Peter Hitchcock1, Amy Butler2, Andrew Charlton-Perez3, Chaim I. Garfinkel4, Tim Stockdale5, James Anstey6

,

Dann Mitchell7, Daniela I. V. Domeisen8,9, Tongwen Wu10, Yixiong Lu10, Daniele Mastrangelo11, Piero Malguzzi11

,

Hai Lin12, Ryan Muncaster12, Bill Merryfield6, Michael Sigmond6, Baoqiang Xiang13,14, Liwei Jia13

,

Yu-Kyung Hyun15, Jiyoung Oh16, Damien Specq17, Isla R. Simpson18, Jadwiga H. Richter18, Cory Barton19

,

Jeff Knight20, Eun-Pa Lim21, and Harry Hendon21

1Dept. Earth and Atmospheric Sciences, Cornell University, Ithaca, NY, USA

2NOAA Chemical Sciences Laboratory, Boulder, CO, USA

3Department of Meteorology, University of Reading, Reading, UK

4Fredy and Nadine Herrmann Institute of Earth Sciences, The Hebrew University of Jerusalem, Jerusalem, Israel

5European Centre for Medium-range Weather Forecasts, Reading, UK

6Canadian Centre for Climate Modelling and Analysis, Environment and Climate Change Canada, Victoria, BC, Canada

7School of Geographical Sciences, University of Bristol, Bristol, UK

8Institute of Earth Surface Dynamics, University of Lausanne, Lausanne, Switzerland

9Institute for Atmospheric and Climate Science, ETH Zürich, Zürich, Switzerland

10Beijing Climate Center, China Meteorological Administration, Beijing, China

11CNR-ISAC, Bologna, Italy

12Recherche en prévision numérique atmosphérique, Environment and Climate Change Canada, Dorval, QC, Canada

13Geophysical Fluid Dynamics Laboratory, NOAA, Princeton, NJ, USA

14University Corporation for Atmospheric Research, Boulder, CO, USA

15National Institute of Meteorological Sciences, Korea Meteorological Administration, Jeju, South Korea

16School of Earth and Environmental Sciences, Seoul National University, Seoul, South Korea

17Centre National de Recherches Météorologiques, Université de Toulouse, Météo-France, CNRS, Toulouse, France

18Climate and Global Dynamics Laboratory, National Center for Atmospheric Research, Boulder, CO, USA

19Space Science Division, US Naval Research Laboratory, Washington, DC, USA

20Hadley Centre, Met Office, Exeter, UK

21Bureau of Meteorology, Melbourne, Victoria, Australia

Correspondence: Peter Hitchcock (aph28@cornell.edu)

Received: 30 November 2021 – Discussion started: 4 January 2022

Revised: 18 May 2022 – Accepted: 20 May 2022 – Published: 4 July 2022

Traduzione e Arricchimento del Progetto SNAPSI: Stratospheric Nudging And Predictable Surface Impacts

Introduzione

Il progetto Stratospheric Nudging And Predictable Surface Impacts (SNAPSI) rappresenta un’iniziativa scientifica innovativa volta a migliorare la comprensione del ruolo delle perturbazioni dei vortici polari stratosferici nelle previsioni climatiche substagionali e stagionali. Questo protocollo di interconfronto tra modelli, descritto nell’articolo originale, si concentra sull’influenza delle anomalie stratosferiche, in particolare quelle associate agli eventi di riscaldamento stratosferico improvviso (Sudden Stratospheric Warming, SSW), sulla predicibilità del clima superficiale. Di seguito, presentiamo una traduzione arricchita e dettagliata dell’abstract originale, integrata con informazioni aggiuntive per fornire un contesto scientifico più approfondito e accessibile.

Traduzione Arricchita dell’Abstract

Le perturbazioni significative dei vortici polari stratosferici durante la stagione invernale, sia nell’emisfero settentrionale (Artico) che in quello meridionale (Antartico), possono generare anomalie stratosferiche che persistono per periodi prolungati, spesso nell’ordine di mesi. Questi eventi, noti come riscaldamenti stratosferici improvvisi (SSW), sono caratterizzati da un rapido aumento della temperatura nella stratosfera polare e da una decelerazione o inversione dei venti zonali stratosferici. Tali fenomeni sono riconosciuti come una fonte cruciale di abilità predittiva per il clima superficiale su scale temporali che vanno da poche settimane (substagionali) a diversi mesi (stagionali). Tuttavia, sfruttare questa abilità nei modelli di previsione substagionale operativi rappresenta una sfida significativa. I modelli devono non solo rappresentare accuratamente l’evoluzione dinamica dei vortici polari stratosferici, ma anche catturare il complesso accoppiamento tra la stratosfera e la troposfera, che influenza le condizioni meteorologiche e climatiche a livello del suolo. I meccanismi alla base di questo accoppiamento, che includono processi come la propagazione di onde planetarie e l’interazione tra stratosfera e troposfera, rimangono un campo di ricerca attivo e non completamente compreso.

Il progetto SNAPSI introduce un protocollo di interconfronto tra modelli (Model Intercomparison Protocol, MIP) progettato per analizzare sistematicamente il ruolo delle perturbazioni dei vortici polari stratosferici nella predicibilità del clima superficiale. Il protocollo si basa su una serie di previsioni di ensemble controllate, focalizzate su tre eventi recenti di perturbazione stratosferica (presumibilmente SSW o eventi simili), selezionati per il loro potenziale impatto sul clima superficiale. SNAPSI si propone di raggiungere quattro obiettivi scientifici principali:

  1. Quantificare l’impatto delle previsioni stratosferiche migliorate sull’abilità predittiva superficiale. Questo obiettivo mira a valutare in che misura una rappresentazione più accurata delle condizioni stratosferiche nei modelli numerici possa migliorare la precisione delle previsioni meteorologiche a livello del suolo, come temperature, precipitazioni e regimi di pressione.
  2. Attribuire eventi estremi alla variabilità stratosferica. Alcuni eventi meteorologici estremi, come ondate di freddo o tempeste intense, possono essere collegati a perturbazioni stratosferiche. SNAPSI cerca di identificare e quantificare queste connessioni, fornendo una base per migliorare la previsione di tali eventi.
  3. Valutare i meccanismi di influenza della stratosfera sulla troposfera nei modelli di previsione. Questo obiettivo si concentra sull’analisi dei processi fisici e dinamici, come la modulazione dell’Oscillazione Artica (AO) o dell’Oscillazione Nord Atlantica (NAO), che mediano l’impatto delle anomalie stratosferiche sulle condizioni troposferiche.
  4. Investigare i processi ondulatori che generano le anomalie stratosferiche. Gli SSW sono spesso innescati da intense fluttuazioni delle onde planetarie che si propagano dalla troposfera alla stratosfera. SNAPSI mira a studiare questi processi per comprendere meglio le cause delle perturbazioni stratosferiche e il loro potenziale predittivo.

Sebbene non sia l’obiettivo primario, il protocollo SNAPSI è progettato anche per esplorare l’accoppiamento tra la stratosfera tropicale e la troposfera, un’area di crescente interesse nella comunità scientifica. Questo accoppiamento può coinvolgere fenomeni come la Quasi-Biennial Oscillation (QBO), che influenza i pattern climatici globali. L’output richiesto dal progetto, che include dati dettagliati sulle previsioni e sui processi modellizzati, consentirà un’analisi comunitaria approfondita e basata sui processi, superando i limiti dei database di previsioni substagionali esistenti, come quelli del progetto S2S (Subseasonal to Seasonal Prediction Project). Tale analisi promuoverà una comprensione più completa delle interazioni stratosfera-troposfera e delle loro implicazioni per la previsione climatica.

Contesto Scientifico Aggiuntivo

Il progetto SNAPSI si inserisce in un contesto di ricerca più ampio sull’interazione tra stratosfera e troposfera, un tema centrale nella meteorologia dinamica e nella previsione climatica. Gli eventi di SSW, ad esempio, possono alterare significativamente i pattern meteorologici superficiali, portando a condizioni estreme come ondate di freddo in Europa o Nord America. Questi eventi sono guidati da complessi processi dinamici, tra cui la rottura delle onde planetarie nella stratosfera, che può indebolire o invertire il vortice polare. Il protocollo SNAPSI utilizza il concetto di “nudging” stratosferico, ovvero l’imposizione di condizioni stratosferiche osservate nei modelli per studiarne l’impatto sulle previsioni troposferiche. Questo approccio consente di isolare il contributo della stratosfera alla predicibilità superficiale, distinguendolo da altre fonti di variabilità.

Inoltre, SNAPSI si distingue per il suo approccio collaborativo e internazionale, coinvolgendo istituzioni di ricerca di alto livello in tutto il mondo, come il NOAA, l’ECMWF, e il National Center for Atmospheric Research (NCAR). L’integrazione di più modelli di previsione in un unico protocollo consente di confrontare le loro prestazioni e di identificare eventuali discrepanze o limitazioni nella rappresentazione dei processi stratosferici.

Conclusione

Il progetto SNAPSI rappresenta un passo avanti significativo nella ricerca sulla predicibilità climatica substagionale e stagionale, con un focus particolare sul ruolo delle perturbazioni stratosferiche. Attraverso un approccio sistematico e collaborativo, SNAPSI mira a colmare le lacune nella comprensione dei meccanismi di accoppiamento stratosfera-troposfera, migliorando così l’accuratezza delle previsioni meteorologiche e climatiche. I risultati di questo progetto avranno implicazioni sia per la ricerca scientifica che per le applicazioni operative, come la gestione dei rischi legati a eventi meteorologici estremi.

Introduzione

Gli improvvisi riscaldamenti stratosferici (Sudden Stratospheric Warmings, SSW) rappresentano fenomeni dinamici di straordinaria rilevanza nella variabilità dei vortici polari che si sviluppano annualmente durante l’inverno in entrambi gli emisferi (Scherhag, 1952; Baldwin et al., 2021). Questi eventi sono caratterizzati da un rapido aumento della temperatura stratosferica, spesso di decine di gradi Kelvin in pochi giorni, accompagnato da una significativa perturbazione o addirittura dal collasso del vortice polare stratosferico. Tali dinamiche hanno profonde ripercussioni sulla circolazione atmosferica, con effetti che si estendono dalla stratosfera alla troposfera e, in molti casi, fino alla superficie terrestre. In particolare, gli SSW sono noti per indurre spostamenti verso l’equatore dei getti troposferici guidati dalle correnti a getto (eddy-driven jets), con anomalie che possono persistere per diverse settimane o addirittura mesi (Kidston et al., 2015). Inoltre, questi eventi sono associati a un aumento della probabilità e dell’intensità di eventi meteorologici estremi ad alto impatto, come ondate di freddo, tempeste e precipitazioni intense (Domeisen e Butler, 2020). Di conseguenza, la capacità di prevedere e modellizzare accuratamente gli impatti superficiali degli SSW è diventata una priorità per i centri operativi meteorologici, che mirano a migliorare l’affidabilità delle previsioni a lungo termine su scale temporali sub-stagionali (da 2 a 4 settimane) e stagionali (da 1 a 3 mesi).

Negli ultimi anni, numerosi studi hanno analizzato il ruolo degli SSW, sia maggiori che minori, nel contesto del database Subseasonal-to-Seasonal Prediction (S2S) (Butler et al., 2019; Karpechko et al., 2018; Domeisen et al., 2020a, b; Rao et al., 2019, 2020a, b; Lee et al., 2019; Butler et al., 2020) e attraverso l’impiego di modelli numerici individuali (Kautz et al., 2020; Knight et al., 2020; Lim et al., 2021; Noguchi et al., 2020). Questi studi hanno confermato che i modelli operativi sono in grado, almeno in parte, di catturare gli impatti superficiali derivanti dalla variabilità stratosferica, evidenziando un miglioramento dell’abilità previsionale su scale sub-stagionali nelle settimane successive agli SSW, specialmente in regioni specifiche come l’Europa settentrionale e il Nord America. Tuttavia, le analisi basate sui database di previsioni sub-stagionali esistenti, come l’S2S, presentano alcune limitazioni significative. Tra queste vi sono la diversità delle date di inizializzazione delle previsioni, le differenti strategie di generazione degli ensemble, la disponibilità limitata di output dettagliati dai modelli e la variabilità nella capacità dei modelli stessi di rappresentare accuratamente la dinamica stratosferica. Inoltre, tali studi si basano prevalentemente su analisi correlative, il che rende complesso trarre conclusioni causali robuste. Gli studi condotti su modelli singoli, pur offrendo una comprensione più approfondita dei processi fisici coinvolti, mancano della robustezza che un confronto controllato tra più modelli potrebbe garantire. Pertanto, emerge la necessità di un approccio sistematico per valutare e confrontare i meccanismi di accoppiamento stratosfera-troposfera tra diversi modelli operativi, al fine di sfruttare al massimo il potenziale di miglioramento dell’abilità previsionale su scale temporali di settimane o mesi.

L’obiettivo del presente articolo è proporre e descrivere in dettaglio un protocollo sperimentale comune, denominato SNAPSI (Stratospheric Nudging for Analysis of Predictability and Surface Impacts), progettato per isolare e quantificare l’influenza della variabilità stratosferica sul tempo superficiale nei modelli di previsione sub-stagionale e stagionale. Questo protocollo mira a fornire una base standardizzata che consenta ai centri operativi di condurre esperimenti numerici comparabili, aumentando il valore scientifico collettivo dei risultati. La metodologia si basa principalmente su una tecnica di nudging zonale simmetrico, già utilizzata con successo per studiare le influenze stratosferiche sulla circolazione troposferica in entrambi gli emisferi (Simpson et al., 2011; Hitchcock e Simpson, 2014; Zhang et al., 2018; Jiménez-Esteve e Domeisen, 2020). Questa tecnica prevede il confronto tra due ensemble di hindcast: uno in cui la stratosfera è vincolata a seguire l’evoluzione osservata (ad esempio, tramite dati di rianalisi) e un altro in cui la circolazione stratosferica è forzata a seguire una climatologia di riferimento. Tale approccio consente di isolare gli impatti troposferici e superficiali delle anomalie stratosferiche, eliminando le incertezze legate alle differenze nell’abilità previsionale della stratosfera tra i vari modelli.

Il protocollo SNAPSI richiede un insieme di output più completo rispetto a quello tipicamente disponibile nei database di previsioni sub-stagionali, includendo variabili chiave per analizzare sia i processi di accoppiamento stratosfera-troposfera sia gli impatti superficiali. Ad esempio, saranno richieste variabili come la velocità del vento zonale, la temperatura stratosferica, i flussi di calore meridionali e le anomalie di pressione superficiale, che consentono di esaminare in dettaglio i meccanismi fisici coinvolti, come la propagazione delle onde planetarie e l’interazione tra stratosfera e troposfera. Rispetto ai precedenti confronti tra previsioni operative, gli esperimenti descritti in questo protocollo rappresentano un significativo passo avanti, poiché consentono indagini più approfondite dei processi di accoppiamento e rimuovono l’influenza confondente delle differenze nell’abilità previsionale stratosferica tra i modelli.

La tecnica di nudging zonale simmetrico si distingue da altri approcci di nudging (Jia et al., 2017; Kautz et al., 2020; Knight et al., 2020) per la sua capacità di imporre anomalie di circolazione stratosferica attraverso un termine di rilassamento lineare applicato esclusivamente alla componente zonale simmetrica della stratosfera. Questo approccio permette alle onde planetarie, che svolgono un ruolo cruciale nell’accoppiamento stratosfera-troposfera, di variare in modo dinamicamente coerente attraverso la tropopausa, evitando artefatti significativi, come dimostrato sia teoricamente (Hitchcock e Haynes, 2014) che praticamente (Hitchcock e Simpson, 2014). Questi ultimi studi hanno anche evidenziato che gran parte della risposta superficiale agli SSW può essere riprodotta nudging esclusivamente lo stato medio zonale. Tuttavia, per esplorare eventuali contributi delle asimmetrie zonali nella stratosfera, il protocollo include anche esperimenti secondari in cui l’intero stato stratosferico è soggetto a nudging. Questi esperimenti, pur considerati di priorità inferiore, consentiranno di valutare l’importanza relativa delle componenti zonali e non zonali nella modulazione degli impatti superficiali.

In sintesi, il protocollo SNAPSI rappresenta un framework innovativo e standardizzato per migliorare la comprensione dei meccanismi di accoppiamento stratosfera-troposfera e per ottimizzare l’abilità previsionale dei modelli su scale sub-stagionali e stagionali. Attraverso l’adozione di questo protocollo da parte di più centri operativi, sarà possibile ottenere un confronto diretto e robusto dei risultati, contribuendo a una maggiore comprensione delle dinamiche atmosferiche e al miglioramento delle previsioni meteorologiche a lungo termine.Il protocollo descritto è progettato per essere sufficientemente flessibile da poter essere applicato a qualsiasi evento stratosferico di interesse, consentendo un’analisi sistematica delle influenze stratosferiche sulla circolazione troposferica e sugli impatti superficiali. Tuttavia, per garantire una valutazione iniziale coerente e comparabile, si propone di concentrare l’applicazione iniziale del protocollo su tre eventi stratosferici significativi e recenti: i riscaldamenti stratosferici boreali avvenuti a febbraio 2018 e gennaio 2019 nell’emisfero settentrionale, e il riscaldamento stratosferico australe verificatosi a settembre 2019 nell’emisfero meridionale. Questi eventi sono stati selezionati per la loro rilevanza scientifica, poiché ciascuno è stato seguito da anomalie meteorologiche superficiali significative, come ondate di freddo, tempeste o variazioni nei regimi di precipitazione, che studi preliminari hanno collegato, almeno in parte, alla dinamica stratosferica. L’analisi di questi casi specifici consentirà di testare l’efficacia del protocollo nel catturare i meccanismi di accoppiamento stratosfera-troposfera e di valutare la loro influenza sulle condizioni meteorologiche di superficie.

Il progetto è coordinato dal gruppo di lavoro Stratospheric Network for the Assessment of Predictability (SNAP), un’iniziativa congiunta che riunisce il progetto Stratosphere-troposphere Processes and their Role in Climate (SPARC) del World Climate Research Programme (WCRP) e il progetto Subseasonal-to-Seasonal Prediction (S2S), supportato sia dal WCRP che dal World Weather Research Programme (WWRP). L’obiettivo principale del gruppo SNAP è migliorare la comprensione della prevedibilità atmosferica su scale temporali sub-stagionali e stagionali, con particolare attenzione al ruolo della stratosfera come modulatore della variabilità troposferica. La collaborazione tra queste istituzioni internazionali garantisce un approccio integrato e multidisciplinare, coinvolgendo esperti di dinamica atmosferica, modellistica numerica e previsione meteorologica.

Questo articolo delinea il design sperimentale complessivo del progetto, con particolare enfasi sui dettagli tecnici dell’approccio di nudging utilizzato per isolare gli effetti stratosferici. La tecnica di nudging consente di vincolare la circolazione stratosferica a stati di riferimento specifici, come quelli derivati da dati osservativi o climatologici, permettendo di separare l’influenza delle anomalie stratosferiche sugli strati inferiori dell’atmosfera. I dati generati dagli esperimenti saranno resi disponibili alla comunità scientifica attraverso il Centre for Environmental Data Analysis (CEDA), un’infrastruttura dedicata alla gestione e alla condivisione di dati ambientali. Questo repository pubblico offrirà ai ricercatori un’importante risorsa per esplorare in profondità i processi di accoppiamento stratosfera-troposfera, favorendo studi comparativi e analisi di lungo termine.

Sebbene l’obiettivo primario del progetto sia l’analisi degli impatti stratosferici, i casi di studio selezionati coprono periodi caratterizzati da condizioni atmosferiche di particolare interesse. In particolare, gli eventi si verificano in presenza di diverse fasi dell’oscillazione quasi-biennale (QBO), un ciclo di inversione dei venti stratosferici equatoriali che influenza la dinamica globale dell’atmosfera, e durante episodi di grande ampiezza dell’oscillazione Madden-Julian (MJO), un pattern di variabilità tropicale che modula la convezione e le teleconnessioni atmosferiche. Queste condizioni offrono un’opportunità unica per valutare l’interazione tra la variabilità stratosferica e altri fenomeni atmosferici su scala globale. Di conseguenza, i risultati degli esperimenti saranno rilevanti non solo per il gruppo SNAP, ma anche per altri progetti affiliati a SPARC e S2S, come il gruppo S2S MJO and Teleconnections, l’iniziativa QBO (QBOi) e il progetto Stratospheric And Tropospheric Influences On Tropical Convective Systems (SATIO-TCS). Questi gruppi potranno sfruttare i dati prodotti per analizzare l’influenza combinata di QBO, MJO e SSW su fenomeni come la convezione tropicale, le teleconnessioni globali e la prevedibilità delle condizioni meteorologiche estreme.

La struttura dell’articolo è organizzata per fornire una descrizione chiara e dettagliata del progetto. La sezione successiva presenta quattro obiettivi specifici che gli esperimenti proposti intendono raggiungere, tra cui l’identificazione dei meccanismi di accoppiamento, la quantificazione degli impatti superficiali e il miglioramento della prevedibilità sub-stagionale. La sezione seguente descrive il protocollo sperimentale generale, che può essere adattato a qualsiasi evento stratosferico, e approfondisce i dettagli tecnici del nudging, inclusi gli stati di riferimento utilizzati per gli esperimenti vincolati. Vengono inoltre discussi i vantaggi e i limiti delle diverse varianti di nudging, come il nudging zonale simmetrico rispetto al nudging completo dello stato stratosferico, evidenziando come queste scelte influenzino la rappresentazione delle dinamiche atmosferiche. Successivamente, una sezione dedicata fornisce un’analisi approfondita dei tre eventi stratosferici selezionati, descrivendone le caratteristiche dinamiche e gli impatti osservati. Un’ulteriore sezione specifica l’insieme di variabili modellistiche richieste come output delle previsioni, che includono parametri come la velocità del vento, la temperatura e i flussi di calore, essenziali per analizzare i processi di accoppiamento e gli effetti superficiali. Infine, l’articolo si conclude con un elenco dei modelli numerici partecipanti al progetto e una breve prospettiva sulle implicazioni future di questa iniziativa, sottolineando il potenziale per migliorare le previsioni meteorologiche e la comprensione delle dinamiche atmosferiche globali.

2 Panoramica e motivazioni

Il design sperimentale fondamentale del protocollo SNAPSI si concentra sull’evoluzione temporale di eventi stratosferici specifici di interesse, impiegando una serie di ensemble di previsioni che consentono di isolare e quantificare l’influenza della stratosfera sulla troposfera e sulla superficie terrestre. Questi ensemble sono strutturati per fornire un confronto controllato tra scenari liberi e vincolati, permettendo di separare gli effetti delle anomalie stratosferiche dalla variabilità intrinseca del sistema atmosferico. Di seguito sono descritti i principali insiemi di ensemble proposti:

  • Free: Si tratta di un ensemble di previsioni standard in cui l’atmosfera evolve in modo completamente libero dopo l’inizializzazione, senza alcun vincolo esterno. Questo approccio riflette le previsioni operative convenzionali, dove il modello numerico integra le equazioni governanti dell’atmosfera basandosi unicamente sulle condizioni iniziali. Il metodo di inizializzazione, che può includere tecniche come l’analisi ciclica o l’assimilazione di dati osservativi, e la generazione dei membri dell’ensemble, ad esempio attraverso perturbazioni stocastiche o variazioni nelle parametrizzazioni fisiche, non sono rigidamente specificati. Tale flessibilità permette ai gruppi di modellistica partecipanti di adattare l’ensemble alle loro pratiche operative standard, garantendo una rappresentatività realistica delle capacità modellistiche attuali.
  • Nudged: Questo ensemble introduce un vincolo dinamico attraverso la tecnica di nudging, dove lo stato stratosferico zonale simmetrico è forzato globalmente a seguire l’evoluzione temporale osservata dell’evento stratosferico specifico. Il nudging opera come un termine di rilassamento lineare che guida gradualmente il modello verso lo stato target, preservando la coerenza dinamica interna. Questo approccio è particolarmente utile per imporre anomalie stratosferiche reali, come quelle associate a sudden stratospheric warmings (SSW), permettendo di studiare come queste si propaghino verso la troposfera attraverso meccanismi come la riflessione o l’assorbimento di onde planetarie.
  • Control: Analogamente all’ensemble nudged, questo è un ensemble di controllo in cui lo stato stratosferico zonale simmetrico è vincolato a seguire uno stato climatologico in evoluzione temporale. Lo scopo è fornire un baseline neutro, privo di anomalie specifiche, contro il quale confrontare gli effetti delle perturbazioni stratosferiche. Confrontando gli ensemble nudged e control, è possibile isolare gli impatti causali delle anomalie stratosferiche, eliminando bias derivanti da errori di modellizzazione o variabilità non correlata.

Come evidenziato nella Sezione 1, gli ensemble free, nudged e control zonale simmetrici rappresentano la priorità più elevata del protocollo, in quanto offrono un equilibrio ottimale tra semplicità implementativa e fedeltà scientifica. Tuttavia, è riconosciuto che l’implementazione del nudging zonale simmetrico può presentare sfide tecniche in modelli numerici con griglie non allineate lungo paralleli latitudinali fissi, come quelle basate su coordinate curvilinee o icosaedriche. Per ovviare a tali limitazioni e fornire opzioni alternative, sono richiesti due ulteriori ensemble a priorità secondaria:

  • Nudged-full: In questo ensemble, l’intero stato stratosferico, inclusi i componenti zonali asimmetrici come le onde stazionarie o transitorie, è vincolato globalmente all’evoluzione temporale osservata dell’evento stratosferico. Questo approccio più completo cattura potenziali contributi delle asimmetrie zonali, che potrebbero influenzare la propagazione delle onde Rossby o le teleconnessioni regionali, sebbene a costo di una maggiore rigidità dinamica.
  • Control-full: Similmente, questo ensemble di controllo vincola l’intero stato stratosferico a uno stato climatologico in evoluzione temporale, inclusi gli aspetti asimmetrici. Fornisce un controparte per l’ensemble nudged-full, permettendo di valutare l’importanza relativa delle componenti zonali e non zonali nella modulazione troposferica.

Gli stati di riferimento per tutti gli ensemble nudged e control sono derivati dai dati di rianalisi ERA5 (Hersbach et al., 2020), un dataset globale ad alta risoluzione prodotto dall’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF). Questi stati sono calcolati sui livelli nativi del modello, che coincidono con superfici isobariche nei livelli stratosferici dove il nudging è applicato, garantendo una compatibilità diretta con la struttura verticale del modello. I dettagli sulla computazione dello stato climatologico, che tipicamente coinvolge medie multi-annuali filtrate per rimuovere variabilità interannuale, sono forniti nella sezione Metodi successiva.

Il protocollo prevede integrazioni di previsioni con una durata di 45 giorni, un periodo sufficientemente lungo da catturare la persistenza degli effetti stratosferici sulla troposfera, che spesso si estendono oltre le scale sub-stagionali. La dimensione dell’ensemble è raccomandata tra 50 e 100 membri, un range ottimizzato per fornire una stima robusta della variabilità interna e per discriminare segnali significativi dal rumore stocastico. Per ciascuno dei tre casi di studio selezionati, sono proposte due date di inizializzazione specifiche per ogni tipo di integrazione; queste date sono scelte in base al contesto dinamico degli eventi target, come descritto nella Sezione 3, per massimizzare la rilevanza scientifica.

Un aspetto critico da considerare è che l’impatto della stratosfera sulla troposfera può essere mascherato o amplificato da variabilità dinamica indipendente all’interno della troposfera, come oscillazioni intrinseche o teleconnessioni tropicali. Pertanto, la decisione di privilegiare una maggiore dimensione dell’ensemble rispetto a un numero elevato di date di inizializzazione è motivata dalla necessità di ottenere confronti statisticamente robusti e dinamicamente significativi tra i modelli partecipanti, permettendo di quantificare l’incertezza associata a ciascun evento specifico.

Le motivazioni centrali per questi esperimenti di previsione sono quattro, e saranno illustrate nelle sottosezioni successive. Queste includono l’identificazione dei meccanismi di accoppiamento, la valutazione della prevedibilità sub-stagionale, l’analisi degli impatti superficiali e il confronto multi-modello. Inoltre, si prevede che gli esperimenti forniscano insight preziosi sull’accoppiamento tra la stratosfera tropicale e la troposfera, esplorando interazioni con fenomeni come l’oscillazione quasi-biennale (QBO) o l’oscillazione Madden-Julian (MJO). Tali motivazioni secondarie saranno discusse in dettaglio dopo i quattro obiettivi principali, evidenziando il potenziale interdisciplinare del protocollo SNAPSI.

2.1 Quantificare il contributo stratosferico alla prevedibilità superficiale

L’applicazione della tecnica di nudging all’interno dell’ensemble nudged consente di vincolare la circolazione stratosferica alle osservazioni reali, generando una previsione “perfetta” dello stato medio zonale della stratosfera. Questo approccio, che impone un rilassamento lineare verso i dati derivati da rianalisi come ERA5, elimina le incertezze associate alla modellizzazione intrinseca della stratosfera, permettendo di isolare il suo ruolo nella dinamica atmosferica inferiore. Confrontando l’abilità previsionale di questo ensemble con quella dell’ensemble di controllo – che rappresenta una previsione stratosferica “climatologica” basata su medie storiche – e con l’ensemble libero, dove il modello evolve senza vincoli esterni, è possibile quantificare in modo preciso il contributo incrementale di una rappresentazione accurata della stratosfera alla prevedibilità complessiva. Tali esperimenti, condotti in un framework multi-modello, offrono una valutazione robusta del potenziale miglioramento dell’abilità previsionale associato a una migliore simulazione dello stato stratosferico, fornendo al contempo un’analisi aggiornata delle performance attuali dei vari modelli operativi. Questo è particolarmente rilevante in contesti sub-stagionali, dove la stratosfera può fungere da “ponte” per estendere l’orizzonte previsionale oltre le tipiche scale sinottiche.

Numerosi studi hanno evidenziato che la risposta superficiale media, derivata da compositi di molteplici eventi di riscaldamento stratosferico improvviso (SSW), non si manifesta uniformemente in ogni singolo episodio, rivelando una significativa variabilità inter-evento. Questa eterogeneità solleva interrogativi cruciali sulla prevedibilità di tali diversità su scale temporali sub-stagionali e stagionali (S2S), ovvero da 2 settimane a diversi mesi. Ad esempio, ricerche recenti hanno dimostrato che lo spostamento equatoriale del getto del Nord Atlantico successivo a un SSW può essere modulato dallo stato dell’oscillazione Madden-Julian (MJO), un pattern di variabilità tropicale che influenza la convezione e le teleconnessioni atmosferiche globali. Tale modulazione, se identificata in anticipo, potrebbe amplificare la prevedibilità delle anomalie troposferiche, come ondate di freddo o cambiamenti nei regimi di precipitazione in Europa e Nord America. Un ulteriore esempio è tratto dallo studio di Dai e Hitchcock (2021), che sottolinea come la risposta nel Pacifico settentrionale post-SSW sia fortemente influenzata dalle anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) presenti al momento dell’insorgenza dell’evento stratosferico, potenzialmente legate a fenomeni come El Niño-Southern Oscillation (ENSO). Integrando questi insight, la serie di esperimenti proposti nel protocollo SNAPSI permette una valutazione dettagliata caso per caso della prevedibilità S2S originata dallo stato stratosferico, incorporando molteplici casi di studio per catturare una gamma ampia di configurazioni dinamiche.

Per arricchire questa analisi, è utile considerare evidenze da ricerche recenti. Ad esempio, uno studio pubblicato nel 2024 (Distinct tropospheric anomalies during sudden stratospheric warmings following strong- and weak-upward wave forcing) ha identificato differenze marcate nelle evoluzioni della circolazione troposferica durante SSW associati a forcing ondulatorio forte o debole, suggerendo che la forza del flusso di calore meridionale possa predire la persistenza degli impatti superficiali. Analogamente, ricerche sul SSW del gennaio 2021 (Limited surface impacts of the January 2021 sudden stratospheric warming) hanno rivelato impatti superficiali limitati, attribuibili a una scarsa riflessione delle onde planetarie, evidenziando come non tutti gli SSW producano effetti significativi sulla troposfera. Più recentemente, analisi sul inverno 2023/24 (The impact of tropospheric blockings on duration of the sudden stratospheric warming events) hanno esplorato il ruolo dei blocchi troposferici nella durata degli SSW multipli, indicando interazioni bidirezionali che influenzano la prevedibilità. Inoltre, studi sul SSW di marzo 2025 (The Stratospheric Sudden Warming of March 2025 Abruptly Ended the NH Stratospheric Polar Vortex) hanno documentato un’interruzione drastica del vortice polare, con ripercussioni sulla circolazione troposferica, fornendo un caso studio contemporaneo per testare il protocollo. Questi esempi sottolineano l’importanza di un approccio ensemble-based per discriminare segnali prevedibili dal rumore stocastico, migliorando la comprensione dei meccanismi di accoppiamento stratosfera-troposfera e ottimizzando le strategie di previsione operativa.

In sintesi, quantificare il contributo stratosferico alla prevedibilità superficiale non solo rafforza le basi teoriche della meteorologia dinamica, ma ha anche implicazioni pratiche per la mitigazione di eventi estremi, come dimostrato da studi che collegano gli SSW a incrementi di ozono troposferico (Impact of Sudden Stratospheric Warmings on the Neutral and Ionized Atmosphere) o a perturbazioni nella circolazione globale. Attraverso il protocollo SNAPSI, questi esperimenti rappresentano un passo avanti verso una previsione più integrata e affidabile dell’atmosfera terrestre.

2.2 Attribuire eventi estremi alla variabilità stratosferica

Il protocollo proposto non solo consentirà di valutare in modo sistematico il ruolo della stratosfera negli eventi estremi, ma fornirà anche un framework robusto per attribuire formalmente il contributo della stratosfera a un evento meteorologico o climatico di particolare interesse, come discusso in studi recenti (Domeisen e Butler, 2020). Questo approccio si basa sull’analisi di come le dinamiche stratosferiche, in particolare i fenomeni di riscaldamento improvviso stratosferico (conosciuti come SSW, dall’inglese Sudden Stratospheric Warmings), influenzino le condizioni troposferiche, portando a estremi che altrimenti potrebbero essere meno probabili. Negli ultimi anni, numerosi eventi estremi sono stati collegati a questi SSW: ad esempio, ondate di freddo intense nell’emisfero settentrionale, come quelle osservate in Europa e Nord America, dove l’indebolimento del vortice polare stratosferico favorisce l’intrusione di aria artica verso latitudini più basse (Kolstad et al., 2010; Afargan-Gerstman et al., 2020; Huang et al., 2021; Charlton-Perez et al., 2021). Allo stesso modo, in regioni come l’Australia, sono stati documentati estremi di calore e siccità associati a perturbazioni stratosferiche, che alterano i pattern di circolazione atmosferica e intensificano le ondate di caldo estivo (Lim et al., 2019). Questi collegamenti non sono casuali, ma derivano da meccanismi fisici ben studiati, come la propagazione verso il basso delle anomalie stratosferiche che influenzano la troposfera attraverso cambiamenti nella stabilità atmosferica e nei flussi di calore.

Questo obiettivo si integra perfettamente con il campo emergente dell’attribuzione climatica, una sotto-disciplina in rapida espansione che mira a quantificare quanto specifici estremi siano influenzati dal cambiamento climatico antropogenico o da variabilità naturale interna al sistema climatico (National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, 2016). L’attribuzione non si limita a identificare correlazioni superficiali, ma utilizza metodi statistici avanzati per distinguere il segnale stratosferico dal rumore di fondo della variabilità atmosferica, considerando fattori come la stagionalità, le oscillazioni oceaniche (ad esempio El Niño-Southern Oscillation) e le forzanti esterne come le emissioni di gas serra. In questo contesto, l’analisi stratosferica aggiunge un livello di complessità, rivelando come la stratosfera agisca da “ponte” tra processi ad alta quota e impatti superficiali, amplificando o attenuando estremi che potrebbero altrimenti passare inosservati.

Prendiamo in considerazione un evento estremo specifico, denominato A, che si sospetta sia stato influenzato da un SSW particolare: un esempio classico è l’ondata di freddo (nota come Cold Air Outbreak, o CAO) che ha colpito l’Europa a seguito del riscaldamento improvviso stratosferico avvenuto nel febbraio 2018. Questo evento ha causato temperature eccezionalmente basse, con impatti su agricoltura, trasporti e salute pubblica, e ha evidenziato come un disturbo stratosferico possa propagarsi verso il basso in poche settimane. La probabilità di base che un tale evento si verifichi, indicata come probabilità zero, può essere stimata osservando la frequenza storica di eventi simili nei dati climatologici osservati, oppure utilizzando un insieme di previsioni generate da modelli substagionali che catturino la variabilità naturale del sistema climatico, o ancora combinando entrambi gli approcci per una stima più robusta (Sippel et al., 2015). Questi modelli, come quelli utilizzati nei centri operativi di previsione meteorologica, simulano migliaia di scenari possibili per quantificare la rarità dell’evento in un clima “normale”.

Utilizzando un ensemble di simulazioni in cui la stratosfera è artificialmente forzata (nudged) verso uno stato indebolito, simile a quello osservato durante un SSW, è possibile calcolare una probabilità alternativa, indicata come probabilità uno, che rappresenta la frequenza dell’evento estremo in presenza di un vortice polare stratosferico perturbato. Confrontando questa probabilità con quella di base, si ottiene una misura del rischio relativo: se questo valore è maggiore di uno, significa che lo stato indebolito della stratosfera aumenta il rischio di occorrenza dell’evento estremo, come un’ondata di freddo; al contrario, un valore inferiore a uno indicherebbe una riduzione del rischio. Questo approccio permette di isolare l’effetto stratosferico da altri fattori, fornendo evidenze quantitative su come la stratosfera moduli la probabilità di estremi. Inoltre, è possibile confrontare questi risultati con uno scenario controfattuale, in cui si simula cosa sarebbe accaduto se l’SSW non si fosse verificato, calcolando una probabilità di base modificata dall’ensemble di controllo. Questo consente di esplorare concetti di causalità, distinguendo tra cause necessarie (senza le quali l’evento non si sarebbe verificato) e sufficienti (che da sole bastano a innescare l’evento), come proposto in framework probabilistici avanzati (Hannart et al., 2016). In questo contesto, il rischio relativo emerge come la metrica più adatta, specialmente quando i dati non seguono distribuzioni gaussiane standard, comuni nei fenomeni atmosferici estremi caratterizzati da code pesanti e asimmetrie (Christiansen, 2015).

Per illustrare questo concetto con un esempio concreto, consideriamo gli indici mensili medi dell’Oscillazione Nord Atlantica (NAO), un pattern di pressione atmosferica che influenza il clima europeo e nordamericano (tratti da Hitchcock e Simpson, 2014). La NAO negativa è associata a inverni più freddi e umidi in Europa, con blocchi anticiclonici che favoriscono l’afflusso di aria fredda dall’Artico. Analisi storiche mostrano che la probabilità di uno stato NAO mensile fortemente negativo è significativamente più elevata nei periodi immediatamente successivi a un SSW rispetto a uno scenario controfattuale in cui la stratosfera rimane vicina al suo stato climatologico medio, senza perturbazioni estreme. Questo risultato si è dimostrato robusto anche quando si forza lo stato zonale medio della stratosfera verso diversi eventi di riferimento estratti da simulazioni libere del modello, confermando che l’effetto non dipende da un singolo caso ma riflette una dinamica sistematica.

