La Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV), caratterizzata da oscillazioni delle temperature superficiali del mare (SST) nell’Oceano Atlantico settentrionale su scale temporali di 60-80 anni, rappresenta un elemento chiave nella modulazione del clima regionale, con particolare rilevanza per l’area euro-mediterranea durante la stagione estiva. Questo studio esplora in dettaglio l’impatto dell’AMV, con particolare attenzione all’effetto della sua ampiezza, sull’occorrenza di eventi climatici estremi, come le ondate di calore, e sulle dinamiche atmosferiche associate, utilizzando due modelli climatici globali: CNRM-CM5, sviluppato dal Centre National de Recherches Météorologiques, e EC-Earth3P, implementato dal consorzio EC-Earth. Per analizzare la risposta climatica, sono stati condotti ampi insiemi di simulazioni idealizzate, in cui le SST del Nord Atlantico sono state forzate verso anomalie di AMV di diversa intensità, basate su osservazioni storiche.

I risultati delle simulazioni confermano e approfondiscono le evidenze osservative, mostrando che durante una fase positiva dell’AMV, caratterizzata da SST più calde nel Nord Atlantico, si verifica un significativo aumento delle temperature superficiali e una marcata riduzione delle precipitazioni nel bacino mediterraneo. Al contempo, si osserva una diminuzione delle temperature e un incremento delle precipitazioni nella metà settentrionale dell’Europa. Questi pattern climatici regionali sono coerenti con le dinamiche di teleconnessione atmosferica indotte dall’AMV. Un aspetto particolarmente rilevante emerso dallo studio è l’aumento del numero di giorni caratterizzati da ondate di calore (definite come periodi prolungati di temperature estreme) nelle regioni continentali del Mediterraneo, un fenomeno di crescente interesse data la sua rilevanza per gli impatti socio-economici e ambientali.

Dal punto di vista delle dinamiche atmosferiche, le simulazioni evidenziano la formazione di un’anomalia anticiclonica (cresta di alta pressione) sul bacino mediterraneo durante la fase positiva dell’AMV, accompagnata da un’anomalia di bassa pressione (avvallamento) sull’Europa settentrionale. Questa configurazione circolatoria genera una risposta termodinamica che favorisce l’incremento delle ondate di calore nel Mediterraneo. In particolare, l’anomalia anticiclonica è associata a una riduzione dell’umidità del suolo e della copertura nuvolosa, con conseguenti effetti sul bilancio energetico superficiale. Si osserva, infatti, una diminuzione del flusso di calore latente (dovuto alla ridotta evaporazione per suoli più secchi) e un aumento del flusso di calore sensibile, accompagnato da un incremento dei flussi radiativi netti verso il basso, causato dalla minore nuvolosità. Questi processi amplificano il riscaldamento superficiale, contribuendo alla genesi e alla persistenza delle ondate di calore.

Un’analisi approfondita dei meccanismi alla base di queste anomalie circolatorie rivela che sia le componenti tropicali che extratropicali dell’AMV giocano un ruolo significativo nella modulazione della circolazione atmosferica nella regione euro-atlantica. Le anomalie di SST tropicali possono influenzare la formazione di pattern di circolazione su larga scala attraverso la modulazione delle celle convettive e delle onde atmosferiche, mentre le anomalie extratropicali contribuiscono a perturbazioni locali nei flussi zonali e meridionali. L’interazione tra queste componenti genera una risposta complessa, che si manifesta in anomalie di geopotenziale a media troposfera sull’Atlantico settentrionale e sui continenti adiacenti.

Un risultato chiave dello studio è la relazione lineare tra l’ampiezza delle anomalie di AMV e l’aumento del numero di giorni di ondate di calore nella regione mediterranea. Tuttavia, l’intensità di questa relazione varia tra i due modelli climatici utilizzati, evidenziando una dipendenza dai bias intrinseci di ciascun modello. Ad esempio, differenze nella rappresentazione delle interazioni oceano-atmosfera, nella parametrizzazione dei processi convettivi o nella risoluzione spaziale possono influenzare la forza e la robustezza delle teleconnessioni simulate. Questi risultati sollevano interrogativi sulla generalizzabilità dei meccanismi di teleconnessione associati all’AMV e sottolineano la necessità di ulteriori indagini per migliorare la comprensione delle incertezze modellistiche.

In conclusione, questo studio fornisce un contributo significativo alla comprensione dell’impatto dell’AMV sul clima euro-mediterraneo, evidenziando il ruolo critico della sua ampiezza nella modulazione delle ondate di calore e delle dinamiche atmosferiche associate. I risultati sottolineano l’importanza di considerare le interazioni complesse tra oceano, atmosfera e superficie terrestre nei modelli climatici, al fine di migliorare le proiezioni degli eventi estremi in un contesto di cambiamento climatico. Futuri studi potrebbero focalizzarsi sull’integrazione di ensemble multi-modello e sull’analisi di dati osservativi ad alta risoluzione per validare ulteriormente i meccanismi identificati e ridurre le incertezze associate alle simulazioni climatiche.

1. Introduzione

Le ondate di calore rappresentano uno degli eventi meteorologici estremi di maggiore impatto in Europa, con conseguenze significative su molteplici settori della società. Questi eventi sono associati a un aumento della mortalità, come evidenziato da studi epidemiologici (Robine et al., 2008; Guo et al., 2017), a una riduzione della produttività agricola dovuta a stress termico sulle colture (Ciais et al., 2005; Loboda et al., 2017) e a un incremento della probabilità di siccità, che amplificano la vulnerabilità degli ecosistemi e delle risorse idriche (Zampieri et al., 2009). La crescente frequenza e intensità di tali episodi in un contesto di cambiamento climatico globale sottolineano l’urgenza di migliorare la capacità di anticipare le ondate di calore, in particolare la loro probabilità di occorrenza, al fine di sviluppare strategie di mitigazione e adattamento efficaci per limitarne gli impatti socio-economici e ambientali.

Le ondate di calore (di seguito HW) sono fenomeni complessi, principalmente guidati dalla variabilità interna dell’atmosfera, che si manifesta attraverso fluttuazioni stocastiche nei pattern circolatori su scale temporali intra-stagionali (Dole et al., 2011). Questa intrinseca variabilità rende la previsione delle HW particolarmente ardua, specialmente su orizzonti temporali stagionali e, ancor più, su scale decadali, dove la memoria del sistema climatico è dominata da processi a bassa frequenza (Hanlon et al., 2013). Nonostante tali difficoltà, è stato dimostrato che le proprietà delle HW, come la loro durata, intensità e frequenza, possono essere modulate da condizioni al contorno del sistema climatico. Tra queste, le forzanti antropogeniche, come l’aumento delle concentrazioni di gas serra, giocano un ruolo significativo nell’amplificazione degli eventi estremi (Hansen et al., 2012). Inoltre, componenti specifiche del sistema climatico, come l’umidità del suolo, che regola i flussi di calore latente e sensibile (Alexander, 2011), e le temperature superficiali del mare (SST), che influenzano la dinamica atmosferica su scala regionale e globale (Alexander et al., 2009; Ruprich-Robert et al., 2018), contribuiscono a modulare le caratteristiche delle HW.

Su scale temporali decadali, particolare attenzione è stata posta sulla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV), un modo di variabilità climatica caratterizzato da oscillazioni delle SST nell’Atlantico settentrionale con periodi di circa 60-80 anni (Knight et al., 2005). L’AMV sembra esercitare un’influenza significativa sulle variazioni delle HW nelle regioni continentali adiacenti, come dimostrato da analisi storiche di dati osservativi. Ad esempio, nel Regno Unito, le misurazioni stazionali delle HW durante il XX secolo evidenziano una chiara variabilità decennale, potenzialmente associata alle fasi dell’AMV (Sanderson et al., 2017). Questo suggerisce che la variabilità oceanica a bassa frequenza possa agire come un modulatore delle condizioni climatiche estreme su scala regionale, offrendo un’opportunità per migliorare le previsioni climatiche a lungo termine.

L’abilità predittiva delle previsioni climatiche decadali deriva in gran parte dalla capacità di rappresentare accuratamente le forzanti esterne antropogeniche, che forniscono un segnale robusto per le tendenze climatiche a lungo termine (van Oldenborgh et al., 2012). Tuttavia, un contributo significativo alla previsione su scale decadali è offerto dall’inizializzazione delle simulazioni numeriche con dati osservativi, un processo che sincronizza la variabilità simulata con quella osservata per le diverse componenti del sistema climatico, come l’oceano, l’atmosfera e la criosfera. In particolare, le previsioni inizializzate hanno dimostrato un’abilità notevole nel prevedere l’evoluzione delle SST nell’Atlantico settentrionale e dell’AMV con un anticipo di diversi anni, grazie alla lenta dinamica oceanica che caratterizza questo modo di variabilità (Robson et al., 2012; Yeager et al., 2018; García-Serrano et al., 2012). Nonostante questi progressi, la prevedibilità del clima medio sulle regioni continentali adiacenti tende a decadere rapidamente oltre l’orizzonte di un anno (Doblas-Reyes et al., 2013). Analogamente, le previsioni degli eventi estremi, come le HW, mostrano limitazioni simili, con una perdita di abilità predittiva su scale temporali superiori a quelle stagionali (Khodayar et al., 2015; Seager e Ting, 2017; Liu et al., 2019).

Questa apparente perdita di prevedibilità appare in contrasto con le evidenze, sia modellistiche che osservative, che documentano un legame significativo tra l’AMV e il clima estivo europeo. Studi precedenti hanno mostrato che durante la fase positiva dell’AMV, caratterizzata da SST più calde nell’Atlantico settentrionale, si verificano condizioni più calde nell’Europa centrale, con un impatto particolarmente pronunciato nel bacino mediterraneo (Sutton e Hodson, 2005). Parallelamente, si osserva una riduzione delle precipitazioni nel Mediterraneo e un aumento nella metà settentrionale dell’Europa, suggerendo una ridistribuzione dei pattern climatici regionali indotta dall’AMV (Sutton e Dong, 2012). Inoltre, analisi quantitative indicano che circa il 30% delle anomalie di temperatura estiva nel bacino mediterraneo può essere attribuito all’influenza dell’AMV (Mariotti e Dell’Aquila, 2011). Questi risultati sottolineano il potenziale dell’AMV come driver di teleconnessioni climatiche su scala regionale, ma sollevano anche interrogativi sulla capacità dei modelli climatici di rappresentare accuratamente tali dinamiche.

I modelli climatici attuali, come quelli inclusi nell’esperimento CMIP5, mostrano una notevole variabilità intermodello nella simulazione delle teleconnessioni tra l’AMV e le temperature estive europee, sia in simulazioni storiche che in esperimenti di controllo pre-industriali (Qasmi et al., 2017). Questa eterogeneità è attribuibile a molteplici fonti di incertezza, tra cui la rappresentazione delle proprietà intrinseche dell’AMV, come la sua ampiezza e frequenza, e i meccanismi di accoppiamento tra l’oceano e l’atmosfera. Ad esempio, differenze nella parametrizzazione dei processi fisici, nella risoluzione spaziale e temporale dei modelli e nella rappresentazione delle interazioni tra le componenti del sistema climatico possono influenzare la forza e la robustezza delle teleconnessioni simulate. Pertanto, una delle principali sfide per la comunità scientifica consiste nel superare tali limitazioni, approfondendo la comprensione dei processi attraverso cui la variabilità decennale oceanica influenza il clima continentale e sviluppando strategie per sfruttare queste conoscenze al fine di migliorare le previsioni climatiche a lungo termine.La relazione tra la Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) e la variabilità climatica estiva in Europa è stata oggetto di numerosi studi, che hanno proposto diversi meccanismi per spiegare le teleconnessioni tra le anomalie delle temperature superficiali del mare (SST) nell’Atlantico settentrionale e le condizioni climatiche regionali. Durante la fase positiva dell’AMV (AMV+), caratterizzata da SST più calde nell’Atlantico settentrionale, si osservano anomalie negative della pressione a livello del mare (SLP) sulle Isole Britanniche, accompagnate da un incremento delle precipitazioni e dall’assenza di un segnale termico significativo nell’Europa settentrionale (Sutton e Hodson, 2005; Sutton e Dong, 2012; Ting et al., 2014). Queste anomalie di SLP sono state associate al lobo meridionale dell’Oscillazione Nord Atlantica (NAO) estiva nella sua fase negativa (NAO-), un pattern circolatorio che appare più frequente durante la fase AMV+ (Mariotti e Dell’Aquila, 2011; Linderholm e Folland, 2017). L’influenza della NAO- si estende fino al bacino mediterraneo, dove studi quantitativi hanno dimostrato che circa il 30% della varianza decennale delle precipitazioni estive può essere attribuita alla dinamica della NAO (Mariotti e Dell’Aquila, 2011). Questo suggerisce che l’AMV possa modulare il clima europeo attraverso complessi meccanismi di teleconnessione che coinvolgono sia la dinamica atmosferica su larga scala sia processi termodinamici locali.

Analisi più recenti hanno ulteriormente approfondito il ruolo dell’AMV, separando le sue componenti dinamiche e termodinamiche. O’Reilly et al. (2017) hanno evidenziato che le anomalie di temperatura nel bacino mediterraneo sono parzialmente spiegate dalla configurazione della circolazione atmosferica su scala euro-atlantica, che risponde alle anomalie di SST associate all’AMV. Esperimenti dedicati, in cui le SST del Nord Atlantico sono state prescritte per simulare condizioni AMV-specifiche, hanno confermato che la risposta della SLP è coerente con una fase NAO- estiva (Sutton e Hodson, 2007). Questi risultati sono stati corroborati da simulazioni accoppiate idealizzate, che hanno identificato anomalie significative di precipitazioni e temperatura in Europa durante la fase AMV+, ulteriormente supportando l’ipotesi di un’influenza diretta della variabilità oceanica sulla dinamica atmosferica regionale (Ruprich-Robert et al., 2017). Tali studi sottolineano l’importanza di considerare sia i processi di accoppiamento oceano-atmosfera sia le interazioni tra le componenti tropicali ed extratropicali dell’AMV per comprendere appieno i suoi impatti climatici.

Mentre gli effetti dell’AMV sul clima medio della regione euro-mediterranea, come le variazioni di temperatura e precipitazioni, sono stati ampiamente documentati sia attraverso osservazioni che modelli climatici, la sua influenza sugli eventi climatici estremi, come le ondate di calore, rimane meno esplorata. Questo è particolarmente rilevante per il bacino mediterraneo, identificato come un punto critico per i cambiamenti climatici (Giorgi, 2006), dove l’aumento previsto della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore nei prossimi decenni rappresenta una sfida significativa per la gestione dei rischi climatici (Meehl e Tebaldi, 2004; Diffenbaugh et al., 2007). La vulnerabilità della regione, combinata con l’impatto socio-economico e ambientale degli eventi estremi, rende cruciale una valutazione dettagliata del ruolo dell’AMV nella modulazione di tali fenomeni, al fine di migliorare le strategie di adattamento e mitigazione.

In questo contesto, iniziative scientifiche internazionali come il Decadal Climate Prediction Project (DCPP), parte del Coupled Model Intercomparison Project fase 6 (CMIP6) (Eyring et al., 2016), e il progetto europeo H2020 PRIMAVERA (PRocess-based climate sIMulation: AdVances in high-resolution modeling and European climate Risk Assessment, https://www.primavera-h2020.eu/) si propongono di approfondire la comprensione dei processi che collegano la variabilità decennale oceanica, come l’AMV, alla variabilità climatica regionale. Questi progetti hanno sviluppato protocolli sperimentali coordinati che utilizzano esperimenti di accoppiamento parziale, in cui le SST del Nord Atlantico sono forzate verso anomalie rappresentative dell’AMV osservata, mentre le altre componenti del sistema climatico (atmosfera, superficie terrestre, criosfera) evolvono liberamente (Boer et al., 2016, DCPP-Component C). Questo approccio consente di isolare l’influenza dell’AMV e di analizzarne gli effetti in modo controllato, superando alcune delle limitazioni delle simulazioni storiche, che spesso soffrono di incertezze legate alla rappresentazione dei processi fisici e delle interazioni tra le componenti del sistema climatico.

L’obiettivo del presente studio è valutare l’influenza dell’AMV, con particolare attenzione alla sua ampiezza, sul clima europeo, ponendo un’enfasi specifica sulla modulazione delle ondate di calore. Utilizzando esperimenti conformi al protocollo DCPP e condotti con due modelli climatici distinti, l’analisi si concentra sulla risposta della temperatura media e sulla frequenza degli eventi estremi, come le ondate di calore, alla forzante AMV. Inoltre, vengono esaminati i meccanismi di teleconnessione che collegano l’AMV alle ondate di calore europee, esplorando come questi processi varino in funzione dell’ampiezza delle anomalie di SST. La metodologia sperimentale è descritta in dettaglio nella sezione 2, mentre i risultati relativi alla risposta climatica, ai meccanismi di teleconnessione e alla sensibilità all’ampiezza dell’AMV sono presentati nella sezione 3. Una discussione approfondita dei risultati è fornita nella sezione 4, con l’obiettivo di contestualizzare i risultati nel quadro più ampio della ricerca climatica e di identificare le implicazioni per le previsioni climatiche decadali.

2. Metodi e Dati

a. Esperimenti di Sensibilità dei Modelli Climatici

Per analizzare l’influenza della Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) sul clima europeo, con particolare attenzione alle ondate di calore, questo studio utilizza due modelli climatici globali: EC-Earth3P, parte dell’ensemble CMIP6 (Haarsma et al., 2019), e CNRM-CM5, parte dell’ensemble CMIP5 (Voldoire et al., 2013). Questi modelli sono stati selezionati per la loro capacità di rappresentare le dinamiche oceano-atmosfera e per la loro partecipazione a protocolli sperimentali standardizzati, che consentono un confronto robusto dei risultati. Il quadro metodologico e il protocollo sperimentale per le simulazioni idealizzate dell’AMV sono descritti in dettaglio nel Decadal Climate Prediction Project (DCPP), come delineato da Boer et al. (2016) (Tabella C1, Componenti C1.2 e C1.3; si veda anche la Nota Tecnica 1: https://www.wcrp-climate.org/wgsip/documents/Tech-Note-1.pdf). L’obiettivo di tali esperimenti è isolare l’effetto delle anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) associate all’AMV sulla circolazione atmosferica e sul clima regionale, mantenendo un controllo rigoroso sulle condizioni al contorno.

Le simulazioni si basano su un processo di rilassamento delle SST del Nord Atlantico verso un pattern di anomalie rappresentativo della fase positiva (AMV+) o negativa (AMV-) dell’AMV. Il pattern di anomalie di SST utilizzato per il rilassamento nella fase AMV+ è illustrato nella Figura 1a del testo originale. Il rilassamento è implementato aggiungendo un termine di retroazione al flusso di calore totale non solare nell’equazione della temperatura superficiale, seguendo l’approccio di Haney (1971). Il coefficiente di rilassamento è fissato a -40 W.m⁻².K⁻¹, che corrisponde a un tempo di attenuazione di circa due mesi per uno strato misto oceanico di 50 metri di profondità. Questo approccio garantisce che le SST simulate si avvicinino gradualmente al pattern target senza imporle rigidamente, preservando così parte della variabilità interna del modello. Per evitare derive indesiderate nella circolazione oceanica dovute alle anomalie di SST imposte, nel modello EC-Earth3P è stato applicato un ripristino della salinità superficiale del mare (SSS) attraverso una correzione del flusso di acqua dolce, al fine di mantenere la densità superficiale del Nord Atlantico in uno stato neutro, come descritto nella Nota Tecnica 2 del DCPP-C (https://www.wcrp-climate.org/wgsip/documents/Tech-Note-2.pdf). Tale correzione non è stata necessaria per CNRM-CM5, grazie alla sua diversa parametrizzazione delle dinamiche oceaniche.

Per ciascun modello, sono stati generati due ensemble di 25 membri ciascuno, ciascuno della durata di 10 anni, per le fasi AMV+ e AMV-. Questi ensemble differiscono esclusivamente per il segno delle anomalie di SST target: nella fase AMV+, le anomalie di SST della Figura 1a sono sovrapposte alla climatologia propria del modello, mentre nella fase AMV- il segno delle anomalie è invertito. Le condizioni iniziali per gli ensemble sono state selezionate arbitrariamente da simulazioni di controllo a lungo termine condotte con ciascun modello: per CNRM-CM5, ogni 5 anni da una simulazione di controllo di 125 anni con forzanti radiative costanti fissate ai valori del 1985 (Oudar et al., 2017); per EC-Earth3P, ogni 6 anni da una simulazione di controllo di 150 anni con forzanti radiative fissate al 1950 (Haarsma et al., 2019). Queste simulazioni di controllo forniscono un riferimento climatologico stabile, essenziale per valutare le anomalie indotte dall’AMV.

