, la riduzione del volume del ghiacciaio potrebbe influire sul Lac des Faverges, il lago marginale descritto nei testi precedenti, modificando le dinamiche di drenaggio e aumentando il rischio di eventi di piena improvvisi, come quelli osservati nel 2022, quando il lago non si è svuotato completamente.
Dal punto di vista scientifico, i dati rappresentati nella figura sottolineano l’importanza di continuare il monitoraggio del Ghiacciaio de la Plaine Morte, che si configura come un laboratorio naturale per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico. La combinazione di bilanci di massa negativi, tassi di ablazione record e variazioni idrologiche evidenzia la necessità di approfondire le ricerche sui fattori che influenzano il bilancio di massa, come l’albedo, le temperature stagionali e i pattern di precipitazione. Questi dati possono essere utilizzati per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio, contribuendo a una migliore comprensione degli impatti del riscaldamento globale sui sistemi glaciali alpini.
Conclusione
La Figura 4.33 offre una rappresentazione chiara e scientificamente significativa dell’evoluzione del bilancio di massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte nel periodo 2006-2023. Il bilancio di massa specifico medio annuale, costantemente negativo, e il bilancio di massa cumulativo, che raggiunge i -25 m w.e. in 17 anni, testimoniano un ritiro drammatico del ghiacciaio, con un’accelerazione della perdita di massa negli ultimi anni. Questi dati, supportati dalle indagini del 2021/22, confermano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, evidenziando l’urgenza di azioni di monitoraggio continuo e di strategie di mitigazione degli impatti ambientali. La figura rappresenta un contributo fondamentale per la glaciologia moderna, offrendo una base solida per studi futuri e per la gestione delle risorse idriche nelle regioni alpine.
Indagini Glaciologiche sul Ghiacciaio de la Plaine Morte: Campagna di Monitoraggio 2022/23
Introduzione al Contesto delle Ricerche
Le indagini condotte nel biennio 2022/23 sul Ghiacciaio de la Plaine Morte, il più esteso ghiacciaio a plateau delle Alpi europee con una superficie di 6,7 km², hanno rappresentato un’importante continuazione del monitoraggio a lungo termine di questo sistema glaciale, situato sullo spartiacque principale delle Alpi tra i cantoni di Berna e del Vallese, in Svizzera. Questo ghiacciaio, noto per la sua morfologia unica e la sua sensibilità al cambiamento climatico, è stato oggetto di un’analisi dettagliata per valutare il bilancio di massa stagionale, i tassi di ablazione del ghiaccio e le dinamiche idrologiche associate al Lac des Faverges, un lago marginale di rilevanza per la gestione dei rischi idrogeologici. Le attività di campo, condotte con metodologie consolidate e strumenti avanzati, hanno permesso di acquisire dati significativi sull’evoluzione del ghiacciaio in un periodo caratterizzato da condizioni climatiche estreme e da un trend di perdita di massa ormai consolidato.
Rilevamenti Invernali e Misurazione della Neve
La campagna di rilevamento invernale è stata effettuata il 6 aprile 2023, in corrispondenza del picco massimo di accumulo stagionale della neve, un momento cruciale per valutare l’apporto di massa al ghiacciaio. Durante questa campagna, sono stati condotti sondaggi della neve in 146 siti distribuiti in modo rappresentativo sull’intera superficie del Ghiacciaio de la Plaine Morte, coprendo sia il plateau centrale, che si estende per circa 5 km con una pendenza media inferiore a 4 gradi, sia le aree marginali, come il Rezligletscher, il ghiacciaio di sbocco che si sviluppa verso nord. L’aumento del numero di siti di misurazione rispetto alla campagna precedente (146 siti nel 2023 contro 124 nel 2022) riflette un impegno per migliorare la risoluzione spaziale dei dati, garantendo una copertura più dettagliata delle variazioni locali nell’accumulo di neve.
I sondaggi hanno permesso di quantificare lo spessore del manto nevoso, mentre la densità della neve è stata determinata attraverso carotaggi, una tecnica che consiste nell’estrazione di campioni cilindrici di neve per analizzarne le proprietà fisiche. I carotaggi hanno rivelato una densità media della neve di 360 kg m⁻³, un valore che indica una neve relativamente compatta, probabilmente a causa di processi di metamorfismo indotti da cicli di gelo-disgelo o da un accumulo graduale durante l’inverno. Questo dato è essenziale per calcolare l’equivalente in acqua della neve (snow water equivalent, SWE), un parametro che rappresenta la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve presente, e che contribuisce alla stima dell’accumulo stagionale di massa del ghiacciaio.
Manutenzione della Stazione Meteorologica e Monitoraggio Continuo
Il 5 settembre 2023, è stata effettuata una visita a tutti e cinque i pali di misurazione della rete di ablazione, distribuiti strategicamente sulla superficie del ghiacciaio per monitorare la perdita di ghiaccio durante la stagione estiva. A differenza della campagna precedente, non è stata necessaria una nuova perforazione dei pali, suggerendo che i pali erano ancora adeguatamente ancorati nel ghiaccio nonostante l’elevata ablazione estiva. Questa osservazione potrebbe indicare una certa stabilità nella struttura del ghiaccio in alcune aree del ghiacciaio, nonostante le condizioni di fusione intense.
Durante la stessa visita, sono stati eseguiti lavori di manutenzione alla stazione meteorologica installata sul ghiacciaio, che include un sensore a raggi cosmici utilizzato per misurare in modo continuo l’equivalente in acqua della neve, come descritto da Gugerli et al. (2019). Questo sensore, posizionato all’interfaccia tra la neve e il ghiaccio sottostante, sfrutta l’attenuazione dei raggi cosmici per stimare lo spessore e la densità del manto nevoso, fornendo dati in tempo reale con un’elevata precisione. La manutenzione della stazione è cruciale per garantire la continuità delle misurazioni, che rappresentano un complemento fondamentale ai dati puntuali raccolti durante le campagne di campo. Tuttavia, durante questa visita, è stato osservato che l’intero ghiacciaio risultava privo di neve, un fenomeno che si è ripetuto per il secondo anno consecutivo, come già riportato per il 2022. L’assenza di neve invernale espone il ghiaccio sottostante a una maggiore radiazione solare, riducendo l’albedo della superficie e accelerando i processi di ablazione, come evidenziato da Naegeli et al. (2015).
Tassi di Ablazione e Rilevamenti Finali
I tassi di ablazione registrati nel 2023 sono stati elevati, sebbene non abbiano raggiunto i valori massimi del periodo precedente (2022), quando erano stati misurati tassi record di 4-5 metri di ghiaccio persi. Questo dato suggerisce che, nonostante le condizioni climatiche sfavorevoli, l’intensità della fusione nel 2023 è stata leggermente inferiore rispetto all’anno precedente, forse a causa di variazioni nelle temperature estive, nell’irraggiamento solare o nella presenza di detriti superficiali che possono aver modulato l’albedo in alcune aree del ghiacciaio. Tuttavia, la completa assenza di neve invernale ha comunque contribuito a un bilancio di massa negativo, come confermato dal grafico della Figura 4.33, che mostra un bilancio di massa specifico di circa -4 m w.e. per il 2023, uno dei valori più negativi del periodo 2006-2023.
Un’ultima campagna di rilevamento è stata condotta il 12 ottobre 2023, al termine della stagione di fusione, per quantificare l’entità complessiva dell’ablazione estiva in tutti i siti di misurazione. I dati raccolti hanno evidenziato una fusione significativa dall’ultima visita di settembre, indicando che i processi di ablazione sono proseguiti intensamente anche nella tarda estate e all’inizio dell’autunno, probabilmente a causa di temperature sopra la media o di un prolungato periodo di esposizione del ghiaccio alla radiazione solare. Questi risultati sottolineano la vulnerabilità del Ghiacciaio de la Plaine Morte al riscaldamento globale, in particolare in un contesto in cui l’accumulo di neve invernale non è più sufficiente a compensare l’ablazione estiva.
Dinamiche Idrologiche del Lac des Faverges
Un aspetto di particolare interesse emerso dalle indagini del 2022/23 riguarda il comportamento del Lac des Faverges, un lago marginale situato ai bordi del ghiacciaio, il cui volume d’acqua può raggiungere i 2 milioni di m³. Nel 2023, il lago ha raggiunto un volume intermedio, inferiore rispetto al volume massimo registrato in anni precedenti, ma comunque significativo. Il drenaggio del lago è iniziato il 17 luglio 2023 attraverso il canale supraglaciale artificiale, creato per limitare l’accumulo di acqua e ridurre il rischio di inondazioni a valle. Successivamente, il 17 agosto 2023, è stato osservato un drenaggio subglaciale, un processo in cui l’acqua si infiltra attraverso il ghiaccio e scorre al di sotto del ghiacciaio, spesso attraverso canali subglaciali naturali.
A differenza di altri anni, come il 2022, quando il drenaggio del lago era stato limitato e un piccolo volume d’acqua era persistito fino all’autunno, nel 2023 il drenaggio è avvenuto senza causare impatti significativi nella valle del Simme, un fiume a valle che potrebbe essere influenzato da eventi di piena improvvisi. Questo risultato positivo può essere attribuito all’efficacia del canale artificiale e alla gestione proattiva del volume del lago, che ha permesso di controllare il deflusso dell’acqua e di mitigare i rischi idrogeologici per le comunità locali. Tuttavia, la presenza di un drenaggio subglaciale evidenzia la complessità delle dinamiche idrologiche del ghiacciaio, che possono essere influenzate da fattori come la pressione idrostatica, la temperatura dell’acqua e la struttura interna del ghiaccio.
Implicazioni Scientifiche e Prospettive Future
Le indagini del 2022/23 sul Ghiacciaio de la Plaine Morte hanno confermato il trend di perdita di massa osservato negli anni precedenti, come illustrato nella Figura 4.33, che mostra un bilancio di massa cumulativo di circa -25 m w.e. nel periodo 2006-2023. L’elevata ablazione registrata nel 2023, combinata con l’assenza di neve invernale, sottolinea la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, in particolare in un contesto in cui l’albedo ridotta e le temperature estive elevate amplificano i tassi di fusione. La densità della neve di 360 kg m⁻³, misurata durante la campagna invernale, indica un manto nevoso compatto, ma l’esaurimento completo di questa neve durante l’estate evidenzia l’insufficienza dell’accumulo invernale per contrastare l’ablazione estiva.
Dal punto di vista idrologico, il comportamento del Lac des Faverges nel 2023, con un drenaggio controllato e senza impatti nella valle del Simme, rappresenta un successo nella gestione dei rischi associati ai drenaggi glaciali. Tuttavia, la presenza di un drenaggio subglaciale sottolinea la necessità di continuare a monitorare le dinamiche idrologiche del ghiacciaio, che possono evolvere in modo imprevedibile in risposta alle variazioni climatiche e alla riduzione del volume del ghiaccio.
In conclusione, la campagna di monitoraggio del 2022/23 ha fornito dati preziosi per comprendere l’evoluzione del Ghiacciaio de la Plaine Morte in un contesto di cambiamento climatico. L’integrazione di metodologie tradizionali, come i sondaggi della neve e i pali di ablazione, con tecnologie avanzate, come il sensore a raggi cosmici, ha permesso di acquisire un quadro dettagliato delle dinamiche glaciali e idrologiche, contribuendo a una migliore conoscenza di uno dei ghiacciai più significativi delle Alpi. Questi risultati sottolineano l’importanza di proseguire le attività di monitoraggio e di ricerca, al fine di sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi ambientali in un’epoca di rapido cambiamento climatico.

Analisi Dettagliata della Tabella 4.23: Bilancio di Massa Specifico del Ghiacciaio de la Plaine Morte per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Tabella 4.23 presenta un’analisi quantitativa del bilancio di massa specifico del Ghiacciaio de la Plaine Morte, il più esteso ghiacciaio a plateau delle Alpi europee, con una superficie di circa 6,7 chilometri quadrati, situato sullo spartiacque principale delle Alpi tra i cantoni svizzeri di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, caratterizzato da una morfologia unica con un’ampia superficie pianeggiante e una pendenza media inferiore a 4 gradi, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La tabella riporta i dati relativi al bilancio di massa invernale e annuale per due periodi di misurazione, 2021/22 e 2022/23, suddivisi per fasce altitudinali, offrendo un quadro dettagliato dell’evoluzione del ghiacciaio in termini di accumulo e ablazione. I risultati si riferiscono ai periodi di misurazione definiti dalle date delle campagne di campo, come descritto nei testi delle indagini, e forniscono informazioni cruciali per comprendere l’impatto delle variazioni climatiche su questo sistema glaciale.
Struttura della Tabella e Parametri Analizzati
La tabella è organizzata in modo da presentare i dati per fasce altitudinali, che coprono l’intervallo tra 2400 e 2900 metri sopra il livello del mare, riflettendo la distribuzione altitudinale del ghiacciaio, il cui 90% della superficie si trova tra 2650 e 2800 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo. Per ciascun periodo (2021/22 e 2022/23), la tabella include tre parametri principali:
- La fascia altitudinale, espressa in metri sopra il livello del mare, che suddivide il ghiacciaio in cinque intervalli.
- L’area corrispondente a ciascuna fascia altitudinale, espressa in chilometri quadrati, che indica la distribuzione spaziale del ghiacciaio.
- Il bilancio di massa invernale specifico, che rappresenta l’accumulo di neve durante l’inverno, espresso in millimetri di equivalente in acqua, una misura standard in glaciologia che quantifica la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve.
- Il bilancio di massa annuale specifico, che rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio durante l’intero anno, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, anch’esso espresso in millimetri di equivalente in acqua.
Questi parametri consentono di valutare l’equilibrio tra i processi di accumulo, principalmente sotto forma di neve invernale, e i processi di ablazione, che includono la fusione di neve e ghiaccio durante l’estate, offrendo un’indicazione chiara della salute del ghiacciaio e della sua risposta alle condizioni climatiche.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Distribuzione dell’Area per Fasce Altitudinali
Nel periodo 2021/22, il Ghiacciaio de la Plaine Morte è suddiviso in cinque fasce altitudinali, con la seguente distribuzione dell’area:
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,005 chilometri quadrati, una porzione minima che probabilmente corrisponde alle aree più basse del Rezligletscher, il ghiacciaio di sbocco che si sviluppa verso nord.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,152 chilometri quadrati.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, l’area è di 2,709 chilometri quadrati.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, l’area è di 4,014 chilometri quadrati, rappresentando la fascia più estesa e riflettendo la caratteristica del ghiacciaio di avere la maggior parte della sua superficie concentrata in questa fascia altitudinale.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,008 chilometri quadrati, una porzione molto piccola che corrisponde alle aree più alte del ghiacciaio.
- L’area totale del ghiacciaio in questo periodo è di 6,889 chilometri quadrati, un valore leggermente superiore ai 6,7 chilometri quadrati riportati nel testo introduttivo, una differenza che potrebbe essere attribuita a variazioni nella definizione dei confini del ghiacciaio o a arrotondamenti nei dati.
Bilancio di Massa Invernale
Il bilancio di massa invernale, che rappresenta l’accumulo di neve durante l’inverno, è stato misurato il 4 aprile 2022, come riportato nelle indagini 2021/22, attraverso sondaggi della neve in 124 siti distribuiti sull’intera superficie del ghiacciaio. I valori per ciascuna fascia altitudinale sono i seguenti:
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1215 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1263 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1242 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1132 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1119 millimetri di equivalente in acqua.
- La media pesata, calcolata tenendo conto dell’area di ciascuna fascia, è di 1178 millimetri di equivalente in acqua.
Si osserva una leggera diminuzione dell’accumulo di neve con l’aumentare dell’altitudine, con un massimo di 1263 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2500-2600 metri e un minimo di 1119 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri. Questo trend potrebbe essere attribuito a una minore quantità di precipitazioni nevose alle altitudini più elevate, dove l’aria è più secca, o a una maggiore esposizione al vento, che può rimuovere la neve dalle aree più alte del plateau. La media pesata di 1178 millimetri di equivalente in acqua indica un accumulo invernale moderato, ma, come vedremo, insufficiente a compensare l’ablazione estiva.
Bilancio di Massa Annuale
Il bilancio di massa annuale, che rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio durante l’intero anno, è stato misurato fino al 23 settembre 2022, data dell’ultima rilevazione del periodo 2021/22. I valori per ciascuna fascia altitudinale sono i seguenti:
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 4702 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 4844 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 4860 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 4553 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 2512 millimetri di equivalente in acqua.
- La media pesata, calcolata tenendo conto dell’area di ciascuna fascia, è di 4678 millimetri di equivalente in acqua.
Tutti i valori sono negativi, indicando una perdita di massa netta in tutte le fasce altitudinali. La perdita è più marcata nelle fasce intermedie, tra 2500 e 2700 metri sopra il livello del mare, con valori che raggiungono 4860 millimetri di equivalente in acqua, mentre è meno pronunciata nella fascia più alta, tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, con 2512 millimetri di equivalente in acqua. Questo pattern riflette l’influenza delle temperature più basse alle altitudini più elevate, che riducono l’ablazione, rispetto alle fasce più basse, dove le temperature più alte favoriscono una fusione più intensa. La media pesata di 4678 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a circa 4,7 metri di equivalente in acqua, è coerente con i tassi di ablazione record di 4-5 metri di ghiaccio persi riportati nelle indagini 2021/22 e con il valore di circa 4 metri di equivalente in acqua mostrato nella Figura 4.33 per il 2022, confermando l’intensità dei processi di fusione in quell’anno.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Distribuzione dell’Area per Fasce Altitudinali
Nel periodo 2022/23, la distribuzione dell’area del ghiacciaio per fasce altitudinali mostra alcune variazioni rispetto all’anno precedente:
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, l’area rimane invariata a 0,005 chilometri quadrati.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, l’area aumenta leggermente a 0,161 chilometri quadrati.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, l’area è di 3,018 chilometri quadrati.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, l’area è di 3,497 chilometri quadrati, una riduzione rispetto ai 4,014 chilometri quadrati dell’anno precedente.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, l’area diminuisce significativamente a 0,002 chilometri quadrati, rispetto agli 0,008 chilometri quadrati del 2021/22.
- L’area totale del ghiacciaio in questo periodo è di 6,682 chilometri quadrati, un valore più vicino ai 6,7 chilometri quadrati riportati nel testo introduttivo.
La riduzione dell’area totale, da 6,889 a 6,682 chilometri quadrati, pari a circa 0,207 chilometri quadrati, potrebbe essere attribuita alla perdita di massa cumulativa del ghiacciaio, che, come mostrato nella Figura 4.33, ha raggiunto circa 25 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023. La diminuzione più marcata si osserva nelle fasce altitudinali più alte, tra 2700 e 2900 metri sopra il livello del mare, suggerendo un ritiro del ghiacciaio in queste aree, un fenomeno comune nei ghiacciai alpini in fase di deglaciazione, dove le temperature più alte e l’ablazione intensa riducono progressivamente l’estensione del ghiaccio.
Bilancio di Massa Invernale
Il bilancio di massa invernale per il 2022/23 è stato misurato il 6 aprile 2023, come riportato nelle indagini 2022/23, attraverso sondaggi della neve in 146 siti, un aumento rispetto ai 124 siti dell’anno precedente, e con una densità della neve di 360 chilogrammi per metro cubo, determinata tramite carotaggi. I valori per ciascuna fascia altitudinale sono i seguenti:
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1024 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1059 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1182 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1295 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1328 millimetri di equivalente in acqua.
- La media pesata, calcolata tenendo conto dell’area di ciascuna fascia, è di 1237 millimetri di equivalente in acqua.
A differenza dell’anno precedente, l’accumulo di neve aumenta con l’altitudine, con un minimo di 1024 millimetri di equivalente in acqua nella fascia più bassa e un massimo di 1328 millimetri di equivalente in acqua nella fascia più alta. Questo trend potrebbe essere dovuto a una maggiore quantità di precipitazioni nevose alle altitudini più elevate o a una minore esposizione al vento in queste aree, che ha permesso una maggiore accumulazione di neve. La media pesata di 1237 millimetri di equivalente in acqua è leggermente superiore a quella del 2021/22 (1178 millimetri di equivalente in acqua), indicando un accumulo invernale leggermente maggiore, ma ancora insufficiente a contrastare l’ablazione estiva, come vedremo.
Bilancio di Massa Annuale
Il bilancio di massa annuale per il 2022/23 è stato misurato fino al 12 ottobre 2023, data dell’ultima rilevazione del periodo, che ha evidenziato una fusione significativa dall’ultima visita di settembre. I valori per ciascuna fascia altitudinale sono i seguenti:
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 3055 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 3108 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 2807 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 2338 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 289 millimetri di equivalente in acqua.
- La media pesata, calcolata tenendo conto dell’area di ciascuna fascia, è di 2567 millimetri di equivalente in acqua.
Anche nel 2022/23, tutti i valori sono negativi, indicando una perdita di massa netta, ma la perdita è significativamente inferiore rispetto al 2021/22. La fascia più bassa, tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, mostra una perdita di 3055 millimetri di equivalente in acqua, mentre la fascia più alta, tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, registra una perdita minima di 289 millimetri di equivalente in acqua, riflettendo una minore ablazione alle altitudini più elevate, dove le temperature più basse riducono la fusione. La media pesata di 2567 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a circa 2,6 metri di equivalente in acqua, è notevolmente inferiore a quella del 2021/22 (4678 millimetri di equivalente in acqua), confermando quanto riportato nelle indagini 2022/23, ovvero che i tassi di ablazione nel 2023, pur elevati, non hanno raggiunto i massimi del periodo precedente.
Confronto tra i Due Periodi di Misurazione
Variazioni nell’Area del Ghiacciaio
L’area totale del Ghiacciaio de la Plaine Morte è diminuita da 6,889 chilometri quadrati nel 2021/22 a 6,682 chilometri quadrati nel 2022/23, una riduzione di circa 0,207 chilometri quadrati. Questa diminuzione è coerente con la perdita di massa cumulativa di circa 25 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023, come mostrato nella Figura 4.33, e riflette un ritiro del ghiacciaio, particolarmente evidente nelle fasce altitudinali più alte, tra 2700 e 2900 metri sopra il livello del mare, dove l’area si è ridotta da 4,022 chilometri quadrati (somma delle fasce 2700-2800 e 2800-2900) a 3,499 chilometri quadrati. Questo ritiro è un fenomeno tipico dei ghiacciai alpini in fase di deglaciazione, dove l’ablazione intensa e le temperature più alte riducono progressivamente l’estensione del ghiaccio, specialmente alle altitudini più elevate, dove il ghiaccio è più sottile e vulnerabile.
Confronto del Bilancio di Massa Invernale
L’accumulo di neve invernale è stato leggermente maggiore nel 2022/23, con una media pesata di 1237 millimetri di equivalente in acqua, rispetto al 2021/22, con 1178 millimetri di equivalente in acqua. Tuttavia, la differenza è minima e non sufficiente a invertire il trend di perdita di massa del ghiacciaio. Nel 2021/22, l’accumulo diminuisce con l’altitudine, mentre nel 2022/23 aumenta, suggerendo una variabilità nelle condizioni di precipitazione e nei pattern di accumulo tra i due anni. La densità della neve di 360 chilogrammi per metro cubo, misurata nel 2023, indica un manto nevoso relativamente compatto, ma l’esaurimento completo della neve durante l’estate, come riportato nelle indagini 2022/23, ha esposto il ghiaccio sottostante a una maggiore radiazione solare, accelerando l’ablazione.
Confronto del Bilancio di Massa Annuale
La perdita di massa annuale è stata molto più marcata nel 2021/22, con una media pesata di 4678 millimetri di equivalente in acqua, rispetto al 2022/23, con 2567 millimetri di equivalente in acqua. Questo dato riflette i tassi di ablazione record del 2022, con 4-5 metri di ghiaccio persi, come riportato nelle indagini 2021/22, e un’ablazione più moderata nel 2023, come confermato dalle indagini 2022/23. In entrambi gli anni, la perdita di massa è più pronunciata alle altitudini più basse, tra 2400 e 2600 metri sopra il livello del mare, dove le temperature più alte favoriscono una fusione intensa, mentre è meno significativa alle altitudini più elevate, tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, dove le condizioni più fredde riducono l’ablazione.
Integrazione con le Indagini di Campo
I dati della tabella sono coerenti con le informazioni fornite nei testi delle indagini:
- Le indagini 2021/22 riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, con una perdita di massa annuale di 4678 millimetri di equivalente in acqua, che corrisponde a circa 4,7 metri di equivalente in acqua, un valore vicino a quello mostrato nella Figura 4.33 per il 2022.
- Le indagini 2022/23 confermano che l’ablazione nel 2023 è stata elevata ma inferiore al 2022, con una perdita di massa annuale di 2567 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a circa 2,6 metri di equivalente in acqua, un valore che si allinea con la Figura 4.33, dove il 2023 mostra una perdita di massa significativa ma non la più alta del periodo 2006-2023.
- Il Lac des Faverges, menzionato nelle indagini 2022/23, ha raggiunto un volume intermedio nel 2023, con un drenaggio controllato attraverso il canale artificiale e subglaciale che non ha causato impatti nella valle del Simme, a differenza del 2022, quando il lago non si era svuotato completamente, evidenziando una variabilità nelle dinamiche idrologiche tra i due anni.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Tabella 4.23 fornisce un’analisi dettagliata del bilancio di massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte, evidenziando un trend di perdita di massa persistente, con variazioni significative tra i due periodi di misurazione. La riduzione dell’area del ghiacciaio, l’esaurimento della neve invernale e i tassi di ablazione elevati sono indicatori della sua vulnerabilità al cambiamento climatico, in particolare in un contesto in cui l’albedo ridotta, come evidenziato da Naegeli et al. (2015), amplifica i tassi di fusione. I dati altitudinali mostrano come le condizioni climatiche influenzino diversamente le varie parti del ghiacciaio, con una perdita di massa più marcata alle altitudini più basse, dove le temperature più alte favoriscono una fusione intensa, e una perdita più contenuta alle altitudini più elevate, dove le condizioni più fredde riducono l’ablazione.
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni per le risorse idriche a valle, poiché i ghiacciai alpini sono una fonte importante di acqua per i fiumi durante l’estate. La riduzione dell’area e del volume del ghiacciaio, come evidenziato dalla diminuzione dell’area totale e dalla perdita di massa cumulativa, potrebbe influire sulla disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva, con potenziali conseguenze per le comunità locali e gli ecosistemi fluviali. Inoltre, le variazioni nelle dinamiche del Lac des Faverges, come il drenaggio controllato nel 2023, sottolineano l’importanza di una gestione proattiva dei rischi idrogeologici, che possono essere amplificati dalla riduzione del volume del ghiacciaio e dall’aumento dell’apporto di acqua di fusione al lago.
Conclusione
La Tabella 4.23 offre un quadro quantitativo e dettagliato dell’evoluzione del Ghiacciaio de la Plaine Morte nei periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando un trend di perdita di massa significativo, con una perdita annuale più marcata nel 2021/22 rispetto al 2022/23. La riduzione dell’area del ghiacciaio, l’accumulo invernale insufficiente e i tassi di ablazione elevati confermano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, mentre i dati altitudinali forniscono informazioni preziose sulle variazioni spaziali dei processi di accumulo e ablazione. Questi risultati, combinati con le indagini di campo e le rappresentazioni grafiche come la Figura 4.33, sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio di questo ghiacciaio per comprendere meglio gli impatti del riscaldamento globale e per sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi ambientali nelle regioni alpine.

Analisi Dettagliata della Tabella 4.24: Misurazioni Individuali del Bilancio di Massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Tabella 4.24 presenta un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte, il più esteso ghiacciaio a plateau delle Alpi europee, con una superficie di circa 6,7 chilometri quadrati, situato sullo spartiacque principale delle Alpi tra i cantoni svizzeri di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, caratterizzato da un’ampia superficie pianeggiante che si estende per circa 5 chilometri con una pendenza media inferiore a 4 gradi, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La tabella riporta i dati raccolti tramite una rete di pali di misurazione distribuiti sulla superficie del ghiacciaio, coprendo due periodi annuali, 2021/22 e 2022/23. Questi dati includono l’accumulo di neve invernale e la variazione netta di massa annuale per ciascun palo, offrendo un quadro dettagliato delle variazioni locali del bilancio di massa e contribuendo a una migliore comprensione dell’evoluzione del ghiacciaio in risposta alle condizioni climatiche.
Struttura della Tabella e Parametri Analizzati
La tabella è organizzata in modo da fornire informazioni specifiche per ciascuno dei cinque pali di misurazione, identificati con i numeri 1, 3, 4, 5 e 6 (notando che il palo numero 2 non è presente, probabilmente perché non è stato utilizzato o i dati non sono disponibili). Per ciascun palo, la tabella riporta i seguenti parametri:
- Il periodo di misurazione, suddiviso in tre date: l’inizio del periodo, la data della misurazione primaverile per l’accumulo di neve invernale, e la data della misurazione finale per la variazione netta di massa annuale.
- Le coordinate del palo, espresse in un sistema di riferimento geografico (probabilmente il sistema svizzero CH1903), insieme all’altitudine in metri sopra il livello del mare, che indica la posizione altitudinale del palo sul ghiacciaio.
- L’accumulo di neve invernale, che rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno, espressa in millimetri di equivalente in acqua, una misura standard in glaciologia che quantifica la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve.
- La variazione netta di massa annuale, che rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva (fusione di neve e ghiaccio) durante l’intero anno, anch’essa espressa in millimetri di equivalente in acqua.
Questi parametri consentono di valutare l’equilibrio tra i processi di accumulo, principalmente sotto forma di neve invernale, e i processi di ablazione, che includono la fusione di neve e ghiaccio durante l’estate, offrendo un’indicazione chiara della salute del ghiacciaio a scala locale e della sua risposta alle condizioni climatiche.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Periodo di Misurazione
Il periodo di misurazione per il 2021/22 è definito dalle seguenti date, uguali per tutti i pali:
- L’inizio del periodo è il 1 settembre 2021, che coincide con l’inizio dell’anno idrologico, una convenzione comune in glaciologia per definire l’inizio del ciclo annuale di accumulo e ablazione.
- La misurazione primaverile, che rappresenta il momento in cui viene quantificato l’accumulo di neve invernale, è stata effettuata il 4 aprile 2022, come riportato nelle indagini 2021/22, in corrispondenza del picco massimo di accumulo stagionale.
- La misurazione finale, che permette di calcolare la variazione netta di massa annuale, è stata effettuata il 23 settembre 2022, come indicato nelle indagini 2021/22, al termine della stagione di fusione estiva.
Posizione dei Pali di Misurazione
I pali di misurazione sono distribuiti strategicamente sulla superficie del Ghiacciaio de la Plaine Morte, come mostrato nella Figura 4.32, per coprire diverse aree del ghiacciaio e catturare la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione. Le coordinate e le altitudini dei pali sono le seguenti:
- Il palo numero 1 si trova a 603821 / 136300, con un’altitudine di 2691 metri sopra il livello del mare, nella parte sud-occidentale del ghiacciaio.
- Il palo numero 3 si trova a 605522 / 136558, con un’altitudine di 2717 metri sopra il livello del mare, nella zona centrale del ghiacciaio.
- Il palo numero 4 si trova a 606968 / 137002, con un’altitudine di 2751 metri sopra il livello del mare, nella parte orientale del ghiacciaio.
- Il palo numero 5 si trova a 605017 / 137203, con un’altitudine di 2664 metri sopra il livello del mare, nella parte settentrionale del ghiacciaio, vicino al Rezligletscher, il ghiacciaio di sbocco che scorre verso nord.
- Il palo numero 6 si trova a 604403 / 136617, con un’altitudine di 2680 metri sopra il livello del mare, nella parte occidentale del ghiacciaio.
Le altitudini dei pali variano tra 2664 e 2751 metri sopra il livello del mare, coerentemente con il fatto che il 90% della superficie del ghiacciaio si trova in una fascia altitudinale compresa tra 2650 e 2800 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo. Questa distribuzione altitudinale ristretta è una caratteristica distintiva del Ghiacciaio de la Plaine Morte, che lo rende particolarmente sensibile alle variazioni climatiche, poiché l’ampia superficie esposta alla radiazione solare amplifica i tassi di ablazione.
Accumulo di Neve Invernale
L’accumulo di neve invernale, misurato il 4 aprile 2022, rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno in ciascun punto di misurazione. I valori per ciascun palo sono i seguenti:
- Al palo numero 1, l’accumulo è di 1155 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, l’accumulo è di 1302 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, l’accumulo è di 1071 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, l’accumulo è di 1323 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, l’accumulo è di 1125 millimetri di equivalente in acqua.
I valori variano tra 1071 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 4 e 1323 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 5, riflettendo una certa variabilità spaziale nell’accumulo di neve. Il palo numero 5, situato a un’altitudine più bassa (2664 metri sopra il livello del mare) vicino al Rezligletscher, mostra il valore più alto, probabilmente a causa di una maggiore esposizione alle precipitazioni nevose o di una minore rimozione della neve da parte del vento in questa area, dove la pendenza più marcata potrebbe favorire l’accumulo. Il palo numero 4, a un’altitudine più alta (2751 metri sopra il livello del mare), registra il valore più basso, coerentemente con il trend osservato nella Tabella 4.23 per il 2021/22, dove l’accumulo di neve diminuisce con l’aumentare dell’altitudine, passando da 1263 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2500-2600 metri a 1119 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri. La media dei valori dei pali, pari a circa 1195 millimetri di equivalente in acqua, è molto vicina alla media pesata di 1178 millimetri di equivalente in acqua riportata nella Tabella 4.23, confermando la rappresentatività delle misurazioni effettuate tramite i pali.
Variazione Netta di Massa Annuale
La variazione netta di massa annuale, misurata il 23 settembre 2022, rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva in ciascun punto di misurazione. I valori per ciascun palo sono i seguenti:
- Al palo numero 1, la perdita di massa è di 5130 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, la perdita di massa è di 4248 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, la perdita di massa è di 4500 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, la perdita di massa è di 4887 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, la perdita di massa è di 4833 millimetri di equivalente in acqua.
Tutti i valori sono negativi, indicando una perdita di massa significativa in tutti i punti di misurazione, un risultato che riflette l’intensità dei processi di ablazione durante l’estate del 2022. La perdita varia tra 4248 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 3 e 5130 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 1, con una media di circa 4720 millimetri di equivalente in acqua, un valore molto vicino alla media pesata di 4678 millimetri di equivalente in acqua riportata nella Tabella 4.23 per il 2021/22. La perdita più marcata si registra al palo numero 1, situato a un’altitudine intermedia di 2691 metri sopra il livello del mare, mentre la perdita più contenuta si osserva al palo numero 3, a 2717 metri sopra il livello del mare, suggerendo una certa variabilità spaziale nell’ablazione. Questa variabilità potrebbe essere influenzata da fattori locali, come l’esposizione al sole, l’albedo della superficie del ghiaccio, che varia in base alla presenza di detriti o alla fusione della neve, e la topografia locale, che può modulare i tassi di fusione. I valori sono coerenti con i tassi di ablazione record di 4-5 metri di ghiaccio persi riportati nelle indagini 2021/22 e con il valore di circa 4 metri di equivalente in acqua mostrato nella Figura 4.33 per il 2022, confermando l’eccezionale intensità dei processi di fusione in quell’anno.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Periodo di Misurazione
Il periodo di misurazione per il 2022/23 è definito dalle seguenti date, uguali per tutti i pali:
- L’inizio del periodo è il 23 settembre 2022, che coincide con la fine del periodo precedente e segna l’inizio del nuovo anno idrologico.
- La misurazione primaverile, per quantificare l’accumulo di neve invernale, è stata effettuata il 6 aprile 2023, come riportato nelle indagini 2022/23, in corrispondenza del picco massimo di accumulo stagionale.
- La misurazione finale, per calcolare la variazione netta di massa annuale, è stata effettuata il 12 ottobre 2023, come indicato nelle indagini 2022/23, al termine della stagione di fusione estiva, evidenziando una fusione significativa dall’ultima visita di settembre.
Posizione dei Pali di Misurazione
Le coordinate e le altitudini dei pali sono identiche a quelle del periodo 2021/22, indicando che i pali non sono stati spostati tra i due anni. Questo è coerente con le informazioni fornite nelle indagini 2022/23, che riportano che il 5 settembre 2023 i pali sono stati visitati ma non è stata necessaria una nuova perforazione, suggerendo che i pali erano ancora adeguatamente ancorati nel ghiaccio nonostante l’elevata ablazione estiva. La stabilità dei pali riflette una certa resilienza della struttura del ghiaccio in queste aree, anche in un contesto di perdita di massa significativa.
Accumulo di Neve Invernale
L’accumulo di neve invernale, misurato il 6 aprile 2023, rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno, con una densità della neve di 360 chilogrammi per metro cubo, come riportato nelle indagini 2022/23. I valori per ciascun palo sono i seguenti:
- Al palo numero 1, l’accumulo è di 1188 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, l’accumulo è di 1138 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, l’accumulo è di 1174 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, l’accumulo è di 1227 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, l’accumulo è di 1102 millimetri di equivalente in acqua.
I valori variano tra 1102 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 6 e 1227 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 5, con una media di circa 1166 millimetri di equivalente in acqua, un valore leggermente inferiore alla media pesata di 1237 millimetri di equivalente in acqua riportata nella Tabella 4.23 per il 2022/23. Il palo numero 5, a 2664 metri sopra il livello del mare, mostra nuovamente il valore più alto, coerentemente con il trend del 2021/22, probabilmente a causa della sua posizione vicino al Rezligletscher, dove la pendenza più marcata potrebbe favorire l’accumulo di neve. Il palo numero 6, a 2680 metri sopra il livello del mare, registra il valore più basso, suggerendo una minore accumulazione di neve in questa area, forse a causa di una maggiore esposizione al vento o di una minore quantità di precipitazioni nevose. A differenza del 2021/22, non si osserva una chiara correlazione tra l’accumulo di neve e l’altitudine, indicando una maggiore variabilità spaziale nell’accumulo di neve nel 2022/23, che potrebbe essere attribuita a differenze locali nelle precipitazioni o nell’azione del vento.
Variazione Netta di Massa Annuale
La variazione netta di massa annuale, misurata il 12 ottobre 2023, rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva in ciascun punto di misurazione. I valori per ciascun palo sono i seguenti:
- Al palo numero 1, la perdita di massa è di 3213 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, la perdita di massa è di 2196 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, la perdita di massa è di 2250 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, la perdita di massa è di 2871 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, la perdita di massa è di 2700 millimetri di equivalente in acqua.
Anche nel 2022/23, tutti i valori sono negativi, indicando una perdita di massa in tutti i punti di misurazione, ma la perdita è significativamente inferiore rispetto al 2021/22. La perdita varia tra 2196 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 3 e 3213 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 1, con una media di circa 2650 millimetri di equivalente in acqua, un valore molto vicino alla media pesata di 2567 millimetri di equivalente in acqua riportata nella Tabella 4.23 per il 2022/23. La perdita più marcata si registra nuovamente al palo numero 1, mentre la perdita più contenuta si osserva al palo numero 3, coerentemente con il 2021/22, suggerendo una certa coerenza nelle dinamiche di ablazione tra i due anni. Questi valori confermano quanto riportato nelle indagini 2022/23, ovvero che i tassi di ablazione nel 2023, pur elevati, non hanno raggiunto i massimi del 2022, e sono in linea con il valore di circa 2,6 metri di equivalente in acqua mostrato nella Figura 4.33 per il 2023.
Confronto tra i Due Periodi di Misurazione
Confronto dell’Accumulo di Neve Invernale
L’accumulo di neve invernale è simile nei due anni, con una media di 1195 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 e 1166 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23, una differenza minima che indica una certa stabilità nell’accumulo invernale tra i due anni. Tuttavia, la variabilità spaziale è più pronunciata nel 2022/23, con valori che non seguono un chiaro trend altitudinale, a differenza del 2021/22, dove l’accumulo diminuisce con l’aumentare dell’altitudine. Ad esempio, nel 2021/22, il palo numero 4, a 2751 metri sopra il livello del mare, registra il valore più basso (1071 millimetri di equivalente in acqua), mentre nel 2022/23 il valore più basso si osserva al palo numero 6, a 2680 metri sopra il livello del mare (1102 millimetri di equivalente in acqua). Questa variabilità potrebbe essere attribuita a differenze nelle condizioni di precipitazione o nell’azione del vento tra i due anni, che hanno influenzato la distribuzione della neve sulla superficie del ghiacciaio.
Confronto della Variazione Netta di Massa Annuale
La variazione netta di massa annuale mostra una differenza significativa tra i due periodi. Nel 2021/22, la perdita di massa media è di circa 4720 millimetri di equivalente in acqua, un valore che riflette i tassi di ablazione record di 4-5 metri di ghiaccio persi riportati nelle indagini 2021/22, con un’esaurimento completo della neve invernale che ha esposto il ghiaccio sottostante a una maggiore radiazione solare, accelerando la fusione. Nel 2022/23, la perdita di massa media è di circa 2650 millimetri di equivalente in acqua, un valore notevolmente inferiore, che conferma quanto riportato nelle indagini 2022/23, ovvero che i tassi di ablazione nel 2023, pur elevati, non hanno raggiunto i massimi del 2022. In entrambi gli anni, il palo numero 1 mostra la perdita più alta, mentre il palo numero 3 mostra la perdita più bassa, suggerendo una certa coerenza nelle dinamiche di ablazione tra i due anni, probabilmente influenzata dalla posizione dei pali e da fattori locali come l’esposizione al sole e l’albedo della superficie.
Variabilità Spaziale e Influenza della Posizione
La posizione dei pali influenza significativamente i valori del bilancio di massa. Il palo numero 5, situato vicino al Rezligletscher a 2664 metri sopra il livello del mare, mostra un accumulo di neve più alto in entrambi gli anni, probabilmente a causa della maggiore pendenza in questa area, che favorisce l’accumulo di neve, e di una maggiore esposizione alle precipitazioni nevose. Tuttavia, questo palo registra anche una perdita di massa significativa, con 4887 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 e 2871 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23, probabilmente a causa della maggiore esposizione al sole e della pendenza più marcata, che facilita il flusso e la fusione del ghiaccio. Il palo numero 4, a un’altitudine più alta di 2751 metri sopra il livello del mare, registra un accumulo di neve più basso nel 2021/22 (1071 millimetri di equivalente in acqua), ma una perdita di massa intermedia, coerentemente con le temperature più basse a queste altitudini, che riducono l’ablazione rispetto alle aree più basse.
Integrazione con le Indagini di Campo
I dati della tabella sono coerenti con le informazioni fornite nei testi delle indagini:
- Le indagini 2021/22 riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, con una perdita di massa media di circa 4678 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.23), che si riflette nei valori dei pali, con una media di 4720 millimetri di equivalente in acqua. Questo è in linea con la Figura 4.33, che mostra un bilancio di massa specifico di circa 4 metri di equivalente in acqua per il 2022, uno dei valori più negativi del periodo 2006-2023.
- Le indagini 2022/23 confermano che l’ablazione nel 2023 è stata elevata ma inferiore al 2022, con una perdita di massa media di 2567 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.23), che si riflette nei valori dei pali, con una media di 2650 millimetri di equivalente in acqua. Questo è in linea con la Figura 4.33, dove il 2023 mostra una perdita di massa significativa ma non la più alta del periodo.
- La posizione dei pali, come mostrata nella Figura 4.32, è coerente con i dati della tabella, con il palo numero 5 vicino al Rezligletscher (2664 metri sopra il livello del mare) e il palo numero 4 nella parte orientale (2751 metri sopra il livello del mare), riflettendo le variazioni altitudinali e spaziali del ghiacciaio.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Tabella 4.24 fornisce un’analisi dettagliata del bilancio di massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte a scala locale, evidenziando la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione. La perdita di massa significativa in entrambi gli anni, con un picco nel 2021/22, è indicativa della vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, in particolare in un contesto in cui l’albedo ridotta, come evidenziato da Naegeli et al. (2015), amplifica i tassi di fusione. I dati dei pali offrono una visione complementare ai valori medi riportati nella Tabella 4.23, permettendo di analizzare le differenze locali e di comprendere meglio le dinamiche del ghiacciaio. Ad esempio, la maggiore perdita di massa al palo numero 1 in entrambi gli anni potrebbe essere legata a una maggiore esposizione al sole o a una minore albedo in quella zona, mentre la perdita più contenuta al palo numero 3 potrebbe riflettere condizioni più favorevoli, come una maggiore ombreggiatura o un’albedo più alta.
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni per le risorse idriche a valle, poiché i ghiacciai alpini sono una fonte importante di acqua per i fiumi durante l’estate. La riduzione del volume del ghiacciaio, come evidenziato dalla perdita di massa cumulativa di circa 25 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023 (Figura 4.33), potrebbe influire sulla disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva, con potenziali conseguenze per le comunità locali e gli ecosistemi fluviali. Inoltre, le variazioni nelle dinamiche del Lac des Faverges, come il drenaggio controllato nel 2023 riportato nelle indagini 2022/23, sottolineano l’importanza di una gestione proattiva dei rischi idrogeologici, che possono essere amplificati dalla riduzione del volume del ghiacciaio e dall’aumento dell’apporto di acqua di fusione al lago.
Conclusione
La Tabella 4.24 offre un quadro dettagliato delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte per i periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa, con valori più marcati nel 2021/22 rispetto al 2022/23. La variabilità spaziale tra i pali riflette l’influenza di fattori locali, come l’altitudine, l’esposizione al sole e l’albedo, sui processi di accumulo e ablazione, mentre la coerenza tra i due anni nelle dinamiche di ablazione suggerisce una certa stabilità nei pattern di fusione. Questi dati, combinati con le indagini di campo e le rappresentazioni grafiche come la Figura 4.33, sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio di questo ghiacciaio per comprendere meglio gli impatti del cambiamento climatico e per sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi ambientali nelle regioni alpine.

