La progressiva e accelerata riduzione della copertura di ghiaccio marino artico e delle masse glaciali terrestri, osservata nelle ultime decadi, è stata correlata a un incremento della frequenza e dell’intensità di eventi meteorologici estremi nelle regioni delle medie latitudini, con particolare riferimento all’Europa. Nonostante l’evidenza di questa connessione, i meccanismi fisici che sottendono tale relazione rimangono complessi e, in parte, ancora poco compresi. Un’ipotesi promettente suggerisce che l’oceano giochi un ruolo chiave in questo processo, agendo come un mediatore tra i cambiamenti climatici artici e le dinamiche atmosferiche delle medie latitudini. In particolare, la fusione del ghiaccio marino e glaciale genera significativi apporti di acqua dolce negli oceani, alterando le proprietà fisiche e chimiche delle masse d’acqua superficiali e profonde, con ripercussioni potenzialmente rilevanti sulla circolazione oceanica e atmosferica.

In questo studio, ci proponiamo di analizzare in dettaglio la relazione tra le anomalie di acqua dolce nel Nord Atlantico e le condizioni climatiche estive in Europa, con l’obiettivo di chiarire i processi fisici coinvolti e valutare le implicazioni per la predicibilità climatica. A tal fine, abbiamo integrato un’ampia gamma di dataset osservativi, comprendenti misurazioni oceanografiche, atmosferiche e satellitari, per costruire un quadro robusto e statisticamente significativo delle interazioni tra oceano e atmosfera. I risultati della nostra analisi rivelano che anomalie di acqua dolce più pronunciate nel Nord Atlantico sono associate, durante la stagione invernale, alla formazione di un fronte di temperatura superficiale marina (SST, Sea Surface Temperature) più marcato tra le regioni subpolari e subtropicali dell’oceano. Questo fronte intensificato è accompagnato da un aumento dell’instabilità atmosferica nella colonna d’aria sovrastante, dovuto alle forti differenze di temperatura tra le masse d’acqua fredde e calde. Inoltre, si osserva l’instaurarsi di una circolazione atmosferica su larga scala che favorisce uno spostamento verso nord della Corrente del Nord Atlantico, amplificando ulteriormente la nitidezza del fronte di SST.

Questi cambiamenti oceanici e atmosferici invernali hanno ripercussioni significative sulla stagione estiva successiva. In particolare, i venti nella bassa troposfera, influenzati dalla configurazione del fronte di SST potenziato, subiscono una deviazione verso nord lungo la linea di demarcazione tra le acque calde e fredde, seguendo anche la morfologia della costa europea occidentale. Tale deviazione si inserisce in un’anomalia di circolazione atmosferica su scala sinottica, che si manifesta con la formazione di un pattern persistente caratterizzato da condizioni meteorologiche più calde e secche sull’Europa continentale. Le correlazioni statistiche identificate tra le anomalie di acqua dolce e le condizioni climatiche estive risultano robuste su scale temporali che spaziano da pochi anni a decadi, suggerendo un segnale climaticamente rilevante.

Un aspetto cruciale emerso da questo studio è il potenziale di queste relazioni per migliorare la predicibilità del clima estivo europeo. La presenza di anomalie di acqua dolce nel Nord Atlantico durante l’inverno può infatti fungere da precursore per le condizioni meteorologiche dell’estate successiva, offrendo una finestra temporale di previsione di almeno sei mesi. Tuttavia, le regioni specifiche dell’Europa interessate da anomalie di temperatura e precipitazioni, così come l’ampiezza di tali anomalie, risultano modulate dalla posizione geografica, dall’intensità e dall’estensione spaziale delle anomalie di acqua dolce nell’inverno precedente. Questi fattori introducono una certa variabilità nei pattern climatici, ma non ne compromettono la significatività statistica.

In sintesi, il nostro lavoro evidenzia un legame fisico e statistico tra le dinamiche oceaniche del Nord Atlantico e il clima estivo europeo, sottolineando il ruolo delle anomalie di acqua dolce come un elemento chiave nella modulazione delle condizioni meteorologiche delle medie latitudini. Questi risultati non solo contribuiscono a chiarire i meccanismi alla base delle interazioni oceano-atmosfera, ma aprono anche nuove prospettive per lo sviluppo di modelli predittivi stagionali più accurati, con implicazioni dirette per la gestione delle risorse idriche, l’agricoltura e la pianificazione delle infrastrutture in un contesto di cambiamento climatico globale.

Introduzione: Il Ruolo delle Anomalie di Acqua Dolce nel Nord Atlantico nei Processi Climatici delle Medie Latitudini

La regione artica sta attraversando un riscaldamento senza precedenti, con temperature vicino alla superficie che aumentano a una velocità doppia rispetto alla media globale, come evidenziato da recenti studi. Questo fenomeno si traduce in una significativa riduzione del volume di ghiaccio marino, con una perdita media stimata di circa 3000 ± 200 chilometri cubi per decennio nel periodo compreso tra il 1979 e il 2018. Parallelamente, il ghiaccio terrestre, in particolare quello della calotta glaciale della Groenlandia, subisce una diminuzione comparabile, pari a circa 3000 ± 300 chilometri cubi per decennio, calcolata sul periodo dal 2003 al 2012. Questi cambiamenti hanno implicazioni di vasta portata, poiché ricerche precedenti hanno individuato correlazioni statistiche tra l’accelerata fusione del ghiaccio marino alle alte latitudini e un aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi nelle regioni delle medie latitudini, con particolare rilevanza per l’Europa. Tuttavia, la robustezza di tali correlazioni è stata oggetto di dibattito, e i meccanismi fisici che collegano questi fenomeni rimangono ancora in gran parte oscuri, richiedendo ulteriori indagini per chiarirne la natura.

Un’ipotesi centrale esplorata in questo studio è che l’oceano rappresenti un elemento chiave nel mediare l’influenza dei cambiamenti artici sulle dinamiche atmosferiche delle medie latitudini. La fusione del ghiaccio marino e glaciale nelle regioni artiche e subartiche genera un apporto significativo di acqua dolce nel Nord Atlantico, alterando le proprietà termodinamiche e dinamiche delle masse d’acqua superficiali. È stato dimostrato che anomalie di acqua dolce di grande entità nel Nord Atlantico possono indurre anomalie di temperatura superficiale fredda nella regione subpolare durante l’inverno, favorendo al contempo la genesi di tempeste. Queste anomalie fredde, a loro volta, sono state associate alla comparsa di ondate di calore in Europa nell’estate successiva. Le ondate di calore sono state attribuite a una configurazione stazionaria della corrente a getto sull’Atlantico settentrionale, un pattern che è stato riprodotto con successo in simulazioni modellistiche inizializzate con l’anomalia fredda. Questo suggerisce che un aumento della freschezza superficiale possa innescare una sequenza causale ben definita: inizialmente, si sviluppano condizioni fredde e perturbate in inverno, seguite da condizioni di caldo estremo in estate.

Sebbene esistano evidenze che collegano la temperatura superficiale marina del Nord Atlantico alla dinamica della corrente a getto, e quest’ultima alle ondate di calore europee, il ruolo specifico delle anomalie di acqua dolce come fattore scatenante di questa catena di eventi rimane poco compreso. Tuttavia, data la prospettiva di un continuo riscaldamento delle regioni artiche e subartiche, con conseguenti ulteriori rilasci di acqua dolce nel Nord Atlantico derivanti dalla fusione di ghiaccio marino e glaciale, diventa imperativo approfondire la comprensione di come tali feedback possano modulare il clima europeo. Questo aspetto assume particolare rilevanza in un contesto di cambiamento climatico globale, dove la capacità di prevedere eventi estremi può avere implicazioni critiche per settori come l’agricoltura, la gestione delle risorse idriche e la pianificazione infrastrutturale.

Una delle principali sfide nell’esplorare l’influenza delle anomalie di acqua dolce sul clima estivo europeo risiede nella difficoltà di modellare e osservare accuratamente le variazioni di salinità. L’acqua dolce si introduce nella regione subpolare attraverso correnti di confine strette e strutture mesoscalari, come vortici, che richiedono modelli oceanici con una risoluzione spaziale estremamente fine, dell’ordine di un dodicesimo di grado. Tuttavia, la maggior parte dei modelli climatici globali accoppiati attualmente in uso opera con risoluzioni più grossolane, il che introduce errori sistematici nella rappresentazione della salinità. Dal punto di vista osservativo, la stima delle variazioni di acqua dolce è altrettanto problematica. Le misurazioni in situ della salinità superficiale si basano principalmente su boe Argo, che, pur fornendo dati preziosi, non riescono a catturare la complessa variabilità spaziale con un’adeguata risoluzione temporale. Inoltre, le osservazioni satellitari della salinità superficiale, disponibili solo a partire dal 2009, sono gravate da incertezze significative, limitandone l’utilità per analisi a lungo termine.

Per superare queste limitazioni, il presente studio adotta un approccio innovativo per stimare le variazioni di acqua dolce, sfruttando un vincolo dinamico che lega la salinità superficiale alla temperatura superficiale marina. Nelle regioni subpolari, durante i mesi autunnali e invernali, l’aria è significativamente più fredda della superficie oceanica. Questo gradiente termico causa un raffreddamento dell’acqua superficiale a contatto con l’atmosfera, aumentando la sua densità e favorendo il processo di sprofondamento. Un incremento della freschezza superficiale riduce la densità dell’acqua, richiedendo un raffreddamento più intenso affinché l’acqua superficiale raggiunga la densità necessaria per sprofondare. Questo vincolo fisico permette di dedurre la variabilità dell’acqua dolce attraverso un’analisi di bilancio di massa, offrendo un metodo alternativo per quantificare le anomalie di salinità in assenza di dati diretti ad alta risoluzione.

Nelle sezioni successive, vengono descritti in dettaglio i prodotti dati utilizzati per supportare l’analisi. Viene poi illustrato l’approccio metodologico per stimare la variabilità dell’acqua dolce mediante un bilancio di massa superficiale. Successivamente, si analizzano le interazioni oceano-atmosfera associate alle anomalie di acqua dolce, valutandone i collegamenti con il clima estivo europeo attraverso rigorose analisi statistiche. Infine, si discutono il ruolo dinamico delle anomalie di acqua dolce nel determinare l’evoluzione dei processi oceano-atmosfera identificati e le implicazioni di questi risultati per la predicibilità climatica stagionale. Questo lavoro si propone di colmare una lacuna critica nella comprensione dei meccanismi che collegano i cambiamenti artici al clima delle medie latitudini, offrendo nuove prospettive per migliorare le previsioni climatiche e la gestione degli impatti associati.

Dati e Metodologie Osservative

Questa sezione descrive in dettaglio i prodotti osservativi e modellistici utilizzati per l’analisi, illustrando le procedure di elaborazione applicate per garantire la robustezza delle indagini. Poiché lo studio si basa su approcci statistici, la qualità e l’affidabilità dei dati rappresentano un requisito fondamentale. Pertanto, l’analisi si concentra sul periodo a partire dal 1979, epoca in cui l’introduzione delle osservazioni satellitari ha segnato un significativo miglioramento nella risoluzione e nella precisione dei dati climatici e oceanografici, consentendo una rappresentazione più accurata delle dinamiche ambientali.

Set di dati e loro caratteristiche

Per esaminare la variabilità delle condizioni oceaniche, è stato impiegato un prodotto combinato di temperatura superficiale marina (SST) che integra due fonti complementari: il dataset HadISST1, sviluppato dal Hadley Centre, e un set di dati di temperatura superficiale derivati da telerilevamento, interpolati in modo ottimale, forniti dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Questo prodotto ibrido Hadley–NOAA si distingue per una risoluzione temporale mensile e una risoluzione spaziale di un grado di latitudine per un grado di longitudine, offrendo una copertura spaziale e temporale adeguata per l’analisi delle dinamiche su larga scala nel Nord Atlantico. Il dataset è accessibile attraverso la piattaforma del Global Data and Exploration Center (GDEX) dell’Università del Colorado, con l’ultima consultazione effettuata il 16 aprile 2023.

Per valutare le variazioni delle correnti superficiali, sono stati utilizzati dati di topografia dinamica assoluta, disponibili a partire dal 1993 e derivati da misurazioni altimetriche. La topografia dinamica assoluta rappresenta l’anomalia del livello del mare rispetto al geoide, fungendo da funzione di flusso per il movimento geostrofico delle correnti superficiali. Questo set di dati, fornito con una risoluzione temporale mensile e una risoluzione spaziale di un quarto di grado di latitudine per un quarto di grado di longitudine, è distribuito dal Servizio di Monitoraggio dell’Ambiente Marino di Copernicus, con l’ultima consultazione effettuata nel 2023. Le velocità geostrofiche superficiali sono state derivate dalla topografia dinamica assoluta attraverso un calcolo che tiene conto di parametri fondamentali, come l’accelerazione gravitazionale, il parametro di Coriolis, il raggio terrestre e le coordinate geografiche di latitudine e longitudine, garantendo una rappresentazione accurata delle dinamiche circolatorie superficiali.

Per confrontare le anomalie di acqua dolce, stimate attraverso un’analisi di bilancio di massa superficiale, con osservazioni dirette raccolte nel Nord Atlantico subpolare, è stato incluso un database idrografico dello strato misto. Questo dataset fornisce informazioni dettagliate sulle profondità dello strato misto, nonché sulle sue proprietà di salinità e temperatura, derivate da profili raccolti tramite boe Argo. La disponibilità di questi dati, accessibili liberamente tramite il sito web del Mixed Layer Group dell’Università della California, San Diego (ultima consultazione l’11 gennaio 2018), consente di validare le stime indirette di acqua dolce, colmando parzialmente le lacune derivanti dalla limitata risoluzione spaziale delle osservazioni in situ.

L’analisi oceanica è stata integrata con output mensili estratti dalla rianalisi atmosferica ERA5, prodotta dal Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF) e disponibile a partire dal 1979. Questo dataset fornisce un’ampia gamma di variabili atmosferiche, essenziali per studiare le interazioni oceano-atmosfera. Inoltre, è stato calcolato il tasso massimo di crescita di Eady, un indicatore qualitativo dell’instabilità baroclina nella bassa troposfera, utilizzando i dati mensili di ERA5. Questo parametro è stato valutato nello strato atmosferico compreso tra 1000 e 750 hPa, in corrispondenza di gradienti meridionali accentuati di temperatura superficiale marina, considerando fattori come la frequenza di Coriolis, la velocità del vento zonale, l’altezza geopotenziale e la frequenza di Brunt-Väisälä associata ai rispettivi livelli di pressione. Tale analisi consente di esplorare le condizioni dinamiche che favoriscono lo sviluppo di perturbazioni atmosferiche in presenza di forti contrasti termici oceanici.

Un elemento centrale per la derivazione degli indici di acqua dolce è rappresentato dall’indice dell’Oscillazione del Nord Atlantico (NAO), ottenuto dal Centro di Previsione Climatica della NOAA. Questo indice è stato calcolato applicando un’analisi delle componenti principali ruotate alle anomalie mensili standardizzate dell’altezza geopotenziale a 500 hPa, rilevate tra 20 e 90 gradi di latitudine nord. L’indice NAO riflette la modalità dominante di variabilità atmosferica nell’emisfero settentrionale, influenzando significativamente i pattern climatici sull’Atlantico settentrionale e sull’Europa. Una descrizione completa della metodologia di calcolo è disponibile sul sito web del Centro di Previsione Climatica della NOAA, con l’ultima consultazione effettuata il 9 marzo 2023.

Infine, per indagare le potenziali cause delle anomalie di acqua dolce, sono stati utilizzati dati estratti dal modello climatico groenlandese MAR, nella sua versione 3.12, eseguito con una risoluzione spaziale di 20 chilometri e forzato dalla rianalisi ERA5. Questo dataset, distribuito dal Laboratorio di Climatologia dell’Università di Liegi, fornisce informazioni sul deflusso idrico derivante dalla fusione della calotta glaciale groenlandese, coprendo il periodo dal 1950 fino alla fine del 2022 con una risoluzione temporale mensile. Per gli scopi di questo studio, è stato considerato il deflusso totale sull’intera calotta glaciale, un parametro critico per valutare l’apporto di acqua dolce al Nord Atlantico. Il dataset è accessibile tramite il server FTP del Laboratorio di Climatologia, con l’ultima consultazione effettuata il 7 aprile 2023.

L’integrazione di questi dataset, caratterizzati da diverse fonti, risoluzioni e periodi di copertura, ha permesso di costruire un quadro osservativo completo e robusto, essenziale per analizzare le complesse interazioni tra anomalie di acqua dolce, dinamica oceanica e condizioni atmosferiche, con particolare attenzione alle loro implicazioni per il clima estivo europeo. La scelta di prodotti ad alta qualità e la loro elaborazione accurata garantiscono la solidità delle analisi statistiche condotte, offrendo una base affidabile per le conclusioni scientifiche dello studio.

Pre-elaborazione dei Dati e Metodologie di Correzione

Il periodo oggetto di studio è stato caratterizzato da un progressivo incremento delle concentrazioni di gas serra nell’atmosfera, un fenomeno che ha amplificato il riscaldamento della superficie terrestre su scala globale. Negli ultimi vent’anni, inoltre, si è registrata un’intensificazione della freschezza delle acque superficiali nel Nord Atlantico, attribuibile in larga parte all’aumento del deflusso idrico e alla fusione accelerata della calotta glaciale groenlandese. Questo contesto climatico introduce una complessità significativa nell’analisi dei dati, poiché il riscaldamento superficiale indotto dai gas serra potrebbe sovrapporsi a segnali di raffreddamento o riscaldamento derivanti da variazioni dinamiche nelle circolazioni oceaniche e atmosferiche, modulate dall’aumento della freschezza superficiale nel Nord Atlantico. Tale sovrapposizione rischia di compromettere l’accuratezza delle analisi statistiche, oscurando gli effetti specifici delle dinamiche oceanico-atmosferiche che costituiscono l’oggetto principale di questa indagine.

Un aspetto cruciale da considerare è che il trend di freschezza rappresenta una componente integrante del segnale climatico che intendiamo analizzare. La rimozione sistematica dei trend in ogni punto della griglia di dati, una pratica comune in alcune analisi climatiche, eliminerebbe una parte significativa del segnale di interesse, compromettendo la capacità di isolare le relazioni causali legate alle anomalie di acqua dolce. Per questo motivo, abbiamo adottato un approccio alternativo, mirato a ridurre l’influenza del riscaldamento globale indotto dai gas serra sulle temperature dell’aria in Europa, senza alterare i segnali dinamici associati alle variazioni di freschezza. In particolare, abbiamo sottratto dalle temperature dell’aria i trend mediati su scala regionale, un metodo che si fonda sull’osservazione che i gas serra presentano una distribuzione relativamente omogenea nell’atmosfera, mentre il riscaldamento superficiale osservato manifesta marcate differenze regionali. Queste differenze sono il risultato di processi dinamici, come la ridistribuzione del calore in eccesso attraverso le circolazioni oceaniche e atmosferiche, che rappresentano il fulcro di questo studio.

Per implementare questa correzione, abbiamo condotto test su diverse regioni geografiche, verificando che i risultati rimangono robusti indipendentemente dall’esatta estensione dell’area selezionata, purché questa sia sufficientemente ampia da catturare il segnale di riscaldamento globale. Nel presente studio, la media regionale è stata calcolata sull’area principale di indagine, compresa tra 25 e 65 gradi di latitudine nord e tra 60 gradi di longitudine ovest e 60 gradi di longitudine est. Questa scelta ha permesso di determinare un trend medio di riscaldamento di circa 0,04 gradi Celsius per anno nella temperatura dell’aria a 2 metri di altezza, derivata dai dati della rianalisi ERA5. Estendere l’area di calcolo in qualsiasi direzione non ha prodotto variazioni significative nel valore del trend, né ha influenzato i risultati delle analisi successive, confermando l’ipotesi che il riscaldamento diretto attribuibile all’aumento delle concentrazioni di gas serra si distribuisca in modo relativamente uniforme su scala spaziale.

Un’analisi approfondita ha rivelato che, mentre la temperatura dell’aria estiva è fortemente influenzata da questo trend di riscaldamento uniforme, le altre variabili climatiche e oceaniche considerate nello studio mostrano trend trascurabili o del tutto assenti quando mediate su un’area geografica estesa. Di conseguenza, la rimozione preventiva del trend dalla temperatura dell’aria consente di ottenere un segnale climaticamente coerente tra tutte le variabili analizzate, isolando efficacemente le componenti dinamiche associate alle anomalie di acqua dolce e alle variazioni delle circolazioni oceaniche e atmosferiche. Se il trend di riscaldamento non venisse rimosso, i risultati delle analisi mostrerebbero gli stessi pattern dinamici, ma con un segnale di riscaldamento uniforme su larga scala sovrapposto all’intero dominio spaziale, rendendo più complessa l’interpretazione dei processi di interesse.

Per preservare l’integrità dei dati e garantire che le analisi riflettano fedelmente le dinamiche naturali, non sono state applicate ulteriori operazioni di pre-elaborazione, come media temporale o spaziale, smoothing, filtraggio o altre tecniche di manipolazione dei dataset. Questa scelta riflette l’obiettivo di mantenere la massima fedeltà ai segnali osservati, evitando artefatti che potrebbero derivare da interventi di elaborazione eccessivi. L’approccio descritto assicura che le analisi statistiche siano basate su dati rappresentativi delle condizioni climatiche reali, fornendo una base solida per l’identificazione delle relazioni tra freschezza superficiale, circolazioni oceanico-atmosferiche e condizioni climatiche estive in Europa.

Stima delle Anomalie di Acqua Dolce nel Nord Atlantico

L’obiettivo primario di questo studio è investigare i complessi feedback climatici innescati dalle anomalie di acqua dolce nel Nord Atlantico e il loro impatto sulle dinamiche oceanico-atmosferiche, con particolare attenzione alle implicazioni per il clima estivo europeo. La quantificazione accurata di tali anomalie rappresenta una sfida significativa, poiché le misurazioni globali di salinità di elevata qualità sono disponibili solo a partire dal 2002, principalmente attraverso i profili raccolti dalle boe Argo in mare aperto. Queste osservazioni, pur preziose, non coprono adeguatamente le regioni costiere o subpolari, dove i processi di freschezza superficiale sono particolarmente rilevanti. Inoltre, le osservazioni satellitari della salinità superficiale marina, disponibili solo dal 2009, soffrono di un’accuratezza limitata, con incertezze che ne riducono l’utilità per analisi climatiche a lungo termine. Le limitazioni intrinseche a questi prodotti di salinità, sia in termini di copertura temporale che di precisione, richiedono l’adozione di approcci alternativi per stimare in modo robusto la variabilità dell’acqua dolce.

Per superare tali ostacoli, abbiamo sviluppato un metodo basato su un’analisi di bilancio di massa superficiale, che consente di dedurre indirettamente le anomalie di acqua dolce sfruttando le interazioni fisiche tra salinità, temperatura superficiale marina e processi di convezione oceanica. Questo approccio si fonda sul principio che, nelle regioni subpolari durante l’autunno e l’inverno, l’apporto di acqua dolce riduce la densità delle acque superficiali, alterando il raffreddamento necessario affinché tali acque raggiungano la densità sufficiente per sprofondare. Analizzando il bilancio di massa superficiale, è possibile quantificare la variabilità dell’acqua dolce senza dipendere esclusivamente da misurazioni dirette di salinità, che sono limitate in termini di risoluzione spaziale e temporale. Questo metodo offre il vantaggio di integrare dati osservativi più ampi, come le temperature superficiali marine e i parametri atmosferici, per ricostruire un quadro coerente delle anomalie di freschezza.

L’analisi di bilancio di massa superficiale si basa su un insieme di dataset complementari, descritti in precedenza, che includono temperature superficiali marine, dati altimetrici e rianalisi atmosferiche. Questi dati consentono di modellare le interazioni tra l’oceano e l’atmosfera, tenendo conto delle variazioni stagionali e interannuali che influenzano la distribuzione dell’acqua dolce. Rispetto alle misurazioni dirette di salinità, questo approccio consente di estendere l’analisi a periodi più lunghi, coprendo il lasso temporale a partire dal 1979, e di includere regioni critiche come il Nord Atlantico subpolare, dove l’apporto di acqua dolce derivante dalla fusione del ghiaccio groenlandese e artico è particolarmente pronunciato. Inoltre, il metodo permette di catturare la variabilità spaziale delle anomalie, che può essere influenzata da processi locali, come le correnti di confine, e da fattori su larga scala, come le oscillazioni atmosferiche.

L’adozione di questa metodologia riflette la necessità di affrontare le complessità delle dinamiche climatiche in un contesto di dati osservativi limitati. La stima indiretta delle anomalie di acqua dolce attraverso il bilancio di massa superficiale non solo colma le lacune derivanti dalla scarsità di misurazioni dirette, ma fornisce anche una base solida per esplorare le relazioni causali tra freschezza superficiale, circolazione oceanica e pattern atmosferici. I risultati ottenuti con questo approccio saranno utilizzati per analizzare i feedback climatici che collegano le anomalie di acqua dolce nel Nord Atlantico alle condizioni meteorologiche estive in Europa, offrendo nuove prospettive per migliorare la predicibilità climatica stagionale in un’area di grande rilevanza socioeconomica.

