Le elaborazioni disponibili delineano un possibile cambiamento nella dinamica atmosferica emisferica durante la prima metà di luglio, caratterizzato da un temporaneo riassetto del momento angolare atmosferico e dalla successiva possibile ripresa del Global Relative Atmospheric Angular Momentum, o GLAAM. Il quadro merita attenzione perché mette in relazione processi tropicali, variazioni della circolazione zonale globale e possibili ripercussioni sulla configurazione delle onde planetarie alle medie latitudini. Tuttavia, occorre distinguere con precisione tra un segnale dinamico potenzialmente rilevante e una previsione deterministica: la presenza di un aumento del GLAAM non implica automaticamente la formazione di un blocco anticiclonico sull’Europa, ma può contribuire a creare un contesto più favorevole a configurazioni ondulate, persistenti e caratterizzate da anomalie anticicloniche alle medie latitudini.

Il momento angolare atmosferico rappresenta una misura integrata della quantità di moto associata alla massa atmosferica e ai venti zonali. In termini fisici, un rafforzamento dei venti occidentali, soprattutto alle basse latitudini dove il braccio rispetto all’asse terrestre è maggiore, tende ad aumentare il momento angolare relativo dell’atmosfera. Le sue variazioni dipendono dagli scambi di quantità di moto tra atmosfera, superficie terrestre, catene montuose e correnti atmosferiche, oltre che dai trasporti meridiani di momento angolare. La letteratura scientifica considera il GLAAM un utile indicatore per monitorare l’interazione tra convezione tropicale, jet stream subtropicali e dinamiche extratropicali su scala sub-stagionale. 

Nel diagramma del vento zonale a 850 hPa emerge un’estesa anomalia occidentale tra il Pacifico occidentale e quello centrale, con segnale particolarmente evidente tra circa 120°E e 160°W durante i primi giorni di luglio. Questa configurazione appare compatibile con un episodio di venti occidentali equatoriali anomali, potenzialmente assimilabile a un Westerly Wind Burst, o WWB. È però più prudente parlare di “segnale compatibile con un WWB” piuttosto che di evento già pienamente definito, poiché la classificazione formale richiede la verifica della persistenza, dell’intensità, dell’estensione longitudinale e della coerenza con la convezione tropicale. Gli studi mostrano infatti che i WWB non sono semplici anomalie casuali del vento, ma fenomeni spesso legati alla struttura termica del Pacifico tropicale, alla convezione profonda e alle oscillazioni intrastagionali dell’atmosfera. 

Un eventuale Westerly Wind Burst avrebbe una duplice importanza. Da un lato, potrebbe favorire un trasferimento di quantità di moto verso l’atmosfera tropicale, contribuendo alla crescita del GLAAM; dall’altro, potrebbe produrre effetti oceanici, come l’eccitazione di onde di Kelvin equatoriali e modifiche della distribuzione del calore nel Pacifico. Questi ultimi effetti hanno tempi di risposta più lunghi e riguardano soprattutto l’evoluzione dell’ENSO, mentre l’impatto sul GLAAM può manifestarsi su scale di pochi giorni o settimane. È quindi importante evitare di sovrapporre i due livelli: un impulso occidentale tropicale può incidere sulla circolazione globale nel breve termine, mentre la sua eventuale influenza sull’evoluzione di El Niño richiede una valutazione stagionale molto più prudente.

La previsione AIFS del GLAAM mostra una possibile risalita verso valori positivi marcati nella prima metà di luglio. Il segnale appare abbastanza coerente tra i membri dell’ensemble, anche se la dispersione cresce con l’aumentare della distanza previsionale. Ciò suggerisce che l’ipotesi di una ricarica del momento angolare atmosferico sia plausibile, ma non ancora consolidata. Il grafico evidenzia inoltre che l’atmosfera si troverebbe in una fase di riaccelerazione dopo il calo osservato nella seconda metà di giugno. Questa distinzione è importante: una diminuzione della tendenza del GLAAM non corrisponde necessariamente a una diminuzione del GLAAM stesso. Finché la tendenza resta positiva, il contenuto totale di momento angolare può continuare ad aumentare, anche se a un ritmo più lento.

