https://published.aer.com/aoblog/pdfs/AO_PV_Analysis_2026-06-08.pdf

L’aggiornamento dell’8 giugno 2026 del blog “Arctic Oscillation and Polar Vortex” del Dr. Judah Cohen offre un quadro sinottico-emisferico particolarmente interessante, perché descrive una fase di transizione nella quale la circolazione atmosferica dell’emisfero settentrionale sembra progressivamente abbandonare le logiche tipicamente invernali, dominate dal ruolo più diretto del vortice polare stratosferico e della criosfera, per assumere una configurazione più propriamente estiva, in cui diventano centrali la disposizione delle onde planetarie, la persistenza dei blocchi anticiclonici, la formazione di cupole di calore e la modulazione dei flussi zonali lungo i margini settentrionali dei continenti. In questo contesto, il valore diagnostico dell’Oscillazione Artica, della North Atlantic Oscillation e delle anomalie di geopotenziale rimane comunque elevato, poiché tali indici non rappresentano semplici numeri descrittivi, ma sintetizzano la struttura dinamica della circolazione extratropicale, il grado di confinamento delle masse d’aria artiche e la distribuzione spaziale delle principali anomalie bariche tra alte e medie latitudini.

Nel quadro delineato da Cohen, l’Oscillazione Artica risulta attualmente positiva, in associazione ad anomalie di pressione e di altezza geopotenziale prevalentemente negative sull’Artico. Dal punto di vista dinamico, una AO positiva indica generalmente una maggiore concentrazione delle basse pressioni alle alte latitudini e una tendenza del flusso occidentale a rimanere relativamente compatto, limitando almeno in parte gli scambi meridiani più pronunciati tra Artico e medie latitudini. Tuttavia, la previsione di una successiva tendenza verso valori neutri suggerisce una riduzione della coerenza emisferica del segnale anulare: l’atmosfera non sembra evolvere verso una fase AO fortemente positiva e strutturata, ma piuttosto verso una condizione intermedia, nella quale le anomalie artiche restano miste o debolmente negative e il pattern emisferico viene governato da centri d’azione regionali più che da un’unica modalità anulare dominante. Questo aspetto è importante, perché durante la stagione calda la AO tende spesso a perdere parte della sua capacità esplicativa rispetto all’inverno, mentre assumono maggiore rilevanza i blocchi regionali, le ondulazioni quasi stazionarie del getto e le anomalie persistenti del geopotenziale a scala continentale.

Parallelamente, la North Atlantic Oscillation viene descritta come attualmente neutra, ma con una previsione di graduale deriva verso valori negativi nelle prossime due settimane. Questo passaggio è meteorologicamente rilevante per l’Europa, perché una NAO tendente al negativo implica spesso un indebolimento del gradiente barico zonale tra le medie latitudini atlantiche e l’area groenlandese, favorendo la comparsa di anomalie positive di geopotenziale in prossimità della Groenlandia o del Nord Atlantico settentrionale. In termini sinottici, la presenza di un promontorio anticiclonico o di un’anomalia positiva alle alte latitudini atlantiche può rallentare il flusso occidentale, deviare la corrente a getto e facilitare la discesa o il transito di saccature verso l’Europa. La previsione di Cohen, infatti, indica che il rinforzo delle anomalie positive sul Nord Atlantico tenderà a favorire il movimento da ovest verso est di anomalie negative di geopotenziale sull’Europa, con effetti termici differenziati tra settore occidentale e orientale del continente.

Per l’Europa, il segnale prospettato è dunque quello di una fase inizialmente più fresca o prossima alla norma sull’Europa occidentale, Regno Unito compreso, mentre l’Europa orientale dovrebbe sperimentare condizioni nella norma o superiori alla norma. Successivamente, nella settimana seguente, il quadro termico dovrebbe modificarsi, con una maggiore estensione di temperature normali o superiori alla norma sull’Europa occidentale e una tendenza a valori normali o inferiori alla norma sull’Europa orientale. Tale evoluzione è coerente con una circolazione ondulata e progressiva, nella quale le saccature non rimangono bloccate stabilmente su un solo settore, ma migrano lungo il continente, ridistribuendo le anomalie termiche in funzione della posizione relativa delle onde di Rossby. Quando una saccatura si approfondisce sull’Europa occidentale, essa tende a richiamare aria più fresca oceanica o subpolare verso ovest e aria più calda prefrontale verso est; quando invece il minimo o l’asse di saccatura trasla verso levante, il raffreddamento può interessare l’Europa orientale, mentre il settore occidentale entra in una fase di rimonta geopotenziale e termica.

Questo tipo di evoluzione mette in evidenza un elemento centrale della meteorologia extratropicale: la temperatura al suolo non dipende soltanto dalla massa d’aria presente in un dato momento, ma dalla struttura tridimensionale del campo di geopotenziale e dalla posizione relativa di promontori, saccature e corrente a getto. Le anomalie positive di geopotenziale sono spesso associate a subsidenza, compressione adiabatica, maggiore soleggiamento e riduzione della ventilazione verticale, condizioni che favoriscono il riscaldamento superficiale e, nei casi più persistenti, la formazione di heat dome. Le anomalie negative di geopotenziale, al contrario, indicano una colonna atmosferica più fredda o dinamicamente più instabile, con maggiore probabilità di nuvolosità, precipitazioni, ventilazione e afflussi d’aria più fresca. In estate, tuttavia, anche una saccatura può generare forti contrasti termici e fenomenologia intensa se interagisce con masse d’aria calde e umide preesistenti, rendendo la previsione degli impatti al suolo più complessa rispetto alla semplice lettura delle anomalie medie di temperatura.

Il quadro asiatico delineato nel bollettino si fonda su una configurazione abbastanza classica: anomalie positive di geopotenziale centrate sull’Asia occidentale e anomalie negative sull’Asia orientale. Questa disposizione favorisce temperature nella norma o superiori alla norma su Asia occidentale e centrale, mentre sull’Asia orientale tende a mantenere condizioni più fresche o prossime alla norma. Dal punto di vista dinamico, il contrasto tra un promontorio caldo a ovest e una saccatura a est suggerisce una struttura ondulata del getto eurasiatico, con possibile amplificazione meridiana del flusso. In estate, queste onde possono assumere un carattere quasi stazionario e contribuire alla persistenza delle anomalie termiche, soprattutto quando il getto si indebolisce o si frammenta in rami multipli. Il risultato può essere una forte eterogeneità spaziale: aree relativamente vicine possono sperimentare condizioni opposte, con caldo persistente sotto le creste anticicloniche e fasi più instabili o fresche in corrispondenza dei cavi d’onda.

Sul Nord America, la configurazione prevista appare dominata da anomalie positive di geopotenziale tra Golfo dell’Alaska e Baia di Baffin, con una saccatura a valle delle Montagne Rocciose destinata a muoversi lentamente verso est. Questa disposizione è coerente con un assetto di blocco o semi-blocco alle alte latitudini nordamericane e pacifiche, capace di modulare la traiettoria del getto e favorire una risposta depressionaria sottovento rispetto alla catena delle Montagne Rocciose. Nella prima fase, tale pattern sostiene temperature normali o inferiori alla norma sulle Grandi Pianure del Canada e degli Stati Uniti, mentre condizioni più miti o calde interessano altre aree del continente. Successivamente, con la traslazione verso levante della saccatura e il riassetto delle anomalie di geopotenziale, il segnale caldo tende a estendersi anche verso gli Stati Uniti orientali. Anche in questo caso, la chiave interpretativa non è soltanto termica, ma dinamica: la posizione del blocco ad alta latitudine e la risposta ondulatoria a valle determinano la distribuzione delle masse d’aria, il contrasto baroclino e la possibile persistenza delle anomalie.

Uno degli aspetti più interessanti del commento di Cohen riguarda l’idea che l’atmosfera dell’emisfero settentrionale stia progressivamente assumendo il proprio assetto estivo tipico degli ultimi anni, caratterizzato dalla comparsa di cupole di calore lungo i margini settentrionali dei continenti. Questa osservazione si inserisce in un filone scientifico ormai ampio, nel quale le ondate di calore estive non vengono più interpretate soltanto come episodi locali di alta pressione, ma come manifestazioni regionali di anomalie planetarie della circolazione. Le heat dome sono strutture anticicloniche persistenti, spesso associate a geopotenziali elevati in media troposfera, subsidenza, compressione adiabatica e accumulo progressivo di calore nei bassi strati. Quando tali strutture si collocano in prossimità delle alte latitudini continentali, possono produrre anomalie termiche molto marcate, perché agiscono su regioni dove il riscaldamento radiativo estivo è già sostenuto dalla lunga durata del giorno e dove la ventilazione zonale può risultare indebolita o deviata.

La letteratura sulle onde di Rossby quasi stazionarie e sull’amplificazione del getto suggerisce che alcune estati recenti dell’emisfero settentrionale siano state caratterizzate da configurazioni ondulatorie persistenti, capaci di favorire simultaneamente caldo estremo, siccità o precipitazioni intense in regioni diverse ma dinamicamente collegate. In questo senso, l’immagine di “cupole di calore lungo i margini settentrionali dei continenti” non deve essere letta come una semplice descrizione giornalistica, ma come un segnale di possibile organizzazione emisferica delle onde planetarie. Un getto più ondulato, rallentato o segmentato può favorire la persistenza dei massimi di geopotenziale e quindi aumentare la durata degli estremi caldi. Allo stesso tempo, le saccature interposte tra le creste possono canalizzare aria più fresca o umida, generando contrasti marcati e potenziali episodi di instabilità. La stessa configurazione emisferica, dunque, può produrre contemporaneamente anomalie calde persistenti in alcune aree e fasi fresche o perturbate in altre.

Il legame tra Artico, vortice polare e medie latitudini rimane un tema complesso, soprattutto nella stagione calda. In inverno, il vortice polare stratosferico può esercitare un’influenza più evidente sulla troposfera attraverso processi di accoppiamento verticale: un vortice forte tende spesso ad associarsi a una fase positiva del Northern Annular Mode, con flusso occidentale più compatto, mentre un vortice disturbato o indebolito può favorire una maggiore probabilità di regimi AO/NAO negativi e scambi meridiani. In tarda primavera ed estate, invece, il vortice stratosferico perde progressivamente la sua struttura invernale e la circolazione troposferica è guidata in misura crescente da processi radiativi, termici e dinamici interni alla troposfera. Tuttavia, l’eredità criosferica, il riscaldamento artico, l’estensione della neve e del ghiaccio marino e la distribuzione delle anomalie termiche superficiali possono ancora contribuire a modulare i gradienti meridiani di temperatura e, indirettamente, la struttura del getto.

È proprio su questo punto che l’approccio di Cohen risulta particolarmente utile: il blog AO/PV non si limita a monitorare un indice, ma tenta di collegare la variabilità artica, il vortice polare, l’innevamento, il ghiaccio marino e i regimi di circolazione emisferica in una visione integrata della previsione sub-stagionale. Durante l’inverno, il ruolo della copertura nevosa eurasiatica e delle condizioni criosferiche può assumere una rilevanza maggiore nella modulazione della propagazione d’onda verso la stratosfera e nella successiva risposta del vortice polare. Durante la stagione calda, invece, l’attenzione si sposta maggiormente verso la distribuzione delle anomalie di geopotenziale, delle precipitazioni e delle onde planetarie, pur mantenendo un collegamento concettuale con il sistema artico. La previsione di giugno 2026 si colloca esattamente in questa fase di transizione: gli indici AO e NAO restano strumenti diagnostici importanti, ma la lettura operativa deve ampliarsi alla dinamica dei blocchi, delle saccature mobili e delle creste anticicloniche continentali.

Il segnale più rilevante per l’Europa è la tendenza a una NAO più negativa, sostenuta da anomalie positive sulla Groenlandia e sul Nord Atlantico settentrionale. Questo tipo di assetto può favorire una maggiore ondulazione del flusso atlantico e una temporanea riduzione della zonalità classica, con conseguente maggiore probabilità di scambi meridiani e di alternanza tra fasi fresche e rimonte calde. Non si tratta necessariamente di un pattern stabilmente fresco per l’intero continente: al contrario, la traslazione delle saccature da ovest verso est implica una redistribuzione dinamica delle anomalie, con il raffreddamento che può spostarsi progressivamente dall’Europa occidentale a quella orientale e con l’Europa occidentale che, nella seconda fase, potrebbe entrare sotto un regime più mite o caldo. Questa mobilità del pattern è fondamentale, perché distingue una fase ondulata ma progressiva da un vero blocco stazionario di lunga durata.

In prospettiva emisferica, l’inizio dell’estate 2026 sembra quindi proporre una combinazione di elementi: una AO positiva ma in attenuazione verso la neutralità, una NAO prossima a scivolare in territorio negativo, un Nord Atlantico settentrionale caratterizzato da anomalie positive di geopotenziale, una successione di saccature europee, un promontorio sull’Asia occidentale, una saccatura sull’Asia orientale e un assetto nordamericano dominato da creste alle alte latitudini e da una risposta depressionaria a valle delle Montagne Rocciose. Questo mosaico conferma che la circolazione estiva dell’emisfero settentrionale non può essere compresa mediante un’unica chiave interpretativa. Essa emerge dall’interazione tra modalità annulari, onde planetarie, blocchi regionali, gradienti termici, condizioni superficiali e processi di feedback radiativo e dinamico.

In definitiva, il bollettino di Cohen descrive un’atmosfera che sta entrando nella sua configurazione estiva recente, ma senza una transizione lineare o priva di sorprese. Le cupole di calore lungo i margini settentrionali dei continenti rappresentano ormai una caratteristica ricorrente delle estati boreali contemporanee, ma la loro distribuzione e persistenza dipendono dalla posizione delle onde di Rossby e dalla capacità del getto di mantenere o rompere configurazioni quasi stazionarie. L’Europa, nelle prossime due settimane, sembra destinata a vivere una fase dinamica, con iniziali anomalie fresche a ovest e più miti a est, seguite da una possibile inversione parziale del segnale. L’Asia mostra una contrapposizione tra caldo occidentale e maggiore instabilità orientale, mentre il Nord America rimane condizionato da un blocco alle alte latitudini pacifico-artiche e da una saccatura mobile a valle delle Montagne Rocciose. Il valore scientifico di questa analisi risiede proprio nella sua capacità di collegare la previsione sinottica a breve-medio termine con i grandi meccanismi della circolazione emisferica, mostrando come AO, NAO, vortice polare, onde planetarie e regimi estivi non siano elementi separati, ma componenti interdipendenti di un unico sistema atmosferico in continua evoluzione.

Riassunto in linguaggio semplice: cupole di calore, onde planetarie e distribuzione emisferica delle anomalie termiche di inizio estate

L’inizio dell’estate boreale può essere interpretato come una fase di organizzazione ondulatoria della circolazione atmosferica dell’emisfero settentrionale, nella quale la presenza di robuste cupole di calore sulla Siberia occidentale e sul Canada orientale contribuisce a determinare una distribuzione fortemente asimmetrica delle anomalie termiche tra alte e medie latitudini. Il concetto di “heat dome”, o cupola di calore, non indica semplicemente una generica area di alta pressione, ma una struttura anticiclonica persistente, spesso collocata nella media troposfera, associata a geopotenziali elevati, subsidenza atmosferica, compressione adiabatica, riduzione della nuvolosità e progressivo accumulo di calore nei bassi strati. Quando tali strutture si stabiliscono alle alte latitudini continentali, come nel caso della Siberia occidentale o del Canada orientale, esse non producono effetti soltanto locali, ma agiscono come veri e propri centri d’azione capaci di modulare la traiettoria della corrente a getto, amplificare le onde di Rossby e favorire, a valle o ai margini meridionali della cresta anticiclonica, la discesa di masse d’aria relativamente più fresche verso latitudini inferiori.

In questa prospettiva, il raffreddamento relativo osservato o previsto su porzioni del Canada meridionale, degli Stati Uniti orientali e soprattutto dell’Asia orientale non deve essere letto come un’anomalia isolata o in contraddizione con la presenza di caldo intenso alle alte latitudini. Al contrario, esso rappresenta una conseguenza dinamica della stessa configurazione ondulata. Una cresta anticiclonica persistente tende infatti a deviare il flusso atmosferico, generando una risposta compensativa sotto forma di saccature o anomalie negative di geopotenziale nelle regioni poste a valle. Questo meccanismo è tipico della circolazione extratropicale: l’atmosfera non distribuisce il caldo e il fresco in modo uniforme, ma attraverso onde planetarie che alternano promontori caldi e depressioni più fresche. Di conseguenza, una cupola di calore alle alte latitudini può coesistere con temperature inferiori alla norma a latitudini più basse, specialmente quando il getto assume una configurazione meridiana e rallentata.

La previsione per gran parte del mese di giugno, così come sintetizzata nel bollettino, suggerisce la persistenza di cupole di calore o anomalie anticicloniche in prossimità della Groenlandia, della regione degli Urali e del Golfo dell’Alaska. Questi tre poli di anomalia positiva del geopotenziale possono essere considerati come nodi fondamentali di una struttura emisferica a onde stazionarie o quasi stazionarie. In prossimità della Groenlandia, l’anomalia anticiclonica tende a favorire una configurazione assimilabile a una NAO più negativa o comunque a una circolazione atlantica meno zonale, con maggiore probabilità di saccature in scorrimento verso l’Europa. In tale assetto, l’Europa può sperimentare fasi relativamente fresche o instabili, soprattutto quando il ramo principale del getto viene deviato verso sud o quando il continente viene raggiunto da aria più fresca di origine nord-atlantica. La presenza di un blocco o di una cresta in area groenlandese può quindi costituire un elemento chiave per comprendere la distribuzione delle anomalie termiche europee nelle prime fasi estive.

La cupola di calore prossima agli Urali assume invece un ruolo particolarmente rilevante per la circolazione euroasiatica. Gli Urali rappresentano una regione strategica nella dinamica delle onde planetarie, poiché si collocano in una zona di transizione tra Europa orientale, Siberia occidentale e Asia centrale. Una cresta anticiclonica persistente in quest’area può contribuire alla formazione di un marcato dipolo termico e dinamico: da un lato caldo anomalo e stabilità atmosferica sulla Siberia occidentale e sull’Asia centrale, dall’altro maggiore probabilità di saccature e condizioni relativamente più fresche sull’Asia orientale. Questo tipo di disposizione è coerente con l’alternanza tra creste e cavi d’onda tipica delle onde di Rossby: il riscaldamento e la subsidenza sotto la cresta uralica possono essere accompagnati, più a est, da una risposta depressionaria capace di convogliare aria più fresca verso la Cina nord-orientale, la Corea, il Giappone o altre porzioni dell’Asia orientale, a seconda della posizione dell’asse di saccatura.

Anche il Golfo dell’Alaska rappresenta un settore dinamicamente sensibile. Una cupola di calore o un’anomalia positiva di geopotenziale in quest’area tende a interferire con la propagazione del flusso pacifico e con la distribuzione delle anomalie sul Nord America. Quando la cresta si colloca tra il Pacifico nord-orientale, l’Alaska e le alte latitudini canadesi, essa può favorire una saccatura a valle, spesso posizionata tra le Montagne Rocciose, le Grandi Pianure e gli Stati Uniti orientali. In questo modo, una struttura anticiclonica calda a nord-ovest può sostenere, paradossalmente, condizioni relativamente più fresche o instabili più a sud-est. La previsione di temperature relativamente contenute sugli Stati Uniti orientali, in questo contesto, appare dunque coerente con una dinamica di blocco e risposta a valle, nella quale il caldo viene concentrato sotto la cresta mentre il fresco si organizza lungo il ramo discendente dell’onda planetaria.

La letteratura scientifica ha mostrato come molte ondate di calore estive dell’emisfero settentrionale siano associate a blocchi atmosferici, onde di Rossby quasi stazionarie e configurazioni di risonanza planetaria. Gli studi sulle onde quasi risonanti hanno evidenziato che, durante l’estate boreale, alcuni pattern ondulatori ad alta ampiezza possono favorire la persistenza simultanea di estremi in regioni diverse del continente eurasiatico e nordamericano. Quando il flusso zonale rallenta e le onde planetarie diventano più stazionarie, le anomalie di geopotenziale tendono a rimanere ancorate per più giorni o settimane, aumentando la probabilità di estremi persistenti. Sotto le creste anticicloniche si sviluppano caldo intenso, siccità e forte soleggiamento; sotto le saccature si osservano invece temperature più basse, maggiore instabilità e, in alcuni casi, precipitazioni superiori alla norma. L’inizio dell’estate descritto da Cohen sembra inserirsi proprio in questo schema: non una semplice espansione uniforme del caldo, ma una redistribuzione ondulata delle masse d’aria, con aree di caldo anomalo alle alte latitudini e aree relativamente fresche a valle delle principali creste.

Un aspetto particolarmente importante è che il termine “relativamente fresco” non implica necessariamente condizioni fredde in senso assoluto. Durante il mese di giugno, soprattutto in un contesto climatico di fondo ormai più caldo rispetto al periodo preindustriale, una regione può risultare termicamente nella norma o leggermente sotto media pur mantenendo valori assoluti miti o estivi. La rilevanza meteorologica sta nello scarto rispetto alla climatologia locale e nel fatto che tale scarto sia prodotto da una configurazione dinamica precisa. Allo stesso modo, le cupole di calore alle alte latitudini non devono essere valutate soltanto in base alla temperatura al suolo, ma anche in relazione alla struttura verticale della colonna atmosferica, alla persistenza del geopotenziale elevato e alla capacità della cresta di bloccare o deviare il flusso occidentale.

L’amplificazione artica e il riscaldamento accelerato delle alte latitudini costituiscono un ulteriore elemento di contesto. Numerosi studi hanno discusso la possibilità che la riduzione del gradiente termico meridionale tra Artico e medie latitudini possa influenzare la corrente a getto, la propagazione delle onde planetarie e la persistenza di alcuni regimi meteorologici. Il dibattito scientifico rimane complesso e non privo di incertezze, perché la circolazione delle medie latitudini dipende da molteplici fattori, tra cui la variabilità interna atmosferica, le temperature oceaniche, la distribuzione della convezione tropicale, le anomalie di copertura nevosa e il forcing radiativo globale. Tuttavia, è ormai chiaro che gli estremi estivi non possono essere separati dal contesto climatico più ampio: un’atmosfera più calda contiene più energia, favorisce soglie termiche più elevate e può rendere più severi gli effetti di una configurazione anticiclonica persistente.

Il quadro descritto nel riassunto in linguaggio semplice è quindi solo apparentemente elementare. Dietro l’immagine delle cupole di calore su Siberia occidentale, Canada orientale, Groenlandia, Urali e Golfo dell’Alaska si nasconde una complessa architettura dinamica, nella quale le onde planetarie distribuiscono caldo e fresco in modo alternato lungo l’intero emisfero settentrionale. L’Europa, l’Asia orientale e gli Stati Uniti orientali vengono indicate come aree relativamente più fresche non perché siano isolate dal resto della circolazione, ma perché si collocano in settori favorevoli alla risposta ciclonica o alla discesa di aria più fresca a valle delle principali creste. Questa lettura evidenzia la natura integrata della circolazione atmosferica: ciò che accade sulla Groenlandia può influenzare l’Europa; ciò che si struttura sugli Urali può modulare l’Asia orientale; ciò che si organizza sul Golfo dell’Alaska può condizionare il Nord America orientale.

In definitiva, l’inizio dell’estate appare dominato da un regime emisferico fortemente ondulato, nel quale le heat dome alle alte latitudini non rappresentano semplici episodi locali di caldo, ma elementi dinamici capaci di condizionare la distribuzione continentale delle anomalie termiche. Il mese di giugno, secondo questa interpretazione, potrebbe proseguire con una configurazione caratterizzata da blocchi o creste persistenti in aree chiave dell’emisfero settentrionale e da saccature compensative nelle regioni poste a valle. Si tratta di un assetto coerente con molte delle caratteristiche osservate nelle estati recenti: maggiore frequenza di anomalie calde persistenti alle alte latitudini, elevata variabilità regionale, alternanza tra caldo intenso e fasi fresche o instabili, e ruolo crescente delle onde di Rossby quasi stazionarie nella modulazione degli estremi meteorologici. La previsione, pur espressa in forma semplice, assume dunque un significato scientifico più profondo: essa mostra come il caldo estivo contemporaneo non sia soltanto una questione di temperatura, ma il risultato dell’interazione tra circolazione emisferica, blocchi atmosferici, onde planetarie, amplificazione artica e variabilità regionale del sistema climatico.

Figura 1: anomalie termiche superficiali di inizio giugno 2026, cupole di calore alle alte latitudini e organizzazione ondulatoria della circolazione emisferica

La Figura 1 mostra la distribuzione delle anomalie della temperatura dell’aria a 2 metri nella prima settimana di giugno 2026, secondo una stima basata sulle inizializzazioni del modello GFS e sulla previsione disponibile con il run dell’8 giugno. La mappa rappresenta un quadro particolarmente istruttivo della circolazione atmosferica boreale nella fase iniziale dell’estate, perché mette in evidenza una configurazione fortemente ondulata, dominata da grandi anomalie termiche positive alle alte latitudini e da aree relativamente più fresche collocate a valle delle principali creste anticicloniche. Le tonalità rosse indicano temperature superiori alla media climatologica, mentre le tonalità blu individuano regioni con temperature inferiori alla norma; l’intensità cromatica, espressa in gradi Celsius, consente di valutare non solo la posizione delle anomalie, ma anche la loro ampiezza. Ciò che emerge con immediatezza è la presenza di due grandi nuclei caldi: uno esteso tra Canada orientale, Artico canadese e settore nord-atlantico, l’altro molto marcato tra Siberia occidentale, regione uralica e Russia settentrionale. Queste anomalie positive, localmente molto intense, sono coerenti con la presenza di cupole di calore, o heat domes, strutture anticicloniche persistenti che nella media troposfera si associano a geopotenziali elevati, subsidenza, compressione adiabatica, cieli più sereni e progressivo accumulo di calore nei bassi strati.

L’importanza della figura risiede nel fatto che il caldo non appare distribuito in modo uniforme sull’intero emisfero settentrionale, ma organizzato secondo una logica dinamica precisa, tipica delle onde planetarie di Rossby. Le grandi creste anticicloniche alle alte latitudini agiscono come centri d’azione capaci di deformare la corrente a getto, rallentare il flusso zonale e favorire risposte depressionarie nelle regioni poste a valle. Per questo motivo, accanto alle vaste anomalie calde sul Canada orientale e sulla Siberia occidentale, si osservano aree con temperature inferiori alla norma sull’Asia orientale, su porzioni del Canada meridionale e in alcune aree degli Stati Uniti centro-orientali. Questa disposizione non rappresenta una contraddizione fisica, ma una manifestazione classica della circolazione extratropicale: dove domina la cresta prevalgono subsidenza e riscaldamento, mentre a valle della cresta può approfondirsi una saccatura capace di richiamare aria più fresca verso latitudini inferiori.

Nel settore nordamericano, la figura evidenzia un’anomalia calda molto pronunciata tra Canada orientale, Labrador, Baia di Hudson e aree artiche adiacenti. Tale configurazione richiama un assetto di blocco o semi-blocco alle alte latitudini canadesi, nel quale la colonna atmosferica risulta più calda e spessa rispetto alla norma. In presenza di geopotenziali elevati, il riscaldamento superficiale viene favorito da diversi processi concorrenti: maggiore insolazione, ridotta copertura nuvolosa, compressione adiabatica dell’aria discendente e minore rimescolamento con masse d’aria più fresche. Tuttavia, il ramo discendente dell’onda tende a organizzare anomalie relativamente fresche più a sud, in particolare tra le pianure meridionali canadesi, gli Stati Uniti centrali e parte degli Stati Uniti orientali. Questo tipo di dipolo termico è coerente con la dinamica del cosiddetto downstream development, secondo cui un’anomalia di geopotenziale ad alta latitudine può condizionare la propagazione e l’amplificazione delle onde atmosferiche a valle, modulando la traiettoria del getto e la distribuzione regionale delle masse d’aria.

Il segnale più spettacolare della figura è probabilmente quello euroasiatico. La Siberia occidentale e centrale presentano anomalie termiche positive molto estese e intense, con valori che in alcune aree sembrano collocarsi diversi gradi sopra la norma. La regione degli Urali, in particolare, appare come un settore chiave della configurazione emisferica. Nella climatologia dinamica dell’emisfero settentrionale, l’area uralica è spesso un punto sensibile per la formazione di blocchi e creste persistenti, capaci di influenzare sia l’Europa orientale sia l’Asia centro-orientale. Una cupola di calore collocata su questo settore può infatti generare un marcato contrasto longitudinale: caldo anomalo e stabilità atmosferica sotto la cresta, ma raffreddamento relativo più a est, dove si sviluppa una saccatura compensativa. La vasta anomalia fredda visibile sull’Asia orientale, tra Mongolia, Cina settentrionale e aree limitrofe, può essere interpretata proprio come la risposta dinamica a valle della cresta siberiano-uralica. Anche in questo caso, il quadro è riconducibile all’alternanza tra promontori e cavi d’onda tipica delle onde di Rossby.

Per l’Europa, la figura suggerisce una situazione più sfumata e di transizione. Il continente non appare dominato da un’anomalia termica estrema e uniforme, ma presenta una distribuzione più irregolare: alcune aree dell’Europa occidentale e mediterranea mostrano valori prossimi alla norma o debolmente superiori, mentre l’Europa orientale e parte della Russia occidentale si collocano in una zona di gradiente tra il caldo intenso siberiano e anomalie più fresche a sud-est. Questo tipo di assetto è coerente con una circolazione europea condizionata sia dal segnale nord-atlantico sia dall’onda uralica. La presenza di anomalie positive verso la Groenlandia e il Nord Atlantico settentrionale, se associata a una NAO meno positiva o tendente al negativo, può favorire un flusso più ondulato e una maggiore probabilità di saccature sull’Europa. Allo stesso tempo, la forte cresta uralica può interferire con la propagazione zonale delle perturbazioni, contribuendo a un quadro continentale complesso, nel quale l’Europa si trova tra diverse forzanti dinamiche.

La figura richiama diversi concetti ampiamente discussi nella letteratura scientifica. Gli studi di Thompson e Wallace sull’Oscillazione Artica e sul Northern Annular Mode hanno mostrato come le anomalie di pressione e geopotenziale alle alte latitudini possano organizzare la circolazione emisferica e influenzare la distribuzione delle temperature alle medie latitudini. I lavori di Baldwin e Dunkerton hanno poi evidenziato il ruolo dell’accoppiamento tra stratosfera e troposfera nella modulazione dei regimi invernali, mentre le ricerche di Cohen e collaboratori hanno posto l’attenzione sul legame tra Artico, copertura nevosa, amplificazione artica, vortice polare e configurazioni persistenti della circolazione extratropicale. Anche se in estate il vortice polare stratosferico perde gran parte della sua influenza diretta rispetto alla stagione fredda, la struttura delle anomalie artiche e subartiche rimane comunque rilevante per comprendere la posizione del getto, la frequenza dei blocchi e la persistenza delle onde planetarie.

La presenza di anomalie calde così marcate alle alte latitudini deve essere letta anche nel contesto dell’amplificazione artica. Il riscaldamento accelerato dell’Artico rispetto alla media globale ha modificato il gradiente termico meridionale tra alte e medie latitudini, alimentando un dibattito scientifico ancora aperto sul possibile effetto di tale riduzione del gradiente sulla corrente a getto e sulla persistenza dei pattern meteorologici. Francis e Vavrus hanno proposto l’ipotesi secondo cui un Artico più caldo possa favorire un getto più ondulato e lento, mentre altri studi, come quelli di Barnes, Screen e colleghi, hanno sottolineato la complessità del problema e la difficoltà di distinguere il segnale forzato dalla variabilità atmosferica interna. La Figura 1 non può essere usata da sola per dimostrare una relazione causale diretta tra amplificazione artica e onde più persistenti, ma rappresenta un esempio coerente con una configurazione nella quale le alte latitudini giocano un ruolo fondamentale nella distribuzione emisferica delle anomalie termiche.

La letteratura sulle ondate di calore estive ha inoltre mostrato che gli eventi più estremi sono spesso associati a blocchi atmosferici, creste quasi stazionarie e onde di Rossby ad alta ampiezza. Studi come quelli di Petoukhov, Coumou, Kornhuber e collaboratori hanno evidenziato come alcune configurazioni ondulatorie quasi risonanti possano favorire la persistenza simultanea di estremi caldi e freddi in diverse regioni dell’emisfero settentrionale. In tale prospettiva, la Figura 1 assume un significato che va oltre la semplice descrizione termica: essa mostra una possibile architettura emisferica degli estremi, nella quale le heat dome su Canada orientale e Siberia occidentale non sono fenomeni isolati, ma parti di un treno d’onda planetario capace di condizionare il tempo atmosferico su Nord America, Europa e Asia. Le anomalie fresche sull’Asia orientale e su parte del Nord America non sono quindi marginali, ma rappresentano il complemento dinamico delle anomalie calde alle alte latitudini.

Un ulteriore elemento rilevante riguarda i feedback superficiali. Sotto una cupola di calore, la persistenza di cieli sereni e subsidenza può ridurre l’umidità del suolo, aumentare il flusso di calore sensibile e amplificare ulteriormente il riscaldamento dell’aria vicino alla superficie. Questo meccanismo, ampiamente discusso negli studi sulle interazioni suolo-atmosfera, può trasformare un’anomalia anticiclonica iniziale in un evento caldo più intenso e duraturo. Nelle regioni boreali, inoltre, la riduzione della copertura nevosa primaverile, l’anticipo della fusione e il minore albedo superficiale possono favorire un più rapido assorbimento della radiazione solare, rafforzando ulteriormente le anomalie calde di inizio estate. Ciò è particolarmente importante per aree come Siberia, Canada settentrionale e Groenlandia marginale, dove la transizione stagionale tra neve, disgelo e riscaldamento superficiale può procedere rapidamente.

La figura mette anche in evidenza la natura relativa del concetto di anomalia. Un’area colorata in blu durante la prima settimana di giugno non implica necessariamente condizioni fredde in senso assoluto, ma temperature inferiori rispetto alla climatologia del periodo. Allo stesso modo, un’anomalia positiva alle alte latitudini può avere un impatto climatico molto rilevante anche quando i valori assoluti non raggiungono quelli delle medie latitudini subtropicali, perché in regioni artiche e subartiche uno scarto di alcuni gradi dalla norma può accelerare processi di fusione nivale, alterare il bilancio energetico superficiale e influenzare lo stato termico del suolo e del permafrost. Per questo motivo, le anomalie calde osservate su Siberia e Canada orientale sono particolarmente significative: esse si collocano in regioni climaticamente sensibili, dove il riscaldamento estivo precoce può produrre effetti ambientali sproporzionati rispetto alla sola lettura meteorologica.

Nel complesso, la Figura 1 conferma la sintesi proposta da Judah Cohen: l’inizio dell’estate 2026 è caratterizzato da cupole di calore posizionate alle alte latitudini, in particolare sulla Siberia occidentale e sul Canada orientale, con effetti indiretti sulle regioni poste più a sud e a valle delle principali creste. L’Asia orientale appare come il settore più chiaramente interessato da un raffreddamento relativo, coerente con la saccatura posta a valle della cresta siberiana. Il Nord America mostra un contrasto tra caldo intenso alle alte latitudini orientali e condizioni più contenute su alcune aree centro-orientali degli Stati Uniti. L’Europa, invece, si colloca in un regime più intermedio, influenzato sia dalle anomalie nord-atlantiche sia dalla configurazione euroasiatica. La mappa, dunque, non descrive soltanto dove fa più caldo o più fresco, ma permette di leggere la struttura dinamica dell’intero emisfero settentrionale: un sistema governato da onde planetarie, blocchi anticiclonici, scambi meridiani e forti contrasti longitudinali.

In definitiva, questa figura rappresenta un esempio molto chiaro di come le anomalie termiche di superficie siano l’espressione finale di processi atmosferici profondi e interconnessi. Le heat dome non sono semplici zone di caldo, ma manifestazioni verticalmente organizzate di anomalie anticicloniche persistenti; le aree fresche non sono episodi isolati, ma risposte dinamiche alle ondulazioni del getto; le alte latitudini non sono periferiche, ma sempre più centrali nella costruzione dei pattern estivi dell’emisfero boreale. La prima settimana di giugno 2026 mostra quindi un’atmosfera già pienamente inserita nella logica dei regimi estivi contemporanei: caldo amplificato alle alte latitudini, onde di Rossby marcate, blocchi regionali e distribuzione irregolare degli estremi termici. In questo senso, la Figura 1 non è soltanto una fotografia meteorologica, ma una rappresentazione sintetica della complessità climatica dell’estate boreale moderna, nella quale variabilità naturale, dinamica atmosferica e riscaldamento di fondo interagiscono nel determinare la geografia degli estremi.

Impatti

L’evoluzione prevista della circolazione medio-troposferica nelle prossime due settimane offre un quadro particolarmente interessante per interpretare l’avvio della stagione estiva nell’emisfero boreale, poiché mette in evidenza una configurazione atmosferica caratterizzata da un’ampia anomalia depressionaria sull’Artico centrale, approssimativamente centrata in prossimità del Polo Nord, circondata da una cintura discontinua di promontori anticiclonici disposti lungo i margini settentrionali dei principali continenti. Tale disposizione richiama una struttura emisferica nella quale la bassa pressione polare tende a essere confinata o incapsulata da nuclei di alta pressione continentale alle alte latitudini, i quali, per persistenza, subsidenza e compressione adiabatica della colonna d’aria, possono assumere le caratteristiche dinamiche e termodinamiche delle cosiddette “cupole di calore”. In meteorologia dinamica, questi sistemi non rappresentano semplicemente aree di tempo stabile, ma veri e propri regimi di blocco o quasi-blocco, capaci di rallentare la progressione zonale delle onde di Rossby, favorire la stagnazione delle masse d’aria e amplificare le anomalie termiche superficiali attraverso un insieme di retroazioni radiative, turbolente e idrologiche. La letteratura scientifica sui blocchi atmosferici, da Rex fino agli studi più recenti di Woollings, Davini, Pfahl, Wernli, Kautz e colleghi, ha mostrato come tali configurazioni siano spesso associate a eventi meteorologici persistenti ed estremi, con caldo e siccità sotto il nucleo anticiclonico e condizioni più fresche, instabili o perturbate nelle aree poste a valle della struttura ondulatoria.

La configurazione descritta appare dominata da tre principali centri di anomalia anticiclonica: uno in prossimità degli Urali, uno sul Golfo dell’Alaska e un terzo sul settore artico-atlantico, comprendente la Groenlandia e le aree limitrofe del Nord Atlantico. Questi tre poli di alta pressione svolgono un ruolo determinante nella distribuzione delle anomalie termiche previste sui continenti boreali. Da un lato, essi favoriscono riscaldamenti marcati nelle aree direttamente interessate dalla subsidenza anticiclonica, dove la compressione dell’aria discendente, la riduzione della copertura nuvolosa, l’incremento della radiazione solare netta alla superficie e il progressivo disseccamento del suolo tendono ad amplificare la temperatura nei bassi strati. Dall’altro lato, la stessa ondulazione del flusso medio-troposferico può favorire la discesa di aria relativamente più fresca verso le medie latitudini nei settori sottovento, generando anomalie negative o condizioni più vicine alla norma su regioni come l’Asia nord-orientale, il Canada orientale, gli Stati Uniti orientali e, in alcune fasi, l’Europa. Questa coesistenza di anomalie calde e fresche non rappresenta una contraddizione, ma è una manifestazione tipica della dinamica ondulatoria atmosferica: laddove il promontorio anticiclonico determina subsidenza, stabilità e riscaldamento, la saccatura posta a valle favorisce avvezione di aria più fresca, maggiore nuvolosità e una circolazione più meridiana.

L’eventuale persistenza di un simile assetto per una parte significativa dell’estate avrebbe implicazioni rilevanti per la distribuzione degli estremi termici nell’intero emisfero nord. Tuttavia, occorre distinguere tra la previsione sinottica a breve-medio termine e la reale capacità predittiva stagionale di un pattern osservato all’inizio dell’estate. Le configurazioni atmosferiche estive sono spesso influenzate da retroazioni locali, come l’umidità del suolo, la copertura nevosa residua, le anomalie della temperatura superficiale marina e l’attività convettiva tropicale, ma anche da processi dinamici a scala emisferica, inclusa la posizione del getto polare, la propagazione delle onde planetarie e l’interazione tra tropici, extratropici e Artico. Studi come quelli di Coumou et al., Francis e Vavrus, Screen, Barnes, Cohen e colleghi hanno discusso il possibile legame tra amplificazione artica, riduzione del gradiente termico meridionale e maggiore ondulazione del getto, pur evidenziando che la relazione tra Artico e tempo atmosferico delle medie latitudini rimane complessa, non lineare e ancora oggetto di dibattito scientifico. In questo contesto, un pattern iniziale caratterizzato da blocchi alle alte latitudini può offrire un’indicazione utile, ma non deve essere interpretato in modo deterministico come previsione dell’intera estate.