Tuttavia, interpretare il rischio relativo in un contesto di previsioni operative diventa più complesso, poiché la probabilità di un evento estremo dipende fortemente dalle condizioni iniziali al momento dell’inizializzazione del modello. Man mano che la data di inizio della previsione si avvicina all’evento reale, gli ensemble di simulazioni tendono a prevederlo con maggiore accuratezza, grazie all’assimilazione di dati osservati più recenti che riducono l’incertezza. In pratica, questo solleva domande chiave: migliorare la rappresentazione dello stato stratosferico nelle previsioni può consentire di anticipare l’evento con maggiore affidabilità? O, al contrario, una degradazione intenzionale della stratosfera nelle simulazioni porterebbe a previsioni meno accurate? Entrambe le prospettive possono essere testate attraverso gli esperimenti proposti, che includono ensemble con diversi livelli di forcing stratosferico, permettendo di isolare l’impatto della stratosfera dal semplice effetto della riduzione del tempo di anticipo.

Un esempio illuminante deriva dalle previsioni mensili del modello NCEP CFSv2 (Saha et al., 2014), relative alle temperature di marzo 2018 in Europa, inizializzate in date diverse. Un SSW si è verificato il 12 febbraio 2018, causando un drastico indebolimento del vortice polare e influenzando il clima superficiale per settimane. Il modello non ha previsto con certezza questo SSW fino alle inizializzazioni comprese tra l’1 e il 10 febbraio, quando i dati osservati dell’evento imminente sono stati incorporati. Confrontando le previsioni inizializzate prima e dopo questa finestra, emerge un cambiamento netto nelle temperature superficiali previste per marzo in Europa: quelle che includono le informazioni sull’SSW si allineano meglio con le osservazioni reali, catturando l’anomalia fredda con maggiore precisione. Ma è questo miglioramento dovuto esclusivamente alla cattura dell’SSW nel sistema di previsione, o semplicemente alla diminuzione del tempo di anticipo? Gli esperimenti proposti, applicati a multiple inizializzazioni precedenti l’evento, chiarirebbero se una rappresentazione “perfetta” della stratosfera – ottenuta attraverso forcing o ensemble completi – in simulazioni partite da metà gennaio avrebbe permesso previsioni accurate a lead times più lunghi, superando le limitazioni dei modelli standard.

Un approccio analogo è stato esplorato da Kautz et al. (2020), che hanno distinto tra previsioni “probabilistiche” (che stimano le probabilità complessive) e “deterministiche” (che prevedono l’evento specifico). Utilizzando il modello ECMWF, hanno dimostrato che una previsione ideale delle anomalie stratosferiche all’inizio del 2018 avrebbe elevato le probabilità previste di freddo estremo in Europa dal 5% al 45%, evidenziando il ruolo cruciale della stratosfera nel migliorare l’affidabilità delle previsioni substagionali. Queste probabilità aumentano ulteriormente con inizializzazioni più vicine all’evento, grazie all’integrazione di dati osservati in tempo reale.

Grazie all’insieme comune e comparabile di simulazioni fornite da vari centri operativi in questo progetto, sarà possibile estendere questi insight ad altri eventi estremi, come ondate di calore, siccità o precipitazioni intense, e raffinare ulteriormente la metodologia. L’obiettivo è raggiungere una dimensione dell’ensemble sufficientemente ampia – tipicamente tra 50 e 100 membri – per studiare direttamente estremi ben definiti su scale spaziali grandi e persistenti nel tempo (ad esempio settimanali), come eventi di freddo o fasi NAO dominanti. Per fenomeni più variabili e “rumorosi”, come le precipitazioni locali, che sono influenzate da processi convettivi e orografici, potrebbe essere necessario integrare i dati modellistici con tecniche di statistica dei valori estremi, che modellano le distribuzioni delle code per stimare probabilità rare senza richiedere ensemble enormi (Sippel et al., 2015). Questo approccio multidisciplinare non solo arricchisce la comprensione scientifica dei meccanismi stratosferici, ma ha applicazioni pratiche in settori come la gestione del rischio climatico, la pianificazione agricola e la preparazione alle emergenze, contribuendo a una società più resiliente di fronte alla variabilità atmosferica.

2.2 Attribuire eventi estremi alla variabilità stratosferica

Il protocollo proposto non solo consente di valutare in modo sistematico il ruolo della stratosfera negli eventi estremi, ma fornisce anche un framework robusto e multidisciplinare per attribuire formalmente il contributo della stratosfera a un evento meteorologico o climatico di particolare interesse, come evidenziato in studi recenti che esplorano le interazioni tra stratosfera e troposfera (Domeisen e Butler, 2020). Questo approccio si basa su un’analisi approfondita di come le dinamiche stratosferiche, in particolare i fenomeni di riscaldamento improvviso stratosferico (conosciuti come SSW, dall’inglese Sudden Stratospheric Warmings), influenzino le condizioni troposferiche, portando a estremi che altrimenti potrebbero essere meno probabili o meno intensi. Negli ultimi anni, una vasta letteratura ha collegato numerosi eventi estremi a questi SSW: ad esempio, ondate di freddo intense nell’emisfero settentrionale, come quelle osservate in Europa e Nord America, dove l’indebolimento del vortice polare stratosferico favorisce l’intrusione di aria artica verso latitudini più basse, alterando i pattern di circolazione atmosferica su scala continentale (Kolstad et al., 2010; Afargan-Gerstman et al., 2020; Huang et al., 2021; Charlton-Perez et al., 2021). Allo stesso modo, in regioni come l’Australia, sono stati documentati estremi di calore e siccità associati a perturbazioni stratosferiche, che modificano i jet stream subtropicali e intensificano le ondate di caldo estivo attraverso meccanismi di teleconnessione atmosferica (Lim et al., 2019). Questi collegamenti non sono meramente correlativi, ma derivano da meccanismi fisici ben studiati, come la propagazione verso il basso delle anomalie stratosferiche – note come “downward coupling” – che influenzano la troposfera attraverso cambiamenti nella stabilità atmosferica, nei flussi di calore meridionali e nelle onde planetarie, amplificando la variabilità climatica su scale substagionali.

Questo obiettivo si integra perfettamente con il campo emergente dell’attribuzione climatica, una sotto-disciplina in rapida espansione che mira a quantificare quanto specifici estremi siano influenzati dal cambiamento climatico antropogenico o da variabilità naturale interna al sistema climatico, incorporando elementi di statistica bayesiana, modellistica numerica e analisi osservazionale (National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, 2016). L’attribuzione non si limita a identificare correlazioni superficiali, ma utilizza metodi statistici avanzati per distinguere il segnale stratosferico dal rumore di fondo della variabilità atmosferica, considerando fattori come la stagionalità, le oscillazioni oceaniche (ad esempio El Niño-Southern Oscillation o ENSO), le forzanti esterne come le emissioni di gas serra e aerosol vulcanici, e le interazioni con la criosfera. In questo contesto, l’analisi stratosferica aggiunge un livello di complessità multidimensionale, rivelando come la stratosfera agisca da “ponte” tra processi ad alta quota e impatti superficiali, amplificando o attenuando estremi che potrebbero altrimenti passare inosservati o essere attribuiti erroneamente solo a fattori troposferici.

Prendiamo in considerazione un evento estremo specifico, denominato A, che si sospetta sia stato influenzato da un SSW particolare: un esempio classico è l’ondata di freddo (nota come Cold Air Outbreak, o CAO) che ha colpito l’Europa a seguito del riscaldamento improvviso stratosferico avvenuto nel febbraio 2018. Questo evento ha causato temperature eccezionalmente basse, con impatti su agricoltura, trasporti, salute pubblica e infrastrutture energetiche, e ha evidenziato come un disturbo stratosferico possa propagarsi verso il basso in poche settimane, persistendo per mesi attraverso effetti a catena sulla circolazione atmosferica. La probabilità di base che un tale evento si verifichi può essere stimata osservando la frequenza storica di eventi simili nei dati climatologici osservati, derivati da reti di stazioni meteorologiche, satelliti e reanalisi come ERA5, oppure utilizzando un insieme di previsioni generate da modelli substagionali che catturino la variabilità naturale del sistema climatico, o ancora combinando entrambi gli approcci per una stima più robusta e meno soggetta a bias osservazionali (Sippel et al., 2015). Questi modelli, come quelli operativi dei centri meteorologici globali (ad esempio ECMWF o NCEP), simulano migliaia di scenari possibili per quantificare la rarità dell’evento in un clima “normale”, tenendo conto di fattori come la varianza interannuale e le tendenze di lungo periodo.

Utilizzando un ensemble di simulazioni in cui la stratosfera è artificialmente forzata (nudged) verso uno stato indebolito, simile a quello osservato durante un SSW, è possibile calcolare una probabilità alternativa che rappresenta la frequenza dell’evento estremo in presenza di un vortice polare stratosferico perturbato. Confrontando questa probabilità con quella di base, si ottiene una misura del rischio relativo: se questo valore è maggiore di uno, significa che lo stato indebolito della stratosfera aumenta il rischio di occorrenza dell’evento estremo, come un’ondata di freddo, attraverso meccanismi come l’aumento della frequenza di blocchi anticiclonici; al contrario, un valore inferiore a uno indicherebbe una riduzione del rischio, forse dovuta a una ridistribuzione delle anomalie termiche. Questo approccio permette di isolare l’effetto stratosferico da altri fattori, fornendo evidenze quantitative su come la stratosfera moduli la probabilità di estremi, e può essere esteso a sensibilità test per valutare l’impatto di cambiamenti climatici futuri. Inoltre, è possibile confrontare questi risultati con uno scenario controfattuale, in cui si simula cosa sarebbe accaduto se l’SSW non si fosse verificato, calcolando una probabilità di base modificata dall’ensemble di controllo. Questo consente di esplorare concetti di causalità, distinguendo tra cause necessarie (senza le quali l’evento non si sarebbe verificato) e sufficienti (che da sole bastano a innescare l’evento), come proposto in framework probabilistici avanzati che integrano elementi di teoria della decisione e statistica inferenziale (Hannart et al., 2016). In questo contesto, il rischio relativo emerge come la metrica più adatta, specialmente quando i dati non seguono distribuzioni gaussiane standard, comuni nei fenomeni atmosferici estremi caratterizzati da code pesanti, asimmetrie e dipendenze non lineari (Christiansen, 2015).

Per illustrare questo concetto con un esempio concreto, consideriamo gli indici mensili medi dell’Oscillazione Nord Atlantica (NAO), un pattern di pressione atmosferica che influenza il clima europeo e nordamericano attraverso variazioni nella forza e posizione del jet stream atlantico (tratti da Hitchcock e Simpson, 2014). La NAO negativa è associata a inverni più freddi e umidi in Europa, con blocchi anticiclonici che favoriscono l’afflusso di aria fredda dall’Artico e aumentano la probabilità di nevicate intense e gelate persistenti, mentre la fase positiva porta condizioni più miti e secche. Analisi storiche e modellistiche mostrano che la probabilità di uno stato NAO mensile fortemente negativo è significativamente più elevata nei periodi immediatamente successivi a un SSW rispetto a uno scenario controfattuale in cui la stratosfera rimane vicina al suo stato climatologico medio, senza perturbazioni estreme. Questo risultato si è dimostrato robusto anche quando si forza lo stato zonale medio della stratosfera verso diversi eventi di riferimento estratti da simulazioni libere del modello, confermando che l’effetto non dipende da un singolo caso ma riflette una dinamica sistematica legata alla propagazione delle onde Rossby e alla destabilizzazione del vortice polare.

La Figura 1 presenta un istogramma che mostra la distribuzione degli indici mensili medi dell’Oscillazione Nord Atlantica (NAO) per i mesi di gennaio, febbraio e marzo (JFM), derivati da un insieme di simulazioni forzate (nudged integrations) conformi al protocollo descritto. L’istogramma confronta tre scenari distinti: il caso di controllo (CTRL) e due configurazioni che rappresentano diversi tipi di riscaldamenti improvvisi stratosferici (SSW), etichettati come SSWs e SSWd. Sull’asse orizzontale è riportato il valore dell’indice NAO, che misura la differenza di pressione atmosferica tra l’Islanda e le Azzorre: valori negativi indicano una fase NAO negativa, associata a condizioni più fredde e umide in Europa, mentre valori positivi indicano una fase NAO positiva, legata a condizioni più miti e secche. Sull’asse verticale è indicata la percentuale di mesi in cui si osservano determinati valori dell’indice NAO, offrendo una visione della frequenza relativa di ciascun intervallo di indice. I tre scenari sono rappresentati da barre colorate: CTRL in blu, che rappresenta una condizione di riferimento in cui la componente simmetrica zonale della stratosfera è forzata verso la climatologia del modello, ovvero uno stato medio senza perturbazioni stratosferiche significative; SSWs in rosso, che simula l’evoluzione di un evento di split del vortice polare, un tipo di SSW in cui il vortice si divide in due lobi, forzando la stratosfera verso questa configurazione specifica derivata da una simulazione libera del modello; e SSWd in verde, che rappresenta un evento di spostamento del vortice polare, un altro tipo di SSW in cui il vortice si sposta dalla sua posizione usuale, anch’esso basato su una simulazione libera del modello. L’istogramma evidenzia una differenza significativa nella distribuzione degli indici NAO tra i tre scenari: nel caso CTRL, la distribuzione è più centrata attorno a valori vicini allo zero, riflettendo uno stato climatologico medio con una probabilità relativamente equilibrata di fasi NAO positive e negative; al contrario, sia SSWs che SSWd mostrano una marcata tendenza verso valori NAO negativi (inferiori a zero), con picchi pronunciati attorno a -2, suggerendo che, a seguito di un SSW (sia split che spostamento), la probabilità di una fase NAO negativa – e quindi di condizioni meteorologiche più fredde e perturbate in Europa – aumenta significativamente rispetto allo scenario di controllo. La figura, originariamente tratta da Hitchcock e Simpson (2014), dimostra che la forzatura stratosferica verso stati specifici legati agli SSW altera la dinamica troposferica, influenzando la probabilità di estremi climatici, e la robustezza di questi risultati è supportata dall’uso di configurazioni coerenti con il modello originale, rafforzando l’idea che la variabilità stratosferica giochi un ruolo cruciale nell’amplificare il rischio di eventi come ondate di freddo.

Tuttavia, interpretare il rischio relativo in un contesto di previsioni operative diventa più complesso, poiché la probabilità di un evento estremo dipende fortemente dalle condizioni iniziali al momento dell’inizializzazione del modello, inclusi dati da satelliti, radiosonde e osservazioni di superficie. Man mano che la data di inizio della previsione si avvicina all’evento reale, gli ensemble di simulazioni tendono a prevederlo con maggiore accuratezza, grazie all’assimilazione di dati osservati più recenti che riducono l’incertezza e migliorano la rappresentazione delle anomalie iniziali. In pratica, questo solleva domande chiave: migliorare la rappresentazione dello stato stratosferico nelle previsioni, ad esempio attraverso una migliore risoluzione verticale o assimilazione di dati stratosferici, può consentire di anticipare l’evento con maggiore affidabilità e a lead times più lunghi? O, al contrario, una degradazione intenzionale della stratosfera nelle simulazioni porterebbe a previsioni meno accurate, rivelando dipendenze critiche? Entrambe le prospettive possono essere testate attraverso gli esperimenti proposti, che includono ensemble con diversi livelli di forcing stratosferico, permettendo di isolare l’impatto della stratosfera dal semplice effetto della riduzione del tempo di anticipo e da altri bias modellistici.

Un esempio illuminante deriva dalle previsioni mensili del modello NCEP CFSv2 (Saha et al., 2014), relative alle temperature di marzo 2018 in Europa, inizializzate in date diverse. Un SSW si è verificato il 12 febbraio 2018, causando un drastico indebolimento del vortice polare e influenzando il clima superficiale per settimane attraverso cambiamenti nei pattern di pressione. Il modello non ha previsto con certezza questo SSW fino alle inizializzazioni comprese tra l’1 e il 10 febbraio, quando i dati osservati dell’evento imminente sono stati incorporati. Confrontando le previsioni inizializzate prima e dopo questa finestra, emerge un cambiamento netto nelle temperature superficiali previste per marzo in Europa: quelle che includono le informazioni sull’SSW si allineano meglio con le osservazioni reali, catturando l’anomalia fredda con maggiore precisione e riducendo errori sistematici. Ma è questo miglioramento dovuto esclusivamente alla cattura dell’SSW nel sistema di previsione, o semplicemente alla diminuzione del tempo di anticipo? Gli esperimenti proposti, applicati a multiple inizializzazioni precedenti l’evento, chiarirebbero se una rappresentazione “perfetta” della stratosfera – ottenuta attraverso forcing o ensemble completi – in simulazioni partite da metà gennaio avrebbe permesso previsioni accurate a lead times più lunghi, superando le limitazioni dei modelli standard e migliorando applicazioni come l’allerta precoce per rischi climatici.

Un approccio analogo è stato esplorato da Kautz et al. (2020), che hanno distinto tra previsioni “probabilistiche” (che stimano le probabilità complessive basate su distribuzioni ensemble) e “deterministiche” (che prevedono l’evento specifico con traiettorie individuali). Utilizzando il modello ECMWF, hanno dimostrato che una previsione ideale delle anomalie stratosferiche all’inizio del 2018 avrebbe elevato le probabilità previste di freddo estremo in Europa dal 5% al 45%, evidenziando il ruolo cruciale della stratosfera nel migliorare l’affidabilità delle previsioni substagionali e nel ridurre l’incertezza associata a fenomeni caotici. Queste probabilità aumentano ulteriormente con inizializzazioni più vicine all’evento, grazie all’integrazione di dati osservati in tempo reale e a tecniche di ensemble boosting.

Grazie all’insieme comune e comparabile di simulazioni fornite da vari centri operativi in questo progetto, sarà possibile estendere questi insight ad altri eventi estremi, come ondate di calore, siccità, precipitazioni intense o persino eventi ibridi influenzati da multiple teleconnessioni, e raffinare ulteriormente la metodologia attraverso validazioni incrociate e analisi di sensibilità. L’obiettivo è raggiungere una dimensione dell’ensemble sufficientemente ampia – tipicamente tra 50 e 100 membri – per studiare direttamente estremi ben definiti su scale spaziali grandi e persistenti nel tempo (ad esempio settimanali), come eventi di freddo o fasi NAO dominanti, catturando la variabilità interna e riducendo il campionamento noise. Per fenomeni più variabili e “rumorosi”, come le precipitazioni locali, che sono influenzate da processi convettivi, orografici e microfisici, potrebbe essere necessario integrare i dati modellistici con tecniche di statistica dei valori estremi, che modellano le distribuzioni delle code per stimare probabilità rare senza richiedere ensemble enormi, utilizzando approcci come la teoria dei valori estremi generalizzata (GEV) o processi di Poisson per eventi rari (Sippel et al., 2015). Questo approccio multidisciplinare non solo arricchisce la comprensione scientifica dei meccanismi stratosferici, ma ha applicazioni pratiche in settori come la gestione del rischio climatico, la pianificazione agricola, la preparazione alle emergenze e persino l’assicurazione contro catastrofi, contribuendo a una società più resiliente di fronte alla variabilità atmosferica e ai cambiamenti climatici in corso.

La Figura 2 illustra un confronto tra le anomalie di temperatura media mensile previste per marzo 2018 sulle aree terrestri dell’Europa e le anomalie osservate, basandosi su simulazioni del modello di previsione climatica NCEP CFSv2 (National Centers for Environmental Prediction Climate Forecast System version 2) e su dati di rianalisi derivati dal sistema NCEP/NCAR (National Center for Atmospheric Research). Queste anomalie rappresentano le deviazioni rispetto alla media climatica del periodo di riferimento 1981-2010, espresse in gradi Celsius, e sono visualizzate attraverso una scala cromatica che spazia dal blu scuro (anomalie negative, indicanti temperature significativamente più fredde della media) al rosso scuro (anomalie positive, indicanti temperature più calde della media), passando per tonalità intermedie come l’azzurro, il bianco (vicino alla media) e l’arancione. La figura è composta da sei pannelli disposti in una griglia di due righe, ciascuno raffigurante una mappa dell’Europa con contorni geografici approssimativi delle nazioni e delle regioni, focalizzata sulle superfici terrestri per escludere le aree oceaniche e concentrarsi sugli impatti continentali. Questo setup permette di esaminare come la precisione delle previsioni evolva in funzione della data di inizializzazione delle simulazioni, in un contesto dominato dall’influenza di un riscaldamento improvviso stratosferico (SSW) avvenuto il 12 febbraio 2018, un evento che ha destabilizzato il vortice polare stratosferico, favorendo la propagazione verso il basso di anomalie atmosferiche e culminando in un’ondata di freddo persistente sull’Europa.

Le previsioni mostrate derivano da un ensemble di 40 membri del modello CFSv2, con quattro membri inizializzati per ciascun intervallo di date specificato nei titoli dei pannelli. Il modello CFSv2 è un sistema di previsione stagionale e substagionale accoppiato atmosfera-oceano-terra-criosfera, sviluppato dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), che integra equazioni primitive dell’atmosfera risolte su una griglia globale con risoluzione orizzontale di circa 100 km e 64 livelli verticali, estendendosi fino alla stratosfera superiore. Esso incorpora processi fisici come la convezione cumulus, la radiazione solare e termica, la microfisica delle nubi e le interazioni con la superficie, utilizzando schemi di assimilazione dati (come il Gridpoint Statistical Interpolation) per incorporare osservazioni reali da satelliti, radiosonde, stazioni meteorologiche e boe oceaniche. L’ensemble approach genera multiple realizzazioni perturbando leggermente le condizioni iniziali e i parametri fisici, per catturare l’incertezza intrinseca del sistema caotico atmosferico e fornire stime probabilistiche delle previsioni. In questo caso, l’attenzione è rivolta alle anomalie di temperatura a 2 metri di altezza, un livello standard per le misurazioni superficiali, che riflettono gli impatti diretti sul clima umano, sull’agricoltura e sugli ecosistemi.

I primi tre pannelli superiori rappresentano previsioni inizializzate in gennaio e inizio febbraio, prima o durante le fasi iniziali dell’SSW:

  • Il pannello “Inizializzate 12-21 gennaio” mostra un pattern dominante di anomalie positive (tonalità arancioni e rosse intense) sull’Europa orientale e centrale, inclusa la Russia europea, la Polonia e la Germania, suggerendo temperature superiori alla media di 2-4°C in queste regioni. Aree più fredde (blu chiaro) sono limitate alla Scandinavia settentrionale e alle isole britanniche, ma complessivamente la mappa indica un outlook invernale mite, che non anticipa l’impatto dell’SSW. Questa discrepanza deriva dal fatto che, a lead times lunghi (circa 6-7 settimane), il modello non ha ancora assimilato segnali precursori dell’SSW, come le onde planetarie ascendenti che destabilizzano la stratosfera, risultando in una sottostima della propagazione downward coupling.
  • Il pannello “Inizializzate 22-31 gennaio” presenta un’evoluzione simile, con anomalie positive persistenti (rosse) su gran parte del continente, ma con una leggera intensificazione nelle regioni baltiche e una estensione verso sud, inclusa l’Italia settentrionale. Qui, il modello inizia a mostrare una maggiore variabilità, ma rimane ancorato a uno scenario di riscaldamento, ignorando l’imminente indebolimento del vortice polare, che in realtà ha favorito l’afflusso di aria artica attraverso un pattern di bloccaggio scandinavo.
  • Il pannello “Inizializzate 1-10 febbraio” segna una transizione: emergono anomalie negative (blu) nell’Europa nord-orientale, come la Finlandia e la Russia settentrionale, con deviazioni di -2 a -4°C, mentre il sud e l’ovest (ad esempio Spagna e Francia) mantengono anomalie positive (arancioni). Questo cambiamento riflette l’assimilazione parziale dei dati iniziali che catturano l’inizio dell’SSW, migliorando la rappresentazione delle anomalie stratosferiche, ma con una fedeltà limitata a causa della sensibilità del modello alle inizializzazioni stratosferiche.

I pannelli inferiori, inizializzati dopo l’SSW, mostrano un allineamento progressivo con le osservazioni:

  • Il pannello “Inizializzate 9-18 febbraio” evidenzia un drastico spostamento verso anomalie negative (blu intenso) su vasta scala, coprendo l’Europa centrale e orientale con deviazioni fino a -4°C, mentre aree meridionali come i Balcani e la Grecia mostrano anomalie positive residue (rosse). Questo pattern cattura l’effetto dell’SSW, che ha causato un ribaltamento della circolazione atmosferica, con un’alta pressione sull’Atlantico settentrionale e bassa pressione sull’Europa, favorendo l’intrusione di masse d’aria fredda polare.
  • Il pannello “Inizializzate 19-28 febbraio” raffina ulteriormente questa rappresentazione, con anomalie negative dominanti (blu scuro) su gran parte del continente, inclusa l’Europa occidentale, e anomalie positive concentrate nel sud-est (rosso intorno al Mar Nero). A lead times brevi (circa 2-3 settimane), il modello beneficia di una migliore assimilazione dei dati post-SSW, riducendo errori sistematici come il bias caldo tipico dei modelli substagionali.
  • Il pannello finale “Anomalie osservate di marzo” fornisce il benchmark reale, basato sulla rianalisi NCEP/NCAR, che integra osservazioni globali in un framework consistente. Esso mostra anomalie negative pronunciate (blu scuro, -2 a -4°C) nell’Europa nord-orientale e centrale, con un gradiente verso anomalie positive (rosse, +2 a +4°C) nel sud-est, riflettendo l’impatto osservato dell’SSW: un’ondata di freddo nota come “Beast from the East”, che ha causato nevicate record, interruzioni dei trasporti e stress termico sugli ecosistemi.

Nel complesso, la figura dimostra empiricamente come l’inclusione tempestiva delle informazioni stratosferiche migliori l’accuratezza delle previsioni substagionali. Le inizializzazioni pre-SSW producono errori positivi (sovrastima del calore), mentre quelle post-evento convergono verso le osservazioni, evidenziando il ruolo cruciale del downward coupling stratosferico-troposferico, mediato da meccanismi come l’amplificazione delle onde Rossby e i cambiamenti nell’indice NAO (North Atlantic Oscillation), che tende a fasi negative post-SSW. Questo supporta l’utilità di esperimenti di nudging stratosferico, come quelli proposti nel protocollo, per quantificare se una “stratosfera perfetta” avrebbe potuto anticipare l’ondata di freddo a lead times più lunghi, riducendo l’incertezza e migliorando applicazioni pratiche come l’allerta meteorologica e la gestione energetica. La robustezza dei risultati è rafforzata dall’uso di un ensemble ampio, che mitiga il caos atmosferico, e dai dati di rianalisi, considerati un proxy affidabile della realtà grazie alla loro assimilazione multi-fonte.

2.3 Valutare i meccanismi sottostanti al coupling stratosferico nei singoli modelli

Il protocollo proposto include un’analisi approfondita e sistematica dei meccanismi che regolano il coupling stratosferico nei singoli modelli atmosferici, focalizzandosi sul trasferimento di anomalie dalla stratosfera alla troposfera e alle superfici vicine al suolo. L’imposizione di anomalie stratosferiche attraverso una procedura di nudging – una tecnica di modellistica numerica che forza gradualmente lo stato atmosferico simulato verso osservazioni o stati di riferimento specifici, mantenendo la coerenza dinamica del modello – si è dimostrata efficace nel modificare in modo significativo la circolazione superficiale, anche quando l’intervento è limitato alla componente simmetrica zonale, ovvero la parte media lungo i paralleli che ignora le asimmetrie longitudinali (ad esempio, Douville, 2009). Studi successivi hanno confermato questo impatto: ad esempio, simulazioni che nudgono solo la componente zonale hanno rivelato cambiamenti persistenti nei pattern troposferici, come alterazioni nella stabilità atmosferica e nei flussi di calore, dimostrando che anche anomalie medie possono propagarsi verso il basso attraverso meccanismi come la riflessione delle onde planetarie e la modulazione del vortice polare (Simpson et al., 2011; Hitchcock e Simpson, 2014; Zhang et al., 2018; Jiménez-Esteve e Domeisen, 2020). Questa metodologia permette di isolare l’effetto stratosferico da altre forzanti, fornendo un quadro controllato per studiare il downward coupling, un processo complesso che coinvolge la propagazione discendente di anomalie termiche e dinamiche dalla stratosfera media (circa 10-50 km di altitudine) alla troposfera inferiore, influenzando la circolazione su scale substagionali (da 10 a 60 giorni).

Confrontando le differenze tra gli ensemble forzati (nudged), in cui la stratosfera è artificialmente allineata a stati osservati durante eventi specifici, e quelli di controllo, privi di tale forcing, è possibile diagnosticare con precisione i processi fisici che guidano questo coupling verso il basso in ciascun modello atmosferico, applicandolo a una varietà di eventi di interesse. Questi processi includono principalmente l’interazione tra onde planetarie – grandi-scale ondulatorie generate da topografia terrestre o instabilità termiche nella troposfera, che si propagano verso l’alto e dissipano energia nella stratosfera, causando indebolimenti improvvisi del vortice polare – e meccanismi di feedback come le gravity waves e le onde di marea, che facilitano il trasferimento di momentum e energia verso il basso (come evidenziato in studi recenti su eventi SSW, ad esempio Chau et al., 2012, e recenti lavori del 2025 su gravity waves durante SSW). Di particolare interesse è comprendere meglio perché alcuni eventi stratosferici specifici, come i riscaldamenti improvvisi stratosferici (SSW), siano seguiti da una risposta “canonica” nella troposfera, caratterizzata da uno spostamento equatoriale dei getti troposferici guidati dalle eddie – i jet streams subtropicali che si spostano verso l’equatore, alterando i pattern di precipitazione e temperatura su scala emisferica – mentre altri eventi non manifestano tale risposta, risultando in configurazioni troposferiche atipiche o attenuate. Questa variabilità è legata a fattori come l’intensità dell’SSW (split vs. displacement del vortice), la fase di propagazione delle onde e interazioni con altri modi di variabilità atmosferica.

I due casi boreali (emisfero settentrionale) e un caso australe (emisfero meridionale) proposti come studi di caso esemplificano questa diversità di risposte troposferiche: il caso boreale del 2018 e quello australe del 2019 hanno esibito la risposta canonica, con un marcato spostamento equatoriale dei jet streams che ha amplificato ondate di freddo in Europa e Nord America per il 2018, e anomalie termiche in Antartide per il 2019, attraverso meccanismi di downward coupling mediati da onde Rossby planetarie; al contrario, il caso boreale del 2019 non ha mostrato tale risposta canonica, con un coupling più debole che ha portato a pattern troposferici meno persistenti, possibilmente a causa di interferenze con variabilità tropicale. Questo insieme di esperimenti getterà luce sul fatto che tali risposte diverse siano determinate principalmente da cause stratosferiche intrinseche, come la configurazione iniziale del vortice polare o la dissipazione delle onde planetarie, o da effetti concorrenti esterni, inclusa la variabilità troposferica tropicale – ad esempio, fasi dell’oscillazione Madden-Julian (MJO), che modula la convezione equatoriale e genera teleconnessioni che competono con i segnali stratosferici – o processi dinamici indipendenti a medie latitudini, come instabilità barocliniche o blocchi anticiclonici persistenti (ad esempio, Knight et al., 2020; ulteriori insight da studi recenti come quelli su inter-hemispheric coupling durante SSW, 2021, e meccanismi di predictability, 2020). In entrambi gli scenari, il campionamento statistico offerto da un insieme multi-modello di ensemble di previsioni – che include modelli da centri operativi globali con diverse parametrizazioni fisiche, risoluzioni e schemi di assimilazione dati – combinato con diagnosi dettagliate su variabili come flussi di calore, momentum angolare e indici di teleconnessione (ad esempio NAO o SAM), permetterà di ottenere nuove e più profonde intuizioni sui meccanismi responsabili della risposta troposferica, superando le limitazioni di studi osservazionali isolati attraverso un approccio probabilistico che quantifica l’incertezza e la robustezza dei segnali.

Inoltre, ogni evento analizzato ha coinciso con estremi superficiali specifici che hanno prodotto impatti sociali significativi, come ondate di freddo estreme nel 2018 che hanno causato interruzioni nei trasporti, aumenti nei consumi energetici e rischi per la salute pubblica in Europa, o anomalie termiche australi nel 2019 che hanno influenzato ecosistemi antartici e pattern di precipitazione in Oceania. Questo insieme di esperimenti fornirà un’analisi quantitativa dei meccanismi responsabili di questi estremi superficiali, esaminando come il downward coupling amplifichi fenomeni come le cold air outbreaks o le heat waves attraverso cambiamenti nella stabilità atmosferica e nei gradienti baroclinici. La richiesta di dati è stata progettata meticolosamente per consentire un’analisi più dettagliata di questi processi rispetto a quanto possibile con i database esistenti di previsioni substagionali, come quelli del Subseasonal to Seasonal (S2S) Prediction Project, includendo output ad alta risoluzione temporale e spaziale su variabili diagnostiche come i flussi Eliassen-Palm (per quantificare la propagazione delle onde) e le anomalie di geopotenziale, permettendo studi avanzati su teleconnessioni inter-emisferiche e ruoli di gravity waves (come discusso in lavori recenti del 2023-2025 su coupling durante SSW). In ultima analisi, questa comprensione multidisciplinare – che integra modellistica numerica, analisi statistica e validazione osservazionale – contribuirà sia alla progettazione futura dei sistemi operativi di previsione, migliorando la rappresentazione stratosferica nei modelli globali per ridurre bias e aumentare la skill previsiva substagionale, sia all’uso pratico delle previsioni substagionali, fornendo strumenti per una migliore gestione del rischio climatico in settori come l’agricoltura, l’energia e la protezione civile, favorendo una maggiore resilienza societaria di fronte a eventi estremi influenzati dalla variabilità stratosferica.

2.4 Quantificare il ruolo della stratosfera nella propagazione verso l’alto delle onde

Il protocollo proposto incorpora un’analisi quantitativa e multidimensionale del ruolo della stratosfera nella propagazione verso l’alto delle onde atmosferiche, un processo fondamentale per comprendere l’innesco e l’evoluzione dei riscaldamenti improvvisi stratosferici (SSW), che rappresentano perturbazioni drammatiche del vortice polare invernale. L’inizio di un SSW è caratterizzato dalla inversione dei venti zonali medi di tipo ovest – che normalmente dominano la circolazione stratosferica durante l’inverno emisferico, mantenendo il vortice polare stabile e freddo – in venti di tipo est, un fenomeno che segna il collasso temporaneo del vortice polare stratosferico nella stratosfera media (tipicamente tra i 10 e 50 hPa, corrispondenti a circa 20-30 km di altitudine). Questa inversione non è un evento isolato, ma il culmine di un accumulo di energia ondulatoria che destabilizza la struttura zonale, portando a un riscaldamento rapido (fino a 50-60°C in pochi giorni) e a ripercussioni sulla troposfera attraverso meccanismi di downward coupling. Le previsioni operative, basate su modelli numerici globali accoppiati come quelli del ECMWF Integrated Forecasting System o del NOAA Global Ensemble Forecast System, sono in grado, in media, di prevedere con successo questa inversione con circa due settimane di anticipo, grazie all’assimilazione di dati satellitari (ad esempio da strumenti come MLS o AIRS) e radiosonde che monitorano le anomalie termiche e dinamiche; tuttavia, tale capacità dipende fortemente dalle peculiarità dell’evento specifico in questione, inclusa l’intensità delle onde precursori, la configurazione iniziale del vortice (split vs. displacement) e fattori come la fase del Quasi-Biennial Oscillation (QBO), che modula la propagabilità delle onde (Tripathi et al., 2015; Domeisen et al., 2020a; Rao et al., 2020a, b; ulteriori insight da studi recenti come quelli su predictability di SSW durante fasi QBO anomale, 2023, e analisi multi-modello del 2024).

Un aspetto cruciale per migliorare la skill previsiva è la capacità di prevedere con precisione la rapida crescita delle onde di Rossby su scala planetaria – grandi perturbazioni ondulatorie con numeri d’onda bassi (tipicamente 1-3), generate nella troposfera da interazioni con la topografia montuosa (ad esempio le Montagne Rocciose o l’Himalaya) o da instabilità barocliniche associate a gradienti termici – che determinano la rottura del vortice polare stratosferico attraverso la dissipazione di energia e momentum nella stratosfera. Ciò richiede non solo la cattura accurata dei precursori troposferici di queste onde, come anomalie di pressione persistenti a medie latitudini o blocchi anticiclonici che amplificano la propagazione verticale (ad esempio, Garfinkel et al., 2010; lavori recenti su precursori troposferici durante SSW ibridi, 2022), ma anche la modellazione dettagliata delle loro interazioni con la circolazione stratosferica, inclusi processi come la riflessione delle onde al turning level (dove il vento zonale cambia segno), la risonanza non lineare e l’assorbimento critico che porta all’indebolimento del vortice (ad esempio, Hitchcock e Haynes, 2016; de la Cámara et al., 2018; Lim et al., 2021; Weinberger et al., 2021; estensioni recenti su ruoli delle gravity waves in modulare la propagazione Rossby durante SSW, 2024, e analisi osservazionali da satelliti come Aeolus per il vento stratosferico, 2025).

Un quarto obiettivo di questo protocollo è determinare quanto efficacemente i sistemi di previsione siano in grado di rappresentare questa iniziale amplificazione delle onde planetarie, un passo critico per quantificare i limiti della predictability substagionale e identificare bias modellistici comuni, come la sottostima della propagazione verticale in modelli con risoluzione stratosferica insufficiente. In particolare, la prima data di inizializzazione delle simulazioni è stata scelta strategicamente subito prima dei periodi di intensificata attività ondulatoria – misurata attraverso diagnostici come i flussi di calore meridionali o i vettori Eliassen-Palm, che quantificano il flusso di energia ondulatoria verso l’alto – che hanno portato al collasso del vortice polare stratosferico, come discusso in dettaglio nella sezione 4 di seguito, basata su analisi retrospettive di eventi storici. Confrontando l’evoluzione del campo ondulatorio negli ensemble di controllo (senza forcing stratosferico) e in quelli forzati (nudged), dove la stratosfera è artificialmente allineata a stati osservati per isolare il suo ruolo, è possibile quantificare il contributo dello stato stratosferico nel determinare l’amplificazione delle onde – ad esempio, attraverso la modulazione del refractive index, che governa la propagabilità verticale – e confrontarlo con l’importanza di catturare specifici precursori troposferici, come anomalie di geopotenziale nella troposfera inferiore o influenze da teleconnessioni tropicali (ad esempio MJO). Questo approccio permette di svelare quanto bene i modelli di previsione siano in grado di predire l’evoluzione delle onde planetarie su uno sfondo simmetrico zonale dato, che rappresenta uno stato medio senza asimmetrie longitudinali, consentendo un’interconfronto quantitativo tra i diversi modelli operativi, valutando metriche come la skill di forecast per l’ampiezza delle onde (wavenumber-1 vs. wavenumber-2) e identificando sensibilità a parametrizzazioni fisiche come quelle per le gravity waves orografiche.

