Secondo la NOAA, il periodo gennaio -settembre 2022 è stato il sesto più caldo degli ultimi 143 anni

I mesi da gennaio a settembre sono stati caratterizzati da temperature superiori alla media in gran parte del Nord America, dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa settentrionale, dell’Oceania e del Sud America centrale, nonché in alcune parti dell’Oceano Atlantico, Indiano, Pacifico settentrionale e occidentale. Nel frattempo, in alcune zone del Nord America, dell’Africa centro-settentrionale (in particolare Ciad e Niger), nella costa occidentale del Sud America, nell’Oceano Atlantico settentrionale, nel Pacifico tropicale centrale e orientale e nell’Oceano Pacifico sud-orientale sono state registrate temperature prossime alla media o inferiori.

Da gennaio a settembre la temperatura superficiale globale è stata di 0,86°C (1,55°F) superiore alla media del periodo 1901-2000, pari a 14,1°C (57,5°F) – la sesta temperatura più alta per il periodo gennaio-settembre nei 143 anni di registrazione. I dieci gennaio-settembre più caldi mai registrati hanno avuto luogo a partire dal 2010. Secondo l’analisi statistica del NCEI, è molto probabile che l’anno 2022 si collochi tra i dieci anni più caldi mai registrati, ma ha meno del 5% di possibilità di classificarsi tra i cinque anni più caldi mai registrati.

Sia l’Europa che l’Asia hanno vissuto il terzo periodo gennaio-settembre più caldo mai registrato, mentre il Golfo del Messico e le isole caraibiche hanno avuto l’ottavo periodo gennaio-settembre più caldo. L’Oceania e la MDR atlantica hanno entrambi vissuto il decimo periodo gennaio-settembre più caldo mai registrato.

Le mappe mostrate di seguito rappresentano le percentuali di precipitazione rispetto alla norma (a sinistra, usando un periodo di base 1961-1990) e i percentili di precipitazione (a destra, usando il periodo di registrazione) basati sul set di dati GHCN delle stazioni di superficie.

Le anomalie di precipitazione registrate nel mese di settembre 2022 sono state particolarmente significative in tutto il mondo. Le precipitazioni registrate nel mese di settembre sono state generalmente inferiori alla norma negli Stati Uniti nord-occidentali, centrali e centro-meridionali, nel Sud America nonché in alcune zone della Cina sud-orientale e dell’Asia sud-occidentale. Condizioni più umide del normale hanno interessato parti dell’America centrale e della regione caraibica, l’Europa centrale e orientale, l’Africa centro-occidentale, l’India e l’Indocina e l’Australia.

Global Precipitation Climatology Project (GPCP)

La seguente analisi si basa sui dati climatici provvisori del Global Precipitation Climatological Project (GPCP).

Dati salienti del mese di settembre:
Le precipitazioni derivanti dai cicloni tropicali hanno contribuito particolarmente a creare le caratteristiche mensili delle precipitazioni che hanno interessato i bacini dell’Atlantico, del Pacifico e dell’Indiano, con risultati particolarmente devastanti per Cuba, Florida e Porto Rico. Le piogge dello scorso settembre hanno in qualche modo attenuato la siccità che ha colpito l’Europa occidentale, tuttavia queste hanno provocato inondazioni in Portogallo e in Italia. La Niña ha continuato a produrre anomalie sulla maggior parte delle aree dell’Oceano Pacifico, del Continente Marittimo e dell’Australia, con effetti sui totali globali.I totali globali di settembre mostrano un trend positivo dal 1979, con oscillazioni in controtendenza tra oceano e terraferma.