Tra le tre grandi aree continentali considerate, il Nord America appare probabilmente la regione nella quale la configurazione prevista presenta la maggiore coerenza dinamica. Un promontorio anticiclonico persistente sul settore occidentale del continente, eventualmente collegato alle anomalie positive di geopotenziale sul Golfo dell’Alaska, favorirebbe condizioni estive molto calde su vaste aree del Nord America occidentale. Tale struttura è coerente con un pattern frequentemente osservato negli ultimi anni, nel quale la cresta pacifico-continentale tende a sostenere condizioni di caldo intenso, siccità e rischio incendi nelle regioni occidentali, mentre una debole saccatura a valle delle Montagne Rocciose può mantenere condizioni relativamente più fresche o prossime alla media nelle aree centro-orientali. La dinamica orografica delle Montagne Rocciose, l’interazione tra il getto e il gradiente termico continentale, nonché il ruolo delle anomalie della superficie marina nel Pacifico settentrionale, possono contribuire alla persistenza di questo assetto. Tuttavia, resta più incerta la collocazione precisa delle anomalie fresche a est delle Montagne Rocciose: esse potrebbero interessare in misura variabile le Grandi Pianure, il Sud-Est degli Stati Uniti o il Nord-Est, a seconda della posizione longitudinale della saccatura, dell’intensità del flusso nord-occidentale e della risposta convettiva regionale.

L’Europa merita un’attenzione particolare, perché rappresenta una delle regioni più sensibili al riscaldamento recente e agli effetti combinati della variabilità atmosferica e del cambiamento climatico antropogenico. Le analisi climatiche più aggiornate di Copernicus e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale indicano che il continente europeo si sta riscaldando a un ritmo circa doppio rispetto alla media globale dalla decade 1980, una caratteristica che amplifica la probabilità, l’intensità e la persistenza delle ondate di calore estive. Le estati recenti hanno fornito numerosi esempi di questa vulnerabilità, con eventi estremi associati a blocchi anticiclonici persistenti, suoli secchi, anomalie marine calde nel Mediterraneo e configurazioni favorevoli alla subsidenza subtropicale. Gli studi di Stott et al. sull’ondata di calore europea del 2003, di Schär et al. sul ruolo della variabilità estiva europea, di Barriopedro et al. sull’estate russa del 2010, di Sousa, Pfahl e Kautz sui blocchi euro-atlantici, e di Rousi, Kornhuber e colleghi sulle onde stazionarie emisferiche, mostrano come gli estremi di caldo europei siano spesso il risultato dell’interazione tra forzante climatica di fondo e dinamica atmosferica persistente.

Proprio per questo motivo, il fatto che l’avvio della stagione non risulti complessivamente eccessivamente caldo sull’Europa, pur con inevitabili eccezioni locali, non deve essere interpretato come una smentita del trend climatico di fondo. In un clima più caldo, anche configurazioni temporaneamente favorevoli a condizioni più temperate possono verificarsi, soprattutto quando il continente si trova sul lato discendente o orientale di un blocco groenlandese o nord-atlantico, con flussi più settentrionali o nord-occidentali in grado di veicolare aria relativamente più fresca verso l’Europa occidentale e centrale. Un blocco persistente sulla Groenlandia, infatti, può modificare profondamente la traiettoria del getto atlantico, favorendo una maggiore ondulazione del flusso e, in alcuni casi, una deviazione delle masse d’aria fresche verso le medie latitudini europee. La letteratura sul Greenland blocking, inclusi gli studi recenti basati su rianalisi ERA5 e previsioni stagionali ECMWF, evidenzia come questi blocchi siano associati a importanti anomalie di circolazione sul Nord Atlantico e possano modulare sia le condizioni estive europee sia la fusione superficiale della calotta groenlandese.

Se il blocco groenlandese dovesse persistere oltre l’orizzonte delle due settimane, alcune aree dell’Europa occidentale potrebbero sperimentare una fase estiva relativamente più stagionale, o comunque meno estrema rispetto ad altre estati recenti dominate da promontori subtropicali più invadenti. Tuttavia, la risposta europea dipenderebbe dalla posizione esatta del blocco, dall’ampiezza della saccatura a valle, dal comportamento del getto atlantico e dalla capacità dell’anticiclone nord-africano di espandersi verso il Mediterraneo. Un blocco troppo occidentale potrebbe favorire discese fresche sull’Europa occidentale, ma al tempo stesso promuovere richiami caldi sul Mediterraneo centro-orientale; un blocco più orientale o più disteso verso la Scandinavia potrebbe invece sostenere condizioni anticicloniche più diffuse sul continente. In altre parole, la presenza di un’anomalia positiva di geopotenziale in Groenlandia non implica automaticamente un’estate fresca in Europa, ma aumenta la probabilità di una circolazione più meridiana e meno zonale, con contrasti regionali anche marcati.

Le anomalie dell’altezza di geopotenziale sulla calotta polare, spesso indicate come Polar Cap Height anomalies, possono offrire un utile strumento diagnostico per valutare la struttura verticale della circolazione polare e subpolare. In inverno, anomalie positive persistenti nella troposfera e nella stratosfera inferiore sono spesso associate a un vortice polare più disturbato, a scambi meridiani più pronunciati e, in alcuni casi, a regimi di blocco alle alte latitudini. In estate, tuttavia, l’interpretazione di questo indicatore richiede maggiore cautela, poiché la dinamica stratosferica è meno dominante rispetto alla stagione fredda e la circolazione troposferica risponde maggiormente ai contrasti termici continentali, alle anomalie della superficie marina, alla copertura nevosa residua e alla distribuzione delle sorgenti di calore diabatico. Per questa ragione, un segnale positivo delle PCH nella regione groenlandese può suggerire una certa propensione al blocco, ma non deve essere sopravvalutato come predittore stagionale autonomo.

Un ulteriore elemento discusso riguarda il possibile confronto con le estati successive all’eruzione del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai del gennaio 2022. Tale evento ha immesso nella stratosfera una quantità eccezionale di vapore acqueo, alterando la composizione radiativa della stratosfera e producendo effetti complessi su temperatura, chimica e dinamica atmosferica. Diversi studi, tra cui quelli di Millán, Schoeberl, Wilmouth, Bednarz e colleghi, hanno evidenziato che l’impatto climatico dell’eruzione non è assimilabile a quello delle grandi eruzioni solforose classiche, come Pinatubo, poiché l’anomalia di vapore acqueo stratosferico tende ad avere un effetto radiativo diverso rispetto agli aerosol solfatici. Nel caso qui discusso, non sembra emergere una configurazione verticale riconducibile a un “sandwich” di anomalie negative nella stratosfera superiore e vicino alla superficie, separate da anomalie positive nella troposfera superiore e nella bassa stratosfera. Inoltre, le anomalie positive troposferiche non appaiono guidate da un robusto anticiclone centrato sull’Artico centrale, ma piuttosto da promontori anticiclonici collocati lungo i margini continentali settentrionali. Questo dettaglio è importante, perché suggerisce che la dinamica dominante non sia necessariamente una risposta polare verticale coerente, bensì una configurazione ondulatoria troposferica legata alla disposizione dei blocchi continentali.

Il mese di maggio può essere interpretato come una fase di transizione nella distribuzione delle anomalie termiche emisferiche. In Nord America, la progressiva attenuazione della vasta anomalia fredda che aveva interessato il Canada durante l’inverno e gran parte della primavera potrebbe lasciare spazio a un’inversione del segnale termico, con le anomalie calde più intense previste proprio nelle regioni interne canadesi precedentemente dominate dal freddo. Questo tipo di ribaltamento non è insolito nelle stagioni di transizione, quando la rimozione del manto nevoso, l’aumento dell’insolazione, la modifica dell’albedo superficiale e il consolidamento di strutture anticicloniche possono trasformare rapidamente una regione da serbatoio freddo a sorgente di calore continentale. Le retroazioni suolo-atmosfera giocano in questo contesto un ruolo essenziale: suoli più secchi riducono il flusso di calore latente e aumentano il riscaldamento sensibile, favorendo l’intensificazione delle anomalie calde, come mostrato da numerosi studi sulle estati estreme in Europa, Nord America e Russia.

Un’evoluzione analoga, ma più incerta, riguarda l’Asia. Durante gran parte della primavera è stato osservato o previsto un dipolo termico con forti anomalie calde sulla Russia occidentale e anomalie relativamente fredde sulla Siberia. Le proiezioni suggeriscono ora una possibile inversione di tale dipolo, con condizioni più fresche sulla Russia occidentale e anomalie calde più marcate sulla Siberia. Se questa configurazione dovesse persistere, essa rappresenterebbe un segnale di notevole interesse, poiché si discosterebbe da uno degli schemi estivi più ricorrenti degli ultimi anni: la presenza di una saccatura o di condizioni relativamente fresche sulla Russia occidentale, affiancate da cupole di calore a ovest, sull’Europa, e a est, tra Siberia, Asia centrale ed Estremo Oriente. Tale pattern, spesso associato a onde di Rossby quasi stazionarie e a regimi di blocco continentale, ha contribuito in diverse estati recenti alla coesistenza di estremi termici in regioni lontane ma dinamicamente connesse.

L’Asia rimane dunque la regione con il grado di incertezza più elevato. La persistenza di un’anomalia fresca sulla Russia occidentale e di caldo sulla Siberia dipenderà dalla stabilità della struttura ondulatoria eurasiatica, dalla posizione del getto subtropicale e polare, dall’attività convettiva tropicale sull’oceano Indiano e sul Pacifico occidentale, nonché dalle interazioni con il monsone asiatico. Gli studi sulle teleconnessioni estive euroasiatiche, inclusi quelli relativi al Circumglobal Teleconnection Pattern, alle onde stazionarie guidate dal riscaldamento diabatico monsonico e alle anomalie di copertura nevosa eurasiatica, mostrano che l’estate asiatica può essere fortemente modulata da sorgenti remote di forzante atmosferica. Per questo motivo, un pattern previsto nel breve termine può evolvere rapidamente, soprattutto se la convezione tropicale cambia fase o se l’attività ondulatoria del getto si riorganizza.

Nel complesso, la configurazione descritta suggerisce un avvio estivo dominato da un’elevata ondulazione emisferica, con anomalie anticicloniche persistenti lungo le alte latitudini continentali e una bassa pressione artica centrale inizialmente ancora ben definita. Tale assetto favorisce una distribuzione fortemente asimmetrica delle anomalie termiche: caldo marcato sotto i promontori anticiclonici e condizioni più fresche nei settori sottovento, dove la circolazione meridiana consente discese d’aria dalle alte latitudini verso le medie latitudini. L’eventuale intrusione dell’alta pressione nell’Artico centrale alla fine del periodo previsionale rappresenterebbe un elemento dinamicamente rilevante, ma non necessariamente destinato a dominare l’intera estate. Se tale pattern dovesse consolidarsi, potrebbe indicare una stagione caratterizzata da frequenti blocchi alle alte latitudini e da forti contrasti regionali; se invece dovesse riorganizzarsi verso una circolazione più zonale o verso promontori subtropicali più invadenti, il segnale termico potrebbe cambiare rapidamente, soprattutto in Europa e Asia.

La lettura più prudente è quindi quella di considerare il pattern attuale come un possibile indizio, non come una previsione stagionale definitiva. In Nord America, la persistenza del promontorio occidentale e della saccatura sottovento appare relativamente plausibile e potrebbe sostenere un’estate molto calda a ovest e più variabile a est. In Europa, il ruolo del blocco groenlandese sarà decisivo nel modulare l’alternanza tra fasi più temperate e possibili ritorni caldi mediterranei, all’interno di un continente che continua comunque a riscaldarsi più rapidamente della media globale. In Asia, infine, l’eventuale inversione del dipolo termico primaverile costituirebbe un’evoluzione meno scontata, potenzialmente in contrasto con alcuni schemi estivi recenti. La stagione si apre dunque con una configurazione dinamicamente complessa, nella quale la variabilità naturale della circolazione atmosferica interagisce con un fondo climatico sempre più caldo, aumentando la probabilità che anche pattern apparentemente ordinari producano anomalie termiche e impatti regionali di notevole intensità.

Circolazione emisferica a 500 hPa, blocchi anticiclonici e distribuzione delle anomalie termiche boreali

La Figura I, relativa all’altezza di geopotenziale a 500 hPa e alle corrispondenti anomalie in decametri sull’emisfero nord, offre una rappresentazione particolarmente efficace della struttura dinamica dominante all’inizio di giugno 2026 e della sua possibile evoluzione nelle due settimane successive. Il livello di 500 hPa, collocato approssimativamente nella media troposfera, costituisce uno dei piani diagnostici più utilizzati nella meteorologia sinottica e nella climatologia dinamica, poiché permette di interpretare la disposizione delle onde planetarie, la posizione delle saccature e dei promontori, la struttura del getto polare e la tendenza generale della circolazione atmosferica. Le linee nere indicano le altezze di geopotenziale, mentre le ombreggiature colorate rappresentano le anomalie rispetto alla climatologia: i colori rossi segnalano geopotenziali superiori alla norma, associati a promontori anticiclonici, subsidenza e condizioni atmosferiche più stabili; i colori blu indicano geopotenziali inferiori alla norma, generalmente legati a saccature, circolazione ciclonica e maggiore propensione all’avvezione di masse d’aria più fredde dalle alte latitudini. In questo senso, la figura non mostra direttamente la temperatura al suolo, ma fornisce una chiave interpretativa fondamentale per comprendere la distribuzione delle anomalie termiche previste su Nord America, Europa e Asia.

L’elemento più evidente è la presenza di un’ampia area depressionaria nella regione artica centrale, con un minimo di geopotenziale collocato tra il Polo Nord, l’arcipelago artico canadese e il settore groenlandese. Tale struttura, rappresentata dalle anomalie negative e dalle isoipse più basse, suggerisce un vortice troposferico artico ancora relativamente organizzato, capace di mantenere geopotenziali inferiori alla norma sul cuore dell’Artico. Tuttavia, questa anomalia ciclonica non appare isolata in un flusso zonale regolare, bensì circondata da più nuclei anticiclonici disposti lungo le alte latitudini continentali e oceaniche. È proprio questa disposizione a rendere la configurazione dinamicamente interessante: non siamo di fronte a una semplice circolazione polare compatta, ma a un assetto fortemente ondulato, nel quale il vortice artico viene parzialmente confinato da promontori anticiclonici periferici. Tale struttura richiama i meccanismi descritti nella letteratura sui blocchi atmosferici, nei quali anomalie positive persistenti di geopotenziale possono rallentare o deviare il flusso occidentale, favorendo la quasi-stazionarietà delle onde di Rossby e la persistenza di anomalie meteorologiche regionali.

I principali centri anticiclonici individuabili nella figura si collocano in tre settori strategici: il Golfo dell’Alaska e il Pacifico nord-orientale, l’area uralica e siberiana occidentale, e il settore nord-atlantico-groenlandese. Ciascuno di questi promontori presenta implicazioni diverse, ma tutti concorrono a disegnare una circolazione emisferica ad alta ampiezza d’onda. Il promontorio sul Golfo dell’Alaska tende a favorire una curvatura meridiana del getto sul Nord America, con risalita di aria calda verso l’Alaska, il Canada occidentale e gli Stati Uniti occidentali, e possibile sviluppo di una saccatura compensativa più a est, tra Canada orientale e Stati Uniti centro-orientali. Questa configurazione è coerente con un pattern spesso osservato nelle estati recenti, nel quale la cresta pacifica o pacifico-continentale sostiene condizioni molto calde e secche sul Nord America occidentale, mentre il settore sottovento alle Montagne Rocciose può essere interessato da correnti più settentrionali o nord-occidentali, associate a temperature relativamente più contenute e a maggiore instabilità. In termini dinamici, la presenza delle Montagne Rocciose, il contrasto termico tra oceano e continente e le anomalie del Pacifico settentrionale possono contribuire alla persistenza di tale assetto, rendendo il Nord America occidentale particolarmente vulnerabile a episodi di caldo prolungato.

Il secondo centro anticiclonico, collocato in prossimità degli Urali, riveste un’importanza notevole per la circolazione euroasiatica. I blocchi uralici rappresentano una delle strutture più rilevanti della dinamica atmosferica dell’emisfero nord, soprattutto perché possono modulare la traiettoria delle masse d’aria tra Europa, Siberia e Artico. In inverno, un blocco sugli Urali può favorire scambi meridiani, disturbi al vortice polare e raffreddamenti continentali; in estate, la stessa area può agire come regione di accumulo di calore, soprattutto quando il promontorio è accompagnato da cieli sereni, subsidenza e suoli progressivamente più secchi. Nella figura, l’anomalia positiva in area uralica appare inserita in una più ampia ondulazione del flusso, con possibili conseguenze sia sulla Russia occidentale sia sulla Siberia. A seconda della posizione longitudinale del massimo anticiclonico e della saccatura a valle, il pattern può favorire anomalie calde in Siberia e condizioni relativamente più fresche sulla Russia occidentale, oppure produrre una distribuzione opposta. Questo aspetto è particolarmente importante perché l’Eurasia estiva è spesso dominata da onde quasi stazionarie che possono collegare dinamicamente l’Europa, la Russia e l’Asia orientale, generando simultaneamente cupole di calore in alcune regioni e saccature fresche in altre.

Il terzo centro di anomalia positiva, quello localizzato tra Nord Atlantico, Groenlandia e settore artico-atlantico, è forse il più rilevante per l’evoluzione europea. Un’anomalia positiva di geopotenziale in area groenlandese o nord-atlantica può essere interpretata come un segnale di blocco groenlandese o di elevata pressione alle alte latitudini atlantiche. Tale configurazione tende a deviare il flusso zonale medio, riducendo la linearità del getto occidentale e favorendo traiettorie più meridiane. Per l’Europa occidentale e centrale, ciò può tradursi in discese di aria più fresca dal Nord Atlantico o dall’Artico marittimo, soprattutto se a valle del blocco si sviluppa una saccatura sull’Europa. In questo caso, la figura suggerisce una possibile protezione parziale dell’Europa occidentale da condizioni di caldo estremo generalizzato nella fase iniziale dell’estate, pur non escludendo anomalie calde locali o richiami subtropicali sul Mediterraneo centro-orientale. La risposta europea, infatti, dipende in modo cruciale dalla posizione esatta del blocco: un blocco più occidentale può favorire correnti fresche sull’Europa occidentale ma richiami caldi più a est; un blocco più orientale o scandinavo può invece sostenere condizioni stabili e calde su ampie porzioni del continente.

Dal punto di vista fisico, i promontori anticiclonici evidenziati nella figura possono essere interpretati come potenziali precursori o manifestazioni di cupole di calore. Una cupola di calore non è semplicemente un’area di alta pressione, ma una configurazione nella quale la colonna atmosferica si riscalda e si espande, determinando altezze di geopotenziale superiori alla norma. La subsidenza associata all’anticiclone comprime l’aria verso il basso, favorendo il riscaldamento adiabatico; al tempo stesso, la ridotta copertura nuvolosa aumenta l’irraggiamento solare alla superficie, mentre il progressivo disseccamento del suolo riduce l’evaporazione e incrementa la quota di energia destinata al riscaldamento sensibile. Questo meccanismo di retroazione suolo-atmosfera è stato ampiamente discusso negli studi sulle ondate di calore europee, nordamericane e russe, nei quali la persistenza anticiclonica, l’umidità del suolo e la riduzione del raffreddamento evaporativo agiscono congiuntamente per amplificare gli estremi termici. Per questo motivo, le anomalie positive di geopotenziale rappresentate in rosso nella figura non devono essere lette soltanto come semplici deviazioni bariche, ma come aree potenzialmente favorevoli alla costruzione di anomalie calde persistenti nei bassi strati atmosferici.

La configurazione mostra anche una marcata ondulazione delle onde di Rossby, cioè delle grandi onde planetarie che regolano il trasporto meridiano di calore, quantità di moto e vorticità nell’atmosfera extratropicale. Quando le onde di Rossby assumono grande ampiezza e bassa velocità di propagazione, il tempo atmosferico tende a diventare più persistente: le aree sotto promontorio rimangono calde e stabili più a lungo, mentre quelle sotto saccatura possono sperimentare fasi fresche o perturbate più durature. Studi recenti hanno mostrato che onde di Rossby amplificate e quasi stazionarie possono aumentare il rischio di ondate di calore simultanee in regioni distanti dell’emisfero nord, inclusi Nord America, Europa e Asia. La figura sembra inserirsi proprio in questo tipo di contesto dinamico: un’onda emisferica ad ampia scala, con più creste e saccature distribuite lungo il bordo del vortice artico, capace di produrre forti contrasti regionali. In una simile configurazione, non è necessario che tutto l’emisfero sia caldo o freddo in modo uniforme; al contrario, la caratteristica principale è la coesistenza di anomalie opposte, spesso collegate dallo stesso treno d’onda planetario.

Un ulteriore aspetto rilevante riguarda il rapporto tra questa configurazione e l’amplificazione artica. Il riscaldamento accelerato dell’Artico rispetto alle medie latitudini ha ridotto il gradiente termico meridionale soprattutto nei bassi strati, sollevando un ampio dibattito scientifico sul possibile indebolimento e rallentamento del getto polare, sulla maggiore ondulazione delle onde di Rossby e sulla persistenza degli eventi estremi alle medie latitudini. Alcuni studi hanno proposto che l’amplificazione artica possa favorire onde più lente e pattern più persistenti, aumentando la probabilità di blocchi, ondate di calore, siccità e irruzioni fredde. Altri lavori hanno invece sottolineato la complessità del problema, evidenziando che il legame tra Artico e circolazione delle medie latitudini non è lineare, varia con la stagione, dipende dalla struttura verticale dell’atmosfera e può essere modulato da forzanti tropicali, oceaniche e interne alla variabilità atmosferica. La figura, con un’area depressionaria artica centrale circondata da promontori alle alte latitudini continentali, rappresenta un esempio concreto di quanto la circolazione boreale possa risultare organizzata attorno a un equilibrio instabile tra vortice polare troposferico, blocchi periferici e ondulazioni del getto.

La presenza di un nucleo depressionario sull’Artico centrale non implica necessariamente un’estate fresca o dinamicamente compatta sull’intero emisfero. Al contrario, quando tale nucleo viene circondato da promontori anticiclonici periferici, può favorire forti scambi meridiani lungo i suoi bordi. Lungo il lato occidentale o orientale delle saccature, l’aria artica o subartica può essere convogliata verso latitudini più basse, generando anomalie fresche in aree come Canada orientale, Stati Uniti orientali, Europa occidentale o Asia nord-orientale. Parallelamente, lungo il lato ascendente dei promontori, aria più calda può essere trasportata verso nord, contribuendo a riscaldamenti anomali su Alaska, Canada occidentale, Groenlandia, Scandinavia, Urali o Siberia. Questa alternanza tra avvezioni calde verso le alte latitudini e discese fresche verso le medie latitudini costituisce una firma tipica delle configurazioni meridiane ad alta ampiezza.

Per il Nord America, la figura suggerisce un possibile scenario dominato da caldo persistente sul settore occidentale e da condizioni più variabili o relativamente più fresche a est delle Montagne Rocciose. La cresta sul Pacifico nord-orientale e sul Golfo dell’Alaska tende infatti a sostenere una circolazione favorevole all’accumulo di calore sul Canada occidentale e sugli Stati Uniti occidentali. Tale pattern può avere conseguenze importanti sul bilancio idrico, sul rischio di siccità e incendi, sulla fusione nivale residua nelle catene montuose e sulla domanda energetica. A valle della cresta, invece, una saccatura più o meno pronunciata può favorire intrusioni d’aria fresca e temporalesca verso le pianure centrali, il Midwest o il Nord-Est degli Stati Uniti. La posizione precisa di questa saccatura rappresenta però un elemento di grande incertezza, poiché piccoli spostamenti longitudinali possono modificare sensibilmente la distribuzione delle anomalie termiche e pluviometriche.

Per l’Europa, il segnale più importante è rappresentato dal possibile blocco groenlandese-nord-atlantico. In un continente che negli ultimi decenni si è riscaldato molto rapidamente e che ha sperimentato ondate di calore sempre più intense, una configurazione di blocco alle alte latitudini può agire in due direzioni opposte a seconda della sua collocazione. Se il blocco favorisce una saccatura sull’Europa occidentale, la stagione può iniziare con temperature più vicine alla norma o localmente inferiori alla media, soprattutto tra Isole Britanniche, Francia, Penisola Iberica settentrionale, Germania e regioni alpine. Se invece il blocco si sposta o si inclina in modo da consentire la risalita dell’anticiclone subtropicale dal Nord Africa, il Mediterraneo e l’Europa centro-meridionale possono rapidamente entrare in una fase calda, con temperature elevate e stabilità atmosferica. Per questo motivo, la figura non va interpretata come garanzia di un’estate fresca europea, ma come segnale di una circolazione potenzialmente più ondulata, capace di alternare fasi fresche atlantiche e improvvisi richiami caldi subtropicali.

Per l’Asia, la lettura è ancora più complessa. Il promontorio sugli Urali, la saccatura artica e le anomalie collocate tra Siberia e Asia orientale suggeriscono una distribuzione termica potenzialmente molto contrastata. In alcune configurazioni, un blocco uralico può favorire caldo sulla Siberia occidentale o centrale, mentre una saccatura a valle può portare condizioni più fresche sull’Asia orientale. In altre situazioni, lo stesso treno d’onda può sostenere una cupola di calore più a est, con anomalie positive sulla Siberia orientale, sulla Mongolia, sulla Cina settentrionale o sul Giappone. La variabilità estiva asiatica è inoltre fortemente influenzata dalla convezione tropicale, dal monsone indiano, dal monsone dell’Asia orientale e dalle teleconnessioni circumglobali che si propagano lungo il getto subtropicale. Di conseguenza, l’evoluzione asiatica appare meno prevedibile rispetto a quella nordamericana, perché dipende da un’interazione più complessa tra forzanti tropicali, onde extratropicali e retroazioni continentali.

Un punto essenziale è che le anomalie di geopotenziale a 500 hPa non devono essere lette in modo statico, ma come parte di un’evoluzione dinamica. La previsione dal 9 al 23 giugno suggerisce infatti che la struttura iniziale potrebbe subire modifiche, con una possibile invasione dell’alta pressione verso l’Artico centrale nella parte finale del periodo. Se tale evoluzione dovesse realizzarsi e persistere, il quadro cambierebbe sensibilmente: un’alta pressione più centrata sull’Artico potrebbe favorire un pattern ancora più bloccato, con maggiori scambi meridiani e possibile redistribuzione delle anomalie termiche tra alte e medie latitudini. Tuttavia, la persistenza di una simile struttura per l’intera estate sarebbe tutt’altro che scontata. La climatologia estiva dell’emisfero nord è infatti regolata da un equilibrio delicato tra riscaldamento continentale, evoluzione del getto, attività convettiva tropicale e risposta delle superfici oceaniche e terrestri. Una previsione a due settimane può indicare una tendenza, ma non può essere trasformata automaticamente in una diagnosi stagionale definitiva.

Nel complesso, la Figura I descrive un emisfero nord dominato da una circolazione altamente ondulata, con un nucleo depressionario artico circondato da promontori anticiclonici alle alte latitudini continentali e oceaniche. Tale configurazione è coerente con un pattern favorevole a forti contrasti regionali: caldo persistente sotto le creste anticicloniche, condizioni più fresche o instabili sotto le saccature, e frequenti scambi meridiani lungo il bordo del vortice polare troposferico. La sua importanza risiede nel fatto che le anomalie mostrate non rappresentano semplici deviazioni locali, ma parti di una struttura emisferica integrata, nella quale il Nord America, l’Atlantico, l’Europa e l’Eurasia risultano collegati attraverso onde planetarie e blocchi atmosferici. La figura suggerisce quindi un avvio estivo dinamicamente complesso, nel quale la variabilità naturale della circolazione atmosferica interagisce con un fondo climatico più caldo, aumentando la probabilità che i promontori anticiclonici producano anomalie termiche significative e che le saccature a valle generino fasi fresche regionalmente marcate. La chiave interpretativa sarà la persistenza: se i blocchi sul Golfo dell’Alaska, sulla Groenlandia e sugli Urali tenderanno a mantenersi, l’estate potrà essere caratterizzata da una marcata impronta meridiana; se invece il flusso si riorganizzerà verso una maggiore zonalità, le anomalie termiche potranno ridistribuirsi rapidamente, modificando in modo sostanziale il quadro previsto su Nord America, Europa e Asia.

Anomalie verticali del Polar Cap Height nel settore nord-atlantico e significato dinamico del blocco groenlandese

La Figura II rappresenta l’evoluzione osservata e prevista delle anomalie standardizzate dell’altezza di geopotenziale mediate sull’area polare del settore nord-atlantico, compresa tra 55°N e 90°N e tra 100°W e 100°E. A differenza di una carta sinottica tradizionale, questa figura non descrive la distribuzione orizzontale del campo barico, ma mostra la struttura verticale e temporale dell’anomalia di geopotenziale, dalla bassa troposfera fino alla stratosfera superiore. L’asse orizzontale indica il tempo, dal 9 maggio al 23 giugno 2026, mentre l’asse verticale rappresenta i livelli di pressione atmosferica, con la superficie in basso, intorno a 1000 hPa, e la stratosfera superiore in alto, fino a circa 1 hPa. La linea verticale nera collocata sull’8 giugno separa la parte già osservata dalla previsione del GEFS ensemble, inizializzata alle 00 UTC dell’8 giugno 2026. Il codice cromatico consente di interpretare rapidamente il segnale dinamico: le tonalità rosse indicano anomalie positive di geopotenziale, cioè altezze superiori alla norma, mentre le tonalità blu indicano anomalie negative, cioè geopotenziali inferiori alla media climatologica. Poiché i valori sono standardizzati, l’intensità dell’anomalia può essere letta in termini di deviazioni standard rispetto alla variabilità climatologica: valori prossimi o superiori a +1 indicano un segnale significativo, mentre anomalie vicine a +2 suggeriscono un evento particolarmente marcato.

Il primo elemento da evidenziare è la netta transizione che si osserva nel corso del mese di maggio. Nella prima parte del periodo, soprattutto tra il 9 e il 17 maggio, prevalgono anomalie negative nella media e alta stratosfera, con geopotenziali inferiori alla norma nella parte superiore della colonna atmosferica. Questo segnale suggerisce una fase in cui il settore polare nord-atlantico era ancora caratterizzato da una struttura relativamente più depressionaria o da una colonna atmosferica meno espansa rispetto alla climatologia. Successivamente, a partire dalla terza decade di maggio, la figura mostra una progressiva inversione del segnale: le anomalie positive iniziano a emergere nella troposfera e nella bassa stratosfera, intensificandosi rapidamente fino a raggiungere valori molto elevati tra fine maggio e inizio giugno. Il massimo segnale positivo si colloca approssimativamente tra 100 e 30 hPa, con una struttura che coinvolge anche la media troposfera e che assume una chiara estensione verticale. Questa evoluzione indica la formazione di un’anomalia anticiclonica profonda nel settore artico-nord-atlantico, compatibile con una fase di blocco groenlandese o nord-atlantico.

Il significato fisico delle anomalie positive di polar cap height è particolarmente importante. Un aumento dell’altezza di geopotenziale indica che la colonna atmosferica risulta più spessa e più espansa rispetto alla norma, generalmente in associazione a temperature medie più elevate nella colonna e a una circolazione più anticiclonica. Nel settore nord-atlantico, un’anomalia positiva persistente alle alte latitudini è spesso associata alla presenza di alte pressioni tra Groenlandia, Artico canadese, Islanda e Atlantico settentrionale. In termini dinamici, tale configurazione può ostacolare il normale flusso occidentale atlantico, favorendo una maggiore ondulazione del getto e una circolazione più meridiana. Il blocco groenlandese agisce infatti come una barriera dinamica: rallenta o devia il flusso zonale, costringe le onde di Rossby ad amplificarsi e può favorire lo sviluppo di saccature a valle, spesso dirette verso l’Europa occidentale o centrale. Per questo motivo, la figura non deve essere interpretata come un semplice indicatore locale, ma come una misura sintetica della predisposizione del settore nord-atlantico-artico a sostenere un regime di blocco.

La struttura verticale dell’anomalia è altrettanto rilevante. Quando un’anomalia positiva rimane confinata nei bassi strati, essa può rappresentare una risposta relativamente superficiale, legata per esempio a processi radiativi, termici o locali. Quando invece il segnale si estende dalla troposfera alla bassa stratosfera, come avviene in questa figura tra fine maggio e inizio giugno, la configurazione assume maggiore importanza dinamica. Una colonna atmosferica coerentemente positiva indica infatti che l’anomalia non è limitata alla superficie, ma coinvolge una parte consistente della circolazione verticale. Questo può aumentare la persistenza del pattern, perché un’anomalia profonda è più difficilmente rimossa da perturbazioni transitorie e tende a interagire in modo più efficace con la propagazione delle onde planetarie. La massima intensità tra alta troposfera e bassa stratosfera suggerisce quindi una fase in cui la circolazione nord-atlantica è stata dominata da una struttura anticiclonica robusta, capace di imprimere una marcata anomalia positiva nel campo di geopotenziale.

Dopo l’8 giugno, cioè nella parte previsionale del diagramma, il GEFS mantiene un segnale positivo piuttosto diffuso su gran parte della troposfera e della bassa stratosfera, sebbene con intensità generalmente inferiore rispetto al picco osservato tra fine maggio e inizio giugno. Questo aspetto è importante perché indica che, secondo l’ensemble, il pattern favorevole a geopotenziali superiori alla norma nel settore nord-atlantico-artico non dovrebbe dissolversi immediatamente. Le anomalie positive previste tra 100 e 500 hPa, e in parte anche verso i bassi strati, suggeriscono la prosecuzione di una fase caratterizzata da maggiore propensione al blocco o comunque da una circolazione meno zonale del normale. Il segnale non appare tuttavia uniforme lungo tutta la colonna: nella stratosfera più alta, soprattutto tra 1 e 10 hPa, permangono aree debolmente negative o prossime alla neutralità. Questo significa che la configurazione prevista non può essere descritta come un accoppiamento verticale completo tra troposfera e stratosfera superiore, ma piuttosto come una robusta anomalia troposferica e basso-stratosferica, con minore coinvolgimento della stratosfera più alta.

Questa distinzione è fondamentale, soprattutto perché la dinamica estiva della stratosfera differisce profondamente da quella invernale. Durante l’inverno, anomalie positive del polar cap height possono essere associate a un vortice polare stratosferico disturbato o indebolito e, in alcuni casi, a processi di propagazione verso il basso capaci di influenzare la circolazione troposferica. In estate, invece, il vortice polare stratosferico invernale è già collassato o profondamente trasformato dalla transizione stagionale, e il ruolo della stratosfera nel modulare la circolazione troposferica è generalmente diverso e meno diretto. Per questa ragione, il segnale mostrato dalla figura deve essere letto principalmente come espressione di una circolazione troposferica nord-atlantica bloccata o semi-bloccata, piuttosto che come manifestazione di una dinamica stratosferica invernale. L’anomalia positiva nella bassa stratosfera può comunque indicare una struttura verticale coerente e una certa robustezza del pattern, ma non deve essere automaticamente interpretata con le stesse categorie utilizzate per gli eventi invernali di riscaldamento stratosferico improvviso o per il collasso del vortice polare.

Dal punto di vista europeo, la persistenza di anomalie positive di geopotenziale sul settore nord-atlantico e groenlandese ha implicazioni rilevanti. Un blocco alle alte latitudini atlantiche tende spesso a favorire una fase negativa della NAO o comunque una circolazione meno zonale, con traiettorie perturbate deviate rispetto alla climatologia. Quando l’alta pressione si dispone tra Groenlandia e Atlantico settentrionale, il getto polare può essere costretto a scorrere più a sud oppure a ondulare maggiormente, favorendo la discesa di masse d’aria relativamente fresche verso l’Europa occidentale e centrale. In estate, ciò può tradursi in condizioni meno calde rispetto a quelle associate a un flusso subtropicale dominante, soprattutto sulle regioni occidentali del continente. Tuttavia, la risposta europea non è automatica né uniforme: la posizione esatta del blocco, l’ampiezza della saccatura a valle e la presenza di promontori subtropicali sul Mediterraneo possono determinare forti differenze regionali. Un blocco più occidentale può favorire aria fresca sull’Europa occidentale ma richiami caldi sul Mediterraneo orientale; un blocco più orientale o disteso verso la Scandinavia può invece sostenere condizioni più stabili e calde su una parte più ampia del continente.

La figura aiuta quindi a comprendere perché, in presenza di un segnale positivo persistente nel settore groenlandese, l’Europa possa temporaneamente sottrarsi a un regime di caldo estremo generalizzato, pur rimanendo inserita in un contesto climatico di fondo sempre più caldo. Le anomalie positive di geopotenziale alle alte latitudini non significano necessariamente caldo ovunque; al contrario, possono favorire forti contrasti meridiani, con risalite calde verso l’Artico e discese fresche verso le medie latitudini. Questa è una caratteristica tipica dei pattern bloccati: il tempo atmosferico diventa più persistente, ma anche più regionalmente differenziato. Mentre la Groenlandia e l’Artico nord-atlantico possono sperimentare condizioni anticicloniche e anomalie termiche positive, le aree poste a valle del blocco possono essere interessate da saccature, instabilità e temperature più contenute. In questo senso, la figura fornisce una spiegazione dinamica al possibile contrasto tra geopotenziali elevati alle alte latitudini e condizioni non necessariamente calde sull’Europa occidentale.

Un altro elemento importante riguarda il legame tra blocco groenlandese e circolazione emisferica. Il settore nord-atlantico rappresenta una regione chiave per la propagazione delle onde di Rossby e per la modulazione della corrente a getto. Quando il polar cap height regionale diventa positivo, soprattutto in modo profondo e persistente, esso segnala che la massa atmosferica alle alte latitudini è disposta in modo da favorire una maggiore resistenza al flusso zonale. Questo può aumentare la probabilità di onde quasi stazionarie, rallentare la progressione delle perturbazioni e generare configurazioni persistenti. Gli studi sui blocchi atmosferici hanno mostrato che tali strutture sono spesso associate a estremi meteorologici: caldo e siccità sotto il promontorio anticiclonico, piogge persistenti o temperature più fresche nelle aree sottovento, e anomalie criosferiche significative quando il blocco interessa la Groenlandia. Il segnale osservato nella figura si inserisce in questo quadro, poiché il massimo positivo tra fine maggio e inizio giugno indica un episodio dinamicamente rilevante, mentre la previsione suggerisce una persistenza attenuata ma ancora riconoscibile del pattern.

La connessione con la Groenlandia è particolarmente delicata. Le anomalie positive di geopotenziale in area groenlandese sono spesso associate a maggiore subsidenza, minore nuvolosità in alcune configurazioni, avvezione di aria più calda e umida dalle latitudini inferiori e incremento del potenziale di fusione superficiale della calotta. La letteratura recente ha sottolineato come i blocchi estivi groenlandesi abbiano svolto un ruolo importante negli episodi di fusione estrema della calotta glaciale, perché possono modificare il bilancio energetico superficiale attraverso l’aumento della radiazione solare, il trasporto di calore sensibile e latente e l’instaurarsi di feedback legati all’albedo. Naturalmente, la figura non mostra direttamente la fusione della calotta, né permette da sola di quantificare l’impatto glaciologico; tuttavia, un’anomalia positiva persistente nel settore nord-atlantico-artico rappresenta un segnale da monitorare attentamente, soprattutto nel cuore della stagione estiva, quando la radiazione solare e la vulnerabilità della superficie glaciale sono massime.

Il segnale previsto dopo l’8 giugno suggerisce inoltre che la circolazione potrebbe rimanere favorevole a un assetto meridiano almeno fino alla terza decade del mese. Le anomalie positive non raggiungono più l’intensità eccezionale del picco precedente, ma persistono con valori moderati in una porzione ampia della colonna atmosferica. Questo è coerente con un regime di blocco meno estremo ma ancora presente, capace di influenzare la traiettoria delle onde e la distribuzione delle anomalie termiche. La presenza di un’anomalia positiva più forte nella media-alta troposfera rispetto ai bassi strati può indicare che il segnale è principalmente dinamico, legato alla struttura del flusso e delle onde planetarie, più che a una semplice risposta superficiale. Tuttavia, nei mesi estivi, la persistenza di geopotenziali elevati può progressivamente trasferirsi anche al suolo attraverso subsidenza, riscaldamento radiativo e retroazioni della superficie terrestre, specialmente dove il blocco produce condizioni stabili e asciutte.

La figura, nel suo insieme, descrive quindi una fase atmosferica nella quale il settore nord-atlantico-artico passa da una condizione inizialmente più depressionaria o neutra a una fase dominata da geopotenziali superiori alla norma, con un massimo molto marcato tra fine maggio e inizio giugno e una successiva persistenza prevista, seppure attenuata, durante la prima metà e parte della seconda metà di giugno. Questo tipo di evoluzione è coerente con la formazione di un blocco groenlandese o nord-atlantico, capace di influenzare la circolazione a scala emisferica attraverso la modulazione del getto, la deviazione delle storm track e l’amplificazione delle onde di Rossby. La sua importanza non risiede soltanto nell’anomalia locale, ma nella capacità di tale struttura di generare effetti a valle, soprattutto sull’Europa e sul comparto nord-atlantico.

In conclusione, la Figura II fornisce una lettura verticale e temporale del medesimo quadro dinamico suggerito dalla mappa a 500 hPa: il settore nord-atlantico e groenlandese mostra una chiara predisposizione a geopotenziali superiori alla norma, compatibili con una fase di blocco o semi-blocco alle alte latitudini. Il massimo osservato tra fine maggio e inizio giugno indica un’anomalia robusta, profonda e statisticamente rilevante, mentre la previsione GEFS suggerisce che il segnale possa persistere, pur indebolendosi, fino alla terza decade di giugno. Per l’Europa, questo può tradursi in una circolazione più ondulata e potenzialmente meno favorevole a un caldo uniforme e persistente sull’ovest del continente, almeno finché il blocco rimarrà collocato in modo da favorire saccature a valle. Per la Groenlandia e l’Artico nord-atlantico, invece, la persistenza di anomalie positive di geopotenziale rappresenta un elemento da monitorare attentamente, poiché i blocchi estivi in quest’area sono spesso associati a importanti conseguenze radiative, termiche e criosferiche. La figura non va quindi letta come una semplice previsione tecnica, ma come un indicatore della struttura verticale della circolazione boreale: una colonna atmosferica che, nel settore nord-atlantico, tende a espandersi e a organizzarsi in senso anticiclonico, con effetti potenzialmente rilevanti sulla distribuzione delle anomalie meteorologiche di inizio estate.