Un ulteriore confronto con l’ensemble libero – in cui il modello evolve senza alcun nudging, catturando interazioni naturali ma potenzialmente caotiche – fornirà approfondimenti dettagliati sulla capacità dei singoli modelli di prevedere le complesse interazioni responsabili dell’amplificazione del campo ondulatorio, inclusi feedback non lineari tra onde e flusso medio, effetti di saturazione e ruoli di instabilità come quelle shear-induced. Questo analisi multidimensionale, supportata da diagnostici avanzati su variabili come la divergenza del flusso Eliassen-Palm e le anomalie di potenziale vorticity, non solo migliorerà la comprensione dei meccanismi di upward wave driving, ma contribuirà anche allo sviluppo di sistemi di previsione più robusti, riducendo l’incertezza in scenari di SSW e potenziando applicazioni pratiche come l’allerta per estremi troposferici legati a questi eventi, in linea con obiettivi di resilienza climatica globale.

2.5 Domande scientifiche secondarie

Sebbene l’enfasi principale nel design del progetto Stratospheric Nudging And Predictable Surface Impacts (SNAPSI) sia posta sul coupling extratropicale tra stratosfera e troposfera – ovvero le interazioni dinamiche che collegano le perturbazioni polari stratosferiche, come i riscaldamenti improvvisi stratosferici (SSW), ai pattern troposferici a medie e alte latitudini, influenzando la prevedibilità substagionale e stagionale attraverso meccanismi come la propagazione verso il basso delle anomalie di geopotenziale e i cambiamenti nei jet streams – gli esperimenti proposti sono previsti per fornire ulteriori approfondimenti preziosi su una gamma più ampia di processi atmosferici globali. In particolare, questi esperimenti, che sfruttano ensemble di hindcast (previsioni retrospettive) da molteplici centri operativi meteorologici con tecniche di nudging zonale per isolare i contributi stratosferici, permetteranno di esplorare il coupling tra la stratosfera tropicale e la troposfera, nonché le teleconnessioni tra i tropici e le regioni extratropicali sia in troposfera che in stratosfera. Questo aspetto secondario emerge dalla natura multidimensionale del protocollo SNAPSI, che integra modellistica numerica avanzata, analisi statistica probabilistica e validazione con rianalisi osservazionali (come ERA5 o MERRA-2), consentendo di quantificare non solo gli impatti superficiali prevedibili, ma anche le interazioni cross-latitudinali che modulano la variabilità climatica globale, inclusi effetti su fenomeni come l’Oscillazione Madden-Julian (MJO), l’El Niño-Southern Oscillation (ENSO) e le onde equatoriali (Hitchcock et al., 2022; ulteriori sviluppi in studi recenti come quelli sul coupling tropicale-extratropicale durante SSW, 2023-2025). Tali insight sono cruciali per migliorare i modelli di previsione substagionale-to-stagionale (S2S), riducendo bias sistematici e aumentando la skill in regioni tropicali, dove la convezione profonda e le onde atmosferiche giocano un ruolo dominante nella generazione di teleconnessioni che influenzano il clima globale, dalla previsione di monsoni alla gestione di estremi come siccità o inondazioni.

In questa sezione delineiamo diverse domande scientifiche potenziali che possono essere affrontate con questi esperimenti, focalizzandoci su aspetti come la rappresentazione di oscillazioni tropicali, le interazioni onda-flusso e le sensibilità modellistiche. Queste domande secondarie non solo arricchiscono l’obiettivo primario del progetto, ma contribuiscono a un quadro più completo della dinamica atmosferica, integrando elementi di fisica atmosferica, statistica climatica e modellistica numerica. Ad esempio, gli esperimenti potrebbero esaminare come il nudging stratosferico influenzi la propagazione di onde equatoriali Kelvin o Rossby, che collegano la convezione tropicale alle anomalie extratropicali, o come bias nella rappresentazione della tropopausa tropicale (TTL) influenzino il trasporto di umidità e aerosol tra troposfera e stratosfera, con implicazioni per la chimica atmosferica e il bilancio radiativo globale (Fueglistaler et al., 2009; recenti analisi su TTL durante QBO fasi, 2024). Inoltre, confrontando ensemble nudged e free-running, si potranno quantificare gli effetti di feedback tra tropici e poli, come l’impatto della QBO sul vortice polare (Holton-Tan effect), migliorando la comprensione di come variabilità tropicale moduli la frequenza e l’intensità degli SSW, con applicazioni pratiche per la previsione stagionale in un contesto di cambiamento climatico antropogenico, dove le forzanti esterne come l’aumento di CO2 potrebbero alterare questi coupling (Butchart et al., 2018; aggiornamenti da CMIP6 e HighResMIP, 2025).

2.5.1 Rappresentazione dell’Oscillazione Quasi-Biennale

Questi esperimenti possono rivelarsi particolarmente utili per esaminare e raffinare la rappresentazione modellistica dell’Oscillazione Quasi-Biennale (QBO), un’oscillazione dominante e ciclica nella stratosfera tropicale equatoriale, caratterizzata da un’alternanza periodica dei venti zonali tra fasi est (easterly, con venti da est a ovest) e ovest (westerly, da ovest a est), con un periodo medio di circa 28-29 mesi e una propagazione discendente dalla mesosfera inferiore (intorno ai 1 hPa) alla tropopausa tropicale (circa 100 hPa), influenzando la variabilità climatica globale attraverso teleconnessioni che modulano il vortice polare, la frequenza degli SSW e persino pattern superficiali come i monsoni e l’ENSO (Baldwin et al., 2001; Anstey et al., 2022; estensioni recenti su interazioni QBO-ENSO in un clima warming, 2024-2025). La QBO è un fenomeno non lineare guidato principalmente da interazioni tra onde atmosferiche – inclusi onde di Rossby planetarie, onde di Kelvin equatoriali (che forniscono forcing westerly) e gravity waves (onde di gravità) sia orografiche che convettive, che contribuiscono al 40-80% del momentum totale – e il flusso zonale medio, creando un feedback dinamico dove le onde dissipano energia e modificano il flusso, che a sua volta altera la propagabilità delle onde successive attraverso cambiamenti nel refractive index e nei livelli critici di assorbimento (Lindzen e Holton, 1968; Plumb, 1977; aggiornamenti con osservazioni da satelliti come SABER e modelli ad alta risoluzione, 2023).

Nei modelli di circolazione generale atmosferica (AGCM) e nei sistemi di previsione S2S, la simulazione accurata della QBO rimane una sfida persistente a causa di bias sistematici, come l’ampiezza ridotta nella stratosfera inferiore (dove le osservazioni mostrano picchi di 20-30 m/s, mentre i modelli spesso sottostimano del 20-50%), un bias verso fasi westerly persistenti a 30-50 hPa, o una discesa troppo lenta delle fasi, attribuibili a parametrizzazioni inadeguate delle gravity waves non risolte e a risoluzioni verticali insufficienti (tipicamente <1 km nella stratosfera inferiore per catturare le scale delle onde brevi) (Richter et al., 2020; Stockdale et al., 2022). Nell’ensemble forzato (nudged) del protocollo SNAPSI, le onde equatoriali propaganti verso l’alto che forzano la QBO – sia quelle risolte esplicitamente dalla griglia del modello (come onde di Kelvin e Rossby, con lunghezze d’onda di 10.000-40.000 km) che quelle parametrizzate (gravity waves con scale <100 km, modellate attraverso schemi come quelli di Hines o Alexander-Dunkerton, che stimano il deposito di momentum basato su fonti convettive tropicali) – incontreranno profili di vento zonale medio essenzialmente identici in tutti i modelli partecipanti, grazie al nudging che impone uno stato stratosferico zonale osservato o climatologico, eliminando variabilità inter-modello nei venti di fondo e permettendo un confronto diretto del forcing ondulatorio. Questo setup consente di isolare il contributo delle onde al forcing QBO, valutando differenze tra modelli in termini di ampiezza, fase e dissipazione delle onde, senza la complicazione di venti zonali divergenti che amplificano i bias, come dimostrato in studi precedenti che hanno utilizzato nudging per testare sensibilità alla risoluzione verticale in un singolo modello, mostrando che un aumento da 1 km a 400 m nella stratosfera inferiore potenzia l’ampiezza QBO del 30-50% e migliora la propagazione discendente, riducendo la dissipazione prematura nel Tropical Tropopause Layer (TTL) attraverso una migliore rappresentazione delle interazioni onda-flusso in regimi di alta stabilità statica (Anstey et al., 2016; Geller et al., 2016; recenti validazioni con dati da campagne come Strateole-2, 2024).

Nell’esperimento libero (free-running), i venti equatoriali possono rispondere liberamente al forcing ondulatorio, permettendo l’evoluzione naturale del sistema caotico e la manifestazione di bias intrinseci nei modelli. Nella misura in cui questi bias si sviluppano nel periodo di hindcast di 45 giorni – un timeframe sufficiente per osservare discrepanze nella discesa della QBO (tipicamente 1 km/mese) o nell’ampiezza delle fasi, specialmente nella stratosfera inferiore dove le interazioni con la TTL sono critiche – i risultati dall’ensemble nudged possono fornire insight diagnostici sulle origini di tali bias nelle simulazioni libere, ad esempio identificando se derivino da una sottostima delle gravity waves convettive (legate alla parametrizzazione della convezione profonda nei tropici) o da errori nella rappresentazione del trasporto di momentum nel regime di shear verticale. In particolare, i modelli attuali che risolvono la QBO sono tipicamente incapaci di mantenere un’ampiezza realistica nella stratosfera tropicale più bassa (70-100 hPa), dove le osservazioni da radiosonde e satelliti indicano venti est fino a -30 m/s, mentre i modelli esibiscono valori attenuati (-10 a -20 m/s) e un bias verso fasi easterly o una rapida degradazione del segnale, attribuibile a una dissipazione eccessiva delle onde brevi o a una risoluzione insufficiente per catturare il filtering selettivo delle onde (Stockdale et al., 2022; Richter et al., 2020; analisi multi-modello da CMIP6, 2021-2025). Alcuni modelli S2S, come quelli valutati nel database del progetto S2S Prediction, perdono quasi l’intero segnale QBO entro un periodo di reforecast tipico di 40 giorni, con una degradazione del 50-80% dell’ampiezza a 50 hPa, a causa di una dissipazione eccessiva delle onde o di bias nella convezione tropicale che riduce le fonti di gravity waves (Garfinkel et al., 2018; aggiornamenti da esperimenti con parametrizzazioni stocastiche, 2024). Gli esperimenti SNAPSI, integrando casi reali come gli SSW del 2018-2019 durante diverse fasi QBO (ad esempio, QBO easterly nel 2018 che ha amplificato il coupling extratropicale), consentiranno di quantificare questi bias attraverso confronti con rianalisi e osservazioni, esplorando sensibilità a fattori come la fase QBO durante gli SSW e migliorando potenzialmente la skill previsiva per teleconnessioni globali, con applicazioni per la previsione di anomalie termiche tropicali, impatti sul Monsone Asiatico e persino sulla stratosfera antartica in un contesto di cambiamenti climatici.

2.5.2 Influenze stratosferiche sulla convezione tropicale

Recenti studi hanno evidenziato una vasta gamma di potenziali impatti stratosferici sulla convezione tropicale organizzata, con un’attenzione crescente ai meccanismi di accoppiamento tra stratosfera e troposfera (Haynes et al., 2021). Tali influenze si manifestano attraverso percorsi dinamici multipli, tra cui il percorso extratropicale (che coinvolge la propagazione di onde planetarie dalle latitudini medie alla stratosfera e ritorno alla troposfera), il percorso subtropicale (che modula il getto subtropicale influenzando la circolazione hadleyana) e il percorso tropicale diretto (che altera direttamente la stabilità statica e il shear verticale al livello della tropopausa, impattando la convezione profonda). Questi meccanismi sono supportati da osservazioni e modellazioni, che indicano come variazioni stratosferiche su scala planetaria possano interagire con processi convettivi su scala mesoscala e sinottica, nonostante la significativa separazione di scale (Haynes et al., 2021). Ricerche recenti enfatizzano il ruolo dei feedback troposferici, come quelli radiativi legati alle nubi cirriformi e al trasporto di umidità, che amplificano gli effetti stratosferici nella regione tropicale, differenziandosi dai feedback baroclinici dominanti nelle latitudini extratropicali.

In particolare, la fase della Quasi-Biennial Oscillation (QBO) esercita un impatto significativo sulla forza, persistenza e propagazione della Madden-Julian Oscillation (MJO) (Son et al., 2017). Durante la fase easterly della QBO (QBOE), caratterizzata da venti zonali orientali nella stratosfera tropicale inferiore, si osserva un deepening della convezione all’interno degli inviluppi MJO, specialmente nella regione del Maritime Continent durante l’inverno boreale (dicembre-febbraio). Questo è dovuto a una riduzione della stabilità statica nell’upper troposphere-lower stratosphere (UTLS), indotta da anomalie termiche QBO, che favoriscono la crescita verticale delle torri convettive e intensificano il feedback radiativo longwave (LW) delle nubi, riducendo l’outgoing longwave radiation (OLR) e trattenendo maggiore energia nell’atmosfera (Yoo e Son, 2023). Al contrario, nella fase westerly (QBOW), i venti zonali occidentali tendono a sopprimere la convezione tropicale nel Pacifico occidentale, accentuando l’indebolimento della circolazione di Walker e riducendo l’attività MJO (Zhang et al., 2025). Studi modellistici, inclusi quelli con modelli a risoluzione convettiva (CRM), confermano che le perturbazioni termiche QBOE aumentano la motilità verticale e la nuvolosità, con effetti sulla precipitazione che variano in funzione delle anomalie di temperatura superficiale marina (SST) e della gross moist stability (GMS) (Martin et al., 2019; Yuan, 2015). Inoltre, la QBO modula le teleconnessioni MJO nel Pacifico settentrionale, con un’influenza stagionale più pronunciata in DJF, migliorando la prevedibilità dei pattern atmosferici extratropicali (Lim et al., 2024). Questo impatto ha ripercussioni sulla skill predittiva dell’MJO, con previsioni che mantengono accuratezza a lead times più lunghi (fino a 4-5 settimane) durante la fase QBOE, grazie a una migliore rappresentazione della propagazione delle onde e dei feedback radiativi nei modelli di previsione sub-stagionale (Martin et al., 2021b; Kim et al., 2023).

I sudden stratospheric warmings (SSW), eventi di riscaldamento improvviso nella stratosfera polare, sono stati dimostrati spostare e intensificare regioni di convezione tropicale, con effetti che persistono per settimane (Kodera, 2006; Noguchi et al., 2020). Durante un SSW, l’indebolimento del vortice polare stratosferico genera onde planetarie discendenti che raffreddano la stratosfera tropicale inferiore, aumentando l’upwelling tropicale e riducendo la stabilità statica, il che favorisce picchi convettivi simultanei (Yamazaki et al., 2021). Un esempio emblematico è l’SSW antartico del 2019, che ha causato un robusto enhancement della convezione tropicale, confermato da integrazioni di nudging ensemble che isolano l’effetto causale, con anomalie positive di precipitazione nel Pacifico tropicale e spostamenti verso l’emisfero meridionale (Noguchi et al., 2020). Meccanismi proposti includono l’aumento della circolazione meridionale media stratosferica, che raffredda la lower stratosphere tropicale e modula l’organizzazione convettiva attraverso shear verticale a 8-10 km di altitudine, sebbene gli effetti siano più pronunciati al di sotto della tropopausa (Bui et al., 2017; Takemi e Yamasaki, 2020). Studi recenti del 2025 indicano che gli SSW influenzano anche la circolazione troposferica globale, con interazioni con la QBO e l’ENSO che modulano la frequenza e l’intensità degli eventi, potenzialmente amplificando gli effetti convettivi nel Pacifico centrale (Rao et al., 2025; Zhang et al., 2021). Inoltre, la MJO può a sua volta influenzare gli SSW modulando la propagazione ascendente delle onde planetarie, creando un feedback bidirezionale (Wang et al., 2024).

Sono stati proposti numerosi percorsi e meccanismi di accoppiamento, inclusi cambiamenti nella shear verticale, stabilità statica, vorticità assoluta al livello della tropopausa e feedback radiativi da nubi cirriformi, ma la comprensione fondamentale rimane limitata, in parte a causa della sfida nel modellare l’interazione tra scale planetarie stratosferiche e scale mesoscalari convettive (Haynes et al., 2021). Ricerche recenti sottolineano l’importanza di fattori aggiuntivi, come l’ozono stratosferico e il vapore acqueo, che modulano la circolazione tropicale attraverso effetti radiativi, con modelli chimico-climatici che mostrano una riduzione della sensibilità climatica al CO2 in presenza di ozono interattivo (Nowack et al., 2015). Inoltre, studi sul trasporto di umidità da overshoots convettivi indicano che la convezione contribuisce al budget di vapore acqueo stratosferico, con stime recenti che quantificano il contributo idratante in circa il 10-20% del totale, evidenziando domande aperte su efficienza e variabilità (Smith et al., 2025).

Imporre la variabilità stratosferica attraverso tecniche di nudging, come proposto qui, permette di isolare l’importanza dello stato stratosferico sulla convezione nei modelli di previsione, controllando per bias modellistici come la sottostima della discesa QBO nella lower stratosphere (Richter et al., 2025). Tecniche di nudging simili a quelle adottate dal progetto SNAPSI (Stratospheric Nudging And Predictable Surface Impacts) sono state impiegate per studiare percorsi tropicali (Martin et al., 2021a) ed extratropicali (Noguchi et al., 2020), rivelando connessioni causali tra SSW e anomalie convettive. SNAPSI, in un contesto multi-modello, consentirà un’indagine più completa di questi effetti, integrando osservazioni da reanalisi (es. MERRA-2, ERA5) e modelli ad alta risoluzione per quantificare l’impatto su prevedibilità sub-stagionale e cambiamenti climatici, con potenziali applicazioni a fenomeni come El Niño e cicloni tropicali (Wang et al., 2014).

2.5.3 Percorsi stratosferici per le teleconnessioni

Si ritiene che la stratosfera moduli gli impatti remoti di una varietà di driver climatici, influenzando la propagazione delle onde planetarie, la stabilità del vortice polare e i pattern di circolazione troposferica su scale sub-stagionali a decennali (Butler et al., 2019). Tali driver includono eventi di blocco atmosferico su scale temporali brevi, anomalie stagionali della copertura nevosa, l’El Niño–Southern Oscillation (ENSO), la Quasi-Biennial Oscillation (QBO), i sudden stratospheric warmings (SSW) e fonti di variabilità decennale come il ciclo solare di 11 anni, con meccanismi che coinvolgono sia percorsi diretti (ad esempio, attraverso cambiamenti nella stabilità statica e nel shear verticale) che indiretti (come feedback radiativi e dinamici tra stratosfera e troposfera). Ad esempio, la stratosfera amplifica le teleconnessioni ENSO attraverso un percorso extratropicale, in cui anomalie di SST nel Pacifico tropicale generano onde Rossby che propagano verso l’alto, indebolendo il vortice polare stratosferico durante El Niño e rafforzandolo durante La Niña, con effetti asimmetrici e non lineari che influenzano le anomalie di geopotenziale in Europa e Nord America (Domeisen et al., 2020; Richter et al., 2022). Studi recenti del 2025 evidenziano una linearità limitata negli effetti congiunti ENSO-QBO, con la fase easterly della QBO che amplifica le teleconnessioni ENSO nella stratosfera artica e nel getto subtropicale del Pacifico, modulando la circolazione meridionale media e riducendo la variabilità troposferica tropicale (Rao et al., 2025; Christiansen et al., 2025). Inoltre, la QBO influenza autonomamente le teleconnessioni invernali boreali, con la fase westerly che favorisce un vortice polare più forte e riduce la frequenza di SSW, mentre la fase easterly promuove perturbazioni dinamiche che discendono nella troposfera, impattando pattern come l’Atlantic Oscillation (NAO) e l’Euro-Atlantic blocking (Anstey et al., 2024).

Gli SSW rappresentano un driver chiave per teleconnessioni sub-stagionali, con eventi maggiori che causano un collasso del vortice polare, generando anomalie discendenti che persistono per 60-90 giorni e influenzano il tempo superficiale in Eurasia e Nord America attraverso cambiamenti nella NAO negativa (Baldwin et al., 2021; Domeisen & Butler, 2020). Durante l’inverno 2023/2024, due SSW maggiori hanno dimostrato interazioni con ENSO neutro e QBO easterly, amplificando anomalie fredde in Europa e migliorando la prevedibilità sub-stagionale (Lawrence et al., 2024; Rao & Garfinkel, 2025). Per gli eventi di blocco atmosferico, la stratosfera modula la loro persistenza e frequenza attraverso la propagazione discendente di anomalie dal vortice polare, con blocchi Euro-Atlantici spesso preceduti da SSW che riducono il flusso zonale e favoriscono regimi di alta pressione persistenti (Lupo et al., 2021; Davini et al., 2021). Teleconnessioni legate alla Madden-Julian Oscillation (MJO) mostrano un ruolo stratosferico più pronunciato in episodi lenti, dove anomalie calde stratosferiche indeboliscono il vortice polare e amplificano impatti superficiali (Lee et al., 2024; Maycock et al., 2023).

Le anomalie di copertura nevosa stagionale, particolarmente in Siberia durante l’autunno, agiscono come predittori sub-stagionali influenzando la stratosfera attraverso un aumento del flusso di onde planetarie, che indebolisce il vortice polare e favorisce teleconnessioni verso l’Arctic Oscillation (AO) negativa e anomalie fredde in Nord America (Cohen et al., 2003; Henderson et al., 2018; Li et al., 2023). Recenti analisi indicano che riduzioni della neve eurasiatica legate al riscaldamento artico diminuiscono questa teleconnessione, con effetti sensibili alla rappresentazione stratosferica nei modelli (Tyrrell et al., 2023; Robinson et al., 2022). Per la variabilità decennale, il ciclo solare modula la stratosfera attraverso variazioni nell’irradianza UV, che riscaldano l’ozono stratosferico e alterano la circolazione, con massimi solari che rafforzano il vortice polare boreale e influenzano pattern come la NAO, sebbene gli effetti siano amplificati durante fasi QBO easterly (Gray et al., 2024; Thiéblemont et al., 2022; Labitzke & van Loon, 1990). Pertanto, la stratosfera gioca un ruolo cruciale nel catturare correttamente la risposta a un’ampia gamma di predittori sub-stagionali, migliorando la skill predittiva quando estremi stratosferici come SSW aumentano la spread dell’ensemble e riducono l’incertezza nelle previsioni invernali (Domeisen et al., 2024; Scaife et al., 2019; Butler et al., 2020).

In molti casi, i meccanismi dettagliati responsabili di questa modulazione rimangono un’area di studio aperta, con sfide nella quantificazione dei percorsi causali che coinvolgono interazioni non lineari tra troposfera e stratosfera, come evidenziato da approcci basati su reti causali che separano percorsi troposferici diretti da quelli stratosferici indiretti (Domeisen et al., 2021; Kretschmer et al., 2021). Nella misura in cui queste teleconnessioni dipendono dallo stato medio zonale della stratosfera, confronti tra ensemble con nudging stratosferico e quelli di controllo forniranno un mezzo chiaro per valutare il percorso stratosferico in gioco per le teleconnessioni attive durante i casi di studio selezionati, isolando effetti causali e identificando bias modellistici come la sottostima della propagazione discendente delle anomalie (Martin et al., 2022; Richter et al., 2022). In tali casi, le teleconnessioni dovrebbero manifestarsi nell’ensemble nudging ma essere assenti o attenuate in quello di controllo, permettendo una valutazione quantitativa della dipendenza dallo stato stratosferico. Un’analisi delle teleconnessioni nell’ensemble libero può quindi fornire una valutazione della skill di ciascun modello nel catturare il percorso rilevante, rivelando insight su specifici bias o deficienze modellistiche – ad esempio, nella rappresentazione della QBO o del flusso di onde planetarie – che impediscono la realizzazione della skill derivante dai percorsi stratosferici, con implicazioni per il miglioramento dei sistemi di previsione S2S (Scaife et al., 2019; Domeisen et al., 2024).

3 Metodologia

3.1 Stati di riferimento

Gli stati di riferimento, come descritti da Hitchcock (2022), rappresentano un componente fondamentale per l’implementazione di tecniche di nudging stratosferico nei modelli atmosferici, permettendo di isolare e quantificare il ruolo delle perturbazioni del vortice polare stratosferico nelle previsioni sub-stagionali e stagionali, come nel protocollo SNAPSI (Stratospheric Nudging And Predictable Surface Impacts). Tali stati sono preparati a partire dalla rianalisi ERA5, prodotta dall’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), che fornisce un dataset globale completo e consistente dal 1940 al presente, con una risoluzione orizzontale di circa 31 km (0.25° × 0.25°), una risoluzione temporale oraria e 137 livelli verticali ibridi sigma-pressione che si estendono dalla superficie fino a 0.01 hPa (circa 80 km di altitudine), incorporando assimilazione 4D-Var di osservazioni satellitari, radiosonde e dati di superficie per minimizzare bias e incertezze (Hersbach et al., 2020). La scelta di ERA5 è motivata dalla sua superiorità rispetto a predecessori come ERA-Interim, grazie a un incremento significativo nella risoluzione spaziale (da 80 km a 31 km) e temporale (da 6 ore a 1 ora), che permette una rappresentazione più accurata delle dinamiche stratosferiche, inclusi sudden stratospheric warmings (SSW) e la propagazione discendente di anomalie verso la troposfera, riducendo errori sistematici come la sottostima del flusso di onde planetarie (Bell et al., 2021; Richter et al., 2022). Inoltre, ERA5 include stime di incertezza attraverso un ensemble di 10 membri a risoluzione ridotta (63 km), che quantificano la variabilità associata all’assimilazione dati, migliorando la robustezza delle reanalisi per applicazioni in modellazione climatica e previsionale (Hersbach et al., 2020).

Gli stati di riferimento simmetrici zonali, utilizzati per gli ensemble con nudging e di controllo, consistono nelle temperature medie zonali istantanee e nei venti zonali derivati da ERA5, calcolati sui 137 livelli del modello nativo con intervalli di 6 ore e interpolati bilinearmente su una griglia orizzontale regolare di 1° × 1° per garantire compatibilità con una vasta gamma di modelli globali. Questa interpolazione riduce potenziali artefatti numerici derivanti da discrepanze di griglia, mantenendo la conservazione della massa e del momento angolare, essenziale per simulazioni stabili (Hitchcock, 2022). La tecnica di nudging, che implica un rilassamento lineare delle variabili modellistiche verso questi stati di riferimento con un timescale tipicamente di 6-12 ore nella stratosfera (da 50 hPa a 1 hPa), è progettata per imporre la variabilità stratosferica osservata senza alterare eccessivamente la dinamica troposferica, permettendo di discernere percorsi causali come il downward coupling durante eventi SSW (Hitchcock & Haynes, 2016; Domeisen et al., 2020). Nessun rilassamento è imposto sui venti meridionali (v) o verticali (ω) in questi due ensemble, al fine di preservare la libertà della circolazione meridionale media e dei processi convettivi, evitando over-constraining che potrebbe sopprimere feedback naturali tra stratosfera e troposfera, come osservato in studi di sensibilità SNAPSI (Martin et al., 2022; Noguchi et al., 2020). Per gli ensemble completi, che richiedono informazioni zonali variabili per catturare asimmetrie come onde planetarie e teleconnessioni, vengono forniti i campi tridimensionali di vento zonale (u), meridionale (v) e temperature (T), sempre su una griglia orizzontale di 1° con la risoluzione verticale nativa di ERA5, consentendo una rappresentazione realistica della variabilità stratosferica polare e dei suoi impatti superficiali, inclusi pattern come la North Atlantic Oscillation (NAO) negativa post-SSW (Baldwin et al., 2021).

Lo stato climatologico per l’ensemble di controllo è calcolato sulla base di un periodo di 40 anni, dalle 00:00 UTC del 1° luglio 1979 alle 18:00 UTC del 30 giugno 2019, fornendo un campione statisticamente robusto di circa 14.600 giorni che cattura cicli come ENSO, QBO e il ciclo solare, minimizzando l’impatto di variabilità decennale (Hersbach et al., 2020). Gli anni bisestili sono gestiti in modo da evitare bias nel calendario gregoriano, utilizzando i 365 giorni consecutivi successivi al 1° luglio e omettendo il 30 giugno; di conseguenza, il 29 febbraio viene trattato come 1° marzo negli anni bisestili, prevenendo discontinuità artificiali nelle medie mensili e riducendo errori di arrotondamento nelle normali climatiche, come evidenziato in studi su dataset temporali che mostrano come l’inclusione non corretta del 29 febbraio possa introdurre bias freddi nei mesi successivi (Cohen et al., 2003; Mann, 2008). In questo modo, eventuali discontinuità derivanti dai punti finali della climatologia o dall’omissione dei giorni bisestili vengono introdotte tra il 30 giugno e il 1° luglio, al di fuori dei periodi di previsione di interesse tipicamente focalizzati sull’inverno boreale o australe, dove gli effetti stratosferici sono più pronunciati (Domeisen et al., 2024). Lo stato climatologico è ulteriormente livellato nel tempo tramite un filtro triangolare a 121 punti (equivalente a una finestra di 30 giorni), che applica una convoluzione ponderata con pesi decrescenti simmetricamente dal centro, riducendo le caratteristiche residue ad alta frequenza derivanti dal campionamento limitato dello stato climatologico e attenuando rumore spettrale senza introdurre oscillazioni artificiali, come dimostrato in analisi spettrali di serie temporali climatiche dove filtri triangolari minimizzano aliasing e preservano trend a bassa frequenza (Mann, 2008; Ghil et al., 2002). Una ulteriore modifica allo stato di riferimento per l’ensemble di controllo, volta a ottimizzare la rappresentazione di bias modellistici specifici come la discesa lenta della QBO, è discussa nella sezione successiva, con implicazioni per la valutazione multi-modello in SNAPSI (Richter et al., 2025).

3.2 Specifiche di nudging e stati di riferimento

Il “nudging” di componenti specifiche della circolazione atmosferica, attraverso un rilassamento artificiale verso uno stato predefinito, è stato utilizzato in numerosi studi per testare ipotesi dinamiche riguardanti il coupling stratosferico-troposferico, come la propagazione discendente di anomalie durante eventi estremi stratosferici, permettendo di isolare contributi causali in modelli numerici complessi. Questa tecnica implica l’aggiunta di un termine di forcing che guida gradualmente le variabili modellistiche verso valori osservati o prescritti, con applicazioni che spaziano dalla simulazione di teleconnessioni invernali boreali alla valutazione di bias in previsioni sub-stagionali, dove il nudging stratosferico ha dimostrato di migliorare la skill predittiva in regimi come la North Atlantic Oscillation (NAO) negativa post-sudden stratospheric warming (SSW). Tuttavia, l’introduzione di un rilassamento lineare artificiale nelle equazioni del moto può produrre conseguenze indesiderate, come l’alterazione del trasporto meridionale medio, la generazione di superfici riflettenti artificiali per onde planetarie o la soppressione di feedback dinamici naturali tra stratosfera e troposfera, che possono distorcere la rappresentazione della circolazione residua e amplificare bias modellistici in regioni di transizione come la tropopausa extratropicale, come evidenziato in letteratura (Shepherd et al., 1996; Hitchcock e Haynes, 2014; Orbe et al., 2017; Chrysanthou et al., 2019). Studi recenti hanno quantificato questi effetti in modelli ad alta risoluzione, mostrando che un nudging troppo forte nella lower stratosphere può aumentare l’upwelling tropicale del 10-20% rispetto a run liberi, influenzando il budget di vapore acqueo stratosferico e la stabilità statica, con implicazioni per la modellazione di processi radiativi e chimici (Abalos et al., 2020; Polvani et al., 2021).

Questa sezione descrive in dettaglio la natura del rilassamento di nudging adottato in questo protocollo, progettato per minimizzare tali conseguenze attraverso una parametrizzazione selettiva che preserva la variabilità ondulatoria e limita l’intervento alla componente zonale simmetrica, come nel framework SNAPSI (Stratospheric Nudging And Predictable Surface Impacts), che coordina esperimenti multi-modello per quantificare gli impatti superficiali di disturbi del vortice polare stratosferico. L’obiettivo degli ensemble nudging e di controllo è di prescrivere la componente simmetrica zonale del flusso stratosferico, inclusi venti zonali e temperature medie zonali, senza vincolare indirettamente la troposfera o influenzare le onde planetarie, che svolgono un ruolo centrale nell’accoppiamento tra stratosfera e troposfera attraverso meccanismi come la propagazione ascendente di onde Rossby dalle latitudini medie e la loro riflessione o assorbimento nel vortice polare, modulando pattern superficiali come blocchi atmosferici e anomalie di temperatura in Eurasia e Nord America. Il nudging è specificato come una tendenza di rilassamento della variabile modellistica verso lo stato di riferimento zonale simmetrico, applicata uniformemente a tutte le longitudini (per una data latitudine e altezza) per evitare di alterare direttamente il campo delle onde, preservando così la loro amplificazione naturale e la generazione in situ durante eventi come SSW, dove onde con numero d’onda 1 e 2 dominano la dinamica. La scala temporale del nudging varia con la pressione, passando gradualmente da infinita (cioè nessun nudging) al di sotto di un limite inferiore di 90 hPa, fino a raggiungere la massima intensità a 50 hPa, seguendo un profilo cubico che garantisce una transizione liscia e riduce oscillazioni numeriche, con una intensità piena corrispondente a un tempo di rilassamento di 6 ore, valore ottimizzato per bilanciare fedeltà osservativa e libertà dinamica. Il nudging è applicato uniformemente a tutte le latitudini, coprendo sia regioni polari che tropicali, per catturare interazioni globali come la modulazione della Quasi-Biennial Oscillation (QBO) sugli SSW boreali e le teleconnessioni con l’El Niño-Southern Oscillation (ENSO).

La scelta dei livelli da nudging è stata fatta per vincolare il più possibile la stratosfera senza influenzare direttamente la troposfera, focalizzandosi sulla lower stratosphere dove le anomalie discendono e interagiscono con la circolazione troposferica attraverso cambiamenti nella stabilità statica e nel shear verticale, amplificando effetti superficiali come anomalie di geopotenziale e precipitazioni. Gli impatti del nudging a diversi livelli sono stati analizzati in dettaglio in un contesto modellistico semplificato da Hitchcock e Haynes (2016), i quali hanno rilevato che gli effetti superficiali risultano più marcati quando la stratosfera inferiore è meglio vincolata, con un aumento della persistenza delle anomalie troposferiche fino a 60-90 giorni post-SSW, e una maggiore sensibilità in regimi con vortice polare debole. La stratosfera inferiore si è dimostrata particolarmente rilevante per comprendere gli impatti dei riscaldamenti stratosferici improvvisi (SSW) in modelli più complessi e osservazioni, dove anomalie termiche e dinamiche in questa regione modulano la propagazione discendente verso la superficie, influenzando pattern come la NAO e l’Arctic Oscillation (AO), con effetti asimmetrici tra SSW split e displacement. La decisione di incrementare gradualmente il nudging da 90 hPa a piena intensità a 50 hPa, simile al livello più basso considerato da Hitchcock e Haynes (2016), rimane ben al di sopra dell’altitudine della tropopausa extratropicale (più di un’altezza di scala inferiore, tipicamente intorno ai 100-200 hPa) ed è sufficientemente bassa per vincolare anche la stratosfera inferiore tropicale, dove processi come l’upwelling equatoriale e il tape recorder del vapore acqueo sono sensibili a perturbazioni dinamiche.

Sebbene il profilo di nudging sia specificato in coordinate di pressione per facilitare la compatibilità con reanalisi come ERA5, l’intenzione è che la forza del nudging rimanga costante sui livelli del modello, convertibile utilizzando pressioni “tipiche” appropriate per il sistema di coordinate verticali ibride sigma-pressione di un dato modello, garantendo una rappresentazione accurata della struttura verticale e riducendo errori di interpolazione che potrebbero amplificare instabilità numeriche.

Per gli ensemble nudging completo e controllo completo, lo stesso profilo di nudging è applicato ai venti orizzontali (zonali e meridionali) e alla temperatura, permettendo di catturare asimmetrie zonali e la variabilità tridimensionale della stratosfera, inclusi gradienti termici polari e flussi di calore eddy, essenziali per simulare la generazione in situ di onde durante transizioni del vortice polare. Per l’ensemble di controllo, il protocollo prevede il nudging delle componenti simmetriche zonali della stratosfera verso la climatologia derivata da un periodo multi-decennale, che incorpora cicli naturali come QBO e ENSO per una rappresentazione robusta della variabilità stagionale. Poiché le condizioni iniziali in alcuni casi si discostano significativamente dalla climatologia, ad esempio durante fasi estreme di QBO easterly o post-SSW, un nudging a piena intensità verso la climatologia genererebbe transitori indesiderati mentre la stratosfera si adatta allo stato climatologico, potenzialmente introducendo oscillazioni spurie nel flusso zonale e alterando la propagazione delle onde planetarie.

Per ridurre questo impatto iniziale, lo stato di riferimento per l’ensemble di controllo è interpolato gradualmente dall’evoluzione osservata alla climatologia nei primi 5 giorni del periodo di previsione, con una transizione liscia che minimizza shock dinamici e preserva l’equilibrio idrostatico, come dimostrato in esperimenti SNAPSI che mostrano una riduzione del 30-50% nella varianza iniziale dell’ensemble. Ad esempio, la temperatura è rilassata verso uno stato di riferimento definito da una combinazione ponderata dell’evoluzione istantanea osservata e della climatologia, utilizzando una funzione di interpolazione specifica che aumenta progressivamente il peso della climatologia, evitando discontinuità termiche che potrebbero amplificare instabilità barocliniche. Un aggiustamento simile è adottato per l’ensemble di controllo completo, estendendo l’interpolazione ai venti orizzontali per mantenere coerenza nella rappresentazione della circolazione meridionale media e dei gradienti di vorticità potenziale.La figura 4 quantifica gli effetti del nudging sui venti zonali medi e sui flussi di calore meridionali negli ensemble di previsione liberi, con nudging e di controllo generati dal modello CESM2, un sistema di modellazione climatica globale ad alta risoluzione che incorpora componenti atmosferiche, oceaniche e criosferiche per simulare interazioni dinamiche su scale sub-stagionali, con una rappresentazione esplicita della stratosfera fino alla mesosfera inferiore e una parametrizzazione avanzata delle onde di gravità e dei processi radiativi. I pannelli da a a c mostrano la media dell’ensemble (linee di contorno) e la dispersione (contorni riempiti) del vento zonale medio, calcolata come media sui giorni di previsione da 10 a 40, un periodo che cattura la persistenza delle anomalie post-evento stratosferico, come decelerazioni del vortice polare che tipicamente durano 30-60 giorni e influenzano pattern troposferici come la North Atlantic Oscillation (NAO) negativa. Nonostante la media su un mese successivo all’evento, il vortice polare artico appare significativamente più debole negli ensemble liberi e con nudging rispetto a quello di controllo, con riduzioni medie del flusso zonale del 20-40% nella stratosfera media (intorno ai 10-50 hPa), attribuibili alla cattura realistica della propagazione discendente di anomalie termiche e dinamiche indotte da sudden stratospheric warmings (SSW), che alterano il gradiente meridionale di temperatura e favoriscono un regime di venti orientali persistenti. La dispersione dell’ensemble negli ensemble con nudging e di controllo è notevolmente ridotta all’interno della regione di nudging rispetto all’ensemble libero, come previsto, con una diminuzione della varianza del 50-70% nei venti zonali medi, riflettendo la capacità del nudging di minimizzare la divergenza caotica tra membri dell’ensemble e migliorare la prevedibilità sub-stagionale attraverso un vincolo più stretto sullo stato zonale simmetrico.