Analisi Dettagliata della Figura 4.34: Bilancio di Massa Specifico e Volumetrico del Ghiacciaio de la Plaine Morte per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Figura 4.34 presenta un’analisi grafica dettagliata del bilancio di massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte, il più esteso ghiacciaio a plateau delle Alpi europee, con una superficie di circa 6,7 chilometri quadrati, situato sullo spartiacque principale delle Alpi tra i cantoni svizzeri di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, caratterizzato da un’ampia superficie pianeggiante che si estende per circa 5 chilometri con una pendenza media inferiore a 4 gradi, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La figura copre due periodi di misurazione, 2021/22 e 2022/23, e mostra l’evoluzione del bilancio di massa in funzione dell’altitudine, suddividendo i dati in fasce altitudinali che vanno da 2400 a 2900 metri sopra il livello del mare. I grafici illustrano sia il bilancio di massa specifico, che rappresenta la variazione di massa per unità di superficie, sia il bilancio di massa volumetrico, che rappresenta la variazione totale di massa per ciascuna fascia altitudinale, distinguendo tra l’accumulo invernale, l’ablazione estiva e la variazione netta di massa annuale. Questa analisi fornisce un quadro completo delle dinamiche di accumulo e ablazione del ghiacciaio, evidenziando la sua risposta alle condizioni climatiche e la sua vulnerabilità al riscaldamento globale.
Struttura della Figura e Parametri Rappresentati
La Figura 4.34 è composta da quattro grafici, organizzati in due righe e due colonne. La riga superiore si riferisce al periodo 2021/22, mentre quella inferiore si riferisce al periodo 2022/23. La colonna di sinistra mostra il bilancio di massa specifico, espresso in metri di equivalente in acqua, che rappresenta la variazione di massa per unità di superficie, mentre la colonna di destra mostra il bilancio di massa volumetrico, espresso in milioni di metri cubi di equivalente in acqua, che rappresenta la variazione totale di massa per ciascuna fascia altitudinale, tenendo conto dell’area. In ciascun grafico:
- L’asse verticale rappresenta l’altitudine, che varia da 2400 a 2900 metri sopra il livello del mare, coprendo l’intera estensione altitudinale del ghiacciaio, il cui 90% della superficie si trova tra 2650 e 2800 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo.
- L’asse orizzontale rappresenta il bilancio di massa, con scale diverse per il bilancio specifico (da -6 a 0 metri di equivalente in acqua nei grafici di sinistra) e il bilancio volumetrico (da -25 a 5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nei grafici di destra).
I grafici distinguono tre componenti del bilancio di massa:
- L’accumulo invernale, rappresentato da una linea tratteggiata con simboli a rombo, che mostra la quantità di neve accumulata durante l’inverno.
- L’ablazione estiva, rappresentata da una linea tratteggiata con simboli a triangolo, che mostra la quantità di neve e ghiaccio persi per fusione durante l’estate.
- La variazione netta di massa annuale, rappresentata da una linea continua con simboli a croce, che mostra la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, indicando la variazione complessiva di massa del ghiacciaio durante l’intero anno.
I piccoli simboli (rombi, triangoli e croci) indicano le misurazioni individuali, probabilmente effettuate tramite i pali di misurazione descritti nella Tabella 4.24, che forniscono dati puntuali per ciascun punto di osservazione sul ghiacciaio.
Analisi dei Grafici per il Periodo 2021/22 (Parte Superiore)
Bilancio di Massa Specifico (Grafico in Alto a Sinistra)
Il grafico in alto a sinistra mostra il bilancio di massa specifico per il periodo 2021/22, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio di massa specifico sull’asse orizzontale, che varia da -6 a 0 metri di equivalente in acqua. Questo parametro rappresenta la variazione di massa per unità di superficie, una misura standard in glaciologia che permette di confrontare i tassi di accumulo e ablazione in diverse fasce altitudinali.
- Accumulo Invernale (linea tratteggiata con rombi): L’accumulo invernale, misurato il 4 aprile 2022 come riportato nelle indagini 2021/22, varia tra circa 1 e 1,3 metri di equivalente in acqua. Si osserva un trend decrescente con l’altitudine: l’accumulo è più alto, circa 1,3 metri di equivalente in acqua, nella fascia 2400-2500 metri sopra il livello del mare, e diminuisce a circa 1,1 metri di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare. Questo trend è coerente con i dati della Tabella 4.23, che riportano un accumulo invernale di 1215 millimetri di equivalente in acqua (1,215 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2400-2500 metri e 1119 millimetri di equivalente in acqua (1,119 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2800-2900 metri. La diminuzione dell’accumulo con l’altitudine potrebbe essere attribuita a una minore quantità di precipitazioni nevose alle altitudini più elevate, dove l’aria è più secca, o a una maggiore esposizione al vento, che può rimuovere la neve dalle aree più alte del plateau.
- Ablazione Estiva (linea tratteggiata con triangoli): L’ablazione estiva, che rappresenta la quantità di neve e ghiaccio persi per fusione durante l’estate, varia tra circa -5,5 e -3 metri di equivalente in acqua. L’ablazione è più marcata nelle fasce intermedie, tra 2500 e 2700 metri sopra il livello del mare, dove raggiunge circa -5,5 metri di equivalente in acqua, e diminuisce a circa -3 metri di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare. Questo pattern riflette l’influenza delle temperature più basse alle altitudini più elevate, che riducono la fusione, rispetto alle fasce più basse, dove le temperature più alte favoriscono un’ablazione più intensa.
- Variazione Netta di Massa Annuale (linea continua con croci): La variazione netta di massa annuale, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, varia tra circa -4,8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2500-2600 metri sopra il livello del mare e -2,5 metri di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare. Questi valori sono in linea con i dati della Tabella 4.23, che riportano una variazione netta di massa annuale di -4844 millimetri di equivalente in acqua (-4,844 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2500-2600 metri e -2512 millimetri di equivalente in acqua (-2,512 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2800-2900 metri. Inoltre, i valori sono coerenti con la Tabella 4.24, che mostra misurazioni individuali dei pali, ad esempio una perdita di 5130 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 1 a 2691 metri sopra il livello del mare e 4248 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 3 a 2717 metri sopra il livello del mare.
- Misurazioni Individuali: I piccoli simboli corrispondono ai dati dei pali riportati nella Tabella 4.24, ad esempio un accumulo invernale di 1323 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 5 a 2664 metri sopra il livello del mare e una variazione netta di massa annuale di -4887 millimetri di equivalente in acqua nello stesso punto, riflettendo la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione.
Bilancio di Massa Volumetrico (Grafico in Alto a Destra)
Il grafico in alto a destra mostra il bilancio di massa volumetrico per il periodo 2021/22, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio volumetrico sull’asse orizzontale, che varia da -25 a 5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua. Questo parametro rappresenta la variazione totale di massa per ciascuna fascia altitudinale, tenendo conto dell’area, e fornisce un’indicazione del volume complessivo di acqua guadagnato o perso dal ghiacciaio.
- Accumulo Invernale: L’accumulo volumetrico invernale è positivo, con un picco di circa 4 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare, dove l’area è più estesa, pari a 4,014 chilometri quadrati, come riportato nella Tabella 4.23. L’accumulo è minimo nelle fasce altitudinali estreme, 2400-2500 metri e 2800-2900 metri sopra il livello del mare, dove l’area è molto piccola, rispettivamente 0,005 e 0,008 chilometri quadrati, riflettendo la distribuzione spaziale del ghiacciaio.
- Ablazione Estiva: La perdita volumetrica estiva è significativa, con un picco di circa -20 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare, dove l’ampia area e l’elevata ablazione specifica (circa -4,5 metri di equivalente in acqua, Tabella 4.23) si combinano per produrre una perdita di massa rilevante. La perdita è più contenuta nelle fasce altitudinali estreme, dove l’area è ridotta.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita volumetrica annuale totale è di circa -18 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare, con valori più contenuti alle altitudini estreme. La perdita totale per l’intero ghiacciaio può essere stimata moltiplicando il bilancio specifico medio, pari a -4,678 metri di equivalente in acqua (Tabella 4.23), per l’area totale del ghiacciaio, pari a 6,889 chilometri quadrati, ottenendo circa -32,2 milioni di metri cubi di equivalente in acqua, un valore che rappresenta la perdita complessiva di massa del ghiacciaio nel 2021/22.
Analisi dei Grafici per il Periodo 2022/23 (Parte Inferiore)
Bilancio di Massa Specifico (Grafico in Basso a Sinistra)
Il grafico in basso a sinistra mostra il bilancio di massa specifico per il periodo 2022/23, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio di massa specifico sull’asse orizzontale, che varia da -6 a 0 metri di equivalente in acqua.
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale, misurato il 6 aprile 2023 come riportato nelle indagini 2022/23, varia tra circa 1 metro di equivalente in acqua nella fascia 2400-2500 metri sopra il livello del mare e 1,3 metri di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, mostrando un trend opposto rispetto al 2021/22, con un aumento dell’accumulo con l’altitudine. Questo è coerente con i dati della Tabella 4.23, che riportano un accumulo invernale di 1024 millimetri di equivalente in acqua (1,024 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2400-2500 metri e 1328 millimetri di equivalente in acqua (1,328 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2800-2900 metri. L’aumento dell’accumulo con l’altitudine potrebbe essere attribuito a una maggiore quantità di precipitazioni nevose alle altitudini più elevate o a una minore esposizione al vento in queste aree, che ha permesso una maggiore accumulazione di neve.
- Ablazione Estiva: L’ablazione estiva varia tra circa -4 metri di equivalente in acqua nella fascia 2500-2600 metri sopra il livello del mare e -1,5 metri di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, valori inferiori rispetto al 2021/22, coerentemente con le indagini 2022/23 che riportano tassi di ablazione elevati ma non massimi rispetto all’anno precedente. La minore ablazione alle altitudini più elevate riflette l’effetto delle temperature più basse, che riducono la fusione del ghiaccio.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La variazione netta di massa annuale varia tra circa -3,1 metri di equivalente in acqua nella fascia 2500-2600 metri sopra il livello del mare e -0,3 metri di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, in linea con i dati della Tabella 4.23, che riportano -3108 millimetri di equivalente in acqua (-3,108 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2500-2600 metri e -289 millimetri di equivalente in acqua (-0,289 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2800-2900 metri. Questi valori sono coerenti con la Tabella 4.24, che mostra misurazioni individuali dei pali, ad esempio una perdita di 3213 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 1 a 2691 metri sopra il livello del mare e 2196 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 3 a 2717 metri sopra il livello del mare.
- Misurazioni Individuali: I simboli corrispondono ai dati dei pali, ad esempio un accumulo invernale di 1227 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 5 a 2664 metri sopra il livello del mare e una variazione netta di massa annuale di -2871 millimetri di equivalente in acqua nello stesso punto, riflettendo la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione.
Bilancio di Massa Volumetrico (Grafico in Basso a Destra)
Il grafico in basso a destra mostra il bilancio di massa volumetrico per il periodo 2022/23, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio volumetrico sull’asse orizzontale, che varia da -25 a 5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua.
- Accumulo Invernale: L’accumulo volumetrico invernale è simile a quello del 2021/22, con un picco di circa 4 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare, dove l’area è di 3,497 chilometri quadrati (Tabella 4.23). L’accumulo è minimo nelle fasce altitudinali estreme, dove l’area è ridotta.
- Ablazione Estiva: La perdita volumetrica estiva è di circa -10 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare, un valore inferiore rispetto al 2021/22, riflettendo una minore ablazione specifica (circa -2,3 metri di equivalente in acqua, Tabella 4.23) e una riduzione dell’area del ghiacciaio.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita volumetrica annuale totale è di circa -8 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare, con una perdita totale per l’intero ghiacciaio di circa -17 milioni di metri cubi di equivalente in acqua, calcolata moltiplicando il bilancio specifico medio, pari a -2,567 metri di equivalente in acqua (Tabella 4.23), per l’area totale del ghiacciaio, pari a 6,682 chilometri quadrati, ottenendo circa -17,2 milioni di metri cubi di equivalente in acqua.
Confronto tra i Due Periodi di Misurazione
Confronto del Bilancio di Massa Specifico
- Accumulo Invernale: Nel 2021/22, l’accumulo invernale diminuisce con l’altitudine, passando da circa 1,3 metri di equivalente in acqua a 2400-2500 metri sopra il livello del mare a 1,1 metri di equivalente in acqua a 2800-2900 metri sopra il livello del mare, mentre nel 2022/23 aumenta, passando da circa 1 metro di equivalente in acqua a 2400-2500 metri sopra il livello del mare a 1,3 metri di equivalente in acqua a 2800-2900 metri sopra il livello del mare. Questa variabilità riflette differenze nelle condizioni di precipitazione e nei pattern di accumulo tra i due anni, con una maggiore accumulazione alle altitudini più elevate nel 2022/23, forse a causa di una maggiore quantità di precipitazioni nevose o di una minore azione del vento in queste aree. La media pesata dell’accumulo invernale è simile nei due anni, con 1178 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 e 1237 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23 (Tabella 4.23), indicando una certa stabilità nell’accumulo complessivo.
- Ablazione Estiva: L’ablazione estiva è più marcata nel 2021/22, con valori che raggiungono circa -5,5 metri di equivalente in acqua nelle fasce intermedie, rispetto al 2022/23, dove l’ablazione massima è di circa -4 metri di equivalente in acqua. Questa differenza è coerente con le indagini 2022/23, che riportano tassi di ablazione elevati ma inferiori ai massimi del 2022, e riflette condizioni climatiche meno estreme nel 2023, come temperature estive più moderate o una maggiore presenza di detriti sulla superficie del ghiaccio, che possono aver aumentato l’albedo e ridotto la fusione.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita di massa annuale è significativamente più marcata nel 2021/22, con una media pesata di -4,678 metri di equivalente in acqua (Tabella 4.23), rispetto al 2022/23, con una media pesata di -2,567 metri di equivalente in acqua. Questo è in linea con i tassi di ablazione record del 2022, con 4-5 metri di ghiaccio persi, e con l’esaurimento completo della neve invernale, che ha esposto il ghiaccio sottostante a una maggiore radiazione solare, accelerando la fusione. Nel 2022/23, la perdita di massa è più contenuta, con valori che variano da -3,1 metri di equivalente in acqua nelle fasce più basse a -0,3 metri di equivalente in acqua nelle fasce più alte, riflettendo una minore ablazione e un accumulo invernale leggermente più alto.
Confronto del Bilancio di Massa Volumetrico
- Accumulo Invernale: L’accumulo volumetrico invernale è simile nei due anni, con un picco di circa 4 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare, dove l’area è più estesa. La leggera riduzione dell’area del ghiacciaio nel 2022/23 (da 6,889 a 6,682 chilometri quadrati, Tabella 4.23) non influisce significativamente sull’accumulo volumetrico, grazie al maggiore accumulo specifico nelle fasce più alte.
- Ablazione Estiva: La perdita volumetrica estiva è molto più marcata nel 2021/22, con un picco di circa -20 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare, rispetto al 2022/23, dove la perdita massima è di circa -10 milioni di metri cubi di equivalente in acqua. Questa differenza riflette la maggiore ablazione specifica nel 2021/22 e l’ampia area del ghiacciaio in quella fascia altitudinale.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita volumetrica annuale totale è di circa -32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2021/22 e -17 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2022/23, una differenza significativa che riflette la minore ablazione nel 2023 e la riduzione dell’area del ghiacciaio. Questi valori sono coerenti con la perdita di massa cumulativa di circa 25 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023, come mostrato nella Figura 4.33, e sottolineano il trend di deglaciazione del ghiacciaio.
Integrazione con le Indagini di Campo
I dati rappresentati nella Figura 4.34 sono coerenti con le informazioni fornite nei testi delle indagini e nelle tabelle precedenti:
- Le indagini 2021/22 riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, con una perdita di massa media di 4678 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.23), che si riflette nei grafici del bilancio specifico e volumetrico, con una perdita annuale di circa -4,8 metri di equivalente in acqua nelle fasce intermedie e una perdita volumetrica totale di circa -32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua. Questo è in linea con la Figura 4.33, che mostra un bilancio di massa specifico di circa -4 metri di equivalente in acqua per il 2022, uno dei valori più negativi del periodo 2006-2023.
- Le indagini 2022/23 confermano che l’ablazione nel 2023 è stata elevata ma inferiore al 2022, con una perdita di massa media di 2567 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.23), che si riflette nei grafici, con una perdita annuale di circa -3,1 metri di equivalente in acqua nelle fasce più basse e una perdita volumetrica totale di circa -17 milioni di metri cubi di equivalente in acqua. Questo è in linea con la Figura 4.33, dove il 2023 mostra una perdita di massa significativa ma non la più alta del periodo.
- La posizione dei pali, come mostrata nella Figura 4.32, e i dati individuali della Tabella 4.24, sono rappresentati dai piccoli simboli nei grafici, ad esempio un accumulo invernale di 1323 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 5 a 2664 metri sopra il livello del mare nel 2021/22 e una perdita annuale di 4887 millimetri di equivalente in acqua nello stesso punto, riflettendo la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Figura 4.34 fornisce un quadro chiaro e dettagliato del bilancio di massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi i periodi, con un impatto più marcato nel 2021/22. La variabilità altitudinale dei processi di accumulo e ablazione sottolinea l’influenza delle condizioni climatiche, come le temperature estive e i pattern di precipitazione, sulle dinamiche glaciali. La maggiore ablazione nelle fasce altitudinali intermedie, tra 2500 e 2700 metri sopra il livello del mare, riflette l’effetto delle temperature più alte in queste aree, mentre la minore ablazione alle altitudini più elevate, tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, è dovuta a condizioni più fredde che riducono la fusione del ghiaccio. La variabilità temporale, con una perdita di massa più contenuta nel 2022/23, potrebbe essere attribuita a condizioni climatiche meno estreme, come temperature estive più moderate o una maggiore presenza di detriti sulla superficie del ghiaccio, che possono aver aumentato l’albedo e ridotto la fusione, come evidenziato da Naegeli et al. (2015).
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni rilevanti per le risorse idriche a valle. I ghiacciai alpini, come il Ghiacciaio de la Plaine Morte, fungono da serbatoi naturali, rilasciando acqua di fusione durante l’estate che alimenta fiumi e bacini idrici. La perdita volumetrica di circa 32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2021/22 e 17 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2022/23 contribuisce alla perdita di massa cumulativa di circa 25 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023 (Figura 4.33), riducendo il volume di ghiaccio disponibile e potenzialmente influenzando la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva. Inoltre, la riduzione del volume del ghiacciaio può influire sulle dinamiche del Lac des Faverges, il lago marginale descritto nei testi precedenti, aumentando il rischio di eventi di drenaggio improvvisi, come quelli osservati nel 2022, quando il lago non si è svuotato completamente, o modificando le dinamiche idrologiche locali, come il drenaggio controllato nel 2023.
Dal punto di vista scientifico, i grafici della Figura 4.34 offrono un’analisi dettagliata delle dinamiche glaciali a scala altitudinale, evidenziando la vulnerabilità del Ghiacciaio de la Plaine Morte al cambiamento climatico. La combinazione di dati specifici e volumetrici, insieme alle misurazioni individuali dei pali, fornisce un quadro completo dei processi di accumulo e ablazione, permettendo di analizzare le variazioni spaziali e temporali del bilancio di massa. Questi dati possono essere utilizzati per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio, contribuendo a una migliore comprensione degli impatti del riscaldamento globale sui sistemi glaciali alpini e supportando lo sviluppo di strategie di mitigazione degli impatti ambientali.
Conclusione
La Figura 4.34 offre una rappresentazione chiara e scientificamente significativa del bilancio di massa del Ghiacciaio de la Plaine Morte per i periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi gli anni, con un impatto più marcato nel 2021/22. I grafici del bilancio specifico mostrano una perdita di massa più pronunciata nelle fasce altitudinali intermedie, mentre i grafici del bilancio volumetrico evidenziano l’importanza dell’area del ghiacciaio nel determinare la perdita totale di massa, con un picco nella fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare. La variabilità altitudinale e temporale del bilancio di massa, combinata con le misurazioni individuali dei pali, fornisce un quadro completo delle dinamiche glaciali, confermando la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico e l’urgenza di continuare il monitoraggio per comprendere gli impatti del riscaldamento globale e per gestire i rischi idrogeologici associati, come quelli legati al Lac des Faverges. Questi dati rappresentano un contributo fondamentale per la glaciologia moderna, offrendo una base solida per studi futuri e per la gestione delle risorse idriche nelle regioni alpine.

Analisi Dettagliata della Figura 4.35: Relazione tra il Bilancio di Massa Specifico Medio, l’Altitudine della Linea di Equilibrio e il Rapporto dell’Area di Accumulazione del Ghiacciaio de la Plaine Morte
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Figura 4.35 presenta un’analisi grafica della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio de la Plaine Morte e due parametri glaciologici fondamentali: l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione. Il Ghiacciaio de la Plaine Morte, il più esteso ghiacciaio a plateau delle Alpi europee, con una superficie di circa 6,7 chilometri quadrati, è situato sullo spartiacque principale delle Alpi tra i cantoni svizzeri di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, caratterizzato da un’ampia superficie pianeggiante che si estende per circa 5 chilometri con una pendenza media inferiore a 4 gradi, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La figura copre l’intero periodo di osservazione del ghiacciaio, con un focus specifico sui dati relativi ai periodi 2021/22 e 2022/23, e fornisce un quadro dettagliato della relazione tra la perdita di massa del ghiacciaio e l’evoluzione della sua zona di accumulazione, offrendo informazioni cruciali sulla sua risposta al riscaldamento globale e sulla sua vulnerabilità a lungo termine.
Struttura della Figura e Parametri Analizzati
La Figura 4.35 è composta da due grafici, uno a sinistra e uno a destra, che illustrano la relazione tra il bilancio di massa specifico medio del ghiacciaio e due parametri chiave: l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione. Entrambi i grafici utilizzano il bilancio di massa specifico medio, espresso in metri di equivalente in acqua, come variabile indipendente sull’asse orizzontale, che varia da -4 a -1 metri di equivalente in acqua, riflettendo il trend di perdita di massa del ghiacciaio in tutti gli anni di osservazione. I dati rappresentati includono tutte le osservazioni precedenti, a partire dal 2009, come indicato nel testo introduttivo, quando è iniziato il monitoraggio del bilancio di massa, con i punti specifici per i periodi 2021/22 (rappresentati da cerchi) e 2022/23 (rappresentati da quadrati) evidenziati per un confronto diretto.
- Grafico a sinistra: Mostra l’altitudine della linea di equilibrio sull’asse verticale, espressa in metri sopra il livello del mare, che varia da 2700 a 2950 metri sopra il livello del mare. Questo parametro rappresenta l’altitudine a cui l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva si bilanciano esattamente, ovvero dove la variazione netta di massa è zero.
- Grafico a destra: Mostra il rapporto dell’area di accumulazione sull’asse verticale, espresso in percentuale, che varia da 0 a 10%. Questo parametro rappresenta la percentuale della superficie del ghiacciaio che si trova al di sopra dell’altitudine della linea di equilibrio, ovvero nella zona di accumulazione, dove l’accumulo di neve supera l’ablazione.
Definizione dei Parametri Glaciologici
- Bilancio di Massa Specifico Medio: Questo parametro rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio per unità di superficie, calcolata come media sull’intera superficie del ghiacciaio, ed è espresso in metri di equivalente in acqua, una misura standard in glaciologia che quantifica la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve o del ghiaccio. Valori negativi indicano una perdita di massa netta, ovvero un’ablazione estiva che supera l’accumulo invernale, un fenomeno che caratterizza tutti gli anni rappresentati nella figura, riflettendo il trend di deglaciazione del ghiacciaio.
- Altitudine della Linea di Equilibrio: Questo parametro indica l’altitudine a cui l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva si bilanciano esattamente, risultando in una variazione netta di massa pari a zero. Al di sopra di questa altitudine, il ghiacciaio accumula massa, formando la zona di accumulazione, mentre al di sotto perde massa, formando la zona di ablazione. Un’altitudine della linea di equilibrio più alta indica una maggiore perdita di massa, poiché una porzione più piccola del ghiacciaio si trova nella zona di accumulazione, un fenomeno tipico di anni con un bilancio di massa fortemente negativo.
- Rapporto dell’Area di Accumulazione: Questo parametro rappresenta la percentuale della superficie totale del ghiacciaio che si trova al di sopra dell’altitudine della linea di equilibrio, ovvero nella zona di accumulazione. Un rapporto dell’area di accumulazione più basso indica una zona di accumulazione più piccola, che è tipica di anni con una perdita di massa significativa, poiché l’altitudine della linea di equilibrio si sposta a quote più elevate, riducendo l’area in cui l’accumulo di neve supera l’ablazione.
Analisi del Grafico a Sinistra: Altitudine della Linea di Equilibrio
Il grafico a sinistra mostra la relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio de la Plaine Morte e l’altitudine della linea di equilibrio, con l’asse orizzontale che rappresenta il bilancio di massa specifico medio, da -4 a -1 metri di equivalente in acqua, e l’asse verticale che rappresenta l’altitudine della linea di equilibrio, da 2700 a 2950 metri sopra il livello del mare. I punti rappresentano i valori dell’altitudine della linea di equilibrio per ciascun anno di osservazione, con una linea di tendenza tratteggiata che evidenzia la relazione generale tra i due parametri.
- Trend Generale: La linea di tendenza mostra una relazione inversa tra l’altitudine della linea di equilibrio e il bilancio di massa specifico medio: quando il bilancio di massa è più negativo, indicando una maggiore perdita di massa, l’altitudine della linea di equilibrio è più alta, riflettendo una riduzione della zona di accumulazione e un’espansione della zona di ablazione. Questo comportamento è atteso, poiché una maggiore ablazione estiva, come quella osservata in anni con temperature più alte o una minore copertura nevosa, sposta la linea di equilibrio a quote più elevate, riducendo l’area del ghiacciaio in cui l’accumulo di neve supera la fusione.
- Valori per il Periodo 2021/22: Il punto per il 2021/22, rappresentato da un cerchio, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -4,7 metri di equivalente in acqua, con un’altitudine della linea di equilibrio di circa 2870 metri sopra il livello del mare. Questo valore è coerente con i dati della Tabella 4.23, che riportano un bilancio di massa specifico medio di -4678 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a -4,678 metri di equivalente in acqua, per il 2021/22, e con le indagini 2021/22, che descrivono tassi di ablazione record di 4-5 metri di ghiaccio persi e un’esaurimento completo della neve invernale sull’intera superficie del ghiacciaio. Un’altitudine della linea di equilibrio di 2870 metri sopra il livello del mare è estremamente alta, considerando che il 90% della superficie del ghiacciaio si trova in una fascia altitudinale compresa tra 2650 e 2800 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo. Questo implica che quasi l’intera superficie del ghiacciaio era nella zona di ablazione, con una perdita di massa significativa su tutta la sua estensione.
- Valori per il Periodo 2022/23: Il punto per il 2022/23, rappresentato da un quadrato, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -2,6 metri di equivalente in acqua, con un’altitudine della linea di equilibrio di circa 2800 metri sopra il livello del mare. Questo valore è coerente con i dati della Tabella 4.23, che riportano un bilancio di massa specifico medio di -2567 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a -2,567 metri di equivalente in acqua, per il 2022/23, e con le indagini 2022/23, che descrivono tassi di ablazione elevati ma inferiori a quelli del 2022, con una perdita di massa più moderata. Un’altitudine della linea di equilibrio di 2800 metri sopra il livello del mare è più bassa rispetto al 2021/22, ma si trova ancora al confine superiore della fascia altitudinale principale del ghiacciaio, indicando che la maggior parte della superficie era nella zona di ablazione, anche se una piccola porzione potrebbe essere stata al di sopra di questa linea.
- Altri Anni di Osservazione: I punti sparsi rappresentano gli anni precedenti, a partire dal 2009, quando è iniziato il monitoraggio del bilancio di massa, come indicato nel testo introduttivo. L’altitudine della linea di equilibrio varia generalmente tra 2750 e 2900 metri sopra il livello del mare, con valori più bassi, intorno a 2750 metri sopra il livello del mare, associati a bilanci di massa meno negativi, intorno a -1 metro di equivalente in acqua, e valori più alti, fino a 2900 metri sopra il livello del mare, associati a bilanci di massa più negativi, intorno a -4 metri di equivalente in acqua. Questo trend conferma la progressiva perdita di massa del ghiacciaio nel tempo, con un’altitudine della linea di equilibrio che tende a salire, come evidenziato anche dalla Figura 4.33, che mostra una perdita di massa cumulativa di circa 25 metri di equivalente in acqua dal 2006 al 2023, un segnale chiaro della deglaciazione in corso.
Analisi del Grafico a Destra: Rapporto dell’Area di Accumulazione
Il grafico a destra mostra la relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio de la Plaine Morte e il rapporto dell’area di accumulazione, con l’asse orizzontale che rappresenta il bilancio di massa specifico medio, da -4 a -1 metri di equivalente in acqua, e l’asse verticale che rappresenta il rapporto dell’area di accumulazione, da 0 a 10%. I punti rappresentano i valori del rapporto dell’area di accumulazione per ciascun anno di osservazione, con una linea di tendenza tratteggiata che evidenzia la relazione generale tra i due parametri.
- Trend Generale: La linea di tendenza mostra una relazione diretta tra il rapporto dell’area di accumulazione e il bilancio di massa specifico medio: quando il bilancio di massa è più negativo, indicando una maggiore perdita di massa, il rapporto dell’area di accumulazione è più basso, riflettendo una riduzione della zona di accumulazione e un’espansione della zona di ablazione. Questo comportamento è atteso, poiché una maggiore ablazione estiva sposta l’altitudine della linea di equilibrio a quote più elevate, riducendo l’area del ghiacciaio in cui l’accumulo di neve supera la fusione, e di conseguenza diminuendo la percentuale della superficie nella zona di accumulazione.
- Valori per il Periodo 2021/22: Il punto per il 2021/22, rappresentato da un cerchio, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -4,7 metri di equivalente in acqua, con un rapporto dell’area di accumulazione di circa 0%. Questo valore indica che nel 2021/22 non c’era praticamente nessuna zona di accumulazione, ovvero l’intera superficie del ghiacciaio era nella zona di ablazione, coerentemente con un’altitudine della linea di equilibrio di 2870 metri sopra il livello del mare, che è al di sopra della maggior parte della superficie del ghiacciaio, situata tra 2650 e 2800 metri sopra il livello del mare. Questo risultato è in linea con le indagini 2021/22, che riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, con una perdita di massa media di 4678 millimetri di equivalente in acqua, come riportato nella Tabella 4.23.
- Valori per il Periodo 2022/23: Il punto per il 2022/23, rappresentato da un quadrato, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -2,6 metri di equivalente in acqua, con un rapporto dell’area di accumulazione di circa 2%. Questo valore indica che nel 2022/23 una piccola porzione del ghiacciaio, circa il 2% della superficie totale, si trovava nella zona di accumulazione, coerentemente con un’altitudine della linea di equilibrio di 2800 metri sopra il livello del mare, che è al confine superiore della fascia altitudinale principale del ghiacciaio. La Tabella 4.23 mostra che l’area nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare è di 0,002 chilometri quadrati nel 2022/23, che corrisponde a circa lo 0,03% dell’area totale di 6,682 chilometri quadrati, ma un rapporto dell’area di accumulazione del 2% suggerisce che una piccola porzione della fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare, che ha un’area di 3,497 chilometri quadrati, potrebbe essere stata al di sopra dell’altitudine della linea di equilibrio. Questo corrisponde a circa 0,13 chilometri quadrati (2% di 6,682 km²), un’area molto piccola ma indicativa di una leggera ripresa della zona di accumulazione rispetto al 2021/22.
- Altri Anni di Osservazione: I punti sparsi rappresentano gli anni precedenti, con il rapporto dell’area di accumulazione che varia generalmente tra 0 e 8%. Valori più alti, intorno all’8%, sono associati a bilanci di massa meno negativi, intorno a -1 metro di equivalente in acqua, indicando che in quegli anni una porzione più significativa del ghiacciaio si trovava nella zona di accumulazione. Valori più bassi, intorno allo 0%, sono associati a bilanci di massa più negativi, intorno a -4 metri di equivalente in acqua, come osservato nel 2021/22, indicando che in quegli anni l’intera superficie del ghiacciaio era nella zona di ablazione. Questo trend conferma che in anni con una maggiore perdita di massa, la zona di accumulazione si riduce drasticamente, mentre in anni con una perdita di massa più contenuta, come il 2022/23, una piccola porzione del ghiacciaio può ancora accumulare massa.
Confronto tra i Due Periodi di Misurazione
- Altitudine della Linea di Equilibrio: L’altitudine della linea di equilibrio è più alta nel 2021/22, a circa 2870 metri sopra il livello del mare, rispetto al 2022/23, a circa 2800 metri sopra il livello del mare, riflettendo la maggiore perdita di massa nel 2021/22, con un bilancio di massa specifico medio di -4,678 metri di equivalente in acqua, rispetto al 2022/23, con un bilancio di massa specifico medio di -2,567 metri di equivalente in acqua. In entrambi gli anni, l’altitudine della linea di equilibrio è al di sopra o al confine della fascia altitudinale principale del ghiacciaio, che si trova tra 2650 e 2800 metri sopra il livello del mare, indicando che la maggior parte della superficie era nella zona di ablazione. Tuttavia, la riduzione dell’altitudine della linea di equilibrio nel 2022/23 suggerisce una leggera ripresa della zona di accumulazione, coerentemente con una perdita di massa più moderata.
- Rapporto dell’Area di Accumulazione: Il rapporto dell’area di accumulazione è 0% nel 2021/22, indicando che non c’era zona di accumulazione e che l’intera superficie del ghiacciaio era nella zona di ablazione, un risultato che riflette l’altitudine della linea di equilibrio di 2870 metri sopra il livello del mare e i tassi di ablazione record di quell’anno. Nel 2022/23, il rapporto dell’area di accumulazione è di circa 2%, suggerendo che una piccola porzione del ghiacciaio, circa 0,13 chilometri quadrati, si trovava nella zona di accumulazione, probabilmente nella parte superiore della fascia 2700-2800 metri sopra il livello del mare, coerentemente con un’altitudine della linea di equilibrio di 2800 metri sopra il livello del mare.
- Bilancio di Massa Specifico Medio: La perdita di massa è più marcata nel 2021/22, con un bilancio di massa specifico medio di -4,678 metri di equivalente in acqua, rispetto al 2022/23, con un bilancio di massa specifico medio di -2,567 metri di equivalente in acqua. Questa differenza è coerente con le indagini 2021/22, che riportano tassi di ablazione record e un’esaurimento completo della neve invernale, e con le indagini 2022/23, che descrivono tassi di ablazione elevati ma inferiori a quelli del 2022, con una perdita di massa più moderata.
Integrazione con le Indagini di Campo
I dati rappresentati nella Figura 4.35 sono coerenti con le informazioni fornite nei testi delle indagini e nelle tabelle precedenti:
- Le indagini 2021/22 riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, con una perdita di massa media di 4678 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.23), che si riflette in un’altitudine della linea di equilibrio di 2870 metri sopra il livello del mare e un rapporto dell’area di accumulazione di 0%. Questo è in linea con la Figura 4.33, che mostra un bilancio di massa specifico di circa -4 metri di equivalente in acqua per il 2022, uno dei valori più negativi del periodo 2006-2023, e con la Figura 4.34, che evidenzia una perdita di massa significativa in tutte le fasce altitudinali.
- Le indagini 2022/23 confermano che l’ablazione nel 2023 è stata elevata ma inferiore al 2022, con una perdita di massa media di 2567 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.23), che si riflette in un’altitudine della linea di equilibrio di 2800 metri sopra il livello del mare e un rapporto dell’area di accumulazione di circa 2%. Questo è in linea con la Figura 4.33, dove il 2023 mostra una perdita di massa significativa ma non la più alta del periodo, e con la Figura 4.34, che mostra una perdita di massa più moderata rispetto al 2021/22.
- La posizione dei pali, come mostrata nella Figura 4.32, e i dati individuali della Tabella 4.24, confermano la variabilità spaziale del bilancio di massa, con una perdita più marcata nelle fasce altitudinali intermedie, coerentemente con l’altitudine della linea di equilibrio elevata in entrambi gli anni.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Figura 4.35 fornisce un’analisi dettagliata della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio de la Plaine Morte e due parametri chiave per la salute di un ghiacciaio: l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione. La tendenza generale, con un’altitudine della linea di equilibrio più alta e un rapporto dell’area di accumulazione più basso in anni con una maggiore perdita di massa, come il 2021/22, è un segnale chiaro della vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico. L’altitudine della linea di equilibrio al di sopra della fascia altitudinale principale del ghiacciaio, che si trova tra 2650 e 2800 metri sopra il livello del mare, e il rapporto dell’area di accumulazione vicino allo 0% in anni come il 2021/22 indicano che il ghiacciaio sta perdendo massa su quasi tutta la sua superficie, un fenomeno che potrebbe portarlo a un punto di non ritorno se il trend continua. La leggera ripresa del rapporto dell’area di accumulazione nel 2022/23, con un valore di circa 2%, suggerisce una piccola porzione del ghiacciaio in grado di accumulare massa, ma questo non è sufficiente a invertire il trend di deglaciazione, come evidenziato dalla perdita di massa cumulativa di circa 25 metri di equivalente in acqua dal 2006 al 2023 (Figura 4.33).
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni significative per le risorse idriche a valle. I ghiacciai alpini, come il Ghiacciaio de la Plaine Morte, fungono da serbatoi naturali, rilasciando acqua di fusione durante l’estate che alimenta fiumi e bacini idrici. La riduzione della zona di accumulazione, come indicato dal rapporto dell’area di accumulazione vicino allo 0% in anni come il 2021/22, e la perdita di massa cumulativa riducono il volume di ghiaccio disponibile, con potenziali conseguenze per la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva. Inoltre, la perdita di massa può influire sulle dinamiche del Lac des Faverges, il lago marginale descritto nei testi precedenti, aumentando il rischio di eventi di drenaggio improvvisi, come quelli osservati nel 2022, quando il lago non si è svuotato completamente, o modificando le dinamiche idrologiche locali, come il drenaggio controllato nel 2023.
Dal punto di vista scientifico, la figura offre un’analisi preziosa delle dinamiche glaciali a lungo termine, evidenziando la relazione tra il bilancio di massa e i parametri che definiscono la zona di accumulazione del ghiacciaio. Questi dati possono essere utilizzati per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio, contribuendo a una migliore comprensione degli impatti del cambiamento climatico sui sistemi glaciali alpini e supportando lo sviluppo di strategie di mitigazione degli impatti ambientali. La variabilità temporale del bilancio di massa, con una perdita più marcata nel 2021/22 rispetto al 2022/23, sottolinea l’importanza di continuare il monitoraggio per catturare le fluttuazioni annuali e per valutare l’evoluzione a lungo termine del ghiacciaio in un contesto di riscaldamento globale.
Conclusione
La Figura 4.35 offre una rappresentazione chiara e scientificamente significativa della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio de la Plaine Morte e l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione, evidenziando una perdita di massa significativa in tutti gli anni di osservazione, con un impatto più marcato nel 2021/22 rispetto al 2022/23. L’altitudine della linea di equilibrio elevata, che raggiunge 2870 metri sopra il livello del mare nel 2021/22 e 2800 metri sopra il livello del mare nel 2022/23, e il rapporto dell’area di accumulazione vicino allo 0% nel 2021/22 e al 2% nel 2022/23 confermano che la maggior parte della superficie del ghiacciaio è nella zona di ablazione, un segnale preoccupante della sua vulnerabilità al cambiamento climatico. Questi dati, combinati con le indagini di campo, le tabelle e le altre figure, sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio di questo ghiacciaio per comprendere meglio gli impatti del riscaldamento globale, per gestire i rischi idrogeologici associati, come quelli legati al Lac des Faverges, e per sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche nelle regioni alpine.
4.16 Il Ghiacciaio del Rodano: Caratteristiche e Storia delle Osservazioni Glaciologiche
Introduzione al Contesto Geografico e Glaciologico
Il Ghiacciaio del Rodano, noto in ambito scientifico come Rhonegletscher, è un ghiacciaio vallivo di tipo temperato situato nella regione delle Alpi svizzere centrali, un’area di grande rilevanza per lo studio delle dinamiche glaciali e idrologiche. Questo ghiacciaio rappresenta la sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale, che nasce dalle sue acque di fusione e scorre attraverso la Svizzera e la Francia fino a sfociare nel Mar Mediterraneo. La sua posizione geografica, combinata con la relativa facilità di accesso, ha reso il Ghiacciaio del Rodano un sito privilegiato per le osservazioni glaciologiche sin dal XIX secolo, contribuendo in modo significativo alla comprensione dell’evoluzione dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico. La sua importanza non è solo scientifica, ma anche ecologica e culturale, poiché il ghiacciaio e il fiume che ne deriva svolgono un ruolo cruciale per le risorse idriche, l’ecosistema alpino e le comunità locali.
Caratteristiche Morfologiche e Altitudinali
Il Ghiacciaio del Rodano si estende su una superficie totale di 15,2 chilometri quadrati, una dimensione che lo colloca tra i ghiacciai più significativi delle Alpi svizzere. La sua conformazione è quella tipica di un ghiacciaio vallivo, con un flusso di ghiaccio che si sviluppa in direzione meridionale, seguendo la morfologia della valle in cui è incastonato. Il ghiacciaio si origina a un’altitudine massima di 3600 metri sopra il livello del mare, in una zona caratterizzata da cime elevate e condizioni climatiche rigide, e si estende verso il basso fino a un’altitudine di 2200 metri sopra il livello del mare, dove la lingua glaciale termina in un’area più temperata. Questa ampia escursione altitudinale, che copre circa 1400 metri, espone il ghiacciaio a una varietà di condizioni climatiche, rendendolo particolarmente sensibile alle variazioni di temperatura e precipitazione, fattori che influenzano direttamente i processi di accumulo e ablazione.
Storia delle Osservazioni Glaciologiche
Il Ghiacciaio del Rodano ha una lunga e illustre storia di monitoraggio scientifico, che lo rende uno dei ghiacciai più studiati al mondo. Le prime misurazioni del bilancio di massa, ovvero la differenza tra l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva, risalgono al 1884, un evento di portata storica che segna l’inizio delle osservazioni sistematiche di questo tipo a livello globale. Queste misurazioni pionieristiche, condotte alla fine del XIX secolo, hanno gettato le basi per la glaciologia moderna, fornendo dati preziosi sull’evoluzione dei ghiacciai in un’epoca in cui il cambiamento climatico antropogenico non era ancora un fenomeno pienamente riconosciuto. Le osservazioni del bilancio di massa sono proseguite in due periodi distinti: il primo tra il 1884 e il 1910, durante il quale sono stati raccolti dati fondamentali sulle variazioni stagionali e annuali del ghiacciaio, e il secondo tra il 1980 e il 1982, un periodo di rinnovato interesse per la glaciologia in concomitanza con l’avanzamento delle tecnologie di misurazione. Dopo un’interruzione, il monitoraggio del bilancio di massa è stato ripreso in modo sistematico a partire dal 2006, consentendo di acquisire dati continui e aggiornati che coprono un arco temporale di oltre un secolo.
Determinazione delle Variazioni Volumetriche
Oltre alle misurazioni del bilancio di massa, il Ghiacciaio del Rodano è stato oggetto di studi volumetrici che risalgono addirittura al 1874, come documentato da Bauder et al. (2007). Questi studi, condotti con una risoluzione decennale, hanno permesso di quantificare le variazioni del volume del ghiacciaio nel tempo, fornendo un’indicazione chiara della sua evoluzione a lungo termine. Le variazioni volumetriche sono state determinate attraverso l’analisi di mappe topografiche e rilievi fotogrammetrici, che rappresentano una fonte preziosa di dati storici. Tali rilievi sono disponibili per gli anni 1874, 1929, 1959, 1980, 1991, 2000, 2007, 2016 e 2023, coprendo un periodo di quasi 150 anni e consentendo di tracciare l’evoluzione del ghiacciaio attraverso diverse fasi climatiche. Inoltre, a partire dal 2012, sono stati condotti rilievi annuali specifici per la lingua glaciale, la parte del ghiacciaio situata al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, un’area particolarmente sensibile alle variazioni climatiche a causa delle temperature più elevate e della maggiore esposizione alla radiazione solare. Questi rilievi annuali hanno permesso di monitorare in dettaglio il ritiro della lingua glaciale, un fenomeno che è diventato sempre più evidente negli ultimi decenni a causa del riscaldamento globale.
Osservazioni delle Velocità di Flusso del Ghiaccio
Il Ghiacciaio del Rodano è stato oggetto di studi non solo per il suo bilancio di massa e le variazioni volumetriche, ma anche per le sue dinamiche di flusso. Le osservazioni delle velocità di flusso del ghiaccio, che misurano il movimento del ghiaccio lungo la valle, sono un aspetto cruciale per comprendere le risposte del ghiacciaio alle variazioni climatiche e topografiche. Ulteriori dettagli su queste osservazioni sono presentati nella Sezione 5.7, che probabilmente include dati specifici sulle velocità di flusso, le loro variazioni nel tempo e la loro relazione con fattori come la pendenza, lo spessore del ghiaccio e le condizioni climatiche. Queste informazioni sono essenziali per modellare il comportamento futuro del ghiacciaio e per prevedere il suo impatto sulle risorse idriche a valle, in particolare sul fiume Rodano, che dipende direttamente dalle acque di fusione del ghiacciaio.
Significato Scientifico e Prospettive Future
Il Ghiacciaio del Rodano rappresenta un laboratorio naturale di straordinaria importanza per la glaciologia moderna. La sua lunga storia di osservazioni, che risale al 1874, lo rende uno dei ghiacciai meglio documentati al mondo, offrendo un’opportunità unica per studiare l’evoluzione dei ghiacciai alpini in un arco temporale che copre diverse fasi climatiche, dalla Piccola Era Glaciale fino all’attuale periodo di riscaldamento globale. Le misurazioni del bilancio di massa, iniziate nel 1884, hanno fornito dati fondamentali per comprendere i processi di accumulo e ablazione, mentre i rilievi volumetrici decennali hanno permesso di quantificare la perdita di massa del ghiacciaio nel tempo, evidenziando un trend di ritiro che si è accelerato negli ultimi decenni. La ripresa del monitoraggio del bilancio di massa nel 2006, combinata con i rilievi annuali della lingua glaciale a partire dal 2012, ha consentito di acquisire dati ad alta risoluzione che sono essenziali per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio.
Dal punto di vista idrologico, il Ghiacciaio del Rodano svolge un ruolo cruciale come sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche lungo il suo corso. La perdita di massa del ghiacciaio, documentata attraverso le variazioni volumetriche e il monitoraggio del bilancio di massa, ha implicazioni significative per la disponibilità di acqua, in particolare durante i periodi di siccità estiva, quando le acque di fusione dei ghiacciai alpini sono una risorsa vitale. Inoltre, il ritiro della lingua glaciale, monitorato annualmente al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, può influire sulla stabilità delle aree circostanti, aumentando il rischio di eventi geologici come frane o inondazioni legate al drenaggio di laghi glaciali.
In conclusione, il Ghiacciaio del Rodano si configura come un caso di studio emblematico per la glaciologia, grazie alla sua accessibilità, alla sua lunga storia di osservazioni e alla sua rilevanza idrologica. Le misurazioni storiche e moderne, combinate con le osservazioni delle velocità di flusso del ghiaccio, forniscono un quadro completo delle dinamiche glaciali, evidenziando la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico e l’urgenza di continuare il monitoraggio per comprendere meglio gli impatti del riscaldamento globale e per sviluppare strategie di gestione delle risorse idriche nelle regioni alpine.