L’ipotesi di valori “record” deve invece essere trattata con maggiore cautela. Nella serie analizzata, il GLAAM aveva già raggiunto valori elevati all’inizio di giugno, superiori o comparabili a quelli prospettati da parte dei membri previsionali per luglio. Per definire un valore record sarebbe necessario confrontare l’evento con una climatologia completa, omogenea e pluridecennale, utilizzando lo stesso indice, la stessa metodologia di calcolo e la medesima standardizzazione. Al momento, il segnale può essere definito come potenzialmente forte e dinamicamente significativo, ma non esistono elementi sufficienti per classificarlo come eccezionale su scala storica.

Il diagramma della Global Wind Oscillation suggerisce una possibile evoluzione verso i settori associati a valori di GLAAM positivi e a una tendenza favorevole al rafforzamento della circolazione zonale globale. La GWO costituisce un utile schema diagnostico perché combina l’anomalia del momento angolare con la sua tendenza temporale, aiutando a interpretare il passaggio da una fase dinamica all’altra. Tuttavia, la GWO non deve essere letta come una successione rigida di fasi capace di determinare automaticamente il tempo locale. Gli stessi studi che hanno introdotto questo indice sottolineano che la sua evoluzione incorpora componenti tropicali, extratropicali e casuali, con caratteristiche più vicine a processi a memoria atmosferica che a una vera oscillazione perfettamente periodica. 

Il possibile aumento del GLAAM acquista interesse soprattutto perché potrebbe favorire una maggiore amplificazione della circolazione emisferica, con flussi occidentali meno zonali e maggiore propensione allo sviluppo di creste anticicloniche e saccature. Il collegamento, però, non è lineare. Affinché un segnale tropicale possa tradursi in una risposta europea occorre che la propagazione delle onde di Rossby, la posizione del getto subtropicale, l’attività convettiva tropicale, lo stato dell’ENSO e le condizioni iniziali del Nord Atlantico agiscano in modo coerente. La risposta sulle medie latitudini dipende inoltre dalla stagione: in estate il getto è generalmente più debole e più settentrionale rispetto all’inverno, rendendo la collocazione finale delle onde planetarie particolarmente sensibile a piccole variazioni nella struttura del flusso.

Il composito di geopotenziale a 500 hPa costruito per condizioni di GWO nelle fasi 6–7, attività tropicale favorevole e presenza di El Niño mostra un assetto compatibile con anomalie anticicloniche tra Atlantico settentrionale, Europa occidentale e parte dell’Europa centro-meridionale, accompagnate da anomalie cicloniche più a nord o nord-est. Questa configurazione è coerente con un possibile aumento del rischio di promontori subtropicali e fasi calde persistenti su alcuni settori europei. Va però sottolineato che il composito è basato su appena cinque episodi e presenta significatività statistica solo su una parte limitata del dominio. Per questo motivo deve essere interpretato come indicazione di una possibile analogia dinamica e non come prova di una teleconnessione certa o come previsione diretta della distribuzione delle anomalie.

I cluster ECMWF a 500 hPa per l’intervallo iniziale di luglio mostrano una certa coerenza nell’evidenziare un assetto di tipo Atlantic Ridge, con una maggiore propensione a geopotenziali elevati sull’Atlantico nord-orientale e sull’Europa occidentale, accompagnati da strutture depressionarie o anomalie negative più vicine all’Europa settentrionale, nord-orientale o ai margini continentali. I quattro scenari principali raccolgono rispettivamente 18, 14, 12 e 7 membri dell’ensemble: ciò significa che il segnale generale è presente, ma la posizione precisa della cresta anticiclonica e delle saccature resta ancora incerta. La probabilità di un regime non deve quindi essere confusa con la certezza di una specifica configurazione locale.