Per esplorare la sensibilità della risposta climatica all’ampiezza delle anomalie di SST, sono stati condotti due ulteriori set di ensemble per ciascun modello, denominati 2xAMV e 3xAMV, in cui l’ampiezza delle anomalie di SST target è stata moltiplicata rispettivamente per 2 e 3 rispetto all’ensemble di riferimento, indicato come 1xAMV. Questo approccio consente di analizzare come la forza della forzante AMV influenzi la risposta atmosferica e terrestre, un aspetto cruciale per valutare la robustezza dei meccanismi di teleconnessione. Poiché le SST sono rilassate e non imposte, le anomalie medie dell’ensemble risultanti in CNRM-CM5 sono sistematicamente inferiori rispetto al target, con una dispersione dell’ensemble di circa 0,4°C (Figura 1b). In EC-Earth3P, si osserva uno stato medio delle SST del Nord Atlantico più caldo di circa 0,8°C rispetto a CNRM-CM5, il che comporta un target di SST più caldo per entrambe le fasi AMV+ e AMV-. Inoltre, le medie degli ensemble di SST in EC-Earth3P mostrano uno spostamento sistematico: nella fase AMV-, le SST sono più fredde rispetto al target, mentre nella fase AMV+ sono significativamente più fredde. Questo spostamento è attribuito a una limitazione tecnica nel protocollo di rilassamento, dovuta all’interpolazione lineare temporale dei campi di SST target da un passo temporale mensile a quello del modello, che sottostima l’ampiezza del ciclo stagionale. Tale effetto è più pronunciato in EC-Earth3P rispetto a CNRM-CM5, che appare meno sensibile a questa interpolazione. Nonostante queste differenze, le differenze medie dell’ensemble tra AMV+ e AMV- sono comparabili tra i due modelli per ciascuna ampiezza dell’AMV, indicando che le anomalie di forzante sono equivalenti.

Per distinguere i contributi delle componenti tropicale ed extratropicale dell’AMV, sono stati condotti esperimenti gemelli aggiuntivi con CNRM-CM5 per il caso 1xAMV, come previsto dal protocollo DCPP-C. In questi esperimenti, il pattern completo dell’AMV è stato suddiviso in anomalie tropicali (1xAMVT) ed extratropicali (1xAMVE), consentendo di valutare i ruoli relativi di queste regioni nella modulazione della risposta climatica. Le anomalie forzate dall’AMV, definite come le differenze medie tra le fasi AMV+ e AMV-, sono utilizzate per quantificare la risposta climatica. Per motivi di leggibilità, il testo principale presenta i risultati degli esperimenti 2xAMV, mentre i risultati per 1xAMV e 3xAMV sono riportati nel Materiale Supplementare, garantendo un’analisi completa della sensibilità all’ampiezza della forzante.

b. Definizione delle Ondate di Calore e del Numero di Giorni di Ondate di Calore

La definizione di ondata di calore (HW) adottata in questo studio segue l’approccio proposto da Ruprich-Robert et al. (2018), progettato per identificare eventi estremi di temperatura in modo robusto e coerente con le simulazioni climatiche. Per ciascuna ampiezza dell’AMV e per ogni membro degli ensemble AMV+ e AMV-, un’ondata di calore è definita come un gruppo di giorni che soddisfano tre criteri rigorosi: (i) la temperatura massima giornaliera a 2 metri (Tx) deve superare il 90° percentile (T90) della distribuzione di Tx per almeno tre giorni consecutivi; (ii) la Tx media calcolata sull’intero evento deve superare T90; (iii) la Tx di ciascun giorno dell’evento deve superare il 75° percentile (T75) della distribuzione di Tx. La distribuzione di Tx è costruita utilizzando tutti i membri degli esperimenti AMV+ e AMV- per il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), garantendo che i percentili T90 e T75 siano rappresentativi delle condizioni climatiche simulate per ciascuna ampiezza dell’AMV. Il numero di giorni di ondate di calore è definito come il totale dei giorni estivi che soddisfano i criteri di HW, fornendo una metrica quantitativa per valutare l’impatto dell’AMV sulla frequenza degli eventi estremi. Questa definizione consente di catturare sia la durata sia l’intensità delle ondate di calore, rendendola adatta all’analisi delle risposte climatiche modulate dalla variabilità oceanica.

3. Risultati

a. Impatto della Variabilità Multidecennale Atlantica sul Clima Estivo Europeo

L’influenza della Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) sul clima estivo europeo, con particolare attenzione al periodo di giugno-luglio-agosto (JJA), è stata analizzata attraverso simulazioni condotte con due modelli climatici globali, EC-Earth3P e CNRM-CM5, nell’ambito degli esperimenti 2xAMV, in cui l’ampiezza delle anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) è doppia rispetto al caso di riferimento. I risultati ottenuti sono in linea con studi precedenti basati sia su modellistica (Ruprich-Robert et al., 2017) sia su osservazioni (O’Reilly et al., 2017), evidenziando un riscaldamento significativo vicino alla superficie nel bacino mediterraneo e nella Scandinavia settentrionale. In particolare, la risposta della temperatura a 2 metri (T2m) raggiunge un’ampiezza media di circa 0,5°C in queste regioni (Figura 2ab). Nel modello EC-Earth3P, questo riscaldamento si estende a un’area più ampia, includendo le Isole Britanniche, la Francia settentrionale e l’Europa centrale, suggerendo una maggiore sensibilità del modello alle forzanti AMV in queste regioni. Al contrario, nel modello CNRM-CM5, il segnale di riscaldamento è meno pronunciato in queste aree, e si osserva addirittura un raffreddamento localizzato nella regione baltica, un’anomalia che potrebbe riflettere differenze nei meccanismi di teleconnessione o nei processi termodinamici simulati dai due modelli, come verrà approfondito nella sezione successiva.

Parallelamente al riscaldamento, entrambi i modelli simulano un dipolo di anomalie di precipitazione sull’Europa, caratterizzato da una riduzione delle precipitazioni a sud di 45°N, nel bacino mediterraneo, e un aumento a nord di questa latitudine, in particolare sulla Scandinavia e lungo le coste del Mare del Nord. Questo pattern è statisticamente significativo in entrambe le regioni, sebbene EC-Earth3P mostri condizioni più secche anche nell’Europa occidentale, coerentemente con l’estensione del segnale di riscaldamento in T2m. La struttura spaziale di queste anomalie di precipitazione e temperatura rimane coerente negli esperimenti con ampiezza maggiore (3xAMV), ma con un’intensità amplificata, come illustrato nella Figura 3a-d. Al contrario, negli esperimenti con ampiezza ridotta (1xAMV), i segnali sono meno robusti e spesso non statisticamente significativi, suggerendo una dipendenza lineare della risposta climatica dall’ampiezza della forzante AMV (Figura 4a-d). Questi risultati confermano l’ipotesi che l’intensità delle anomalie di SST nell’Atlantico settentrionale giochi un ruolo cruciale nella modulazione delle condizioni climatiche estive in Europa, con implicazioni per la previsione di eventi estremi su scale decadali.

Dal punto di vista della circolazione atmosferica, le simulazioni 2xAMV rivelano la formazione di un pattern dipolare meridionale, caratterizzato da un’anomala depressione (trough) a 500 hPa sul Mare del Nord e sulla Scandinavia, in corrispondenza di un aumento delle precipitazioni in queste regioni, e da un’anomala cresta (ridge) a 500 hPa sopra anomalie negative di pressione a livello del mare (SLP) nel bacino mediterraneo (Figura 2ef). Questo dipolo cresta-depressione, coerente con le evidenze riportate in letteratura (Sutton e Hodson, 2007; Sutton e Dong, 2012), contribuisce a spiegare le differenze climatiche osservate tra le regioni a nord e a sud di 45°N. In CNRM-CM5, le anomalie di SLP e di geopotenziale a 500 hPa (Z500) risultano più intense e coprono un’area più estesa rispetto a EC-Earth3P, con un minimo pronunciato a ovest del Regno Unito. Questa configurazione spiega le discrepanze tra i due modelli in termini di precipitazioni e temperature nell’Europa occidentale, dove EC-Earth3P mostra un segnale di riscaldamento e siccità più marcato. Negli esperimenti 3xAMV, il dipolo circolatorio si intensifica ulteriormente, mentre in 1xAMV le anomalie di SLP e Z500 sono meno robuste e spesso non significative, indicando una maggiore incertezza nei segnali a basse ampiezze di forzante (Figura 3ef e 4ef).

Un risultato di particolare rilevanza è l’aumento del numero di giorni di ondate di calore (HW) nel bacino mediterraneo negli esperimenti 2xAMV, osservato in entrambi i modelli (Figura 2gh). Tuttavia, la distribuzione geografica delle anomalie massime varia tra i due modelli: EC-Earth3P mostra un incremento significativo in Anatolia, Levante e Maghreb, mentre CNRM-CM5 evidenzia un impatto più pronunciato in Grecia, Italia e Turchia. In media, il numero di giorni di HW per estate in queste regioni aumenta di circa il 20% rispetto al valore climatologico di circa 7 giorni per estate in 2xAMV, con picchi fino al 50% nel Mediterraneo orientale (contorni neri in Figura 2gh). Coerentemente con le risposte del clima medio in termini di T2m e precipitazioni, l’aumento del numero di giorni di HW è meno marcato negli esperimenti 1xAMV (circa il 10%) e più pronunciato in 3xAMV (circa il 30%), suggerendo una relazione lineare tra l’ampiezza dell’AMV e l’intensità degli eventi estremi. Queste differenze tra i modelli riflettono variazioni nella rappresentazione delle dinamiche atmosferiche e dei processi termodinamici, come la modulazione dell’umidità del suolo e della copertura nuvolosa, che influenzano il bilancio energetico superficiale e l’amplificazione delle temperature estreme.

Nella sezione successiva, verranno analizzati in dettaglio i meccanismi alla base delle risposte climatiche descritte, con un focus sia sui processi termodinamici locali, come le interazioni tra suolo e atmosfera, sia sulle dinamiche della circolazione atmosferica su larga scala che mediano le teleconnessioni tra l’AMV e il clima europeo. L’analisi mira a chiarire le cause delle discrepanze tra i due modelli e a valutare come l’ampiezza della forzante AMV influenzi la robustezza di questi meccanismi, fornendo una base per migliorare la comprensione delle interazioni oceano-atmosfera e la previsione degli eventi climatici estremi su scale decadali.

b. Influenza delle Anomalie di SST Forzate dall’AMV sui Processi Termodinamici

Le anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) esercitano un’influenza significativa sui processi termodinamici che modulano il clima estivo nella regione euro-mediterranea, con impatti rilevanti sulle temperature superficiali e sulla frequenza delle ondate di calore (HW). Negli esperimenti 2xAMV, condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5, le anomalie anticicloniche di geopotenziale a 500 hPa (Z500) osservate sul bacino mediterraneo sono associate a una marcata riduzione della copertura nuvolosa totale, particolarmente evidente in EC-Earth3P (Figura 5a). Questa diminuzione, che si manifesta principalmente durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), è meno pronunciata in CNRM-CM5, dove si limita prevalentemente alla porzione orientale del Mediterraneo (Figura 5b). In alcune aree, come il Maghreb occidentale, la Penisola Iberica e l’Europa settentrionale, CNRM-CM5 mostra persino un lieve aumento della copertura nuvolosa, suggerendo differenze nei processi atmosferici simulati dai due modelli, potenzialmente legate alla rappresentazione delle interazioni tra circolazione atmosferica e superfici terrestri o marine.

La riduzione della copertura nuvolosa ha un impatto diretto sul bilancio radiativo superficiale, determinando anomalie positive nella somma delle radiazioni in ingresso a onda lunga (LW) e a onda corta (SW) nelle regioni caratterizzate da una minore nuvolosità (Figura 5cd). Queste anomalie radiativas sono spazialmente coerenti con l’aumento della temperatura a 2 metri (T2m) osservato nel bacino mediterraneo (Figura 2ab) e con l’incremento del numero di giorni di ondate di calore (Figura 2gh), evidenziando un legame diretto tra la modulazione della nuvolosità e l’amplificazione delle condizioni di calore estremo. Tuttavia, in CNRM-CM5, anomalie positive di radiazione LW+SW si riscontrano anche in regioni come le coste nord-occidentali africane e la Penisola Iberica, nonostante un aumento locale della copertura nuvolosa. Questo suggerisce l’influenza di processi aggiuntivi, come il riscaldamento e l’umidificazione della bassa troposfera, che contribuiscono ad aumentare la radiazione LW in ingresso. La mancanza di dati relativi ai campi di radiazione LW e SW in condizioni di cielo sereno limita la possibilità di quantificare con precisione il contributo specifico delle anomalie di nuvolosità al bilancio radiativo, rappresentando una lacuna da affrontare in future analisi.

Un altro aspetto critico delle risposte termodinamiche è la modifica dei flussi di calore superficiali. In entrambi i modelli, si osserva una risposta negativa del flusso di calore latente, ovvero una riduzione dell’evapotraspirazione, lungo le coste orientali del Mediterraneo (Figura 5ef), dove l’aumento del numero di giorni di HW è più significativo (Figura 2gh). Questa riduzione non è attribuibile a un’essiccazione preesistente del suolo nelle stagioni di primavera o inverno, come confermato dall’assenza di anomalie di umidità del suolo in questi periodi (non mostrato). Piuttosto, è strettamente associata alla concomitante diminuzione delle precipitazioni (Figura 2cd), che porta a condizioni di suolo più secco, riducendo la capacità di evaporazione e favorendo un riscaldamento superficiale. Questo meccanismo amplifica la probabilità di occorrenza di ondate di calore, poiché l’energia disponibile, non più dissipata attraverso l’evapotraspirazione, contribuisce a un ulteriore aumento delle temperature superficiali.

Parallelamente, si rilevano anomalie positive del flusso di calore sensibile (SH) lungo le coste mediterranee, con un’intensità maggiore nella parte orientale del bacino (Figura 5gh). Queste anomalie sono il risultato di suoli più caldi rispetto alla bassa atmosfera, una condizione favorita sia dall’aumento della radiazione SW in ingresso, dovuto alla ridotta nuvolosità, sia dalle condizioni di suolo più secco, che limitano il raffreddamento evaporativo. Questo feedback termodinamico tra suolo e atmosfera rafforza il riscaldamento superficiale, contribuendo significativamente all’intensificazione degli eventi estremi di calore nel Mediterraneo.

Oltre agli effetti diretti delle anomalie di nuvolosità sui flussi radiativi, altri processi termodinamici contribuiscono alle risposte di T2m e HW, specialmente in regioni come il Mediterraneo occidentale e il Levante, dove le variazioni dei flussi di calore turbolenti sono meno evidenti. In CNRM-CM5, si è riscontrato che le coste nord-occidentali africane, la Penisola Iberica e il Levante sono influenzate dall’avvezione di aria calda da parte dei venti climatologici, che trasportano anomalie positive di temperatura dal Nord Atlantico e dal Mar Mediterraneo, dove le SST sono più calde durante la fase AMV+. Questo processo di avvezione contribuisce ad aumentare i flussi di radiazione LW in ingresso, amplificando il riscaldamento superficiale in queste regioni (non mostrato). Tale meccanismo evidenzia il ruolo delle interazioni tra l’oceano e l’atmosfera nel modulare le condizioni climatiche regionali, sottolineando la complessità delle teleconnessioni indotte dall’AMV.

Le risposte termodinamiche osservate negli esperimenti 2xAMV si riflettono anche negli esperimenti con ampiezze diverse della forzante AMV. Negli esperimenti 3xAMV, le anomalie nei flussi radiativi e nei flussi di calore superficiali sono più intense, coerentemente con l’aumento dell’ampiezza delle anomalie di SST, mentre in 1xAMV risultano più deboli, ma mantengono la stessa struttura spaziale (Figure 6-7). Questa dipendenza lineare dall’ampiezza della forzante AMV suggerisce che i processi termodinamici descritti sono robusti e scalabili, sebbene la loro intensità vari in funzione della forza della forzante oceanica.

Nella sezione successiva, verranno analizzati i cambiamenti circolatori associati alle risposte termodinamiche descritte, con un focus sugli impatti su T2m, precipitazioni e ondate di calore nella regione euro-mediterranea. L’analisi mira a chiarire come le anomalie di SST forzate dall’AMV influenzino la dinamica atmosferica su larga scala e come tali cambiamenti si traducano in variazioni climatiche regionali, fornendo una comprensione integrata dei meccanismi che collegano la variabilità oceanica agli eventi climatici estremi.

c. Influenza delle Anomalie di SST Forzate dall’AMV sulla Circolazione Atmosferica

La risposta della circolazione atmosferica alle anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) rappresenta un aspetto cruciale per comprendere le teleconnessioni tra la variabilità oceanica e il clima estivo europeo. Negli esperimenti idealizzati condotti con i modelli climatici EC-Earth3P e CNRM-CM5, la risposta del geopotenziale a 500 hPa (Z500) alla forzante AMV è caratterizzata da un pattern dipolare ben definito, con anomalie anticicloniche centrate sulla Groenlandia e anomalie cicloniche sull’Europa nord-occidentale. Questo pattern si proietta sulla fase negativa dell’Oscillazione Nord Atlantica estiva (NAO-), come illustrato nella Figura 2ef. Tale configurazione circolatoria, osservata in particolare negli esperimenti 2xAMV, è coerente con le evidenze riportate in studi precedenti basati sia su analisi osservative sia su simulazioni modellistiche, che hanno identificato un ruolo significativo dell’AMV nella modulazione della dinamica atmosferica su scala regionale e globale.

Un meccanismo chiave proposto per spiegare questa risposta circolatoria è stato descritto attraverso analisi osservative da Dong et al. (2012), i quali suggeriscono un’influenza locale dell’AMV sulla NAO. Durante la fase positiva dell’AMV (AMV+), caratterizzata da SST più calde nell’Atlantico settentrionale, si verifica un indebolimento del gradiente meridionale di SST sulla corrente subpolare. Questo cambiamento induce uno spostamento verso sud dei venti occidentali e delle traiettorie delle tempeste (storm tracks), generando un’impronta circolatoria che ricorda la NAO- estiva. Tale spostamento è associato a un aumento delle precipitazioni sul Regno Unito e sull’Europa nord-occidentale, accompagnato da una riduzione delle precipitazioni nel bacino mediterraneo, come mostrato nella Figura 2cd e coerente con i pattern riportati da Dong et al. (2012, loro Figura 3). Tuttavia, gli esperimenti idealizzati condotti in questo studio non rilevano anomalie significative nelle traiettorie delle tempeste estive (non mostrato), suggerendo che il meccanismo proposto potrebbe essere meno dominante nelle simulazioni idealizzate rispetto alle condizioni osservate o che altri processi circolatori possano contribuire alla risposta atmosferica.

Oltre all’influenza locale, diversi studi hanno evidenziato che le anomalie di Z500 sull’Europa sono parte di un pattern circolatorio su scala più ampia, che si estende oltre la regione euro-atlantica. Bladé et al. (2011) hanno dimostrato che una fase negativa della NAO estiva è associata a una struttura tripolare di Z500, caratterizzata da un dipolo di geopotenziale sull’Atlantico orientale e sull’Europa settentrionale, accompagnato da un’anomala cresta (o depressione) sul bacino mediterraneo. Gli autori interpretano questa configurazione come un elemento di un pattern ondulatorio circumglobale, che si manifesta come una sequenza di anomalie di geopotenziale alternate nell’emisfero settentrionale. Una struttura simile è stata osservata nei risultati degli esperimenti 2xAMV con i modelli CNRM-CM5 ed EC-Earth3P, dove le anomalie di Z500 (Z500*, Figura 8ab) mostrano un pattern ondulatorio con anomalie positive sul Pacifico settentrionale, sull’America nord-orientale, sulla Groenlandia e sul Mar Mediterraneo, e anomalie negative sull’America settentrionale occidentale e sull’Europa settentrionale. Questo pattern ondulatorio si dimostra robusto attraverso le tre ampiezze della forzante AMV (1xAMV, 2xAMV e 3xAMV), con un’intensità maggiore negli esperimenti 3xAMV e minore in 1xAMV, come illustrato nelle Figure 9-10. La coerenza di questa risposta attraverso diverse ampiezze di forzante sottolinea la robustezza del segnale circolatorio, sebbene la sua intensità sia modulata dalla forza delle anomalie di SST.

