Meta description: Analisi della configurazione atmosferica di fine giugno 2026: AO e NAO positive, saccatura sulla Groenlandia, promontorio anticicloschio di caldo persistente.
L’aggiornamento del 25 giugno 2026 del Dr. Judah Cohen descrive una fase atmosferica emisferica pienamente estiva, dominata da un’Oscillazione Artica positiva e da una North Atlantic Oscillation anch’essa positiva, accompagnate da anomalie negative di geopotenziale tra l’Artico e la Groenlandia e da una prevalente risposta anticiclonica sul continente europeo. Si tratta di una configurazione che, soprattutto nella stagione calda, merita di essere interpretata non come un automatismo ma come un segnale dinamico capace di aumentare la probabilità di persistenza del caldo, di ridurre la mobilità delle perturbazioni atlantiche e di favorire anomalie termiche rilevanti su ampie porzioni dell’Europa. itiva indica in generale una prevalenza di anomalie di pressione e geopotenziale inferiori alla norma alle alte latitudini, con una circolazione circumpolare mediamente più compatta. La NAO positiva rappresenta invece una configurazione specifica del settore nord-atlantico, associata a pressioni relativamente basse sull’Atlantico subpolare e più elevate alle medie latitudini oceaniche e sull’Europa occidentale. Questa disposizione influenza la posizione del getto atmosferico, le traiettorie delle perturbazioni e il trasporto di calore e umidità tra Atlantico, Europa e Mediterraneo. Nelle sue fasi più marcate, la NAO positiva tende a favorire temperature superiori alla media nell’Europa settentrionale e nord-occidentale, mentre Groenlandia e parte del Mediterraneo possono presentare una risposta differente o persino opposta. unto è fondamentale per comprendere la previsione di Cohen. Una NAO positiva non significa automaticamente caldo uniforme in tutta Europa e non consente, da sola, di dedurre la situazione locale sull’Italia. Ciò che conta è soprattutto la collocazione effettiva del promontorio anticiclonico, la profondità della saccatura groenlandese, l’eventuale presenza di cut-off depressionari ai margini della struttura e il tipo di masse d’aria richiamate verso il continente. Nel caso descritto dall’analisi, la saccatura ancorata tra Groenlandia e Nord Atlantico favorisce un’ondulazione della corrente a getto con una risposta anticiclonica sull’Europa. Questo schema può creare condizioni favorevoli a subsidenza atmosferica, cieli relativamente sereni, ridotta ventilazione nei bassi strati e riscaldamento progressivo della colonna d’aria.
La subsidenza è uno degli ingredienti fisici più importanti durante le ondate di calore. All’interno di un promontorio anticiclonico l’aria tende a scendere lentamente, comprimendosi e riscaldandosi; contemporaneamente diminuisce la formazione di nubi e cresce la radiazione solare disponibile al suolo. Se a questa dinamica si associa l’avvezione di aria calda da latitudini subtropicali o dal Nord Africa, il riscaldamento può diventare molto rapido, soprattutto sull’Europa occidentale e centrale. Le ricerche sulle recenti ondate di calore europee mostrano infatti che la combinazione tra persistenti promontori anticiclonici, flussi meridionali e stabilità atmosferica costituisce uno dei principali meccanismi alla base dei picchi termici eccezionali. nza di una struttura a blocco, o di una configurazione riconducibile a un’onda di Rossby particolarmente ampia, aumenta ulteriormente il rischio di persistenza. In questi casi il normale movimento occidentale delle perturbazioni rallenta, le saccature tendono a rimanere quasi stazionarie e i promontori anticiclonici possono mantenersi per molti giorni sulla stessa area geografica. Per questo motivo un episodio caldo non dipende soltanto dall’intensità iniziale dell’anticiclone, ma anche dalla sua capacità di resistere all’erosione delle correnti atlantiche. Studi recenti mostrano che i blocchi europei e scandinavi risultano sovrarappresentati durante le ondate di calore più persistenti, con un legame particolarmente evidente tra estate avanzata, alta persistenza delle anomalie e temperature estreme. europeo, il promontorio previsto da Cohen non va quindi letto semplicemente come “alta pressione e caldo”, ma come parte di una più ampia organizzazione emisferica. L’analisi richiama infatti una distribuzione delle anomalie che coinvolge Europa, Siberia occidentale e Canada orientale, con aree depressionarie collocate sui lati della struttura anticiclonica. Questa disposizione è spesso descritta come configurazione a omega, nella quale un promontorio molto sviluppato in latitudine viene affiancato da due saccature. La forma ricorda la lettera greca Ω e, dal punto di vista meteorologico, è particolarmente efficace nel rallentare la propagazione dei sistemi perturbati. Quando il promontorio si posiziona sull’Europa occidentale o centrale, la conseguenza può essere una fase prolungata di caldo, siccità e forte stress termico; quando invece la saccatura laterale interessa la Scandinavia, quest’ultima può sperimentare condizioni più fresche e instabili rispetto al resto del continente.
La possibile eccezione scandinava richiamata nel bollettino è pienamente coerente con questa dinamica. Una saccatura in approfondimento o una propaggine depressionaria in discesa dalla Groenlandia verso la Norvegia e la Scandinavia può favorire afflussi più freschi, maggiore nuvolosità e temperature inferiori alla media, mentre più a sud il promontorio anticiclonico continua a sostenere valori termici elevati. È uno degli aspetti più caratteristici delle grandi ondulazioni estive: territori relativamente vicini possono sperimentare condizioni meteorologiche opposte, con caldo anomalo sul cuore dell’Europa e fresco relativo o instabilità ai margini settentrionali della struttura.
Per l’Italia e per il Mediterraneo centrale è necessario mantenere una lettura prudente. La letteratura mostra che una NAO positiva estiva tende statisticamente a favorire il riscaldamento dell’Europa nord-occidentale, mentre l’area mediterranea può rispondere in modo più variabile, in funzione della longitudine del promontorio, della presenza di depressioni iberiche o balcaniche e dell’intensità delle correnti meridionali. In altre parole, l’Italia può trovarsi pienamente coinvolta nell’anomalia calda se il promontorio si estende verso il Mediterraneo centrale, ma può anche collocarsi lungo il bordo orientale o meridionale della struttura, dove infiltrazioni instabili o correnti più fresche possono interrompere temporaneamente il caldo. elemento decisivo è rappresentato dall’umidità del suolo. Un promontorio anticiclonico persistente riduce le precipitazioni e incrementa l’evapotraspirazione; quando il terreno si dissecca, una quota maggiore dell’energia solare viene trasformata in calore sensibile anziché essere utilizzata per l’evaporazione dell’acqua. Questo meccanismo di retroazione suolo-atmosfera può amplificare la temperatura dell’aria nei bassi strati e rendere più intensa e duratura un’ondata di calore. Gli studi sulle estati europee recenti indicano che la circolazione atmosferica su larga scala e il deficit di umidità del suolo non agiscono separatamente: il blocco favorisce la siccità, la siccità intensifica il caldo e il caldo contribuisce a mantenere elevata la domanda evaporativa dell’atmosfera. e contesto climatico rende queste configurazioni ancora più rilevanti. Il riscaldamento globale non crea direttamente ogni singolo promontorio anticiclonico, ma innalza la temperatura di fondo sulla quale essi agiscono. Di conseguenza, una circolazione che in passato avrebbe prodotto un periodo semplicemente caldo può oggi generare temperature eccezionali o record locali. Un importante studio pubblicato su Nature Communications ha evidenziato come nell’Europa occidentale una parte sostanziale dell’intensificazione degli estremi caldi osservati sia associata a cambiamenti della circolazione atmosferica, in particolare a una maggiore frequenza dei flussi meridionali. NAO estiva sta assumendo un interesse crescente nella ricerca climatica. Un lavoro del 2025 ha mostrato che, in un clima più caldo, la variabilità degli estremi della NAO estiva può aumentare, incrementando la probabilità sia delle fasi fortemente positive sia di quelle fortemente negative. Ciò non significa che ogni estate sarà dominata dalla stessa configurazione, ma suggerisce che gli estremi della circolazione nord-atlantica potrebbero avere impatti termici e pluviometrici sempre più marcati sul continente europeo. i di Cohen del 25 giugno va dunque interpretata come il segnale di una fase atmosferica favorevole alla persistenza del caldo su gran parte dell’Europa, con particolare attenzione all’Europa occidentale e al Regno Unito, ma con differenze importanti tra aree geografiche. Il collegamento tra saccatura groenlandese, NAO positiva e promontorio europeo appare dinamicamente plausibile, ma la previsione locale dipende dalla posizione esatta dell’asse anticiclonico e dalla capacità delle ondulazioni atlantiche di interferire con esso. La Scandinavia potrebbe risentire maggiormente dell’influenza depressionaria groenlandese, mentre l’Europa centro-occidentale resterebbe più esposta a condizioni stabili e calde. Per il Mediterraneo e l’Italia, la configurazione richiede un monitoraggio costante delle mappe di geopotenziale, delle correnti in quota, dell’umidità del suolo e della posizione delle masse d’aria subtropicali.
In definitiva, il messaggio più importante non è soltanto che l’estate 2026 sta mostrando una circolazione favorevole alle ondate di calore, ma che le grandi strutture atmosferiche emisferiche, i blocchi anticiclonici, le retroazioni del suolo e il riscaldamento climatico stanno agendo insieme. È proprio questa combinazione a trasformare una normale fase anticiclonica estiva in un evento potenzialmente più persistente, più intenso e più impattante per la popolazione, l’agricoltura, le risorse idriche e gli ecosistemi.
Per approfondire nel blog puoi citare: Cohen, 2026; Liu et al., 2025, Communications Earth & Environment; Vautard et al., 2023, Nature Communications; Sousa et al., 2020, Communications Earth & Environment; Dillerup et al., 2026, Earth System Dynamics.

Anomalie termiche di giugno 2026 nell’emisfero settentrionale: cupole di calore, onde di Rossby e persistenza atmosferica
La carta delle anomalie della temperatura a 2 metri relativa al periodo compreso tra il 1° e il 24 giugno 2026 offre una sintesi molto efficace della distribuzione termica che ha caratterizzato l’avvio dell’estate boreale. Non rappresenta le temperature assolute, bensì lo scarto rispetto alla climatologia adottata dal prodotto: le tonalità rosse indicano condizioni più calde della norma, mentre le tonalità blu segnalano valori inferiori alla media. Poiché la mappa riassume quasi ventiquattro giorni, essa non descrive i singoli picchi giornalieri né la durata precisa delle eventuali ondate di calore locali, ma consente di riconoscere le grandi aree nelle quali la persistenza della circolazione ha favorito un’anomalia termica mediamente positiva o negativa.
Il segnale dominante è costituito dalle anomalie calde estese sull’Europa, sulla Siberia occidentale e su ampie porzioni del Canada, soprattutto alle alte latitudini. Sul continente europeo emerge una fascia di temperature diffusamente superiori alla norma dall’area iberica e francese verso l’Europa centrale, il settore alpino e parte del Mediterraneo. Un’altra struttura calda molto marcata interessa la Siberia occidentale e le regioni artiche russe, mentre anomalie positive sono presenti anche nel Canada orientale e nelle zone artiche nordamericane. In contrapposizione, l’Asia nord-orientale evidenzia un nucleo relativamente più fresco, così come alcune fasce delle medie latitudini del Nord America. Questa alternanza di aree calde e fredde suggerisce una circolazione emisferica fortemente ondulata, nella quale promontori anticiclonici e saccature depressionarie hanno mantenuto per diversi giorni posizioni relativamente persistenti.
Una carta termica, da sola, non permette di identificare in modo rigoroso un blocco atmosferico, una configurazione a omega o una determinata fase della AO e della NAO: per farlo sarebbero necessarie le mappe del geopotenziale a 500 hPa, della pressione al suolo, del getto polare e dei venti in quota. Tuttavia, la distribuzione delle anomalie appare coerente con il comportamento tipico dei promontori anticiclonici estivi. Sotto un anticiclone persistente, infatti, l’aria tende lentamente a discendere, comprimersi e riscaldarsi; la subsidenza riduce la nuvolosità, aumenta la radiazione solare disponibile al suolo e favorisce un riscaldamento progressivo della superficie e degli strati più bassi dell’atmosfera. Le rassegne scientifiche sui blocchi euro-atlantici mostrano che, nella stagione calda, le ondate di calore e la siccità si sviluppano spesso proprio sotto queste strutture, dove la persistenza anticiclonica limita il transito delle perturbazioni atlantiche e prolunga condizioni di cielo sereno e scarsa ventilazione.
L’Europa rappresenta probabilmente il settore più significativo della figura, poiché l’anomalia positiva non appare limitata a un singolo Paese ma coinvolge una parte molto ampia del continente. Questo suggerisce che il caldo non sia stato prodotto soltanto da fattori locali, come l’insolazione o l’effetto urbano, ma da un assetto atmosferico di scala continentale. Gli studi sui periodi caldi persistenti dell’Europa occidentale e sud-occidentale evidenziano che gli episodi più duraturi sono spesso associati a una maggiore frequenza dei blocchi anticiclonici, a ondulazioni di Rossby di lunghezza d’onda più ampia e a una deviazione verso nord del getto atlantico. In tali condizioni, le perturbazioni scorrono a latitudini più elevate, mentre l’Europa meridionale e occidentale rimane esposta per molti giorni a una massa d’aria stabile, secca e progressivamente più calda.
La disposizione simultanea di anomalie positive sull’Europa, sulla Siberia occidentale e sul Canada orientale, alternate a zone relativamente più fresche in Asia nord-orientale e in parte del Nord America, richiama la possibile presenza di un treno d’onde di Rossby sviluppato lungo le medie e alte latitudini dell’emisfero settentrionale. Le onde di Rossby sono grandi ondulazioni della corrente a getto che modulano il trasporto meridiano di calore e determinano la posizione dei promontori e delle saccature. Quando esse assumono ampiezza elevata e un’evoluzione lenta, possono mantenere per molti giorni condizioni atmosferiche simili sulle stesse regioni: caldo, siccità e stabilità sotto i promontori; temperature più contenute, nuvolosità e maggiore instabilità in prossimità delle saccature. La letteratura più recente mostra che le fasi calde europee più persistenti sono frequentemente legate a onde di Rossby più stazionarie, caratterizzate da una minore velocità di propagazione e da un assetto della corrente a getto meno favorevole al ricambio delle masse d’aria.
Nel linguaggio divulgativo una configurazione di questo tipo viene spesso descritta come “cupola di calore” o heat dome. Il termine è utile per rappresentare visivamente una vasta struttura anticiclonica capace di intrappolare aria calda e favorire il riscaldamento continuo della colonna atmosferica, ma non deve sostituire l’analisi sinottica. La presenza di una cupola di calore può essere confermata soltanto valutando la struttura del geopotenziale, l’ampiezza del promontorio e la posizione relativa delle saccature adiacenti. Nel caso della figura, il forte segnale caldo europeo e siberiano risulta compatibile con questa interpretazione, ma richiede il confronto con le mappe di geopotenziale previste e osservate per stabilire se si sia trattato di un vero blocco atmosferico persistente, di un promontorio subtropicale mobile oppure della combinazione di più strutture anticicloniche successive.
Un ruolo essenziale, soprattutto per l’Europa occidentale e mediterranea, può essere svolto dalle condizioni di umidità del suolo. La mappa termica non consente di misurare direttamente la siccità dei terreni, ma la letteratura mostra che un suolo secco può amplificare sensibilmente il caldo estivo. Quando l’acqua disponibile diminuisce, una parte minore dell’energia solare viene utilizzata per l’evaporazione e una quota maggiore viene convertita in calore sensibile, con un innalzamento più rapido della temperatura dell’aria nei bassi strati. Nei periodi caldi più persistenti dell’Europa sud-occidentale, i deficit di umidità del suolo possono precedere l’evento anche di diverse settimane, mentre nell’Europa occidentale il forte accoppiamento tra superficie e atmosfera può intensificare la disidratazione del terreno durante l’ondata di calore stessa.
Questo aspetto è particolarmente rilevante anche in ambito agricolo. Una lunga fase di anomalia termica positiva non implica automaticamente assenza di precipitazioni, ma aumenta la probabilità di una maggiore domanda evaporativa dell’atmosfera, di stress idrico per le colture e di accelerazione dei processi di maturazione. Se alle temperature elevate si associano vento secco, bassa umidità relativa e scarse piogge, gli effetti sulle rese agricole possono risultare molto più intensi rispetto a quelli prodotti da un episodio caldo breve. Per questo motivo le carte di anomalia termica dovrebbero essere lette insieme alle mappe di precipitazione, evaporazione potenziale, umidità del suolo e radiazione solare, evitando di interpretare il caldo soltanto attraverso il valore massimo di temperatura.
Nel commento di Judah Cohen, la configurazione viene associata a una AO positiva e a una NAO positiva, con una saccatura collocata in prossimità della Groenlandia e una risposta anticiclonica più marcata sull’Europa. Tale interpretazione è dinamicamente plausibile, ma richiede prudenza, specialmente in estate. La NAO positiva esprime in generale un gradiente di pressione più intenso tra il settore subtropicale e quello subpolare dell’Atlantico settentrionale, associato a venti occidentali più forti; tuttavia, gli impatti estivi sono molto più regionali e meno lineari rispetto alla stagione invernale. Studi recenti indicano che gli estremi della NAO estiva possono incidere in modo importante sulle anomalie di temperatura e precipitazione dell’Europa nord-occidentale, ma non consentono di dedurre automaticamente il comportamento termico del Mediterraneo centrale o dell’Italia sulla base del solo segno dell’indice.
Per il Mediterraneo, infatti, la differenza tra un’ondata di calore intensa e una fase soltanto calda dipende soprattutto dalla posizione dell’asse anticiclonico. Se il promontorio si dispone sull’Europa occidentale e si estende verso l’Italia, può favorire subsidenza, forte insolazione e richiamo di aria subtropicale. Se invece il suo asse rimane più occidentale oppure tende verso l’Europa centrale e la Scandinavia, l’Italia può collocarsi lungo il margine orientale della struttura, dove infiltrazioni più fresche o temporanei cedimenti ciclonici possono attenuare il caldo. L’indice NAO, pertanto, rappresenta un importante elemento di contesto, ma non sostituisce l’analisi della configurazione sinottica concreta.
Particolarmente evidente nella figura è il forte riscaldamento delle regioni artiche e subartiche della Siberia. Questo segnale va inserito nel quadro più generale dell’amplificazione artica, ossia il riscaldamento più rapido dell’Artico rispetto alla media globale. Rantanen e colleghi hanno stimato che, tra il 1979 e il 2021, l’Artico si sia riscaldato quasi quattro volte più velocemente del pianeta nel suo insieme. Tuttavia, una singola mappa relativa a poche settimane non può essere considerata una dimostrazione diretta dell’amplificazione artica: essa descrive anzitutto la variabilità meteorologica del periodo, sovrapposta a un clima di fondo già profondamente modificato dal riscaldamento globale.
La stessa prudenza deve essere mantenuta nel collegare il pattern osservato al cambiamento climatico. Nessuna carta di anomalia termica può attribuire automaticamente un singolo episodio alla forzante antropica, perché la circolazione atmosferica conserva una forte variabilità interna. Tuttavia, il riscaldamento globale aumenta la temperatura di partenza sulla quale agiscono promontori anticiclonici, blocchi e afflussi subtropicali; di conseguenza, una configurazione atmosferica che in passato avrebbe prodotto un periodo semplicemente caldo può oggi favorire anomalie più intense, più diffuse e con impatti maggiori. La ricerca più recente suggerisce inoltre che, in un clima più caldo, la variabilità della NAO estiva potrebbe ampliarsi, aumentando la probabilità di fasi estreme sia positive sia negative e rafforzandone gli effetti termici sull’Europa nord-occidentale.
Nel complesso, la figura descrive un inizio d’estate 2026 dominato da forti contrasti termici emisferici e da una tendenza alla persistenza delle grandi strutture atmosferiche. Le anomalie calde su Europa, Siberia occidentale e Canada orientale risultano coerenti con la presenza di promontori anticiclonici e con un getto polare fortemente ondulato, mentre le aree relativamente più fresche dell’Asia nord-orientale e di alcune zone nordamericane sono compatibili con l’influenza di saccature e correnti più settentrionali. Il messaggio più importante è che la temperatura osservata al suolo rappresenta il risultato finale dell’interazione tra dinamica atmosferica, radiazione solare, trasporto di masse d’aria, umidità del suolo e riscaldamento climatico di fondo. Per comprendere pienamente l’evoluzione successiva sarebbe quindi necessario affiancare a questa carta le mappe di geopotenziale a 500 hPa, della pressione al suolo, del getto polare, delle precipitazioni e dell’umidità dei terreni.
Impatti
L’analisi degli impatti associati alla configurazione descritta da Judah Cohen richiede anzitutto di distinguere tra gli indici atmosferici, le strutture sinottiche effettivamente presenti e le anomalie di temperatura osservate o previste. La previsione della circolazione nella media troposfera per le due settimane successive mostra un’area di geopotenziale relativamente basso sull’Artico, prossima al Polo Nord, circondata da promontori anticiclonici lungo i margini settentrionali dei continenti. In questa cornice emergono tre principali nuclei di alta pressione: il primo sulla Siberia occidentale, il secondo in prossimità della Baia di Hudson e il terzo sull’Europa occidentale. Non si tratta necessariamente di un’unica struttura anticiclonica continua, ma di elementi appartenenti a una circolazione emisferica fortemente ondulata, nella quale promontori e saccature si alternano lungo il flusso occidentale delle medie latitudini.
Questa disposizione è coerente con una configurazione dominata da onde di Rossby di grande ampiezza, capaci di favorire la persistenza di anomalie termiche su scala continentale. I promontori anticiclonici tendono infatti a rallentare il passaggio delle perturbazioni, a favorire la subsidenza dell’aria e a ridurre la nuvolosità. L’aria in discesa si comprime e si riscalda, mentre l’aumento dell’irraggiamento solare al suolo contribuisce a intensificare le temperature nei bassi strati atmosferici. Quando una simile struttura permane per molti giorni, il caldo può trasformarsi in un’ondata di calore persistente, soprattutto se il promontorio richiama aria subtropicale o nord-africana verso l’Europa occidentale e centrale. Studi recenti evidenziano che i blocchi anticiclonici europei e scandinavi risultano particolarmente frequenti durante le ondate di calore più persistenti dell’estate boreale, con un legame rilevante soprattutto all’inizio dell’estate e durante i mesi centrali della stagione.
Il promontorio previsto sull’Europa occidentale è quindi l’elemento più significativo della configurazione descritta da Cohen. La sua presenza aiuta a spiegare la persistenza del caldo eccezionale osservato sul continente e il rischio di ulteriori temperature molto elevate nelle aree direttamente interessate dalla struttura anticiclonica. Tuttavia, non è soltanto l’alta pressione in sé a produrre l’anomalia termica: il risultato finale dipende dall’interazione tra subsidenza, avvezione calda, radiazione solare, ventilazione locale, umidità del suolo e durata della configurazione. Rousi e colleghi hanno mostrato che la maggiore persistenza di particolari configurazioni del getto, caratterizzate dalla presenza di un doppio getto sull’Eurasia, può favorire la stagnazione di promontori e saccature e contribuire in modo importante alle ondate di calore dell’Europa occidentale.
La centralità dell’Europa occidentale nel quadro termico di inizio estate non deve però indurre a considerare l’intero continente come climaticamente uniforme. La posizione dell’asse anticiclonico stabilisce quali regioni ricevano il massimo contributo di subsidenza e di aria subtropicale e quali, invece, rimangano lungo i margini della struttura, più esposte a infiltrazioni fresche o a temporanee fasi instabili. In questa situazione la Scandinavia può collocarsi sul bordo orientale o nord-orientale del promontorio europeo, risentendo maggiormente dell’influenza della saccatura groenlandese. Ciò spiega perché, mentre Europa occidentale, Francia, Penisola Iberica, Regno Unito e parte dell’Europa centrale possono sperimentare anomalie termiche molto marcate, le regioni scandinave possano registrare condizioni relativamente più fresche o più perturbate.
Il riferimento alla NAO positiva deve essere interpretato con cautela. La North Atlantic Oscillation rappresenta una modalità di variabilità della pressione atmosferica sul settore nord-atlantico e, nella sua fase positiva, è associata a un gradiente di pressione più intenso tra le medie e le alte latitudini e a venti occidentali mediamente più forti. In estate, tuttavia, i suoi effetti sono meno lineari e più dipendenti dalla disposizione concreta del getto rispetto all’inverno. Le fasi estreme della NAO estiva possono aumentare la probabilità di eventi quali ondate di calore, siccità o precipitazioni intense in Europa, ma il segno dell’indice da solo non è sufficiente per stabilire l’evoluzione termica di un’area ristretta come l’Italia o il Mediterraneo centrale.
Per l’Europa occidentale e mediterranea assume inoltre grande importanza lo stato di umidità dei terreni. Un lungo periodo anticiclonico riduce le precipitazioni e aumenta l’evapotraspirazione; se il suolo perde umidità, una quantità minore dell’energia solare disponibile viene utilizzata per evaporare acqua e una quota maggiore viene convertita in calore sensibile. Il risultato è un ulteriore aumento della temperatura dell’aria vicino al suolo. Questa retroazione suolo-atmosfera può intensificare un’ondata di calore già avviata dalla circolazione atmosferica e contribuire a renderla più duratura. Analisi delle ondate di calore europee del 2019 hanno mostrato come la combinazione tra promontori anticiclonici, avvezione calda, deficit di precipitazioni e progressivo disseccamento del terreno abbia amplificato l’intensità delle anomalie termiche.
La letteratura indica inoltre che le anomalie negative di umidità del suolo presenti già tra inverno e primavera possono rappresentare un elemento predisponente per le ondate di calore estive in alcune regioni dell’Europa meridionale e settentrionale. Ciò non significa che ogni terreno secco produca automaticamente caldo estremo, ma che la superficie terrestre possiede una sorta di memoria stagionale capace di influenzare la risposta dell’atmosfera quando si instaurano condizioni favorevoli di alta pressione. Per questo la valutazione del rischio estivo non dovrebbe limitarsi alle mappe di geopotenziale o di temperatura, ma integrare anche precipitazioni cumulate, evaporazione potenziale, umidità del suolo e stato della vegetazione.
Il secondo elemento importante dell’analisi riguarda il contrasto asiatico. La presenza di un promontorio sulla Siberia occidentale e di saccature collocate ai suoi margini può favorire un’alternanza termica molto netta tra Russia occidentale, Siberia, Asia centrale e Asia nord-orientale. In una configurazione a onde planetarie, le aree situate sotto il promontorio sperimentano anomalie positive, mentre quelle interessate dalla saccatura ricevono aria relativamente più fresca proveniente dalle alte latitudini o vengono esposte a maggiore nuvolosità e instabilità. Il previsto mantenimento di temperature relativamente più basse in parte della Russia occidentale e dell’Asia nord-orientale, a fronte di condizioni più calde verso la Siberia e l’Asia centrale, appare quindi coerente con la geometria generale della circolazione descritta da Cohen.
Anche il raffreddamento temporaneo previsto sugli Stati Uniti occidentali va letto all’interno della stessa dinamica. Una saccatura estiva particolarmente profonda sul Nord America occidentale può favorire temperature inferiori alla norma, maggiore ventilazione occidentale o nord-occidentale e, in alcuni casi, un incremento dell’instabilità atmosferica. Questo non contraddice il riscaldamento climatico di fondo né implica l’assenza di rischio di caldo estremo durante l’estate: rappresenta piuttosto una fase sinottica transitoria, legata alla posizione della saccatura e al successivo spostamento del promontorio sul continente. L’eventuale ritorno del caldo sugli Stati Uniti occidentali nella settimana successiva sarebbe infatti compatibile con la traslazione verso ovest della struttura anticiclonica inizialmente centrata sull’America orientale.
La previsione stagionale tende inoltre a suggerire uno schema ormai ricorrente sulle terre emerse dell’emisfero settentrionale: caldo diffuso sull’Europa e su parte del Canada, anomalie elevate in alcuni settori della Siberia, temperature relativamente più contenute nelle Grandi Pianure statunitensi, nell’Asia nord-orientale o in aree esposte al passaggio delle saccature. È importante, tuttavia, non trasformare questa tendenza in una previsione deterministica. Le proiezioni stagionali possiedono maggiore utilità nel descrivere anomalie medie e probabilità regionali, mentre risultano più incerte nel definire l’esatta posizione dei nuclei caldi, l’intensità dei picchi estremi e la tempistica delle eventuali interruzioni del caldo.
L’ipotesi di un’influenza residua della precedente La Niña sulle temperature dell’Alaska deve essere considerata come una possibilità, non come una conclusione dimostrata. Le teleconnessioni ENSO sul Nord America sono caratterizzate da una forte variabilità stagionale e regionale e possono essere modulate da altri fattori, tra cui la posizione della corrente a getto, lo stato delle temperature superficiali del Pacifico settentrionale, la copertura nevosa primaverile e la variabilità interna dell’atmosfera. Il legame tra La Niña e temperature inferiori alla media in Alaska è più consolidato durante l’inverno rispetto alla stagione estiva; attribuire una singola estate fresca a un solo fattore climatico richiede quindi analisi statistiche più approfondite e confronti con gli eventi passati.
Nel complesso, la configurazione descritta da Cohen appare coerente con un emisfero settentrionale dominato da grandi strutture anticicloniche alternate a profonde saccature, in un contesto nel quale l’Europa occidentale emerge come una delle aree più esposte alla persistenza del caldo. Le ondate di calore recenti non dipendono esclusivamente dal riscaldamento globale o dalla variabilità atmosferica naturale: derivano dall’interazione tra una base climatica più calda, circolazioni favorevoli al trasporto meridionale di calore, persistenza dei promontori, disponibilità di radiazione solare e feedback legati alla siccità del suolo. Vautard e colleghi hanno evidenziato come una parte rilevante dell’accelerazione degli estremi caldi nell’Europa occidentale sia associata a cambiamenti nella circolazione atmosferica, in particolare a una maggiore frequenza dei flussi meridionali.
Il messaggio più importante è quindi che le anomalie di temperatura osservate e previste non devono essere interpretate come episodi isolati. Esse riflettono la combinazione tra dinamica del getto, onde di Rossby, blocchi anticiclonici, condizioni della superficie terrestre e tendenza al riscaldamento climatico di fondo. In un quadro simile, la domanda non riguarda soltanto la probabilità di un’estate più calda della media, ma anche dove si concentreranno le anomalie maggiori, quanto a lungo persisteranno e se le condizioni di siccità locale saranno in grado di amplificarne gli effetti su popolazione, agricoltura, risorse idriche ed ecosistemi.
Evoluzione a breve termine: AO e NAO positive, promontorio europeo e contrasti termici nell’emisfero settentrionale
La sezione dedicata alla previsione a breve termine, elaborata il 25 giugno 2026 per l’intervallo compreso tra il 26 e il 30 giugno, descrive un assetto emisferico pienamente estivo, caratterizzato da un’Oscillazione Artica positiva e da una North Atlantic Oscillation anch’essa positiva. È importante precisare che si tratta di una previsione riferita a pochi giorni e non di una diagnosi climatica definitiva: il suo valore principale risiede nell’individuare la disposizione delle grandi strutture atmosferiche — promontori, saccature, anomalie del geopotenziale e traiettorie delle masse d’aria — dalle quali dipendono le anomalie termiche e pluviometriche regionali. Nel bollettino di Judah Cohen, l’AO positiva viene associata a geopotenziali prevalentemente inferiori alla norma sul comparto artico, mentre la NAO positiva è collegata alla presenza di anomalie negative di geopotenziale sulla Groenlandia.
Dal punto di vista dinamico, una fase positiva dell’AO tende a riflettere una circolazione mediamente più organizzata attorno al bacino artico, con anomalie negative di pressione e geopotenziale alle alte latitudini. Tuttavia, durante l’estate il significato degli indici AO e NAO deve essere interpretato con maggiore cautela rispetto alla stagione invernale. Il gradiente termico tra Polo e medie latitudini è meno intenso, il getto polare tende a indebolirsi e le strutture regionali, comprese le retroazioni tra suolo e atmosfera, acquisiscono un peso maggiore. Per questo motivo l’impatto locale non deriva dal semplice segno positivo o negativo di un indice, bensì dalla posizione concreta delle anomalie di geopotenziale e delle correnti in quota.
La previsione evidenzia una saccatura persistente sulla Groenlandia e un promontorio anticiclonico esteso su gran parte dell’Europa. Questa configurazione favorisce una fase di stabilità atmosferica, con subsidenza nei settori dominati dall’alta pressione, riduzione della nuvolosità e maggiore disponibilità di radiazione solare al suolo. L’aria che discende all’interno di un promontorio si comprime e si riscalda, mentre il minore rimescolamento verticale può contribuire all’accumulo di calore nei bassi strati. In presenza di afflussi meridionali o sud-occidentali, il quadro può risultare ulteriormente amplificato dal trasporto di masse d’aria subtropicali verso l’Europa occidentale e centrale.
Le ricerche sulle ondate di calore europee mostrano che gli episodi più persistenti sono frequentemente associati a blocchi anticiclonici e a configurazioni del getto capaci di rallentare il normale avanzamento delle perturbazioni atlantiche. In particolare, Rousi e colleghi hanno evidenziato come la persistenza di configurazioni a doppio getto sull’Eurasia possa favorire la stagnazione di promontori e saccature, contribuendo in modo rilevante alla variabilità e all’intensificazione delle ondate di calore dell’Europa occidentale. In questa prospettiva, il promontorio previsto sull’Europa non rappresenta soltanto un’area di alta pressione, ma una componente di una struttura emisferica più ampia, capace di condizionare per più giorni temperature, precipitazioni e ventilazione.
Il segnale caldo previsto su gran parte dell’Europa, Regno Unito compreso, risulta quindi fisicamente coerente con il quadro di geopotenziale delineato da Cohen. Va però evitata una lettura uniforme del continente. La posizione dell’asse anticiclonico può fare la differenza tra un’ondata di calore estrema sull’Europa occidentale, un caldo più moderato sull’Europa centrale e una situazione relativamente meno calda nelle regioni collocate lungo i margini della struttura. La Scandinavia, per esempio, può risentire maggiormente dell’influenza della saccatura groenlandese o di infiltrazioni fresche lungo il bordo settentrionale del promontorio, con temperature più contenute e una maggiore probabilità di precipitazioni.
La letteratura recente conferma che una NAO estiva fortemente positiva tende statisticamente a favorire condizioni più calde sull’Europa nord-occidentale, mentre Groenlandia e Mediterraneo possono mostrare risposte differenti, talvolta persino opposte. Questo risultato è particolarmente importante perché impedisce di considerare la NAO positiva come sinonimo automatico di caldo diffuso in tutta Europa. Per l’Italia e il Mediterraneo centrale, la previsione dipende soprattutto dalla collocazione longitudinale del promontorio, dalla presenza di eventuali minimi depressionari sul vicino Atlantico o sui Balcani e dalla direzione delle correnti alle quote medie.
Nel quadro previsto, l’Asia mostra una configurazione altrettanto significativa: un promontorio centrato sulla Siberia occidentale, racchiuso tra due aree di geopotenziale più basso sull’Asia occidentale e nord-orientale. Si tratta di una geometria che richiama una disposizione a onde di Rossby di grande ampiezza, con aree di alta pressione alternate a saccature profonde. Sotto il promontorio siberiano è ragionevole attendersi temperature superiori alla norma, maggiore stabilità e ridotta frequenza delle precipitazioni; lungo i lati della struttura, invece, le correnti settentrionali e la maggiore instabilità possono favorire condizioni relativamente più fresche e, localmente, più umide.
L’Asia centrale e soprattutto la Siberia occidentale risultano quindi collocate nel settore più favorevole alle anomalie positive, mentre Asia occidentale e Asia orientale si troverebbero lungo il dominio delle saccature. Questo contrasto termico non è casuale, ma rappresenta una conseguenza diretta della curvatura delle correnti in quota. Nei promontori l’aria tende a provenire da sud o sud-ovest e ad accumulare calore; nelle saccature, al contrario, il flusso può assumere una componente settentrionale o nord-occidentale, trasportando masse d’aria relativamente più fresche dalle alte latitudini.
Anche il Nord America appare inserito nello stesso schema ondulato. Il promontorio previsto in prossimità della Baia di Hudson e degli Stati Uniti orientali favorirebbe temperature superiori alla media su gran parte del Canada e sul settore orientale statunitense. Sul lato opposto, una saccatura profonda prevista sull’America settentrionale occidentale, con nucleo più pronunciato lungo le Montagne Rocciose, dovrebbe favorire un temporaneo calo termico su Alaska, Canada occidentale e Stati Uniti occidentali. Il contrasto tra caldo a est e condizioni più fresche a ovest non rappresenta un’anomalia incoerente, ma l’espressione tipica della disposizione di un’onda planetaria: il promontorio favorisce riscaldamento e stabilità, mentre la saccatura sostiene ventilazione più fresca, nuvolosità e potenziale instabilità.
La previsione delle precipitazioni è strettamente collegata a questa distribuzione del geopotenziale. Le saccature favoriscono la risalita dell’aria, la formazione di nuvolosità e l’attivazione di fronti o sistemi convettivi, ma la pioggia effettiva dipende anche dalla disponibilità di umidità, dalla presenza di convergenze nei bassi strati e dalla dinamica locale. Nel caso analizzato, Cohen individua una maggiore probabilità di nuove precipitazioni su Scandinavia, Urali meridionali, Siberia meridionale e Altopiano Tibetano, mentre gran parte dell’Europa e dell’Asia resterebbe sotto condizioni più asciutte. Sul Nord America, le aree maggiormente favorite dalle piogge sarebbero Alaska, Montagne Rocciose canadesi, Canada centrale, Rocciose settentrionali statunitensi e settore meridionale dei Grandi Laghi.
Per l’Europa occidentale e mediterranea, una persistenza anticiclonica accompagnata da precipitazioni scarse può avere conseguenze rilevanti anche sull’umidità dei terreni. Quando il suolo si dissecca, una quota minore dell’energia solare viene impiegata nell’evaporazione dell’acqua e una quota maggiore viene trasformata in calore sensibile. Questo processo favorisce un ulteriore aumento della temperatura dell’aria nei bassi strati e può rafforzare l’ondata di calore già sostenuta dalla circolazione atmosferica. Studi recenti hanno mostrato che deficit di umidità del suolo nei mesi precedenti e durante la stagione calda sono statisticamente associati a una maggiore frequenza di giorni di ondata di calore in varie regioni europee, comprese parti dell’Europa meridionale.
L’interazione tra promontorio anticiclonico e suolo secco è particolarmente importante per comprendere gli impatti sull’agricoltura, sulle risorse idriche e sulla salute pubblica. Temperature elevate e scarse precipitazioni possono aumentare la domanda evaporativa dell’atmosfera, accelerare lo stress idrico delle colture, ridurre l’efficienza fisiologica della vegetazione e favorire un rapido deterioramento delle condizioni idrologiche locali. Per questo motivo una previsione di caldo persistente non dovrebbe essere valutata soltanto attraverso le temperature massime, ma anche considerando l’umidità del suolo, l’evapotraspirazione, la ventilazione, la durata della fase stabile e l’eventuale presenza di notti tropicali.
Nel complesso, la configurazione prevista per questa settimana descrive un emisfero settentrionale dominato da grandi ondulazioni della corrente a getto. L’Europa occidentale e centrale si troverebbe sotto l’influenza del promontorio più favorevole al caldo; la Scandinavia e alcune aree asiatiche risentirebbero maggiormente delle saccature; il Nord America mostrerebbe un forte contrasto tra il promontorio su Baia di Hudson e Stati Uniti orientali e la saccatura sul settore occidentale. Il quadro conferma quanto sia essenziale interpretare AO e NAO come indicatori di contesto e non come strumenti capaci, da soli, di definire il tempo locale. La previsione più utile nasce dall’integrazione tra indici di teleconnessione, mappe di geopotenziale, temperature superficiali, precipitazioni, stato del suolo e analisi delle masse d’aria.