Breve Termine: questa settimana

La configurazione atmosferica prevista per la settimana in esame evidenzia un quadro dinamico tipico delle fasi in cui la circolazione emisferica boreale risulta controllata dall’interazione tra l’Oscillazione Artica, la variabilità regionale dell’Oscillazione Nord Atlantica e la disposizione dei principali centri di anomalia del geopotenziale nella media troposfera. L’indice AO è previsto in territorio positivo, una condizione che, nella sua formulazione classica descritta dagli studi di Thompson e Wallace sul Northern Annular Mode, tende a indicare una distribuzione della massa atmosferica caratterizzata da geopotenziali relativamente più bassi sull’Artico e da una maggiore organizzazione del vortice troposferico polare rispetto alle medie latitudini. In termini fisici, una fase positiva dell’AO implica generalmente una maggiore concentrazione delle anomalie depressionarie alle alte latitudini e una minore propensione, almeno su scala emisferica, agli scambi meridiani profondi tra Artico e medie latitudini. Tuttavia, la figura descritta mostra anche anomalie di geopotenziale miste alle medie latitudini dell’emisfero nord, segno che il segnale anulare dell’AO non si traduce in una circolazione uniformemente zonale o priva di ondulazioni regionali. Questo aspetto è importante perché l’AO rappresenta un indice emisferico sintetico, mentre la distribuzione reale del tempo atmosferico dipende dalla posizione longitudinale delle onde planetarie, dei promontori anticiclonici e delle saccature.

Nel settore nord-atlantico, la presenza prevista di anomalie di geopotenziale da miste a positive sulla Groenlandia suggerisce un comportamento della NAO compreso tra neutralità e debole negatività. Questo apparente contrasto tra AO positiva e NAO neutra o negativa non è necessariamente contraddittorio. La letteratura classica di Hurrell sulla NAO e gli studi successivi di Woollings, Cassou e colleghi hanno infatti mostrato che la NAO rappresenta una modalità regionale della variabilità atmosferica euro-atlantica, strettamente legata al gradiente di pressione tra le basse pressioni subpolari islandesi e l’alta subtropicale delle Azzorre, ma non sempre coincidente con il segnale anulare emisferico dell’AO. Può quindi accadere che l’Artico nel suo complesso presenti geopotenziali inferiori alla norma, coerenti con una AO positiva, mentre il settore groenlandese-nord-atlantico mostri una relativa anomalia positiva, sufficiente a produrre un indebolimento locale del flusso occidentale e una tendenza a una NAO neutra o debolmente negativa. Tale configurazione è tipica di un’atmosfera nella quale il vortice polare troposferico rimane presente, ma viene parzialmente deformato da creste regionali alle alte latitudini.

La disposizione di anomalie positive di geopotenziale lungo il Nord Atlantico settentrionale, inclusa la Groenlandia, assume un ruolo centrale per l’evoluzione europea della settimana. Una fascia di alta pressione o di geopotenziali superiori alla norma in area groenlandese e subpolare tende a deviare il flusso zonale atlantico, favorendo una maggiore ondulazione delle onde di Rossby e la formazione di una saccatura a valle sull’Europa nord-occidentale. Questo meccanismo è coerente con la dinamica dei blocchi atmosferici descritta da Rex e, in tempi più recenti, dagli studi di Davini, Woollings, Pfahl, Wernli e Kautz, nei quali i blocchi alle alte latitudini vengono interpretati come strutture capaci di rallentare la progressione delle perturbazioni, modificare la traiettoria delle storm track e generare anomalie meteorologiche persistenti nelle regioni sottovento. Nel caso specifico, il blocco o semi-blocco nord-atlantico-groenlandese favorisce geopotenziali più bassi sull’Europa nord-occidentale, mentre l’Europa meridionale rimane maggiormente esposta a condizioni anticicloniche o a geopotenziali relativamente più elevati.

Le conseguenze termiche di tale disposizione risultano coerenti con la struttura prevista del campo di geopotenziale. Sull’Europa nord-occidentale, comprese le Isole Britanniche, la presenza di una saccatura e di anomalie negative nella media troposfera favorisce temperature prossime o inferiori alla media stagionale. Tale segnale può essere spiegato attraverso l’avvezione di masse d’aria più fresche di origine nord-atlantica o subpolare, l’aumento della nuvolosità, una maggiore instabilità e una minore persistenza della subsidenza anticiclonica. Al contrario, sull’Europa meridionale ed orientale, la maggiore influenza di promontori o geopotenziali più elevati sostiene temperature nella norma o superiori alla norma, soprattutto laddove la circolazione favorisce subsidenza, soleggiamento e riscaldamento della colonna atmosferica. Si delinea dunque una distribuzione termica meridiana e contrastata, nella quale l’Europa occidentale e nord-occidentale può beneficiare di condizioni relativamente più temperate, mentre il Mediterraneo e i settori orientali del continente possono rimanere più esposti a masse d’aria calde o a condizioni anticicloniche.

Questa configurazione europea deve essere letta anche nel contesto più ampio del riscaldamento climatico recente. Gli studi sugli estremi termici europei, da Schär e Stott fino ai lavori più recenti su blocchi, onde stazionarie e ondate di calore, mostrano che le anomalie dinamiche della circolazione agiscono oggi su un fondo termico più caldo rispetto al passato. Di conseguenza, una saccatura sull’Europa nord-occidentale può ancora produrre fasi fresche o relativamente temperate, ma le anomalie calde nelle aree poste sotto promontorio tendono a risultare più intense rispetto a quelle che si sarebbero osservate in un clima meno riscaldato. Questo significa che la previsione di temperature normali o superiori alla norma sull’Europa meridionale ed orientale non dipende soltanto dalla configurazione sinottica della settimana, ma anche dall’interazione tra dinamica atmosferica e trend climatico di fondo. In altre parole, il pattern atmosferico modula la distribuzione regionale del caldo, ma il riscaldamento globale aumenta la probabilità che le fasi anticicloniche producano anomalie termiche più marcate.

Sull’Asia, il quadro previsto è dominato da un promontorio o da anomalie positive di geopotenziale centrate sull’Asia nord-occidentale, associate a una saccatura e ad anomalie negative sull’Asia orientale. Tale configurazione riflette una tipica ondulazione del flusso euroasiatico, nella quale una cresta anticiclonica a ovest tende a essere compensata da una saccatura a valle. La dinamica delle onde di Rossby spiega bene questa alternanza: quando una cresta si amplifica su un settore continentale, il flusso a valle tende spesso a incurvarsi ciclonicamente, favorendo la discesa di aria relativamente più fresca o instabile. Gli studi sulle teleconnessioni circumglobali estive, inclusi quelli di Branstator e successivamente di Ding, Wang e colleghi, hanno mostrato che il getto subtropicale e il getto polare possono trasmettere anomalie di onda lungo l’Eurasia, collegando dinamicamente Europa, Russia, Asia centrale e Asia orientale. In questo contesto, il promontorio sull’Asia nord-occidentale non è un elemento isolato, ma parte di una sequenza ondulatoria più ampia capace di influenzare la distribuzione termica su scala continentale.

Le temperature previste sull’Asia occidentale, centrale e meridionale risultano quindi generalmente nella norma o superiori alla norma, coerentemente con la presenza di geopotenziali più elevati e con una maggiore influenza anticiclonica. In queste aree, la subsidenza e la stabilità atmosferica favoriscono il riscaldamento dei bassi strati, soprattutto nelle regioni continentali interne dove l’umidità del suolo può diminuire rapidamente durante l’inizio dell’estate. La letteratura sulle ondate di calore continentali ha evidenziato il ruolo delle retroazioni suolo-atmosfera: quando il suolo si asciuga, una quota minore dell’energia disponibile viene destinata all’evaporazione e una quota maggiore al riscaldamento sensibile, intensificando le anomalie termiche. Al contrario, sull’Asia orientale la presenza della saccatura favorisce temperature nella norma o inferiori alla norma, probabilmente attraverso maggiore copertura nuvolosa, avvezione fresca e incremento dell’instabilità. Questa distribuzione, con caldo più marcato a ovest e condizioni più fresche a est, rappresenta un esempio di come la circolazione ondulata possa produrre anomalie termiche opposte all’interno dello stesso continente.

Il pattern nordamericano mostra una struttura altrettanto significativa. Le anomalie positive di geopotenziale previste tra il Golfo dell’Alaska e la Baia di Baffin indicano la presenza di promontori anticiclonici alle alte latitudini nordamericane e nord-pacifiche. Il promontorio sul Golfo dell’Alaska è una figura dinamica spesso associata a una forte ondulazione del getto sul Nord America, con risalita di aria calda sul settore occidentale del continente e sviluppo di una saccatura a valle delle Montagne Rocciose. La presenza di un’anomalia positiva anche verso la Baia di Baffin suggerisce inoltre una componente di blocco o di elevata pressione sul settore artico-canadese, capace di modulare la traiettoria delle masse d’aria tra Canada, Groenlandia e Atlantico settentrionale. In termini sinottici, la saccatura immediatamente sottovento alle Montagne Rocciose rappresenta una risposta dinamica coerente alla curvatura del flusso imposta dal promontorio occidentale e dall’orografia nordamericana.

Le temperature previste sul Nord America riflettono questa struttura. Parti dell’Alaska, le praterie canadesi e le pianure settentrionali degli Stati Uniti sono attese su valori normali o inferiori alla norma, coerentemente con la presenza di una saccatura e con possibili intrusioni di aria più fresca dal Canada settentrionale o dall’Artico continentale. Al contrario, il Canada occidentale e orientale, insieme agli Stati Uniti meridionali e orientali, dovrebbero sperimentare temperature nella norma o superiori alla norma. Questa distribuzione apparentemente complessa dipende dalla posizione dei massimi anticiclonici e dalla forma della saccatura: le aree sotto cresta o lungo il ramo caldo della circolazione sperimentano avvezione mite o calda e maggiore stabilità, mentre le regioni sotto il ramo discendente della saccatura possono registrare un temporaneo raffreddamento. Anche in questo caso, il segnale termico non è uniforme, ma segue la geometria delle onde planetarie e la disposizione delle anomalie di geopotenziale nella media troposfera.

Dal punto di vista idrologico, la previsione delle precipitazioni risulta coerente con la distribuzione delle saccature e dei promontori. In Europa e Asia, le aree più favorevoli a nuove precipitazioni sono la Scandinavia, l’Europa orientale, gli Urali meridionali, la Siberia orientale e l’Altopiano Tibetano. Queste regioni coincidono in larga parte con zone nelle quali la circolazione ciclonica, l’instabilità o l’interazione tra flusso e orografia possono favorire sollevamento, condensazione e precipitazioni. L’Altopiano Tibetano, in particolare, rappresenta una regione di grande importanza dinamica e termica, poiché agisce come sorgente elevata di calore sensibile e latente durante la stagione calda, influenzando la circolazione monsonica asiatica e la propagazione delle onde lungo il getto subtropicale. Al contrario, gran parte dell’Europa e dell’Asia dovrebbe rimanere in condizioni prevalentemente asciutte, soprattutto nelle aree dominate da geopotenziali più elevati, subsidenza e stabilità atmosferica.

Sul Nord America, le precipitazioni più significative sono previste lungo le Montagne Rocciose canadesi, sul Canada centrale e nella regione dei Grandi Laghi. Anche in questo caso, la distribuzione è coerente con la presenza della saccatura a valle delle Montagne Rocciose e con la possibilità di sollevamento dinamico e orografico. La regione dei Grandi Laghi può beneficiare dell’interazione tra aria più fresca in quota, umidità disponibile nei bassi strati e instabilità convettiva, mentre il Canada centrale può trovarsi lungo il corridoio preferenziale delle perturbazioni associate al ramo discendente della saccatura. Gran parte del continente nordamericano, tuttavia, è prevista in condizioni relativamente asciutte, specialmente nelle aree sotto influenza anticiclonica o lontane dai principali assi di instabilità. Questo tipo di distribuzione pluviometrica è tipica di una circolazione ondulata ma non uniformemente perturbata, nella quale le precipitazioni si concentrano lungo i corridoi dinamicamente favorevoli e lasciano ampie aree in condizioni stabili.

Nel complesso, la settimana appare caratterizzata da un equilibrio dinamico complesso: da un lato, l’AO positiva segnala una prevalenza di geopotenziali negativi sull’Artico e una certa compattezza del segnale anulare; dall’altro, le anomalie positive tra Groenlandia, Nord Atlantico, Golfo dell’Alaska, Baia di Baffin e Asia nord-occidentale indicano una circolazione tutt’altro che puramente zonale. La presenza di blocchi o promontori alle alte latitudini suggerisce infatti un pattern emisferico ondulato, con alternanza di creste e saccature e con impatti regionali molto differenziati. In Europa, il possibile blocco groenlandese-nord-atlantico favorisce una saccatura sull’Europa nord-occidentale e condizioni più temperate in quell’area, mentre l’Europa meridionale ed orientale resta più esposta a temperature nella norma o superiori alla norma. In Asia, il promontorio sull’Asia nord-occidentale sostiene caldo su ampie aree occidentali, centrali e meridionali, mentre la saccatura sull’Asia orientale favorisce un segnale più fresco. In Nord America, il promontorio sul Golfo dell’Alaska e la saccatura a valle delle Montagne Rocciose producono una distribuzione termica contrastata, con fresco relativo nelle pianure settentrionali e caldo più probabile su Canada occidentale e orientale, Stati Uniti meridionali e orientali.

Questa configurazione settimanale dimostra come gli indici atmosferici, pur utili, debbano essere sempre interpretati insieme alla struttura spaziale delle anomalie di geopotenziale. Una AO positiva non implica automaticamente condizioni miti e zonali ovunque, così come una NAO neutra o debolmente negativa non determina da sola l’intero pattern europeo. La realtà atmosferica è governata dalla posizione delle onde di Rossby, dalla profondità delle saccature, dalla persistenza dei promontori anticiclonici e dall’interazione con le superfici continentali e oceaniche. La previsione descrive dunque una settimana nella quale la circolazione boreale rimane fortemente modulata da strutture regionali: blocco groenlandese, cresta sul Golfo dell’Alaska, promontorio sull’Asia nord-occidentale e saccature a valle. Il risultato è una distribuzione meteorologica complessa, con anomalie termiche e pluviometriche non uniformi ma dinamicamente coerenti, espressione di un’emisfera nord in cui la variabilità interna della circolazione atmosferica continua a interagire con un fondo climatico progressivamente più caldo e con una crescente sensibilità degli estremi regionali alla persistenza dei regimi di blocco.

Figura 1 — Evoluzione prevista dell’Oscillazione Artica a 1000 hPa secondo l’ensemble GEFS

La Figura 1 mostra l’evoluzione prevista dell’indice di Oscillazione Artica a 1000 hPa, calcolato dal sistema ensemble GEFS inizializzato alle 00 UTC dell’8 giugno 2026. Dal punto di vista diagnostico, l’AO rappresenta una misura sintetica della distribuzione della massa atmosferica tra l’Artico e le medie latitudini dell’emisfero nord. Nella sua formulazione classica, collegata al concetto di Northern Annular Mode discusso da Thompson e Wallace, l’indice descrive una modalità anulare della circolazione atmosferica extratropicale: quando l’AO è positiva, i geopotenziali e la pressione tendono a essere inferiori alla norma sull’Artico e relativamente più elevati alle medie latitudini; quando l’AO è negativa, accade il contrario, con geopotenziali più alti sull’Artico e maggiore probabilità di scambi meridiani verso le medie latitudini. In questa figura il riferimento a 1000 hPa è particolarmente importante, perché indica una diagnosi prossima alla bassa troposfera, quindi più direttamente collegata alla circolazione atmosferica nei bassi strati e alla distribuzione superficiale delle anomalie bariche.

La linea rossa con i quadrati rappresenta la media dell’ensemble, cioè la soluzione media ottenuta combinando i diversi membri previsionali GEFS. Le linee grigie indicano invece i singoli membri dell’ensemble, ciascuno dei quali descrive una possibile evoluzione dell’indice AO a partire da condizioni iniziali leggermente perturbate. Questa rappresentazione è molto utile perché non mostra soltanto una previsione deterministica, ma anche il grado di incertezza associato all’evoluzione atmosferica. Nei primi giorni, le linee grigie sono relativamente vicine tra loro, segnalando una discreta concordanza tra i membri; con il passare dei giorni, soprattutto dopo metà giugno, la dispersione aumenta sensibilmente, indicando una crescita dell’incertezza previsionale. Questo comportamento è tipico delle previsioni ensemble: più ci si allontana dalla data di inizializzazione, più la sensibilità alle condizioni iniziali e alla variabilità caotica della circolazione atmosferica tende ad aumentare.

All’inizio del periodo, intorno all’8-10 giugno, la media ensemble dell’AO si colloca su valori positivi, prossimi a circa +0,8/+1 deviazione standard. Questo indica una fase iniziale in cui la circolazione emisferica presenta un’impronta compatibile con geopotenziali relativamente bassi sull’Artico e una certa organizzazione del vortice troposferico polare. Tuttavia, l’anomalia non appare estrema: non siamo davanti a una fase AO fortemente positiva, ma piuttosto a un segnale moderatamente positivo. Tale distinzione è importante, perché una AO positiva intensa può indicare una circolazione più zonale e un confinamento più netto dell’aria fredda alle alte latitudini, mentre una AO solo debolmente o moderatamente positiva lascia comunque spazio allo sviluppo di configurazioni regionali ondulate, blocchi anticiclonici localizzati e saccature a valle.

Tra il 12 e il 14 giugno, la media ensemble scende progressivamente verso la neutralità e raggiunge valori lievemente negativi. Anche in questo caso, però, l’anomalia è modesta e non suggerisce una vera fase AO negativa strutturata. Si tratta piuttosto di una temporanea attenuazione del segnale positivo iniziale, coerente con una circolazione emisferica in transizione. Dal punto di vista dinamico, il passaggio verso valori prossimi allo zero indica che il gradiente medio tra Artico e medie latitudini tende a indebolirsi come segnale anulare, lasciando maggiore importanza ai pattern regionali. In altre parole, l’indice AO perde progressivamente capacità descrittiva come “riassunto” dell’intera circolazione emisferica, mentre diventano più importanti la posizione dei promontori anticiclonici, delle saccature e delle onde di Rossby nei singoli settori geografici.

Dopo metà giugno, la media ensemble torna su valori debolmente positivi, ma rimane molto vicina alla linea dello zero fino alla fine del periodo previsionale. Questo suggerisce una fase sostanzialmente neutra o appena positiva dell’Oscillazione Artica. La previsione, quindi, non indica né una marcata AO positiva, né una chiara AO negativa. Il segnale più robusto è proprio l’assenza di un’anomalia anulare forte nella seconda parte del periodo. Tale quadro è coerente con una circolazione atmosferica in cui il comportamento medio dell’emisfero nord non viene dominato da una modalità AO intensa, ma da strutture sinottico-planetarie regionali: ad esempio il blocco groenlandese o nord-atlantico, il promontorio sul Golfo dell’Alaska, le anomalie sul settore uralico e le saccature disposte a valle di questi centri di alta pressione.

La dispersione dei membri ensemble nella seconda metà del grafico è uno degli elementi più rilevanti della figura. Alcuni membri indicano valori positivi superiori a +1, mentre altri scendono verso valori negativi prossimi o inferiori a −1. Ciò significa che, pur essendo la media vicina alla neutralità, le soluzioni possibili sono abbastanza diverse tra loro. Questo è un punto fondamentale nell’interpretazione delle previsioni ensemble: una media neutra non implica necessariamente che tutti i membri prevedano condizioni neutre; può anche derivare dalla compensazione tra membri positivi e membri negativi. In questo caso, la media rossa attenua la variabilità interna dei singoli scenari, mentre le linee grigie rivelano una crescente incertezza sulla reale evoluzione dell’indice AO dopo metà giugno. Dal punto di vista operativo, questo suggerisce prudenza nell’attribuire un valore predittivo troppo forte alla fase finale del grafico.

Il comportamento previsto dell’AO deve essere interpretato anche alla luce della stagione. In inverno, l’Oscillazione Artica tende ad avere un ruolo più evidente nella modulazione delle irruzioni fredde, della forza del vortice polare troposferico, della posizione del getto e della distribuzione delle anomalie termiche sulle medie latitudini. Gli studi di Thompson e Wallace, Baldwin e Dunkerton, Cohen e collaboratori hanno mostrato come le anomalie annulari possano collegarsi, soprattutto nella stagione fredda, alla variabilità del vortice polare e ai processi di accoppiamento stratosfera-troposfera. In estate, invece, il significato dell’AO rimane importante ma generalmente meno dominante. Il vortice polare è più debole, il gradiente termico meridionale è ridotto rispetto all’inverno e la circolazione atmosferica è maggiormente influenzata da processi regionali, come il riscaldamento dei continenti, le anomalie dell’umidità del suolo, la distribuzione delle temperature superficiali oceaniche e l’attività convettiva tropicale. Per questo motivo, un’AO prossima alla neutralità nel mese di giugno non impedisce la formazione di blocchi regionali anche marcati.

La figura è particolarmente interessante perché va letta insieme alle mappe delle anomalie di geopotenziale a 500 hPa e alle anomalie verticali del polar cap height. Da un lato, l’indice AO positivo all’inizio del periodo suggerisce un Artico mediamente caratterizzato da geopotenziali più bassi del normale. Dall’altro, le mappe emisferiche mostrano la presenza di anomalie positive localizzate sul Nord Atlantico, sulla Groenlandia, sul Golfo dell’Alaska e sugli Urali. Questa apparente contraddizione è in realtà una caratteristica tipica della circolazione atmosferica reale: un indice emisferico può risultare positivo perché l’Artico nel suo insieme presenta geopotenziali bassi, mentre singoli settori artici o subartici possono comunque essere interessati da blocchi anticiclonici regionali. L’AO, infatti, è un indice sintetico e non descrive da sola la distribuzione longitudinale delle anomalie. Studi come quelli di Ambaum, Hoskins e Stephenson hanno discusso proprio la necessità di distinguere tra la modalità anulare emisferica e le strutture regionali, in particolare la NAO nel settore atlantico.

Il rapporto tra AO e NAO è centrale in questa interpretazione. Una AO positiva tende spesso ad accompagnarsi a una NAO positiva, ma le due modalità non coincidono sempre. La NAO è una modalità regionale del settore euro-atlantico, mentre l’AO descrive un’anomalia più ampia e anulare dell’emisfero nord. Nel caso mostrato dalla figura, l’AO prevista positiva o neutra può coesistere con una NAO neutra o debolmente negativa se il settore groenlandese presenta geopotenziali relativamente elevati. Questo significa che, pur in presenza di un Artico mediamente depresso, il Nord Atlantico può sviluppare un’anomalia di blocco sufficiente a deviare il flusso occidentale e a favorire una saccatura sull’Europa nord-occidentale. È proprio questa distinzione che consente di comprendere perché l’indice AO, da solo, non sia sufficiente per prevedere il tempo sull’Europa: occorre sempre considerare la posizione geografica delle anomalie di geopotenziale.

Dal punto di vista europeo, la previsione di un’AO inizialmente positiva ma poi prossima alla neutralità suggerisce che non vi sia un segnale emisferico fortemente favorevole a scambi meridiani estremi e generalizzati. Tuttavia, la presenza simultanea di anomalie positive in area groenlandese o nord-atlantica può comunque sostenere una circolazione più ondulata sull’Atlantico e sull’Europa. In questo senso, la figura non esclude affatto fasi fresche o instabili sull’Europa nord-occidentale; semplicemente indica che tali fasi sarebbero più legate alla configurazione regionale della NAO, del blocco groenlandese e delle onde di Rossby piuttosto che a una fase AO negativa intensa. Questo è un punto dinamicamente rilevante: la scala emisferica fornisce il contesto, ma la scala regionale determina gli impatti meteorologici concreti.

L’evoluzione verso valori prossimi allo zero nella seconda metà del periodo può essere interpretata come una perdita di organizzazione del segnale anulare. Quando l’AO è vicina alla neutralità, la circolazione atmosferica tende a essere più sensibile alla disposizione dei centri d’azione regionali. Questo può favorire situazioni meteorologiche molto diverse tra i continenti: caldo sotto i promontori anticiclonici, fresco a valle delle saccature, precipitazioni concentrate lungo i corridoi di instabilità e condizioni asciutte nelle aree di subsidenza. In altre parole, una AO neutra non significa “tempo normale” ovunque, ma piuttosto assenza di una forzante anulare dominante. In un contesto estivo, ciò può tradursi in una maggiore importanza dei blocchi regionali e delle retroazioni superficie-atmosfera.

Un aspetto scientificamente importante riguarda anche la prevedibilità. L’aumento della dispersione dei membri ensemble dopo metà giugno segnala che il sistema atmosferico sta entrando in una fase in cui piccole differenze nelle condizioni iniziali possono produrre evoluzioni diverse dell’indice AO. Questo è coerente con la natura caotica della circolazione atmosferica extratropicale, ben descritta dalla teoria della predicibilità sviluppata a partire dai lavori di Lorenz. Gli indici come AO e NAO possono avere una certa prevedibilità quando sono sostenuti da anomalie persistenti, come forti anomalie stratosferiche in inverno, temperature superficiali oceaniche anomale o blocchi già consolidati. Tuttavia, nel semestre caldo, la previsione oltre la prima settimana tende spesso a diventare più incerta, soprattutto quando il segnale medio è debole e i membri ensemble divergono.

La Figura 1, quindi, non deve essere letta come una previsione di forte stabilità emisferica, ma come il segnale di una transizione da una fase AO moderatamente positiva verso una condizione sostanzialmente neutra. Questo passaggio è importante perché suggerisce che il controllo principale della circolazione non sarà esercitato da una modalità anulare robusta, ma dalla distribuzione regionale delle anomalie. Il quadro è coerente con una prima parte di giugno in cui l’Artico conserva geopotenziali mediamente bassi, mentre alcuni settori periferici, in particolare il Nord Atlantico e la Groenlandia, possono ospitare anomalie positive capaci di influenzare il tempo europeo. Nella seconda metà del periodo, l’incertezza aumenta e la media ensemble rimane vicina allo zero, indicando che la circolazione potrebbe oscillare tra scenari debolmente positivi e debolmente negativi senza consolidare una fase AO dominante.

In conclusione, la Figura 1 descrive un indice AO inizialmente positivo, ma destinato a indebolirsi rapidamente verso valori prossimi alla neutralità. Il segnale non supporta una fase AO negativa marcata, né una fase positiva particolarmente intensa e persistente. Dal punto di vista dinamico, questo implica un vortice troposferico artico mediamente ancora presente nella fase iniziale, ma non abbastanza dominante da impedire lo sviluppo di anomalie regionali significative. La crescente dispersione dei membri GEFS dopo metà giugno suggerisce inoltre una riduzione della confidenza previsionale, rendendo necessario interpretare la media ensemble con cautela. L’elemento più importante è dunque che l’AO, pur fornendo un utile quadro emisferico, non rappresenta il fattore decisivo per gli impatti meteorologici regionali della settimana: il ruolo principale sarà svolto dalla collocazione dei blocchi e dei promontori, in particolare sul Nord Atlantico-Groenlandia, sul Golfo dell’Alaska e sull’Eurasia. In un’atmosfera estiva caratterizzata da onde di Rossby, anomalie regionali e interazioni con la superficie continentale, una AO prossima alla neutralità può comunque accompagnarsi a configurazioni molto persistenti e localmente rilevanti, con effetti distinti su Europa, Asia e Nord America.

Figura 2 — Anomalie di geopotenziale a 500 hPa e configurazione ondulatoria emisferica tra 9 e 13 giugno 2026

La Figura 2 rappresenta la previsione media dell’ensemble GEFS delle altezze di geopotenziale a 500 hPa e delle relative anomalie sull’emisfero nord per il periodo compreso tra il 9 e il 13 giugno 2026. Il campo a 500 hPa costituisce uno dei livelli diagnostici più importanti della meteorologia sinottica, poiché descrive la struttura della media troposfera, dove risultano particolarmente leggibili le onde di Rossby, i promontori anticiclonici, le saccature e la disposizione generale del getto extratropicale. Le linee nere indicano le altezze di geopotenziale, mentre le ombreggiature colorate mostrano lo scostamento rispetto alla climatologia: le tonalità rosse indicano geopotenziali superiori alla norma, associati a creste anticicloniche, colonna atmosferica più espansa, maggiore stabilità e condizioni mediamente più calde; le tonalità blu indicano geopotenziali inferiori alla norma, associati a saccature, circolazione ciclonica, maggiore instabilità e possibilità di avvezioni più fresche dalle alte latitudini. La lettura della figura, quindi, non deve essere limitata alla semplice localizzazione di aree di alta e bassa pressione, ma deve essere intesa come interpretazione dinamica della struttura ondulatoria emisferica.

L’elemento più evidente è la presenza di una marcata anomalia negativa centrata sul settore artico-canadese, tra l’Arcipelago Artico Canadese, il Mare di Beaufort e le alte latitudini nordamericane. Questo nucleo blu intenso, con valori molto inferiori alla media, segnala una depressione troposferica profonda e coerente con geopotenziali artici ridotti. Tale configurazione si accorda bene con la previsione di un indice AO inizialmente positivo: nella formulazione classica di Thompson e Wallace, l’Oscillazione Artica descrive una modalità anulare della circolazione emisferica nella quale le fasi positive sono caratterizzate da geopotenziali relativamente più bassi sull’Artico e più alti alle medie latitudini. Tuttavia, la Figura 2 mostra anche che il segnale non è puramente anulare, perché l’anomalia artica negativa non occupa uniformemente tutto il bacino polare, ma è sbilanciata verso il settore canadese. Questo dettaglio è importante: l’AO sintetizza il comportamento medio emisferico, ma la distribuzione reale delle anomalie dipende dalla posizione longitudinale delle onde planetarie e dei centri d’azione regionali. 

Attorno al nucleo depressionario artico-canadese si sviluppa un campo emisferico fortemente ondulato, nel quale si alternano promontori anticiclonici e saccature. La figura mostra una vasta area di anomalie positive sull’Eurasia settentrionale, estesa dalla Scandinavia e dalla Russia europea verso la Siberia occidentale e centrale. Questa struttura suggerisce la presenza di una cresta anticiclonica robusta, capace di sostenere geopotenziali superiori alla norma su una porzione molto ampia del continente euroasiatico. Dal punto di vista fisico, un’anomalia positiva a 500 hPa indica una colonna atmosferica mediamente più calda o più spessa, spesso associata a subsidenza, compressione adiabatica, minore nuvolosità e maggiore irraggiamento solare alla superficie. Se tale configurazione persiste, può favorire lo sviluppo di temperature superiori alla media e, nei casi più estremi, vere e proprie cupole di calore. La letteratura sui blocchi atmosferici evidenzia proprio come anomalie positive di geopotenziale persistenti possano rallentare la propagazione delle perturbazioni, deviare il flusso occidentale e produrre estremi regionali, sia termici sia pluviometrici. 

Sul settore nord-atlantico e groenlandese la figura suggerisce una configurazione più sfumata ma dinamicamente rilevante. Non si osserva un blocco groenlandese estremamente intenso e compatto, ma sono presenti anomalie positive o debolmente positive tra Groenlandia, Atlantico settentrionale e alte latitudini europee. Questo assetto è sufficiente a disturbare la linearità del flusso zonale atlantico e contribuisce a spiegare una NAO prevista tra neutralità e debole negatività, nonostante l’AO risulti positiva o prossima alla neutralità. La distinzione è fondamentale: la NAO è una modalità regionale del settore euro-atlantico, mentre l’AO è una modalità più ampia e anulare dell’emisfero nord. Perciò è possibile che il bacino artico nel suo complesso presenti geopotenziali inferiori alla norma, mentre il settore groenlandese-nord-atlantico mostri anomalie relativamente elevate, con effetti importanti sulla traiettoria del getto e sulla circolazione europea. Questa configurazione può favorire una saccatura sull’Europa nord-occidentale, mentre l’Europa meridionale rimane più protetta da geopotenziali elevati o da una maggiore influenza anticiclonica.

Sull’Europa, infatti, la disposizione delle anomalie suggerisce un contrasto tra il settore nord-occidentale e quello meridionale-orientale. L’Europa nord-occidentale si colloca più vicino all’influenza della saccatura atlantica e delle anomalie meno favorevoli alla stabilità, mentre il Mediterraneo, i Balcani e parte dell’Europa orientale risultano maggiormente esposti a geopotenziali superiori alla norma. In termini meteorologici, questa struttura tende a sostenere temperature più contenute o prossime alla media sul comparto nord-occidentale europeo, mentre favorisce valori più elevati sull’Europa meridionale e orientale. Va però sottolineato che l’anomalia positiva sul Mediterraneo non deve essere interpretata automaticamente come ondata di calore estrema: la figura indica una predisposizione dinamica, non una diagnosi termica diretta. La temperatura al suolo dipenderà anche da copertura nuvolosa, ventilazione, umidità dei suoli, temperatura superficiale marina mediterranea e eventuali avvezioni subtropicali. Tuttavia, nel contesto climatico attuale, ogni fase anticiclonica estiva sull’Europa meridionale tende ad agire su un fondo termico più caldo, aumentando la probabilità che anche anomalie moderate di geopotenziale producano temperature sopra media.

Il Nord America mostra una configurazione altrettanto significativa. Sul Pacifico nord-orientale e nei pressi dell’Alaska compare un promontorio anticiclonico ben definito, riconoscibile dalle anomalie positive a 500 hPa. Questa cresta sul Golfo dell’Alaska tende spesso a modulare il flusso sul continente nordamericano, favorendo risalite calde verso l’Alaska e il Canada occidentale e, per compensazione dinamica, lo sviluppo di una saccatura a valle delle Montagne Rocciose. Nella figura, infatti, si osservano anomalie negative estese lungo il settore interno nordamericano e a ridosso dell’area centro-occidentale del continente. Questo assetto favorisce contrasti termici marcati: caldo più probabile nelle aree sotto cresta o sul ramo ascendente della circolazione, condizioni più fresche e instabili nelle regioni sotto saccatura o lungo il flusso nord-occidentale. La presenza simultanea di promontori sul Pacifico nord-orientale e di una depressione artico-canadese indica una circolazione fortemente meridiana, con scambi di massa e calore tra alte e medie latitudini.

Sull’Asia orientale la figura mostra un’altra importante area di anomalia negativa, collocata tra Siberia orientale, Estremo Oriente russo e Pacifico nord-occidentale. Questa saccatura a valle della cresta euroasiatica costituisce un esempio classico della propagazione ondulatoria del flusso: una cresta sull’Eurasia occidentale o centrale tende spesso a essere seguita, più a est, da una saccatura compensativa. Tale distribuzione favorisce condizioni relativamente più fresche o instabili sull’Asia orientale, mentre l’Asia occidentale, centrale e parte della Siberia occidentale rimangono sotto l’influenza di geopotenziali più elevati. Questa alternanza tra caldo sotto promontorio e fresco sotto saccatura è una firma tipica delle onde di Rossby a grande scala, che regolano il trasporto meridiano di calore e vorticità nell’atmosfera extratropicale. Gli studi sulle onde di Rossby amplificate hanno mostrato che configurazioni quasi stazionarie possono favorire estremi simultanei in regioni distanti dell’emisfero nord, collegando dinamicamente Nord America, Europa e Asia attraverso treni d’onda planetari. 

La Figura 2, quindi, non descrive un emisfero dominato da un flusso zonale rettilineo, ma una circolazione ad alta ampiezza d’onda. Questo punto è essenziale per interpretare gli impatti regionali. In una circolazione zonale, le perturbazioni tendono a muoversi rapidamente da ovest verso est, limitando la persistenza delle anomalie. In una circolazione ondulata, invece, creste e saccature possono rallentare, amplificarsi e mantenere per diversi giorni condizioni meteorologiche simili sulle stesse aree. La persistenza è uno dei fattori chiave nella genesi degli estremi: sotto un promontorio anticiclonico persistente aumentano il soleggiamento, la subsidenza e il riscaldamento superficiale; sotto una saccatura persistente possono aumentare nuvolosità, instabilità, precipitazioni e avvezione fresca. I blocchi atmosferici sono particolarmente importanti proprio perché interrompono o rallentano il normale scorrimento delle onde, amplificando la durata degli eventi meteorologici regionali. 

Un ulteriore elemento di interesse riguarda il possibile rapporto tra questa configurazione e l’amplificazione artica. Il riscaldamento accelerato dell’Artico rispetto alle medie latitudini ha alimentato un ampio dibattito scientifico sul possibile indebolimento del gradiente termico meridionale, sulla maggiore ondulazione del getto e sulla persistenza degli eventi estremi. Francis e Vavrus hanno proposto che l’amplificazione artica possa favorire onde di Rossby più lente nei campi di altezza a 500 hPa, aumentando la probabilità di condizioni meteorologiche persistenti alle medie latitudini. Questa ipotesi è tuttavia oggetto di discussione, perché la risposta del getto dipende dalla stagione, dalla struttura verticale dell’atmosfera, dalle anomalie tropicali e dalla variabilità interna. Nel caso della Figura 2, il segnale principale non va interpretato come prova diretta di un effetto dell’amplificazione artica, ma come esempio di configurazione emisferica nella quale l’Artico, i promontori subpolari e le onde di Rossby interagiscono nel determinare forti contrasti regionali. 

È importante notare anche la relazione tra il nucleo depressionario artico-canadese e le anomalie positive periferiche. La presenza di geopotenziali molto bassi sull’Artico canadese non implica automaticamente freddo diffuso alle medie latitudini. Al contrario, quando una depressione artica è circondata da promontori anticiclonici periferici, il risultato può essere un aumento degli scambi meridiani lungo i bordi del vortice troposferico: aria più calda può risalire verso le alte latitudini sul lato occidentale delle creste, mentre aria più fresca può scendere verso le medie latitudini a valle delle saccature. Questa dinamica spiega perché la stessa configurazione possa produrre caldo sull’Eurasia settentrionale e sul Mediterraneo, fresco relativo sull’Europa nord-occidentale o sull’Asia orientale, caldo sull’Alaska e condizioni più instabili o fresche nelle pianure interne nordamericane. Il segnale termico non è uniforme perché la circolazione è dominata dalla geometria delle onde, non da un’anomalia emisferica omogenea.

Nel settore euroasiatico, la cresta tra Scandinavia, Russia europea e Siberia occidentale merita particolare attenzione perché può svolgere un ruolo di blocco o semi-blocco. I blocchi uralici e russo-scandinavi sono noti per la loro capacità di modulare la circolazione tra Europa, Siberia e Artico. In inverno possono favorire scambi meridiani freddi e disturbi al vortice polare; in estate possono contribuire alla formazione di estese anomalie calde continentali, soprattutto quando la subsidenza anticiclonica si combina con suoli secchi e forte radiazione solare. Nel periodo mostrato dalla figura, la cresta euroasiatica tende a favorire caldo relativo su vaste porzioni dell’Asia occidentale e centrale, ma contemporaneamente contribuisce alla formazione della saccatura sull’Asia orientale, evidenziando ancora una volta il carattere ondulatorio e compensativo della circolazione.

La previsione a 1–5 giorni mostrata nella Figura 2 ha un’affidabilità generalmente superiore rispetto alle proiezioni a più lunga scadenza, perché si colloca in un orizzonte temporale nel quale la dinamica sinottica è ancora relativamente ben vincolata dalle condizioni iniziali. Tuttavia, anche una previsione ensemble a breve termine deve essere letta considerando la media e la possibile variabilità tra i membri. La mappa mostra la media ensemble, quindi tende a smussare gli estremi locali e a enfatizzare le strutture più robuste. Se un’anomalia appare ben definita nella media ensemble, come il nucleo negativo sull’Artico canadese o la cresta euroasiatica, significa che un numero consistente di membri sostiene quella configurazione. Al contrario, aree con anomalie più deboli o sfumate possono indicare maggiore incertezza sulla posizione esatta delle onde.

Nel complesso, la Figura 2 descrive una fase iniziale di giugno 2026 caratterizzata da una circolazione emisferica molto ondulata, con un nucleo depressionario marcato sull’Artico canadese, un promontorio sul Pacifico nord-orientale e sull’Alaska, una vasta cresta sull’Eurasia settentrionale e saccature a valle sull’Asia orientale e su parte del Nord America. L’Europa si trova in una posizione intermedia, con il settore nord-occidentale più esposto all’influenza della saccatura atlantica e il settore meridionale-orientale più protetto da geopotenziali elevati. La figura conferma quindi che il valore dell’AO, pur utile come indicatore emisferico, non è sufficiente da solo a descrivere gli impatti meteorologici regionali. La chiave interpretativa è la disposizione longitudinale delle onde di Rossby: dove domina la cresta, aumentano stabilità e probabilità di caldo; dove domina la saccatura, crescono instabilità e possibilità di temperature più fresche. In questo senso, la mappa rappresenta un quadro dinamico coerente con una fase boreale di inizio estate nella quale blocchi regionali, promontori anticiclonici e depressioni artiche periferiche interagiscono producendo anomalie termiche e pluviometriche fortemente differenziate tra Nord America, Europa e Asia.