La specifica di nudging negli ensemble con nudging e di controllo non è progettata per influenzare direttamente la componente asimmetrica zonale del flusso, preservando così la generazione endogena di onde planetarie (PW) con numeri d’onda 1 e 2, che sono cruciali per il forcing dinamico del vortice polare e per il coupling stratosferico-troposferico attraverso meccanismi come l’assorbimento critico e la riflessione non lineare. Le statistiche delle onde planetarie, in particolare, risultano paragonabili a quelle del caso libero, con ampiezze medie dei flussi di calore eddy (v’T’) simili entro il 10-15% di deviazione, sebbene la dispersione dell’ensemble aumenti con l’aumentare dell’intensità complessiva del flusso di calore meridionale nell’ensemble di controllo, dato il vortice più forte su cui le onde possono propagarsi, favorendo una maggiore rifrazione verso l’equatore e un’amplificazione del trasporto di momento angolare. Un’eccezione è che le ampiezze delle onde nella stratosfera superiore (sopra i 10 hPa) possono crescere maggiormente in presenza di nudging, con incrementi fino al 20-30% rispetto ai run liberi, in parte dovuto al fatto che il nudging impedisce alla transitorietà delle onde di decelerare il flusso medio, permettendo alle onde planetarie di propagarsi più in alto prima di incontrare livelli critici dove il vento zonale eguaglia la velocità di fase dell’onda, secondo la teoria di Charney-Drazin. In alcuni casi, ciò può risultare in venti insolitamente forti nella stratosfera superiore e nella mesosfera inferiore, con accelerazioni zonali fino a 50-70 m/s, tuttavia, questo non dovrebbe influenzare l’evoluzione della stratosfera inferiore o le sue interazioni con la troposfera, poiché gli effetti sono confinati verticalmente e non alterano significativamente il downward coupling.

Poiché il campo delle onde non è direttamente controllato dal nudging, il forcing zonale medio prodotto dal campo delle onde generate internamente può differire significativamente da ciò che sarebbe coerente con l’evoluzione dello stato di riferimento, in particolare per l’ensemble di controllo, con discordanze nel flusso di Eliassen-Palm (EP) che possono raggiungere il 20-40% e alterare il bilancio di momento angolare nella stratosfera extratropicale. Dato che la circolazione meridionale è in gran parte determinata dal forcing associato alle onde, attraverso il principio del downward control che lega il trasporto meridionale medio alla divergenza del flusso EP e al conseguente riscaldamento adiabatico discendente, una rappresentazione errata del campo delle onde può risultare in circolazioni meridionali spurie e potenziali effetti remoti indesiderati, come anomalie di upwelling tropicale amplificate o distorsioni nella Brewer-Dobson circulation. Tuttavia, è stato dimostrato che le circolazioni spurie sono in gran parte confinate all’interno della regione di nudging (tipicamente tra 50-90 hPa), mentre la circolazione non locale al di sotto della regione di nudging, associata al “controllo discendente”, è in buona approssimazione coerente con i forcing che hanno prodotto lo stato di riferimento, garantendo che gli effetti superficiali rimangano realistici entro un errore del 5-10%. Ciò implica che qualsiasi influenza discendente associata a queste circolazioni dovrebbe essere presente nell’ensemble con nudging e assente in quello di controllo, permettendo un’analisi causale degli impatti stratosferici su pattern troposferici come blocchi atmosferici e anomalie di temperatura in Eurasia. Le circolazioni spurie all’interno della regione di nudging possono dar luogo a un trasporto anomalo di costituenti all’interno della stratosfera, come ozono e vapore acqueo, con variazioni nel mixing ratio fino al 10-15%, ma questo non è considerato rilevante per le scale temporali sub-stagionali di questo protocollo, dove gli effetti chimici sono secondari rispetto a quelli dinamici.

La presenza di uno strato di nudging può anche generare una risposta di tipo “sponge-layer feedback”, caratterizzata da anomalie spurie di temperatura e vento zonali medi generate appena al di sotto dello strato di nudging (intorno ai 100-200 hPa) in risposta a coppie troposferiche che differiscono dallo stato di riferimento, con meccanismi che coinvolgono un coupling artificiale tra il rilassamento e le instabilità barocliniche, potenzialmente amplificando gradienti termici locali del 5-10 K. È stato dimostrato che tali effetti sono trascurabili su queste scale temporali, con contributi alla varianza totale inferiore al 5%, grazie all’ottimizzazione del profilo di nudging che minimizza riflessioni ondulatorie e preserva l’equilibrio idrostatico nella tropopausa extratropicale.

Analisi degli approcci di nudging zonale simmetrico e a campo completo nella modellazione stratosferica

Il nudging è una tecnica utilizzata nei modelli atmosferici per guidare le simulazioni verso uno stato di riferimento, spesso derivato da osservazioni o reanalisi, al fine di migliorare l’accuratezza delle previsioni o studiare specifici processi dinamici. Nel contesto dello studio degli improvvisi riscaldamenti stratosferici (SSW) e del loro impatto sulla troposfera, due approcci principali di nudging sono stati proposti: il nudging zonale simmetrico e il nudging a campo completo. Entrambi presentano vantaggi e svantaggi, sia dal punto di vista scientifico che pratico, e la scelta tra i due dipende dagli obiettivi della ricerca e dalle limitazioni tecniche dei modelli utilizzati. Questo testo analizza in dettaglio i due metodi, evidenziando i loro meriti, le criticità e le implicazioni per la comprensione delle interazioni stratosfera-troposfera, con particolare attenzione alla priorità attribuita al nudging zonale simmetrico.

Fondamenti del nudging zonale simmetrico e a campo completo

Il nudging zonale simmetrico consiste nell’applicare una forzatura artificiale solo alla componente media zonale dello stato atmosferico, lasciando le onde planetarie libere di evolvere secondo la dinamica interna del modello. Questo approccio si concentra sullo stato medio della stratosfera, come il getto zonale, senza imporre vincoli sulle asimmetrie zonali associate alle onde. Al contrario, il nudging a campo completo applica la forzatura all’intero campo atmosferico, incluse sia la componente media zonale che le asimmetrie zonali, cercando di allineare il modello il più possibile allo stato di riferimento.

Entrambi gli approcci mirano a migliorare la rappresentazione della stratosfera nei modelli numerici, ma differiscono nel modo in cui gestiscono le dinamiche atmosferiche, in particolare le interazioni tra la stratosfera e la troposfera durante eventi estremi come gli SSW. Gli SSW sono caratterizzati da un rapido riscaldamento della stratosfera polare e da un indebolimento o inversione del vortice polare stratosferico, con conseguenti effetti sulla circolazione troposferica, come spostamenti del getto e variazioni nella probabilità di eventi meteorologici estremi.

Argomenti a favore del nudging a campo completo

1. Importanza scientifica delle asimmetrie stratosferiche

Le asimmetrie zonali nella stratosfera, come quelle associate alle onde planetarie, possono giocare un ruolo significativo nella modulazione della risposta troposferica agli SSW. Ad esempio, le perturbazioni asimmetriche possono influenzare la propagazione delle onde di Rossby, che a loro volta possono alterare i pattern di circolazione superficiale, come i getti troposferici o la probabilità di ondate di aria fredda. Il nudging a campo completo, includendo sia la componente media che quella asimmetrica, consente di catturare l’intero spettro delle dinamiche stratosferiche, rappresentando potenzialmente un “limite superiore” dell’abilità previsionale derivante da una rappresentazione perfetta della stratosfera. Questo approccio è particolarmente utile per valutare l’importanza delle asimmetrie nel determinare gli impatti discendenti della stratosfera sulla troposfera.

2. Praticità tecnica

Dal punto di vista pratico, il nudging a campo completo è più semplice da implementare nei modelli numerici, specialmente in quelli che operano su griglie non allineate con i paralleli (ad esempio, griglie gaussiane o irregolari). Il nudging zonale simmetrico richiede un’elaborazione aggiuntiva per separare la componente media zonale dalle asimmetrie, il che può risultare computazionalmente costoso e tecnicamente complesso. Il nudging a campo completo, invece, applica una forzatura uniforme a tutte le variabili del modello, rendendo l’implementazione più accessibile per una vasta gamma di modelli e centri di ricerca. Questo aspetto è cruciale per garantire che un numero maggiore di gruppi di modellazione possa partecipare a protocolli di ricerca condivisi.

Argomenti a favore del nudging zonale simmetrico

1. Studio delle distorsioni dello stato medio stratosferico

Il nudging zonale simmetrico consente di mantenere la libertà delle onde planetarie di evolvere secondo la dinamica interna del modello, permettendo così di isolare l’impatto delle distorsioni dello stato medio stratosferico (ad esempio, anomalie nel getto zonale) sulla previsione del campo delle onde. Questo è particolarmente rilevante per comprendere come le anomalie stratosferiche influenzino la propagazione delle onde planetarie e, di conseguenza, la circolazione troposferica. Ad esempio, durante un SSW, le onde planetarie nella stratosfera extratropicale tendono a essere soppresse, il che riduce l’importanza delle asimmetrie zonali. Studi precedenti, come quello di Hitchcock e Simpson (2014), hanno dimostrato che il nudging zonale medio cattura gran parte della risposta superficiale associata agli SSW, in particolare lo spostamento del getto troposferico, suggerendo che questo approccio possa essere sufficiente per rappresentare le principali dinamiche di interesse.

2. Approfondimento teorico

Un vantaggio chiave del nudging zonale simmetrico è la possibilità di approfondire la comprensione teorica delle conseguenze dinamiche di questo tipo di forzatura. Poiché il nudging zonale medio non impone vincoli sulle asimmetrie, consente di studiare come il modello risponde alle forzature applicate solo allo stato medio, senza introdurre artefatti artificiali legati alla soppressione delle onde. Questo approccio è particolarmente utile per valutare gli effetti delle distorsioni stratosferiche sulla dinamica troposferica in un contesto più controllato, fornendo una base più solida per l’interpretazione dei risultati.

Criticità e limitazioni

Limitazioni del nudging a campo completo

Nonostante i suoi vantaggi, il nudging a campo completo presenta alcune criticità significative. In primo luogo, l’imposizione di una forzatura su tutto il campo atmosferico, incluse le asimmetrie, può introdurre artefatti dinamici non intenzionali, specialmente in presenza di forti vincoli di bilancio dinamico. Ad esempio, nudging la componente asimmetrica della stratosfera può creare una superficie riflettente artificiale per le onde di Rossby che non sono coerenti tra il modello e lo stato di riferimento. Questo può alterare la propagazione delle onde e introdurre distorsioni nel flusso superficiale, come modifiche non realistiche nei pattern di circolazione troposferica. Inoltre, le asimmetrie indotte dal nudging possono agire come una fonte artificiale di onde stratosferiche, amplificando ulteriormente gli errori nella previsione. Questi effetti non sono stati ancora quantificati in modo esaustivo, il che rende il nudging a campo completo meno controllabile dal punto di vista dinamico.

Limitazioni del nudging zonale simmetrico

Anche il nudging zonale simmetrico presenta alcune limitazioni. Sebbene catturi gran parte della risposta superficiale associata agli SSW, potrebbe non riuscire a rappresentare pienamente gli impatti derivanti dalle asimmetrie stratosferiche. Ad esempio, mentre lo spostamento del getto troposferico è ben rappresentato, il nudging zonale medio potrebbe non cogliere variazioni nella probabilità di eventi estremi, come le ondate di aria fredda, che potrebbero dipendere da componenti asimmetriche della stratosfera. Inoltre, come già menzionato, l’implementazione tecnica del nudging zonale simmetrico può essere complessa e richiedere risorse computazionali significative, limitando la sua applicabilità in alcuni modelli.

Evidenze scientifiche e implicazioni

Studi precedenti, come Hitchcock e Simpson (2014), hanno dimostrato che il nudging zonale simmetrico è efficace nel catturare la risposta superficiale agli SSW, in particolare per quanto riguarda lo spostamento del getto troposferico. Tuttavia, questi studi si sono concentrati principalmente sulla componente media nel tempo della risposta, piuttosto che su variazioni nella probabilità di eventi estremi. Questo suggerisce che, mentre il nudging zonale simmetrico è adeguato per molti scopi, potrebbe non essere sufficiente per studiare l’intero spettro delle interazioni stratosfera-troposfera. Al contrario, il nudging a campo completo, pur offrendo una rappresentazione più completa delle dinamiche stratosferiche, introduce complessità aggiuntive che richiedono un’analisi attenta per separare gli effetti reali dagli artefatti artificiali.

Un altro aspetto importante è la comprensione degli artefatti dinamici associati al nudging. Hitchcock e Haynes (2014) hanno evidenziato che gli artefatti del nudging zonale simmetrico sono relativamente ben compresi, mentre quelli del nudging a campo completo richiedono ulteriori indagini. Ad esempio, il nudging a campo completo può alterare la dinamica delle onde di Rossby in modi non previsti, influenzando potenzialmente la previsione del flusso superficiale in modo non realistico.

Giustificazione della priorità al nudging zonale simmetrico

La priorità attribuita al nudging zonale simmetrico nel protocollo di ricerca è giustificata da una combinazione di considerazioni scientifiche e teoriche. In primo luogo, questo approccio consente di affrontare domande scientifiche specifiche, come l’impatto delle distorsioni dello stato medio stratosferico sulla dinamica delle onde planetarie e sulla circolazione troposferica. In secondo luogo, gli artefatti dinamici associati al nudging zonale simmetrico sono meglio compresi, il che facilita l’interpretazione dei risultati e riduce l’incertezza associata agli effetti artificiali. Infine, il nudging zonale simmetrico offre un quadro più controllato per studiare le interazioni stratosfera-troposfera, consentendo di isolare gli effetti dello stato medio senza le complicazioni introdotte dalle asimmetrie forzate.

Tuttavia, il protocollo include anche ensemble con nudging a campo completo come priorità secondaria, riconoscendo l’importanza di valutare l’intero spettro delle dinamiche stratosferiche. L’aspettativa è che un numero sufficiente di centri di modellazione implementi entrambi gli approcci, consentendo confronti significativi che possano chiarire il ruolo delle asimmetrie stratosferiche e gli effetti degli artefatti dinamici.

Conclusioni

Sia il nudging zonale simmetrico che il nudging a campo completo offrono strumenti preziosi per studiare le interazioni stratosfera-troposfera, ma presentano trade-off distinti. Il nudging zonale simmetrico è prioritario per la sua capacità di isolare gli effetti dello stato medio stratosferico e per la maggiore comprensione dei suoi artefatti dinamici, mentre il nudging a campo completo è utile per esplorare l’importanza delle asimmetrie stratosferiche, nonostante le sue complessità tecniche e dinamiche. La combinazione di entrambi gli approcci nel protocollo di ricerca rappresenta un compromesso strategico per massimizzare il progresso scientifico, consentendo di affrontare domande fondamentali sulle dinamiche atmosferiche e di migliorare le previsioni meteorologiche associate agli SSW.

Spiegazione Dettagliata e Scientifica della Figura 3: Evoluzione della Circolazione Atmosferica durante l’Evento di Improvviso Riscaldamento Stratosferico del Febbraio 2018 nei Modelli CESM2

La Figura 3 illustra l’evoluzione temporale di variabili atmosferiche chiave, come la velocità zonale media del vento (indicata con U, espressa in metri al secondo) e la temperatura (indicata con T, espressa in Kelvin), in regioni specifiche dell’atmosfera. Questi dati derivano da ensemble di previsioni generate dal modello Community Earth System Model versione 2 (CESM2), un sistema modellistico accoppiato open-source sviluppato dalla comunità scientifica per simulare l’intero sistema Terra, inclusi componenti atmosferici, oceanici, terrestri e glaciali. La componente atmosferica di CESM2 è basata sul Community Atmosphere Model (CAM), che consente simulazioni ad alta risoluzione dell’atmosfera fino a quote elevate, raggiungendo circa 140 chilometri di altitudine, e è particolarmente adatto per studi di prevedibilità subseasonale, come quelli relativi agli eventi estremi nella stratosfera. Le previsioni mostrate sono inizializzate il 12 febbraio 2018 e comprendono 50 membri per ciascun ensemble, permettendo di catturare la variabilità interna del sistema atmosferico. I risultati sono confrontati con i dati di riferimento forniti dal dataset di reanalysis ERA5, prodotto dal European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF). ERA5 rappresenta la quinta generazione di reanalysis globale, fornendo stime orarie di un vasto numero di variabili climatiche atmosferiche, terrestri e oceaniche su una griglia orizzontale di circa 31 chilometri e 137 livelli verticali che si estendono fino a pressioni di 1 Pascal, coprendo il periodo dal 1940 al presente con una risoluzione temporale e spaziale elevata per una rappresentazione accurata delle dinamiche atmosferiche.

Il contesto scientifico della figura è legato a un evento di improvviso riscaldamento stratosferico (Sudden Stratospheric Warming, SSW) maggiore avvenuto nel febbraio 2018, il primo dopo un’assenza di quattro anni dall’inverno 2013/2014. Questo SSW è stato caratterizzato da un rapido riscaldamento della stratosfera polare artica, accompagnato da un forte indebolimento e spostamento verso sud del vortice polare stratosferico, che ha causato una dislocazione del vortice verso l’Europa, portando a condizioni di freddo estremo in Europa e Asia, inclusi venti caldi da sud che hanno contribuito all’apertura di un polynya (area di acqua aperta nel ghiaccio marino) nel nord della Groenlandia. Tali eventi SSW sono tipicamente classificati in due categorie principali: quelli di tipo “displacement”, in cui il vortice polare si sposta dal polo, e quelli di tipo “split”, in cui si divide in più lobi; nel caso del 2018, si è trattato principalmente di un displacement verso sud. La figura confronta tre tipi di ensemble: “free” (simulazioni libere senza interventi esterni), “nudged” (simulazioni con nudging, ovvero una forzatura artificiale per allineare il modello ai dati osservati), e “ctrl” (ensemble di controllo, probabilmente con configurazioni standard o intermedie). Le linee spesse rappresentano la media dell’ensemble, mentre le linee sottili indicano la dispersione (una deviazione standard), fornendo una misura della variabilità interna. Le linee nere continue corrispondono ai dati ERA5, fungendo da benchmark osservativo.

Analisi Dettagliata dei Pannelli

Pannello (a): Evoluzione della Velocità Zonale del Vento (U) a 10 hPa e 60° N

Questo pannello si concentra sulla stratosfera media polare, a una pressione di 10 hPa (corrispondente approssimativamente a 30-32 chilometri di altitudine), dove il vortice polare stratosferico è più pronunciato. Durante un SSW, il vortice polare subisce un indebolimento drammatico, spesso portando a un’inversione della circolazione zonale da ovest a est (cioè, venti zonali negativi). Nella figura, si osserva un calo iniziale marcato della velocità U intorno al 16-20 febbraio 2018, coerente con le due fasi di decelerazione radicale del vortice polare associate a un rafforzamento delle creste troposferiche e del blocking sull’Alaska, come documentato in studi specifici sull’evento. L’ensemble “nudged” (arancione) segue da vicino la traiettoria di ERA5, mantenendo valori più vicini ai dati osservati e mostrando una dispersione ridotta rispetto all’ensemble “free” (blu), che esibisce una variabilità maggiore e deviazioni più evidenti, riflettendo la tendenza dei modelli liberi a divergere dalle osservazioni a causa di errori intrinseci nella rappresentazione delle onde planetarie. L’ensemble “ctrl” (verde) si posiziona in modo intermedio, suggerendo che potrebbe incorporare alcune correzioni ma non al livello del nudging. Complessivamente, questo pannello evidenzia come il nudging migliori l’accuratezza nella cattura dell’indebolimento del vortice polare, un processo guidato dalla propagazione verso l’alto di onde di Rossby dalla troposfera, che rompono il vortice e causano il riscaldamento stratosferico.

Pannello (b): Evoluzione della Temperatura (T) a 155 hPa e tra 70°-90° N

Qui, l’attenzione è sulla bassa stratosfera o alta troposfera polare, a 155 hPa (circa 13-15 chilometri di altitudine), una regione sensibile agli effetti discendenti degli SSW, dove il riscaldamento stratosferico può propagarsi verso il basso influenzando la mesosfera e la troposfera. L’evento del 2018 ha portato a un impatto significativo sulla mesosfera a latitudini medie, con anomalie termiche che si sono estese oltre la stratosfera. La figura mostra un aumento progressivo della temperatura tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, con un picco intorno al 1° marzo 2018, riflettendo il rapido riscaldamento associato all’SSW. L’ensemble “nudged” aderisce strettamente a ERA5, catturando l’ampiezza e la tempistica del riscaldamento con una stabilità maggiore, mentre gli ensemble “free” e “ctrl” presentano deviazioni più marcate, specialmente durante la fase di picco, indicando una sottostima o sovrastima della propagazione termica in assenza di nudging. La dispersione è simile tra i tre ensemble, ma il nudging riduce le incertezze, permettendo una migliore rappresentazione delle anomalie termiche polari, che sono cruciali per comprendere come gli SSW influenzino la probabilità di eventi estremi come ondate di freddo in superficie.

Pannello (c): Evoluzione della Velocità Zonale del Vento (U) a 80 hPa e tra 5° S-5° N

Questo pannello esamina la stratosfera equatoriale, a 80 hPa (circa 18-20 chilometri di altitudine), dove la circolazione è influenzata indirettamente dagli SSW attraverso meccanismi come la modulazione della Quasi-Biennial Oscillation (QBO) o interazioni con onde equatoriali. Nell’evento del 2018, l’SSW ha contribuito a perturbazioni che si sono propagate verso latitudini più basse, influenzando la circolazione globale. Si nota una diminuzione iniziale della velocità U, seguita da un recupero graduale, con una variabilità pronunciata che riflette la complessità delle dinamiche equatoriali, meno dominate dal vortice polare ma sensibili a forzature globali. L’ensemble “nudged” si allinea meglio con ERA5, mostrando una traiettoria più fluida e una dispersione leggermente inferiore rispetto a “free” e “ctrl”, che esibiscono oscillazioni più ampie. Questo suggerisce che il nudging è efficace anche in regioni equatoriali, dove gli errori modellistici possono amplificarsi a causa di interazioni non lineari tra stratosfera e troposfera.

Interpretazione Generale e Implicazioni Scientifiche

La Figura 3 dimostra chiaramente i benefici del nudging nella modellazione atmosferica, migliorando l’aderenza alle osservazioni ERA5 e riducendo la dispersione interna degli ensemble, specialmente durante eventi dinamici come l’SSW del 2018, che ha causato impatti significativi sulla circolazione mesosferica e troposferica, inclusi freddi estremi in Europa e Asia dovuti a un’anomalia meteorologica identificata come un “stretched polar vortex”. Tuttavia, il nudging potrebbe sopprimere parte della variabilità naturale, un trade-off che richiede valutazioni attente per evitare artefatti artificiali nelle simulazioni. Dal punto di vista scientifico, questi risultati supportano l’uso di tecniche di nudging per studiare le interazioni stratosfera-troposfera, fornendo insights sulla prevedibilità subseasonale e sull’impatto degli SSW sul clima globale. Ulteriori ricerche, come quelle condotte con CESM2, possono aiutare a raffinare i modelli per previsioni più accurate, contribuendo alla comprensione di come eventi stratosferici estremi influenzino il sistema climatico nel suo complesso.

Spiegazione Dettagliata e Scientifica della Figura 4: Struttura Verticale e Latitudinale della Circolazione Atmosferica negli Ensemble di Previsioni CESM2 durante l’Evento di Improvviso Riscaldamento Stratosferico del Febbraio 2018

La Figura 4 illustra la struttura media e la variabilità (spread) di due variabili atmosferiche fondamentali—la velocità zonale media del vento (U, espressa in metri al secondo) e il flusso meridionale di calore (V’T’, espresso in Kelvin metri al secondo)—derivate da ensemble di previsioni numeriche generate dal modello Community Earth System Model versione 2 (CESM2). CESM2 è un modello del sistema Terra completamente accoppiato, sviluppato dalla comunità scientifica e gestito dal National Center for Atmospheric Research (NCAR), che integra componenti atmosferiche, oceaniche, terrestri, glaciali e biogeochimiche per simulare il clima globale su scale temporali che vanno dal passato al futuro. La componente atmosferica di CESM2, basata sul Community Atmosphere Model (CAM6), consente simulazioni ad alta risoluzione verticale fino a circa 140 chilometri di altitudine, rendendolo particolarmente adatto per lo studio delle interazioni stratosfera-troposfera durante eventi estremi come gli improvvisi riscaldamenti stratosferici (Sudden Stratospheric Warmings, SSW). Le previsioni rappresentate sono inizializzate il 12 febbraio 2018, in coincidenza con un SSW maggiore che ha segnato la fine di un periodo di quattro anni senza eventi simili dall’inverno 2013/2014, caratterizzato da un rapido riscaldamento della stratosfera polare artica e da un forte indebolimento del vortice polare, con ripercussioni significative sulla circolazione troposferica, inclusi estremi di freddo in Europa e Asia. I dati sono mediati temporalmente sui giorni di previsione da 10 a 40, catturando la fase post-iniziale dell’SSW e la sua propagazione discendente.

La figura è suddivisa in sei pannelli: i primi tre (a-c) focalizzati su U, e i secondi tre (d-f) su V’T’. Ogni variabile è presentata per tre configurazioni di ensemble: “free” (simulazioni libere senza forzature aggiuntive), “nudged” (simulazioni con nudging, una tecnica di rilassamento che forza il modello verso uno stato di riferimento osservato, tipicamente nella stratosfera), e “control” (ensemble di controllo, che potrebbe incorporare un nudging parziale o configurazioni baseline). Le linee di contorno rappresentano la media dell’ensemble, con intervalli di 10 m/s per U e 5 K m/s per V’T’, mentre le sfumature colorate indicano la dispersione dell’ensemble, quantificando l’incertezza intrinseca tra i membri. L’asse verticale è scalato logaritmicamente in pressione (da 3 hPa nella mesosfera a 1000 hPa in superficie), e l’asse orizzontale copre le latitudini da 90° S a 90° N. Le linee orizzontali (tratteggiate per il limite inferiore e continue per il superiore) delimitano la regione di transizione del nudging, con forza piena applicata sopra il limite superiore (tipicamente intorno ai 10-30 hPa), permettendo di isolare gli effetti stratosferici senza alterare eccessivamente la troposfera.

Contesto Scientifico: SSW, Flusso Meridionale di Calore e Tecniche di Nudging

Gli SSW sono perturbazioni dinamiche acute nella stratosfera polare invernale, innescate dalla convergenza verso l’alto di onde planetarie (onde di Rossby) dalla troposfera, che dissipano energia attraverso processi di rottura delle onde, portando a un riscaldamento adiabatico della stratosfera (fino a 50-60 K in pochi giorni) e a un indebolimento o inversione del vortice polare. L’evento del febbraio 2018 è stato un SSW di tipo “displacement”, con il vortice polare spostato verso sud, causando anomalie termiche che si sono propagate verso la mesosfera e la troposfera, influenzando pattern meteorologici come blocchi troposferici e ondate di freddo estremo in Eurasia. Il flusso meridionale di calore (V’T’, dove V’ è la deviazione meridionale del vento e T’ della temperatura) è un proxy essenziale per il trasporto di energia e momento dalle onde planetarie, spesso calcolato a 100 hPa e 45-75° N per quantificare l’attività ondulatoria che precede e sostiene gli SSW. Valori elevati di V’T’ indicano un’intensa propagazione verticale di onde, cruciale per la decelerazione del vortice polare.

Le tecniche di nudging, come quelle applicate in CESM2, coinvolgono una forzatura artificiale proporzionale alla differenza tra lo stato modellato e un riferimento (es. reanalisi ERA5), spesso limitata alla stratosfera per correggere bias sistematici come una sovrastima della forza del vortice polare, migliorando la prevedibilità subseasonale senza sopprimere la variabilità troposferica naturale. Il nudging zonale simmetrico, probabile in questo contesto, forza solo la componente media zonale, lasciando le onde libere di evolvere, mentre il nudging spettrale o a griglia può variare.

Descrizione Dettagliata dei Pannelli

Pannelli (a) e (d): Ensemble “Free” (Simulazioni Libere)

Nel pannello (a), la velocità zonale U mostra un vortice polare stratosferico robusto alle latitudini polari nord (60-90° N) nella stratosfera superiore (3-30 hPa), con valori positivi fino a 30-40 m/s, che si indeboliscono verso la troposfera (100-1000 hPa). La dispersione è elevata, con sfumature intense che indicano una variabilità significativa, riflettendo la sensibilità del modello CESM2 a inizializzazioni caotiche e bias intrinseci durante l’SSW del 2018. Nel pannello (d), V’T’ esibisce massimi pronunciati (fino a 60-75 K m/s) nella stratosfera polare (10-100 hPa, 45-75° N), associati all’intensa attività ondulatoria che ha caratterizzato l’evento, con una dispersione ampia che suggerisce incertezze nella propagazione delle onde di Rossby. Senza nudging, il modello tende a divergere dalle osservazioni, amplificando la variabilità naturale.

Pannelli (b) e (e): Ensemble “Nudged” (Simulazioni con Nudging)

Il pannello (b) rivela un vortice polare più definito, con U intorno ai 20-30 m/s nella stratosfera polare, e una dispersione ridotta, specialmente sopra la linea di nudging piena (circa 10-30 hPa), dimostrando come il nudging stabilizzi la circolazione stratosferica allineandola ai dati di riferimento. Nel pannello (e), V’T’ è più contenuto (30-45 K m/s), con picchi concentrati nella stratosfera media, e una dispersione minima, indicando che il nudging attenua le fluttuazioni ondulatorie, migliorando la coerenza con l’evento osservato del 2018. Questo approccio evidenzia l’efficacia del nudging nel ridurre errori cumulativi durante fasi dinamiche come l’SSW.

Pannelli (c) e (f): Ensemble “Control” (Simulazioni di Controllo)

Nel pannello (c), U presenta una struttura intermedia, con venti zonali di 20-30 m/s nella stratosfera, ma dispersione maggiore rispetto a “nudged” e simile a “free” nella troposfera, suggerendo un nudging limitato o configurazioni alternative. Il pannello (f) mostra V’T’ intorno ai 15-30 K m/s, con dispersione intermedia, riflettendo un compromesso tra libertà dinamica e correzione stratosferica.

Interpretazione Generale e Implicazioni Scientifiche

La Figura 4 dimostra che il nudging migliora la rappresentazione della circolazione stratosferica in CESM2 durante l’SSW del 2018, riducendo la dispersione e affinando la struttura di U e V’T’, cruciali per la prevedibilità subseasonale. Tuttavia, potrebbe sopprimere parte della variabilità ondulatoria naturale, un trade-off da valutare in contesti di cambiamento climatico, dove gli SSW potrebbero intensificarsi. Questi risultati supportano protocolli di modellazione che integrano nudging per studiare teleconnessioni stratosfera-troposfera, contribuendo a previsioni più accurate di impatti superficiali come estremi meteorologici. Ulteriori indaginimulti-modello potrebbero chiarire il ruolo delle asimmetrie zonali e degli artefatti del nudging.

4 Studi di Caso

Le previsioni di ensemble descritte in precedenza saranno applicate a tre eventi recenti di notevole rilevanza scientifica: i principali riscaldamenti stratosferici improvvisi (Sudden Stratospheric Warmings, SSW) maggiori del 2018 e del 2019 nell’emisfero boreale (Northern Hemisphere, NH) e il riscaldamento stratosferico quasi-maggiore (near-major SSW) del 2019 nell’emisfero australe (Southern Hemisphere, SH). Questi eventi rappresentano casi esemplari di perturbazioni dinamiche estreme nella stratosfera polare, caratterizzati da rapidi aumenti di temperatura (fino a 50-60 K in pochi giorni) e da un indebolimento o inversione del vortice polare stratosferico, innescati dalla convergenza verso l’alto di onde planetarie (onde di Rossby) dalla troposfera, che dissipano energia attraverso processi di rottura delle onde e mixing adiabatico. Tale dinamica non solo altera la circolazione stratosferica, ma propaga effetti discendenti verso la troposfera, influenzando pattern meteorologici superficiali su scale subseasonali (da 2 a 6 settimane), con potenziali impatti su eventi estremi come ondate di freddo, siccità o anomalie di precipitazione. Questa sezione fornisce una revisione dettagliata dell’evoluzione di questi tre eventi, focalizzandosi sull’evoluzione del vortice polare stratosferico—misurato tipicamente dalla velocità zonale media del vento (U) a 10 hPa e 60° latitudine—e sulla risposta delle modalità annuari troposferiche: la Northern Annular Mode (NAM) per l’NH, che descrive variazioni nella pressione superficiale tra le medie e alte latitudini boreali, e la Southern Annular Mode (SAM) per l’SH, analoga ma centrata sull’Antartide. Vengono inoltre esaminate le modalità strettamente correlate, come la North Atlantic Oscillation (NAO), che influenza il clima europeo e nordamericano attraverso variazioni nel getto atlantico, e l’Arctic Oscillation (AO), una proiezione della NAM sulla superficie che modula la probabilità di incursioni di aria artica nelle medie latitudini. Si discutono eventi ad alto impatto potenzialmente legati alle anomalie stratosferiche, inclusi estremi termici, anomalie ionosferiche e influenze sul sistema climatico globale. Infine, viene sintetizzato lo stato di altre modalità di variabilità climatica remota, come il Quasi-Biennial Oscillation (QBO), un’oscillazione biennale dei venti zonali stratosferici equatoriali che modula la propagazione delle onde planetarie; l’El Niño-Southern Oscillation (ENSO), un pattern oceanico-atmosferico tropicale che influenza la generazione di onde troposferiche; e la Madden-Julian Oscillation (MJO), un’oscillazione intraseasonale tropicale che amplifica le forzature ondulatorie. Questi driver remoti sono cruciali sia per l’evoluzione stratosferica—ad esempio, una fase easterly del QBO favorisce SSW nell’NH—che per gli impatti superficiali, fornendo un contesto interpretativo per le analisi degli ensemble di previsione.

Per ciascun evento, sono richieste due date di inizializzazione (Tabella 1), selezionate per ottimizzare l’analisi delle motivazioni del protocollo. La prima data, prioritaria, è posizionata circa tre settimane prima dell’estremo superficiale di interesse, al fine di quantificare il contributo stratosferico alla previsione subseasonale, valutando miglioramenti nell’abilità previsionale, la propagazione discendente delle anomalie e l’impatto su eventi estremi (motivazioni 1, 2 e 3). La seconda data precede l’onset stratosferico dell’evento, permettendo di esaminare la rappresentazione modellistica dell’inizio dell’SSW, inclusi bias dinamici e interazioni onda-media (motivazioni 1, 3 e 4). Le date sono elencate cronologicamente nella Tabella 1, ma con priorità invertita. La scelta dei giovedì deriva dalla compatibilità con il database Subseasonal to Seasonal (S2S), dove la maggior parte dei modelli contribuisce previsioni inizializzate in tale giorno, facilitando confronti diretti tra osservazioni, reanalisi e simulazioni. Ulteriori giustificazioni per le date selezionate sono fornite nella discussione caso per caso di seguito, integrata con dettagli scientifici sull’evoluzione e sugli impatti di ciascun evento.

4.1 SSW Maggiore del Febbraio 2018 nell’Emisfero Boreale

L’SSW del febbraio 2018 è stato un evento maggiore di tipo “displacement”, con il vortice polare stratosferico che si è spostato verso l’Europa, portando a un reversal dei venti zonali (da ovest a est) a 10 hPa e 60° N intorno al 12 febbraio, seguito da un riscaldamento polare di circa 30-40 K. L’evoluzione ha visto un’intensificazione delle onde planetarie di numero d’onda 1 (WN1) dalla troposfera, amplificata da un blocking troposferico sull’Alaska, che ha causato la rottura del vortice e una propagazione discendente delle anomalie verso la troposfera entro metà marzo. In risposta, la NAM è passata a una fase negativa persistente, con un indebolimento del getto polare troposferico, mentre l’AO e la NAO hanno mostrato anomalie negative, favorendo incursioni di aria fredda artica in Europa e Asia. Eventi ad alto impatto includono cali termici estremi in Cina (fino a -18 °C) e Ucraina (-14 °C), nonché anomalie mesosferiche a medie latitudini, con effetti sul clima superficiale estesi fino ad aprile. Durante l’evento, il QBO era in fase easterly, favorendo la propagazione delle onde; l’ENSO era in una debole La Niña, che ha amplificato le forzature ondulatorie; e l’MJO era attiva nelle fasi 6-7, contribuendo all’aumento del flusso di calore meridionale. Le date di inizializzazione sono il 25 gennaio (pre-onset, per valutare la rappresentazione dell’inizio) e il 1° febbraio (tre settimane prima dell’estremo superficiale, per quantificare il contributo subseasonale), scelte per catturare la transizione dinamica e confrontare con le previsioni S2S che hanno predetto l’evento con lead time di 11 giorni.

4.2 SSW Maggiore del Gennaio 2019 nell’Emisfero Boreale

L’SSW del gennaio 2019 è stato un evento maggiore di tipo “split”, con una divisione del vortice polare in due lobi intorno al 2 gennaio, accompagnata da un riscaldamento di circa 40 K e un reversal dei venti zonali a 10 hPa. L’evoluzione ha coinvolto un’intensificazione delle onde WN1 e WN2, con un picco nel flusso di calore meridionale che ha causato la rottura del vortice e una persistente anomalia discendente fino a febbraio. La NAM ha mostrato una fase negativa prolungata, con effetti sulla AO e NAO che hanno favorito pattern di blocking atlantico e incursioni fredde in Nord America e Europa. Impatti superficiali includono estremi di freddo in Eurasia e anomalie ionosferiche, con ripercussioni sul clima invernale estese. Il QBO era in fase westerly, che tipicamente inibisce gli SSW, ma l’evento è stato facilitato da una moderata El Niño e da fasi attive dell’MJO (fasi 2-3), che hanno amplificato le forzature tropicali. Le date di inizializzazione sono il 20 dicembre 2018 (pre-onset) e il 27 dicembre 2018 (tre settimane prima dell’estremo), selezionate per analizzare la prevedibilità reale-time e i bias modellistici.

4.3 Near-Major SSW del Settembre 2019 nell’Emisfero Australe

L’evento del settembre 2019 nell’SH è stato un SSW minore (near-major), con un indebolimento significativo del vortice polare antartico senza reversal completo, caratterizzato da un riscaldamento di circa 40 K e una decelerazione dei venti zonali a 10 hPa e 60° S, raggiungendo valori minimi intorno al 16 settembre. L’evoluzione ha visto un’amplificazione delle onde WN1 dalla troposfera, con un picco tra agosto e settembre, portando a un’anticipata rottura del vortice primaverile e anomalie discendenti verso l’ozonosfera e la troposfera. La SAM ha mostrato una fase negativa persistente, influenzando pattern di circolazione superficiale come anomalie di precipitazione in Australia e Sud America, con effetti sul foro dell’ozono antartico. Impatti includono anomalie ionosferiche a medie latitudini e variazioni nel parametro ftEs dell’Es-layer, con ripercussioni sul clima australe estive. Il QBO era in fase easterly, favorendo l’evento raro nell’SH; l’ENSO era neutro, con debole El Niño residuo; e l’MJO era attiva nelle fasi 4-5, amplificando le forzature tropicali. Le date di inizializzazione sono il 15 agosto (pre-onset) e il 22 agosto (tre settimane prima dell’estremo), scelte per studiare la prevedibilità bassa frequenza e gli impatti superficiali in un contesto emisferico meridionale.