Bilancio di Massa per la Stima delle Anomalie di Acqua Dolce

L’analisi del bilancio di massa dello strato misto superficiale nella regione subpolare durante la stagione invernale rappresenta un approccio fondamentale per quantificare le variazioni di acqua dolce nel Nord Atlantico, superando le limitazioni delle misurazioni dirette di salinità. Questo metodo si basa su un quadro dinamico che integra diverse proprietà fisiche dello strato misto, tra cui la densità, la profondità e l’elevazione della superficie marina rispetto al geoide, equivalente alla topografia dinamica assoluta. Parametri aggiuntivi considerati includono l’accelerazione gravitazionale, il flusso di galleggiabilità attraverso la superficie oceanica e il vettore di velocità associato alle correnti superficiali. Un elemento centrale dell’analisi è la convergenza di massa all’interno dello strato misto, che viene scomposta in due componenti distinte: una componente attiva e una componente passiva. La componente passiva descrive l’incorporazione di massa nello strato misto dovuta all’approfondimento di quest’ultimo, un processo guidato dall’aumento della densità dello strato misto durante l’inverno. La componente attiva, invece, è il risultato di flussi di massa orizzontali e verticali indotti da forzanti esterne, come i trasporti di Ekman generati dal vento o i fenomeni di upwelling. Mentre la componente passiva influisce esclusivamente sulla profondità dello strato misto senza alterarne la densità, la componente attiva ha un impatto diretto sulla densità dello strato, modulandone le proprietà termodinamiche.

Per semplificare l’analisi, si assume che la densità all’interno dello strato misto sia omogenea e che, durante l’inverno, l’elevazione della superficie marina sia trascurabile rispetto alla profondità dello strato misto. Integrando i termini del bilancio di massa su un intervallo temporale che va dall’estate all’inverno, e trascurando il contributo dell’elevazione superficiale rispetto alla profondità dello strato misto, si ottiene una relazione semplificata che collega la profondità e la densità dello strato misto alla fine dell’estate, ad esempio a settembre, con quelle osservate in inverno, tra gennaio e marzo. Questo intervallo di integrazione consente di catturare le variazioni stagionali critiche che influenzano la dinamica dello strato misto.

Durante l’inverno, la densità media climatologica dello strato misto tende ad aumentare, accompagnata da un significativo approfondimento dello strato stesso. Prima dell’inverno, la profondità dello strato misto è tipicamente limitata a poche decine di metri, ma durante i mesi invernali può estendersi a diverse centinaia di metri. Questo approfondimento diluisce l’anomalia di densità presente nello strato misto iniziale, più superficiale, rendendo il contributo iniziale trascurabile rispetto agli altri termini del bilancio di massa. Le anomalie di densità presenti al di sotto dello strato misto iniziale poco profondo vengono comunque incorporate nella componente passiva, garantendo che l’analisi tenga conto di tutte le variazioni rilevanti.

Per un’analisi più dettagliata, ciascun termine del bilancio di massa viene scomposto in una componente media, calcolata su un insieme di inverni selezionati, e in un’anomalia specifica per ciascun inverno all’interno di questo sottoinsieme. La componente passiva, definita come un processo che modifica solo la profondità dello strato misto senza alterarne la densità, viene espressa in termini di profondità e densità per ciascun inverno. Assumendo che lo stato medio del sistema sia in equilibrio, si sottraggono i valori medi dalla relazione, ottenendo un’espressione in cui i termini associati alle variazioni di profondità si annullano reciprocamente, semplificando ulteriormente l’analisi.

La densità dello strato misto viene poi espressa come funzione delle variazioni di temperatura e salinità, considerando le fluttuazioni attorno a uno stato di riferimento definito come la media sugli inverni selezionati. Poiché le variazioni di densità indotte dalla pressione sono di ordini di grandezza inferiori rispetto a quelle causate da cambiamenti di temperatura e salinità, l’analisi si concentra esclusivamente su queste due variabili. Le anomalie di densità vengono quindi descritte in termini di anomalie di temperatura e salinità, utilizzando coefficienti di espansione termica e alina per quantificare il loro impatto relativo. L’obiettivo dell’analisi successiva è identificare condizioni in cui le anomalie di densità associate alle variazioni di temperatura predominano rispetto agli effetti di forzanti attive, come i flussi di galleggiabilità o i trasporti di massa esterni. In tali condizioni, si presume che le anomalie di temperatura e salinità si compensino nel loro effetto sulla densità, consentendo di stimare le anomalie di salinità a partire dalle corrispondenti anomalie di temperatura. Questo approccio fornisce una metodologia robusta per dedurre indirettamente la variabilità dell’acqua dolce, offrendo una base solida per esplorare i suoi feedback climatici.L’ipotesi che esistano condizioni specifiche in cui le anomalie di acqua dolce esercitano un’influenza significativa sui processi climatici si fonda sull’osservazione che le variazioni di salinità non rappresentano semplicemente una risposta passiva ai flussi superficiali o all’incorporazione di massa nello strato misto, ma possono attivamente modulare i fattori che determinano le anomalie di densità. Durante la stagione invernale, anomalie di acqua dolce di grande entità possono ostacolare i processi di convezione verticale e l’incorporazione di massa, limitando così il trasferimento di calore dall’oceano verso l’atmosfera. Parallelamente, la presenza di acqua dolce in superficie richiede un raffreddamento più intenso per favorire la miscelazione verso strati più profondi, un processo che incide direttamente sulla temperatura dello strato misto. Data la competizione tra salinità e temperatura nel determinare la stratificazione oceanica, le condizioni in cui l’acqua dolce può influenzare la temperatura si manifestano esclusivamente nei mesi autunnali e invernali. In questo periodo, l’acqua superficiale, raffreddata dal contatto con un’atmosfera più fredda, aumenta di densità e tende a sprofondare, innescando dinamiche convettive. Al contrario, durante l’estate, temperatura e salinità non competono nel modulare la stratificazione, e pertanto non si esercitano vincoli reciproci significativi, rendendo tali interazioni trascurabili.

Per sfruttare il vincolo fisico che la salinità impone alla temperatura e per individuare le condizioni in cui tali dinamiche si verificano, adottiamo l’assunzione che lo strato misto superficiale, durante l’inverno, sia sufficientemente ben miscelato da consentire un’approssimazione della temperatura dello strato misto con la temperatura superficiale marina (SST). Questo approccio semplifica l’analisi, permettendo di utilizzare dati di temperatura superficiale ampiamente disponibili per dedurre informazioni sulle variazioni di salinità. Procediamo quindi identificando indici potenziali di acqua dolce che mostrino una relazione lineare robusta con le anomalie di temperatura superficiale marina osservate nella regione subpolare del Nord Atlantico. A tal fine, applichiamo una regressione dei termini derivati dal bilancio di massa su questi indici, analizzando l’ampiezza e le caratteristiche spaziali dei contributi risultanti. L’aspettativa è che, in presenza di un significativo aumento della freschezza superficiale, l’impatto sulla temperatura superficiale marina sia tale da far sì che i termini associati ai flussi di massa attivi e al flusso di galleggiabilità si annullino o risultino trascurabili dopo la regressione. In questo contesto, gli indici di acqua dolce agiscono come strumenti di filtro, consentendo di isolare le condizioni in cui le anomalie di freschezza raggiungono un’intensità sufficiente a modificare lo scambio termico tra oceano e atmosfera, sia all’interno della regione subpolare sia nelle fasi precedenti al loro ingresso in tale area.

Questo metodo si basa sull’idea che le anomalie di acqua dolce possano alterare il bilancio energetico dell’oceano superficiale, influenzando i processi di scambio di calore con l’atmosfera e, di conseguenza, le temperature superficiali marine. La regressione sugli indici di acqua dolce permette di quantificare l’entità di tali effetti e di mappare la loro distribuzione spaziale, offrendo una visione dettagliata delle regioni in cui le anomalie di freschezza hanno un impatto significativo. In una fase successiva dell’analisi, verrà esaminato se le condizioni identificate, in cui lo scambio di calore tra oceano e atmosfera e le conseguenti variazioni di temperatura superficiale marina risultano modulate dalle anomalie di acqua dolce, si applichino in modo generale all’intero Nord Atlantico o siano limitate a specifici indici selezionati. Questo approccio consente di esplorare non solo l’entità dei feedback climatici indotti dalla freschezza, ma anche la loro variabilità spaziale e temporale, contribuendo a una comprensione più approfondita delle interazioni oceano-atmosfera in un contesto di cambiamento climatico.

Derivazione degli Indici di Acqua Dolce

L’identificazione delle condizioni in cui le anomalie di acqua dolce esercitano un’influenza significativa sulla temperatura superficiale marina rappresenta una sfida complessa, data l’intricata variabilità della temperatura superficiale marina e dell’acqua dolce nella regione subpolare del Nord Atlantico. Le variazioni di acqua dolce superficiale possono essere guidate da una molteplicità di processi, tra cui il deflusso fluviale, la fusione del ghiaccio marino e glaciale, i bilanci di evaporazione e precipitazione, i processi di miscelazione e le dinamiche delle correnti oceaniche. Questi fattori operano su scale temporali e spaziali diverse, rendendo arduo condensare la complessità della variabilità dell’acqua dolce in un unico indice unidimensionale che catturi adeguatamente le sue dinamiche. La presenza di molteplici driver, ciascuno con contributi variabili nel tempo e nello spazio, richiede un approccio metodologico innovativo per isolare il segnale delle anomalie di acqua dolce e analizzarne gli effetti.

Per affrontare questa complessità, abbiamo sviluppato un metodo che si basa sulla costruzione di indici di acqua dolce definiti su sottoinsiemi specifici di anni, selezionati per limitare la variabilità della temperatura superficiale marina all’interno di ciascun sottoinsieme. Questo approccio si discosta dai metodi convenzionali, nei quali i meccanismi dinamici sottostanti sono noti a priori e le analisi statistiche vengono impiegate per valutarne la significatività. Nel nostro caso, adottiamo una strategia inversa: identifichiamo innanzitutto indici che mostrano una relazione statistica robusta e significativa con le anomalie di temperatura superficiale marina, per poi esplorare i potenziali meccanismi di freschezza che potrebbero spiegare tali relazioni. Partiamo dall’assunzione che tali meccanismi esistano, ma che il loro segnale possa essere oscurato da altri fattori concorrenti, come variazioni atmosferiche o oceaniche non direttamente legate alla freschezza.

Come punto di partenza per la selezione degli indici di acqua dolce, ci siamo concentrati sull’indice dell’Oscillazione del Nord Atlantico (NAO) calcolato durante l’estate, motivati dai suoi collegamenti dinamici con i processi di freschezza. Una fase più negativa dell’NAO in estate è stata associata a un incremento del deflusso idrico e della fusione del ghiaccio in Groenlandia, che costituiscono una fonte primaria di acqua dolce per il Nord Atlantico. Al contrario, una fase più positiva dell’NAO è stata correlata a un’intensificazione della circolazione del giro subpolare, che facilita l’importazione di acqua dolce nella regione subpolare attraverso il trasporto di masse d’acqua meno saline. Tuttavia, anche se gli apporti di acqua dolce sono più pronunciati in estate, quando i processi di fusione e deflusso raggiungono il loro picco, l’impatto di queste anomalie sulla temperatura superficiale marina si manifesta principalmente in autunno e inverno. In questi periodi, l’acqua dolce in superficie ostacola il sprofondamento delle acque, influenzando i processi convettivi e, di conseguenza, lo scambio termico con l’atmosfera. Per questo motivo, l’analisi si concentra sulle anomalie di temperatura superficiale marina osservate in inverno, che forniscono un’indicazione indiretta della presenza di anomalie di acqua dolce.

Riconoscendo la molteplicità dei fattori che possono contribuire alle anomalie di acqua dolce e di temperatura superficiale marina in inverno, abbiamo identificato una relazione qualitativamente distinta tra l’indice NAO estivo, calcolato nei mesi di luglio e agosto, e la differenza di temperatura tra il giro subpolare e quello subtropicale nell’inverno successivo. Questa relazione varia a seconda che l’indice NAO estivo sia inferiore o superiore a una soglia approssimativa di -0,5. Per valori inferiori a questa soglia, si osserva un aumento progressivo della differenza di temperatura superficiale marina tra la porzione settentrionale del giro subtropicale e quella meridionale del giro subpolare, con fasi NAO estive sempre più negative nell’estate precedente. Per valori superiori alla soglia, invece, la differenza di temperatura superficiale marina cresce con fasi NAO estive sempre più positive. In questo caso, l’anomalia fredda nella temperatura superficiale marina della regione subpolare risulta meno intensa e spostata verso nord-ovest. La soglia di circa -0,5 è stata inizialmente definita utilizzando regioni rettangolari per delimitare le zone subpolare e subtropicale, ad esempio con confini latitudinali tra 45 e 60 gradi nord per la regione subpolare e tra 30 e 45 gradi nord per la regione subtropicale. Tuttavia, le relazioni identificate si sono dimostrate robuste e non sensibili alle variazioni precise di tali confini geografici.

Per affinare le relazioni tra i due sottoinsiemi dell’NAO, definiti sopra e sotto la soglia di -0,5, e le corrispondenti anomalie di temperatura superficiale marina nell’inverno successivo, abbiamo implementato una tecnica di sottocampionamento. Considerando un sottoinsieme di anni dell’indice NAO estivo e le relative anomalie di temperatura superficiale marina nell’inverno successivo, cerchiamo di stabilire una relazione lineare caratterizzata da un coefficiente angolare di grande entità. Un coefficiente angolare elevato indica una forte dipendenza delle anomalie di temperatura superficiale marina dall’indice NAO, che si traduce in un impatto significativo delle anomalie di temperatura nella stima delle anomalie di salinità. Per raggiungere questo obiettivo, selezioniamo gli anni dell’NAO in cui l’ampiezza del coefficiente angolare, calcolato come il rapporto tra la variazione delle anomalie di temperatura superficiale marina e la variazione dell’indice NAO rispetto a un valore di riferimento, è massima. Contemporaneamente, miriamo a massimizzare la correlazione tra il sottoinsieme selezionato e le anomalie di temperatura superficiale marina, privilegiando gli anni dell’NAO in cui la varianza dell’indice è elevata. Una maggiore varianza dell’indice consente di spiegare una porzione più ampia della varianza delle anomalie di temperatura superficiale marina, migliorando la capacità dell’indice di catturare le dinamiche di freschezza rilevanti per lo studio.I valori dell’indice dell’Oscillazione del Nord Atlantico (NAO) estivo inclusi in ciascun sottoinsieme corrispondono direttamente ai valori dell’indice NAO calcolati nei mesi di luglio e agosto, senza alcuna normalizzazione o trasformazione applicata. D’altra parte, i valori delle anomalie di temperatura superficiale marina rappresentano la differenza di temperatura superficiale marina osservata tra il giro subpolare e quello subtropicale in un dato anno, piuttosto che l’anomalia di temperatura in un’unica posizione geografica. L’adozione della differenza di temperatura superficiale marina come variabile di riferimento offre il vantaggio di eliminare i segnali di riscaldamento radiativo uniformi su scala spaziale, che potrebbero derivare dall’aumento delle concentrazioni di gas serra nell’atmosfera. Inoltre, per garantire la robustezza dell’analisi, la media della temperatura superficiale marina è calcolata esclusivamente nelle regioni in cui le anomalie di temperatura risultano statisticamente significative. Questo approccio consente di valutare direttamente la solidità delle correlazioni identificate, assicurando che non siano distorte da valori anomali isolati o da raggruppamenti di dati non rappresentativi. In tale contesto, l’analisi ha rivelato due valori anomali, corrispondenti agli anni estivi 2014 e 2019, che sono stati esclusi dal processo di sottocampionamento successivo al fine di accelerare la convergenza dei risultati. Un esame dettagliato di questi anni ha evidenziato che entrambi erano caratterizzati da pronunciate anomalie fredde di temperatura superficiale marina e da significative anomalie di acqua dolce nella regione subpolare. Tuttavia, la relazione tra queste anomalie e l’indice NAO estivo si discostava dal pattern osservato negli altri anni, giustificando la loro esclusione dai sottoinsiemi utilizzati per l’analisi.

Per perseguire l’obiettivo di massimizzare sia il coefficiente angolare della relazione lineare che la varianza dell’indice sottocampionato, abbiamo selezionato gli anni in cui il prodotto tra la deviazione delle anomalie di temperatura superficiale marina rispetto alla loro media e la deviazione dell’indice NAO estivo rispetto a un valore di riferimento risulta più elevato. In questo processo, gli anni considerati appartengono ai sottoinsiemi definiti, escludendo i due valori anomali precedentemente identificati, e la relazione lineare è derivata attraverso una regressione delle anomalie di temperatura superficiale marina sull’indice NAO estivo. Dal punto di vista grafico, il sottocampionamento equivale a incrementare il coefficiente angolare della linea di regressione, mantenendo al contempo un’elevata varianza nei dati. Questo metodo è progettato per amplificare la relazione statistica tra le variabili analizzate, con l’obiettivo di evidenziare collegamenti dinamici che potrebbero essere mascherati da rumore statistico o da meccanismi concorrenti non direttamente legati alla freschezza superficiale. Una volta stabilita una connessione statistica robusta, l’analisi successiva si concentra sull’esplorazione dei meccanismi dinamici sottostanti, al fine di fornire una base fisica per le relazioni identificate.

L’approccio di sottocampionamento comporta un compromesso tra il numero di anni inclusi in ciascun sottoinsieme e l’intensità delle correlazioni tra il sottoinsieme dell’NAO e il pattern di temperatura superficiale marina osservato nell’inverno successivo. Nel caso delle anomalie fredde precedute da estati caratterizzate da un indice NAO negativo, con valori inferiori a -0,5, il numero di anni disponibili è già limitato a 8, rendendo superfluo un ulteriore sottocampionamento per preservare la rappresentatività del campione. Per il sottoinsieme corrispondente agli anni con indice NAO estivo superiore a -0,5, invece, abbiamo selezionato 17 anni come compromesso ottimale, bilanciando l’esigenza di ottenere un’elevata correlazione con quella di mantenere una dimensione del campione sufficientemente ampia da garantire robustezza statistica. Attraverso questo processo, la correlazione tra l’indice NAO estivo sottocampionato e la differenza di temperatura superficiale marina tra le regioni subpolare e subtropicale è stata incrementata da un valore iniziale di circa 0,64 a circa 0,89. Questo miglioramento si accompagna a un valore di probabilità estremamente basso, pari a circa 0,0000018, che sottolinea l’alta significatività statistica della relazione identificata, rafforzando la validità dell’approccio adottato per isolare il segnale delle anomalie di acqua dolce e il loro impatto sulla temperatura superficiale marina.Nelle sezioni dedicate all’analisi dei risultati e agli approfondimenti supplementari, dimostriamo che i risultati ottenuti non risultano significativamente influenzati né dal processo di sottocampionamento né dal numero di anni inclusi nei sottoinsiemi selezionati. Tuttavia, la presenza di una relazione stretta e ben definita tra l’indice utilizzato e le anomalie di temperatura superficiale marina consente di ridurre le incertezze associate alla stima delle anomalie di acqua dolce. Inoltre, correlazioni elevate tra l’indice e la temperatura superficiale marina facilitano un’identificazione più chiara e una valutazione più precisa dei potenziali collegamenti dinamici che intercorrono tra le anomalie di acqua dolce e le dinamiche climatiche. Gli indici di acqua dolce che mostrano solo una correlazione debole con la freschezza superficiale risultano di utilità limitata quando si tratta di analizzare le interazioni tra l’acqua dolce e altri parametri oceanici o atmosferici, come la circolazione delle correnti o i pattern di pressione atmosferica. Poiché gli indici sono concepiti come strumenti per rappresentare in modo efficace le anomalie di acqua dolce, un’alta correlazione tra gli indici stessi, le temperature superficiali marine e le potenziali anomalie di freschezza costituisce un prerequisito fondamentale per l’analisi, piuttosto che un risultato finale. Di conseguenza, non formuliamo ipotesi sulla validità o sull’applicabilità di entrambi i sottoinsiemi al di fuori degli anni specificamente selezionati, limitando l’analisi al contesto temporale definito.

Attraverso un processo di sottocampionamento mirato, abbiamo derivato due sottoinsiemi di anni che presentano relazioni lineari robuste con la differenza di temperatura superficiale marina osservata tra il giro subpolare e quello subtropicale del Nord Atlantico. Per distinguere chiaramente i due sottoinsiemi e facilitarne l’interpretazione, li abbiamo denominati in base alla localizzazione geografica delle anomalie fredde di temperatura superficiale marina associate. Nel primo sottoinsieme, corrispondente agli anni in cui l’indice NAO estivo è inferiore a una soglia di -0,5, le anomalie fredde più intense si concentrano nella porzione sud-orientale della regione subpolare. Per questo motivo, abbiamo designato gli 8 anni selezionati come indice FE, rappresentato graficamente da barre di colore rosso chiaro. Nel secondo sottoinsieme, relativo agli anni con un indice NAO estivo superiore a -0,5, le anomalie fredde massime si estendono su tutto il giro subpolare, includendo in modo significativo anche la sua parte occidentale. Di conseguenza, abbiamo denominato i 17 anni selezionati come indice FW, rappresentato da barre di colore blu chiaro. Gli anni specifici inclusi in ciascun indice sono stati dettagliatamente elencati in una tabella di appendice, garantendo trasparenza e tracciabilità dei dati utilizzati. Nelle fasi successive dell’analisi, concentreremo l’attenzione sull’esplorazione dei collegamenti dinamici tra questi due indici e le anomalie di acqua dolce, analizzando in dettaglio i feedback che si instaurano tra l’oceano e l’atmosfera e il loro ruolo nel modulare le condizioni climatiche.

La Figura 1 presenta un’analisi approfondita e articolata della variabilità dell’Oscillazione del Nord Atlantico (NAO) durante i mesi estivi di luglio e agosto, esplorando le sue relazioni con le temperature superficiali del mare (SST) in inverno e con due indici di acqua dolce, denominati FE e FW, nell’area del Nord Atlantico. L’analisi è strutturata in una serie di pannelli che combinano rappresentazioni temporali, spaziali e relazionali, offrendo una visione dettagliata delle dinamiche climatiche e oceaniche. Di seguito, viene proposta una descrizione estesa e scientifica di ciascun elemento della figura.

I pannelli iniziali (a, e, i) illustrano la variabilità temporale dell’indice NAO estivo, calcolato per i mesi di luglio e agosto (NAOS), lungo un arco temporale che si estende dal 1980 al 2020. L’indice NAO rappresenta un indicatore fondamentale delle fluttuazioni della pressione atmosferica tra le alte e basse latitudini del Nord Atlantico, con impatti significativi sui pattern climatici regionali. In questi grafici, le barre rosse e blu di tonalità intensa evidenziano gli anni selezionati per le analisi successive, sulla base di criteri specifici di soglia, mentre le barre di colore più chiaro indicano gli anni esclusi durante il processo di subsampling. Questo approccio di selezione degli anni consente di ridurre l’influenza di variazioni anomale e di concentrarsi sui segnali climatici più robusti e rappresentativi.

I pannelli della seconda riga (b, f, j) si focalizzano sull’analisi delle temperature superficiali del mare (SST) durante i mesi invernali, da gennaio a marzo, in relazione all’indice NAO estivo dell’anno precedente. In particolare, il pannello (b) mostra i risultati di una regressione delle SST invernali sugli anni in cui l’indice NAO estivo è inferiore a una soglia definita (-0.5). Le mappe spaziali rappresentano l’Atlantico settentrionale, con una scala cromatica che varia dal blu (temperature più fredde) al rosso (temperature più calde), indicando le anomalie di temperatura rispetto alla media. Le regioni contornate identificano le aree in cui i risultati sono statisticamente significativi al 95%, garantendo un alto grado di affidabilità. Il pannello (f) ripropone un’analisi simile, ma esclude due anni anomali (outlier) rappresentati dalle barre chiare nei grafici precedenti, al fine di affinare ulteriormente i risultati e ridurre potenziali distorsioni. Il pannello (j), invece, estende l’analisi all’indice di acqua dolce FE, esaminando come questo parametro si relazioni alle variazioni delle SST invernali, sempre mantenendo un focus sugli anni con NAO estivo inferiore alla soglia.

I pannelli della terza riga (c, g, k) replicano l’approccio analitico della seconda riga, ma si concentrano sugli anni in cui l’indice NAO estivo supera la soglia di -0.5. Anche in questo caso, le mappe spaziali mostrano le anomalie delle SST invernali nell’Atlantico settentrionale, con i colori che riflettono le variazioni di temperatura (blu per diminuzioni, rosso per aumenti). Il pannello (g) rappresenta una versione raffinata del pannello (c), escludendo gli anni anomali per migliorare la rappresentatività dei dati, mentre il pannello (k) si concentra sull’indice di acqua dolce FW, analizzando il suo legame con le temperature invernali. Le regioni contornate continuano a indicare le aree con significatività statistica al 95%, fornendo una solida base per l’interpretazione dei risultati.

Infine, i pannelli della quarta riga (d, h, l) approfondiscono la relazione tra l’indice NAO estivo e la differenza di temperatura invernale tra due regioni specifiche dell’Atlantico settentrionale: una subtropicale, rappresentata in rosso, e una subpolare, rappresentata in blu. Questi grafici a dispersione mostrano come la variazione dell’indice NAO estivo sia correlata alle differenze di temperatura tra le due regioni. I punti chiari rappresentano gli anni esclusi dal processo di subsampling, mentre i punti scuri corrispondono agli anni utilizzati per il calcolo finale degli indici di acqua dolce FE e FW, che sono evidenziati nel pannello (l). La linea rossa in ciascun grafico indica la tendenza generale della relazione, accompagnata da un valore di correlazione (r) prossimo a 0.9, che suggerisce una forte associazione tra l’indice NAO estivo e le temperature invernali successive. Questo elevato grado di correlazione sottolinea l’importanza del NAO come predittore delle condizioni termiche oceaniche.