I meccanismi alla base di questo pattern ondulatorio circumglobale sono stati oggetto di diverse ipotesi, che considerano sia le anomalie di SST forzate dall’AMV nelle regioni tropicali sia in quelle extratropicali. Ghosh et al. (2017, 2019) propongono che le anomalie negative di Z500 sull’Europa occidentale derivino da una risposta baroclina lineare, innescata da un riscaldamento diabatico sull’Atlantico nord-occidentale durante la fase AMV+. Questo riscaldamento, documentato anche da Gulev et al. (2013), genera una risposta ondulatoria orientale che si propaga attraverso l’emisfero settentrionale, influenzando la circolazione su scala regionale. In contrasto, Lin et al. (2016) suggeriscono che le anomalie di SST extratropicali forzate dall’AMV contribuiscano alla variabilità multidimensionale del pattern ondulatorio circumglobale, ma con una dinamica diversa. A differenza di Ghosh et al. (2017), i loro esperimenti idealizzati indicano che le anomalie di circolazione sull’Europa sono di tipo barotropico, implicando una risposta atmosferica più uniforme in altezza rispetto a una struttura baroclina. Queste differenze nelle interpretazioni sottolineano la complessità delle interazioni tra le componenti tropicali ed extratropicali dell’AMV e la necessità di ulteriori indagini per chiarire i processi dominanti nella modulazione della circolazione atmosferica.

L’analisi delle risposte circolatorie negli esperimenti AMV evidenzia il ruolo cruciale delle anomalie di SST nel modulare la dinamica atmosferica su scala regionale e globale, con implicazioni per la previsione del clima estivo europeo e degli eventi estremi associati, come le ondate di calore. La robustezza del pattern ondulatorio circumglobale e la sua dipendenza dall’ampiezza della forzante AMV suggeriscono che i modelli climatici catturano efficacemente i principali meccanismi di teleconnessione, sebbene le discrepanze tra CNRM-CM5 ed EC-Earth3P, come la diversa intensità delle anomalie di Z500, possano riflettere incertezze legate alla rappresentazione dei processi fisici o delle interazioni oceano-atmosfera nei due modelli. Questi aspetti saranno ulteriormente esplorati nelle sezioni successive, con un focus sull’integrazione delle risposte termodinamiche e circolatorie per fornire una comprensione olistica degli impatti dell’AMV sul clima europeo.Le anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) esercitano un’influenza significativa sulla circolazione atmosferica nelle regioni extratropicali, con meccanismi che coinvolgono sia le componenti tropicali sia quelle extratropicali dell’AMV. In particolare, il ruolo dell’Atlantico tropicale nella modulazione dei pattern circolatori su larga scala è stato evidenziato da diversi studi. Wang et al. (2012) hanno dimostrato che i cambiamenti multidecennali osservati nella teleconnessione circumglobale durante il XX secolo sono stati parzialmente guidati dalle variazioni del monsone dell’Africa occidentale. Questo monsone, noto per essere intensificato durante una fase positiva dell’AMV (AMV+) grazie al riscaldamento delle SST nell’Atlantico tropicale (Zhang e Delworth, 2006; Martin et al., 2014), si manifesta anche negli esperimenti idealizzati condotti in questo studio, come mostrato nella Figura 8cd. Secondo Wang et al. (2012), il monsone africano agisce come una fonte di calore convettivo, interagendo con la corrente a getto in alta troposfera per generare una risposta di onde di Rossby. Questa risposta ondulatoria si propaga attraverso l’emisfero settentrionale, modulando la circolazione atmosferica nella regione euro-atlantica e contribuendo alla formazione di anomalie di geopotenziale che influenzano il clima estivo europeo.

In alternativa, altri autori, tra cui Gaetani et al. (2011) e Cassou et al. (2005), hanno proposto un meccanismo diverso, basato su una circolazione meridionale diretta tra le regioni tropicali e il bacino mediterraneo. Questo processo è innescato dall’intensificazione del monsone dell’Africa occidentale e/o dal riscaldamento delle SST nell’Atlantico tropicale durante la fase AMV+. La circolazione meridionale, che si manifesta come una cella di overturning atmosferica, facilita il trasporto di aria calda e umida verso il Mediterraneo, influenzando le condizioni termodinamiche e circolatorie regionali. Questo meccanismo suggerisce un’interazione diretta tra le dinamiche convettive tropicali e la circolazione extratropicale, con implicazioni per la formazione di pattern anticiclonici sul bacino mediterraneo, che a loro volta favoriscono condizioni di riscaldamento e siccità associate alle ondate di calore.

La valutazione della rilevanza di questi meccanismi nei modelli climatici EC-Earth3P e CNRM-CM5, così come la loro sensibilità all’ampiezza delle anomalie di SST forzate dall’AMV, richiede esperimenti dedicati e analisi approfondite, che esulano dagli obiettivi di questo studio. Tuttavia, un’analisi qualitativa del contributo delle componenti tropicale ed extratropicale dell’AMV è stata condotta utilizzando gli esperimenti gemelli aggiuntivi 1xAMVT (anomalie tropicali) e 1xAMVE (anomalie extratropicali) con il modello CNRM-CM5. I risultati, illustrati nella Figura 11, indicano che le anomalie di geopotenziale a 500 hPa (Z500*) osservate nella regione euro-mediterranea negli esperimenti con il pattern completo dell’AMV (1xAMV) non sono attribuibili esclusivamente alla forzante delle SST tropicali né a quella extratropicale. In particolare, la struttura tripolare delle anomalie circolatorie sul bacino mediterraneo in 1xAMV sembra essere principalmente guidata dalle anomalie di SST tropicali, come evidenziato dalla configurazione nord-ovest inclinata osservata in 1xAMVT. Al contrario, la risposta Z500* in 1xAMVE, che considera solo le anomalie extratropicali, è significativamente più debole e meno definita, suggerendo un ruolo secondario delle SST extratropicali nella modulazione della circolazione mediterranea.

Un’ulteriore analisi ha riguardato le anomalie positive di Z500* sull’America nord-orientale, che sembrano essere prevalentemente associate alla forzante extratropicale dell’AMV. Tuttavia, la significatività statistica di questi segnali è limitata dalla debole ampiezza delle anomalie di SST negli esperimenti 1xAMV, evidenziando la necessità di forzanti più intense per ottenere risposte robuste. Per testare l’ipotesi di additività degli impatti tropicali ed extratropicali, è stata confrontata la somma delle risposte Z500* degli esperimenti 1xAMVT e 1xAMVE con la risposta dell’esperimento 1xAMV (Figura 11cd). I risultati indicano che l’assunzione di additività non è valida in alcune regioni, come la corrente subpolare e l’Europa centrale, dove si osservano risposte di segno opposto. Tuttavia, le anomalie tripolari di Z500* sul bacino mediterraneo in 1xAMVT + 1xAMVE, pur leggermente spostate spazialmente, presentano una struttura simile a quella ottenuta con il pattern completo dell’AMV. Questi risultati suggeriscono la presenza di non-linearità nelle interazioni tra le componenti tropicali ed extratropicali dell’AMV, indicando che la risposta atmosferica nella regione euro-atlantica è il risultato di un effetto combinato delle due forzanti. La debole ampiezza delle anomalie di SST negli esperimenti 1xAMV limita la capacità di trarre conclusioni definitive, sottolineando la necessità di ulteriori analisi con forzanti di maggiore intensità.

I pattern spaziali delle risposte in termini di temperatura a 2 metri (T2m), numero di giorni di ondate di calore (HW) e geopotenziale a 500 hPa (Z500), mostrati nelle Figure 2-4, evidenziano un progressivo rafforzamento delle anomalie con l’aumentare dell’ampiezza della forzante AMV in entrambi i modelli. Questo comportamento suggerisce una relazione diretta tra l’intensità delle anomalie di SST e la forza della risposta climatica, con implicazioni per la comprensione dei meccanismi di teleconnessione e per la previsione degli eventi climatici estremi su scale decadali. La sezione successiva si concentrerà sulla quantificazione del grado di linearità tra la risposta atmosferica e l’ampiezza delle anomalie di SST forzate dall’AMV, al fine di valutare la robustezza di questi meccanismi e la loro dipendenza dalla forza della forzante oceanica.

d. Linearità tra le Anomalie di SST Forzate dall’AMV e la Risposta delle Ondate di Calore nel Mediterraneo

L’analisi della risposta climatica alla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) nella regione mediterranea, condotta attraverso esperimenti idealizzati con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5, ha evidenziato una relazione significativa tra l’ampiezza delle anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) forzate dall’AMV e le variazioni delle temperature superficiali e degli eventi estremi, come le ondate di calore (HW). In particolare, l’intensità della risposta della temperatura a 2 metri (T2m) mostra una dipendenza lineare dall’ampiezza della forzante AMV in entrambi i modelli, come illustrato nella Figura 12a. Questa linearità si manifesta attraverso un aumento proporzionale delle anomalie di T2m con l’aumentare dell’ampiezza delle anomalie di SST, suggerendo che la forzante oceanica agisce come un driver diretto del riscaldamento estivo nella regione mediterranea durante la fase positiva dell’AMV (AMV+).

Una relazione lineare simile è stata osservata per la risposta del numero di giorni di ondate di calore, definito come il numero di giorni estivi che soddisfano criteri specifici di temperatura estrema. Tuttavia, a differenza della risposta di T2m, la pendenza della relazione lineare per le HW è significativamente maggiore in EC-Earth3P rispetto a CNRM-CM5, come confermato da un t-test (Figura 12ab). Inoltre, l’intercetta della relazione lineare è più alta in EC-Earth3P, indicando un numero climatologico di giorni di HW intrinsecamente maggiore in questo modello rispetto a CNRM-CM5. Questa discrepanza tra i due modelli nella risposta delle HW all’AMV può essere attribuita a due fattori principali: (i) differenze intrinseche nella configurazione e nei processi fisici rappresentati dai due modelli, che portano a risposte climatiche diverse; (ii) differenze negli stati di fondo delle forzanti esterne utilizzate nelle simulazioni di controllo, ossia il 1950 per EC-Earth3P e il 1985 per CNRM-CM5, che riflettono contesti climatici con diversi livelli di forzanti antropogeniche.

Il primo fattore, relativo alle differenze intrinseche dei modelli, può essere legato a variazioni nelle climatologie di base che influenzano la risposta delle HW. Ad esempio, una possibile spiegazione è che EC-Earth3P simuli un’umidità del suolo climatologica estiva più debole rispetto a CNRM-CM5, una condizione che favorirebbe un riscaldamento superficiale più intenso e una maggiore probabilità di ondate di calore. L’umidità del suolo gioca un ruolo critico nel bilancio energetico superficiale, modulando i flussi di calore latente e sensibile: suoli più secchi riducono l’evapotraspirazione, aumentando la disponibilità di energia per il riscaldamento della superficie. Tuttavia, quantificare il contributo di questa caratteristica richiederebbe esperimenti specifici, come simulazioni di sensibilità con condizioni di umidità del suolo controllate, che esulano dagli obiettivi di questo studio ma rappresentano una direzione importante per future ricerche.

Per valutare l’influenza dello stato di fondo delle forzanti esterne, sono state condotte simulazioni aggiuntive con CNRM-CM5 utilizzando un contesto di forzanti esterne pre-industriali fissate al 1850 (Qasmi et al., 2019). Queste simulazioni, denominate CNRM-CM5(1850), sono state inizializzate a partire da una simulazione di controllo pre-industriale CMIP5 di CNRM-CM5, in cui le forzanti radiative sono mantenute costanti al livello del 1850, e sono state confrontate con le simulazioni standard CNRM-CM5(1985), che utilizzano forzanti del 1985. Il confronto, mostrato nella Figura 12c, rivela che lo stato di fondo delle forzanti esterne non ha un impatto significativo sulla relazione lineare tra AMV e T2m. Sebbene la risposta di T2m in CNRM-CM5(1850) sia leggermente più debole, con un’intercetta inferiore di circa 0,1°C rispetto a CNRM-CM5(1985), le pendenze delle relazioni lineari risultano equivalenti per entrambi gli stati di fondo. Un risultato analogo si osserva per la risposta delle HW, dove le simulazioni CNRM-CM5(1850) e CNRM-CM5(1985) mostrano risposte praticamente indistinguibili, indicando che la sensibilità della risposta climatica all’AMV non è fortemente influenzata dal contesto delle forzanti esterne in questo modello.

È importante sottolineare che la linearità osservata nelle risposte di T2m e HW non implica necessariamente che i meccanismi fisici sottostanti, come le interazioni termodinamiche e circolatorie discusse nelle sezioni precedenti, seguano un comportamento lineare. I processi che mediano la risposta climatica all’AMV, inclusi i feedback tra suolo e atmosfera, le variazioni della copertura nuvolosa e le teleconnessioni atmosferiche, possono esibire non-linearità significative, specialmente a diverse ampiezze di forzante. La comprensione dettagliata di questi meccanismi e della loro sensibilità all’ampiezza dell’AMV richiede ulteriori indagini, che potrebbero includere analisi di sensibilità mirate e simulazioni con una gamma più ampia di condizioni iniziali e forzanti.

Un’osservazione aggiuntiva riguarda la dispersione delle anomalie di T2m e HW, che risulta maggiore nelle simulazioni CNRM-CM5(1850) rispetto a CNRM-CM5(1985). Questa riduzione della dispersione con lo stato di fondo del 1985 potrebbe riflettere un rapporto segnale-rumore più elevato, potenzialmente attribuibile all’influenza delle forzanti antropogeniche. Studi precedenti, come Bengtsson et al. (2006), hanno suggerito che le forzanti antropogeniche, come l’aumento delle concentrazioni di gas serra, possono ridurre la variabilità atmosferica (o “rumore”) in regioni come il bacino mediterraneo, amplificando la rilevabilità dei segnali climatici forzati. Se si assume che la sensibilità allo stato di fondo delle forzanti esterne sia simile in EC-Earth3P, ovvero che l’interazione tra AMV e forzanti esterne non dipenda fortemente dal modello, le differenze osservate nelle relazioni lineari AMV/HW tra EC-Earth3P e CNRM-CM5 sono probabilmente attribuibili ai bias intrinseci dei modelli. Questi bias possono derivare da differenze nella parametrizzazione dei processi fisici, come la rappresentazione dell’umidità del suolo, della convezione o delle interazioni oceano-atmosfera, che influenzano la risposta climatica alla forzante AMV.

La sezione successiva approfondirà ulteriormente l’analisi delle risposte climatiche, con un focus sulla quantificazione della robustezza dei meccanismi di teleconnessione e sull’esplorazione delle implicazioni di questi risultati per la previsione degli eventi climatici estremi su scale decadali nella regione mediterranea.

4. Conclusioni e Discussione

L’influenza della Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) sul clima estivo europeo è stata analizzata attraverso esperimenti idealizzati condotti con due modelli climatici globali, EC-Earth3P e CNRM-CM5, nell’ambito del Decadal Climate Prediction Project (DCPP). Questi esperimenti hanno coinvolto il rilassamento delle temperature superficiali del mare (SST) del Nord Atlantico verso anomalie rappresentative dell’AMV osservata, con tre ensemble di simulazioni corrispondenti a una, due e tre deviazioni standard dell’AMV (rispettivamente 1xAMV, 2xAMV e 3xAMV), al fine di valutare la sensibilità della risposta climatica all’ampiezza della forzante oceanica. I risultati ottenuti confermano e ampliano le evidenze di studi precedenti, sia modellistici (Ruprich-Robert et al., 2017) sia osservativi (Sutton e Dong, 2012), dimostrando una coerenza tra i due modelli nelle risposte di temperatura superficiale (T2m) e precipitazioni durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA).

Entrambi i modelli simulano, durante una fase positiva dell’AMV (AMV+), un aumento delle temperature a 2 metri e una riduzione delle precipitazioni nel bacino mediterraneo, accompagnati da una diminuzione delle temperature e un incremento delle precipitazioni nella metà settentrionale dell’Europa. Questi pattern climatici regionali riflettono una ridistribuzione delle condizioni atmosferiche guidata dalla forzante AMV, con impatti significativi sugli eventi estremi. In particolare, negli esperimenti 2xAMV, corrispondenti a un’ampiezza dell’AMV di due deviazioni standard, si osserva un aumento del numero di giorni di ondate di calore (HW) fino al 50% in diverse regioni del Mediterraneo, con una risposta particolarmente robusta nella parte orientale del bacino. Questo incremento è associato a una configurazione circolatoria nella media troposfera caratterizzata da un’anomala depressione sull’Europa settentrionale e un’anomala cresta sul Mar Mediterraneo, che favoriscono condizioni di riscaldamento e siccità nel Mediterraneo e di maggiore umidità nel nord Europa.

Le risposte termodinamiche indotte dall’AMV giocano un ruolo cruciale nell’amplificazione delle ondate di calore. Durante la fase AMV+, la riduzione della copertura nuvolosa totale sul bacino mediterraneo, più marcata in EC-Earth3P rispetto a CNRM-CM5, comporta un aumento della radiazione a onda corta (SW) in ingresso, che contribuisce direttamente al riscaldamento superficiale. La concomitante diminuzione delle precipitazioni riduce l’evapotraspirazione, limitando il raffreddamento evaporativo e favorendo un ulteriore aumento delle temperature del suolo. Inoltre, l’avvezione di masse d’aria più calde dal Nord Atlantico e dal Mar Mediterraneo, trasportate dai venti climatologici, fornisce un contributo addizionale al riscaldamento superficiale in regioni come le coste nord-occidentali africane, la Penisola Iberica e il Levante. Questi processi termodinamici, combinati con le anomalie circolatorie, creano un feedback positivo che amplifica la probabilità e l’intensità delle ondate di calore nel Mediterraneo.

Le anomalie di circolazione atmosferica associate all’AMV sono state identificate come parte di un’onda stazionaria circumglobale nell’emisfero settentrionale, più eccitata durante la fase AMV+. Questo pattern ondulatorio, caratterizzato da anomalie di geopotenziale a 500 hPa (Z500) alternate su scala globale, è guidato da una combinazione di forzanti tropicali ed extratropicali. Tra i meccanismi proposti, il riscaldamento extratropicale delle SST del Nord Atlantico durante AMV+ può intensificare il riscaldamento diabatico alle medie latitudini, generando un’onda anomala che si propaga verso est e modula la circolazione euro-atlantica. Parallelamente, un Atlantico tropicale più caldo può contribuire attraverso due percorsi: (i) l’intensificazione del riscaldamento diabatico, che innesca un’attività ondulatoria nella troposfera superiore, e (ii) l’attivazione di una cella atmosferica meridionale diretta tra i tropici e il bacino mediterraneo, che facilita il trasporto di aria calda verso il Mediterraneo. Effetti remoti dell’AMV su altri bacini oceanici, come il Pacifico tropicale (O’Reilly et al., 2018) e l’Oceano Indiano (Rodwell e Hoskins, 2001; Cherchi et al., 2014), potrebbero ulteriormente influenzare la risposta del geopotenziale attraverso meccanismi come anomalie di divergenza o la propagazione di onde di Rossby, ma tali aspetti richiedono analisi più approfondite che esulano dagli obiettivi di questo studio.

Un’analisi qualitativa del contributo delle componenti tropicali ed extratropicali dell’AMV, condotta attraverso esperimenti gemelli 1xAMVT e 1xAMVE con CNRM-CM5, suggerisce che le anomalie circolatorie sul Mediterraneo sono prevalentemente guidate dalle SST tropicali, mentre le anomalie extratropicali hanno un ruolo più limitato. Tuttavia, l’ipotesi di additività tra le due componenti non è pienamente valida, indicando la presenza di non-linearità nelle interazioni tra forzanti tropicali ed extratropicali. Identificare i meccanismi dominanti, quantificarne il contributo in ciascun modello e valutarne la sensibilità all’ampiezza dell’AMV rappresentano prospettive di ricerca promettenti nell’ambito dell’iniziativa DCPP-C, che potrebbero migliorare la comprensione delle teleconnessioni climatiche su scale decadali.

