Nel mese di maggio 2022, l’estensione media del ghiaccio marino nell’Artico è stata di 12,88 milioni di chilometri quadrati (4,97 milioni di miglia quadrate). Si tratta di 410.000 chilometri quadrati (158.000 miglia quadrate) in meno rispetto alla media 1981-2010, risultando però l’estensione di maggio più alta dal 2013.

Nel mese di maggio 2022, l’estensione media del ghiaccio marino nell’Artico è stata di 12,88 milioni di chilometri quadrati (4,97 milioni di miglia quadrate). Si tratta di 410.000 chilometri quadrati (158.000 miglia quadrate) in meno rispetto alla media 1981-2010, risultando però l’estensione di maggio più alta dal 2013.

L’estensione del ghiaccio marino artico ed antartico è stata nuovamente inferiore alla media, ma superiore a quella registrata negli ultimi anni per la maggior parte del mese. Nel mese di maggio, nell’Artico, la perdita stagionale di ghiaccio marino è iniziata più lentamente rispetto agli ultimi anni, poiché le temperature dell’aria sono risultate essere più vicine ai valori medi del periodo 1981-2010. Nell’Antartico, alla fine del mese, si è registrato un rallentamento della crescita dei ghiacci tale da portare i livelli di estensione del ghiaccio marino vicino ai minimi storici.

Panoramica delle condizioni

L’estensione media del ghiaccio marino artico registrata nel mese di maggio 2022 è stata di 12,88 milioni di chilometri quadrati (4,97 milioni di miglia quadrate) (Figura 1). Si tratta di 410.000 chilometri quadrati (158.000 miglia quadrate) al di sotto del valore medio del periodo 1981-2010, anche se è stata la più alta estensione di maggio dal 2013. Come accaduto nel mese di aprile, la riduzione dell’estensione del ghiaccio marino è stata lenta, perdendo solo 1,28 milioni di chilometri quadrati (494.000 miglia quadrate) durante il mese. La perdita di ghiaccio registrata nel mese di maggio ha riguardato principalmente il Mare di Bering, il Mare di Barents, la Baia di Baffin e lo Stretto di Davis.Ciononostante, hanno iniziato a formarsi diverse aperture, o polinie, nel pack ice, in particolare nel Mare di Beaufort orientale, nel Mare dei Chukchi, nel Mare di Laptev e intorno alla Terra di Francesco Giuseppe nel Mare di Barents settentrionale. Il ghiaccio ha iniziato a ritirarsi anche dalle coste della Russia nel Mare di Kara. Nella Baia di Hudson, il ghiaccio ha iniziato a sciogliersi a sud, all’interno della Baia di James e al largo dell’Isola di Southampton a nord. Complessivamente, l’estensione giornaliera del ghiaccio marino è rimasta nell’intervallo interdecile (comprendente il 90% dei valori giornalieri dal 1981 al 2010) per gran parte del mese. Alla fine del mese, l’estensione si è avvicinata a quella osservata a fine maggio 2012.

Figura 1. L’estensione del ghiaccio marino artico nel mese di maggio 2022 è stata di 12,88 milioni di chilometri quadrati . La linea magenta mostra l’estensione media registrata nel periodo 1981-2010 per il mese considerato.

Condizioni generali registrate nel mese di maggio 2022

A maggio, l’estensione del ghiaccio marino ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 2013.La copertura di ghiaccio relativamente estesa per questo periodo dell’anno è stata in gran parte il risultato di temperature inferiori alla media che hanno interessato la Baia di Baffin. I venti da nord hanno inoltre rallentato il ritiro dei ghiacci nei mari di Bering e di Barents. Nell’Oceano Artico, le temperature dell’aria al livello di 925 mb sono state vicine alla media nella maggior parte della regione durante il mese di maggio, e da 1 a 5 gradi Celsius (da 2 a 9 gradi Fahrenheit) al di sopra della media del periodo 1981-2010 lungo le coste dei mari di Kara e della Siberia orientale, del Mare di Groenlandia orientale e dell’arcipelago canadese (Figura 2b).Le aree in cui si sono formate delle aperture all’interno della copertura di ghiaccio sono state dominate dal movimento off-shore del ghiaccio, che ha spinto il ghiaccio verso il polo e verso lo Stretto di Fram. Questo movimento dei ghiacci verso il largo è in gran parte guidato da un modello di bassa pressione sul livello del mare presente in Eurasia e da un’alta pressione presente nel settore pacifico dell’Artico (Figura 2c).

Il grafico riportato mostra l’estensione del ghiaccio marino artico al 5 giugno 2022, insieme ai dati giornalieri dell’estensione del ghiaccio relativi ai quattro anni precedenti e all’anno in cui si è registrato il minimo storico. Il 2022 è indicato in blu, il 2021 in verde, il 2020 in arancione, il 2019 in marrone, il 2018 in magenta e il 2012 in marrone tratteggiato. La mediana 1981-2010 è in grigio scuro. Le aree grigie intorno alla linea mediana mostrano gli intervalli interquartile e interdecile dei dati.