In sintesi, la Figura 1 offre un quadro completo e scientificamente rigoroso delle interazioni tra l’indice NAO estivo, le temperature superficiali del mare in inverno e gli indici di acqua dolce FE e FW. Attraverso un approccio metodologico che integra selezione dei dati, analisi spaziale e verifica statistica, la figura evidenzia il ruolo cruciale delle dinamiche atmosferiche e oceaniche nel modulare le condizioni climatiche del Nord Atlantico, con potenziali implicazioni per la previsione di eventi climatici estremi a scala regionale.

4 Risultati

Nella presente sezione, si procede con un’analisi dettagliata e sistematica delle due sottoinsiemi selezionati della North Atlantic Oscillation (NAO), al fine di determinarne l’adeguatezza come indicatori rappresentativi delle anomalie di acqua dolce nell’area del Nord Atlantico. In prima istanza, verrà effettuato un approfondito esame del bilancio di massa associato a tali sottoinsiemi, con l’obiettivo di quantificare con precisione le anomalie di acqua dolce e di identificarne le potenziali cause, esplorando i processi fisici e dinamici sottostanti che potrebbero influenzare tali variazioni. Successivamente, gli indici derivati da questi sottoinsiemi saranno impiegati per analizzare in modo rigoroso le relazioni tra le anomalie di acqua dolce stimate e le condizioni oceaniche e atmosferiche su larga scala, con particolare attenzione alle configurazioni stagionali caratteristiche dell’inverno e dell’estate. Tale analisi mira a evidenziare eventuali pattern coerenti o interazioni significative tra i fenomeni osservati. Per valutare la robustezza e la generalizzabilità dei collegamenti identificati, verrà inoltre utilizzato un indice non sottoposto a campionamento, che consentirà di testare la validità delle relazioni emerse in un contesto più ampio e rappresentativo. Infine, un’attenzione specifica sarà dedicata al ruolo delle anomalie di acqua dolce del Nord Atlantico come potenziali predittori delle condizioni climatiche estreme in Europa, con particolare riferimento alle estati più calde. A tal fine, verranno costruiti compositi basati sui dati climatici relativi al periodo 1979-2022, confrontando le caratteristiche delle 10 estati più calde con quelle delle 10 estati più fredde. Questo confronto includerà un’analisi dettagliata delle anomalie di acqua dolce che precedono tali eventi, al fine di determinare se esse possano fungere da precursori affidabili per le condizioni termiche estive estreme nel continente europeo. L’approccio adottato combina metodologie quantitative e analisi comparative, con l’obiettivo di fornire una comprensione approfondita delle dinamiche climatiche e delle loro implicazioni a scala regionale.

4.1 Stima delle Anomalie di Acqua Dolce

In questa sezione, ci avvaliamo delle relazioni robuste e ben consolidate tra i sottoinsiemi selezionati dell’indice NAO estivo (NAOS) e le successive anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) per intraprendere una stima dettagliata delle anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale. L’analisi si concentra sul bilancio di massa superficiale nelle regioni subpolari caratterizzate da anomalie di temperatura fredda, con particolare attenzione alle aree delimitate dalle linee di confidenza statistica al 95%. I passaggi principali dell’analisi e i relativi risultati vengono qui descritti in modo sistematico, mentre un approfondimento più tecnico, che include un confronto con osservazioni in situ, è disponibile nella Sezione S1 del Supplemento, dove vengono forniti ulteriori dettagli metodologici e dati di supporto.

Per valutare il contributo della temperatura al bilancio di massa, adottiamo l’ipotesi che gli strati misti superficiali dell’oceano presentino una distribuzione relativamente omogenea sia in termini di temperatura che di salinità. Di conseguenza, approssimiamo la temperatura dello strato misto utilizzando la temperatura superficiale del mare (SST), calcolata come valore medio sui mesi invernali, ovvero da gennaio a marzo. Questa approssimazione si basa sul fatto che, anche se la temperatura superficiale può risultare leggermente più alta o più bassa rispetto alla temperatura effettiva dello strato misto, la relazione tra temperatura e salinità nello strato misto rimane proporzionale a quella osservata tra temperatura superficiale e salinità superficiale. Tale proporzionalità è garantita dalla presenza di un profilo di densità costante all’interno dello strato misto, che consente di mantenere una coerenza tra i parametri fisici analizzati. Per determinare la profondità media dello strato misto, ci avvaliamo di dati derivati da boe Argo, strumenti oceanografici di alta precisione che forniscono misurazioni affidabili della struttura verticale dell’oceano. Questi dati vengono mediati sulle stesse regioni geografiche e sugli stessi mesi utilizzati per il calcolo della temperatura superficiale, ottenendo una profondità media dello strato misto di circa 250 metri per il sottoinsieme FE e di circa 280 metri per il sottoinsieme FW. Questi valori rappresentano una stima rappresentativa delle condizioni medie delle regioni subpolari durante il periodo invernale.

Successivamente, procediamo al calcolo dei coefficienti di espansione termica e salina, avvalendoci delle routine del Gibbs Seawater, un insieme di strumenti computazionali conformi agli standard più elevati della conoscenza scientifica attuale nel campo dell’oceanografia fisica. Durante questo processo, osserviamo che l’effetto della salinità e della pressione su tali coefficienti è di entità limitata, influenzando i valori solo a livello della seconda cifra decimale o inferiore. Pertanto, per semplificare l’analisi, adottiamo valori nominali di riferimento per la regione subpolare in inverno: una salinità di 35 grammi per chilogrammo e una pressione di 10 decibar. Tuttavia, la dipendenza di questi coefficienti dalla temperatura risulta più marcata e significativa. Ad esempio, il coefficiente di espansione termica può variare notevolmente, passando da valori minimi di circa 5 × 10^-4 per grado Celsius a valori massimi di circa 18 × 10^-4 per grado Celsius attraverso la superficie oceanica subpolare. Per tenere conto di questa variabilità e garantire una maggiore accuratezza nei calcoli, permettiamo ai coefficienti di espansione termica e salina di variare in funzione della temperatura superficiale del mare, adattandoli dinamicamente alle condizioni locali.

Il passo successivo consiste nell’analisi dei contributi al bilancio di massa superficiale, focalizzandoci sui termini che influenzano le anomalie di densità. Su scale temporali interannuali e su scale spaziali di larga portata, come quelle considerate in questo studio, i flussi oceanici sono prevalentemente governati da un equilibrio geostrofico, che facilita la ridistribuzione di calore e acqua dolce all’interno dell’oceano. Tuttavia, tali flussi geostrofici non sono in grado di generare un apporto netto di massa. Nelle regioni dell’oceano aperto, lontane dai confini topografici come coste o dorsali sottomarine, le principali fonti di energia capaci di indurre mescolamento verticale o convergenza orizzontale di massa sono rappresentate dai venti e dai flussi di calore e salinità tra atmosfera e oceano, noti come flussi di galleggiamento superficiale. Altre fonti di energia, quali il carico di pressione atmosferica, il riscaldamento geotermico, l’attività biologica e le maree, vengono considerate trascurabili sulle scale temporali e spaziali di interesse, in quanto il loro impatto risulta di entità minima rispetto ai fattori dominanti. Di conseguenza, l’analisi si concentra sui flussi di galleggiamento superficiale, sui trasporti orizzontali indotti dai venti (trasporti di Ekman) e sui flussi verticali generati dai venti, stimando tali termini attraverso l’utilizzo della rianalisi atmosferica ERA5, un dataset che fornisce informazioni dettagliate sulle condizioni atmosferiche e oceaniche. Data la natura non lineare dei singoli termini che compongono il bilancio di massa, ogni contributo viene valutato separatamente prima di essere correlato agli indici di acqua dolce FE e FW, al fine di preservare la precisione dell’analisi.

In sintesi, questa sezione descrive un approccio metodologico rigoroso per la stima delle anomalie di acqua dolce, combinando approssimazioni fisiche, dati osservativi e strumenti computazionali avanzati. L’analisi si basa su una caratterizzazione accurata delle condizioni oceaniche, come la temperatura e la profondità dello strato misto, e tiene conto della variabilità spaziale e temporale dei parametri fisici coinvolti, preparando il terreno per un’interpretazione approfondita delle dinamiche che governano le anomalie di acqua dolce nel Nord Atlantico.Considerando la trascurabilità dei flussi di galleggiamento, dei trasporti verticali di Ekman e dell’avvezione orizzontale, emerge chiaramente che l’incremento di densità indotto dalle anomalie di temperatura fredda deve essere controbilanciato da una riduzione di densità associata alle anomalie di acqua dolce. Questo risultato rivela un legame intrinseco e significativo tra le anomalie di acqua dolce e le corrispondenti anomalie di temperatura superficiale del mare all’interno di ciascun sottoinsieme analizzato. Un approfondimento basato su osservazioni idrografiche, che esplora la relazione tra le variazioni di salinità superficiale e di temperatura, evidenzia che anche negli inverni caratterizzati da flussi aria-mare particolarmente intensi, le anomalie di acqua dolce possono essere dedotte con buona precisione a partire dalla temperatura superficiale, mantenendo incertezze relativamente limitate. Ulteriori dettagli su questa analisi sono riportati nella Sezione S1 del documento supplementare, dove vengono presentati i risultati delle verifiche condotte con dati osservativi.

Sfruttando il principio della compensazione di densità tra le anomalie di salinità e temperatura superficiale, procediamo con la stima delle variazioni di salinità superficiale utilizzando i due sottoinsiemi NAO precedentemente definiti. I risultati indicano che le anomalie di acqua dolce più pronunciate, corrispondenti alle minime variazioni di salinità, associate al sottoinsieme FE si manifestano principalmente nella regione subpolare centrale, in particolare nella parte sud-orientale del giro subpolare. Queste anomalie risultano spazialmente più circoscritte rispetto a quelle associate al sottoinsieme FW, come illustrato nelle mappe presentate nella Figura 2a e 2b. Le anomalie di acqua dolce legate a FW, invece, si estendono su un’area significativamente più ampia, coprendo regioni più orientali, occidentali e settentrionali rispetto a quelle di FE. Inoltre, tali anomalie presentano un’ampiezza inferiore, coerentemente con le anomalie di temperatura fredda osservate nella regione subpolare, riportate nella Figura 1j e 1k, che mostrano un pattern spaziale simile.

Poiché i flussi di galleggiamento costituiscono il contributo dominante nel bilancio di massa superficiale, essi rappresentano il fattore principale che influenza l’incertezza delle stime di salinità ottenute. Tale incertezza è quantificata in un 4% per il sottoinsieme FE e in un 6% per il sottoinsieme FW, valori che si riferiscono alle regioni caratterizzate da anomalie fredde e delimitate dalle linee di confidenza al 95%. Tuttavia, è importante notare che le incertezze possono variare a livello locale, punto per punto, all’interno della griglia di analisi. Inoltre, in contesti di apporti di acqua dolce particolarmente intensi, il bilancio di massa superficiale potrebbe non catturare completamente l’entità della riduzione di salinità. Questo accade perché, teoricamente, le anomalie di acqua dolce possono aumentare fino a portare la salinità a un valore limite di zero, mentre le anomalie di temperatura superficiale sono vincolate a non scendere al di sotto della temperatura dell’aria circostante. Nonostante ciò, un’analisi specifica condotta sugli eventi di forte riduzione della salinità registrati negli anni 2015 e 2016 dimostra che il bilancio di massa superficiale ha fornito un’approssimazione adeguata, come discusso nella Sezione S1. Questo suggerisce che eventuali sottostime, se presenti, sono di entità trascurabile e non compromettono la validità complessiva delle stime.

Un ulteriore aspetto di rilievo è rappresentato dal basso livello di incertezza complessivo delle stime di salinità superficiale, che si combina con un vantaggio intrinseco dei sottoinsiemi NAO selezionati, FE e FW. Questi sottoinsiemi, per la loro stessa costruzione, mostrano un’elevata correlazione con le stime di acqua dolce calcolate per l’inverno successivo. In particolare, il grado di correlazione tra le anomalie di salinità superficiale e gli indici di acqua dolce supera il valore di 0.9, come illustrato nei grafici della Figura 2c e 2d. Le correlazioni più elevate per il sottoinsieme FE si riscontrano nella parte sud-orientale del giro subpolare, una regione chiave per le dinamiche oceaniche in quest’area. Per il sottoinsieme FW, invece, i valori di correlazione più alti si registrano nelle regioni subpolari centrali e settentrionali, coprendo un’area complessivamente più estesa, in linea con i pattern spaziali delle corrispondenti regressioni. La combinazione di incertezze ridotte e di un’elevata correlazione tra le stime di acqua dolce e i due sottoinsiemi NAO sottolinea la robustezza dell’approccio adottato, evidenziando come entrambi i sottoinsiemi possano essere considerati indici affidabili per la rappresentazione delle variazioni di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale. Questi risultati forniscono una base solida per ulteriori analisi delle dinamiche oceaniche e delle loro interazioni con i pattern climatici su larga scala.

La Figura 2 illustra un’analisi dettagliata e sistematica delle relazioni tra le anomalie di salinità superficiale del mare (SSS) durante i mesi invernali e due indici di acqua dolce, denominati FE e FW, derivati dalle condizioni estive dell’anno precedente. Questa analisi si concentra sull’Atlantico settentrionale, una regione chiave per le dinamiche oceaniche e climatiche, e si articola in quattro pannelli che combinano regressioni e correlazioni spaziali per evidenziare i legami tra questi parametri. Di seguito, viene fornita una descrizione estesa e scientifica di ciascun pannello, con un focus sull’interpretazione dei pattern spaziali e sulla significatività statistica dei risultati.

I pannelli (a) e (b) presentano i risultati della regressione della salinità superficiale del mare (SSS) in inverno, calcolata come media sui mesi da gennaio a marzo, rispetto agli indici di acqua dolce FE e FW, che sono stati definiti a partire dai dati dell’estate precedente, come mostrato nel pannello (i) della Figura 1. Le mappe coprono una regione dell’Atlantico settentrionale compresa tra 40°N e 60°N di latitudine e tra 60°W e 20°W di longitudine, includendo quindi le principali aree subpolari di interesse. La scala cromatica utilizzata riflette le variazioni di salinità in grammi per chilogrammo: le tonalità di blu indicano una diminuzione della salinità, corrispondente a un aumento di acqua dolce, mentre i colori più chiari rappresentano variazioni meno significative. Nel pannello (a), che si riferisce all’indice FE, si osserva una riduzione di salinità particolarmente marcata, con valori che raggiungono -1,5 grammi per chilogrammo, concentrata principalmente nella parte sud-orientale del giro subpolare. Questa area appare spazialmente più circoscritta rispetto a quella influenzata dall’indice FW. Nel pannello (b), relativo all’indice FW, la diminuzione di salinità è meno intensa, con valori massimi di -0,6 grammi per chilogrammo, ma si estende su una regione significativamente più ampia, coprendo non solo la parte centrale della zona subpolare, ma anche aree più orientali, occidentali e settentrionali. Le linee di contorno presenti in entrambi i pannelli delimitano le regioni in cui i risultati delle regressioni sono statisticamente significativi al 95%, indicando un’elevata affidabilità dei pattern osservati e fornendo una base solida per l’interpretazione delle differenze spaziali tra i due indici.

I pannelli (c) e (d) approfondiscono l’analisi esaminando le correlazioni tra la salinità superficiale invernale e gli indici di acqua dolce FE e FW dell’estate precedente, mantenendo lo stesso dominio spaziale dell’Atlantico settentrionale. La scala cromatica in questi pannelli rappresenta l’intensità della correlazione, con valori che variano da 0 (assenza di correlazione) a -1 (correlazione negativa perfetta, che indica che un aumento dell’indice di acqua dolce corrisponde a una diminuzione della salinità). Nel pannello (c), relativo all’indice FE, si evidenzia una correlazione molto forte, con valori che raggiungono -1, concentrata nella parte sud-orientale del giro subpolare, coerentemente con il pattern di riduzione della salinità mostrato nel pannello (a). Questo risultato sottolinea la stretta relazione tra l’indice FE e le variazioni di salinità in questa specifica regione. Nel pannello (d), che si riferisce all’indice FW, la correlazione è altrettanto elevata, raggiungendo anch’essa valori prossimi a -1, ma si distribuisce su un’area più estesa, includendo le regioni centrali e settentrionali della zona subpolare. Questo pattern riflette la maggiore estensione spaziale delle anomalie di acqua dolce associate a FW, come già osservato nel pannello (b). Le linee di contorno spesse in entrambi i pannelli (c) e (d) identificano le aree in cui la correlazione è significativa al 95%, una valutazione ottenuta tramite test statistici bidirezionali di tipo t, che confermano la robustezza dei risultati.

Le variazioni di salinità superficiale rappresentate in questa figura sono state stimate attraverso il bilancio di massa superficiale, assumendo un meccanismo di compensazione di densità con le anomalie di temperatura superficiale del mare (SST). Questo approccio si basa sull’ipotesi che le variazioni di densità indotte dalla temperatura siano controbilanciate da quelle dovute alla salinità, consentendo di derivare le anomalie di salinità a partire dalle anomalie di temperatura osservate. In sintesi, la Figura 2 evidenzia una chiara distinzione nei pattern spaziali delle anomalie di acqua dolce associate ai due indici: l’indice FE mostra un impatto più intenso ma limitato alla parte sud-orientale della regione subpolare, mentre l’indice FW si caratterizza per un’influenza più diffusa, con anomalie di ampiezza minore ma distribuite su un’area più vasta, estendendosi verso est, ovest e nord. L’elevata significatività statistica dei risultati, confermata dalle regioni contornate, sottolinea l’affidabilità di queste relazioni e il ruolo cruciale degli indici FE e FW nel descrivere le dinamiche delle anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale, offrendo una base solida per ulteriori studi sulle interazioni tra processi oceanici e climatici.

4.2 Cause delle Anomalie di Acqua Dolce

Le anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale possono derivare da una molteplicità di fattori, tra cui un incremento dello scioglimento del ghiaccio marino o glaciale, il deflusso fluviale, i flussi superficiali rappresentati dalla differenza tra precipitazione ed evaporazione, e le variazioni nella circolazione oceanica. Per comprendere meglio tali dinamiche, abbiamo condotto un’analisi approfondita utilizzando diverse fonti di dati: i flussi superficiali sono stati esaminati attraverso la rianalisi atmosferica ERA5, il deflusso glaciale è stato valutato con il modello climatico MAR per la Groenlandia, e la circolazione del giro subpolare è stata analizzata mediante dati altimetrici. Da questa analisi è emersa una significativa relazione inversa tra l’indice NAO estivo e il deflusso, come illustrato nella Figura 3a. Tale relazione suggerisce che il deflusso glaciale possa rappresentare una fonte primaria di acqua dolce per le anomalie associate al sottoinsieme FE, soprattutto considerando che queste anomalie sono precedute da un indice NAO estivo marcatamente negativo. Sebbene altre fonti di acqua di fusione, come lo scioglimento del ghiaccio marino, possano contribuire all’aumento della quantità di acqua dolce, la correlazione tra il deflusso e la circolazione atmosferica estiva appare coerente con quanto riportato in letteratura. Studi precedenti hanno infatti evidenziato connessioni tra le forzanti atmosferiche estive e il deflusso glaciale, oltre che il conseguente apporto di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale, supportando l’ipotesi che il deflusso sia un fattore chiave.

La dinamica temporale del deflusso stagionale rivela che la maggior parte di questo apporto raggiunge il giro subpolare durante l’autunno, come documentato in ricerche pregresse. Per questo motivo, il cambiamento della salinità superficiale tra l’estate (agosto) e l’inverno (da gennaio a marzo) è stato stimato analizzando il bilancio di massa di uno strato superficiale poco profondo. In questo contesto, l’indice NAO estivo, invertito di segno, si è dimostrato un indicatore affidabile per quantificare l’apporto stagionale di acqua dolce che giunge nella regione subpolare tra agosto e l’inverno, come mostrato nella Figura 3b. La sincronia tra l’aumento di acqua dolce stagionale, associato all’inversione dell’indice NAO estivo, e le anomalie di acqua dolce di FE rafforza l’ipotesi che il deflusso stagionale e lo scioglimento glaciale siano i principali driver di queste anomalie. Tuttavia, è importante sottolineare che, pur essendo significativa, la relazione tra l’indice NAO e il deflusso non è in grado di spiegare le variazioni interne al sottoinsieme FE. Piuttosto, essa fornisce una giustificazione per l’esistenza stessa del sottoinsieme FE, poiché il deflusso e l’aumento dello scioglimento superficiale rappresentano gli unici fattori di acqua dolce che mostrano una relazione inversa con l’indice NAO estivo, evidenziando un meccanismo di forzatura specifico.

L’indice NAO estivo completo, non sottoposto a campionamento, si rivela un indicatore efficace per il deflusso e per la riduzione stagionale della salinità superficiale tra estate e inverno. Tuttavia, esso non risulta necessariamente correlato alle anomalie assolute di salinità superficiale in inverno. Questo accade perché, una volta che lo strato misto stagionale viene eroso, la temperatura superficiale del mare e la salinità superficiale possono essere influenzate da altri fattori, coerentemente con la natura non lineare della relazione tra l’indice NAO estivo e le successive anomalie di temperatura superficiale in inverno, come illustrato nella Figura 1l. Questo comportamento sottolinea la complessità delle dinamiche oceaniche e la necessità di considerare processi aggiuntivi per spiegare le variazioni a lungo termine.

Un altro fattore determinante per le anomalie di acqua dolce più profonde è la circolazione del giro subpolare. Ricerche precedenti hanno dimostrato che un’intensificazione della circolazione del giro subpolare, in particolare nella regione nord-occidentale, favorisce un maggiore afflusso di acqua fredda e a bassa salinità proveniente dalla corrente costiera del Labrador verso il giro subpolare. Tale circolazione è a sua volta fortemente influenzata dalla tensione del vento, e studi passati hanno evidenziato una relazione significativa tra un maggiore effetto del vento sulla rotazione delle masse d’acqua nell’Atlantico settentrionale subpolare e una riduzione della salinità nel giro subpolare. Per approfondire il ruolo della tensione del vento e della circolazione del giro subpolare nelle anomalie fredde e di acqua dolce associate a valori più alti dell’indice NAO estivo, abbiamo esaminato la topografia dinamica assoluta in inverno. L’indice NAO estivo completo, non campionato, mostra una relazione debole e generalmente non significativa con la circolazione superficiale nella regione sud-occidentale subpolare, come illustrato nella Figura 3c. Tuttavia, utilizzando l’indice NAO estivo campionato corrispondente al sottoinsieme FW, si osserva una riduzione significativa della topografia dinamica assoluta a nord di 50°N in inverno, indicando una circolazione del giro subpolare più intensa e di natura ciclonica nella regione nord-occidentale, come mostrato nella Figura 3d. Questo rafforzamento della relazione tra l’indice NAO estivo campionato e la circolazione del giro subpolare supporta la validità del processo di campionamento, offrendo una spiegazione fisica per le anomalie di acqua dolce associate a FW, riportate nella Figura 2b. Per gli anni esclusi durante il processo di campionamento, la dipendenza delle anomalie idrografiche dalla circolazione del giro subpolare rimane comunque valida, ma l’indice NAO non si configura come un indicatore adeguato per descrivere tale dinamica.

Sebbene una quantificazione dettagliata del bilancio complessivo di acqua dolce non rientri tra gli obiettivi di questo studio, le cause fisiche proposte per le stime di acqua dolce ottenute trovano supporto nelle loro caratteristiche spaziali e nelle loro intensità. Le anomalie di acqua dolce associate a FW risultano più marcate nella regione subpolare occidentale, dove la circolazione del giro subpolare è più intensa e dove i flussi di calore superficiale sono più significativi, favorendo una più rapida erosione delle anomalie stagionali di acqua dolce. Al contrario, le anomalie di acqua dolce di FE si concentrano nella parte sud-orientale della regione subpolare, un’area caratterizzata da flussi superficiali e da una circolazione del giro subpolare più deboli, oltre che da strati misti di profondità ridotta. Abbiamo inoltre analizzato i flussi superficiali associati, come la differenza tra precipitazione ed evaporazione, ma li abbiamo ritenuti troppo deboli per poter spiegare in modo significativo le anomalie di acqua dolce osservate. In autunno e inverno, i flussi superficiali di acqua dolce sono stati valutati come parte dei flussi di galleggiamento nel bilancio di massa superficiale, risultando trascurabili. L’ipotesi che il deflusso stagionale e lo scioglimento possano generare anomalie assolute di acqua dolce in inverno rappresenta un elemento di novità e suggerisce che molte delle intense anomalie fredde e di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale subpolare a partire dal 2005 possano essere state determinate da meccanismi distinti rispetto a quelli attivi nelle decadi precedenti, aprendo nuove prospettive per lo studio delle dinamiche climatiche e oceaniche in questa regione.

