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U. Pfeifroth , J. Trentmann , S. Brinckmann , R. Hollmann*

Deutscher Wetterdienst, Frankfurterstr. 135, 63067 Offenbach, Germany

La radiazione solare alla superficie costituisce una delle variabili climatiche essenziali per la comprensione del sistema Terra, poiché interviene direttamente nel bilancio energetico superficiale, nella modulazione dei flussi turbolenti, nell’evapotraspirazione, nella produttività biologica e nella risposta termica del suolo e dell’atmosfera. Per questa ragione essa è stata per decenni al centro delle attività del programma GEWEX e, più in generale, della climatologia osservativa orientata alla chiusura del bilancio energetico terrestre. Il contributo di Pfeifroth, Trentmann, Brinckmann e Hollmann si colloca in questa linea di ricerca e mostra come la disponibilità di serie osservative affidabili, lunghe e spazialmente coerenti sia oggi ancora più importante non solo per le analisi climatiche, ma anche per le applicazioni energetiche legate alla transizione verso fonti rinnovabili. In questo quadro, la Germania rappresenta un caso di particolare interesse, perché dispone di una tradizione osservativa molto lunga: le osservazioni di durata dell’insolazione risalgono al XIX secolo, mentre le misure continue di radiazione globale sono state progressivamente consolidate nel XX secolo attraverso la rete del Deutscher Wetterdienst, poi ulteriormente sviluppata e resa disponibile tramite il Climate Data Center in regime di open data. 

Uno degli aspetti più rilevanti messi in evidenza dall’articolo è che nessun singolo sistema osservativo è sufficiente, da solo, a soddisfare tutte le esigenze scientifiche e applicative. Le misure da stazione garantiscono continuità metrologica, controllo di qualità e valore climatico elevato, ma soffrono inevitabilmente di una copertura spaziale limitata; al contrario, i prodotti satellitari permettono una descrizione continua dei campi radiativi su griglia, ma richiedono calibrazione, validazione e attenta caratterizzazione delle incertezze. Proprio per superare questa dicotomia, il DWD ha sviluppato una filiera di prodotti complementari: da un lato i climate data records del CM SAF, tra cui spicca SARAH-3, che fornisce dati dal 1983 in avanti con risoluzione spaziale di 0,05°, risoluzione temporale di 30 minuti e una pluralità di parametri radiativi; dall’altro prodotti più orientati all’operatività, come DUETT, che combinano osservazioni al suolo e satellitari per offrire stime molto tempestive della radiazione globale e della durata del soleggiamento. La qualità di SARAH-3 risulta elevata anche in fase di validazione, con scarti medi dell’ordine di circa 5 W m⁻² per le medie mensili di irradianza superficiale, mentre DUETT è esplicitamente pensato per applicazioni a forte esigenza temporale; inoltre, il DWD ha aggiornato recentemente questo sistema introducendo, dal novembre 2025, anche prodotti a 1 km basati sulle osservazioni del sensore FCI del satellite MTG, migliorando ulteriormente la rappresentazione spaziale e la qualità delle somme orarie. 

Dal punto di vista della climatologia della radiazione, il valore di questi dataset è duplice. In primo luogo, essi permettono di seguire con maggiore robustezza le variazioni decadali della radiazione solare superficiale, cioè quei fenomeni di “global dimming” e “brightening” che la letteratura ha identificato come segnali fondamentali dell’interazione tra aerosol, nuvolosità e trasparenza atmosferica. Le sintesi di Wild hanno mostrato che tali variazioni non sono rumore secondario, ma una componente strutturale della variabilità climatica moderna; studi successivi per l’Europa centrale hanno indicato che una parte importante di tali oscillazioni è legata alla componente cielo sereno e quindi alle modifiche antropiche del carico aerosolico, mentre osservazioni e simulazioni convergono sul fatto che in Europa la fase di brightening si sia affermata dalla metà degli anni Ottanta in avanti. In secondo luogo, la disponibilità di archivi come GEBA e di reti di riferimento come BSRN consente di ancorare i prodotti satellitari a osservazioni di alta qualità, rafforzandone l’utilità per la rilevazione di trend, anomalie e climatologie regionali. Non a caso SARAH-3 mostra per l’Europa un incremento recente della radiazione superficiale di circa +3 W m⁻² per decennio, coerente con le osservazioni di superficie, e questo ne fa uno strumento particolarmente adatto non solo al climate monitoring, ma anche alla valutazione delle risorse solari per il fotovoltaico, all’agrometeorologia, alla gestione idrologica e agli studi sull’efficienza energetica del territorio. 

Nel complesso, il quadro delineato dal Deutscher Wetterdienst mostra in modo molto chiaro come il futuro dell’osservazione della radiazione solare superficiale risieda nell’integrazione fra reti storiche al suolo, archivi climatici omogenei, retrieval satellitari multisorgente e prodotti quasi in tempo reale. Questa integrazione non risponde soltanto a un’esigenza tecnica, ma anche a una necessità epistemologica della climatologia contemporanea: descrivere con coerenza sia la variabilità lenta del sistema climatico sia le esigenze operative di una società che dipende sempre più dalla corretta quantificazione dell’energia solare disponibile. In tal senso, i prodotti DWD e CM SAF rappresentano un’infrastruttura osservativa di grande rilievo, perché uniscono stabilità climatica, validazione rigorosa, accessibilità pubblica e immediata spendibilità applicativa.

La radiazione solare superficiale come variabile climatica essenziale e risorsa strategica per i servizi meteorologici

La radiazione solare alla superficie costituisce una delle grandezze più importanti dell’intero sistema climatico, poiché rappresenta il principale flusso energetico in ingresso che alimenta i processi radiativi, termodinamici e idrologici dell’atmosfera e della superficie terrestre. Essa non è soltanto una variabile descrittiva del clima, ma un parametro strutturale del bilancio energetico del pianeta, con implicazioni dirette per la temperatura superficiale, l’evapotraspirazione, la dinamica delle nubi, la produttività biologica e il funzionamento dei modelli suolo-vegetazione-atmosfera. La letteratura classica sul ruolo degli aerosol e della radiazione solare ha mostrato in modo convincente che le modificazioni del flusso solare incidente al suolo possono alterare non solo il bilancio radiativo, ma anche il ciclo idrologico e l’efficienza della rimozione atmosferica degli inquinanti, rendendo la SSR una variabile chiave tanto per la climatologia fisica quanto per le applicazioni ambientali. In questo senso, la prospettiva proposta dal Deutscher Wetterdienst si inserisce in un filone ormai consolidato che considera la SSR una “essential climate variable” per il monitoraggio dei cambiamenti climatici e per la valutazione delle risorse energetiche rinnovabili. 

Dal punto di vista osservativo, il problema centrale è che nessuna singola fonte dati è in grado di soddisfare da sola tutte le esigenze scientifiche e operative. Le osservazioni da stazione, soprattutto quando ottenute con piranometri ben calibrati, restano il riferimento metrologico più accurato, ma rappresentano condizioni locali e soffrono inevitabilmente di un problema di rappresentatività spaziale, particolarmente rilevante quando si confrontano misure puntuali con prodotti satellitari su griglia o quando si vogliono descrivere aree remote e superfici oceaniche. Per questo motivo, archivi di alta qualità come la Baseline Surface Radiation Network, istituita per raccogliere misure radiative al suolo a 1 minuto di risoluzione, e il Global Energy Balance Archive, che centralizza le osservazioni mondiali dei flussi energetici superficiali, hanno assunto un ruolo cruciale sia per la ricostruzione climatologica sia per la validazione dei dataset satellitari. Tuttavia, proprio l’esistenza di lacune spaziali e temporali nelle reti di superficie ha reso indispensabile il ricorso ai satelliti meteorologici, che dagli anni Ottanta in poi hanno consentito di stimare la distribuzione della radiazione solare con copertura continua e omogenea su vaste aree, fino a scala quasi globale quando si combinano più piattaforme. 

L’evoluzione più significativa degli ultimi anni non consiste però nel semplice passaggio dalle misure al suolo alle osservazioni satellitari, bensì nella costruzione di archivi integrati che combinano i vantaggi di entrambe. In questa direzione si colloca in modo esemplare il dataset SARAH-3 del CM SAF di EUMETSAT, illustrato anche dal gruppo del DWD, che fornisce una serie climatica della radiazione solare superficiale dal 1983 a oggi, con risoluzione spaziale di 0,05° e temporale di 30 minuti, includendo diversi parametri radiativi oltre all’irradianza superficiale. La sua validazione mostra deviazioni medie di circa 5 W m⁻² rispetto alle misure di riferimento mensili e una buona stabilità temporale, caratteristiche che ne fanno uno strumento particolarmente adatto per applicazioni che spaziano dal climate monitoring alla pianificazione energetica. Questa capacità di produrre campi omogenei, transfrontalieri e climaticamente stabili è un vantaggio decisivo rispetto alle sole reti nazionali di superficie, che possono essere influenzate da differenze strumentali, da disomogeneità storiche e da distribuzioni spaziali irregolari delle stazioni. 

Sul piano climatico, uno dei risultati più rilevanti emersi dalla letteratura europea è l’evidenza di un recente aumento della radiazione solare superficiale, coerente con il quadro del cosiddetto global brightening successivo alle fasi di dimming del secondo Novecento. Martin Wild ha mostrato come le variazioni decadali della SSR rappresentino un segnale climatico di primo ordine, fortemente legato al carico aerosolico e alle modificazioni della copertura nuvolosa; nel caso europeo, i prodotti satellitari della famiglia SARAH confermano un incremento recente della radiazione superficiale e SARAH-3 quantifica per l’Europa un segnale medio di circa +3 W m⁻² per decennio, in accordo con le osservazioni al suolo. Questo è scientificamente importante perché indica che la SSR non va interpretata come una variabile ancillare, ma come un indicatore sintetico delle interazioni fra aerosol, nubi, trasparenza atmosferica e circolazione regionale. In altri termini, studiare la SSR significa anche studiare la dinamica del sistema climatico europeo contemporaneo. 

L’interesse applicativo di questi prodotti è cresciuto enormemente nel contesto della transizione energetica. La disponibilità di dataset affidabili, continui e tempestivi sulla radiazione solare è infatti essenziale per la stima del potenziale fotovoltaico, per la gestione della rete, per la previsione della produzione e per la valutazione del rischio di deficit energetici. Studi climatologici su Germania ed Europa mostrano inoltre che esiste una complementarità stagionale fra fotovoltaico ed eolico: in media, la produzione solare domina maggiormente nella stagione calda, mentre quella eolica tende a essere più favorevole nella stagione fredda; una configurazione integrata su scala europea riduce la frequenza degli eventi di bassa produzione complessiva rispetto a sistemi più localizzati. In questo quadro, i servizi meteorologici nazionali non sono più soltanto fornitori di dati climatici, ma veri attori infrastrutturali della transizione energetica, chiamati a produrre archivi che siano allo stesso tempo robusti per le analisi di lungo periodo e sufficientemente rapidi per le esigenze operative. È proprio questa duplice finalità — climatologica e quasi realtime — che rende particolarmente interessante l’ecosistema di prodotti presentato dal DWD, inclusi i dataset ibridi stazione-satellite concepiti come soluzioni “best of both worlds”. 

Nel complesso, il quadro delineato dall’introduzione dell’articolo mostra con grande chiarezza che la moderna osservazione della radiazione solare superficiale non può più essere pensata come una semplice raccolta di misure, ma come una filiera scientifica integrata che unisce reti di riferimento ad alta qualità, archivi climatici di lunga durata, retrieval satellitari e prodotti combinati orientati all’utenza. La SSR emerge così come una variabile ponte fra climatologia, meteorologia applicata, modellistica della superficie terrestre e sistemi energetici. La sua analisi consente infatti di leggere simultaneamente il funzionamento del bilancio energetico terrestre, le trasformazioni della composizione atmosferica, le variazioni della nuvolosità e la crescente dipendenza delle società moderne da una quantificazione accurata delle risorse rinnovabili. In questa prospettiva, il contributo del DWD non è soltanto descrittivo, ma rappresenta anche un modello metodologico di come un servizio meteorologico possa trasformare osservazioni eterogenee in un’infrastruttura pubblica di conoscenza climatica e di supporto decisionale. 

2. Breve panoramica storica dei dati di radiazione solare superficiale derivati da satellite

La ricostruzione satellitare della radiazione solare superficiale rappresenta uno dei passaggi più significativi nell’evoluzione della meteorologia osservativa moderna, perché ha consentito di trasformare una variabile tradizionalmente misurata in modo puntuale in un campo geofisico continuo nello spazio e nel tempo. La radiazione solare incidente al suolo dipende infatti dalla trasmissione atmosferica, che a sua volta è modulata dall’assorbimento gassoso, dalla diffusione e dall’assorbimento da parte degli aerosol, nonché dalla riflessione e dalla struttura ottica delle nubi; ne deriva che la stima della SSR da satellite si fonda, in termini fisici, sulla possibilità di inferire queste proprietà atmosferiche a partire dalla radiazione riflessa osservata dallo spazio. Le grandi revisioni metodologiche degli ultimi anni mostrano chiaramente che l’intera storia del settore può essere letta come un progressivo affinamento di tre elementi: la qualità dei sensori, la robustezza degli schemi di trasferimento radiativo e la capacità di rappresentare in modo realistico il ruolo delle nubi nella modulazione del flusso solare verso la superficie. 

Le origini di questa linea di ricerca risalgono ai primissimi anni dell’era satellitare. Il lancio di TIROS-1 nel 1960, primo satellite meteorologico dedicato all’osservazione della copertura nuvolosa, dimostrò in modo concreto che l’atmosfera poteva essere studiata sistematicamente dallo spazio e che le immagini satellitari potevano fornire una base oggettiva per analizzare la distribuzione dei sistemi nuvolosi su scala sinottica. Quel risultato fu molto più di un avanzamento strumentale: segnò l’inizio di una nuova epistemologia dell’osservazione meteorologica, in cui la nuvolosità smetteva di essere descritta soltanto da reti di superficie e cominciava a essere misurata in modo sinottico e globale. Pochi anni dopo, con Nimbus II, Raschke e collaboratori portarono questa intuizione a un livello più maturo, utilizzando misure della radiazione riflessa per affrontare il problema del bilancio radiativo planetario e distinguere sistematicamente tra condizioni di cielo sereno e coperto. In questo senso, i primi studi su TIROS e Nimbus non produssero ancora i moderni dataset di SSR, ma posero le basi concettuali per tutto il settore: osservare le nubi dallo spazio per inferire il comportamento dei flussi radiativi nel sistema Terra-atmosfera. 

Il vero salto metodologico si compì però con la maturazione dei satelliti geostazionari e, in Europa, con l’avvento della serie Meteosat. La disponibilità di osservazioni ripetute con elevata frequenza temporale rese finalmente possibile una quantificazione più realistica della variabilità diurna della radiazione solare superficiale, superando uno dei limiti principali delle prime piattaforme polari. In questo contesto si inseriscono i lavori pionieristici di Möser e Raschke e la successiva applicazione operativa presso il Deutscher Wetterdienst negli anni Ottanta, ma soprattutto l’elaborazione del metodo Heliosat, che rappresenta la vera architettura concettuale dei retrieval europei della SSR. L’idea centrale di Heliosat è elegantemente semplice e fisicamente robusta: confrontare la radianza osservata dal satellite con uno stato di riferimento di cielo sereno e con uno stato fortemente nuvoloso, per derivare un indice di nube da cui stimare la trasmissività atmosferica e quindi la radiazione al suolo. Le versioni successive del metodo hanno progressivamente raffinato questo schema, passando da formulazioni più empiriche a configurazioni basate su radiance calibrate, modelli di cielo sereno più accurati e trattamenti più coerenti degli effetti anisotropici, della torbidità atmosferica e dell’albedo superficiale. In particolare, Heliosat-2 ha rappresentato una svolta importante perché ha sistematizzato l’esperienza accumulata con le versioni precedenti in una formulazione più coerente e trasferibile, mentre i successivi sviluppi per il climate monitoring hanno integrato il metodo con modelli di trasferimento radiativo più sofisticati. 

L’evoluzione recente del settore mostra come questa tradizione metodologica sia confluita nella produzione di veri e propri climate data records satellitari. Tra questi, la serie SARAH del CM SAF costituisce uno degli esempi più solidi e maturi, perché traduce l’eredità di Heliosat in un archivio climatico omogeneo, validato e di lunga durata. La versione SARAH-3, rilasciata nel 2023, fornisce dati dal 1983 in avanti con risoluzione spaziale di 0,05° e temporale fino a 30 minuti, includendo diversi parametri di radiazione superficiale e migliorando in particolare il trattamento delle condizioni con copertura nevosa. Questo passaggio è scientificamente rilevante perché mostra come la stima satellitare della SSR sia ormai uscita dalla fase pionieristica per entrare in quella della climatologia osservativa di precisione: non più soltanto mappe utili a descrivere il campo radiativo, ma serie coerenti abbastanza stabili da essere impiegate nello studio delle tendenze decadali, nella validazione modellistica e nelle applicazioni energetiche. Non sorprende quindi che le revisioni più recenti identifichino nei prodotti SSR satellitari una componente essenziale sia per il monitoraggio del bilancio energetico superficiale sia per la pianificazione delle risorse fotovoltaiche e per l’energy meteorology. 

Nel complesso, la storia dei dati satellitari di radiazione solare superficiale può essere interpretata come il passaggio da una fase esplorativa, centrata sulla semplice osservazione delle nubi, a una fase quantitativa, dedicata alla stima dei flussi radiativi, fino a una fase pienamente climatica e applicativa, nella quale i dataset sono progettati per essere insieme fisicamente consistenti, temporalmente omogenei e operativamente utili. È proprio questa traiettoria che spiega la crescente importanza dei prodotti sviluppati presso il DWD e in ambito CM SAF: essi non rappresentano soltanto un perfezionamento tecnico delle osservazioni satellitari, ma l’esito di oltre sessant’anni di progressi nella radiometria spaziale, nella modellistica del trasferimento radiativo e nella comprensione del legame tra nubi, aerosol e disponibilità di energia solare alla superficie. 

3. Principali ambiti applicativi e requisiti dei dati in Germania

Nel contesto tedesco, la definizione dei requisiti per i dati di radiazione solare superficiale non è un esercizio puramente tecnico, ma discende direttamente dal mandato istituzionale del Deutscher Wetterdienst, che per legge deve rispondere alle esigenze meteorologiche dell’economia e della società, analizzare e proiettare i processi meteorologici e climatici e garantire disponibilità, archiviazione, documentazione e diffusione dei dati meteorologici e climatologici spaziali. In questo quadro, la SSR assume una funzione trasversale, perché interessa simultaneamente il monitoraggio climatico, l’energia rinnovabile, la modellistica superficie-atmosfera, l’agrometeorologia e una parte crescente dei servizi climatici applicati. L’articolo di Pfeifroth e colleghi insiste infatti su un punto metodologico decisivo: le proprietà del dataset — tempestività, durata della serie, risoluzione spazio-temporale e qualità documentata — determinano il tipo di applicazione per cui quel prodotto è realmente utilizzabile. La logica corretta non è dunque chiedersi quale dataset sia “il migliore” in assoluto, ma quale sia il più adatto allo scopo, in linea con il principio del dato “fit for purpose” discusso anche da Dee e colleghi nel quadro del Climate Data Store di Copernicus. 

Da questo punto di vista, gli studi recenti sui requisiti dei prodotti climatici hanno chiarito che le grandezze veramente discriminanti sono sei: lunghezza della serie, copertura, risoluzione, campionamento, stabilità e qualità. Non tutte pesano allo stesso modo per ogni applicazione. Se l’obiettivo è il monitoraggio climatico o la stima di trend della SSR, la priorità ricade sulla lunghezza della serie e soprattutto sulla sua stabilità temporale, perché anche piccoli cambiamenti strumentali o algoritmici possono contaminare i segnali decadali. È precisamente per questa ragione che i climate data records satellitari come SARAH-3 sono stati progettati per offrire una serie dal 1983, con risoluzione di 0,05° e fino a 30 minuti, ma soprattutto con input e procedure orientati alla stabilità climatologica; la loro utilità non sta solo nella copertura spaziale, ma nella possibilità di distinguere il segnale climatico reale dal rumore osservativo. Roebeling e colleghi mostrano inoltre che, per applicazioni climatiche diverse, cambiano le priorità: chi vuole monitorare tendenze globali ha bisogno di serie lunghe e precise, mentre chi studia eventi o impatti regionali può privilegiare campionamento e dettaglio spaziale. 

Nel settore energetico, che in Germania ha assunto un peso strutturale nella pianificazione pubblica e privata, i requisiti cambiano sensibilmente. Per la climatologia delle risorse e la progettazione di impianti fotovoltaici servono archivi pluridecadali capaci di rappresentare bene la variabilità regionale, stagionale e interannuale della radiazione; per l’esercizio della rete e il monitoraggio operativo del parco FV diventano invece cruciali la bassa latenza, l’alta frequenza temporale e, idealmente, l’integrazione con prodotti previsionali. I risultati su Germania ed Europa mostrano anche che la complementarità stagionale tra solare ed eolico è un elemento chiave del sistema: in media l’eolico domina in inverno, mentre in estate il contributo solare cresce fino a diventare comparabile. Proprio per questo, errori apparentemente modesti nei campi di irradianza possono tradursi in bias non trascurabili nella simulazione della produzione fotovoltaica; uno studio dedicato alla Germania ha mostrato che nessun dataset grigliato eccelle in ogni metrica e che i prodotti devono essere valutati separatamente per medie annuali, variabilità giornaliera ed estremi, con la raccomandazione di affiancare misure locali quando si effettuano valutazioni di sito. Per le applicazioni intra-orarie e intra-giornaliere, inoltre, la qualità richiesta cresce ulteriormente, perché la skill dipende dalla capacità del prodotto di seguire con precisione la dinamica nuvolosa su scale molto brevi. 