Figura 1 – Previsione dell’Oscillazione Artica: persistenza della fase positiva e implicazioni per la circolazione emisferica
La Figura 1 mostra la previsione dell’indice di Oscillazione Artica, o Arctic Oscillation (AO), elaborata dall’ensemble GEFS del modello GFS a partire dall’inizializzazione delle 00 UTC del 25 giugno 2026. Il grafico si estende fino all’11 luglio circa e rappresenta l’evoluzione giornaliera dell’indice calcolato al livello di 1000 hPa, quindi in prossimità della superficie. L’asse verticale riporta il valore dell’indice espresso in deviazioni standard rispetto alla climatologia: la linea tratteggiata nera corrisponde al valore zero, ossia alla condizione neutra, mentre valori superiori indicano una fase positiva e valori inferiori una fase negativa. L’indice AO viene costruito proiettando le anomalie di altezza geopotenziale a 1000 hPa sul principale modo di variabilità atmosferica dell’emisfero settentrionale a nord di 20°N, identificato tramite analisi EOF; la successiva normalizzazione permette di esprimere l’intensità dell’anomalia in unità comparabili nel tempo.
Le sottili linee grigie rappresentano le diverse simulazioni dell’ensemble, mentre la linea rossa con i quadrati indica la media dell’ensemble. La scelta di utilizzare un sistema ensemble è essenziale perché l’atmosfera è un sistema caotico: piccole differenze nelle condizioni iniziali possono produrre evoluzioni differenti man mano che aumenta la distanza temporale della previsione. Il GEFS non fornisce quindi una singola soluzione deterministica, ma un insieme di scenari plausibili dal quale è possibile ricavare sia il segnale medio sia il grado di dispersione, cioè l’incertezza associata alla previsione.
L’elemento più evidente della figura è la permanenza della media ensemble in territorio positivo per l’intero periodo previsionale. L’indice parte da circa +0,8 deviazioni standard il 25 giugno, aumenta progressivamente fino a raggiungere valori prossimi o leggermente superiori a +1,4 verso la fine del mese, quindi oscilla intorno a +1 durante la prima settimana di luglio. Nella parte conclusiva del periodo è visibile una graduale attenuazione del segnale, con la media che tende verso valori attorno a +0,5, ma senza mai scendere sotto la soglia neutra. La previsione non suggerisce quindi un passaggio netto verso una fase negativa dell’AO, bensì il mantenimento di una configurazione emisferica mediamente coerente con anomalie di geopotenziale più basse sul settore artico e relativamente più elevate alle medie latitudini.
La dispersione dei membri ensemble resta relativamente contenuta nei primi giorni, segnalando una discreta concordanza del modello sul mantenimento di una AO positiva. Procedendo verso la prima decade di luglio, tuttavia, alcune simulazioni iniziano a differenziarsi maggiormente: alcuni membri si avvicinano alla neutralità, altri rimangono su valori positivi moderati o elevati e pochi scenari mostrano una possibile escursione temporanea verso valori negativi. Questo non significa che il modello preveda con certezza un cambio di fase, ma che la fiducia nella traiettoria precisa dell’indice diminuisce con l’aumentare della scadenza. Il segnale più robusto non è dunque l’esatto valore dell’AO in ogni singolo giorno, bensì la probabilità relativamente elevata che l’indice rimanga mediamente positivo nel periodo analizzato.
Dal punto di vista fisico, una AO positiva è generalmente associata a pressioni e altezze geopotenziali relativamente più basse sul bacino artico e a una cintura di anomalie positive alle medie latitudini dell’emisfero settentrionale. Nel lavoro fondamentale di Thompson e Wallace, l’AO viene interpretata come la manifestazione superficiale delle variazioni nella forza della circolazione circumpolare alle alte latitudini, con importanti effetti sui campi di temperatura e geopotenziale dell’emisfero settentrionale. Tuttavia, è importante sottolineare che gran parte della letteratura classica sull’AO si concentra soprattutto sulla stagione fredda, quando il gradiente termico tra Artico e medie latitudini è più intenso, il getto polare risulta più forte e la relazione con il vortice polare troposferico e stratosferico è più marcata.
In estate il significato dinamico dell’AO resta rilevante, ma il suo impatto meteorologico regionale è meno diretto. La stessa definizione statistica dell’indice utilizza un pattern costruito a partire da dati annuali, ma questo pattern riflette soprattutto le caratteristiche della stagione fredda, poiché in quel periodo la variabilità dell’AO è più elevata. Per questo motivo una AO positiva nel mese di giugno o luglio non deve essere tradotta automaticamente in una previsione locale di caldo, siccità o stabilità. L’indice descrive il contesto emisferico generale, ma non definisce da solo dove si collocheranno le singole saccature, i promontori anticiclonici o le aree di maggiore anomalia termica.
La letteratura ha infatti mostrato che la modalità anulare estiva dell’emisfero settentrionale possiede caratteristiche proprie e non rappresenta una semplice replica indebolita della configurazione invernale. Studi dedicati alla summer annular mode evidenziano che, nella stagione calda, la struttura della circolazione è maggiormente influenzata dalla distribuzione continentale, dall’attività delle onde planetarie, dal riscaldamento differenziale tra terre emerse e oceani e dalle interazioni con la circolazione monsonica asiatica. Di conseguenza, la lettura dell’indice AO deve essere sempre integrata con le mappe del geopotenziale a 500 hPa, della pressione al suolo, delle temperature, delle precipitazioni e del getto in quota.
Nel caso specifico del bollettino di Judah Cohen, la Figura 1 fornisce il quadro emisferico entro il quale si inseriscono le mappe successive. La previsione di una AO positiva è coerente con la presenza di anomalie negative di geopotenziale sull’Artico e, in particolare, con una saccatura prossima alla Groenlandia. Tuttavia, l’ondata di calore prevista sull’Europa occidentale non deriva direttamente dal valore positivo dell’AO: essa dipende piuttosto dalla disposizione concreta della saccatura groenlandese e dal promontorio anticiclonico che, lungo il suo margine orientale o sud-orientale, tende a svilupparsi verso l’Europa. È quindi il posizionamento delle onde di Rossby e delle strutture di alta e bassa pressione a determinare la localizzazione delle anomalie termiche.
Una fase di AO positiva può coesistere con promontori anticiclonici molto pronunciati sulle terre emerse dell’emisfero nord. Questo è particolarmente importante nel caso della configurazione descritta da Cohen, con anomalie positive del geopotenziale attese sull’Europa occidentale, sulla Siberia occidentale e in prossimità della Baia di Hudson. Sotto questi promontori, la subsidenza tende a comprimere e riscaldare l’aria, riduce la nuvolosità e aumenta la radiazione solare disponibile al suolo. Se la struttura persiste per molti giorni e viene accompagnata da afflussi di aria subtropicale, il risultato può essere una fase calda intensa e duratura, soprattutto sull’Europa occidentale e centrale.
L’indice AO previsto dalla Figura 1 non permette però di stabilire da solo se l’Italia sarà collocata nel cuore dell’anticiclone, lungo il suo margine orientale o in prossimità di infiltrazioni instabili. Per il Mediterraneo centrale conta soprattutto la longitudine dell’asse del promontorio, la posizione delle eventuali depressioni sull’Atlantico o sui Balcani e la direzione delle correnti alle quote medie. Una struttura anticiclonica centrata sull’Europa occidentale può favorire condizioni molto calde anche sull’Italia se tende ad allungarsi verso il Mediterraneo; al contrario, se il suo asse resta più occidentale, il nostro Paese può rimanere esposto a correnti settentrionali o a disturbi marginali.
La previsione dell’AO deve inoltre essere letta insieme alla NAO, cioè alla North Atlantic Oscillation. In estate la NAO può influenzare in modo significativo la distribuzione delle temperature, delle precipitazioni e degli estremi atmosferici sul continente europeo, ma gli effetti non sono uniformi da una regione all’altra. Un recente studio mostra che gli estremi della NAO estiva sono associati a fenomeni rilevanti come ondate di calore, siccità e precipitazioni intense in Europa, e che la sua variabilità potrebbe ampliarsi in un clima più caldo. Questo rafforza la necessità di interpretare AO e NAO come strumenti di contesto, non come indicatori capaci di sostituire l’analisi sinottica quotidiana.
Il progressivo calo della media ensemble verso valori positivi più deboli nella seconda parte della previsione suggerisce una possibile attenuazione del segnale anulare, non necessariamente la fine del caldo europeo o il collasso del promontorio anticiclonico. Un indice AO in diminuzione può convivere con una persistenza locale dell’alta pressione, purché la struttura delle onde planetarie rimanga favorevole. Viceversa, anche con un’AO ancora positiva, uno spostamento della saccatura groenlandese o l’ingresso di una depressione atlantica potrebbe modificare rapidamente la distribuzione delle temperature sull’Europa.
Nel complesso, la Figura 1 indica che tra fine giugno e la prima parte di luglio 2026 l’atmosfera dell’emisfero settentrionale dovrebbe mantenere una configurazione mediamente riconducibile a una AO positiva. Il segnale appare sufficientemente coerente nei primi giorni, mentre l’incertezza cresce gradualmente verso la fine della previsione. Il significato meteorologico più importante non consiste nell’ipotizzare automaticamente caldo ovunque alle medie latitudini, ma nel riconoscere una cornice favorevole alla persistenza di anomalie negative sul comparto artico e allo sviluppo di promontori anticiclonici regionali. Per comprendere gli impatti concreti sull’Europa, sull’Italia e sul Mediterraneo, questa figura deve essere interpretata insieme alle carte di geopotenziale, temperatura e precipitazione delle Figure 2, 3 e 4, che mostrano dove il segnale emisferico prende effettivamente forma attraverso le specifiche strutture della circolazione atmosferica.

Figura 2 – La circolazione a 500 hPa tra il 26 e il 30 giugno 2026: promontori anticiclonici, saccature e persistenza delle anomalie termiche nell’emisfero settentrionale
La Figura 2 rappresenta la previsione media dell’ensemble GEFS relativa al geopotenziale a 500 hPa per il periodo compreso tra il 26 e il 30 giugno 2026. Questo livello, situato mediamente attorno ai 5.500 metri di quota, è uno dei più importanti per interpretare la dinamica dell’atmosfera alle medie e alte latitudini, poiché permette di individuare la disposizione delle grandi onde planetarie, dei promontori anticiclonici e delle saccature depressionarie. Le linee nere mostrano le altezze geopotenziali assolute espresse in decametri, mentre le aree colorate indicano lo scostamento rispetto alla climatologia: le tonalità rosse segnalano geopotenziali superiori alla norma e quindi una colonna atmosferica mediamente più calda e spessa; le tonalità blu indicano invece geopotenziali inferiori alla media, associati a masse d’aria relativamente più fredde e a una maggiore influenza ciclonica.
Il quadro previsto mostra una circolazione emisferica fortemente ondulata, nella quale si alternano tre principali promontori anticiclonici e altrettante aree depressionarie. Le anomalie positive più importanti si collocano sull’Europa occidentale, sulla Siberia occidentale e sul comparto canadese attorno alla Baia di Hudson. Al contrario, le anomalie negative risultano più evidenti tra Groenlandia e Atlantico subpolare, sull’Asia nord-orientale e sul Nord America occidentale. Questa successione di promontori e saccature è coerente con un treno di onde di Rossby di grande ampiezza, capace di influenzare simultaneamente il clima di vaste porzioni dell’emisfero settentrionale.
La presenza di anomalie negative sul settore artico e groenlandese è coerente con la fase positiva dell’Oscillazione Artica prevista nella Figura 1. In una fase positiva dell’AO, infatti, il comparto artico tende a presentare geopotenziali relativamente inferiori alla norma, mentre alle medie latitudini possono svilupparsi anomalie di segno opposto. Tuttavia, nella stagione estiva il legame tra AO e condizioni meteorologiche regionali risulta meno lineare rispetto all’inverno, perché il getto polare è più debole, il gradiente termico meridionale è ridotto e assumono maggiore importanza le strutture regionali, la posizione delle onde planetarie e l’interazione tra atmosfera e superficie terrestre. Gli studi sulla modalità anulare estiva dell’emisfero settentrionale evidenziano infatti che la sua struttura e i suoi impatti differiscono in parte dalla classica AO invernale.
La saccatura prevista in prossimità della Groenlandia riveste un ruolo particolarmente importante per l’Europa. Sul lato orientale di una saccatura groenlandese, le correnti in quota tendono a curvare verso sud-ovest o sud, favorendo la costruzione di un promontorio anticiclonico sull’Europa occidentale e centrale. Nella figura, tale struttura appare associata a geopotenziali nettamente superiori alla norma su una vasta area comprendente Iberia, Francia, Regno Unito, Europa centrale e parte del Mediterraneo occidentale. Questo non significa che ogni località sperimenterà necessariamente condizioni identiche, ma indica un contesto favorevole a stabilità atmosferica, subsidenza, maggiore insolazione e temperature superiori alla media.
All’interno di un promontorio anticiclonico, l’aria tende a discendere lentamente. Durante la discesa si comprime e si riscalda, mentre la riduzione della nuvolosità aumenta l’energia solare disponibile alla superficie. Se a questo meccanismo si associa un richiamo di masse d’aria subtropicali, il riscaldamento può diventare particolarmente intenso, soprattutto nelle pianure interne, nelle grandi aree urbane e nelle regioni caratterizzate da scarsa ventilazione. Le analisi delle recenti ondate di calore europee mostrano che i periodi più estremi sono spesso collegati alla persistenza di promontori anticiclonici e a configurazioni del getto capaci di rallentare l’avanzata delle perturbazioni atlantiche.
La mappa è quindi coerente con il rischio di temperature molto elevate sull’Europa occidentale, ma non permette da sola di stabilire l’intensità effettiva del caldo al suolo. Il geopotenziale a 500 hPa descrive il quadro dinamico generale, mentre le temperature al suolo dipendono anche da fattori locali: umidità del terreno, ventilazione, copertura nuvolosa, presenza di brezze, caratteristiche urbane, quota e durata della fase anticiclonica. In particolare, quando il suolo risulta secco, una minore quantità di energia solare viene impiegata nell’evaporazione dell’acqua e una maggiore quota viene convertita in calore sensibile, favorendo un ulteriore incremento delle temperature nei bassi strati. La letteratura scientifica mostra come il deficit di umidità del suolo possa precedere e amplificare le ondate di calore europee, soprattutto nelle regioni meridionali e occidentali del continente.
Per l’Italia, l’elemento decisivo non è soltanto la presenza del promontorio europeo, ma la sua esatta posizione. Se l’asse anticiclonico si distende dall’Europa occidentale verso il Mediterraneo centrale, il nostro Paese può trovarsi nel settore più caldo e stabile della struttura, con subsidenza, forte insolazione e afflussi meridionali. Se invece l’asse resta più occidentale, l’Italia può collocarsi lungo il margine orientale dell’anticiclone, dove risultano più probabili infiltrazioni instabili, correnti settentrionali o temporanei cedimenti della struttura. È dunque necessario distinguere tra il segnale continentale fornito dalla carta e gli effetti meteorologici locali, che dipendono da spostamenti anche relativamente piccoli delle onde in quota.
Sul lato asiatico della figura emerge un secondo promontorio molto esteso, centrato sulla Siberia occidentale. Questa struttura favorisce geopotenziali elevati e condizioni termiche sopra la media sulla Siberia e su parte dell’Asia centrale. Ai suoi lati, tuttavia, compaiono due settori più depressionari: uno sull’Asia occidentale e uno più pronunciato sull’Asia nord-orientale. L’alternanza tra aria calda sotto il promontorio e aria più fresca lungo la saccatura può produrre contrasti termici molto marcati tra regioni relativamente vicine. L’Asia nord-orientale, collocata sotto l’influenza della saccatura, risulta infatti più esposta a correnti settentrionali, nuvolosità, instabilità e temperature prossime o inferiori alla norma.
La stessa dinamica è visibile sul Nord America. Una vasta anomalia positiva in prossimità della Baia di Hudson e del Canada orientale favorisce un promontorio esteso verso gli Stati Uniti orientali, dove sono attese temperature generalmente superiori alla media. A ovest compare invece una profonda saccatura, con anomalie negative comprese tra Canada occidentale, Montagne Rocciose e Stati Uniti occidentali. In questo settore la circolazione appare più favorevole a temperature relativamente fresche, maggiore ventilazione e possibili precipitazioni, soprattutto lungo i rilievi e nelle aree interessate da sollevamento orografico o frontale.
La disposizione simultanea di caldo a est e condizioni più fresche a ovest del Nord America è una delle conseguenze più evidenti della configurazione a onde planetarie. Essa non contraddice il riscaldamento climatico globale, ma rappresenta la variabilità atmosferica regionale sovrapposta a una tendenza termica di lungo periodo. Anche in un clima più caldo possono verificarsi temporanee anomalie fredde regionali, specialmente quando una saccatura riesce a convogliare aria proveniente da latitudini più elevate. Ciò che cambia, nel lungo termine, è il contesto di partenza: le anomalie calde diventano mediamente più probabili e gli estremi termici possono raggiungere soglie più elevate.
La figura presenta inoltre un chiaro contrasto tra le aree dominate dai promontori e quelle collocate sotto le saccature. Nei settori anticiclonici, la subsidenza tende a limitare la formazione di nubi e a ridurre le precipitazioni su larga scala; nei settori depressionari, invece, la risalita dell’aria, il passaggio di fronti e l’interazione con l’orografia favoriscono una maggiore probabilità di piogge. Tale differenza aiuta a comprendere perché Cohen preveda condizioni generalmente più asciutte su ampie aree dell’Europa e dell’Asia, ma maggiori possibilità di precipitazioni su Scandinavia, Urali meridionali, Siberia meridionale, Alaska, Montagne Rocciose canadesi e Stati Uniti occidentali.
È utile precisare che la presenza di un promontorio non equivale automaticamente a un blocco atmosferico in senso tecnico. Per definire un blocco servono specifici criteri diagnostici, legati alla persistenza e al comportamento del gradiente meridionale del geopotenziale. Tuttavia, la carta mostra una configurazione compatibile con una circolazione potenzialmente lenta e persistente, soprattutto nei settori dove le anomalie positive risultano ampie e ben organizzate. La persistenza delle strutture anticicloniche è un fattore essenziale per lo sviluppo delle ondate di calore, poiché impedisce un rapido ricambio delle masse d’aria e prolunga gli effetti della subsidenza e dell’insolazione. Studi recenti hanno collegato l’intensificazione delle ondate di calore dell’Europa occidentale a una maggiore persistenza di configurazioni del getto caratterizzate da strutture multiple e da un rallentamento della propagazione delle onde.
In questo contesto, anche la NAO positiva prevista nel bollettino deve essere considerata come un elemento di contorno, utile per interpretare la disposizione generale tra Groenlandia, Atlantico settentrionale ed Europa, ma non sufficiente per stabilire automaticamente le condizioni meteorologiche di ogni singola area. La ricerca recente mostra che gli estremi della NAO estiva possono influire in modo sostanziale su ondate di calore, siccità e precipitazioni intense in Europa, ma gli impatti dipendono dalla stagione, dalla posizione delle anomalie e dalle caratteristiche regionali della superficie.
Nel complesso, la Figura 2 descrive una configurazione emisferica favorevole alla persistenza di forti anomalie termiche: caldo sull’Europa occidentale, sulla Siberia occidentale e sul Canada orientale; condizioni più fresche e potenzialmente più instabili in prossimità delle saccature su Groenlandia, Asia nord-orientale e Stati Uniti occidentali. Il messaggio scientifico più importante è che le anomalie al suolo previste nelle figure successive non sono fenomeni isolati, ma il risultato dell’interazione tra onde di Rossby, promontori anticiclonici, saccature, stato del suolo, trasporto di masse d’aria e riscaldamento climatico di fondo.