La previsione dei regimi atmosferici ECMWF rafforza questa lettura. Nei primi giorni di luglio emerge una prevalenza del regime Atlantic Ridge, mentre nella seconda parte del periodo cresce il peso delle configurazioni di blocco. Nei prodotti ECMWF, il regime Atlantic Ridge e il regime di blocco appartengono alle principali configurazioni ricorrenti della circolazione euro-atlantica utilizzate per l’interpretazione delle previsioni sub-stagionali. Il loro valore è soprattutto probabilistico: indicano la frequenza relativa dei membri dell’ensemble associati a un determinato schema circolatorio e non una previsione automatica delle condizioni meteorologiche in ogni singola località. 

La carta termica settimanale valida tra il 6 e il 13 luglio evidenzia anomalie positive soprattutto sulla Penisola Iberica, sulla Francia, su parte dell’Europa occidentale e centrale. Il segnale appare più intenso tra Francia, Europa centrale occidentale e settori alpini, mentre sull’Italia risulta meno uniforme: il Nord e alcune aree centro-settentrionali sembrano maggiormente coinvolti, ma la Penisola resta vicina alla zona di transizione tra le anomalie calde occidentali e quelle più deboli o neutre sul Mediterraneo orientale. È importante ricordare che questa carta rappresenta l’anomalia della mediana termica su sette giorni e non la temperatura massima prevista in una singola giornata. Essa indica quindi una maggiore probabilità di condizioni mediamente più calde della norma, ma non consente di stimare con precisione i picchi locali di temperatura.

Un eventuale blocco anticiclonico europeo potrebbe favorire ondate di calore attraverso diversi meccanismi simultanei: subsidenza atmosferica, riduzione della nuvolosità, maggiore insolazione, compressione adiabatica dell’aria e richiamo di masse d’aria calde da sud o da est. In presenza di terreni già asciutti, il riscaldamento può essere ulteriormente amplificato dalla riduzione dell’evapotraspirazione, che lascia una quota maggiore dell’energia disponibile per il riscaldamento sensibile dell’aria. La ricerca recente evidenzia come le anomalie anticicloniche persistenti rappresentino un importante fattore dinamico per le ondate di calore europee, mentre l’umidità del suolo e il riscaldamento di fondo contribuiscono a intensificarne la severità. 

Nel complesso, la previsione suggerisce un possibile passaggio da una fase di parziale riassetto della circolazione globale a una nuova crescita del momento angolare atmosferico, sostenuta da un’anomalia dei venti occidentali tropicali potenzialmente rilevante. Il segnale più credibile riguarda la probabilità di un aumento del GLAAM nella prima metà di luglio e di una configurazione euro-atlantica favorevole a creste anticicloniche sull’Europa occidentale. La prospettiva di blocchi persistenti e di caldo intenso resta plausibile soprattutto tra Penisola Iberica, Francia, Europa centrale e parte dell’Europa occidentale, ma necessita di ulteriori conferme per quanto riguarda localizzazione, durata e coinvolgimento dell’Italia. Le previsioni sub-stagionali sono più affidabili nel descrivere il tipo di circolazione prevalente e le anomalie medie settimanali che non i dettagli meteorologici locali; proprio per questo il segnale va monitorato giorno dopo giorno, verificando la tenuta del WWB, la reale crescita del GLAAM e la coerenza dei cluster euro-atlantici nei successivi aggiornamenti ensemble. 

Di seguito cercherò di spiegare come il momento angolare , il glaam , ecc possono influenzare le dinamiche atmosferiche.