Un terzo ambito, spesso meno visibile ma scientificamente molto importante, riguarda la modellistica superficie-atmosfera e le applicazioni ambientali territoriali. La SSR è una variabile di ingresso essenziale nei modelli SVAT e nei modelli di evapotraspirazione, bilancio energetico e raffrescamento urbano, dove la risoluzione temporale oraria e una rappresentazione spaziale sufficientemente fine diventano più importanti della sola lunghezza della serie. Studi condotti su Berlino mostrano, ad esempio, che la combinazione tra dati meteorologici orari e parametri telerilevati della vegetazione permette di mappare i servizi di raffrescamento evaporativo e radiativo in ambiente urbano; in questi casi il valore del dato radiativo dipende dalla sua capacità di descrivere l’eterogeneità spaziale del tessuto urbano e la sua variabilità diurna. In parallelo, l’uso della SSR in agricoltura, nella stima dell’evapotraspirazione e nei sistemi di supporto alla gestione del suolo richiede dataset coerenti, ben documentati e integrabili con altre variabili meteorologiche, più che semplicemente “accurati” in senso astratto. Questo allarga molto il concetto di qualità: non basta un basso errore medio, serve anche interoperabilità con altri campi fisici e coerenza nelle scale spaziali e temporali dell’applicazione finale. 

Infine, la questione della qualità non può essere separata da quella della validazione e del controllo osservativo. Per molte applicazioni tedesche la scelta tra prodotti da stazione, satellitari, combinati o rianalisi non può basarsi solo sulla documentazione tecnica, ma richiede una verifica delle prestazioni sul tipo di segnale che interessa davvero l’utente: trend, cicli stagionali, picchi giornalieri, persistenza di episodi nuvolosi o rendimento energetico. La letteratura mostra che i controlli di qualità delle serie di radiazione al suolo migliorano sensibilmente quando si confrontano i dati con prodotti satellitari indipendenti, perché così si riescono a individuare errori piccoli ma sistematici, come ombreggiamenti, sporcizia del sensore, disallineamenti temporali o problemi di calibrazione. È proprio qui che la nozione di “fit for purpose” diventa operativa: un dataset utile per una climatologia pluridecadale può non essere il più adatto al nowcasting del fotovoltaico, mentre un prodotto molto tempestivo può non avere la stabilità richiesta per uno studio di trend. In sintesi, il punto centrale della sezione non è soltanto che la SSR abbia molti usi in Germania, ma che ogni uso imponga una gerarchia diversa di requisiti osservativi; ed è su questa gerarchia, non su classifiche generiche di qualità, che dovrebbe basarsi la selezione dei prodotti.

3.1. Requisiti per l’analisi e il monitoraggio climatico

Nel campo dell’analisi climatica, la radiazione solare superficiale non può essere trattata come un semplice prodotto osservativo ad alta risoluzione, ma deve essere considerata un vero climate data record, cioè una serie costruita per preservare nel tempo la coerenza fisica, la tracciabilità metrologica e l’utilità climatologica del segnale. Per questo motivo, i requisiti decisivi non riguardano soltanto la disponibilità del dato, ma soprattutto la sua omogeneità spazio-temporale, la continuità della serie, la qualità dei metadati e la capacità di documentare in modo trasparente modifiche di sensori, algoritmi, input ausiliari e procedure di calibrazione. I lavori recenti sul tema del dato climatico “fit for purpose” insistono proprio su questo punto: non esiste un dataset universalmente migliore in senso assoluto, ma esistono prodotti più o meno idonei a specifiche domande scientifiche, e la loro idoneità dipende da come risoluzione, copertura, stabilità, incertezza e campionamento si combinano rispetto al tipo di analisi richiesta. Nel caso della SSR, ciò è particolarmente importante, perché il segnale climatico che interessa ai servizi meteorologici e climatici è spesso dell’ordine di pochi watt per metro quadrato per decennio; di conseguenza, anche piccole disomogeneità strumentali o algoritmiche possono alterare in modo sostanziale l’interpretazione delle tendenze. 

Da questo quadro discende che, per il monitoraggio climatico in senso stretto, i requisiti centrali sono innanzitutto la lunghezza della serie e la sua stabilità temporale. La World Meteorological Organization definisce infatti le climatological standard normals come medie su periodi consecutivi di 30 anni, includendo oggi il riferimento 1991–2020, mentre il periodo 1961–1990 resta ancora un riferimento standard per le valutazioni di cambiamento climatico di lungo periodo. Questo significa che un dataset utile al climate monitoring dovrebbe almeno coprire in modo robusto l’attuale finestra climatica di riferimento e, possibilmente, estendersi oltre per permettere confronti con periodi precedenti. In questo senso i prodotti satellitari maturi hanno compiuto un salto di qualità notevole: SARAH-3, ad esempio, copre il periodo dal 1983 a oggi, include per la prima volta l’intera normale climatica 1991–2020, utilizza input stabili fino al 2020 per garantire elevata consistenza temporale ed è accompagnato da una estensione operativa di tipo Interim Climate Data Record che consente il collegamento tra climatologia di lungo periodo e monitoraggio quasi in tempo reale. Questa architettura è particolarmente rilevante perché un dataset climaticamente utile non deve solo descrivere bene la distribuzione media della radiazione, ma deve anche permettere la costruzione di anomalie, climatologie e confronti decadali senza introdurre salti artificiali nel segnale. 

Un secondo requisito fondamentale riguarda la qualità scientifica verificata mediante validazione. In climatologia non è sufficiente che il prodotto “appaia plausibile” o che fornisca campi spazialmente completi; serve dimostrare che la serie sia in grado di riprodurre sia i valori medi sia le anomalie, e soprattutto che l’errore non mostri derive temporali incompatibili con l’analisi delle tendenze. Il dataset SARAH-3 è interessante proprio perché la sua validazione mostra deviazioni intorno a 5 W m⁻² per le medie mensili di irradianza superficiale rispetto alle misure di riferimento, oltre a una buona stabilità complessiva del record; allo stesso tempo, gli stessi autori sottolineano che l’interpretazione dei trend va condotta con cautela, perché gli estremi iniziali e finali della finestra temporale possono influenzare sensibilmente le stime decadali. Questa osservazione è metodologicamente cruciale: per molte applicazioni climatiche non è tanto la risoluzione oraria a fare la differenza, quanto la robustezza con cui il dataset conserva il segnale a scala mensile, stagionale e interannuale. In altre parole, nell’uso climatologico della SSR la risoluzione elevata è un vantaggio, ma la stabilità del record è la condizione realmente discriminante. 

Sul piano dei contenuti climatologici, la disponibilità di dataset satellitari stabili e sufficientemente lunghi ha anche aperto la strada all’analisi delle variazioni regionali della SSR in Europa, inclusi i segnali di brightening osservati negli ultimi decenni. Pfeifroth e colleghi mostrano che SARAH-3 evidenzia per l’Europa un aumento della radiazione superficiale di circa +3 W m⁻² per decennio nelle ultime decadi, in accordo con le osservazioni al suolo; tuttavia, proprio questo tipo di risultato rende ancora più evidente quanto siano necessari metadati accurati, versionamento chiaro e piena documentazione delle modifiche metodologiche. Un trend climatico diventa infatti credibile solo quando può essere ricondotto a un prodotto osservativo la cui catena di generazione è trasparente e sufficientemente stabile da non confondere il cambiamento geofisico con il cambiamento del sistema di misura. Per questo le migliori pratiche internazionali in materia di climate data records insistono sulla distinzione tra qualità “istantanea” del prodotto e qualità “climatologica”, cioè sulla capacità del dataset di sostenere inferenze affidabili sul cambiamento nel tempo. Nel caso della radiazione solare superficiale, dove nubi, aerosol, neve al suolo e geometria osservativa interagiscono in modo complesso, questo punto diventa ancora più rilevante che per altre variabili meteorologiche più direttamente misurabili. 

Un terzo requisito, spesso sottovalutato ma centrale per i moderni servizi climatici, è la regolare estensione operativa della serie. Il climate monitoring non si limita infatti alla ricostruzione del passato, ma richiede l’aggiornamento continuo delle osservazioni per produrre mappe di anomalia, bollettini mensili, diagnosi stagionali e rapporti annuali sullo stato del clima. In Europa questo bisogno è istituzionalizzato sia attraverso il nodo di monitoraggio climatico del Regional Climate Centre della WMO guidato dal DWD, che produce mappe e bollettini operativi per la Regione VI, sia attraverso il Copernicus Climate Change Service, che pubblica annualmente l’European State of the Climate. Ne consegue che, per un uso realmente operativo, il dato SSR deve essere non solo lungo e stabile, ma anche tempestivo, aggiornabile con procedure consistenti rispetto al record storico e facilmente integrabile nelle pipeline di monitoraggio delle anomalie. La logica del prodotto ideale per il climate monitoring diventa quindi quella di una doppia struttura: un nucleo storico omogeneo e un’estensione quasi operativa coerente con esso. È precisamente questa combinazione che rende i migliori archivi satellitari particolarmente utili ai servizi meteorologici nazionali e regionali. 

Nel complesso, i requisiti per l’analisi e il monitoraggio climatico della radiazione solare superficiale in Germania possono essere sintetizzati in una gerarchia molto chiara: anzitutto una serie sufficientemente lunga da coprire le normali climatiche e sostenere analisi decadali; in secondo luogo stabilità e omogeneità tali da rendere fisicamente interpretabili i trend; poi validazione rigorosa, documentazione tecnica e metadati completi; infine aggiornamento regolare per il monitoraggio operativo delle anomalie. La risoluzione spaziale e temporale resta importante, soprattutto per scendere di scala verso analisi regionali o nazionali, ma in climatologia essa acquista valore soltanto quando è accompagnata da stabilità e tracciabilità. In assenza di queste condizioni, un dataset può essere visivamente ricco e operativamente comodo, ma scientificamente debole per lo studio del cambiamento climatico. È per questo che la letteratura più recente invita a valutare ogni prodotto non in termini generici di prestazione, bensì in relazione esplicita all’uso finale, adottando un criterio di adeguatezza scientifica e operativa che, nel caso della SSR, coincide con la possibilità di misurare in modo affidabile la variabilità e le tendenze del bilancio radiativo superficiale europeo. 

3.2. Requisiti per alcune applicazioni derivate selezionate

Nel caso delle applicazioni derivate, la radiazione solare superficiale non va considerata come una variabile con un unico profilo di qualità desiderabile, ma come un’informazione il cui valore dipende strettamente dall’uso finale. È proprio questo il punto centrale che emerge anche dalla sintesi del DWD: i prodotti SSR non sono intercambiabili, perché cambiano profondamente i requisiti di latenza, risoluzione, lunghezza della serie, stabilità e accuratezza a seconda che il dato serva per validare modelli, pianificare impianti fotovoltaici, alimentare schemi idrologici o costruire servizi climatici operativi. In altri termini, il criterio davvero corretto non è cercare il dataset “migliore” in assoluto, ma identificare quello più adatto allo scopo, cioè il prodotto che rappresenta in modo più efficace il segnale radiativo sulle scale spaziali e temporali pertinenti all’applicazione considerata. 

Un primo ambito di impiego cruciale riguarda la validazione dei modelli di previsione numerica del tempo e dei modelli climatici. In questo contesto, la SSR è una variabile diagnostica di straordinaria importanza, perché integra gli effetti della nuvolosità, degli aerosol, del vapore acqueo, dell’albedo superficiale e degli schemi radiativi del modello. La sua valutazione consente quindi di individuare in modo sensibile difetti nella fisica modellistica, soprattutto nella rappresentazione delle nubi e della radiazione a onda corta. Studi di validazione del WRF hanno mostrato che il confronto tra radiazione solare simulata e osservata permette di diagnosticare errori sistematici del bilancio radiativo superficiale, con implicazioni dirette sulla temperatura del suolo, sui flussi turbolenti e sull’evoluzione dello strato limite. Per questo tipo di applicazione non bastano medie mensili o dataset climatologici stabili: servono dati ad alta risoluzione spaziale e temporale, coerenti con la scala dei processi modellati, perché soltanto così è possibile separare i bias strutturali del modello dagli errori dovuti al campionamento o alla rappresentatività delle osservazioni. 

L’ambito applicativo oggi più strategico, soprattutto nel contesto tedesco ed europeo, è però quello delle energie rinnovabili. Qui la richiesta di dati copre l’intero spettro temporale: dalle climatologie multiannuali necessarie per la progettazione e il dimensionamento degli impianti fotovoltaici, fino ai prodotti quasi in tempo reale e ai forecast utili per la gestione della rete e dell’esercizio. La pianificazione energetica richiede infatti serie abbastanza lunghe da descrivere la variabilità stagionale, interannuale e regionale della risorsa solare, mentre l’operatività di rete richiede soprattutto tempestività, alta frequenza temporale e capacità di rappresentare la variabilità nuvolosa su scale orarie o sub-orarie. Gli studi su Germania ed Europa mostrano inoltre che la complementarità tra vento e sole è una componente strutturale del sistema: in Germania la produzione eolica domina mediamente il bilancio annuale, mentre in estate il contributo del solare cresce fino a diventare comparabile a quello eolico; nelle fasi di bassa produzione combinata, l’integrazione spaziale europea può contribuire a compensare almeno in parte i deficit regionali. In questo quadro, la qualità del dato SSR non influisce soltanto sulla stima della risorsa, ma entra direttamente nella simulazione della produzione FV, nella valutazione del rischio di shortfall energetico e nella stabilità del sistema elettrico. 

Accanto all’energia, un secondo grande gruppo di applicazioni riguarda la modellistica del sistema suolo-vegetazione-atmosfera, l’idrologia e l’agrometeorologia. I modelli SVAT usano la radiazione solare come forzante fondamentale per calcolare i flussi di calore sensibile e latente, l’evapotraspirazione e quindi il bilancio idrico del suolo e della vegetazione; in questi schemi, un errore nella SSR si propaga immediatamente nelle stime di umidità del suolo, stress idrico e sviluppo vegetativo. La letteratura mostra che tali modelli descrivono il trasporto di energia e umidità nel continuum suolo-pianta-atmosfera e che la radiazione è una delle variabili chiave nel controllo degli scambi alla superficie. Per queste applicazioni, più che una serie lunghissima, è spesso determinante la disponibilità di dati ad alta risoluzione spaziale e temporale, perché i domini di calcolo sono spesso piccoli e fortemente eterogenei. La stessa esigenza emerge nella modellistica del deflusso e nel monitoraggio della siccità: uno studio recente sulla Svizzera ha mostrato che i long-term satellite records di EUMETSAT SAF possono essere utilizzati per monitorare le anomalie legate alla siccità, confrontandole con SPI, osservazioni di umidità del suolo, indici modellati e misure di evapotraspirazione. Questo rende la SSR una variabile importante non solo per il bilancio energetico, ma anche per l’analisi integrata della disponibilità idrica e degli impatti agro-idrologici. 

Un’applicazione molto interessante, cresciuta negli ultimi anni, è quella del controllo qualità delle reti osservative al suolo. Quando i prodotti satellitari raggiungono una qualità sufficiente e una latenza contenuta, possono diventare un riferimento indipendente per individuare anomalie sottili nei dati di stazione, come deriva di calibrazione, ombreggiamenti, sporcizia del sensore o problemi temporali che sfuggono ai controlli fisici standard. Urraca e colleghi hanno mostrato che il confronto con più prodotti satellitari indipendenti consente di rilevare deviazioni piccole ma persistenti nel profilo reale dell’irradianza, migliorando il quality control delle serie di radiazione globale. Parallelamente, con la diffusione delle tecniche di machine learning, i campi grigliati di SSR sono diventati anche una base preziosa per l’addestramento di modelli data-driven: ciò vale sia per il nowcasting e l’intra-day forecasting, dove la combinazione di misure al suolo e informazione satellitare migliora le prestazioni previsionali, sia per i retrieval stessi, dove approcci di deep learning stanno iniziando a competere con gli schemi fisici tradizionali nell’estimare la radiazione da immagini satellitari. In questo settore, il requisito non è solo l’accuratezza media del dato, ma anche la sua densità spazio-temporale, la coerenza statistica e la disponibilità di grandi archivi ben controllati su cui addestrare gli algoritmi. 

Infine, esiste un insieme di applicazioni tecnico-ingegneristiche e idrometeorologiche in cui la SSR entra come componente di dataset sintetici o di riferimento. In Germania, i cosiddetti Test Reference Years costituiscono un’infrastruttura fondamentale per la climatologia tecnica, perché forniscono anni meteorologici di riferimento usati per il calcolo del fabbisogno energetico di riscaldamento e climatizzazione. Il lavoro di Krähenmann e colleghi descrive un dataset tedesco a 1 km e risoluzione oraria, generato proprio per aggiornare i TRY, che include anche la radiazione a onda corta superficiale e altri parametri climatici. Qui emerge con chiarezza una diversa logica del requisito osservativo: non serve necessariamente il prodotto più tempestivo, ma un archivio molto coerente, ad alta risoluzione, capace di rappresentare condizioni meteorologiche tipiche e quindi utilizzabile come riferimento tecnico per la progettazione. In modo analogo, molte applicazioni idrometeorologiche richiedono serie radiative consistenti e ben documentate, perché la radiazione entra nelle forzanti di modelli di superficie, bilanci energetici e applicazioni ambientali di lungo periodo. In conclusione, la sezione mostra che il requisito decisivo cambia con l’uso: per la validazione modellistica dominano risoluzione e fedeltà ai processi; per l’energia servono insieme climatologia, bassa latenza e continuità; per SVAT, idrologia e agricoltura contano dettaglio locale e coerenza temporale; per qualità osservativa, AI e climatologia tecnica diventano centrali interoperabilità, documentazione e controllo rigoroso dell’errore. 

4. Prodotti disponibili basati su misurazioni satellitari

La sezione dedicata ai prodotti disponibili mostra con particolare chiarezza che il portafoglio del Deutscher Wetterdienst non è stato costruito come un archivio unico e uniforme, ma come una vera infrastruttura multilivello, nella quale convivono climate data records satellitari di lunga durataprodotti nazionali ad alta risoluzione ottenuti dalla fusione tra satellite e stazioni, e dataset storici pensati per il contesto climatico e idrologico tedesco. Questa articolazione non è un dettaglio organizzativo, ma la conseguenza diretta del fatto che gli usi della radiazione solare superficiale sono molto diversi tra loro: il monitoraggio climatico richiede stabilità e omogeneità pluridecadale, mentre l’operatività energetica e il supporto ai servizi meteorologici richiedono latenza ridotta, aggiornamenti frequenti e dettaglio spaziale elevato. Lo stesso contributo di Pfeifroth et al. del 2026 sottolinea esplicitamente che nel portafoglio DWD coesistono prodotti più orientati alla climatologia, come quelli sviluppati nell’ambito del CM SAF, e prodotti più focalizzati sulla fornitura quasi in tempo reale, come DUETT; tutti i dataset presentati sono pubblicamente accessibili. Anche la pagina istituzionale del DWD sul CM SAF conferma che il servizio sviluppa, archivia e distribuisce prodotti satellitari di alta qualità per il monitoraggio della variabilità e del cambiamento climatico. 

All’interno di questo sistema, SARAH-3 occupa una posizione centrale come prodotto di riferimento per la climatologia regionale della radiazione solare superficiale. Si tratta della terza edizione del Surface Solar Radiation Data Set – Heliosat, generata e distribuita dal CM SAF di EUMETSAT, con copertura dal 1983 in avanti, risoluzione spaziale di 0,05° × 0,05°, risoluzione temporale di 30 minuti e disponibilità anche di medie giornaliere e mensili per l’intero campo di vista Meteosat, che si estende approssimativamente da 65° W a 65° E e da 65° S a 65° N. Un elemento particolarmente importante, dal punto di vista accademico, è che SARAH-3 non fornisce soltanto la classica surface irradiance, ma un insieme più ampio di parametri che comprende anche radiazione diretta, direct normal irradiance, durata del soleggiamento, photosynthetically active radiation, daylight ed effective cloud albedo. Pfeifroth et al. (2024) mostrano inoltre che la serie 1983–2020 è stata costruita con input stabili, che le correlazioni delle anomalie rispetto alle stazioni BSRN raggiungono o superano 0,9, e che tra i miglioramenti più rilevanti della nuova edizione vi è il trattamento più robusto delle condizioni con copertura nevosa. In sostanza, SARAH-3 è il prodotto che più chiaramente risponde alle esigenze del climate monitoring e della solar climatology, perché combina lunga durata, alta risoluzione e una struttura metodologica coerente con i principi dei climate data records. 

Se SARAH-3 rappresenta il nucleo regionale ad alta risoluzione del portafoglio, CLARA-A3 svolge invece una funzione complementare su scala globale. Questo dataset, sviluppato anch’esso nell’ambito del CM SAF ma basato sulle osservazioni AVHRR dei satelliti polari, costituisce la terza edizione del record climatico su nubi, albedo e radiazione superficiale, con copertura dal 1979 al 2023. La sua importanza non risiede tanto nella risoluzione temporale fine, quanto nell’ampiezza spaziale e nella profondità temporale: il prodotto globale di radiazione superficiale viene fornito su griglia climatica di 0,25° × 0,25° e, per la componente radiativa, in forma mensile. Karlsson et al. (2023) mostrano che CLARA-A3 estende i contenuti delle versioni precedenti includendo anche ulteriori prodotti di bilancio radiativo superficiale e top-of-atmosphere, configurandosi così come un dataset particolarmente utile per studi comparativi, valutazioni emisferiche e contestualizzazione globale dei segnali osservati su scala europea. In altri termini, mentre SARAH-3 è ideale quando servono dettaglio spaziale e coerenza regionale nel dominio Meteosat, CLARA-A3 diventa prezioso quando la domanda scientifica richiede continuità globale, confronto tra regioni climatiche e inserimento del segnale tedesco o europeo in una cornice planetaria più ampia. 