Figura 3 – Anomalie termiche previste tra il 26 e il 30 giugno 2026: promontori anticiclonici, contrasti emisferici e persistenza del caldo
La Figura 3 illustra le anomalie previste della temperatura dell’aria al suolo, normalmente riferita alla quota standard di 2 metri, nel periodo compreso tra il 26 e il 30 giugno 2026. La carta non mostra le temperature assolute, ma la differenza rispetto alla climatologia di riferimento: le tonalità rosse indicano valori superiori alla media, mentre quelle blu identificano condizioni più fresche della norma. Trattandosi di una media su cinque giorni derivata dal sistema ensemble GEFS, il suo significato principale non risiede nella previsione della singola temperatura massima locale, ma nella rappresentazione delle aree dove il modello individua una maggiore probabilità di persistenza di masse d’aria calde o relativamente fresche.
Il segnale più evidente riguarda l’Europa, interessata da anomalie positive diffuse e localmente rilevanti. Le aree maggiormente coinvolte si estendono dalla Penisola Iberica e dalla Francia verso il Regno Unito, il Benelux, la Germania, le regioni alpine e una parte dell’Europa centrale. Anche l’Italia appare inserita nel dominio delle anomalie positive, sebbene con intensità più contenute rispetto al cuore dell’Europa occidentale e centrale. Una carta di questo tipo non consente di dedurre automaticamente il valore termico previsto per una singola località, poiché coste, rilievi, brezze, ventilazione, urbanizzazione e umidità dei suoli modificano sensibilmente la risposta locale; tuttavia, il segnale emisferico suggerisce una fase largamente favorevole a temperature superiori alla media su gran parte del continente.
La distribuzione termica prevista è coerente con la configurazione del geopotenziale illustrata nella Figura 2. Il robusto promontorio anticiclonico sull’Europa occidentale favorisce infatti subsidenza, riduzione della nuvolosità e maggiore disponibilità di radiazione solare al suolo. L’aria che discende nella colonna anticiclonica si comprime e si riscalda, mentre il minor ricambio delle masse d’aria facilita l’accumulo progressivo di calore. Se il promontorio si accompagna a correnti meridionali o sud-occidentali alle quote medio-basse, il riscaldamento può essere ulteriormente accentuato dal richiamo di aria subtropicale verso il continente europeo.
Le ricerche sulle ondate di calore europee indicano che gli episodi più persistenti sono spesso legati alla presenza di configurazioni anticicloniche durevoli e a una circolazione del getto capace di rallentare l’avanzata delle perturbazioni atlantiche. Rousi e colleghi hanno evidenziato che la persistenza di configurazioni a doppio getto sull’Eurasia è strettamente associata alle ondate di calore dell’Europa occidentale e può spiegare una parte importante della variabilità delle temperature estreme regionali. La Figura 3 non dimostra da sola la presenza di un doppio getto o di un blocco atmosferico in senso strettamente diagnostico, ma il vasto segnale caldo europeo è pienamente compatibile con una circolazione emisferica lenta e ondulata, nella quale i promontori anticiclonici riescono a mantenere la propria influenza per più giorni.
Per il Mediterraneo e l’Italia, il significato della carta dipende soprattutto dalla posizione dell’asse anticiclonico. Se il promontorio si estende verso il Mediterraneo centrale, la Penisola italiana può trovarsi all’interno del settore più stabile e caldo della struttura, con forte insolazione e ventilazione debole. Se invece il massimo anticiclonico resta più a ovest, l’Italia può collocarsi lungo il bordo orientale del promontorio, dove risultano più probabili infiltrazioni relativamente fresche, temporanei disturbi instabili o una maggiore ventilazione settentrionale. È questa differenza geometrica, spesso legata a spostamenti di poche centinaia di chilometri delle onde in quota, a determinare la reale intensità del caldo sul territorio nazionale.
La previsione mostra un secondo vasto nucleo caldo sulla Siberia occidentale e centrale, dove le anomalie positive risultano particolarmente marcate. Questo segnale riflette il promontorio anticiclonico individuato nella circolazione a 500 hPa e rappresenta uno dei tre principali centri di alta pressione descritti da Cohen nell’analisi emisferica. Sotto questa struttura, l’atmosfera tende a mantenersi più stabile, con minore probabilità di nuvolosità organizzata e un riscaldamento favorito dall’elevata insolazione estiva. La presenza simultanea di anomalie calde sull’Europa e sulla Siberia non deve essere interpretata come una semplice coincidenza: entrambe possono appartenere a una stessa successione di onde di Rossby, in cui promontori e saccature si alternano lungo la fascia delle medie e alte latitudini.
Ai lati del promontorio siberiano si osservano invece anomalie termiche più deboli o negative. Parte della Russia occidentale, alcune aree dell’Asia centrale e soprattutto il settore nord-orientale asiatico risultano più esposti all’influenza delle saccature. In questi settori, la curvatura ciclonica delle correnti in quota può favorire afflussi d’aria relativamente più fresca dalle alte latitudini, maggiore nuvolosità e condizioni più instabili. Il contrasto tra Siberia calda e Asia nord-orientale relativamente fresca è quindi la conseguenza termica diretta della struttura ondulata della circolazione, non un’anomalia isolata.
Sul Nord America la carta evidenzia una distribuzione altrettanto netta. Il Canada centro-orientale e l’area attorno alla Baia di Hudson mostrano anomalie positive significative, coerenti con il promontorio previsto su quel settore. Gli Stati Uniti orientali presentano condizioni generalmente prossime o leggermente superiori alla media, mentre il segnale più fresco interessa il Canada occidentale, le Montagne Rocciose e soprattutto gli Stati Uniti occidentali. In quest’ultima area la saccatura prevista dalla Figura 2 favorisce un temporaneo contenimento delle temperature, maggiore ventilazione e una maggiore probabilità di precipitazioni rispetto alle regioni poste sotto l’influenza anticiclonica.
Questa configurazione dimostra come il riscaldamento climatico non elimini la variabilità meteorologica regionale. Anche in un contesto globale più caldo possono verificarsi aree con temperature inferiori alla norma, specialmente quando una saccatura riesce a convogliare aria proveniente dalle alte latitudini. Il cambiamento climatico modifica soprattutto il livello termico di fondo e aumenta la probabilità che le fasi anticicloniche producano temperature molto elevate. Le osservazioni mostrano che l’Europa centro-occidentale si è riscaldata in estate più rapidamente della media globale nelle ultime decadi, con un ruolo rilevante attribuito anche ai cambiamenti della circolazione atmosferica.
Un ulteriore fattore da considerare è l’umidità dei suoli. Quando un promontorio anticiclonico persiste e le precipitazioni diventano scarse, il terreno tende a perdere acqua. In queste condizioni diminuisce la quota di energia solare utilizzata per l’evaporazione e aumenta quella trasformata in calore sensibile, favorendo un ulteriore innalzamento delle temperature nei bassi strati. Gli studi sull’estate europea del 2018 hanno mostrato come suoli eccezionalmente secchi abbiano contribuito ad amplificare contemporaneamente siccità e ondata di calore, alterando gli scambi di calore e umidità tra superficie e atmosfera. Anche le ricerche dedicate all’Europa occidentale e centrale indicano che le condizioni di umidità del terreno all’inizio dell’estate possono contribuire in modo misurabile all’intensificazione del riscaldamento estivo.
La Figura 3 va quindi interpretata come la risposta termica al disegno della circolazione atmosferica mostrato nella carta di geopotenziale. Dove dominano i promontori anticiclonici, come sull’Europa occidentale, sulla Siberia occidentale e sul Canada centro-orientale, il modello prevede anomalie calde diffuse; dove prevalgono le saccature, come sugli Stati Uniti occidentali e su parte dell’Asia nord-orientale, emergono invece valori più vicini o inferiori alla media. Il messaggio scientifico principale non riguarda soltanto la presenza di caldo o fresco in singole aree, ma la persistenza di un assetto a onde planetarie capace di produrre contrasti termici marcati sull’intero emisfero settentrionale.
In questo quadro, l’Europa occidentale appare il settore maggiormente esposto a una fase di caldo anomalo e potenzialmente persistente. La reale evoluzione dipenderà tuttavia dalla capacità del promontorio di mantenere la propria posizione, dall’eventuale avanzata delle saccature atlantiche e dalle condizioni locali della superficie terrestre. Per valutare gli impatti concreti su popolazione, agricoltura e risorse idriche sarà quindi essenziale seguire non soltanto le temperature massime previste, ma anche la durata del segnale anticiclonico, l’umidità dei suoli, le precipitazioni e l’andamento delle temperature minime notturne.

Figura 4 – Anomalie delle precipitazioni tra il 26 e il 30 giugno 2026: promontori anticiclonici, saccature e distribuzione irregolare della pioggia nell’emisfero settentrionale
La Figura 4 rappresenta le anomalie previste del tasso di precipitazione medio giornaliero, espresse in millimetri al giorno, per l’intervallo compreso tra il 26 e il 30 giugno 2026. La carta non mostra quindi la quantità totale di pioggia che cadrà in senso assoluto, ma lo scostamento della precipitazione prevista rispetto alla media climatica del periodo. Le tonalità rosse indicano un surplus pluviometrico, quelle blu un deficit, mentre le aree bianche o poco colorate segnalano valori vicini alla norma. Questa distinzione è essenziale: una zona con anomalia negativa può comunque ricevere piogge o temporali, ma in misura inferiore rispetto a quanto normalmente atteso a fine giugno; allo stesso modo, un’anomalia positiva non implica necessariamente precipitazioni continue, bensì una probabilità di accumuli medi superiori alla climatologia.
Essendo una previsione media ensemble del GEFS, la carta va interpretata come la soluzione più probabile su scala sinottica e non come una previsione deterministica per una singola località. La media di ensemble tende infatti a evidenziare le strutture atmosferiche più robuste e condivise dai membri del modello, ma può attenuare la rappresentazione di fenomeni convettivi localizzati, come temporali isolati, grandinate o rovesci orografici. Per questo motivo, soprattutto in estate, una previsione di anomalia secca su scala continentale non esclude la possibilità di eventi temporaleschi intensi su Alpi, Appennini, rilievi balcanici o altre aree montuose.
Sul continente europeo prevale un segnale complessivamente poco favorevole a precipitazioni diffuse e persistenti. Gran parte dell’Europa occidentale, centrale e mediterranea appare caratterizzata da anomalie deboli, prossime alla norma oppure leggermente negative. Questo quadro è coerente con il promontorio anticiclonico previsto dalla Figura 2: sotto un’area di geopotenziali elevati l’aria tende a discendere, comprimersi e riscaldarsi, ostacolando i moti verticali necessari allo sviluppo di nuvolosità estesa e di sistemi perturbati organizzati. Le perturbazioni atlantiche sono così costrette a scorrere lungo il margine dell’anticiclone, mentre il cuore della struttura resta più stabile, caldo e generalmente asciutto.
Gli studi sui blocchi atmosferici euro-atlantici mostrano che, durante l’estate, le ondate di calore e le fasi siccitose tendono a svilupparsi sotto il settore anticiclonico del blocco, dove la subsidenza favorisce cieli sereni, forte riscaldamento radiativo del suolo e riduzione delle precipitazioni. Al contrario, il rischio di precipitazioni intense può aumentare sui margini del blocco, dove le correnti umide e i sistemi frontali vengono deviati e costretti a risalire.
Per l’Italia la carta non suggerisce una fase favorevole a piogge estese e persistenti. Il Mediterraneo centrale sembra trovarsi sotto l’influenza periferica o diretta del promontorio europeo, con un segnale pluviometrico debole o lievemente deficitario. Ciò non esclude del tutto fenomeni locali, specialmente sulle Alpi, lungo l’Appennino o nelle aree interne soggette a convezione pomeridiana, ma indica che il bilancio medio delle precipitazioni potrebbe risultare inferiore alla norma. In un contesto già caldo, la riduzione delle piogge può avere conseguenze importanti sull’umidità del terreno e sulla domanda evaporativa dell’atmosfera. Quando il suolo perde acqua, una quota crescente dell’energia solare viene trasformata in calore sensibile anziché essere utilizzata per l’evaporazione, favorendo ulteriori aumenti della temperatura nei bassi strati.
La Scandinavia rappresenta invece un settore più vicino al bordo della saccatura groenlandese e del promontorio europeo. In queste zone la carta presenta un segnale più irregolare, compatibile con il passaggio di impulsi perturbati, infiltrazioni fresche e precipitazioni localmente superiori alla norma. Cohen richiama proprio la possibilità di nuove piogge tra Scandinavia, Urali meridionali e Siberia meridionale: ciò è fisicamente plausibile perché i margini dei promontori anticiclonici sono spesso aree di confluenza delle masse d’aria e di maggiore attività frontale. La differenza tra il cuore asciutto dell’anticiclone e i suoi margini più instabili è una delle caratteristiche più importanti delle configurazioni a onde di Rossby persistenti.
Anche sull’Asia la distribuzione delle anomalie pluviometriche riflette la presenza del promontorio centrato sulla Siberia occidentale e delle saccature disposte ai suoi lati. Sulla Siberia occidentale e su parte dell’Asia centrale prevale una tendenza a condizioni relativamente asciutte o vicine alla norma, coerente con la maggiore stabilità atmosferica associata ai geopotenziali elevati. Più a sud e a est, invece, la carta mostra un mosaico molto articolato di anomalie positive e negative, soprattutto tra Himalaya, Altopiano Tibetano, India settentrionale, Indocina e Cina meridionale. Questa forte frammentazione non è sorprendente: nella stagione monsonica la distribuzione delle precipitazioni dipende dall’interazione tra trasporto di umidità, attività convettiva, circolazione a grande scala e complessa orografia regionale.
L’Altopiano Tibetano e la catena himalayana costituiscono uno dei principali nodi dinamici del monsone asiatico. Le masse d’aria umide provenienti dall’Oceano Indiano e dal Golfo del Bengala vengono deviate, sollevate e parzialmente bloccate dai rilievi, producendo precipitazioni molto variabili nello spazio. Studi recenti evidenziano che l’orografia dell’Himalaya e del Tibet non agisce soltanto come una barriera passiva, ma influenza direttamente il trasporto dell’umidità e l’organizzazione delle piogge monsoniche su scala regionale. Le precipitazioni intense lungo il versante meridionale del Tibet sono in particolare legate al trasporto di vapore acqueo associato al monsone dell’Asia meridionale e al sollevamento forzato dell’aria contro i rilievi.
Le anomalie negative estese che compaiono su alcune aree dell’India, dell’Indocina e dell’Asia orientale non devono quindi essere interpretate come un indebolimento uniforme dell’intero monsone. È più corretto considerarle come il possibile segnale di una temporanea dislocazione delle fasce convettive, con aree dove la pioggia monsonica risulta soppressa o spostata e altre dove può concentrarsi in modo più marcato. Nei sistemi monsonici, infatti, una variazione relativamente piccola nella posizione della corrente a getto subtropicale, dell’alta pressione del Pacifico occidentale o delle correnti umide nei bassi strati può produrre differenze molto rilevanti nella distribuzione delle precipitazioni.
Sul Nord America il quadro appare più coerente con la saccatura prevista sugli Stati Uniti occidentali e sul Canada occidentale. Le anomalie più favorevoli alle precipitazioni si dispongono tra Alaska, Montagne Rocciose canadesi, Stati Uniti occidentali e alcuni settori del Canada centrale. In queste aree, la curvatura ciclonica delle correnti in quota può favorire risalita dell’aria, passaggi frontali, ventilazione più fresca e sviluppo di rovesci o temporali, soprattutto dove il flusso interagisce con i rilievi. La presenza di una saccatura non garantisce piogge estese in ogni località, ma rende più probabile un’attività perturbata rispetto alle regioni poste sotto l’influenza diretta dei promontori anticiclonici.
Al contrario, ampie porzioni degli Stati Uniti meridionali, sud-orientali e di alcuni settori del Canada orientale appaiono più esposte a condizioni pluviometriche inferiori alla norma. In questa zona l’influenza del promontorio centrato sulla Baia di Hudson e proteso verso gli Stati Uniti orientali tende a limitare l’instabilità organizzata e a ostacolare il passaggio di sistemi perturbati. Il contrasto tra Nord America occidentale più fresco e relativamente più umido e Nord America orientale più caldo e più secco rappresenta una risposta tipica alla disposizione alternata tra saccature e promontori su scala emisferica.
La figura è particolarmente utile perché mostra come caldo e siccità, oppure fresco e maggiore probabilità di pioggia, non siano fenomeni indipendenti. Nell’Europa occidentale il promontorio previsto favorisce contemporaneamente temperature superiori alla norma e condizioni meno favorevoli alle precipitazioni; sugli Stati Uniti occidentali, al contrario, la saccatura contribuisce a temperature relativamente più basse e a un aumento della probabilità di precipitazioni. La letteratura scientifica conferma che le configurazioni di blocco possono creare veri e propri contrasti spaziali, favorendo siccità e caldo persistente in un settore del continente e aumentando simultaneamente il rischio di piogge intense nelle regioni collocate lungo il bordo della struttura anticiclonica.
È importante ricordare che una previsione di cinque giorni non può essere usata per diagnosticare una siccità agricola o idrologica. La siccità richiede l’analisi di un periodo più lungo, includendo precipitazioni cumulate, evaporazione, temperatura, umidità del suolo, portate fluviali e stato della vegetazione. Tuttavia, una fase anticiclonica calda e poco piovosa può contribuire ad aggravare rapidamente stress idrico e deficit superficiali, soprattutto nelle aree già caratterizzate da suoli asciutti. Le ricerche sugli estremi composti di siccità e caldo in Europa mostrano proprio come la persistenza delle configurazioni anticicloniche possa favorire l’interazione tra deficit pluviometrico, disseccamento del terreno e temperature elevate.
Nel complesso, la Figura 4 conferma il legame tra la circolazione prevista nella media troposfera e la risposta pluviometrica al suolo. Il promontorio sull’Europa occidentale e su parte dell’Asia centrale sostiene una tendenza a condizioni relativamente più asciutte; le saccature favoriscono invece nuovi episodi piovosi lungo Scandinavia, Siberia meridionale, regioni montuose del Nord America e parte dell’Asia monsonica. Il messaggio più importante è che la distribuzione delle precipitazioni non dipende soltanto dalla quantità di umidità disponibile, ma soprattutto dalla posizione delle onde di Rossby, dalla traiettoria delle perturbazioni, dalla presenza di subsidenza o sollevamento atmosferico e dall’interazione tra circolazione a grande scala e orografia.
Medio termine ravvicinato – Prossima settimana
Il quadro atmosferico delineato per la prossima settimana appare riconducibile a una configurazione emisferica caratterizzata da una prevalenza di anomalie geopotenziali negative alle alte latitudini artiche e da un mosaico più complesso alle medie latitudini. In termini dinamici, tale assetto è coerente con una fase tendenzialmente positiva dell’Oscillazione Artica, o AO, indice che sintetizza le variazioni del campo di pressione e dell’intensità della circolazione occidentale attorno al bacino polare. Una AO positiva è generalmente associata a pressioni relativamente più basse sull’Artico e a una maggiore tendenza alla concentrazione del vortice polare troposferico alle alte latitudini, mentre le fasce temperate risultano più frequentemente interessate da una circolazione zonale o da rapide alternanze di promontori e saccature. Va tuttavia sottolineato che l’AO rappresenta una modalità emisferica e non una previsione automatica del tempo locale: gli impatti effettivi dipendono dalla posizione longitudinale delle onde di Rossby, dall’ampiezza delle anomalie e dal modo in cui queste interagiscono con la corrente a getto. Thompson e Wallace mostrarono come l’AO costituisca una delle principali modalità della variabilità atmosferica extratropicale dell’emisfero boreale, capace di influenzare il campo termico e la distribuzione delle masse d’aria su scale continentali.
Nel settore euro-atlantico, la presenza prevista di anomalie geopotenziali negative sulla Groenlandia orienta anche verso una fase positiva della North Atlantic Oscillation, la NAO. Storicamente, una NAO positiva riflette una maggiore differenza di pressione tra l’area subtropicale atlantica e il settore islandese-groenlandese, favorendo una circolazione occidentale più intensa attraverso il Nord Atlantico. La relazione tra NAO e clima europeo, tuttavia, non è mai rigidamente lineare, soprattutto nella stagione calda: molto dipende dalla disposizione delle anomalie in quota, dalla latitudine della corrente a getto e dalla presenza di promontori anticiclonici secondari sul continente. Nel caso descritto, la persistenza di una saccatura tra Groenlandia e Scandinavia sembra favorire, sul suo margine meridionale e sud-orientale, l’espansione di un promontorio anticiclonico su ampie porzioni d’Europa. È proprio questa disposizione delle figure bariche, più che il solo segno della NAO, a spiegare la previsione di temperature nella norma o superiori alla norma su gran parte del continente. Hurrell ha evidenziato come la NAO sia strettamente legata alle anomalie regionali di temperatura e precipitazione nell’area nord-atlantica, ma tali relazioni devono essere sempre interpretate alla luce della stagione e della configurazione sinottica effettiva.
La saccatura groenlandese in estensione verso la Scandinavia può infatti funzionare come elemento di guida della circolazione europea. Sul lato occidentale o meridionale di una vasta anomalia ciclonica alle alte latitudini tende a instaurarsi una curvatura anticiclonica del flusso in quota, con risalite di aria più calda da latitudini meridionali e una maggiore probabilità di subsidenza atmosferica nelle zone interessate dal promontorio. La subsidenza favorisce cieli meno nuvolosi, un più elevato irraggiamento solare al suolo e una riduzione della probabilità di precipitazioni estese e persistenti. In estate, questo meccanismo può produrre anomalie termiche significative anche senza la presenza di un anticiclone eccezionalmente intenso, poiché la persistenza della stabilità atmosferica consente al terreno e agli strati bassi dell’atmosfera di accumulare calore giorno dopo giorno. La letteratura sui blocchi atmosferici evidenzia come la combinazione tra subsidenza, minore copertura nuvolosa, radiazione solare e progressivo disseccamento dei suoli rappresenti uno dei principali meccanismi alla base delle ondate di calore estive europee.
In questo contesto, la Scandinavia rappresenterebbe il settore più esposto agli effetti diretti della saccatura e dell’aria relativamente più fresca associata alle basse altezze geopotenziali. Temperature nella norma o inferiori alla norma risultano quindi fisicamente coerenti con una circolazione ciclonica o nord-occidentale più frequente, con maggiore nuvolosità, ventilazione e passaggi perturbati. La contrapposizione tra condizioni più miti o calde sull’Europa centrale, occidentale e meridionale e condizioni relativamente più fresche sul Nord Europa costituisce una tipica risposta termica a un’onda planetaria inclinata meridionalmente, nella quale il promontorio anticiclonico si colloca alle medie latitudini mentre la saccatura si approfondisce più a nord-est. Non significa necessariamente caldo uniforme ovunque: le aree costiere, montuose o più vicine ai margini della saccatura possono sperimentare temporanei richiami freschi, temporali e oscillazioni termiche anche marcate.
Un elemento particolarmente rilevante della previsione riguarda la probabile prevalenza di condizioni asciutte su vaste porzioni d’Europa, a eccezione dei settori sud-orientali. In presenza di un promontorio anticiclonico, le masse d’aria discendenti tendono infatti a inibire la convezione profonda e a ostacolare il transito delle perturbazioni atlantiche. L’eventuale deficit pluviometrico non dipende soltanto dalla mancanza di fronti organizzati, ma anche dalla riduzione dell’umidità relativa, dalla maggiore evaporazione e dall’aumento della domanda evaporativa dell’atmosfera in presenza di temperature elevate e ventilazione. Al contrario, il settore sud-orientale europeo, posto più vicino al margine della saccatura e alle ondulazioni cicloniche, può risultare esposto a maggiore instabilità, convergenza nei bassi strati e passaggi perturbati. Studi dedicati agli effetti regionali dei blocchi atmosferici mostrano che le anomalie di precipitazione tendono a disporsi in modo fortemente asimmetrico: siccità e persistenza anticiclonica prevalgono sotto il cuore del blocco, mentre piogge più frequenti o intense possono concentrarsi lungo i margini meridionali, orientali o occidentali della struttura.
Sull’Asia, la configurazione prevista assume i caratteri di un blocco a omega, con una vasta area anticiclonica centrata sulla Siberia occidentale e due settori depressionari disposti rispettivamente a ovest e a est del promontorio. Il nome deriva dalla forma assunta dalle linee di flusso in quota, simile alla lettera greca Ω: un’area di alte pressioni o di geopotenziali elevati rimane intrappolata tra due nuclei ciclonici, rallentando il normale movimento verso est delle perturbazioni. I blocchi omega sono tra le configurazioni più persistenti della dinamica extratropicale e possono mantenere per più giorni condizioni meteorologiche contrastanti su aree continentali molto vaste. Nel cuore anticiclonico della struttura dominano generalmente subsidenza, cieli più sereni e temperature superiori alla norma; nelle saccature laterali prevalgono invece aria più fresca in quota, maggiore instabilità e una più alta probabilità di precipitazioni.
La previsione di temperature diffusamente nella norma o superiori alla norma sull’Asia centrale appare quindi pienamente coerente con la collocazione del promontorio sulla Siberia occidentale. Il riscaldamento non deriva soltanto dall’avvezione di aria continentale più mite, ma anche dalla compressione adiabatica associata alla subsidenza, dall’aumento della radiazione solare incidente e dalla riduzione della nuvolosità. Al contrario, l’Asia occidentale e l’Asia nord-orientale, poste sui lati della struttura a omega, dovrebbero risultare maggiormente esposte agli effetti delle saccature: anomalie termiche più contenute o negative, instabilità atmosferica e passaggi perturbati più frequenti. Questa distribuzione a dipolo, con caldo persistente al centro del blocco e condizioni più fresche o instabili sui fianchi, rappresenta uno degli aspetti più caratteristici delle onde planetarie stazionarie durante l’estate boreale.
La presenza di anomalie cicloniche lungo il bordo meridionale e orientale del blocco asiatico offre inoltre una spiegazione dinamica alla previsione di nuove precipitazioni sulla Siberia meridionale, sulla Cina nord-orientale, sulla Cina sud-occidentale e sull’altopiano tibetano. Le saccature in quota favoriscono la divergenza negli strati superiori dell’atmosfera e il sollevamento delle masse d’aria nei bassi e medi livelli, soprattutto quando interagiscono con umidità disponibile, orografia e circolazioni monsoniche regionali. Sull’altopiano tibetano e nella Cina sud-occidentale, in particolare, il rilievo può intensificare la risalita forzata dell’aria umida, trasformando una configurazione di larga scala favorevole in episodi temporaleschi anche intensi. Ciò non implica precipitazioni continue o uniformi, perché durante la stagione calda la convezione conserva una notevole variabilità locale; indica però un contesto sinottico più propizio a fenomeni pluviometrici rispetto alle aree poste sotto il promontorio anticiclonico.
Sul Nord America, la persistenza di un promontorio anticiclonico centrato in prossimità della baia di Hudson meridionale e di una saccatura sull’ovest del continente determina una classica separazione tra condizioni più calde a est delle Montagne Rocciose e condizioni relativamente più fresche sul versante occidentale. A est del promontorio, la circolazione tende a favorire componenti meridionali o sud-occidentali, capaci di trasportare aria calda dalle regioni subtropicali e continentali interne verso il Canada centrale-orientale e gli Stati Uniti orientali. L’eventuale stabilità associata all’alta pressione in quota può inoltre aumentare l’insolazione e favorire anomalie termiche positive. A ovest, invece, la saccatura promuove correnti più fresche provenienti dal Pacifico o dalle alte latitudini, una maggiore nuvolosità e condizioni più favorevoli alla formazione di precipitazioni, soprattutto in Alaska, nel Canada occidentale e lungo i rilievi.
La previsione di piogge in Alaska, nel Canada occidentale e nell’Upper Midwest statunitense appare coerente con il ruolo delle saccature nella modulazione del trasporto di umidità e dei sistemi frontali. Nel settore occidentale nordamericano, l’aria più fresca in quota associata alla saccatura può aumentare l’instabilità e favorire precipitazioni sulle regioni montuose e costiere. Nell’Upper Midwest, invece, l’area di pioggia può collocarsi lungo il margine orientale o sud-orientale del promontorio, dove si incontrano masse d’aria calda e umida provenienti dal Golfo del Messico e correnti più fresche o occidentali in quota. In questo tipo di assetto, i temporali possono risultare localmente intensi, ma la loro distribuzione resta fortemente dipendente dalla posizione dei fronti, dalle linee di convergenza e dall’evoluzione giornaliera della convezione.
Nel complesso, la configurazione prevista suggerisce una settimana dominata da una circolazione atmosferica ondulata e relativamente persistente, nella quale le principali anomalie termiche e pluviometriche non derivano da un unico anticiclone o da una sola depressione, ma dall’interazione tra strutture planetarie collegate tra loro. L’Europa dovrebbe collocarsi prevalentemente sotto l’influenza del margine anticiclonico associato alla saccatura groenlandese-scandinava, con prevalenza di temperature normali o superiori alla norma e una tendenza a condizioni più asciutte; la Scandinavia e l’Europa sud-orientale resterebbero invece più vicine al lato dinamicamente attivo della saccatura. L’Asia centrale sarebbe il principale settore caldo del blocco omega siberiano, mentre le regioni poste sui fianchi del blocco potrebbero sperimentare condizioni più fresche e perturbate. Sul Nord America, infine, la contrapposizione tra saccatura occidentale e promontorio centro-orientale favorirebbe fresco e piogge a ovest, caldo più diffuso verso est e precipitazioni concentrate lungo le zone di transizione tra le diverse masse d’aria.
È importante ricordare che una previsione a scala sub-stagionale descrive soprattutto il segnale medio e la maggiore probabilità di determinate anomalie, non il tempo che farà in ogni singola località o in ogni singolo giorno. La posizione anche solo leggermente diversa di una saccatura, di un promontorio o di un minimo secondario può modificare in modo sostanziale gli effetti regionali, specialmente per quanto riguarda le precipitazioni convettive estive. La ricerca sui blocchi atmosferici sottolinea infatti che queste strutture rappresentano una delle principali fonti di prevedibilità, ma anche di incertezza, alle medie latitudini: sono capaci di favorire eventi persistenti di caldo, siccità, piogge intense o fresco anomalo, ma la loro evoluzione dipende da processi dinamici e diabatici che i modelli numerici faticano ancora a riprodurre con precisione assoluta.