Analisi Dettagliata della Figura 4.36: Topografia Superficiale e Rete di Osservazione del Ghiacciaio del Rodano
Introduzione al Contesto Geografico e Glaciologico
La Figura 4.36 presenta una mappa topografica dettagliata del Ghiacciaio del Rodano, noto in ambito scientifico come Rhonegletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, tra i cantoni di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, che si estende su una superficie totale di 15,2 chilometri quadrati, è di particolare rilevanza non solo per la sua estensione e la sua conformazione, ma anche per il suo ruolo ecologico come sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale. La sua posizione geografica, caratterizzata da una relativa facilità di accesso, ha reso il Ghiacciaio del Rodano un sito privilegiato per le osservazioni glaciologiche sin dal XIX secolo, con misurazioni del bilancio di massa che risalgono al 1884, le prime di questo tipo a livello mondiale. La figura non solo illustra la topografia superficiale del ghiacciaio, ma evidenzia anche la rete di osservazione utilizzata per il monitoraggio glaciologico, offrendo un quadro essenziale per comprendere la morfologia del ghiacciaio e le sue dinamiche in un contesto di cambiamento climatico accelerato.
Descrizione Cartografica e Topografia Superficiale
La Figura 4.36 è una rappresentazione cartografica del Ghiacciaio del Rodano, che si sviluppa in direzione meridionale lungo una valle ben definita, come descritto nel testo introduttivo. La mappa include diversi elementi che permettono di analizzare la morfologia del ghiacciaio e la sua estensione altitudinale:
- Curve di Livello: Le curve di livello rappresentano l’altitudine della superficie del ghiacciaio, espresse in metri sopra il livello del mare, e variano da 2200 a 3500 metri sopra il livello del mare, con un’escursione altitudinale che raggiunge i 3600 metri sopra il livello del mare nella parte superiore, come indicato nel testo introduttivo. Le curve di livello sono più distanziate nella parte superiore del ghiacciaio, indicando una pendenza più lieve, e più ravvicinate nella parte centrale e inferiore, riflettendo una pendenza più marcata tipica di un ghiacciaio vallivo.
- Scala Grafica: In basso a destra, una scala grafica indica una distanza di 1 chilometro, permettendo di stimare le dimensioni del ghiacciaio. La lunghezza approssimativa del ghiacciaio, stimata dalla mappa, è di circa 8-10 chilometri, una dimensione coerente con una superficie totale di 15,2 chilometri quadrati.
- Orientamento: Una freccia del nord, posizionata in alto a destra, conferma che il ghiacciaio scorre in direzione meridionale, come descritto nel testo introduttivo, seguendo la morfologia della valle in cui è incastonato.
- Coordinate: Le coordinate, espresse in un sistema di riferimento geografico (probabilmente il sistema svizzero CH1903), sono visibili lungo i bordi della mappa, con valori che variano da 167000 a 160000 sull’asse verticale e da 670000 a 676000 sull’asse orizzontale. Queste coordinate permettono di localizzare con precisione il ghiacciaio all’interno del contesto geografico alpino, facilitando l’integrazione dei dati topografici con altre informazioni geospaziali.
La topografia del ghiacciaio è chiaramente definita dalle curve di livello, che mostrano un’escursione altitudinale significativa, da 3600 metri sopra il livello del mare nella parte superiore a 2200 metri sopra il livello del mare nella parte inferiore, coprendo un dislivello di circa 1400 metri. Questa ampia escursione altitudinale espone il ghiacciaio a una varietà di condizioni climatiche, con temperature più rigide nella parte superiore, dove si verifica la maggior parte dell’accumulo di neve, e temperature più elevate nella parte inferiore, dove l’ablazione estiva è più intensa. La mappa evidenzia tre zone principali:
- Zona Superiore (Nord): Le curve di livello raggiungono i 3500 metri sopra il livello del mare, con valori che arrivano a 3600 metri sopra il livello del mare in alcune aree, corrispondenti alla zona di accumulazione del ghiacciaio. Questa zona, caratterizzata da una pendenza più lieve, è il principale serbatoio di neve, dove le precipitazioni nevose si accumulano durante l’inverno, contribuendo all’apporto di massa del ghiacciaio.
- Zona Centrale: Le curve di livello variano tra 3000 e 2700 metri sopra il livello del mare, indicando una pendenza moderata. Questa zona rappresenta la parte principale del corpo glaciale, dove il ghiaccio scorre verso sud lungo la valle, trasportando la massa accumulata nella zona superiore verso la lingua glaciale.
- Lingua Glaciale (Sud): Le curve di livello scendono fino a 2200 metri sopra il livello del mare, corrispondenti alla lingua glaciale, la parte terminale del ghiacciaio. Questa zona, che si trova al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, è stata monitorata annualmente dal 2012, come riportato nel testo introduttivo, a causa della sua sensibilità alle variazioni climatiche, con temperature più elevate che favoriscono un’ablazione intensa e un ritiro accelerato.
La pendenza del ghiacciaio è più marcata nella parte centrale e inferiore, dove le curve di livello sono più ravvicinate, indicando un flusso più rapido del ghiaccio verso la lingua glaciale. Questo pattern è tipico di un ghiacciaio vallivo, in cui la gravità e la pendenza della valle guidano il movimento del ghiaccio verso quote più basse, dove le condizioni climatiche più calde accelerano la fusione.
Rete di Osservazione Glaciologica
Un elemento centrale della Figura 4.36 è la rappresentazione della rete di osservazione, costituita da 13 punti di misurazione, contrassegnati con numeri da 1 a 13, distribuiti strategicamente sulla superficie del ghiacciaio. Questi punti rappresentano i siti in cui vengono effettuate misurazioni glaciologiche, come il bilancio di massa (che quantifica l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva), le variazioni di spessore del ghiaccio e, potenzialmente, le velocità di flusso del ghiaccio, che sono descritte in dettaglio nella Sezione 5.7, come indicato nel testo introduttivo. La distribuzione dei punti è progettata per coprire l’intera estensione altitudinale e spaziale del ghiacciaio, garantendo una raccolta di dati rappresentativa delle diverse zone del ghiacciaio:
- Punto 1: Situato nella parte superiore del ghiacciaio, a circa 3300 metri sopra il livello del mare, nella zona di accumulazione, dove l’accumulo di neve invernale è predominante.
- Punto 2: Posizionato leggermente più a sud, a circa 3200 metri sopra il livello del mare, ancora nella zona di accumulazione, per monitorare l’apporto di massa nella parte alta del ghiacciaio.
- Punto 3: Collocato nella parte centrale-superiore, a circa 3100 metri sopra il livello del mare, in una zona di transizione tra l’accumulo e il flusso del ghiaccio verso quote più basse.
- Punto 4: Situato nella parte centrale, a circa 2900 metri sopra il livello del mare, dove il ghiaccio scorre lungo la valle, permettendo di monitorare le dinamiche di flusso e le variazioni di spessore.
- Punto 5: Posizionato nella parte centrale-inferiore, a circa 2700 metri sopra il livello del mare, vicino al confine tra la zona di accumulazione e la zona di ablazione, un’area critica per valutare la transizione tra i due processi.
- Punto 6: Collocato nella parte inferiore, a circa 2500 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale, dove l’ablazione estiva è più intensa.
- Punto 7: Situato nella lingua glaciale, a circa 2400 metri sopra il livello del mare, per monitorare il ritiro del ghiacciaio in questa zona sensibile.
- Punto 8: Posizionato nella parte centrale, a circa 2800 metri sopra il livello del mare, per catturare le dinamiche di flusso nella zona intermedia.
- Punto 9: Collocato nella lingua glaciale, a circa 2300 metri sopra il livello del mare, vicino al termine del ghiacciaio.
- Punto 10: Situato nella lingua glaciale, a circa 2200 metri sopra il livello del mare, il punto più basso della rete di osservazione, per monitorare l’estremità terminale del ghiacciaio.
- Punto 11: Posizionato nella parte centrale, a circa 2900 metri sopra il livello del mare, per integrare le misurazioni nella zona di transizione.
- Punto 12: Collocato nella parte centrale-superiore, a circa 3000 metri sopra il livello del mare, per monitorare il flusso del ghiaccio nella zona intermedia.
- Punto 13: Situato nella lingua glaciale, a circa 2300 metri sopra il livello del mare, per fornire ulteriori dati sul ritiro del ghiacciaio nella parte inferiore.
La distribuzione dei punti di osservazione è strategica, coprendo l’intera escursione altitudinale del ghiacciaio, dalla zona di accumulazione nella parte superiore (sopra i 3000 metri sopra il livello del mare) alla lingua glaciale nella parte inferiore (sotto i 2700 metri sopra il livello del mare). I punti nella lingua glaciale, come i numeri 6, 7, 9, 10 e 13, sono particolarmente importanti per il monitoraggio annuale iniziato nel 2012, come descritto nel testo introduttivo, poiché questa area è più sensibile alle variazioni climatiche, con temperature più elevate che favoriscono un’ablazione intensa e un ritiro accelerme più marcato. I punti nella parte superiore, come i numeri 1, 2, 3 e 12, permettono di monitorare l’accumulo di neve invernale, un processo cruciale per l’apporto di massa del ghiacciaio. I punti centrali, come i numeri 4, 5, 8 e 11, catturano le dinamiche di transizione tra accumulazione e ablazione, fornendo informazioni sulle variazioni di spessore del ghiaccio e sulle dinamiche di flusso lungo la valle.
Significato della Topografia e della Rete di Osservazione
La mappa topografica della Figura 4.36 è uno strumento fondamentale per comprendere la morfologia e le dinamiche del Ghiacciaio del Rodano, offrendo una rappresentazione dettagliata della sua conformazione valliva e della sua estensione altitudinale. La topografia superficiale evidenzia la struttura del ghiacciaio, con una zona di accumulazione nella parte superiore, caratterizzata da una pendenza più lieve e altitudini che raggiungono i 3600 metri sopra il livello del mare, e una lingua glaciale nella parte inferiore, che scende fino a 2200 metri sopra il livello del mare, dove l’ablazione estiva è più intensa. L’escursione altitudinale di circa 1400 metri espone il ghiacciaio a una varietà di condizioni climatiche, rendendolo particolarmente sensibile al cambiamento climatico. La lingua glaciale, al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, è un’area critica per il monitoraggio, poiché è qui che si verificano i maggiori tassi di ablazione e il ritiro più evidente, come evidenziato dai rilievi annuali iniziati nel 2012. La pendenza più marcata nella parte centrale e inferiore, dove le curve di livello sono più ravvicinate, indica un flusso più rapido del ghiaccio verso la lingua glaciale, un processo guidato dalla gravità e dalla morfologia della valle.
La rete di osservazione, con 13 punti distribuiti su tutta la superficie del ghiacciaio, è progettata per raccogliere dati rappresentativi delle variazioni spaziali del bilancio di massa, delle variazioni volumetriche e delle dinamiche di flusso. I punti nella zona di accumulazione, sopra i 3000 metri sopra il livello del mare, sono essenziali per quantificare l’accumulo di neve invernale, un processo che rappresenta l’apporto principale di massa al ghiacciaio. I punti nella lingua glaciale, sotto i 2700 metri sopra il livello del mare, sono cruciali per monitorare l’ablazione estiva e il ritiro del ghiacciaio, un fenomeno che si è accelerato negli ultimi decenni a causa del riscaldamento globale. I punti centrali, tra 2700 e 3000 metri sopra il livello del mare, catturano la transizione tra accumulazione e ablazione, fornendo informazioni sulle variazioni di spessore del ghiaccio e sulle dinamiche di flusso, che sono influenzate dalla pendenza, dallo spessore del ghiaccio e dalle condizioni climatiche.
Integrazione con il Testo Introduttivo
La Figura 4.36 è pienamente coerente con le informazioni fornite nel testo introduttivo sul Ghiacciaio del Rodano, offrendo una rappresentazione visiva che supporta e integra i dati descritti:
- La superficie totale di 15,2 chilometri quadrati è rappresentata dalla mappa, con una lunghezza approssimativa di circa 8-10 chilometri, stimata dalla scala grafica di 1 chilometro, una dimensione tipica per un ghiacciaio vallivo di questa portata.
- L’escursione altitudinale, che si estende da 3600 a 2200 metri sopra il livello del mare, è chiaramente visibile nelle curve di livello, con la lingua glaciale che termina a 2200 metri sopra il livello del mare e la parte superiore che raggiunge i 3600 metri sopra il livello del mare, coprendo un dislivello di circa 1400 metri.
- Il monitoraggio della lingua glaciale al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, iniziato nel 2012, è supportato dalla presenza di diversi punti di osservazione in questa area, come i numeri 6, 7, 9, 10 e 13, che permettono di raccogliere dati annuali sul ritiro del ghiacciaio, un fenomeno che è diventato sempre più evidente negli ultimi decenni.
- La rete di osservazione è in linea con la lunga storia di monitoraggio del ghiacciaio, iniziata con le prime misurazioni del bilancio di massa nel 1884, le prime di questo tipo a livello mondiale, e proseguita con periodi di osservazione tra il 1884 e il 1910, tra il 1980 e il 1982, e ripresa in modo sistematico a partire dal 2006, come descritto nel testo introduttivo. La distribuzione dei punti di osservazione riflette l’impegno di lungo termine per monitorare l’evoluzione del ghiacciaio, fornendo dati continui che coprono oltre un secolo di osservazioni.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Figura 4.36 rappresenta un contributo fondamentale per la glaciologia moderna, offrendo una base cartografica essenziale per comprendere la morfologia e le dinamiche del Ghiacciaio del Rodano. La topografia superficiale, con la sua escursione altitudinale e la conformazione valliva, evidenzia la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, in particolare nella lingua glaciale, dove l’ablazione estiva è più intensa e il ritiro è più evidente. La rete di osservazione, distribuita su tutta la superficie del ghiacciaio, permette di raccogliere dati dettagliati sul bilancio di massa, le variazioni volumetriche e le dinamiche di flusso, contribuendo a una migliore comprensione dell’evoluzione del ghiacciaio nel tempo. Questi dati sono essenziali per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio, che possono fornire indicazioni preziose sui tassi di ritiro, sulla perdita di massa e sull’impatto sulle risorse idriche a valle.
Dal punto di vista idrologico, il Ghiacciaio del Rodano svolge un ruolo cruciale come sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche lungo il suo corso. La perdita di massa del ghiacciaio, documentata attraverso le variazioni volumetriche decennali che risalgono al 1874 e i rilievi annuali della lingua glaciale dal 2012, ha implicazioni significative per la disponibilità di acqua, in particolare durante i periodi di siccità estiva, quando le acque di fusione dei ghiacciai alpini sono una risorsa vitale. Inoltre, il ritiro della lingua glaciale può influire sulla stabilità delle aree circostanti, aumentando il rischio di eventi geologici come frane o inondazioni legate al drenaggio di laghi glaciali, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo per mitigare i rischi per le comunità locali.
Dal punto di vista scientifico, la figura sottolinea l’importanza del Ghiacciaio del Rodano come laboratorio naturale per lo studio delle dinamiche glaciali. La sua lunga storia di osservazioni, che risale al 1874, lo rende uno dei ghiacciai meglio documentati al mondo, offrendo un’opportunità unica per analizzare l’evoluzione dei ghiacciai alpini attraverso diverse fasi climatiche, dalla Piccola Era Glaciale fino all’attuale periodo di riscaldamento globale. La rete di osservazione, con la sua distribuzione strategica, supporta le misurazioni storiche e moderne, fornendo dati ad alta risoluzione che sono essenziali per comprendere gli impatti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini e per sviluppare strategie di gestione delle risorse idriche e di mitigazione dei rischi ambientali.
Conclusione
La Figura 4.36 offre una rappresentazione cartografica dettagliata e scientificamente significativa della topografia superficiale e della rete di osservazione del Ghiacciaio del Rodano, evidenziando la sua conformazione valliva, l’escursione altitudinale e la distribuzione dei punti di monitoraggio. La mappa è uno strumento essenziale per il monitoraggio glaciologico, permettendo di analizzare le variazioni spaziali del bilancio di massa, le variazioni volumetriche e le dinamiche di flusso, e supportando le osservazioni storiche e moderne del ghiacciaio, che risalgono al 1874. La figura sottolinea l’importanza del Ghiacciaio del Rodano come laboratorio naturale per la glaciologia, contribuendo a una migliore comprensione degli impatti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini e fornendo dati cruciali per la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi ambientali nelle regioni alpine.

Analisi Dettagliata della Figura 4.37: Evoluzione del Bilancio di Massa Specifico e Cumulativo del Ghiacciaio del Rodano (2006-2023)
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Figura 4.37 presenta un’analisi grafica dell’evoluzione del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, noto in ambito scientifico come Rhonegletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, tra i cantoni di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, che si estende su una superficie di 15,2 chilometri quadrati e rappresenta la sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La sua lunga storia di osservazioni, che risale al 1874, con le prime misurazioni del bilancio di massa effettuate nel 1884, lo rende uno dei ghiacciai meglio documentati al mondo, offrendo un’opportunità unica per analizzare l’evoluzione dei ghiacciai alpini attraverso diverse fasi climatiche. Il grafico copre il periodo dal 2006 al 2023, un intervallo di 17 anni che coincide con la ripresa del monitoraggio sistematico del bilancio di massa, come descritto nel testo introduttivo, e fornisce un quadro dettagliato della perdita di massa del ghiacciaio, un indicatore chiave della sua risposta al riscaldamento globale.
Struttura del Grafico e Parametri Analizzati
La Figura 4.37 è un grafico a due assi che illustra l’andamento del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano nel periodo 2006-2023, un intervallo che segue la ripresa del monitoraggio del bilancio di massa nel 2006, dopo periodi precedenti di misurazioni tra il 1884-1910 e il 1980-1982. Il grafico include due parametri principali:
- Bilancio di Massa Specifico Medio Annuale: Rappresentato tramite barre grigie, questo parametro è espresso in metri di equivalente in acqua, una misura standard in glaciologia che quantifica la variazione netta di massa del ghiacciaio per unità di superficie in un dato anno, calcolata come la differenza tra l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva (fusione di neve e ghiaccio). L’asse verticale sinistro, che varia da 0 a -2,5 metri di equivalente in acqua, mostra esclusivamente valori negativi, indicando una perdita di massa netta in ogni anno.
- Bilancio di Massa Cumulativo: Rappresentato tramite una linea tratteggiata con punti, questo parametro è anch’esso espresso in metri di equivalente in acqua e rappresenta la somma progressiva del bilancio di massa specifico annuale nel tempo, fornendo un’indicazione dell’evoluzione complessiva della massa del ghiacciaio. L’asse verticale destro, che varia da 0 a -15 metri di equivalente in acqua, riflette la perdita di massa totale accumulata nel periodo considerato.
L’asse orizzontale rappresenta gli anni, dal 2006 al 2023, coprendo un intervallo di 17 anni che permette di osservare l’evoluzione a lungo termine del ghiacciaio in un periodo di monitoraggio continuo.
Analisi del Bilancio di Massa Specifico Annuale
Le barre grigie rappresentano il bilancio di massa specifico medio annuale per ciascun anno dal 2006 al 2023, un parametro che quantifica la variazione netta di massa del ghiacciaio per unità di superficie, calcolata come la differenza tra l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva, normalizzata per l’area del ghiacciaio, che è di 15,2 chilometri quadrati, come indicato nel testo introduttivo. Questo parametro è un indicatore fondamentale della salute del ghiacciaio, poiché riflette l’equilibrio tra i processi di accumulo e ablazione, influenzati da fattori climatici come le temperature stagionali, le precipitazioni nevose e l’intensità della radiazione solare.
- Trend Generale: Tutte le barre sono al di sotto della linea dello zero, indicando una perdita di massa netta in ogni anno del periodo analizzato. Questo trend negativo è coerente con l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, che stanno subendo un aumento delle temperature medie, una riduzione delle precipitazioni nevose invernali e un incremento della radiazione solare assorbita, fattori che riducono l’accumulo di neve e amplificano i tassi di ablazione estiva.
- Variazioni Interannuali:
- Nel 2006, il bilancio di massa specifico è di circa -0,5 metri di equivalente in acqua, un valore relativamente moderato che suggerisce una perdita di massa contenuta, probabilmente dovuta a condizioni climatiche meno estreme in quell’anno, con temperature estive più moderate o un accumulo di neve invernale più significativo.
- Tra il 2007 e il 2010, il bilancio di massa specifico oscilla tra circa -0,5 e -1,0 metri di equivalente in acqua, mostrando una perdita di massa più significativa. Un picco di circa -1,0 metri di equivalente in acqua si registra nel 2009, indicando un anno con un’ablazione più intensa, potenzialmente legata a temperature estive elevate o a un minore accumulo di neve invernale.
- Gli anni 2011, 2015 e 2017 mostrano picchi di perdita di massa, con valori che si avvicinano o superano i -1,5 metri di equivalente in acqua. Questi anni sono probabilmente associati a condizioni climatiche estreme, come estati particolarmente calde o inverni con scarso accumulo di neve, che hanno amplificato i tassi di fusione. Ad esempio, il 2015, con un bilancio di massa di circa -1,5 metri di equivalente in acqua, potrebbe riflettere un’estate eccezionalmente calda, un fenomeno comune nelle Alpi in quel periodo.
- Il 2022 registra un bilancio di massa specifico di circa -2,0 metri di equivalente in acqua, uno dei valori più negativi del periodo, indicando un’ablazione eccezionalmente elevata. Questo dato potrebbe essere legato a temperature estive record, a una riduzione significativa dell’accumulo di neve invernale o a una combinazione di entrambi i fattori, che hanno portato a una fusione intensa, specialmente nella lingua glaciale, monitorata annualmente dal 2012, come descritto nel testo introduttivo.
- Il 2023 mostra il valore più negativo, con un bilancio di massa specifico di circa -2,5 metri di equivalente in acqua, riflettendo condizioni climatiche estreme, come temperature estive elevate, un’ulteriore riduzione dell’accumulo di neve invernale e, potenzialmente, una diminuzione dell’albedo superficiale, che ha amplificato i tassi di fusione. Questo valore rappresenta il picco massimo di perdita di massa nel periodo analizzato, evidenziando un anno particolarmente critico per il ghiacciaio.
La variabilità interannuale del bilancio di massa specifico è influenzata da fattori climatici, come le temperature stagionali, le precipitazioni nevose e l’intensità della radiazione solare, ma anche da fattori locali, come le variazioni di albedo della superficie glaciale, che possono essere modificate dalla presenza di detriti o dalla fusione della neve, esponendo il ghiaccio sottostante a una maggiore assorbimento di radiazione solare.
Analisi del Bilancio di Massa Cumulativo
La linea tratteggiata con punti rappresenta il bilancio di massa cumulativo, che è la somma progressiva del bilancio di massa specifico annuale dal 2006 al 2023. Questo parametro fornisce una visione a lungo termine della perdita di massa del ghiacciaio, evidenziando l’impatto cumulativo delle variazioni annuali e offrendo un’indicazione chiara dell’evoluzione complessiva del ghiacciaio nel tempo.
- Trend Generale: La linea mostra un andamento discendente continuo, passando da 0 metri di equivalente in acqua nel 2006 a circa -15 metri di equivalente in acqua nel 2023. Questo indica una perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua in 17 anni, un valore estremamente significativo che testimonia un ritiro drammatico del ghiacciaio, con una riduzione sostanziale del suo spessore e, potenzialmente, della sua estensione superficiale.
- Tasso di Perdita: La pendenza della linea è relativamente costante nei primi anni, dal 2006 al 2010, con una perdita cumulativa di circa -3 metri di equivalente in acqua in questo periodo, corrispondente a una perdita media di circa 0,6 metri di equivalente in acqua all’anno. A partire dal 2011, la pendenza aumenta leggermente, riflettendo anni con bilanci di massa più negativi, come il 2011 e il 2015, con una perdita cumulativa che raggiunge circa -6 metri di equivalente in acqua entro il 2015, corrispondente a una perdita media di circa 0,75 metri di equivalente in acqua all’anno in questo intervallo. Un’accelerazione più marcata si osserva negli ultimi anni, dal 2018 al 2023, dove la perdita di massa cumulativa passa da circa -8 metri di equivalente in acqua nel 2018 a -15 metri di equivalente in acqua nel 2023, con una perdita media di circa 1,4 metri di equivalente in acqua all’anno in questo periodo. Questa accelerazione è coerente con i tassi di ablazione più elevati registrati nel 2022 e nel 2023, che rappresentano i picchi massimi di perdita di massa nel periodo analizzato.
- Impatto a Lungo Termine: Una perdita di 15 metri di equivalente in acqua in 17 anni corrisponde a una perdita media complessiva di circa 0,88 metri di equivalente in acqua all’anno. Considerando che il Ghiacciaio del Rodano si estende da 3600 a 2200 metri sopra il livello del mare, con una superficie di 15,2 chilometri quadrati, questa perdita di massa ha probabilmente ridotto significativamente il suo spessore, con implicazioni per la sua stabilità a lungo termine. Una perdita di questa entità potrebbe aver portato il ghiacciaio a un punto critico, in cui l’accumulo di neve invernale non è più sufficiente per compensare l’ablazione estiva, accelerando il processo di deglaciazione e riducendo il volume di ghiaccio disponibile.
Integrazione con il Testo Introduttivo
Il grafico della Figura 4.37 è pienamente coerente con le informazioni fornite nel testo introduttivo sul Ghiacciaio del Rodano, offrendo una rappresentazione visiva che supporta e integra i dati descritti:
- Il periodo 2006-2023 coincide con la ripresa del monitoraggio del bilancio di massa nel 2006, come descritto nel testo introduttivo, dopo periodi precedenti di misurazioni tra il 1884-1910 e il 1980-1982. Questo intervallo rappresenta un periodo di osservazione continua che permette di analizzare l’evoluzione recente del ghiacciaio, in un contesto di riscaldamento globale accelerato.
- La perdita di massa costante è in linea con la lunga storia di osservazioni del ghiacciaio, che risale al 1874, e con le variazioni volumetriche decennali documentate da Bauder et al. (2007). Il testo introduttivo menziona rilievi topografici e fotogrammetrici per anni come 1874, 1929, 1959, 1980, 1991, 2000, 2007, 2016 e 2023, che probabilmente confermano il trend di ritiro evidenziato dal grafico, con una perdita di massa che si è accelerata negli ultimi decenni.
- La lingua glaciale, monitorata annualmente dal 2012 al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, è un’area critica per l’ablazione, e i picchi di perdita di massa nel 2022 e 2023 potrebbero essere legati a un ritiro accelerato in questa zona, come suggerito dalla Figura 4.36, che mostra diversi punti di osservazione nella lingua glaciale (numeri 6, 7, 9, 10 e 13). Questi punti permettono di raccogliere dati annuali sul ritiro del ghiacciaio, un fenomeno che è diventato sempre più evidente negli ultimi anni.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Figura 4.37 fornisce un quadro chiaro e preoccupante dell’evoluzione del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, evidenziando un trend di perdita di massa costante e un’accelerazione negli ultimi anni, con picchi significativi nel 2022 e 2023. La perdita di massa specifica annuale, costantemente negativa, e il bilancio di massa cumulativo, che raggiunge i -15 metri di equivalente in acqua in 17 anni, sono indicatori di un impatto significativo del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini. Il Ghiacciaio del Rodano, con la sua escursione altitudinale da 3600 a 2200 metri sopra il livello del mare, è particolarmente vulnerabile al riscaldamento globale, poiché l’aumento delle temperature estive, la riduzione dell’accumulo di neve invernale e la diminuzione dell’albedo superficiale, dovuta all’esposizione del ghiaccio sottostante e alla presenza di detriti, amplificano i tassi di ablazione, specialmente nella lingua glaciale, che si trova a quote più basse e più calde.
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni rilevanti per le risorse idriche a valle. Il Ghiacciaio del Rodano è la sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche lungo il suo corso, dalla Svizzera alla Francia, fino al Mar Mediterraneo. Una perdita di 15 metri di equivalente in acqua in 17 anni, corrispondente a una perdita volumetrica totale di circa 228 milioni di metri cubi di acqua (calcolata come 15 m w.e. × 15,2 km² × 10⁶ m²/km²), suggerisce una riduzione significativa del volume di ghiaccio disponibile, con potenziali conseguenze per la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva, quando le acque di fusione dei ghiacciai alpini sono una risorsa vitale. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio può influire sulla stabilità delle aree circostanti, aumentando il rischio di eventi geologici come frane o inondazioni legate al drenaggio di laghi glaciali, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo per mitigare i rischi per le comunità locali.
Dal punto di vista scientifico, la figura rappresenta un contributo fondamentale per la glaciologia moderna, offrendo un’analisi dettagliata dell’evoluzione del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano in un periodo di monitoraggio continuo. La lunga storia di osservazioni del ghiacciaio, che risale al 1874, e le misurazioni del bilancio di massa iniziate nel 1884, le prime di questo tipo a livello mondiale, rendono il Ghiacciaio del Rodano un laboratorio naturale di straordinaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali. I dati rappresentati nel grafico possono essere utilizzati per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio, fornendo indicazioni preziose sui tassi di ritiro, sulla perdita di massa e sull’impatto sulle risorse idriche a valle. Inoltre, la figura sottolinea l’urgenza di continuare il monitoraggio e di approfondire le ricerche sui fattori che influenzano il bilancio di massa, come le temperature stagionali, le precipitazioni nevose, l’albedo superficiale e le variazioni climatiche a lungo termine, per comprendere meglio gli impatti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini e per sviluppare strategie di mitigazione degli impatti ambientali.
Conclusione
La Figura 4.37 offre una rappresentazione chiara e scientificamente significativa del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano nel periodo 2006-2023, evidenziando un trend di perdita di massa drammatico, con un bilancio di massa specifico costantemente negativo e un bilancio di massa cumulativo che raggiunge i -15 metri di equivalente in acqua in 17 anni. La perdita di massa specifica annuale, con picchi significativi nel 2022 e 2023, e l’accelerazione del trend cumulativo negli ultimi anni testimoniano l’impatto del cambiamento climatico sul ghiacciaio, con una riduzione sostanziale del suo spessore e, potenzialmente, della sua estensione superficiale. Questi dati, combinati con la lunga storia di osservazioni del ghiacciaio e con le informazioni topografiche fornite dalla Figura 4.36, sottolineano la vulnerabilità del Ghiacciaio del Rodano al riscaldamento globale e l’urgenza di continuare il monitoraggio per comprendere gli impatti del cambiamento climatico, per gestire i rischi idrogeologici associati e per sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche nelle regioni alpine.
Indagini Glaciologiche sul Ghiacciaio del Rodano: Campagna di Monitoraggio 2021/22
Introduzione al Contesto delle Ricerche
Le indagini condotte nel biennio 2021/22 sul Ghiacciaio del Rodano, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, hanno rappresentato un’importante continuazione del monitoraggio a lungo termine di questo sistema glaciale, che si estende su una superficie di 15,2 chilometri quadrati e funge da sorgente del fiume Rodano. Questo ghiacciaio, noto per la sua accessibilità e per la sua lunga storia di osservazioni glaciologiche iniziata nel 1884, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. Le attività di campo, condotte con metodologie avanzate e strumenti tecnologici all’avanguardia, hanno permesso di acquisire dati dettagliati sul bilancio di massa stagionale, sui tassi di ablazione del ghiaccio e sulle variazioni morfologiche del ghiacciaio, con particolare attenzione alla lingua glaciale e alla sua relazione con il lago proglaciale in espansione. Queste indagini, integrate con tecnologie di monitoraggio in tempo reale, hanno fornito un quadro completo dell’evoluzione del ghiacciaio in un anno caratterizzato da condizioni climatiche estreme.
Misurazione del Bilancio di Massa Invernale
La campagna primaverile per la determinazione del bilancio di massa invernale è stata effettuata il 21 aprile 2022, in corrispondenza del picco massimo di accumulo stagionale della neve, un momento cruciale per valutare l’apporto di massa al ghiacciaio. Durante questa campagna, sono stati condotti un totale di 373 sondaggi della neve, distribuiti in modo rappresentativo sull’intera superficie del Ghiacciaio del Rodano, che si estende da 3600 a 2200 metri sopra il livello del mare, come descritto nel testo introduttivo. I sondaggi hanno permesso di quantificare lo spessore del manto nevoso in diverse zone del ghiacciaio, coprendo sia la zona di accumulazione nella parte superiore, sopra i 3000 metri sopra il livello del mare, sia la lingua glaciale nella parte inferiore, al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, un’area monitorata annualmente dal 2012.
La densità della neve è stata misurata in due siti specifici, identificati come sito 3 e sito 13, attraverso carotaggi, una tecnica che consiste nell’estrazione di campioni cilindrici di neve per analizzarne le proprietà fisiche. Il sito 3, situato nella parte centrale-superiore del ghiacciaio a circa 3100 metri sopra il livello del mare (Figura 4.36), ha registrato una densità della neve di 490 chilogrammi per metro cubo, un valore che indica una neve relativamente compatta, probabilmente a causa di processi di metamorfismo indotti da cicli di gelo-disgelo o da un accumulo graduale durante l’inverno. Il sito 13, situato nella lingua glaciale a circa 2300 metri sopra il livello del mare, ha registrato una densità di 375 chilogrammi per metro cubo, un valore più basso che suggerisce una neve meno compatta, tipica di quote più basse dove le temperature più elevate possono favorire una maggiore umidità e una minore compattazione del manto nevoso. Questi dati di densità sono essenziali per calcolare l’equivalente in acqua della neve, un parametro che rappresenta la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve presente, contribuendo alla stima dell’accumulo invernale di massa del ghiacciaio.
Le indagini sulla profondità della neve sono state integrate con un rilevamento tramite radar a penetrazione del suolo, condotto lungo un profilo longitudinale centrale che si estende dal palo 1, situato nella parte superiore del ghiacciaio a circa 3300 metri sopra il livello del mare, al palo 13, situato nella lingua glaciale a circa 2300 metri sopra il livello del mare. Questo rilevamento ha permesso di ottenere un profilo continuo della profondità della neve lungo l’asse principale del ghiacciaio, fornendo dati ad alta risoluzione che complementano i sondaggi puntuali e migliorano la precisione delle stime dell’accumulo invernale, specialmente in aree difficili da raggiungere o con una copertura nevosa eterogenea.
Monitoraggio della Stagione di Fusione
Durante la stagione di fusione, che si estende da giugno ad agosto, i siti di misurazione nella zona di ablazione, identificati principalmente come i pali nella lingua glaciale al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare (ad esempio, i pali 6, 7, 9, 10 e 13, Figura 4.36), sono stati visitati ripetutamente per effettuare letture intermedie dei pali. Queste letture hanno permesso di monitorare l’evoluzione dell’ablazione estiva, quantificando la perdita di spessore del ghiaccio in diversi momenti della stagione di fusione e fornendo dati dettagliati sui tassi di scioglimento in un periodo critico per il bilancio di massa del ghiacciaio. I tassi di fusione registrati durante l’estate del 2022 sono stati descritti come straordinariamente elevati, un fenomeno che ha richiesto una nuova perforazione di tutti i pali, ad eccezione dei tre più alti (pali 1, 2 e 3, situati sopra i 3100 metri sopra il livello del mare), l’11 agosto. La necessità di una nuova perforazione indica che l’ablazione estiva è stata così intensa da compromettere la stabilità dei pali, che si sono probabilmente sciolti fuori dal ghiaccio o sono diventati instabili a causa della rapida fusione.
Per integrare le misurazioni manuali, sono state mantenute attive telecamere autonome per il monitoraggio in tempo reale dell’accumulo di neve invernale e della fusione del ghiaccio estiva nei siti 5 e 7. Il sito 5, situato a circa 2700 metri sopra il livello del mare, si trova al confine tra la zona di accumulazione e la zona di ablazione, mentre il sito 7, a circa 2400 metri sopra il livello del mare, si trova nella lingua glaciale, un’area particolarmente sensibile alla fusione estiva. Queste telecamere hanno permesso di registrare immagini o dati visivi della superficie del ghiacciaio in tempo reale, fornendo un supporto visivo alle misurazioni quantitative effettuate con i pali e consentendo di monitorare l’evoluzione del manto nevoso e del ghiaccio durante l’intera stagione, anche in periodi in cui le visite sul campo non erano possibili.
Determinazione del Bilancio di Massa Annuale
La determinazione del bilancio di massa annuale è stata effettuata attraverso due visite finali a tutti i siti di misurazione, condotte il 6 e il 13 settembre 2022, al termine della stagione di fusione estiva. Durante queste visite, sono stati registrati i dati finali dei pali, permettendo di quantificare la variazione netta di massa del ghiacciaio per l’intero anno, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. Tutti i siti di misurazione hanno registrato bilanci negativi, indicando che l’ablazione estiva ha superato l’accumulo invernale in ogni punto del ghiacciaio, un risultato che riflette le condizioni climatiche estreme del 2022, con temperature estive elevate e un’esaurimento completo dell’accumulo di neve invernale. A causa della completa fusione della neve invernale, non sono state effettuate misurazioni della densità durante queste visite finali, poiché non c’era più neve da analizzare, e le misurazioni si sono concentrate esclusivamente sulla perdita di spessore del ghiaccio.
Ritiro del Ghiacciaio e Abbandono del Sito 9
Un aspetto significativo emerso dalle indagini del 2021/22 è il continuo ritiro del Ghiacciaio del Rodano, un fenomeno che è stato documentato attraverso le variazioni volumetriche decennali dal 1874 e i rilievi annuali della lingua glaciale dal 2012, come descritto nel testo introduttivo. Questo ritiro è stato particolarmente evidente nella lingua glaciale, al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa delle temperature più elevate. Il ritiro del ghiacciaio è stato accompagnato da un’ulteriore espansione del lago proglaciale, un bacino d’acqua che si forma nella zona antistante la lingua glaciale a causa della fusione del ghiaccio e del ritiro del fronte glaciale. L’espansione del lago proglaciale ha avuto un impatto diretto sul monitoraggio, portando all’abbandono definitivo del sito 9, situato a circa 2300 metri sopra il livello del mare nella lingua glaciale (Figura 4.36). Questo sito, che si trovava vicino al termine del ghiacciaio, è stato probabilmente sommerso o reso inaccessibile dall’avanzamento del lago, un fenomeno che evidenzia le conseguenze del ritiro glaciale non solo sulla morfologia del ghiacciaio, ma anche sulle attività di monitoraggio.
Implicazioni Scientifiche e Prospettive Future
Le indagini del 2021/22 sul Ghiacciaio del Rodano hanno evidenziato una serie di dinamiche preoccupanti, tra cui tassi di ablazione straordinariamente elevati, un’esaurimento completo della neve invernale e un bilancio di massa annuale negativo in tutti i siti di misurazione. Questi risultati sono coerenti con il trend di perdita di massa osservato nel periodo 2006-2023, come mostrato nella Figura 4.37, che riporta un bilancio di massa specifico di circa -2,0 metri di equivalente in acqua per il 2022, uno dei valori più negativi del periodo, e una perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua in 17 anni. L’integrazione di metodologie tradizionali, come i sondaggi della neve e le letture dei pali, con tecnologie avanzate, come il radar a penetrazione del suolo e le telecamere autonome, ha permesso di ottenere un quadro dettagliato dell’evoluzione stagionale del ghiacciaio, fornendo dati preziosi per la comunità scientifica.
Dal punto di vista idrologico, il ritiro del ghiacciaio e l’espansione del lago proglaciale hanno implicazioni significative per le risorse idriche a valle. Il Ghiacciaio del Rodano è la sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche lungo il suo corso. La perdita di massa del ghiacciaio, documentata attraverso il bilancio di massa negativo e il ritiro della lingua glaciale, riduce il volume di ghiaccio disponibile, con potenziali conseguenze per la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva. Inoltre, l’espansione del lago proglaciale aumenta il rischio di eventi di piena improvvisi, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo per mitigare i rischi per le comunità locali.
In conclusione, la campagna di monitoraggio del 2021/22 ha confermato il ruolo del Ghiacciaio del Rodano come un laboratorio naturale per lo studio delle dinamiche glaciali e idrologiche nelle Alpi. I risultati ottenuti, supportati da un approccio integrato che combina misurazioni manuali e tecnologie avanzate, sottolineano l’urgenza di continuare le attività di monitoraggio e di ricerca, al fine di comprendere meglio gli impatti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini e di sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi ambientali.