La mappa delle precipitazioni nel mese di settembre (a sinistra, pannello superiore) presenta le consuete caratteristiche stagionali, il perdurare degli effetti de La Niña e le caratteristiche su scala più ridotta dovute ai cicloni tropicali, oltre ad altre caratteristiche. Forti piogge sono state evidenti sull’Asia meridionale in corrispondenza del monsone estivo, mentre l’Australia si trovava nella sua stagione secca all’estremo opposto dell’Asia meridionale.La zona di convergenza intertropicale (ITCZ) si è estesa nel Pacifico e nell’Atlantico a nord dell’Equatore con le caratteristiche piogge tropicali africane e sudamericane situate nei punti più settentrionali.In entrambi gli emisferi sono state evidenti le tracce dei cicloni delle medie latitudini, soprattutto sull’oceano. I pannelli centrale e inferiore (a sinistra) mostrano le anomalie di questo mese, espresse rispettivamente in magnitudine e in percentuale, mostrando caratteristiche di scala più piccola rispetto a quelle della mappa media. Su larga scala, nelle regioni tropicali, la Niña è perdurata per quasi due anni e mezzo, con temperature superficiali del mare (SST) più fredde nel Pacifico centrale e tropicale, associate ad anomalie pluviometriche generalmente negative, mentre a ovest le SST più calde hanno favorito precipitazioni intorno e sopra il continente marittimo e si sono estese all’Oceano Indiano. Nel mese in esame La Niña ha determinato le tipiche anomalie positive sull’Australia che si riscontrano tipicamente durante un evento di enso negativo, come è evidente nella mappa relativa alle percentuali durante la stagione secca australiana. Anche il monsone dell’Asia meridionale è risultato particolarmente attivo, con anomalie generalmente positive e relative inondazioni in India e in Indocina. Tuttavia, il Pakistan , dopo le gravi inondazioni verificatesi in agosto, è tornato ad essere più secco nel corso del mese di settembre. Nelle altre regioni tropicali, intense precipitazioni hanno interessato la fascia pluviale dell’Africa centrale, determinando inondazioni particolarmente significative.In Nigeria, 300 persone sono morte a causa delle inondazioni, mentre le precipitazioni estreme hanno provocato frane in Uganda e inondazioni in Senegal. Nel frattempo, le precipitazioni sono state inferiori alla norma nel nord del Sud America, il che è l’opposto di ciò che normalmente avviene in condizioni di La Niña.Nelle regioni tropicali, le deviazioni positive più intense e su piccola scala sono legate a una stagione molto attiva dal punto di vista dei cicloni tropicali. Il tifone Hinnamnor ha colpito la Corea del Sud mentre il tifone Noru ha attraversato le Filippine settentrionali, progredendo verso ovest attraverso il Mar Cinese Meridionale e poi verso il Vietnam e il Laos. Entrambi i tifoni hanno lasciato dietro di sé una scia di forti piogge che hanno influenzato notevolmente gli andamenti pluviometrici mensili. Nell’Atlantico, le mappe delle anomalie mensili delle precipitazioni hanno mostrato gli effetti dell’uragano Fiona che si è spostato dall’Atlantico occidentale ai Caraibi, devastando Porto Rico, per poi procedere verso nord e colpire le province marittime del Canada orientale. Nel Pacifico si è verificata un’ analoga situazione quando i resti del tifone Merbok hanno colpito l’Alaska. Alla fine del mese, l’uragano Ian https://www.ncei.noaa.gov/access/monitoring/monthly-report/national/202209/supplemental/page-5 ha attraversato i Caraibi e si è abbattuto su Cuba, causando blackout elettrici e inondazioni nella parte occidentale dell’isola. Il ciclone Ian ha poi devastato la Florida con vento, tempeste e inondazioni. Anche nel Pacifico orientale il mese di settembre è stato caratterizzato da una serie di cicloni tropicali che hanno determinato precipitazioni superiori alla norma al largo e lungo le coste dell’America centrale e del Messico. Tra le conseguenze si segnalano le frane che hanno colpito l’Honduras e le forti piogge della tempesta tropicale Kay, che hanno causato alcune inondazioni in alcune zone dell’Arizona, del Nuovo Messico e della California meridionale. La metà meridionale della California e parte dello Stato confinante dell’Arizona hanno vissuto un periodo di siccità di lungo periodo, in qualche modo mitigato dalla consistente umidità legata al passaggio di queste tempeste. Più a est, la siccità è persistita nelle pianure degli Stati Uniti e nella Valle del Mississippi determinando una carenza di piogge in queste aree particolarmente intensa. La siccità di lungo periodo si è tradotta in una scarsa portata del fiume Mississippi e in problemi per il traffico delle chiatte. Tuttavia, ai margini settentrionali delle pianure centrali, si sono verificate inondazioni a Chicago e nel Wisconsin meridionale. Nell’Europa occidentale, il mese di settembre ha visto un cambiamento rispetto alle condizioni molto secche che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, in cui la siccità ha avuto ripercussioni negative sulle colture e ha contribuito all’innesco di incendi boschivi, per poi passare a precipitazioni superiori alla media nel mese di settembre. Sebbene queste precipitazioni hanno attenuato la siccità a livello regionale, queste si sono associate anche a rischi di tipo opposto, come le inondazioni nell’Italia centrale (sono stati riportati oltre 400 mm di pioggia) che hanno ucciso nove persone, e le alluvioni e le frane in Portogallo.Intense precipitazioni hanno interessato anche la parte orientale del continente eurasiatico, a latitudini più elevate, fino all’Alaska.

A livello globale, le precipitazioni nel mese di settembre sono state di 2,76 mm/d, 0,06 mm/d in più rispetto alla media climatologica globale di settembre. I dati preliminari indicano che questa anomalia positiva è complessivamente legata alle aree terrestri, con gli oceani che mostrano un’anomalia negativa, come è tipico delle condizioni di La Niña. Un’analisi delle precipitazioni di settembre dal 1979 (a destra) mostra una leggera (ma non necessariamente significativa) tendenza all’aumento a livello globale, ma variazioni contrastanti tra terra e mare, con le precipitazioni terrestri di settembre che sono da record rispetto agli altri mesi di settembre.

Dati e grafici gentilmente concessi dalla NOAA e reperibili al seguente link : https://www.ncei.noaa.gov/access/monitoring/monthly-report/global/202209

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