Figura 2b. Questo grafico mostra la deviazione dalla temperatura media dell’aria nell’Artico al livello 925-hPa in gradi Celsius per il mese di maggio 2022. I colori giallo e il rosso rappresentano temperature superiori alla media, mentre il blu e il viola rappresentano temperature inferiori alla media.

Crediti: NSIDC per gentile concessione del NOAA Earth System Research Laboratory Physical Sciences Laboratory.

Figura 2c. Questo grafico mostra la pressione media a livello del mare nell’Artico in millibar per il mese di maggio 2022. I colori giallo e rosso indicano la presenza di un’alta pressione atmosferica, mentre i colori blu e viola indicano la presenza di una bassa pressione. Credito: NSIDC per gentile concessione del NOAA Earth System Research Laboratory Physical Sciences Laboratory

Maggio 2022 rispetto agli anni precedenti

L’estensione del ghiaccio marino durante il mese di maggio è diminuita di 1,28 milioni di chilometri quadrati (494.000 miglia quadrate), ovvero a un ritmo di 41.200 chilometri quadrati (15.900 miglia quadrate) al giorno, risultando comunque inferiore a quello medio registrato nel periodo 1981-2010.Ciò ha portato a un’estensione media che si è classificata al quattordicesimo posto tra le più basse registrate nella storia delle osservazioni satellitari. La tendenza lineare al ribasso dell’estensione del ghiaccio marino di maggio nei 44 anni di record satellitare, è di 33.700 chilometri quadrati (13.000 miglia quadrate) all’anno, o del 2,5% per decennio rispetto alla media del periodo 1981-2010 (Figura 3). In base alla tendenza lineare, dal 1979 maggio ha perso 450.000 chilometri quadrati di ghiaccio marino. Ciò equivale alle dimensioni dello Stato della California.

Come descritto sopra, nel mese di maggio hanno cominciato a formarsi le polinee, regioni di acqua aperta che assorbono in modo significativo l’energia solare, riscaldando lo strato misto oceanico in prossimità della superficie e favorendo lo scioglimento laterale dei ghiacci.Una delle più grandi polinie è quella presente nel Mare di Laptev, a ovest delle Isole della Nuova Siberia (Figura 4a). Nonostante la sottile copertura nuvolosa, è possibile osservare polinee ai margini del ghiaccio landfast, il ghiaccio fissato alla linea di costa, a ovest delle Nuove Isole Siberiane e al largo della costa della penisola di Taymyr, tra il Mar di Kara e il Mar di Laptev.Come conseguenza della perdita di ghiaccio marino nel periodo estivo, l’oceano assorbe una maggiore quantità di energia solare. Prima che il ghiaccio possa formarsi nuovamente in autunno e in inverno, questo calore deve essere rilasciato nell’atmosfera. Questo è uno dei motivi per cui l’Artico si sta riscaldando maggiormente rispetto alla media globale, soprattutto nella stagione autunnale. Secondo alcuni studi, questo riscaldamento Artico amplificato potrebbe avere un impatto sui sistemi meteorologici presenti alle latitudini più basse.Si ipotizza che il calore rilasciato dalla superficie si propaghi nell’atmosfera e interferisca con il vortice polare presente nella stratosfera. Questo può portare per esempio al verificarsi di focolai di aria fredda, come accaduto nel febbraio 2021, quando l’aria fredda artica si è spinta fino al Texas, causando l’interruzione della rete elettrica, danni per miliardi di dollari e la perdita di vite umane. I collegamenti proposti tra il riscaldamento dell’Artico e il clima delle medie latitudini rimangono comunque controversi e non sono affatto risolti.Infine, un altro studio recente rivela una correlazione tra l’estensione del ghiaccio marino artico (in media da luglio a ottobre) e le condizioni favorevoli agli incendi in California, dopo aver eliminato la tendenza a lungo termine sia del ghiaccio marino sia di un indice regionale delle condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi. Tuttavia, la correlazione non è causale. Questo studio affronta il potenziale legame fisico mediante l’esame di simulazioni di sensibilità che utilizzano anni caratterizzati da un’estensione bassa e alta del ghiaccio marino e confrontando le condizioni atmosferiche ricavate dalle esecuzioni dei modelli climatici.I risultati suggeriscono che durante gli anni caratterizzati da una bassa estensione dei ghiacci marini si verifica una tendenza alla formazione di una bassa pressione atmosferica a livello del mare sull’Alaska e di un’alta pressione a livello del mare sugli Stati Uniti occidentali. Ciò determina un flusso di aria secca e calda da sud e sud-ovest sulla California, condizioni favorevoli agli incendi boschivi nel successivo autunno e all’inizio dell’inverno (Figura 4b).

Figura 4a. Questa immagine della NASA Worldview scattata dal Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) della NASA il 29 maggio 2022 mostra la formazione di polynyas al largo delle coste della Siberia. Credito: NASA

Figura 4b. Questo grafico mostra la relazione esistente tra l’estensione media del ghiaccio marino nel periodo compreso tra luglio e ottobre (in blu) e l’indice meteorologico regionale medio favorevole agli incendi (FFWI) sugli Stati Uniti occidentali nell’autunno e all’inizio dell’inverno successivi (da settembre a dicembre, in rosso). Credito: Zou et al., 2021

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