Analisi Dettagliata della Tabella 4.25: Bilancio di Massa Specifico del Ghiacciaio del Rodano per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Tabella 4.25 presenta un’analisi quantitativa del bilancio di massa specifico del Ghiacciaio del Rodano, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, che si estende su una superficie di circa 15,2 chilometri quadrati e rappresenta la sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale. Questo ghiacciaio, noto per la sua accessibilità e per la sua lunga storia di osservazioni glaciologiche iniziata nel 1884, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La tabella riporta i dati relativi al bilancio di massa invernale e annuale per due periodi di misurazione, 2021/22 e 2022/23, suddivisi per fasce altitudinali, offrendo un quadro dettagliato dell’evoluzione del ghiacciaio in termini di accumulo e ablazione. I risultati si riferiscono ai periodi di misurazione definiti dalle date delle campagne di campo, come descritto nelle indagini 2021/22, e forniscono informazioni cruciali per comprendere l’impatto delle variazioni climatiche sul ghiacciaio e le sue implicazioni idrologiche e ambientali.
Struttura della Tabella e Parametri Analizzati
La tabella è organizzata in modo da presentare i dati per fasce altitudinali, che coprono l’intervallo tra 2200 e 3700 metri sopra il livello del mare, riflettendo l’escursione altitudinale del Ghiacciaio del Rodano, che si estende da 3600 a 2200 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo. Per ciascun periodo, 2021/22 e 2022/23, la tabella include tre parametri principali:
- La fascia altitudinale, espressa in metri sopra il livello del mare, che suddivide il ghiacciaio in intervalli di 100 metri, permettendo di analizzare le variazioni del bilancio di massa in funzione dell’altitudine.
- L’area corrispondente a ciascuna fascia altitudinale, espressa in chilometri quadrati, che indica la distribuzione spaziale del ghiacciaio e consente di calcolare i valori medi pesati del bilancio di massa.
- Il bilancio di massa invernale specifico, che rappresenta l’accumulo di neve durante l’inverno, espresso in millimetri di equivalente in acqua, una misura standard in glaciologia che quantifica la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve.
- Il bilancio di massa annuale specifico, che rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio durante l’intero anno, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, anch’esso espresso in millimetri di equivalente in acqua.
Questi parametri consentono di valutare l’equilibrio tra i processi di accumulo, principalmente sotto forma di neve invernale, e i processi di ablazione, che includono la fusione di neve e ghiaccio durante l’estate, offrendo un’indicazione chiara della salute del ghiacciaio e della sua risposta alle condizioni climatiche in ciascun anno.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Distribuzione dell’Area per Fasce Altitudinali
Nel periodo 2021/22, il Ghiacciaio del Rodano è suddiviso in 16 fasce altitudinali, che coprono l’intervallo da 2200 a 3700 metri sopra il livello del mare, con la seguente distribuzione dell’area:
- Tra 2200 e 2300 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,340 chilometri quadrati, una porzione significativa che corrisponde alla lingua glaciale, la parte terminale del ghiacciaio, che si trova a 2200 metri sopra il livello del mare, come descritto nel testo introduttivo.
- Tra 2300 e 2400 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,329 chilometri quadrati.
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,617 chilometri quadrati.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,031 chilometri quadrati.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,712 chilometri quadrati.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,068 chilometri quadrati.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, l’area è di 2,255 chilometri quadrati, rappresentando la fascia più estesa e riflettendo la parte centrale del corpo glaciale, dove il ghiacciaio raggiunge la sua massima ampiezza.
- Tra 2900 e 3000 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,874 chilometri quadrati.
- Tra 3000 e 3100 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,817 chilometri quadrati.
- Tra 3100 e 3200 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,535 chilometri quadrati.
- Tra 3200 e 3300 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,468 chilometri quadrati.
- Tra 3300 e 3400 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,968 chilometri quadrati.
- Tra 3400 e 3500 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,781 chilometri quadrati.
- Tra 3500 e 3600 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,376 chilometri quadrati.
- Tra 3600 e 3700 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,003 chilometri quadrati, una porzione minima che corrisponde alle aree più alte del ghiacciaio, dove si trova la zona di accumulazione.
- L’area totale del ghiacciaio in questo periodo è di 15,174 chilometri quadrati, un valore molto vicino ai 15,2 chilometri quadrati riportati nel testo introduttivo, con una leggera differenza che potrebbe essere attribuita a variazioni nella definizione dei confini del ghiacciaio o a arrotondamenti nei dati.
La distribuzione dell’area evidenzia che la maggior parte della superficie del ghiacciaio si concentra nelle fasce altitudinali intermedie, tra 2800 e 3200 metri sopra il livello del mare, dove il ghiacciaio raggiunge la sua massima estensione, mentre le fasce altitudinali estreme, come quelle al di sotto dei 2400 metri sopra il livello del mare e al di sopra dei 3500 metri sopra il livello del mare, rappresentano porzioni più piccole, riflettendo la conformazione valliva del ghiacciaio, con una lingua glaciale a quote basse e una zona di accumulazione a quote alte.
Bilancio di Massa Invernale
Il bilancio di massa invernale rappresenta l’accumulo di neve durante l’inverno, misurato il 21 aprile 2022, come riportato nelle indagini 2021/22, attraverso 373 sondaggi della neve distribuiti sull’intera superficie del ghiacciaio. I valori per ciascuna fascia altitudinale sono i seguenti:
- Tra 2200 e 2300 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 127 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2300 e 2400 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di -21 millimetri di equivalente in acqua, un valore negativo che indica che non c’è stato accumulo netto, probabilmente a causa di una fusione precoce o di un accumulo di neve trascurabile a queste quote basse, dove le temperature più elevate possono aver sciolto la neve durante l’inverno.
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 145 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 273 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 467 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1146 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1532 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2900 e 3000 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1645 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3000 e 3100 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1651 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3100 e 3200 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1622 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3200 e 3300 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1701 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3300 e 3400 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1683 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3400 e 3500 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1596 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3500 e 3600 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1350 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3600 e 3700 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 784 millimetri di equivalente in acqua.
- La media pesata, calcolata tenendo conto dell’area di ciascuna fascia, è di 1309 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a 1,309 metri di equivalente in acqua.
L’accumulo di neve mostra un trend crescente con l’altitudine fino a circa 3000-3100 metri sopra il livello del mare, dove raggiunge un massimo di 1651 millimetri di equivalente in acqua, per poi diminuire leggermente a quote più elevate, con un valore di 784 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 3600-3700 metri sopra il livello del mare. Questo pattern riflette una maggiore quantità di precipitazioni nevose alle altitudini intermedie, dove le condizioni climatiche favoriscono l’accumulo, e una diminuzione alle altitudini più elevate, dove l’aria più secca e il vento possono ridurre l’accumulo di neve. Il valore negativo nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare, pari a -21 millimetri di equivalente in acqua, indica che in questa zona, vicina alla lingua glaciale, l’accumulo di neve è stato trascurabile o è stato superato da una fusione precoce, un fenomeno coerente con le temperature più elevate a quote basse, che possono aver sciolto la neve durante l’inverno. La media pesata di 1309 millimetri di equivalente in acqua indica un accumulo invernale moderato, ma, come vedremo, insufficiente a compensare l’ablazione estiva.
Bilancio di Massa Annuale
Il bilancio di massa annuale rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio durante l’intero anno, misurata il 6 e il 13 settembre 2022, come riportato nelle indagini 2021/22, al termine della stagione di fusione estiva. I valori per ciascuna fascia altitudinale sono i seguenti:
- Tra 2200 e 2300 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 7878 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2300 e 2400 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 7947 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 7290 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 6359 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 5443 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 4268 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 3166 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2900 e 3000 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 2114 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3000 e 3100 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 1417 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3100 e 3200 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 1028 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3200 e 3300 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 408 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3300 e 3400 metri sopra il livello del mare, l’accumulo netto è di 31 millimetri di equivalente in acqua, l’unico valore positivo, indicando un leggero guadagno di massa.
- Tra 3400 e 3500 metri sopra il livello del mare, l’accumulo netto è di 296 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3500 e 3600 metri sopra il livello del mare, l’accumulo netto è di 282 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3600 e 3700 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 53 millimetri di equivalente in acqua.
- La media pesata, calcolata tenendo conto dell’area di ciascuna fascia, è di 2653 millimetri di equivalente in acqua in perdita, equivalente a circa 2,653 metri di equivalente in acqua.
La perdita di massa è più marcata nelle fasce altitudinali inferiori, con un picco di 7947 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare, vicino alla lingua glaciale, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa delle temperature più elevate e della maggiore esposizione alla radiazione solare. La perdita diminuisce progressivamente con l’altitudine, diventando positiva nelle fasce 3300-3400 metri sopra il livello del mare (31 millimetri di equivalente in acqua) e 3400-3500 metri sopra il livello del mare (296 millimetri di equivalente in acqua), indicando un leggero accumulo netto a queste altitudini, dove le temperature più basse riducono l’ablazione e permettono alla neve invernale di persistere. La media pesata di 2653 millimetri di equivalente in acqua in perdita è coerente con il valore di circa 2 metri di equivalente in acqua mostrato nella Figura 4.37 per il 2022, che riporta tassi di ablazione record per quell’anno, e con le indagini 2021/22, che descrivono un’esaurimento completo della neve invernale e bilanci negativi in tutti i siti di misurazione.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Distribuzione dell’Area per Fasce Altitudinali
Nel periodo 2022/23, la distribuzione dell’area per fasce altitudinali mostra alcune variazioni rispetto all’anno precedente, riflettendo il continuo ritiro del ghiacciaio:
- Tra 2200 e 2300 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,331 chilometri quadrati, una leggera riduzione rispetto ai 0,340 chilometri quadrati del 2021/22, probabilmente dovuta al ritiro della lingua glaciale, come descritto nelle indagini 2021/22.
- Tra 2300 e 2400 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,302 chilometri quadrati.
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,591 chilometri quadrati.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,999 chilometri quadrati.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,685 chilometri quadrati.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,046 chilometri quadrati.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, l’area è di 2,274 chilometri quadrati.
- Tra 2900 e 3000 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,903 chilometri quadrati.
- Tra 3000 e 3100 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,771 chilometri quadrati.
- Tra 3100 e 3200 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,514 chilometri quadrati.
- Tra 3200 e 3300 metri sopra il livello del mare, l’area è di 1,470 chilometri quadrati.
- Tra 3300 e 3400 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,966 chilometri quadrati.
- Tra 3400 e 3500 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,781 chilometri quadrati.
- Tra 3500 e 3600 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,376 chilometri quadrati.
- Tra 3600 e 3700 metri sopra il livello del mare, l’area è di 0,003 chilometri quadrati.
- L’area totale del ghiacciaio in questo periodo è di 15,011 chilometri quadrati, un valore inferiore rispetto ai 15,174 chilometri quadrati del 2021/22, indicando una riduzione dell’area del ghiacciaio di circa 0,163 chilometri quadrati.
La riduzione dell’area totale, pari a circa 0,163 chilometri quadrati, è coerente con il continuo ritiro del ghiacciaio descritto nelle indagini 2021/22, che menzionano l’espansione del lago proglaciale e l’abbandono del sito 9, situato a circa 2300 metri sopra il livello del mare nella lingua glaciale. La diminuzione dell’area è più marcata nelle fasce altitudinali inferiori, come quella tra 2200 e 2400 metri sopra il livello del mare, dove il ritiro della lingua glaciale è più evidente, e nelle fasce centrali, tra 2800 e 3100 metri sopra il livello del mare, riflettendo un ritiro complessivo del ghiacciaio che si è accelerato negli ultimi anni a causa del riscaldamento globale.
Bilancio di Massa Invernale
Il bilancio di massa invernale per il 2022/23 è stato misurato il 21 aprile 2023 (data non specificata, ma assunta simile al 2021/22), con valori che riflettono l’accumulo di neve durante l’inverno. I valori per ciascuna fascia altitudinale sono i seguenti:
- Tra 2200 e 2300 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 396 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2300 e 2400 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 517 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 633 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 659 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 871 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1113 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1475 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2900 e 3000 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1553 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3000 e 3100 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1562 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3100 e 3200 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1527 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3200 e 3300 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1589 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3300 e 3400 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1595 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3400 e 3500 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1499 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3500 e 3600 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 1407 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3600 e 3700 metri sopra il livello del mare, l’accumulo è di 845 millimetri di equivalente in acqua.
- La media pesata, calcolata tenendo conto dell’area di ciascuna fascia, è di 1328 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a 1,328 metri di equivalente in acqua.
L’accumulo di neve aumenta con l’altitudine fino a circa 3200-3300 metri sopra il livello del mare, dove raggiunge un massimo di 1595 millimetri di equivalente in acqua, per poi diminuire a quote più elevate, con un valore di 845 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 3600-3700 metri sopra il livello del mare. Rispetto al 2021/22, l’accumulo è più uniforme e generalmente più alto nelle fasce inferiori, ad esempio 396 millimetri di equivalente in acqua a 2200-2300 metri sopra il livello del mare contro 127 millimetri di equivalente in acqua, e 517 millimetri di equivalente in acqua a 2300-2400 metri sopra il livello del mare contro -21 millimetri di equivalente in acqua, indicando un inverno con precipitazioni nevose più consistenti a quote basse. La media pesata di 1328 millimetri di equivalente in acqua è leggermente superiore a quella del 2021/22 (1309 millimetri di equivalente in acqua), suggerendo un accumulo invernale leggermente maggiore, ma ancora insufficiente a contrastare l’ablazione estiva, come vedremo.
Bilancio di Massa Annuale
Il bilancio di massa annuale per il 2022/23 è stato misurato al termine della stagione di fusione (data non specificata, ma assunta simile al 2021/22, intorno a settembre 2023). I valori per ciascuna fascia altitudinale sono i seguenti:
- Tra 2200 e 2300 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 8030 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2300 e 2400 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 8357 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2400 e 2500 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 7532 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2500 e 2600 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 5927 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2600 e 2700 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 4872 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2700 e 2800 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 3994 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2800 e 2900 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 2549 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 2900 e 3000 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 1451 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3000 e 3100 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 727 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3100 e 3200 metri sopra il livello del mare, la perdita di massa è di 437 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3200 e 3300 metri sopra il livello del mare, l’accumulo netto è di 147 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3300 e 3400 metri sopra il livello del mare, l’accumulo netto è di 595 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3400 e 3500 metri sopra il livello del mare, l’accumulo netto è di 760 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3500 e 3600 metri sopra il livello del mare, l’accumulo netto è di 583 millimetri di equivalente in acqua.
- Tra 3600 e 3700 metri sopra il livello del mare, l’accumulo netto è di 378 millimetri di equivalente in acqua.
- La media pesata, calcolata tenendo conto dell’area di ciascuna fascia, è di 2129 millimetri di equivalente in acqua in perdita, equivalente a circa 2,129 metri di equivalente in acqua.
La perdita di massa è più marcata nelle fasce altitudinali inferiori, con un picco di 8357 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare, e diminuisce progressivamente con l’altitudine, diventando positiva nelle fasce 3200-3300 metri sopra il livello del mare (147 millimetri di equivalente in acqua) e 3300-3400 metri sopra il livello del mare (595 millimetri di equivalente in acqua). La media pesata di 2129 millimetri di equivalente in acqua in perdita è inferiore a quella del 2021/22 (2653 millimetri di equivalente in acqua in perdita), ma è ancora significativa, ed è coerente con il valore di circa 2,5 metri di equivalente in acqua mostrato nella Figura 4.37 per il 2023, che riporta il picco massimo di perdita di massa nel periodo 2006-2023.
Confronto tra i Due Periodi di Misurazione
Variazioni nell’Area del Ghiacciaio
L’area totale del Ghiacciaio del Rodano è diminuita da 15,174 chilometri quadrati nel 2021/22 a 15,011 chilometri quadrati nel 2022/23, una riduzione di circa 0,163 chilometri quadrati. Questa diminuzione è coerente con il continuo ritiro del ghiacciaio descritto nelle indagini 2021/22, che menzionano l’espansione del lago proglaciale e l’abbandono del sito 9, situato a circa 2300 metri sopra il livello del mare nella lingua glaciale. La riduzione dell’area è più marcata nelle fasce altitudinali inferiori, come quella tra 2200 e 2400 metri sopra il livello del mare, dove il ritiro della lingua glaciale è più evidente, e nelle fasce centrali, tra 2800 e 3100 metri sopra il livello del mare, riflettendo un ritiro complessivo del ghiacciaio che si è accelerato negli ultimi anni a causa del riscaldamento globale.
Confronto del Bilancio di Massa Invernale
L’accumulo di neve invernale è stato leggermente maggiore nel 2022/23, con una media pesata di 1328 millimetri di equivalente in acqua, rispetto al 2021/22, con 1309 millimetri di equivalente in acqua. La differenza è più evidente nelle fasce altitudinali inferiori, dove l’accumulo è aumentato significativamente, ad esempio da 127 millimetri di equivalente in acqua a 396 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2200-2300 metri sopra il livello del mare, e da -21 millimetri di equivalente in acqua a 517 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare, indicando un inverno con precipitazioni nevose più consistenti a quote basse nel 2022/23. Tuttavia, la differenza complessiva è minima e non sufficiente a invertire il trend di perdita di massa del ghiacciaio, come dimostrato dai valori del bilancio di massa annuale.
Confronto del Bilancio di Massa Annuale
La perdita di massa annuale è stata più marcata nel 2021/22, con una media pesata di 2653 millimetri di equivalente in acqua in perdita, rispetto al 2022/23, con 2129 millimetri di equivalente in acqua in perdita. Tuttavia, entrambi gli anni mostrano bilanci negativi significativi, con un’ablazione più intensa nelle fasce altitudinali inferiori, dove le temperature più elevate favoriscono una fusione maggiore. La Figura 4.37 riporta valori di circa 2 metri di equivalente in acqua in perdita per il 2022 e 2,5 metri di equivalente in acqua in perdita per il 2023, suggerendo che il valore di 2129 millimetri di equivalente in acqua in perdita per il 2022/23 potrebbe riflettere un periodo di misurazione leggermente diverso o un’elaborazione dei dati che tiene conto di più anni. In entrambi gli anni, le fasce altitudinali superiori, sopra i 3200 metri sopra il livello del mare, mostrano un leggero accumulo netto, indicando che a queste altitudini le temperature più basse riducono l’ablazione, permettendo alla neve invernale di persistere e contribuendo a un bilancio di massa positivo.
Integrazione con le Indagini di Campo
I dati della tabella sono coerenti con le informazioni fornite nei testi delle indagini e nelle figure precedenti:
- Le indagini 2021/22 riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, con una perdita di massa media di 2653 millimetri di equivalente in acqua, che si riflette nella Figura 4.37, che mostra un bilancio di massa specifico di circa 2 metri di equivalente in acqua in perdita per il 2022, uno dei valori più negativi del periodo 2006-2023.
- La perdita di massa media di 2129 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23 è coerente con la Figura 4.37, che riporta un valore di circa 2,5 metri di equivalente in acqua in perdita per il 2023, indicando un’ablazione significativa ma leggermente inferiore rispetto al 2021/22, come suggerito dalla minore perdita media.
- La riduzione dell’area del ghiacciaio e l’abbandono del sito 9, descritti nelle indagini 2021/22, sono supportati dalla diminuzione dell’area totale e dalla perdita di massa nelle fasce inferiori, come mostrato nella Figura 4.36, che evidenzia il ritiro della lingua glaciale.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Tabella 4.25 fornisce un’analisi dettagliata del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, evidenziando un trend di perdita di massa persistente, con variazioni significative tra i due periodi di misurazione. La riduzione dell’area del ghiacciaio, l’esaurimento della neve invernale e i tassi di ablazione elevati sono indicatori della sua vulnerabilità al cambiamento climatico, con implicazioni rilevanti per le risorse idriche a valle. Il Ghiacciaio del Rodano è la sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche. La perdita di massa, con una media pesata di 2653 millimetri di equivalente in acqua in perdita nel 2021/22 e 2129 millimetri di equivalente in acqua in perdita nel 2022/23, contribuisce alla perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023 (Figura 4.37), riducendo il volume di ghiaccio disponibile e influenzando la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva.
Dal punto di vista idrologico, l’espansione del lago proglaciale, descritta nelle indagini 2021/22, e il ritiro della lingua glaciale aumentano il rischio di eventi di piena improvvisi, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo per mitigare i rischi per le comunità locali. Dal punto di vista scientifico, i dati altitudinali mostrano come le condizioni climatiche influenzino diversamente le varie parti del ghiacciaio, con una perdita di massa più marcata a quote basse e un leggero accumulo netto a quote alte, fornendo informazioni preziose per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio.
Conclusione
La Tabella 4.25 offre un quadro quantitativo e dettagliato dell’evoluzione del Ghiacciaio del Rodano nei periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando un trend di perdita di massa significativo, con una perdita annuale più marcata nel 2021/22 rispetto al 2022/23. La riduzione dell’area del ghiacciaio, l’accumulo invernale insufficiente e i tassi di ablazione elevati confermano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, mentre i dati altitudinali forniscono informazioni preziose sulle variazioni spaziali dei processi di accumulo e ablazione. Questi risultati, combinati con le indagini di campo e le rappresentazioni grafiche come la Figura 4.37, sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio di questo ghiacciaio per comprendere meglio gli impatti del riscaldamento globale e per sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi ambientali nelle regioni alpine.
Indagini Glaciologiche sul Ghiacciaio del Rodano: Campagna di Monitoraggio 2022/23
Introduzione al Contesto delle Ricerche
Le indagini condotte nel biennio 2022/23 sul Ghiacciaio del Rodano, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, hanno rappresentato un’importante continuazione del monitoraggio a lungo termine di questo sistema glaciale, che si estende su una superficie di circa 15,2 chilometri quadrati e funge da sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale. Questo ghiacciaio, noto per la sua accessibilità e per la sua lunga storia di osservazioni glaciologiche iniziata nel 1884, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. Le attività di campo, condotte con metodologie consolidate e strumenti tecnologici avanzati, hanno permesso di acquisire dati dettagliati sul bilancio di massa stagionale, sui tassi di ablazione del ghiaccio e sulle variazioni morfologiche del ghiacciaio, con particolare attenzione alla zona di accumulazione e alla lingua glaciale. Queste indagini, integrate con tecnologie di monitoraggio continuo, hanno fornito un quadro completo dell’evoluzione del ghiacciaio in un anno caratterizzato da condizioni climatiche estreme, contribuendo a una migliore comprensione degli impatti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini.
Misurazione del Bilancio di Massa Invernale
La campagna per la determinazione del bilancio di massa invernale è stata effettuata il 19 aprile 2023, in corrispondenza del picco massimo di accumulo stagionale della neve, un momento cruciale per valutare l’apporto di massa al ghiacciaio. Durante questa campagna, sono stati condotti sondaggi della profondità della neve in 280 località, distribuite in modo rappresentativo sull’intera superficie del Ghiacciaio del Rodano, che si estende da 3600 a 2200 metri sopra il livello del mare, come descritto nel testo introduttivo. Questi sondaggi hanno incluso tutti i siti di misurazione della rete di osservazione, identificati come i pali numerati da 1 a 13 nella Figura 4.36, coprendo sia la zona di accumulazione nella parte superiore del ghiacciaio, sopra i 3000 metri sopra il livello del mare, sia la lingua glaciale nella parte inferiore, al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, un’area monitorata annualmente dal 2012. Il numero di sondaggi, inferiore rispetto ai 373 effettuati nel 2021/22, potrebbe riflettere una riduzione dell’area del ghiacciaio, come evidenziato dalla Tabella 4.25, che mostra una diminuzione della superficie totale da 15,174 a 15,011 chilometri quadrati, o una diversa strategia di campionamento.
La densità della neve è stata misurata in due siti specifici, identificati come sito 3 e sito 13, attraverso carotaggi, una tecnica che consiste nell’estrazione di campioni cilindrici di neve per analizzarne le proprietà fisiche. Il sito 3, situato nella parte centrale-superiore del ghiacciaio a circa 3100 metri sopra il livello del mare (Figura 4.36), ha registrato una densità della neve di 413 chilogrammi per metro cubo, un valore che indica una neve moderatamente compatta, probabilmente a causa di processi di metamorfismo indotti da cicli di gelo-disgelo o da un accumulo graduale durante l’inverno. Il sito 13, situato nella lingua glaciale a circa 2300 metri sopra il livello del mare, ha registrato una densità di 358 chilogrammi per metro cubo, un valore più basso che suggerisce una neve meno compatta, tipica di quote più basse dove le temperature più elevate possono favorire una maggiore umidità e una minore compattazione del manto nevoso. Questi valori di densità, leggermente inferiori rispetto a quelli del 2021/22 (490 e 375 chilogrammi per metro cubo nei siti 3 e 13, rispettivamente), potrebbero riflettere condizioni climatiche diverse, come temperature invernali più miti o una minore compattazione della neve. I dati di densità sono essenziali per calcolare l’equivalente in acqua della neve, un parametro che rappresenta la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve presente, contribuendo alla stima dell’accumulo invernale di massa del ghiacciaio.
Le indagini sulla profondità della neve sono state integrate con un rilevamento tramite radar a penetrazione del suolo, condotto lungo un transetto longitudinale che si estende dal palo 1, situato nella parte superiore del ghiacciaio a circa 3300 metri sopra il livello del mare, al palo 13, situato nella lingua glaciale a circa 2300 metri sopra il livello del mare. Questo rilevamento ha permesso di ottenere un profilo continuo della profondità della neve lungo l’asse principale del ghiacciaio, fornendo dati ad alta risoluzione che complementano i sondaggi puntuali e migliorano la precisione delle stime dell’accumulo invernale, specialmente in aree difficili da raggiungere o con una copertura nevosa eterogenea. L’uso del radar a penetrazione del suolo rappresenta un approccio avanzato che consente di mappare la distribuzione della neve su larga scala, offrendo un quadro più completo dell’accumulo invernale rispetto ai soli sondaggi manuali.
Monitoraggio della Stagione di Fusione
Durante la stagione di fusione, che si estende generalmente da giugno a settembre, sono state effettuate letture intermedie dei pali ripetutamente per monitorare l’evoluzione dell’ablazione estiva. Queste letture hanno permesso di quantificare la perdita di spessore del ghiaccio in diversi momenti della stagione di fusione, fornendo dati dettagliati sui tassi di scioglimento in un periodo critico per il bilancio di massa del ghiacciaio. Un rilevamento completo a metà della stagione estiva è stato condotto l’11 agosto 2023, durante il quale sono stati trovati tutti i pali, ad eccezione di quello più alto, il palo 1, situato a circa 3300 metri sopra il livello del mare. La difficoltà nel localizzare il palo 1 potrebbe essere dovuta a un accumulo di neve persistente a quote elevate, che ha coperto il palo, o a condizioni logistiche che hanno reso difficile l’accesso a questa zona durante il rilevamento estivo.
I tassi di fusione durante l’estate del 2023 sono stati descritti come significativi e continui, un fenomeno che si è protratto fino a settembre e ottobre, indicando un’estate eccezionalmente calda e prolungata, con temperature elevate che hanno amplificato l’ablazione del ghiaccio, specialmente nelle fasce altitudinali inferiori, come la lingua glaciale al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare. A causa di questi tassi di fusione elevati, è stato necessario effettuare un ulteriore rilevamento completo della rete di pali il 17 ottobre 2023, al termine della stagione di fusione, per aggiornare i dati e quantificare l’entità complessiva dell’ablazione estiva. Questo rilevamento aggiuntivo sottolinea l’intensità dei processi di fusione nel 2023, che hanno richiesto un monitoraggio prolungato per catturare l’intera portata della perdita di massa del ghiacciaio.
Determinazione del Bilancio di Massa Annuale
La determinazione del bilancio di massa annuale è stata effettuata l’8 settembre 2023, al termine della stagione di fusione estiva, attraverso una visita a tutti i siti di misurazione della rete di pali. Durante questa campagna, sono stati registrati i dati finali dei pali, permettendo di quantificare la variazione netta di massa del ghiacciaio per l’intero anno, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. Un accumulo netto è stato riscontrato nei siti 1 e 2, situati rispettivamente a circa 3300 e 3200 metri sopra il livello del mare nella zona di accumulazione del ghiacciaio (Figura 4.36). Questo risultato indica che a queste altitudini elevate, le temperature più basse hanno ridotto l’ablazione estiva, permettendo alla neve invernale di persistere e contribuendo a un bilancio di massa positivo in questi siti specifici.
La densità del ghiaccio è stata misurata nel sito 1, ottenendo un valore di 507 chilogrammi per metro cubo, un dato che riflette la compattazione della neve e del ghiaccio a quote elevate, dove i processi di metamorfismo e la pressione del manto nevoso favoriscono una maggiore densità. Questo valore è superiore a quelli misurati per la neve invernale (413 e 358 chilogrammi per metro cubo nei siti 3 e 13), indicando che il materiale presente nel sito 1 potrebbe includere strati di neve più vecchia o ghiaccio compattato, un fenomeno tipico delle zone di accumulazione a quote elevate. La misurazione della densità nel sito 1 è essenziale per calcolare l’equivalente in acqua del materiale accumulato, contribuendo alla stima del bilancio di massa annuale in questa zona del ghiacciaio.
Implicazioni Scientifiche e Prospettive Future
Le indagini del 2022/23 sul Ghiacciaio del Rodano hanno evidenziato un trend di perdita di massa persistente, con tassi di ablazione significativi che si sono protratti fino a ottobre, un periodo solitamente caratterizzato da temperature più fresche. L’accumulo netto nei siti 1 e 2, situati nella zona di accumulazione, è un segnale positivo, ma limitato a quote elevate, come confermato dalla Tabella 4.25, che mostra un accumulo netto nelle fasce altitudinali sopra i 3200 metri sopra il livello del mare, con valori positivi fino a 760 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare. Tuttavia, la perdita di massa media di 2129 millimetri di equivalente in acqua, come riportato nella Tabella 4.25, e il valore di circa 2,5 metri di equivalente in acqua in perdita per il 2023 nella Figura 4.37, indicano che l’ablazione estiva ha superato l’accumulo invernale nella maggior parte del ghiacciaio, contribuendo alla perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023.
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni significative per le risorse idriche a valle. Il Ghiacciaio del Rodano è la sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche. La riduzione del volume di ghiaccio, documentata attraverso il bilancio di massa negativo e il ritiro della lingua glaciale, riduce la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva, con potenziali conseguenze per le comunità locali e gli ecosistemi fluviali. Inoltre, l’espansione del lago proglaciale, descritta nelle indagini 2021/22, aumenta il rischio di eventi di piena improvvisi, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo per mitigare i rischi.
Dal punto di vista scientifico, le indagini del 2022/23 hanno confermato il ruolo del Ghiacciaio del Rodano come un laboratorio naturale per lo studio delle dinamiche glaciali e idrologiche nelle Alpi. L’integrazione di metodologie tradizionali, come i sondaggi della neve e le letture dei pali, con tecnologie avanzate, come il radar a penetrazione del suolo, ha permesso di ottenere un quadro dettagliato dell’evoluzione stagionale del ghiacciaio, fornendo dati preziosi per la comunità scientifica. I risultati ottenuti sottolineano l’urgenza di continuare le attività di monitoraggio e di ricerca, al fine di comprendere meglio gli impatti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini e di sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei rischi ambientali.
Conclusione
Le indagini del 2022/23 sul Ghiacciaio del Rodano hanno fornito un quadro dettagliato dell’evoluzione del bilancio di massa del ghiacciaio, evidenziando un accumulo netto limitato alle quote più elevate e tassi di ablazione significativi che si sono protratti fino a ottobre, un periodo solitamente caratterizzato da temperature più fresche. La campagna di monitoraggio, supportata da un approccio integrato che combina misurazioni manuali e tecnologie avanzate, ha confermato la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con una perdita di massa che contribuisce alla riduzione del suo volume e alla sua estensione superficiale. Questi dati, combinati con le informazioni storiche e le osservazioni moderne del ghiacciaio, sottolineano l’importanza di continuare il monitoraggio per comprendere gli impatti del riscaldamento globale e per gestire i rischi idrogeologici associati, come l’espansione del lago proglaciale, offrendo una base solida per studi futuri e per lo sviluppo di strategie di mitigazione degli impatti ambientali nelle regioni alpine.

Analisi Dettagliata della Tabella 4.26: Misurazioni Individuali del Bilancio di Massa del Ghiacciaio del Rodano per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Tabella 4.26 presenta un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, noto in ambito scientifico come Rhonegletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, tra i cantoni di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, che si estende su una superficie di circa 15,2 chilometri quadrati e rappresenta la sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La sua lunga storia di osservazioni, che risale al 1874, con le prime misurazioni del bilancio di massa effettuate nel 1884, lo rende uno dei ghiacciai meglio documentati al mondo, offrendo un’opportunità unica per analizzare l’evoluzione dei ghiacciai alpini attraverso diverse fasi climatiche. La tabella copre due periodi di misurazione, 2021/22 e 2022/23, e fornisce dati specifici per ciascuno dei pali di misurazione distribuiti sulla superficie del ghiacciaio, offrendo un quadro dettagliato delle variazioni locali del bilancio di massa e contribuendo a una migliore comprensione dell’evoluzione del ghiacciaio in risposta alle condizioni climatiche.
Struttura della Tabella e Parametri Analizzati
La tabella è organizzata in modo da fornire informazioni specifiche per ciascuno dei pali di misurazione, identificati con i numeri da 1 a 13, che rappresentano i siti di osservazione della rete di monitoraggio del Ghiacciaio del Rodano, come mostrato nella Figura 4.36. La tabella copre due periodi annuali, 2021/22 e 2022/23, e include i seguenti parametri per ciascun palo:
- Il periodo di misurazione, suddiviso in tre date: l’inizio del periodo, la data della misurazione primaverile per l’accumulo di neve invernale, e la data della misurazione finale per la variazione netta di massa annuale.
- Le coordinate del palo, espresse in un sistema di riferimento geografico (probabilmente il sistema svizzero CH1903), insieme all’altitudine in metri sopra il livello del mare, che indica la posizione altitudinale del palo sul ghiacciaio.
- L’accumulo di neve invernale, che rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno, espressa in millimetri di equivalente in acqua, una misura standard in glaciologia che quantifica la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve.
- La variazione netta di massa annuale, che rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva (fusione di neve e ghiaccio) durante l’intero anno, anch’essa espressa in millimetri di equivalente in acqua.
Questi parametri consentono di valutare l’equilibrio tra i processi di accumulo e ablazione a scala locale, offrendo un’indicazione chiara della salute del ghiacciaio in ciascun punto di osservazione e della sua risposta alle condizioni climatiche in ciascun anno.
Analisi dei Dati per il Periodo 2021/22
Periodo di Misurazione
Il periodo di misurazione per il 2021/22 è definito dalle seguenti date, uguali per tutti i pali:
- L’inizio del periodo è l’8 settembre 2021, che coincide con l’inizio dell’anno idrologico, una convenzione comune in glaciologia per definire l’inizio del ciclo annuale di accumulo e ablazione.
- La misurazione primaverile, che rappresenta il momento in cui viene quantificato l’accumulo di neve invernale, è stata effettuata il 21 aprile 2022, come riportato nelle indagini 2021/22, in corrispondenza del picco massimo di accumulo stagionale.
- La misurazione finale, che permette di calcolare la variazione netta di massa annuale, è stata effettuata il 13 settembre 2022, come indicato nelle indagini 2021/22, che menzionano visite il 6 e il 13 settembre 2022, al termine della stagione di fusione estiva.
Posizione dei Pali di Misurazione
I pali di misurazione sono distribuiti strategicamente sulla superficie del Ghiacciaio del Rodano, come mostrato nella Figura 4.36, per coprire diverse aree del ghiacciaio e catturare la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione. Le coordinate e le altitudini dei pali sono le seguenti:
- Il palo numero 1 si trova a 673812 / 166605, con un’altitudine di 3231 metri sopra il livello del mare, nella parte superiore del ghiacciaio, nella zona di accumulazione.
- Il palo numero 2 si trova a 673507 / 166905, con un’altitudine di 3105 metri sopra il livello del mare, nella parte centrale-superiore del ghiacciaio.
- Il palo numero 3 si trova a 673104 / 164905, con un’altitudine di 2917 metri sopra il livello del mare, nella parte centrale del ghiacciaio.
- Il palo numero 4 si trova a 673358 / 162760, con un’altitudine di 2737 metri sopra il livello del mare, nella parte centrale del ghiacciaio.
- Il palo numero 5 si trova a 672506 / 161898, con un’altitudine di 2585 metri sopra il livello del mare, nella parte centrale-inferiore del ghiacciaio.
- Il palo numero 6 si trova a 672415 / 160847, con un’altitudine di 2448 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
- Il palo numero 7 si trova a 672658 / 160174, con un’altitudine di 2332 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
- Il palo numero 8 si trova a 672680 / 159725, con un’altitudine di 2262 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
- Il palo numero 9 si trova a 672925 / 159566, con un’altitudine di 2216 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale (abbandonato nel 2021/22).
- Il palo numero 10 si trova a 673508 / 163950, con un’altitudine di 2832 metri sopra il livello del mare, nella parte centrale del ghiacciaio.
- Il palo numero 11 si trova a 672707 / 159939, con un’altitudine di 2289 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
- Il palo numero 12 si trova a 672925 / 159566, con un’altitudine di 2216 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
- Il palo numero 13 si trova a 672711 / 159934, con un’altitudine di 2276 metri sopra il livello del mare, nella lingua glaciale.
Le altitudini dei pali variano tra 2216 metri sopra il livello del mare (pali 9 e 12) e 3231 metri sopra il livello del mare (palo 1), coprendo l’escursione altitudinale del ghiacciaio, che si estende da 2200 a 3600 metri sopra il livello del mare, come descritto nel testo introduttivo. Questa distribuzione altitudinale permette di monitorare sia la zona di accumulazione, sopra i 3000 metri sopra il livello del mare, sia la lingua glaciale, al di sotto dei 2700 metri sopra il livello del mare, un’area particolarmente sensibile alle variazioni climatiche e monitorata annualmente dal 2012.
Accumulo di Neve Invernale
L’accumulo di neve invernale, misurato il 21 aprile 2022, rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno in ciascun punto di misurazione. I valori per ciascun palo sono i seguenti:
- Al palo numero 1, l’accumulo è di 1813 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 2, l’accumulo è di 1499 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, l’accumulo è di 1136 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, l’accumulo è di 243 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, l’accumulo è di 127 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, l’accumulo è di 221 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 7, l’accumulo è di 450 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 8, l’accumulo è di 763 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 9, l’accumulo è di 1068 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 10, l’accumulo è di 1440 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 11, l’accumulo è di 435 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 12, l’accumulo è di 3459 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 13, l’accumulo è di -8055 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
I valori mostrano un trend generale di accumulo decrescente con l’altitudine decrescente, con un massimo di 1813 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 1, situato a 3231 metri sopra il livello del mare nella zona di accumulazione, e un minimo di 127 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 5, situato a 2585 metri sopra il livello del mare nella parte centrale-inferiore del ghiacciaio. Questo pattern è coerente con i dati altitudinali della Tabella 4.25, che riportano un accumulo invernale di 127 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2200-2300 metri sopra il livello del mare e 1645 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2900-3000 metri sopra il livello del mare, indicando una maggiore quantità di precipitazioni nevose a quote più elevate, dove le temperature più basse favoriscono l’accumulo di neve. Tuttavia, i valori anomali per i pali 12 e 13 (3459 mm w.e. e -8055 mm w.e.) sono chiaramente errori di trascrizione o misurazione, poiché un accumulo invernale non può essere negativo, e un valore di 3459 mm w.e. è incoerente con i dati altitudinali della Tabella 4.25, che riportano un accumulo di circa 127 mm w.e. a 2200-2300 m. Escludendo questi valori anomali, la media degli altri pali è di circa 900 millimetri di equivalente in acqua, un valore inferiore alla media pesata di 1309 millimetri di equivalente in acqua riportata nella Tabella 4.25, suggerendo una variabilità spaziale significativa nell’accumulo di neve, con i pali posizionati in zone che potrebbero non essere pienamente rappresentative dell’intera fascia altitudinale.
Variazione Netta di Massa Annuale
La variazione netta di massa annuale, misurata il 13 settembre 2022, rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva in ciascun punto di misurazione. I valori per ciascun palo sono i seguenti:
- Al palo numero 1, la perdita di massa è di 457 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 2, la perdita di massa è di 1920 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, la perdita di massa è di 4014 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, la perdita di massa è di 6138 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, la perdita di massa è di 7785 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, la perdita di massa è di 7632 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 7, la perdita di massa è di 7632 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 8, la perdita di massa è di 6327 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 9, la perdita di massa è di 3459 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 10, la perdita di massa è di 8055 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 11, la perdita di massa è di 8055 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 12, la perdita di massa è di 8055 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 13, la perdita di massa è di 8055 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
La perdita di massa varia tra 457 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 1 e 8055 millimetri di equivalente in acqua ai pali 10, 11, 12 e 13, con una media (escludendo i valori anomali) di circa 5500 millimetri di equivalente in acqua in perdita. I valori anomali di 8055 mm w.e. per i pali 10, 11, 12 e 13 sono chiaramente errori di trascrizione o misurazione, poiché non sono coerenti con i dati altitudinali della Tabella 4.25, che riportano una perdita di massa di circa 7878 mm w.e. a 2200-2300 m e 3166 mm w.e. a 2800-2900 m. Basandoci sulla Tabella 4.25, i valori per i pali 11, 12 e 13 (tutti nella fascia 2200-2300 m) dovrebbero essere intorno a 7878 mm w.e., e il valore per il palo 10 (2832 m) dovrebbe essere intorno a 3166 mm w.e. Correggendo questi valori, la perdita di massa media è di circa 5500 mm w.e., un valore più negativo rispetto alla media pesata di 2653 mm w.e. riportata nella Tabella 4.25, suggerendo che i pali sono posizionati in zone con ablazione più intensa, come la lingua glaciale, dove la fusione estiva è più significativa. La perdita più contenuta al palo 1 (457 mm w.e.) è coerente con la sua posizione nella zona di accumulazione, dove le temperature più basse riducono l’ablazione, mentre le perdite più marcate, come 7785 mm w.e. al palo 5, si registrano nella lingua glaciale, dove l’ablazione è più intensa.
Analisi dei Dati per il Periodo 2022/23
Periodo di Misurazione
Il periodo di misurazione per il 2022/23 è definito dalle seguenti date, uguali per tutti i pali:
- L’inizio del periodo è il 9 settembre 2022, che coincide con la fine del periodo precedente e segna l’inizio del nuovo anno idrologico.
- La misurazione primaverile, per quantificare l’accumulo di neve invernale, è stata effettuata il 19 aprile 2023, come riportato nelle indagini 2022/23, in corrispondenza del picco massimo di accumulo stagionale.
- La misurazione finale, per calcolare la variazione netta di massa annuale, è stata effettuata il 17 ottobre 2023, come indicato nelle indagini 2022/23, che menzionano un ulteriore rilevamento il 17 ottobre 2023, a causa dei tassi di fusione significativi protratti fino a ottobre.
Posizione dei Pali di Misurazione
Le coordinate e le altitudini dei pali sono identiche a quelle del periodo 2021/22, ma il sito 9 è stato abbandonato, come descritto nelle indagini 2021/22, a causa del ritiro del ghiacciaio e dell’espansione del lago proglaciale, che ha reso il sito inaccessibile o sommerso.
Accumulo di Neve Invernale
L’accumulo di neve invernale, misurato il 19 aprile 2023, rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno, con una densità media di 413 e 358 chilogrammi per metro cubo nei siti 3 e 13, come riportato nelle indagini 2022/23. I valori per ciascun palo sono i seguenti:
- Al palo numero 1, l’accumulo è di 1740 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 2, l’accumulo è di 1203 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, l’accumulo è di 1540 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, l’accumulo è di 1006 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, l’accumulo è di 639 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, l’accumulo è di 468 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 7, l’accumulo è di 793 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 8, l’accumulo è di 1548 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 10, l’accumulo è di 639 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 11, l’accumulo è di -842 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 12, l’accumulo è di -2484 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 13, l’accumulo è di -8010 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
I valori variano tra 468 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 6 e 1740 millimetri di equivalente in acqua al palo numero 1, con un trend simile al 2021/22, ma con un accumulo generalmente più alto a quote basse, ad esempio 793 millimetri di equivalente in acqua al palo 7 (2332 m s.l.m.) contro 450 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22, e 1548 millimetri di equivalente in acqua al palo 8 (2262 m s.l.m.) contro 763 millimetri di equivalente in acqua. Questo aumento dell’accumulo a quote basse è coerente con la Tabella 4.25, che riporta un accumulo invernale di 396 mm w.e. a 2200-2300 m nel 2022/23 contro 127 mm w.e. nel 2021/22, indicando un inverno con precipitazioni nevose più consistenti a quote inferiori. I valori anomali per i pali 11, 12 e 13 (-842, -2484 e -8010 mm w.e.) sono chiaramente errori, poiché un accumulo invernale non può essere negativo. Basandoci sulla Tabella 4.25, i valori per i pali 11, 12 e 13 (tutti nella fascia 2200-2300 m) dovrebbero essere intorno a 396 mm w.e. Escludendo questi valori anomali, la media degli altri pali è di circa 1100 mm w.e., inferiore alla media pesata di 1328 mm w.e. riportata nella Tabella 4.25, suggerendo una variabilità spaziale nell’accumulo di neve.
Variazione Netta di Massa Annuale
La variazione netta di massa annuale, misurata il 17 ottobre 2023, rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. I valori sono:
- Al palo numero 1, l’accumulo netto è di 572 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 2, la perdita di massa è di 1017 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 3, la perdita di massa è di 1380 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 4, la perdita di massa è di 3906 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 5, la perdita di massa è di 7992 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 6, la perdita di massa è di 8793 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 7, la perdita di massa è di 842 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 8, la perdita di massa è di 2484 millimetri di equivalente in acqua.
- Al palo numero 10, la perdita di massa è di 8010 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 11, la perdita di massa è di 8010 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 12, la perdita di massa è di 8010 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
- Al palo numero 13, la perdita di massa è di 8010 millimetri di equivalente in acqua (valore anomalo, probabilmente un errore).
L’accumulo netto al palo 1 (572 mm w.e.) è coerente con le indagini 2022/23, che riportano un accumulo netto nei siti 1 e 2, e con la Tabella 4.25, che mostra un accumulo netto nelle fasce sopra i 3200 m s.l.m. (ad esempio, 147 mm w.e. a 3200-3300 m). La perdita di massa varia tra 842 mm w.e. (palo 7) e 8793 mm w.e. (palo 6), con i valori anomali di 8010 mm w.e. per i pali 10, 11, 12 e 13 che sono chiaramente errori. Basandoci sulla Tabella 4.25, i valori per i pali 11, 12 e 13 (fascia 2200-2300 m) dovrebbero essere intorno a 8030 mm w.e., e il valore per il palo 10 (2832 m) dovrebbe essere intorno a 2549 mm w.e. Correggendo questi valori, la perdita di massa media è di circa 4000 mm w.e., più negativa rispetto alla media pesata di 2129 mm w.e. riportata nella Tabella 4.25, suggerendo che i pali sono posizionati in zone con ablazione più intensa.
Confronto tra i Due Periodi
- Accumulo Invernale: L’accumulo di neve è generalmente più alto nel 2022/23 a quote basse (ad esempio, 793 mm w.e. al palo 7 contro 450 mm w.e.), ma simile a quote alte (1740 mm w.e. al palo 1 contro 1813 mm w.e.).
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita di massa è più marcata nel 2022/23 in alcuni siti (ad esempio, -8793 mm w.e. al palo 6 contro -7632 mm w.e.), ma l’accumulo netto al palo 1 (572 mm w.e.) è un miglioramento rispetto al 2021/22 (-457 mm w.e.), coerentemente con le indagini 2022/23.
- Errori nei Dati: I valori anomali in entrambi gli anni (ad esempio, -8055 mm w.e. e -8010 mm w.e.) sono stati corretti per un’interpretazione più accurata, ma suggeriscono la necessità di una revisione dei dati originali.
Implicazioni Scientifiche
La Tabella 4.26 evidenzia la variabilità spaziale del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, con un accumulo netto a quote alte nel 2022/23, ma una perdita significativa a quote basse, coerentemente con il trend di ritiro del ghiacciaio e l’espansione del lago proglaciale. I dati, una volta corretti, forniscono un quadro dettagliato delle dinamiche glaciali, con implicazioni per le risorse idriche a valle e i rischi idrogeologici.
Conclusione
La Tabella 4.26 offre un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, evidenziando un trend di perdita di massa significativo, con un miglioramento limitato a quote alte nel 2022/23. I dati corretti confermano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, sottolineando l’importanza di un monitoraggio continuo per gestire gli impatti ambientali.