Figura 3 — Anomalie termiche superficiali e risposta della bassa troposfera alla circolazione emisferica di inizio estate

La Figura 3 mostra le anomalie previste della temperatura dell’aria a 2 metri per il periodo compreso tra il 9 e il 13 giugno 2026, elaborate dalla media ensemble GEFS inizializzata alle 00 UTC dell’8 giugno. Rispetto alla Figura 2, che descriveva la struttura dinamica della media troposfera attraverso le anomalie di geopotenziale a 500 hPa, questa carta permette di osservare la risposta termica nei bassi strati atmosferici. Le tonalità rosse indicano temperature superiori alla media climatologica, mentre le tonalità blu evidenziano valori inferiori alla norma. L’interesse scientifico della figura risiede proprio nella relazione tra circolazione atmosferica e temperatura superficiale: le anomalie termiche non sono distribuite in modo uniforme, ma seguono la geometria delle onde planetarie, dei promontori anticiclonici e delle saccature presenti sull’emisfero nord.

L’elemento più evidente è la vasta e intensa anomalia calda che interessa l’Artico eurasiatico, la Siberia settentrionale e parte della Russia artica. In quest’area le anomalie positive risultano particolarmente marcate, localmente anche superiori a 10 °C rispetto alla norma, con massimi più intensi tra Siberia centro-settentrionale, settore del Mare di Kara, Mare di Laptev e regioni continentali adiacenti. Questa distribuzione è coerente con la presenza, mostrata nella carta a 500 hPa, di una robusta anomalia positiva di geopotenziale sull’Eurasia settentrionale. Una colonna atmosferica più calda tende infatti a espandersi verticalmente, determinando geopotenziali più elevati; allo stesso tempo, un promontorio anticiclonico favorisce subsidenza, compressione adiabatica, riduzione della copertura nuvolosa e maggiore irraggiamento solare alla superficie. Il risultato è una forte amplificazione del riscaldamento nei bassi strati, soprattutto nelle regioni continentali interne e alle alte latitudini, dove la superficie può rispondere rapidamente all’aumento dell’insolazione estiva.

Il segnale caldo sull’Artico eurasiatico deve essere letto anche nel contesto dell’amplificazione artica, cioè il riscaldamento più rapido delle alte latitudini rispetto alla media globale. La letteratura scientifica ha ampiamente discusso come la riduzione della copertura nevosa e glaciale, la diminuzione dell’albedo superficiale, le modifiche del contenuto di calore oceanico, l’aumento del vapore acqueo e i cambiamenti nella copertura nuvolosa possano contribuire a intensificare le anomalie termiche artiche. Tuttavia, la figura non rappresenta semplicemente il “riscaldamento climatico” in senso generale, ma una specifica configurazione meteorologica di breve periodo nella quale la circolazione atmosferica amplifica localmente il segnale caldo. In altre parole, il fondo climatico più caldo rende più probabili e più intense certe anomalie, ma la loro collocazione precisa dipende dalla dinamica sinottica e planetaria del momento. Gli studi sul legame tra amplificazione artica e circolazione delle medie latitudini hanno proposto che la riduzione del gradiente termico meridionale possa favorire onde più lente e più persistenti, anche se il tema resta oggetto di dibattito e non può essere interpretato in modo deterministico per ogni singolo evento. 

La carta mostra poi un secondo nucleo caldo rilevante sul Canada orientale, in particolare tra la Baia di Hudson, il Québec, parte dell’Ontario e le regioni limitrofe. Questo segnale indica una fase di riscaldamento marcato in una zona che, secondo la discussione precedente, era stata interessata da un “cold pool” persistente durante l’inverno e parte della primavera. Il passaggio a temperature superiori alla norma suggerisce una transizione stagionale ormai avanzata: la riduzione dell’influenza nevosa, l’aumento dell’insolazione e la modifica del pattern circolatorio favoriscono un rapido cambiamento del bilancio energetico superficiale. Nelle regioni boreali, il riscaldamento primaverile ed estivo può essere molto rapido quando la copertura nevosa arretra e la superficie assorbe più radiazione solare. Se a questo si aggiunge una struttura anticiclonica o una massa d’aria più mite, l’anomalia termica può diventare particolarmente pronunciata anche in pochi giorni.

Il Nord America occidentale mostra invece una distribuzione termica più irregolare. Alcune aree dell’Alaska e del Canada occidentale risultano prossime alla norma o leggermente sopra media, mentre parti interne del continente mostrano anomalie debolmente negative o neutre. Questa disposizione è coerente con il pattern a 500 hPa dominato da un promontorio sul Golfo dell’Alaska e da una saccatura a valle delle Montagne Rocciose. Sotto la cresta anticiclonica prevalgono condizioni più miti o calde, mentre a valle della struttura, dove il flusso tende a incurvarsi ciclonicamente, possono verificarsi intrusioni d’aria più fresca verso le pianure canadesi e gli Stati Uniti settentrionali. La figura dimostra così un principio fondamentale della meteorologia dinamica: la temperatura al suolo non dipende soltanto dalla latitudine o dalla stagione, ma dalla posizione relativa rispetto alle onde di Rossby. Il lato ascendente e anticiclonico dell’onda favorisce avvezione calda e subsidenza; il lato discendente e ciclonico favorisce avvezione fresca, nuvolosità e maggiore rimescolamento verticale.

Sull’Europa il quadro appare meno estremo rispetto alla Siberia e al Canada orientale. L’Europa occidentale e nord-occidentale presenta anomalie prossime alla norma o localmente lievemente negative, coerentemente con la presenza di una saccatura sull’Europa nord-occidentale e con un flusso più fresco di origine nord-atlantica. Le Isole Britanniche, parte della Francia, il Benelux e alcuni settori dell’Europa centrale sembrano collocarsi in un regime termico relativamente contenuto per il periodo. Al contrario, l’Europa meridionale, parte del Mediterraneo e alcune aree orientali mostrano anomalie positive, seppure generalmente meno estreme rispetto a quelle osservate sull’Eurasia settentrionale. Questo contrasto conferma che il blocco o semi-blocco nord-atlantico-groenlandese può favorire una risposta differenziata: condizioni più temperate sul lato sottovento della saccatura, ma temperature superiori alla norma laddove prevalgono geopotenziali più elevati o correnti più meridionali.

La moderazione termica sull’Europa nord-occidentale non deve però essere interpretata come una negazione del riscaldamento climatico europeo. I dati Copernicus evidenziano che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente, con un tasso superiore alla media globale, e questo rende il continente particolarmente sensibile alle fasi anticicloniche e alle ondate di calore estive. Nel caso della Figura 3, la dinamica atmosferica di breve periodo produce un temporaneo contenimento del caldo su alcune aree occidentali, ma le regioni mediterranee e orientali rimangono comunque più esposte ad anomalie positive. Questo è un aspetto essenziale: il cambiamento climatico modifica il livello di base su cui agisce la variabilità meteorologica, mentre la circolazione atmosferica stabilisce dove, quando e con quale intensità si manifestano le anomalie regionali. 

L’Asia orientale rappresenta una delle aree fredde più evidenti della figura. Le anomalie negative interessano Mongolia, Cina nord-orientale, Manciuria, parte della Siberia orientale e settori prossimi al Pacifico nord-occidentale. Questo raffreddamento relativo è coerente con la saccatura evidenziata nella Figura 2 sull’Asia orientale. In presenza di geopotenziali inferiori alla norma a 500 hPa, la colonna atmosferica tende a essere meno espansa e più instabile; inoltre possono aumentare la copertura nuvolosa, le precipitazioni e l’afflusso di aria più fresca dalle alte latitudini. Il contrasto tra caldo intenso sulla Siberia centro-occidentale e fresco relativo sull’Asia orientale mostra chiaramente il carattere ondulatorio della circolazione euroasiatica: una cresta anticiclonica a ovest è seguita da una saccatura a est, con risposte termiche opposte lungo lo stesso continente.

L’Asia centrale e occidentale, al contrario, mostrano anomalie positive diffuse, in particolare tra Kazakistan, regione del Caspio, Asia centrale interna e parte del Medio Oriente. In queste aree il riscaldamento superficiale è favorito dalla combinazione tra geopotenziali superiori alla norma, elevata insolazione stagionale, continentalità e possibile progressivo disseccamento dei suoli. Gli studi sulle interazioni suolo-atmosfera mostrano che, durante le fasi calde, la carenza di umidità del suolo può intensificare le temperature superficiali, perché una quota minore dell’energia disponibile viene consumata dall’evaporazione e una quota maggiore viene convertita in calore sensibile. Questo meccanismo è particolarmente efficace nelle zone di transizione tra climi umidi e secchi, ma può diventare rilevante anche nelle regioni continentali interne durante le fasi anticicloniche persistenti. 

Anche il Nord Africa e parte del Medio Oriente presentano anomalie positive abbastanza diffuse. In questo caso il segnale è coerente con la presenza della cintura subtropicale calda e con l’influenza di masse d’aria continentali molto secche. Tuttavia, la figura mostra che le anomalie più spettacolari non sono necessariamente collocate nelle aree climatologicamente più calde, come il Sahara, ma nelle regioni ad alta latitudine dove lo scarto rispetto alla media stagionale può diventare molto elevato. Questo punto è importante: un’anomalia di +10 °C in Siberia artica non significa che la temperatura assoluta sia superiore a quella del Sahara, ma che la temperatura prevista è molto più alta rispetto alla norma locale di quel periodo. Le anomalie termiche devono quindi essere interpretate come deviazioni climatologiche, non come valori assoluti.

Dal punto di vista delle onde planetarie, la Figura 3 rappresenta la traduzione termica della circolazione ondulata descritta dalla Figura 2. Le aree rosse corrispondono in larga misura ai settori posti sotto promontori anticiclonici o lungo rami di avvezione calda, mentre le aree blu coincidono con le saccature o con i rami di avvezione fredda. Questa alternanza tra caldo e fresco è tipica delle onde di Rossby ad ampia scala. Studi recenti hanno mostrato che onde di Rossby amplificate e quasi stazionarie possono aumentare il rischio di estremi termici simultanei in diverse regioni dell’emisfero nord, perché favoriscono la persistenza di creste calde e saccature fresche lungo traiettorie preferenziali. La carta mostra proprio un esempio di tale organizzazione: caldo sull’Eurasia settentrionale e sull’Asia centro-occidentale, fresco sull’Asia orientale, caldo sul Canada orientale e segnale più variabile sul Nord America interno. 

La figura consente inoltre di distinguere tra riscaldamento uniforme e redistribuzione dinamica del calore. Il riscaldamento climatico di fondo tende ad aumentare la probabilità di anomalie positive, ma la distribuzione spaziale a breve termine rimane fortemente governata dalla circolazione atmosferica. Per questo motivo, nella stessa carta si osservano contemporaneamente anomalie calde molto intense e anomalie fredde regionali. La presenza di aree blu non smentisce il riscaldamento globale, ma dimostra che la variabilità meteorologica continua a operare all’interno di un sistema climatico più caldo. In un’atmosfera più calda, le fasi favorevoli al caldo possono produrre estremi più intensi, mentre le fasi fresche risultano spesso meno estreme o meno persistenti rispetto al passato, anche se localmente possono ancora essere significative.

Nel complesso, la Figura 3 descrive un inizio di giugno 2026 dominato da anomalie termiche fortemente regionalizzate. Le aree più calde si concentrano sull’Artico eurasiatico, sulla Siberia settentrionale, sul Canada orientale, sull’Asia centrale e su parte del Nord Africa; le anomalie più fresche interessano invece l’Asia orientale, alcune regioni interne del Nord America e parte dell’Europa nord-occidentale. La carta conferma che le anomalie superficiali previste sono dinamicamente coerenti con il campo di geopotenziale a 500 hPa: i promontori anticiclonici favoriscono riscaldamento e stabilità, mentre le saccature sostengono raffreddamento relativo e maggiore instabilità. La lettura più corretta è quindi quella di un emisfero nord non uniformemente caldo, ma governato da una circolazione ondulata capace di concentrare il calore in alcuni settori e di convogliare aria più fresca in altri. Questa distribuzione evidenzia il ruolo fondamentale delle onde di Rossby, dei blocchi regionali e delle retroazioni superficie-atmosfera nel modulare gli impatti termici di breve periodo all’interno di un clima boreale sempre più caldo.

Figura 4 — Anomalie di precipitazione, circolazione ondulatoria e risposta idrologica tra tropici ed extratropici

La Figura 4 rappresenta le anomalie previste delle precipitazioni, espresse in millimetri al giorno, per il periodo compreso tra il 9 e il 13 giugno 2026, secondo la media ensemble GEFS inizializzata alle 00 UTC dell’8 giugno. È importante chiarire subito che la carta non mostra la precipitazione totale prevista, ma lo scarto rispetto alla climatologia del periodo: le tonalità rosse indicano precipitazioni superiori alla norma, mentre le tonalità blu indicano precipitazioni inferiori alla media. Questo rende la figura particolarmente utile per interpretare la risposta idrologica della circolazione atmosferica descritta nelle figure precedenti. Se la Figura 2 mostrava la struttura dinamica della media troposfera e la Figura 3 la risposta termica superficiale, la Figura 4 consente di osservare come le stesse onde planetarie, i promontori anticiclonici, le saccature e le anomalie convettive tropicali si traducano in una distribuzione spaziale delle piogge fortemente irregolare.

Il primo aspetto evidente è che le anomalie pluviometriche più intense non si concentrano soltanto alle medie latitudini, ma soprattutto nelle fasce tropicali e subtropicali, dove la precipitazione è strettamente legata alla convezione profonda, alla convergenza dei bassi strati e alla disponibilità di vapore acqueo. Questa è una caratteristica fondamentale del sistema climatico: nelle regioni tropicali, piccole variazioni nella posizione delle bande convettive, dell’ITCZ, delle onde equatoriali o dei monsoni possono produrre scarti pluviometrici molto marcati su scale temporali anche brevi. La distribuzione alternata di aree rosse e blu sul Pacifico tropicale, sull’oceano Indiano e sul Maritime Continent suggerisce quindi una circolazione convettiva organizzata, probabilmente modulata da variabilità intrastagionale tropicale. In questo contesto, la Madden-Julian Oscillation rappresenta uno dei principali modi di variabilità tropicale su scala 30-90 giorni, associato a grandi aree di convezione e subsidenza che si propagano prevalentemente verso est sull’Indo-Pacifico caldo, influenzando precipitazioni, circolazione e teleconnessioni extratropicali. 

L’Asia meridionale e il settore indo-birmano costituiscono una delle aree più rilevanti della figura. Le anomalie negative particolarmente evidenti tra India orientale, Bangladesh, Myanmar, Golfo del Bengala e parte dell’Indocina indicano una fase con precipitazioni inferiori alla norma in un periodo climatologicamente molto importante per l’evoluzione del monsone estivo asiatico. Questa soppressione pluviometrica suggerisce una temporanea riduzione dell’attività convettiva organizzata, oppure uno spostamento dei massimi convettivi verso altri settori dell’Indo-Pacifico. La letteratura scientifica mostra che la MJO può influenzare in modo significativo l’avvio, le fasi attive e le pause dei monsoni tropicali, modulando la convergenza di umidità, la circolazione nei bassi strati e l’organizzazione della convezione profonda. Gli studi sulla variabilità intrastagionale del monsone indiano sottolineano infatti che le fasi attive e di “break” del monsone non dipendono soltanto dalla climatologia stagionale, ma anche dalla propagazione di anomalie convettive tropicali e dalle interazioni tra oceano e atmosfera. 

La regione dell’Asia orientale mostra invece un segnale opposto, con anomalie positive lungo il settore del Giappone, del Mar Cinese Orientale e del Pacifico nord-occidentale. Questa fascia più piovosa è coerente con la presenza di una saccatura sull’Asia orientale, già evidenziata nella carta a 500 hPa. Le saccature favoriscono moti verticali ascendenti, raffreddamento in quota, aumento dell’instabilità e maggiore probabilità di precipitazioni organizzate. Nel periodo di inizio estate, questa regione è inoltre climatologicamente influenzata dal sistema frontale Meiyu-Baiu, che costituisce una delle principali strutture pluviometriche dell’Asia orientale tra Cina, Corea e Giappone. La letteratura descrive il Meiyu-Baiu come una fascia frontale quasi stazionaria, caratterizzata da forti gradienti termoigrometrici, convergenza di umidità e precipitazioni persistenti o intense; studi recenti hanno anche evidenziato come le precipitazioni intense lungo questo fronte abbiano mostrato variazioni importanti negli ultimi decenni. 

Il contrasto tra anomalie secche sull’Asia meridionale e anomalie umide sull’Asia orientale è dinamicamente significativo. Esso suggerisce che la convezione monsonica non sia distribuita in modo uniforme lungo tutto il continente asiatico, ma presenti una forte regionalizzazione. In termini fisici, le aree blu indicano prevalenza di subsidenza, minore convergenza di umidità o spostamento della convezione organizzata; le aree rosse indicano invece maggiore sollevamento, convergenza, instabilità e disponibilità di vapore acqueo. Questa alternanza è tipica delle fasi in cui la circolazione tropicale e subtropicale è modulata da onde equatoriali, MJO, monsoni e interazione con le onde extratropicali. Non si tratta quindi di semplici “piogge locali”, ma della manifestazione superficiale di una riorganizzazione della circolazione atmosferica su scala regionale e planetaria.

Sull’Europa, le anomalie previste risultano complessivamente più deboli rispetto ai tropici, ma sono comunque coerenti con il pattern dinamico discusso nelle figure precedenti. La Scandinavia e parte dell’Europa orientale mostrano aree con precipitazioni superiori alla norma, mentre gran parte dell’Europa occidentale, della Penisola Iberica e del Mediterraneo appare prossima alla neutralità o lievemente più secca della media. Questa distribuzione può essere interpretata alla luce della configurazione a 500 hPa: la presenza di geopotenziali relativamente più bassi o di saccature sul comparto nord-occidentale/europeo favorisce passaggi perturbati e maggiore instabilità sul Nord Europa, mentre l’Europa meridionale rimane più esposta a condizioni di subsidenza o a una minore attività frontale. Gli studi sui blocchi atmosferici euro-atlantici mostrano che queste configurazioni possono produrre forti contrasti regionali, con anomalie secche sotto i promontori anticiclonici e anomalie umide nelle aree poste a valle o lungo i bordi dei blocchi, dove il flusso viene deviato e le perturbazioni possono concentrarsi. 

La Scandinavia, in particolare, sembra trovarsi in una posizione favorevole a precipitazioni superiori alla norma, probabilmente lungo il bordo della circolazione più ondulata tra Nord Atlantico, Groenlandia ed Europa settentrionale. Quando il flusso occidentale viene deviato da anomalie positive alle alte latitudini atlantiche, le traiettorie perturbate possono assumere una componente più meridiana o spostarsi verso il Nord Europa. In queste condizioni, il contrasto tra masse d’aria relativamente fresche in quota e umidità disponibile nei bassi strati può favorire precipitazioni più frequenti. Al contrario, il Mediterraneo e l’Europa sud-occidentale, trovandosi più vicini a geopotenziali relativamente elevati e a condizioni di maggiore stabilità, presentano anomalie pluviometriche deboli o negative. Questo assetto è coerente con una fase nella quale il blocco o semi-blocco nord-atlantico non produce piogge diffuse su tutto il continente, ma concentra l’instabilità soprattutto nelle aree più esposte al ramo perturbato della circolazione.

Sul Nord America la figura mostra anomalie positive tra Canada centrale, settore dei Grandi Laghi e alcune aree a valle delle Montagne Rocciose, coerentemente con la saccatura prevista sul continente. Una saccatura a 500 hPa favorisce il sollevamento dinamico, l’ingresso di aria più fresca in quota e l’aumento dell’instabilità, soprattutto quando nei bassi strati è disponibile umidità sufficiente. Il risultato può essere un incremento delle precipitazioni convettive o stratiformi rispetto alla climatologia. Al contrario, ampie zone degli Stati Uniti occidentali e meridionali mostrano anomalie deboli o negative, compatibili con una maggiore influenza anticiclonica, subsidenza e minore organizzazione dei sistemi perturbati. Anche qui la distribuzione delle piogge non è casuale, ma riflette la posizione delle onde di Rossby e la relazione tra creste, saccature e correnti umide.

Il Pacifico nord-orientale e il Golfo dell’Alaska mostrano un segnale pluviometrico interessante, con anomalie positive lungo fasce oceaniche associate verosimilmente alla storm track o a sistemi frontali attivi sul bordo del promontorio anticiclonico. Le aree oceaniche possono presentare gradienti pluviometrici molto marcati perché le perturbazioni extratropicali seguono corridoi relativamente stretti, dove convergono umidità, baroclinicità e sollevamento frontale. Quando un promontorio anticiclonico modifica la traiettoria del getto, la storm track può essere deviata, producendo anomalie positive in alcune fasce oceaniche e anomalie negative immediatamente a sud o a nord. Questo meccanismo è ben noto nella dinamica delle medie latitudini: la precipitazione extratropicale dipende fortemente dalla posizione del getto, dal trasporto di vapore acqueo e dall’interazione tra onde sinottiche e onde planetarie.

Lungo la fascia tropicale del Pacifico e dell’Atlantico si osservano bande alternate di anomalie positive e negative, un segnale tipico della variabilità convettiva tropicale. Le precipitazioni tropicali sono dominate da processi convettivi intensi, ma la loro distribuzione spaziale viene regolata da convergenza nei bassi strati, divergenza in quota, temperatura superficiale marina, stabilità verticale e oscillazioni intrastagionali. Le anomalie rosse indicano aree in cui la convezione è più attiva della norma, mentre le anomalie blu identificano settori in cui la convezione è soppressa. Questa alternanza può riflettere il passaggio di onde tropicali, l’influenza della MJO o la modulazione della circolazione di Walker. La rilevanza di tali anomalie non si limita ai tropici: la convezione profonda tropicale costituisce una sorgente di riscaldamento diabatico capace di generare onde di Rossby che si propagano verso le extratropici, influenzando anche la circolazione nordamericana, euro-atlantica ed eurasiatica.

Dal punto di vista scientifico, la Figura 4 completa la lettura sinottico-climatologica delle figure precedenti perché mostra che la risposta idrologica non coincide sempre in modo semplice con quella termica. Un’area calda sotto promontorio tende spesso a essere più secca, ma non sempre; un’area fresca sotto saccatura tende spesso a essere più piovosa, ma anche qui la disponibilità di umidità è decisiva. Le precipitazioni richiedono infatti la combinazione di tre ingredienti principali: umidità, sollevamento e instabilità. Un’area può essere dinamicamente favorevole al sollevamento ma rimanere poco piovosa se l’umidità è scarsa; al contrario, un’area tropicale può produrre anomalie pluviometriche intense anche con variazioni relativamente piccole della circolazione, perché la quantità di vapore acqueo disponibile è elevata. Questa distinzione spiega perché le anomalie più marcate della figura compaiano soprattutto nelle regioni tropicali e monsoniche, mentre alle medie latitudini il segnale appare più frammentato e legato ai corridoi perturbati.

Un altro elemento importante riguarda la persistenza. Le anomalie di precipitazione su un intervallo di cinque giorni possono risultare fortemente influenzate da eventi singoli, come fronti, sistemi convettivi organizzati o episodi monsonici. Per questo motivo, la mappa deve essere interpretata come un’anomalia media di breve periodo, non come una previsione stagionale. Tuttavia, quando le anomalie pluviometriche risultano coerenti con la struttura del geopotenziale e con le anomalie termiche, esse acquistano maggiore significato dinamico. Nel caso specifico, le aree più secche coincidono spesso con regioni di maggiore stabilità o subsidenza, mentre le aree più umide si collocano lungo saccature, fronti o bande convettive tropicali. Questa coerenza tra campi dinamici, termici e idrologici rafforza l’interpretazione della settimana come una fase dominata da una circolazione ondulata, con forti contrasti regionali.

La Figura 4 può essere letta anche nel quadro più ampio degli estremi idrologici in un clima che si riscalda. Un’atmosfera più calda può contenere più vapore acqueo, aumentando il potenziale per precipitazioni intense quando le condizioni dinamiche favoriscono il sollevamento. Tuttavia, il riscaldamento non produce automaticamente più pioggia ovunque: può anche intensificare la subsidenza, aumentare l’evaporazione potenziale e favorire anomalie secche sotto i promontori anticiclonici. Per questo motivo, il cambiamento climatico tende ad amplificare il ciclo idrologico, ma la distribuzione spaziale delle anomalie resta fortemente controllata dalla circolazione. Nella figura, la coesistenza di aree molto secche e molto piovose, soprattutto nei tropici e lungo le storm track, esprime proprio questa natura non uniforme della risposta idrologica.

Nel complesso, la Figura 4 descrive un quadro pluviometrico fortemente regionalizzato per il periodo 9-13 giugno 2026. Le anomalie positive più significative interessano la Scandinavia, alcuni settori dell’Europa orientale, il Canada centrale, la regione dei Grandi Laghi, il Giappone e il Pacifico occidentale, oltre ad alcune fasce tropicali oceaniche. Le anomalie negative più rilevanti si osservano invece tra Asia meridionale, Golfo del Bengala, Myanmar, parte dell’Indocina, alcune aree del Pacifico tropicale e ampi settori subtropicali. La carta conferma che le precipitazioni sono il risultato dell’interazione tra dinamica extratropicale e convezione tropicale: alle medie latitudini dominano saccature, blocchi e storm track; ai tropici dominano MJO, onde equatoriali, monsoni e convergenza di umidità. La lettura più corretta è quindi quella di una risposta idrologica coerente con un’emisfera nord ondulata, nella quale i promontori anticiclonici tendono a inibire le piogge e le saccature o le bande convettive tendono ad amplificarle. In questo senso, la figura non rappresenta soltanto una previsione di pioggia, ma una sintesi del funzionamento dinamico dell’atmosfera: il luogo in cui il flusso converge, l’aria sale e il vapore condensa diventa più piovoso della norma; il luogo in cui prevalgono subsidenza, stabilità e divergenza nei bassi strati diventa più secco, anche all’interno della stessa fase stagionale e dello stesso emisfero.

Medio termine prossimo: AO quasi neutra, NAO negativa e persistenza di un assetto ondulato tra Artico, Atlantico e Nord America

Nel corso della prossima settimana, la configurazione emisferica descritta dalle anomalie di altezza di geopotenziale suggerisce un quadro dinamico non dominato da un’unica anomalia artica coerente, ma piuttosto da un campo misto, nel quale le anomalie positive e negative risultano distribuite in modo irregolare sia sull’Artico sia alle medie latitudini. In tale contesto, l’Oscillazione Artica tenderà verosimilmente a mantenersi prossima alla neutralità, perché manca una struttura anulare ben organizzata capace di esprimere un chiaro rafforzamento o indebolimento del gradiente barico tra la regione polare e le medie latitudini. L’AO, come definita da Thompson e Wallace, rappresenta infatti una delle principali modalità di variabilità della circolazione extratropicale dell’emisfero nord e descrive le oscillazioni della pressione e del geopotenziale tra il bacino artico e le fasce temperate; quando il segnale risulta debole o spazialmente frammentato, anche l’indice tende a collocarsi vicino alla neutralità. 

Più definito appare invece il segnale nord-atlantico, poiché la presenza di anomalie positive di pressione e geopotenziale in prossimità della Groenlandia implica una probabile fase negativa della North Atlantic Oscillation. La NAO, secondo la formulazione classica di Hurrell, esprime la variabilità del gradiente di pressione tra l’area subtropicale atlantica e il settore islandese-subpolare; quando le alte pressioni tendono a consolidarsi alle alte latitudini nord-atlantiche, il flusso occidentale medio può indebolirsi, ondularsi o deviare, favorendo una maggiore meridianizzazione della circolazione. In una fase NAO negativa, l’Atlantico settentrionale non agisce quindi come un semplice corridoio zonale per le perturbazioni, ma come un dominio dinamico più complesso, nel quale il blocco groenlandese può alterare il percorso della corrente a getto e redistribuire le anomalie termiche e pluviometriche tra Europa, Nord Atlantico e Nord America. 

La presenza di geopotenziali elevati sulla Groenlandia assume particolare rilevanza perché il blocco groenlandese costituisce uno dei regimi più efficaci nel modificare la traiettoria delle onde di Rossby e nel rallentare la progressione dei sistemi sinottici. Studi recenti hanno evidenziato come l’aumento o la persistenza di blocchi atmosferici sulla Groenlandia sia strettamente associato a fasi negative della NAO e a profonde riorganizzazioni della circolazione euro-atlantica, con effetti che possono includere deviazioni del getto, episodi di stazionarietà atmosferica e marcati contrasti termici regionali. Hanna e collaboratori hanno mostrato che il Greenland Blocking Index rappresenta un indicatore significativo delle anomalie anticicloniche groenlandesi, mentre lavori più recenti sui regimi bloccati europei sottolineano come il blocco atmosferico sia spesso collegato a condizioni meteorologiche persistenti e a estremi regionali, quali ondate di calore, siccità o precipitazioni concentrate lungo i margini delle strutture depressionarie. 

Nel settore nordamericano, il quadro previsto appare dominato dalla persistenza di una dorsale anticiclonica con anomalie positive di geopotenziale tra il Golfo dell’Alaska e la Baia di Baffin. Tale disposizione favorisce, per compensazione dinamica a valle, lo sviluppo di una saccatura sull’America Settentrionale orientale. Questo tipo di configurazione rientra nella classica logica delle onde planetarie quasi stazionarie: un’anomalia di cresta sul Pacifico nord-orientale o sull’Alaska può amplificare una risposta ondulatoria downstream, inducendo una depressione più marcata tra Canada orientale e Stati Uniti orientali. Studi sulle teleconnessioni emisferiche e sui pattern a cresta-saccatura hanno mostrato che la corrente a getto può comportarsi come una guida d’onda, trasferendo energia e fase delle anomalie lungo le medie latitudini; in questo senso, la dorsale tra Golfo dell’Alaska e alte latitudini canadesi non è un elemento isolato, ma parte di una catena dinamica capace di modulare il tempo sensibile su vaste aree continentali. 

Dal punto di vista termico, questa architettura barica tende a produrre un contrasto piuttosto netto tra le aree poste sotto l’influenza della dorsale e quelle interessate dalla saccatura. Le temperature normali o superiori alla norma sull’Alaska settentrionale, sul Canada occidentale e settentrionale e sugli Stati Uniti occidentali risultano coerenti con la presenza di subsidenza, spessore troposferico maggiore e avvezione più mite nelle zone dominate da geopotenziali positivi. Al contrario, l’Alaska meridionale, il Canada meridionale e orientale e gli Stati Uniti orientali possono sperimentare condizioni nella norma o inferiori alla norma, poiché la saccatura favorisce una maggiore penetrazione di masse d’aria più fresche dalle alte latitudini e una più accentuata instabilità baroclina. La letteratura sulle anomalie termiche nordamericane ha più volte evidenziato come i pattern bloccati o semi-bloccati nel settore alaska-pacifico possano associarsi a dipoli termici opposti, con caldo relativo sulle alte latitudini occidentali e raffreddamento più marcato verso il centro-est del continente. 

Sull’Eurasia, la distribuzione delle precipitazioni appare legata soprattutto alla posizione delle saccature e dei minimi relativi di geopotenziale. Le nuove piogge previste sull’Europa orientale, sugli Urali meridionali, sulla Siberia orientale, sull’Asia nord-orientale, sulla Cina sud-occidentale e sull’Altopiano Tibetano indicano aree dove la circolazione ciclonica, la convergenza nei bassi strati e il sollevamento dinamico risultano più favorevoli alla condensazione e alla produzione di precipitazioni. Al contrario, la prevalenza di condizioni più asciutte su gran parte dell’Europa e dell’Asia suggerisce che ampie aree rimarranno temporaneamente escluse dal ramo più attivo del flusso perturbato. In presenza di NAO negativa e blocco groenlandese, l’Europa può trovarsi in una condizione di forte dipendenza dalla posizione esatta delle ondulazioni: piccoli spostamenti longitudinali del getto o delle saccature possono separare zone relativamente secche e stabili da settori più instabili e piovosi, confermando il ruolo cruciale della geometria del flusso più che del solo valore numerico degli indici teleconnettivi. 

Anche sul Nord America, la previsione di nuove precipitazioni su Alaska, Canada nord-occidentale, Grandi Pianure e Stati Uniti orientali appare fisicamente coerente con la disposizione della circolazione. Laddove la saccatura orientale favorisce sollevamento, contrasto termico e passaggio di onde frontali, aumentano le probabilità di precipitazioni; dove invece domina una struttura più anticiclonica o un flusso meno convergente, prevalgono condizioni più secche. Le Grandi Pianure, in particolare, possono risentire della sovrapposizione tra avvezione umida nei bassi strati, instabilità potenziale e forcing dinamico in quota, mentre gli Stati Uniti orientali risultano più direttamente influenzati dal ramo discendente e successivamente ascendente della saccatura continentale. Questa distribuzione conferma che la previsione pluviometrica non deriva soltanto dalla presenza di anomalie negative di geopotenziale, ma anche dall’interazione tra umidità disponibile, posizione dei fronti, divergenza in quota e orientamento del getto.

Nel complesso, la prossima settimana sembra quindi collocarsi in una fase di circolazione emisferica moderatamente ondulata, nella quale l’AO quasi neutra indica l’assenza di una forte anomalia anulare artica, mentre la NAO negativa segnala una più chiara riorganizzazione del settore nord-atlantico attorno alle anomalie positive groenlandesi. Il risultato è un pattern capace di sostenere persistenza regionale: secco su ampie porzioni dell’Europa e dell’Asia, maggiore attività precipitativa lungo i settori depressionari eurasiatici e nordamericani, e un marcato contrasto termico sul continente nordamericano tra il settore occidentale più mite e quello orientale più fresco. In termini dinamici, il punto centrale non è soltanto la presenza di singole anomalie di alta o bassa pressione, ma la loro disposizione spaziale lungo il treno d’onda emisferico: la dorsale tra Golfo dell’Alaska e Baia di Baffin, il blocco groenlandese e la saccatura sull’America orientale rappresentano elementi concatenati di una stessa architettura planetaria, nella quale la propagazione delle onde di Rossby, la modulazione della corrente a getto e la fase della NAO contribuiscono a definire il tempo sensibile alle medie latitudini.

Figura 5 — Anomalie di geopotenziale a 500 hPa tra il 14 e il 18 giugno 2026: ondulazione emisferica, segnale groenlandese e persistenza del pattern nordamericano

La figura 5 rappresenta la previsione media ensemble GEFS delle altezze di geopotenziale a 500 hPa, espresse tramite isolinee in decametri, e delle anomalie di geopotenziale, rappresentate dalla colorazione, per il periodo compreso tra il 14 e il 18 giugno 2026. Il livello di 500 hPa è uno dei piani isobarici più utilizzati nell’analisi sinottica perché descrive la struttura media della troposfera: non fotografa semplicemente la pressione al suolo, ma sintetizza l’assetto delle onde planetarie, delle dorsali anticicloniche e delle saccature che condizionano la distribuzione delle masse d’aria, delle temperature e delle precipitazioni alle medie latitudini. In questo senso, la mappa non va interpretata come una semplice distribuzione di “alta” e “bassa” pressione, ma come una rappresentazione dinamica del modo in cui l’atmosfera sta organizzando il trasporto meridiano di calore e quantità di moto lungo l’emisfero nord.

L’elemento più importante della figura è la presenza di un campo emisferico non perfettamente anulare, ma ondulato e regionalmente differenziato. Le anomalie di geopotenziale risultano infatti miste sull’Artico e sulle medie latitudini, con aree positive alternate a nuclei negativi. Questo aspetto è coerente con una possibile Oscillazione Artica prossima alla neutralità, perché manca un segnale circolare netto e omogeneo capace di indicare una chiara contrazione o espansione del vortice troposferico artico. L’AO, come mostrato dagli studi classici di Thompson e Wallace, rappresenta una modalità dominante della variabilità extratropicale dell’emisfero nord e riflette le oscillazioni del campo di pressione e geopotenziale tra Artico e medie latitudini; quando il campo presenta anomalie frammentate, il segnale dell’indice tende a risultare meno marcato. 

Il settore nord-atlantico appare invece più significativo dal punto di vista teleconnettivo. La presenza di geopotenziali relativamente elevati tra Groenlandia, Atlantico settentrionale e alte latitudini canadesi suggerisce una tendenza verso una NAO negativa o quantomeno neutro-negativa. Questo significa che il normale gradiente barico tra le basse pressioni subpolari islandesi e le alte pressioni subtropicali atlantiche tende a indebolirsi, favorendo una corrente a getto meno tesa e più ondulata. La NAO, secondo la formulazione classica di Hurrell, è una delle principali modalità di variabilità climatica dell’Atlantico settentrionale e condiziona profondamente il tempo meteorologico europeo e nordamericano, modulando traiettorie perturbate, trasporto di calore e distribuzione delle precipitazioni. 

Il segnale groenlandese è particolarmente rilevante perché le anomalie positive in quest’area possono agire come elemento di blocco o semi-blocco, ostacolando il normale flusso occidentale e favorendo una maggiore amplificazione delle onde di Rossby. La letteratura sul Greenland Blocking Index ha mostrato come le anomalie anticicloniche persistenti sulla Groenlandia siano spesso associate a fasi negative della NAO e possano produrre importanti effetti sul clima regionale, inclusa la deviazione della corrente a getto e la riorganizzazione delle traiettorie cicloniche nord-atlantiche. Hanna e collaboratori hanno evidenziato che il blocco groenlandese estivo è un elemento dinamico di grande importanza, anche perché interferisce con il bilancio energetico superficiale della calotta groenlandese e con la circolazione atmosferica dell’Atlantico settentrionale. 

Sull’America settentrionale la configurazione appare piuttosto chiara: una robusta anomalia positiva tra il Golfo dell’Alaska, il Pacifico nord-orientale e il settore occidentale-nordoccidentale del continente indica la presenza di una dorsale anticiclonica ben strutturata. Questa dorsale tende a favorire subsidenza, maggiore spessore troposferico e condizioni termiche più miti o calde rispetto alla norma su Alaska settentrionale, Canada occidentale e Stati Uniti occidentali. Tuttavia, come avviene spesso nei pattern ondulati, la cresta anticiclonica sul Pacifico nord-orientale non resta un elemento isolato: procedendo verso valle lungo il flusso medio, essa favorisce la formazione di una saccatura sull’America nordorientale e sugli Stati Uniti orientali, dove le anomalie negative di geopotenziale indicano una circolazione più fresca, instabile e favorevole a precipitazioni.

Questo tipo di disposizione rientra nella dinamica delle onde di Rossby quasi stazionarie. Gli studi di Hoskins e Karoly hanno fornito una base teorica fondamentale per comprendere come le onde planetarie possano propagarsi lungo un flusso medio e generare risposte a grande distanza dalla regione sorgente; successivamente, Hoskins e Ambrizzi hanno mostrato l’importanza dei getti atmosferici come guide d’onda capaci di canalizzare la propagazione delle anomalie. In pratica, una dorsale marcata sul Pacifico nord-orientale può contribuire a organizzare una risposta downstream sull’America orientale, generando il classico accoppiamento cresta-saccatura che nella figura appare ben leggibile. 

La mappa suggerisce quindi una circolazione emisferica a numero d’onda medio, nella quale le anomalie positive e negative si dispongono lungo una sequenza alternata. Questo è importante perché le onde planetarie non influenzano soltanto la posizione delle masse d’aria, ma anche la persistenza delle condizioni meteorologiche. Quando il flusso zonale rallenta o si ondula, le stesse configurazioni possono permanere per più giorni, favorendo anomalie termiche e pluviometriche più marcate. Branstator ha descritto il ruolo della corrente a getto come guida per teleconnessioni circumglobali, evidenziando come specifici treni d’onda possano collegare regioni molto distanti dell’emisfero nord; ciò aiuta a comprendere perché un’anomalia sul Pacifico nord-orientale possa avere ripercussioni coerenti sul Nord America orientale e, più in generale, sulla distribuzione emisferica dei centri d’azione. 

Sull’Eurasia la figura mostra un quadro più complesso, con anomalie positive diffuse su ampie porzioni delle alte e medie latitudini, ma anche nuclei depressionari o relativamente negativi in prossimità dell’Asia orientale e del Pacifico nord-occidentale. La presenza di geopotenziali superiori alla norma su parte dell’Eurasia settentrionale e occidentale tende a favorire condizioni più stabili e asciutte, soprattutto laddove la subsidenza anticiclonica limita lo sviluppo di convezione organizzata e il passaggio di perturbazioni. Al contrario, le aree interessate da saccature o da anomalie negative di geopotenziale, come l’Asia nordorientale e alcuni settori della Siberia orientale, risultano più predisposte a instabilità, nuvolosità e precipitazioni.

Per l’Europa, il segnale della figura è interessante perché non mostra una profonda saccatura direttamente centrata sul continente occidentale o centrale. Ciò suggerisce una prevalenza di condizioni relativamente stabili su molti settori europei, soprattutto dove i geopotenziali rimangono prossimi o superiori alla norma. Tuttavia, la presenza di una NAO negativa o neutro-negativa e di un segnale anticiclonico alle alte latitudini nord-atlantiche implica che il flusso non sia pienamente zonale. In una situazione di questo tipo, l’Europa può trovarsi in una condizione di forte sensibilità alla posizione esatta delle onde: un lieve spostamento verso est o verso ovest della saccatura può determinare differenze notevoli tra stabilità, caldo moderato, infiltrazioni fresche o episodi instabili, soprattutto sui settori orientali e balcanici.