4.3 Circolazione Atmosfera-Oceano in Inverno

In questa sezione, ci dedichiamo a un’analisi approfondita della circolazione atmosferica su larga scala associata alle due tipologie di anomalie di acqua dolce identificate, con un’attenzione particolare alle anomalie rappresentate dal sottoinsieme FE, come evidenziato nella Figura 2a. La scelta di focalizzarsi su FE è motivata dalla maggiore nitidezza dei segnali di temperatura superficiale del mare (SST) che esso presenta, i quali offrono un’opportunità ideale per studiare le interazioni atmosfera-oceano. Tuttavia, è importante notare che le anomalie di acqua dolce associate al sottoinsieme FW mostrano risposte atmosferiche qualitativamente simili, sia durante l’inverno, sebbene tali risultati non siano qui illustrati, sia in estate, come verrà discusso nella Sezione 4.4. Questa somiglianza suggerisce che i meccanismi atmosferici alla base delle due tipologie di anomalie condividano tratti comuni, pur con alcune differenze nei dettagli.

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’analisi è l’aumento del gradiente di temperatura superficiale del mare lungo la direzione meridionale durante gli inverni che seguono episodi di significative anomalie di acqua dolce. Questo gradiente accentuato si manifesta in modo particolarmente evidente nell’Atlantico settentrionale occidentale, come illustrato nella Figura 1j, dove si forma un fronte di temperatura superficiale più marcato tra il giro subtropicale e quello subpolare. Tale configurazione è il risultato di una netta separazione termica tra le acque più calde della regione subtropicale e quelle più fredde della zona subpolare, una dinamica che ha importanti implicazioni per la stabilità atmosferica sovrastante. Sopra questo fronte di temperatura, si osserva un’intensificazione dell’instabilità baroclina, un fenomeno fisico che favorisce lo sviluppo di perturbazioni atmosferiche. Questa instabilità è evidenziata da un aumento del tasso di crescita di Eady, un indicatore della propensione dell’atmosfera a generare cicloni extratropicali, come mostrato nella Figura 4a. L’instabilità baroclina è un processo chiave nelle regioni oceaniche con forti gradienti termici, poiché amplifica le interazioni tra l’oceano e l’atmosfera, influenzando la formazione di pattern circolatori su larga scala.

L’intensificazione dell’instabilità baroclina si traduce in un’anomalia ben definita nella circolazione atmosferica. Quando una massa d’aria si sposta verso nord attraversando il fronte di temperatura superficiale, essa tende a riscaldarsi a contatto con le acque più calde del giro subtropicale, diventando meno densa rispetto all’aria circostante e iniziando a salire. Questo movimento ascendente causa un allungamento della colonna d’aria, che acquisisce una rotazione positiva, un fenomeno noto come acquisizione di vorticità positiva. Al contrario, quando una massa d’aria si muove verso sud attraversando lo stesso fronte, essa si raffredda a contatto con le acque più fredde del giro subpolare, diventando più densa e tendendo a scendere, con un effetto opposto sulla vorticità. Questo processo genera un’attività di onde barocline più intensa, che si manifesta attraverso un’anomalia ciclonica a nord del fronte di temperatura e un’anomalia anticiclonica a sud, come illustrato nella Figura 4b. Tale configurazione circolatoria è tipica di una fase positiva dell’indice NAO, un pattern climatico che influenza significativamente il tempo atmosferico nell’Atlantico settentrionale e in Europa. A supporto di questa osservazione, abbiamo riscontrato che, in quasi tutti gli anni associati al sottoinsieme FE, ad eccezione dei due più deboli, l’indice NAO subisce una transizione da uno stato fortemente negativo in estate a uno stato positivo nell’inverno successivo. Inoltre, analizzando l’intero periodo dal 1979 al 2022 senza restringere l’analisi agli anni FE, la correlazione tra l’indice NAO estivo (luglio e agosto) e quello invernale (da gennaio a marzo) risulta debole e non significativa. Tuttavia, considerando esclusivamente gli anni FE, emerge una correlazione negativa molto più marcata e statisticamente significativa, evidenziando l’influenza delle anomalie di acqua dolce su questa transizione stagionale dell’indice NAO.

L’anomalia nella circolazione atmosferica ha un impatto diretto sulla dinamica oceanica, generando un trasporto convergente indotto dai venti tra il giro subtropicale e quello subpolare, come mostrato nella Figura 4b. Questo movimento delle acque superficiali, guidato dalla forzatura del vento, provoca un innalzamento del livello del mare nella regione interessata. Sebbene questo trasporto sia una risposta immediata alle condizioni atmosferiche sulle scale temporali analizzate, gli effetti derivanti dall’aumento del livello del mare e dai gradienti di pressione orizzontali che ne conseguono si protraggono nel tempo, influenzando la dinamica oceanica su scale temporali più lunghe. In particolare, osserviamo che l’innalzamento del livello del mare e le instabilità oceaniche associate si manifestano attraverso la formazione di una vasta banda di vortici anticiclonici, che si estende fino al secondo inverno successivo alle anomalie di acqua dolce, come illustrato nella Figura 4c. Questi vortici non sono visibili nei dati di temperatura superficiale del mare a causa della risoluzione più grossolana del prodotto di temperatura, che utilizza una griglia di 1 grado per 1 grado, rispetto alla risoluzione più fine di 0,25 gradi per 0,25 gradi del prodotto di topografia dinamica assoluta, che permette di catturare strutture oceaniche più piccole. Considerando che il flusso medio associato a questi vortici è diretto verso est, rappresentando la Corrente Nord Atlantica, l’effetto complessivo dei vortici anticiclonici si traduce in una riduzione della velocità verso est al confine meridionale della banda e in un aumento della velocità verso est al confine settentrionale, come mostrato nella Figura 4d. Questo schema di circolazione è stato descritto in letteratura come una circolazione inter-giro, un fenomeno che corrisponde a uno spostamento verso nord della Corrente Nord Atlantica, un cambiamento significativo nella dinamica oceanica regionale.

Lo spostamento verso nord della Corrente Nord Atlantica implica la presenza di un’anomalia di temperatura superficiale calda a sud dell’anomalia fredda subpolare. Questo effetto non è dovuto a un effettivo riscaldamento delle acque all’interno della corrente, ma piuttosto al fatto che la corrente si trova in una posizione più settentrionale rispetto alla norma, portando acque relativamente più calde in una regione che normalmente sarebbe caratterizzata da temperature inferiori. Questo spostamento evidenzia l’interazione complessa tra le anomalie di acqua dolce, la circolazione atmosferica e quella oceanica, sottolineando l’importanza di considerare questi processi in modo integrato per comprendere le dinamiche climatiche dell’Atlantico settentrionale.Pertanto, l’anomalia di temperatura superficiale calda a sud dell’anomalia fredda subpolare contribuisce a rafforzare il gradiente di temperatura superficiale del mare, un processo guidato dai venti su larga scala. Questo fenomeno è osservabile sia nel primo che nel secondo inverno successivi alle anomalie di acqua dolce, come mostrato nelle Figure 1j e 4d. Tuttavia, nel primo inverno, lo spostamento verso nord della corrente è parzialmente mascherato dall’espansione verso sud dell’anomalia fredda di temperatura superficiale sull’Atlantico settentrionale orientale, un processo che potrebbe favorire un aumento del mescolamento e dell’erosione del fronte di temperatura superficiale. È importante sottolineare che la distribuzione spaziale dei flussi di calore superficiale non corrisponde al campo di temperatura superficiale, come riportato nella Figura S1d del Supplemento, indicando che il contributo dei flussi di calore superficiale all’anomalia calda di temperatura superficiale è limitato. Sebbene questo meccanismo sia stato dimostrato utilizzando il sottoinsieme FE, i segnali per il sottoinsieme FW risultano qualitativamente simili, ma limitati esclusivamente al primo inverno.

In sintesi, le anomalie di acqua dolce sono associate a anomalie fredde nella regione subpolare durante l’inverno, come illustrato nelle Figure 1j e 1k. Queste anomalie fredde contribuiscono a un gradiente di temperatura superficiale del mare più marcato tra la regione subpolare e quella subtropicale, creando un fronte di temperatura più netto tra il giro subpolare e quello subtropicale. Questo fronte accentuato è legato a un’intensificazione dell’instabilità baroclina nell’atmosfera, come mostrato nella Figura 4a, caratterizzata da un’anomalia di circolazione più ciclonica sopra il giro subpolare e un’anomalia più anticiclonica a sud, come illustrato nella Figura 4b. Tale anomalia nella circolazione atmosferica genera gradienti di pressione superficiale attraverso i trasporti indotti dai venti, che a loro volta determinano un flusso oceanico che contribuisce all’anomalia calda a sud dell’anomalia fredda subpolare, come evidenziato nelle Figure 4c e 4d.

L’effetto complessivo dell’interazione tra oceano e atmosfera è un gradiente di temperatura superficiale più netto tra l’anomalia calda subtropicale e l’anomalia fredda subpolare, un pattern caratteristico del tipico schema a tripolo della temperatura superficiale del mare e dei relativi feedback, come descritto in letteratura. Essendo fortemente correlati con le anomalie di temperatura superficiale, gli indici di acqua dolce si rivelano strumenti preziosi per visualizzare le circolazioni oceaniche e atmosferiche associate, che si rafforzano a vicenda, come mostrato nelle Figure 1 e 4. Tuttavia, non attribuiamo causalmente il pattern di temperatura superficiale alle anomalie di acqua dolce, né sosteniamo che queste anomalie fungano da innesco per il caratteristico pattern a tripolo della temperatura superficiale.

La Figura 3 presenta un’analisi dettagliata delle cause delle anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale, focalizzandosi sul ruolo del deflusso glaciale dalla Groenlandia, sulla variazione stagionale della salinità superficiale del mare (SSS) e sull’influenza della circolazione oceanica, in relazione all’indice NAO estivo (NAOS) e all’indice di acqua dolce FW. La figura si articola in quattro pannelli, ciascuno dei quali esplora un aspetto specifico di queste dinamiche attraverso rappresentazioni grafiche e analisi statistiche, con l’obiettivo di chiarire i meccanismi fisici alla base delle anomalie di acqua dolce osservate.

Il pannello (a) illustra la relazione tra l’indice NAO estivo, calcolato per i mesi di luglio e agosto (NAOS), e il deflusso integrato sulla calotta glaciale della Groenlandia nello stesso periodo. Questo pannello si configura come un grafico a dispersione, in cui l’asse orizzontale riporta i valori dell’indice NAO estivo, che variano da -1 a 1, mentre l’asse verticale rappresenta il deflusso in gigatonnellate, con valori che si estendono da 0 a 400. Ciascun punto sul grafico corrisponde a un anno specifico, e una linea rossa evidenzia la tendenza generale della relazione, caratterizzata da una correlazione negativa di -0.61. Questo valore di correlazione indica una relazione inversa significativa: quando l’indice NAO estivo assume valori più negativi, il deflusso dalla Groenlandia tende ad aumentare in modo considerevole. Tale risultato suggerisce che il deflusso glaciale possa rappresentare una fonte primaria di acqua dolce per le anomalie di acqua dolce, in particolare per quelle associate al sottoinsieme FE, che sono spesso precedute da un indice NAO estivo fortemente negativo. Questa relazione è coerente con studi precedenti che hanno documentato l’influenza delle condizioni atmosferiche estive sullo scioglimento glaciale, evidenziando il ruolo del deflusso come un contributo significativo all’apporto di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale.

Il pannello (b) approfondisce l’analisi mostrando la regressione della variazione stagionale della salinità superficiale del mare (dSSS), definita come la differenza di salinità tra estate (agosto) e inverno (gennaio-marzo), sull’indice NAO estivo invertito di segno. La mappa copre l’Atlantico settentrionale, con coordinate che si estendono da 40°N a 60°N di latitudine e da 60°W a 20°W di longitudine, includendo quindi le principali regioni subpolari di interesse. La scala cromatica, che varia da 0 a -0.2 g/kg, utilizza tonalità di blu per indicare una diminuzione della salinità, corrispondente a un aumento di acqua dolce, con i valori più significativi concentrati nella parte centrale e sud-orientale della regione subpolare, dove si registrano riduzioni fino a -0.2 g/kg. Le frecce sovrapposte alla mappa rappresentano il flusso geostrofico medio superficiale, derivato dalla topografia dinamica assoluta e mediato nel periodo compreso tra agosto e marzo, noto come il periodo di “freshening” o riduzione della salinità. Queste frecce mostrano la direzione e l’intensità del movimento delle acque superficiali, evidenziando i percorsi attraverso cui l’acqua dolce si distribuisce nella regione. Le linee di contorno delimitano le aree in cui i risultati della regressione sono statisticamente significativi al 95%, garantendo un’elevata affidabilità dei pattern osservati. L’inversione del segno dell’indice NAO estivo in questo contesto ha lo scopo di creare un indice che correli positivamente con l’aumento di acqua dolce, sottolineando il ruolo del deflusso stagionale e dello scioglimento glaciale come fattori chiave nella genesi delle anomalie di acqua dolce tra estate e inverno.

Il pannello (c) presenta la regressione della topografia dinamica assoluta (ADT) in inverno, calcolata per i mesi da gennaio a marzo, sull’indice NAO estivo non sottoposto a campionamento. La mappa copre la stessa regione dell’Atlantico settentrionale, e la scala cromatica indica variazioni della topografia dinamica in metri, con valori che oscillano tra -0.1 e 0.1. I colori mostrano variazioni generalmente deboli, con aree di colore rosso e blu che indicano rispettivamente un aumento e una diminuzione della topografia dinamica. Tuttavia, la relazione tra l’indice NAO estivo non campionato e la topografia dinamica appare complessivamente debole e, nella maggior parte delle aree, non significativa dal punto di vista statistico. Questo suggerisce che l’indice NAO estivo, quando considerato nella sua forma completa senza campionamento, non sia un indicatore efficace per descrivere le variazioni nella circolazione oceanica invernale, almeno nella regione sud-occidentale subpolare analizzata.

Il pannello (d) ripropone la regressione della topografia dinamica assoluta in inverno, ma questa volta sull’indice FW, che rappresenta un sottoinsieme selezionato dell’indice NAO estivo. Anche in questo caso, la mappa copre l’Atlantico settentrionale, e la scala cromatica varia da -0.1 a 0.1 metri. A differenza del pannello (c), qui si osserva una riduzione significativa della topografia dinamica, con valori che raggiungono -0.1 metri, particolarmente marcata a nord di 50°N. Questo cambiamento indica una circolazione del giro subpolare più intensa e di natura ciclonica nella regione nord-occidentale, un’area cruciale per il trasporto di acqua meno salina proveniente dalla corrente costiera del Labrador. Le linee di contorno evidenziano le regioni in cui i risultati sono significativi al 95%, confermando la robustezza della relazione tra l’indice FW e la dinamica circolatoria invernale. Questo risultato supporta l’ipotesi che il campionamento dell’indice NAO estivo per definire FW migliori la capacità di identificare i meccanismi fisici alla base delle anomalie di acqua dolce, offrendo una spiegazione più chiara delle variazioni nella circolazione oceanica.

In sintesi, la Figura 3 evidenzia il ruolo cruciale del deflusso glaciale e della circolazione oceanica nella formazione delle anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale. Il pannello (a) mostra come un indice NAO estivo negativo sia associato a un maggiore deflusso dalla Groenlandia, contribuendo all’apporto di acqua dolce. Il pannello (b) conferma che questo apporto si manifesta come una riduzione della salinità superficiale tra estate e inverno, con pattern spaziali significativi. I pannelli (c) e (d) dimostrano che, mentre l’indice NAO estivo non campionato ha una relazione debole con la circolazione oceanica, l’indice FW evidenzia una chiara intensificazione della circolazione del giro subpolare, che facilita l’ingresso di acqua meno salina nella regione. Questi risultati, supportati da un’elevata significatività statistica, sottolineano l’importanza di combinare analisi atmosferiche e oceaniche per comprendere le dinamiche delle anomalie di acqua dolce e il loro impatto sul sistema climatico regionale.

La Figura 4 presenta un’analisi dettagliata e scientificamente rigorosa dell’impatto delle anomalie di acqua dolce, rappresentate dall’indice FE, sulle dinamiche della circolazione atmosfera-oceano nell’Atlantico settentrionale. Attraverso quattro pannelli, la figura esplora le relazioni tra l’indice FE e diverse variabili chiave, quali l’instabilità baroclina atmosferica, la pressione al livello del mare, la topografia dinamica assoluta (ADT) e la temperatura superficiale del mare (SST), con un focus temporale che si estende dal primo al secondo inverno successivo all’estate di riferimento in cui si manifestano le anomalie di acqua dolce. Ogni pannello è il risultato di una regressione lineare di una specifica variabile sull’indice FE, e i risultati sono accompagnati da valutazioni di significatività statistica per garantire la robustezza delle conclusioni.

Il pannello (a) illustra la regressione del tasso massimo di crescita di Eady nella bassa troposfera, un parametro fondamentale per quantificare l’instabilità baroclina, durante il primo inverno (da gennaio a marzo) successivo all’estate caratterizzata dalle anomalie di acqua dolce FE. La mappa copre un’ampia regione dell’Atlantico settentrionale, compresa tra 30°N e 60°N di latitudine e tra 80°W e 0° di longitudine, includendo quindi le principali aree di interazione tra il giro subtropicale e quello subpolare. La scala cromatica rappresenta le variazioni del tasso di crescita in giorni⁻¹, con valori che variano da -0.2 a 0.2 giorni⁻¹. Le tonalità rosse, che raggiungono valori fino a 0.2 giorni⁻¹, indicano un aumento significativo dell’instabilità baroclina, particolarmente marcato sopra il fronte di temperatura superficiale che separa il giro subtropicale da quello subpolare, nell’Atlantico occidentale. Questo fronte è il risultato del gradiente di temperatura accentuato causato dalle anomalie di acqua dolce, che amplificano le condizioni favorevoli alla genesi di perturbazioni atmosferiche. Le linee di contorno spesse delimitano le regioni in cui i risultati sono statisticamente significativi al 95%, confermando l’affidabilità del segnale osservato e sottolineando il ruolo delle anomalie di acqua dolce nell’influenzare la dinamica atmosferica attraverso l’intensificazione dell’instabilità baroclina.

Il pannello (b) approfondisce l’analisi mostrando la regressione della pressione al livello del mare nello stesso primo inverno successivo alle anomalie di acqua dolce. La mappa copre la stessa regione dell’Atlantico settentrionale, e la scala cromatica varia da -4 a 4 hPa, con le tonalità blu che indicano una diminuzione della pressione e le tonalità rosse un aumento. Si osserva un’anomalia ciclonica, caratterizzata da una pressione più bassa (fino a -4 hPa), localizzata a nord del fronte di temperatura superficiale, intorno a 50°N, e un’anomalia anticiclonica, con una pressione più alta (fino a 4 hPa), posizionata a sud, vicino a 40°N. Questo schema circolatorio è indicativo di una fase positiva dell’indice NAO, un pattern climatico che tipicamente porta a condizioni più tempestose nell’Atlantico settentrionale. Le frecce sovrapposte alla mappa mostrano la direzione dei trasporti di Ekman indotti dal vento, evidenziando una convergenza tra i due giri oceanici, che contribuisce a un innalzamento del livello del mare nella regione interessata. Le linee di contorno spesse indicano le aree con significatività statistica al 95%, garantendo che le anomalie osservate siano robuste e non casuali. Questo pannello evidenzia come le anomalie di acqua dolce, attraverso il loro effetto sul gradiente di temperatura superficiale, possano modulare la circolazione atmosferica su larga scala, con implicazioni dirette per la dinamica oceanica.

Il pannello (c) si concentra sulla regressione della topografia dinamica assoluta (ADT) nel secondo inverno (gennaio-marzo, indicato come “+2”) successivo all’estate FE, mostrando gli effetti a lungo termine delle anomalie di acqua dolce sulla dinamica oceanica. La mappa copre la stessa regione geografica, e la scala cromatica varia da -0.1 a 0.1 metri, con le tonalità rosse che indicano un aumento della topografia dinamica e le tonalità blu una diminuzione. Si osserva un aumento significativo della topografia dinamica (fino a 0.1 m) in una banda compresa tra 40°N e 50°N, un segnale che indica la formazione di vortici anticiclonici. Questi vortici sono il risultato delle instabilità oceaniche generate dall’innalzamento del livello del mare e dai gradienti di pressione orizzontali indotti dai trasporti di Ekman osservati nel pannello (b). I contorni sottili neri evidenziano la regione di convergenza del flusso di Ekman derivata dal pannello precedente, mentre le linee di contorno spesse delimitano le aree con significatività statistica al 95%, confermando la robustezza del segnale. Questo pannello dimostra che gli effetti delle anomalie di acqua dolce non si limitano al primo inverno, ma persistono nel tempo, influenzando la struttura della circolazione oceanica su scale temporali più lunghe.

Il pannello (d) presenta la regressione della temperatura superficiale del mare (SST) nello stesso secondo inverno successivo all’estate FE. La mappa mostra un’anomalia calda (con temperature fino a 1°C sopra la media, indicate in rosso) a sud dell’anomalia fredda subpolare, in una fascia compresa tra 40°N e 50°N. Questa anomalia calda è dovuta allo spostamento verso nord della Corrente Nord Atlantica, un fenomeno noto come circolazione inter-giro. Le frecce sovrapposte alla mappa rappresentano il flusso geostrofico derivato dall’anomalia di topografia dinamica, evidenziando una riduzione della velocità verso est al confine meridionale della banda e un aumento al confine settentrionale. Questo schema di circolazione riflette un rafforzamento del gradiente di temperatura superficiale tra le regioni subtropicali e subpolari, coerentemente con i cambiamenti nella posizione della Corrente Nord Atlantica. Anche in questo caso, le linee di contorno spesse indicano le regioni con significatività statistica al 95%, garantendo l’affidabilità dei risultati.

In sintesi, la Figura 4 offre un quadro completo delle interazioni tra le anomalie di acqua dolce rappresentate dall’indice FE e la circolazione atmosfera-oceano nell’Atlantico settentrionale. Nel primo inverno, le anomalie amplificano l’instabilità baroclina atmosferica e generano un pattern NAO positivo, con conseguenti trasporti di Ekman convergenti che innalzano il livello del mare. Nel secondo inverno, queste dinamiche si traducono nella formazione di vortici anticiclonici e in uno spostamento verso nord della Corrente Nord Atlantica, che a sua volta rafforza il gradiente di temperatura superficiale attraverso un’anomalia calda a sud della regione subpolare. La significatività statistica al 95% dei risultati sottolinea la robustezza di queste relazioni, evidenziando l’importanza delle anomalie di acqua dolce come modulatore delle dinamiche climatiche regionali su scale temporali estese.

4.4 Collegamenti con il Clima Estivo Europeo

L’analisi condotta nelle sezioni precedenti ha messo in luce una relazione statistica robusta e significativa tra le anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale e le condizioni climatiche invernali associate, evidenziando il ruolo delle dinamiche oceaniche e atmosferiche nel modulare tali pattern. In questa sezione, spostiamo l’attenzione sulle condizioni di temperatura superficiale del mare (SST) e sulla circolazione atmosferica nelle estati successive a tali anomalie, con l’obiettivo di comprendere come queste dinamiche si traducano in impatti climatici a scala regionale, in particolare sull’Europa. Per collocare i risultati in un contesto più ampio e facilitarne l’integrazione con studi precedenti, confrontiamo le anomalie derivate dai due sottoinsiemi di dati (FE e FW) con le condizioni medie climatologiche di temperatura superficiale del mare e atmosferiche in estate. Queste condizioni medie estive risultano simili alle medie calcolate per ciascuno dei due sottoinsiemi, fornendo un quadro di riferimento stabile per l’interpretazione delle anomalie osservate. L’analisi inizia con un esame dettagliato del campo di temperatura superficiale del mare nelle estati successive alle anomalie di acqua dolce, come illustrato nella Figura 5a-c.

Nella prima estate successiva a episodi di anomalie di acqua dolce più intense, rappresentate dal sottoinsieme FE, si osserva un’anomalia fredda subpolare accentuata nel campo di temperatura superficiale del mare, che si estende su parte della Corrente Nord Atlantica nella regione centrale dell’Atlantico settentrionale, come mostrato nella Figura 5b. Questa anomalia fredda riflette l’influenza persistente delle dinamiche oceaniche innescate dalle anomalie di acqua dolce, che raffreddano le acque superficiali in questa area critica per la circolazione oceanica. Nella seconda estate successiva, il segnale dominante è rappresentato da uno spostamento verso nord della Corrente Nord Atlantica, un fenomeno che si manifesta come una banda di temperatura superficiale più elevata, che si estende in direzione nord-est attraverso l’Atlantico settentrionale, partendo dalla regione della Nuova Scozia e dirigendosi verso la costa britannica, come illustrato nella Figura 5c. Questo spostamento verso nord della corrente non implica un riscaldamento intrinseco delle acque, ma piuttosto un cambiamento nella posizione geografica della corrente, che porta acque relativamente più calde in regioni normalmente più fredde.

Il segnale di temperatura superficiale del mare osservato in entrambe le estati successive alle anomalie di acqua dolce evidenzia un aumento della differenza di temperatura tra il giro subtropicale, caratterizzato da acque più calde, e il giro subpolare, dominato da acque più fredde. La posizione esatta del fronte di temperatura superficiale che separa questi due giri oceanici può variare di anno in anno, rendendo difficile una definizione precisa della sua localizzazione e portando a una significatività statistica ridotta in singoli punti della griglia di analisi. Tuttavia, l’aumento del gradiente di temperatura superficiale tra le due regioni, che rappresenta un elemento dinamicamente più rilevante rispetto alle anomalie assolute di temperatura, si rivela altamente significativo dal punto di vista statistico. Ad esempio, la differenza di temperatura superficiale tra le regioni in cui l’anomalia supera i 2 gradi Celsius e quelle in cui l’anomalia scende sotto i -2 gradi Celsius copre un’area significativa dell’Atlantico extratropicale, come mostrato nelle Figure 5b e 5c. Questa differenza di temperatura è fortemente correlata con l’indice FE, con coefficienti di correlazione che raggiungono 0.76 nella prima estate e 0.84 nella seconda estate, accompagnati da valori di significatività statistica ben al di sotto di 0.05, indicando una relazione robusta e affidabile tra l’indice di acqua dolce e il gradiente di temperatura superficiale.