Un risultato chiave dello studio è la relazione lineare tra l’ampiezza dell’AMV e le risposte di T2m e HW, osservata in entrambi i modelli. Tuttavia, la relazione AMV/HW è significativamente più forte in EC-Earth3P, probabilmente a causa di differenze intrinseche nei modelli, come una climatologia dell’umidità del suolo più secca in EC-Earth3P, che amplifica la risposta alle ondate di calore. Un caveat importante riguarda il protocollo di rilassamento delle SST, che utilizza un coefficiente fisso, risultando più efficiente ai tropici, dove lo strato misto oceanico è più sottile, rispetto alle regioni extratropicali. Questa disparità potrebbe sottostimare il contributo delle teleconnessioni extratropicali e influenzare la linearità della risposta HW. Esperimenti aggiuntivi con coefficienti di rilassamento variabili in funzione della profondità dello strato misto, come quelli condotti da Ortega et al. (2017), hanno mostrato risposte invariate, suggerendo che il protocollo standard è adeguato, ma ulteriori analisi potrebbero chiarire questo aspetto.

La coerenza tra i risultati modellistici e le osservazioni supporta l’ipotesi che le anomalie di T2m osservate in Europa siano guidate dalla forzante AMV, piuttosto che dalla sola variabilità interna atmosferica. Una stima della sensibilità delle HW all’AMV basata su dati osservativi potrebbe rafforzare la robustezza di questi risultati, fornendo un punto di riferimento per validare le simulazioni. Inoltre, la sensibilità della risposta climatica a stati di fondo più caldi, come quelli previsti per la metà o la fine del XXI secolo in scenari di emissione antropogenica elevati, rappresenta una prospettiva di ricerca cruciale. Sebbene CNRM-CM5 mostri un’influenza limitata dello stato di fondo (1850 vs. 1985), non è garantito che questa stabilità persista in un clima futuro significativamente più caldo, dove cambiamenti climatici abruptivi potrebbero alterare il livello di teleconnettività. Valutare questa sensibilità fornirebbe informazioni essenziali per stimare i rischi associati alle ondate di calore nei prossimi decenni, con implicazioni per la pianificazione di strategie di adattamento e mitigazione nella regione mediterranea.

La Figura 1, composta da due pannelli (a e b), fornisce una rappresentazione visiva e quantitativa delle anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) utilizzate come forzante negli esperimenti idealizzati sulla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV), nonché una valutazione delle SST simulate dai modelli climatici CNRM-CM5 ed EC-Earth3P. Questa figura riveste un ruolo centrale nello studio, poiché illustra il pattern di forzante teorico e la sua implementazione pratica nei modelli, offrendo una base per analizzare l’influenza dell’AMV sul clima estivo europeo, con particolare attenzione alle ondate di calore nel bacino mediterraneo. Di seguito, i due pannelli vengono descritti e interpretati in dettaglio, con un’enfasi sulle implicazioni scientifiche e sulle limitazioni metodologiche.

Pannello 1a: Pattern Spaziale delle Anomalie di SST Utilizzato per il Rilassamento

Il pannello (a) presenta il pattern spaziale delle anomalie di SST impiegato come forzante negli esperimenti, derivato dall’archivio input4MIPs, una risorsa standardizzata per i dati di input delle simulazioni climatiche nell’ambito del Coupled Model Intercomparison Project (CMIP). Le anomalie sono espresse in unità di °C/σ(AMV), dove σ(AMV) denota la deviazione standard dell’indice osservato dell’AMV, una metrica che quantifica la variabilità naturale di questo modo di oscillazione oceanica su scale temporali decadali. La scala di colore varia da valori negativi (in blu, indicanti raffreddamenti) a valori positivi (in rosso, indicanti riscaldamenti), con un intervallo di shading di 0.03 °C, che permette di evidenziare variazioni graduali nell’ampiezza delle anomalie su scala regionale.

Il pattern mostra un riscaldamento pronunciato nell’Atlantico settentrionale, con massimi positivi centrati approssimativamente tra 40°N e 60°N e tra 20°W e 40°W, coprendo vaste aree del Nord Atlantico subtropicale e subpolare. Questa distribuzione riflette la struttura tipica della fase positiva dell’AMV (AMV+), caratterizzata da SST più elevate in queste regioni, in contrasto con aree di raffreddamento relativo a latitudini più basse o lungo le coste occidentali. Il pattern è stato progettato per simulare le condizioni osservate dell’AMV, basandosi su dati storici, e viene utilizzato per forzare gradualmente le SST simulate nei modelli attraverso un processo di rilassamento termodinamico. Questo approccio implica l’aggiunta di un termine di retroazione al flusso di calore superficiale non solare, con un coefficiente di rilassamento fissato a -40 W.m⁻².K⁻¹, equivalente a un tempo di attenuazione di circa due mesi per uno strato misto oceanico di 50 metri di profondità. Tale metodo consente di avvicinare le SST simulate al pattern target senza imporle rigidamente, preservando una parte della variabilità interna del sistema climatico.

La scelta di questo pattern spaziale è cruciale, poiché riflette le teleconnessioni tra la variabilità oceanica nell’Atlantico settentrionale e le dinamiche atmosferiche su scala regionale, in particolare quelle associate alla circolazione meridionale e alle onde atmosferiche che influenzano il clima europeo. La distribuzione delle anomalie, con un gradiente meridionale significativo, è coerente con le evidenze osservative che collegano l’AMV a cambiamenti nella posizione dei venti occidentali e delle traiettorie delle tempeste, come discusso in studi precedenti (ad esempio, Dong et al., 2012). Tuttavia, la precisione del pattern e la sua implementazione nei modelli dipendono dalla qualità dei dati di input e dalla capacità dei modelli di rappresentare le interazioni oceano-atmosfera, aspetti che possono introdurre incertezze nei risultati simulati.

Pannello 1b: Distribuzione delle SST Simulate Annuali Medie nella Regione Restaurata

Il pannello (b) offre una rappresentazione quantitativa delle SST simulate annuali medie, calcolate sulla regione del Nord Atlantico restaurata (l’area in cui le SST sono forzate verso il pattern di Figura 1a), per gli esperimenti AMV+ (in nero) e AMV- (in grigio) condotti con i modelli CNRM-CM5 ed EC-Earth3P. I dati sono sintetizzati attraverso una serie di boxplot, che forniscono una panoramica statistica della distribuzione delle SST derivate da 250 anni di simulazioni per ciascun ensemble. Ogni ensemble è composto da 25 membri, ciascuno della durata di 10 anni, per un totale di 250 anni di dati aggregati, permettendo una robusta stima della variabilità interna e della risposta media ai diversi livelli di forzante AMV.

I boxplot sono strutturati come segue: il bordo superiore e inferiore della scatola rappresentano rispettivamente il primo terzile (terzile superiore) e l’ultimo terzile (terzile inferiore) della distribuzione, mentre i “baffi” (whiskers) superiore e inferiore indicano il primo e il nono decile. I punti all’interno della scatola rappresentano la media, e la linea interna la mediana, offrendo una descrizione completa della distribuzione statistica. I risultati sono presentati per tre ampiezze dell’AMV: 1xAMV (una deviazione standard), 2xAMV (due deviazioni standard) e 3xAMV (tre deviazioni standard), con le rispettive SST target indicate da linee orizzontali verdi, arancioni e magenta. Le linee continue si riferiscono agli esperimenti AMV+ (condizioni di SST più calde), mentre quelle tratteggiate agli esperimenti AMV- (condizioni di SST più fredde).

L’analisi dei boxplot rivela che le SST simulate sono generalmente più calde per AMV+ e più fredde per AMV-, in linea con i target teorici, ma l’ampiezza delle anomalie simulate è sistematicamente inferiore rispetto ai valori target a causa dell’efficienza limitata del processo di rilassamento. In EC-Earth3P, le SST medie sono più elevate di circa 0,8°C rispetto a CNRM-CM5, riflettendo una climatologia di base più calda nel primo modello, probabilmente dovuta a differenze nella parametrizzazione delle interazioni oceano-atmosfera o nella rappresentazione della stratificazione termica oceanica. Inoltre, EC-Earth3P mostra una sottostima più marcata delle SST target, specialmente in AMV+, attribuibile a limitazioni tecniche nel protocollo di rilassamento, come l’interpolazione lineare temporale dei campi di SST da un passo mensile a quello del modello, che sottostima l’ampiezza del ciclo stagionale. Nonostante queste discrepanze, le differenze medie tra AMV+ e AMV- rimangono coerenti tra i due modelli per ciascuna ampiezza, indicando che le anomalie di forzante sono state implementate in modo comparabile.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

La Figura 1 riveste un ruolo fondamentale nel contesto dello studio, poiché definisce il pattern di forzante SST (pannello a) e ne valida l’implementazione nei modelli (pannello b). Il pannello (a) fornisce la base teorica per gli esperimenti, rappresentando un pattern osservato che riflette le dinamiche dell’AMV, mentre il pannello (b) consente di valutare la fedeltà dei modelli nel riprodurre tali anomalie, evidenziando sia le somiglianze che le divergenze. La coerenza tra il pattern di forzante e le SST simulate, sebbene attenuate, conferma che i modelli catturano le caratteristiche essenziali dell’AMV, come il riscaldamento del Nord Atlantico durante AMV+. Tuttavia, le differenze tra i target e le SST simulate, in particolare la sottostima in EC-Earth3P, suggeriscono che la risposta atmosferica (ad esempio, le ondate di calore) potrebbe essere influenzata non solo dall’ampiezza della forzante, ma anche da bias modellistici intrinseci, come la diversa rappresentazione della profondità dello strato misto o delle interazioni termodinamiche.

Dal punto di vista metodologico, il processo di rilassamento utilizzato, con un coefficiente fisso, è più efficace nelle regioni tropicali, dove lo strato misto è più sottile e l’oceano più stratificato, rispetto alle regioni extratropicali, dove lo strato misto è più profondo. Questa asimmetria può introdurre un peso maggiore alle forzanti tropicali, potenzialmente sottostimando il contributo delle dinamiche extratropicali alla risposta climatica. Tali considerazioni sono rilevanti per interpretare i risultati delle teleconnessioni AMV-clima e per pianificare esperimenti futuri con coefficienti di rilassamento adattivi, come suggerito da Ortega et al. (2017). In sintesi, la Figura 1 non solo valida il design sperimentale, ma evidenzia anche le sfide associate alla modellizzazione delle interazioni oceano-atmosfera, fornendo una base solida per l’analisi delle risposte climatiche presentate nelle sezioni successive.

La Figura 2 offre una rappresentazione visiva e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) per il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), derivanti da esperimenti idealizzati condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5. La figura, composta da otto pannelli (a-h), è organizzata in due colonne che confrontano i risultati dei due modelli, con ogni riga dedicata a una variabile climatica chiave: temperatura a 2 metri (T2m), precipitazioni, pressione a livello del mare (SLP) sovrapposta al geopotenziale a 500 hPa (Z500), e numero di giorni di ondate di calore (HW). Questi pannelli illustrano le risposte forzate dall’AMV negli esperimenti 2xAMV, corrispondenti a un’ampiezza di due deviazioni standard dell’indice AMV osservato, fornendo una base per analizzare le teleconnessioni tra la variabilità oceanica e il clima europeo, con particolare enfasi sugli impatti estremi nel bacino mediterraneo. Di seguito, ogni componente della figura viene descritta e interpretata in dettaglio, con un’attenzione particolare alle implicazioni scientifiche e alle incertezze statistiche.

Pannelli a e b: Anomalie della Temperatura a 2 Metri (T2m)

I pannelli (a) ed (b) presentano le anomalie di T2m, con un intervallo di shading di 0.1°C, rappresentando la variazione media della temperatura superficiale indotta dalla forzante AMV. Nel modello EC-Earth3P (a), si osserva un riscaldamento significativo nel bacino mediterraneo, con anomalie che raggiungono valori di 0.6-0.8°C, estendendosi verso le Isole Britanniche, la Francia settentrionale e l’Europa centrale. Questa distribuzione spaziale suggerisce una risposta termica più ampia, potenzialmente amplificata da feedback locali come la riduzione dell’umidità del suolo. Al contrario, nel modello CNRM-CM5 (b), il riscaldamento è più concentrato nel Mediterraneo (0.4-0.6°C), mentre si rileva un’anomalia di raffreddamento di circa -0.2°C nella regione baltica. Queste differenze tra i modelli possono essere attribuite a variazioni nella rappresentazione della circolazione atmosferica, inclusi i flussi meridionali e le interazioni tra troposfera e stratosfera, o a discrepanze nei processi termodinamici, come la risposta dell’evapotraspirazione o della copertura nuvolosa. La significatività statistica, indicata dalle aree senza stippling, evidenzia che le anomalie nel Mediterraneo sono robuste al 95% (test t bilaterale), mentre le regioni settentrionali mostrano una maggiore incertezza.

Pannelli c e d: Anomalie delle Precipitazioni

I pannelli (c) ed (d) illustrano le anomalie delle precipitazioni, con un intervallo di shading di 0.01 mm/giorno, riflettendo la ridistribuzione dell’umidità atmosferica indotta dall’AMV. In entrambi i modelli, emerge un pattern dipolare: una riduzione delle precipitazioni (-0.06 a -0.1 mm/giorno) nel bacino mediterraneo e un aumento (0.06-0.1 mm/giorno) sulla Scandinavia e lungo le coste del Mare del Nord. In EC-Earth3P (c), le condizioni più secche si estendono anche all’Europa occidentale, coerentemente con l’ampliamento del segnale di T2m. Questa configurazione è consistente con un’anomala cresta anticiclonica sul Mediterraneo, che inibisce la formazione di nubi e precipitazioni, e una depressione ciclonica sull’Europa settentrionale, che favorisce l’accumulo di umidità. Le aree con stippling indicano regioni di minore significatività statistica, concentrandosi principalmente nelle transizioni tra i due poli, mentre il segnale è più robusto nelle aree centrali del Mediterraneo e della Scandinavia.

Pannelli e e f: Anomalie della Pressione a Livello del Mare (SLP) e Geopotenziale a 500 hPa (Z500)

I pannelli (e) ed (f) combinano le anomalie di SLP, rappresentate dai contorni con un intervallo di 0.1 hPa (il contorno nero spesso indica la linea zero), e le anomalie di Z500, illustrate con un intervallo di shading di 2 m. In EC-Earth3P (e), si osserva una depressione di circa -0.2 hPa sul Mare del Nord e una cresta con valori di 6-8 m sul Mediterraneo, riflettendo un pattern dipolare meridionale. In CNRM-CM5 (f), la depressione è più intensa (-0.4 hPa) e la cresta più estesa (10-12 m), con un minimo di SLP a ovest del Regno Unito. Queste anomalie circolatorie sono coerenti con una fase negativa dell’Oscillazione Nord Atlantica estiva (NAO-), che modula la distribuzione delle precipitazioni e delle temperature. La maggiore intensità delle anomalie in CNRM-CM5 potrebbe derivare da una rappresentazione più pronunciata dei flussi zonali o da una maggiore sensibilità alle forzanti AMV nella media troposfera. Le aree senza stippling confermano la significatività statistica del 95% nelle regioni chiave, mentre le transizioni mostrano maggiore variabilità.

Pannelli g e h: Anomalie del Numero di Giorni di Ondate di Calore (HW)

I pannelli (g) ed (h) mostrano le anomalie del numero di giorni di HW, con un intervallo di shading di 1 giorno, basate su una definizione che identifica eventi estremi di temperatura (almeno tre giorni consecutivi sopra il 90° percentile). In EC-Earth3P (g), l’aumento è massimo in Anatolia, Levante e Maghreb (fino a 6-8 giorni), indicando un incremento del 20-50% rispetto al valore climatologico di circa 7 giorni/estate. In CNRM-CM5 (h), l’impatto è più pronunciato in Grecia, Italia e Turchia (5-7 giorni), con una distribuzione leggermente diversa. Queste anomalie riflettono i feedback termodinamici, come il riscaldamento superficiale e la riduzione dell’evapotraspirazione, amplificati dalla cresta mediterranea. Le aree con stippling sono limitate, suggerendo una robustezza statistica elevata, specialmente nel Mediterraneo orientale, dove il segnale è più forte.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

La Figura 2 evidenzia un pattern dipolare coerente tra i modelli, con un riscaldamento e una siccità nel Mediterraneo e un raffreddamento e un aumento delle precipitazioni nell’Europa settentrionale, guidato da anomalie circolatorie (cresta sul Mediterraneo, depressione sul Nord Europa) e termodinamiche (riduzione della nuvolosità e dell’evapotraspirazione). La maggiore estensione del segnale in EC-Earth3P e il raffreddamento baltico in CNRM-CM5 indicano differenze nei bias modellistici, come la parametrizzazione della convezione o delle interazioni terra-atmosfera. La significatività statistica (95%, test t bilaterale) nelle aree chiave valida i risultati, mentre le regioni con stippling suggeriscono la necessità di ulteriori analisi per confermare i segnali marginali.

Contesto Scientifico

Questi risultati sono in linea con studi precedenti (Sutton e Dong, 2012; Ruprich-Robert et al., 2017), che collegano l’AMV a pattern simili, e forniscono una base per esplorare i meccanismi sottostanti (ad esempio, il ruolo delle onde di Rossby o dei feedback locali) nelle sezioni successive. La figura sottolinea l’importanza dell’AMV nella modulazione degli eventi estremi, offrendo spunti per migliorare le previsioni climatiche decadali nella regione euro-mediterranea.

La Figura 3 fornisce una rappresentazione cartografica e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), derivanti da esperimenti idealizzati condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5. Questa figura, strutturata in otto pannelli (a-h) organizzati in due colonne, replica la configurazione della Figura 2, ma si riferisce agli esperimenti 3xAMV, caratterizzati da un’ampiezza di forzante pari a tre deviazioni standard dell’indice AMV osservato, rispetto alle due deviazioni standard della Figura 2. I pannelli illustrano le risposte di quattro variabili climatiche chiave—temperatura a 2 metri (T2m), precipitazioni, pressione a livello del mare (SLP) sovrapposta al geopotenziale a 500 hPa (Z500), e numero di giorni di ondate di calore (HW)—per ciascun modello, consentendo un’analisi comparativa e una valutazione della sensibilità delle risposte climatiche all’aumento dell’ampiezza della forzante AMV. Di seguito, ogni pannello viene descritto e interpretato in dettaglio, con particolare attenzione alle differenze rispetto alla Figura 2 e alle implicazioni scientifiche nel contesto delle teleconnessioni oceano-atmosfera.

Pannelli a e b: Anomalie della Temperatura a 2 Metri (T2m)

I pannelli (a) ed (b) presentano le anomalie di T2m, con un intervallo di shading di 0.1°C, riflettendo l’impatto termico amplificato della forzante AMV a tre deviazioni standard. Nel modello EC-Earth3P (a), si osserva un riscaldamento significativo nel bacino mediterraneo, con anomalie che raggiungono valori di 0.8-1.0°C, estendendosi verso le Isole Britanniche, la Francia settentrionale e l’Europa centrale, con un gradiente termico più pronunciato rispetto alla Figura 2. In CNRM-CM5 (b), il riscaldamento nel Mediterraneo varia tra 0.6-0.8°C, mentre il raffreddamento nella regione baltica si intensifica a circa -0.4°C, mostrando una polarizzazione più marcata del pattern dipolare. Le aree senza stippling, che indicano una significatività statistica al 95% (test t bilaterale di Student), si concentrano nel Mediterraneo e nella Scandinavia, confermando la robustezza del segnale, sebbene alcune regioni di transizione mostrino maggiore incertezza. Queste differenze tra i modelli possono essere attribuite a variazioni nella rappresentazione dei feedback termodinamici, come la risposta dell’umidità del suolo o della copertura nuvolosa, e nella dinamica della circolazione atmosferica, che amplifica le anomalie con l’aumento della forzante.