Momento angolare atmosferico e GLAAM: come i venti tropicali possono influenzare il tempo in Europa e nel Mediterraneo

Il momento angolare atmosferico è uno degli indicatori più utili per comprendere come processi apparentemente lontani, soprattutto tropicali, possano contribuire a modificare la circolazione delle medie latitudini e quindi aumentare o ridurre la probabilità di determinate configurazioni meteorologiche sull’Europa. Non è un indice che “produce” direttamente caldo, freddo, pioggia o blocchi anticiclonici, né può essere utilizzato come una previsione locale autonoma. È piuttosto una grandezza dinamica che descrive lo stato complessivo della circolazione zonale dell’atmosfera, cioè la componente occidentale o orientale dei venti su scala planetaria. Proprio per questa ragione il suo monitoraggio consente di cogliere variazioni nella struttura globale della circolazione prima che i loro effetti si manifestino pienamente nelle configurazioni emisferiche. La letteratura considera il momento angolare una variabile centrale per interpretare la dinamica dell’atmosfera, perché collega i venti, la distribuzione della massa, gli scambi con la superficie terrestre e la propagazione delle perturbazioni su scala globale. 

In termini intuitivi, l’atmosfera possiede momento angolare perché ruota insieme alla Terra e perché le sue masse d’aria si muovono verso est o verso ovest. Quando, a scala globale, prevalgono anomalie dei venti occidentali, cioè correnti dirette verso est più forti della norma, l’atmosfera aumenta il proprio momento angolare relativo; quando invece risultano più estesi o intensi i venti orientali, diretti verso ovest, il momento angolare relativo tende a diminuire. Il contributo dei venti tropicali è particolarmente importante perché le masse d’aria prossime all’Equatore si trovano alla massima distanza dall’asse terrestre: a parità di velocità, una variazione del vento zonale alle basse latitudini incide molto più sul bilancio globale rispetto a una variazione analoga alle alte latitudini. Questo è uno dei motivi per cui la convezione tropicale, i monsoni, la Madden–Julian Oscillation e gli episodi di venti occidentali anomali sul Pacifico sono osservati con grande attenzione nella meteorologia sub-stagionale. 

Il termine AAM, Atmospheric Angular Momentum, indica il momento angolare dell’atmosfera nel suo insieme. Esso può essere scomposto in una componente legata alla massa dell’aria e alla sua distribuzione geografica, definita mass angular momentum, e in una componente legata ai venti, definita wind angular momentum oppure relative angular momentum. La prima varia quando cambiano in modo significativo la pressione atmosferica e la posizione delle grandi masse d’aria; la seconda dipende dalla forza e dalla distribuzione dei venti zonali. Nella pratica della diagnostica sub-stagionale, la componente più seguita è spesso il Global Relative Atmospheric Angular Momentum, abbreviato in GLAAM, perché consente di individuare con immediatezza le anomalie globali della circolazione occidentale. Un GLAAM positivo indica che, nel complesso, l’atmosfera possiede più momento angolare relativo rispetto alla climatologia; un GLAAM negativo indica invece una prevalenza relativa di flussi orientali o un indebolimento dei venti occidentali planetari. 

È fondamentale chiarire che un GLAAM elevato non significa automaticamente “caldo”, così come un GLAAM basso non equivale necessariamente a “freddo”. Il GLAAM non misura la temperatura dell’atmosfera, ma la sua circolazione zonale integrata. Tuttavia, una fase di GLAAM fortemente positivo può essere associata a una maggiore probabilità di riorganizzazione dei jet stream, di amplificazione delle onde planetarie e di sviluppo di promontori anticiclonici o saccature più marcate. Il collegamento con il tempo locale è quindi indiretto: il momento angolare descrive un cambiamento del sistema circolatorio globale; tale cambiamento può alterare la posizione delle correnti occidentali, dei rami ascendenti e discendenti della circolazione, delle storm track e delle principali aree di convergenza e divergenza. Sono queste strutture atmosferiche, non il valore numerico del GLAAM in sé, a determinare poi il tempo osservato in Europa, nel Mediterraneo o in una singola regione italiana. 