Sul versante operativo, il prodotto più significativo è DUETT, che rappresenta bene la logica “best of both worlds” ormai sempre più centrale nei servizi meteorologici. Qui il principio non è affidarsi soltanto al satellite né soltanto alla rete al suolo, ma fondere entrambe le sorgenti in un prodotto orario quasi in tempo reale per la Germania. La documentazione DWD specifica che DUETT combina dati satellitari Meteosat generati ogni 15 minuti con misure di superficie aggregate su 42 siti della rete DWD, prevalentemente con piranometri, attraverso un algoritmo geostatistico che produce campi grigliati di irradianza superficiale e durata del soleggiamento. I file vengono aggiornati ogni ora, il dataset operativo copre il periodo dal 1° gennaio 2024 in avanti, e la stessa documentazione chiarisce che il focus del prodotto è la disponibilità near-real-time più che l’omogeneità temporale di lungo periodo; infatti il metodo è soggetto a continui sviluppi e questo può introdurre discontinuità se il dato viene usato impropriamente per analisi climatiche pluriennali. È molto interessante anche l’evoluzione recentissima del sistema: dal 6 novembre 2025 il DWD ha reso disponibile, in parallelo ai dati operativi a 2 km, anche una versione a 1 km basata sul nuovo strumento FCI del satellite MTG, con frequenza di osservazione di 10 minuti, migliorando così la precisione delle somme orarie e ampliando l’area in una proiezione Lambert equal-area. Nel quadro della sezione 4, DUETT è quindi il prodotto che più chiaramente incarna la dimensione quasi operativa della SSR: meno adatto ai trend climatici di lungo periodo, ma molto più adatto al monitoraggio energetico, al controllo di rete e alle applicazioni che richiedono informazione tempestiva e ad alta risoluzione sul territorio tedesco. 

Accanto a questi prodotti esplicitamente satellitari o satellitare-stazione, il portafoglio DWD comprende anche archivi nazionali di lunga durata che fungono da ponte tra la climatologia storica e le applicazioni idrologiche e di supporto modellistico. Un esempio importante è HYRAS-DE-RSDS, prodotto di radiazione globale per la Germania su griglia 5 km × 5 km per il periodo 1951–2020, costruito a partire da valori giornalieri misurati di durata del soleggiamento e radiazione globale. La documentazione ufficiale ne indica usi quali l’analisi del clima passato, il bias adjustment delle proiezioni climatiche regionalizzate e l’impiego come input per la modellistica idrologica. Sebbene HYRAS non sia un prodotto “satellite-only” nel senso stretto di SARAH o CLARA, la sua presenza nel portafoglio è scientificamente molto significativa, perché mostra come il DWD non organizzi i propri dataset per tipologia strumentale astratta, ma per funzione conoscitiva: record climatologici storici, prodotti satellitari regionali, prodotti globali e fusioni near-real-time vengono messi a disposizione come elementi complementari di una stessa infrastruttura osservativa. 

Da un punto di vista più generale, questo assetto riflette bene anche l’evoluzione concettuale del telerilevamento della radiazione solare superficiale. Müller e Pfeifroth (2022) hanno mostrato che i moderni retrieval di SSR si fondano su una lunga maturazione metodologica, nella quale l’informazione radiativa satellitare, la stima dell’effective cloud albedo, i modelli di cielo sereno e gli input atmosferici ausiliari vengono integrati in schemi sempre più robusti. In questa prospettiva, il portafoglio DWD non è solo una collezione di prodotti, ma la traduzione operativa di una genealogia scientifica ben precisa: SARAH-3 rappresenta la forma più matura del CDR regionale geostazionario; CLARA-A3 la sua estensione globale polare; DUETT l’adattamento della radiazione satellitare alle esigenze operative nazionali; HYRAS il raccordo con la lunga memoria climatica e idrologica della Germania. La sezione 4, letta in questo modo, non descrive semplicemente “cosa c’è disponibile”, ma mostra come un servizio meteorologico nazionale abbia organizzato il proprio patrimonio osservativo in funzione di scale, tempi e scopi differenti, offrendo all’utente non un unico dataset universale, ma una famiglia coerente di prodotti da scegliere in base al problema scientifico o applicativo da risolvere. 

4.1. Dati satellitari quasi in tempo reale – SPECMAGIC_NOW

Nel portafoglio osservativo del Deutscher Wetterdienst, SPECMAGIC_NOW occupa una posizione specifica e metodologicamente molto interessante, perché rappresenta il versante più strettamente near-real-time della stima satellitare della radiazione solare superficiale. A differenza dei climate data records concepiti per la ricostruzione omogenea di serie pluridecadali, questo prodotto nasce per rispondere all’esigenza opposta: fornire campi radiativi quasi istantanei, con latenza minima, utili per il monitoraggio operativo della disponibilità di energia solare. Il principio fisico resta però quello che caratterizza da anni la scuola europea di retrieval della surface solar irradiance: la radianza osservata dal satellite viene trasformata in effective cloud albedo (CAL), o albedo nuvolosa efficace, e quest’ultima viene poi combinata con una stima della radiazione di cielo sereno per ricostruire la radiazione effettivamente disponibile al suolo. La letteratura metodologica di Müller e Pfeifroth sottolinea che proprio questo approccio, centrato sulla CAL, continua a essere uno dei più robusti nel settore perché sfrutta direttamente l’osservazione satellitare della trasmissione nuvolosa e la combina con modelli di cielo sereno costruiti su basi radiative solide. 

Dal punto di vista algoritmico, SPECMAGIC_NOW si fonda sulle osservazioni del canale visibile a 600 nm dello strumento SEVIRI a bordo dei Meteosat di seconda generazione. La scelta del VIS006 non è casuale: il review paper del 2022 spiega che questo canale aumenta il contrasto tra riflettanza di cielo sereno e riflettanza nuvolosa, soprattutto sopra superfici vegetate, migliorando la sensibilità del retrieval anche in presenza di nubi otticamente sottili. Una volta derivata la CAL, la radiazione di cielo sereno viene stimata con il modello SPECMAGIC vero e proprio, che utilizza una LUT ibrida basata sulla modified Lambert–Beer function e generata con libRadtran; per questo calcolo sono necessari dati ausiliari su vapore acqueo integrato, ozono, aerosol e albedo superficiale. La struttura all-sky deriva poi dal legame tra clear-sky index e cloud albedo efficace, secondo la logica Heliosat: in larga parte del dominio operativo, l’irradianza al suolo può essere espressa come prodotto tra irradianza di cielo sereno e trasmissività nuvolosa derivata dalla CAL. Ne emerge un prodotto fortemente “fisico”, che non si limita a interpolare segnali osservati, ma esplicita il nesso radiativo tra riflettanza satellitare, trasmissione atmosferica e flusso solare alla superficie. 

La caratteristica distintiva di SPECMAGIC_NOW è tuttavia la tempestività operativa. Secondo la sintesi del DWD pubblicata nel 2026, la radiazione solare superficiale e l’irradianza diretta vengono rese disponibili circa 6 minuti dopo la fine dell’acquisizione dell’immagine satellitare, come misure istantanee ogni 15 minuti, espresse in W m⁻² e distribuite in formato NetCDF su archivio rotante di pochi giorni nel server open data del DWD. La copertura spaziale corrisponde al full disk geostazionario, quindi un dominio molto più ampio della sola Germania, ma la breve estensione temporale dell’archivio operativo implica che il prodotto non sia pensato per studi climatici di lungo periodo. Questa distinzione è cruciale sul piano epistemologico: SPECMAGIC_NOW non deve essere giudicato con i criteri della climatologia classica — stabilità pluridecadale, omogeneità intergenerazionale, robustezza dei trend — bensì con quelli dell’osservazione operativa ad alta frequenza, dove la priorità è ridurre la latenza e fornire un’informazione rapidamente assimilabile nei sistemi di monitoraggio energetico. In questo senso, esso rappresenta un tipico prodotto “fit for purpose” per il settore elettrico e per la sorveglianza quasi in tempo reale della risorsa solare. 

Le implicazioni applicative sono molto rilevanti soprattutto per la meteorologia dell’energia. La review di Müller e Pfeifroth osserva che dati near-real-time e forecast di irradiance sono diventati essenziali per integrare quote crescenti di fotovoltaico nella rete, ridurre i costi di bilanciamento e limitare il ricorso a scambi di emergenza sul mercato elettrico. Nelle prime ore di previsione, inoltre, i sistemi satellitari basati sul moto delle nubi tendono a superare i modelli NWP, proprio perché descrivono meglio l’evoluzione immediata della copertura nuvolosa. In questo quadro, SPECMAGIC_NOW costituisce anche il motore radiativo di sistemi di nowcasting e short-term forecasting come SESORA, nei quali l’albedo nuvolosa efficace viene prima proiettata in avanti con metodi di optical flow e poi trasformata in irradiance. La letteratura più recente ricorda che nelle validazioni di Urbich et al. le prestazioni di SESORA restano competitive fino a circa 3–4 ore, e che l’intersezione oltre la quale i modelli numerici diventano superiori dipende dal modello considerato e dalle condizioni meteorologiche. Ciò significa che SPECMAGIC_NOW non è soltanto un prodotto osservativo, ma un nodo funzionale in una catena più ampia di servizi per il nowcasting solare, dove osservazione quasi istantanea e previsione a brevissimo termine tendono ormai a fondersi in un continuum operativo. 

L’aggiornamento più importante, e anche quello che proietta questo dataset nella nuova generazione satellitare europea, è l’integrazione avviata dal novembre 2025 con osservazioni dello strumento FCI a bordo dei Meteosat Third Generation. L’articolo del 2026 indica che il metodo generale di stima della radiazione resta sostanzialmente lo stesso, ma che i nuovi dati vengono prodotti con risoluzione spaziale di 0,015° sull’Europa e risoluzione temporale di 10 minuti, grazie alle capacità più avanzate dell’FCI. La documentazione e le note EUMETSAT confermano in termini più generali che MTG/FCI acquisisce il full disk ogni 10 minuti e opera con una risoluzione nominale sensibilmente migliorata rispetto a SEVIRI. Questo passaggio è di grande interesse scientifico perché non implica una rottura metodologica, bensì un salto di qualità osservativo: la stessa architettura fisica di retrieval viene applicata a dati più frequenti e più dettagliati, migliorando la rappresentazione della variabilità nuvolosa rapida e riducendo uno dei limiti classici dei prodotti geostazionari precedenti. In prospettiva, SPECMAGIC_NOW diventa così un caso esemplare di continuità tra tradizione Heliosat/CAL e nuova sensoristica MTG, cioè tra una scuola algoritmica consolidata e una piattaforma osservativa di nuova generazione. 

Nel complesso, SPECMAGIC_NOW può essere interpretato come il prodotto che meglio esprime la vocazione operativa del telerilevamento della radiazione solare presso il DWD. Esso non sostituisce i climate data records come SARAH o i dataset globali come CLARA, ma li affianca su una scala temporale completamente diversa: quella del monitoraggio quasi istantaneo e del supporto decisionale per sistemi energetici sensibili alla variabilità nuvolosa minuto per minuto. Il suo interesse accademico sta proprio in questa doppia natura: da un lato è un prodotto altamente applicativo, costruito per la tempestività; dall’altro conserva una base radiativa rigorosa, fondata sulla retrieval dell’effective cloud albedo e su modelli di clear sky fisicamente espliciti. Per questo motivo, SPECMAGIC_NOW non va visto come una semplice versione “rapida” dei record climatici, ma come una famiglia di prodotti con un proprio statuto scientifico, il cui obiettivo non è ricostruire il passato climatico bensì rendere osservabile, quasi in tempo reale, la variabilità radiativa che governa il funzionamento del fotovoltaico e di molte altre applicazioni dipendenti dall’energia solare.

Figura 1 e gerarchia osservativa della radiazione solare superficiale

La Figura 1 sintetizza in modo particolarmente efficace uno dei messaggi scientifici più importanti dell’articolo: la climatologia della radiazione solare superficiale non può essere descritta in maniera adeguata con un solo prodotto osservativo, ma richiede un sistema gerarchico di dataset costruiti a scale spaziali diverse, ciascuno con una propria funzione epistemologica e applicativa. Il pannello di sinistra, basato su CLARA-A3, rappresenta la scala globale; quello centrale, basato su SARAH-3, descrive la scala regionale del dominio Meteosat; quello di destra, costruito con i prodotti mensili del DWD per la Germania, mostra la scala nazionale ad alta risoluzione. In altri termini, la figura non confronta semplicemente tre mappe, ma illustra tre modi diversi di osservare la stessa variabile fisica: un record climatico globale utile per il contesto planetario, un climate data record geostazionario ad alta risoluzione per l’Europa, l’Africa e i settori oceanici circostanti, e un prodotto nazionale concepito per l’analisi territoriale e per gli usi applicativi in Germania. Questa stratificazione è coerente con l’impostazione generale del portafoglio DWD, nel quale lunghezza della serie, copertura, risoluzione e tempestività determinano il tipo di utilizzo scientifico possibile. 

Dal punto di vista climatologico, il pannello globale di CLARA-A3 consente di leggere immediatamente la struttura zonale fondamentale della radiazione solare al suolo. La fascia subtropicale arida mostra i valori medi più elevati, in corrispondenza del Sahara, della penisola arabica, dell’Australia interna e di altri settori a bassa nuvolosità media, mentre le alte latitudini e molte regioni equatoriali umide presentano valori inferiori, per effetto combinato del minore angolo solare, della stagionalità dell’insolazione e della persistente copertura nuvolosa. Questa organizzazione spaziale riflette la fisica di base del sistema radiativo terrestre: la distribuzione della SSR dipende dalla geometria solare, ma viene fortemente modulata da nubi, aerosol, vapore acqueo, ozono e albedo superficiale. Il valore aggiunto di CLARA-A3 è proprio quello di inserire questi pattern in un quadro quasi globale e multi-decennale: il dataset, basato sui sensori AVHRR, copre il periodo 1979–2023, fornisce prodotti radiativi globali su griglia 0,25° × 0,25° e rappresenta quindi il livello più adatto per studi di bilancio energetico, confronti inter-regionali e analisi del cambiamento climatico su scala planetaria. 

Il pannello centrale, relativo a SARAH-3, sposta l’attenzione dalla scala globale a quella regionale ad alta risoluzione, e proprio in questo passaggio si coglie uno degli aspetti più rilevanti della figura. Nel dominio Meteosat, che si estende da circa 65° W a 65° E e da 65° S a 65° N, la climatologia della SSR non è più solo una struttura zonale ampia, ma un campo spaziale molto più dettagliato, in cui emergono con chiarezza i gradienti tra Atlantico, Europa, Mediterraneo, Nord Africa e Africa tropicale. Il vantaggio di SARAH-3 rispetto a un prodotto globale come CLARA-A3 non sta nell’offrire una “verità” diversa, ma nel permettere una lettura più fine dei contrasti regionali grazie alla natura geostazionaria del sistema osservativo e alla risoluzione di 0,05° con frequenza fino a 30 minuti. Proprio per questo SARAH-3 è particolarmente adatto al monitoraggio climatico regionale, alla valutazione della risorsa solare e agli studi sul recente brightening europeo; la sua validazione mostra una buona accuratezza rispetto alle misure di riferimento e il dataset documenta anche un aumento medio della surface irradiance in Europa di circa +3 W m⁻² per decennio nelle ultime decadi. La figura, dunque, suggerisce implicitamente che passare dalla scala globale a quella regionale significa aumentare la capacità diagnostica del prodotto, soprattutto in aree dove l’uso energetico e il monitoraggio climatico richiedono una risoluzione più fine. 

Il pannello di destra, dedicato alla Germania, è altrettanto importante perché mostra il livello nazionale del sistema osservativo, cioè quello in cui la climatologia della radiazione solare diventa direttamente utilizzabile per applicazioni territoriali. Qui non interessa più soltanto la distribuzione generale dei flussi radiativi, ma la loro articolazione su una griglia sufficientemente fine da descrivere differenze regionali utili alla pianificazione fotovoltaica, ai servizi climatici, alla climatologia tecnica e all’analisi ambientale. Il DWD rende disponibili mappe mensili e annuali della radiazione globale per la Germania dal 1991, nonché raster nazionali a 1 km × 1 km, costruiti sulla base delle misure della rete radiometrica tedesca e di un prodotto satellitare derivato dal CM SAF. La figura mostra chiaramente che, su scala tedesca, la SSR presenta una variabilità spaziale non trascurabile: si riconoscono aree relativamente più favorite nel settore meridionale e sud-orientale e valori medi più contenuti in varie zone del nord e dell’ovest, un assetto che riflette l’interazione tra latitudine, nuvolosità media, continentalità e fattori topografici. Il significato scientifico di questo pannello sta quindi nel fatto che la climatologia radiativa, quando viene riportata a una scala nazionale ad alta risoluzione, smette di essere solo una descrizione del clima medio e diventa un’infrastruttura informativa direttamente utilizzabile per decisioni operative e tecnico-economiche. 

Letta nel suo insieme, la Figura 1 esprime dunque una vera e propria continuità di scala nella rappresentazione della radiazione solare superficiale: dal contesto globale fornito da CLARA-A3, al dettaglio regionale di SARAH-3, fino al raffinamento nazionale dei prodotti DWD. Questo è un punto metodologicamente molto forte, perché mostra che la qualità di un dataset non può essere valutata in astratto, ma solo in rapporto alla domanda scientifica o applicativa. Per uno studio del bilancio energetico terrestre o dei grandi pattern zonali, il prodotto globale è la scelta naturale; per il monitoraggio del clima europeo, della variabilità mensile o dei trend regionali, il record Meteosat è molto più informativo; per la pianificazione energetica e l’analisi territoriale in Germania, il livello nazionale ad alta risoluzione è chiaramente il più appropriato. La figura diventa così anche una rappresentazione visiva del principio fit for purposediscusso nella letteratura recente sui climate data records: non esiste un solo prodotto “migliore” in assoluto, ma una famiglia di prodotti complementari, ciascuno ottimizzato per un determinato compromesso tra copertura, risoluzione, stabilità e tempestività. In questo senso, la Figura 1 non ha soltanto valore illustrativo, ma anche teorico, perché rende evidente come la climatologia della SSR sia oggi il risultato di un’osservazione multilivello, in cui satelliti polari, satelliti geostazionari e prodotti nazionali integrati cooperano per descrivere la stessa variabile con profondità e finalità diverse.

DUETT come modello integrato di osservazione radiativa quasi in tempo reale

Il prodotto DUETT rappresenta un passaggio metodologicamente rilevante nell’evoluzione dell’osservazione della radiazione solare al suolo, poiché supera la tradizionale dicotomia fra misura puntuale di elevata accuratezza e copertura spaziale estesa ma indiretta di origine satellitare. Nel quadro dei moderni sistemi di monitoraggio radiativo, la radiazione solare superficiale costituisce infatti una variabile chiave sia per la chiusura del bilancio energetico terrestre sia per applicazioni operative e climatiche che spaziano dalla meteorologia energetica alla valutazione delle risorse fotovoltaiche, fino al monitoraggio delle variazioni di lungo periodo del forcing radiativo alla superficie. In questa prospettiva, il DWD ha sviluppato DUETT come sistema di fusione geostatistica tra osservazioni da satellite e misure pyranometriche al suolo, con l’obiettivo di produrre campi orari ad alta risoluzione spaziale della radiazione globale e della durata del soleggiamento sulla Germania in near real time. Il razionale scientifico di tale approccio si inserisce in una linea di ricerca ormai consolidata: la letteratura mostra infatti da anni che la combinazione di dati in situ e prodotti satellitari consente di migliorare sensibilmente la rappresentazione spaziale della radiazione incidente rispetto all’uso separato di una sola delle due sorgenti, soprattutto in contesti in cui la densità osservativa al suolo non è sufficiente a descrivere la forte eterogeneità spazio-temporale dei campi radiativi. In questo senso, DUETT non è semplicemente un prodotto operativo, ma l’espressione di una più ampia maturazione della climatologia radiativa osservativa, nella quale la qualità finale del dato dipende dalla capacità di integrare, correggere e quantificare in modo trasparente gli errori delle diverse piattaforme di misura. 

Sotto il profilo fisico e algoritmico, DUETT si appoggia su una catena osservativa nella quale il contributo satellitare deriva dai dati SEVIRI di Meteosat attraverso SPECMAGIC_NOW, cioè un impianto retrieval basato sulla stima dell’albedo nuvolosa efficace e sul successivo calcolo dell’irradianza alla superficie tramite modellistica di trasferimento radiativo per condizioni di cielo sereno. Questo impianto metodologico si colloca nel solco della tradizione Heliosat, ancora oggi considerata una delle architetture più robuste per il retrieval della surface solar irradiance da sensori geostazionari, proprio perché combina una descrizione fisicamente coerente della trasmissione nuvolosa con un modello di clear-sky irradiance sufficientemente parsimonioso ma accurato. La letteratura recente ha ribadito che l’approccio fondato sull’effective cloud albedo continua a rappresentare una scelta particolarmente efficace per la ricostruzione dell’irradianza superficiale da satellite, soprattutto quando l’obiettivo è mantenere omogeneità, interpretabilità fisica e stabilità operativa. In DUETT, questo contributo satellitare viene ulteriormente raffinato attraverso la ricostruzione di una risoluzione temporale virtuale a 1 minuto a partire da osservazioni ogni 15 minuti mediante tecniche di optical flow, passaggio essenziale per descrivere correttamente la variabilità intraoraria della radiazione e, soprattutto, per derivare in modo più realistico la durata del soleggiamento a partire dalla direct normal irradiance. L’uso dell’optical flow applicato al campo di effective cloud albedo ha mostrato, anche in studi dedicati al nowcasting radiativo, una particolare utilità nel seguire l’evoluzione e l’advezione delle strutture nuvolose, migliorando la stima radiativa a brevissimo termine rispetto a semplici interpolazioni temporali. 