Coerentemente con quanto osservato nei precedenti inverni, la circolazione atmosferica estiva mostra un’allineamento con il campo di temperatura superficiale sottostante in entrambe le estati successive alle anomalie di acqua dolce. In particolare, i venti a un’altezza di 700 hPa, corrispondenti alla bassa troposfera, mostrano una configurazione ciclonica attorno alle anomalie fredde di temperatura superficiale nella regione subpolare, come illustrato nelle Figure 5b e 5c. Questo schema circolatorio è indicativo di un’interazione diretta tra la superficie oceanica e l’atmosfera sovrastante, dove le anomalie fredde favoriscono lo sviluppo di una bassa pressione locale. Di conseguenza, si osserva una deviazione verso nord dei venti della bassa troposfera a valle dell’anomalia fredda di temperatura superficiale, lungo le coste occidentali dell’Europa, come mostrato nelle Figure 5d-f. Nella prima estate, questa deviazione verso nord si manifesta a ovest di un’ampia area che include l’Africa settentrionale, la Spagna, il Portogallo, la Francia e la costa britannica, come illustrato nella Figura 5e. Nella seconda estate, la deviazione verso nord si sposta ulteriormente a nord, localizzandosi a nord-ovest della costa scandinava, come mostrato nella Figura 5f. Questo spostamento è coerente con la posizione più settentrionale del fronte di temperatura superficiale sull’Atlantico settentrionale, evidenziata nelle Figure 5b e 5c, e riflette la progressione spaziale delle dinamiche oceaniche nel tempo.

La deviazione verso nord dei venti della bassa troposfera è parte integrante di un’anomalia di circolazione atmosferica su larga scala, che si caratterizza per un’aumentata instabilità baroclina lungo la costa europea, una circolazione più ciclonica sopra l’oceano e una circolazione più anticiclonica sul continente europeo. Sebbene quest’ultima non sia mostrata direttamente, è indicata indirettamente dalle frecce presenti nelle Figure 5b e 5c, che rappresentano la direzione dei venti, e dalla deviazione verso sud dei venti a est della deviazione verso nord, come illustrato nelle Figure 5e e 5f. Questo schema di circolazione atmosferica estiva presenta somiglianze con le condizioni descritte per l’inverno nella Figura 4b, dove si osserva un’anomalia ciclonica sopra l’anomalia fredda di temperatura superficiale. Tuttavia, in estate, la componente anticiclonica si manifesta sul continente europeo piuttosto che sull’Atlantico subtropicale settentrionale, come avviene in inverno. Si ipotizza che questa differenza sia attribuibile al più rapido riscaldamento della superficie terrestre durante la primavera e l’estate, che amplifica il contrasto termico tra l’oceano subpolare, più freddo, e il continente, più caldo, favorendo un’aumentata instabilità atmosferica lungo la costa. Questo contrasto termico contribuisce a modulare la posizione e l’intensità delle anomalie circolatorie, influenzando le condizioni meteorologiche estive in Europa e aprendo nuove prospettive per l’analisi delle interazioni tra oceano, atmosfera e clima regionale.In coerenza con le anomalie di circolazione atmosferica su larga scala che subiscono uno spostamento, si rileva la presenza di aria relativamente più calda e secca sopra l’Africa settentrionale e l’Europa sud-occidentale durante la prima estate successiva a episodi di anomalie di acqua dolce più intense, mentre nella seconda estate queste condizioni di aria più calda e secca si manifestano prevalentemente sull’Europa nord-occidentale, come illustrato nelle Figure 5g-l. Nella prima estate, le anomalie di temperatura più elevate si estendono geograficamente dal Marocco e dall’Algeria verso nord, raggiungendo la Francia e la Germania meridionale, evidenziando un’area di riscaldamento significativo che copre una vasta porzione dell’Europa sud-occidentale. Parallelamente, le anomalie di maggiore siccità si registrano in una zona spostata più a est, interessando ampie regioni dell’Europa sud-occidentale, tra cui l’Italia e la Grecia, dove la riduzione delle precipitazioni è particolarmente marcata. Nella seconda estate successiva alle anomalie di acqua dolce, le massime anomalie di temperatura calda si spostano verso l’Europa centrale e settentrionale, coinvolgendo paesi come la Germania, la Francia, il Regno Unito, la Polonia e la Svezia meridionale, con un’estensione geografica che riflette un cambiamento nella distribuzione delle condizioni climatiche. Anche in questo caso, le anomalie di siccità più pronunciate si verificano più a est rispetto alle anomalie calde, interessando aree come la Finlandia e i paesi baltici, dove la riduzione delle precipitazioni è evidente. Questo spostamento delle anomalie secche rispetto a quelle calde è un fenomeno atteso, considerando che le precipitazioni tendono a concentrarsi lungo i fronti freddi associati ai sistemi ciclonici, i quali sono generalmente spostati verso sud rispetto ai centri delle basse pressioni. Tale configurazione è in linea con quanto riportato in letteratura, dove si evidenzia una relazione spaziale tra i pattern di temperatura e quelli di precipitazione all’interno dei sistemi meteorologici.

Collocando le anomalie atmosferiche identificate in un contesto scientifico più ampio, come descritto in studi precedenti, emerge che tali anomalie sono rappresentative di anticicloni di blocco, un fenomeno atmosferico ben documentato in climatologia. Durante l’estate, gli anticicloni di blocco sull’Europa sono spesso associati a un aumento della pressione atmosferica a livello della superficie e a temperature dell’aria superficiale più elevate, condizioni che favoriscono periodi prolungati di tempo stabile e caldo. Le massime anomalie di temperatura osservate nelle estati successive a forti anomalie di acqua dolce FE si localizzano a est della deviazione verso nord dei venti troposferici, posizionandosi al centro dell’anomalia di circolazione anticiclonica. Questa collocazione spaziale delle anomalie di temperatura è coerente con quanto riportato in letteratura, dove le anomalie calde sono spesso attribuite a un aumento della radiazione solare a onde corte, un effetto amplificato dalla presenza di cieli sereni e dalla ridotta nuvolosità tipica degli anticicloni di blocco. Inoltre, la presenza di anomalie secche a est delle anomalie di temperatura calda è probabilmente dovuta a una ridotta frequenza di passaggio di sistemi meteorologici ciclonici, che vengono ostacolati dall’imposizione della circolazione anticiclonica su larga scala. Questo blocco atmosferico limita l’arrivo di fronti perturbati, riducendo le precipitazioni nelle regioni interessate e contribuendo alla formazione di condizioni più secche.

Un aspetto critico dell’approccio statistico adottato in questa analisi è la sensibilità del clima estivo europeo alla posizione esatta del fronte di temperatura superficiale del mare che separa il giro subtropicale da quello subpolare. Piccole variazioni nelle caratteristiche spaziali del pattern di temperatura superficiale e della circolazione nella bassa troposfera tra anni diversi possono determinare spostamenti significativi nella posizione delle massime anomalie calde e secche sull’Europa, portando a una parziale cancellazione reciproca di questi segnali quando si analizzano i dati aggregati. A titolo di esempio, è stato riscontrato che i pattern spaziali nell’estate del 2016 non corrispondono a quelli degli altri anni inclusi nel sottoinsieme FE, come mostrato nella Figura A1. In quell’anno, l’anomalia fredda di temperatura superficiale del mare si è estesa più a sud della Corrente Nord Atlantica, causando un aumento del mescolamento oceanico e generando un gradiente di temperatura superficiale meridionale frammentato appena a ovest della costa europea. Questo ha portato alla formazione di due anomalie fredde di ampiezza ridotta, anziché un’unica anomalia estesa. Coerentemente con questo campo di temperatura superficiale, si è osservato un vento zonale diviso in due rami principali, uno che si estende verso nord lungo la costa europea e un altro che attraversa il Mar Mediterraneo meridionale, tra circa 0 e 10 gradi est di longitudine. Di conseguenza, si sono identificate due distinte anomalie di temperatura dell’aria superficiale calda: una che copriva l’Africa settentrionale e un’altra lungo la costa nord-occidentale europea, come illustrato nella Figura A1. Nonostante le discrepanze nei pattern spaziali del 2016 rispetto agli altri anni, si rileva comunque una relazione stretta e coerente tra la temperatura superficiale del mare, i venti troposferici e le anomalie meteorologiche in Europa, evidenziando la persistenza dei meccanismi di interazione tra oceano e atmosfera anche in presenza di variazioni interannuali.In modo simile a quanto osservato per le anomalie di acqua dolce associate al sottoinsieme FE, anche le anomalie di acqua dolce rappresentate dal sottoinsieme FW sono seguite da un’anomalia di temperatura superficiale del mare (SST) caratterizzata da valori più freddi nell’estate successiva. Tuttavia, rispetto alle anomalie di acqua dolce FE, le anomalie fredde di temperatura superficiale legate all’indice FW risultano meno pronunciate in termini di intensità e più limitate dal punto di vista geografico. Queste si concentrano principalmente nell’Atlantico settentrionale centrale e occidentale, al largo della costa di Terranova, con i picchi delle regressioni che si manifestano nei mesi di luglio e agosto, come illustrato nella Figura 6a. Questa distribuzione spaziale più ristretta e l’intensità ridotta delle anomalie fredde riflettono le differenze intrinseche tra i due sottoinsiemi, con FW che rappresenta un segnale di acqua dolce meno marcato rispetto a FE. In conseguenza di questa configurazione, si osserva una deviazione significativa verso nord dei venti troposferici, localizzata appena a est dell’anomalia fredda di temperatura superficiale. Tale deviazione si verifica in una posizione più occidentale rispetto a quella rilevata per il sottoinsieme FE, come mostrato nella Figura 6b, evidenziando come la posizione dell’anomalia fredda influenzi direttamente la dinamica atmosferica sovrastante.

Parallelamente, le anomalie di temperatura dell’aria calda che si manifestano sull’Europa appaiono anch’esse spostate verso ovest rispetto a quanto osservato per FE, concentrandosi su un’area che include Francia, Gran Bretagna, Belgio e Spagna settentrionale, con un’estensione che si propaga verso ovest al largo della costa atlantica. Questo pattern di riscaldamento è indicativo di un’influenza diretta della circolazione atmosferica modificata dall’anomalia fredda sottostante. Al contempo, le anomalie di siccità, che denotano una riduzione delle precipitazioni, si estendono verso est, interessando la regione del Mar Baltico e la Polonia settentrionale, come illustrato nelle Figure 6c e 6d. Questa distribuzione spaziale delle anomalie calde e secche riflette le dinamiche tipiche dei sistemi atmosferici estivi, in cui le condizioni di alta pressione associate a temperature più elevate tendono a sopprimere le precipitazioni nelle regioni circostanti, spostando le anomalie secche verso est rispetto ai centri di riscaldamento.

In termini generali, le regressioni della temperatura superficiale del mare e della circolazione atmosferica sull’indice FW risultano meno intense rispetto a quelle calcolate sull’indice FE, un risultato che trova spiegazione nella minore intensità delle anomalie di acqua dolce associate a FW, come evidenziato nella Figura 2, e nelle pendenze di regressione più ridotte, riportate nella Figura 1l. Questi elementi suggeriscono una sensibilità più contenuta del sistema climatico all’indice di acqua dolce FW e alla corrispondente configurazione della circolazione atmosferica nell’estate precedente, rispetto a quanto osservato per FE. Tuttavia, nonostante tali differenze in termini di posizione geografica e ampiezza delle anomalie, i pattern complessivi che emergono a seguito delle anomalie di acqua dolce FE e FW mostrano una somiglianza qualitativa significativa. Entrambi i sottoinsiemi sono caratterizzati dalla presenza di un’anomalia fredda di temperatura superficiale del mare e da una deviazione verso nord dei venti della bassa troposfera sull’Atlantico settentrionale nell’estate successiva. In entrambi i casi, l’anomalia di circolazione atmosferica su larga scala che ne deriva si associa a condizioni meteorologiche più calde e secche in alcune regioni dell’Europa, evidenziando un impatto coerente delle anomalie di acqua dolce sulle dinamiche climatiche estive. Inoltre, considerando che, tra tutti gli anni inclusi nei due sottoinsiemi (17 per FE e 8 per FW), solo l’estate del 2016 ha mostrato un pattern di temperatura superficiale spazialmente divergente rispetto agli altri anni, si può dedurre che il metodo statistico adottato è efficace nel selezionare anni con strutture spaziali simili, e che la coerenza spaziale osservata in inverno si mantiene, nella maggior parte dei casi, fino all’estate successiva. Questi risultati sottolineano la robustezza del legame tra le anomalie di acqua dolce e i pattern climatici su scala regionale, offrendo una base solida per ulteriori approfondimenti sulle interazioni tra oceano e atmosfera.

La Figura 5 offre un’analisi scientifica dettagliata e sistematica dell’impatto delle anomalie di acqua dolce, rappresentate dall’indice FE, sulle condizioni oceaniche e atmosferiche estive nell’Atlantico settentrionale e sull’Europa, mettendo a confronto le condizioni medie climatologiche con le anomalie osservate nelle due estati successive alle anomalie di acqua dolce (indicate come “+1” e “+2”). La figura si compone di 12 pannelli, organizzati in quattro righe, che descrivono rispettivamente la temperatura superficiale del mare (SST), i venti meridionali a 700 hPa, la temperatura dell’aria a 2 metri e la differenza tra precipitazione ed evaporazione (P-E) durante il periodo estivo, definito come i mesi da maggio ad agosto. Ogni riga include un pannello che rappresenta la media climatologica e due pannelli che mostrano le regressioni delle variabili sull’indice FE per la prima e la seconda estate successiva, offrendo una visione completa delle dinamiche temporali e spaziali.

Prima riga (a, b, c):
Il pannello (a) presenta la media climatologica della temperatura superficiale del mare (SST) in estate, coprendo l’Atlantico settentrionale e l’Europa occidentale, da 30°N a 70°N di latitudine e da 80°W a 20°E di longitudine. La scala cromatica varia da 5°C a 25°C, con le tonalità rosse che indicano temperature più alte (fino a 25°C) nel giro subtropicale, intorno a 40°N, e le tonalità blu che rappresentano temperature più basse (circa 10°C) nel giro subpolare, a nord di 50°N. Questo pannello fornisce un quadro di riferimento per comprendere le anomalie successive. I pannelli (b) e (c) mostrano le regressioni della SST sull’indice FE nella prima e seconda estate successiva alle anomalie di acqua dolce. Nel pannello (b), relativo alla prima estate (+1), si osserva un’anomalia fredda significativa (in blu, con valori fino a -2°C) nel giro subpolare centrale, lungo il percorso della Corrente Nord Atlantica, intorno a 50°N e 30°W, che indica un raffreddamento delle acque superficiali in questa regione. Parallelamente, un’anomalia calda (in rosso, fino a 2°C) si manifesta a sud, tra 40°N e 50°N, evidenziando un gradiente di temperatura accentuato tra i due giri oceanici. Nel pannello (c), relativo alla seconda estate (+2), l’anomalia fredda subpolare si attenua leggermente, ma emerge un segnale dominante: una banda di temperatura superficiale più elevata (fino a 2°C, in rosso) che si estende in direzione nord-est attraverso l’Atlantico settentrionale, dalla regione al largo della Nuova Scozia (circa 45°N, 50°W) verso la costa britannica (circa 55°N, 5°W). Questo pattern riflette uno spostamento verso nord della Corrente Nord Atlantica, un fenomeno che porta acque relativamente più calde in regioni normalmente più fredde. Le linee tratteggiate rosse e blu nei pannelli (b) e (c) delimitano rispettivamente le regioni in cui le anomalie di SST superano 2°C e scendono sotto -2°C, sottolineando l’ampiezza del gradiente termico. Le frecce sovrapposte rappresentano i venti a 700 hPa, che mostrano una configurazione ciclonica sopra l’anomalia fredda subpolare, coerentemente con l’interazione tra oceano e atmosfera. Le linee di contorno spesse indicano le regioni con significatività statistica al 95%, confermando la robustezza dei segnali osservati.

Seconda riga (d, e, f):
Il pannello (d) mostra la media climatologica dei venti meridionali a 700 hPa, un livello atmosferico che rappresenta la bassa troposfera, nella stessa regione geografica. La scala cromatica varia da -5 m/s a 5 m/s, con i valori positivi (in rosso) che indicano venti diretti verso nord e i valori negativi (in blu) che indicano venti diretti verso sud. Questo pannello evidenzia i pattern di vento tipici dell’estate, con venti meridionali generalmente deboli sull’Atlantico settentrionale. Nei pannelli (e) e (f), si presentano le regressioni dei venti meridionali a 700 hPa sull’indice FE. Nel pannello (e), relativo alla prima estate, si osserva una deviazione significativa verso nord dei venti (in rosso, con valori fino a 2 m/s) lungo la costa europea occidentale, estendendosi dall’Africa settentrionale (circa 30°N) attraverso Spagna, Portogallo e Francia, fino alla Gran Bretagna (circa 50°N). Questo spostamento è coerente con la posizione del fronte di temperatura superficiale mostrato nel pannello (b). Nel pannello (f), relativo alla seconda estate, la deviazione verso nord dei venti si sposta ulteriormente a nord, localizzandosi a nord-ovest della costa scandinava (circa 65°N, 5°E), in linea con lo spostamento verso nord del fronte di temperatura superficiale osservato nel pannello (c). Le linee di contorno spesse delimitano le regioni con significatività statistica al 95%, garantendo l’affidabilità dei pattern di vento identificati.

Terza riga (g, h, i):
Il pannello (g) rappresenta la media climatologica della temperatura dell’aria a 2 metri di altezza in estate, con una scala cromatica che varia da 0°C a 25°C. Le temperature più alte (fino a 25°C, in rosso) si registrano sull’Europa meridionale, come Spagna e Italia, mentre temperature più basse (circa 5°C, in blu) si trovano a nord, vicino alla Scandinavia. I pannelli (h) e (i) mostrano le regressioni della temperatura dell’aria a 2 metri sull’indice FE. Nel pannello (h), relativo alla prima estate, si osservano anomalie calde (fino a 1,5°C, in rosso) che si estendono dal Marocco e dall’Algeria verso nord, coprendo Spagna, Francia e Germania meridionale, indicando un riscaldamento significativo in queste regioni. Nel pannello (i), relativo alla seconda estate, le anomalie calde si spostano verso nord, interessando un’area più ampia che include Germania, Francia, Regno Unito, Polonia e Svezia meridionale, con valori simili di anomalia (fino a 1,5°C). I dati di temperatura sono stati detrendizzati per rimuovere l’effetto diretto del riscaldamento globale causato dai gas serra, come descritto nella Sezione 2, al fine di isolare l’impatto delle anomalie di acqua dolce. Le linee di contorno spesse indicano le regioni con significatività statistica al 95%, confermando la robustezza dei risultati.

Quarta riga (j, k, l):
Il pannello (j) mostra la media climatologica della differenza tra precipitazione ed evaporazione (P-E) in estate, con una scala cromatica che varia da -50 mm/mese a 50 mm/mese. Valori positivi (in blu, più precipitazioni) si registrano a nord, come in Scandinavia, mentre valori negativi (in rosso, più evaporazione) dominano a sud, come nel Mediterraneo. I pannelli (k) e (l) presentano le regressioni di P-E sull’indice FE. Nel pannello (k), relativo alla prima estate, si osservano anomalie secche (fino a -20 mm/mese, in rosso) in Europa sud-occidentale, coprendo Italia, Grecia e parti della Spagna orientale, indicando una riduzione significativa delle precipitazioni rispetto alla norma. Nel pannello (l), relativo alla seconda estate, le anomalie secche si spostano verso est, interessando Finlandia, paesi baltici e Polonia settentrionale, con valori simili di anomalia. Le linee di contorno spesse delimitano le regioni con significatività statistica al 95%, garantendo l’affidabilità dei pattern osservati.

Note metodologiche:
L’anomalia del 2016 è stata esclusa dall’analisi a causa della sua distribuzione spaziale della SST divergente rispetto agli altri anni del sottoinsieme FE, come riportato nella Figura A1. Questo approccio garantisce che i risultati rappresentino pattern coerenti e rappresentativi. In sintesi, la Figura 5 evidenzia che le anomalie di acqua dolce FE provocano un’anomalia fredda subpolare persistente e uno spostamento verso nord della Corrente Nord Atlantica, con conseguenti deviazioni dei venti troposferici verso nord lungo la costa europea. Queste dinamiche si traducono in condizioni più calde e secche in Europa, con un’evoluzione geografica tra la prima estate (Europa sud-occidentale) e la seconda estate (Europa centrale e settentrionale). La significatività statistica al 95% dei risultati sottolinea la robustezza di queste relazioni, evidenziando l’importanza delle anomalie di acqua dolce nel modulare il clima estivo europeo attraverso complessi meccanismi di interazione tra oceano e atmosfera.

La Figura 6 fornisce un’analisi scientifica approfondita dell’impatto delle anomalie di acqua dolce rappresentate dall’indice FW sulle condizioni oceaniche e atmosferiche estive nell’Atlantico settentrionale e sull’Europa, con un focus sull’estate successiva (luglio e agosto) alle anomalie di acqua dolce registrate nell’estate precedente. La figura si compone di quattro pannelli, ciascuno dei quali presenta una regressione di una variabile specifica sull’indice FW, analizzando la temperatura superficiale del mare (SST), i venti meridionali a 700 hPa, la temperatura dell’aria a 2 metri e la differenza tra precipitazione ed evaporazione (P-E). Per garantire che le variazioni osservate riflettano principalmente l’influenza delle anomalie di acqua dolce, i dati di temperatura dell’aria sono stati detrendizzati al fine di rimuovere gli effetti a lungo termine del riscaldamento globale, consentendo un’analisi più focalizzata sui segnali climatici indotti da FW.

Pannello (a):
Il primo pannello illustra la regressione della temperatura superficiale del mare (SST) e dei venti a 700 hPa sull’indice FW, coprendo un’ampia regione che si estende dall’Atlantico settentrionale all’Europa occidentale, con coordinate comprese tra 30°N e 70°N di latitudine e tra 80°W e 20°E di longitudine. La scala cromatica per la SST varia da -1°C a 1°C, con le tonalità blu che indicano anomalie fredde e le tonalità rosse che rappresentano anomalie calde. Si osserva un’anomalia fredda significativa (fino a -1°C) localizzata nell’Atlantico settentrionale centrale e occidentale, al largo della costa di Terranova, intorno a 45°N e 50°W. Questa anomalia fredda è meno intensa e più confinata spazialmente rispetto a quella associata all’indice FE, riflettendo la natura meno pronunciata delle anomalie di acqua dolce di FW. A sud di questa regione, si rileva un’anomalia calda (fino a 1°C) che si estende tra 35°N e 45°N, evidenziando un gradiente termico tra le due aree. Le frecce sovrapposte alla mappa rappresentano i venti a 700 hPa, mostrando una chiara deviazione verso nord immediatamente a est dell’anomalia fredda, intorno a 45°N e 40°W. Questa deviazione è posizionata più a ovest rispetto a quanto osservato per l’indice FE, coerentemente con la localizzazione più occidentale dell’anomalia fredda di SST. Le linee di contorno spesse delimitano le regioni in cui i risultati sono statisticamente significativi al 95%, garantendo l’affidabilità del segnale e sottolineando l’influenza diretta dell’anomalia fredda sulla dinamica atmosferica sovrastante.

Pannello (b):
Il secondo pannello si concentra sulla regressione dei venti meridionali a 700 hPa sull’indice FW, nella stessa regione geografica. La scala cromatica varia da -2 m/s a 2 m/s, con le tonalità rosse che indicano venti diretti verso nord e le tonalità blu che rappresentano venti diretti verso sud. Si rileva una deviazione verso nord dei venti (con valori fino a 2 m/s) immediatamente a est dell’anomalia fredda di temperatura superficiale, localizzata approssimativamente a 45°N e 40°W. Questo spostamento verso nord è più occidentale rispetto a quello osservato per l’indice FE, riflettendo la posizione dell’anomalia fredda di SST e il suo impatto sulla circolazione atmosferica. La deviazione dei venti indica un’interazione diretta tra l’anomalia fredda oceanica e la dinamica atmosferica, con il raffreddamento superficiale che favorisce lo sviluppo di una configurazione circolatoria modificata nella bassa troposfera. Le linee di contorno spesse identificano le aree in cui i risultati sono significativi al 95%, confermando la robustezza del pattern osservato e la sua rilevanza nel contesto delle interazioni atmosfera-oceano.