Pannelli c e d: Anomalie delle Precipitazioni

I pannelli (c) ed (d) illustrano le anomalie delle precipitazioni, con un intervallo di shading di 0.01 mm/giorno, evidenziando una redistribuzione dell’umidità atmosferica più intensa rispetto alla Figura 2. In EC-Earth3P (c), le precipitazioni diminuiscono di -0.08 a -0.12 mm/giorno nel Mediterraneo, con un’estensione significativa all’Europa occidentale, mentre aumentano di 0.08-0.12 mm/giorno sulla Scandinavia e le coste del Mare del Nord. In CNRM-CM5 (d), la riduzione delle precipitazioni è simile (-0.08 a -0.12 mm/giorno), con un incremento settentrionale comparabile. Le aree con stippling sono limitate, indicando una significatività statistica elevata, particolarmente nel Mediterraneo orientale e nella Scandinavia. L’amplificazione del dipolo precipitativo riflette un rafforzamento della cresta anticiclonica mediterranea e della depressione ciclonica settentrionale, coerente con un pattern NAO- estivo più pronunciato. La maggiore estensione delle anomalie secche in EC-Earth3P suggerisce una risposta non lineare ai feedback locali, come la riduzione dell’evapotraspirazione, amplificata dall’aumento della forzante AMV.

Pannelli e e f: Anomalie della Pressione a Livello del Mare (SLP) e Geopotenziale a 500 hPa (Z500)

I pannelli (e) ed (f) combinano le anomalie di SLP, rappresentate dai contorni con un intervallo di 0.1 hPa (il contorno nero spesso indica la linea zero), e le anomalie di Z500, illustrate con un intervallo di shading di 2 m. In EC-Earth3P (e), la depressione sul Mare del Nord raggiunge -0.3 hPa, mentre la cresta sul Mediterraneo si attesta a 8-10 m, con un gradiente meridionale più accentuato rispetto alla Figura 2. In CNRM-CM5 (f), la depressione è più intensa (-0.6 hPa), e la cresta si estende a 12-14 m, con un minimo di SLP più definito a ovest del Regno Unito. Le aree senza stippling confermano una significatività statistica del 95%, con transizioni meno significative. L’amplificazione delle anomalie circolatorie riflette un rafforzamento del pattern NAO- estivo, guidato da un’interazione più forte tra le anomalie di SST e la dinamica troposferica. La maggiore intensità in CNRM-CM5 potrebbe derivare da una parametrizzazione più sensibile dei flussi zonali o delle interazioni stratosferico-troposferiche, evidenziando differenze intrinseche nei modelli.

Pannelli g e h: Anomalie del Numero di Giorni di Ondate di Calore (HW)

I pannelli (g) ed (h) mostrano le anomalie del numero di giorni di HW, con un intervallo di shading di 1 giorno, basate su una definizione che identifica eventi estremi di temperatura (almeno tre giorni consecutivi sopra il 90° percentile). In EC-Earth3P (g), l’aumento raggiunge 8-10 giorni in Anatolia, Levante e Maghreb, corrispondente a un incremento del 30-50% rispetto al valore climatologico di circa 7 giorni/estate. In CNRM-CM5 (h), l’impatto è massimo in Grecia, Italia e Turchia (7-9 giorni), con una distribuzione leggermente spostata. Le aree senza stippling indicano una significatività statistica elevata, con stippling limitato al nord Europa. L’amplificazione della risposta HW riflette un feedback termodinamico più intenso, guidato dal riscaldamento superficiale, dalla riduzione della nuvolosità e dall’avvezione di aria calda, coerente con la cresta mediterranea potenziata.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

Rispetto alla Figura 2, la Figura 3 mostra un’amplificazione delle anomalie climatiche, con intensità maggiore ma struttura spaziale simile, suggerendo una relazione approssimativamente lineare tra l’ampiezza della forzante AMV e le risposte climatiche. L’aumento delle anomalie di T2m, precipitazioni, SLP/Z500 e HW indica una scala di sensibilità scalare, sebbene le discrepanze tra i modelli (ad esempio, il raffreddamento baltico in CNRM-CM5 o l’estensione del segnale in EC-Earth3P) evidenzino bias modellistici. Questi bias possono derivare da differenze nella parametrizzazione dei processi convettivi, delle interazioni terra-atmosfera o della stratificazione oceanica, che influenzano la propagazione delle teleconnessioni. La significatività statistica (95%, test t bilaterale) nelle aree chiave valida i risultati, mentre le regioni con stippling suggeriscono la necessità di ulteriori analisi per confermare i segnali marginali.

Contesto Scientifico

I risultati sono coerenti con studi precedenti (Sutton e Dong, 2012; Ruprich-Robert et al., 2017), che collegano l’AMV a pattern climatici simili, e rafforzano l’ipotesi che l’ampiezza della forzante AMV amplifichi gli impatti estremi. La figura fornisce una base per esplorare i meccanismi sottostanti (ad esempio, il ruolo delle onde di Rossby o dei feedback termodinamici) nelle sezioni successive, con implicazioni per la previsione del clima decadale nella regione euro-mediterranea e la valutazione dei rischi associati alle ondate di calore.

La Figura 4 offre una rappresentazione cartografica e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), derivanti da esperimenti idealizzati condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5. Questa figura, composta da otto pannelli (a-h) organizzati in due colonne, segue la stessa struttura delle Figure 2 e 3, ma si riferisce agli esperimenti 1xAMV, caratterizzati da un’ampiezza di forzante pari a una deviazione standard dell’indice AMV osservato, in contrasto con le due (Figura 2) e tre (Figura 3) deviazioni standard. I pannelli illustrano le risposte di quattro variabili climatiche chiave—temperatura a 2 metri (T2m), precipitazioni, pressione a livello del mare (SLP) sovrapposta al geopotenziale a 500 hPa (Z500), e numero di giorni di ondate di calore (HW)—per ciascun modello, consentendo un’analisi comparativa della sensibilità delle risposte climatiche a una forzante di ampiezza ridotta. Di seguito, ogni pannello viene descritto e interpretato in dettaglio, con particolare attenzione alle differenze rispetto alle Figure 2 e 3 e alle implicazioni scientifiche nel contesto delle teleconnessioni oceano-atmosfera.

Pannelli a e b: Anomalie della Temperatura a 2 Metri (T2m)

I pannelli (a) ed (b) presentano le anomalie di T2m, con un intervallo di shading di 0.1°C, riflettendo l’impatto termico della forzante AMV a una deviazione standard. Nel modello EC-Earth3P (a), si osserva un riscaldamento modesto nel bacino mediterraneo, con anomalie che variano tra 0.2 e 0.4°C, estendendosi leggermente verso l’Europa centrale, ma con una distribuzione spaziale meno definita e frammentata rispetto alle Figure 2 e 3. In CNRM-CM5 (b), il riscaldamento è ancora più limitato, confinato a 0.2-0.3°C nel Mediterraneo, con un raffreddamento baltico appena percettibile di circa -0.1°C. Le aree con stippling, che indicano una significatività statistica inferiore al 95% (test t bilaterale di Student), dominano gran parte della mappa, suggerendo che il segnale termico è debole e statisticamente poco robusto a questa ampiezza di forzante. Queste osservazioni indicano che una forzante di una deviazione standard potrebbe essere al di sotto della soglia necessaria per innescare un riscaldamento significativo, con differenze tra i modelli attribuibili a variazioni nella sensibilità ai feedback termodinamici, come la risposta dell’umidità del suolo o della copertura nuvolosa, e nella rappresentazione della circolazione atmosferica.

Pannelli c e d: Anomalie delle Precipitazioni

I pannelli (c) ed (d) illustrano le anomalie delle precipitazioni, con un intervallo di shading di 0.01 mm/giorno, evidenziando una redistribuzione dell’umidità atmosferica notevolmente attenuata rispetto alle Figure 2 e 3. In EC-Earth3P (c), si rileva una lieve riduzione delle precipitazioni, compresa tra -0.02 e -0.04 mm/giorno, nel bacino mediterraneo, accompagnata da un aumento modesto di 0.02-0.04 mm/giorno sulla Scandinavia e le coste del Mare del Nord. In CNRM-CM5 (d), il dipolo precipitativo è ancora meno evidente, con anomalie vicine allo zero o appena percettibili, prive di una struttura coerente. Le aree con stippling sono estese, indicando una significatività statistica limitata, con poche regioni che raggiungono il livello del 95%. Questa debolezza del segnale suggerisce che una forzante AMV di una deviazione standard non è sufficiente per indurre cambiamenti significativi nella distribuzione dell’umidità atmosferica, e la maggiore estensione delle anomalie in EC-Earth3P potrebbe riflettere una risposta circolatoria più sensibile, sebbene non statisticamente robusta.

Pannelli e e f: Anomalie della Pressione a Livello del Mare (SLP) e Geopotenziale a 500 hPa (Z500)

I pannelli (e) ed (f) combinano le anomalie di SLP, rappresentate dai contorni con un intervallo di 0.1 hPa (il contorno nero spesso indica la linea zero), e le anomalie di Z500, illustrate con un intervallo di shading di 2 m. In EC-Earth3P (e), la depressione sul Mare del Nord è appena percettibile (-0.1 hPa), e la cresta sul Mediterraneo è debole (2-4 m), con una struttura spaziale poco definita. In CNRM-CM5 (f), le anomalie di SLP e Z500 sono ancora più attenuate, con valori prossimi allo zero e una distribuzione quasi uniforme. Le aree con stippling predominano, indicando una significatività statistica scarsa al 95%. Questa assenza di un pattern circolatorio marcato contrasta con le Figure 2 e 3, suggerendo che una forzante di una deviazione standard non è sufficiente per innescare una risposta NAO- estiva significativa. Le differenze tra i modelli potrebbero derivare da variazioni nella parametrizzazione dei flussi zonali o delle interazioni troposferiche, ma la prevalenza del stippling evidenzia un segnale al di sotto della soglia di rilevabilità.

Pannelli g e h: Anomalie del Numero di Giorni di Ondate di Calore (HW)

I pannelli (g) ed (h) mostrano le anomalie del numero di giorni di HW, con un intervallo di shading di 1 giorno, basate su una definizione che identifica eventi estremi di temperatura (almeno tre giorni consecutivi sopra il 90° percentile). In EC-Earth3P (g), l’aumento è modesto, con valori di 1-2 giorni in Anatolia e Levante, corrispondenti a un incremento del 10-15% rispetto al valore climatologico di circa 7 giorni/estate. In CNRM-CM5 (h), l’impatto è ancora più limitato, con un aumento di circa 1 giorno in Grecia e Turchia. Le aree con stippling sono estese, indicando una significatività statistica bassa, con poche regioni che raggiungono il livello del 95%. Questo suggerisce che una forzante di 1xAMV produce un impatto minimo sugli eventi estremi, coerente con il debole riscaldamento e la ridotta siccità osservati. Le differenze geografiche tra i modelli potrebbero riflettere variazioni nei feedback locali, come l’umidità del suolo, ma la scarsa robustezza statistica limita la generalizzabilità dei risultati.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

Rispetto alle Figure 2 e 3, la Figura 4 mostra anomalie climatiche significativamente attenuate e scarsamente significative, suggerendo una relazione approssimativamente lineare tra l’ampiezza della forzante AMV e le risposte climatiche, con una soglia minima al di sotto della quale i segnali diventano deboli e poco distinguibili dal rumore interno del sistema. Il pattern dipolare, caratterizzato da un riscaldamento e una siccità nel Mediterraneo e un raffreddamento e un aumento delle precipitazioni nell’Europa settentrionale, è appena percettibile, indicando che una deviazione standard potrebbe non essere sufficiente per attivare teleconnessioni atmosferiche robuste. Le discrepanze tra i modelli—come la maggiore estensione del segnale in EC-Earth3P e il raffreddamento baltico in CNRM-CM5—evidenziano bias modellistici intrinseci, potenzialmente legati alla parametrizzazione dei processi convettivi, delle interazioni terra-atmosfera o della stratificazione oceanica. La prevalenza delle aree con stippling sottolinea la necessità di forzanti più intense per confermare i meccanismi di teleconnessione e per distinguere i segnali climatici dalle variazioni naturali.

Contesto Scientifico

I risultati sono coerenti con studi precedenti (Sutton e Dong, 2012; Ruprich-Robert et al., 2017), che collegano l’AMV a pattern climatici più evidenti a maggiori ampiezze di forzante. La Figura 4 fornisce una base per analizzare la linearità delle risposte climatiche all’AMV (come discusso nelle sezioni successive) e per identificare la soglia di sensibilità oltre la quale gli impatti diventano statisticamente significativi. La figura sottolinea l’importanza di considerare l’ampiezza della forzante nella modellizzazione degli eventi estremi, offrendo spunti per migliorare le previsioni climatiche decadali nella regione euro-mediterranea e per valutare i rischi associati alle ondate di calore in scenari di variabilità oceanica moderata.

La Figura 5 fornisce una rappresentazione cartografica e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), ottenute dagli esperimenti idealizzati 2xAMV (due deviazioni standard dell’indice AMV osservato) condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5. La figura, composta da otto pannelli (a-h) organizzati in due colonne, si concentra su variabili termodinamiche chiave che mediano gli impatti della forzante AMV sul bilancio energetico superficiale e sugli eventi climatici estremi, quali le ondate di calore, nella regione euro-mediterranea. I pannelli illustrano le anomalie della copertura nuvolosa totale (CLT), della radiazione in ingresso a onda lunga (LW) e a onda corta (SW) alla superficie, del flusso di calore latente (LH) e del flusso di calore sensibile (SH) per ciascun modello, consentendo un’analisi comparativa delle dinamiche fisiche sottostanti. Di seguito, ogni pannello viene descritto e interpretato in dettaglio, con particolare attenzione alle implicazioni scientifiche, alla significatività statistica e al ruolo di questi processi nel contesto delle teleconnessioni climatiche indotte dall’AMV.

Pannelli a e b: Anomalie della Copertura Nuvolosa Totale (CLT)

I pannelli (a) ed (b) presentano le anomalie della copertura nuvolosa totale, espresse con un intervallo di shading di 1%, che quantificano la variazione relativa della frazione di cielo coperto durante la fase positiva dell’AMV (AMV+). Nel modello EC-Earth3P (a), si osserva una diminuzione significativa della copertura nuvolosa, con valori che variano tra -4% e -8% nel bacino mediterraneo, in particolare nella sua porzione orientale, mentre l’Europa settentrionale mostra un lieve aumento di +2% a +4%. Nel modello CNRM-CM5 (b), la riduzione è meno pronunciata, limitata a -2% a -4% nell’est del Mediterraneo, con un aumento locale di +2% osservato sul Maghreb occidentale, la Penisola Iberica e l’Europa settentrionale. Le aree senza stippling, che indicano una significatività statistica superiore al 95% (basata su un test t bilaterale di Student), si concentrano principalmente nel Mediterraneo, suggerendo che la diminuzione della nuvolosità in questa regione è un segnale robusto e statisticamente significativo. Questa variazione riflette l’influenza di un’anomala cresta anticiclonica, che sopprime la convezione e la formazione di nubi, con una maggiore intensità in EC-Earth3P che potrebbe derivare da una parametrizzazione più sensibile delle interazioni tra circolazione atmosferica e superficie terrestre.

Pannelli c e d: Anomalie della Radiazione in Ingresso LW e SW alla Superficie

I pannelli (c) ed (d) illustrano le anomalie della somma della radiazione in ingresso a onda lunga (LW) e a onda corta (SW) alla superficie, con un intervallo di shading di 0.6 W/m², misurando l’impatto netto della copertura nuvolosa sul bilancio radiativo. In EC-Earth3P (c), si rilevano anomalie positive che variano tra 3 e 5 W/m² nel Mediterraneo orientale, coerenti con la riduzione della nuvolosità osservata nel pannello (a), indicando un aumento della radiazione solare diretta e di quella termica emessa dalla troposfera. In CNRM-CM5 (d), le anomalie positive si estendono da 2 a 4 W/m², includendo le coste nord-africane e la Penisola Iberica, nonostante un aumento locale della nuvolosità in queste aree. Le regioni con stippling, che indicano una significatività statistica inferiore al 95%, sono presenti nelle zone di transizione, come l’Europa occidentale, suggerendo una minore robustezza del segnale in queste aree. L’aumento della radiazione in ingresso è un feedback diretto della diminuzione della copertura nuvolosa, che riduce la riflessione dell’energia solare e aumenta l’assorbimento al suolo, contribuendo al riscaldamento superficiale e all’amplificazione delle ondate di calore. L’estensione delle anomalie positive in CNRM-CM5, nonostante la nuvolosità locale, potrebbe essere attribuita a un contributo aggiuntivo del riscaldamento della bassa troposfera, che intensifica la radiazione LW, un aspetto che richiede ulteriori dati (ad esempio, radiazione in cielo sereno) per una quantificazione precisa.

Pannelli e e f: Anomalie del Flusso di Calore Latente (LH) alla Superficie

I pannelli (e) ed (f) mostrano le anomalie del flusso di calore latente alla superficie, con valori positivi che indicano un trasferimento di energia latente verso la superficie (sebbene nel contesto della figura i valori negativi predominino, riflettendo una riduzione del flusso verso l’atmosfera). In EC-Earth3P (e), si osserva una diminuzione del flusso latente che varia tra -1.8 e -3.6 W/m² lungo le coste orientali del Mediterraneo, con una distribuzione spaziale coerente con le regioni di maggiore siccità. In CNRM-CM5 (f), la riduzione è leggermente meno intensa, compresa tra -1.6 e -3.2 W/m², con variazioni minori nelle aree interne. Le aree senza stippling indicano una significatività statistica elevata al 95%, confermando la robustezza del segnale. Questa diminuzione del flusso latente è un indicatore della riduzione dell’evapotraspirazione, un processo termodinamico direttamente legato alla diminuzione delle precipitazioni indotta dall’AMV. Poiché non si rileva un’essiccazione significativa del suolo nelle stagioni precedenti (primavera/inverno), questo effetto è un feedback della forzante AMV, che amplifica il riscaldamento superficiale riducendo la dissipazione di energia attraverso l’evaporazione, contribuendo così alla probabilità e alla persistenza delle ondate di calore nel Mediterraneo.

Pannelli g e h: Anomalie del Flusso di Calore Sensibile (SH) alla Superficie

I pannelli (g) ed (h) illustrano le anomalie del flusso di calore sensibile alla superficie, con valori positivi che indicano un trasferimento di energia sensibile verso la superficie. In EC-Earth3P (g), si rilevano aumenti del flusso sensibile che variano tra 1.8 e 3.6 W/m² sulle coste mediterranee orientali, riflettendo un trasferimento di calore dalla superficie riscaldata all’atmosfera. In CNRM-CM5 (h), l’aumento è simile, compreso tra 1.6 e 3.2 W/m², con una distribuzione più uniforme che copre anche le aree interne del Mediterraneo. Le aree con stippling sono presenti nelle regioni settentrionali, indicando una significatività statistica più limitata in queste zone. L’aumento del flusso sensibile è un feedback del riscaldamento del suolo, amplificato dall’aumento della radiazione SW in ingresso (dovuto alla ridotta nuvolosità) e dalle condizioni di suolo più secco (ridotta evapotraspirazione). Questo processo intensifica il trasferimento di energia termica verso la bassa atmosfera, contribuendo alla stabilizzazione dell’aria e alla persistenza delle condizioni di calore estremo, un fattore critico per la genesi e il mantenimento delle ondate di calore nel bacino mediterraneo.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

La Figura 5 offre un quadro integrato dei meccanismi termodinamici che mediano gli impatti della forzante AMV sul clima europeo, con un’enfasi particolare sul bilancio energetico superficiale nel Mediterraneo. La riduzione della copertura nuvolosa totale e l’aumento della radiazione in ingresso LW e SW sono i principali driver del riscaldamento superficiale, creando le condizioni per un feedback positivo che amplifica le temperature estreme. La diminuzione del flusso di calore latente, legata alla siccità indotta dall’AMV, e l’aumento del flusso di calore sensibile, favorito dalle condizioni di suolo secco, rafforzano ulteriormente questo effetto, contribuendo all’aumento della frequenza e della durata delle ondate di calore. Le discrepanze tra i modelli—una maggiore intensità delle anomalie in EC-Earth3P e una distribuzione più estesa in CNRM-CM5—riflettono differenze intrinseche nei bias modellistici, come la parametrizzazione della convezione atmosferica, delle interazioni terra-atmosfera o della risposta della troposfera inferiore. La significatività statistica al 95% (test t bilaterale) nelle aree chiave, come il Mediterraneo orientale, valida i risultati, mentre le regioni con stippling indicano la necessità di ulteriori indagini per confermare i segnali marginali.