L’aspetto forse più interessante del sistema DUETT risiede tuttavia nel suo schema di fusione multilivello, che non si limita a una correzione media del bias, ma distingue in modo esplicito una componente globale dell’errore da una componente residua locale e regionale. Secondo la documentazione tecnica del DWD, il procedimento si articola in cinque passaggi: generazione dei campi satellitari orari e proiezione su griglia a 2 km, correzione globale delle deviazioni satellite-stazione, stima dei residui locali alle stazioni, interpolazione dei residui mediante Ordinary Kriging e infine calcolo del prodotto corretto finale. Dal punto di vista geostatistico, questa architettura è pienamente coerente con il paradigma della regression-kriging, nel quale una componente deterministica del segnale viene trattata separatamente dalla struttura spaziale dei residui. Hengl, Heuvelink e Rossiter hanno mostrato come la regression-kriging rappresenti una formulazione particolarmente flessibile per fondere una relazione esplicativa su variabili ausiliarie con l’interpolazione stocastica delle deviazioni residue, consentendo una più chiara interpretazione fisica del trend e della variabilità spaziale residua. Applicata alla radiazione solare, questa logica è già stata validata in altri contesti europei: Journée e Bertrand, ad esempio, hanno evidenziato che la fusione geostatistica di dati MSG e osservazioni al suolo in Belgio fornisce una mappatura più accurata della radiazione superficiale rispetto sia alla sola interpolazione delle stazioni sia all’uso diretto dei dati satellitari. DUETT si inserisce dunque in una traiettoria metodologica ben fondata, ma la sviluppa in chiave pienamente operativa, adattandola a un sistema di monitoraggio radiativo nazionale con esigenze di aggiornamento orario, disponibilità open data e continuità quasi in tempo reale. 

Un altro elemento di notevole interesse scientifico è la formalizzazione dell’incertezza. A differenza di molti prodotti osservativi distribuiti per uso applicativo, DUETT esplicita tre contributi principali all’incertezza standard: la componente interpolativa legata alla varianza di kriging, la componente geometrica associata allo scarto fra geometria di osservazione satellitare e geometria di insolazione, e la componente topografica, connessa alla complessità morfologica della cella di griglia e alla variabilità locale dei dati. Questa scomposizione è importante perché riconosce che l’errore nei prodotti radiativi non è soltanto un residuo statistico, ma il risultato di una sovrapposizione di scale fisiche e geometriche differenti: struttura dei campi nuvolosi, anisotropia della visione satellitare, ombreggiamento orografico e mismatch tra osservazione puntuale e rappresentazione areale. Tale aspetto è particolarmente coerente con la letteratura sulla rappresentatività spaziale delle misure di radiazione, che ha mostrato come una stazione pyranometrica, pur accurata sul piano strumentale, non sia automaticamente rappresentativa dell’intera area circostante, specialmente quando si considerano scale superiori o ambienti con forte eterogeneità orografica e nuvolosa. Hakuba e colleghi hanno quantificato proprio questo problema, mostrando che l’errore di rappresentazione cresce con l’estensione dell’area di confronto e che il divario tra valore puntuale e media di griglia costituisce una componente non trascurabile dell’errore totale nei confronti tra satellite e stazione. In tal senso, la filosofia di DUETT appare metodologicamente matura: il prodotto non assume che il dato di stazione sia una verità spazialmente esaustiva, ma tratta il confronto satellite-suolo come un problema di integrazione fra misure aventi differente supporto spaziale e differente sensibilità ai processi atmosferici e locali. 

Sul piano applicativo, DUETT mostra un’evidente vocazione operativa, ma questa stessa vocazione ne delimita anche l’uso scientifico. Il DWD specifica che l’obiettivo principale del prodotto è la fornitura di osservazioni in tempo reale, e segnala che l’evoluzione continua del software può introdurre discontinuità nelle serie temporali lunghe. Questo è un punto cruciale per qualunque utilizzo climatologico rigoroso: i prodotti near-real-time tendono infatti a privilegiare tempestività, robustezza computazionale e aggiornabilità rispetto alla completa omogeneità temporale che si richiede invece a un climate data record. A ciò si aggiungono limiti ben riconosciuti: in condizioni di nuvolosità eterogenea, specialmente in ambiente montano, i campi grigliati possono discostarsi in modo anche sensibile dalle osservazioni locali; piccole strutture come cumuli isolati o banchi di nebbia prossimi al suolo possono non essere adeguatamente rappresentati; in condizioni di cielo sereno con copertura nevosa sono possibili sottostime marcate dell’irradianza e della durata del soleggiamento, sebbene il DWD segnali che dalla versione 007 del 19 novembre 2024 tali errori siano stati almeno in parte mitigati mediante l’uso di una cloud mask indipendente. La stessa documentazione tecnica indica, per confronti orari con stazioni indipendenti non utilizzate nella fusione, scarti assoluti medi dell’ordine di circa 21–42 W m⁻² oppure 5–8 minuti, a seconda della stagione; il DWD precisa tuttavia che le incertezze effettive del prodotto sono verosimilmente inferiori, poiché nel confronto entrano anche il mismatch tra cella di griglia e punto di misura e l’incertezza della misura di stazione. Questa cautela epistemologica è particolarmente apprezzabile, perché evita una lettura ingenua delle metriche di validazione e richiama l’attenzione sul fatto che il problema della verifica non è indipendente dalla scala spaziale del dato confrontato. 

Infine, l’evoluzione più recente del sistema conferma la natura dinamica di DUETT come piattaforma osservativa in trasformazione. Il DWD ha comunicato, il 30 gennaio 2026, la disponibilità di una nuova versione pre-operativa dei raster DUETT basata sul sensore FCI del satellite Meteosat Third Generation, con estensione retrospettiva al 6 novembre 2025. Secondo il DWD, il passaggio a FCI consente di sfruttare una risoluzione spaziale più elevata e dati disponibili ogni 10 minuti, rendendo possibile la produzione di campi orari a 1 km e migliorando l’accuratezza del calcolo delle somme orarie; nella stessa comunicazione viene però sottolineato che il sistema 1 km è ancora pre-operativo e soggetto a possibili interruzioni, oltre al fatto che l’adattamento delle pseudo-stazioni al nuovo raster sarebbe avvenuto in una fase successiva. Questo aggiornamento è particolarmente significativo perché mostra come l’architettura DUETT sia stata concepita non come una procedura statica, ma come un framework evolutivo, pronto a incorporare nuove generazioni satellitari e a trasferire i loro vantaggi osservativi nella diagnostica radiativa nazionale. In termini più ampi, DUETT può essere letto come un esempio emblematico di transizione dall’osservazione radiativa convenzionale a sistemi ibridi multi-sorgente, nei quali satellite, rete al suolo, geostatistica e modellistica del trasferimento radiativo convergono in un unico prodotto a elevata densità informativa. Per la climatologia applicata, per la meteorologia energetica e per il monitoraggio dei flussi radiativi superficiali, esso costituisce quindi non solo un dataset utile, ma anche un laboratorio metodologico di notevole interesse, capace di mostrare come la qualità del dato dipenda sempre meno dalla purezza di una singola sorgente e sempre più dall’intelligenza con cui fonti diverse vengono integrate, corrette e interpretate. 

4.3. Griglie orarie ad alta risoluzione per la Germania – HOSTRADA

HOSTRADA si configura come uno dei più rilevanti prodotti osservativi ad alta risoluzione sviluppati dal Deutscher Wetterdienst per la climatologia tecnica e per le applicazioni ingegneristiche che richiedono una rappresentazione spazialmente continua e temporalmente dettagliata dello stato atmosferico alla superficie. Il suo ruolo è particolarmente importante perché costituisce la base per lo sviluppo e l’aggiornamento dei moderni anni meteorologici di riferimento in Germania, cioè di quei dataset sintetico-rappresentativi utilizzati in ambiti quali la progettazione edilizia, la simulazione termoenergetica degli edifici, la valutazione dei carichi di riscaldamento e raffrescamento, la ventilazione, il comfort urbano e le analisi di vulnerabilità delle infrastrutture. La letteratura metodologica del DWD mostra chiaramente che HOSTRADA nasce come evoluzione del precedente record TRY, pubblicato per il periodo 1995–2012, ma se ne distacca per la maggiore continuità operativa e per l’impostazione come archivio climatico orario aggiornato mensilmente, con copertura dal 1995, risoluzione spaziale nominale di 1 km² e risoluzione temporale oraria. Tale struttura lo rende particolarmente utile non solo per la climatologia applicata, ma anche per studi sui microclimi regionali, sulle isole di calore urbane e sui gradienti termoigrometrici in aree orograficamente complesse. La stessa documentazione ufficiale sottolinea infatti che HOSTRADA è pensato come dataset climatologico di riferimento e che particolare attenzione è stata rivolta sia alla rappresentazione dell’urban heat island sia al miglioramento dei campi termici nelle regioni topograficamente articolate. 

Dal punto di vista scientifico, la rilevanza di HOSTRADA risiede soprattutto nella sua natura ibrida, ossia nella capacità di fondere in un unico sistema coerente misure di stazione, predittori satellitari e informazioni modellistiche ad alta risoluzione. Krähenmann et al. hanno mostrato già nel lavoro fondativo del 2018 che la costruzione di griglie orarie di superficie ad alta risoluzione per la Germania richiede l’uso combinato delle migliori sorgenti disponibili, poiché nessuna singola piattaforma osservativa è in grado, da sola, di descrivere adeguatamente la variabilità spazio-temporale dei campi meteorologici a scala chilometrica. In questo senso HOSTRADA si colloca nella tradizione più avanzata dei dataset climatologici “blended”, nei quali l’obiettivo non è semplicemente interpolare dati puntuali, ma produrre campi fisicamente plausibili e statisticamente consistenti attraverso l’integrazione di osservazioni eterogenee. La documentazione del DWD precisa che il dataset deriva dall’interpolazione dei dati orari della rete ufficiale di misura, ma utilizza anche dati satellitari del CM SAF e dati provenienti da una simulazione climatica regionale convection-permitting, HoKliSim-De, basata sul modello COSMO-CLM, come predittori aggiuntivi. Questa impostazione è particolarmente importante perché consente di mitigare uno dei limiti classici della climatologia osservativa: la rarefazione e la disomogeneità spaziale delle stazioni, soprattutto per variabili caratterizzate da elevata variabilità mesoscala. Ne deriva che HOSTRADA non va interpretato come una semplice “mappa di stazioni interpolate”, ma come una ricostruzione multi-sorgente del clima orario superficiale, capace di rappresentare in modo più realistico pattern spaziali continui e processi locali modulati da uso del suolo, topografia e struttura termica urbana. 

Per quanto riguarda specificamente la radiazione solare superficiale, HOSTRADA assume un interesse ulteriore, poiché integra dati interpolati di stazione con il contributo satellitare del dataset SARAH-3 del CM SAF, oggi uno dei principali climate data record regionali per la surface solar radiation derivata da Meteosat. SARAH-3 è un archivio satellitare di area europea-africana fondato sulle osservazioni MVIRI e SEVIRI, disponibile come climate data record dal 1983 al 2020 e prolungato operativamente fino al presente come interim climate data record con latenza di pochi giorni; esso fornisce irradianza globale e diretta, durata del soleggiamento, radiazione fotosinteticamente attiva, daylight ed effective cloud albedo su griglia regolare a 0,05°. La sua importanza per HOSTRADA è duplice. Da un lato, offre una base spazialmente completa e fisicamente coerente per la variabilità radiativa, superando le inevitabili lacune della sola rete al suolo; dall’altro, trasferisce nel dataset finale i vantaggi della lunga omogeneità satellitare, fondamentale per applicazioni climatologiche e per la definizione di anni di riferimento radiativi. Più in generale, la recente sintesi di Pfeifroth e colleghi sui prodotti DWD di radiazione solare sottolinea che le proprietà di ciascun dataset — lunghezza della serie, risoluzione spazio-temporale e ritardo di pubblicazione — ne determinano l’idoneità per differenti classi di applicazione. In questo schema, HOSTRADA si colloca in una posizione intermedia particolarmente preziosa: più orientato all’uso climatico e applicativo rispetto ai prodotti quasi in tempo reale, ma sufficientemente dettagliato da risultare utile per la meteorologia tecnica, per l’ingegneria energetica e per la pianificazione urbana e territoriale. 

Un aspetto metodologico cruciale, che merita di essere esplicitato in chiave accademica, è la distinzione tra risoluzione nominale della griglia e risoluzione effettiva del segnale. Sebbene HOSTRADA sia distribuito su una griglia di 1 km × 1 km, il DWD avverte che la risoluzione effettiva dipende dalla densità delle stazioni e dalla scala spaziale dei predittori utilizzati. Per la radiazione globale, questo punto è decisivo: l’input satellitare utilizzato per il campo radiativo possiede una risoluzione più grossolana, e la documentazione ufficiale chiarisce che limitazioni analoghe a quelle osservate per la copertura nuvolosa si applicano anche ai parametri radiativi. In termini epistemologici, ciò significa che la griglia a 1 km non deve essere interpretata in modo ingenuamente “iper-dettagliato”, come se ogni cella rappresentasse un’informazione radiativa indipendente a scala chilometrica piena; piuttosto, il dato rappresenta una stima spazialmente mediata e downscaled, il cui contenuto informativo reale dipende dalla combinazione tra osservazioni, predittori e vincoli interpolativi. Questo tema è del resto coerente con quanto già discusso da Krähenmann et al. per il precedente TRY: la straordinaria risoluzione del prodotto non elimina il problema della rappresentatività, soprattutto in zone complesse e per variabili come vento e radiazione, dove la densità delle osservazioni disponibili non permette di catturare tutte le variazioni che potrebbero teoricamente manifestarsi alla scala di 1 km². La forza di HOSTRADA, quindi, non consiste nell’offrire un dettaglio “assoluto”, ma nel fornire il miglior compromesso possibile tra coerenza fisica, continuità spaziale, risoluzione operativa e robustezza climatologica. 

Un ulteriore elemento di interesse riguarda la sua multidimensionalità climatica. HOSTRADA non fornisce soltanto radiazione globale, ma include copertura nuvolosa, vento, temperatura e dew point a 2 m, umidità relativa, mixing ratio, pressione al livello della stazione e al livello del mare, oltre all’intensità dell’isola di calore urbana. Questo aspetto è particolarmente prezioso perché consente di analizzare la radiazione solare non come variabile isolata, ma all’interno di un sistema coerente di covariabili atmosferiche e superficiali. In termini applicativi, tale coerenza rende il dataset utile per studi accoppiati su energia, salute urbana, climatologia edilizia, stress termico e impatto del riscaldamento urbano sulle condizioni radiative e termoigrometriche. La scelta di includere esplicitamente una stima dell’intensità UHI riflette una consapevolezza metodologica ormai imprescindibile nella climatologia contemporanea: le differenze climatiche tra ambiente urbano e rurale non sono un semplice rumore locale, ma una componente strutturale del campo atmosferico che può alterare in modo sostanziale temperature, bilancio energetico, consumi energetici e frequenza degli estremi termici. In questo senso, HOSTRADA recepisce pienamente l’evoluzione della climatologia osservativa europea, che negli ultimi anni ha progressivamente integrato l’effetto dell’uso del suolo, della morfologia urbana e delle inversioni termiche nei sistemi di interpolazione ad alta risoluzione. 

Sotto il profilo dell’uso climatologico, occorre però mantenere una necessaria cautela interpretativa. Il DWD segnala che le incertezze derivano non solo dal metodo di interpolazione, ma anche da errori o assenze nei dati osservativi e, soprattutto, dal fatto che la rete di stazioni sottostante cambia nel tempo. Questa osservazione è metodologicamente molto importante, perché ricorda che anche un dataset di grande qualità come HOSTRADA non è immune dal problema dell’omogeneità temporale. Ogni confronto interannuale o analisi di tendenza richiede quindi consapevolezza del fatto che una parte della variabilità potrebbe essere influenzata da modifiche nella densità osservativa, nella disponibilità dei predittori o nella qualità dell’informazione di input. Ciò non riduce il valore del prodotto; al contrario, ne definisce correttamente il dominio di applicazione. HOSTRADA appare infatti particolarmente solido come strumento per descrivere climatologie ad alta risoluzione, per derivare anni meteorologici di riferimento, per analizzare la struttura spaziale del clima orario e per supportare applicazioni energetiche e infrastrutturali. È invece opportuno maneggiare con maggiore attenzione eventuali inferenze troppo fini su trend di lungo periodo di singole celle o microvariazioni locali del segnale radiativo, specialmente se si trascura la differenza tra risoluzione nominale e risoluzione effettiva. In termini complessivi, HOSTRADA rappresenta un esempio avanzato di come la climatologia applicata contemporanea stia passando da archivi osservativi puramente stazionari a sistemi integrati multi-sorgente, nei quali il valore scientifico del dataset dipende dalla capacità di fondere osservazioni, satellite e modellistica in una struttura coerente, trasparente e operativamente utile. 

La Tabella 1 non va letta come un semplice elenco di dataset, ma come una vera tassonomia dei prodotti radiativi disponibili presso il DWD, costruita lungo tre assi metodologici fondamentali: la rapidità di pubblicazione del dato, la profondità temporale della serie e la scala spaziale dell’informazione. In altri termini, essa mostra che non esiste un unico “miglior” prodotto di radiazione solare, bensì un insieme di archivi complementari, ciascuno ottimizzato per una specifica combinazione di esigenze osservative, climatiche, energetiche o ingegneristiche. Questa impostazione è perfettamente coerente con quanto sottolineato dalla recente sintesi di Pfeifroth e colleghi, secondo cui la crescente importanza della radiazione solare superficiale per la transizione energetica, il monitoraggio climatico e le applicazioni tecniche richiede prodotti differenziati per latenza, risoluzione e stabilità temporale, piuttosto che una soluzione unica valida per ogni contesto applicativo. 

Nel primo estremo di questo spettro si collocano i prodotti quasi in tempo reale, cioè SPECMAGIC_NOW e DUETT, che nella tabella emergono come strumenti concepiti per privilegiare l’immediatezza informativa. Il primo appartiene al filone dei retrieval satellitari geostazionari ad alta frequenza temporale derivati da SEVIRI/Meteosat e si inserisce nella più ampia tradizione Heliosat, fondata sull’uso dell’albedo nuvolosa efficace e del trasferimento radiativo per stimare l’irradianza al suolo; Urbich et al. hanno inoltre mostrato come questi prodotti possano essere integrati in architetture di nowcasting radiativo mediante optical flow, proprio per sfruttare al massimo la continuità temporale delle osservazioni geostazionarie. DUETT, invece, rappresenta un passaggio metodologico ulteriore, perché combina il contributo satellitare con le misure pyranometriche al suolo per la Germania, riducendo il bias e migliorando la resa spaziale del prodotto finale; il DWD segnala anche che, oltre al raster operativo a 2 km riportato nella tabella, dal novembre 2025 è disponibile in parallelo un flusso aggiuntivo a 1 km basato sul sensore FCI di Meteosat Third Generation, a conferma del carattere evolutivo della piattaforma. In termini epistemologici, questi due dataset esemplificano bene la logica dell’osservazione operativa moderna: la priorità non è la massima omogeneità climatica retrospettiva, ma la produzione rapida di informazione radiativa affidabile su scale temporali utili al monitoraggio e alla gestione energetica. 

Una posizione intermedia, ma di straordinaria rilevanza applicativa, è occupata da HOSTRADA, che la tabella identifica come archivio orario ad alta risoluzione per la Germania, operativo dal 1995 e aggiornato con latenza di circa un mese. La sua funzione scientifica è diversa da quella dei prodotti near-real-time: HOSTRADA non nasce per il monitoraggio immediato, bensì come dataset climatologico di riferimento per la meteorologia tecnica e per la costruzione e l’aggiornamento degli anni meteorologici di riferimento usati in edilizia, simulazione energetica e climatologia applicata. La documentazione ufficiale del DWD precisa che il dataset è costruito interpolando dati orari di stazione e integrando predittori satellitari del CM SAF e dati modellistici da simulazioni regionali convection-permitting; particolare attenzione è stata inoltre dedicata alla rappresentazione dell’isola di calore urbana e delle distribuzioni termiche in aree orograficamente complesse. Il legame con il precedente progetto TRY descritto da Krähenmann et al. è importante perché mostra una continuità metodologica: la filosofia di fondo è quella dei campi orari ad alta risoluzione fisicamente coerenti, ma HOSTRADA amplia e aggiorna tale impianto in un’ottica di servizio climatico stabile e continuativo. Per la radiazione globale, però, la stessa documentazione invita implicitamente a una lettura prudente della griglia a 1 km: la risoluzione nominale del raster non coincide automaticamente con una risoluzione informativa pienamente indipendente a quella scala, poiché l’informazione radiativa deriva anche da predittori più grossolani e da procedure di interpolazione che smussano parte della variabilità reale. 