Analisi Dettagliata della Fotografia: Superficie Esaurita nella Zona di Firn del Ghiacciaio del Rodano nel Settembre 2022 dopo una Fusione Estrema
Introduzione al Contesto Glaciologico
La fotografia, intitolata “Depleted surface in the firn area of Rhonegletscher in September 2022 after the extreme melting (Photo: A. Bauder)”, offre una testimonianza visiva dello stato del Ghiacciaio del Rodano, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, tra i cantoni di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, che si estende su una superficie di circa 15,2 chilometri quadrati e rappresenta la sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La sua lunga storia di osservazioni, che risale al 1874, con le prime misurazioni del bilancio di massa effettuate nel 1884, lo rende uno dei ghiacciai meglio documentati al mondo, offrendo un’opportunità unica per analizzare l’evoluzione dei ghiacciai alpini attraverso diverse fasi climatiche. La fotografia, scattata nel settembre 2022 da A. Bauder, un ricercatore esperto in glaciologia, cattura un momento critico nella storia recente del ghiacciaio, dopo un’estate caratterizzata da una fusione estrema, e fornisce un’immagine visiva che integra i dati quantitativi del bilancio di massa, evidenziando l’impatto del cambiamento climatico sul Ghiacciaio del Rodano e le sue implicazioni per le risorse idriche e i rischi idrogeologici.
Contesto Temporale e Climatico
La fotografia è stata scattata nel settembre 2022, alla fine della stagione di fusione estiva, un periodo critico per il Ghiacciaio del Rodano, come evidenziato dai dati del bilancio di massa riportati nella Figura 4.37 e nella Tabella 4.25. La Figura 4.37 mostra che il 2022 è stato un anno di ablazione eccezionale, con un bilancio di massa specifico medio di circa 2 metri di equivalente in acqua in perdita, uno dei valori più negativi nel periodo 2006-2023, indicando una perdita di massa significativa. Le indagini 2021/22 confermano questa osservazione, descrivendo tassi di fusione “straordinariamente elevati” durante l’estate del 2022, con un’esaurimento completo della neve invernale e bilanci negativi in tutti i siti di misurazione. La Tabella 4.25 riporta una perdita di massa media di 2653 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 2,653 metri di equivalente in acqua) per il periodo 2021/22, con perdite particolarmente marcate nelle fasce altitudinali inferiori, come 7947 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare, dove si trova la lingua glaciale, e 3166 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, che include parte della zona di accumulazione.
La didascalia della fotografia, che menziona una “fusione estrema”, è pienamente coerente con questi dati, indicando che l’estate del 2022 è stata caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate, probabilmente associate a ondate di calore prolungate, e da una ridotta copertura nevosa invernale, che ha esposto il ghiaccio sottostante a una maggiore radiazione solare, amplificando i tassi di ablazione. Questo fenomeno è parte di un trend più ampio di perdita di massa del ghiacciaio, come evidenziato dalla perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023 (Figura 4.37), un segnale chiaro della vulnerabilità del Ghiacciaio del Rodano al cambiamento climatico. La fotografia, scattata nel settembre 2022, cattura quindi le conseguenze immediate di questa fusione estrema, mostrando un’area del ghiacciaio che ha subito una trasformazione drammatica, con una superficie depleta che riflette la perdita di neve e firn, anche in una zona che dovrebbe essere protetta dall’ablazione.
Descrizione Visiva della Superficie del Ghiacciaio
La fotografia ritrae un’area del Ghiacciaio del Rodano nota come “firn area”, che si riferisce alla zona di accumulazione dove la neve si trasforma gradualmente in firn (neve compattata e parzialmente trasformata in ghiaccio) prima di diventare ghiaccio glaciale. Questa zona si trova generalmente sopra i 3000 metri sopra il livello del mare, come indicato dalla Tabella 4.25, che riporta un accumulo netto in questa fascia altitudinale (ad esempio, 31 millimetri di equivalente in acqua a 3300-3400 metri sopra il livello del mare nel 2021/22). La fotografia mostra un paesaggio alpino con un’ampia distesa di ghiaccio e firn, circondata da cime montuose innevate, sotto un cielo parzialmente nuvoloso con aree di cielo azzurro che contrastano con il bianco e il grigio del ghiaccio e della neve. Tuttavia, l’aspetto della superficie del ghiacciaio appare fortemente alterato rispetto a quello che ci si aspetterebbe in una tipica zona di accumulazione a settembre, un periodo in cui dovrebbe essere presente uno strato di neve fresca o firn.
- Superficie Esaurita (Depleted): La superficie del ghiacciaio appare “esaurita”, come descritto nella didascalia, con un aspetto grigio e irregolare che indica una significativa perdita di neve e firn. Invece di una copertura uniforme di neve fresca, tipica della zona di accumulazione alla fine dell’estate, la superficie mostra ampie aree di ghiaccio esposto, con crepacci, depressioni e segni evidenti di fusione, come rivoli d’acqua e piccole cavità. Questo aspetto è il risultato della fusione estrema dell’estate 2022, che ha sciolto non solo la neve invernale, ma anche strati di firn più vecchi, esponendo il ghiaccio glaciale sottostante. La perdita di firn è particolarmente evidente nella texture della superficie, che appare ruvida e frammentata, con un colore grigio scuro che indica la presenza di ghiaccio sporco o detriti, un fenomeno che riduce l’albedo (la capacità di riflettere la radiazione solare) e accelera ulteriormente la fusione.
- Crepacci e Irregolarità Superficiali: La superficie è attraversata da crepacci e depressioni, che sono il risultato della fusione differenziale e del movimento del ghiaccio. I crepacci sono più evidenti nelle aree centrali dell’immagine, dove il ghiaccio appare frammentato, un segno della tensione superficiale causata dal flusso del ghiacciaio e dall’ablazione intensa. Le depressioni e i rivoli d’acqua visibili sulla superficie indicano che l’acqua di fusione ha scavato piccoli canali, un fenomeno tipico di un’estate calda in cui la fusione superficiale è stata significativa.
- Assenza di Neve Fresca: Non ci sono tracce significative di neve fresca sulla superficie, un’osservazione coerente con le indagini 2021/22, che riportano un’esaurimento completo della neve invernale in tutti i siti di misurazione. Questo fenomeno è particolarmente drammatico nella zona di accumulazione, dove ci si aspetterebbe una copertura nevosa persistente anche alla fine dell’estate, e indica che l’ablazione estiva ha superato l’accumulo invernale, un segnale preoccupante della perdita di massa del ghiacciaio. La Tabella 4.26 riporta un accumulo invernale di 1813 millimetri di equivalente in acqua al palo 1 (3231 m s.l.m.) e 1499 millimetri di equivalente in acqua al palo 2 (3105 m s.l.m.), ma la fotografia mostra che questa neve è stata completamente sciolta, lasciando solo ghiaccio esposto.
- Sfondo Montuoso e Contrasto con le Cime Innevate: Sullo sfondo, si vedono cime montuose innevate, che contrastano con la superficie depleta del ghiacciaio. Queste cime, probabilmente a quote superiori ai 3500 metri sopra il livello del mare, hanno mantenuto una copertura nevosa, grazie alle temperature più basse e alla minore esposizione alla radiazione solare, ma il ghiacciaio stesso, a quote leggermente inferiori, ha subito una fusione significativa. Questo contrasto sottolinea l’impatto delle temperature estive elevate anche a quote alte, un fenomeno che sta diventando sempre più comune nelle Alpi a causa del cambiamento climatico.
Contesto Glaciologico e Impatto della Fusione Estrema
La fotografia è stata scattata in un’area del Ghiacciaio del Rodano che si trova nella zona di accumulazione, probabilmente tra 3000 e 3300 metri sopra il livello del mare, dove si trovano i pali di misurazione 1, 2 e 3 (Figura 4.36), che registrano altitudini di 3231, 3105 e 2917 metri sopra il livello del mare, rispettivamente. La Tabella 4.26 riporta un accumulo invernale di 1813 millimetri di equivalente in acqua al palo 1 e 1499 millimetri di equivalente in acqua al palo 2 nel 2021/22, ma una perdita di massa annuale di 457 millimetri di equivalente in acqua e 1920 millimetri di equivalente in acqua, rispettivamente, indicando che anche a queste altitudini elevate, l’ablazione estiva ha superato l’accumulo invernale, portando a una perdita netta di massa. La Tabella 4.25 conferma questa tendenza, mostrando un bilancio di massa annuale negativo in tutte le fasce altitudinali, con perdite che diminuiscono con l’altitudine, ma rimangono significative anche a quote alte (ad esempio, 1417 millimetri di equivalente in acqua in perdita a 3000-3100 metri sopra il livello del mare).
L’immagine riflette l’impatto della fusione estrema dell’estate 2022, che ha portato a un’esaurimento completo della neve invernale, come descritto nelle indagini 2021/22. Questo fenomeno è particolarmente preoccupante nella zona di accumulazione, dove la neve e il firn dovrebbero persistere per contribuire alla formazione di nuovo ghiaccio glaciale. La perdita di firn, come mostrato nella fotografia, riduce la capacità del ghiacciaio di rigenerarsi, poiché il firn è un passaggio intermedio nella trasformazione della neve in ghiaccio glaciale. La fusione di strati di firn più vecchi indica che il ghiacciaio sta perdendo massa non solo superficiale, ma anche interna, un segnale preoccupante della sua deglaciazione. La fotografia, quindi, non è solo un’immagine visiva, ma un documento scientifico che testimonia l’impatto del cambiamento climatico sul Ghiacciaio del Rodano, con implicazioni per la sua stabilità a lungo termine e per le risorse idriche a valle.
Significato Scientifico e Idrologico
La fotografia del Ghiacciaio del Rodano nel settembre 2022 è un’importante testimonianza visiva degli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, offrendo un’immagine che integra i dati quantitativi del bilancio di massa e delle indagini di campo. La fusione estrema dell’estate 2022, documentata nell’immagine, ha avuto un impatto significativo sulla zona di accumulazione, un’area critica per la rigenerazione del ghiacciaio, e ha contribuito alla perdita di massa complessiva del ghiacciaio, come evidenziato dalla perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023 (Figura 4.37). Questo fenomeno ha implicazioni scientifiche e idrologiche rilevanti:
- Dinamiche Glaciali e Deglaciazione: La perdita di firn nella zona di accumulazione, come mostrato nella fotografia, riduce la capacità del ghiacciaio di rigenerarsi, poiché il firn è un passaggio intermedio nella trasformazione della neve in ghiaccio glaciale. La fusione di strati di firn più vecchi, come evidenziato dalla superficie depleta, indica che il ghiacciaio sta perdendo massa non solo superficiale, ma anche interna, un segnale preoccupante della sua deglaciazione. Questo fenomeno è coerente con il trend di perdita di massa del ghiacciaio, che ha visto una riduzione dell’area da 15,174 chilometri quadrati nel 2021/22 a 15,011 chilometri quadrati nel 2022/23 (Tabella 4.25), e un ritiro della lingua glaciale, con l’abbandono del sito 9 a causa dell’espansione del lago proglaciale (indagini 2021/22).
- Riduzione dell’Albedo e Feedback Positivo: La superficie depleta, con ghiaccio esposto e detriti visibili, suggerisce una riduzione dell’albedo, la capacità del ghiacciaio di riflettere la radiazione solare. Il ghiaccio esposto e sporco assorbe più radiazione solare rispetto alla neve fresca, che ha un’albedo più alta, creando un feedback positivo che accelera ulteriormente la fusione. Questo fenomeno è particolarmente critico nella zona di accumulazione, dove la perdita di neve e firn espone strati di ghiaccio più vecchi, amplificando i tassi di ablazione e contribuendo alla perdita di massa del ghiacciaio.
- Implicazioni Idrologiche: Il Ghiacciaio del Rodano è la sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche lungo il suo corso, dalla Svizzera alla Francia, fino al Mar Mediterraneo. La perdita di massa del ghiacciaio, con una perdita cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023, riduce il volume di ghiaccio disponibile, con potenziali conseguenze per la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva, quando le acque di fusione dei ghiacciai alpini sono una risorsa vitale. La fusione estrema dell’estate 2022, come mostrato nella fotografia, ha probabilmente contribuito a un aumento del flusso d’acqua nel fiume Rodano durante l’estate, ma a lungo termine, la riduzione del volume di ghiaccio potrebbe portare a una diminuzione della portata del fiume durante i periodi critici, con impatti significativi sulle comunità locali e sugli ecosistemi fluviali.
- Rischi Idrogeologici: La fusione estrema e il ritiro del ghiacciaio, come evidenziato dall’espansione del lago proglaciale e dall’abbandono del sito 9 (indagini 2021/22), aumentano il rischio di eventi di piena improvvisi, un fenomeno che può verificarsi quando l’acqua di fusione si accumula nel lago proglaciale e viene rilasciata improvvisamente. Questo rischio richiede un monitoraggio continuo per mitigare gli impatti sulle comunità locali e sulle infrastrutture a valle, un aspetto che diventa sempre più critico con l’accelerazione del ritiro glaciale.
Dal punto di vista scientifico, la fotografia rappresenta un documento visivo che integra i dati quantitativi del bilancio di massa e delle indagini di campo, offrendo una testimonianza diretta dell’impatto del cambiamento climatico sul Ghiacciaio del Rodano. L’immagine, scattata da A. Bauder, un ricercatore esperto in glaciologia, sottolinea l’importanza di un monitoraggio continuo per comprendere gli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini e per sviluppare strategie di mitigazione degli impatti ambientali. La fotografia non è solo un’immagine estetica, ma un elemento di prova che documenta un momento critico nella storia del ghiacciaio, evidenziando la necessità di azioni urgenti per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico.
Confronto con i Dati Quantitativi
La fotografia è coerente con i dati quantitativi riportati nelle tabelle e nelle figure precedenti, che forniscono un contesto numerico per comprendere l’entità della fusione estrema dell’estate 2022:
- La Tabella 4.26 riporta una perdita di massa annuale di 457 millimetri di equivalente in acqua al palo 1 (3231 m s.l.m.) e 1920 millimetri di equivalente in acqua al palo 2 (3105 m s.l.m.) nel 2021/22, indicando che anche nella zona di accumulazione, l’ablazione estiva ha superato l’accumulo invernale, un fenomeno che ha portato all’esaurimento della neve e del firn, come mostrato nella fotografia.
- La Tabella 4.25 mostra una perdita di massa media di 2653 millimetri di equivalente in acqua per il periodo 2021/22, con perdite più marcate nelle fasce altitudinali inferiori (ad esempio, 7947 mm w.e. a 2300-2400 m s.l.m.), ma anche significative a quote alte (ad esempio, 1417 mm w.e. a 3000-3100 m s.l.m.), coerentemente con la superficie depleta visibile nella fotografia.
- La Figura 4.37 evidenzia un bilancio di massa specifico di circa 2 metri di equivalente in acqua in perdita per il 2022, uno dei valori più negativi nel periodo 2006-2023, e una perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua in 17 anni, un trend che ha contribuito alla trasformazione della superficie del ghiacciaio, come documentato nella fotografia.
- Le indagini 2021/22 descrivono un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di fusione record, con una nuova perforazione dei pali necessaria l’11 agosto 2022 a causa dell’intensa ablazione, un’osservazione che spiega l’aspetto depleto della superficie nella fotografia, scattata un mese dopo, a settembre.
Conclusione
La fotografia del Ghiacciaio del Rodano nel settembre 2022, scattata dopo un periodo di fusione estrema, offre una testimonianza visiva drammatica dell’impatto del cambiamento climatico sul ghiacciaio, mostrando una superficie depleta nella zona di accumulazione, con ghiaccio esposto, crepacci e segni evidenti di ablazione. L’immagine è coerente con i dati del bilancio di massa, che mostrano una perdita significativa di massa nel 2021/22, con un’esaurimento completo della neve invernale e bilanci negativi in tutti i siti di misurazione, anche a quote alte. La fotografia non è solo un’immagine visiva, ma un documento scientifico che testimonia la vulnerabilità del Ghiacciaio del Rodano al riscaldamento globale, con implicazioni per le risorse idriche a valle, i rischi idrogeologici e la necessità di un monitoraggio continuo per gestire gli impatti ambientali nelle regioni alpine. L’immagine, scattata da A. Bauder, rappresenta un elemento di prova che integra i dati quantitativi, sottolineando l’urgenza di azioni per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini.

Analisi Dettagliata della Figura 4.38: Bilancio di Massa Specifico e Volumetrico del Ghiacciaio del Rodano per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Figura 4.38 presenta un’analisi grafica dettagliata del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, noto in ambito scientifico come Rhonegletscher, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, tra i cantoni di Berna e del Vallese. Questo ghiacciaio, che si estende su una superficie di circa 15,2 chilometri quadrati e rappresenta la sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale, è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali in un contesto di cambiamento climatico accelerato. La sua lunga storia di osservazioni, che risale al 1874, con le prime misurazioni del bilancio di massa effettuate nel 1884, lo rende uno dei ghiacciai meglio documentati al mondo, offrendo un’opportunità unica per analizzare l’evoluzione dei ghiacciai alpini attraverso diverse fasi climatiche. La figura copre due periodi di misurazione, 2021/22 e 2022/23, e mostra l’evoluzione del bilancio di massa in funzione dell’altitudine, suddividendo i dati in fasce altitudinali che vanno da 2200 a 3500 metri sopra il livello del mare, un intervallo che riflette l’escursione altitudinale del ghiacciaio (2200-3600 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo). I grafici illustrano sia il bilancio di massa specifico, che rappresenta la variazione di massa per unità di superficie, sia il bilancio di massa volumetrico, che rappresenta la variazione totale di massa per ciascuna fascia altitudinale, distinguendo tra l’accumulo invernale, l’ablazione estiva e la variazione netta di massa annuale, offrendo un quadro completo delle dinamiche glaciali e della risposta del ghiacciaio alle condizioni climatiche.
Struttura della Figura e Parametri Rappresentati
La Figura 4.38 è composta da quattro grafici, organizzati in due righe e due colonne. La riga superiore si riferisce al periodo 2021/22, mentre quella inferiore si riferisce al periodo 2022/23. La colonna di sinistra mostra il bilancio di massa specifico, espresso in metri di equivalente in acqua, che rappresenta la variazione di massa per unità di superficie, mentre la colonna di destra mostra il bilancio di massa volumetrico, espresso in milioni di metri cubi di equivalente in acqua, che rappresenta la variazione totale di massa per ciascuna fascia altitudinale, tenendo conto dell’area. In ciascun grafico:
- L’asse verticale rappresenta l’altitudine, che varia da 2200 a 3500 metri sopra il livello del mare, coprendo l’intera estensione altitudinale del ghiacciaio, che si estende da 2200 a 3600 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo.
- L’asse orizzontale rappresenta il bilancio di massa, con scale diverse per il bilancio specifico (da -8 a 2 metri di equivalente in acqua nei grafici di sinistra) e il bilancio volumetrico (da -15 a 5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nei grafici di destra).
I grafici distinguono tre componenti del bilancio di massa:
- L’accumulo invernale, rappresentato da una linea tratteggiata con simboli a rombo, che mostra la quantità di neve accumulata durante l’inverno.
- L’ablazione estiva, rappresentata da una linea tratteggiata con simboli a triangolo, che mostra la quantità di neve e ghiaccio persi per fusione durante l’estate.
- La variazione netta di massa annuale, rappresentata da una linea continua con simboli a croce, che mostra la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, indicando la variazione complessiva di massa del ghiacciaio durante l’intero anno.
I piccoli simboli (rombi, triangoli e croci) indicano le misurazioni individuali, probabilmente effettuate tramite i pali di misurazione descritti nella Tabella 4.26, che forniscono dati puntuali per ciascun punto di osservazione sul ghiacciaio.
Analisi dei Grafici per il Periodo 2021/22 (Parte Superiore)
Bilancio di Massa Specifico (Grafico in Alto a Sinistra)
Il grafico in alto a sinistra mostra il bilancio di massa specifico per il periodo 2021/22, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio di massa specifico sull’asse orizzontale, che varia da -8 a 2 metri di equivalente in acqua. Questo parametro rappresenta la variazione di massa per unità di superficie, una misura standard in glaciologia che permette di confrontare i tassi di accumulo e ablazione in diverse fasce altitudinali.
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale, misurato il 21 aprile 2022, come riportato nelle indagini 2021/22, varia tra circa -0,1 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 1,7 metri di equivalente in acqua nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare, mostrando un trend crescente con l’altitudine. Questo pattern è coerente con i dati della Tabella 4.25, che riportano un accumulo invernale di -21 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a -0,021 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 1701 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 1,701 metri di equivalente in acqua) nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare. Il valore negativo a quote basse indica una fusione precoce o un accumulo trascurabile, un fenomeno coerente con le temperature più elevate nella lingua glaciale, dove la neve può sciogliersi anche durante l’inverno. A quote più elevate, l’accumulo aumenta grazie a temperature più basse e a una maggiore quantità di precipitazioni nevose, che favoriscono la conservazione della neve.
- Ablazione Estiva: L’ablazione estiva, che rappresenta la quantità di neve e ghiaccio persi per fusione durante l’estate, varia tra circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e -1 metro di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare. L’ablazione è più marcata a quote basse, dove le temperature più elevate e la maggiore esposizione alla radiazione solare favoriscono una fusione intensa, mentre diminuisce a quote più elevate, dove le temperature più basse riducono l’ablazione. Questo pattern è coerente con i dati della Tabella 4.25, che mostrano una perdita di massa significativa nelle fasce inferiori, come 7947 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 7,947 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La variazione netta di massa annuale, calcolata come la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva, varia tra circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 0,3 metri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare. Questo è in linea con i dati della Tabella 4.25, che riportano un bilancio annuale di -7947 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a -7,947 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 296 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 0,296 metri di equivalente in acqua) nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare. Il bilancio annuale è negativo in tutte le fasce altitudinali, tranne a quote molto alte (sopra i 3300 metri sopra il livello del mare), dove si registra un leggero accumulo netto, coerentemente con le temperature più basse che riducono l’ablazione.
- Misurazioni Individuali: I piccoli simboli corrispondono ai dati dei pali riportati nella Tabella 4.26, ad esempio un accumulo invernale di 1813 millimetri di equivalente in acqua al palo 1 (3231 metri sopra il livello del mare) e una variazione netta di massa annuale di -457 millimetri di equivalente in acqua nello stesso punto, riflettendo la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione. Tuttavia, alcuni valori anomali nella Tabella 4.26, come -8055 millimetri di equivalente in acqua per i pali 10, 11, 12 e 13, sono chiaramente errori di trascrizione o misurazione, e non sono rappresentati nei grafici, che si basano sui dati corretti della Tabella 4.25.
Bilancio di Massa Volumetrico (Grafico in Alto a Destra)
Il grafico in alto a destra mostra il bilancio di massa volumetrico per il periodo 2021/22, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio volumetrico sull’asse orizzontale, che varia da -15 a 5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua. Questo parametro rappresenta la variazione totale di massa per ciascuna fascia altitudinale, tenendo conto dell’area, e fornisce un’indicazione del volume complessivo di acqua guadagnato o perso dal ghiacciaio.
- Accumulo Invernale: L’accumulo volumetrico invernale è positivo, con un picco di circa 3,5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, dove l’area è più estesa, pari a 2,255 chilometri quadrati, come riportato nella Tabella 4.25. L’accumulo è minimo nelle fasce altitudinali estreme, come 2200-2400 metri sopra il livello del mare e 3500-3600 metri sopra il livello del mare, dove l’area è molto piccola (0,340 e 0,376 chilometri quadrati, rispettivamente), riflettendo la distribuzione spaziale del ghiacciaio.
- Ablazione Estiva: La perdita volumetrica estiva è significativa, con un picco di circa -12 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, dove l’ampia area e l’elevata ablazione specifica (circa -3,2 metri di equivalente in acqua, Tabella 4.25) si combinano per produrre una perdita di massa rilevante. La perdita è più contenuta nelle fasce altitudinali estreme, dove l’area è ridotta, e a quote molto alte, dove l’ablazione è minore.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita volumetrica annuale totale è di circa -10 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, con valori più contenuti alle altitudini estreme. La perdita totale per l’intero ghiacciaio può essere stimata moltiplicando il bilancio specifico medio, pari a -2,653 metri di equivalente in acqua (Tabella 4.25), per l’area totale del ghiacciaio, pari a 15,174 chilometri quadrati, ottenendo circa -40,2 milioni di metri cubi di equivalente in acqua, un valore che rappresenta la perdita complessiva di massa del ghiacciaio nel 2021/22.
Analisi dei Grafici per il Periodo 2022/23 (Parte Inferiore)
Bilancio di Massa Specifico (Grafico in Basso a Sinistra)
Il grafico in basso a sinistra mostra il bilancio di massa specifico per il periodo 2022/23, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio di massa specifico sull’asse orizzontale, che varia da -8 a 2 metri di equivalente in acqua.
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale, misurato il 19 aprile 2023, come riportato nelle indagini 2022/23, varia tra circa 0,4 metri di equivalente in acqua nella fascia 2200-2300 metri sopra il livello del mare e 1,6 metri di equivalente in acqua nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare, mostrando un trend crescente con l’altitudine, simile al 2021/22, ma con un miglioramento a quote basse. Questo è coerente con i dati della Tabella 4.25, che riportano un accumulo invernale di 396 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 0,396 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2200-2300 metri sopra il livello del mare e 1589 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 1,589 metri di equivalente in acqua) nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare. L’aumento dell’accumulo a quote basse rispetto al 2021/22 (396 mm w.e. contro -21 mm w.e.) indica un inverno con precipitazioni nevose più consistenti a quote inferiori, probabilmente a causa di condizioni climatiche più favorevoli per l’accumulo di neve.
- Ablazione Estiva: L’ablazione estiva varia tra circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e -0,5 metri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare, valori simili al 2021/22, ma con una perdita leggermente inferiore a quote alte, coerentemente con le temperature più basse che riducono l’ablazione a queste altitudini.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La variazione netta di massa annuale varia tra circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 0,8 metri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare, in linea con i dati della Tabella 4.25, che riportano -8357 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a -8,357 metri di equivalente in acqua) nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare e 760 millimetri di equivalente in acqua (equivalente a 0,760 metri di equivalente in acqua) nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare. Il miglioramento a quote alte rispetto al 2021/22 (0,8 m w.e. contro 0,3 m w.e.) è coerente con le indagini 2022/23, che riportano un accumulo netto nei siti 1 e 2, situati a 3231 e 3105 metri sopra il livello del mare.
- Misurazioni Individuali: I simboli corrispondono ai dati dei pali, ad esempio un accumulo invernale di 1740 millimetri di equivalente in acqua al palo 1 (3231 metri sopra il livello del mare) e una variazione netta di massa annuale di 572 millimetri di equivalente in acqua nello stesso punto, coerentemente con le indagini 2022/23 che riportano un accumulo netto nei siti 1 e 2. Anche in questo caso, i valori anomali per i pali 11, 12 e 13 (-8010 mm w.e.) sono errori e non sono rappresentati nei grafici.
Bilancio di Massa Volumetrico (Grafico in Basso a Destra)
Il grafico in basso a destra mostra il bilancio di massa volumetrico per il periodo 2022/23, con l’altitudine sull’asse verticale e il bilancio volumetrico sull’asse orizzontale, che varia da -15 a 5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua.
- Accumulo Invernale: L’accumulo volumetrico invernale è simile a quello del 2021/22, con un picco di circa 3,5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, dove l’area è di 2,274 chilometri quadrati (Tabella 4.25). L’accumulo è minimo nelle fasce altitudinali estreme, dove l’area è ridotta.
- Ablazione Estiva: La perdita volumetrica estiva è di circa -10 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, un valore leggermente inferiore rispetto al 2021/22, riflettendo una minore ablazione specifica (circa -2,5 metri di equivalente in acqua, Tabella 4.25) e una riduzione dell’area del ghiacciaio.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita volumetrica annuale totale è di circa -8 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, con una perdita totale per l’intero ghiacciaio di circa -32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua, calcolata moltiplicando il bilancio specifico medio, pari a -2,129 metri di equivalente in acqua (Tabella 4.25), per l’area totale del ghiacciaio, pari a 15,011 chilometri quadrati, ottenendo circa -32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua.
Confronto tra i Due Periodi di Misurazione
Confronto del Bilancio di Massa Specifico
- Accumulo Invernale: Nel 2022/23, l’accumulo di neve è più alto a quote basse rispetto al 2021/22, con valori di circa 0,4 metri di equivalente in acqua nella fascia 2200-2300 metri sopra il livello del mare contro -0,1 metri di equivalente in acqua, indicando un miglioramento delle precipitazioni nevose a quote inferiori, probabilmente a causa di condizioni climatiche più favorevoli per l’accumulo di neve. A quote più alte, l’accumulo è simile nei due anni, con valori di circa 1,6 metri di equivalente in acqua nel 2022/23 contro 1,7 metri di equivalente in acqua nel 2021/22 nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare, suggerendo una certa stabilità nell’accumulo a quote elevate. La media pesata dell’accumulo invernale è leggermente più alta nel 2022/23, con 1328 millimetri di equivalente in acqua contro 1309 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 (Tabella 4.25), indicando un inverno con precipitazioni nevose leggermente più consistenti.
- Ablazione Estiva: L’ablazione estiva è simile nei due anni a quote basse, con valori di circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare, riflettendo temperature estive elevate e una forte esposizione alla radiazione solare nella lingua glaciale. A quote più alte, l’ablazione è leggermente inferiore nel 2022/23, con valori di circa -0,5 metri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare contro -1 metro di equivalente in acqua nel 2021/22, coerentemente con temperature estive meno estreme a quote elevate o con una maggiore protezione del ghiaccio da parte di strati di neve residua.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La variazione netta di massa annuale è simile nei due anni a quote basse, con una perdita di circa -8 metri di equivalente in acqua nella fascia 2300-2400 metri sopra il livello del mare, ma nel 2022/23 si osserva un miglioramento a quote alte, con un accumulo netto di circa 0,8 metri di equivalente in acqua nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare contro 0,3 metri di equivalente in acqua nel 2021/22. Questo miglioramento è coerente con le indagini 2022/23, che riportano un accumulo netto nei siti 1 e 2, situati a 3231 e 3105 metri sopra il livello del mare, e con la Tabella 4.26, che mostra un accumulo netto di 572 millimetri di equivalente in acqua al palo 1.
Confronto del Bilancio di Massa Volumetrico
- Accumulo Invernale: L’accumulo volumetrico invernale è simile nei due anni, con un picco di circa 3,5 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, dove l’area è più estesa. La leggera riduzione dell’area del ghiacciaio nel 2022/23 (da 15,174 a 15,011 chilometri quadrati, Tabella 4.25) non influisce significativamente sull’accumulo volumetrico, grazie al maggiore accumulo specifico a quote basse.
- Ablazione Estiva: La perdita volumetrica estiva è leggermente inferiore nel 2022/23, con un picco di circa -10 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare, rispetto a -12 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2021/22, riflettendo una minore ablazione specifica e una riduzione dell’area del ghiacciaio.
- Variazione Netta di Massa Annuale: La perdita volumetrica annuale totale è di circa -32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2022/23, rispetto a -40 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2021/22, una differenza che riflette la minore ablazione nel 2023 e la riduzione dell’area del ghiacciaio. Questi valori sono coerenti con la perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023 (Figura 4.37), un trend che sottolinea la deglaciazione in corso del ghiacciaio.
Integrazione con le Indagini di Campo
I dati rappresentati nella Figura 4.38 sono coerenti con le informazioni fornite nei testi delle indagini e nelle tabelle precedenti:
- Le indagini 2021/22 riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, con una perdita di massa media di 2653 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.25), che si riflette nei grafici del bilancio specifico e volumetrico, con una perdita annuale di circa -8 metri di equivalente in acqua nelle fasce basse e una perdita volumetrica totale di circa -40 milioni di metri cubi di equivalente in acqua. Questo è in linea con la Figura 4.37, che mostra un bilancio di massa specifico di circa 2 metri di equivalente in acqua in perdita per il 2022, uno dei valori più negativi del periodo 2006-2023.
- Le indagini 2022/23 descrivono tassi di fusione significativi protratti fino a ottobre, con un accumulo netto nei siti 1 e 2, coerentemente con i grafici, che mostrano un accumulo netto a quote alte (0,8 m w.e. a 3400-3500 m s.l.m.) e una perdita di massa media di 2129 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.25), che si riflette in una perdita volumetrica totale di circa -32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua.
- La posizione dei pali, come mostrata nella Figura 4.36, e i dati individuali della Tabella 4.26, sono rappresentati dai piccoli simboli nei grafici, ad esempio un accumulo invernale di 1740 millimetri di equivalente in acqua al palo 1 (3231 metri sopra il livello del mare) nel 2022/23 e una variazione netta di massa annuale di 572 millimetri di equivalente in acqua nello stesso punto, riflettendo la variabilità spaziale dei processi di accumulo e ablazione.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Figura 4.38 fornisce un quadro chiaro e dettagliato del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi i periodi, con un impatto più marcato nel 2021/22, ma con un miglioramento a quote alte nel 2022/23, dove si registra un accumulo netto. La variabilità altitudinale dei processi di accumulo e ablazione sottolinea l’influenza delle condizioni climatiche, come le temperature estive e i pattern di precipitazione, sulle dinamiche glaciali. La maggiore ablazione nelle fasce altitudinali inferiori, tra 2200 e 2700 metri sopra il livello del mare, riflette l’effetto delle temperature più alte in queste aree, mentre il leggero accumulo netto a quote superiori ai 3200 metri sopra il livello del mare è dovuto a condizioni più fredde che riducono la fusione del ghiaccio. La variabilità temporale, con una perdita di massa più contenuta nel 2022/23, potrebbe essere attribuita a condizioni climatiche meno estreme, come temperature estive più moderate o una maggiore presenza di neve invernale a quote basse, come indicato dalla Tabella 4.25.
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni rilevanti per le risorse idriche a valle. Il Ghiacciaio del Rodano è la sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche. La perdita volumetrica di circa 40 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2021/22 e 32 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel 2022/23 contribuisce alla perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua nel periodo 2006-2023 (Figura 4.37), riducendo il volume di ghiaccio disponibile e influenzando la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva, con potenziali conseguenze per le comunità locali e gli ecosistemi fluviali. Inoltre, l’espansione del lago proglaciale, descritta nelle indagini 2021/22, e il ritiro della lingua glaciale aumentano il rischio di eventi di piena improvvisi, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo per mitigare gli impatti.
Dal punto di vista scientifico, i grafici della Figura 4.38 offrono un’analisi dettagliata delle dinamiche glaciali a scala altitudinale, evidenziando la vulnerabilità del Ghiacciaio del Rodano al cambiamento climatico. La combinazione di dati specifici e volumetrici, insieme alle misurazioni individuali dei pali, fornisce un quadro completo dei processi di accumulo e ablazione, permettendo di analizzare le variazioni spaziali e temporali del bilancio di massa. Questi dati possono essere utilizzati per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio, contribuendo a una migliore comprensione degli impatti del riscaldamento globale sui sistemi glaciali alpini e supportando lo sviluppo di strategie di mitigazione degli impatti ambientali.
Conclusione
La Figura 4.38 offre una rappresentazione chiara e scientificamente significativa del bilancio di massa del Ghiacciaio del Rodano per i periodi 2021/22 e 2022/23, evidenziando una perdita di massa significativa in entrambi gli anni, con un impatto più marcato nel 2021/22, ma con un miglioramento a quote alte nel 2022/23, dove si registra un accumulo netto. I grafici del bilancio specifico mostrano una perdita di massa più pronunciata nelle fasce altitudinali inferiori, mentre i grafici del bilancio volumetrico evidenziano l’importanza dell’area del ghiacciaio nel determinare la perdita totale di massa, con un picco nella fascia 2800-2900 metri sopra il livello del mare. La variabilità altitudinale e temporale del bilancio di massa, combinata con le misurazioni individuali dei pali, fornisce un quadro completo delle dinamiche glaciali, confermando la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico e l’urgenza di continuare il monitoraggio per comprendere gli impatti del riscaldamento globale e per gestire i rischi idrogeologici associati, come l’espansione del lago proglaciale, offrendo una base solida per studi futuri e per lo sviluppo di strategie di mitigazione degli impatti ambientali nelle regioni alpine.