Medio termine ravvicinato: interpretazione dinamica della figura 5
La figura 5, riferita alla previsione media GFS ensemble per il periodo 1–5 luglio 2026, descrive il campo medio delle altezze geopotenziali a 500 hPa sull’emisfero boreale e le relative anomalie rispetto alla climatologia. Si tratta di una quota particolarmente importante nell’analisi sinottica, perché il livello di 500 hPa, collocato mediamente attorno ai 5–6 km di altezza, consente di osservare la struttura portante della circolazione atmosferica: onde planetarie, saccature, promontori anticiclonici e configurazioni di blocco. In questa carta le linee nere rappresentano le altezze geopotenziali medie, mentre le colorazioni indicano lo scostamento dalla norma: le tonalità rosse corrispondono ad anomalie positive, quindi a geopotenziali più elevati della media, spesso associati a promontori anticiclonici, aria più calda in quota e maggiore stabilità; le tonalità blu indicano invece anomalie negative, collegate a saccature, circolazioni cicloniche e maggiore probabilità di aria fresca o instabile.
Il primo elemento che emerge è la presenza di anomalie geopotenziali negative piuttosto estese tra Groenlandia, Artico canadese, Mare di Norvegia e Scandinavia. Questa disposizione suggerisce una circolazione polare relativamente attiva, con una depressione o una saccatura persistente alle alte latitudini. In termini emisferici, una simile configurazione è coerente con una fase tendenzialmente positiva dell’Oscillazione Artica, poiché le anomalie negative restano concentrate soprattutto sul settore artico, mentre alle medie latitudini compaiono aree più miste, con diversi nuclei di geopotenziale positivo. L’AO, come mostrato dai lavori classici di Thompson e Wallace, rappresenta una delle principali modalità di variabilità atmosferica dell’emisfero nord e può essere interpretata come una manifestazione della variabilità del vortice polare e del gradiente di pressione tra Artico e medie latitudini; tuttavia, il suo effetto regionale non è mai automatico, perché dipende dalla posizione longitudinale delle onde e dalla distribuzione delle saccature e dei promontori.
Nel settore nord-atlantico, il nucleo di basse altezze geopotenziali tra Groenlandia e Scandinavia è compatibile anche con una NAO positiva o comunque con una circolazione nord-atlantica più favorevole alla persistenza di basse pressioni sul comparto groenlandese-islandese. La NAO positiva, nella sua forma più classica, tende a rafforzare il gradiente barico tra le basse pressioni subpolari e le alte pressioni subtropicali atlantiche, favorendo una circolazione occidentale più organizzata. Il lavoro di Hurrell ha mostrato come le oscillazioni decadali della NAO siano strettamente legate alle anomalie di temperatura e precipitazione nell’area nord-atlantica ed europea, ma la figura 5 ricorda bene che il segno dell’indice non basta da solo a spiegare il tempo su scala regionale: ciò che conta è la collocazione effettiva dei centri d’azione.
Sull’Europa, infatti, la carta non mostra un continente interamente dominato da una saccatura, ma piuttosto un contrasto tra il Nord Europa, più vicino alle anomalie negative scandinave, e l’Europa centro-meridionale, che risulta inserita in un campo più neutro o debolmente positivo. Questo significa che il ramo più instabile e fresco della circolazione dovrebbe interessare soprattutto la Scandinavia, il Mare del Nord, il Baltico e le alte latitudini europee, mentre più a sud il Mediterraneo e buona parte dell’Europa centrale potrebbero trovarsi sotto l’influenza di un promontorio meno appariscente ma comunque sufficiente a favorire condizioni più stabili e temperature nella norma o superiori alla media. È un assetto abbastanza tipico delle fasi in cui la saccatura principale resta confinata a nord, mentre sul suo bordo meridionale si sviluppa una risposta anticiclonica o sub-anticiclonica alle medie latitudini.
Per il Mediterraneo, e quindi anche per l’Italia, il messaggio principale della figura è quello di una probabile prevalenza di condizioni relativamente stabili, pur senza la presenza di un blocco anticiclonico eccezionale centrato direttamente sull’area mediterranea. Il promontorio appare più evidente tra Europa meridionale, Mediterraneo orientale e parte dell’Europa sud-orientale, mentre il Mediterraneo centro-occidentale si colloca in una zona di transizione. Questa sfumatura è importante: non siamo davanti, almeno nella media della carta, a una cupola anticiclonica estrema e perfettamente chiusa, ma a un campo barico favorevole alla stabilità, con possibili infiltrazioni instabili lungo i margini settentrionali e orientali. In estate, anche un’anomalia geopotenziale moderatamente positiva può produrre effetti sensibili al suolo, perché la subsidenza riduce la nuvolosità, aumenta l’irraggiamento solare e favorisce il riscaldamento progressivo degli strati bassi. Se il suolo è già asciutto, il calore tende inoltre ad accumularsi più facilmente, come mostrato dagli studi sulle interazioni tra disseccamento del terreno, bilancio energetico superficiale e intensificazione delle ondate di calore.
Il settore scandinavo, al contrario, appare esposto alla parte più dinamica della circolazione. Le anomalie negative a 500 hPa indicano aria più fredda in quota, maggiore curvatura ciclonica e possibilità di passaggi perturbati. Di conseguenza, mentre l’Europa centro-meridionale potrebbe sperimentare temperature normali o superiori alla norma, la Scandinavia risulterebbe più predisposta a valori termici normali o inferiori alla media e a una maggiore variabilità meteorologica. Questa contrapposizione tra caldo relativo a sud e fresco instabile a nord è una conseguenza diretta della disposizione ondulata del flusso in quota: il getto polare non scorre in modo rettilineo da ovest verso est, ma appare deformato da onde di Rossby che alternano saccature e dorsali.
Molto interessante è anche la struttura prevista sull’Asia. La figura mostra un robusto nucleo di anomalie positive tra Asia centrale e Siberia occidentale, racchiuso tra anomalie più basse sull’Asia occidentale e sul settore nord-orientale asiatico. Questa disposizione richiama una configurazione a blocco omega, nella quale un promontorio anticiclonico resta incastonato tra due saccature laterali. Il concetto di blocco atmosferico è centrale nella meteorologia delle medie latitudini: già Rex, nei lavori pionieristici sul blocking, mise in evidenza il ruolo di queste strutture nel rallentare o deviare la normale circolazione occidentale, producendo condizioni meteorologiche persistenti su scala regionale. Le revisioni moderne, come quella di Woollings e collaboratori, confermano che i blocchi rappresentano alcune tra le configurazioni più rilevanti per gli eventi meteorologici ad alto impatto, ma anche una delle maggiori sfide per i modelli numerici, soprattutto quando si tratta di prevederne durata, posizione e intensità.
Nel cuore del promontorio asiatico, quindi tra Siberia occidentale e Asia centrale, la subsidenza e la maggiore stabilità atmosferica favorirebbero temperature superiori alla norma e condizioni più asciutte. Ai lati del blocco, invece, le saccature sull’Asia occidentale e sull’Asia nord-orientale tenderebbero a sostenere masse d’aria più fresche, maggiore instabilità e precipitazioni più frequenti. È proprio questa asimmetria a rendere i blocchi omega così importanti: sotto il promontorio centrale possono instaurarsi caldo e siccità persistenti, mentre sui bordi si concentrano piogge, temporali o condizioni più fresche. Gli studi di Pfahl e Wernli hanno mostrato che il blocking atmosferico è spesso associato agli estremi termici, soprattutto perché modifica contemporaneamente circolazione, irraggiamento e persistenza delle masse d’aria.
La figura 5 mostra inoltre un secondo grande dipolo sul Nord America. Sul settore occidentale del continente, tra Alaska, Canada occidentale e Stati Uniti occidentali, compaiono anomalie negative di geopotenziale, segnale di una saccatura piuttosto organizzata. Questo assetto favorisce aria più fresca in quota, maggiore instabilità e condizioni più favorevoli a precipitazioni, soprattutto lungo le aree montuose e nelle regioni esposte al flusso pacifico. Al contrario, tra il Canada centrale-orientale, la baia di Hudson meridionale e parte degli Stati Uniti centro-orientali si osservano anomalie positive, indicative di una dorsale anticiclonica più stabile. Tale configurazione spiega bene la previsione di temperature normali o superiori alla norma a est delle Montagne Rocciose, mentre l’ovest nordamericano resterebbe più vulnerabile a irruzioni fresche e tempo perturbato.
Sul piano emisferico, la carta evidenzia quindi una circolazione dominata da onde planetarie di ampiezza significativa. Non prevale una zonalità pura, nella quale le correnti scorrono rapidamente da ovest verso est, ma una sequenza di onde con centri di anomalia abbastanza persistenti: saccatura groenlandese-scandinava, promontorio europeo centro-meridionale, blocco caldo sull’Asia centrale, saccatura sull’ovest nordamericano e dorsale sul Canada centro-orientale. Questo tipo di configurazione è particolarmente importante nella stagione estiva, perché la persistenza delle onde può tradursi in anomalie sensibili al suolo: caldo duraturo sotto i promontori, fresco e instabilità sotto le saccature, siccità nelle aree di subsidenza e piogge concentrate lungo i margini dinamicamente attivi. Coumou e collaboratori hanno discusso il ruolo dei regimi di circolazione quasi stazionari e delle onde planetarie amplificate negli estremi estivi persistenti, sottolineando come la lentezza del flusso atmosferico possa favorire anomalie simultanee e durature su diverse regioni dell’emisfero boreale.
Dal punto di vista delle precipitazioni, la lettura della figura suggerisce una distribuzione fortemente controllata dalla posizione delle saccature. Le aree sotto geopotenziali positivi, come parte dell’Europa centro-meridionale, l’Asia centrale e il Canada orientale, risultano più predisposte a condizioni asciutte o comunque meno perturbate, anche se in estate non si può escludere attività temporalesca locale legata a convergenze nei bassi strati, rilievi o infiltrazioni fresche in quota. Le zone poste sotto anomalie negative, come Scandinavia, Asia occidentale, Asia nord-orientale, Alaska e Canada occidentale, presentano invece una maggiore probabilità di precipitazioni, grazie alla presenza di aria più fredda in quota, sollevamento dinamico e maggiore instabilità verticale. Questo schema conferma un principio fondamentale della meteorologia sinottica: non è soltanto l’anomalia termica a essere importante, ma il rapporto tra struttura in quota, umidità disponibile, curvatura del flusso e forzanti locali.
Per quanto riguarda l’Europa, la figura 5 deve essere letta con particolare attenzione. Il promontorio sull’Europa centro-meridionale non appare isolato come un blocco possente, ma inserito in una circolazione più ampia dominata dalla saccatura settentrionale. Ciò significa che il Mediterraneo potrebbe trovarsi in una fase mediamente stabile e calda, ma non necessariamente immune da disturbi. Le infiltrazioni instabili potrebbero scorrere lungo il bordo orientale o settentrionale del promontorio, interessando più facilmente Alpi, Europa centro-orientale, Balcani e settore adriatico-orientale. In Italia, una configurazione di questo tipo tende spesso a favorire maggiore stabilità sulle regioni centro-meridionali e sulle pianure interne, mentre il Nord e le aree alpine possono restare più sensibili a temporali di calore o a rapidi passaggi instabili qualora la saccatura scandinava riuscisse temporaneamente ad abbassare il suo raggio d’azione.
In sintesi, la figura 5 rappresenta una configurazione tipicamente estiva ma dinamicamente molto interessante: anomalie negative alle alte latitudini artico-groenlandesi, NAO/AO probabilmente positive, Europa centro-meridionale sotto influenza anticiclonica moderata, Scandinavia più fresca e instabile, blocco caldo sull’Asia centrale, saccatura sull’ovest del Nord America e dorsale sul settore centro-orientale canadese-statunitense. Il valore scientifico della carta sta nel mostrare come le anomalie termiche e pluviometriche previste nei giorni successivi non siano casuali, ma derivino dalla disposizione tridimensionale della circolazione atmosferica. A 500 hPa si osserva la “regia” delle onde planetarie: dove il geopotenziale si innalza, l’atmosfera tende a stabilizzarsi e riscaldarsi; dove si abbassa, aumentano instabilità, nuvolosità e probabilità di precipitazioni. La previsione, naturalmente, resta una media ensemble e non va interpretata come una fotografia immutabile del tempo quotidiano, ma come un’indicazione probabilistica del regime dominante. In questa prospettiva, la figura suggerisce una prima parte di luglio nella quale il Mediterraneo e buona parte dell’Europa centro-meridionale potrebbero sperimentare condizioni spesso stabili e calde, mentre il dinamismo più marcato rimarrebbe confinato alle alte latitudini europee e ai margini delle grandi onde emisferiche.

Anomalie di temperatura superficiale previste tra il 1 e il 5 luglio 2026
La figura 6 rappresenta le anomalie previste della temperatura dell’aria a 2 metri dal suolo per il periodo compreso tra il 1 e il 5 luglio 2026, elaborate dalla media dell’ensemble GFS inizializzato il 25 giugno. Le tonalità rosse indicano valori medi superiori alla climatologia di riferimento, mentre le tonalità blu segnalano temperature inferiori alla norma. È essenziale precisare che non si tratta di una carta delle temperature assolute né della previsione dei picchi massimi giornalieri: essa mostra piuttosto il segnale medio atteso su cinque giorni e, quindi, la probabile distribuzione delle masse d’aria relativamente più calde o più fresche rispetto al normale andamento stagionale.
Il quadro emisferico appare dominato da anomalie positive piuttosto diffuse sulle terre emerse dell’emisfero boreale, ma con differenze regionali nette e pienamente coerenti con la configurazione dinamica osservata nella figura precedente. Le anomalie termiche al suolo, infatti, non dipendono soltanto dal trasporto orizzontale delle masse d’aria, ma anche dalla struttura della circolazione in quota, dalla copertura nuvolosa, dalla subsidenza, dal bilancio radiativo e dallo stato di umidità del terreno. Quando una dorsale anticiclonica o un blocco atmosferico persiste su una regione, tende a ridurre la nuvolosità, favorire l’irraggiamento solare e limitare il ricambio d’aria; tutto ciò crea condizioni favorevoli all’accumulo progressivo di calore nei bassi strati. Gli studi di Pfahl e Wernli hanno mostrato che i blocchi atmosferici costituiscono un importante fattore di controllo degli estremi caldi alle medie e alte latitudini dell’emisfero nord, proprio perché combinano persistenza della circolazione, stabilità e anomalie radiative favorevoli al riscaldamento.
Sul Nord America emerge una distribuzione termica piuttosto chiara. Gran parte del Canada centrale e orientale, insieme a vaste aree degli Stati Uniti centro-orientali, mostra anomalie positive. Questo segnale appare collegato al promontorio anticiclonico previsto in prossimità della baia di Hudson e del Canada centro-orientale: sul lato orientale e meridionale di una dorsale in quota possono attivarsi correnti meridionali o sud-occidentali capaci di favorire il richiamo di aria più calda dalle basse latitudini. A ciò si aggiunge la maggiore frequenza di cieli poco nuvolosi e di subsidenza, che aumenta la disponibilità di radiazione solare al suolo. Il risultato è una fase termicamente sopra la norma, soprattutto nelle regioni continentali interne dove l’influenza mitigatrice degli oceani è minore.
Il settore occidentale del continente nordamericano presenta invece anomalie più contenute, prossime alla norma o localmente negative, in particolare tra Alaska, Canada occidentale e parte degli Stati Uniti occidentali. Tale risposta è coerente con la saccatura prevista sul Pacifico nord-orientale e sull’ovest del continente. Una saccatura favorisce generalmente aria relativamente più fredda in quota, una maggiore nuvolosità, correnti oceaniche più miti e una più elevata probabilità di instabilità. La differenza tra ovest relativamente più fresco e centro-est più caldo non deve quindi essere letta come una semplice contrapposizione casuale, ma come il riflesso diretto dell’ondulazione del flusso atmosferico nordamericano.
La Groenlandia mostra anomalie negative piuttosto evidenti, segnale coerente con il nucleo di geopotenziali inferiori alla media previsto alle alte latitudini del Nord Atlantico. In questa regione il raffreddamento relativo può essere sostenuto sia dalla persistenza di aria artica o subpolare sia dalla maggiore nuvolosità collegata alla circolazione ciclonica. Alle alte latitudini, inoltre, la risposta termica può essere modulata da fattori locali quali la presenza di superfici glaciali, l’albedo, la copertura nuvolosa e l’eventuale fusione stagionale della neve e del ghiaccio. L’IPCC sottolinea come i feedback neve-ghiaccio-albedo contribuiscano in modo importante alla variabilità e all’amplificazione delle anomalie termiche alle alte latitudini dell’emisfero boreale.
Sull’Europa il segnale previsto è più moderato rispetto a quello osservato in Siberia o in alcune aree del Nord America, ma appare comunque significativo. La maggior parte dell’Europa occidentale, centrale e meridionale è interessata da anomalie debolmente positive, con un nucleo più evidente tra Penisola Iberica, Francia, Regno Unito, Europa centrale, Mediterraneo occidentale e parte della regione balcanica. Anche l’Italia rientra in un contesto generalmente più caldo della norma, pur senza mostrare, nella media della carta, anomalie tali da suggerire necessariamente una fase eccezionale o uniforme su tutto il territorio nazionale.
Questa distribuzione suggerisce una prima parte di luglio dominata da una maggiore frequenza di condizioni stabili e da un contributo anticiclonico sufficiente a mantenere temperature sopra i valori climatologici. Tuttavia, la carta non indica un blocco imponente centrato direttamente sul Mediterraneo: il promontorio appare piuttosto inserito sul margine meridionale della saccatura scandinava. Di conseguenza, le regioni alpine, nord-orientali e adriatiche potrebbero restare più esposte a infiltrazioni instabili, temporanei richiami freschi o sviluppo di temporali, specialmente qualora il bordo meridionale della saccatura riuscisse ad abbassarsi verso l’Europa centrale.
La Scandinavia, al contrario, appare più vicina alla neutralità termica o a valori localmente inferiori alla norma. Questa situazione riflette la maggiore influenza della circolazione ciclonica presente tra Groenlandia, Mare di Norvegia e settore scandinavo. Dove il geopotenziale in quota rimane più basso, l’atmosfera tende ad essere più instabile e la colonna d’aria relativamente più fredda; inoltre, la maggiore frequenza di nuvolosità e precipitazioni può limitare l’irraggiamento solare diurno. Il contrasto tra un’Europa centro-meridionale più calda e una Scandinavia più fresca costituisce quindi una risposta plausibile alla disposizione della saccatura settentrionale e del promontorio alle medie latitudini.
Per il Mediterraneo, una carta di questo tipo va interpretata con attenzione. Un’anomalia positiva media di pochi gradi può avere effetti molto diversi a seconda della ventilazione, dell’umidità relativa, della temperatura del mare, dello stato dei suoli e della persistenza della configurazione atmosferica. In presenza di terreni già asciutti, una fase anticiclonica anche moderata può essere amplificata dal feedback suolo-atmosfera: una minore disponibilità d’acqua riduce l’evapotraspirazione e la quota di energia impiegata nei flussi latenti, favorendo invece il riscaldamento sensibile dell’aria prossima al terreno. Gli studi sul grande episodio europeo del 2003 hanno mostrato quanto i processi di superficie possano intensificare e prolungare le anomalie termiche quando la circolazione anticiclonica e il deficit idrico agiscono simultaneamente.
Questi meccanismi sono particolarmente rilevanti nell’Europa meridionale e nel Mediterraneo, dove la stagione estiva coincide spesso con una progressiva riduzione dell’umidità del suolo. L’IPCC evidenzia che i feedback tra umidità del terreno e temperatura contribuiscono a modulare le ondate di calore alle medie latitudini e che il disseccamento dei suoli può amplificare gli estremi caldi attraverso l’aumento del flusso di calore sensibile. Nel Mediterraneo, questa vulnerabilità assume un’importanza ulteriore perché il riscaldamento si combina con la tendenza a ondate di calore più intense, prolungate e con una maggiore pressione sulle risorse idriche e agricole.
Sulla vasta area asiatica, la figura mostra il segnale termico più impressionante dell’intera previsione. Una grande regione di anomalie positive interessa la Siberia, specialmente il settore centro-settentrionale, e si estende verso l’Asia centrale, la Mongolia e parte della Cina settentrionale. Le tonalità rosse più intense sulla Siberia indicano un’anomalia termica rilevante, verosimilmente associata alla persistenza del promontorio anticiclonico e della struttura a omega individuata nella figura 5. In questa configurazione, l’aria tende a discendere lentamente all’interno della dorsale, comprimendosi e riscaldandosi; contemporaneamente, la riduzione della nuvolosità permette alla forte radiazione solare estiva di agire in modo più efficace sulla superficie continentale.
La Siberia è particolarmente sensibile a questi meccanismi durante l’estate boreale, poiché le grandi distese continentali possono rispondere rapidamente alla persistenza di cieli sereni e venti deboli. Quando un promontorio rimane quasi stazionario per più giorni, il riscaldamento può accumularsi progressivamente, soprattutto nelle aree interne lontane dall’influenza oceanica. Ciò non significa che ogni singola località sperimenterà automaticamente valori estremi, ma indica un contesto favorevole a temperature superiori alla media su scala molto vasta. In termini dinamici, si tratta della tipica impronta termica di un blocco: caldo nel cuore dell’alta pressione, anomalie più contenute o negative sui lati dove scorrono le saccature.
Proprio ai margini occidentali della struttura asiatica, tra parte dell’Asia centrale e le regioni poste tra il Caspio, il Kazakistan e l’area occidentale del blocco, compaiono infatti anomalie debolmente negative o prossime alla neutralità. Questo settore risente maggiormente della saccatura occidentale che delimita il promontorio siberiano. Qui una maggiore nuvolosità, correnti più fresche in quota e una più frequente attività perturbata possono limitare il riscaldamento diurno. Il contrasto tra la forte anomalia calda siberiana e il settore relativamente più fresco dell’Asia centrale rappresenta un esempio molto chiaro di come le onde planetarie possano creare differenze termiche marcate su distanze relativamente brevi.
Anomalie positive interessano anche il Medio Oriente, il Nord Africa e diverse aree del Sahel. In queste regioni, il segnale va letto nel contesto di un clima già naturalmente molto caldo nella prima parte dell’estate. Un’anomalia positiva non descrive necessariamente un evento estremo, ma indica che le temperature medie previste potrebbero risultare più elevate del normale riferimento stagionale. Nei deserti e nelle regioni semi-aride, la scarsa disponibilità di umidità nel suolo limita l’evapotraspirazione e rende più efficiente il trasferimento dell’energia solare verso il riscaldamento diretto dell’aria; per questo, in presenza di forte insolazione e subsidenza, le anomalie possono tradursi rapidamente in valori assoluti molto elevati.
Dal punto di vista climatico, occorre però distinguere con rigore tra la previsione di questa specifica configurazione e il segnale del riscaldamento globale. La figura 6 descrive una fase meteorologica di pochi giorni, determinata principalmente dalla disposizione contingente di dorsali, saccature e trasporti di massa d’aria. Non è quindi possibile attribuire automaticamente le anomalie previste al cambiamento climatico. Tuttavia, la letteratura mostra che il riscaldamento di fondo aumenta la probabilità e l’intensità degli estremi caldi, mentre la circolazione atmosferica può modulare dove e quando tali estremi si manifestano. In Europa occidentale, studi recenti hanno evidenziato come una parte rilevante dell’intensificazione delle ondate di calore sia collegata a cambiamenti nella frequenza delle correnti meridionali e nelle configurazioni di circolazione favorevoli all’avvezione di aria calda.
Nel complesso, la figura 6 suggerisce un inizio di luglio 2026 caratterizzato da un’anomalia calda diffusa su numerose aree continentali dell’emisfero boreale, con i segnali più robusti sulla Siberia, sul Canada centro-orientale, sugli Stati Uniti orientali, sull’Europa occidentale e meridionale, sul Nord Africa e sul Medio Oriente. Le anomalie negative o più contenute restano invece associate alle aree influenzate dalle saccature, come Groenlandia, Scandinavia, Asia centrale occidentale e parte del Nord America occidentale. Per l’Italia e per il Mediterraneo, la carta indica una fase verosimilmente più calda della norma ma non necessariamente uniforme o priva di episodi instabili: la vicinanza della saccatura scandinava potrebbe mantenere una certa variabilità soprattutto sulle regioni settentrionali, alpine e adriatiche.