Sul versante dei climate data record satellitari, la tabella mette in risalto la complementarità fra SARAH-3 e CLARA-A3, due prodotti che condividono la finalità climatologica ma differiscono in modo significativo per dominio spaziale, architettura osservativa e livello di dettaglio. SARAH-3, descritto da Pfeifroth et al., è il più avanzato archivio geostazionario del CM SAF per la radiazione solare superficiale e copre dal 1983 a oggi il dominio Meteosat su una griglia di 0.05° con risoluzioni temporali di 30 minuti, giornaliera e mensile; include diversi parametri, fra cui surface irradiance, componenti dirette, DNI, sunshine duration, daylight e PAR, ed è stato migliorato in modo sostanziale nella rappresentazione delle superfici innevate, uno dei punti critici storici dei retrieval radiativi satellitari. La stessa letteratura mostra che SARAH-3 è già largamente impiegato non solo nella climatologia della radiazione, ma anche nell’analisi delle risorse solari, nella valutazione di modelli numerici e nelle applicazioni agro-meteorologiche ed energetiche. CLARA-A3, invece, è un dataset globale fondato su AVHRR in orbita polare: il lavoro di Karlsson et al. ne sottolinea l’estensione temporale dal 1979 al 2020, con estensione continua tramite ICDR, e l’ampliamento del portafoglio prodotti relativi a nubi, albedo e radiazione. Rispetto a SARAH-3, CLARA-A3 offre dunque una prospettiva più globale e più adatta agli studi di variabilità climatica su scala planetaria o emisferica, pur a una risoluzione spaziale più grossolana. Letta in chiave metodologica, la tabella mostra qui un compromesso classico della climatologia satellitare: i sensori geostazionari offrono una migliore risoluzione temporale su domini regionali, mentre i sensori polari garantiscono una copertura globale più lunga e comparabile. 

I prodotti nazionali a scala mensile e pluridecennale, cioè Monthly data/maps e HYRAS, occupano un’altra nicchia scientifica ben distinta. Nel caso dei monthly maps del DWD, la logica non è quella del dato orario o quasi in tempo reale, ma quella della climatologia mensile di alta qualità per la Germania, ottenuta dalla fusione di misure di rete radiometrica e prodotti satellitari; il DWD specifica che tali mappe e raster a 1 km sono disponibili come medie trentennali mensili e annuali, e per il prodotto di radiazione diffusa riporta incertezze medie dell’ordine di circa ±5 % in estate e fino a ±15 % in inverno, segnalando quindi sia la maturità del metodo sia i limiti stagionali della ricostruzione. HYRAS, al contrario, è un archivio grigliato nazionale di lungo periodo pensato esplicitamente per la ricostruzione climatica, il bias adjustment e la modellistica idrologica: la scheda tecnica DWD lo descrive come prodotto di radiazione globale per la Germania su griglia 5 × 5 km, basato su valori giornalieri misurati di sunshine duration e global radiation, e riferito al periodo 1951–2020. In termini interpretativi, questi due prodotti mostrano che, quando l’obiettivo è la coerenza climatica nazionale o il supporto a studi storici e applicazioni idrologiche, la priorità si sposta dalla frequenza di aggiornamento alla robustezza della media climatologica e alla lunghezza della serie. 

Nel loro insieme, i dataset della tabella delineano dunque una vera gerarchia osservativa della radiazione solare al suolo. SPECMAGIC_NOW e DUETT privilegiano la tempestività; HOSTRADA massimizza l’utilità per la meteorologia tecnica e l’ingegneria climatica; SARAH-3 e CLARA-A3 offrono l’ossatura satellitare per lo studio della variabilità e dei trend radiativi su scale regionali e globali; Monthly data/maps e HYRAS forniscono infine il livello nazionale climatologico più adatto alla costruzione di climatologie di riferimento, al confronto tra normali climatiche e alla modellistica applicata. La lezione scientifica più importante che emerge dalla Tabella 1 è quindi che la qualità di un prodotto radiativo non può essere giudicata in assoluto, ma solo in relazione al problema conoscitivo per cui viene impiegato: per la gestione operativa del sistema elettrico e del fotovoltaico conta soprattutto la latenza; per l’analisi dei trend conta la stabilità temporale; per l’edilizia e la pianificazione urbana contano la coerenza fisica multi-variabile e il dettaglio spaziale; per la climatologia storica contano la lunghezza della serie e la consistenza metodologica. È proprio questa architettura multilivello, ben sintetizzata dalla tabella e confermata dalla letteratura recente, a rendere il portafoglio DWD uno dei casi più interessanti di integrazione tra osservazioni al suolo, remote sensing satellitare e dataset climatologici derivati. 

La Figura 2 costituisce un esempio particolarmente istruttivo del valore aggiunto introdotto dalla fusione tra osservazioni satellitari e misure radiometriche al suolo nella stima della radiazione solare globale alla superficie. Nel pannello di sinistra è rappresentato il campo SSR derivato da SPECMAGIC_NOW per l’ora sinottica, sul quale sono sovrapposti i valori misurati dalle stazioni; nel pannello di destra compare invece il prodotto finale DUETT, cioè il campo grigliato ottenuto dopo l’integrazione geostatistica delle due sorgenti osservative. La figura, riferita al 9 agosto 2024 alle 08:50 UTC, rende immediatamente visibile un aspetto metodologico cruciale: il satellite garantisce continuità spaziale del segnale, mentre la rete al suolo fornisce un ancoraggio osservativo diretto e fisicamente molto robusto, ma inevitabilmente discontinuo nello spazio. Proprio questa complementarità è al centro della strategia DWD, che nel quadro più generale dei prodotti radiativi distingue dataset più orientati al monitoraggio quasi in tempo reale, come DUETT, da archivi più propriamente climatologici. 

Dal punto di vista fenomenologico, la figura mostra un netto contrasto spaziale della radiazione globale, con valori relativamente più bassi nel settore settentrionale e nord-occidentale della Germania, associati alle tonalità blu-verdi, e valori sensibilmente più elevati sul centro-sud e soprattutto sul sud-est, dove prevalgono le tonalità giallo-arancio-rosse. Questa configurazione suggerisce un campo radiativo fortemente modulato dalla distribuzione della nuvolosità e dall’angolo solare, più che da una semplice variazione latitudinale uniforme. Nel pannello sinistro, i valori puntuali delle stazioni non coincidono sempre perfettamente con il fondo cromatico satellitare, e questo non va interpretato come un errore banale del prodotto, bensì come l’espressione di un problema ben noto nella letteratura sulla validazione della SSR: il confronto tra una misura puntuale e un valore medio di pixel o di griglia incorpora un errore di rappresentatività spaziale che può diventare rilevante soprattutto a scala oraria, in presenza di nubi eterogenee o campi radiativi molto strutturati. Gli studi di Hakuba e colleghi hanno mostrato con chiarezza che la rappresentatività di una stazione rispetto alla cella circostante dipende fortemente dalla scala temporale e dalle condizioni locali, mentre lavori più recenti, come quello di Urraca et al., hanno ulteriormente quantificato il ruolo del mismatch spazio-temporale nel confronto tra osservazioni satellitari e misure in situ. In altri termini, la figura non documenta soltanto la variabilità della radiazione, ma anche la complessità epistemologica del suo campionamento osservativo. 

Il significato scientifico più profondo della figura emerge tuttavia nel confronto tra i due pannelli. Il campo di destra conserva infatti la struttura sinottica fondamentale già presente nel prodotto satellitare, ma appare più coerente dal punto di vista spaziale e più aderente all’informazione terrestre. Questo risultato è la conseguenza del metodo DUETT, che il DWD descrive come una procedura in cinque passaggi: derivazione di dati a 1 minuto a partire dalle osservazioni SEVIRI ogni 15 minuti mediante optical flow, proiezione su griglia a 2 km, correzione del bias globale rispetto alle stazioni, stima dei residui locali e successiva interpolazione dei residui mediante Ordinary Kriging, fino alla costruzione del prodotto orario finale. Lo stesso sistema fornisce anche una stima esplicita dell’incertezza standard, scomposta in contributi interpolativi, geometrici e topografici. Da questo punto di vista, la figura è un caso esemplare di come un prodotto ibrido non debba essere inteso come una semplice media tra satellite e stazioni, ma come una rianalisi osservativa a scala nazionale nella quale il segnale radiativo viene corretto sia nelle sue deviazioni sistematiche sia nelle sue anomalie locali. Il fatto che DUETT utilizzi dati SEVIRI con risoluzione originaria di circa 5 km e li trasformi in un prodotto operativo orario a 2 km con latenza di pochi minuti mostra anche il grado di maturità ormai raggiunto dai sistemi di nowcasting e monitoraggio radiativo basati su osservazioni geostazionarie. 

La figura è inoltre perfettamente leggibile alla luce della tradizione scientifica sviluppata negli ultimi due decenni sul merging tra dati satellitari e osservazioni di superficie. I lavori di Journée e Bertrand hanno dimostrato che la fusione geostatistica tra prodotti Meteosat e reti radiometriche a terra migliora in modo sistematico la rappresentazione spazio-temporale della radiazione globale rispetto all’uso separato delle due sorgenti, e che le tecniche di kriging o di correzione del bias interpolato risultano particolarmente efficaci nel trasferire l’informazione puntuale delle stazioni all’intero dominio spaziale. In questa prospettiva, il pannello di destra della Figura 2 può essere interpretato come la realizzazione operativa, su scala tedesca e in near real time, di un paradigma metodologico già validato in altri contesti europei: la stazione fornisce accuratezza locale, il satellite garantisce struttura spaziale continua, e la geostatistica agisce come meccanismo di riconciliazione fra i due supporti osservativi. Si tratta di un passaggio concettuale importante, perché sposta la valutazione della qualità del dato da una logica di competizione tra sorgenti a una logica di integrazione fra osservazioni con differenti scale e differenti errori. 

Se si osserva con attenzione la figura, si nota anche che il prodotto DUETT tende a smussare alcune discontinuità o incoerenze apparenti del pannello sinistro, pur senza cancellare i principali gradienti fisici del campo radiativo. Questo aspetto è molto importante per le applicazioni tecniche, perché una stima radiativa utile per il fotovoltaico, per il monitoraggio energetico o per la diagnostica meteorologica deve essere al tempo stesso spazialmente completa, abbastanza liscia da risultare fisicamente plausibile e sufficientemente sensibile da preservare i contrasti reali indotti dalla nuvolosità. La figura mostra che DUETT riesce precisamente in questo compromesso: non produce un campo artificiosamente uniforme, ma neppure lascia irrisolti i disallineamenti tra stazioni e pixel satellitari. Tale proprietà è coerente con l’obiettivo dichiarato del DWD di fornire osservazioni quasi in tempo reale della SSR e della sunshine duration per la Germania, con prodotti orari e incertezza associata, in una logica più vicina al servizio operativo che al puro climate data record. La recente panoramica di Pfeifroth e colleghi insiste proprio su questo punto, evidenziando come timeliness, lunghezza della serie e risoluzione spazio-temporale definiscano il campo d’uso dei diversi dataset radiativi; DUETT, in questa gerarchia, occupa chiaramente il segmento del monitoraggio rapido ad alta utilità applicativa. 

La Figura 2, infine, va letta anche come rappresentazione dei limiti intrinseci di qualunque prodotto radiativo fuso. La documentazione DWD sottolinea che in condizioni di nuvolosità eterogenea, specialmente in aree montuose, i dati di griglia possono differire dalle stazioni vicine a causa della diversa rappresentatività spaziale delle due tecniche di misura; piccole nubi cumuliformi o banchi di nebbia prossimi al suolo possono non essere pienamente risolti dal prodotto, e ulteriori errori possono derivare dalla diversa geometria tra linea di vista del satellite e geometria dell’illuminazione solare. Il DWD indica anche che, nei confronti orari con stazioni indipendenti non usate nella fusione, le deviazioni assolute medie risultano dell’ordine di circa 21–42 W m⁻², pur precisando che una parte di tale differenza è dovuta proprio al confronto tra un valore di cella e un valore puntuale. Questo dettaglio è importante perché impedisce una lettura ingenua della figura: il miglioramento introdotto dal DUETT non elimina il problema del mismatch osservativo, ma lo riduce e lo rende gestibile in un quadro metodologico esplicito. In tal senso, la figura non è solo un’illustrazione grafica di un prodotto DWD, ma un piccolo compendio visivo dei principi più avanzati della climatologia radiativa contemporanea: retrieval satellitare fisicamente fondato, correzione statistica del bias, assimilazione geostatistica delle osservazioni al suolo e quantificazione formalizzata dell’incertezza. 

4.4. Archivio climatico basato su satellite per Europa e Africa – CM SAF SARAH-3

SARAH-3 occupa una posizione di assoluto rilievo nella climatologia radiativa contemporanea, perché rappresenta uno dei più maturi esempi di climate data record satellitare progettato per descrivere, con continuità pluri-decennale e con elevata coerenza metodologica, la variabilità della radiazione solare alla superficie su un dominio che comprende Europa, Africa e settori oceanici adiacenti. La sua importanza scientifica deriva dal fatto che la radiazione solare incidente al suolo non è soltanto una variabile energetica di interesse applicativo, ma una componente fondamentale del sistema climatico terrestre, strettamente legata ai bilanci radiativi, alla copertura nuvolosa, agli aerosol, al ciclo idrologico e ai processi di “global dimming” e “brightening” osservati su scala multi-decennale. In questo contesto, il consorzio EUMETSAT CM SAF guidato dal DWD ha sviluppato la serie SARAH come archivio osservativo basato sui satelliti geostazionari Meteosat, e la terza edizione, SARAH-3, si fonda specificamente sui canali visibili degli strumenti MVIRI e SEVIRI, dai quali vengono derivati non solo i campi di irradianza globale superficiale, ma anche la radiazione diretta, la direct normal irradiance, la durata del soleggiamento, la radiazione fotosinteticamente attiva, il daylight e l’effective cloud albedo, cioè il parametro chiave da cui dipende l’intera architettura retrieval del prodotto. Il record climatologico copre il periodo 1983–2020 come Climate Data Record, ed è prolungato fino al presente come Interim Climate Data Record, su griglia regolare di 0,05° × 0,05°, con risoluzione temporale fino a 30 minuti per diversi parametri e con prodotti giornalieri e mensili; per la sunshine duration sono invece fornite somme giornaliere e mensili. La documentazione ufficiale CM SAF indica oggi una latenza dell’ordine di 5 giorni per l’estensione operativa ICDR, valore che qualifica SARAH-3 come prodotto quasi operativo ma comunque fortemente orientato alla robustezza climatologica piuttosto che al nowcasting puro. 

Dal punto di vista metodologico, SARAH-3 è particolarmente interessante perché incarna una delle formulazioni più solide e longeve del paradigma Heliosat, che interpreta il segnale osservato dal satellite in termini di albedo nuvolosa efficace e successivamente lo converte in radiazione al suolo mediante un modello di cielo sereno basato su tabelle di lookup derivate da radiative transfer modeling. Müller e Pfeifroth hanno sottolineato come questo impianto, pur nato diversi decenni fa, resti ancora oggi una scelta eccellente per la stima della trasmissione nuvolosa e della solar surface irradiance, proprio perché combina semplicità fisica, omogeneità temporale e alta accuratezza, qualità essenziali per un climate data record. Il Product User Manual di SARAH-3 conferma che il retrieval della SIS si basa sulla relazione fisica tra irradiance di cielo sereno e cloud albedo, e che il calcolo del clear-sky field utilizza lookup tables generate con libRadtran, alimentate da informazioni atmosferiche ausiliarie su vapore acqueo, ozono e aerosol. Questo è un aspetto centrale, perché mostra che SARAH-3 non è una mera interpolazione statistica del segnale satellitare, ma un dataset fisicamente costruito, nel quale il contributo delle nubi viene distinto da quello dello stato atmosferico in aria libera. Una delle innovazioni più rilevanti della terza edizione è inoltre l’introduzione dell’algoritmo HelSnow, progettato per identificare i pixel innevati e correggere la riflettanza di cielo sereno, evitando che la neve venga erroneamente classificata come nube; tale aggiornamento utilizza anche informazioni da ERA5-Land ed ERA5 e risponde a uno dei problemi storici più delicati dei retrieval radiativi da satellite nelle regioni fredde e ad alta albedo. In termini scientifici, ciò implica un sensibile avanzamento nella stabilità temporale del record, perché riduce una fonte sistematica di errore che nelle generazioni precedenti poteva contaminare la variabilità radiativa invernale e montana. 

La letteratura più recente conferma che SARAH-3 non è soltanto un prodotto metodologicamente raffinato, ma anche un dataset di elevata qualità osservativa. L’articolo di sintesi pubblicato da Pfeifroth e colleghi nel 2024 in Earth System Science Data evidenzia che la validazione del prodotto mostra buona accuratezza e buona stabilità temporale, con scostamenti dell’ordine di circa 5 W m⁻² rispetto alle misure di riferimento superficiali per l’irradianza mensile, e con miglioramenti rispetto alla versione precedente soprattutto nelle condizioni con superfici innevate. Questo dato è molto importante, perché nella climatologia radiativa la qualità non si misura soltanto in termini di basso errore istantaneo, ma soprattutto nella capacità di mantenere coerenza multi-decennale in presenza di cambi di satellite, evoluzioni strumentali e transizioni algoritmiche. A differenza di molti prodotti radiativi orientati principalmente al supporto energetico, SARAH-3 nasce infatti con una chiara ambizione climatica: ricostruire oltre quattro decenni di variabilità della radiazione superficiale in modo sufficientemente stabile da consentire analisi di trend e confronti con serie osservative terrestri. Questa stabilità ha già permesso applicazioni di grande rilievo scientifico. Lo studio di Pfeifroth et al. del 2018, basato su dati satellitari e osservazioni al suolo, ha mostrato che in Europa si osserva, dagli anni Ottanta in poi, una tendenza positiva della radiazione solare superficiale, attribuibile in misura prevalente alle variazioni della copertura nuvolosa; il fatto che un record satellitare come SARAH sia in grado di riprodurre tali segnali su scala continentale lo rende uno strumento di primo piano per la diagnosi del “brightening” europeo e per l’analisi della variabilità spaziale dei processi che modulano il forcing radiativo superficiale. 

Un ulteriore elemento che accresce il valore di SARAH-3 è la sua multifunzionalità applicativa. Sebbene il nucleo teorico del prodotto sia saldamente climatico, i suoi parametri lo rendono estremamente utile anche per la meteorologia energetica, la pianificazione fotovoltaica, l’agrometeorologia e gli studi ecologici. La disponibilità simultanea di SISSDIDNISDUPAR e DAL consente infatti di coprire un ampio spettro di domande scientifiche e tecniche: dalla stima della risorsa solare su piano orizzontale alla valutazione delle condizioni per impianti a concentrazione, dal monitoraggio del soleggiamento alle applicazioni legate alla fotosintesi e alla produttività vegetale. La stessa documentazione CM SAF sottolinea che la sunshine duration in SARAH-3 è derivata dai dati DNI usando la soglia WMO di 120 W m⁻², dettaglio che mostra bene come il dataset mantenga un legame diretto con le definizioni osservative classiche, pur essendo ottenuto da satellite. Questo aspetto è metodologicamente molto interessante, perché pone SARAH-3 all’intersezione fra climatologia storica e osservazione remota moderna: da un lato conserva continuità concettuale con i parametri della climatologia strumentale tradizionale, dall’altro li ricostruisce con copertura spaziale continua su un dominio vastissimo. Non sorprende quindi che prodotti derivati dalla famiglia SARAH siano stati incorporati in strumenti applicativi di ampia diffusione, come i servizi europei per la valutazione del potenziale fotovoltaico, proprio perché la loro accuratezza e omogeneità risultano competitive per numerosi contesti geografici e applicativi. 

Nel suo significato più ampio, SARAH-3 rappresenta dunque un passaggio cruciale nell’evoluzione dei dataset radiativi da satellite: non più semplici prodotti ancillari per la descrizione meteorologica del momento, ma archivi climatici strutturati, documentati, validati e costruiti con un impianto fisico abbastanza robusto da sostenere tanto l’analisi del sistema climatico quanto una vasta gamma di applicazioni energetiche e ambientali. La sua forza risiede precisamente in questo equilibrio tra lunghezza della serierisoluzione spazio-temporaletrasparenza algoritmica e continuità operativa. In un’epoca in cui la radiazione solare è al centro sia della diagnostica del cambiamento climatico sia della transizione energetica, SARAH-3 si configura come uno dei dataset di riferimento per il settore euro-africano, capace di connettere la tradizione dei retrieval Heliosat con le esigenze contemporanee di affidabilità, interoperabilità e accesso aperto ai dati. Per questa ragione, il suo valore non è soltanto quello di fornire misure surrogate della radiazione al suolo, ma quello di offrire una piattaforma osservativa coerente con cui leggere, su scala di oltre quarant’anni, l’evoluzione della trasparenza atmosferica, del ruolo delle nubi e della disponibilità energetica solare alla superficie terrestre. 

4.5. Archivio climatico globale basato su satellite – CM SAF CLARA-A3

Il record climatico CLARA-A3 rappresenta uno dei più importanti archivi satellitari globali oggi disponibili per lo studio della radiazione e della nuvolosità su scala climatica, perché integra in un’unica cornice osservativa i flussi radiativi a onde corte e a onde lunghe, sia alla superficie sia al top dell’atmosfera, insieme a informazioni sulle nubi e sull’albedo superficiale. Sviluppato nell’ambito del CM SAF di EUMETSAT, CLARA-A3 deriva dalle osservazioni degli strumenti AVHRR a bordo dei satelliti polari NOAA e METOP e costituisce la terza generazione di una famiglia di dataset concepita esplicitamente per finalità climatiche. Il prodotto copre il periodo 1979–2020 come Climate Data Record ed è poi esteso operativamente fino al presente come Interim Climate Data Record, con una latenza di circa 10 giorni; per la radiazione solare superficiale fornisce medie giornaliere e mensili su una griglia globale di 0,25° × 0,25°, mettendo così a disposizione una base osservativa di oltre quattro decenni, particolarmente preziosa per le analisi di variabilità a bassa frequenza, per la costruzione di climatologie di riferimento e per il confronto con reanalisi e simulazioni climatiche. Karlsson et al. sottolineano che proprio questa estensione temporale, associata alla produzione continua dell’ICDR, rende CLARA-A3 uno strumento particolarmente adatto alle applicazioni climatiche globali e agli studi sulle retroazioni tra nubi, albedo e bilancio radiativo. 