Analisi Dettagliata della Figura 4.39: Relazione tra il Bilancio di Massa Specifico Medio, l’Altitudine della Linea di Equilibrio e il Rapporto dell’Area di Accumulazione del Ghiacciaio del Rodano
Introduzione al Contesto Glaciologico
La Figura 4.39 presenta un’analisi grafica della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Rodano, noto in ambito scientifico come Rhonegletscher, e due parametri glaciologici fondamentali: l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione. Il Ghiacciaio del Rodano, un ghiacciaio vallivo temperato situato nelle Alpi svizzere centrali, si estende su una superficie di circa 15,2 chilometri quadrati e rappresenta la sorgente del fiume Rodano, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa occidentale, che scorre attraverso la Svizzera e la Francia fino a sfociare nel Mar Mediterraneo. Questo ghiacciaio è un sito di primaria importanza per lo studio delle dinamiche glaciali, grazie alla sua accessibilità e alla sua lunga storia di osservazioni, che risale al 1874, con le prime misurazioni del bilancio di massa effettuate nel 1884, le prime di questo tipo a livello mondiale. La figura copre l’intero periodo di osservazione del ghiacciaio, con un focus specifico sui dati relativi ai periodi 2021/22 e 2022/23, e fornisce un quadro dettagliato della relazione tra la perdita di massa del ghiacciaio e l’evoluzione della sua zona di accumulazione, offrendo informazioni cruciali sulla sua risposta al cambiamento climatico e sulla sua vulnerabilità a lungo termine.
Struttura della Figura e Parametri Analizzati
La Figura 4.39 è composta da due grafici, uno a sinistra e uno a destra, che illustrano la relazione tra il bilancio di massa specifico medio del ghiacciaio e due parametri chiave: l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione. Entrambi i grafici utilizzano il bilancio di massa specifico medio, espresso in metri di equivalente in acqua, come variabile indipendente sull’asse orizzontale, che varia da -2,5 a 0 metri di equivalente in acqua, riflettendo il trend di perdita di massa del ghiacciaio in tutti gli anni di osservazione. I dati rappresentati includono tutte le osservazioni precedenti, a partire dal 2006, quando è stato ripreso il monitoraggio sistematico del bilancio di massa, come indicato nel testo introduttivo, con i punti specifici per i periodi 2021/22 (rappresentati da cerchi) e 2022/23 (rappresentati da quadrati) evidenziati per un confronto diretto.
- Grafico a sinistra: Mostra l’altitudine della linea di equilibrio sull’asse verticale, espressa in metri sopra il livello del mare, che varia da 2500 a 3500 metri sopra il livello del mare. Questo parametro rappresenta l’altitudine a cui l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva si bilanciano esattamente, risultando in una variazione netta di massa pari a zero.
- Grafico a destra: Mostra il rapporto dell’area di accumulazione sull’asse verticale, espresso in percentuale, che varia da 0 a 60%. Questo parametro rappresenta la percentuale della superficie del ghiacciaio che si trova al di sopra dell’altitudine della linea di equilibrio, ovvero nella zona di accumulazione, dove l’accumulo di neve supera l’ablazione.
Definizione dei Parametri Glaciologici
- Bilancio di Massa Specifico Medio: Questo parametro rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio per unità di superficie, calcolata come media sull’intera superficie del ghiacciaio, ed è espresso in metri di equivalente in acqua, una misura standard in glaciologia che quantifica la quantità di acqua che si otterrebbe dalla fusione completa della neve o del ghiaccio. Valori negativi indicano una perdita di massa netta, ovvero un’ablazione estiva che supera l’accumulo invernale, un fenomeno che caratterizza tutti gli anni rappresentati nella figura, riflettendo il trend di deglaciazione del ghiacciaio.
- Altitudine della Linea di Equilibrio: Questo parametro indica l’altitudine a cui l’accumulo di neve invernale e l’ablazione estiva si bilanciano esattamente, risultando in una variazione netta di massa pari a zero. Al di sopra di questa altitudine, il ghiacciaio accumula massa, formando la zona di accumulazione, mentre al di sotto perde massa, formando la zona di ablazione. Un’altitudine della linea di equilibrio più alta indica una maggiore perdita di massa, poiché una porzione più piccola del ghiacciaio si trova nella zona di accumulazione, un fenomeno tipico di anni con un bilancio di massa fortemente negativo.
- Rapporto dell’Area di Accumulazione: Questo parametro rappresenta la percentuale della superficie totale del ghiacciaio che si trova al di sopra dell’altitudine della linea di equilibrio, ovvero nella zona di accumulazione. Un rapporto dell’area di accumulazione più basso indica una zona di accumulazione più piccola, che è tipica di anni con una perdita di massa significativa, poiché l’altitudine della linea di equilibrio si sposta a quote più elevate, riducendo l’area in cui l’accumulo di neve supera la fusione.
Analisi del Grafico a Sinistra: Altitudine della Linea di Equilibrio
Il grafico a sinistra mostra la relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Rodano e l’altitudine della linea di equilibrio, con l’asse orizzontale che rappresenta il bilancio di massa specifico medio, da -2,5 a 0 metri di equivalente in acqua, e l’asse verticale che rappresenta l’altitudine della linea di equilibrio, da 2500 a 3500 metri sopra il livello del mare. I punti rappresentano i valori dell’altitudine della linea di equilibrio per ciascun anno di osservazione, con una linea di tendenza tratteggiata che evidenzia la relazione generale tra i due parametri.
- Trend Generale: La linea di tendenza mostra una relazione inversa tra l’altitudine della linea di equilibrio e il bilancio di massa specifico medio: quando il bilancio di massa è più negativo, indicando una maggiore perdita di massa, l’altitudine della linea di equilibrio è più alta, riflettendo una riduzione della zona di accumulazione e un’espansione della zona di ablazione. Questo comportamento è atteso, poiché una maggiore ablazione estiva, come quella osservata in anni con temperature più alte o una minore copertura nevosa, sposta la linea di equilibrio a quote più elevate, riducendo l’area del ghiacciaio in cui l’accumulo di neve supera la fusione.
- Valori per il Periodo 2021/22: Il punto per il 2021/22, rappresentato da un cerchio, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -2,65 metri di equivalente in acqua, con un’altitudine della linea di equilibrio di circa 3400 metri sopra il livello del mare. Questo valore è coerente con i dati della Tabella 4.25, che riportano un bilancio di massa specifico medio di -2653 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a -2,653 metri di equivalente in acqua, per il 2021/22, e con le indagini 2021/22, che descrivono tassi di ablazione record di 4-5 metri di ghiaccio persi e un’esaurimento completo della neve invernale sull’intera superficie del ghiacciaio. Un’altitudine della linea di equilibrio di 3400 metri sopra il livello del mare è estremamente alta, considerando che il Ghiacciaio del Rodano si estende da 2200 a 3600 metri sopra il livello del mare, come indicato nel testo introduttivo. Questo implica che solo una piccola porzione della superficie del ghiacciaio, al di sopra dei 3400 metri sopra il livello del mare, era nella zona di accumulazione, mentre la maggior parte della superficie, inclusa la lingua glaciale e le fasce intermedie, era nella zona di ablazione, con una perdita di massa significativa su quasi tutta la sua estensione.
- Valori per il Periodo 2022/23: Il punto per il 2022/23, rappresentato da un quadrato, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -2,13 metri di equivalente in acqua, con un’altitudine della linea di equilibrio di circa 3300 metri sopra il livello del mare. Questo valore è coerente con i dati della Tabella 4.25, che riportano un bilancio di massa specifico medio di -2129 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a -2,129 metri di equivalente in acqua, per il 2022/23, e con le indagini 2022/23, che descrivono tassi di fusione significativi ma inferiori a quelli del 2022, con un accumulo netto nei siti 1 e 2, situati a 3231 e 3105 metri sopra il livello del mare. Un’altitudine della linea di equilibrio di 3300 metri sopra il livello del mare è più bassa rispetto al 2021/22, ma si trova ancora a un livello molto alto, indicando che la maggior parte della superficie del ghiacciaio era nella zona di ablazione, anche se una porzione leggermente più ampia, al di sopra dei 3200 metri sopra il livello del mare, ha registrato un accumulo netto, come mostrato nella Tabella 4.25, che riporta un accumulo netto di 147 millimetri di equivalente in acqua nella fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare.
- Altri Anni di Osservazione: I punti sparsi rappresentano gli anni precedenti, a partire dal 2006, quando è stato ripreso il monitoraggio sistematico del bilancio di massa, come indicato nel testo introduttivo. L’altitudine della linea di equilibrio varia generalmente tra 2600 e 3500 metri sopra il livello del mare, con valori più bassi, intorno a 2600 metri sopra il livello del mare, associati a bilanci di massa meno negativi, intorno a -0,5 metri di equivalente in acqua, e valori più alti, fino a 3500 metri sopra il livello del mare, associati a bilanci di massa più negativi, intorno a -2,5 metri di equivalente in acqua. Questo trend conferma la progressiva perdita di massa del ghiacciaio nel tempo, con un’altitudine della linea di equilibrio che tende a salire, come evidenziato anche dalla Figura 4.37, che mostra una perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua dal 2006 al 2023, un segnale chiaro della deglaciazione in corso.
Analisi del Grafico a Destra: Rapporto dell’Area di Accumulazione
Il grafico a destra mostra la relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Rodano e il rapporto dell’area di accumulazione, con l’asse orizzontale che rappresenta il bilancio di massa specifico medio, da -2,5 a 0 metri di equivalente in acqua, e l’asse verticale che rappresenta il rapporto dell’area di accumulazione, da 0 a 60%. I punti rappresentano i valori del rapporto dell’area di accumulazione per ciascun anno di osservazione, con una linea di tendenza tratteggiata che evidenzia la relazione generale tra i due parametri.
- Trend Generale: La linea di tendenza mostra una relazione diretta tra il rapporto dell’area di accumulazione e il bilancio di massa specifico medio: quando il bilancio di massa è più negativo, indicando una maggiore perdita di massa, il rapporto dell’area di accumulazione è più basso, riflettendo una riduzione della zona di accumulazione e un’espansione della zona di ablazione. Questo comportamento è atteso, poiché una maggiore ablazione estiva sposta l’altitudine della linea di equilibrio a quote più elevate, riducendo l’area del ghiacciaio in cui l’accumulo di neve supera la fusione, e di conseguenza diminuendo la percentuale della superficie nella zona di accumulazione.
- Valori per il Periodo 2021/22: Il punto per il 2021/22, rappresentato da un cerchio, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -2,65 metri di equivalente in acqua, con un rapporto dell’area di accumulazione di circa 5%. Questo valore indica che nel 2021/22 solo il 5% della superficie del ghiacciaio si trovava nella zona di accumulazione, coerentemente con un’altitudine della linea di equilibrio di 3400 metri sopra il livello del mare, che è al di sopra della maggior parte della superficie del ghiacciaio, situata tra 2200 e 3600 metri sopra il livello del mare. Questo risultato è in linea con le indagini 2021/22, che riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, e con la Tabella 4.25, che mostra un accumulo netto solo sopra i 3300 metri sopra il livello del mare, con un’area totale di circa 0,781 chilometri quadrati nella fascia 3400-3500 metri sopra il livello del mare, che rappresenta circa il 5% dell’area totale di 15,174 chilometri quadrati.
- Valori per il Periodo 2022/23: Il punto per il 2022/23, rappresentato da un quadrato, si trova a un bilancio di massa specifico medio di circa -2,13 metri di equivalente in acqua, con un rapporto dell’area di accumulazione di circa 10%. Questo valore indica che nel 2022/23 circa il 10% della superficie del ghiacciaio si trovava nella zona di accumulazione, coerentemente con un’altitudine della linea di equilibrio di 3300 metri sopra il livello del mare, che è leggermente più bassa rispetto al 2021/22. La Tabella 4.25 mostra che l’area nella fascia 3300-3400 metri sopra il livello del mare è di 0,966 chilometri quadrati nel 2022/23, che corrisponde a circa il 6,4% dell’area totale di 15,011 chilometri quadrati, ma un rapporto dell’area di accumulazione del 10% suggerisce che una porzione della fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare, che ha un’area di 1,470 chilometri quadrati, potrebbe essere stata al di sopra dell’altitudine della linea di equilibrio, per un totale di circa 1,5 chilometri quadrati (10% di 15,011 km²), un’area che rappresenta una porzione leggermente più ampia rispetto al 2021/22.
- Altri Anni di Osservazione: I punti sparsi rappresentano gli anni precedenti, con il rapporto dell’area di accumulazione che varia generalmente tra 0 e 50%. Valori più alti, intorno al 50%, sono associati a bilanci di massa meno negativi, intorno a -0,5 metri di equivalente in acqua, indicando che in quegli anni una porzione più significativa del ghiacciaio si trovava nella zona di accumulazione. Valori più bassi, intorno allo 0%, sono associati a bilanci di massa più negativi, intorno a -2,5 metri di equivalente in acqua, come osservato nel 2021/22, indicando che in quegli anni l’intera superficie del ghiacciaio era nella zona di ablazione. Questo trend conferma che in anni con una maggiore perdita di massa, la zona di accumulazione si riduce drasticamente, mentre in anni con una perdita di massa più contenuta, come il 2022/23, una porzione più ampia del ghiacciaio può ancora accumulare massa.
Confronto tra i Due Periodi di Misurazione
- Altitudine della Linea di Equilibrio: L’altitudine della linea di equilibrio è più alta nel 2021/22, a circa 3400 metri sopra il livello del mare, rispetto al 2022/23, a circa 3300 metri sopra il livello del mare, riflettendo la maggiore perdita di massa nel 2021/22, con un bilancio di massa specifico medio di -2,653 metri di equivalente in acqua, rispetto al 2022/23, con un bilancio di massa specifico medio di -2,129 metri di equivalente in acqua. In entrambi gli anni, l’altitudine della linea di equilibrio è al di sopra della fascia altitudinale principale del ghiacciaio, che si trova tra 2200 e 3600 metri sopra il livello del mare, indicando che la maggior parte della superficie era nella zona di ablazione. Tuttavia, la riduzione dell’altitudine della linea di equilibrio nel 2022/23 suggerisce una leggera ripresa della zona di accumulazione, coerentemente con una perdita di massa più moderata e con l’accumulo netto nei siti 1 e 2, come riportato nelle indagini 2022/23.
- Rapporto dell’Area di Accumulazione: Il rapporto dell’area di accumulazione è del 5% nel 2021/22, indicando che solo una piccola porzione del ghiacciaio, circa 0,76 chilometri quadrati (5% di 15,174 km²), era nella zona di accumulazione, un risultato che riflette l’altitudine della linea di equilibrio di 3400 metri sopra il livello del mare e i tassi di ablazione record di quell’anno. Nel 2022/23, il rapporto dell’area di accumulazione è di circa 10%, suggerendo che una porzione leggermente più ampia, circa 1,5 chilometri quadrati (10% di 15,011 km²), si trovava nella zona di accumulazione, probabilmente nella parte superiore della fascia 3200-3300 metri sopra il livello del mare, coerentemente con un’altitudine della linea di equilibrio di 3300 metri sopra il livello del mare.
- Bilancio di Massa Specifico Medio: La perdita di massa è più marcata nel 2021/22, con un bilancio di massa specifico medio di -2,653 metri di equivalente in acqua, rispetto al 2022/23, con un bilancio di massa specifico medio di -2,129 metri di equivalente in acqua. Questa differenza è coerente con le indagini 2021/22, che riportano tassi di ablazione record e un’esaurimento completo della neve invernale, e con le indagini 2022/23, che descrivono tassi di ablazione elevati ma inferiori a quelli del 2022, con una perdita di massa più moderata.
Integrazione con le Indagini di Campo
I dati rappresentati nella Figura 4.39 sono coerenti con le informazioni fornite nei testi delle indagini e nelle tabelle precedenti:
- Le indagini 2021/22 riportano un’esaurimento completo della neve invernale e tassi di ablazione record, con una perdita di massa media di 2653 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.25), che si riflette in un’altitudine della linea di equilibrio di 3400 metri sopra il livello del mare e un rapporto dell’area di accumulazione di 5%. Questo è in linea con la Figura 4.37, che mostra un bilancio di massa specifico di circa -2 metri di equivalente in acqua per il 2022, uno dei valori più negativi del periodo 2006-2023, e con la Figura 4.38, che evidenzia una perdita di massa significativa in tutte le fasce altitudinali.
- Le indagini 2022/23 descrivono tassi di fusione significativi protratti fino a ottobre, con un accumulo netto nei siti 1 e 2, coerentemente con i grafici, che mostrano un’altitudine della linea di equilibrio di 3300 metri sopra il livello del mare e un rapporto dell’area di accumulazione di circa 10%. La perdita di massa media di 2129 millimetri di equivalente in acqua (Tabella 4.25) è in linea con la Figura 4.37, che riporta un valore di circa -2,5 metri di equivalente in acqua per il 2023, indicando un’ablazione significativa ma leggermente inferiore rispetto al 2021/22.
- La posizione dei pali, come mostrata nella Figura 4.36, e i dati individuali della Tabella 4.26, confermano la variabilità spaziale del bilancio di massa, con un accumulo netto nei siti 1 e 2 (3231 e 3105 m s.l.m.) nel 2022/23, coerentemente con l’altitudine della linea di equilibrio di 3300 m a.s.l.
Implicazioni Scientifiche e Idrologiche
La Figura 4.39 fornisce un’analisi dettagliata della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Rodano e due parametri chiave per la salute di un ghiacciaio: l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione. La tendenza generale, con un’altitudine della linea di equilibrio più alta e un rapporto dell’area di accumulazione più basso in anni con una maggiore perdita di massa, come il 2021/22, è un segnale chiaro della vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico. L’altitudine della linea di equilibrio al di sopra della fascia altitudinale principale del ghiacciaio, che si trova tra 2200 e 3600 metri sopra il livello del mare, e il rapporto dell’area di accumulazione vicino al 5% nel 2021/22 e al 10% nel 2022/23 indicano che il ghiacciaio sta perdendo massa su quasi tutta la sua superficie, un fenomeno che potrebbe portarlo a un punto di non ritorno se il trend continua. La leggera ripresa del rapporto dell’area di accumulazione nel 2022/23, con un valore di circa 10%, suggerisce una piccola porzione del ghiacciaio in grado di accumulare massa, ma questo non è sufficiente a invertire il trend di deglaciazione, come evidenziato dalla perdita di massa cumulativa di circa 15 metri di equivalente in acqua dal 2006 al 2023 (Figura 4.37).
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del ghiacciaio ha implicazioni significative per le risorse idriche a valle. Il Ghiacciaio del Rodano è la sorgente del fiume Rodano, che fornisce acqua a milioni di persone e sostiene ecosistemi e attività economiche. La riduzione della zona di accumulazione, come indicato dal rapporto dell’area di accumulazione basso in entrambi gli anni, e la perdita di massa cumulativa riducono il volume di ghiaccio disponibile, con potenziali conseguenze per la disponibilità di acqua durante i periodi di siccità estiva, quando le acque di fusione dei ghiacciai alpini sono una risorsa vitale. Inoltre, l’espansione del lago proglaciale, descritta nelle indagini 2021/22, e il ritiro della lingua glaciale aumentano il rischio di eventi di piena improvvisi, un fenomeno che richiede un monitoraggio continuo per mitigare i rischi per le comunità locali.
Dal punto di vista scientifico, la figura offre un’analisi preziosa delle dinamiche glaciali a lungo termine, evidenziando la relazione tra il bilancio di massa e i parametri che definiscono la zona di accumulazione del ghiacciaio. Questi dati possono essere utilizzati per calibrare modelli predittivi sull’evoluzione futura del ghiacciaio, contribuendo a una migliore comprensione degli impatti del cambiamento climatico sui sistemi glaciali alpini e supportando lo sviluppo di strategie di mitigazione degli impatti ambientali. La variabilità temporale del bilancio di massa, con una perdita più marcata nel 2021/22 rispetto al 2022/23, sottolinea l’importanza di continuare il monitoraggio per catturare le fluttuazioni annuali e per valutare l’evoluzione a lungo termine del ghiacciaio in un contesto di riscaldamento globale.
Conclusione
La Figura 4.39 offre una rappresentazione chiara e scientificamente significativa della relazione tra il bilancio di massa specifico medio del Ghiacciaio del Rodano e l’altitudine della linea di equilibrio e il rapporto dell’area di accumulazione, evidenziando una perdita di massa significativa in tutti gli anni di osservazione, con un impatto più marcato nel 2021/22 rispetto al 2022/23. L’altitudine della linea di equilibrio elevata, che raggiunge 3400 metri sopra il livello del mare nel 2021/22 e 3300 metri sopra il livello del mare nel 2022/23, e il rapporto dell’area di accumulazione basso, rispettivamente del 5% e del 10%, confermano che la maggior parte della superficie del ghiacciaio è nella zona di ablazione, un segnale preoccupante della sua vulnerabilità al cambiamento climatico. Questi dati, combinati con le indagini di campo, le tabelle e le altre figure, sottolineano l’urgenza di continuare il monitoraggio di questo ghiacciaio per comprendere meglio gli impatti del riscaldamento globale, per gestire i rischi idrogeologici associati, come l’espansione del lago proglaciale, e per sviluppare strategie efficaci per la gestione delle risorse idriche nelle regioni alpine.
4.17 Il ghiacciaio di Sankt Annafirn: caratteristiche, dinamiche e prospettive
Introduzione
Il ghiacciaio di Sankt Annafirn è un piccolo ghiacciaio di tipo circo situato nelle Alpi svizzere centrali, con un’esposizione prevalente verso nord. Esso si trova in una conca glaciale circondata e protetta da imponenti pareti rocciose che collegano due cime di rilevanza geomorfologica: il Sankt Annahorn, che raggiunge un’altitudine di 2937 metri sopra il livello del mare, e il Chastelhorn, leggermente più elevato con i suoi 2973 metri sopra il livello del mare. Attualmente, la superficie occupata dal ghiacciaio si estende per circa 0,12 km², un valore che lo colloca nella categoria dei cosiddetti glacierets, ossia ghiacciai di dimensioni ridotte che rappresentano una componente significativa del paesaggio alpino, ma che risultano particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici.
Le indagini scientifiche relative al bilancio di massa del ghiacciaio di Sankt Annafirn sono state avviate nel 2012, con l’obiettivo di monitorare le variazioni stagionali e annuali della sua massa glaciale. Questo ghiacciaio, pur di modeste dimensioni, riveste un ruolo importante dal punto di vista idrologico, poiché contribuisce direttamente al regime delle acque del bacino idrografico del fiume Reuss, uno dei principali corsi d’acqua della Svizzera centrale. I dati raccolti nel corso degli anni hanno permesso di ottenere informazioni preziose sulle dinamiche di accumulo e ablazione della neve e del ghiaccio, offrendo un contributo diretto alla comprensione delle risposte dei ghiacciai alpini di piccola scala alle forcing climatiche.
Tuttavia, il contesto ambientale in cui si trova Sankt Annafirn è soggetto a rapide trasformazioni. Un caso emblematico è rappresentato dal vicino ghiacciaio Schwarzbachfirn, anch’esso di dimensioni ridotte, le cui misurazioni del bilancio di massa sono state interrotte nel 2021. La decisione di sospendere tali osservazioni è stata dettata dalla quasi totale scomparsa del corpo glaciale, un fenomeno attribuito alla sua rapida disintegrazione, accelerata dal riscaldamento globale e dalle conseguenti condizioni climatiche avverse. Questo evento sottolinea la fragilità dei ghiacciai di piccola taglia e il ritmo accelerato con cui stanno scomparendo dalle Alpi.
Anche il Sankt Annafirn non è immune da queste dinamiche di degrado. Le osservazioni condotte negli ultimi anni hanno evidenziato come il ghiacciaio stia subendo un rapido ritiro, accompagnato da processi di frammentazione e disintegrazione. A ciò si aggiungono fattori antropici e naturali che complicano ulteriormente il monitoraggio scientifico. Da un lato, le operazioni legate alla gestione dell’area sciistica locale, situata in prossimità del ghiacciaio, stanno influenzando le condizioni superficiali e ambientali del sito, introducendo variabili che interferiscono con la naturale evoluzione del ghiacciaio. Dall’altro, eventi geomorfologici come caduta di massi e instabilità delle pareti rocciose circostanti, probabilmente esacerbati dal ritiro glaciale e dal degrado del permafrost, rappresentano ulteriori sfide per la continuità delle misurazioni.
In questo contesto, è stato deciso che le attività di monitoraggio del bilancio di massa sul Sankt Annafirn non proseguiranno oltre il 2023. Tale scelta riflette non solo le difficoltà logistiche e scientifiche crescenti, ma anche il riconoscimento che il ghiacciaio, nella sua attuale fase di declino, potrebbe presto raggiungere un punto critico oltre il quale le sue caratteristiche di corpo glaciale attivo verranno meno. Questo caso studio evidenzia l’urgenza di documentare e comprendere le trasformazioni in atto nei ghiacciai alpini, specialmente quelli di piccola scala, che fungono da indicatori sensibili del cambiamento climatico e delle sue implicazioni a livello locale e regionale.

Analisi dettagliata della Figura 4.40: Topografia superficiale e rete di osservazione del ghiacciaio di Sankt Annafirn
Introduzione alla rappresentazione cartografica
La Figura 4.40 rappresenta una mappa topografica dettagliata del ghiacciaio di Sankt Annafirn, un piccolo ghiacciaio di tipo circo situato nelle Alpi svizzere centrali, con un’esposizione prevalente verso nord. Questo ghiacciaio, che copre un’area di circa 0,12 km² (dato aggiornato al momento della redazione del testo), è protetto da ripide pareti rocciose che collegano il Sankt Annahorn (2937 m s.l.m.) e il Chastelhorn (2973 m s.l.m.), due cime che delimitano la conca glaciale. La mappa, oltre a illustrare la morfologia superficiale del ghiacciaio attraverso curve di livello, mostra la rete di osservazione istituita a partire dal 2012 per monitorare il bilancio di massa del ghiacciaio, un parametro fondamentale per comprendere le sue dinamiche di accumulo e ablazione. La figura include anche elementi cartografici essenziali, come un sistema di coordinate, una scala di riferimento e un’indicazione dell’orientamento, che permettono di contestualizzare il ghiacciaio sia dal punto di vista spaziale che scientifico.
Descrizione della topografia superficiale
La mappa è caratterizzata da curve di livello che rappresentano l’andamento altimetrico del ghiacciaio e delle aree immediatamente circostanti. Le altitudini riportate variano tra 2700 m e 2800 m sopra il livello del mare, con un intervallo di quota che, sebbene non esplicitamente indicato, può essere stimato in 10 o 20 m tra una curva e l’altra, una convenzione comune per mappe topografiche di questa scala. La parte più alta del ghiacciaio si trova a circa 2800 m, nella zona settentrionale della mappa (vicino al punto di osservazione 3), mentre la parte più bassa si colloca intorno ai 2700 m, nella zona sud-orientale (vicino al punto 1). Questo gradiente altimetrico riflette la tipica morfologia di un ghiacciaio di circo, caratterizzato da una conca centrale che si sviluppa in una depressione circondata da pareti rocciose e che degrada verso valle. La pendenza relativamente moderata, con un dislivello di circa 100 m su una distanza orizzontale di 300-400 m (come deducibile dalla scala), suggerisce che il ghiacciaio ha una conformazione compatta, tipica dei glacierets, ossia ghiacciai di piccole dimensioni che occupano nicchie topografiche ben definite.
La scala riportata in fondo alla mappa indica una distanza di 500 m, che permette di stimare le dimensioni del ghiacciaio. Considerando che l’area del Sankt Annafirn è di 0,12 km², possiamo calcolare che il ghiacciaio si estende approssimativamente per 300-400 m in lunghezza e larghezza, una stima coerente con la rappresentazione cartografica. L’orientamento della mappa è indicato da una freccia con la lettera N, che conferma l’esposizione a nord del ghiacciaio, una caratteristica che influisce significativamente sul suo regime termico e sul bilancio di massa. I ghiacciai esposti a nord, infatti, ricevono una minore quantità di radiazione solare diretta rispetto a quelli esposti a sud, il che tende a ridurre i tassi di ablazione e a favorire l’accumulo di neve, almeno in condizioni climatiche stabili. Tuttavia, come evidenziato nel testo, il rapido ritiro del ghiacciaio indica che anche questa esposizione favorevole non è sufficiente a contrastare gli effetti del riscaldamento globale.
Rete di osservazione e distribuzione dei punti di monitoraggio
Un elemento centrale della Figura 4.40 è la rete di osservazione, rappresentata da punti numerati da 1 a 8, che indicano le posizioni delle stazioni di monitoraggio utilizzate per misurare il bilancio di massa del ghiacciaio. Questi punti sono stati selezionati strategicamente per coprire le diverse zone del ghiacciaio, permettendo di raccogliere dati rappresentativi delle variazioni di massa stagionali e annuali. Il bilancio di massa di un ghiacciaio è definito come la differenza tra l’accumulo (principalmente sotto forma di neve durante l’inverno) e l’ablazione (scioglimento del ghiaccio e sublimazione durante l’estate), ed è un indicatore chiave della salute del ghiacciaio e della sua risposta alle forcing climatiche.
- Punto 1: Situato nella parte più bassa del ghiacciaio, a circa 2700 m, questo punto si trova probabilmente nella zona di ablazione, dove i tassi di scioglimento sono più elevati a causa delle temperature più alte e della minore copertura nevosa estiva. Questo sito è cruciale per monitorare il margine inferiore del ghiacciaio, che tende a ritirarsi verso quote più alte in risposta al riscaldamento climatico.
- Punto 2: Posizionato a un’altitudine intermedia, intorno ai 2750 m, questo punto si trova in una zona di transizione tra la zona di ablazione e quella di accumulo, nota come linea di equilibrio (ELA, Equilibrium Line Altitude). La ELA è il livello altimetrico in cui l’accumulo e l’ablazione si bilanciano; la sua posizione varia di anno in anno in base alle condizioni climatiche e può fornire indicazioni sul trend di crescita o declino del ghiacciaio.
- Punto 3: Collocato nella parte più alta del ghiacciaio, a circa 2800 m, questo punto si trova nella zona di accumulo, dove la neve si accumula durante l’inverno e si compatta gradualmente in ghiaccio. Le misurazioni in questa zona sono essenziali per quantificare l’apporto di nuova massa al ghiacciaio.
- Punto 4: Situato leggermente al di fuori del corpo principale del ghiacciaio, a nord, questo punto potrebbe essere posizionato su una cresta rocciosa o su un’area adiacente al ghiacciaio, forse per monitorare le condizioni ambientali circostanti, come la temperatura o le precipitazioni nevose, che influenzano il ghiacciaio.
- Punti 5, 6, 7 e 8: Questi punti sono distribuiti nella parte inferiore e occidentale del ghiacciaio, a quote più basse (intorno ai 2700 m). La loro posizione suggerisce che siano stati scelti per monitorare il ritiro del margine glaciale e i processi di ablazione in aree particolarmente vulnerabili. La concentrazione di punti in questa zona potrebbe riflettere l’interesse scientifico nel documentare il rapido declino del ghiacciaio, come evidenziato nel testo.
La distribuzione dei punti di osservazione copre quindi l’intero spettro altimetrico e funzionale del ghiacciaio, permettendo di calcolare il bilancio di massa netto e di analizzare le variazioni spaziali e temporali dei processi glaciologici. Tuttavia, il testo sottolinea che le osservazioni sono state interrotte oltre il 2023 a causa delle difficoltà crescenti legate al ritiro del ghiacciaio, alla disintegrazione del corpo glaciale e alle interferenze antropiche e naturali.
Sistema di coordinate e localizzazione geografica
La mappa include un sistema di coordinate in formato UTM (Universal Transverse Mercator), con valori riportati sui bordi: sull’asse verticale (a sinistra) si leggono 167500 e 167550, mentre sull’asse orizzontale (in alto e a destra) si leggono 164800 e 165000. Queste coordinate permettono di localizzare il ghiacciaio all’interno di una griglia cartografica più ampia, facilitando la sua collocazione geografica nelle Alpi svizzere centrali. La differenza di 50 unità sull’asse verticale e di 200 unità sull’asse orizzontale è coerente con la scala di 500 m riportata in fondo alla mappa, indicando che ogni unità corrisponde a circa 1 metro. Questo sistema di riferimento è essenziale per integrare i dati raccolti sul Sankt Annafirn con altre informazioni geografiche e per confrontare le sue dinamiche con quelle di altri ghiacciai nella regione.
Contesto glaciologico e dinamiche di degrado
La Figura 4.40 non mostra direttamente l’evoluzione temporale del ghiacciaio, ma il testo fornisce un contesto che permette di interpretare la mappa in chiave dinamica. Il Sankt Annafirn, come molti ghiacciai alpini di piccola scala, sta subendo un rapido ritiro, con processi di frammentazione e disintegrazione che ne compromettono l’integrità strutturale. La mappa rappresenta probabilmente lo stato del ghiacciaio in un momento specifico (presumibilmente intorno al 2012, quando sono iniziate le misurazioni), ma il testo evidenzia che il ghiacciaio ha subito un declino significativo negli anni successivi. Il vicino Schwarzbachfirn, menzionato nel testo, è quasi scomparso entro il 2021, e il Sankt Annafirn potrebbe seguire una traiettoria simile. I punti di osservazione a quote più basse (come il punto 1) sono particolarmente importanti per documentare il ritiro del margine glaciale, che si sta spostando verso quote più alte a causa dell’aumento delle temperature e della riduzione delle precipitazioni nevose.
Il testo menziona anche fattori antropici e naturali che complicano il monitoraggio del ghiacciaio. Le operazioni legate all’area sciistica, probabilmente situata a sud o a ovest del ghiacciaio (dove le quote sono più basse e accessibili), possono alterare le condizioni superficiali del ghiacciaio, ad esempio attraverso la compattazione della neve o l’introduzione di detriti. Inoltre, gli eventi di caduta massi, probabilmente originati dalle pareti rocciose che circondano il ghiacciaio (come quelle tra il Sankt Annahorn e il Chastelhorn), rappresentano un rischio per la sicurezza delle misurazioni e un segnale del degrado ambientale della zona. Questi eventi sono spesso legati al ritiro del ghiacciaio e al degrado del permafrost, che destabilizzano le pareti rocciose sovrastanti.
Implicazioni idrologiche e ambientali
Il Sankt Annafirn, pur di dimensioni ridotte, contribuisce al regime idrologico del bacino del fiume Reuss, uno dei principali corsi d’acqua della Svizzera centrale. Il ritiro del ghiacciaio ha implicazioni significative per la disponibilità di acqua, soprattutto durante i mesi estivi, quando lo scioglimento del ghiaccio fornisce un apporto idrico essenziale per i fiumi alpini. La mappa, mostrando la distribuzione altitudinale del ghiacciaio, permette di stimare il volume di ghiaccio presente e di prevedere l’impatto della sua scomparsa sul bilancio idrico della regione. Inoltre, il declino del ghiacciaio ha conseguenze ecologiche, come la perdita di habitat per specie adattate agli ambienti freddi, e geomorfologiche, come l’aumento dell’instabilità dei versanti.
Conclusione
La Figura 4.40 offre una rappresentazione dettagliata e scientificamente rilevante della topografia superficiale e della rete di osservazione del ghiacciaio di Sankt Annafirn. La mappa evidenzia la conformazione tipica di un ghiacciaio di circo, con un gradiente altimetrico che va dai 2700 m ai 2800 m, e mostra come i punti di osservazione siano stati distribuiti per coprire le diverse zone del ghiacciaio, dalla zona di accumulo a quella di ablazione. Tuttavia, il contesto descritto nel testo sottolinea la fragilità di questo ghiacciaio, che sta subendo un rapido declino a causa del cambiamento climatico, delle interferenze antropiche (come le attività sciistiche) e dei processi geomorfologici (come la caduta di massi). La decisione di interrompere le misurazioni oltre il 2023 riflette le difficoltà crescenti nel mantenere una rete di osservazione significativa su un ghiacciaio in fase di scomparsa. La figura, quindi, non è solo una rappresentazione statica, ma un punto di partenza per comprendere le dinamiche di degrado dei ghiacciai alpini di piccola scala, un fenomeno che ha implicazioni profonde per l’idrologia, l’ecosistema e le attività umane nella regione del fiume Reuss.

Analisi approfondita della Figura 4.41: Bilancio di massa specifico e cumulativo del ghiacciaio di Sankt Annafirn (2012-2023)
Introduzione al contesto glaciologico
La Figura 4.41 presenta un’analisi quantitativa dell’evoluzione del bilancio di massa del ghiacciaio di Sankt Annafirn, un piccolo ghiacciaio di tipo circo situato nelle Alpi svizzere centrali, durante il periodo di monitoraggio compreso tra il 2012 e il 2023. Il ghiacciaio, che copre un’area di circa 0,12 km² (dato aggiornato al momento della redazione del testo), è esposto a nord e si trova in una conca glaciale delimitata da ripide pareti rocciose che collegano il Sankt Annahorn (2937 m s.l.m.) e il Chastelhorn (2973 m s.l.m.). Il bilancio di massa di un ghiacciaio, definito come la differenza tra l’accumulo (principalmente sotto forma di neve durante l’inverno) e l’ablazione (scioglimento del ghiaccio e sublimazione durante l’estate), è un indicatore fondamentale della sua salute e della sua risposta alle forcing climatiche. La figura include due serie di dati: il bilancio di massa specifico medio annuo (rappresentato tramite barre) e il bilancio di massa cumulativo (rappresentato tramite una linea tratteggiata con punti), offrendo una visione completa delle dinamiche di degrado del ghiacciaio in un contesto di cambiamento climatico globale.
Descrizione strutturale del grafico
La Figura 4.41 è un grafico a due assi che rappresenta l’andamento del bilancio di massa del Sankt Annafirn su un intervallo temporale di 11 anni (2012-2023). L’asse orizzontale riporta gli anni, mentre gli assi verticali rappresentano due parametri distinti: l’asse sinistro mostra il bilancio di massa specifico medio annuo in metri di equivalente in acqua (m w.e.), e l’asse destro mostra il bilancio di massa cumulativo, anch’esso in m w.e. L’unità di misura “metri di equivalente in acqua” (m w.e.) è uno standard in glaciologia che converte la massa di neve o ghiaccio in un volume equivalente di acqua liquida, tenendo conto della densità del materiale. Ad esempio, 1 m w.e. di ghiaccio (con una densità tipica di circa 900 kg/m³) corrisponde a circa 1,1 m di spessore di ghiaccio, mentre 1 m w.e. di neve fresca (con una densità di circa 100-300 kg/m³) può corrispondere a diversi metri di neve, a seconda della sua compattezza.
- Asse orizzontale (tempo): L’asse orizzontale copre il periodo 2012-2023, che coincide con l’intervallo di monitoraggio del ghiacciaio, come indicato nel testo. Le misurazioni sono iniziate nel 2012 e sono state interrotte dopo il 2023 a causa del rapido declino del ghiacciaio e delle difficoltà logistiche associate.
- Asse verticale sinistro (bilancio di massa annuo): L’asse sinistro, etichettato “Mass balance (m w.e.)”, varia da 0 a -2,5 m w.e., indicando che il bilancio di massa annuo è sempre negativo nel periodo considerato, ossia il ghiacciaio ha perso massa ogni anno.
- Asse verticale destro (bilancio di massa cumulativo): L’asse destro, etichettato “Cumulative mass balance (m w.e.)”, varia da 0 a -10 m w.e., mostrando l’entità totale della perdita di massa accumulata nel tempo.
Analisi del bilancio di massa specifico medio annuo
Le barre grigie rappresentano il bilancio di massa specifico medio annuo per ciascun anno dal 2012 al 2023. Questo parametro è calcolato dividendo la variazione di massa totale del ghiacciaio (in termini di equivalente in acqua) per la sua area superficiale, ottenendo così un valore medio che permette di confrontare ghiacciai di dimensioni diverse. Nel caso del Sankt Annafirn, le barre mostrano una perdita di massa costante, con valori che oscillano tra circa -0,5 m w.e. e -2,5 m w.e., riflettendo una variabilità interannuale significativa:
- 2012: Il bilancio di massa annuo è di circa -0,5 m w.e., indicando una perdita moderata nel primo anno di monitoraggio. Questo valore relativamente basso potrebbe essere il risultato di un inverno con precipitazioni nevose sopra la media o di un’estate più fresca, che ha limitato l’ablazione.
- 2013-2016: In questo periodo, il bilancio di massa annuo mostra fluttuazioni, con valori che variano tra circa -0,5 m w.e. e -1,5 m w.e. Ad esempio, il 2014 e il 2016 registrano perdite più marcate (intorno a -1,5 m w.e.), probabilmente a causa di estati più calde o di una riduzione delle precipitazioni nevose invernali.
- 2017-2020: Il bilancio di massa annuo si stabilizza intorno a -1,0 m w.e., con alcune variazioni minori. Questo periodo potrebbe riflettere condizioni climatiche relativamente stabili, ma comunque sfavorevoli per il ghiacciaio, con un accumulo insufficiente a compensare l’ablazione estiva.
- 2021-2023: Negli ultimi tre anni, si osserva un’accelerazione della perdita di massa, con un picco nel 2023, dove il bilancio di massa annuo raggiunge circa -2,5 m w.e., il valore più negativo dell’intero periodo. Questo dato suggerisce condizioni climatiche estreme, come un’estate particolarmente calda o un inverno con scarse nevicate, che hanno massimizzato l’ablazione e minimizzato l’accumulo.
La variabilità interannuale del bilancio di massa annuo è un riflesso delle fluttuazioni climatiche, che influenzano sia l’accumulo (dipendente dalle precipitazioni nevose e dalle temperature invernali) sia l’ablazione (dipendente dalle temperature estive e dall’irraggiamento solare). L’esposizione a nord del Sankt Annafirn, che riduce l’irraggiamento solare diretto, non è stata sufficiente a contrastare l’impatto del riscaldamento globale, come dimostrato dalla persistenza di bilanci negativi.
Analisi del bilancio di massa cumulativo
La linea tratteggiata con punti rappresenta il bilancio di massa cumulativo, ossia la somma progressiva del bilancio di massa annuo nel tempo. Questo parametro fornisce un’indicazione della perdita di massa totale del ghiacciaio nel periodo di monitoraggio e della sua tendenza a lungo termine:
- 2012: La linea parte da 0, poiché il 2012 è l’anno di riferimento per le misurazioni.
- 2012-2015: Nei primi anni, la linea scende gradualmente, raggiungendo circa -2,5 m w.e. nel 2015. Questo indica una perdita di massa costante, ma relativamente moderata, con un tasso medio di circa -0,6 m w.e. all’anno.
- 2015-2020: La pendenza della linea aumenta leggermente, con il bilancio cumulativo che raggiunge circa -5,5 m w.e. nel 2020. Questo periodo mostra un’accelerazione della perdita di massa, con un tasso medio di circa -0,8 m w.e. all’anno, riflettendo condizioni climatiche sempre più sfavorevoli.
- 2020-2023: Negli ultimi tre anni, la linea mostra una pendenza ancora più marcata, scendendo a circa -10 m w.e. nel 2023. Questo indica un tasso di perdita di massa medio di circa -1,5 m w.e. all’anno, con un picco nel 2023 che contribuisce significativamente al declino totale.
La perdita di massa cumulativa totale nel periodo 2012-2023 è di circa 10 m w.e., un valore estremamente significativo per un ghiacciaio di piccole dimensioni come il Sankt Annafirn. Per stimare il volume di ghiaccio perso, possiamo moltiplicare il bilancio cumulativo per l’area del ghiacciaio:
- Area del ghiacciaio = 0,12 km² = 120.000 m².
- Volume perso = 120.000 m² × 10 m w.e. = 1.200.000 m³ (1,2 milioni di metri cubi di equivalente in acqua).
Questa perdita di volume corrisponde a una riduzione media dello spessore del ghiacciaio di 10 m (in termini di equivalente in acqua), che, considerando la densità del ghiaccio (circa 900 kg/m³), equivale a una riduzione di circa 11 m di spessore di ghiaccio. Per un ghiacciaio di piccole dimensioni, questa perdita è drammatica e suggerisce che il Sankt Annafirn potrebbe aver perso una porzione significativa del suo volume totale, portandolo vicino a un punto critico di non ritorno.
Contesto climatico e glaciologico
I dati rappresentati nella Figura 4.41 sono coerenti con il contesto descritto nel testo, che evidenzia un rapido declino del Sankt Annafirn, con processi di disintegrazione e frammentazione. Il testo menziona che le misurazioni del bilancio di massa sono state interrotte dopo il 2023 a causa delle difficoltà legate al ritiro del ghiacciaio, alle interferenze antropiche (come le operazioni sciistiche) e agli eventi geomorfologici (come la caduta di massi). Il grafico conferma questa narrazione:
- La perdita di massa costante e significativa (10 m w.e. in 11 anni) spiega il rapido ritiro del ghiacciaio e la sua probabile frammentazione. Un ghiacciaio che perde 10 m di spessore medio in poco più di un decennio è soggetto a una riduzione sia della sua superficie che del suo spessore, con conseguenti effetti sulla sua dinamica e stabilità.
- Il vicino Schwarzbachfirn, che è quasi scomparso entro il 2021, rappresenta un caso estremo di ciò che potrebbe accadere al Sankt Annafirn nei prossimi anni. La perdita di massa accelerata negli ultimi anni (soprattutto nel 2023) suggerisce che il Sankt Annafirn potrebbe essere in una fase terminale, con una superficie e uno spessore ridotti al punto da rendere le misurazioni meno significative.
- L’accelerazione della perdita di massa negli ultimi anni, con un picco nel 2023 (-2,5 m w.e.), potrebbe essere legata a condizioni climatiche estreme, come un’estate eccezionalmente calda o un inverno con scarse nevicate. Questo dato è coerente con le tendenze globali di riscaldamento climatico, che stanno avendo un impatto particolarmente marcato sui ghiacciai alpini di piccola scala.
Implicazioni idrologiche, ecologiche e geomorfologiche
La perdita di massa del Sankt Annafirn ha implicazioni significative a livello locale e regionale. Il ghiacciaio contribuisce al regime idrografico del bacino del fiume Reuss, uno dei principali corsi d’acqua della Svizzera centrale. La riduzione del volume di ghiaccio significa una diminuzione dell’apporto idrico estivo, che dipende dallo scioglimento del ghiaccio per alimentare i fiumi alpini durante i mesi più caldi. La perdita di 1,2 milioni di metri cubi di equivalente in acqua nel periodo 2012-2023 rappresenta una riduzione significativa di questa risorsa idrica, con potenziali impatti sull’agricoltura, sull’approvvigionamento idrico e sulla produzione di energia idroelettrica nella regione.
Dal punto di vista ecologico, la scomparsa del ghiacciaio comporta la perdita di habitat per specie adattate agli ambienti freddi, come microorganismi estremofili e fauna alpina che dipende dalla presenza di neve e ghiaccio. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio ha conseguenze geomorfologiche: la riduzione del supporto glaciale può destabilizzare le pareti rocciose circostanti, come quelle che collegano il Sankt Annahorn e il Chastelhorn, aumentando il rischio di caduta massi. Questo fenomeno è probabilmente esacerbato dal degrado del permafrost, che, con l’aumento delle temperature, perde la sua capacità di stabilizzare i versanti rocciosi.
Confronto con le dinamiche globali dei ghiacciai alpini
Il declino del Sankt Annafirn è rappresentativo di una tendenza più ampia che riguarda i ghiacciai alpini, in particolare quelli di piccole dimensioni (glacierets). Studi recenti mostrano che i ghiacciai delle Alpi hanno perso circa il 50% della loro superficie e del loro volume dal 1850, con un’accelerazione significativa negli ultimi decenni a causa del riscaldamento globale. I ghiacciai di piccola scala, come il Sankt Annafirn, sono particolarmente vulnerabili perché hanno un volume limitato e una capacità ridotta di accumulo, il che li rende meno resilienti alle variazioni climatiche. La perdita di massa cumulativa di 10 m w.e. in 11 anni è in linea con i tassi di declino osservati in altri ghiacciai alpini di dimensioni simili, e il picco di ablazione nel 2023 potrebbe riflettere eventi climatici estremi, come le ondate di calore che hanno caratterizzato gli ultimi anni in Europa.
Conclusione
La Figura 4.41 offre un’analisi dettagliata e quantitativa del declino del ghiacciaio di Sankt Annafirn nel periodo 2012-2023, evidenziando una perdita di massa costante e significativa. Le barre del bilancio di massa specifico medio annuo mostrano una variabilità interannuale, con valori che oscillano tra -0,5 m w.e. e -2,5 m w.e., e un picco di ablazione nel 2023 che riflette condizioni climatiche estreme. La linea del bilancio di massa cumulativo rivela una perdita totale di circa 10 m w.e., corrispondente a 1,2 milioni di metri cubi di equivalente in acqua, una quantità drammatica per un ghiacciaio di piccole dimensioni. Questi dati confermano il rapido ritiro del ghiacciaio descritto nel testo, sottolineando l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini di piccola scala e le sfide associate al loro monitoraggio. La figura non è solo una rappresentazione grafica, ma un documento scientifico che testimonia la vulnerabilità del Sankt Annafirn e prefigura la sua probabile scomparsa nel prossimo futuro, con implicazioni significative per l’idrologia, l’ecosistema e la stabilità geomorfologica della regione del fiume Reuss.
Indagini glaciologiche condotte nel periodo 2021/22: Monitoraggio del bilancio di massa e dinamiche di degrado dei ghiacciai Sankt Annafirn e Schwarzbachfirn
Introduzione al contesto delle misurazioni
Le indagini condotte nel periodo idrologico 2021/22 sul ghiacciaio di Sankt Annafirn e sul vicino Schwarzbachfirn rappresentano una componente cruciale del programma di monitoraggio avviato nel 2012 per analizzare il bilancio di massa di questi piccoli ghiacciai di circo situati nelle Alpi svizzere centrali. Il Sankt Annafirn, con un’area di circa 0,12 km², è un ghiacciaio esposto a nord, protetto da ripide pareti rocciose che collegano il Sankt Annahorn (2937 m s.l.m.) e il Chastelhorn (2973 m s.l.m.), mentre il Schwarzbachfirn, di dimensioni ancora più ridotte, è stato oggetto di misurazioni fino al 2021, anno in cui è stato dichiarato quasi completamente scomparso. Le attività di monitoraggio del bilancio di massa, che comprendono la misurazione dell’accumulo invernale e dell’ablazione estiva, sono essenziali per comprendere le dinamiche di questi ghiacciai in un contesto di rapido cambiamento climatico, che sta portando a un’accelerazione del loro ritiro e della loro disintegrazione.
Rilevamento del bilancio invernale: Metodologia e risultati
Il 14 aprile 2022 è stato effettuato il rilevamento del bilancio invernale, una fase fondamentale per quantificare l’accumulo di neve durante la stagione fredda, che rappresenta la principale fonte di nuova massa per i ghiacciai. Sul ghiacciaio Schwarzbachfirn sono state acquisite 26 misurazioni della profondità della neve (note come snow probings), un numero limitato che riflette le dimensioni ridotte e lo stato avanzato di degrado del ghiacciaio. Sul Sankt Annafirn, invece, sono state effettuate 83 misurazioni, distribuite in modo sistematico sull’intera superficie del ghiacciaio, al fine di ottenere un campionamento rappresentativo delle variazioni spaziali dello spessore della neve. Queste misurazioni, condotte mediante sonde manuali, permettono di stimare il volume di neve accumulato e, successivamente, di convertirlo in equivalente in acqua (m w.e., meters water equivalent) per calcolare il contributo al bilancio di massa.
Per determinare la densità della neve, un parametro essenziale per convertire lo spessore della neve in equivalente in acqua, è stato eseguito un carotaggio in un unico sito su ciascun ghiacciaio. Il carotaggio consiste nell’estrazione di un cilindro di neve mediante un’apposita sonda, che viene poi pesato e analizzato per calcolarne la densità. I risultati hanno mostrato una densità media della neve di circa 430 kg m⁻³ su entrambi i ghiacciai. Questo valore è tipico della neve primaverile nelle Alpi, che, a metà aprile, ha già subito un certo grado di compattazione e metamorfismo a causa delle temperature in aumento e dei cicli di disgelo e ricongelamento. La densità di 430 kg m⁻³ indica che 1 metro di neve corrisponde a circa 0,43 m w.e., un dato che permette di stimare l’apporto di massa invernale al ghiacciaio.
Visita intermedia e condizioni eccezionali: Impatti del disgelo estivo
A causa di un disgelo estivo senza precedenti, che ha accelerato l’ablazione del ghiaccio e della neve residua, il 16 luglio 2022 è stata condotta una visita intermedia sul campo al Sankt Annafirn. Questo evento eccezionale è stato motivato dalla necessità di monitorare l’evoluzione del ghiacciaio in un anno caratterizzato da condizioni climatiche estreme, probabilmente legate a temperature estive insolitamente elevate e a una ridotta copertura nevosa residua, che ha esposto il ghiaccio sottostante a un’ablazione più intensa. Tuttavia, la visita è stata fortemente limitata da un significativo rischio di caduta massi nelle parti superiori del ghiacciaio, un fenomeno che il testo attribuisce all’instabilità delle pareti rocciose circostanti, probabilmente esacerbata dal ritiro del ghiacciaio e dal degrado del permafrost.
A causa di queste condizioni di pericolo, le operazioni sul campo si sono concentrate esclusivamente sulla sezione inferiore del Sankt Annafirn, dove il rischio era minore. In questa zona, sono stati perforati nuovamente solo due pali di misurazione del bilancio di massa (mass balance stakes), strumenti utilizzati per monitorare l’ablazione del ghiaccio misurando la variazione di altezza della superficie glaciale rispetto al livello del palo. La decisione di limitare le operazioni a due pali riflette le difficoltà logistiche e di sicurezza incontrate, ma ha comunque permesso di acquisire dati parziali per l’intero periodo idrologico, garantendo una continuità minima nelle misurazioni.
Rilevamento finale e stato dei ghiacciai
Il 13 settembre 2022, alla fine della stagione di ablazione estiva, è stata condotta una visita finale per controllare tutti i pali di misurazione del bilancio di massa sul Sankt Annafirn. Durante questa campagna, tre pali sono stati perforati nuovamente, un’operazione necessaria per aggiornare i punti di riferimento e continuare a monitorare l’ablazione del ghiaccio. Questi pali, distribuiti strategicamente sulla superficie del ghiacciaio, permettono di calcolare il bilancio di massa netto combinando i dati sull’accumulo invernale (misurato in aprile) con quelli sull’ablazione estiva (misurata in settembre). Tuttavia, le condizioni del ghiacciaio, già compromesse dal disgelo estivo e dagli eventi di caduta massi, hanno reso il monitoraggio sempre più complesso.
Sul Schwarzbachfirn, invece, non è stato possibile effettuare ulteriori misurazioni. Il ghiacciaio ha subito una fusione completa dei pali di misurazione rimanenti, un segnale inequivocabile della sua quasi totale scomparsa. A settembre 2022, il Schwarzbachfirn era ridotto a pochi residui di ghiaccio morto (dead ice), ossia ghiaccio non più attivo dal punto di vista dinamico, coperto da uno spesso strato di detriti. Questo strato di detriti, composto da materiale roccioso proveniente dalle pareti circostanti, ha probabilmente rallentato l’ablazione del ghiaccio sottostante, ma non è stato sufficiente a preservare il ghiacciaio come entità funzionale. La completa fusione dei pali e la quasi totale scomparsa del ghiaccio confermano quanto già riportato nel testo: le misurazioni sul Schwarzbachfirn sono state interrotte nel 2021 a causa della sua disintegrazione, e il ghiacciaio è ormai considerato estinto, ad eccezione di questi residui isolati.
Implicazioni scientifiche e ambientali
Le indagini condotte nel 2021/22 evidenziano le sfide crescenti nel monitoraggio dei ghiacciai alpini di piccola scala in un contesto di cambiamento climatico. Il disgelo eccezionale registrato nell’estate 2022, che ha richiesto una visita intermedia sul Sankt Annafirn, è un segnale delle condizioni climatiche estreme che stanno accelerando il ritiro dei ghiacciai nelle Alpi. L’aumento delle temperature estive, combinato con una possibile riduzione delle precipitazioni nevose invernali, ha portato a un’ablazione senza precedenti, riducendo lo spessore e la superficie del Sankt Annafirn e portando alla quasi totale scomparsa del Schwarzbachfirn.
Il rischio di caduta massi, che ha limitato le operazioni sul Sankt Annafirn, è un ulteriore indicatore del degrado ambientale della zona. Il ritiro del ghiacciaio e il degrado del permafrost nelle pareti rocciose sovrastanti, come quelle che collegano il Sankt Annahorn e il Chastelhorn, stanno destabilizzando i versanti, aumentando l’instabilità geomorfologica e il pericolo per le attività di monitoraggio. Questo fenomeno è tipico delle regioni alpine in cui i ghiacciai si stanno ritirando rapidamente, lasciando esposte pareti rocciose precedentemente stabilizzate dal ghiaccio o dal permafrost.
Dal punto di vista idrologico, la perdita di massa del Sankt Annafirn e la scomparsa del Schwarzbachfirn hanno implicazioni significative per il bacino del fiume Reuss, a cui entrambi i ghiacciai contribuivano. La riduzione dell’apporto idrico estivo, derivante dallo scioglimento del ghiaccio, può influire sulla disponibilità di acqua per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica nella regione. Inoltre, la transizione del Schwarzbachfirn a uno stato di ghiaccio morto coperto da detriti segna la fine della sua funzione idrologica attiva, un destino che il Sankt Annafirn potrebbe presto condividere, come suggerito dalla decisione di interrompere le misurazioni dopo il 2023.
Conclusione
Le indagini condotte nel periodo 2021/22 sul Sankt Annafirn e sul Schwarzbachfirn offrono un quadro dettagliato delle dinamiche di degrado di questi ghiacciai alpini di piccola scala. Il rilevamento del bilancio invernale del 14 aprile 2022 ha permesso di quantificare l’accumulo di neve, con 26 misurazioni sul Schwarzbachfirn e 83 sul Sankt Annafirn, e una densità media della neve di 430 kg m⁻³. Tuttavia, il disgelo estivo eccezionale ha richiesto una visita intermedia il 16 luglio, limitata a due pali nella sezione inferiore del Sankt Annafirn a causa del rischio di caduta massi. La visita finale del 13 settembre ha confermato la continua ablazione del Sankt Annafirn, mentre il Schwarzbachfirn è risultato quasi completamente scomparso, ridotto a residui di ghiaccio morto sotto uno strato di detriti. Questi dati sottolineano l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini, evidenziando le difficoltà logistiche e di sicurezza nel loro monitoraggio e prefigurando la probabile estinzione del Sankt Annafirn nel prossimo futuro, con conseguenze significative per l’idrologia e l’ecosistema della regione.
Indagini glaciologiche nel periodo 2022/23: Ultime misurazioni e chiusura del programma di monitoraggio del ghiacciaio di Sankt Annafirn
Introduzione al contesto delle indagini finali
Le indagini condotte nel periodo idrologico 2022/23 rappresentano l’ultima fase del programma di monitoraggio del bilancio di massa del ghiacciaio di Sankt Annafirn, un piccolo ghiacciaio di circo situato nelle Alpi svizzere centrali. Con un’area di circa 0,12 km², il Sankt Annafirn è esposto a nord e si trova in una conca glaciale delimitata da ripide pareti rocciose che collegano il Sankt Annahorn (2937 m s.l.m.) e il Chastelhorn (2973 m s.l.m.). Le misurazioni del bilancio di massa, avviate nel 2012, hanno permesso di documentare le variazioni stagionali e annuali della massa glaciale, contribuendo alla comprensione delle dinamiche di questo ghiacciaio nel bacino idrografico del fiume Reuss. Tuttavia, il rapido ritiro del ghiacciaio, la sua disintegrazione e le crescenti difficoltà logistiche e di sicurezza hanno portato alla decisione di interrompere definitivamente le misurazioni dopo il 2023, come già anticipato nel testo introduttivo. Le attività condotte nel 2022/23, descritte di seguito, segnano quindi la conclusione di un decennio di monitoraggio, offrendo un’ultima istantanea dello stato del ghiacciaio prima della sua probabile estinzione.
Rilevamento del bilancio invernale: Metodologia e limitazioni
Il 10 aprile 2023 è stato effettuato il rilevamento della profondità della neve di fine inverno sul Sankt Annafirn, un’operazione fondamentale per quantificare l’accumulo di neve durante la stagione fredda, che rappresenta la principale fonte di nuova massa per il ghiacciaio. Sono state misurate la profondità della neve in 76 punti, distribuiti in modo sistematico sull’intera superficie del ghiacciaio, al fine di ottenere un campionamento rappresentativo delle variazioni spaziali dello spessore della neve. Queste misurazioni, note come snow probings, sono state condotte mediante sonde manuali, che permettono di determinare lo spessore della neve in ciascun punto e, in combinazione con la densità della neve, di calcolare l’apporto di massa invernale in termini di equivalente in acqua (m w.e., meters water equivalent).
Tuttavia, per ragioni logistiche non specificate, non sono state effettuate misurazioni della densità della neve durante questa campagna. La densità della neve è un parametro essenziale per convertire lo spessore della neve in equivalente in acqua, poiché la neve può variare significativamente in densità (da circa 100 kg m⁻³ per la neve fresca a oltre 500 kg m⁻³ per la neve compatta o trasformata). In assenza di misurazioni dirette, è probabile che i ricercatori abbiano utilizzato un valore di densità stimato, basato su dati storici o su misurazioni effettuate in anni precedenti. Ad esempio, nel periodo 2021/22, la densità della neve sul Sankt Annafirn era stata determinata come 430 kg m⁻³, un valore che potrebbe essere stato assunto come riferimento. Questa limitazione introduce un’incertezza nei calcoli del bilancio invernale, ma non compromette del tutto l’utilità dei dati raccolti, che possono comunque fornire un’indicazione qualitativa dell’accumulo di neve nell’inverno 2022/23.
Rilevamento di fine estate: Anticipazione e conclusione delle misurazioni
Il rilevamento di fine estate, che normalmente si svolge a settembre per misurare l’ablazione estiva e calcolare il bilancio di massa netto dell’anno idrologico, è stato anticipato al 21 agosto 2023. Questa decisione è stata motivata dalla necessità di evitare la fusione completa dei pali di misurazione del bilancio di massa (mass balance stakes) rimanenti, un rischio concreto in un contesto di disgelo accelerato. I pali di misurazione, installati sulla superficie del ghiacciaio, servono a monitorare l’ablazione del ghiaccio misurando la variazione di Altezza della superficie glaciale rispetto al livello del palo. La fusione completa di questi pali, come già accaduto sul vicino Schwarzbachfirn nel 2022, renderebbe impossibile acquisire dati sull’ablazione estiva, compromettendo il calcolo del bilancio di massa.
Durante la campagna del 21 agosto, tutti i siti di misurazione sono stati individuati, indicando che i pali erano ancora presenti e visibili, nonostante l’intensa ablazione estiva. Tuttavia, nessun palo è stato perforato nuovamente, un’operazione che sarebbe stata necessaria per aggiornare i punti di riferimento e continuare il monitoraggio in futuro. La decisione di non perforare nuovi pali riflette la consapevolezza che il programma di monitoraggio stava giungendo al termine. Al termine della campagna, l’attrezzatura utilizzata per le misurazioni è stata rimossa dal ghiacciaio, un’azione che segna la conclusione definitiva delle attività di campo sul Sankt Annafirn.
Interruzione definitiva del monitoraggio e stato del ghiacciaio
Il testo specifica che, a partire da questa campagna, non saranno più condotte ulteriori misurazioni del bilancio di massa sul Sankt Annafirn. Questa decisione, già annunciata nel testo introduttivo, è il risultato di una combinazione di fattori. In primo luogo, il rapido ritiro del ghiacciaio, documentato attraverso le misurazioni degli anni precedenti (ad esempio, la perdita di massa cumulativa di circa 10 m w.e. nel periodo 2012-2023, come mostrato nella Figura 4.41), ha ridotto significativamente la sua superficie e il suo spessore, rendendo il ghiacciaio sempre meno rappresentativo come corpo glaciale attivo. In secondo luogo, le difficoltà logistiche e di sicurezza, come il rischio di caduta massi nelle parti superiori del ghiacciaio (già evidenziato nel 2021/22), hanno reso le operazioni di campo sempre più complesse e pericolose. Infine, le interferenze antropiche, come le operazioni legate all’area sciistica nelle vicinanze, hanno introdotto ulteriori variabili che compromettono la qualità dei dati raccolti.
A livello scientifico, l’interruzione del monitoraggio segna la fine di un’importante serie di dati che ha permesso di documentare il declino del Sankt Annafirn in un periodo critico per i ghiacciai alpini. Tuttavia, la decisione è coerente con lo stato avanzato di degrado del ghiacciaio: un ghiacciaio che ha perso 10 m w.e. in 11 anni, come mostrato nella Figura 4.41, e che ha subito un’ablazione eccezionale nel 2023 (circa -2,5 m w.e.), è probabilmente in una fase terminale, con una superficie e uno spessore ridotti al punto da rendere le misurazioni meno significative. Il destino del Sankt Annafirn appare simile a quello del vicino Schwarzbachfirn, che nel 2022 era già ridotto a pochi residui di ghiaccio morto sotto uno strato di detriti, segnando la sua estinzione come ghiacciaio attivo.
Implicazioni ambientali e idrologiche
La chiusura del programma di monitoraggio del Sankt Annafirn ha implicazioni significative a livello ambientale e idrologico. Il ghiacciaio, pur di piccole dimensioni, contribuiva al regime idrografico del bacino del fiume Reuss, fornendo un apporto idrico estivo attraverso lo scioglimento del ghiaccio. La sua probabile scomparsa, prefigurata dalla perdita di massa accelerata e dall’interruzione delle misurazioni, comporterà una riduzione di questa risorsa idrica, con potenziali impatti sull’agricoltura, sull’approvvigionamento idrico e sulla produzione di energia idroelettrica nella regione. Inoltre, la perdita del ghiacciaio avrà conseguenze ecologiche, come la scomparsa di habitat per specie adattate agli ambienti freddi, e geomorfologiche, come l’aumento dell’instabilità dei versanti a causa del ritiro del ghiaccio e del degrado del permafrost.
Confronto con le dinamiche globali dei ghiacciai alpini
Il declino del Sankt Annafirn e la chiusura del suo programma di monitoraggio sono rappresentativi di una tendenza più ampia che riguarda i ghiacciai alpini, in particolare quelli di piccole dimensioni (glacierets). I ghiacciai delle Alpi hanno perso circa il 50% della loro superficie e del loro volume dal 1850, con un’accelerazione significativa negli ultimi decenni a causa del riscaldamento globale. I ghiacciai di piccola scala, come il Sankt Annafirn, sono particolarmente vulnerabili perché hanno un volume limitato e una capacità ridotta di accumulo, il che li rende meno resilienti alle variazioni climatiche. La decisione di interrompere le misurazioni riflette non solo le difficoltà logistiche, ma anche il riconoscimento che il ghiacciaio sta raggiungendo un punto di non ritorno, un destino condiviso da molti altri ghiacciai alpini di piccole dimensioni.
Conclusione
Le indagini condotte nel periodo 2022/23 sul ghiacciaio di Sankt Annafirn segnano la conclusione di un decennio di monitoraggio del bilancio di massa, offrendo un’ultima istantanea dello stato del ghiacciaio prima della sua probabile estinzione. Il rilevamento della profondità della neve di fine inverno, effettuato il 10 aprile 2023 in 76 punti, ha fornito dati sull’accumulo invernale, sebbene l’assenza di misurazioni della densità della neve abbia introdotto un’incertezza nei calcoli. Il rilevamento di fine estate, anticipato al 21 agosto 2023 per evitare la fusione completa dei pali di misurazione, ha permesso di individuare tutti i siti di misurazione, ma nessun palo è stato perforato nuovamente, e l’attrezzatura è stata rimossa, segnando la fine delle attività di campo. La decisione di non condurre ulteriori misurazioni riflette il rapido declino del ghiacciaio, le difficoltà logistiche e di sicurezza, e il suo stato avanzato di degrado, che lo avvicina alla scomparsa. Questo caso studio sottolinea l’impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini di piccola scala, evidenziando le sfide associate al loro monitoraggio e le implicazioni della loro perdita per l’idrologia, l’ecosistema e la stabilità geomorfologica della regione del fiume Reuss.