Anomalie di precipitazione previste tra il 1 e il 5 luglio 2026
La figura 7 rappresenta le anomalie previste del tasso di precipitazione medio giornaliero, espresse in millimetri al giorno, per il periodo compreso tra il 1 e il 5 luglio 2026. Sebbene nella didascalia si parli genericamente di rainfall rate, il titolo della carta specifica chiaramente “PRATE Anomaly”: le colorazioni non indicano dunque quanta pioggia cadrà in valore assoluto, ma quanto le precipitazioni previste potrebbero discostarsi dalla climatologia. Le tonalità rosse identificano un surplus pluviometrico rispetto alla norma, mentre quelle blu indicano precipitazioni inferiori ai valori medi stagionali. Un’anomalia negativa, quindi, non equivale necessariamente a totale assenza di piogge: può semplicemente significare che su una regione, normalmente molto piovosa in luglio, è prevista una quantità inferiore al consueto.
Il carattere più importante della carta è la forte eterogeneità spaziale delle anomalie. La distribuzione delle precipitazioni non risponde infatti in modo lineare al solo campo termico, ma dipende dall’interazione fra circolazione in quota, convergenza nei bassi strati, disponibilità di vapore acqueo, trasporto di umidità, orografia, temperatura marina e attività convettiva. Per questo motivo, una carta di anomalia pluviometrica va letta insieme alla carta dei geopotenziali a 500 hPa: le saccature favoriscono generalmente moti ascendenti e instabilità, mentre i promontori anticiclonici tendono a ridurre la nuvolosità estesa, ostacolare il sollevamento dell’aria e limitare il passaggio delle perturbazioni. Gli studi sui blocchi atmosferici euro-atlantici mostrano come, durante l’estate, la subsidenza associata alle strutture anticicloniche possa favorire deficit di precipitazione e condizioni siccitose sotto il cuore del blocco, mentre i suoi margini possono ospitare attività ciclonica e precipitazioni anche abbondanti.
Sull’Europa la carta evidenzia un segnale generalmente debole o moderatamente negativo su una parte ampia del continente, in particolare tra Atlantico settentrionale, Europa centro-settentrionale, Europa orientale e settore del Mar Nero. Le colorazioni blu non appaiono ovunque intense, ma indicano una tendenza a precipitazioni mediamente inferiori alla norma oppure a una minore frequenza di sistemi perturbati organizzati. Tale impostazione è coerente con la figura 5, nella quale il promontorio anticiclonico tendeva a occupare una parte delle medie latitudini europee, mentre la saccatura principale restava collocata più a nord, tra Groenlandia, Mare di Norvegia e Scandinavia.
Per l’Europa centro-meridionale e mediterranea ciò suggerisce un contesto nel quale le precipitazioni su larga scala potrebbero risultare meno frequenti del normale, soprattutto se la subsidenza anticiclonica riuscisse a mantenere stabile la colonna atmosferica. L’Italia appare collocata in una zona di anomalia poco pronunciata, prossima alla neutralità o debolmente negativa. Il segnale non autorizza quindi a parlare di siccità generalizzata o di completa assenza di fenomeni, ma indica una ridotta probabilità di piogge diffuse e persistenti nel valore medio dei cinque giorni. In piena estate, del resto, la pluviometria italiana è spesso dominata da temporali locali, orografici o termoconvettivi: tali fenomeni possono produrre quantitativi elevati su aree ristrette senza modificare in modo sostanziale la media emisferica o continentale rappresentata dall’ensemble.
Le regioni alpine, appenniniche e balcaniche meritano una lettura particolare. In questi territori, anche quando il segnale medio è debolmente secco, basta una modesta infiltrazione di aria più fresca in quota o una convergenza nei bassi strati per innescare temporali intensi, soprattutto nelle ore pomeridiane e serali. La presenza di una saccatura sul Nord Europa può favorire questo tipo di instabilità lungo il margine orientale o settentrionale del promontorio anticiclonico. La letteratura mostra infatti che i blocchi e le dorsali non producono soltanto caldo e deficit di precipitazione al loro interno, ma possono anche aumentare la probabilità di fenomeni intensi lungo le fasce di transizione tra aria calda e stabile e masse d’aria più fresche o dinamiche.
Il quadro asiatico è molto più contrastato e riflette il ruolo simultaneo delle onde planetarie extratropicali e della circolazione monsonica. Tra Asia centrale, Siberia meridionale, Mongolia e Cina settentrionale compaiono aree con anomalie debolmente negative o variabili, in accordo con l’azione del promontorio anticiclonico siberiano illustrato nella figura 5. Sotto una dorsale persistente, la subsidenza tende a limitare il sollevamento dell’aria e a ridurre la frequenza delle precipitazioni organizzate. Tuttavia, in luglio anche regioni relativamente asciutte possono registrare rovesci e temporali isolati: un’anomalia blu indica soltanto che tali fenomeni potrebbero risultare meno frequenti o meno abbondanti del riferimento climatologico.
Più a sud, lungo il settore compreso tra subcontinente indiano, versante himalayano, Bangladesh, Myanmar, Indocina, Cina sud-occidentale e Mar Cinese Meridionale, il segnale diventa più irregolare ma mostra diversi nuclei di anomalia positiva. Questa distribuzione è compatibile con una possibile intensificazione locale della convezione monsonica e con maggiori apporti di umidità provenienti dall’Oceano Indiano, dal Golfo del Bengala e dal Pacifico occidentale. La pioggia monsonica non dipende solo dalla quantità di vapore disponibile: sono essenziali anche la posizione della depressione monsonica, l’estensione dell’anticiclone subtropicale del Pacifico occidentale, il comportamento del getto in quota e l’interazione con l’orografia. Studi sulla circolazione estiva asiatica evidenziano come un rafforzamento dei flussi sud-occidentali monsonici aumenti il trasporto di umidità verso l’Asia orientale e meridionale, predisponendo a precipitazioni più intense quando sono presenti adeguati meccanismi di sollevamento.
Il ruolo dell’altopiano tibetano appare particolarmente rilevante. In questa stagione, l’orografia tibetana agisce come una grande sorgente di riscaldamento atmosferico e come barriera dinamica capace di modificare i flussi monsonici e il trasporto di vapore. Quando masse d’aria calde e umide provenienti da sud incontrano le elevate catene montuose dell’Himalaya e del Tibet, il sollevamento forzato può favorire sistemi convettivi intensi, piogge persistenti e forti contrasti pluviometrici tra vallate, versanti e pianure adiacenti. La carta suggerisce quindi una fase potenzialmente favorevole a precipitazioni superiori alla norma in alcune aree montuose e subtropicali dell’Asia, ma non permette di stabilire con precisione quali bacini o città potrebbero ricevere i quantitativi più elevati.
Anche la Cina orientale e meridionale presenta una struttura complessa, con fasce di segno opposto ravvicinate. Questo comportamento è tipico della stagione dei monsoni dell’Asia orientale, nella quale la posizione delle bande piovose può variare sensibilmente su scala di pochi gradi di latitudine. I sistemi pluviometrici estivi della regione dipendono dalla migrazione stagionale del fronte monsonico, dalla posizione dell’anticiclone subtropicale del Pacifico occidentale e dai corridoi di trasporto dell’umidità, compresi quelli che assumono caratteristiche simili ai cosiddetti fiumi atmosferici estivi.
Nelle fasce tropicali del Pacifico occidentale e dell’arcipelago indonesiano le anomalie positive risultano più marcate. Qui il segnale è verosimilmente legato a una maggiore attività convettiva nella fascia di convergenza tropicale e nelle regioni monsoniche marittime. Le precipitazioni tropicali sono dominate da grandi complessi temporaleschi organizzati, capaci di produrre anomalie molto superiori alla norma in tempi brevi. Tuttavia, la carta non consente di attribuire automaticamente il segnale a uno specifico fattore, come la Madden–Julian Oscillation o l’ENSO: per farlo sarebbero necessarie mappe di convezione, venti, temperatura superficiale marina e umidità integrata nella colonna atmosferica.
Sul Nord America il segnale pluviometrico appare più frammentato e meno netto rispetto a quello asiatico. La presenza della saccatura sull’ovest del continente, osservata nella figura 5, potrebbe favorire condizioni relativamente più instabili tra Alaska, Canada occidentale e aree montuose degli Stati Uniti occidentali. Tuttavia, la carta delle anomalie suggerisce che il surplus di precipitazione non sarà uniforme: la disponibilità di umidità, in estate, resta un elemento decisivo. Una saccatura può aumentare l’instabilità e ridurre le temperature in quota, ma senza un adeguato richiamo di vapore dal Pacifico, dal Golfo del Messico o dalle pianure centrali non produce necessariamente piogge abbondanti.
Nelle Grandi Pianure e nell’Upper Midwest degli Stati Uniti la situazione potrebbe risultare più favorevole allo sviluppo di temporali e sistemi convettivi organizzati, soprattutto lungo i margini della dorsale canadese. In queste zone, la convergenza fra aria calda e umida proveniente dal Golfo del Messico e correnti più fresche in quota può sostenere linee temporalesche o complessi convettivi notturni. La previsione media, però, non permette di definire né l’esatta collocazione né l’intensità di eventuali eventi severi: le precipitazioni convettive sono tra gli elementi più difficili da localizzare con precisione oltre pochi giorni di previsione.
Tra Messico meridionale, America Centrale, Caraibi e Pacifico tropicale orientale si osservano anomalie più contrastate, con settori relativamente più secchi affiancati a nuclei più umidi lungo la fascia intertropicale. Una configurazione simile può essere interpretata come il risultato di piccoli spostamenti della Zona di Convergenza Intertropicale, delle correnti monsoniche regionali e delle aree di massima convezione oceanica. In queste regioni, uno scarto di poche centinaia di chilometri nella posizione della convergenza può cambiare radicalmente la distribuzione delle piogge tra costa, pianura interna e bacini marittimi.
L’Africa occidentale e il Sahel mostrano invece un segnale complessivamente più debole e discontinuo. All’inizio di luglio il monsone dell’Africa occidentale è in una fase di avanzamento stagionale verso nord, con la fascia delle piogge che tende gradualmente a spostarsi dal Golfo di Guinea verso le regioni saheliane. La carta non suggerisce un’anomalia uniformemente positiva o negativa su tutta l’area, ma piuttosto una distribuzione a mosaico, coerente con la natura fortemente variabile della convezione tropicale africana. In tali condizioni, la previsione delle anomalie di pioggia dipende in modo particolare dalla posizione delle onde africane orientali, dalla temperatura superficiale del Golfo di Guinea, dalla forza del flusso monsonico e dall’evoluzione della convergenza intertropicale.
Nel complesso, la figura 7 evidenzia una settimana caratterizzata da precipitazioni probabilmente inferiori alla norma su ampie zone dell’Europa e su alcuni settori dell’Asia settentrionale e orientale, in relazione alla presenza di promontori anticiclonici e di una circolazione mediamente più stabile. Al contrario, le anomalie positive più rilevanti si concentrano soprattutto lungo le fasce monsoniche e tropicali, tra India, Himalaya, Sud-est asiatico, Indonesia e Pacifico occidentale, dove l’umidità e la convezione estiva costituiscono il motore principale della pluviometria.
Per l’Italia il messaggio più corretto è quello di una fase senza un segnale robusto di piogge diffuse e persistenti, con una tendenza mediamente più asciutta o prossima alla norma. Ciò non esclude affatto temporali locali, soprattutto sulle Alpi, lungo l’Appennino e nelle aree interne, ma suggerisce che eventuali fenomeni dovrebbero avere una distribuzione irregolare e non compensare necessariamente il deficit pluviometrico su scala regionale. Trattandosi di una media ensemble a 6–10 giorni, la carta va infine considerata come una valutazione probabilistica del regime prevalente: gli ensemble migliorano la stima del segnale medio e dell’incertezza, ma le precipitazioni restano una delle variabili più difficili da prevedere con dettaglio spaziale, soprattutto in presenza di convezione estiva.
Medio termine – Seconda settimana
Nel quadro previsionale delineato per la seconda settimana, la persistenza di anomalie negative di altezza di geopotenziale sull’Artico, accompagnate da una distribuzione più disomogenea delle anomalie alle medie latitudini, suggerisce il mantenimento di una configurazione compatibile con una fase positiva dell’Oscillazione Artica. In termini dinamici, una AO positiva tende a riflettere una circolazione emisferica relativamente più zonale, con un vortice circumpolare mediamente più compatto e una minore propensione delle masse d’aria artica a irrompere stabilmente verso le medie latitudini. Tuttavia, l’indice AO non deve essere interpretato come un indicatore deterministico delle condizioni locali: esso descrive una componente importante della variabilità atmosferica emisferica, ma gli effetti al suolo dipendono dalla posizione effettiva delle onde di Rossby, dalla disposizione delle saccature e dei promontori anticiclonici, dallo stato delle superfici marine e continentali e dalla presenza di sistemi perturbati a scala sinottica.
La prevista presenza di anomalie negative di pressione e geopotenziale in prossimità della Groenlandia appare inoltre coerente con una fase positiva della NAO. In estate, come in inverno, la NAO rappresenta una modalità dominante della circolazione nel settore nord-atlantico e si manifesta attraverso variazioni del gradiente barico tra le alte latitudini subpolari e la fascia subtropicale. Una fase positiva tende generalmente ad associarsi a un rafforzamento del flusso occidentale e a una maggiore efficienza del jet stream atlantico nel trasportare perturbazioni verso l’Europa settentrionale, mentre le regioni meridionali del continente possono risultare maggiormente esposte all’influenza di promontori subtropicali e masse d’aria più calde. La letteratura recente evidenzia come gli estremi della NAO estiva possano incidere in modo rilevante sulla distribuzione delle anomalie termiche e pluviometriche europee, contribuendo a modulare il rischio di ondate di calore, periodi siccitosi e fasi di precipitazione intensa.
Nello scenario mostrato dalla Figura 8, la prosecuzione della saccatura dalla Groenlandia verso l’Europa settentrionale e la contemporanea persistenza di un promontorio anticiclonico sull’Europa meridionale delineano un assetto atmosferico fortemente ondulato ma non necessariamente bloccato sull’intero continente. Il settore settentrionale europeo, trovandosi più vicino alla circolazione ciclonica e al passaggio delle ondulazioni occidentali, risulterebbe più esposto a infiltrazioni di aria relativamente fresca, a maggiore nuvolosità e a condizioni di instabilità. Al contrario, l’Europa meridionale verrebbe a collocarsi più frequentemente sotto l’influenza della subsidenza anticiclonica, cioè di moti discendenti dell’aria che ostacolano la formazione delle nubi profonde, favoriscono cieli più sereni e incrementano l’efficienza del riscaldamento radiativo diurno. In questa prospettiva, le anomalie termiche positive previste su ampie porzioni dell’Europa meridionale e occidentale non dipenderebbero soltanto dall’avvezione di masse d’aria calde, ma anche dalla maggiore persistenza dell’insolazione e dalla riduzione dell’evaporazione laddove i suoli risultino già asciutti.
La previsione di temperature prossime o superiori alla media su gran parte dell’Europa, Regno Unito compreso, deve dunque essere letta nel contesto di una marcata differenziazione geografica. Scandinavia e Stati baltici, più direttamente influenzati dalla saccatura e dal transito di correnti occidentali o nord-occidentali, potrebbero mantenere valori termici nella norma o localmente inferiori alle medie del periodo. Questa contrapposizione tra un’Europa settentrionale più esposta a condizioni cicloniche e un’Europa meridionale più condizionata dall’alta pressione è una caratteristica ricorrente delle configurazioni estive in cui il getto atlantico scorre a latitudini relativamente elevate e le anomalie di geopotenziale positive si consolidano sul Mediterraneo o sull’Europa centro-meridionale. Studi dedicati alle grandi ondate di calore europee hanno mostrato che la persistenza di promontori anticiclonici e di regimi di NAO estiva positiva può contribuire a prolungare gli eccessi termici, soprattutto quando la circolazione favorisce deficit pluviometrici e progressive riduzioni dell’umidità del suolo.
Anche il segnale pluviometrico europeo appare coerente con tale assetto: le aree poste lungo il bordo orientale o settentrionale della saccatura, come la Scandinavia e parte dell’Europa sud-orientale, potrebbero essere interessate da nuovi episodi di precipitazione associati a passaggi frontali, convergenze nei bassi strati e sollevamento dinamico dell’aria. Nelle regioni poste sotto il promontorio anticiclonico, invece, la probabilità di precipitazioni diffuse tende a ridursi, poiché la subsidenza stabilizza la colonna atmosferica e limita l’innesco convettivo. Ciò non esclude del tutto temporali locali, specialmente sui rilievi o lungo le zone di convergenza termica, ma rende meno probabile una fase perturbata organizzata e persistente. La distinzione è importante perché, nel semestre caldo, un’anomalia anticiclonica non implica automaticamente assenza assoluta di piogge: determina piuttosto una diminuzione della frequenza dei sistemi frontali e una maggiore irregolarità nella distribuzione spaziale delle precipitazioni.
Sull’Asia, la prevista persistenza di un blocco di tipo omega rappresenta l’elemento dinamico più rilevante. Questo tipo di configurazione è caratterizzato da un promontorio anticiclonico centrale affiancato da due saccature, una a ovest e una a est, assumendo nella struttura delle correnti in quota una forma simile alla lettera greca omega. I blocchi atmosferici sono sistemi quasi stazionari che deviano il flusso occidentale e costringono le perturbazioni a transitare lungo i loro margini; proprio per questa ragione possono mantenere anomalie termiche e pluviometriche persistenti per diversi giorni o persino settimane. Le analisi climatologiche mostrano inoltre che i blocchi di tipo omega possiedono spesso una maggiore persistenza rispetto ad altre configurazioni di blocco, rendendoli particolarmente rilevanti per l’evoluzione delle anomalie estreme.
La presenza di un promontorio anticiclonico centrato sull’Asia centrale favorirebbe quindi condizioni diffusamente più calde del normale sulla Siberia settentrionale e sull’Asia centrale, dove la subsidenza, l’elevata insolazione e la scarsa ventilazione verticale possono contribuire a un progressivo accumulo di calore nei bassi strati. In queste situazioni l’atmosfera tende a essere più stabile, la copertura nuvolosa può ridursi e il bilancio radiativo diurno diventa maggiormente favorevole al riscaldamento della superficie. Allo stesso tempo, le due saccature laterali previste sull’Asia occidentale e sull’Asia nord-orientale potrebbero delimitare zone relativamente più fresche, con temperature nella norma o inferiori alla media soprattutto sulla Russia occidentale e sulla Siberia orientale. La letteratura sulle ondate di calore asiatiche conferma il ruolo centrale dei blocchi e delle anomalie positive di geopotenziale nella formazione di episodi caldi persistenti, poiché essi favoriscono la stagnazione dell’aria e l’interruzione del normale ricambio delle masse d’aria alle medie latitudini.
Il segnale delle precipitazioni asiatiche risulta invece più articolato. Le saccature collocate ai margini del blocco possono favorire condizioni dinamicamente più propizie alle piogge sulla Siberia meridionale e orientale, sull’Asia nord-orientale, sull’Altopiano Tibetano e fino alla Cina sud-occidentale. In queste aree, l’interazione tra correnti in quota, flussi umidi nei bassi strati, orografia e convezione monsonica può incrementare la probabilità di precipitazioni, anche a carattere temporalesco. L’Altopiano Tibetano costituisce in particolare una regione estremamente sensibile alla posizione delle saccature e alle variazioni del monsone asiatico estivo, poiché la sua elevata quota favorisce il sollevamento dell’aria e l’innesco della convezione quando sono disponibili umidità e instabilità. Al di fuori di queste aree, la predominanza anticiclonica associata al blocco dovrebbe invece favorire condizioni più asciutte su vaste porzioni dell’Asia continentale.
Sul Nord America, la traslazione del promontorio anticiclonico dal Canada orientale verso le Montagne Rocciose e il contestuale approfondimento della saccatura sugli Stati Uniti orientali rappresentano una tipica riorganizzazione ondulatoria della corrente a getto. Un promontorio sulle regioni occidentali o centro-occidentali del continente tende infatti a favorire, a valle, una curvatura ciclonica del flusso e lo sviluppo di una saccatura sul settore orientale. In questo contesto, il Canada e gli Stati Uniti occidentali potrebbero sperimentare temperature nella norma o superiori alla media, mentre l’Alaska e gli Stati Uniti orientali risulterebbero più esposti a valori termici normali o inferiori alla media, in relazione all’afflusso di aria più fresca dalle alte latitudini e alla maggiore frequenza di nuvolosità e precipitazioni. La configurazione “cresta a ovest, saccatura a est” è frequentemente associata a un contrasto termico longitudinale sul continente nordamericano, pur con differenze regionali legate alla traiettoria effettiva del jet stream e alla disponibilità di umidità.
La presenza della saccatura sul Nord America orientale e di ondulazioni cicloniche sull’Alaska e sul Canada occidentale potrebbe inoltre sostenere nuove precipitazioni sull’Alaska, sul Canada occidentale, sulle Grandi Pianure e sugli Stati Uniti sud-orientali. Le Grandi Pianure rappresentano una zona particolarmente sensibile alla disposizione delle correnti in quota, poiché l’incontro tra aria più fresca in discesa dal Canada e aria calda e umida proveniente dal Golfo del Messico può favorire temporali organizzati e sistemi convettivi estesi. Anche negli Stati Uniti sud-orientali, l’influenza della saccatura può aumentare l’instabilità, soprattutto quando il trasporto di umidità marittima risulta sostenuto. Al contrario, nelle aree interessate più direttamente dalla subsidenza anticiclonica, le precipitazioni dovrebbero rimanere più scarse e discontinue.
Nel complesso, la seconda settimana appare dominata da una marcata organizzazione delle onde planetarie: una NAO tendenzialmente positiva sul settore nord-atlantico, una contrapposizione tra saccatura sull’Europa settentrionale e promontorio sul settore mediterraneo, un blocco omega persistente sull’Asia centrale e una struttura a promontorio occidentale-saccatura orientale sul Nord America. Questa configurazione favorisce un quadro termico diffusamente sopra media in molte aree continentali, ma con importanti eccezioni nelle regioni direttamente interessate dalle saccature. È opportuno ricordare che, a questa distanza temporale, le mappe di anomalia descrivono soprattutto la configurazione atmosferica media più probabile e non consentono di definire con precisione il tempo locale giorno per giorno: variazioni anche modeste nella posizione delle saccature o dei promontori possono modificare in modo sensibile la distribuzione finale di temperature e precipitazioni.

Medio termine – Seconda settimana: interpretazione della circolazione emisferica prevista dalla Figura 8
La Figura 8 rappresenta la previsione media d’ensemble GEFS delle anomalie di altezza di geopotenziale a 500 hPa per il periodo compreso tra il 6 e il 10 luglio 2026. Si tratta di una quota atmosferica collocata mediamente attorno ai 5.500 metri, particolarmente utile per individuare la struttura delle grandi onde di Rossby, la posizione delle saccature e dei promontori anticiclonici e, di conseguenza, la configurazione generale che può favorire anomalie termiche e pluviometriche alle medie latitudini. Le linee nere mostrano le altezze assolute del geopotenziale, mentre le tonalità rosse e blu descrivono lo scostamento dalla climatologia: valori positivi segnalano una colonna atmosferica più spessa e, in genere, un promontorio anticiclonico; valori negativi indicano invece una colonna più fredda e meno spessa, normalmente associata a saccature e circolazione ciclonica. È importante sottolineare che il geopotenziale a 500 hPa non corrisponde direttamente alla temperatura al suolo, ma costituisce uno dei principali fattori dinamici che ne condizionano l’evoluzione attraverso la subsidenza, l’avvezione delle masse d’aria, la nuvolosità, il bilancio radiativo e la distribuzione delle precipitazioni.
Il segnale previsto sull’emisfero boreale mostra una circolazione tutt’altro che uniforme, organizzata lungo un’alternanza di promontori e saccature di scala planetaria. Nel settore artico e subartico, soprattutto in prossimità della Groenlandia e dei bacini limitrofi, la presenza di anomalie negative di geopotenziale indica il mantenimento di una circolazione relativamente depressionaria alle alte latitudini. Un quadro di questo tipo risulta nel complesso compatibile con una proiezione debolmente positiva dell’Oscillazione Artica, poiché non emergono grandi anomalie anticicloniche persistenti sul cuore dell’Artico capaci di favorire una marcata espansione meridiana del vortice polare troposferico. L’AO, tuttavia, è un indice emisferico calcolato statisticamente e non può essere dedotta in modo rigoroso da una sola carta: la mappa suggerisce una tendenza generale, ma la sua effettiva intensità richiederebbe la verifica dell’indice previsto e dell’evoluzione giornaliera delle anomalie. La letteratura descrive l’AO come una modalità dominante della variabilità extratropicale, connessa alle variazioni nella forza e nella configurazione del vortice circumpolare e del flusso occidentale alle medie latitudini.
Nel comparto nord-atlantico, l’assenza di un robusto anticiclone groenlandese e la presenza di geopotenziali relativamente più bassi tra Groenlandia, Mare del Labrador e regioni artiche occidentali risultano coerenti con una NAO tendenzialmente positiva. In estate, tuttavia, la NAO presenta caratteristiche diverse rispetto alla stagione fredda: i suoi centri d’azione risultano mediamente più deboli, più mobili e maggiormente influenzati dalla posizione del getto atlantico. Di conseguenza, non è corretto tradurre automaticamente una NAO positiva in uno schema meteorologico identico a quello invernale. Nella stagione calda, il suo ruolo è soprattutto quello di modulare la traiettoria delle perturbazioni atlantiche, la persistenza delle anomalie di pressione sull’Europa e la probabilità di estremi termici o pluviometrici in specifiche regioni del continente. Studi dedicati alla Summer NAO mostrano infatti che le sue fasi estreme possono modificare sensibilmente nuvolosità, temperatura e precipitazioni sull’Europa nord-occidentale e sulle regioni poste lungo il corridoio del jet stream.
Per l’Europa, il disegno più rilevante è il contrasto tra una circolazione relativamente più ciclonica sull’Europa settentrionale e un promontorio anticiclonico esteso dal Nord Africa e dal Mediterraneo verso l’Europa meridionale e parte di quella centro-occidentale. La saccatura presente tra Atlantico settentrionale, Scandinavia e Baltico favorirebbe il transito di correnti occidentali o nord-occidentali, una maggiore frequenza di nuvolosità e condizioni più favorevoli a episodi piovosi sulle regioni nordiche. Al contrario, sul settore mediterraneo e sull’Europa meridionale il segnale positivo di geopotenziale indica una maggiore probabilità di subsidenza atmosferica. L’aria in discesa tende a comprimersi e riscaldarsi, limita la crescita verticale delle nubi e favorisce un maggiore soleggiamento; questo insieme di processi può sostenere temperature superiori alla media e precipitazioni meno frequenti, soprattutto quando la configurazione si mantiene per più giorni.
L’Italia sembra inserirsi sul margine meridionale e orientale del promontorio anticiclonico previsto. Una posizione di questo tipo favorisce in generale condizioni calde e relativamente stabili, ma non equivale a una garanzia di tempo identico su tutto il Paese. Le regioni settentrionali e il versante adriatico possono essere più sensibili a eventuali infiltrazioni fresche o umide provenienti dall’Europa centro-settentrionale, mentre il Centro-Sud e le aree interne potrebbero risentire maggiormente della componente subsidente e del forte riscaldamento diurno. La persistenza di una struttura anticiclonica subtropicale sul Mediterraneo è un elemento ricorrente negli episodi di caldo estivo: ricerche recenti hanno mostrato come le creste subtropicali persistenti e l’indebolimento della ventilazione possano favorire non solo temperature elevate sulla terraferma, ma anche un rapido riscaldamento della superficie marina mediterranea.
Il segnale pluviometrico associato alla carta deve essere letto come conseguenza della disposizione delle anomalie in quota. Nelle aree collocate sotto la saccatura, come Scandinavia, Stati baltici e settori dell’Europa sud-orientale, la curvatura ciclonica delle correnti in quota può agevolare il sollevamento dell’aria e il passaggio di sistemi frontali o depressionari secondari. In queste regioni la probabilità di precipitazioni risulta quindi relativamente più elevata. Viceversa, nelle aree dominate dal promontorio anticiclonico, la subsidenza tende a stabilizzare la colonna atmosferica e a ridurre la frequenza delle perturbazioni organizzate. Ciò non esclude rovesci o temporali locali, in particolare sui rilievi o lungo le linee di convergenza nei bassi strati, ma rende più probabile una distribuzione irregolare delle piogge e un rischio maggiore di deficit idrico nelle regioni già caratterizzate da suoli secchi.
Quest’ultimo elemento assume particolare importanza nel semestre caldo, poiché la risposta della superficie terrestre può amplificare l’anomalia atmosferica iniziale. Quando il suolo dispone di poca umidità, una quota più ridotta dell’energia solare viene impiegata per l’evaporazione e una quota maggiore si trasforma in calore sensibile, favorendo temperature più elevate vicino al suolo. La persistenza anticiclonica e l’essiccamento del terreno possono quindi entrare in una retroazione positiva, nella quale stabilità atmosferica, deficit pluviometrico e calore si rafforzano reciprocamente. Questo meccanismo è stato documentato in modo approfondito per l’ondata di calore europea del 2003 e per altri episodi estivi caratterizzati da anomalie anticicloniche persistenti.
Sull’Asia, la carta suggerisce una struttura che ricorda un blocco di tipo omega, con un’ampia anomalia positiva centrata sull’Asia centrale e due aree relativamente più depressionarie collocate ai suoi lati, una verso l’Asia occidentale e l’altra verso la Siberia orientale e il Pacifico nord-occidentale. In presenza di un blocco di questo genere, il flusso occidentale non procede in maniera lineare da ovest verso est, ma viene deviato attorno al promontorio centrale. L’area anticiclonica può quindi assumere carattere di persistenza, ostacolando il passaggio delle perturbazioni e favorendo anomalie termiche durevoli. Nel settore dell’Asia centrale e della Siberia settentrionale, la combinazione tra subsidenza, cieli poco nuvolosi e forte insolazione estiva potrebbe sostenere condizioni termiche superiori alla media. Le aree poste lungo i due lati della struttura, invece, possono risultare più esposte a correnti instabili, precipitazioni e temperature relativamente più contenute.
La relazione tra blocchi atmosferici e estremi climatici è ben documentata. Le anomalie persistenti di geopotenziale positivo a 500 hPa rappresentano una componente essenziale di molte ondate di calore estive, poiché rallentano la progressione zonale delle perturbazioni e prolungano l’esposizione di una regione alle stesse masse d’aria. Gli studi sui grandi episodi di caldo dell’Eurasia, compresa l’ondata russa del 2010, mostrano come i blocchi in quota possano mantenere per molti giorni una circolazione favorevole alla subsidenza, all’accumulo di calore e alla riduzione delle precipitazioni.
Anche sul Nord America la configurazione prevista evidenzia un’importante ondulazione del getto. Il promontorio sull’ovest del continente, con geopotenziali relativamente elevati tra Canada occidentale e Montagne Rocciose, appare associato a una saccatura più marcata sugli Stati Uniti orientali e sulle aree nord-orientali del continente. Questa disposizione tende a favorire un contrasto termico longitudinale: condizioni mediamente più calde e stabili sulle regioni occidentali e centro-occidentali, con temperature più contenute e una maggiore probabilità di precipitazioni sulle pianure centrali e sugli Stati Uniti orientali. Anche l’Alaska, collocata più vicina al lato ciclonico della circolazione, potrebbe risentire di condizioni relativamente più fresche e instabili. Il segnale non implica che ogni singolo giorno seguirà questo schema, ma indica quale sia il contesto dinamico più probabile nella media del periodo.
Nel complesso, la Figura 8 descrive un emisfero dominato da onde planetarie relativamente ampie e da una distribuzione delle anomalie favorevole a una certa persistenza dei regimi atmosferici. Per l’Europa, il messaggio principale è la probabile prosecuzione di un gradiente nord-sud: maggiore instabilità e temperature meno elevate sulle regioni settentrionali, condizioni più calde e mediamente più asciutte sul Mediterraneo e sull’Europa meridionale. Per l’Asia centrale emerge il rischio di una persistenza anticiclonica associata a caldo e siccità, mentre sul Nord America prevale un contrasto tra promontorio a ovest e saccatura a est. Trattandosi di una previsione a 11–15 giorni, il valore principale della carta risiede nell’individuazione della configurazione media su larga scala, non nella definizione del tempo locale: una variazione anche modesta nella posizione delle saccature o del promontorio mediterraneo potrebbe modificare sensibilmente temperatura e precipitazioni su scala regionale. Le configurazioni di blocco, inoltre, restano tra gli aspetti più complessi da prevedere con accuratezza, soprattutto nella fase di formazione e di dissolvimento.