Dal punto di vista metodologico, CLARA-A3 è rilevante perché mostra bene sia le potenzialità sia i limiti dell’osservazione radiativa da sensori polari multispettrali. Per la componente a onde corte, il retrieval della surface solar irradiance mantiene l’impianto fisico di base già adottato nelle precedenti edizioni CLARA, ma beneficia di dati in ingresso migliorati e di una catena algoritmica più robusta. Nella descrizione di Karlsson et al., la stima della radiazione solare superficiale è costruita a partire dalle osservazioni AVHRR e da una rappresentazione del cielo sereno che incorpora campi ausiliari atmosferici e scenari aerosolici; tuttavia, gli autori chiariscono anche che la componente aerosolica impiegata per il calcolo del clear-sky irradiance è trattata come climatologia mensile pluriennale, senza includere quindi la variabilità interannuale né il trend a lungo termine degli aerosol nel campo di cielo sereno. Questo implica che CLARA-A3 è particolarmente efficace nel descrivere la modulazione radiativa dovuta alla nuvolosità, mentre non è pensato per ricostruire con uguale dettaglio la variabilità anno per anno legata agli aerosol atmosferici; lo stesso articolo osserva che l’incertezza aerosolica residua è comunque considerata relativamente modesta, dell’ordine di pochi punti percentuali, rispetto all’effetto dominante della copertura nuvolosa. In altre parole, il dataset è molto forte nella diagnosi del clima radiativo globale e della sua relazione con le nubi, ma richiede cautela quando si voglia attribuire il segnale radiativo a forcing aerosolici fini o a variazioni giornaliere della composizione atmosferica. 

Un altro elemento che accresce notevolmente il valore scientifico di CLARA-A3 è la sua struttura veramente “sistemica”. A differenza di prodotti focalizzati su una sola variabile, questo record combina surface radiationtop-of-atmosphere radiation, proprietà nuvolose e albedo superficiale, permettendo di studiare in modo integrato le relazioni tra forzanti radiative, risposta delle nubi e condizioni della superficie. Nelle conclusioni del lavoro di Karlsson et al. viene esplicitato che la terza edizione ha compiuto un salto qualitativo importante: ha esteso la copertura temporale fino al 1979, ha introdotto un sistema di aggiornamento continuo oltre il 2020, ha migliorato il controllo di qualità delle radiometrie AVHRR, ha aggiornato i metodi di retrieval e ha aggiunto nuovi componenti sia ai prodotti radiativi sia ai prodotti di albedo e top-of-atmosphere budget. Proprio questa ricchezza parametrica rende CLARA-A3 particolarmente utile non solo per descrivere il clima radiativo medio, ma anche per affrontare domande più complesse, ad esempio sul ruolo delle nubi nei cambiamenti del bilancio energetico, sull’evoluzione dell’albedo in regioni criosferiche o sulla coerenza tra flussi alla superficie e flussi al limite superiore dell’atmosfera. In questo senso, CLARA-A3 si colloca pienamente nel quadro degli Essential Climate Variables osservati da satellite, perché non fornisce soltanto un archivio di valori, ma una piattaforma coerente per lo studio delle interazioni tra atmosfera, superficie e radiazione. 

Dal punto di vista del campionamento, il dataset evidenzia anche in maniera trasparente le criticità intrinseche delle osservazioni polari per le medie giornaliere e mensili della radiazione superficiale. Karlsson et al. spiegano che la media giornaliera finale su griglia 0,25° × 0,25° è ottenuta mediando 25 celle ad alta risoluzione di 0,05° × 0,05°; tuttavia, quando le osservazioni valide sono troppo poche, il dato giornaliero viene marcato come mancante. Inoltre, in alcune circostanze il valore giornaliero può derivare da un numero molto limitato di passaggi satellitari, con una conseguente riduzione dell’accuratezza, soprattutto nelle regioni in cui il ciclo diurno della nuvolosità è marcato e non completamente campionato. Gli autori aggiungono che, nelle regioni di crepuscolo polare e alle alte latitudini, i vincoli sulla disponibilità dei dati e sulla geometria solare generano missing data sistematici nelle medie giornaliere e, di conseguenza, anche in quelle mensili; ciò impedisce una stima diretta e immediata delle medie globali della radiazione solare superficiale e del net shortwave senza correzioni aggiuntive. Questo aspetto è metodologicamente centrale, perché ricorda che la globalità del dominio CLARA-A3 non coincide con un’omogeneità perfetta della copertura osservativa in tutte le epoche e in tutte le regioni. Il dataset è dunque straordinariamente utile per applicazioni climatiche globali, ma va utilizzato con piena consapevolezza del fatto che le aree polari e gli anni iniziali della serie possono presentare limitazioni di completezza e di rappresentatività superiori rispetto alle fasce temperate e ai periodi più recenti. 

La robustezza scientifica del record è comunque sostenuta da una validazione estesa, basata in particolare sul confronto con la Baseline Surface Radiation Network (BSRN). Karlsson et al. indicano che la qualità dei prodotti radiativi superficiali di CLARA-A3 è stata valutata proprio mediante misure di riferimento BSRN, e che i risultati di validazione comprendono differenze medie, differenze assolute medie e correlazioni delle anomalie mensili. Pur senza ridurre il giudizio al solo confronto numerico con le stazioni, questa impostazione è particolarmente importante, perché colloca CLARA-A3 all’interno di una tradizione di validazione metrologicamente solida. Inoltre, il lavoro evidenzia che CLARA-A3 rende possibile, per la prima volta, la costruzione di climatologie radiative riferite a un intero periodo standard WMO 1991–2020, cioè a una normale climatica ufficiale di 30 anni; questo passaggio è di notevole rilievo applicativo e scientifico, poiché consente confronti climatologici standardizzati su scala globale, con una base osservativa omogenea e documentata. In altri termini, CLARA-A3 non è solo un record lungo, ma un record sufficientemente maturo da sostenere la produzione di climatologie operative e di riferimento, aspetto che ne aumenta notevolmente l’utilità per la climatologia comparata e per la validazione dei modelli climatici globali. 

Sul piano interpretativo più ampio, il valore di CLARA-A3 risiede nel fatto che esso rappresenta una sintesi molto avanzata tra osservazione satellitare storica e moderne esigenze della climatologia globale. Gli strumenti AVHRR non erano stati originariamente progettati come sensori specificamente dedicati al monitoraggio climatico di lungo periodo, ma il lavoro di ricalibrazione, controllo di qualità e rianalisi compiuto dal consorzio CM SAF ha consentito di trasformare questa lunga serie di osservazioni in un archivio climaticamente coerente. Gli autori osservano esplicitamente che, pur non essendo nativamente “tailored for climate monitoring”, AVHRR fornisce informazioni preziose su diverse variabili climatiche essenziali e sulla loro evoluzione temporale. Ne deriva che CLARA-A3 è oggi particolarmente adatto per studi sulla variabilità del bilancio radiativo terrestre, sull’evoluzione del forcing nuvoloso e superficiale, sulle differenze regionali tra fasce tropicali, temperate e polari e, più in generale, sul ruolo della radiazione nella dinamica del cambiamento climatico. Proprio perché combina serie lunghe, copertura globale, documentazione estesa, aggiornamento continuo e una chiara esplicitazione dei limiti di campionamento, CLARA-A3 può essere considerato uno dei dataset di riferimento per chi intenda affrontare la climatologia radiativa da una prospettiva realmente globale e multi-decennale. 

4.6. Mappe mensili di irradianza e dati per la Germania

Le mappe mensili di irradianza e i corrispondenti dataset grigliati prodotti dal Deutscher Wetterdienst rappresentano uno strumento di notevole rilevanza nella climatologia radiativa applicata, poiché forniscono una ricostruzione spazialmente continua della radiazione solare globale, diffusa e diretta sul territorio tedesco con risoluzione mensile e griglia di 1 × 1 km². Il DWD indica che le somme mensili e annuali più recenti sono rese disponibili entro la metà del mese successivo, con distribuzione in formato GIS compatibile e in unità di kWh m⁻², mentre la base osservativa combina misure di rete al suolo e prodotti satellitari del CM SAF. Per la radiazione globale la serie disponibile risale al 1991, mentre le componenti diffusa e diretta sono operative solo per il periodo più recente, avviato a metà degli anni 2010; nella documentazione web aggiornata del DWD queste due componenti risultano disponibili dal 2016. Questa struttura temporale rende il prodotto particolarmente utile per descrivere il clima radiativo contemporaneo della Germania e per applicazioni che richiedono una climatologia mensile ad alta risoluzione, come la pianificazione energetica, la progettazione solare e l’analisi territoriale delle risorse radiative. 

Dal punto di vista metodologico, il valore scientifico di questo archivio risiede nella sua natura ibrida. Il DWD specifica infatti che i campi mensili di radiazione globale e diffusa sono generati mediante fusione di misure radiometriche di superficie, sottoposte a controllo di qualità, con valori satellitari derivati dai prodotti del CM SAF; la radiazione diretta, invece, è ottenuta come differenza tra la radiazione globale e quella diffusa. Questa impostazione è coerente con una linea di ricerca ormai consolidata nella climatologia radiativa, secondo la quale la combinazione fra osservazioni di stazione e remote sensing satellitare consente di superare i limiti intrinseci di ciascuna sorgente: da un lato la rete al suolo fornisce misure fisicamente dirette e metrologicamente robuste, ma spazialmente discontinue; dall’altro il satellite garantisce copertura areale completa, ma con errori legati al retrieval delle nubi, alla geometria osservativa e alla rappresentatività del pixel. Le mappe mensili del DWD vanno quindi lette come un prodotto di sintesi, nel quale il segnale radiativo non è semplicemente interpolato, ma ricostruito attraverso un’integrazione osservativa multi-sorgente che ne migliora la coerenza spaziale e l’utilità climatologica. 

Il legame con il dataset satellitare SARAH-3 è particolarmente importante, perché conferisce a queste mappe mensili una base fisicamente e climatologicamente molto solida. SARAH-3, sviluppato dal CM SAF di EUMETSAT, copre oltre quattro decenni di osservazioni da Meteosat, con risoluzione spaziale di 0,05° e disponibilità di medie giornaliere e mensili per diversi parametri radiativi, fra cui irradiance globale, componenti dirette, durata del soleggiamento, PAR e albedo nuvolosa efficace. Pfeifroth e colleghi mostrano che SARAH-3 presenta una buona accuratezza nelle medie mensili della surface irradiance, con scarti rispetto alle misure di riferimento dell’ordine di circa 5 W m⁻², oltre a una buona stabilità temporale e a un miglioramento rispetto alla versione precedente, in particolare nelle condizioni con copertura nevosa grazie all’introduzione di un trattamento dedicato delle superfici innevate. L’uso di SARAH-3 e dei suoi predecessori come supporto satellitare per le mappe mensili tedesche implica quindi che il prodotto DWD non si appoggia a un input generico, ma a uno dei più robusti climate data record regionali disponibili oggi per l’Europa e l’Africa. 

Sotto il profilo della climatologia applicata, queste mappe mensili risultano particolarmente preziose perché coprono integralmente il periodo normale climatico corrente 1991–2020, che costituisce la base di riferimento ufficiale per numerose valutazioni climatiche e tecnico-ingegneristiche. Il DWD mette infatti a disposizione non solo le somme mensili e annuali correnti, ma anche mappe medie trentennali e mappe di scarto rispetto alle normali 1991–2020, rendendo possibile una lettura simultaneamente descrittiva e anomalo-climatica del segnale radiativo. In termini operativi, ciò significa che il prodotto può essere usato sia per valutare la distribuzione spaziale climatologica della radiazione sia per collocare un mese specifico all’interno del contesto climatico recente. Questa doppia funzione è molto importante, perché avvicina il dataset non solo agli studi di risorsa solare, ma anche al climate monitoring nazionale, dove la radiazione alla superficie viene interpretata come una variabile chiave del bilancio energetico e come indicatore sensibile delle variazioni della nuvolosità e della trasparenza atmosferica. La stessa panoramica pubblicata nel 2026 sui prodotti radiativi del DWD sottolinea che le proprietà di latenza, lunghezza della serie e risoluzione spazio-temporale definiscono l’ambito applicativo dei diversi dataset, e che i prodotti mensili per la Germania sono specificamente orientati all’uso climatico nazionale. 

Proprio in questa prospettiva, il dataset assume interesse anche per gli studi sul cosiddetto global brightening europeo. La letteratura recente su SARAH-3 mostra infatti che le serie satellitari regionali sono in grado di evidenziare un aumento dell’irradianza superficiale in Europa nelle ultime decadi, dell’ordine di circa +3 W m⁻² per decennio, in linea con molte osservazioni a terra. Sebbene le mappe mensili del DWD siano un prodotto nazionale derivato e non un climate data record satellitare puro, esse beneficiano di questo quadro conoscitivo più ampio, perché trasferiscono su scala tedesca la capacità di leggere la variabilità radiativa nel contesto delle tendenze di lungo periodo del sistema atmosferico. In pratica, esse offrono una base ad alta risoluzione per studiare come i segnali radiativi regionali si distribuiscano all’interno del territorio tedesco, distinguendo gradienti latitudinali, effetti orografici e differenze tra aree a maggiore e minore nuvolosità media. Per questo motivo il loro utilizzo è particolarmente promettente non solo in ambito energetico, ma anche nella climatologia regionale, nella geografia fisica e nelle applicazioni agroclimatiche, dove la radiazione mensile è un driver essenziale dei bilanci idrici ed ecologici. 

Occorre tuttavia sottolineare, in modo metodologicamente rigoroso, che il DWD raccomanda una validazione dedicataquando questi dati vengono usati per analisi di serie temporali. Questa cautela è del tutto giustificata. Le serie che coprono diversi decenni possono infatti risentire di cambiamenti nella strumentazione a terra, nelle piattaforme satellitari, negli algoritmi di retrieval e nei dataset ausiliari, con possibili introduzioni di disomogeneità artificiali. Nel caso di SARAH-3, ad esempio, la validazione pubblicata mostra una generale buona stabilità del record, ma segnala anche un’anomalia positiva del bias all’inizio degli anni Novanta, plausibilmente influenzata dalla mancata rappresentazione diretta dell’aerosol stratosferico vulcanico associato all’eruzione del Pinatubo. Questo tipo di risultato è molto istruttivo, perché dimostra che anche i migliori archivi radiativi possono contenere segnali non climatici o segnali climatici parzialmente filtrati dalla struttura del retrieval. Trasferito alle mappe mensili del DWD, ciò implica che esse sono estremamente utili per climatologie spaziali e analisi comparative, ma che i trend di lungo periodo devono essere trattati con particolare attenzione, specialmente se si vogliono attribuire variazioni temporali sottili a cause fisiche specifiche. 

In sintesi, le mappe mensili di irradianza per la Germania costituiscono un prodotto di grande maturità scientifica, situato all’intersezione tra osservazione radiometrica nazionale, climatologia satellitare regionale e servizio climatico applicato. La loro forza non risiede soltanto nell’elevata risoluzione nominale di 1 km o nella tempestività di circa 15 giorni, ma soprattutto nella capacità di trasformare misure eterogenee in un quadro coerente del clima radiativo tedesco contemporaneo. In esse convergono la robustezza metrologica delle osservazioni DWD, la continuità spaziale offerta dal supporto satellitare del CM SAF e la logica climatologica delle normali 1991–2020. Proprio per questo, il dataset può essere considerato una piattaforma particolarmente utile per analizzare la distribuzione spaziale della radiazione globale, diffusa e diretta in Germania, per costruire riferimenti climatici mensili ad alta risoluzione e per supportare studi avanzati sul nesso tra variabilità nuvolosa, disponibilità energetica solare e cambiamento climatico regionale.

4.7. Dati raster idrometeorologici – HYRAS

Il dataset HYRAS (HYdrometeorological RASter data) si inserisce nel quadro delle grandi infrastrutture climatiche nazionali concepite per trasformare osservazioni meteorologiche eterogenee in campi grigliati coerenti, adatti sia alla ricerca climatica sia alle applicazioni idrologiche e ambientali. La sua importanza scientifica deriva dal fatto che non si limita a una singola variabile, ma costituisce una famiglia di prodotti che comprende precipitazione, temperatura dell’aria a 2 m, umidità relativa e, nella sua componente più recente, anche la radiazione solare globale alla superficie. Le basi metodologiche di HYRAS sono state sviluppate nel tempo attraverso lavori dedicati: Rauthe et al. (2013) per la precipitazione e Razafimaharo et al. (2020) per temperatura e umidità relativa mostrano come l’obiettivo centrale del sistema sia produrre campi osservativi ad alta risoluzione spaziale, fisicamente plausibili e utilizzabili in analisi climatiche di lungo periodo. In questo senso, HYRAS rappresenta un esempio molto maturo di climatologia osservativa applicata, nella quale il valore del dato non dipende soltanto dalla densità delle stazioni, ma dalla capacità di costruire procedure di interpolazione robuste, capaci di preservare il segnale climatico e al tempo stesso di renderlo utilizzabile su scala territoriale. 

All’interno di questa architettura, il prodotto HYRAS-DE-RSDS v4-0 assume un rilievo particolare, perché fornisce per la Germania un archivio di radiazione globale su griglia 5 km × 5 km per il periodo 1951–2020, disponibile come medie giornaliere, mensili e multiannuali in W m⁻². La documentazione ufficiale del DWD sottolinea che il dataset è costruito principalmente a partire da valori osservati di sunshine duration e global radiation, e che può essere impiegato per l’analisi del clima passato, per il bias adjustment di proiezioni climatiche regionalizzate e come input per la modellistica idrologica. Questo punto è cruciale, perché distingue HYRAS da molti dataset radiativi prevalentemente satellitari: il nucleo informativo del prodotto resta infatti fortemente ancorato alle osservazioni di superficie, mentre i contributi satellitari e reanalitici svolgono soprattutto una funzione di supporto nella ricostruzione dei pattern spaziali e nella stabilizzazione delle stime. In un contesto in cui la radiazione solare è una variabile fondamentale sia per il bilancio energetico della superficie sia per la modellazione dei processi eco-idrologici e idroclimatici, un archivio nazionale con oltre settant’anni di estensione temporale costituisce una risorsa di grande valore scientifico. 

Il vero interesse metodologico di HYRAS-DE-RSDS risiede però nel modo in cui affronta il problema della scarsità e dell’eterogeneità osservativa, soprattutto nei decenni più antichi. Le sintesi più recenti del DWD indicano che il dataset integra dati di stazione, dati satellitari e informazioni da ERA5, e che i background fields della radiazione globale vengono costruiti mediante regressione multipla usando, tra gli altri predittori, i pattern ricavati da un’analisi delle componenti principali del dataset CM SAF. Per le osservazioni terrestri, la documentazione ufficiale specifica inoltre che le misure di durata del soleggiamento vengono convertite in radiazione globale attraverso un approccio Ångström–Prescott esteso, nel quale il contenuto di acqua liquida delle nubi derivato da ERA5 viene introdotto come predittore aggiuntivo; l’interpolazione finale viene poi realizzata mediante inverse distance weighting. Questo impianto metodologico è particolarmente importante perché risponde a una difficoltà storica ben nota: nelle prime decadi della serie, specialmente tra gli anni Cinquanta e Settanta, le misure dirette di global radiation erano molto più rare rispetto alle osservazioni di sunshine duration. Un contributo presentato da Brendel, Rauthe e Deutschländermostra chiaramente che l’uso della sola relazione lineare classica di Ångström–Prescott produce risultati soddisfacenti per le scale mensili, ma presenta bias rilevanti per i bassi valori giornalieri di radiazione; l’introduzione di un predittore atmosferico aggiuntivo tratto da ERA5 migliora quindi in modo sostanziale la qualità della stima. In termini scientifici, HYRAS-DE-RSDS è dunque un prodotto ibrido sofisticato: non una semplice interpolazione di stazioni, ma una ricostruzione osservativa che combina tradizione radiometrica, supporto satellitare e informazione reanalitica per ottenere campi più realistici e più stabili nel tempo. 

Da una prospettiva applicativa e climatologica più ampia, HYRAS-DE-RSDS è particolarmente prezioso perché colma il divario fra dataset ad alta latenza ma fortemente climatologici e prodotti satellitari più recenti ma temporalmente più brevi. La panoramica pubblicata nel 2026 sui prodotti radiativi del DWD colloca infatti HYRAS tra i dataset maggiormente orientati alle applicazioni climatiche e idrometeorologiche, proprio grazie alla lunga estensione della serie e al suo forte radicamento nelle osservazioni di superficie. Questo si riflette già negli usi concreti del dataset: oltre alla climatologia regionale e alla correzione dei modelli climatici, HYRAS-DE-RSDS è stato incorporato in risorse idrologiche di nuova generazione come CAMELS-DE, dove la radiazione globale viene utilizzata per derivare statistiche giornaliere spaziali sui bacini tedeschi a supporto di analisi idrologiche comparate. In altri termini, il prodotto non è soltanto un archivio descrittivo, ma una base osservativa che entra direttamente nelle catene di analisi dei processi idrologici, dell’evapotraspirazione, della disponibilità energetica alla superficie e delle risposte dei bacini ai forcing atmosferici. La sua forza, tuttavia, non risiede in una presunta perfezione del dato, bensì nel compromesso metodologico che riesce a costruire fra lunghezza della serie, continuità spaziale e radicamento osservativo. Proprio per questo HYRAS-DE-RSDS può essere considerato uno dei dataset più interessanti per chi voglia analizzare la radiazione solare in Germania su scale multi-decennali, con un approccio che resta primariamente osservativo ma si avvale in modo intelligente del supporto satellitare e reanalitico per migliorare la qualità spaziale del segnale.