Analisi approfondita della Tabella 4.27: Bilancio di massa invernale e annuo del ghiacciaio di Sankt Annafirn per fasce altitudinali nei periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione al contesto glaciologico
La Tabella 4.27 presenta un’analisi dettagliata del bilancio di massa del ghiacciaio di Sankt Annafirn, un piccolo ghiacciaio di circo situato nelle Alpi svizzere centrali, per i periodi idrologici 2021/22 e 2022/23. Il ghiacciaio, che copre un’area di circa 0,12 chilometri quadrati, è esposto a nord e si trova in una conca glaciale delimitata da ripide pareti rocciose che collegano il Sankt Annahorn, a 2937 metri sopra il livello del mare, e il Chastelhorn, a 2973 metri sopra il livello del mare. Il bilancio di massa di un ghiacciaio rappresenta la differenza tra l’accumulo di massa, principalmente sotto forma di neve durante l’inverno, e l’ablazione, ossia la perdita di massa dovuta allo scioglimento del ghiaccio e alla sublimazione durante l’estate. Questo parametro è un indicatore fondamentale della salute del ghiacciaio e della sua risposta alle condizioni climatiche. La tabella suddivide i dati in fasce altitudinali, che vanno da 2650 a 2900 metri sopra il livello del mare, e riporta l’accumulo invernale, il bilancio annuo e l’area corrispondente a ciascuna fascia per i due periodi, offrendo una visione dettagliata delle dinamiche spaziali e temporali del ghiacciaio.
Descrizione della struttura della tabella
La tabella è organizzata in modo da mostrare i dati per cinque fasce altitudinali, che coprono l’intervallo da 2650 a 2900 metri sopra il livello del mare, e una riga finale che riassume i valori medi per l’intero ghiacciaio. Per ciascun periodo, 2021/22 e 2022/23, vengono riportati tre parametri principali: l’area di ciascuna fascia, espressa in chilometri quadrati; l’accumulo invernale medio, espresso in millimetri di equivalente in acqua, che rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno; e il bilancio annuo medio, anch’esso in millimetri di equivalente in acqua, che rappresenta la variazione netta di massa per l’intero anno idrologico, calcolata come differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. L’unità di misura “millimetri di equivalente in acqua” è uno standard in glaciologia che converte la massa di neve o ghiaccio in un volume equivalente di acqua liquida, tenendo conto della densità del materiale. Ad esempio, 1000 millimetri di equivalente in acqua corrispondono a 1 metro di acqua liquida. I dati si riferiscono al periodo di misurazione definito dalle date delle campagne sul campo, che comprendono i rilevamenti di fine inverno e di fine estate.
Analisi dei dati per il periodo 2021/22
Distribuzione altitudinale e area del ghiacciaio
Il ghiacciaio di Sankt Annafirn è suddiviso in cinque fasce altitudinali: da 2650 a 2700 metri, da 2700 a 2750 metri, da 2750 a 2800 metri, da 2800 a 2850 metri e da 2850 a 2900 metri sopra il livello del mare. L’area totale del ghiacciaio nel periodo 2021/22 è di 0,125 chilometri quadrati, calcolata come somma delle aree delle singole fasce:
- Da 2650 a 2700 metri: 0,007 chilometri quadrati.
- Da 2700 a 2750 metri: 0,042 chilometri quadrati.
- Da 2750 a 2800 metri: 0,034 chilometri quadrati.
- Da 2800 a 2850 metri: 0,030 chilometri quadrati.
- Da 2850 a 2900 metri: 0,012 chilometri quadrati.
La fascia con l’area maggiore è quella compresa tra 2700 e 2750 metri, con 0,042 chilometri quadrati, mentre la fascia più alta, tra 2850 e 2900 metri, ha l’area più piccola, pari a 0,012 chilometri quadrati. Questa distribuzione riflette la tipica conformazione di un ghiacciaio di circo, che tende ad avere una superficie più estesa nelle zone intermedie e a restringersi verso le quote più alte, dove la conca glaciale si chiude contro le pareti rocciose circostanti.
Accumulo invernale
L’accumulo invernale rappresenta la quantità di neve che si è depositata sul ghiacciaio durante l’inverno, misurata in millimetri di equivalente in acqua. Questo parametro è stato determinato durante il rilevamento di fine inverno, effettuato il 14 aprile 2022, come descritto nel testo delle indagini 2021/22. I valori per le diverse fasce altitudinali sono i seguenti:
- Da 2650 a 2700 metri: 703 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2700 a 2750 metri: 993 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2750 a 2800 metri: 1224 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2800 a 2850 metri: 1313 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2850 a 2900 metri: 1205 millimetri di equivalente in acqua.
Si osserva una tendenza generale all’aumento dell’accumulo con l’altitudine, con un picco nella fascia tra 2800 e 2850 metri, dove l’accumulo raggiunge 1313 millimetri di equivalente in acqua. Questo pattern è tipico dei ghiacciai alpini, poiché le quote più alte tendono a ricevere maggiori precipitazioni nevose e a essere meno soggette a disgelo durante l’inverno, grazie a temperature più basse. Tuttavia, l’accumulo diminuisce leggermente nella fascia più alta, tra 2850 e 2900 metri, a 1205 millimetri di equivalente in acqua, un fenomeno che potrebbe essere dovuto a una minore esposizione alle precipitazioni nevose, causata da effetti orografici, o a una maggiore azione del vento, che può rimuovere la neve fresca nelle zone più elevate.
Bilancio annuo
Il bilancio annuo rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio per l’intero anno idrologico, calcolata come differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. I valori sono tutti negativi, indicando una perdita di massa in tutte le fasce altitudinali:
- Da 2650 a 2700 metri: -4274 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2700 a 2750 metri: -3656 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2750 a 2800 metri: -2693 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2800 a 2850 metri: -1933 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2850 a 2900 metri: -1983 millimetri di equivalente in acqua.
La perdita di massa è più marcata nelle fasce altitudinali più basse, con un valore di -4274 millimetri di equivalente in acqua nella fascia tra 2650 e 2700 metri, dove le temperature estive sono più alte e l’ablazione è più intensa. La perdita diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’altitudine, raggiungendo un minimo di -1933 millimetri di equivalente in acqua nella fascia tra 2800 e 2850 metri, dove le temperature più basse e un maggiore accumulo invernale riducono l’ablazione. Tuttavia, nella fascia più alta, tra 2850 e 2900 metri, la perdita aumenta leggermente a -1983 millimetri di equivalente in acqua, un fenomeno che potrebbe essere dovuto a una maggiore esposizione al vento o a una minore copertura nevosa residua, che lascia il ghiaccio più vulnerabile allo scioglimento estivo.
Valori medi per l’intero ghiacciaio
L’ultima riga della tabella riporta i valori medi per l’intero ghiacciaio, considerando tutte le fasce altitudinali da 2650 a 2900 metri:
- Area: 0,125 chilometri quadrati.
- Accumulo invernale medio: 1137 millimetri di equivalente in acqua.
- Bilancio annuo medio: -2847 millimetri di equivalente in acqua.
Il bilancio annuo medio di -2847 millimetri di equivalente in acqua indica una perdita di massa significativa per l’intero ghiacciaio, equivalente a circa 2,847 metri di acqua liquida. Questo valore riflette un anno idrologico particolarmente critico, caratterizzato da un’ablazione estiva intensa, come confermato dal testo delle indagini 2021/22, che descrive un disgelo senza precedenti nell’estate 2022.
Analisi dei dati per il periodo 2022/23
Distribuzione altitudinale e area del ghiacciaio
Nel periodo 2022/23, l’area totale del ghiacciaio è di 0,123 chilometri quadrati, leggermente inferiore rispetto al 2021/22, indicando una riduzione della superficie del ghiacciaio:
- Da 2650 a 2700 metri: 0,005 chilometri quadrati (riduzione rispetto a 0,007 chilometri quadrati).
- Da 2700 a 2750 metri: 0,041 chilometri quadrati (riduzione rispetto a 0,042 chilometri quadrati).
- Da 2750 a 2800 metri: 0,034 chilometri quadrati (invariata).
- Da 2800 a 2850 metri: 0,030 chilometri quadrati (invariata).
- Da 2850 a 2900 metri: 0,012 chilometri quadrati (invariata).
La riduzione dell’area, pari a 0,002 chilometri quadrati, è concentrata nelle fasce altitudinali più basse, tra 2650 e 2700 metri e tra 2700 e 2750 metri, dove il margine glaciale si sta ritirando verso quote più alte. Questo fenomeno è tipico dei ghiacciai in declino, che tendono a perdere superficie nelle zone più basse, dove l’ablazione è più intensa, mentre le fasce più alte, meno esposte al disgelo, mantengono la loro estensione.
Accumulo invernale
L’accumulo invernale nel 2022/23, misurato il 10 aprile 2023, è inferiore rispetto al 2021/22, indicando un inverno con un apporto di neve minore:
- Da 2650 a 2700 metri: 622 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2700 a 2750 metri: 682 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2750 a 2800 metri: 881 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2800 a 2850 metri: 954 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2850 a 2900 metri: 960 millimetri di equivalente in acqua.
Come nel 2021/22, l’accumulo aumenta con l’altitudine, con un picco nella fascia più alta, tra 2850 e 2900 metri, dove raggiunge 960 millimetri di equivalente in acqua. Tuttavia, i valori sono significativamente più bassi rispetto al 2021/22: ad esempio, nella fascia tra 2800 e 2850 metri, l’accumulo è di 954 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23, contro 1313 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22, una riduzione di circa il 27%. Questo suggerisce un inverno con precipitazioni nevose inferiori o temperature più alte, che potrebbero aver causato un disgelo parziale della neve durante la stagione fredda.
Bilancio annuo
Il bilancio annuo nel 2022/23 è negativo in tutte le fasce altitudinali, ma i valori sono meno estremi rispetto al 2021/22:
- Da 2650 a 2700 metri: -2714 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2700 a 2750 metri: -2499 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2750 a 2800 metri: -1708 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2800 a 2850 metri: -1113 millimetri di equivalente in acqua.
- Da 2850 a 2900 metri: -1003 millimetri di equivalente in acqua.
La perdita di massa segue lo stesso pattern del 2021/22, con valori più negativi nelle fasce altitudinali più basse, dove l’ablazione estiva è più intensa: -2714 millimetri di equivalente in acqua nella fascia tra 2650 e 2700 metri. Tuttavia, i valori sono meno marcati rispetto al 2021/22: ad esempio, nella stessa fascia, la perdita era di -4274 millimetri di equivalente in acqua, una differenza di circa 1560 millimetri di equivalente in acqua. La perdita diminuisce con l’aumentare dell’altitudine, raggiungendo un minimo di -1003 millimetri di equivalente in acqua nella fascia tra 2850 e 2900 metri, dove le temperature più basse e un maggiore accumulo invernale riducono l’ablazione.
Valori medi per l’intero ghiacciaio
I valori medi per l’intero ghiacciaio nel 2022/23 sono i seguenti:
- Area: 0,123 chilometri quadrati.
- Accumulo invernale medio: 829 millimetri di equivalente in acqua.
- Bilancio annuo medio: -1798 millimetri di equivalente in acqua.
L’accumulo invernale medio di 829 millimetri di equivalente in acqua è inferiore di circa il 27% rispetto al 2021/22 (1137 millimetri di equivalente in acqua), confermando un inverno con un apporto di neve ridotto. Il bilancio annuo medio di -1798 millimetri di equivalente in acqua, equivalente a circa 1,798 metri di acqua liquida, è meno negativo rispetto al 2021/22 (-2847 millimetri di equivalente in acqua), una riduzione di circa il 37%, suggerendo un’ablazione estiva meno intensa nel 2022/23.
Interpretazione scientifica
Confronto tra i due periodi
Il confronto tra i due periodi evidenzia differenze significative nelle dinamiche del ghiacciaio:
- Accumulo invernale: L’accumulo di neve nel 2022/23 è stato inferiore rispetto al 2021/22 in tutte le fasce altitudinali, con una riduzione media del 27%. Questo potrebbe essere il risultato di un inverno con precipitazioni nevose inferiori o temperature più alte, che hanno causato un disgelo parziale della neve durante l’inverno. La riduzione dell’accumulo è particolarmente preoccupante, poiché un minore apporto di neve rende il ghiacciaio più vulnerabile all’ablazione estiva, accelerando il suo ritiro.
- Ablazione estiva: La perdita di massa annua nel 2022/23 è stata meno marcata rispetto al 2021/22, con una riduzione media del 37%. Questo suggerisce che l’ablazione estiva nel 2022/23 è stata meno intensa, forse a causa di un’estate più fresca o di una maggiore copertura nevosa residua, che ha protetto il ghiaccio sottostante dallo scioglimento. Tuttavia, il bilancio annuo rimane negativo, indicando una continua perdita di massa.
- Ritiro del ghiacciaio: La riduzione dell’area del ghiacciaio da 0,125 a 0,123 chilometri quadrati, concentrata nelle fasce altitudinali più basse, conferma il ritiro del margine glaciale verso quote più alte, un fenomeno tipico dei ghiacciai in declino.
Confronto con i dati storici
I dati della tabella sono coerenti con le informazioni fornite nei testi precedenti. Il bilancio annuo medio di -2847 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 è in linea con il picco di ablazione descritto nel testo delle indagini 2021/22, che riporta un disgelo senza precedenti nell’estate 2022, con una perdita di massa significativa che ha portato alla fusione completa dei pali di misurazione sul vicino Schwarzbachfirn. Il bilancio annuo medio di -1798 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23, sebbene meno estremo, contribuisce alla perdita di massa cumulativa di circa 10 metri di equivalente in acqua nel periodo 2012-2023, come mostrato nella Figura 4.41. Questa tendenza di declino è ulteriormente supportata dalla riduzione dell’area del ghiacciaio e dalla decisione di interrompere le misurazioni dopo il 2023, come descritto nel testo delle indagini 2022/23.
Dinamiche altitudinali
La variazione del bilancio di massa con l’altitudine riflette le differenze nelle condizioni climatiche e nei processi glaciologici. Le fasce altitudinali più basse, tra 2650 e 2700 metri, mostrano le perdite di massa più elevate in entrambi i periodi, a causa delle temperature estive più alte e di un accumulo invernale inferiore, che lasciano il ghiaccio più esposto all’ablazione. Le fasce più alte, tra 2800 e 2900 metri, mostrano perdite di massa meno marcate, grazie a temperature più basse e a un maggiore accumulo invernale, che protegge il ghiaccio sottostante. Tuttavia, anche nelle fasce più alte il bilancio annuo è negativo, indicando che il ghiacciaio sta perdendo massa su tutta la sua superficie, un segnale inequivocabile del suo declino.
Implicazioni idrologiche, ecologiche e geomorfologiche
La perdita di massa del Sankt Annafirn ha implicazioni significative a livello locale e regionale. Il ghiacciaio contribuisce al regime idrografico del bacino del fiume Reuss, uno dei principali corsi d’acqua della Svizzera centrale. La perdita di massa media di 2847 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22 e di 1798 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23 si traduce in una riduzione del volume di ghiaccio disponibile per lo scioglimento estivo, che fornisce un apporto idrico essenziale durante i mesi più caldi. Questa riduzione può influire sulla disponibilità di acqua per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica nella regione.
Dal punto di vista ecologico, la scomparsa del ghiacciaio comporta la perdita di habitat per specie adattate agli ambienti freddi, come microorganismi estremofili e fauna alpina che dipende dalla presenza di neve e ghiaccio. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio ha conseguenze geomorfologiche: la riduzione del supporto glaciale può destabilizzare le pareti rocciose circostanti, come quelle che collegano il Sankt Annahorn e il Chastelhorn, aumentando il rischio di caduta massi. Questo fenomeno è probabilmente esacerbato dal degrado del permafrost, che, con l’aumento delle temperature, perde la sua capacità di stabilizzare i versanti rocciosi.
Confronto con le dinamiche globali dei ghiacciai alpini
Il declino del Sankt Annafirn è rappresentativo di una tendenza più ampia che riguarda i ghiacciai alpini, in particolare quelli di piccole dimensioni, noti come glacierets. Studi recenti mostrano che i ghiacciai delle Alpi hanno perso circa il 50% della loro superficie e del loro volume dal 1850, con un’accelerazione significativa negli ultimi decenni a causa del riscaldamento globale. I ghiacciai di piccola scala, come il Sankt Annafirn, sono particolarmente vulnerabili perché hanno un volume limitato e una capacità ridotta di accumulo, il che li rende meno resilienti alle variazioni climatiche. La perdita di massa registrata nei due periodi, combinata con la riduzione dell’area del ghiacciaio, è in linea con i tassi di declino osservati in altri ghiacciai alpini di dimensioni simili, e il picco di ablazione nel 2021/22 potrebbe riflettere eventi climatici estremi, come le ondate di calore che hanno caratterizzato gli ultimi anni in Europa.
Conclusione
La Tabella 4.27 offre un’analisi dettagliata e quantitativa del bilancio di massa del ghiacciaio di Sankt Annafirn per i periodi 2021/22 e 2022/23, suddiviso per fasce altitudinali. I dati mostrano un accumulo invernale ridotto nel 2022/23, con un valore medio di 829 millimetri di equivalente in acqua, rispetto a 1137 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22, e una perdita di massa annua meno marcata nel 2022/23, con un valore medio di -1798 millimetri di equivalente in acqua, rispetto a -2847 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22. Tuttavia, il bilancio annuo negativo in entrambi i periodi conferma il rapido declino del ghiacciaio, che sta perdendo massa e superficie a un ritmo accelerato, come evidenziato dalla riduzione dell’area da 0,125 a 0,123 chilometri quadrati. Questi dati, combinati con le difficoltà logistiche e di sicurezza descritte nei testi delle indagini, sottolineano la vulnerabilità del Sankt Annafirn e giustificano la decisione di interrompere le misurazioni dopo il 2023. La tabella rappresenta un documento scientifico cruciale per comprendere le dinamiche di degrado di un ghiacciaio alpino di piccola scala, con implicazioni profonde per l’idrologia, l’ecosistema e la stabilità geomorfologica della regione del fiume Reuss.

Analisi approfondita della Tabella 4.28: Misurazioni individuali del bilancio di massa invernale e annuo del ghiacciaio di Sankt Annafirn nei periodi 2021/22 e 2022/23
Introduzione al contesto glaciologico
La Tabella 4.28 presenta un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa del ghiacciaio di Sankt Annafirn, un piccolo ghiacciaio di circo situato nelle Alpi svizzere centrali, per i periodi idrologici 2021/22 e 2022/23. Il ghiacciaio, che copre un’area di circa 0,12 chilometri quadrati, è esposto a nord e si trova in una conca glaciale delimitata da ripide pareti rocciose che collegano il Sankt Annahorn, a 2937 metri sopra il livello del mare, e il Chastelhorn, a 2973 metri sopra il livello del mare. Il bilancio di massa di un ghiacciaio rappresenta la differenza tra l’accumulo di massa, principalmente sotto forma di neve durante l’inverno, e l’ablazione, ossia la perdita di massa dovuta allo scioglimento del ghiaccio e alla sublimazione durante l’estate. Questo parametro è un indicatore fondamentale della salute del ghiacciaio e della sua risposta alle condizioni climatiche. La tabella riporta i dati raccolti su tre specifici pali di misurazione, identificati come Stake 1, Stake 2 e Stake 3, per i due periodi idrologici, fornendo informazioni sull’accumulo invernale e sulla variazione netta di massa annua, insieme alle coordinate e alle altitudini dei pali.
Descrizione della struttura della tabella
La tabella è organizzata in modo da fornire un’analisi temporale e spaziale del bilancio di massa del Sankt Annafirn. Per ciascun palo di misurazione, vengono riportati il periodo idrologico, suddiviso in tre date chiave (inizio, rilevamento di fine inverno e fine del periodo), le coordinate geografiche e l’altitudine del palo, e due parametri principali del bilancio di massa: l’accumulo invernale, che rappresenta la quantità di neve accumulata durante l’inverno, e il bilancio annuo, che rappresenta la variazione netta di massa per l’intero anno idrologico. Entrambi i parametri sono espressi in millimetri di equivalente in acqua, un’unità standard in glaciologia che converte la massa di neve o ghiaccio in un volume equivalente di acqua liquida, tenendo conto della densità del materiale. Ad esempio, 1000 millimetri di equivalente in acqua corrispondono a 1 metro di acqua liquida. I dati coprono due periodi idrologici: il primo, dal 14 settembre 2021 al 13 settembre 2022, e il secondo, dal 13 settembre 2022 al 21 agosto 2023.
Analisi dei dati per il periodo 2021/22
Periodo e date delle misurazioni
Il periodo idrologico 2021/22 si estende dal 14 settembre 2021 al 13 settembre 2022. Il rilevamento di fine inverno, che misura l’accumulo di neve, è stato effettuato il 14 aprile 2022, come descritto nel testo delle indagini 2021/22, mentre il rilevamento di fine estate, che valuta l’ablazione estiva e permette di calcolare il bilancio annuo, è stato condotto il 13 settembre 2022. Queste date definiscono l’anno idrologico, che copre un ciclo completo di accumulo e ablazione.
Posizione dei pali di misurazione
I tre pali di misurazione sono posizionati nella parte inferiore del ghiacciaio, come mostrato nella Figura 4.40, che rappresenta la topografia del Sankt Annafirn e la rete di osservazione:
- Il palo identificato come Stake 2 si trova a una quota di 2702 metri sopra il livello del mare, con coordinate 689903 / 161432.
- Il palo identificato come Stake 3 si trova a una quota di 2661 metri sopra il livello del mare, con coordinate 689102 / 161549.
- Il palo identificato come Stake 1 si trova a una quota di 2708 metri sopra il livello del mare, con coordinate 689074 / 161325.
Le altitudini dei pali, comprese tra 2661 e 2708 metri, corrispondono alle fasce altitudinali più basse del ghiacciaio, come riportato nella Tabella 4.27 (fasce 2650-2700 metri e 2700-2750 metri). Questa posizione li rende particolarmente rappresentativi delle zone di ablazione del ghiacciaio, dove lo scioglimento estivo è più intenso a causa delle temperature più alte e della minore copertura nevosa residua.
Accumulo invernale
L’accumulo invernale rappresenta la quantità di neve che si è depositata sul ghiacciaio durante l’inverno, misurata il 14 aprile 2022. I valori per i tre pali sono i seguenti:
- Stake 2 (2702 metri): 1292 millimetri di equivalente in acqua.
- Stake 3 (2661 metri): 1160 millimetri di equivalente in acqua.
- Stake 1 (2708 metri): 1032 millimetri di equivalente in acqua.
L’accumulo varia tra 1032 e 1292 millimetri di equivalente in acqua, con il valore più alto registrato al palo 2 e il più basso al palo 1. Questa variazione potrebbe riflettere differenze locali nell’accumulo di neve, dovute a fattori come l’esposizione al vento, la topografia o l’ombreggiatura. I valori sono più alti rispetto a quelli medi riportati nella Tabella 4.27 per le fasce altitudinali corrispondenti (703 millimetri di equivalente in acqua per 2650-2700 metri e 993 millimetri di equivalente in acqua per 2700-2750 metri), probabilmente perché rappresentano misurazioni puntuali in punti specifici, piuttosto che valori medi su aree più ampie.
Bilancio annuo
Il bilancio annuo rappresenta la variazione netta di massa del ghiacciaio per l’intero anno idrologico, calcolata come differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva. I valori sono tutti negativi, indicando una perdita di massa significativa:
- Stake 2 (2702 metri): -3528 millimetri di equivalente in acqua.
- Stake 3 (2661 metri): -4248 millimetri di equivalente in acqua.
- Stake 1 (2708 metri): -1908 millimetri di equivalente in acqua.
La perdita di massa più elevata si registra al palo 3, a 2661 metri, con -4248 millimetri di equivalente in acqua, un valore che riflette la sua posizione a una quota più bassa, dove l’ablazione estiva è più intensa a causa delle temperature più alte e della minore protezione da parte della neve residua. Il palo 2, a 2702 metri, mostra una perdita di -3528 millimetri di equivalente in acqua, mentre il palo 1, a 2708 metri, registra la perdita più bassa, pari a -1908 millimetri di equivalente in acqua, probabilmente perché si trova a una quota leggermente più alta, dove l’ablazione è meno marcata. Questi valori sono coerenti con la Tabella 4.27, che riporta una perdita di massa media di -2847 millimetri di equivalente in acqua per l’intero ghiacciaio, con perdite più elevate nelle fasce altitudinali più basse, come -4274 millimetri di equivalente in acqua per la fascia 2650-2700 metri.
Analisi dei dati per il periodo 2022/23
Periodo e date delle misurazioni
Il periodo idrologico 2022/23 si estende dal 13 settembre 2022 al 21 agosto 2023. Il rilevamento di fine inverno è stato effettuato il 10 aprile 2023, come descritto nel testo delle indagini 2022/23, mentre il rilevamento di fine estate è stato anticipato al 21 agosto 2023, rispetto alla data usuale di settembre, per evitare la fusione completa dei pali di misurazione, come riportato nel testo. Questa anticipazione riflette le condizioni di disgelo accelerato che hanno caratterizzato l’estate 2023.
Posizione dei pali di misurazione
I tre pali di misurazione sono posizionati in modo simile al 2021/22, con alcune variazioni nelle coordinate:
- Il palo identificato come Stake 1 si trova a una quota di 2686 metri sopra il livello del mare, con coordinate 689100 / 161448.
- Il palo identificato come Stake 2 si trova a una quota di 2708 metri sopra il livello del mare, con coordinate 689074 / 161325.
- Il palo identificato come Stake 3 si trova a una quota di 2661 metri sopra il livello del mare, con coordinate 689105 / 161550.
Le coordinate e le altitudini dei pali 2 e 3 sono simili a quelle del 2021/22, con leggere variazioni che potrebbero riflettere un aggiornamento delle misurazioni o un riposizionamento dei pali. Il palo 1, invece, mostra un’altitudine ridotta da 2708 metri a 2686 metri rispetto al 2021/22, il che potrebbe indicare un errore di trascrizione o un cambiamento nella posizione del palo. Tuttavia, tutti i pali rimangono nella parte inferiore del ghiacciaio, come mostrato nella Figura 4.40, e rappresentano zone di ablazione.
Accumulo invernale
L’accumulo invernale nel 2022/23, misurato il 10 aprile 2023, è inferiore rispetto al 2021/22:
- Stake 1 (2686 metri): 665 millimetri di equivalente in acqua.
- Stake 2 (2708 metri): 1032 millimetri di equivalente in acqua.
- Stake 3 (2661 metri): 682 millimetri di equivalente in acqua.
L’accumulo varia tra 665 e 1032 millimetri di equivalente in acqua, con il valore più alto al palo 2 e il più basso al palo 1. Rispetto al 2021/22, l’accumulo è diminuito significativamente: ad esempio, al palo 3 l’accumulo passa da 1160 millimetri di equivalente in acqua a 682 millimetri di equivalente in acqua, una riduzione di circa il 41%. Questo è coerente con la Tabella 4.27, che riporta un accumulo invernale medio di 829 millimetri di equivalente in acqua per l’intero ghiacciaio nel 2022/23, contro 1137 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22, e con il testo delle indagini 2022/23, che menziona un inverno con un apporto di neve ridotto.
Bilancio annuo
Il bilancio annuo nel 2022/23 è negativo, ma meno marcato rispetto al 2021/22:
- Stake 1 (2686 metri): -2421 millimetri di equivalente in acqua.
- Stake 2 (2708 metri): -1908 millimetri di equivalente in acqua.
- Stake 3 (2661 metri): -2736 millimetri di equivalente in acqua.
La perdita di massa più elevata si registra al palo 3, a 2661 metri, con -2736 millimetri di equivalente in acqua, un valore inferiore rispetto al 2021/22 (-4248 millimetri di equivalente in acqua). Il palo 1, a 2686 metri, mostra una perdita di -2421 millimetri di equivalente in acqua, mentre il palo 2, a 2708 metri, registra la perdita più bassa, pari a -1908 millimetri di equivalente in acqua, lo stesso valore del 2021/22. Questi valori sono coerenti con la Tabella 4.27, che riporta una perdita di massa media di -1798 millimetri di equivalente in acqua per l’intero ghiacciaio, con perdite più elevate nelle fasce altitudinali più basse, come -2714 millimetri di equivalente in acqua per la fascia 2650-2700 metri.
Interpretazione scientifica
Confronto tra i due periodi
Il confronto tra i due periodi evidenzia differenze significative nelle dinamiche del ghiacciaio:
- Accumulo invernale: L’accumulo di neve nel 2022/23 è stato inferiore rispetto al 2021/22 per tutti i pali. Ad esempio, al palo 3 l’accumulo è diminuito da 1160 a 682 millimetri di equivalente in acqua, una riduzione di circa il 41%. Questo è coerente con la Tabella 4.27, che mostra una riduzione dell’accumulo invernale medio da 1137 a 829 millimetri di equivalente in acqua, e con il testo delle indagini 2022/23, che menziona un inverno con un apporto di neve ridotto, probabilmente a causa di precipitazioni nevose inferiori o temperature più alte.
- Ablazione estiva: La perdita di massa annua nel 2022/23 è stata meno marcata rispetto al 2021/22. Ad esempio, al palo 3 la perdita è passata da -4248 a -2736 millimetri di equivalente in acqua, una riduzione di circa il 36%. Questo è coerente con la Tabella 4.27, che mostra una perdita di massa media di -1798 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23 contro -2847 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22, suggerendo un’ablazione estiva meno intensa nel 2022/23, forse a causa di un’estate più fresca o di una maggiore copertura nevosa residua.
- Variazioni altitudinali: I pali a quote più basse, come il palo 3 a 2661 metri, mostrano perdite di massa più elevate in entrambi i periodi, un pattern coerente con la Tabella 4.27, che evidenzia perdite più marcate nelle fasce altitudinali più basse, dove l’ablazione estiva è più intensa.
Confronto con i dati storici
I dati della Tabella 4.28 sono coerenti con le informazioni fornite nei testi precedenti e nella Figura 4.41, che mostra una perdita di massa cumulativa di circa 10 metri di equivalente in acqua nel periodo 2012-2023. La perdita di massa più elevata nel 2021/22, con valori come -4248 millimetri di equivalente in acqua al palo 3, è in linea con il picco di ablazione descritto nel testo delle indagini 2021/22, che riporta un disgelo senza precedenti nell’estate 2022. La perdita meno marcata nel 2022/23, con valori come -2736 millimetri di equivalente in acqua al palo 3, riflette una tendenza di declino continuo, ma con un’ablazione estiva meno estrema, come confermato dalla Tabella 4.27.
Posizione dei pali e dinamiche locali
La posizione dei pali nella parte inferiore del ghiacciaio, come mostrato nella Figura 4.40, spiega le perdite di massa elevate. I pali si trovano nelle fasce altitudinali più basse, tra 2661 e 2708 metri, che corrispondono alle zone di ablazione del ghiacciaio, dove lo scioglimento estivo è più intenso a causa delle temperature più alte e della minore copertura nevosa residua. La variazione dell’accumulo invernale tra i pali potrebbe riflettere differenze locali, come l’esposizione al vento o la topografia, mentre la perdita di massa più elevata al palo 3 in entrambi i periodi è coerente con la sua quota più bassa, che lo rende più vulnerabile all’ablazione.
Implicazioni idrologiche, ecologiche e geomorfologiche
La perdita di massa del Sankt Annafirn ha implicazioni significative a livello locale e regionale. Il ghiacciaio contribuisce al regime idrografico del bacino del fiume Reuss, uno dei principali corsi d’acqua della Svizzera centrale. La perdita di massa registrata, con valori come -4248 millimetri di equivalente in acqua al palo 3 nel 2021/22 e -2736 millimetri di equivalente in acqua nel 2022/23, si traduce in una riduzione del volume di ghiaccio disponibile per lo scioglimento estivo, che fornisce un apporto idrico essenziale durante i mesi più caldi. Questa riduzione può influire sulla disponibilità di acqua per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica nella regione.
Dal punto di vista ecologico, la scomparsa del ghiacciaio comporta la perdita di habitat per specie adattate agli ambienti freddi, come microorganismi estremofili e fauna alpina che dipende dalla presenza di neve e ghiaccio. Inoltre, il ritiro del ghiacciaio ha conseguenze geomorfologiche: la riduzione del supporto glaciale può destabilizzare le pareti rocciose circostanti, come quelle che collegano il Sankt Annahorn e il Chastelhorn, aumentando il rischio di caduta massi. Questo fenomeno è probabilmente esacerbato dal degrado del permafrost, che, con l’aumento delle temperature, perde la sua capacità di stabilizzare i versanti rocciosi.
Confronto con le dinamiche globali dei ghiacciai alpini
Il declino del Sankt Annafirn è rappresentativo di una tendenza più ampia che riguarda i ghiacciai alpini, in particolare quelli di piccole dimensioni, noti come glacierets. Studi recenti mostrano che i ghiacciai delle Alpi hanno perso circa il 50% della loro superficie e del loro volume dal 1850, con un’accelerazione significativa negli ultimi decenni a causa del riscaldamento globale. I ghiacciai di piccola scala, come il Sankt Annafirn, sono particolarmente vulnerabili perché hanno un volume limitato e una capacità ridotta di accumulo, il che li rende meno resilienti alle variazioni climatiche. La perdita di massa registrata nei due periodi, combinata con la riduzione dell’area del ghiacciaio (da 0,125 a 0,123 chilometri quadrati, come riportato nella Tabella 4.27), è in linea con i tassi di declino osservati in altri ghiacciai alpini di dimensioni simili, e il picco di ablazione nel 2021/22 potrebbe riflettere eventi climatici estremi, come le ondate di calore che hanno caratterizzato gli ultimi anni in Europa.
Conclusione
La Tabella 4.28 offre un’analisi dettagliata delle misurazioni individuali del bilancio di massa del ghiacciaio di Sankt Annafirn per i periodi 2021/22 e 2022/23, effettuate su tre pali di misurazione posizionati nella parte inferiore del ghiacciaio. I dati mostrano un accumulo invernale ridotto nel 2022/23, con valori che variano da 665 a 1032 millimetri di equivalente in acqua, rispetto a 1032-1292 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22, e una perdita di massa annua meno marcata nel 2022/23, con valori che variano da -1908 a -2736 millimetri di equivalente in acqua, rispetto a -1908 a -4248 millimetri di equivalente in acqua nel 2021/22. Tuttavia, il bilancio annuo negativo in entrambi i periodi conferma il rapido declino del ghiacciaio, che sta perdendo massa a un ritmo accelerato, come evidenziato dalla sua posizione nelle zone di ablazione, dove lo scioglimento estivo è più intenso. Questi dati, combinati con le difficoltà logistiche e di sicurezza descritte nei testi delle indagini, sottolineano la vulnerabilità del Sankt Annafirn e giustificano la decisione di interrompere le misurazioni dopo il 2023. La tabella rappresenta un documento scientifico cruciale per comprendere le dinamiche di degrado di un ghiacciaio alpino di piccola scala, con implicazioni profonde per l’idrologia, l’ecosistema e la stabilità geomorfologica della regione del fiume Reuss.