Medio termine – Seconda settimana: anomalie termiche previste nell’emisfero boreale secondo la Figura 9
La Figura 9 illustra le anomalie previste della temperatura dell’aria a 2 metri dal suolo per il periodo compreso tra il 6 e il 10 luglio 2026, elaborate dall’ensemble GEFS inizializzato alle ore 00 UTC del 25 giugno. La carta non rappresenta le temperature assolute attese, ma il loro scostamento rispetto alla climatologia del periodo: le tonalità rosse indicano valori mediamente superiori alla norma, quelle blu valori inferiori, mentre le aree prossime al bianco segnalano condizioni termiche vicine alla media climatologica. Trattandosi di una media su cinque giorni e, inoltre, di un prodotto d’ensemble, la mappa va interpretata come indicazione del segnale termico prevalente su larga scala e non come previsione puntuale della temperatura massima di una singola località o della durata precisa di eventuali ondate di calore.
Il quadro generale mostra una prevalenza molto ampia di anomalie termiche positive alle medie latitudini dell’emisfero boreale, in stretta relazione con la configurazione di geopotenziale prevista dalla Figura 8. L’Europa centro-meridionale, il bacino del Mediterraneo, il Nord Africa, vaste aree dell’Asia e parte del Nord America risultano interessati da temperature mediamente superiori alla norma, mentre le anomalie negative restano più circoscritte alla Groenlandia, ai settori artici del Canada e ad alcune aree prossime alla circolazione depressionaria dell’Atlantico settentrionale. Questa distribuzione riflette il ruolo fondamentale delle onde planetarie e delle anomalie di geopotenziale a 500 hPa nel determinare le caratteristiche termiche della superficie: laddove prevalgono promontori anticiclonici e subsidenza atmosferica, aumenta la probabilità di cieli più sereni, maggiore insolazione e riscaldamento dei bassi strati; nelle regioni interessate da saccature, invece, la maggiore nuvolosità, le correnti più fresche e l’attività perturbata tendono a contenere la temperatura.
Sull’Europa emerge una fascia di anomalie positive estesa dalla Penisola Iberica verso la Francia, l’Europa centrale, i Balcani e il Mediterraneo. L’Italia appare inserita in questa area più calda della norma, coerentemente con la presenza di un promontorio subtropicale sul settore centro-meridionale del continente. In una simile configurazione, la subsidenza associata all’alta pressione favorisce la compressione e il riscaldamento adiabatico dell’aria in discesa, limita lo sviluppo della nuvolosità profonda e aumenta la quantità di radiazione solare disponibile al suolo. Il risultato non è soltanto un incremento delle temperature diurne, ma anche una maggiore probabilità di notti relativamente calde, soprattutto nelle aree urbane, nelle pianure interne e lungo le coste dove il mare già riscaldato limita il raffreddamento notturno.
L’anomalia positiva prevista sul Mediterraneo deve essere interpretata anche nel contesto di una regione particolarmente sensibile al riscaldamento estivo. Il bacino mediterraneo rappresenta infatti una zona di transizione tra la circolazione temperata europea e la fascia subtropicale nordafricana, per cui anche piccoli spostamenti verso nord dei promontori africani possono determinare significative variazioni nella temperatura e nell’umidità delle masse d’aria. Gli studi sulle ondate di calore mediterranee mostrano come le anomalie di alta pressione in quota, le avvezioni meridionali e la persistenza di cieli sereni costituiscano fattori centrali nell’intensificazione degli estremi termici regionali. La presenza di geopotenziali elevati favorisce inoltre un bilancio radiativo positivo, mentre la riduzione della ventilazione limita la dispersione del calore accumulato nei bassi strati.
La figura evidenzia un contrasto con le regioni settentrionali europee e con la Groenlandia, dove le anomalie risultano più deboli o localmente negative. Questa distribuzione è coerente con la presenza della saccatura prevista tra Groenlandia, Atlantico settentrionale e Scandinavia. Le aree poste sul lato ciclonico della circolazione tendono infatti a ricevere masse d’aria relativamente più fresche, a sperimentare una maggiore copertura nuvolosa e, in alcuni casi, a essere interessate da sistemi perturbati capaci di limitare il riscaldamento diurno. Ciò non significa necessariamente che tali regioni vivranno condizioni fredde in senso assoluto, poiché il mese di luglio presenta comunque una forte insolazione alle alte latitudini, ma indica che le temperature medie del periodo potrebbero risultare meno elevate rispetto alla norma e soprattutto inferiori rispetto alle aree mediterranee e continentali poste sotto l’influenza anticiclonica.
Particolarmente significativo è il segnale previsto sull’Asia centrale, dove la carta mostra le anomalie positive più marcate dell’intero emisfero. Tale area coincide con il promontorio anticiclonico persistente associato al blocco di tipo omega osservabile nella Figura 8. In queste condizioni il flusso occidentale viene deviato ai margini della struttura anticiclonica, mentre la regione centrale del blocco tende a rimanere soggetta a subsidenza, scarsa nuvolosità e forte riscaldamento radiativo. La persistenza è un fattore decisivo: più a lungo una cresta anticiclonica rimane quasi stazionaria, maggiore diventa la probabilità che il calore si accumuli progressivamente nella colonna d’aria e al suolo. La letteratura mostra che le anomalie positive di geopotenziale a 500 hPa costituiscono una delle configurazioni più ricorrenti nei grandi episodi di caldo asiatico, poiché favoriscono un ambiente stabile, poco ventilato e particolarmente propenso all’intensificazione termica.
Nell’Asia centrale e nelle aree continentali interne dell’Eurasia, il riscaldamento associato alla configurazione atmosferica può essere amplificato dalle condizioni della superficie terrestre. Se i suoli risultano già asciutti, una parte minore dell’energia solare viene utilizzata per l’evaporazione dell’acqua e una quota maggiore viene trasformata in calore sensibile, aumentando direttamente la temperatura dell’aria prossima al terreno. Questo processo è noto come retroazione suolo-atmosfera: il caldo riduce l’umidità del suolo, il suolo più secco riduce il raffreddamento evaporativo e ciò favorisce ulteriore riscaldamento. Le ricerche condotte sulle grandi ondate di calore europee e asiatiche hanno evidenziato come questo meccanismo possa rafforzare in modo sostanziale gli effetti inizialmente prodotti dalla circolazione atmosferica su larga scala.
Anche il Nord Africa appare interessato da anomalie positive diffuse, in linea con la persistenza della fascia anticiclonica subtropicale e con l’intensa insolazione tipica della stagione estiva. In questa regione il riscaldamento del suolo desertico, la bassa umidità atmosferica e la limitata copertura nuvolosa favoriscono temperature frequentemente molto elevate in termini assoluti. Il dato più rilevante ai fini della figura, tuttavia, è il possibile rafforzamento del gradiente termico tra il Nord Africa e il Mediterraneo: qualora le correnti meridionali o sud-occidentali riuscissero a risalire verso il bacino centrale e occidentale mediterraneo, parte dell’aria calda continentale sahariana potrebbe contribuire ad accentuare le anomalie positive anche sull’Europa meridionale.
Sul Nord America il quadro appare più differenziato. Il Canada centro-occidentale e gli Stati Uniti occidentali mostrano un segnale termico generalmente positivo, coerente con la presenza del promontorio anticiclonico previsto tra le Montagne Rocciose e le regioni occidentali del continente. Gli Stati Uniti orientali, al contrario, presentano anomalie più deboli o prossime alla norma, poiché collocati più vicini alla saccatura prevista sul lato orientale della circolazione. Questa contrapposizione tra ovest più caldo e stabile ed est relativamente più fresco o instabile è una conseguenza tipica delle grandi ondulazioni della corrente a getto nordamericana: sul lato occidentale della cresta anticiclonica prevalgono subsidenza e riscaldamento, mentre a valle della struttura, lungo la saccatura, aumentano le probabilità di infiltrazioni fresche, nuvolosità e precipitazioni.
La Groenlandia e parte delle regioni artiche canadesi costituiscono il principale nucleo di anomalie negative della carta. Questo segnale è associato alla persistente area di geopotenziali inferiori alla media prevista alle alte latitudini e indica un contesto potenzialmente più favorevole a nuvolosità, circolazione ciclonica e trasporto di aria relativamente fredda. Va comunque ricordato che le anomalie negative su queste regioni non possono essere automaticamente interpretate come un’inversione del trend climatico di fondo: esse rappresentano la risposta temporanea della circolazione atmosferica a una specifica configurazione sinottica e possono coesistere con un quadro generale di riscaldamento a lungo termine dell’Artico.
Nel suo insieme, la Figura 9 suggerisce una fase termicamente favorevole a valori superiori alla norma su gran parte delle terre emerse dell’emisfero boreale, con particolare enfasi sul Mediterraneo, sul Nord Africa, sull’Europa centro-meridionale e soprattutto sull’Asia centrale. Il collegamento con la Figura 8 è diretto: le anomalie positive di temperatura corrispondono in larga misura alle aree dominate dai promontori anticiclonici e dalle condizioni di blocco, mentre le anomalie negative o più contenute coincidono con le saccature e le zone poste sotto l’influenza di correnti cicloniche. Gli studi dedicati ai blocchi atmosferici euro-atlantici confermano che, durante l’estate, questi regimi possono favorire ondate di calore e siccità attraverso la subsidenza, la riduzione della nuvolosità e la persistenza delle stesse masse d’aria per più giorni consecutivi.
È comunque essenziale mantenere cautela nell’interpretazione operativa della previsione. Una mappa media d’ensemble a 11–15 giorni può individuare con buona utilità il segnale emisferico dominante, ma non consente di stabilire con precisione né le temperature massime locali né la durata di eventuali episodi estremi. Inoltre, l’intensità reale delle anomalie dipenderà dalla posizione finale dei promontori e delle saccature, dalla nuvolosità, dalla ventilazione, dall’umidità del terreno e dall’evoluzione delle masse d’aria nei singoli giorni. Per l’Italia, il messaggio centrale resta comunque quello di una probabile fase più calda della media tra il 6 e il 10 luglio, inserita in un contesto atmosferico favorevole alla stabilità anticiclonica e alla persistenza del caldo sul Mediterraneo.

Medio termine – Seconda settimana: interpretazione delle anomalie di precipitazione previste dalla Figura 10
La Figura 10 mostra le anomalie previste del tasso medio di precipitazione per il periodo compreso tra il 6 e il 10 luglio 2026, elaborate dall’ensemble GEFS inizializzato alle 00 UTC del 25 giugno. Le tonalità rosse identificano aree nelle quali le precipitazioni medie giornaliere potrebbero risultare superiori alla climatologia, mentre le tonalità blu indicano un segnale di deficit pluviometrico; le zone bianche o molto chiare corrispondono invece a valori prossimi alla norma o a un segnale poco definito. Poiché si tratta di una carta di anomalia media su cinque giorni, il suo significato non coincide con la previsione puntuale della pioggia che cadrà in una singola città: essa descrive piuttosto dove la configurazione atmosferica prevista potrebbe favorire una frequenza maggiore o minore di eventi precipitativi rispetto a quanto mediamente atteso nel medesimo periodo dell’anno.
L’interpretazione della carta deve essere collegata direttamente alla configurazione di geopotenziale illustrata nella Figura 8. Le anomalie pluviometriche non dipendono soltanto dalla quantità di umidità disponibile, ma soprattutto dalla capacità dell’atmosfera di sollevare l’aria, condensarla e trasformarla in precipitazione. Le saccature in quota, le correnti cicloniche, i fronti e le zone di convergenza favoriscono il moto ascensionale e quindi la formazione di nubi e piogge; i promontori anticiclonici, al contrario, sono generalmente associati a subsidenza, stabilizzazione della colonna atmosferica e minore probabilità di precipitazioni diffuse. Gli studi sui blocchi atmosferici evidenziano come, durante l’estate, le anomalie anticicloniche persistenti possano deviare le perturbazioni, ridurre la nuvolosità e favorire periodi secchi attraverso la subsidenza su larga scala e il conseguente aumento del riscaldamento radiativo al suolo.
Sull’Europa la figura suggerisce un quadro nel complesso poco favorevole a precipitazioni diffuse e organizzate, in particolare su parte dell’Europa occidentale, centrale e settentrionale, dove prevalgono anomalie debolmente o moderatamente negative. Questo segnale è coerente con il promontorio anticiclonico previsto sul Mediterraneo e sull’Europa meridionale, associato a una maggiore stabilità atmosferica e a una minore frequenza dei sistemi perturbati atlantici. Le aree più vicine al margine della saccatura nord-atlantica, come la Scandinavia, il Baltico e parte dell’Europa orientale o sud-orientale, possono invece mostrare un segnale più variabile, perché maggiormente esposte a infiltrazioni fresche, onde depressionarie secondarie e passaggi frontali. La distribuzione non è quindi uniforme: la carta non prospetta una completa assenza di piogge sul continente, ma una prevalenza di condizioni relativamente meno favorevoli alle precipitazioni rispetto alla climatologia su molte regioni europee.
Nel Mediterraneo, e quindi anche sull’Italia, la previsione appare compatibile con una fase nella quale la probabilità di passaggi perturbati organizzati resta limitata. Il segnale sulla Penisola non sembra ovunque intenso, ma il contesto sinottico indicato dalla Figura 8 suggerisce una maggiore influenza anticiclonica, soprattutto sulle regioni centro-meridionali e sui settori tirrenici. In estate, il Mediterraneo è fisiologicamente caratterizzato da una riduzione delle precipitazioni rispetto alle stagioni fredde, poiché l’espansione della fascia subtropicale favorisce moti discendenti e stabilità atmosferica. Le eventuali precipitazioni possono quindi risultare concentrate in temporali locali, spesso favoriti dall’orografia, dal riscaldamento diurno o da linee di convergenza nei bassi strati, piuttosto che associate a sistemi frontali estesi e persistenti. La letteratura sul clima mediterraneo sottolinea come la stagione estiva sia normalmente dominata da alte pressioni discendenti, responsabili di condizioni calde e relativamente secche, soprattutto nel bacino centrale e meridionale.
Questo non significa che una carta con anomalie negative delle precipitazioni possa essere interpretata automaticamente come indicazione di siccità conclamata. Un deficit previsto su cinque giorni assume un peso molto diverso a seconda dello stato precedente dei suoli, dell’evapotraspirazione, delle temperature e delle riserve idriche accumulate nei mesi precedenti. Tuttavia, qualora condizioni anticicloniche e precipitazioni inferiori alla media si ripetessero per più settimane, il deficit idrico potrebbe rafforzarsi attraverso la retroazione tra suolo e atmosfera. Terreni più asciutti riducono l’evaporazione, aumentano la quota di energia solare trasformata in calore sensibile e favoriscono temperature più elevate; il caldo, a sua volta, incrementa l’evaporazione residua e la domanda evaporativa dell’atmosfera. Studi sulle siccità mediterranee mostrano che la persistenza della circolazione anticiclonica e le retroazioni legate all’umidità del suolo costituiscono elementi essenziali nell’avvio e nel mantenimento delle fasi secche estive.
Il quadro asiatico è più complesso e riflette l’interazione tra il blocco anticiclonico sull’Asia centrale, le saccature ai suoi margini e la circolazione monsonica estiva. La figura mostra infatti un’alternanza molto netta di anomalie positive e negative fra l’Asia meridionale, l’Altopiano Tibetano, la Cina sud-occidentale, il Sud-est asiatico e il Pacifico occidentale. Una struttura di questo tipo non indica un monsone uniformemente più debole o più forte, ma suggerisce piuttosto uno spostamento o una riorganizzazione delle bande pluviometriche stagionali. Nel periodo estivo, la distribuzione delle piogge asiatiche è regolata dal trasporto di umidità dall’Oceano Indiano e dal Pacifico occidentale, dalla posizione delle depressioni monsoniche, dalla convergenza nei bassi strati e dal forte ruolo dell’orografia himalayana e tibetana. Gli studi dedicati al monsone estivo dell’Asia orientale mostrano che anche variazioni relativamente modeste nella circolazione e nella posizione dell’Altopiano Tibetano possono modificare in modo rilevante la collocazione delle fasce di precipitazione.
Le anomalie più marcate previste tra le regioni tropicali e monsoniche dell’Asia devono inoltre essere lette alla luce dell’elevata variabilità intrastagionale tipica di luglio. In questa parte del mondo, una differenza di pochi gradi nella posizione della corrente a getto subtropicale, delle depressioni monsoniche o dei flussi umidi provenienti dal Golfo del Bengala può modificare profondamente la distribuzione delle precipitazioni. Il trasporto di vapore acqueo verso il margine sud-occidentale dell’Altopiano Tibetano è infatti collegato sia ai sistemi di bassa pressione monsonici sull’India sia ai flussi meridionali provenienti dall’Oceano Indiano. La carta deve quindi essere interpretata come un’indicazione della probabile redistribuzione delle zone più piovose, non come una previsione deterministica di alluvioni o siccità locali.
Sul Pacifico tropicale e sul settore marittimo dell’Indonesia, delle Filippine e del Pacifico occidentale si osservano anomalie di precipitazione particolarmente organizzate. Queste strutture possono essere associate alla variabilità della convezione tropicale, alla posizione stagionale della Zona di Convergenza Intertropicale, alla South Pacific Convergence Zone e, su scala intrastagionale, a oscillazioni come la Madden-Julian Oscillation. Tuttavia, dalla sola Figura 10 non è possibile attribuire con certezza il segnale a una specifica fase della MJO: per farlo sarebbe necessario analizzare il diagramma RMM, la radiazione infrarossa uscente, i venti zonali tropicali e l’evoluzione temporale della convezione. La letteratura conferma comunque che la MJO è caratterizzata dalla propagazione verso est di anomalie di convezione profonda e precipitazione su larga scala, capaci di modificare temporaneamente le fasce tropicali più piovose.
In Nord America la carta evidenzia una distribuzione molto eterogenea. Le anomalie negative su Alaska, Canada occidentale e parte del Pacifico nord-orientale risultano coerenti con una minore frequenza di precipitazioni rispetto alla norma in quelle aree, mentre sulle Grandi Pianure e su alcuni settori degli Stati Uniti centrali e orientali compare un segnale più favorevole a precipitazioni prossime o localmente superiori alla media. Questa configurazione è compatibile con la struttura descritta nella Figura 8, nella quale un promontorio sulle regioni occidentali del continente è accompagnato da una saccatura più orientale. Le Grandi Pianure costituiscono una regione meteorologicamente molto sensibile alla disposizione della corrente a getto, al trasporto di umidità dal Golfo del Messico e all’interazione fra masse d’aria calde e umide meridionali e aria più fresca proveniente dal Canada. La variabilità estiva delle precipitazioni statunitensi è infatti strettamente legata alla configurazione delle onde planetarie, alle anomalie delle temperature oceaniche e alla disponibilità di umidità nei bassi strati.
Per l’Europa e il Mediterraneo, il messaggio principale della Figura 10 resta dunque quello di una fase mediamente meno favorevole a precipitazioni frequenti e diffuse, in particolare nelle zone maggiormente influenzate dal promontorio subtropicale. L’eventuale comparsa di temporali locali non contraddirebbe questa previsione, poiché nel semestre caldo la convezione può produrre fenomeni intensi ma circoscritti anche in un contesto complessivamente secco. È proprio la natura intermittente e localizzata delle precipitazioni estive a rendere difficile la previsione dettagliata a scala territoriale: una carta d’ensemble a 11–15 giorni può riconoscere con una certa utilità il segnale delle grandi strutture atmosferiche, ma presenta inevitabilmente limiti nel localizzare con precisione celle temporalesche, convergenze al suolo e nuclei di precipitazione intensa. Studi sulla previsione delle siccità e delle anomalie pluviometriche europee mostrano che la capacità predittiva diminuisce sensibilmente quando si passa dalla circolazione su larga scala ai fenomeni locali e convettivi.
Nel complesso, la Figura 10 completa il quadro delineato dalle Figure 8 e 9: le anomalie positive di geopotenziale sul Mediterraneo, sull’Europa meridionale e sull’Asia centrale favoriscono una maggiore stabilità, temperature superiori alla norma e una tendenza alla riduzione delle precipitazioni; le saccature e i margini del blocco, invece, individuano le aree dove il sollevamento dinamico dell’aria e il trasporto di umidità possono sostenere piogge più frequenti. La previsione non descrive quindi un emisfero uniformemente secco o uniformemente piovoso, ma un sistema atmosferico organizzato in fasce di anomalie contrapposte, nel quale la disposizione delle onde di Rossby, dei blocchi anticiclonici e dei sistemi monsonici determina la distribuzione delle precipitazioni regionali.
Lungo termine – Prospettiva a 30 giorni
L’analisi a più lunga scadenza proposta per il mese di luglio si fonda anzitutto sull’evoluzione delle anomalie di altezza di geopotenziale sulla calotta polare, note come Polar Cap Height anomalies o PCH. Questo indicatore sintetizza le anomalie medie di geopotenziale a nord di 65°N lungo l’intera colonna atmosferica, dalla bassa troposfera alla stratosfera superiore, e consente di seguire la struttura verticale della circolazione artica. La presenza simultanea di anomalie negative nella stratosfera superiore e nella troposfera inferiore, associate ad anomalie positive nella bassa stratosfera e nella troposfera medio-alta, segnala una struttura verticale non uniforme, nella quale le variazioni dinamiche dei diversi livelli atmosferici non sono pienamente accoppiate. Le PCH risultano particolarmente utili per diagnosticare la relazione tra lo stato della circolazione polare, la forza del vortice e la variabilità dell’oscillazione anulare boreale, ma la loro interpretazione deve rimanere prudente: si tratta di un indicatore emisferico e non di una previsione diretta del tempo locale.
Il possibile trasferimento episodico delle anomalie positive dalla bassa stratosfera verso la troposfera inferiore rappresenta uno degli aspetti più delicati della previsione. La letteratura mostra che l’accoppiamento stratosfera-troposfera può influenzare l’evoluzione della circolazione alle medie latitudini, soprattutto quando anomalie persistenti nella regione polare riescono a propagarsi verso il basso e a modificare la configurazione della Northern Annular Mode. Tuttavia, tali meccanismi sono più solidamente documentati durante la stagione fredda, quando il vortice polare stratosferico è intenso e il gradiente termico meridionale è massimo. In estate la stratosfera polare boreale è dinamicamente meno dominante e il collegamento verticale tende quindi a essere più complesso, meno diretto e più difficile da tradurre in conseguenze regionali deterministiche.
La persistenza prevista di anomalie negative nella troposfera inferiore artica durante le prossime due settimane risulta comunque coerente con una fase positiva dell’AO al suolo. In un regime positivo dell’oscillazione anulare, la pressione tende a essere relativamente più bassa sul settore polare e il flusso occidentale alle medie latitudini può risultare più intenso o collocato a latitudini relativamente elevate. Ciò non implica automaticamente una circolazione perfettamente zonale né esclude la presenza di importanti ondulazioni del getto, ma riduce in media la probabilità di grandi espansioni meridiane dell’aria polare verso le regioni continentali temperate. Occorre inoltre considerare che l’AO estiva possiede caratteristiche proprie, diverse da quelle invernali, ed è associata al fronte artico, al getto polare e alle storm track circumpolari; il suo impatto può risultare particolarmente rilevante sulle temperature eurasiatiche.
La previsione mensile elaborata dal Climate Forecast System versione 2 suggerisce per luglio una configurazione troposferica dominata da promontori anticiclonici sull’Europa, sull’Asia occidentale e orientale, sul Canada occidentale e sugli Stati Uniti occidentali. A queste strutture si contrapporrebbero saccature sull’Iberia, sulla Siberia occidentale, nel Pacifico settentrionale a ovest della linea del cambiamento di data, lungo la costa pacifica statunitense, sul Canada orientale e sugli Stati Uniti nord-orientali. Un simile disegno implica una marcata ondulazione della corrente a getto e una distribuzione delle masse d’aria fortemente differenziata, con regioni sottoposte a subsidenza e riscaldamento persistente e altre più esposte a correnti cicloniche, nuvolosità e frequenti scambi meridiani.
Sull’Europa, il promontorio previsto favorirebbe una probabilità maggiore di temperature nella norma o superiori alla media mensile, specialmente nelle aree centro-meridionali e mediterranee. Le anomalie positive di geopotenziale a 500 hPa sono infatti strettamente associate alla subsidenza, alla riduzione della nuvolosità, al maggiore apporto radiativo al suolo e alla limitata frequenza di passaggi perturbati organizzati. Durante l’estate, la persistenza di tali strutture può favorire condizioni calde e asciutte, soprattutto quando si instaurano retroazioni tra suolo e atmosfera: la riduzione dell’umidità del terreno diminuisce il raffreddamento evaporativo e incrementa la quota di energia disponibile per il riscaldamento dell’aria prossima al suolo. La letteratura europea identifica proprio i blocchi anticiclonici e le anomalie positive persistenti di geopotenziale come elementi ricorrenti nelle ondate di calore e negli episodi composti di caldo e siccità.
La presenza prevista di una saccatura sull’Iberia introduce però un’importante eccezione al quadro europeo. Essa potrebbe favorire una maggiore instabilità sul settore occidentale del Mediterraneo e sulla Penisola Iberica, con possibili infiltrazioni di aria relativamente più fresca o con il transito di sistemi depressionari secondari. L’eventuale collocazione della saccatura risulterà decisiva anche per l’Italia: uno spostamento verso levante potrebbe favorire una maggiore instabilità sul Mediterraneo centrale, mentre una sua permanenza a ovest lascerebbe la Penisola più esposta al promontorio subtropicale. A scala mensile, differenze relativamente piccole nella posizione media di queste strutture possono produrre conseguenze rilevanti su temperatura, precipitazioni e frequenza degli episodi di caldo.
Sull’Asia, la previsione individua un’ampia fascia favorevole a condizioni termiche superiori alla norma, comprendente Medio Oriente, Asia centrale, Altopiano Tibetano, Pakistan, Afghanistan e porzioni dell’Asia orientale. Un promontorio esteso in queste aree favorirebbe subsidenza e forte riscaldamento continentale, particolarmente efficaci nelle regioni interne aride o semiaride, dove la scarsa umidità del suolo limita il consumo di energia attraverso l’evaporazione. In presenza di persistenza anticiclonica, il calore può accumularsi progressivamente e generare anomalie notevoli, soprattutto nelle aree dove la ventilazione rimane debole e la copertura nuvolosa è ridotta. Gli studi sulle ondate di calore eurasiatiche sottolineano il ruolo delle onde di Rossby quasi stazionarie, dei blocchi e delle anomalie positive di geopotenziale nella simultanea comparsa di temperature eccezionalmente elevate in regioni molto distanti tra loro.
Il segnale relativamente più fresco previsto sulla Russia occidentale e sul Kazakistan settentrionale sarebbe invece coerente con la presenza della saccatura sulla Siberia occidentale. In questo settore, una maggiore curvatura ciclonica del flusso in quota potrebbe favorire masse d’aria meno calde, maggiore nuvolosità e un’attività perturbata più frequente rispetto alle regioni poste sotto il promontorio. Anche in questo caso, tuttavia, “relativamente fresco” deve essere inteso come valore inferiore alla media climatologica o meno caldo rispetto alle regioni circostanti, non necessariamente come condizioni fredde in senso assoluto durante il mese di luglio.
Sul Nord America la previsione descrive una configurazione a forte contrasto longitudinale. Il promontorio previsto su Canada occidentale e Stati Uniti occidentali favorirebbe temperature prossime o superiori alla norma su Alaska, Canada occidentale e settentrionale e Stati Uniti occidentali, mentre le saccature sul Canada orientale e sugli Stati Uniti nord-orientali potrebbero sostenere condizioni relativamente meno calde. Questo schema, con una cresta a ovest e una saccatura a est, è tipico delle grandi ondulazioni della corrente a getto nordamericana e tende a produrre una netta differenza tra le regioni occidentali, maggiormente influenzate dalla subsidenza, e quelle orientali, più esposte a correnti settentrionali, instabilità e passaggi frontali.
È tuttavia essenziale interpretare queste indicazioni con cautela. Il CFSv2 è un modello accoppiato atmosfera-oceano-suolo progettato per la previsione substagionale e stagionale, ma una previsione mensile di dettaglio conserva inevitabilmente un’incertezza elevata, soprattutto per la posizione precisa delle saccature, dei promontori e dei blocchi. I prodotti stagionali del CFSv2 vengono costruiti impiegando molte inizializzazioni recenti e anomalie riferite alla climatologia dei reforecast 1991–2020; gli stessi servizi NOAA specificano che tali mappe non costituiscono le previsioni ufficiali, ma solo uno degli elementi utilizzati per elaborarle. Per questa ragione, le Figure 12 e 13 devono essere considerate soprattutto come una possibile tendenza di fondo, utile per identificare i regimi atmosferici potenzialmente dominanti, ma non come una previsione definitiva delle condizioni locali dell’intero mese di luglio.

Lungo termine – La struttura verticale della circolazione polare nella Figura 11
La Figura 11 rappresenta l’evoluzione osservata e prevista delle anomalie standardizzate dell’altezza di geopotenziale media sulla calotta polare, calcolata per l’area situata a nord di 60°N. È un diagramma particolarmente utile perché consente di seguire, contemporaneamente nel tempo e lungo la verticale atmosferica, il comportamento della circolazione polare dalla bassa troposfera fino alla stratosfera superiore. L’asse orizzontale mostra le date, dalla fine di maggio fino al 10 luglio 2026, mentre la linea verticale nera del 25 giugno separa la fase osservata, collocata a sinistra, da quella previsionale dell’ensemble GEFS, sulla destra. L’asse verticale è espresso in hPa: i valori prossimi a 1000 hPa corrispondono alla bassa troposfera, quelli intorno a 500 hPa alla media troposfera, i livelli tra 100 e 10 hPa alla stratosfera e quelli vicini a 1 hPa alla stratosfera superiore.
Le tonalità rosse indicano anomalie positive di geopotenziale sulla calotta polare, cioè altezze superiori alla climatologia, mentre le tonalità blu indicano geopotenziali inferiori alla norma. Poiché i dati sono standardizzati, l’intensità dei colori esprime lo scostamento rispetto alla variabilità tipica del periodo: un valore vicino a +2 indica un’anomalia molto rilevante, nell’ordine di due deviazioni standard sopra la climatologia, mentre valori prossimi allo zero indicano una situazione più vicina alla norma. Nella lettura dinamica delle modalità anulari dell’emisfero boreale, anomalie positive di geopotenziale sulla calotta polare tendono a essere associate a una circolazione polare relativamente meno intensa e meno ciclonica, mentre anomalie negative sono più coerenti con un vortice polare più compatto e con una fase positiva della Northern Annular Mode o dell’AO.
L’elemento più evidente nella Figura 11 è la presenza di una vasta fascia di anomalie positive nella bassa stratosfera, approssimativamente compresa fra 100 e 10 hPa. Il segnale rosso è già ben presente nella parte osservata del diagramma, con massimi particolarmente pronunciati tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno, e tende a persistere anche nella fase previsionale, pur con intensità generalmente inferiore. Ciò suggerisce che la bassa stratosfera polare mantenga geopotenziali mediamente superiori alla norma, segnale compatibile con una circolazione meno intensa rispetto alla climatologia a quelle quote. Tuttavia, questa anomalia non si presenta come un singolo nucleo isolato, ma come una struttura relativamente persistente e distribuita lungo un intervallo verticale piuttosto ampio.
Al di sopra della bassa stratosfera, tra circa 5 e 1 hPa, prevalgono invece anomalie negative. La coesistenza di geopotenziali inferiori alla norma nella stratosfera superiore e geopotenziali superiori alla norma nella stratosfera inferiore configura quindi un marcato dipolo verticale. Questo significa che la colonna atmosferica polare non sta evolvendo come un sistema unitario, caratterizzato da un’anomalia coerente dalla sommità della stratosfera fino alla superficie, ma mostra comportamenti differenti a seconda della quota. Tale struttura rende prudente qualsiasi interpretazione lineare: non è corretto considerare il segnale rosso della bassa stratosfera come la prova automatica di un imminente indebolimento generalizzato della circolazione polare in troposfera, proprio perché la parte superiore della stratosfera mantiene anomalie di segno opposto.
Nella troposfera medio-alta, grossomodo fra 500 e 200 hPa, il segnale appare più debole e meno uniforme. Nei giorni precedenti la data di inizializzazione si osservano anomalie lievemente positive, ma procedendo verso la prima decade di luglio il quadro tende a diventare più neutro. Questo dettaglio è molto importante, perché la capacità di una perturbazione stratosferica di influenzare il tempo alle medie latitudini dipende non soltanto dalla sua intensità in quota, ma soprattutto dalla sua persistenza e dalla possibilità che il segnale attraversi in modo coerente la tropopausa e raggiunga la bassa troposfera. Baldwin e Dunkerton hanno mostrato come le anomalie della circolazione polare possano talvolta comparire nella stratosfera e propagarsi gradualmente verso il basso, anticipando variazioni persistenti della AO, della NAO e delle storm track emisferiche.
Nella Figura 11, però, non emerge una chiara propagazione discendente delle anomalie positive dalla bassa stratosfera fino ai livelli prossimi alla superficie. Il segnale rosso tende infatti ad attenuarsi al di sotto dei 300–500 hPa e, nella parte previsionale, la bassa troposfera artica mostra valori generalmente prossimi alla neutralità o lievemente negativi. È proprio questo lieve segnale blu alle quote inferiori che risulta coerente con la previsione di una AO positiva indicata nella Figura 1: in una fase positiva dell’Oscillazione Artica, le anomalie di geopotenziale e pressione tendono infatti a essere relativamente più basse sul settore polare, mentre la fascia delle correnti occidentali alle medie latitudini può risultare più continua o posizionata più a nord.
La differenza fra il comportamento della bassa stratosfera e quello della troposfera inferiore suggerisce quindi un accoppiamento verticale incompleto. La presenza di anomalie positive tra 10 e 100 hPa costituisce certamente un elemento dinamicamente interessante, ma non appare accompagnata, almeno nell’attuale previsione, da un trasferimento robusto e continuo del segnale verso la superficie. In altre parole, la bassa stratosfera polare presenta una struttura relativamente anomala, ma la troposfera sembra mantenere una dinamica in parte autonoma, più coerente con una circolazione artica ancora abbastanza compatta. Gli studi più recenti sull’interazione stratosfera-troposfera sottolineano proprio che non tutte le anomalie stratosferiche riescono a produrre una risposta al suolo e che la persistenza del segnale nella bassa stratosfera, più che la sola intensità dell’anomalia alle quote elevate, è decisiva per un possibile impatto troposferico.
Il quadro osservato nella figura è inoltre diverso da quello che normalmente precede una marcata fase negativa dell’AO. In tale situazione sarebbe più probabile osservare anomalie positive di geopotenziale che, dopo essersi consolidate nella stratosfera, tendono a scendere progressivamente verso 100 hPa, 300 hPa, 500 hPa e infine verso la superficie. Una propagazione di questo tipo favorirebbe un maggiore disturbo della circolazione polare, un indebolimento del flusso zonale e una maggiore probabilità di scambi meridiani tra masse d’aria artiche e temperate. Nella previsione attuale, invece, le anomalie positive sembrano rimanere prevalentemente confinate nella bassa stratosfera e nella troposfera medio-alta, senza mostrare un’evidente continuità fino ai livelli inferiori.
Questo non significa che una propagazione verso il basso sia impossibile durante le settimane successive. La dinamica atmosferica può cambiare rapidamente qualora l’attività delle onde planetarie modifichi il trasporto di momento e di calore verso la stratosfera. Tuttavia, una possibile evoluzione futura non può essere dedotta con certezza dalla sola presenza di anomalie positive in quota. La figura va quindi interpretata come un indicatore dello stato dinamico della colonna polare e non come una previsione diretta di eventi freddi, caldi o perturbati su scala regionale. Le anomalie PCH descrivono una media su un’area molto ampia e non indicano la posizione esatta delle saccature, dei promontori o dei nuclei depressionari che determineranno il tempo sull’Europa e sul Mediterraneo.
Nel contesto della prima parte di luglio, la debole anomalia negativa prevista nella bassa troposfera polare suggerisce una persistente prevalenza di condizioni compatibili con AO positiva, dunque con una circolazione che tende a mantenere il nucleo delle anomalie cicloniche alle alte latitudini. Ciò appare coerente con la disposizione delle anomalie di geopotenziale della Figura 8, dove la Groenlandia e parte dell’Artico mostrano geopotenziali inferiori alla media, mentre l’Europa meridionale e il Mediterraneo risultano più influenzati da promontori anticiclonici. Il collegamento, tuttavia, deve essere considerato probabilistico: una AO positiva può favorire una maggiore continuità del flusso occidentale alle alte latitudini, ma non impedisce la formazione di ondulazioni del getto, blocchi regionali o infiltrazioni fresche lungo i margini delle strutture anticicloniche.
Va inoltre ricordato che il valore predittivo della stratosfera è generalmente più solido durante il semestre freddo, quando il vortice polare boreale è più intenso, la propagazione delle onde planetarie è più attiva e l’accoppiamento con la troposfera tende a essere più frequente. In piena estate, la circolazione stratosferica polare è meno dominante e le dinamiche troposferiche, le temperature marine, l’umidità del suolo, l’attività convettiva e le onde di Rossby alle medie latitudini assumono un peso relativo maggiore nell’evoluzione del tempo. Per questa ragione, il segnale della Figura 11 deve essere integrato con le mappe di geopotenziale, temperatura, precipitazione e indici di teleconnessione, evitando di attribuire alle sole anomalie stratosferiche una capacità predittiva eccessiva.
Nel complesso, la Figura 11 descrive una colonna atmosferica polare caratterizzata da un’anomalia verticale complessa: geopotenziali inferiori alla norma nella stratosfera superiore, geopotenziali superiori alla norma nella bassa stratosfera e un segnale più debole, neutro o leggermente negativo, nella bassa troposfera. Il messaggio principale è che, almeno fino alla prima decade di luglio, non appare evidente una propagazione discendente robusta delle anomalie positive stratosferiche verso la superficie. La previsione resta quindi più coerente con una AO positiva e con una circolazione polare troposferica relativamente compatta, mentre eventuali cambiamenti successivi richiederanno il monitoraggio dell’evoluzione verticale delle PCH, dell’attività delle onde planetarie e della risposta della troposfera alle alte latitudini.