5. Linee guida per l’utilizzo dei dati

La sezione di user guidance mette bene in evidenza un punto metodologico spesso trascurato nell’uso dei dataset radiativi: non esiste un prodotto universalmente “migliore” in senso assoluto, ma esistono prodotti più o meno adeguati a seconda dell’obiettivo scientifico, della scala spaziale e temporale richiesta, della latenza accettabile, della continuità della serie storica e della disponibilità di variabili ausiliarie. In questo senso, la raccomandazione d’uso non può essere fondata su un solo criterio, come la risoluzione spaziale o la lunghezza della serie, ma deve derivare da una valutazione multi-criterio che consideri simultaneamente copertura geografica, omogeneità temporale, qualità del retrieval, tempestività di rilascio e struttura informativa del prodotto. La sintesi proposta nell’articolo del 2026 sui prodotti DWD per la radiazione solare è particolarmente utile proprio perché mostra come il portafoglio osservativo disponibile sia organizzato come un sistema complementare: i dataset a scala nazionale tedesca privilegiano il dettaglio spaziale e la specificità applicativa, mentre i climate data record satellitari europei o globali privilegiano estensione, omogeneità e confrontabilità a lungo termine. 

Dal punto di vista dell’analisi climatica e del monitoraggio climatico, il criterio dominante resta la disponibilità di serie lunghe e sufficientemente omogenee nel tempo. In questa prospettiva, SARAH-3 e CLARA-A3 occupano una posizione centrale, perché offrono archivi satellitari multi-decennali costruiti specificamente come climate data records: SARAH-3 copre oltre quattro decenni sul dominio Meteosat, con parametri radiativi multipli e buona stabilità temporale, mentre CLARA-A3 estende l’osservazione a scala globale a partire dal 1979, integrando flussi radiativi, proprietà nuvolose e albedo superficiale. A scala nazionale, anche le mappe mensili per la Germania e HOSTRADArisultano adatte a usi climatici, pur con differenze importanti: HOSTRADA parte dal 1995 ma viene aggiornato regolarmente ed è stato progettato come dataset climatologico di riferimento per la meteorologia tecnica; HYRAS, invece, copre il periodo 1951–2020 e fornisce la serie più lunga tra i prodotti tedeschi, ma la sua cadenza di aggiornamento quinquennale lo rende meno adatto al monitoraggio operativo continuo. La stessa sezione guida sottolinea che, sul periodo comune 1995–2020, i cinque record climaticamente più idonei mostrano climatologie molto simili e anomalie mensili ben coerenti, con una tendenza positiva significativa dell’ordine di circa +4 W m⁻² per decennio, in linea con il più ampio segnale di brightening documentato per la Germania e per l’Europa in letteratura recente. 

La logica cambia radicalmente quando l’obiettivo è il monitoraggio quasi in tempo reale o il nowcasting. In questi contesti, la qualità del dato non è misurata soltanto dalla stabilità climatologica, ma soprattutto dalla sua disponibilità immediata e dalla capacità di rappresentare l’evoluzione radiativa su scale sub-giornaliere. Per questo motivo la guida indica SPECMAGIC_NOW e DUETT come i prodotti più appropriati, con latenze dell’ordine di pochi minuti. Il valore scientifico di questa scelta risiede nel fatto che entrambi i prodotti sfruttano l’elevata frequenza di osservazione dei satelliti geostazionari, ma DUETT aggiunge un ulteriore livello di robustezza integrando le osservazioni satellitari con misure pyranometriche al suolo mediante correzione del bias e interpolazione geostatistica. Ne deriva un prodotto particolarmente utile per tutte quelle applicazioni in cui l’informazione deve essere rapida ma al tempo stesso più aderente possibile alle condizioni radiative reali sul territorio tedesco. In termini metodologici, la guida suggerisce quindi una distinzione netta tra prodotti orientati alla tempestività e prodotti orientati alla climatologia: i primi sacrificano in parte la profondità temporale della serie a favore della latenza, i secondi fanno l’opposto. 

Per la valutazione dei modelli meteorologici e climatici e per gli studi di processo, la sezione suggerisce una posizione intermedia e più sofisticata. In questi casi, infatti, non conta soltanto la qualità assoluta del dataset, ma anche la sua compatibilità con il tipo di variabile prodotta dal modello: dato istantaneo, media su intervallo o somma accumulata. La raccomandazione di privilegiare SARAH o CLARA come riferimento nasce dalla loro estensione spaziale, dalla struttura omogenea del retrieval e dalla documentazione molto estesa sulla qualità del dato; tuttavia, per studi di processo a scala regionale o per analisi più vicine alla meteorologia operativa, anche DUETT e SPECMAGIC_NOWpossono costituire riferimenti molto utili. Questo passaggio è metodologicamente importante, perché ricorda che il confronto tra modello e osservazione non è mai neutro: occorre tenere conto della finestra temporale di aggregazione, della risoluzione effettiva del prodotto osservativo e del fatto che i dataset che fondono satellite e stazioni possono ridurre alcuni bias tipici dei prodotti satellitari puri. In altri termini, la guida propone una gerarchia d’uso non rigida ma funzionale, nella quale il dataset ideale dipende dalla domanda scientifica e dalla natura del confronto che si intende eseguire. 

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda poi le applicazioni nel settore delle energie rinnovabili, dell’intelligenza artificiale e del machine learning. Qui la guida attribuisce una chiara centralità a SARAH, salvo quando siano indispensabili osservazioni prossime al tempo reale. La ragione è facilmente comprensibile: per la modellistica energetica e per le applicazioni data-driven servono soprattutto serie lunghe, spazialmente coerenti, facilmente accessibili e con una struttura radiativa completa, più che latenze di pochi minuti. La robustezza di questa impostazione è confermata anche dalla letteratura energetica: Huld, Müller e Gambardella hanno mostrato già nel 2012 come una banca dati di radiazione solare satellitare su Europa e Africa possa essere utilizzata efficacemente per stimare la performance fotovoltaica, mentre il paper di sintesi del 2026 colloca esplicitamente SARAH tra i prodotti di riferimento per il settore delle rinnovabili e per applicazioni di AI/ML. In tal senso, la raccomandazione d’uso non ha solo una base descrittiva, ma riflette una precisa affinità tra struttura del dataset e requisiti dei modelli predittivi: lunghezza della serie, consistenza spaziale, continuità temporale e ricchezza dei parametri radiativi. 

Infine, la guida è particolarmente convincente quando distingue gli ambiti specialistici dell’idrometeorologia e della meteorologia tecnica. In questi contesti, infatti, il dataset radiativo non viene utilizzato in isolamento, ma come parte di un sistema multi-variabile in cui servono anche temperatura, umidità, precipitazione, vento o indicatori urbani. Per questa ragione HYRAS e HOSTRADA risultano le scelte più appropriate: HOSTRADA è un dataset climatologico ad alta risoluzione oraria sviluppato espressamente per gli anni meteorologici di riferimento e include anche variabili dedicate agli effetti dell’isola di calore urbana; HYRAS, invece, è pensato per l’idrometeorologia, copre la Germania su griglia 5 × 5 km dal 1951 al 2020 ed è basato principalmente su osservazioni di superficie, con integrazione satellitare per migliorare i pattern spaziali. La loro utilità non dipende quindi solo dalla disponibilità della SSR, ma dalla presenza di un contesto meteorologico completo che li rende immediatamente spendibili in idrologia, modellistica dei bacini, climatologia urbana e applicazioni tecnico-ingegneristiche. Letta in questa prospettiva, la sezione 5 non è una semplice tabella di consigli pratici, ma una vera proposta di epistemologia applicata del dato radiativo: scegliere un dataset significa scegliere anche una scala, un uso, una latenza, una logica osservativa e un tipo di inferenza scientifica. 

La Tabella 2 può essere letta non come una semplice legenda tecnica dei dataset, ma come una vera matrice epistemologica dell’osservazione della radiazione solare superficiale, perché mette in relazione tre dimensioni decisive della misura geofisica: la scala temporale, l’estensione spaziale e la finalità applicativa del prodotto. In questa prospettiva, la distinzione tra climate data records e dati quasi in tempo reale assume un significato metodologico centrale: i primi sono costruiti per garantire omogeneità, stabilità e continuità nel lungo periodo, quindi sono particolarmente adatti all’analisi climatica, al rilevamento di trend, alle ricostruzioni di variabilità multidecadale e alla validazione di modelli; i secondi privilegiano invece la tempestività e l’elevata frequenza temporale, qualità indispensabili per il monitoraggio operativo, la gestione dei sistemi fotovoltaici, il nowcasting e il supporto ai servizi meteorologici ed energetici. Questa architettura riflette un principio ormai consolidato nella letteratura sulla solar radiation remote sensing: dati accurati di surface solar irradiance sono indispensabili sia per il monitoraggio climatico sia per la pianificazione e l’esercizio dei sistemi energetici, ma nessun singolo prodotto riesce a massimizzare simultaneamente copertura globale, alta risoluzione spaziale, elevata frequenza temporale e lunga profondità storica. 

Se si osserva la tabella lungo l’asse dei climate data records, emerge con grande chiarezza la complementarità fra CLARA-A3 e SARAH-3. CLARA-A3 rappresenta il pilastro della copertura globale: deriva dalla serie AVHRR del CM SAF, copre oltre quattro decenni a partire dal 1979 e fornisce un archivio coerente per lo studio della radiazione, delle nubi e dell’albedo su scala planetaria; proprio per questa ampiezza spaziale e temporale esso compare nella tabella soprattutto alle scale giornaliere e mensili, cioè dove la robustezza climatologica prevale sulla frequenza osservativa. SARAH-3, al contrario, è un prodotto geostazionario focalizzato sul campo di vista Meteosat e offre una risoluzione spaziale più fine, pari a 0.05°, con dati a 30 minuti oltre che aggregazioni giornaliere e mensili; esso estende la serie dal 1983 e presenta una qualità validata molto elevata, con scarti mensili per l’irradianza superficiale dell’ordine di circa 5 W m⁻² rispetto alle misure di riferimento BSRN e correlazioni anomale superiori a 0.9, caratteristiche che lo rendono particolarmente idoneo per l’analisi di anomalie radiative, della variabilità interannuale e dei segnali di brightening e dimming su Europa, Africa e oceani limitrofi. In altri termini, la tabella mostra che il passaggio da una copertura globale a una copertura regionale geostazionaria consente un netto guadagno in dettaglio spaziale e in frequenza temporale, ma al prezzo di una minore estensione geografica. 

Il ramo tedesco della tabella è forse il più interessante dal punto di vista applicativo, perché riunisce prodotti che integrano osservazioni di superficie, satelliti e metodi di interpolazione, mostrando come la disponibilità di una rete nazionale densa renda possibile aumentare ulteriormente la risoluzione spaziale. HYRAS-DE-RSDS estende la serie dal 1951 al 2020 su griglia di 5 km e, come indicato dalla documentazione DWD, è pensato esplicitamente per l’analisi del clima passato, il bias adjustment delle proiezioni regionali e la modellistica idrologica. Le Monthly Maps del DWD, disponibili dal 1991 su griglia di 1 km, costituiscono invece un prodotto mensile ad alta risoluzione per la Germania, ottenuto da misure al suolo e informazioni satellitari, particolarmente adatto a descrivere la climatologia radiativa fine-scala del territorio. HOSTRADA, anch’esso a 1 km e con risoluzione oraria, nasce come dataset di climatologia tecnica e combina dati di stazione, informazione satellitare e supporto modellistico; la documentazione DWD lo descrive come riferimento ad alta risoluzione per la Germania, utile per costruire campi meteorologici coerenti in contesti complessi, inclusa la rappresentazione delle variabili radiative. Infine DUETT, operativo dal gennaio 2024, fornisce dati orari quasi in tempo reale su griglia di 2 km per la Germania e aree adiacenti, fondendo misure SEVIRI e rete di pyranometri DWD con una latenza di pochi minuti; ciò lo colloca, nella logica della tabella, all’interfaccia tra osservazione meteorologica operativa e gestione energetica ad alta frequenza. Ne risulta un gradiente molto istruttivo: al crescere della specificità territoriale, aumentano risoluzione e utilità operativa, mentre la lunghezza della serie storica tende a ridursi oppure a diventare più dipendente dalla densità osservativa nazionale. 

In questa chiave interpretativa, la Tabella 2 rende visibile un compromesso strutturale ben noto nella climatologia della radiazione: i dataset più adatti agli studi di tendenza e alle diagnosi climatiche di lungo periodo sono quelli omogenei, stabili e pluridecadali, mentre i dataset più adatti alla previsione a brevissimo termine e alla gestione delle rinnovabili sono quelli ad alta frequenza e bassa latenza. La letteratura sul global dimming e sul successivo brightening ha mostrato quanto sia cruciale disporre di serie lunghe e coerenti per discriminare il ruolo di aerosol, nubi, vulcanismo e cambiamenti di inquinamento atmosferico nei trend della radiazione incidente al suolo; da questo punto di vista, prodotti come CLARA-A3 e soprattutto SARAH-3 sono fondamentali per collegare le informazioni satellitari alle reti storiche di osservazione e alle analisi regionali dei trend radiativi. Parallelamente, gli sviluppi più recenti nel nowcasting della radiazione basati su approcci di tipo effective cloud albedo e su catene come SPECMAGIC NOWdimostrano che l’alta frequenza dei satelliti geostazionari può essere sfruttata per fornire stime e previsioni a brevissimo termine essenziali per la produzione fotovoltaica, l’equilibrio di rete e i servizi energetici. La tabella, dunque, non si limita a elencare prodotti: essa codifica la transizione concettuale da una climatologia descrittiva della radiazione a una meteorologia operativa della radiazione, in cui la stessa grandezza fisica viene osservata con architetture differenti in funzione dell’orizzonte temporale dell’analisi. 

Da un punto di vista scientifico, il valore della Tabella 2 sta quindi nel mostrare che la scelta del dataset non può essere mai astratta, ma deve essere guidata dalla domanda di ricerca. Se l’obiettivo è ricostruire la variabilità radiativa multidecadale, valutare gli effetti di nubi e aerosol, analizzare il bilancio energetico superficiale o derivare climatologie robuste su larga scala, i prodotti climatologici satellitari come CLARA-A3 e SARAH-3 risultano prioritari. Se invece la finalità è descrivere con grande dettaglio il territorio tedesco, alimentare modelli idrologici, costruire reference years o caratterizzare il potenziale solare a scala regionale, allora HYRAS, HOSTRADA e le Monthly Maps offrono una base più pertinente. Quando infine la priorità è il supporto operativo quasi istantaneo, come nella gestione del fotovoltaico o nella sorveglianza delle condizioni radiative correnti, entrano in gioco SPECMAGIC_NOW e DUETT. In questo senso, la tabella riassume efficacemente una gerarchia di usi scientifici e tecnici: non esiste un dataset “migliore” in assoluto, ma esistono dataset più o meno adeguati a specifiche scale spaziali, temporali e decisionali. È proprio questa logica di adeguatezza all’uso che rende la Tabella 2 un dispositivo interpretativo di grande valore per la climatologia applicata della radiazione solare superficiale. 

6. Conclusioni e sviluppi futuri

Nel complesso, il paragrafo conclusivo dell’articolo consente di formulare una considerazione di ordine più generale: l’evoluzione dei dataset grigliati di surface solar radiation non rappresenta soltanto un progresso tecnico nella disponibilità di prodotti osservativi, ma riflette una trasformazione più profonda del modo in cui la radiazione solare al suolo viene oggi concepita come variabile cardine sia per la climatologia del bilancio energetico terrestre sia per le applicazioni operative legate alla transizione energetica. L’overview pubblicata dal Deutscher Wetterdienst sottolinea infatti che la scelta di un dataset dipende da un equilibrio fra timeliness, lunghezza della serie, risoluzione spaziale e temporale e dominio geografico, cioè da un insieme di proprietà che determinano direttamente il valore scientifico e applicativo di ciascun prodotto. Nello stesso lavoro, per il periodo comune analizzato, i cinque climate data records mostrano una climatologia mediamente coerente, anomalie mensili ben concordanti e un segnale di trend lineare positivo dell’ordine di circa +4 W m⁻² per decennio nel 1995–2020, con una media della SSR attorno a 124 W m⁻², minima in HYRAS e massima in SARAH; ciò suggerisce che, pur in presenza di differenze algoritmiche e osservative, esiste una robusta convergenza fisica nell’identificazione del recente brightening europeo. Questo punto è particolarmente rilevante perché la letteratura recente mostra come la radiazione solare superficiale sia una delle variabili più sensibili ai cambiamenti congiunti di aerosol, nubi, vapore acqueo e trasparenza atmosferica, e dunque uno dei campi osservativi più utili per diagnosticare sia la variabilità climatica regionale sia gli effetti della mitigazione delle emissioni. Studi recenti sulle cause del brightening europeo hanno infatti mostrato che l’aumento della SSR osservato dalla metà degli anni Ottanta non può essere interpretato in modo riduttivo come semplice recupero post-dimming, ma come risultato dell’interazione tra riduzione del carico aerosolico e modificazioni della nuvolosità, con un ruolo particolarmente importante dei processi cloud-related nelle variazioni di lungo periodo. In questo quadro, i prodotti CM SAF assumono un’importanza strutturale: CLARA-A3 costituisce un archivio globale AVHRR-based esteso a oltre quattro decenni, concepito esplicitamente per studi di cambiamento climatico e per l’analisi dei feedback fra nubi, albedo e radiazione, mentre SARAH-3, basato sull’osservazione geostazionaria Meteosat, fornisce per l’area europea-africana una risoluzione spaziale e temporale più fine e una qualità particolarmente elevata per il monitoraggio climatico. CLARA-A3 copre la serie 1979–2020, con estensione continua tramite ICDR, ed è stato progettato per ampliare il potenziale delle analisi climatiche globali del sistema nube–radiazione–superficie. SARAH-3, dal canto suo, mostra una deviazione media assoluta di circa 5 W m⁻² per le medie mensili dell’irradianza superficiale rispetto alle misure di riferimento, correlazioni anomale che raggiungono o superano 0.9 e una stabilità temporale elevata, con un incremento dell’irradianza superficiale in Europa di circa +3 W m⁻² per decennio nelle ultime decadi, in linea con le osservazioni di superficie. Questi risultati non sono secondari, perché la sfida fondamentale dei climate data records di radiazione non consiste soltanto nella riduzione del bias medio, ma nella capacità di preservare omogeneità temporalefedeltà ai segnali di anomalia e di tendenza, nonostante la continua evoluzione delle sorgenti osservative: le stazioni vengono rilocalizzate, gli strumenti cambiano o degradano, gli algoritmi sono aggiornati e le costellazioni satellitari mutano nel tempo. Proprio per questo la recente letteratura insiste sul fatto che la capacità dei prodotti satellitari di monitorare i trend della radiazione superficiale debba essere verificata continuamente, perché dipende in modo cruciale dalla loro stabilità temporale e dalla rappresentazione accurata dei processi radiativi dominanti. Accanto ai prodotti satellitari a vocazione climatica, il paragrafo finale mette in evidenza il ruolo complementare dei dataset nazionali ad alta risoluzione, in particolare HYRASHOSTRADA e DUETT, che rappresentano il versante più applicativo della climatologia della radiazione. HYRAS-DE-RSDS copre la Germania nel periodo 1951–2020 su griglia di 5 km, integra misure giornaliere di durata del soleggiamento e radiazione globale con dati satellitari ed ERA5, ed è raccomandato per l’analisi del clima passato, il bias adjustment delle proiezioni regionali e la modellistica idrologica; esso mostra bene come, in ambito nazionale, l’integrazione fra osservazioni di superficie e campi di background possa produrre archivi particolarmente adatti alla climatologia applicata. Su un orizzonte differente si colloca DUETT, che nasce esplicitamente per la fornitura near-real time: il prodotto è disponibile dal gennaio 2024, ha risoluzione oraria e spaziale di 2 km, latenza di circa 8 minuti dopo l’ora piena, combina dati SEVIRI/Meteosat con misure da 42 stazionidel network DWD ed è costruito mediante un algoritmo geostatistico che corregge dapprima il bias globale del satellite e poi interpola i residui locali mediante kriging. La documentazione DWD mostra inoltre che, dal novembre 2025, DUETT è entrato in una fase evolutiva che affianca ai dati operativi a 2 km anche prodotti a 1 km, ottenuti grazie al nuovo strumento FCI della costellazione Meteosat Third Generation, i cui dati sono disponibili ogni 10 minuti e permettono un miglioramento nella stima delle somme orarie. Questo passaggio è scientificamente molto importante, perché segnala il superamento progressivo di uno dei limiti storici dei dataset radiativi geostazionari, cioè il compromesso tra elevata frequenza temporale e dettaglio spaziale: con MTG la comunità operativa dispone di osservazioni più frequenti e più fini, potenzialmente decisive non solo per il monitoraggio della radiazione ma anche per il nowcasting solare, la stima della producibilità fotovoltaica e la gestione di reti elettriche con alta penetrazione di rinnovabili. Non a caso gli studi più recenti sui sistemi operativi di nowcasting dell’irradianza mostrano che il miglioramento della rappresentazione di nubi e aerosol è essenziale per aumentare l’accuratezza dei prodotti in tempo reale e che la valutazione di tali sistemi rimane fortemente dipendente dalla qualità delle osservazioni al suolo, soprattutto quando si confrontano misure puntuali con valori medi di griglia. Da qui discende la conclusione più importante del paragrafo: il futuro dei dataset di radiazione solare superficiale non sarà dominato da un singolo prodotto “ottimale”, ma da una gerarchia complementare di archivi, in cui i CDR omogenei e lunghi resteranno indispensabili per trend, anomalie e climate normals, mentre i prodotti near-real time ad alta frequenza saranno sempre più centrali per il monitoraggio operativo e per il settore energetico. Le osservazioni di superficie mediante piranometri continueranno a costituire il riferimento imprescindibile per la validazione e il controllo di qualità dei prodotti satellitari, mentre le nuove generazioni di satelliti geostazionari estenderanno la capacità osservativa in termini di dettaglio, tempestività e continuità. In tale prospettiva, l’aumento della rilevanza scientifica e operativa delle osservazioni satellitari di SSR appare non come una semplice tendenza tecnica, ma come una conseguenza strutturale della crescente integrazione fra climatologia del bilancio radiativo, meteorologia operativa e pianificazione dei sistemi energetici del XXI secolo.