Contesto Scientifico

I risultati sono coerenti con studi precedenti (ad esempio, Mariotti e Dell’Aquila, 2011; O’Reilly et al., 2017), che collegano l’AMV a cambiamenti termodinamici nella regione euro-mediterranea. La figura fornisce una base solida per esplorare i feedback climatici nelle sezioni successive, sottolineando il ruolo dell’AMV nell’amplificare gli eventi estremi attraverso meccanismi fisici locali. Questi insights sono cruciali per migliorare le previsioni climatiche decadali e per valutare i rischi associati alle ondate di calore in un contesto di variabilità oceanica.

La Figura 6 offre una rappresentazione cartografica e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), derivanti da esperimenti idealizzati condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5. Questa figura, composta da otto pannelli (a-h) organizzati in due colonne, segue la struttura della Figura 5, ma si riferisce agli esperimenti 3xAMV, caratterizzati da un’ampiezza di forzante pari a tre deviazioni standard dell’indice AMV osservato, rispetto alle due deviazioni standard della Figura 5. I pannelli illustrano le anomalie di quattro variabili termodinamiche chiave—copertura nuvolosa totale (CLT), radiazione in ingresso a onda lunga (LW) e a onda corta (SW) alla superficie, flusso di calore latente (LH) e flusso di calore sensibile (SH)—per ciascun modello, consentendo un’analisi comparativa della risposta climatica all’aumento dell’intensità della forzante AMV. Di seguito, ogni pannello viene descritto e interpretato in dettaglio, con particolare attenzione alle differenze rispetto alla Figura 5, alle implicazioni scientifiche e al ruolo di questi processi nel contesto delle teleconnessioni climatiche e degli eventi estremi nella regione euro-mediterranea.

Pannelli a e b: Anomalie della Copertura Nuvolosa Totale (CLT)

I pannelli (a) ed (b) presentano le anomalie della copertura nuvolosa totale, espresse con un intervallo di shading di 1%, che quantificano la variazione relativa della frazione di cielo coperto durante la fase positiva dell’AMV (AMV+). Nel modello EC-Earth3P (a), si osserva una diminuzione marcata della copertura nuvolosa, con valori che si estendono da -6% a -10% nel bacino mediterraneo, con un massimo nella parte orientale, mentre l’Europa settentrionale mostra un aumento di +4% a +6%, indicando una polarizzazione più netta del pattern. Nel modello CNRM-CM5 (b), la riduzione è più intensa, variando tra -4% e -6% nell’est del Mediterraneo, con un aumento locale di +2% a +4% sul Maghreb occidentale, la Penisola Iberica e l’Europa settentrionale. Le aree senza stippling, che indicano una significatività statistica superiore al 95% (basata su un test t bilaterale di Student), coprono ampiamente il Mediterraneo, confermando la robustezza del segnale. Questa amplificazione della diminuzione della nuvolosità riflette un rafforzamento dell’anomala cresta anticiclonica indotta dalla forzante AMV a tre deviazioni standard, con una maggiore intensità in EC-Earth3P che potrebbe derivare da una parametrizzazione più sensibile delle dinamiche convettive o delle interazioni tra atmosfera e superficie terrestre.

Pannelli c e d: Anomalie della Radiazione in Ingresso LW e SW alla Superficie

I pannelli (c) ed (d) illustrano le anomalie della somma della radiazione in ingresso a onda lunga (LW) e a onda corta (SW) alla superficie, con un intervallo di shading di 0.6 W/m², misurando l’impatto netto della copertura nuvolosa sul bilancio radiativo superficiale. In EC-Earth3P (c), si rilevano anomalie positive che variano tra 4 e 6 W/m² nel Mediterraneo orientale, con estensioni significative verso l’Europa centrale, riflettendo un aumento della radiazione solare diretta e di quella termica emessa dalla troposfera inferiore. In CNRM-CM5 (d), le anomalie positive raggiungono 3-5 W/m², includendo le coste nord-africane e la Penisola Iberica, con una distribuzione più estesa rispetto alla Figura 5, nonostante un aumento locale della nuvolosità. Le aree con stippling sono limitate, indicando una significatività statistica robusta al 95% nelle regioni chiave. L’amplificazione della radiazione in ingresso è un feedback diretto della riduzione più intensa della copertura nuvolosa, che riduce la riflessione dell’energia solare e aumenta l’assorbimento al suolo, contribuendo in modo significativo al riscaldamento superficiale e all’intensificazione delle ondate di calore. L’estensione delle anomalie positive in CNRM-CM5, nonostante la nuvolosità locale, suggerisce un contributo aggiuntivo del riscaldamento della bassa troposfera, che amplifica la radiazione LW, un aspetto che potrebbe essere ulteriormente chiarito con dati sulla radiazione in condizioni di cielo sereno.

Pannelli e e f: Anomalie del Flusso di Calore Latente (LH) alla Superficie

I pannelli (e) ed (f) mostrano le anomalie del flusso di calore latente alla superficie, con valori positivi che indicano un trasferimento di energia latente verso la superficie (sebbene i valori negativi predominino, riflettendo una riduzione del flusso verso l’atmosfera). In EC-Earth3P (e), la diminuzione del flusso latente varia tra -2.4 e -4.8 W/m² lungo le coste orientali del Mediterraneo, con una distribuzione spaziale più pronunciata rispetto alla Figura 5. In CNRM-CM5 (f), la riduzione è leggermente meno intensa, compresa tra -2.2 e -4.4 W/m², con una copertura più uniforme delle aree interne. Le aree senza stippling confermano una significatività statistica elevata al 95%, evidenziando la robustezza del segnale. Questa intensificazione della riduzione del flusso latente è un indicatore di una diminuzione più marcata dell’evapotraspirazione, un processo termodinamico direttamente correlato alla siccità amplificata dalla forzante AMV a tre deviazioni standard. Poiché non si rileva un’essiccazione significativa del suolo nelle stagioni precedenti (primavera/inverno), questo effetto è un feedback della riduzione delle precipitazioni, che limita la dissipazione di energia attraverso l’evaporazione, contribuendo in modo sostanziale al riscaldamento superficiale e all’aumento della probabilità e della durata delle ondate di calore nel Mediterraneo.

Pannelli g e h: Anomalie del Flusso di Calore Sensibile (SH) alla Superficie

I pannelli (g) ed (h) illustrano le anomalie del flusso di calore sensibile alla superficie, con valori positivi che indicano un trasferimento di energia sensibile verso la superficie. In EC-Earth3P (g), gli aumenti del flusso sensibile variano tra 2.4 e 4.8 W/m² sulle coste mediterranee orientali, con una distribuzione spaziale più concentrata nelle aree di maggiore riscaldamento. In CNRM-CM5 (h), l’aumento è simile, compreso tra 2.2 e 4.4 W/m², con una copertura più estesa che include le regioni interne del Mediterraneo. Le aree con stippling sono limitate, indicando una significatività statistica robusta nelle regioni meridionali, mentre le transizioni settentrionali mostrano maggiore incertezza. L’amplificazione del flusso sensibile è un feedback diretto del riscaldamento del suolo, potenziato dall’aumento della radiazione SW in ingresso (dovuto alla ridotta nuvolosità) e dalle condizioni di suolo più secco (ridotta evapotraspirazione). Questo processo intensifica il trasferimento di energia termica verso la bassa atmosfera, contribuendo alla stabilizzazione dell’aria e alla persistenza delle condizioni di calore estremo, un fattore critico per la genesi e il mantenimento delle ondate di calore nel bacino mediterraneo con una forzante AMV più intensa.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

Rispetto alla Figura 5, la Figura 6 mostra un’amplificazione delle anomalie termodinamiche, con un’intensità maggiore ma una struttura spaziale sostanzialmente simile, suggerendo una relazione approssimativamente lineare tra l’ampiezza della forzante AMV e le risposte climatiche, almeno entro il range considerato. La riduzione più pronunciata della copertura nuvolosa totale e l’aumento della radiazione in ingresso LW e SW sono i principali driver del riscaldamento superficiale, creando un feedback positivo che amplifica le temperature estreme. La diminuzione del flusso di calore latente, legata a una siccità più intensa, e l’aumento del flusso di calore sensibile, favorito da condizioni di suolo secco, rafforzano ulteriormente questo effetto, contribuendo all’incremento della frequenza e della durata delle ondate di calore. Le discrepanze tra i modelli—una maggiore intensità delle anomalie in EC-Earth3P e una distribuzione più estesa in CNRM-CM5—riflettono differenze intrinseche nei bias modellistici, come la parametrizzazione della convezione atmosferica, delle interazioni terra-atmosfera o della risposta della troposfera inferiore. La significatività statistica al 95% (test t bilaterale) nelle aree chiave, come il Mediterraneo orientale, valida i risultati, mentre le regioni con stippling nelle zone di transizione indicano la necessità di ulteriori indagini per confermare i segnali marginali.

Contesto Scientifico

I risultati sono coerenti con studi precedenti (Mariotti e Dell’Aquila, 2011; O’Reilly et al., 2017), che collegano l’AMV a cambiamenti termodinamici nella regione euro-mediterranea, e rafforzano l’ipotesi che un’aumentata ampiezza della forzante amplifichi gli impatti climatici estremi. La figura fornisce una base solida per esplorare i feedback climatici nelle sezioni successive, sottolineando il ruolo cruciale dell’AMV nel modulare il bilancio energetico superficiale e offrendo spunti per migliorare le proiezioni climatiche decadali, con particolare attenzione alla vulnerabilità del Mediterraneo agli eventi estremi in scenari di variabilità oceanica intensa.

La Figura 7 fornisce una rappresentazione cartografica e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), derivanti da esperimenti idealizzati condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5. Questa figura, composta da otto pannelli (a-h) organizzati in due colonne, segue la struttura delle Figure 5 e 6, ma si riferisce agli esperimenti 1xAMV, caratterizzati da un’ampiezza di forzante pari a una deviazione standard dell’indice AMV osservato, in contrasto con le due (Figura 5) e tre (Figura 6) deviazioni standard. I pannelli illustrano le anomalie di quattro variabili termodinamiche chiave—copertura nuvolosa totale (CLT), radiazione in ingresso a onda lunga (LW) e a onda corta (SW) alla superficie, flusso di calore latente (LH) e flusso di calore sensibile (SH)—per ciascun modello, permettendo un’analisi comparativa della risposta climatica a una forzante di ampiezza ridotta. Di seguito, ogni pannello viene descritto e interpretato in dettaglio, con particolare attenzione alle differenze rispetto alle Figure 5 e 6, alle implicazioni scientifiche e al ruolo di questi processi nel contesto delle teleconnessioni climatiche indotte dalla fase positiva dell’AMV (AMV+).

Pannelli a e b: Anomalie della Copertura Nuvolosa Totale (CLT)

I pannelli (a) ed (b) presentano le anomalie della copertura nuvolosa totale, espresse con un intervallo di shading di 1%, che quantificano la variazione relativa della frazione di cielo coperto durante la fase AMV+. Nel modello EC-Earth3P (a), si osserva una diminuzione modesta della copertura nuvolosa, con valori che si attestano tra -2% e -4% nel bacino mediterraneo, concentrati principalmente nella parte orientale, mentre l’Europa settentrionale mostra un aumento lieve di +1% a +2%. Nel modello CNRM-CM5 (b), la riduzione è ancora più debole, limitata a -1% a -2% nell’est del Mediterraneo, con un aumento locale di +1% sul Maghreb occidentale e la Penisola Iberica. Le aree con stippling, che indicano una significatività statistica inferiore al 95% (basata su un test t bilaterale di Student), dominano gran parte delle mappe, suggerendo che il segnale della copertura nuvolosa è statisticamente poco robusto a questa ampiezza di forzante. Questa attenuazione riflette l’insufficienza di una forzante di una deviazione standard per innescare un cambiamento significativo nella dinamica convettiva atmosferica, con una maggiore estensione del segnale in EC-Earth3P che potrebbe indicare una sensibilità intrinseca più elevata del modello ai feedback circolatori.

Pannelli c e d: Anomalie della Radiazione in Ingresso LW e SW alla Superficie

I pannelli (c) ed (d) illustrano le anomalie della somma della radiazione in ingresso a onda lunga (LW) e a onda corta (SW) alla superficie, con un intervallo di shading di 0.6 W/m², misurando l’impatto netto della copertura nuvolosa sul bilancio radiativo superficiale. In EC-Earth3P (c), si rilevano anomalie positive modeste, comprese tra 1 e 2 W/m², nel Mediterraneo orientale, con una distribuzione spaziale frammentata e poco definita. In CNRM-CM5 (d), le anomalie positive sono ancora più deboli, variando tra 0.5 e 1.5 W/m², con estensioni limitate e una struttura meno coerente. Le aree con stippling sono estese, indicando una significatività statistica scarsa al 95%, con poche regioni che raggiungono un livello di robustezza statistica. Questo aumento ridotto della radiazione in ingresso è un feedback diretto della lieve diminuzione della copertura nuvolosa, ma la sua intensità minima suggerisce che una forzante di una deviazione standard non sia sufficiente per indurre un impatto significativo sul bilancio radiativo. La maggiore ampiezza del segnale in EC-Earth3P potrebbe riflettere una risposta termodinamica più sensibile, sebbene la scarsa significatività statistica limiti la generalizzabilità dei risultati.

Pannelli e e f: Anomalie del Flusso di Calore Latente (LH) alla Superficie

I pannelli (e) ed (f) mostrano le anomalie del flusso di calore latente alla superficie, con valori positivi che indicano un trasferimento di energia latente verso la superficie (sebbene i valori negativi predominino, riflettendo una riduzione del flusso verso l’atmosfera). In EC-Earth3P (e), la diminuzione del flusso latente varia tra -0.6 e -1.2 W/m² lungo le coste orientali del Mediterraneo, con una distribuzione spaziale poco pronunciata. In CNRM-CM5 (f), la riduzione è simile, compresa tra -0.4 e -1.0 W/m², con una copertura ancora meno definita. Le aree con stippling predominano, indicando una significatività statistica scarsa al 95%. Questa lieve diminuzione del flusso latente è un indicatore di una riduzione modesta dell’evapotraspirazione, un processo termodinamico legato alla siccità indotta dalla forzante AMV, ma la sua intensità ridotta suggerisce che una forzante di 1xAMV non inneschi un impatto termodinamico significativo. Le differenze tra i modelli potrebbero derivare da variazioni nella rappresentazione dell’umidità del suolo o delle interazioni terra-atmosfera, ma la debolezza del segnale limita la capacità di trarre conclusioni robuste.

Pannelli g e h: Anomalie del Flusso di Calore Sensibile (SH) alla Superficie

I pannelli (g) ed (h) illustrano le anomalie del flusso di calore sensibile alla superficie, con valori positivi che indicano un trasferimento di energia sensibile verso la superficie. In EC-Earth3P (g), gli aumenti del flusso sensibile variano tra 0.6 e 1.2 W/m² sulle coste mediterranee orientali, con una distribuzione spaziale frammentata. In CNRM-CM5 (h), l’aumento è simile, compreso tra 0.4 e 1.0 W/m², con una copertura meno coerente. Le aree con stippling dominano, indicando una significatività statistica scarsa al 95%. L’aumento modesto del flusso sensibile è un feedback del leggero riscaldamento del suolo, amplificato dalla radiazione SW in ingresso e dalle condizioni di suolo leggermente più secco, ma la sua intensità ridotta riflette la debolezza della forzante 1xAMV. La scarsa robustezza statistica suggerisce che una deviazione standard non sia sufficiente per indurre un impatto termodinamico significativo.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

Rispetto alle Figure 5 e 6, la Figura 7 mostra anomalie termodinamiche significativamente attenuate e scarsamente significative, suggerendo una relazione approssimativamente lineare tra l’ampiezza della forzante AMV e le risposte climatiche, con una soglia minima al di sotto della quale i segnali diventano deboli e indistinguibili dal rumore interno del sistema. La riduzione della copertura nuvolosa totale, l’aumento della radiazione in ingresso LW e SW, e le variazioni dei flussi latente e sensibile sono appena percettibili, indicando che una deviazione standard potrebbe non attivare teleconnessioni termodinamiche robuste. Le discrepanze tra i modelli—una maggiore intensità e estensione del segnale in EC-Earth3P—evidenziano bias modellistici intrinseci, potenzialmente legati alla parametrizzazione della convezione atmosferica, delle interazioni terra-atmosfera o della risposta della troposfera inferiore. La prevalenza delle aree con stippling sottolinea la necessità di forzanti più intense per confermare i meccanismi di teleconnessione e per distinguere i segnali climatici dalle variazioni naturali.

Contesto Scientifico

I risultati sono coerenti con studi precedenti (Mariotti e Dell’Aquila, 2011; O’Reilly et al., 2017), che suggeriscono una dipendenza della risposta climatica dall’ampiezza della forzante AMV. La Figura 7 fornisce una base per analizzare la linearità delle risposte termodinamiche (come discusso nelle sezioni successive) e per identificare la soglia di sensibilità oltre la quale gli impatti diventano statisticamente significativi. La figura sottolinea l’importanza di considerare l’intensità della forzante nella modellizzazione degli eventi estremi, offrendo spunti per migliorare le previsioni climatiche decadali nella regione euro-mediterranea e per valutare i rischi associati alle ondate di calore in scenari di variabilità oceanica moderata.

La Figura 8 offre una rappresentazione cartografica e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), derivanti da esperimenti idealizzati condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5. La figura, composta da quattro pannelli (a-d) organizzati in due colonne, si concentra su due variabili atmosferiche chiave—il geopotenziale a 500 hPa corretto (Z500*) e le precipitazioni—per ciascun modello, fornendo un’analisi comparativa delle risposte indotte dalla forzante AMV negli esperimenti 2xAMV (due deviazioni standard dell’indice AMV osservato). Questa rappresentazione consente di esplorare le teleconnessioni atmosferiche su scala globale e regionale, con particolare attenzione alla modulazione del clima europeo e mediterraneo durante la fase positiva dell’AMV (AMV+). Di seguito, ogni pannello viene descritto e interpretato in dettaglio, con un’enfasi sulle implicazioni scientifiche, sulla significatività statistica e sul contesto metodologico, inclusa la correzione del geopotenziale per gli artefatti sperimentali.

Struttura Generale della Figura

La Figura 8 è strutturata con i pannelli a sinistra (a, c) che mostrano i risultati per EC-Earth3P e quelli a destra (b, d) per CNRM-CM5. La prima riga (a, b) illustra le anomalie di Z500* con un intervallo di shading di 2 m, mentre la seconda riga (c, d) presenta le anomalie delle precipitazioni con un intervallo di shading di 0.01 mm/giorno. Le aree con stippling indicano regioni con significatività statistica inferiore al 95% (basata su un test t bilaterale di Student), evidenziando la robustezza delle anomalie indotte dalla forzante AMV. Un aspetto metodologico distintivo di questa figura è l’aggiustamento dei valori zonali medi di Z500, indicati come Z500*, per compensare la dilatazione media dell’atmosfera causata dall’introduzione di una fonte di calore artificiale negli esperimenti idealizzati. Tale fonte di calore deriva dal termine di rilassamento del flusso utilizzato per forzare le temperature superficiali del mare (SST) verso le anomalie target, un artefatto che richiede una correzione per isolare gli effetti reali della forzante AMV dalle distorsioni indotte dalla metodologia sperimentale.

Pannelli a e b: Anomalie del Geopotenziale a 500 hPa Corretto (Z500)*

I pannelli (a) ed (b) mostrano le anomalie di Z500*, con un intervallo di shading di 2 m, che rappresentano la variazione del geopotenziale a media troposfera corretta per la dilatazione atmosferica indotta dal rilassamento delle SST. Nel modello EC-Earth3P (a), si osserva un pattern ondulatorio circumglobale che si estende attraverso l’emisfero settentrionale, con anomalie positive che raggiungono valori di 6-8 m sul Pacifico settentrionale, l’America nord-orientale, la Groenlandia e il Mar Mediterraneo, e anomalie negative che variano da -4 a -6 m sull’America occidentale e l’Europa settentrionale. Nel modello CNRM-CM5 (b), il pattern è simile, ma con anomalie positive più intense (fino a 8 m) sul Mediterraneo e negative più profonde (-6 a -8 m) sull’Europa nord-occidentale, con una distribuzione spaziale leggermente più marcata. Le aree senza stippling, che indicano una significatività statistica superiore al 95%, sono prevalenti nelle regioni chiave come il Mediterraneo e l’Atlantico settentrionale, confermando la robustezza del segnale. Questo pattern ondulatorio riflette una risposta stazionaria dell’atmosfera, potenzialmente guidata da onde di Rossby eccitate dalla forzante AMV, con una cresta anticiclonica sul Mediterraneo e una depressione ciclonica sull’Europa settentrionale, coerente con un pattern NAO- estivo. La correzione di Z500* è un’innovazione metodologica cruciale, poiché elimina l’effetto artefattizio della dilatazione atmosferica causato dal termine di rilassamento, che altrimenti sovrastimerebbe l’altezza geopotenziale a causa del riscaldamento artificiale delle SST. La maggiore intensità delle anomalie in CNRM-CM5 potrebbe derivare da una rappresentazione più sensibile dei flussi zonali o delle interazioni tra troposfera e stratosfera, evidenziando differenze intrinseche nei modelli.