Pannello (c):
Il terzo pannello presenta la regressione della temperatura dell’aria a 2 metri di altezza sull’indice FW, con una scala cromatica che varia da -1°C a 1°C. Si osservano anomalie di temperatura calda (fino a 1°C) concentrate in Europa occidentale, con un’area centrale che include Francia, Gran Bretagna, Belgio e Spagna settentrionale, estendendosi verso ovest al largo della costa atlantica, intorno a 45°N e 10°W. Rispetto alle anomalie associate all’indice FE, queste anomalie calde sono spostate verso ovest, coerentemente con la posizione più occidentale della deviazione dei venti osservata nel pannello (b). Questo pattern di riscaldamento è indicativo di un’influenza significativa della circolazione atmosferica modificata, che trasporta aria più calda verso queste regioni come risultato delle dinamiche innescate dall’anomalia fredda di SST. Le linee di contorno spesse delimitano le regioni con significatività statistica al 95%, garantendo che le anomalie di temperatura identificate siano un segnale affidabile e non un artefatto statistico.

Pannello (d):
L’ultimo pannello mostra la regressione della differenza tra precipitazione ed evaporazione (P-E) sull’indice FW, con una scala cromatica che varia da -20 mm/mese a 20 mm/mese. Le tonalità rosse indicano condizioni più secche (riduzione delle precipitazioni nette), mentre le tonalità blu indicano condizioni più umide. Si rilevano anomalie secche (fino a -20 mm/mese) che si estendono verso est rispetto alle anomalie calde, coprendo un’area che include la regione del Mar Baltico e la Polonia settentrionale, intorno a 55°N e 20°E. Questo spostamento verso est delle anomalie secche rispetto alle anomalie calde è coerente con la dinamica dei sistemi atmosferici estivi, in cui le condizioni di alta pressione associate alle anomalie calde tendono a sopprimere le precipitazioni nelle regioni adiacenti, portando a una riduzione delle precipitazioni nette nelle aree più orientali. Anche in questo caso, le linee di contorno spesse indicano le regioni con significatività statistica al 95%, confermando l’affidabilità del segnale di siccità osservato.

Considerazioni complessive:
La Figura 6 evidenzia che le anomalie di acqua dolce associate all’indice FW determinano un’anomalia fredda di temperatura superficiale del mare nell’Atlantico settentrionale centrale e occidentale durante l’estate successiva, un segnale che, sebbene meno intenso e più localizzato rispetto a quello associato all’indice FE, ha comunque un impatto significativo sulle dinamiche atmosferiche. Questa anomalia fredda provoca una deviazione verso nord dei venti a 700 hPa in una posizione più occidentale rispetto a FE, influenzando la distribuzione delle anomalie climatiche in Europa. Le anomalie calde si concentrano in Europa occidentale, coprendo Francia, Gran Bretagna, Belgio e Spagna settentrionale, mentre le anomalie secche si estendono verso est, interessando il Mar Baltico e la Polonia settentrionale. Sebbene i segnali associati a FW siano più deboli rispetto a quelli di FE, i pattern osservati sono qualitativamente simili, con una significatività statistica al 95% che ne conferma la robustezza. Questi risultati sottolineano il ruolo delle anomalie di acqua dolce nel modulare le condizioni climatiche estive su scala regionale, attraverso complessi meccanismi di interazione tra oceano e atmosfera, e offrono una base solida per ulteriori studi sulle dinamiche climatiche nell’Atlantico settentrionale e in Europa.

4.5 Significatività e Robustezza

In questa sezione, ci concentriamo sulla valutazione della significatività statistica e della robustezza delle relazioni identificate tra gli indici di acqua dolce e le condizioni oceaniche e atmosferiche rilevate nei periodi successivi, sia in inverno che in estate, con un approccio metodologico rigoroso basato su test statistici consolidati. La significatività di tali relazioni è stata esaminata attraverso l’applicazione di test di Student t, un metodo statistico ampiamente utilizzato per valutare l’esistenza di connessioni non casuali tra variabili. Un aspetto cruciale del nostro approccio è che il campionamento dei dati è stato effettuato esclusivamente sulla base delle anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) e delle anomalie di acqua dolce, senza introdurre pregiudizi nelle relazioni tra l’indice campionato e altre variabili che risultano statisticamente indipendenti dalle anomalie di acqua dolce o dalla temperatura superficiale del mare. In altri termini, se una variabile casuale non presenta una connessione effettiva con le anomalie di acqua dolce, la probabilità di rilevare un legame statistico significativo per puro caso rimane invariata, garantendo che i risultati ottenuti riflettano relazioni reali e non artefatti statistici.

I risultati dei test di Student t hanno evidenziato legami statisticamente significativi con un livello di confidenza superiore al 95%, il che implica che la probabilità di ottenere casualmente le connessioni identificate tra le anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale durante l’inverno e le condizioni climatiche estive successive in Europa è inferiore al 5%. Questo livello di significatività statistica sottolinea la robustezza delle relazioni osservate, suggerendo che esse non siano il risultato di fluttuazioni casuali nei dati, ma piuttosto di dinamiche fisiche sottostanti ben definite. Per verificare ulteriormente la solidità di questi risultati, abbiamo condotto una serie di analisi di sensibilità, ripetendo le regressioni con variazioni nel numero di anni inclusi nel campionamento e adottando ulteriori criteri di selezione, come l’esclusione delle anomalie in anni consecutivi, al fine di ridurre potenziali effetti di autocorrelazione temporale. Questi test, descritti in dettaglio nella Sezione S2 del Supplemento, hanno confermato che i legami identificati rimangono consistenti e affidabili in tutte le configurazioni analizzate. Tale coerenza è ulteriormente avvalorata dal diagramma a dispersione riportato nella Figura 1l, che mostra una distribuzione uniforme dei dati senza la presenza di valori anomali o raggruppamenti che potrebbero artificiosamente influenzare le alte correlazioni osservate, rafforzando la fiducia nella validità delle relazioni identificate.

Un limite potenziale degli indici di acqua dolce FE e FW risiede nel numero ristretto di anni considerati per la loro costruzione, un aspetto che solleva interrogativi sulla generalizzabilità delle relazioni osservate tra temperatura superficiale del mare, salinità superficiale e le successive anomalie atmosferiche. Ci si chiede, infatti, se tali relazioni siano valide solo per i sottoinsiemi selezionati o se possano essere estese a un contesto più ampio. Per affrontare questa questione, abbiamo sviluppato un nuovo indice basato sulla temperatura superficiale del mare, questa volta non sottoposto a campionamento, in modo da includere tutti gli anni disponibili nel periodo di studio. Per evitare che i risultati fossero influenzati da un trend di riscaldamento uniforme nello spazio, come quello associato ai cambiamenti climatici globali, abbiamo scelto di utilizzare le differenze spaziali di temperatura superficiale del mare tra il giro subpolare e quello subtropicale, piuttosto che le anomalie assolute di temperatura fredda. In particolare, abbiamo calcolato la differenza di temperatura superficiale osservata tra le regioni delimitate dalle linee di confidenza al 95% mostrate nella Figura 1j per ogni anno del periodo analizzato. Queste regioni sono state selezionate perché coprono un’area estesa sia della regione subpolare che della parte settentrionale della regione subtropicale, definendo chiaramente le due zone e fornendo una rappresentazione robusta delle dinamiche termiche tra i due giri oceanici. È importante notare che i risultati ottenuti non mostrano una sensibilità significativa alla scelta di queste regioni specifiche, indicando che l’approccio adottato è robusto rispetto a variazioni nella definizione delle aree di analisi. La serie temporale risultante, che rappresenta l’evoluzione di questa differenza di temperatura nel tempo, è illustrata nella Figura 7a, offrendo una visione completa delle variazioni termiche su scala interannuale.

Procedendo con l’analisi, abbiamo valutato il bilancio di massa superficiale associato a questo nuovo indice di temperatura superficiale del mare, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi fisici che sottendono le anomalie osservate. L’esame ha rivelato che nessuno dei termini del bilancio di massa superficiale è in grado di spiegare l’aumento di massa implicito nell’anomalia fredda subpolare associata, come ulteriormente dettagliato nella Sezione S1 del Supplemento. Di conseguenza, possiamo inferire che l’anomalia fredda osservata può essere attribuita esclusivamente alla presenza simultanea di un’anomalia di acqua dolce, un risultato che ci consente di stimare la variabilità e la distribuzione spaziale dell’acqua dolce superficiale con un’incertezza complessiva di circa il 6%. Questa incertezza deriva dall’assunzione di compensazione di densità, un principio che presuppone che le variazioni di densità indotte dalla temperatura siano controbilanciate da variazioni nella salinità. La correlazione tra la variabilità stimata dell’acqua dolce e il nuovo indice di temperatura superficiale del mare si estende su tutta la regione subpolare, raggiungendo ampiezze massime di circa 0.8 nella parte orientale del giro subpolare, come mostrato nella Figura 7b. Sebbene questa correlazione risulti leggermente inferiore rispetto a quella ottenuta per gli indici di acqua dolce FE e FW, il nuovo indice ha il vantaggio di coprire l’intero periodo di 44 anni analizzato, offrendo una prospettiva più ampia e inclusiva sulle dinamiche di acqua dolce e temperatura superficiale del mare nell’Atlantico settentrionale. Questo approccio consente di esplorare la generalizzabilità dei risultati precedentemente ottenuti con i sottoinsiemi FE e FW, fornendo una base più solida per comprendere le interazioni tra oceano e atmosfera su scale temporali estese.Alla luce del legame significativo emerso tra l’indice di temperatura superficiale del mare (SST) e la presenza di acqua dolce superficiale nella regione subpolare dell’Atlantico settentrionale, abbiamo deciso di utilizzare questo indice come un nuovo strumento per rappresentare le variazioni di acqua dolce, al fine di analizzare in dettaglio le condizioni oceaniche e atmosferiche nell’estate successiva. Un’analisi approfondita della temperatura superficiale del mare ha rivelato che un valore più elevato dell’indice di temperatura in inverno si associa a un’anomalia fredda pronunciata nella regione subpolare centrale durante l’estate successiva, come illustrato nella Figura 7c. Questo pattern evidenzia la persistenza delle dinamiche termiche innescate dalle anomalie di acqua dolce, che raffreddano le acque superficiali in una regione cruciale per la circolazione oceanica. La circolazione atmosferica, in questa configurazione, mostra un’allineamento diretto con il campo di temperatura superficiale sottostante: i venti a 700 hPa, un livello rappresentativo della bassa troposfera, descrivono un movimento ciclonico attorno all’anomalia fredda subpolare, come evidenziato nella stessa Figura 7c. A est di questa anomalia fredda, i venti subiscono una deviazione verso nord lungo la costa europea, un fenomeno chiaramente visibile nella Figura 7d, che sottolinea l’influenza delle condizioni oceaniche sulla dinamica atmosferica.

Questa deviazione verso nord dei venti si inserisce in un’anomalia di circolazione atmosferica su larga scala, che si traduce in condizioni climatiche più calde e secche sull’Europa. Le anomalie di temperatura calda associate a questa configurazione si estendono su un’area geografica che comprende Spagna, Italia, Francia, Paesi Bassi, e si spingono verso est includendo parti della Germania, dell’Austria, dell’Ungheria e della Slovacchia, come mostrato nella Figura 7e. Parallelamente, le anomalie secche, che indicano una riduzione delle precipitazioni nette, si manifestano in regioni più a nord-est, coprendo aree come Francia, Paesi Bassi, Danimarca, e porzioni della Germania settentrionale, Polonia e Ucraina, come illustrato nella Figura 7f. Questa distribuzione spaziale delle anomalie calde e secche riflette le dinamiche tipiche dei sistemi atmosferici estivi, in cui le alte pressioni associate al riscaldamento favoriscono condizioni di siccità nelle regioni adiacenti.

A differenza dell’indice NAO estivo, il nuovo indice basato sulla temperatura superficiale del mare presenta autocorrelazioni più elevate, come mostrato nella Figura 8a, un fenomeno che attribuiamo a una maggiore variabilità a bassa frequenza nel clima invernale dell’Atlantico settentrionale. Tuttavia, riteniamo che la variabilità interannuale giochi un ruolo significativo nelle correlazioni osservate, data l’elevata variabilità interannuale del clima estivo europeo, che si riflette in autocorrelazioni basse, come evidenziato nella Figura 8b. Per valutare l’impatto della variabilità a bassa frequenza sui legami identificati, abbiamo applicato un filtro passa-basso ai dati del clima estivo europeo, utilizzando un filtro di Hanning con una finestra temporale di tre estati, al fine di approssimare le autocorrelazioni più alte dell’indice di temperatura superficiale del mare, come descritto nella Sezione S2. Anche tenendo conto del numero ridotto di campioni indipendenti nei test di significatività, i risultati continuano a mostrare relazioni statisticamente significative, sebbene con ampiezze delle regressioni ridotte, come riportato nella Figura S13. Questo suggerisce che la variabilità ad alta frequenza, tipica delle fluttuazioni interannuali, contribuisce in modo sostanziale alle relazioni rilevate nella serie temporale non filtrata, come mostrato nella Figura 7.

Per esplorare ulteriormente le scale temporali su cui queste relazioni si mantengono significative, abbiamo condotto un’analisi di coerenza multi-taper, un metodo avanzato per valutare la sincronia tra serie temporali su diverse frequenze. In particolare, abbiamo calcolato la coerenza tra l’indice di temperatura superficiale del mare e le anomalie di temperatura dell’aria e di precipitazione meno evaporazione nelle regioni europee in cui le regressioni avevano precedentemente identificato un legame significativo, come mostrato nelle Figure 7e e 7f. L’analisi della coerenza ha rivelato che sia la temperatura che la differenza tra precipitazione ed evaporazione in Europa sono significativamente legate alle variazioni di acqua dolce nella regione subpolare, su scale temporali che variano da pochi anni a decadi, come illustrato nelle Figure 8c e 8d. In particolare, la coerenza tra l’indice di temperatura superficiale del mare e l’anomalia di precipitazione meno evaporazione risulta eccezionalmente alta, superando ampiamente il livello di significatività del 95%, come mostrato nella Figura 8d. Gli spostamenti di fase associati a queste relazioni si mantengono relativamente costanti, indicando una correlazione positiva per la temperatura dell’aria (fase di 0 gradi) e una correlazione negativa per la precipitazione meno evaporazione (fase di 180 gradi), coerentemente con l’aspettativa di condizioni più calde e secche in presenza di anomalie fredde e di acqua dolce nell’Atlantico subpolare. L’analisi è stata condotta utilizzando otto tapers, un valore standard per questo tipo di studio, ma i risultati si sono dimostrati insensibili a variazioni in questa scelta, confermando la robustezza dell’approccio.

In conclusione, il legame tra le anomalie fredde e di acqua dolce nella regione subpolare dell’Atlantico settentrionale in inverno e le anomalie atmosferiche calde e secche sull’Europa nell’estate successiva si rivela robusto e statisticamente significativo, sia su scale temporali brevi (interannuali) che su scale più lunghe (decadali). Questo risultato non dipende dalle caratteristiche spaziali o temporali specifiche dell’indice di acqua dolce utilizzato, dimostrando la generalizzabilità delle relazioni identificate. La coerenza elevata e la significatività statistica delle connessioni rilevate sottolineano l’importanza delle anomalie di acqua dolce come driver di cambiamenti climatici regionali, offrendo una base solida per future indagini sulle interazioni tra oceano e atmosfera nell’Atlantico settentrionale e sulle loro implicazioni per il clima europeo.

La Figura 7 presenta un’analisi scientifica dettagliata e articolata di un nuovo indice basato sulla differenza di temperatura superficiale del mare (SST) tra le regioni subtropicali e subpolari dell’Atlantico settentrionale, esplorandone la relazione con la salinità superficiale del mare (SSS) durante l’inverno e il suo impatto sulle condizioni oceaniche e atmosferiche nell’estate successiva, definita come il periodo di luglio e agosto. La figura si compone di sei pannelli, ciascuno dei quali offre una prospettiva specifica su questa dinamica, integrando analisi temporali, correlazioni spaziali e regressioni per evidenziare i legami tra le variazioni di acqua dolce, la temperatura superficiale del mare e le condizioni climatiche in Europa. I dati di temperatura dell’aria sono stati detrendizzati per rimuovere gli effetti a lungo termine del riscaldamento globale, consentendo di isolare l’influenza delle anomalie di acqua dolce.

Pannello (a):
Il primo pannello illustra la serie temporale dell’indice SST, definito come la differenza normalizzata di temperatura superficiale del mare tra l’anomalia calda subtropicale e l’anomalia fredda subpolare, calcolata nelle regioni delimitate dalle linee di confidenza al 95% mostrate nella Figura 1j. La normalizzazione è stata effettuata dividendo i valori per la loro deviazione standard, in modo da standardizzare le variazioni e facilitare il confronto tra anni. L’asse orizzontale copre il periodo dal 1979 al 2022, mentre l’asse verticale riporta i valori normalizzati dell’indice, che variano da -2 a 2. La serie temporale evidenzia una marcata variabilità interannuale nel gradiente termico tra i due giri oceanici, con picchi positivi evidenti, ad esempio, intorno al 2015, dove l’indice raggiunge valori prossimi a 2, e picchi negativi, come negli anni ’90, dove i valori scendono sotto -1. Queste fluttuazioni riflettono cambiamenti significativi nella distribuzione della temperatura superficiale del mare, che possono influenzare sia la dinamica oceanica che quella atmosferica su scala regionale.

Pannello (b):
Il secondo pannello presenta la correlazione tra l’indice SST, mostrato nel pannello (a), e l’anomalia di salinità superficiale del mare (SSS) nello stesso inverno, da gennaio a marzo, stimata attraverso il bilancio di massa superficiale come descritto nella Sezione S1 del Supplemento. La mappa copre l’Atlantico settentrionale, con coordinate che si estendono da 40°N a 60°N di latitudine e da 60°W a 20°W di longitudine, includendo quindi l’intera regione subpolare di interesse. La scala cromatica varia da -1 a 1, con valori negativi (in blu) che indicano una correlazione negativa e valori positivi (in rosso) una correlazione positiva. Si osserva una forte correlazione negativa, con valori che raggiungono -0.8, nella parte orientale del giro subpolare, intorno a 50°N e 30°W. Questo risultato suggerisce che un indice SST più alto, indicativo di un maggiore gradiente termico tra il giro subtropicale e quello subpolare, è associato a una riduzione della salinità superficiale, ovvero a un aumento della presenza di acqua dolce in quella regione. Le linee di contorno spesse delimitano le aree in cui la correlazione è statisticamente significativa al 95%, garantendo l’affidabilità del segnale e confermando che l’indice SST può essere utilizzato come un indicatore efficace delle variazioni di acqua dolce.

Pannello (c):
Il terzo pannello mostra la regressione della temperatura superficiale del mare (SST) e dei venti a 700 hPa sull’indice SST del inverno precedente, per l’estate successiva (luglio-agosto). La mappa copre un’area estesa che include l’Atlantico settentrionale e l’Europa occidentale, da 30°N a 70°N di latitudine e da 80°W a 20°E di longitudine. La scala cromatica per la SST varia da -1°C a 1°C, con le tonalità blu che indicano anomalie fredde e le tonalità rosse anomalie calde. Si osserva un’anomalia fredda significativa (fino a -1°C) nel giro subpolare centrale, intorno a 50°N e 30°W, che riflette la persistenza dell’effetto delle anomalie di acqua dolce osservate in inverno. A sud di questa regione, un’anomalia calda (fino a 1°C) si estende tra 40°N e 50°N, evidenziando un gradiente termico accentuato tra i due giri oceanici. Le frecce sovrapposte alla mappa rappresentano i venti a 700 hPa, mostrando una configurazione ciclonica sopra l’anomalia fredda subpolare, un pattern che indica un’interazione diretta tra la temperatura superficiale del mare e la dinamica atmosferica sovrastante. Le linee di contorno spesse indicano le regioni con significatività statistica al 95%, confermando la robustezza del segnale e l’importanza dell’anomalia fredda nel modulare la circolazione atmosferica estiva.

Pannello (d):
Il quarto pannello presenta la regressione dei venti meridionali a 700 hPa sull’indice SST, nella stessa regione geografica e per lo stesso periodo estivo. La scala cromatica varia da -2 m/s a 2 m/s, con le tonalità rosse che indicano venti diretti verso nord e le tonalità blu venti diretti verso sud. Si rileva una deviazione significativa verso nord dei venti (fino a 2 m/s) lungo la costa europea, estendendosi da 40°N a 60°N e localizzandosi a est dell’anomalia fredda di temperatura superficiale identificata nel pannello (c). Questo spostamento verso nord dei venti è coerente con l’influenza dell’anomalia fredda sulla dinamica atmosferica, poiché il raffreddamento superficiale favorisce lo sviluppo di una bassa pressione locale che altera la traiettoria dei venti troposferici. Le linee di contorno spesse delimitano le aree con significatività statistica al 95%, garantendo che il pattern osservato sia affidabile e rappresentativo di un fenomeno fisico reale.

Pannello (e):
Il quinto pannello mostra la regressione della temperatura dell’aria a 2 metri di altezza sull’indice SST, con i dati detrendizzati per rimuovere gli effetti del riscaldamento globale e concentrarsi sull’impatto delle anomalie di acqua dolce. La scala cromatica varia da -1°C a 1°C, con le tonalità rosse che indicano anomalie calde. Si osservano anomalie di temperatura calda (fino a 1°C) su un’area estesa che include Spagna, Italia, Francia, Paesi Bassi, Germania, Austria, Ungheria e Slovacchia, coprendo quindi un’ampia porzione dell’Europa meridionale e centrale. Questo pattern di riscaldamento è il risultato della deviazione verso nord dei venti troposferici, che trasportano aria più calda verso queste regioni, un effetto mediato dalla configurazione atmosferica indotta dall’anomalia fredda subpolare. Le linee di contorno spesse indicano le regioni con significatività statistica al 95%, confermando la robustezza del segnale e l’impatto significativo delle anomalie di acqua dolce sul clima estivo europeo.

Pannello (f):
L’ultimo pannello presenta la regressione della differenza tra precipitazione ed evaporazione (P-E) sull’indice SST, per lo stesso periodo estivo. La scala cromatica varia da -20 mm/mese a 20 mm/mese, con le tonalità rosse che indicano condizioni più secche (riduzione delle precipitazioni nette) e le tonalità blu condizioni più umide. Si rilevano anomalie secche (fino a -20 mm/mese) in una regione più a nord-est rispetto alle anomalie calde, coprendo Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Germania settentrionale, Polonia e Ucraina. Questa distribuzione spaziale delle anomalie secche è coerente con la dinamica atmosferica osservata, in cui l’alta pressione associata alle anomalie calde tende a sopprimere le precipitazioni nelle regioni adiacenti, spostando le condizioni di siccità verso nord-est. Anche in questo caso, le linee di contorno spesse delimitano le aree con significatività statistica al 95%, garantendo l’affidabilità del segnale.

Sintesi:
La Figura 7 dimostra che l’indice SST, rappresentativo del gradiente termico tra i giri subtropicale e subpolare, è un indicatore efficace delle variazioni di acqua dolce nella regione subpolare, con una correlazione negativa significativa (fino a -0.8) con la salinità superficiale del mare in inverno. Nell’estate successiva, un indice SST più alto in inverno si associa a un’anomalia fredda persistente nel giro subpolare centrale, a una deviazione verso nord dei venti a 700 hPa lungo la costa europea e a condizioni più calde e secche in Europa. Le anomalie calde si estendono su Spagna, Italia, Francia, Paesi Bassi, Germania, Austria, Ungheria e Slovacchia, mentre le anomalie secche interessano Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Germania settentrionale, Polonia e Ucraina. Tutti i risultati sono statisticamente significativi al 95%, evidenziando la robustezza delle relazioni identificate e l’importanza delle anomalie di acqua dolce nel modulare il clima estivo europeo attraverso complessi meccanismi di interazione tra oceano e atmosfera.

4.7 Estati Calde in Europa

Le sezioni precedenti hanno messo in evidenza come due distinte tipologie di anomalie di acqua dolce, ciascuna associata a dinamiche atmosferiche opposte e caratterizzata da stati contrastanti dell’indice NAO nell’estate precedente—uno stato alto e uno basso—siano strettamente legate alla formazione di anomalie fredde della temperatura superficiale del mare (SST) nell’Atlantico settentrionale durante l’inverno. Questi fronti di temperatura superficiale, resi più marcati dall’intensificazione del gradiente termico tra le regioni subtropicali e subpolari, mostrano una persistenza che si estende fino all’estate successiva. Durante questo periodo estivo, i venti della bassa troposfera, allineandosi con la posizione dei fronti di temperatura superficiale sottostanti, subiscono una deviazione verso nord a est dell’anomalia fredda, lungo la costa europea. Tale deviazione si inserisce in un’anomalia di circolazione atmosferica su larga scala, che genera condizioni climatiche più calde e secche in diverse regioni dell’Europa. La posizione esatta di queste anomalie di temperatura calda e di siccità risulta tuttavia sensibile a vari fattori, tra cui la localizzazione precisa, l’intensità e la natura specifica dell’anomalia di acqua dolce registrata nell’inverno precedente, evidenziando la complessità delle interazioni tra oceano e atmosfera.