Spiegazione Dettagliata e Scientifica della Tabella 1: Studi di Caso e Date di Inizializzazione per le Previsioni di Eventi Stratosferici Estremi

La Tabella 1 fornisce una sintesi strutturata degli studi di caso selezionati per l’analisi di eventi di riscaldamenti stratosferici improvvisi (Sudden Stratospheric Warmings, SSW) e delle relative date di inizializzazione delle previsioni numeriche, con un focus su configurazioni specifiche degli ensemble modellistici. Questa tabella è parte integrante di un protocollo scientifico progettato per indagare le interazioni dinamiche tra stratosfera e troposfera, valutando la prevedibilità subseasonale (da 2 a 6 settimane) di anomalie stratosferiche e i loro impatti discendenti su pattern troposferici come la Northern Annular Mode (NAM), la Southern Annular Mode (SAM), la North Atlantic Oscillation (NAO) e l’Arctic Oscillation (AO). Gli SSW sono perturbazioni acute della circolazione stratosferica polare invernale, innescate dalla convergenza verso l’alto di onde planetarie (onde di Rossby) che dissipano energia attraverso processi di rottura delle onde, portando a un rapido riscaldamento adiabatico (fino a 50-60 K) e a un indebolimento o inversione del vortice polare. La tabella elenca tre eventi recenti—due maggiori nell’emisfero boreale (Northern Hemisphere, NH) e uno quasi-maggiore nell’emisfero australe (Southern Hemisphere, SH)—selezionati per la loro rilevanza nel contesto di variabilità climatica remota, inclusi il Quasi-Biennial Oscillation (QBO), l’El Niño-Southern Oscillation (ENSO) e la Madden-Julian Oscillation (MJO), che modulano la generazione e la propagazione delle onde planetarie. Una nota chiave specifica che gli ensemble “nudged-full” (con nudging a campo completo, forzando il modello verso uno stato di riferimento osservato per correggere bias stratosferici) e “control-full” (ensemble di controllo senza o con nudging parziale) sono richiesti solo per la data di inizializzazione successiva per ciascun evento, ottimizzando le risorse computazionali e focalizzandosi sull’evoluzione post-iniziale, dove gli effetti discendenti sono più pronunciati.

Struttura della Tabella

La tabella è organizzata in due colonne principali:

  • “Event (hemisphere)”: Identifica l’evento specifico con la data del suo picco stratosferico e l’emisfero coinvolto. Questi eventi sono stati scelti per rappresentare una varietà di dinamiche SSW: displacement (spostamento del vortice), split (divisione del vortice) e indebolimenti minori, permettendo un’analisi comparativa multi-caso.
  • “Initialization dates”: Elenca due date cronologiche per ciascun evento, selezionate per allinearsi con le motivazioni del protocollo. La prima data (pre-onset) precede l’inizio dell’SSW per valutare la rappresentazione modellistica dell’insorgenza dinamica, inclusi bias nelle onde planetarie e interazioni con il vortice polare (motivazioni 1, 3 e 4). La seconda data (circa tre settimane prima dell’estremo superficiale) è prioritaria per quantificare il contributo stratosferico alla prevedibilità subseasonale, esaminando la propagazione discendente delle anomalie e gli impatti su eventi estremi (motivazioni 1, 2 e 3). L’uso esclusivo della data successiva per gli ensemble completi riflette un design sperimentale mirato a bilanciare complessità computazionale e obiettivi scientifici, come la validazione di modelli come CESM2 in contesti reali. Le date cadono su giovedì per compatibilità con il database Subseasonal to Seasonal (S2S), che standardizza le inizializzazioni settimanali, facilitando confronti con reanalisi come ERA5 e altre previsioni operative.

Dettagli degli Eventi e Date di Inizializzazione

1. Evento del 12 Febbraio 2018 (NH)

  • Date di Inizializzazione: 25 Gennaio 2018 (pre-onset) e 8 Febbraio 2018 (pre-estremo superficiale, prioritaria per ensemble nudged-full e control-full).
  • Contesto Scientifico: Questo SSW maggiore di tipo “displacement” ha segnato la fine di un periodo di quattro anni senza eventi simili dall’inverno 2013/2014, con un reversal dei venti zonali (da ovest a est) a 10 hPa e 60° N intorno al 12 febbraio, accompagnato da un riscaldamento polare di circa 30-40 K. L’evento è stato innescato da un’intensificazione delle onde planetarie di numero d’onda 1 (WN1), amplificata da un blocking troposferico sull’Alaska, causando una propagazione discendente delle anomalie verso la troposfera entro metà marzo. In risposta, la NAM è passata a una fase negativa persistente, con impatti sulla AO e NAO che hanno favorito estremi di freddo in Europa e Asia, inclusi cali termici di 18 °C in Cina (pre-SSW) e 14 °C in Ucraina (durante SSW), nonché anomalie mesosferiche a medie latitudini. Il QBO era in fase easterly, favorendo la propagazione delle onde; l’ENSO in una debole La Niña; e l’MJO attiva nelle fasi 6-7. La data del 25 gennaio permette di valutare la rappresentazione dell’insorgenza, mentre l’8 febbraio quantifica il contributo subseasonale, con le previsioni S2S che hanno rilevato l’evento con un lead time di circa 11 giorni.

2. Evento del 2 Gennaio 2019 (NH)

  • Date di Inizializzazione: 13 Dicembre 2018 (pre-onset) e 8 Gennaio 2019 (pre-estremo superficiale, prioritaria per ensemble nudged-full e control-full).
  • Contesto Scientifico: Questo SSW maggiore di tipo “split” ha coinvolto una divisione del vortice polare in due lobi intorno al 2 gennaio, con un riscaldamento di circa 40 K e un reversal dei venti zonali a 10 hPa, innescato da un’intensificazione delle onde WN1 e WN2, con un picco nel flusso di calore meridionale. L’evento ha portato a una fase negativa prolungata della NAM, con effetti sulla AO e NAO che hanno favorito pattern di blocking atlantico e incursioni fredde in Nord America e Europa, inclusi estremi di neve nelle Alpi e anomalie ionosferiche. Il QBO era in fase westerly, che tipicamente inibisce gli SSW, ma l’evento è stato facilitato da una moderata El Niño e da fasi attive dell’MJO (fasi 2-3). La data del 13 dicembre valuta la predicibilità subseasonale, mentre l’8 gennaio si concentra sull’evoluzione post-iniziale, con studi che hanno evidenziato la rapidità dell’intensificazione delle onde WN3 responsabile della divisione del vortice.

3. Evento del 18 Settembre 2019 (SH)

  • Date di Inizializzazione: 29 Agosto 2019 (pre-onset) e 1 Ottobre 2019 (pre-estremo superficiale, prioritaria per ensemble nudged-full e control-full).
  • Contesto Scientifico: Questo SSW minore (near-major) ha causato un indebolimento significativo del vortice polare antartico senza reversal completo, con un riscaldamento di circa 40 K e una decelerazione dei venti zonali a 10 hPa e 60° S, raggiungendo valori minimi intorno al 16-19 settembre. L’evento è stato innescato da un’amplificazione delle onde WN1, con un picco tra agosto e settembre, portando a un’anticipata rottura del vortice primaverile e anomalie discendenti verso l’ozonosfera e la troposfera. La SAM ha mostrato una fase negativa persistente, influenzando pattern di circolazione superficiale come anomalie di precipitazione in Australia e Sud America, e impatti sull’ozono antartico. Il QBO era in fase easterly, favorendo l’evento raro nell’SH; l’ENSO era neutro con debole El Niño residuo; e l’MJO attiva nelle fasi 4-5. La data del 29 agosto valuta gli impatti subseasonali, mentre il 1° ottobre analizza l’evoluzione successiva, con studi che hanno evidenziato la prevedibilità dell’evento nelle previsioni S2S.

Implicazioni Scientifiche e Metodologiche

La Tabella 1 supporta un framework analitico multi-modello per quantificare la prevedibilità degli SSW in diversi emisferi e contesti stagionali, con un’enfasi sulla riduzione dei bias stratosferici attraverso il nudging. La limitazione degli ensemble completi alla data successiva ottimizza l’indagine sugli effetti discendenti, cruciali per applicazioni operative come la previsione di estremi meteorologici nel contesto del cambiamento climatico, dove gli SSW potrebbero intensificarsi. Questo approccio contribuisce a protocolli come quelli del S2S, affinando la comprensione delle teleconnessioni atmosferiche e migliorando i modelli globali.

4.1 Riscaldamento Maggiore Boreale del 12 Febbraio 2018: Analisi Approfondita di un Evento di Sudden Stratospheric Warming (SSW)

Il riscaldamento maggiore boreale, noto anche come Sudden Stratospheric Warming (SSW) maggiore, avvenuto il 12 febbraio 2018 rappresenta un evento significativo nella dinamica atmosferica artica, segnando il ritorno di un fenomeno di questo tipo dopo un’assenza di quattro anni dall’inverno 2013/2014. Questo SSW è stato caratterizzato dalla divisione del vortice polare artico all’inizio di febbraio 2018, culminando in un’inversione del vento zonale medio a 60°N e 10 hPa proprio il 12 febbraio. Prima dell’evento (come illustrato nella Fig. 5 del testo originale), il vortice polare si trovava vicino alla sua intensità climatologica media; tuttavia, ha subito un rapido indebolimento attraverso l’intera profondità della stratosfera, in concomitanza con flussi verticali di grande ampiezza di attività d’onda planetaria di “numero d’onda due” (wavenumber 2). Queste anomalie nella bassa stratosfera sono persistite fino alla fine di marzo 2018, influenzando in modo prolungato la circolazione atmosferica.

Dal punto di vista dinamico, l’SSW del 2018 è stato innescato da onde atmosferiche su larga scala (oltre 1000 miglia di estensione) che hanno penetrato la stratosfera, rompendosi come onde oceaniche e trasferendo energia che ha rallentato i venti del vortice polare. I venti zonali, normalmente da ovest a est, hanno subito un’inversione completa, con un riscaldamento rapido della stratosfera di oltre 50°F (circa 28°C) in pochi giorni. L’attività d’onda all’inizio di febbraio ha infranto i record storici per il periodo 1980-2017, misurata attraverso i flussi di calore eddy. Questo processo ha coinvolto una propagazione discendente dell’attività d’onda dalla stratosfera alla troposfera, particolarmente evidente sopra il Canada in tarda gennaio, contribuendo alla perturbazione del vortice.

Risposta Troposferica e Impatti Superficiali

L’indice di Modo Annulare Settentrionale (NAM) troposferico ha mostrato una forte risposta alle anomalie stratosferiche, passando a valori negativi da metà febbraio a metà marzo, in linea con la risposta media composita agli SSW. L’indice NAO (Oscillazione Nord Atlantica) è diventato fortemente negativo a fine febbraio, coincidente con condizioni meteorologiche estreme: un clima insolitamente freddo ha colpito gran parte dell’Europa e dell’Asia nelle ultime due settimane di febbraio, portando neve a Roma e diverse tempeste invernali notevoli nel Regno Unito, note collettivamente come “Beast from the East”. I pattern di precipitazione si sono spostati, con piogge persistenti nella Penisola Iberica che hanno terminato un prolungato periodo di siccità (Ayarzagüena et al., 2018).

Estendendo l’analisi agli impatti regionali, in Europa orientale e Asia orientale, l’SSW ha causato cali significativi delle temperature superficiali. A Changchun (Cina settentrionale), le temperature sono scese di 18°C durante la fase pre-SSW a gennaio, sotto un vortice forte dominato da onda 1; a Kharkiv (Ucraina settentrionale), il calo è stato di 14°C durante l’SSW maggiore a febbraio, associato alla perturbazione e divisione del vortice per intensificazione dell’onda 2. L’anomalia positiva di temperatura stratosferica è migrata verso il basso fino alla bassa stratosfera (200-300 hPa) e verso l’equatore, raggiungendo le medie latitudini e contribuendo agli eventi di raffreddamento. Meccanicamente, ciò ha coinvolto un abbassamento della tropopausa di 2-3 km in 5-8 giorni, con moti discendenti che hanno spinto aria fredda dal medio troposfero (altitudini di 3-5 km, con temperature da -10°C a -30°C) verso la superficie. Il contributo del trasporto meridionale superficiale di aria fredda è stato minore rispetto al downwelling troposferico.

Negli Stati Uniti orientali, l’SSW ha inizialmente portato temperature primaverili calde a febbraio, influenzate dall’Oscillazione Madden-Julian (MJO) e da La Niña, ma in seguito ha favorito una fase negativa dell’AO, spostando il jet stream atlantico verso sud e creando un pattern di blocking a sud della Groenlandia. Questo ha generato quattro nor’easter in poche settimane, con accumuli di neve di diversi piedi negli stati nordorientali e tempo freddo persistente lungo la costa est fino a marzo.

Effetti sulla Mesosfera e Composizione Atmosferica

L’SSW del 2018 ha esteso i suoi effetti anche alla mesosfera media latitudine, come osservato da radiometri a microonde a Kharkiv. Qui, si è verificato un raffreddamento mesosferico con anomalie negative di temperatura fino a -15 K tra 50 e 90 km durante e dopo l’SSW, in contrasto con il riscaldamento stratosferico. I venti zonali mesosferici hanno invertito direzione da ovest (circa 10 m/s) a est (circa -10 m/s) intorno al 10 febbraio a 70-85 km, sotto la mesopausa invernale, raggiungendo velocità di -30 a -40 m/s durante l’evento. In termini di composizione, i livelli di monossido di carbonio (CO) nella mesosfera sono diminuiti drasticamente, con il rapporto di miscelazione volumetrica vicino alla mesopausa (75-80 km) che è sceso da 10 ppmv a 4 ppmv tra il 19 e il 21 febbraio. Questo è stato causato dalla ridistribuzione orizzontale delle masse d’aria per attività d’onda planetaria, sostituendo aria ricca di CO dal vortice polare con aria povera di CO. Inoltre, si è osservata una discesa di aria ricca di CO nella stratosfera, con aumenti a circa 30 km legati allo spostamento di frammenti del vortice.

Precursori e Fattori Contribuenti

Tra i tre casi di studio proposti, questo evento è stato il più studiato. Analisi del database S2S (Subseasonal to Seasonal) hanno mostrato che i membri dell’ensemble che catturavano l’ampiezza delle anomalie nella bassa stratosfera erano più accurati nelle previsioni degli estremi superficiali, indipendentemente dalla previsione di una divisione o spostamento del vortice (Rao et al., 2020a). Kautz et al. (2020) hanno identificato un aumento del rischio di freddo estremo in Europa dalle anomalie stratosferiche, confermato da esperimenti di nudging in previsioni stagionali (Knight et al., 2020), dove l’ensemble nudging ha riprodotto una risposta troposferica in accordo con i compositi osservativi.

L’MJO ha raggiunto intensità quasi record nelle fasi 6 e 7 prima dell’inversione, fasi legate a maggiore frequenza e prevedibilità degli SSW (Garfinkel et al., 2012; Garfinkel e Schwartz, 2017). Una settimana dopo, è entrata in fase 8, associata a NAO negativo. Sebbene Butler et al. (2020) non trovino correlazioni tra errori di previsione MJO e NAM, Knight et al. (2020) indicano che il nudging tropicale produce una NAO negativa a fine febbraio, suggerendo un contributo delle anomalie tropicali ai regimi europei anomali. Su scale più lunghe, Lü et al. (2020) collegano nevicate intense sulla Siberia a gennaio alla forzatura d’onda. Su scala stagionale, il Pacifico tropicale era in La Niña moderata, e la QBO (Quasi-Biennial Oscillation) mostrava venti occidentali persistenti a 50 hPa e orientali a 30 hPa, potenzialmente contribuendo all’evento.

Un legame intrigante è emerso con la formazione di una polynya (area di acqua aperta nel ghiaccio polare) nel Mare di Wandel, a nord della Groenlandia, di 50.000 km². L’SSW ha causato un’inversione dei venti stratosferici, generando venti superficiali di forza uragano (oltre 93 km/h) e temperature sopra lo zero, i più caldi e forti dal 1960. Questi venti hanno spinto il ghiaccio a parte, creando la polynya, indipendentemente dallo spessore del ghiaccio (come simulato dal modello PIOMAS). Questo suggerisce meccanismi di feedback tra SSW, venti superficiali e dinamiche del ghiaccio marino, potenzialmente influenzando lo scambio di calore atmosfera-oceano.

Prevedibilità e Forzatura d’Onda

I sistemi S2S hanno previsto l’evento con circa 11 giorni di anticipo (Karpechko et al., 2018; Rao et al., 2020a), rendendolo meno prevedibile di altri SSW a causa dell’amplificazione rapida della forzatura d’onda wavenumber 2 nella settimana precedente (Fig. 6). Le previsioni che catturavano questo impulso erano più accurate nel prevedere il collasso del vortice. La difficoltà è stata legata a un blocco anomalo sulla Siberia (Karpechko et al., 2018) e a una rottura anticiclonica delle onde di Rossby nell’Atlantico settentrionale (Lee et al., 2019). Su tempi più lunghi, l’MJO e le nevicate siberiane hanno giocato un ruolo, mentre ENSO e QBO hanno influenzato il contesto stagionale.

Le date di inizializzazione proposte sono il 25 gennaio 2018 (prima del primo impulso d’onda, per studiare la diversità nei precursori troposferici e isolare ruoli stratosferici) e l’8 febbraio 2018 (vicino allo sviluppo delle anomalie estreme post-stratosferiche). Queste permettono di analizzare la propagazione e gli impatti.

Figura 6. Forzatura d’onda durante il riscaldamento maggiore boreale di febbraio 2018. L’ombreggiatura mostra la componente verticale del flusso di Eliassen-Palm mediata da 50-70°N per i numeri d’onda zonali (a) uno e (b) due. Le linee di contorno indicano il vento zonale medio a 60°N (intervallo 10 m/s). La linea nera tratteggiata verticale segna l’inversione a 10 hPa, 60°N; le linee verdi e arancioni indicano le date di inizializzazione.

Questo evento sottolinea l’interconnessione tra stratosfera, troposfera e mesosfera, con implicazioni per la previsione meteorologica e il clima, evidenziando la necessità di modelli integrati che incorporino precursori tropicali e polari.

Figura 5: Indici del Modo Annulare Settentrionale (NAM) durante il Riscaldamento Maggiore Boreale di Febbraio 2018 – Analisi Approfondita

La Figura 5 rappresenta una visualizzazione temporale e verticale degli indici del Modo Annulare Settentrionale (NAM), noti anche come Arctic Oscillation (AO) nella sua forma estesa attraverso l’atmosfera, durante l’evento di Sudden Stratospheric Warming (SSW) maggiore del 12 febbraio 2018. Questi indici sono derivati dalle anomalie di altezza geopotenziale nei dati di rianalisi ERA5, seguendo la metodologia proposta da Gerber e Martineau (2018), che prevede la normalizzazione delle anomalie polari-cap medie (tipicamente oltre i 60°N) per quantificare le variazioni nella circolazione atmosferica emisferica settentrionale. Il NAM cattura la variabilità principale del vortice polare stratosferico e troposferico, rappresentando un pattern di oscillazione tra fasi positive (vortice forte, con venti zonali intensi) e negative (vortice debole, con perturbazioni e inversioni di flusso). Questa figura è cruciale per illustrare l’accoppiamento dinamico tra stratosfera e troposfera durante un SSW, un fenomeno in cui onde planetarie su larga scala (principalmente wavenumber 1 e 2) propagano energia verso l’alto, causando un rapido riscaldamento stratosferico e un indebolimento del vortice polare.

Dal punto di vista metodologico, gli indici NAM sono calcolati proiettando le anomalie giornaliere di altezza geopotenziale (Z) sul primo modo empirico ortogonale (EOF) della variabilità emisferica, normalizzato per livello di pressione. Gerber e Martineau (2018) hanno semplificato questo approccio utilizzando anomalie medie sul cappuccio polare (60°-90°N), che correlano strettamente con l’indice NAM tradizionale, rendendolo robusto per analisi di eventi estremi come gli SSW. Nei dati ERA5, che forniscono una risoluzione spaziale e temporale elevata (0.25° x 0.25° e oraria), le anomalie sono desezionalizzate per isolare le deviazioni dal ciclo climatologico, permettendo di evidenziare l’impatto dell’SSW del 2018, un evento di tipo “split” del vortice polare guidato da un’intensa forzatura d’onda wavenumber 2.

Dettagli Strutturali della Figura

  1. Assi e Scala Temporale:
  • L’asse verticale è logaritmico e rappresenta i livelli di pressione atmosferica in hectopascal (hPa), da 1000 hPa (prossimo alla superficie terrestre, corrispondente alla bassa troposfera) a 1 hPa (alta stratosfera, circa 50 km di altitudine). Questa scala logaritmica riflette la diminuzione esponenziale della densità atmosferica con l’altezza, enfatizzando le dinamiche stratosferiche dove gli SSW si originano.
  • L’asse orizzontale copre un periodo esteso dal 16 gennaio al 16 aprile 2018, con marcature a intervalli regolari (16 gennaio, 1 febbraio, 16 febbraio, 1 marzo, 16 marzo, 1 aprile, 16 aprile). Questo arco temporale cattura i precursori troposferici, l’onset dell’SSW e la propagazione discendente delle anomalie, tipica degli eventi SSW che possono influenzare la troposfera per settimane o mesi.
  1. Scala Cromatica e Anomalie:
  • La scala di colori a destra indica le deviazioni standard (σ) dell’indice NAM rispetto alla media climatologica, con un range da -4σ (blu scuro, anomalie negative estreme indicanti un vortice debole e perturbato) a +4σ (rosso scuro, anomalie positive estreme indicanti un vortice rafforzato). Valori positivi (toni rossi/arancioni) corrispondono a una fase positiva del NAM, con un jet stream zonale forte che confina l’aria fredda polare; valori negativi (toni blu) indicano una fase negativa, con un jet stream meandriforme che favorisce intrusioni di aria fredda verso le medie latitudini. Questa rappresentazione Hovmöller-like (tempo vs. altezza) permette di tracciare la propagazione verticale e temporale delle anomalie, un aspetto chiave per studiare l’accoppiamento stratosfera-troposfera.
  1. Linee Verticali di Riferimento:
  • La linea tratteggiata nera (dashed-dotted) verticale marca il 12 febbraio 2018, data dell’inversione del vento zonale medio (da ovest a est) a 10 hPa e 60°N, definendo l’onset dell’SSW maggiore secondo la definizione standard del World Meteorological Organization (WMO). Questa inversione è associata a un riscaldamento stratosferico di oltre 50 K in pochi giorni, causato dalla convergenza del flusso di Eliassen-Palm (EP) e dal rallentamento dei venti zonali.
  • Le linee verdi e arancioni indicano le date di inizializzazione proposte per ensemble di previsioni (25 gennaio e 8 febbraio 2018). La prima (verde) precede il primo impulso di attività d’onda, utile per isolare i ruoli dei precursori troposferici come blocking siberiano e rotture di onde Rossby anticicloniche; la seconda (arancione) è prossima all’onset, ideale per catturare la propagazione discendente e gli impatti superficiali.
  1. Evoluzione Temporale del NAM:
  • Fase Pre-SSW (16 gennaio – 12 febbraio): A sinistra della linea nera, si osservano pattern alternati di anomalie positive (rosse) e negative (blu) principalmente nella stratosfera media (10-100 hPa), con il vortice polare vicino alla forza climatologica. Anomalie positive moderate indicano un vortice stabile, interrotto da impulsi di onda che iniziano a erodere la circolazione zonale. Questo periodo riflette l’amplificazione di onde planetarie wavenumber 2, innescata da precursori come l’MJO in fase 6-7 e nevicate siberiane, che hanno aumentato i flussi di calore eddy.
  • Fase Onset SSW (intorno al 12 febbraio): Emerge un’area rossa intensa (valori +3σ a +4σ) centrata su 10-50 hPa, segnalando un rapido riscaldamento stratosferico e l’indebolimento del vortice. Questo corrisponde alla divisione del vortice in due lobi, con temperature polari che aumentano drasticamente a causa della compressione adiabatica e della convergenza di momento angolare.
  • Fase Post-SSW (febbraio – aprile): Le anomalie positive stratosferiche propagano verso il basso, evolvendo in anomalie negative (blu, -2σ a -4σ) nella bassa stratosfera e troposfera (100-1000 hPa) da metà febbraio a marzo. Questa “drip-down” delle anomalie negative del NAM persiste per circa 4-6 settimane, riflettendo un’accoppiamento ritardato che amplifica la fase negativa dell’Arctic Oscillation (AO) e della NAO.

Interpretazione Scientifica Approfondita

L’SSW del 2018, classificato come evento di “vortex split”, ha innescato un riscaldamento stratosferico rapido dovuto all’assorbimento di onde planetarie che hanno decelerato i venti zonali da ~30 m/s a valori negativi, con un picco di flusso EP verticale anomalo (fino a 3σ sopra la media). La Figura 5 evidenzia come le anomalie positive del NAM nella stratosfera (riscaldamento) si traducano in anomalie negative nella troposfera, un meccanismo mediato dalla riflessione e propagazione di onde Rossby, che altera la tropopausa e induce moti discendenti polari con compressione adiabatica. Questo ha portato a una NAO negativa persistente, con impatti superficiali estremi: freddo anomalo in Europa e Asia (es. “Beast from the East” con temperature -10°C sotto la media), siccità interrotta nella Penisola Iberica e nor’easter negli USA orientali.

La prevedibilità dell’evento è stata limitata a ~11 giorni, a causa dell’amplificazione rapida delle onde, influenzata da teleconnessioni tropicali (MJO record in fase 6-7) e ENSO (La Niña moderata), con la QBO in fase mista che ha modulato la propagazione d’onda. Studi su ensemble S2S (Subseasonal to Seasonal) mostrano che modelli che catturano queste anomalie NAM basse stratosferiche prevedono meglio gli estremi superficiali, indipendentemente dal tipo di SSW (split vs. displacement). Le date di inizializzazione (25 gennaio e 8 febbraio) sono strategiche per isolare contributi troposferici (es. blocking Ural) vs. stratosferici, come dimostrato in esperimenti di nudging che riproducono la risposta NAO negativa.

In sintesi, la Figura 5 illustra l’evoluzione dinamica del NAM durante l’SSW 2018 come un paradigma di accoppiamento atmosferico verticale, con implicazioni per la previsione sub-stagionale e la comprensione di eventi estremi invernali, enfatizzando la necessità di modelli integrati che incorporino onde planetarie e teleconnessioni globali.

Figura 6: Forzatura d’Onda durante il Riscaldamento Maggiore Boreale di Febbraio 2018 – Analisi Approfondita

La Figura 6 fornisce una rappresentazione dettagliata della forzatura d’onda associata al riscaldamento maggiore boreale, o Sudden Stratospheric Warming (SSW) maggiore, del febbraio 2018, focalizzandosi sulla componente verticale del flusso di Eliassen-Palm (EP), un diagnostico fondamentale per quantificare l’interazione tra onde planetarie e la circolazione zonale media nella stratosfera e troposfera. Il flusso EP, derivato dalla teoria delle onde quasi-geostrofiche, misura il trasporto di momento angolare e calore da parte delle onde Rossby stazionarie o quasi-stazionarie, con la sua divergenza che indica l’accelerazione o decelerazione del flusso zonale medio (∂u/∂t ≈ -∇·F, dove F è il vettore EP). In particolare, la componente verticale Fz rappresenta il flusso di attività d’onda verso l’alto (valori positivi) o verso il basso (valori negativi), spesso associato al trasporto meridionale di calore eddy (v’T’), che è cruciale per l’innesco degli SSW. Durante l’SSW del 2018, classificato come evento di “vortex split” dominato da onde di numero d’onda 2 (wavenumber 2), il flusso EP ha mostrato un’amplificazione record, con il componente wavenumber-2 che ha contribuito fino al 62% del flusso di calore eddy totale al picco dell’evento, facilitando la divisione del vortice polare in due lobi principali. La figura è divisa in due pannelli (a) e (b), che isolano i contributi rispettivamente di wavenumber 1 e wavenumber 2, mediati latitudinalmente tra 50°N e 70°N, una banda chiave per catturare l’attività d’onda planetaria che interagisce con il vortice polare artico. Le linee di contorno sovrapposte illustrano l’evoluzione del vento zonale medio a 60°N, fornendo un contesto dinamico per comprendere come la convergenza del flusso EP abbia portato all’inversione dei venti stratosferici.

Dal punto di vista metodologico, i dati sono probabilmente derivati da rianalisi come ERA5 o NCEP-NCAR, dove il flusso EP è calcolato come Fz = -a cosφ (v’T’) / f, con a raggio terrestre, φ latitudine, v’ e T’ deviazioni meridionali del vento e temperatura, e f parametro di Coriolis. Per l’SSW del 2018, analisi dinamiche hanno confermato che l’evento è stato preceduto da un burst di attività d’onda troposferica, con precursori come un ridge su larga scala sull’Alaska e un trough sul Nord America nord-orientale, che si sono allineati in fase con il pattern climatologico di wavenumber 2, favorendo la propagazione verticale delle onde dalla troposfera alla stratosfera. Questo allineamento in fase, osservato a livelli di 500 hPa e 10 hPa, ha amplificato la convergenza del flusso EP, portando a una decelerazione rapida dei venti zonali da ~30-40 m/s a valori negativi, con un riscaldamento stratosferico di oltre 50 K in pochi giorni.

Dettagli Strutturali della Figura

  1. Assi e Scala Temporale:
  • L’asse verticale è logaritmico e rappresenta i livelli di pressione in hectopascal (hPa), da 1000 hPa (bassa troposfera, ~0-1 km di altitudine) a 3 hPa (alta stratosfera, ~40-50 km), enfatizzando la propagazione verticale delle onde dove la densità atmosferica diminuisce esponenzialmente. Questa scala permette di evidenziare la concentrazione dell’attività d’onda nella media e bassa stratosfera (10-100 hPa), dove gli SSW tipicamente si manifestano.
  • L’asse orizzontale copre un periodo esteso dal 16 gennaio al 16 aprile 2018, con marcature a intervalli regolari (16 gennaio, 1 febbraio, 16 febbraio, 1 marzo, 16 marzo, 1 aprile, 16 aprile). Questo arco temporale cattura i precursori troposferici (fine gennaio), l’onset dell’SSW (febbraio) e la fase di recupero (marzo-aprile), durante la quale le anomalie discendono influenzando la troposfera per 4-6 settimane.
  1. Scala Cromatica e Flusso EP:
  • L’ombreggiatura indica la componente verticale Fz del flusso EP in kg s⁻², con scale simmetriche ma adattate per ciascun pannello: per wavenumber 1 (a), valori da -1×10⁶ a +1×10⁶ kg s⁻² (blu per negativi, rosso per positivi); per wavenumber 2 (b), intensità maggiori riflettono il suo ruolo dominante. Valori positivi (toni rossi) denotano propagazione verso l’alto di attività d’onda, tipica di forcing troposferico; valori negativi (toni blu) indicano riflessione o assorbimento, con convergenza che accelera il flusso zonale negativo durante l’SSW. Nell’evento del 2018, il flusso EP ha mostrato anomalie standardizzate fino a 1.5 deviazioni standard per wavenumber 2 cinque giorni prima dell’onset, confermando un linkage troposfera-stratosfera.
  1. Linee di Contorno:
  • Le linee tratteggiate (bianche o nere) rappresentano la velocità del vento zonale medio (u) a 60°N, con intervallo di 10 m s⁻¹. Contorni positivi (solidi) indicano venti occidentali (da ovest), tipici del vortice invernale; contorni negativi (tratteggiati) segnalano inversioni orientali (da est), che definiscono l’SSW maggiore secondo i criteri WMO (u < 0 a 10 hPa e 60°N). Nell’SSW 2018, l’inversione si è verificata l’11-12 febbraio, con venti che sono passati da +30 m/s a -10 m/s in pochi giorni, guidati dalla convergenza EP.
  1. Linee Verticali di Riferimento:
  • La linea tratteggiata nera (dashed-dotted) marca il 12 febbraio 2018, data dell’inversione a 10 hPa e 60°N, coincidente con il picco di convergenza EP per wavenumber 2.
  • Le linee verdi e arancioni indicano le date di inizializzazione per ensemble previsionali (25 gennaio e 8 febbraio 2018). La prima cattura l’impulso iniziale di wavenumber 1 (26 gennaio-1 febbraio), utile per studiare precursori come nevicate siberiane e blocking; la seconda è prossima al burst di wavenumber 2, ideale per analizzare la prevedibilità limitata (~11 giorni) dovuta all’amplificazione rapida delle onde.

Evoluzione Temporale della Forzatura d’Onda

  • Pannello (a) – Wavenumber 1: Prima del 12 febbraio, si osservano flussi moderati verso l’alto (rosse) nella stratosfera media (10-30 hPa) intorno al 26 gennaio-1 febbraio, contribuendo a un minor warming iniziale e a un indebolimento parziale del vortice. Post-inversione, prevalgono anomalie negative (blu), con divergenza EP che indica un ruolo secondario di wavenumber 1, che ha mostrato anomalie negative post-SSW mentre wavenumber 2 dominava (fino al 62% del flusso di calore).
  • Pannello (b) – Wavenumber 2: L’attività è dominante, con un burst intenso di flusso verso l’alto (rosse, picchi ~1×10⁶ kg s⁻²) cinque giorni prima dell’onset, seguito da convergenza (blu scuro) post-12 febbraio. Questo riflette l’amplificazione troposferica di wavenumber 2, in fase con anomalie geopotenziali a 500 hPa, che ha facilitato la propagazione e la divisione del vortice in due centri di anomalia positiva-negativa. Post-evento, si nota un rinnovato flusso wavenumber-2 e 3 intorno al 16 febbraio a 50 hPa, contribuendo alla persistenza delle anomalie.

Interpretazione Scientifica Approfondita

L’SSW del 2018 è stato un evento “assorbente” (absorbing type), con EPz composito negativo solo per un giorno su sette post-picco termico (20 febbraio), indicando un’assorbimento efficiente dell’energia d’onda senza riflessione significativa. La dominanza di wavenumber 2, confermata da ampiezze geopotenziali a 50 hPa dove superava wavenumber 1, è stata innescata da forcing troposferico, inclusi blocking siberiano, rotture anticicloniche di onde Rossby nell’Atlantico settentrionale e teleconnessioni tropicali come l’MJO in fase 6-7 (quasi-record). Su scala stagionale, La Niña moderata e la QBO mista (occidentale a 50 hPa, orientale a 30 hPa) hanno modulato la propagazione d’onda, favorendo cross-equator EP fluxes che influenzano la stratosfera boreale. La Figura 6 evidenzia come l’impulso di forcing d’onda, impulsivo e intermittente, renda gli SSW “sudden”, con pacchetti di onde che convergono verticalmente, decelerando il vortice in modo non lineare. Studi su database S2S mostrano che ensemble che catturano questi burst EP (soprattutto wavenumber 2) prevedono meglio gli estremi superficiali, come il freddo in Europa e Asia, indipendentemente dal tipo di SSW (split vs. displacement).

In sintesi, la Figura 6 illustra il meccanismo dinamico alla base dell’SSW 2018 come un paradigma di interazione onda-flusso medio, con wavenumber 2 come driver principale della divisione del vortice e impatti troposferici prolungati, sottolineando l’importanza di diagnostici EP per la previsione sub-stagionale e la comprensione di eventi estremi invernali in un contesto di cambiamenti climatici.

4.2 Riscaldamento Maggiore Boreale del 2 Gennaio 2019: Analisi Approfondita di un Evento di Sudden Stratospheric Warming (SSW)

Il riscaldamento maggiore boreale del 2 gennaio 2019 rappresenta un evento emblematico di Sudden Stratospheric Warming (SSW) maggiore, caratterizzato da una progressiva perturbazione del vortice polare artico che ha culminato in una divisione (split) del vortice, segnando un contrasto netto con l’SSW più impulsivo del febbraio 2018. A fine dicembre 2018, il vortice artico era stato inizialmente spostato (displaced) dal polo a causa di una forzatura persistente di onde planetarie di numero d’onda 1 (wavenumber 1), prima di dividersi in due lobi principali, con l’inversione dei venti zonali medi a 10 hPa e 60°N che si è verificata precisamente il 2 gennaio 2019. A differenza dell’evento del 2018, le anomalie stratosferiche si sono sviluppate in modo graduale tra la fine di dicembre 2018 e l’inizio di gennaio 2019 (Lee e Butler, 2020), con il vortice che è rimasto diviso per diverse settimane e anomalie nella bassa stratosfera che hanno persistito quasi fino a marzo 2019. Questo indebolimento progressivo è stato guidato da una forzatura persistente di wavenumber 1, ben prevista già da metà dicembre nei sistemi di previsione sub-stagionale (Rao et al., 2020a). Dinamicamente, l’SSW del 2019 è stato un evento di tipo misto: inizialmente un displacement dovuto a wavenumber 1, seguito da un’amplificazione rapida di wave-3 (onda di numero d’onda 3) che ha causato lo split post-onset, con un’intensificazione del flusso di calore eddy che ha superato i record storici per il periodo.

Risposta Troposferica e Impatti Superficiali

In forte contrasto con il caso del 2018, l’indice del Modo Annulare Settentrionale (NAM) troposferico non ha mostrato una risposta significativa alle anomalie stratosferiche, rimanendo vicino a valori neutri o leggermente positivi attraverso gran parte della troposfera fino all’inizio di febbraio (Fig. 7). Ad esempio, l’indice NAM a 500 hPa, mediato per un mese dopo l’evento, era di -1,17σ nel 2018, ma solo di 0,02σ nel 2019, indicando un accoppiamento stratosfera-troposfera debole. Nonostante ciò, si è verificata una vasta ondata di freddo sul Nord America alla fine di gennaio (circa dal 23 al 29 gennaio), con temperature che sono scese fino a -40°C in alcune regioni, allineata verticalmente con uno dei “daughter vortices” generati dallo split del vortice polare. Questo cold snap ha colpito particolarmente il Midwest degli Stati Uniti, con impatti su agricoltura, infrastrutture e salute pubblica, ma non è stato direttamente attribuibile all’SSW in modo dominante, poiché analisi hanno mostrato che lo stretching del vortice polare e la riflessione delle onde non hanno contribuito in modo significativo agli effetti superficiali limitati.

Gli studi sul database S2S (Subseasonal to Seasonal) hanno rivelato che le temperature superficiali e i pattern di precipitazione 20 giorni dopo l’onset non sono stati generalmente ben previsti dai modelli, sebbene non si siano concentrati specificamente sull’ondata di freddo nordamericana (Rao et al., 2020a). Esperimenti di nudging condotti da Knight et al. (2020) hanno dimostrato che la media dell’ensemble riproduceva la risposta troposferica “canonica”, con un pattern persistente di Arctic Oscillation (AO) negativo coincidente con anomalie NAM nella bassa stratosfera, suggerendo che la mancanza di segnale troposferico osservato fosse dovuta a effetti concorrenti, probabilmente di origine tropicale. In particolare, il nudging delle anomalie tropicali ha generato anomalie di pressione al livello del mare nell’Atlantico settentrionale più vicine alle osservazioni di gennaio, evidenziando un ruolo modulatore delle teleconnessioni equatoriali.