Per comprendere le variazioni del GLAAM bisogna considerare il bilancio dei momenti torcenti, cioè dei meccanismi attraverso i quali l’atmosfera può guadagnare o perdere quantità di moto rispetto alla Terra solida. I due contributi principali sono il torque frizionale e il torque orografico. Il torque frizionale deriva dall’attrito tra atmosfera e superficie terrestre, soprattutto nello strato limite planetario. Quando i venti prossimi al suolo interagiscono con oceani, deserti, foreste, pianure e superfici rugose, la frizione tende a frenare o accelerare il movimento dell’aria rispetto al suolo. Le anomalie degli alisei tropicali sono particolarmente importanti: un indebolimento degli alisei orientali o lo sviluppo di venti occidentali anomali sul Pacifico può contribuire a un trasferimento positivo di quantità di moto verso l’atmosfera. 

Il torque orografico deriva invece dalle differenze di pressione esercitate dall’atmosfera sui versanti delle grandi catene montuose. Himalaya e Altopiano Tibetano, Montagne Rocciose, Ande e altre strutture orografiche non agiscono soltanto come ostacoli al flusso locale: attraverso la distribuzione della pressione e la deviazione delle correnti possono contribuire al bilancio globale del momento angolare. Quando una grande ondulazione atmosferica interagisce con una catena montuosa, la risposta della pressione ai due lati dell’orografia può trasferire momento angolare tra la Terra solida e l’atmosfera. Gli studi mostrano che, soprattutto alle scale sinottiche e sub-stagionali, le variazioni dei torques montani e frizionali possono essere strettamente associate alle transizioni della circolazione globale. 

Un aspetto spesso frainteso riguarda la differenza tra il livello del GLAAM e la sua tendenza. Il valore del GLAAM indica quanta anomalia di momento angolare è presente in un certo momento; la tendenza, cioè la variazione nel tempo del GLAAM, indica invece se l’atmosfera sta accumulando o perdendo momento angolare. Un GLAAM già molto positivo può iniziare a diminuire pur rimanendo sopra media; al contrario, un GLAAM ancora negativo può essere in forte risalita. Per questa ragione non basta osservare il valore assoluto dell’indice: è necessario analizzare anche la sua derivata temporale, i torques previsti e la distribuzione geografica delle anomalie di vento che lo stanno sostenendo. Una fase di tendenza positiva segnala che l’atmosfera sta guadagnando momento angolare, mentre una tendenza negativa indica una perdita; questa informazione può essere più utile del valore assoluto per anticipare una fase di transizione della circolazione. 

La Madden–Julian Oscillation rappresenta uno dei principali meccanismi attraverso cui i tropici possono modulare il GLAAM. La MJO è una vasta perturbazione convettiva che tende a propagarsi verso est lungo la fascia tropicale, soprattutto tra l’Oceano Indiano e il Pacifico, con tempi tipici compresi fra circa 30 e 90 giorni. È associata ad alternanze di convezione intensa, piogge abbondanti, anomalie nei venti zonali, variazioni della pressione e modifiche della circolazione tropicale su scala planetaria. Quando la convezione della MJO si rafforza e avanza dall’Oceano Indiano verso il Pacifico occidentale e centrale, può favorire anomalie occidentali alle basse quote e modificare il trasporto di quantità di moto verso l’alta troposfera. 

La relazione tra MJO e momento angolare non è un semplice rapporto statistico, ma coinvolge processi dinamici concreti. La convezione tropicale libera grandi quantità di calore latente, modifica la circolazione divergente in quota, altera il profilo dei venti e può eccitare onde di Rossby che si propagano verso le medie latitudini. La risposta delle onde e dei flussi di quantità di moto può poi favorire variazioni nei torques frizionali e orografici, contribuendo al cambiamento del GLAAM. Gli studi di Weickmann e collaboratori hanno mostrato come il ciclo intrastagionale del momento angolare sia legato alla MJO attraverso un’interazione tra processi tropicali, trasporto di quantità di moto, onde extratropicali e torques esercitati dalla superficie terrestre. 