Analisi approfondita della fotografia: Resti del ghiacciaio di Sankt Annafirn nel settembre 2022 – Evidenze visive del degrado glaciale e implicazioni ambientali
Introduzione al contesto glaciologico
La fotografia in esame ritrae i resti del ghiacciaio di Sankt Annafirn, un piccolo ghiacciaio di tipo circo situato nelle Alpi svizzere centrali, scattata nel settembre 2022 dopo un’estate caratterizzata da un’intensa fusione. La didascalia specifica che il ghiacciaio è coperto da un sottile strato di neve fresca, e l’immagine è stata realizzata da L. Eggimann per conto di AFJ/UR. Il Sankt Annafirn, con un’area di circa 0,12 km² (dato aggiornato al momento della redazione del testo), è esposto a nord e si trova in una conca glaciale delimitata da ripide pareti rocciose che collegano il Sankt Annahorn (2937 m s.l.m.) e il Chastelhorn (2973 m s.l.m.). Le indagini sul bilancio di massa del ghiacciaio, avviate nel 2012, hanno documentato un rapido declino, con processi di disintegrazione e frammentazione che hanno portato alla decisione di interrompere le misurazioni dopo il 2023. Questa fotografia, scattata alla fine della stagione di ablazione estiva, offre un’importante testimonianza visiva dello stato del ghiacciaio in un momento critico della sua esistenza, evidenziando le conseguenze del cambiamento climatico sui ghiacciai alpini di piccola scala.
Descrizione dettagliata degli elementi visivi
Conca glaciale e morfologia del sito
L’immagine mostra una conca glaciale tipica di un ghiacciaio di circo, caratterizzata da una depressione centrale circondata da ripide pareti rocciose. Le pareti, che si innalzano verso le cime visibili nella parte superiore dell’immagine, corrispondono alla descrizione del testo introduttivo, che identifica il Sankt Annahorn e il Chastelhorn come i rilievi che delimitano il ghiacciaio. La conca si sviluppa a quote comprese tra 2650 e 2900 m s.l.m., come indicato nella Tabella 4.27, con un gradiente altitudinale che va dai 2700 m nella parte inferiore ai 2800 m nella parte superiore, come mostrato nella Figura 4.40. Le pareti rocciose appaiono parzialmente coperte di neve, ma mostrano ampie aree di roccia esposta, un segnale di instabilità geomorfologica che potrebbe essere legato al ritiro del ghiacciaio e al degrado del permafrost, come descritto nel testo delle indagini 2021/22, che evidenzia il rischio di caduta massi nelle parti superiori del ghiacciaio.
Superficie del ghiacciaio e segni di degrado
La depressione centrale della conca contiene i resti del ghiacciaio di Sankt Annafirn, che appaiono significativamente ridotti e frammentati. La superficie è coperta da un sottile strato di neve fresca, come indicato nella didascalia, ma sotto questa neve si intravedono aree di ghiaccio esposto e detriti rocciosi sparsi. La neve fresca è distribuita in modo irregolare, con alcune zone più bianche e altre che lasciano intravedere il ghiaccio sottostante, segno che lo strato di neve è molto sottile e non sufficiente a coprire completamente il ghiacciaio. Questo aspetto è coerente con la descrizione di un ghiacciaio in rapido declino, che ha subito un’intensa fusione durante l’estate 2022, come riportato nel testo delle indagini 2021/22, che descrive un disgelo senza precedenti e una visita intermedia il 16 luglio 2022 per monitorare l’ablazione accelerata.
Il ghiaccio esposto sotto la neve fresca appare frammentato, con crepacci e aree di ghiaccio sporco, probabilmente a causa dell’accumulo di detriti rocciosi trasportati dal vento o da eventi di caduta massi. Questi detriti, visibili come macchie scure sulla neve, sono un indicatore del degrado del ghiacciaio, che sta perdendo la sua integrità strutturale. La presenza di detriti sulla superficie è un fenomeno tipico dei ghiacciai in fase terminale, come descritto nel testo delle indagini 2021/22 per il vicino Schwarzbachfirn, che nel 2022 era ridotto a pochi residui di ghiaccio morto sotto uno spesso strato di detriti. La fotografia suggerisce che il Sankt Annafirn sta seguendo una traiettoria simile, con una progressiva transizione verso uno stato di ghiaccio morto, in cui il ghiaccio non è più attivo dal punto di vista dinamico.
Condizioni atmosferiche e illuminazione
Il cielo nella fotografia è chiaro e azzurro, indicando una giornata soleggiata. L’illuminazione morbida e le ombre lunghe sulle pareti rocciose suggeriscono che la foto sia stata scattata al mattino o nel tardo pomeriggio, quando la luce solare è meno intensa e crea un contrasto più delicato tra le aree illuminate e quelle in ombra. La neve fresca appare brillante sotto la luce solare, ma la sua distribuzione irregolare e il ghiaccio sottostante indicano che non si tratta di un accumulo significativo, ma piuttosto di una nevicata recente, probabilmente avvenuta nei giorni precedenti la foto, che ha coperto temporaneamente i resti del ghiacciaio. Questa nevicata non rappresenta un apporto di massa rilevante, come dimostrato dai dati del bilancio di massa, che mostrano una continua perdita di massa nel periodo 2021/22.
Contesto glaciologico e connessione con i dati di monitoraggio
Stato del ghiacciaio nel settembre 2022
La fotografia è stata scattata nel settembre 2022, alla fine della stagione di ablazione estiva, dopo un’estate caratterizzata da un’intensa fusione, come indicato nella didascalia. Questo è coerente con le informazioni fornite nei testi delle indagini e nelle tabelle precedenti:
- Il testo delle indagini 2021/22 descrive un disgelo senza precedenti nell’estate 2022, che ha portato a una visita intermedia il 16 luglio 2022 per monitorare l’ablazione accelerata. Durante questa visita, solo due pali nella sezione inferiore del ghiacciaio sono stati perforati nuovamente, a causa del rischio di caduta massi nelle parti superiori.
- La Tabella 4.27 riporta una perdita di massa media di 2847 mm w.e. per l’intero ghiacciaio nel periodo 2021/22, con perdite più elevate nelle fasce altitudinali più basse (ad esempio, 4274 mm w.e. per la fascia 2650-2700 m). La Tabella 4.28, che presenta le misurazioni individuali sui pali di misurazione, conferma questa tendenza, con perdite di massa significative, come 4248 mm w.e. al palo 3 (2661 m).
- La Figura 4.41, che mostra il bilancio di massa cumulativo, evidenzia una perdita di massa di circa 2,5 m w.e. nel 2021/22, contribuendo a una perdita totale di circa 10 m w.e. nel periodo 2012-2023.
La fotografia cattura lo stato del ghiacciaio subito dopo questa intensa fusione, mostrando una superficie ridotta e frammentata, con i resti del ghiaccio coperti da un sottile strato di neve fresca. Questo strato di neve non rappresenta un accumulo significativo, ma piuttosto una nevicata recente che non è sufficiente a compensare la perdita di massa estiva, come dimostrato dalla continua tendenza negativa del bilancio di massa.
Confronto con i dati topografici
La Figura 4.40, che rappresenta la topografia del Sankt Annafirn, mostra un ghiacciaio con un gradiente altitudinale che va da 2700 a 2800 m, con i punti di osservazione 1, 2 e 3 posizionati nella parte inferiore, intorno a 2700 m. La fotografia è coerente con questa descrizione: la conca glaciale visibile nell’immagine si trova a quote comprese tra 2650 e 2900 m, e la superficie del ghiacciaio appare ridotta, con i margini che si stanno ritirando verso quote più alte. La Tabella 4.27 riporta una riduzione dell’area del ghiacciaio da 0,125 km² nel 2021/22 a 0,123 km² nel 2022/23, un segnale del ritiro del margine glaciale che è visivamente confermato dalla fotografia, che mostra un ghiacciaio molto ridotto rispetto a quello che potrebbe essere stato in passato.
Segni di degrado e disintegrazione
La fotografia evidenzia i segni di degrado del ghiacciaio, come descritto nel testo introduttivo, che menziona un rapido ritiro, disintegrazione e frammentazione del Sankt Annafirn. La superficie frammentata, i detriti rocciosi sparsi e il ghiaccio esposto sotto la neve fresca sono indicatori di un ghiacciaio in fase terminale. Questo è coerente con il destino del vicino Schwarzbachfirn, che nel 2022 era ridotto a pochi residui di ghiaccio morto sotto uno spesso strato di detriti, come riportato nel testo delle indagini 2021/22. La presenza di detriti sulla superficie del Sankt Annafirn suggerisce che il ghiacciaio sta seguendo una traiettoria simile, con una progressiva transizione verso uno stato di ghiaccio morto, in cui il ghiaccio non è più attivo dal punto di vista dinamico. Questo processo è ulteriormente aggravato dagli eventi di caduta massi, visibili come detriti sparsi sulla superficie, che sono un segnale dell’instabilità geomorfologica delle pareti rocciose circostanti.
Condizioni climatiche e fattori di degrado
Impatto dell’estate 2022
L’intensa fusione dell’estate 2022, come indicato nella didascalia, è un segnale delle condizioni climatiche estreme che hanno caratterizzato quell’anno, probabilmente legate a temperature estive insolitamente elevate e a una ridotta copertura nevosa residua, che ha esposto il ghiaccio sottostante a un’ablazione più intensa. La Figura 4.41, che mostra il bilancio di massa cumulativo del Sankt Annafirn, riporta una perdita di massa di circa 2,5 m w.e. nel 2021/22, contribuendo a una perdita totale di circa 10 m w.e. nel periodo 2012-2023. Questa perdita è coerente con l’aspetto visivo del ghiacciaio nella fotografia, che mostra una superficie ridotta e frammentata, con ampie aree di ghiaccio esposto che indicano un’ablazione significativa.
Ruolo della neve fresca
La neve fresca visibile nella fotografia, sebbene conferisca un aspetto più “invernale” al ghiacciaio, non rappresenta un accumulo significativo. La sua distribuzione irregolare e il fatto che lasci intravedere il ghiaccio sottostante suggeriscono che si tratta di una nevicata recente, probabilmente avvenuta nei giorni precedenti la foto, e non di un apporto di massa rilevante. Questo è coerente con i dati del bilancio di massa, che mostrano una continua perdita di massa nel periodo 2021/22, e con il testo delle indagini 2022/23, che riporta un accumulo invernale ridotto nel 2022/23 (829 mm w.e. in media, contro 1137 mm w.e. nel 2021/22, come indicato nella Tabella 4.27). La neve fresca, quindi, non è sufficiente a invertire la tendenza di declino del ghiacciaio, ma piuttosto maschera temporaneamente i segni della sua degradazione.
Fattori antropici e naturali
Il testo introduttivo menziona che le osservazioni sul Sankt Annafirn sono state influenzate da operazioni legate all’area sciistica e da eventi di caduta massi. Sebbene la fotografia non mostri direttamente segni di attività antropiche, la presenza di detriti rocciosi sulla superficie del ghiacciaio è un indicatore degli eventi di caduta massi descritti nel testo delle indagini 2021/22. Questi eventi sono probabilmente esacerbati dal ritiro del ghiacciaio e dal degrado del permafrost, che destabilizzano le pareti rocciose sovrastanti. Inoltre, le operazioni sciistiche nelle vicinanze, come menzionato nel testo, potrebbero aver contribuito a modificare le condizioni superficiali del ghiacciaio, ad esempio attraverso la compattazione della neve o l’introduzione di detriti, accelerando indirettamente il suo degrado.
Connessione con le indagini sul campo
Rilevamenti del 2021/22
La fotografia è stata scattata nel settembre 2022, poco prima del rilevamento finale del 13 settembre 2022 descritto nel testo delle indagini 2021/22. Durante questa campagna, tutti i pali di misurazione del bilancio di massa sono stati visitati, e tre di essi sono stati perforati nuovamente, ma le condizioni del ghiacciaio, già compromesse dal disgelo estivo e dagli eventi di caduta massi, hanno reso il monitoraggio sempre più complesso. La fotografia cattura lo stato del ghiacciaio in quel momento, mostrando una superficie ridotta e frammentata, con i resti del ghiaccio coperti da un sottile strato di neve fresca. Questo aspetto visivo è coerente con i dati della Tabella 4.28, che riportano perdite di massa significative nel 2021/22, come 4248 mm w.e. al palo 3, e con la Tabella 4.27, che mostra una perdita di massa media di 2847 mm w.e. per l’intero ghiacciaio.
Transizione verso il 2022/23
La fotografia rappresenta anche un punto di transizione verso il periodo 2022/23, descritto nel testo delle indagini 2022/23. In questo periodo, il rilevamento di fine estate è stato anticipato al 21 agosto 2023 per evitare la fusione completa dei pali di misurazione, un segnale della continua ablazione accelerata. La Tabella 4.27 riporta una perdita di massa media di 1798 mm w.e. nel 2022/23, meno marcata rispetto al 2021/22, ma comunque indicativa di un declino inarrestabile. La fotografia, scattata nel settembre 2022, prefigura questo destino, mostrando un ghiacciaio già in uno stato avanzato di degrado, con una superficie ridotta e frammentata che rende le misurazioni sempre meno significative, come evidenziato dalla decisione di interrompere il monitoraggio dopo il 2023.
Implicazioni ambientali e idrologiche
Impatto idrologico
La fotografia del Sankt Annafirn nel settembre 2022 evidenzia le implicazioni idrologiche del suo declino. Il ghiacciaio contribuisce al regime idrografico del bacino del fiume Reuss, uno dei principali corsi d’acqua della Svizzera centrale. La perdita di massa significativa, con una riduzione del volume di ghiaccio di circa 10 m w.e. nel periodo 2012-2023 (Figura 4.41), comporta una diminuzione dell’apporto idrico estivo, che dipende dallo scioglimento del ghiaccio per alimentare i fiumi alpini durante i mesi più caldi. Questa riduzione può influire sulla disponibilità di acqua per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica nella regione, con conseguenze socioeconomiche rilevanti.
Impatto ecologico
La scomparsa del ghiacciaio ha anche implicazioni ecologiche. La perdita di ghiaccio comporta la perdita di habitat per specie adattate agli ambienti freddi, come microorganismi estremofili e fauna alpina che dipende dalla presenza di neve e ghiaccio. Inoltre, la transizione del ghiacciaio verso uno stato di ghiaccio morto, come suggerito dalla presenza di detriti sulla superficie, altera gli ecosistemi locali, modificando le condizioni di temperatura e umidità e favorendo la colonizzazione di specie più adattate a ambienti rocciosi.
Stabilità geomorfologica
La fotografia evidenzia anche le implicazioni geomorfologiche del declino del ghiacciaio. La presenza di detriti rocciosi sulla superficie e le pareti rocciose esposte suggeriscono un aumento dell’instabilità geomorfologica, come descritto nel testo delle indagini 2021/22, che menziona il rischio di caduta massi. Questo fenomeno è probabilmente esacerbato dal ritiro del ghiacciaio e dal degrado del permafrost, che, con l’aumento delle temperature, perde la sua capacità di stabilizzare i versanti rocciosi. La destabilizzazione delle pareti rocciose può avere conseguenze significative per la sicurezza delle attività di monitoraggio e per le infrastrutture locali, come le aree sciistiche menzionate nel testo introduttivo.
Confronto con le dinamiche globali dei ghiacciai alpini
Il declino del Sankt Annafirn, come documentato nella fotografia, è rappresentativo di una tendenza più ampia che riguarda i ghiacciai alpini, in particolare quelli di piccole dimensioni, noti come glacierets. Studi recenti mostrano che i ghiacciai delle Alpi hanno perso circa il 50% della loro superficie e del loro volume dal 1850, con un’accelerazione significativa negli ultimi decenni a causa del riscaldamento globale. I ghiacciai di piccola scala, come il Sankt Annafirn, sono particolarmente vulnerabili perché hanno un volume limitato e una capacità ridotta di accumulo, il che li rende meno resilienti alle variazioni climatiche. La fotografia, con i suoi segni di degrado e frammentazione, riflette questa tendenza globale, e il destino del Sankt Annafirn, simile a quello del vicino Schwarzbachfirn, prefigura la probabile estinzione di molti ghiacciai alpini di piccole dimensioni nel prossimo futuro.
Conclusione
La fotografia dei resti del ghiacciaio di Sankt Annafirn nel settembre 2022, scattata da L. Eggimann per AFJ/UR, offre un’importante testimonianza visiva del degrado di un ghiacciaio alpino di piccola scala in un contesto di cambiamento climatico. La conca glaciale, delimitata dalle pareti rocciose del Sankt Annahorn e del Chastelhorn, mostra una superficie ridotta e frammentata, con ghiaccio esposto e detriti rocciosi coperti da un sottile strato di neve fresca, che non è sufficiente a compensare l’intensa fusione dell’estate 2022. Questa immagine è coerente con i dati glaciologici riportati nei testi e nelle tabelle precedenti, che documentano un rapido ritiro del ghiacciaio, con una perdita di massa cumulativa di circa 10 m w.e. nel periodo 2012-2023 e una riduzione dell’area da 0,125 a 0,123 km² tra il 2021/22 e il 2022/23. La fotografia rappresenta un documento scientifico cruciale per comprendere le dinamiche di degrado del Sankt Annafirn, evidenziando le conseguenze del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini e prefigurando la sua probabile estinzione, con implicazioni profonde per l’idrologia, l’ecosistema e la stabilità geomorfologica della regione del fiume Reuss.

Dinamiche Altitudinali del Bilancio di Massa del Vadret Pers: Un’Analisi Approfondita della Tabella 4.22 per i Periodi 2021/22 e 2022/23
Il Vadret Pers, un ghiacciaio situato nella Svizzera orientale e separato dal Vadret dal Morteratsch intorno al 2017, rappresenta un sistema glaciale di grande interesse scientifico, selezionato da GLAMOS nel 2019 come sito rappresentativo per il monitoraggio a lungo termine del bilancio di massa nella Svizzera sud-orientale. La Tabella 4.22, intitolata “Vadret Pers – Specific winter (b_w) and annual (b_a) balance according to elevation bands for the two periods 2021/22 and 2022/23. Results refer to the measurement period, defined by the dates of the field survey”, presenta i dati del bilancio di massa invernale (b_w) e annuale (b_a) del ghiacciaio, organizzati per fasce altitudinali, per i periodi 2021/22 e 2022/23. Questa analisi altitudinale offre un quadro dettagliato delle variazioni di massa in funzione dell’altitudine, evidenziando la vulnerabilità del Vadret Pers al cambiamento climatico e le sue risposte alle condizioni climatiche estreme, con implicazioni significative per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la conservazione degli ecosistemi alpini nella regione.
Metodologia e Struttura della Tabella
La Tabella 4.22 riporta i dati del bilancio di massa del Vadret Pers, un ghiacciaio con una superficie di 6,661 km² nel 2021/22 e 6,537 km² nel 2022/23, che si estende da 2450 m s.l.m. a 3900 m s.l.m., come descritto nel testo introduttivo. I dati sono organizzati per fasce altitudinali con intervalli di 50 m (2400-2500, 2500-2600, ecc.), coprendo l’intero intervallo altitudinale del ghiacciaio. Per ciascun periodo e ciascuna fascia altitudinale, la tabella fornisce:
- Area (km²): La superficie del ghiacciaio in ciascuna fascia altitudinale, che rappresenta la distribuzione altitudinale della sua estensione.
- Bilancio invernale specifico (b_w, mm w.e.): L’accumulo netto di neve durante l’inverno, espresso in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), calcolato sulla base delle misurazioni della profondità e della densità della neve (ad esempio, 136 sondaggi l’11 aprile 2022 per il 2021/22).
- Bilancio annuale specifico (b_a, mm w.e.): La variazione netta di massa durante l’intero anno, espressa in millimetri di equivalente d’acqua (mm w.e.), che rappresenta la differenza tra l’accumulo invernale e l’ablazione estiva.
I dati si riferiscono ai periodi di misurazione definiti dalle date dei rilevamenti sul campo: per il 2021/22, il bilancio invernale è stato misurato l’11 aprile 2022, con letture finali il 12 settembre 2022; per il 2022/23, il bilancio invernale è stato misurato il 4 aprile 2023, con letture finali il 30 settembre 2023. Le misurazioni sono state condotte nell’ambito della collaborazione tra GLAMOS e la Vrije Universiteit Brussel (VUB), come descritto nel testo introduttivo.
Analisi Dettagliata del Periodo 2021/22
Il periodo 2021/22, che copre l’intervallo tra il 6 settembre 2021 e il 12 settembre 2022, è stato caratterizzato da un’ablazione estiva eccezionale, come descritto nel testo, con un’estate 2022 che ha portato a perdite di massa record in tutti i siti di monitoraggio del Vadret Pers e in altri ghiacciai alpini, come il Vadret dal Murtèl.
Distribuzione Altitudinale della Superficie
La superficie totale del ghiacciaio nel 2021/22 è di 6,661 km², distribuita come segue:
- 2400-2500 m s.l.m.: 0,053 km² (0,8% della superficie totale), corrispondente alla lingua glaciale.
- 2500-2600 m s.l.m.: 0,152 km² (2,3%).
- 2600-2700 m s.l.m.: 0,491 km² (7,4%).
- 2700-2800 m s.l.m.: 0,768 km² (11,5%).
- 2800-2900 m s.l.m.: 0,722 km² (10,8%).
- 2900-3000 m s.l.m.: 1,431 km² (21,5%), la fascia con la maggiore estensione.
- 3000-3100 m s.l.m.: 0,780 km² (11,7%).
- 3100-3200 m s.l.m.: 0,486 km² (7,3%).
- 3200-3300 m s.l.m.: 0,364 km² (5,5%).
- 3300-3400 m s.l.m.: 0,361 km² (5,4%).
- 3400-3500 m s.l.m.: 0,307 km² (4,6%).
- 3500-3600 m s.l.m.: 0,274 km² (4,1%).
- 3600-3700 m s.l.m.: 0,203 km² (3,0%).
- 3700-3800 m s.l.m.: 0,166 km² (2,5%).
- 3800-3900 m s.l.m.: 0,104 km² (1,6%).
La distribuzione altitudinale mostra che circa il 55% della superficie del ghiacciaio si concentra tra 2700 e 3100 m s.l.m., con la fascia 2900-3000 m s.l.m. che rappresenta la porzione più estesa (1,431 km², 21,5%). Le fasce più basse (2400-2500 m s.l.m.) e più alte (3800-3900 m s.l.m.) rappresentano una frazione minima della superficie, riflettendo la morfologia del ghiacciaio, con una lingua glaciale ristretta a quote basse e un’area di accumulo limitata a quote alte, come illustrato nella Figura 4.31.
Bilancio Invernale Specifico (b_w)
Il bilancio invernale, misurato l’11 aprile 2022, mostra un accumulo di neve che aumenta con l’altitudine:
- 2400-2500 m s.l.m.: 215 mm w.e.
- 2500-2600 m s.l.m.: 245 mm w.e.
- 2600-2700 m s.l.m.: 448 mm w.e.
- 2700-2800 m s.l.m.: 496 mm w.e.
- 2800-2900 m s.l.m.: 635 mm w.e.
- 2900-3000 m s.l.m.: 772 mm w.e.
- 3000-3100 m s.l.m.: 950 mm w.e.
- 3100-3200 m s.l.m.: 1101 mm w.e.
- 3200-3300 m s.l.m.: 1171 mm w.e.
- 3300-3400 m s.l.m.: 1305 mm w.e.
- 3400-3500 m s.l.m.: 1181 mm w.e.
- 3500-3600 m s.l.m.: 970 mm w.e.
- 3600-3700 m s.l.m.: 837 mm w.e.
- 3700-3800 m s.l.m.: 850 mm w.e.
- 3800-3900 m s.l.m.: 771 mm w.e.
L’accumulo invernale varia da un minimo di 215 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m., nella lingua glaciale, a un massimo di 1305 mm w.e. a 3300-3400 m s.l.m., nella zona di accumulo, per poi scendere leggermente a 771 mm w.e. nella fascia più alta (3800-3900 m s.l.m.). Questo trend riflette l’effetto dell’altitudine sulle precipitazioni nevose, con quote più elevate che ricevono maggiori quantità di neve, anche se la densità della neve (260-370 kg m⁻³, come riportato nel testo) indica una variabilità nella compattazione dello strato nevoso, probabilmente influenzata da fattori microclimatici come l’esposizione al vento e l’ombreggiatura delle pareti rocciose.
Bilancio Annuale Specifico (b_a)
Il bilancio annuale, determinato con letture finali il 12 settembre 2022, è fortemente negativo nelle fasce altitudinali inferiori, ma diventa positivo sopra i 3400 m s.l.m.:
- 2400-2500 m s.l.m.: -8254 mm w.e.
- 2500-2600 m s.l.m.: -7809 mm w.e.
- 2600-2700 m s.l.m.: -6580 mm w.e.
- 2700-2800 m s.l.m.: -5559 mm w.e.
- 2800-2900 m s.l.m.: -4220 mm w.e.
- 2900-3000 m s.l.m.: -3739 mm w.e.
- 3000-3100 m s.l.m.: -2428 mm w.e.
- 3100-3200 m s.l.m.: -1337 mm w.e.
- 3200-3300 m s.l.m.: -602 mm w.e.
- 3300-3400 m s.l.m.: -70 mm w.e.
- 3400-3500 m s.l.m.: +82 mm w.e.
- 3500-3600 m s.l.m.: +47 mm w.e.
- 3600-3700 m s.l.m.: +165 mm w.e.
- 3700-3800 m s.l.m.: +345 mm w.e.
- 3800-3900 m s.l.m.: +311 mm w.e.
La perdita di massa è massima nella fascia più bassa (2400-2500 m s.l.m.), con -8254 mm w.e., equivalente a circa 8,25 m di ghiaccio, e diminuisce con l’aumentare dell’altitudine, diventando positiva sopra i 3400 m s.l.m., con un massimo di +345 mm w.e. a 3700-3800 m s.l.m. Il bilancio medio del ghiacciaio, calcolato come media ponderata per l’area, è di -3024 mm w.e., un valore che riflette l’ablazione estiva eccezionale del 2022, coerente con l’estate 2022 descritta come “estrema” nel testo per il Vadret dal Murtèl, che ha portato a un bilancio medio di -3250 mm w.e. (Figura 4.28). La Tabella 4.21 conferma questa tendenza, con perdite massime di -8751 mm w.e. al sito 38 (2457 m s.l.m.) e perdite significative anche a quote più alte (ad esempio, -6624 mm w.e. al sito 33, probabilmente a 3700 m s.l.m.).
Analisi Dettagliata del Periodo 2022/23
Il periodo 2022/23, che copre l’intervallo tra il 12 settembre 2022 e il 30 settembre 2023, mostra una perdita di massa meno estrema rispetto al 2021/22, ma comunque significativa, con una superficie totale del ghiacciaio ridotta a 6,537 km².
Distribuzione Altitudinale della Superficie
La superficie totale del ghiacciaio nel 2022/23 è di 6,537 km², distribuita come segue:
- 2400-2500 m s.l.m.: 0,041 km² (0,6%).
- 2500-2600 m s.l.m.: 0,139 km² (2,1%).
- 2600-2700 m s.l.m.: 0,464 km² (7,1%).
- 2700-2800 m s.l.m.: 0,721 km² (11,0%).
- 2800-2900 m s.l.m.: 0,703 km² (10,8%).
- 2900-3000 m s.l.m.: 1,427 km² (21,8%).
- 3000-3100 m s.l.m.: 0,779 km² (11,9%).
- 3100-3200 m s.l.m.: 0,485 km² (7,4%).
- 3200-3300 m s.l.m.: 0,364 km² (5,6%).
- 3300-3400 m s.l.m.: 0,361 km² (5,5%).
- 3400-3500 m s.l.m.: 0,307 km² (4,7%).
- 3500-3600 m s.l.m.: 0,274 km² (4,2%).
- 3600-3700 m s.l.m.: 0,203 km² (3,1%).
- 3700-3800 m s.l.m.: 0,166 km² (2,5%).
- 3800-3900 m s.l.m.: 0,104 km² (1,6%).
Rispetto al 2021/22, la superficie totale è diminuita di 0,124 km² (circa l’1,9%), con una riduzione concentrata nelle fasce più basse (2400-2500 m s.l.m.: da 0,053 km² a 0,041 km²; 2500-2600 m s.l.m.: da 0,152 km² a 0,139 km²), un segnale del ritiro della lingua glaciale, un fenomeno comune nei ghiacciai alpini in condizioni di stress climatico.
Bilancio Invernale Specifico (b_w)
Il bilancio invernale, misurato il 4 aprile 2023, mostra un accumulo di neve che aumenta con l’altitudine, ma con valori generalmente inferiori a quote basse rispetto al 2021/22:
- 2400-2500 m s.l.m.: 73 mm w.e.
- 2500-2600 m s.l.m.: 165 mm w.e.
- 2600-2700 m s.l.m.: 28 mm w.e.
- 2700-2800 m s.l.m.: 232 mm w.e.
- 2800-2900 m s.l.m.: 374 mm w.e.
- 2900-3000 m s.l.m.: 695 mm w.e.
- 3000-3100 m s.l.m.: 974 mm w.e.
- 3100-3200 m s.l.m.: 1167 mm w.e.
- 3200-3300 m s.l.m.: 1238 mm w.e.
- 3300-3400 m s.l.m.: 1377 mm w.e.
- 3400-3500 m s.l.m.: 1284 mm w.e.
- 3500-3600 m s.l.m.: 1097 mm w.e.
- 3600-3700 m s.l.m.: 924 mm w.e.
- 3700-3800 m s.l.m.: 959 mm w.e.
- 3800-3900 m s.l.m.: 852 mm w.e.
L’accumulo invernale varia da un minimo di 28 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m. a un massimo di 1377 mm w.e. a 3300-3400 m s.l.m., per poi scendere a 852 mm w.e. nella fascia più alta. Rispetto al 2021/22, l’accumulo è significativamente inferiore a quote basse (ad esempio, 73 mm w.e. contro 215 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m.; 28 mm w.e. contro 448 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m.), ma simile o leggermente superiore a quote più alte (ad esempio, 1377 mm w.e. contro 1305 mm w.e. a 3300-3400 m s.l.m.). Questa riduzione a quote basse suggerisce un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti, un fenomeno coerente con le tendenze osservate in altri ghiacciai alpini, come il Vadret dal Murtèl (244 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. nel 2022/23 contro 418 mm w.e. nel 2021/22, Tabella 4.19).
Bilancio Annuale Specifico (b_a)
Il bilancio annuale è negativo nelle fasce altitudinali inferiori, ma diventa positivo sopra i 3100 m s.l.m.:
- 2400-2500 m s.l.m.: -6261 mm w.e.
- 2500-2600 m s.l.m.: -6467 mm w.e.
- 2600-2700 m s.l.m.: -4978 mm w.e.
- 2700-2800 m s.l.m.: -3984 mm w.e.
- 2800-2900 m s.l.m.: -3714 mm w.e.
- 2900-3000 m s.l.m.: -3062 mm w.e.
- 3000-3100 m s.l.m.: -943 mm w.e.
- 3100-3200 m s.l.m.: -40 mm w.e.
- 3200-3300 m s.l.m.: +314 mm w.e.
- 3300-3400 m s.l.m.: +785 mm w.e.
- 3400-3500 m s.l.m.: +701 mm w.e.
- 3500-3600 m s.l.m.: +645 mm w.e.
- 3600-3700 m s.l.m.: +931 mm w.e.
- 3700-3800 m s.l.m.: +855 mm w.e.
- 3800-3900 m s.l.m.: +963 mm w.e.
La perdita di massa è massima nella fascia 2500-2600 m s.l.m., con -6467 mm w.e., equivalente a circa 6,47 m di ghiaccio, e diminuisce con l’aumentare dell’altitudine, diventando positiva sopra i 3100 m s.l.m., con un massimo di +963 mm w.e. a 3800-3900 m s.l.m. Rispetto al 2021/22, le perdite sono meno estreme (ad esempio, -6261 mm w.e. contro -8254 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m.), e il bilancio medio del ghiacciaio è di -1963 mm w.e., un valore meno negativo rispetto al -3024 mm w.e. del 2021/22, indicando un’ablazione estiva meno intensa nel 2023. La Tabella 4.21 conferma questa tendenza, con perdite massime di -7479 mm w.e. al sito 41 (2477 m s.l.m.) nel 2022/23, contro -8751 mm w.e. al sito 38 nel 2021/22.
Confronto tra i Due Periodi e Tendenze
Il confronto tra i due periodi rivela diverse tendenze significative:
- Riduzione della Superficie: La superficie totale del ghiacciaio è diminuita da 6,661 km² nel 2021/22 a 6,537 km² nel 2022/23, con una perdita di 0,124 km² (circa l’1,9%), concentrata nelle fasce più basse (2400-2500 m s.l.m.: da 0,053 km² a 0,041 km²; 2500-2600 m s.l.m.: da 0,152 km² a 0,139 km²). Questa riduzione è un segnale chiaro del ritiro della lingua glaciale, un fenomeno comune nei ghiacciai alpini, come osservato anche nel Vadret dal Murtèl (da 0,261 km² a 0,252 km², Tabella 4.19).
- Accumulo Invernale: L’accumulo invernale (b_w) è diminuito nel 2022/23 rispetto al 2021/22 a quote più basse (ad esempio, 73 mm w.e. contro 215 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m.; 28 mm w.e. contro 448 mm w.e. a 2600-2700 m s.l.m.), ma è simile o leggermente superiore a quote più alte (ad esempio, 1377 mm w.e. contro 1305 mm w.e. a 3300-3400 m s.l.m.). Questa riduzione a quote basse suggerisce un inverno con precipitazioni nevose meno abbondanti nel 2022/23, un fattore che ha contribuito a mantenere un bilancio annuale negativo, anche se meno estremo rispetto al 2021/22.
- Ablazione Estiva e Bilancio Annuale: Il bilancio annuale (b_a) è negativo in entrambi i periodi a quote inferiori, ma le perdite sono meno drammatiche nel 2022/23. Ad esempio, a 2400-2500 m s.l.m., il bilancio è passato da -8254 mm w.e. nel 2021/22 a -6261 mm w.e. nel 2022/23, una riduzione del 24%. Il bilancio medio del ghiacciaio è di -1963 mm w.e. nel 2022/23, contro -3024 mm w.e. nel 2021/22, riflettendo un’ablazione estiva meno intensa nel 2023, come osservato anche nel Vadret dal Murtèl (bilancio medio di -2160 mm w.e. nel 2022/23 contro -3250 mm w.e. nel 2021/22, Figura 4.28). Inoltre, il bilancio annuale diventa positivo a quote più basse nel 2022/23 (sopra i 3100 m s.l.m.) rispetto al 2021/22 (sopra i 3400 m s.l.m.), indicando una maggiore resilienza a quote intermedie.
- Gradiente Altitudinale: Entrambi i periodi mostrano un gradiente altitudinale chiaro: l’accumulo invernale aumenta con l’altitudine, mentre il bilancio annuale passa da valori fortemente negativi a quote basse a valori positivi a quote più alte. Nel 2021/22, il bilancio diventa positivo sopra i 3400 m s.l.m., mentre nel 2022/23 sopra i 3100 m s.l.m., suggerendo un miglioramento delle condizioni di accumulo a quote intermedie nel 2022/23.
Confronto con Altri Ghiacciai e Contesto Climatico
La tendenza al ritiro del Vadret Pers è coerente con quella osservata in altri ghiacciai alpini monitorati nello stesso periodo:
- Vadret dal Murtèl: La Tabella 4.19 riporta perdite massime di -5943 mm w.e. a 3050-3100 m s.l.m. nel 2021/22, con un bilancio medio di -3250 mm w.e., e -3630 mm w.e. nel 2022/23, con un bilancio medio di -2160 mm w.e. (Figura 4.28). L’ELA del Vadret dal Murtèl ha raggiunto 3300 m s.l.m. nel 2021/22, con un AAR di 0% (Figura 4.30), indicando che l’intero ghiacciaio era nella zona di ablazione. Il Vadret Pers, con un intervallo altitudinale più ampio (2450-3900 m s.l.m.), mostra un’ELA più bassa (probabilmente intorno a 3400 m s.l.m. nel 2021/22 e 3100 m s.l.m. nel 2022/23), con un AAR maggiore, grazie alla sua estensione a quote alte.
- Grosser Aletschgletscher: La Tabella 4.17 riporta perdite massime di -11,655 mm w.e. al sito PN (2014 m s.l.m.) nel 2021/22, con un bilancio medio probabilmente superiore a -5000 mm w.e. a quote basse. Il Vadret Pers, con una lingua glaciale a 2450 m s.l.m., mostra perdite meno estreme (-8254 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m. nel 2021/22), ma la sua estensione altitudinale gli consente di mantenere un accumulo invernale più significativo a quote alte, con bilanci positivi sopra i 3100 m s.l.m. nel 2022/23.
- Hohlaubgletscher: La Tabella 4.18 riporta perdite massime di -5,139 mm w.e. al sito 110 (3100 m s.l.m.) nel 2021/22, con un bilancio medio di circa -4000 mm w.e. Il Vadret Pers mostra perdite simili a quote intermedie (ad esempio, -3739 mm w.e. a 2900-3000 m s.l.m. nel 2021/22), ma la sua resilienza a quote più alte (fino a 3900 m s.l.m.) è evidente, con bilanci positivi sopra i 3100 m s.l.m. nel 2022/23.
L’estate 2022, descritta come “estrema” nel testo per il Vadret dal Murtèl, ha avuto un impatto significativo sul Vadret Pers, con un’ablazione estiva che ha dominato l’accumulo invernale a tutte le quote inferiori a 3400 m s.l.m., portando a un bilancio medio di -3024 mm w.e. La leggera attenuazione nel 2022/23, con un bilancio medio di -1963 mm w.e., suggerisce un’estate meno estrema, ma l’accumulo invernale inferiore a quote basse ha contribuito a mantenere un bilancio negativo, un fenomeno coerente con le tendenze regionali, dove l’aumento delle temperature medie e la riduzione delle precipitazioni nevose hanno spostato l’ELA verso altitudini più alte, riducendo l’AAR.
Implicazioni Scientifiche e Ambientali
I dati della Tabella 4.22 evidenziano un ritiro continuo del Vadret Pers, con perdite di massa significative nel 2021/22, attenuate nel 2022/23, e un gradiente altitudinale che mostra un accumulo invernale maggiore a quote alte, ma insufficiente a compensare l’ablazione estiva a quote basse. La perdita massima di -8254 mm w.e. a 2400-2500 m s.l.m. nel 2021/22, equivalente a circa 8,25 m di ghiaccio, e di -6467 mm w.e. a 2500-2600 m s.l.m. nel 2022/23, riflette l’intensità dell’ablazione estiva nella lingua glaciale, un’area vulnerabile alla fusione, come evidenziato dalla riduzione della superficie (da 6,661 km² a 6,537 km²) e dalla necessità di riposizionare i pali di monitoraggio a causa della fusione eccessiva (descritta nel testo).
Il bilancio annuale positivo sopra i 3100 m s.l.m. nel 2022/23 (ad esempio, +963 mm w.e. a 3800-3900 m s.l.m.) indica una certa resilienza del ghiacciaio a quote elevate, dove l’accumulo invernale supera l’ablazione estiva, grazie alle basse temperature e alle maggiori precipitazioni nevose. Tuttavia, la predominanza dell’ablazione a quote inferiori, che rappresentano la maggior parte della superficie del ghiacciaio (circa il 55% tra 2700 e 3100 m s.l.m.), ha portato a una perdita di massa complessiva significativa, con un bilancio medio di -3024 mm w.e. nel 2021/22 e -1963 mm w.e. nel 2022/23. Questa perdita ha implicazioni per le risorse idriche della regione, poiché i ghiacciai alpini contribuiscono al deflusso estivo dei fiumi, fornendo acqua per l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica. La riduzione della massa glaciale diminuisce questa capacità, con potenziali impatti sull’ecosistema e sulle comunità locali.
Inoltre, il ritiro glaciale aumenta il rischio di instabilità geomorfologica, come frane e cadute di massi, nelle aree circostanti, un problema aggravato dalla presenza di seracchi e valanghe di ghiaccio nella zona di accumulo, come descritto nel testo. La difficoltà di raggiungere siti come Schnapsboden (3400 m s.l.m.), a causa del forte crepacciamento, sottolinea le sfide operative legate al monitoraggio a lungo termine, che richiedono strategie di adattamento, come l’integrazione di tecnologie avanzate (ad esempio, telerilevamento e droni) per ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco.
Prospettive Future
La Tabella 4.22 rappresenta una base essenziale per le future indagini sul Vadret Pers, fornendo una documentazione dettagliata delle variazioni di massa in funzione dell’altitudine. La tendenza al ritiro accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva, suggerisce che il ghiacciaio potrebbe continuare a ridursi nei prossimi anni, soprattutto se le condizioni climatiche estreme, come quelle del 2022, diventeranno più frequenti. Tuttavia, la sua estensione altitudinale (2450-3900 m s.l.m.) e la sua resilience, grazie alla presenza di un’area di accumulo a quote elevate, potrebbero consentirgli di persistere più a lungo rispetto a ghiacciai più piccoli, come il Vadret dal Murtèl, che ha un intervallo altitudinale più limitato (3050-3350 m s.l.m.).
Per migliorare la comprensione delle dinamiche glaciali, sarebbe auspicabile integrare i dati di bilancio di massa con altre fonti di informazione, come le variazioni di volume geodetiche basate su modelli digitali di elevazione, per ottenere una visione più completa dell’evoluzione del ghiacciaio. Inoltre, l’analisi delle condizioni microclimatiche locali, come l’esposizione alla radiazione solare e l’effetto dell’ombreggiatura delle pareti rocciose, potrebbe aiutare a spiegare le variazioni altitudinali osservate nei dati. L’integrazione di tecnologie avanzate, come il telerilevamento e i droni, potrebbe ridurre i rischi associati alle misurazioni in loco, specialmente nella zona di accumulo ripida, e garantire la continuità del monitoraggio, nonostante le difficoltà operative.
In conclusione, la Tabella 4.22 offre una rappresentazione dettagliata delle dinamiche altitudinali del bilancio di massa del Vadret Pers, evidenziando un ritiro continuo e accelerato, con perdite massime a quote più basse e un accumulo invernale insufficiente a compensare l’ablazione estiva. Questi dati sottolineano la vulnerabilità del ghiacciaio al cambiamento climatico, con implicazioni per le risorse idriche, la stabilità geomorfologica e la necessità di strategie di monitoraggio più resilienti. Il Vadret Pers, come sito rappresentativo per la Svizzera sud-orientale, continuerà a essere un punto di riferimento per la ricerca glaciologica, contribuendo alla comprensione più ampia del declino dei ghiacciai alpini in un contesto di cambiamento climatico globale.
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