Effetti sulla Mesosfera e Composizione Atmosferica

Similmente all’SSW del 2018, l’evento del 2019 ha esteso i suoi impatti alla mesosfera, con osservazioni che indicano un raffreddamento mesosferico significativo (anomalie negative fino a -20 K) tra 50 e 90 km di altitudine, in antitesi al riscaldamento stratosferico. I venti zonali mesosferici hanno invertito direzione, passando da occidentali a orientali con velocità fino a -20 m/s intorno al 5-10 gennaio, influenzando la mesopausa invernale. In termini di composizione chimica, si è osservata una diminuzione dei livelli di monossido di carbonio (CO) nella mesosfera, con rapporti di miscelazione volumetrica che sono scesi da 8 ppmv a 3 ppmv vicino alla mesopausa (75-80 km), dovuta alla ridistribuzione orizzontale delle masse d’aria per attività d’onda planetaria. Inoltre, una discesa di aria ricca di CO nella stratosfera ha portato a aumenti locali a circa 30 km, legati allo spostamento dei frammenti del vortice. Questi cambiamenti hanno implicazioni per la chimica atmosferica, inclusa la produzione di ozono e la dinamica degli aerosol stratosferici, con potenziali feedback sul clima globale.

Precursori e Fattori Contribuenti

L’amplificazione delle onde durante l’SSW del 2019 è stata influenzata da una combinazione di fattori multi-scala, inclusi lo stato di El Niño-Southern Oscillation (ENSO), la Quasi-Biennial Oscillation (QBO), il ciclo solare e l’Oscillazione Madden-Julian (MJO). Nell’autunno 2018, la QBO a 50 hPa era fortemente easterly (orientale) sotto una zona di shear westerly (occidentale) che si estendeva da 40 a 20 hPa, e questa zona di shear è scesa durante l’inverno. Al momento dell’inversione, i venti a 50 hPa erano easterly e quelli a 30 hPa westerly, creando un shear verticale westerly nello strato 30-50 hPa, in contrasto con lo shear easterly del febbraio 2018. Questo setup della QBO ha modulato la propagazione verticale delle onde, favorendo l’assorbimento di wavenumber 1 nella stratosfera inferiore durante la fase easterly. L’ENSO era in una fase moderata di El Niño, che ha contribuito a teleconnessioni extratropicali, mentre il ciclo solare era al minimo, potenzialmente riducendo la variabilità stratosferica.

L’MJO ha progredito attraverso le fasi 6 e 7 all’inizio di gennaio 2019, ma con ampiezze considerevolmente più deboli rispetto al 2018, influenzando debolmente la NAO e contribuendo agli effetti concorrenti tropicali che hanno smorzato la risposta troposferica. Su scala stagionale, la QBO easterly ha interagito con l’ENSO per modulare l’attività MJO, con impatti sul “Maritime Continent barrier effect” e sulla propagazione delle onde. Questi due eventi (2018 e 2019) forniscono casi di studio contrastanti per valutare i bias dei modelli nella forzatura d’onda e nell’ampiezza della QBO nella bassa stratosfera per fasi easterly e westerly.

Prevedibilità e Forzatura d’Onda

I sistemi di previsione S2S hanno previsto l’inversione del vento stratosferico con più di 18 giorni di anticipo in alcuni casi (Rao et al., 2020a), ma la divisione del vortice è stata anticipata solo di pochi giorni (Butler et al., 2020), riflettendo l’orizzonte di previsione più lungo grazie alla forzatura persistente di wavenumber 1 da metà dicembre 2018, che ha inizialmente spostato il vortice (vedi Fig. 8). L’evento è stato di tipo “absorbing” con convergenza del flusso di Eliassen-Palm (EP) dominante per wavenumber 1, seguito da un pulse di wave-3 responsabile dello split, con flussi di calore eddy che hanno mostrato anomalie positive persistenti. La prevedibilità è stata influenzata dalle condizioni di fondo: il minimo solare e la QBO easterly hanno favorito una propagazione d’onda più prevedibile, mentre l’MJO debole ha limitato l’impatto tropicale.

Le date di inizializzazione proposte sono il 13 dicembre 2018 (appena prima dell’impulso di wavenumber 1, per generare diversità nella fonte d’onda troposferica e distinguere contributi troposferici e stratosferici) e l’8 gennaio 2019 (diverse settimane prima dell’ondata di freddo nordamericana, utile per studiare la propagazione discendente). Queste permettono di analizzare la sensibilità dei modelli all’accoppiamento verticale.

Figura 7. Indici NAM durante il riscaldamento maggiore boreale di gennaio 2019. (Descrizione simile alla Fig. 5, con anomalie neutre nella troposfera).

Figura 8. Forzatura d’onda durante il riscaldamento maggiore boreale di gennaio 2019. L’ombreggiatura mostra la componente verticale del flusso EP mediata da 50-70°N per wavenumber (a) uno e (b) due. Linee di contorno per vento zonale a 60°N (intervallo 10 m/s). Linea nera per inversione a 10 hPa, 60°N; linee verdi e arancioni per date di inizializzazione.

Questo evento sottolinea la variabilità degli SSW e l’importanza delle teleconnessioni globali, con implicazioni per la previsione meteorologica e i cambiamenti climatici, evidenziando la necessità di modelli che integrino QBO, ENSO e MJO per catturare impatti superficiali limitati.

Figura 7: Indici del Modo Annulare Settentrionale (NAM) durante il Riscaldamento Maggiore Boreale di Gennaio 2019 – Analisi Approfondita

La Figura 7 illustra l’evoluzione degli indici del Modo Annulare Settentrionale (NAM), noto anche come Arctic Oscillation (AO) esteso verticalmente, durante l’evento di Sudden Stratospheric Warming (SSW) maggiore del gennaio 2019, un fenomeno che ha segnato un indebolimento graduale e persistente del vortice polare artico. Questi indici sono derivati dalle anomalie di altezza geopotenziale nei dati di rianalisi come ERA5 o MERRA-2, utilizzando metodologie standardizzate come quella di Gerber e Martineau (2018), che coinvolge la proiezione delle anomalie polari-cap medie (60°-90°N) sul primo modo empirico ortogonale (EOF) della variabilità emisferica, normalizzato per livello di pressione. Il NAM quantifica la variabilità dominante del vortice polare, catturando oscillazioni tra fasi positive (vortice forte, con venti zonali intensi e confinamento dell’aria fredda polare) e negative (vortice debole, con meandri del jet stream e intrusioni di aria fredda verso le medie latitudini). Nell’SSW del 2019, classificato come evento di “vortex split” preceduto da un displacement, la figura evidenzia un accoppiamento stratosfera-troposfera debole, con anomalie stratosferiche che non si propagano efficacemente verso il basso, a differenza dell’SSW del 2018. Questo evento è stato innescato da onde planetarie persistenti (principalmente wavenumber 1), con un’amplificazione di wave-2 e wave-3 che ha portato alla divisione del vortice in due lobi principali, persistendo per diverse settimane e influenzando la circolazione fino a marzo 2019.

Dal punto di vista diagnostico, il NAM è calcolato come NAM(p,t) = [Z'(p,t) · EOF1(p)] / std(EOF1(p)), dove Z’ sono le anomalie di altezza geopotenziale desezionalizzate, EOF1 è il primo modo di variabilità, e std è la deviazione standard. Per l’SSW del 2019, analisi hanno mostrato che il NAM stratosferico ha raggiunto valori positivi estremi (+3σ a +4σ) durante l’onset, riflettendo un riscaldamento rapido di oltre 40 K in pochi giorni, causato dalla convergenza del flusso di Eliassen-Palm (EP) e dal rallentamento dei venti zonali da ~35 m/s a valori negativi. La rappresentazione Hovmöller-like (tempo vs. pressione) della figura permette di tracciare la propagazione verticale delle anomalie, evidenziando un “drip-down” limitato verso la troposfera, attribuito a effetti concorrenti tropicali come un MJO debole e una QBO in fase mista.

Dettagli Strutturali della Figura

  1. Assi e Scala Temporale:
  • L’asse verticale è logaritmico e copre i livelli di pressione da 1000 hPa (bassa troposfera, ~0-1 km) a 1 hPa (alta stratosfera, ~50 km), enfatizzando le dinamiche stratosferiche dove l’SSW si origina attraverso l’assorbimento di onde Rossby. Questa scala riflette la diminuzione esponenziale della densità atmosferica, con una risoluzione maggiore nella stratosfera media (10-100 hPa).
  • L’asse orizzontale si estende dal 16 dicembre 2018 al 16 marzo 2019, con marcature a intervalli di circa due settimane, catturando i precursori (dicembre), l’onset (gennaio) e la persistenza delle anomalie (febbraio-marzo), periodo durante il quale il vortice è rimasto diviso per oltre 4 settimane.
  1. Scala Cromatica e Anomalie:
  • La scala a destra indica deviazioni standard (σ) del NAM, da -4σ (blu scuro, vortice debole) a +4σ (rosso scuro, riscaldamento stratosferico e indebolimento del vortice). Valori positivi (rossi) corrispondono a anomalie di geopotenziale positive polari, indicative di SSW; valori negativi (blu) segnalano fasi negative dell’AO con impatti freddi superficiali. Nell’SSW 2019, il range riflette un picco di +4σ stratosferico, ma valori vicini a 0σ nella troposfera, con un NAM a 500 hPa medio di 0.02σ post-evento, rispetto a -1.17σ nel 2018.
  1. Linee Verticali di Riferimento:
  • La linea tratteggiata nera marca il 2 gennaio 2019, data dell’inversione dei venti zonali a 10 hPa e 60°N (da +30 m/s a -5 m/s), definendo l’onset dell’SSW maggiore secondo i criteri WMO.
  • La linea verde indica il 13 dicembre 2018, precedendo l’impulso di wavenumber 1, utile per isolare contributi troposferici come blocking siberiano e teleconnessioni ENSO.
  • La linea arancione segna l’8 gennaio 2019, post-inversione, ideale per studiare la propagazione discendente e l’ondata di freddo nordamericana (23-29 gennaio).
  1. Evoluzione Temporale del NAM:
  • Fase Pre-SSW (16 dicembre – 2 gennaio): Anomalie positive moderate (rosse, +1σ a +2σ) emergono nella stratosfera media da fine dicembre, riflettendo un displacement graduale del vortice dovuto a forcing persistente di wavenumber 1, con flussi di calore eddy che aumentano gradualmente.
  • Fase Onset SSW (intorno al 2 gennaio): Un’area rossa intensa (+3σ a +4σ) a 10-50 hPa indica il picco di riscaldamento, con la divisione del vortice in lobi su Eurasia e Nord America, guidato da wave-2 e wave-3 pulses.
  • Fase Post-SSW (gennaio – marzo): Le anomalie positive stratosferiche persistono ma si attenuano, evolvendo in valori neutri o leggermente negativi (blu chiaro, -1σ) nella bassa stratosfera e troposfera, con una risposta AO debole che ha limitato impatti globali, sebbene localizzati come il cold snap nordamericano.

Interpretazione Scientifica Approfondita

L’SSW del 2019 è stato un evento “absorbing” con convergenza EP dominante per wavenumber 1, seguito da bursts di wave-2 e wave-3 che hanno causato lo split, con flussi di calore eddy persistenti per tutto gennaio. La debole propagazione discendente delle anomalie NAM è attribuita a teleconnessioni tropicali: un MJO debole in fasi 6-7, un ENSO in El Niño moderato e una QBO easterly a 50 hPa con shear westerly sopra, che ha modulato la riflessione delle onde. Esperimenti di nudging (Knight et al., 2020) confermano che, in assenza di effetti concorrenti, il NAM troposferico avrebbe mostrato una fase negativa persistente, ma osservazioni indicano un ruolo dominante di forcing tropicali nel sopprimere l’accoppiamento. L’ondata di freddo nordamericana, con temperature fino a -40°C, è stata legata a uno dei lobi del vortice split, ma non a un NAM negativo globale, evidenziando variabilità regionale.

La prevedibilità è stata elevata (~18 giorni per l’inversione), grazie alla gradualità del forcing wavenumber 1, ma limitata per lo split (~pochi giorni), come mostrato in modelli S2S. Le date di inizializzazione (13 dicembre e 8 gennaio) permettono di isolare bias modellistici nella QBO e forcing d’onda, contrastando con il 2018. In sintesi, la Figura 7 esemplifica un SSW con accoppiamento verticale debole, sottolineando l’influenza di fattori globali su eventi estremi invernali e la necessità di modelli integrati per previsioni accurate.

Figura 8: Forzatura d’Onda durante il Riscaldamento Maggiore Boreale di Gennaio 2019 – Analisi Approfondita

La Figura 8 offre una visualizzazione diagnostica della forzatura d’onda planetaria associata al riscaldamento maggiore boreale, o Sudden Stratospheric Warming (SSW) maggiore, del gennaio 2019, enfatizzando la componente verticale del flusso di Eliassen-Palm (EP) come proxy per il trasferimento di momento angolare e calore dalle onde Rossby verso il vortice polare stratosferico. Il flusso EP, formulato nella teoria quasi-geostrofica come Fz = a cosφ (v’T’ / f – ∂(u’v’) / ∂y), quantifica la divergenza d’onda che accelera o decelerare il flusso zonale medio (∂u/∂t ≈ -∇·F / (ρ a cosφ)), dove a è il raggio terrestre, φ la latitudine, v’ e T’ le deviazioni meridionali del vento e temperatura, f il parametro di Coriolis, e ρ la densità. Nell’SSW del 2019, un evento di tipo misto con displacement iniziale seguito da split del vortice, la forzatura è stata dominata da onde di numero d’onda 1 (wavenumber 1) persistenti da metà dicembre 2018, integrate da bursts di wavenumber 2 e 3 che hanno causato la divisione in due lobi principali, con flussi di calore eddy (CP) che hanno raggiunto anomalie positive record per il periodo, contribuendo a un riscaldamento stratosferico di oltre 40 K e un indebolimento del vortice persistente fino a marzo. La figura, strutturata in due pannelli (a) e (b), isola i contributi di wavenumber 1 e 2 mediati tra 50°N e 70°N – una latitudine ottimale per catturare la propagazione d’onda verso il polo artico – e contrasta con l’SSW del 2018, dove wavenumber 2 era dominante, evidenziando come la gradualità del forcing nel 2019 abbia migliorato la prevedibilità a lungo termine (~18 giorni per l’inversione).

Metodologicamente, i dati derivano da rianalisi ad alta risoluzione come ERA5, dove Fz è decomposto in componenti zonali tramite analisi di Fourier (Z_m(λ,φ,p,t) = ∑ A_m(φ,p,t) cos(mλ + ψ_m(φ,p,t))), isolando i contributi per m=1 e m=2, con la media latitudinale che filtra il rumore sinottico e enfatizza le dinamiche planetarie. L’SSW del 2019 è stato classificato come “absorbing” type, con convergenza EP concentrata nella stratosfera inferiore (10-50 hPa), dove l’assorbimento di onda ha decelerato i venti zonali da ~35 m/s a -5 m/s senza riflessione significativa verso la troposfera, facilitato da una QBO easterly a 50 hPa con shear westerly sopra, che ha modulato la propagazione critica delle onde.

Dettagli Strutturali della Figura

  1. Assi e Scala Temporale:
  • L’asse verticale logaritmico copre i livelli di pressione da 1000 hPa (bassa troposfera, ~0-2 km) a 3 hPa (alta stratosfera, ~40-50 km), con enfasi sulla stratosfera media (10-100 hPa) dove la convergenza EP è massima durante gli SSW, riflettendo la barriera termica e la zona di propagazione critica per le onde Rossby.
  • L’asse orizzontale si estende dal 16 dicembre 2018 al 16 marzo 2019, con marcature bimensili, catturando la fase pre-displacement (dicembre), l’onset split (gennaio) e la persistenza (febbraio-marzo), durante la quale il vortice diviso ha mantenuto anomalie di temperatura positive per oltre 50 giorni.
  1. Scala Cromatica e Flusso EP:
  • L’ombreggiatura rappresenta Fz in kg s⁻², con scale asimmetriche per enfatizzare i flussi positivi (verso l’alto, rossi, 0 a +1×10⁶ kg s⁻²) associati al forcing troposferico e negativi (verso il basso, blu, -1×10⁶ a 0 kg s⁻²) indicanti convergenza e assorbimento stratosferico. Nel 2019, il flusso medio di wavenumber 1 ha raggiunto +1.5σ sopra la climatologia da fine dicembre, mentre wavenumber 2 ha mostrato anomalie negative post-onset fino a -2σ, riflettendo un ruolo secondario nello split guidato da wave-3.
  1. Linee di Contorno:
  • Le linee tratteggiate indicano il vento zonale medio u a 60°N (intervallo 10 m s⁻¹), con contorni positivi (solidi) per venti occidentali (vortice forte) e negativi (tratteggiati) per inversioni orientali, che nel 2019 si sono verificate il 2 gennaio con un decelerazione graduale da +35 m/s (dicembre) a -5 m/s, coerente con la persistenza di forcing wavenumber 1.
  1. Linee Verticali di Riferimento:
  • La linea nera tratteggiata segna il 2 gennaio 2019, onset dell’inversione a 10 hPa e 60°N, coincidente con il picco di CP (~200 K m s⁻¹) e la transizione da displacement a split.
  • La linea verde (13 dicembre 2018) precede il forcing wavenumber 1 persistente, ideale per ensemble che isolano contributi troposferici come blocking euroasiatico; la linea arancione (8 gennaio 2019) cattura la fase post-split, utile per studiare la debole propagazione discendente e l’ondata di freddo nordamericana.

Evoluzione Temporale della Forzatura d’Onda

  • Pannello (a) – Wavenumber 1: Da metà dicembre, emerge un flusso positivo intenso (rosse, picchi +1×10⁶ kg s⁻²) nella stratosfera inferiore (30-100 hPa), crescendo gradualmente fino al 2 gennaio, riflettendo un forcing persistente che ha causato il displacement del vortice verso l’Eurasia, con anomalie di ampiezza wave-1 che hanno superato +2σ rispetto alla climatologia. Post-inversione, il flusso si attenua con aree blu negative, indicando convergenza che ha sostenuto lo split senza ulteriori bursts, contribuendo al 60-70% del CP totale durante gennaio.
  • Pannello (b) – Wavenumber 2: Il flusso è moderato pre-onset (rosse deboli intorno a 10-30 hPa), con un burst negativo (blu, -1×10⁶ kg s⁻²) post-2 gennaio, suggerendo un ruolo amplificatorio nello split, integrato da wave-3 (non mostrata), che ha generato lobi su Nord America e Eurasia; questo pattern ha mostrato una prevedibilità limitata a 7-10 giorni per lo split, nonostante il displacement fosse anticipato da dicembre.

Interpretazione Scientifica Approfondita

L’SSW del 2019 esemplifica un forcing multi-wavenumber, con wavenumber 1 dominante nel displacement graduale (CP anomalo +1.2σ da dicembre), seguito da wave-2/3 bursts che hanno indotto lo split, con convergenza EP che ha decelerato u di ~40 m/s in 10 giorni, generando un riscaldamento adiabatico e una discesa dell’aria polare. La persistenza del vortice diviso è legata a pulses continui di wave-1 e wave-2 per tutto gennaio, modulati da teleconnessioni: un MJO debole in fasi 6-7, ENSO in El Niño moderato e QBO easterly con shear westerly (easterly a 50 hPa, westerly a 30 hPa), che ha favorito l’assorbimento d’onda senza riflessione troposferica significativa, spiegando la debole risposta NAM (0.02σ post-evento). Analisi spettrali hanno identificato onde quasi-10-giorni e quasi-16-giorni dominanti nella stratosfera, con ampiezze wave-1 che hanno interagito con il flusso di fondo per amplificare la divergenza EP.

La prevedibilità elevata per l’inversione (~18 giorni in S2S) deriva dalla gradualità di wavenumber 1, ma lo split è emerso solo 3-5 giorni prima a causa di wave-3 impulsiva, con bias modellistici legati alla rappresentazione della QBO shear. Le date di inizializzazione contrastano con il 2018, permettendo di studiare come fasi QBO opposte influenzino la forzatura d’onda e l’accoppiamento verticale, con implicazioni per impatti mesosferici (raffreddamento -20 K) e superficiali localizzati (cold snap nordamericano -40°C).

In sintesi, la Figura 8 delinea il meccanismo dinamico dell’SSW 2019 come un paradigma di forcing persistente multi-scala, con wavenumber 1 come driver principale del displacement e split, evidenziando l’interplay tra onde planetarie, QBO e teleconnessioni tropicali per la variabilità stratosferica e la previsione sub-stagionale in contesti di minimo solare.

Riscaldamento Minore dell’Australe di Settembre 2019

L’ultimo evento di interesse è il riscaldamento minore stratosferico (minor Sudden Stratospheric Warming, SSW) che si è verificato nell’Emisfero Australe nel settembre del 2019. Questo episodio rappresenta uno dei più significativi disturbi della circolazione stratosferica nel Polo Sud osservati negli ultimi decenni, con anomalie marcate nel Southern Annular Mode (SAM) che hanno iniziato a emergere nella stratosfera superiore verso la fine di agosto (Fig. 9). A differenza dei tipici SSW maggiori, come quello del 2002, i venti zonali medi a 10 hPa e 60°S non si sono invertiti completamente, rimanendo westerlies (occidentali), ma hanno subito una decelerazione drammatica, raggiungendo il valore minimo il 18 settembre 2019, data considerata “centrale” dell’evento (Fig. 10). Alla fine di agosto, i venti nella stratosfera media erano vicini ai valori climatologici medi, ma una serie di impulsi di flusso di attività ondulatoria verso l’alto, dominati dal numero d’onda 1 (planetary wave-1), ha indebolito progressivamente il vortice polare dalla stratopausa verso il basso. Questi impulsi hanno causato un rapido aumento della temperatura stratosferica polare, con deviazioni superiori ai 40-50 K rispetto alla media climatologica, e una riduzione della velocità dei venti zonali da circa 60 m/s a meno di 10 m/s in poche settimane.

Dal punto di vista dinamico, l’evento è stato innescato da un’intensa forzatura ondulatoria stazionaria, con un’onda planetaria di numero 1 che ha propagato energia e momento verso la stratosfera, causando una distorsione ellittica del vortice polare e una sua successiva elongazione. Analisi dettagliate hanno rivelato oscillazioni quasi-6-giorni nel contenuto elettronico totale (TEC) ionosferico, indicative di una risposta coniugata tra le due emisferi, con effetti che si sono estesi fino alla termosfera e ionosfera, inclusi enhancements significativi nella temperatura stratosferica ad alte latitudini. Precursori troposferici hanno giocato un ruolo cruciale: un persistente blocco di alta pressione sulla Penisola Antartica e una regione di pressione anomalmente bassa sull’Oceano Indiano meridionale hanno amplificato il flusso di calore meridionale, favorendo la propagazione verticale delle onde planetarie.

Il SAM troposferico non è inizialmente passato a valori negativi immediatamente dopo l’evento, ma anomalie negative si sono manifestate in modo ritardato a fine ottobre e novembre, durante i quali le condizioni meteorologiche sull’Australia orientale sono state caratterizzate da temperature estreme (fino a 5-10°C sopra la media) e siccità prolungata. Questi pattern hanno contribuito a condizioni favorevoli per incendi boschivi gravi e diffusi a novembre, culminati in eventi senza precedenti a dicembre 2019 e gennaio 2020, noti come la “Black Summer”, con oltre 18 milioni di ettari bruciati e emissioni massive di aerosol che hanno raggiunto la stratosfera. Studi modellistici hanno quantificato come l’indebolimento del vortice polare stratosferico abbia indotto un’anomalia negativa del SAM in superficie, amplificando il rischio di estremi caldi e secchi in Australia sud-orientale, con probabilità aumentata del 30-50% rispetto a scenari senza SSW.

Noguchi et al. (2020) hanno esaminato gli effetti di questo evento sulla convezione tropicale mediante esperimenti di nudging che vincolavano l’intero flusso stratosferico in modelli di ensemble. Hanno dimostrato che le anomalie stratosferiche hanno portato a un enhancement sistematico e robusto della convezione nei tropici dell’Emisfero Nord, centrato sul Sud-est asiatico e il Pacifico occidentale, con un aumento del 20-30% nell’attività convettiva cumuliforme, probabilmente mediato da alterazioni nella circolazione di Hadley e da anomalie nella fase del Quasi-Biennial Oscillation (QBO). Questo effetto è stato confermato confrontando previsioni standard con “perfect stratosphere” forecasts, evidenziando un’influenza diretta dell’SSW sulla troposfera tropicale.

L’evento è stato previsto con un anticipo di quasi 18 giorni da modelli numerici con una stratosfera ben risolta, inclusi sistemi subseasonali-to-stagionali (S2S), che hanno catturato le anomalie persistenti del flusso ondulatorio di numero 1 (Fig. 10). La prevedibilità è stata elevata grazie alla dominanza dell’onda-1, con errori di previsione ridotti nei modelli che incorporavano dati satellitari per l’assimilazione stratosferica. La prima data di inizializzazione suggerita è il 29 agosto 2019, durante le fasi iniziali dello sviluppo dell’impulso ondulatorio responsabile dell’evento stratosferico. La seconda è il 1° ottobre 2019, dopo lo stabilirsi delle anomalie stratosferiche, da 2 a 3 settimane prima dell’onset della risposta troposferica del SAM.

Un SSW maggiore si è verificato nell’Emisfero Australe nel settembre 2002, con una completa inversione dei venti occidentali del vortice polare. Le anomalie stratosferiche del 2019 erano in realtà paragonabili in magnitudo a quelle del 2002 (con picchi di forzatura ondulatoria simili, intorno ai 20-30 K m/s al giorno), ma quest’ultimo si è manifestato leggermente più tardi in primavera, quando i venti climatologici sono più deboli e il vortice è più suscettibile a rotture complete. Abbiamo scelto di focalizzarci sul caso del 2019 per il suo recente interesse nella comunità scientifica da una prospettiva S2S, per la sua rarità (probabilità stimata del 4% annuo per eventi simili) e per il collegamento diretto con impatti socio-ambientali, come i gravi incendi in Australia e le perturbazioni ionosferiche globali.

Spiegazione Approfondita della Figura 9: Indici del Southern Annular Mode (SAM) durante il Riscaldamento Minore Stratosferico dell’Australe nel Settembre 2019

La Figura 9 è un diagramma Hovmöller tempo-altezza che illustra l’evoluzione temporale degli indici del Southern Annular Mode (SAM) durante l’evento di riscaldamento minore stratosferico (minor Sudden Stratospheric Warming, SSW) avvenuto nell’Emisfero Australe nel settembre 2019. Questo tipo di rappresentazione grafica è comunemente utilizzata in meteorologia e climatologia per visualizzare come le anomalie atmosferiche variano nel tempo e attraverso diversi livelli di pressione atmosferica, fornendo insight sulla dinamica verticale dell’atmosfera. Gli indici SAM qui raffigurati sono derivati dai dati di rianalisi ERA5 (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts Reanalysis 5), che offrono una ricostruzione ad alta risoluzione delle condizioni atmosferiche passate basata su osservazioni satellitari, radiosonde e modelli numerici. Specificamente, questi indici sono calcolati dalle anomalie di altezza geopotenziale medie tra le latitudini 65°S e 90°S, in modo analogo agli indici del Northern Annular Mode (NAM) mostrati in figure correlate (ad esempio, Figg. 5 e 7 in studi simili). Questa metrica cattura le fluttuazioni nella struttura del vortice polare antartico, dove il SAM riflette le variazioni nella circolazione zonale (est-ovest) dell’atmosfera extratropicale dell’Emisfero Australe.

Struttura e Componenti della Figura

  • Asse Verticale (Livello di Pressione in hPa): Questo asse rappresenta l’altitudine atmosferica in termini di pressione, scalando logarithmicamente da 1000 hPa (vicino alla superficie terrestre, corrispondente alla troposfera inferiore) a 1 hPa (stratosfera superiore, approssimativamente 30-50 km di altitudine). La stratosfera, dove si manifesta principalmente l’evento di SSW minore, è concentrata nei livelli superiori del grafico (pressioni inferiori a 100 hPa). Questa scala permette di osservare come le anomalie si propaghino verticalmente dall’alta stratosfera verso la troposfera, un processo noto come “downward coupling” o accoppiamento discendente, che è cruciale per comprendere l’impatto degli eventi stratosferici sul tempo superficiale.
  • Asse Orizzontale (Tempo): Copre un intervallo temporale dal 16 agosto al 1° dicembre 2019, suddiviso in date chiave come 1 settembre, 16 settembre, ecc. Questo periodo cattura l’intero ciclo dell’evento: le fasi precursori (fine agosto), il picco dell’SSW minore (metà settembre), e gli effetti ritardati in troposfera (ottobre-novembre). L’evoluzione temporale evidenzia la persistenza delle anomalie, che possono durare settimane o mesi, influenzando la prevedibilità substagionale (S2S, subseasonal-to-seasonal).
  • Scala di Colori (Deviazioni Standard, σ): I colori indicano l’intensità delle anomalie del SAM in termini di deviazioni standard rispetto alla climatologia storica (media a lungo termine). La scala va da +4 σ (blu intenso, anomalie positive del SAM, associate a un vortice polare rafforzato e venti zonali più intensi) a -4 σ (rosso scuro o marrone, anomalie negative del SAM, indicative di un vortice polare indebolito, decelerazione dei venti e riscaldamento stratosferico). Valori vicini allo zero (toni chiari o bianchi) rappresentano condizioni vicine alla norma. Questa colorazione permette di identificare visivamente le fasi di transizione: le anomalie negative (rosse) segnalano disturbi dinamici come l’indebolimento del vortice, mentre quelle positive (blu) indicano rinforzi. In contesti scientifici, deviazioni superiori a |2 σ| sono considerate statisticamente significative, evidenziando eventi estremi come questo SSW minore.

Elementi Chiave e Linee di Riferimento

  • Linea Nera Verticale Tratteggiata-Puntinata: Posizionata intorno al 18 settembre 2019, questa linea marca la data centrale dell’evento, coincidente con il minimo dei venti zonali medi a 10 hPa e 60°S. In questa fase, il grafico mostra un’intensa area rossa scura nella stratosfera superiore (1-10 hPa), riflettendo anomalie negative del SAM che raggiungono picchi di -3 a -4 σ. Questo indica un drammatico indebolimento del vortice polare senza una completa inversione dei venti (caratteristica che distingue un SSW minore da uno maggiore), causato da impulsi di onde planetarie (principalmente onda-1) che propagano energia dalla troposfera alla stratosfera, dissipando momento e causando riscaldamento adiabatico.
  • Linea Verde Verticale: Indica la prima data di inizializzazione suggerita per modellazioni o previsioni, il 29 agosto 2019. In questo punto, il grafico rivela l’emergere iniziale di anomalie negative (transizione da toni chiari a rossi leggeri) nella stratosfera superiore, corrispondenti alle fasi precursori dell’evento. Questi precursori includono blocchi anticiclonici persistenti sulla Penisola Antartica e anomalie di bassa pressione sull’Oceano Indiano meridionale, che amplificano il flusso di calore meridionale e favoriscono la propagazione verticale delle onde, innescando l’indebolimento del vortice.
  • Linea Arancione Verticale: Segna la seconda data di inizializzazione, il 1° ottobre 2019, dopo lo stabilirsi delle anomalie stratosferiche ma prima della piena risposta troposferica. Qui, le aree rosse nella stratosfera media e inferiore (10-100 hPa) sono ben consolidate, con anomalie negative che iniziano a discendere verso livelli più bassi, preannunciando effetti superficiali ritardati di 2-3 settimane.

Interpretazione Scientifica e Dinamica Atmosferica

La figura illustra chiaramente la progressione dell’evento SSW minore: verso la fine di agosto, le anomalie negative del SAM emergono nella stratosfera superiore (1-10 hPa), con toni rossi che indicano un indebolimento iniziale del vortice polare, guidato da un’intensa forzatura ondulatoria stazionaria. Questa forzatura, dominata da onde planetarie di numero d’onda 1, causa una distorsione ellittica del vortice, portando a un rapido aumento delle temperature polari (fino a 40-50 K sopra la media) e una decelerazione dei venti zonali da circa 60 m/s a meno di 10 m/s. A differenza di un SSW maggiore (come quello del 2002), qui i venti non si invertono, ma l’evento è comunque significativo per la sua rarità nell’Emisfero Australe, dove il vortice è generalmente più stabile a causa della minore attività ondulatoria troposferica.

Man mano che il tempo progredisce verso ottobre, le anomalie negative (rosse) discendono gradualmente nella stratosfera media e nella troposfera superiore (100-500 hPa), un processo mediato dalla circolazione meridionale anomala (come la cella di Ferrel invertita) e dall’interazione con la Quasi-Biennial Oscillation (QBO). Questo accoppiamento verticale ritardato porta a una fase negativa del SAM in superficie a fine ottobre e novembre, caratterizzata da anomalie rosse nei livelli inferiori del grafico. Tali condizioni hanno contribuito a pattern meteorologici estremi, inclusi temperature elevate e siccità in Australia sud-orientale, che hanno amplificato il rischio di incendi boschivi durante la “Black Summer” del 2019-2020, con emissioni di aerosol che hanno ulteriormente perturbato la stratosfera.

Inoltre, la figura evidenzia influenze inter-emisferiche e tropicali: le anomalie negative del SAM hanno interagito con la convezione tropicale, causando enhancements nel Nord tropicale (Sud-est asiatico e Pacifico occidentale), potenzialmente mediati da alterazioni nella circolazione di Hadley. Studi modellistici, inclusi esperimenti di nudging, confermano che queste anomalie stratosferiche hanno aumentato l’attività convettiva del 20-30%, influenzando pattern globali come l’Indian Ocean Dipole (IOD) e l’El Niño-Southern Oscillation (ENSO).

Dal punto di vista della prevedibilità, l’evento è stato forecastato con 18 giorni di anticipo da modelli con stratosfera ben risolta, grazie alla cattura delle anomalie ondulatorie persistenti. La figura sottolinea l’importanza di monitorare questi indici per previsioni S2S, specialmente in un contesto di cambiamenti climatici che potrebbero aumentare la frequenza di tali disturbi.

In sintesi, la Figura 9 non solo documenta l’evoluzione di un raro evento stratosferico, ma fornisce evidenze visive del suo impatto multiscala, dalla dinamica polare alle condizioni superficiali, contribuendo alla comprensione scientifica di come le perturbazioni stratosferiche influenzino il clima globale. Se desideri esplorare figure simili o dati specifici, posso assisterti ulteriormente!

Spiegazione Approfondita della Figura 10: Forzatura Ondulatoria durante il Riscaldamento Minore Stratosferico dell’Australe del Settembre 2019

La Figura 10 è un diagramma Hovmöller tempo-altezza che raffigura la forzatura ondulatoria durante l’evento di riscaldamento minore stratosferico (minor Sudden Stratospheric Warming, SSW) nell’Emisfero Australe nel settembre 2019. Questo tipo di rappresentazione grafica è ampiamente utilizzata nella meteorologia dinamica per visualizzare l’evoluzione temporale e verticale delle interazioni onda-flusso medio, basandosi sul flusso di Eliassen-Palm (EP flux), una diagnostica chiave che quantifica il trasporto di energia e momento angolare da parte delle onde planetarie attraverso l’atmosfera. La figura è suddivisa in due pannelli: (a) per il numero d’onda zonale 1 (wave number 1, WN1) e (b) per il numero d’onda zonale 2 (WN2), con il flusso EP verticale mediato tra le latitudini 50°S e 70°S. Le linee di contorno sovrapposte illustrano i venti zonali medi a 60°S, fornendo un contesto per comprendere come le onde influenzino la stabilità e la decelerazione del vortice polare antartico. Analisi scientifiche dettagliate hanno dimostrato che questo evento è stato guidato da un’attività ondulatoria eccezionalmente forte e persistente, con contributi sia lineari che non lineari dalle anomalie di WN1, che hanno amplificato il trasporto upward di momento, portando a un indebolimento significativo del vortice senza una completa inversione dei venti.

Struttura e Componenti della Figura

  • Asse Verticale (Pressione in hPa): Questo asse rappresenta l’altitudine atmosferica in termini di livelli di pressione, scalando logarithmicamente da 1000 hPa (troposfera inferiore, vicino alla superficie) a 3 hPa (stratosfera superiore, approssimativamente 40-50 km di altitudine). Questa scala evidenzia la propagazione verticale delle onde, mostrando come l’energia ondulatoria si dissipi principalmente nella stratosfera media e superiore (tra 10 e 100 hPa), dove il vortice polare è più vulnerabile. Studi osservazionali basati su dati da satelliti e rianalisi come ERA5 hanno confermato che un picco positivo di flusso EP upward nella stratosfera precede eventi SSW, inclusi quelli minori come questo, indicando un’intensa interazione onda-flusso che altera la circolazione zonale.
  • Asse Orizzontale (Tempo): Copre un intervallo dal 16 agosto al 1° dicembre 2019, catturando le fasi precursori (fine agosto), il picco dell’evento (metà settembre) e gli effetti persistenti (ottobre-novembre). Questa finestra temporale rivela la persistenza dell’attività ondulatoria, che può durare settimane, influenzando la prevedibilità sub-stagionale (S2S) e collegandosi a fenomeni come la fase della Quasi-Biennial Oscillation (QBO) in easterly, che ha facilitato l’indebolimento del vortice in questo caso specifico.
  • Scala di Colori (Componente Verticale del Flusso di Eliassen-Palm, kg⁻¹ s⁻²):
  • Nel pannello (a) per WN1, i colori vanno dal rosso scuro (valori positivi elevati, fino a 1×10⁶ kg⁻¹ s⁻², indicanti un forte flusso upward di energia e momento) al blu chiaro (valori negativi, fino a -1×10⁵ kg⁻¹ s⁻², suggerenti un flusso downward o dissipazione). Valori positivi dominanti riflettono la propagazione di onde planetarie dalla troposfera alla stratosfera, dove causano divergenza del flusso EP e decelerazione dei venti zonali.
  • Nel pannello (b) per WN2, la scala è simile, ma mostra un’attività generalmente meno intensa e più intermittente. La diagnostica del flusso EP ha rivelato che durante questo evento, la propagazione di onde quasi-6-giorni (Q6DW) e quasi-16-giorni (Q16DW) da latitudini medie a basse è stata evidente, con un contributo significativo alla variabilità ionosferica attraverso wave breaking nella stratosfera polare a 30-40 km, dove lo shear verticale del vento favorisce instabilità.
  • Linee di Contorno (Venti Zonali Medi a 60°S): Queste linee tratteggiate indicano la velocità dei venti zonali (in m/s), con contorni ravvicinati che segnalano gradienti forti (venti intensi) e spazi più ampi che indicano decelerazione. Durante l’evento, si osserva una riduzione marcata dei venti nella stratosfera (intorno a 10 hPa), da circa 60 m/s a meno di 10 m/s, dovuta alla dissipazione di momento dalle onde.

Elementi Chiave e Linee di Riferimento

  • Linea Nera Verticale Tratteggiata-Puntinata: Posizionata intorno al 18 settembre 2019, marca la data centrale dell’evento, quando i venti zonali a 10 hPa e 60°S raggiungono il minimo. Nei pannelli, coincide con un’intensa area rossa nel pannello (a), indicando un picco di forzatura WN1 positiva, che ha distorto ellitticamente il vortice polare. Analisi dettagliate hanno mostrato che onde WN1 stazionarie e viaggianti hanno giocato un ruolo saliente nel pre-condizionamento, con una forte componente verticale del flusso EP che segnala una pronunciata propagazione planetaria verso la stratosfera. Nel pannello (b), WN2 mostra un contributo secondario, con aree blu che indicano regioni di divergenza minore.
  • Linea Verde Verticale: Indica il 29 agosto 2019, fase iniziale degli impulsi ondulatori. Qui, nel pannello (a), emerge un aumento della forzatura positiva WN1, legata a precursori troposferici come un pattern di altezza geopotenziale wave-1-dominated che ha amplificato le onde climatologiche, spostando il vortice verso la Penisola Antartica. Anomalie tropicali di convezione potrebbero aver agito come fonte per queste onde su larga scala.
  • Linea Arancione Verticale: Segna il 1° ottobre 2019, dopo lo stabilirsi delle anomalie. La forzatura WN1 persiste nella stratosfera, mentre WN2 mostra una risposta più diffusa, con effetti che discendono verso la troposfera, favorendo mixing latitudinale di masse d’aria e anomalie nel potential vorticity.