In questo contesto assumono particolare importanza i Westerly Wind Bursts, spesso abbreviati in WWB. Si tratta di episodi temporanei nei quali, lungo la fascia equatoriale del Pacifico, i normali venti orientali si indeboliscono sensibilmente oppure vengono sostituiti da venti occidentali anomali. Questi eventi possono essere associati alla MJO, a sistemi convettivi intensi e a modifiche nella distribuzione della pressione tropicale. Un WWB può contribuire a un aumento del momento angolare relativo perché introduce o rafforza venti diretti verso est proprio nelle regioni dove la loro efficacia dinamica è massima. Gli episodi occidentali tropicali possono inoltre generare onde di Kelvin oceaniche, favorendo la redistribuzione del calore lungo l’equatore del Pacifico e incidendo sull’evoluzione dell’ENSO. Tuttavia, gli effetti sull’oceano avvengono su tempi spesso più lunghi rispetto all’impatto immediato sulla circolazione atmosferica globale. 

È importante non confondere un’anomalia occidentale osservata in una carta del vento con un WWB formalmente definito. Per parlare con rigore di Westerly Wind Burst occorre valutare durata, intensità, estensione longitudinale, posizione rispetto all’Equatore, struttura verticale del vento e coerenza con il quadro convettivo tropicale. Una breve anomalia occidentale può essere dinamicamente significativa, ma non sempre ha la persistenza o l’organizzazione spaziale necessaria per essere classificata come un vero WWB. Allo stesso modo, non tutti gli aumenti del GLAAM sono generati da eventi tropicali: una parte importante della variabilità può dipendere da processi extratropicali, da scambi con le catene montuose e dalla risposta della circolazione delle medie latitudini. 

La Global Wind Oscillation, o GWO, è uno strumento grafico sviluppato per rappresentare insieme l’anomalia del momento angolare atmosferico e la sua tendenza. In genere il GLAAM standardizzato viene posto su un asse, mentre la sua variazione temporale viene collocata sull’altro; il diagramma viene poi suddiviso in otto fasi convenzionali. Una traiettoria diretta verso le fasi associate a GLAAM positivo può indicare una ricarica della circolazione occidentale globale, mentre un passaggio verso fasi negative può segnalare una perdita di momento angolare. Il valore del diagramma non consiste nel predire automaticamente il tempo di una città o di un Paese, ma nell’aiutare a identificare la direzione del cambiamento dinamico in atto. La GWO integra parte del segnale della MJO e dei processi extratropicali, rendendo visibili fasi di transizione che possono essere utili nelle analisi sub-stagionali. 

La GWO non deve però essere interpretata come una ruota rigida nella quale ogni fase conduce inevitabilmente alla successiva. L’atmosfera è un sistema non lineare, influenzato contemporaneamente da convezione tropicale, condizioni oceaniche, attività delle onde planetarie, stato dei jet stream, anomalie della temperatura superficiale del mare, umidità del suolo, stratosfera e interazioni locali. Le fasi della GWO rappresentano una classificazione diagnostica e non una legge deterministica. Due eventi collocati nella stessa fase possono produrre risposte molto diverse sull’Europa se cambiano la posizione della MJO, la stagione, l’intensità dei torques, lo stato dell’ENSO o la configurazione preesistente dell’Atlantico settentrionale. 

Il collegamento con il tempo europeo avviene principalmente attraverso le teleconnessioni tropicali–extratropicali. La convezione tropicale anomala può generare un riscaldamento atmosferico capace di eccitare onde di Rossby; queste onde si propagano verso nord e verso est lungo le correnti a getto, modificando la distribuzione di promontori e saccature nelle medie latitudini. Se la propagazione è favorevole, possono cambiare la posizione dell’anticiclone delle Azzorre, la traiettoria delle perturbazioni atlantiche, la disposizione del getto polare e la frequenza dei principali regimi euro-atlantici. Gli studi sulle teleconnessioni della MJO mostrano che le anomalie tropicali possono modificare la circolazione extratropicale con ritardi di circa una o più settimane, ma la risposta dipende fortemente dalla stagione e dallo stato medio della circolazione. 