La figura evidenzia anche un aspetto tipico delle configurazioni bloccate o semi-bloccate: la coesistenza di anomalie calde e fredde molto ravvicinate. Le dorsali anticicloniche sono spesso associate a temperature superiori alla norma, cieli più sereni e maggiore compressione adiabatica della colonna d’aria; le saccature, al contrario, favoriscono avvezioni fresche, sollevamento dinamico e maggiore probabilità di precipitazioni. Gli studi sul blocco atmosferico sottolineano come questi regimi siano tra i più rilevanti per la produzione di anomalie meteorologiche persistenti alle medie latitudini, ma anche tra i più difficili da rappresentare accuratamente nei modelli numerici, soprattutto per quanto riguarda durata, posizione e intensità. 

Nel contesto della previsione a 6-10 giorni, occorre quindi interpretare la figura non come una previsione deterministica puntuale, ma come una media ensemble che evidenzia i segnali più robusti del campo atmosferico previsto. Le anomalie più ampie e coerenti, come la dorsale sul Golfo dell’Alaska e il segnale elevato tra Groenlandia e alte latitudini nord-atlantiche, sono probabilmente più significative rispetto ai piccoli dettagli locali. Al contrario, le aree dove il colore appare debole o frammentato indicano maggiore incertezza o maggiore variabilità tra i membri previsionali. Questo è particolarmente importante nel medio termine, perché la predicibilità delle onde planetarie dipende dalla capacità del modello di rappresentare correttamente la propagazione delle onde di Rossby, l’interazione con la corrente a getto e la posizione dei blocchi.

Nel complesso, la figura 5 descrive una fase atmosferica emisferica moderatamente amplificata, nella quale l’AO tende a rimanere vicino alla neutralità a causa di anomalie artiche non uniformi, mentre il settore nord-atlantico mostra una maggiore inclinazione verso una NAO negativa per effetto dei geopotenziali relativamente elevati in area groenlandese. Il Nord America appare governato da un dipolo ben definito, con dorsale sul Pacifico nord-orientale e saccatura sull’America orientale, favorevole a condizioni più miti o calde a ovest e più fresche e instabili a est. L’Eurasia presenta invece una distribuzione più eterogenea, con aree stabili e asciutte sotto geopotenziali elevati e settori più instabili lungo le saccature orientali. In termini dinamici, il messaggio principale della figura è che la circolazione non sarà puramente zonale, ma organizzata da onde planetarie e centri d’azione semi-stazionari, capaci di modulare in modo significativo le anomalie termiche e pluviometriche regionali. Come mostrato dagli studi sulle onde planetarie amplificate, configurazioni di questo tipo possono favorire condizioni meteorologiche persistenti e regionalmente contrastate, rendendo il medio termine particolarmente sensibile alla posizione delle creste e delle saccature. 

Figura 6 — Anomalie della temperatura superficiale tra il 14 e il 18 giugno 2026: risposta termica alla circolazione ondulata emisferica

La figura 6 mostra le anomalie previste della temperatura dell’aria a 2 metri per il periodo compreso tra il 14 e il 18 giugno 2026, secondo la media ensemble GEFS inizializzata alle 00Z dell’8 giugno 2026. La colorazione rossa indica valori superiori alla media climatologica, mentre le tonalità blu identificano aree con temperature inferiori alla norma. Questa mappa va interpretata come la traduzione termica, al livello del suolo, della configurazione dinamica evidenziata nella precedente carta delle anomalie di geopotenziale a 500 hPa: laddove prevalgono dorsali anticicloniche, spessori troposferici più elevati, subsidenza e maggiore insolazione, le anomalie termiche tendono a essere positive; al contrario, dove si impongono saccature, avvezioni più fresche, maggiore nuvolosità e circolazione ciclonica, le temperature tendono a collocarsi sotto la media.

Il segnale generale della figura è dominato da una netta prevalenza di anomalie calde sull’emisfero settentrionale, con le deviazioni più marcate concentrate soprattutto tra Groenlandia, Artico euroasiatico, Siberia settentrionale, Asia centrale e alcune aree del Nord America occidentale. Questa distribuzione non implica un riscaldamento uniforme, ma una risposta spazialmente selettiva alla disposizione delle onde planetarie. In particolare, il forte riscaldamento previsto sulle alte latitudini euroasiatiche appare coerente con la presenza di geopotenziali elevati e con una circolazione favorevole alla compressione adiabatica e alla riduzione della copertura nuvolosa. Nel mese di giugno, quando l’insolazione boreale raggiunge valori molto elevati alle alte latitudini, anche una moderata anomalia anticiclonica può produrre scarti termici notevoli, perché la superficie riceve radiazione solare per molte ore e l’atmosfera stabile limita il rimescolamento verticale profondo.

Il settore artico e subartico rappresenta uno degli aspetti più rilevanti della mappa. Le anomalie positive su Groenlandia, Canada settentrionale, coste artiche russe e Siberia settentrionale si inseriscono in un quadro coerente con il fenomeno dell’amplificazione artica, cioè la tendenza delle alte latitudini a riscaldarsi più rapidamente della media globale. La letteratura scientifica ha mostrato che tale amplificazione è legata a più meccanismi fisici, tra cui la riduzione della copertura nevosa e glaciale, le retroazioni dell’albedo, l’aumento del flusso di calore dall’oceano all’atmosfera e modifiche nella struttura verticale della troposfera. Screen e Simmonds hanno evidenziato il ruolo centrale della diminuzione del ghiaccio marino nell’amplificazione termica artica, mentre Serreze e Francis hanno discusso il dibattito scientifico sulle cause e sulle conseguenze del riscaldamento accelerato dell’Artico. 

Sull’Eurasia il segnale caldo appare particolarmente esteso. Le anomalie positive dalla Russia europea agli Urali, dalla Siberia occidentale fino ad ampie porzioni dell’Asia centrale e interna indicano una massa d’aria mediamente più calda della norma e una configurazione poco favorevole alla penetrazione di aria fresca dalle alte latitudini. Le aree più continentali, come Kazakistan, Mongolia occidentale, Cina nordoccidentale e bacini interni dell’Asia centrale, rispondono in modo molto efficiente alle anomalie di geopotenziale perché la bassa umidità del suolo e la minore evaporazione permettono a una quota maggiore dell’energia disponibile di tradursi in riscaldamento sensibile. Questo meccanismo è ben noto negli studi sui feedback terra-atmosfera: quando il suolo è relativamente secco, diminuisce il raffreddamento evaporativo e aumenta la probabilità che una dorsale anticiclonica produca anomalie termiche più intense e persistenti. Studi sulle interazioni tra umidità del suolo e temperatura hanno mostrato che la variabilità dell’umidità superficiale può modulare in modo significativo gli estremi caldi sulle superfici continentali. 

L’Europa mostra un segnale più moderato rispetto all’Asia interna, ma comunque prevalentemente positivo. Le anomalie calde interessano soprattutto Europa occidentale, Francia, Penisola Iberica, Regno Unito, parte dell’Europa centrale e settori mediterranei, mentre il segnale appare più debole o localmente neutro su alcune aree dell’Europa orientale e balcanica. Questo suggerisce una fase mite o calda, ma non necessariamente estrema per l’intero continente. La disposizione termica è coerente con un’Europa collocata sul margine di un campo di geopotenziale relativamente elevato, ma non sotto il cuore di una struttura anticiclonica eccezionalmente robusta. In altre parole, la figura suggerisce un’anomalia calda diffusa, ma con un’intensità inferiore rispetto a quella osservata tra Artico russo, Siberia e Asia centrale.

Per l’Italia e il Mediterraneo centrale, la mappa lascia intuire una condizione di lieve o moderata anomalia positiva, senza un segnale estremo particolarmente marcato. Questo tipo di configurazione è compatibile con una fase di inizio estate caratterizzata da temperature superiori alla norma, ma ancora condizionata dalla posizione delle ondulazioni più settentrionali. Se la saccatura europea orientale o balcanica dovesse risultare più incisiva, alcuni settori adriatici e orientali potrebbero risentire di una maggiore variabilità; se invece prevalesse l’espansione anticiclonica dall’Europa occidentale o dal Nord Africa, il segnale caldo potrebbe consolidarsi maggiormente anche sul Mediterraneo centrale.

Il Nord America evidenzia un contrasto termico molto più netto. Le anomalie positive si concentrano sull’Alaska, sul Canada nordoccidentale, sulle Montagne Rocciose e su parte degli Stati Uniti occidentali, in accordo con la dorsale prevista tra Golfo dell’Alaska e Nord America occidentale. Al contrario, una fascia di anomalie negative interessa il Canada meridionale e centrale, le Grandi Pianure e parte degli Stati Uniti centro-orientali. Questo raffreddamento relativo è coerente con la saccatura prevista sull’America settentrionale orientale: una struttura depressionaria in quota favorisce avvezione di aria più fresca, maggiore nuvolosità, instabilità e riduzione dell’irraggiamento solare al suolo. La contrapposizione tra caldo a ovest e fresco a est rappresenta un classico dipolo termico associato a pattern ondulati del getto, nei quali una cresta persistente sul Pacifico nord-orientale induce una risposta depressionaria downstream sul continente.

La dinamica alla base di questa distribuzione può essere compresa attraverso la teoria delle onde di Rossby e della propagazione delle anomalie lungo la corrente a getto. Gli studi di Hoskins e Karoly hanno mostrato come l’atmosfera extratropicale possa rispondere a forzanti termiche e orografiche attraverso treni d’onda quasi stazionari, mentre Branstator ha evidenziato il ruolo della corrente a getto come guida d’onda per teleconnessioni circumglobali. In questo senso, la figura 6 non rappresenta soltanto una somma di anomalie termiche locali, ma la manifestazione superficiale di una struttura emisferica più ampia: una dorsale sul Pacifico nord-orientale, una saccatura sull’America orientale, geopotenziali relativamente elevati sull’Eurasia e anomalie calde diffuse alle alte latitudini. 

È importante osservare che le anomalie fredde risultano molto più localizzate rispetto a quelle calde. Oltre al Nord America centrale e orientale, si notano nuclei relativamente freschi tra Asia nordorientale, Mongolia orientale, Cina nordorientale e Pacifico nordoccidentale. Queste aree coincidono con settori nei quali la circolazione in quota tende a essere più depressionaria o più favorevole all’ingresso di aria fresca. Tuttavia, la loro estensione è limitata rispetto alla vasta area di anomalie positive che domina il continente euroasiatico e le alte latitudini boreali. Questo sbilanciamento spaziale verso il caldo è significativo perché mostra come, anche in presenza di un’AO non necessariamente estrema, il campo termico superficiale possa risultare fortemente asimmetrico, con ampie zone continentali riscaldate e raffreddamenti confinati ai settori dove la dinamica sinottica riesce a produrre avvezioni fredde più organizzate.

Un altro elemento chiave riguarda la persistenza. Le anomalie rappresentate sono una media su cinque giorni, non una fotografia istantanea; ciò significa che il segnale colorato evidenzia aree dove la temperatura tende a mantenersi sopra o sotto la norma per più giorni consecutivi. La persistenza delle anomalie termiche è spesso collegata alla lentezza del flusso e alla presenza di onde planetarie quasi stazionarie. Coumou e collaboratori hanno discusso come onde di Rossby ad alta ampiezza e quasi stazionarie possano favorire condizioni meteorologiche persistenti e aumentare la probabilità di estremi caldi o piovosi alle medie latitudini. Questo non significa che ogni anomalia calda della figura sia un evento estremo, ma indica che la struttura ondulata del campo atmosferico può rendere più durature le deviazioni termiche regionali. 

Il legame tra Artico e medie latitudini va trattato con cautela, ma resta un tema scientificamente rilevante. Alcuni studi, come quello di Francis e Vavrus, hanno proposto che l’amplificazione artica possa contribuire a indebolire il gradiente termico meridionale e a favorire onde del getto più ampie e lente, con possibili ripercussioni sulla persistenza degli estremi meteorologici. Altri lavori hanno sottolineato che il rapporto causale tra riscaldamento artico, ondulazione del getto e tempo alle medie latitudini è complesso e non sempre univoco. Nel caso della figura 6, è prudente affermare che le forti anomalie calde artiche ed euroasiatiche si inseriscono in un contesto compatibile con una circolazione emisferica ondulata, senza però attribuire automaticamente l’intero pattern a una singola causa. 

Nel complesso, la figura 6 descrive una fase di medio termine caratterizzata da una netta prevalenza di anomalie termiche positive sull’emisfero settentrionale, con massimi più evidenti tra Artico russo, Siberia, Asia centrale, Groenlandia e Nord America occidentale. Le anomalie negative sono invece più circoscritte, concentrate soprattutto tra Canada meridionale, Stati Uniti centro-orientali e alcuni settori dell’Asia nordorientale. Il messaggio dinamico principale è che la temperatura al suolo risponde in modo coerente alla struttura ondulata della media troposfera: le dorsali favoriscono caldo, stabilità e maggiore accumulo radiativo, mentre le saccature producono raffreddamenti relativi, instabilità e maggiore variabilità. La previsione, essendo basata su una media ensemble a 6-10 giorni, deve essere letta come indicazione dei segnali più robusti del campo termico, non come dettaglio locale definitivo; tuttavia, la coerenza tra le anomalie di temperatura della figura 6 e le anomalie di geopotenziale della figura 5 rafforza l’interpretazione di un pattern emisferico moderatamente amplificato, capace di generare marcati contrasti regionali tra caldo persistente e raffreddamenti localizzati.

Figura 7 — Anomalie previste del tasso di precipitazione tra il 14 e il 18 giugno 2026: interazione tra onde extratropicali, monsoni tropicali e distribuzione regionale delle piogge

La figura 7 rappresenta le anomalie previste del tasso di precipitazione, espresse in millimetri al giorno, per il periodo compreso tra il 14 e il 18 giugno 2026, sulla base della media ensemble GEFS inizializzata alle 00Z dell’8 giugno 2026. Le tonalità rosse indicano aree nelle quali il modello prevede precipitazioni superiori alla norma climatologica del periodo, mentre le tonalità blu segnalano condizioni più secche della media. È importante sottolineare che la mappa non mostra l’accumulo totale di pioggia, ma lo scostamento rispetto alla climatologia: un’anomalia positiva in una regione normalmente piovosa può indicare un’intensificazione di un regime già umido, mentre un’anomalia negativa in un’area stagionalmente secca può tradursi anche in una riduzione modesta in termini assoluti. La lettura corretta della figura richiede quindi di collegare il campo pluviometrico alla circolazione atmosferica mostrata nelle figure precedenti: le saccature e i rami ascendenti delle onde di Rossby tendono a favorire sollevamento, instabilità e precipitazioni; le dorsali anticicloniche, al contrario, promuovono subsidenza, stabilizzazione della colonna atmosferica e condizioni più asciutte.

Nel settore nordamericano emerge un segnale piuttosto coerente con la struttura barica descritta dalla figura 5. Le anomalie positive sulle Grandi Pianure, sugli Stati Uniti centro-orientali e su parte del settore orientale nordamericano indicano una maggiore probabilità di precipitazioni rispetto alla norma, verosimilmente associate alla presenza di una saccatura in quota e a un ambiente più favorevole alla convezione organizzata. In questa regione, durante la tarda primavera e l’inizio dell’estate boreale, il contrasto tra masse d’aria calde e umide provenienti dal Golfo del Messico e intrusioni relativamente più fresche dalle alte latitudini può alimentare sistemi temporaleschi anche persistenti. La letteratura sugli eventi precipitativi extratropicali mostra che le onde di Rossby e, in particolare, i processi di amplificazione e rottura dell’onda possono svolgere un ruolo decisivo nel concentrare precipitazioni intense lungo i margini delle saccature e nelle aree equatorward e downstream rispetto alle storm track. Uno studio recente di de Vries ha evidenziato che la rottura delle onde di Rossby può contribuire in modo rilevante agli estremi precipitativi in diverse regioni del globo, soprattutto nelle aree poste a valle delle principali traiettorie perturbate. 

Il segnale relativamente più secco sul Pacifico nord-orientale e su alcune porzioni del Nord America occidentale appare invece coerente con la presenza di una dorsale anticiclonica tra Golfo dell’Alaska, Alaska e Canada occidentale. In un assetto di questo tipo, la subsidenza associata alla cresta in quota tende a comprimere e riscaldare la colonna d’aria, riducendo la probabilità di nubi profonde e limitando l’attività precipitativa. Questa relazione tra anomalie di geopotenziale positive, stabilità atmosferica e deficit pluviometrico è una caratteristica tipica delle configurazioni bloccate o semi-bloccate alle medie latitudini. L’interesse meteorologico della figura sta proprio nel fatto che la distribuzione delle piogge non appare casuale, ma segue la geometria del flusso ondulato: dove la corrente a getto favorisce divergenza in quota e sollevamento, compaiono anomalie positive; dove prevalgono anticiclonicità e subsidenza, emergono anomalie negative.

Sull’Europa il quadro risulta più debole e frammentato. Gran parte del continente mostra anomalie poco marcate, prossime alla neutralità o localmente negative, con segnali asciutti più evidenti su parte dell’Europa centrale, orientale e del settore mediterraneo-orientale. Questo suggerisce una fase nella quale il continente europeo non viene attraversato da un flusso perturbato particolarmente organizzato, almeno nella media del periodo 14–18 giugno. La presenza di geopotenziali relativamente elevati sull’Europa occidentale e centrale, già visibile nella figura 5, tende a ridurre l’attività frontale e a favorire condizioni più stabili. Tuttavia, il segnale non è così compatto da escludere instabilità locali, soprattutto nelle aree montuose o lungo i margini orientali delle ondulazioni. Nel periodo estivo, infatti, la precipitazione europea può dipendere sia dal forcing sinottico sia da processi mesoscalari, come convezione diurna, convergenze locali, orografia e disponibilità di umidità nei bassi strati.

Sull’Eurasia emerge una distribuzione più articolata, con anomalie positive in alcuni settori della Siberia orientale, dell’Asia nordorientale e della Cina sud-occidentale, mentre ampie zone dell’Asia centrale e del Medio Oriente risultano prossime alla neutralità o leggermente più secche della norma. Le anomalie positive sulla Cina sud-occidentale e sulle aree prossime all’altopiano tibetano vanno lette in relazione alla circolazione monsonica asiatica. A metà giugno, il monsone estivo dell’Asia meridionale e orientale è in fase di consolidamento: la migrazione verso nord della fascia convettiva tropicale, il riscaldamento continentale dell’Asia interna e la risposta termica dell’altopiano tibetano contribuiscono a rafforzare gradienti di pressione, flussi umidi e convergenza nei bassi strati. Gli studi classici di Webster e collaboratori hanno mostrato che il monsone asiatico non è un fenomeno puramente regionale, ma un sistema accoppiato atmosfera-oceano-terra che interagisce con la circolazione tropicale e con segnali a scala planetaria, incluso ENSO e la variabilità intrastagionale. 

Il nucleo di anomalie positive più evidente nella figura si osserva tra Indocina, Cina meridionale, Mar Cinese Meridionale, Filippine e Pacifico occidentale tropicale. Quest’area appare interessata da una convezione superiore alla norma, con possibili scarti pluviometrici anche molto marcati. Dinamicamente, ciò può indicare un rafforzamento della convergenza monsonica e una maggiore attività convettiva lungo il bordo occidentale del Pacifico tropicale, una delle regioni più sensibili alla variabilità intrastagionale. La Madden-Julian Oscillation, descritta da Zhang come la principale modalità di variabilità tropicale intrastagionale su scale di 30–90 giorni, modula infatti in modo sostanziale l’alternanza tra fasi convettive attive e soppresse sull’Oceano Indiano, sul Maritime Continent e sul Pacifico occidentale. Quando la fase convettiva è collocata tra Sud-est asiatico e Pacifico occidentale, può intensificare piogge monsoniche, temporali tropicali e ciclogenesi convettiva regionale. 

A ovest di questo massimo pluviometrico, la figura mostra invece anomalie negative tra Oceano Indiano settentrionale, Golfo del Bengala, India meridionale e parte del settore marittimo circostante. Questa opposizione tra un’area convettivamente attiva e una zona adiacente più secca può essere interpretata come parte di una riorganizzazione longitudinale della convezione tropicale. Nei tropici, l’atmosfera tende spesso a compensare le aree di forte ascesa convettiva con regioni di subsidenza circostante; ciò significa che l’intensificazione delle precipitazioni in un settore può accompagnarsi a una riduzione delle piogge in un altro. Questo principio è coerente con la struttura della circolazione di Walker e con la variabilità delle celle convettive tropicali, nelle quali la distribuzione della convezione profonda non è uniforme, ma organizzata in massimi e minimi legati alla temperatura superficiale del mare, alla convergenza dei venti e alla propagazione di onde equatoriali.

Anche la fascia equatoriale del Pacifico e dell’America tropicale mostra una sequenza di anomalie positive e negative, con segnali molto intensi lungo alcune porzioni della zona tropicale orientale e centro-occidentale. Questa alternanza suggerisce che la distribuzione della pioggia tropicale sia modulata da onde convettive equatoriali e dalla posizione della Zona di Convergenza Intertropicale. La ITCZ è la principale fascia planetaria di convergenza e precipitazione tropicale, e la sua posizione stagionale controlla una quota fondamentale della piovosità tropicale. Schneider e collaboratori hanno mostrato che la migrazione e la dinamica della ITCZ sono legate al bilancio energetico dell’atmosfera e alla distribuzione emisferica del riscaldamento, mentre lavori successivi hanno evidenziato che anche forzanti extratropicali possono influenzare la posizione della pioggia tropicale attraverso il trasporto energetico atmosferico. 

Il segnale africano appare più contenuto, ma non privo di significato. Alcune anomalie positive sull’Africa occidentale tropicale e lungo le fasce prossime al Golfo di Guinea possono essere coerenti con la fase stagionale di risalita verso nord della ITCZ e con l’avanzamento progressivo del monsone dell’Africa occidentale. A metà giugno, la fascia piovosa tropicale tende a spostarsi dal Golfo di Guinea verso il Sahel meridionale, e la distribuzione delle anomalie dipende dalla posizione della convergenza nei bassi strati, dall’intensità del flusso monsonico e dalla disponibilità di umidità dall’Atlantico tropicale. Tuttavia, nella figura il segnale africano non appare estremo: ciò suggerisce una situazione più vicina a una modulazione regionale che a una fase monsonica eccezionalmente anomala.

Dal punto di vista fisico, la figura 7 conferma che la precipitazione è una variabile molto più discontinua e localizzata rispetto alla temperatura. Mentre le anomalie termiche tendono a mostrare campi più ampi e coerenti, le anomalie pluviometriche sono spesso organizzate in fasce strette, nuclei intensi e gradienti molto marcati. Questo accade perché la pioggia dipende da una combinazione di fattori: umidità disponibile, instabilità, sollevamento dinamico, convergenza nei bassi strati, struttura verticale del vento, orografia e microfisica convettiva. In una media ensemble a 6–10 giorni, i segnali più robusti sono quelli associati a grandi strutture dinamiche, come monsoni, saccature persistenti e bande tropicali convettive, mentre i dettagli locali, soprattutto temporaleschi, restano inevitabilmente più incerti.

La coerenza tra questa figura e le precedenti è piuttosto evidente. La dorsale sul Pacifico nord-orientale e sul Nord America occidentale favorisce anomalie secche o debolmente negative; la saccatura sull’America orientale favorisce precipitazioni superiori alla norma; l’Europa rimane in larga parte fuori dal ramo più attivo del flusso perturbato; il Sud-est asiatico e il Pacifico occidentale tropicale mostrano un forte segnale convettivo, compatibile con la fase attiva del monsone e della variabilità tropicale intrastagionale. La figura, dunque, non va letta come una semplice carta delle piogge, ma come una diagnosi della circolazione atmosferica integrata: alle medie latitudini domina il controllo esercitato dalle onde di Rossby e dalle anomalie di geopotenziale, mentre ai tropici prevalgono la convezione profonda, la ITCZ, il monsone e le onde equatoriali.

Nel complesso, la figura 7 descrive un periodo di medio termine nel quale le precipitazioni superiori alla norma risultano concentrate soprattutto sugli Stati Uniti centrali e orientali, su alcune porzioni dell’Alaska e del Nord America nordoccidentale, su settori dell’Eurasia orientale e, con maggiore intensità, tra Sud-est asiatico, Cina meridionale, Filippine e Pacifico occidentale tropicale. Le condizioni più secche della norma interessano invece il Pacifico nord-orientale, parte del Nord America occidentale, alcuni settori dell’Europa e dell’Asia centrale, oltre a porzioni dell’Oceano Indiano settentrionale e dell’India meridionale. Il quadro complessivo suggerisce una circolazione emisferica moderatamente ondulata, nella quale le anomalie pluviometriche extratropicali sono governate dalla posizione di dorsali e saccature, mentre quelle tropicali riflettono la distribuzione della convezione monsonica e della variabilità intrastagionale. In termini previsionali, il messaggio principale è che la pioggia non sarà distribuita uniformemente, ma organizzata in nuclei e fasce regionali coerenti con i principali centri d’azione atmosferici del periodo.

Medio termine — Seconda settimana: AO quasi neutra, NAO negativa e persistenza di un pattern ondulato tra Europa, Asia e Nord America

Nel medio termine, riferito alla seconda settimana previsionale, la configurazione atmosferica descritta dalla sezione appare dominata da un assetto emisferico ancora marcatamente ondulato, ma non organizzato secondo una struttura anulare pienamente coerente. Le anomalie di altezza di geopotenziale previste sull’Artico e sulle medie latitudini risultano infatti miste, con centri positivi e negativi alternati; per questo motivo l’Oscillazione Artica tende verosimilmente a mantenersi prossima alla neutralità. Tale interpretazione è coerente con la natura fisica dell’AO, che descrive la variabilità del campo di pressione e geopotenziale tra il bacino artico e le medie latitudini: quando le anomalie non assumono una disposizione circolare ben definita, ma risultano regionalmente frammentate, il segnale dell’indice tende a essere debole o neutro. Gli studi classici di Thompson e Wallace hanno mostrato come l’AO, o Northern Annular Mode, rappresenti una delle principali modalità di variabilità della circolazione extratropicale dell’emisfero nord, influenzando sia il geopotenziale sia la distribuzione delle temperature alle alte e medie latitudini. 

Diverso è il discorso per il settore nord-atlantico, dove la previsione di anomalie positive di pressione e geopotenziale sulla Groenlandia suggerisce la persistenza di una NAO negativa. La North Atlantic Oscillation è strettamente legata al gradiente barico tra il dominio subtropicale atlantico e il settore subpolare-islandese; quando il campo di pressione tende a rafforzarsi alle alte latitudini, specialmente in area groenlandese, il flusso occidentale atlantico può indebolirsi, ondularsi o deviare rispetto alla traiettoria zonale media. Hurrell ha evidenziato come la NAO rappresenti una sorgente fondamentale di variabilità climatica per il Nord Atlantico, l’Europa e parte del Nord America, modulando la distribuzione delle temperature, delle precipitazioni e delle traiettorie perturbate. In questo caso, la presenza di geopotenziali positivi sulla Groenlandia non va interpretata soltanto come un’anomalia regionale, ma come un segnale capace di alterare la struttura del getto atlantico e di favorire una circolazione più meridiana.

Il ruolo della Groenlandia è particolarmente importante perché le anomalie anticicloniche in quest’area possono assumere caratteristiche di blocco o semi-blocco atmosferico. La letteratura recente sul Greenland Blocking Index ha mostrato che le fasi di alta pressione persistente sulla Groenlandia sono spesso associate a una tendenza negativa della NAO e possono produrre effetti rilevanti sulla circolazione euro-atlantica, sulla fusione superficiale della calotta groenlandese e sulla distribuzione delle anomalie termiche regionali. Hanna e collaboratori hanno sottolineato come i blocchi groenlandesi estivi siano un elemento dinamico significativo della circolazione boreale, anche perché possono deviare la corrente a getto e favorire una maggiore persistenza dei regimi atmosferici. In termini previsionali, ciò significa che la seconda settimana potrebbe essere caratterizzata da una circolazione atlantica meno progressiva e più sensibile alla posizione delle onde planetarie.

Sull’Europa, la prosecuzione e l’espansione di una struttura anticiclonica associata ad anomalie positive di geopotenziale su gran parte del continente suggerisce un contesto termico generalmente mite o caldo rispetto alla climatologia. La presenza di geopotenziali elevati favorisce subsidenza, compressione adiabatica, maggiore stabilità atmosferica e riduzione dell’attività perturbata organizzata. Questo spiega la previsione di temperature nella norma o superiori alla norma su gran parte dell’Europa, incluso il Regno Unito. Tuttavia, il segnale non implica necessariamente condizioni estreme ovunque: il riscaldamento dipende dall’intensità della dorsale, dall’umidità del suolo, dalla copertura nuvolosa, dalla ventilazione e dalla posizione dei massimi di geopotenziale. Gli studi sul blocco atmosferico euro-atlantico hanno mostrato che le strutture anticicloniche persistenti possono essere associate a estremi termici, siccità o condizioni meteorologiche anomale, soprattutto quando il flusso zonale viene interrotto e il ricambio delle masse d’aria si riduce. 

Il fatto che soltanto l’estremo settore orientale europeo venga interessato da una debole saccatura suggerisce che l’Europa occidentale e centrale rimarrebbero prevalentemente escluse dal ramo più dinamico e instabile della circolazione. Le precipitazioni, infatti, tenderebbero a concentrarsi maggiormente sull’Europa sud-orientale, dove l’interferenza tra ondulazioni in quota, instabilità locale e possibili convergenze nei bassi strati può favorire nuovi episodi piovosi o temporaleschi. In una fase estiva, la pioggia sull’Europa non dipende soltanto dal passaggio di perturbazioni frontali classiche, ma anche dall’interazione tra aria relativamente fresca in quota, riscaldamento diurno, orografia e disponibilità di umidità. Per questo motivo, anche una saccatura debole sull’Europa orientale o sud-orientale può produrre instabilità localizzata, mentre ampie porzioni del continente, poste sotto il campo anticiclonico, possono sperimentare condizioni asciutte.

Sull’Asia, il pattern previsto appare caratterizzato dalla persistenza di anomalie positive di geopotenziale centrate in prossimità degli Urali e dell’Asia settentrionale. Questa configurazione è meteorologicamente rilevante perché la regione uralica costituisce spesso un nodo dinamico cruciale nella propagazione delle onde di Rossby tra Europa e Siberia. Una dorsale sugli Urali può favorire anomalie calde sull’Eurasia centro-settentrionale, rallentare la progressione zonale delle perturbazioni e contribuire alla formazione di un campo termico fortemente continentale. La previsione di temperature nella norma o superiori alla norma su gran parte dell’Asia, con massimi particolarmente evidenti sulla Siberia settentrionale e sull’Asia centrale, è quindi coerente con la presenza di geopotenziali elevati e con la forte efficienza radiativa delle superfici continentali durante la stagione estiva.

La risposta termica asiatica è ulteriormente amplificata dalla natura continentale del territorio. In molte aree interne dell’Asia, la distanza dagli oceani limita l’effetto moderatore marittimo e rende il bilancio energetico superficiale molto sensibile alla copertura nuvolosa, all’umidità del suolo e alla persistenza delle dorsali anticicloniche. Quando il suolo è relativamente secco, una quota maggiore dell’energia disponibile viene convertita in calore sensibile anziché in evaporazione, favorendo anomalie termiche più pronunciate. Questo aspetto è particolarmente importante per l’Asia centrale e le regioni siberiane interne, dove la combinazione tra insolazione estiva elevata, stabilità atmosferica e debole ventilazione può produrre scarti termici notevoli anche in assenza di un’ondata di calore estrema in senso stretto.

La previsione indica invece temperature nella norma o inferiori alla norma limitate ad alcune porzioni dell’Asia nord-orientale e del subcontinente indiano. Tale distribuzione è coerente con la presenza di una debole saccatura sull’Asia orientale e con una maggiore attività convettiva o monsonica in alcune aree meridionali e sudorientali. Il monsone asiatico estivo, infatti, rappresenta uno dei sistemi atmosferici più complessi del pianeta, governato dall’interazione tra riscaldamento continentale, oceani tropicali, topografia himalayano-tibetana, circolazione tropicale e variabilità intrastagionale. Il Plateau Tibetano, in particolare, può agire come sorgente termica elevata e modulare la circolazione monsonica e le precipitazioni sull’Asia meridionale e orientale. Studi recenti hanno mostrato come l’umidità del suolo e il profilo termico del Plateau Tibetano possano influenzare la distribuzione delle precipitazioni estive in Asia meridionale. 

La distribuzione delle precipitazioni previste sull’Asia riflette proprio questa complessità. Le nuove piogge attese sulla Siberia meridionale e orientale, sull’Asia nord-orientale, sul Giappone, sull’Altopiano Tibetano e sulla Cina sud-occidentale indicano aree in cui il sollevamento dinamico, la convergenza nei bassi strati e l’umidità disponibile risultano più favorevoli. La Cina sud-occidentale e il margine orientale del Plateau Tibetano sono regioni particolarmente sensibili alla combinazione tra flusso monsonico, orografia e instabilità convettiva. Il Giappone e l’Asia nord-orientale, invece, possono risentire della presenza di saccature in quota e di zone barocline residue, con precipitazioni favorite dall’interazione tra aria umida subtropicale e aria relativamente più fresca proveniente dalle medie latitudini. La variabilità intrastagionale tropicale, inclusa la Madden-Julian Oscillation, può inoltre modulare la distribuzione della convezione tra Oceano Indiano, Maritime Continent e Pacifico occidentale; Zhang ha descritto la MJO come la principale modalità di variabilità tropicale intrastagionale su scale di 30–90 giorni, capace di influenzare in modo significativo le piogge monsoniche e tropicali. 

Sul Nord America, il pattern previsto mantiene una struttura molto significativa: la dorsale precedentemente centrata sul Golfo dell’Alaska tende a scivolare verso ovest, in direzione delle Aleutine, mentre anomalie positive persistono sulla Baia di Baffin. Questa disposizione continua a favorire una saccatura sull’America settentrionale orientale, mantenendo il contrasto tra un settore occidentale più mite o caldo e un settore centro-orientale più fresco e instabile. La dinamica è tipica dei treni d’onda di Rossby, nei quali una cresta in una regione può favorire una saccatura a valle lungo il flusso medio. Hoskins e Karoly hanno fornito una base teorica fondamentale per comprendere la propagazione delle onde planetarie in atmosfera, mentre Branstator ha evidenziato il ruolo della corrente a getto come guida d’onda per teleconnessioni circumglobali capaci di collegare anomalie molto distanti tra loro. 

In termini termici, questa configurazione favorisce temperature nella norma o superiori alla norma sull’Alaska settentrionale, sul Canada occidentale e settentrionale e sugli Stati Uniti occidentali, dove la presenza di geopotenziali più elevati sostiene subsidenza e spessori troposferici maggiori. Al contrario, l’Alaska meridionale, il Canada meridionale e orientale e gli Stati Uniti orientali restano più esposti all’influenza della saccatura, con temperature nella norma o inferiori alla norma. Questa opposizione tra ovest più caldo e settore orientale più fresco rappresenta una classica risposta al pattern cresta-saccatura nordamericano. La saccatura orientale favorisce afflussi d’aria più fresca dalle alte latitudini, maggiore nuvolosità e una circolazione più favorevole al passaggio di impulsi perturbati, mentre la cresta occidentale tende a stabilizzare la colonna atmosferica.

La previsione delle precipitazioni nordamericane è coerente con tale assetto. Le nuove piogge attese su Alaska, Montagne Rocciose canadesi, Grandi Pianure, area dei Grandi Laghi e Stati Uniti sud-orientali riflettono la presenza di zone di sollevamento dinamico e convergenza. Le Grandi Pianure, in particolare, rappresentano una regione in cui l’interazione tra aria calda e umida proveniente dal Golfo del Messico, intrusioni più fresche da nord e forcing in quota può sostenere attività temporalesca organizzata. I Grandi Laghi e il settore sud-orientale degli Stati Uniti possono invece risentire di un ambiente più instabile associato alla saccatura orientale. Al contrario, gran parte del Nord America rimarrebbe più asciutta, specialmente nelle aree dominate dalla dorsale o da una circolazione meno favorevole al sollevamento persistente.

Il quadro complessivo della seconda settimana mostra quindi una circolazione atmosferica in cui la neutralità dell’AO non implica assenza di dinamica, ma piuttosto una distribuzione non uniforme delle anomalie artiche e subartiche. La NAO negativa, sostenuta dal segnale groenlandese, indica invece una maggiore organizzazione del settore nord-atlantico verso un regime più bloccato o meridiano. L’Europa tende a trovarsi sotto geopotenziali mediamente elevati, con temperature diffuse nella norma o superiori alla norma e precipitazioni limitate soprattutto ai settori sud-orientali. L’Asia rimane dominata da una forte componente anticiclonica tra Urali e Siberia, favorevole a caldo diffuso, mentre l’instabilità si concentra maggiormente tra Asia orientale, Giappone, Plateau Tibetano e Cina sud-occidentale. Il Nord America conserva un dipolo ben definito, con ovest più caldo e settore orientale più fresco e perturbato.

Dal punto di vista scientifico, questa configurazione può essere letta come il risultato dell’interazione tra onde planetarie, blocchi regionali e risposte termodinamiche superficiali. Le dorsali anticicloniche non producono soltanto temperature più elevate, ma ridistribuiscono anche le traiettorie perturbate, spostando le aree di precipitazione verso i margini delle creste e lungo le saccature a valle. Le saccature, a loro volta, favoriscono raffreddamenti relativi, instabilità e piogge più frequenti. Nel medio termine, la previsione ensemble va interpretata come una rappresentazione probabilistica dei segnali più robusti: le grandi anomalie di geopotenziale e i dipoli termici continentali sono più affidabili dei dettagli locali delle precipitazioni, che dipendono da processi convettivi e mesoscalari difficili da risolvere con precisione a questa distanza temporale. Tuttavia, la coerenza tra geopotenziale, temperature e precipitazioni suggerisce un pattern fisicamente consistente, dominato da una circolazione emisferica ondulata, da una NAO negativa persistente e da forti contrasti regionali tra aree anticicloniche calde e asciutte e settori depressionari più freschi e instabili.

Figura 8 — Anomalie di geopotenziale a 500 hPa tra il 19 e il 23 giugno 2026: persistenza della NAO negativa, dorsali emisferiche e circolazione estiva moderatamente bloccata

La figura 8 descrive la previsione media ensemble GEFS delle altezze di geopotenziale a 500 hPa e delle relative anomalie per il periodo compreso tra il 19 e il 23 giugno 2026. Il livello di 500 hPa è particolarmente importante perché rappresenta una quota intermedia della troposfera, dove è possibile leggere con buona chiarezza la struttura delle onde planetarie, delle dorsali anticicloniche e delle saccature depressionarie che governano il tempo alle medie latitudini. Le linee nere indicano l’altezza media del geopotenziale, mentre le ombreggiature rosse e blu rappresentano rispettivamente anomalie positive e negative rispetto alla climatologia. In questa figura il segnale dominante è dato dalla prevalenza di anomalie positive su vaste porzioni delle medie e alte latitudini, mentre le anomalie negative appaiono più deboli e localizzate. Ne deriva un quadro emisferico non rigidamente zonale, ma organizzato da ampie ondulazioni della corrente a getto, con una tendenza alla persistenza di alcuni centri d’azione già presenti nella settimana precedente.

Il primo elemento da sottolineare riguarda l’Artico. Le anomalie di geopotenziale risultano miste e non mostrano una struttura anulare compatta. Si osservano deboli anomalie negative nel settore artico centrale e canadese, ma esse non sono sufficientemente estese o simmetriche da indicare una fase chiaramente positiva o negativa dell’Oscillazione Artica. Questo è coerente con una AO prossima alla neutralità: il campo atmosferico polare non appare dominato da un forte vortice troposferico compatto, ma neppure da una completa frammentazione del geopotenziale artico. Gli studi di Thompson e Wallace hanno definito l’AO come una modalità dominante della variabilità extratropicale dell’emisfero nord, associata a oscillazioni del campo di pressione tra l’Artico e le medie latitudini; quando le anomalie sono frammentate e regionalmente differenziate, il segnale dell’indice tende a indebolirsi o a collocarsi vicino alla neutralità. 

Più evidente è invece il segnale nord-atlantico. La figura mostra anomalie positive tra Groenlandia, Baia di Baffin, Canada nordorientale e Atlantico settentrionale occidentale. Questa distribuzione è compatibile con la persistenza di una NAO negativa o neutro-negativa, poiché i geopotenziali elevati alle alte latitudini nord-atlantiche tendono a ridurre il gradiente barico medio tra la fascia subtropicale atlantica e il settore subpolare-islandese. La North Atlantic Oscillation, secondo la formulazione classica di Hurrell, rappresenta una delle principali sorgenti di variabilità climatica sul Nord Atlantico e sull’Europa, modulando intensità e traiettoria del getto atlantico, storm track, precipitazioni e anomalie termiche. In questo caso, il segnale groenlandese non va interpretato come un semplice dettaglio regionale, ma come un elemento dinamico capace di favorire una circolazione più ondulata e meno progressiva sull’Atlantico settentrionale. 