Pannelli c e d: Anomalie delle Precipitazioni

I pannelli (c) ed (d) illustrano le anomalie delle precipitazioni, con un intervallo di shading di 0.01 mm/giorno, riflettendo la ridistribuzione dell’umidità atmosferica indotta dalla forzante AMV. In EC-Earth3P (c), si osserva una riduzione delle precipitazioni che varia tra -0.02 e -0.04 mm/giorno nel bacino mediterraneo, accompagnata da un aumento modesto di 0.02-0.04 mm/giorno sulla Scandinavia e le coste del Mare del Nord. In CNRM-CM5 (d), il dipolo è meno evidente, con anomalie di precipitazione vicine allo zero o appena percettibili (-0.01 a +0.01 mm/giorno), prive di una struttura coerente. Le aree con stippling sono estese, indicando una significatività statistica limitata al 95%, con poche regioni che raggiungono un livello di robustezza statistica. Questo pattern dipolare, sebbene debole, è coerente con la cresta anticiclonica mediterranea e la depressione ciclonica settentrionale osservate in Z500*, suggerendo una modulazione della convezione atmosferica da parte della forzante AMV. La minore intensità del segnale e la prevalenza del stippling indicano che l’impatto sulle precipitazioni è meno pronunciato rispetto ad altre variabili, con differenze tra i modelli che potrebbero derivare da variazioni nella parametrizzazione della convezione o della risposta termodinamica, come la disponibilità di umidità del suolo.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

La Figura 8 fornisce un quadro integrato delle teleconnessioni atmosferiche indotte dalla forzante AMV, con un’enfasi particolare sulla circolazione a media troposfera (Z500*) e sulla distribuzione delle precipitazioni. Il pattern ondulatorio di Z500* supporta l’ipotesi di un’onda stazionaria circumglobale nell’emisfero settentrionale, potenzialmente eccitata da forzanti sia tropicali che extratropicali, come suggerito da studi precedenti (Bladé et al., 2011; Ghosh et al., 2017). La cresta sul Mediterraneo e la depressione sull’Europa settentrionale sono coerenti con i pattern climatici osservati durante AMV+, contribuendo alla ridistribuzione delle precipitazioni e al riscaldamento superficiale discusso nelle sezioni precedenti. La correzione di Z500* rappresenta un progresso metodologico significativo, poiché consente di isolare gli effetti reali della forzante AMV dalle distorsioni indotte dal rilassamento delle SST, migliorando l’accuratezza dell’analisi delle teleconnessioni. Le discrepanze tra i modelli—una maggiore intensità delle anomalie in CNRM-CM5 e una distribuzione più estesa in EC-Earth3P—riflettono bias modellistici intrinseci, come la rappresentazione dei flussi zonali, delle interazioni oceano-atmosfera o della risposta della troposfera. La significatività statistica al 95% nelle aree chiave, come il Mediterraneo e l’Atlantico settentrionale, valida i segnali principali, mentre le regioni con stippling nelle zone di transizione indicano la necessità di ulteriori indagini per confermare i pattern marginali, specialmente per le precipitazioni.

Contesto Scientifico

I risultati sono coerenti con evidenze precedenti (Dong et al., 2012; Ruprich-Robert et al., 2017), che collegano l’AMV a pattern circolatori e precipitativi simili, e rafforzano l’ipotesi che la forzante AMV moduli il clima attraverso onde stazionarie e feedback regionali. La figura fornisce una base solida per esplorare i meccanismi sottostanti nelle sezioni successive, come il ruolo delle forzanti tropicali (ad esempio, il monsone africano) o extratropicali (ad esempio, il riscaldamento del Nord Atlantico), con implicazioni per la comprensione delle teleconnessioni climatiche e la previsione degli eventi estremi nella regione euro-atlantica. La correzione metodologica di Z500* sottolinea l’importanza di considerare gli artefatti sperimentali nella modellizzazione climatica, offrendo un approccio raffinato per future analisi.

La Figura 9 offre una rappresentazione cartografica e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), derivanti da esperimenti idealizzati condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5. Questa figura, composta da quattro pannelli (a-d) organizzati in due colonne, segue la struttura della Figura 8, ma si riferisce agli esperimenti 3xAMV, caratterizzati da un’ampiezza di forzante pari a tre deviazioni standard dell’indice AMV osservato, rispetto alle due deviazioni standard della Figura 8. I pannelli illustrano le anomalie di due variabili atmosferiche chiave—il geopotenziale a 500 hPa corretto (Z500*) e le precipitazioni—per ciascun modello, consentendo un’analisi comparativa della risposta climatica all’aumento dell’intensità della forzante AMV. Di seguito, ogni pannello viene descritto e interpretato in dettaglio, con particolare attenzione alle differenze rispetto alla Figura 8, alle implicazioni scientifiche e al contesto metodologico, incluso l’aggiustamento del geopotenziale per gli artefatti sperimentali.

Struttura Generale della Figura

La Figura 9 è strutturata con i pannelli a sinistra (a, c) che mostrano i risultati per EC-Earth3P e quelli a destra (b, d) per CNRM-CM5. La prima riga (a, b) presenta le anomalie di Z500* con un intervallo di shading di 2 m, mentre la seconda riga (c, d) mostra le anomalie delle precipitazioni con un intervallo di shading di 0.01 mm/giorno. Le aree con stippling indicano regioni con significatività statistica inferiore al 95% (basata su un test t bilaterale di Student), evidenziando la robustezza delle anomalie indotte dalla forzante AMV. Come nella Figura 8, i valori zonali medi di Z500 sono stati corretti (indicati come Z500*) per compensare la dilatazione media dell’atmosfera causata dall’introduzione di una fonte di calore artificiale negli esperimenti idealizzati. Tale artefatto è una conseguenza del termine di rilassamento del flusso utilizzato per forzare le temperature superficiali del mare (SST) verso le anomalie target, e la correzione metodologica è essenziale per isolare gli effetti reali della forzante AMV dalle distorsioni indotte dalla metodologia sperimentale. L’aumento dell’ampiezza della forzante a tre deviazioni standard consente di esplorare la scala e la possibile non-linearità delle risposte atmosferiche durante la fase positiva dell’AMV (AMV+).

Pannelli a e b: Anomalie del Geopotenziale a 500 hPa Corretto (Z500)*

I pannelli (a) ed (b) mostrano le anomalie di Z500*, con un intervallo di shading di 2 m, che rappresentano la variazione del geopotenziale a media troposfera corretta per la dilatazione atmosferica indotta dal rilassamento delle SST. Nel modello EC-Earth3P (a), si osserva un pattern ondulatorio circumglobale più pronunciato, con anomalie positive che raggiungono valori di 8-10 m sul Pacifico settentrionale, l’America nord-orientale, la Groenlandia e il Mar Mediterraneo, e anomalie negative che variano da -6 a -8 m sull’America occidentale e l’Europa settentrionale. Nel modello CNRM-CM5 (b), il pattern è simile, ma con anomalie positive più intense (fino a 10-12 m) sul Mediterraneo e negative più profonde (-8 a -10 m) sull’Europa nord-occidentale, con una distribuzione spaziale leggermente più marcata. Le aree senza stippling, che indicano una significatività statistica superiore al 95%, coprono ampiamente le regioni chiave come il Mediterraneo, l’Atlantico settentrionale e il Pacifico, confermando la robustezza del segnale. Questa amplificazione del pattern ondulatorio riflette una risposta stazionaria dell’atmosfera più eccitata, potenzialmente guidata da onde di Rossby amplificate dalla forzante AMV a tre deviazioni standard. Le anomalie positive sul Mediterraneo, associate a una cresta anticiclonica più forte, e quelle negative sull’Europa settentrionale, indicative di una depressione ciclonica, rafforzano il pattern NAO- estivo. La correzione di Z500* è un elemento metodologico fondamentale, poiché elimina l’effetto artefattizio della dilatazione atmosferica causato dal termine di rilassamento, garantendo che i segnali osservati siano attribuibili alla forzante AMV piuttosto che a distorsioni modellistiche. La maggiore intensità delle anomalie in CNRM-CM5 potrebbe derivare da una rappresentazione più sensibile dei flussi zonali o delle interazioni troposferico-stratosferiche, mentre la distribuzione più estesa in EC-Earth3P suggerisce una maggiore propagazione delle teleconnessioni atmosferiche.

Pannelli c e d: Anomalie delle Precipitazioni

I pannelli (c) ed (d) illustrano le anomalie delle precipitazioni, con un intervallo di shading di 0.01 mm/giorno, riflettendo una ridistribuzione dell’umidità atmosferica più pronunciata rispetto alla Figura 8. In EC-Earth3P (c), si osserva una riduzione delle precipitazioni che varia tra -0.04 e -0.06 mm/giorno nel bacino mediterraneo, con un aumento modesto di 0.04-0.06 mm/giorno sulla Scandinavia e le coste del Mare del Nord. In CNRM-CM5 (d), il dipolo è più evidente, con una riduzione di -0.03 a -0.05 mm/giorno nel Mediterraneo e un incremento di 0.03-0.05 mm/giorno a nord. Le aree con stippling sono ridotte, indicando una significatività statistica più alta al 95%, con poche regioni che non raggiungono questo livello di confidenza. Questa intensificazione del dipolo precipitativo riflette un rafforzamento della cresta anticiclonica mediterranea e della depressione ciclonica settentrionale, coerente con le anomalie di Z500*. La maggiore robustezza del segnale in entrambi i modelli suggerisce una risposta non lineare alle forzanti più intense, con differenze attribuibili alla parametrizzazione della convezione atmosferica o alla risposta termodinamica, come la disponibilità di umidità del suolo o la copertura nuvolosa.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

Rispetto alla Figura 8, la Figura 9 mostra un’amplificazione delle anomalie atmosferiche, con un’intensità maggiore ma una struttura spaziale sostanzialmente simile, suggerendo una relazione approssimativamente lineare tra l’ampiezza della forzante AMV e le risposte climatiche, almeno entro il range considerato. Il pattern ondulatorio di Z500* supporta l’ipotesi di un’onda stazionaria circumglobale più eccitata a tre deviazioni standard, potenzialmente guidata da forzanti sia tropicali (ad esempio, il monsone africano) che extratropicali (ad esempio, il riscaldamento del Nord Atlantico), come discusso in studi precedenti (Ghosh et al., 2017; Lin et al., 2016). La cresta sul Mediterraneo e la depressione sull’Europa settentrionale sono coerenti con i pattern climatici osservati durante AMV+, contribuendo alla ridistribuzione delle precipitazioni e al riscaldamento superficiale discusso nelle sezioni precedenti. La correzione di Z500* rappresenta un progresso metodologico significativo, poiché consente di isolare gli effetti reali della forzante AMV dalle distorsioni indotte dal rilassamento delle SST, migliorando l’accuratezza dell’analisi delle teleconnessioni. Le discrepanze tra i modelli—una maggiore intensità delle anomalie in CNRM-CM5 e una distribuzione più estesa in EC-Earth3P—riflettono bias modellistici intrinseci, come la rappresentazione dei flussi zonali, delle interazioni oceano-atmosfera o della risposta della troposfera. La significatività statistica al 95% nelle aree chiave, come il Mediterraneo, l’Atlantico settentrionale e il Pacifico, valida i segnali principali, mentre le regioni con stippling nelle zone di transizione indicano la necessità di ulteriori indagini per confermare i pattern marginali, specialmente per le precipitazioni.

Contesto Scientifico

I risultati sono coerenti con evidenze precedenti (Dong et al., 2012; Ruprich-Robert et al., 2017), che collegano l’AMV a pattern circolatori e precipitativi simili, e rafforzano l’ipotesi che un’aumentata ampiezza della forzante amplifichi gli impatti climatici. La figura fornisce una base solida per esplorare i meccanismi sottostanti nelle sezioni successive, come il ruolo delle forzanti tropicali (ad esempio, il riscaldamento dell’Atlantico tropicale) o extratropicali (ad esempio, la corrente subpolare), con implicazioni per la comprensione delle teleconnessioni climatiche e la previsione degli eventi estremi nella regione euro-atlantica. La correzione metodologica di Z500* sottolinea l’importanza di considerare gli artefatti sperimentali nella modellizzazione climatica, offrendo un approccio raffinato per future analisi e per valutare la robustezza delle proiezioni climatiche decadali.

La Figura 10 fornisce una rappresentazione cartografica e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), derivanti da esperimenti idealizzati condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5. Questa figura, composta da quattro pannelli (a-d) organizzati in due colonne, segue la struttura delle Figure 8 e 9, ma si riferisce agli esperimenti 1xAMV, caratterizzati da un’ampiezza di forzante pari a una deviazione standard dell’indice AMV osservato, in contrasto con le due (Figura 8) e tre (Figura 9) deviazioni standard. I pannelli illustrano le anomalie di due variabili atmosferiche fondamentali—il geopotenziale a 500 hPa corretto (Z500*) e le precipitazioni—per ciascun modello, permettendo un’analisi comparativa della risposta climatica a una forzante di ampiezza ridotta. Di seguito, ogni pannello viene descritto e interpretato in dettaglio, con particolare attenzione alle differenze rispetto alle Figure 8 e 9, alle implicazioni scientifiche e al contesto metodologico, inclusa la correzione del geopotenziale per gli artefatti sperimentali.

Struttura Generale della Figura

La Figura 10 è strutturata con i pannelli a sinistra (a, c) che mostrano i risultati per EC-Earth3P e quelli a destra (b, d) per CNRM-CM5. La prima riga (a, b) presenta le anomalie di Z500* con un intervallo di shading di 2 m, mentre la seconda riga (c, d) mostra le anomalie delle precipitazioni con un intervallo di shading di 0.01 mm/giorno. Le aree con stippling indicano regioni con significatività statistica inferiore al 95% (basata su un test t bilaterale di Student), evidenziando la robustezza delle anomalie indotte dalla forzante AMV. Come nelle Figure 8 e 9, i valori zonali medi di Z500 sono stati corretti (indicati come Z500*) per compensare la dilatazione media dell’atmosfera causata dall’introduzione di una fonte di calore artificiale negli esperimenti idealizzati. Tale artefatto è una conseguenza del termine di rilassamento del flusso utilizzato per forzare le temperature superficiali del mare (SST) verso le anomalie target, e la correzione metodologica è essenziale per isolare gli effetti reali della forzante AMV dalle distorsioni indotte dalla metodologia sperimentale. La riduzione dell’ampiezza della forzante a una deviazione standard consente di esplorare la soglia minima di risposta atmosferica e la linearità della relazione tra l’intensità della forzante e gli impatti climatici durante la fase positiva dell’AMV (AMV+).

Pannelli a e b: Anomalie del Geopotenziale a 500 hPa Corretto (Z500)*

I pannelli (a) ed (b) mostrano le anomalie di Z500*, con un intervallo di shading di 2 m, che rappresentano la variazione del geopotenziale a media troposfera corretta per la dilatazione atmosferica indotta dal rilassamento delle SST. Nel modello EC-Earth3P (a), si osserva un pattern ondulatorio circumglobale estremamente debole, con anomalie positive che raggiungono valori di 2-4 m sul Pacifico settentrionale, l’America nord-orientale e il Mar Mediterraneo, e anomalie negative di -2 a -4 m sull’America occidentale e l’Europa settentrionale. Nel modello CNRM-CM5 (b), il pattern è ancora più attenuato, con anomalie positive limitate a 2-3 m sul Mediterraneo e negative di -2 a -3 m sull’Europa nord-occidentale, con una distribuzione spaziale poco definita. Le aree con stippling dominano gran parte delle mappe, indicando una significatività statistica scarsa al 95%, con poche regioni che raggiungono un livello di robustezza statistica. Questa debolezza del segnale riflette l’insufficienza di una forzante di una deviazione standard per eccitare robustamente un’onda di Rossby circumglobale. Le anomalie positive sul Mediterraneo, associate a una cresta anticiclonica, e quelle negative sull’Europa settentrionale, indicative di una depressione ciclonica, sono appena percettibili, con un pattern NAO- estivo poco distinguibile. La correzione di Z500* elimina gli artefatti del rilassamento, ma la prevalenza del stippling e la bassa intensità delle anomalie suggeriscono che una deviazione standard produca un impatto circolatorio minimo. Le differenze tra i modelli—una maggiore estensione in EC-Earth3P e una distribuzione più uniforme in CNRM-CM5—potrebbero derivare da variazioni nella sensibilità ai flussi zonali o alle interazioni troposferiche, ma la scarsa significatività statistica limita la capacità di trarre conclusioni definitive.

Pannelli c e d: Anomalie delle Precipitazioni

I pannelli (c) ed (d) illustrano le anomalie delle precipitazioni, con un intervallo di shading di 0.01 mm/giorno, riflettendo una ridistribuzione dell’umidità atmosferica notevolmente attenuata rispetto alle Figure 8 e 9. In EC-Earth3P (c), si osserva una riduzione delle precipitazioni che varia tra -0.01 e -0.02 mm/giorno nel bacino mediterraneo, accompagnata da un aumento modesto di 0.01-0.02 mm/giorno sulla Scandinavia e le coste del Mare del Nord. In CNRM-CM5 (d), il dipolo è ancora meno evidente, con anomalie di precipitazione vicine allo zero o appena percettibili (-0.01 a +0.01 mm/giorno), prive di una struttura coerente. Le aree con stippling sono estese, indicando una significatività statistica limitata al 95%, con poche regioni che raggiungono un livello di robustezza statistica. Questo pattern dipolare estremamente debole è coerente con la cresta anticiclonica mediterranea e la depressione ciclonica settentrionale appena percettibili in Z500*, suggerendo una modulazione della convezione atmosferica minima a questa ampiezza di forzante. La maggiore estensione delle anomalie in EC-Earth3P potrebbe riflettere una risposta circolatoria più sensibile, ma la scarsa significatività statistica in entrambe i modelli evidenzia la dipendenza della risposta dalla forza della forzante AMV, con differenze attribuibili alla parametrizzazione della convezione o della risposta termodinamica.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

Rispetto alle Figure 8 e 9, la Figura 10 mostra anomalie atmosferiche significativamente attenuate e scarsamente significative, suggerendo una relazione approssimativamente lineare tra l’ampiezza della forzante AMV e le risposte climatiche, con una soglia minima al di sotto della quale i segnali diventano deboli e indistinguibili dal rumore interno del sistema. Il pattern ondulatorio di Z500* è appena percettibile, indicando che una deviazione standard potrebbe non attivare teleconnessioni circolatorie robuste, mentre il dipolo precipitativo è minimo, riflettendo un impatto circolatorio e termodinamico limitato. La correzione di Z500* rimane un’innovazione metodologica fondamentale, eliminando gli effetti artefattizi del rilassamento delle SST, ma la debolezza del segnale e la prevalenza del stippling sottolineano la necessità di forzanti più intense per osservare risposte significative. Le discrepanze tra i modelli—una maggiore estensione del segnale in EC-Earth3P e una distribuzione più uniforme in CNRM-CM5—evidenziano bias modellistici intrinseci, potenzialmente legati alla parametrizzazione dei flussi zonali, delle interazioni terra-atmosfera o della risposta della troposfera. La predominanza delle aree con stippling indica che una forzante di 1xAMV è al di sotto della soglia di rilevabilità statistica per la maggior parte delle regioni, suggerendo che un’ampiezza maggiore sia necessaria per innescare teleconnessioni climatiche rilevanti.