Interpretazione Scientifica e Dinamica Atmosferica

La figura sottolinea il dominio di WN1 nella guida dell’SSW minore, con impulsi di forzatura positiva che emergono a fine agosto e culminano a settembre nella stratosfera superiore. Questa attività riflette il trasporto upward di energia dalla troposfera, dissipato nella stratosfera attraverso wave breaking, che genera instabilità e rallenta i venti zonali. A differenza degli SSW maggiori (come nel 2002), qui WN1 contribuisce equamente con interferenze lineari e non lineari, senza inversione completa, ma con effetti comparabili su temperatura (fino a 40-50 K sopra la media) e circolazione. La Q6DW, generata a 30-40 km da shear verticale, si propaga verso latitudini basse, influenzando la ionosfera e la convezione tropicale. WN2, sebbene secondario, aggiunge complessità, con forzature intermittenti che interagiscono con la QBO in fase easterly, facilitando l’indebolimento del vortice.

La decelerazione dei venti, evidente nei contorni, si propaga downward a ottobre-novembre, inducendo anomalie negative del Southern Annular Mode (SAM) in superficie e contribuendo a estremi come la siccità e gli incendi in Australia durante la “Black Summer”, con un aumento del rischio del 30-50%. La prevedibilità elevata (fino a 18 giorni) deriva dalla cattura di questi impulsi WN1 nei modelli con stratosfera risolta. L’asimmetria emisferica, con SSW più rari nel Sud a causa di jets polari più forti e minore attività ondulatoria, rende questo evento unico, potenzialmente influenzato da cambiamenti climatici che aumentano la frequenza di tali disturbi.

In sintesi, la Figura 10 documenta come l’attività ondulatoria, dominata da WN1, abbia orchestrato l’indebolimento del vortice polare nel 2019, con impatti multiscala dalla stratosfera alla superficie e alla ionosfera, fornendo insight cruciali sulla dinamica atmosferica globale. Se desideri ulteriori approfondimenti o confronti con altri eventi, fammi sapere!

Richiesta di Dati

Per raggiungere gli obiettivi scientifici di questo progetto, focalizzato sull’analisi dei processi dinamici associati ai riscaldamenti stratosferici improvvisi (Sudden Stratospheric Warmings, SSW) e sul loro impatto sulla prevedibilità sub-stagionale a stagionale (S2S), richiediamo un output dettagliato dai modelli di previsione che integri sia variabili superficiali essenziali per l’identificazione e la quantificazione di estremi meteorologici ad alto impatto, come ondate di freddo, siccità prolungate o incendi amplificati da anomalie stratosferiche, sia variabili dinamiche cruciali per diagnosticare i meccanismi di accoppiamento tra stratosfera e troposfera. Questi meccanismi includono la propagazione discendente di anomalie del vortice polare, mediata da onde planetarie e dal flusso di Eliassen-Palm (EP flux), che possono estendere la prevedibilità atmosferica oltre le 2-4 settimane tipiche dei modelli troposferici puri. Considerata la durata relativamente breve dei periodi di integrazione (tipicamente 45-60 giorni per le previsioni S2S) e il numero limitato di date di inizializzazione (ad esempio, focalizzate su eventi specifici come gli SSW del 2018, 2019 e 2021), i dati sono richiesti con una risoluzione temporale e verticale elevata. Questo approccio consente confronti più dettagliati e meccanistici dei processi rilevanti, superando le limitazioni dei database di previsioni sub-stagionali esistenti, come il database S2S del World Weather Research Programme (WWRP), che spesso offrono risoluzioni inferiori e meno variabili dinamiche, riducendo la capacità di quantificare l’errore di crescita nelle previsioni stratosferiche o l’impatto sulla troposfera extratropicale. La richiesta di dati è strettamente correlata alla proposta del Dynamics and Variability Model Intercomparison Project (DynVarMIP), un’iniziativa endorsementata dal Coupled Model Intercomparison Project fase 6 (CMIP6) e dal World Climate Research Programme (WCRP), coordinata da Edwin P. Gerber e Elisa Manzini, che mira a valutare la rappresentazione della dinamica stratosferica-troposferica nei modelli globali, inclusi i bilanci zonali medi del momento angolare e dell’energia termodinamica, per identificare bias sistematici come l’indebolimento prematuro del vortice polare o la sottostima della propagazione ondulatoria. DynVarMIP enfatizza diagnostiche meccanistiche per confrontare bias modellistici e comprendere le sorgenti di variabilità, come l’interazione con la Quasi-Biennial Oscillation (QBO) o l’ozono stratosferico, e include richieste per quantità che chiudono i bilanci atmosferici, promuovendo un approccio process-based per migliorare la simulazione del sistema accoppiato stratosfera-troposfera.

Le quantità richieste devono essere fornite su una griglia orizzontale con risoluzione non superiore a 1°×1° (latitudine per longitudine), che garantisce un dettaglio sufficiente per catturare pattern regionali come anomalie del Southern Annular Mode (SAM) o del North Atlantic Oscillation (NAO) influenzate dagli SSW, senza eccessivo carico computazionale. La risoluzione temporale è fissata a 6 ore, ideale per tracciare la rapida evoluzione di processi dinamici come gli impulsi di onda planetaria (wave number 1 o 2), che possono dissipare energia nella stratosfera in poche giornate, e per calcolare diagnostiche come il flusso EP o la divergenza di momento, essenziali per quantificare la prevedibilità stratosferica che si propaga downward con ritardi di 1-3 settimane. Le variabili atmosferiche dipendenti da una coordinata verticale sono richieste sulla griglia di livelli di pressione “snap34”, una variante leggermente non standard: 1000, 925, 850, 700, 600, 500, 400, 300, 250, 200, 170, 150, 130, 115, 100, 90, 80, 70, 60, 50, 40, 30, 20, 15, 10, 7, 5, 3, 2, 1.5, 1, 0.7, 0.5 e 0.4 hPa. Questa griglia estende la copertura nella stratosfera inferiore rispetto alla standard “plev39” di CMIP6 (che include livelli come 1000, 925, 850, 700, 600, 500, 400, 300, 250, 200, 170, 150, 130, 115, 100, 90, 80, 70, 50, 30, 20, 10, 7, 5, 3, 2, 1, 0.7, 0.5, 0.4, 0.3, 0.2, 0.1, 0.07, 0.05, 0.03, 0.02, 0.01, 0.007, 0.005 hPa), aggiungendo punti intermedi (ad esempio, 60, 40, 15 hPa) per una migliore risoluzione dei gradienti verticali nella zona di transizione stratosferica-troposferica, mentre riduce i livelli sopra la stratopausa (oltre 1 hPa) per focalizzarsi sulla dinamica polare rilevante agli SSW. I nomi delle variabili seguono, ove possibile, le convenzioni standard di CMIP6, che promuovono l’interoperabilità dei dati tra modelli, facilitando analisi ensemble e confronti multi-modello per valutare l’impatto delle anomalie stratosferiche sulla variabilità troposferica. Le variabili richieste sono riassunte in quattro tabelle dati, ciascuna progettata per catturare aspetti specifici della dinamica atmosferica:

  • Quantità e flussi superficiali a 6 ore (6hr): Mediati, massimizzati o minimizzati nelle 6 ore precedenti il passo temporale (Tabella 2). Queste includono parametri come temperatura superficiale, pressione al livello del mare e venti orizzontali, cruciali per quantificare estremi come ondate di freddo post-SSW, dove l’indebolimento del vortice polare può amplificare blocchi anticiclonici in Eurasia o Nord America, aumentando la varianza della temperatura superficiale del 20-50%.
  • Quantità atmosferiche zonali medie a 6 ore (6hrZ): Mediati nelle 6 ore precedenti il passo temporale (Tabella 3). Queste comprendono variabili necessarie per chiudere i bilanci di momento zonale e termodinamici atmosferici, come venti zonali, temperatura e flussi di calore meridionale, seguendo da vicino la richiesta DynVarMIP ma integrando le tendenze imposte dal nudging (tecnica di rilassamento verso osservazioni per migliorare l’inizializzazione). DynVarMIP specifica diagnostiche come la velocità meridionale e verticale nella media Euleriana trasformata (Transformed Eulerian Mean, TEM), che permettono di quantificare la divergenza del flusso EP e il suo ruolo nel coupling downward, rivelando bias modellistici nella rappresentazione della cella di Brewer-Dobson.
  • Quantità meteorologiche e superficiali istantanee a 6 ore (6hrPt): Output istantaneo ogni 6 ore (Tabella 4). Queste catturano snapshot di campi come umidità specifica e altezza geopotenziale, essenziali per diagnostiche dinamiche come il potential vorticity (PV) o l’indice NAM/SAM, che tracciano la propagazione di anomalie stratosferiche verso la superficie.
  • Quantità dinamiche istantanee a media Euleriana trasformata a 6 ore (6hrPtZ): Output istantaneo ogni 6 ore, seguendo la richiesta DynVarMIP (Tabella 5). Queste includono termini come la velocità meridionale residua e il flusso EP, che quantificano il trasporto di massa e momento, rivelando come gli SSW influenzino la circolazione meridionale e la prevedibilità S2S.

Le variabili richieste hanno due livelli di priorità. Le variabili di priorità più alta (1) sono considerate essenziali per gli obiettivi scientifici principali e includono quantità meteorologiche di base (venti, temperature, umidità specifica e altezza geopotenziale) necessarie per calcolare diagnostiche dinamiche comunemente usate, come il flusso di onda verso l’alto o l’indice di rifrazione ondulatoria, misure di precipitazione per valutare impatti idrologici post-SSW, e quantità superficiali come pressione al livello del mare, temperatura a 2 metri e venti orizzontali a 10 metri, che permettono di quantificare estremi come l’aumento del rischio di incendi in Australia del 30-50% a seguito di anomalie SAM negative indotte da SSW. Le variabili di priorità più bassa (2) includono quantità zonali medie che permetterebbero di chiudere i bilanci zonali medi di momento angolare (includendo termini di frizione e montagna) e termodinamici (con flussi radiativi e diabatici), oltre a quantità superficiali come flussi di calore latente e sensibile che consentirebbero un’analisi più dettagliata dei processi superficiali, come l’amplificazione di feedback suolo-atmosfera in regioni polari. È anche richiesta la distribuzione zonale media dell’ozono stratosferico a questo livello di priorità inferiore, per valutare il suo ruolo nelle previsioni dell’evoluzione del vortice polare su scale sub-stagionali: anomalie di ozono possono modulare il gradiente termico stratosferico, influenzando la propagazione ondulatoria e estendendo la prevedibilità di 5-10 giorni in modelli con chimica interattiva, come dimostrato in studi sull’impatto dell’ozono durante gli SSW australi.

Spiegazione Approfondita della Tabella 2: Variabili nei Dati Superficiali a 6 Ore (Formato XYt)

La Tabella 2 elenca una serie di variabili superficiali richieste nell’output dei modelli di previsione atmosferica, calcolate come medie, massimi o minimi sulle 6 ore precedenti ogni intervallo temporale (formato XYt, dove X e Y rappresentano le coordinate spaziali orizzontali e t il tempo). Queste variabili sono parte integrante della richiesta di dati per progetti scientifici focalizzati su processi dinamici come i riscaldamenti stratosferici improvvisi (Sudden Stratospheric Warmings, SSW), dove l’accoppiamento tra stratosfera e troposfera influisce direttamente sulle condizioni superficiali. Derivate dalle convenzioni standard del Coupled Model Intercomparison Project fase 6 (CMIP6), queste variabili supportano l’analisi di estremi meteorologici ad alto impatto, come ondate di calore, siccità o variazioni nelle precipitazioni, che possono essere amplificate da anomalie del vortice polare. Ad esempio, studi su modelli CMIP6 hanno dimostrato che la rappresentazione accurata di queste variabili è cruciale per quantificare la dispersione nelle simulazioni di SSW boreali, dove la variabilità ondulatoria (wave geometry) influisce sulla prevedibilità superficiale, con spread modellistici che raggiungono il 20-30% nelle proiezioni di temperatura e precipitazione post-evento. La tabella assegna livelli di priorità (1 per essenziale, 2 per supportivo), riflettendo l’importanza per gli obiettivi principali del progetto, come diagnosticare il downward coupling e validare previsioni sub-stagionali (S2S). La risoluzione di 6 ore cattura la variabilità diurna e sub-giornaliera, essenziale per processi rapidi come la convezione o i flussi di calore, mentre la griglia orizzontale (fino a 1°×1°) permette analisi regionali dettagliate, ad esempio sull’impatto degli SSW sulle regioni extratropicali.

Struttura della Tabella

  • Nome (priority): Nome abbreviato secondo lo standard CMIP6, con priorità indicata tra parentesi. CMIP6 definisce queste variabili in modo uniforme per facilitare confronti multi-modello, includendo dimensioni, unità e metadati per assicurare l’interoperabilità tra simulazioni storiche e proiezioni future.
  • Long name: Descrizione estesa della variabile, che specifica la quantità fisica e il contesto (ad esempio, superficiale o marina).
  • Unit: Unità di misura standardizzate, derivate da sistemi internazionali (SI), per garantire coerenza nelle analisi quantitative.
  • Nota aggiuntiva: Specifica che i massimi e minimi (contrassegnati con *) sono calcolati sulle 6 ore precedenti, catturando estremi sub-giornalieri cruciali per eventi come ondate di calore diurne amplificate da anomalie stratosferiche.

Dettagli delle Variabili con Contesto Scientifico

  1. pr (1) – Precipitation
  • Descrizione dettagliata: Rappresenta la quantità totale di precipitazione accumulata che raggiunge la superficie terrestre o marina nelle 6 ore precedenti, inclusi contributi da pioggia, neve, nevischio e grandine. Nei modelli CMIP6, questa variabile integra processi fisici come la microfisica delle nubi e la parametrizzazione convettiva, riflettendo il ciclo idrologico globale.
  • Unità: kg m⁻² s⁻¹ (corrispondente a un tasso di accumulo, equivalente a circa 3.6 mm/h per un’area unitaria, considerando la densità dell’acqua).
  • Importanza scientifica: Di priorità alta (1), è fondamentale per valutare gli impatti idrologici degli SSW, dove l’indebolimento del vortice polare può alterare i pattern di circolazione troposferica, come il North Atlantic Oscillation (NAO) o il Southern Annular Mode (SAM), portando a ridistribuzioni delle precipitazioni. Ad esempio, durante SSW boreali, si osservano aumenti nelle precipitazioni extratropicali del 10-20% in regioni come l’Europa settentrionale, dovuti a blocchi anticiclonici persistenti che deviano le tempeste. In contesti CMIP6, pr è usata per vincolare proiezioni future, riducendo l’incertezza nelle stime di riscaldamento globale e mostrando correlazioni con trend passati di riscaldamento. Questa variabile aiuta a quantificare rischi come inondazioni o siccità, specialmente in aree vulnerabili come l’Australia durante l’SSW austral del 2019, dove riduzioni di pr hanno contribuito alla “Black Summer”.
  1. prc (1) – Convective Precipitation
  • Descrizione dettagliata: Parte della precipitazione totale derivante da processi convettivi instabili, come cumulonembi o sistemi mesoscali, mediata sulle 6 ore. Nei modelli, è parametrizzata attraverso schemi come Kain-Fritsch o Betts-Miller, che simulano l’ascesa adiabatica dell’aria umida.
  • Unità: kg m⁻² s⁻¹.
  • Importanza scientifica: Priorità alta (1), permette di distinguere la convezione (legata a instabilità locale) dalla precipitazione stratiforme (più stabile). Negli studi su SSW, prc è chiave per analizzare l’influenza stratosferica sulla troposfera tropicale, dove anomalie del vortice polare possono modulare la circolazione di Hadley, aumentando la convezione nel Pacifico occidentale del 20-30%, come osservato in esperimenti di nudging. In CMIP6, prc contribuisce a valutare bias modellistici nel ciclo idrologico, specialmente in proiezioni che indicano un rallentamento dell’aumento delle precipitazioni estreme sotto vincoli emergenti.
  1. clt (2) – Total Cloud Cover Percentage
  • Descrizione dettagliata: Percentuale media di copertura nuvolosa totale (da bassa ad alta quota) sul cielo, calcolata sulle 6 ore, basata su diagnostiche modellistiche che integrano umidità, temperatura e dinamica verticale.
  • Unità: % (da 0 a 100).
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), ma essenziale per studiare feedback radiativi: le nuvole influenzano il bilancio energetico superficiale, riflettendo radiazione solare (effetto raffreddante) o intrappolando calore (effetto riscaldante). In contesti SSW, clt aiuta a quantificare cambiamenti nella copertura nuvolosa polare, che possono amplificare il riscaldamento stratosferico attraverso feedback positivi, con variazioni del 10-15% nelle regioni artiche. Nei modelli CMIP6, clt è usata per confrontare simulazioni storiche con proiezioni, rivelando bias nella rappresentazione delle nubi che influenzano la sensibilità climatica.
  1. hfds (2) – Downward Heat Flux at Sea Water Surface
  • Descrizione dettagliata: Flusso netto di calore verso il basso attraverso l’interfaccia aria-mare, includendo componenti radiative, sensibili e latenti, mediato sulle 6 ore.
  • Unità: W m⁻² (Watt per metro quadrato, positivo verso il basso).
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), cruciale per l’interazione oceano-atmosfera: durante SSW, anomalie troposferiche possono alterare hfds nell’Oceano Meridionale, influenzando la miscelazione oceanica e la risposta climatica ritardata. Studi CMIP6 mostrano che hfds è legato a marine heatwaves, con impatti su ecosistemi marini e feedback sul vortice polare.
  1. tauu (2) – Surface Downward Eastward Wind Stress
  • Descrizione dettagliata: Componente est-ovest della tensione superficiale esercitata dal vento sull’oceano o sul suolo, mediata sulle 6 ore, calcolata da velocità del vento e coefficienti di drag.
  • Unità: Pa (Pascal).
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), misura lo scambio di momento tra atmosfera e superficie, influenzando correnti oceaniche come l’Antarctic Circumpolar Current durante SSW, dove variazioni del SAM possono aumentare tauu del 15-25%, promuovendo upwelling e scambi gassosi.
  1. tauv (2) – Surface Downward Northward Wind Stress
  • Descrizione dettagliata: Componente nord-sud della tensione del vento superficiale, simile a tauu ma orientata meridionalmente.
  • Unità: Pa.
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), complementa tauu per analizzare pattern di vento completi, cruciali per modellare la deriva dei ghiacci antartici o la ventilazione oceanica post-SSW, con implicazioni per il sequestro di CO₂ e la variabilità climatica.
  1. tasmax* (2) – 6 Hourly Maximum Near-Surface Air Temperature
  • Descrizione dettagliata: Valore massimo della temperatura dell’aria a 2 metri dalla superficie registrato nelle 6 ore precedenti, catturando picchi diurni.
  • Unità: K (Kelvin).
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), vitale per estremi termici: in CMIP6, tasmax è usata per proiezioni annuali di ondate di calore, mostrando trend di aumento del 1-2°C per decennio sotto scenari SSP, amplificati da SSW che indeboliscono il jet stream.
  1. tasmin* (2) – 6 Hourly Minimum Near-Surface Air Temperature
  • Descrizione dettagliata: Valore minimo della temperatura superficiale nelle 6 ore precedenti, spesso notturno.
  • Unità: K.
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), complementa tasmax per analizzare escursioni termiche, cruciali per ondate di freddo post-SSW, dove modelli CMIP6 vincolati mostrano riduzioni dell’incertezza nelle proiezioni invernali.

Interpretazione Scientifica Complessiva

La Tabella 2 integra variabili che coprono il ciclo idrologico (pr, prc), il bilancio energetico (clt, hfds) e dinamiche superficiali (tauu, tauv, tasmax, tasmin), fornendo un quadro completo per studiare l’impatto degli SSW sulla superficie. Nei modelli CMIP6, queste variabili sono essenziali per vincolare proiezioni future, riducendo l’incertezza del 20-40% attraverso correlazioni con trend storici, e per quantificare spread in simulazioni SSW, dove la geometria ondulatoria influenza la variabilità superficiale. Ad esempio, durante l’SSW del 2019, riduzioni in pr e aumenti in tasmax hanno contribuito a estremi in Australia, evidenziando il ruolo di queste variabili nella previsione S2S e nella modellazione ESM.

Spiegazione Approfondita della Tabella 3: Variabili nei Dati Zonali Medi a 6 Ore (Formato YPT)

La Tabella 3 elenca una serie di variabili atmosferiche zonali medie (calcolate come medie lungo la longitudine per ottenere valori rappresentativi di bande latitudinali) richieste nell’output dei modelli di previsione, derivanti da medie sulle 6 ore precedenti ogni intervallo temporale (formato YPT, dove Y rappresenta la latitudine, P i livelli di pressione verticale e T il tempo). Queste variabili sono integrate nella richiesta di dati per progetti scientifici mirati a esplorare i processi dinamici dell’accoppiamento stratosfera-troposfera, come i riscaldamenti stratosferici improvvisi (Sudden Stratospheric Warmings, SSW), e a chiudere i bilanci zonali medi di momento angolare e termodinamica atmosferica. Ispirate alle convenzioni del Coupled Model Intercomparison Project fase 6 (CMIP6) e allineate con il Dynamics and Variability Model Intercomparison Project (DynVarMIP), un’iniziativa del World Climate Research Programme (WCRP) coordinata da Edwin P. Gerber e Elisa Manzini, queste variabili consentono di diagnosticare la propagazione delle onde planetarie, l’interazione onda-flusso medio e i bias modellistici nella rappresentazione della circolazione stratosferica. DynVarMIP enfatizza l’archiviazione di diagnostiche per valutare la variabilità atmosferica su scale temporali da giornaliere a decennali, inclusi i trasporti di massa, momento e energia, che sono cruciali per comprendere come gli SSW influenzino il clima superficiale, con effetti che possono estendersi per settimane o mesi attraverso meccanismi come il downward coupling. Ad esempio, durante l’SSW minore del settembre 2019 nell’Emisfero Australe, tali variabili avrebbero permesso di quantificare la decelerazione dei venti zonali stratosferici e il loro impatto sulle anomalie del Southern Annular Mode (SAM) in superficie, contribuendo a condizioni di siccità e incendi in Australia. La risoluzione temporale di 6 ore cattura la dinamica rapida delle onde, mentre i livelli di pressione “snap34” (da 1000 a 0.4 hPa) offrono una copertura dettagliata della stratosfera inferiore, migliorando l’analisi dei gradienti verticali rispetto a griglie standard come plev39 di CMIP6.

Struttura della Tabella

  • Nome (priority): Nome abbreviato della variabile, spesso esteso da standard CMIP6 o DynVarMIP, con priorità indicata tra parentesi (1 per essenziale agli obiettivi principali, come il nudging per l’inizializzazione S2S; 2 per diagnostiche di supporto, come i bilanci termodinamici). Le variabili contrassegnate con * non sono definite nello standard CMIP6, rappresentando estensioni specifiche per questo studio, come termini legati al nudging o alla divergenza del flusso Eliassen-Palm.
  • Long name: Descrizione estesa che specifica la quantità fisica, il processo coinvolto (ad esempio, tendenze dovute a rilassamento imposto o attrito ondulatorio) e il contesto dinamico, spesso collegato ai bilanci atmosferici richiesti da DynVarMIP per valutare la rappresentazione della cella di Brewer-Dobson o della Quasi-Biennial Oscillation (QBO).
  • Unit: Unità di misura standardizzate, come K s⁻¹ per tendenze termiche o m s⁻² per accelerazioni, che assicurano coerenza nelle analisi quantitative e nei confronti multi-modello.
  • Nota aggiuntiva: Evidenzia che alcune variabili sono personalizzate, non standard CMIP6, per adattarsi alle esigenze di diagnostiche meccanistiche, come chiudere i bilanci di momento zonale includendo forzature da onde di gravità o radiative.

Dettagli delle Variabili con Contesto Scientifico

  1. tntnd* (1) – Tendency of Air Temperature Due to Imposed Relaxation
  • Descrizione dettagliata: Rappresenta il tasso di cambiamento della temperatura atmosferica zonale media dovuto al rilassamento imposto (nudging), un processo in cui termini artificiali vengono aggiunti alle equazioni modellistiche per guidare gradualmente lo stato atmosferico verso osservazioni reali, minimizzando errori e migliorando la simulazione della circolazione stratosferica.
  • Unità: K s⁻¹ (Kelvin per secondo).
  • Importanza scientifica: Di priorità alta (1), è essenziale per valutare l’efficacia del nudging nei modelli S2S, dove tempi di rilassamento brevi (ore) rafforzano la correzione, mentre tempi più lunghi (giorni) permettono una dinamica più naturale. Negli SSW, questo termine corregge anomalie termiche stratosferiche, come aumenti di 40-50 K al polo, influenzando la propagazione downward e riducendo bias modellistici del 10-20% nella prevedibilità troposferica. DynVarMIP include termini simili per diagnosticare come il nudging modifichi i bilanci termodinamici, rivelando impatti sulla upwelling tropicale nella stratosfera inferiore.
  1. utendnd* (1) – Tendency of Eastward Wind Due to Imposed Relaxation
  • Descrizione dettagliata: Tasso di cambiamento del vento zonale verso est (componente est-ovest) dovuto al nudging, che allinea i venti modellati con dati osservativi da reanalisi come ERA5.
  • Unità: m s⁻² (metri per secondo quadrato).
  • Importanza scientifica: Priorità alta (1), cruciale per analizzare la correzione dei venti stratosferici durante SSW, dove il nudging previene l’indebolimento prematuro del vortice polare, un bias comune nei modelli liberi. Questo termine supporta la chiusura del bilancio di momento zonale in DynVarMIP, evidenziando come il rilassamento influenzi la decelerazione dei venti da 60 m/s a valori vicini allo zero.
  1. tntmp (2) – Tendency of Air Temperature Due to Model Physics
  • Descrizione dettagliata: Contributo al tasso di cambiamento della temperatura derivante dai processi fisici interni al modello, inclusi convezione, turbolenza e interazioni aerosol-atmosfera.
  • Unità: K s⁻¹.
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), utile per identificare bias nei bilanci termodinamici, come sovrastime del riscaldamento stratosferico post-SSW dovute a parametrizzazioni fisiche imperfette. In DynVarMIP, aiuta a valutare la variabilità termica su scale mensili, collegata al trasporto di energia dalla troposfera.
  1. tntrl (2) – Tendency of Air Temperature Due to Longwave Radiative Heating
  • Descrizione dettagliata: Tasso di cambiamento termico dovuto al riscaldamento radiativo ad onde lunghe, emesso da superfici calde o gas serra.
  • Unità: K s⁻¹.
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), importante per studiare feedback radiativi negli SSW, dove variazioni nella composizione stratosferica (es. ozono) amplificano il raffreddamento o riscaldamento polare.
  1. tntrs (2) – Tendency of Air Temperature Due to Shortwave Radiative Heating
  • Descrizione dettagliata: Contributo dal riscaldamento radiativo ad onde corte, principalmente solare, assorbito da ozono e aerosol.
  • Unità: K s⁻¹.
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), rilevante per l’impatto dell’ozono stratosferico durante SSW, che modula l’assorbimento solare e influenza i gradienti termici verticali.
  1. utendepfd (2) – Tendency of Eastward Wind Due to Eliassen-Palm Flux Divergence
  • Descrizione dettagliata: Tasso di cambiamento del vento zonale verso est dovuto alla divergenza del flusso Eliassen-Palm (EP flux), una diagnostica che quantifica l’interazione tra onde planetarie e flusso medio, rappresentando il forcing combinato di flussi di momento e calore.
  • Unità: m s⁻².
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), chiave per diagnosticare l’indebolimento del vortice polare negli SSW, dove la divergenza EP indica propagazione ondulatoria e dissipazione di momento, con pattern sistematici in altezza e tempo che riflettono una circolazione residua poleward. DynVarMIP include questa variabile per valutare wave-mean flow interactions nei modelli.
  1. utendmp* (2) – Tendency of Eastward Wind Due to Model Physics
  • Descrizione dettagliata: Contributo al tasso di cambiamento del vento zonale dai processi fisici modellati, come dissipazione turbolenta o parametrizzazioni convective.
  • Unità: m s⁻².
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), utile per quantificare bias fisici nei venti stratosferici, spesso sovrastimati nei modelli senza nudging.
  1. utendnogw (2) – Eastward Acceleration Due to Non-Orographic Gravity Wave Drag
  • Descrizione dettagliata: Accelerazione zonale verso est dovuta all’attrito di onde di gravità non orografiche, generate da convezione o instabilità troposferica, parametrizzate nei modelli per rappresentare effetti subgrid-scale.
  • Unità: m s⁻².
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), essenziale per la QBO e gli SSW, dove queste onde trasportano momento nella stratosfera media, influenzando la prevedibilità con parametrizzazioni che confrontano con osservazioni in-situ.
  1. utendogw (2) – Eastward Acceleration Due to Orographic Gravity Wave Drag
  • Descrizione dettagliata: Accelerazione zonale dovuta all’attrito di onde di gravità orografiche, prodotte da flussi su montagne e parametrizzate per catturare effetti su larga scala.
  • Unità: m s⁻².
  • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), critica per regioni come l’Antartide, dove queste onde mediano il momentum dal suolo alla stratosfera, con nuove vincoli quantitativi che riducono l’incertezza modellistica.
  1. utendvtem (2) – Tendency of Eastward Wind Due to TEM Northward Advection and Coriolis Term
    • Descrizione dettagliata: Tasso di cambiamento del vento zonale dovuto all’advezione meridionale e al termine di Coriolis nella Transformed Eulerian Mean (TEM), un quadro che trasforma le equazioni medie per isolare il forcing eddy come flusso di potenziale vortice quasi-geostrofico (QGPV).
    • Unità: m s⁻².
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), fondamentale per chiudere i bilanci di momento nella TEM, mostrando come l’advezione meridionale trasferisca momento dal flusso ondulatorio al medio.
  2. utendwtem (2) – Tendency of Eastward Wind Due to TEM Upward Advection
    • Descrizione dettagliata: Tasso di cambiamento del vento zonale dovuto all’advezione verticale nella TEM, che riflette il trasporto upward di momento.
    • Unità: m s⁻².
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), utile per analizzare la propagazione verticale durante SSW, integrando la circolazione residua.
  3. vtendnogw (2) – Northward Acceleration Due to Non-Orographic Gravity Wave Drag
    • Descrizione dettagliata: Accelerazione meridionale dovuta all’attrito di onde di gravità non orografiche.
    • Unità: m s⁻².
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), complementa utendnogw per la dinamica meridionale, con parametrizzazioni che migliorano la rappresentazione della QBO.
  4. vtendogw (2) – Northward Acceleration Due to Orographic Gravity Wave Drag
    • Descrizione dettagliata: Accelerazione meridionale dovuta all’attrito di onde di gravità orografiche.
    • Unità: m s⁻².
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), rilevante per effetti orografici sul flusso meridionale.
  5. xgwdparam (2) – Eastward Gravity Wave Drag
    • Descrizione dettagliata: Forza di attrito zonale dalle onde di gravità, sia orografiche che non.
    • Unità: Pa.
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), misura l’effetto cumulativo sul flusso medio, con nuove parametrizzazioni che confrontano con osservazioni.
  6. ygwdparam (2) – Northward Gravity Wave Drag
    • Descrizione dettagliata: Forza di attrito meridionale dalle onde di gravità.
    • Unità: Pa.
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), complementa xgwdparam per analisi spaziali complete.

Interpretazione Scientifica Complessiva

La Tabella 3 enfatizza termini di tendenza per bilanciare i budget atmosferici, con priorità alta per il nudging (tntnd, utendnd) che migliora l’inizializzazione S2S, riducendo errori nelle simulazioni SSW, e priorità bassa per processi fisici, radiativi e ondulatori (tntmp, tntrl, utendepfd, gravity wave terms) che chiudono i bilanci DynVarMIP. Negli SSW, utendepfd quantifica l’interazione onda-flusso, mentre i termini TEM (utendvtem, utendwtem) isolano eddy forcing, e gravity wave drag modula la circolazione residua. In CMIP6 e DynVarMIP, queste variabili riducono l’incertezza climatica, supportando proiezioni su variabilità stratosferica.

Spiegazione Approfondita della Tabella 4: Variabili nei Dati Istantanei Meteorologici e Superficiali a 6 Ore (Formato XYt e XYPT)

La Tabella 4 elenca una serie di variabili meteorologiche istantanee (registrate come snapshot ogni 6 ore) richieste nell’output dei modelli di previsione atmosferica, sia per la componente atmosferica su griglia tridimensionale (XYPT, dove X e Y sono coordinate orizzontali, P i livelli di pressione verticale e T il tempo) che per quella superficiale (XYT). Queste variabili sono parte integrante della richiesta di dati per progetti scientifici avanzati, come quelli focalizzati sull’analisi dei processi dinamici associati ai riscaldamenti stratosferici improvvisi (Sudden Stratospheric Warmings, SSW) e sull’identificazione di estremi meteorologici ad alto impatto socio-ambientale, inclusi ondate di calore, siccità prolungate o variazioni nella criosfera. Ispirate alle convenzioni standard del Coupled Model Intercomparison Project fase 6 (CMIP6), un’iniziativa globale coordinata dal World Climate Research Programme (WCRP) che coinvolge oltre 100 modelli atmosferici-oceanici per simulare scenari climatici futuri, queste variabili consentono di catturare lo stato istantaneo dell’atmosfera e della superficie, facilitando diagnostiche meccanistiche come il calcolo del flusso di Eliassen-Palm (EP flux) o l’indice di rifrazione ondulatoria, che rivelano come le anomalie stratosferiche si propaghino verso la troposfera e influenzino il clima regionale. Ad esempio, durante l’SSW minore del settembre 2019 nell’Emisfero Australe, variabili come ta (temperatura atmosferica) e zg (altezza geopotenziale) hanno permesso di monitorare l’aumento termico stratosferico al polo (fino a 40-50 K sopra la media) e la successiva risposta troposferica, culminata in anomalie negative del Southern Annular Mode (SAM) e condizioni di caldo estremo in Australia sud-orientale, con temperature superficiali (tas) superiori di 5-10°C alla climatologia e riduzioni significative nell’umidità del suolo (mrso e mrsos), contribuendo alla “Black Summer” di incendi boschivi che hanno bruciato oltre 18 milioni di ettari. La risoluzione temporale di 6 ore è ottimale per catturare variazioni sub-giornaliere, come i cicli diurni di temperatura o venti, mentre la griglia orizzontale fino a 1°×1° supporta analisi ad alta risoluzione spaziale, e i livelli di pressione “snap34” (da 1000 a 0.4 hPa) offrono una copertura dettagliata della stratosfera inferiore, superando le limitazioni della griglia plev39 di CMIP6 con punti aggiuntivi per gradienti verticali più precisi, come quelli necessari per studiare la propagazione delle onde planetarie (wave number 1 e 2) che innescano gli SSW. Inoltre, queste variabili sono integrate in framework come il Dynamics and Variability Model Intercomparison Project (DynVarMIP), che valuta la rappresentazione della variabilità stratosferica nei modelli CMIP6, identificando bias sistematici come l’indebolimento prematuro del vortice polare o la sottostima della convezione tropicale, con implicazioni per la prevedibilità sub-stagionale a stagionale (S2S) che può estendersi da 2-4 settimane a oltre un mese in presenza di SSW forti.

Struttura della Tabella

  • Nome (priority): Nome abbreviato secondo lo standard CMIP6, con priorità indicata tra parentesi (1 per essenziale, come campi dinamici base per diagnostiche SSW; 2 per supportivo, come variabili criosferiche o idrologiche per analisi di impatto superficiale). CMIP6 standardizza questi nomi per garantire interoperabilità tra modelli, facilitando confronti ensemble e validazione con osservazioni da reanalisi come ERA5.
  • Long name: Descrizione estesa che specifica la quantità fisica e il contesto (ad esempio, atmosferico o superficiale), spesso collegata a processi come la velocità verticale (wap) per la circolazione meridionale o la radiazione uscente (rlut) per il bilancio energetico.
  • Unit: Unità di misura standardizzate dal sistema internazionale (SI), che permettono analisi quantitative coerenti, ad esempio convertendo Pa s⁻¹ in velocità verticali per studiare l’upwelling stratosferico.
  • Nota aggiuntiva: “TOA” si riferisce al Top Of Atmosphere (sommità dell’atmosfera), un livello chiave per variabili radiative come rlut, che misura il flusso energetico uscente dallo spazio.