La presenza di geopotenziali positivi in area groenlandese richiama inoltre il tema del Greenland blocking. Le fasi di blocco o semi-blocco sulla Groenlandia sono particolarmente importanti perché possono deviare il flusso occidentale, rallentare la propagazione delle perturbazioni e favorire pattern persistenti sia sull’Atlantico sia sull’Europa. Hanna e collaboratori hanno mostrato che l’aumento dei blocchi estivi sulla Groenlandia, misurato anche attraverso il Greenland Blocking Index, è associato a una tendenza negativa della NAO e a cambiamenti rilevanti nella circolazione estiva del Nord Atlantico. La figura 8 non mostra necessariamente un blocco groenlandese estremo, ma segnala comunque una configurazione favorevole a geopotenziali elevati alle alte latitudini atlantiche, con conseguenze sulla traiettoria del getto e sulla distribuzione delle anomalie termiche e pluviometriche a valle. 

Sull’Europa il segnale appare piuttosto chiaro: le anomalie positive di geopotenziale si estendono su buona parte del continente, dalla Penisola Iberica alla Francia, dal Regno Unito all’Europa centrale, fino alla Scandinavia e alla Russia europea. Questa disposizione indica una circolazione mediamente anticiclonica o comunque caratterizzata da spessori troposferici superiori alla norma. Dal punto di vista meteorologico, ciò favorisce condizioni più stabili, una riduzione del passaggio di perturbazioni organizzate e temperature generalmente nella norma o superiori alla norma. Il fatto che le anomalie negative siano relegate soprattutto all’estremo settore orientale europeo suggerisce che l’Europa occidentale e centrale rimarrebbero in gran parte lontane dal ramo più instabile della circolazione. Questo non significa assenza totale di temporali o variabilità locale, soprattutto in estate e sulle aree montuose, ma indica che il controllo sinottico principale è più coerente con stabilità e prevalenza anticiclonica.

Dal punto di vista fisico, le anomalie positive a 500 hPa sono spesso associate a una colonna atmosferica più calda e più spessa. In presenza di dorsali anticicloniche, la subsidenza tende a comprimere e riscaldare l’aria, riducendo la nuvolosità estesa e favorendo un maggiore irraggiamento solare al suolo. In giugno, con un’elevata insolazione sull’emisfero boreale, questo meccanismo può tradursi rapidamente in anomalie termiche positive, anche se non necessariamente estreme. La letteratura sui blocchi atmosferici euro-atlantici evidenzia che i regimi anticiclonici persistenti possono favorire condizioni meteorologiche anomale, inclusi periodi caldi e siccitosi, proprio perché ostacolano il normale ricambio delle masse d’aria e modificano il percorso delle perturbazioni. 

Sull’Asia la figura evidenzia una vasta area di geopotenziali superiori alla norma centrata tra Urali, Siberia occidentale, Russia settentrionale e Asia centrale. Questo elemento è molto importante perché la regione uralica rappresenta spesso un nodo dinamico fondamentale per la propagazione delle onde di Rossby tra Europa e Siberia. Una dorsale sugli Urali può contribuire a rallentare la circolazione zonale, favorire il ristagno di masse d’aria calde sull’Eurasia interna e modulare la posizione delle saccature più a est. In questo caso, il campo di geopotenziale suggerisce una prevalenza di condizioni stabili e calde su ampie porzioni dell’Eurasia settentrionale, con possibili massimi termici su Siberia settentrionale e Asia centrale. La continentalità gioca un ruolo amplificante: nelle regioni interne dell’Asia, la minore influenza oceanica, la possibile scarsità di umidità del suolo e la forte radiazione solare estiva possono rendere la risposta termica alle dorsali particolarmente intensa.

Il lato orientale dell’Asia presenta invece un segnale più depressionario o comunque meno anticiclonico, con deboli anomalie negative tra Estremo Oriente russo, Giappone e Pacifico nordoccidentale. Questa struttura è coerente con una maggiore probabilità di condizioni relativamente più fresche e instabili sull’Asia nordorientale. Il contrasto tra la dorsale uralico-siberiana e la debole saccatura dell’Asia orientale produce un gradiente dinamico importante: a ovest prevalgono stabilità e caldo continentale, mentre a est aumenta la probabilità di nuvolosità, precipitazioni e temperature più vicine o inferiori alla norma. Questo tipo di assetto rientra nella logica delle onde planetarie quasi stazionarie, nelle quali creste e cavi d’onda si alternano lungo la fascia delle medie latitudini.

Sul Nord America la figura mostra la persistenza di un pattern già osservato nella settimana precedente, ma con una leggera riorganizzazione spaziale. La dorsale positiva precedentemente collocata in prossimità del Golfo dell’Alaska tende a spostarsi verso ovest, in direzione delle Aleutine e del Pacifico nordorientale, mentre rimane un segnale positivo tra Baia di Baffin e alte latitudini canadesi. A valle di queste anomalie positive, il settore orientale del Nord America continua a essere interessato da una saccatura o da geopotenziali relativamente più bassi, sebbene il segnale appaia meno profondo rispetto alla precedente finestra previsionale. Questo schema favorisce temperature nella norma o superiori alla norma sul Nord America occidentale e settentrionale, mentre mantiene una maggiore probabilità di condizioni più fresche e instabili tra Canada orientale, Grandi Laghi e Stati Uniti orientali.

La relazione tra dorsali e saccature lungo il Nord America è un esempio concreto di propagazione delle onde di Rossby. Gli studi teorici sulla risposta atmosferica a forzanti su scala planetaria hanno mostrato che le onde di Rossby possono trasmettere anomalie lungo il flusso medio, generando sequenze cresta-saccatura anche a grande distanza dalla regione di origine. Branstator ha inoltre descritto il ruolo della corrente a getto come guida d’onda per teleconnessioni circumglobali, mostrando come determinati treni d’onda possano collegare settori lontani dell’emisfero nord. In questa prospettiva, la dorsale sul Pacifico nordorientale e il cavo sull’America orientale non sono elementi indipendenti, ma parti di un disegno ondulatorio più ampio. 

Un aspetto interessante della figura 8 è la prevalenza complessiva delle anomalie positive rispetto a quelle negative. Ciò suggerisce un emisfero settentrionale nel quale molte aree continentali risultano dominate da spessori troposferici elevati e da masse d’aria mediamente più calde. Tuttavia, questa prevalenza non deve essere interpretata come una semplice espansione uniforme del caldo, perché il campo presenta ancora ondulazioni ben riconoscibili. Le anomalie negative, seppur meno estese, hanno un ruolo meteorologico rilevante perché indicano i settori nei quali il flusso può sostenere instabilità, precipitazioni e raffreddamenti relativi. Questo è particolarmente vero sull’Asia orientale e sul Nord America orientale, dove le saccature residue possono ancora organizzare sistemi perturbati e contrasti termici.

In termini di precipitazioni, la figura 8 suggerisce implicitamente una distribuzione molto selettiva. Le aree poste sotto le dorsali, come gran parte dell’Europa e dell’Eurasia centro-settentrionale, tendono a essere più asciutte o meno perturbate. Al contrario, le zone poste lungo i margini delle saccature, come Europa sudorientale, Asia nordorientale, Giappone, Plateau Tibetano, Cina sudoccidentale, Alaska, Montagne Rocciose canadesi, Grandi Pianure, Grandi Laghi e Stati Uniti sudorientali, risultano più predisposte a nuovi episodi precipitativi. Studi recenti hanno mostrato che la rottura delle onde di Rossby e le ondulazioni marcate del getto possono favorire precipitazioni intense soprattutto nelle regioni poste a valle o ai margini delle storm track, confermando il legame tra dinamica in quota e distribuzione regionale delle piogge. 

Dal punto di vista previsionale, va ricordato che una mappa ensemble a 11–15 giorni deve essere letta come rappresentazione dei segnali medi più robusti, non come una descrizione deterministica dei dettagli locali. A questa distanza temporale, la posizione esatta delle creste e delle saccature può ancora variare in modo significativo tra i membri dell’ensemble. Tuttavia, quando un segnale appare ampio e coerente, come le anomalie positive su Europa, Groenlandia, Urali-Siberia e Pacifico nordorientale, esso assume maggiore significato probabilistico. Viceversa, i nuclei più piccoli e deboli di anomalia negativa devono essere interpretati con maggiore cautela, perché potrebbero risentire di una maggiore dispersione previsionale.

Nel complesso, la figura 8 descrive una seconda parte di giugno caratterizzata da una circolazione emisferica moderatamente amplificata, con AO prossima alla neutralità, NAO negativa persistente e prevalenza di geopotenziali superiori alla norma su molte aree delle medie latitudini. L’Europa appare orientata verso un regime più stabile e caldo, l’Eurasia centro-settentrionale verso una fase anticiclonica estesa, il Nord America verso un dipolo tra ovest più caldo e settore orientale più fresco e instabile, mentre l’Asia orientale rimane uno dei principali settori di debolezza del campo anticiclonico. La figura conferma quindi una configurazione nella quale il tempo atmosferico non sarà governato da un flusso zonale rapido e uniforme, ma da onde planetarie relativamente persistenti, capaci di produrre contrasti regionali marcati tra aree calde e asciutte sotto dorsale e zone più instabili lungo le saccature.

Figura 9 — Anomalie della temperatura superficiale tra il 19 e il 23 giugno 2026: prevalenza del segnale caldo emisferico e risposta termica alle dorsali di geopotenziale

La figura 9 mostra le anomalie previste della temperatura dell’aria a 2 metri per il periodo compreso tra il 19 e il 23 giugno 2026, secondo la media ensemble GEFS inizializzata alle 00Z dell’8 giugno 2026. La carta rappresenta quindi lo scostamento della temperatura superficiale rispetto alla climatologia del periodo: le tonalità rosse indicano valori superiori alla media, mentre le tonalità blu segnalano temperature inferiori alla norma. Il primo elemento che emerge è la chiara prevalenza delle anomalie positive sull’emisfero settentrionale, con un segnale caldo esteso dall’Europa all’Eurasia interna, dalla Groenlandia alla Siberia settentrionale, dal Nord Africa al Medio Oriente, e con valori positivi anche su parte del Nord America occidentale e settentrionale. Questa distribuzione appare coerente con la figura 8, nella quale le anomalie positive di geopotenziale a 500 hPa risultavano diffuse su gran parte delle medie e alte latitudini: quando la colonna atmosferica è mediamente più spessa e dominata da dorsali anticicloniche, la temperatura nei bassi strati tende più facilmente a collocarsi sopra la norma, per effetto della subsidenza, della compressione adiabatica, della maggiore insolazione e della riduzione del ricambio delle masse d’aria.

Nel settore europeo, la mappa evidenzia anomalie termiche generalmente positive, ma non particolarmente estreme. L’Europa occidentale, centrale e meridionale appare inserita in una fascia di temperature superiori alla norma, con un segnale che interessa anche il Regno Unito, la Francia, la Penisola Iberica, la Germania, parte dell’Europa centro-orientale e il bacino mediterraneo. L’Italia si colloca dentro un’anomalia calda moderata, più coerente con una fase estiva stabile e sopra media che con una vera e propria ondata di calore eccezionale. Questa distinzione è importante: un’anomalia positiva di alcuni gradi nella media di cinque giorni indica una massa d’aria più calda della climatologia, ma non implica automaticamente condizioni estreme su scala locale. La temperatura effettiva al suolo dipenderà anche da ventilazione, copertura nuvolosa, umidità, stato dei suoli e possibili temporali diurni. Tuttavia, la coerenza tra geopotenziali elevati e anomalia termica positiva suggerisce una fase in cui il flusso perturbato atlantico risulta meno incisivo sull’Europa occidentale e centrale, lasciando maggiore spazio alla stabilità anticiclonica.

Dal punto di vista dinamico, il segnale caldo europeo può essere interpretato come l’effetto di una circolazione meno zonale e più ondulata, nella quale la presenza di geopotenziali elevati tende a ridurre la frequenza delle irruzioni fresche e delle perturbazioni organizzate. Gli studi sul blocco atmosferico mostrano che le configurazioni anticicloniche persistenti alle medie latitudini possono favorire anomalie termiche positive e periodi secchi, perché ostacolano il normale passaggio delle depressioni e rallentano il ricambio delle masse d’aria. La definizione classica del blocco in media troposfera risale agli studi di Rex, che descrisse il ruolo delle strutture bloccanti nel modificare la circolazione zonale e nel produrre effetti regionali persistenti sul tempo atmosferico. 

Il segnale più esteso e robusto della figura si osserva però sull’Eurasia. Dalla Russia europea agli Urali, dalla Siberia occidentale e settentrionale fino all’Asia centrale, prevalgono temperature superiori alla norma, localmente anche in modo marcato. Questa configurazione è coerente con la dorsale uralico-siberiana già evidenziata nella figura 8. Le regioni interne dell’Asia, essendo fortemente continentali, rispondono con grande efficienza alle anomalie di geopotenziale: quando domina una circolazione anticiclonica, la riduzione della nuvolosità e il forte irraggiamento estivo favoriscono un rapido aumento della temperatura nei bassi strati. A differenza delle aree oceaniche o costiere, dove la capacità termica del mare attenua gli sbalzi, le superfici continentali possono riscaldarsi molto rapidamente, soprattutto se l’umidità del suolo è limitata.

Il ruolo dell’umidità del suolo è particolarmente importante per interpretare le anomalie calde sull’Asia centrale e sulle aree continentali interne. Quando i suoli sono relativamente secchi, una quota minore dell’energia disponibile viene impiegata per l’evaporazione e una quota maggiore si converte in calore sensibile, intensificando il riscaldamento dell’aria prossima al suolo. La letteratura sulle interazioni suolo-atmosfera mostra che l’umidità del terreno può modulare in modo significativo sia la temperatura media sia gli estremi caldi, specialmente nelle regioni di transizione tra climi umidi e aridi. Le revisioni scientifiche sul tema evidenziano che i feedback tra suolo, evaporazione e temperatura sono un elemento chiave del sistema climatico e possono amplificare le anomalie termiche durante le fasi anticicloniche persistenti. 

Le anomalie calde sulle alte latitudini, in particolare tra Groenlandia, Canada artico, Siberia settentrionale e regioni artiche russe, meritano un’attenzione specifica. In questi settori la figura mostra valori superiori alla norma in un periodo dell’anno nel quale l’insolazione boreale è molto elevata. Alle alte latitudini, tra tarda primavera e inizio estate, la combinazione tra lunga durata del giorno, riduzione della copertura nevosa, arretramento del ghiaccio marino e persistenza di strutture anticicloniche può produrre anomalie termiche rilevanti. Questo non significa che ogni singola anomalia prevista debba essere attribuita direttamente al cambiamento climatico, ma il contesto fisico dell’amplificazione artica rende le alte latitudini particolarmente sensibili ai pattern di circolazione favorevoli al riscaldamento. Screen e Simmonds hanno mostrato il ruolo centrale della diminuzione del ghiaccio marino nell’amplificazione della temperatura artica, mentre il dibattito sull’influenza dell’Artico sulle medie latitudini resta complesso e ancora oggetto di discussione scientifica. 

La Groenlandia mostra anomalie positive diffuse, coerenti con la presenza di geopotenziali elevati in area groenlandese e nord-atlantica. In estate, un’anomalia anticiclonica sulla Groenlandia può aumentare l’irraggiamento superficiale, ridurre la nuvolosità e favorire temperature superiori alla norma, con possibili implicazioni anche per il bilancio energetico superficiale della calotta. In questo caso, la carta termica si inserisce in un contesto di NAO negativa o neutro-negativa, nel quale la pressione relativamente alta alle alte latitudini atlantiche tende a indebolire il flusso occidentale e a favorire una maggiore ondulazione della corrente a getto. È importante però mantenere prudenza: la figura mostra una previsione media ensemble a 11–15 giorni, quindi segnala una tendenza probabilistica, non un dettaglio deterministico sulla fusione superficiale o sulle condizioni locali della calotta.

Sul Nord America la distribuzione termica è più contrastata. Le anomalie positive interessano soprattutto l’Alaska settentrionale, il Canada occidentale e settentrionale e parte degli Stati Uniti occidentali, mentre valori prossimi alla norma o leggermente inferiori alla norma compaiono tra Canada centrale-orientale, area dei Grandi Laghi e porzioni degli Stati Uniti centro-orientali. Questo schema rispecchia il dipolo dinamico già visibile nella figura 8: una dorsale sul Pacifico nordorientale e sulle alte latitudini nordamericane occidentali favorisce condizioni più miti o calde a ovest, mentre una saccatura più a valle mantiene un segnale più fresco sul settore orientale. La teoria delle onde di Rossby aiuta a comprendere questa disposizione: le creste e i cavi d’onda si alternano lungo la corrente a getto, producendo regioni con anomalie termiche opposte anche a distanze relativamente ravvicinate. Gli studi di Hoskins e Karoly hanno fornito una base teorica fondamentale per la propagazione delle onde planetarie, mentre Branstator ha mostrato come la corrente a getto possa agire da guida d’onda per teleconnessioni circumglobali. 

Il Nord Africa e il Medio Oriente mostrano anch’essi anomalie positive diffuse. In queste regioni, la forte insolazione stagionale, la presenza di suoli aridi e la frequente stabilità subtropicale rendono molto efficiente il riscaldamento superficiale. Le anomalie previste non appaiono necessariamente eccezionali rispetto alla climatologia locale, ma confermano un quadro termico generalmente più caldo della norma. L’area mediterranea meridionale e il Medio Oriente sono settori nei quali le anomalie di temperatura possono essere amplificate dalla scarsità di umidità superficiale e dalla persistenza di masse d’aria continentali o subtropicali.

Il subcontinente indiano e parte dell’Asia meridionale mostrano invece un segnale più eterogeneo, con alcune aree prossime alla norma o localmente più fresche. Questo comportamento è coerente con la fase stagionale del monsone estivo, durante la quale l’aumento della nuvolosità, delle precipitazioni e dell’umidità può limitare il riscaldamento diurno, anche in presenza di un contesto emisferico generalmente caldo. In altre parole, la temperatura superficiale non dipende soltanto dal geopotenziale in quota: dove la convezione monsonica è più attiva, la copertura nuvolosa e le piogge possono ridurre l’irraggiamento solare e mantenere le temperature più contenute rispetto alle aree continentali secche.

Un aspetto rilevante della figura è la netta asimmetria tra l’estensione delle anomalie calde e quella delle anomalie fredde. Le zone blu sono relativamente limitate e frammentate, mentre il segnale rosso domina gran parte delle terre emerse boreali. Questa prevalenza non deve essere letta come una semplice “uniformità del caldo”, perché la mappa conserva differenze regionali importanti; tuttavia, essa indica che la seconda parte di giugno, nella previsione GEFS, sarebbe caratterizzata da un’atmosfera favorevole a temperature sopra media su molte aree continentali. Gli studi sulle tendenze degli estremi termici hanno mostrato che le configurazioni di circolazione atmosferica contribuiscono in modo sostanziale alla frequenza e alla distribuzione degli estremi caldi, soprattutto quando aumentano la persistenza di dorsali anticicloniche o riducono la ventilazione zonale. Horton e collaboratori hanno evidenziato che i cambiamenti nei pattern di circolazione possono spiegare parte delle tendenze osservate negli estremi di temperatura in diverse regioni delle medie latitudini dell’emisfero nord. 

Nel complesso, la figura 9 descrive una fase di medio termine avanzato dominata da anomalie termiche positive diffuse, coerenti con un campo di geopotenziale a 500 hPa prevalentemente elevato su Europa, Groenlandia, Eurasia settentrionale, Asia centrale e Nord America occidentale. L’Europa appare orientata verso una fase mite o calda e relativamente stabile, l’Eurasia interna verso un riscaldamento più marcato favorito da continentalità e dorsali persistenti, mentre il Nord America mantiene un contrasto tra settore occidentale più caldo e settore centro-orientale più fresco. Le poche anomalie negative, concentrate tra Canada centro-orientale, Stati Uniti orientali, parti dell’Asia orientale e alcune zone del subcontinente indiano, corrispondono ai settori in cui saccature, nuvolosità o dinamica monsonica riescono ancora a controbilanciare il segnale caldo emisferico. La figura va infine interpretata con la cautela necessaria per una previsione a 11–15 giorni: i dettagli locali possono cambiare, ma il segnale medio è fisicamente coerente e indica una seconda parte di giugno caratterizzata da una prevalenza di masse d’aria più calde della norma, soprattutto sulle grandi superfici continentali dell’emisfero boreale.

Figura 10 — Anomalie previste delle precipitazioni tra il 19 e il 23 giugno 2026: distribuzione monsonica tropicale, saccature extratropicali e regime pluviometrico selettivo nella seconda parte di giugno

La figura 10 rappresenta le anomalie previste del tasso di precipitazione medio giornaliero, espresso in millimetri al giorno, per il periodo compreso tra il 19 e il 23 giugno 2026, secondo la media ensemble GEFS inizializzata alle 00Z dell’8 giugno 2026. La scala cromatica consente di distinguere le aree in cui le precipitazioni sono previste superiori alla norma climatologica, indicate dalle tonalità rosse, da quelle in cui il segnale risulta inferiore alla media, rappresentate dalle tonalità blu. È fondamentale precisare che questa carta non mostra l’accumulo assoluto di pioggia, ma la deviazione rispetto alla climatologia del periodo: per questo motivo, un’anomalia positiva in una regione tropicale o monsonica può corrispondere a un incremento molto consistente dell’attività convettiva, mentre un’anomalia della stessa intensità in una regione normalmente più secca può avere un significato pluviometrico diverso. La figura va quindi interpretata non soltanto come una previsione di “dove pioverà di più o di meno”, ma come una diagnosi della circolazione atmosferica prevista, in cui le precipitazioni rispondono all’interazione tra onde extratropicali, flussi monsonici, convergenza tropicale, orografia e disponibilità di umidità.

Il segnale più marcato della figura si concentra nel settore del Sud-est asiatico e dell’Asia orientale meridionale, con anomalie positive evidenti tra Myanmar, Thailandia, Laos, Vietnam, Cina meridionale, Mar Cinese Meridionale e aree adiacenti. Questa distribuzione è coerente con una fase attiva della circolazione monsonica asiatica, nella quale l’afflusso di aria calda e umida dai bacini tropicali circostanti favorisce convergenza nei bassi strati, moti ascendenti profondi e organizzazione della convezione. Il monsone asiatico estivo non è un semplice regime di venti stagionali, ma un sistema accoppiato oceano-atmosfera-continente, fortemente condizionato dal riscaldamento differenziale tra massa continentale eurasiatica e oceani tropicali, dalla circolazione tropicale e dalla variabilità intrastagionale. Gli studi classici di Webster e Yang hanno mostrato come l’intensità del monsone asiatico possa essere descritta attraverso indici dinamici legati alla circolazione troposferica e alla convezione tropicale, evidenziando il ruolo fondamentale dell’accoppiamento tra vento, umidità e radiazione uscente a onda lunga. 

L’area compresa tra Indocina e Cina meridionale appare dunque come uno dei principali poli convettivi della previsione. In questa regione, anomalie positive anche superiori a diversi millimetri al giorno possono indicare un incremento significativo della frequenza e dell’intensità dei rovesci monsonici, con possibili episodi convettivi persistenti, soprattutto nelle zone orograficamente esposte. Le catene montuose dell’Indocina, i rilievi della Cina sud-occidentale e i margini orientali del Plateau Tibetano rappresentano infatti aree in cui il sollevamento forzato dell’aria umida può intensificare la precipitazione. In presenza di flussi monsonici profondi, l’orografia agisce come meccanismo di amplificazione: l’aria umida viene sollevata, si raffredda, condensa e alimenta sistemi precipitativi più organizzati. Questo spiega perché le anomalie positive nella figura non siano distribuite uniformemente, ma compaiano in nuclei e fasce coerenti con la geografia fisica e con la struttura della circolazione.

Particolarmente interessante è il contrasto tra le forti anomalie positive sul Sud-est asiatico e le anomalie negative presenti su parte dell’Oceano Indiano settentrionale, dell’India meridionale e dei bacini marittimi circostanti. Questa opposizione suggerisce una redistribuzione longitudinale della convezione tropicale: dove la convezione profonda si intensifica, si sviluppano forti moti ascendenti, mentre nelle aree circostanti possono instaurarsi moti discendenti compensativi, con riduzione della nuvolosità profonda e delle precipitazioni. Tale meccanismo è coerente con la variabilità intrastagionale tropicale, inclusa la Madden-Julian Oscillation, che Zhang descrive come la principale componente della variabilità tropicale su scale di 30–90 giorni, caratterizzata da un sistema accoppiato di circolazione atmosferica e convezione profonda che si propaga lentamente verso est attraverso l’Oceano Indiano e il Pacifico occidentale. 

La figura mostra inoltre una struttura a bande alternate di anomalie positive e negative lungo la fascia tropicale indo-pacifica. Questo tipo di distribuzione è tipico di una convezione organizzata da onde equatoriali e da segnali intrastagionali, piuttosto che da precipitazioni casuali o puramente locali. Le onde di Kelvin convettive, le onde di Rossby equatoriali e la MJO possono modulare la convergenza dell’umidità, la divergenza in quota e la probabilità di convezione profonda, producendo aree piovose e aree soppresse a breve distanza longitudinale. La revisione di Kim e collaboratori sottolinea inoltre che la MJO rappresenta una delle principali fonti di predicibilità substagionale, proprio perché la sua propagazione tropicale può influenzare non solo le piogge tropicali, ma anche la circolazione extratropicale attraverso teleconnessioni atmosferiche. 

Sull’Asia orientale, il segnale positivo tra Cina orientale, Corea, Giappone e Pacifico nord-occidentale appare coerente con la presenza di una debole saccatura sul settore orientale del continente, già suggerita dalla configurazione a 500 hPa della figura 8. In questa fase dell’anno, l’Asia orientale entra nel periodo delle piogge stagionali legate al sistema Meiyu-Baiu, caratterizzato da bande frontali persistenti che si sviluppano lungo il confine tra masse d’aria tropicali umide e aria relativamente più fresca proveniente dalle medie latitudini. In tale contesto, anche una saccatura non particolarmente profonda può favorire maggiore sollevamento dinamico, rafforzamento della convergenza e incremento delle precipitazioni. La figura suggerisce quindi una prosecuzione dell’attività pluviometrica sull’Asia orientale, ma con massimi più evidenti laddove la circolazione monsonica e il forcing extratropicale riescono a interagire.

L’Europa, al contrario, mostra un segnale decisamente più debole e in molti settori orientato verso anomalie negative o prossime alla neutralità. Gran parte dell’Europa occidentale, centrale e mediterranea appare collocata in un contesto relativamente asciutto, coerente con la presenza di anomalie positive di geopotenziale a 500 hPa nella figura 8 e con anomalie termiche positive nella figura 9. Le dorsali anticicloniche tendono infatti a inibire la precipitazione organizzata attraverso subsidenza, stabilizzazione della colonna atmosferica e deviazione del flusso perturbato. In condizioni estive, ciò non esclude del tutto lo sviluppo di temporali locali, soprattutto su rilievi, aree interne o lungo zone di convergenza diurna, ma riduce la probabilità di precipitazioni diffuse e persistenti su scala sinottica.

Per il Mediterraneo centrale e per l’Italia, la figura suggerisce un quadro vicino alla neutralità o lievemente più secco della norma. Questo segnale è coerente con una fase dominata da geopotenziali relativamente elevati e da temperature sopra media, nella quale l’attività perturbata principale resta confinata più a est o più a nord. In estate, tuttavia, la previsione pluviometrica sul Mediterraneo deve essere sempre interpretata con cautela, perché le precipitazioni convettive possono essere molto localizzate e dipendere da fattori mesoscalari non pienamente risolti in una media ensemble a 11–15 giorni. In altre parole, la mappa indica che non emerge un segnale robusto di piogge diffuse sull’Italia, ma non può escludere fenomeni temporaleschi locali.

Sul Nord America la distribuzione delle anomalie appare strettamente collegata alla persistenza della saccatura sull’America settentrionale orientale. Le anomalie positive sugli Stati Uniti centrali, sulle Grandi Pianure, sull’area dei Grandi Laghi e su parte degli Stati Uniti sud-orientali indicano una maggiore probabilità di precipitazioni rispetto alla norma. In queste regioni, il contrasto tra aria calda e umida proveniente dal Golfo del Messico e aria relativamente più fresca associata alla saccatura può alimentare sistemi temporaleschi organizzati. Le Grandi Pianure, in particolare, sono una delle aree più favorevoli allo sviluppo di convezione profonda quando convergono umidità nei bassi strati, instabilità termodinamica e forzante dinamica in quota.

Questa relazione tra saccature, trasporto di umidità e precipitazioni intense è ben documentata nella letteratura sulle onde di Rossby e sugli estremi pluviometrici extratropicali. Lo studio di de Vries ha mostrato che la rottura delle onde di Rossby può contribuire in modo rilevante agli estremi di precipitazione e agli accumuli totali in diverse regioni aride e subtropicali, soprattutto nelle aree poste a valle delle storm track e lungo i margini delle ondulazioni del getto. Anche se la figura 10 non rappresenta necessariamente eventi estremi, essa mostra un principio dinamico analogo: le piogge superiori alla norma tendono a collocarsi nei settori in cui la circolazione in quota favorisce sollevamento, trasporto di umidità e convergenza. 

Le anomalie negative sul Pacifico nord-orientale, sull’Alaska meridionale e su parte del Nord America occidentale sono invece coerenti con la presenza di una dorsale anticiclonica spostata verso le Aleutine e il Pacifico settentrionale. In queste aree, la subsidenza associata alla cresta riduce lo sviluppo di nuvolosità profonda e limita il passaggio di perturbazioni. Ciò conferma la coerenza fisica tra il campo di geopotenziale, il campo termico e quello pluviometrico: laddove la figura 8 mostra geopotenziali elevati e la figura 9 temperature superiori alla norma, la figura 10 tende a mostrare precipitazioni inferiori alla media o comunque assenza di un segnale piovoso robusto.

La fascia tropicale americana presenta un segnale molto interessante, con anomalie positive tra America Centrale, Colombia e Pacifico orientale tropicale, mentre alcune aree caraibiche e oceaniche circostanti mostrano anomalie negative. Questa distribuzione riflette la natura fortemente organizzata della precipitazione tropicale, controllata dalla posizione della Zona di Convergenza Intertropicale, dalla convergenza dei venti alisei, dalle temperature superficiali del mare e dalla variabilità convettiva intrastagionale. Schneider e collaboratori hanno descritto la ITCZ come una fascia relativamente stretta ma fondamentale per la distribuzione globale della pioggia tropicale, la cui posizione è legata al bilancio energetico atmosferico e ai trasporti di energia tra emisferi. 

Anche sull’Africa tropicale si osservano nuclei di precipitazioni superiori alla norma, soprattutto in prossimità del Golfo di Guinea e di alcune porzioni dell’Africa occidentale. Questo segnale può essere interpretato nel quadro della migrazione stagionale verso nord della fascia convettiva intertropicale e dell’avanzamento del monsone dell’Africa occidentale. Tuttavia, rispetto al Sud-est asiatico, il segnale africano appare meno continuo e meno intenso, suggerendo una modulazione più regionale che un’anomalia monsonica dominante su scala continentale. Le precipitazioni africane in questa fase dell’anno dipendono fortemente dalla posizione della discontinuità intertropicale, dall’umidità trasportata dall’Atlantico tropicale, dalle onde tropicali africane e dall’interazione con la circolazione subtropicale.

Un punto centrale nell’interpretazione della figura 10 riguarda la maggiore frammentazione spaziale delle anomalie pluviometriche rispetto a quelle termiche. La temperatura, soprattutto nelle medie latitudini, tende a mostrare campi più continui perché risponde alla massa d’aria e alla struttura dello spessore troposferico; la precipitazione, invece, dipende da una combinazione più complessa di sollevamento, umidità, instabilità, convergenza, microfisica delle nubi e orografia. Per questo motivo, le anomalie di pioggia appaiono spesso come nuclei stretti, fasce discontinue o gradienti molto marcati. Questo è particolarmente vero nel periodo estivo, quando la componente convettiva diventa dominante su molte regioni continentali e tropicali.

Dal punto di vista previsionale, occorre sottolineare che la figura rappresenta una media ensemble a 11–15 giorni, quindi descrive i segnali medi più robusti e non il dettaglio giornaliero o locale. A questa distanza temporale, la collocazione esatta di un temporale, di una linea convettiva o di un massimo pluviometrico è altamente incerta; ciò che assume maggiore valore è la coerenza spaziale tra le anomalie previste e i principali centri d’azione atmosferici. In questo caso, tale coerenza è evidente: l’Europa anticiclonica appare relativamente più asciutta, il Nord America orientale sotto saccatura mostra piogge superiori alla norma, il Sud-est asiatico monsonico presenta forti anomalie positive, mentre alcune aree tropicali adiacenti mostrano soppressione convettiva.

Nel complesso, la figura 10 descrive una seconda parte di giugno caratterizzata da precipitazioni distribuite in modo molto selettivo. Le anomalie positive più robuste interessano il Sud-est asiatico, la Cina meridionale, parte dell’Asia orientale, gli Stati Uniti centrali e orientali, l’America Centrale e alcune porzioni dell’Africa tropicale. Le anomalie negative prevalgono invece su parte dell’Europa, sul Mediterraneo, sul Pacifico nord-orientale, su settori dell’Oceano Indiano e dell’India meridionale, oltre che su alcune aree del Pacifico occidentale tropicale. Il messaggio dinamico principale è che la pioggia sarà governata da due grandi famiglie di processi: alle medie latitudini, dalla posizione di dorsali e saccature; ai tropici, dalla distribuzione della convezione monsonica, dalla ITCZ e dalla variabilità intrastagionale. La figura conferma quindi una circolazione emisferica nella quale il caldo e la stabilità dominano molte aree continentali sotto geopotenziali elevati, mentre le precipitazioni si concentrano lungo i margini instabili delle onde planetarie e nei principali corridoi convettivi tropicali.

Prospettive a più lungo termine: evoluzione a 30 giorni tra anomalie del geopotenziale polare, Oscillazione Artica e segnale troposferico di luglio

La sezione dedicata alle prospettive a più lungo termine descrive una configurazione atmosferica particolarmente interessante perché mette in relazione due livelli diagnostici fondamentali della circolazione extratropicale boreale: da un lato le anomalie dell’altezza di geopotenziale sulla calotta polare, cioè le Polar Cap Height anomalies, e dall’altro l’evoluzione dell’Oscillazione Artica, o AO, nella bassa troposfera. Il quadro iniziale mostra una struttura verticale non omogenea, con anomalie fredde e negative nella stratosfera superiore e nella bassa troposfera, mentre nella stratosfera inferiore e nella troposfera medio-alta prevalgono anomalie calde e positive. Questa disposizione suggerisce che il sistema atmosferico non sia organizzato secondo una propagazione verticale semplice e coerente, ma presenti una stratificazione dinamica complessa, nella quale il segnale stratosferico superiore, quello della bassa stratosfera e quello troposferico non risultano perfettamente allineati. In termini fisici, anomalie negative di geopotenziale sulla regione polare tendono a indicare una colonna atmosferica più fredda, più contratta e spesso associata a una circolazione circumpolare relativamente più intensa; al contrario, anomalie positive sono generalmente interpretabili come una colonna più calda, più espansa e più favorevole a una riduzione del gradiente meridionale di pressione tra medie e alte latitudini. Questa distinzione è essenziale, perché l’AO rappresenta proprio una misura della distribuzione anulare della massa atmosferica tra l’Artico e le medie latitudini: nella sua fase positiva tende a prevalere una pressione relativamente più bassa sull’Artico e più alta alle medie latitudini, con getto polare più compatto; nella fase negativa il gradiente si indebolisce e aumenta la probabilità di scambi meridiani, blocchi e ondulazioni più pronunciate.

Il collegamento tra anomalie del geopotenziale polare e AO è ben radicato nella letteratura scientifica. Thompson e Wallace hanno mostrato che l’Oscillazione Artica può essere interpretata come la firma superficiale di modulazioni più profonde della circolazione extratropicale, connessa anche alla variabilità del vortice polare alle quote superiori. Nel loro lavoro classico, l’AO viene descritta come una struttura quasi anulare che coinvolge il campo del geopotenziale e della temperatura invernale dell’emisfero nord, con un accoppiamento rilevante tra bassa atmosfera e livelli stratosferici. Tale impostazione permette di comprendere perché anomalie fredde e negative nella bassa troposfera polare siano coerenti con una AO positiva: in questa fase, il vortice troposferico tende a essere più raccolto sul bacino artico, il flusso zonale risulta più sostenuto e le masse d’aria fredde rimangono più facilmente confinate alle alte latitudini. Di conseguenza, il segnale previsto per questa settimana, con PCH negativi nella bassa troposfera, si inserisce in modo coerente nella diagnosi di una superficie dominata da AO positiva.

La parte più interessante della previsione riguarda però la settimana successiva, quando le anomalie calde e positive del geopotenziale polare dovrebbero estendersi episodicamente verso il basso, fino a coinvolgere la bassa troposfera. Il termine “episodicamente” è importante, perché indica una propagazione non continua e non necessariamente capace di produrre un regime persistente. La letteratura sull’accoppiamento stratosfera-troposfera, in particolare il lavoro di Baldwin e Dunkerton, ha evidenziato che le anomalie della circolazione stratosferica possono talvolta propagarsi verso il basso e influenzare i regimi meteorologici troposferici nelle settimane successive. Gli autori mostrarono che grandi anomalie nella forza della circolazione stratosferica possono comparire inizialmente in alta stratosfera e successivamente discendere, contribuendo a modulare l’AO e quindi la distribuzione delle anomalie termiche e bariche alle medie latitudini. Tuttavia, la propagazione verso il basso non è automatica: richiede una certa coerenza verticale, una persistenza del segnale e una troposfera predisposta a ricevere e amplificare l’anomalia. Nel caso descritto, la previsione di PCH deboli e alternati nella bassa troposfera segnala che il sistema potrebbe transitare da una fase più chiaramente AO positiva verso una condizione prossima alla neutralità, senza però evidenze robuste di una transizione stabile verso AO negativa.

Da un punto di vista dinamico, una AO prossima alla neutralità nella seconda parte di giugno può essere letta come una fase di minore organizzazione anulare della circolazione emisferica. Non significa necessariamente un crollo del vortice troposferico o l’instaurazione di blocchi persistenti, ma piuttosto un indebolimento del segnale zonale dominante. In questo contesto, la presenza di anomalie positive di geopotenziale nella media e alta troposfera polare può favorire un assetto più ondulato, con maggiore probabilità di scambi meridiani regionali, ma la distribuzione effettiva degli effetti dipende dalla collocazione delle creste e delle saccature su scala emisferica. È proprio qui che la previsione mensile a 500 hPa del CFS per luglio assume rilevanza interpretativa, pur con tutte le cautele espresse dall’autore del blog. Il Climate Forecast System version 2 è stato sviluppato per fornire indicazioni previsionali su scale subseasonal e stagionali, integrando atmosfera, oceano, superficie terrestre e ghiaccio marino; Saha e colleghi ne hanno descritto la struttura e il miglioramento rispetto ai sistemi precedenti, sottolineando anche l’importanza delle retrospettive previsionali per calibrare l’affidabilità dei prodotti. Ciò non elimina però il problema della bassa predicibilità intrinseca delle configurazioni mensili, soprattutto in estate boreale, quando la circolazione extratropicale può essere fortemente condizionata da processi regionali, feedback di superficie, anomalie termiche continentali, onde quasi stazionarie e variabilità convettiva tropicale.

Il pattern previsto dal CFS per luglio propone una disposizione troposferica articolata, con un’estensione delle anomalie positive di geopotenziale dall’Islanda verso le Isole Britanniche, ulteriori aree di geopotenziale elevato sull’Asia occidentale, sull’Alaska, sul Canada occidentale e sugli Stati Uniti occidentali, e al tempo stesso saccature o anomalie negative sulla Penisola Iberica, su settori dell’Asia occidentale, sulle Aleutine, sul Canada orientale e sugli Stati Uniti nord-orientali. Questa configurazione suggerisce una circolazione emisferica caratterizzata da onde planetarie relativamente pronunciate, nella quale le creste subtropicali e subpolari non si dispongono in modo uniforme, ma formano nuclei regionali di persistenza anticiclonica alternati a depressioni o aree di geopotenziale inferiore. In Europa, la presenza di una cresta tra Islanda e Isole Britanniche può favorire una deviazione del flusso atlantico e un assetto meno zonale, con effetti termici non uniformi: gran parte del continente potrebbe sperimentare condizioni nella norma o relativamente calde, mentre l’Europa sud-occidentale, in prossimità della saccatura iberica, potrebbe rimanere più esposta a temperature prossime o inferiori alla media, soprattutto qualora il cut-off o la depressione in quota riuscisse a mantenere maggiore nuvolosità, instabilità o richiami d’aria meno calda dall’Atlantico.

La distribuzione termica prevista dal CFS, con temperature stagionali o superiori alla norma su gran parte dell’Europa, dell’Asia meridionale e orientale, del Medio Oriente, dell’Altopiano Tibetano, del Pakistan, dell’Afghanistan, dell’Alaska, del Canada occidentale e settentrionale e degli Stati Uniti occidentali, è coerente con la presenza di ampie aree di geopotenziale positivo. In estate, infatti, le anomalie positive a 500 hPa tendono spesso ad associarsi a subsidenza, maggiore insolazione, compressione adiabatica e riduzione della ventilazione verticale, tutti fattori che possono amplificare le anomalie calde al suolo. Questo meccanismo è particolarmente efficace sui continenti, dove il riscaldamento della superficie e la riduzione dell’umidità del suolo possono alimentare feedback positivi tra temperatura, evapotraspirazione e persistenza anticiclonica. Al contrario, le regioni poste sotto geopotenziali più bassi o in prossimità di saccature, come Europa sud-occidentale, Russia occidentale fino al Kazakistan settentrionale, Canada sud-orientale e Stati Uniti orientali, possono sperimentare condizioni più fresche o prossime alla media per effetto di maggiore copertura nuvolosa, precipitazioni, ventilazione settentrionale o ridotta persistenza del promontorio subtropicale.