Lungo termine – La configurazione troposferica media prevista per luglio 2026 secondo la Figura 12
La Figura 12 presenta la previsione mensile del Climate Forecast System per le anomalie dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa previste nel corso di luglio 2026. Questa quota, collocata mediamente tra circa 5 e 5,5 chilometri di altezza, viene utilizzata in meteorologia per descrivere la struttura della circolazione atmosferica alle medie latitudini, la posizione delle onde di Rossby, delle saccature e dei promontori anticiclonici. Le linee nere rappresentano le altezze assolute del geopotenziale, mentre le sfumature cromatiche indicano lo scostamento rispetto alla climatologia: le tonalità rosse segnalano geopotenziali superiori alla norma e quindi una maggiore probabilità di prevalenza anticiclonica, mentre quelle blu indicano geopotenziali inferiori alla media, più spesso associati a saccature, maggiore instabilità e a una più frequente influenza di correnti cicloniche. A scala mensile, tuttavia, la carta non descrive il tempo che farà quotidianamente, ma il tipo di configurazione atmosferica che potrebbe comparire con frequenza o persistenza relativamente maggiore rispetto alla norma.
Il segnale più evidente della Figura 12 consiste in una prevalenza di anomalie debolmente positive alle medie latitudini dell’emisfero boreale, soprattutto tra Europa, Mediterraneo, Asia occidentale, Asia centrale, Asia orientale e parte del Nord America occidentale. Non emergono tuttavia nuclei anticiclonici estremamente intensi o particolarmente concentrati: la carta suggerisce piuttosto un’anomalia di fondo moderata, compatibile con una maggiore frequenza di promontori in quota, ma non con la certezza di un anticiclone permanente per l’intero mese. Questo aspetto è fondamentale per una corretta interpretazione della previsione. Un’anomalia mensile positiva di geopotenziale può infatti derivare dalla ripetizione di più episodi anticiclonici intervallati da brevi fasi instabili, oppure dalla persistenza di una struttura più duratura; dalla sola media mensile non è possibile distinguere con precisione tra questi due scenari.
Sull’Europa il modello suggerisce una tendenza a geopotenziali mediamente superiori alla norma, con un segnale più riconoscibile sul settore centro-meridionale del continente e sul Mediterraneo. In termini dinamici, ciò implica una maggiore probabilità che la corrente a getto scorri mediamente a latitudini più elevate rispetto alla norma e che le perturbazioni atlantiche trovino maggiori difficoltà a penetrare stabilmente verso il Mediterraneo. Nei periodi dominati da una cresta anticiclonica, l’aria tende a discendere nella colonna atmosferica, comprimendosi e riscaldandosi; la subsidenza riduce la copertura nuvolosa, favorisce un maggiore apporto di radiazione solare al suolo e limita la formazione di precipitazioni estese. Il risultato può essere una maggiore frequenza di giornate calde, asciutte e stabili, specialmente sulle pianure interne, sulle aree urbane e nelle regioni mediterranee già esposte a un forte riscaldamento radiativo estivo.
Per l’Italia, la carta propone quindi un contesto mediamente favorevole a temperature prossime o superiori alla norma climatica del mese di luglio, ma non autorizza a concludere che l’intero mese sarà dominato senza interruzioni dall’anticiclone africano. La Penisola appare situata sul margine orientale della debole anomalia positiva europea, in una posizione potenzialmente sensibile alle oscillazioni della saccatura prevista sul comparto atlantico-iberico. Se tale saccatura dovesse rimanere confinata a ovest della Penisola Iberica, il Mediterraneo centrale potrebbe restare più spesso sotto l’influenza di promontori subtropicali, con caldo persistente e precipitazioni scarse. Se invece la struttura depressionaria si spostasse anche temporaneamente verso levante, potrebbe favorire infiltrazioni più fresche, instabilità sui rilievi, temporali localizzati e un temporaneo ridimensionamento delle temperature, soprattutto sulle regioni settentrionali e lungo il versante adriatico.
La presenza di una possibile saccatura tra Atlantico orientale e Penisola Iberica introduce infatti un elemento di variabilità importante nello scenario europeo. Le saccature poste a ovest del Mediterraneo possono rappresentare un fattore di instabilità, perché favoriscono l’avvicinamento di aria relativamente più fresca in quota e possono attivare richiami umidi meridionali nei bassi strati. In estate, però, l’effetto finale dipende in modo cruciale dalla traiettoria del minimo depressionario, dall’intensità dell’anticiclone subtropicale e dalla temperatura della superficie marina. Una saccatura poco profonda e lontana dall’Italia potrebbe limitarsi a rendere l’aria più afosa o a favorire temporali confinati alle Alpi e agli Appennini; una struttura più incisiva e orientale potrebbe invece organizzare fasi perturbate più estese. La collocazione media della saccatura, più che la sua semplice presenza, risulta quindi decisiva per determinare il carattere effettivo del mese sul Mediterraneo.
Nel contesto europeo, l’eventuale persistenza di geopotenziali superiori alla norma assume particolare rilievo perché i promontori e i blocchi atmosferici costituiscono uno dei principali meccanismi dinamici associati alle ondate di calore. Quando una cresta anticiclonica rimane quasi stazionaria, il ricambio delle masse d’aria si riduce e la stessa regione può rimanere esposta per più giorni a cieli sereni, subsidenza e forte irraggiamento. La letteratura mostra che i blocchi aumentano significativamente la persistenza degli episodi caldi sulle terre emerse dell’emisfero settentrionale e che le grandi onde di Rossby, soprattutto quando avanzano lentamente, possono favorire temperature eccezionalmente elevate alle medie latitudini.
Il segnale termico potenziale non dipenderebbe soltanto dalla circolazione in quota. Nei mesi estivi, soprattutto nell’Europa meridionale e centro-orientale, l’umidità del suolo può amplificare o attenuare la risposta della temperatura atmosferica. Quando il terreno è umido, una quota importante dell’energia solare viene impiegata nell’evaporazione dell’acqua, limitando il riscaldamento dell’aria; quando il suolo è asciutto, invece, una quota maggiore dell’energia disponibile viene convertita in calore sensibile, innalzando più rapidamente le temperature nei bassi strati. In presenza di anomalie anticicloniche persistenti, la riduzione delle piogge e l’aumento dell’evapotraspirazione possono quindi favorire una retroazione positiva tra siccità del suolo e caldo atmosferico. Questo processo aiuta a spiegare perché alcune anomalie termiche estive possano intensificarsi progressivamente anche senza un cambiamento altrettanto marcato della configurazione in quota.
Sull’Asia la Figura 12 mostra un segnale più esteso di geopotenziali superiori alla media, in particolare tra Medio Oriente, Asia centrale, Pakistan, Afghanistan, Altopiano Tibetano e parte dell’Asia orientale. In queste regioni, un promontorio anticiclonico estivo può favorire un notevole accumulo di calore, poiché la forte insolazione, la continentalità, l’aridità del suolo e la limitata nuvolosità creano condizioni favorevoli al rapido riscaldamento della superficie. Il Medio Oriente e le regioni interne dell’Asia centrale sono particolarmente sensibili a tali configurazioni, dato che la bassa disponibilità idrica limita il raffreddamento evaporativo e aumenta l’efficienza del riscaldamento diurno. L’Altopiano Tibetano rappresenta inoltre un’area dinamicamente importante per l’intero sistema monsonico asiatico: variazioni nella posizione delle creste e delle saccature possono modificare il trasporto di umidità, la convezione e la distribuzione delle precipitazioni su vaste porzioni del continente.
La previsione non implica però condizioni uniformemente secche o calde su tutta l’Asia. La presenza di anomalie più deboli o localmente negative sulla Siberia occidentale suggerisce una maggiore probabilità di ondulazioni cicloniche e di fasi relativamente meno calde in quel settore. Una saccatura in questa area potrebbe favorire maggiore nuvolosità, un più frequente passaggio di sistemi perturbati e temperature meno elevate rispetto alle regioni poste sotto il promontorio anticiclonico. Nella stagione estiva, un simile contrasto fra Asia occidentale e centrale più calda e Siberia occidentale relativamente più fresca può essere collegato alla disposizione delle onde planetarie e alla posizione del getto subtropicale e polare.
La presenza simultanea di anomalie positive in più settori dell’Eurasia non deve essere letta come una prova automatica di una teleconnessione unica o di un blocco emisferico perfettamente organizzato. Tuttavia, gli studi sulle onde di Rossby mostrano che strutture ondulatorie quasi stazionarie possono favorire la contemporanea comparsa di anomalie calde in regioni lontane fra loro, specialmente lungo le fasce influenzate dal getto subtropicale e dalle grandi onde planetarie. La persistenza della fase delle onde, più che la sola intensità locale del promontorio, è uno degli elementi che contribuisce alla durata degli episodi caldi.
Sul Nord America, la carta del CFS suggerisce una configurazione mediamente caratterizzata da geopotenziali più elevati sul Canada occidentale e sulle regioni occidentali degli Stati Uniti, accompagnati da anomalie relativamente più basse o più deboli verso il Pacifico nord-orientale, il Canada orientale e gli Stati Uniti nord-orientali. Questo assetto, se confermato, favorirebbe un contrasto longitudinale abbastanza classico: condizioni relativamente più calde e stabili sulle regioni occidentali, con maggiore probabilità di correnti cicloniche, attività frontale e temperature più contenute sul settore orientale. Il Canada occidentale e gli Stati Uniti occidentali potrebbero quindi risultare più vulnerabili a periodi caldi e secchi, mentre gli Stati Uniti orientali e il Canada sud-orientale potrebbero sperimentare una maggiore variabilità termica e pluviometrica.
Le anomalie presenti alle alte latitudini artiche risultano invece piuttosto deboli e frammentate. Per questo motivo, la Figura 12 non permette di dedurre in maniera affidabile una fase precisa e persistente dell’Oscillazione Artica o della NAO per l’intero mese di luglio. Gli indici teleconnettivi sintetizzano infatti configurazioni atmosferiche complesse e devono essere valutati attraverso serie temporali, mappe di pressione, campi di vento e confronto con la climatologia. Una carta mensile di geopotenziale può suggerire la disposizione media delle grandi onde, ma non è sufficiente per stabilire se il vortice troposferico sarà realmente più compatto, più disturbato o associato a un preciso regime teleconnettivo.
Il limite principale della previsione è legato alla sua scala temporale. Il CFS è un sistema accoppiato concepito per produrre previsioni giornaliere, mensili e stagionali, ma la capacità predittiva di una carta mensile dipende fortemente dalla regione, dalla stagione, dalla variabile considerata e dalla prevedibilità del regime atmosferico dominante. Le valutazioni sul CFSv2 mostrano che il modello può fornire informazioni utili sulle configurazioni atmosferiche di grande scala, ma l’accuratezza diminuisce all’aumentare della distanza previsionale e la posizione precisa delle saccature, dei promontori e dei blocchi può essere soggetta a errori rilevanti.
Nel complesso, la Figura 12 prospetta un luglio 2026 potenzialmente caratterizzato da una maggiore frequenza di promontori anticiclonici sull’Europa, sul Mediterraneo, su ampie aree dell’Asia e sul Nord America occidentale. Per l’Italia, il segnale suggerisce una maggiore probabilità di temperature nella norma o superiori alla norma e una tendenza a una ridotta frequenza di perturbazioni organizzate, pur con la possibilità di temporanee fasi instabili dipendenti dall’evoluzione della saccatura iberico-atlantica. La previsione va quindi considerata come una tendenza atmosferica generale e non come una descrizione definitiva dell’intero mese: sarà indispensabile verificare, settimana dopo settimana, se il promontorio europeo tenderà a consolidarsi sul Mediterraneo oppure se le ondulazioni atlantiche riusciranno a raggiungere con maggiore efficacia l’Europa meridionale.

Lungo termine – Anomalie di temperatura superficiale previste per luglio 2026 secondo la Figura 13
La Figura 13 rappresenta la previsione del Climate Forecast System per le anomalie medie della temperatura dell’aria a 2 metri previste sull’emisfero boreale nel periodo compreso tra il 1° e il 31 luglio 2026. Non mostra quindi le temperature assolute, ma lo scostamento atteso rispetto alla climatologia del modello: le tonalità gialle, arancioni e rosse indicano valori superiori alla norma, mentre le sfumature azzurre e blu individuano aree potenzialmente più fresche della media. Nei prodotti operativi del CFSv2, le anomalie vengono normalmente calcolate rispetto alla climatologia dei reforecast 1991–2020 e devono essere lette come un segnale probabilistico, non come una previsione deterministica per ogni singola località o giornata del mese. Il CFSv2 è infatti un sistema accoppiato atmosfera-oceano-suolo concepito per la previsione substagionale e stagionale, nel quale la risposta termica simulata dipende sia dalla circolazione atmosferica sia dalle condizioni delle superfici continentali e oceaniche.
La carta evidenzia una prevalenza di anomalie termiche positive su ampie porzioni delle terre emerse dell’emisfero settentrionale, pur con intensità molto differenziata. Il segnale più marcato appare concentrato sulle regioni interne e aride dell’Eurasia, in particolare tra Medio Oriente, Asia centrale, Afghanistan, Pakistan, margini dell’Altopiano Tibetano e Cina occidentale. In queste aree le tonalità più intense suggeriscono che il modello attribuisca una probabilità relativamente elevata a temperature medie mensili superiori alla norma. Anomalie positive, generalmente meno accentuate ma comunque diffuse, interessano inoltre il Nord Africa, la penisola Arabica, parte della Siberia settentrionale, l’Alaska, il Canada occidentale e settentrionale e alcuni settori degli Stati Uniti occidentali. Al contrario, le anomalie fredde risultano molto limitate e frammentarie, concentrate soprattutto in alcune zone dell’Asia orientale e in piccoli comparti del Nord America, senza delineare un’estesa area di freddo anomalo a scala continentale.
Sull’Europa il segnale previsto appare più moderato rispetto a quello dell’Asia centrale e del Nord Africa. Le tonalità prevalenti sono infatti gialle chiare o prossime alla neutralità, indicando temperature nella norma oppure leggermente superiori alla media del mese. L’Italia rientra in questa fascia di debole anomalia positiva, coerente con il quadro di geopotenziali mediamente superiori alla norma mostrato nella Figura 12. Il significato più corretto non è quello di un luglio necessariamente dominato da caldo eccezionale, ma di una maggiore probabilità che, nel bilancio mensile, le fasi calde prevalgano leggermente su quelle fresche. Una media mensile positiva può infatti essere il risultato di diverse configurazioni: una lunga fase anticiclonica persistente, più episodi caldi intervallati da pause instabili, temperature massime elevate compensate solo parzialmente da notti meno calde, oppure una combinazione di questi elementi.
Il legame con la Figura 12 è dinamicamente rilevante. Quando a 500 hPa prevalgono anomalie positive di geopotenziale, aumenta la probabilità di promontori anticiclonici e di subsidenza nella colonna atmosferica. L’aria discendente tende a comprimersi e riscaldarsi, riduce la nuvolosità, limita l’attività perturbata e favorisce un maggiore apporto di radiazione solare alla superficie. Durante l’estate, la persistenza di queste strutture può sostenere anomalie termiche positive anche senza che ogni singolo giorno raggiunga valori estremi. Le ricerche sulle onde di Rossby amplificate mostrano come configurazioni atmosferiche quasi stazionarie possano favorire anomalie di caldo simultanee in regioni lontane dell’emisfero boreale, compresa l’Europa occidentale, l’Asia occidentale e il Nord America.
Nel Mediterraneo il segnale previsto assume un interesse particolare perché il bacino si trova lungo la fascia di transizione fra la circolazione temperata atlantico-europea e l’aria calda subtropicale proveniente dal Nord Africa. Una debole anomalia positiva mensile può quindi riflettere una maggiore frequenza di promontori subtropicali, ma non esclude temporanei ingressi di aria più fresca o fasi temporalesche. Per l’Italia sarà soprattutto la posizione della saccatura prevista tra Atlantico orientale e Penisola Iberica a determinare il carattere effettivo del mese. Se tale saccatura resterà a ovest, il promontorio africano potrà estendersi più facilmente sul Mediterraneo centrale; se invece avanzerà verso levante, aumenteranno le possibilità di infiltrazioni instabili, temporali sui rilievi, ventilazione più vivace e temporanei ridimensionamenti termici. Studi recenti sul Mediterraneo hanno inoltre mostrato che la persistenza di promontori subtropicali e l’indebolimento dei venti favoriscono il riscaldamento della superficie marina, riducendo le perdite di calore dall’oceano verso l’atmosfera e contribuendo a rendere più calde anche le masse d’aria costiere.
Il segnale europeo deve essere interpretato anche alla luce delle condizioni del suolo. In estate, l’umidità superficiale può modulare fortemente l’intensità di un’anomalia calda. Quando il terreno è umido, una parte consistente dell’energia ricevuta dal Sole viene utilizzata per l’evaporazione dell’acqua, limitando il riscaldamento dell’aria; quando il suolo è secco, la quota di energia trasformata in calore sensibile aumenta, favorendo temperature più elevate nei bassi strati. Questo meccanismo può rafforzare la durata e l’intensità delle ondate di calore. Fischer e collaboratori hanno evidenziato come l’interazione tra suolo e atmosfera abbia avuto un ruolo importante nella persistenza delle grandi ondate di calore europee, soprattutto dopo deficit pluviometrici primaverili o di inizio estate.
Le anomalie più intense previste fra Asia centrale, Pakistan, Afghanistan e margini tibetani risultano coerenti con la presenza, indicata dalla Figura 12, di promontori anticiclonici e geopotenziali superiori alla norma su gran parte dell’Asia occidentale e centrale. In queste aree la continentalità, l’aridità dei suoli, l’elevata insolazione estiva e la ridotta copertura nuvolosa rendono particolarmente efficace l’accumulo di calore. Le anomalie termiche mensili possono essere ulteriormente amplificate quando le correnti in quota rallentano o assumono una configurazione ondulata persistente, impedendo un efficace ricambio delle masse d’aria. Tuttavia, il segnale mostrato sulle zone montuose deve essere letto con prudenza, perché il modello rappresenta l’orografia in modo semplificato e l’anomalia media su una griglia relativamente ampia non coincide necessariamente con quella delle singole vallate o delle aree di alta quota.
Il quadro nordafricano e mediorientale appare anch’esso orientato verso temperature superiori alla norma. Qui la previsione non implica soltanto valori assoluti molto elevati, già frequenti in luglio, ma suggerisce un’ulteriore deviazione positiva rispetto ai valori tipici del periodo. La presenza di aria secca, la scarsità di vegetazione, l’intenso irraggiamento e la tendenza alla subsidenza anticiclonica rendono queste aree particolarmente sensibili alle anomalie di geopotenziale positive. Un eventuale rafforzamento della cintura anticiclonica subtropicale può inoltre avere ripercussioni anche sul Mediterraneo, favorendo avvezioni meridionali o sud-occidentali capaci di trasportare aria molto calda verso l’Europa meridionale.
Sul Nord America emerge una distribuzione più articolata. Alaska, Canada occidentale e settentrionale mostrano anomalie positive abbastanza diffuse, in accordo con il promontorio previsto sul Canada occidentale e sugli Stati Uniti occidentali. Il modello suggerisce quindi una maggiore probabilità di condizioni relativamente calde su queste regioni. Gli Stati Uniti orientali e il Canada sud-orientale, invece, presentano segnali più deboli, prossimi alla neutralità o localmente leggermente negativi, coerenti con la maggiore influenza prevista di saccature e correnti cicloniche. Anche qui, il contrasto fra ovest più caldo e stabile ed est relativamente più variabile costituisce una possibile risposta alla disposizione delle grandi onde planetarie lungo il getto nordamericano.
Le anomalie debolmente positive previste su Groenlandia e regioni artiche non devono essere interpretate automaticamente come indicazione di un evento estremo o di una fusione eccezionale. La carta mostra una media mensile e non informa direttamente sulla durata delle fasi calde, sulla nuvolosità, sulle precipitazioni nevose o sul bilancio radiativo delle superfici glaciali. Tuttavia, nelle regioni polari anche anomalie moderate possono essere meteorologicamente rilevanti durante la stagione estiva, poiché la temperatura tende a rimanere vicina alle soglie che regolano la fusione della neve e del ghiaccio.
Il limite principale della Figura 13 riguarda la scala temporale. Una previsione mensile può identificare con una certa utilità il segnale medio di fondo, soprattutto quando esso è associato a configurazioni emisferiche riconoscibili, ma non può definire con precisione le temperature massime locali, le notti tropicali, la durata delle ondate di calore o la collocazione dei temporali. Le valutazioni delle prestazioni del CFSv2 mostrano che il modello può offrire un contributo utile nelle previsioni di temperatura a scala substagionale, ma l’abilità varia sensibilmente in base alla regione, alla stagione e alla distanza temporale dalla data di inizializzazione. Per questo motivo il segnale va confrontato con gli aggiornamenti successivi, con altri sistemi d’ensemble e con l’evoluzione reale delle anomalie di geopotenziale, dell’umidità del suolo e delle temperature marine.
Nel complesso, la Figura 13 delinea un luglio 2026 potenzialmente più caldo della norma su molte aree dell’emisfero boreale, con il segnale più robusto sull’Asia centrale, sul Medio Oriente, sul Nord Africa e sul Canada occidentale. Per l’Europa e per l’Italia la previsione appare invece più prudente: il modello suggerisce una lieve prevalenza di temperature sopra media, ma non evidenzia un’anomalia tale da consentire di parlare già ora di un mese eccezionalmente caldo. L’evoluzione effettiva dipenderà dalla persistenza dei promontori subtropicali sul Mediterraneo e dalla capacità delle saccature atlantiche di interrompere o deviare la circolazione anticiclonica verso l’Europa centrale e meridionale.
Forzanti al contorno – Temperature superficiali marine, El Niño e Oscillazione Meridionale
Le temperature superficiali del mare rappresentano una delle principali forzanti al contorno del sistema climatico, poiché regolano gli scambi di calore, vapore acqueo e quantità di moto tra oceano e atmosfera. Quando anomalie termiche marine persistenti interessano vaste aree oceaniche, esse possono modificare la distribuzione della convezione tropicale, la posizione delle fasce di pioggia, l’intensità della circolazione di Walker e, attraverso le teleconnessioni atmosferiche, influenzare la configurazione delle onde planetarie alle medie e alte latitudini. Le anomalie osservate nel Pacifico equatoriale centrale ed orientale assumono quindi particolare importanza perché si inseriscono nel sistema El Niño–Southern Oscillation, la principale modalità di variabilità interannuale dell’accoppiamento oceano-atmosfera tropicale.
Nel corso di giugno 2026, il Pacifico tropicale ha mostrato un riscaldamento sempre più evidente. Il Climate Prediction Center della NOAA ha rilevato anomalie positive delle temperature superficiali marine tra Pacifico equatoriale centrale ed orientale, con un valore settimanale di Niño-3.4 pari a circa +0,7 °C e anomalie ancora più marcate nel settore Niño 1+2, prospiciente alle coste del Perù e dell’Ecuador. A questo riscaldamento si sono associati segnali atmosferici coerenti, come anomalie occidentali dei venti nei bassi strati, anomalie orientali in quota, indebolimento degli alisei, modifiche della convezione tropicale e valori negativi degli indici di oscillazione meridionale. L’insieme di questi elementi indica che il sistema non è più soltanto caratterizzato da un’anomalia oceanica isolata, ma da un progressivo accoppiamento fra oceano e atmosfera, condizione essenziale per poter parlare di sviluppo di El Niño.
La distinzione tra il Pacifico centrale e il settore costiero sudamericano è importante. Il riscaldamento lungo le coste occidentali del Sud America è associato soprattutto alla regione Niño 1+2, mentre l’indice Niño-3.4 descrive il comportamento del Pacifico equatoriale centro-orientale, generalmente considerato il settore più rilevante per monitorare l’evoluzione dell’ENSO a scala globale. Le due aree non evolvono sempre nello stesso modo: un’anomalia costiera intensa può avere conseguenze molto rilevanti per Ecuador e Perù, favorendo alterazioni della convezione e delle precipitazioni regionali, mentre un riscaldamento ben consolidato nel Niño-3.4 è più direttamente associato alle grandi teleconnessioni emisferiche. Per questo motivo, la diagnosi di El Niño richiede la valutazione congiunta delle SST, del contenuto di calore oceanico subsuperficiale, degli alisei, della pressione tropicale e della risposta convettiva dell’atmosfera.
Le osservazioni più recenti indicano che il riscaldamento non riguarda soltanto la superficie. Nel Pacifico centrale ed orientale, tra circa 50 e 150 metri di profondità, è stata rilevata una notevole riserva di calore subsuperficiale, capace di alimentare la persistenza o l’intensificazione dell’evento qualora l’accoppiamento con l’atmosfera si consolidasse. Questo aspetto è essenziale nella dinamica di El Niño: l’indebolimento degli alisei riduce l’upwelling di acque più fredde lungo l’equatore e favorisce lo spostamento verso est delle acque calde, mentre il riscaldamento del Pacifico modifica la distribuzione della convezione tropicale e può ulteriormente indebolire la circolazione di Walker. Si instaura così una retroazione positiva che costituisce uno dei meccanismi centrali dell’evoluzione dell’ENSO.
Il quadro previsivo resta orientato verso un rafforzamento dell’evento nel corso della seconda metà del 2026. La NOAA indica che El Niño è presente e potrebbe intensificarsi verso l’inverno boreale 2026-27; il suo scenario probabilistico attribuisce una probabilità del 63% a un episodio molto forte tra novembre e gennaio. Anche le valutazioni dell’IRI mostrano un’elevata probabilità di persistenza del segnale caldo nel Pacifico tropicale, con numerosi modelli che prospettano valori molto elevati nel trimestre autunnale. Tuttavia, l’espressione “super El Niño”, spesso utilizzata nei media, non costituisce una classificazione scientifica operativa univoca. Le definizioni tecniche fanno generalmente riferimento a soglie dell’indice Niño-3.4 o di indici relativi, distinguendo eventi deboli, moderati, forti e molto forti; inoltre, la reale intensità dell’episodio dipenderà dall’evoluzione del gradiente termico tropicale e dalla risposta atmosferica, non soltanto dal valore assoluto delle SST.
Questo punto è particolarmente rilevante in un clima globale più caldo. Le anomalie tradizionali di temperatura superficiale marina dipendono dal periodo climatologico utilizzato come riferimento e possono apparire più intense quando la temperatura media di fondo degli oceani aumenta. Per questa ragione, l’ECMWF ha introdotto indici relativi di Niño che confrontano il riscaldamento del Pacifico equatoriale con quello medio dell’intera fascia tropicale. L’obiettivo è distinguere meglio la componente specificamente associata alla variabilità ENSO dal riscaldamento generale del sistema climatico. Ciò non riduce l’importanza delle temperature marine assolute, che continuano a essere fondamentali per evaporazione, umidità atmosferica, rilascio di calore latente e intensità della convezione tropicale, ma invita a interpretare con cautela confronti diretti fra eventi appartenenti a epoche climatiche differenti.
Le anomalie positive osservate nel Pacifico settentrionale e nell’Atlantico settentrionale costituiscono un ulteriore elemento di interesse. Oceani più caldi della norma possono aumentare l’evaporazione e il contenuto di vapore acqueo disponibile per l’atmosfera, contribuendo a intensificare gli scambi energetici e a modificare la frequenza o l’intensità di alcune configurazioni meteorologiche regionali. Ciò non significa, però, che un Atlantico caldo determini automaticamente ondate di calore o precipitazioni eccezionali sull’Europa: l’effetto finale dipende dalla circolazione atmosferica, dalla ventilazione, dalla struttura dello strato rimescolato oceanico, dalla posizione delle alte pressioni e dalle condizioni del suolo continentale. Lo studio sull’eccezionale ondata di calore marina nord-atlantica del 2023 ha mostrato, ad esempio, che il riscaldamento fu associato anche a venti anormalmente deboli e a specifiche condizioni atmosferiche, mentre le SST elevate contribuirono ad aumentare l’evaporazione e il contenuto di umidità disponibile per gli eventi meteorologici europei.
Per il settore euro-atlantico, le implicazioni di El Niño devono essere considerate soprattutto in termini probabilistici. Le teleconnessioni ENSO–Europa sono più robuste durante l’inverno boreale, quando le modifiche della convezione tropicale possono favorire la propagazione di onde di Rossby attraverso il Pacifico, il Nord America e l’Atlantico settentrionale. In estate, invece, il legame risulta generalmente più debole, più variabile e maggiormente condizionato da altri fattori, come la temperatura dell’Atlantico, la NAO estiva, l’attività della Madden-Julian Oscillation, lo stato dell’umidità del suolo europeo e la posizione del getto polare. Studi recenti confermano che le teleconnessioni ENSO verso l’Europa non sono stazionarie e possono cambiare intensità o segno in funzione della stagione, dello stato climatico di fondo e della specifica tipologia dell’evento di El Niño.
Il Mediterraneo, in particolare, non deve essere considerato come una regione capace di rispondere in modo lineare a El Niño. Gli effetti locali dipendono dall’interazione tra la circolazione atlantica, l’espansione degli anticicloni subtropicali, le anomalie delle SST mediterranee, la ventilazione regionale e il bilancio idrico dei suoli. Un Pacifico tropicale eccezionalmente caldo può contribuire a modificare il quadro emisferico e a inclinare le probabilità stagionali, ma non permette di stabilire in anticipo né la durata delle ondate di calore né la distribuzione delle precipitazioni sull’Italia. Le conseguenze più affidabili emergono soltanto integrando il monitoraggio dell’ENSO con l’evoluzione delle anomalie di geopotenziale, della NAO, della MJO, delle temperature del Nord Atlantico e delle condizioni di umidità del territorio.
Nel complesso, il quadro delle forzanti oceaniche appare dunque caratterizzato da un Pacifico tropicale in fase di riscaldamento e sempre più coerente con l’avvio di El Niño, accompagnato da anomalie marine positive diffuse in diversi bacini dell’emisfero boreale. La possibile intensificazione dell’evento verso l’autunno e l’inverno 2026-27 merita attenzione, soprattutto per le implicazioni sulla circolazione tropicale e sulle teleconnessioni stagionali. Resta però fondamentale evitare interpretazioni deterministiche: ogni evento ENSO possiede una propria struttura spaziale, una propria evoluzione temporale e una risposta atmosferica che dipende dall’interazione con numerose altre componenti del sistema climatico.