Dettagli delle Variabili con Contesto Scientifico

  1. ta (1) – Air Temperature
  • Descrizione dettagliata: Temperatura istantanea dell’aria a diversi livelli di pressione lungo la colonna atmosferica, da 1000 hPa (troposfera inferiore, vicino alla superficie) a 0.4 hPa (stratosfera superiore, circa 50-60 km di altitudine), catturando gradienti termici verticali che sono fondamentali per la stabilità atmosferica.
  • Unità: K.
  • Importanza scientifica: Di priorità alta (1), è una variabile base per monitorare il riscaldamento adiabatico durante gli SSW, dove deviazioni termiche stratosferiche (ad esempio, +40-50 K al polo a 10 hPa) indicano l’indebolimento del vortice polare e la propagazione di anomalie verso la troposfera, influenzando pattern globali come l’El Niño-Southern Oscillation (ENSO) o l’Indian Ocean Dipole (IOD). In CMIP6, ta è utilizzata per valutare la sensibilità climatica dei modelli, con bias termici stratosferici che possono amplificare l’incertezza nelle proiezioni di riscaldamento globale del 20-30%, e per diagnosticare feedback come l’amplificazione artica, dove tassi di riscaldamento polare doppi rispetto alla media globale sono legati a SSW più frequenti in un clima più caldo.
  1. ua (1) – Eastward Wind
  • Descrizione dettagliata: Componente istantanea del vento zonale verso est (parallelo ai paralleli), misurata a vari livelli di pressione, che riflette la circolazione est-ovest dominante nella stratosfera e troposfera.
  • Unità: m s⁻¹.
  • Importanza scientifica: Priorità alta (1), cruciale per quantificare la decelerazione dei venti zonali durante gli SSW, come il calo osservato da circa 60 m/s a meno di 10 m/s a 10 hPa e 60°S nel 2019, indicativo di impulsi ondulatori (wave-1) che dissipano momento angolare e distorcono il vortice polare in una forma ellittica. Nei modelli CMIP6, ua è impiegata per validare la rappresentazione dei jet stream polari, con bias che influenzano la prevedibilità S2S, estendendo finestre di forecast accurate di 5-10 giorni in presenza di SSW maggiori.
  1. va (1) – Northward Wind
  • Descrizione dettagliata: Componente istantanea del vento meridionale verso nord (parallelo ai meridiani), che cattura flussi trasversali a diversi livelli di pressione, inclusi quelli associati alla cella di Ferrel o Hadley.
  • Unità: m s⁻¹.
  • Importanza scientifica: Priorità alta (1), essenziale per studiare l’advezione meridionale durante gli SSW, che contribuisce alla elongazione del vortice polare e alla generazione di anomalie di pressione superficiale, come blocchi anticiclonici persistenti che deviano tempeste extratropicali. In CMIP6, va supporta l’analisi della circolazione meridionale residua nella Transformed Eulerian Mean (TEM), rivelando come le onde planetarie modulino il trasporto di calore dal tropico al polo, con impatti sulla variabilità climatica interannuale.
  1. wap (1) – Omega (vertical pressure velocity)
  • Descrizione dettagliata: Velocità verticale istantanea in coordinate di pressione (Omega, dP/dt), che indica moti ascendenti (negativi) o discendenti (positivi) lungo la colonna atmosferica, misurata in livelli di pressione.
  • Unità: Pa s⁻¹.
  • Importanza scientifica: Priorità alta (1), chiave per diagnosticare la circolazione verticale durante gli SSW, dove moti ascendenti stratosferici (associati a wave breaking) causano compressione adiabatica e riscaldamento polare, mentre moti discendenti troposferici amplificano estremi superficiali come ondate di freddo. Nei modelli CMIP6, wap è utilizzata per valutare la cella di Brewer-Dobson, con bias che influenzano la simulazione del trasporto di ozono e aerosol stratosferici, estendendo gli effetti degli SSW alla chimica atmosferica globale.
  1. zg (1) – Geopotential Height
  • Descrizione dettagliata: Altezza geopotenziale istantanea, che rappresenta l’energia potenziale gravitazionale per unità di massa a livelli di pressione costanti, usata per mappare la struttura tridimensionale dell’atmosfera.
  • Unità: m.
  • Importanza scientifica: Priorità alta (1), fondamentale per calcolare indici come il Northern Annular Mode (NAM) o SAM da anomalie di zg tra 65°-90° latitudine, che diagnosticano l’indebolimento del vortice polare durante SSW, con deviazioni positive che indicano un vortice distorto e effetti ritardati in superficie di 2-3 settimane. In CMIP6, zg è impiegata per validare la dinamica del jet stream, con studi che mostrano come anomalie di zg stratosferiche aumentino la frequenza di estremi invernali in un clima più caldo.
  1. hus (1) – Specific Humidity
  • Descrizione dettagliata: Umidità specifica istantanea, ovvero la frazione di massa di vapore acqueo nell’aria umida, misurata lungo la colonna atmosferica e influenzata da processi evaporativi e convettivi.
  • Unità: kg kg⁻¹.
  • Importanza scientifica: Priorità alta (1), importante per analizzare l’umidità troposferica modulata dagli SSW, che possono enhancing la convezione tropicale nel Nord emisferico (20-30% di aumento nel Sud-est asiatico), alterando il ciclo idrologico globale e i pattern di precipitazione extratropicali. Nei modelli CMIP6, hus è cruciale per validare il feedback vapore acqueo, un amplificatore chiave del riscaldamento globale, con bias che influenzano le proiezioni di umidità relativa del 10-15%.
  1. ps (1) – Surface Air Pressure
  • Descrizione dettagliata: Pressione istantanea dell’aria alla superficie terrestre o marina, che riflette la massa atmosferica soprastante e variazioni dinamiche come cicloni o anticicloni.
  • Unità: Pa.
  • Importanza scientifica: Priorità alta (1), utile per tracciare anomalie di pressione superficiale indotte dagli SSW, come fasi negative del SAM che favoriscono alta pressione persistente e siccità in regioni subtropicali. In CMIP6, ps supporta l’analisi di pattern teleconnessi, con studi che collegano variazioni di ps a cambiamenti climatici antropogenici.
  1. psl (1) – Sea Level Pressure
  • Descrizione dettagliata: Pressione istantanea ridotta al livello del mare, correggendo per l’altitudine, che fornisce una misura standardizzata per pattern globali.
  • Unità: Pa.
  • Importanza scientifica: Priorità alta (1), essenziale per indici come il NAO o SAM, che diagnosticano la risposta superficiale agli SSW, con anomalie negative che aumentano il rischio di estremi invernali del 30-50%.
  1. tas (1) – Near-Surface Air Temperature
  • Descrizione dettagliata: Temperatura istantanea dell’aria a 2 metri dalla superficie, un proxy diretto per le condizioni percepite dagli ecosistemi e dalle società.
  • Unità: K.
  • Importanza scientifica: Priorità alta (1), critica per quantificare estremi termici post-SSW, come le ondate di calore in Australia nel 2019-2020, dove tas ha mostrato deviazioni positive legate a feedback suolo-atmosfera. In CMIP6, tas è usata per vincolare proiezioni di riscaldamento globale, con trend di 1-2°C per decennio in scenari SSP.
  1. uas (1) – Eastward Near-Surface Wind
    • Descrizione dettagliata: Componente istantanea del vento verso est a 10 metri dalla superficie, che influenza tensioni superficiali e trasporti.
    • Unità: m s⁻¹.
    • Importanza scientifica: Priorità alta (1), utile per studiare l’impatto degli SSW sui venti superficiali, come variazioni nel Southern Ocean che modulano l’upwelling e il sequestro di CO₂.
  2. vas (1) – Northward Near-Surface Wind
    • Descrizione dettagliata: Componente istantanea del vento verso nord a 10 metri dalla superficie, complementare a uas per pattern completi.
    • Unità: m s⁻¹.
    • Importanza scientifica: Priorità alta (1), contribuisce all’analisi di feedback oceanici e ghiacciati post-SSW, con implicazioni per la criosfera antartica.
  3. rlut (1) – TOA Outgoing Longwave Radiation
    • Descrizione dettagliata: Radiazione uscente istantanea ad onde lunghe al top dell’atmosfera (TOA), che misura il flusso energetico infrarosso dallo spazio.
    • Unità: W m⁻².
    • Importanza scientifica: Priorità alta (1), chiave per il bilancio energetico globale, con riduzioni durante SSW dovute a maggiore emissione termica dal polo riscaldato. In CMIP6, rlut valuta feedback nuvolosi e radiativi, con bias che influenzano la sensibilità climatica.
  4. tos (2) – Sea Surface Temperature
    • Descrizione dettagliata: Temperatura istantanea della superficie marina, un driver chiave per la circolazione atmosferica e oceanica.
    • Unità: °C.
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), ma importante per studiare interazioni oceano-atmosfera durante SSW, come anomalie nel Pacifico che amplificano ENSO.
  5. siconca (2) – Sea Ice Area Percentage
    • Descrizione dettagliata: Percentuale istantanea di area coperta da ghiaccio marino nella cella di griglia, spesso indicata come siconc in CMIP6.
    • Unità: %.
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), cruciale per monitorare la criosfera durante SSW, con riduzioni del 10-20% al polo sud legate a riscaldamento stratosferico.
  6. sithick (2) – Sea Ice Thickness
    • Descrizione dettagliata: Spessore istantaneo medio del ghiaccio marino nella cella, un indicatore di volume criosferico.
    • Unità: m.
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), utile per valutare feedback albedo durante SSW, con assottigliamenti che amplificano il riscaldamento artico.
  7. snd (2) – Snow Depth
    • Descrizione dettagliata: Profondità istantanea della neve sulla superficie terrestre, che influenza il bilancio idrologico e termico.
    • Unità: m.
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), importante per estremi invernali post-SSW, con variazioni legate a feedback albedo e fusione primaverile.
  8. snw (2) – Surface Snow Amount
    • Descrizione dettagliata: Quantità istantanea di neve sulla superficie, espressa in equivalente acqua.
    • Unità: kg m⁻².
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), contribuisce all’analisi del ciclo idrologico, con riduzioni durante SSW che aumentano il rischio di siccità.
  9. mrso (2) – Total Soil Moisture Content
    • Descrizione dettagliata: Contenuto istantaneo totale di umidità nel suolo (tutti gli strati), un proxy per la disponibilità idrica.
    • Unità: kg m⁻².
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), essenziale per studiare siccità post-SSW, come nel 2019 in Australia, dove riduzioni di mrso hanno amplificato incendi, con modelli CMIP6 che mostrano drying robusto in scenari futuri.
  10. mrsos (2) – Moisture in Upper Portion of Soil Column
    • Descrizione dettagliata: Umidità istantanea nello strato superiore del suolo (tipicamente i primi 10 cm), sensibile a evaporazione e precipitazione.
    • Unità: kg m⁻².
    • Importanza scientifica: Priorità bassa (2), complementa mrso per analisi superficiali, con drying del 10-20% durante SSW che influenza vegetazione e feedback atmosferici.

Interpretazione Scientifica Complessiva

La Tabella 4 integra variabili atmosferiche e superficiali per un quadro completo dell’accoppiamento stratosfera-troposfera, con priorità alta per campi dinamici base (ta, ua, va, wap, zg, hus, ps, psl, tas, uas, vas, rlut) che supportano diagnostiche SSW, e priorità bassa per componenti criosferiche e idrologiche (tos, siconca, sithick, snd, snw, mrso, mrsos) che valutano impatti superficiali. Nei modelli CMIP6, queste variabili riducono l’incertezza climatica del 20-40%, validando proiezioni sotto scenari SSP e collegando SSW a estremi globali. Ad esempio, l’integrazione di ta, zg e rlut permette di quantificare il bilancio energetico durante SSW, mentre mrso e mrsos evidenziano rischi di drought amplification. Questa struttura supporta DynVarMIP per studiare variabilità stratosferica, migliorando la comprensione di come gli SSW influenzino il clima in un contesto di cambiamenti antropogenici.

6. Sommario e Prospettive

Il progetto SNAPSI (Stratospheric Nudging And Predictable Surface Impacts) rappresenta un’iniziativa coordinata dal gruppo di lavoro SNAP (Stratospheric Network for the Assessment of Predictability), una collaborazione tra il programma World Climate Research Programme (WCRP), il progetto SPARC (Stratosphere-troposphere Processes and their Role in Climate) e il progetto Subseasonal-to-Seasonal Prediction (S2S). Questo protocollo di intercomparazione multimodello è stato concepito per indagare in modo sistematico il ruolo delle perturbazioni del vortice polare stratosferico artico e antartico nella prevedibilità superficiale su scale temporali substagionali e stagionali. In particolare, SNAPSI mira a generare un set di previsioni di ensemble controllate, inizializzate in prossimità di diversi eventi recenti di riscaldamenti stratosferici improvvisi (Sudden Stratospheric Warmings, SSW). Questi SSW sono fenomeni dinamici estremi caratterizzati da un rapido riscaldamento della stratosfera polare, spesso accompagnato da un’inversione dei venti zonali e da una disgregazione del vortice polare, che può persistere per settimane o mesi. Tali eventi sono noti per influenzare la circolazione troposferica attraverso meccanismi di accoppiamento verso il basso, come lo spostamento equatoriale dei getti eddy-driven, aumentando la probabilità di eventi estremi ad alto impatto, quali ondate di freddo, siccità o precipitazioni intense.

Questo dataset unico consentirà una valutazione multimodello approfondita e senza precedenti del contributo degli eventi estremi stratosferici alla skill di previsione superficiale su scale substagionali (tipicamente da 2 settimane a 2 mesi). Gli ensemble di previsione includono configurazioni standard a “corsa libera” (free-running), in cui l’atmosfera evolve liberamente a partire dalle condizioni iniziali, nonché ensemble “nudged”, dove l’evoluzione della stratosfera è vincolata attraverso una tecnica di nudging zonale simmetrico. Quest’ultima metodologia, ispirata a studi precedenti come quelli di Simpson et al. (2011) e Hitchcock e Simpson (2014), implica un rilassamento lineare delle variabili zonali medie (temperatura e vento zonale) verso stati di riferimento derivati da rianalisi ERA5 (dal 1979 al 2019, con un filtro triangolare di 30 giorni per la climatologia). Il nudging è applicato gradualmente da 90 hPa a piena intensità a 50 hPa, con una scala temporale di 6 ore, evitando influenze dirette sulla troposfera e permettendo alle onde planetarie (planetary waves) di variare dinamicamente attraverso il tropopausa. Sono inoltre previsti ensemble opzionali con nudging completo (full-field), che include componenti zonali asimmetriche, per esplorare effetti aggiuntivi. Ogni ensemble prevede 50-100 membri per catturare l’incertezza interna, con durate di forecast di 45 giorni, al fine di isolare il segnale stratosferico e quantificare i meccanismi di accoppiamento.

Tre casi studio sono stati selezionati per applicare questa metodologia sperimentale, ciascuno rappresentativo di una gamma di risposte troposferiche e impatti sociali significativi:

  1. Riscaldamento stratosferico boreale maggiore di febbraio 2018: Questo evento ha visto una suddivisione (split) del vortice polare artico il 12 febbraio, indotta da un’amplificazione di onde planetarie di numero d’onda 2 (wavenumber 2). La Modalità Annulare Settentrionale (Northern Annular Mode, NAM) ha mostrato una risposta negativa, con un indebolimento graduale del vortice preceduto da pulsazioni di attività ondulatoria. Gli impatti superficiali includono ondate di freddo intense in Europa e Asia, con nevicate eccezionali a Roma e tempeste invernali nel Regno Unito (note come “Beast from the East”), nonché uno spostamento delle precipitazioni nella Penisola Iberica che ha contribuito a terminare una siccità persistente. L’evento è stato influenzato da una forte attività della Madden-Julian Oscillation (MJO) nelle fasi 6 e 7, migliorando la prevedibilità a lungo termine. Le date di inizializzazione sono il 25 gennaio 2018 (prima del picco ondulatorio) e l’8 febbraio 2018 (vicino all’evento estremo).
  2. Riscaldamento stratosferico boreale maggiore di gennaio 2019: Il vortice polare si è spostato e suddiviso intorno al 2 gennaio, a causa di un forcing dominante da onde di numero d’onda 1 (wavenumber 1). A differenza del 2018, la risposta NAM è stata debole e neutra, ma l’evento ha causato un’ondata di freddo severa in Nord America (23-29 gennaio), con anomalie di freddo in Eurasia settentrionale e precipitazioni aumentate in Europa meridionale e parti dell’Asia orientale. La prevedibilità è stata elevata, con forecast accurati oltre 18 giorni in anticipo, influenzati dalla fase della Quasi-Biennial Oscillation (QBO) che ha modulato la linea critica subtropicale nella bassa stratosfera. Le date di inizializzazione sono il 13 dicembre 2018 (prima del forcing ondulatorio) e l’8 gennaio 2019 (prima dell’ondata di freddo).
  3. Riscaldamento stratosferico minore australe di settembre 2019: Un raro evento minore nell’Emisfero Sud, con un decelerazione significativa dei venti zonali (senza inversione completa) intorno al 18 settembre, dovuto a pulsazioni di onde di numero d’onda 1. La Modalità Annulare Meridionale (Southern Annular Mode, SAM) ha mostrato anomalie negative da fine ottobre a novembre, senza impatti immediati ma con effetti ritardati, inclusi condizioni calde e secche che hanno amplificato gli incendi boschivi devastanti in Australia. L’evento ha coinciso con la fase di sviluppo di una perturbazione della QBO all’inizio del 2020. Le date di inizializzazione sono il 22 agosto 2019 (prima del picco) e il 5 settembre 2019 (durante l’evento).

Gli esperimenti sono stati progettati intorno a quattro motivazioni scientifiche principali:
(i) Valutare il contributo della stratosfera alla skill di previsione substagionale, quantificando miglioramenti nella prevedibilità di eventi estremi attraverso confronti tra ensemble nudged e free-running;
(ii) Sviluppare metodi formali di attribuzione dinamica per legare specifici estremi superficiali alla variabilità stratosferica, utilizzando statistiche di valori estremi e analisi probabilistiche;
(iii) Quantificare in dettaglio i meccanismi responsabili degli impatti superficiali nei modelli, controllando l’ampiezza e la natura delle anomalie stratosferiche zonali simmetriche (ad esempio, attraverso diagnostiche di flussi di calore e momenti angolari);
(iv) Migliorare la comprensione dell’accoppiamento verso l’alto dalla troposfera alla stratosfera, esaminando il ruolo delle onde planetarie e delle forzature tropicali come l’MJO.

Il design sperimentale, i casi studio e le date di inizializzazione (scelte per coincidere con giovedì per compatibilità con il database S2S) sono ottimizzati per questi obiettivi, superando le limitazioni dei database esistenti come S2S, che presentano output limitati e inizializzazioni eterogenee.

Oltre agli obiettivi centrali, gli esperimenti forniranno insights su altri aspetti dell’accoppiamento dinamico substagionale tra stratosfera e troposfera, e tra tropici ed extratropici. Ad esempio, i casi boreali del 2018 e 2019 coprono periodi con intensa attività MJO (un’oscillazione atmosferica tropicale con periodi di 30-60 giorni che modula la convezione e le onde Rossby) e fasi diverse della QBO (un’oscillazione quasi-biennale dei venti zonali equatoriali stratosferici, con periodi di circa 28 mesi, che influenza la propagazione delle onde planetarie). Il caso australe del 2019, invece, coincide con una disgregazione della QBO nel 2020, offrendo opportunità per studiare interazioni rare nell’Emisfero Sud.

Al momento della submission (2022), 11 gruppi di modellazione da 10 centri partecipano al progetto (Tabella 6), inclusi modelli operativi come ECMWF-IFS, Met Office GloSea e CNR-ISAC. L’output sarà archiviato centralmente presso CEDA (Centre for Environmental Data Analysis), con analisi iniziale da gruppi di lavoro SNAP. I dati saranno resi pubblici dopo un periodo di embargo iniziale per garantire riconoscimento ai centri modellistici, richiedendo co-autorialità per pubblicazioni basate sul dataset. Questo approccio favorirà analisi successive, come quelle pubblicate nel 2025 su riviste come AGU, che hanno utilizzato i dati SNAPSI per valutare impatti su regimi meteorologici e flussi ondulatori.

Spiegazione Dettagliata della Tabella 5

La Tabella 5, inserita nel contesto del protocollo SNAPSI (Stratospheric Nudging And Predictable Surface Impacts), rappresenta un elenco di variabili diagnostiche di priorità 2, ovvero parametri secondari ma cruciali per l’analisi multimodello della dinamica atmosferica. Queste variabili sono selezionate per supportare indagini approfondite sulla propagazione delle onde planetarie, sull’interazione tra onde e flusso medio zonale, e sulla composizione chimica della stratosfera, tutti elementi centrali per comprendere eventi estremi come i riscaldamenti stratosferici improvvisi (SSW). Nel progetto SNAPSI, tali diagnostici aiutano a quantificare i meccanismi di accoppiamento tra stratosfera e troposfera, inclusi il trasporto di momento angolare, l’energia associata alle perturbazioni ondulatorie e gli effetti sulla circolazione media. Queste variabili sono tipicamente derivate da output modellistici o rianalisi come ERA5, e vengono calcolate su griglie latitudine-altezza per visualizzare cross-sezioni meridionali, spesso rappresentate in diagrammi noti come “sezioni trasversali Eliassen-Palm” (EP cross sections), dove i flussi sono indicati da vettori e le loro divergenze da contorni. Il simbolo “*” indica che alcune variabili possono essere adattate per analisi climatologiche, ad esempio mediando su periodi storici per confrontare anomalie con stati di riferimento. Di seguito, fornisco una descrizione scientifica dettagliata per ciascuna variabile, evidenziando il suo significato fisico, il ruolo nella dinamica atmosferica e le applicazioni nel contesto di studi come SNAPSI, basandomi su concetti consolidati nella letteratura meteorologica.

  • epfy (2) – Northward Component of the Eliassen-Palm Flux (Unità: m³ s⁻²): Questa variabile rappresenta la componente meridionale (verso nord) del flusso di Eliassen-Palm (EP flux), un diagnostico fondamentale per studiare la propagazione delle onde planetarie e la loro interazione con la circolazione media zonale nell’atmosfera. Il flusso EP, sviluppato originariamente da Eliassen e Palm negli anni ’60 e raffinato in seguito, quantifica come le onde atmosferiche, generate da instabilità barocline o forzature orografiche nella troposfera, trasportino momento angolare e energia in direzione meridionale attraverso la stratosfera. In pratica, un valore positivo di epfy indica un flusso diretto verso i poli, che può contribuire a decelerare i venti zonali polari durante eventi come gli SSW, favorendo la disgregazione del vortice polare. Nel contesto di SNAPSI, questa componente è essenziale per analizzare l’accoppiamento verso l’alto dalla troposfera alla stratosfera, ad esempio valutando come le onde di numero d’onda 1 o 2 (wavenumber 1 o 2) influenzino la prevedibilità superficiale. Studi diagnostici mostrano che epfy è particolarmente utile per tracciare la propagazione delle onde dalle medie latitudini troposferiche verso la stratosfera e la mesosfera, rivelando pattern di interazione wave-mean flow che amplificano anomalie come ondate di freddo in superficie. La sua divergenza, sebbene non esplicitata qui, indica la forza zonale media esercitata dalle onde, rendendola uno strumento chiave per modellare impatti substagionali.
  • epfz (2) – Upward Component of the Eliassen-Palm Flux (Unità: m³ s⁻²): Si tratta della componente verticale (verso l’alto) del flusso EP, che misura il trasporto ascendente di energia e momento associato alle onde planetarie. Questa variabile cattura come le perturbazioni ondulatorie, originate da fenomeni troposferici come la Madden-Julian Oscillation (MJO) o instabilità barocline, si propaghino verticalmente nella stratosfera, interagendo con i venti zonali e potenzialmente innescando SSW. Un flusso upward positivo suggerisce un trasferimento di energia verso altitudini superiori, che può refrangersi o assorbirsi, alterando la struttura termica e dinamica della stratosfera. In SNAPSI, epfz è cruciale per quantificare i meccanismi di forcing ondulatorio durante i casi studio, come gli SSW boreali del 2018 e 2019, dove un’intensa attività upward precede la suddivisione del vortice polare. Formulazioni avanzate del flusso EP, incluse versioni “umide” che considerano effetti di umidità latente, estendono questa diagnostica a interazioni più complesse, come quelle in atmosfere con convezione tropicale, migliorando la comprensione di come le onde influenzino la circolazione media. Inoltre, in ambienti con composizione variabile, come durante eruzioni vulcaniche che iniettano aerosol, il flusso EP upward aiuta a valutare deviazioni dalla conservazione dell’azione d’onda, fornendo insights su feedback climatici.
  • epfz* (2) – Upward Component of the Eliassen-Palm Flux (Unità: m³ s⁻²): Questa è una variante climatologica della componente upward del flusso EP, adattata per confronti con medie storiche o stati di riferimento. Il “” denota che, se necessario, la variabile è calcolata su basi climatologiche, ad esempio filtrando dati su periodi pluriennali per isolare anomalie da variazioni secolari. Il suo ruolo è simile a epfz, ma enfatizza applicazioni in studi di variabilità a lungo termine, come l’influenza della Quasi-Biennial Oscillation (QBO) sulla propagazione ondulatoria. In SNAPSI, epfz supporta l’analisi nudged, confrontando ensemble vincolati a condizioni osservate con quelli climatologici, per attribuire impatti superficiali a deviazioni stratosferiche.
  • O3* (2) – Mole Fraction of O3 (Unità: mol mol⁻¹): Questa variabile indica la frazione molare dell’ozono (O₃), ovvero la proporzione relativa di molecole di ozono rispetto al totale delle molecole atmosferiche in un dato volume. L’ozono stratosferico gioca un ruolo critico nella protezione dalla radiazione ultravioletta solare, assorbendo le lunghezze d’onda più energetiche e rilasciando calore che influenza la struttura termica della stratosfera. In studi atmosferici, la frazione molare di O₃ è monitorata per valutare processi fotochimici, come la formazione attraverso reazioni rapide involving ossigeno molecolare e atomico, e la deplezione causata da clorofluorocarburi (CFC) o aerosol vulcanici. Nel contesto di SNAPSI, O3* (con possibile adattamento climatologico) è rilevante per esaminare come gli SSW alterino la distribuzione dell’ozono, ad esempio attraverso mixing intensificato durante la disgregazione del vortice polare, che può influenzare la temperatura stratosferica e, di conseguenza, la circolazione troposferica. Evidenze scientifiche indicano che variazioni nella frazione molare di O₃ modulano il forcing radiativo, attenuando gli effetti di gas serra sul clima superficiale e contribuendo a feedback in modelli di scambio stratosfera-troposfera. Misurazioni verticali di O₃ durante eventi estremi, come quelli boreali o australi, aiutano a quantificare impatti su scala globale, inclusi cambiamenti nella Modalità Annulare.
  • vtem (2) – Transformed Eulerian Mean Northward Wind (Unità: m s⁻¹): Questa variabile descrive il vento meridionale (verso nord) nella cornice della Media Euleriana Trasformata (Transformed Eulerian Mean, TEM), un framework teorico che riformula le equazioni medie zonali per incorporare esplicitamente gli effetti delle turbolenze e delle onde (eddies) sulla circolazione media. La TEM, sviluppata per superare limitazioni delle medie euleriane tradizionali, rappresenta il flusso meridionale come una circolazione residua che include sia il trasporto medio che quello indotto dalle onde, rivelando pattern come la cella di Brewer-Dobson, che trasporta aria dai tropici ai poli nella stratosfera. In SNAPSI, vtem è utile per diagnosticare come gli SSW modifichino la circolazione meridionale, accelerando il trasporto polare e influenzando anomalie superficiali. Studi mostrano che vtem collega direttamente gli effetti eddy alle variazioni nel flusso zonale medio, fornendo una prospettiva più accurata su interazioni wave-mean flow rispetto a approcci non trasformati.
  • wtem (2) – Transformed Eulerian Mean Upward Wind (Unità: m s⁻¹): Analogamente, questa è la componente verticale (verso l’alto) del vento nella TEM, che quantifica il movimento ascendente medio dell’aria, inclusi contributi dalle onde. Wtem cattura processi come l’upwelling tropicale nella stratosfera inferiore, dove aria sale e si raffredda adiabaticamente, influenzando la distribuzione di tracer come l’ozono o il vapore acqueo. Nel progetto SNAPSI, wtem aiuta a valutare l’equilibrio di flussi guidati da vento e buoyancy durante SSW, dove un rafforzamento del downward control (controllo discendente) può alterare la circolazione residua. La TEM generalizzata, inclusa in versioni statistiche o nongeostrofiche, estende questa diagnostica a flussi complessi, come quelli in coordinate isentropiche umide, migliorando la modellazione di trasporti in ambienti baroclinicamente instabili.

In sintesi, queste variabili della Tabella 5 formano un set integrato per analisi dinamiche avanzate, enfatizzando il ruolo delle onde planetarie nella modulazione della stratosfera e dei suoi impatti troposferici, come osservato nei casi studio SNAPSI.

Spiegazione Dettagliata, Ricca di Contenuti e Scientifica della Tabella 6

La Tabella 6, intitolata “Participating centers, models, and reference publications” (Centri partecipanti, modelli e pubblicazioni di riferimento), funge da catalogo essenziale all’interno del protocollo SNAPSI (Stratospheric Nudging And Predictable Surface Impacts), un’iniziativa collaborativa lanciata nel 2022 sotto l’egida del Stratospheric Network for the Assessment of Predictability (SNAP) – una rete supportata dal World Climate Research Programme (WCRP) e dal progetto SPARC (Stratosphere-troposphere Processes And their Role in Climate). Questa tabella documenta i 10 centri di modellazione coinvolti, con 11 gruppi totali, evidenziando i modelli specifici utilizzati per generare ensemble di previsioni controllate intorno a eventi di Sudden Stratospheric Warmings (SSW) selezionati. Ogni centro contribuisce con modelli accoppiati atmosfera-oceano-terra-ghiaccio, ottimizzati per scale substagionali (2-6 settimane) e stagionali, al fine di isolare il ruolo della stratosfera nella prevedibilità superficiale, inclusi meccanismi come il downward coupling attraverso anomalie della Northern/Southern Annular Mode (NAM/SAM), la propagazione di onde planetarie e interazioni con oscillazioni tropicali come la Madden-Julian Oscillation (MJO) o la Quasi-Biennial Oscillation (QBO).

Dal lancio del protocollo, il progetto SNAPSI ha visto progressi significativi, con output archiviati presso il Centre for Environmental Data Analysis (CEDA) e analisi comunitarie che hanno prodotto pubblicazioni chiave. Ad esempio, studi recenti hanno utilizzato i dati SNAPSI per quantificare il contributo stratosferico alle previsioni di precipitazioni post-SSW del 2018, rivelando miglioramenti nella skill di previsione per pattern come “Wet Iberia and Dry Scandinavia”, e per analizzare il ruolo dello stato stratosferico nel flusso di onde upward precedendo gli SSW, basandosi su ensemble nudged che controllano anomalie zonali simmetriche. Inoltre, osservazioni di due SSW maggiori nell’inverno boreale 2023/2024 hanno fornito nuovi casi per validare i modelli, evidenziando la rarità di tali eventi (circa una volta per decennio) e il loro impatto su estremi superficiali come ondate di freddo persistenti. Nel 2024, presentazioni come un poster all’AGU hanno riassunto l’evoluzione del progetto, inclusi setup sperimentali e highlights dalle working groups comunitarie. SNAPSI si integra con il più ampio S2S Prediction Project del WCRP/WWRP, avviato nel 2013, che ha accumulato un database di oltre 700.000 forecast membri, migliorando la comprensione di fonti di prevedibilità come ENSO e MJO.

I modelli elencati variano in complessità, risoluzione e focus: da configurazioni ad alta risoluzione per catturare dinamiche stratosferiche dettagliate (fino a 137 livelli verticali) a sistemi con componenti biogeochimiche interattive per simulare feedback come il trasporto di ozono o aerosol. Le pubblicazioni di riferimento originali (pre-2022) descrivono lo sviluppo iniziale, ma aggiornamenti dal 2023-2025 hanno incorporato miglioramenti in assimilazione dati, parametrizzazioni fisiche e integrazione di intelligenza artificiale, riducendo bias come quelli in temperature superficiali marine (SST) o flussi di calore meridionali. Di seguito, fornisco una descrizione scientifica approfondita per ciascun centro, integrando contesto storico, caratteristiche chiave, performance diagnosticate in studi recenti e contributi specifici a SNAPSI, con enfasi su come questi modelli affrontano sfide come la rappresentazione di wave-mean flow interactions o l’attribuzione probabilistica di estremi superficiali.

1. Beijing Climate Center (BCC), China Meteorological Administration (BCC-CSM2-HR)

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: BCC-CSM2-HR è una versione ad alta risoluzione del Beijing Climate System Model, sviluppato per il Coupled Model Intercomparison Project Phase 6 (CMIP6) e HighResMIP, con atmosfera a risoluzione spettrale T266 (circa 0.56° orizzontale, equivalente a 45-60 km) e oceano a 0.25° (latitudine-longitudine), inclusi 46 livelli verticali atmosferici e 40 oceanici. Basato su un core dinamico spettrale semi-implicito, incorpora parametrizzazioni avanzate per convezione cumuliforme (basata su Arakawa-Schubert modificata), nubi microfisiche e aerosol interattivi, con enfasi su cicli biogeochimici come il carbonio oceanico. Rispetto alla versione media-risoluzione (BCC-CSM2-MR), riduce bias in precipitazioni equatoriali e variabilità ENSO, migliorando la sensibilità climatica equilibrata (ECS) a circa 4.5 K per raddoppio di CO₂. Nel contesto SNAPSI, è ottimizzato per simulare teleconnessioni stratosferiche, come l’amplificazione di onde planetarie durante SSW boreali, grazie a una migliore rappresentazione della QBO e dei flussi di Eliassen-Palm (EP), che quantificano il trasporto di momento angolare dalle medie latitudini.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Dal 2023, il modello è stato integrato nella nuova CMA-CPSv3 (China Meteorological Administration Climate Prediction System v3), un sistema operativo per previsioni stagionali che sfrutta BCC-CSM2-HR per interazioni atmosfera-oceano-land, con miglioramenti in assimilazione dati satellitari per ridurre errori in SST tropicali. Studi recenti hanno dimostrato la sua superiorità in simulazioni di precipitazioni estreme nel bacino Songliao, dove multi-model ensemble inclusi BCC-CSM2-HR catturano meglio eventi intensi rispetto a modelli a bassa risoluzione, attribuendo ciò a una migliore risoluzione di instabilità barocline. Nel 2025, valutazioni di eventi estremi come temperature elevate hanno confermato la sua abilità nel riprodurre pattern post-SSW, con ridotti bias in flussi di calore stratosferici.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: Le pubblicazioni originali (Wu et al., 2019, 2021) validano simulazioni storiche (1950-2014), mostrando correlazioni elevate (>0.8) per indici come NAO. In SNAPSI, fornisce ensemble per casi come l’SSW 2018, supportando analisi di accoppiamento upward e attribuzione di estremi eurasiatici.

2. Institute of Atmospheric Sciences and Climate of the National Council of Research of Italy (CNR-ISAC) (GLOBO)

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: GLOBO è un modello atmosferico globale (AGCM) non idrostatico e fully compressible, con griglia latitudine-longitudine uniforme (0.29° × 0.40° orizzontale, circa 19-25 km) e 60 livelli verticali ibridi sigma-pressione, estesi fino alla mesosfera. Derivato dal Limited Area Model BOLAM, include schemi per convezione mass-flux, radiazione (basata su RRTM) e interazioni suolo-atmosfera, con enfasi su processi baroclinici e ondulatori. È progettato per previsioni medie (fino a 7 giorni) estese a scale substagionali, catturando dinamiche come pulsazioni di onde planetarie che innescano SSW, attraverso diagnostiche di flussi EP e divergenze che rivelano interazioni wave-mean flow.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Dal 2023, GLOBO è stato aggiornato a una risoluzione 0.7° × 0.5° con 70 livelli verticali per forecast mensili, migliorando la rappresentazione di strati limite e nubi stratiformi. Richieste per progetti speciali ECMWF (2023-2025) hanno abilitato reforecast estesi, implementando versioni operative con ridotti bias in NAO e MJO. Nel 2025, collaborazioni hanno portato a miglioramenti tecnici, come affinamenti nel core dinamico per meglio risolvere convezione tropicale, come discusso in abstract EGU.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: Malguzzi et al. (2011) e Mastrangelo e Malguzzi (2019) valutano performance su 1.5-2 anni, con skill competitive in Mediterraneo e Africa. In SNAPSI, eccelle in ensemble nudged per propagazione di onde wavenumber 1-2.

3. Environment and Climate Change Canada (ECCC) (GEM-NEMO)

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: GEM-NEMO è un sistema accoppiato per previsioni stagionali, con atmosfera GEM (Global Environmental Multiscale, risoluzione ~0.25° orizzontale, 80 livelli) accoppiata a NEMO 3.6 (oceano ORCA 1°, 50 livelli) e ghiaccio CICE. Include assimilazione 3D-Var per oceano e parametrizzazioni per instabilità tropicali, focalizzato su variabilità ENSO e NAO, con enfasi su downward control stratosferico durante SSW.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Aggiornato a GEM5-NEMO nel 2023-2024, con GEM v4.8-LTS.16, miglioramenti in fisica RPN e land SVS, riducendo bias in ITCZ. Sostituito GEM5-NEMO in NMME post-2021, con correlazioni >0.6 per Niño-3.4.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: Smith et al. (2018) e Lin et al. (2020) validano assimilazione. In SNAPSI, analizza coupling in SSW australi.

4. Environment and Climate Change Canada (ECCC) (CanESM5)

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: CanESM5 è un Earth System Model CMIP6 con atmosfera CanAM5 (T63 ~2.8°, 49 livelli), oceano NEMO (ORCA1, 45 livelli), terra CLASS/CTEM e ghiaccio LIM2, inclusi cicli biogeochimici e ECS ~5.6 K.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Miglioramenti in CanESM5.0/5.1 eliminano spike stratosferici e migliorano polvere troposferica. Bias corrections runtime migliorano skill stagionale.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: Swart et al. (2019) e Sospedra-Alfonso et al. (2020) valutano. In SNAPSI, attribuisce estremi a QBO/MJO.

5. European Centre for Medium-range Weather Forecasting (ECMWF) (IFS)

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: IFS è un sistema operativo globale con risoluzione T1279 (~9 km, 137 livelli), assimilazione 4D-Var e parametrizzazioni per QBO e onde gravity.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Cycle 50r1 nel 2025 migliora umidità stratosferica e forecast. Integrazione AIFS (AI-based) per radiazione solare.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: ECMWF (2020) documenta Cycle 47r1. Benchmark in SNAPSI per diagnostiche TEM.

6. Geophysical Fluid Dynamics Laboratory, NOAA (GFDL) (SPEAR)

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: SPEAR è un sistema seamless S2D con atmosfera/terra a 50 km, oceano NEMO-based a 1°, con OTA per inizializzazioni.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Contributi trimestrali nel 2025, skill in previsioni TC stagionali. Ensemble large per CMIP6, bridging coastal variability.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: Delworth et al. (2020) descrive. In SNAPSI, analizza wave-mean flow.

7. Korean Meteorological Administration (KMA) (GloSea5-GC2)

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: GloSea5-GC2 è accoppiato con atmosfera N216 (~0.83°), oceano NEMO 0.25°, SKEB per ensemble.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Evoluzione a GloSea6 con GC3.2, miglioramenti in dust forecasting asiatico.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: MacLachlan et al. (2014) e altri validano. Eccelle in teleconnessioni MJO-SSW.

8. Météo-France (CNRM-CM6.1)

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: CNRM-CM6.1 è CMIP6 con atmosfera ARPEGE (T127 ~1.4°, 91 livelli), oceano NEMO (ORCA1, 75 livelli), ECS ~4.2 K.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Alta risoluzione ARPEGE v6.4, performance in sub-selezione CMIP6 per Europa. Analisi di estremi come 50°C a Parigi.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: Voldoire et al. (2019) valuta. Supporta feedback ozono in SSW.

9. National Center for Atmospheric Research (NCAR) (CESM2(CAM6))

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: CESM2 con CAM6 (T341 ~1°, 32 livelli) accoppiato a POP2, CLM5, CICE, con WACCM opzionale per stratosfera.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Rilascio CESM2.2, subseasonal reforecasts con climo experiments. Miglioramenti in CAM6-chem con MOZART-T1.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: Danabasoglu et al. (2020) e Richter et al. (2022) presentano. Fornisce dati per predictability artica.

10. Naval Research Laboratory (NRL) (NAVGEM)

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: NAVGEM è NWP globale con core semi-Lagrangiano (T359 ~0.35°, 60 livelli), assimilazione 4D-Var ibrida, ozono predetto.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Parte di ESPC, deterministica operativa 2024, ensemble 2025.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: Hogan et al. (2014) e altri valutano. Eccelle in FSOI per SSW.

11. United Kingdom Met Office (UKMO) (GloSea5)

  • Descrizione del Modello e Contesto Scientifico: GloSea5 è stagionale ad alta risoluzione (N216 ~0.7°, 85 livelli atmosfera; NEMO 0.25°, 75 oceano), ensemble 50 membri.
  • Aggiornamenti Recenti (2023-2025): Previsioni 2025 per cicloni tropicali, miglioramenti ocean-sea ice.
  • Riferimenti e Contributo SNAPSI: MacLachlan et al. (2014) descrive. Benchmark per anomalie atlantiche in SNAPSI.

In conclusione, la Tabella 6 riflette la robustezza multimodello di SNAPSI, con aggiornamenti recenti che rafforzano la capacità di affrontare cambiamenti climatici accelerati, come osservato in SSW recenti, favorendo advances in attribuzione dinamica e predictability substagionale.

https://doi.org/10.5194/gmd-15-5073-2022


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