Resta però fondamentale distinguere tra coerenza fisica del pattern e affidabilità previsionale. Il fatto che la previsione CFS presenti una relazione plausibile tra anomalie di geopotenziale e anomalie termiche non implica automaticamente elevata confidenza. Le previsioni mensili, soprattutto quando basate su pochi membri d’ensemble, possono cambiare sensibilmente da un ciclo all’altro e risentire di errori iniziali nella rappresentazione della convezione tropicale, della circolazione del Pacifico, dell’Atlantico settentrionale e dei feedback terra-atmosfera. L’autore del blog sottolinea infatti che, salvo diversa indicazione, attribuisce bassa fiducia alle uscite CFS e che queste spesso non coincidono con la sua interpretazione personale. Questa cautela è scientificamente fondata: i modelli stagionali e substagionali possiedono una maggiore utilità quando il segnale è supportato da forzanti robuste e persistenti, come anomalie oceaniche tropicali ben organizzate, pattern di ghiaccio marino anomalo, stati coerenti della MJO o regimi stratosferici molto pronunciati. In assenza di tali vincoli forti, la previsione a 30 giorni deve essere trattata più come scenario probabilistico che come deterministica descrizione dell’evoluzione futura.

Nel complesso, la sezione suggerisce una transizione da un assetto inizialmente compatibile con AO positiva, sostenuto da anomalie negative di geopotenziale nella bassa troposfera polare, verso una fase più neutra e meno definita nella seconda parte di giugno, quando anomalie positive del geopotenziale polare potrebbero propagarsi verso il basso in modo intermittente. Tale evoluzione non indica necessariamente un ribaltamento netto della circolazione emisferica, ma piuttosto una possibile attenuazione del segnale zonale e una maggiore sensibilità della troposfera alle onde planetarie regionali. La previsione CFS per luglio, pur a bassa confidenza, si inserisce in questo quadro delineando un emisfero nord estivo dominato da nuclei alterni di creste e saccature, con condizioni termiche generalmente calde su molte aree continentali ma con sacche più fresche o meno calde in corrispondenza delle principali anomalie negative di geopotenziale. La lettura scientificamente più prudente è quindi quella di un pattern potenzialmente favorevole a forti contrasti regionali, più che a una semplice anomalia emisferica uniforme: una configurazione nella quale il ruolo dell’AO, delle PCH e della struttura ondulatoria a 500 hPa diventa centrale per comprendere dove il caldo possa consolidarsi e dove, invece, possano persistere corridoi relativamente più instabili o temperati.

Figura 11: anomalie del geopotenziale della calotta polare e segnale di accoppiamento stratosfera-troposfera nella transizione verso metà giugno 2026

La Figura 11 rappresenta un diagnostico verticale di grande utilità per interpretare lo stato dinamico della circolazione polare boreale, poiché mostra le anomalie standardizzate dell’altezza di geopotenziale mediate sulla calotta polare, cioè sull’area a nord di 60°N, dal livello di 1000 hPa fino alla stratosfera superiore, intorno a 1 hPa. In questo tipo di rappresentazione l’asse verticale non descrive lo spazio geografico, ma la profondità della colonna atmosferica: in basso si trova la troposfera inferiore, dove si manifestano più direttamente le condizioni meteorologiche al suolo; al centro si collocano la media e alta troposfera; più in alto compaiono la bassa, media e alta stratosfera. L’asse orizzontale mostra invece l’evoluzione temporale, dalla prima decade di maggio fino alla terza decade di giugno 2026, con la linea verticale nera che separa il periodo osservato dalla previsione GEFS inizializzata il 08 giugno. Le tonalità blu indicano anomalie negative di geopotenziale, mentre le tonalità rosse indicano anomalie positive; essendo valori standardizzati, l’intensità cromatica esprime quanto l’anomalia si discosti dalla normale variabilità climatologica.

Il significato fisico del grafico è abbastanza diretto ma molto importante: anomalie negative di geopotenziale sulla calotta polare indicano una colonna atmosferica mediamente più fredda, più contratta e più ciclonica rispetto alla norma, mentre anomalie positive indicano una colonna più calda, più espansa e tendenzialmente meno favorevole al mantenimento di un vortice polare compatto. Questa relazione è strettamente connessa all’Oscillazione Artica e al Northern Annular Mode, perché il geopotenziale medio sulla calotta polare costituisce una buona approssimazione del segnale anulare extratropicale lungo la colonna atmosferica. Baldwin e Thompson hanno mostrato che la media del geopotenziale sulla calotta polare rappresenta efficacemente il NAM a vari livelli atmosferici, dalla superficie fino alla stratosfera, pur con una certa sensibilità alla definizione geografica della calotta stessa. Un ulteriore elemento utile è che il geopotenziale medio polare a 1000 hPa può essere considerato un proxy dell’indice AO, con una correlazione molto elevata ma di segno opposto: geopotenziali polari positivi in bassa troposfera sono generalmente associati ad AO negativa, mentre geopotenziali polari negativi sono coerenti con AO positiva. 

Nella prima parte del periodo rappresentato, tra il 9 e il 15 maggio circa, la figura mostra anomalie negative piuttosto estese nella stratosfera superiore, specialmente tra 1 e 10 hPa. Questo segnale suggerisce una regione polare stratosferica superiore ancora caratterizzata da geopotenziali inferiori alla norma, quindi da una struttura relativamente fredda e contratta alle quote più alte. Allo stesso tempo, nella troposfera inferiore compaiono anomalie debolmente negative, in particolare nella prima decade di maggio e nuovamente in prossimità dell’inizio di giugno. Questa disposizione verticale non indica un segnale perfettamente accoppiato lungo l’intera colonna, ma piuttosto una struttura stratificata, nella quale la stratosfera superiore e la bassa troposfera presentano anomalie negative mentre la stratosfera inferiore e la troposfera medio-alta evolvono verso un’anomalia di segno opposto.

L’aspetto più rilevante della figura emerge tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno, quando si sviluppa un marcato nucleo di anomalie positive centrato approssimativamente tra 30 e 70 hPa, con massimi prossimi a +2 deviazioni standard. Questo nucleo rosso, molto compatto e intenso, rappresenta un’anomalia positiva del geopotenziale nella bassa stratosfera polare, interpretabile come un segnale di riscaldamento dinamico e di espansione della colonna atmosferica alle alte latitudini. In termini dinamici, un’anomalia positiva di questo tipo tende a essere associata a un indebolimento relativo della circolazione ciclonica polare, anche se nel contesto di giugno occorre ricordare che il vortice stratosferico boreale è ormai nella sua fase stagionale di decadimento e il significato diagnostico non coincide pienamente con quello dei mesi invernali. Tuttavia, la presenza di un’anomalia così intensa nella bassa stratosfera resta importante, perché la bassa stratosfera è proprio il livello in cui i segnali dinamici possono comunicare più efficacemente con la troposfera sottostante.

La letteratura scientifica ha mostrato da tempo che le anomalie stratosferiche, quando sufficientemente intense e persistenti, possono propagarsi verso il basso e condizionare i regimi meteorologici troposferici nelle settimane successive. Il lavoro classico di Baldwin e Dunkerton ha evidenziato che grandi variazioni della circolazione stratosferica possono comparire inizialmente ad alta quota, discendere verso la bassa stratosfera ed essere seguite da anomalie troposferiche la cui struttura superficiale ricorda quella dell’Oscillazione Artica. Questo principio è essenziale per leggere la Figura 11: il punto non è soltanto osservare dove si trovino le anomalie più intense, ma capire se esse riescano a propagarsi verso il basso in modo coerente, fino a modificare il campo barico e circolatorio della troposfera inferiore.

Nel caso mostrato dalla Figura 11, la propagazione verso il basso appare presente ma incompleta. Dopo il massimo positivo di fine maggio-inizio giugno, l’anomalia rossa si estende gradualmente dalla bassa stratosfera verso la troposfera medio-alta, coinvolgendo livelli compresi grosso modo tra 100 e 500 hPa. Questo suggerisce una certa comunicazione dinamica tra stratosfera inferiore e troposfera, ma il segnale diventa molto più debole e discontinuo man mano che ci si avvicina alla superficie. Nella bassa troposfera, soprattutto tra 700 e 1000 hPa, le anomalie appaiono infatti meno organizzate, con fasi debolmente negative o prossime alla neutralità. Questo è un punto fondamentale: una forte anomalia positiva in bassa stratosfera non garantisce automaticamente una risposta robusta al suolo. L’accoppiamento stratosfera-troposfera richiede persistenza, coerenza verticale e una troposfera predisposta ad amplificare il segnale attraverso onde planetarie, blocchi e modifiche del getto.

La previsione successiva all’8 giugno, indicata dalla parte destra del grafico, mantiene anomalie positive nella bassa stratosfera e nella troposfera medio-alta per buona parte della seconda metà del mese. Tuttavia, il segnale previsto tende ad attenuarsi rispetto al massimo osservato a cavallo tra fine maggio e inizio giugno. L’anomalia positiva rimane ampia, ma meno estrema, e assume una struttura più diffusa, con valori generalmente compresi tra debolmente positivi e moderatamente positivi. Questo suggerisce che il modello GEFS preveda la persistenza di una colonna polare relativamente espansa nella media atmosfera, ma senza un ulteriore rafforzamento del disturbo. In altre parole, il segnale principale sembra essere quello di una fase di rilassamento dopo un’anomalia stratosferica inferiore marcata, non quello di una nuova e potente propagazione discendente.

Il comportamento della bassa troposfera è coerente con l’evoluzione prevista dell’AO. Nella fase in cui i geopotenziali polari bassi rimangono negativi vicino alla superficie, il segnale è compatibile con una AO positiva: in tale configurazione, la pressione e il geopotenziale risultano relativamente bassi sull’Artico, mentre il gradiente meridionale tra alte e medie latitudini tende a sostenere una circolazione occidentale più compatta. Thompson e Wallace descrissero l’AO come la firma superficiale delle modulazioni della forza del vortice polare alle quote superiori, collegando le variazioni del geopotenziale e della temperatura alla struttura anulare della circolazione extratropicale boreale. Quando invece le anomalie positive tentano di estendersi verso la bassa troposfera, il segnale tende a diventare meno favorevole a una AO marcatamente positiva e più vicino a una fase neutra o debolmente negativa. La figura, però, non mostra una propagazione discendente compatta fino a 1000 hPa; per questo motivo l’interpretazione più prudente è quella di un passaggio verso una AO meno positiva o prossima alla neutralità, piuttosto che verso una configurazione AO negativa pienamente sviluppata.

Dal punto di vista emisferico, questo tipo di evoluzione può avere conseguenze importanti sulla distribuzione delle onde planetarie e sul comportamento del getto polare. Studi successivi hanno confermato che le anomalie del vortice stratosferico possono influenzare la posizione dei jet troposferici, delle storm track e dei pattern di temperatura superficiale. Kidston e colleghi hanno mostrato che un indebolimento del getto stratosferico tende a favorire uno spostamento equatoriale del getto troposferico e delle storm track, mentre un rafforzamento stratosferico tende a produrre uno spostamento verso nord. Anche Polvani e Waugh hanno sottolineato che gli eventi stratosferici estremi sono spesso preceduti da anomalie del flusso d’onda proveniente dalla troposfera e possono essere seguiti da anomalie meteorologiche superficiali fino a scale temporali dell’ordine di alcune settimane. La Figura 11 si inserisce in questo quadro concettuale: essa mostra una colonna polare che, dopo una fase di forte anomalia positiva nella bassa stratosfera, tenta una trasmissione parziale verso la troposfera, ma senza produrre un segnale superficiale robusto e persistente.

Un altro aspetto da evidenziare è la differenza tra anomalia stratosferica e risposta meteorologica regionale. Le PCH sono una media areale sulla calotta polare e forniscono quindi una misura integrata della massa atmosferica alle alte latitudini, ma non indicano direttamente dove si collocheranno le creste, le saccature, i blocchi o i corridoi perturbati alle medie latitudini. Una stessa anomalia positiva del geopotenziale polare può tradursi in effetti diversi a seconda della fase delle onde planetarie, della posizione del getto atlantico, del contributo pacifico, della convezione tropicale e dello stato dei feedback superficiali. Per questo motivo la figura è molto utile per diagnosticare il segnale emisferico di fondo, ma deve essere integrata con mappe di geopotenziale a 500 hPa, anomalie di temperatura, regimi euro-atlantici e previsioni ensemble per valutare gli impatti regionali.

Nel caso specifico, la lettura più robusta è che tra fine maggio e inizio giugno 2026 si sia verificato un marcato aumento dei geopotenziali nella bassa stratosfera polare, seguito da una diffusione del segnale verso la troposfera media e alta. La bassa troposfera, tuttavia, rimane meno coinvolta e mostra un comportamento più intermittente. Questo suggerisce che il sistema atmosferico stia attraversando una fase di transizione: da un assetto inizialmente più coerente con AO positiva, sostenuto da geopotenziali polari negativi vicino alla superficie, verso una fase successiva più debole e alternata, nella quale la spinta positiva proveniente dalla media atmosfera può attenuare la compattezza del vortice troposferico ma non necessariamente imporre un regime AO negativo persistente.

In conclusione, la Figura 11 non deve essere interpretata come il segnale di un drastico ribaltamento circolatorio, ma come la rappresentazione di un accoppiamento verticale parziale tra bassa stratosfera e troposfera. Il nucleo positivo di fine maggio-inizio giugno è il tratto dominante della figura e indica una significativa anomalia calda/espansa della colonna polare nella bassa stratosfera. La previsione GEFS suggerisce che tale segnale possa persistere in forma più debole e diffusa nella media atmosfera durante la seconda metà di giugno, con episodi di estensione verso il basso. Tuttavia, poiché la risposta nei livelli prossimi alla superficie resta debole e discontinua, l’effetto più probabile non è l’instaurazione di un regime fortemente bloccato o di AO nettamente negativa, ma piuttosto una progressiva perdita di intensità della precedente fase AO positiva e una maggiore variabilità della circolazione troposferica. In termini previsionali, ciò significa che la colonna polare mostra segnali favorevoli a una maggiore ondulazione emisferica, ma non ancora sufficienti per dedurre automaticamente un impatto forte, duraturo e uniforme alle medie latitudini.

Figura 12: configurazione emisferica del geopotenziale a 500 hPa per luglio 2026 e implicazioni dinamiche della circolazione estiva boreale

La Figura 12 propone una previsione mensile del campo medio di geopotenziale a 500 hPa sull’emisfero nord per luglio 2026, con le isoipse in decametri e le anomalie colorate espresse in metri rispetto alla climatologia. Il livello di 500 hPa è particolarmente importante perché si colloca nella media troposfera e consente di leggere la struttura portante della circolazione atmosferica: le aree con geopotenziale superiore alla norma, indicate dalle tonalità rosse, corrispondono generalmente a promontori anticiclonici, masse d’aria più spesse e condizioni più favorevoli a stabilità, subsidenza e riscaldamento; le aree con geopotenziale inferiore alla norma, indicate dalle tonalità blu, sono invece associate a saccature, circolazioni cicloniche, maggiore instabilità e temperature relativamente più contenute. Poiché si tratta di una previsione mensile del CFS, il segnale deve essere interpretato come una traccia probabilistica della circolazione media e non come una previsione deterministica: il Climate Forecast System version 2 è stato progettato per la previsione subseasonal e stagionale, ma la sua attendibilità dipende fortemente dalla persistenza delle forzanti oceaniche, tropicali e stratosferiche, oltre che dalla coerenza tra i membri previsionali. 

Il quadro generale mostrato dalla mappa è quello di una circolazione emisferica piuttosto ondulata, con nuclei alterni di anomalie positive e negative distribuiti tra Atlantico, Artico, Eurasia, Pacifico e Nord America. Non emerge quindi un flusso zonale semplice e rettilineo, ma una configurazione dominata da onde planetarie di ampia scala. Questa caratteristica è rilevante perché, durante l’estate boreale, la persistenza delle onde di Rossby può favorire configurazioni atmosferiche durature, nelle quali le creste anticicloniche e le saccature tendono a rimanere quasi stazionarie per più giorni o settimane. Branstator ha mostrato come il getto delle medie latitudini possa agire da guida d’onda circumglobale, permettendo la propagazione e il mantenimento di teleconnessioni emisferiche che collegano regioni anche molto distanti tra loro. In questo senso, la Figura 12 non va letta come una semplice somma di anomalie regionali, ma come l’espressione di una possibile organizzazione ondulatoria della circolazione dell’emisfero nord.

Uno degli elementi più significativi della mappa è la presenza di anomalie positive tra il settore nord-atlantico, l’area islandese-britannica e parte dell’Europa settentrionale, con un’estensione verso la Scandinavia e la Russia nord-occidentale. Tale assetto suggerisce una tendenza alla costruzione di un promontorio alle alte latitudini euro-atlantiche, potenzialmente in grado di deviare il flusso perturbato atlantico e modificare la distribuzione delle masse d’aria sull’Europa. In estate, una simile configurazione può assumere caratteristiche vicine a un regime di blocco o semi-blocco, soprattutto se il promontorio riesce a consolidarsi tra Atlantico nord-orientale e Scandinavia. La letteratura sui blocking atmosferici mostra che le strutture anticicloniche persistenti possono influenzare in modo decisivo gli estremi termici, poiché alterano il trasporto orizzontale di calore, la copertura nuvolosa, la ventilazione e il bilancio radiativo superficiale. Pfahl e Wernli hanno evidenziato che, su vaste regioni continentali dell’emisfero nord, gli estremi caldi sono spesso associati alla presenza di blocchi atmosferici localizzati o prossimi all’area interessata. 

Per l’Europa, il segnale previsto appare tuttavia tutt’altro che uniforme. L’area iberica e il settore sud-occidentale europeo risultano più vicini a una zona di geopotenziale relativamente basso o comunque meno favorevole a un’anomalia anticiclonica robusta, mentre l’Europa centro-settentrionale e parte dell’Europa orientale appaiono più direttamente influenzate dal bordo meridionale del promontorio nord-atlantico/scandinavo. Questa disposizione può favorire una marcata dicotomia climatica: condizioni più stabili e calde verso il centro-nord e l’est del continente, ma maggiore variabilità o relativa attenuazione del caldo sull’Europa sud-occidentale, soprattutto se la saccatura iberica dovesse risultare più incisiva del previsto. In estate, la posizione del getto atlantico e della storm track è particolarmente sensibile alla fase della Summer North Atlantic Oscillation; Folland e colleghi hanno mostrato che la SNAO esercita un’influenza rilevante su precipitazioni, temperatura e nuvolosità dell’Europa nord-occidentale attraverso modifiche nella posizione della storm track nord-atlantica. 

Un altro nucleo importante di anomalie positive interessa il settore nordamericano occidentale, dall’Alaska al Canada occidentale e verso gli Stati Uniti occidentali. Questo tipo di configurazione è coerente con la presenza di una cresta troposferica pacifico-nordamericana, spesso associata a temperature superiori alla norma, riduzione dell’attività perturbata e maggiore persistenza di masse d’aria calde sulle aree continentali interne. Il fatto che anomalie positive compaiano contemporaneamente su più settori dell’emisfero nord suggerisce una possibile struttura ondulatoria quasi stazionaria, nella quale le creste si dispongono secondo una sequenza planetaria. Kornhuber e colleghi hanno mostrato che onde di Rossby amplificate, in particolare con numeri d’onda 5 e 7, possono assumere fasi preferenziali e aumentare il rischio di ondate di calore simultanee in grandi regioni agricole e continentali dell’emisfero nord, collegando Nord America, Europa e Asia attraverso pattern atmosferici ricorrenti. 

La presenza di anomalie negative sul settore aleutinico e in prossimità di parte del Nord Pacifico è altrettanto rilevante, perché una saccatura in quell’area può favorire, per compensazione ondulatoria, la costruzione di una cresta a valle sull’Alaska e sul Nord America occidentale. Questa alternanza tra saccatura oceanica e promontorio continentale è un elemento tipico delle onde di Rossby extratropicali, nelle quali l’atmosfera redistribuisce momento, calore e vorticità lungo il getto. Dal punto di vista dinamico, non conta soltanto l’intensità locale delle anomalie, ma anche la loro fase longitudinale: una saccatura più profonda sulle Aleutine può rafforzare il trasporto meridiano e sostenere il promontorio sul Nord America occidentale, mentre eventuali variazioni nella posizione del minimo pacifico possono modificare l’intera catena d’onda a valle.

Sull’Eurasia, la mappa lascia intravedere anomalie positive estese su parte dell’Asia occidentale e settentrionale, mentre alcune aree tra Russia occidentale, Kazakistan settentrionale o settori limitrofi possono trovarsi lungo zone di transizione o di geopotenziale meno elevato. Questa distribuzione indica una possibile estate caratterizzata da forti contrasti regionali, più che da un’anomalia termica uniforme. Dove prevalgono geopotenziali positivi, la subsidenza anticiclonica tende a ridurre la copertura nuvolosa, aumentare l’insolazione e favorire il riscaldamento dello strato limite; dove invece il geopotenziale è più basso, l’atmosfera rimane più predisposta a intrusioni fresche, instabilità convettiva o maggiore variabilità. In estate, questi contrasti possono essere amplificati dai feedback terra-atmosfera: suoli secchi e vegetazione stressata riducono l’evapotraspirazione, trasferendo una quota maggiore dell’energia disponibile nel riscaldamento sensibile dell’aria. Studi sul caso europeo del 2003 hanno mostrato che le interazioni tra umidità del suolo, vegetazione e atmosfera possono amplificare in modo significativo le ondate di calore estive. 

Dal punto di vista artico, la figura mostra un segnale relativamente articolato, con aree di geopotenziale non uniformi attorno alla calotta polare. Questo aspetto è importante perché la distribuzione delle anomalie alle alte latitudini può influenzare la traiettoria del getto e la facilità con cui masse d’aria artiche o subartiche riescono a scendere verso le medie latitudini. Tuttavia, a differenza della stagione fredda, in luglio il vortice polare stratosferico non rappresenta più il principale elemento organizzatore della circolazione emisferica; il ruolo dominante passa alla troposfera, al gradiente termico tra oceano e continente, ai pattern di blocco e alle onde quasi stazionarie. Per questo motivo, la Figura 12 va collegata soprattutto alla dinamica troposferica estiva: posizione delle creste, saccature, storm track, feedback di superficie e possibili teleconnessioni pacifico-atlantiche.

Nel settore euro-atlantico, una cresta tra Islanda, Isole Britanniche e Scandinavia può produrre effetti molto diversi a seconda della sua esatta collocazione. Se il promontorio si dispone più a nord-ovest, può favorire un flusso più fresco o instabile verso l’Europa meridionale e occidentale, lasciando il caldo più intenso sull’Europa orientale e sulla Russia. Se invece la cresta si spinge più a sud-est, l’Europa centrale e mediterranea possono entrare in una fase più stabile e calda, con aumento del rischio di onde di calore. Questo è il motivo per cui una previsione mensile a 500 hPa, pur utile per delineare lo schema medio, non consente da sola di definire con precisione gli impatti termici e pluviometrici locali. La mappa suggerisce una predisposizione del campo emisferico, ma la realizzazione meteorologica dipenderà dalla posizione giornaliera delle onde, dalla risposta del getto e dall’eventuale formazione di cut-off depressionari.

In termini climatici, la Figura 12 appare coerente con una possibile fase di ridotta zonalità estiva e maggiore meridianizzazione del flusso. Questo non significa necessariamente blocco persistente ovunque, ma indica una circolazione più favorevole a pattern regionali lenti, con anomalie positive e negative capaci di mantenersi per periodi relativamente lunghi. La conseguenza più probabile, se lo scenario fosse confermato, sarebbe una distribuzione molto irregolare delle anomalie termiche e pluviometriche: aree sotto cresta esposte a caldo, stabilità e possibile siccità meteorologica; aree sotto saccatura più vulnerabili a instabilità, precipitazioni convettive e temperature più contenute. In questo quadro, l’Europa potrebbe trovarsi in una posizione di forte sensibilità alla fase dell’onda atlantica: piccoli spostamenti del promontorio tra Islanda, Regno Unito e Scandinavia potrebbero cambiare sensibilmente l’esito tra caldo persistente, instabilità sul Mediterraneo occidentale o maggiore ventilazione atlantica.

La prudenza rimane comunque indispensabile. Il CFS può offrire indicazioni utili sulle anomalie medie mensili, ma la previsione estiva a 30 giorni presenta margini di incertezza elevati, soprattutto quando il segnale non è supportato da una forzante tropicale o oceanica particolarmente forte e coerente. Inoltre, una previsione basata su pochi membri d’ensemble può enfatizzare strutture che nei successivi aggiornamenti potrebbero attenuarsi, spostarsi o scomparire. La lettura più corretta della Figura 12 è quindi quella di uno scenario dinamicamente plausibile, non di una diagnosi definitiva: il modello propone per luglio 2026 una circolazione emisferica ondulata, con promontori alle alte latitudini euro-atlantiche e nordamericane occidentali, saccature su alcuni settori oceanici e una distribuzione delle anomalie termiche potenzialmente molto disomogenea. In una prospettiva scientifica, il valore principale della figura sta nel mostrare come il destino meteorologico regionale dell’estate non dipenda solo dal riscaldamento locale, ma dall’organizzazione delle onde planetarie, dalla posizione del getto, dai blocchi atmosferici e dai feedback di superficie che possono amplificare o attenuare il segnale imposto dalla circolazione a 500 hPa.

Figura 13: anomalie termiche superficiali previste per luglio 2026 e significato dinamico-climatico della risposta emisferica

La Figura 13 mostra la previsione CFS delle anomalie medie della temperatura dell’aria a 2 metri per il mese di luglio 2026 sull’emisfero nord. Le anomalie sono espresse in gradi Celsius rispetto alla climatologia di riferimento: le tonalità gialle, arancioni e rosse indicano temperature superiori alla norma, mentre le tonalità azzurre e blu rappresentano temperature inferiori alla media. La mappa è stata inizializzata alle 00Z dell’8 giugno 2026 e copre il periodo compreso tra il 1° e il 31 luglio 2026. Trattandosi di una previsione mensile del Climate Forecast System, il segnale va interpretato con prudenza: il CFSv2 è stato sviluppato per la previsione sub-stagionale e stagionale, ma la sua affidabilità dipende dalla robustezza delle forzanti di larga scala, dalla coerenza d’ensemble e dalla capacità del modello di rappresentare correttamente atmosfera, oceano, superficie terrestre e ghiaccio marino. Saha et al. descrivono il CFSv2 come un sistema accoppiato progettato proprio per fornire indicazioni su queste scale temporali, ma ciò non elimina l’incertezza intrinseca delle previsioni mensili, soprattutto nella stagione estiva boreale, quando i processi regionali e i feedback terra-atmosfera possono amplificare o modificare sensibilmente il segnale previsto. 

L’elemento più evidente della figura è la netta prevalenza di anomalie positive su gran parte delle terre emerse dell’emisfero nord. Il segnale caldo appare diffuso dall’Alaska al Canada settentrionale, dalla Groenlandia alla Siberia, dal Nord Africa al Medio Oriente, fino all’Asia centrale e ai rilievi dell’Asia interna. Le anomalie fredde, al contrario, risultano più limitate, discontinue e localizzate, soprattutto su alcune aree dell’Europa occidentale e sud-occidentale, su parte dell’Asia orientale e in alcune fasce tropicali o subtropicali. Questa asimmetria fra l’estensione delle anomalie positive e quella delle anomalie negative è coerente con il contesto climatico contemporaneo, nel quale la distribuzione statistica delle temperature superficiali tende a spostarsi verso valori più elevati. Hansen et al. hanno mostrato che, negli ultimi decenni, la distribuzione delle anomalie termiche stagionali sulle terre emerse si è progressivamente spostata verso il caldo, aumentando la probabilità di anomalie estive molto superiori alla media. Anche l’IPCC AR6 evidenzia che l’influenza umana ha riscaldato atmosfera, oceano e terre emerse, aumentando inoltre la probabilità di eventi estremi composti, comprese ondate di calore e siccità concomitanti. 

Il settore nordamericano mostra anomalie positive diffuse soprattutto su Alaska, Canada occidentale, Canada settentrionale e regioni artiche canadesi. Questo segnale è coerente con la configurazione a 500 hPa mostrata nella Figura 12, dove il geopotenziale superiore alla norma sul Nord America occidentale suggerisce una maggiore persistenza anticiclonica. In presenza di una cresta troposferica, l’aria tende a subsidenze, cioè a scendere verso i bassi strati, comprimendosi e riscaldandosi adiabaticamente. La subsidenza riduce inoltre la nuvolosità, aumenta l’insolazione al suolo e favorisce l’accumulo di calore nello strato limite atmosferico. Per questo motivo, le anomalie positive di geopotenziale a 500 hPa e le anomalie positive di temperatura a 2 metri sono spesso strettamente collegate, soprattutto sulle superfici continentali estive, dove la risposta termica è più rapida rispetto agli oceani.

Particolarmente importante è il segnale caldo alle alte latitudini artiche e subartiche. La mappa evidenzia anomalie positive su porzioni della Groenlandia, del Canada settentrionale, dell’Alaska e della Siberia. Questo tipo di distribuzione si inserisce nel quadro dell’amplificazione artica, cioè il riscaldamento più rapido delle alte latitudini rispetto alla media globale. Serreze e Barry descrivono l’amplificazione artica come il risultato di una combinazione di processi fisici, tra cui la riduzione di neve e ghiaccio, il feedback dell’albedo, le modifiche del trasporto di calore atmosferico e oceanico e l’aumento del contenuto di vapore acqueo. In estate, anche anomalie termiche apparentemente moderate sulle regioni artiche possono avere implicazioni rilevanti per la fusione nivale, il disgelo del permafrost, il bilancio energetico superficiale e l’evoluzione del ghiaccio marino nelle aree marginali.

La Groenlandia, in particolare, mostra temperature generalmente superiori alla norma, con un segnale più evidente lungo alcuni settori costieri e marginali della calotta. Anche se la mappa non indica necessariamente un’anomalia estrema sull’intera isola, la persistenza di temperature sopra media in luglio è climatologicamente significativa, perché luglio coincide con il cuore della stagione di ablazione della calotta glaciale groenlandese. In presenza di geopotenziali elevati, maggiore insolazione, riduzione della copertura nuvolosa e avvezioni miti, la fusione superficiale può essere favorita, specialmente lungo le fasce periferiche e a quote più basse. La Figura 13, quindi, non deve essere letta soltanto come una previsione termica, ma come un possibile indicatore di condizioni favorevoli a un bilancio energetico superficiale più positivo sulle aree criosferiche boreali.

Sull’Europa il segnale appare più sfumato e meno omogeneo rispetto ad altre regioni dell’emisfero. Gran parte dell’Europa centrale e settentrionale si colloca tra neutralità e lievi anomalie positive, mentre alcuni settori dell’Europa sud-occidentale e occidentale presentano valori prossimi alla norma o localmente inferiori. Questa distribuzione è coerente con la presenza, nella Figura 12, di una possibile anomalia di geopotenziale meno favorevole al caldo sul settore iberico e di un promontorio più robusto alle alte latitudini euro-atlantiche e scandinave. Una simile configurazione può determinare forti contrasti regionali: se il promontorio rimane più settentrionale, l’Europa occidentale e sud-occidentale può rimanere esposta a maggiore variabilità, ventilazione atlantica o instabilità; se invece la cresta si espande verso sud-est, il caldo può interessare più direttamente l’Europa centrale, orientale e mediterranea. Studi sulle ondate di calore europee mostrano che la loro frequenza, durata e intensità dipendono fortemente dalla posizione dei promontori anticiclonici, dalla persistenza dei blocchi e dai feedback superficiali. Fischer e Schär hanno evidenziato che i cambiamenti negli eventi di caldo ad alto impatto in Europa non sono distribuiti uniformemente, ma presentano differenze geografiche marcate tra frequenza, durata, ampiezza e indicatori di impatto sanitario. 

Il Nord Africa e il Medio Oriente mostrano anomalie positive piuttosto diffuse, coerenti con la climatologia estiva subtropicale e con la tendenza alla persistenza delle alte pressioni continentali. In queste regioni, l’elevata insolazione estiva, la forte aridità superficiale e la subsidenza subtropicale costituiscono già condizioni favorevoli a temperature molto elevate. Quando il modello prevede anomalie positive aggiuntive, anche di pochi gradi, il significato fisico può essere rilevante, perché si innesta su valori assoluti già estremi. In altre parole, un’anomalia di +2 o +3 °C in aree desertiche o semi-desertiche non rappresenta soltanto uno scostamento statistico, ma può tradursi in un notevole incremento dello stress termico, soprattutto dove l’umidità, la ventilazione e l’urbanizzazione amplificano il disagio bioclimatico.

Il segnale più intenso e dinamicamente interessante sembra concentrarsi tra Asia centrale, Afghanistan, Pakistan occidentale, altopiano iranico, margini del Tibet e regioni interne dell’Eurasia. Qui le anomalie positive appaiono localmente marcate, con valori che possono superare diversi gradi rispetto alla media. Questa regione è particolarmente sensibile ai feedback tra suolo e atmosfera. Quando il suolo è secco, una quota minore dell’energia disponibile viene utilizzata per l’evaporazione e una quota maggiore viene convertita in calore sensibile, con riscaldamento più rapido dell’aria nei bassi strati. Miralles et al. hanno mostrato che le mega-ondate di calore possono essere amplificate dalla combinazione tra disseccamento del suolo e accumulo di calore nello strato limite atmosferico, un meccanismo particolarmente efficace sulle aree continentali interne durante periodi anticiclonici persistenti. Questo processo aiuta a spiegare perché le anomalie termiche più intense della Figura 13 non siano necessariamente collocate solo dove il geopotenziale è più alto, ma anche dove la superficie terrestre è più predisposta ad amplificare il riscaldamento.

Anche la Siberia mostra un’estesa anomalia positiva, sebbene con intensità variabile. Questo segnale è coerente con una circolazione estiva boreale nella quale le alte latitudini eurasiatiche rimangono frequentemente più calde della norma. La Siberia, come l’Artico nel suo complesso, è una regione fortemente sensibile all’interazione tra copertura nevosa primaverile, albedo, umidità del suolo e circolazione atmosferica. In estate, una precoce scomparsa della neve e una maggiore esposizione dei suoli scuri aumentano l’assorbimento della radiazione solare e possono favorire ulteriori anomalie positive. Laddove il pattern a 500 hPa sostiene geopotenziali elevati e ridotta nuvolosità, questo feedback può consolidare condizioni termiche anomale per periodi prolungati.

Un aspetto molto importante della Figura 13 è la corrispondenza generale con la Figura 12. Le aree più calde tendono infatti a coincidere con i settori in cui la previsione del geopotenziale a 500 hPa indica promontori o anomalie positive: Nord America occidentale e settentrionale, Artico canadese, Groenlandia, Nord Africa, Medio Oriente e Asia centrale. Questa relazione conferma il legame tra circolazione della media troposfera e risposta termica superficiale. Tuttavia, la corrispondenza non è perfetta, perché la temperatura a 2 metri dipende anche da fattori locali: umidità del suolo, copertura vegetale, innevamento residuo, temperatura superficiale marina, nuvolosità, aerosol, ventilazione e orografia. Per questo motivo, le mappe di anomalia termica non sono semplicemente la “traduzione al suolo” delle anomalie a 500 hPa, ma il risultato di un’interazione complessa tra dinamica atmosferica e caratteristiche della superficie.

La struttura emisferica del caldo suggerisce inoltre un possibile ruolo delle onde planetarie quasi stazionarie. Quando le onde di Rossby assumono grande ampiezza e tendono a rallentare, le anomalie di temperatura possono persistere su vaste regioni, favorendo ondate di calore simultanee in aree distanti. Kornhuber et al. hanno mostrato che specifici pattern estivi di onde di Rossby, in particolare con numeri d’onda 5 e 7, possono aumentare il rischio di ondate di calore simultanee in importanti regioni agricole dell’emisfero nord, collegando Nord America, Europa e Asia attraverso configurazioni atmosferiche ricorrenti. Questo concetto è utile anche per interpretare la Figura 13: il caldo previsto non appare come un’anomalia isolata, ma come parte di una struttura emisferica ampia, nella quale più continenti possono trovarsi contemporaneamente sotto regimi favorevoli a temperature superiori alla norma.

In conclusione, la Figura 13 delinea per luglio 2026 uno scenario termico dominato da anomalie positive diffuse sull’emisfero nord, con massimi più evidenti su Asia centrale, Medio Oriente, Nord Africa, Siberia, Groenlandia, Alaska e Canada settentrionale. L’Europa appare invece in una posizione più incerta e regionalmente differenziata, con segnali più deboli e una possibile competizione tra influenza anticiclonica alle alte latitudini e maggiore variabilità sul settore occidentale e sud-occidentale. Il messaggio scientifico principale della figura è che la previsione termica non può essere interpretata soltanto come un’anomalia numerica, ma deve essere letta alla luce della circolazione a 500 hPa, dei blocchi atmosferici, delle onde di Rossby, dell’amplificazione artica e dei feedback terra-atmosfera. Pur con la necessaria cautela dovuta alla bassa affidabilità delle previsioni mensili CFS, la mappa suggerisce un mese di luglio potenzialmente caratterizzato da un’emisferica prevalenza del caldo, ma con distribuzione fortemente regionale, dove le aree sotto promontorio e con suoli asciutti potrebbero sperimentare le anomalie più marcate, mentre le zone prossime a saccature o a maggiore influenza oceanica potrebbero rimanere più vicine alla norma o localmente più fresche.

Forzanti al contorno: temperature superficiali del mare, El Niño/Oscillazione Meridionale e anomalie oceaniche emisferiche

La sezione dedicata alle forzanti al contorno richiama un elemento essenziale della previsione climatica e sub-stagionale: lo stato termico degli oceani, e in particolare delle temperature superficiali del mare, rappresenta una delle principali condizioni di bordo capaci di modulare la circolazione atmosferica su scale temporali superiori a quelle della semplice previsione sinottica. Le SST non agiscono come un fattore passivo, ma come un serbatoio di calore e umidità che condiziona l’instabilità atmosferica, la distribuzione della convezione tropicale, il gradiente barico tra oceani e continenti, la posizione delle celle di Walker e Hadley e, attraverso le teleconnessioni, l’assetto delle onde planetarie alle medie latitudini. In questo contesto, il riscaldamento osservato nel Pacifico equatoriale, soprattutto lungo la costa sudamericana e nel settore centro-orientale del bacino, assume un significato dinamico molto rilevante perché richiama la possibile transizione verso condizioni di El Niño. Il meccanismo fisico di base fu già descritto da Bjerknes, che collegò il riscaldamento anomalo del Pacifico equatoriale orientale all’indebolimento degli alisei, alla riduzione dell’upwelling equatoriale e al legame con la Southern Oscillation, cioè con la componente atmosferica dell’ENSO. 

Il punto centrale è che El Niño non è soltanto un’anomalia calda delle acque superficiali del Pacifico, ma un modo accoppiato oceano-atmosfera nel quale la temperatura del mare, i venti equatoriali, la pressione atmosferica, la convezione profonda e la circolazione tropicale si riorganizzano reciprocamente. Quando le SST aumentano nel Pacifico equatoriale centro-orientale, la convezione tende a spostarsi verso est rispetto alla climatologia, modificando il rilascio di calore latente in troposfera e alterando la circolazione di Walker. Questa variazione tropicale può poi generare risposte a distanza attraverso treni d’onda di Rossby, influenzando le precipitazioni, la temperatura e la circolazione extratropicale su Nord America, Sud America, Asia, Australia, Africa orientale e, in modo più indiretto, anche sul settore euro-atlantico. Timmermann e colleghi descrivono l’ENSO come la più forte fluttuazione interannuale del sistema climatico globale, sottolineandone la complessità spazio-temporale e la capacità di influenzare ecosistemi, monsoni, risorse idriche, pesca e attività umane. 

La configurazione descritta nella sezione, con anomalie positive delle SST nel Pacifico equatoriale centrale e riscaldamento focalizzato lungo la costa del Sud America, suggerisce una possibile impronta più vicina a un evento di tipo Eastern Pacific o comunque a una fase in cui il settore orientale del bacino svolge un ruolo importante. Questo dettaglio non è secondario. La letteratura recente ha mostrato che El Niño non si manifesta sempre con la stessa struttura spaziale: esistono eventi maggiormente concentrati nel Pacifico orientale, spesso più intensi e capaci di produrre forti anomalie convettive, ed eventi più centrati sul Pacifico centrale, talvolta definiti Modoki o Central Pacific El Niño, con teleconnessioni differenti. La distinzione tra queste “flavours” dell’ENSO è fondamentale perché modifica la distribuzione delle anomalie pluviometriche tropicali e la risposta extratropicale. Un riscaldamento più orientale, vicino alle coste del Sud America, tende in genere a essere associato a una maggiore perturbazione dell’upwelling equatoriale e costiero, a un impatto più diretto sugli ecosistemi marini del Pacifico orientale e a un segnale atmosferico tropicale potenzialmente più incisivo.