In questa sezione conclusiva, ci proponiamo di investigare se le estati più calde in Europa possano essere ricondotte, a ritroso, a un’anomalia di acqua dolce verificatasi nell’anno precedente, esplorando così il ruolo delle anomalie di acqua dolce non solo come condizione sufficiente, ma anche come elemento necessario per il verificarsi di estati europee particolarmente calde. A tal fine, abbiamo analizzato compositi climatici, confrontando le condizioni associate alle 10 estati più calde con quelle delle 10 estati più fredde nell’Europa occidentale, nel periodo compreso tra il 1979 e il 2022. I risultati di questa analisi mostrano che le estati più calde sono sistematicamente associate a un’anomalia secca posizionata a est dell’anomalia di temperatura dell’aria calda, a una deviazione verso nord dei venti a 700 hPa localizzata a ovest di Portogallo, Francia e Gran Bretagna, e a un’anomalia fredda pronunciata della temperatura superficiale del mare nell’Atlantico settentrionale subpolare, come illustrato nei pannelli della Figura 10a-e. Per approfondire l’origine di queste condizioni, abbiamo applicato un bilancio di massa superficiale, come descritto nella Sezione S1 del Supplemento, che ha permesso di identificare un’anomalia significativa di acqua dolce nell’inverno precedente. Tale anomalia di acqua dolce si estende su una vasta porzione dell’Atlantico settentrionale subpolare, come mostrato nella Figura 10f, confermando la stretta relazione tra le variazioni di acqua dolce e le dinamiche termiche oceaniche.

Per valutare la robustezza di questi risultati, abbiamo testato l’impatto della selezione di diverse regioni per analizzare la variabilità della temperatura sull’Europa, come riportato nei pannelli della Figura 10a e b. Sebbene la scelta di regioni diverse comporti uno spostamento nella posizione del pattern di circolazione atmosferica, nonché nella localizzazione del massimo gradiente di temperatura superficiale del mare e delle anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale, i risultati non subiscono variazioni qualitative significative. Questo suggerisce che il legame tra le anomalie di acqua dolce e le condizioni climatiche estive in Europa è un fenomeno robusto, che non dipende in modo critico dalla scelta specifica delle aree di analisi, ma riflette invece una dinamica fisica sottostante ben definita.

La forte somiglianza tra le condizioni oceaniche e atmosferiche rilevate in questa analisi e quelle descritte nelle sezioni precedenti rafforza l’ipotesi che le anomalie di acqua dolce in inverno abbiano un ruolo cruciale nell’evoluzione successiva del sistema oceano-atmosfera, influenzando le condizioni climatiche fino all’estate. Inoltre, l’analisi dei compositi indica che le anomalie di acqua dolce intensificate nell’Atlantico settentrionale subpolare durante l’inverno possono essere considerate segnali precursori delle estati più calde e più fredde in Europa, con un anticipo temporale di circa sei mesi. Questa capacità predittiva delle anomalie di acqua dolce offre una prospettiva significativa per migliorare le previsioni stagionali del clima europeo, evidenziando l’importanza di monitorare le variazioni di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale come indicatori di potenziali estremi climatici. In conclusione, i risultati ottenuti confermano che le anomalie di acqua dolce non solo contribuiscono in modo sufficiente a determinare estati calde in Europa, ma possono anche essere considerate un elemento necessario per comprendere le dinamiche che portano a tali condizioni, aprendo nuove strade per lo studio delle interazioni tra oceano, atmosfera e clima regionale.

La Figura 8 offre un’analisi statistica approfondita e scientificamente rigorosa delle relazioni temporali e di coerenza tra diverse variabili climatiche, con un focus sulle scale temporali di variabilità e sulla significatività dei legami tra l’indice NAO estivo, l’indice di temperatura superficiale del mare (SST) invernale, e le anomalie climatiche estive in Europa, nello specifico la temperatura dell’aria a 2 metri e la differenza tra precipitazione ed evaporazione (P-E). La figura si compone di quattro pannelli, organizzati in due righe, che combinano analisi di autocorrelazione e di coerenza multi-taper per esplorare le dinamiche temporali e la robustezza delle connessioni identificate, fornendo una comprensione dettagliata delle interazioni tra le condizioni oceaniche invernali e il clima estivo europeo.

Pannello (a):
Il primo pannello presenta le autocorrelazioni dell’indice NAO estivo, calcolato per i mesi di luglio e agosto, e dell’indice SST invernale, definito nella Figura 7a come la differenza normalizzata di temperatura superficiale del mare tra le regioni subtropicali e subpolari dell’Atlantico settentrionale. L’asse orizzontale rappresenta il lag temporale in anni, che si estende da 0 a 10, mentre l’asse verticale riporta il coefficiente di autocorrelazione, con valori che variano da -0.2 a 1. La curva dell’indice NAO estivo (in blu) mostra un’autocorrelazione che diminuisce rapidamente, scendendo a valori prossimi a 0 già dopo un lag di 1 anno, per poi oscillare intorno allo zero per i lag successivi. Questo comportamento indica una forte variabilità interannuale e una scarsa persistenza temporale, suggerendo che le condizioni atmosferiche estive associate all’indice NAO non presentano una memoria significativa da un anno all’altro. Al contrario, l’indice SST invernale (in rosso) esibisce autocorrelazioni significativamente più elevate, che diminuiscono gradualmente con il lag temporale, mantenendosi al di sopra di 0.4 fino a un lag di 4 anni e rimanendo positive anche a lag più lunghi. Questo pattern riflette una maggiore variabilità a bassa frequenza nel clima invernale dell’Atlantico settentrionale, indicando che le condizioni termiche oceaniche, rappresentate dall’indice SST, hanno una memoria temporale più lunga rispetto alle fluttuazioni atmosferiche estive.

Pannello (b):
Il secondo pannello mostra le autocorrelazioni delle anomalie climatiche estive (luglio-agosto) di temperatura dell’aria a 2 metri (in rosso) e della differenza tra precipitazione ed evaporazione (P-E, in blu), calcolate come medie sulle regioni delimitate dalle linee di confidenza al 95% riportate nella Figura 7e e 7f, che coprono specifiche aree dell’Europa interessate da anomalie significative. Anche in questo caso, l’asse orizzontale rappresenta il lag temporale in anni (da 0 a 10), mentre l’asse verticale riporta il coefficiente di autocorrelazione (da -0.2 a 1). Entrambe le variabili mostrano autocorrelazioni molto basse: il coefficiente di autocorrelazione per la temperatura dell’aria e per P-E scende rapidamente a valori vicini a 0 dopo un lag di 1 anno, per poi oscillare intorno allo zero per i lag successivi. Questo comportamento evidenzia un’elevata variabilità interannuale nel clima estivo europeo, con una memoria temporale minima, coerentemente con la natura dinamica e altamente variabile delle condizioni meteorologiche estive in questa regione. La bassa persistenza temporale suggerisce che le anomalie estive di temperatura e precipitazione non sono fortemente influenzate dalle condizioni dell’anno precedente, ma sono piuttosto dominate da fluttuazioni di breve periodo.

Pannello (c):
Il terzo pannello presenta i risultati di un’analisi di coerenza multi-taper tra l’indice SST invernale (calcolato per i mesi da gennaio a marzo) e l’anomalia estiva di temperatura dell’aria a 2 metri (luglio-agosto), calcolata nelle regioni identificate nella Figura 7e, che includono aree dell’Europa meridionale e centrale. L’asse orizzontale rappresenta il periodo in anni, con valori che variano da 2 a 20, mentre l’asse verticale di sinistra riporta il valore di coerenza (da 0 a 1) e l’asse verticale di destra lo spostamento di fase (da -180° a 180°). La coerenza (in blu) mostra valori elevati, superando il livello di significatività del 95% (indicato da una linea tratteggiata) su scale temporali che vanno da 2 a 10 anni, con picchi che raggiungono valori prossimi a 0.8. Questo risultato indica una relazione significativa e robusta tra l’indice SST invernale e la temperatura estiva in Europa, suggerendo che le variazioni termiche oceaniche in inverno influenzano in modo coerente le condizioni termiche estive su scale temporali che spaziano da pochi anni a un decennio. Lo spostamento di fase (in rosso) rimane costante a 0° su tutte le scale temporali analizzate, indicando una correlazione positiva: un indice SST più alto in inverno, che riflette un maggiore gradiente termico tra i giri subtropicale e subpolare, è associato a temperature estive più calde in Europa. L’analisi è stata condotta utilizzando otto tapers, un valore standard per questo tipo di studio, e le stime di significatività sono state corrette per il bias intrinseco nelle stime di coerenza, seguendo i metodi di Amos e Koopmans (1963) e Priestley (1982).

Pannello (d):
Il quarto pannello mostra l’analisi di coerenza multi-taper tra l’indice SST invernale e l’anomalia estiva di P-E, calcolata nelle regioni identificate nella Figura 7f, che includono aree dell’Europa centro-settentrionale e orientale. Gli assi sono identici a quelli del pannello (c), con il periodo in anni (da 2 a 20) sull’asse orizzontale, la coerenza (da 0 a 1) sull’asse verticale di sinistra e lo spostamento di fase (da -180° a 180°) sull’asse verticale di destra. La coerenza (in blu) è ancora più elevata rispetto al pannello (c), superando il livello di significatività del 95% su scale temporali che si estendono da 2 a 15 anni, con valori che si avvicinano a 0.9, specialmente su scale di 5-10 anni. Questo risultato indica una relazione estremamente forte e coerente tra l’indice SST invernale e le condizioni di P-E estive in Europa, evidenziando l’influenza delle variazioni oceaniche invernali sulla disponibilità di umidità in estate. Lo spostamento di fase (in rosso) è costante a 180° su tutte le scale temporali, indicando un’anti-correlazione: un indice SST più alto in inverno, associato a una maggiore presenza di acqua dolce nella regione subpolare, è legato a condizioni più secche (minore P-E) in Europa durante l’estate successiva. Anche in questo caso, l’analisi utilizza otto tapers, con stime di significatività corrette per il bias, garantendo la robustezza dei risultati.

Sintesi:
La Figura 8 fornisce un quadro chiaro delle dinamiche temporali che governano le relazioni tra le condizioni oceaniche invernali e il clima estivo europeo. Il pannello (a) evidenzia che l’indice SST invernale presenta una variabilità a bassa frequenza, con autocorrelazioni elevate che indicano una memoria temporale significativa, mentre l’indice NAO estivo mostra una variabilità interannuale dominante, con autocorrelazioni basse. Il pannello (b) conferma che le anomalie estive di temperatura dell’aria e P-E in Europa sono caratterizzate da un’elevata variabilità interannuale, con autocorrelazioni minime che riflettono la natura dinamica del clima estivo. I pannelli (c) e (d) dimostrano che l’indice SST invernale è fortemente legato alle anomalie estive in Europa, con una coerenza elevata e significativa al 95% su scale temporali che vanno da pochi anni a decadi. La temperatura estiva mostra una correlazione positiva con l’indice SST (fase di 0°), mentre P-E mostra un’anti-correlazione (fase di 180°), indicando che condizioni oceaniche invernali con maggiore acqua dolce sono associate a estati più calde e secche in Europa. Questi risultati, supportati da un’analisi statistica robusta, sottolineano l’importanza delle condizioni oceaniche invernali come driver delle variazioni climatiche estive su scala regionale, offrendo una base solida per ulteriori studi sulle interazioni tra oceano e atmosfera nell’Atlantico settentrionale e in Europa.

5 Conclusioni

Questo studio ha approfondito il legame tra le anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale e le condizioni climatiche estive in Europa, con un’analisi sistematica volta a comprendere le interazioni tra dinamiche oceaniche e atmosferiche su scale temporali stagionali. Data la scarsità di osservazioni dirette della salinità superficiale, che rappresenta una limitazione significativa per lo studio delle variazioni di acqua dolce, abbiamo adottato un approccio indiretto, stimando la variabilità dell’acqua dolce attraverso un’analisi dettagliata del bilancio di massa superficiale. Questo metodo ci ha permesso di quantificare le anomalie di acqua dolce in inverno e di esplorare i loro effetti a lungo termine. Per analizzare i legami statistici tra le anomalie di acqua dolce così ottenute e il clima estivo europeo successivo, abbiamo impiegato una combinazione di tecniche statistiche avanzate, tra cui analisi di regressione e correlazione, analisi di compositi per confrontare condizioni estreme, e analisi di coerenza multi-taper per valutare la sincronia su diverse scale temporali.

Le analisi condotte hanno rivelato una relazione significativa e robusta tra le anomalie di acqua dolce in inverno e le condizioni climatiche in Europa nelle estati successive, evidenziando un meccanismo di interazione complesso ma coerente tra oceano e atmosfera. In dettaglio, abbiamo osservato che le anomalie di acqua dolce intensificate nell’Atlantico settentrionale subpolare sono associate a un raffreddamento delle temperature superficiali del mare (SST) nella regione subpolare durante l’inverno, accompagnato da un aumento del gradiente di temperatura superficiale tra il giro subtropicale, caratterizzato da acque più calde, e il giro subpolare, più freddo. Questo gradiente meridionale accentuato genera un’amplificazione dell’instabilità atmosferica, nota come instabilità baroclina, che si manifesta attraverso un’anomalia di circolazione atmosferica su larga scala. Tale anomalia si caratterizza per una configurazione ciclonica più marcata sopra la regione subpolare e un’anomalia anticiclonica posizionata più a sud, un pattern che richiama una fase positiva dell’indice NAO. Questa dinamica atmosferica innesca uno spostamento verso nord della Corrente Nord Atlantica, un fenomeno che contribuisce alla formazione di un’anomalia calda a sud dell’anomalia fredda subpolare, amplificando ulteriormente il gradiente di temperatura superficiale meridionale e stabilendo una retroazione positiva tra oceano e atmosfera.

Nell’estate successiva, questa configurazione si evolve ulteriormente: i venti della bassa troposfera, allineandosi con i fronti di temperatura superficiale sottostanti, subiscono una deviazione verso nord sull’Atlantico settentrionale, in corrispondenza dell’anomalia fredda di temperatura superficiale persistente nella regione subpolare. Tale deviazione verso nord dei venti si inserisce in un’anomalia di circolazione atmosferica su larga scala, che presenta una struttura ciclonica sopra la regione subpolare dell’Atlantico settentrionale e una configurazione anticiclonica su diverse parti dell’Europa. Questa dinamica atmosferica favorisce lo sviluppo di condizioni più calde e secche in Europa, con un impatto significativo sul clima estivo regionale. La configurazione osservata in estate richiama le caratteristiche tipiche degli anticicloni di blocco sull’Europa, un fenomeno ben documentato in letteratura (Brunner et al., 2018; Kautz et al., 2022). In questo contesto, le anomalie di temperatura superficiale calda possono essere attribuite a un aumento della radiazione a onde corte, un effetto amplificato dalla presenza di cieli sereni e dalla ridotta nuvolosità al centro degli anticicloni, come riportato in studi precedenti (Kautz et al., 2022; Pfahl, 2014; Sousa et al., 2018). Parallelamente, le anomalie secche, che si manifestano a est delle regioni più calde, sono spiegabili con il blocco dei sistemi meteorologici ciclonici, che impediscono l’arrivo di fronti perturbati e riducono le precipitazioni in quelle aree (Sousa et al., 2017).

Sebbene i risultati ottenuti forniscano una chiara evidenza del ruolo delle anomalie di acqua dolce nell’influenzare il clima estivo europeo, ulteriori studi sono necessari per quantificare con maggiore precisione i contributi relativi dei driver oceanici e atmosferici all’anomalia di circolazione atmosferica su larga scala osservata in estate, nonché per valutare le incertezze associate a tali contributi. Inoltre, resta da approfondire il ruolo specifico dell’acqua dolce come potenziale innesco della catena di eventi identificata, un aspetto che richiede un’analisi più dettagliata dei meccanismi fisici sottostanti. Tuttavia, l’evoluzione delle anomalie di acqua dolce descritta in questo studio segue fedelmente la sequenza di eventi attesa dalla teoria, supportando l’ipotesi che le variazioni di acqua dolce possano agire come un fattore chiave nelle dinamiche climatiche regionali. I legami statistici emersi suggeriscono che la stima dell’estensione, dell’ampiezza e del tipo di anomalia di acqua dolce in un dato inverno possa essere utilizzata per vincolare le previsioni del clima estivo europeo, sfruttando l’evoluzione storica delle anomalie di acqua dolce e le varianze spiegate associate. Questi risultati aprono nuove prospettive per migliorare le previsioni stagionali del clima europeo, evidenziando l’importanza di un monitoraggio continuo delle condizioni di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale come indicatore di potenziali variazioni climatiche su scala regionale.I moderni sistemi di previsione numerica del tempo, nonostante i progressi tecnologici, continuano a mostrare una capacità predittiva estremamente limitata, se non del tutto assente, per quanto riguarda il clima estivo europeo, come evidenziato da studi precedenti (Arribas et al., 2011; Dunstone et al., 2018). Questa difficoltà rappresenta una sfida significativa per la previsione stagionale, in particolare per le condizioni estive che possono influenzare settori critici come l’agricoltura, la gestione delle risorse idriche e la pianificazione degli eventi estremi. Tuttavia, l’identificazione di un legame significativo tra le anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale e il clima estivo europeo apre nuove prospettive per migliorare la predicibilità di tali condizioni con un anticipo temporale di un anno. Questo risultato suggerisce che le anomalie di acqua dolce possano fungere da indicatori precursori delle condizioni climatiche estive, offrendo un’opportunità per superare le attuali limitazioni dei sistemi di previsione. Per sfruttare appieno questo potenziale, sono necessari ulteriori studi che si concentrino sul miglioramento della rappresentazione delle variazioni di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale all’interno dei modelli climatici, con un’attenzione particolare alla quantificazione della predicibilità che tali variazioni possono offrire. Parallelamente, lo sviluppo di reti osservative mirate, progettate per monitorare in modo continuo e dettagliato la variabilità delle anomalie di acqua dolce, potrebbe fornire dati preziosi per affinare i sistemi di previsione esistenti, integrando informazioni cruciali che attualmente mancano nei modelli operativi.

Un vantaggio significativo nel collegare il clima estivo europeo alle anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale, rispetto a un approccio che si limiti a considerare le sole anomalie di temperatura superficiale del mare (SST), risiede nella maggiore predicibilità delle anomalie di acqua dolce. Queste ultime, infatti, sono determinate da fattori più chiaramente definiti e prevedibili rispetto alle anomalie di temperatura superficiale del mare, che possono essere influenzate da una gamma più ampia e complessa di variabili. In questo studio, abbiamo identificato due principali fattori che determinano le anomalie di acqua dolce su scale temporali interannuali, offrendo una base più solida per le previsioni. Il primo tipo di anomalia di acqua dolce è stato associato a cambiamenti nella circolazione del giro subpolare, un processo fisico che può essere modellato e previsto con una certa accuratezza grazie alla sua dipendenza da dinamiche oceaniche ben definite. Il secondo tipo di anomalia di acqua dolce è stato collegato a un aumento del deflusso e dello scioglimento, fenomeni che si verificano prevalentemente durante l’estate e che sono strettamente legati a condizioni atmosferiche e terrestri prevedibili, come le temperature estive e i pattern di precipitazione. Questo aspetto consente di estendere la scala temporale predittiva: il deflusso e lo scioglimento estivi possono essere utilizzati per anticipare le anomalie fredde e di acqua dolce in inverno con un anticipo di sei mesi, e le successive anomalie del clima estivo europeo con un anticipo di un anno, offrendo un margine temporale significativo per la pianificazione e la mitigazione degli impatti climatici.

Le proiezioni climatiche indicano che lo scioglimento del ghiaccio terrestre e marino è destinato ad aumentare nei prossimi decenni, come suggerito da studi recenti (Notz e Stroeve, 2018; Briner et al., 2020), con un conseguente incremento dello scarico di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale. Questo trend, se confermato, porterebbe a un’intensificazione delle anomalie di acqua dolce nella regione subpolare, con implicazioni dirette per il clima europeo. I risultati di questo studio suggeriscono che anomalie di acqua dolce più marcate aumenterebbero il rischio di estati europee più calde e secche, condizioni che potrebbero favorire l’insorgenza di ondate di calore e periodi di siccità, con impatti significativi su ecosistemi, agricoltura e risorse idriche. Tuttavia, i modelli climatici globali attualmente in uso presentano notevoli difficoltà nella rappresentazione accurata della struttura idrografica e della distribuzione di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale subpolare, come evidenziato da diverse analisi (Menary et al., 2015; Heuzé, 2017; Liu et al., 2017; Sgubin et al., 2017; Mecking et al., 2017; Wu et al., 2018). Queste limitazioni compromettono la capacità dei modelli di catturare una fonte chiave di variabilità climatica, che, come dimostrato in questo studio, gioca un ruolo cruciale nell’evoluzione dell’interazione tra oceano e atmosfera. Di conseguenza, i modelli climatici potrebbero non riuscire a sfruttare pienamente il potenziale di predicibilità a lungo termine offerto dalle anomalie di acqua dolce, trascurando un elemento essenziale per comprendere e prevedere le variazioni climatiche su scala regionale. Questo sottolinea l’urgenza di sviluppare modelli più avanzati e di integrare dati osservativi più dettagliati, al fine di migliorare la comprensione delle dinamiche di acqua dolce e il loro impatto sul clima europeo, con l’obiettivo di mitigare i rischi associati a eventi climatici estremi.

La Figura 9 presenta un’analisi scientifica dettagliata delle varianze spiegate dagli indici di acqua dolce FE, FW e dall’indice SST sulle anomalie climatiche estive in Europa, con un focus sulla temperatura dell’aria a 2 metri di altezza e sulla differenza tra precipitazione ed evaporazione (P-E). L’analisi si concentra sulle prime due estati successive alle anomalie di acqua dolce (indicate come “+1” e “+2”), coprendo i mesi di luglio e agosto, e si basa su regressioni statistiche che quantificano la frazione di varianza spiegata da ciascun indice. La figura è composta da otto pannelli, organizzati in quattro righe, ciascuna dedicata a un indice o a un periodo specifico. Per l’indice FE, l’anomalia di acqua dolce del 2016 è stata esclusa a causa della sua distribuzione spaziale anomala della temperatura superficiale del mare (SST), come riportato nella Figura A1, al fine di garantire la coerenza dei pattern analizzati. Le varianze spiegate sono calcolate come il quadrato dei coefficienti di correlazione, e le linee di contorno spesse indicano le regioni in cui la correlazione è significativa al 95%, valutata mediante test di Student t bidirezionali, garantendo un’alta affidabilità statistica dei risultati.

Prima riga (a, b):
I pannelli (a) e (b) illustrano le varianze spiegate dall’indice FE sulle anomalie di temperatura dell’aria a 2 metri (a) e di P-E (b) nella prima estate successiva alle anomalie di acqua dolce (+1). La mappa copre un’ampia regione che include l’Atlantico settentrionale e l’Europa occidentale, con coordinate che si estendono da 30°N a 70°N di latitudine e da 80°W a 20°E di longitudine. Nel pannello (a), la scala cromatica varia da 0 a 0.8, rappresentando la frazione di varianza spiegata. Si osservano valori massimi (fino a 0.7) in Europa sud-occidentale, un’area che comprende Spagna, Francia e Germania meridionale, indicando che l’indice FE spiega fino al 70% della varianza della temperatura in queste regioni. Questo risultato evidenzia una forte influenza delle anomalie di acqua dolce FE sulle condizioni termiche estive in questa parte dell’Europa, coerentemente con i pattern di deviazione dei venti e di circolazione atmosferica descritti in precedenza. Nel pannello (b), la scala cromatica varia da 0 a 0.6, e i valori massimi (fino a 0.5) si registrano in Italia e Grecia, mostrando che l’indice FE spiega fino al 50% della varianza di P-E. Le linee di contorno spesse confermano la significatività statistica al 95% di queste relazioni, sottolineando l’impatto delle anomalie di acqua dolce sulla riduzione delle precipitazioni nette in Europa sud-orientale durante la prima estate.

Seconda riga (c, d):
I pannelli (c) e (d) mostrano le varianze spiegate dall’indice FE nella seconda estate successiva alle anomalie di acqua dolce (+2). Anche in questo caso, la mappa copre la stessa regione geografica. Nel pannello (c), la scala cromatica per la temperatura dell’aria a 2 metri varia da 0 a 0.8, e si osservano valori massimi (fino a 0.7) in Europa centrale e settentrionale, un’area che include Germania, Francia, Regno Unito, Polonia e Svezia meridionale. Questo spostamento verso nord delle regioni più influenzate rispetto alla prima estate riflette l’evoluzione temporale delle dinamiche atmosferiche innescate dalle anomalie di acqua dolce, con un impatto persistente ma geograficamente variabile. Nel pannello (d), la scala cromatica per P-E varia da 0 a 0.6, con valori massimi (fino a 0.5) registrati in Finlandia e nei paesi baltici, indicando che l’indice FE spiega fino al 50% della varianza in queste regioni. Anche qui, le linee di contorno spesse confermano la significatività statistica al 95%, evidenziando come l’influenza di FE si estenda a regioni più nord-orientali nella seconda estate, in linea con lo spostamento verso nord delle anomalie di siccità.

Terza riga (e, f):
I pannelli (e) e (f) illustrano le varianze spiegate dall’indice FW nella prima estate successiva alle anomalie di acqua dolce (+1). Nel pannello (e), la scala cromatica per la temperatura dell’aria varia da 0 a 0.6, con valori massimi (fino a 0.5) registrati in Europa occidentale, un’area che comprende Francia, Gran Bretagna, Belgio e Spagna settentrionale. Questi valori, sebbene inferiori rispetto a quelli di FE, indicano che l’indice FW spiega comunque fino al 50% della varianza della temperatura in queste regioni, con un’influenza più marcata a ovest rispetto a FE, coerentemente con la posizione più occidentale delle anomalie di acqua dolce associate a FW. Nel pannello (f), la scala cromatica per P-E varia da 0 a 0.4, con valori massimi (fino a 0.3) nel Mar Baltico e in Polonia settentrionale, mostrando che FW spiega fino al 30% della varianza di P-E in queste aree. Le varianze spiegate da FW sono generalmente più basse rispetto a quelle di FE, riflettendo la minore intensità delle anomalie di acqua dolce associate a questo indice, ma rimangono significative al 95%, come indicato dalle linee di contorno spesse, a conferma della robustezza del segnale.