Nel settore nord-atlantico ed europeo, una delle risposte più studiate riguarda la modulazione della North Atlantic Oscillation. Il lavoro di Cassou ha evidenziato che alcune fasi della MJO possono modificare la probabilità di determinate sequenze della NAO durante l’inverno boreale, offrendo una finestra di prevedibilità oltre la scala sinottica tradizionale. Ciò non significa che ogni fase della MJO produca sempre lo stesso risultato sull’Europa, ma indica che il segnale tropicale può alterare le probabilità dei regimi atmosferici dominanti. Nei mesi freddi, questi cambiamenti possono incidere sulla frequenza di correnti atlantiche miti e umide, blocchi anticiclonici, scambi meridiani, irruzioni fredde e traiettorie cicloniche. 

Durante l’estate boreale il rapporto tra GLAAM, MJO e tempo europeo resta fisicamente rilevante ma diventa più complesso. Il getto polare è generalmente più debole e più settentrionale rispetto all’inverno; il Mediterraneo risente maggiormente dell’espansione della cella di Hadley, delle pulsazioni subtropicali, della temperatura superficiale del mare e delle interazioni tra continente africano, Atlantico e monsoni. In questo periodo, una fase di GLAAM positivo può essere compatibile con una circolazione più ondulata e con promontori subtropicali persistenti, ma non permette da sola di stabilire dove si formerà un anticiclone, quanto durerà o quali aree saranno coinvolte dalle anomalie termiche più intense. Per ottenere una previsione utile occorre verificare se il segnale dinamico globale trova conferma nei geopotenziali a 500 hPa, nei cluster ensemble, nei regimi atmosferici previsti e nelle anomalie termiche e pluviometriche regionali. 

Un GLAAM in forte aumento può dunque essere letto come il segnale di un’atmosfera che sta acquistando quantità di moto occidentale e che potrebbe trovarsi in una fase di riorganizzazione emisferica. In alcuni casi ciò si accompagna a un’accelerazione dei flussi zonali e a una circolazione più mobile; in altri casi, soprattutto quando l’interazione con onde planetarie e jet stream favorisce l’amplificazione meridiana, può contribuire alla comparsa di creste anticicloniche persistenti e blocchi. Il risultato dipende dalla posizione del forcing tropicale e dal modo in cui l’energia delle onde viene guidata dal flusso medio. Non esiste quindi una corrispondenza automatica del tipo “GLAAM positivo uguale anticiclone europeo” oppure “GLAAM negativo uguale freddo mediterraneo”. È più corretto parlare di aumento o diminuzione della probabilità di alcuni scenari emisferici. 

Per un’analisi meteorologica seria, il GLAAM dovrebbe essere considerato come un tassello di un quadro più ampio. È utile monitorare il valore dell’indice, la sua tendenza, i torques previsti, le anomalie del vento zonale tropicale, la posizione della MJO, l’eventuale presenza di Westerly Wind Bursts e la risposta delle onde planetarie. Successivamente bisogna verificare se i modelli ensemble mostrano coerenza su Atlantic Ridge, NAO positiva o negativa, blocco scandinavo, promontorio mediterraneo o altre configurazioni euro-atlantiche. Soltanto quando i segnali dinamici globali e le mappe previsionali regionali convergono nella stessa direzione aumenta la fiducia in una determinata evoluzione. 

Il messaggio più importante è che il momento angolare atmosferico non è una scorciatoia per prevedere il tempo, ma una chiave di lettura per capire come l’atmosfera si stia riorganizzando su scala planetaria. Il GLAAM permette di osservare se la circolazione globale sta guadagnando o perdendo momento occidentale; la MJO e i WWB aiutano a individuare una parte dei possibili impulsi tropicali; la GWO sintetizza il rapporto tra stato e tendenza del sistema; i cluster ensemble e i regimi atmosferici mostrano infine come quella dinamica globale possa tradursi, con inevitabile incertezza, nel tempo atteso sull’Europa e sul Mediterraneo. È proprio questa concatenazione di processi, dai tropici alle medie latitudini, a rendere la meteorologia sub-stagionale una disciplina complessa ma estremamente affascinante.


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