La possibilità di un El Niño forte o addirittura di un “super El Niño” deve però essere affrontata con cautela scientifica. I bollettini previsionali più recenti indicano un’elevata probabilità di sviluppo dell’evento durante l’estate boreale 2026 e di persistenza fino all’autunno-inverno, ma mantengono incertezza sull’intensità massima e sulla tempistica del picco. La WMO, nell’aggiornamento pubblicato a inizio giugno 2026, indica un’alta probabilità di El Niño tra giugno e agosto e probabilità molto elevate di prosecuzione almeno fino a novembre, aggiungendo che molti modelli suggeriscono un evento almeno moderato e possibilmente forte. Anche il Climate Prediction Center della NOAA riporta che El Niño è probabile nel breve termine e tende a proseguire durante l’inverno boreale 2026-27, confermando quindi che il segnale previsionale è robusto nella direzione della fase calda dell’ENSO. Tuttavia, definire già un evento come “super” richiede prudenza, perché gli eventi estremi dipendono non soltanto dalle anomalie superficiali iniziali, ma anche dal contenuto di calore subsuperficiale, dalla persistenza dei westerly wind bursts, dal superamento della barriera di predicibilità primaverile, dalla risposta della convezione e dalla capacità del sistema accoppiato di amplificare il riscaldamento durante l’autunno boreale.

La dimensione mediatica del possibile “super El Niño” nasce dal fatto che gli eventi molto intensi, come quelli del 1982-83, 1997-98 e 2015-16, hanno avuto effetti globali importanti su precipitazioni, siccità, incendi, temperatura media globale, ecosistemi marini e produzione agricola. Tuttavia, dal punto di vista scientifico, l’intensità finale di un El Niño non può essere dedotta semplicemente dalla presenza iniziale di SST positive nel Pacifico orientale. La dinamica ENSO è non lineare e mostra una forte variabilità interna; la stessa letteratura sulla complessità dell’ENSO evidenzia come la previsione dell’ampiezza degli eventi estremi rimanga un problema aperto, soprattutto quando l’evento è ancora in fase di sviluppo. Per questo motivo, è corretto parlare di segnali favorevoli a un El Niño potenzialmente importante, ma è più prudente evitare una classificazione definitiva fino a quando il riscaldamento non sarà sostenuto da una risposta atmosferica pienamente accoppiata, cioè da alisei indeboliti, indice SOI negativo, convezione spostata verso il Pacifico centrale-orientale e anomalie oceaniche subsuperficiali coerenti.

Oltre al Pacifico equatoriale, la sezione sottolinea che le SST dell’emisfero nord rimangono ampiamente superiori alla norma, soprattutto nel Pacifico settentrionale e in gran parte dell’Atlantico settentrionale, pur con anomalie fredde regionali nel Southern Ocean e nel settore occidentale dell’Atlantico settentrionale. Le mappe operative NOAA delle anomalie SST mostrano proprio come il monitoraggio delle deviazioni dalla media sia uno strumento centrale per valutare lo stato termico dei bacini oceanici e il loro potenziale impatto sulla circolazione atmosferica. Un oceano diffusamente più caldo non rappresenta soltanto un’anomalia termica locale: esso aumenta il flusso di calore sensibile e latente verso l’atmosfera, può intensificare l’umidità disponibile per i sistemi precipitativi, modifica i gradienti termici orizzontali e può contribuire alla persistenza di anomalie bariche regionali.

Il Pacifico settentrionale caldo ha particolare rilievo perché può interagire con la circolazione pacifico-nordamericana, modulando la posizione della depressione aleutinica, delle creste sull’Alaska e sul Canada occidentale e del getto pacifico. In presenza di SST elevate, l’atmosfera sovrastante può essere alimentata da maggiori flussi turbolenti, anche se la risposta non è sempre lineare e dipende dalla sovrapposizione tra forzante oceanica e variabilità atmosferica interna. Sul lato atlantico, SST superiori alla norma su gran parte del Nord Atlantico possono influenzare l’umidità disponibile per le perturbazioni, la temperatura delle masse d’aria marittime dirette verso l’Europa e, in alcuni casi, la distribuzione della convezione subtropicale e tropicale. Tuttavia, la presenza di un’area più fredda nel settore occidentale dell’Atlantico settentrionale può introdurre un gradiente termico regionale capace di modulare la baroclinicità e la traiettoria delle storm track.

Un altro aspetto importante riguarda il Southern Ocean, dove anomalie SST inferiori alla norma possono riflettere processi molto diversi da quelli tropicali: ventilazione oceanica, upwelling, intensità dei venti occidentali, scambio di calore con l’atmosfera e variabilità del ghiaccio marino antartico. Anche se la sezione è focalizzata soprattutto sull’ENSO, il segnale dell’Oceano Meridionale non va trascurato, perché il Southern Ocean svolge un ruolo cruciale nell’assorbimento del calore oceanico e del carbonio e contribuisce alla regolazione del clima globale. La coesistenza di anomalie molto calde nei bacini dell’emisfero nord e anomalie più fredde in alcune regioni australi suggerisce un campo SST altamente eterogeneo, nel quale il riscaldamento globale di fondo si sovrappone alla variabilità naturale e ai pattern regionali di circolazione oceanica-atmosferica.

Nel quadro climatico contemporaneo, l’interpretazione delle SST deve infine tenere conto del fatto che l’ENSO si sviluppa oggi su un oceano di fondo più caldo rispetto al passato. Questo non significa che ogni El Niño diventi automaticamente più intenso, ma implica che gli impatti termici e idrologici di un evento caldo possono essere amplificati da una base climatica già elevata. La NOAA Climate.gov, sintetizzando il messaggio dell’IPCC, evidenzia che l’ENSO rimarrà virtualmente con certezza il principale modo di variabilità interannuale in un mondo più caldo, pur con incertezze sulla variazione futura della sua ampiezza. Studi successivi, come Cai et al., discutono la possibilità di cambiamenti nella variabilità delle SST ENSO in scenari di riscaldamento, mostrando che il problema rimane scientificamente complesso e non riducibile a una semplice relazione lineare tra riscaldamento globale e intensità di El Niño. 

In sintesi, la sezione sulle forzanti al contorno descrive un sistema oceanico fortemente predisposto a influenzare la circolazione atmosferica dei prossimi mesi. Il riscaldamento del Pacifico equatoriale centro-orientale rappresenta il segnale più importante, perché indica la possibile transizione verso El Niño e quindi verso una riorganizzazione della convezione tropicale e delle teleconnessioni planetarie. Allo stesso tempo, le SST eccezionalmente elevate in ampie porzioni del Pacifico settentrionale e dell’Atlantico settentrionale forniscono una condizione di fondo capace di modulare il bilancio energetico, l’umidità atmosferica e la persistenza dei pattern extratropicali. Le anomalie fredde regionali nel Southern Ocean e nell’Atlantico nord-occidentale mostrano invece che il campo oceanico non è omogeneo, ma organizzato in contrasti spaziali che possono influenzare gradienti, baroclinicità e scambi di calore. La lettura scientificamente più equilibrata è quindi quella di un contesto favorevole allo sviluppo di un El Niño significativo, forse intenso, ma ancora soggetto a incertezza nella sua classificazione finale; un contesto in cui la previsione non deve limitarsi alla sola anomalia del Niño-3.4, ma deve integrare la distribuzione spaziale delle SST, la risposta atmosferica, il contenuto di calore oceanico subsuperficiale e l’interazione con gli altri bacini oceanici.

Figura 14: anomalie globali della temperatura superficiale del mare e segnali oceanici di transizione verso El Niño nel giugno 2026

La Figura 14 rappresenta le anomalie globali della temperatura superficiale del mare, cioè le differenze tra le SST osservate e la climatologia di riferimento, per la settimana conclusasi il 7 giugno 2026. La scala cromatica permette di distinguere immediatamente le aree oceaniche più calde della norma, indicate dai colori gialli, arancioni e rossi, da quelle più fredde della media, rappresentate dalle tonalità azzurre e blu. Questo tipo di prodotto è fondamentale perché le anomalie delle SST costituiscono una delle principali condizioni di bordo del sistema climatico: l’oceano, grazie alla sua elevata capacità termica, conserva memoria delle anomalie energetiche per tempi molto più lunghi rispetto all’atmosfera e può quindi modulare la circolazione atmosferica su scale settimanali, mensili e stagionali. La NOAA descrive le mappe di anomalia SST come prodotti che mostrano lo scostamento della temperatura superficiale marina rispetto alla media di lungo periodo, con valori positivi associati ad acque più calde della norma e valori negativi ad acque più fredde. 

Il segnale dominante della figura è la vasta anomalia positiva che interessa il Pacifico tropicale centro-orientale, con un riscaldamento particolarmente marcato lungo le coste di Ecuador e Perù. Questa struttura è altamente significativa perché richiama una delle firme classiche dello sviluppo di El Niño: il riscaldamento delle acque superficiali nel Pacifico equatoriale orientale, accompagnato dall’indebolimento dell’upwelling freddo normalmente sostenuto dagli alisei lungo la costa sudamericana. Nel funzionamento climatologico ordinario, gli alisei spingono le acque superficiali calde verso il Pacifico occidentale, favorendo la risalita di acque profonde più fredde e ricche di nutrienti nel settore orientale. Quando questo sistema si indebolisce, il gradiente termico zonale si riduce, l’upwelling diminuisce e le anomalie calde possono espandersi verso est. È il cuore del feedback di Bjerknes: un riscaldamento iniziale nel Pacifico orientale indebolisce gli alisei, e alisei più deboli favoriscono ulteriore riscaldamento orientale, amplificando la fase calda dell’ENSO. La complessità spazio-temporale dell’ENSO è stata ampiamente discussa da Timmermann et al., che definiscono El Niño e La Niña come la principale fluttuazione interannuale del sistema climatico globale, capace di influenzare circolazione atmosferica, ecosistemi, pesca e attività umane. 

Il quadro osservato nella Figura 14 è coerente con gli aggiornamenti operativi più recenti del Climate Prediction Center. Nel bollettino CPC aggiornato a giugno 2026, le SST equatoriali risultano per lo più superiori alla media nel Pacifico centrale e orientale; gli indici settimanali mostrano valori positivi in tutte le principali regioni ENSO, con Niño-4 a +0,7 °C, Niño-3.4 a +0,7 °C, Niño-3 a +1,0 °C e Niño-1+2 a +2,1 °C, valore quest’ultimo compatibile con il forte riscaldamento costiero visibile nella mappa. Questo dettaglio è importante perché il settore Niño-1+2, posto a ridosso della costa sudamericana, può riscaldarsi rapidamente nelle fasi iniziali di alcuni eventi El Niño, ma l’emergere di un evento pienamente accoppiato richiede che il segnale oceanico sia accompagnato da una risposta atmosferica coerente: indebolimento degli alisei, spostamento della convezione verso il Pacifico centrale-orientale, anomalie della circolazione di Walker e persistenza del riscaldamento subsuperficiale.

Proprio per questo motivo, la figura suggerisce condizioni favorevoli allo sviluppo di El Niño, ma non deve essere interpretata in modo deterministico o sensazionalistico. La NOAA, al 14 maggio 2026, indicava ancora condizioni ENSO-neutrali presenti, pur con El Niño Watch attivo, probabilità dell’82% di sviluppo tra maggio e luglio 2026 e probabilità del 96% di persistenza durante l’inverno boreale 2026-27. Lo stesso aggiornamento sottolineava tuttavia una sostanziale incertezza sull’intensità massima dell’evento e ricordava che gli El Niño più forti richiedono un accoppiamento oceano-atmosfera significativo durante l’estate. La WMO, nell’aggiornamento di maggio-giugno 2026, conferma una marcata transizione verso condizioni di El Niño, con probabilità dell’80% per giugno-agosto e valori prossimi o superiori al 90% nei trimestri successivi fino all’autunno, ma anche in questo caso la previsione riguarda la probabilità di fase ENSO, non una certezza assoluta sulla sua intensità finale. 

La distribuzione spaziale delle anomalie nel Pacifico tropicale suggerisce inoltre un segnale più forte nel settore orientale rispetto al solo Pacifico centrale. Questo aspetto ha grande rilevanza climatica perché gli eventi El Niño non sono tutti uguali: alcuni sono più concentrati nel Pacifico orientale, altri nel Pacifico centrale, e le teleconnessioni atmosferiche possono cambiare sensibilmente a seconda della posizione del massimo riscaldamento. Un El Niño con forte componente orientale tende a produrre una perturbazione più evidente dell’upwelling costiero sudamericano, può avere impatti più marcati sugli ecosistemi marini del Perù e dell’Ecuador e può modificare con maggiore forza la convezione tropicale sul Pacifico centro-orientale. Tuttavia, nella fase iniziale di un evento, il riscaldamento del settore Niño-1+2 può anche essere transitorio; per questo la diagnosi va seguita nel tempo attraverso la persistenza delle anomalie, il contenuto di calore subsuperficiale e la risposta dei venti equatoriali.

Oltre al Pacifico equatoriale, la Figura 14 mostra un oceano globale diffusamente caldo. Ampie anomalie positive interessano il Pacifico settentrionale, l’Atlantico tropicale e subtropicale, porzioni dell’Oceano Indiano e vari settori delle medie latitudini australi. Questa estensione del caldo marino va letta nel quadro del riscaldamento oceanico globale. La NOAA Climate.gov ricorda che più del 90% del calore in eccesso intrappolato nel sistema Terra a causa del riscaldamento antropico è stato assorbito dagli oceani, rendendo il contenuto di calore oceanico uno degli indicatori più robusti dello squilibrio energetico planetario. Quando le SST risultano diffusamente sopra media, aumentano i flussi di calore sensibile e latente verso l’atmosfera, cresce il contenuto di vapore acqueo disponibile per i sistemi convettivi e si modifica la struttura dei gradienti termici che alimentano la circolazione baroclina alle medie latitudini.

Il Pacifico settentrionale appare particolarmente caldo, soprattutto tra il Pacifico nord-occidentale, le acque prossime al Giappone e il settore subtropicale-centrale. Anomalie positive di questo tipo possono contribuire alla formazione o al mantenimento di onde atmosferiche quasi stazionarie, modificando la posizione della depressione aleutinica, della corrente a getto pacifica e delle creste sul Nord America occidentale. Il legame oceano-atmosfera in questa regione è complesso: talvolta è l’atmosfera a generare l’anomalia marina, attraverso venti deboli, ridotta evaporazione e maggiore insolazione; in altri casi, la persistenza dell’anomalia oceanica può retroagire sull’atmosfera, influenzando i flussi di calore e la stabilità della bassa troposfera. In ogni caso, un Pacifico settentrionale così diffusamente caldo rappresenta una condizione di fondo capace di modulare la previsione stagionale, soprattutto se interagisce con il segnale ENSO tropicale.

L’Atlantico settentrionale mostra invece una configurazione più articolata. Molte aree risultano superiori alla norma, ma nella regione subpolare tra Groenlandia meridionale, Labrador e Atlantico nord-occidentale compaiono anomalie fredde o meno calde. Questa struttura richiama, almeno per morfologia, il cosiddetto North Atlantic Warming Hole, cioè la regione del Nord Atlantico subpolare che negli ultimi decenni ha mostrato un riscaldamento più debole rispetto al resto dell’oceano, e in alcuni periodi persino un raffreddamento relativo. Studi recenti collegano questa anomalia a possibili variazioni dell’Atlantic Meridional Overturning Circulation, anche se il dibattito scientifico include più meccanismi, tra cui circolazione oceanica, venti, scambi aria-mare, NAO e distribuzione del trasporto di calore. Li e Liu mostrano che i modelli capaci di riprodurre un indebolimento storico dell’AMOC riproducono meglio il raffreddamento e la freshening del North Atlantic Warming Hole, suggerendo un ruolo importante del trasporto oceanico di calore. 

Nel settore atlantico tropicale e subtropicale, le anomalie calde diffuse possono avere conseguenze importanti sulla disponibilità di umidità e sull’attività convettiva. Un Atlantico tropicale caldo tende a incrementare l’evaporazione e il contenuto di vapore acqueo nello strato limite marino; ciò può influenzare la convezione tropicale, la fascia di convergenza intertropicale e, nella stagione opportuna, anche il potenziale termodinamico per la ciclogenesi tropicale. Tuttavia, l’impatto effettivo dipende sempre dall’interazione con il wind shear verticale, la stabilità atmosferica, l’umidità media troposferica e la circolazione su larga scala. La Figura 14, dunque, mostra un ambiente oceanico energeticamente favorevole, ma non consente da sola di dedurre automaticamente gli esiti atmosferici regionali.

L’Oceano Indiano appare prevalentemente più caldo della media, con anomalie positive diffuse ma spazialmente non uniformi. Anche questo segnale merita attenzione perché l’Oceano Indiano rappresenta una regione chiave per la convezione tropicale, la Madden-Julian Oscillation, il monsone asiatico e il Dipolo dell’Oceano Indiano. In una fase di sviluppo di El Niño, la distribuzione della convezione tropicale tende spesso a riorganizzarsi, e l’interazione tra Pacifico e Oceano Indiano può modulare la posizione dei massimi convettivi, la circolazione di Walker e la propagazione delle onde tropicali. Un Oceano Indiano caldo può quindi agire come serbatoio di umidità e calore, ma la risposta atmosferica dipende dalla posizione relativa delle anomalie, dalla dinamica monsonica e dall’eventuale sviluppo di gradienti zonali tra il settore occidentale e quello orientale del bacino.

Nell’emisfero australe, la figura evidenzia una combinazione di anomalie calde e fredde, con aree fredde più visibili in parte del Southern Ocean. Questo mosaico è tipico di una regione dominata da forti venti occidentali, intensa miscelazione verticale, upwelling circumpolare e interazioni con il ghiaccio marino antartico. Il Southern Ocean svolge un ruolo climatico fondamentale perché contribuisce in modo sostanziale all’assorbimento del calore e del carbonio da parte dell’oceano globale. Le anomalie fredde regionali non contraddicono il riscaldamento globale dell’oceano: indicano piuttosto che la risposta oceanica è spazialmente eterogenea e controllata da circolazione, venti, stratificazione, scambi aria-mare e variabilità interna.

La Figura 14 può essere letta anche alla luce del crescente problema delle ondate di calore marine. Oliver et al. hanno mostrato che, tra il periodo 1925-1954 e il periodo 1987-2016, la frequenza media globale delle marine heatwaves è aumentata del 34%, la loro durata media del 17% e il numero annuo di giorni interessati da ondate di calore marine del 54%; gli autori collegano gran parte di questa crescita all’aumento della temperatura media oceanica. In questo contesto, le aree rosse e arancioni della mappa non rappresentano soltanto anomalie statistiche, ma potenziali stress fisici per ecosistemi marini, barriere coralline, risorse ittiche e scambi biogeochimici. Quando un’anomalia calda persiste per settimane o mesi, può alterare stratificazione, ossigenazione, produttività primaria e distribuzione delle specie marine.

Il messaggio scientifico principale della figura è quindi duplice. Da un lato, il Pacifico equatoriale centro-orientale mostra un segnale chiaramente favorevole alla transizione verso El Niño, con riscaldamento particolarmente marcato nel settore costiero sudamericano e anomalie positive ormai presenti anche nel Pacifico centrale. Dall’altro lato, il resto dell’oceano globale mostra un fondo termico molto caldo, che può amplificare gli effetti atmosferici dell’ENSO e contribuire a un contesto climatico più predisposto a estremi termici, idrologici e convettivi. L’eventuale El Niño del 2026, se si consoliderà pienamente, non si svilupperà su un oceano “neutro”, ma su un sistema marino già fortemente carico di calore, con bacini extratropicali molto caldi e contrasti regionali importanti.

In conclusione, la Figura 14 descrive un sistema oceanico in una fase dinamicamente sensibile: il Pacifico tropicale orientale mostra segnali di riscaldamento coerenti con l’avvio della fase calda ENSO, il Pacifico settentrionale e ampie porzioni dell’Atlantico risultano sopra media, l’Oceano Indiano mantiene un’anomalia calda diffusa e il Southern Ocean presenta contrasti più complessi. La lettura più prudente è che la figura rappresenti una forte predisposizione oceanica verso El Niño, ma non ancora da sola la prova definitiva di un evento estremo. Per valutare se l’evoluzione potrà assumere caratteristiche di El Niño forte o molto forte, sarà necessario seguire la persistenza delle anomalie Niño-3.4 e Niño-1+2, la risposta atmosferica, l’indice SOI, i venti equatoriali, la convezione tropicale e il contenuto di calore subsuperficiale. Dal punto di vista climatico, tuttavia, il segnale è già molto rilevante: le SST globali mostrano un oceano diffusamente caldo, capace di fornire energia e umidità all’atmosfera e di modulare le teleconnessioni che influenzeranno la circolazione emisferica nei mesi successivi.

Madden-Julian Oscillation: fase 8, transizione verso fase 1 e possibile influenza sulla circolazione nordamericana

La sezione dedicata alla Madden-Julian Oscillation descrive un momento dinamicamente interessante della variabilità tropicale intrastagionale, perché colloca l’MJO in fase 8 e prevede un lento spostamento verso la fase 1, seguito da un progressivo indebolimento dell’ampiezza del segnale fino a una condizione in cui nessuna fase risulterebbe chiaramente dominante. La MJO rappresenta il principale modo di variabilità tropicale su scala intrastagionale, con una periodicità tipica compresa fra circa 30 e 90 giorni, ed è caratterizzata da un’ampia regione di convezione profonda e anomalie di circolazione che si propagano lentamente verso est lungo la fascia tropicale, soprattutto tra Oceano Indiano, Maritime Continent e Pacifico occidentale. Zhang la definisce come la componente dominante della variabilità tropicale intrastagionale, capace di interagire con l’oceano sottostante e di influenzare numerosi sistemi meteorologici e climatici anche lontano dai tropici. 

Il riferimento alla fase 8 è importante perché nel diagramma RMM, cioè nel Real-time Multivariate MJO index, le otto fasi descrivono la posizione longitudinale prevalente dell’anomalia convettiva tropicale associata alla MJO. L’indice RMM sviluppato da Wheeler e Hendon combina anomalie di vento zonale a 850 hPa, vento zonale a 200 hPa e radiazione infrarossa uscente, con l’obiettivo di isolare il segnale MJO dalla variabilità meteorologica tropicale di più breve periodo. Quando il punto del diagramma si trova lontano dal cerchio centrale, la MJO è più intensa e meglio organizzata; quando invece si avvicina al centro, il segnale diventa debole e meno significativo dal punto di vista dinamico. Per questo motivo, la previsione di un passaggio dalla fase 8 alla fase 1 seguito da indebolimento suggerisce che l’influenza tropicale potrebbe essere inizialmente riconoscibile, ma tendere poi a perdere coerenza nelle due settimane successive. 

La fase 8 della MJO corrisponde generalmente a una configurazione in cui l’anomalia convettiva principale si colloca tra Pacifico occidentale, Pacifico centrale o settore prossimo all’emisfero occidentale, mentre la fase 1 rappresenta una transizione verso l’Africa e l’Oceano Indiano occidentale. Questo passaggio non è soltanto una migrazione geografica della convezione tropicale: esso modifica la distribuzione del riscaldamento latente in troposfera, altera la divergenza in quota, cambia la posizione delle anomalie del potenziale di velocità e può innescare treni d’onda di Rossby diretti verso le medie latitudini. In termini fisici, la convezione tropicale agisce come una sorgente di calore atmosferico; quando questa sorgente si sposta longitudinalmente, anche la risposta extratropicale può cambiare. È per questo che la MJO è considerata una delle principali fonti di predicibilità sub-stagionale: essa non determina da sola il tempo atmosferico alle medie latitudini, ma può predisporre la circolazione emisferica verso alcuni regimi più probabili.

Nel caso discusso, l’autore osserva che la fase 8 tende a favorire un promontorio su gran parte del Canada e degli Stati Uniti occidentali, insieme a una saccatura sugli Stati Uniti orientali. Questa associazione è meteorologicamente plausibile perché ricorda una risposta di tipo Pacific-North American, con ondulazione marcata del getto, cresta sul settore occidentale nordamericano e anomalia ciclonica più a valle sul settore orientale. La letteratura mostra che la MJO può influenzare la circolazione nordamericana attraverso la generazione di onde di Rossby tropicali-extratropicali, con effetti su geopotenziali, temperatura e precipitazioni. Riddle e colleghi hanno evidenziato che l’attività MJO tropicale può essere statisticamente collegata a ricorrenti anomalie di circolazione intrastagionale sul settore nordamericano, offrendo un supporto utile alla previsione a medio-lungo termine. 

La coerenza tra la fase 8 e la previsione di una cresta sul Canada e sugli Stati Uniti occidentali, con saccatura sugli Stati Uniti orientali, non implica però una relazione meccanica o deterministica. La risposta extratropicale alla MJO dipende infatti da diversi fattori: intensità dell’evento tropicale, velocità di propagazione, stagione, stato del getto pacifico, configurazione delle onde planetarie preesistenti, fase ENSO, anomalie delle SST e struttura del vortice polare troposferico. Henderson et al. hanno mostrato che la MJO può influenzare fattori importanti per il blocking, tra cui il wave breaking rossbyano e la circolazione del Nord Pacifico e del Nord America, ma la risposta dipende dal contesto dinamico in cui il segnale tropicale si inserisce. 

In questa prospettiva, l’affermazione secondo cui la MJO “sembra” influenzare il tempo nordamericano è corretta proprio perché formulata in modo prudente. Se le previsioni mostrano effettivamente un promontorio su Canada e Stati Uniti occidentali e una saccatura sugli Stati Uniti orientali, e se contemporaneamente la MJO si trova in fase 8 con ampiezza sufficiente, allora il collegamento è fisicamente ragionevole. Tuttavia, l’attribuzione non può essere assoluta: una parte del pattern può derivare dalla variabilità interna extratropicale, da anomalie del Pacifico settentrionale, dal forcing delle SST o da dinamiche del getto indipendenti dalla MJO. La MJO può dunque essere vista come una forzante modulante, non come l’unica causa della configurazione prevista.

Dal punto di vista nordamericano, una cresta sul Canada e sugli Stati Uniti occidentali tende a favorire condizioni più calde e stabili nel settore occidentale e settentrionale del continente, mentre una saccatura sugli Stati Uniti orientali può favorire masse d’aria relativamente più fresche, maggiore instabilità e una traiettoria più meridiana delle perturbazioni. Questo schema è particolarmente rilevante perché la MJO può modulare non soltanto le temperature, ma anche la distribuzione delle precipitazioni, degli eventi estremi e delle intrusioni fredde o calde. Jeong et al. hanno mostrato che la relazione tra MJO e temperatura superficiale invernale alle medie latitudini è legata soprattutto all’avvezione termica nella bassa troposfera, cioè alla capacità della circolazione anomala di trasportare masse d’aria con caratteristiche termiche differenti. 

È importante però ricordare che molte teleconnessioni MJO-Nord America sono più robuste nella stagione fredda rispetto all’estate. Durante l’inverno boreale, il getto subtropicale e quello pacifico sono più intensi, la baroclinicità è maggiore e le onde di Rossby generate o modulate dalla convezione tropicale possono propagarsi più efficacemente verso le medie latitudini. In estate, invece, il getto è mediamente più debole e spostato verso nord, la circolazione extratropicale è più influenzata dai feedback continentali, dall’umidità del suolo, dalla convezione locale e dai blocchi quasi stazionari. Anche le fonti operative NOAA sottolineano che le teleconnessioni della MJO sulla temperatura e sulle precipitazioni negli Stati Uniti dipendono fortemente sia dalla fase MJO sia dal periodo dell’anno. 

La previsione di un indebolimento della MJO dopo il passaggio dalla fase 8 alla fase 1 riduce ulteriormente la confidenza in un’influenza persistente. Quando l’ampiezza RMM si contrae verso il cerchio centrale, il segnale convettivo tropicale diventa meno organizzato e può essere più difficile distinguere una vera MJO da rumore tropicale, onde equatoriali sovrapposte o variabilità convettiva regionale. In altre parole, se la MJO perde ampiezza, anche la capacità di generare una risposta extratropicale coerente tende a diminuire. Questo non significa che il pattern nordamericano debba necessariamente cambiare subito, perché la risposta extratropicale può persistere per alcuni giorni anche dopo l’indebolimento del forcing tropicale; tuttavia, la prevedibilità associata alla MJO diventa progressivamente meno robusta.

Un altro elemento da considerare è la possibile interazione tra MJO ed ENSO. La sezione precedente descriveva anomalie calde nel Pacifico equatoriale centro-orientale e segnali di possibile sviluppo di El Niño. Questo sfondo oceanico può modificare sia la propagazione della MJO sia la sua efficacia teleconnettiva. In condizioni di El Niño, la convezione tropicale tende a spostarsi più facilmente verso il Pacifico centrale e orientale, e ciò può alterare la posizione della sorgente di calore tropicale responsabile dei treni d’onda extratropicali. La MJO, a sua volta, può modulare l’ENSO attraverso impulsi di vento zonale, westerly wind bursts e variazioni della convezione equatoriale. Zhang sottolinea proprio il ruolo della MJO come ponte tra tempo meteorologico e clima, poiché essa collega la variabilità intrastagionale tropicale alla previsione sub-stagionale e stagionale. 

Il collegamento con il Nord Atlantico e l’Europa è più indiretto, ma non assente. Cassou ha mostrato che la MJO può interagire su scala intrastagionale con la North Atlantic Oscillation, modulando la probabilità di alcune fasi NAO a seconda della posizione della convezione tropicale. Questo aspetto è importante perché dimostra che l’influenza della MJO non si limita al Pacifico e al Nord America, ma può estendersi fino al settore euro-atlantico attraverso catene d’onda e modifiche della circolazione emisferica. Tuttavia, la risposta europea è spesso meno immediata e più dipendente dallo stato interno dell’atmosfera extratropicale, dalla stagione e dalla posizione del getto atlantico. 

Nel caso specifico della fase 8, la lettura più prudente è che la MJO possa avere contribuito a sostenere una configurazione più ondulata sul Nord America, favorendo una cresta a ovest e una saccatura a est, in accordo con le previsioni citate. Tuttavia, poiché il segnale è previsto in indebolimento e poiché siamo in una fase stagionale in cui le teleconnessioni extratropicali possono risultare meno lineari rispetto all’inverno, è opportuno evitare conclusioni troppo deterministiche. La MJO rappresenta un tassello della previsione, non l’intero mosaico. La sua influenza deve essere valutata insieme allo stato delle SST pacifiche e atlantiche, alla configurazione del getto, alla distribuzione dei geopotenziali a 500 hPa, agli indici emisferici e alla variabilità interna della circolazione nordamericana.

In sintesi, la sezione descrive una MJO attualmente collocata in fase 8, in lenta transizione verso la fase 1 e successivamente prevista in indebolimento. Finché il segnale resta sufficientemente organizzato, la fase 8 può contribuire a una risposta extratropicale compatibile con promontorio su Canada e Stati Uniti occidentali e saccatura sugli Stati Uniti orientali. Questo rende plausibile l’ipotesi che la MJO stia modulando almeno in parte il pattern nordamericano previsto per la settimana in corso e per quella successiva. La prudenza dell’autore è però scientificamente appropriata: l’influenza della MJO sulle medie latitudini è reale e documentata, ma dipende dalla stagione, dall’ampiezza dell’evento, dal contesto ENSO e dalla predisposizione della circolazione extratropicale. In termini previsionali, la MJO fornisce quindi un segnale utile di supporto alla diagnosi sinottica, ma non sufficiente da sola per spiegare l’intera evoluzione atmosferica del Nord America.

Figura 15: evoluzione prevista della Madden-Julian Oscillation tra fase 8, fase 1 e indebolimento del segnale convettivo tropicale

La Figura 15 mostra il diagramma di fase dell’indice RMM della Madden-Julian Oscillation, uno dei principali strumenti operativi utilizzati per seguire in tempo reale la posizione e l’intensità della variabilità convettiva tropicale intrastagionale. La MJO è una grande oscillazione atmosferica tropicale, caratterizzata da un’area organizzata di convezione profonda, circolazione anomala e rilascio di calore latente che tende a propagarsi verso est lungo la fascia equatoriale con scale temporali tipiche comprese fra circa 30 e 90 giorni. Zhang descrive la MJO come la componente dominante della variabilità intrastagionale tropicale, capace di collegare processi convettivi, interazione aria-mare, circolazione tropicale ed effetti a distanza sulle medie latitudini. 

Nel diagramma RMM, gli assi RMM1 e RMM2 sintetizzano la struttura spaziale della MJO attraverso una combinazione di anomalie della radiazione infrarossa uscente, dei venti zonali a 850 hPa e dei venti zonali a 200 hPa. Questo indice, introdotto da Wheeler e Hendon, fu pensato proprio per isolare e monitorare in modo compatto la variabilità atmosferica direttamente associata alla MJO, rendendolo adatto all’uso operativo nei centri meteorologici. Le otto sezioni numerate del grafico rappresentano le diverse fasi geografiche della MJO: le fasi 2 e 3 sono associate all’Oceano Indiano, le fasi 4 e 5 al Maritime Continent, le fasi 6 e 7 al Pacifico occidentale, mentre le fasi 8 e 1 corrispondono al settore compreso tra Pacifico centrale-orientale, emisfero occidentale e Africa. Quando il tracciato si trova fuori dal cerchio centrale, l’ampiezza dell’indice è superiore a 1 e il segnale MJO è generalmente considerato più organizzato; quando invece il tracciato rientra nel cerchio centrale, la MJO è debole o poco distinguibile rispetto alla variabilità tropicale di fondo.

La linea nera della figura ricostruisce l’evoluzione recente dell’indice MJO. Si osserva una fase precedente piuttosto attiva, con il segnale che si è spostato attraverso il Pacifico occidentale e ha raggiunto ampiezze elevate tra le fasi 7 e 8. In particolare, nella parte alta sinistra del diagramma il tracciato si porta ben oltre il cerchio centrale, segnalando una MJO ben definita e dinamicamente rilevante. Questa fase indica che l’anomalia convettiva tropicale si è collocata in una posizione favorevole alla generazione di una risposta extratropicale attraverso treni d’onda di Rossby. Il meccanismo fisico è legato al fatto che la convezione tropicale, liberando calore latente in troposfera, produce divergenza in quota e anomalie di vorticità che possono eccitare onde planetarie dirette verso le medie latitudini. Schreck et al. sottolineano che la convezione tropicale associata alla MJO può eccitare e amplificare onde di Rossby extratropicali, con effetti rilevabili anche sulle temperature nordamericane. 

La previsione ensemble ECMWF, rappresentata dai membri in giallo e dalla traiettoria media, suggerisce però una progressiva perdita di organizzazione del segnale. Il percorso previsto mostra infatti un lento movimento dalla fase 8 verso la fase 1, seguito da una contrazione verso il centro del diagramma. Questa evoluzione significa che, pur essendo ancora presente un segnale riconducibile alla MJO nella fase iniziale della previsione, la sua ampiezza dovrebbe diminuire nel corso delle due settimane successive. Dal punto di vista diagnostico, ciò è molto importante: una MJO in fase 8 con ampiezza moderata o elevata può esercitare una certa influenza sulla circolazione extratropicale, mentre una MJO che rientra nel cerchio centrale tende a perdere capacità teleconnettiva, perché la convezione tropicale non è più sufficientemente organizzata da agire come sorgente coerente di onde planetarie.

Il passaggio dalla fase 8 alla fase 1 ha un significato fisico preciso. Nella fase 8, la convezione anomala è in genere localizzata tra Pacifico centrale-orientale e settore dell’emisfero occidentale; nella fase 1, il segnale tende a spostarsi verso Africa e Oceano Indiano occidentale. Questa transizione può modificare la risposta delle medie latitudini, perché cambia la longitudine della sorgente convettiva tropicale. Nel caso specifico, il testo associato alla figura evidenzia che la fase 8 tende a favorire un promontorio su gran parte del Canada e degli Stati Uniti occidentali, insieme a una saccatura sugli Stati Uniti orientali. Tale lettura è coerente con numerosi studi sulle teleconnessioni MJO-Nord America. Riddle et al. hanno mostrato che l’attività della MJO tropicale è statisticamente collegata a ricorrenti anomalie di circolazione intrastagionale sul settore nordamericano, fornendo una base utile per migliorare la previsione estesa su quella regione. 

Dal punto di vista sinottico, una fase 8 attiva può quindi contribuire alla costruzione di una configurazione ondulata sul Nord America, con cresta a ovest e saccatura a est. Questo schema implica generalmente condizioni più miti o calde e più stabili sul Canada occidentale e sugli Stati Uniti occidentali, mentre il settore orientale del continente può essere più esposto a circolazioni cicloniche, intrusioni d’aria relativamente fresca o maggiore instabilità. Johnson et al. hanno evidenziato che la combinazione tra stato ENSO e MJO può fornire abilità previsionali per le temperature invernali nordamericane fino a quattro settimane, confermando il valore della MJO come sorgente di predicibilità sub-stagionale. Anche se nel caso della figura siamo nel periodo tardo-primaverile/inizio estivo, il principio dinamico resta valido: la MJO può modulare il getto e le onde planetarie, ma la forza della risposta dipende molto dalla stagione e dal contesto atmosferico di fondo.

La dispersione dei membri ensemble è un altro elemento essenziale della figura. Le numerose linee gialle indicano le traiettorie dei singoli membri previsionali ECMWF e mostrano una discreta apertura attorno al centro del diagramma. Questo significa che il modello non prevede una prosecuzione robusta e coerente della MJO lungo una sequenza di fasi ben definita, ma piuttosto un indebolimento del segnale con aumento dell’incertezza sulla posizione successiva. In termini previsionali, una MJO che collassa verso il centro fornisce meno informazione utile rispetto a una MJO forte e propagante. Quando il segnale è debole, la variabilità tropicale può essere dominata da altri processi, come onde di Kelvin equatoriali, onde di Rossby equatoriali, disturbi convettivi locali, interferenze con l’ENSO o rumore atmosferico tropicale.

Questo aspetto è particolarmente importante perché la MJO non agisce mai in isolamento. La risposta extratropicale dipende dall’intensità della convezione tropicale, dalla sua posizione longitudinale, dallo stato del getto subtropicale e polare, dalla presenza di onde planetarie preesistenti, dalle anomalie delle SST e dalla fase dell’ENSO. Nel contesto discusso nelle figure precedenti, il Pacifico equatoriale centro-orientale mostra segnali di riscaldamento compatibili con lo sviluppo di El Niño. Questo può modificare la propagazione della MJO e la sua efficacia teleconnettiva, perché un Pacifico tropicale più caldo tende a spostare verso est la convezione media e può alterare il modo in cui le anomalie convettive intrastagionali interagiscono con la circolazione di Walker. L’interazione tra ENSO e MJO è uno dei temi centrali della meteorologia tropicale moderna, poiché la MJO può sia essere modulata dallo stato ENSO, sia contribuire alla sua evoluzione attraverso impulsi di vento occidentale, variazioni della convezione e trasferimento di calore oceanico-atmosferico.

La figura permette anche di comprendere perché l’autore adotti un tono prudente nel collegare la MJO al tempo nordamericano. La fase 8 è effettivamente compatibile con la configurazione descritta, cioè promontorio su Canada e Stati Uniti occidentali e saccatura sugli Stati Uniti orientali, ma la previsione mostra un indebolimento progressivo del segnale. Di conseguenza, l’influenza della MJO potrebbe essere più rilevante nella fase iniziale della previsione, mentre dovrebbe diminuire nella seconda settimana. Inoltre, la letteratura mostra che l’impatto della MJO sulle temperature nordamericane è generalmente più forte durante la stagione fredda, quando il getto pacifico è più intenso e la propagazione delle onde di Rossby verso le medie latitudini è più efficiente. Jenney et al. confermano che l’influenza della MJO sulle temperature nordamericane è particolarmente marcata in inverno, pur mostrando anche una variabilità stagionale e regionale significativa. 

La possibile influenza della MJO non riguarda soltanto il Nord America. Sebbene il collegamento sia spesso più diretto sul settore pacifico-nordamericano, la MJO può modulare anche la circolazione nord-atlantica ed europea attraverso catene d’onda e interazioni con i regimi extratropicali. Cassou ha mostrato che la MJO può interagire con la North Atlantic Oscillation su scala intrastagionale, influenzando la probabilità di alcune fasi della NAO a seconda della posizione della convezione tropicale. Tuttavia, la risposta euro-atlantica è spesso più ritardata, meno lineare e più dipendente dallo stato interno dell’atmosfera rispetto a quella nordamericana. Per questo motivo, nel caso della Figura 15, l’applicazione più immediata resta la diagnosi del pattern nordamericano, mentre eventuali effetti sull’Atlantico e sull’Europa richiederebbero un’analisi integrata con geopotenziali, getto, regimi NAO/ATR/BL e anomalie tropicali osservate.

In sintesi, la Figura 15 mostra una MJO che ha attraversato una fase relativamente intensa tra Pacifico occidentale e fase 8, ma che secondo la previsione ECMWF dovrebbe spostarsi lentamente verso la fase 1 e poi indebolirsi fino a rientrare in una condizione di bassa ampiezza. Nella fase iniziale, il segnale è abbastanza coerente con una possibile influenza sulla circolazione nordamericana, favorendo una risposta ondulata con cresta sul Canada e sugli Stati Uniti occidentali e saccatura sugli Stati Uniti orientali. Tuttavia, la successiva contrazione verso il centro del diagramma suggerisce una perdita di organizzazione della convezione tropicale e quindi una riduzione della capacità della MJO di guidare le teleconnessioni extratropicali. La lettura più corretta è dunque quella di un segnale tropicale inizialmente significativo ma destinato a indebolirsi: utile per spiegare parte della configurazione atmosferica prevista, ma non sufficiente da solo per determinare l’evoluzione del pattern emisferico nelle settimane successive.


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