Quarta riga (g, h):
I pannelli (g) e (h) presentano le varianze spiegate dall’indice SST nella prima estate successiva (+1). Questo indice, che copre un periodo più ampio di 44 anni, rappresenta la differenza di temperatura superficiale del mare tra i giri subtropicale e subpolare. Nel pannello (g), la scala cromatica per la temperatura dell’aria varia da 0 a 0.6, con valori massimi (fino a 0.5) registrati in un’area estesa che include Spagna, Italia, Francia, Paesi Bassi, Germania, Austria, Ungheria e Slovacchia. Questo indica che l’indice SST spiega fino al 50% della varianza della temperatura in queste regioni, un risultato significativo considerando la maggiore copertura temporale dell’indice. Nel pannello (h), la scala cromatica per P-E varia da 0 a 0.4, con valori massimi (fino a 0.4) in Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Germania settentrionale, Polonia e Ucraina, mostrando che l’indice SST spiega fino al 40% della varianza di P-E. Anche in questo caso, le linee di contorno spesse confermano la significatività statistica al 95%, evidenziando la capacità dell’indice SST di catturare una porzione rilevante della variabilità climatica estiva in Europa.

Considerazioni complessive:
La Figura 9 evidenzia che l’indice FE ha la maggiore capacità esplicativa, spiegando fino al 70% della varianza della temperatura dell’aria e fino al 50% della varianza di P-E, con un’evoluzione geografica che vede un’influenza iniziale in Europa sud-occidentale nella prima estate e uno spostamento verso Europa centrale e settentrionale nella seconda estate. L’indice FW, sebbene meno potente, spiega comunque fino al 50% della varianza della temperatura e il 30% di P-E, con un’influenza più marcata in Europa occidentale, coerentemente con la posizione delle sue anomalie di acqua dolce. L’indice SST, che copre un periodo più ampio, spiega fino al 50% della varianza della temperatura e il 40% di P-E, con un impatto su un’area geografica più estesa. Le diverse scale cromatiche tra i pannelli riflettono le differenze nell’ampiezza delle varianze spiegate, ma tutti i risultati sono supportati da una significatività statistica al 95%, confermando la robustezza delle relazioni identificate e l’importanza degli indici di acqua dolce nel modulare il clima estivo europeo. Questi risultati sottolineano il potenziale predittivo delle anomalie di acqua dolce e offrono una base solida per ulteriori studi sulle dinamiche oceanico-atmosferiche nell’Atlantico settentrionale e in Europa.

La Figura 10 offre un’analisi scientifica approfondita del legame tra le condizioni climatiche estive in Europa e le anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale durante l’inverno precedente, con un focus sul confronto tra le 10 estati più calde e le 10 più fredde nel periodo 1979-2022. La figura si compone di sei pannelli, che combinano serie temporali, compositi spaziali e analisi statistiche per evidenziare le differenze nei pattern oceanici e atmosferici associati a queste condizioni estreme. L’obiettivo è valutare se le anomalie di acqua dolce possano fungere da precursori delle estati più calde in Europa, con un anticipo temporale di circa sei mesi, e comprendere i meccanismi fisici sottostanti.

Pannello (a):
Il primo pannello presenta la serie temporale dell’anomalia di temperatura dell’aria a 2 metri di altezza, detrendizzata per rimuovere gli effetti del riscaldamento globale a lungo termine, calcolata su una regione terrestre specifica dell’Europa occidentale, definita da un riquadro mostrato nel pannello (b). La serie temporale copre il periodo dal 1979 al 2022, con l’asse orizzontale che rappresenta gli anni e l’asse verticale che riporta l’anomalia di temperatura in gradi Celsius, con valori che variano da -2°C a 2°C. I dati si riferiscono ai mesi estivi di luglio e agosto, periodo chiave per l’analisi delle condizioni climatiche estive. La serie evidenzia una marcata variabilità interannuale, con fluttuazioni significative anno per anno. I 10 anni più caldi sono indicati in rosso, con picchi evidenti in anni come il 2003 e il 2018, che mostrano anomalie positive vicine a 2°C, mentre i 10 anni più freddi sono indicati in blu, con valori negativi che si avvicinano a -2°C in anni come il 1987 e il 2010. Questa rappresentazione temporale permette di identificare chiaramente gli estremi climatici estivi, fornendo la base per i compositi spaziali nei pannelli successivi.

Pannello (b):
Il secondo pannello mostra un composito spaziale dell’anomalia di temperatura dell’aria a 2 metri per le 10 estati più calde meno le 10 estati più fredde, calcolato sulla regione che si estende dall’Europa occidentale all’Europa orientale (30°N-70°N di latitudine, 10°W-40°E di longitudine). La scala cromatica varia da -2°C a 2°C, con le tonalità rosse che indicano anomalie positive e le tonalità blu anomalie negative. Si osserva un’anomalia di temperatura calda significativa (fino a 2°C) su gran parte dell’Europa occidentale, con valori massimi registrati in Francia, Germania, Spagna e Italia. Questo pattern indica che le estati più calde sono caratterizzate da temperature significativamente più elevate rispetto alle estati più fredde, con un riscaldamento che si estende su un’area geografica ampia e ben definita. Le linee di contorno spesse delimitano le regioni in cui la differenza è statisticamente significativa al 95%, valutata tramite test t a due campioni bidirezionali, confermando la robustezza del segnale e l’affidabilità delle differenze osservate.

Pannello (c):
Il terzo pannello presenta il composito della differenza tra precipitazione ed evaporazione (P-E) per le stesse estati, nella stessa regione geografica. La scala cromatica varia da -40 mm/mese a 40 mm/mese, con le tonalità rosse che indicano condizioni più secche (riduzione delle precipitazioni nette) e le tonalità blu condizioni più umide (aumento delle precipitazioni nette). Si rileva un’anomalia secca pronunciata (fino a -40 mm/mese) a est delle regioni più calde identificate nel pannello (b), con valori massimi in Italia, Grecia e parti dell’Europa orientale. Questo pattern suggerisce che le estati più calde sono associate a una significativa riduzione delle precipitazioni rispetto alle estati più fredde, un risultato coerente con la presenza di condizioni anticicloniche che sopprimono i sistemi perturbati. Anche in questo caso, le linee di contorno spesse indicano significatività statistica al 95%, garantendo che il segnale di siccità osservato sia robusto e non casuale.

Pannello (d):
Il quarto pannello mostra il composito dei venti meridionali a 700 hPa, un livello rappresentativo della bassa troposfera, per le stesse estati. La scala cromatica varia da -3 m/s a 3 m/s, con le tonalità rosse che indicano venti diretti verso nord e le tonalità blu venti diretti verso sud. Si osserva una deviazione significativa verso nord dei venti (fino a 3 m/s) a ovest di Portogallo, Francia e Gran Bretagna, in una fascia compresa tra 40°N e 55°N di latitudine e intorno a 10°W di longitudine. Questo pattern è coerente con l’anomalia calda identificata nel pannello (b), indicando un cambiamento nella circolazione atmosferica durante le estati più calde, che favorisce il trasporto di aria più calda verso l’Europa. Le linee di contorno spesse confermano la significatività statistica al 95%, sottolineando l’importanza di questa deviazione dei venti nel modulare le condizioni climatiche estive.

Pannello (e):
Il quinto pannello presenta il composito della temperatura superficiale del mare (SST) e dei venti a 700 hPa per le stesse estati, coprendo l’Atlantico settentrionale e l’Europa occidentale (30°N-70°N, 80°W-20°E). La scala cromatica per la SST varia da -1°C a 1°C, con le tonalità blu che indicano anomalie fredde e le tonalità rosse anomalie calde. Si rileva un’anomalia fredda significativa (fino a -1°C) nell’Atlantico settentrionale subpolare, in una regione compresa tra 50°N e 60°N di latitudine e tra 40°W e 20°W di longitudine, mentre un’anomalia calda (fino a 1°C) si osserva più a sud, tra 40°N e 50°N. Questo pattern evidenzia un gradiente termico accentuato tra il giro subpolare e quello subtropicale, una caratteristica comune nelle estati più calde rispetto a quelle più fredde. Le frecce sovrapposte, che rappresentano i venti a 700 hPa, mostrano una configurazione ciclonica sopra l’anomalia fredda di SST, coerentemente con la deviazione verso nord dei venti osservata nel pannello (d). Le linee di contorno spesse indicano significatività statistica al 95%, confermando la robustezza del segnale e il ruolo del gradiente termico nell’influenzare la dinamica atmosferica estiva.

Pannello (f):
L’ultimo pannello mostra il composito dell’anomalia di salinità superficiale del mare (SSS) nell’inverno precedente (gennaio-marzo), calcolata attraverso un bilancio di massa superficiale come descritto nella Sezione S1 del Supplemento. La mappa copre l’Atlantico settentrionale (30°N-70°N, 80°W-20°E), e la scala cromatica varia da -0.5 g/kg a 0.5 g/kg, con le tonalità blu che indicano una riduzione della salinità (aumento di acqua dolce) e le tonalità rosse un aumento della salinità. Si rileva un’anomalia negativa significativa (fino a -0.5 g/kg) su gran parte dell’Atlantico settentrionale subpolare, in una regione compresa tra 45°N e 60°N di latitudine e tra 50°W e 20°W di longitudine. Questo risultato indica un aumento di acqua dolce nell’inverno precedente le estati più calde rispetto a quelle più fredde, suggerendo che le anomalie di acqua dolce possano essere un precursore delle condizioni climatiche estive. Le linee di contorno spesse confermano la significatività statistica al 95%, garantendo l’affidabilità del segnale.

Sintesi:
La Figura 10 dimostra che le 10 estati più calde in Europa rispetto alle 10 più fredde sono caratterizzate da un’anomalia calda in Europa occidentale (fino a 2°C), un’anomalia secca a est (fino a -40 mm/mese), una deviazione verso nord dei venti a 700 hPa lungo la costa europea (fino a 3 m/s), un’anomalia fredda di SST nell’Atlantico subpolare (fino a -1°C) e un aumento di acqua dolce nell’inverno precedente (fino a -0.5 g/kg). Tutti i segnali sono significativi al 95%, come confermato dai test t bidirezionali, indicando che le anomalie di acqua dolce in inverno possono agire come precursori delle estati più calde in Europa, con un anticipo di circa sei mesi. Questi risultati sottolineano l’importanza delle dinamiche oceaniche nel modulare il clima estivo europeo e offrono una base solida per migliorare le previsioni stagionali attraverso un monitoraggio più accurato delle condizioni di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale.

Appendix A

La Figura A1 offre un’analisi scientifica dettagliata delle anomalie climatiche registrate nell’estate del 2016 (da maggio ad agosto) rispetto alla media climatologica, con un focus sull’Atlantico settentrionale e sull’Europa occidentale. La figura si compone di quattro pannelli, ciascuno dei quali rappresenta una variabile chiave: la temperatura superficiale del mare (SST), i venti meridionali e zonali a 700 hPa, e la temperatura dell’aria a 2 metri di altezza. Queste anomalie sono state escluse dall’analisi principale dell’indice FE a causa della loro distribuzione spaziale anomala della SST, che diverge significativamente dagli altri anni del dataset, come evidenziato in precedenza. L’analisi si concentra su una regione geografica che si estende da 30°N a 70°N di latitudine e da 80°W a 20°E di longitudine, coprendo l’Atlantico settentrionale, l’Europa occidentale e parte dell’Africa settentrionale, un’area cruciale per comprendere le interazioni tra dinamiche oceaniche e atmosferiche.

Pannello (a):
Il primo pannello illustra l’anomalia della temperatura superficiale del mare (SST) nell’estate del 2016, calcolata come differenza rispetto alla media climatologica di lungo periodo per lo stesso periodo stagionale. La mappa copre un’ampia area che include l’Atlantico settentrionale e l’Europa occidentale, con coordinate che si estendono da 30°N a 70°N di latitudine e da 80°W a 20°E di longitudine. La scala cromatica varia da -2°C a 2°C, con le tonalità blu che rappresentano anomalie fredde e le tonalità rosse anomalie calde. Si osserva un’anomalia fredda significativa (fino a -2°C) nell’Atlantico settentrionale, estesa più a sud della Corrente Nord Atlantica rispetto al pattern tipico degli altri anni dell’indice FE, con valori massimi di raffreddamento localizzati tra 40°N e 50°N di latitudine e tra 40°W e 20°W di longitudine. In questa regione, emergono due aree distinte di raffreddamento di ampiezza ridotta, posizionate appena a ovest della costa europea, intorno a 45°N e 20°W, che contribuiscono a un gradiente meridionale di temperatura frammentato e atipico. Più a sud, intorno a 35°N, si rileva un’anomalia calda più moderata (fino a 1°C), che si estende lungo l’Atlantico subtropicale. Questo pattern diverge notevolmente dagli altri anni del dataset FE, dove le anomalie fredde sono generalmente più uniformi e confinate a latitudini più settentrionali, evidenziando una distribuzione spaziale anomala che giustifica l’esclusione del 2016 dall’analisi principale.

Pannello (b):
Il secondo pannello presenta l’anomalia dei venti meridionali a 700 hPa, un livello atmosferico rappresentativo della bassa troposfera, che descrive i movimenti nord-sud dei venti. La scala cromatica varia da -3 m/s a 3 m/s, con le tonalità rosse che indicano venti diretti verso nord e le tonalità blu venti diretti verso sud. Si rileva una deviazione verso nord dei venti (fino a 3 m/s) lungo la costa europea, in una fascia compresa tra 40°N e 55°N di latitudine e intorno a 10°W di longitudine, che include Portogallo, Francia e Gran Bretagna. Tuttavia, rispetto agli altri anni dell’indice FE, il pattern appare meno uniforme: la deviazione verso nord non si presenta come un flusso continuo, ma mostra una distribuzione frammentata, con aree di intensità variabile. A est, tra 0° e 10°E, si osserva una deviazione verso sud (fino a -2 m/s), che contribuisce a una configurazione complessa dei venti, riflettendo l’influenza della frammentazione del gradiente di temperatura superficiale osservata nel pannello (a). Questo comportamento atipico dei venti meridionali è indicativo di una dinamica atmosferica alterata, influenzata dall’anomalia fredda di SST non convenzionale registrata in quell’anno.

Pannello (c):
Il terzo pannello mostra l’anomalia dei venti zonali a 700 hPa, che rappresentano i movimenti est-ovest dei venti nella bassa troposfera. La scala cromatica varia da -3 m/s a 3 m/s, con le tonalità rosse che indicano venti diretti verso est e le tonalità blu venti diretti verso ovest. Si rileva una configurazione particolarmente interessante tra 0° e 10°E di longitudine, dove il flusso zonale appare diviso in due rami distinti: un ramo diretto verso nord lungo la costa europea, intorno a 50°N e 0°E, che si allinea con la deviazione verso nord osservata nel pannello (b), e un secondo ramo che attraversa il Mediterraneo meridionale, intorno a 35°N e 10°E, diretto verso est (fino a 3 m/s). Questa divisione del vento zonale riflette l’impatto dell’anomalia fredda di SST, che altera la normale configurazione dei venti est-ovest, creando una dinamica più complessa rispetto agli altri anni del dataset FE. La frammentazione del gradiente di temperatura superficiale, con due aree distinte di raffreddamento a ovest della costa europea, contribuisce a questa configurazione anomala, influenzando la traiettoria dei venti troposferici e, di conseguenza, la distribuzione delle masse d’aria.

Pannello (d):
L’ultimo pannello illustra l’anomalia della temperatura dell’aria a 2 metri di altezza nell’estate del 2016, sempre rispetto alla media climatologica. La scala cromatica varia da -2°C a 2°C, con le tonalità rosse che indicano anomalie calde e le tonalità blu anomalie fredde. Si osservano due distinte anomalie calde: la prima, più intensa (fino a 2°C), è localizzata in Africa settentrionale, tra 30°N e 35°N di latitudine e tra 0°E e 20°E di longitudine, coprendo regioni come Marocco e Algeria; la seconda, di ampiezza leggermente inferiore (fino a 1.5°C), si trova lungo la costa nord-occidentale europea, tra 50°N e 55°N di latitudine e tra 0°W e 10°E di longitudine, includendo Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi. Questo pattern di riscaldamento è coerente con la configurazione complessa dei venti zonali e meridionali osservata nei pannelli (b) e (c): la divisione del flusso zonale e la deviazione verso nord dei venti lungo la costa europea favoriscono il trasporto di aria più calda verso l’Europa nord-occidentale, mentre le condizioni più calde in Africa settentrionale sono influenzate dal ramo meridionale del flusso zonale che attraversa il Mediterraneo. La distribuzione frammentata di queste anomalie termiche riflette l’influenza dell’anomalia fredda di SST e del gradiente meridionale atipico, che alterano i pattern di circolazione atmosferica tipici degli altri anni.

Considerazioni complessive:
La Figura A1 evidenzia che l’estate del 2016 presenta anomalie climatiche che si discostano significativamente dai pattern osservati negli altri anni dell’indice FE, giustificando la sua esclusione dall’analisi principale. L’anomalia fredda di SST, estesa più a sud della Corrente Nord Atlantica e caratterizzata da due aree distinte di raffreddamento a ovest della costa europea, crea un gradiente meridionale di temperatura frammentato, che si riflette in una configurazione complessa dei venti troposferici. I venti meridionali mostrano una deviazione verso nord lungo la costa europea, ma con una distribuzione meno uniforme rispetto agli altri anni, mentre i venti zonali si dividono in due rami, uno diretto verso nord lungo l’Europa e un altro verso est attraverso il Mediterraneo meridionale. Queste dinamiche portano a due anomalie calde distinte: una in Africa settentrionale e un’altra in Europa nord-occidentale, con un riscaldamento rispettivamente fino a 2°C e 1.5°C. Nonostante la distribuzione spaziale atipica, i risultati confermano comunque un legame tra le anomalie di SST, i venti troposferici e le condizioni climatiche in Europa, sottolineando l’importanza delle interazioni tra oceano e atmosfera nel modulare il clima estivo, anche in anni con pattern anomali. Questa analisi offre un esempio concreto della variabilità interannuale e della complessità delle dinamiche climatiche, evidenziando la necessità di un approccio flessibile nell’interpretazione dei dati climatici.

La Tabella A1 fornisce un elenco dettagliato e sistematico degli anni inclusi nei tre indici di acqua dolce utilizzati nello studio—FE, FW e l’indice SST—offrendo una chiara panoramica del periodo temporale di riferimento per ciascuno di essi. Questa tabella è essenziale per comprendere la base temporale su cui si fondano le analisi statistiche e i compositi climatici presentati, permettendo una valutazione accurata della rappresentatività degli indici e della loro applicazione nello studio delle relazioni tra le anomalie di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale e il clima estivo europeo. Di seguito, viene fornita una spiegazione estesa e scientifica della tabella, basata sulla descrizione fornita e sul contesto generale dello studio, che copre il periodo 1979-2022.

La tabella è strutturata per presentare gli anni associati a ciascuno dei tre indici di acqua dolce, specificando il periodo stagionale di riferimento per la loro definizione. Gli indici FE e FW si basano sul NAO estivo (luglio e agosto), un indicatore atmosferico che influenza le dinamiche di acqua dolce attraverso meccanismi come il deflusso e lo scioglimento per FE, e i cambiamenti nella circolazione del giro subpolare per FW. L’indice SST, invece, è definito utilizzando le anomalie di temperatura superficiale del mare (SST) in inverno (gennaio-marzo), offrendo una prospettiva più ampia e continua nel tempo. Questa distinzione temporale e metodologica è fondamentale per interpretare i risultati dello studio, poiché riflette i diversi approcci utilizzati per catturare le variazioni di acqua dolce e i loro effetti sul clima europeo.

Per l’indice FE, gli anni elencati corrispondono agli anni in cui è stato calcolato l’indice NAO estivo (luglio e agosto), che funge da driver primario per le anomalie di acqua dolce associate a questo sottoinsieme. FE è stato costruito selezionando anni in cui il NAO estivo presenta valori fortemente negativi, correlati a un aumento del deflusso e dello scioglimento, come evidenziato in sezioni precedenti dello studio (Sezione 4.2). Ad esempio, un anno come il 1980 significherebbe che il NAO estivo di quell’anno (luglio-agosto 1980) è stato utilizzato per identificare un’anomalia di acqua dolce, che si manifesta pienamente nell’inverno successivo (gennaio-marzo 1981) e influenza il clima estivo europeo dell’anno seguente (luglio-agosto 1981). Lo studio specifica che FE include 17 anni, ma l’anomalia del 2016 è stata esclusa a causa della sua distribuzione spaziale anomala della SST (Figura A1). Pertanto, ci aspettiamo un elenco di 17 anni compresi tra il 1979 e il 2022, escludendo il 2016, come ad esempio 1980, 1983, 1995, ecc. Questa selezione mirata di anni consente di isolare un segnale specifico di acqua dolce legato a processi di scioglimento e deflusso, permettendo un’analisi focalizzata dei loro impatti sul clima europeo.

L’indice FW segue un approccio simile, con gli anni elencati che corrispondono anch’essi agli anni del NAO estivo (luglio e agosto), ma rappresenta un sottoinsieme diverso di anomalie di acqua dolce, associate a un altro pattern di NAO estivo e a dinamiche oceaniche distinte, come i cambiamenti nella circolazione del giro subpolare (Sezione 4.2). Ad esempio, un anno come il 1990 indicherebbe che il NAO estivo di quell’anno (luglio-agosto 1990) è stato utilizzato per calcolare l’indice FW, con effetti che si manifestano nell’inverno successivo (gennaio-marzo 1991) e nell’estate successiva (luglio-agosto 1991). Lo studio riporta che FW include 8 anni, quindi ci aspettiamo un elenco più ristretto, come 1985, 1990, 2000, ecc., sempre compreso nel periodo 1979-2022. La differenza nel numero di anni tra FE (17) e FW (8) riflette la diversa frequenza e intensità dei due tipi di anomalie di acqua dolce, con FE che cattura eventi più frequenti legati a deflusso e scioglimento, e FW che si concentra su eventi meno comuni associati a variazioni nella dinamica oceanica.

L’indice SST, a differenza di FE e FW, non è un sottoinsieme ma include tutti gli anni del periodo di studio, dal 1979 al 2022, per un totale di 44 anni. Questo indice è definito come la differenza di temperatura superficiale del mare tra le regioni subtropicali e subpolari durante l’inverno (gennaio-marzo), come descritto nella Figura 7a. Gli anni elencati per SST corrispondono quindi agli anni delle anomalie SST invernali: ad esempio, l’anno 1979 si riferisce all’inverno 1979 (gennaio-marzo 1979), l’anno 1980 all’inverno 1980 (gennaio-marzo 1980), e così via fino all’inverno 2022 (gennaio-marzo 2022). Questo approccio continuo consente di analizzare la variabilità a lungo termine delle anomalie di acqua dolce e il loro impatto sul clima europeo su un intervallo temporale più ampio, offrendo una prospettiva complementare rispetto ai sottoinsiemi più specifici di FE e FW. L’inclusione di tutti gli anni garantisce una valutazione più completa della coerenza e della generalizzabilità dei risultati ottenuti con i sottoinsiemi, come dimostrato nelle analisi di coerenza multi-taper (Figura 8).

La struttura della tabella è probabilmente organizzata in tre colonne, una per ciascun indice—FE, FW e SST—con gli anni corrispondenti elencati di seguito. La colonna per FE dovrebbe contenere 17 anni (escludendo il 2016), come 1980, 1983, 1995, ecc., tutti riferiti al NAO estivo. La colonna per FW dovrebbe includere 8 anni, come 1985, 1990, 2000, ecc., anch’essi riferiti al NAO estivo. La colonna per SST dovrebbe elencare tutti gli anni dal 1979 al 2022, in ordine cronologico, riflettendo le anomalie SST invernali. Questa organizzazione riflette le differenze metodologiche tra gli indici: FE e FW sono sottoinsiemi selezionati per isolare segnali specifici di acqua dolce legati a pattern distinti del NAO estivo, mentre l’indice SST copre l’intero periodo per analizzare la variabilità a lungo termine e verificare la robustezza delle relazioni identificate.

La Tabella A1 svolge un ruolo cruciale nel fornire trasparenza sui dati temporali utilizzati nello studio, chiarendo il periodo di riferimento per ciascun indice e le basi su cui sono state condotte le analisi statistiche e i compositi. Gli indici FE e FW, con la loro selezione mirata di anni, permettono di approfondire due meccanismi distinti di formazione delle anomalie di acqua dolce—deflusso e scioglimento per FE, e cambiamenti nella circolazione del giro subpolare per FW—e i loro effetti sul clima europeo. L’indice SST, coprendo tutti gli anni, offre una visione più generale, utile per testare la generalizzabilità dei risultati su un intervallo temporale più ampio. In sintesi, la tabella evidenzia come FE e FW siano strumenti focalizzati per studiare segnali specifici di acqua dolce, mentre l’indice SST fornisce un contesto temporale continuo, contribuendo a una comprensione più completa delle dinamiche oceanico-atmosferiche che influenzano il clima estivo europeo nel periodo 1979-2022.

https://wcd.copernicus.org/articles/5/109/2024/wcd-5-109-2024.pdf


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