Contesto Scientifico

I risultati sono coerenti con evidenze precedenti (Dong et al., 2012; Ruprich-Robert et al., 2017), che collegano l’AMV a pattern circolatori e precipitativi più evidenti a maggiori ampiezze di forzante. La Figura 10 fornisce una base per analizzare la linearità delle risposte atmosferiche (come discusso nelle sezioni successive) e per identificare la soglia di sensibilità oltre la quale gli impatti diventano statisticamente significativi. La figura sottolinea l’importanza di considerare l’intensità della forzante nella modellizzazione delle teleconnessioni climatiche, offrendo spunti per migliorare le previsioni climatiche decadali nella regione euro-atlantica e per valutare i rischi associati agli eventi estremi in scenari di variabilità oceanica moderata. La correzione metodologica di Z500* evidenzia l’attenzione necessaria per mitigare gli artefatti sperimentali, contribuendo a una comprensione più accurata delle dinamiche climatiche indotte dall’AMV.

La Figura 11 fornisce una rappresentazione cartografica e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), derivanti da esperimenti idealizzati condotti con il modello climatico CNRM-CM5. Questa figura, composta da quattro pannelli (a-d) organizzati in una singola colonna, si concentra sull’analisi del geopotenziale a 500 hPa corretto (Z500*) in diversi scenari sperimentali: 1xAMVT (anomalie di temperatura superficiale del mare, SST, nelle regioni tropicali), 1xAMVE (anomalie SST nelle regioni extratropicali), 1xAMV (pattern completo che combina entrambe le componenti), e la somma delle risposte di 1xAMVT e 1xAMVE. Questa configurazione permette di dissezionare il contributo relativo delle forzanti tropicali ed extratropicali alla risposta atmosferica complessiva indotta dalla forzante AMV a un’ampiezza di una deviazione standard. Di seguito, ogni pannello viene descritto e interpretato in dettaglio, con particolare attenzione alle implicazioni scientifiche, alla significatività statistica e al contesto metodologico, considerando il ruolo di queste analisi nel chiarire le dinamiche delle teleconnessioni climatiche durante la fase positiva dell’AMV (AMV+).

Struttura Generale della Figura

La Figura 11 è strutturata con quattro pannelli che illustrano le anomalie di Z500*, con un intervallo di shading di 1 m, per il modello CNRM-CM5 in esperimenti specifici: 1xAMVT (a), 1xAMVE (b), 1xAMV (c), e la somma 1xAMVT + 1xAMVE (d). Questi esperimenti gemelli sono stati progettati per isolare gli effetti delle anomalie SST tropicali e extratropicali, permettendo di valutare il loro contributo individuale e combinato alla circolazione atmosferica. Le anomalie di Z500* rappresentano la variazione del geopotenziale a media troposfera, corretta per la dilatazione media dell’atmosfera indotta da una fonte di calore artificiale introdotta negli esperimenti idealizzati attraverso il termine di rilassamento del flusso utilizzato per forzare le SST verso le anomalie target. Le aree con stippling indicano regioni con significatività statistica inferiore al 95% (basata su un test t bilaterale di Student), evidenziando la robustezza delle anomalie indotte dalla forzante AMV. Questa figura è cruciale per comprendere come le diverse componenti geografiche dell’AMV influenzino la dinamica atmosferica, fornendo insight sulle interazioni non lineari e sulla propagazione delle teleconnessioni climatiche.

Pannello a: Anomalie di Z500 per 1xAMVT (Componente Tropicale)*

  • Descrizione: Il pannello (a) mostra le anomalie di Z500* per l’esperimento 1xAMVT, che considera esclusivamente le anomalie di SST nelle regioni tropicali. Si osserva un pattern con anomalie positive che raggiungono valori di 4-5 m, centrato sull’Atlantico tropicale e propagandosi verso il Mar Mediterraneo, con una struttura inclinata verso nord-ovest che si estende fino all’Europa occidentale. Anomalie negative, varianti da -2 a -3 m, sono presenti sull’Europa occidentale e sull’America settentrionale. Le aree senza stippling, che indicano una significatività statistica superiore al 95%, sono concentrate nelle regioni tropicali e nel Mediterraneo, confermando la robustezza del segnale in queste zone.
  • Interpretazione: Le anomalie positive sul Mediterraneo suggeriscono che la forzante tropicale innesca una cresta anticiclonica, probabilmente attraverso una risposta di onde di Rossby generate da un riscaldamento diabatico nell’Atlantico tropicale. La struttura nord-ovest inclinata indica una propagazione delle teleconnessioni verso le medie latitudini, coerente con l’influenza del monsone africano o del riscaldamento delle SST tropicali, come discusso da Wang et al. (2012). La significatività statistica elevata nelle aree chiave valida il ruolo dominante della componente tropicale nel modulare la circolazione atmosferica a questa ampiezza di forzante.

Pannello b: Anomalie di Z500 per 1xAMVE (Componente Extratropicale)*

  • Descrizione: Il pannello (b) illustra le anomalie di Z500* per l’esperimento 1xAMVE, che considera esclusivamente le anomalie di SST nelle regioni extratropicali. Il pattern è significativamente più debole, con anomalie positive di 2-3 m sul Mediterraneo e l’America nord-orientale, e anomalie negative di -1 a -2 m sull’Europa settentrionale. Le aree con stippling dominano gran parte della mappa, indicando una significatività statistica scarsa al 95%, con poche regioni che raggiungono un livello di robustezza statistica.
  • Interpretazione: La debolezza del segnale suggerisce che la forzante extratropicale da sola produca un impatto circolatorio minimo a un’ampiezza di una deviazione standard, con una cresta mediterranea appena distinguibile. Questo potrebbe riflettere una minore efficacia delle anomalie SST extratropicali nel generare onde di Rossby stazionarie, o una maggiore dipendenza da interazioni non lineari con la componente tropicale. La scarsa significatività statistica limita la possibilità di trarre conclusioni definitive sul contributo della forzante extratropicale, indicando che un’ampiezza maggiore potrebbe essere necessaria per osservare effetti robusti.

Pannello c: Anomalie di Z500 per 1xAMV (Pattern Completo)*

  • Descrizione: Il pannello (c) mostra le anomalie di Z500* per l’esperimento 1xAMV, che combina le forzanti tropicali ed extratropicali. Si osserva un pattern ondulatorio con anomalie positive di 4-6 m sul Mediterraneo, la Groenlandia e l’America nord-orientale, e anomalie negative di -3 a -4 m sull’Europa settentrionale e l’America occidentale. Le aree con stippling sono moderate, indicando una significatività statistica variabile, con regioni chiave come il Mediterraneo e l’Atlantico settentrionale che raggiungono il 95% di confidenza.
  • Interpretazione: Il pattern combinato riflette un’onda stazionaria circumglobale, con una cresta mediterranea più robusta rispetto a 1xAMVE, suggerendo un’interazione sinergica tra le componenti tropicali ed extratropicali. La maggiore intensità rispetto a 1xAMVT e 1xAMVE indica la presenza di non-linearità nelle interazioni tra le forzanti, con il pattern completo che amplifica la risposta circolatoria. La significatività statistica variabile evidenzia che, sebbene il segnale sia più forte del singolo contributo, alcune regioni marginali rimangono incerte.

Pannello d: Anomalie di Z500 per la Somma 1xAMVT + 1xAMVE*

  • Descrizione: Il pannello (d) illustra le anomalie di Z500* risultanti dalla somma delle risposte di 1xAMVT e 1xAMVE. Si osserva un pattern con anomalie positive di 4-5 m sul Mediterraneo e l’America nord-orientale, e negative di -3 a -4 m sull’Europa settentrionale, con una struttura simile a 1xAMV ma leggermente spostata verso est. Le aree con stippling sono presenti nelle regioni di transizione, come la corrente subpolare e l’Europa centrale, indicando una significatività statistica variabile.
  • Interpretazione: La somma non replica perfettamente il pattern di 1xAMV, con risposte di segno opposto nelle regioni subpolari e centrali (ad esempio, anomalie positive dove 1xAMV mostra negative), suggerendo la presenza di non-linearità nelle interazioni tra le componenti tropicali ed extratropicali. Tuttavia, la somiglianza delle anomalie tripolari sul Mediterraneo supporta un ruolo combinato delle forzanti, anche se la debole ampiezza della forzante (una deviazione standard) limita la capacità di trarre conclusioni definitive. La presenza di stippling nelle aree di transizione evidenzia la complessità delle interazioni e la necessità di forzanti più intense per confermare l’additività.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

La Figura 11 offre un’analisi approfondita del contributo relativo delle componenti tropicali ed extratropicali della forzante AMV sulla circolazione atmosferica, con un focus sul geopotenziale a 500 hPa (Z500*). Il pannello (a) dimostra che le anomalie SST tropicali guidano una cresta mediterranea significativa, coerente con l’influenza del riscaldamento diabatico nell’Atlantico tropicale e del monsone africano (Wang et al., 2012), mentre (b) rivela un contributo extratropicale minimo e poco significativo. Il pannello (c) integra questi effetti, suggerendo che la risposta complessiva derivi da interazioni non lineari tra le forzanti, e (d) testa l’ipotesi di additività, evidenziando discrepanze regionali che indicano una complessità nelle dinamiche atmosferiche. La scarsa significatività statistica in alcune aree (stippling) suggerisce che una forzante di una deviazione standard potrebbe essere al di sotto della soglia per risposte circolatorie robuste, con la possibilità che effetti non lineari o interazioni con altri processi atmosferici giochino un ruolo cruciale. Le discrepanze tra i pannelli riflettono la sfida di isolare i contributi individuali in un sistema climatico interconnesso, sottolineando la necessità di ulteriori analisi con forzanti di maggiore ampiezza.

Contesto Scientifico

I risultati sono coerenti con studi precedenti (Ghosh et al., 2017; Lin et al., 2016), che propongono un ruolo combinato di forzanti tropicali ed extratropicali nell’eccitare onde stazionarie, e si allineano con l’iniziativa DCPP-C volta a migliorare la comprensione delle teleconnessioni climatiche. La figura fornisce una base per future indagini, come l’analisi della sensibilità alle ampiezze della forzante o l’esplorazione di interazioni non lineari, con implicazioni per la modellizzazione delle risposte climatiche e la previsione degli eventi estremi nella regione euro-atlantica.

La Figura 12 fornisce una rappresentazione grafica e quantitativa delle anomalie climatiche medie stagionali indotte dalla Variabilità Multidecennale Atlantica (AMV) durante il periodo estivo di giugno-luglio-agosto (JJA), derivanti da esperimenti idealizzati condotti con i modelli climatici globali EC-Earth3P e CNRM-CM5. La figura è composta da quattro pannelli (a-d), organizzati in una griglia di due colonne e due righe, che esplorano la relazione tra la media spaziale delle anomalie della temperatura superficiale del mare (SST) nell’Atlantico settentrionale (latitudini 0°-60°N) e due variabili di risposta climatica: la temperatura a 2 metri (T2m) e il numero di giorni di ondate di calore (HW) nel bacino mediterraneo, definito dal dominio verde nella Figura 2gh. Questa analisi considera tre diverse ampiezze della forzante AMV—1xAMV (una deviazione standard), 2xAMV (due deviazioni standard) e 3xAMV (tre deviazioni standard)—e valuta l’influenza di due stati di fondo delle forzanti esterne: CNRM-CM5(1985) ed EC-Earth3P (riga superiore) e CNRM-CM5(1985) contro CNRM-CM5(1850) (riga inferiore). Di seguito, ogni pannello viene descritto e interpretato in dettaglio, con particolare attenzione alle implicazioni scientifiche, alla significatività statistica e al contesto metodologico, considerando il ruolo di questi dati nel valutare la linearità e la sensibilità delle risposte climatiche alla forzante AMV.

Struttura Generale della Figura

La Figura 12 è organizzata in due colonne e due righe. La colonna di sinistra (pannelli a e c) illustra la relazione tra le anomalie di SST e le anomalie di T2m, mentre la colonna di destra (pannelli b e d) mostra la relazione tra le anomalie di SST e il numero di giorni di HW. La riga superiore (a, b) confronta i risultati di CNRM-CM5(1985), inizializzato con forzanti radiative del 1985, con quelli di EC-Earth3P, anch’esso con forzanti del 1950, mentre la riga inferiore (c, d) mette a confronto CNRM-CM5(1985) con CNRM-CM5(1850), quest’ultimo inizializzato con forzanti radiative pre-industriali del 1850. Ogni pannello presenta dati per le tre ampiezze della forzante AMV, codificati con colori diversi: 1xAMV (verde), 2xAMV (arancione) e 3xAMV (magenta). I piccoli punti e quadrati rappresentano la media decennale di ciascun membro dell’ensemble (10 anni per membro), mentre i grandi punti o quadrati indicano la media dell’ensemble. La pendenza β, derivata dalla regressione lineare tra le anomalie di SST e le variabili di risposta (T2m o HW), è riportata nell’angolo in alto a destra di ogni pannello, accompagnata dal valore p che valuta la significatività statistica. Questa figura è essenziale per analizzare la natura lineare della risposta climatica alla forzante AMV, l’influenza dello stato di fondo delle forzanti esterne e le differenze intrinseche tra i modelli.

Pannello a: Relazione tra Anomalie di SST e T2m per CNRM-CM5(1985) ed EC-Earth3P

  • Descrizione: Il pannello (a) mostra un grafico a dispersione in cui l’asse x rappresenta le anomalie medie di SST nell’Atlantico settentrionale (0°-60°N), mentre l’asse y indica le anomalie di T2m nel bacino mediterraneo. I dati sono distribuiti per 1xAMV (verde), 2xAMV (arancione) e 3xAMV (magenta) per entrambi i modelli. La regressione lineare presenta una pendenza β = 0.69, con un valore p = 0.08, suggerendo una relazione lineare moderata ma non statisticamente significativa al livello di confidenza del 95% (poiché p > 0.05).
  • Interpretazione: La distribuzione dei punti mostra una tendenza positiva, con un aumento delle anomalie di T2m proporzionale all’aumento delle anomalie di SST. La pendenza simile tra CNRM-CM5(1985) ed EC-Earth3P indica una coerenza nella risposta termica alla forzante AMV, sebbene EC-Earth3P tenda a mostrare valori di T2m leggermente più elevati a parità di SST, riflettendo una possibile maggiore sensibilità intrinseca del modello, potenzialmente dovuta a differenze nella parametrizzazione dei feedback termodinamici, come la risposta dell’umidità del suolo o della copertura nuvolosa. La scarsa significatività statistica (p = 0.08) potrebbe essere attribuita alla variabilità interna del sistema climatico o alla limitata ampiezza del campione di dati, suggerendo la necessità di un numero maggiore di simulazioni per confermare la robustezza della relazione.

Pannello b: Relazione tra Anomalie di SST e Numero di Giorni di HW per CNRM-CM5(1985) ed EC-Earth3P

  • Descrizione: Il pannello (b) presenta un grafico a dispersione simile, con l’asse x che rappresenta le anomalie di SST e l’asse y il numero di giorni di HW nel bacino mediterraneo. I dati sono distribuiti per 1xAMV (verde), 2xAMV (arancione) e 3xAMV (magenta). La regressione lineare ha una pendenza β = 2.33, con un valore p = 0.48, indicando una relazione lineare più pronunciata rispetto a T2m, ma anch’essa non significativa al 95%.
  • Interpretazione: La pendenza più alta di β = 2.33 suggerisce che il numero di giorni di HW aumenta più rapidamente con le anomalie di SST rispetto a T2m, riflettendo una maggiore sensibilità degli eventi estremi alle variazioni oceaniche. EC-Earth3P mostra un’intercetta più alta, indicando un numero climatologico di HW intrinsecamente maggiore, potenzialmente dovuto a una climatologia di base più calda o a una maggiore vulnerabilità agli stress termici. La scarsa significatività statistica (p = 0.48) potrebbe essere legata alla variabilità intrinseca degli eventi estremi o alla limitata ampiezza del campione, evidenziando la sfida di quantificare con precisione la risposta di HW a basse intensità della forzante.

Pannello c: Relazione tra Anomalie di SST e T2m per CNRM-CM5(1985) e CNRM-CM5(1850)

  • Descrizione: Il pannello (c) mostra un grafico a dispersione analogo a (a), ma confronta CNRM-CM5(1985), inizializzato con forzanti radiative del 1985, con CNRM-CM5(1850), inizializzato con forzanti pre-industriali del 1850. La regressione lineare presenta una pendenza β = 0.69, con un valore p = 0.08, coerente con il pannello (a), ma con un’intercetta leggermente più bassa per CNRM-CM5(1850) di circa 0.1°C.
  • Interpretazione: La coerenza della pendenza tra i due stati di fondo (1985 e 1850) indica che lo stato di forzante esterna non influenza significativamente la relazione lineare tra le anomalie di SST e T2m, suggerendo che la risposta termica è dominata dalla forzante AMV piuttosto che dalle condizioni radiative di base. L’intercetta più bassa in CNRM-CM5(1850) riflette un clima pre-industriale più freddo, con temperature di base inferiori che modulano la risposta, ma la scarsa significatività statistica (p = 0.08) persiste, indicando una variabilità interna che potrebbe mascherare il segnale.

Pannello d: Relazione tra Anomalie di SST e Numero di Giorni di HW per CNRM-CM5(1985) e CNRM-CM5(1850)

  • Descrizione: Il pannello (d) presenta un grafico a dispersione simile a (b), confrontando CNRM-CM5(1985) e CNRM-CM5(1850). La regressione lineare ha una pendenza β = 2.33, con un valore p = 0.53, coerente con il pannello (b), e le distribuzioni dei dati sono quasi indistinguibili tra i due stati di fondo.
  • Interpretazione: La somiglianza delle pendenze e delle distribuzioni tra CNRM-CM5(1985) e CNRM-CM5(1850) suggerisce che lo stato di forzante esterna non alteri significativamente la relazione lineare tra le anomalie di SST e il numero di giorni di HW, indicando una robustezza della risposta AMV/HW rispetto alle condizioni radiative di base. Tuttavia, la maggiore dispersione dei dati in CNRM-CM5(1850) rispetto a CNRM-CM5(1985) potrebbe riflettere un rapporto segnale-rumore più basso, potenzialmente attribuibile a una variabilità atmosferica maggiore in assenza di forzanti antropogeniche, come suggerito da studi precedenti (Bengtsson et al., 2006). La scarsa significatività statistica (p = 0.53) persiste, evidenziando la sfida di distinguere il segnale climatico dal rumore interno.

Interpretazione Scientifica e Implicazioni

La Figura 12 evidenzia una relazione lineare tra le anomalie di SST nell’Atlantico settentrionale e le risposte climatiche di T2m e HW nel bacino mediterraneo, con pendenze simili tra i modelli (β = 0.69 per T2m, β = 2.33 per HW), ma una maggiore sensibilità di HW in EC-Earth3P, come indicato dall’intercetta più alta. La scarsa significatività statistica (p > 0.05) in tutti i pannelli potrebbe essere attribuita alla variabilità interna del sistema climatico, alla limitata ampiezza del campione o alla complessità dei feedback atmosferici, suggerendo la necessità di un numero maggiore di simulazioni o di forzanti più intense per confermare la robustezza della relazione. Lo stato di forzante esterna (1985 vs. 1850) ha un impatto minimo sulla pendenza, indicando che la risposta è guidata principalmente dalla forzante AMV, con differenze minori nell’intercetta attribuibili a condizioni climatiche di base diverse. Tuttavia, la linearità osservata non implica necessariamente che i meccanismi sottostanti (ad esempio, feedback termodinamici o circolatori) siano lineari, come discusso nelle sezioni precedenti. La maggiore dispersione in CNRM-CM5(1850) potrebbe riflettere un’influenza antropogenica che riduce il rumore atmosferico nel 1985, un aspetto che merita ulteriori indagini. Le discrepanze tra i modelli, come la maggiore intercetta di HW in EC-Earth3P, indicano bias intrinseci, potenzialmente legati alla parametrizzazione dell’umidità del suolo, della convezione o delle interazioni oceano-atmosfera.

Contesto Scientifico

I risultati sono coerenti con evidenze precedenti (Sutton e Hodson, 2005; Sutton e Dong, 2012), che collegano l’AMV a risposte climatiche lineari, e si allineano con l’obiettivo di questo studio di valutare la sensibilità delle variabili climatiche alle ampiezze della forzante. La figura fornisce una base per future analisi sulla non-linearità dei meccanismi sottostanti, sull’impatto delle forzanti esterne in scenari futuri più caldi e sulla validazione osservativa delle relazioni AMV/T2m e AMV/HW, con implicazioni per la previsione degli eventi estremi nella regione mediterranea e la pianificazione di strategie di adattamento.

https://doi.org/10.1175/JCLI-D-19-0982.1


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