Forzanti al contorno – Interpretazione delle anomalie globali della temperatura superficiale del mare nella Figura 14
La Figura 14 offre una fotografia delle anomalie medie settimanali della temperatura superficiale marina alla conclusione del 24 giugno 2026 e rappresenta una delle principali chiavi di lettura delle condizioni al contorno dell’atmosfera. A differenza delle mappe di geopotenziale o delle carte precipitometriche, che descrivono una circolazione capace di modificarsi anche nel giro di pochi giorni, le anomalie delle SST possiedono una memoria più lunga: l’oceano accumula e redistribuisce calore con tempi generalmente maggiori rispetto all’atmosfera e può quindi contribuire a orientare le probabilità delle configurazioni atmosferiche su scala substagionale, stagionale e interannuale. I colori caldi della carta non indicano la temperatura assoluta dell’acqua, bensì lo scostamento rispetto alla climatologia di riferimento; un’anomalia di +2 °C in una regione subtropicale e una della stessa intensità in un mare temperato possono quindi corrispondere a condizioni oceaniche assolute molto differenti, pur segnalando in entrambi i casi un rilevante eccesso di calore rispetto ai valori tipici del periodo.
Il tratto più importante della mappa è la presenza di un’ampia fascia di anomalie positive lungo il Pacifico equatoriale centrale e orientale, con il massimo riscaldamento concentrato in prossimità delle coste occidentali del Sud America, tra Ecuador e Perù. La struttura osservata è pienamente coerente con una fase calda dell’ENSO, poiché evidenzia il progressivo indebolimento del normale contrasto termico zonale tra il Pacifico occidentale e quello orientale. Il quadro ufficiale della NOAA, pubblicato l’11 giugno 2026 e quindi pochi giorni prima della settimana rappresentata dalla carta, indicava che El Niño era già presente: l’indice Niño-3.4 era pari a circa +0,7 °C, mentre nel settore costiero Niño 1+2 l’anomalia raggiungeva +2,1 °C. Alla componente oceanica si associavano inoltre anomalie occidentali dei venti nei bassi strati sul Pacifico centrale, anomalie orientali in quota, variazioni della convezione e indici di Oscillazione Meridionale negativi, elementi che confermano l’avvio dell’accoppiamento tra oceano e atmosfera.
È essenziale distinguere il semplice riscaldamento costiero dall’evoluzione completa di un evento ENSO. La Figura 14 mostra in maniera molto efficace l’anomalia termica marina, ma non consente da sola di diagnosticare l’intensità futura di El Niño né di stabilire se la circolazione atmosferica risponderà in modo pienamente coerente. Perché l’evento si consolidi occorre infatti valutare anche il comportamento degli alisei, il contenuto di calore subsuperficiale, la profondità della termoclino, la distribuzione della convezione tropicale e la risposta della circolazione di Walker. Il meccanismo fisico centrale è la retroazione di Bjerknes: quando il Pacifico centrale e orientale si riscalda, il gradiente termico est-ovest tende a ridursi, gli alisei possono indebolirsi e l’upwelling equatoriale di acque fredde diventa meno efficace; ciò favorisce ulteriore riscaldamento superficiale e rafforza la risposta atmosferica. La retroazione non agisce tuttavia da sola, poiché l’evento dipende anche da onde oceaniche equatoriali, impulsi di vento occidentale e processi di scarica del calore oceanico che, prima o poi, contribuiscono a limitarne l’intensificazione.
La forte anomalia visibile a ridosso delle coste sudamericane ha inoltre implicazioni regionali molto rilevanti. In condizioni normali, lungo le coste peruviane ed ecuadoriane la risalita di acque profonde più fredde e ricche di nutrienti sostiene un ecosistema marino estremamente produttivo. Un riscaldamento anomalo della superficie, soprattutto se accompagnato da un indebolimento degli alisei e da un approfondimento della termoclino, può ridurre l’efficienza dell’upwelling, modificare la produttività biologica e favorire un aumento della convezione e delle precipitazioni sulle aree costiere tropicali del Sud America. Tuttavia, non è corretto dedurre automaticamente da una carta settimanale che si verificheranno piogge estreme o impatti socioeconomici specifici: i fenomeni locali dipendono dall’interazione fra l’anomalia oceanica, la circolazione atmosferica regionale, la stagione, l’orografia andina e la persistenza del segnale nel tempo.
L’espressione “super El Niño”, frequentemente utilizzata nei media, richiede una precisazione scientifica. Non è una categoria universale formalmente definita nella letteratura operativa, mentre i centri di previsione distinguono generalmente eventi deboli, moderati, forti e molto forti in base agli indici relativi del Pacifico equatoriale centrale. La NOAA, attraverso le probabilità basate sul Relative Oceanic Niño Index, attribuiva per il trimestre novembre-gennaio 2026-27 una probabilità del 63% a un El Niño molto forte; allo stesso tempo, la stessa NOAA sottolinea che l’intensità dell’evento non determina automaticamente l’intensità degli impatti in ogni singola regione. Un evento molto forte può aumentare la probabilità di alcune anomalie climatiche su scala stagionale, ma non fornisce una previsione diretta del tempo locale, né garantisce una specifica risposta sull’Europa o sul Mediterraneo.
Al di fuori della fascia equatoriale pacifica, la mappa evidenzia anomalie positive molto estese anche sul Pacifico settentrionale. Il settore compreso fra il Giappone, il Pacifico nord-orientale, il Golfo dell’Alaska e la costa occidentale nordamericana appare diffusamente più caldo della climatologia. Un oceano più caldo può modificare gli scambi di calore sensibile e latente con l’atmosfera, aumentare l’evaporazione e fornire maggiore umidità alle masse d’aria che transitano sopra la superficie marina. Ciò non significa, però, che un’anomalia positiva dell’oceano determini automaticamente una particolare configurazione atmosferica. Il segnale può essere sia causa sia conseguenza della circolazione: venti più deboli, minore rimescolamento verticale, cieli più sereni o modifiche delle correnti marine possono favorire il riscaldamento della superficie, mentre lo stesso riscaldamento può successivamente retroagire sull’atmosfera. La corretta interpretazione richiede quindi di considerare SST, vento, pressione, flussi di calore, stato della corrente a getto e attività delle onde planetarie come componenti di un unico sistema accoppiato.
L’Atlantico settentrionale mostra un quadro altrettanto significativo, con anomalie positive diffuse sul settore subtropicale e orientale, comprese molte acque prossime all’Europa, affiancate da un’area relativamente più fresca nel comparto subpolare e nord-occidentale. Questo contrasto non è un dettaglio secondario: i gradienti meridionali delle SST possono contribuire a modulare i flussi di calore e umidità verso l’atmosfera, la posizione della storm track atlantica e alcune teleconnessioni euro-atlantiche estive. Studi recenti hanno evidenziato che determinate configurazioni delle temperature superficiali dell’Atlantico settentrionale, in particolare i gradienti fra settore subtropicale e subpolare, possono fornire una componente di prevedibilità per il pattern East Atlantic estivo, pur con un legame non costante nel tempo e insufficiente, da solo, per prevedere il comportamento dell’atmosfera europea in una singola stagione.
Per l’Europa e per il Mediterraneo, il messaggio della Figura 14 non va dunque ridotto alla formula semplificata “Atlantico caldo uguale estate calda”. Le anomalie oceaniche possono inclinare le probabilità, ma il tempo effettivamente sperimentato sulla terraferma dipende dalla posizione delle saccature, dall’intensità dei promontori subtropicali, dalla NAO estiva, dall’attività della Madden-Julian Oscillation, dall’umidità dei suoli e dalla persistenza delle onde di Rossby. In particolare, le teleconnessioni tra ENSO e il settore nord-atlantico europeo tendono a essere meno robuste nel semestre caldo rispetto all’inverno boreale, perché il getto subtropicale è più debole e posizionato diversamente; inoltre, il segnale proveniente dal Pacifico può essere modulato dalle anomalie del Nord Atlantico tropicale e dalle condizioni della circolazione atmosferica intermedia.
Il Mediterraneo, pur non essendo risolto nei dettagli da una carta globale di questa scala, appare inserito in un contesto di anomalie marine prevalentemente positive. Questo elemento merita attenzione, soprattutto per l’Italia, ma deve essere interpretato correttamente. Un mare più caldo non “crea” da solo perturbazioni o temporali; ciò che può fare è aumentare il calore e il vapore acqueo disponibili nei bassi strati quando esiste un meccanismo dinamico in grado di sollevare l’aria, come una saccatura in quota, una convergenza al suolo, un fronte o l’interazione con l’orografia. In queste circostanze, una maggiore umidità marina può contribuire ad accrescere l’energia potenziale convettiva e l’efficienza delle precipitazioni. Al contrario, in presenza di un anticiclone persistente, le stesse acque più calde possono favorire afa costiera, minore raffreddamento notturno e un incremento dello stress termico, senza necessariamente produrre piogge.
La ricerca sul Mediterraneo mostra come la variabilità delle SST dipenda in larga misura dai flussi di calore aria-mare, dal rimescolamento verticale, dall’avvezione orizzontale e dal comportamento dei venti regionali. Le ondate di calore marine mediterranee sono diventate più frequenti e durature negli ultimi decenni, con notevoli differenze fra i vari sotto-bacini; lo studio di Hamdeno e collaboratori ha rilevato, nel periodo 1982-2020, incrementi statisticamente significativi nella frequenza, durata e intensità degli eventi di calore marino. Ciò non permette di classificare automaticamente l’anomalia visibile nella Figura 14 come ondata di calore marina, poiché per farlo servirebbero dati locali giornalieri e soglie percentile-specifiche, ma conferma che un Mediterraneo persistentemente più caldo della norma rappresenta una forzante importante sia per gli ecosistemi sia per l’atmosfera circostante.
Nel lungo periodo, il riscaldamento del Mediterraneo rappresenta inoltre una delle componenti più evidenti del cambiamento climatico regionale. Un recente studio ha stimato un aumento delle SST mediterranee di circa 0,41 K per decennio nel periodo 1982-2023, sottolineando come l’aumento della temperatura marina favorisca una maggiore umidificazione dei bassi strati atmosferici. Tale umidità può diventare un ingrediente importante per precipitazioni intense e temporali severi quando si combina con adeguata instabilità e sollevamento dinamico, mentre non costituisce una garanzia di fenomeni estremi in assenza di tali condizioni. Per il territorio italiano, dunque, il valore operativo delle SST anomale è soprattutto quello di indicare un potenziale termodinamico accresciuto, da verificare quotidianamente insieme alle mappe di geopotenziale, CAPE, shear del vento e convergenza nei bassi strati.
Anche l’Oceano Indiano e gran parte delle fasce subtropicali e tropicali dell’emisfero meridionale mostrano anomalie positive diffuse, mentre le acque più fredde risultano maggiormente concentrate in alcuni tratti dell’Oceano Meridionale e in limitate zone di upwelling o intenso rimescolamento. Questa distribuzione eterogenea ricorda che l’oceano globale non si riscalda in modo uniforme: correnti, venti, stratificazione, scambi con le profondità, presenza di ghiaccio marino e variabilità interna possono produrre contrasti regionali notevoli anche in un contesto generale di aumento del contenuto di calore oceanico. Le zone relativamente più fredde non rappresentano quindi una confutazione del riscaldamento globale, così come le anomalie calde non possono essere attribuite automaticamente e integralmente al cambiamento climatico antropico: ciascun pattern è il risultato della sovrapposizione tra trend di fondo, variabilità stagionale, oscillazioni oceaniche e configurazioni atmosferiche contingenti.
Nel complesso, la Figura 14 descrive un sistema oceanico caratterizzato da anomalie calde molto estese, con il Pacifico equatoriale centro-orientale come segnale dinamicamente più importante per l’evoluzione dei prossimi mesi. Il riscaldamento osservato è coerente con un El Niño già riconosciuto dai centri operativi, mentre le anomalie del Pacifico settentrionale, dell’Atlantico settentrionale e del Mediterraneo costituiscono ulteriori forzanti in grado di modulare lo scambio di energia e umidità con l’atmosfera. Per l’Europa e per l’Italia, tuttavia, il significato della carta resta probabilistico: le SST possono predisporre un contesto più favorevole a determinate configurazioni, ma non sostituiscono l’analisi della circolazione atmosferica. Il monitoraggio più utile nelle prossime settimane dovrà quindi integrare l’evoluzione del Niño-3.4, dei venti equatoriali e della convezione tropicale con le temperature del Nord Atlantico e del Mediterraneo, la NAO estiva, la MJO, le condizioni del suolo e la disposizione delle onde planetarie sul settore euro-atlantico.
Oscillazione di Madden-Julian
Nel quadro delineato dalle più recenti elaborazioni previsionali, la Madden–Julian Oscillation appare in una fase di debole intensità, senza che emerga un segnale convettivo tropicale sufficientemente netto da identificare una fase dominante con elevata affidabilità. Questa condizione è importante perché la MJO non deve essere interpretata soltanto attraverso la posizione del suo indice nel diagramma di fase, ma anche attraverso la sua ampiezza: quando l’indice RMM rimane vicino al centro del diagramma, il segnale associato alla propagazione intrastagionale della convezione tropicale risulta debole, poco coerente o facilmente disturbato da altre forme di variabilità atmosferica. L’indice RMM, sviluppato da Wheeler e Hendon, sintetizza le anomalie della radiazione a onda lunga uscente e dei venti tropicali nei bassi e alti livelli atmosferici, permettendo di stimare simultaneamente localizzazione e intensità della MJO. In presenza di ampiezze ridotte, il percorso apparente dell’indice verso determinate fasi deve quindi essere considerato come un’indicazione probabilistica, non come la dimostrazione di una teleconnessione già consolidata.
L’eventuale avanzamento della MJO verso le fasi 6 e 7 indicherebbe un progressivo spostamento dell’attività convettiva anomala verso il Pacifico occidentale e, successivamente, verso aree più prossime al Pacifico centrale. In termini dinamici, un’anomalia convettiva tropicale organizzata in queste regioni può modificare la divergenza in alta troposfera e generare sorgenti di onde di Rossby capaci di propagarsi verso le medie latitudini. È attraverso questo ponte dinamico tra tropici ed extratropici che la MJO può influenzare, con un ritardo di circa una o due settimane, la configurazione delle onde planetarie sul Pacifico settentrionale e sul Nord America. La letteratura scientifica mostra che le fasi 6 e 7 sono tra quelle che più frequentemente possono produrre configurazioni riconducibili a un pattern Pacifico–Nordamericano, con anomalie di geopotenziale in grado di favorire cambiamenti nella posizione delle creste anticicloniche, delle saccature e delle correnti a getto.
In questo contesto, il possibile sviluppo di una cresta anticiclonica sull’America settentrionale occidentale e di una maggiore ondulazione ciclonica sugli Stati Uniti orientali appare fisicamente plausibile. Una cresta sul settore occidentale del continente tende infatti a favorire subsidenza atmosferica, maggiore stabilità, temperature relativamente elevate e una deviazione verso nord delle correnti perturbate del Pacifico; sul lato orientale della struttura ondulatoria, invece, la presenza di una saccatura può agevolare l’afflusso di aria relativamente più fresca dalle alte latitudini, incrementare l’instabilità atmosferica e favorire il transito di sistemi frontali o temporaleschi. Tuttavia, queste associazioni non rappresentano una legge deterministica: descrivono piuttosto una modifica delle probabilità di occorrenza di determinati assetti circolatori rispetto alla climatologia.
Il rapporto tra MJO e circolazione nordamericana dipende infatti da numerosi elementi aggiuntivi, tra cui la stagione, l’intensità reale dell’impulso convettivo tropicale, la struttura della corrente a getto pacifica, le anomalie della temperatura superficiale del mare e lo stato delle principali modalità di variabilità emisferica. Durante l’avvio dell’estate boreale, inoltre, la risposta extratropicale può essere meno lineare rispetto alla stagione fredda, poiché il jet stream tende a indebolirsi e a migrare verso latitudini più elevate. Questo rende più difficile trasformare un debole segnale tropicale in una risposta atmosferica robusta e persistente sul continente nordamericano. Studi dedicati alla coerenza delle teleconnessioni mostrano infatti che la risposta atmosferica associata a una stessa fase della MJO può variare sensibilmente da un evento all’altro, anche per l’interferenza tra onde di Rossby prodotte da fasi consecutive dell’oscillazione o per il ruolo dello stato di fondo dell’atmosfera.
L’interpretazione previsiva deve quindi mantenere un adeguato livello di cautela. Il possibile passaggio verso le fasi 6 e 7 offre un elemento utile per comprendere perché alcuni modelli possano indicare, entrando nel mese di luglio, una maggiore probabilità di promontori anticiclonici sul Nord America occidentale e di circolazione più depressionaria sugli Stati Uniti orientali. Tuttavia, il fatto che la MJO rimanga debole riduce la forza del segnale e aumenta il peso di altri fattori, come le anomalie persistenti del Pacifico, l’evoluzione dell’ENSO, l’attività convettiva non direttamente legata alla MJO e la naturale variabilità sinottica delle medie latitudini. In altre parole, la MJO potrebbe contribuire a orientare l’evoluzione atmosferica nordamericana nelle prossime settimane, ma non può da sola spiegare né determinare l’intero assetto meteorologico previsto.
La sua utilità maggiore risiede dunque nell’offrire una chiave interpretativa substagionale: non una previsione puntuale del tempo locale, bensì un’indicazione sulla possibile predisposizione della circolazione emisferica. Quando l’oscillazione tropicale è intensa, coerente e ben rappresentata dai modelli ensemble, il suo contributo alla previsione può diventare significativo; quando invece il segnale rimane debole, come nel caso descritto, esso va integrato con prudenza insieme alle simulazioni numeriche, alle condizioni oceaniche e all’evoluzione delle onde planetarie nell’emisfero settentrionale. La presenza di una MJO debole in avanzamento verso il Pacifico occidentale suggerisce quindi una possibile influenza sul tempo nordamericano all’inizio di luglio, ma soprattutto conferma quanto le connessioni tra tropici e medie latitudini siano dinamiche, condizionate dal contesto atmosferico e intrinsecamente probabilistiche.

Oscillazione di Madden–Julian: interpretazione scientifica della Figura 15
La Figura 15 rappresenta l’evoluzione osservata e prevista della Madden–Julian Oscillation attraverso il diagramma di fase RMM, acronimo di Real-time Multivariate MJO. Questo indicatore, proposto da Wheeler e Hendon, combina le anomalie della radiazione infrarossa uscente, utilizzata come proxy della convezione tropicale, con i venti zonali ai livelli di 850 e 200 hPa; ne deriva una rappresentazione sintetica della posizione e dell’intensità della perturbazione convettivo-circolatoria su scala planetaria. Gli assi RMM1 e RMM2 non sono dunque coordinate geografiche dirette, ma componenti statistiche della variabilità atmosferica tropicale, mentre la suddivisione del diagramma in otto settori consente di associare ogni fase a una collocazione approssimativa dell’attività convettiva anomala, dall’Oceano Indiano al Continente Marittimo, fino al Pacifico occidentale e al settore Africa–emisfero occidentale.
Un aspetto centrale della lettura del grafico è il cerchio unitario posto attorno all’origine degli assi. Quando la traiettoria dell’indice si trova all’esterno di questo cerchio, l’ampiezza della MJO viene convenzionalmente considerata sufficiente a identificare un segnale tropicale organizzato e potenzialmente capace di influenzare la circolazione atmosferica a grande distanza. Quando invece l’indice rimane all’interno o molto vicino alla soglia, la perturbazione appare debole, disorganizzata oppure confusa con altre componenti della variabilità tropicale. Nella Figura 15, la traiettoria osservata in nero mostra che nei giorni precedenti la MJO ha raggiunto un’ampiezza relativamente apprezzabile, transitando soprattutto tra le fasi 6, 7 e 8, corrispondenti al Pacifico occidentale e al settore occidentale del bacino Pacifico. La successiva evoluzione indica però una perdita di coerenza del segnale, con un riavvicinamento alla regione centrale del diagramma.
La previsione dell’ECMWF suggerisce che la perturbazione possa mantenere o recuperare una debole propagazione verso le fasi 6 e 7, quindi verso il Pacifico occidentale. Tuttavia, la caratteristica dominante della figura non è tanto la presenza di una traiettoria media diretta verso tali settori, quanto l’ampia dispersione delle simulazioni ensemble. Le linee gialle, che rappresentano i singoli membri del modello, mostrano infatti scenari differenti: alcuni ipotizzano una prosecuzione dell’attività verso il Pacifico occidentale con ampiezza moderata, altri mantengono la MJO in prossimità della soglia di debole intensità, mentre altri ancora propongono percorsi più irregolari o poco definiti. L’allargamento della dispersione e della relativa area di incertezza indica che, avvicinandosi alla seconda settimana previsionale, il modello perde rapidamente capacità di definire con precisione sia la fase sia l’intensità dell’oscillazione. In termini previsionali, il messaggio più corretto non è quindi l’attesa di una MJO forte e ben organizzata nelle fasi 6–7, ma la possibilità di un segnale debole, con una propensione media verso il Pacifico occidentale e una confidenza limitata.
Questa distinzione è essenziale perché il diagramma RMM non rappresenta direttamente una fascia compatta di temporali in movimento regolare verso est. La MJO è un sistema accoppiato tra convezione, umidità, venti zonali, circolazione di Walker e onde equatoriali; la sua manifestazione reale può risultare frammentata, interferire con onde di Kelvin, onde di Rossby equatoriali o anomalie persistenti legate alle temperature oceaniche. Inoltre, l’indice RMM include in modo rilevante il segnale della circolazione atmosferica, perciò una MJO apparentemente debole nel diagramma non implica necessariamente l’assenza assoluta di anomalie convettive tropicali, così come un’ampiezza elevata non garantisce sempre un’organizzazione convettiva identica a quella suggerita dalla fase indicata. Studi comparativi tra indici mostrano infatti che fase e intensità della MJO possono differire sensibilmente a seconda che si utilizzi un indicatore basato prevalentemente sui venti o uno fondato soprattutto sulla radiazione infrarossa uscente.
La cautela interpretativa diventa ancora più importante nel periodo tra fine giugno e inizio luglio. In estate boreale, la struttura della variabilità intrastagionale tropicale tende infatti a modificarsi rispetto alla classica MJO invernale: la convezione può migrare verso nord, interagire con il monsone asiatico e sviluppare una componente più marcata sul subcontinente indiano e sul Pacifico occidentale. In questa stagione si parla spesso di Boreal Summer Intraseasonal Oscillation, una configurazione che conserva alcuni tratti della MJO ma presenta una maggiore complessità spaziale e una propagazione non sempre strettamente zonale. La stessa letteratura evidenzia che, durante giugno-agosto, la corrispondenza tra l’indice RMM e gli indici maggiormente centrati sulla convezione può ridursi rispetto alla stagione fredda, rendendo meno immediata l’associazione tra una singola fase numerica e la reale distribuzione dei temporali tropicali.
Nonostante queste limitazioni, un’eventuale MJO in fase 6 o 7 può comunque avere interesse per l’evoluzione atmosferica sul Pacifico settentrionale e sul Nord America. Quando la convezione tropicale anomala si concentra sul Pacifico occidentale, la divergenza in alta troposfera e il rilascio di calore latente possono modificare il campo delle onde planetarie, generando perturbazioni che si propagano verso le medie latitudini attraverso treni di onde di Rossby. Questi segnali possono alterare la posizione della corrente a getto, la disposizione delle creste anticicloniche e delle saccature, influenzando quindi la probabilità di anomalie termiche e pluviometriche a distanza di una o due settimane. La MJO costituisce per questo una delle principali sorgenti di prevedibilità substagionale, cioè nell’intervallo compreso tra la previsione meteorologica classica e la previsione stagionale.
L’associazione tra fasi 6–7 e una tendenza a promontori anticiclonici sul Nord America occidentale, accompagnati da saccature sugli Stati Uniti orientali, va tuttavia letta come una relazione statistica e non come un meccanismo automatico. La risposta extratropicale dipende dall’intensità effettiva della MJO, dallo stato del jet stream, dalle anomalie della temperatura superficiale del Pacifico, dalla presenza di ENSO e dalla fase delle principali teleconnessioni emisferiche. Inoltre, le teleconnessioni tra MJO e Nord America mostrano una forte stagionalità: lo stesso segnale tropicale può produrre configurazioni differenti tra autunno, inverno e piena estate, poiché cambia la struttura media della circolazione e la capacità del getto di fungere da guida per la propagazione delle onde planetarie. Studi dedicati agli impatti nordamericani hanno evidenziato proprio come le risposte associate alle fasi 6–7 possano mutare sensibilmente in funzione della stagione e dello stato di fondo dell’atmosfera.
La Figura 15 suggerisce quindi una situazione nella quale la MJO potrebbe contribuire all’evoluzione della circolazione atmosferica entrando nel mese di luglio, ma senza rappresentare un forzante tropicale sufficientemente intenso da dominare il quadro emisferico. Il segnale medio dell’ensemble lascia intravedere una possibile evoluzione verso il Pacifico occidentale, ma la dispersione dei membri e la permanenza dell’ampiezza vicino alla soglia unitaria impongono una valutazione prudente. Più che indicare una previsione deterministica di creste, saccature o anomalie termiche sul Nord America, il grafico evidenzia un debole contributo probabilistico della variabilità tropicale, da integrare con le simulazioni ensemble della circolazione a 500 hPa, con le anomalie oceaniche e con l’evoluzione delle onde planetarie nell’emisfero settentrionale.
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