La Figura 3 rappresenta un confronto climatologico di notevole interesse metodologico, perché mette a confronto, sul medesimo dominio geografico della Germania e per il medesimo intervallo temporale 1995–2020, cinque archivi diversi di surface solar radiation: le mappe mensili del DWD, HOSTRADAHYRASSARAH-3 e CLARA-A3. In termini scientifici, non si tratta soltanto di una giustapposizione cartografica, ma di una vera verifica di coerenza tra prodotti costruiti con filosofie osservative differenti: alcuni dipendono in misura prevalente da reti di stazioni e procedure di interpolazione, altri da osservazioni satellitari geostazionarie, altri ancora da sensori polari con copertura globale. L’articolo di sintesi del DWD evidenzia infatti che, per il periodo e la regione comuni, i cinque climate data records concordano nel complesso in maniera soddisfacente sia nella climatologia sia nell’evoluzione delle anomalie e dei trend, con un valore medio di SSR attorno a 124 W m⁻², valori medi più bassi in HYRAS e più elevati in SARAH. 

Dal punto di vista strettamente fisico, la figura mostra con grande chiarezza un gradiente meridiano della radiazione solare superficiale: i valori più elevati si concentrano nel settore meridionale della Germania, specialmente tra Baviera e Baden-Württemberg, mentre le aree settentrionali e nord-occidentali presentano valori medi più bassi. Questa struttura spaziale è coerente con la climatologia radiativa dell’Europa centrale, poiché integra l’effetto della latitudine, della frequenza della nuvolosità associata alla circolazione atlantica e delle modulazioni regionali indotte da orografia, continentalità e distribuzione stagionale delle masse d’aria. Le mappe climatologiche ufficiali del DWD sui trentenni medi 1981–2010 e 1991–2020 descrivono la radiazione globale come somma di componente diretta e diffusa e mostrano anch’esse una distribuzione territoriale fortemente organizzata nello spazio, utile anche per applicazioni fotovoltaiche. 

Uno degli aspetti più significativi della figura è che, pur mostrando lo stesso impianto spaziale generale, i cinque prodotti non sono identici nella tessitura del segnale. Le mappe mensili del DWD appaiono relativamente regolari e continue, in linea con il fatto che esse derivano da una combinazione di misure di rete — piranometri e misure ScaPP — e di un prodotto satellitare CM SAF, e sono distribuite come raster nazionali a 1 km. HOSTRADA, invece, restituisce una struttura spaziale più dettagliata e granulare, coerente con la sua natura di dataset di riferimento per la climatologia tecnica, costruito dal DWD con risoluzione spaziale di 1 km e temporale oraria a partire dal 1995, mediante interpolazione di dati di stazione integrata con informazione satellitare e modellistica. HYRAS risulta più smussato e, nel confronto medio, leggermente meno “luminoso”, circostanza coerente con la sua base osservativa costituita da valori giornalieri di durata del soleggiamento e radiazione globale su griglia di 5 km per il periodo 1951–2020, concepita per analisi del clima passato, correzione di bias e modellistica idrologica. 

Le differenze fra i prodotti satellitari sono altrettanto istruttive. SARAH-3 è un climate data record basato su Meteosat geostazionario, progettato specificamente per la radiazione solare superficiale e validato con risultati di alta qualità: lo studio descrittivo del dataset riporta deviazioni dell’ordine di circa 5 W m⁻² rispetto a misure di riferimento per le medie mensili, elevata stabilità temporale e un incremento dell’irradianza superficiale in Europa di circa +3 W m⁻² per decennio nelle ultime decadi. CLARA-A3, al contrario, è un archivio globale basato su AVHRR polare, esteso a 42 anni dal 1979 al 2020 e pensato per lo studio congiunto di nubi, albedo e radiazione nel quadro dei cambiamenti climatici e dei feedback del sistema climatico. Proprio questa differenza di piattaforma osservativa aiuta a comprendere la diversa “impronta” cartografica nella figura: SARAH-3 conserva più dettaglio regionale sull’area Meteosat, mentre CLARA-A3, pur riproducendo bene il pattern tedesco, restituisce un campo più uniforme e filtrato, coerente con la sua architettura globale e con la risoluzione più grossolana rispetto ai prodotti nazionali o geostazionari. 

Sotto il profilo climatologico, la figura è importante anche perché suggerisce che il segnale spaziale della SSR in Germania è robusto rispetto alla sorgente dati, e questo è un elemento fondamentale per la credibilità dei climate data records. La letteratura recente sul brightening europeo mostra infatti che i prodotti satellitari devono essere giudicati non solo sulla base del bias medio, ma soprattutto sulla capacità di rappresentare correttamente la variabilità spaziale e temporale e i trend di lungo periodo. Uno studio di valutazione pubblicato nel 2024 ha mostrato che diversi prodotti satellitari evidenziano un segnale positivo di brightening in Europa, ma con magnitudo differenti; nello stesso confronto, SARAH-3 e CERES-EBAF 4.2 risultano quelli con i trend più coerenti rispetto alle osservazioni in situ, mentre CLARA-A3 segue con prestazioni comunque solide, sebbene con differenze dovute soprattutto alla modellizzazione degli aerosol e alla rappresentazione della trasmittanza nuvolosa. 

La figura, inoltre, può essere letta alla luce della più ampia discussione sui meccanismi che hanno governato le variazioni della radiazione solare superficiale in Europa negli ultimi decenni. Gli studi più recenti indicano che il brightening europeo osservato dalla seconda metà degli anni Ottanta non dipende da un solo fattore, ma dall’interazione tra riduzione del carico aerosolico e variazioni della copertura e delle proprietà delle nubi. In altre parole, il pattern di Figura 3 non è soltanto il riflesso della geografia fisica tedesca, ma anche l’esito integrato di processi atmosferici di lungo periodo che hanno modificato la trasparenza dell’atmosfera europea. L’analisi causale pubblicata nel 2024 da Schilliger e colleghi indica esplicitamente che il recente aumento della SSR in Europa è legato sia agli aerosol sia alle nubi, mentre la valutazione comparativa di Urraca e colleghi conclude che entrambe le componenti sono probabilmente coinvolte nella ripresa del brightening dopo la fase di relativa stabilizzazione osservata alla fine degli anni 2000. 

In questo senso, la Figura 3 assume un valore che va oltre la semplice descrizione cartografica. Essa mostra che, nonostante la diversità delle filiere osservative, esiste una convergenza notevole nel riconoscere una Germania meridionale mediamente più irradiata e una Germania settentrionale più penalizzata dal punto di vista radiativo, ma evidenzia anche che la scelta del dataset modifica il grado di dettaglio con cui questa climatologia viene rappresentata. Per studi di climatologia tecnica o applicazioni ingegneristiche ad alta risoluzione, HOSTRADA offre un’informazione più fine; per applicazioni idrometeorologiche e ricostruzioni storiche nazionali, HYRAS presenta una profondità temporale e una coerenza territoriale particolarmente utili; per il monitoraggio climatico satellitare sulla regione europea, SARAH-3 rappresenta uno dei riferimenti più robusti; per studi globali e analisi dei feedback nube-radiazione, CLARA-A3 costituisce una base di grande valore. La figura, dunque, non suggerisce una gerarchia assoluta fra dataset, ma piuttosto una complementarità scientifica, nella quale la coerenza del pattern climatologico comune costituisce il fondamento per un uso consapevole dei diversi prodotti a seconda della scala, dell’obiettivo analitico e del contesto applicativo. 

La Figura 4 costituisce probabilmente il passaggio più diagnostico dell’intero lavoro, perché non si limita a confrontare cinque climatologie statiche, ma mette in relazione la dinamica temporale delle anomalie mensili di radiazione solare superficiale sulla Germania tra il 1995 e il 2020, mostrando simultaneamente la dispersione mensile, le medie mobili trimestrali e i trend lineari di DWD monthly maps, HOSTRADA, HYRAS, SARAH-3 e CLARA-A3; proprio per questa struttura, la figura consente di valutare in un solo quadro sia la coerenza inter-prodotto sia la presenza di un segnale climatico di lungo periodo che emerge al di sopra della forte variabilità mensile. Nell’articolo di sintesi del DWD, i cinque climate data records risultano nel complesso concordanti per climatologia, serie di anomalie mensili e trend lineari sul periodo comune 1995–2020, con una SSR media in Germania di circa 124 W m⁻² e con un trend significativamente positivo dell’ordine di +4 W m⁻² per decennio in tutti i record considerati. 

L’aspetto più evidente, osservando la figura, è infatti l’elevatissima covariazione temporale delle cinque serie: i picchi positivi e negativi tendono a presentarsi negli stessi mesi, le medie mobili a tre mesi decorrono quasi sovrapposte per lunghi tratti e persino gli episodi più estremi, con anomalie che visivamente raggiungono ordini di grandezza prossimi a −60 / +50 W m⁻², vengono registrati in modo coerente da prodotti costruiti con filiere osservative differenti. Questo è metodologicamente molto importante, perché indica che il segnale interannuale e decadale non è un artefatto di un singolo algoritmo, ma la risposta comune di archivi diversi a forzanti fisiche reali, in primo luogo variabilità della nuvolosità, carico aerosolico, trasparenza atmosferica e circolazione sinottica. La letteratura recente conferma che i prodotti satellitari e ibridi possono essere utilizzati per monitorare il brightening europeo, ma sottolinea che la loro attendibilità dipende dalla stabilità temporale del record e dalla corretta rappresentazione dei processi che controllano la trasmittanza atmosferica; nel confronto europeo di Urraca et al., tutti i principali prodotti mostrano un aumento della SSR negli ultimi quarant’anni, ma con differenze nella magnitudo dei trend dovute soprattutto alle diverse strategie di modellizzazione degli aerosol, mentre i prodotti geostazionari come SARAH-3 mostrano gli RMSD più contenuti. 

In questa prospettiva, la Figura 4 va letta come una rappresentazione sintetica del passaggio dalla semplice descrizione della radiazione solare alla sua attribuzione climatica. L’uso delle anomalie mensili, invece dei valori assoluti, rimuove la dominante componente astronomico-stagionale e rende visibili le oscillazioni legate all’atmosfera, mentre la media mobile trimestrale filtra il rumore ad alta frequenza e permette di cogliere meglio la variabilità substagionale e interannuale. Il fatto che le curve smussate dei cinque prodotti rimangano così vicine suggerisce che, al netto delle differenze di bias medio e di risoluzione, tutti gli archivi intercettano in modo simile le fasi relativamente più torbide e più limpide dell’atmosfera tedesca, nonché le transizioni pluriennali verso condizioni mediamente più irradiate nel finale della serie. Questo comportamento è coerente con la più ampia narrativa del global brightening europeo: secondo Schilliger et al., il recente aumento della surface solar radiation in Europa, iniziato a metà degli anni Ottanta, è stato inizialmente guidato soprattutto dalla diminuzione degli aerosol nel periodo 1983–2002, mentre altri studi mostrano che su scala emisferica e regionale anche le variazioni della copertura nuvolosa svolgono un ruolo cruciale, al punto che la diminuzione delle nubi basse è stata stimata spiegare una parte molto rilevante dell’aumento globale della SSR negli anni Novanta. 

La forza interpretativa della figura cresce ulteriormente quando si considerano le differenze di costruzione dei singoli dataset. SARAH-3 è un climate data record geostazionario CM SAF basato su Meteosat, disponibile dal 1983, con risoluzione spaziale di 0.05°, risoluzione temporale di 30 minuti e accuratezza mensile dell’ordine di 5 W m⁻² rispetto alle misure di riferimento; la sua stabilità temporale è stata sviluppata esplicitamente per rendere il prodotto adatto alle analisi di tendenza. CLARA-A3, invece, è un archivio globale AVHRR-based esteso a 42 anni (1979–2020), pensato per studi climatici e per l’analisi congiunta di nubi, albedo e radiazione nel sistema climatico. Sul versante nazionale, le mappe DWD della radiazione globale sono costruite a partire da misure pyranometriche, dati ScaPP e un prodotto satellitare CM SAF; HOSTRADA è un dataset di riferimento per la climatologia tecnica con risoluzione di 1 km e passo temporale orario dal 1995, derivato dall’interpolazione di dati di stazione con il supporto di informazioni satellitari e modellistiche; HYRAS-DE-RSDS copre il periodo 1951–2020 su griglia di 5 km e combina misure di durata del soleggiamento, radiazione globale, dati satellitari ed ERA5, risultando particolarmente utile per climatologia storica, bias adjustment e modellistica idrologica. La quasi sovrapposizione delle loro serie anomale in Figura 4 è dunque ancora più significativa, perché dimostra una robusta convergenza tra osservazioni terrestri, prodotti ibridi e retrieval satellitari. 

Sotto il profilo climatologico, il segnale lineare positivo che attraversa tutte le serie non va interpretato come una semplice curiosità statistica, ma come la manifestazione regionale di una modifica del bilancio radiativo superficialecon implicazioni fisiche e applicative importanti. La radiazione solare incidente al suolo è infatti una variabile cardine del sistema climatico, perché alimenta il ciclo idrologico, modula l’evapotraspirazione, condiziona la fotosintesi e determina una quota rilevante della producibilità fotovoltaica; non sorprende quindi che il DWD insista, nell’articolo di overview, sul fatto che le proprietà del dato — latenza, lunghezza della serie, risoluzioni spaziale e temporale — ne determinino direttamente i campi d’uso, dal monitoraggio climatico alla gestione delle rinnovabili. La Figura 4 mostra proprio questo duplice valore: da un lato documenta, in forma di anomalia, la storia recente del brightening tedesco; dall’altro conferma che il monitoraggio di tale segnale può poggiare su più prodotti indipendenti, purché adeguatamente validati. 

In termini più strettamente scientifici, la figura suggerisce anche una riflessione metodologica sul concetto di omogeneità dei climate data records. Una serie può essere molto lunga e ad alta risoluzione, ma se subisce discontinuità dovute al cambiamento di sensori, di reti di misura o di schemi algoritmici, il segnale di trend può risultare contaminato. Proprio per questo la letteratura recente insiste sul fatto che la capacità dei prodotti satellitari di monitorare i trend di SSR debba essere continuamente rivalutata mediante confronti con osservazioni in situ e cross-comparison fra dataset. Il fatto che nella Figura 4 i cinque archivi convergano non solo nella direzione del trend, ma anche nella sequenza delle oscillazioni mensili e stagionali, rappresenta quindi una forte indicazione di stabilità relativa del segnale climatico nel periodo 1995–2020. In altri termini, la figura mostra che il brightening tedesco non emerge da una singola scelta metodologica, ma da una pluralità di ricostruzioni coerenti, ed è proprio questa ridondanza osservativa a conferire valore climatologico al risultato. 

Nel complesso, la Figura 4 può essere interpretata come la dimostrazione che la Germania, nel periodo 1995–2020, si colloca pienamente all’interno della fase europea di recupero radiativo successiva al dimming del secondo Novecento, ma anche come la prova che tale recupero non è uniforme e lineare mese per mese: esso convive con un’elevata variabilità interna, con mesi fortemente negativi alternati a mesi eccezionalmente positivi, cioè con la firma combinata di meteorologia e clima. È proprio questa compresenza di rumore ad alta frequenza e trend a bassa frequenza che rende la figura scientificamente preziosa: i punti mensili mostrano la volatilità del sistema atmosferico, le medie mobili rendono leggibile la variabilità interannuale, e le rette di regressione documentano il segnale di fondo del brightening. Ne deriva un quadro molto robusto, in cui la SSR tedesca appare come una variabile sensibile sia ai processi atmosferici di breve periodo sia alle trasformazioni di lungo periodo dell’atmosfera europea, in particolare alla riduzione degli aerosol e alle variazioni della nuvolosità, con implicazioni che riguardano insieme climatologia, idrologia, meteorologia tecnica ed energia solare. 

I dati della Tabella 3 consentono di formulare un’interpretazione climatologica particolarmente solida, perché mostrano che, nel periodo 1995–2020, i cinque principali climate data records considerati per la Germania convergono sia sul valore medio della surface solar radiation sia sull’esistenza di un segnale di crescita statisticamente robusto. Le medie della SSR risultano infatti comprese in un intervallo relativamente stretto, da 120.1 W m⁻² nel caso di HYRAS a 126.7 W m⁻² nel caso di SARAH-3, mentre DWD mapsHOSTRADA e CLARA-A3 si collocano in una fascia intermedia molto vicina, rispettivamente con 124.1126.1 e 124.4 W m⁻²; al tempo stesso, tutti i dataset mostrano trend lineari positivi compresi tra +3.8 e +4.6 W m⁻² per decennio, con intervalli di confidenza al 95 % interamente sopra lo zero, elemento che, in termini statistici, indica non una semplice oscillazione interna del sistema, ma un vero segnale di aumento della radiazione solare al suolo. Questa concordanza è metodologicamente rilevante perché i dataset non sono costruiti nello stesso modo: le DWD maps derivano da misure di piranometro e ScaPP integrate con un prodotto satellitare del CM SAF e sono distribuite su griglia nazionale a 1 kmHOSTRADA è un dataset climatologico di riferimento per la meteorologia tecnica tedesca, anch’esso ad alta risoluzione, ottenuto combinando dati di stazione, osservazioni satellitari e supporto modellistico; HYRAS-DE-RSDS copre invece il periodo 1951–2020 su griglia di 5 km ed è basato su valori giornalieri misurati di durata del soleggiamento e radiazione globale, con applicazioni dichiarate nell’analisi del clima passato, nel bias adjustment e nella modellistica idrologica; sul versante satellitare, SARAH-3 è il CDR geostazionario Meteosat del CM SAF con risoluzione di 0.05°, passo temporale di 30 minuti e serie stabile dal 1983 al 2020, mentre CLARA-A3 è il corrispettivo archivio globale basato su AVHRR, costruito per analisi climatiche di lungo periodo dal 1979 al 2020. Il fatto che prodotti tanto diversi convergano su medie e trend simili suggerisce quindi che il segnale messo in evidenza dalla tabella non sia un artefatto algoritmico, ma una proprietà robusta della climatologia radiativa tedesca recente. 

Dal punto di vista fisico e climatico, la Tabella 3 si inserisce pienamente nella letteratura sul global brighteningeuropeo, ossia sul recupero e sul successivo aumento della radiazione solare superficiale dopo la fase di dimming che aveva caratterizzato ampie porzioni dell’emisfero boreale nel secondo Novecento. Uno studio del 2024 dedicato specificamente alle cause del brightening europeo mostra che, nel sottoperiodo 1983–2002, gli aerosol emergono come driver dominante in molte aree europee, mentre nel periodo 2001–2020 il contributo degli aerosol tende a divenire secondario e il ruolo delle nubi diventa prevalente, con un’influenza del vapore acqueo giudicata trascurabile; ciò è particolarmente importante per interpretare i trend della Tabella 3, perché indica che un aumento di circa 4 W m⁻² per decennio sulla Germania non va letto come il semplice riflesso di un solo fattore, ma come l’esito integrato di cambiamenti nella trasparenza atmosferica e nella forzante nuvolosa. In parallelo, la valutazione comparativa di diversi prodotti satellitari pubblicata da Urraca et al. nel 2024 conclude che tutti i dataset mostrano un segnale positivo di brightening sull’Europa negli ultimi quarant’anni, ma che la capacità di monitorare correttamente tali trend dipende in modo cruciale dalla stabilità temporale del prodotto e dalla rappresentazione dei processi che controllano la radiazione incidente; nello stesso studio, SARAH-3 risulta fra i prodotti con trend più coerenti rispetto alle osservazioni in situ, e gli autori sottolineano che nubi e aerosol stanno probabilmente contribuendo insieme alla ripresa del brightening. In questo quadro, il fatto che SARAH-3 presenti nella tabella il valore medio più alto (126.7 W m⁻²) e il trend più intenso (+4.6 W m⁻²/decennio), mentre HYRAS mostri il valore medio più basso (120.1 W m⁻²) e il trend più contenuto (+3.8 W m⁻²/decennio), non va interpretato come contraddizione, bensì come effetto delle differenti sorgenti informative e delle diverse filosofie di ricostruzione del campo radiativo: i prodotti maggiormente satellitari tendono a cogliere con maggiore continuità spaziale la variabilità della trasmittanza atmosferica, mentre i dataset più legati alla rete osservativa terrestre incorporano anche i limiti e le eterogeneità proprie delle misure storiche di durata del soleggiamento e radiazione globale. Tuttavia, proprio perché tutti gli intervalli di confidenza rimangono positivi e tutti i record si raggruppano attorno a un ordine di grandezza molto simile, la conclusione scientificamente più rilevante è che la Germania abbia sperimentato nel 1995–2020 un rafforzamento radiativo netto, coerente e statisticamente robusto, con implicazioni dirette per il bilancio energetico superficiale, l’evapotraspirazione, la climatologia applicata e la valutazione del potenziale fotovoltaico. In altri termini, la Tabella 3 non documenta soltanto una buona concordanza tecnica fra dataset, ma costituisce una prova quantitativa del fatto che il brightening tedesco è un segnale climatico reale, riconoscibile simultaneamente da reti osservative nazionali, dataset ibridi ad alta risoluzione e climate data records satellitari di ultima generazione. 


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